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Gusto Febbraio 2018

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Ristorazione e accoglienza

Un paradiso di cucine, vista Mole Ristoranti eleganti, grandi chef, locali “gentry” e le tipiche piole. In qualsiasi angolo di Torino ci si fermi a mangiare, un indirizzo gastronomico di alta qualità spunta sempre. Luca Iaccarino ci aiuta a scovare i migliori

più piccola di Milano e Roma, ma cento locali capaci di emozionare palato e pancia tanto da meritarsi un posto in una guida enogastronomica si trovano facilmente anche qui. A Torino, terra di motori, libri e culto del buon cibo, dove al gusto è dedicato un salone internazionale che accoglie mediamente un milione di persone l’anno e dove le trattorie sia chiamano “piole”. Cinquanta sono quelle consigliate da I Cento di Torino 2018 assieme ad altrettanti ristoranti, provati e selezionati dai tre autori Stefano Cavallito, Alessandro Lamacchia e Luca Iaccarino. A quest’ultimo, giornalista e critico enogastronomico “au-

È

toctono” è toccata la levataccia a cui l’abbiamo gentilmente costretto per accompagnarci, fin dalle prime luci del mattino, in una giornata tra i sapori della prima Capitale d’Italia. Buongiorno e scusi l’orario. Anzi, visto che siamo ancora digiuni, in quale scorcio suggestivo ci porta per fare colazione? «Per carità: la colazione è il pasto più rilassante della giornata, uno dei miei tre pre-

feriti. Partirei senza dubbio da Mulassano: caffè secolare, là dove si vuole sia stato inventato il tramezzino, un gioiello nel cuore della città, piazza Castello. Caffè, tramezzino alle acciughe, bicchierino d’acqua che stilla dalla fontana di marmo e ottone e via, per le strade della Torino più elegante. Curiosità: in alto a sinistra, dietro il banco, c'è una “ruota della fortuna” che si attiva con un bottone rosso accanto alla cassa. Potete scommettere con gli amici chi pagherà: tantissimi torinesi non lo sanno, a me lo raccontò Arturo Brachetti». Per pranzo ci piacerebbe assaggiare le specialità della cucina torinese. A due condizioni però: spendere poco e non allontanarsi troppo da Piazza San Carlo. In quale “piola” delle 50 de I Cento di Torino ci porta? «Senza se e senza ma da Caffè Vini Emilio Ranzini, la piola per eccellenza. Andate in piazza Castello, traversate la piazza di fronte a Palazzo Reale, passate sotto l’arco che porta al Duomo e proprio lì, nella Torino più antica, c’è questa vineria condotta dalla famiglia Ranzini da quattro generazioni. Uno stanzino saturo di vini e avventori che serve i piatti della merenda sinoira: acciughe al verde, tomini, vitello tonnato, friciulin (frittelline), giardiniera. Lo amo tanto che ci ho ambientato l’avvio del mio giallo gastronomico Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi di Torino edito da Edt». E se invece per un giorno non volessimo badare a spese e concederci un pranzo da re, dove potremmo appagare questo desiderio mangiando però in modo altrettanto regale? «Qui non si può che rispondere in un modo: Del Cambio. Da quando il più elegante ristorante cittadino, quello amato da Cavour e Nietzsche, è riuscito a riportare in

NELLA TORINO PIÙ ANTICA

Si trova Caffè Vini Emilio Ranzini è la piola per eccellenza. Uno stanzino saturo di vini e avventori che serve i piatti della merenda sinoira Piemonte lo chef Matteo Baronetto, già braccio destro di Cracco a Milano, Del Cambio è tornato agli antichi splendori. Oggi fa una grande cucina torinese contemporanea, come del resto la cucina è sempre. Da quest’anno Del Cambio, che si trova in piazza Carignano, è il miglior ristorante per la guida I Cento di Torino». Prima di cena, un calice di buon vino si beve sempre volentieri. Qual è secondo lei la zona e il posto migliore della città in cui sorseggiarlo e quale vino locale sceglierebbe? «Torino è la capitale delle “enotavole”, cioè dell’enoteche con cucina. Io adoro Magazzino 52, una cantina piena di grandi bottiglie in via Giolitti che fa anche da mangiare in modo eccezionale. Per un bicchierino più en passant propongo la piola Barbagusto; per l’acquisto, l’incredibile enoteca Damarco, di fronte al gigantesco mercato di Porta Palazzo». Un buon ristorantino per la cena, casomai legato a qualche suo ricordo personale? In quale zona di Torino, al limite anche fuori dal centro storico, possiamo fare un’esperienza gastronomica sopra le righe? «Una cosa diversa da tutte le altre: la Gallina Scannata. Di certo Torino non è famosa per il pesce, ma ormai anche qua se ne trova davvero di ottimo. La Gallina è un localino nel cuore di San Salvario, il più “gentrificato” dei quartieri cittadini - quello in cui vivo - nel quale si possono anche mangiare tapas di mare al

banco: un’esperienza divertentissima». Ultima cosa: splendido tour, ma l’idea era quello di tornare a Torino l’anno prossimo con degli amici vegani. Ci consiglia due locali per pranzo e cena in cui portarli? «Ha aperto da poco in via San Quintino, ma è condotto da un cuoco di grande esperienza: Chiodi Latini New Food. Antonio Chiodi Latini è l'unico cuoco che conosca che potrebbe convincermi a diventare vegano. I vegani torinesi amano molto anche Il Giardino e Soul Kitchen, tutti posti che dimostrano come un buon cuoco possa preparare cose ottime anche senza animali o loro derivati». ■ Giacomo Govoni

Luca Iaccarino, giornalista e critico enogastronomico, coautore de I Cento di Torino 2018

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