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• Febbraio 2018

Nel regno delle mille tipicità È la vastità del patrimonio agroalimentare siciliano, il più importante del Mezzogiorno, a richiamare i giovani alla terra e a far tornare i conti del settore. Nonostante i virus, la siccità e alcuni ritardi competitivi da colmare

egione leader in Italia in termini di produzione biologica con più di 11 mila operatori e il 23 per cento di superficie agricola bio sul totale nazionale; fatturato export di 564 milioni di euro in crescita del 6,4 per cento rispetto al 2016; primatista meridionale per marchi Dop e Igp, con un impatto economico di 171 mi-

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lioni di euro generato per tre quarti dal comparto vitivinicolo. Sono solo alcuni dei primati, fotografati sia dall’indagine Corecas 2017 che dall’ultimo rapporto Ismea-Qualivita, che descrivono la stagione favorevole che sta attraversando il sistema agroalimentare siciliano, anche in virtù di un pa-

Ettore Pottino, presidente Confagricoltura Sicilia

niere di tipicità territoriali che 8 volte su 10 custodiscono l’eccellenza isolana in suggestivi borghi-gourmet. I GIOVANI CUSTODI DEI TESORI AGROALIMENTARI SICILIANI È il caso ad esempio della pesca di Bivona o del salame di Sant’Angelo, o ancora delle minuscole e laviche lenticchie dell’isola palermitana di Ustica. «I piccoli Comuni sostiene Francesco Ferreri, presidente regionale di Coldiretti che nelle scorse settimane fa in occasione dell’apertura dell’Anno nazionale del cibo ha presentato uno studio a essi dedicato - rappresentano opportunità straordinarie per far conoscere le specialità di cui sono ricchi. L’agricoltura rimane la carta vincente di queste realtà che vanno valorizzate, tuttavia al basso costo della vita, all’aria pura, alle varie opportunità di crescita che ne derivano, si contrappone la carenza infrastrutturale». Non l’unico limite peraltro, di un tessuto primario siciliano che al netto delle problematiche con le quali si trova a fare i conti come il lavoro nero o la siccità, che imperversa sull’Isola ormai da cinque anni, mostra comunque di

reagire investendo nella terra. A un ritmo decisamente più elevato rispetto al trend nazionale, come mette in luce l’analisi statistica trimestrale della nati-mortalità delle imprese condotta da InfoCamere Movimprese che nel 2017 riferisce dell’apertura di 2810 nuove realtà operanti nel settore. Un dato interessante sul quale incide fortemente l’effetto traino della componente under 35, protagonista anche dell’exploit di vendite agroalimentari estere registrato negli ultimi dodici mesi. Tuttavia il presidente regionale di Confagricoltura ritiene non sia il

caso di abbandonarsi a facili entusiasmi. «Le nostre eccellenze – sottolinea Ettore Pottino – sono dei nani e guadagnano briciole rispetto ai grandi colossi come la mozzarella di bufala campana o il prosciutto di Parma. Fuori dalla Sicilia c’è una capacità aggregativa che a noi manca: con i comitati locali si coglie un’attenzione, ma i prodotti siciliani rimangono etichette senza una strategia di mercato». Uno scoglio che si frappone allo sviluppo di un settore nel quale l’elevata polverizzazione aziendale, la poca differenziazione del prodotto finito, ma anche la presenza di impianti obsoleti nonché lo scarso orientamento al mercato rappresentano ancora nodi irrisolti. TERRA REGINA DI DOP E IGP, AGRUMI VICINO ALLA SVOLTA E pensare che la Sicilia è tra le aree della Penisola, ricorda sempre il rapporto Coreras 2017, in cui si registra la maggiore produzione tipica e di qualità. Dalla vite, dove la raccolta di olive è cresciuta di oltre il 40 per cento collocando la regione al terzo posto per produzione dopo la Puglia e la Calabria. Al comparto agrumicolo, dove la Sicilia guadagna il primo posto delle regioni italiane con 70 mila ettari di superficie, di cui quasi 20 mila coltivata secondo il metodo biologico, pari al 58 per cento del dato nazionale. Grazie in particolare alle arance, risalite del 18 per cento in produzione dopo la battuta d’arresto conosciuta nel 2014. Proprio a favore di questa filiera di punta dell’economia agricola regionale, colpita nei mesi scorsi dalla minaccia batteriologica provocata dai virus Tristeza e Xylella, è stato aperto a inizio febbraio un tavolo tecnico che ha visto la partecipazione di Confagricoltura Sicilia e del Mipaaf presso la pre-

sidenza della Regione siciliana. «Sul versante della crisi agrumicola – afferma Pottino – sembra aprirsi qualche spiraglio di luce. In questo senso è significativo il fatto che il governatore Nello Musumeci sia sceso personalmente in campo per la soluzione di un problema che si trascina da diverso tempo

Francesco Ferreri, presidente Coldiretti Sicilia

e che ciclicamente, anche a causa di eventi atmosferici avversi, mostra in modo drammatico tutte le sue fragilità». L’altra novità, salutata con entusiasmo dal presidente nazionale della Federazione agrumicola di Confagricoltura Gerardo Diana, è che finalmente sembra essersi rafforzata quella sinergia tra governo nazionale e regionale per non disperdere le poche risorse disponibili a favore del settore. «Speriamo – conclude Diana – che dalla Sicilia venga finalmente la spinta decisiva per la definizione del Piano agrumicolo nazionale di cui la nostra Regione ha un grande bisogno. Specialmente per avviare quel processo di riconversione varietale necessario a contrastare la grave emergenza provocata dai virus». ■ Giacomo Govoni

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Gusto Feb-2018  

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