Page 1

www.golfarellieditore.it

In abbinamento alla stampa nazionale - Allegato al quotidiano

il Giornale

Risparmio energetico

Energie rinnovabili

Speciale Industria

Il Rapporto annuale 2018 sull’efficienza energetica, l’analisi del vicedirettore dipartimentale di Enea pagina 23 Ilaria Bertini

Il presidente di Fiper Walter Righini fa il punto sullo sviluppo delle biomasse pagina 26 e dei biogas

Politiche industrali tra rilancio e sostenibilità, intervengono: Vincenzo Boccia, Fabio Storchi, da pagina 30 Ettore Riello

GREEN ECONOMY REPORT

IMPRESE, INNOVAZIONE, SOSTENIBILITÀ L’ITALIA E L’ECONOMIA CIRCOLARE di Francesca Druidi

Federico Testa, presidente Enea

L’

Enea è l’unico membro italiano e rappresentante del mondo della ricerca nel gruppo di coordinamento dell’European Circular Economy Stakeholder Platform (Ecesp). In quanto hub nazionale, Enea promuove l’Icesp (Italian Circular Economy Stakeholder Platform), piattaforma specchio di quella europea che approfondisce i diversi profili dell’economia circolare, invocando la più ampia partecipazione di tutti gli attori italiani interessati, dagli altri enti di ricerca del Paese alle istituzioni locali fino alle imprese, da quelle dei servizi alle ex municipalizzate. «Quando si parla di economia circolare, non si tratta soltanto di parziale o totale risoluzione del tema dei rifiuti, ma di ripensare la progettazione dei prodotti individuando forme che minimizzino l’uso delle materie prime. È pensare non solo all’utilizzo di un prodotto, quindi, ma a cosa ne resta dopo l’uso e a come recuperarlo, rimetterlo in circolazione, dargli nuova vita», spiega il presidente dell’Agenzia Federico Testa. La piattaforma spinge in questa direzione: fare massa critica e condividere le best practice di economia circolare. «C’è bisogno di far nascere una sensibilità su questo tema», aggiunge Testa. «C’è bisogno di lavorare con le imprese che producono e mettere i consumatori nelle condizioni di poter fare la loro parte, una volta adeguatamente in>>> segue a pagina 3

KLIMAHOUSE 2019 L’ARMONIA TRA UOMO E AMBIENTE Fiera internazionale per il risanamento e l’efficienza energetica in edilizia, in programma a Bolzano dal 23 al 26 gennaio. In primo piano i nuovi orientamenti rivolti all’abitare sostenibile e a tutte le sue catene produttive. Grande spazio riservato alle start up APPUNTAMENTI

STOP AI CONDONI UN NUOVO MODELLO E ALLO SPRECO DI SUOLO DI TUTELA AMBIENTALE di Giacomo Govoni

Anie Rinnovabili Le prospettive delle nuove tecnologie verdi, il punto di vista del presidente Alberto Pinori Ecocasa sostenibile Le anticipazioni sul più importante Salone del Nord Est dedicato al mondo della casa

a pagina 4

P

reoccupa la mappa nazionale del dissesto idrogeologico aggiornata da Ispra a fine 2017, che vede salire al 91 per cento la percentuale dei comuni italiani a rischio frane e alluvioni e a più di 7 milioni le persone residenti in zone considerate vulnerabili. Uno scenario che descrive in modo eloquente la fragilità del territorio italiano, al netto di un censimento che tra l’altro in alcune regioni come Calabria e Sicilia non è ancora definitivo. «Il quadro delle conoscenze del dissesto nel nostro Paese resta incompleto – spe>>> segue a pagina 16

di Giacomo Govoni

U

na road map ferrea e articolata che porterà in tutta Italia 900 milioni di euro a triennio contro il dissesto, a partire dalle zone più a rischio. È l’impegno che si è assunto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa all’indomani della raffica di episodi calamitosi che >>> segue a pagina 10

Sergio Costa, ministro dell’ambiente


GREEN ECONOMY REPORT

In primo piano

Dicembre 2018 - pag. 3

>> continua dalla prima pagina

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

Consulente editoriale Irene Pivetti

Coordinamento commerciale Aldo Radici

Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it

Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

Relazioni internazionali Magdi Jebreal

Hanno collaborato

formati degli effetti e del significato dell’economia circolare. L’obiettivo è costruire esperienze sempre più concrete e anche diffonderle in modo che siano radicate in tutto il territorio italiano. In un Paese come il nostro, debitore di buona parte delle materie prime, la crescita dell’economia circolare assume una valenza decisamente significativa. Critico, ad esempio, è il riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee), che vengono esportati e poi reintrodotti sul mercato italiano». ECONOMIA CIRCOLARE E RIFIUTI ELETTRONICI Il progetto europeo Inno-Weee punta proprio a rendere più efficiente la tracciabilità e l’incremento della raccolta dei Raee all’insegna dei principi dell’economia circolare. Oltre a Enea, le 3 città pilota coinvolte - Trento, Cava de’ Tirreni (Salerno) e Bath (Regno Unito) - partecipano al progetto la Fondazione Bruno Kessler e le aziende Ecodom, Metellia Servizi e Dedagroup (coordinatore), in Italia, e l’azienda Better Points, nel Regno Unito. In particolare, Enea svilupperà e metterà a disposizione della cittadinanza di Cava de’ Tirreni un sistema di contenitori innovativi e una piattaforma di dati utili anche per la tracciabilità dei rifiuti. Spetteranno all’Agenzia, inoltre, il supporto tecnicoscientifico alla Pubblica amministrazione sui temi dell’impatto ambientale della filiera dei rifiuti, lo sviluppo e il trasferimento di metodologie e strumenti innovativi per l’adozione condivisa da parte della cittadinanza delle migliori pratiche disponibili. Saranno realizzate

TRATTAMENTO DEI REFLUI Alberto Petrangeli descrive l’innovazione introdotta dagli impianti a pompa di calore. Una soluzione che permette di abbattere i costi operativi e di smaltimento a pagina 18

cora funzionanti. L’Agenzia attiverà poi percorsi di sperimentazione sul campo sia in merito alla raccolta e tracciabilità sia all’allungamento di vita delle apparecchiature, anche attraverso lo studio di sistemi di premialità, come ad esempio la “gamification”, cioè l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi. «Il tema dell’efficienza della filiera dei Raee rappresenta in Italia e in Europa una sfida complessa in quanto i cittadini tendono a tenere in casa i rifiuti elettrici ed elettronici o a smaltirli in maniera impropria, con ripercussioni negative su tutta la filiera dei rifiuti», sottolinea Marco Tammaro del LaboRecupero dei rifiuti ratorio tecnologie per il riuso, elettrici ed elettronici per riciclo, recupero e la valorizzaabitante in Italia zione di rifiuti e materiali dell’Enea. «Le ultime statistiche ci dicono che in Italia ogni anno si recuperano solo 4 kg di Raee per abitante a fronte di una produzione media annua procapite di circa 13 kg. Per aumentarne la raccolta, metteremo a disposizione degli enti locali i migliori modelli di economia circolare sviluppati dopo anni di attività anche partecipando a progetti internazionali», conclude Tammaro. •

anche attività di formazione e informazione in real time all’utenza, con la possibilità di contribuire alle programmazioni strategiche nel settore. Dopo una prima parte del progetto dedicata allo studio dell’attuale configurazione della raccolta di piccoli elettrodomestici da cittadini, scuole e uffici, si svilupperanno meccanismi innovativi per incentivare i cittadini a incrementare la filiera per il riutilizzo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche an-

Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese

Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it

Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Tiratura complessiva: 360.000 copie

4 Kg

Diffusa a:

L’ATLANTE DELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Supplemento a Dossier-Registrazione Tribunale di Bologna n. 7578/2004

Enea si occupa a pieno titolo anche di trasferimento tecnologico di servizi, soluzioni e tecnologie verso imprese, Pa e cittadini. Al sito internet www.enea.it/it/ateco è disponibile una banca dati con oltre 500 schede, selezionabili per cluster nazionale, codice Ateco o testo libero. Le schede coprono oltre una ventina di settori, dalla fusione nucleare alla sicurezza, dall’agroalimentare alle fonti rinnovabili  all’efficienza energetica,  dalle  biomasse alla  sensoristica, dai materiali rari ai beni culturali, dall’inquinamento alla simbiosi industriale e riportano il Technology Readiness Level (Trl), ovvero il livello di maturità tecnologica, così come definito dalla Commissione europea per Horizon 2020. È, inoltre, attivo il Servizio industria ed Associazioni imprenditoriali, vero e proprio sportello istituito con l’obiettivo di facilitare l’accesso e il trasferimento dei risultati dei progetti e delle attività di Enea al mondo produttivo. Il Servizio promuove

e facilita l’incontro tra domanda e offerta di innovazione, anche attraverso la partecipazione a reti nazionali e internazionali e l’organizzazione di road show sul territorio. Propone accordi per l’utilizzo dei brevetti Enea e per la condivisione di conoscenze scientifiche, la costituzione di laboratori, la realizzazione di progetti di innovazione tecnologica. I brevetti di interesse industriale prodotti dall’Agenzia sono consultabili on line all’indirizzo http://brevetti.enea.it utilizzando chiavi di selezione quali anno di deposito, inventore, area tecnologica, titolo, tipologia della proprietà intellettuale, titolare, numero della domanda brevetto. Al 31 dicembre 2016 in portafoglio risultano 212 brevetti, di cui 154 per invenzione industriale, 5 per nuove varietà vegetali, 22 per modelli di utilità, 20 per marchi, 10 per diritti d’autore per soware e 1 modello di design. Per 42 di questi c’è almeno un’estensione all’estero.


GREEN ECONOMY REPORT

Speciale Klimahouse

Dicembre 2018 - pag. 4

Dove lo “smart” è d’ordinanza Dal 23 gennaio a Bolzano si leverà il sipario su Klimahouse 2019, in cui bioedilizia e l’equilibrio tra l’uomo e l’abitare saranno al centro della scena. Largo spazio a giovani e start up, anima innovativa della manifestazione na galassia di soluzioni costruttive bio, tutte ancorate al paradigma “smart”. Sarà questa la parola chiave che risuonerà più spesso tra i padiglioni del Klimahouse 2019, fiera internazionale per il risanamento e l’efficienza energetica in edilizia che dal prossimo 23 gennaio fino a sabato 26 a Bolzano metterà a fuoco le nuove traiettorie dell’abitare sostenibile attraversando l’intera catena produttiva. Dalla fase progettuale, con particolare rilievo alla selezione di materiali guidata da una relazione generale sul tema dell’architetto visionario e innovatore Thomas Rau; alle tecniche

U

cerca, startup e università, lavorano in maniera sinergica per costruire un futuro migliore e sostenibile per tutti». IN PASSERELLA I MODELLI EUROPEI DI CITTÀ INTELLIGENTI Sullo stesso binario “smart” correrà anche l’evento Smart City Sinfonia, che farà da apripista alla rassegna espositiva presentando un primo bilancio dell’omonimo progetto firmato dall’Agenzia CasaClima in collaborazione con l’Accademia Europea di Bolzano Eurac. Si partirà dalle esperienze delle due città interessate, Bolzano e Innsbruck, per proseguire con l´esposizione del Progetto Smart City

Adige alla Lombardia, fino al Sud Italia – sottolinea Mur - l’esperienza di Klimahouse ci ha insegnato negli anni che è possibile affrontare qualunque tipo di sfida. Ogni azione parte dall’osservazione di un contesto, che invita a riflettere per poi agire. La stessa Fiera in questi mesi sta ripensando al proprio modello, orientandolo sempre più sull’innovazione e sulla riqualificazione anche dello spazio fisico». Uno spazio in cui il benessere umano diventa l’elemento cardine di ogni progettazione, coinvolgendo botanici, biologi, psicologi, neuro scienziati e medici nella ricerca dell’equilibrio dei sensi, insieme ad architetti e ingegneri. Dando

tesina in una vera cittadella dell’innovazione. Uno startup village che metterà in vetrina 32 realtà emergenti provenienti da tutta Europa, contro le 10 della passata edizione, coinvolgendole in un ricco calendario di incontri tematici e matchmaking tra giovani imprese e partner strategici. «Il Klimahouse Startup Award – chiarisce Mur - offre spazio e visibilità a tutte le startup che si occupano di Internet of Things, big data, efficientamento degli impianti di riscaldamento, energie rinnovabili e di tutto ciò che contribuisce a migliorare la costruzione e la gestione degli edifici». Mettendo in palio tra

IL KLIMAHOUSE STARTUP AWARD OFFRE SPAZIO E VISIBILITÀ A TUTTE LE STARTUP CHE SI OCCUPANO DI INTERNET OF THINGS, BIG DATA, EFFICIENTAMENTO DEGLI IMPIANTI DI RISCALDAMENTO, ENERGIE RINNOVABILI E DI TUTTO CIÒ CHE CONTRIBUISCE A MIGLIORARE LA COSTRUZIONE E LA GESTIONE DEGLI EDIFICI di smart building dall’impronta green, in grado allo stesso tempo di migliorare il comfort interno e di garantire un buon rapporto tra costi e benefici. «Costruire in armonia con la natura - spiega Thomas Mur, direttore di Fiera Bolzano – fa parte del dna altoatesino: uomo e ambiente sono protagonisti simbiotici del nostro ecosistema, che lo scorso ottobre ha visto l’apertura del Noi Techpark, il primo parco scientifico dove imprese e centri di ri-

così vita a edifici biocompatibili rigeneraStardust che coinvolge la città di Trento. A tivi autosufficienti come Biosphera Equiliintrodurre la giornata, finalizzata a combrium, costruzione e laboratorio prendere quali buone pratiche potranno concepito secondo i massimi standard di essere replicabili su progetti simili in fusostenibilità che sarà esposto in turo, sarà il direttore dell’Istituto piazza Fiera per l’intera durata per lo sviluppo strategico del Klimahouse per infordel Liechtenstein Peter mare e divulgare sul tema Dröge, uno dei masdella salvaguardia della simi esperti di smart salute umana e dell'efficities a livello interLe realtà emergenti provenienti da cienza energetica. Banazionale. «Dall’Alto tutta Europa che metterà in vetrina sato su una struttura in lo startup village, coinvolgendole in legno Xlam e assemun ricco calendario di incontri tematici e matchmaking tra giovani blato con tecnologie di imprese e partner strategici ultima generazione, si tratta dell'unico modulo itinerante certificato Casaclima Gold Nature e Minergie P-A-Eco che in soli 50 metri quadri di superficie realizza la sintesi perfetta tra l’uomo e l’abitare calibrato sui suoi parametri vitali.

32

UNA CITTADELLA DELL’INNOVAZIONE NEL CUORE DELLA FIERA Una sorgente di ispirazione che farà germogliare nuove idee e ne esalterà il valore attraverso appuntamenti come il Klimahouse Start Up Award, la call dedicata all’efficienza energetica in edilizia che nelle quattro giornate espositive trasformerà l’area centrale della manifestazione altoa-

l’altro un montepremi complessivo di 30 mila euro e la possibilità, per il vincitore, di aggiudicarsi uno stand allestito, con servizi aggiuntivi e ospitalità, nell’edizione di Klimahouse 2020. «Grazie a questa iniziativa – conclude il numero uno di Fiera Bolzano Klimahouse si sta affermando sempre più come piattaforma europea di riferimento per lo scouting e la selezione dell’innovazione nel settore». • Giacomo Govoni

Thomas Mur, direttore di Fiera Bolzano


GREEN ECONOMY REPORT

Speciale Klimahouse

Dicembre 2018 - pag. 6

Un modello innovativo L’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale certificate CasaClima ampliano la loro sfera d’influenza anche alle strutture ricettive e alle realtà produttive. Coinvolte in specifici programmi spiegati da Ulrich Santa stato l’innalzamento alla classe energetica A come requisito minimo per i nuovi edifici il leitmotiv dell’edilizia altoatesina nel 2017. Durante il quale l’Agenzia CasaClima ha colto un chiaro segnale di fiducia nelle costruzioni sostenibili e di qualità, specie se paragonato all’inarrestabile contrazione che il mercato italiano del mattone ha subito nell’ultimo decennio. «Nell’ultimo anno CasaClima – sostiene il direttore generale Ulrich Santa - ha certificato più edifici che mai». Fatta questa premessa, aggiunge però Santa «bisogna chiarire che si tratta tuttora di un mercato di nicchia e che gran parte delle nuove costruzioni e delle riqualificazioni non sembrano annoverare la sostenibilità tra i requisiti principali». L’altro requisito applicato ai nuovi paradigmi costruttivi è il concetto di “smart”, da cui partirà quest’anno Klimahouse 2019. Vista dalla vostra angolazione, come sta evolvendo la sensibilità green nelle città italiane? «Dal nostro osservatorio possiamo affermare che i mercati territoriali maggiormente orientati all’edilizia sostenibile e di qualità sono quelli più resistenti ai periodi di crisi. Non necessariamente questo deve tradursi in guadagni più alti, ma sicuramente rappresenta una garanzia maggiore di vendere, evitare contenziosi e fidelizzare clienti soddisfatti». Da tre anni la marcia di avvicinamento alla fiera di gennaio è scandita dal Klimahouse StartUp Award, con premio speciale assegnato da Agenzia CasaClima. A quali valori progettuali e tecnologici darete maggior importanza? «L’obiettivo del premio per le startup è quello di incentivare giovani realtà imprenditoriali a contribuire con le loro innovazioni a rendere l’edilizia ancora più sostenibile. Il modello CasaClima stesso è innovativo, ma senza prodotti e soluzioni innovative non ci sarebbe mai stato possi-

È

bile trasformare il settore edilizio. Un’innovazione non deve essere per forza caratterizzata da un alto contenuto tecnologico: a volte può essere innovativo seguire un approccio low tech e a volte “meno” può significare “di più”. Un’altro criterio per l’assegnazione del nostro premio speciale è quello di ricercare progetti innovativi che siano sostenibili nella loro interezza, non solo ambientale, quindi, ma anche sociale ed economica». Assieme ad Arca e Assolegno, nei giorni scorsi avete lanciato una piattaforma nazionale per divulgare e valorizzare l’edilizia in legno. A quali sfere dell’abitare contemporaneo si sta estendendo e come opererà questo nuovo hub in ambito formativo? «La piattaforma è finalizzata alla diffusione delle tecnologie costruttive in legno e a promuovere la realizzazione di opere di ingegneria di elevata qualità. Per il 2019 Assolegno, CasaClima e Arca hanno identificato momenti comuni per la formazione tecnica su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento a temi ingegneristici, tecnologici, architettonici e di fisica tecnica legati al settore dell’efficienza energe-

INNOVATION DAY, BUONA LA PRIMA un professionista preparato e curioso come un consulente CasaClima, una volta ogni tanto potrebbe far piacere invertire i ruoli. È questo il pensiero che ha spinto l’agenzia altoatesina a lanciare il suo primo Innovation Day, che ha debuttato a metà settembre presso il Noi Techpark di Bolzano. Una scommessa che ha incassato l’apprezzamento compatto di tutte e trenta le aziende che si sono avvicendate all’interno del nuovo tecnologico, incontrando nel pomeriggio i consulenti interessati per approfondire le varie tematiche. Inedito l’appuntamento così

A

come la formula che, all’opposto di quella fieristica, non ha visto i consulenti muoversi tra gli stand per conoscere le nuove soluzioni costruttive delle maggiori aziende del settore. Ma, viceversa, li ha resi “stanziali”, facendo sfilare davanti ai loro occhi, ogni 7 minuti, l’azienda pronta a illustrare l’ultima innovazione. «È un modello di comunicazione che vogliamo riproporre – commenta Santa - convinti che il futuro dell’edilizia vada verso la qualità, perlomeno quella parte che vede nel costruire bene un valore etico oltre che economico».

Hotel è proprio quello di mettere a disposizione del management alberghiero le opportunità che derivano da una gestione oculata delle risorse (energia, acqua, materie prime), ma anche un simbolo, un sigillo che l’ospite riconosce come standard di alta qualità». Tra i progetti firmati dall’Agenzia c’è anche ComuneClima, che aiuta i Comuni a diventare più virtuosi in ambito energetico e nella tutela del clima. Come si strutturano questi programmi e quali risultati hanno prodotto finora? «Il programma ComuneClima, a cui finora hanno aderito circa trenta Comuni, è basato sull’European energy award. Il suo sistema di management energetico-ambientale permette ai Comuni di valutare e monitorare regolarmente la

LA CERTIFICAZIONE CLIMAHOTEL È STATA SCELTA DA QUEGLI IMPRENDITORI CHE VOLEVANO OFFRIRE UNA VACANZA NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE E CONTEMPORANEAMENTE ASSICURARE UN ELEVATO LIVELLO DI COMFORT

tica e della sostenibilità in edilizia. In particolare, a settembre 2019 è prevista la “Summerschool Legno CasaClima 2019” un corso di formazione professionalizzante di più giorni, seguito a novembre da un convegno di due giornate di alto profilo, destinato a diventare l’evento di riferimento per il settore professionale e industriale del legno». Da qualche tempo anche le strutture ricettive si stanno votando alla sostenibilità edilizia. Come si coniuga ad esempio la riqualificazione di hotel che si occupa di benessere con la necessaria attenzione all’efficienza e all´ambiente? «Negli ultimi anni la certificazione ClimaHotel è stata scelta proprio da quegli imprenditori che volevano offrire una vacanza nel rispetto dell’ambiente e contemporaneamente assicurare un elevato livello di comfort. Questi albergatori sono stati in grado di affrontare le richieste di una clientela più esigente rispetto a quella del passato, che, grazie a un maggior livello culturale e alle risorse della rete, è più informata sulle possibilità offerte dal mercato e più attenta alle problematiche ambientali. Lo scopo di Clima-

qualità dei loro consumi energetici, liberando risorse del bilancio da reinvestire ad esempio nella mobilità sostenibile o in nuovi servizi ai cittadini. In questo modo la certificazione può essere spesa con successo per il marketing territoriale in ambito di sostenibilità. Un’iniziativa strutturata in modo simile è il nuovo programma KlimaFactory, con il quale vogliamo invece avvicinare le imprese al tema dell’efficienza energetica, aiutando in particolare le Pmi a liberare il potenziale di risparmio e di competitività nascosto nei processi produttivi». • Giacomo Govoni

Ulrich Santa, direttore generale dell’Agenzia CasaClima


GREEN ECONOMY REPORT

I Saloni

Dicembre 2018 - pag. 8

ra le principali cause della povertà energetica italiana c’è l’inadeguata efficienza delle abitazioni. Accrescere la consapevolezza del pubblico e approfondire le migliori soluzioni in tema di risparmio energetico, ristrutturazione e bioedilizia sono le premesse dell’attività di Ecocasa Sostenibile, salone dedicato alla sostenibilità edilizia in programma alla Fiera di Pordenone dal 23 al 25 marzo 2019. Stand e corridoi affollati (84 gli espositori distribuiti nei padiglioni 8 e 9), incontri e convegni molto seguiti, espositori soddisfatti dei contatti e delle occasioni di business hanno decretato il successo dell’edizione 2018. La manifestazione, che festeggerà a marzo il traguardo della nona edizione, segna anno dopo anno un trend di crescita, confermando la bontà del format che si rivolge a un doppio target: da una parte, fiera aperta al pubblico con accesso gratuito (previa registrazione); dall’altra salone specializzato per i professionisti del settore. A marzo 2019 sono attesi oltre 7mila visitatori. Ecocasa Sostenibile sta acquisendo sempre più notorietà e autorevolezza come punto di riferimento nelle scelte di acquisto di chi ha in programma investimenti in case, ristrutturazioni, modifica degli impianti e delle fonti di riscaldamento, e vuole conoscere tutte le opportunità per risparmiare. Allo stesso tempo, la rassegna offre importanti occasioni di aggiornamento agli operatori del settore in cerca di informazioni sulle ultime novità e tendenze: architetti, geometri, ingegneri, progettisti e professionisti in genere, imprese di costruzioni, artigiani, rivenditori di materiali edili, installatori e idraulici. Il quartiere fieristico di Pordenone, che si trova al centro di un’area molto dinamica dal punto di vista commerciale, proporrà ancora una volta spazi espositivi con prodotti e servizi che coprono tutta la filiera dell’edilizia abitativa, con un occhio di riguardo alla sostenibilità: dal fotovoltaico alle stufe a biomasse o ad accumulo, dalla bioedilizia ai rivestimenti e pavimenti, dai serramenti e infissi ai sistemi per l’isolamento termico e

T

A Pordenone la casa del futuro È la manifestazione più importante del Nord Est a concentrare l’attenzione sul mondo della casa, illustrando le opportunità e le soluzioni sul fronte dell’efficienza energetica e della sostenibilità. Conto alla rovescia per Ecocasa Sostenibile di Pordenone Fiere

Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori di Pordenone, che curerà i contenuti e l’organizzazione di alcuni appuntamenti del programma. Sempre grazie all’importante collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Pordenone, verrà dato ampio spazio al Protocollo Itaca, uno strumento per la certificazione del livello di sostenibilità ambientale di edifici di diverse destinazioni d’uso. I settori espositivi che seguono la struttura tematica del Protocollo sono energia, circolo dell’acqua e dell’aria, illuminazione e acustica.

«Le manifestazioni fieristiche sono un’occasione per accendere l’attenzione su un settore della nostra economia – ha commentato Renato Pujatti, presidente di Pordenone I visitatori attesi a Ecocasa Sostenibile 2019 Fiere, in occasione dell’edizione 2018 - il successo crescente di Ecocasa dimostra che il rilancio per il settore delle costruzioni passa proprio attraverso la sostenibilità. Sulla riqualificazione zione alle tecnologie fino alla consulenza comenergetica – continua Pujatti – si devono bapleta per le ristrutturazioni chiavi in mano), la sare politiche efficaci per la valorizzazione sua altissima specializzazione e la qualità degli degli edifici sul mercato e da qui si possono espositori e dei prodotti in mostra, oltre al aprire opportunità per gli attori del settore ricco programma di eventi dedicati ai temi più edilizia: progettisti, imprese di costruzione, attuali del settore e incontri con numerosi apimprese artigiane, aziende produttrici, oltre profondimenti per scoprire e sfruttare i vanche vantaggi per i proprietari. È questo il taggi  economici, fiscali e ambientali della messaggio che vuole lanciare la nostra mariqualificazione energetica della casa. I convenifestazione per sostenere gli interessi di gni tecnici saranno realizzati in collaboraespositori e visitatori oltre che di una fetta zione con espositori, associazioni di importante della filiera edilizia». categoria e professionisti. • Leonardo Testi Partner della fiera è l’Ordine degli Architetti,

7mila

acustico fino alla mobilità sostenibile. Punti di forza di Ecocasa Sostenibile sono la verticalità dell’offerta espositiva (dai materiali di costru-

PROTOCOLLO ITACA, A COSA SERVE l Protocollo Itaca è uno strumento di valutazione del livello di sostenibilità energetica e ambientale  degli edifici, nato diversi anni fa dall’esigenza delle Regioni di dotarsi di strumenti validi per supportare politiche territoriali di promozione della sostenibilità ambientale nel settore delle costruzioni. È stato realizzato da Itaca (Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale – Associazione nazionale delle Regioni e delle Province autonome), nell’ambito del Gruppo di lavoro interregionale per l’edilizia sostenibile istituito nel dicembre 2001, con il supporto tecnico di iiSbe Italia (inter-

I

national initiative for a Sustainable Built Environment Italia) e Itc-Cnr, ed approvato il 15 gennaio 2004 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. In seguito, il Protocollo è stato adottato da numerose Regioni e amministrazioni comunali in diverse iniziative volte a promuovere e a incentivare l’edilizia sostenibile attraverso: leggi regionali, regolamenti edilizi, gare d’appalto, piani urbanistici. A gennaio 2015 è stato riconosciuto metodo nazionale per la valutazione della sostenibilità degli edifici attraverso la Prassi di riferimento Uni dal titolo “Sostenibilità ambientale nelle costruzioni – Strumenti

operativi per la valutazione della sostenibilità”. Il Protocollo ha diverse finalità: è uno strumento a supporto della progettazione per i professionisti, di controllo e indirizzo per la Pubblica amministrazione, di supporto alla scelta per il consumatore, di valorizzazione di un investimento per gli operatori finanziari. Permette di verificare le prestazioni di un edificio in riferimento: ai consumi dell’edificio; all’efficienza energetica; all’impatto sull’ambiente sulla salute dell’uomo, garantendo l’oggettività della valutazione attraverso l’impiego di indicatori e metodi di verifica conformi alle norme tecniche e leggi nazionali di riferimento.


GREEN ECONOMY REPORT

Ecosostenibilità

Dicembre 2018 - pag. 10

>> continua dalla prima pagina

nelle passate settimane hanno funestato il territorio nazionale colpito dal maltempo. Un’importante iniezione di fondi per rispondere alle richieste degli enti locali, che vanno inquadrati nell’ambito di una programmazione complessiva di lungo periodo di oltre 6 miliardi di euro destinati a interventi di manutenzione e difesa ambientale. «Il drammatico bollettino degli ultimi giorni - sottolinea Costa - purtroppo ancora una volta, e l’evidente fragilità del territorio italiano, ribadiscono l’urgenza di intervenire con una programmazione di breve-medio-lungo periodo per la prevenzione del dissesto idrogeologico, una delle mie priorità sin dall’insediamento». DISSESTO, TAVOLO CON REGIONI PER VELOCIZZARE FASE OPERATIVA Proprio per discutere delle misure necessarie a fronteggiarlo, a inizio ottobre il ministro Costa ha incontrato a Roma i governatori regionali, in occasione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Annunciando loro che le risorse individuate proverranno quasi per metà dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, mentre i rimanenti 3,5 miliardi di euro deriveranno dall’assegnazione al Ministero a valere su stanziamenti pluriennali. «Tutti i progetti in cantiere hanno copertura finanziaria – assicura il ministro – pertanto si può dare il via alla fase operativa del “Piano Marshall con le Regioni. Adesso la priorità è velocizzare la progettazione, sulla quale abbiamo proposto un tavolo tecnico partito proprio nei giorni scorsi». Una mossa che riflette la volontà del dicastero di schierarsi al fianco delle aree più in sofferenza, intervenendo non solo a disastro avvenuto ma soprattutto in una logica di prevenzione. A GENNAIO 2019 IL DDL “TERRA MIA”, PREVENZIONE PROTAGONISTA La stessa parola chiave su cui si incardina anche il Protocollo d’intesa per un’azione urgente nella Terra dei fuochi, firmato l’altro giorno a Caserta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri dell’interno, dello sviluppo economico, della difesa, della salute, della giustizia, dall’autorità politica per la Coesione-ministro per il sud, dalla Regione

Campania e, per l’appunto, dal Ministero dell’Ambiente. «In questa terra che ha dato molto – puntualizza Costa – intendiamo costruire un nuovo modello di salvaguardia ambientale, attraverso un piano che prevede 25 misure di prevenzione riconducibili a tre ambiti principali: quello della salute, della tutela ambientale e del presidio del territorio». Creazione di una banca dati sul sistema di trattamento dei rifiuti, monitoraggio dello stato di salute dei cittadini geolocalizzato per quartiere e rafforzamento delle attività di spegnimento dei roghi sono solo alcuni degli interventi contenuti nel piano, che subito dopo l’approvazione della legge di Bilancio ne accoglierà anche altri come ad esempio il daspo ambientale. Ulteriori misure che troveranno posto nel disegno di legge dal nome evocativo “Terra Mia” che il ministro Costa presenterà a gennaio. «Si agirà in fase preventiva – preannuncia il titolare dell’Ambiente – imponendo alle aziende di fornire una garanzia prima di attivare una gestione di rifiuti, e inoltre ci saranno norme che equipareranno chi commette reati di strage ambientale ai mafiosi prevedendo l’inversione dell’onere della prova». ALLEANZA CON PESCATORI PER SALVAGUARDARE I FONDALI MARINI Una battaglia alle aggressioni ambientali sulla terraferma che fa il paio con quella a difesa dei fondali marini che il ministero intende combattere in rete, per tutelare gli ecosistemi acquatici dall’inquinamento delle plastiche. «Ho già depositato al Consiglio dei Ministri la legge salva mare – ha annunciato l’altro giorno Costa intervenendo a Napoli alla conferenza “Politiche, Ecosistemi e Biodiversità” - dove si mette al centro la figura dei pescatori come alleati della salvaguardia del mare e non in contrapposizione. Se ci mettiamo in una posizione di contrasto sbagliamo. Loro, i pescatori e non solo loro, ma anche le associazioni che si vogliono mettere a disposizione, grazie alla legge potranno fare rete». Sempre durante la conferenza, nell’ambito della quale sono stati illustrati anche i risultati dell’operazione “Ischia Clean Blitz”, il ministro ha spiegato che il nuovo disegno di legge, anticipando le disposizioni europee in materia, colpirà direttamente tutti quei prodotti monouso che ancora sfuggono ai paletti nazionali. •

Muri di contenimento dalle alte prestazioni Dal movimento terra, alla realizzazione di muri di contenimento Rockwood: i servizi dal basso impatto ambientale e dalle molteplici opportunità della Palazzi

i chiama Rockwood ed è un innovaLa ditta Palazzi si trova a Montericciardo tivo sistema per la realizzazione di (PU) - www.palazziescavazioni.it murature di sostegno, a secco e nel movimento terra. Il nostro campo con un basso impatto ambientale. d’azione comprende tutto ciò che avviene Questo sistema composto da blocchi idroreprima e dopo la costruzione edile, specialpellenti e modulari, permette di costruire mente escavazioni, bonifiche, muri di contestrutture in grado di sopportare sovraccarinimento per scarpate, palificazioni e impianti chi e azioni sismiche di grande rilevanza, codi fognatura. Inoltre, il nostro staff vanta una niugando perfettamente sicurezza, stabilità solida esperienza anche nei lavori stradali, ed estetica. «Con un’esperienza pluridecensia a livello di creazione e sistemazione delle nale nel movimento terra ed escavazioni – strade, che come urbanizzazioni. Abbiamo racconta Gilberto Palazzi, titolare della Paanche grande competenza e mezzi per eselazzi -, la nostra azienda si occupa di tutti i guire sgombero neve, drenaggi e fognature». servizi riguardanti la costruzione edile, e Attraverso l’attività di bonifica e gli interventi negli ultimi anni, grazie a un continuo apin aree naturali e fluviali, la Palazzi continua il proccio alla modernità, si è specializzata suo impegno verso l’ambiente, valorizzannella realizzazione di muri di contenimento a dolo anche attraverso l’attività di potatura secco tramite materiali dall’impatto ambiendegli alberi, l’eventuale abbattimento di tale più naturale e con tecniche originali e inpiante tramite, e la triturazione rami. Dalla novative come il Rockwood, oltre il classico sede di Montericciardo, in provincia di Pecemento armato». saro Urbino, la ditta Palazzi offre una vasta Con sede nel cuore delle Marche, la ditta Pagamma di servizi, supportati da un ampio lazzi opera nel settore edile assicurando una parco macchine e da un personale formato e passione e una professionalità tramandate competente che con passione si da una generazione all’altra, collabooccupa del movimento terra rando con privati o istituzioni a lida oltre quarant’anni. vello provinciale, ma non solo. • Andrea Mazzoli Grazie alla grande esperienza in scavi e opere pubbliche quali la creazione e sistemazione di strade, il Altezza fuori terra delle ripristino dei piazzali e le murature a gravità urbanizzazioni, affiancata realizzabili con Rockwood da una vasta rete commerciale e da un altrettanto importante parco mezzi, composto da escavatori, ruspe, apripista, perforatrici e autocarri, la ditta Palazzi è un importante esempio di business attento all’ambiente, in grado di offrire soluzioni versatili e vantaggiose pensate sulle reali esigenze dei clienti. «Oltre al sistema Rockwood – continua Gilberto Palazzi –, la nostra azienda ha collezionato importanti successi

S

1,20metri


GREEN ECONOMY REPORT

Ecosostenibilità

Dicembre 2018 - pag. 11

nnovazione ed ecosostenibilità. Sono queste le strategie adottate dalle aziende per rendersi sempre più competitivi sul mercato inserendosi in un solco, quello del basso impatto ambientale, che oggi più che un’esigenza è una vera e propria necessità. «Noi crediamo in un futuro sostenibile» spiega Mirko Franzoni, titolare dell’omonima società di costruzioni che da oltre trent’anni opera nel mondo dell’edilizia. La realtà imprenditoriale situata nella provincia di Brescia nasce con l’intento di realizzare unità abitative e non, in grado di soddisfare non solo l’aspetto tecnico, chiaramente fondamentale, ma anche e soprattutto l’aspetto estetico ed emotivo dell’opera. «La cura maniacale dei dettagli in fase di progetto, il continuo dialogo con il cliente, l’utilizzo di materiali qualitativamente elevati, ci consentono di dare vita e forma a progetti sempre personalizzati. Crediamo che lo spirito d’innovazione e la visione del futuro siano le condizioni in grado di fare la differenza sul mercato». Nel corso degli ultimi anni l’azienda ha conosciuto una progressiva crescita di fatturato del 30 per cento per ogni esercizio. «Le prospettive del settore sono buone e noi siamo fiduciosi – continua Mirko Franzoni – anche perché abbiamo adottato una strategia di mercato che ci ha consentito di differenziarci. Prima si assisteva a una continua guerra su prezzi che danneggiava tutti le aziende operanti nel settore, quindi abbiamo deciso di cambiare tipologia di offerta e di specializzarci su una nicchia di mercato diversa ma che sta portando i suoi risultati. Le abitazioni bio costruite in legno e curate fin nei minimi particolari sono molto apprezzate dai clienti. In un settore particolarmente difficile come quello edile, che non è esente da colpe perché incapace di rinnovarsi, oggi più che mai abbiamo il dovere di orientarci verso un’economia circolare: un’idea di sistema economico in grado di autosostenersi e rigenerarsi senza sprecare nuove risorse. Problemi epocali come l’inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale ci toccano da vicino in

I

quanto uomini oltre che come imprese inserite in un sistema produttivo strettamente connesso con l’ambiente. Per questo motivo, lo sviluppo di un concetto diverso di costruire che sia in grado di abbattere drasticamente le emissioni impiegando materiali che richiedono poca energia per essere lavorati, che siano facilmente riciclabili e che limitino fortemente l’impiego di risorse non rinnovabili è stato per noi particolarmente

Anche la casa è bio

che fa parte della mia filosofia: se tu inventi qualcosa di certo e risolvi molti problemi al tuo cliente, hai successo. Non da meno incide poi l’entusiasmo che si profonde in ogni progetto. In ciascun lavoro la carta vincente Il futuro dell’edilizia risiede nella progettazione di costruzioni rispetto ad ogni competitor risulta essere realizzate totalmente con materiali riciclabili e sostenibili. I vantaggi l’entusiasmo che consente di inserire un particolare in più. Costruire in legno per per gli utenti sono molteplici, innanzitutto in termini di isolamento me significa rapidità di esecutermico e acustico. L’esperienza di Mirko Franzoni zione con il sistema a pannelli preformati xlam, alto grado di coib e n t a z i o n e naturale, altissimo grado di antisismicità, straordinaria Crescita annuale registrata sensazione di benel fatturato di Costruzioni Franzoni negli ultimi esercizi nessere abitativo, maggiore grado di traspirazione delle pareti e, una volta dismesso, può essere completamente riciclato e destinato a nuovi utilizzi». I risultati sono costruzioni realizzate interamente con materiali biologici, con altissime prestazioni in termini di isola-

+30%

PROGETTI CHIAVI IN MANO La Costruzioni Franzoni ha un punto di forza che consiste nella creazione di progetti altamente personalizzati e chiavi in mano. La progettazione delle abitazioni viene affidata a personale specializzato e esperto capace di dare forma ai desideri dei clienti consigliandolo e orientandolo nella scelta dei materiali. Tra i progetti in cantiere vi è la costruzione di un’abitazione di prova, in cui i clienti possono trascorrere una settimana per comprendere a pieno la rivoluzione bio delle abitazioni in legno e la possibilità di ottenere un preventivo di spesa in tempi celerissimi, adoperando il sito aziendale.

Costruzioni Franzoni ha sede a Muscoline (Bs) www.franzonisrl.com

stimolante». Nasce nel settore delle costruzioni, insomma, una nuova sensibilità verso il rispetto ambientale, ormai imposta da norme nazionali e internazionali, che ha spinto le aziende a rivedere le proprie idee e le abitudini. «Il rispetto dell’ambiente – prosegue il titolare - si identifica nella consapevole scelta dei materiali da costruzione e in un’approfondita stima delle prestazioni che l’edificio deve garantire. L’uso del legno si inserisce a pieno diritto nelle tematiche di tutela delle risorse del pianeta: il legno è rinnovabile e riciclabile, necessita di un basso consumo di energia nelle fasi di pro-

duzione e di posa, non rilascia sostanze nocive durante il suo ciclo di vita. Abitare una casa in legno è un’esperienza unica di benessere fisico e mentale. La sensazione di natura e nello stesso tempo la simbiosi tecnologica che ne scaturisce, sono alcuni degli aspetti che rendono il legno unico nel novero dei materiali da costruzione. Da tempo la nostra azienda ha fatto una scelta

L’USO DEL LEGNO SI INSERISCE A PIENO DIRITTO NELLE TEMATICHE DI TUTELA DELLE RISORSE DEL PIANETA: È RINNOVABILE E RICICLABILE, NECESSITA DI UN BASSO CONSUMO DI ENERGIA, NON RILASCIA SOSTANZE NOCIVE

mento termico e acustico: «Da quattro o cinque anni ormai realizziamo costruzioni in legno, abbiamo abbandonato il tradizionale settore del mattone. La nostra specialità sono i pannelli xlam da rivestire con un cappotto in fibra di legno o lana di roccia, all’interno dei quali viene realizzata una struttura, come una camera d’aria in cartongesso, dove vengono alloggiati gli impianti». • Luana Costa


GREEN ECONOMY REPORT

Bioedilizia

Dicembre 2018 - pag. 12

al trattato di Kyoto in poi si è compresa l’indifferibilità di cambiare rotta rispetto alle tradizionali modalità costruttive e di progettazione degli edifici prendendo in considerazione temi prima ritenuti non fondamentali. Così sono diventati di uso comune termini come il risparmio energetico e l’energia rinnovabile quale risorsa da impiegare anche negli edifici. Ma è solo in questi ultimi anni, e ancora in maniera sporadica, che si è iniziato ad applicare i dettami della bioarchitettura per costruire edifici ecosostenibili e biocompatibili. A raccontare come l’architettura sostenibile sia fondamentale per la realizzazione di un ambiente e di una casa confortevole e salutare e come questo sia concretizzabile mediante una progettazione attenta e mirata è l’ingegnere Elena Formenti, titolare dell’omonimo studio e membro dell’Inbar l’Istituto nazionale di bioarchitettura. Cosa significa sostenibilità in un campo come quello dell’architettura? «Vuol dire saper costruire edifici in grado di soddisfare i bisogni dei committenti ricordandosi però della necessità di farlo senza stravolgere i ritmi e le risorse naturali, senza arrecare danno o disagio agli altri e cercando di inserirsi armoniosamente nel contesto in cui si va a intervenire o costruire». Quali sono, nello specifico, i criteri ed i sistemi costruttivi su cui si basa la bioedilizia? «Certamente non solo il risparmio energetico e l’impego di fonti rinnovabili. Fondamentali in bioarchitettura sono: le scelte dei materiali che compongono l’edificio per garantire la salubrità di chi lo vive, il rispetto dell’ambiente e la riciclabilità dei componenti costruttivi; la definizione progettuale della disposizione dell’edificio rispetto all’orientamento, al microclima del luogo in cui deve sorgere sfruttando al massimo quanto la natura ci

D

L’ingegnere Elena Formenti, titolare dello Studio A+T di Oggiono (Lc) www.elenaformenti.it

Costruire con il legno

Così come vale per tutte le cose, anche la bioedilizia in legno porta con sé, oltre ai vantaggi, alcuni svantaggi. Quali sono? «Costruire in legno è una decisione che deve essere presa consapevolmente, perché condiziona L’Italia comincia a diventare davvero ecocompatibile e green l’intero cantiere e obbliga a definire tutto nei migrazie agli edifici passivi ed alle case ad alta efficienza in legno. nimi dettagli già in fase di progettazione. Certi materiali non possono essere accostati senza L’ingegnere Elena Formenti racconta la propria esperienza nel accorgimenti curati, certe finiture non possono settore della bioedilizia essere utilizzate. La disposizione di alcuni locali, come la cucina, è molto vincolante e le modifiche dell’ultimo minuto sono sempre parecchio difficoltose se significative. Inoltre, l’ambiente interno di una casa in legno risulta un po’ più secco rispetto a quello di un’abitazione tradizionale e questo può non essere gradevole per tutti. Infine, la durata dell’immobile, seppur garantita per diversi anni, è strettamente legata alle manutenzioni periodiche». Le case in legno realizzate dallo Studio Formenti sono ad alta efficienza energetica, tanto da definirsi edifici passivi. Che cosa vuol dire nel concreto? «Che l’edificio è a energia zero, cioè il consumo di energia per il riscaldamento e raffreddamento è inferiore del 75 per cento elemento fonoffre gratuitamente; la valutazione della migliore rispetto al livello minimo previsto daldamentale per fonte energetica da utilizzare in riferimento all’uso l’attuale normativa tedesca e un conl’architettura specifico dell’edificio. Inoltre l’attenzione ad una sumo energetico per elettricità ridotto n a t u r a l e . progettazione interna che azzeri le fonti inquinanti È questo il consumo energetico all’osso. Per ottenere una così alta effiSono stati alindoor, davvero numerose in una normale abitamassimo per metro quadro cienza energetica, le case passive decuni eventi cazione, come i solventi delle vernici, il gas radon dal annuo per riscaldamento e vono essere costruite con materiali lamitosi e le terreno e dalle pietre, i campi elettromagnetici geraffreddamento di un edificio passivo altamente isolanti – sia dal freddo che dal c o n s e g u e n t i nerati dagli impianti, i collanti impiegati in certi arcaldo – non avere ponti termici, ridurre al minuove normative redi. L’uso della luce naturale e dei colori poi nimo le perdite termiche, e comprendere sistemi strutturali antisismiche rendono la casa più accogliente e calda». impiantistici efficienti. Un esempio è il sistema di ed energetiche a spingere i proBioedilizia, materiali naturali, costruzioni ventilazione meccanica controllata, che sfrutta il fessionisti del settore, ma anche i committenti, a rigreen sono tutti argomenti che si rifanno alla recupero del calore presente nell’aria “sporca” cercare soluzioni innovative, rapide, efficienti e sostenibilità. Come si può costruire quindi? che va espulsa. Viene così garantito il corretto rinon troppo dispendiose. E una struttura quasi «Tecnicamente si può fare in tanti modi ma semcambio d’aria interno senza dover aprire le fineesclusivamente in legno non ha nulla da invidiare pre prestando attenzione ai particolari ovvero isostre. La progettazione che offro è volta sempre a una in acciaio, laterizio o cemento». lando senza dimenticare nessun dettaglio, all’alta efficienza energetica ed al contenimento Quali vantaggi presenta costruire in legno? studiando la disposizione delle finestre in madelle dispersioni fino ad arrivare, per i commit«Sicuramente la sostenibilità, poiché la leggeniera ottimale, valutando come disporre i diversi tenti che sposano la proposta, ad edifici passivi rezza e la snellezza delle strutture permettono ambienti della casa ed ottimizzando l’impiego dei ovvero quasi totalmente privi di impianti di ripoco impiego di materiale. Inoltre il legno è rinmateriali. Una proposta spesso vincente è quella scaldamento e raffrescamento ed autosufficienti novabile, non esauribile – se prelevato in foreste di impiegare il legno come materiale da costruenergeticamente». • Emanuela Caruso controllate e certificate – riciclabile e capace di mizione. In un Paese dove per storia, cultura e tradinimizzare l’inquinamento sia ambientale che alzione ci si identifica maestri del laterizio e della l’interno dell’abitazione. Il legno è anche un pietra, nonché inventori del cemento – furono, inmateriale isolante termico e ha buone capacità fatti, gli antichi Romani a comporre per primi il ceacustiche; è traspirante, igroscopico e gradevole mento Portland per costruire il Pantheon – è al tatto. Altro vantaggio importante, poi, riguarda difficile orientarsi verso un’edilizia che sappia la sicurezza. È, infatti, elastico e leggero, con eleusare anche altri materiali. Oggi, grazie ai positivi vate prestazioni antisismiche. Inoltre, contrariainflussi delle culture nord europee, ma anche mente a quanto si è portati a credere, il legno si americane e giapponesi, la sensibilità verso la comporta molto bene in caso di incendio, brubioedilizia e l’impiego del legno è fortemente auciando molto lentamente e lasciando così il mentata, tanto da rendere ormai evidente quanto tempo di domare le fiamme e mettersi in salvo». il legno si sia trasformato da materiale povero a

15kWh

LA BIOEDILIZIA IN ITALIA In Italia si costruisce ancora poco in bioedilizia e a energia zero. Il motivo di una diffusione ancora solo superficiale di tecniche così efficaci dal punto di vista sostenibile ed energetico sta nel fatto che progettare e costruire con accorgimenti di questo tipo richiede competenze specifiche e maggior cura dei dettagli. Se si considera, poi, che la prima casa passiva in Europa, è stata realizzata nel 1991 in Germania significa dunque che ci sono oltre vent’anni di acculturamento delle aziende e della committenza. In Italia, invece, la cultura del risparmio energetico e dell’ecocompatibilità è un aspetto ancora relativamente giovane, di cui fino a qualche anno fa non si sentiva neppure l’esigenza. I sistemi normativi e di certificazione, poi, non danno un aiuto concreto allo sviluppo e alla diffusione di queste tecniche: basti pensare che la Regione Lombardia ha legiferato l’obbligo di costruire case passive solo a partire dal 2020. L’ingegner Formenti, sapendo l’importanza della preparazione tecnica, ha già acquisito il titolo di esperto in case passive presso il PassivHouse Institute italiano.


GREEN ECONOMY REPORT

Bioedilizia

Dicembre 2018 - pag. 14

Un isolante rivoluzionario Dal connubio tra lavorazione tradizionale della calce, nanotecnologie e aerogel di silicio amorfo, i fratelli Albiz e Fabio Ermacora hanno brevettato Tillica, un materiale naturale ed ecosostenibile che rappresenta la nuova frontiera del costruire green

o scopo principale del costruire green è quello di non danneggiare l’ambiente, utilizzando prodotti minerali e vegetali e riducendo in maniera significativa, o eliminando totalmente, l’impatto negativo degli edifici sull’ambiente stesso e sugli occupanti della costruzione, armonizzandosi con il contesto. Questo avviene utilizzando strategie passive, accordando un uso preferenziale a materiali e pratiche ecosostenibili, materiali da costruzione totalmente naturali, con l’obiettivo di migliorare la qualità ambientale degli edifici, ridurre drasticamente l’impatto sull’ecosistema per creare un microclima ideale in armonia tra ambiente e persona. È proprio nell’ottica del costruire green che prende il via la società Arte e Mestieri dei fratelli Albiz e Fabio Ermacora. I due fratelli sono cresciuti lavorando nelle fornaci del padre e in venticinque anni hanno messo a punto una linea di prodotti naturali per l’edilizia che rispetta il principio della biocompatibilità nelle costruzioni, chiamandola Natural Calk. La calce è stata rivisitata dai fratelli Ermacora in chiave moderna, affiancando alla sua lavorazione tradizionale le nanotecnologie e un materiale innovativo, l’aerogel di silicio amorfo. «Abbiamo creduto e continuiamo a credere, nell’innovazione». È nata così Tillica, in versione pasta e tinta, un materiale assolutamente unico in termini di prestazioni e caratteristiche. «Tillica Natural Calk Pasta e Tinta – spiega Albiz Ermacora - riassu-

L

TILLICA È COMPLETAMENTE NATURALE, SICURO E RESISTENTE, CREA UN CORPO UNICO CON L’INTONACO APPLICATO AL MURO, È IDROFOBICO E TRASPIRANTE, MANTIENE L’EDIFICIO IN EQUILIBRIO TERMICO E IDRICO, È IGNIFUGO

mono, in un unico prodotto, tutti i pregi derivanti dall’uso della calce (materiale traspirante, battericida, atossico) alle performance che derivano da un nuovo approccio all’isolamento, che affianca la trasmissione di energia per irraggiamento a quella per conduzione. Il risultato è un materiale che isola in 3 mm e sostituisce a tutti gli effetti i cappotti in spessore da 6 a 10cm di isolante tradizionale ed isola con 5 mm, sostituendo cappotti in spessore di 10 cm di isolante tradizionale con ulteriori notevoli vantaggi». Tillica è completamente naturale, sicuro e resistente, crea un corpo unico con l’intonaco applicato al muro, è idrofobico e traspirante, mantiene l’edificio in equilibrio termico e idrico, è ignifugo a contatto con la fiamma non emana esalazioni tossiche, facile e rapido da applicare meccanicamente o a frattazzo, non crea rifiuto, termoisolante e termo riflettente, garantisce efficienza energetica, è totalmente riciclabile, fonoassorbente, pratico e comodo nel trasporto e nello stoccaggio. «Tillica – spiega Fabio Ermacora - è applicabile all’esterno, all’interno, sui pavimenti, sui soffitti, sui tetti, su intonaci nuovi, su muri vecchi, superfici prefinite, cappotti esistenti, sughero, legno cemento, calcio silicato. Può essere utilizzato in edilizia civile: restauro storico, ri-

strutturazioni, risanamenti antimuffa, isolamento nano tecnologico, bioarchitettura; edilizia industriale: isolamento interno ed esterno dei capannoni/stabilimenti, protezione dalle fonti di calore, come resistenza al fuoco nelle strutture di acciaio e cemento e lo si sta sperimentando anche in ambito industriale». Tillica è brevettato a livello nazionale ed internazionale, prodotto in Friuli Venezia Giulia, e con registrazione di marchio comunitario, è già nel mercato nazionale da più di 6 anni e viene venduto anche in Svizzera ed Ermirati Arabi. «Per garantire e permettere che siano mantenute le prestazioni e le caratteristiche di totale atossicità (per l’uomo e l’ambiente) di Tillica, è fondamentale, però, utilizzarlo nella maniera corretta - continua Fabio -. Non va ovviamente abbinato a finiture o tinte con additivi chimici, non traspiranti o che hanno al loro interno prodotti di derivazione fossile, resine sintetiche ecc. È stato perciò ideato il “Sistema Tillica Pasta”, che presenta in forma semplice un “pacchetto pronto all’uso” di tutte le fasi di lavorazione necessarie per applicare Tillica Pasta e Tinta, abbinandole a materiali a calce esclusivamente della linea Natural Calk, in sintonia con l’approccio di sostenibilità e rispetto dell’ambiente a 360 gradi». Abbiamo collaborato per le certificazioni con Certimac Enea e per il fuoco con certificatore Rina. I riconoscimenti per questo prodotto rivoluzionario non sono mancati: «Nel 2012 – conclude Albiz Ermacora - abbiamo vinto il primo premio, “Efficienza energetica in edilizia” per materiali ecosostenibili, presso il Polo Tecnologico di Pordenone, nel programma Interreg IV Italia Austria – Progetto Neutralità Climatica, per soluzioni innovative nelle costruzioni con materiali ecosostenibili. Abbiamo ottenuto dalla municipality di Dubai 2017 Al Sa'fat Green Building Evaluation System e abbiamo avuto il riconoscimento anche in Svizzera». • Lucrezia Gennari

L’azienda Arte e Mestieri ha sede a Casarsa della Delizia (Pn) www.naturalcalk.com


GREEN ECONOMY REPORT

Bioedilizia

Dicembre 2018 - pag. 15

Soluzioni d’effetto per vivere meglio Dalla realizzazione di facciate di immobili alla carpenteria, l’azienda AF Stile coniuga l’armonia alle soluzioni più all’avanguardia in termini di impatto ambientale e risparmio energetico ffrire un servizio di qualità capace di soddisfare le esigenze del cliente con soluzioni all’avanguardia e vantaggiose è un obiettivo ambizioso, che sottintende una profonda ricerca e una reale passione. Mai come oggi, questo spirito sta muovendo imprenditori e tecnici dei più distinti settori, consapevoli probabilmente che il futuro dell’economia italiana, ma anche globale, si gioca sul terreno dell’eccellenza e del rispetto ambientale. L’azienda AF Stile Srl, con sede a Castello di Godego, in provincia di Treviso, da oltre 20 anni fornisce le soluzioni più all’avanguardia nel campo della realizzazione di facciate ad alto isolamento termico, nell’installazione dei più robusti e sicuri serramenti, sistemi tagliafuoco porte e portoni REI, nell’adeguamento sismico di edifici, nella realizzazione di soffitti e controsoffitti, senza trascurare la tinteggiatura civile e industriale e la carpenteria metallica sia leggera, sia pesante, fino a restauri di vario genere, mettendo l’assistenza e la realizzazione degli obiettivi dei propri clienti al centro del proprio programma. «La nostra squadra – racconta Antonio Mattiazzo titolare insieme a Fabio Santi della AF Stile – , ha personale esperto, preparato per guidare e

O

FORNIAMO UN SERVIZIO COMPLETO IN GRADO DI MODULARSI SULLA BASE DELLE RICHIESTE, IL TUTTO COORDINATO E GARANTITO DA SEVERE CERTIFICAZIONI DEI MATERIALI UTILIZZATI sostenere il cliente in ogni fase del progetto, dalla scelta dei materiali migliori, alla realizzazione e posa in opera, fino alle verifiche di chiusura cantiere. Inoltre, proprio dalla volontà di essere un partner prima di un fornitore, anche a cantiere ultimato sarà possibile contare sulle nostre consulenze e sui nostri servizi di assistenza per ogni necessità». Fondata nel 1995 per la volontà dei due soci, l’azienda nasce dal desiderio di offrire una competenza affidabile e precisa, specializzata nelle nuove metodologie e tecniche applicative e che trovi interesse nel continuo evolversi delle richieste del mercato dell’edilizia. «La qualità dei prodotti trattati – continua Antonio Mattiazzo –, la serietà, la professionalità, la flessibilità e la competenza sono le credenziali con le quali ci presentiamo ai nostri clienti. Tra essi annoveriamo supermercati, centri commerciali, università, teatri, ristoranti, imprese di costruzioni e privati sparsi in Italia e non solo. Tutti i nostri interlocutori hanno stabilito con noi un rapporto di col-

PIANIFICAZIONE A SOSTEGNO DEL CLIENTE L’azienda AF Stile non si occupa solamente di realizzare eleganti soluzioni in cartongesso e pareti iso-termiche all’avanguardia e dal basso impatto ambientale, nella sua ampia gamma di attività, infatti, un ruolo centrale occupa la pianificazione e il supporto al cliente, per soddisfare le più diverse esigenze in termini di edilizia e restauro. L’azienda offre un servizio di consulenza tecnico professionale, aiutando il cliente nella scelta dei mate-

riali più adatti e in un’attenta valutazione del progetto iniziale, fino all’ispezione dell’avanzamento del cantiere, monitorando le tempistiche di fornitura e installazione, per offrire un servizio “chiavi in mano”. Inoltre, la AF Stile offre un servizio di assistenza 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, centrando l’ambizioso obiettivo di creare con i prorpi clienti connessioni di stima reciproca, affidabilità e professionalità.

AF Stile si trova a Castello di Godego (Tv) www.afstile.it

laborazione solido e ancora vivo». Proprio l’esperienza pluriennale maturata in virtù della flessibilità del mercato, permette ad AF Stile di occuparsi oggi di edilizia residenziale e commerciale. L’ultima frontiera di ricerca di mercato, inoltre, ha portato l’impresa a ridisegnare la propria strategia commerciale e a fornire ai propri clienti un servizio completo in grado di modularsi sulla base delle richieste, il tutto coordinato e garantito da severe certificazioni dei materiali utilizzati. «Possiamo garantire un servizio non solo eccellente, ma anche in linea alle normative europee e al sostegno ambientale – aggiunge Antonio Mattiazzo –. Infatti, la nostra azienda, ha sviluppato un sistema di qualità certificato in conformità alla norma Uni En Iso 9001:2015 per le attività di installazione di pareti iso-termiche, di sistemi di chiusura per l’edilizia e di facciate continue rilasciato da Quaser Certificazioni. Siamo inoltre certificati Soa per l’esecuzione di opere pubbliche». Merito del successo di AF Stile, che da oltre vent’anni tiene il mercato con soluzioni all’avanguardia, è senza dubbio l’aver saputo puntare, non solo sulle nuove tecnologie, ma anche sulle risorse umane: «Negli anni – conclude Antonio Mattiazzo - abbiamo impegnato molte risorse economiche sia per l’acquisto di attrezzature che per la formazione del personale, in modo da essere sempre aggiornati e sempre in regola con le normative vigenti in materia di sicurezza. Un particolare ringraziamento va proprio alle maestranze impiegate, sia negli uffici, che nel cantiere, per l’impegno e la flessibilità dimostrata negli anni, perché è anche e soprattutto grazie a loro che abbiamo potuto raggiungere questi obiettivi con risultati soddisfacenti». • Andrea Mazzoli


GREEN ECONOMY REPORT

Salvaguardia territorio

Dicembre 2018 - pag. 16

>> continua dalla prima pagina

cifica Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi – specialmente riguardo alle aree in frana. Risulta evidente tuttavia come la mancata manutenzione e i cambiamenti climatici rendano il territorio meno sicuro e amplifichino i danni». Diverse criticità idrogeologiche sono generate anche da consumo di suolo e abusivismo edilizio, legati a pianificazioni urbanistiche approssimative. Quali correttivi prioritari servono in questo ambito? «In effetti l’abusivismo edilizio e le espansioni urbanistiche incontrollate degli anni 60-80 sono quelle che più frequentemente ricadono lungo i versanti a pericolosità da frana o all’interno delle naturali casse di espansione di piena dei corsi d’acqua. Dove possibile andrebbero realizzati interventi strutturali per mitigare il rischio e piani di protezione civile comunali realmente utili ed efficaci. Ma andrebbe anche finalmente approvata una legge sullo spreco del suolo, dicendo definitivamente basta ai condoni edilizi». All’ultima Giornata mondiale dell’acqua avete definito la corretta gestione di questa risorsa “la vera emergenza del futuro”. A livello nazionale, quali interventi occorre pianificare per preservare il potenziale idrico disponibile? «In generale piove meno a causa dei cambiamenti climatici. Si sono ridotte moltissimo soprattutto le precipitazioni nevose e gli eventi piovosi sono sempre più concentrati ed estremi. Tutto ciò riduce l’infiltrazione utile nel sottosuolo e le falde acquifere, anziché ricaricarsi, tendono a ridursi. Servirebbero investimenti per eseguire studi e ricerche idriche nei serbatoi geologici, l’ammodernamento delle reti, che mediamente sono un vero e proprio colabrodo con perdite a volte superiori al 50 per cento, e una pianificazione sull’utilizzo delle risorse acquifere più razionale, moderna ed efficace». Per non operare sempre in una logica di emergenza, bisogna cominciare innanzitutto dalla prevenzione. Dove deve migliorare il nostro Paese sotto questo aspetto? «Sul tema prevenzione il nostro Paese sconta ritardi clamorosi. In Italia si continua a morire Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi

PROPONIAMO L’ASSUNZIONE DI GEOLOGI NEGLI ENTI LOCALI DA UTILIZZARE COME “SENTINELLE DEL TERRITORIO” PER LA SALVAGUARDIA DELLA PUBBLICA E PRIVATA INCOLUMITÀ E PER LA MINIMIZZAZIONE DEI DANNI sesto c’era e si chiamava ItaliaSicura, ma il nuovo governo ha deciso di chiuderla. E adesso? «Anche se questa struttura è stata chiusa dal governo attuale, che ha riportato queste competenze nell’ambito del Ministero dell’ambiente, ritengo che la validità delle linee guida che ha prodotto resti immutata. Noi geologi riteniamo, tuttavia, che anche prevedendo una buona pianificazione pluridecennale di interventi strutturali di mitigazione dei rischi idraulico e idrogeologico, non potrà mai essere esaustiva in considerazione dello stato di dissesto del nostro Paese: ricordo, difatti, che in Italia sono state censite circa 630.000 frane, oltre l’80 per cento dei dissesti presenti in tutta Europa».

banalmente in seguito a un evento franoso o durante un’alluvione in un sottopasso, per esempio. Ancora più clamoroso il dato relativo ai terremoti, dove si stima che tra il 20 per cento e il 50 per cento delle vittime si hanno per comportamenti sbagliati durante l’evento sismico. Tante le azioni che si potrebbero mettere in campo, a cominciare dai piani di protezione civile comunali che non funzionano: non c’è in merito una filiera delle competenze e delle responsabilità e nessuno le controlla. Sarebbe necessaria una “semina” capillare di conoscenze e consapevoLe frane censite in Italia, oltre l’80 per cento dei lezza dei rischi alla popoladissesti presenti in tutta zione a partire dalle scuole, e Europa invece non si fa». Dal canto vostro invece, come operate per promuoverla? «Un pò provocatoriamente e per il secondo anno consecutivo, i geologi si sono sostituiti alle istituzioni andando nelle scuole a insegnare ai ragazzi la prevenzione, i georischi del loro territorio e i corretti comportamenti da adottare. Quest’anno siamo stati in 630 scuole in tutta Italia, raggiungendo circa 100 mila ragazzi». In realtà dal 2014 una struttura di missione per la progettazione in materia di dis-

630mila

Dunque, quale può essere la soluzione? «Alla messa in sicurezza delle aree a rischio è necessario affiancare anche interventi non strutturali come il presidio territoriale, già sperimentato con successo in diverse occasioni in seguito a eventi calamitosi nel nostro Paese. In genere però negli enti locali non ci sono geologi, per questo abbiamo presentato una proposta al ministro dell’Ambiente Sergio Costa che, per come sviluppata, può essere realizzata con costi davvero molto contenuti. La proposta prevede l’assunzione di geologi negli enti locali da affiancare a ingegneri, architetti e geometri già presenti in quelle strutture, da utilizzare come “sentinelle del territorio” per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità e per la minimizzazione dei danni». •


GREEN ECONOMY REPORT

Salvaguardia territorio

Dicembre 2018 - pag. 17

Geologia applicata: il rischio radon Il geologo Andrea Gritti affronta un argomento colpevolmente ancora poco trattato dai media, soprattutto considerando il pericolo che rappresenta. Ma la sensibilità a riguardo sta cambiando e le tecnologie sono pronte

egli ultimi anni va aumentando la richiesta di verifica delle concentrazioni di gas radon dagli ambienti lavorativi e dalle abitazioni». Andrea Gritti, geologo e titolare della bergamasca Hattusas Srl, tocca un tema delicato di cui, però, si parla ancora troppo poco. E, in effetti, forse è il caso di spiegare prima di tutto cos’è: il radon costituisce oggi, in Italia, la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di tabacco. Si tratta di un gas radioattivo che si può trovare nell’ambiente e proveniente dal decadimento dell’uranio presente naturalmente nelle rocce, nel suolo e nei materiali da costruzione. «Sebbene in modo ancora minoritario – dice Gritti −, grazie anche ad alcune iniziative legislative molto avanzate come in Regione Puglia o come la stessa Direttiva Europea in materia di radiazioni ionizzanti, si sta facendo avanti pure la richiesta di indagini preventive con la misura del potenziale radon del suolo, in modo da progettare i nuovi fabbricati anche in funzione della riduzione

«N

AUMENTA LA SENSIBILITÀ PER IL PROBLEMA DI ASSICURARE LUOGHI DI LAVORO E RESIDENZE SALUBRI, CON OPERE E VERIFICHE PER LA BONIFICA di questo fattore di rischio. Inoltre, aumenta anche la sensibilità nei confronti del problema di assicurare la salubrità dei luoghi di lavoro e di residenza, attivando, qualora necessario, le opere e le verifiche per la bonifica degli ambienti. È vero, peraltro, che si sta

Hattusas ha sede a Grassobbio (Bg) - www.hattusas.it

SUPPORTO ESSENZIALE Il geologo Andrea Gritti, titolare della Hattusas, entra nel dettaglio dell’attività interna all’azienda bergamasca. «Hattusas, con alle spalle un’esperienza ormai più che decennale, svolge un servizio puntuale e completo di

assistendo a una proliferazione di “offerte fai da te” relative alla rilevazione con dosimetria passiva a lungo termine, che non sempre riconoscono la necessità di una adeguata preparazione e professionalità nell’affrontare le problematiche legate alla presenza del gas radon». La società di Gritti, al contrario, si occupa di consulenze geologiche e ambientali, opera nell’ambito delle scienze applicate e unisce esperienze diversificate di professionisti altamente specializzati. Ciò che riguarda il radon, quindi, è solo uno degli ambiti in cui opera la Hattusas. «Siamo in grado di seguire direttamente tutte le fasi degli studi e dei lavori – spiega il titolare dell’impresa −, soprattutto nel campo della caratterizzazione geotecnica e geofisica dei terreni, che consente di svolgere senza mediazioni le in-

dagini dirette ed indirette previste dalla buona pratica geologicoambientale. In particolare, tra le altre nostre attività, siamo specializzati da anni nelle tecniche di misurazione gas radon, per le quali si sono acquisite specifiche conoscenze seguendo corsi dedicati in Italia e in Svizzera. Si propone un servizio completo di fornitura, posa, ritiro di rilevatori, e invio a laboratorio accreditato, misure a breve e lungo termine in continuo con apposita attrezzatura, misure nel suolo per verifiche e proposte preliminari alla costruzione, oltre all’assistenza e alla progettazione degli interventi di bonifica». Dunque, l’approccio alla tematica del rischio radon sta velocemente cambiando negli ultimi anni, «riconducendola alla sua principale caratteristica di essere un rischio eminentemente “geologico” – continua Gritti − e come tale affrontato anche preventivamente, mediante misure delle concentrazioni del gas nel suolo in base a protocolli che si vanno progressivamente affermando. Le verifiche “passive” con rilevatori posizionati all’interno dei fabbricati stanno poco alla volta allargandosi anche alle abitazioni e agli spazi residenziali, sebbene le normative, in attesa del recepimento da parte dell’Italia di una Direttiva Europea che riconsidera la problematica in modo più completo, siano ancora oggi rivolte alla sicurezza sui luoghi di lavoro, con l’obbligo, peraltro spesso disatteso, di verifiche ed approfondimenti da parte dei datori di lavoro. Anche in funzione di una auspicabile estensione dell’obbligatorietà delle verifiche, collegate anche e soprattutto alla salubrità degli ambienti di vita e di lavoro, la nostra società si è at-

consulenze geologiche e ambientali – dice Gritti − presso privati, importanti società ed enti pubblici che operano sul territorio, garantendo loro il supporto tecnico scientifico sia per l’impostazione e la realizzazione di progetti di carattere multidisciplinare, sia per le valutazioni e le indagini ambientali di corredo ai progetti. Hattusas si occupa, tra le altre cose, di studi di impatto

trezzata per eseguire direttamente e in proprio le misure sul suolo, nell’acqua e negli ambienti indoor mediante rilevatori a breve e medio termine». Il geologo, poi, si sofferma sul futuro tecnologico del settore. «Al momento ci sembra che le metodologie di rilevazione “passiva” siano ormai abbastanza consolidate – afferma Gritti − e probabilmente ci potrà essere una maggiore sensibilità dei materiali utilizzati nella rilevazione delle radiazioni ionizzanti. Sebbene le strumentazioni di rilevazione attiva siano ad oggi piuttosto sofisticate, potrebbe esservi nel futuro ancora spazio per un loro progressivo miglioramento, per una migliore risposta e interconnessione remota e per una integrazione con la possibilità di rilevare altri parametri ambientali. Allo stesso modo, si ritiene verranno approfonditi, affinati e migliorati i protocolli per la rilevazione del gas radon nel suolo, nelle acque e nei materiali lapidei e da costruzione». Infine, gli interventi istituzionali auspicabili in materia. «Certamente il recepimento della Direttiva Europea e la definizione di livelli più adeguati che devono essere rispettati, per dare una maggiore sicurezza alle persone nei confronti del rischio alla salute che può essere associato ad elevate concentrazioni di gas radon. La Direttiva Europea e le conseguenti normative nazionali dovranno poi essere adeguatamente declinate a livello locale e fatte rispettare con le opportune azioni da parte delle aziende sanitarie e dei Comuni». • Renato Ferretti

ambientale e di verifica (screening), di valutazioni ambientali strategiche e di studi di incidenza sui siti della Rete Natura 2000, per i quali svolge ed esegue analisi delle diverse componenti ambientali (vegetazionali, faunistiche, paesaggistiche), con individuazione dei vincoli, previsione degli impatti e proposte di mitigazioni/compensazioni».


GREEN ECONOMY REPORT

Ambiente

Dicembre 2018 - pag. 18

– sorgente fredda - all’evaporazione del refluo da concentrare – sorgente calda – facendo avvenire l’ebollizione a soli 30-35°C evitando così pericolose reazioni e/o degradazioni dei prodotti ad alte temperature. Il COP di raffreddamento – misura dell’efficienza energetica – delle nostre macchine è molto alto superiore a 3,5. Questo vuol dire che per ogni kW elettrico speso ho prodotto Le pompe di calore per l’evaporazione dell’acqua producono un vantaggioso abbattimento dei costi 3,5 kW termici utili per la ri-condensazione del distillato. Il nostro scopo è quello di concentrare i di gestione nel trattamento dei reflui. Obiettivo della C&G Depurazione Industriale è perfezionare reflui o prodotti in modo tale da abbattere i costi sempre di più questa tipologia di impianti. Il punto di Alberto Petrangeli operativi e di smaltimento in tutti quei settori in cui si necessita di ingenti quantitativi di acqua. Sarebbe impensabile continuare ad utilizzare risorse fossili per l’evaporazione di bbattere i costi di produzione è la grandi quantitativi di acnuova frontiera del settore induqua a meno che non striale. Un traguardo che porta in sé rientrino in un’ottica un doppio vantaggio: ambientale di riciclo del caed economico. È questa la filosofia su cui si basa la C&G Depurazione Industrialore disponibile che non a caso ha adottato come principio: “La le dai normali vostra azienda risparmia, il nostro ambiente processi induCoefficiente di performance guadagna”. C&G opera dal 1971 nel settore del striali. Per queraggiungibile dalle trattamento dei reflui industriali. «L’azienda nasce sto disponiamo macchine che sfruttano la tecnologia della pompa con lo scopo di far fronte alle richieste italiane e, anche di evapodi calore nello specifico, toscane dell’industria galvanica ratori ad acqua cal– spiega l’ingegnere progettista Alberto Petranda o vapore anziché a geli -. Queste aziende operano prevalentemenpompa di calore. L’evaporate nel settore dei trattamenti e verniciature superficiali (cromature, zincature…), ma i nostri campi di applicazione si sono poi ampliati arrivando a comprendere il trattamento di quasi ogni tipologia di refluo liquido industriale non solo proveniente da industria galvaniche, ma spaziando dall’industria tipografica a quella cosmetica, dalla farmaceutica a quella biotecnologica e alimentare. Ci siamo così radicati in settori emergenti o di nicchia. Ad esempio, sono sempre in crescita le richieste da parte di medio-piccole realtà produttive volte più al recupero e alla valorizzazione del reflui piuttosto che al loro smaltimento in un’ottica di economia circolare. Tuttavia, la principale fetta di mercato era e resta l’industria galvanica, non solo italiana, ma soprattutto internazioC&G Depurazione Industriale ha sede a Rignano nale di Paesi emergenti». Il know-how acquisito S.Arno (Fi) - www.cgdepur.it dalla progettazione e costruzione di più di duenitori e la produzione è ciò che consente di reamo dire di disporre di una buona dose di flessimila impianti venduti in Italia e all’estero ha inzione a pompa di calore resta, tuttavia, il nostro gire in maniera veloce e opportuna a ogni ribilità operando dalla progettazione dell’appacoraggiato l’azienda a crescere inseguendo e infocus e siamo sempre in prima linea per il conchiesta. La linea di produzione comprende: evarecchiatura fino a seguire l’intero iter delle sua conovando per proporre ai clienti un servizio comtinuo miglioramento delle prestazione delle noporatori sottovuoto, osmosi inversa, ultrafiltrastruzione, imballaggio, spedizione installazione pleto. «La nostra è una realtà a tutto tondo perché stre macchine mantenendo i costi contenuti. zione, scambio ionico, demineralizzatori, trattae start-up presso il cliente finale ma anche delè in grado di seguire il cliente a partire dalla proQuesti ultimi mesi mi sto personalmente ocmento chimico-fisico, filtro presse ed apparecchi l’eventuale assistenza tecnica nel corso degli anni. gettazione tecnica fino alla realizzazione delcupando di portare il COP delle nostre macspeciali per la galvanica, tutti prodotti conformi Insomma, seguiamo il cliente dalla nascita dell’apparecchiatura. In genere, veniamo contattachine ad un valore superiore al 4 impiegando alla vigente direttive Cee. I principali prodotto l’impianto fino alla fine della sua vita utile». ti dal cliente che ci illustra le sue problematiche anche gas refrigeranti più rispettosi dell’amsono gli evaporatori sottovuoto. Si tratta di tecCon un fornito magazzino di pezzi di ricambio e e/o ci invia dei campioni da analizzare nel nostro biente. Questa è anche la volontà del cliente nologie altamente innovative e basate sul prinun team di ingegneri e tecnici sempre in giro per laboratorio e offriamo soluzioni più o meno persempre più attento a contenere i costi operacipio della pompa di calore. «È una tecnologia l’Italia e il mondo, C&G può garantire un servizio sonalizzate partendo dalla nostra ampia gamma tivi dell’azienda e a ridurre l’impatto ambientale. vantaggiosa perché consente di trasferire il capost-vendita di altissimo livello. Il suo personadi prodotti standardizzati così da soddisfare piaCon la nostra esperienza e affidabilità tutto ciò lore offerto dalla ri-condensazione del distillato le è collegato online con distributori, clienti, fornamente le sue aspettative. In tal senso possiadiventa realtà». • Luana Costa

Tecnologie sostenibili per il trattamento dei reflui

A

COP4

I NOSTRI CAMPI DI APPLICAZIONI SI SONO AMPLIATI DALL’INDUSTRIA GALVANICA A QUELLA TIPOGRAFICA O COSMETICA, DALLA FARMACEUTICA A QUELLA BIOTECNOLOGICA E ALIMENTARE

TARGET, COSTI E TEMPISTICHE C&G Depurazione Industriale dispone di una clientela molto ampia: dal piccolo artigiano fino alla media e grande impresa. Ovviamente, l’impatto dell’installazione delle nuove apparecchiature sulle multinazionali o sulle grandi imprese in Italia e nel mondo è ammortizzabile in breve tempo e risulta molto vantaggioso. La piccola impresa può avere difficoltà a ripianare i costi iniziali della

macchina anche se mediamente riesce nell’arco di circa sette anni. In genere, i tempi di pay back vanno dai tre o quattro anni e per le grandi imprese e possono arrivare fino a sette o otto anni. «Per far fronte a questo problema – afferma l’ingegnere Alberto Petrangeli - disponiamo di un’ampia scelta di modelli che possono andare incontro alle esigenze del piccolo produttore, con l’immissione sul mercato di macchine con taglia e costi ridotti, ma anche far fronte alle produzioni di multinazionali con macchine più grandi, costose ed efficienti».


GREEN ECONOMY REPORT

Ambiente

Dicembre 2018 - pag. 19

Un settore trainante Quello ambientale si candida a diventare uno dei principali comparti di crescita e di sviluppo sia sotto il profilo economico che occupazionale. In questo ambito si svolge l’attività di Physis a supporto delle aziende che vogliano attuare un sistema di gestione della qualità ambientale trasparente ed efficiente

coglie. Da sempre ho creduto che noi giovani professionisti siamo il futuro ma soprattutto il presente di questa splendida regione e abbiamo l’obbligo morale di mettere le nostre competenze al servizio del nostro popolo. Nel svolgimento delle mie attività ho attuato una politica della qualità. Da quando ho deciso di intraprendere la strada imprenditoriale ho sempre creduto che la migliore strategia fosse quella di conquistare la fiducia di chi ci affida la gestione dei propri impianti. All’inizio non è stato affatto semplice, soprattutto nelle aree industriali della Campania dove abbiamo avuto a che fare con aziende in gravi difficoltà per via di impianti molto spesso posti sotto sequestro o

IN CAMPANIA LE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA GESTIONE DEI RIFIUTI E UNA NON CONOSCENZA APPROPRIATA DELLA SFERA TECNICA E GIURISDIZIONALE AMBIENTALE HANNO OFFUSCATO LA NOSTRA SPLENDIDA REALTÀ n settore con l’ambizione di diventare trainante nell’economia. È sulla scorta di queste considerazioni che le aziende operanti nel comparto green proseguono la loro corsa verso l’aggiornamento continuo e lo sviluppo di nuove soluzioni in grado di migliorare le performance complessive. Physis è uno studio di consulenza ambientale che si occupa da anni di sistemi di gestione integrati dei rifiuti, per la qualità, l’ambiente e la sicurezza. «Supportiamo le aziende che vogliono dar voce e trasparenza alle loro attività e allo stesso tempo attuare un sistema di gestione della qualità ambientale che non danneggi il territorio che li accoglie» spiega Antonio Mozzillo, referente della società operante a Napoli, territorio tristemente famoso per gli atavici ritardi e criticità nel sistema di gestione dei rifiuti. «Ci occupiamo di tutto ciò che riguarda il comparto dei rifiuti – aggiunge ancora -: dalla loro nascita fino allo smaltimento e al recupero ambientale/energetico abbracciando l’intero iter. La principale attività svolta è quella autorizzativa degli impianti all’esercizio e successivamente monitoriamo gli stessi affinché rispettino il regime autorizzativo previsto dal testo unico ambientale. Questo è un settore che non può più essere sottovalutato, soprattutto per gli aspetti economici. Il recupero che quotidianamente viene effettuato per la carta, per i metalli ferrosi e non ferrosi ma anche per l’olio produce enormi margini e vantaggi economici per le aziende». Antonio Mozzillo nasce come giurista ambientale prestato al settore tecnico. «Laureato nel 2013 nel campo dell’ingegneria civile e ambientale, ho deciso di pro-

U

Physis ha sede a Napoli - physissrls@gmail.com

seguire e fortificare le mie conoscenze nella consulenza tecnica ambientale, abbracciando altri settori inerenti la qualità e la sicurezza aziendale. Ho da sempre coltivato la passione per gli aspetti ambientali, forse perché provengo da territori molto sensibili a queste tematiche come Napoli e Caserta, in cui le problematiche legate alla gestione dei rifiuti e una non conoscenza appropriata della sfera tecnica e giurisdizionale ambientale hanno offuscato la nostra splendida realtà. Ed è proprio per queste ragioni che ho deciso di fondare uno studio tecnico basato sulle analisi delle criticità ambientali che ogni singola attività industriale, commerciale può creare. Offro supporto a tutte quelle aziende che vogliono dar voce e trasparenza alle loro attività e allo stesso tempo attuare un sistema di gestione della qualità ambientale che non danneggi il territorio che li ac-

diffidati che non rispettavano le prescrizioni ambientali di esercizio o addirittura che attuavano una gestione illecita sugli stessi. Ma è proprio in situazioni di criticità che i clienti sono disposti a mostrare apertura, acconsentendo l’ingresso a estranei nelle attività aziendali. Noi attraverso il lavoro e la consulenza effettuata sul posto abbiamo acquisito la fiducia delle aziende e pian piano, attraverso i continui controlli settorizzati e di competenza siamo passati a gestire le loro attività con ottimi risultati sia dal punto di vista strettamente industriale si dal punto di vista formativo del personale. I nostri lavori nel 2018 hanno marcato e segnato ottimi risultati soprattutto nel nord Italia, con la realizzazione di impianti di recupero rifiuti in procedura ordinaria (ex art. 208 d.lgs. 152/06), studi ambientali finalizzati a procedure di valutazione di impatto ambientale, consulenza legale in materia di gestione illecita di rifiuti e innumerevoli articoli e commenti in materia di aggiornamenti legislativi in campo ambientale a supporto delle piccole e medie aziende». Quello ambientale è un settore in forte espansione: «È un campo proiettato al futuro – conferma Antonio Mozzillo -. Io credo che in futuro sarà in grado di fornire circa il trenta per cento del lavoro nazionale. Già adesso è in crescita dal punto di vista occupazionale ma sono convinto che lo sviluppo sarà esponenziale anche sulla scorta degli investimenti che numerosi imprenditori sono intenzionati a effettuare nel settore della sostenibilità ambientale attraverso l’apertura di nuovi impianti e termovalorizzatori». • Luana Costa


GREEN ECONOMY REPORT

Ambiente

Dicembre 2018 - pag. 20

n settore in crisi prima ancora della recessione globale, eppure non mancano prospettive promettenti. Parliamo di edilizia e delle possibilità che proprio la sempre maggiore sensibilità ai temi ambientali sta trasformando, dando finalmente un’occasione di crescita. Certo, non si tratta di un aspetto su cui può lavorare chiunque: serve non solo una serie di competenze specifiche, ma una filosofia aziendale che esalti la qualità del lavoro, l’aggiornamento continuo della formazione del personale e la capacità di innovarsi. Ne parliamo con Hidri Luar, titolare della piacentina Hidri Costruzioni, azienda operante nel campo delle costruzioni e ristrutturazioni da circa un decennio. «Caratterizzata dall’assoluta flessibilità e qualità del servizio offerto – premette Hidri −, vantiamo una vasta gamma di competenze estendendo i nostri lavori non solo in ambito residenziale, ma anche industriale. L’impegno quotidiano è rivolto alla ricerca della massima qualità nella realizzazione del progetto, al fine di offrire un prodotto e un servizio sempre migliore a una clientela attenta ed esigente. L’attenzione a novità e tendenze, la cura dei particolari, la qualità dei materiali e la tecnica specializzata nelle opere, fanno del nostro lavoro un requisito estremamente affidabile ed innovativo». Lo smaltimento dell’amianto è un problema sempre più ricorrente, di cui l’impresa se ne occupa fin dalla sua fondazione. «L’amianto era un materiale da costruzione regolarmente utilizzato soprattutto a livello di coperture – dice Hidri −. Una

U

La nuova epoca dell’edilizia Hidri Luar ci parla del necessario per un’impresa edile nell’affrontare il nuovo mercato sensibile alla tutela ambientale. Con un occhio di riguardo verso la bonifica e lo smaltimento dell’amianto

Hidri Costruzioni si trova a Monticelli d’Ongina (Pc) - www.hidricostruzioni.it

volta scoperta la nocività per la salute, è iniziata una lenta rimozione sia dagli edifici pubblici che da quelli privati. Eseguiamo interventi di rimozione, smaltimento e bonifica amianto di lastre, tubi, canne fumarie, isolanti, che vengono ese-

GARANTIAMO PROFESSIONALITÀ DALLO SMONTAGGIO ALL’INCAPSULAMENTO, FINO AL TRASPORTO DELL’ETERNIT IN APPOSITE DISCARICHE guiti con personale qualificato nel pieno rispetto delle procedure e della sicurezza. La bonifica di amianto viene eseguita in tutte le circostanze, anche per grossi lavori di qualsiasi dimensione e complessità. Siamo un’impresa che vanta una forte esperienza in questo campo e che sa garantire un’elevata professionalità dalla rimozione, all’incapsulamento, fino al trasporto dell’eternit presso una delle apposite discariche autorizzate a tale scopo». Un altro campo in cui la Hidri Costruzioni è particolarmente attiva consiste nelle ristrutturazioni e costruzioni di edifici residenziali. «Ci occupiamo di tutto ciò che riguarda la costruzione/ristrutturazione di un edificio – spiega l’imprenditore −, con un servizio garantito e affidabile che comprende tutte le fasi dalla progettazione fino alla consegna dell’immobile chiavi in mano. Tutto

questo grazie alla competenza dei nostri addetti che riusciranno a gestire qualunque tipo di esigenza del cliente». Una delle caratteristiche che contraddistingue il modo di operare sul mercato della ditta Hidri sta «nella ricerca della massima soddisfazione del cliente finale – continua Hidri − durante tutte le fasi del processo di realizzazione degli immobili. Per questo scegliamo con estrema attenzione le tecniche costruttive, la posa dei materiali, le impermeabilizzazioni di tutte le nostre opere, prestando inoltre la massima cura nella progettazione degli ambienti e nella disposizione delle stanze, per assicurare la massima funzionalità e lo sfruttamento ottimale delle superfici abitabili rimanendo comunque disponibili a valutare la possibilità di realizzare eventuali modifiche richieste dal cliente nelle prime fasi della costruzione». Hidri Costruzioni è un’impresa che si occupa di una grande varietà di lavorazioni: dalla costruzione di edifici alla loro ristrutturazione, dalla sostituzione degli infissi alla posa di tetti in legno, ogni operazione viene eseguita prestando attenzione ai bisogni del cliente. «A partire dalla progettazione, passando per lo svolgimento delle pratiche burocratiche ed edilizie (Dia e Scia ma non solo), fino ai lavori veri e propri.

Ogni lavorazione si basa su una accurata fase di progettazione, che inizia da un approfondito sopralluogo del contesto e dell’edificio. In funzione delle esigenze del cliente e dei suoi gusti, vengono scelti i materiali più indicati per le lavorazioni da effettuare. La nostra capacità di assecondare le richieste della committenza è frutto di una lunga esperienza acquisita e consolidata sul campo, oltre che di una approfondita conoscenza di tutti gli aspetti dell’edilizia e dei materiali».• Elena Ricci


GREEN ECONOMY REPORT

Ambiente

Dicembre 2018 - pag. 21

erseguire uno sviluppo economico che offra servizi di qualità nel rispetto dell’ambiente è un obiettivo quanto mai condiviso, soprattutto oggi che le politiche ambientali sono al centro di discussioni e trattative europee. Eppure, a livello nazionale, sono ancora poche le realtà che riescono a raggiungere questo ambizioso traguardo. Montecchi Spa, azienda attiva nel commercio dei rottami ferrosi e non ferrosi, investe ogni anno risorse economiche e tecniche per una costante formazione del personale, mettendo al centro delle proprie energie, servizi di qualità ed efficienza. «La nostra azienda – racconta Ilaria Montecchi, è consapevole che avere un team coeso e qualificato significa disporre di un “patrimonio” inestimabile, fatto di energie, competenze, idee, visioni, proposte e soluzioni differenti». I singoli infatti, non sarebbero in grado di raggiungere gli obiettivi o avere la forza, né tanto meno la visione che una squadra potrebbe mettere in campo. Il plusvalore della coesione è il vero motivo dello stare insieme. Con sede a Felegara, Montecchi è stata una delle prime realtà della provincia di Parma ad effettuare servizi di trattamento con autorizzazione europea Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche). Attualmente l’azienda svolge attività di commercio, trasporto e recupero di rifiuti non pericolosi costituiti prevalentemente da rottami ferrosi e non ferrosi, acciaio, ferro, alluminio, bronzo, ottone, rame, cavo di rame, e torniture. «La ditta – continua Ilaria Montecchi – effettua

P

Crescere nel rispetto dell’ambiente Specializzata nel commercio e recupero di rottami ferrosi, la Montecchi ha fatto della formazione e di una sana politica ambientale, il segreto di un successo lungo oltre trent’anni In possesso della certificazione ambientale Iso 14001/2015, che ne identifica l’attinenza allo standard internazionale, Montecchi offre i propri servizi studiando la soluzione migliore per l’azienda cliente e fornitrice, partendo dal contesto in cui opera e secondo esigenze specifiche, per raggiungere il comune obiettivo di sviluppo economico a contenuto impatto ambientale. L’unica strategia aziendale vincente, la vera immortalità di un’azienda, è la capacità che essa ha di rinnovarsi e rigenerarsi costantemente, adattando le sue strategie e il suo prodotto alle richieste del mondo. • Andrea Mazzoli

Montecchi si trova a Felegara (Pr) - www.montecchi.it

il recupero del materiale fino all’ottenimento di “End of Waste”, ovvero in conformità agli standard europei che determinano quando i rottami, siano essi di ferro, acciaio, alluminio o di rame, cessano di essere considerati rifiuti (Reg. Ue 333/2011 e Reg. Ue 715/2013). Oltre al trattamento dei rifiuti, l’azienda mette a dispo-

sizione il noleggio di container di varie cubature, servizio di trasporto conto terzi di carta, plastica, legno, imballaggi misti, destinati agli impianti di recupero, servizio di demolizioni industriali e intermediazione rifiuti pericolosi e non pericolosi in categoria 8E dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali».


GREEN ECONOMY REPORT

Energia

Dicembre 2018 - pag. 23

Un’importante azione formativa e informativa I risparmi energetici oggi equivalgono al 52 per cento dell’obiettivo al 2020 previsto dal Piano d’azione per l’efficienza energetica. Lo spiega Ilaria Bertini dell’Enea

a Strategia energetica nazionale (Sen) del 2017 conferma il ruolo chiave dell’efficienza energetica nel percorso di transizione energetica del nostro Paese, potenziando quelle politiche necessarie al raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei. In base al Rapporto annuale 2018 sull’Efficienza energetica realizzato da Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), tutte le misure adottate nel

«Rispetto all’obiettivo per il periodo 2011-2020, previsto nel Piano d’azione nazionale per l’Efficienza energetica 2014 e coerente con la Sen 2013, i risparmi energetici conseguiti al 2017 sono stati pari a poco più di 8 Mtep/anno, equivalenti a quasi il 52 per cento dell’obiettivo finale. Tali risparmi derivano per circa il 37 per cento dal meccanismo d’obbligo dei Certificati Bianchi e per oltre un quarto dalle detrazioni fiscali. Per quanto riguarda l’obiettivo minimo di risparmio energetico di 25,5 Mtep di energia fi-

settore dell’efficientamento a partire dal 2011 hanno portato nel 2017 a un risparmio di due miliardi e mezzo di euro per minori importazioni di gas naturale e petrolio, evitando emissioni pari a circa 19 milioni di tonnellate di CO2. Una breve analisi del Rapporto è realizzata da Ilaria Bertini, vice direttore del Dipartimento unità tecnica efficienza energetica presso Enea. A che è punto è l’Italia sui diversi fronti: residenziale, industriale, trasporti e terziario?

nale cumulato, da conseguire negli anni 20142020 in base all’articolo 7 della Direttiva 2012/27/UE, i risultati ottenuti sono in linea rispetto al trend di risparmi previsti per il raggiungimento dell’obiettivo al 2020. A livello settoriale, il residenziale ha, di fatto, già raggiunto l’obiettivo atteso al 2020. L’industria è a metà del percorso previsto, mentre risultano ancora indietro trasporti e terziario, settore quest’ultimo in cui rientra la Pa». Quali sono le direttrici da seguire? «Per il settore residenziale si prevede l’ampliamento del campo di interventi del Fondo nazionale per l’efficienza energetica, varato a marzo 2018, in modo da sostenere interventi che necessitano di un elevato investimento iniziale, stimolandone i finanziamenti da parte degli istituti di credito. Per il settore industriale, oltre al potenziamento e la semplificazione del meccanismo d’obbligo dei Certificati Bianchi, si punterà sul Piano Impresa 4.0 e continuerà la promozione dell’efficienza energetica nelle Pmi, attraverso bandi di cofinanziamento degli audit energetici e dei sistemi di gestione dell’energia. Per il settore dei trasporti, la Sen richiama la necessità di ridurre il ricorso alla mobilità privata virando verso la smart mobility e il trasporto pubblico locale».

L

Ilaria Bertini, vice direttore del Dipartimento Unità Tecnica Efficienza energetica presso Enea

il Conto Termico costituisce un importante e snello sistema di supporto». Una delle principali attività dell’Enea nel 2017 per promuovere l’efficienza energetica a livello nazionale è stata la campagna “Italia in Classe A”. Quanto è importante l’azione informativa in questo campo? «È fondamentale proprio per superare l’asimmetria informativa che genera le barriere all’accelerazione del processo. Inoltre, è utile per aumentare e aggiornare la professionalità degli operatori del settore che costituiscono l’inter-

Particolare attenzione va agli edifici pubblici. «Relativamente all’obbligo di riqualificazione energetica del 3 per cento della superficie degli immobili occupati dalla Pubblica amministrazione centrale, nel quadriennio 2014-2017 risultano terminati, in fase di realizzazione o programmati interventi su oltre 190 immobili, per una superficie utile complessiva di oltre 1,9 milioni di metri quadrati. Il dato è imputabile in larga parte, sia in termini di interventi faccia finale con l’utente che di superficie riqualiSono gli immobili che hanno e devono saper proporre ficata, al Programma per subito interventi di e, quindi, ben manegla Riqualificazione enerriqualificazione energetica giare anche tecnologie getica degli edifici della nel quadriennio 2014-2017 meno tradizionali e più perPubblica amministrazione formanti. Infine, serve per centrale, mentre il residuo è creare l’alfabetizzazione energericonducibile ad altre misure di tica dei cittadini quali utenti finali e fuincentivazione specifiche (proturi prosumer. In attesa del terzo anno, il grammi Poi-energia) e agli interventi eseguiti programma operativo di “Italia in classe A nella dall’Agenzia del Demanio nell’ambito del Sisua seconda annualità è stato articolato in stema accentrato delle manutenzioni (Manuquattro macro-progetti destinati ai singoli tartentore Unico)». get (scuole, Pmi e banche, Pubblica amminiGli investimenti innescati da strumenti strazione e famiglie che vivono in condomini). come l’ecobonus, il sismabonus e la cesIn particolare, la Campagna Italia in Classe A è sione del credito fiscale hanno contribuito a diventata itinerante e la promozione del tema sostenere la riqualificazione energetica del dell’efficienza energetica ai diversi target si è patrimonio edilizio. Quali sono le prospettive svolta sull’intero territorio nazionale, toccando per il settore pubblico e privato? 10 città italiane di dimensioni medio-grandi «L’Ecobonus sta andando molto bene e man(Bolzano, Torino, Ferrara, Ascoli Piceno, Vitiene un trend costante dall’avvio del meccaniterbo, Matera, Bari, Napoli, Palermo e Roma) e smo nel 2007. Da allora si contano circa 35,5 con la collaborazione dei diversi stakeholder miliardi di investimenti per 1,31 Mtep/anno di rilocali (Pa, associazioni di categoria, università, sparmio complessivi. Nel 2017 sono state inolordini professionali). La pagina Facebook di trate 422mila domande per interventi, che Italia in Classe A è diventata a tutti gli effetti uno hanno comportato investimenti per 3,724 mld strumento di divulgazione e informazione». di euro e un risparmio energetico valutato in • Francesca Druidi circa 0,112 Mtep. Più in dettaglio, gli investimenti attivati negli ultimi quattro anni ammontano a circa 13,5 miliardi di euro. Tra le tendenze da rilevare: oltre il 40 per cento delle risorse è stato destinato ai serramenti; circa il 25 per cento alla coibentazione di solai e pareti; circa il 9 per cento alla riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento dell’intero edificio. Gli altri strumenti di sostegno non hanno ancora espresso il loro potenziale a causa di varie barriere di tipo economico, burocratico e culturale, non tecnologico. Si tratta di interventi costosi che presuppongo l’accordo all’interno del condominio. L’istituto della cessione del credito stenta a decollare, perché sussistono complicazioni di carattere burocratico sulle quali si sta lavorando per superarle; le aziende multiutility che si stanno impegnando trovano, dunque, delle difficoltà. Per il settore pubblico

190


GREEN ECONOMY REPORT

Innovazione

Dicembre 2018 - pag. 24

Auto ibride solari? Alla portata di tutti n sistema per convertire un’auto tradizionale in un veicolo ibrido solare, riducendone consumi ed emissioni. Si chiama HySolarKit ed è un sistema di conversione, brevettato a livello europeo e già applicato su una Fiat Punto, che può applicarsi ai veicoli convenzionali a trazione anteriore, con costi molto inferiori rispetto a quelli per l’acquisto di un nuovo veicolo ibrido o elettrico. Per farci un’idea più chiara di cosa si tratta, ne abbiamo parlato con Gianfranco Rizzo, alla guida della eProInn Srl (Energy and Propulsion Innovation), una società spin-off dell’Università di Salerno, nata per iniziativa di docenti e ricercatori afferenti a eProLab (Energy and Propulsion Laboratory) del Dipartimento di Ingegneria Industriale. «Lo spin-off – precisa Rizzo − si è formato proprio con l’obiettivo iniziale di favorire lo sviluppo e l’industrializzazione di HySolarKit». Qual è il campo d’azione della eProInn? «La mission di eProInn si estende agli aspetti innovativi dell’ingegneria e della green economy relativi all’energia e alla propulsione. In questi campi, i ricercatori di eProInn e di eProLab hanno sviluppato una lunga esperienza in ambito acca-

U

Gianfranco Rizzo, della eProInn, con sede a Fisciano (Sa) - www.eproinn.com

demico e industriale. Questo grazie a numerose collaborazioni e progetti industriali oltre che a una vasta rete di partenariato in contesti nazionali e internazionali, all’interno di contratti, progetti di ricerca, progetti europei e accordi bilaterali». In cosa consiste il progetto? «L’HySolarKit, premiato con il “Seal of Excellence” di Horizon 2020, è attualmente portato avanti da eProInn e dai partner industriali Landi, Mecaprom e Solbian nell’ambito del progetto Life-Save (Solar Aided Vehicle Electrification). Il progetto,

Riduzioni di consumi e di emissioni, accelerazione migliorata, senza i problemi di autonomia delle auto elettriche e un prezzo conveniente. Gianfranco Rizzo ci descrive il “kit” che converte le auto in 4x4 ibride con sistema fotovoltaico

del valore di circa 3,1 milioni, è co-finanziato dal programma europeo Life, strumento della comunità europea per il sostegno alle iniziative di salvaguardia dell’ambiente. In particolare, è finalizzato a sviluppare cinque prototipi pronti per l’industrializzazione (TRL=9) e alla costituzione di una NewCo tra i partner partecipanti al progetto, tesa a traghettare il progetto alle fasi di industrializzazione e commercializzazione». Come avviene la conversione con l’HySolarKit? «La trasformazione è ottenuta integrando dei motori elettrici nelle ruote posteriori, aggiungendo una batteria addizionale, dei pannelli fotovoltaici flessibili e un sistema di controllo. La vettura diventa così una 4x4 ibrida, con ricarica assistita dal fotovoltaico. I vantaggi includono riduzioni di consumi e di emissioni, possibilità di accedere

alle Ztl, accelerazione migliorata, senza i problemi di autonomia e di ricarica che affliggono le auto elettriche, ma soprattutto ad un prezzo previsto molto conveniente (contiamo che possa mantenersi sotto i 4.000 euro). Stiamo poi lavorando ad altri due progetti finanziati dalla Regione Campania e finalizzati a perfezionare alcuni aspetti del progetto HySolarKit paralleli al progetto LifeSave, e a sviluppare soluzioni elettrificate per la raccolta delle verdure di quarta gamma in serra. Sullo sfondo, abbiamo iniziato a lavorare ad uno stimolante progetto sui droni solari». Qual è la situazione del mercato nel vostro settore? «Le richieste riguardano soluzioni sostenibili dal punto di vista ambientale, tecnico ed economico per la mobilità e per la generazione energetica. Altro aspetto di primaria importanza è la disponi-

PROGETTO VINCENTE «Il 2017 ha visto un’accelerazione importante sul nostro principale progetto Life-Save – dice Gianfranco Rizzo, alla guida della eProInn −: ci ha consentito di investire nella nostra nuova sede presso l’incubatore di spin-off nel Campus di Fisciano e di assumere diversi collaboratori, nell’area tecnica, amministrativa e di comunicazione. A partire dall’anno scorso, abbiamo avuto il finanziamento di altri progetti, un’accresciuta interazione con partner industriali, sviluppando anche una forte attività di networking sul doppio binario scientifico e industriale. Cito, tra le altre, la presenza allo Smau di Berlino, dove siamo stati segnalati tra le quattro start-up italiane più innovative dal giornale “Il Mitte”, e la presentazione di due studi sui veicoli ibridi-solari in Cina, dove ho coordinato una Panel Discussion con accademici e industriali presso Faw, oltre ad aver consolidato la partnership della nostra start-up con la prestigiosa Tsinghua University di Pechino».

bilità e la formazione specialistica on the job di ingegneri in grado di operare in un mercato in forte trasformazione. Su questo fronte, la nostra startup può svolgere un efficace lavoro di cerniera, grazie alla nostra collocazione accademica in uno dei più vivaci e innovativi campus universitari italiani». Quali sono le caratteristiche principali che distinguono la vostra società sul mercato? «Nasciamo come spin-off dell’Università di Salerno, portandoci dietro un bagaglio di esperienze di ricerca maturate nel campo dell’energia e delle rinnovabili, dei sistemi di propulsione tradizionali ed alternativi. Le nostre competenze specifiche coprono la modellazione matematica e l’ottimizzazione di sistemi energetici complessi, le applicazioni al controllo real-time, la progettazione e costruzione di prototipi, le analisi di scenario quali piani energetici territoriali e di settori industriali. E, ovviamente, la formazione specialistica. Il nostro gruppo universitario (nelle recenti classifiche italiane in termini di qualità della ricerca) si distingue per le numerose collaborazioni industriali e per i forti contatti internazionali, caratteristiche che si riverberano nella nostra start-up». Quali saranno le innovazioni tecniche e tecnologiche nel prossimo futuro? «I trend che attraversano il settore della mobilità sostenibile e delle applicazioni energetiche avanzate riguardano la elettrificazione ed ibridizzazione dei veicoli, l’interazione con i sistemi Ict e Adas, la tecnologia delle batterie e dei sistemi di storage energetico in genere, incluse le fuel-cell». • Renato Ferretti


GREEN ECONOMY REPORT

Innovazione

Dicembre 2018 - pag. 25

Contenimento delle polveri e automazione I processi di abbattimento delle polveri diventano sempre più strategici per la salute umana ma soprattutto più innovativi per l’impiego di nuove tecnologie. Il punto di Mario Passeri

processi industriali o artigianali che danno luogo alla produzione e al rilascio nell’atmosfera di polveri a diversa granulometria sono sempre più numerosi. La classe granulometrica è direttamente correlabile all’entità dei danni che possono essere riscontrati a livello dell’apparato respiratorio umano. Si parla infatti di frazione inalabile, di frazione toracica e frazione respirabile, si tratta di polveri nocive per la salute umana e in grado di produrre effetti sanitari riscontrabili nell’organismo. WLP nasce nel maggio 2005 con lo scopo di progettare, costruire e commercializzare macchinari per uso ambientale, ovvero per il contenimento delle emissioni di polveri di origine silicea e il contenimento e abbattimento degli odori. «I sistemi di abbattimento delle polveri non sono più considerati come strutture aggiuntive ma sono ormai parte integrante della catena di produzione - spiega Mario Passeri, Ceo di WLP -. Proprio in ragione di ciò, al momento della realizzazione di qualsiasi materiale, tali sistemi sono già integrati nella progettazione dell’impianto. Le principali richieste che provengono dal mercato riguardano la costruzione di macchine indirizzate al settore minerario o a quello delle demolizioni sia per aziende

I

WLP srl ha sede a Castelnuovo (Tn) www.wlpdust.com

L’OBIETTIVO È SEMPRE STATO QUELLO DI REALIZZARE SISTEMI IL PIÙ EFFICIENTI POSSIBILI DAL PUNTO DI VISTA ENERGETICO E RISPETTO AI COMPETITOR ABBIAMO RAGGIUNTO UN’EFFICIENZA DI GESTIONE MOLTO ELEVATA dalle piccole dimensioni che più grandi». Al primo canale, ovvero quello per cui la società venne creata, si affianca oggi un secondo con lo scopo di fornire all’azienda adeguato supporto tecnologico. Per questo motivo la WLP si occupa anche della

I MERCATI STRANIERI Circa l’ottanta per cento del fatturato aziendale proviene dai mercati esteri. Il mercato italiano richiede macchine rivolte al contenimento delle polveri durante le operazioni di demolizioni o i lavori di costruzione o di scavi in galleria. Il mercato estero richiede invece macchine per grandi estensioni so-

costruzione e progettazione di sistemi elettronici di controllo e di sviluppo del software di automazione. WLP ha una struttura commerciale in pieno sviluppo, attivamente presente presso gli utilizzatori soprattutto tramite prove e dimostrazioni, e un mercato potenziale dalle eccellenti prospettive. «Nel corso degli anni ci siamo evoluti implementando l’ufficio tecnico e le attività di ricerca e sviluppo ampliando contestualmente la nostra rete commerciale mondiale. Il servizio di nebulizzazione, ad esempio, è stato reso sempre più efficiente grazie al rafforzamento del settore ricerca e sviluppo ma soprattutto grazie alla rete di partner che sono in grado di produrre liquidi da miscelare in acqua, si tratta di liquidi biocompatibili e che aumentano l’efficienza della nebulizzazione. Attualmente le prospettive del mercato sono molto incoraggianti, la nostra azienda presenterà al prossimo Bauma un

prattutto nel settore minerario o della gestione di grandi parchi di stoccaggio di materiali pulverulento. «La nostra azienda – afferma Mario Passeri, Ceo di WLP - ha in mente di rafforzare il processo di europeizzazione dal momento che lavoriamo con maggiore facilità con siti produttivi molto distanti per via della velocità di decisione molto diverse dalle tempistiche europee».

sistema in grado di aumentare in maniera drastica l’efficienza di nebulizzazione su grandi aree con l’obiettivo di diminuire l’impatto energetico e quindi parallelamente aumentare l’efficienza di nebulizzazione con minori costi». Nel 2018 l’azienda ha raddoppiato il fatturato rispetto al traguardo raggiunto il precedente anno. «In questo momento la WLP è una delle aziende con più esperienza nel mondo specializzate nell’abbattimento delle polveri. Siamo presenti sul mercato fin dal 2005 e oltre seimila delle nostre macchine sono installate in tutto il mondo. Disponiamo di una rete di distribuzione molto capillare dei nostri prodotti e della nostra tecnologia. L’obiettivo è sempre stato quello di realizzare sistemi il più efficienti possibili dal punto di vista energetico e rispetto ai competitor abbiamo raggiunto un’efficienza di gestione molto elevata che si esplica non solo nel design particolarmente curato delle macchine, ma anche

nella qualità dei prodotti impiegati. Da sempre il nostro pallino fisso è aumentare l’efficienza che vuol dire diminuire i costi di gestione per il cliente. In ragione di ciò l’intera divisione elettrica ed elettronica adotta i migliori standard costruttivi presenti al momento sul mercato. Disponiamo, inoltre, di un laboratorio che si occupa di implementare i software e gli strumenti elettronici da installare sulle macchine. Insomma un aspetto che, come la lettura dei dati ambientali, può facilitare l’utilizzo e l’automazione delle macchine. Possediamo, infine, un reparto che si occupa della costruzione degli hardware di sistema e che fornisce un vantaggio in termini di realizzazione di macchine customizzate per i clienti. Molto spesso costruiamo “abiti” tailor made sulla “pelle” del cliente e disponiamo di macchine che funzionano anche in condizioni climatiche proibitive. Sono sistemi con un sistema di riscaldamento che non ha eguali al mondo, nessuno possiede questa tecnologia che è realizzata sviluppando corone di nebulizzazione molto sofisticate in grado di far lavorare le macchine a qualsiasi latitudine». • Luana Costa


GREEN ECONOMY REPORT

Rinnovabili

Dicembre 2018 - pag. 26

Bioenergie, quali le opportunità Lo sviluppo dell’impiego delle energie rinnovabili, in particolare delle biomasse e del biogas, si lega alla sostenibilità, ma anche al miglioramento del tessuto socioeconomico delle aree rurali, di collina e di montagna italiane. Lo spiega Walter Righini, presidente Fiper romuovere una maggiore integrazione della politica energetica con la filiera agricola e forestale, puntando alle comunità dell’energia rinnovabile. Mantenere in esercizio e incrementare l’attuale parco di impianti esistenti per la produzione di biogas agricolo e di calore/elettricità da biomasse solide. Sono alcuni delle direttrici individuate da Walter Righini, presidente Fiper, Federazione italiana di produttori di energia da fonti rinnovabili, che rappresenta i produttori di biomassa legnosa, i gestori di impianti di teleriscaldamento e biogas/biometano alimentati da fonti rinnovabili. È stato da qualche mese riconfermato nuovamente alla presidenza di Fiper. Quali gli obiettivi da perseguire nel prossimo triennio?

P

«La recente Direttiva Red2 si pone l’obiettivo di raggiungere il 32 per cento di energia prodotta da Fer sui consumi finali al 2030. In questo scenario, crediamo che la promozione del teleriscaldamento (Tlr) a biomassa possa giocare un ruolo di primo piano per la produzione e distribuzione di energia termica rinnovabile a partire dalle risorse boschive presenti sul territorio che, altrimenti, non verrebbero utilizzate. Altro tema di grande interesse è la creazione delle comunità dell’energia rinnovabili-Rec alpine e rurali. Nei Comuni 100 per cento rinnovabili, dove

sono già avviati impianti di Tlr a biomassa-cogenerativi, impianti a biogas agricolo e-o energia da Fer, è possibile da oggi disporre di energia termica, elettrica, frigorifera Fer che può essere utilizzata direttamente dai consumatori finali. Per l’avvio delle Rec è necessario che l’immissione in rete dell’energia e il suo prelievo da parte dei consumatori sia facilitato. Fiper propone che venga rivista l’attuale normativa relativa agli oneri di sistema». La Strategia energetica nazionale riconosce il teleriscaldamento un driver per la crescita efficiente del settore delle biomasse legnose. Perché puntare sulla filiera boscolegno-energia può convenire e come va sostenuta la filiera? «Fiper ritiene che lo sviluppo del teleriscaldamento (Tlr) a biomassa sia un obiettivo di primaria importanza per il miglioramento del tessuto socio-economico delle aree di montagna, che interessano il 70 per cento della superficie e il 50 per cento della popolazione nazionale. L’utilizzo delle biomasse è legato all’economia e alla difesa del territorio. Il potenziale di diffusione di nuovi impianti di Tlr a biomassa riguarda 458 Comuni non metanizzati (localizzati in fasce climatiche E-F), la cui potenza possibile è compresa tra 1000-1500 MW termici e 300400 MW elettrici. Dai risultati dello studio promosso da Fiper in collaborazione con il Politecnico (“Teleriscaldamento a biomassa: un investimento per il territorio”, edizione 2017) si evince che per ogni euro investito nel Tlr si genera un impatto complessivo sul sistema economico di circa 2,65 euro. Sul fronte occupazionale invece, per ogni Ula (Unità di Lavoro Annue) impiegata dal Tlr ne vengono attivate 15,5 lungo tutta la filiera e nelle imprese collegate. Per l’avvio e l’estensione delle reti esistenti, risulta prioritario l’avvio operativo del fondo di efficienza energetica e il riconoscimento dei titoli di efficienza energetica». Cosa serve per sviluppare pienamente il potenziale del biogas agricolo nel nostro Paese? «La fase del massimo sviluppo degli impianti a biogas è avvenuta tra il 2008 e il 2012 con il riconoscimento della tariffa omnicomprensiva all’energia elettrica immessa in rete. Attualmente, gli operatori in possesso di autorizzazione per la realizzazione di nuovi impianti sono in attesa da ormai un anno del nuovo Dm di incentivazione. Siamo quindi in un momento di consolida-

mento. L’obiettivo da oggi al 2024, anno in cui giungeranno al termine gli incentivi, è trasformare la produzione di biogas da una opportunità di reddito aggiuntivo a un fattore di competitività per l’azienda agricola. L’impianto di biogas dovrà diventare un elemento importante dell’azienda agricola, funzionale al raggiungimento di obiettivi ambientali, alla riduzione dei costi di produzione e al miglioramento delle filiere agroalimentari di eccellenza. La riduzione dei gas serra, la produzione di digestato di qualità, quale concime organico, la disponibilità di energia elettrica e calore per le attività aziendali e la produzione di energia e metano per la rete dovranno essere il riferimento per il biogas del futuro». A marzo è entrato in vigore il cosiddetto decreto biometano che incentiva l’uso dei biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti. Cosa ne pensa? «Il Decreto ministeriale sul biometano avanzato per l’impiego nei trasporti rappresenta sicuramente una grande opportunità per il settore del Forsu (Frazione organica dei rifiuti solidi urbani). Il pagamento per il ritiro del rifiuto (fee di ingresso) affiancato all’incentivo (valore del Cic) consente di conseguire margini interessanti. La Snam ha manifestato l’intenzione di investire in modo assai significativo sul biometano. Il settore agricolo è certamente quello più critico per la riconversione degli impianti a biogas esistenti, a causa degli stringenti vincoli tecnici e di un insufficiente livello di incentivo. La riconversione degli impianti esistenti è certamente possibile, ma molto penalizzante dal punto di vista economico per gli impianti che oggi beneficiano della tariffa a 0,28 €/kWh, per gli anni residui affrontando importanti costi per la riconversione degli impianti». Quali restano le principali criticità nell’attuazione in Italia di una strategia di lungo periodo che integri rinnovabili e lotta al cambiamento climatico? «Sicuramente, la prima criticità è la mancanza di una visione di medio-lungo periodo sulla politica energetica italiana, che si traduce a livello operativo in una stabilità del Sistema. La Strategia energetica nazionale-Sen deve diventare un pilastro e non oggetto di continui cambiamenti a seconda del governo-ministro che si susseguono. In 3 anni sono state redatte la Sen 1.0 e la Sen 2.0 con importanti punti di discontinuità e ci risulta che l’attuale governo ci stia rimettendo

mano. Altro elemento di forte criticità che stiamo vivendo in questi giorni è la diversa visione-posizione delle due principali forze dell’esecutivo sul tema dell’energia, che inevitabilmente si traduce in instabilità e fonte di incertezza per gli investitori. Ultimo ma non meno importante, l’elevata burocrazia che caratterizza il nostro Paese rallentando lo sviluppo di nuova imprenditorialità nel comparto delle Fer».

Walter Righini, presidente Fiper

L’Italia dovrà recepire il pacchetto di misure sull’economia circolare approvato dall’Ue. Quali le priorità? «Innanzitutto, l’emanazione del Dm denominato “economia circolare” da parte del ministero dello Sviluppo Economico atteso dagli operatori da ormai 2 anni. Questo Dm dovrebbe definire tra le diverse misure, le modalità di incentivazione per l’energia prodotta da biomasse/biogas. Il non aver incluso queste due fonti del Dm denominato Fer 1 insieme a fotovoltaico ed eolico, presupporrebbe una scelta governativa finalizzata a favorire l’impiego dei sottoprodotti a fini energetici. Credo sia prioritario anche un salto culturale, un nuovo approccio alla gestione del ciclo dei rifiuti. Ridurre, riciclare, riutilizzare i residui produttivi sono le principali azioni previste dal pacchetto sull’economia circolare. Lo stesso residuo può, a seconda della destinazione d’uso, essere annoverato nel regime dei rifiuti o dei sottoprodotti; vedi ad esempio il caso delle potature del verde urbano. Il business dei rifiuti è di estremo interesse soprattutto per chi attualmente li gestisce; battaglie di retroguardia sono a mio avviso anacronistiche e non vanno nella direzione auspicata dalla direttiva». • Francesca Druidi

RINNOVABILI E CURA DEL TERRITORIO ostituitasi nel 2001, la Federazione italiana dei produttori di energia da fonte rinnovabile – Fiper riunisce attualmente 90 impianti di teleriscaldamento alimentati a biomassa legnosa vergine e geotermia a

C

bassa entalpia, rappresentando quasi l’intera popolazione degli impianti italiani, 109 impianti di biogas agricolo e un nucleo di produttori di biomassa legnosa vergine per una produzione totale di 800 GWh elettrici e

1000 GWh termici. Gli impianti di teleriscaldamento a biomasse e la produzione di biogas agricolo garantiscono il presidio e la gestione del territorio in termini economici, ambientali e occupazionali.


GREEN ECONOMY REPORT

Rinnovabili

Dicembre 2018 - pag. 27

L’agenda verde dell’Italia Incrementare lo sviluppo delle fonti pulite e l’autoconsumo. Promuovere politiche che permettano di incrementare e mantenere efficiente il parco di generazione da fonti rinnovabili. L’analisi di Alberto Pinori, presidente Anie Rinnovabili li effetti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti. La priorità per tutte le agende politiche, sia a livello globale che nazionale, è la salvaguardia dell’ambiente e degli equilibri dell’ecosistema. Riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, miglioramento dell’efficienza energetica e produzione da fonte rinnovabile sono i driver individuati per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi ambientali europei fissati al 2030. Per quanto riguarda l’Italia, non mancano le sfide perché oggi esiste un discreto gap tra le aspet-

G

circa 300 TWh. Almeno 100 TWh viene perciò prodotto attualmente da fonti rinnovabili. Rispetto agli altri Paesi da quattro anni l’Italia sviluppa innovazione nel comparto, nonostante le criticità: da un lato, la discontinuità di decreti ministeriali, dall’altro i meccanismi di defiscalizzazione (detrazione fiscale e super ammortamento) a singhiozzo, prorogati di anno in anno in extra-time, senza considerare le riforme tariffarie introdotte per gli utenti domestici e non domestici. La prima istanza che Anie Rinnovabili ha chiesto al nuovo governo è proprio visibilità a medio-lungo termine. È questo

ha coperto nel 2016 il 34 per cento del fabbisogno elettrico con la produzione da fonti rinnovabili. Entro il 2030 le fonti di generazione rinnovabile puntano a garantire almeno il 60 per cento del fabbisogno elettrico, raddoppiando l’attuale capacità produttiva. È necessario mettere mano al parco rinnovabile italiano, uno dei perni della strategia di decarbonizzazione, recuperando la produzione persa a causa del decadimento tecnologico e investendo in nuove installazioni. Non solo, quindi, realizzare nuove centrali, ma facilitare per quelle esistenti interAlberto Pinori, presidente Anie Rinnovabili venti di revamping (processo di manutenzione gono all’Italia di accelerare sulla transizione e-o ristrutturazione per rendere le prestazioni energetica. Oltre ad attuare la Strategia enerdegli impianti più efficienti) e di repowering getica nazionale, quali interventi ritiene prio(processo di modifica e-o sostituzione dei comritari, anche nell’ottica di dare un ruolo più ponenti per incrementarne la potenza nominale centrale alla questione energetica nele la produzione annua)». l’agenda Paese? La vera competitività del fotovoltaico risiede nell’autoconsumo? «L’autoconsumo è una delle sfide oggi più importanti da percorrere. Il fotovoltaico con energy storage ha raggiunto livelli tecnici molto elevati ed è in grado di fornire servizi Impianti bioenergie installati al gestore della rete 2015-2017 per una potenza elettrica nazionale». di 145MW Per quanto riguarda le tecnologie rinnovabili, quali sono gli sviluppi più importanti che possiamo attenderci? «L’obiettivo è che il fotovoltaico contribuisca al 2030 con 80 TWh/anno di energia elettrica, rispetto agli attuali 20 TWh/anno. Per quanto riguarda l’eolico, che pensiamo sia la tecnologia «Vorrei partire da un commento: in campagna che possa maggiormente contribuire al ragelettorale i candidati fanno spesso riferimento giungimento degli obiettivi al 2030, dovrebbe alle questioni energetiche e all’economia green, contribuire con 40 TWh rispetto agli attuali 15. ma poi queste buone intenzioni faticano a conQueste sono le tecnologie di riferimento; le cretizzarsi, a diventare realtà, e tendono a esbioenergie e il solare termodinamico sono desere dimenticate una volta passate le elezioni. stinati ad avere uno sviluppo anche territorialÈ, invece, prioritario che l’Italia si doti di una promente più limitato. L’andamento grammazione di sviluppo a breve e lungo terdell’idroelettrico è ormai costante da diversi mine, identificando i target e gli obiettivi, oltre anni, essendo i bacini principali già stati realizagli strumenti necessari per attuarli. Altrettanto zati». importante è favorire per quanto possibile il mix Gli obiettivi stabiliti dall’Ue al 2030 impondi generazione, la crescita graduale della capacità di generazione rinnovabile, in particolar modo del fotovoltaico, la promozione dell’autoconsumo, anche mediante l’aggregazione in energy community, e dei sistemi di accumulo. nale. L’Associazione Knx Italia, da oltre L’autoconsumo e la gestione aggregata apporvent’anni, rappresenta un costante punto tano benefici al sistema elettrico, perché espridi riferimento per i costruttori, integratori mono intrinsecamente il concetto di uso di sistema, poli universitari e centri di riefficiente delle risorse. Altre azioni cruciali cerca, che hanno scelto la tecnologia Knx sono: la messa in campo di una effettiva politica quale standard per la realizzazione di sidi sostenibilità; l’accelerazione dell’iter autorizstemi domotici e di automazione intellizativo per gli impianti rinnovabili e le infrastrutgente degli edifici.  Contribuisce ture di rete attraverso un unico soggetto fortemente al risparmio energetico (sino al nazionale, la semplificazione degli iter di con50 per cento per il controllo dell’illuminanessione e la riforma dei meccanismi di funziozione e del riscaldamento) e all’impatto namento del mercato elettrico. C’è molto da fare sull’ambiente. e da lavorare». • Francesca Druidi

524

tative concrete di installazione e gli obiettivi di produzione da rinnovabili. In attesa che si concluda il sofferto cammino del Decreto Rinnovabili Fer, facciamo il punto della situazione con Alberto Pinori, presidente Anie Rinnovabili. Qual è stato di salute del mercato delle rinnovabili in Italia nel 2018? «Lo stato di salute del settore è buono, perché abbiamo un mix produttivo rinnovabile che tra eolico, fotovoltaico, idroelettrico e bioenergie ci consente di produrre già adesso 1/3 del fabbisogno energetico nazionale che corrisponde a

che ci aspettiamo dal piano nazionale integrato clima ed energia: indirizzi, programmazione e strumenti di policy per traguardare gli obiettivi ambiziosi al 2030, secondo cui il fabbisogno elettrico dovrà essere coperto per il 60 per cento da Fer». Quali sono le prospettive delle tecnologie verdi in Italia rispetto allo scenario internazionale? «Il nostro Paese ha superato gli obiettivi europei al 2020 dal 2014, diversamente da altri paesi europei come la Germania e la Francia. L’Italia

PREMIO KNX ITALIA 2018: I VINCITORI i è svolta il 23 novembre l’ottava edizione del Premio Knx Italia, che ha selezionato - tra 30 progetti - le migliori realizzazioni con la tecnologia Knx tra il 2016 e il 2018. Efficienza energetica e nazionale, le sezioni con il maggior numero di candidati. Per la categoria “Miglior progetto Efficienza Energetica”, il riconoscimento è andato al progetto “Smart Home Salerno” di Locicero Domotica. “Montemartini4” di iTedo conquista la categoria “Sociale”, “Villa Prato Hotel” di CM Impianti

S

quella di “Miglior progetto Knx per le strutture ricettive”. “Presidio Sanitario S.Giovanni di Mezzolombardo” di Bertolini Ocea domina la competizione nella categoria dedicata alla Pubblica amministrazione. Il premio “Miglior progetto Knx Nazionale” è stato assegnato a “Casa Attiva di Galliate” di Studio Tecnico Calcagno. Ogni vincitore riceverà una licenza gratuita per l’utilizzo di una App Knx e condizioni agevolate per la partecipazione a un corso di avanzamento nella propria preparazione professio-


Biomasse

GREEN ECONOMY REPORT Dicembre 2018 - pag. 28

di tubazioni lunga 22 chilometri, e raggiunge 633 clienti. Ogni anno si vendono dai 20 ai 22 milioni di kWh di calore, e si consumano circa 60mila Srm di trucioli. Ciò corrisponde a Hermann Aichner porta la propria esperienza e quella dei cittadini di un piccolo comune in provincia un risparmio di circa 2,5 milioni di litri di petrolio. Si risparmiano inoltre 7mila tonnellate di Bolzano, dove è stato possibile costruire un impianto di teleriscaldamento che ha fatto da di CO² all’anno, e le emissioni di gas e fumi sono significativamente inferiori ai rigorosi battistrada per l’intero Alto-Adige valori limite fissati dalla Provincia di Bolzano. Nella scelta dei forni e dei materiali, i gestori hanno a decisione di costruire sempre puntato il nostro impianto di tesull’elevata leriscaldamento non qualità. Per solo ha contribuito alla q u e s t o salvaguardia dell’amsono anbiente e alla tutela del clima, ma ha dato iniche orgozio a una lunga serie di progetti per la reaIl massimale del modulo Orc gliosi del lizzazione di impianti similari in tutto l’Alto Adidella Centrale di fatto che i ge». A parlare è Hermann Aichner, il presiTeleriscaldamento, con un’energia elettrica all’anno forni instaldente del consiglio di amministrazione deldi circa 3,5 Mln di kWh lati nel 1994 la Centrale di Teleriscaldamento a Valdaora siano ancora in (Bz). In effetti, con la costruzione dell’impianto funzione ed in uno di teleriscaldamento nel biennio ’93-‘94, il costato eccellente». mune di Valdaora Bolzanino è stato un pioNel 2008, un’ulteriore pietra miliare è stata niere in Alto Adige, disponendo del più granl’ampliamento delle attività con la costruzione de impianto a biomasse su scala nazionale. di un nuovo capannone e con la produzione «Grazie agli abitanti di Valdaora e all’iniziativa di energia elettrica da biomasse con il prodi un gruppo di cittadini sensibili ai problecesso Orc (Organic-Rankine-Cycle). «Il prinmi dell’energia, oltre che al sostegno della cipio della produzione di corrente elettrica giunta provinciale – precisa Aichner −, è con il processo Orc – spiega il presidente − stato possibile intraprendere la via giusta per è simile a quello tradizionale con il vapore acassicurare al nostro paese la fornitura di queo, con la differenza che il primo utilizza un fluido organico al posto dell’acqua. Nella caldaia a biomassa si riscalda l’olio diatermico, che viene fatto evaporare. L’olio evaporato mette poi in moto una turbina colleenergia termica a lungo termine, usando La Centrale di Teleriscaldamento di Valdaora (Bz) gata a un generatore; questo movimento materie prime rinnovabili reperibili sul terriwww.fho.bz.it produce energia elettrica che viene immestorio. Come forma giuridica è stata scelta una sa nella rete elettrica pubblica. Il vapore vieoccupavano soprattutto i costi che si sasocietà a responsabilità limitata, trasformane successivamente raffreddato nel conrebbero dovuti sopportare – dice Aichner −, ta successivamente in una Spa: 164 cittadidensatore e il calore prodotto viene recuperché si temeva che i gestori potessero auni di Valdaora hanno acquistato quote della perato e immesso nel sistema di teleriscalmentare il prezzo a piacimento. Questo invece società. Il successo del teleriscaldamento è damento. L’olio diatermico raffreddato e consi è allineato allo sviluppo di quello per le biostato enorme fin dall’inizio, e nel 2012 oltre il densato viene nuovamente condotto alla masse, ed è rimasto, in un confronto sul lun90 per cento degli edifici di Valdaora erano turbina (circuito chiuso). Nei mesi freddi, la go periodo, al di sotto dei livelli di apprezcollegati alla rete». turbina fornisce la massima potenza elettrizamento ufficiali. In particolare, come comI dubbi iniziali su questo progetto futuristico ca, mentre nei mesi caldi viene prodotta bustibile si utilizzano soprattutto residui di sono stati spazzati via molto presto. «PreLa Centrale di Teleriscaldamento di Sorafurcia solo la quantità di corrente elettrica di cui caproduzione delle segherie: legna sminuzzalore residuo può essere assorbito dalla rete ta e trucioli da segatura e piallatura. Negli uldi teleriscaldamento». timi anni la quota di cippato proveniente Anche a Sorafurcia, comune della stessa prodagli agricoltori e dalle aziende silvicole vincia, già molto tempo fa gli abitanti e le imdella zona è cresciuta costantemente, e ragià nel 1990 furono vagliate alcune ipotesi di realizzazione di una centrale di teprese avevano espresso il desiderio di digiunge oggi un buon 20 per cento. La distrileriscaldamento per la frazione di Valdaora di Mezzo – ricorda Hermann Aisporre di una fonte alternativa di energia. buzione del calore avviene mediante una rete chner, il presidente del consiglio di amministrazione della Centrale di Nel 2004 è stata costruita una centrale di teTeleriscaldamento a Valdaora (Bz) −. Soltanto nel 1992, la comunità di Valdaora fu leriscaldamento anche in quest’ultima frapronta ad affrontare il progetto di una centrale propria. Dopo studi, approfondite rizione. «L’impianto di Sorafurcia è collegato cerche e con il parere favorevole di gran parte della cittadinanza, nel 1993 si giunse elettronicamente alla centrale di Valdaora, alla costruzione della “Centrale di Teleriscaldamento Valdaora Srl” sull’area della stoed è sorvegliato dai due collaboratori della rica fornace di mattoni Rdb. Nel maggio 1994 si poté dare inizio alla costruzione della Centrale di Teleriscaldamento Valdaora Spa. centrale, e già nel novembre 1994, per la prima volta, fu possibile convogliare l’enerLa caldaia funziona mediante una griglia di aligia pulita nella rete di distribuzione. Nel 2004 abbiamo aperto l’impianto a Sorafurcia mentazione paina. È così possibile utilizzare e nel settembre 2008 si ha la messa in funzione del terzo impianto caldaia con olio tutti i tipi di scarti legnosi entro i limiti previsti diatermico come fluido termovettore – centrale termoelettrica secondo il principio dalla legge. Per l’equipaggiamento tecnico Orc – accumulatore (compensazione dei picchi di carico nella rete di teleriscaldadelle due centrali è stata appositamente scelmento e miglioramento del carico di base della caldaia). Il 2009 segna l’attivazione ta una tecnologia che riduce al minimo i guadi un impianto fotovoltaico sui tetti della centrale termica, mentre il 2012 l’installasti e la manutenzione, in modo da garantire un zione di un accumulatore nello stabilimento di Sorafurcia. Infine, nel 2016, abbiamo infunzionamento efficiente riducendo al minimo stallato una pesa a ponte per veicoli stradali con programma di pesatura». i costi del personale». • Renato Ferretti

Pionieri del teleriscaldamento

«L

TAPPE DI UN’EVOLUZIONE

«G

688 kW


GREEN ECONOMY REPORT

Biomasse

Dicembre 2018 - pag. 29

n diretto beneficio per l’ambiente e un concreto miglioramento nella produzione di energia. È duplice il vantaggio che si ottiene nell’impiego di centrali a biomasse che, anno dopo anno, hanno progressivamente conquistato il mercato dell’economia verde affermandosi come valida alternativa ai fossili. È in un simile contesto che opera l’azienda Linea Verde, attiva nel centro-nord Italia. La società vanta una ventennale esperienza nel settore dei trasporti e, fondata nel 1985, è stata successivamente rilevata nel 1996 da Claudio Riva e da Antonella Refosco che l’hanno trasformata in un’azienda che svolge diversi servizi tra cui appunto quelli rivolti agli impianti di produzione di biogas. I principali processi produttivi si riferiscono alla raccolta e al trasporto anche in Adr, di rifiuti speciali. È autorizzata al trasporto di qualsiasi codice Cer e vanta varie convenzioni con importanti impianti che si occupano di smaltimento e riciclaggio di rifiuti. Ma è nell’ottobre del 2006 che l’azienda subisce una nuova trasformazione con il passaggio a Srl. «I benefici per l’ambiente sono innumerevoli - spiega Claudio Riva, titolare dell’azienda -. Produciamo energia in maniera alternativa a quella ottenuta dalla lavorazione dei fossili. Questa tipologia è realizzata attraverso un processo che sfrutta l’impiego dei prodotti agricoli o i sottoprodotti agricoli, provenienti da industria agroalimentare, così da poterli recuperare anziché farli diventare rifiuti. Da questi processi si ottiene così il metano che può essere utilizzato per produrre energia oppure gas da immettere nella rete nazionale: quest’ultima rappresenta una nuova frontiera tuttora in fase di consolidamento». Benché in un primo tempo il progressivo sorgere e affermarsi di centrali a biomasse sul territorio avesse mobilitato cittadini contrari a questa soluzione, con il passare degli anni si è assistito a una sorta

U

Energia dall’agricoltura Le centrali a biomasse impiegano prodotti naturali per la realizzazione di metano. Come dimostra l’esperienza della vicentina Linea Verde, la nuova frontiera contempla la diretta immissione del gas nella rete nazionale

giore versatilità nella gestione della “fase di insilamento” (pressatura, stoccaggio e copertura della biomassa con teli) e della “fase di desilamento” (prelievo della biomassa). Procedendo in questo modo si valorizza la risorsa energetica accumulata dalle piante durante il ciclo colturale, predisponendo così il materiale ai processi che si svolgeranno all’interno dell’impianto di biogas. La coltivazione di insilati dedicati ad uso energetico si ottiene principalmente da cereali autunno-vernini (semina in autunno e raccolta nel mese di maggio) e cereali-primaverili (semina in primavera e raccolta agosto-settembre). L’utilizzazione di queste colture determina diversi vantaggi da un punto di vista tecnico-produttivo: permette di differenziare la matrice alimentare per i batteri, conferendo maggiore stabilità al processo produttivo del biogas, differenzia l’epoca di raccolta dei vari insilati riducendo il rischio di ammanchi di prodotto legato a eventi naturali (quali: grandine,

Linea Verde ha sede a Malo (Vi) - www.lineaverdesrl.net

di pacificazione: «Con il tempo si è visto che le centrali non producono alcun effetto negativo sul territorio o sull’ambiente - conferma Claudio Riva -. Gli impianti impiegano prevalentemente materiale vegetale che viene trasformato attraverso un processo anaerobico in gas o me-

tano. Non vi è assolutamente nulla di inquinante e neppure fastidiose emissioni di odori. Il sistema si è poi posto come un apripista per le aziende agricole che hanno deciso di convertirsi inaugurando un nuovo settore e destinando le coltivazioni anziché alla

L’AGGIORNAMENTO TECNOLOGICO Linea Verde è una delle aziende più strutturate sul territorio nazionale. «Abbiamo investito moltissimo nell’aggiornamento dei macchinari che vengono impiegati nella raccolta delle biomasse – afferma il titolare Claudio Riva -. Ci siamo, inoltre, dotati di sistemi di mappatura e di resa dei diversi terreni per consentire alle aziende di comprendere dove e come concimare. Finora si concimava in maniera generalizzata, con questi nuovi sistemi di rilevazione si fornisce la possibilità di avere un’analisi completa del terreno e dell’intervento da realizzare così da capire dove insiste la problematica ottenendo un risparmio di fertilizzante e una maggior resa della coltura».

commercializzazione, alla trasformazione in gas metano. Le materie dedicate vengono così destinate alle centrali che producono metano. Il funzionamento è molto semplice: a partire dall’azione sviluppata da un motore avviene la trasformazione in energia, che viene successivamente immessa in rete oppure distribuita nel circuito nazionale per il consumo quotidiano. Le biomasse agricole vegetali vengono raccolte da una falcia – trincia – caricatrice e caricate su rimorchi trainati da trattrici agricole al fine di trasportare il prodotto nei silos orizzontali (trincea di insilaggio delle biomasse agricole). Di solito le suddette trincee sono aperte su entrambi i lati corti favorendo in questo modo una mag-

piogge o siccità eccessive), migliora la logistica delle operazioni di raccolta e di trasporto evitando di concentrare sia la trinciatura che il trasporto in un solo periodo. Linea Verde attualmente gestisce dodici impianti a biomasse: «La nuova frontiera che stiamo puntando a sviluppare è quella del biometano. L’obiettivo è quello di eliminare l’uso del motore che trasforma il metano in energia. In tal modo ci sarebbe il completo azzeramento delle emissioni in aria provenienti dallo scarico del motore. La conseguenza – spiega Claudio Riva – è quindi un’energia più pulita, meno spreco e una maggiore resa di questo gas che viene immesso attraverso filtri nella rete nazionale». • Luana Costa


Speciale

Industria COSA CHIEDONO LE FIERE ITALIANE di Francesca Druidi

Ettore Riello, presidente Aefi

«Q

uello delle fiere è un settore che annualmente genera affari per oltre 60 miliardi di euro e da cui nasce il 50 per cento delle esportazioni delle imprese che vi partecipano, senza dimenticare il forte impatto economico sul territorio e sui servizi dell’indotto». La strategicità delle fiere per l’economia del nostro Paese emerge ancora una volta dall’analisi di Ettore Riello, presidente di Aefi, associazione che riunisce 35 quartieri fieristici italiani nei quali - nel 2019 - si svolgerà il 96 per cento delle manifestazioni nazionali, di cui il 51 per cento organizzate direttamente. L’andamento del sistema fieristico nella prima parte del 2018 ha mostrato un quadro complessivamente positivo. «Le aspettative per i prossimi mesi sono ottimistiche, per quanto riguarda l’andamento delle manifestazioni, degli espositori e della superficie occupata» commenta Riello. Ma non mancano punti interrogativi. «L’incertezza dello scenario economico globale si riflette in particolare sulle previsioni meno positive per quanto riguarda i visitatori. È tuttavia prematuro tracciare un quadro dettagliato». Il numero uno di Aefi prende in esame le problematiche di natura politico-economica che oggi rappresentano un freno per la competitività del settore. «Stiamo dialogando con le istituzioni per ottenere attenzione e un >>> segue a pagina 31

LE FONTI AWARDS Il Premio Le Fonti è ormai un punto di riferimento che, attraverso la selezione dei protagonisti, monitora la scena professionale ed economica italiana e internazionale la manifestazione che premia l’eccellenza italiana in campo imprenditoriale, finanziario, assicurativo e legale. Dopo il trionfo della stagione estiva, Le Fonti Awards è proiettato alla Winter Edition, declinata negli eventi di Londra e Milano. «L’innovazione sarà uno degli aspetti più importanti e maggiormente valorizzati sia durante la Winter Edition sia in ottica 2019. Innovazione intesa in tutti i sensi: innovazione di prodotto, di processo e organizzativa», spiega Guido Giommi, presidente e fondatore di Le Fonti, televisione in live streaming che vanta un palinsesto “all news” dedicato alle tematiche economiche, finanziarie, legali e all’infotainment con una programmazione 24 ore su 24, sette giorni su sette. «Per gli eventi esteri il Real Estate sarà uno dei settori maggiormente considerati e capaci di trainare l’economia globale», aggiunge Giommi, che svela i meccanismi dietro il riconoscimento Le Fonti Awards. La selezione dei finalisti viene elaborata dal Centro Studi, dal Comitato scientifico Le Fonti e dalla redazione delle riviste, tv e quo-

É

tidiani grazie alla survey della comunità dei lettori. Come avviene la scelta dei vincitori? «È una selezione complessa, in quanto le realtà sono specializzate in diversi settori economici e nicchie di mercato. Dopo la survey e le segnalazioni qualificate interviene un’ulteriore fase valutativa redazionale ed editoriale sulla base della documentazione fornita dai candidati. È molto importante, quindi, anche la comunicazione che le imprese candidate riescono a veicolare nel loro approccio con i media e con noi». Quale valore aggiunto garantisce ai vincitori del Premio Le Fonti il network internazionale in cui opera la televisione e il centro di studi e ricerca? «Siamo una televisione via streaming con programmazione live focalizzata sull’economia. I Le Fonti Awards sono un programma tv con un format originale, trasmesso live in italiano, inglese, cinese mandarino e arabo. L’azione congiunta di piattaforma televisiva, sito, evento live offre opportunità di networking internazionale e nazionale unica per i diversi settori coinvolti e per la verticalizzazione raggiunta

nelle diverse catene del valore globale». In uno scenario dominato dalla rapida evoluzione tecnologica e dall’alta instabilità, quali elementi diventano discriminanti per determinare l’eccellenza corporate e professionale in Italia ma soprattutto nel mondo? «La comunicazione è uno degli aspetti principali: società che sono in grado di comunicare meglio di altre, hanno maggiori possibilità di essere notate e valutate rispetto ad altre che decidono consapevolmente o inconsapevolmente di comunicare con minore intensità». Le Fonti Awards è uno dei principali riconoscimenti mondiali per l’innovazione e la leadership declinate in molteplici categorie. Le chiedo una sua valutazione: su quali direttrici e temi si stanno muovendo le realtà da voi premiate? «Oltre l’80 per cento delle imprese premiate aumenta il fatturato e i risultati di business, oltre a incrementare la penetrazione nei mercati internazionali. Quindi se devo indicare la principale direttrice di crescita per i nostri vincitori, dico internazionalizzazione». • F D


SPECIALE INDUSTRIA

Sistema fieristico

Dicembre 2018 - pag. 31

>> continua da pagina 30

intervento urgente che valorizzi il comparto, così come avviene negli altri Paesi». Tra le direttrici strategiche del sistema fieristico italiano c’è sicuramente l’internazionalizzazione. Qual è il quadro che emerge alla luce del calendario 2019? «I settori trainanti si confermano, anche per il 2019, tessile-abbigliamento-moda, sporthobby-arte, gioielli-orologi-accessori e food-bevande-ospitalità. Così come le regioni che ospiteranno la maggior parte delle rassegne internazionali, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto». Aefi sostiene le fiere italiane nell’approccio ai mercati internazionali, svolgendo un ruolo attivo grazie ad accordi con le associazioni estere in mercati strategici e a missioni oltre confine. C’è un dialogo avviato con la Cina. Quali sono le priorità in questo senso e i mercati più promettenti? «L’internazionalizzazione rappresenta un driver fondamentale per le fiere e per le imprese che vi partecipano. Per questo, abbiamo una commissione dedicata allo sviluppo di accordi per agevolare gli scambi commerciali con Paesi strategici. Un’attività che incentiviamo soprattutto per supportare le piccole aziende italiane che, da sole, non avrebbero la forza e gli strumenti per approcciare i mercati stranieri. Le fiere giocano

infatti un ruolo di primo piano nell’accompagnare le imprese nel loro processo di crescita e sono il veicolo giusto per raggiungere, a costi contenuti, i mercati esteri, soprattutto quelli lontani e culturalmente diversi. La Cina è certamente una grande opportunità per le nostre fiere, e viceversa. Basti pensare che nell’ultimo decennio è stata protagonista di una crescita straordinaria che sta trainando gran parte delle attività economiche occidentali. Proprio per implementare i rapporti con la Cina, recentemente abbiamo siglato un accordo con Eupic-Eu Project Innovation Center per promuovere la cooperazione commerciale tra Ue e Asia. Stiamo, inoltre, rafforzando i dialoghi con Russia e India». Che 2019 dobbiamo attenderci per i poli fieristici italiani, in termini di strategie (ad esempio fusioni, alleanze) adottate per favorire il business delle aziende in un’ottica sempre più tailor made? «Per essere competitivi, resta fondamentale fare sistema. Oggi fare fiera significa avere l’obiettivo di internazionalizzare, offrendo all’espositore la possibilità di avere un presidio importante del mercato italiano e, al tempo stesso, essere il veicolo, a costi contenuti e con un abbattimento dei rischi, per il mercato estero, quello lontano, difficile da

CALENDARIO FIERISTICO 2019 l calendario, realizzato dalla commissione Attività Produttive della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, è uno strumento utile per permettere alle aziende di pianificare la propria presenza e consentire ai potenziali visitatori una panoramica degli eventi nazionali e internazionali che si svolgono nel nostro Paese. Da un’analisi dell’elenco delle manifestazioni 2019 - aggiornato al 12 settembre 2018 - si evidenzia che il prossimo anno saranno 200 quelle internazionali (rispetto alle 194 del 2017) e 224 quelle a carattere nazionale. A queste si aggiungono i numerosi eventi regionali. L’analisi dei settori mostra, in particolare, un aumento per tessile-abbigliamento-moda (44 nel 2019 e 41 nel 2017); sport-hobby-intrattenimento-arte (34 nel 2019 rispetto a 28); gioielli-orologi-accessori (27 nel 2019, 23 nel 2017); food-bevande-ospitalità (26 nel 2019 contro 23); agricoltura-silvicoltura-zootecnia (17 nel 2019, 13 nel 2017); arredamento-design d’interni (14 nel 2019 contro 10); bellezza-cosmetica (12 nel 2019 e 7 nel 2017).

I

raggiungere. La logica delle aggregazioni è quella di unirsi - a livello nazionale - per essere più forti verso i competitor esteri. E l’alleanza in termini societari non è l’unica forma che si sta sviluppando, cresce la collaborazione fra fiere a tutti i livelli. Nell’ultimo periodo abbiamo visto diverse alleanze, da Rimini-Vicenza con Ieg, a Verona e Parma con Vpe per il settore agricolo e agroalimentare italiano fino a Lombardia Fiere che, per andare all’estero, ha unito i quartieri di Brescia, Montichiari, Bergamo e Cremona, fino alla collaborazione tra Bolzano e Lario Fiere per replicare Klimahouse sul territorio nazionale. Altre potrebbero svilupparsi nel futuro. Per favorire il business delle imprese è anche importante essere innovativi». In che modo? «Proponendo un format di fiera che offra a espositori e visitatori un’esperienza a 360 gradi: la giusta combinazione tra esposizione, formazione e digitale. Quindi un prodotto fieristico che sia luogo di incontro tra domanda e offerta, momento di confronto, di aggiornamento professionale con uno sguardo orientato al futuro e un occhio sempre attento al digitale, che non sostituisce il momento fieristico ma offre nuove opportunità di comunicazione e di business». Ha sottolineato la necessità di sostegno

del settore da parte delle istituzioni. Quali azioni invoca? «Quello che da tempo chiediamo al governo è che il settore venga supportato affinché possa continuare a svolgere il proprio ruolo di leva di sviluppo per il Paese e a investire nell’interesse delle imprese. Chiediamo interventi urgenti per consentire al settore fieristico di svilupparsi ulteriormente, per essere competitivo nel mondo e continuare a fare da traino all’economia del nostro Paese. Le fiere sono un vero volano per la nostra economia e un governo attento dovrebbe considerarle un investimento per la promozione del made in Italy nel mondo. E proprio in virtù del grande contributo che le fiere danno allo sviluppo dei territori e all’occupazione, dovrebbero essere valorizzate, per esempio con la presenza di Aefi nella Cabina di regia nazionale, così come avviene in altri Paesi europei, per coordinare meglio l’azione. Ma i temi urgenti sono molteplici». Innanzitutto l’Imu. «Dal 2007 stiamo chiedendo a tutti i ministri succedutisi che la tassazione fiscale sugli immobili fieristici venga riportata alla corretta classificazione in categoria E o che, se viene mantenuta in classificazione D8, applicata in base ai giorni effettivamente utilizzati per le esposizioni con disposizioni univoche su tutto il territorio nazionale. Sono passati 11 anni e ancora non ci sono sviluppi, anzi aumenta enormemente il peso dei tributi locali sul settore, soprattutto su quelle realtà che hanno bilanci vicini al pareggio. È quindi assolutamente prioritario intervenire con urgenza. Poiché le fiere sono un investimento, sarebbe necessario agevolare le imprese con un intervento di defiscalizzazione per la partecipazione alle manifestazioni internazionali in Italia e a quelle italiane organizzate all’estero, e sostenere le fiere con la defiscalizzazione per le realtà che investono all’estero nella promozione del made in Italy. Continueremo a portare avanti queste richieste perché per Aefi è una grande responsabilità essere il supporto per lo sviluppo delle imprese italiane e poter essere veramente motore di crescita e portatrice di benessere socio-economico per i territori, i giovani e il loro futuro». •


SPECIALE INDUSTRIA

Le Fonti Awards

Dicembre 2018 - pag. 32

ome ha evidenziato il Premio alla Carriera di Le Fonti Awards a giugno 2018, uno degli ultimi riconoscimenti in ordine cronologico a una storia professionale prestigiosa, Salvatore Trifirò è, con il suo Studio, tra i principali artefici del diritto del lavoro. «Tutte le più grosse controversie, dove si sono formati i principi di diritto – che costituiscono i pilastri del diritto del lavoro vivente – ci hanno visti protagonisti», precisa l’avvocato, che ripercorre alcune delle sfide legali più significative, senza mai perdere di vista il futuro della materia e della società. Se e cosa cambierebbe del suo percorso professionale e di quale traguardo è più orgoglioso? «Non cambierei nulla del mio percorso professionale. E se dovessi ricominciare daccapo – vale a dire dal giorno della laurea – farei esattamente le cose che ho fatto e continuo a fare. Studio e lavoro. Lavoro e studio. E poi da avvocato ascoltare l’obiettivo che il cliente intende raggiungere e, se condiviso, far tutto il possibile per fargli ottenere il risultato sperato: con la gratificazione che di per sé consegue dal raggiungimento di quel risultato. Ancor più se lo stesso è frutto di quella intuizione che fa sì che il diritto si possa evolvere nel senso voluto e così trovare arresti da cui ripartire. Di quale traguardo sono orgoglioso? Di quello che verrà. Il mio traguardo, infatti, è a scorrimento. Finisce per ricominciare e così via. Quello di cui dovrei essere più orgoglioso è già alle spalle. E sono fiero di avere al mio fianco valorosi colleghi con i quali quotidianamente condivido l’esaltante esperienza della professione; colleghi che collaborano con me

C

e mi spingono a spostare l’asticella sempre più avanti». Ha assistito Confindustria, Assolombarda, Federmeccanica e le più grandi imprese nazionali e multinazionali durante gli anni di piombo. Quali sono state le sfide più impegnative in quegli anni? «Quegli anni sono marcati dal piombo e dal sangue: anni dei capi del personale delle aziende vittime di tragici attentati; dei testi gambizzati la notte prima delle udienze; dei cortei interni nelle aziende con i dirigenti che venivano strappati dalle scrivanie e costretti a sfilare nei corridoi fra gli sberleffi e peggio ancora; dei picchettaggi selvaggi per impedire che i lavoratori non scioperanti andassero al

Tra passato, presente e futuro Salvatore Trifirò è fondatore e colonna portante dello Studio Trifirò & Partners Avvocati, eccellenza legale nell’ambito del diritto del lavoro che ha marcato alcune delle più importanti sentenze in materia, difendendo imprese e Confindustria negli anni di piombo

lavoro; delle occupazioni delle fabbriche, mascherate da assemblee permanenti; dagli scioperi di rendimento (rallentamento dei ritmi produttivi); da quelli a singhiozzo (mezz’ora di lavoro e altrettanta di astensione); da quelli a scacchiera (in un reparto sì, nell’altro no); dallo sciopero bianco (la presenza inattiva sul posto di lavoro); da veri e propri sabotaggi (con il fermo non controllato delle macchine a ciclo

continuo). Io stesso sono stato vittima di gravi atti intimidatori: la mia macchina data alle fiamme subito dopo un’udienza che ha riguardato il licenziamento di un brigatista; telefonate notturne; messaggi minacciosi in segreteria telefonica rivolti a me stesso e alla mia famiglia. Sono stato persino preso di mira da due attentati fortunosamente falliti. Malgrado tutto questo, la mia sfida è stata quella di contrastare a viso aperto e con “armi legali” gli aderenti ai Comitati Unitari di Base (Cub), gli esponenti di Prima Linea (PL) e delle Br infiltrati nelle aziende». In che modo? «Li convenivo in giudizio notificando loro atti di citazione e ricorsi d’urgenza per ottenere la

cessazione e il risarcimento dei danni conseguenti a tutti quei comportamenti che non costituivano sciopero-diritto, ma manifestazioni illegittime, che provocavano alle aziende un danno maggiore e diverso da quello consistente dalla semplice astensione dall’attività lavorativa, con pericolo di danno per persone e cose. In quel tempo le udienze, dinnanzi ai cosiddetti pretori d’assalto, si prolungavano talvolta fino alle prime ore del mattino e si concludevano in primo grado quasi sempre con provvedimenti pesantemente negativi per le aziende, poi ribaltati in appello. La rivolta sociale partì pesantemente nell’autunno del 1969, ricordato come l’“autunno caldo”. In quell’occasione non esitai a convenire in giudizio per conto di Federmeccanica (con l’accordo di Confindustria e Assolombarda) le confederazioni sindacali, la “triplice” Di Vittorio (Cgil), Carniti (Cisl) e Benvenuto (Uil), ottenendo il positivo risultato di una tregua sindacale, ancorché momentanea. Fondamentali sono state le sentenze, che mi hanno visto protagonista, della Cassazione e della Corte Costituzionale sulla illegittimità degli scioperi che in quegli anni hanno messo in ginocchio le imprese». Lo studio che ha fondato riceve ugualmente numerosi riconoscimenti nell’ambito del diritto del lavoro. Qual è l’approccio operativo con cui ha voluto plasmare l’attività? «L’approccio operativo col quale ho plasmato la mia attività professionale è stato quello di essere pronto alle grandi battaglie, ma al contempo attento a individuare il momento più opportuno per negoziare positivamente, al fine di evitare le cause che, come si suol dire, si sa come cominciano, ma non si sa come finiscono. Soprattutto quando l‘ideologia diventa una componente della sentenza. L’esperienza maturata in molte migliaia di processi mi ha insegnato che, a parte alcune poche vicende

nelle quali si dibattono questioni ritenute, a ragione o a torto, irrinunciabili, le stesse hanno sempre una componente economica. Si tratta pertanto di trovare, nell’interesse comune delle parti, quel giusto e condiviso punto di equilibrio che valga dapprima a evitare la lite e in seconda battuta – a giudizio iniziato – a comporla». Lei non è mai stato tenero con il Jobs Act.

L’avvocato Salvatore Trifirò

Cosa ne pensa del Decreto Dignità? Può esistere una normativa sul lavoro che preveda flessibilità senza tradurla in precariato? «Il Jobs Act non mi è piaciuto per gli scompensi che ha creato essendo non a tutele crescenti, come è stato presentato, ma a tutele decrescenti. Al punto che, come era da prevedere, è intervenuta in funzione correttiva la Corte Costituzionale che ha reso forte la tutela economica del dipendente ingiustamente licenziato, ancor più di quanto non lo fosse con il vecchio art. 18, che non andava abolito, come a suo tempo ebbi a sostenere, ma opportunamente gestito, come, del resto, lo è stato in questi ultimi anni. Cosa ne penso del Decreto Dignità?


SPECIALE INDUSTRIA

Le Fonti Awards

Dicembre 2018 - pag. 33

Che non creerà nuovi posti di lavoro: perché l’irrigidimento della flessibilità insita in esso porterà, verosimilmente, a un turn over di lavoratori che annasperanno ancora in una demotivante precarietà. Per risolvere il problema del precariato è necessario, a mio avviso, che il lavoratore si renda indispensabile per l’azienda. Occorrono pertanto, da un lato, corsi di formazione per creare professionalità e, dall’altro, che

le imprese siano incentivate ad assumere. Ciò sarà possibile se, con una politica che determini un aumento della domanda interna, l’imprenditore sarà motivato a produrre di più, innescandosi così quel circolo virtuoso che potrà consentire la stabilità nei posti di lavoro, mentre la flessibilità sarà conseguente alla domanda di professionisti specializzati da parte della concorrenza. Ciò fino a quando, nell’im-

presa del futuro (IF), l’intelligenza artificiale (IA) non avrà preso il sopravvento su quella umana (IU) e il lavoro sarà più flessibile che mai. Con i robot che lavoreranno per noi e, come nel romanzo “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome, li staremo a guardare. Qualche futurologo d’oltreoceano azzarda che diventeremo tutti più ricchi e godremo della ricchezza da loro prodotta». • Francesca Druidi

Una nuova cultura del lavoro   Premiata con il prestigioso Le Fonti Awards, la gestione delle risorse umane della Fondazione Policlinico A. Gemelli emerge per l’approccio partecipativo e un piano di welfare attento a lavoratori, pazienti e sostenibilità economica. Lo racconta il direttore Daniele Piacentini ffrontare le future sfide della sanità coniugando l’eccellenza clinica con l’eccellenza gestionale nell’utilizzo delle risorse. Questo l’obiettivo ad agosto 2015 per l’allora neonata Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, che assumeva a pieno titolo la guida della struttura, dovendo fronteggiare una crisi che l’aveva portata a fare ricorso alla cassa integrazione per oltre 3mila collaboratori nel 2012-2013. Daniele Piacentini, direttore Risorse umane del Policlinico, spiega le direttrici della svolta. «La prima ha riguardato il rinnovo dei Contratti collettivi di lavoro applicati agli oltre 5mila dipendenti, con oltre 20 sigle sindacali presenti. Abbiamo introdotto nel contratto principi e strumenti di gestione delle risorse umane che - nel rispetto dei tradizionali valori di equità, umanità, professionalità che caratterizzano da sempre il Policlinico - segnassero una discontinuità con il precedente approccio amministrativo e normativo nei rapporti con il personale, al fine di sviluppare dinamiche volte a valorizzare i collaboratori, esaltandone le potenzialità». Un secondo aspetto ha riguardato i modelli organizzativi di area clinica e gestionale. È stata superata la tradizionale triade direttore generale, sanitario e amministrativo, improntando direzioni maggiormente specializzate per aree di competenza professionale. Quali sono stati i principali interventi apportati? «Le parole chiave sono state semplicità, merito, trasparenza. Sono stati introdotti sistemi di valutazione delle performance individuali per tutto il personale dirigente e non dirigente e individuati chiari sentieri di carriera in tutte le aree contrat-

A

tuali, esplicitando i criteri necessari per progredire sia in modo orizzontale sia verticale. La retribuzione variabile di incentivazione (premio di produttività del personale non dirigente, circa 4mila persone) e il premio di risultato (legato ai risultati della dirigenza, 1200 persone) di tutto il personale sono stati collegati al raggiungimento di obiettivi non solo individuali, ma soprattutto di team e di strutture organizzative, oltre che a

quelli dell’organizzazione nel suo complesso. Il nuovo sistema di incentivazione dell’attività scientifica mira soprattutto a premiare coloro che pubblicano i risultati della nostra ricerca su riviste internazionali e dà un segnale concreto dell’importanza della ricerca per la Fondazione. Abbiamo favorito la flessibilità oraria e una maggiore autonomia nella gestione del tempo di lavoro, favorendo una cultura della responsabilizzazione al posto di una del controllo preventivo su tempo di lavoro e attività. Sono stati introdotto il welfare aziendale e i flexible benefit per favorire una maggiore conciliazione vita lavoro. L’esito a oggi è stato quello di un importante incremento della produttività complessiva e di una riduzione significativa dell’assenteismo a breve, entrambi elementi che impattano sulla continuità delle cure per i pazienti». Come si articola nello specifico il piano di Welfare aziendale adottato nel 2016, anche con il favore e in alcuni casi la spinta delle parti sociali? «Uno degli elementi più innovativi rispetto al passato è stata l’introduzione nel Ccl di un importo di 150 euro su base annuale a disposizione di tutto il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, da utilizzare in modalità flexible benefit ai sensi delle vigenti disposizioni di legge. La fruizione di questo importo avviene

tramite piattaforma on-line gestita da una delle principali società del settore, che assicura un facile accesso a un ampio paniere di beni e servizi (assistenza sanitaria, istruzione scolastica, assistenza a familiari e baby sitting, voucher, attività ricreative e sport), facilitandone la fruizione. Oltre il 90% del personale beneficiario (circa 4mila persone) fruisce integralmente della quota messa a disposizione e oltre il 60% del personale ha optato ogni anno per la trasformazione del saldo del premio di risultato (ulteriori 150 euro annui circa a persona) in welfare aziendale, dato questo che certifica l’alto apprezzamento per questa forma di integrazione del reddito. Oltre ai flexible benefit, nel piano di welfare aziendale per il triennio 2017-2019 sono stati confermati l’asilo nido aziendale e l’assicurazione integrativa per i rischi professionali. Abbiamo introdotto la possibilità di acquisto degli abbonamenti per i mezzi pubblici a prezzi rateizzati; sono stati ampliati gli sconti per l’iscrizione a corsi universitari e ai master dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. È stata, inoltre, estesa ulteriormente la flessibilità di orario e abbiamo attivato per la prima volta un piano per accedere a cure odontoiatriche per il dipendente e i propri familiari a prezzi convenzionati». Quale approccio è stato seguito? «La scelta di adottare un approccio partecipativo e la volontà di coinvolgere il personale, le parti sociali e le organizzazioni sindacali - con le quali sono stati discussi i nuovi contratti in tutti gli aspetti - nel processo di cambiamento non è stato né scontato, né obbligato. È stata una scelta meditata per quanto coerente con i nostri valori e il nostro sentirci e voler essere una comunità organizzativa. Tuttavia, un ruolo determinante è stato giocato dall’atteggiamento delle persone che hanno, in larga parte, dimostrato un forte attaccamento al Policlinico e deciso di voler cogliere la sfida dimostrandosi pronte ad accettare, discutendoli, molti cambiamenti concreti e un vero salto di paradigma. Ovvero passare dalla cultura dalla presenza alla cultura del risultato, dalla cultura del lavoro legata al tempo e alla mansione a una legata al merito: un cambiamento che non può essere fatto se non “con” le persone. Per questo, abbiamo deciso di utilizzare una modalità che favorisse in modo tra-

sversale e a tutti i livelli il lavoro in team interfunzionali, per identificare le criticità e definire le soluzioni poi riportate nei comitati di gestione clinici e gestionali». Quali binari seguirà l’attività di gestione ora che il Gemelli è diventato un Irccs? «Nel 2018-2019 lavoreremo in particolare su quattro direttrici: in primis, la riorganizzazione delle modalità e dei processi di lavoro dei ruoli chiave sia di area sanitaria sia amministrativa nell’ambito del progetto di accreditamento all’eccellenza Joint Commission International, con particolare attenzione ai processi di digitalizzazione. Saranno poi introdotti ruoli e modelli organizzativi, con percorsi di reclutamento anche di livello internazionale per supportare le finalità di ricerca, innovazione e formazione proprie di un Irccs, ma soprattutto in coerenza con la storia di Policlinico universitario che opera in stretta sinergia con l’Università Cattolica. Il sistema di valutazione per competenze sarà applicato a tutto il personale medico e non medico, con l’elaborazione di piani di sviluppo individuali tesi ad accrescere le competenze chiave utili per i pazienti. Grande attenzione sarà posta alle modalità di conciliazione vita-lavoro: dall’estensione del part time allo smart working, a percorsi di re-inserimento lavorativo dopo la maternità o lunghi periodi di assenza, alla possibilità di attivare sostegno psicologico o sociale per sé o i propri familiari. Tutte queste iniziative sono comprese in quello che abbiamo denominato progetto “Grow Up”, motore coerente di sviluppo teso a valorizzare le persone, un punto di inizio di un cambiamento di mentalità per tutti coloro che ogni giorno si impegnano affinché il Policlinico A. Gemelli sappia affrontare nuove sfide tese a premiare in modo equo il merito, i risultati individuali e di team che rafforzino l’orgoglio di essere parte di una grande istituzione, che opera ogni giorno per assicurare la migliore qualità delle cure e dell’assistenza ai pazienti, e lo vuole fare grazie all’impegno, competente e motivato, di tutti i propri collaboratori». • Francesca Druidi

Daniele Piacentini, direttore Risorse umane Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, in occasione della consegna dei Le Fonti Awards


SPECIALE INDUSTRIA

Le Fonti Awards

Dicembre 2018 - pag. 34

on è un caso che abbia ricevuto il premio Le Fonti Awards 2018 Ceo dell’anno in Innovazione, Leadership e soluzioni innovative per la Customer Experience. Valeria Sandei è amministratore delegato di Almawave, società del Gruppo Almaviva, uno dei principali player italiani a vocazione internazionale nel settore Big Data e Customer Experience con sedi operative in Italia (Roma, Milano, Firenze, Trento), Brasile (San Paolo, Belo Horizonte) e Stati Uniti (San Francisco). Dal 2008 Almawave sviluppa soluzioni tecnologiche people centered che permettono di rendere l’interazione aziende-consumatori più semplice, fluida ed efficace. «La missione di Almawave è realizzare soluzioni innovative, facili da usare, che mettono al centro la persona, applicando tecnologie di intelligenza artificiale», spiega Valeria Sandei. Qual è l’idea guida di Almawave nell’evoluzione della Customer Experience? «Dalla sua costituzione, la società ha focalizzato attenzione e investimenti sulla realizzazione di tecnologie proprietarie di Ia e multicanalità, articolate in una piattaforma, Iride, che oggi conta 12 moduli integrati, operativi in 30 lingue. Iride offre soluzioni sia per la gestione umana dei contatti sia per la gestione automatizzata tra cui un Front-End unico, integrato e multicanale che assiste l’operatore per una Customer Experience evoluta e risolutiva. La capacità innovativa di Almawave consente, inoltre, di raggiungere una visione strategica completa dell’esperienza dei clienti, generando, per ogni direzione aziendale, informazioni di qualità calibrate sulle esigenze di ciascuno, riportando i dati e i flussi di lavoro in modo coerente al più semplice degli strumenti umani, la parola, come chiave di interpretazione del Customer Intent». Quali sfide e frontiere individua per il Customer Relationship Management sia sul fronte privato che della Pubblica amministrazione? «Oggi la sfida, strategica ancor prima che tecnologica, vede l’intelligenza artificiale come un potente acceleratore della trasformazione digitale di aziende e di enti pubblici, in ottica data driven. Questa trasformazione in grado di introdurre nuove leve di qualità ed efficienza può propagarsi all’intero mondo socio-economico. La visione di Almawave è, dunque, basata sulla combinazione di tecno-

N

L’intelligenza artificiale per la Customer Experience L’Ia applicata all’elaborazione del linguaggio naturale, sia scritto che parlato, offre nuove opportunità. A illustrarle è Valeria Sandei, ceo Almawave, tra i principali player italiani nelle tecnologie di speech e text recognition supportare nuovi modelli di interazione con i clienti? «Pensiamo alla gestione dei dialoghi, ovvero alla capacità di offrire assistenza virtuale, automatica o semiautomatica, tanto in modalità vocale che scritta. A questo scopo è necessario il riconoscimento del parlato e delle intenzioni, la comprensione del significato delle interazioni, la gestione e la generazione dei contenuti per l’evoluzione del dialogo e della sua finalizzazione, in un flusso dinamico di scambio delle informazioni, come avviene ad esempio nelle chat per fornire risposte e supporto all’utente. Senza l’intelligenza artificiale, questo flusso automatizzato non sarebbe possibile». logie di ultima generazione, di competenze di business, di processo e di Data Science che consentono di estrarre valore misurabile in un ecosistema sempre più vasto e complesso, ricco di dati e dunque in grado di offrire nuove opportunità». Quali sono gli ambiti di applicazione privilegiati dell’Ia nell’uso del linguaggio naturale, che costituisce il vostro core business? «Importante campo dell’intelligenza artificiale in cui il Gruppo Almaviva si propone da tempo come protagonista con Almawave è quello dell’elaborazione del linguaggio naturale (Nlp), sia scritto che parlato. Da oltre un decennio, Almawave si occupa di tecnologie di analisi del testo e, grazie alla controllata PerVoice, ha allargato le sue competenze al settore del riconoscimento vocale e della trascrizione. L’elaborazione del linguaggio naturale si sta diffondendo sempre più come chiave di accesso ai servizi, sia nel mondo consumer sia nel mondo enterprise, utile a migliorare le performance, ottimizzare i processi e come supporto alle decisioni. I sistemi di analisi del linguaggio naturale, infatti, pos-

Valeria Sandei, ceo Almawave

sono essere modellati e addestrati a comprendere i contenuti dei documenti e delle conversazioni, ma anche a capire il tono della voce, la velocità del parlato, nonché alcune caratteristiche del parlante. Queste capacità permettono di applicare l’Ia a diversi delicati ambiti, come la trascrizione medicale o giudiziaria, settori in cui il margine di errore deve essere minimo o nullo, garantendo all’uomo di operare sulle attività a maggior valore con ruolo di supervisione e controllo». In che modo l’intelligenza artificiale può

Quali prevede saranno le opportunità di utilizzo dell’Ia, al di là delle attività di Almawave, e la sua importanza strategica nell’ambito della digital transformation? «L’intelligenza artificiale è un potente acceleratore della trasformazione digitale. L’importanza strategica è notevole, in ogni campo, ma affinché sia un efficace generatore di valore occorre accompagnare la declinazione dei progetti tecnologici con un consistente piano dei benefici verticali e con una evoluzione delle competenze interne in grado di trarre valore dall’uso delle tecnologie». • Francesca Druidi

L’INDUSTRIA ENTRA NELL’ERA DELL’IA lmawave e OverIT hanno annunciato lo scorso gennaio la firma di un accordo di partnership che prevede l’integrazione delle tecnologie focalizzate sull’uso del comando vocale e sull’analisi predittiva nella gestione degli interventi di manutenzione. Le funzionalità della soluzione Geocall Wfm di OverIT sono state arricchite dalla piattaforma proprietaria Iride e dalle soluzioni di Speech Recognition Almawave. Geocall Wfm di OverIT è un prodotto di Field Service Management finalizzato a gestire le attività sul campo, monitorare il lavoro degli operatori in tempo reale e organizzare processi, modalità e tempi degli interventi. Finora, gli addetti impegnati nelle attività inserivano manualmente le informazioni sui device mobili, spesso appesantiti da guanti e strumenti di lavoro. Grazie alle tecnologie Almawave, possono sfruttare i benefici del comando vocale per dare informazioni al sistema attraverso la sola voce, operando quindi in modalità “hands-free”. Questo consente loro di ritrovare facilmente i contenuti corretti per svolgere le attività, nonché classificare semplicemente e puntualmente ogni intervento avvenuto in modo tempestivo e completo.

A


SPECIALE INDUSTRIA

Le Fonti Awards

Dicembre 2018 - pag. 35

a gestione della depurazione sta assumendo una crescente importanza poiché incide notevolmente sulla sostenibilità ambientale. Da qui la necessità per le aziende operanti nel settore di individuare e adottare la migliore tecnologia in circolazione al fine di sostenere uno sviluppo capace di migliorare la vita delle persone. «Rototec si sta muovendo in questa direzione sia attraverso l’uso di materiali riciclabili sia sotto il del recupero e del riciclo delle acque» spiega Mario Falconi, amministratore delegato di Rototec, azienda specializzata nella produzione di serbatoi modulari e monoblocco in pead. L’azienda sfrutta la tecnica dello stampaggio rotazione ed è fidelizzata al green economy. «Le nostre divisioni di trattamento delle acque e delle acque reflue sono sempre all’avanguardia con le normative di riferimento nazionali e internazionali grazie all’efficacia di persone altamente qualificate dell’ufficio tecnico, che generano il 90 per cento delle nostre vendite». Quando nasce l’azienda e con quali progetti? «Rototec nasce nel 2000 e nel 2002 entra a far parte di System Group un gruppo di aziende nazionali ed internazionali fondate da Alvaro Boscarini. Attualmente il gruppo conta circa tredici stabilimenti tra Europa e Africa con una dotazione di circa seicento dipendenti e 300 milioni

L

L’avvenire della depurazione Mario Falconi spiega come la gestione dei sistemi depurativi per civili abitazioni ed edifici industriali rappresenti un fattore capace di incidere non poco sulla sostenibilità ambientale

novativo che permette ad ogni progetto di integrarsi con i nostri prodotti. Qualsiasi progettista in qualsiasi parte del mondo può progettare con prodotti Rototec disegnati apposta per quella struttura. È un sistema abbastanza complesso e innovativo e allo scopo abbiamo programmato e realizzato giornate informative invitando oltre Percentuale del fatturato cento professionisti da della Rototec destinata ogni tutta Italia e proponendo anno agli investimenti loro soluzioni innovative sia a livello progettuale che di prodotto». Quali sono attualmente le prospettive del mercato? «Stiamo puntando su due linee: la prima è il web marketing sul quale stiamo investendo

5%

Mario Falconi, amministratore delegato della Rototec di Lunano (PU) - www.rototec.it

sto è il nostro core business strutturato in due divisioni: la divisione colonnina servizi rivolto ai campeggi e la divisione vani mobili specializzata nei bagni chimici da cantiere. Negli ultimi anni siamo cresciuti notevolmente raddoppiando il fatturato passando da dieci a circa venti milioni di euro sia grazie al miglioramento dei prodotti che alla richiesta del mercato che si sta indirizzando verso un’esigenza di recupero delle acque di depurazione soprattutto per le civili abitazioni». Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono l’azienda sul mercato e quali sono le strategie adottate per radicarsi in esso?

NUMERI E PROSPETTIVE Rototec è nata nel 2000 e nel 2002 entra a far parte di System Group (SG), leader nella produzione e vendita di sistemi completi di canalizzazione in polietilene e polipropilene. Insieme hanno 700 dipendenti e generano un fatturato di 600 milioni di euro. Rototec impiega attualmente da 60 a 65 persone. Il fatturato è raddoppiato negli ultimi quattro anni e oggi ammonta a 20 milioni di euro. Il 95 per cento dei prodotti viene fabbricato presso la sede aziendale Lunano. Nel 2019 sarà aperto un altro stabilimento produttivo a Potenza, nel sud Italia, affinché Rototec abbia la capacità di aumentare le esportazioni. L’azienda rifornisce circa 2.500 clienti in Italia mentre i partner commerciali con esperienza tecnica sono ancora ricercati all’estero.

di euro di fatturato. Il gruppo si occupa principalmente di realizzare sistemi completi di canalizzazione in polietilene e propilene, quindi tubazioni. Nasciamo come un’azienda di prodotti in polietilene ma realizziamo cisterne per il recupero delle acque piovane sia da esterno che da interno. Oltre a ciò progettiamo sistemi di depurazione delle acque attraverso la predisposizione di fosse settiche in polietilene. Que-

«Il valore aggiunto dell’azienda è rappresentato dal servizio tecnico che offriamo in fase di dimensionamento degli impianti. Siamo dotati di un ufficio tecnico pronto a rispondere ad ogni esigenza dei progettisti e quindi di ingegneri e geometri per offrire le migliori soluzioni ad ogni tipo di problema sia indirizzato alle civili abitazioni sia all’industria. L’ufficio tecnico rappresenta sicuramente il nostro

punto di forza ed è ciò che fa la differenza rispetto ad altri competitor soprattutto se si considera che disponiamo di un’ampissima rete commerciale. Siamo, infatti, presenti in Italia con oltre diecimila clienti ma lo siamo anche all’estero: circa cinquanta o sessanta milioni di euro del gruppo è fatturato all’estero. La maggiore quota è però realizzata in Italia con un buon 90 per cento. Negli ultimi due anni abbiamo iniziato ad affacciarci al mercato estero e crediamo che sarà uno dei nostri obiettivi a medio termine». Quanto investe l’azienda in innovazione e in che modo riesce a garantire la giusta competitività sul mercato? «Il nostro ufficio tecnico dispone di personale appositamente dedicato alla ricerca e allo sviluppo e impegnato nel continuo miglioramento dei prodotti già esistenti. La strategia aziendale si muove su più fronti ma è per lo più indirizzata agli investimenti, che sono circa il 5 per cento del fatturato. Molto dipende però dalle esigenze che provengono dal mercato, non abbiamo vincoli economici. In questo periodo stiamo lavorando all’implementazione del progetto denominato Bim, un metodo per l'ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni tramite aiuto di un soware. È nello specifico un sistema in-

IL VALORE AGGIUNTO DELL’AZIENDA È RAPPRESENTATO DAL SERVIZIO TECNICO CHE OFFRIAMO IN FASE DI DIMENSIONAMENTO DEGLI IMPIANTI

con risorse umane ed economiche. Il nostro obiettivo è quello di essere presenti sul web migliorando la pervasività attraverso informazioni e supporto tecnico informatico. I test realizzati quest’anno e negli ultimi sei mesi hanno fornito buoni risultati appurando un miglioramento della ricerca del brand Rototetc all’interno del web. Questo per noi è un punto focale perché il futuro sarà digitale. Le persone non acquisteranno i nostri prodotti ma si informeranno sui prodotti migliori, da qui la necessità di essere presenti e investire su questo canale sia per mantenere la leadership in Italia sui nostri prodotti sia per offrire un servizio sempre migliore ai progettisti che sono i nostri principali interlocutori».• Renato Ferretti


SPECIALE INDUSTRIA

Le Fonti Awards

Dicembre 2018 - pag. 36

n’arte senza tempo ma rivitalizzata dall’apporto di nuove tecnologie che hanno innervato di nuova linfa un settore tanto tradizionale quanto artigianale. L’azienda Baldi Alfredo nasce nel 1999 come realtà a livello artigianale ma nel corso del tempo creatività, serietà e un importante know-how ha consentito alla ditta di evolversi affermandosi come vero e proprio punto di riferimento nel settore delle lavorazioni di accessori per le calzature. «Ho iniziato le attività da solo. Con la verniciatura effettuata su materie plastiche nel settore calzaturiero racconta Alfredo Baldi -. Oggi siamo specializzati nelle lavorazioni sul

U

Il futuro nella personalizzazione Il settore calzaturiero vede la sua attuale frontiera nella crescita esponenziale delle richieste di decorazioni. Scarpe di colori e sfumature differenti da inserire in diversi canali commerciali. Ne parliamo con Alfredo Baldi

L’azienda Baldi Alfredo ha sede a Filottrano (An) - baldi.alfredo@virgilio.it

tacco, plateau, suola e qualsiasi componente in materiale plastico grezzo. Il nostro compito è quello di realizzare le decorazioni curando i particolari quali ad esempio possono essere i disegni. Li studiamo assieme ai nostri clienti sviluppan-

riamo che richiedono personalizzazioni in base al marchio. Scarpe praticamente identiche vengono decorate in maniera differente in base ai negozi in cui successivamente vengono commercializzate. Attualmente - prosegue ancora stiamo concludendo contratti per l’acquisto di macchinari orientati proprio alla personalizzazione dei prodotti. Da oltre un anno, ad esempio, stiamo studiando gli impieghi della stampa digitale applicandola al prodotto finito. In tal modo riusciamo a realizzare qualsiasi tipo di

lori in base alle esigenze dei clienti. È un mondo che sta aprendo le sue porte e che comporterà inevitabilmente l’innalzamento dei prezzi a causa dell’aumento della qualità dei prodotti. Le fasce di clienti che si muovono tra l’economico e il medio non potranno permettersi, infatti, di spendere una cifra di quell’entità su una calzatura che in dettaglio potrebbe essere venduta intorno a cento euro». Una circostanza che rischia di ampliare la già marcata dicotomia, tracciata dalla crisi economica, tra

zando l’intera produzione. Per quel che riguarda la tampografia abbiamo, inoltre, acquistato una serie di macchine per lavorare qualsiasi tipo di prodotto: dalla suola al tacco fino agli accessori. Mentre per quel che riguarda il digitale stiamo promorfo impiegato nelle fasi di verniprio in questi mesi acquistando una ciatura. Questa scelta rientra in un macchina e ci stiamo adoperando processo di innovazione aziendale per prendere contatti che ci consenche si sta orientando verso l’indutiranno entro maggio o giugno di stria 4.0. Stiamo compiendo investirealizzare le prime campionature per menti in tal senso soprattutto per poi procedere con le prime lavoraacquisire nuove conoscenze e capazioni». Grande attenzione è infine ricità da utilizzare per nuove tecniche servata allo sviluppo e alla o servizi e apportare un notericerca di soluzioni innovole miglioramento vative: dalla campionell’intero processo natura ai test fino di lavorazione, alle prove su non solo per i nuovi materiali e nostri clienti collaborazioni ma anche a con suolifici e beneficio dei Aumento della produzione con tacchifici. «Vi dipendenti l’introduzione del robot sono vari prostessi. È una antropomorfo per la fase di blemi ogni scelta che oltreverniciatura. giorno e per effettutto ha pertuare produzioni limesso di aumentare neari è necessario di circa il 50 per cento la procedere ad un certo grado di inverniciatura dei prodotti diminuendo dustrializzazione per fornire celerità notevolmente i costi e consentendo e qualità».• Luana Costa di diventare più competitivi ottimiz-

+50%

STIAMO COMPIENDO INVESTIMENTI NELL’OTTICA DELL’INDUSTRIA 4.0 MIRATI AD AFFRONTARE LE SFIDE, SAPENDO INNOVARE E FACENDO TESORO DELLA NOSTRA ESPERIENZA doli poi attraverso le decorazioni. Siamo anche in grado di lavorare sulla scarpa finita: ci viene consegnato il prodotto già montato e pronto per essere inserito nelle scatole e noi operiamo creando decorazioni laterali: floreali o per il segmento dei bambini, fumetti, allo scopo di arricchire il prodotto finito». Il progressivo successo commerciale ha inevitabilmente condotto verso un ampliamento dell’attività che grazie alla continua ricerca ha saputo stare sempre al passo con le novità e ha anche saputo anticiparle, proponendo una vasta gamma di soluzioni. «Il futuro risiede nella personalizzazione – aggiunge il titolare dell’azienda - perché ogni marchio pretende la propria decorazione e addirittura vi sono firme con le quali collabo-

decoro: dai loghi ai soggetti floreali. Ma per il futuro prevediamo di poter creare ancora una moltitudine di decorazioni di svariate sfumature e co-

prodotti estremamente economici e articoli di lusso. «Durante la crisi abbiamo assistito ad un progressivo collasso della fascia media che ha ridotto in maniera consistente le vendite. L’automazione che stiamo progettando consentirà anche alle aziende produttrici di articoli di fascia media di arricchire i propri prodotti con nuovi design e personalizzazioni. Attualmente il mercato è dominato da scarpe economiche che si trovano al mercato oppure articoli di firme dell’alta moda». Da qui l’esigenza di innalzare la qualità dei prodotti proponendosi come produttori flessibili, attraverso la composizione di decorazioni di diverse fogge e misure, e sempre disponibili e aperti al cambiamento e all’innovazione. «Di recente, abbiamo acquistato un robot antropo-

L’ASPETTO ARTIGIANALE L’azienda esegue ancora le fasi più importanti delle lavorazioni a mano. È quindi essenziale circondarsi di collaboratori capaci. «Quando si parla di lavoro artigianale – afferma il titolare Alfredo Baldi -, la preparazione dei propri dipendenti determina il successo o meno dell’azienda, per questo motivo abbiamo scelto di circondarci di collaboratori altamente specializzati, capaci di fare fronte a qualsiasi richiesta dei nostri clienti. Investiamo molto nella loro formazione perché siano sempre aggiornati sulle ultime novità, materiali, colori e tecniche di stampa».


SPECIALE INDUSTRIA

Le Fonti Awards

Dicembre 2018 - pag. 37

La tecnologia che protegge

a crescita di aziende di alta tecnologia come la MCE, ha puntato su un aspetto fondamentale della produzione industriale: la sicurezza dei lavoratori. Utilizzare la tecnologia per migliorare la qualità del laFausto Bonelli racconta come la mutualità tra aziende abbia permesso voro, agendo quindi sulla sicurezza e sulla la rinascita industriale di un territorio e la crescita di MCE Elettronica protezione dei lavoratori, porta a un progresso generale. «Siamo molto felici di avere tra i nostri prodotti le barriere di sicurezza. In particolare Sbx8000 Evo è una evoluta barriera fotoelettrica per la sicurezza dei macchinari dotata di 4 raggi a protezione uomo». A presentare questo prodotto di avanguardia nel campo della sicurezza è Fausto Bonelli, presidente della MCE Elettronica, che commercializza le sue apparecchiature elettriche ed elettroniche ad uso civile ed industriale con il marchio Anker. «La barriera che abbiamo elaborato è compatta con dimensioni pari a 60 x 60 x 1066 mm. Un prodotto pensato per la sicurezza e realizzato, ovviamente, secondo le vigenti norme di qualità richieste dagli standard internazionali, che permette di avere il massimo livello di gaCrescita di fatturato registrata da MCE Elettronica nel 2016 riera con una diagnosi ranzia. La barriera rispetto all’anno precedente. Il immediata». Oltre a un Sbx8000 Evo è utilizza2017 si è concluso con un segnalatore di stato ad bile in molte applicazioni ulteriore +10% alta luminosità ben visibile a industriali per mettere in sidistanza, la barriera è stata procurezza aree di lavoro ove siano gettata secondo un innovativo sipresenti macchinari pericolosi per stema controllato da cinque microprocessori l’uomo. La funzione di muting integrata a dei quali due in totale ridondanza per le funquattro raggi ne rende particolarmente intezioni di sicurezza. «La diagnosi di sistema è ressante l’utilizzo su rulliere motorizzate in time di 20 anni, secondo la certificazione En ulteriormente semplificata grazie a un analizentrata e uscita nelle macchine per il packaIso 13849, per una sicurezza in grado di duzatore grafico degli stati. Abbiamo seguito le ging». La funzione di muting consiste nelrare nel tempo». Prodotti come la barriera fonorme per proporre una barriera affidabile l’esclusione temporanea, automatica e sicura toelettrica Sbx8000 Evo anche per la sua durata, con una mission di un dispositivo di protezione come ad dimostrano come esempio una barriera o una griglia fotoeletl’azienda abbia contitrica o uno scanner laser, durante il funzionanuato a crescere grazie mento. In questo modo si può fare entrare o a ottime premesse iniuscire materiale dalla zona pericolosa. «Abziali che hanno visto dal biamo previsto un innovativo sistema di 1998 la MCE alla guida auto-allineamento dei raggi che consente di una rete di dieci una semplice e rapida installazione senza acpiccole aziende che curate operazioni di regolazione. Un lamlavorano nell’ambito peggiatore a tre colori segnala lo stato della della realizzazione e barriera in modo visibile anche da lontano. Il della progettazione display luminoso e i Led incorporati, inoltre, sia elettronica che permettono di controllare lo stato della bar-

L

+25%

meccanica. Dai territori del pesarese, dell’anconetano e della Romagna era partita una vera e propria rivincita sulla crisi, dove la collaborazione ha permesso la condivisione di commesse e appalti organizzati secondo un sistema di rete di impresa». La MCE continua a lavorare per conto terzi producendo per grandi fabbriche di packaging e non solo. «Produciamo componenti con importanti contratti per Gruppo Biesse e, tanto per citare un’altra impresa nota, per Black & Decker. Operiamo anche per il settore musicale, ma oggi stiamo puntando maggiormente sui nostri prodotti, soprattutto nell’ambito delle barriere di sicurezza dei macchinari». Ampio spazio è dato all’Industria 4.0 per creare macchine sempre più intelligenti e facili da controllare, aggiornare e analizzare. «I programmi di funzionamento della Sbx8000 Evo sono configurabili mediante un tool soware per PC che viene fornito in dotazione. È presente un sistema di segnalazione lumi-

ABBIAMO PROGETTATO UN’EVOLUTA BARRIERA FOTOELETTRICA DOTATA DI 4 RAGGI A PROTEZIONE UOMO, PER METTERE IN SICUREZZA AREE DI LAVORO OVE SIANO PRESENTI MACCHINARI PERICOLOSI

MCE Elettronica si trova a Mercatello sul Metauro (PU) - www.mce-anker.it

IL SOFTWARE MCE Elettronica ha sviluppato anche il tool soware per la configurazione della barriera Sbx8000 Evo. Un analizzatore grafico acquisisce lo stato dei segnali per la verifica dell’installazione e la diagnosi del sistema. La barriera Sbx8000 Evo prevede la gestione integrata della funzione di muting opzionale con quattro schemi di utilizzo a 2 raggi incrociati o 2/4 raggi paralleli per consentire il normale transito dei pallet sulle rulliere. Possono essere utilizzate fotocellule commerciali oppure sono disponibili opzionalmente dei braccetti con fotocellule di immediata installazione. Tutte queste opzioni possono essere attivate e parametrizzate grazie al soware, utile a gestire tutte le caratteristiche della macchina. Il soware è disponibile on line e scaricabile gratuitamente, per avere un prodotto sempre aggiornato.

nosa dello stato normale di lavoro con Led colorati e un display che permette anche di effettuare la diagnosi dello stato delle fotocellule e di eventuali anomalie del sistema». L’utilizzo e la lettura della barriera è semplificato dall’assenza di interfacce o dispositivi esterni. «Anche le quattro fotocellule opzionali di muting vengono connesse direttamente alla barriera grazie ad un sistema in cui tutte le funzioni sono integrate all’interno della stessa». • Patrizia Riso


SPECIALE INDUSTRIA

Impresa e sviluppo

Dicembre 2018 - pag. 38

essun provvedimento di politica economica a favore della fabbrica 4.0, zero sgravi fiscali per i giovani assunti nei primi due anni a tempo indeterminato, calma piatta sul fronte dei 65 miliardi di debiti contratti dalla Pubblica amministrazione con imprese grandi e piccole. Sono le principali ragioni per le quali l’apertura della procedura di infrazione disposta dalla Ue ai danni del nostro Paese non stupisce affatto gli industriali italiani, che nella manovra proposta dal governo vedono innanzitutto un documento “zoppo”. Per via di uno sforamento del rapporto deficit/Pil al 2,4 per cento non adeguatamente bilanciato da misure espansive che incidano sulla seconda gamba della crescita, rendendo sostenibile la prima. «Se fossi nel premier Conte – afferma il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia - convocherei i due vicepremier chiedendo loro di togliere due miliardi per uno, visto che per evitare la procedura ne bastano quattro. Di fronte a un rifiuto, mi dimetterei e denuncerei all’opinione pubblica chi non vuole arretrare. Occorre un equilibrio tra le ragioni del consenso e quelle dello sviluppo, di cui questa manovra non ha nulla».

N

Rinforzare la “seconda gamba” Continua a essere la crescita, secondo gli industriali, il tallone d’Achille di una manovra che nei giorni scorsi ha incassato la bocciatura dell’Ue. Troppo pochi gli investimenti su imprese e giovani per giustificare lo sforamento

NO A UN’ITALIA FONDATA SU RENDITA E ASSISTENZA Non cerca giri di parole il leader di Viale dell’Astronomia, deluso da una finanziaria 2019 che proposte, alcune a riinsiste molto su singoli Crescita investimenti privati in macchinari e attrezzature, sorse non elevate, su ambiti di intervento raggiunta nel quinquennio cui il Governo con il come il reddito di cittadi2013-2017, che si affianca a Parlamento potrebbe nanza o il superamento quella del 56 per cento in accelerare». Tra queste della legge Fornero, ma non ricerca e sviluppo rientra sicuramente la risi mostra altrettanto attenta a chiesta di dare continuità agli indirizzare il nostro sistema prostrumenti del Piano Industria 4.0 (nel duttivo verso nuovi orizzonti di competisolco dei positivi risultati raggiunti nel tività. «L’Italia del futuro – si domanda quinquennio 2013-2017 con un rialzo dell’11 Boccia - deve essere fondata su rendita e per cento di investimenti privati in macchiassistenza? Io penso piuttosto che occorra nari e attrezzature e del 56 per cento in uno sforzo in più sulla crescita, a partire quelli per ricerca e sviluppo), estendendall’apertura dei cantieri, perché la crescita done l’applicabilità anche ai servizi in la fai con gli investimenti pubblici e accecloud e a quelli della cybersecurity. lerando quelli privati. Su questi ultimi in particolare abbiamo avanzato una serie di CRESCITA CHIAVE PER LA STABILITÀ E NON VICEVERSA Come è pure essenziale, secondo il numero uno degli industriali, «garantire stabilità nel tempo il credito d’imposta per gli investimenti al Sud, che ha contribuito alla ripresa gli acquisti di impianti e attrezzature con istanze accolte per oltre due miliardi e investimenti attivati per 6,5 miliardi». Una ricetta che ribalta completamente il paradigma che vuole la stabilità come presupposto per la crescita, scommettendo invece sulla crescita come fattore di stabilità. Dove i governanti operino nell’interesse di un’industria italiana che si distingua per l’alto valore aggiunto, l’alta intensità di investimento e l’alta intensità di Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia

+ 11 %

produttività e dove le imprese e le infrastrutture diventino i luoghi in cui si genera occupazione. «In quest’ottica – prosegue Boccia - abbiamo proposto e ribadiamo

l’esigenza di una drastica riduzione del cuneo fiscale a vantaggio anzitutto dei lavoratori più giovani, il potenziamento degli incentivi e premi aziendali, il rafforzamento della formazione e delle leve utili a coniugare domanda e offerta di lavoro. Immaginiamo ad esempio quale effetto potente avrebbe sulla crescita e sull’occupazione strutturale spostare 5 miliardi di euro l’anno verso questi strumenti». BASTA INTERESSI DI PARTE, È L’ORA DELLA RAGIONEVOLEZZA Altro correttivo che gli industriali reclamano riguarda il mondo del credito, sul quale si teme una forte ricaduta per via di una manovra economica che si prefigge di far lievitare deliberatamente deficit e debito, senza prevedere azioni compensative. «Se il loro patrimonio delle banche si riduce – avverte il presidente di Confindustria - per il deteriorarsi del valore dei titoli del debito che posseggono, è chiaro che diminuisce la capacità di erogare il credito a tutto danno dell’economia reale e delle famiglie. Detto questo, le banche sarebbero in grado di difendersi da sole se non fossero messe con le spalle al muro dall’esplosione dello spread». Anche per questo, il messaggio finale di Boccia suona come un appello alla ragionevolezza nei confronti del Legislatore, chiamato soprattutto in vista delle elezioni europee ad anteporre le esigenze dell’Italia a quelle di parte. «Deve dare agli italiani una visione del Paese – conclude – evitando che il dibattito elettorale finisca nella diatriba pro o contro l’Europa e diventi un alibi per non affrontare le nostre questioni, invece di concentrarsi sulla costruzione di un’Europa riformista».• Giacomo Govoni

TRA LE PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA, LA RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE A VANTAGGIO DEI LAVORATORI PIÙ GIOVANI, IL POTENZIAMENTO DEGLI INCENTIVI E PREMI AZIENDALI, IL RAFFORZAMENTO DELLA FORMAZIONE E DELLE LEVE UTILI A CONIUGARE DOMANDA E OFFERTA DI LAVORO


SPECIALE INDUSTRIA

Impresa e sviluppo

Dicembre 2018 - pag. 40

La stabilità del modello emiliano Saldamente ancorata alla sua industria manifatturiera, l’economia regionale tiene il passo della crescita al netto di brevi battute d’arresto registrate ad esempio nel reggiano nel terzo trimestre. Molto bene l’export e l’impegno di spesa sui fondi europei. In proiezione futura, fari puntati sulla digitalizzazione e sugli investimenti per favorire l’accesso dei giovani al mondo del lavoro

eccanica e industria metallurgica continuano a trainare un’economia regionale che tuttavia nel secondo trimestre, in base ai dati di Unioncamere, denota una lieve flessione di fiducia delle imprese. Quali segnali si colgono dai vostri osservatori? FABIO STORCHI: «Unindustria Reggio Emilia, tramite la sua consueta indagine congiunturale, ha analizzato il terzo trimestre registrando una contrazione della produzione industriale del 3,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017, che aveva registrato un forte tasso di crescita. Il dato interrompe un percorso di crescita che durava da sette trimestri consecutivi. La dinamica provinciale riflette il calo osservato dall’Istat a ottobre e la minor dinamicità dell’economia europea e internazionale. La battuta d’arresto della produzione è confermata dagli altri indicatori: fatturato -0,9 per cento, ordinativi -6,6 per cento sul mercato interno e -7,4 per cento all’estero. Nella media invece i livelli occupazionali che mostrano un contenuto aumento (2,8 per cento) rispetto all’analogo periodo del 2017. In assenza di evidenti variazioni nel quadro strutturale macroeconomico si rischia il protrarsi di un profilo congiunturale sottotono». PALMA COSTI: «Oramai da quattro anni prosegue il trend di crescita dell’Emilia-Romagna: la variazione di Pil segna un miglioramento del 4,5 per cento, i consumi sono cresciuti del 4,7 per cento. Gli investi-

M

sciuti gli investimenti in ricerca e sviluppo, che nel 2016 ha toccato l’1,96 per cento del Pil regionale. Sul fronte occupazionale, tra il 2015 e il 2017 il tasso di crescita è raddoppiato, il numero degli occupati è aumentato di oltre 60mila unità e il tasso di disoccupazione già nel 2018 è sceso al 6,5 per cento». Permane significativa la tendenza espansiva dell’export regionale, sostenuta da bandi finanziati con i fondi europei. Quali mercati si mostrano particolarmente ricettivi e con quali strumenti state accompagnando le imprese all’estero? F.S.: «Tra gennaio e giugno 2018 le esporta-

Palma Costi, assessore alle Attività produttive della Regione Emilia Romagna

PALMA COSTI: «IN ACCORDO CON TUTTI I FIRMATARI DEL PATTO PER IL LAVORO, METTIAMO A DISPOSIZIONE 260 MILIONI DI EURO A FAVORE DELL’OCCUPAZIONE DELLE NUOVE GENERAZIONI, LA VERA RICCHEZZA DELLA NOSTRA TERRA» menti fissi sono cresciuti dal 2014 dell’11,2 per cento, di cui il 4 per cento solo nell’ultimo anno. L’export nel 2017 ha sfiorato i 60 miliardi di euro connotandosi per l’alta tecnologia dei

zioni reggiane sono cresciute del 7 per cento, attestandosi a 5,5 miliardi di euro. Un incremento superiore al +5,9 per cento regionale e al +3,7 per cento nazionale. Tra i settori più in crescita: macchinari, abbigliamento, prodotti in metallo, apparecchi elettrici e mezzi di trasporto. Stazionarie le esportazioni di piastrelle, in lieve calo i prodotti alimentari, gomma e materie plastiche. La Germania suoi prodotti. Poi a ogni euro di esportazioni resta il principale mercato di sbocco, seguita attiva circa 63 centesimi di valore aggiunto dalla Francia. In aumento le esportazioni dedomestico, il resto attiva fornitori e produttori stinate a Regno Unito, Usa, Cina e Canada, localizzati in altre regioni o stranieri. Sono crestabili con la Russia. L’area internazionalizzazione di Unindustria svolge un check-up per la protezione della proprietà industriale e la contrattualistica internazionale, dispone di un desk su aree specifiche, convenzioni per facilitare l’ottenimento di visti e certificazioni e per il recupero dell’Iva e dei crediti. In più ha rapporti quotidiani con Ice ed è Info point di Simest e Crescita delle esportazioni Sace». reggiane registrata tra P.C.: «Il Governo ha gennaio e giugno 2018, attestandosi a 5,5 miliardi certificato che di euro siamo la prima regione italiana per impegno di spesa sui fondi europei. Ma anche per attrazione. Nel 2017, con 60 miliardi di export consolidati sia sul mercato europeo, sia nei paesi extraUe, l’Emilia-Romagna è la prima regione per quota di export pro-capite. L’obiettivo della

7%


SPECIALE INDUSTRIA

Impresa e sviluppo

Dicembre 2018 - pag. 41

buon lavoro. Per questo stiamo inRegione è quello di continuare a vestendo fortemente per le inessere al centro dei grandi frastrutture digitali, per flussi internazionali, aul’intelligenza artificiale, mentando la quota di exper i big data e il superport regionale e il calcolo, anche in vista numero di imprese dell’insediamento nel esportatrici. Per questo 2019 del centro di calabbiamo da tempo attiCrescita registrata tra il colo del Centro meteo vato un programma spe2015 e il 2017 del numero europeo a Bologna. Tutto cifico per degli occupati in regione questo rafforza una rete del’internazionalizzazione per dicata alla ricerca sviluppata in le imprese, soprattutto delle tutto il territorio regionale che ha piccole e medie. Ogni anno garannei suoi 7 Clust-Er un punto di forza straortiamo oltre 10 milioni di euro per l’organizdinario. Inoltre, abbiamo indirizzato l’ultima zazione di incontri b2b e di visite aziendali, misura relativa all’applicazione della Legge missioni di sistema nei Paesi extra-Ue, soregionale 14 del 2014 proprio su produzioni prattutto in quelli di più complesso approccio 4.0 che ha portato importanti investimenti, per le Pmi, nonché il sostegno diretto alle macreando posti di lavoro a tempo indeterminifestazioni fieristiche e per le attività di inconato». ming». Tra le note liete, riferisce sempre UnionLe filiere industriali stanno attraversando camere, c’è l’evoluzione positiva dei prestiti un’intensa fase di digitalizzazione dei proalle industrie emiliano-romagnole. Come cessi produttivi. Quali distretti locali sono sta impattando sulla loro propensione agli più avanti e a quali progettualità state peninvestimenti e quali sinergie state svilupsando per accelerarlo? pando per sostenerle? F.S.: «La metalmeccanica è uno dei settori più F.S.: «Nonostante questa rilevazione positiva, interessati sia come produttore, che come utiil rallentamento della crescita deprime la filizzatore di queste tecnologie. Il processo di ducia e non invoglia a fare nuovi investimenti. digitalizzazione sta comunque riguardando La nostra provincia, per quanto virtuosa, si coltutti i principali settori del reggiano, tra cui il loca all’interno di una situazione Paese che si comparto tessile che ci vede protagonisti. Gli mantiene nel complesso negativa. Il deprezindustriali infatti stanno collaborando alla dezamento dei titoli di Stato italiani impatta nefinizione del corso di laurea in marketing digigativamente sul patrimonio delle banche che li tale, in capo al Dipartimento di comunicazione detengono, così come il doversi approvvigioed economia di Unimore, che dovrebbe parnare a tassi più alti sui mercati non le aiuterà a tire dal prossimo anno accademico. Il Sistema ottenere provvista da offrire a tassi calmierati Confindustria inoltre ha realizzato il progetto come quelli dello scorso anno. Ci aspettiamo “Verso Industria 4.0” che prevede interventi quindi un razionamento del credito erogato ai formativi per potenziare la crescita e il riposisoggetti più deboli della filiera produttiva che zionamento strategico delle filiere produttive contrasteremo grazie a collaborazioni con inin ottica 4.0. Le aziende più dinamiche hanno termediari finanziari e Confidi e con servizi che avviato anche processi di ristrutturazione bafaciliteranno l’accesso al credito dei nostri assati sulla qualità di prodotti e servizi e sulla vesociati». locità di risposta, in cui le competenze del P.C.: «Sappiamo bene che l’accesso al credito personale e il confronto costante con la forè una delle principali criticità soprattutto per le mazione rivestono un ruolo centrale». Pmi e le start up, sia in termini di avvio di imP.C.: «Da tempo abbiamo colto la sfida della presa che per il sostegno agli investimenti prodigitalizzazione e di Industria 4.0, interpreduttivi. Ci siamo concentrati su queste criticità tandola come fattore abilitante orizzontale promuovendo fondi per la facilitazione all’acper integrare settori diversi e ridurre le dicesso al credito delle imprese e stiamo speristanze tra filiere o a crearne nuove. Non solo mentando nuovi strumenti e nuove modalità di manifatturiere, ma anche di nuovi servizi alle politica finanziaria pubblica. Ne è un esempio persone e alle comunità in grado di creare il bando regionale per sostenere investimenti di piccole e medie imprese: 24 milioni di euro destinati ad accrescere la competitività e l’attrattività, che ne mobiliteranno almeno 150 milioni». Negli ultimi mesi anche la dinamica occupazionale in Emilia-Romagna sta disegnando una traiettoria positiva. In quali ambiti si stanno aprendo le migliori opportunità per i lavoratori e come ne facilitate l’ingresso nel tessuto produttivo regionale? F.S.: «La ripresa dell’occupazione ha interessato circa un’impresa su tre, con punte nella metalmeccanica e nei servizi legati al digitale. Le aziende metalmeccaniche reggiane hanno ripreso ad assumere, ma faticano a trovare i Fabio Storchi, presidente di Unindustria profili professionali giusti. Un paradosso, Reggio Emilia

+ 60 mila

FABIO STORCHI: «IL SISTEMA CONFINDUSTRIA HA REALIZZATO IL PROGETTO “VERSO INDUSTRIA 4.0” CHE PREVEDE INTERVENTI FORMATIVI PER POTENZIARE LA CRESCITA E IL RIPOSIZIONAMENTO STRATEGICO DELLE FILIERE PRODUTTIVE IN OTTICA 4.0. » pensando agli alti livelli disoccupazione giovanile. Da gennaio le famiglie saranno chiamate a scegliere a quale scuola superiore iscrivere i propri figli. Per decidere in modo consapevole è importante che tengano conto degli effettivi fabbisogni professionali, di come sono cambiati i profili e quali sono i più richiesti. Secondo l’osservatorio di Excelsior, nei prossimi tre mesi le imprese metalmeccaniche reggiane assumeranno 2680 persone. Il 53 per cento sarà impiegato in produzione, seguiranno l’area tecnica e progettazione con il 28 per cento. Va da sé che l’istruzione tecnica e digitale, le facoltà tecnico-scientifiche sono quelle maggiormente richieste anche nel medio periodo». P.C.: «In accordo con tutti i firmatari del Patto per il lavoro, che abbiamo varato da poche settimane nel segno di una nuova coesione

sociale, mettiamo a disposizione 260 milioni di euro a favore dell’occupazione delle nuove generazioni, la vera ricchezza della nostra terra. Più orientamento per aiutare i ragazzi nel momento delle scelte importanti per il futuro. Più spazi a disposizione quali coworking, fablab, sale prove, Informagiovani, in grado di facilitare la creazione di progetti fondati su esperienze e relazioni. Più formazione, in particolare tecnica, per garantire le competenze richieste oggi nei diversi settori dell’economia regionale. E poi maggiori investimenti sul diritto allo studio universitario, in alta formazione e in ricerca. E ancora, più accesso al credito e supporto personalizzato per avviare nuove imprese o per rafforzare la propria start up, anche in agricoltura e nell’industria culturale e creativa». • Giacomo Govoni


SPECIALE INDUSTRIA

Edilizia

Dicembre 2018 - pag. 44

Vietato arrendersi al declino È il grido di incoraggiamento che Gabriele Buia lancia alle imprese delle costruzioni, esortando le forze politiche a dare risposte immediate e concrete sul piano degli investimenti nel settore. Cominciando dalla rigenerazione urbana on la ripresa dell’industria delle costruzioni, collegata al 90 per cento dei settori produttivi italiani, il Pil del nostro Paese crescerebbe dello 0,5 per cento in più ogni anno. È lo scenario prospettato da Ance nel corso di una recente audizione sulla manovra di bilancio, corredato tuttavia da una serie di rilievi che evidenziano come, allo stato

C

«All’estero tutti vogliono il made in Italy delle costruzioni, sinonimo di grande qualità, professionalità e competenze, mentre a casa nostra è troppo poco valorizzato. Infatti, in 13 anni, la quota di fatturato estero delle imprese di costruzione ha praticamente surclassato quella realizzata tra i confini nazionali: dal 31 per cento è arrivata a rappresentare, infatti, il 74 per cento del totale del giro d’affari. Con le ultime acqui-

ALL’ESTERO TUTTI VOGLIONO IL MADE IN ITALY DELLE COSTRUZIONI, SINONIMO DI GRANDE QUALITÀ E PROFESSIONALITÀ, MENTRE A CASA NOSTRA È TROPPO POCO VALORIZZATO attuale, tale stima appartenga ancora al campo dell’irrealtà. «Per questo non bisogna perdere di nuovo il treno della legge di bilancio – sottolinea il presidente Gabriele Buia - ma dare finalmente concretezza al capitolo degli investimenti, restituire liquidità alle imprese e far partire i lavori di manutenzione e di riqualificazione delle nostre città. Condizioni essenziali senza le quali gli obiettivi di crescita per il 2019 rischiano di restare una chimera». Tra scenari attesi e possibili, cosa dice invece la situazione reale del vostro comparto aggiornata al presente? «I numeri purtroppo parlano chiaro: sono oltre 120 mila le imprese espulse dal mercato e 600 mila i posti di lavoro andati in fumo. Quella che ancora in corso è una crisi di sistema che morde tutti: non solo le centinaia di migliaia di Pmi, ma ora anche le grandi aziende, con pericolosi effetti domino che vanno assolutamente scongiurati. Non possiamo e non dobbiamo arrenderci al declino: il Paese ha bisogno di risposte immediate e le imprese devono tornare a lavorare. È necessario dare subito il segnale che l’Italia può tornare a crescere ai ritmi degli altri Paesi europei». In compenso i dati del vostro ultimo Rapporto, presentato a ottobre al Mae, segnalano una crescita dei fatturati esteri delle imprese edili.

ricadute in termini di produttività, di risparmio di tempi e di costi. Come Ance possiamo affermare di essere stati all’avanguardia su questo terreno con il progetto “Innovance”, il primo prototipo di piattaforma digitale del settore in Europa, e siamo tuttora impegnati nella creazione di una grande piattaforma europea sulla quale speriamo di ricevere presto sostegno dalla Ue. Affinché si realizzi la rivoluzione digitale, però, non basta fissare tempistiche e obblighi legislativi, ma è necessario anche investire per accompagnare il mondo produttivo nella fase di transizione». L’innovazione è anche uno dei pilastri su cui poggia il primo Forum italiano delle costruzioni che avete “battezzato” pochi giorni fa a Milano. Come intende operare a favore della filiera? «Il Fidec è stato ideato e fortemente voluto dall’Ance per far emergere le esperienze di cambiamento e di trasformazione dei protagonisti della filiera edilizia. Un format innovativo che punta a diventare un vero e proprio hub delle costruzioni, creando una rete permanente di contatti, relazioni, scambio di buone pratiche vincenti tra tutti i protagonisti del nostro mondo. Per questo l’evento di Milano non va considerato come un punto di arrivo ma di partenza, che permetterà di condividere idee, progetti ed energie positive e lavorare tutti insieme alla ripresa del settore». Tornando alla manovra, ritenete fondamentale l’inserimento di misure a favore della rigenerazione urbana. Quali considerate prioritarie per il futuro rilancio del comparto? «Sbloccare l’Italia significa anche investire nel futuro delle nostre città, attraverso una strategia nazionale che consenta di realizzare quegli interventi di rigenerazione che in altri Paesi sono da anni una realtà consolidata. Le emergenze sono tante, il nostro patri-

sizioni l’Italia è presente in 92 Paesi del mondo». In quali nuovi mercati stanno penetrando e per quali attività prevalenti vengono richieste? «Rispetto a pochi anni fa i cambiamenti di mercato sono vistosi: se fino al 2015 il 50 per cento delle nuove commesse era localizzato in Europa, ora la fanno da padrone il Nord-America, l’Australia, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Nel processo di internazionalizzazione i Paesi Ocse e quelli del G20, dove la competizione internazionale è ai massimi livelli, occupano un ruolo sempre più di primo piano. Strade, ponti, metropolitane e ferrovie le imprese espulse dal sono le opere in cui le nomercato e 600 mila i posti di stre imprese sono maggiorlavoro andati in fumo mente impegnate». L’ultimo Saie ha individuato nel digitale la strada che l’edilizia nazionale può percorrere per uscire dal lungo stato di sofferenza in cui versa. Quali progressi ha compiuto ultimamente su questo versante? «Finora la grande rivoluzione digitale ha solo lambito il settore dell’edilizia. Ma il cambiamento, seppur lento, è iniziato e va assolutamente sostenuto, perché può avere enormi

120 mila

monio immobiliare versa in condizioni disastrose. Rottamare vecchi edifici, inutili e inquinanti, intervenire su aree urbane degradate o non più efficienti, deve essere quindi non solo possibile, ma anche conveniente per cittadini e imprese. Per questo servono misure fiscali ad hoc, dirette a favorire la sostituzione edilizia e la permuta tra vecchi edifici e fabbricati con caratteristiche energetiche e strutturali completamente rinnovate». In riferimento alla manovra di bilancio, peraltro appena bocciata dall’Ue, lei ha evidenziato che le “incrostazioni normative e procedurali” renderanno irrealizzabili gli investimenti infrastrutturali previsti. Come occorre intervenire pertanto su questo terreno?

Gabriele Buia, presidente nazionale di Ance

«I 15 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi previsti dalla manovra, e indispensabili per il nostro Paese, rischiano di rimanere sulla carta e di non produrre alcun effetto in termini di spesa effettiva. Stanziare le risorse, infatti, non basta. Bisogna prima di tutto rimuovere gli ostacoli che impediscono di spenderle: procedure complesse e farraginose, scarsa capacità amministrativa e un Codice appalti confuso e inapplicabile. Siamo stanchi di annunci che sfiorano il mito quando poi la realtà è molto diversa. Servono regole semplici, chiare e facilmente applicabili per far ripartire i cantieri. Solo così potremo davvero sbloccare il Paese e tornare a creare lavoro». • Giacomo Govoni


SPECIALE INDUSTRIA

Restauro

Dicembre 2018 - pag. 45

L’impresa che cura il bello Giovanna Martellotti racconta i cambiamenti nel mondo del restauro delle opere d’arte in Italia e cosa significa oggi creare un’impresa per diffondere la cultura e la conservazione del nostro patrimonio artistico l Belpaese possiede innumerevoli tesori d’arte che richiedono una cura particolare per restare fruibili e resistere all’usura del tempo. Il restauro delle opere d’arte è stato per secoli affidato a singoli professionisti dotati di profonda esperienza artigianale. «Una volta il restauratore era una sorta di mago che interveniva in maniera drastica con l’aspettativa di risolvere il problema definitivamente. In realtà nel restauro non si risolve mai niente per sempre». Giovanna Martellotti, direttore tecnico della CBC Conservazione Beni Culturali, inizia così a raccontare il cambiamento di cui anche la sua impresa è protagonista. «Già dagli anni ’70 si comprese che serviva invece realizzare interventi meno invasivi. Il restauro oggi è diventato più prudente: si tende a fare meno per lasciare la possibilità di intervenire nuovamente in futuro, perché non esiste un restauro definitivo. Nessun restauro rende l’opera resistente a qualunque aggressione. Cerchiamo quindi di realizzare il minimo intervento possibile». La CBC si è costituita nel 1977 tra restauratori professionisti formatisi presso l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, nel periodo in cui si andava impostando una visione del restauro come scienza della conservazione in un’ottica di maggiore collaborazione tra diverse professionalità. Erano anni in cui si cominciava ad immaginare l’intervento di restauro in modo molto diverso: «Prima il restauratore veniva visto come una figura singola. Da allora in poi invece si sono cominciate a creare forme di lavoro di gruppo anche nel mondo del restauro». La CBC è nata quindi in questo contesto, con l’idea di lavorare insieme in forma cooperativa, adottando un modello

zioni pubbliche, principalmente le Sovrintendenze che sono gli uffici locali del Ministero dei beni culturali. Poi il panorama è cambiato perché gli investimenti pubblici tendono a ridursi, ed è aumentato il lavoro per privati. Negli ultimi anni lavoriamo molto con sponsorizzazioni da fondi privati, sempre passando dalla Sovrintendenza che ha la tutela dei beni su cui

I

sempre un ritorno ad investire in cultura», sottolinea Giovanna Martellotti che racconta come sia stato fondamentale rilanciarsi anche sul web. «Dal 2017 abbiamo creato una nuova

NEL NOSTRO LAVORO SI CREA CULTURA PERCHÉ QUANDO SI RESTAURA UN’OPERA SI STUDIA COME È FATTA, LA SI COMPRENDE NELLA SUA STRUTTURA COSTITUTIVA E NEI MATERIALI UTILIZZATI E SI RICOSTRUISCE IL PROCESSO CREATIVO CHE C’È DIETRO

CBC Conservazione Beni Culturali si trova a Roma e a Perugia - www.cbccoop.it

non più individuale, ma come unione di più professionisti. «Abbiamo adottato una forma di impresa strutturata, che oggi comprende 18 soci, e siamo un’impresa di eccellenza che produce un forte apporto culturale. Nel nostro lavoro si crea cultura perché quando si restaura un’opera si studia come è fatta, la si comprende nella sua struttura costitutiva e nei materiali utilizzati e si ricostruisce il processo creativo che c’è dietro». I laboratori della CBC si trovano a Roma, dove si realizzano principalmente lavori su tela, e a Perugia, dove lo staff ha lavorato anche sugli affreschi di Assisi. «Il legame con il territorio umbro risale all’inizio della nostra carriera, con i cantieri didattici dell’ICR, ed è proseguito negli anni, anche durante le devastanti vicende dei terremoti che hanno toccato Assisi e la Val Nerina». Ma non mancano anche collaborazioni sul territorio nazionale e non solo. «Attualmente una nostra dipendente è a Reggio Calabria per il progetto CRATI, con l’Università di Cosenza. Cerchiamo di partecipare a progetti sperimentali e di formazione che ci hanno portato

anche in Georgia, Francia, Libia, Turchia, Stati Uniti, Canada, Spagna e Cina. Ospitiamo spesso stagisti e tirocinanti, in stretta collaborazione con ISCR, OPD, Accademie e Facoltà di restauro, anche straniere». Il lavoro di restauro è rivolto ad opere e manufatti su tela, legno, metallo, pietra, carta, gesso di ogni epoca storica; dipinti murali, monumenti, aree archeologiche, arte moderna e contemporanea. «Fino a venti anni fa il nostro bilancio per il 90 per cento derivava da collaborazioni con istitu-

lavoriamo». I fondi pubblici per la conservazione dei beni culturali diminuiscono e in Italia si fa fatica ad agevolare il sistema di donazioni e detrazioni fiscali che è invece sistematico negli Stati Uniti. «Cerchiamo comunque con piacere possibili donatori perché, come insegnano grandi marchi come Prada e Fendi, c’è

strategia digitale e rinnovato il sito con l’idea di comunicare il cambio generazionale che stava avvenendo al nostro interno e adottare un nuovo approccio. Il nostro lavoro resta di altissimo artigianato, ma con la presenza digitale cerchiamo di stare al passo per raccontarci in maniera adeguata». • Patrizia Riso

QUALITÀ CERTIFICATA Negli ultimi anni è cambiata molto positivamente l’attenzione alla salute degli operatori che prima utilizzavano materiali aggressivi, anche se in modo sporadico. «Rispetto alla nostra formazione alcuni materiali sono scomparsi e aumentano studi e ricerche su materiali più ecologici. È sicuramente un passaggio fondamentale di questi ultimi anni. Oggi utilizziamo procedure di restauro meno pericolose anche per gli operatori oltre che per l’opera». La CBC possiede l’attestazione di qualificazione, per la Categoria OS2A ed è una società certificata con il sistema di qualità aziendale, secondo le norme Uni En Iso 9001:2015. «Il Sistema Qualità, pur avendo migliorato le procedure organizzative interne, non si adatta totalmente al nostro lavoro, che non contempla procedimenti standardizzabili: ogni lavorazione va progettata sulle specifiche caratteristiche e condizioni dell’opera da restaurare».


SPECIALE INDUSTRIA

L’industria dei libri

Dicembre 2018 - pag. 46

Marchionne, quale rivoluzione Nel volume Marchionne lo straniero Paolo Bricco ricostruisce la biografia di un manager unico, capace di rifondare Fiat/Fca dall’interno, sotto ogni punto di vista: industriale, finanziario e strategico. Con l’autore si analizza la portata del cambiamento introdotto da Marchionne el prologo di Marchionne lo straniero (edito da Rizzoli), Paolo Bricco, inviato speciale del Sole 24 Ore ed esperto in politiche e sistemi industriali (è membro del Cami - Center on Automotive and Mobility Innovation dell’università Ca' Foscari di Venezia), descrive il manager nato a Chieti e scomparso il 25 luglio come uno dei rari casi nel capitalismo internazionale di manager che si fa imprenditore. Prima il salvataggio di un’impresa istituzionale, gerarchica e burocratica come la Fiat, poi l’acquisto e la riorganizzazione di un gigante decaduto dell’industria americana come Chrysler; la nascita del gruppo internazionale Fca. Bricco affronta la figura di Marchionne raccontando - attraverso di lui - anche le vicende di un settore complesso e competitivo come l’automotive. Quali gli elementi di maggiore innovazione che segnano la sua figura manageriale? «L’imprenditore è il proprietario dell’azienda mentre il manager è l’esecutore che, per quanto geniale e autonomo, segue l’indicazione della proprietà, che sia una società per azioni o un’azienda familiare. L’eccezionalità di Marchionne risiede nel fatto che la sua opera è così pervasiva da configurarsi proprio come quella di un imprenditore. Parte da due società fallite o quasi - la Fiat del 2004 e la Chrysler del 2009 - con un apporto di capitali non particolarmente elevato e ne fonda, forma e plasma una nuova, Fca, pur restandone un azionista e manager. Quando approda a Torino nel 2004 la Fiat è semi fallita e riesce a riportarla “in bonis” nell’arco di qualche anno. Nel 2009 poi si inserisce nell’epocale passaggio storico rappresentato dal declino e dal successivo processo di rifondazione del sistema dell’auto americano; sa cogliere l’occasione e porta a casa il controllo di Chrysler, convincendo la politica Usa nella persona di Barack Obama a dargli fiducia con un mandato quasi di tipo personale. Questi sono gli atti fondativi. Nell’arco di 14 anni, l’abilità principale di Marchionne sta nel fatto di essere riuscito a fare di due società in grave crisi un gruppo che è il quinto gruppo mon-

N

diale dell’auto, in competizione con player tedeschi, giapponesi, coreani e americani molto più strutturati, ricchi e sottoposti a meno shock». Sergio Marchionne è straniero, come recita il titolo del suo libro, non solo perché figlio di un maresciallo dei carabinieri

Quali restano le sue incompiute? «La grande incompiuta strategica è quella del 2015. Marchionne pensava di chiudere il cerchio con un’ultima grande operazione ossia la fusione amichevole con General Motors. Auspica di portare Fca dentro la grande pancia di Gm, ma questa operazione

abruzzese emigrato in Canada, ma anche per il suo stile che segna una fortissima discontinuità rispetto al passato. «Marchionne è stato almeno tre volte straniero: nei confronti dell’Italia perché non c’entrava nulla con il nostro Paese così come si delineava nel 2004, con gli Agnelli e quel “Novecento” di cui la Fiat costituiva uno degli assi portanti. Marchionne era straniero anche rispetto al sistema nord-americano dell’auto e del sistema auto in generale, perché non era un ingegnere e questa è una caratteristica fondamentale. Aveva una laurea in filosofia a cui si erano aggiunti studi economici e di giurisprudenza. Con le sue abilità straordinarie e una mente prensile, è riuscito a portare a termine operazioni che probabilmente ingegneri o manager formatisi nelle classiche scuole del capitalismo internazionale non avrebbero saputo concludere».

non si concretizza per una serie di ragioni, non ultimo il fatto che il sistema dell’auto e della politica americani non se la sentono di compiere questa fusione dopo il passaggio del 2009, anche perché avrebbe ad esempio comportato tagli occupazionali e riduzione di funzioni sofisticate in Michigan. Quel sì che c’era stato nel 2009 non si ripete nel 2015. La seconda incompiutezza riguarda, invece, il nostro Paese perché il gruppo mantiene sì gli stabilimenti aperti ma Fabbrica Italia - il nuovo piano del 2010 - dopo un anno e mezzo viene ritirato. Incompiuto resta anche il progetto del polo del lusso: dal 2014 al 2018 l’attività in Italia avrebbe visto un’intensificazione dei marchi del lusso, Alfa Romeo e Maserati in particolare, sintetizzati nell’obiettivo di avere 8 nuovi modelli di Alfa Romeo e 400mila autovetture Alfa Romeo prodotte. Nel 2018, invece di 8 nuovi modelli ce ne ne sono solo 2 - Giulia e Stelvio - e le unità Alfa Romeo prodotte sono 80mila. Un’incompiutezza di carattere strategico la prima, la seconda di carattere sistemico relazionale». Marchionne non ha mai nascosto di avere dubbi sulla propulsione elettrica. È stato un limite? «L’elettrico non è la panacea di tutti i mali, restano diverse criticità come l’approvvigionamento infrastrutturale, il tema della

SERGIO MARCHIONNE HA LASCIATO UN’EREDITÀ INCOMPIUTA PERCHÉ È VERO CHE FCA HA ANNUNCIATO PER I PROSSIMI ANNI 5 MILIARDI DI INVESTIMENTI, MA L’ITALIA È UNA PIATTAFORMA SOSTANZIALMENTE PRODUTTIVA, DOVE NON CI SONO ATTIVITÀ DI RICERCA

reale ecologicità come la questione dello smaltimento delle batterie. Detto questo, la frontiera tecnologica è segnata verso forme di alimentazione del motore alternative alla benzina (l’elettrico, l’ibrido e l’idrogeno). Marchionne non ci ha mai creduto perché non ci poteva credere. Fca nasce da due società “povere” che non disponevano delle risorse finanziarie per fare gli enormi investimenti necessari in quei campi». Il suo saggio è il risultato di una lunga frequentazione delle fabbriche italiane ed europee e di un lungo studio teorico. Qual è l’eredità di Marchionne per Fca? «Marchionne ha lasciato un gruppo che probabilmente senza di lui non esisterebbe più, prima in termini nazionali che interna-

zionali. Per come era messa la Fiat nel 2004 si sarebbe arrivati al default, con la chiusura degli stabilimenti che avrebbe innescato un dramma sociale oltre che economico. D’altra parte, ha lasciato un’eredità incompiuta perché è vero che Fca ha annunciato per i prossimi anni 5 miliardi di investimenti, ma l’Italia rimane ormai una piattaforma sostanzialmente produttiva, dove non ci sono attività di ricerca, dove non ci sono funzioni sofisticate e innovazione autoprodotta. Questo è il grosso problema». • Francesca Druidi

Paolo Bricco, inviato speciale del Sole 24 Ore ed esperto in politiche e sistemi industriali


Profile for Golfarelli Editore International Group

Green Economy - Dic 2018  

Green Economy - Dic 2018