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In abbinamento alla stampa nazionale - Allegato al quotidiano

Giustizia e ambiente

Giuseppe Vadalà, generale di brigata dell’Arma dei Carabinieri

La rilevanza della prova scientifica per i reati ambientali, l’analisi del vicepresidente Assoreca pagina 5 Angelo Merlin

il Giornale

Illeciti ambientali

Global Compact

Il generale dell’Arma Giuseppe Vadalà illustra gli interventi realizzati per la bonifica delle discariche abusive pagina 4

L’evoluzione dei modelli di business in un’ottica sostenibile, l’opinione di Marco Frey della sezione italiana pagina 50

GREEN ECONOMY REPORT

IMPRESE, INNOVAZIONE, SOSTENIBILITÀ LE PRIORITÀ PER UN FUTURO ECOSOSTENIBILE di Giacomo Govoni

Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare

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top agli indugi nella scelta delle fonti green e avanti nella partita per l’abbattimento delle emissioni auto. Sono gli imperativi che scandiscono l’ambizioso piano di battaglia contro la dipendenza dal carbone al quale intende dare corso il Ministro dell’ambiente Sergio Costa, rilanciando gli obiettivi contenuti peraltro anche nella Sen, documento di strategia energetica nazionale che traccia un orizzonte strettamente congiunto alla visione a lungo termine stabilita dall’Europa. E quanto più distante possibile da quello prefigurato dall’ultimo rapporto Ipcc sui cambiamenti climatici, che richiede al nostro Paese un deciso cambio di passo nel campo della sostenibilità energetica. «L’Italia – assicura il ministro Costa - è protagonista nella Strategia europea su energia e clima che entro il 2030 punta a ridurre di almeno il 40 per cento le emissioni rispetto al 1990 e raggiungere una quota di rinnovabili sui consumi complessivi pari al 32 per cento». Si tratta di obiettivi molto importanti. Quanto ci siamo vicini e in quali direzioni vi state muovendo per raggiungerli? «Il governo italiano si sta impegnando fin da ora sia con la redazione del Piano nazionale integrato energia e clima, sia predisponendo provvedimenti per incentivare le >>> segue a pagina 3

ECOMONDO 2018 I PROGRESSI DELL’ECONOMIA VERDE Apre i battenti a Rimini il Salone internazionale dell’economia green e circular. Tante le novità proposte oltre gli approfondimenti tecnologici, normativi e le best practice. In primo piano gli Stati Generali della green economy dedicati alle nuove occupazioni APPUNTAMENTI

AMBIENTE, L’ITALIA UN VALORE AGGIUNTO DEVE CAMBIARE MARCIA PER L’IMPRESA di Francesca Druidi

Agroenergie Obiettivi raggiunti in anticipo per la produzione di biocombustibili, ne parla Sandro Liberatori di Enama Sostenibilità Fabio Cella spiega come dai fanghi biologici si possano ottenere fertilizzanti inodori e sicuri

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di Francesca Druidi

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emergenza clima è un’istanza che non può essere più ignorata, considerando i drammatici scenari prodotti - a molteplici livelli - dal riscaldamento globale, in Italia e nel mondo. «La lotta al cambiamento climatico deve diventare la vera priorità della politica», afferma il presidente di Legambiente Stefano Ciafani. «Da questo discendono tutti gli altri obiettivi su cui dobbiamo misurarci, a livello nazionale e a livello internazionale. Se non bastassero le parole degli ambientalisti e le analisi degli scien-

tutto il sistema economico che deve contribuire a un’idea di società diversa e la sostenibilità è un elemento essenziale, occorre lavorare affinché questo termine sia dentro l’idea della società e dell’industria. Questa è la visione del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

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Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria


GREEN ECONOMY REPORT

In primo piano

Ottobre 2018 - pag. 3

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Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

Relazioni internazionali Magdi Jebreal

Hanno collaborato

energie rinnovabili con un gruppo di studio interministeriale ad hoc. Il nostro obiettivo è ridurre, fino a eliminarli, i fattori inquinanti, defossilizzando progressivamente l’economia». Inoltre, nell’ambito della Strategia energetica nazionale adottata dal nostro Paese, il mio ministero sarà in prima fila per il phase out del combustibile carbone dalla generazione elettrica. In altri termini, negli ultimi anni sono state chiuse tre centrali a carbone ed entro il 2025 la Sen prevede la chiusura delle otto centrali a carbone attualmente in esercizio». Nella partita europea per il taglio delle emissioni auto, l’asticella del target fissata per il 2030 oscillava tra il 30 e il 40 per cento. In che posizione della forbice si è collocata l’Italia? «Nella notte del 9 ottobre il Consiglio dei ministri dell’ambiente Ue ha votato l’accordo per la riduzione delle emissioni delle auto del 35 per cento al 2030. Noi come Italia abbiamo avuto subito una posizione ambiziosa: il taglio del 40 per cento, in linea con le aspirazioni del Parlamento europeo. Ma c’è stato un blocco molto forte, che non intendeva spostarsi dal 30 per cento. Si è arrivati così a una mediazione del 35 per cento». Quanto manca alla definitiva ratifica

POLITICHE AMBIENTALI Le misure e gli interventi green attuati dagli assessori di Piemonte e Toscana per rendere i loro territori più sostenibili

Federica Fratoni, assessore all’Ambiente della Regione Toscana e Alberto Valmaggia, assessore all’Ambiente della Regione Piemonte

dell’accordo? «Il Parlamento europeo può ancora migliorare l’accordo, ma siamo comunque a buon punto. Dopo l’allarme lanciato dall’ultimo rapporto Ipcc sul clima, siamo nella fase “bollino rosso”: ogni Paese deve fare la pro-

IL NOSTRO PAESE HA ADOTTATO UNA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE CHE VEDRÀ IL MINISTERO IN PRIMA FILA PER IL PHASE OUT DEL COMBUSTIBILE CARBONE DALLA GENERAZIONE ELETTRICA

Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese

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Supplemento a Dossier-Registrazione Tribunale di Bologna n. 7578/2004

pria parte e il fatto che molti Paesi abbiano riconosciuto l’importanza del ruolo dell’Italia in Europa per spingere su un accordo ambizioso penso che sia importante». Ogni anno gli Stati Generali della Green Economy accendono i riflettori sul modello di sviluppo che i Paesi avanzati sono chiamati ad abbracciare. Attraverso quali interventi vi impegnerete a promuoverne l’affermazione nei prossimi mesi? «Io penso che si debbano offrire nuove opportunità di sviluppo sociale ed economico soprattutto ai giovani. E la green economy, in Italia una realtà consistente, è un terreno fertile in tal senso. Gli Stati generali della green economy sono sostenuti dal ministero dell’Ambiente perché rappresentano un’importante occasione di confronto, analisi e proposte per un’Italia sempre più verde. Serve maggior coraggio e determinazione affinché la transizione dall’economia lineare dello spreco alla più virtuosa economia circolare avvenga in tempi rapidi e certi. Il fatto che uno dei primi atti di governo, approvato in Consiglio dei ministri a inizio luglio, sia stato il decreto “Terra dei fuochi” con il quale sono state trasferite al ministero dell’Ambiente anche le competenze sull’economia circolare, la dice lunga su quanto la materia sia importante per il mio dicastero». •

CAMBIAMENTI CLIMATICI, L’ITALIA È BOLLENTE Un grado centigrado e mezzo sopra la media storica. È l’allarmante incremento di temperatura misurato nel 2018 in Italia da un’analisi della Coldiretti, sviluppata sulla base dei dati Isac Cnr in relazione all’ultimo report Ipcc sul riscaldamento globale. Un’indagine che fotografa «una decisa tendenza alla tropicalizzazione del clima, con il moltiplicarsi di eventi estremi», sollecitando un rapido cambio di paradigma, specialmente nel campo della produzione di energia. Tra il 70 e l’80 per cento, secondo gli scienziati, dovrà assestarsi nei prossimi anni il fabbisogno del pianeta assicurato dalle energie rinnovabili per contenere il surri-

scaldamento, relegando verso lo zero il carbone e la lignite e verso una robusta crescita l’impiego di sistemi di cattura e stoccaggio della Co2 nella restante parte di produzione di energia da gas e nucleare. In ambito industriale inoltre, sarà necessario che nel prossimo futuro le emissioni risultino dell’80-90 per cento inferiori a quelle del 2000, mentre nei grandi centri urbani l’accelerazione dei sistemi a basso impatto dovranno essere accelerati rispetto alle previsioni contenute nei precedenti rapporti: del 55-75 per cento nel consumo energetico delle abitazioni e del 35-65 per cento nella mobilità entro il 2050.


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Primo Piano

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Una task force di bonifica e risparmio Da marzo 2017 il commissario straordinario governativo Giuseppe Vadalà coordina una struttura specializzata in disinquinamento, all’opera per risanare i siti contaminati e per far uscire l’Italia dalla morsa sanzionatoria dell’Ue n principio le discariche fuori norma attive sul territorio italiano erano duecento, sotto procedura d’infrazione Ue dal 2003 e condannate dalla Corte di giustizia europea nel 2014. Oggi sono meno di un quarto, grazie a un’operazione di sistema che da marzo dell’anno scorso, su iniziativa di Palazzo Chigi, ha istituito la figura del Commissario straordinario governativo delle bonifiche, affidandone le funzioni al Generale Giuseppe Vadalà. «I primi 15 mesi di lavoro – afferma il

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commissario - svolto in collaborazione con il Ministero dell’ambiente e con la struttura di missione delle infrazioni comunitarie della Presidenza del consiglio dei ministri, hanno portato alla fuoriuscita dalla procedura di 16 discariche abusive fino a giugno, a cui si devono aggiungere le 12 bonificate ed espunte dall’infrazione nelle scorse settimane». Una fotografia di siti abusivi che si va diradando in modo significativo, per effetto degli interventi di bonifica disposti da una specifica task force che lei coordina. Da quali soggetti è composta? «Grazie al sostegno del Comando generale dell’Arma, è stato strutturato a Roma un ufficio operativo di supporto incardinato presso il Co-

mando Carabinieri unità forestali ambientali agroalimentari. Tale task force è formata da 10 carabinieri di cui 3 ufficiali, ciascuno a capo di altrettante divisioni». Come sono suddivisi i compiti all’interno di ciascuna divisione? «La divisione coordinamento e attuazione operativa interventi avvia le operazioni di bonifica sui siti, predispone le attività permanenti ispettive, coordina le indagini e programma i sopralluoghi tecnici; la divisione gestione ri-

sorse finanziarie, pianificazione spesa e controllo, organismo direttivo dei rapporti con le istituzioni, verifica e monitora i flussi di spesa, indirizza e valorizza le partecipazioni societarie e/o accordi quadro stipulati; la divisione logistica, coordinamento e comunicazione sviluppa i flussi informativo/operativi, gestisce il personale e i sistemi informatici, supporta l’azione amministrativa della divisione finanziaria, controlla le articolazioni logistiche della struttura, cura i rapporti con gli organi di informazione, i contenuti web, le connessioni e la corrispondenza con le istituzioni». Di estrema rilevanza sono anche i pericoli per la salute legati ai siti contaminati. Attraverso quali collaborazioni e iniziative cer-

cate di garantire i cittadini da questo punto di vista? «Risanare i territori significa rispettare le tre condizioni poste dalla Commissione Europea: non fare depositare più rifiuti nei siti; portare via i rifiuti pericolosi; assicurare che nei siti risanati non ci siano più inquinamenti pericolosi per la salute umana e per la salubrità dell’ambiente. Oltre a questo, è stata attivata una specifica collaborazione con l’Istituto superiore di sanità del Ministero della salute per effettuare degli approfondimenti in alcuni siti che presentano particolari condizioni». Gli illeciti ambientali e le omesse bonifiche rientrano nel perimetro di business delle ecomafie. Con quali metodi siete in grado di rilevarne la presenza? «Nel corso dei sopralluoghi effettuati si è strutturato un approccio operativo dei singoli contesti al fine di verificarne l’effettivo stato, portando il personale a interfacciarsi con uffici comunali, direttori dei lavori e ditte appaltatrici per ricostruire gli interventi già predisposti o già eseguiti. Per meglio chiarire le problematiche ambientali riscontrate, d’intesa con il Comando Carabinieri tutela ambiente nonché dai Gruppi Carabinieri forestali e con i Comandi territoriali è stata predisposta un’attività di monitoraggio delle aree interessate attraverso sopralluoghi, acquisizioni degli atti e verifica dell’iter amministrativo, accertamenti sui soggetti interessati, attraverso le banche dati in uso alle forze di Polizia, informative di reato alle competenti Procure, laddove siano stati riscontrati presunti illeciti o violazioni». Quali attività mettete in campo per prevenirne le infiltrazioni? «A maggior efficacia dell’azione svolta, sono stati stipulati 24 atti convenzionali di collaborazione con altrettante istituzioni ed enti tra cui il Ministero dell’Interno, l’Autorità nazionale anticorruzione, la Direzione nazionale antimafia, l’Albo nazionale dei gestori ambientali e l’Ingv. Particolare attenzione viene posta nelle regioni con contesti criminali più spiccati quali Campania, Calabria e Sicilia, non tralasciando comunque gli altri, per verificare l’eventuale ingerenza della criminalità organizzata nella gestione di un così lucroso affare. In questo contesto, il nostro ufficio ha cercato di individuare eventuali infiltrazioni mediante controlli incrociati, acquisizioni di notizie, verifiche di rapporti di parentela tra imprese aggiudicatarie e soggetti organicamente inseriti in asso-

ciazioni mafiose, avvalendosi anche dei reparti e comandi territoriali». E quali situazioni di illecito avete scoperto? «È emerso un quadro generale di reati contro la Pa quali per esempio malversazione a danno dello Stato, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio, turbata libertà degli incanti. Ma si sono anche rilevati delitti contro l’ambiente quali ad esempio omessa bonifica, inquinamento ambientale, attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, riconducibili tutti a fattispecie contemplate dall’Art. 452 del Codice penale». La tempistica di realizzazione dei vostri interventi è scandita da specifici cronoprogrammi. Quali sono i prossimi obiettivi previsti da quello attualmente in corso e di quale budget disponete per realizzarli? «La programmazione nel medio periodo

Giuseppe Vadalà, Generale di brigata dell’Arma dei Carabinieri e Commissario straordinario di Governo per la bonifica delle discariche abusive

2018-2019 prevede la fuoriuscita dalla procedura sanzionatoria di 20 siti per ogni anno, cosicché in tre anni di mandato entro il 2020, possano essere espunti e posti in sicurezza ambientale un totale di 50 siti sugli 80 complessivi affidati al Commissario. I 25 siti residuali, con problematiche più marcate rispetto ai precedenti, si ritiene che possano essere risolti nei due anni successivi, quindi non prima del 2021 con una sanzione via via sempre più ridotta. Certamente nei prossimi mesi sarà oggetto del massimo sforzo l’attività nelle regioni Calabria, con il numero di siti da regolarizzare più alto (20) e la Puglia, per la quale si sta lavorando per far fuoriuscire i primi siti». • Giacomo Govoni

ANCORA 52 DISCARICHE DA REGOLARIZZARE n risparmio totale di 11,2 milioni di euro sulla penalità inflitta all’Italia, con una sanzione semestrale ricalcolata dalla Ue sui restanti 52 siti contaminati che scende da 10,6 milioni di euro. Sono gli effetti tangibili prodotti dall’azione di risanamento delle discariche abusive avviata dal Commissario straordinario di Governo Giuseppe Vadalà, che nell’ultimo anno e mezzo di lavoro ha portato alla regolarizzazione di 28 siti sugli 80 che gli erano stati affidati, in una progressione di risultati migliorati a ogni semestralità. Partendo dalla quarta (ma la prima sotto la sua guida), nella quale è stata bonificata una discarica per una riduzione sanzionatoria pari a 400 mila euro e proseguendo con le sei discariche risanate nella quinta, con conseguente risparmio di altri 2,4 milioni di euro. Il sesto semestre ha visto poi il disinquinamento di ben nove discariche, generando a giugno 2018 un risparmio complessivo di 6,4 milioni sulla multa europea, passata da 32,4 a 26 milioni di euro. Per concludere con le dodici discariche bonificate nel settimo semestre, approvate nelle scorse settimane dalla Commissione Ue, che hanno abbassato di ulteriori 6,4 milioni di euro la sanzione comminata da Bruxelles.

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Primo Piano

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La scienza contro i delitti ambientali Per indagare i fenomeni di inquinamento o disastro ecologico, nei tribunali penali la prova scientifica sta assumendo un peso sempre più rilevante. Angelo Merlin ne spiega l’importanza in termini di garanzia e di verificabilità all’utilizzo tradizionale di figure contravvenzionali, allo strumento maggiormente repressivo del delitto. È la radicale mutazione che ha subito il modello di criminalizzazione ambientale con l’approvazione della legge 68/2015, individuando nuove fattispecie di reato che hanno trovato collocazione nel Libro secondo del codice penale, in uno specifico titolo VI-bis denominato “Dei delitti contro l’ambiente”. Un approccio più severo contro le offese all’ambiente meritevoli di presidio penale, che si traduce anche in una ferma stigmatizzazione delle relative condotte illecite e minacciose anche per la salute. «Così facendo – sottolinea Angelo Merlin, vicepresidente di Assoreca - si è assegnato all’apparato normativo a protezione dell’ambiente il precipuo scopo di salvaguardare anche le condizioni che consentono un pieno sviluppo bio-psichico dell’individuo». Nei processi per delitti ambientali stanno assumendo sempre maggior rilevanza le prove scientifiche per l’accertamento dei

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fatti. Come vengono raccolte e secondo quali criteri ne viene valutata l’attendibilità? «Per provare la sussistenza di questi nuovi delitti contro l’ambiente non è più possibile utilizzare solamente prove “agevolate” come nel

regime contravvenzionale, ma è necessario affrontare l’accertamento della causalità tra singola condotta, o la convergenza di diverse condotte, e il deterioramento dell’ambiente. Dal famoso film Erin Brockovich - Forte come la verità ai processi legati a emergenze ambientali italiane come Porto Marghera, Bussi e Taranto, anche l’opinione pubblica ha ben compreso come i modelli scientifici per indagare fenomeni di contaminazione, inquinamento e/o disastro hanno assunto una rilevanza sempre maggiore nei tribunali penali». Possiamo fare un esempio? «Si pensi alla prova concernente il reato di avvelenamento delle acque di falda, la cui valutazione richiede conoscenze tossicologiche peculiari di uno specifico sapere scientifico. Il solido ancoraggio al metodo scientifico svolge pertanto un fondamentale ruolo di garanzia, consentendo di soddisfare le esigenze di verificabilità e quindi di controllabilità del giudizio di pericolo insito nella formulazione della norma che, diversamente sarebbe di fatto svuotato di contenuto». Il nostro ordinamento impone alle imprese di prevenire pericoli e danni che possano impattare sull’ambiente. Che responsabilità hanno in questo senso e come possono tutelarsi per non incorrere in procedimenti o sanzioni?

«Le imprese, la cui attività ha un effettivo rischio-reato in materia ambientale, devono riflettere sulla prodromica necessità di progettare le modalità di gestione di questo rischio per poi, in una fase successiva, adottare e implementare misure concrete con le quali contenere il suddetto rischio-reato nelle diverse fasi dell’attività aziendale. L’adozione di comportamenti che orientino l’agire dell’ente verso la prevenzione “ragionevole” del rischioreato in materia ambientale consente di rendere non rimproverabile all’ente la realizzazione dell’illecito penale consumato da un soggetto formalmente deputato a “incarnare” la politica d’impresa; svolgere un’importante funzione di natura riparatoria. Infatti, la sua adozione post delictum determina una ragguardevole riduzione della sanzione pecuniaria e l’inapplicabilità delle temute sanzioni interdittive». In che termini, portando un altro esempio concreto? «Pensiamo al caso di un superamento, in uno scarico di acque reflue industriali, dei valori limite previsti per le sostanze pericolose, per il quale è prevista una sanzione interdittiva non superiore a 6 mesi. E ancora, tornando alle regole di prevenzione ambientale, l’impresa deve adempiere agli obblighi contenuti nella riforma del diritto societario del 2003, in cui il principio di adeguatezza degli assetti orga-

nizzativi interni è divenuto elemento fondante della governance delle società per azioni». La disciplina giuridica obbliga gli autori di reati ambientali a procedere al ripristino dei luoghi contaminati. Come devono attrezzarsi consulenti e imprese per effettuare interventi diversi da quelli che nell’ultima Conferenza nazionale avete definito “solita bonifica”? «Con la previsione dell’art. 452-duodecies del codice penale, il ripristino dello stato dei luoghi è stato elevato a sanzione accessoria, che consegue obbligatoriamente alla sentenza di condanna o di patteggiamento. Con questa scelta la legge traccia un orizzonte molto ben definito, escludendo che la criminalità a danno dell’ambiente possa risultare foriera di vantaggi per i responsabili. In realtà il sistema introdotto dalla riforma prevede un articolato complesso di sanzioni, tra le quali il ripristino ambientale costituisce un effetto naturale e inderogabile. Ma il ripristino deve essere svolto seguendo non le norme sulla bonifica dei siti inquinanti, ma quelle sul danno ambientale

Angelo Merlin, vicepresidente di Assoreca

contenute nella parte sesta del d.lgs. 152/06. Le misure di ripristino sono poco conosciute dalle imprese che oggi in Italia si occupano della bonifica dei siti contaminati». • Giacomo Govoni

DA REMTECH A ECOMONDO, LE VETRINE DI ASSORECA a responsabilità delle imprese nella gestione dei rifiuti industriali, tra difficoltà pratiche e interpretazioni giurisprudenziali. È il tema che nel pomeriggio dell’8 novembre sarà al centro del convegno organizzato da Assoreca nell’ambito della quattro giorni di Ecomondo 2018, appuntamento italiano di riferimento per la green e circular economy. Nel corso del quale l’associazione (aderente a Confindustria servizi innovativi e tecnologici) cercherà di fornire validi approdi intepretativi nell’incerto panorama normativo in materia di rifiuti, come già fatto a settembre a Ferrara. Quando, durante il RemTech Expo, aveva indagato i risvolti legati al ripristino ambientale a seguito della commissione di reati ambientali. Nello stesso contesto fieristico riminese, Assoreca presenterà anche il suo nuovo piano di sviluppo, rinnovando l’intenzione di diventare sempre più il riferimento rappresentativo per le imprese che si occupano di consulenza e servizi per l’ambiente, l’energia, la sicurezza e la responsabilità sociale».

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Politiche ambientali

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osa riferiscono i dati regionali aggiornati in materia di gestione dei rifiuti e come procede la marcia verso l’obiettivo del 70 per cento di raccolta differenziata fissato per il 2020? Federica Fratoni: «In questi giorni sono stati certificati i dati 2017 della raccolta differenziata che in Toscana è salita di quasi 3 punti rispetto al 2016 attestandosi al 53,9 per cento. Non solo, è calata in modo sostanziale la produzione di rifiuti non differenziati. Sono dati che ci dicono che la strada intrapresa è quella giusta e le risorse messe a disposizione dalla Regione Toscana, pari a 30 milioni di euro, saranno utili a spingere in avanti le performance così da raggiungere nei tempi stabiliti l’obiettivo che ci siamo posti di 70 per cento di raccolta al 2020. Mi preme sottolineare che il calo dell’indifferenziato e quello della stessa produzione generale pro capite sono legati all’aumento di raccolta differenziata, a dimostrazione che quest’ultima porta come effetto indotto la diminuzione di rifiuti». Alberto Valmaggia: «La percentuale di raccolta differenziata nel 2017 si attesta al 59,6 per cento, ma i territori contribuiscono in maniera diversificata: l’obiettivo del 65 per cento viene superato da tutte le realtà provinciali, a esclusione della provincia di Alessandria e della Città Metropolitana di Torino che restano a valori prossimi al 55 per cento. Tuttavia occorre evidenziare che, considerando a parte la città di Torino, ferma ancora al 44,7 per cento, la performance regionale migliora, passando al 62,6 per cento. La Regione ha individuato un programma di finanziamento a sostegno di progetti che consentano il raggiungimento di tali obiettivi; 9 milioni di euro a favore dei Consorzi di bacino per gli anni 2017-2020, risorse derivanti dal gettito del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti».

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Le regioni dall’approccio circolare Misure di stimolo alla raccolta differenziata, riduzione dei processi di incenerimento, tutela delle acque e bonifica delle aree contaminate. Sono i principali interventi in ottica green che Piemonte e Toscana stanno portando avanti per rendere più sostenibili i rispettivi territori, ma anche per incrementare la competitività e le opportunità lavorative dei sistemi produttivi locali

coerenza con quanto ci dice l’Europa, è di escludere la realizzazione di impianti di incenerimento in nuovi siti e di puntare solo sul revamping di quattro impianti esistenti. La parte residua di rifiuti andrà infine in discarica con una riduzione drastica dei conferimenti fino al 10 per cento». A.V.: «La Regione Piemonte si è dotata negli anni di un’impiantistica in grado di soddisfare le esigenze di recupero e smaltimento dei rifiuti. Tuttavia, oggi la vera sfida riguarda lo sviluppo di una tecnologia impiantistica necessaria a raffinare le sostanze presenti negli svariati flussi differenziati di rifiuti, per ottenere materiali, beni e manufatti davvero riutilizzabili e commercializzati sul mercato. La Regione sta agendo su due fronti: collaborando con le Regioni e lo Stato in un’ottica di

semplificazione e chiarimento La carenza impiantistica è amministrativo; promuouno degli aspetti che talvendo iniziative anche imvolta frena il processo di prenditoriali con smaltimento dei rifiuti associazioni, enti di riin chiave ecososteniLa percentuale di energia cerca, amministrazioni e bile. Su quali e dove rinnovabile registrata in imprese che in chiave state lavorando in parToscana nel 2017 sul totale occupazionale permetticolare oggi per amdella produzione nazionale tano di realizzare gli obietpliare la dotazione da rinnovabili regionale da questo punto di vista? F.F.: «Abbiamo avviato la revisione del Piano regionale sui rifiuti, indicando nuovi obiettivi da raggiungere al 2023: sarà tutto improntato sull’economia circolare e corredato di un piano attuativo relativo ai rifiuti sia urbani che speciali prodotti nei distretti industriali, che dovranno essere reinseriti nel ciclo produttivo. Contiamo di stimolare la domanda del materiale recuperato attraverso la realizzazione di biodigestori anaerobici, coinvolgendo l’industria della carta, del vetro, dei metalli, del tessile, del marmo. La quota residua di indifferenziato non recuperata sarà destinata all’incenerimento al masFederica Fratoni, assessore all’Ambiente simo fino al 15 per cento, ma la previsione, in della Regione Toscana

8%

LA REGIONE TOSCANA HA MESSO A DISPOSIZIONE RISORSE PARI A 30 MILIONI DI EURO, UTILI A RAGGIUNGERE NEI TEMPI STABILITI L’OBIETTIVO DI 70 PER CENTO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA AL 2020


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Politiche ambientali

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tivi dell’economia circolare». Sul piano delle bonifiche ambientali, quali sono le aree regionali che avete risollevato da situazioni di degrado negli ultimi tempi e su quali ulteriori interventi di risanamento ecologico vi state concentrando nel breve termine? F.F.: «Abbiamo dato inizio lo scorso mese finalmente alle operazioni di bonifica per le aree ex Sin/Sir di Massa-Carrara dove si va a riparare a una ferita ambientale che il territorio ha sopportato per lungo, troppo tempo. Sono state infatti avviate le indagini delle acque della falda apuana nell’area, che porteranno alla bonifica vera e propria. L’attività intensa della Regione Toscana ha portato nel 2018 a sottoscrivere con il ministro dell’Ambiente Galletti l’accordo di programma che

L’impegno regionale è inoltre indirizzato alla rilevante bonifica del sito di Pieve Vergonte e alla programmazione di fondi per siti di interesse regionale». La transizione green di un territorio passa anche dalla valorizzazione delle fonti rinnovabili, al centro del vostro Pear. Come sta mutando il vostro panorama in questo senso e quali strumenti offre il piano regionale per incentivare le energie pulite? F.F.: «La produzione rinnovabile in Toscana è costantemente cresciuta negli ultimi anni, attestandosi nel 2017 a circa l’8 per cento della produzione nazionale da rinnovabili e a circa il 47 per cento della produzione totale toscana. La fonte maggiormente sfruttata ovviamente è la geotermia che rappresenta il 74 per cento della produzione regionale da rinnovabili, se-

IL PIANO DELLA REGIONE PIEMONTE AMIANTO 2016-2020 HA INDIRIZZATO LE AZIONI TUTTORA IN CORSO, CHE SI ESPLETANO ANCHE TRAMITE CONTRIBUTI REGIONALI AI COMUNI PIEMONTESI PER LA RIMOZIONE E LE OPERAZIONI DI RACCOLTA E SMALTIMENTO DI PICCOLE QUANTITÀ ha integrato le risorse preesistenti di 3,5 milioni di ulteriori 22 milioni. Quindi oggi abbiamo a disposizione 25 milioni e mezzo, che è una cifra assolutamente significativa». A.V.: «Il Piemonte è caratterizzato da un’ingente presenza di manufatti contenenti amianto, la cui diffusione è legata alle attività dell’ex stabilimento Eternit di Casale Monferrato e della ex miniera di Balangero. Accanto all’impegno per le bonifiche degli omonimi siti di interesse nazionale, si è ritenuto fondamentale dar seguito agli interventi per il risanamento dell’amianto dell’intero territorio. Il Piano regionale Amianto 2016-2020 ha indirizzato le azioni tuttora in corso, che si espletano anche tramite contributi regionali ai Comuni piemontesi per la rimozione e le operazioni di raccolta e smaltimento di piccole quantità.

guita dal fotovoltaico al 15 per cento e dall’idroelettrico 5 per cento. La produzione geotermica e fotovoltaica hanno registrato un incremento a fronte di un dato costante dell’idroelettrico, delle bioenergie e della produzione eolica. Ricordo poi che la Toscana ha inteso incentivare l’efficienza energetica degli immobili pubblici e privati attraverso un’apposita linea di finanziamento dei fondi comunitari». A.V.: «L’ossatura portante del Pear è strutturata in quattro capitoli: favorire lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, minimizzando l’impiego di fonti fossili; ridurre i consumi energetici negli usi finali; favorire il potenziamento in chiave sostenibile delle infrastrutture energetiche, anche in un’ottica di generazione distribuita e smart grid; pro-

muovere le tecnologie pulite e la green economy incrementando la competitività del sistema produttivo regionale e le opportunità lavorative. Il piano individua anche aree inidonee e di attenzione ai fini della localizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica da fonte eolica e idroelettrica, oltre a definire le limitazioni areali di esclusione e di repulsione all’ubicazione degli impianti geotermici. Inoltre prevede uno schema di linee guida per i piani di sviluppo del teleriscaldamento nei Comuni». Una delle sfide di competitività a cui sono chiamati i territori riguarda l’adesione ai paradigmi della green economy. Come ne promuovete le best practice e quali misure regionali di sviluppo strategico vanno in questa direzione? F.F.: «Tra le esperienze più significative per implementare la green economy ricordo la decisione n. 30 del 25 giugno con cui sono stati costituiti appositi tavoli regionali coordinati dal presidente Enrico Rossi, che riuniscono imprenditori, lavoratori ed esperti dei principali distretti produttivi toscani. L’obiettivo è ridurre i rifiuti generati dai processi di lavorazione e  favorire il reimpiego degli scarti, condividendo una serie di attività di ricerca e innovazione volte a incentivare le migliori forme di riuso e riciclo. In termini di best practice sottolineo il progetto “Arcipelago Pulito” attraverso il quale, con l’aiuto dei pescatori, puliamo il mare e riavviamo i rifiuti raccolti durante l’attività di pesca, quando possibile, a recupero e riciclo. Il pro-

getto è stato assunto dal Parlamento Europeo a best practice comunitaria ed è stato anche utilizzato a riferimento nella definizione del nuovo pacchetto europeo sull’economia circolare». A.V.: «La green economy non è né un sinonimo, né un sostitutivo di sviluppo sostenibile, ma è un ambito attuativo strategico per garantire un migliore e più equo benessere nei

Alberto Valmaggia, assessore all’Ambiente della Regione Piemonte

limiti del pianeta. La Regione Piemonte è consapevole di quanto sia necessario accompagnare tale cambiamento e sta lavorando per costruire i documenti utili a ridefinire il sistema delle regole e degli indirizzi a cui la comunità tutta si deve conformare per tendere alla sostenibilità: il Piano dei rifiuti speciali recentemente approvato, il Piano di tutela delle acque in fase di approvazione così come la strategia per i cambiamenti cliLa percentuale di raccolta matici rappresentano aldifferenziata registrata in cuni esempi degli Piemonte nel 2017 strumenti regionali utili a tale scopo. Obiettivo fondamentale è anche la costruzione di una strategia regionale di sviluppo sostenibile che entro maggio 2019 dovrà diventare lo strumento per misurare quanto il Piemonte si stia concretamente avvicinando a questo nuovo modello economico». • Giacomo Govoni

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Le sfide del Paese

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L’eco-agenda degli Stati Generali Durante Ecomondo 2018, le imprese che compongono il Consiglio nazionale della green economy indicheranno i settori con le più alte potenzialità occupazionali. Riflettori anche sul biometano e sulle strategie verdi in corso all’estero fficiente nell’utilizzo delle risorse, socialmente inclusiva e generatrice di occupazione. In questi termini il Programma delle nazioni unite per l’ambiente descrive l’economia verde, protagonista assoluta della settima edizione degli Stati generali della green economy, di scena il 6 e il 7 novembre nell’ambito di Ecomondo 2018. Nati su iniziativa del Consiglio nazionale della green economy formato da 66 organizzazioni di imprese, i lavori di quest’anno ruoteranno attorno al tema cardine della nuova occupazione. Introdotto dalla IV Relazione sullo stato della green economy 2018 che verrà presentata nella giornata inaugurale e legato a una serie di specifiche misure di green economy in alcune filiere strategiche al 2023. «Diversi studi internazionali – osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione svi-

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luppo sostenibile - documentano che i settori chiave della green economy hanno anche grandi potenzialità di creazione di posti di lavoro. Dalle rinnovabili all’economia circolare, dalla mobilità sostenibile all’eco-innovazione, dalla rigenerazione urbana al dissesto idrogeologico, i valori della produzione cumulati nei prossimi cinque anni potrebbero generare un valore aggiunto di circa 129 miliardi, mentre le unità di lavoro, nello stesso periodo, sarebbero pari a 2,2 milioni, arrivando a circa 3,3 milioni calcolando anche l’effetto indotto».

ganizzazioni delle imprese coinvolte nella piattaforma riminese hanno riassunto in un proprio manifesto programmatico, individuando le sette priorità da realizzare nel corso dell’attuale legislatura. «Al centro di questo documento approvato dal Consiglio nazionale della green economy – sintetizza Ronchi – viene posto lo sviluppo più solido, robusto ed esteso della green economy italiana». Da perseguire, entrando nel dettaglio delle proposte, attraverso il rilancio delle rinnovabili e dell’efficienza energetica per affrontare la sfida climatica e rinnovare il sistema energetico; la promozione dell’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane; ripartendo dai buoni risultati già raggiunti sull’economia circolare per attuare il nuovo

pacchetto di direttive europee; accelerando sulla rigenerazione urbana; assicurando lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale e facendo cambiare direzione alla mobilità urbana.

che riciclano la frazione organica dei rifiuti urbani con una digestione anaerobica producendo sia compost per l’agricoltura sia biogas, a sua volta trattato per ricavarne biometano». Impiegabile sia immettendolo nella rete del gas sia per autotrazione, dove abbiamo già quote rilevanti di veicoli predisposti per funzionare col gas. Rilevante come la disponibilità italiana di rifiuti organici adatti per tale produzione, che può essere aumentata significativamente anche trattando fanghi da depurazione, reflui degli allevamenti e altri scarti agricoli. «Oltre al taglio delle emissioni di gas serra – aggiunge - la produzione di biometano ci consente di ridurre le importazioni e la dipendenza dal gas importato». SESSIONI DI CONFRONTO SUI TREND MONDIALI GREEN L’altro momento centrale della piattaforma riminese è atteso nella seconda e ultima giornata Stati generali, quando autorevoli rappresentanti istituzionali e del mondo delle imprese nazionali e multinazionali interverranno nella sessione plenaria internazionale sui “Trend della green economy nel mondo”. Ne uscirà una valutazione aggiornata e di carattere globale della green economy, riguardante le risorse naturali disponibili e i servizi ambientali svolti dai 46 Paesi considerati dall’Ocse i più influenti sulla scena

FOCUS SUGLI SCENARI DI SVILUPPO DEL BIOMETANO Alle traiettorie di sviluppo in questi ultimi due ambiti, in particolare, guarda il focus speciale che gli Stati generali 2018 dedicheranno al biometano, combustibile dalle prospettive molto interessanti in uno scenario normativo di riferimento che sta maturando favorevolmente. «Il biometano ricorda Ronchi - è già prodotto in Italia da alcuni impianti fra i più innovativi in Europa,

SETTE MOSSE PER “INVERDIRE” L’ECONOMIA ITALIANA Come presupposto di fondo, tuttavia, viene posta l’adozione di alcune misure strategiche da parte del nuovo Governo, che le or-

I LAVORI DEGLI STATI GENERALI DI QUEST’ANNO RUOTERANNO ATTORNO AL TEMA CARDINE DELLA NUOVA OCCUPAZIONE. I SETTORI CHIAVE DELLA GREEN ECONOMY INFATTI HANNO ANCHE GRANDI POTENZIALITÀ DI CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO

Edo Ronchi, presidente della Fondazione sviluppo sostenibile

economica mondiale. «Molti di questi – rivela Ronchi - hanno stabilizzato l’estrazione di risorse rinnovabili come legno, pescato e acqua dolce, adottando pratiche di gestione più sostenibili. I progressi però sono ancora insufficienti, come mostra il perdurante degrado del capitale naturale e l’andamento delle emissioni di gas serra generate dalla combustione di fossili per fini energetici, stimate in aumento anche dai dati relativi al primo semestre del Global carbon project». A chiudere la 48 ore di lavori toccherà infine alla sessione di consultazione “Il Piano nazionale Energia e Clima: stato dell’arte e confronto con gli stakeholder”, organizzata in collaborazione con il Mise e Anev. • Giacomo Govoni


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I Saloni

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Le opportunità della circular economy a Ecomondo Dalla strategia anti-plastica alla bioeconomia, dal recupero di materia ed energia all’ecodesign. Ecomondo torna alla Fiera di Rimini per l’esposizione di best practice e l’approfondimento normativo e tecnologico. I principali appuntamenti da segnare in agenda Italia rappresenta un punto di riferimento nel mondo in materia di economia circolare. Il nostro è un Paese di trasformazione, pressoché  privo di risorse naturali, che fa del recupero e dello sviluppo sostenibile due driver per la crescita e la tutela ambientale. Non a caso, l’Italia si posiziona al primo posto in Europa per il recupero di materiali e loro riutilizzo all’interno dei processi produttivi: il 18,5 per cento di riutilizzo contro il 10,7 per cento della Germania. Dei progressi dalla green economy e dall’economia circolare darà conto la prossima edizione di Ecomondo, in programma a Rimini dal 6 al 9 novembre. La 22esima edizione della fiera organizzata da Italian Exhibition Group, è la piattaforma ideale per osservare le esperienze delle aziende, individuare i trend, confrontarsi con i professionisti del settore e partecipare a un programma di conferenze e incontri curati dal comitato scientifico, dove sono coinvolte importanti realtà accademiche, industriali, associazioni e istituzioni italiane e straniere. Un intenso rapporto è stato costruito negli anni con diversi interlocutori e organismi della Commissione europea, che parteciperà a Ecomondo 2018 non solo nell’ambito degli eventi ma con un proprio stand. L’obiettivo è quello di promuovere i finanziamenti europei per quanto riguarda l’economia circolare. Sono quattro i programmi comunitari in campo: Cosme, per la competitività delle imprese e delle Poi 20142020; Horizon 2020, il programma quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione; il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca; Life, il programma europeo per la salvaguardia dell’ambiente e l’azione per il clima. I progetti finanziati attraverso i programmi europei saranno in vetrina a Ecomondo attraverso l’agenzia Easme (Executive Agency for Small and Medium Enterprise), ovvero l’Agenzia esecutiva per la competitività e l’innovazione dell’Unione europea. Protagoniste saranno 37 iniziative provenienti da tutto il Vecchio Continente per spiegare come i finanziamenti ab-

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biano introdotto processi circolari in diversi settori. Le aziende si presenteranno a ruota nei sei spazi espositivi posti lungo il perimetro dello stand nella Hall Sud. Sarà, inoltre, offerta un’opportunità di consulenza. Con il meccanismo dello Speed Dating, visitatori, buyer ed espositori potranno prenotare un incontro con i referenti dell’agenzia Easme dove avere maggiori informazioni sulle possibilità di finanziamento. All’interno di Ecomondo, saranno inoltre segnalati attraverso un bollino con il logo dell’Unione europea all’esterno dei singoli stand gli espositori che abbiano già ricevuto in passato finanziamenti europei. I PRINCIPALI APPUNTAMENTI L’edizione 2018, che si aprirà con gli Stati generali della Green Economy, prevede per il 6 novembre il convegno “Economia circolare e Agrifood: nuovi modelli di business, opportunità per gli attori della filiera, riduzione e valorizzazione degli scarti agroalimentari”: un’occasione per approfondire rilevanza e scenari applicativi del pacchetto Ue sull’economia circolare nella filiera agroalimentare e con-

frontarsi sulle migliori tecnologie per la valorizzazione delle biomasse. Mercoledì 7 novembre si discuterà della strategia europea sulla plastica varata dalla Commissione europea a febbraio, da cui prende le mosse la direttiva di Bruxelles che mette al bando cannucce, cotton fioc e altri prodotti in plastica. La conferenza, organizzata insieme a Legambiente, Assobioplastiche, Corepla, Federchimica, PasticsEurope Italia ed Enea, si rivolgerà all’industria della plastica biobased e biodegradabile così come a quella della plastica tradizionale, chiamate a nuove sfide del mercato. Un altro aspetto oggetto di discus-

sione è quello della relazione tra economia circolare e salute. “Economicità (Circolare) e Salute: drivers di innovazione nelle città” è il titolo del convegno in programma mercoledì 7 novembre, al quale parteciperanno il presidente dell’Healthy City Institute Andrea Lenzi (Università La Sapienza), il presidente della Compagnia San Paolo di Torino Francesco Profumo e l’assessore alla Mobilità e Ambiente del Comune di Milano Marco Granelli. Sempre il 7 novembre, l’Ocse interverrà direttamente a Ecomondo con l’evento “Bioeconomia circolare: casi di studio nazionali degli ecosistemi per l’innovazione”. Interverranno relatori non solo dall’Italia ma anche da Giappone, Usa, Francia, Finlandia, Norvegia, Svezia e Belgio, mettendo a confronto pratiche e situazioni. Giovedì 8 novembre sarà la giornata dedicata al biometano, una nuova strada per la tutela dell’ambiente e la crescita economica che intreccia economia circolare, energie rinnovabili e gas, con la presentazione delle best practice e una serie di eventi e convegni. Si terrà quest’anno, e per la prima volta, in Italia, nell’ambito di Ecomondo il terzo European Nutrient Event co-organizzato, tra gli altri, dall’azione di innovazione europea Horizon2020 Smart Plant, dall’European Sustainable Phosphorus Platform, dalla Piattaforma Italiana del Fosforo e dal Gruppo Hera, in programma giovedì 8 e venerdì 9 novembre. L’appuntamento concentrerà l’attenzione sui Paesi del Mediterraneo, a partire dall’Italia, dove sarà a breve istituita la Piattaforma italiana del fosforo con l’obiettivo di incoraggiare una legislazione adeguata e sempre più necessaria per il recupero e riuso del fosforo attraverso l’introduzione di modelli di gestione circolare dei cicli di depurazione delle acque reflue e dei rifiuti. Paesi come la Germania, Svizzera, Finlandia, Svezia e Danimarca lo hanno già fatto. Ricordiamo che questo tema costituisce una delle criticità ambientali più serie del pianeta a causa delle difficoltà del suo reperimento da un lato, e la criticità legata alla sua dispersione nell’ambiente, dall’altro.  «Oggi la tecnologia sostenibile raggiunta da progetti come Smart Plant ci dice che è possibile trasformare i depuratori in impianti di recupero di materie rinnovabili che abbiano un valore ed un mercato: è necessario lavorare per riconoscere questo valore economico circolare, appurando al tempo stesso la sicurezza per la salute e per l’ambiente», sottolinea Francesco Fatone, docente dell’Università Politecnica delle Marche, membro del comitato tecnico-scientifico di Ecomondo e coordinatore del progetto europeo Smart-Plant. • FD

GLI ASPETTI DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE ra gli altri temi della 22esima edizione della fiera organizzata da Italian Exhibition Group, ci sono la valorizzazione della risorsa idrica; le nuove potenzialità del settore del biometano, che rende l’Italia seconda in Europa; il tema del marine litter, quella della bonifica e della riqualificazione dei siti contaminati e il monitoraggio dell’aria. Un innovativo progetto espositivo esalterà le imprese della manifattura e servizi che hanno fatto dell’Ecodesign il nuovo mantra. Progettare e utilizzare beni di largo consumo facilmente riparabili, rigenerabili, costituiti di materiale riciclato e a basso consumo, potrebbe far risparmiare ai consumatori dell’Unione europea fino a 112 miliardi di euro entro il 2020. Sempre dal 6 al 9 novembre si terrà a Rimini Fiera la dodicesima edizione di Key Energy, catalizzatore e propulsore di business per tutti i settori, sempre più strategici, delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.

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Ambiente

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a qualità dell’aria è il tema sul quale è giornalmente più esposta Arpa Lombardia, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della regione, ma sono molteplici gli ambiti di intervento che toccano anche un aspetto molto interessante, e per certi versi ancora poco indagato, come il rapporto con il mondo Arpa Lombardia adotta nuove tecnologie e una più moderna visione di controllo, inteso come dell’impresa, a cui si collega la costruzione di una base condivisa di azione per un’economia strumento di promozione al rispetto della normativa ambientale. Sempre più importante l’attività più sostenibile. Approfondiamo questi temi con di monitoraggio delle imprese, come spiega il direttore generale Michele Camisasca il direttore generale di Arpa Lombardia, Michele Camisasca. chiamo il rispetto delle condizioni dell’autorizCome si declina l’attività di monitoraggio zazione, la regolarità degli autocontrolli dei tiambientale in Arpa Lombardia? tolari e l’ottemperanza agli obblighi di «Arpa si occupa della prevenzione e della procomunicazione in caso di eventi incidentali che tezione dell’ambiente, affiancando le istituzioni impattano sull’ambiente. Effettuiamo, inoltre, regionali e locali in molteplici attività: dalla lotta controlli straordinari che possono derivare da all’inquinamento atmosferico e acustico agli insegnalazioni di cittadini e delle autorità comterventi per la tutela delle acque (analisi stato petenti. I controlli sulle imprese seguono un biologico e chimico, conoscenza delle acque modello che mette insieme informazioni e fatdei fiumi e dei laghi), dal monitoraggio dei tori di pressione territoriale in funzione alla procampi elettromagnetici alle indagini sulla conporzionalità del rischio, individuando così le taminazione del suolo e sui processi di bonipriorità nelle tipologie di controlli e la probabifica, dal monitoraggio idrogeologico alla lità che si verifichi un danno all’interesse pubgestione del servizio meteo regionale. Sul blico». fronte della qualità dell’aria, Arpa può contare In base all’esperienza quotidiana di Arpa su 80 centraline fisse in tutta la regione e 8 laLombardia, qual è il quadro che emerge del boratori mobili che si spostano in caso di motessuto produttivo lombardo in merito a tunitoraggi speciali. Controlliamo i fiumi e i laghi tela ambientale e rispetto delle normative di rispettivamente in 350 e 40 punti. Per quanto ririferimento? guarda le problematiche idrogeologiche, te«La situazione è abbastanza eterogenea e diniamo in osservazione oltre 40 frane, di cui 32 versificata, anche perché la normativa sull’Aia in tempo reale. L’Agenzia deve sempre garanè in costante evoluzione e le imprese devono processo di monitoraggio in situazioni logistitire l’attività di osservazione e monitoraggio prendersi i loro tempi per adeguarsi. In merito camente complesse e in assenza di accessibidella natura e di ciò che ha origine antropica». all’Aia, l’adozione delle Migliori Tecniche Dilità ai siti; l’ottimizzazione delle azioni di State sviluppando modalità innovative di sponibili (Mtd) o Best Available Techniques controllo in presenza di rischio; e lo svolgicontrollo? (Bat) - concetto derivato dalla commissione eumento di indagini per ricercare casi di poten«Sia per i monitoraggi ambientali che per le ropea - permette di segnalare alle aziende, setziale illegalità». condizioni meteorologiche, stiamo integrando tore per settore, l’evoluzione all’approccio In vista della prima conferenza nazionale il tema dei controlli con le migliori tecnologie ambientale tramite direttive costantemente agSnpa a febbraio 2019, nel corso del primo seguendo due tendenze: in primis l’applicagiornate. Il quadro può comunque definirsi poevento preparatorio tenutosi a Ferrara, si è zione delle tecnologie dell’osservazione della sitivo: molte realtà lombarde sono al passo con discusso di controlli ambientali e rapporto terra tramite satelliti, uno dei campi di maggiore i tempi, ma la crisi ha inciso su chi ha sempre con le imprese. Su quali aspetti del controllo innovazione sviluppato in collaborazione con visto come un costo e non come un’opportudelle attività produttive si concentra in partila Regione e l’Ue; e poi l’introduzione della tecnità questa evoluzione tecnologica; purtroppo colare l’attività di vigilanza di Arpa Lombarnologia dei droni. Già da tempo abbiamo acla mancanza di lungimiranza in termini di invedia? quisito apparecchi e formato dipendenti come Michele Camisasca, direttore generale stimenti si paga nel medio e lungo termine. Chi «In Lombardia opera il 35 per cento delle piloti di droni, i quali vengono usati a supporto di Arpa Lombardia vuol fa impresa oggi non può che essere ataziende italiane sottoposte ad autorizzazione diretto dell’Arpa oppure delle forze dell’ordine tento a questi aspetti; in questo senso è fondasiva e difensiva, spesso a carattere discreziointegrata ambientale  (Aia): stiamo parche ne fanno richiesta. In merito alle attimentale il ruolo delle associazioni di categoria, nale. Oggi il concetto di controllo guarda solando di 1800 imprese di cui 60 per vità produttive, si segnalano tre perché serve una conoscenza condivisa riprattutto alla tutela dell’interesse pubblico e si cento industriali e 40 per cento grandi direttrici di utilizzo dei spetto alle migliorie e agli investimenti in imconfigura come uno strumento di promozione agricole. In regione è attivo il droni. Nello specifico, si efpianti e tecnologie da attuare». al rispetto della normativa ambientale. Si in25 per cento delle realtà fettuano tramite osservaQuali le principali sfide da affrontare in tende un controllo collaborativo, pianificato e produttive classificate più zione aerea: il controllo chiave sostenibilità per le attività produttive coordinato tra vari soggetti. Restano le ispea rischio sotto il profilo degli impianti di smaltidella regione? zioni casuali e senza preavviso, però per le imambientale, ossia quelle mento rifiuti, in quanto si centraline fisse in Lombardia «L’efficientamento energetico e il concetto di prese con Aia, con molte prescrizioni da chimiche (circa 300 rende più efficiente il per monitoraggio qualità economia circolare, che per noi significa ripenadottare, si effettua in prevalenza un monitoaziende). Diventa perciò dell’aria sare il ciclo produttivo, a partire dalle materie raggio periodico. Questo approccio mira a vaancora più importante l’attiprime utilizzate e dalla progettazione del prolorizzare le buone pratiche in tutte quelle vità di analisi preventiva aldotto che deve - fin da subito - contenere una imprese che si occupano di gestione e di certil’esercizio oltre a quella di soluzione alla gestione dello scarto produttivo. ficazione ambientale, perché in questo modo monitoraggio dell’esercizio effettivo. Le direttive dell’Ue in materia di economia circontribuiscono preventivamente anche in fase Arpa agisce in base all’indicazione delle diretcolare, che andranno recepite dal nostro Paese, di autorizzazione al rispetto e alla tutela del tertive europee e all’evoluzione del concetto di modificheranno il significato di rifiuto: non più ritorio». controllo, della sua modernizzazione. In passolo costo o problema da risolvere, ma risorsa Come si muove Arpa concretamente nei sato si parlava di controllo come verifica di acda reimpiegare in altri cicli produttivi e quindi riconfronti delle imprese? certamento di conformità formali quale sorsa per il mercato». • Francesca Druidi «Svolgiamo controlli ordinari con cui verifideterrente alle violazioni, con funzione repres-

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Le buone pratiche del tessuto produttivo lombardo

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Ambiente

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>> continua dalla prima pagina

ziati, basta guardare ai disastrosi effetti che stanno producendo in termini di siccità e danni all’agricoltura e di fenomeni meteorologici estremi per valutarne la portata». Come affrontare questo fenomeno? «L’Italia ha bisogno di dotarsi subito di un Piano di adattamento ai mutamenti climatici, che punti con provvedimenti concreti sulla riduzione delle emissioni e sulla messa in sicurezza dei territori fragili. Tra le azioni utili in questa direzione c’è anche lo stop al consumo di suolo, che serve tanto per tutelare la biodiversità che per mantenere, e possibilmente aumentare, la permeabilità dei suoli». Cosa preoccupa maggiormente Legambiente? «Ci sono ambiti che ci fanno preoccupare, come la criminalità ambientale, in tutte le sue declinazioni, e settori che vanno incentivati per far finalmente cambiare marcia al Paese, dall’economia circolare alle energie pulite, all’agricoltura di qualità. Rispetto alla messa in

sicurezza del territorio, alla prevenzione dei danni da dissesto idrogeologico o da terremoto, alla pianificazione di interventi che non siano solo interventi tampone, purtroppo la coscienza dei cittadini è ancora troppo poco sensibile. Meno ancora lo è quella della classe politica, che non ha imparato nulla da decenni di scempi e disastri ambientali. Proprio in questi giorni in Parlamento stanno approvando un nuovo condono edilizio per sanare e ricostruire le case abusive di Ischia colpite dal sisma del 2017 e per quelle del terremoto del Centro Italia. Provvedimenti che, se passeranno, potrebbero essere estesi ad altre aree della Penisola». Quali provvedimenti normativi restano prioritari da attuare? «Accanto al Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, scendendo nello specifico di alcuni provvedimenti “caldi”, penso a una norma che acceleri l’iter delle demolizioni degli abusi edilizi, al ddl sul consumo di suolo e a quello sui reati contro il patrimonio culturale, le cosiddette Archeomafie». L’Italia dovrà recepire la nuova diret-

SIAMO CONVINTI CHE INVESTIRE NELL’AMBIENTE CONVENGA E CHE LA CHIAVE AMBIENTALE SIA QUELLA GIUSTA PER DARE FINALMENTE RISPOSTE CONCRETE IN TEMA DI LAVORO E OCCUPAZIONE

Stefano Ciafani, presidente Legambiente

tiva Ue sull’economia circolare. Quali sfide vede in questo senso? «L’approvazione del pacchetto di norme in sede europea è un passo importantissimo nella transizione verso l’economia circolare, ma non è un traguardo. Adesso tocca agli Stati. Noi siamo già una fucina di esperienze di successo, quelle delle centinaia di Comuni, imprese e società pubbliche che hanno messo in pratica la rivoluzione circolare. Ma occorre lavorare sulle modifiche necessarie alla nostra legislazione in materia di rifiuti: dalle norme sulle materie prime seconde, a quelle sul cosiddetto ‘end of waste’ e sulla semplificazione delle procedure autorizzative

per promuovere il riciclo di quello che viene raccolto in modo differenziato ed evitare la beffa che parte di questi flussi tornino in discarica, aumentando la qualità dei rifiuti differenziati dai cittadini». Legambiente  ha presentato proposte specifiche per la legge di bilancio 2019. Quali direttrici proponete? «Lo abbiamo intitolato “il cambiamento passa per l’ambiente” ed è il documento che raccoglie 30 proposte per il governo immediatamente attuabili e a parità di gettito per lo Stato in quattro aree di intervento: concessioni, cambiamenti climatici, fiscalità, rilancio degli investimenti utili. Le nostre idee potrebbero produrre un investimento per un miliardo di euro in innovazione e riqualificazione ambientale, urbana, territoriale e permetterebbero di cancellare evidenti ingiustizie e rendite in campo ambientale. A ciò si deve aggiungere una grande riforma della fiscalità per l’ambiente, spostando il peso della tassazione dal lavoro al consumo di risorse ambientali. In pratica: tanto inquini tanto paghi, scommettendo sull’economia circolare, sulle fonti rinnovabili e sulle innovazioni capaci di ridurre le emissioni di gas serra, orientando almeno 10 miliardi di euro di entrate fiscali verso l’innovazione ambientale. Siamo convinti che investire nell’ambiente convenga e che la chiave ambientale sia quella giusta per dare finalmente risposte concrete in tema di lavoro e occupazione».•


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Rifiuti

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a normativa vigente e il complicato apparato burocratico-legislativo che interessano riciclo, smaltimento dei rifiuti e tutte le attività di business legate all’ambiente, rendono il settore una realtà complicata in cui districarsi ed un ambito il cui ricorso a figure competenti risulta di primaria importanza. Per far fronte al continuo divenire della legislazione di settore e per rispondere in modo opportuno alle diverse esigenze, uno dei modi migliori per avere la certezza di essere sempre aggiornati è quello di affidarsi a un team di esperti del settore. In questa direzione, la società di consulenza Kosmo Ecological Service, con sede a Napoli, ha messo le proprie competenze al servizio di artigiani e imprese (pubbliche e private), per offrire un supporto che va dalla ordinaria gestione dei rifiuti in azienda alla completa organizzazione della stessa. In prima linea da anni nella raccolta e smaltimento dei rifiuti speciali e nella bonifica di aree contaminate da amianto, l’azienda conta su propri automezzi, come furgoni e autocarri, per garantire una soluzione quanto più personalizzata sulle reali esigenze del cliente. Quello che contraddistingue la Kosmo, infatti, è sia la capacità di of-

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Un supporto per imprese e artigiani Kosmo Ecological Service offre assistenza tecnica e consulenza con l’obiettivo di garantire e tutelare le imprese in un settore complesso come quello dei servizi ambientali

Kosmo Ecological Service si trova a Napoli - www.kosmoeco.it

frire una vasta gamma di servizi ambientali, sia la flessibilità con la quale questi servizi vengono erogati.

Come consulente certificato, la Kosmo offre alle imprese un sostegno già a partire dalla fase autorizzativa,

continuando la collaborazione in modo costante nella gestione quotidiana, occupandosi di rifiuti speciali e di bonifiche di siti contaminati grazie al proprio team di responsabili tecnici e di ingegneri ma anche di sicurezza, potendo vantare nella propria squadra di figure abilitate all’assunzione del ruolo di responsabile del servizio di prevenzione e protezione per le imprese. Kosmo suggerisce metodi, tecniche e soluzioni aziendali che rispondano alle indicazioni del D. Lgs 81/2008 e del D. Lgs 152/2006, elaborando pratiche finalizzate all’autorizzazione per le emissioni in atmosfera, per la gestione delle acque reflue, per le valutazioni di impatto acustico ed organizzando il servizio di prevenzione e protezione aziendale, a partire

KOSMO OFFRE IMPORTANTI PIANI FORMATIVI, ALTAMENTE SPECIALIZZATI, RIVOLTI AL PERSONALE CHE IN AZIENDA SI OCCUPA DELLA FILIERA DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

dalla formazione degli addetti sino alla programmazione dei piani di emergenza. Kosmo offre anche piani formativi altamente specializzati e rivolti al personale che in azienda si occupa della gestione dei rifiuti, offrendo soluzioni specifiche per ogni diversa realtà e, in particolare, definendo le procedure per la classificazione dei rifiuti, per la loro corretta gestione e per l’implementazione del sistema di tracciabilità in ambito Sistri e Adr e per l’archiviazione digitale, sia per le aziende nazionali che per le aziende straniere che operano in Italia. • Andrea Mazzoli


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Rifiuti

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mbiente e qualità sono valori che da qualche tempo si richiedono in tutti i settori produttivi. Dimocart ha combinato questi due concetti in una storia che nasce sessant’anni fa. Nel 1958 veniva fondata, infatti, quella che è oggi una delle aziende storiche e maggiormente consolidate nel settore del riciclo della carta da macero a livello nazionale. La sua vocazione nella fascia di alto livello la pone come uno degli interlocutori privilegiati dell’industria cartaria, che richiede standard di qualità sempre maggiore per poter incrementare il tasso di riciclaggio richiesto, per ultimo, dai provvedimenti dell’economia circolare. «Nei sessant’anni di attività, restando a stretto contatto con quasi tutti i settori merceologici, dalla Gdo all’industria manifatturiera, dal settore grafico a quello urbano, abbiamo riscontrato come sia notevolmente cambiato l’approccio dei nuovi responsabili per lo smaltimento rifiuti. Oggi, rispetto al passato, vi è la ricerca del migliore servizio: il più innovativo o quello in grado di offrire maggiori garanzie e affidabilità» spiega Gianluigi Di Molfetta, responsabile dell’azienda che, con un impianto autorizzato alle attività di recupero pari a sessantamila tonnellate all’anno, si è specializzata nel trattamento dei maceri di qualità superiore. «Abbiamo consolidato negli anni la capacità di fornire servizi di alto valore aggiunto nei confronti dei produttori di scarti e sfridi cartacei nel settore grafico. L’azienda è stata fondata da mio padre, Pasquale Di Molfetta, con la collaborazione di suo fratello Michele. Per più di trent’anni ci si è concentrati nel settore grafico: dalle cartotecniche alla legatoria e arti grafiche in genere. Con l’in-

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Un valore aggiunto nel macero Il nuovo approccio allo smaltimento dei rifiuti passa attraverso la ricerca del migliore servizio: innovativo e che garantisca affidabilità. Il punto di Gianluigi Di Molfetta

con interfaccia diretto con il produttore degli scarti medesimi in relazione ai principali adempimenti amministrativi in materia di rifiuti. Un occhio attento è dedicato anche all’efficienza energetica nella fase di organizzazione e gestione degli scarti, tema di grande attualità nell’ottica della riduzione dei costi. «Con l’esperienza maturata nel tempo abbiamo appreso che non ci sono servizi standardizzati per ciascuna categoria di attività ma nel dettaglio, ogni singola realtà, dalla piccola cartotecnica fino ad arrivare al grande ipermercato, ha ciascuna le proprie esigenze. È qui che siamo intervenuti nella nostra operatività per rendere i servizi flessibili in modo tale da soddisfare su misura le esigenze del cliente, prestando l’attenzione che merita in fase iniziale, ma soprattutto monitorando periodicamente la qualità e l’efficienza dei servizi». Tutto il macero che deriva dalle queste attività - grafica, Gdo, raccolta differenziata urbana - viene trattato e recuperato direttamente nell’im-

Dimocart ha sede a Fizzonasco (Mi) www.dimocart.it

gresso della seconda generazione, l’azienda ha diversificato la propria attività anche apertura, verso il mondo della Gdo e dei rifiuti assimilabili agli urbani. All’inizio questo servizio risultava essere quasi sempre sussidiario a quello principale legato alla carta da macero». Di recente arriva l’ultima svolta verso la pubblica ammini-

UN OCCHIO ATTENTO È DEDICATO ANCHE ALL’EFFICIENZA ENERGETICA NELLA FASE DI ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DEGLI SCARTI strazione, quindi la raccolta differenziata e le diverse categorie di rifiuti. Tecnologia e logistica avanzata permettono una gestione efficace del macero e garantiscono al produttore una risposta efficiente e puntuale: presse continue per rifili da legatoria e cartotecnica e impianti di aspirazione scarti sono solo alcune delle soluzioni che Dimocart può mettere a disposizione del settore grafico. Ma l’azienda ha saputo ampliare e diversificare il proprio raggio di azione rivolgendo la qualità dei servizi alla grande di-

UN CIRCOLO VIRTUOSO In una fase storica di mercato dove la produzione di scarti a livello nazionale di tutti i tipi di macero si attesta intorno a 6,5 milioni di tonnellate all’anno mentre la capacità di riciclo delle cartiere nazionali è ben inferiore, tanto che negli ultimi anni se ne esportavano poco meno di 2 milioni di tonnellate, la capacità dell’industria italiana del recupero di assorbire e garantire uno sbocco a tutti i rifiuti prodotti è fondamentale. Su questa linea Dimocart ha impostato la propria attività: grazie a canali di riciclaggio consolidati in 60 anni di attività e alla capacità di produrre una materia prima di alta qualità, l’impresa garantisce la chiusura virtuosa del cerchio rendendo efficace e reale, e in qualche modo anche anticipando, le istanze più ambiziose dell’economia circolare.

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pianto aziendale evistribuzione organizzata e tando così ogni alla raccolta differenziata Capacità in tonnellate passaggio intermedio: urbana: «Anche in quedell’impianto autorizzato alle «In tal modo il rifiuto disto caso le attrezzature attività di recupero della venta quindi una materia che siamo in grado di metDimocart prima nel rispetto delle tere a disposizione sono le normative ambientali di setmigliori in relazione alle specitore. Tale prodotto viene poi defiche necessità del produttore, sino stinato alle industrie cartarie nazionali alla gestione delle microraccolte e alla ored estere che lo utilizzano nel proprio ciclo ganizzazione delle isole ecologiche all’interno produttivo, in percentuali differenti in base del punto vendita». La completezza del servizio alle specifiche produzione ma con un tasso è infine garantita anche dalla possibilità di formedio di circa il 60 per cento, per la fabbricanire un’adeguata consulenza ambientale in mezione di nuovi prodotti cartari». • Luana Costa rito alla gestione e organizzazione degli scarti,


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Rifiuti

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viene chiamato pre-trattamento: ottimizzare l’attività di gestione dei rifiuti dei medi e piccoli produttori. Per fare ciò collaboriamo con partner altamente qualificati come il nostro Cresce la consapevolezza dell’importanza del riciclo. Per Gilberto Gherardi, in un settore in continua consorzio Astra di Faenza, che procura fornitori accuratamente selezionati in applicazioevoluzione, il futuro è nella gestione sempre migliore del recupero dei materiali pericolosi e non di ne delle procedure previste dal nostro ormai consolidato Sgi (Sistema di Gestione Inteorigine industriale cioè i rifiuti “speciali” grato) per garantire servizi all’avanguardia, a tutela dell’ambiente e nel rispetto della normativa». La l tema della green economy è oggi più modernizzazione che mai di attualità e al centro di tutte le di tutti i settori politiche comunitarie, nazionali e interha coinvolto nazionali oltreché degli aspetti di svianche il siluppo sociale e culturale. Il settore negli stema amultimi anni ha avuto un decisivo e forte increbiente e rimento dovuto anche in parte alle politiche di All’incirca la quantità di fiuti. «Le sostenibilità adottate da tutti gli Stati. A fronprodotto fango di origine nuove tecte di questa spinta ecosostenibile, la popoagroalimentare conferito nologie e le lazione è gradualmente entrata mentalmente ogni anno dalla Eco.Ser sui terreni ad uso agronomico innovazioni – e praticamente in un meccanismo di attenconferma Gilberzione al sistema ambiente che va dal semplito Gherardi - sono ce gesto di differenziare il rifiuto urbano fino entrate pesantemente nel all’acquisto di automezzi e dispositivi a ridotto nostro Dna e oggi possiamo tranquillamente impatto ambientale ed emissioni inquinanti in affermare che non possiamo più farne a meno. atmosfera. Si è sostanzialmente passati da un I miglioramenti apportati sono di gran lunga complesso concetto teorico ad uno decisasuperiori agli inevitabili disagi che si porta diemente operativo di diffusione ormai capillare. tro ogni nuovo cambiamento. All’atto pratico «Questa evoluzione è sotto gli occhi di tutti ed si lavora meglio e con tempi decisamente diè, seppur con notevoli difficoltà, fortunatamezzati rispetto ai vecchi sistemi di gestione. mente destinata a continuare» spiega GilUn esempio concreto è legato all’introduzioberto Gherardi, titolare dell’azienda Eco.Ser ne di nuovi sistemi di gestione del rifiuto nata nel 1995 e attualmente gestore di tre imstesso che passa da una selezione più accupianti di stoccaggio per rifiuti pericolosi e non. rata di ogni singolo componente che diven«Non si tratta di percentuali e di dati purata di fatto una nuova materia prima riutilizzamente tecnici – prosegue il responsabile - ma bile. E il recupero è sempre più di qualità e di una consapevolezza diffusa e concretaquindi quantificabile con un maggior incremente accettata. Uno degli aspetti più eclatanti mento di valore al netto dei costi di esercizio in senso positivo è quello legato alla metodie di lavorazione. Andiamo verso una sempre maggiore specializzazione e sempre più verso il raggiungimento di eccellenze in nicchie autorità competenti ha emanato normative amca di approccio ai temi ambientali delle azienspecifiche ma che possono essere facilmenbientali sempre più strutturate e complesse, de del settore ambientale. Sono proprio le te convertite in altri sistemi economici. Quinvolte ad un’azione molto cautelativa e nello aziende come la nostra che rappresentano il di è aumentata la reversibilità. Negli ultimi anni stesso tempo repressiva nei confronti di chi punto nevralgico del sistema ambiente che le scelte e le politiche aziendali sono state involutamente e consapevolmente non rispetta inevitabilmente passa per il recupero e il ricidirizzate e si indirizzeranno sempre di più e non tutela il delicato equilibrio ambientale». clo dei rifiuti urbani, pericolosi e speciali. È su verso un ammodernamento e un’evoluzione L’attività che svolge la società Eco.Ser. nelquesto ultimo concetto che si è assistito ad tecnologica di avanguardia. Concretamente l’ambito della gestione integrata dei rifiuti, non una progressiva ma rapida evoluzione con una sono stati fatti una serie di interventi come per richiede direttamente l’uso di sofisticate tecduplice azione: da una parte le aziende, pubesempio l’ammodernamento generale di tutnologie, bensì piuttosto l’impiego delle migliori bliche e private, si sono ammodernate e rito il parco macchine e degli automezzi detecniche disponibili, quelle che in ambito di strutturate evolvendo verso una maggior atstinati ai servizi di trasporto e recupero rifiuistallazioni sottoposte ad Aia (Ippc) vengono tenzione alla qualità dei servizi svolti. Più atti con modelli di ultima generazione corrichiamate “BAT”. «Il nostro compito è quello di tenzione alle matrici inquinanti e alla tutela del spondenti ai criteri Euro 6 di inquinamento guidare i produttori, che sono i nostri princisuolo, all’aria e al sottosuolo, maggiore conambientale». • Luana Costa pali clienti, nell’individuazione e nella scelta sapevolezza della tutela delle persone da della miglior filiera per ogni rifiuto. In quanto tutte le criticità e le pericolosità dell’oggetto Eco.Ser ha sede legale e amministrativa impianti intermedi siamo i fautori di quello che rifiuto. Dall’altra il sistema delle pubbliche a Villanova di Castenaso (Bo) - www.eco-ser.it

Una coscienza diffusa

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30 mila t

IN QUANTO IMPIANTI INTERMEDI SIAMO I FAUTORI DI QUELLO CHE VIENE CHIAMATO PRE-TRATTAMENTO: OTTIMIZZARE L’ATTIVITÀ DI GESTIONE DEI RIFIUTI DEI MEDI E PICCOLI PRODUTTORI

UNA REALTÀ IN CRESCITA ell’ambito del sistema dell’economia circolare, Eco.Ser è dotata di un suo ramo aziendale costituito da un ufficio tecnico dedicato che si occupa del riutilizzo in agricoltura di fanghi agroalimentari provenienti da due distillerie di Faenza (Ra) con funzione ammendante (concimante) per i terreni agricoli. La società conferisce alle stesse distillerie i prodotti con i quali poi verranno prodotti i fanghi in questione. «Rappresenta la se-

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conda voce del fatturato aziendale e copriamo tremila ettari di superficie agricola su tre province diverse: Ferrara, Bologna e Ravenna. Complessivamente siamo una delle aziende leader nel settore e conferiamo ogni anno 30mila tonnellate di prodotto fango. Il settore è in forte crescita. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto un incremento complessivo di un + 60 per cento nel solo settore fanghi agronomici».


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Riciclo e bonifica a regola d’arte Obiettivi di un’azienda pavese con una missione trentennale: smaltire e riutilizzare ciò che si considera (a torto) inutile. A tu per tu con Mauro Sommi fare la rivoluzione in questi ultimi anni nel campo della green economy è stata la volontà sempre più diffusa di applicare uno smaltimento intelligente dei rifiuti. Comprendere l’impatto ambientale e i potenziali danni prodotti dall’intero ciclo di trasformazione delle materie prime fino allo smaltimento finale, ha portato l’uomo a comprendere che un inizio di qualità può derivare da un finale altrettanto curato. Se per finale si intende il momento in cui un oggetto diventa rifiuto da gettare nella spazzatura, l’inizio è qualcosa che invece deriva da una riqualificazione. A capire cosa si intenda con questa riqualificazione e come si possa, in maniera concreta, fare la differenza, ci aiuta Mauro Sommi, socio con i fratelli Stefano e Massimiliano della ditta Aboneco Srl e Aboneco Recycling con sede in provincia di Pavia e presente sul mercato nazionale da più di trent’anni. «Preservare ciò che abbiamo di più caro, l’ambiente, e riutilizzare quello che già una volta ci è stato utile sono i pilastri del futuro. Noi ci occupiamo di smaltimento rifiuti e bonifiche ambientali. In particolare, gestiamo sia la raccolta che il trasporto dei rifiuti urbani speciali, pericolosi e non, oltre che interessarci di bonificare siti contaminati oppure beni contenenti amianto». Quanto questo lavoro sia importante lo si può comprendere immaginandosi quei luoghi dove il semplice cittadino può fare poco. Basti pensare alle falde acquifere, alle acque superficiali o le discariche. Anche gli eventi non riconducibili ad una cattiva condotta umana, come una calamità naturale, possono portare al bisogno di un pronto intervento il più possibile tempestivo. Un terremoto, una frana, possono distruggere tutti gli apparati predisposti al buon funzionamento del processo di lavorazione dei rifiuti o degli agenti inquinanti. Proprio qui entra in gioco Aboneco. Un esempio può essere la disoleazione, ovvero «la tecnica di depurazione delle acque di ri-

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LA DISOLEAZIONE È LA TECNICA DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE DI RIFIUTO, UN TRATTAMENTO CHE BLOCCA LA DISPERSIONE DEL FATTORE INQUINANTE RISANANDO COSÌ LE FALDE fiuto, un trattamento che blocca la dispersione del fattore inquinante risanando così le falde» continua Sommi. Aboneco, inoltre «effettua la rimozione di impianti obsoleti o attempati prendendosi a carico anche lo smontaggio il carico e lo smaltimento dei materiali rimossi». Da questi interventi di riqualificazione nasce un nuovo ciclo di vita, ambientale o materiale. Aboneco però non si ferma qui: dopo i rifiuti urbani pericolosi lo spirito “green” che fa da leitmotiv all’azienda non può certo sottovalutare quelli non pericolosi che, a discapito dell’apparenza innocua, necessitano a loro volta di mani specializzate. Di questa branca si ocAboneco ha sede a Parona Lomellina (Pv) www.aboneco.it

cupa l’altra metà dell’impresa capitanata da Mauro Sommi, la Aboneco Recycling. Il suo lavoro, all’apparenza semplice, è di vitale importanza per ripulire il nostro ambiente dagli oggetti di cui quotidianamente facciamo uso. Parliamo di lattine, carta, legno, metalli e plastica. «Tutti questi materiali –afferma Sommi- provengono da diversi cicli produttivi. Può essere la raccolta differenziata comunale ma anche un’azienda privata oppure altri centri di raccolta. A prescindere dall’origine, tutti questi prodotti e materiali vengono dai noi lavorati nelle differenti aree di stoccaggio dedicate per poi passare alla rivendita». Un percorso lungo che richiede la collaborazione di molteplici soggetti, a partire dal personale formato direttamente da Aboneco per la selezione, la suddivisione in base alla tipologia commerciale e il trattamento dei rifiuti raccolti, fino al Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai). Quest’ultimo si affianca alla Aboneco per recuperare tutti quei materiali che possono tornare a nuova vita come ad esempio l’acciaio, l’alluminio, la carta, il legno, la plastica e infine il vetro. Ed ecco spiegato come quello che si considerava il destino finale di un oggetto può trasformarsi in un nuovo esordio. Il bello di questa filiera è che non manca un “premio” finale. Infatti il consorzio riconosce ai protagonisti di questa raccolta differenziata un corrispettivo economico utile per sostenere i costi del servizio. Così si incoraggia ancora di più a recuperare, differenziare e riciclare. In parole povere collaborare per fare la differenza. Ma cosa si può ricavare in concreto dal riciclaggio, per esempio, della plastica? Tutti sappiamo che è uno dei materiali più comuni e presenti nel nostro cestino della spazzatura. Appartiene alla vita quotidiana anche dei più attenti e scrupolosi ambientalisti. «Assicurarci che questi oggetti possano avere una seconda chance di vita è parte del nostro impegno – chiarisce Sommi -. Il polietilene di sacchetti, bottiglie, giocattoli, oppure il polipropilene dei flaconi dei detersivi e prodotti simili, ma anche l’ormai famoso Pvc o il polistirolo: tutti questi materiali possono essere recuperati e fatti rinascere per una seconda o terza o addirittura quarta volta». Cosa si possa ottenere da questi “rifiuti” diventa quasi un gioco di immaginazione che spazia dall’ambito edilizio al tessile. Lo riassume così il titolare di Aboneco: «Si apre un mondo di nuove possibilità: contenitori, fibre per imbottiture, abbigliamento in pile, moquette, lastre per imballaggi, raccordi edilizi, tappi, panchine, cartelloni stradali. La lista è davvero infinita». • Giulia Petrozzi

L’AZIENDA IN PILLOLE Aboneco è nata nel 1985 ed è iscritta all’albo nazionale delle imprese che esercitano la gestione dei rifiuti. Si trova nella provincia di Pavia, precisamente a Parona e fornisce un servizio di pronto intervento ambientale che è operativo 24 ore su 24, compresi i festivi. Si occupa di gestire sia i rifiuti urbani speciali e pericolosi che quelli non nocivi. Oltre che di smaltimento e bo-

nifiche si occupa, con l’altra metà dell’azienda, la Aboneco Recycling, di stoccaggio, frantumazione o riduzione volumetrica e commercio in qualità di intermediaria di rottami ferrosi e non, legno, carta e cartone, prodotti siderurgici, metalli, materiali di recupero e derivanti dalla lavorazione di rifiuti speciali e, infine, apparecchiature elettriche ed elettroniche.


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La gestione dei rifiuti speciali L’ingegnere Guido Riccioli lavora nell’intermediazione di rifiuti pericolosi e non, e prova a descrivere quest’ambito così delicato, in cui «si rileva una sempre più drastica prevalenza della domanda sull’offerta» uno dei settori più sensibili per definizione, dove la competitività assume contorni molto diversi rispetto ad altri ambiti. Parliamo di rifiuti speciali industriali, e lo facciamo con un professionista dell’ambito: Guido Riccioli, alla guida della livornese ECO CIS. Si tratta di una società specializzata nell’intermediazione di rifiuti speciali pericolosi e non, appunto, «iscritta alla Categoria 8 dell’Albo Gestori Ambientali – dice Riccioli − e autorizzata ad intermediare fino a 200mila tonnellate all’anno. Abbiamo iniziato l’attività nel 2017, come costola del Gruppo CIS, unendo l’esperienza di alcuni professionisti del campo smaltimento rifiuti, fuorusciti da importanti aziende del settore, con le disponibilità e potenzialità del gruppo, attivo nel campo delle spedizioni internazionali dal 1980». Quali sono dunque i principali punti di forza di ECO CIS? «L’unione di intenti consente di mantenere una squadra particolarmente snella, come indispensabile per garantire competitività dei costi di intermediazione, lavorando al tempo stesso nell’ambito di una struttura solida con risorse umane, tecniche e finanziarie a disposizione, assicurando quindi al cliente il migliore servizio possibile. Rispetto ai competitor, ECO CIS si distingue, in particolare, nella specializzazione in soluzioni per l’estero, con conoscenza e rapporti con impianti di tutta Europa e non solo. Un altro aspetto decisivo è l’esperienza pluriennale nella redazione e gestione di notifiche transfrontaliere, secondo il Regolamento Ce 1013/2006, e nell’organizzazione, quando possibile e opportuno, del trasporto marittimo di rifiuti, che può risultare particolarmente competitivo in alcuni casi. A questo

È

L’ingegnere Guido Riccioli, alla guida della ECO CIS, con sede a Livorno - www.ecocis.it

LA CURA E LO SVILUPPO DEI RAPPORTI CON GLI IMPIANTI ESTERI SONO ALLA BASE DELL’IMPOSTAZIONE DELLA NOSTRA ATTIVITÀ proposito, è interessante tenere presente che il Gruppo può contare sulla disponibilità di una banchina portuale nel porto di Livorno per il carico/scarico di merci sfuse». In cosa consiste la vostra strategia? «La cura e lo sviluppo dei rapporti con gli impianti esteri sono alla base dell’impostazione della nostra attività, sul piano dell’approfondimento e mantenimento di rapporti aziendali e personali con i principali impianti in Europa; così come e soprattutto nello scouting continuo di nuovi impianti in altre aree. Si punta a stringere accordi e contratti di collaborazione che ci consentono di offrire al cliente una gamma di soluzioni esclusive a seconda delle loro necessità, e di mantenere continuità nel tempo dei rapporti e flussi avviati. Dal lato clienti, il focus è principalmente su produttori importanti e con lotti di quantità significative, per non di-

sperdere energie e mantenere il massimo di efficienza». A quali categorie di clienti vi rivolgete? «Principalmente a società di produzione industriale, in campo chimico, farmaceutico, siderurgico, dove più spesso si creano situazioni di generazione di rifiuti problematici, in grandi quantità. Lavoriamo anche con aziende municipalizzate, ad esempio, occupandoci dello smaltimento dei fanghi prodotti dagli impianti di trattamento acque municipali. Siamo attivi anche con gli stessi stoccaggi e impianti di trattamento rifiuti, che per loro natura sono interessati a valutare gamme di proposte per i rifiuti in uscita dai loro impianti. Inoltre, possiamo rappresentare una risorsa importante per società di bonifiche ambientali, per soluzioni allo smaltimento dei rifiuti prodotti nei cantieri di bonifica».

Come vi sembrano le condizioni attuali del mercato? «Si rileva una sempre più drastica prevalenza della domanda sull’offerta, conseguente da un lato da generalizzati incrementi di produzione, d’altro lato da evoluzioni sempre più stringenti di vincoli normativi nelle varie aree d’Europa, che rendono obsolete e non più utilizzabili svariate soluzioni precedentemente utilizzate. Gli impianti ancora utili allo scopo vengono quindi sovra saturati, fino a non più rappresentare una soluzione proponibile. Come si può facilmente immaginare, il fenomeno è drammaticamente accentuato in Italia, rendendo quindi peraltro ancora più interessante la specializzazione di ECO CIS nell’esportazione di rifiuti, e fondamentale l’attività di scouting, che non a caso ho citato tra le nostre strategie aziendali». Qual è la situazione normativa internazionale nel campo? «Ci sono difficoltà con variazioni normative e differenziazioni da paese a paese: resistenze ad autorizzare notifiche da parte di autorità locali, ostacoli all’importazione da parte anche di Paesi dell’Unione, e molto altro. Ma è proprio il compito e il valore aggiunto di ECO CIS il sapersi orientare, gestire e individuare soluzioni». Avete in mente altri diversi sviluppi per il futuro? «Abbiamo detto che un nostro punto di forza è il know-how in campo trasporto marittimo: per sfruttare appieno queste opportunità stiamo pensando a ipotesi di stoccaggi in area retroportuale per agevolare l’organizzazione del carico in banchina, e quindi promuovere la spedizione dei flussi via mare in casi sempre più frequenti». • Remo Monreale

UN BILANCIO Guido Riccioli, della ECO CIS, prova a tirare le somme del percorso fin qui fatto dall’azienda livornese. «Nonostante l’attività sia stata avviata da poco più di un anno, abbiamo già un significativo portafoglio ordini, con diverse notifiche transfrontaliere già in gestione o lavorazione, al servizio di clienti di caratura nazionale o anche internazionale. Soprattutto, cosa della quale siamo più fieri, abbiamo già iniziato ad espanderci e ad assumere, creando lavoro

e inserendo già nuovi colleghi/colleghe. Certo, per passare dall’acquisizione di commesse al fatturato bisogna attendere ancora un po’: i tempi tra contatto cliente, acquisizione commesse, preparazione e autorizzazione notifiche, esecuzione del servizio, fatturazione, sono sempre molto dilatati, ma non ci comportano problemi data la solidità del Gruppo, e si ammortizzeranno a regime, nell’ambito della continuità del business».


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onostante il volume e la qualità del materiale destinato al recupero siano, al giorno d’oggi, nettamente aumentati, anche grazie a un’attività di differenziazione più attenta e consapevole, l’Italia sta ancora vivendo un momento molto delicato per quanto riguarda lo smaltimento e il riciclo dei propri rifiuti. Il loro recupero e smaltimento, infatti, risente dell’insufficienza di sbocchi finali che, per quanto moderni e specializzati, non sempre sono in numero adeguato alla effettiva richiesta dei conferimenti necessari. In questo scenario, e con oltre quarant’anni d’esperienza nel settore, l’azienda F.lli Longo Industriale, con sede a Rio Saliceto in provincia di Reggio Emilia, si prefigge lo scopo di aiutare in modo consapevole ed efficace tutte quelle aziende pubbliche e private che avvertono ormai quotidianamente l’emergenza di questo problema. «La situazione di quasi paralisi, in cui ormai si trova il nostro paese, sotto il fronte della gestione dei rifiuti – racconta Mauro Longo, titolare dell’azienda –, vede nell’inadeguato numero degli impianti di de-

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I vantaggi della triturazione Grazie a un’efficace intuizione, ridurre il volume dei rifiuti, la F.lli Longo Industriale si pone come partner di fiducia di aziende pubbliche e private che abbiano tra i loro fini quello di diminuire il proprio impatto ambientale. Ne parliamo con Mauro Longo problematica. «La nostra azienda – aggiunge –, ha ritenuto come strumento utile per implementare le potenzialità dello smaltimento e del ricupero, oltre a un’ancora più attenta selezione dei rifiuti recuperabili rispetto a quelli non recuperabili, che da sempre costituisce il fulcro dell’intera attività aziendale, la triturazione del rifiuto prima della sua spedizione verso l’impianto di destinazione finale». Da un lato, l’attenta attività di divisione del rifiuto volta all’ottenimento del più elevato grado di recuperabilità possibile, e dall’altro la triturazione del rifiuto non recuperabile, garantiscono sicuramente un netto miglioramento dell’attuale flusso di gestione dei rifiuti, promettendo importanti risultati a livello di sostenibilità ambientale. «La triturazione che avviene tramite un apposito trituratore professionale in grado di macinare fino a un massimo di 30 tonnellate all’ora, consente infatti un evidente abbattimento del F.lli Longo Industriale si trova a Rio Saliceto (RE) - www.fratellilongo.it volume dei rifiuti, il che permette un visibile vantaggionale che nazionale mative vigenti, i rifiuti vengono necessariagio ecologico poiché, – continua Mauro mente sempre più ad accumularsi presso oltre a consentire agli Longo –, non semle sedi dei singoli produttori, rallentandone impianti di destinazione brano affrontare la catena produttiva». Quantità di rifiuti macinati in finale del rifiuto, e quindi l’emergenza dello Questa problematica non riguarda solaun’ora dal trituratore in primis alle discariche, stoccaggio dei rifiuti mente i rifiuti destinati allo smaltimento, ma professionale della F.lli Longo: di avere più spazio a dicon un piano d’interun evidente abbattimento del volume dei rifiuti sposizione rallentandone il vento realmente consaprocesso di esaurimento, ottipevole dell’urgenza in cui mizza il trasporto dei rifiuti che in ci troviamo posto che, da un Italia avviene nel 90 per cento dei casi lato, il numero delle discariche semtramite rete stradale, con un conseguente bra destinato a diminuire nel tempo in raminor impatto ambientale dal punto di gione delle politiche sull’ambiente vista dell’utilizzo di carburanti, e dunque dell’Unione Europea e che, dall’altro lato, d’inquinamento atmosferico». Lontano dalnon risultano previsti, se non in rare zone, l’essere una soluzione definitiva, la trituraprogetti di realizzazione d’impianti alternainteressa anche quelli in parte recuperabili. zione che distingue la F.lli Longo tivi alle discariche, quali inceneritori o terInfatti, nonostante in questa direzione Industriale è sicuramente un’attività che è movalorizzatori». siano già stati fatti enormi passi in avanti, il stata in grado di sancire in modo intuitivo La mancanza di adeguate risposte da parte piano strategico dell’Ue prevede di conseed efficace un nuovo passo verso l’obietdelle istituzioni, porta i diretti protagonisti guire livelli ancora più elevati di riciclaggio tivo di consapevolezza e sostenibilità amdella filiera dei rifiuti, come la F.lli Longo Ine di limitare l’estrazione di ulteriori risorse bientale, condiviso con l’intera Europa. dustriale, a cercare soluzioni capaci di arnaturali, dando la priorità alla prevenzione. • Andrea Mazzoli ginare o quantomeno limitare la «Al momento le istituzioni, a livello sia re-

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AL MOMENTO LE ISTITUZIONI, A LIVELLO SIA REGIONALE CHE NAZIONALE, NON SEMBRANO AFFRONTARE L’EMERGENZA DELLO STOCCAGGIO DEI RIFIUTI CON UN PIANO D’INTERVENTO REALMENTE CONSAPEVOLE DELL’URGENZA stinazione finale, siano essi discariche o impianti d’incenerimento o di termovalorizzazione, la causa principale di questo problema. Non potendo i centri di recupero provvedere alla loro tempestiva raccolta in mancanza di sbocchi sicuri verso cui farli confluire, e non potendo comunque superare i limiti di stoccaggio previsti dalle nor-

SERVIZI TECNOLOGICI AVANZATI E CERTIFICATI L’attività della F.lli Longo nasce negli anni Settanta recuperando e selezionando carte da macero. La grande attenzione all’evoluzione del settore, nel corso degli anni, ha indotto l’azienda a specializzarsi non solo nella raccolta ma anche nel trasporto degli scarti di lavorazione, conseguendo le certificazioni europee per servizi che vanno dal recupero/smaltimento al noleggio di container e compattatori. Fattori quali l’esperienza pluriennale, il continuo miglioramento del processo produttivo, il costante rinnovamento delle attrezzature, ma anche l’attenzione per tutti gli aspetti ambientali legati alla propria attività fino alla conclusione del ciclo vitale del rifiuto, ha permesso alla F.lli Longo di conseguire da oltre 10 anni le certificazioni Uni En Iso 14001/04 ed Emas con lo scopo di garantire un servizio dagli standard adeguati alle aspettative.


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Siderurgia, ambiente e salute Per conformarsi alle nuove dinamiche del mercato, è necessario saperne identificare e soddisfare richieste ed esigenze specifiche. Emanuela Carbognani racconta la propria esperienza nel comparto siderurgico andamento del settore siderurgico mondiale è oggi una questione delicata, sottoposta a un monitoraggio continuo a causa delle influenze esterne che ne condizionano fortemente dinamiche e cambiamenti. Sono principalmente le influenze politiche e le nuove richieste dei clienti a determinare la volatilità del settore e le sue necessità in costante evoluzione. A raccontare

L’

IL NOSTRO CORE BUSINESS COMPRENDE LE DEMOLIZIONI INDUSTRIALI E IL COMMERCIO DI ROTTAMI FERROSI E NON FERROSI E DI MATERIALI DI RECUPERO come muoversi in un tale comparto mantenendo forte la propria attività è Emanuela Carbognani, titolare dell’azienda RotFer Carbognani Materiali Metallici. «Il nostro è un settore in cui è necessario porre molta attenzione ai frequenti cambiamenti politici, essere precauzionali negli acquisti e nei contratti di vendita, ed essere flessibili alle nuove esigenze. Nello specifico, attualmente le nuove richieste di clienti e fornitori vertono soprattutto verso la precisione delle lavorazioni, la garanzia di un servizio completo ed efficiente, la RotFer Carbognani Materiali Metallici ha sede a S. Prospero Parmense (Pr) - www.rotfer.it

sicurezza degli ambienti di lavoro, e la tutela e il rispetto dell’ambiente che ci circonda». Fonderie, acciaierie e fornitori, dunque, sono diventati più sensibili alle tematiche ecologiche e qualitative, richiedendo precisione, ordine, pulizia e servizi ecosostenibili. «Al giorno d’oggi – continua ancora Emanuela Carbognani – non ha più senso operare nel settore siderurgico senza tenere conto delle necessità dell’ambiente, dell’ecologia e della sicurezza di operatori e luoghi di lavoro. Verrebbe meno un requisito fondamentale per riuscire a operare nel nostro comparto con successo: la qualità di ciò che facciamo e dei servizi che proponiamo. Ambiente e salute sono diventati due aspetti imprescindibili per qualsiasi ramo abbia a che fare con rottami e rifiuti». Fondata nel 1983, RotFer vanta collaborazioni decennali con acciaierie e fonderie di primaria importanza che le permettono di offrire servizi e prezzi altamente competitivi. «Senza alcun impegno da parte del cliente – conclude la Carbognani – effettuiamo sopralluoghi per conoscere utente ed esigenze, per visionare il materiale ed effettuare la massima quotazione possibile. Disponiamo di attrezzature e automezzi moderni che ci consentono di erogare servizi in maniera veloce ed efficace. Trattiamo rottami ferrosi derivanti da demolizioni industriali, torniture di ferro, lamierini e pantografi e correttivi. Ma anche materiali non ferrosi come lastre di ottone, acciaio inox, rame, alluminio, leghe miste, cavi, lastre, karter e profili». • Emanuela Caruso

+38% Incremento del fatturato registrato nel 2017 grazie alla ripresa del mercato in termini di prezzi


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li anni ’90 sono stati significativi in Italia rispetto al settore dei rifiuti. Da un lato venivano realizzate sperimentazioni dal punto di vista organizzativo e dall’altro si avvicendavano cambiamenti normativi, mentre diversi comuni affrontavano forti “crisi dei rifiuti”. In questo contesto, viene fondata Electrometal, che fornisce servizi relativi alla gestione globale dei rifiuti industriali seguendo le fasi di caratterizzazione, raccolta fino allo smaltimento e trattamento finale. L’azienda è in grado di gestire una vasta gamma di tipologie di rifiuti decadenti da processi industriali diversi, rifiuti speciali pericolosi e rifiuti speciali non pericolosi, allo stato solido e allo stato liquido. Electrometal inizia la sua attività nel gennaio 1997 e oggi conta 200 clienti, per un volume annuo di trattamento di circa 80mila tonnellate e un fatturato di 13-14 milioni. Gianbattista De Giovanni, fondatore, amministratore e responsabile commerciale, racconta il cambiamento nel mondo dei rifiuti in un contesto in cui ogni aggiornamento tecnico-legislativo richiede una forte flessibilità agendo in modo diretto sull’operatività aziendale. Come sono cambiate le normative nel settore dello smaltimento dei rifiuti?

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Gianbattista De Giovanni, amministratore e responsabile commerciale della Electrometal di Castegnato (Bs) - www.electrometal.it

Smaltimento rifiuti industriali Gianbattista De Giovanni racconta cosa vogliono dire sostenibilità ambientale e innovazione nel settore dello smaltimento dei rifiuti industriali e il rapporto con i cambiamenti normativi

LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE PER NOI SI BASA SU DUE ASPETTI FONDAMENTALI: LA QUALITÀ DEL PROCESSO PRODUTTIVO E LA RIDUZIONE DEGLI IMPATTI LEGATI ALL’ATTIVITÀ IN SITO smaltiti questa è garantita da un insieme di fatspazi disponibili nelle discariche italiane, che ha tori che comprendono i controlli analitici in tra l’altro comportato un’impennata dei ingresso, la tecnologia e gli imprezzi per le aziende. Electrometal pianti di trattamento interasmaltisce all’estero una parte mente gestiti da Plc, del proprio rifiuto trattato da l’esperienza e la formapiù di dieci anni. Nell’era zione del personale di gedell’Industria 4.0 ci sconstione, i controlli di triamo con il fatto che il processo e le verifiche di sistema non si è organizconformità. Dal punto di zato con politiche induElectrometal opera nel settore dei rifiuti industriali vista degli impatti legati striali per la gestione dei dal gennaio 1997 all’attività presso lo stabilirifiuti speciali».

la dispersione di polveri durante le operazioni di carico, scarico e movimentazione interna. Tutte le pavimentazioni sono impermeabilizzate e l’acqua di pioggia viene interamente raccolta e riutilizzata nel ciclo produttivo, evitandone lo scarico in corpo idrico e consentendo un considerevole risparmio di risorse naturali. Il rifiuto liquido depurato, inoltre, viene completamente riutilizzato nei processi interni della piattaforma come fluidificante per le linee di trattamento rifiuti solidi creando un ciclo chiuso senza scarichi di reflui nell’ambiente esterno». Come funziona il vostro sistema di telecontrollo e in che misura è in grado di ridurre i rischi ambientali? «Abbiamo un soware creato con la direzione tecnica aziendale che permette di gestire ogni operazione della piattaforma polifunzionale: i processi di inertizzazione, i sistemi di captazione delle polveri, dei vapori degli odori, i livelli dei serbatoi, intervenendo in tempo reale nelle funzioni degli impianti a garanzia di una corretta gestione globale, salvaguardando la salute e la sicurezza degli operatori e della collettività e prevenendo qualsiasi rischio di inquinamento ambientale». Quali sono i vostri progetti per il futuro? «Il nostro futuro è oggi. Ci stiamo ingrandendo, abbiamo incrementato la superficie aziendale e siamo nel bel mezzo di un’istanza di modifica dell’autorizzazione». • Patrizia Riso

20 anni

«Operiamo nello smaltimento dei rifiuti industriali da più di 20 anni, e abbiamo vissuto in prima linea i cambiamenti normativi in tema di rifiuti e ambiente, quali il passaggio dal Decreto Ronchi al Testo Unico Ambientale, l’evoluzione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica, gli aggiornamenti nella classificazione di pericolosità delle sostanze. Più recente è l’entrata in vigore del Regolamento Ue997/17 che, modificando il metodo di attribuzione della caratteristica di pericolo Hp14, ha mutato la classe di pericolo di molti rifiuti». Come si fa fronte a questi cambiamenti? «Abbiamo da sempre investito sulle risorse umane e sulla loro formazione, selezionato i migliori fornitori, fra i quali il laboratorio d’analisi Areslab. Recentemente assume importanza fondamentale il tema dell’esportazione transfrontaliera dei rifiuti a causa della mancanza di

Da quante unità di personale è formata l’azienda e come investite in formazione? «Electrometal occupa 23 persone, tra operatori di produzione, responsabili degli impianti, logistica, commerciale e amministrazione. In un lavoro delicato come il nostro la formazione è fondamentale, a partire dalla sensibilizzazione dell’operatore di produzione nella movimentazione dei materiali pericolosi a quella dei tecnici. In questo settore non è possibile affidarsi unicamente ai canali tradizionali di formazione come i corsi e i convegni ma bisogna in-formarsi prima degli altri». Perché il vostro impianto è sostenibile dal punto di vista ambientale? «La sostenibilità ambientale per noi si basa su due aspetti fondamentali: la qualità del processo produttivo, che porta a produrre un rifiuto pienamente compatibile con il destino di smaltimento e la riduzione degli impatti legati all’attività in sito. In merito alla qualità dei rifiuti

mento, Electrometal è dotata di presidi di controllo delle emissioni su tutti gli impianti, i box di stoccaggio sono sotto aspirazione e sono presenti sistemi di contenimento atti a evitare

INERTIZZAZIONE E STABILIZZAZIONE Oltre ai servizi di stoccaggio, sconfezionamento e miscelazione, l’azienda si è specializzata nel trattamento mediante inertizzazione di rifiuti industriali solidi, polverulenti e fangosi, conferiti sfusi o confezionati nelle diverse tipologie di imballaggio. Due linee di trattamento dei rifiuti solidi: una per la gestione di rifiuti solidi fangosi e di polveri conferite sfuse, una per quelli conferiti come polveri confezionate (big-bags). Il trattamento di inertizzazione/stabilizzazione dei rifiuti è oggi l’attività principale svolta dalla Electrometal e permette di gestire tutti quei rifiuti industriali che tal quali, per loro caratteristiche specifiche, non troverebbero idonea collocazione in impianti di smaltimento finale quali le discariche. Le linee di trattamento sono controllate da un soware dedicato, con cui è possibile gestire percentuali e tipologie di reagenti, nonché la durata del trattamento, in funzione delle caratteristiche del rifiuto, per garantirne una corretta inertizzazione.


GREEN ECONOMY REPORT Ottobre 2018 - pag. 27

Aumentano le richieste Il settore ambientale e della gestione dei rifiuti rende un servizio di primaria utilità sia per le imprese sia per i cittadini. Per questo deve essere sempre più valorizzato. La parola a Francesco Giusti

egli ultimi anni, il settore ambientale ha vissuto un periodo di costante evoluzione e crescita, complici una maggiore sensibilità verso le tematiche ambientali e una crescente consapevolezza da parte delle aziende dell’impatto che alcune questioni, come la gestione corretta dei rifiuti, hanno sulla propria attività e, dunque, più in generale, sull’economia. Oggi, però, si assiste a una dinamica contraria, un’involuzione causata dall’aumento della domanda di recupero o smaltimento di rifiuti speciali in contemporanea con la diminuzione delle quantità e delle tipologie di materiali accettati dalle discariche. Anche il sistema nazionale di gestione rifiuti dimostra di non essere al passo con i tempi del settore ambientale e a tuttora non si è ancora strutturato per collocare quanto non più conferibile in discarica in destinazioni alternative, come per esempio i termovalorizzatori. Riuscire a servire in maniera efficiente e affidabile un settore in forte progresso ma privo di aiuti da parte di strutture ed enti nazionali è, di conseguenza, l’obiettivo più importante delle aziende attive nel comparto ambientale. La società Cosmari, specializzata nel trasporto e smaltimento di rifiuti urbani, speciali, pericolosi e non, è una di queste. «Ci occupiamo della gestione dei rifiuti pericolosi e non pericolosi – spiega Francesco Giusti, titolare dell’impresa – dalla fase di consulenza ambientale alla commercializzazione e al trasporto. Dopo che il rifiuto è stato classificato, infatti, ne ricerchiamo la migliore collocazione di recupero o smaltimento, collaborando con più impianti autorizzati e garantendo al produttore non solo la conformità alla normativa, ma anche le migliori condizioni economiche e di servizio. Sempre più spesso, poi, siamo operativi in fasi ancora più a monte del pro-

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Francesco Giusti della Cosmari che ha sede a Campogalliano (Mo) www.cosmarisrl.com

cesso di produzione del rifiuto, poiché siamo in grado di intervenire anche in caso di demolizioni e smontaggi industriali. Infine, svolgiamo anche tutte le varie attività amministrative legate al nostro settore, offrendo in tal senso alla clientela servizi mirati e precisi». Cosmari accetta e lavora rifiuti provenienti da qualsiasi settore di origine industriale: settore produttivo, aziende di servizi, impianti intermedi di trattamento dei rifiuti che trasportano verso gli impianti finali i residui della loro attività. «In questo modo – continua Francesco Giusti – siamo coinvolti nell’intero processo, partendo dal trasporto dei rifiuti destinati a impianti intermedi e arrivando al trasporto di ciò che deve giungere in discarica o alla termovalorizzazione». Con un occhio sempre rivolto al miglioramento costante della propria attività e del proprio comparto di riferimento, Cosmari punta tutto sugli investimenti e per il prossimo futuro «innoveremo i sistemi gestionali, così da semplificare la vita lavorativa delle risorse d’ufficio, e i sistemi di geolocalizzazione satellitare, per valutare ancora meglio le performance dei mezzi in tempo reale ed effettuare valutazioni strategico-operative di più lungo periodo». • Emanuela Caruso


Da rifiuto a risorsa

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cegliere di trasformare i rifiuti in risorse per ricominciare a vivere e costruire un futuro roseo dopo gli orrori della guerra. È la storia di Giuseppe Belloni, fondatore dell’azienda che porta il suo nome e che oggi è gestita dalla figlia Stefania, da sempre impegnata nelle attività dell’impresa, amministratore unico dal 2016 in collaborazione con la ditta Isola Spa. «Già nel Dopoguerra mio padre e i suoi fratelli avevano intuito l’importanza del riciclo, raccoglievano materiali ferrosi e non, le ossa provenienti dai macelli che venivano poi portate alle industrie alimentari per fare i dadi da brodo, gli stracci e abiti dismessi da cui venivano staccati bottoni e cerniere da rivendere alle officine». In quei tempi, “green economy” significava davvero non buttare via nulla ed evitare lo spreco in maniera naturale. Stefania è cresciuta vedendo lavorare il padre Giuseppe, il primo a comprare un lotto nella zona industriale di Piacenza, quando la città si ampliava e le cose cominciavano a cambiare dopo gli anni ’70. «Mio padre, che nel 1956 decise di aprire l’attività alle porte di Piacenza, si specializzò nella raccolta degli scarti. Possiamo dire di essere stati la prima azienda locale ad occuparsi del trattamento di varie tipologie di rifiuti, tutti lavorati con la stessa attenzione e professionalità». Nel tempo la ditta Belloni Srl si è evoluta e ha cominciato a fornire servizi che spaziano dal noleggio impianti mobili/fissi per compattazione rifiuti al noleggio container e compattatori per stoccaggio temporaneo rifiuti; dalla raccolta, tra-

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Sostenibilità a 360 gradi Dal riciclo della carta a un moderno impianto fotovoltaico. Stefania Belloni racconta la storia di un’azienda che affonda le radici nel tessuto produttivo del Dopoguerra, mantiene da sempre riciclo e sostenibilità come core business e orienta lo sguardo verso un’innovazione costante servizio di raccolta gratuito oltre a un eventuale riconoscimento per il rifiuto fornito. In quest’ottica, un’importanza particolare è rivestita dal parco attrezzature che deve essere adeguato alle richieste del mercato che cambia. «Dalle gabbie in ferro degli anni ’60 - racconta Stefania Belloni - si è passati ai cassoni a cielo aperto, poi ai compattatori e oggi ai nastri trasportatori con presse stazionarie fisse collegate ad un sistema di teleassistenza che ci permette di monitorare i livelli di riemProduzione in kWh di energia elettrica pimento del container ed annuale del moderno impianto eventuali avarie. Così fafotovoltaico realizzato dalla Belloni, cendo riusciamo ad ottimizdismettendo la vecchia copertura dell’azienda zare viaggi, risorse economiL’azienda Belloni Giuseppe si trova a Podenzano (Pc) - www.bellonigiuseppe.net che e lavorative con conseguente abbattimento di emissupermercati e ipermercati. sporto, stoccaggio provvisorio, trattamento di risioni di gas di scarico nell’atmosfera. Non effettuiamo lo smaltimento ma fiuti recuperabili (carta, cartone, legno, ecc.) alla L’azienda è in costante crescita. «Nonostante i unicamente il trattamento di rifiuti recuperabili, raccolta e trasporto su strada di rifiuti urbani e ascontrolli ne certificassero il buono stato di confornendo un servizio completo che inizia dalla similati, rifiuti speciali non pericolosi. «La nostra servazione, nel 2012 è stata dismessa la vecchia raccolta di materiale misto, carta, legno, ferro ,veditta offre i propri servizi ad importanti aziende copertura della nostra sede per sostituirla con tro e finisce con la consegna alle destinazioni ad nazionali e internazionali, tra le quali figurano moderno impianto fotovoltaico composto da 432 hoc per ogni tipologia di rifiuto: un bancale danditte dolciarie e alimentari, logistiche, catene di moduli distribuiti su 730 metri quadrati di superneggiato, ad esempio, viene mandato a un recuficie, con una produzione di oltre 95mila kWh di peratore finale, mentre il pallet integro, viene rienergia elettrica all’anno». L’impianto realizzato venduto e rientra nel ciclo della produzione». con tecniche innovative possiede una corretta inLa scelta di specializzarsi nella carta è stata contegrazione architettonica e riesce a far coincisequenziale alla mole di produzione e alla nedere la capacità del fotovoltaico di produrre enercessità di riciclo di questo materiale. «Alla carta gia elettrica con la qualità estetica dello spazio viene riconosciuto un certo valore soprattutto che lo contiene. «Abbiamo sviluppato un piano quando è super selezionata e non presenta alper migliorare la nostra sostenibilità con attrezcuna impurità. Per questo motivo chiedo ai forzature e strutture in linea con lo spirito della nitori di fare un’ottima selezione a monte, ricono“green economy”. Per ridurre l’impatto ambienscendo loro un contributo, quello che in genere tale della nostra attività produttiva e migliorare la è richiesto per lo smaltimento del legno e del mi-

95mila

IL NOSTRO OBIETTIVO È MASSIMIZZARE IL RECUPERO MINIMIZZANDO LA PERCENTUALE DI RIFIUTI MISTI DESTINATI ALLA DISCARICA sto. Da questa selezione rigorosa deriva un cartone di ottima qualità, che vendiamo anche in Cina, Paese in cui la tolleranza per materiale non conforme è veramente minima». I sistemi usati dalla Belloni consentono la riduzione del volume dei rifiuti raccolti, permettendo un notevole risparmio sui costi di trasporto con il vantaggio di offrire, in base ai volumi generati, un

qualità del lavoro dei nostri dipendenti, abbiamo introdotto apparecchiature elettriche per la movimentazione interna, in linea con gli standard di sostenibilità ambientale previsti dalle norme Iso 14001/2004. I vecchi camion sono stati sostituiti da nuovi automezzi che rispettano gli standard europei Euro 6 per ridurre le emissioni inquinanti. Il nostro obiettivo è massimizzare il recupero minimizzando la percentuale di rifiuti misti destinati alla discarica: miriamo a soddisfare continuamente i nostri più alti standard di qualità e a fornire le attrezzature necessarie per raggiungere livelli di riciclaggio ottimali. L’impegno quotidiano che ogni cittadino dedica alla gestione della raccolta differenziata, viene sostenuto dal lavoro di aziende come la Giuseppe Belloni, in grado di rendere il mondo più pulito e limitare gli sprechi al minimo». • Patrizia Riso


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Da rifiuto a risorsa

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on la formula “End of Waste” si intende un processo di recupero eseguito su un rifiuto che permette a quest’ultimo di tornare a svolgere un ruolo utile come prodotto, dallo scarto a nuova vita. È Gli scarti ottenuti nei processi di produzione industriale, una volta questa l’imperante filosofia che sta prenrigenerati, trovano un vasto impiego nel settore dell’automotive e nella dendo piede e che funge da perno al concreazione di varia componentistica. L’esperienza di Stefano Saltarelli cetto di economia circolare, il cui radicamento consentirebbe di ridurre drasticamente lo sfruttamento di risorse e l’impiego di rifiuti, considerati non più uno scarto ma un valore. Da questo principio muove l’azienda Saltarelli, nata nel 1973 quando Cesare Saltarelli cominciò a raccogliere metalli in Quantità in tonnellate annua di genere, per poi, materiale di scarto che viene con l’arrivo in reimmessa sul mercato azienda del figlio dall’azienda Saltarelli Stefano, spostare l’interesse verso il recupero di materie plastiche. «Abbiamo avviato quest’attività oltre trent’anni fa lavorando la plastica che alcune aziende ci hanno chiesto di recuperare - racconta Stefano Saltarelli, titolare della società con sede nella provincia di Bologna -. Abbiamo iniziato io e mio padre con l’acquisto di un piccolo mulino, attività che pian piano è andata avanti di pari passo con la nostra esperienza». Tuttora l’azienda, forte di una L’azienda trasforma e recupera quasi tremila tonnellate annue di materiale di scarto conoscenza maturata nel settore più che che vengono reimmessi sul mercato. Le attività svolte sono l’acquisto, la macinazione trentennale, lavora e commercia materie plae la vendita di materie plastiche, scarti di produzione provenienti da aziende che stiche. «La nostra attività funziona così – prestampano, soffiano od estrudono materie plastiche; la macinazione conto terzi; la cisa Stefano Saltarelli -: ci rechiamo dalle trafilatura di materie plastiche di ogni genere, utilizzando collaboratori fidati, con aziende che lavorano le materie plastiche o anni di esperienza nel settore; l’acquisto e il commercio di materia prima, in granulo che le producono, si tratta prevalentemente o macinata; la miscelazione e la masterizzazione di macinati e granuli. L’azienda è, autorizzata alla lavorazione e allo stoccaggio di rifiuti plastici e non, nonché iscritta all'albo gestori rifiuti per quanto riguarda il trasporto. L’azienda Saltarelli ha sede a Crevalcore (Bo)

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L’“End of Waste” della plastica

3mila

LE ATTIVITÀ DELLA DITTA SALTARELLI

www.materieplastichesaltarelli.it

di stampatori che generano scarti di lavorazione nel corso dei processi lavorativi. Ritiriamo questi rifiuti acquistandoli e reimmettendoli in commercio come materia prima secondaria evitando così il conferimento in discarica». L’azienda è specializ-

zata nel ritiro e nel recupero di materiali quali poliammidi, polistirolo, polietilene, polipropilene, ABS: «Sono tutte materie di largo consumo che normalmente non provengono da lavorazioni di post consumo. Preferiamo non acquistarne di quella tipologia – spiega il titolare – ma trattare solo scarti industriali. I rifiuti provenienti da lavorazioni da post consumo devono subire un trattamento diversificato: è necessario selezionarli e suddividerli. Lo scarto industriale, al contrario, possiede una qualità più elevata, un costo superiore ma anche un maggior prezzo al momento della vendita. Anche la lavorazione richiede una procedura variegata: ogni materiale di scarto deve essere innanzitutto ridotto di volume e quindi macinato. I rifiuti vengono depositati dentro a un mulino sminuzzatore, è a questo punto che i due trattamenti divergono. Gli scarti provenienti da lavorazioni di post consumo devono essere prima sottoposti a una procedura di lavaggio, trasferiti in una vasca e suddivisi per pesi specifici. I rifiuti, invece, noi li acquistiamo quasi completamente se-

lezionati, già pronti per essere macinati. Inoltre, gli scarti da post consumo vengono riveduti in grandi dimensioni, al contrario, la nostra azienda lavora soprattutto con quantità di rifiuti molto ridotti. Andiamo direttamente con i nostri mezzi a ritirare i materiali

alla sede dei nostri clienti, forniamo loro cassoni che riempiono di materiale e noi ci limitiamo a fare la sostituzione pieno/vuoto». Dal processo di lavorazione si ottengono quindi nuovi materiali pronti per essere reimmessi nel mercato e utilizzati per la creazione di oggetti o componenti: «Il reimpiego dipende molto dalla tipologia del materiale. Il politene e il polipropilene viene rigenerato attraverso un processo di fusione, viene quindi amalgamato e masterizzato con un colorante, in genere nero, e poi filtrato per eliminare ogni impurità. Questo materiale viene impiegato per realizzare le componenti di mobili, scatole o anche componenti per auto. L’ABS, invece, può essere usato per costruire copricerchi delle automobili ma anche scatole di contenitori. In politene, infine, trova vasto impiego nella realizzazione di cassoni portarifiuti mentre il nylon viene usato per le componenti di automobili, per la creazione di utensili e tanti altri piccoli oggetti di uso quotidiano come portacellulari. Da questi materiali si ottiene davvero di tutto – prosegue Stefano Saltarelli - mescolandoli o sostituendoli addirittura al materiale nuovo allo scopo di abbattere i prezzi. La qualità è infatti molto simile al materiale nuovo proprio perché non ha subito grossi trattamenti. Ad esempio, noi ritiriamo gli scarti da aziende che acquistano il materiale nuovo e lo stampano, gli scarti da noi trattati sono quindi utilizzati una sola volta». Oltre che un positivo impatto per l’ambiente, il recupero di materiali di scarto, genera anche profitti per le aziende che lo impiegano: «Alle aziende conviene acquistare materiale riciclato. È ovvio che ci sono poi componenti che non possono essere realizzati con materiale di scarto perché nella fase di lavorazione perdono alcune caratteristiche, però in molti usano mescolare assieme i due materiali. In questo modo si riducono i costi per l’acquisto del nuovo materiale dal momento che il riciclato ha un prezzo dimezzato e in molti casi lo sostituisce completamente». • Luana Costa

ANDIAMO DIRETTAMENTE CON I NOSTRI MEZZI A RITIRARE I MATERIALI ALLA SEDE DEI NOSTRI CLIENTI, FORNIAMO LORO CASSONI CHE RIEMPIONO DI MATERIALE E NOI CI LIMITIAMO A FARE LA SOSTITUZIONE PIENO/VUOTO


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L’affermazione delle agroenergie Nell’ultimo triennio sono tra le risorse rinnovabili più progredite in termini di impianti installati e potenza elettrica prodotta. Lo evidenzia Sandro Liberatori, che indica anche le prospettive di biomasse e biocombustibili el raggiungimento con tre anni di anticipo del 17 per cento di produzione energetica da fonti rinnovabili, assegnato come target europeo all’Italia per il 2020, le agroenergie hanno giocato un ruolo chiave. Soprattutto negli anni recenti, durante i quali biomasse e biocombustibili hanno conosciuto un tale sviluppo, legato prevalentemente agli incentivi, da far presumere che entro la fine del decennio circa il 10 per cento dell’energia pulita del nostro Paese sarà prodotta da biomasse. «Ad esempio – sottolinea Sandro Liberatori, direttore di Enama - si stimano in circa 1700 gli impianti di biogas, alimentati con matrice agricole e non, per una potenza totale installata pari a circa 1200 MW elettrici». Il Progetto biomasse, che avete realizzato con il contributo del Mipaaf, scatta un’interessante fotografia in questo senso. Quali orizzonti delinea per la filiera agroenergetica italiana? «Lo sviluppo del settore in futuro sarà incentrato sul recente decreto biometano del marzo 2018, che probabilmente non è stato ben compreso dalle filiere e che offre importanti opportunità anche alle imprese agricole e agromeccaniche. Le quali potranno produrre e immettere in rete per la distribuzione come per la trazione il biometano, ottenendo un’importante fonte di reddito sempre nell’ambito della multifunzionalità dell’impresa agricola».

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mente di importazione». Intese di filiera e contratti quadro sono strumenti in grado di agevolare la produzione di energia da biomasse. Che applicazione stanno trovando nella nostra filiera agroindustriale e quali vantaggi assicurano? «I contratti di filiera sono uno strumento molto efficace se applicati correttamente, in quanto consentono alle imprese di operare in sinergia e al contempo risolvere problematiche complesse. Come quella di assicurare agli impianti di produzione energetica un afflusso costante nel tempo dei sottoprodotti e altre materie prime da

Sandro Liberatori, direttore di Enama, Ente nazionale meccanizzazione agricola

LO SVILUPPO DEL SETTORE IN FUTURO SARÀ INCENTRATO SUL DECRETO BIOMETANO DEL MARZO 2018 CHE OFFRE IMPORTANTI OPPORTUNITÀ ANCHE ALLE IMPRESE AGRICOLE E AGROMECCANICHE

un valore nettamente più basso come kw elettrico. In questo contesto il biogas è certamente molto interessante soprattutto perché le emissioni non contengono sostanze nocive e con le tecnologie attuali può essere usato per l’autotrazione nei veicoli alimentati a benzina e anche a gasolio attraverso appositi kit». Con quali vantaggi in termini ambientali? «Nel caso del gasolio sarebbero ridotte notevolmente le emissioni di particolato e altri composti che stanno creando notevoli problemi ai motori alimentati a gasolio. Inoltre, dove si dispone della materia prima, ci sono buone prospettive anche per i combustibili solidi. In meGli impianti di biogas, rito a questi ultimi, si tratta alimentati con matrice sempre di fonti rinnovabili agricola e non, stimati in Italia che però devono soddiIn fase di trasformasfare precisi criteri di sostezione di biomasse si è nibilità e di impatto ambientale, soliti distinguere tra comanche in relazione alle emissioni». bustibili solidi, liquidi e gasUno dei presupposti per produrre biososi. Quali stanno generando le migliori massa è che provenga da coltivazioni soperformance? stenibili. Quali caratteristiche devono «La migliore performance da un punto di viavere e che disponibilità offre il territorio sta energetico è sicuramente quella che riitaliano in questo senso? chiede il minor numero di conversioni. È in«La sostenibilità, come detto, è un fattore fatti noto che a un kw termico corrisponde

1700

utilizzare come combustibile che spesso costituiscono uno dei limiti principali allo sviluppo del settore. È proprio quest’ultimo uno dei passaggi critici degli impianti che devono essere in grado di funzionare per tutto l’anno e non soltanto in presenza di prodotto». •Giacomo Govoni

essenziale per definire rinnovabile una fonte energetica. Nel caso ad esempio del pellet la produzione deve avvenire da tagli mirati in un’ottica di programmazione sostenibile, ovvero in grado di rigenerare la biomassa vegetale nei tempi previsti e con modalità prefissate. La certificazione è qui molto importante in quanto costituisce un efficace strumento di verifica a tutela dei produttori più seri e dei consumatori, essendo il pellet utilizzato in Italia prevalente-

NUOVE OPPORTUNITÀ PER IL BIOMETANO n nuovo sistema di incentivi, per dare impulso a un settore che esprime un potenziale produttivo di 10 miliardi di Nm3 di biometano, di cui almeno 8 miliardi derivante da matrici agricole. È il decreto biometano, sottoscritto il 2 marzo 2018 dai ministeri competenti, la principale novità che aggiorna la disciplina normativa di riferimento per il mondo della produzione energetica da biomasse, nonché da biogas e bioliquidi. Un perimetro al quale il Progetto biomasse ha dedicato una specifica ricognizione e in cui Enama opera da tempo per fornire certificazioni atte a garantire la filiera. «Il quadro normativo – spiega Liberatori - comprende aspetti legati ai requisiti tecnici del prodotto, come ad esempio le classi A1 e A2 del pellet che stabiliscono precisi requisiti (sostenibilità ed emissioni) per accedere agli incentivi». Con l’obiettivo, nel caso del biometano a cui si riferisce il decreto, di raggiungere il target dei biocarburanti da utilizzare entro il 2020, prevedendone lo sviluppo con regole specifiche.

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Fotovoltaico, incentivi e prospettive a natura ha forIl focus a cura di Biagio Cerbara sulle tecnologie più avanzate e i diversi benefit nito energie in che rappresentano. L’intervento istituzionale continua a essere importante e ad abbondanza, accompagnare il cambio di rotta verso le rinnovabili mentre lo sfruttamento sistematico di risorse fossili e nocive ha depauperato la ricchezza e l’integrità ambientale». Biagio Cerbara, alla guida della forlivese EAR Group Srl, spiega così la necessità ormai evidente che il mondo ha di cambiare rotta sull’approvvigionamento energetico. È altrettanto chiaro che la tecnologia giochi un ruolo decisivo per l’effettiva trasformazione di questo aspetto così centrale nella nostra vita. «La moderna tecnologia delle rinnovabili – afferma Cerbara − permette di beneficiare dell’energia più naturale che ci sia, generando La detrazione fiscale recuperabile in 10 anni per opportunità che consente di usuper la presentazione della domanda, nate molteplici vantaggi a faimpianti FTV fino a 20 kWp in fruire, alle imprese e ai professionisti inclusiva di progetto preliminare, lain Itavore del nostro ambiente, ambito residenziale con reddito da lavoro autonomo, di scia poi il passo alla progettazione lia ed è con una drastica riduzione una maggiorazione del 30 per cento esecutiva con la fornitura in opera di grado di delle emissioni di Co2, contridel costo di acquisto del bene, contutti i materiali, al disbrigo delle pratifornire servizi buendo alla salubrità degli spazi sentendo un’attribuzione di quote di che con l’Enel per la connessione tecnici estremamente domestici, lavorativi e commerciali. ammortamento o di canoni di locaalla rete pubblica, fino al collaudo fiqualificati per la progettazione e lo Inoltre, è naturale quanto urgente, zione più elevati. L’incentivo fiscale, nale. Con una guida e una consusviluppo di centrali e impianti fotoavvicendarsi all’utilizzo di fonti enerinsieme alla riduzione della spesa lenza completa anche sul versante voltaici a energia solare. Con sede a getiche rinnovabili, poiché inquinare sulla bolletta elettrica, fanno sì che finanziario nell’analisi dei benefici e Sant’Agata Feltria, nella provincia di ha costi nettamente più alti, non soldelle opportunità». Rimini, laddove il centro Italia si intanto in termini ambientali, ma anche Qual è il vostro raggio d’azione? contra con l’attivissimo Nord-Est, dal punto di vista economico. Infatti, «La nostra azienda vanta numerose EAR Group nasce come società ad grazie al meccanismo di incentiva-

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50%

venga prodotta autonomamente l’energia di cui si ha bisogno, permettono di ridurre in maniera significativa l’investimento velocizzando i tempi di rientro. Poi è presente, per i privati, una detrazione fiscale del 50 per cento recuperabili in 10 anni (per impianti FTV fino a 20 kWp in ambito residenziale) e cumulabile con l’agevolazione del meccanismo dello scambio sul posto Ssp, che consente di ricevere un compenso dal Gse in relazione alla quantità di energia elettrica prodotta dall’ impianto ma non utilizzata, e quindi reimmessa nella rete pubblica». E per il prossimo futuro, che tipo di interventi si aspettano? «Ci sono nuove opportunità per il fotovoltaico. È atteso il nuovo decreto Fer 2018/2020, di cui per ora è nota solo una bozza, la quale prevede incentivi anche per gli impianti fotovoltaici con potenza maggiore ai 20 kW (resta comunque il divieto di incentivazione per le aree agricole). Inoltre, aspettiamo un “premio amianto” annunciato per l’installazione dei moduli su edifici con coperture in eternit al fine della sua completa rimozione». • Renato Ferretti

STRUTTURA DEGLI IMPIANTI

LA MODERNA TECNOLOGIA DELLE RINNOVABILI PERMETTE DI BENEFICIARE DELL’ENERGIA PIÙ NATURALE, CON DIVERSI VANTAGGI PER IL NOSTRO AMBIENTE

Biagio Cerbrara, titolare della EAR Group situata a Sant’Agata Feltria (Rn) www.eargroup.it

zione detto “Conto Energia”, si remunera l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili per un periodo di venti anni». Come descriverebbe l’esperienza della EAR? «È tra le prime aziende del settore

hoc sul versante delle energie alternative all’interno della Siem Impianti Srl, azienda con esperienza quarantennale nel settore delle installazioni elettriche in generale e che fu già pioniera nel fotovoltaico con la costruzione nel 2002 di uno dei primi impianti industriali con il contributo della cosiddetta legge “dei 10mila tetti fotovoltaici”. Un vero e proprio “esperimento” di lancio che dal centro Italia in breve tempo ha espanso l’attività della società su tutto il territorio nazionale e che proietta la EAR Group a poter competere anche con le più attrezzate società europee». In che modo è articolata la vostra attività? «Non ci occupiamo solo di costruzione e installazione di impianti fotovoltaici, ma dell’intera pianificazione del lavoro. Un lavoro lungo e articolato dove il disbrigo delle pratiche

installazioni di impianti fotovoltaici connessi in rete su tutto il territorio italiano, sia nel settore dei privati cittadini sia per le aziende. In particolare, sono già stati progettati e realizzati numerosi siti in Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Basilicata e Lombardia. Negli ultimi anni, nonostante la cessazione degli incentivi sul fotovoltaico, siamo riusciti a mantenere alto il numero di installazioni effettuate, sia in ambito residenziale, industriale e agricolo, grazie all’ottimizzazione del processo, alla ricerca di prodotti innovativi e al contenimento del costo totale degli impianti, rendendoli convenienti solo con l’utilizzo dell’energia autoprodotta». A proposito di incentivi, qual è la situazione oggi? «Nel 2018 abbiamo un super ammortamento al 130 per cento per le imprese e professionisti. Una grande

Com’è noto, un impianto fotovoltaico è un impianto per la produzione di energia elettrica che sfrutta fonti rinnovabili, come il sole. Questa tecnologia premette di trasformare direttamente l’energia solare, incidente sulla superficie terreste, in energia elettrica grazie alle proprietà dei materiali semiconduttori, come ad esempio il silicio. Biagio Cerbara, alla guida di EAR Group Srl, entra nel dettaglio. «I Moduli fotovoltaici sono l’elemento principale dell’impianto – dice Cerbara − perché la loro esposizione alla radiazione solare determina la produzione di energia elettrica. I moduli fotovoltaici più diffusi sono rettangolari, protetti da un vetro resistente e trasparente; la loro potenzialità si esprime in watt di picco, Wp, e il valore indica la quantità di energia che il modulo è in grado di produrre nell’unità di tempo in condizioni standard. L’inverter, invece, è un dispositivo elettronico che consente di adeguare l’energia elettrica, prodotta dai moduli, alle esigenze delle apparecchiature elettriche della rete, operando la conversione da corrente continua a corrente alternata».


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Fertilizzanti sicuri e inodori Una nuova tecnologia per ottenere un risultato sorprendente dai fanghi biologici, producendoli direttamente sugli impianti di depurazione. Fabio Cella spiega alcuni dei progressi recenti più importanti e crescenti esigenze di tutela dell’ambiente e lo sviluppo della logica di economia circolare, stanno rendendo sempre più attuale lo sfruttamento della biomassa prodotta durante il funzionamento dei depuratori. Fabio Cella, titolare della Syngen Srl di Piacenza, spiega il recente progresso tecnologico, made in Italy, che «consente di ottenere – dice Cella −, dai fanghi biologici di depurazione, dei fertilizzanti correttivi “Gesso e Carbonato di Defecazione”, inseriti nel D.Lgs.75/2010, norma quadro per i fertilizzanti. Si tratta di una tecnologia ideata e brevettata dal Gruppo Agrosistemi di Piacenza, che usando questi materiali permette la sostituzione dei concimi di sintesi con materiali organici, di valore più stabile e duraturo, recuperando al contempo risorse preziose che andrebbero altrimenti perdute. La trasformazione del fango biologico di depurazione in un fertilizzante correttivo è una scelta cautelativa sotto il profilo ambientale: basti pensare ai limiti assai più restrittivi della concentrazione di metalli pesanti nei fertilizzanti rispetto ai limiti previsti dalla normativa vigente in materia di utilizzo dei fanghi biologici in agricoltura». Sono diverse le realtà che hanno deciso di implementare la tecnologia in questione. «L’efficacia di questi prodotti – premette Cella − viene testata da anni dall’Istituto di Chimica Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Sede di Piacenza. Attualmente sono largamente impiegati dal Gruppo Hera e da altre

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Fertilizzante in uscita direttamente dal nastro di un impianto di depurazione. Syngen ha sede a Piacenza - www.syngen.it

mette invece di intervenire direttamente sulla linea fanghi del depuratore, lavorando direttamente il fango biologico liquido di linea (sostanza secca dal 2 al 4 per cento) e producendo il fertilizzante all’interno del ciclo di depurazione, eliminando completamente la produzione del rifiuto. Questa tecnologia viene applicata direttamente agli apparati dell’impianto di depurazione e trasforma in correttivo solamente il materiale organico prodotto da quel depuratore specifico. Non è possibile il trattamento contemporaneo di più tipologie di fanghi differenti, ma solo di quel materiale biologico prodotto dal depuratore dove viene implementata la tecnologia. Effet-

LA TRASFORMAZIONE DEL FANGO BIOLOGICO DI DEPURAZIONE IN UN FERTILIZZANTE CORRETTIVO È UNA SCELTA CAUTELATIVA SOTTO IL PROFILO AMBIENTALE

multiutility che conferiscono i fanghi rifiuto (Cer 190805) presso gli impianti Agrosistemi di Cervia e di Piacenza, dove sono trattati e trasformati in prodotti commerciali. La produzione di Agrosistemi supera oggi le 150mila tonnellate l’anno. Ma c’è di più. Una recente innovazione, brevettata da Agrosistemi, per-

tuando il trattamento all’interno del ciclo di depurazione delle acque reflue urbane, il materiale solido estratto dalla disidratazione sarà quindi un correttivo dei suoli agrari di libera commercializzazione». Questa ulteriore soluzione di cui parla il titolare della Syngen, è completamente automatizzata e controllata in remoto. «Non necessita della presenza di personale – continua Cella −. Essa viene inserita nelle fasi antecedenti la formazione del rifiuto, dove la biomassa è ancora una sostanza liquida. A seconda dell’ubicazione geografica del depuratore, sulla base delle caratteristiche agronomiche dei terreni agricoli vicini, si decide se il depuratore produrrà gesso di defecazione o carbonato di calcio di defecazione. Infatti, i due prodotti esplicano azioni differenti in funzione del pH del suolo o della salinità».

Sono diversi i punti di forza del trattamento. «Prima di tutto, non è un trattamento su rifiuti e produce fertilizzanti, normati dalla relativa legislazione e la gestione non è più condizionata dalle variabili del mercato rifiuti. L’applicazione di questa tecnologia ad un impianto di depurazione, poi, non richiede alcuna modifica sostanziale agli apparati esistenti e non

comporta l'avvio ex novo di un iter autorizzativo. Il trattamento porta alla produzione di fertilizzanti inseriti nella normativa nazionale, in grado di correggere terreni salini, alcalini, acidi, apportare la fertilizzazione di base e contrastare la carenza di sostanza organica. L’apporto di sostanza organica e di modeste dosi di azoto a lenta cessione, sono fattori benefici per l’utilizzo sui suoli, dove si effettuano solo concimazioni minerali. Inoltre, il trattamento elimina completamente l’impatto odorigeno tipico dei fanghi di depurazione, esclude qualsiasi possibilità di esistenza di forme biologiche patogene, con la totale sanitizzazione del fertilizzante in uscita dall’impianto, e blocca il fosforo circolante all’interno del processo depurativo e lo precipita nel fertilizzante. E ancora, l’intervento tecnico sull’impianto di depurazione non ne modifica sostanzialmente le volumetrie, perché la dimensione contenuta del sistema tecnologico fa sì che si possa applicare in gran parte dei depuratori attualmente in esercizio. Infine, è possibile integrare il trattamento con tecnologie note e brevettate, per ridurre eventuali contaminati organici o metalli pesanti. Attualmente questa tecnologia è in servizio presso gli impianti di depurazione di Peschiera Borromeo, San Giuliano Milanese (Gruppo CAP Holding) e Porto Sant’Elpidio (Consorzio del Tennacola Spa – Fermo). In più, la Regione Puglia ha ammesso a finanziamento il progetto “Sperimentazione produzione gessi di defecazione in linea nei depuratori di Barletta e Foggia e loro utilizzo in Puglia – progetto Ronsas” presentato da Acquedotto Pugliese Spa». • Remo Monreale

RECUPERO BIOMASSE Syngen è una società con sede a Piacenza, in Nord Italia, che opera nel settore delle energie rinnovabili e del recupero delle biomasse. «Individuiamo, sperimentiamo e applichiamo alternative allo smaltimento di biomasse – dice il titolare dell’azienda, Fabio Cella −, attraverso processi di trattamento chimico, finalizzate al recupero di materia e di energia. La nostra fa parte di un gruppo di aziende che operano nel settore ambientale e, in particolare, del recupero dei fanghi di depurazione, prodotti da società di derivazione pubblica, che hanno il compito di esercire il servizio idrico integrato o multiutility. Negli anni passati, la necessità di identificare soluzioni alternative all’impiego dei fanghi in agricoltura ha spinto ad indagare tecnologie per la loro conversione energetica e per il loro miglioramento come promotori della fertilità. Queste necessità hanno condotto alla costituzione di Syngen, che ha operato ricerche e sperimentazioni acquisendo il know-how che viene oggi proficuamente impiegato nelle soluzioni commerciali».


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Rinnovabili

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zione finalizzata alla rimozione del on un’esperienza contenuto d’acqua. Al fine di ritrentennale nel setdurre la concentrazione degli intore, e un know how quinanti presenti nella miscela, in che le ha permesso diversi casi, inseriamo nel prodi costruire 118 inBiotecnogas offre soluzioni su misura per l’utilizzo del biogas come risorsa cesso dei sistemi di filtrazione a stallazioni in tutto il mondo, Biorinnovabile, affiancando i clienti già dalle fasi preliminari di ogni progetto. Ne carbone attivo». Per tutte le situatecnogas è una società fondata parliamo con Alessandro Peruffo zioni in cui è disponibile biogas da nel 2002 che opera nel settore valorizzare attraverso la produambientale con lo scopo di prozione di energia elettrica, Biotecgettare e realizzare reti e impianti nogas realizza impianti che per la captazione, il trattamento e garantiscono il trattamento e la la combustione del biogas. pressione del gas fino agli utilizzi, Avvalendosi di un’equipe di prodall’alimentazione di singoli mofessionisti e operatori qualificati tori da 350 kW, ad installazioni coche hanno maturato conoscenza stituite da 21 motori da 1,4 MW. ed esperienza nel settore degli imL’azienda propone servizi di mapianti industriali in campo amnutenzione ordinaria e di riqualifibientale, sia in Italia, sia all’estero, cazione di impianti e sistemi di l’azienda garantisce un servizio controllo e supervisione, oltre ad completo e personalizzato che va un programma di supporto ed asdalla consulenza alla realizzazione sistenza da remoto, mediante il finale. «Per l’aspirazione, la comquale è possibile interagire con il pressione, la combustione e il tratpersonale operativo presso l’imtamento del biogas – racconta pianto e ridurre il tempo di risoluAlessandro Peruffo, direttore esezione di eventuali anomalie. cutivo dell’azienda –, sviluppiamo Biotecnogas si contraddistingue proposte che sono ogni volta corcome una tra le realtà più qualifirispondenti alle richieste del cate del settore, presentandosi cliente, concordate e condivise in come autentico partner per i propri termini di dimensionamento, efficlienti, piuttosto che come semcienza e performance e disegnate plice fornitore.• Andrea Mazzoli per essere adattate agli spazi disponibili. É nostro obiettivo mantenere lo stesso approccio sia con vento di bonifica a tutela dell’amAsia, nelle Filippine ed Israele, ed i clienti nazionali, sia con quelli inBiotecnogas si trova ad Assago - Milano - www.biotecnogas.com biente, oppure dove è possibile in Africa in Tanzania. Gli impianti ternazionali, curando le singole valorizzare il biogas generato sono realizzati con taglie e specififasi di produzione dal dimensiocome risorsa rinnovabile. Progetcità differenti a seconda della parnamento alla conformità con le tiamo e realizziamo internamente ticolare destinazione d’uso. «Le normative vigenti, dalla scelta dei tutti i sistemi di combustione, con nostre soluzioni – conclude Alescomponenti, alla definizione dei caratteristiche specificatamente sandro Peruffo –, trovano applicalay-out, dalla costruzione fino al idonee alla singola situazione: zione principalmente presso le montaggio ed alla messa in esertorce di emergenza, torce elevate, discariche di rifiuti e cizio dell’impianto. Offriamo torce ad alta temperatura da 100 a negli impianti anche l’istruzione del perso5.000 Nm3/h che garantiscono presso i nale, l’assistenza e la mal’efficienza di combustione supequali è nutenzione periodica». riore al 99 per cento. Per l’utilizzo necesQuello che contraddidi biogas per la produzione di sario stingue Biotecnogas energia, progettiamo sistemi di un inè, infatti, la capacità trattamento per la deumidificat e r di relazionarsi con i Efficienza di combustione clienti in maniera garantita dalle torce ad alta scrupolosa e tempetemperatura realizzate da stiva nonostante le Biotecnogas energie che impegnano l’azienda nell’installazione di impianti in tutto il mondo. Biotecnogas propone tre diverse tipologie d’impianto destinate «Sono attualmente in esercizio – al trattamento di biogas, ciascuna con performance e carattericontinua Alessandro Peruffo – stiche specifiche. Gli impianti montati on-site, sono costruiti con oltre 110 torce ad alta efficienza e un lay-out ad hoc, adattati alle aree disponibili, prevedendo cam23 impianti certificati in conformità minamenti, vie di fuga, ampi spazi per la manutenzione, oltre ad alle disposizioni del Protocollo di un agevole accesso per i mezzi operativi. Gli impianti premonKyoto per la riduzione delle emistati su skid, invece, sono completamente assemblati su un telaio sioni». Biotecnogas ha realizzato metallico autoportante e generalmente vengono destinati alnumerose installazioni in Italia ed l’aspirazione e alla combustione di limitate quantità di biogas. in diverse parti del mondo, dalla Infine, gli impianti premontati in container, all’interno del quale Spagna al Portogallo, fino ad sono installati anche i quadri elettrici e di analisi, vengono colestendere le proprie attività in amlaudati presso la sede di produzione riducendo i tempi di monbito intercontinentale, in particotaggio e messa in esercizio. lare in Brasile, Argentina, Cile, Guatemala, Ecuador, ed anche in

C

Il trattamento del biogas

PROGETTIAMO IMPIANTI CORRISPONDENTI ALLE ESIGENZE DEL CLIENTE, CONDIVISI IN TERMINI DI DIMENSIONAMENTO, EFFICIENZA E PERFORMANCE

99%

TIPOLOGIE D’IMPIANTO


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Le rinnovabili e il sole del Sud Bruno Salvatore offre uno spaccato dell’imprenditoria meridionale attenta alla tutela ambientale. Tutt’altro che marginale nel mercato di riferimento, ecco ciò che davvero illumina il Mezzogiorno dell’innovazione rgogliosamente meridionale, costituita su quei territori dove nascono talenti che troppo spesso abbandonano il loro splendido territorio». Bruno Salvatore, presidente e contitolare insieme a Mariangela Citro della Italiana Energia Spa, introduce così l’azienda di Nocera Inferiore (Sa) che guida dal 2011. Si tratta di una realtà in controtendenza nel panorama della progettazione e realizzazione di impianti tecnologici e moduli fotovoltaici, che si propone come punto di riferimento sia del Nord che del Sud Italia, fino alle Isole. Per stessa ammissione dell’amministratrice la società insegue «traguardi ambiziosi – dice Salvatore −. Per questo, abbiamo deciso di abbandonare una linea di conduzione e organizzazione artigianale per abbracciare soluzioni tecnologiche e gestionali idonee al suo mercato di riferimento. Sulla base di una continua e serrata ricerca di personale altamente qualificato e motivato, la Italiana Energia in pochissimo tempo ha visto crescere un team di progettisti affiatati e preparati per dare il via a un cammino verso la conquista di un mercato fortemente competitivo. Oggi vantiamo un team di lavoro di circa trenta unità, tra personale tecnico e amministrativo, in continua formazione anche grazie ai fondi interprofessionali». Partiamo dai risultati: come si è chiuso il 2017? «L’andamento dell’attività aziendale, nel corso del 2017, è stato significativo sia in termini assoluti che in termini di crescita del fatturato. Rispetto al 2016 è stato registrato un incremento del volume d’affari di circa il 25 per cento, e anche le previsioni 2018 confermano tale trend positivo». Più in generale, in che condizioni si trova il vostro settore? «Il nostro mercato di riferimento è un classico esempio di “question mark” e stiamo lavorando per sviluppare la nostra quota in un mercato, quello delle rinnovabili, con una robusta crescita. Attualmente, il comparto richiede soluzioni sempre più volte a ridurre l’impatto ambientale e il nostro punto di forza è proprio quel-

O

IL COMPARTO RICHIEDE SOLUZIONI SEMPRE PIÙ VOLTE A RIDURRE L’IMPATTO AMBIENTALE E NOI PUNTIAMO A PROPRIO A QUELLE

A sinistra Bruno Salvatore, presidente della Italiana Energia di Nocera Inferiore (Sa) www.italianaenergia.it

GIOVANI PER LA QUALITÀ Tutto nasce dall’idea di due giovani imprenditori, Salvatore Bruno e Mariangela Citro. «Era il 2011 – dice Mariangela Citro, amministratrice dell’azienda − quando l’avventura Italiana Energia, con sede a Nocera Inferiore, ha inizio. In pochi anni si è riusciti, con abnegazione costante e professionalità, a bruciare le tappe dando vita ad una struttura completa, sia da un punto di vista strettamente tecnico che amministrativo. L’attività si fonda sui principi dell’innovazione, dello sviluppo

lo di fornire questo tipo di risposte». In che modo sono mutate le esigenze che vi vengono poste? «La clientela è sempre più esigente e focalizza le proprie richieste sia in termini di qualità dei prodotti che nella qualità dell’installazione. È chiaro che ciò viene sintetizzato in affidabilità dal punto di vista progettuale e assistenza post-vendita, vero discrimine delle imprese di qualità. L’azienda in tal senso investe gran parte delle proprie risorse economiche e di tempo. A riprova di ciò, basti pensare che abbiamo in dotazione un numero verde per accelerare la comunicazione tra clienti, ufficio tecnico e ufficio amministrativo». Quali indicherebbe come caratteristiche

continuo e del soddisfacimento delle specifiche richieste della committenza. Tali principi hanno portato sempre a interpretare anche il più semplice dei lavori come una problematica nuova da affrontare, con l’obiettivo di trarne nuovi insegnamenti. Crediamo profondamente nella qualità dei prodotti e del servizio da offrire. Non a caso la società, grazie a un sistema di gestione sempre più meticoloso, ha acquisito notevoli certificazioni a partire dalla sicurezza sul lavoro e attestandosi con la Ohsas 18001, nell’ambiente con la Iso 14001, nella qualità con la Iso 9001 e come ESCo con la Uni Cei 11352».

principali con cui vi distinguete? «Gli aspetti fondamentali riguardano senz’altro l’elevata professionalità sia in fase progettuale che in fase di installazione degli impianti. Gestiamo commesse di notevoli dimensioni per primarie aziende nazionali, ma è al servizio anche di clienti privati per impianti domestici di piccole dimensioni. Ultimo ingresso nella rete commerciale, ma con grandi risultati di portafoglio sono la filiale di Roccella Jonica (Rc) e di Latina. Nostro fiore all’occhiello è certamente la realizzazione, a regola d’arte, di impianti fotovoltaici. Ciò è possibile grazie alle nostre maestranze ma anche alla partnership di fornitori di rilievo internazionale. Non a caso, abbiamo avviato un’importante partnership con la Noor Solar Technology, impresa leader nella produzione di pannelli fotovoltaico, dal poly al mono e ai colorati (una vera novità del mercato) sita negli Eau. La produzione dei moduli progettati dall’ufficio tecnico di Italiana Energia segue una rigorosa filiera, dall’approvvigionamento delle materie prime al controllo della qualità a cui ogni singolo modulo è sottoposto, sotto la meticolosa supervisione dei tecnici aziendali». Proprio riguardo al fotovoltaico, quali sono per voi i possibili interventi istituzionali auspicabili? «Il legislatore, negli ultimi anni ha dedicato una sempre maggiore attenzione al mercato delle energie rinnovabili dichiarando di voler incrementare la produzione di energia da tali fonti. L’incremento di misure di defiscalizzazione degli investimenti effettuati in tale ambito rappresenta un cardine fondamentale ma l’attuale struttura del mercato richiede, a nostro avviso, uno sforzo maggiore nella promozione di sistemi volti ad accumulare l’energia autoprodotta e quindi all’autosufficienza energetica». Infine, uno sguardo al futuro, soprattutto in termini di innovazione. «Sicuramente ci sarà un grosso sviluppo sullo “storage”. Tendenzialmente, con l’avvento, ovvero il consolidamento delle autovetture elettriche è presumibile che ci saranno nuovi fronti di business e gli operatori del mercato lo sanno bene. In molti si stanno preparando a quest’evoluzione ma solo le imprese solide potranno cogliere le opportunità che si presenteranno. Ciò considerato, ci sarà un gran numero d’installazioni da curare e noi ci stiamo preparando al meglio». • Renato Ferretti


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il profilo costi-benefici, degli interventi di efficienza energetica suggeriti dall’E.G.E. in funzione dei risultati ottenuti dalle precedenti fasi di lavoro. Una diagnosi energetica rappresenta una vera e proRappresenta il principale strumento per analizzare i consumi dal punto di vista pria “fotografia” della situazione quantitativo e qualitativo a disposizione delle istituzioni, delle imprese e delle energetica della realtà sottoposta singole persone. Marco Prosperi ne spiega modalità e vantaggi ad audit». Quali sono le principali soluzioni che l’azienda è in grado di offrire per soddisfare le esigenze dei clienti? «La Pro Energy si occupa di progettazione dell’efficienza energetica e la nostra consulenza si rivolge principalmente alle aziende e alle pubbliche amministrazioni. È infatti ormai diventata un’esigenza primaria ottimizzare i propri consumi energetici sia per la riduzione dei propri costi energetici sia per il rispetto dei requisiti normativi di settore. Ma per raggiungere tale scopo è indispensabile servirsi di un approccio professionale e competente, al fine di ottenere una corretta gestione delle risorse energetiche. Tra i nostri servizi ci sono, oltre alla progettazione di impianti fonti rinnovabili o comunque ad alta efficienza energetica come per esempio gli impianti di cogenerazione, anche e soprattutto la realizzazione di tiva pecutico abbia efficacia è necessario «La diagnosi energetica è il princidiagnosi energeniaria». che sia condotto da persone qualipale strumento di analisi energetiche (audit enerCome ficate con esperienza comprovata tica a disposizione dell’impresa e Cadenza obbligatoria di ogni getici) conformi al e da chi e certificata, solo così può davvero delle pubbliche amministrazioni. audit energetico per alcune D.Lgs. 102/14 ed può esessere uno strumento che perSolo attraverso l’audit si può capire tipologie di imprese, definite alle normative di sere esemetta di intraprendere un percorso come si consuma energia e dove grandi aziende e aziende settore. I nostri tecguito l’audit di efficienza energetica. Non dibisogna intervenire per miglioenergivore nici sono certificati energetico? mentichiamo che per alcune tiporarne l’utilizzo. L’idea del legislaE.G.E. ovvero esperti in ge«La diagnosi deve logie di imprese, definite grandi tore è che le  diagnosi possano stione dell’energia secondo lo rispettare l’allegato 2 del aziende e aziende energivore, è costituire un’opportunità per le imschema di certificazione Uni Cei D.Lgs. 102/2014 e le norme tecniobbligatorio che sia effettuato un prese e le pubbliche amministra11339 allo scopo di garantire ai noche Uni Cei En 16247. In generale, audit energetico ogni quattro anni. zioni per individuare le aree di stri clienti la qualità del servizio ofsi può distinguere una prima fase Le imprese soggette all’obbligo miglioramento negli usi energetici ferto». • Luana Costa di rilievo e analisi dei dati di conche non eseguono la diagnosi e intervenire per ridurre i consumi, sumo. In questa fase si aggregano energetica entro le scadenze sono accrescendo la propria competitie organizzano i dati storici di consoggette a sanzione amministravità. Perché però un audit energesumo energetico analizzando nel contempo i contratti di fornitura di energia. La fase successiva è quella poi della creazione di modelli energetici allo scopo di analizzare la ripartizione del Nell’anno 2017 il settore green ha visto un crescendo di richieste fabbisogno energetico termico ed di consulenza per attività inerenti l’efficienza energetica. I temi elettrico della realtà analizzata sia predominanti, per quanto riguarda la realtà aziendale, si sono tra i diversi vettori energetici sia spostati dalla progettazione di impianti Fer verso una maggiore tra le diverse attività. In questa attenzione all’uso dell’energia. Le prospettive dell’anno in corso fase vengono anche creati degli sono estremamente positive e nell’ottica di una maggiore attenindici di performance che anzione alla riduzione degli sprechi piuttosto che alla realizzazione dranno confrontati con indici di di nuovi impianti. L’azienda interviene seguendo un protocollo performance di realtà similari acoperativo chiaro e trasparente che si espleta in alcune fasi opequisite dalla letteratura. L’ultima rative: check up, analisi e misura, proposta tecnologica, incentivi, fase, la più importante, che deve business plan, realizzazione (progettazione/assistenza) e moniessere presente all’interno dell’autoraggio post intervento. dit è quella della valutazione, sotto

L’importanza dell’audit energetico uella ambientale, legata alla conservazione delle risorse del nostro pianeta, rappresenta una sfida non più eludibile per le future generazioni. L’epoca attuale impone al mondo intero scelte radicalmente diverse da quelle compiute in passato: lontane dal modello produttivo tradizionale e dirette verso un nuovo modello di economia che rispetti l’ambiente, orientate ad una società che sappia creare ricchezza e benessere con il riutilizzo e la rigenerazione delle risorse. «Perché questo accada è necessario un profondo cambio di mentalità che coinvolga le istituzioni, le imprese e le singole persone - spiega Marco Prosperi, titolare della società di ingegneria Pro Energy specializzata nella consulenza di soluzioni finalizzate al risparmio energetico -. Il decreto legislativo n.102 del 2014 ha iniziato, sulla scia della Direttiva Europea n.27 del 2012 sull’efficienza energetica, a imporre quella che ci piace definire la “consapevolezza” dei propri consumi attraverso azioni che mettano in evidenza i propri consumi energetici non solo dal punto di vista quantitativo ma anche e soprattutto qualitativamente. Lo strumento principale per avere tale consapevolezza per le Pubbliche amministrazioni e per le realtà aziendali di qualunque tipologia è la diagnosi energetica». Che cos’è un audit energetico e quali vantaggi produce nei fatti?

Q

LE IMPRESE SOGGETTE ALL’OBBLIGO, CHE NON ESEGUONO LA DIAGNOSI ENERGETICA ENTRO LE SCADENZE, SONO SOGGETTE A SANZIONE AMMINISTRATIVA PECUNIARIA

4 anni

IL QUADRO DEL SETTORE

Marco Prosperi, titolare della Pro Energy di Salsomaggiore Terme (Pr) www.pro-energy.it


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fiducia, la Imptec svolge un servizio integrato che va dallo studio preliminare, con la valutazione dei costi, fino alla progettazione esecutiva e alla gestione e controllo sul cantiere, oltre a soluzioni chiavi in mano. In Con Nico Angero, uno dei quattro soci fondatori di Imptec, società che opera dal 1996 nel campo aggiunta, è disponibile a supportare il cliendella progettazione e della consulenza in materia di bioedilizia e di risparmio energetico, il punto sui te anche nel servizio di espletamento delle pratiche autorizzative e di quelle per l’otteservizi offerti nimento di incentivi. «Nel dettaglio – spiega uno dei soci fondatori, Nico Angero – offriamo i servizi di: consulenza, progettazione e verifica degli impianti tecnologiNumero di commesse ci, ad energestite, oltre 100 contratti di gia rinnovaservice all’anno, più di 1.000 bile ed alterimpianti a fonte rinnovabile realizzati nativa quali fotovoltaici, biogas, biomassa e idroelettrico con l’espletamento di tutte le pratiche per l’ottenimento degli incentivi previsti; monitoraggio della qualità dell’aria indoor (IAQ Indoor Air Quality) tramite hardware e software semplici e intuitivi per soluzioni ad hoc con la messa in campo di uno specifico protocollo di intervento e l’utilizzo di nanotecnologie; diagnosi energetiche ai sensi del D.Lgs 102/2014 finalizzate al reale contenimento dei consumi; certificazione energetica degli edifici con studio di fattibilità tecnico-ecosui canoni degli affitti. n Italia, nei prossimi 20 anni, saranno Imptec ha sede a San Bonifacio (Vr) nomica degli interventi atti a ottenere un riUna previsione per il futuro che poggia su un necessari 80 miliardi di euro di invewww.imptec.org sparmio energetico ed espletamento pratipresente a macchia di leopardo in tema di stimenti in riqualificazione energetica che per l’ottenimento degli incentivi (come energetico e sull’edilizia green hanno coedilizia ambientale, lungo tutto lo Stivale. Se sul patrimonio immobiliare. È quanto la detrazione al 65 per cento); sistemi e instruito da anni le specializzazioni dei loro adè indiscutibile che il mercato immobiliare itaemerso nel settembre scorso dalla prefrastrutture informatiche; programmazione e detti. liano sconta un certo ritardo in tema di gresentazione del Secondo Osservatorio sulla consulenza in ambito informatico e sisteIn provincia di Verona, a San Bonifacio, opeen building, smart building e smart city, lesostenibilità e sulla Sicurezza, a cura di Scemistico con soluzioni chiavi in mano». ra dal 1996 nel campo della progettazione e gato probabilmente alle difficoltà incontranari Immobiliari e Johnson Controls. Ci saA ulteriore garanzia di professionalità nel setdella consulenza la società Imptec, che mette dall’intero sistema Paese nel corso della rebbero tutte le premesse, dunque, per tratore dell’edilizia green e del risparmio enerte a fattore comune l’esperienza dei soci foncrisi economica, non mancano gli esempi di sformare il Paese in un cantiere dell’edigetico applicato a soluzioni abitative o a uso datori Luca e Nico Angero, Andrea Tessari e successo, grazie alle aziende più illumilizia green, per recuperare il gap tra commerciale e industriale, i soci di Imptec Stefano Tosadori, affiancati da sei collabonate, alle imprese estere sul nostro terimmobili ad alta efficienza enerhanno partecipato, in qualità di relatori, a vari ratori. Con più di 3.200 commesse gestite, olritorio, alle città metropolitane e getica (edifici in classe A) e quelli convegni, sia in Italia che all’estero. Inoltre, tre 100 contratti di service all’anno, e più di alle regioni più virtuose ma di classi inferiori, più evidenti nelle all’interno della società è presente anche un 1.000 impianti da fonte rinnovabile realizzati, anche e soprattutto a una zone periferiche, che si ribalta sul valoesperto in gestione dell’energia (Ege) ai lo studio opera nel campo dell’impiantistica fitta rete di studi di prore e sul costo degli immobili ma anche – in sensi della norma Uni Cei 11339, abilitato sia civile, industriale e commerciale, sia in amgettazione all’avanmisura leggermente diversa per i comparti per il settore civile che industriale. Infine, dal bito privato che pubblico. Tramite la presenza guardia che sul risparmio residenziale, commerciale e industriale – 2017 la società è socia di Improgroup, azieninterna di tecnici e la collaborazione, nei casi da che opera all’estero (in particolare in in cui si rende necessario, con specialisti di Spagna, Brasile, Australia, Nicaragua dove, per ogni paese, è presente anche una sede locale) negli stessi settori d’intervento delè questa la soluzione? audit energetico o diagnosi energetica è una valutazione sistematica, documenla consociata italiana. tata e periodica dei vettori energetici di un edificio per ottimizzare i consumi e il «Il rispetto delle persone e dell’ambiente, la passo iniziale per le organizzazioni che vogliono certificare il proprio sistema di gecorrettezza e l’onestà – sottolinea Nico Anstione dell'energia secondo la norma Uni Cei En Iso 50001:2011. La società Imptec lo gero – lavorando con passione e serenità in realizza da anni, anche con l’ausilio di un esperto in gestione dell’energia certificato un aggiornamento tecnico continuo, sono i secondo la norma Uno 11339. Il processo prevede: sopralluoghi per raccolta dei dati valori fondanti di Imptec, quelli che ci guie analisi preliminare sulla gestione dell’energia in azienda; mappatura dei consumi; dano nel nostro operato a supporto delanalisi dei flussi e ricostruzione dei modelli energetici; confronto della situazione ril’edilizia rispettosa dell’ambiente ma anche levata con parametri medi di consumo; individuazione dei possibili interventi di minel rispetto delle esigenze del cliente, che glioramento dell’efficienza sulla base di analisi delle tecnologie più adatte alla sempre più spesso ci chiede di sviluppare tipologia di impianto, stima dei costi, stima dei risparmi conseguibili. Infine c’è l’indisoluzioni specifiche che gli consentano di vividuazione degli incentivi (Gse, Tee, detrazioni) e delle possibilità di finanziamento vere in un ambiente migliore senza spreca(bandi europei, statali, regionali o tramite terzi – esco). re energia».• Alessia Cotroneo

Quando l’ingegneria è green

3.200

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COS’È LA DIAGNOSI ENERGETICA

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ostituzione delle coperture di eternit e applicazione di pannelli fotovoltaici capaci di abbattere i consumi di energia elettrica producendo, inoltre, un positivo impatto per l’ambiente. È duplice la strada perseguita dall’azienda Sun at Work, il cui scopo è quello di sfruttare l’energia presente in natura sostituendo le energie derivanti dai combustibili fossili con quelle ricavabili direttamente dal sole, dall’acqua e dal vento. «Nell’attuale panorama del sistema energetico nazionale, le forze motrici e il riscaldamento generano sottoprodotti inquinanti con le fonti fossili che alterano l’equilibrio dell’intero ecosistema - spiega Fabio Salsi, titolare della società -. Sun At Work nasce con la specifica intenzione di aiutare l’umanità a riportare un equilibrio stabile nell’ambiente che ci circonda, conservando il livello di benessere raggiunto grazie all’utilizzo dell’energia che la natura mette a disposizione ogni giorno attraverso il sole. Questo fornisce quotidianamente un’energia mille volte superiore al necessario e a costo zero, raccoglierla e sfruttarla è un dovere che la nostra generazione deve adempiere per dare un futuro migliore ai nostri figli». Ma l’impiego di impianti fotovoltaici produce anche un benefico effetto economico per le aziende che decidono di investire in green: «Siamo una piccola realtà in crescita. Nati quando il fotovoltaico era all’apice, a fine 2010 avevamo già realizzato 5mila metri d’impianti. Oggi affrontiamo tutto il mondo delle rinnovabili: solare termico, riscaldamento e raffrescamento a pompa di calore, impianti elettrici anche a led, e la cogenera-

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Dall’eternit al fotovoltaico La rimozione delle coperture di amianto va di pari passo con l’installazione di impianti a energia solare. L’effetto per l’ambiente è duplice con una positiva ricaduta per l’economia delle aziende. Ne parliamo con Fabio Salsi

Sun at Work ha sede a Parma - www.sunatwork.biz

zione che rappresenta il futuro. Il mercato è in costante aumento – specifica il titolare - perché le aziende si rendono conto che l’unica strategia per abbattere le bollette è produrre in maniera autonoma energia. La richiesta di impianti sta, quindi, aumentando e consiglio a chiunque possieda ancora coperture in eternit di investire in fotovoltaico perché questo è il momento opportuno per rimuovere un prodotto inquinante e sostituirlo con un impianto pulito in grado di fornire anche energia. I vantaggi si ottengono nell’immediato con l’abbattimento dei consumi ma le aziende oggi hanno anche necessità di fornire all’esterno un’immagine di evoluzione verso sistemi green e contribuire alla diminuzione delle emissioni in atmosfera. Oggi il fotovoltaico è diventato molto economico – aggiunge ancora – ragion per cui per le aziende non è più un investimento troppo oneroso. Al contrario, si riescono ad ammortizzare i costi per l’installazione di un impianto nei primi quattro o cinque anni. Vi è un tempo di rientro relativamente basso considerando che è un investimento che porterà benefici per i successivi trent’anni. Per offrire al cliente il miglior servizio possibile abbiamo creato un’organizzazione aziendale efficiente e funzionale strutturata in più divisioni. La nostra divisione tecnica operativa è composta da ingegneri, periti, elettricisti, tutti abilitati al lavoro in quota e all’utilizzo di piattaforme aeree e tra i pochi in grado di vantare

DAL 2010 NELLE RINNOVABILI azienda nasce nel 2010 per volontà di Fabio Salsi, unico titolare e ad oggi ha realizzato circa 500 impianti fotovoltaici sia civili che industriali. Lavora prevalentemente in Emilia Romagna e nelle zone limitrofe: Lombardia e Toscana. Ogni anno effettua investimenti per rafforzare il core business sia nell’acquisto di attrezzature sia nella formazione degli opera. «La formazione – afferma il titolare - è il nostro obiettivo principale. Disponiamo di operai specializzati e con il livello di turn over bassissimo. Allo stesso tempo disponiamo di un ufficio tecnico interno che realizza tutta la progettazione».

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OGGI IL FOTOVOLTAICO PER LE AZIENDE NON È PIÙ UN INVESTIMENTO TROPPO ONEROSO. AL CONTRARIO, SI RIESCONO AD AMMORTIZZARE I COSTI PER L’INSTALLAZIONE DI UN IMPIANTO NEI PRIMI QUATTRO O CINQUE ANNI l’abilitazione ad operare attrezzati “agli spazi confinati”, come prescrive la normativa Dpr 177/2011. Tali figure operano sul campo e sono costantemente formate attraverso specifici training su tecnologie e tecniche. Possediamo inoltre, una divisione gestionale-amministrativa composta da impiegati e tecnici commerciali, che dalla sede aziendale coordinano l’organizzazione del lavoro e realizzano la supervisione dei lavori effettuati, confermandosi punto saldo nel rapporto con il cliente per far fronte ad ogni richiesta». Legata a filo doppio all’installazione di impianti fotovoltaici vi è poi la rimozione di coperture in eternit: «Realizziamo dapprima una diagnosi dello stato di salute della copertura, una volta valutata la migliore soluzione tra la rimozione o la messa in sicurezza procediamo in base ai dettami della legge. Dapprima mettiamo in sicurezza l’intera struttura, rimuoviamo la copertura e installiamo quella nuova con l’avvio dell’eternit in una discarica certificata. Le aziende non sono costrette a sostenere costi elevati. La nostra azienda lavora prevalentemente con i privati e a volte anche con enti pubblici. Le società private oggi sono molto più sensibili sul tema e appena sono nelle condizioni di farlo rimuovono l’eternit. Il pubblico, invece, dipende dallo stanziamento di finanziamenti. Vi sono periodi in cui tutti gli edifici pubblici vengono messi a norma e altri in cui, per carenza di fondi, non si programmano interventi. Ad esempio, le scuole negli ultimi anni hanno contribuito ad aumentare molto il dato dello smaltimento proprio perché sono stati beneficiarie di finanziamenti a questo scopo». • Luana Costa


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o studio e la ricerca sono molto più veloci di quanto siamo in grado di metabolizzare. Capita così che quanto crediamo sia solo futuristico non si discosti molto dalla realtà presente. La rincorsa al futuro non risparmia il mercato energetico che, al contrario, anche in Italia sta cambiando velocemente. Lo spiega Pasquale Stumpo, Director of sales and business development della bolognese Seci Energia, azienda del Gruppo Industriale Maccaferri. «Efficienza energetica, grid parity, storage, meccanismi di demand-response, smart grid, digitalizzazione, non sono più concetti teorici – spiega Stumpo − ma obiettivi concreti da attuare nel breve e medio termine, per supportare una sempre maggiore penetrazione delle fonti rinnovabili, garantendo al contempo l’adeguatezza della rete e la stabilità del sistema. In questo contesto di transizione, diventa indispensabile per l’operatore Operation & Maintenance (O&M) fornire servizi sempre più evoluti e customizzati, nonché proporre soluzioni tecniche che possano allungare la vita utile degli impianti oltre il termine degli incentivi. Penso a interventi di revamping o repowering, integrazione di storage per erogare servizi alla rete, switch dal biogas per produzione di energia elettrica al biometano per autotrazione. E la lista potrebbe essere ben più lunga». Il Gruppo Maccaferri è attivo nel settore energia dalla metà degli anni Novanta, sia nella realizzazione che nella gestione di impianti di generazione di varie tipologie. «Dal termoelettrico cogenerativo di grande taglia al fotovoltaico – precisa Stumpo −, dal biogas alle biomasse legnose, dall’eolico al geotermico, dal solare termodinamico al recupero energetico. Le attività di sviluppo e costruzione di nuovi impianti, nei Paesi in cui siamo presenti, seguono la variabilità dei cicli economici e delle dinamiche di crescita locali. In Italia, con il ristagno economico degli ultimi anni e il calo della domanda, sono diminuite notevolmente le nuove installazioni di impianti di generazione, mentre è aumentata la richiesta di servizi di O&M, atti ad aumentare l’efficienza e la produttività degli impianti esistenti. Il Gruppo Maccaferri è presente nell’O&M con due operatori di riferimento nei rispettivi mercati: Enerray, che gestisce circa 800 MWp di impianti fotovoltaici e Agripower, che fornisce servizi a 70 impianti a biogas. Il settore è caratterizzato da contratti pluriennali piuttosto stabili (la solidità dell’operatore e il mantenimento delle performance nel lungo termine sono condizioni indispensabili per il finanziamento degli impianti energetici) e nel 2017 ha portato a un fatturato complessivo per le nostre due società di O&M di 27,446 milioni di euro, in costante crescita grazie alle continue nuove acquisizioni». Tra gli elementi più importanti del Gruppo, Stumpo ne individua tre fondamentali. «Il primo è l’appartenenza delle nostre aziende a un gruppo industriale che ha 140 anni di storia e che sa come gestire gli impianti al meglio, perché, prima di gestirli, li progetta, li autorizza e li realizza in tutto il mondo. Il secondo consiste nella presenza capillare sul territorio in

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Le buone pratiche di operation and maintenance La gestione, secondo queste linee, per le società Enerray e Agripower preserva il valore degli impianti, ma rappresenta anche un trampolino verso le sfide del futuro prossimo, come grid-parity, storage, demande-response, digitalizzazione, economia circolare

Il Gruppo Maccaferri ha sede a Bologna e Seci Energia a Zola Predosa (Bo) www.enerray.com - www.agripower.it

tutte le regioni italiane. Ciò è importante per i tempi di intervento, il contenimento dei costi e soprattutto il rapporto diretto che instauriamo con tutti i clienti. Infine, la capacità di aggregazione: in virtù dell’elevato numero di clienti di Enerray e Agripower, siamo in grado di recepire le istanze e le proposte provenienti dai settori del Ftv e del biogas, e di veicolarle con una certa massa critica nelle sedi istituzionali, presso le associazioni o durante eventi di grande visibilità come Ecomondo». Il direttore, poi, prova a riassumere l’evoluzione delle esigenze nell’ultimo periodo. «Ovviamente la prima richiesta del cliente è che l’impianto produca al massimo con i minimi costi e il più a lungo possibile – premette Stumpo −. In termini tecnici si tratta di massimizzare l’efficienza e la disponibilità dell’impianto e questo vale sia nel contesto attuale, in cui l’energia da fonte rinnovabile viene ancora per lo più incentivata, sia in un’ottica di mercato futura, anche se ormai prossima, quando a maggior ragione l’impianto dovrà rendere al meglio (non avendo più il supporto

di tariffe dedicate). I nostri clienti, grazie anche all’interlocuzione continua con gli esperti di Agripower ed Enerray, seguono con interesse gli sviluppi del mercato e le possibili ricadute sui loro impianti». Riguardo al prossimo futuro «nell’O&M fotovoltaico – conclude Stumpo − si stanno diffondendo sempre più tecniche di monitoraggio e ispezione che si avvalgono di droni, che rendono più efficaci gli interventi, soprattutto sulle grandi estensioni. Sicuramente, con l’avvento della grid parity e l’integrazione con sistemi di storage, saranno importanti logiche per il controllo in remoto dell’impianto e l’ottimizzazione delle fasi di accumulo/autoconsumo/cessione alla rete. Per quanto riguarda il settore di Agripower la vera evoluzione tecnologica sarà rappresentata dalla ottimizzazione dei processi per la produzione del biometano: purificazione, liquefazione, distribuzione, trattamento digestato». • Renato Ferretti


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Servizi per l’agricoltura

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Ottimizzare l’attività degli allevatori Fornire un effettivo supporto sulle problematiche del settore è l’obiettivo che contraddistingue la società di consulenza Bevilatte. Ne parliamo con l’agronomo Fausto Cavalli

n un settore non facilmente rinnovabile come quello agricolo, dove alla competenza e alla tempestività delle risposte corrispende il successo di un’impresa, la società Bevilatte, nella persona dell’agronomo zootecnico Fausto Cavalli, contribuisce a sviluppare l’operatività degli allevatori attraverso progetti che intendono premiarne la diversificazione delle delle attività, la promozione, l’organizzazione delle vendite dirette e anche l’implementazione di sistemi di controllo di gestione e la rintracciabilità di filiera. Il dottor Cavalli, racconta l’idea che c’è dietro la propria attività di consulenza e alcuni tra i maggiori servizi che hanno portato la società Bevilatte a distinguersi nel settore. Frutto dell’esperienza nella consulenza ad allevatori, nel 2005 nasce il progetto “Bevilatte” per la vendita diretta di latte crudo e prodotti agricoli mediante appositi distributori automatici. Può raccontarcene brevemente la storia? «Nato in provincia di Brescia, il progetto prende vita dal desiderio di creare un filo diretto tra consumatore e allevatore. Per questo motivo, nel 2005, ho ideato un sistema automatizzato per la vendita di latte crudo nelle piazze delle città e paesi, prima in zona, per poi arrivare a oltre mille distributori diffusi in tutta Italia. Siamo stati impegnati nella ricer-

grandi quantità di reflui, i quali, di norma sono utilizzati in fasi successive per la concimazione organica delle colture. Queste deiezioni possiedono, tuttavia, un importante potenziale di produzione di metano che se sfruttato adeguatamente può trasformarsi in un interessante valore economico per un gran numero di allevamenti, mediante la trasformazione del biogas in energia elettrica e termica e successiva cessione. Il nostro impianto è stato studiato per funzionare in maniera ottimale con liquame pompabile ed eventualmente con una modesta aggiunta di scarti o substrati vegetali. Questa innovativa tipologia d’impianto, denominato “biovoltaico”, è caratterizzato da dimensioni compatte e da una potenza elettrica di cogenerazione tipica fino a 100 kWe». Cosa contraddistingue l’impianto “biovoltaico” Bevilatte dagli altri altri impianti per il trattamento di biogas?

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L’agronomo Fausto Cavalli della società Bevilatte di Brescia - www.bevilatte.it

NEL 2005 HO IDEATO UN SISTEMA AUTOMATIZZATO PER LA VENDITA DI LATTE CRUDO NELLE PIAZZE DELLE CITTÀ E PAESI INIZIALMENTE IN ZONA, PER POI ARRIVARE, OGGI, A OLTRE MILLE DISTRIBUTORI DIFFUSI IN TUTTA ITALIA ca e valorizzazione delle caratteristiche nutritive specifiche del latte crudo, scoprendo quanto questo alimento sia eccezionale dal punto di vista nutritivo e quanto purtroppo sia normalmente rovinato nelle sue caratteristiche dalla pastorizzazione e scrematura tipica dei prodotti proposti dall’industria». Dalla realizzazione di una rete di distribuzione all’energie in direzione di consulenza specifica. A oggi, qual è l’obiettivo della Bevilatte? «Il nostro intento è di fornire una consulenza finalizzata alla valorizzazione e alla commercializzazione diretta dei prodotti agricoli. Intendiamo fornire un supporto per problematiche di natura sanitaria e organizzativa, promuovendo la formazione delle imprese, non-

L’IMPIANTO BIOVOLTAICO enendo particolare conto dell’allevamento bovino, Bevilatte realizza un tipo d’impianto per la produzione di biogas, con particolari specifiche di conversione energetica e risparmio. L’impianto è disponibile in due varianti, corrispondenti a due diverse dimensioni d’allevamento: da 300 a 700 capi di bestiame, dotato di un gestore da 858 metri cubi e cogeneratore da 100 kWe; e da 200 a 300 capi, con digestore da 450 me-

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ché il loro perfezionamento e aggiornamento in relazione all’organizzazione e all’innovazione tecnologica dei processi produttivi e di vendita. Con la realizzazione sin dal 2009 di numerosi Mercati del Contadino intendiamo favorire l’accorciamento della distanza che separa i produttori dai consumatori, garantendo alle famiglie il migliore prodotto a un prezzo estremamente conveniente e restituendo agli agricoltori la giusta dignità e il giusto riconoscimento economico». Tra le attività che propone la vostra azienda c’è anche la realizzazione d’impianti “biovoltaici”. In cosa consiste e quali sono i vantaggi per un allevatore? «Gli allevamenti, in particolare di tipo bovino e suino, hanno la caratteristica di produrre

tri cubi e cogeneratore da 60 kWe. Inoltre, l’utilizzo di un digestore interamente coibentato, permette di ottenere importanti vantaggi anche di sicurezza biologica. Il funzionamento con una temperatura di fermentazione sopra i 45°C ottiene, infatti, l’abbattimento del potenziale batterico di tipo patogeno eventualmente presente. Inoltre, grazie alla completa coibentazione, è possibile recuperare grandi quantità di calore, altrimenti disperse, utilizzabili per, ad esempio, l’essicazione dei foraggi, il lavaggio degli impianti e il riscaldamento invernale di un’abitazione.

«Gli impianti a biogas di gran lunga più diffusi in Italia sono caratterizzati da una taglia che supera i 700 kWe di potenza elettrica, alimentati in massima parte con biomasse vegetali appositamente coltivate e in parte con sottoprodotti dell’industria alimentare. Scarso è stato sempre giudicato il potenziale metanigeno producibile da reflui zootecnici o al più utile solo per l’avviamento dell’attività fermentativa. Tuttavia, nel refluo zootecnico sono presenti degli specifici batteri, detti Archea, indispensabili per la fermentazione anaerobica e la trasformazione della sostanza organica in metano. Inoltre, il refluo è sempre disponibile presso l’allevamento e a costo zero per lo stesso allevatore, a differenza delle colture, la cui resa economica dipende dal costo di coltivazione. Pertanto l’impianto, funzionando con reflui zootecnici aziendali, è reso del tutto automatizzato dalla fase di caricamento, allo scarico e alla trasformazione in energia elettrica e calore, ottenendo il massimo vantaggio economico, rispetto al capitale investito». • Andrea Mazzoli


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La lavorazione di pneumatici fuori uso Le aziende del settore hanno dovuto adattarsi alle evoluzioni imposte dal mercato green investendo in nuove tecnologie, macchinari e metodi di lavorazione innovativi. Ne parliamo con Cristian Ceccanti egli ultimi anni il settore green si è evoluto in modo sostanziale, tuttavia lasciando ancora enormi margini di cambiamento. Le aziende del settore si sono e si stanno tuttora adattando, investendo molto in nuove tecnologie, macchinari e metodi di lavorazione, rimanendo sempre ben concentrati su futuri metodi di studio e lavorazioni in continua evoluzione. Crg Toscana è un’azienda nata nel 2010 e specializzata nella raccolta e nella lavorazione di pneumatici fuori uso da auto, autocarro, gomme giganti, gomme muletto e cingoli in gomma e gomma in generale. «Effettuiamo i ritiri in tutta la Toscana per ricambisti e consorzio Aci e privati - spiega Cristian Ceccanti, titolare della società -. Il nostro parco mezzi costituito da autocarri e furgoni ci permette di effettuare ritiri sia dal piccolo ricambista che dal più grande. Il materiale raccolto viene lavorato in una prima fase nel nostro deposito, quindi inviato ad impianti di recupero autorizzati sia in Italia che all’estero, per la fase finale di recupero». È Il giovane imprenditore Cristian Ceccanti a portare avanti l’azienda con entusiasmo nonostante le numerose difficoltà riscontrate sul mercato attuale che si trova in una situazione di parziale collasso. Il titolare agisce nella prospettiva di un miglioramento futuro sia per quanto riguarda la gestione della raccolta e la lavorazione del materiale sia per quanto riguarda la sensibilizzazione al riutilizzo in Italia del materiale derivato dalla lavorazione completa dei pfu, incrementandone notevolmente il trattamento nel territorio nazionale e diminuendo così l’invio del materiale agli impianti di recupero esteri. «La nostra azienda nasce

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nell’oramai lontano 2010, con l’intento di creare una realtà che avesse di mira una sola tipologia di materiale, il pfu, in modo da sfruttare ogni possibilità di lavorazione e così facendo, creare un prodotto il più ecosostenibile possibile. L’obiettivo è ancora quello di offrire un buon servizio a tutti i nostri clienti. Il nostro paese attualmente si sta sensibilizzando molto sul tema del riciclo ma c’è

Crg Toscana ha sede a Livorno www.crgtoscana.com

ancora molta strada da fare. Purtroppo in Italia il recupero dei materiali non è affatto semplice a causa di costi di lavorazioni molto elevati se paragonati ad esempio a paesi limitrofi al nostro ma soprattutto dovuto ad una richiesta di mercato per alcuni materiali pressoché nulla. Rimaniamo comunque fiduciosi sul fatto che il nostro settore è in continua evoluzione e che i rifiuti non vanno visti solo come un pericolo ma come una seconda possibilità. Sono convinto che ci vorrà ancora del tempo ma altrettanto sicuro che arriveremo a un buon risultato». • Luana Costa


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Economia circolare

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rent’anni fa, quando ancora “economia circolare” era un’espressione dal significato oscuro, in Italia esisteva già un consorzio che ne metteva in pratica i principi, operando secondo criteri di sostenibilità e responsabilità ambientale. Dapprima attraverso la raccolta, il trattamento e il riciclo di pile e accumulatori esausti e dal 2008, a seguito del decreto legislativo di liberalizzazione del mercato, come sistema di raccolta e riciclo multi filiera. «Non siamo solo noi a considerarci un modello di green economy – spiega Giancarlo Morandi, presidente di Cobat – ma anche le università e i centri studi che ci chiamano per illustrare il nostro metodo. Grazie al quale tra gli anni Novanta e Duemila abbiamo reso l’Italia il primo Paese al mondo per recupero delle batterie al piombo esauste». Cobat è considerato un volano dell’economia circolare in Italia. Come sta evolvendo la sensibilità e l’adesione a questo modello in base ai numeri restituiti dal vostro dall’ultimo rapporto annuale? «Ancora oggi quando si parla di economia circolare in pochi sanno cos’è, salvo gli addetti ai lavori. Crediamo occorra una grande opera di formazione e informazione, soprattutto dal mondo politico e pubblico, che si può avvalere degli imprenditori responsabili del loro prodotto a fine vita, come dice la direttiva europea. Tuttavia c’è già una vasta platea di realtà in grado di effettuare la raccolta, anche se in qualche filiera manca talvolta l’organizzazione dei centri di riciclo, da raggiungere con la ricerca scientifica. Si nota comunque un continuo miglioramento rispetto al passato, perché le aziende che si affidano ai sistemi consortili per la raccolta aumentano anno dopo anno, così come piazzole comunali per la raccolta dei rifiuti domestici». Fin dalle origini vi occupate prevalentemente dello smaltimento e riciclo di accumulatori esausti. Cosa si può recuperare di questi dispositivi tradizionali? «La batteria al piombo, ricordo spesso parlando in pubblico, è come il maiale, non si butta via niente. Ha un involucro di plastica che viene triturato, lavato e completamente recuperato. All’interno contiene acido solforico, che viene filtrato e depurato trovando di nuovo impiego nelle industrie, e altri composti di piombo che si posso riutilizzare come piombo nuovo. È un’attività ideale sul piano dell’economia circolare. Per dare un’idea, dall’inizio degli anni Novanta al 2008 abbiamo prodotto tanto piombo equivalente a una miniera lunga 20 km». Come operate invece nel campo più nuovo delle batterie al litio? «Qui bisogna fare dei distinguo: quelle di piccole dimensioni hanno ormai una distribuzione enorme, mentre quelle più grandi, che dovrebbero servire il mondo dell’automobile elettrica, oggi non hanno un sistema di riciclo completo. È dunque per noi un punto d’orgoglio preannunciare che stiamo per arrivare a offrire all’Italia e agli altri Paesi una soluzione, avviando uno studio col Consiglio nazionale delle ricerche e con il Politecnico di Milano. In

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I pionieri dei prodotti a fine vita Ha iniziato con le pile al piombo, aprendosi poi alle batterie al litio e ad altre tipologie come pannelli fotovoltaici e pneumatici fuori uso. Così, spiega Giancarlo Morandi, il Cobat è diventato il volano dell’economia circolare in Italia

questa fase stiamo sperimentando la fattibilità industriale e tecnologica su grande scala, per recuperare internamente queste batterie che contengono altri importanti materiali dal costo elevato come il silicio e il cobalto». Nel tempo il raggio della vostra attività si è ampliato, estendendosi ad esempio anche alla gestione degli pneumatici fuori uso. Come intervenite in questo ambito e di quali aree di raccolta vi servite? «All’inizio eravamo un consorzio obbligatorio, ma quando il governo ha esteso a tutti la pos-

sibilità di raccogliere batterie, abbiamo sfruttato la professionalità che ci eravamo costruiti con le 70 aziende che collaborano con noi nel settore della logistica, applicandola a una serie di altri prodotti: prima ai pannelli fotovoltaici, poi alle apparecchiature elettriche ed elettroniche, infine agli pneumatici fuori uso. Dietro autorizzazione di Aci li ritiriamo in esclusiva presso gli autodemolitori, per poi darli alle aziende che separano i vari componenti producendo una specie di granello di gomma. Riutilizzabile ad esempio per le pavi-

mentazioni delle palestre, per i campi di calcio e come additivo per l’asfalto». Come si stanno muovendo consorzi e associazioni aderenti al modello circolare negli altri Paesi europei, quali buone pratiche adottano e per quali invece, l’Italia rappresenta un sistema da imitare? «Una volta tanto dobbiamo dire che l’Italia in questo ambito fa il suo dovere ed è un riferimento a livello europeo. Tutti pensano che la Germania sia il paradiso dell’ecologia, invece le statistiche mostrano che per quanto riguarda le quantità di prodotti destinati al riciclo, l’Italia l’ha sopravanzata. Faccio un esempio: noi abbiamo un’organizzazione per la raccolta dell’olio esausto, che viene purificato e rimesso in circolo, mentre in Germania viene bruciato. Ciò significa che in questo settore non abbiamo da imparare da altri: forse perché siamo un Paese povero con l’abitudine di recuperare, siamo già dei campioni». In proiezione futura, sullo sviluppo di quali progettualità concentrerete le vostre energie nei prossimi mesi e quali ambiti riguarderanno in particolare? «Nell’orizzonte futuro le batterie al litio la faranno un pò da padrone. Con soci e istituti di ricerca siamo impegnati non solo ad ampliarne il processo di riciclo, ma anche a studiare circuiti elettronici per controllarne la temperatura, perché si tratta di batterie molto delicate che scoppiano abbastanza facilmente. Un altro settore importante sarà quello della raccolta delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, perché dall’agosto di quest’anno si è ampliato enormemente e c’è un grande problema di formazione e adeguamento alle direttive europee. Noi intendiamo stimolarla, per mantenere l’Italia all’avanguardia sotto il profilo della sostenibilità ambientale». • Giacomo Govoni

RAPPORTO COBAT 2017 on oltre 117 mila tonnellate raccolte e il 49,3 per cento dell’immesso al consumo nel settore industriale e dei veicoli, Cobat si è confermato anche nel 2017 il primo sistema di recupero e riciclo di pile e accumulatori al piombo in Italia. Umbria, Piemonte-Valle d’Aosta e Lazio le regioni che secondo l’ultimo rapporto annuale elaborato dal consorzio registrano i maggiori incrementi di raccolta, mentre in termini assoluti domina la graduatoria la Lombardia con più di 22 mila tonnellate, seguita da Veneto e Campania con 12 mila tonnellate a testa. Bene anche il segmento delle pile portatili esauste non piombose, salite del 24 per cento nella raccolta rispetto al 2016. Significativi anche i risultati conseguiti nella gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, con più di 13 mila tonnellate di Raee prodotte dai 1300 punti raccolta operativi sul territorio nazionale. Nel campo degli pneumatici fuori uso infine, il 2017 è stato l’anno in cui Cobat ha ottenuto il formale riconoscimento presso Aci di occuparsi di quelli prodotti dalla filiera dell’autodemolizione, superando le 1800 tonnellate gestite, 169 tonnellate in più rispetto all’anno precedente con un incremento del 10 per cento.

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Giancarlo Morandi, presidente del consorzio Cobat


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Economia circolare

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ersonalizzare l’offerta e i servizi in base alle reali esigenze del cliente finale è un aspetto essenziale anche quando si parla di gestione e raccolta dei rifiuti. Mettere a punto un intervento su misura dell’utente, infatti, significa garantire rapidità, efficienza e un ottimo rapporto qualità-prezzo. Un’ampia gamma di servizi mirati e la soddisfazione della committenza sono i due motori principali che da oltre trent’anni fanno procedere con passo sicuro la Emilcom, azienda specializzata nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Nata come piccola realtà, nel corso degli anni l’impresa ha saputo crescere, maturando esperienze, competenze e potenzialità. Attualmente, grazie a un personale altamente qualificato, dinamico e intraprendente, è in grado di ritirare e trasportare varie tipologie di rifiuti, sempre in regola con quanto prescritto dalle normative vigenti in fatto di ecologia, riciclo e tutela dell’ambiente. Tutti i servizi messi in campo dalla Emilcom – inizialmente operativa solo sul territorio provinciale di Bologna, ora attiva in tutto il territorio regionale dell’Emilia Romagna – sono effettuati esclusivamente dal personale aziendale, in possesso di ogni requisito e autorizzazione necessari a svolgere il proprio lavoro con competenza, sicurezza, pulizia e rispetto per l’ambiente. Emilcom, inoltre, propone al proprio bacino d’utenza anche servizi mirati destinati ai rifiuti speciali e pericolosi da smaltire o a tipologie particolari di materiali da valorizzare, come metalli ferrosi e

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Servizi ecologici a Bologna Piattaforme di raccolta per offrire servizi a chilometro zero, comprensione profonda dei bisogni della clientela e grande passione per il proprio lavoro sono gli elementi che servono al settore dell’ecologia per spingere gli utenti a dare il giusto valore all’ambiente che ci circonda. L’esperienza dell’azienda Emilcom

sono oli esausti, emulsioni oleose, batterie esauste, filtri di olio, gasolio e aria. E ancora, fanghi di rettifica, imballaggi vari, plastica, legno, e materiali ferrosi e metallici. Alla base della politica aziendale della Emilcom, dunque, c’è una concreta volontà di sensibilizzare la clientela in merito alle questioni ecologiche e ambientali, in particolare in merito alla diversificazione delle varie tipologie di rifiuti, ottimizzando così i costi per lo smaltimento e riducendo al minimo l’impatto ambientale. • Emanuela Caruso

EMILCOM OPERA CON UN PROPRIO CENTRO DI STOCCAGGIO E ATTREZZATURE E AUTOMEZZI MODERNI E COSTANTEMENTE AGGIORNATI

Emilcom Snc Servizi Ecologici si trova ad Anzola dell’Emilia (Bo) - www.emilcomsnc.it

non ferrosi. Autoriparatori, autofficine, autodemolitori, industrie, aziende ed enti pubblici possono trovare in Emilcom la risposta alle proprie necessità facendo richiesta di intervento per: raccolta, trasporto, cernita, lavora-

zione rottami ferrosi e metallici, smaltimento dei rifiuti industriali, pericolosi e assimilabili, e – su richiesta – fornitura di container scarrabili di diverse volumetrie. Tra le tipologie di rifiuti maggiormente movimentate dalla Emilcom si


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n Patto globale tra Nazioni Unite e leader dell’economia mondiale per promuovere un’economia globale sostenibile. Da questa iniziativa, lanciata nel 1999 presso il World Economic Forum di Davos dall’allora Segretario generale Onu Kofi Annan, nasce un anno più tardi il Global Compact, a cui hanno fino ad oggi aderito oltre 10mila aziende  provenienti da  164 Paesi nel mondo, con l’obiettivo di allineare gli interessi della comunità internazionale con quelli privati del mondo degli affari. Il Chapter italiano, attivo dal 2002 e gestito per un periodo dall’International Labour Organization, si costituisce nel 2013 come Fondazione Global Compact Network Italia, una fondazione di partecipazione creata dagli stessi membri aderenti che a oggi sono poco più di 50, ai quali si affiancano oltre 100 soggetti che hanno aderito pur senza partecipare attivamente

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Un patto per un’economia più sostenibile Global Compact è la più grande iniziativa a livello mondiale per la sostenibilità del business che riunisce, sotto l’egida delle Nazioni Unite, organizzazioni e imprese. Marco Frey, presidente della Fondazione Global Compact Network Italia, spiega le attività e gli obiettivi del chapter nazionale

Marco Frey, presidente Fondazione Global Compact Network Italia

alla Fondazione. L’ente nazionale - così come tutto il network a livello internazionale - è impegnato nell’attuazione concreta dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. L’Agenda - declinata in 17 obiettivi, i Sustainable Development Goals (SDGs),  e  169 sotto-obiettivi  (target) - riconosce alle  aziende  un  ruolo chiave, pur invocando una stretta collaborazione tra governi, imprese e società civile. A raccontare le attività della Fondazione è il presidente Marco Frey, docente e anche guida dell’organizzazione Cittadinanzattiva. Quali attività definiscono il vostro orizzonte operativo? «L’11 e il 12 ottobre si è svolta a Matera la terza edizione dell’Italian Business & SDGs Annual Forum,  il nostro evento annuale nel quale discutiamo dei trend in atto e programmiamo insieme le attività per l’anno successivo. Il processo di identificazione degli obiettivi è dunque partecipato e condiviso. Altro evento annuale, particolarmente strategico, è l’High Level Meeting con i presidenti e gli amministratori delegati delle imprese aderenti, quest’anno imperniato sull’impegno per l’economia circolare. L’attività dei gruppi

sono iscritti 3mila fornitori delle imprese di lavoro tematici nell’ultimo anno si è che all’interno della Fondazione hanno dievoluta attorno a due azioni collettive, carettamente promosso questo ratterizzate da uno spirito più tool: uno strumento con il ampio e un approccio multiquale identificare i perstakeholder, indirizzate alcorsi strategici per il l’economia circolare e coinvolgimento dei foralla catena di fornitura nitori e al contempo sostenibile. A queraggiungere le piccole st’ultimo focus è cole medie imprese, che legata una è uno degli obiettivi di piattaforma alla quale Provenienza degli aderenti al Global Compact delle Nazioni Unite

164 Paesi

Global Compact Network Italia. La Fondazione partecipa, inoltre, attivamente alle iniziative a carattere nazionale sui temi della sostenibilità e dell’Agenda 2030 in partnership con altri attori. Poi c’è la dimensione internazionale, come ad esempio l’incontro annuale dei network europei  del  Global Compact, dove si definiscono direttrici e azioni comuni sul Mediterraneo e non solo. Ogni anno produciamo il Report delle attività per i membri della Fondazione e gli stakeholder e pubblichiamo rapporti specifici su determinate attività: ora stiamo raccogliendo best practice relative all’economia circolare che mostreremo in una web gallery multimediale». Il focus tematico della nuova edizione dell’Italian Business & SDGs Annual Forum ha riguardato i  modelli di  business  sostenibili.  Diverse sono state le buone pratiche di sviluppo presentate da aziende attive al livello nazionale in vari settori produttivi. Cosa è emerso? «In plenaria e nelle attività dei gruppi tematici si è discusso dell’evoluzione dei modelli di business in ottica sostenibile da parte delle grandi realtà, ma non solo. Per quanto riguarda le grandi imprese, si registra una forte crescita di rilevanza di queste tematiche. Temi che diventano driver della pianificazione strategica. Un altro aspetto oggetto di approfondimento riguarda la tipologia di figura professionale che presidia la sostenibilità all’interno dell’organizzazione aziendale: rispetto alle collocazioni più tradizionali, oggi emergono casi in cui è integrata all’innovazione, in altri al marketing. In prospettiva, la sostenibilità sta diventando sempre più parte integrante del core business delle aziende. Ci sono però stati anche interventi da parte di piccole imprese, provenienti prevalentemente dal settore agricolo, quello più vicino alle logiche circolari, che hanno mostrato come scelte specifiche sotto il profilo produttivo e strategico abbiano generato risultati proficui. Il tavolo dedicato all’economia circolare ha individuato gli obiettivi per il prossimo anno, fornendo indicazioni che


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PICCOLE IMPRESE, PROVENIENTI PREVALENTEMENTE DAL SETTORE AGRICOLO, QUELLO PIÙ VICINO ALLE LOGICHE CIRCOLARI, HANNO MOSTRATO COME SCELTE SPECIFICHE SOTTO IL PROFILO PRODUTTIVO E STRATEGICO ABBIANO GENERATO RISULTATI PROFICUI saranno recepite dal direttivo». Su quali temi verterà l’attività della Fondazione nel 2019? «Le due azioni collettive proseguiranno. Dalle indicazioni di Matera è prevista l’intensificazione del collegamento tra dimensione internazionale e nazionale, considerando che uno dei panel del Forum analizzava proprio il rapporto tra globale e locale. Sono emersi molti suggerimenti su come rendere più efficace e

l compost, definito anche terricciato o composta, ottenuto negli impianti di trasformazione è il risultato della decomposizione e dell’umificazione di un misto di materie organiche naturali quali residui di potatura, sfalci, scarti lignei, scarti alimentari e i rifiuti del giardinaggio come foglie e erba. Presenta le caratteristiche dell’ammendante compostato misto e può essere utilizzato come fertilizzante su prati o prima dell’aratura, come terriccio per giardinaggio e vivaismo e come ammendante in una molteplicità di applicazioni agricole. I vantaggi che offre sono un sensibile miglioramento della struttura del suolo e la biodisponibilità di elementi nutritivi, aumenta inoltre la biodiversità della microflora nel suolo aumentando le difese immunitarie delle piante. L’azienda AD Compost nasce nel 2007 come società per il recupero dei rifiuti di origine agricola e agroindustriale, proprio con lo scopo di produrre compost di qualità da destinare all’agricoltura come ammendante. «Il materiale ligneocellulosico viene conferito all’impianto già biotritturato e poi viene stoccato in un’area della

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concreta l’interazione tra le iniziative del Global Compact e il network nazionale, radicandosi nei territori. Il fatto di aver organizzato il Forum a Matera, Capitale Europea 2019 della Cultura, non è del resto stato un caso». Segnala un definitivo cambio di passo nei confronti dell’attenzione per la tutela ambientale e la corporate sustainability? «Da almeno una decina di anni la crescita di sensibilità verso i temi ambientali va di pari passo con il progressivo riconoscimento del ruolo delle imprese nella costruzione di un modello economico più sostenibile. Dal 2015 c’è stata una vera e propria accelerazione in questo senso, con l’approvazione dell’Agenda 2030 e la Conferenza di Parigi sul clima, in cui le imprese hanno avuto un ruolo importante nell’indirizzare l’impegno. Anche il pacchetto sull’economia circolare ha avuto il suo effetto in termini di richiamo. Sono sempre di più le imprese che si muovono

in questa direzione e in maniera rilevante. La percentuale non è però ancora rilevantissima, circa il 10 per cento. Ma circa 1/3 del sistema produttivo del nostro Paese dimostra comunque di prestare attenzione alla sostenibilità e investirci negli ultimi 5 anni. Su questo fronte c’è quindi un trend interessante che, per estendersi e agire in profondità, richiede però un sostegno anche da parte degli altri attori. Cittadini e consumatori sono cresciuti nella consapevolezza del loro ruolo, soprattutto nei processi d’acquisto. Altri due attori restano un pò indietro: in primis le

istituzioni che, nell’implementazione dell’Agenda 2030, lasciano l’Italia in coda rispetto ad altri paesi occidentali che hanno sposato pienamente questa prospettiva e la stanno traducendo in azioni di policy; e la finanza, che fino ad ora ha inciso meno di quello che avrebbe potuto e ora si sta affacciando più decisamente in questa arena. Se tutti questi attori viaggiassero insieme verso una prospettiva condivisa su sfide urgenti come il cambiamento climatico, si riuscirebbe a fare quel salto di qualità oggi necessario». • Francesca Druidi

Compost, un fertilizzante naturale Alberto Danesi spiega come il reimpiego di questa miscela trovi applicazione in agricoltura e generi un sensibile miglioramento della struttura del suolo, aumentando la biodiversità della microflora

platea pavimentata adiacente all’area di biossidazione e non necessita di nessun pretrattamento - spiega Alberto Danesi, titolare della società -. Se le caratteristiche dei rifiuti umidi in ingresso lo richiedono, viene addizionato al materiale costituente la miscela del materiale lignocellulosico acquistato per lo scopo. La frazione umida viene quindi scaricata nella platea pavimentata ed avviata alle fasi successive del trattamento

entro la giornata. La miscelazione della frazione umida con il materiale ligneocellulosico viene effettuata all’interno della platea pavimentata: prima viene distribuito sul fondo uno strato di materiale ligneocellulosico dello spessore di circa venti centimetri e successivamente, viene addizionato il rifiuto umido ed una ulteriore quantità di residui lignocellulosici triturati. Per mezzo di ripetute movimentazioni effet-

AD Compost ha sede a San Pietro in Vincoli (Ra) – www.adcompost.it

tuate mediante pala gommata i materiali vengono miscelati ed omogeneizzati. La miscela viene composta tenendo conto di quei fattori che maggiormente incidono sul rapido innesco del processo biologico e sulla sua regolare evoluzione». AD Compost effettua periodicamente, tramite un laboratorio esterno, determinazioni analitiche sulle caratteristiche del compost prodotto destinato a utilizzo in agricoltura. Le determinazioni sono effettuate o sulla totalità dei parametri o solo sulla parte significativa degli stessi, conformemente a quanto previsto dalle normative vigenti in materia di fertilizzanti. Luana Costa


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Economia circolare

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>> continua dalla prima pagina

Del resto, il piano di politica economica presentato dall’associazione degli industriali alle Assise Generali di Verona indicava chiaramente le direttrici da seguire per un Paese più sostenibile, meno aggressivo nei confronti dell’ambiente e meno energivoro. La priorità, come indicato dal documento, è «investire su ambiente, territorio e cultura per creare sviluppo: in particolare, occorre completare la transizione verso un modello di crescita economica circolare, in cui i residui della produzione e dei consumi siano reimpiegati nei processi produttivi secondo standard di riciclo elevati. Nell’ottica di preservare e valorizzare le risorse, è importante rafforzare il parco impiantistico nazionale e introdurre un’aliquota Iva agevolata per sostenere il mercato dei prodotti che originano da scarti dei processi produttivi e operazioni di riciclo». Tra le priorità indicate da Confindustria c’è poi l’impegno per il risanamento e la valorizzazione delle aree industriali dismesse, un’azione che può avviare politiche di attrazione di nuove attività economiche e che, sul piano ambientale, può consentire di riqualificare aree degradate, senza intaccare suolo vergine. Viene evocata una specifica programmazione per passare dalla cultura dell’emergenza per quanto riguarda le calamità naturali a una politica di previsione, di prevenzione e preparazione finalizzata alla riduzione della vulnerabilità del territorio. Mobilità e logistica - di persone e merci sono fattori chiave da sviluppare in modo sostenibile, sfruttando tutte le opportunità che il territorio offre. La strategia energetica per l’Italia, secondo Confindustria, deve aspirare al raggiungimento degli obiettivi di de-carbonizzazione con strumenti di efficienza energetica nell’attività produttiva,

promuovendo la mobilità sostenibile (diffusione delle fonti alternative meno inquinanti, sostituzione del parco veicolare pubblico e privato, integrazione modale, sharing mobility) e lo sviluppo di tecnologie nazionali per le rinnovabili. Gli industriali italiani sostengono la promozione della rigenerazione urbana e del territorio, integrando gli strumenti di incentivazione della riqualificazione edilizia per favorire interventi su interi fabbricati. Occorre infine favorire l’edilizia sociale dal punto di vista sia energetico sia strutturale e antisismico. «La sostenibilità è uno dei pilastri dello sviluppo del Paese», ha ribadito Vincenzo Boccia. «Con l’economia circolare le imprese contribuiscono non solo al rispetto dell’ambiente, ma anche a un’idea di società aperta e inclusiva. A noi spetta l’impegno di raggiungere questo obiettivo, che significa non rubare risorse alle generazioni future». IL PROGETTO DI CONFINDUSTRIA Entrate in vigore il 4 luglio 2018, le quattro nuove direttive in materia di economia circolare riguardano rifiuti, imballaggi, discariche, rifiuti elettrici ed elettronici, veicoli fuori uso e pile. Gli Stati membri dovranno recepirle entro il 2020. L’Italia si prepara a farlo, potendo contare su un tessuto industriale che già ha acquisito un radicato know how, valorizzando da tempo i residui produttivi e di consumo. Purtroppo, le imprese non dispongono sempre delle informazioni, della fiducia e della capacità necessarie per adottare soluzioni improntate all’economia circolare. Per questo, Confindustria, attraverso l’Area Politiche Industriali, ha lanciato a maggio il progetto  “Economia Circolare – il valore delle sostenibilità”, realizzato con il sostegno dell’Associazione 4.Manager, che si avvale del contributo di  esperti provenienti dal mondo della ricerca (Enea) e delle istitu-

LA STRATEGIA ENERGETICA DI CONFINDUSTRIA MIRA ALLA DE-CARBONIZZAZIONE CON STRUMENTI DI EFFICIENZA ENERGETICA NELL’ATTIVITÀ PRODUTTIVA, PROMUOVENDO LA MOBILITÀ SOSTENIBILE E LO SVILUPPO DI TECNOLOGIE NAZIONALI PER LE RINNOVABILI zioni (ministero dell’Ambiente). Le priorità sono quelle di fornire a imprese e manager informazioni legate alle opportunità del modello economico circolare, attivare dinamiche di knowledge-sharing e diffondere la cultura della sostenibilità a tutti i livelli (impresa, società civile, istituzioni). Altrettanto fondamentali lo scambio di buone prassi e il potenziamento della cooperazione tra stakeholder. Il progetto prevede una struttura articolata, composta da una pluralità di iniziative tra loro interconnesse: workshop sul territorio, webinar online, un  concorso  per individuare le aziende best performer dell’economia circolare, oltre a un sito internet dedicato

(economiacircolare.confindustria.it). Il roadshow è partito il 24 maggio a Mestre, presso Confindustria Veneto, per proseguire nelle altre regioni d’Italia con ulteriori tappe sul territorio fino a dicembre. L’iniziativa, oltre a rivolgersi al management ambientale all’interno delle imprese, è rivolta anche agli altri referenti aziendali che intervengono nel processo produttivo, dal design agli acquisti, dalla produzione al marketing e alla distribuzione, perché l’impatto delle logiche connesse con l’economia circolare ha effetti su tutta la catena del valore aziendale, potendo intervenire dalla progettazione al “fine vita” di un prodotto. •

CE LAB, UN LABORATORIO INTERSETTORIALE ntesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo lanciano il primo laboratorio italiano dedicato alla circular economy (Ce Lab). Si trova all’interno dell’ex area Ansaldo di Milano, oggi sede di Cariplo Factory, polo dedicato ai progetti di open innovation e valorizzazione dei giovani talenti che si propone di generare 10mila occasioni di lavoro in tre anni, puntando sulle nuove occupazioni, soprattutto legate al digitale, ma anche quelle legate ai nuovi scenari occupazionali di cui la circular economy è oggi certamente un pilastro fondamentale. Tra gli obiettivi: supportare e accompagnare la trasformazione del sistema economico italiano e diffondere nuovi modelli di creazione del valore nell’interesse collettivo, accelerando la transizione verso la circular economy e promuovendo l’innovazione sociale e l’impact investing. Il laboratorio si propone nello specifico di divulgare e promuovere i principi del nuovo modello economico; contribuire alla generazione di opportunità di business; creare valore e crescita attraverso iniziative di open innovation tra Startup, Pmi, grandi imprese, Università e istituzioni. Il polo di ricerca è stato inaugurato il 24 settembre alla presenza di Ellen MacArthur, presidente e fondatrice del più autorevole network attivo a livello mondiale nella diffusione del modello circolare, la Ellen MacArthur Foundation (Emf). Nell’ambito dell’iniziativa è stata anche annunciata da Intesa San Paolo la messa a disposizione di un plafond fino a 5 miliardi di euro per il periodo 2018-2021, concedendo le migliori condizioni di accesso al credito, alle aziende che adottano il modello circolare con modalità innovative. La valutazione del merito delle iniziative sarà curata dall’Innovation Center che ha definito i criteri di circolarità degli investimenti insieme alla Fondazione Ellen MacArthur.

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Economia circolare

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l 4 luglio 2018, il Consiglio dell’Unione Europea ha dato il via libera definitivo al “pacchetto economia circolare”. Le quattro nuove direttive Ue, basate sulle proposte che la Commissione ha presentato nel dicembre del 2015, trovano nelle energie rinnovabili uno dei driver principali per uno sviluppo basato su un’economia capace di ottimizzare il comparto dei rifiuti. Il pacchetto, infatti, vuole aiutare a produrre meno rifiuti e, quando ciò non sia possibile, ad aumentare in modo significativo il riciclo dei rifiuti urbani e dei rifiuti d’imballaggio. La pratica della discarica andrà riducendosi gradualmente, così come quella dell’incenerimento, per lasciare invece priorità alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclo. È in questo modo, infatti, che l’economia circolare può diventare una realtà. Come spiega meglio Andrea Piazzalunga, tecnico referente per il settore Bioenergie di Water & Life Lab, laboratorio accreditato Uni Cei En Iso/Iec 17025:2018 e specializzato nell’esecuzione di analisi chimiche e microbiologiche ambientali, «i nuovi provvedimenti introducono la modifica delle direttive sui rifiuti e sottolineano ancora di più l’importanza della raccolta differenziata obbligatoria per i rifiuti organici biodegradabili. Questo per rendere disponibili più rifiuti da destinare alla conversione in gas. Le ultime norme, inoltre, hanno fissato nuovi obiettivi di riciclo per il 2030 e introdotto il regolamento sui fertilizzanti, stabilendo regole comuni che, per la prima volta, consentiranno di vendere il compost in tutta Europa». Con uno scenario generale così in fermento, Water & Life Lab ha deciso di mettersi al servizio del cambiamento, sviluppando un pacchetto di servizi analitici destinati ai gestori di impianti di produzione di bioenergia rinnovabile: biogas, biometano e combustione di legna e simili. «I servizi analitici che abbiamo messo a punto – continua

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Bioenergie e servizi analitici Oggi, la bioeconomia circolare ha al proprio servizio un laboratorio di analisi. Andrea Piazzalunga racconta la propria esperienza in Water & Life Lab

WATER & LIFE LAB SVILUPPA ANCHE METODICHE ANALITICHE DEDICATE ALLA RICERCA DI SOSTANZE ED AGENTI PARTICOLARI SU MATRICI NON CONVENZIONALI

DIVISIONE AMBIENTALE DELL’AZIENDA Grazie all’esperienza maturata e al grande know how, Water & Life Lab è in grado di soddisfare ogni richiesta analitica in ambito ambientale. In Italia, il laboratorio vanta una stretta collaborazione con Indam Laboratori di Brescia e oltre alla sede principale di Entratico detiene due sedi operative – Casalmaggiore e Salerno – che aiutano a garantire al proprio bacino d’utenza un servizio di prossimità. Nella divisione ambientale del laboratorio un’equipe di chimici, biologi, tecnologi alimentari e ingegneri è a disposizione per risolvere anche problemi complessi, nei laboratori sono analizzate tutte le matrici ambientali: • Acque potabili destinate al consumo umano; • Acque reflue ed emissioni in atmosfera; • Acque di falda e acque superficiali; • Gas interstiziali (installazione di sonde di campionamento dei gas interstiziali nei siti contaminati, prelievo e caratterizzazione chimica); • Agenti chimici, fisici e biologici in Ambiente di lavoro; • Emissioni in atmosfera di polveri, gas, vapori, solventi, metalli, sostanze organiche; • Rifiuti urbani, speciali, pericolosi e non pericolosi; • Legionella; • Terreni agricoli e contaminati; • Qualità dell’aria; • Amianto; • Olfattometria.

rienza unica nel proprio genere, e oggi ci configuriamo come principale laboratorio italiano a offrire questa tipologia di servizio analitico». Altri interventi importanti messi a disposizione della clientela sono il controllo delle emissioni in atmosfera e degli scarichi idrici, la caratterizzazione chimica sul compost e la caratterizzazione del biometano. «Il primo prevede analisi accreditate sugli scarichi generati nei processi di produzione di biogas e biometano, ai sensi di quanto previsto dal Testo Unico Ambientale. La caratterizzazione sul compost permette di constatare la

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conformità con quanto Piazzalunga – vanno a previsto dal Manuale supporto dell’intera fiANPA, di redigere giuliera di produzione e, dizi agronomici e di ladunque, coprono ogni La rapidità nella consegna dei sciare che il compost risultati delle analisi è uno dei step e passaggio di rimaggiori punti di forza di prodotto dai processi ferlevo per il ciclo produtWater & Life Lab mentativi di produzione di tivo. Ai nostri clienti biogas venga utilizzato garantiamo la caratterizzacome ammendante in agricolzione dei rifiuti in ingresso altura. Infine, la caratterizzazione del l’impianto attraverso un’analisi biometano prevede l’analisi di tale gas per merceologica e chimica, e il controllo del dicertificare le caratteristiche chimiche ed energestante, la cui analisi chimica rende possigetiche del biometano secondo quanto indibile migliorare la resa dei processi cato dalle norme vigenti. La produzione di fermentativi di produzione del biogas. La rabiogas trasforma il materiale di scarto in una pida determinazione di numerosi parametri risorsa, diminuendo così la quantità di rifiuti chimico-fisici permette al gestore dell’imda destinare alla discarica e producendo un pianto di intervenire tempestivamente in caso combustibile rinnovabile». E per tutti quei terdi necessità e di azioni correttive da attuare. ritori che, nonostante la grande valenza amInoltre, grazie al rapporto con vari specialisti bientale, non sono favorevoli a ospitare del settore – fra cui la società Bietifin, leader impianti di biometanizzazione per timore italiano nei servizi di assistenza tecnica – che degli impatti che l’attività può avere, Water & si occupano della conduzione degli impianti Life Lab predispone piani di monitoraggio di digestione, abbiamo sviluppato un’espedegli odori e di verifica delle possibili fonti di molestie olfattive mediante olfattometria diWater & Life Lab ha sede a Entratico (Bg) namica o reti di sensori. • Emanuela Caruso www.waterlifelab.it


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Qualità dell’aria

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Filtrazione: nuove esigenze e innovazioni Con più di trent’anni di esperienza alle spalle, Riccardo Romanò racconta il mondo dei filtri secondo le caratteristiche che si sono imposte negli ultimi tempi. Ecco gli aspetti centrali di cui questa produzione deve tener conto

empre più spesso è richiesta una buona qualità dell’aria all’interno degli spazi chiusi, sia per il benessere degli occupanti sia per ragioni legate ad alcune produzioni particolari». Per questo motivo, Riccardo Romanò, amministratore delegato della Lombarda Filtri Srl, spiega l’andamento del settore sul piano internazionale: il mercato della filtrazione è in costante espansione. Ma non bisogna credere che sia un ambito su cui investire senza nessuna competenza. Non si improvvisa in questo tipo di produzioni, un filtro non vale l’altro. «Il mercato tende a chiedere filtri sempre più efficienti – spiega Romanò − la nostra azienda, seguendo le nuove normative internazionali e consapevole dei danni diffusamente provocati dall’inquinamento ambientale, sta sviluppando nuovi prodotti». In cosa consistono le caratteristiche di un filtro di qualità superiore rispetto a uno di fattura mediocre? «Un filtro è caratterizzato da due dati: la sua efficienza, cioè la sua capacità di fermare le impurità presenti nell’aria, e la sua perdita di carico, ovvero la resistenza che oppone al flusso dell’aria. Un buon filtro deve avere l’effi-

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L’ingegner Riccardo Romanò, amministratore della Lombarda Filtri di Camnago di Lentate sul Seveso (MB) e chairman dell’Iso Tc 14 www.lombardafiltri.it

UN FILTRO SI DISTINGUE PER LA CAPACITÀ DI FERMARE LE IMPURITÀ E LA SUA PERDITA DI CARICO, CIOÈ LA RESISTENZA AL FLUSSO DELL’ARIA cienza richiesta dall’applicazione cui è destinato e la più bassa perdita di carico possibile. Questo si ottiene da un lato utilizzando materiali filtranti di buona qualità e dall’altro utilizzandoli in quantità e disposizione tali da minimizzare la loro resistenza al passaggio dell’aria». Come descrivereste la vostra realtà imprenditoriale? «La Lombarda Filtri, nata sulla scorta del lavoro di mio padre, che a metà degli anni Sessanta, e tra i primi in Italia, iniziò la produzione di filtri, pur mantenendo un carattere familiare, ha saputo affrontare la continua evoluzione del mercato specializzandosi sempre più. In altre parole, siamo presenti sul mercato con prodotti e tecnologie che fanno di noi un’azienda di riferimento. L’utilizzo di attrezzature moderne ed efficienti (spesso frutto di un lungo lavoro interno di ricerca e sviluppo),

la collaborazione con fornitori altamente qualificati, le maestranze altrettanto qualificate e un sistema di gestione della qualità certificato secondo Iso 9001:2015, ci rendono un partner affidabile». In cosa consiste il vostro principale obiettivo? «Uno degli aspetti centrali per noi è la qualità, da sempre intesa come soddisfazione delle esigenze del cliente. Qualità, dunque come sforzo continuo di perfezionamento dei propri prodotti adeguandoli alle esigenze del mercato, La nostra produzione è normalizzata al fine di garantire i massimi standard qualitativi, ma non è rigida, poiché solo una produzione flessibile può rispondere con prontezza ed efficacia alle richieste del cliente in fatto di filtrazione. Ed è sempre per l’attenzione ai bisogni della clientela e all’evoluzione del mercato che Lombarda Filtri parte-

L’IMPORTANZA DELLA FLESSIBILITÀ iccardo Romanò, amministratore della Lombarda Filtri, si sofferma su quelli che per lui sono gli aspetti principali che distinguono la società brianzola sul mercato della filtrazione, e sul motivo per cui ricoprono tale importanza. «Una buona flessibilità produttiva – spiega l’amministratore della Lombarda Filtri −, sia in termini quantitativi che qualitativi ci permette di rispondere adeguatamente a

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tutte le richieste che arrivano dal mercato della ricambistica, spesso caratterizzato da piccoli lotti o da particolari funzionalità. L’utilizzo di materie prime di elevata qualità da fornitori qualificati e affidabili, l’adozione di processi produttivi moderni e la collaborazione di personale qualificato e motivato rendono sempre più elevata la qualità dei nostri manufatti».

cipa attivamente alle attività normative nazionali e internazionali relative alle prestazioni dei filtri. Personalmente, poi, sono stato parte attiva nella preparazione della norma Iso 16890, che definisce l’efficienza dei filtri per ventilazione generale rispetto al particolato presente in ambiente, e sono stato nominato chairman del comitato tecnico Tc142 dell’Iso che si occupa appunto di filtrazione dell’aria». Che ruolo ricopre l’aspetto ecologico all’interno della vostra attività? «Un ruolo importante che cerchiamo di affrontare sia con l’attenzione alla scelta delle materie prime che alla gestione del prodotto una volta giunto a fine vita. Dal punto di vista della scelta delle materie prime, da anni utilizziamo solo materiali filtranti termo-legati e quindi esenti da resine, più leggeri e privi di sostanze tossiche e inquinanti; dal punto di vista della gestione dello smaltimento abbiamo sviluppato una linea di prodotti completamente compattabili e inceneribili, riducendo quindi l’impatto ambientale dei filtri sporchi da eliminare». Negli ultimi anni, qual è stato l’andamento del vostro business? «In questi ultimi anni il nostro fatturato è rimasto pressoché costante, anche perché limitato dagli attuali ambienti lavorativi che non consentono l’introduzione di nuove linee produttive. Per questo motivo stiamo acquisendo nuovi spazi che permetteranno di incrementare il nostro volume d’affari». Quali saranno le innovazioni tecnologiche e normative che si affermeranno nel prossimo futuro? «Uno degli obbiettivi verso cui si dirige il mercato della filtrazione è la riduzione dell’impatto energetico dell’uso dei filtri per aria, possibile attraverso la riduzione della loro resistenza al flusso d’aria che è direttamente proporzionale all’energia richiesta per il funzionamento dei ventilatori. A questo proposito stiamo investendo in ricerca e sviluppo per l’ottimizzazione del design dei nostri prodotti anche attraverso contratti di ricerca con istituti universitari». • Elena Ricci


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Efficienza

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Costruire prodotti e servizi sostenibili, l’approccio multidisciplinare Migliorare ogni giorno la sostenibilità a partire dalla fase di progettazione e di produzione fino alla gestione dei sistemi edificio/impianti. È questa la filosofia di Global Service Solutions, che mira a garantire un futuro migliore

a mutevolezza delle attività e la trasformazione delle organizzazioni ha ampliato la necessità di spazi e immobili in grado di essere sostenibili, variabili e flessibili rispetto alle esigenze degli occupanti. La sfida è stata accolta da Global Service Solutions, società nata da un’esperienza pluriennale maturata nel settore della gestione dei servizi di supporto alle imprese. L’azienda offre un approccio multidisciplinare di progettazione, pianificazione e gestione integrata di tutte le attività “no core”, legate al patrimonio immobiliare e che risultano necessarie al funzionamento efficace ed efficiente dello stesso. «Il nostro obiettivo è quello di migliorare ogni giorno la sostenibilità dei prodotti e dei servizi integrati proposti ai clienti, riducendo gli impatti sull’ambiente, a partire dalla fase di progettazione e di produzione fino alla gestione dei sistemi edificio/impianti, ottimizzando gli spazi fisici per le persone che ci lavorano» spiega Roberto Colombo, amministratore unico di GSS. Quello proposto da Global Service Solutions è un modello basato sull’environmental design a favore della sostenibilità del facility management, dell’Indu-

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Global Service Solutions ha sede a Roma www.globalservice.solutions/home-it

stria 4.0 e della Green Economy: «Costruire prodotti e servizi sostenibili è la vera sfida delle prossime generazioni per garantire loro un futuro migliore» aggiunge ancora l’amministratore unico. Un esempio di vero salto qualitativo è rappresentato dalla nascita stessa di GSS Corporate, capofila di innumerevoli marchi di qualità, in grado di mettere a disposizione know-how e di mantenere viva la storia delle aziende, arricchendo il proprio portfolio di una variegata offerta di servizi specializzati per il facility management sostenibile. Proprio in occasione di Ecomondo, GSS Corporate vuole celebrare l’arrivo di un nuovo membro di questa grande famiglia. Infatti, oltre a Termoraggi nata nel 1973, Fimis con più di trent’anni di esperienza, la Selframes che nasconde vent’anni di ricerca e sviluppo e Wiretech il progetto segreto futuristico, arriva Servin. «Solution provider specializzato nella progettazione di opere di bonifica, tecniche, infrastrutturali, stradali e industriali, che riserva particolare attenzione all’ambiente e dispone di un know how qualificato

FACILITY MANAGEMENT SOSTENIBILE lobal Service Solutions è la specialista del facility management sostenibile in Italia. Presente anche sul mercato internazionale, offre una vasta gamma di soluzioni integrate per la gestione dei progetti, la manutenzione, la bioedilizia, l’ingegneria meccanica, la pulizia e la sanificazione. L’azienda adotta un approccio strategico sostenibile ed eco-compatibile. Ciò significa beneficiare di molti vantaggi operativi: design integrato sempre coordinato, efficienza operativa e garanzie di mantenimento degli standard.

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nager, in particolare, necessita di una grande quantità di informazioni, molto diverse tra loro, che devono poter essere gestite con una tecnologia che consenta di mettere a confronto i dati complessi riferibili non solo ai singoli edifici o a parti di essi ma anche all’ambiente o al paesaggio in cui sono inseriti» precisa ancora Roberto Colombo. «Un intervento di bonifica di un sito contaminato lo si realizza a partire da uno studio approfondito riguardante la storia passata, l’utilizzo attuale, gli aspetti ambientali e la sua destinazione futura» ripete Matteo Brighi. Anche l’industria delle costruzioni è costantemente alla ricerca di nuovi metodi per aumentare l’efficienza e la produttività; il Building Information Modeling (Bim), il Geografic Information System (Gis – Sistema Informativo Geografico) e la Augmented Reality (Ar – realtà aumentata) rappresentano oggi alcune delle tecnologie più innovative che possono essere utilizzate in maniera integrata per ottimizzare il processo di gestione dei dati riferiti all’intero ciclo di vita di un edificio, prodotto o servizio. Questo avviene attraverso processi di innovazione con particolare attenzione al riciclo, riu-

LE INFORMAZIONI DEVONO ESSERE GESTITE CON UNA TECNOLOGIA CHE CONSENTA DI METTERE A CONFRONTO I DATI COMPLESSI RIFERIBILI NON SOLO AI SINGOLI EDIFICI O A PARTI DI ESSI MA ANCHE ALL’AMBIENTE O AL PAESAGGIO IN CUI SONO INSERITI nella gestione e interpretazione su basi scientifiche supportate dalle attività di supervisione ed esecuzione dei progetti» spiega Matteo Brighi Area Manager Servin. GSS Corporate è sinonimo d’integrazione di una serie di attività di carattere gestionale che richiedono competenze economico-finanziarie, ma anche personale qualificato nel settore ingegneristico, architettonico, organizzativo e relazionale. «Il mestiere di facility ma-

so e ricerca continua nei materiali, al design e alle attività di progettazione. «La sfida più grande è quella che facciamo con noi stessi tutti i giorni, cercando di migliorarci, e di essere sempre un passo avanti agli altri. È in quest’ottica che Global Service Solutions pone la ricerca continua unita al rispetto per l’ambiente, alla base della propria mission aziendale» conclude Roberto Colombo. • Luana Costa


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Efficienza

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ell’ottica di garantire le migliori prestazioni di un impianto, che concretizzi non solo i risultati attesi ma che rispetti anche le normative vigenti, lo Studio Tema ha fatto della progettazione e dello sviluppo di soluzioni che riguardano il settore elettrico, dell’automazione, della comunicazione, finanche quello meccanico e termotecnico, il proprio obiettivo aziendale. «I diversi tipi d’impianto – racconta Mattia Betti, fondatore dello studio –, sono ottimizzati in funzione della tipologia, della struttura, dei costi d’esercizio, dell’affidabilità e della sicurezza, tenendo sempre presente la necessità del risparmio energetico». In quest’ambito la società, con sede a Forlì, coordina e realizza progetti i cui principali filoni sono lo studio degli impianti elettro strumentali e d’automazione a servizio d’im-

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Impianti ad alte performance Lo Studio Tema realizza impianti ottimizzati alle diverse finalità, con particolare attenzione al risparmio energetico. Ne parliamo con Mattia Betti

pianti di trattamento rifiuti, che spaziano dai termovalorizzatori ai trattamenti meccanici-biologici quali la preselezione, la digestione anaerobica e il compostaggio in biotunnel. I prodotti finali che vengono poi sottoposti ad attività di recupero sono biogas utili per la produzione di energia elettrica, calore e biometano. Altre attività di particolare interesse sono lo studio, la progettazione e il collaudo di impianti elettro strumentali e ad automazione, a servizio di impianti di

Lo Studio Tema si trova a Forlì www.studio-tema.it

depurazione per il trattamento di acque reflue e la realizzazione dei relativi sistemi di trattamento fanghi, digestione e produzione di energia elettrica. «La progettazione – continua Mattia Betti –si realizza attraverso lo sviluppo di elaborati tecnici di calcolo dei dimensionamenti elettrici in esame, verificando le scelte tecniche per l’utilizzo dei sistemi tecnologica-

mente più evoluti e performanti. Inoltre, vengono realizzati elaborati grafici di progetto che sfruttano le moderne tecnologie di progettazione BIM e modelizzazione 3d, utili per avere una visione d’insieme del progetto ed evitare interferenze». Per realizzare questi elaborati tecnici, l’azienda si avvale della collaborazione con la struttura tecnico-commerciale interna, finalizzata anche alla preventivazione dei computi metrici elettrici relativi alle gare d’appalto. «Alcuni tra i nostri progetti più importanti – conclude Mattia Betti –

sono la realizzazione preliminare ed esecutiva degli impianti elettrici e fluidici per la discarica G4 a Sogliano al Rubicone (FC), la redazione e progettazione esecutiva degli impianti elettrici, soprattutto in area con pericolo d’esplosione, per l’adeguamento dell’impianto di recupero mediante compostaggio di rifiuto organico e upgrading per la produzione di biometano da Forsu e l’impianto per l’adeguamento ai fini della razionalizzazione del processo produttivo dell'impianto di compostaggio con produzione di biofertilizzanti e produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile mediante valorizzazione energetica del biogas prodotto dalla digestione anaerobica in condizioni controllate, in località Carboli - Monterotondo Marittimo (Gr)». • Andrea Mazzoli


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Consulenti aziendali nelle manutenzioni edili Cinzia Virdichizzi racconta il complesso lavoro del general contractor, dedicato alle aziende, soffermandosi sugli aspetti più significativi di questa nuova frontiera edilizia

Strada in Ecodrain nel Comune di Lonato del Garda

oordinare per intero l’intervento edilizio, gestirne le modalità e le tempistiche, risolvere problematiche ogni volta diverse, ottimizzando tutto il processo manutentivo. Tutto ciò richiede esperienza, competenze specifiche e capacità di coordinamento delle squadre e dei singoli professionisti: questo significa essere general contractor. Questa particolare configurazione aziendale, nel mondo dell’edilizia, rimanda alla possibilità di operare per conto del cliente la scelta di uno staff ad hoc, diversificato per professionalità e responsabilità, insieme al controllo dei materiali, delle lavorazioni e delle opere. Tutto ciò consente all’azienda cliente del general contractor di ave-

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Strada in Ecodrain nel Comune di Mira

ECODRAIN È UNA PAVIMENTAZIONE PER ESTERNI, TANTO DRENANTE QUANTO ECOSOSTENIBILE, DUREVOLE, RESISTENTE E DALL’ASPETTO GRADEVOLE re un unico interlocutore di riferimento e di risparmiare tempo e risorse. Abbiamo chiesto a Cinzia Virdichizzi, titolare di Tecno Group Consulting Srl, cosa significa nell’attività quotidiana ricoprire questo ruolo. «Siamo un general contractor – dice Virdichizzi −, ma preferiamo definirci consulenti aziendali in edilizia. Offriamo servizi di facility management, progettazione, coordinamento e realizzazione di opere edili, con l’obiettivo di creare e migliorare edifici e ambienti di lavoro. Organizziamo e gestiamo ogni tipo di ristrutturazione e manutenzione per conto dell’azienda committente, in stretta collaborazione con la direzione o il facility manager o in completa autonomia, su incarico. Proponiamo e gestiamo la progettazione, la scelta dei materiali, uno staff di professionisti e di artigiani esperti e qualificati, l’esecuzione dei lavori e le pratiche documentali, tecniche e amministrative, fino alla consegna chiavi in mano delle opere. Ci occupiamo di edifici industriali, capannoni, officine, fonderie, uffici, negozi e strutture ricettive. Nati a Lissone, in Brianza, operiamo in tutta la Lombardia per offrire edilizia di qualità e le migliori soluzioni in termini tecnici e fiscali, a risparmio energetico». Fra le altre cose, Tecno Group Consulting è fra le imprese scelte per posare la pavimen-

tazione per esterni Ecodrain, prodotta da Ecodrain Srl di Scanzorosciate (BG). «La pavimentazione Ecodrain è una proposta all’insegna di qualità e sostenibilità – spiega Virdichizzi −. Pensiamo a una pavimentazione per esterni che sia tanto drenante quanto ecosostenibile, ma anche durevole, resistente e dall’aspetto gradevole. Ecodrain è tutto questo: versatile e destinato ai più diversi utilizzi, è un innovativo conglomerato ce-

Rifacimento copertura di edificio aziendale

mentizio ad alte prestazioni che garantisce un’ampia gamma di vantaggi e benefici per l’ambiente e per le persone. Studiato per realizzare pavimentazioni altamente drenanti nei luoghi più diversi, questo calcestruzzo ecologico gode di elevate resistenza e compressione, è fonoassorbente, atermico, ignifugo, antiscivolo e non rilascia residui nocivi nel suolo, dato che non contiene bitume o resine. Un mix di proprietà uniche nel suo genere». La titolare di Tecno Group Consulting continua l’elenco delle caratteristiche della pavimentazione Ecodrain. «È indicato in particolare per la realizzazione di piste ciclabili, strade inserite in aree verdi e ambienti protetti, centri storici, zone archeologiche, piazzali e parcheggi a basso impatto ambientale, camping, zone pedonali e residenziali, campi da tennis, riqualificazione di linee ferroviarie, percorsi di campagna e di montagna. Non accumula calore e non produce l’effetto “isola di calore” durante la stagione estiva, né ha bisogno di essere delimitato da cordoli di contenimento. Dalle piazze alle banchine, dai campi da tennis ai golf club, la personalizzazione di colore, tessitura, drenabilità e resistenza ai carichi, permette così di trovare la soluzione ideale per ogni contesto». Infine, Virdichizzi torna sulle specificità della sua impresa. «Che si tratti di un’abitazione, un ufficio o un’azienda, il nostro lavoro e le nostre proposte saranno sempre personalizzate a seconda delle specifiche esigenze e orientate alla qualità. Dal progetto completo a singoli lavori o consulenze, alla scelta dei materiali più adeguati e durevoli, all’esecuzione delle opere, tutto sarà organizzato e coordinato secondo standard elevati ed eseguito da professionisti esperti e certificati. Efficienza e durabilità sono i nostri obiettivi prioritari e le caratteristiche dell’immobile. Perché il prezzo più basso, nel tempo, non si dimostra affatto il più conveniente. Il nostro punto di forza, insomma, è la qualità: prezzo adeguato e ottimi materiali garantiscono la migliore riuscita del progetto». • Elena Ricci Tecno Group Consulting ha sede a Lissone (MB) www.tgcsrl.it – info@tgcsrl.it


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Coperture intelligenti

a normativa che regolamenta gli interventi di rimozione di amianto impone alcune procedure, non sempre di semplice applicazione, pacchetto di servizi da offrire al cliente. «Abper la gestione dei materiali in ce- I materiali utilizzati oggi per la realizzazione di nuove coperture sono biamo iniziato negli ultimi mesi a realizzare inmento amianto sia durante la fase di rimoal 90 per cento metallici, un modo per contribuire alle richieste green terventi di messa in sicurezza statica, di zione che durante la fase di gestione del consolidamento antisismico, delle strutture rifiuto prodotto. È proprio per questa ragione che provengono dal mercato. Ne parliamo con Franco Castellani più vecchie di alcuni nostri clienti. Questa tiche la Tecneco è molto attenta affinché le della Tecneco di Ponte a Egola – San Miniato, in provincia di Pisa pologia di intervento, oltre a mettere in regola procedure vengano rispettate dagli operai e dal punto di vista normativo l’immobile ed che il rifiuto, una volta allontanato dal canesonerare quindi il proprietario da eventuali tiere, sia affidato a centri di raccolta in regola responsabilità in caso di eventi sismici, gacon le autorizzazioni. «Per la scelta dei nuovi rantisce ai clienti la possibilità di sfruttare il Simateriali utilizzati per le ricoperture, ci affismabonus, che garantisce sgravi fiscali fino diamo ad aziende certificate che prestano alall’80 per cento delle spese sostenute. La trettanta attenzione all’ambiente - precisa percentuale è variabile in base al numero di Franco Castellani, titolare dell’azienda che si classi sismiche di cui viene ridotto il rischio. occupa, con consolidata esperienza, di coÈ inoltre in fase di valutazione la possibilità di perture civili e industriali -. I nostri servizi spaattrezzarsi per iniziare interventi di rivestiziano dalla rimozione dei materiali in mento delle strutture metalliche, in cemento cemento-amianto in matrice compatta ai conarmato o laterizio con vernici passivanti, ossia seguenti servizi di ricopertura con i materiali pitture intumescenti monocomponenti in sopiù appropriati in funzione delle necessità dei luzione acquosa a base di resine sintetiche clienti. A corredo dei lavori di ricopertura, applicate a spruzzo, al fine di migliorarne il siamo in grado di progettare e realizzare i sicomportamento Rei, per la resistenza al stemi di sicurezza permanenti, quali ad esemfuoco. Si possono usare anche intonaci ignipio le linee-vita, i parapetti perimetrali e le fughi a base di gesso e vermiculite a bassa accessorie scale di accesso ai piani di coperdensità, anch’essi applicati a spruzzo. Intertura ma eseguiamo anche lavori di rivestifacciandoci costantemente con gli studi tecmento di facciata con elementi modulari nici riusciamo a essere costantemente metallici, con sottostanti strutture metalliche aggiornati su nuove normative, specifiche di sostegno». I materiali utilizzati oggi per la dell’edilizia, e anche su quali caratteristiche realizzazione di nuove coperture sono al 90 debba rispettare un determinato nuovo maper cento metallici, un modo per contribuire teriale da posa in copertura per il rispetto alle richieste green del mondo odierno è delle leggi sopracitate e per l’ottenimento di quello di proporre ai clienti materiali utili al mieventuali sgravi fiscali o finanziamenti a glioramento dell’efficienza energetica degli fondo perduto». • Luana Costa immobili, in modo da determinare riduzione delle emissioni in atmosfera di Co2 specifiche, spesso il cliente nell’atmosfera. «Le soluzioni opta per la sostituzione che, che vanno per la maggiore – sebbene più onerosa, riprosegue il responsabile solve definitivamente il aziendale - sono il confiproblema relativo alla namento o la sostituLa Tecneco dispone di un ampio parco macchine tra le quali piattaforme aeree, camionpresenza di amianto. Tra zione delle coperture in gru, carrello elevatore, autocarri e macchine per i tecnici per un intervento quanto più comSgravi fiscali garantiti dal i materiali più richiesti vi amianto. Considerati i pleto ed efficace possibile. La sede legale ed operativa si trova in una posizione centrale Sismabonus relativamente a sono invece i lamierati e costi da sostenere per il rispetto a tutte le province della Toscana. La società è nata per soddisfare con estrema interventi di messa in le pannellature coibenconfinamento, che pur professionalità e prezzi altamente competitivi la crescente richiesta del cliente. Il fatturato sicurezza statica delle strutture più vecchie tate. Questi materiali, oltre essendo più bassi rispetto del 2017 è stato più alto di circa il 20 per cento rispetto a quello del 2016. Per l’anno in corso a essere duraturi e perfora una sostituzione, sono cosi prevede un fatturato in linea con quello del 2017. manti in termini di pedonabilità, munque prezzi notevoli perché offrono buone possibilità di installale vernici da utilizzare sono vernici zione delle linee vita ed eventualmente degli Tecneco ha sede a Ponte a Egola – San Miniato (Pi) impianti fotovoltaici. Il settore delle coperture www.tecnecosrl.it non offre particolari innovazioni in termini di tecnica costruttiva, ciò che un fornitore come noi può offrire ai propri clienti è la prospettiva di quali siano gli eventuali incentivi a fondo perduto o sgravi fiscali che si possono ottenere, al momento in cui viene deciso di eseguire l’intervento. Per questo la nostra azienda è in constante contatto con agenzie di finanza agevolata che ci tengono aggiornati sui bandi in essere da poter suggerire ai nostri clienti». Nonostante il mercato sia in movimento piuttosto costante, rispetto agli anni passati sono sempre più le aziende che si specializzate nella bonifica di amianto. Pertanto Tecneco sta sviluppando altre idee per diversificare il

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LA SOSTITUZIONE DELLA COPERTURA, SEBBENE PIÙ ONEROSA DEL CONFINAMENTO, RISOLVE DEFINITIVAMENTE IL PROBLEMA RELATIVO ALLA PRESENZA DI AMIANTO

80%

UN’AZIENDA STRUTTURATA


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Tecnologie

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Serbatoi, cassoni porta attrezzi e assistenza personalizzati ondata nel 1966 a San Bonifacio, a pochi chilometri da Verona, la società Piccinato Sergio Srl realizza e ripara serbatoi omologati per gasolio, olio/gasolio e olio idraulico, destinati tanto ad autoveicoli commerciali ed industriali quanto ad applicazioni per macchinari industriali. La diversificazione della propria proposta commerciale e la capacità di costruire un prodotto seguendo le specifiche richieste del cliente, fanno dell’azienda un importante punto di riferimento del settore, in termini di qualità, consulenza e tecnologia. «L’obiettivo principale della nostra azienda – racconta Martina Piccinato, titolare della Piccinato–, è quello di riuscire a rispondere in modo puntuale e specifico a qualsiasi necessità della nostra clientela, garantendo una lunga serie di prodotti all’avanguardia e servizi di consulenza personalizzati che anticipano e seguono l’installazione della componentistica, e che vengono quotidianamente erogati da team di tecnici qualificati». Consapevole dell’importanza di un servizio all’altezza delle aspettative, la Piccinato garantisce ai propri clienti la massima qualità in ogni fase del processo produttivo, grazie alla scelta dei migliori materiali sul mercato e a un importante investimento in termini di formazione e tecnologia. «La nostra azienda – continua Martina Piccinato -, progetta, costruisce e ripara serbatoi carburante per autoveicoli di varia natura e dimensione. Con

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Con una solida esperienza nella riparazione e costruzione di serbatoi per gasolio omologati, la Piccinato Sergio propone soluzioni calibrate sulle esigenze del cliente. Ne parliamo con Martina Piccinato campione, e con eventuali personalizzazioni specifiche per applicazioni speciali, Piccinato Sergio Srl realizza serbatoi su misura in ferro decapato di prima scelta o in acciaio inox aisi 304 2b, o fiorettato prima scelta, condividendo con i propri clienti l’obiettivo di una comune efficienza. «Realizziamo serbatoi su misura per compressori, gruppi elettrogeni, camper, bus, veicoli con allestimenti personalizzati e specifici per il recupero di acque e liquami o per veicoli destinati al trasporto d’animali, carni e di pelli. Un’altra importante parte della nostra produzione sono le cassette e cassoni porta attrezzi costruiti a misura su richiesta del cliente, in questo modo lo stesso può sfruttare al massimo le gli spazi disponibili» conclude Martina Piccinato.• Andrea Mazzoli Piccinato Sergio si trova a San Bonifacio (Vr) - www.piccinatoserbatoi.com

oltre cinquant’anni di attività, siamo ormai un punto di riferimento nazionale per gli autotrasportatori che desiderano disporre della consulenza e dell’operatività di un partner in grado di proporre prodotti, servizi della massima qualità e personalizzazione del prodotto anche se omologato secondo le ultimissime normative vigenti ECE 34». Partendo quindi dal disegno o da un


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Investire nella domotica Secondo Aldo Ramati «conviene, perché si ottiene un maggiore controllo delle varie utenze dell’abitazione, anche da remoto». Gli impianti fotovoltaici poi completano l’offerta l rapporto con la domotica e l’installazione di impianti fotovoltaici da parte dei privati è cambiato negli ultimi anni, dando sempre più spazio a scelte che tendono verso la sostenibilità energetica. «Oggi anche i clienti privati si orientano con maggiore attenzione verso il risparmio economico e ambientale. Si tratta di due aspetti diversi della gestione con la nostra vita domestica e i consumi». A parlare è Aldo Ramati, presidente della ditta Elettronica Pavese fondata nel 1989 e divenuta una realtà affermata in tutto il Pavese e nella provincia di Milano. Il territorio è ricco di opportunità per le imprese operanti nell’impiantistica civile e industriale. «Realizziamo diversi tipi di impianti: elettrici civili e industriali, impianti fotovoltaici con e senza accumulo, impianti Tv e Sat e curiamo i sistemi di automazione relativi alla sicurezza domestica quindi cancelli e porte e impianti antifurto e videosorveglianza. Ci occupiamo anche dell’adeguamento di impianti già esistenti alle normative in vigore, rilasciando poi la relativa dichiarazione di conformità». Tanti servizi per una clientela formata principalmente da privati. «Rispetto alla domotica ad esempio, c’è una maggiore sensibilità e conoscenza. L’interesse è cresciuto e i prezzi sono diventati più accessibili». Gli impianti di domotica sono più richiesti perché convengono. «Il consumo è subordinato alle utenze all’interno dell’abitazione e le tempistiche di installazione sono di poco superiori rispetto ai sistemi tradizionali. Conviene investire nella domotica perché si ottiene un maggiore controllo delle varie utenze dell’abitazione, anche da remoto». Ottenere una casa più

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sicura e funzionale con la capacità tecnologica per tenere tutto sotto controllo, ripaga in poco tempo l’investimento iniziale. Gli impianti fotovoltaici poi completano l’offerta. «Sono richiesti principalmente per uso domestico ed ultimamente aumenta la richiesta anche dei sistemi di accumulo, che permettono di ottenere un risparmio maggiore sulla componente energia». Una piccola azienda sempre in movimento. «Lo staff dell’azienda partecipa periodicamente a corsi di specializzazione per mantenersi al passo con le novità in ambito tecnologico. In questo modo riusciamo a proporre al cliente il massimo della professionalità in ogni settore, mantenendo elevata la qualità dei servizi forniti a prezzi concorrenziali sempre nel totale rispetto delle norme e dell’ambiente. Tramite la collaborazione con alcuni fornitori, ci occupiamo anche dello smaltimento dei nostri impianti al termine del loro ciclo di utilizzo». • Patrizia Riso

Elettronica Pavese si trova a Pavia www.elettronicapavese.it


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Ricerca

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er i non addetti ai lavori, tutte le volte che si accosta la parola chimica a temi come la tutela ambientale, così come pure all’alimentare e l’agricolo, si pensa a qualcosa di negativo. È il risultato di semplificazioni portate avanti con molta leggerezza nella comunicazione di massa, che distorcono il senso dei termini fino a rendere questi nuovi significati parte dell’immaginario collettivo. Nel caso della chimica, l’errore è paradossale, proprio perché per chimica si intende prima di tutto una disciplina scientifica. Certo, come tutti i saperi anche questo può essere usato per scopi diversi da quelli che sono nell’interesse delle comunità. Ma senza la chimica non sapremmo analizzare i problemi più urgenti che riguardano il nostro ambiente e le produzioni industriali. Lo spiegano bene la dottoressa Monica Messe e il dottor Vincenzo Cagnazzo, l’una direttore tecnico della brindisina Re.Chem.An, l’altro responsabile del laboratorio nonché legale rappresentante della stessa società. «Il nome che abbiamo scelto per la nostra impresa – dice la dottoressa Messe − è l’acronimo di Research and Chemical Analysis e, come si intuisce, si tratta di un’azienda che opera nel campo delle analisi chimiche e della chimica applicata. Dopo anni di lavoro presso varie aziende private, oltre che in ambito universitario, abbiamo deciso di trasferire il knowhow acquisito in una società che fosse nostra. Tutto è nato nel 2012, dall’esperienza del Laboratorio Microinquinanti Organici del Consorzio Interuniversitario Nazionale “La Chimica per l’Ambiente” (consorzio Inca) presso l’Università di Lecce, dove si è raggiunta una altissima specializzazione nell’analisi di Policlorodibenzodiossine/furani e altri POPs in spettrometria di massa ad alta risoluzione, in varie matrici ambientali ed alimentari». Uno dei primi progetti è stato di ricerca «in collaborazione con il Dipartimento di Farmacia e Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Bari – interviene Cagnazzo −. Si tratta di un progetto basato sulla valorizzazione della “componente minore” degli olii extravergini di oliva. Lo studio si concentrava sulle progressive evidenze speri-

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Una questione di chimica La dottoressa Monica Messe e il dottor Vincenzo Cagnazzo portano il proprio esempio scientifico e professionale per spiegare il grande potenziale della chimica, come strumento decisivo in chiave green

La Re.Chem.An si trova a San Pietro Vernotico (Br) www.recheman.it

IL NOSTRO TARGET VA DALLA BONIFICA ALLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI, FINO AL CONTROLLO DELLE EMISSIONI DIFFUSE mentali che attribuiscono al prodotto interessanti attività correlate con il miglioramento di diverse condizioni patologiche umane, identificabili per esempio con le attività spasmolitica, antinfiammatoria, cancro-protettiva, ipo-colesterolemizzante ecc. Lo scopo era di ideare e sperimentare un sistema di molitura a freddo e a temperatura controllata delle olive, per renderlo poi fruibile agli operatori del settore, riuscendo a coniugare l’alta qualità del prodotto con economicità della tecnica. Inoltre, si cercava di creare i presupposti tecnologici per lo sfruttamento della frazione fenolica delle acque di vegetazione che se da un lato costituiscono un serio problema ambientale per il loro smaltimento, dall’altra sono un’op-

ARTE E AMBIENTE «Alla ricerca ci dedichiamo anche e soprattutto quando ci imbattiamo in qualcosa di particolarmente interessante – dice la dottoressa Monica Messe, contitolare della Re.Chem.An insieme con il dottor Vincenzo Cagnazzo − come è successo ultimamente, quando un’amica mi ha mostrato un album fotografico trovato per caso, abbandonato per strada, risalente probabilmente agli anni Novanta. Era danneggiato dalla pioggia, decomposto nei pigmenti, popolato da muffe. È possibile recuperare questo rifiuto e trasformarlo in arte? Beh, ci abbiamo provato: dopo la caratterizzazione microbiologica prima (per scongiurare la presenza di microorganismi patogeni) e chimico-analitica dopo, individuo le muffe. In realtà, abbiamo così scoperto che si trattava di funghi. Quindi, abbiamo identificato e quantificato i metalli presenti sulla pellicola fotografica rimasta. Il risultato è stato un libro fotografico appena pubblicato. Ambiente e arte si fondono: il collante è la chimica!».

portunità dovuta proprio alle loro peculiarità chimiche come il potere antiossidante». La Re.Chem.An., certificata Iso 9001, col suo personale specializzato, offre ai propri clienti una serie di servizi che interessano soprattutto le tematiche ambientali. «Il nostro target è rappresentato da tutte le criticità che vanno dalla caratterizzazione dei siti da sottoporre a bonifica, alla caratterizzazione di rifiuti da avviare al corretto smaltimento o al recupero, all’analisi delle acque di tutte le tipologie, fino al controllo delle emissioni diffuse, convogliate e fuggitive da siti e impianti industriali. Assistiamo i nostri

clienti non solo nella gestione di problemi prettamente chimici, ma anche durante la fase di avvio di nuovi impianti e nella preparazione di documenti necessari ad avere autorizzazioni specifiche presso enti pubblici di controllo nonché negli studi propedeutici a tali atti. L’azienda si occupa inoltre di chimica applicata nell’ambito dell’analisi di materiali tecnologici e leghe metalliche. In più, l’esperienza ventennale maturata, ci permette di fornire consulenza nello sviluppo delle realtà industriali, offrendo studi atti a individuare le migliori tecnologie disponibili per “ambientalizzare” gli impianti esistenti o di nuova costruzione». La vocazione per l’ambiente della Re.Chem.An. si evince già dal logo dell’azienda. «Una successione di cristalli di carbonio e acqua – spiega Messe −, creato per evidenziare il fatto che la chimica è soprattutto vita. Il carbonio e l’acqua sono i protagonisti delle reazioni chimiche che avvengono in laboratorio, ma anche e soprattutto in natura. Pur mantenendo il nostro ruolo di società di servizio, poi, continuiamo comunque a occuparci di ricerca applicata spesso alle tematiche ambientali. Sono diversi gli studi effettuati. Abbiamo lavorato a una ricerca con l’Università del Salento per la produzione di nuovi biocombustibili, abbiamo collaborato con uno spin-off del Politecnico di Bari, per la caratterizzazione chimica di acque di falda inquinate e per la ideazione e costruzione di un impianto su scala di laboratorio per il trattamento delle stesse. E ancora, possiamo citare la collaborazione con aziende del Nord-Italia nel campo dell’abbattimento delle sostanze odorigene nei fumi industriali, nel qual caso abbiamo sviluppato un metodo di abbattimento che è in fase di realizzazione impiantistica». • Renato Ferretti


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