Page 1

IL GIORNALE DELL’AGRICOLTURA www.golfarellieditore.it

AGRITECH REPORT

EIMA 2018 TECNOLOGIA 4.0 Riflettori accesi sull’esposizione internazionale di macchine per l’agricoltura che si svolge alla Fiera di Bologna dal 7 all’11 novembre

In abbinamento alla stampa nazionale

Agenda politica Il piano strategico del biologico e le altre priorità per il ministro Gian Marco Centinaio a pagina 6 Politiche comunitarie Interventi per sostenere e tutelare il sistema agricolo italiano, ne parla Paolo De Castro a pagina 7 Focus Regioni L’assessore Fabio Rolfi illustra i punti di forza dell’economia agricola lombarda a pagina 8

Innovazione, flessibilità ed export L’industria delle macchine agricole viene da un buon 2017, ma la tenuta della filiera richiede una guardia sempre alta. Indica le prospettive del settore Alessandro Malvolti industria della meccanica agricola identifica una delle eccellenze del “made in Italy”, fortemente vocata sul piano tecnologico e dell’internazionalizzazione. Ma è anche un settore produttivo caratterizzato da specificità anche produttive che richiedono dunque interventi mirati. Lo spiega Alessandro Malavolti, presidente della Federazione nazionale costruttori macchine per l’agricoltura. Il mercato delle macchine agricole ha chiuso il 2017 con incrementi in Italia, in Europa e in tutti i principali mercati mondiali. Sul fronte domestico ed europeo ha senz’altro inciso la nuova normativa sulle omologazioni. Qual è l’andamento del comparto nel corso del 2018 e come prevede chiuderà l’anno? «In effetti, la Mother Regulation ha alterato il normale andamento delle immatricolazioni nel 2017, perché ha spinto le case costruttrici ad attuare politiche di marketing più spinte o a imma-

L’

Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma

tricolare comunque i mezzi in giacenza prima dell’entrata in vigore dei nuovi criteri di omologazione. Il picco di immatricolazioni alla fine dello scorso anno ha prodotto un contraccolpo nei primi sei mesi del nuovo, con cali sen-

Gardening L’analisi di Franco Novello sugli orientamenti d’acquisto per hobbisti e professionisti a pagina 44

sibili delle immatricolazioni in tutti i principali Paesi dell’area comunitaria. Le previsioni del Comitato europeo dei costruttori Cema indicano una ripresa nel secondo semestre per i principali mercati. Anche in Italia prevediamo un recupero che dovrebbe portare a un consuntivo d’anno intorno alle 19.500 unità: un risultato al di sotto delle 22.400 del picco forzato avutosi nel 2017, ma superiore a quelli che erano stati i risultati del 2015 e 2016. Guardando al continente europeo nel suo complesso, non è facile fare delle previsioni perché, se è vero che Francia, Germania e Spagna dovrebbero registrare un miglioramento rispetto al primo semestre dell’anno, è anche vero che nei Paesi scandinavi il mercato si prospetta debole e che nei Paesi Bassi, così come nella gran parte dell’Est europeo, si dovrebbe registrare un significativo calo delle vendite». Gran parte del fatturato della pro>>> segue a pagina 4

Innovazione Attrezzature all’avanguardia, nel rispetto dell’ambiente. La filosofia di Ai.Ma a pagina 31

Nuova centralità per l’agricoltura

Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura

l settore agricolo si trova ad affrontare importanti sfide ogni giorno per garantire un orizzonte realmente sostenibile alle produzioni agroalimentari e l’innovazione rappresenta ormai in questo senso un elemento fondamentale. Ma il futuro del comparto in Europa vive un momento cruciale. La situazione resta complessa a causa delle incertezze politiche della Ue, degli annunciati tagli al bilancio che toccheranno il settore, della Brexit e delle tensioni commerciali internazionali. Per queste ragioni, le aziende agricole vanno sempre più sostenute nel loro percorso di rinnovamento. Ne parla Massimiliano Giansanti, numero uno di Confagricoltura. Quali sono le soluzioni più promettenti per affrontare la scarsità di risorse naturali, la crescita della domanda alimentare mondiale e l’adattamento ai cambiamenti climatici?

I

>>> segue a pagina 3


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 3 • Ottobre 2018

Colophon IN EVIDENZA

MERCATO VITIVINICOLO La qualità delle produzioni made in Italy conquista i mercati stranieri ma occorre agire di più a livello di filiera allargata pagina 34

Direttore responsabile Marco Zanzi direzione@golfarellieditore.it

Consulente editoriale Irene Pivetti

ECCELLENZA ITALIANA I consumatori italiani ed esteri riconoscono e premiamo l’unicità e l’artigianalità della lavorazione del Parmigiano Reggiano pagina 40

Coordinamento marketing Giuseppe Forcina

Coordinamento editoriale Michela Calabretta direzione@golfarellieditore.it

Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella

Relazioni internazionali Magdi Jebreal

Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese

Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it

Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma

Supplemento a Dossier-Il Giornale Reg. Tribunale di Bologna n. 7578 del 22-09-2004

Tiratura complessiva: 90.000 copie

Diffusa a :

PADIGLIONE 33 Ter

>>> Segue dalla prima «Non c’è dubbio. L’agricoltura è sempre in prima linea per garantire cibo, sostenibilità economica, ambientale e sociale. Le imprese agricole sono al tempo stesso le prime a subire i danni dei cambiamenti climatici, ma anche le protagoniste del contrasto a fattori di rischio, come il dissesto idrogeologico, l’erosione, il consumo del suolo, gli incendi. Mi meraviglia come non sia stato ancora riconosciuto al settore questo ruolo principale, prevedendo adeguate misure per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici sulle produzioni e, al tempo stesso, stimolare gli investimenti. Detto questo – ne abbiamo anche parlato al recente Global Food Forum, il think tank internazionale che abbiamo organizzato insieme a Farm Europe – la soluzione è una sola: prendere coscienza dell’importanza dell’agricoltura come leva di crescita e, di conseguenza, impegnarsi per una politica agricola comunitaria che sia coerente, più semplice e più efficace, credibile agli occhi dei consumatori, di facile applicazione e che sia reale strumento a supporto dell’economia agricola, verso la transizione a una performance economica e ambientale». Sul fronte dell’innovazione tecnica, le maggiori opportunità vengono da tecnologie dell’informazione, big data, digitalizzazione. Come questi device stanno concretamente cambiando

l’agricoltura e delineeranno l’agricoltura del futuro? «Già ora la nostra agricoltura è ‘smart’ e utilizza pratiche di precisione e nuove tecnologie. Possiamo certamente continuare ad ammodernare e investire, ma in Italia ci sono tutt’ora problemi di digital divide in molte zone rurali che occorre risolvere. I progressi tecnologici delle aziende agricole, però, da soli non bastano a colmare il gap competitivo dato dalla mancanza di infrastrutture e dalla burocrazia. Non dimentichiamo che siamo ormai consumatori mondiali, che esiste una piattaforma globale di commercio. È su questa che dobbiamo necessariamente essere competitivi». C’è anche un’innovazione organizzativa. Quali cambiamenti auspica per il settore primario soprattutto nell’ottica del rafforzamento delle filiere? «Esiste un concetto base che auspicherei fosse seguito sempre: solo imprese competitive, cui si offrono più opportunità che vincoli, saranno capaci di produrre ricchezza e occupazione per far crescere il territorio e la sua collettività. Le filiere agroalimentari sono fondamentali, valgono 280 miliardi di euro e rappresentano il 17 per cento del Pil nazionale. È da qui che si deve partire, eliminando sterili e inutili contrapposizioni. L’obiettivo comune è la crescita capace di coniugare pro-

duttività, sostenibilità e competitività. Per questo, all’interno delle filiere serve lavorare effettivamente per rafforzare le aggregazioni, in modo coeso per un unico e comune obiettivo, che è quello di portare il made in Italy nel mondo». Confagricoltura ha rimarcato la vitale importanza della ricerca applicata al comparto. Cosa chiedete al governo perché tenga conto di questa istanza e in generale quali priorità avanzate all’attenzione dell’Esecutivo? «La ricerca è fondamentale. Confagricoltura ha sempre sostenuto che i driver dell’innovazione sono agricoltura di precisione, genetica, adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici, controllo delle malattie delle piante, salute, benessere, nutraceutica, tecnologie dell’informazione, big data e digitalizzazione. Chiediamo al governo di affrontare con determinazione e fermezza gli impegni e le difficoltà a cui l’Italia va incontro nel negoziato europeo. In particolare, ci preoccupa la riforma della Pac, con la strisciante rinazionalizzazione e con le misure tendenti a creare tetti di finanziamento alle aziende più efficienti e che danno lavoro. Tutto questo è l’opposto di quello che serve al settore: le imprese vanno accompagnate e supportate nella crescita». L’agricoltura sociale declina i temi dell’inclusione, dell’aiuto, della vicinanza e della solidarietà. Come sostenere questo modello e perché è importante rafforzarlo? «Vorrei sottolineare con orgoglio che siamo stati i primi a credere nell’agricoltura sociale, un modo di fare agricoltura cui, fino a pochi anni fa, non veniva data la giusta dignità. E abbiamo contato sul suo sviluppo tanto che abbiamo istituito un premio, ormai giunto alla terza edizione. L’agricoltura sociale mette al centro inclusione, aiuto, vicinanza, solidarietà e non guarda solo al reddito. Ed è giusto allora mettere in evidenza questi imprenditori e farli conoscere, perché la volontà di portare avanti questi progetti è indipendente dal premio, ma rappresenta il loro giusto riconoscimento». ■ Francesca Druidi


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 4

Primo Piano >>> continua dalla prima

duzione dell’industria italiana delle macchine per l’agricoltura, la cura del verde e la relativa componentistica deriva dalle esportazioni. Quali sono oggi i mercati più dinamici e quali i più promettenti per il made in Italy? «Molti pensano che mercati in grande espansione come quello indiano e cinese rappresentino per le nostre industrie un buon “terreno di conquista”. La questione è in realtà più complessa perché questi Paesi attuano politiche che incoraggiano la realizzazione di partnership e insediamenti produttivi in loco, e viceversa contrastano le importazioni pure e semplici di macchinario prodotto all’estero. Inoltre, India e Cina sono non soltanto Paesi a forte vocazione agricola, ma anche Paesi industrializzati che hanno una meccanica sviluppata e quindi la capacità di produrre in proprio buona parte del macchinario necessario al proprio fabbisogno. Per l’industria italiana - che pure è presente in India e Cina con importanti partenariati e siti produttivi - appaiono interessanti in prospettiva mercati come quelli dell’Indonesia, del Vietnam, dell’Australia o del Sudafrica. A oggi, le nostre esportazioni restano in gran parte concentrate in Germania, Francia e Stati Uniti, vale a dire in mercati molto esigenti, nei quali la tecnologia “made in Italy” è apprezzata e dove il valore economico dei macchinari commercializzati è molto più elevato che in altre aree». Quali strategie di internazionalizzazione occorre perseguire per restare competitivi in uno scenario globalizzato così instabile? «Quando si parla di strategie di sviluppo sui mercati esteri, si parla comunque di risorse finanziarie da investire per la promozione delle nostre imprese e per tutte le necessarie procedure di accostamento ai nuovi Paesi. Sarebbe dunque importante che l’Ice Agenzia potesse avere maggiori dotazioni finanziarie per sostenere mostre collettive, missioni esplorative e indagini di mercato. Come Federazione dobbiamo incoraggiare le aziende del nostro settore a creare consorzi, anche al fine di garantire nei nuovi Paesi di sbocco l’approvvigionamento ricambi e l’assistenza tecnica. I grandi gruppi sono più attrezzati in questo senso, mentre le piccole e medie imprese hanno invece bisogno di agire in sinergia. Il primo passo, tuttavia, è quello di produrre tecnologie che si adattino alle condizioni ambientali e ai modelli di agricoltura presenti nelle diverse aree del mondo. L’industria italiana ha, per suo merito, questa

flessibilità e questa capacità progettuale». La Federazione ha posto delle riserve sul Decreto Dignità per la flessibilità necessaria alle imprese sul fronte delle risorse umane. Quali sono le priorità del settore, soggetto a numerose variabili? «Il Decreto interviene a modificare una legge come il Jobs Act che in parte ha contribuito a sbloccare il mercato del lavoro. Nei settori della meccanica quel provvedimento ha consentito una certa ripresa dell’occupazione e dal punto di vista industriale meritava di rimanere in vigore con i suoi dispositivi. Il decreto Dignità varato dal nuovo Governo introduce vincoli più stringenti per quanto riguarda gli orari e le tipologie di contratto, senza tenere conto delle caratteristiche di alcuni comparti della meccanica come ad esempio quello dei mezzi per il giardinaggio e la cura del verde, nel quale la produzione ha una precisa stagionalità ed è quindi richiesta una flessibilità nei contratti maggiore rispetto ad altri settori. Questo non è certamente l’unico fronte critico, perché abbiamo una questione annosa relativa all’entrata in vigore della normativa per la revisione obbligatoria delle macchine agricole, che è stata approvata da anni ma che non è mai divenuta operativa per la mancanza dei decreti attuativi da parte del Ministero. Ciò è grave perché la presenza di mezzi meccanici vecchi e non revisionati è causa di numerosi incidenti anche mortali. A livello europeo abbiamo

il problema di normative che regolano le caratteristiche dei mezzi meccanici e dei motori, derivate direttamente da quelle per l’automotive e che risultano spesso inapplicabili ai mezzi agricoli, mentre per il settore agroindustriale nel suo complesso abbiamo bisogno di politiche di sostegno alle filiere, concependo la meccanizzazione come elemento non accessorio ma strutturale delle filiere stesse». C’è grande attesa per l’edizione 2018 di Eima. Che fiera ci dobbiamo attendere? «Si sta preparando un’edizione davvero eccezionale per numero di aziende espositrici, superficie impegnata, presenza di delegazioni estere. Abbiamo 1.950 industrie provenienti da 49 Paesi, e avremo operatori economici da 150 Paesi. Il quartiere fieristico di Bologna accoglierà una folla di visitatori che prevediamo intorno alle 300 mila persone, con una logistica nuova per quanto riguarda la viabilità esterna, i servizi di accoglienza, i supporti informativi e le soluzioni decorative all’interno del quartiere. Infine, i nuovi padiglioni 28-29, 30 e la hall 29-30 rappresentano la prima realizzazione di un vasto progetto di ristrutturazione del quartiere fieristico che prevede nuovi padiglioni e spazi espositivi nei prossimi anni. Dobbiamo dunque aspettarci un’esposizione molto vivace e affollata, e soprattutto dai contenuti tecnici di alto livello. L’innovazione, le anteprime, i premi per le soluzioni costruttive inedite sono l’anima di questo settore e la prima leva d’interesse per gli operatori presenti». ■ Francesca Druidi

L’AGRICOLTURA 4.0 IN ITALIA

Lo stato di applicazione dell’evoluzione tecnologica digitale nel settore primario è secondo Alessandro Malavolti ancora molto limitato nel nostro Paese, perché «meno del due per cento delle aziende agricole risulta dotato di sistemi per l’agricoltura di precisione o per il controllo elettronico e informatico delle operazioni colturali». Per contro - aggiunge il presidente di FederUnacoma - il «livello delle tecnologie prodotte dalle industrie della componentistica e dell’elettronica applicata, anche quelle italiane, è molto elevato e allo stato attuale il mercato offre dispositivi molto efficaci e affidabili. I sistemi di guida satellitare per trattori e macchine agricole, i computer di bordo, le reti di rilevamento dei parametri meteorologici e ambientali, i sensori per il controllo delle operazioni colturali presentano grandi vantaggi in termini di efficienza produttiva, di riduzione dell’impatto ambientale ma anche di sicurezza per gli operatori e per tutte le persone che lavorano in agricoltura a contatto con i mezzi meccanici».


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 5 • Ottobre 2018

L’agromeccanica sale in passerella Dal 7 novembre si rinnova a Bologna l’appuntamento con Eima International, la biennale di riferimento per gli operatori del mondo della terra e giardinaggio. Un layout nuovo e intuitivo, per un salone sempre più proiettato nel futuro lobale, giovane e scenograficamente accattivante. È l’immagine fresca e rinnovata con cui Eima International 2018 accoglierà operatori economici, agricoltori, contoterzisti, tecnici della meccanica e delegazioni che dal 7 all’11 novembre raggiungeranno Bologna per partecipare alla 43esima rassegna mondiale agricola organizzata da FederUnacoma. Un’edizione che si preannuncia di notevole interesse non soltanto per l’ampiezza di gamme e modelli merceologici legati al mondo rurale, della forestazione, la zootecnia, la cura del verde e la relativa componentistica, ma anche per il forte profilo internazionale consolidato quest’anno dalla presenza di 1950 industrie espositrici provenienti da 49 Paesi. «I numeri della rassegna – osserva Alessandro Malavolti, presidente di FederUnacoma – sono in crescita e questa edizione offrirà una scelta di soluzioni tecnologiche ancora più ricca rispetto alle precedenti. Tuttavia, al di là delle dimensioni dell’esposizione che costituiscono una credenziale importantissima, l’edizione 2018 confermerà in modo evidente il posizionamento di Eima nel panorama mondiale degli eventi di settore, consacrandolo come quello più duttile e completo».

G

UN TOUR COLORATO NEL PAESAGGIO DEI SALONI TEMATICI All’agricoltura automatizzata delle grandi estensioni così come a quella familiare tipica di molti Paesi in via di sviluppo guarderà dunque Eima 2018 senza tralasciare nessuna categoria, portando all’attenzione del pubblico macchinari e dispositivi dall’alto contenuto tecnologico in una cornice più fruibile e per larghi tratti inedita. Il

quartiere fieristico di Bologna presenterà infatti importanti novità, prima fra tutte il varo dei padiglioni 28, 29, 30 e della hall 29-30 interamente ricostruiti, che in una visione architettonica nuova e funzionale distingueranno i vari saloni tematici sulla base di specifiche personalizzazioni decorative. Disegnando così un “tour cromatico” per i visitatori che, grazie anche a una segnaletica interna intuitiva e ai pannelli video potenziati, potranno attraversare il salone Green contrassegnato da una livrea verde e dedicato alle macchine e alle attrezzature per il giardinaggio, per poi addentrarsi nel paesaggio arancione che caratterizzerà lo spazio Eima Componenti, riservato alle parti meccaniche, ai ricambi e agli accessori. Il rosso sarà invece il colore dominante del salone M.i.a dedicato alla multifunzionalità in agricoltura, dove

EIMA PER I GIOVANI

La manifestazione, mai come quest’anno, coinvolgerà agricoltori in erba e gli allievi delle facoltà universitarie e delle scuole di agraria in happening cuciti su misura per loro

verranno ospitati sistemi e macchine per le aziende agrituristiche e ricreative, per le attività di manutenzione del territorio rurale e delle aree verdi urbane. Proseguendo nell’esplorazione di questo arcipelago espositivo, sarà la volta del giallo che introdurrà nell’area Energy, focalizzato sulle tecnologie per la gestione delle biomasse per la produzione di bioenergia, fino al tuffo finale nell’azzurro del salone Idrotech: una delle novità di questa edizione incentrata sull’impiantistica per l’irrigazione agricola, che costituisce uno dei punti di forza della proposta Eima. UNA FORTE IMPRONTA 4.0, CON UN OCCHIO SPECIALE AI GIOVANI Altro debutto da segnalare sarà quello dell’area Digital, che presso il padiglione 33 Ter metterà in vetrina le tecnologie elettroniche e informatiche per la gestione e il controllo dei macchinari sviluppate da 35 industrie specializzate. In una gamma di prodotti che andranno dai sistemi Gps ai dispositivi Isobus, dai soſtware per l’elaborazione dei dati provenienti da satelliti e sensori fino ai droni volanti. «La creazione di uno spazio espositivo nuovo

specificamente dedicato ai dispositivi digitali – sottolinea Marco Acerbi, responsabile organizzativo della fiera – rappresenta un salto di qualità perché offre maggiore respiro e visibilità a un segmento tecnologico destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nel mondo agricolo 4.0». Importante come l’attenzione che Eima International 2018 riporrà sul target giovanile della manifestazione che, mai come quest’anno, coinvolgerà agricoltori in erba e gli allievi delle facoltà universitarie e delle scuole di agraria in happening cuciti su misura per loro. A partire già dalla giornata inaugurale del 7 novembre, in cui si svolgerà l’assemblea nazionale dell’Agia, associazione giovani imprenditori agricoli promossa dalla Cia, che affronterà temi strategici per il futuro del comparto primario. Attorno all’area di Eima Desk infine, faranno perno ulteriori iniziative rivolte agli studenti come il Mech@griJobs, l’evento promosso da Unacma in collaborazione con FederUnacoma finalizzato a informare i giovani sui profili professionali e sulle opportunità di lavoro nel settore della meccanica agricola. ■ Giacomo Govoni


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 6

Politiche agricole

Agroenergie, incentivi fino al 2020 Lo sviluppo delle agroenergie e il rafforzamento del biologico rientrano tra le priorità del MiPAAFT alla guida di Gian Marco Centinaio. Investire nelle potenzialità del biometano e rafforzare il Piano strategico nazionale sul biologico on c’è solo la tutela del made in Italy tra le linee programmatiche del ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio. Il potenziamento del settore del biologico e della sostenibilità ambientale è, infatti, indicato tra le direttrici di azione da parte del successore di Martina. Tra le priorità c’è, nello specifico, «puntare sulle agroenergie come fonte di integrazione al reddito delle imprese agricole». Un segnale di attenzione importante verso un settore che ha investito negli ultimi anni oltre 4 miliardi di euro e creato 12mila posti di lavoro, come ha rimarcato Piero Gattoni, presidente del Cib - Consorzio Italiano Biogas. «La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, comprese quelle agricole derivanti dalla valorizzazione delle biomasse e del biogas (le cosiddette agroenergie), è incentivata dal 2008 con tariffe ad hoc, differenziate per tipologia e corrisposte dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse)», ha dichiarato il ministro. Come ricorda Centinaio, il livello e le modalità di incentivo sono stati stabiliti da una serie di normative susseguitesi negli anni, fino all’ultimo decreto emanato il 23 giugno 2016 e il cui ambito di validità è terminato il 31 dicembre 2017. «È necessario ora pianificare l’intervento fino al 2020 di concerto con il ministero dello Sviluppo economico e proseguire nello sviluppo delle agro-energie, sfruttando il potenziale di valorizzazione degli scarti e residui delle produzioni agricole e della gestione forestale sostenibile». Del resto, proprio lo scorso 19 marzo -

N

Il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio

dopo il parere positivo della Commissione Europea - è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto “decreto biometano” che regola il sistema di incentivazione

per la produzione di biometano di origine agricola nel nostro Paese. Il provvedimento, che dispone di un bilancio di 4,7 miliardi di euro e sarà operativo dal 2018 al 2022, fa del biometano un asset strategico per lo sviluppo e il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni in atmosfera e di decarbonizzazione dell’economia, favorendo la produzione e la distribuzione di biocarburanti di seconda e terza generazione. L’incentivo mira a sostenere i maggiori costi nella produzione di questi biocarburanti, rendendoli così competitivi con quelli dei combustibili fossili nel settore dei trasporti. I biocarburanti avanzati, e il biometano avanzato, sono ottenuti da materie prime la cui produzione non necessita di terreni agricoli e pertanto risultano i più sostenibili e rispettosi dell’ambiente, proprio perché comportano un rischio significativamente più basso di emissioni indirette di CO2, causate dall’uso di ulteriori ter-

reni per colture destinate alla produzione di biocarburanti. Il regime incoraggerà gli agricoltori a produrre biometano e biocarburanti da stallatico e da altri residui derivanti dalle attività agricole e ad avvalersene per alimentare macchinari agricoli e veicoli. I biocarburanti di nuova generazione rappresentano una delle principali alternative a basse emissioni di carbonio ai combustibili fossili usati nei trasporti, poiché si applicano facilmente all’infrastruttura di mobilità esistente. Per questo, la Commissione europea ha confermato che la misura aiuterà l’Italia a raggiungere il suo obiettivo 2020 per l’uso di energie rinnovabili nei trasporti, per la lotta ai cambiamenti climatici e per sostituire i combustibili fossili nel settore, limitando al contempo distorsioni della concorrenza, in linea con la disciplina della Commissione in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia del 2014. ■ Francesca Druidi

LA SOSTENIBILITÀ A TAVOLA: IL BIOLOGICO Nel comparto primario serve un’attenzione ancora maggiore al tema ambientale, perché i prodotti arrivano poi sulle tavole degli italiani. «I dati del settore biologico nazionale parlano da soli: 1,8 milioni di ettari coltivati, 80mila operatori coinvolti e una crescita dei consumi del 20 per cento. Numeri strepitosi, ma che si possono ancora consolidare», ha precisato il ministro Centinaio, che ha indicato nelle sue direttrici la «necessità di rafforzare il Piano strategico nazionale sul biologico e di avviare le mense biologiche certificate nelle scuole, oltre a un’attenta attuazione delle nuove regole europee, che non deve abbassare la guardia contro frodi soprattutto con produzione straniera che arriva da noi e diventa italiana». A giugno è, infatti, stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il nuovo regolamento sull’agricoltura biologica, che entrerà in vigore nel 2021. «L’Italia ha affermato Centinaio - si conferma leader europeo per l’agricoltura biologica, sia in termini di mercato sia in termini di superfici. Abbiamo tre anni per lavorare alle modifiche necessarie a rendere, ad esempio, ancora più stringenti le regole sulla qualità oppure per lavorare e correggere il tiro su temi come le deroghe o la conversione». Da elaborare anche gli aspetti fortemente innovativi contenuti nel regolamento. «È stato modificato il regime di importazione da Paesi terzi, rendendo più trasparente il sistema di importazione del biologico extra-Ue; è stata introdotta la certificazione di gruppo che favorisce le piccole aziende e per la prima volta è stato affrontato il tema della soglia dei residui nei prodotti biologici. I prossimi mesi saranno, dunque, particolarmente intensi per il lavoro che ci attende a Bruxelles e vigileremo con attenzione sui numerosi atti delegati ed esecutivi che la Commissione è chiamata ad emanare per completare il quadro normativo europeo del biologico», ha concluso il ministro.


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 7 • Ottobre 2018

Al fianco dell’agroalimentare italiano

Dalla sfida della Politica agricola comune post 2020 alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali per rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera produttiva. L’analisi di Paolo De Castro sugli scenari europei per il settore

a battaglia per la tutela dei fondi contro la proposta della Commissione Ue di riduzione del finanziamento della Pac (365 miliardi di euro per il 2021-2017) è appena iniziata, come spiega Paolo De Castro, primo vice presidente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale dell’Europarlamento. «Nella proposta della Commissione si prevede un taglio insopportabile per gli agricoltori. Ricordo che il budget della Pac è passato negli ultimi decenni da ricoprire i 3/4 del bilancio Ue a poco più del 30 per cento, in un momento in cui la volatilità dei prezzi, i cambiamenti climatici e le crisi geopolitiche mettono a dura prova i nostri agricoltori. Il Parlamento europeo, anche sulla scia della disponibilità data dai governi di Italia, Francia e Germania a versare un contributo nazionale maggiore nelle casse Ue, aveva chiesto alla Commissione di proporre un quadro finanziario che prevedesse di aumentare dall’attuale 1 per cento di reddito interno lordo all’1,3 per cento. Un aumento minimo, al quale però molti Stati europei purtroppo si oppongono con forza. Quella presentata dal Commissario europeo al bilancio Oettinger rappresenta, quindi, una mediazione fra le posizioni degli stati membri. Ma può ancora essere modificata e migliorata prima dell’accordo finale». L’Europa ha presentato la direttiva sulle pratiche commerciali sleali nella catena alimentare, di cui lei è il re-

L

latore. Cosa prevede la direttiva? «Lo scorso 16 maggio abbiamo avuto il primo e costruttivo confronto in Commissione agricoltura al Parlamento europeo sulla proposta di direttiva presentata dal Commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan il 12 aprile sulle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese della filiera alimentare. Si tratta di un dossier atteso da oltre 10 anni, fondamentale per le importanti novità che apporta, come la creazione obbligatoria di un’Authority nazionale per raccogliere le denunce anonime di produttori: sarà lo strumento giuridico per proseguire nel percorso di

riequilibrio dei rapporti nella catena alimentare, rafforzando il ruolo degli agricoltori, l’anello più debole della catena, iniziato anni fa con alcune disposizioni del pacchetto latte e poi con il regolamento Omnibus. I punti principali saranno l’ampliamento delle definizioni delle pratiche commerciali sleali, l’inclusione nelle norme europee di tutte le produzioni agricole (quali florovivaismo e mangimistica), il rafforzamento dei poteri delle autorità di controllo nazionali e la fissazione di tempistiche di reazione certi alle denunce degli operatori». Capitolo tutela Denominazioni di origine e Indicazioni geografiche protette (Dop e Igp). Quali le prospettive di salvaguardia del made in Italy? «All’Origo Global Forum ho chiesto al commissario Phil Hogan di avviare una riforma del regolamento Ue su Dop e Igp nel segno di una semplificazione delle procedure, come l’autorizzazione alla modifica del disciplinare. Una riforma è necessaria a causa del successo del sistema, con oltre tremila prodotti nell’Ue, compresi quelli di Paesi terzi di cui oltre 800 in Italia, che rappresentano un lavoro enorme per i servizi della Direzione generale agricoltura a Bruxelles. La soluzione potrebbe essere quella di scindere le proce-

dure sulla base della loro rilevanza commerciale per singolo prodotto, creando un doppio binario: nazionale ed europeo. Così per Dop e Igp, il cui mercato è soprattutto regionale e nazionale, le decisioni farebbero capo allo Stato membro, tenendo informata Bruxelles, mentre per le eccellenze di rilevanza internazionale - Grana Padano (1,29 miliardi di fatturato), Parmigiano Reggiano (1,12 miliardi), Prosciutto di Parma (816 milioni), Bresaola della Valtellina (220 milioni) e Asiago (95,2 milioni) - le procedure rimarrebbero di competenza di Bruxelles. Una modifica del disciplinare potrebbe fornire agli operatori gli strumenti necessari per raccogliere le sfide del mercato, che significano anche garanzia di lavoro». Perché le nuove regole sul biologico rappresentano secondo lei un’occasione persa? «Il biologico ha subito profondi cambiamenti che hanno reso necessario modificare l’attuale Regolamento (risalente al 2007), al fine di rispondere alle nuove sfide del settore e alle esigenze dei consumatori. L’Italia è prima tra i 28 Paesi in termini di produzione biologica e seconda per superficie coltivata dopo la Spagna con previsioni di crescita. Nonostante il mandato del Parlamento chiedesse di incoraggiare lo sviluppo sostenibile della produzione biologica, garantire una concorrenza leale per gli agricoltori e gli operatori del settore, prevenire le frodi e le pratiche sleali, nonché migliorare la fiducia

Paolo De Castro, primo vice presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo

dei consumatori nei prodotti biologici, l’accordo raggiunto dopo oltre due anni di negoziato tra le istituzioni Ue manca di questa ambizione. Alla fine si è scelto di rimandare il dibattito sull’adozione di un sistema di regole di produzione biologica più stringenti, e lo status quo potrebbe portare l’Italia, fra i paesi più virtuosi e rigorosi, ad essere in svantaggio competitivo rispetto ad altri. La prossima Commissione europea avrà la possibilità di proporre standard di produzione più elevati prima dell’entrata in applicazione del nuovo regolamento nel 2021». ■ FD

AGRICOLTURA BIOLOGICA

L’Italia è prima tra i 28 Paesi in termini di produzione biologica e seconda per superficie coltivata dopo la Spagna con previsioni di crescita


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 8

Politiche agricole

La forza delle terre lombarde L’exploit del comparto enologico e il trend virtuoso di imprenditori under 40 sono i fiori all’occhiello di un’agricoltura che conserva la leadership nazionale. Fabio Rolfi spiega le iniziative regionali per esaltarne la distintività produttiva gevolare i giovani sotto il profilo economico, per alimentare il ricambio generazionale e mantenere in Lombardia lo scettro di prima regione agricola d’Italia. È l’obiettivo per il quale nell’ultimo triennio la Regione ha destinato oltre 30 milioni di euro per finanziare 738 progetti di imprese rurali ge-

A

stite da under 40. Stanziandone 19 milioni tra il 2015 e il 2017, più altri 11,5 milioni in dirittura d’arrivo. «Credo che soprattutto in Lombardia l’agricoltura sia il settore chiave del futuro - afferma Fabio Rolfi, assessore regionale alle Politiche agricole - e il mio impegno è quello di avvicinare i giovani a questa realtà. Sostenerli con risorse economiche è una delle strade più concrete ed efficace per farlo, ma è necessario affrontare una sfida di sistema per accompagnarli nello sviluppo imprenditoriale». Nel quadro regionale complessivo, quale peso sta assumendo il settore primario in termini di assorbimento di forza lavoro? «Il numero di occupati in agricoltura in Lombardia è di circa 64 mila unità. I lavoratori indipendenti rappresentano il 62 per cento degli occupati agricoli, mentre la componente dipendente, dove prevalgono le figure operaie specializzate o manodopera, nel corso dell’ultimo anno ha accresciuto il suo peso, arrivando a pesare per circa il 38 per cento». Osservando l’andamento di produzione ed export, quali sono le variazioni più significative che gli ultimi report sull’agricoltura regionale consegnano rispetto a questi macroindicatori?

«Sono particolarmente felice dei risultati dell’export del comparto vinicolo. I vini lombardi sono ormai apprezzati in tutto il mondo. L’export nel 2017 ha fatto registrare il record del millennio con un valore di 270 milioni e 360 mila euro, +4,2 per cento sul 2016. La valorizzazione di un territorio unico per varietà di climi, ambienti e terroir rappresenta un carattere di-

stintivo della nostra viticoltura regionale. Sul territorio lombardo si producono per il 90 per cento vini a denominazione grazie a 5 Docg, 21 Doc e 15 Igt. Le esigenze di mercato ci dicono che il consumatore è sempre più sensibile rispetto alle tematiche della sostenibilità, non a caso gli

ettari coltivati a biologico nella viticoltura lombarda sono aumentati del 93 per cento negli ultimi 7 anni». La sfida dell’innovazione agricola si gioca anche sul terreno delle nuove tecnologie applicate alle coltivazioni. Come si stanno aggiornando i cicli produttivi delle imprese lombarde da questo punto di vista? «Le nuove tecnologie rappresentano una risorsa straordinaria per l’agricoltura lombarda. I giovani che si avvicinano a questo mondo o che ereditano l’impresa di famiglia sono molto attenti a questi strumenti perché consentono anche di razionalizzare i capitali e le materie prime. Su questo la Regione ha recentemente modificato il Psr in corso d’opera, con una dotazione finanziaria di 3,5 milioni di euro volti a promuovere l’adozione di sistemi e impianti di irrigazione finalizzati a una più efficiente gestione della risorsa acqua. Altri 4,5 milioni di euro sono stati stanziati per favorire lo sviluppo di progetti d’innovazione che affrontano problematiche di interesse per il comparto agricolo e zootecnico lombardo, con l’obiettivo di consentire alle imprese di introdurre nuove tecnologie in azienda». Nell’ambito delle strategie di promozione delle eccellenze agroalimentari lombarde, quali iniziative avete in corso o in cantiere sia a livello territoriale, sia per stimolare la domanda internazionale? «L’agroalimentare lombardo merita di es-

INNOVAZIONE

Le nuove tecnologie rappresentano una risorsa straordinaria per l’agricoltura lombarda. I giovani che si avvicinano a questo mondo o che ereditano l’impresa di famiglia sono molto attenti a questi strumenti

Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia

sere valorizzato e vogliamo far conoscere i nostri prodotti in tutto il mondo. Di recente sono stato al fuorisalone del Sial di Parigi per la serata della cucina lombarda. La Regione ha voluto fortemente questa vetrina e replicheremo iniziative di questo tipo in tutte le più importanti fiere agroalimentari del mondo, per dare alle attività agroalimentari lombarde la possibilità di parteciparvi. Voglio poi rilanciare il connubio tra ristorazione e settore vitivinicolo, lavorando affinché nelle carte dei vini dei ristoranti della Lombardia i vini lombardi siano protagonisti. L’attenzione verso la qualità e la distintività del prodotto è sempre più alta: dobbiamo puntare su questo perché il vino è il prodotto che più di tutti racconta un territorio». Si discute molto dei tagli alla nuova Pac che avrebbero pesanti ripercussioni sui Psr regionali. Come impatterebbero su quello lombardo e quali soluzioni alternative potrebbero scongiurare un simile provvedimento? «La Regione Lombardia si batterà, insieme al Governo, contro i tagli europei alla Pac. Non devono essere gli agricoltori Lombardi a pagare la Brexit. Tagliare i fondi a un settore strategico, che sta generando posti di lavoro anche tra i giovani, è una visione miope, che intendiamo cambiare. Se alcuni settori agricoli necessitano di una strategia nazionale, dall’altro lato risulta chiaro come la programmazione del Psr debba rimanere regionale. L’Italia ha 20 agricolture diverse e le necessità dei singoli territori sono differenti. La nazionalizzazione del Psr sarebbe penalizzante nell’ottica di tutelare le esigenze locali». ■ Giacomo Govoni


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 10

Mercati egli anni ’60 le innovazioni siderurgiche e la fuga dei contadini dalle campagne alle città industrializzate favorirono lo sviluppo nel settore della meccanizzazione agricola. In particolare, con l’avvento dei profilati in ferro, divenne più facile costruire telai e assali per mezzi meccanici sempre più capaci di sopperire alla mancanza di manodopera. Nel 1948 Severino Vaia, facendosi interprete delle nascenti esigenze di meccanizzazione dell’agricoltura, iniziò a costruire carri a trazione animale completamente in legno, successivamente ampliò la produzione, introducendo anche carribotti spandiliquame, anch’essi completamente in legno. Nacque così la ditta Officine Vaia, oggi Vaia Di Vaia Severino & C. Srl, presieduta e gestita da Tiziano Vaia che racconta la storia degli sviluppi aziendali di qualche decennio fa. «Nel 1976 vengono costruiti i nuovi capannoni per una superficie coperta di 2.700 metri quadrati, muniti di gru a ponte sospeso per la movimentazione dei materiali e vengono introdotte macchine utensili a controllo nu-

N

Vaia Di Vaia Severino & C. si trova a Calvisano (Bs) www.vaiasrl.it

Export per tradizione Tiziano Vaia ripercorre le origini di un’azienda che dal Dopoguerra in poi ha continuato a produrre macchine agricole seguendo i cambiamenti di mercato

Qualità certificata La ditta Vaia in data 30.06.2005 (rinnovato fino al 29/06/2020) ha conseguito la Certificazione di Qualità Wcs che certifica i sistemi di gestione per la qualità nel nostro caso per l’attività di progettazione, produzione e assistenza di carribotte spandiliquame e di rimorchi in conformità alla norma Iso 9001:2015 che richiede un sistema produttivo sostenibile nel tempo con sistemi collaudati. La ditta inoltre, è associata all’Unione Nazionale Costruttori Macchine Agricole che rappresenta in Italia e all’estero i costruttori italiani di trattrici, macchine agricole, macchine da giardinaggio, componenti e le macchine movimento terra attraverso il Comamoter. Le aziende associate all’Unacoma realizzano l’80 per cento della produzione nazionale e oltre il 60 per cento della produzione europea.

merico (presse, trance, torni). Fra il 1990 e il 1994 viene ancora aumentata la superficie coperta per altri 7.500 metri quadrati e si introducono altre macchine utensili: un centro lavoro e un taglio al plasma, che competano il salto di qualità dell’azienda». Nel 2006 la superficie viene ampliata nuovamente con la sede che ospiterà i nuovi uffici e un nuovo capannone che occupa una superficie in 4.500 metri quadrati dove viene spostata la produzione dei carribotte. «Come tutte le piccole aziende siamo cresciuti piano e ci siamo dedicati all’esportazione dei prodotti dal 1967 e poi in maniera continuativa dal ‘74 e, fino al 1989, siamo arrivati a punte di esportazione al 99 per cento. Già nel 1986 abbiamo cominciato a crearci un mercato in Italia, perché vedevamo che la situazione nel paese aumentava i costi a causa di un tasso di inflazione al 24 per cento che ci ha tolto competitività e che non ci permetteva di stare sul mercato. In 10 anni, nel ’99, siamo diventati i primi in Italia nel nostro settore e da lì ci siamo creati anche nuovi mercati all’estero. Oggi espor-

tiamo il 65 per cento della nostra produzione e il 35 per cento è dedicato al mercato italiano». Un lavoro puntiglioso tanto che i rivenditori aziendali sono distribuiti su tutta la mappa. «Abbiamo cercato continuamente nuovi clienti in nuovi paesi e oggi possiamo dire che esportiamo praticamente in tutto il mon-

do. La nostra clientela è formata principalmente da imprenditori e concessionari che acquistano le nostre macchine per rivenderle e per metterle sul mercato. Curiamo tutto, dalla progettazione alla costruzione fino all’assistenza del veicolo che può essere seguita dai rivenditori o dai concessionari, ma in alcuni casi an-

che da noi in particolare». Lo staff aziendale è formato in totale da 50 persone di cui 2 addetti al settore commerciale e il resto distribuito al settore progettazione e produzione, qualcuno cura anche l’assistenza al cliente. «Chi lavora in progettazione consiglia anche come migliorare i software. Il personale viene seguito con attenzione e investiamo molto affiancando lavoratori di diversa esperienza». Due le principali categorie di prodotti realizzati: rimorchi e carribotte. «Abbiamo rimorchi dumper che sono rimorchi con cassa in monoscocca per trasporto di materiali agricoli. Abbiamo anche la linea del trasporto terra e poi carribotte per i quali partiamo da 2200 lt e arriviamo fino a 37000lt di capacità, dal monoasse al quattro assi. Da quest’anno abbiamo ottenuto l’omologazione europea Mother Regulation per la circolazione stradale in tutta Europa». Le certificazioni cambiano e gli anni passano. «Festeggeremo i 70 anni a Bologna, alla fiera Eima International 2018, dal 7 all’11 novembre 2018. Abbiamo preferito sfruttare questa importante occasione per accogliere anche i clienti lontani e farci riconoscere nel nuovo assetto aziendale. Riguardo alle certificazioni e alla sicurezza, stiamo seguendo un progetto di riassestamento volto a migliorare la salubrità ambientale e la salute dei nostri dipendenti, per avere un ambiente più accogliente. Abbiamo un nuovo impianto di climatizzazione dei capannoni perché, soprattutto d’estate, il lavoro diventa ancora più duro migliorando così le condizioni di lavoro». Per quanto riguarda il futuro, la ditta si è posta due obiettivi principali: restare fra i leader nel settore e soddisfare sempre al meglio la clientela migliorando ulteriormente la qualità del prodotto e crescere aumentando la produzione verso il mercato estero. ■ Patrizia Riso

I MERCATI

Oggi esportiamo il 65 per cento della nostra produzione. Abbiamo cercato continuamente nuovi clienti in nuovi paesi e oggi possiamo dire che esportiamo praticamente in tutto il mondo


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 11 • Ottobre 2018

High-tech al servizio della raccolta n questi ultimi anni il relativo valore dei cereali non ha aiutato la crescita nella vendita delle mietitrebbie e questo ovviamente non favorisce il mercato delle testate da raccolta». Per Alberto Capello, responsabile strategie mercato della Capello Srl, le condizioni generali non sono tra le migliori per le aziende come la sua, che producono una gamma completa di prodotti per la raccolta dei cereali e foraggio applicabili su ogni modello di mietitrebbie e trince. Tutti i produttori di settore – dice Capello − risentono molto degli influssi di mercato. In questo periodo abbiamo visto una considerevole riduzione di immatricolazioni delle mietitrebbie in Europa e negli Stati Uniti d’America, che ha nuociuto a tutti i produttori sia Oem che delle redlines. In pratica, il mercato su cui operiamo è molto sensibile al valore del raccolto, se c’è un cenno

«I

Testate per la raccolta di cereali e foraggio all’avanguardia: Alberto Capello descrive le tecnologie attuali e come queste si inseriscono nel quadro generale di un mercato tutt’altro che stabilizzato

Capello, più di 50 anni di innovazioni I prodotti Capello sono apprezzati ormai in tutti i paesi del mondo dove si coltivino cereali. La Capello dal 1965 è conosciuta perché nata con la costruzione delle testate a mais. «La nostra gamma – afferma Alberto Capello, responsabile strategie mercato della Capello Srl - , solo nelle testate per la raccolta del mais, vede ben 247 diverse configurazioni di macchina per servire tutti i paesi in cui opera. Siamo conosciuti per i nostri prodotti di gamma medio alta e, non ultimo, tutti i nostri clienti ci apprezzano per l’organizzazione, il servizio post vendita e la reperibilità durante la stagione di raccolta dei vari prodotti. Importante e organizzato è anche il nostro servizio ricambi che deve essere veloce ed efficace per un prodotto stagionale: negli ultimi anni abbiamo investito molto su questo e credo che oggi possiamo considerarci soddisfatti anche se la perfezione per noi non esiste e, quindi, siamo sempre alla ricerca di migliorie al servizio dei nostri clienti».

Da sinistra: Andrea Capello - responsabile ricerca e sviluppo tecnologico (Head of Engineering & Product Development). Al centro, Elio Capello – Ceo. A destra, in piedi, Alberto Capello responsabile strategie mercato (Head of Worldwide Marketing & Sales Strategies). La Capello Srl ha sede a Cuneo - www.capelloworld.it

di risalita i mercati (tutti, in generale) sono ottimisti e in breve tempo si riscontra subito un leggero incremento del turnover, al contrario se procede come negli ultimi anni a scendere, il mercato si arresta bruscamente in attesa di vedere quello che a breve succederà, questo congela il fatturato». A cosa è dovuto il fenomeno? «La causa principale consiste nella globalizzazione dei mercati ma anche a una maggiore attenzione del cliente finale che, quando investe, non deve considerare solo l’acquisto della testata da raccolta ma di tutta una serie di mezzi, macchine operatrici

e tecnologie per gestire questo tipo di lavorazione, che nel nostro caso è la raccolta. E molte volte, sbagliando, il cliente finale pensa all’attrezzatura da raccolta solo all’ultimo». In che modo avete deciso di affrontare la situazione? «Le strategie della Capello sono molteplici e variano a seconda della regione mondiale a cui ci affacciamo: vanno dalle ormai collaudate linee di credito e di finanziamento fatte ai dealer o distributori focalizzate sulle singole esigenze del compratore finale, alla fidelizzazione del dealer, ormai training in azienda per tecnici ed operatori, oltre a giornate di dimostrazione sono quasi settimanali. La ricerca dei partner è molto importante, per la creazione di un team efficace e preparato sia nelle vendite che nel servizio. I risultati per il momento sono incoraggianti. Il 2017 per noi si è chiuso comunque in leggero aumento rispetto agli anni precedenti, anche se la situazione generale non è ancora da ritenersi in crescita e sicuramente avrà ancora per anni

strascichi di alti e bassi prima di poterla intendere stabilizzata». In che modo sono cambiate le richieste dei clienti negli anni? «Le esigenze espresse si sono trasformate decisamente e i mercati si sono divisi principalmente in due fasce. Una prevede richieste di macchine molto accessoriate, sempre più grandi di taglia, in versioni pieghevoli

In quali zone siete più affermati? «Difficile dire quale mercato sia più o meno importante. Lavoriamo in 78 paesi nel mondo, ovviamente comprendendo l’Italia dove abbiamo una buona presenza di marketshare. Stiamo lavorando molto per sviluppare dei nuovi progetti con importanti gruppi Oem che operano in Usa e in Europa. Poi, abbiamo una divisione R&D che lavora esclusivamente al servizio dei partner, che su alcuni mercati sono nostri concorrenti. Al momento i risultati non sono eclatanti, ma siamo convinti che il futuro porterà a buone collaborazioni che determineranno un aumento di fatturato e reciproche convenienze aziendali». Su quali prodotti state lavorando per il prossimo futuro? «In Eima concentreremo quest’anno la maggiore attenzione sul nostro Diamant, la testata per la raccolta del mais di nuova generazione: la nostra ultima versione sta riscuotendo enorme successo in tutti i paesi. Siamo molto orgogliosi di questo prodotto, completamente nuovo, diverso perfino per le carrozzerie in polietilene rinforzato, o per le trasmissioni e non per ultimo il telaio. Ancora una volta abbiamo dato la direzione e la svolta nel nostro settore, segnando un ulteriore passo avanti nella raccolta di precisione e nella qualità del trinciato, rispettando la richiesta di potenza e quindi i consumi. Na-

PRESENZA INTERNAZIONALE

Lavoriamo in 78 paesi nel mondo, ovviamente comprendendo l’Italia dove abbiamo una buona presenza di marketshare e con elettronica atta ad accoppiare le mietitrebbie più moderne e tecnologiche di grande potenza. L’altra punta decisamente a macchine base, possibilmente semplici, zero elettronica. Questo succede ad esempio confrontando l’Europa con i paesi dell’estremo Oriente, così come ad esempio tra gli Stati Uniti e Canada con il Sud America».

turalmente esporremo la conosciuta Quasar, testata a mais che produciamo ormai da 19 anni e ancora oggi attuale e competitiva, non teme rivali in campo. Dopo tutto questo tempo, la costruiamo ancora perché molti dei nostri distributori, dato il riscontro positivo dei clienti, non vogliono sentir parlare di altri prodotti». ■ Renato Ferretti


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 12

Mercati

Tecnologie altamente performanti Il miglioramento qualitativo dei prodotti è la carta vincente per le aziende che operano nel settore agricolo. In quest’ottica la ditta Oscar, nel corso degli anni, ha messo in primo piano una costante ricerca. Il punto di Claudio Osio opo le prime timide apparizioni di macchine operatrici nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale, il settore agricolo ha visto una costante evoluzione a partire dagli anni Cinquanta con l’utilizzo di tecnologie derivanti dal comparto industriale e automotive. Un’evoluzione partita in sordina ma che ha subito un’accelerazione progressivamente sempre maggiore fino a giungere negli ultimi dieci anni a una vera e propria esplosione del contenuto tecnologico di tutti gli apparati e macchine operanti sia nel settore agricolo inteso come lavoro nei campi sia in quello zootecnico. «Questo progresso è stato reso possibile dall’introduzione di hardware e soſtware di ultima generazione nella gestione dei processi produttivi e di lavorazione dei prodotti finali» spiega Claudio Osio, titolare della Oscar, azienda impegnata nel settore agricolo e in quello industriale oltre che nel comparto meccanico e nell’oleodinamica. L’introduzione di innovazioni e di tecnologie avanzate ha contribuito a snaturare la vocazione primaria del settore o sono possibili tali applicazioni senza produrre inquinamento? «Nel mondo occidentale tutto questo ha portato a un notevole incremento delle risorse alimentari a disposizione, senza però snaturare la vocazione primaria dell’agricoltura, ma nel contempo ha prodotto anche un aumento di quelli che sono i sottoprodotti di scarto che fino a qualche anno fa erano causa di considerevole inquinamento ambientale, ma che oggi, grazie a investimenti mirati allo studio e progettazione di nuovi impianti di riciclo, stanno diventando anch’essi importanti risorse da sfruttare riducendo al minimo l’impatto ambientale».

D

Claudio Osio, titolare della Oscar di Carpenedolo (Bs) www.oscarsrl.it

EXPORT

Numerose sono le esportazioni in diversi paesi sia dell’area Cee che extra-Cee con importanti spedizioni anche in Africa Quali sono i macchinari e le attrezzature che l’azienda Oscar produce? Alla semplificazione di quali settori sono indirizzate e quali sono i vantaggi che tali innovazioni producono per gli operatori del settore? «La Oscar nasce nel 1978 come attività commerciale e, dopo aver intrapreso nel corso degli anni anche delle attività produttive che hanno permesso di fare esperienza in diversi settori, oggi si è calata nuovamente nei panni di azienda del settore commercio riversando all’interno di questa ritrovata veste tutte le importanti conoscenze acquisite in passato, fonti di idee che le hanno permesso di cogliere l’importanza data dall’introduzione dell’elettronica nell’innovazione e sviluppo di attrezzi e macchinari sempre più performanti volti a rendere il lavoro degli addetti sempre più sicuro e meno faticoso». Cosa ha spinto l’azienda a investire in questo settore? Crede che ci siano ancora ampi margini di crescita nel futuro per il settore? «“La terra non l’abbiamo ereditata dai nostri padri ma l’abbiamo avuta in prestito dai no-

stri figli”, è la frase che oggi viene spesso utilizzata in vari dibattiti legati all’ambiente e alle risorse del nostro pianeta e che tutti dovremmo avere bene in mente. Se l’innovazione ci permette di migliorare usi e consumi anche nel mondo agricolo è importante pensare, credere, e lavorare in questo senso, ecco perché la Oscar ha deciso di investire in collaborazione con un’azienda del settore elettronica nella ricerca e sviluppo di programmi di gestione del funzionamento degli apparati elettro-idraulici delle macchine agricole. È un settore che avrà nel futuro nuovi e ampi spazi di crescita che dovranno tenere conto delle necessità delle generazioni future e un comparto dove sarà importante investire per produrre tecnologia

avanzata e adeguata sarà quello della gestione del bene più prezioso che abbiamo sulla Terra e fondamentale per l’agricoltura: l’acqua dolce». In quali mercati opera principalmente l’azienda? Propone un’offerta variegata in base ai mercati di riferimento? «Oscar oltre a essere una forte realtà commerciale e un punto di riferimento importante per gli addetti ai lavori che operano nel mondo agricolo, è presente con alcuni dei suoi prodotti a catalogo anche nel settore industriale. Con gli oltre tremila articoli inseriti a magazzino riesce a soddisfare quasi tutte le richieste provenienti sia dal mercato nazionale che da quello internazionale, infatti numerose sono le esportazioni in diversi paesi sia dell’area Cee che extra-Cee con importanti spedizioni anche in Africa. Nello stato del Burkina-Faso è stata aperta un’attività con propria ragione sociale ma che si avvale della conoscenza e dell’esperienza della Oscar per la gestione delle commesse». Quali sono i mercati più esigenti? Quali le principali richieste? «Dire quali sono i mercati più esigenti è difficile, oggigiorno tutti i clienti hanno la necessità fondamentale che i prodotti a loro venduti siano affidabili e duraturi, e fidelizzarli diventa sempre più difficile in un mondo globalizzato dove le informazioni viaggiano ormai alla velocità della luce, solo un’appropriata consulenza e un servizio rivolto al massimo ai bisogni del cliente possono fare la differenza». ■ Luana Costa

I PROGRESSI DELL’AZIENDA Dal 1978, anno della sua fondazione come realtà riferita principalmente ad agricoltura e allevamento, Oscar ha continuato incessantemente a ricercare soluzioni sempre più performanti, ampliando il proprio raggio operativo spaziando e attingendo conoscenze tecniche fondamentali nel campo della meccanica e dell’oleodinamica, potendosi proporre anche nel settore industriale. Tale sviluppo ha portato l’azienda a cogliere l’importanza di dotarsi di un sistema di gestione delle varie fasi del lavoro svolto implementando un controllo qualità che ha portato ad ottenere nel 1997, prima azienda del settore, la certificazione Uni En Iso 9002 con marchio Csq ed a mantenerla con i successivi aggiornamenti della norma fino all’adeguamento alla Uni En Iso 9001:2015 ottenuto nel marzo 2018. Oscar occupa un posto di assoluto rilievo nel panorama internazionale con esportazioni in Europa, Africa, Asia e Oceania; questo risultato è stato raggiunto grazie alla flessibilità, rapidità e gamma di prodotti che l’azienda mette a disposizione per dare il miglior servizio possibile al cliente e alla professionalità e motivazione che le risorse umane interne, a loro volta, mettono a disposizione. Il tutto per aumentare sempre più il grado di soddisfazione del cliente e conseguentemente aumentare sempre anche l’indice di fidelizzazione.


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 13 • Ottobre 2018

Mietitrebbie, l’Italia detta legge COMEX porta la sua esperienza imprenditoriale nel settore, facendo luce su strategie e punti di forza che hanno rappresentato una soluzione alla recessione negli ultimi anni he l’industria nostrana continui a firmare performance straordinarie in termini di export, non è una novità. Più interessante risulta capire come le nostre eccellenze affrontano singolarmente le difficoltà di un mercato internazionale perennemente in subbuglio. Prendiamo il caso della vicentina Comex, ai vertici nel mondo per la produzione e distribuzione di ricambi di alta qualità per macchine agricole da raccolta, in particolare mietitrebbie. «Dal 1980 continuiamo a evolverci – dice Francesco Ziglio anche a nome dei suoi soci− per rispondere alle crescenti esigenze del settore. Questa è Comex, con base a Breganze (Vi), che nelle tre sedi di proprietà concentra progettazione, produzione, area logistico-commerciale e uffici direzionali-amministrativi. Fiore all’occhiello è il magazzino, fornito con regolarità durante tutto l’arco dell’anno. La capillare rete di distribuzione di ricambi assicura spedizioni via terra, via mare ed espresse via aerea, attraverso primarie società di trasporto convenzionate. Oltre ad approvvigionare costantemente il magazzino, l’area produttiva realizza inoltre soluzioni specifiche - con materie prime sempre rigorosamente “made in Europe” - per commesse dirette di ricambi, anche in serie limitate, sia su disegno sia su campionatura. Un team di tecnici qualificati, infine, è a disposizione della clientela per consulenze mirate in Italia e nel mondo. Presente in tutta Eu-

C

Comex si trova a Breganze (Vi) www.comexsrl.com

ropa, Nord e Sud Africa, Giappone, Centro e Sud America, oggi puntiamo allo sviluppo di nuovi prodotti per soddisfare la domanda dei mercati emergenti». Quindi, sono 40 anni di storia, nel corso dei quali la struttura si è evoluta, riuscendo anche a superare la congiuntura negativa del mercato mondiale. «Aggiungerei – precisa Ziglio − che la crisi ha colpito in questi ultimi anni soprattutto il settore agricolo. Abbiamo superato la recessione mettendo in gioco il nostro risparmio, accettando rischi e sacrifici con grande passione e impegno. Così si è generato un nuovo equilibrio che ha contribuito al consolidamento delle fondamenta della nostra economia e dell’essere imprenditori nel territorio del Nord-Est. Attualmente

LA PRODUZIONE

Realizziamo soluzioni specifiche - con materie prime sempre rigorosamente “made in Europe” per commesse dirette di ricambi, anche in serie limitate, sia su disegno sia su campionatura

la Comex si sviluppa su tre unità immobiliari di proprietà nelle quali trovano collocazione l’attività progettistica, produttiva, logisticocommerciale e l’ufficio direzionale-amministrativo. Un team di tecnici, sempre a disposizione della clientela, fornisce un’efficace consulenza maturata in seguito a una lunga e concreta esperienza nel settore. Un magazzino ben fornito tutto l’anno garantisce una capillare rete di distribuzione di ricam-

bi con spedizioni dirette a rivenditori ed importatori, avvalendosi di primarie società di trasporto convenzionate che offrono servizi via terra, via mare ed espressi via aerea». Attualmente, la parte produttiva è strutturata in forma tale «da approvvigionare il nostro magazzino intervenendo in tempi rapidi −continua l’imprenditore vicentino −. Inoltre, ci dedichiamo alla produzione di materiale specifico per commesse dirette di ricambistica, sia su disegno che su campionatura. Le materie prime utilizzate negli impianti produttivi sono esclusivamente di provenienza italiana ed europea. E poi, la parte commerciale. Con questa gestiamo la distribuzione nel mercato italiano ed è presente in tutti i paesi in cui operiamo abitualmente, con forniture dirette a rivenditori ed importatori, avvalendoci di trasportatori convenzionati, via terra o mare, che offrono servizi molto rapidi. I prossimi obiettivi prevedono di sviluppare nuovi prodotti da destinare ai mercati emergenti». ■ Renato Ferretti


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 14

Mercati

La superiorità del made in Italy a qualità made in Italy non è solo qualcosa di riconosciuto in tutto il mondo. E non si tratta semplicemente di un marchio che identifica i massimi standard possibili sul mercato. Il made in Italy sintetizza un modo di fare e di progettare che è trasversale a tantissimi settori lontanissimi tra di loro: dalla moda all’enogastronomia, dalla meccanica al design. Quando si parla di macchinari per il settore agrario e zootecnico, in tutto il mondo si guarda alle aziende italiane come vero e proprio faro del mercato. Ma sappiamo anche che in periodi di faticosa risalita da crisi profonde come quella che abbiamo vissuto negli ultimi dieci anni, il prezzo ha un peso che rende tutti i comparti molto più difficili da affrontare. Forse soprattutto per chi ricerca il risultato effettivo migliore. Dunque, come si coniuga lo studio maniacale per la migliore qualità alla competitività così incentrata sui costi? Sulla strategia scelta per risolvere il dilemma si gioca molto dell’attività di un’azienda come la bresciana L.C., che progetta e produce sistemi di pesatura

L

Sistemi di pesatura con indicatori di peso e celle di carico: Luca Trombini ci parla della progettazione e realizzazione di macchinari destinati a un mercato internazionale. «Venduti in circa 30 paesi nel mondo» dotati di indicatori di peso e celle di carico. Ed esporta in circa 30 paesi nel mondo. «Prima di tutto – dice il titolare Luca Trombini –, c’è da sottolineare che la nostra è una produzione diversificata. Realizziamo sistemi di pesatura per l’allevamento dei bovini, e quindi sistemi di pesatura per i carri unifeed, silos e frigoriferi del latte. Poi ci rivolgiamo all’allevamento avicolo con sistemi di alimentazione automatici, pesatura dei silos e dei polli. E poi l’industria, con una gamma completa di celle di ca-

rico e indicatori di peso per l’automazione. Infine l’ecologia, con sistemi dedicati per la raccolta dei rifiuti». L’azienda mette anche a disposizione del cliente dei software gestionali con controllo da remoto «che permettono all’allevatore – continua Trombini − di gestire dall’ufficio la programmazione delle razioni di alimentazione nel caso dei bovini oppure il controllo della crescita nel caso dell’avicolo. DataWeb, in particolare, è un sistema che permette di inviare le ricette programmate dall’ufficio alla pesa del carro miscelatore e ricevere l’effettivo eseguito al termine della distribuzione, in modo da controllare la mandria in tempo reale. Pm30 logger consente, invece, di controllare la crescita dei polli e l’omogeneità dell’allevamento senza dover fisicamente recarsi in azienda per pesare manualmente». L’imprenditore bresciano passa a spiegare la sua esperienza diretta con le attuali condizioni di settore. «Come dicevo – afferma − fortunatamente lavoriamo su più mercati, dall’agricolo all’avicolo, dall’industria alla raccolta dei rifiuti. Questo ci mette al riparo dalle congiunture, in modo da non soffrire eventuali crisi di settore. Lo si vede anche dai risultati delle nostre performance dell’ultimo periodo: diciamo che il fatturato, così come il lavoro in generale, si è stabilizzato appena sotto i 2 milioni di euro. E il trend è positivo, con una tendenza in aumento del 10 per cento, quest’anno. Tra le caratteristiche principali che ci distinguono e che spiegano almeno in parte questo successo, sicuramente dobbiamo annoverare velocità di consegna che si accompagna alla grande qualità offerta: lavoriamo sempre con merce in magazzino, cosa che ci permette di evadere in tempi brevissimi. Tutto questo ha permesso

un’espansione considerevole dal punto di vista geografico. Non a caso esportiamo in tantissime zone del mondo. Attualmente l’Europa ed il Medio Oriente sono i mercati principali».

I SOFTWARE GESTIONALI

Hanno un controllo da remoto e permettono all’allevatore di gestire dall’ufficio la programmazione delle razioni di alimentazione nel caso dei bovini oppure il controllo della crescita nel caso dell’avicolo

L.C. ha sede a Isorella (Bs) - www.lcpese.it

Infine, uno sguardo al futuro. «Per quanto riguarda le innovazioni tecniche e tecnologiche che si affermeranno nel prossimo futuro nel vostro ambito, oltre ad avere già due elettroniche certificate Nawi per la pesatura omologata, a breve ne avremo una certificata Mid per la pesatura in dinamica». ■ Elena Ricci


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 15 • Ottobre 2018

ola l’industria delle macchine agricole tricolore e guarda soprattutto ai mercati stranieri. Con un fatturato complessivo di oltre 11 miliardi di euro, di cui almeno due terzi realizzati per l’export, la FederUnacoma nel suo ultimo rapporto ha fotografato un settore che riprende posizioni e cresce rispetto agli anni precedenti, segnati da una contrazione del mercato nazionale, che è ripartito, certo, ma un po’ a rilento, stando ai numeri. Le cause? Molteplici, secondo l’analisi diffusa a giugno dall’organo di categoria: da un lato gli obblighi di adeguamento alle normative comunitarie sui mezzi meccanici, sempre più pressanti, hanno comportato un aumento del costo delle macchine agricole, meno accessibili per le imprese primarie che si rivolgono in modo sempre più consistente al mercato dell’usato rinunciando a essere competitive nella dotazione tecnologica; dall’altro, le imprese agricole nostrane scontano una perdita di redditività che riduce drasticamente la possibilità d’investimento per l’acquisto di mezzi meccanici e tecnologie di ultima generazione; infine, a complicare il quadro, è intervenuta nel 2017 anche la particolare congiuntura meteorologica, con il prolungarsi della stagione invernale e il ritardo nelle operazioni colturali da cui è dipesa una frenata nelle vendite e il rallentamento della domanda di macchinario. «Ma si tratta anche di oscillazioni fisiologiche del mercato»

V

La componentistica vince oltreconfine Con l’ingegnere Amedeo Bianchi, amministratore delegato della O.M.F.B. di Provaglio d’Iseo, in provincia di Brescia, un’analisi del settore tra oscillazioni del mercato e la spiccata tendenza all’esportazione da parte di tutto il comparto

delle principali interpreti delle evoluzioni del comparto, avendo attraversato tutte le fasi di trasformazione del settore nel secondo Novecento, dalla sfida nell’Italia del Dopoguerra degli anni Cinquanta a oggi. Un presente che la vede ancora protagonista a livello nazionale ed estero, sempre all’insegna del made

IL VALORE AGGIUNTO

La spiccata vocazione italiana e la scelta decisa di non delocalizzazione la produzione all’estero mente utilizzati come “prese di forza” da applicare su camion per scopi industriali. Nel corso degli anni l’offerta si è ampliata e

oggi riguarda un pacchetto di soluzioni più completo, che comprende pompe a pistoni a portata fissa o variabile, pompe a in-

granaggi, mini centraline ma anche pompe a mano e serbatoi per olio e gasolio con aggiunta di prodotti più tecnologici come distributori proporzionali a comando elettronico. Il nostro mercato per il 70 per cento guarda all’estero, si rivolge all’Europa, all’America Latina, Africa e Oceania senza tralasciare qualche commessa importante nell’Est asiatico». La spiccata vocazione italiana e la scelta decisa di non delocalizzazione la produzione all’estero sono valore aggiunto e motivo d’orgoglio per la O.M.F.B. Anche in periodo di crisi, l’impresa bresciana ha sempre voluto a ogni costo mantenere la progettazione e la produzione nello stabilimento di Provaglio d’Iseo, sfruttando tecnologie e competenze territoriali, senza cedere a soluzioni magari industrialmente più convenienti ma poco coerenti con la sua storia, il radicamento al territorio e il rispetto della forza lavoro. Oggi l’azienda guarda al futuro anche attraverso il controllo di due nuove realtà produttive: la VBR Srl con sede a Reggio Emilia, che si occupa di progettazione e realizzazione di valvole di controllo e blocchi oleodinamici, e la Dal Barco Srl di Rovereto, dove vengono realizzati serbatoi olio e gasolio per veicoli industriali e applicazioni agricole/forestali. Un’offerta sempre più completa per offrire al mercato soluzioni e sistemi integrati legati alla produzione e controllo di fluidi oleodinamici. ■ Alessia Cotroneo O.M.F.B. ha sede a Provaglio d’Iseo (Bs) www.omfb.it

VBR, il “battesimo” italiano all’EIMA

spiega l’ingegnere Amedeo Bianchi, amministratore delegato della O.M.F.B. di Provaglio d’Iseo (Brescia), azienda specializzata nella produzione di componentistica per applicazioni su veicoli commerciali, agricoli, movimento terra e impianti industriali. L’impresa, con oltre 60 anni di storia, è una

in Italy, considerando che con 230 dipendenti l’azienda bresciana presieduta dal fondatore Umberto Bianchi e guidata dall’ingegnere Amedeo Bianchi, produce interamente in Italia per esportare la maggior parte della sua produzione. «All’inizio eravamo produttori di componenti meccanici – ricorda Amedeo Bianchi – specificata-

All’Esposizione Internazionale di Macchine per l'Agricoltura e il Giardinaggio la O.M.F.B., azienda bresciana specializzata nella produzione di componentistica per applicazioni su veicoli commerciali, agricoli, movimento terra e impianti industriali, presenterà una delle ultime realtà produttive entrate a far parte del gruppo, la VBR, cofondata con Paolo Codeluppi che ne è anche l’amministratore delegato e specializzata in progettazione e realizzazione di valvole e distributori proporzionali e blocchi oleodinamici, con sede a Reggio Emilia. «Sarà il “battesimo” italiano del marchio – sottolinea Paolo Codeluppi, amministratore delegato di VBR Srl – che abbiamo già presentato l’anno scorso ad Agritecnica ad Hannover e adesso proponiamo con le sue specializzazioni nella progettazione e produzione di distributori oleodinamici e blocchi idraulici che consentono il controllo del fluido in pressione, con campi applicativi molto vari in ambito agricolo e su macchine di tipo industriale, nonché una nuova gamma di prodotti per il mercato nazionale ed estero».


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 16

Mercati

I progressi dei sollevatori telescopici I macchinari realizzati dal Gruppo Merlo trovano applicazione nel settore agricolo e in quello delle costruzioni e movimento terra. Paolo Andreone, direttore marketing della Merlo Spa, racconta le ultime novità riguardo le “punte di diamante” della produzione aziendale l successo di un gruppo nato da un’idea imprenditoriale perseguita con tenacia e con una forte dedizione nel corso degli anni e che ha focalizzato l’attenzione sul prodotto, valorizzato nell’ottica di offrire soluzioni tecniche uniche, frutto di un intenso lavoro di ricerca e sviluppo. Con queste premesse viene istituita Merlo, realtà industriale di primo piano a livello italiano e mondiale, che conta oggi oltre 1.200 dipendenti, un fatturato in crescita che nel 2017 ha superato i 400 milioni di euro e una rete distributiva che copre più di 140 paesi del mondo. «La capacità di rendere unici i nostri prodotti passa dalla realizzazione interna di oltre il 90 per cento dei componenti necessari per costruire una macchina. Questa concentrazione di know-how ed esperienza consente di creare tecnologie su misura in grado di esaltare prestazioni, sicurezza e comfort operativo. Un impegno costante che ha portato alla registrazione di oltre ottanta brevetti e alla creazione di numerosi prodotti unici che hanno permesso a questa azienda di conquistare i mercati mondiali, diventando leader nel campo dei sollevatori telescopici non solo in Italia, ma anche in paesi molto esigenti come Germania, Svezia, Finlandia e Canada». L’ampia offerta dei prodotti della Merlo, spazia da applicazioni nel settore agricolo a quello delle costruzioni e movimento terra con la gamma di telescopici più variegata del mercato, per arrivare alle macchine speciali che vengono impegnate nella manutenzione del verde forestale e nei lavori di sgombero neve sulle strade di tut-

I

to il mondo. L’azienda è in continua evoluzione, basti pensare che per il triennio 2017-2019 la Merlo è stata impegnata in progetti ambiziosi, in termini di investimenti strutturali, che hanno dato l’avvio a cambiamenti ed evoluzioni dei concetti produttivi, sviluppando nuove gamme di prodotti sempre più in linea

Il valore dell’italianità Merlo è una realtà industriale italiana dinamica, all’avanguardia tecnologica, pienamente integrata e a capitale esclusivamente privato per la produzione di macchine ad alto contenuto tecnologico. Il gruppo è profondamente radicato sul territorio e investe ogni anno in modo importante nel suo unico stabilimento produttivo di San Defendente di Cervasca, in provincia di Cuneo. Questa scelta strategica nasce dalla volontà della famiglia Merlo di produrre macchinari italiani di alta qualità. Si tratta di un gruppo imprenditoriale affermato che può vantare una presenza di primo piano su tutti i mercati mondiali ed è il punto di riferimento internazionale quando si parla di sollevatori telescopici.

nostro marchio nel mondo. Oggi siamo alle porte della fiera internazionale Eima a Bologna che rappresenta l’appuntamento più importante del 2018 per il settore agricolo. Sarà un salone pieno di contenuti per il nostro gruppo, a partire dalle novità che saranno presentate in anteprima mondiale». Qui l’azienda sarà presente con un’area di ben 1.200 metri quadrati, il layout dello stand è stato completamente rivisto ed è organizzato in aree tematiche in grado di esaltare le novità e la tecnologia migliorando così l’esperienza del visitatore e la visibilità del brand. «Eima 2018 sarà un grande momento in cui potremmo dare visibilità alla gamma dei sollevatori telescopici di alta capacità e presentare le ultime novità come il modello Turbofarmer 65.9 che rappresenta nei suoi contenuti la filosofia costruttiva del Gruppo Merlo a partire dal progetto della telaistica ai sistemi innovativi su design Merlo per la gestione idraulica, rendendola più efficon le richieste dei mercati. L’innova- ciente e performante. Vedremo inoltre zione che contraddistingue le macchine tutta la gamma dei famosi Multifarrealizzate dall’azienda è continuamente mer, l’esclusivo trattore con braccio tericonosciuta a livello internazionale, ba- lescopico di casa Merlo, continuando con sti pensare ai prestigiosi riconoscimen- la pluripremiata gamma dei sollevatori Turbofarmer che ti che i prodotti a spaziano dal TF marchio Merlo han33.7 115L al TF no ottenuto nelle 50.8T 170 ricofiere più prestigionosciuto da tutse, come Agriteti gli agricoltori chnica e Bauma ad europei come riHannover, il Sima Presenza mondiale del Gruppo Merlo ferimento del di Parigi e molte alsettore. Merlo tre a livello europeo. «Il nostro gruppo è andato ben ol- presenta altresì la gamma dei trattori tre i ben conosciuti sollevatori telesco- speciali utilizzati per lavori in silvicolpici – precisa Paolo Andreone - difatti è tura, manutenzione del verde e sgombro altresì impegnato nella produzione e neve e i piccoli ma non meno famosi traprogettazione di tecnologie come ca- sportatori a cingoli in gomma della blaggi e centraline elettroniche, sistemi gamma Cingo». ■ Luana Costa idraulici ad alta efficienza e sistemi di telemetria e controllo remoto dei sollevatori telescopici. Quest’ultimo sistema deIl Gruppo Merlo ha sede a San Defendente di nominato MerloMobility ha consentito Cervasca (Cn) - www.merlo.com ai sollevatori telescopici della gamma Merlo di essere certificati per accedere ai piani di iperammortamento legati al piano industria 4.0. È l’attenzione dedicata all’uso della tecnologia ad aver consentito al gruppo Merlo di proporsi come partner affidabile per l’innovazione e la sostenibilità del settore agricolo. I prodotti del gruppo racchiudono un concentrato di tecnologia, prestazioni e sicurezza che da sempre distinguono il

140 Paesi


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 18

Innovazione e ricerca efinito settore primario, anche l’agricoltura si appresta a fare il suo ingresso nel mondo 4.0. L’elettronica e internet innervano ormai senza soluzione di continuità il comparto, storicamente più legato a pratiche ripetitive e tradizionali. «Già da qualche anno le guide satellitari avevano trovato applicazione in agricoltura ma adesso la tecnologia sta evolvendo verso un’interazione tra trattore e macchina agricola» spiega Michele Racca, titolare dell’omonima azienda specializzata nel settore delle macchine da raccolta e dei trattori. La società nasce nel 1980 dall’intuizione dei tre fratelli Gabriele, Michele e Mario Racca, oggi affermata realtà al servizio dell’agricoltura attraverso la vendita di trattori e macchine agricole necessarie alla coltivazione e alla raccolta. «Vi sono, ad esempio, attrezzature – aggiunge il titolare - che in base ai dati immagazzinati distribuiscono la giusta quantità di concime. Le mietitrebbie nella fase di raccolta raccolgono e trasferiscono in una piattaforma i dati riguardanti la produzione dei vari campi, dati che poi vengono utilizzati in una seconda fase. La concimazione viene fatta sulla base delle informazioni fornite e lo stesso sistema trova oggi applicazione anche nelle attività di diserbo. Per ridurre il tasso di inquinamento del terreno, esistono sensori che sono in grado di leggere la presenza di erbe infestanti e in base alla quantità rilevata rilasciano maggiori o minori quantità di diserbante. Sono tecniche che consentono una concreta riduzione dell’inquinamento. Prima le quantità erano standardizzate, adesso, invece, sono più personalizzate e, allo stesso tempo, si ottiene anche un abbassamento dei costi di gestione e un minore ricorso al lavoro nei campi».

D

La gestione computerizzata delle attrezzature Anche il settore primario sta evolvendo verso l’introduzione dell’elettronica e dell’Agricoltura 4.0. I benefici si traducono in una riduzione dell’inquinamento e nella razionalizzazione delle attività. L’esperienza di Michele Racca garantito sia trattori che macchine agricole». Il gruppo Racca è concessionario e, in quanto tale, alcune cose dipendono dalla casa madre: «Cerchiamo di soddisfare le richieste della clientela fornendo l’attrezzatura necessaria ma non è così semplice. In agricoltura sono radicati ancora sistemi di lavoro tradizionali ma dove ci si confronta

L’azienda è attualmente attiva nel settore del Precision Farming: fornendo guide automatiche e impianti completi di gestione Can Bus delle attrezzature agricole per un’agricoltura 4.0. «L’assistenza post vendita è un nostro punto forte – precisa Michele Racca - infatti quest’anno abbiamo aperto una nuova filiale a Piobesi Torinese. Disponiamo di una forza assistenziale di quindici tecnici che tutti gli anni partecipano a corsi di aggiornamento presso la casa madre per poter intervenire prontamente sulle macchine al fine di ridurre sempre al massimo i fermi macchina dei nostri clienti. Inoltre siamo in procinto di acquisire la certificazione delle nostre officine con il marchio Unacma Roc che garantisce i clienti che l’officina certificata è in grado di mettere in sicurezza, secondo le di-

Gabriele, Michele e Mario Racca, titolari del Gruppo Racca di Marene (Cn) www.racca.it - info@racca.it

rettive Inail, tutte le macchine agricole più datate». Un settore in costante crescita sebbene il cronico ritardo accumulato rispetto i Paesi europei: «L’agricoltura, soprattutto quella più specializzata, si sta evolvendo verso questa tipologia di lavorazione anche nelle coltivazioni di frutteti. Siamo convinti che le aziende investiranno per innovare tecnologicamente le attrezzature anche se l’Italia possiede una tipologia di agricoltura differente, meno estensiva, rispetto ai Paesi del nord Europa. Ciò comporta che solo le grandi aziende che sono in grado di sostenere i costi dell’investimento stanno evolvendo verso la gestione computerizzata mentre le piccole e medie aziende, vero tessuto economico che stentano a sopravvivere, scontano gravi difficoltà». L’azienda ha puntato molto nel corso degli anni nella ricerca e nella sperimentazione brevettando un’applicazione (Harcob) per le mietitrebbie assiali con la quale, nella fase di mietitura del mais, consente di raccogliere il sottoprodotto dei tutoli che così possono essere utilizzati nella produzione del biogas, risparmiando l’utilizzo di prodotti di prima qualità e facendo sì che il recupero di questo sottoprodotto aiuti la remunerabilità degli agricoltori nelle coltivazioni di mais. Punto forte della nostra azienda è anche la gestione dell’usato che viene ricondizionato e rimesso sul mercato

con le nuove generazioni si riesce a far apprezzare l’utilità delle nuove attrezzature. Le case produttrici sono pronte alle nuove sfide – conclude Michele Racca – ma poi è sempre l’occhio di chi deve utilizzarle a giudicarne la necessità. A incidere è anche una questione di costi che molto spesso frenano gli investimenti».■ Luana Costa

La selezione dell’usato Mietitrebbie - New Holland: Tx30 1994, Tx34 1988, Tx64 1994, Tx65 1995, Cs760 2004, Cx780 2004, Cx780 2005, 8050 Sl 2010; Claas: Laxxion 430 2000, Tucano 320 2014; Laverda: 3790 1991, 626 1991, 523 Integrale 2000; Case IH: 1440 1985, 7130 con Harcob Ex Prove 2016. Trincia- Caricatrice - New Holland: 9060 2011, FX 40 2005. Big Balers - New Holland 890 Crop Cutter 2013. Trattori - New Holland: Tn70 Dt Rops-2000, M135Dtcab-1999, Tm 125 Dt Cab-2000, Tm 135 Dt Cab-2001, Tm 155 DtCab - 2004, Ts 100dt Cab - 2002, 6040 Dt Cab- 2012; Case IH: Cs 94 Dt Cab -2000, Mxm 140 Dt Cab -2004, Mxm 155 Dt Cab-2006, Mx 100 Dt Cab-1999, Mx135 Dt Cab-2003, Mx 150 Dt Cab2002, Puma 175 Cvx-2017, Puma 185 Cvx-2011, Puma 230 Cvx-2013; Jhon Deere: 6320 SE con pala-2005, 6150 M-2013, 6150 M con pala-2013; Landini Legend: 115 Dt Cab-1999, Ghibli 100 Dt Cab-2001; Massey Fergunson: 6480DT Cab con pala-2004, 7616 Vario-2013, 6290 DT Cab-2003; M.Cormik: CX85 DT Cab-2004; Same Titan: 145 DT Cab-1994; Fendt: 939 Vario-2011.


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 19 • Ottobre 2018

n sistema veloce ed ecologico da applicare per prevenire la nascita e la crescita di erbacce, che non implica alcuna fatica nel doverlo eliminare perché non inquina l’ambiente. Esiste un modo per semplificare queste attività ed è il frutto della ricerca sul riciclaggio di fibre naturali svolto dall’azienda Jutatex. «Abbiamo inizialmente pensato a come risolvere questi problemi e avevamo in testa di realizzare una formula semplice come un 1+1 - spiega Andrea Rossi, titolare dell’azienda -. L’obiettivo era quello di ottenere un forte impatto anti-inquinante, un impatto non singolo ma doppio ed evitare che si utilizzassero i diserbanti chimici per rimuovere gli infestanti che soffocano la crescita delle piante, utilizzando materiali di scarto non inquinanti come materia prima, invece di farli finire in discarica. Dopo vari tentativi siamo arrivati

U

Il “miracolo” della pacciamatura di juta L'azienda Jutatex spiega come dai sacchi alimentari delle torrefazioni abbia ricavato un sistema rivoluzionario per la pacciamatura naturale. Applicato sul terreno, impedisce lo sviluppo degli infestanti, è totalmente biodegradabile e, quindi, non inquina le torrefazioni per avviare la loro produzione di miscele, vengono destinati allo smaltimento in discarica». Jutatex nasce con lo scopo di progettare e fornire accessori per agricoltura, giardinaggio, vivaismo riducendo l’impatto ambientale rispetto alle tecniche tradizionali che impiegano molti materiali inquinanti. «Utilizziamo il più possibile materiali naturali riciclati. Operiamo come azienda dal 2011, avendo concretizzato le espe-

LO SMALTIMENTO

A differenza dei teli plastici non occorre rimuovere il telo in juta biodegradabile a fine ciclo di vita ma può venir fresato assieme al terreno

a dare un risultato a questa formula. Jutatex è un tessuto/nontessuto pacciamante prodotto meccanicamente al 100 per cento con fibre naturali di juta, senza l’aggiunta di collanti o altri prodotti chimici. Recuperiamo le fibre di juta che lo compongono dalla macinatura di sacchi del caffè crudo, che normalmente, dopo esser stati svuotati dal-

rienze del decennio precedente attraverso un’azione di prevenzione tramite l’utilizzo del nostro telo pacciamante in fibre di juta, naturale ed ecologico, che, poggiato sul terreno libero da infestanti, ne impedisce lo sviluppo. Il sistema è stato studiato nell’ambito di un progetto di riutilizzo delle fibre naturali destinate a smaltimento per

Applicazioni in bioedilizia Jutatex opera principalmente nel settore del verde ma è impegnata con alcuni prodotti ecocompatibili anche in bioedilizia e in ripristini ambientali allo scopo di svilupparne di nuovi in risposta ad esigenze pratiche. Le prospettive sono promettenti: «Nutriamo buone aspettative per il 2018 – afferma il titolare Andrea Rossi - perché il 2017 è risultato un anno “di semina” di collaborazioni aziendali molto interessanti, anche in campo edilizio, dove le soluzioni ecologiche vengono ad integrarsi sempre più nelle progettazioni e realizzazioni delle nuove abitazioni, non solo degli spazi verdi circostanti».

l’utilizzo in agricoltura, in collaborazione col CNR di Firenze. Le fibre di juta sono ricostruite in forma di feltro senza ausilio di prodotti chimici ma solo tramite procedimento meccanico». Notevoli sono le caratteristiche che rendono il prodotto innovativo ma applicabile in diversi contesti: «È veloce e pratico da applicare e su misura del vaso o del lavoro da fare, mantiene la temperatura e l’umidità ideali sul terreno per la crescita delle piantine, è permeabile, traspirante e non soggetto a strapparsi e permette un risparmio di tempo sulla manodopera impiegata per il diserbo tradizionale. Ma soprattutto è al 100 per cento ecologico e al 100 per cento riciclato. L’attrezzatura sfrutta per il suo funzionamento l’oscuramento del passaggio della luce sul terreno mantenendo la traspirabilità e il passaggio dell’acqua e attutendo anche l’impatto delle piogge. In tal modo – aggiunge il tecnico Franco Scarlatti – in primis si riesce ad ottenere una più costante umidità del terreno, dal momento che la juta trattiene fino a cinque volte il suo peso in acqua,

poi il telo in juta non è soggetto a strappi o a sollevarsi facilmente col vento, ma soprattutto, la sua caratteristica principale, è la completa biodegradabilità. A differenza dei teli pacciamanti plastici non occorre rimuovere il telo in juta biodegradabile a fine ciclo di vita ma può venir fresato assieme al terreno. La fibra di juta, senza presenza di collanti o altri leganti chimici, si degrada naturalmente in circa dodici o diciotto mesi in base alle pre-

cipitazioni. Per la protezione delle piante abbiamo sviluppato uno shelter ecologico “BioShelt” in canne palustri, totalmente biodegradabile, in sostituzione dei classici shelter plastici. Oltre allo stesso risultato in termini di protezione dagli animali anche la pianta può trarre benefici nella crescita, grazie al passaggio luce/ombra equilibrato sulla corteccia e alla circostanza che si evita il surriscaldamento tipico della plastica». Andrea Rossi afferma in conclusione «Il nostro obiettivo è quello di utilizzare il più possibile materie prime naturali, in special modo quelle derivanti da riciclo, avendo così modo di usufruire di un beneficio ambientale doppio: meno inquinanti in ambiente e meno smaltimenti in discarica. Le problematiche ambientali causate dai diserbi chimici e l’incremento di interesse per l’agricoltura biologica e biodinamica fanno sì che le soluzioni alternative che proponiamo vengano sempre più ricercate, anche per la praticità rispetto all’uso di buoni materiali come ad esempio la paglia. A nostro parere è necessario che l’innovazione tenga conto della problematica ambientale tra le sue principali direttrici di sviluppo; un aspetto virtuoso che può aprire notevoli possibilità di crescita per le aziende». ■ Luana Costa

Jutatex ha sede a Santa Maria a Monte (Pi) - www.jutatex.com


Una realtà in crescita Giovanni Corbellini ripercorre le tappe che hanno portato il gruppo FMC a essere leader nel settore dell’agricoltura e delinea obiettivi e prospettive future

e recenti trasformazioni hanno portato FMC Agricultural Solutions a essere una tra le prime cinque aziende a livello globale del settore agricoltura e la prima società totalmente specializzata in prodotti per la protezione delle colture. Come racconta Giovanni Corbellini, country manager, alcune tappe sono state fondamentali in questa crescita. «FMC è da sempre stata una società diversificata su diversi business, dalla meccanica, all’agrochimica, al settore salute e nutrizione. Negli ultimi anni ha razionalizzato il proprio business, con l’agricoltura che è divenuta un settore strategico per il Gruppo. Il primo passo per rafforzare il business agricoltura è stata l’acquisizione di Cheminova, avvenuta nel 2015, che ha dato una diversa impronta geografica all’azienda, aprendo nuovi mercati tra cui quello europeo e arricchendo al contempo il catalogo prodotti. Il secondo passo fondamentale è stato mosso alla fine del 2017 con l’acquisizione di parte del business DuPont, che ha permesso di introdurre nel nostro catalogo importanti marchi leader in diversi mercati (Coragen®, Granstar®, Steward®, Safari®, ecc. per citare alcuni dei più importanti) e dota FMC di strutture di ricercar e sviluppo con una vasta gamma di prodotti in fase di sviluppo». L’impegno di FMC nell’innovazione si concretizza negli investimenti in ricerca e sviluppo, che rappresentano annualmente l’8 per cento del fatturato. Attualmente le prospettive della nuova attività di ricerca di FMC sono molto incoraggianti: «La nostra pipeline – continua Corbellini - è molto interessante con prodotti estremamente promettenti. Si tratta di prodotti ad alta tecnologia con elevato profilo di differenziazione. Sicuramente dovremo crescere

L

nel settore fungicidi dove, a differenza di insettici ed erbicidi, il nostro catalogo è ancora limitato. Inoltre, stiamo guardando con grande attenzione agli agenti per il biocontrollo sia da utilizzare in agricoltura biologica, sia soprattutto in programmi di difesa integrata». Altra tipologia di prodotti su cui c’è grande attenzione da parte delle aziende del comparto agrochimico è rappresentata dai biostimolanti. FMC prepara novità anche in questo settore: «contiamo di poter offrire nuove soluzioni nei prossimi anni. FMC, infatti, ha acquisito Headland, azienda specializzata in prodotti per la nutrizione delle piante che non sono mai stati introdotti nel nostro Paese, ma da cui potranno essere sviluppati specifici progetti». ■ Lucrezia Gennari FMC Agricultural Solutions ha sede a Bergamo www.cheminova.it


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 21 • Ottobre 2018

a realtà produttiva di Mangimi Primavera nasce per volere del cavaliere Francesco Parenti nei primi anni’70, con il principale scopo di poter soddisfare in totale autonomia, i fabbisogni alimentari degli allevamenti bovini e suini di sua proprietà. Successivamente i figli Giacomo e Giancarlo decidono di provare ad inserirsi sul mercato dei mangimi zootecnici e scelgono di farlo unendo le proprie forze a quelle di un appassionato veterinario, specializzato nella formulazione di nuclei per allevamenti bovini: il dottor Ernesto Idropici. Da questa lungimirante e solida collaborazione, che dura ormai da più di vent’anni, ha preso vita e sempre più forma il mangimificio come oggi lo si può conoscere. Questo legame, nato per caso, inizialmente con le sembianze di un’ambiziosa scommessa, è frutto di reciproca stima e fiducia, prerogative che negli anni hanno alimentato questo rapporto verbale, sostenuto dal solo piacere di collaborare per veder realizzati sempre migliori risultati. Recentemente, si è inoltre delineata la terza generazione, tutta al femminile, che intenderà proseguire con l’attività familiare e che attualmente opera attivamente in azienda: Cristina e Sara Parenti, le figlie dei due titolari. L’azienda per come risulta strutturata, si è specializzata nella produzione e vendita di mangimi zootecnici, principalmente formulati per l’alimentazione di bovine da latte. Il dottor Idropici, seguendo quotidianamente molti allevamenti del nord Italia dal punto di vista sanitario e alimentare, propone la sua collaborazione con Mangimi Primavera come possibilità di affiancamento e consulenza a 360 gradi per l’allevatore, contando sull’instaurarsi di un legame stretto e sempre più diretto con i propri clienti. Come ci spiega il dottor Idropici: «Ciò che proponiamo è prima di tutto un approccio e un modo di lavorare totalmente improntato alla reciproca fiducia. Questa “fusione” lavorativa con la famiglia Parenti, offre ai nostri clienti la possibilità di avere nuclei ad hoc per ogni fase di crescita dell’allevamento, tenendo conto di ogni tipo di problematica aziendale e assecondando anche qualsiasi esigenza dell’allevatore». «Grazie alla coordinazione e al continuo confronto con il dottor Idropici, in base alle indicazioni che ci vengono da

L

Concretezza e passione, la ricetta dei mangimi La collaborazione tra l’azienda Mangimi Primavera e il dottor Ernesto Idropici mira a offrire a ogni cliente un diverso nucleo personalizzato, in grado di garantire e assecondare le performance produttive del singolo allevamento

UNA REALTÀ DI NICCHIA

Attualmente gli allevamenti che serviamo ogni settimana sono distribuiti nelle province di Piacenza, Cremona, Lodi, Milano per arrivare ai più distanti in provincia di Cuneo

Mangimi Primavera si trova a Cortemaggiore (Pc) mangimiprimavera@libero.it

lui fornite, produciamo per ogni cliente un diverso nucleo, in grado di garantire e assecondare le performance produttive del singolo allevamento - spiega la giovane Sara Parenti- non abbiamo certo i mezzi e le forze per soddisfare un sempre maggior numero di clienti, per questo tentiamo di selezionarli il più possibile. Siamo nati come un piccolo mangimificio e ci teniamo a considerarci una realtà di nicchia che tenta quotidianamente con molta umiltà di lavorare al meglio per soddisfare i propri clienti. Attualmente gli allevamenti che serviamo ogni settimana sono distribuiti principalmente nelle province di Piacenza, Cremona, Lodi, Milano per arrivare ai più distanti dislocati in provincia di Cuneo. Per la produzione dei nuclei personalizzati, prestiamo una grande attenzione alla ricerca e all’acquisto delle materie prime, abbiamo un numero limitato di fornitori, scelti accuratamente negli anni, che riescono a garantirci un elevato standard qualitativo, sempre costante nel tempo». Pur non avendo un centro di ricerca interno, questa realtà produttiva tiene molto al fatto che esista un continuo aggiornamento e supporto con centri di ricerca all’avanguardia in questo specifico settore così vasto e indirizzato ad un continuo progresso. Il dottor Idropici, con il suo bagaglio di esperienza e for-

mazione, si interfaccia assiduamente con la facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza ed è inoltre iscritto alla Cornell University di Ithaca, New York. «Grazie a questi continui aggiornamenti, confronti, e spunti legati al mondo della ricerca scientifica - spiega il veterinario - riusciamo a calibrare e a declinare questi preziosi input, all’interno di ogni allevamento, rimanendo con un occhio puntato a ogni tipo di innovazione e sperimentazione e con l’altro focalizzato all’interno dell’allevamento che può averne in quel momento maggior necessità. Qualsiasi sia la problematica che un cliente possa riscontrare, cerchiamo di risolverla con il minor dispendio economico per l’interessato e la maggior concretezza possibile». Quest’azienda, in controtendenza rispetto alla maggior parte dei mangimifici presenti sul mercato, sceglie di non avvicinarsi al mondo dei medicati. In un panorama in cui gli antibiotici dovranno diminuire sempre più, l’impronta che si vuole dare è quella di privilegiare prima di tutto soluzioni alternative che si affidino a buone pratiche di allevamento e a protocolli gestionali ferrei, mettendo a disposizione ogni tipo conoscenza e consulenza possibile, prima di assecondare l’utilizzo di antibatterici. ■ Lucrezia Gennari


Soluzioni su misura L’unica ricetta contro le pessime condizioni del mercato consiste nel puntare sulla massima qualità e artigianalità dei prodotti. Giacomo Dalmasso spiega come ha affrontato le sfide di questo periodo

a situazione di mercato nel settore agroforestale e industriale non è tra le più rosee. Negli ultimi anni si è fatta sempre più pesante la concorrenza estera a basso costo che, oltre a saturare il mercato con prodotti di scarsa qualità, provoca un inevitabile abbassamento dei prezzi». Questo è il quadro che fa Giacomo Dalmasso, contitolare della Fratelli Dalmasso, azienda piemontese che realizza macchine agricole, forestali e industriali. Nonostante le condizioni di mercato non siano delle migliori, l’impresa di Fossano (Cn) è riuscita a rimanere competitiva. «Grazie alla nostra storica presenza sul campo e la fiducia dimostrata dai nostri clienti – spiega Dalmasso − abbiamo continuato a investire e puntare sulla qualità. In primo luogo, parliamo della qualità dei nostri prodotti con tecnologie all’avanguardia, attingendo anche alle competenze acquisite dalle nuove generazioni ed è in quest’ottica che intendiamo affrontare le nuove sfide. I nostri prodotti si distinguono perché, come da storica tradizione artigiana, sono realizzati su misura e personalizzati a esigenza dei clienti. Il marchio F.lli Dalmasso sul mercato è sinonimo di qualità, affidabilità, serietà e competenza». Le richieste dei clienti si stanno sempre più indirizzando verso «prodotti tecnologici, di facile utilizzo e con la certezza di un’assistenza competente, puntuale e continuativa

«L

nel tempo – continua Dalmasso −, cosa ormai non scontata sul mercato attuale. Il nostro mercato principale è quello nazionale, in particolar modo quello del Nord Italia, ma negli ultimi anni abbiamo aperto i nostri orizzonti anche all’estero e siamo tuttora alla ricerca di nuovi contatti». L’ultima creazione è il caricatore frontale Hybrid. «Si tratta della realizzazione di un sogno – spiega l’imprenditore cuneese − che dura dal lontano 1960 dei soci fondatori, sempre pronti a supportarci con tutto il bagaglio della loro esperienza e l’intramontabile entusiasmo. Dopo anni di studi, prove in campo, progettazione meticolosa dei vari componenti è nato Hybrid, appunto, l’unico caricatore che grazie ad un blocco valvolare è in grado di mantenere l’angolo assoluto degli attrezzi, senza la necessità di rinvii meccanici o cilindri compensatori, cosa che gli conferisce caratteristiche uniche sul mercato. Da sempre la nostra azienda ha a cuore la sicurezza dei suoi prodotti, infatti Hybrid è stato realizzato con valvole di blocco integrate su tutti i movimenti che gli conferiscono una sensibilità e affidabilità senza precedenti. Non possiamo conoscere dove ci porterà il mercato nel prossimo futuro ma siamo pronti ad affrontare ogni sfida con entusiasmo, competenza e professionalità». ■ Renato Ferretti Fratelli Dalmasso ha sede a Fossano (Cn) www.dalmasso.eu


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 23 • Ottobre 2018

no degli aspetti più importanti, durante i periodi di recessione, è la possibilità di diversificare la propria produzione. Non affidarsi a un solo ambito, infatti, permette di evitare le battute d’arresto in quel singolo comparto, appoggiandosi temporaneamente agli altri su cui si è riusciti a sviluppare la propria presenza. Si tratta di una regola trasversale che interessa anche l’area delle attrezzature agricole, come ci spiega Gino Merciari, titolare della riminese C.M. Macchine Agricole. «La nostra attività – spiega Merciari – consiste nel progettare, produrre e vendere attrezzature agricole, garantendo al cliente di operare in qualsiasi ambito di settore. Le diverse macchine agricole realizzate corrispondono a soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate. Macchine agricole che consentono una esecuzione efficiente e corretta, riducendo in questo modo tempi di lavoro, consumi energetici e numero di passaggi sulla superficie coltivata. Si garantiscono così rese colturali ottimali». In altre parole, per il titolare della C.M., nella sua azienda si trova tutto ciò di cui si ha bisogno. «Macchine e attrezzature – continua Merciari −, agricole di elevata qualità a costi competitivi, assistenza pre e postvendita qualificata, pagamenti personalizzati, concordati in modo diretto e immediato, assistenza riguardo la spedizione delle

U

Una ricerca costante Soddisfare ogni esigenza, per quanto diversa, in ambito agricolo. Una missione tutt’altro che semplice, eppure non impossibile, come spiega Gino Merciari nel raccontare la sua esperienza

dovuto anche all’ampliamento dell’area geografica di riferimento. Ora possiamo guardare con fiducia al futuro. L’inserimento delle innovazioni tecniche e tecnologiche, in particolare, sarà fondamentale. Ogni ditta si misurerà secondo le proprie capacità e ambizioni. Per noi resta importante realizzare macchine e attrezzature sicure, efficienti, permettendo di ridurre i tempi di lavoro, i consumi energetici, garantendo rese colturali ottimali, il tutto a soddisfazione delle richieste lavorative personali. Tra gli altri articoli, segnaliamo la nostra gamma di articoli raccogli tubo Ciclope, lo scava fosso Rolly, Erpice demuschiatore Erpym, il rincalzatore Scout (ideale per i frutteti): questi prodotti sono la dimostrazione di una costante ricerca nel soddisfare le esigenze degli agricoltori». ■ Elena Ricci C.M. Macchine Agricole a sede a Poggio Torriana (Rn) www.costruzioni-meccaniche.com info@costruzioni-meccaniche.com

macchine agricole, certezza della garanzia e dell’assistenza tecnica per le riparazioni e i ricambi, offerte di nostri prodotti. Preferire il marchio C.M. non significa unicamente scegliere attrezzature agricole di qualità, ma anche l’opportunità di accedere a servizi studiati su misura delle vostre esigenze. Ov-

viamente, i nostri articoli sono progettati e realizzati nel preciso adeguamento dei criteri di sicurezza previsti dalle normative europee a marchio Ce». La strategia seguita dall’impresa romagnola ha dato i suoi frutti. «L’ultimo periodo è stato di crescita, con un più venti per cento,


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 24

Impresa e sviluppo

Il servizio vale più di mille parole «Da sempre la nostra azienda è impegnata a svolgere in modo coerente, onesto e con spirito di squadra il proprio lavoro» lo afferma Mario Luciano Marchetti, titolare della Corma l mercato dell’agricoltura vive attualmente un costante calo in termini di immatricolazioni ma la nostra azienda che opera in questo settore da oltre trent’anni, è convinta che il futuro si giocherà sempre più sulla professionalità e sulla tempestività del servizio di assistenza tecnica e dei ricambi. Le mietitrebbie specialmente, sono macchinari molto costosi e il contoterzista o l’utilizzatore finale, non può permettersi fermi macchina di alcun tipo. A differenza infatti dei trattori utilizzati per tutto l’arco dell‘anno, le mietitrebbie vengono impiegate solamente per la raccolta dei cereali per poche settimane. Ecco spiegato perché è strategico per noi garantire un servizio rapido e di massima eccellenza. Così Mario Luciano Marchetti, titolare dell’azienda Corma, fondata nel settembre del 1989 assieme alla moglie Daniela e successivamente integrata con l’ingresso in azienda dei figli Diego, Mirko e Roberto ci spiega. La prima sede nasce a Cassola nella provincia di Vicenza con le attività principalmente focalizzate sulla commercializzazione dei ricambi originali e la consulenza tecnica su tutto il territorio nazionale e internazionale, specializzazione che verrà mantenuta fino alla fine del 1999. Nel 1998 Corma cambia sede, trasferendosi a Sandrigo sempre in provincia di Vicenza, a soli due chilometri dallo stabilimento Laverda di Breganze, il quale, nel 2000 viene acquistato dal gruppo Argo. Nel corso dello stesso anno, Corma riceve la delega di prima concessionaria Laverda in Italia per poi radicarsi nelle provincie di Vicenza, Padova, Rovigo, Verona, Treviso, Venezia e Mantova. «Ancora oggi la nostra azienda detiene l’esclusiva delle mietitrebbie Laverda sull’intero territorio Veneto - precisa con orgoglio Mario Luciano Marchetti -. I risultati raggiunti in oltre diciotto anni di concessionaria esclusiva Laverda sono stati straordinari: oltre seicento le mietitrebbie Laverda vendute dal 2000 ad oggi e molti i ricambi movimentati». Dalla fine del 2016 Corma è il centro revisioni ufficiale, nonché punto vendita ricambi Cressoni e Dominoni per tutto il nord est italiano. «Con un mercato in continua evolu-

I

UN LAVORO DI SQUADRA Da sempre Corma è impegnata a svolgere in modo coerente, onesto e con spirito di squadra il proprio lavoro. «Stimiamo i nostri dipendenti - afferma il titolare Mario Luciano Marchetti - e ci aspettiamo di creare collaboratori altamente motivati, che siano i più esperti e i meglio addestrati del settore, necessari per raggiungere gli obiettivi aziendali e di apprezzamento da parte dei clienti. Più che fornire un solo servizio riteniamo ancor più importante, essere un leale fornitore e un buon consigliere al fianco dei nostri clienti e ci aspettiamo di essere riconosciuti come tali. Ascoltiamo con attenzione le loro esigenze per soddisfare e possibilmente superare le loro aspettative. Ci rendiamo conto che la soddisfazione dei nostri clienti è fondamentale per il nostro successo e puntiamo a essere il fornitore preferito».

zione la nostra azienda ha saputo restare all’avanguardia – aggiunge il titolare - sempre attenta alle esigenze dei clienti e del mercato diventando così uno dei maggiori punti di riferimento in Italia e nel mondo, per la distribuzione delle mietitrebbie Laverda e di tutti i servizi annessi. Il nostro core business sono la commercializzazione di mietitrebbie e attrezzature, il noleggio, l’assistenza, la riparazione e la vendita dei ricambi originali nonché la consulenza a 360 gradi. Pur essendo il nostro un prodotto di nicchia, in Italia nella stagione scorsa (biennio 2017/2018), sono state vendute complessive 320 nuove mietitrebbie,

LA CRESCITA

In pochi anni, abbiamo raddoppiato il nostro personale sia del service che del magazzino ricambi, ma il principale obiettivo resta implementare sempre di più la specializzazione sulle mietitrebbie Laverda

in calo del 14 per cento rispetto alla stagione precedente (biennio 2016/2017). Analizzando le vendite di tutte le mietitrebbie immatricolate nel territorio italiano, Laverda ha confermato comunque la sua posizione al terzo posto con una quota di mercato pari al 16 per cento. Ad oggi, confrontando i dati delle immatricolazioni dei primi mesi del

2018 con quelli del primo semestre 2017, in controcorrente rispetto alle altre attrezzature agricole, si è passati da 186 unità del 2017 a 199 con una crescita del 7 per cento. Corma ha sempre investito e intende investire ulteriormente per formare le risorse umane, innovare le attrezzature e i propri supporti informatici moderni. In pochi anni, abbiamo raddoppiato il nostro personale sia del service che del magazzino ricambi ma il nostro principale obiettivo, resta quello di implementare sempre di più la sua immagine di “specialista di mietitrebbie Laverda”. L’incremento dovrà avvenire in stretta concomitanza con l’aumento delle attuali quote di mercato sia sul territorio nazionale di competenza che su quello estero. Benché proiettati al futuro restiamo saldamente ancorati ai nostri valori quali tradizione, storia, fedeltà, esperienza, innovazione e professionalità che hanno il fine ultimo di rendere il lavoro dei nostri clienti più facile, veloce, costante e redditizio. La fiducia consolidata con i clienti, di reciproca soddisfazione, è stata costruita in oltre trent’anni di attività in virtù della nostra serietà e correttezza operativa». ■ Luana Costa

Mario Luciano Marchetti, titolare della Corma di Sandrigo (Vi) - www.cormasrl.it


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 27 • Ottobre 2018

Rettifiche e ricambi Lavorare sul motore di un mezzo significa ripristinare il potenziale originale di un macchinario o di un veicolo, garantendo nuovamente prestazioni di qualità. La parola ad Alessandro Molinaro otori agricoli, commerciali e industriali, indubbiamente diversi sotto molti aspetti, necessitano comunque di una cura simile. La rettifica, infatti, è un passaggio fondamentale per assicurare il mantenimento di uno standard qualitativo e operativo elevato. A occuparsi da cinquantasette anni di rettifiche e ricostruzioni motori è la Verona Motori, fondata negli anni Ottanta da Livio Molinaro, giovane imprenditore, e oggi portata avanti con passione e competenza assieme ai figli Alessandro e Silvia. «La nostra azienda è in grado di occuparsi di qualsiasi tipologia di

M

lavorazione sul motore – spiega Alessandro Molinaro – sia esso di un’automobile, di una macchina agricola o di un mezzo industriale. Ogni motore viene smontato in tutte le sue parti e la rettifica viene svolta sui cilindri, rispettando le tolleranze previste. A volte, si rende necessario sostituire le canne per riportare il cilindro alla misura originale standard». L’iter di lavorazione viene seguito scrupolosamente e ogni passaggio viene effettuato con precisione meticolosa, così da garantire una qualità finale massima. «Sistemati i cilindri, si passa alla lavorazione della testata: dalla prova tenuta alla spianatura, la rettifica delle sedi e la sostitu-

Verona Motori ha sede a S. Maria di Zevio (Vr) - www.veronamotori.com

zione delle guidavalvole all’assemblaggio completo. Successivamente, la testata viene assemblata al gruppo motore, montato precedentemente, con pistoni completi di bielle, bronzine e albero motore. Le parti esterne vengono così completate, come pure la distribuzione con il controllo della fase, dei collettori, della pompa dell’acqua e, in alcuni casi, della pompa a iniezione di iniettori e turbina. Si ottiene un prodotto

finito affidabile ed efficiente». Da piccola rettifica, la Verona Motori ha saputo svilupparsi nel corso degli anni, adeguandosi alle aspettative del mercato e diventando un vero e proprio punto di riferimento per l’intero bacino d’utenza. E proprio la soddisfazione della clientela rimane l’obiettivo primario dell’impresa, che per offrire un servizio davvero completo fornisce anche ricambi di qualsiasi marchio aſtermarket oppure originale. «Questo ulteriore modo di prenderci cura della committenza – conclude Alessandro Molinaro – è reso possibile dalla nostra collaborazione con fornitori leader nel settore. Forniamo anche parti di ricambio per motore per i marchi più diffusi nel settore dei trasporti e del veicolo leggero. Ma non mancano anche le applicazioni speciali come Kubota, Komatsu, Yanmar, Perkins, New Holland. Infine, provvediamo anche al reperimento di motori nuovi o revisionati in pronta consegna, per offrire così un prodotto di qualità in tempi brevi». ■ Emanuela Caruso


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 28

Nel rispetto ambientale on la propria sede a Saluzzo, in provincia di Cuneo, e una superficie coperta di oltre 15mila metri quadrati, all'interno della quale ogni settore opera tramite linee di produzione, l’impresa familiare Supertino ha fatto della diversificazione del prodotto e dell’innovazione i propri punti di forza. Fondata nel 1960 da Augusto Supertino, l’impresa ha immediatamente individuato come obiettivo quello di proporre delle soluzioni quanto più calibrate sulle reali esigenze del cliente, grazie alla conoscenza del mondo agricolo del proprio titolare e a un approfondito studio del prodotto e della sua destinazione d’uso. Con l’ingresso in azienda dei figli Franco e Gian Luigi, nel 1983, la Supertino ha ampliato ulteriormente la propria produzione, specializzandosi in due grandi settori, quali quello della raccolta e della distribuzione zootecnica, realizzando prodotti all’avanguardia che hanno permesso all’azienda di inserirsi al meglio nel mercato non solo italiano. «Dal nostro ingresso in azienda – racconta Franco Supertino – abbiamo iniziato ad aprirci all’estero, a partire dalla Francia. E anche se oggi, i cugini d’oltralpe restano clienti molto importanti, sono affiancati da tutta Europa, Russia e anche Cina, con un fatturato proveniente da fuori Italia che supera il 60 per cento». Questo è possibile grazie anche alla rete di concessionari, dove il cliente finale può scegliere tra le soluzioni più adatte ai propri bisogni. «Questo contatto diretto con la clientela – continua – ci permette, non solo di offrire un servizio personalizzato, ma anche di apportare migliorie e innovazioni seguendo i feedback e le esigenze del mercato, per approdare a risultati molto spesso rivoluzionari». Nel corso della sua storia, infatti, l’azienda Supertino non ha mai smesso di mettersi in gioco e di rinnovarsi, investendo nella continua ricerca di soluzioni sempre più originali ed efficaci, che nascono proprio dall’ascolto delle reali esigenze del cliente e che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità del lavoro agri-

C

Supertino si trova a Saluzzo (Cn) - www.supertino.it

A immissioni zero L’azienda Supertino, leader nella produzione e distribuzione delle macchine agricole, aggiunge un nuovo tassello al mercato dell’agricoltura, introducendo Electra, un carro trincia miscelatore 100 per cento elettrico

MACCHINE PERSONALIZZATE

Realizziamo macchinari su misura, cercando di risolvere i problemi che i nostri clienti espongono, per costruire insieme, il nostro e il loro futuro colo, fino a stabilirne nuovi standard. «Nostro padre ha sempre avuto la passione per i macchinari e per le invenzioni – continua Franco Supertino –. Io e mio fratello stiamo portando avanti le sue intuizioni, realizzando macchinari su misura e cercando di risolvere i problemi che i nostri clienti ci espongono, per costruire insieme il nostro e il loro futuro». Oggi, in totale, la Supertino produce 10 versioni di macchine che si suddividono poi in vari modelli destinate tanto alla raccolta quanto alla distribuzione zootecnica. «Creiamo dei veri e propri prototipi – racconta Franco Supertino –, collaborando con importanti realtà in-

gegneristiche quali il Politecnico di Torino e il Centro Nazione Ricerche, soprattutto per quanto riguarda la parte legata alla sicurezza». Sicurezza che insieme alla particolarità dei prodotti creati è da sempre tra i pilastri del-

l’azienda, così come l’assistenza e il servizio ricambi, attivi 365 giorni all’anno. «Il settore agricolo non si ferma mai – aggiunge –. Se si rompe una macchina o serve un pezzo sostitutivo i nostri clienti sanno che noi ci siamo e che troveremo la soluzione». Tra le varie invenzioni realizzate dall’azienda, Electra 2, il carro trincia miscelatore semovente a due coclee convergenti, gode sicuramente di un posto privilegiato, promettendo importanti vantaggi altrimenti prima irraggiungibili. Questa innovativa macchina rappresenta una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’agricoltura, poiché è stato sostituito il motore endotermico con un motore elettrico. «Il futuro volge sempre più lo sguardo alla consapevolezza ecologica – conclude Franco Supertino –, ma non è facile l’applicazione pratica in campo agricolo. Proprio per questo Supertino ha sviluppato il progetto su una macchina la cui operatività permette di avere tempi idonei alla carica, in quanto l’utilizzo è definito nell’arco della giornata. Con il nuovo sistema di batterie al litio, inoltre, riesce a fare due miscelate di 23 metri cubi sia il carico del prodotto che lo scarico. I benefici per l’ambiente e le intatte performance lavorative rappresentano una finestra sul domani che non può che avere margini di sviluppo». I vantaggi maggiori che derivano dall’utilizzo della serie Electra, oltre al rispetto per l’ambiente, sono la totale assenza di carburante, le zero immissioni di Co2 e un rumore estremamente ridotto. Inoltre la macchina necessita di una minore manutenzione rispetto a quelle tradizionali, e i costi inferiori la rendono un oggetto destinato a migliorare la qualità del lavoro agricolo sia per il piccolo imprenditore, sia su larga scala. ■ Andrea Mazzoli

DALLA PROVINCIA ALLE FIERE NAZIONALI Attualmente il mondo dell’agricoltura è molto cambiato, infatti se una volta era costellato da piccole aziende, oggi ci sono molte meno imprese, ma molto più grandi. In questo Scenario la Supertino ha saputo muoversi non solo proponendo un prodotto capace di rispondere alle più svariate e personali esigenze del cliente, ma anche garantendo una qualità che parte dal disegno ai prototipi, fino ai test e all’assemblaggio delle varie parti realizzate all’esterno. Inoltre l’azienda ha concentrato la sua presenza sul territorio, partecipando a importanti fiere del settore come la Eima 2018, prevista a Bologna a novembre. Inoltre, in un’ottica di supporto e valorizzazione del proprio territorio, l’azienda partecipa da anni alla Mostra Nazionale della Meccanica Agricola di Savigliano e alla patronale di San Chiaffredo di Saluzzo, entrambe in provincia di Cuneo.


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 30

Nel rispetto dell’ambiente DA Puntoverde si occupa da molti anni della distribuzione di mezzi tecnici per l’agricoltura ed assiste tecnicamente, attraverso consulenti altamente specializzati, gli agricoltori per consigliare l’uso più opportuno di fertilizzanti per la nutrizione e antiparassitari per la difesa delle colture. «In questi ultimi anni – afferma il dottor Massimo Milani, responsabile tecnico CDA Puntoverde -l’azienda ha deciso di puntare su

C

Il dottor Massimo Milani, responsabile tecnico CDA Puntoverde. L’azienda ha sede a Vigasio (Vr) www.cdapuntoverde.com

L’agricoltura ecosostenibile Massimo Milani, responsabile tecnico CDA Puntoverde, racconta le linee tecniche innovative realizzate dall’azienda per la nutrizione e la difesa delle colture un’agricoltura eco-sostenibile che possa diventare oltre che biologica, soprattutto sostenibile per la salubrità delle persone che si nutrono dei prodotti vegetali e rispettosa per l’ambiente. Il tema della sostenibilità è di primaria importanza ormai in molti settori dell’economia e pensiamo che l’agricoltura sia tra i settori che hanno maggior peso nella salvaguardia dell’ambiente; per questo motivo l’azienda punta su linee tecniche innovative di concimazione e difesa fitosanitaria». CDA Puntoverde, oltre ad eliminare i prodotti chimici, sta cercando di limitare il più possibile anche l’utilizzo dei sali di rame; elemento quest’ultimo che, nonostante sia registrato come prodotto biologico, essendo un metallo pesante si accumula nei terreni provocando un avvelenamento degli stessi con conseguente riduzione progressiva della fertilità. «Queste nuove tecniche – spiega il dottor Milani - consistono essenzialmente nell’impiego di microrganismi utili, enzimi, proteine, compost di origine vegetale e microelementi; il tutto con lo scopo di combattere i parassiti rendendo le piante più resistenti agli insetti ed alle malattie fungine

ostacolando la proliferazione delle stesse. L’obiettivo è quindi offrire la possibilità agli agricoltori di arrivare a produrre non solo produzioni biologiche, ma anche produzioni convenzionali a residuo zero». I risultati ottenuti dall’azienda negli ultimi anni sono stati molto positivi e costanti, tanto da indurre CDA Puntoverde a organizzare una rete di distribuzione per il Nord-Italia

che nel 2018, oltre a continuare il notevole lavoro sperimentale e promozionale nelle Regioni della Pianura Padana, confermando ulteriormente i risultati positivi degli anni precedenti, ha suscitato grande interesse conseguendo una penetrazione di mercato importante sia per numero di aziende agricole interessate, sia per quantitativo di prodotti venduti. ■ Lucrezia Gennari


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 31 • Ottobre 2018

La raccolta di piccoli frutti Un’attività che viene favorita da attrezzature di ultima generazione, che non rappresentano solo un vantaggio in termini economici, abbattendo i tempi di raccolta, ma che hanno anche un impatto ambientale pari quasi allo zero. Massimiliano Bacci ne descrive le caratteristiche ttrezzature rivoluzionarie e costruite appositamente per soddisfare le esigenze degli utilizzatori finali. È questa la filosofia che da sempre innerva Ai.Ma, che dal 2007 progetta e realizza prodotti affidabili e innovativi per la raccolta di piccoli frutti, in particolare olive, caffè e pistacchi, e per la potatura in generale, tutti prodotti italiani al 100 per cento. Fin da subito l’azienda si è caratterizzata per la capacità di proporre attrezzature in controtendenza rispetto a quanto già presente sul mercato e grazie a questa strategia di avanguardia tecnologica è riuscita a aprire le porte a un nuovo settore sul panorama mondiale. «Puntiamo su una forte innovazione dei prodotti - spiega Massimiliano Bacci, responsabile aziendale -. Per essere competitivi a 360 gradi cerchiamo di customizzare i nostri prodotti in base alle esigenze dei singoli mercati allo scopo di essere maggiormente appetibili». L’azienda esordisce con il primo scuotitore denominato Twist, il più imitato a livello mondiale come sistema di raccolta, a cui hanno fatto seguito altri cinque modelli di macchine, tra le quali il Ribot, l’ammiraglia di casa Ai.Ma, e il Naomi, la macchina a zero vibrazioni. Fin dal suo esordio il Ribot, si è caratterizzato dal moto contrapposto dei pettini, con la peculia-

A

Ai.Ma ha sede a Cenaia (Pi) - http://aima.pisa.it

LE CARATTERISTICHE

I nostri elettroscuotitori racchiudono tutti i must richiesti dagli utilizzatori più esigenti: prestazioni da primato, qualità totale, affidabilità nel tempo e un comfort ineguagliabile per l’utilizzatore rità di disporre di un ampio campo di lavoro e basse vibrazioni, così è riuscito ad imporre il suo standard di qualità, diventando il termine di paragone per il professionista più esigente, categoria che richiede il massimo rendimento della raccolta, il rispetto per le piante e il comfort di lavoro. L’utilizzo di materiali nobili,

PROSPETTIVE E NOVITÀ Il mercato da tre anni si conferma in costante crescita, facendo registrare percentuali rilevanti sia sul mercato interno che in quello del Mediterraneo. I prodotti professionali trovano sempre una maggiore affermazione pur subendo una flessione con l’ondata di prodotti di importazione a basso costo. Nella prossima stagione la Ai.Ma presenterà una nuova linea di prodotti indirizzati al verde. Si tratta di prodotti tecnologici per la potatura, per il verde pubblico, per il giardinaggio con un’impronta ultraprofessionale per contrapporsi ai prodotti di importazione o a basso costo presenti attualmente sul mercato.

quali polimeri di applicazione aerospaziale, berillio, e una precisione maniacale nella costruzione, hanno permesso ad Ai.Ma di offrire tre anni di garanzia. «Le macchine per la raccolta sono il nostro core business – prosegue Massimiliano Bacci - e sono complessivamente dodici modelli. Si parte dall’utilitaria con un prezzo molto contenuto fino ad arrivare alla macchina super professionale, la cosiddetta ammiraglia per impieghi estremi o impegnativi, quali possono essere i mercati della Spagna, dell’Australia o della Turchia. Disponiamo di un ampio ventaglio di attrezzature che ci permette di essere molto performanti sul mercato e molto conosciuti perché riusciamo a co-

prire le più svariate esigenze degli utilizzatori, questa è la nostra filosofia di base». L’ultimo scuotitore nato in casa Ai.Ma è il Naomi, modello a pettine spezzato con movimento a forbice, un sistema in controtendenza rispetto alle affermate tradizioni ingegneristiche. Tuttavia, l’utilizzo di tecniche di ricerca e progettazione di ultima generazione hanno permesso all’azienda di creare quest’ultimo prodotto compiendo un notevole passo avanti nel classico sistema delle macchine a pettine spezzato. Realizzata con cinematismo in acciaio altoresistenziale, parti in magnesio e componenti in ceramica, Naomi garantisce la sua longevità con prestazioni senza uguali nella categoria. Il nuovo pettine ad ala di gabbiano a cinque aste (brevettato) ha permesso all’attrezzatura di risolvere le problematiche tipiche di questa tipologia di macchine, quali il danneggiamento dovuto all’azione decisa verso l’albero e il lancio delle olive lontano dalla pianta. «Come ultima chicca, – prosegue il responsabile aziendale - Naomi è la prima macchina professionale al mondo a zero vibrazioni. I nostri elettroscuotitori racchiudono tutti i must richiesti dagli utilizzatori più esigenti: prestazioni da primato, qualità totale, affidabilità nel tempo e un comfort ineguagliabile per l’utilizzatore. E vengono sempre più utilizzati in mercati di riferimento quali l’Italia, la Francia, la Spagna, la Turchia, l’Australia e il Sud America, dove le condizioni di lavoro sono estreme. I vantaggi sono diversi e variegati – precisa Massimiliano Bacci -, innanzitutto legati ad un’altissima mole di produzione che con l’impiego delle grandi macchine, quelle destinate alla fascia professionale, è almeno dieci volte superiore la raccolta tradizionale realizzata in maniera manuale. Ma soprattutto si ottiene una riduzione dei tempi di lavoro e un risparmio importante di denaro. Notevole è inoltre l’impatto ambientale ridotto pressoché allo zero, dal momento che le nostre attrezzature sono tutte costruite con materiali riciclabili e sono tutte azionate da tecnologie a motore elettrico. In un mese di lavoro è possibile ammortizzare l’investimento effettuato per l’acquisto dell’attrezzatura». ■ Luana Costa


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 34

Eccellenza italiana

Fare squadra per creare valore I vini e liquori italiani sono espressione di identità, territorio e innovazione, pronti a conquistare sempre più i mercati stranieri. Ma serve una strategia strutturale sul settore. Ne parla il presidente di Federvini Sandro Boscaini industria del vino italiano ha oggi una redditività superiore a quella del settore alimentare, ma è comunque necessario operare un salto di qualità, sia all’estero che in Italia. Lavorare perché il comparto accresca il valore d’impresa e agire nell’ottica di una “filiera allargata” - mettendo a sistema enogastronomia, arte, ambiente e turismo - sono le strade indicate dal presidente di Federvini Sandro Boscaini in occasione dell’Assemblea nazionale di maggio. «Mettiamo a sistema queste voci del nostro patrimonio, affermiamo con un messaggio d’insieme il valore della nostra storia, delle nostre conoscenze, dei nostri prodotti, delle nostre imprese», ha dichiarato Boscaini. Anche per favorire l’export, che nel 2017 è cresciuto sia in valore con 6 miliardi e 150 milioni (+6,4 per cento sul 2016) che in volume (+ 3,7 per cento sul 2016), ma si trova ad affrontare ora nuovi delicati equilibri commerciali sulla scena internazionale. Qual è la situazione per l’export nei primi 4 mesi del 2018 per quanto ri-

L’

Sandro Boscaini, presidente Federvini

guarda vino, spiriti e aceti? «Per ciò che concerne il mercato vitivinicolo, nei principali mercati la crescita a valore è stata decisamente superiore rispetto alla crescita a volume: Giappone, Cina e Germania danno una chiave di lettura molto chiara. Le eccezioni sono rappresentate da Gran Bretagna e Canada. Acquaviti e liquori registrano andamenti analoghi, anche se con numeri meno netti: mentre negli Stati Uniti l’export a volume è cresciuto decisamente rispetto al valore, paesi come Giappone, Cina e Germania hanno visto privilegiare decisamente la crescita a valore». Federvini caldeggia la sottoscrizione di accordi commerciali bilaterali e multilaterali per controllare le tensioni internazionali neo protezionistiche. È questa la strada da percorrere? Qual è il primo bilancio dell’accordo con il Giappone? «Premesso che per il nostro settore l’export è fondamentale e che l’Italia sul piano economico e dell’immagine ne trae grande vantaggio, riteniamo che il libero commercio crei valore. Per questo Federvini appoggia tutte le iniziative che vanno nella direzione di un mercato sempre più aperto, fermo restando il rispetto delle regole in termini di

FEDERVINI DIFENDE IL CETA «Guardando all’export verso il Canada nel primo semestre 2018 a valore la contrazione è decisamente contenuta – parliamo di un -0,5 per cento - e in buona parte collegabile a problemi di commercializzazione in Canada, anche proprio in funzione dell’entrata in vigore del Ceta: la fase di

sicurezza dei prodotti, tutela dei lavoratori e la giusta attenzione e protezione dei nostri riferimenti geografici. L’accordo con il Giappone è una buona testimonianza di quanto affermiamo: riduce immediatamente i dazi, che sui vini ammontavano al 15 per cento, il che aiuterà al mantenimento di un mercato tradizionalmente ben disposto nei confronti del vino e degli spiriti italiani, aumentandone la capacità di penetrazione. Riconosce, inoltre, una prima lista importante di indicazioni geografiche, soprattutto guardando a quelle maggiormente presenti sui mercati esteri; infine, consente di superare alcune difficoltà tecniche legate alla certificazione di sostanze presenti nei prodotti, che presentavano una differente legislazione e considerazione fra la Ue e il Giappone stesso. Siamo certi che queste semplificazioni e questi chiarimenti aiuteranno il nostro vino a continuare a essere sempre più apprezzato sul mercato giapponese, che è bene sottolineare è il nostro sesto mercato di esportazione». La maggioranza di governo minaccia però di non ratificare il Ceta, cosa ne pensa? Sarebbe una mancata opportunità per il made in Italy Dop e Igp? «Siamo convinti che l’abbattimento delle bar-

attesa finale, la decisione e il momento di avvio, sono tutti elementi che intervengono durante cicli commerciali definiti e talvolta consolidati nel tempo. E non dimentichiamo che nello stesso periodo abbiamo avuto anche delle oscillazioni importanti nei valori di cambio delle valute. Se valutiamo l’aspetto qualitativo rispetto al quantitativo, è utile ricordare come i vini Dop – dato gennaio-aprile 2018 – abbiano avuto un’impennata nell’export verso il Canada del

riere doganali sia una grande opportunità per i prodotti di qualità, di cui i vini, i liquori e gli aceti italiani costituiscono un esempio di grande rilevanza per il nostro Paese. Siamo inoltre persuasi che occorra andare al di là degli aspetti ideologici per far parlare i numeri e valutare con mente serena tutte le occasioni di crescita che il Ceta ci pone innanzi: al di là delle dichiarazioni iniziali, mi pare comunque che la volontà di studiarne gli effetti e le implicazioni sia un percorso oramai deciso e utile per riavviare un utile approfondimento sul ruolo delle denominazioni e indicazioni geografiche che paiono essere il capitolo che maggiormente ha richiamato l’attenzione del nuovo governo». Sul fronte della crescita del valore, che è l’obiettivo prioritario per il mercato vitivinicolo italiano, sembra muoversi qualcosa. Come proseguire? «È necessario agire sempre di più a livello di sistema e di filiera allargata, lasciando perdere particolarismi per comunicare l’immagine di qualità del Paese e delle nostre produzioni. È un percorso che abbiamo già avviato da tempo, che ha dimostrato la sua funzionalità con il nostro sistema produttivo e deve assumere il ruolo di fil rouge nella nostra politica di settore. Ricordo che Federvini ha contribuito in maniera determinante a individuare nella crescita di valore l’obiettivo del settore, in particolare attraverso uno studio Censis che ne ha definito i parametri». Cosa chiede al nuovo esecutivo per il settore? «Innanzitutto, continuare nella politica di promozione di sistema già in essere in alcuni importanti mercati; rafforzare il dialogo Stato-Regioni, perché nel nostro settore è fondamentale la condivisione degli obiettivi, dei mezzi e dei percorsi per raggiungerli. Non ci possono essere divisioni o contrasti in questo campo. La promozione e l’unità di intenti sono fondamentali per evitare di essere penalizzati rispetto ai competitor europei come Francia e Spagna. E infine l’approvazione di tutti i criteri attuativi del Testo Unico sul Vino, ormai non più procrastinabile». ■ Francesca Druidi

10 per cento. Dunque, una rimodulazione importante della domanda dei nostri vini», ha commentato Sandro Boscaini a un anno dall’entrata in vigore del Ceta. Il Ceta, aggiunge il presidente di Federvini, sarà inoltre efficace per superare le complessità amministrative del sistema distributivo per la presenza dei monopoli, anche provinciali, che provvedono a controlli, stoccaggio e successiva commercializzazione e distribuzione tramite reti controllate.


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 35 • Ottobre 2018

“Dietro le quinte” di un buon calice Le caratteristiche di un vino dipendono non solo dalle uve lavorate, ma anche e in larga parte dalle modalità con cui vengono effettuati i trattamenti sui vitigni. Ne parliamo con Giuseppe ed Emanuele Gaspari

Ricosma ha sede a Lonigo (Vi) - www.ricosma.com

l gusto unico di un bicchiere di vino deriva non solo dalla qualità e dalla varietà dell’uva utilizzata ma soprattutto dalle modalità con le quali questa è stata coltivata. L’impegno di chi si è dedicato alla cura dei vigneti è una caratteristica che emerge in maniera pregnante dal bouquet di ogni diverso tipo di vino. L’azienda Ricosma, nata nel 1964 e guidata da Giuseppe ed Emanuele Gaspari, è specializzata nell’individuare soluzioni per ottenere un’ottimale distribuzione di prodotti agrofarmaci. Il pluriennale impegno della società si è concretizzato prevalentemente in progetti di ricerca e sviluppo per la realizzazione di macchine per l’irrorazione e, nello specifico, nell’ideazione della nuova irroratrice con paratie di recupero Zephir presentata in occasione di Eima 2012. «L’attenzione all’impatto ambientale è imprescindibile nella cura e nell’utilizzo di fitofarmaci in vigneto, una tra le attività verso cui riserviamo la maggiore attenzione - spiega Giuseppe Gaspari -. L’irrorazione deve essere precisa, scrupolosa e a minima dispersione. Non si tratta affatto di una circostanza secondaria, è la responsabilità ambientale e sociale a richiederlo in un’ottica di eco-sostenibilità ed è la normativa europea e nazionale a regolare questo specifico aspetto. Una preoccupazione evidentemente indirizzata a tutto vantaggio del-

I

l’agricoltura e finalizzata a un utilizzo razionale e meno dispendioso delle risorse». Mediamente con le soluzioni di irrorazione tradizionale viene disperso nell’ambiente il 20 per cento del prodotto nebulizzato. L’obiettivo che si è posta Ricosma è quello di recuperarne il più possibile a tutto vantaggio di ambiente e portafoglio. Ideata e realizzata per effettuare trattamenti in vigneto, Zephir è un atomizzatore con pannelli di recupero che permette di lavorare due filari completi per ogni transito con larghezze variabili da un minimo di 200 centimetri a un massimo di 320 centimetri in base al sesto d’impianto del vitigno. Il sistema di recupero avviene per coesione tramite lamelle di materiale plastico. Il prodotto intercettato viene filtrato e inviato nuovamente nella cisterna principale. L’impiego di un contalitri permette di conoscere in tempo reale la quantità di prodotto recuperato e il livello del prodotto nel serbatoio. «In base alla stagione in cui si esegue il trattamento e alla tipologia di vite, quindi al volume di fogliame da irrorare, è inoltre possibile regolare la distanza fra ciascuna capsula per calibrare al meglio l’aderenza ai tralci – prosegue Emanuele Gaspari -. A inizio stagione, ad esempio, quando le attività sono concentrate sui germogli, la distanza andrà mantenuta al minimo, mentre al contrario, tra giugno e luglio, quando il fogliame raggiunge il suo massimo volume, sarà possibile estendere l’apertura tra le cabine di raccolta fino a 120 centimetri. È possibile anche l’adeguamento dell’altezza da terra delle paratie, in base alle condizioni del terreno o alle particolari necessità dell’operatore. L’ampiezza verticale di lavoro è di 170 centimetri ma in base alla specifica lavorazione che si voglia effettuare si possono chiudere singolarmente i getti rendendo ancora

VOLUME DEL FOGLIAME

In base alla stagione in cui si esegue il trattamento e alla tipologia di vite, è possibile regolare la distanza fra ciascuna capsula per calibrare al meglio l’aderenza ai tralci più preciso il raggio d’azione. È ugualmente possibile governare il flusso di irrorazione regolando la pressione dell’impianto olio. Il sistema di ventilazione è alimentato idraulicamente da quattro eliche del diametro di 600 millimetri poste su ciascuna delle quattro paratie e la quantità di aria può essere regolata in base alle condizioni operative. Si tratta di una regolazione idraulica di serie, così come tutti i movimenti della macchina vengono gestiti idraulicamente tramite elettrodistributore collegato a una scatola elettrica posta nella cabina del trattore. La distribuzione del prodotto avviene tramite valvole elettriche che, abbinate a un computer e relativi sensori, permettono la distribuzione

completamente automatica per un’erogazione mirata e una perfetta copertura delle superfici da trattare. L’impianto è completato da una cisterna lavacircuito e lavamani che garantisce la perfetta pulizia della macchina per la qualità dei trattamenti e la sicurezza degli operatori». L’irroratrice Zephir nasce dalle specifiche esigenze espresse dal mercato e il suo orizzonte di utilizzo sono tutti i paesi a forte vocazione vinicola, l’Italia in primis ma anche Francia e Spagna, Germania, Austria e Portogallo, realtà in cui la tecnica vitivinicola ha raggiunto alti livelli qualitativi ed è in corso un processo di sviluppo radicato su un forte senso di responsabilità ambientale. ■ Luana Costa


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 37 • Ottobre 2018

iamo orgogliosi dei nostri risultati ma soprattutto siamo orgogliosi del modo in cui li abbiamo raggiunti». Con queste parole, Silvano Spaggiari, fondatore dell’impresa Elivent, descrive un’esperienza cinquantennale dettata da un’immensa passione che negli anni ha trasmesso alla figlia Claudia e alla nipote Elisa attive in azienda. Elivent è una piccola realtà, cresciuta grazie alla qualità dei prodotti e dei servizi offerti, riconosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale nel settore della ventilazione agricola e industriale. «I nostri prodotti nascono in primo luogo dalla nostra immaginazione – aggiunge il fondatore -. A cui segue la fase di progettazione e di realizzazione di un prototipo che, solo dopo essere stato testato e brevettato, diventerà un prodotto vero e proprio e sarà lanciato sul mercato». Il marchio Elivent è riconosciuto e apprezzato a livello nazionale e internazionale, grazie alla collaborazione di grandi aziende provenienti da tutta Europa, America, Sud America, Oceania, Asia, Africa ed Emirati Arabi. Quali sono le linee di prodotto e gli attuali progetti dell’azienda? «Anche quest’anno Elivent prenderà parte a Eima International a Bologna dal 7 all’11 novembre 2018 presente al padiglione 30, stand D1, arricchendo la sua linea di prodotti con interessanti novità, come Eli-Brina, il nuovo apparato mobile di ventilazione brevettato per la protezione delle colture agricole dalla brina e dal gelo. L’ondata di maltempo anomala con l’improvviso abbassamento delle temperature, di molti gradi sotto lo zero, provoca gelate estese nei campi coltivati con effetti devastanti sui vigneti e frutteti. Le temperature notturne di oltre cinque o sei gradi sotto lo zero e l’assenza di vento causano il completo collasso dei germogli. L’impianto anti-brina Eli-Brina viene messo in funzione pri-

«S

A difesa delle coltivazioni Le ondate di maltempo anomale, con l’improvviso abbassamento delle temperature, di molti gradi sotto lo zero, provocano effetti devastanti sui vigneti e frutteti. Il nuovo apparato mobile di ventilazione della ditta Elivent, così come tutte le altre invenzioni dell’azienda, consente di proteggere le colture agricole

Elivent ha sede a Reggio Emilia - www.elivent.com

ELI-BRINA

Viene messo in funzione prima che la temperatura ambientale raggiunga i valori indicati, quando la temperatura è ancora due gradi sopra il limite di dannosità ma che la temperatura ambientale raggiunga i valori indicati, quando la temperatura è ancora due gradi sopra il limite di dannosità. Il nostro sistema è indicato per tutti i tipi di uva, compresa quella da tavola allevata a “tendone” e gli alberi da frutto, come il kiwi, il pesco, il pero, il ciliegio e il melo. Questo nuovo prodotto segue la nuova tendenza degli ultimi anni, cioè quella di coltivare

piante da frutto molto basse per facilitare la raccolta e operare in condizioni di maggiore sicurezza, un accorgimento che permette l’utilizzo di tendoni anti grandine». Potrebbe descrivere uno degli ultimi prodotti che lei giudica di punta dell’azienda? «Ultimo nato in casa Elivent è Eli S33. Questa soluzione si riferisce a un gruppo per la distribuzione mirata di fitosanitari su colture agricole, adatto a permettere l’irrorazione localizzata e omogenea su diverse tipologie di colture a sviluppo verticale od orizzontale. Particolarmente vantaggiosa è la possibilità di distribuire omogeneamente, lungo tutta la sezione di uscita delle bocchette, il flusso di aria in uscita a una velocità di 20-25 m/s, grazie alla presenza della rete a maglia, con una foratura speciale, posta all’uscita di ciascuna bocca, indipendentemente dalla loro direzione di erogazione. È possibile regolare sia l’altezza che l’orientamento angolare delle stesse bocche, in modo indipendente l’una dall’altro. La regolazione sarà manuale o assistita a seconda delle esigenze di impiego. Lo scopo di questa invenzione è quello di ottimizzare la distribuzione di prodotti fitosanitari sul-

la fascia fruttifera, soprattutto di colture arboree, limitando la dispersione in zone non interessate dal trattamento, sul terreno o in atmosfera. In tal modo si può limitare l’utilizzo di fitoregolatori alla zona strettamente necessaria contendo i costi e l’inquinamento ambientale e, nel contempo, garantire l’efficacia del trattamento. Ulteriore obiettivo dell’invenzione è quello di mettere a disposizione degli utilizzatori un gruppo di distribuzione atto a garantire un elevato livello di resistenza e affidabilità nel tempo, con un ingombro ridotto e un flusso d’aria costante. Il sistema è adatto anche alla distribuzione del caolino sugli ulivi. La miscela di caolino con acqua, irrorata sulla vegetazione, forma un sottile strato di particelle minerali, di colore bianco lattiginoso, che consente di proteggere i frutti dagli stress termici: caldo, scottature e rugginosità». Quali sono le principali caratteristiche che contraddistinguono l’azienda sul mercato? «Elivent è specializzata nella produzione di giranti, dispositivi irroratori e accessori per la ventilazione agricola e industriale. I nostri prodotti vengono realizzati con materiali di alta qualità, testate in conformità alla normativa europea vigente e brevettati». ■ Luana Costa


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 40

Eccellenza italiana

Il re dei formaggi scoppia di salute

Non lo ha mai messo in dubbio l’Oms, che non lo include assolutamente tra gli alimenti “pericolosi”. E lo sanno i consumatori, che premiano sempre più il Parmigiano Reggiano per l’artigianalità della lavorazione. Come spiega Riccardo Deserti

embrava formaggio a pasta dura, invece era “una bufala”. A sgonfiare la notizia circolata in estate secondo cui l’Onu e l’Oms avrebbero messo all’indice alcuni alimenti-simbolo del made in Italy tra cui il Parmigiano Reggiano, ci pensa in prima persona il direttore del Consorzio Riccardo Deserti. Spiegando come a livello mediatico si sia sollevato tanto inutile clamore attorno a un report dal titolo “Time to deliver” in cui «non si faceva infatti alcun riferimento al Parmigiano Reggiano», né tantomeno ad altri prodotti del paniere agroalimentare italiano. «Leggendolo attentamente – chiarisce Deserti - ci siamo resi conto che la

S

2017 ANNO RECORD

La produzione della Dop è aumentata del 5,2 per cento rispetto all’anno precedente toccando, con oltre 3,65 milioni di forme prodotte, il livello più elevato nella storia millenaria del Parmigiano Reggiano stampa ha dato ampia visibilità a una news che non ci ha mai coinvolto in modo diretto». Qual era invece il reale messaggio che Oms intendeva veicolare? «Nel documento “Time to deliver” l’Oms si è fatta semplicemente promotrice di raccomandazioni riguardo ai comportamenti alimentari considerati “poco salutari”. Tuttavia, quanto accaduto evidenzia come l’attenzione ai temi della sicurezza alimentare e della corretta e sana alimentazione sia in continua crescita. E il rischio sempre presente è che, scelte autonome di taluni Paesi o amministrazioni, potrebbero scoprire il fianco a stru-

mentalizzazioni a danno del nostro prodotto, anche attraverso l’introduzione di nuove barriere commerciali o fiscali». Come si possono difendere le nostre eccellenze agroalimentari da queste strumentalizzazioni? «Occorre lavorare su più fronti, per definire in trasparenza e coerenza linee guida generali per i sistemi di etichettatura promossi dall’Oms. Inoltre serve un approccio legato alla reale educazione sui comportamenti alimentari dei consumatori e non un sistema “a semaforo”. Posti questi obiettivi strategici, il Consorzio continuerà a far emergere tali principi e far comprendere il non-senso di limitare o incentivare il consumo di alimenti solo sulla base di un punteggio che considera la quantità dei nutrienti contenuta in quel prodotto». Analizzando la dinamica export del Parmigiano Reggiano, vi risulta che questa “notizia” abbia avuto degli impatti e quali mercati continuano a trainarne la domanda? «Non abbiamo registrato alcun impatto sulle dinamiche export che segna infatti una crescita costante negli ultimi cinque anni. In particolare il 2017 è stato un anno record per la produzione della Dop, aumentata del 5,2 per cento rispetto all’anno precedente toccando, con oltre 3,65 milioni di forme prodotte, il livello più elevato nella storia millenaria del Parmigiano Reggiano. Un giro d’affari al consumo pari a 2,2 miliardi di euro che si proietta sempre più verso l’estero. Le soddisfazioni più grandi arrivano dal mercato europeo e dal Nord America, anche se quest’ultimo presenta sensibili oscillazioni dovute principalmente al cambio euro/dollaro». Tra l’altro, solo un mese prima di questa spiacevole vicenda il Parmigiano Reggiano si era confermato il primo marchio Dop al mondo per influenza secondo la classifica annuale di Ispos. A quali fattori si deve questo primato? «Sono due i principali fattori che contribuiscono a determinare l’influenza del re dei formaggi: “Trustworthy”, che in italiano si può rendere con fiducia nel brand, e “Corporate Citizenship”. I consumatori riconoscono e premiamo l’unicità del Parmigiano Reggiano, che è il frutto della sua assoluta naturalità, dell’artigianalità della lavorazione e di un legame inscindibile con il territorio. Il tutto basato su un disciplinare di produzione che

non è mai sceso a compromessi. Il 2018 rappresenta un anno record per gli investimenti promozionali in pubblicità, marketing e PR con 20,3 milioni di euro programmati, 7 in più dell’anno scorso». A distorcere davvero il mercato sono piuttosto le pratiche commerciali sleali, sulle quali il commissario Phil Hogan ha di recente emanato una direttiva. Che opportunità rappresenta per il nostro sistema delle Dop? «La proposta di direttiva del Commissario Hogan rappresenta una grande opportunità per il sistema delle Dop italiane, in quanto punta a ristabilire un solido equilibrio nel potere contrattuale, consentendo a tutti gli operatori della filiera di competere su un piano di parità. Le aste online sono oggi l’emblema dello strapotere di alcune catene distributive che usano la loro forza commerciale per togliere valore al prodotto Dop, invece che puntare su strategie comuni di qualità e promozione. La proposta della Commis-

sione intende proprio scoraggiare e perseguire questo fenomeno, imponendo agli Stati membri di designare un’autorità pubblica responsabile di garantire l’applicazione delle nuove norme. È bene pertanto fare un lavoro con il Governo per definire da subito le regole, a partire dalle aste online ma anche alle altre pratiche ingannevoli e svilenti a danno delle Dop». Guardando infine al calendario di attività per promuovere l’immagine del Parmigiano Reggiano su scala globale, su quali tematiche vi concentrate e a quali canali prioritari vi affiderete?

Riccardo Deserti, direttore del Consorzio Parmigiano Reggiano

«Sicuramente lavoreremo sulla distintività. Dobbiamo educare il consumatore, spiegare per quale motivo il nostro formaggio ha una marcia in più e si differenzia dagli altri similari. In Italia ci sono 3,5

milioni di famiglie fedelissime al Parmigiano Reggiano, e 14 milioni di famiglie che lo comprano assieme ad altri formaggi duri. Per aumentare le vendite abbiamo rafforzato la comunicazione con l’obiettivo di far percepire al consumatore i plus che rendono il Parmigiano Reggiano Dop un formaggio unico al mondo. Un prodotto che si distingue dai competitor per la selezione rigida dell’alimentazione delle bovine, e per la completa assenza di conservanti e additivi nella produzione. E soprattutto perché rispetta la stessa ricetta da mille anni senza deroghe ai principi alla base della qualità». ■ Giacomo Govoni


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 42

Eccellenza italiana

La massima qualità nell’avicolo Loris Bettini ci porta all’interno della sua azienda avicola, forte di un’esperienza ormai quasi cinquantennale. Qui troviamo e analizziamo l’applicazione di tutte le procedure che garantiscono un prodotto di qualità ome si ricerca il top della qualità, quella che esalta il sapore autentico dell’uovo? Lo abbiamo chiesto a Loris Bettini, fondatore della società agricola avicola OvoBettini, azienda toscana nata nel 1970 e la cui politica aziendale è orientata a tutelare l’ambiente e il benessere degli animali. «Non a caso – precisa Bettini − i nostri sono esclusivamente allevamenti a terra. Il benessere degli animali, quindi, è tra i nostri principali obiettivi. In quasi cinquant’anni di attività, l’impresa si è trasformata da piccola realtà locale a società presente su tutto il territorio toscano, diventando fornitore di grandi distributori come Coop, Conad e Carrefour, e aumentando la propria presenza grazie a un uso combinato della distribuzione diretta, effettuata con mezzi di proprietà, e della distribuzione intermedia, tramite grossisti». Il forte sviluppo registrato anche nell’ultimo periodo si spiega con la ricerca costante di un prodotto di alta qualità che, come dicevamo all’inizio, esalti i sapori. «Questa è la missione che ha guidato e guiderà le nostre scelte – dice Bettini − e che ha portato la società a intraprendere le logiche di produzione dell’agricoltura integrata. Nel 2002 è stato così ottenuto il marchio “Agriqualità” dalla Regione Toscana che certifica l’adozione dell’agricoltura integrata nello svolgimento dell’attività. In particolare, da sempre diamo molta attenzione ai mangimi impiegati nella produzione, perché costituiscono uno dei fattori determinanti per la qualità del prodotto, oltre alla salute degli animali. I mangimi impiegati nella nostra produzione sono sottoposti a controlli periodici e vengono forniti dalle società migliori presenti nel mercato domestico. La quasi totalità degli elementi che vanno a costituire il mangime viene prodotta sul territorio italiano o addirittura toscano ed è caratterizzato da standard elevati. Per le uova che ottengono la certifi-

C

Loris Bettini fondatore di OvoBettini che si trova a Fauglia (Pi) www.ovobettini.altervista.org

AGRIQUALITÀ Quello denominato “Agriqualità” è il marchio (di processo) registrato dalla Regione Toscana che identifica e promuove i prodotti agroalimentari realizzati con le tecniche di agricoltura integrata così come definite dalla L.R. 25/99 e dal relativo regolamento di attuazione Reg.47/R/2004. Il marchio viene concesso in uso dalla Regione Toscana a coloro che sono in grado di attestare il rispetto dei disciplinari di produzione integrata in vigore per tutte le fasi del ciclo produttivo, e rispettando il regime di controllo previsto. Un Organismo di Controllo rispondente ai criteri della norma En 45011 e autorizzato dalla Regione Toscana verifica il rispetto dei disciplinari e il mantenimento della tracciabilità lungo tutta la filiera, anche prelevando campioni di prodotto da sottoporre ad analisi. Più in generale, l’agricoltura integrata è un metodo di produzione che prevede l’adozione di tecniche compatibili con la conservazione dell’ambiente e la sicurezza alimentare attraverso la minimizzazione dell’uso di prodotti chimici di sintesi e il controllo dell’intero processo produttivo.

cazione “Agriqualità” viene impiegato un mangime specifico e conforme alle norme sull’agricoltura integrata che esclude l’impiego di conservanti e coloranti. Affinché l’uovo, poi, possa ottenere la certificazione anche il mangime impiegato per la sua produzione deve quindi essere certificato “Agriqualità”, in quanto viene effettuato un controllo su tutta la filiera». Il fondatore della società fa una panoramica della produzione interna alla OvoBettini. «Le galline accolte nelle nostre strutture provengono da aziende specializzate – spiega l’imprenditore pisano −, dove sono allevate nel rispetto delle norme dalla nascita fino alla 16a settimana di vita. Raggiunto questo periodo sono pronte per iniziare il loro ciclo produttivo. I controlli igenico-sanitari vengono effettuati costantemente dalla ditta stessa, tramite analisi di laboratorio e dagli enti territoriali competenti (Azienda Sanitaria Locale), per garantire la genuinità del prodotto. Il processo di raccolta e selezione delle nostre uova, inoltre, è effettuato ogni

giorno attraverso l’utilizzo di impianti automatici di nuovissima generazione. Le uova selezionate non presentano imperfezioni e vengono suddivise per categoria di peso. Una volta selezionate, stampigliate e imballate, le uova sono pronte per essere consegnate ai nostri clienti. La consegna viene effettuata entro al massimo due giorni dalla data di raccolta, attraverso mez-

zi refrigerati che ci permettono di consegnare il prodotto fresco». Il centro imballo della OvoBettini, contiguo agli allevamenti, ha una disposizione ottimale degli spazi «che consente la gestione dei flussi delle uova – continua Bettini − nel rispetto dei moderni criteri igienici Haccp. Tutta la struttura è a temperatura controllata, garantendo costanza di condizioni in estate e in inverno. Per la selezionatura delle uova impieghiamo una Sime-Tek Orion 25.000, che consente la lavorazione di 25mila uova all’ora. Inoltre, permette di individuare tempestivamente eventuali imperfezioni delle uova e garantisce la massima precisione in tutte le fasi della lavorazione. Le uova, dopo aver superato un primo controllo qualità, sono selezionate automaticamente dalla macchina in base al loro peso e, quindi, indirizzate al confezionamento corrispondente. Dopo essere state confezionate subiscono un ulteriore controllo dagli addetti che si occupano dell’imballo finale. Inutile dire che tutte le fasi della lavorazione sono improntate all’ottenimento della più alta qualità e efficienza». ■ Remo Monreale


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 44

Attrezzature per il verde

I nuovi comfort del giardinaggio Modelli robotizzati o equipaggiati con motori a batteria stanno stimolando, assieme al bonus, l’acquisto di macchinari per la cura del verde. «Generando un particolare appeal sul pubblico degli hobbisti» sottolinea Franco Novello n uno scenario nazionale del gardening dove tosaerba, tagliasiepi, motoseghe e decespugliatori conservano il ruolo di “grandi classici” mai fuori moda, negli ultimi anni si stanno affermando nuovi orientamenti di acquisto tra professionisti e privati/hobbisti. Sempre più attratti da tipologie emergenti di prodotto come trattorini, ride-on e turn-0, che tra l’altro consentono all’operatore di stare seduto e lavorare in condizioni di maggiore ergonomia. «Dal punto di vista merceologico – aggiunge Franco Novello, presidente di Comagarden - le novità degli ultimi anni sono rappresentate soprattutto dalle attrezzature equipaggiate con motori a batteria, in primis rasaerba e motoseghe, e dai rasaerba robot che stanno avendo grande successo». Grazie a quali caratteristiche riscuotono crescente interesse tra i consumatori? «I motori a batteria sono più silenziosi e offrono una maggiore praticità per talune applicazioni, mentre i robot offrono un’evidente comodità d’impiego essendo macchinari che procedono in modo autonomo senza necessità di un operatore». Innovazione e tecnologia sono fattori determinanti per allargare le prospettive di settore, arrivando talvolta a creare persino nuove fasce di pubblico. Come si sta declinando questa dinamica nel vostro comparto? «In effetti l’innovazione tecnologica non ha solamente la funzione di migliorare le performance dei mezzi meccanici e di stimolare il mercato all’acquisto di prodotti via via più aggiornati, ma anche quella di creare nuovi segmenti di utenza. I rasaerba robot, ma in prospettiva tutta la

I

Franco Novello, presidente di Comagarden, associazione costruttori macchine per il giardinaggio

rosa di modelli robotizzati per i lavori di giardinaggio, hanno avuto un particolare appeal sul pubblico degli hobbisti, perché portano in sé un’idea di progresso che affascina e diverte. Anche le macchine polivalenti per l’agricoltura amatoriale e part-time, o per gli orti urbani o la coltivazione di aree periurbane - che si collocano a metà strada tra l’agricoltura propriamente detta e il gardening - daranno impulso a un nuovo modo di utilizzare gli spazi verdi creando un’utenza prima inesistente». L’ultima legge di bilancio ha accolto il “Bonus verde”. Quali effetti ha prodotto sull’andamento del business legato al giardinaggio? «Il bonus verde rappresenta una novità importante perché raramente le attività di gardening e cura del verde hanno beneficiato di specifiche misure di sostegno. A fine anno avremo un bilancio di questa misura, che ha avuto ricadute positive sia presso i gestori di parchi e ampie aree verdi, sia presso quei privati che operano su piccola scala e che hanno utilizzato l’incentivo anche per rinnovare la propria attrezzatura. Tuttavia, perché un provvedimento possa produrre benefici sostanziali occorre che abbia una certa continuità nel tempo, anche per consentire agli utenti di familiarizzare con gli strumenti messi a disposizione». Quali ulteriori provvedimenti potrebbero ricadere positivamente sugli operatori della filiera? «Un obiettivo minimo, ma già importante, sarebbe quello di rinnovare il bonus anche per gli anni a venire. Per l’anno prossimo il provvedimento è stato rinnovato e questo è positivo, anche se dobbiamo ricordare che non si tratta di una misura specifica per l’acquisto di macchinario, ma di una misura che indirettamente può incoraggiare gli acquisti».

È ai nastri di partenza Eima International, la fiera bolognese delle macchine agricole. Come si inserisce il salone Eima Green in questo contesto? «Il salone di Eima Green costituisce ormai da anni uno dei punti di forza della grande rassegna targata Eima, non soltanto per l’ampiezza merceologica e il livello delle tecnologie esposte, ma anche per gli allestimenti e il colpo d’occhio generale che attira ogni genere di pubblico. Da quello

dei manutentori e degli operatori professionali, a quello degli appassionati del verde e dei cultori delle attività sportive e ricreative all’aperto». Che edizione dobbiamo attenderci e quali saranno gli eventi di punta in calendario? «Con la presenza di ben trecento case costruttrici specializzate da 13 Paesi, Eima Green si presenta come una realtà dinamica capace di unire domanda e offerta di tecnologie, di migliorare la professionalità degli operatori attraverso eventi formativi e di individuare i trend di sviluppo del settore nelle diverse aree del mondo attraverso incontri e convegni mirati. La cura del verde, del resto, ha una sua “geografia” tradizionale costituita da Paesi come Gran Bretagna, Germania o Usa, e una geografia emergente. Rappresentata ad esempio dai Paesi arabi, dall’Est Europa e dall’Estremo Oriente che per via dello sviluppo di grandi aree metropolitane, di siti turistici o semplicemente dell’adozione di stili di vita ecologici, esprimono una domanda crescente di tecnologie per il verde». ■ Giacomo Govoni

AVVIO “FREDDO”, MA C’È ARIA DI RECUPERO È iniziato in salita il 2018 per il mercato italiano delle macchine per il giardinaggio e la cura del verde. Secondo i dati sull’andamento del comparto presentati nei mesi scorsi da Comagarden, il primo trimestre dell’anno ha chiuso con un consistente calo dell’11 per cento, causato dalle condizioni climatiche particolarmente rigide protrattesi fino a primavera inoltrata, con nevicate tardive che non hanno favorito l’attività vegetativa. Più incoraggiante il secondo trimestre, che ha assistito a un recupero fisiologico delle vendite di macchine e attrezzature, portando la crescita del mercato totale al 15 per cento. All’interno di questo trend, alcune categorie di prodotto sono andate meglio, in particolare rasaerba e decespugliatori con incrementi rispettivi del 14,5 e del 25,9 per cento nel periodo aprile-giugno, mentre altre come le tagliasiepi hanno subito gli effetti di un clima non particolarmente stabile, registrando un passivo del 14,1 per cento. Nel giro di boa di metà anno, il dato totale mostra una moderata crescita dell’1,4 per cento e dalla fine dell’anno non ci si aspetta una ripresa decisiva. Tuttavia si ritiene possibile un bilancio consuntivo 2018 comunque di segno positivo.


Il Giornale dell’Agricoltura Pag. 45 • Ottobre 2018

Crescere, tra vivaio e agraria ietro una grande azienda spesso c’è una grande donna, amante delle tradizioni. «Nonna Stella si curava con il sole e continuò a lavorare anche da vedova all’azienda di famiglia nata nel 1948. Oggi come allora continuiamo la lavorazione delle barbatelle tipiche del nostro territorio di Cenaia». A parlare è Michele Donati, titolare dei Vivai Donato, che racconta la crescita di un’azienda in grado di seguire le richieste del mercato aggiornando la propria produzione. «La produzione delle barbatelle richiede un procedimento lungo e accurato. Noi in particolare produciamo barbatelle innestate e franche di selezione clonale, materiale per la moltiplicazione della vite, barbatelle in vaso con diverse combinazioni di innesto, varietà da tavola, da vino o di duplice attitudine a bacca rossa e bianca». I prodotti sono certificati e periodicamente controllati dal punto di vista sanitario dal Servizio Fitosanitario Regionale per mantenere alta la qualità seguendo un continuo processo di ricerca e d’innovazione. «Grazie ai risultati conseguiti nel tempo, avremo a disposizione i nuovi cloni messi a punto dal nucleo di Pre-moltiplicazione della Toscana. Si tratta di cloni autoctoni che hanno il pregio di conservare le caratteristiche dei territori del Chianti da cui si sono sviluppati». Le barbatelle innestate presentano delle caratteristiche morfologiche ben precise: sono dotate di un apparato fogliare robusto e sono ben lignificate. La gemma proviene da piante madri marze di selezione clonale, genetica e sanitaria. Il punto d’innesto risulta ad omega ed è ben saldato. Il portainnesto proviene da piante madri selezionate, è lungo 38/40 cm ed è ben calibrato. L’apparato radicale, inoltre, è folto e ben distribuito. Grazie al lavoro svolto in vivaio, si possono adottare tutti gli accorgimenti utili a far emergere gli elementi che costituiscono una vera e propria “carta d’identità” della pianta. «Selezioniamo le migliori marche e i prodotti più professionali per far avvicinare

D

Agraria Donati e Vivai Donato si trovano a Cenaia (Pi) www.agrariadonati.it www.vivaidonatogiardinaggio.com

Dalla produzione di barbatelle alla fondazione della concessionaria di macchine agricole di qualità. Michele Donati e Nicoletta Davì ripercorrono la storia del negozio di agraria e del vivaio di famiglia

SELEZIONI DI QUALITÀ

Scegliamo le migliori marche e i prodotti più professionali per far avvicinare chiunque al mondo dell’agricoltura e del giardinaggio chiunque al mondo dell’agricoltura e del giardinaggio conoscendone le regole». Accanto alla produzione delle barbatelle, delle piante da frutto e degli olivi, il vivaio aggiunge anche la vendita di piante ornamentali, da balcone e ad alto fusto, da appartamento e grasse, aromatiche e acquatiche. Assieme a Michele interviene Nicoletta Davì, titolare dell’Agraria Donati, fondata nel 1978 per fornire servizi relativi alla cura delle piante da terrazzo a da giardino. Agraria e Vivaio realizzano assieme la fase di design delle aree verdi utilizzando la progettazione planimetrica e la fotografia digitale per fornire un’anteprima realistica del risultato. «Curiamo tutto di un giardino: dal piccolo dettaglio alle grandi scenografie. Scegliamo le piante più adatte ad ogni contesto in base alle caratteristiche del terreno e climatiche». Irrigazione, angoli rocciosi, laghetti, illuminazione, giochi d’acqua e tappeti erbosi: tanti gli elementi da considerare per avere delle vere e proprie oasi nelle quali poter vivere a contatto con la natura, dotate di soluzioni all’avanguardia. «Consigliamo sempre il top di gamma, in particolare marchi di cui siamo orgogliosamente concessionari come Husqvarna, che con la serie dei prodotti a batteria, facili da usare, leggeri, confortevoli ed efficienti sono il nostro fiore all’occhiello. Una sola

batteria può essere usata dal decespugliatore al soffiatore, dalla motosega al tagliasiepe». Con queste nuove tecnologie, i prodotti a batteria hanno le stesse prestazioni dei motori a scoppio ma senza emettere rumori, gas di scarico

e consumare carburante. Azionando la modalità SavE™ sulla tastiera si possono prolungare i tempi di autonomia della batteria. «Le batterie sono dotate di un sistema di raffreddamento che estende nel tempo la durata delle celle, permettendo di lavorare in ambienti caldi con alte temperature di esercizio. Le batterie agli ioni di litio Husqvarna si ricaricano rapidamente: un accumulatore al litio BLi200 raggiunge l’80 per cento di ricarica in 30 minuti. L’altra concessionaria riguarda i trattorini tagliaerba Grasshopper, progettati con materiali resistenti e studiati per sopportare le sollecitazioni più dure garantendo nel tempo un taglio impeccabile. Elevate sono le condizioni di comfort dell’operatore che rendono piacevole e veloce il lavoro. Facilità di manovra col sistema ZeroTurn e stabilità assicurata grazie al dispositivo Sirs, anche ad alte velocità. Affidabilità e precisione sono garantite dai piatti DuraMax che si convertono facilmente dallo scarico laterale all’opzione mulching o raccolta. Modelli a benzina o diesel con piatti fino a 182 cm di larghezza». Un’azienda che cresce nella cura del verde conciliando tradizione ed esperienza, combinazione vincente per gli imprenditori che guardano al futuro facendo tesoro del passato.■ Patrizia Riso


Il Giornale dell’Agricoltura Ottobre 2018 • Pag. 46

Attrezzature per il verde lessibilità e competenza sono il valore aggiunto che i clienti cercano nei prodotti e che trovano in Marina Systems, azienda italiana giovane e dinamica specializzata nella produzione di macchine per il giardinaggio domestico e professionale. «Siamo presenti su tutto il territorio nazionale con una rete di rivenditori e centri di assistenza autorizzati che diventano ogni giorno sempre più capillari - spiega Paolo Bagordo, sales & export manager aziendale -. Sul territorio italiano una rete di agenti commerciali supporta i rivenditori e li aiuta nella gestione del rapporto con l’azienda. I clienti più grandi sono sparsi in molte nazioni europee ed extra europee, sono aziende importanti per le quali Marina Systems produce a loro marchio». L’azienda nasce nel 1991, su iniziativa di Pierluigi Rivolta che nel 2001 ha deciso di espandere la superficie totale arrivando a 17mila metri quadrati con l’obiettivo di garantire ai propri clienti un servizio veloce ed efficiente, con prodotti sempre caratterizzati da livelli di qualità e affidabilità assoluti. La stessa cura è sempre stata dedicata alla scelta dei prodotti d’importazione e alla loro distribuzione sul mercato nazionale. L’esperienza maturata rende l’azienda una realtà più che affermata e che tuttavia resta dinamica e attenta alle novità. In linea con i più moderni e aggiornati standard di progetto, produzione e marketing, continua a sviluppare macchine innovative per la cura del verde. «Esempi ne sono il Raptor 800, un robot cingolato radiocomandato altamente tecnologico che verrà presentato durante l’Eima – spiega Paolo Bagordo -, capace di tagliare di tutto anche in condizioni di estrema pendenza garantendo all’operatore di poter lavorare sempre in estrema sicurezza. Il ra-

F

Marina Systems ha sede a Cisano Bergamasco (Bg) https://marinasystems.it

L’evoluzione dei rasaerba L’efficienza e la tecnologia delle attrezzature per il verde consentono di rispondere in maniera adeguata alle esigenze del mercato green. Marina Systems è un punto di riferimento sul mercato che garantisce macchinari sempre all’avanguardia

I ROBOT DA GIARDINO

Tutti hanno un’interfaccia utente in italiano, sono facilissimi da programmare e sono dotati di sensore sollevamento, sensore ostacoli, sensore ribaltamento e sensore inclinazione diocomando professionale ha una portata di 500 metri garantendo un collegamento perfetto anche a lunga distanza. L’elettronica e la componentistica sono state studiate e prodotte in Italia a garanzia di estrema qualità del prodotto». Il Raptor 800 è dotato di due motori elettrici per l’avanzamento dei cingoli, i motori elettrici sono alimentati da due batterie Heavy Duty e le batterie sono ricaricate da un alternatore collegato al motore termico. Un serbatoio da dieci litri e un piatto di

taglio da ottanta centimetri completano la dotazione standard del Raptor 800. «Altra importante novità è rappresentata dal rasaerba Grinder, taglio mulching professionale. Il Grinder è dotato di un carter da due millimetri molto alto ripiegato all’esterno per garantirne ulteriormente solidità e performance. Per effettuare un taglio mulching super efficace anche in erba molto alta il Grinder è dotato di doppia lama e di un cono di protezione standard sui modelli 52 e 58, che protegge l’albero motore da eventuali danni causati dall’impatto della lama contro radici, sassi o altri oggetti che potrebbero altrimenti rovinare il motore». L’azienda punta molto su

questo prodotto che consente un utilizzo anche con erba molto alta eliminando di fatto qualsiasi remora che l’utente finale può avere verso questo tipo di taglio. Il Grinder consente realmente di risparmiare tempo e fatica nella cura del giardino eliminando anche il problema di dover compostare l’erba che sminuzzata, resta sul prato e si trasforma in concime naturale. Marina Systems possiede diverse linee di rasaerba tradizionali e scarificatori, continuando ad innovare i propri prodotti, per poter fornire ai clienti una sempre migliore qualità. «Siamo il partner ideale – aggiunge Paolo Bagordo - per il rivenditore specializzato, che cerca un prodotto per distinguersi dalla concorrenza. Le nostre macchine sono tutte interamente made in Italy, con una filiera molto corta, e sono realizzate utilizzando stampi di proprietà dell’azienda». Marina Systems collabora da sempre con le maggiori case produttrici di motori per rasaerba: Honda, Briggs & Stratton, Kohler e Yamaha. «Ciò è possibile grazie ad accordi diretti con tutte le case produttrici di motori, segno di stima reciproca, professionalità, competenza e grande collaborazione». Marina Systems distribuisce i prodotti G-force tra i quali tre modelli di robot da giardino caratterizzati da un ottimo rapporto qualità-prezzo e grande affidabilità, si differenziano per funzionalità e per dimensione del prato da tagliare. Tutti hanno un’interfaccia utente in italiano, sono facilissimi da programmare e sono dotati di sensore sollevamento, sensore ostacoli, sensore ribaltamento e sensore inclinazione. Sono protetti da codice di sicurezza e hanno una facilissima regolazione dell’altezza di taglio. Si fermano in caso di pioggia e gestiscono anche il taglio multi area. ■ Luana Costa

IL MARCHIO G-FORCE Marina Systems è il distributore esclusivo del marchio G-Force, linea di prodotti per il giardino prodotta in Cina dalla Sumec, grande e solida azienda che ha diverse linee di business. I due modelli più grandi possiedono l’interfaccia touch screen che rende ancora più facile la programmazione. Il modello top di gamma SW 2000 SP è dotato di scheda Gps ed è controllabile tramite la sua app dedicata. La scelta di commercializzare i prodotti G-Force è stata compiuta dopo aver testato altri prodotti presenti sul mercato, scegliendo alla fine un’azienda affidabile con un brand che potesse affiancare la propria produzione senza scendere a compromessi sulla qualità e sulle prestazioni.


Profile for Golfarelli Editore International Group

Giornale Agricoltura - Ott 2018  

Giornale Agricoltura - Ott 2018