Dossier meccanica Apr 16

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Dossier Meccanica e Engineering

Direttore onorario Raffaele Costa

Direttore responsabile Marco Zanzi • direzione@golfarellieditore.it Consulente Editoriale Irene Pivetti Direzione commerciale Aldo Radici Coordinamento editoriale Michela Calabretta • direzione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Lara Mariani, Michelangelo Marazzita, Chiara Milani, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi,Maria Pia Telese

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Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna • www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma



Sommario

Dossier Meccanica e Engineering Editoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

Primo piano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16

Alberto Dal Poz Federico Visentin

Giuliano Poletti Pietro Ichino Marco Fortis

IN COPERTINA . . . . . . . 12

Meccanica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24

Stefano Boccia, Giorgio Squinzi e Fabio Storchi

Alberto Caprari Angelo Megaro Il neo presidente di Confindustria Vincenzo Boccia

Impresa e sviluppo . . . . . . . . . 30 Siliano Ferrari Alessia e Nicola Salatin Oscar Belleri Francesca e Daniele Piantoni Giansandro Ligutti Gianfranco Ros

Fiere

Angelo Megaro, direttore del Centro studi di Federmeccanica

p.108

Pietro Ichino, senatore e giuslavorista, docente di Diritto del lavoro all’università di Milano

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Roberta Trevisanello Irmo Vitali Lorenzo Rossi Dayana e Luigi Telefri Alberto Beati Gianni Cipriani Manuel Guerrero

Mercati. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58 Hanz Giovanni Chiappetta Marco Rosati Marisela Morales Oscar Camacho Giacomo Pescatore Maus Fabrizio Bartolini Massimiliano Tasca Alessandra e Paola Coronetti Ancilla Bezzi Emilio Cavazzini

Roberto Remonato Giuseppe, Giovanni e Luigi Pegoraro

Automotive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104

Energia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84

Meccanica e servizi . . . . . . . 107

Alberto Montanini Alessandro Riello

Ruggero Ferrari

Rosaldo Pezzoni

Impiantistica e ambiente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90

Fiere. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

108

Sergio Trombini Emanuela e Alberto Villari Roberto Rovelli Nicola Tagliabue Danilo Viganò e Cristina Modolo

Infrastrutture. . . . . . . . . . . . . . . . . 100 Graziano Delrio

Trasporti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 102 Elisabetta Osti

Alberto Montanini, presidente di Assotermica

Daniele e Francesca Piantoni, rispettivamente presidente e ad di Fluidmec (Brescia)

Meccanica

p. 24 Sergio Trombini, ai vertici della Atb Riva Calzoni Spa di Roncadelle (BS)

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Editoriale di Alberto Dal Poz

Parola d’ordine: innovazione

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a globalizzazione e la rivoluzione digitale esasperano la ricerca di miglioramento su ogni fattore di competitività, sia nella gestione di impresa, sia nelle politiche territoriali e di sistema: oggi l’industria meccanica e meccatronica letteralmente vive o muore d’innovazione. Spinta da questa consapevolezza, da 10 anni Amma ha istituito l’Innovation Point, oggi parte integrante dell’Innovation Hub con l’Unione industriale di Torino, Confindustria Piemonte e il Polo regionale Mesap, che opera in un quadro di intensa collaborazione con gli altri soggetti del territorio (Politecnico di Torino in primis) e con ampia apertura verso gli interlocutori nazionali e internazionali. La nostra azione è orientata soprattutto al presidio delle tecnologie, con la continua esplorazione di cosa viene sviluppato sia sul territorio che al di fuori di esso, al duplice scopo di importare idee e fare benchmarking. L’attenzione maggiore va ovviamente alle tecnologie di produzione e di prodotto: le conoscenze sui materiali, sui sistemi CadCae-Cam, sui processi tecnologici sono essenziali per mantenere l’avanguardia nei settori di riferimento delle nostre aziende (automotive, aerospazio, sistemi di produzione, automazione-meccatronica, energia e meccanica varia). Prestiamo però molta attenzione anche a tematiche complementari quali la Supply Chain, il Crm, il Wcm e il Lean Management e alle correlate tecnologie Ict. Non a caso Amma ha recentemente messo a fuoco due priorità: l’Additive manufacturing metallico e la Fabbrica intelligente (o Industrie 4.0, per dirla alla tedesca). Abbiamo istituito con il Politecnico un gruppo di interesse sull’Additive manufacturing, cui hanno già aderito circa 40 soggetti tra atenei, grandi imprese e Pmi. L’obiettivo è diffondere la consapevolezza di questa nuova tecnologia, che deve diventare per le nostre aziende la “terza” lavorazione, accanto ad asportazione e deformazione. Su questo il nostro territorio ha margini di vantaggio, avendo il Politecnico gruppi di ricerca che vi si dedicano da più di vent’anni. La tecnologia non è ancora matura per la mass-production e abbiamo tutte le carte per partecipare in prima persona ai prossimi importanti sviluppi. Industrie 4.0 rappresenta invece una rivoluzione di così ampia portata che anche solo definirne i confini è arduo. Stiamo collaborando con tutti i soggetti del territorio e con Federmeccanica per costruire una visione quanto più possibile completa, per focalizzarne gli elementi fondamentali e strutturare i percorsi più adatti alle nostre imprese. Dedichiamo ovviamente un’enorme attenzione al capitale umano. Il nostro territorio è ricco di un sapere cresciuto nel tempo all’unisono con il

Alberto Dal Poz, presidente Amma (Aziende meccaniche meccatroniche associate)

Il nostro territorio è ricco di un sapere cresciuto nel tempo all’unisono con il progresso tecnico, ma le sfide di questa era digitale rompono la continuità. Dobbiamo dunque creare strumenti ad-hoc per far penetrare rapidamente le nuove conoscenze tecnologiche all’interno del sapere produttivo

progresso tecnico; ma le sfide di questa era digitale rompono la continuità e dunque dobbiamo creare strumenti ad-hoc per far penetrare rapidamente le nuove conoscenze tecnologiche all’interno del sapere produttivo. Un esempio su tutti, il primo Master nazionale di Alta Formazione in “Additive Manufacturing”, organizzato dal nostro centro di formazione Skillab insieme con il Politecnico di Torino. •

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Editoriale di Federico Visentin

Traineeship rinnova l’alternanza scuola-lavoro

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l prossimo anno scolastico 2016-2017 vedrà oltre 500 imprese metalmeccaniche aprire le porte a 5 mila studenti di istituti tecnici e professionali per offrire un percorso di formazione “on the job” progettato congiuntamente da scuole e imprese e operativo già a partire da fine Aprile. Si tratta di un progetto di grande valenza politica - nato dal Protocollo di Intesa sottoscritto da Miur e Federmeccanica il 17 giugno 2014 e avviato grazie alla collaborazione con Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione, ricerca educativa) - assolutamente coerente con quanto previsto dalla riforma della Buona scuola. L’obiettivo è mettere al centro i giovani fornendo loro un apprendimento basato sull’esperienza lavorativa in fabbrica quale elemento irrinunciabile del percorso curricolare, riconoscendone la piena “equivalenza formativa”. Si tratta di un cambio di paradigma che enfatizza il ruolo dell’impresa nella formazione delle competenze e allinea il nostro Paese alle esperienze più avanzate dei Paesi europei. La sfida che vogliamo vincere è quella di approntare in tutta Italia un modello condiviso di alternanza formativa, nel quale le competenze da trasmettere agli studenti sono individuate, formate e valutate da scuola e impresa insieme. Traineeship si distingue in maniera netta rispetto alle normali esperienze di Alternanza, per alcuni elementi innovativi tra cui: la progettazione e la realizzazione congiunta dei percorsi tra istituti scolastici e imprese; lo sviluppo in azienda di contenuti peculiari dell’indirizzo di studi; l’utilizzo di un sistema di formazione/coaching/tutoring integrato tra scuola e azienda in tutte le fasi del percorso; la certificazione delle competenze acquisite nel contesto aziendale (con particolare attenzione alle soft skills), il loro riconoscimento e la validazione a livello di filiera metalmeccanica. L’avvio delle attività (settembre 2016) prevede inoltre l’apertura di una piattaforma on line per la gestione delle comunicazioni e lo scambio materiali e un servizio di help desk continuo. Nella home page saranno disponibili funzioni di videoconferenza per webinar, discussioni, presentazioni “uno a molti” e “molti a molti”. Inoltre, per ogni scuola partecipante sarà aperta “una classe virtuale” che permetterà lo scambio di materiali la gestione di un calendario condiviso delle attività. Sarà prevista anche una mailing list e un ambiente per videoconferenza sempre disponibile. Al termine della realizzazione dei percorsi saranno valutate e certificate dalla scuola e dall’impresa le competenze sviluppate dagli studenti e verranno riconosciute a livello di filiera aziendale di Federmeccanica. A que-

Federico Visentin, vicepresidente di Federmeccanica con delega all’Education

La sfida che vogliamo vincere è quella di approntare in tutta Italia un modello condiviso di alternanza formativa, nel quale le competenze da trasmettere agli studenti sono individuate, formate e valutate da scuola e impresa insieme

sto punto è necessario creare le condizioni affinché si estenda in modo importante il numero di aziende disponibili ad accogliere gli studenti e mettersi in gioco. A tal riguardo riteniamo che il Governo debba fare la sua parte mettendo a disposizione forme adeguate di incentivi. •

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In copertina • Confindustria

Confindustria, scatta l’era Boccia Impostosi in volata sullo sfidante Alberto Vacchi, il 52enne salernitano già leader della Piccola Industria è l’erede designato di Giorgio Squinzi alla guida degli industriali italiani. A fine maggio il passaggio di consegne ufficiale

Il neo presidente di Confindustria Vincenzo Boccia assieme all’uscente Giorgio Squinzi

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Confindustria • In copertina

l crisma dell’ufficialità verrà apposto solamente nel corso dell’assemblea generale del prossimo 25 maggio, ma dallo scorso 31 marzo la principale confederazione degli industriali italiani ha un nuovo leader. Con soli 9 voti di scarto sullo sfidante bolognese Alberto Vacchi, il Consiglio generale di viale dell’Astronomia ha scelto Vincenzo Boccia come nuovo presidente designato al vertice di Confindustria. Uomo del sud sostenuto dalle piccole medie imprese e con estimatori illustri quali l’ex presidente Emma Marcegaglia, Boccia succede al numero uno uscente Giorgio Squinzi, alla testa dell’associazione dal 2012, e guiderà gli industriali italiani per i prossimi quattro anni. «Confindustria – ha commentato subito dopo la nomina il neo presidente - riuscirà a costruire un percorso di evoluzione, continuità e di cambiamento. Le complessità che abbiamo di fronte non ci permettono il lusso di litigare all’interno, mentre è invece necessario aprire una nuova stagione di corresponsabilità e impegni. Per quanto mi riguarda, da qui al 25 maggio ascolterò molto Giorgio Squinzi e fino a quella data non parlerò più».

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CARTOTECNICA E “ALFIERE” DELLE PMI: CHI È IL NUOVO LEADER DI CONFINDUSTRIA Al di là delle divisioni e dei mugugni sollevati dall’esito del duello finale che hanno indotto ad esempio Luca Cordero di Montezemolo a parlare di «straordinaria occasione persa», l’elezione di Boccia pone in sella a Confindustria una figura di comprovata esperienza sia sotto il profilo imprenditoriale che associativo. Classe 1964, sposato con due figlie e laureato in

economia e commercio, Boccia è amministratore delegato di Arti Grafiche Boccia, fondata dal geniale padre Orazio: un’azienda che oggi conta 160 dipendenti stabili e un fatturato di oltre 40 milioni di euro, realizzato per un terzo all’estero, con uffici a Parigi, a Norimberga, ad Aarhus e a Beirut. Pluriventennale anche l’impegno in ambito confindustriale, iniziato negli anni Novanta con la sua partecipazione attiva al gruppo dei Giovani imprenditori e proseguito nel 2000 con l’incarico di leader regionale dei giovani industrali della Campania e la successiva nomina alla vicepresidenza nazionale per mano di Edoardo Garrone. Di primo piano anche il ruolo assunto da Boccia nella Piccola Industria, di cui è divenuto vicepresidente nazionale nel 2005 e presidente nazionale nel 2009, con annessa la carica di vice Squinzi. In qualità di numero uno della Piccola industria è poi entrato nella Commissione di riforma presieduta da Carlo Pesenti che ha disegnato il nuovo assetto organizzativo del sistema. Dal 2010 è inoltre il leader dell’Advisory board per le Pmi presso Borsa italiana. SQUINZI: «CON BOCCIA HA VINTO LA DEMOCRAZIA» Un “cursus honorum” di tutto rispetto per la nuova guida di Confindustria, che ne certifica il valore e giustifica la stima e l’apprezzamento anche da parte del presidente uscente. «L’elezione di Vincenzo Boccia – sottolinea Giorgio Squinzi - è la conferma della validità della riforma Pesenti, una grande prova di democrazia. In questi anni ho avuto occasione di lavorare con lui e lo stimo molto, come stimo Alberto Vacchi. Penso che possiamo assicurare una linea di continuità a Confindustria».

Solo sei poltrone ma di grande peso Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia entro il 28 aprile dovrà costruire la sua squadra che sarà formata da sei vicepresidenti. Si fanno i nomi di Maurizio Stirpe, numero uno di Unindustria, di Mauro Chiassarini, vicepresidente di Assolombarda di Antonella Mansi, attuale vicepresidente con delega all’organizzazione, di Licia Mattioli, presidente degli industriali torinesi e di Giulio Pedrollo, leader di Confindustria Verona. Ma emerge anche il nome del presidente di Federmeccanica Fabio Storchi che, in occasione del meeting biennale “Imprenditori, i geni dello sviluppo” organizzato recentemente a Parma dal centro studi di Confindustria, ha dichiarato: «Di poltrone non parlo.

Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica

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In copertina • Confindustria

Atteso all’ultimo mese da presidente in carica prima di cedere ufficialmente il testimone a Boccia, Squinzi auspica che lo “strappo” emerso in sede di votazione del suo successore si possa ricucire al più presto. «Mi auguro – prosegue il presidente uscente - che al di là dell’apparente spaccatura si possa immediatamente ricomporre l’unità. Solo se saremo uniti e coesi saremo autorevoli e avremo la possibilità di contare di più». IDENTITÀ, RAPPRESENTANZA E SERVIZI: I PILASTRI DELL’AGENDA BOCCIA Ancora poche settimane dunque, e le chiavi di Viale dell’Astronomia passeranno dalle mani di Squinzi a quelle del 52enne salernitano Boccia che procederà innanzitutto alla formazione della sua squadra. La quale, proprio in linea con le prescrizioni in-

serite nella riforma Pesenti, sarà composta da soli 10 membri contro i 18 di quella attuale. Una squadra snella che accompagnerà il neo presidente nello svolgimento della sua agenda di mandato, basata su tre pilastri fondamentali: identità, rappresentanza e servizi. Così si legge nel suo programma intitolato “Confindustria per l’Italia” che punta in primis a rinsaldare la centralità dell’industria - dalle costruzioni, ai servizi, al turismo - e farne il principale antidoto contro la stagnazione e la ripresa a rallentatore. «La nostra – si legge nel programma firmato da Boccia - sarà un’ossessione per la crescita del Paese e delle nostre imprese: le piccole imprese devono diventare medie, le medie devono diventare grandi, le grandi devono diventare multinazionali. La nostra sarà la sfida della crescita». Giacomo Govoni

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Quello che ho fatto è sempre stato dettato dallo spirito di servizio, dal mettersi a disposizione. Proprio quello che sto facendo in Federmeccanica per portare avanti l’opera di rinnovamento». Il presidente Vincenzo Boccia adotterà il metodo di Federmeccanica? Fabio Storchi ricorda che l’associazione che presiede è stata più volte presa come punto di riferimento dei candidati alla presidenza di Confindustria. Nella prima giornata del meeting di Parma spazio agli imprenditori emiliani e alle loro storie di successo, come quella di Fabio Storchi che ha raccontato il cammino di crescita della sua Comer Industries. « Nel 1970 spiega Fabio Storchi - eravamo poche decine di persone, oggi siamo 1500. Questa crescita veloce deve essere accompagnata dal cambiamento del modo di fare impresa, mettendo la persona al centro». RG



Primo piano • Giuliano Poletti

Lavoro, l’effetto riforma Il Jobs Act incoraggiava ad assumere e, dopo un anno, pare che le imprese abbiano recepito il messaggio. «Per questo vanno ringraziate», afferma Giuliano Poletti. Restano alcuni punti da perfezionare, in primis la questione voucher ntrato tecnicamente in vigore il 7 marzo dell’anno scorso con la pubblicazione dei decreti legislativi portanti in Gazzetta ufficiale, il Jobs Act ha spento da poco la prima candelina. Tra gli effetti prodotti sul mercato del lavoro nel suo primo anno di “terapia”, Istat sottolinea ad esempio l’incremento dei lavoratori dipendenti, cresciuti di oltre 420 mila unità negli ultimi 12 mesi, di cui quasi 100 mila solo a gennaio scorso. «È un

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grande risultato – sostiene il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – che dimostra come il segnale di incoraggiamento e di fiducia che le riforme introdotte volevano dare è arrivato. Le imprese lo hanno raccolto e, con responsabilità, hanno promosso nuovo lavoro: per questo vanno ringraziate». Quali sono i risvolti più incoraggianti di questo trend e quanto è in linea con le vostre aspettative? «Osservando i numeri, è particolarmente significativo che la crescita dell’occupazione sia dovuta essen-

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle politiche sociali

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zialmente all’aumento dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. L’obiettivo della nostra riforma era proprio questo: far sì che il contratto a tempo indeterminato tornasse a essere la modalità “normale” per assumere. Per questo lo abbiamo reso più conveniente delle altre forme e più certo nell’applicazione. I risultati positivi confermano la bontà delle nostre scelte». A un tasso di occupazione che risale, non corrisponde una decrescita altrettanto significativa della disoccupazione, che per la fascia giovanile tocca anzi valori superiori ai mesi scorsi. Come va letto questo dato? «Premesso che in un anno il tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni è sceso di 1,6 punti percentuali, su questa realtà incidono da un lato la più lunga permanenza dei lavoratori in azienda per l’innalzamento dell’età pensionabile e, dall’altro, una scarsa relazione tra scuola e mondo del lavoro. Stiamo cercando di dare prime risposte a entrambi i problemi. Per agevolare il ricambio in azienda abbiamo introdotto un elemento di flessibilità in uscita: la possibilità, per chi è a tre anni dalla pensione, di lavorare a metà orario, con un salario del 65 per cento rispetto al tempo pieno e senza


Giuliano Poletti • Primo piano

decurtazioni dell’assegno di pensione. Sul secondo abbiamo avviato l’alternanza scuola-lavoro nel triennio delle scuole superiori». Diamo uno sguardo a Garanzia Giovani, entrata a inizio 2016 nella fase due con l’introduzione del cosiddetto “Superbonus”. Che risultati ha ottenuto finora e quali ulteriori incentivi prevede? «La partecipazione dei giovani al programma è molto forte: al 10 marzo se ne sono registrati quasi un milione. I presi in carico dai servizi per l’impiego sono oltre 630 mila; a 295 mila tra questi è stata proposta almeno una misura. Con la fase due vogliamo ampliare le opportunità da offrire ai giovani. Dopo il successo di Crescere in digitale, progetto realizzato con Google e Unionca-

mere per migliorare le competenze digitali, è ora la volta del superbonus fino a 12 mila euro per chi assume a tempo indeterminato un giovane che ha concluso un tirocinio, e di SELFIEmployment, fondo che finanzia fino a 50 mila euro a tasso zero chi vuole avviare un’impresa. Abbiamo in cantiere altre iniziative di questo tipo». Tra i fenomeni che destano maggior preoccupazione si segnala l’escalation del ricorso ai voucher. Come lo state monitorando e attraverso quali strategie ne state contrastando “l’abuso”? «I voucher sono stati pensati essenzialmente come uno strumento per far emergere il nero. Adesso stiamo effettuando un’analisi puntuale per verificare utilizzi illeciti e abusi e presto

avremo un rapporto dettagliato. Sulla base delle evidenze decideremo quali provvedimenti adottare, soprattutto per rendere effettiva la tracciabilità del voucher. Non può essere tollerato che qualcuno pensi di utilizzarlo come chi acquista il biglietto dell’autobus e lo timbra solo se vede il controllore salire a bordo. Il tempo dei furbetti è finito». Analizzando i dati più aggiornati, l’abbiamo sentita esprimere una convinta soddisfazione. Proiettandoci un po’ avanti, quali progressi sul mercato del lavoro è lecito attendersi di qui a fine anno? «In prospettiva il numero di occupati dipenderà dal ritmo di crescita. Il 2015 ha segnato il ritorno del segno più nel Pil. L’obiettivo centrale del Governo è di sostenere un’accelerazione della crescita. Vanno in questa direzione gli interventi di riduzione delle tasse per rilanciare i consumi - dagli 80 euro per i redditi medio-bassi all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, alla tassazione al 10 per cento del salario di produttività - e favorire il lavoro e gli investimenti, come la deducibilità totale del costo del lavoro stabile dall’Irap ed il superammortamento al 140 per cento per il rinnovo dei macchinari. Se queste scelte saranno accompagnate da una buona congiuntura internazionale e da un più forte impegno dell’Europa per la crescita, l’Italia potrà procedere a passo più veloce». Giacomo Govoni

Per chi è a tre anni dalla pensione abbiamo introdotto la possibilità di lavorare a metà orario e senza decurtazioni dell’assegno di pensione Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 17


Primo piano • Pietro Ichino

Jobs Act, lo shock normativo c’è Assunzioni, politiche attive, servizi di orientamento professionale, contrattazione aziendale: in quali ambiti la riforma sta funzionando meglio e dove invece non ha inciso meno delle attese? L’analisi di Pietro Ichino iù i licenziamenti, in rialzo i posti fissi, ma tasso di disoccupazione al palo specie per la fascia degli under 25. Sono i primi verdetti del Jobs Act, che poco più di un anno fa entrava in vigore, con l’intento di stimolare una svolta nel mercato del lavoro. A Pietro Ichino, docente, giuslavorista e mem-

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bro della commissione lavoro al Senato, abbiamo chiesto di valutarne l’impatto, mettendone a fuoco i punti di forza e i limiti. «L’impatto più evidente – sostiene Ichino - è quello sulla qualità del flusso dei nuovi contratti nel 2015. Un aumento di quasi il 50 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato rispetto all’anno precedente, che diventa del 100 per cento se si considera il solo quarto trimestre,

costituisce un fatto inedito nella storia delle nostre politiche del lavoro». Ma più che della riforma dei licenziamenti, non potrebbe trattarsi dell’effetto dell’incentivo e della decontribuzione? «Sulla base dei dati di cui disponiamo si può formulare l’ipotesi che allo shock economico sia imputabile circa metà di questo aumento, mentre il resto è imputabile allo shock normativo». Quali dati? «Quelli che confrontano l’aumento delle assunzioni stabili nei primi due mesi del 2015, nei quali ha operato soltanto l’incentivo economico, con l’aumento verificatosi nei mesi successivi. Inoltre il dato dell’aumento delle trasformazioni di rapporti di apprendistato in rapporti a tempo indeterminato: qui l’incentivo economico non si applicava». Il tallone d’Achille di una riforma che nel complesso sembra pro-

Il tasso di disoccupazione giovanile al 38 per cento dipende dalla mancanza quasi totale, in Italia, di un servizio di orientamento scolastico e professionale degno di questo nome 18 • Dossier Meccanica e Engineering 2016


Pietro Ichino • Primo piano

Pietro Ichino, senatore e giuslavorista, docente di Diritto del lavoro all’università di Milano

durre ricadute positive è il dato sulla disoccupazione giovanile che non vuol saperne di calare. Quali le debolezze del Jobs Act su questo piano e quali interventi sul fronte dell’inserimento professionale potrebbero invertire la rotta? «Se il tasso di disoccupazione generale è all’11,4 per cento e quello giovanile è al 38 per cento, la causa non risiede nella crisi economica, nel difetto generale di domanda di lavoro: questo c’è per tutti. La causa sta essenzialmente nella mancanza quasi totale, nel nostro Paese, di un servizio di orientamento scolastico e professionale degno di questo nome e in un sistema della formazione professionale molto autoreferenziale, nel quale nessuno misura il tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi». Di chi è la colpa? «La competenza esclusiva in materia di orientamento scolastico e professionale, sia sul piano legislativo che amministrativo, è delle Regioni: su questo terreno, se si esclude il Trentino Alto Adige, il bilancio del loro operato è pesante-

mente negativo. Anche perché tutto induce a pensare che la domanda di lavoro nel mercato, a tutti i livelli, stia diventando più sofisticata ogni anno che passa. Se non vogliamo che gli alti tassi di disoccupazione giovanile diventino strutturali, dobbiamo recuperare in fretta il terreno perduto rispetto ai Paesi nostri partner centro e nord-europei». Diminuisce la Cassa integrazione, ma ancora non si avvertono effetti significativi sul terreno delle politiche attive. A quali fattori imputa questa difficoltà a ricollocare i lavoratori e cosa occorre per accelerare questo processo? «Il decreto n. 150/2015, in materia di servizi per il mercato del lavoro, stenta un po’ a decollare: l’Anpal, cioè la nuova agenzia centrale che dovrà coordinare le politiche attive del lavoro, non è ancora operativa ed è mancata quasi completamente la sperimentazione dei nuovi metodi e strumenti previsti dalla riforma: la cooperazione della rete pubblica dei Centri per l’impiego con gli operatori privati specializzati, e il contratto di ricollocazione, che con-

sentirà al disoccupato di scegliere l’agenzia che gli dà più fiducia e remunerarne il servizio con un voucher erogato dallo Stato, pagabile solo a risultato ottenuto». Tra gli elementi innovativi del Jobs Act c’è la promozione della contrattazione aziendale a discapito di quella nazionale. Una scelta che la convince? «A dire il vero, la legge-delega n. 183/2014 e i suoi decreti attuativi non compiono ancora questa scelta: questa è materia di un intervento ulteriore, che il Governo ha annunciato ma che è ancora in gestazione. Ci sono molti problemi tecnici: in primo luogo quello di non alterare il delicato rapporto tra legge e contrattazione collettiva. Comunque lo spostamento del baricentro della contrattazione e del governo delle dinamiche retributive verso i luoghi di lavoro è indispensabile per realizzare un collegamento più stretto tra retribuzione e produttività». Che scenari prefigura, in primis per le Pmi? «Più che prefigurare, formulo l’auspicio che i contratti collettivi nazionali si limitino a determinare la retribuzione minima, non in termini nominali ma di potere d’acquisto effettivo, istituendo un coefficiente di variazione correlato al livello del costo della vita in ciascuna Regione. Tutto il resto del monte-salari dovrebbe essere governato mediante schemi di collegamento tra retribuzione e produttività o redditività aziendali, interamente derogabili mediante contratto aziendale o territoriale, ma tra i quali le imprese piccole e medie che non praticano la contrattazione collettiva decentrata possano scegliere quello meglio corrispondente alle loro specifiche esigenze».

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Primo piano • Pietro Ichino

Riforme e flessibilità +50%

Aumento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015 rispetto all’anno precedente

Non si è ancora chiuso l’annoso capitolo relativo agli esodati, per il quale il Governo ha predisposto un sistema di salvaguardie. In che modo si può risolvere definitivamente la questione? «Gli esodati veri, cioè coloro che hanno rinunciato al posto subito prima della riforma delle pensioni del 2011 in vista di un pensionamento prossimo, sono stati quasi tutti salvaguardati: quelli che sono rimasti fuori, ormai, sono poche centinaia di persone, per le quali si potrebbe provvedere con costi veramente trascurabili per l’Erario. Fatto questo, occorre davvero smettere di usare gli esodati come copertura politica per i tentativi di scardinare quella riforma importantissima e incominciare a guardare avanti. Progettando una spesa sociale non più assorbita interamente dalle pensioni dei cinquantenni e sessantenni, come è stata per decenni, ma destinata a combattere la povertà infantile, a sostenere le famiglie con persone non autosufficienti, a combattere la disoccupazione di lunga durata e quella giovanile». Giacomo Govoni

Con i dati su occupazione e Pil che confermano le previsioni di crescita dell’Italia, serve un ulteriore salto di qualità che possa garantire stabilità alla ripresa. Ne parla Marco Fortis, economista e vice presidente della Fondazione Edison a più di 15 anni la Fondazione Edison realizza pubblicazioni, approfondimenti ed eventi che contribuiscono ad arricchire il dibattito e l’analisi sul modello economico italiano, privilegiando il profilo della ricerca applicata. «La Fondazione Edison – commenta l’economista e docente Marco Fortis, vice presidente dell’istituto – ha sempre sostenuto, attraverso i suoi studi e ricerche, l’importanza e la forza del sistema manifatturiero italiano. Contrastando la tesi di un presunto declino della competitività italiana nel commercio internazionale e l’inadeguatezza, anche dimensionale, delle nostre imprese a competere, la Fondazione Edison ha dimostrato l’esatto contrario». Cosa caratterizza nello specifico il modello produttivo italiano? «La forza del made in Italy sta nell’elevata diversificazione delle sue specializzazioni produttive e nella capacità delle imprese medio-grandi, medie

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20 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

e piccole di essere flessibili, permettendo loro di competere con i Paesi che possiedono gruppi di grandi dimensioni e di rilievo multinazionale. Negli anni Duemila, con il mutato scenario competitivo dato dall’euro, e dalla fine quindi delle svalutazioni competitive, dalla globalizzazione e dalla crescente concorrenza asiatica, in Italia si è avviato un processo di cambiamento. Oltre ai settori tradizionali dei beni per la persona e la casa, il cui peso nell’export italiano è diminuito, pur rimanendo importantissimo, e all’alimentare, si sono affermate nuove specializzazioni ad alto tasso di innovazione come la meccanica, i


Marco Fortis • Primo piano

mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, gli articoli in gomma e plastica e la chimica farmaceutica». I temi al centro della riflessione nel 2016? «Riforme, ripresa, crescita, spesa pubblica, burocrazia, tassazione e investimenti, industria, manifatturiero, competitività, Pil, infrastrutture e stabilità, continueranno a essere i principali temi trattati dalla Fondazione Edison. La ripresa sia in Italia sia in Europa c’è, ma senza riforme non si avrà quella crescita sostenibile, possibile solo attraverso il potenziamento ordinato dell’economia reale, indebolita dalla crisi e dal rigorismo fiscale. Investimenti, infrastrutture, industria sono i motori del rilancio che non può essere affidato solo alle esportazioni extra-Ue. Le riforme di governance e strutturali sono cruciali per controllare il debito pubblico e semplificare la Pubblica amministrazione, rendendola più snella ed efficiente». Cosa serve al Paese per uscire definitivamente dalla crisi? «I dati Istat diffusi in marzo danno la misura definitiva e ufficiale dell’intensità della ripresa italiana nel 2015, ma serviranno tempo e sforzi per recuperare il terreno perduto, in Europa e in Italia. Il Paese, che ha passato la crisi senza crollare grazie alla resistenza struttu-

Marco Fortis, economista, docente e vice presidente della Fondazione Edison

rale della propria economia reale, deve proseguire sulla via delle riforme, che l’attuale governo ha positivamente accelerato. L’Europa ha resistito alla più grande recessione del dopoguerra, ma ha troppo squilibrato le sue politiche con il rigore fiscale nel timore che i debiti sovrani di alcuni Paesi collassassero. Le regole fiscali che l’Ue si è imposta, per sua esclusiva scelta, l’hanno letteralmente paralizzata e privata anche della crescita. Una maggiore flessibilità di bilancio stimolerebbe la crescita economica in quanto libererebbe

risorse da impiegare». Quali fattori deve temere di più l’Italia: l’instabilità politica internazionale, le fragilità del sistema bancario nazionale ed europeo, la frenata delle economie dei paesi emergenti? «Tutto questo può rappresentare una minaccia non solo per l’Italia, ma anche per molti stati europei. L’instabilità politica dei Paesi del nord Africa e del Medio Oriente, gli attentati terroristici, la questione degli immigrati-rifugiati generano molte incognite sulla ripresa economica dell’Europa, oltre che sulle sue relazioni commerciali. La frenata delle economie dei Paesi emergenti, legata a vari fattori tra cui il calo del prezzo del petrolio e delle altre materie prime, la debolezza delle valute, l’inflazione elevata che ha eroso il potere di acquisto di famiglie e imprese, può costituire un freno. A questi elementi di incertezza esterni, si sommano quelli derivanti dalla necessità di condividere la fiducia all’interno del nostro Paese. Fiducia che non dipende solo dal miglioramento del quadro dell’economia reale e dell’occupazione, ma anche dalla percezione che i cittadini hanno della stabilità finanziaria dell’Italia. Il debito pubblico va certamente ridotto, ma è sostenibile, questo la Fondazione Edison è impegnata a spiegare.

Fondazione Edison, programma 2016 Dopo il ciclo di conferenze legato a Expo 2015, «eventi unici che hanno ospitato illustri economisti e scienziati di fama internazionale, tra cui un premio Nobel e la direttrice italiana del Cern di Ginevra, continueremo a focalizzare le nostre attività sui consueti temi istituzionali attraverso la pubblicazione di saggi, volumi e articoli e l’organizzazione di convegni anche internazionali», racconta Marco Fortis. Tra le prossime iniziative

della Fondazione Edison, ci sono la presentazione del volume Riforme, ripresa, rilancio. Europa e Italia, il 30 marzo a Milano, e il progetto di un film-documentario sul settore manifatturiero italiano tra “percezione e realtà”. «La percezione che si ha di un’economia italiana poco competitiva e scarsamente innovativa è un malinteso o è legata a fatti reali? Nel filmato verranno presentati casi di successo attraverso testimonianze dirette».

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Primo piano • Marco Fortis

108 mld Valore che fa dell’Italia il secondo paese al mondo dopo la Germania nella meccanica non elettronica per competitività, secondo i dati 2014 elaborati dal Trade Performance Index

Il sistema bancario italiano ha certamente vissuto la crisi di alcuni istituti medio-piccoli mal gestiti, ma nel complesso è sano. Spesso gli stessi media fanno molta confusione su aspetti delicati, come ad esempio le sofferenze delle banche». In che senso? «Le banche italiane non solo hanno a bilancio uno dei più alti tassi di copertura dei bad loans (attraverso opportune rettifiche), ma a fronte dei crediti dubbi vantano anche un elevato stock di garanzie reali, principalmente immobiliari. Il problema dei crediti deteriorati è soprattutto di impatto sull’economia reale, che fatalmente riceve in media meno prestiti in tempi come questi, in cui le banche sono impegnate a ridurre il peso eccessivo dei crediti dubbi ac-

cumulati durante la lunga recessione. Peraltro, in Europa c’è un problema bancario ben più preoccupante di quello (ipotetico) italiano. Molti bilanci di queste banche europee sono pessimi e le loro dotazioni di capitale sono inadeguate. E sono troppo alte le loro leve, con bassi rapporti di capitale pregiato sulla leva stessa». Su quali leve si gioca il futuro dell’industria italiana e in particolare della meccanica? «Secondo i dati 2014 elaborati dal Trade Performance Index, l’Italia è il secondo paese al mondo dopo la Germania nella meccanica non elettronica per competitività con un valore di 108 miliardi di dollari. Sono cifre importanti che contrastano con il diffuso sentire di un sistema Italia che non facilita le im-

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prese per burocrazia, inefficienze e costi dell’energia. Un sistema nel quale le aziende si rivelano, però, capaci di superare ostacoli di ogni tipo, anche se a caro prezzo in termini di minori guadagni, pur di vincere la sfida competitiva sui mercati internazionali. L’Italia, durante la lunga crisi, ha avuto un sostegno fondamentale dalle sue imprese esportatrici. È perciò importante dar loro più supporto per consolidare i segni di ripresa, alla quale darà un contributo anche l’euro debole. Per affrontare i mercati internazionali, importante è puntare sulla formazione e sull’informazione delle imprese, investendo in conoscenza, capitale umano, tecnologia, valorizzazione e tutela dei marchi, certificazione di qualità dei prodotti italiani. L’utilizzo di tecnologie digitali potrebbe rappresentare un’opportunità per le nostre Pmi e portare l’industria a un salto competitivo per la capacità di interconnettere e far dialogare fra loro macchinari, persone, dati e clienti lungo l’intera catena del valore». Francesca Druidi



Meccanica • Alberto Caprari

VersatilitĂ high-tech, leva di sviluppo oltre confine La meccanica italiana continua a realizzare tecnologie e prodotti competitivi che esporta in tutto il mondo. Alberto Caprari, presidente di Anima, esamina fattori critici e processi di internazionalizzazione del comparto

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Alberto Caprari • Meccanica

lessibilità produttiva, elevata tecnologia e capacità di adattarsi alle esigenze dei diversi mercati identificano elementi che fanno la differenza per la manifattura italiana sullo scenario internazionale. Non è un caso, quindi, che nel 2015 le esportazioni della meccanica italiana siano cresciute dell’1,3 per cento rispetto al 2014, con stime incoraggianti per il 2016. I primi destinatari della produzione del comparto restano i Paesi dell’Ue, con un incremento significativo dell’America del nord e un arretramento del giro d’affari per Africa, Asia e America centrosud. L’analisi di Alberto Caprari, numero uno di Anima (Federazione delle associazioni nazionali dell’industria meccanica varia e affine), mira a commentare le prospettive della meccanica made in Italy rispetto ai player di altri Paesi. Come valuta il quadro dell’export, considerando l’incidenza dei fattori geopolitici sul settore? «Il comparto della meccanica è abituato da qualche anno a una situazione variabile e mobile; in un quadro complesso e in continuo movimento, le aziende del settore non sono nuove ad affrontare modificazioni grandi o piccole di scenario macro competitivo. Per fortuna, i Paesi di affaccio sono numerosi: se un mercato si ferma, le imprese della meccanica riescono a reagire e a riposizionarsi. Sotto questo profilo, aiuta la cultura italiana della flessibilità: sappiamo rimboccarci le maniche e gestire i cambiamenti». Cosa si attende dal 2016? «Che continui il trend positivo nei valori indicati. Registriamo una nota di

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Alberto Caprari, presidente ANIMA (Federazione delle Associazioni nazionali dell’industria meccanica varia e affine)

cauto ottimismo generale nei vari comparti della meccanica, data la fluidità della situazione, con uno sviluppo che stenta a venire dal mercato italiano ed europeo - diventato il domestic market per antonomasia - mentre è dai mercati extra-Ue che giunge quella compensazione che permette alle aziende di resistere - in caso di trend stabili - o di crescere, in ragione dei loro prodotti e del contesto competitivo». Cosa rappresenta per le nostre produzioni meccaniche la revoca delle sanzioni all’Iran? «In Anima l’abbiamo definita una “meravigliosa opportunità”. Dopo un lungo periodo grigio di chiusura e incertezza - perché un po’ di business lo si riusciva comunque a fare in maniera misurata a causa delle sanzioni - ora si respira entusiasmo. Il primo settore che ne beneficia è l’oil & gas, ma anche altri segmenti della meccanica a traino di questo comparto otterranno dei vantaggi. Ci vorrà qualche mese per passare dalle strette di pochi mesi fa alle opportunità commerciali vere proprie, quali forniture e attivazione di progetti. La riapertura dell’Iran è una delle occasioni più interessanti e vicine geograficamente che si siano presentate, occasioni che le aziende italiane stanno già cercando di cogliere». Quali mercati, nello specifico, potrebbero nel prossimo futuro essere favorevoli per i prodotti della meccanica italiana, bilanciando il nodo della Russia? «Innanzitutto, i Paesi dell’ex blocco sovietico, il Kazakistan e non solo, presentano diverse opportunità, no-

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Meccanica • Alberto Caprari

nostante siano nazioni complesse e non alla portata di tutte le aziende. Mercati promettenti sono il Perù in Sudamerica, l’Indonesia e la Malesia nel Sud Est Asiatico, i Paesi più stabili in Africa. È fondamentale sapersi muovere: non tutti i paesi e i mercati sono adatti alle esigenze e alle strutture delle singole imprese. Sono mercati dove non ci si può improvvisare e in cui occorre aver costruito nel tempo un lavoro di penetrazione. Chi lo ha iniziato qualche anno fa, oggi può iniziare a raccogliere i risultati, bilanciando così il blocco della Russia». La meccanica si conferma uno dei settori di punta della manifattura italiana grazie all’evoluzione tecnologica raggiunta dalle imprese in termini di innovazione e di efficienza energetica. Quali sono gli ambiti in cui vede maggiormente competitivo il comparto? «Un trend positivo per la meccanica è rappresentato dalle tecnologie per la produzione, la conservazione e la distribuzione del cibo. L’Italia, inoltre, la fa da padrona nel

Crescono produzione ed export In base all’Ufficio Studi ANIMA, nel 2015 la meccanica italiana ha prodotto tecnologie e componentistica per un totale di 44 miliardi di euro, valore in aumento (+1,3 per cento) rispetto all’anno precedente. Il 2016 prevede già un +0,7 per cento per la produzione, che toccherà i 44,3 miliardi di euro. Trend positivo anche per le esportazioni, che salgono nel 2015 a 25,7 miliardi di euro con un +1,3 per cento sul 2014. Secondo le stime 2016, il dato è destinato ad aumentare a +1,4 per cento fino a raggiungere i 26,1 miliardi di euro con una quota export/fatturato del 59 per cento. Resta stabile l’occupazione; il valore degli investimenti è incoraggiante: nel 2015 si registra un +1,2 per cento rispetto al 2014 e nel 2016 un ulteriore +1 per cento.

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settore comfort, nelle tecnologie per la climatizzazione degli edifici industriali, commerciali e residenziali. Oggi più che mai l’attenzione è focalizzata sul mondo dell’acqua, risorsa sempre più scarsa e quindi sempre più preziosa da gestire. L’Italia è leader nell’estrazione, distribuzione, depurazione e trasporto dell’acqua, se pensiamo a pompe e valvole commercializzate in tutto il mondo. Non vanno poi dimenticate le tecnologie per l’impiantistica: le aziende italiane coprono gli ambiti più vari e specialistici, fornendo impianti made in Italy a grandi imprese a livello internazionale. Un ulteriore fronte riguarda i sistemi di sicurezza e protezione, dalle serrature all’antincendio, dove l’evoluzione dei prodotti non è determinata solo dalle normative europee sempre più stringenti, ma anche da una cultura italiana della sicurezza che ci porta a diffondere tecnologie innovative in tutto il mondo». Quali restano, invece, i fattori maggiormente critici per la meccanica made in Italy? E come intervenire? «I fattori che limitano la meccanica italiana rispetto ai nostri competitor internazionali sono innanzitutto il costo


Angelo Megaro • Meccanica

del lavoro, un vincolo che entra inevitabilmente nel costo finale del prodotto; la rigidità nei processi produttivi delle imprese, che faticano a star dietro a una domanda schizofrenica e altalenante; le difficoltà nel rapporto con i sindacati, come dimostra il rinnovo contrattuale. Lo Stato potrebbe fornire maggiore supporto, come avviene in Germania e Spagna. Un segnale positivo sembra provenire dalla riorganizzazione dell’Ice, auspichiamo vi siano proposte per defiscalizzare l’attività di sviluppo commerciale sui mercati internazionali, un’attività ora totalmente a carico delle imprese». Ritiene il Jobs Act una misura efficace? «È senz’altro un primo passo utile, ma restano ancora molte cose da fare, soprattutto dal punto di vista culturale. La capacità di essere flessibili da parte delle imprese si impone sempre più come un’esigenza inderogabile, non perché lo vogliano le aziende ma perché lo impone l’aleatorietà attuale dei mercati. Diventa impossibile fare previsioni a lungo termine: a periodi di lavoro intensi ne seguono altri di rallentamento della domanda. Un fenomeno che, per il momento, non si riesce a contrastare». Francesca Druidi

Si va avanti piano, serve un cambio di passo La produzione industriale metalmeccanica è aumentata nel 2015 quasi esclusivamente grazie al progresso del comparto degli autoveicoli. La disamina di Angelo Megaro, direttore Centro studi di Federmeccanica, di uno scenario a macchia di leopardo, tra previsioni e strategie da intraprendere a 137esima indagine congiunturale di Federmeccanica conferma una situazione di sostanziale debolezza per il settore, con alcune luci e ancora molte ombre. «L’attività produttiva metalmeccanica - spiega il direttore del Centro studi Angelo Megaro è stata caratterizzata nel 2015 da andamenti contrapposti. A dinamiche espansive osservate nella prima parte dell’anno hanno fatto seguito andamenti moderatamente recessivi nella seconda metà. In particolare, nel terzo trimestre i volumi di produzione del nostro settore si sono contratti dello 0,3 per cento rispetto al secondo, cui ha fatto seguito una nuova flessione congiunturale nel quarto (-0,2)». Se i buoni risultati del primo semestre sono stati favoriti da un rafforzamento dell’attività esportativa intervenuta a partire dal quarto trimestre del 2014 e dal successivo miglioramento della domanda interna, sulle dinamiche produttive nella seconda parte dell’anno ha inciso negativamente un rallentamento delle esportazioni, in presenza di una domanda mondiale in arretramento e una nuova flessione della domanda interna per beni di investimento in macchine e attrezzature, domanda interamente soddisfatta da produzioni metalmeccaniche. Il dato positivo è che «dopo 3 anni di recessione il prodotto interno lordo ha segnato nel nostro Paese un +0,8 per cento».

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Angelo Megaro, direttore del Centro studi di Federmeccanica

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Meccanica • Angelo Megaro

+27,8% La crescita nel 2015 della produzione di autoveicoli, peraltro la più penalizzata nella precedente fase recessiva

Cosa si attende Federmeccanica dall’inizio del 2016? «I dati rilevati con la nostra indagine sull’evoluzione a breve dell’attività metalmeccanica non lasciano prevedere almeno per la prima parte del 2016 variazioni di rilievo della congiuntura settoriale. Si confermano deboli le consistenze del portafoglio ordini e stabili i volumi di produzione attesi. Una situazione che possiamo definire di sostanziale stagnazione dell’attività produttiva. Incide negativamente l’evoluzione attesa dall’economia mondiale e il rallentamento del tasso di crescita dell’economia dell’area Ue e, in particolare, della Germania, dove nell’ultimo trimestre del 2015 la produzione metalmeccanica si è contratta dell’1,3 per cento sia rispetto al trimestre precedente, sia nel confronto con l’analogo periodo del 2014. È opportuno ricordare che la Germania, con una quota del 13 per cento, risulta essere il principale paese importatore di prodotti metalmeccanici italiani. Ci preoccupa, inoltre, l’evoluzione della domanda in-

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terna soprattutto per la parte relativa agli investimenti in macchine e attrezzature, che risente delle incertezze delle prospettive economiche e dell’instabilità dei mercati». Le aree del comparto maggiormente in salute sono gli autoveicoli, mentre in crisi sono metallurgia e prodotti in metallo. In ripresa la produzione macchine e apparecchi elettrici. Come valuta le prospettive di questi segmenti anche per il prossimo futuro? «Non c’è da meravigliarsi se all’interno di un settore composito come il metalmeccanico, che rappresenta circa il 50 per cento delle produzioni manifatturiere, le dinamiche produttive di diversi comparti risultino fortemente eterogenee. Come emerge dai dati, il 2015 si è chiuso per il metalmeccanico con una crescita media del 2,6 per cento ma se la produzione di autoveicoli - peraltro la più penalizzata nella precedente fase recessiva - ha segnato un +27,8 per cento, le attività metallurgiche e quelle di prodotti in metallo, entrambe ancora in recessione, hanno perso rispettivamente il 2,1 e il 3 per cento di volumi prodotti. Come dicevo, almeno nel breve periodo non ci aspettiamo sostanziali mutamenti della situazione congiunturale nel suo complesso, ma per i diversi comparti assumerà rilevanza la dinamica delle singole componenti della domanda, ovvero la parte destinata ai consumi e quella rivolta agli investimenti». Tiene l’export della meccanica, anche se in diminuzione. Quanto si fanno sentire la crisi russa e il rallentamento della Cina? «Nel corso degli ultimi anni, a fronte di un vero e proprio crollo registrato dalla domanda interna indirizzata all’industria metalmeccanica, si è avuta una significativa tenuta


Angelo Megaro • Meccanica

delle esportazioni e questo grazie all’elevato grado di specializzazione, al know how posseduto dalle imprese e alla loro capacità di sapersi adattare ai mutamenti della domanda mondiale. Nel 2015, le esportazioni metalmeccaniche hanno sfiorato i 200 miliardi di euro, circa 10 miliardi in più rispetto al periodo pre-recessivo. A tale risultato hanno contribuito i flussi di fatturato indirizzati al mercato statunitense che, l’anno scorso, hanno raggiunto i 20 miliardi di euro con un incremento percentuale del 70 per cento nel corso degli ultimi 4 anni. Andamenti di segno opposto si sono registrati nelle esportazioni verso la Russia, pari nell’ultimo anno a 3,5 miliardi di euro rispetto ai 5,2 miliardi del 2013, mentre si conferma un export di 5 miliardi di euro verso la Cina, mercato dove le nostre esportazioni non riescono a decollare». Quali possibili mercati di sbocco emergenti per la meccanica italiana? «Il settore metalmeccanico si contraddistingue per il forte orientamento all’export. Alcune produzioni, quali ad esempio la meccanica strumentale coprono poco meno del 7 per cento del mercato mondiale. Occorre ri-orientare i flussi di fatturato diretti all’estero, consolidando e migliorando le posizioni acquisite sui mercati dei paesi sviluppati e aumentando la penetrazione verso quelli dei paesi emergenti, dove maggiori sono le aspettative di crescita economica. Per fare questo, soprattutto per la presenza nel nostro Paese di imprese di piccola e media dimensione, è necessario potenziare strumenti di carattere finanziario e promozionale che siano in grado di facilitare la penetrazione delle nostre produzioni anche in mercati geograficamente più lontani». Come il settore può riprendersi da questa battuta d’arresto e acquisi-

Nel 2015, le esportazioni metalmeccaniche hanno sfiorato i 200 miliardi di euro, circa 10 miliardi in più rispetto al periodo pre-recessivo

re competitività? «Sulla competitività del nostro settore industriale giocano un ruolo negativo innumerevoli fattori. Oltre all’inefficienza della Pubblica amministrazione, alla carenza di reti infrastrutturali, all’elevato costo dell’energia e a un sistema formativo inadeguato, solo per citarne alcuni, pesa la forte crescita del costo del lavoro per unità di prodotto nel confronto con quello dei paesi nostri concorrenti. Un cuneo fiscale troppo elevato e una dinamica della produttività sostanzialmente stagnante ci penalizzano rispetto ai competitor. Occorre rimuovere questi ostacoli. Lo deve fare il governo, proseguendo in maniera più decisa sulla strada delle riforme e lo dobbiamo fare anche noi come attori delle relazioni industriali. Proprio in questi giorni, sono in corso le trattative per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro e come Federmeccanica abbiamo proposto un modello contrattuale che mira a collegare in maniera stringente le dinamiche retributive ai risultati delle singole aziende in termini di redditività e produttività con il coinvolgimento dei lavoratori. Ci auguriamo che le organizzazioni sindacali ci seguano su questa strada al fine di favorire la crescita del sistema produttivo, i livelli occupazionali e la produzione di ricchezza, migliorando al contempo le condizioni di vita dei lavoratori». Francesca Druidi

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Impresa e sviluppo • Siliano Ferrari

Guardare oltre la crisi In uno dei settori più importanti dell’economia “reale” italiana con i titolari della B2FT che, senza sminuire gli effetti della recessione, spiegano le grandi possibilità che innovazione e tecnologia portano con sé l meccanico italiano presenta molte realtà industriali in difficoltà, sia per la mancanza di flessibilità legata a esigenze di tempistiche ristrette, sia per le marginalità decrescenti che non permettono di risultare competitivi nel mercato globale. Ma gli investimenti mirati e, diciamolo pure, più “azzeccati” fatti coraggiosamente da alcune aziende nel periodo più nero della recessione, hanno portato risultati che anche molti analisti non si sarebbero aspettati. Ne offre un esempio l’ingegner Siliano Ferrari, amministratore della B2FT, impresa bresciana che offre soluzioni integrate nella progettazione meccanica per i settori di fonderie, acciaierie e quello dell'automotive. «In particolare – precisa Ferrari – progettiamo e for-

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niamo impiantistica e componenti per questi ambiti industriali. All’interno delle difficoltà legate alla crisi, B2FT ha visto evolvere il proprio compito, passando dallo sviluppare progettazione specifica al fornire prodotti e consulenze che spaziano dal risolvere problematiche produttive per arrivare al miglioramento dei processi industriali. Siamo convinti che la crisi si possa affrontare agendo contemporaneamente su più fronti, investendo nel miglioramento dei propri impianti, nell’incremento della qualità del prodotto e nell’ottimizzazione del processo produttivo». Tutto ciò ha avuto i suoi esiti positivi. «Nonostante la recessione che sta attraversando il settore meccanico in Italia, il fatturato della nostra società non

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ha risentito del periodo negativo, mantenendosi allo stesso valore dell'anno precedente. La mission che ci siamo prefissati sta portando l’azienda verso un periodo di crescita e a una serie di investimenti riguardanti sia il settore progettuale, sia quello produttivo, sia quello di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e materiali, applicabili al ventaglio delle proposte». Per l’ingegner Davide Ferrari, amministratore delegato, la grande differenza che contraddistingue l’azienda bresciana dai diretti concorrenti sta nella caratteristica di esulare sia dalla mera consulenza sia dalla semplice fornitura di macchinari. «Ci inseriamo nel mercato – continua l’amministratore della B2FT – portando un modo nuovo di approcciarsi al processo problema-


Siliano Ferrari • Impresa e sviluppo

La crisi si può affrontare investendo negli impianti, aumentando la qualità e ottimizzando i processi

La B2FT ha sede a Brescia www.b2ft.it

soluzione, estendendo l’intervento richiesto, proponendo soluzioni alternative che possano contemplare l’implementazione di nuove tecnologie. Poniamo una particolare attenzione a tutto ciò che va oltre il nostro specifico settore, proprio per sfruttare soluzioni provenienti da altri comparti industriali nelle proposte per i nostri clienti. L’organico di B2FT ha maturato negli anni

un’esperienza lavorativa suddivisa in quattro aree industriali diverse (impianti per fonderia e industriali in genere, automotive, plastiche e calcoli strutturali); da subito abbiamo intrecciato competenze e conoscenze dei diversi settori in un’ottica di crescita continua, incremento del know-how e miglioramento dei prodotti e dei servizi forniti». La professionalità e le competenze dimostrate dall’organico della B2FT, hanno portato i committenti a rivolgersi a loro anche per essere coadiuvati in fasi strategiche del loro piano di sviluppo industriale. «Basandosi sul nostro aiuto e sulle nostre conoscenze hanno operato scelte oculate e mirate a lunga scadenza, anche a livello finanziario. Come già successo, que-

Verso le soluzioni integrate L’ingegner Cristian Tomasoni, presidente della B2FT, approfondisce alcuni fattori che stanno alla base del successo ottenuto negli ultimi anni dall’azienda bresciana. «Semplicità e praticità – dice Tomasoni – sono altri due elementi che non vengono mai trascurati nelle soluzioni da noi proposte. Siamo consapevoli, infatti, che l’apprezzamento verso la nostra produzione passi obbligatoriamente da questi concetti. Nella nostra più che decennale esperienza, abbiamo visto che le richieste dei clienti si sono mano a mano indirizzate verso quella che noi oggi definiamo la “soluzione integrata”, che deve tener conto di numerosi fattori che partono dal design industriale per passare attraverso l’ottimizzazione di produzione fino ad arrivare alla semplificazione estrema delle operazioni di manutenzione».

sto tipo di approccio alle problematiche che ci espongono i clienti, porta molte volte a soluzioni che possono sfociare in nuovi brevetti industriali a livello europeo e internazionale. Quindi, la nostra è un’impresa con un ampio raggio di azione e che non si pone limiti: il nostro mercato spazia dagli impianti meccanici e macchinari per fonderia, all’automazione industriale, per arrivare alla fornitura di pezzi che necessitano di trattamenti e lavorazioni particolari. Negli ultimi due anni, poi, abbiamo iniziato a spostare la nostra attenzione da un mercato prevalentemente localizzato in Lombardia a uno più esteso, andando a coprire tutta l'Italia e proiettandoci verso realtà quali la Russia, la Germania e la Turchia. Infine, materiali nanotecnologici e rapidprototyping sono due delle innovazioni che stiamo particolarmente seguendo in questo periodo, collaborando con università e aziende che sviluppano novità in questi campi». Elena Ricci

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Impresa e sviluppo • Alessia e Nicola Salatin

Stampi, un nuovo inizio La crisi non ha risparmiato macro settori industriali come la meccanica. Eppure, chi ha scommesso sulla ricerca senza compromessi, si ritrova oggi con un patrimonio inestimabile. L’esempio di Alessia e Nicola Salatin n Italia, già da qualche anno il mercato dello stampaggio e della meccanica più in generale, ha subito una forte contrazione e fatica a ritornare ai livelli precedenti la crisi. Aumenta la segmentazione della richiesta in lotti produttivi minori, ma caratterizzati da un superiore valore aggiunto in qualità e tecnologia. Si ricerca, poi,

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la personalizzazione più spinta dei propri prodotti. Alessia e Nicola Salatin, general manager della Premec Spa, portano il modello dell’azienda trevigiana per spiegare le dinamiche interne al settore e le possibili prospettive. «Il gruppo Premec – dice Alessia Salatin – nasce da una lunga esperienza sviluppata dagli anni Settanta nei settori delle minuterie me-

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talliche, costruzione stampi, torneria e fresatura. Nel 1987 viene costituita l'attuale casa madre, Premec Spa, che si specializza nella progettazione, industrializzazione e produzione di componenti, meccanismi e parti per articoli sportivi, e nella lavorazione e trasformazione delle materie plastiche. Negli ultimi vent’anni abbiamo allargato la nostra presenza nei più svariati settori merceologici, operando dalla progettazione fino alla consegna del prodotto finito». Con quali presupposti avete affrontato il momento recessivo? NICOLA SALATIN: «Un elemento importante per noi consiste nella consapevolezza che una buona progettazione e industrializzazione del prodotto non siano più un costo, bensì un investimento finalizzato a dare al prodotto un valore aggiunto. Il tutto si traduce in competitività economica, permettendo di ottimizzare i costi e le tempistiche di produzione, innovazione e ulteriori investimenti. In un simile quadro, diventa fondamentale il servizio che si fornisce al

Nicola e Alessia Salatin, general manager della Premec Spa, con sede a Godega S.Urbano (TV) www.premec.it


Alessia e Nicola Salatin • Impresa e sviluppo

partner, il controllo di processo è garanzia di qualità e affidabilità nel tempo, lo spirito critico e l’instancabile spinta verso innovazione e miglioramento continuo hanno come naturale conseguenza prodotti sempre rispondenti alle aspettative». Tutto questo in che tipo di organizzazione si traduce? ALESSIA SALATIN: «Molte imprese hanno bisogno di appoggiarsi ad aziende snelle, con competenza su svariate tecnologie e materiali, con una mente dinamica, aperta e con forte spinta verso l'innovazione. È ciò che quotidianamente ci riproponiamo di essere. Ci differenziamo per la capacità di trasferire esperienze da settori estremamente lontani tra loro e la

naturale predisposizione a supportare il cliente nell’industrializzazione, con la convinzione che siano le idee a fare la differenza. Altro aspetto da non trascurare: gestire il processo dall'idea fino alla sua produzione in serie garantisce e assicura che tutto l'iter decisionale non sia guidato da una mera speculazione o disquisizione economica ma sia invece indirizzato su un corretto studio, unica garanzia di producibilità, affidabilità e rispondenza ai requisiti tecnici e commerciali». Che ruolo gioca l’innovazione? N.S.: «Fa parte del nostro Dna rileggere con spirito critico ogni prodotto o stimolo che ci viene sottoposto. Ogni anno la nostra azienda depo-

Le nanotecnologie, sfruttando nuovi materiali, permettono di rispondere a esigenze di tipo sensoriale

sita circa una decina di brevetti. In questo periodo, in particolare, stiamo collaborando con partner internazionali per un progetto di metal-replacement, una sfida molto stimolante e di attualità. Le ricerche sui materiali, in ambito di nanotecnologie e non, hanno aperto la strada ad applicazioni fino a non molto tempo fa impensabili. Detto questo, però, l'investimento più importante è certamente sulle persone. Abbiamo cercato di selezionare e formare le risorse umane per la creazione di un gruppo di lavoro sempre più avanzato e siamo convinti che la vera innovazione nasca da una stretta collaborazione fra i reparti interni. Questi, interfacciandosi con aziende esterne di consulenza e fornitori di prodotti e tecnologie, hanno generato quello che oggi rappresenta il nostro vero patrimonio aziendale, oltre a impianti e macchinari che ci garantiscono di restare all'avanguardia su tutte le lavorazioni che trattiamo (costruzione stampi, stampaggio plastica/metallo, torneria e fresatura)». Quali saranno le novità sul piano tecnologico che si affermeranno nel prossimo futuro? N.S.: «Uno dei trend in maggiore crescita è la rivisitazione di prodotti esistenti sull'onda degli ultimi ritrovati sia in materia tecnologica sia di materiali: la riduzione di peso o l'integrazione di più funzioni finora impossibili, permette di nobilitare e rinfrescare il prodotto cogliendo i favori del mercato. Le nanotecnologie, per esempio, sfruttando nuovi materiali permettono di rispondere a esigenze di tipo sensoriale, conferendo performance migliori e quindi vita nuova. Allo stesso modo, con la nostra tecnologia di decorazione 3D,

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Impresa e sviluppo • Alessia e Nicola Salatin

Decorazione 3D

diamo la possibilità di personalizzare, o meglio, direi quasi di “vestire” il prodotto tramite una grafica versatile e flessibile. È una grande attrattiva in un mondo che diventa sempre più social e “customizzabile”». Quali categorie industriali si rivolgono a voi? A.S.: «La gamma di potenziali clienti è estremamente ampia. Ci proponiamo

come partner strategico per la progettazione, industrializzazione e produzione di prodotti sia in plastica sia in metallo. Automotive, fitness e gli articoli da bambino rappresentano oggi i mercati più importanti per il nostro bilancio. Inoltre il lavorare nel settore dell'auto ci permette di avere accesso a tutti gli ultimi ritrovati tecnologico/produttivi dedicati alla costruzione stampi, in particolar modo nell'ambito della progettazione e costruzione degli stampi dei gruppi ottici anteriori e posteriori dell'auto. Importante è anche la collaborazione con i clienti del fitness, i quali sono molto selettivi nella scelta dei loro fornitori. Si rivolgono, infatti, solo ad aziende in grado di gestire internamente tutti i processi produttivi: dall'idea al prodotto, estremizzando l'aspetto qualitativo, estetico e funzionale. Recentemente ci stiamo aprendo anche a settori diversi come, per esempio, l'arredamento d'interni e l'illuminazione». Renato Ferretti

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Alessia e Nicola Salatin, general manager della Premec Spa, spiegano da un punto di vista operativo, in cosa consiste l’innovazione della tecnica messa a punto per la decorazione 3D dall’azienda trevigiana. «Si tratta di un sistema che permette di decorare con qualità fotografica oggetti di svariati materiali, fra i quali plastica, metallo, legno, vetro e ceramica, di geometria anche molto complessa e con un'enorme tenuta al graffio e all'abrasione. Questa tecnologia, oltre a permetterci di rivisitare l'estetica dei prodotti dei nostri partner storici, ci ha permesso di entrare in nuovi settori. La nostra tecnologia garantisce un'ottima stabilità della grafica, resistenza a tutti gli agenti atmosferici, al graffio, e non presenta un suo spessore, perché penetra direttamente la superficie dell'oggetto. Rispetto alle tecniche note la nostra tecnologia ha il vantaggio di essere estremamente versatile: permette di realizzare il pezzo unico piuttosto che, per esempio, una limited edition per un evento speciale, così come si presta alla produzione industriale di grandi quantità. Riteniamo che se ben sfruttata questa tecnologia possa senza dubbio svecchiare e rinfrescare un prodotto solo grazie ad un accurato studio grafico».


Oscar Belleri • Impresa e sviluppo

Investire in ricerca e sviluppo L’innovazione dei prodotti e di un intero comparto produttivo parte dalla formazione del personale e dalla portata tecnologica di una realtà imprenditoriale. Ne parliamo con Oscar Belleri l capitale umano di un’azienda e la tecnologia utilizzata per la produzione sono gli elementi che, se valorizzati con continui investimenti, consentono a una società di crescere, garantire l’occupazione ai propri dipendenti e incrementare il fatturato. Come è successo alla Brescia Stampi, specializzata da oltre vent’anni nella progettazione e costruzione di stampi a iniezione per materie plastiche. «Grazie a cospicui investimenti in apparecchiature tecnologiche e a una manodopera altamente qualificata e preparata – spiega Oscar Belleri, fondatore della società insieme a Silvio Manca e Fabio Zanardelli – siamo oggi in grado di progettare e costruire stampi di elevato standard qualitativo. Per raggiungere questo traguardo ci è sem-

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La Brescia Stampi Srl ha sede a Castegnato (BS) www.bresciastampi.com

brato fin da subito essenziale puntare sui dipendenti e la loro formazione. Dei nostri 30 specialisti, alcuni sono con noi dall’inizio dell’attività, e tutti perseguiamo lo stesso obiettivo e condividiamo gli stessi valori e motivazioni». A un team esperto e consapevole del proprio ruolo all’interno dell’azienda, la Brescia Stampi ha affiancato un apparato tecnologico d’avanguardia. «Avanguardia e innovazione sono due parole che da sempre ci spronano a migliorare e scoprire nuovi prodotti. Proprio attraverso la ricerca e lo sviluppo tecnologico siamo giunti a progettare e costruire stampi molto complessi come quelli a bi-iniezione, a sandwich, bi-colore e tricolore. Investire costantemente ci permette di diventare sempre più performanti e offrire alla committenza prodotti di qualità sempre maggiore». Dalla voglia dell’azienda di Oscar Belleri di ampliare il proprio raggio d’azione per soddisfare le richieste di clienti italiani ed esteri, in particolare tedeschi, è stata fondata anche l’impresa Ober. «Questa realtà nasce nel 2001 per produrre un avvolgitore brevettato per veneziane da esterno che coadiuvato da un particolare accessorio consente alle lamine la variazione dell’inclinazione e la sincronizzazione delle veneziane stesse al blocco avvolgitore. La Ober inoltre si occupa dello stampaggio conto terzi, del montaggio dei singoli pezzi e della saldatura a ultrasuoni». A testimonianza

della perfetta sinergia instauratasi tra Brescia Stampi e Ober ci pensano le grandi innovazioni immesse sul mercato negli ultimi anni proprio dalle due società. «Un nuovissimo prodotto, sempre coperto da brevetto, è Girasole, un contenitore in polipropilene alimentare riutilizzabile adibito al trasporto delle pizze. Si può utilizzare nel microonde, in lavastoviglie ed è facilmente riciclabile. Mentre ancora in fase di progettazione, ma già molto apprezzata dal mercato, è la sfida di impiegare la fibra di carbonio per poter stampare prodotti di determinati settori, quali l’estetico, l’illuminazione e l’armeria». Emanuela Caruso

Formazione e tecnologia Capitale umano e tecnologia, è questa la combinazione che, se valorizzata con continui investimenti, permette a un’azienda di crescere, a dispetto anche di un mercato imprevedibile. Consapevole del valore aggiunto di tale binomio, la Brescia Stampi punta ogni giorno sui propri dipendenti e sulla loro formazione, così come nei macchinari e nell’ufficio tecnico. «Tutto il nostro personale – spiega Oscar Belleri – condivide un obiettivo aziendale e una motivazione profonda che lo spinge a lavorare con qualità, ad accettare le sfide che si presentano con grande concretezza, e a impegnarsi nella ricerca tecnologica».

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Impresa e sviluppo • Francesca e Daniele Piantoni

Un fronte comune per la ripresa Sette diverse aziende sotto un unico brand. Obiettivo: fare sistema nel comparto dell’oleodinamica, pneumatica e automazione. Il punto di Francesca e Daniele Piantoni reare una squadra di professionalità specializzate, in un’unica piattaforma, per aprire molteplici possibilità di crescita. Questa l’idea alla base del progetto It’s Fluidmec World, lanciato ormai un anno fa dalla Fluidmec insieme ad altre aziende affiliate. Un accordo strategico tra le più importanti società appartenenti al mondo dell’oleodinamica, pneumatica e automazione, che si identificano e si integrano insieme, trasmettendo un ventaglio di competenze in grado di soddisfare le differenti esigenze di un settore importante per l’intera economia nazionale. It’s Fluidmec World si è imposto da subito come modello, con autorevolezza e distinzione, divenendo punto di riferimento per un mercato in costante evoluzione, con una continua richiesta di know-how qualificati e integrati. Per favorire lo sviluppo di nuove opportunità e fornire la massima competitività alle imprese. La

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Sopra, sede della Fluidmec Spa. A sinistra, Ufficio Tecnico di Uniseals srl.

chiusura del bilancio del primo anno di vita di Fluidmec World rappresenta un’ottima occasione per raccogliere l’esperienza di Francesca Piantoni, AD di Fluidmec e Daniele Piantoni, presidente di Fluidmec, le due personalità che, raccogliendo l’eredità del padre Vittorio, più di tutti hanno voluto la nascita del progetto. «Il modello di business, numeri alla mano, si è rivelato vincente – afferma Francesca Piantoni –. La risposta dei mercati ha un trend in crescita, senza dimenticare l’ottimo ri-

Reparto produttivo di Sinde srl

36 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

sultato relativo al posizionamento e all’accesso a nuovi settori». A distanza di un anno dalla nascita di It’s Fluidmec World, quale bilancio potete fare? DANIELE PIANTONI: «It’s Fluidmec World sta dimostrando come operare in network rappresenti la chiave di volta per crescere, anche in un comparto come il nostro e in una situazione di crisi economica che ancora perdura. Dopo il primo anno sono orgoglioso di affermare che abbiamo costruito una grande famiglia, a conferma della tenacia e passione con cui affrontiamo ogni giorno il nostro lavoro». I numeri del 2015 dimostrano una netta crescita. È il definitivo successo della vostra nuova sinergia? FP: «Nel 2015 abbiamo registrato un generale incremento del fatturato di circa il 4 per cento, sintomo che il mercato ha risposto positivamente alla no-


Francesca e Daniele Piantoni • Impresa e sviluppo

A sinistra, pressa di raccordatura prodotta da OP srl. Sotto, Daniele e Francesca Piantoni, presidente e ad di Fluidmec con sede a Brescia www.fluidmecworld.com

Il modello si è rivelato vincente. La risposta dei mercati ha un trend in crescita, ottimo anche il risultato relativo all’accesso a nuovi settori stra proposta basata sull’unione di diverse professionalità con l’obiettivo di offrire un sistema competente a 360 gradi. L’unione tra conoscenze e tecnologia avanzata ha sviluppato un bagaglio unico di capacità, professionalità e esperienza, maturata in anni di presenza nel settore. Stiamo iniziando a raccogliere i risultati del nostro network».

Qual è il vantaggio di appartenere alla rete It’s Fluidmec World? DP: «La condivisione di valori, conoscenze ed esperienze ci ha permesso di entrare in nuovi settori. Questo grazie all’affidabilità e all’innovazione, proprie di ogni impresa appartenente al Gruppo. Il vantaggio è riuscire ad adattarci al meglio agli andamenti dei

mercati internazionali. Obiettivo perseguibile solo favorendo l’ingresso di nuove professionalità e spingendo per l’integrazione tra le aziende del Gruppo. Per i nostri clienti questo si traduce nella soluzione più rapida e completa. Inoltre stiamo diventando un punto di riferimento riconoscibile all’interno di nuovi settori». La vostra prospettiva per il 2016? FP: «Una continua ricerca di soluzioni creative e lo sguardo orientato al futuro, questa è la chiave per l’evoluzione. Vogliamo migliorare sempre di più nel saper cogliere i bisogni dei clienti e trasformarli in soluzioni, fornendo risposte innovative e personalizzate». Stefano Russello

Le realtà del gruppo Le due realtà capogruppo del progetto sono Fluidmec e O+P. Fluidmec, distributrice di prodotti per oleodinamica, pneumatica e automazione, è riconosciuta da oltre quarant’anni per la selezione dei prodotti, l’assistenza tecnica qualificata e lo spessore della sua consulenza commerciale. La O+P è specializzata nella produzione di attrezzature per le condotte oleodinamiche con filiali negli USA e a Shangai e si è distinta negli anni per la customizzazione dell’offerta, evoluta e diversificata per tipologia e campo d’impiego. Le altre realtà del gruppo sono la Effegi Systems, dal 1988 specializzata nella progettazione e produzione di cilindri speciali e centraline oleodinamiche; Uniseals, impegnata nella produzione di guarnizioni tornite, anche speciali, per tutti i segmenti industriali; Ceprom Systems, specializzata nella progettazione, realizzazione e installazione di impianti, macchine e sistemi nel campo dell’automazione industriale; Sinde, specializzata nell’ambito della lavorazione meccanica; Brescia Hydropower, che realizza impianti oleodinamici e sistemi di collaudo; Brescia Hydroservice, specializzata nella manutenzione, assistenza e revisione di centraline e impianti nel campo dell’oleodinamica, pneumatica e lubrificazione.

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Impresa e sviluppo • Giansandro Ligutti

Meccanica ad alta tecnologia Un aggiornamento costante, su macchinari e processi industriali. La necessità di una visione d’insieme, in tutte le fasi di produzione. La continua ricerca di soluzioni affidabili. Giansandro Ligutti rivela la sua strategia aziendale a lavorazione meccanica di precisione emerge oggi come un’eccellenza dell’industria italiana. Solo poche aziende, in prevalenza nelle regioni del nord, hanno saputo fronteggiare gli anni di crisi, resistendo a sacrifici fiscali e turbolenze dei mercati, con scelte decisive e lungimiranti. Un percorso possibile solo per chi, da tempo, ha puntato su qualità, ricerca e innovazione. È il caso della Delma, l’azienda cremonese leader nella carpenteria meccanica medio-pesante, specializzata nella costruzione di elettrosaldati per macchine utensili di medie e grandi dimensioni, bancali, montanti, traverse, carri e altri elementi sino a 100 tonnellate.

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Fondata nel 1978, la Delma inizia il suo percorso nel campo della sola carpenteria, per poi divenire negli anni un punto di riferimento anche nella lavorazione meccanica di precisione.

38 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

Attualmente la costruzione di elettrosaldati rappresenta una specializzazione importante per il marchio di Genivolta, ormai una garanzia nel settore per precisione e qualità, grazie anche ai protocolli di certificazione europea che accompagnano le varie fasi di lavorazione del prodotto. «In più di trent’anni di esperienza abbiamo migliorato costantemente le nostre lavorazioni meccaniche, per raggiungere gli standard elevati di oggi». Giansandro Ligutti, contitolare Delma, ricorda alcune delle scelte decisive per l’azienda. «Abbiamo sempre voluto differenziarci in un mercato molto competitivo, puntando su innovazione


Giansandro Ligutti • Impresa e sviluppo

L’azienda ha scommesso sull’aggiornamento tecnologico, divenendo nel settore un punto di riferimento per le lavorazioni di meccanica fine in Europa La Delma Srl ha sede a Genivolta (Cr) - www.delma-srl.it

e sviluppo, in modo da consolidare la nostra posizione sia sul mercato interno, sia in ambito internazionale». La Delma si distingue nel panorama della lavorazione industriale specialmente per l’elevatissima affidabilità, grazie all'accurata scelta della materia prima, scansionata con il metodo ultrasonico. «Con i nostri controlli sistematici sulle saldature e dimensionali del pezzo finito – spiega Ligutti –, garantiamo la sicurezza di un’elevata

qualità del prodotto, oltre alla sua completa tracciabilità». L’azienda dispone di un ampio e diversificato parco macchine, un forno di distensione, una cabina di granigliatura e una cabina di verniciatura. Il taglio lamiere può essere eseguito a ossitaglio o plasma, mentre le lavorazioni meccaniche vengono realizzate su fresatrice a portale mobile o a montante mobile. Già dal 2005 l’azienda intuisce la necessità di una svolta e punta tutto sull’aggiornamento tecnologico, fissando

l’obiettivo di diventare punto di riferimento per le lavorazioni di meccanica fine, con precisioni millesimali. «È impensabile poter essere competitivi senza strumenti adeguati. Per noi questo significa dotarsi di macchine e impianti capaci di soddisfare esigenze operative sempre più spinte, guidate da personale esperto e qualificato». Un obiettivo centrato in pieno, se si guardano i numeri dell’azienda. Gli addetti di Delma, tutti formati e qualificati, sono circa una cinquantina, operativi in un’area di 8mila e 300 metri quadrati coperti, contribuiscono alla realizzazione di un business attestatosi negli ultimi anni intorno alla cifra di 8 milioni di euro. Cifra nella gran parte reinvestita, ovviamente, in ricerca e tecnologia. «Bisogna assicurare precisioni al centesimo di millimetro – spiega Ligutti –, per questo motivo ci avvaliamo di un parco macchine sempre aggiornato. Ci siamo impegnati da sempre nella ricerca di soluzioni affidabili e capaci di garantire il lavoro nonostante le tolleranze sempre più strette imposte dai committenti. Questo agevola sicuramente il processo, in abbinamento alla nostra grande esperienza, maturata in tanti anni». Stefano Russello

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Impresa e sviluppo • Gianfranco Ros

Guidati dall’innovazione Ampliamento della superficie operativa e riorganizzazione dei reparti produttivi, questi i progetti di Gianfranco Ros per i trentacinque anni dalla fondazione della sua azienda, specializzata nella carpenteria metallica e nella lavorazione delle lamiere con taglio laser

all’arredamento all’agricoltura, dall’ecosostenibilità al meccanotessile, dall’automazione all’arredo urbano e al navale. Questi i principali e differenti settori ai quali si rivolge il know how della Ros di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone – che fra gli altri meriti, ha quello di aver contribuito a fondare, nel 2013, la rete di impresa Seed Group. Nonostante la complessa situazione economica mondiale, forte delle sue potenzialità, riconosciute dal mercato di riferimento, Ros è riuscita a incrementare il fatturato anche nel corso del

D

Il nostro gestionale esegue un monitoraggio costante delle fasi di lavorazione, permettendo risposte tempestive sulle consegne 2015, anno caratterizzato inoltre da una crescita in termini di risorse umane e spazi produttivi. Un risultato ottenuto grazie anche ai rapporti con l’estero: «I nostri partner – afferma il titolare Gianfranco Ros – sono sia italiani sia esteri, tuttavia, nel settore che maggiormente contribuisce al nostro fatturato, il mec-

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canotessile, il mercato principale è quello tedesco». Se da trentacinque anni Ros è sempre all’avanguardia nell’ambito degli strumenti per la lavorazione di laminati metallici mediante taglio laser, punzonatura Cnc, cesoiatura, presso piegatura, pannellatura e saldatura, lo deve a uno dei punti fermi della sua politica


Gianfranco Ros • Impresa e sviluppo

La Ros Srl ha sede ad Azzano Decimo (PN) www.rosrg.com

35 anni di attività per un’azienda familiare

Nel 2016, anno in cui ricorrono i trentacinque anni dalla fondazione di Ros, l’azienda rilancia la propria azione con una completa riorganizzazione dell’area produttiva.Questo nuovo corso accompagna, così, il cambio generazionale in atto, avviato nel 2015 e che vede le figlie e il genero dei titolari – già presenti in azienda da oltre dieci anni, con ruoli di responsabilità nei reparti commerciale,

aziendale: l’innovazione tecnologica. «Annualmente – prosegue il titolare –, investiamo circa il 10 per cento del fatturato nell’acquisizione di nuove tecnologie. Negli ultimi mesi, in particolare, il parco macchine è stato ampliato con l’implementazione di un impianto laser fibra 8000 Watt, un macchinario che consente di diminuire i tempi di produzione, con un notevole risparmio energetico e una conseguente contrazione dei costi, che si traduce in maggiore competitività. Nel reparto piegatura, invece, è stata introdotta

acquisti e produttivo –avviarsi verso la completa gestione dell’azienda.«Il piano – sottolinea Gianfranco Ros – è stato, innanzitutto, quello di ingrandire la struttura, arrivando quasi a raddoppiare l’area produttiva, che adesso si estende su 12mila metri quadrati.Su questa nuova area, i reparti produttivi verranno ridistribuiti e ampliati, rendendo i flussi di processo maggiormente funzionali».

una pressopiegatrice con cambio stampi automatico, che permette di ridurre significativamente i tempi di attrezzamento. A poco tempo dall’introduzione di queste innovazioni, è già evidente il valore aggiunto che ne abbiamo ottenuto. Infatti, il nuovo impianto di taglio laser ha portato all’ampliamento della gamma di produzioni possibili e all’acquisizione nuovi lavori, perché ha reso possibile il taglio della lamiera inox fino a 40 millimetri di spessore». L’azienda può fornire il prodotto trattato superficialmente e imballato

grazie alla collaborazione di fidati partner della zona e al proprio reparto di imballaggio e assemblaggio interno. E, in più, con l’ottenimento della certificazione Uni En Iso 9001 e l’inserimento di un sistema gestionale informatico dinamico e flessibile, l’azienda ha potuto organizzare e ottimizzare la realizzazione del prodotto.«Per garantire una costante attenzione alla qualità degli articoli prodotti, all’interno dell’organico aziendale è stata individuata una persona responsabile del controllo qualità, che segue esclusivamentela verifica della conformità de-

10% Quota di fatturato che annualmente Ros Srl investe nell’acquisizione di nuove tecnologie innovative

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Impresa e sviluppo • Gianfranco Ros

La rete d’impresa: Seed Group

gli articoli durante la produzione e prima della spedizione finale.Fra gli strumenti in dotazione al controllo qualità, è presente un braccio di misurazione 3D portatile, che verifica quote e tolleranze con assoluta precisione, fornendo anche un rapporto di rilevazione misure laddove richiesto. Inoltre, il nostro gestionale esegue un monitoraggio costante delle fasi di lavorazione, consentendo all’ufficio commerciale di fornire tempestive risposte al cliente sulle tempistiche di consegna». Altro punto di forza, stavolta non meramente tecnologico, è l’approccio di Ros nel confronto con i partner. «Offrire qualità di prodotto, flessibilità di produ-

zione, collaborazione con i clienti e i fornitori, discutere insieme eventuali modifiche ai progetti, proporre migliorie di produzione sono requisiti fondamentali per conquistare e mantenere la fiducia di tutti coloro che lavorano con e per noi. Proprio per questo motivo, ci siamo dotati di un qualificato ufficio tecnico, in grado di collaborare con il cliente per soddisfarne ogni esigenza. La professionalità e la disponibilità dei nostri collaboratori, il sistema di qualità adottato, la nuova tecnologia inserita all’interno dell’azienda sono ciò che ci consentirà di essere competitivi anche in futuro». Emilio Macro

Negli ultimi mesi abbiamo installato un nuovo impianto laser fibra che ha ridotto tempi di produzione e consumi energetici 42 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

Ros è una delle nove imprese del pordenonese che compongono la rete Seed Group, rete di cui l’azienda è stata anche fondatrice. «Nel 2013 – spiega Ros –, noi e altre otto imprese del territorio abbiamo unito le nostre specifiche competenze in ambito meccanico ed elettronico per fornire al mercato, nazionale e internazionale, un unico interlocutore capace di offrire soluzioni innovative: dalla progettazione alla produzione industriale, dallo sviluppo prodotto all’assemblaggio finale». Con questa impostazione, Seed Group si propone come un solo partner, in grado di supportare e monitorare l’intero processo. «Questo è possibile grazie a una costante condivisione e integrazione delle competenze, che ha alle spalle il plus competitivo di nove differenti e consolidate esperienze ultradecennali in settori differenti. Come fossimo un’unica realtà imprenditoriale, in Seed Group, con l’impiego di moderne tecniche organizzative, tutti i processi produttivi e gestionali sono orientati al miglioramento continuo, con prodotti realizzati seguendo i più severi standard di qualità. In particolare, i processi strategici della rete vengono riconosciuti a livello internazionale attraverso la certificazione di conformità agli standard Iso 9001 e Iso 14001».


Roberta Trevisanello • Impresa e sviluppo

Prospettive di crescita Un’azienda veneta di costruzioni meccaniche che si appresta a portare sul mercato la propria nuova spinta propulsiva. La parola a Roberta Trevisanello, rappresentante della seconda generazione di una famiglia impegnata nel settore fin dal 1979 integrazione fra il concetto di realtà industriale e i valori della tradizione artigiana. Sono questi i fondamenti strategici che dal 1979 animano l’azione della Trevisanello, impresa di costruzioni e lavorazioni meccaniche con sede a Trebaseleghe, in provincia di Padova, che ha realizzato la perfetta sinergia fra le competenze di un personale altamente qualificato e l’investimento in strumentazioni tecnologiche all’avanguardia. «I settori di riferimento – spiega Roberta Trevisanello – sono le perforazioni, la cantieristica navale e l’automazione, per applicazioni in cui sono determinanti l’elevata precisione e la flessibilità nelle lavorazioni. Grazie alla varietà del nostro parco macchine e unendo velocità e know how, eseguiamo internamente la maggior parte delle operazioni che portano al prodotto finito e questo ci consente di proporci al mercato come professionisti a 360 gradi per quel che riguarda la meccanica e la carpenteria per macchine di uso civile e industria-

L’

La Trevisanello Srl ha sede a Trebaseleghe (PD) www.trevisanello.it

le. Supportiamo il cliente a partire dalla progettazione e, per noi, l’ascolto, l’analisi e l’esperienza sono la chiave per realizzare quanto richiesto. La realizzazione dei manufatti inizia con il taglio termico delle lamiere, prosegue con la lavorazione dei singoli elementi, il loro montaggio e si conclude con la verifica finale di conformità». Oltre a garantire la massima qualità di prodotto, Trevisanello ha ottenuto le certificazioni Uni En Iso 9001, En Iso 3834-2, En 1090-1 e la qualifica di personale addetto ai controlli non distruttivi. «Ci poniamo come una realtà che

sa guardare al futuro, senza però mai dimenticare di essere nata con un’impostazione artigianale, dove la componente umana è fondamentale per raggiugere qualsiasi traguardo. Autentica forza dell’azienda, infatti, sono i nostri sedici collaboratori: impiegati, operatori di macchine utensili, carpentieri e saldatori patentati». Roberta Trevisanello, insieme al cugino Nicola, rappresenta la seconda generazione della famiglia, che ancora lavora a fianco dei fondatori: Giancarlo (padre di Roberta) e Francesco Trevisanello (padre di Nicola). «Il nostro ingresso in azienda – dice Roberta – ha dato nuova spinta propulsiva. E, a breve, questa potrebbe proiettarci verso nuovi scenari – anche grazie al nuovo sito internet e alla partecipazione alle maggiori fiere di settore. Tuttavia, già oggi, pur lavorando prevalentemente per clienti italiani, attraverso di loro, i nostri prodotti raggiungono tutti i mercati internazionali». Insomma, due generazioni in campo, coalizzate per portare l’azienda veneta verso nuovi traguardi nel settore delle costruzioni e lavorazioni meccaniche. Emilio Macro

Eseguiamo internamente la maggior parte delle operazioni che portano al prodotto finito


Impresa e sviluppo • Irmo Vitali

Innovare per resistere Saper cambiare in modo rapido. Cercare altri mercati e nuove tipologie di business. Puntare su ricerca e formazione. Le strategie dell’impresa italiana di fronte ai nuovi scenari di mercato. L’esperienza di Irmo Vitali a crisi economica e monetaria degli ultimi anni ha creato non poche difficoltà a differenti tipologie di impresa, nel nostro Paese come nel resto d’Europa. Nell’ultimo anno si è aggiunta la crisi del prezzo del petrolio, un fenomeno complesso, con ripercussioni pesanti sul mondo finanziario e sull’economia reale. Un serio campanello d’allarme per le realtà che hanno nel settore energetico il loro core business. La ORM è l’esempio di come un’azienda italiana debba, di fronte a sfide e imprevisti del mercato globale, rinnovare costantemente le sue strategie, puntando principalmente su formazione, ricerca e sviluppo. «Davanti alla stagnazione dei mercati, abbiamo il dovere di rinnovarci, aggiornando i macchinari e scommettendo sulla formazione». Parla Irmo Vitali, titolare dell’azienda di Fiesco, specializzata fin dalla sua nascita in progettazione e costruzione di macchine utensili ad asportazione di truciolo. «La maggior parte dei nostri processi produttivi sono impegnati nel settore Oil&Gas – spiega Vitali. Nel corso del 2015 abbiamo accusato notevolmente la crisi del prezzo del petrolio, ma vogliamo reagire istantaneamente. Da sempre riserviamo circa il 10 per cento del nostro fatturato alla ricerca e vogliamo insistere su questa direzione. Attualmente stiamo lavorando a una linea di nuovi dispositivi ausiliari impiegati all’interno delle linee di produzione, con automatismi robotiz-

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zati d’avanguardia con l’obiettivo di aggiungere ulteriore flessibilità d’impiego ai nostri impianti perché siamo consapevoli che a vincere oggi e, sempre più in futuro, sarà, oltre alla qualità, la rapidità con la quale si saprà reagire alle richieste del mercato. La ORM impiega attualmente una ventina di persone nei vari reparti e si distingue nel settore per la capacità di realizzazione completa di un prodotto ad alto contenuto tecnolo-

10% La percentuale di fatturato destinata dall’ORM a ricerca e sviluppo

44 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

gico, in tutti i suoi passaggi. Dal progetto alla costruzione, con montaggio, collaudo e servizio di assistenza tecnica inclusi. Un risultato reso possibile dalla flessibilità operativa, una caratteristica essenziale per le strutture medio-piccole come questa. «La nostra mission – spiega Vitali - sta nel trasformare il pezzo grezzo in prodotto finito, pronto per essere piazzato sul mercato, in modo automatico, con la gestione completa di tutte le fasi di lavorazione. Occorre saper cambiare in modo rapido, seguendo le esigenze continue della clientela. Talvolta ci appoggiamo ad altre officine attrezzate, esclusivamente per far lavorare particolari su nostro disegno. Stiamo lavorando a differenti strategie, è vero, ma questa nostra filosofia di produzione non cambierà». Adattarsi ai cambiamenti economici de-


Irmo Vitali • Impresa e sviluppo

gli ultimi anni non è semplice. L’andamento dell’export spesso rappresenta un’ancora di salvezza per le imprese italiane che, sfruttando i pochi flebili segnali di ripresa, scommettono nei mercati oltre confine per aprirsi a nuove possibilità di business. «Il nostro mercato è L’Europa – conferma Vitali –. Siamo molto presenti in Germania e Spagna ma in futuro vogliamo testare anche altri Paesi del vecchio continente. Un altro importante obiettivo è quello di entrare in contatto con il mercato indiano, un contesto dalle molteplici possibilità, soprattutto per il nostro tipo di attività». E per quanto riguarda gli aspetti legati alla formazione, Vitali illustra con soddisfazione il progetto portato avanti in collaborazione con le istituzioni pubbliche regionali: «Dal prossimo anno, per i ragazzi delle scuole professionali, partirà in ORM una sorta di campus, una palestra multidisciplinare teorica e pratica, con insegnamenti di meccanica, elettronica e ingegneria, che accompagnerà per quattro anni consecutivi i ra-

La ORM Srl ha sede a Fiesco (CR) www.ormsrl.eu

La produzione gazzi nel loro percorso di studi specialistico con l’obiettivo di formare ancora prima che dei bravi tecnici, dei giovani leader capaci di padroneggiare su ciò che in futuro andranno a realizzare. Ritengo che la formazione – conclude Vitali – sia il terreno d’azione più importante per un’azienda. Solo trasmettendo ai nostri giovani tutto il nostro know-how, con l’esercitazione pratica e la partecipazione concreta a processi produttivi complessi, possiamo motivarli a proseguire la tradi-

Abbiamo il dovere di rinnovarci, aggiornando i macchinari e scommettendo sulla formazione

L’attività di ORM è indirizzata a tre settori principali: energetico (Oil&Gas - eolico) - movimento terra (Caterpillar) – automotive. I macchinari ORM vengono impiegati per la lavorazione a disegno della componetistica necessaria alla realizzazione di gruppi meccanici. Negli stabilimenti di Fiesco si realizzano macchinari per la lavorazione di valvole, flange, piastre tubiere e anelli per il settore Oil&Gas – eolico; rulli, alberi e ruote per le industrie impegnate nel movimento terra. In più ingranaggi, cerchi in lega e componenti servosterzo per il settore automotive. In questi principali comparti l’azienda opera prevalentemente in nicchie di mercato lasciate scoperte, non soddisfatte dall'offerta di prodotti standard presenti. La filosofia aziendale è chiara: si progetta in proprio, per poi offrire soluzioni risolutive e competitive.

zione dell’industria italiana. Tradizione sì, fondata sulla qualità ed esperienza, ma anche e soprattutto sulla grande passione derivante dal fatto di identificarsi totalmente con ciò che si è capaci di costruire anche materialmente». Stefano Russello

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Impresa e sviluppo • Lorenzo Rossi

Il taglio in ogni sua forma Con Lorenzo Rossi guardiamo più da vicino problemi, strategie e le motivazioni profonde che descrivono le Pmi del tessuto industriale italiano. Ecco come avere ragione di una recessione strutturale senza tregua ono ormai passati 44 anni, e 3 generazioni,dall’inizio dell’attività di F.R. di Francesco Rossi. Fondata nel 1972, comincia la sua storia nella carpenteria leggera: costruzione di basamenti per macchine per le calze, macchine agricole, automazione industriale, lavorazioni meccaniche sono il core business per i primi 11 anni. Nel 1983 nasce Ense Srl. Questo ha permesso all’azienda di maturare quell’esperienza sul campo che le consente di comprendere appieno le problematiche dei singoli clienti. «Oggi – spiega Rossi – siamo specializzati nel taglio e piegatura della lamiera a 360 gradi, utilizzando le più innovative tecnologie per il taglio come water-jet, laser 5/6000 watt, ossitaglio fino a 500 millimetri, plasma con taglio 3D e piegature. Negli anni abbiamo introdotto nel parco macchine un sofisticato impianto laser di ultima generazione. Si tratta di un potente laser che,

S

Installeremo una nuova piegatrice con la possibilità di scaricare 500 ton/mt in modo da poter offrire un prodotto semilavorato insieme a un rapido comando, consente un taglio ad alta velocità tanto su lamiere sottili quanto su spessori maggiori, come l’acciaio da 25 millimetri. Ultimo arrivo è stato un impianto waterjet che ci ha consentito di completare la gamma di taglio, offrendo un servizio completo ad ogni esigenza e per tutti i settori. Negli ultimi 10 anni Ense ha investito circa 6 milioni di euro per nuovi impianti di taglio per essere sempre al-

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l’avanguardia nel settore. A breve, inoltre, verrà installata una nuova piegatrice con la possibilità di scaricare 500 ton/mt, continuando così l’evoluzione dell’azienda, in modo da poter offrire alla clientela un prodotto semilavorato, avendo un solo punto di riferimento». Diceva Aristotele: “Noi siamo ciò che continuamente facciamo. Quindi, l’eccellenza non è un gesto ma un’abitudine”. La consapevolezza che la propria


Lorenzo Rossi • Impresa e sviluppo

La Ense Srl ha sede a Castel Mella (Brescia) www.ensesrl.com

identità si costruisce sul proprio lavoro, è alla base della filosofia aziendale di gran parte del tessuto industriale italiano. Non importa quanto piccole siano le singole realtà imprenditoriali o quanto difficili le condizioni poste dalle congiunture internazionali: il massimo delle proprie possibilità è un dovere cui non ci si sottrae. La Ense Srl, azienda bresciana specializzata nel taglio conto terzi, rientra a pieno titolo in quella categoria di Pmi che affronta la stagnazione economica del mercato interno con l’unico strumento che conosce, cioè offrendo gli standard di qualità più elevati. «Reduci della crisi iniziata alla fine del 2008, e a tutt’oggi non ancora finita – dice Lorenzo Rossi, titolare dell’impresa –, combattiamo, come tante aziende, contro una stretta del credito e con il ritardo nei pagamenti che continuano a essere una spina nel fianco per tutta l’imprenditoria italiana. A proposito di quest’ultimo punto bisognerebbe intervenire a livello istituzionale per assicurare i pagamenti entro dei limiti accettabili (30 giorni) ma per farlo, bisogna mettere le aziende in con-

dizioni di tornare a guadagnare riducendo il carico fiscale e le imposte sugli immobili industriali, poiché in un momento di crisi, qualche politico ha deciso di raddoppiare le aliquote penalizzando irreparabilmente le imprese. Bisognerebbe consentire alle aziende italiane di tornare ad investire mantenendo alto il livello tecnologico e la competitività, da sempre punto forte delle PMI. A livello aziendale credo che il punto focale sia la gestione dei costi, che devono essere il più possibile contenuti; tale aspetto si è fatto sempre più importante in questi anni, assieme ad un preciso rispetto delle tempistiche di consegna. Per garantire questo, oltre a una struttura organizzativa estremamente flessibile, è indispensabile il dialogo con il cliente». Per Rossi è molto importante sia l’aspetto umano sia l’innovazione, in modo da poter seguire tutti i clienti nel miglior modo possibile: dal progetto alla realizzazione, passando attraverso tecnici e professionisti dotati di grande esperienza e professionalità. «Il nostro principale obiettivo è di essere dei partner, cioè non semplici esecutori ma collaboratori capaci di dare soluzioni ad hoc per ogni esigenza. Infatti, grazie all’esperienza sviluppata sul campo, Ense offre

anche una consulenza mirata contribuendo alla progettazione di pezzi con caratteristiche ottimali e costo competitivo. Inoltre, nel 2015 abbiamo ottenuto la certificazione/marcatura CE ai sensi della EN1090-1. Infine, poiché sempre più spesso il cliente richiede un supporto fatto di competenza e rapidità e precisione, Il nostro staff esperto mette a disposizione del cliente un ufficio tecnico all’avanguardia per lo sviluppo dei progetti. Per il futuro prevediamo nuovi investimenti in modo da poter soddisfare una clientela ancora più ampia proponendo loro prodotti semilavorati sempre più di miglior qualità in linea con la filosofia dell’azienda». Remo Monreale

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Impresa e sviluppo • Dayana e Luigi Telefri

Zincatura, cosa rende l’eccellenza? L’analisi di Dayana e Luigi Telefri svela il dietro le quinte delle lavorazioni di zincatura a caldo, evidenziando i maggiori vantaggi che questo tipo di processo garantisce e le possibilità di applicazione

all’innovazione tecnologica alle politiche di rispetto ambientale, dai massimi standard qualitativi all’attenzione per il processo di lavorazione. Siamo con Dayana e Luigi Telefri, ai vertici della Zincatura Bresciana, e cerchiamo di addentrarci nel settore zincatura a caldo, alla ricerca degli elementi fondamentali che fanno l’eccellenza. «Fondata nel 1960 a Verolanuova (BS) – dice Dayana Telefri –, l’azienda, oggi una delle sei che compongono il gruppo Telefri, opera impiegando una squadra di 100 dipendenti.

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Nel corso degli anni, grazie alle intuizioni dell’innovatore Mario Telefri, l’impresa si è sviluppata in misura notevole, dotandosi di un’organizzazione aziendale unica nel suo settore e di attrezzature all’avanguardia, tra cui una vasca per zincatura tra le più grandi d’Europa. L’azienda si è inoltre specializzata nel processo di lavorazione, perfezionandolo in ogni suo dettaglio, e dotandosi di un innovativo sistema tecnologico di gestione per garantire un servizio al massimo della prestazione». Zincatura Bresciana è un’azienda del settore industriale, dove il lavoro manuale, fatto di forza e concretezza, si

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combina alla versatilità, flessibilità e innovazione tecnologica dei processi. «Il perfezionamento continuo di tutte le fasi di lavorazione – spiega Luigi Telefri –, la creazione di nuovi servizi orientati al cliente, la computerizzazione e il monitoraggio dell’intero sistema, sono princìpi di qualità che permettono all’azienda di distinguersi nel settore come realtà esperta e specializzata nella zincatura a caldo. In questo quadro, la tecnologia svolge un ruolo molto importante. Siamo dotati di una vasca di zincatura tra le più grandi d’Europa: 2,70 metri di larghezza, 14,20 metri di lunghezza, 3,40 metri di profondità. Sono questi i numeri di un’ar-


Dayana e Luigi Telefri • Impresa e sviluppo

Zincatura Bresciana Srl ha sede a Verolanuova (BS) www.zincaturabresciana.it

Progetti da primato

chitettura industriale unica nel suo genere che consente di rispondere a piccole e grandi richieste. La larghezza permette di zincare nella migliore possibile i manufatti, soprattutto quelli sensibili alla deformazione». Un altro aspetto decisivo per i Telefri sta nel rispetto ambientale delle loro lavorazioni. «Da tempo – afferma Dayana Telefri – l’azienda collabora con università e professionisti del settore nello studio, ricerca e sviluppo della composizione chimica ottimale del bagno di zinco che è senza piombo, una ricetta ecocompatibile che valorizza ancora di più la qualità del processo. Il controllo automatico della temperatura del forno di essicazione, inoltre, riduce l’impatto termico tra il materiale da immergere e il bagno di zincatura limitando le emissioni di fumi bianchi. Lo zinco ha un grado di purezza altissimo (SHG 99,995), un valore che supera il limite minimo imposto dalle normative internazionali». Sono diverse le certificazioni nazionali ed estere che la Zincatura Bresciana può vantare. «Siamo certificati Uni Iso 9001 – continua Luigi Telefri – e recentemente abbiamo portato a termine un importante processo di certificazione DAS t 022, 8, attribuito dall’ente tedesco I.F.O. Il bagno di zincatura è rispondente ai

requisiti richiesti dal D.M. 6 aprile 2004 n. 174, idoneo quindi a essere utilizzato negli impianti delle acque destinati a uso umano». La contitolare dell’impresa bresciana, poi, si sofferma sulle specifiche delle lavorazioni eseguite all’interno degli stabilimenti di Verolanuova. «Il processo di lavorazione prevede sei fasi importanti per la creazione di un prodotto eccellente. Il primo è la legatura, in cui il prodotto grezzo viene legato e appeso alle apposite traverse. Il secondo prevede sgrassaggio e decapaggio del prodotto grezzo. A questo punto avviene la zincatura vera e propria, cuore del processo, e il prodotto grezzo viene immerso nella vasca dove lo zinco raggiunge i 450° circa. Poi c’è la passivazione: il materiale zincato viene rivestito con una micropellicola trasparente e verniciabile che impedisce l’ossidazione bianca e mantiene il prodotto brillante nel tempo. Con il quinto passaggio il prodotto viene rifinito secondo normativa di riferimento o in funzione delle operazioni di verniciatura, o filettatura o comunque secondo le specifiche richieste dal cliente. Infine avviene lo stoccaggio al coperto del prodotto zincato». Remo Monreale

In collaborazione con realtà di riferimento del settore, Zincatura Bresciana è stata coinvolta in diversi lavori che sottolineano le possibilità green ora disponibili nel settore. «Abbiamo preso parte alla realizzazione della copertura di una parte del centro culturale Stavros Niarchos Foundation Cultural Center di Atene – dice il contitolare di Zincatura Bresciana Luigi Telefri –, con un’architettura progettata dallo studio Renzo Piano Building che prevede la costruzione per il 2016 di un centro culturale polifunzionale ed ecologicamente sostenibile su un’area complessiva di 232mila metri quadrati. Un altro progetto notevole cui partecipiamo è il nuovo Palazzetto dello sport dell’Aquila, ricostruito dopo il terremoto. Una struttura in ferro zincata sarà l’anima del nuovo edificio, un materiale a elevata resistenza e a bassissimo impatto ambientale. Lo zinco che viene utilizzato dall’azienda, infatti, è senza piombo, una ricetta ecologica studiata in collaborazione con università e professionisti del settore per garantire massima performance e purezza del prodotto».

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Impresa e sviluppo • Alberto Beati

Largo all’innovazione Progettazione, realizzazione e revamping delle presse, nelle parole di Alberto Beati, che si sofferma sulle attuali tecnologie nello stampaggio della gomma e i loro possibili sviluppi

onostante le peculiarità dell’industria italiana, in alcuni casi poco funzionali, non sono pochi i settori dove le nostre Pmi dimostrano un potenziale competitivo tutt’altro che trascurabile. Nel campo delle presse per stampaggio gomme, per esempio, la spinta innovativa di certe realtà imprenditoriali è un segnale positivo per tutta la nostra economia “reale”. Alberto Beati, responsabile commerciale della Rtech Engineering, porta la sua esperienza professionale, in cui risultano evidenti possibilità e asset decisivi per questo mercato. «La Rtech Engineering – premette Beati – nasce nel maggio 2009 dall’iniziativa di un gruppo di sei tecnici, per dare continuità all’attività di service per presse a iniezione gomma e termoplastico. L’attività si è progressivamente sviluppata attorno al concetto di service che Rtech continua a considerare come autentico “servizio” per il cliente, cioè garantendo non solo la soluzione di problemi specifici dei macchinari sia con interventi diretti sia con assistenza telefonica e telematica, ma anche accompagnando il cliente nello sviluppo della propria attività, mettendolo a parte della nostra rete di conoscenze». La competenza della Rtech è frutto di un’esperienza ultra ventennale sul campo. «Questa – continua Beati – ci ha permesso di soddisfare richieste

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La Rtech Engineering Srl ha sede a Varese www.rtech-engineering.it

di revamping, aggiornamenti e modifiche di macchinari per ridare vita ad attrezzature che, in condizioni congiunturali normali, sarebbero stati sostituiti o eliminati (anche per ragioni normative). All’inizio del 2015, l’iter ci ha portato a trasferire la nostra sede in una nuova struttura, perfettamente attrezzata, che ci permette di presentarci sul mercato come costruttori di macchinari: in questi cerchiamo di riversare tutte le nostre esperienze, creando strumenti ottimizzati alla produzione cui sono destinati. In quest’ottica abbiamo realizzato una pressa a iniezione per elastomero che abbiamo presentato alla mostra inter-

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nazionale Plast 2015 di Milano, importante esposizione triennale di settore. A questa macchina, intesa come primogenita di una famiglia di macchine, abbiamo associato il nome di “Hevea One”, che fa riferimento a una pianta tropicale da cui si estrae gomma. Accanto al lavoro di assistenza e ravamping, Rtech ha da subito cercato di offrire altri servizi integrativi a tali attività, alcuni dei quali come teleassistenza, programmi di manutenzione preventiva, sviluppo di software di gestione macchinari sono legati al service, altri invece proiettati verso nuovi orizzonti». Remo Monreale



Impresa e sviluppo • Gianni Cipriani

Un settore in evoluzione La versatilità di un’azienda che guarda al futuro. Gianni Cipriani presenta il percorso che ha portato alla crescita di Metalpress. Formazione, investimenti tecnologici e produzione snella le parole chiave el settore dello stampaggio, la parola d’ordine è ottimizzazione. Ovvero fare sempre più con sempre meno: meno tempo, meno spazio, meno sforzo, meno macchine e meno materiali. Da diversi anni l’azienda veronese Metalpress, specializzata nello stampaggio della lamiera, basa la propria filosofia sulla produzione snella, applicando, nella gestione dei processi operativi, un insieme di principi, metodi e tecniche che portano ad aumentare il valore percepito dal cliente finale e a ridurre sistematicamente gli sprechi. «Per riuscire a fare tutto ciò, però – spiega il titolare Gianni Cipriani –, non è sufficiente il metodo, bensì è indispensabile il coinvolgimento di persone motivate al miglioramento continuo. Infatti, il nostro vero capitale è rappresentato da un team di quarantacinque professionisti specializzati, che curano ogni passaggio: dall’approvazione del disegno all’industria-

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La Metalpress ha sede a San Giovanni Lupatoto (VR) www.metalpress.it

lizzazione del prodotto, fino alle fasi di assemblaggio e trasporto». Metalpress lavora molteplici materiali: acciaio al carbonio, acciaio inox, acciaio zincato e preverniciato, duplex, alluminio, ottone e rame. «Dalla fondazione nel 1961 a oggi, di pari passo con l’affermazione sul mercato interno e soprattutto internazionale, abbiamo registrato una crescita costante. Attualmente il nostro fatturato si aggira intorno ai 10 milioni di euro, di cui il 55 per cento costituito dalla domanda estera, suddivisa su oltre venticinque nazioni. La crescita ci ha anche portato in sedi sempre più grandi, fino all’attuale stabilimento di San Giovanni Lupatoto, che si estende su 11mila metri quadri». Se sono importanti le persone e la loro formazione, altrettanto importanti sono gli investimenti, in tutte le direzioni. «Tutti i nostri sforzi sono indirizzati alla continua specializzazione e al miglioramento. Per questo abbiamo prestato attenzione a ogni passaggio: dall’organizzazione interna alla formazione degli addetti, dall’analisi di mercato all’analisi dei competitor. Abbiamo investito in tecnologie sempre più avanzate, capaci di ridurre i tempi di esecuzione e i costi del manufatto. E abbiamo at-

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tuato un modello commerciale in grado di assicurare alla clientela ogni possibile servizio, ottimizzando contemporaneamente i processi produttivi». Questo ha reso Metalpress un partner affidabile, riconosciuto da aziende prestigiose di diversi settori. «Il nostro credo – afferma Cipriani in conclusione – è di non porsi limiti. Nell’attuale sistema economico globale, i traguardi raggiunti non devono essere un punto di arrivo. Sono convinto che essere imprenditori richiede, oggi più che mai, la capacità di gestire in toto un’attività economica. Per fare questo serve investire in formazione, essere attenti a cogliere i cambiamenti del mercato, ma soprattutto è necessaria la capacità di innovare e diversificare. A questo proposito abbiamo deciso di investire nel design, inaugurando nel 2014 il brand Meti Design e la linea Bbq, con i relativi prodotti Meti, Meti Prty, Atena e Urban». Emilio Macro



Impresa e sviluppo • Manuel Guerrero

Il nuovo paradigma della meccatronica Il settore meccanico si sta trasformando, grazie ai grandi progressi che l’elettronica sta compiendo: non a caso ora si parla di meccatronica come la prossima frontiera. L’analisi a cura di Manuel Guerrero vantaggi dell’elettronica e dei suoi costanti sviluppi, sono trasversali a un numero crescente di settori industriali. Tra i più interessati c’è sicuramente la meccanica, fino a creare un ibrido anche lessicale: la meccatronica. Come spiega Manuel Guerrero, amministratore delegato della bergamasca Sonzogni Camme, le imprese in questo ambito non possono che guardare con interesse al fenomeno e al progresso che si porta dietro. «Il nostro mercato è un po’ di nicchia

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Manuel Guerrero, amministratore delegato della Sonzogni Camme Spa, con sede a Fara Gera d'Adda (BG) - www.sonzogni.it

perché la meccanica pura negli ultimi anni si sta utilizzando per applicazioni particolari ad alta velocità, che è proprio la nostra specialità. Il mercato della meccanica in generale si sta spostando da anni verso l’elettronica e la meccatronica. Di conseguenza, tutto il nostro

settore si sta adeguando alle richieste del mercato. Quali sono le strategie che avete adottato in questo senso? «Riguardano lo sviluppo di prodotti che abbinano meccanica di altissima precisione a controlli elettronici che permettano di usufruire al meglio di ambedue i mondi: precisione dalla meccanica e flessibilità di utilizzo dall’elettronica. L’altra parte è lo sviluppo di nuovi mercati, intesi come aree geografiche o di espansione in prodotti affini che apportano un maggiore valore aggiunto per i clienti, come componenti di macchine fino a macchine complete». Quali sono i prodotti meccatronici su cui avete puntato maggiormente? «Abbiamo abbinato la flessibilità dell’uno e la precisione dell’altra in un modo innovativo. È così che abbiamo lanciato la gamma di prodotti GloboTronic, dove un gruppo con una camma a passo continuo va gestito da un motore brushless o Torque, il che consente di tra-

Nel cuore della produzione Engineering, prototipazione, collaudo e produzione. Questi gli step salienti con i quali si realizza ogni progetto all’interno della bergamasca Sonzogni Camme, sia esso composto da soluzioni standard, sia speciali. «A questo proposito – dice l’amministratore delegato Manuel Guerrero – l’ufficio tecnico, composto da un team di progettisti meccanici, trasforma l’idea iniziale in un progetto concreto, condividendo trasversalmente un know-how e un’esperienza maturata nei più diversi settori. Si passa quindi alla realizzazione del prototipo dove, un’equipe qualificata e preparata a se-

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guire questa delicata fase, dovrà fornire tutte le risposte per fugare qualsiasi dubbio sulla validità del progetto e confermarne l’efficienza, l’affidabilità e la redditività prevista. Per ciò che concerne la produzione, l’azienda dispone di un parco macchine e di attrezzature costantemente aggiornato per fornire il prodotto completo: dal magazzino delle materie prime e dei semilavorati, all’officina dotata di evoluti sistemi di processo a controllo numerico per la lavorazione delle camme, delle scatole e dei relativi accessori, dal reparto di verniciatura, alla area dell’assemblaggio».


Manuel Guerrero • Impresa e sviluppo

smettere coppie importanti con dimensioni e costi ridotti. L’altro marchio registrato che punta in questa direzione è GlobRid. La flessibilità è un vantaggio per i nostri clienti che riescono a usare lo stesso gruppo in svariate applicazioni, non dovendo fare gruppi (com’è stato finora) specifici per una singola applicazione. Un altro vantaggio è la possibilità di produrli in serie più grandi, riducendo il costo del prodotto e comprensivamente il tempo di consegna. Tutti i nostri clienti sono molto entusiasti di questo nuovo prodotto». In cosa consiste, invece, storicamente il resto della vostra produzione? «Al mercato cui abbiamo sempre fatto ri-

ferimento, è destinata un’ampia e variegata gamma di prodotti, tra cui spiccano, oltre alle camme, anche la costruzione su specifica di manipolatori rotanti e lineari, posizionatori lineari a passo, riduttori senza gioco a camma globoidale, tavole con movimenti combinati, dispositivi complessi e multifunzione per macchine automatiche, sistemi di sollevamento, ribaltamento e posizionamento. Per quanto espresso, il prodotto di punta dell’azienda è senza dubbio il divisore a stazioni rotoblock (marchio registrato), un dispositivo che, utilizzando una camma globoidale è in grado di trasformare il moto rotatorio uniforme dell’albero di entrata in un moto rotatorio intermittente o oscillante

Abbiamo abbinato l’alta precisione della meccanica alla flessibilità di utilizzo dell’elettronica

dell’albero di uscita». Quali sono, più in generale, le caratteristiche principali che vi distinguono sul mercato? «La Sonzogni Camme ha da sempre avuto tre punti di forza. Il primo consiste nel rivoluzionare i metodi con delle idee innovative, come quando nel 1964 abbiamo rivoluzionato il modo di produrre i cilindri guidafilo riducendo in un 30-40 per cento il costo con una durata di quasi il doppio. Il secondo è il livello di qualità di prodotto senza pari: il nostro controllo della precisione dei componenti e del montaggio ci consente di lavorare nei settori di macchine ad alta velocità, dove possono soltanto entrare i migliori. Infine, una capacità tecnica molto forte, che ci permette anche il supporto di sviluppo oltre i prodotti che vendiamo, cioè co-progettando gli impianti e i meccanismi della nostra produzione». Con quali risultati avete chiuso il 2015? «Quest’anno è partito molto forte, ma l’ultimo trimestre ha sofferto di un calo dovuto principalmente alla crisi cinese e la situazione generale di incertezza di questi ultimi mesi. Invece il 2016 sta ritornando e abbiamo buone aspettative, derivate innanzitutto dai nuovi prodotti che stiamo sviluppando». Emilio Macro

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Mercati

Focus USA

Verso il Midwest, a marchi protetti In vista dell’accordo di libero scambio Usa-Ue ormai in dirittura, il mercato americano diventa sempre piÚ strategico per le imprese italiane e conoscerne le regole facilita il business. Hanz Giovanni Chiappetta ci illustra le principali

58 • Dossier Meccanica e Engineering 2016


Hanz Giovanni Chiappetta • Mercati

rassi doganale, costi amministrativi, tipologia di contratti commerciali, responsabilità del produttore, corretto utilizzo del marchio. Sono solo alcuni degli aspetti che una realtà produttiva italiana interessata a fare affari negli Stati Uniti è tenuta a conoscere, per muoversi più agevolmente in un mercato che rappresenta la prima destinazione extraeuropea delle nostre esportazioni. A maggior ragione in questa fase di vigilia dell’accordo Ttip fra Usa e Ue, che dovrebbe chiudersi entro l’anno e che prefigura una svolta epocale nei rapporti commerciali tra Vecchio e Nuovo Continente. «Lo scorso 26 febbraio – spiega Hanz Giovanni Chiappetta, avvocato specializzato in Diritto societario e contrattualistica commerciale internazionale - si è concluso il 12° round sulla negoziazione del Ttip, che mira ridurre gli oneri amministrativi per le imprese esportatrici e a definire le norme che possono agevolare esportazioni, importazioni e investimenti oltreoceano». Per quali aspetti societari e commerciali la definizione di questo accordo risulterebbe favorevole alle imprese italiane? «L’accordo Ttip punterebbe a favorire le imprese italiane interessate al mercato statunitense e ad agevolare la creazione di posti di lavoro, il rilancio dell’economia e la riduzione dei

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Hanz Giovanni Chiappetta, avvocato specializzato in diritto societario e contrattualistica commerciale internazionale

prezzi. L’Ue punta molto su tale accordo, che spera di raggiungere entro il 2016, purché il livello di protezione dei cittadini sia quantomeno mantenuto». Ttip a parte, quali sono oggi le licenze, i permessi e gli adempimenti necessari a un’impresa italiana che intenda vendere i propri prodotti sul mercato Usa? «Generalmente parlando, non è richiesta una licenza per l’importazione, ma alcuni prodotti potrebbero essere importati solo a seguito dell’ottenimento di licenze e/o permessi. L’importatore deve essere munito di un numero di identificazione. Sul bene devono essere indicate diverse informazioni, tra cui il Paese di origine della merce e del produttore, la composizione della merce e le modalità di utilizzo. Inoltre, alcuni beni potrebbero essere soggetti a normative specifiche per la protezione dei consumatori e dell’ambiente da prodotti pericolosi, tossici o nocivi». Qualora un imprenditore italiano intenda

aprire una filiale per vendere o produrre in Usa, quali passi deve compiere, quali le forme societarie più adottate? «L’imprenditore che vuole vendere negli Usa potrebbe vendere direttamente dall’Italia, allacciare rapporti commerciali con un sale representative o un distributore locale oppure costituire una società locale. Le forme societarie più comuni sono la limited liability company e la corporation che devono ottenere le autorizzazioni statali necessarie per operare». Nel caso ad esempio di un’azienda meccanica, quali sono gli Stati Usa più “ospitali” in tal senso? «Relativamente ai macchinari e alle apparecchiature, le attività produttive sono presenti in tutti gli Stati Uniti, e si segnala che alcuni stati del Midwest e della costa atlantica oggi offrono programmi di insediamento che potrebbero rivelarsi vantaggiosi per un’impresa italiana». Sul tema dei marchi e dei brevetti industriali, come deve muoversi un’impresa italiana negli Usa per difenderne la proprietà? «Gli Stati Uniti vantano una consolidata tradizione nel campo della proprietà

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Mercati • Hanz Giovanni Chiappetta

Lo sportello aperto sul world business intellettuale e dunque è opportuno che un’impresa italiana tuteli i propri marchi e brevetti. Innanzitutto si deve provvedere alla registrazione. Spesso le imprese italiane detengono informazioni commerciali o tecnologiche non brevettate che assicurano loro un vantaggio competitivo in quanto segrete, dunque un’altra misura di tutela da considerare è l’adozione di accorgimenti, sia operativi sia contrattuali, che garantiscano tale segretezza anche in seguito al loro impiego negli Stati Uniti». In caso di controversie commerciali con dealer americani, di quali strumenti dispone l’imprenditore italiano per tutelare i propri diritti? «L’imprenditore italiano che commercializza i propri prodotti dall’Italia deve tutelarsi redigendo contratti e/o condizioni generali di vendita che tengano anche conto degli aspetti internazionali. In ogni caso negli Usa si applicano convenzioni e prassi, di fonte locale e internazionale, che consentono all’imprenditore straniero di tutelare i propri diritti, come ad esempio la possibilità di inserire nei contratti la competenza di un arbitro per giudicare eventuali controversie. L’imprenditore italiano che commercializza, invece, i propri prodotti mediante una società americana, dovrà dotarsi di contratti e/o condizioni generali di vendita ai sensi della normativa locale». Giacomo Govoni

Con un impegno finanziario che l’anno scorso ha generato investimenti complessivi vicini al miliardo di euro, Simest sostiene le imprese italiane all’estero, con un occhio di riguardo per il canale Usa. Marco Rosati spiega come cquisisce quote di minoranza in aziende estere promosse da aziende italiane, ma anche in aziende italiane o loro controllate nella Ue che, attraverso lo sviluppo produttivo e l’innovazione, possono aumentare la propria competitività sui mercati internazionali. È questa una delle principali attività con cui Simest, società controllata da Cassa depositi e prestiti, supporta i processi di internazionalizzazione delle nostre imprese accrescendone la capacità di penetrazione all’estero. Di particolare rilievo le operazioni condotte negli ultimi mesi lungo l’asse Italia-Usa, che ha visto Simest entrare nel capitale di diversi big industriali statunitensi operanti in mercati in espansione come il fotovoltaico, l’energetico e quello delle infrastrutture. «L’obiettivo finale – spiega Marco Rosati, responsabile Simest funzione desktop Italia - è di essere percepiti dal mondo aziendale come una sorta di One stop shop per tutta l’operatività verso l’estero». Stando al vostro ultimo consuntivo, avete chiuso il 2015 con un volume record di finanziamenti a so-

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60 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

Marco Rosati, responsabile Simest funzione desktop Italia

stegno dell’export. Su quali progetti principali avete concentrato gli investimenti? «Il 2015 si è chiuso con circa 100 milioni di euro di partecipazioni acquisite, a sostegno di quasi 1 miliardo di euro di investimenti complessivi, e con 5 miliardi di euro di finanziamenti a sostegno dell’export, su diverse linee di attività gestite da Simest. I principali progetti acquisiti nel corso del 2015 si sono concentrati soprattutto nel settore delle energie rinnovabili e nel settore automotive». A fine 2015 avete formalizzato un’importante operazione negli


Marco Rosati • Mercati

Usa, entrando nel capitale di un colosso americano nei macchinari per infrastrutture. In quali investimenti si tradurrà e che ricadute avrà sullo sviluppo del gruppo? «Il gruppo italiano, quotato alla Borsa di Milano, con 50 anni di esperienza nel settore della progettazione, produzione di soluzioni integrate per la costruzione e la manutenzione di infrastrutture, è stato supportato da Simest sin dal primo investimento in Usa del 2010. Gli investimenti realizzati in Usa hanno permesso di rafforzare la presenza su un mercato importante come quello statunitense, potenziando l’assetto produttivo e distributivo e sviluppando anche nuove forme di servizio per il cliente finale. Tutto ciò permetterà alla controllata Usa di guadagnare quote di mercato, con evidente impatto positivo sul volume di affari consolidato del gruppo italiano». Quali ulteriori iniziative, sia promozionali che di inserimento, rivolte allo sviluppo del mercato americano avete in corso e su quali settori sono focalizzate? «Nel corso del 2015, sul mercato Usa, sono state approvate 14 operazioni di inserimento sui mercati esteri, prevalentemente nei settori elettromeccanico-meccanico, metallurgico, manifatturiero, tessile e commercio. Sono state, inoltre, accolte quattro operazioni di credito agevolato per investimenti in imprese all'estero per un valore complessivo di 8,3 milioni di euro. Per quanto riguarda la partecipazione a fiere e mostre, sono state finanziate tre operazioni nel settore tessile e abbigliamento e attività di produzione cinematografica e televisiva». Il vostro sostegno al nostro tessuto produttivo si declina anche nella gestione dei fondi pubblici per

l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Quali progetti ha agevolato nell’ultimo periodo? «Nel 2015 il supporto all’export, realizzato attraverso fondi pubblici per un totale di circa 5 miliardi di euro, è riferito soprattutto operazioni di “credito acquirente”, ossia di sostegno finanziario a società estere per l’acquisto di beni e servizi prodotti da imprese italiane. Le operazioni hanno riguardato prevalentemente i settori della cantieristica navale, dei beni strumentali e degli impianti. Alcuni finanziamenti, supportati da Simest, sono erogati da Cdp e garantiti totalmente da Sace. Per le iniziative di inserimento commerciale sui mercati esteri e di promozione del made in Italy sono state accolte 151 operazioni, per un impegno complessivo pari a quasi 90 milioni di euro». Guardiamo al 2016, che da piano industriale di CdP prevede una ra-

zionalizzazione delle risorse e la creazione di un presidio unico presso Sace. Come si rifletterà questo riassetto sulla vostra attività e, in generale, quali traguardi contate di tagliare entro l’anno? «Le linee guida del piano industriale di gruppo identificano il supporto alle imprese, e in particolare all’export e all’internazionalizzazione, come una delle assi portanti. La sinergia con Sace porterà sicuramente a un incremento di tutte le linee di business; ciò si dovrebbe riflettere in un aumento del portafoglio partecipazioni (sia come numero di operazione, sia come importo investito) e in un incremento delle operazioni di finanza agevolata a valere sui Fondi pubblici gestiti da Simest, con stanziamenti appena rinnovati sia per il sostegno all’export sia per attività di inserimento commerciale sui mercati esteri». Giacomo Govoni

Nel 2015 sono state accolte quattro operazioni di credito agevolato per investimenti in imprese all'estero per un valore complessivo di 8,3 milioni di euro Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 61


Mercati • Marisela Morales

Focus Messico

Partner strategici Quella tra Messico e Italia è una storia segnata da forti legami di amicizia e grandi interessi commerciali che ha ancora tanto da raccontare. La testimonianza del console del Messico a Milano Marisela Morales

Palacio de Bellas Artes, CittĂ del Messico

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Marisela Morales • Mercati

ra i Paesi dell’Ue, l’Italia è il terzo socio commerciale del Messico, dopo Germania e Spagna. A livello mondiale occupa il nono posto nel commercio totale con il nostro paese. Il Messico è invece, dopo il Brasile, il secondo socio commerciale dell’Italia in America Latina. I principali prodotti che il Messico esporta in Italia sono: veicoli per il trasporto di persone (35,6 per cento), rame e le sue leghe (6,5 per cento), parti e accessori per i veicoli (5,0 per cento), acidi policarbossilici (4,5 per cento), piombo e concentrati (4,1 per cento) e Pvc in forma primaria (3 per cento). I principali prodotti italiani importati dal Messico sono laminati di acciaio inossidabile (7,9 per cento), prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio (7,6 per cento), parti e accessori dei veicoli (3,5 per cento), medicinali (3,4 per cento), macchine per uso specializzato (2,9 per cento) e aeronavi. Le imprese con capitale italiano sono ubicate soprattutto nel Distretto Federale (51,2 per cento), Guanajuato (13,7 per cento), San Luis Potosí (6,8 per cento) e Nuevo León (6,1 per cento). «Alla luce di questi dati - sottolinea il console del Messico a Milano Marisela Morales - non si può far altro che valutare in maniera assolutamente positiva le relazioni economiche tra Messico e Italia». Come sarà possibile renderle ancora più dinamiche? «Grazie al continuo interesse dell’imprenditorialità italiana per il mercato messicano, le nuove strategie di attrazione del capitale messe in atto dal governo messicano e l’apporto che

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Marisela Morales, console del Messico a Milano

ProMèxico sta contribuendo a dare. I presidenti Peña Nieto e Matteo Renzi, a giugno dello scorso anno, approfittando della visita del presidente messicano in Italia, si sono posti come obiettivo quello d’ incrementare le relazioni bilaterali. Un altro punto strategico è la costituzione del Business Council Messico - Italia che ha lo scopo di riunire le comunità imprenditoriali italiane e messicane per discutere argomenti di mutuo interesse al fine di rafforzare i legami economici e commerciali tra i due Paesi, e di trasmettere raccomandazioni congiunte e proposte operative ai governi della Repubblica Italiana e degli Stati Uniti Messicani». Quali sono le più grandi affinità e le principali differenze che può riscontrare tra il Messico e l’Italia, due Paesi dalla cultura millenaria? «Tra il Messico e l’Italia vi sono forti legami di amicizia e d’interessi commerciali che si sono consolidati nel corso degli anni. La storia del Messico è stata sempre segnata da nomi e figure italiane: Amerigo Vespucci, Giovanni Battista Antonelli o Adamo Boari che ha costruito il Palazzo delle belle arti e l’Edificio postale a Città del Messico. Oggi, sempre con

più frequenza, sentiamo il nome d’imprese italiane che investono in Messico. Il prossimo passo è quello di promuovere maggiormente le alleanze tra le piccole e medie aziende italiane e messicane, in modo tale da rafforzare la catena globale del valore tra i due Paesi. La somiglianza dei territori riscontrata nel caso del Molise e dello Yucatan aiuta lo sviluppo delle relazioni economicocommerciali tra queste aree». Come sono introdotte le sue connazionali nella realtà economica italiana? «La popolazione messicana che vive nel nord Italia è composta per circa il settanta per cento da donne e in particolare si registra una forte presenza di casalinghe, studenti, artisti e pochi piccoli imprenditori». Quali i prossimi progetti che sono in programma per fomentare lo sviluppo economico e commerciale tra i due Paesi? «Promuoveremo il rispetto e la protezione dei diritti fondamentali delle donne che si trovano fuori dal Paese, con attenzione particolare alle vittime di violenza di genere, secondo la linea tracciata dal nostro ministro degli Esteri, Claudia Ruiz Massieu, attraverso il “Programma per l’uguaglianza tra donne e uomini”. Fomenteremo inoltre il talento dei messicani che vivono in Italia attraverso il progetto della Red de Talentos Mexicanos en el Exterior-Capitulo Italia, che costituisce una buona opportunità per rafforzare la loro posizione competitiva nel mercato italiano. Infine continueremo a collaborare con forza con le istituzioni accademiche e universitarie italiane con cui realizziamo da tempo rilevanti attività di carattere culturale». Renata Gualtieri

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Mercati • Oscar Camacho

L’Italia punta al Messico Grazie alla sua crescita costante negli ultimi sei anni il Messico offre interessanti opportunità a grandi e piccole-medie imprese. Oscar Camacho ci spiega perché continuano ad aumentare gli investimenti italiani in terra messicana ono circa 1.500 le aziende italiane operative in Messico. Si tratta di realtà di piccole, medie o grandi dimensioni che operano principalmente nell’ambito dei settori automotive, metalmeccanico ed energia rinnovabile. Ma è emersa anche la presenza di imprese commerciali. Lo conferma l’inchiesta realizzata dalla Camera di commercio ita-

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liana in Messico in 106 aziende italiane in cui si è registrato un alto grado di soddisfazione. «Ciò è dovuto - commenta il consigliere commerciale ProMéxico Oscar Camacho - al buon potenziale di mercato che è in continuo sviluppo, alle numerose opportunità di concludere affari, alla facilità di costruire un’azienda in Messico, alla manodopera abbondante, a costi contenuti e di buon livello, al buon tasso di ritorno sugli investimenti, ai 12 trattati

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commerciali del Messico che danno l’opportunità di arrivare al 65 per cento del Pil mondiale». Quali le prospettive future di crescita per le imprese italiane in Messico, quali i settori che presentano più opportunità, i principali punti di forza dell’economia messicana? «Il Messico offre diverse opportunità alle grandi e piccole-medie aziende nel settore automobilistico, aerospaziale ed energetico. In quello aero-


Oscar Camacho • Mercati

Oscar Camacho, consigliere commerciale ProMéxico

spaziale, grazie alla competitività dei costi di produzione, all’elevata disponibilità di risorse umane e alle risorse concesse dal Ministero dell’Economia messicano attraverso il programma “Pro-Aereo” 2012-2020, il Messico offre le condizioni ideali per lo sviluppo e la ricerca nella progettazione e nelle linee di produzione volte alla costruzione delle prossime generazioni di motori e componenti aerei. Nel settore automobilistico il Messico è il primo produttore in America Latina, il quarto esportatore mondiale, il settimo produttore mondiale e il secondo fornitore degli Stati Uniti di veicoli leggeri. Si tratta di un settore rafforzato grazie alla competitività delle auto e degli autoricambi messicani e dalla crescita nell’esportazione di veicoli in tutto il mondo. Anche in questo caso, il governo messicano ha implementato strategie per migliorare le possibilità d’investimento nel settore: il programma ProAuto Integral 2014-2018 ne è un esempio positivo. Nel settore energetico offre ampie possibilità d’investimento. Nel settore petrolifero, grazie alla riforma energetica del governo messicano, si sono aperte le porte agli investimenti stranieri. Ad esempio, l’Eni ha recentemente vinto una gara per lo sviluppo di tre giacimenti off-shore in Messico. In ambito di energia elettrica e rinnovabile è stato fissato per il 2024 l’obiettivo di far corrispondere al 35 per cento la produzione dell’elettricità proveniente da fonti pulite». Come interviene concretamente ProMéxico per seguire il percorso delle realtà imprenditoriali che decidono di investire in questa terra? «ProMéxico offre alle aziende italiane servizi gratuiti, aiuta le aziende inte-

35% L’obiettivo per la produzione dell’elettricità proveniente da fonti pulite fissato per il 2024 ressati a valutare l’opportunità di un investimento produttivo in Messico, supporta le aziende nella conoscenza del mercato messicano e nella stesura del loro business plan per l’internazionalizzazione, organizza agende di lavoro per entrare in contatto diretto con i governi statali, con i fornitori o con i futuri potenziali partner produttivi in caso di jointventure e servizio di AfterCare durante tutta la vita dell’azienda in Messico». Può indicarci alcuni casi di aziende di successo che si sono rivolte a ProMéxico? «Le aziende di successo che si sono rivolte a ProMéxico si possono principalmente distinguere in imprese di

grandi dimensioni e piccole-medie imprese. Tra le prime è da segnalare la presenza di Pirelli, Ferrero, Fiat, Enel Green Power, Eni, Barilla. Tra le piccole-medie imprese invece Omp Mechtron, Lupini Target e Latteria Molise». Ha partecipato a un incontro a Campobasso per avviare delle collaborazioni interessanti tra la regione Molise e lo Stato dello Yucatan. Quali le prospettive per i due territori? «Tanto il Molise quanto lo Yucatan sono territori con caratteristiche territoriali simili e contano la presenza di capitale umano di talento e know how esportabile. Entrambe le realtà poi si sono sviluppate su solide basi culturali di civilizzazione. Sono già previste missioni commerciali d’imprese molisane in Yucatan per favorire l’internazionalizzazione del mercato nel settore agroindustriale assieme a scambi accademici». Quali i prossimi eventi o impegni che vedranno protagonista l’ente? «ProMéxico ha sempre lavorato con Confindustria per approfondire la collaborazione con le sedi regionali. L’obiettivo di questa strategia condivisa è quello di creare una rete di dialogo continuo e costante con il sistema camerale italiano nell’interesse, tanto del Messico quanto delle piccole-medie imprese italiane, che vedono nel nostro Paese una grande possibilità d’investimento e crescita. A tal proposito, ProMéxico partecipa attivamente agli eventi di promozione del talento e il know-how delle piccole medie imprese italiane e ha firmato alcuni Memorandum of understanding con Promos-Milano, Banca Intesa San Paolo, Banca Popolare di Vicenza, e con Ice per promuovere il Messico in Italia». Renata Gualtieri

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 65


Mercati • Giacomo Pescatore

Città del Messico

Occasioni di business L’economia messicana è assolutamente competitiva e ha un sistema economico stabile. Giacomo Pescatore ci guida in un’analisi delle peculiarità legali di quest’area, che ha grandi margini di sviluppo ederazione Anima organizza interessanti seminari con lo scopo di dare risposte concrete agli associati che intendono avviare progetti di estensione degli scambi commerciali all’estero. Lo scorso novembre è stata la volta del Messico, selezionato tra i mercati esteri per la sua rilevanza strategica, specie per la

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filiera meccanica. Ad evidenziare opportunità, minacce, aspetti doganali, barriere e insidie nascoste nella giurisdizione messicana è intervenuto l’avvocato Giacomo Pescatore. Quali gli spunti più interessanti emersi nel corso di questo appuntamento? «Ho potuto riscontrare una grande attenzione alle esigenze delle imprese da parte del consolato messicano,

66 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

con la presenza, oltre che del console stesso, anche di una squadra di collaboratori giovani e molto motivati, con una specifica preparazione a seconda dei diversi settori merceologici e la disponibilità ad accompagnare le imprese nella gestione delle questioni amministrative e burocratiche legate al fare affari e impresa in Messico». Quali sono le difficoltà che incontra una azienda italiana che decide


Giacomo Pescatore • Mercati

L’avvocato Giacomo Pescatore, studio legale commerciale International law office Bovesi-Cartwright - Pescatore

di esportare e come è possibile tutelarsi da possibili insidie? «Le difficoltà non sono diverse da quelle che si incontrano nella maggior parte degli altri Paesi del centro e del sud America anche se, rispetto a questi, il Messico risulta essere più pronto e ricettivo verso le imprese straniere, anche per effetto di un approccio mutuato dal partner commerciale per eccellenza: i vicini Stati Uniti d’America». Come interviene un legale per accompagnare gli imprenditori in questi processi di sviluppo? «Uno studio legale italiano che si occupi in modo continuativo di diritto del commercio internazionale può svolgere direttamente molte delle attività richieste affinché un cliente si possa dotare di quel “sistema contrattuale” che serve per rapportarsi con clienti, fornitori e partner messicani. Ciò non di meno, in alcuni casi, come ad esempio quello della costituzione di società controllate, è necessario anche l’apporto di professionisti locali - fiscalisti in primis - e, in questo contesto, l’attività dello studio legale italiano ha due finalità: selezionare il professionista giusto (il Messico, da questo punto di vista è un Paese che richiede più attenzione di altri) e indirizzarne l’attività, circoscrivendola, a ciò che è veramente necessario alla luce delle esigenze del cliente». Quali sono i contratti utilizzati più frequentemente nel commercio internazionale e sotto quali aspetti andrebbero migliorati? «Tra i contratti di intermediazione, agenzia e distribuzione rivestono ancora ruoli importanti - anche se la distinzione, in alcuni Paesi è a volte equivoca e meno chiara di quello che ci si potrebbe attender - mentre nell’ambito della produzione, i contratti di fornitura e quelli di ricerca e sviluppo, questi ultimi soprattutto all’interno di partnership con

Si tratta di una giurisdizione che, appartenendo a un Paese di tipo federale, può risultare estremamente problematica per un’impresa straniera soggetti stranieri, continuano ad essere molto adottati. I miglioramenti variano a seconda della tipologia di contratto, ma in generale ciò cui occorre fare sempre attenzione sono una chiara definizione dei compiti delle parti contraenti e una grande attenzione nella scelta della legge applicabile e del Foro competente o dell’arbitrato. A quest’ultimo riguardo è ancora molto diffusa, nei clienti, la tendenza a volersi affidare a Foro competente e legge italiani, mentre non è sempre detto che ciò sia la scelta migliore. Basti pensare al caso in cui una società italiana debba recuperare crediti all’estero; prevedere il Foro italiano come esclusivamente competente la obbliga a instaurare qui una causa che poi, per vedere eseguita la sentenza, necessita di un riconoscimento all’estero che potrebbe anche non arrivare».

La giurisdizione di questo Paese quanto facilita o ostacola questi processi? «Si tratta di una giurisdizione che, soprattutto in alcuni stati messicani, trattandosi come noto di un Paese di tipo federale, può risultare estremamente problematica per un’impresa straniera; occorre quindi saper individuare di volta in volta le soluzioni migliori alla luce dello specifico rapporto commerciale e contrattuale (valutando se individuare come Foro competente in Messico quello di un dato stato in luogo di quello che sarebbe naturalmente competente, piuttosto che affidarsi a un arbitrato, posto che il Messico aderisce alla Convenzione di New York del 1958 per il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali straniere)». Renata Gualtieri

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 67


Mercati • Maus

L’ambizione internazionale dell’industria italiana Da leader in Italia a protagonista dei mercati esteri. Alla scoperta delle strategie di Maus, punto di riferimento mondiale nella lavorazione industriale di precisione. Oggi alla conquista di USA e Cina ualità, innovazione e penetrazione nei mercati esteri. Queste le caratteristiche necessarie perché un’impresa italiana possa non solo affrontare la crisi, ma anche emergere con successo oltre i confini del suo mercato interno. Le stesse qualità che troviamo alla base della strategia aziendale di Maus, l’azienda italiana costituita nel 1984 con sede a Campodarsego (PD), oggi leader mondiale nella sbavatura automatica e nella tornitura verticale. Un esempio di come qualità e alti standard di produzione, in questo caso applicati alla lavorazione industriale di precisione, rappresentino scelte fondamentali per un marchio con ambizioni internazionali. Maus si è prima attestata come un’azienda leader in Italia, grazie alla sua affidabilità nel supportare varie società top player a livello di com-

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ponentistica per automobili, realizzando insieme a loro importanti attività di ricerca, sviluppo e installazione di impianti, in particolare nel campo della produzione di dischi freno. E proprio l’innovazione tecnologica si è rivelata in seguito decisiva per il successo oltre confine, portando in casa anche numerosi premi.

Nel 2014 l’azienda, in precedenza di proprietà Finaid (famiglia Carraro), viene acquisita da un gruppo di investitori italiani, tra cui la finanziaria Forever dell’ing. Giorgio Rossi Cairo, attuale Presidente. Il 2015 vede l’acquisizione da parte di Maus di Fritz Hansberg, azienda storica, leader negli impianti per anime e nelle linee

90% Quota di export della Maus. Le esportazioni riguardano i mercati europei, Stati Uniti, Cina e India

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Maus • Mercati

L’headquarter della Maus si trova a Campodarsego (PD) www.maus.it

di formatura orizzontali in sabbia verde. Un’operazione dall’alto valore strategico, necessaria per affrontare i cambiamenti del mercato globale. L’unione delle reti commerciali, infatti, come accaduto in altri settori, ha consentito di allargare notevolmente il mercato di riferimento, arricchire l’offerta e raggiungere un numero di clienti più elevato. In questo modo, grazie anche all’ampliamento della gamma di produzione, Maus ha potuto consolidare la propria posizione di leadership globale nell'impiantistica, diventando fornitore di soluzioni integrate per le fonderie. Recentemente l’azienda ha introdotto dieci nuovi modelli di celle di sbavatura robotizzata standard, per pezzi da 40 fino a 600 kg. Un’offerta completa di

soluzioni integrate e all’avanguardia, per tutte le linee di prodotto, sbavatura, tornitura e linee di formatura. Per i non addetti ai lavori questo significa soddisfare un mercato più largo, includendo anche produttori mediopiccoli alla ricerca di qualità. La società ha chiuso il 2015 con un fatturato di oltre 20 milioni di euro e alcune importanti novità produttive e operazioni di rilievo. In sintonia con esigenze e sviluppi dei mercati centro europei, infatti, si è lavorato all’ingegnerizzazione e alla realizzazione di celle produttive ad alta flessibilità per la tornitura di dischi e mozzi per auto. La proiezione e l’ambizione internazionale del gruppo vengono confermate oggi dai numeri delle esporta-

Il 2016 per Maus prevede un ampliamento della gamma dei prodotti, della rete commerciale e nuove attività di ricerca sviluppo

zioni, pari a oltre il 90% del proprio fatturato, verso i mercati europei, Stati Uniti, Cina e India. Una strategia tesa costantemente a rafforzare la presenza estera, come dimostrano i recenti accordi di joint-venture negli Stati Uniti, l’apertura di una propria società in Cina e la realizzazione di altre attività di partnership strategica in India e sul mercato messicano. E anche il 2016 si annuncia come un anno importante nella nuova storia Maus-Hansberg. In vista c’è un allargamento e consolidamento della gamma, soprattutto per quanto riguarda i prodotti Hansberg, in particolare le macchine spara-anime. Previste anche nuove attività di ricerca e sviluppo. Da Campodarsego inoltre promettono la produzione, entro fine anno, di nuove macchine per la sbavatura dell’alluminio e spara-anime per il processo inorganico. Previsto, inoltre, un rafforzamento della rete di agenti, forti della nuova gamma di prodotto. Infine è doveroso sottolineare la partecipazione di Maus a due appuntamenti di rilievo internazionale. Il Cast Expo di aprile negli Stati Uniti rappresenterà un momento di consolidamento delle attività della nuova joint venture. Mentre il Metal China sarà il miglior palcoscenico per presentare al meglio la genesi della nuova società. Stefano Russello

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 69


Mercati • Fabrizio Bartolini

La meccanica di precisione guarda all’Europa Lavorazioni specializzate e attrezzature sempre aggiornate per raggiungere molteplici campi di applicazione e affacciarsi sui mercati esteri. Le strategie e i progetti di Fabrizio Bartolini on accontentarsi dei risultati ottenuti, ma cercare costantemente di posizionare più avanti gli obiettivi. Allargare i confini del proprio business, puntando su innovazione, ricerca e formazione. Diventare prima di tutto un punto di riferimento nel proprio territorio per poi espandersi, sviluppando una profonda conoscenza del mercato e delle differenti esigenze dei clienti. Poche e semplici regole, fondamentali per le realtà operanti nel settore industriale, ma consigliabili a qualsiasi tipologia di azienda italiana. Un esempio dell’applicazione pratica di questa mentalità, la ritroviamo nella Ombar, l’azienda con sede a Nova Milanese, leader nel mercato per la fresatura ad alta velocità dei materiali temprati. «Fin dalla nostra nascita nel 1986 come Mecbar, il nostro intento è sempre stato quello di specializzarci nella costruzione

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di attrezzature di precisione per molteplici campi di applicazione». Fabrizio Bartolini, amministratore delegato Ombar Srl, entra nei dettagli della sua strategia industriale, ripercorrendo la storia dell’azienda. «Oggi la nostra produzione spazia dai motori elettrici al condizionamento industriale, passando per la produzione di utensili speciali. Un risultato eterogeneo, raggiunto solo grazie a un

Nel 2015 Ombar ha confermato il rinnovamento della produzione, riuscendo a mantenere inalterati i livelli del proprio fatturato 70 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

5% La percentuale del fatturato dedicata a ricerca e sviluppo nel 2015 dalla Ombar

graduale sviluppo nel tempo, senza mai trascurare lo standard qualitativo che ci ha sempre contraddistinto». Nel 2015 Ombar ha confermato la strategia volta al continuo rinnovamento della produzione, riuscendo allo stesso tempo a mantenere inalterati i livelli del proprio fatturato. «Abbiamo inserito nuovi settori produttivi, ampliando il ven-


Fabrizio Bartolini • Mercati

La lavorazione e i prodotti

La sede di Ombar si trova a Nova Milanese (MB) www.ombar.it

taglio merceologico della nostra azienda - spiega Bartolini -L’obiettivo era quello di specializzare le fasi più importanti del processo produttivo, in modo da garantire un’altissima precisione, anche nelle lavorazioni su forme tridimensionali. Ci siamo riusciti senza perdere quote di mercato. Il 2015 ha pienamente soddisfatto le nostre aspettative, attestando una netta espansione territoriale e una tenuta del fatturato. Per il 2016 abbiamo lo stesso ambizioso obiettivo». Per raggiungere questi importanti risultati il gruppo ha cercato prima di tutto la leadership nel proprio ambito nazionale, costruendo quel carattere di affidabilità e sicurezza oggi caratteristica fondante della sua strategia internazionale. «La collocazione nel nostro territorio è stata importantissima - afferma Bartolini - perché ha sorretto materialmente Ia gestione organizzativa della nostra produzione. Da noi sono presenti e reperibili tutti i prodotti e le materie prime necessarie per portare a termine tutte le commesse». La base di partenza ideale per crescere al di fuori dei confini italiani. «Il business estero va costruito in modo diretto. Negli anni abbiamo sviluppato una rete di rapporti e scambi supportati dalle nuove tecnologie, riuscendo nell’intento

di creare un network commerciale efficiente e professionale. Nel prossimo anno saremo presenti anche in Germania, Austria e Svizzera. Vogliamo un numero sempre maggiore di partner e di possibili clienti». L’investimento di Ombar non ha mai trascurato l’aspetto legato a ricerca e sviluppo, riservando a quest’ambito circa il 5 per cento del fatturato annuale: «Abbiamo sempre puntato su questo aspetto» afferma con orgoglio Bartolini. «Per il prossimo biennio ci siamo dati come obbiettivo prioritario un progetto di alta formazione del personale specializzato. In tutte le fasi di produzione e commercializzazione del prodotto, intendiamo sviluppare una politica preposta esclusivamente alIa fidelizzazione del cliente». E per sottolineare il respiro europeo della sua azienda, l’ad di Ombar tiene a ricordare gli sforzi compiuti in ambito commerciale: «Il nostro obiettivo è quello di riuscire ad esporre i nostri prodotti in tutta Europa. Durante l’anno saremo prima a Dusseldorf, presso l’evento fieristico Euromold 2016, successivamente a Basilea, in concomitanza con Swisstech 2016. Due tra le più grandi manifestazioni del nostro settore, entrambe dedicate alla subfornitura». Stefano Russello

Nel corso degli anni Ombar srl si è specializzata nella lavorazione di materiali temprati, con centri di lavoro ad alta velocità. Le attrezzature di produzione vengono costruite interamente all’interno dell’azienda, con macchinari sempre aggiornati, nel nuovo insediamento produttivo di circa 600mq, dove prestano la loro opera undici addetti specializzati e due amministrativi. Punto di forza per qualità e sevizio sono i reparti di elettroerosione a filo, garanzia di precisione e ripetibilità, insieme alle corsie di lavorazione, fondamentali per la riduzione dei tempi di consegna. La rete dati viene gestita da un server, con programmi CAM e applicativi CAD. La Ombar si distingue inoltre per offrire al cliente un report di controllo dimensionale certificato, realizzato con l’ausilio di precisissimi strumenti di misura. Il range di mercato aziendale si concentra prevalentemente sul territorio italiano ma la maggior parte dei committenti esporta i prodotti realizzati con Ombar in tutto il mondo. Il pacchetto clienti è costituito da aziende leader nel loro settore, quali Pirelli Pneumatici, Arturo Salice, CMS, Bic, Violex e Beretta, solo per citare i più importanti.

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 71


Mercati • Massimiliano Tasca

Elbo Controlli ha sedi a Meda (MB) e Seregno (MB) www.elbocontrolli.it

L’engineering italiano alla prova export Un’analisi del settore dal punto di vista specifico del comparto delle macchine per la pre-registrazione e misura di utensili. Massimiliano Tasca, titolare di Elbo Controlli, illustra la sfida che i vari concorrenti affrontano su scala globale

una competizione che riguarda tecnologia e qualità e rapidità dei servizi pre e post vendita». Per Massimiliano Tasca la sfida che si gioca sul piano interna-

«È

zionale non può che essere vinta da chi continua a mantenersi un passo avanti rispetto ai propri competitors. Ed è un obiettivo che società come quella brianzola ha sempre ritenuto prioritario e, di conseguenza, costantemente perseguito. «Nel nostro core business – spiega Tasca –, che si trova nel settore

72 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

della progettazione, produzione e vendita di macchine per la pre-registrazione e misura di utensili, i maggiori concorrenti sono due aziende tedesche ed una americana, che operano a livello mondiale, e che possono contare su proprie sedi in molti paesi, oltre ad una numerosa serie di aziende operanti esclusivamente nelle nazioni di appartenenza. Per affrontare queste presenze sul mercato, Elbo Controlli investe quasi un decimo del proprio fatturato in ricerca. In particolare, il team di R&S si sta rafforzando, per ridurre ulteriormente il tempo che intercorre fra l'idea e il lancio del prodotto sul mercato». Tasca entra nello specifico della struttura aziendale. «Elbo Controlli si articola su quattro settori – dice il titolare dell’azienda –: meccanica, elettronica, ottica e software. Il successo e il contenuto tecnologico dei prodotti derivano appunto dall’integrazione delle quattro divisioni nello studio del progetto. Realizziamo in proprio la meccanica, l’ottica, l’elettronica e il software. I settori di progettazione, produzione e commerciale/marketing sono strettamente collegati da una comune matrice: la profonda conoscenza delle tecnologie, delle esigenze degli utilizzatori e degli indirizzi di mercato delle macchine di pre-registrazione e misura di utensili. Alla base dello studio e della realizzazione dei prodotti, poniamo alcune linee guida: design ed ergonomia, utilizzo di granito naturale


Massimiliano Tasca • Mercati

9% La quota complessiva di fatturato che la Elbo Controlli investe annualmente in ricerca e sviluppo

(in quanto a questo, siamo gli unici costruttori al mondo) per garantire maggiore stabilità e rigidità della macchina, interfacce grafiche utenti semplici e immediate per ridurre il tempo di apprendimento ed evitare errori, prodotti costantemente aggiornati, grazie ai software di gestione macchina disponibili gratuitamente sul nostro sito ufficiale. L’utilizzatore diventa nostro partner, traendone benefici e vantaggi». Più in generale, Elbo Controlli cerca di mettere a disposizione degli utilizzatori prodotti che sfruttino razionalmente le risorse, minimizzando l’uso di energia, materie prime e mezzi, producendo prodotti capaci di operare nel rispetto del contesto nel quale sono inseriti. Le performance dell’azienda sono più che incoraggianti. «Il 2015 è stato un anno record per fatturato e numero di macchine consegnate. Durante l'ultima Emo di Milano sono stati lanciati al-

cuni nuovi prodotti destinati ad accrescere la gamma proposta alla rete vendita mondiale, per consentire all'operatore di apprendere velocemente e di utilizzare senza errori la tecnologia proposta da Elbo Controlli. La maggiore criticità si è manifestata con lo stallo del mercato russo, dovuto alle sanzioni e al conseguente crollo del rublo: nel 2014 la Russia rappresentava il quarto mercato internazionale. L’export assorbe quasi il 60 per cento della nostra produzione. Il primo paese di sbocco sui mercati internazionali è il Giappone, seguito da Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia e Cina. Attualmente i nostri prodotti vengono esportati in 26 nazioni. Anche per il 2016, l’obiettivo principale rimane la promozione del brand Elbo Controlli in tutto il mondo, attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti, il rafforzamento della rete vendita mondiale, con particolare riferimento a Stati Uniti, Corea del Sud, India ed Europa orientale. Ma l’Italia è ancora il nostro mercato di riferimento e finalmente, dopo anni di sofferenza, ha mostrato importanti segnali di ripresa nel 2015, confermati da un buon inizio 2016». Remo Monreale

Il futuro alle porte

Massimiliano Tasca, titolare di Elbo Controlli, ci dà qualche anticipazione sulle prossime novità sulle quali l’azienda brianzola sta lavorando e che potrebbero costituire prodotti altamente innovativi nel settore su scala globale. «Quest’anno ci concentreremo nella realizzazione di due nuovi prodotti: una macchina di pre-registrazione e misura utensili di fascia alta, con nuovi contenuti tecnologici e un sistema d’identificazione utensili integrato con la macchina CN e con la macchina di pre-registrazione Elbo Controlli, per consentire a ogni officina meccanica di disporre a costi ragionevoli di questa tecnologia. Tutto questo presuppone una ristrutturazione già in corso della sede di Meda, che garantirà ai settori R&S, vendite e marketing l'ottimizzazione del sistema organizzativo e logistico. Da sottolineare, infine, la strategia adottata che pone al centro la costante crescita professionale del nostro personale, che rappresenta il primo e più importante punto di forza della nostra società».

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 73


Mercati • Alessandra e Paola Coronetti

La diversificazione come strategia Ampliare l’orizzonte non solo commerciale, bensì anche settoriale. La strategia di Alessandra e Paola Coronetti: una contromisura per affrontare la crisi cinese senza perdere quote di mercato l settore siderurgico si trova ad affrontare una fase congiunturale molto difficile. La causa va ricercata soprattutto nell’improvviso rallentamento degli ordini da parte delle economie emergenti, che negli anni scorsi avevano trainato il mercato. Cercare sbocchi commerciali in altre aree risulta, in questo momento, limitante e certamente non rappresenta la soluzione per le aziende italiane del settore. È per questo che diverse realtà si stanno orientando verso l’esplorazione, oltre che di altri mercati, anche di altri settori. È questo il caso della Comer System di Besnate, in provincia di Varese. Come affermano le socie della società, Alessandra e Paola Coronetti: «Dopo un biennio di intensa e continua crescita, quello 2013 e 2014, le ripercussioni della crisi cinese si sono abbattute pesantemente sul nostro mercato di riferimento – quello dell’impiantistica siderurgica. Pertanto, per correre ai ripari, abbiamo individuato la necessità di ampliare il nostro orizzonte. Così, come prima azione, abbiamo deciso di partecipare alla fiera Plast 2015 di Milano. La partecipazione a questo evento ci ha permesso di entrare in contatto con un settore nuovo per noi: quello delle macchine per

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la lavorazione delle materie plastiche. Questa produzione si va a sommare a quella di macchine utensili, macchine speciali, macchine per fonderia e macchine per l’ingegneria civile». Tale scelta ha portato Comer System a rivedere anche la geografia dei propri interessi. «Se il nostro mercato principale si conferma tuttora quello italiano – proseguono le Coronetti –, per quanto riguarda l’estero i mercati più interessanti, oggi, si rivelano essere quelli del Sud Est Asiatico e dei paesi dell’ex Unione Sovietica. Anche l’Europa, però, ci lascia ben sperare e, attualmente, stiamo incrementando l’attività rivolta a paesi come Francia e Germania». Benché il prodotto Comer System sia ormai consolidato da un’esperienza trentennale e apprez-

La Comer System Srl ha sede a Besnate (VA) www.comersystem.com

74 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

zato dal mercato per l’alta qualità e il prezzo contenuto, l’azienda non ha perso la propria spinta innovativa. «Il nostro punto di forza principale è la flessibilità. Siamo in grado di produrre cilindri oleodinamici (a normativa Iso 6020/1, Iso 6020/2, Iso 6020/3, Iso 6022, Din 24554), cilindri speciali a disegno e cilindri pneumatici, anche in quantità singola e anche in materiale speciale – questo grazie agli ultimi investimenti fatti con l’acquisto di macchinari a controllo numerico. Oltre a questo, il mercato richiede sicurezza, certificazione del prodotto, assistenza tecnica. Per rispondere a queste attese, il nostro ufficio tecnico affianca il cliente già in fase di progettazione, proponendo su richiesta le migliori soluzioni alle problematiche che si presentano e offrendo simulazioni 3D del prodotto». In conclusione, guardando al futuro, le socie affermano che: «Il nostro obiettivo per il 2016 è quello di incrementare il pacchetto clienti sul mercato italiano ed estero ampliando i settori di riferimento. Per farlo, fra le altre cose, stiamo lavorando per ridurre il lead time di produzione, così da avvicinarci sempre di più alle esigenze di tempestività che la nostra clientela richiede». Emilio Macro



Mercati • Ancilla Bezzi

Nel segno della fonderia Dal caso specifico analizzato da Ancilla Bezzi, ricaviamo una panoramica del settore nell’ultimo periodo, con le sue caratteristiche principali e la possibilità di guardare a nuovi mercati er soddisfare le esigenze del mercato nel realizzare prodotti su misura di elevata qualità è necessario lavorare in stretta sinergia con il cliente. Lo sa bene Scilla Meccanica Srl che, sin dagli anni Ottanta, si è messa a completa disposizione del proprio bacino d’utenza sia in fatto di fusione di particolari meccanici in bronzo, ottone e alluminio, sia in fatto di lavorazioni meccaniche di precisione. «Agli occhi dei nostri clienti ci proponiamo come unico interlocutore per l’intero iter produttivo dei componenti richiesti – specifica Ancilla Bezzi, dirigente della società. Ciò significa che ci occupiamo della fusione, in conchiglia o in centrifuga, dei particolari e della loro finitura a disegno tramite macchine a controllo

P

numerico». Scilla Meccanica si rivolge a molteplici mercati: macchine movimento terra, macchine e attrezzature per il settore minerario, navale e ferroviario, ricambistica, rubinetteria speciale, antincendio e componenti per impianti industriali. «La continua ricerca nell’ottimizzazione dei processi e una riconosciuta flessibilità nella gestione delle commesse – continua ancora Ancilla Bezzi – ci hanno permesso di guadagnare e mantenere negli anni la fiducia di aziende italiane e di importanti realtà straniere. Siamo presenti in Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Finlandia, Francia, Spagna, Brasile e Canada. A oggi, l’export equivale al 14 per cento del nostro fatturato. Stiamo lavorando e investendo per incrementare il peso delle esportazioni verso un mercato

globale che sempre più riconosce ed esige la qualità del prodotto, in termini di selezione delle materie prime, precisione delle lavorazioni e rispetto delle tempistiche di consegna. In poche parole il mercato estero premia l’efficienza e l’affidabilità del fornitore». Per soddisfare ogni specifica richiesta della clientela, Scilla Meccanica dispone di due reparti produttivi distinti: la fonderia, dove i particolari vengono fusi per ottenere pezzi grezzi e l’officina meccanica, dove i particolari fusi vengono processati secondo le specifiche del cliente. «Nella nostra fonderia, rea-

14%

Quota di export della Scilla Meccanica verso Unione Europea, Brasile e Canada. Un dato destinato a crescere

76 • Dossier Meccanica e Engineering 2016


Ancilla Bezzi • Mercati

Scilla Meccanica Srl si trova a Ghedi (BS) www.scillameccanica.it

Il controllo qualità

Seguiamo tutto il processo produttivo, dalla fusione alle lavorazioni di finitura lizziamo fusioni in bronzo, ottone e alluminio. Il processo produttivo comincia dallo studio e dalla sistematizzazione del disegno del cliente. Vengono definiti il processo fusorio più adatto - fusione in conchiglia o fusione in centrifuga - e il ciclo delle lavorazioni meccaniche. Produciamo bronzine e boccole, listelli, piatti, lardoni e guide, gabbie per cuscinetti, anelli, corone e flange». Nel reparto dedicato alle lavorazioni meccaniche, Scilla Meccanica opera attraverso macchine a controllo numerico, centri di lavoro, frese, torni tradizionali e macchine a elettroerosione, apparecchi necessari per raggiungere elevati standard qualitativi. «Scilla Meccanica rinnova costantemente il parco macchine utensili e recentemente ha introdotto un tornio

che si configura come un vero e proprio centro di lavoro a 32 utensili, capace di gestire articoli con diametro fino a 2000 mm. Le lavorazioni meccaniche effettuate in azienda non sono prerogativa dei particolari fusi nella nostra fonderia. Alcune lavorazioni si eseguono partendo da barre tonde o piatte derivate da colata continua e disponibili a magazzino, oppure gestendo l’elemento grezzo o semilavorato fornito dal cliente». «Inoltre – conclude Ancilla Bezzi – gestiamo internamente alcune lavorazioni superficiali, come la sabbiatura e la burattatura, e alcuni trattamenti termici. Collaboriamo, poi, con vari trattamentisti fidati per l’anodizzatura, la cromatura e la zincatura». Dunque non solo il prodotto finito, ma anche il servizio

Soddisfare il mercato assecondando le esigenze della committenza significa anche realizzare prodotti dalla comprovata qualità. Ecco allora che alla fonderia Scilla Meccanica un primo step di controllo qualitativo viene effettuato sui materiali in fase di accettazione, per garantire le caratteristiche ottimali delle leghe che verranno utilizzate. Ulteriori e successivi controlli sono eseguiti durante ogni colata e alla fine del processo fusorio, passaggio obbligato per convalidare le proprietà delle leghe. Scilla Meccanica dispone di un’avanzata sala metrologica per monitorare costantemente la rispondenza dimensionale dei prodotti in fase di start up, durante e al termine del processo di lavorazione. Rubinetti e monitori idraulici, infine, vengono testati con prove di pressione per assicurarne la massima sicurezza e l’assenza di perdite.

offerto è stato studiato e messo in pratica da Scilla Meccanica per assecondare le diverse richieste dei clienti e per rispondere al meglio alla domanda di un mercato dinamico, imprevedibile, sempre più esigente e diversificato. Emanuela Caruso

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 77


Mercati • Emilio Cavazzini

L’automazione che guarda al futuro Emilio Cavazzini ci accompagna oltre i pregiudizi e la diffidenza, tipicamente italiana, nei confronti dei robot antropomorfi impiegati nell’automazione avanzata. «Porta a ottimizzare il lavoro degli operatori» l robot, nell’industria italiana e più generalmente nel mondo dei sistemi automatici, deve essere visto come un’opportunità e non una minaccia». Emilio Cavazzini, direttore generale della Gaiotto Automation Spa, introduce così un argomento per alcuni ancora controverso, prendendo una posizione chiara in merito. «L’alta automazione – dice Cavazzini – porta a ottimizzare il lavoro degli operatori e, più in generale, permette loro di impiegare la loro creatività ed esperienza al servizio della qualità dei prodotti finiti. Le esigenze aumentano in modo trasversale a molti settori e le strategie del produttore finale, che riduce al minimo sia le scorte di magazzino e gli scarti dovuti a prodotti non conformi, aumentano le possibilità dei fornitori di soluzioni robotiche di crearsi spazi di crescita anche nei prossimi anni. In altre parole, l’affidabilità e la ripetibilità hanno por-

«I

tato a scegliere le soluzioni robotizzate come il mezzo di riduzione di costi di inefficienza». Quindi, è strategico proporre soluzioni che utilizzino mezzi di information technology «che abbinati a dispositivi meccatronici – continua Cavazzini – traducano in un sistema automatico operazioni che, fino a pochi anni fa, pote-

vano essere pensati solo con l’aiuto di personale umano. Per ottenere tutto questo, il robot, in tutte le sue forme ed esplicitazioni, è oggi lo strumento perfetto: con i nostri sistemi rendiamo efficienti i processi di chi si affida a noi». Più in dettaglio, la Gaiotto è considerata leader internazionale nella progettazione e realizzazione di impianti di

+50% L’impennata del fatturato registrata a inizio anno nel bilancio della Gaiotto Spa e relativa al 2015

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Emilio Cavazzini • Mercati

La Gaiotto Automation Spa ha sede a Vaiano Cremasco (CR) - www.gaiotto.it

smaltatura e verniciatura. «Oltre quarant’anni di ricerca e attività – ricorda Cavazzini – hanno permesso all’azienda di sviluppare progetti tecnicamente avanzati nel rispetto degli standard di qualità e affidabilità più elevati. Parte del Gruppo Sacmi dal 2000, società specializzata in quattro divisioni operative (ceramica, beverage and packaging, food processing e plastica), Gaiotto fornisce soluzioni su misura operando essa stessa nei settori della ceramica, della plastica e della vetroresina. Il gruppo, composto da circa 80 società, opera in cinque continenti». Il direttore generale della Gaiotto spiega come gli ultimi risultati siano più che incoraggianti. «Il 2015 – afferma Cavazzini – è stato un anno molto dinamico con una forte ripresa della domanda di soluzioni robotizzate, che ci ha permesso un aumento di fatturato del 50 per cento. Il mercato con trend di crescita maggiore è quello dei produttori di beni di largo consumo, dove l’impiantistica di manipolazione e handling ha le necessità di ottimizzare le soluzioni per ridurre i costi di gestione, in termini di conduzione ma anche e soprattutto di qualità del prodotto finito, un must indipendentemente dal setto-

re merceologico. In particolare il settore verniciatura, ceramico, automotive, logistico e food in tutta la sua varietà, ha riservato alla Gaiotto Automation soddisfazioni soprattutto nello studio e nella scelta di soluzioni tecniche, che hanno permesso di incrementare le proprie conoscenze e competenze arricchendo la società di un background tecnico e ponendo le basi per un futuro ancora migliore». I mercati più importanti per la Gaiotto oggi sono quello domestico, euro-

peo e dell’Estremo Oriente. «Ma la sfida è ritornare nel Nord America e in quei mercati in fase di crescita, dove la richiesta di soluzioni robotizzate è in costante aumento. Indicare zone oggi, con l’economia mondiale in rapida mutazione, non è facile: la sfida è di percepire i deboli segnali e, con la flessibilità che informatica e robot permettono, adattare le nostre soluzioni per soddisfare le necessità diverse secondo l’area di provenienza. E proprio per manifestare al meglio le nostre peculiarità e per emergere nel mercato che la Gaiotto investe circa 8 per cento del proprio fatturato in nuove tecnologie e continuo training di tutti i suoi tecnici meccatronici. Le tecnologie oggi nei nostri piani di sviluppo prodotto si concentrano su sistemi di autoapprendimento robotici, applicato al robot Gaiotto per la verniciatura e smaltatura». Renato Ferretti

Robot e diversificazione Emilio Cavazzini, direttore generale della Gaiotto Automation Spa, entra nello specifico dei settori di produzione serviti dall’azienda cremonese. «C’è il settore dei sanitari – dice Cavazzini – per cui abbiamo realizzato il robot di spruzzatura GA2000, appositamente studiato per l’industria ceramica. Il suo sviluppo ha permesso di realizzare impianti completi automatizzati per la smaltatura sia per il Vitreous-China che per il Fire Clay. Poi c’è l’automazione, per cui siamo in grado di fornire soluzioni ottimizzate al fine di ridurre il Tco degli impianti. Un esempio è il caso di impianti di asservimento pressa per il settore plastico, dove le nostre macchine sono in grado di realizzare un processo a flusso teso per ottenere un pezzo finito. Infine, per la verniciatura, partiamo dal robot antropomorfo come elemento centrale dei processi che regolano e gestiscono le diverse fasi del trattamento delle superfici, estendendo la proposta complessiva fino alla gestione logistica di tutto il processo produttivo».

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Mercati • Roberto Remonato

Materie plastiche, il mercato tiene Una strategia di crescita pianificata ed equilibrata, accompagnata a una politica di investimenti costanti. Roberto Remonato presenta il modus operandi di un’azienda impegnata nella produzione di sacchi in polietilene per differenti applicazioni er crescere in maniera controllata, evitando squilibri sia organizzativi sia finanziari, l’azienda vicentina Peter Pan Plast, che produce sacchi in polietilene per differenti applicazioni – dai rotoli pattumiera ai sacchi per la raccolta differenziata –, ha adottato una strategia che prevede di far seguire, a un anno di forte incremento di fatturato, due anni di stabilità. Così, se nel 2014 l’azienda aveva registrato un incremento del 17 per cento rispetto al 2013, nel 2015 il fatturato è stato perfettamente in linea con quello dell’anno precedente, consolidando i risultati raggiunti. «In accordo con la nostra filosofia di sviluppo – spiega il direttore generale Roberto Remonato –, fra gli anni 2014 e 2015, abbiamo raddoppiato la superficie produttiva, con la realizzazione di un nuovo stabilimento a

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Romano d’Ezzelino, realizzato con i più alti standard costruttivi. Inoltre, nel magazzino è stata implementata una struttura compattabile, che ha consentito di triplicare lo spazio di stoccaggio e soprattutto di tracciare la posizione di

L’andamento del fatturato 2016 si mostra già in leggera crescita e contiamo di incrementare la produzione nella seconda metà dell’anno 80 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

ciascun pallet. Adesso, l’andamento del fatturato 2016 si mostra già in leggera crescita e contiamo di incrementare la produzione nella seconda metà dell’anno, sia con le vendite in Italia sia con l’export – in vista di questo obiettivo, abbiamo provveduto all’acquisto di un nuovo macchinario ad altissima tecnologia». Il fatturato di Peter Pan Plast è realizzato per il 90 per cento in Italia, dove l’azienda può contare su partner storici. «Però, stiamo lavorando anche per incrementare la nostra quota nel mercato italiano. Per quanto riguarda l’estero, lavoriamo con clienti fidelizzati localizzati in Grecia, Cipro e Tunisia. Tuttavia, stiamo


Roberto Remonato • Mercati

Una realtà dinamica

partecipando alle maggiori fiere dedicate alla grande distribuzione, e già cominciamo a raccogliere i frutti di questo lavoro, con i primi interessanti rapporti commerciali con alcuni paesi del Nord Europa». Accanto alla produzione di sacchi in polietilene per rotoli pattumiera e raccolta differenziata, Peter Pan Plast ha lanciato la linea Genius dispenser sacchi frigo. «A seguito di una rilevante attività di ricerca e sviluppo, nel 2006 siamo giunti a brevettare Genius, articolo destinato alle famiglie. Genius ha riscontrato notevole interesse fra gli operatori del settore e ha permesso una crescita costante del fatturato, che nel 2011 ha avuto un incremento del 26 per cento, portando a raddoppiare il

La Peter Pan Plast Srl ha sede a Rosà (VI) www.peterpanplast.com

già ragguardevole volume d’affari nell’arco di sei anni. Nello stesso anno, poi, in occasione della Fiera di Amsterdam è stata presentata l’evoluzione di Genius destinata al settore del catering». Anche il successivo 2012 è stato un anno di forti investimenti. «Ci siamo concentrati sull’implementazione di un sistema informatizzato di controllo della produzione e di rintracciabilità dei prodotti realizzati. Proseguendo ancora oggi in questa direzione, gli obiettivi più prossimi, legati fra loro, sono la creazione di una clean room per il confezionamento dei sacchi destinati al contatto con gli alimenti nella sede storica dell’azienda e l’acquisizione della certificazione Brc, standard globale per la sicurezza alimentare, che ci darebbe il vantaggio competitivo di essere una delle poche aziende italiane del settore con questa certificazione». Di base, tuttavia, la Peter Pan Plast è un’azienda da sempre attenta all’uso di materiali innovativi, nel rispetto del territorio. «Il polietilene che utilizziamo è totalmente riciclabile. Tutto lo scarto prodotto, infatti, viene venduto a imprese di trasformatori, che lo riutilizzano per la pro-

Quella della Peter Pan Plast è la storia di un’azienda di successo, ma anche di una famiglia che lavora con grande passione per riuscire a coniugare qualità, innovazione e originalità. Un’azienda che si sente quotidianamente coinvolta nel risaldare il patto di fiducia con i propri clienti, con l’impegno e la creatività che da sempre la contraddistinguono. Fondata nel 1979, da allora l’azienda opera nel settore della lavorazione e del commercio di materie plastiche, con una gamma articolata di prodotti. Con la crescita dimensionale, il costante aumento dei volumi di fatturato e l’ampliamento dei mercati di vendita, oltre a orientarsi verso le esigenze della grande distribuzione, l’azienda realizza scelte consapevoli in tema di attenzione all’ambiente e alla sicurezza dei lavoratori, riaffermando così i valori distintivi di qualità e innovazione.

duzione di materiale rigenerato. In più, siamo licenziatari del brevetto Novamont nr 7 per la produzione di sacchi in Mater-bi, compostabili e biodegradabili al 100 per cento. Complessivamente, poi, l’intera produzione Peter Pan Plast ha un bassissimo impatto ambientale, in quanto non produce emissioni in atmosfera, nel suolo né reflui di alcun genere. E anche l’impatto del rumore è assolutamente non rilevante nel contesto produttivo». Elio Donato

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Mercati • Giuseppe, Giovanni e Luigi Pegoraro

Lo spirito cosmopolita dell’arredo Creatività, innovazione tecnologica e cultura del design. Giuseppe, Giovanni e Luigi Pegoraro presentano strategie e filosofia del gruppo Omp che abita nelle case di tutto il mondo «e che rimane in continua crescita» anno dedicato gli ultimi anni a rafforzare nel mondo la fama del design, della tecnologia e dell’innovazione nell’arredo made in Italy per ufficio, comunità e contract. Hanno stretto partnership con importanti gruppi nei cinque continenti, ottenendo risultati di particolare rilievo in Nord America e Centro Europa e distribuendo oggi i propri prodotti in novantasette paesi. In poche battute è questo il passato recente di Omp, gruppo industriale trevigiano di proprietà dei tre fratelli Giuseppe, Giovanni e Luigi Pegoraro. «Riusciamo a proporre una gamma esaustiva a catalogo e, al tempo stesso – dice il presidente dell’azienda veneta Giuseppe Pegoraro –, realizziamo prodotti custom su progetto grazie ad un’organizzazione articolata tanto sul fronte produttivo, quanto su quello commerciale e della

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presenza all’estero». Il gruppo è composto da quattro realtà produttive, Omp, Metalseat, Omp Plastic Division, Omp Wood Division, e dispone inoltre di una copertura capillare, grazie al supporto dei distributori dislocati in diversi paesi all’estero.«Grazie alla rete commerciale di ogni distributore e alla localizzazione vicina alle esigenze specifiche di ogni mercato – spiega Pegoraro –, riusciamo a realizzare una strategia unica e irradiata dalla direzione centrale in Italia, volta al soddisfacimento mirato in termini di customer care e attenzione puntuale alle richieste del cliente. Allo stesso tempo, pur producendo un’ampia varietà di prodotti, i diversi corpi produttivi del gruppo sono accomunati dal continuo interesse verso nuove soluzioni in termini di ricerca e sviluppo, studio dei materiali e messa a punto di tecnologie innovative, con un occhio di riguardo all’aspetto ergonomico e funzionale, realizzato grazie al prezioso supporto di designer e product engineer di studi di ingegneria specializzati. Tutto questo senza perdere mai di vista l’obiettivo del rispetto e della salvaguardia dell’ambiente». Alla centralità commerciale e strategica si affianca dunque il dinamismo specifico di ogni divisione, che si occupa ai massimi livelli della ricerca e della lavorazione nel settore delle materie plastiche, dei metalli e del legno curvato.

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90 Gli stati toccati dal marchio Infiniti Design nei cinque continenti, con una crescita continua e costante

«Per questo otto anni fa abbiamo scelto di dare ancora più concretezza alla nostra filosofia progettuale creando il brand Infiniti Design – continua il presidente della Omp – realizzando tavoli, sedie e complementi d’arredo intensamente coinvolti nel quotidiano delle persone, che servono a lavorare, condividere, rilassarsi, accogliere. L’obiettivo


Giuseppe, Giovanni e Luigi Pegoraro • Mercati

L’Omp group ha sede a Castello di Godego (TV) www.ompgroup.com www.infinitidesign.it

L’attività nel mondo

che ci poniamo con ottimismo è superare i 10 milioni di fatturato entro il 2016 (nel 2015 il gruppo Omp ha superato i 36 milioni di fatturato, ndr)». Luigi Pegoraro si addentra, poi, nella struttura dell’azienda. «L’organizzazione produttiva dell’azienda ci permette di raggiungere un altissimo livello nella lavorazione dei diversi materiali. L’officina di Omp e il polo Metalseat realizzano telai, componenti in metallo e ancora lavorazioni “su misura”, ossia progetti commissionati dal cliente, fiore all’occhiello della capacità produttiva del nostro gruppo. Wood Division può contare su modalità di lavorazione del legno all’avanguardia, che consentono di modellare anche il legno multistrato tridimensionale, perfetto per estetiche originali. Nella Pla-

stic Division disponiamo di centinaia di stampi, di svariate forme e tipologie. Stampiamo soprattutto polipropilene, policarbonato, nylon e poliuretano tramite diverse tecnologie (tra cui la biiniezione e lo svuotamento a gas). Su richiesta del cliente abbiamo la possibilità di utilizzare legname certificato FSC (Forest Stewardship Council), contribuendo a migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo, e ci preoccupiamo di utilizzare i vari tipi di plastica con elevata attenzione alle caratteristiche di riciclaggio. A ciò si aggiunge l’accorciamento della filiera commerciale, che abbatte tempi e costi, e anche per questo i prodotti Infiniti Design sono la soluzione perfetta. Nelle case di tutto il mondo». Valerio Germanico

Omp da trentasette anni progetta e produce componenti per ufficio, casa, collettività e scuola. Cogliendo i segnali di cambiamento che vengono dal mercato, si pone come un partner capace di proporsi al cliente con idee sempre nuove e originali. È un’azienda certificata Iso 9001 a garanzia di qualità dei processi produttivi, e Iso 14001 in ottica di una corretta gestione dell’impatto ambientale. Oltre alla FSC, Omp può contare per alcuni prodotti Infiniti anche sulla certificazione a marchio GS, per la salvaguardia della sicurezza degli utenti. Oltre a Castello di Godego, in Italia, l’azienda è presente anche all’estero: OmpVostok importa ogni tipo di componente da Omp Italia e produce in Russia alcuni componenti. Omp Do Brasil importa ogni tipo di componente dall'Italia, ma produce in proprio meccanismi, telai e plastiche per il mercato brasiliano. Omp Colombia importa ogni tipo di componente da Omp Italia.

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Energia

Efficienza e riqualificazione

Consapevolezza energetica La maggioranza delle caldaie in Italia oggi è di tipo convenzionale, ma le dinamiche del mercato sono destinate ad assumere una nuova direzione, verso un risparmio sia energetico che economico. L’analisi di Alberto Montanini, presidente di Assotermica

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Alberto Montanini • Energia

entrata in vigore delle nuove misure di Ecodesign ed Etichettatura energetica sta mutando lo scenario della filiera termoidraulica, un cambiamento favorito dal Conto termico 2.0. Apparecchi a più alta efficienza, quali caldaie a condensazione, pompe di calore e solare termico, ma anche apparecchi ibridi si diffonderanno nel nostro Paese, ma serve una presa di coscienza da parte di cittadini e utenti sull’importanza di riqualificare il proprio impianto termico e idrico-sanitario, come spiega Alberto Montanini, confermato alla guida di Assotermica, l’associazione dei costruttori di apparecchi e componenti per impianti termici, federata ad Anima. In sintesi, quale bilancio si può trarre del precedente biennio di presidenza? «L’aspetto più delicato è stata la transizione alle nuove direttive Ecodesign (ErP) ed Etichettatura energetica; fare di questo cambiamento un punto di forza e non un ostacolo all’introduzione sul mercato delle norme, ha richiesto un grande sforzo da parte di tutti gli attori della filiera. A questo proposito, Assotermica ha ideato il progetto Thermo evolution, in collaborazione con Angaisa (Associazione nazionale commercianti articoli idrosanitari, climatizzazione pavimenti, rivestimenti ed arredobagno), Assistal e Mostra convegno Expocomfort, per illustrare - attraverso una serie di incontri tematici e workshop - all’installatore, al progettista così come al manutentore, le novità introdotte da questi provvedimenti. L’iniziativa è stata patrocinata anche dal Mise e dall’Enea in quanto progetto di formazione e informazione super partes». Il nuovo mandato, invece, su cosa verterà? «Molte sono le cose da fare. Questi provvedimenti vanno affiancati a una semplificazione di regole e procedure, oltre che allo sviluppo del mercato interno. In Italia il parco degli apparecchi installati - caldaie, scaldabagni - è obsoleto: si registrano almeno 7 milioni 230 mila apparecchi pre-marcatura Ce. Questo comporta problemi in termini di sicurezza degli impianti e di consumi energetici. L’obiettivo è, quindi, dare impulso alla sostituzione di questi apparecchi a vantaggio di tutti, soprattutto degli utenti finali che potranno spendere meno, godendo inoltre di quegli incentivi di cui Assotermica si è fatta promotrice. Incentivi, tra l’altro, estesi dal nuovo Conto termico 2.0 permettendo così di ripa-

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Alberto Montanini, presidente di Assotermica

gare in brevissimo tempo l’investimento realizzato». Quali sono le novità più importanti introdotte dal Conto Termico 2016? «Il Conto termico precedente era farraginoso, burocraticamente un po’ miope. Anche su proposta di Assotermica si è proceduto a una maggiore semplificazione e all’espansione degli incentivi. Per quanta riguarda l’erogazione dell’incentivo, c’è la possibilità di ottenere il rilascio dell’importo spettante in un’unica rata per valori non superiori ai 5mila euro, rata corrisposta entro 90 giorni dall’intervento rispetto ai 2 o 5 anni attuali. Saranno, inoltre, ammesse modalità di pagamento online e tramite carta di credito per attestare le spese sostenute. Altro punto centrale è dato dagli apparecchi in auto-approvazione. Se prima l’installatore o il progettista doveva inserire i dati dell’apparecchio sul Portaltermico del Gse, oggi i produttori elaboreranno una lista di impianti idonei per i quali si può usufruire di una

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Energia • Alberto Montanini

procedura semiautomatica. Acquistando uno dei prodotti della lista, l’operatore potrà così accedere a un iter semplificato - con minori possibilità di errore - per la compilazione della scheda domanda, in cui non sarà necessario indicare i dati tecnici relativi alla descrizione dell’apparecchio». Ulteriori misure da sottolineare? «Finalmente si segnala l’inserimento di un incentivo specifico per gli apparecchi ibridi, costituiti da pompe di calore elettriche e caldaie gas a condensazione. Si tratta, nello specifico, di un incremento dell’agevolazione del 20 per cento rispetto a quello per la sola pompa di calore (che corrisponde al 32-34 per cento del costo dell’installato). Questi apparecchi ibridi costituiscono il futuro perché - a fronte di un investimento iniziale maggiore - integrano i vantaggi di entrambe le modalità (caldaia a gas e pompa di calore) grazie a un’unica centralina intelligente, offrendo risultati ottimali dal punto di vista dei consumi relativi a riscaldamento, climatizzazione ed erogazione di acqua calda sanitaria». La dotazione della carta d’identità per caldaie, sistemi di riscalda-

L’Italia merita di essere un mercato di prima fascia, proprio perché le nostre imprese del comparto ne sono protagoniste, esportando già in Francia, Regno Unito, Spagna, Austria, Germania ed est Europa

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mento e di climatizzazione, impianti solari e pompe di calore; il passaggio ai nuovi generatori a condensazione, l’obbligo delle valvole termostatiche nei condomini a riscaldamento centralizzato sono alcune svolte decisive per il settore. Cosa cambia in termini di risparmio energetico? «La soluzione della singola tecnologia - ad esempio le valvole termostatiche - è secondaria rispetto alla leva fondamentale rappresentata dalla consapevolezza energetica dell’utente finale, così come viene definita dall’Unione europea. La carta di identità delle caldaie e dei sistemi di generazione del calore, il cosiddetto Energy labelling, deve infatti guidare il cittadino verso una scelta più consapevole. Fare riferimento a un progettista o all’installatore abilitato è utile, ma deve essere il consumatore in prima persona a capire l’importanza di questo investimento per il suo benessere e il risparmio energetico. Questa transizione epocale non è secondo Assotermica diretta a favorire una tecnologia piuttosto che un’altra, ma si tratta di passare a una consapevolezza che guidi tutta la filiera verso il raggiungimento di determinati obiettivi di sostenibilità a livello europeo: un consumo energetico inferiore, un minore inquinamento e un maggior fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili». Come la progressiva adozione di tecnologie ad elevata efficienza energetica favorirà le imprese italiane del settore? «Partendo dal presupposto che già oltre metà del fatturato del settore è generato oltre confine, è importante sia stato avviato il processo per qualificare il mercato domestico italiano mediante prodotti più performanti, fino ad ora destinati al 70 per cento ai mercati stranieri. Non potevamo continuare a mandare all’estero i prodotti migliori (fascia Premium) perché in Italia non c’era richiesta di caldaie a condensazione, obbligatorie nel Regno Unito sin dal 2005. L’Italia merita di essere un mercato di prima fascia, proprio perché le nostre imprese del comparto ne sono protagoniste, esportando già in Francia, Regno Unito, Spagna, Austria, Germania ed est Europa. Un altro punto centrale è inoltre l’abilitazione degli installatori. Su spinta anche di Assotermica, il Cig (Comitato italiano Gas) ha elaborato una nuova norma, l’Uni 11554:2014, che stabilisce un percorso di autoregolamentazione volontaria per la qualificazione del personale che opera a valle del punto di consegna. La formazione segue di pari passo la cultura energetica». Francesca Druidi


Alessandro Riello • Energia

Ridurre l’inquinamento, aumentare l’efficienza Il nuovo Conto termico e la riforma del sistema tariffario aprono nuove prospettive per il mercato delle pompe di calore in Italia. I vantaggi di questi impianti e le specificità dello scenario nell’intervento di Alessandro Riello, guida di Assoclima

olte le novità sugli incentivi alle rinnovabili termiche e l’efficienza energetica contenute nel Conto termico 2016. «Semplificato rispetto alla versione precedente, il nuovo Conto termico è un incentivo stabile, senza scadenza, usufruibile da privati e amministrazioni pubbliche per interventi su impianti termici per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per l’incremento dell’efficienza energetica», spiega Alessandro Riello, presidente di Assoclima (Associazione dei costruttori di sistemi di climatizzazione federata ad Anima). Il Conto termico 2.0 va così ad affiancarsi all’Ecobonus del 65 per cento per interventi di riqualificazione energetica e alla detrazione fiscale per ristrutturazione edilizia del 50 per cento. Può indicare i principali vantaggi del Conto termico 2016? «Sono state introdotte misure semplificative, che rendono più agevole l’accesso all’incentivo e più rapida la sua erogazione: ampliamento della tipologia di interventi agevolabili, adeguamento del livello di incentivazione e aggiornamento dei requisiti tecnici mini-

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Alessandro Riello, presidente di Assoclima (Associazione dei costruttori di sistemi di climatizzazione federata ad Anima)

mi di accesso. Tra le misure di semplificazione, il decreto prevede la predisposizione, a cura del Gse, di una lista di prodotti idonei con potenza termica fino a 35 kw per i quali sarà possibile usufruire di una procedura semiautomatica per l’accesso agli incentivi. Per quanto riguarda in particolare le pompe di calore, è stata riconosciuta la precedente debolezza dell’incentivo, rispetto al costo di investimento sostenuto, e quindi prevista la revisione dei valori del coefficiente di valorizzazione dell’energia termica prodotta Ci. Le pompe di calore non potranno che trarne un grosso beneficio in termini di diffusione. L’approvazione della revisione del Conto termico, da tempo richiesta dal mondo dell’industria, riconosce alle nostre tecnologie e al nostro settore un ruolo strategico per le politiche di efficienza e di sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese».

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 87


Energia • Alessandro Riello

Quali sono le prospettive e le criticità che deve affrontare il mercato delle pompe di calore in Italia? «Le pompe di calore, come tutte le nuove tecnologie, presentano una criticità dovuta a un maggior costo dell’investimento iniziale. La seconda problematica per le pompe di calore elettriche (la maggior parte di esse) era rappresentato dall’alto costo della bolletta elettrica, strutturata su 4 scaglioni di consumo progressivi in base ai quali veniva calcolato il prezzo dell’energia. Fortunatamente, la Aeegsi (l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico) ha recepito questa anomalia e, già dal 1 luglio 2014, con tariffa D1 (flat, ovvero non progressiva) viene avviata una sperimentazione dedicata a chi installa una pompa di calore come sistema primario di riscaldamento. Dal 1 gennaio 2016 è iniziata la riforma delle tariffe elettriche per tutti i clienti domestici. Dovremo però attendere il 2018 per avere a regime una struttura tariffaria non progressiva, uguale per tutti i clienti domestici (nel frattempo rimane sempre a disposizione la D1)». Cosa cambia con questa riforma? «Si inizia a ragionare su un principio fondamentale: bisogna pagare il giusto e il giusto esula dalle componenti che oggi gli utenti si ritrovano in bolletta. La tariffa deve essere l’espressione reale del costo dell’energia e la rimodulazione sembra andare in questa direzione. Vista la progressività dell’intervento, è però già ora necessario prevedere un’ulteriore proroga della tariffa D1 nel 2017, perché solo dal 1 gennaio 2018 la riforma sarà a regime e solo allora avremo finalmente la possibilità di valutare se la nuova tariffa Td lineare potrà sostituire quella sperimentale (attualmente in vigore per le pompe di calore). Seguiremo con molta attenzione il percorso di attuazione di

Occorre sostituire nel settore residenziale gli ormai vetusti impianti di riscaldamento a combustione con i più moderni ed efficienti sistemi elettrici di climatizzazione a pompa di calore

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questo primo intervento di riforma. Le aspettative sono tante e ampiamente giustificate; non bisogna però dimenticare che il grosso del mercato è rappresentato dalla sostituzione di apparecchi e dalla piccola ristrutturazione e non sarà facile e semplice competere con le altre tecnologie; per le nostre aziende sarà una bella sfida». Dove si sta dirigendo lo sviluppo tecnologico dell’efficienza energetica? «Le pompe di calore rappresentano la tecnologia che per eccellenza è in grado di dare una risposta alle richieste di maggiore efficienza energetica e minori emissioni inquinanti. Basti pensare che per il loro funzionamento viene utilizzata l’energia gratuita presente nell’ambiente aria, acqua e suolo - e che sono in grado di sviluppare efficienze molto alte rispetto ai tradizionali sistemi a combustione e di ridurre sostanzialmente i consumi di energia primaria. Inoltre, le pompe di calore sono il miglior alleato per ridurre l’inquinamento da polveri sottili, causato anche dagli impianti di riscaldamento a combustione. Per questo motivo, è evidente la necessità di affrontare il problema sostituendo, anche nel settore residenziale, gli ormai vetusti impianti di riscaldamento a combustione con i più moderni ed efficienti sistemi elettrici di climatizzazione a pompa di calore, che non richiedono canne fumarie e non emettono inquinanti in atmosfera. Le pompe di calore sfruttano il calore gratuito e illimitato immagazzinato nell’aria, nell’acqua superficiale, nelle falde acquifere sotterranee e nel terre-


Alessandro Riello • Energia

no - per questo motivo, con la Direttiva Res sono state riconosciute ufficialmente come tecnologie che impiegano energie rinnovabili - mentre la restante energia primaria necessaria per il loro funzionamento potrebbe o provenire da un impianto fotovoltaico, ulteriore fonte rinnovabile, oppure essere prodotta in centrali elettriche molto distanti dai centri urbani». Assoclima sta lavorando per diffondere una cultura della climatizzazione. Quali restano le priorità in questo senso? «Stiamo investendo molto in informazione ed education sul potenziale dei sistemi a pompa calore; lo stiamo fa-

Conto termico 2.0 Va ad affiancarsi all’Ecobonus del 65 per cento per interventi di riqualificazione energetica e alla detrazione fiscale per ristrutturazione edilizia del 50 per cento

cendo come associazione con un sito dedicato all’utente, www.assoclima.it, che utilizza un linguaggio semplice e immediato e raccoglie esempi che aiutano l’utente e lo accompagnano nella scelta della tipologia di pompa di calore più adatta alle sue esigenze, lo guidano su come accedere ai sistemi di incentivazione e su come richiedere la tariffa elettrica D1. Altrettanto (e sicuramente meglio) stanno facendo le nostre aziende; oggi possiamo dire che un sistema a pompa di calore per la climatizzazione a ciclo annuale per riscaldare in inverno, raffrescare in estate e anche produrre acqua calda sanitaria non è più un “oggetto misterioso”. Le difficoltà però non mancano e vanno ricercate soluzioni in particolare nel settore del piccolo residenziale, distinguendo tra nuovo, ristrutturazione e sostituzione». In che modo? «Nel settore terziario, da molti anni ormai, non esistono particolari ostacoli alla diffusione delle pompe di calore. I nuovi edifici tendono a utilizzare impianti a pompa di calore, sia da soli sia integrati con altre tecnologie, per elevare la classe energetica e quindi il valore dell’edificio. Oltre ad avere una loro efficienza intrinseca, le pompe di calore hanno la peculiarità di integrarsi benissimo con il solare fotovoltaico per la produzione di energia elettrica e il solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria, realizzando così un sistema con consumi quasi nulli di energia primaria. Questo però è realizzabile in edifici di nuova costruzione o nella grande ristrutturazione. Anche con una ripresa dell’edilizia, le nuove costruzioni saranno in ogni caso poche. La difficoltà consiste nel far penetrare la tecnologia delle pompe di calore nel grande mercato della sostituzione nel settore residenziale, vuoi per problemi tecnici (interventi molto pesanti sull’edificio e quindi costi di investimento elevati), vuoi per tempi di ritorno dell’investimento lunghi a causa di tariffe elettriche fino a ieri troppo alte. Abbiamo però visto che con il nuovo Conto termico e la nuova tariffa elettrica si aprono nuove prospettive e, quindi, la priorità diventa informare l’utente e la filiera». Francesca Druidi

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 89


Impiantistica e ambiente • Sergio Trombini

Al servizio dell’energia Dall’Oil&Gas alle rinnovabili, dal nucleare all’idroelettrico, il quadro di mercato subisce trasformazioni profonde e differenti per ogni ambito. Ecco come cambia l’energetico nell’analisi di Sergio Trombini

l 2015 è stato caratterizzato da continui cambiamenti sempre meno prevedibili ed estremamente rapidi. Nel settore energetico, in particolare, la crescita delle economie emergenti ha dovuto fare i conti con il ritorno dei capitali nei paesi centrali, il calo della domanda cinese e il crollo delle materie prime in generale. Il futuro è ancora incerto. La situazione geopolitica in Medio Oriente, la decisione della banca centrale americana di rialzare i tassi d’interesse, il crollo dei prezzi delle materie prime e il possibile rafforzamento del dollaro americano, lasciano ancora oggi aperti vari scenari per il 2016. Ne abbiamo parlato con Sergio Trombini, ai vertici della Atb Riva Calzoni Spa, azienda con un’esperienza quasi centenaria nella fornitura di apparecchiature di processo per impianti Oil&Gas e di ap-

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parecchiature idromeccaniche per impianti idroelettrici. «Dall’Oil&Gas alle fonti rinnovabili – dice Trombini – , gli effetti della globalizzazione hanno certamente modificato profondamente le strategie di acquisto che si sono spostate in paesi emergenti. Conseguenza di questa scelta, la maggior parte dei progetti di investimenti realizzati negli ultimi anni hanno subito delle forti ripercussioni per una sottovalutazione sia dei relativi costi indiretti di gestione che delle competenze necessarie per gestire i partner locali a volte inaffidabili. La

storia, le referenze, le competenze, la capacità di innovare di società come la nostra hanno in questo contesto un valore ricercato e riconosciuto sul mercato». Quindi, avete accusato meno gli effetti recessivi, rispetto ad altri attori nell’ambito. «È un periodo difficile, comunque, per tutti. Ma i risultati economici e finanziari del 2015 sono positivi con un valore della produzione in Italia di oltre 80 milioni di euro e di oltre 20 milioni di euro nelle nostre controllate estere. Nel settore Idroelettrico, la so-

Stiamo investendo nella realizzazione di piccoli impianti di produzione idroelettrica ed eolica 90 • Dossier Meccanica e Engineering 2016


Sergio Trombini • Impiantistica e ambiente

cietà ha in corso importanti progetti in Perù e Colombia, fatto che conferma la continua crescita nello sviluppo energetico dell’area andina e la giusta scelta di costituire una succursale operativa in Colombia. Le opportunità più interessanti per uno sviluppo di ampia scala si trovano in aree quali America Latina, Sud Est Asiatico. Anche l’Africa sta tornando a essere un mercato interessante negli ultimi anni, con buone opportunità nel mondo dell’energia». Avete diversi comparti di interesse. Quali sono i principali e in che modo operate su ognuno di loro? «Per l’Oil& Gas costruiamo apparecchiature di processo (reattori, separatori, colonne, corpi a pressione ecc.) per unità di processo di raffinerie petrolifere, impianti di produzione di ammoniaca e urea, impianti petrolchimici, impianti di trattamento gas. Per l’idroelettrico siamo main contractor per la fornitura (progettazione, costruzione, installazione e messa in servizio) di apparecchiature idromeccaniche e di condotte forzate complete di unità idrauliche e di

Futuro e risorse Sergio Trombini, ai vertici della Atb Riva Calzoni Spa, titolare della Atb Riva Calzoni, si sofferma sulle previsioni più accreditate del prossimo futuro nel settore energetico. «Il fattore ambientale è centrale – dice Trombini –. Il settore Oil& Gas, per esempio, avrà bisogno di impianti più efficienti e meno inquinanti e le dimensioni e i pesi dei nostri nuovi reattori aumenteranno. Ma, soprattutto, l’energia fonti rinnovabili deve essere il punto di riferimento per i prossimi decenni, e noi siamo presenti nel settore del Large Hydro. Stiamo allo stesso tempo investendo nel business della realizzazione di piccoli impianti di produzione idroelettrica ed eolica. La distribuzione delle piccole centrali sul territorio, in cui il collegamento alla rete potrebbe rappresentare un problema, sarà la sfida per il futuro al fine di avere una grande distribuzione di reti intelligenti locali per alimentare villaggi e consumatori singoli».

controllo per impianti idroelettrici e idraulici di grandi dimensioni. Sul fronte del nucleare, siamo costruttori di contenitori per il trasporto e lo stoccaggio di combustibile esaurito e rifiuti radioattivi di produzione nucleare di energia elettrica. Ma siamo attivi anche nel mercato dell’energia rinnovabile, con la fornitura di turbine eoliche e siamo Epc contractor per la realizzazione chiave in mano di piccoli impianti idroelettrici». In che modo state affrontando le trasformazioni e le esigenze che ogni ambito presenta? «Nell’Oil& Gas, la società ha in corso importanti progetti nel Sud Est asiatico, in Medio Oriente e negli Stati Uniti. Nel corso dell’esercizio, inoltre, sono state ulteriormente intensifica-

90% Le centrali elettriche e idroelettriche in Italia fino agli anni ottanta, erano per lo più lavori della ATB e Riva Calzoni

Sergio Trombini, ai vertici della Atb Riva Calzoni Spa, con sede a Roncadelle (BS) www.atbrc.com

te le azioni di potenziamento della struttura commerciale e di sviluppo di business in Medio Oriente, Far East ed Europa dell’Est dove si intravedono interessanti opportunità nel futuro. Nel settore nucleare, come conseguenza dell’incidente di Fukushima, sono confermate le interessanti opportunità nel mercato del decommissioning e della gestione del combustibile nucleare in Europa. Nel business dell’eolico: A fine 2015, ATB ha venduto e installato la prima turbina da 500 KW in Scozia. In UK dove verrà installata una seconda turbina da 500 kW entro la fine del 2016». Renato Ferretti

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 91


Impiantistica e ambiente • Emanuela e Alberto Villari

Il progresso dell’impiantistica Emanuela e Alberto Villari tracciano un quadro del settore, sottolineando l’importanza dell’innovazione tecnologica e della diversificazione nelle prossime sfide da affrontare nel mercato globale

nche per l’inizio di questo 2016 l’economia italiana non mostra livelli maggiori negli investimenti sia privati sia pubblici. Concorrenza e una fortissima tensione sul fronte dei prezzi tende a comprimere i margini. Ma fortunatamente, i segnali non sono tutti negativi e sussistono ancora esempi di diversificazione e innovazione tecnologica che tracciano un percorso positivo per il tessuto industriale nazionale. Uno di questi sta nell’esperienza che l’architetto Emanuela Villari e l’ingegner Alberto Vil-

A

lari hanno maturato rispettivamente come CFO e come CEO all’interno della padovana Sice. Si tratta di un’impresa che da 47 anni (anno fondazione 1969) lavora nell'ambito degli installatori di impianti elettrici, speciali e meccanici (termoidraulici, di condizionamento, antincendio, speciali ed affini), con un organico di oltre 40 addetti. «In particolare – precisa Emanuela Villari –, l’azienda dispone di una divisione specialistica negli impianti elettrici e affini, una divisione specializzata in quelli meccanici (termoidraulici, idricosanitari, antincendio, di condizionamento), una addetta alla rea-

92 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

lizzazione di tutti gli impianti speciali e di sicurezza (quali antintrusione, Tvcc, controllo accessi, cablaggio strutturato, diffusione sonora, supervisione e termoregolazione, e altri). Ci sono, poi, una divisione esperta nella realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili quali fotovoltaico, eolico, biomasse, biogas, e un’officina elettrica che da sempre realizza internamente tutta la quadristica dei cantieri». Considerando l’opera di diversificazione portata avanti, quali sono le vostre attività principali? ALBERTO VILLARI: «La nostra azienda progetta, realizza “chiavi in mano”, fa manutenzione, conduce e gestisce impianti elettrici, termoidraulici, idrotermosanitari, antincendio, sprinklers, watermist, a gas inerti, di condizionamento, trattamento aria, Tvcc, antintrusione, controllo accessi, Evac e diffusione sonora, rilevazione fumi, supervisione e termoregolazione, a fonti rinnovabili (solare termico, solare fotovoltaico, geotermia, eolico, biomasse, biogas) su tutto il territorio nazionale e anche estero sia per l’industria che per il terziario-commerciale. In particolare i nostri clienti sono tipicamente grandi gruppi della Gdo e industriali, oppure importanti investitori immobiliari». In cosa consistono i problemi più gravi che bisogna affrontare in tempi di crisi?

40%

I risparmi energetici annuali possibili con i nuovi sistemi tecnologici messi a disposizione di Sice Srl


Emanuela e Alberto Villari • Impiantistica e ambiente

Un raggio d’azione esteso

EMANUELA VILLARI: «Il perdurare di mezzi di finanziamento provenienti da fonti proprie e l’assenza di indebitamento bancario rappresenta, oggi più che in passato, un punto di forza. In tempi di crisi è strettamente necessario monitorare gli indicatori patrimoniali e di solidità. Ce ne sono diversi, uno di questi è l’indice di copertura delle immobilizzazioni, che evidenzia quale parte dell’attivo a medio/lungo termine sia finanziata da fonti contraddistinte da caratteristiche di scadenza analoghe al fabbisogno coperto. Poi, abbiamo l’indice di liquidità primaria, che esprime la capacità di soddisfare in modo puntuale e ordinato le

L’ingegner Alberto Villari e l’architetto Emanuela Villari, rispettivamente CEO e CFO di Sice Srl con sede a Padova - www.siceimpianti.com

obbligazioni a breve. Infine, l’indice di liquidità secondaria, che evidenzia la capacità di far fronte all’indebitamento a breve con la liquidità immediata e con le attività economiche/finanziarie». Da un punto di vista produttivo, invece, quali sono le ultime novità della vostra ricerca interna? ALBERTO VILLARI: «Siamo costantemente impegnati nello sviluppo di soluzioni tecniche innovative che consentano di ottenere i risultati voluti in termini di condizioni termoigrometriche, di air quality e di comfort ambientale, ottimizzando al contempo i costi realizzativi, ma soprattutto manutentivi, energetici e gestionali. Le nostre più recenti analisi riguardano gli impianti in ambito termotecnico, con gruppi frigoriferi ad inverter polivalenti, condensati ad acqua di pozzo geotermico a ciclo aperto con COP effettivo maggiore di 6, abbinati a sistemi fotovoltaici ad alta efficienza. In ambito elettrico, abbiamo sviluppato con grande soddisfazione soluzioni di illuminazione sia interna sia esterna full Led ad altissima efficienza (oltre i 110-120 lumen/W) abbinati a sistemi di supervisione e ottimizzazione Bms su protocollo ibrido Dali/BacNet su IP». Renato Ferretti

Alberto ed Emanuela Villari, alla guida della Sice, parlano dell’apertura verso nuovi mercati da parte dell’azienda padovana e le basi che la sostengono. «Operiamo su tutto il territorio nazionale, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dal Piemonte al Lazio. Abbiamo lavorato e operiamo anche in Svizzera, Croazia, e Austria, mercati esteri verso i quali stiamo sempre più orientando il nostro sguardo. Le caratteristiche che ci hanno permesso di distinguerci sul mercato, espandendo il raggio d’azione, consistono nella grande competenza tecnico-normativa e qualità costruttiva, nel rispetto tassativo degli accordi contrattuali e delle tempistiche, sebbene spesso molto stringenti. Lo scorso anno, ad esempio, abbiamo realizzato in contemporanea tutti gli impianti elettrici, termotecnici, speciali e fotovoltaici di due ipermercati per oltre 4 milioni di euro di appalti, in soli 60 giorni totali effettivi di cantiere».

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Roberto Rovelli • Impiantistica e ambiente

La climatizzazione si evolve Prendersi cura delle proprie apparecchiature tecnologiche vuol dire anche occuparsi del raffreddamento dell’ambiente in cui operano. Approfondiamo l’argomento con Roberto Rovelli er raggiungere il massimo delle prestazioni, i moderni sistemi tecnologici hanno bisogno di un ambiente termicamente controllato. L’affidabilità, l’efficienza e la durata delle apparecchiature possono essere garantite solo in presenza di perfette condizioni climatiche». Lo dichiarava già nel 1988 Mauro Bettini, oggi amministratore della società Refrind. Nel 1989, proprio a partire da quell’affermazione nasce l’impresa Sim Engineering, specializzata nella realizzazione di condizionatori d’aria destinati al raffreddamento dei quadri, elettrici ed elet-

«P

La Sim Engineering Srl ha sede a Gorlago (BG) www.simengineering.it

tronici, di automazione, di controllo dei processi produttivi e di telecomunicazione. «Il dialogo continuo con la clientela, e i grandi investimenti in ricerca e sviluppo – spiega Roberto Rovelli, amministratore dell’azienda – ci hanno permesso di raggiungere traguardi importanti nella produzione di articoli sempre più innovativi, efficienti e affidabili». Traguardi che hanno motivato la Sim Engineering a spingersi oltre ed esplorare nuove possibilità e soluzioni dedicate a soddisfare le più disparate esigenze della climatizzazione. «Grazie anche alla sempre più stretta collaborazione con Refrind, ai prodotti storici – quali condizionatori d’aria per quadri di comando con potenza da 500 a 10mila W e scambiatori di calore aria-acqua per quadri di comando con potenza da 800 a 5mila W – abbiamo affiancato una nuova linea per la progettazione, produzione e messa in opera di camere per prove climatiche per il controllo della temperatura e dell’umidità. Nel 2012 sono state avviate altre due nuove linee specializzate nella climatizzazione in ambito residenziale: una dedicata alla produzione di moduli di post-trattamento dell’aria per sistemi VMC (ventilazione meccanica controllata); l’altra dedicata alla produzione di deumidificatori per impianti a pannelli radianti». Dunque, un’innova-

zione continua quella della Sim Engineering che si sposa a un’indiscussa qualità. «Prima di essere immesse sul mercato – continua ancora Roberto Rovelli – tutte le apparecchiature vengono sottoposte e devono superare severi test di controllo e un completo collaudo funzionale. Tale sistema di qualità aziendale è certificato Iso 9001. Siamo, inoltre, seriamente impegnati sul fronte della tutela dell’ambiente: per questa ragione impieghiamo esclusivamente fluidi frigorigeni senza Cfc e a basso GWP, come l’R134a o il 407c, non dannosi per lo strato d’ozono». Emanuela Caruso

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Impiantistica e ambiente • Nicola Tagliabue

Engineering per l’ambiente Le lavorazioni industriali complesse generano polveri e fumi dannosi per l’uomo e per l’atmosfera. Il ruolo dei produttori di impianti di depurazione diventa fondamentale. L’esperienza di Nicola Tagliabue

a depurazione dell’aria a livello industriale è un settore fondamentale per l’intera economia nazionale. Le aziende si rinnovano tecnologicamente, adottano nuovi macchinari e nuovi sistemi di produzione. Le lavorazioni meccaniche, effettuate attraverso macchine utensili, generano sostanze dannose per l’uomo e per l’ambiente. Diventa perciò fondamentale l’intervento di operatori specializzati. In Italia il comparto annovera punte di eccellenza, aziende che negli

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anni hanno saputo aggiornarsi costantemente con tecnologie innovative, intuendo il valore etico ed economico di questo tipo di attività. Una menzione particolare merita So.Tec, da sempre in prima linea nella progettazione e fornitura di impianti ed unità tecnologiche complete per la depurazione dell'aria. Il merito della società d’ingegneria di Bergamo sta nell’aver ideato, ormai più di venti anni fa, la tecnologia a coalescenza per la filtrazione di fumi oleosi con grafite, provenienti dai processi di stampaggio a

96 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

caldo di ottone e di nebbie oleose da diverse lavorazioni meccaniche. Per il trattamento delle nebbie oleose ad oggi il gruppo ha realizzato oltre 200 impianti di media e grande dimensione (fino alla capacità di 180.000m3/h in un’unica soluzione) in Italia e all’estero. Per la depolverazione industriale oltre 600 sono invece gli impianti installati specialmente in Italia. Il giro d’affari di So.Tec è in crescita, come dimostrano i dati di chiusura del 2015, con un incremento del fatturato del 15 per cento rispetto all’anno precedente. «Lo scorso anno si è chiuso positivamente, abbiamo installato numerosi impianti di filtrazione industriale, specialmente quelli inerenti il trattamento delle nebbie oleose, chiavi in mano in tutto il mondo». Nelle parole di Nicola Tagliabue, amministratore delegato dell’azienda, l’orgoglio di chi ha portato il proprio gruppo ai più alti livelli del settore. «Siamo una società di engineering che fin dai propri esordi ha sempre utilizzato tecnologie al top, investendo nello sviluppo del proprio know-how, abbracciando sempre nuovi settori industriali. Il mercato interno si è assestato e oggi sembrano esserci segnali di ripresa. Ma il nostro target più importante è l’Europa. Le vendite estere rappresentano circa il 30 per cento del nostro fatturato». Fin dalla propria nascita nel 1988 So.Tec ha cooperato con società scandinave operanti nel settore della depu-


Nicola Tagliabue • Impiantistica e ambiente

Gli impianti

+15% incremento del fatturato rispetto all’anno precedente

Nicola Tagliabue, amministratore delegato di So.tec Srl. L’azienda ha sede ad Almenno San Bartolomeo (BG) www.sotec.it

razione dell’aria industriale. Nel 2010 l’azienda sancisce un accordo con la multinazionale Nederman. «La nostra collaborazione è iniziata quando il gruppo nordico ha concretizzato l’acquisizione del marchio danese Dantherm Filtration, di cui So.tec era reseller per il mercato italiano – spiega Tagliabue –. Questa partnership, oltre a garantirci l’appoggio di un brand internazionale, ci ha dato la possibilità di avere a nostra disposizione tecnologie sempre all’avanguardia e quindi poter garantire ai nostri clienti un’altissima efficienza nell’abbattimento di fumi, nebbie e polveri industriali». So.Tec fa parte del gruppo UNIARIA, l’unione dei costruttori degli impianti di depurazione aria, una piattaforma che riunisce le aziende del settore per svolgere un’azione informativa, tecnica e

promozionale nei confronti del mercato. «Il network UNIARIA ci ha aperto al confronto con gli altri associati e con Regione Lombardia – continua Tagliabue. So.Tec ha attivamente contribuito e partecipato alla stesura delle schede B.A.T. (Best Available Technologies) che definiscono le caratteristiche minime degli impianti di depurazione e le migliori tecnologie disponibili per trattare i vari inquinanti derivanti dai più disparati processi industriali». Il settore, vista la ricaduta su ambiente e lavoro, impone una soglia altissima ri-

Il merito della So.Tec sta nell’aver ideato la tecnologia a coalescenza per la filtrazione di fumi oleosi con grafite

So.Tec realizza in tutto il mondo differenti tipologie di impianti per l’aspirazione e filtrazione delle nebbie oleose. Impianti Mini-Max Offrono la massima efficienza di filtrazione con un ingombro molto ridotto ed una portata di aspirazione che varia da 500 a 8.000 m3/h. Filtri installabili sia all’interno che all’esterno del reparto produttivo. Impianti Mini-Max Plus e a sviluppo verticale Offrono la massima efficienza di filtrazione con un ingombro molto ridotto ed una portata di aspirazione che varia da 8.000 a 15.000 m3/h. Filtri installabili sia all’interno che all’esterno del reparto produttivo. Impianti Supercompatti Sistemi di filtrazione all’avanguardia, di dimensioni compatte e grande portata di aspirazione. (≥20.000 m3/h). Filtri installabili sia all’interno che all’esterno del reparto produttivo.

guardo ricerca e innovazione. «In questo momento stiamo lavorando allo sviluppo di elementi filtranti modificati in grado di operare con efficienze altissime anche per concentrazioni elevate di fumi oleosi derivanti da presse a lubrificazione spinta». Secondo i dati di Tagliabue i numeri del primo trimestre 2016 sembrano ricalcare il trend positivo dell’ultimo triennio. «È un obiettivo possibile. Inoltre quest’anno mi aspetto che So.Tec possa portare a termine tutti gli importanti progetti avviati con la clientela estera». Stefano Russello

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 97


Impiantistica e ambiente • Danilo Viganò e Cristina Modolo

L’oil & gas e l’industria italiana Danilo Viganò e Cristina Modolo portano la propria esperienza tecnica e imprenditoriale, per delineare attuali circostanze e probabili sviluppi futuri in un settore centrale per le sorti dell’economia internazionale

l costo del petrolio è destinato a rimanere basso ancora per molti mesi, forse anni, per cui gli investimenti maggiori si concentreranno su alcune aree specifiche». Così Danilo Viganò, ai vertici della Blutek con Cristina Modolo, inquadra il settore oil&gas nelle circostanze attuali. Quello dell’azienda bergamasca è certamente un punto di vista privilegiato sull’ambito, essendo una realtà che fornisce impianti ingegnerizzati su scala internazionale. «In particolare, nei paesi dove il costo estrattivo è basso – continua il presidente e direttore tecnico –, gli investimenti serviranno per aumentare la produzione e affermarsi quindi come maggiori esportatori mondiali (Iraq,

«I

Danilo Viganò e Cristina Modolo, rispettivamente presidente - direttore tecnico e amministratrice della Blutek Srl, con sede a Lallio (BG) www.blutek.eu

Arabia Saudita, Algeria). In altri paesi invece, gli investimenti saranno necessari per ammodernare impianti obsoleti che ragioni economico-politiche hanno tenuto fermi per anni (Iran, Venezuela)». Cosa ha comportato il calo del prezzo del petrolio per il vostro settore? DANILO VIGANÒ: «Il calo del prezzo del greggio ha forzato gli operatori a rimandare al 2017-2018 l’esecuzione dei nuovi progetti non ancora avviati, mantenendo però attivi i progetti già iniziati e finanziati. In questo momento critico, dove i margini si stanno riducendo, le grosse compa-

98 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

gnie petrolifere e in genere tutti gli operatori dell’oil & gas, hanno avviato una completa revisione dell’intero processo produttivo puntando sull’ammodernamento degli impianti esistenti migliorando produttività, sicurezza e affidabilità. Pur in un momento di forte contrazione del costo del petrolio, nel 2015 all’azienda sono stati commissionati importanti progetti e il fatturato 2015 è aumentato rispetto al 2014». E Blutek come si inserisce in questo contesto? CRISTINA MODOLO: «Bisogna premettere che Blutek è un’azienda specializzata nella progettazione e fab-


Danilo Viganò e Cristina Modolo • Impiantistica e ambiente

+50% L’aumento di fatturato registrato alla chiusura del bilancio relativo al 2015 dalla Blutek Srl

bricazione di impianti ingegnerizzati per la produzione di aria compressa e generazione d’azoto per l’utilizzo nel settore petrolifero e petrolchimico. In questo campo, dove altri propongono impianti che utilizzano componenti per l’industria di base leggermente modificati per soddisfare alcune delle richieste dei clienti (con evidenti limiti di utilizzo), noi forniamo un impianto studiato in accordo con il cliente, rispettando tutti i criteri di sicurezza imposti nei vari paesi del mondo relativamente ai recipienti in pressione e all’installazione in ambiente con atmosfera potenzialmente esplosiva. Specialmente in caso di sostituzione di impianti obsoleti, Blutek è in grado di progettare e realizzare il nuovo impianto adatto per essere installato nello stesso luogo con il minimo di opere civili. Grazie a questo, il tempo di shutdown dell’impianto si riduce di parecchi mesi ed i costi generali del-

l’operazione rimangono contenuti al costo del nuovo impianto. Blutek realizza progetti sia per ambiente onshore che per piattaforme offshore».

In cosa investite maggiormente? D.V.: «Al primo posto: ricerca e innovazione, sia di prodotto sia di processo. Per questo investiamo molto nella formazione continua e specifica del nostro team di giovani laureati in ambito tecnico-commerciale e nella ri-

Futuro made in Italy Cristina Modolo, amministratrice della Blutek, si interroga sul prossimo futuro dell’azienda bergamasca. «Attualmente tutti i nostri prodotti sono pensati, disegnati e costruiti in Italia. Da qui a breve, ci sarà la necessità di delocalizzare parzialmente l’assemblaggio finale come stanno richiedendo alcune delle nazioni con elevata dipendenza economica dal

cerca di soluzioni tecniche innovative. Al secondo posto, ma non di minore importanza, gli investimenti riguardano la qualità e la sicurezza: Blutek è certificata ISO 9001:2008 e punta al miglioramento dei processi interni e produttivi per garantire prodotti performanti con un elevato standard di qualità e sicurezza. Poi, c’è la formazione della propria rete commerciale estera e del personale tecnico qualificato locale in grado di supportare i clienti nella vendita e nel post-vendita in qualsiasi parte del mondo». I vostri prodotti supportano anche le energie rinnovabili? C.M.: «Blutek è attiva in diversi settori, tra cui le energie rinnovabili. Abbiamo progettato e stiamo perfezionando, con un team di altre aziende di rilevanza mondiale, un sistema altamente innovativo denominato Energy Box, che permette di produrre energia tramite fonti rinnovabili (pale eoliche, pannelli solari) e immagazzinare in un apposito serbatoio ad alta pressione l’energia non utilizzata, trasformata in aria compressa da un compressore appositamente studiato. L’aria compressa, in caso di richiesta di energia supplementare, sarà utilizzata per azionare un espansore al quale è collegato un generatore di corrente per produrre energia da rimettere nel circuito». Elena Ricci

petrolio come in Sud America, Middle e Far East. Per questo Blutek ha già avviato un percorso formativo per il personale tecnico dei partner locali in modo da realizzare in breve tempo alcune lavorazioni finali. Questo nuovo scenario non inciderà sul volume della produzione italiana, perché continueremo a produrre i componenti chiave in Italia e soprattutto l’ingegno e l’innovazione resteranno rigorosamente made in Italy».

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 99


Infrastrutture • Graziano Delrio

Mobilità, nuove risorse sui binari

Più safety ferroviaria, maggior rapidità nei collegamenti regionali e sviluppo delle tratte connesse ai grandi corridoi europei. Sono i pilastri della strategia italiana di investimento nella mobilità su ferro, pronta a cambiare passo

na robusta iniezione di risorse aggiuntive per riuscire a intensificare quella “cura del ferro” di cui l’Italia ha bisogno per compiere il definitivo scatto di competitività sul versante infrastrutturale. Ammontano complessivamente a 17 miliardi gli investimenti destinati alla nuova strategia sulla rete ferroviaria presentata nelle scorse settimane presso il Ministero dei Trasporti dal titolare del dicastero Graziano Delrio, dall’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane Renato Mazzoncini e dall’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile. Un piano che, passando per gli stanziamenti inseriti nel decreto Sblocca Italia e nelle leggi di stabilità 2015 e 2016, libera 9 miliardi di euro per l’aggiornamento 2015 del Contratto di programma tra Mit e Rfi, più altri 8 miliardi che saranno presto oggetto dell’aggiornamento 2016. «Il nostro Paese – sostiene Delrio - ha bisogno di investire sulla ferrovia, è dal primo giorno che lo diciamo. Deve investire tanti soldi perché abbiamo

U

Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei trasporti

perso terreno nel trasporto merci e nel trasporto delle persone. L’alta velocità è un’esperienza di successo, ma abbiamo necessità anche in altri settori, come le ferrovie turistiche e come il trasporto delle merci». DALLA GOMMA AL FERRO, IN PIENA SICUREZZA Alla base di tutte le mosse che la nuova strategia mette in cantiere, c’è la volontà di spostare progressivamente il traffico passeggeri e merci dalla gomma ai binari riqualificando la rete nazionale con tecnologie di ultima generazione sui treni, nelle stazioni e lungo le linee, assicurando qualità e comodità per i viaggiatori, rapidità nei collegamenti e soprattutto, maggior sicurezza. Dei primi 9 miliardi inseriti nell’addendum del

100 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

contratto di programma Stato-Rfi 2012-2016 infatti, ben 1,7 miliardi saranno destinati agli interventi necessari a contenere i rischi nelle gallerie, nelle zone sismiche e in quelle soggette a dissesto idrogeologico. Stessa attenzione sarà riservata al rispetto dell’ambiente, attraverso la soppressione dei passaggi a livello e la protezione in sicurezza dei restanti. Circa 500 milioni infine, saranno impiegati per l’upgrading tecnologico. «Migliorare la sicurezza delle nostre reti ferroviarie è indispensabile – sottolinea il ministro – specie in seguito a quanto è accaduto in Germania. Il piano organico pluriennale e lo stanziamento che abbiamo approntato rispondono pertanto a un’esigenza primaria, perché il nostro territorio è fragile dal


Graziano Delrio • Infrastrutture

17 mld

Gli investimenti per la nuova strategia sulla rete ferroviaria presentata dal Ministero dei trasporti

punto di vista del dissesto idrogeologico, con regioni particolarmente deboli sotto questo aspetto come la Sicilia, la Calabria e la Sardegna». AGGANCIARSI ALLE GRANDI RETI EUROPEE Un faro speciale puntato sulle regioni meridionali non solo in chiave sicurezza, ma in un’ottica più ampia di connessione ai grandi corridoi europei, a cui gli investimenti previsti dal Pon Infrastrutture e Reti 2014-2020 posso dare un apporto decisivo. «Il Pon – spiega Delrio - è un pezzo importante di una più complessiva strategia comunitaria che vuole migliorare l’offerta di trasporto sostenibile e portare in Italia una grande

rete infrastrutturale di tipo europeo. In questo disegno il Mezzogiorno ha un ruolo centrale perché se riparte il Sud riparte l’Italia». La linea ad alta capacità Napoli-Bari, l'implementazione della direttrice ferroviaria MessinaCatania-Palermo e i collegamenti di "ultimo miglio" ai nodi portuali del triangolo Bari-Brindisi-Taranto sono solo alcuni degli interventi localizzati nel Mezzogiorno mirati a sviluppare il corridoio Scandinavo-Mediterraneo, uno dei quattro che attraversa l’Italia assieme al corridoio Baltico-Adriatico, Reno-Alpi e Mediterraneo. Agganciarsi in maniera competitiva e intermodale a queste quattro direttrici rappresenta la strategia di fondo del piano infrastrutturale italiano, al punto che l’aggiornamento 2015 del Contratto di Programma destina a questo capitolo circa 5,2 miliardi di euro. Di cui oltre 4,4 per completare gli interventi in corso e avviare i nuovi lotti costruttivi delle grandi opere sulle linee ferroviarie inserite nel reticolato

continentale. «L'Italia - afferma il ministro - è una delle nazioni che ha più corridoi. Le reti Ten-T sono una grande opportunità per fare dell'Europa uno spazio davvero unico, oltre che una scelta strategica per migliorare la perfomance economica del nostro Paese». FONDI PER MIGLIORARE LA MOBILITÀ LOCALE A queste opere di respiro extra-nazionale si aggiungono da ultimo gli oltre 2 miliardi di euro stanziati per il trasporto pubblico locale, divisi tra i 750 milioni per migliorare la mobilità nelle aree metropolitane e i circa 1,3 miliardi per lo sviluppo della rete ferroviaria a servizio del trasporto regionale. «L’obiettivo - conclude il ministro - è quello di eliminare i cosiddetti colli di bottiglia nei punti di ingresso nei principali nodi metropolitani e urbani, quelli con la maggiore intensità di traffico pendolare». Giacomo Govoni

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 101


Trasporti • Elisabetta Osti

Incidere sul futuro dei trasporti Un punto di riferimento in Italia e all’estero nel settore dell’antivibrante ferroviario. Elisabetta Osti presenta le principali tecnologie made in Italy che migliorano le performance in termini di riduzione del rumore e aumento del comfort di viaggio ui veicoli ferroviari e ferrotranviari, come tram e metropolitane, le tecnologie antivibranti hanno un ruolo fondamentale nel migliorare le performance in termini di riduzione del rumore e dunque aumento del comfort per il passeggero. La produzione di sistemi antivibranti rappresenta da trent’anni il core business della Sga (Società Gomma Antivibrante), azienda di Opera, nel milanese, che accanto al trasporto su ferro, da alcuni anni sviluppa anche soluzioni per veicoli speciali, macchine industriali e settore navale. Come spiega Elisabetta Osti, figlia di Luigi, fondatore e attuale amministratrice della società: «Esistono numerose tipologie di antivibranti e la nostra gamma ne comprende diverse

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famiglie, per un totale di circa 1800 articoli. Produciamo snodi, la cui funzione è permettere rotazioni non complete controllate elasticamente (le dimensioni variano da pochi millimetri a 500 millimetri per le forme più complesse), tamponi, che smorzano il rumore di im-

patto e di contenimento dei movimenti, sospensioni, che assorbono punte elevate di carico (possono avere diverse forme geometriche: a doppio cuneo, cilindriche o coassiali) e tasselli di appoggio delle sospensioni, che “tagliano” le vibrazioni, distribuendone uni-

Il laboratorio interno Struttura strategica dei processi di Sga è il laboratorio interno. Questo, oltre allo sviluppo di nuove soluzioni, è attrezzato per la verifica degli articoli in produzione. Fra le tecnologie utilizzate nel laboratorio vanno ricordate il tensiometro e le stufe di invecchiamento per il controllo delle caratteristiche fisico-meccaniche della gomma – Sga utilizza principalmente gomma naturale, che, in quanto tale, è soggetta a variazioni da partita a partita, che vanno verificate e se necessario corrette –; il durometro e il magnaflux per il controllo dei componenti metallici; il dinamometro e torsiometro per la verifica delle caratteristiche elastiche statiche dei prodotti finiti; le vibrodine per il controllo delle caratteristiche elastiche dinamiche e per le prove di durata a fatica del prodotto finito; e la macchina di misura ottica 3D, dedicata al controllo dimensionale dei prodotti.

102 • Dossier Meccanica e Engineering 2016


Elisabetta Osti • Trasporti

Gli stabilimenti della Sga Srl si trovano a Opera (MI) www.sgaopera.it

formemente il carico». Grazie a queste tecnologie, sviluppate nel laboratorio interno – dove oltre alla messa a punto di articoli di nuova progettazione si eseguono i controlli della produzione di serie –, il bilancio 2015 della Sga si è chiuso, in termini di fatturato, con un incremento del 10 per cento su base annua. «All’interno di questo risultato – prosegue Osti –, registriamo un livello sostanzialmente invariato delle esportazioni, mentre, dato positivo, il mercato nazionale ha registrato un più 30 per cento». La distribuzione degli interessi commerciali di Sga, a partire dall’Italia, la vede partner di società come Trenitalia, Alstom, Ansaldo Breda-Hitachi, Bombardier, Firema, Trenord, Atm Milano, Atac Roma, Gtt Torino, Amt Genova e di varie officine di manutenzione distribuite su tutto il territorio. «All’estero, invece, per quanto riguarda l’Europa, siamo fornitori del gruppo Alstom, delle ferrovie tedesche Db, delle ferrovie svizzere Sbb e del gruppo Zf. Altre aree di interesse, poi, sono nei mercati extraeuropei, principalmente in Cina e India». Tornando a quanto accade e potrà accadere nel mercato interno, a proposito della recente presentazione della “cura del ferro”, piano del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per il potenziamento della rete ferrovia-

Nel 2015 registriamo un livello sostanzialmente invariato delle esportazioni, mentre, dato positivo, il mercato nazionale è cresciuto ria italiana, Osti osserva che: «L’augurio è che a beneficiare dei fondi stanziati dal Governo siano le aziende italiane che producono in Italia. E non – come accade sempre più spesso –, che ad aggiudicarsi le grandi commesse siano i concorrenti esteri – anche perché, questi ultimi, pur generando un indotto per le realtà italiane, nel tempo non garantiscono continuità». Al di là degli effetti che la “cura del ferro” avrà sul settore ferroviario nel suo insieme, la previsione di Osti per il 2016

+30% Incremento della domanda registrato da Sga nel 2015 nel settore ferrotranviario italiano

è quella di conservare il livello di fatturato 2015, previsione che trova riscontro nelle commesse già acquisite dall’azienda. «Inoltre, essendo questo l’anno in cui ricorre il trentennale della fondazione della società, puntiamo a realizzare un obiettivo che da alcuni anni stiamo inseguendo. Risale a qualche anno fa, infatti, l’acquisizione di un’area confinante col nostro stabilimento. Nel corso di quest’anno – e ancora nel 2017 –, andremo a inglobare la nuova area con quella esistente, con un ampliamento considerevole della superficie produttiva. Anche perché, nel corso degli anni, abbiamo introdotto nuovi macchinari, fino a sentire impellente la necessità di disporre di ulteriore spazio. Questo, dunque, sarà un passo importante per la nostra competitività e ci consentirà anche di trasferire e potenziare il laboratorio e di migliorare la logistica interna». Emilio Macro

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Automotive • Rosaldo Pezzoni

Quando la progettazione è personalizzata Risolvere i problemi di granigliatura e pallinatura analizzando le specifiche esigenze di ogni settore e azienda. La parola a Rosaldo Pezzoni, che presenta un modello di business vincente nel mondo. In particolare nel settore automotive tudiare e offrire soluzioni tecnicamente ed economicamente ottimizzate per risolvere specifici problemi di granigliatura e pallinatura. Questa la filosofia che da oltre trent’anni Turbotecnica applica personalizzando la propria attività di progettazione in base alle esigenze di ogni singolo partner. L’azienda, con sede nel milanese, produce macchine e sistemi di granigliatura a turbina e ad aria compressa, sabbiatura, pallinatura. Queste macchine e sistemi trovano applicazione in settori differenti –

S

fra i quali spicca l’automotive – e vengono utilizzati per pulire, decalaminare e rinforzare componenti metallici in lavorazioni come quelle di fonderia ferrosa e non ferrosa, pressofusione, stampaggio, forgia, trafileria, carpenterie saldate, trattamenti superficiali, sverniciatura e preparazione alla verniciatura. Come spiega Rosaldo Pezzoni, titolare e fondatore di Turbotecnica: «Per rendere concreta la nostra volontà di dare al mercato il meglio in termini tecnologici, negli anni abbiamo costantemente investito in uomini e strutture, realizzando, qui a Legnano, uno stabilimento di oltre 6mila metri

La Turbotecnica Spa ha sede a Legnano (MI) www.turbotecnica.it - info@turbotecnica.it

quadri, dove si progetta, si produce, si effettua l’assemblaggio meccanico, si realizzano gli impianti elettrici ed elettronici, si vernicia e si collauda ogni singola macchina». TURBOTECNICA PER L’AUTOMOTIVE Come anticipato, la forza di Turbotecnica è nella sua flessibilità e capacità di personalizzazione delle macchine, in funzione di esigenze tecniche ed economiche specifiche. «Questo – prosegue Pezzoni – è possibile grazie al nostro servizio di consulenza e sviluppo del progetto, che ci vede lavorare in stretta sinergia col cliente stesso. Una

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Rosaldo Pezzoni • Automotive

La granigliatura nell’automotive

Tutti gli impianti sono precollaudati e testati nelle nostre officine per consegnare con puntualità un prodotto affidabile volta realizzati, poi, tutti gli impianti vengono precollaudati e testati nelle nostre officine, allo scopo di ottenere installazioni finali rapide e consegnare con puntualità un prodotto affidabile. Per il settore automotive, inoltre, abbiamo progettato diversi impianti di granigliatura e pallinatura. Tra gli impianti realizzati recentemente, uno dei più avanzati è un impianto di granigliatura per il trattamento di componenti forgiati, dotato di due granigliatrici a tappeto rotante in acciaio, una serie di convogliatori e un software di controllo che permette di selezionare vari programmi, impostati secondo tempi di produzione, finitura e trasferimento caratteristici di ogni pezzo da produrre. Nell’impianto, qualora si verifichino irregolarità di funzionamento in uno dei due rami, il sistema di trasferimento dei cassoni garantisce la continuità

della produzione. Mentre la presenza di una benna traslante verticalmente dal piano macchina al piano cassone consente di ridurre l’impatto fra i pezzi durante lo scarico, evitando così eventuali danneggiamenti». AUTOMAZIONE E POST VENDITA Grazie alla gestione automatica dei processi di granigliatura e pallinatura, le soluzioni Turbotecnica permettono di limitare l’intervento umano alla sola supervisione, garantendo così l’incremento della produttività e la realizzazione di pezzi finiti e pronti per la catena di montaggio. «Con l’esperienza che abbiamo consolidato nell’automazione, riusciamo a realizzare impianti di granigliatura o pallinatura che possono essere gestiti dalla logica funzionale dell’isola di lavoro – e non solamente dal pannello di controllo

La granigliatura è un trattamento indispensabile per numerosi componenti utilizzati nell’automotive. Per questo specifico settore, negli anni, Turbotecnica ha fornito diversi impianti a Scania (Svezia) per il trattamento degli ingranaggi di trasmissione, a General Motors (Francia) per il trattamento delle testate, a Bosch (Polonia) per il trattamento delle pastiglie freno, a Brembo (Repubblica Ceca, Italia e Messico) per il trattamento dei sistemi frenanti, a Denso Thermal System (Italia) per il trattamento delle staffe dei radiatori, a Fiat Powertrain (Italia) per la pallinatura dei componenti di cambio, a Piaggio (Italia) per la pallinatura di bielle, alberi e ruote dentate, a Girlok (Sud Africa) per il trattamento dei sistemi frenanti, a Groupe Arche Sam Technologies (Francia) per la sbavatura di componenti in alluminio, a Llc Nemak (Russia) per il trattamento di blocchi motore in alluminio, a Michelin (Francia) per il trattamento di componenti di stampi in acciaio, a Manitowoc Crane (Francia) per il trattamento di componenti di gru, a Tata Motors (India) per il trattamento di componenti di fusioni e a Tupy (Messico) per il trattamento dei blocchi motore.

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Automotive • Rosaldo Pezzoni

azionato su necessità dall’operatore. Questa tecnologia si estende anche in ambiti diversi dall’automotive o dalla fonderia, in quanto la gestione automatica dei processi produttivi è oramai essenziale in pressoché tutti i settori». La vicinanza al cliente, per Turbotecnica, non si limita alla fase di consulenza progettuale, bensì prosegue anche dopo la consegna e l’avvio dell’impianto. «Garantiamo ai nostri partner assistenza qualificata post vendita, sia per manutenzioni programmate sia per gli interventi urgenti. In più, sono sempre disponibili in pronta consegna tutti quei componenti di impianto che sono maggiormente soggetti all’usura. È soprat-

tutto con questo servizio – che ci rende un punto di riferimento durante tutta la vita dell’impianto – che abbiamo costruito le nostre collaborazioni decennali con alcune delle più importanti aziende italiane ed estere, oltre che con multinazionali che richiedono elevati standard di fornitura». L’IMPEGNO NELL’ECOSOSTENIBILITÀ Giacché i trattamenti meccanici di finitura superficiale generano scarti, questi devono essere smaltiti nel quadro economico globale della produzione. «Tuttavia – sottolinea Pezzoni – non esiste un unico metodo di smaltimento per

La gestione automatica dei processi produttivi è oramai essenziale in pressoché tutti i settori 106 • Dossier Meccanica e Engineering 2016

questi scarti. Al contrario, il metodo da adottare dipende dal materiale trattato, dagli eventuali film superficiali applicati, dagli agenti provenienti da altre lavorazioni e dal tipo di abrasivo impiegato. Per questo motivo, ogni nostri impianto è dotato di sistemi adeguati – ciascuno con una specifica funzione – per eliminare gli scarti e le impurità dalla miscela di abrasivo e aria aspirata. Tali sistemi sono rappresentati da un vaglio vibrante, un separatore di graniglia, un filtro di abbattimento polveri (con cartucce autopulenti). In questo modo, i residui di lavorazione – raccolti dagli scarichi del vaglio, del separatore e della tramoggia del gruppo di filtrazione – possono essere smaltiti come rottame metallico o materiale inerte. Fanno eccezione gli scarti di sverniciatura, che necessitano di trattamenti dedicati. In tutti i casi, però, l’aria filtrata potrà essere emessa in atmosfera o scaricata nell’ambiente di lavoro, perché il suo contenuto di polveri sarà inferiore al limite stabilito dalle normative». Emilio Macro


Ruggero Ferrari • Meccanica e servizi

Lo stato delle lavorazioni meccaniche L’esempio professionale di Ruggero Ferrari descrive l’assetto attuale del settore e come le nostre Pmi stanno affrontando quotidianamente gli effetti recessivi ancora in atto l tessuto industriale italiano, formato per lo più da piccole e medie imprese, sembra tutt’altro che arreso all’infelice status quo degli ultimi anni. Nel settore delle lavorazioni meccaniche, nonostante risulti imprescindibile una dotazione di strumenti tecnologici di ultima generazione, a fare la differenza è l’esperienza. Con questo, s’intende quella competenza sviluppata in anni di lavoro infaticabile e teso alla massima qualità, senza nessun tipo di compromesso dettato dall’opportunità esclusivamente economica. Il modello d’impresa portato prima dal fondatore ragioniere Italo Ferrari, ora dal figlio Ruggero Ferrari, amministratore della bergamasca Imeco Srl, è un esempio di questa reazione, all’interno dell’ambito. «L’Imeco – premette Ferrari – opera nel settore delle lavorazioni meccaniche conto terzi da oltre 25 anni, con macchinari di grandi dimensioni, con diversi carriponte con portata fino a 120 tonnellate. Per la mo-

I

vimentazione disponiamo di alcuni carrelli elevatori con portate che vanno dalle 3,5 tonnellate fino a 13 tonnellate, e di un muletto telescopico da 3 tonnellate con alzata fino a 13 metri. L’Officina Meccanica Imeco, da anni si occupa di meccanica

La Imeco Srl ha sede a Fara Gera D'Adda (BG) www.omimeco.it

generale di medie-grosse dimensioni ed è in grado di effettuare lavorazioni sia di sgrossatura sia di finitura, secondo le esigenze. Vengono, inoltre, effettuati lavori di fresatura e tornitura a controllo numerico, di ogni tipo di particolare elettrosaldato, fuso o forgiato». I servizi offerti dall'Officina Meccanica Imeco sono utilizzati nei più svariati settori, segno di un’incontrovertibile tendenza alla diversificazione, come strategia per recuperare ciò che la profonda crisi dell’industria italiana ha tolto negli ultimi anni. «Serviamo il settore energia – dice Ferrari –, con corpi valvola, otturatori, chiusure, sfere, casse turbina, giranti, corpi pompa. Poi c’è l’ambito delle presse, e quindi plastica, pressofusione, estrusione, deformazione lamiere, magli, presse a forgiare, portastampi. Infine, la meccanica generale, con particolari di macchine utensili, laminatoi, alberi di trasmissione, alberi avvolgitori, compressori, casse riduttore e ingranaggi. Tutto questo per soddisfare al meglio le esigenze dei nostri clienti nella lavorazione meccanica di pezzi dalle dimensioni molto grandi. Inoltre, disponiamo di un laser tracker ion Faro per il controllo dimensionale dei pezzi con tolleranze ristrette e per effettuare il controllo delle geometrie sulle macchine utensili. La lista dei macchinari comprende alesatrici con campo di lavorazione fino a 17 metri e torni verticali che raggiungono i 6 metri di diametro». Remo Monreale

Dossier Meccanica e Engineering 2016 • 107


Fiere HANNOVER

Hannover Messe 25-29 Aprile 2016 Automation and It, Energy, Industrial supply, Research and technology e Digital factory sono le 5 fiere che si svolgeranno dal 25 al 29 aprile sotto l’unico tetto dell’Hannover Messe 2016. Il filo conduttore del più importante evento espositivo mondiale dedicato alla tecnologia industriale quest’anno sarà infatti l’industria connessa, percepita non come una visione del futuro, ma come realtà viva e presente in un numero sempre più alto di stabilimenti. Ad Hannover i visitatori del comparto manifatturiero potranno dunque apprendere come adeguare i loro impianti di produzione ai dettami di Industry 4.0, mentre quelli del ramo energetico scopriranno soluzioni tecniche per i sistemi energetici intelligenti. «La digitalizzazione - osserva Marc Siemering, senior vice president di Hannover Messe - identifica la produzione del ventunesimo secolo. Governi e gruppi industriali di tutto il mondo sollecitano l’industria manifatturiera a mettere in rete macchine e sistemi informativi con partner e clienti». Un potenziale di crescita talvolta inespresso e che le aziende sono invece chiamate a sviluppare per non perdere la loro competitività sulla scena globale. E agli oltre 200 mila visitatori che ogni anno affollano i padiglioni tedeschi, Hannover Messe 2016 illustrerà come. •

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PARMA

SPS IPC Drives Italia 24-26 maggio 2016 Riparte dai risultati record di 23500 visitatori e oltre 600 espositori ospitati l’anno scorso l’edizione 2016 della Sps Ipc Drives Italia, in programma a Parma dal 24 al 26 maggio. Appuntamento espositivo annuale che riunisce fornitori e produttori del mondo dell’automazione industriale coprendo l’intera gamma di prodotti del settore, la

fiera di quest’anno focalizzerà l’attenzione sull’Industria 4.0. Adibendo un’area dimostrativa all’ingresso del padiglione 4, in cui innovazione e tradizione si legheranno in percorsi tematici articolati tra robotica, informatica e industria intelligente, Internet of things e dove il visitatore potrà toccare con mano isole di lavoro reali o virtuali coniugate coi temi del 4.0. «Proprio in questo periodo storico di comunicazione virtuale – spiega Donald Wich, ad

di Messe Frankfurt Italia che organizza la manifestazione – Sps Ipc Drives Italia ha il valore aggiunto di offrire un’esperienza totale e reale. Le fiere di tecnologie per l’automazione hanno bisogno di luoghi di incontro tra domanda e offerta, luoghi di crescita del mercato in cui stabilire una piattaforma professionale». Nello stesso spazio saranno inoltre presenti gli espositori del settore industrial software, giovani ingegneri del mondo universitario e le startup. •

Intermold Tokio 20-23 aprile 2016 Sorella nipponica della Euromold di scena con cadenza annuale a Francoforte, l’Intermold è una delle più prestigiose fiere internazionali specializzata in macchinari per l’industria metallurgica. Sulla scia favorevole dei 47300 visitatori richiamati in terra asiatica nella scorsa edizione, quest’anno da Osaka l’Intermold rilancerà il suo ruolo di piattaforma di riferimento per le tecnologie di stampaggio, la progettazione e lo sviluppo di applicazioni nei diversi settori produttivi, tra cui anche l’automotive e l’aircraft. Al via mercoledì 20 aprile fino a sabato 23, l’edizione 2016 di Intermold si presenterà al pubblico con un concept fieristico unico, che collega le aree di prodotto lungo la catena di processo, dalla progettazione al prototipo, alla produzione di massa. L'obiettivo principale della manifestazione è quello di aprire agli espositori e ai visitatori, soprattutto europei, la strada per la crescita del mercato giapponese e quindi spianare la posizione dell'Europa. Designer, sviluppatori, ingegneri, tecnici e dirigenti provenienti da tutte le aree geografiche del mondo daranno vita a un matching professionale coinvolgendo anche i visitatori, mentre conferenze di natura tecnica ed eventi di networking completeranno il ricco calendario della fiera. •

OSAKA

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Fiere Industrial Automation Pechino 11-13 maggio 2016 In una fase storica in cui i costi di produzione e del lavoro rappresentano un freno alla competitività delle imprese, Industrial Automation Pechino è sicuramente uno dei modi migliori per le aziende meccaniche, metallurgiche, petrolchimiche e manifatturiere in genere per commercializzare prodotti e tecnologie nel nord della Cina. Fiera di punta dedicata a quella che è stata definita “la quarta rivoluzione industriale”, nell’edizione 2016 in calendario dall’11 al 13 maggio focalizzerà il suo palinsesto sui temi della stampa 3d e sulla visione artificiale, volti a promuovere i loro più recenti sviluppi e ad attrarre visitatori provenienti

PECHINO

da tutti i settori produttivi. Oltre alle mostre già previste nel calendario del salone cinese, come la robotica, tecnologia di controllo del movimento, sensori e connettori, Industrial Automation Pechino 2016 stringerà l’obiettivo sulla tecnologia dell'informazione, dell’automazione e del networking, dando particolare risalto ai sistemi di automazione dei processi, all’efficienza dei sistemi intelligenti di energia e di materiali e all'integrazione della robotica. Il salone darà inoltre l’opportunità agli espositori di presentare prodotti e soluzioni ai clienti, indirizzandoli verso i diversi segmenti del mercato industriale. •

BOLOGNA

Lamiera 11-14 maggio 2016 Unanimemente riconosciuta come una delle più qualificate rassegne del comparto, Lamiera 2016 è pronta ai blocchi di partenza. Rivolta agli operatori del mondo delle macchine utensili a deformazione e a tutte le tecnologie sviluppate per la lavorazione della lamiera, l’edizione di quest’anno scatterà a Bologna dall’11 al 14 maggio mettendo al centro del programma l’Industria 4.0. Questo il tema conduttore scelto per il prossimo salone fieristico promosso da Ucimu-Sistemi per produrre, che vedrà un’area espositiva denominata Lamda 4.0 in cui saranno messi in contatto i player della ricerca e sviluppo con quelli della produzione, al fine di instaurare

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collaborazioni e condividere know how e buona pratiche. Macchinari per la deformazione della lamiera, per la saldatura, il taglio e l’ossitaglio, per la lavorazione di barre, tubi, profilati, presse, macchine per la tranciatura e la punzonatura saranno i prodotti più rappresentati negli stand del quartiere fieristico bolognese, dove sono previsti anche incontri con buyer esteri che mediamente costituiscono il 40 per cento degli espositori. Le proposte e i momenti b2b più interessanti coinvolgeranno innanzitutto il Messico, che in questa edizione sarà il Paese d’onore, ma anche l’India, l’Iran, la Polonia, Russia, Stati Uniti e Turchia. •


DÜSSELDORF

Aluminium Dusseldorf 29 novembre - 1 dicembre 2016 Punterà i riflettori sulle tendenze costruttive con materiali leggeri il focus di Alluminium 2016, fiera internazionale che ogni due anni a Düsseldorf presenta le soluzioni più innovative legate al mercato dell’alluminio. Organizzata da Reed Exhibitions in collaborazione con la Confederazione tedesca dell'industria alluminio e l'associazione European Aluminium, quest’anno aprirà i battenti dal 29 novembre fino all’1 dicembre. Malgrado manchino ancora diversi mesi al via, sono già più di 700 gli espositori registrati alla manifestazione che ogni anno ne ospita mediamente un migliaio. Articolata all’interno di 6 padiglioni espositivi, la fiera di quest’anno si concentrerà appunto sulla costruzione leggera, nonché sull’efficienza dei costi. «In proiezione futura la costruzione leggera spiega il direttore della fiera Olaf Freier - garantisce ottime opportunità di crescita per l'alluminio come materiale industriale». Alluminio, ma anche magnesio e plastiche rinforzate con fibre sono materiali per i quali si stanno aprendo interessanti prospettive nell’aerospaziale, nella meccanica automobilistica e delle costruzioni. «Ma il presupposto - conclude Freier -è che l'industria riesca a rendere il processo di produzione e l'intero sistema di riciclaggio conveniente e profittevole». •

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