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Osservatorio

ABITARE

architettura, edilizia e design

In abbinamento alla stampa nazionale - Allegato al quotidiano il

Photo credit SLV Courtesy Salone del Mobile.Milano

Giornale

Primo Piano

Lo strumento del cambiamento Dalle potenzialità di Città del Messico all’agenda della World Design Organisation. Le prospettive del design

SALONE DEL MOBILE

L’architetto Luisa Bocchietto, presidente World Design Organisation

TRA DESIGN, LUSSO E TRADIZIONE Ultimi preparativi per la 57esima edizione della manifestazione leader dedicata ai mobili, complementi d’arredo, cucine e arredo bagno. Insieme con un ricco cartellone di iniziative, Milano diventa capitale pag. 6 mondiale dell’arredamento (Fiera Milano-Rho 17-22 aprile)

C

ittà del Messico è stata nominata World Design Capital 2018. L’investitura, attribuita ogni due anni dalla World De-

sign Organisation (storica organizzazione fondata nel 1957 come Icsid, che riunisce le associazioni di design del mondo e oggi conta 140 membri di 40 Paesi), premia la città capace di riconoscere nel design un elemento trainante per la propria crescita economica, sociale e culturale. «Per le città del mondo che si candidano a questo titolo - spiega l’architetto Luisa Bocchietto, presidente dell’Organizzazione - il design rappresenta un agente di cambiamento che

Design, patrimonio immateriale

influirà sulle politiche di sviluppo e di condivi-

È importante continuare a celebrare il design tricolore, asset economico distintivo e vetrina privilegiata dei valori e della creatività italiani. Ne parla Luciano Galimberti

rino lo scorso ottobre, ha già annunciato la de-

sione delle strategie per il futuro per rendere le metropoli più attente alle attese dei cittadini. La General Assembly della Wdo, svoltasi a Tosignazione per il 2022 che sarà Lille Città Metropolitana». Tornando al presente, si festeggia la prima volta di una World Design Capital nel continente americano. Influencer e

L’

Luciano Galimberti, presidente Adi

mondo considerata patrimonio nazionale e tutelata dal ministero dei Beni e attività culturali. Nel 2019 quella che sarà una vera e propria piattaforma di conoscenza e promozione del design italiano nel mondo aprirà i battenti al grande pubblico internazionale. Un progetto complesso, che ha bisogno del contributo di tutti gli attori del vasto sistema design italiano e che vede da anni già operativi rapporti e progetti comuni tra Adi, Trien-

Cantine d’autore Piero Sartogo, Alberto Cecchetto e Cini Boeri, artefici di opere di architettura contemporanea che sanno creare sintonia tra i territori e la cultura enologica

nale e istituzioni». Si è più volte discussa l’esigenza di creare un museo del design nel capoluogo lombardo. «In quest’ottica - aggiunge Galimberti - certamente Adi contribuirà su progetti specifici all’idea di un museo del design a Milano. La città merita spazi di riflessione e visibilità sul design, vera e propria leva strategica ed economica per uno sviluppo responsabile. Che sia

addetti ai lavori guardano, del resto, a Città del

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Credit foto Pino Musi

Adi, grazie al Comune di Milano, ha iniziato i lavori per la realizzazione della sede che ospiterà la Collezione storica del Premio Compasso d’Oro, il più antico e autorevole del settore. Una vera e propria casa del design dove esporre i quasi trecento progetti premiati in oltre cinquant’anni di vita del riconoscimento. Parola del presidente dell’Associazione per il disegno industriale Luciano Galimberti. «È l’unica collezione al

Messico come alla nuova Berlino per il fermento e il dinamismo dimostrati. Perché è importante scommettere su questo Paese? «Per la Wdo è importante attualmente scommettere su Latino America, Africa, India per aumentare la partecipazione di queste zone all’attività di promozione del design, già ampiamente diffusa in altre parti del mondo. In particolare, Città del Messico è in questo mo-

Professione architetto Quando il progetto si trasforma in un unicum in grado di custodire realtà storiche, culturali e ambientali. L’idea di architettura per Mario Botta


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OSSERVATORIO

ABITARE

Sommario

Dagli artigiani di ieri ai designer di domani: è la Brianza, secondo Aldo Colonetti, il modello artigianale produttivo a cui ispirarsi ............................................p.8

Oggetti di uso quotidiano diventano icone del design, dal significato vero...............p.9

Aldo Colonetti, filosofo e storico dell’arte

Colophon

La ricerca continua dell’innovazione tecnologica per capire e anticipare le tendenze del mercato. È la sfida del Caimi Lab, dove si coltivano le idee...................................p.10

Direttore responsabile Marco Zanzi • direzione@golfarellieditore.it Consulente Editoriale Irene Pivetti Direzione marketing Aldo Radici Coordinamento Redazionale Michela Calabretta redazione@golfarellieditore.it Redazione Tiziana Achino, Lucrezia Antinori, Tiziana Bongiovanni, Eugenia Campo di Costa, Cinzia Calogero, Anna Di Leo, Alessandro Gallo, Simona Langone, Leonardo Lo Gozzo, Michelangelo Marazzita, Marcello Moratti, Michelangelo Podestà, Silvia Rigotti, Giuseppe Tatarella Relazioni internazionali Magdi Jebreal Hanno collaborato Fiorella Calò, Francesca Druidi, Renata Gualtieri, Francesco Scopelliti, Lorenzo Fumagalli, Gaia Santi, Maria Pia Telese Sede Tel. 051 223033 - Via Ugo Bassi, 25 40121 - Bologna www.golfarellieditore.it Relazioni pubbliche Via del Pozzetto, 1/5 - Roma Tiratura complessiva: 360.000 copie

Supplemento ad Architettura-Il Giornale-Registrazione tribunale di Bologna n. 7578 del 22/09/2004

Lorenzo Caimi, ad di Caimi Brevetti

Segue dalla prima mento molto ricettiva e anche gli eventi appena rea-

della rivoluzione digitale, per prodotti sempre più im-

concreti che si pone l’Organizzazione?

lizzati lo scorso 3,4 e 5 marzo presso il Palazzo Bellas

materiali quali app, servizi e sistemi che hanno l’obiet-

«Attraverso un progetto maturo come World Design

Artes, alla presenza di istituzioni locali, giovani stu-

tivo di facilitare la vita, aumentare la comunicazione

Capital, continuare a sollecitare le città nell’uso del

denti e appassionati, hanno visto la partecipazione di

tra gli individui e usufruire delle opportunità della tec-

design come strumento di cambiamento; attraverso gli

architetti, designer e artisti di fama internazionale,

nologia per la costruzione di città più vivibili. Il de-

altri progetti come World Design Talks promuovere il

impegnati a dibattere sui temi della città, del design e

sign, come in passato, svolge un ruolo importante di

dibattito locale e puntuale su alcuni temi, attraverso

dell’architettura».

“umanizzatore” della tecnologia, collaborando con gli

gli altri progetti in corso raggiungere sempre un mag-

Il tema generale degli eventi di Città del Messico

altri attori coinvolti nei processi di trasformazione per

gior numero di interlocutori anche esterni al mondo

è la responsabilità sociale del progetto. Quale può

mantenere la persona al centro del progetto. Questa

tradizionale del design quali altre organizzazioni Ong,

e deve essere il contributo del design a un sistema

attenzione è tanto importante, oggi, nel momento in

enti e istituzioni».

sempre più interconnesso di competenze e cono-

cui la tecnologia applicata a livello comune e plane-

Come si posiziona il design italiano oggi nello

scenze applicate al miglioramento della qualità

tario può stravolgere la comunicazione e mettere in

scenario internazionale? Quali i sui punti di forza e

della vita?

crisi le regole stesse della partecipazione e della de-

debolezza?

«La metodologia utilizzata nel secolo scorso per la

mocrazia. Ribadire in tutti i processi progettuali e pro-

«Il design italiano si sta cullando un poco sugli allori

creazione di prodotti viene oggi utilizzata, nell’epoca

duttivi la centralità della persona e dell’ambiente è

del passato ritenendosi al centro della scena. Pur rap-

fondamentale».

presentando un importante riferimento, non bisogna di-

Design dei servizi, design dell’innovazione, de-

menticare che l’innovazione e la creatività si nutrono di

sign come facilitatore del patrimonio culturale. Il

opportunità di sperimentazione che sono tanto più

cambiamento verso una concezione più compren-

ampie laddove l’economia offra margini di ricerca. Se

siva di design è in atto. Quali gli orizzonti di crescita

si interrompe questa energia circolare tra aziende, de-

più significativi?

signer ed enti che credono e investono nella ricerca e se

«Il design dovrà cercare di colloquiare non più sol-

non si crea maggiore consapevolezza delle proprie

tanto con gli addetti ai lavori come designer, impren-

forze, credo si metta a rischio il futuro del design. Il de-

ditori, distributori, critici e giornalisti ma anche con i

sign italiano ha sempre saputo fare molto con poco,

“decision maker” per offrire una visione che sia a più

siamo un popolo di trasformatori che suppliscono alla

lungo termine e una collaborazione a tutela del patri-

mancanza di risorse con grande creatività, ma anche

monio comune».

questa capacità va coltivata e nutrita da opportunità di

Il dialogo con i centri urbani, le città, le istitu-

crescita. Il mio appello va alle istituzioni perché creino

zioni; l’apertura del design a tutte le componenti

un sistema in grado di promuovere le specificità del no-

della società sono tra le direttrici perseguite dalla

stro design, connettendolo con il turismo, il paesaggio e

World Design Organization. Quali sono gli obiettivi

i territori ricchi di valore». • Francesca Druidi


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ABITARE

A spasso tra l’arte e il gioco

>>> Continua dalla prima

poi il Pirellone o una rete diffusa sul territorio, capace di valorizzare tutti i fattori distintivi del fare design made in Italy, credo sia poco significativo». Si è svolta il primo marzo la seconda edizione dell’Italian Design Day. Perché è importante questa manifestazione che riafferma le specificità del design italiano? «In un mondo globalizzato, comunicare i valori del design made in Italy è fondamentale per diverse ragioni: la prima, per evitare di ripercorrere nel percorso di sviluppo errori passati che, se fatti su scala planetaria, avrebbero conseguenze tragiche. La seconda motivazione riguarda l’opportunità di condividere il valore fondamentale del design italiano ovvero la centralità dell’uomo, con tutti i suoi limiti ma anche con tutti i suoi sogni. Infine, l’ovvia ragione di rappresentare nel mondo un sistema di eccellenze produttive». Il tema della seconda giornata del design italiano è la sostenibilità, tema che sarà affrontato anche dal Salone del Mobile e dall’Esposizione alla Triennale di Milano. Qual è a suo avviso il contributo del design nel declinare una rinnovata relazione tra uomo e natura, alla luce dei sempre più repentini cambiamenti climatici e sociali? «Il pianeta è uno e per ora è l’unico che abbiamo a disposizione, questo dovrebbe farci riflettere; il design italiano da tempo opera nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e responsabile. Alla caduta del muro di Berlino, Adi, insieme alle associazioni di oltre cortina, per prima pose la questione delle condizioni di rispetto per l’uomo e l’ambiente entro le quali il sistema design avrebbe dovuto operare, redigendo un Design Memorandum condiviso. Dopo oltre 25 anni, Adi ha aggiornato questo documento in una mappa concettuale: Design Memorandum 2.0, un arcipelago di valori e prassi dove responsabilità personali e collettive vengono messe in relazione, evidenziando la necessità di scelte consapevoli, capaci di superare la confortevole area di comfort del relativismo». Quali altre priorità individua per il design

Primo Piano

D italiano e non solo? «La priorità resta sempre l’uomo nella sua completezza fatta di sogni e limiti. Il design italiano si è costantemente distinto da tutte le altre formule a livello mondiale per non essersi limitato a disegnare le forme del mondo, bensì progettandone le relazioni, collocando ogni progetto nel tempo e nella società. Oggi la vera grande sfida per il design è rappresentata da IoT, Internet of Things: oggetti e luoghi gratificati da una intelligenza artificiale saranno in grado di evolvere la relazione con il fruitore verso una dimensione più complessa nella quale il termine fruitore sarà quanto meno limitato, dove valori quali libertà, rispetto, sicurezza, vanno tenuti in grande evidenza». Che strada sta prendendo l’Adi Compasso d’Oro International Award, che alla sua seconda edizione ha premiato il design per lo sport professionale e amatoriale? «Il Premio Adi Compasso d’Oro ha compiuto una evoluzione doverosa verso il panorama internazionale. Il nostro è un premio di carattere istituzionale, ben differente da tutti gli altri premi commerciali che operano a livello globale. Una grande responsabilità che non poteva che spingerci ad affrontare una dimensione più vasta di condivisione dei valori del made in Italy». Quali prospettive vede per entrambi i Compassi? «Dalla prossima edizione verranno uniti e affronteranno insieme, su territori diversi, tutti gli ambiti di analisi tematiche già presenti nel Premio». • Francesca Druidi

a Brera a Tortona, transitando per Porta Venezia, Sant’Ambrogio, Porta Romana e Ventura Lambrate, sdoppiata dallo scorso anno in Ventura Centrale e FuturaDome. Sono le zone nevralgiche lungo cui si snoda il ricco paniere di eventi che compone il mosaico del Fuorisalone, che vestirà le strade e i quartieri di Milano in tinta con la Design Week. Di scena in parallelo alle giornate espositive del Salone del Mobile presso Rho Fiera, saranno ben 144 gli appuntamenti che animeranno la città, suddivisi in 68 location complessive. Tra questi, vanno sicuramente segnalati quelli legati a “Be human: progettare con empatia”, pilastro tematico del distretto di Brera che accoglierà imponenti installazioni come Dafne, con cui la designer Elena Salmistraro rileggerà il logo Timberland attraverso le forme di un albero luminoso dalla silhouette femminile; o il progetto Corallo, storico tram del 1928 trasformato in un salotto itinerante su rotaie dalla creatività visionaria di Cristina Celestino. Spostandoci verso Lambrate, una delle principali attrazioni sarà Officina Ventura 14, esempio di riqualificazione alberghiera con spaccati tridimensionali allestito dall’architetto Simone Micheli. Un capannone industriale di 2000 metri quadri sarà invece il palcoscenico di DinDesign In, tempio della creatività internazionale dove si potranno ammirare i prodotti di designer, aziende, scuole, e architetti di fama mondiale. Per la sera poi, le tappe obbligate saranno WEting e Street Food Experience, veri e propri spazi gourmet per un’esperienza culinaria e sensoriale unica. Ma la grande novità del Fuorisalone 2018 è che per la prima volta si trasformerà in un gioco simile a Trivial Pursuit. Dove i giocatori/visitatori potranno collezionare punti e iconici pezzi di design, muovendosi con

la propria pedina attraverso tutti i distretti del Fuorisalone. Giungendo in tempo sulla casella giusta, i partecipanti avranno la possibilità di aggiudicarsi pezzi di culto come gli spremiagrumi Alessi, il tavolino Gnomi Kartell, la lampada Eclisse di Vico Magistretti (Artemide). O ancora, la sedia Panton (Vitra) o il pouf Puppy di Aarnio (Magis). Firmato da Cranio Creations, questa sorta di gioco dell’oca vedrà misurarsi fino a quattro giocatori per volta, per una durata indicativa di 50 minuti. • Giacomo Govoni


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EuroCucina 2018

è il colore, con l’utilizzo di tinte vivaci come il viola e

La ventiduesima edizione del Salone di riferimento del set-

ressanti in mostra elettrodomestici di ultima genera-

tore a livello internazionale diventa l’occasione per cono-

zione che rendono la cucina sempre più intelligente.

scere le ultime tendenze in fatto di arredo contemporaneo

«La smart kitchen è sempre più vicina e reale- confer-

e di elettrodomestici. Per creare un ambiente accogliente e

mano gli organizzatori della kermesse milanese- e as-

confortevole spazio a pietre naturali ma anche a legno e

sicura efficienza, sostenibilità, controllo dei consumi,

metallo e a isole multifunzionali. Protagonista assoluto poi

sicurezza, comodità ma anche divertimento».

n un’epoca lanciata ad alta velocità verso il consumo, in cui gli oggetti quotidiani spesso hanno un valore transitorio e poco emozionale, trovare un momento per fermarsi e costruire intorno alle reali esigenze del cliente un prodotto durevole, esclusivo e “su misura”, sembra un’impresa sempre più difficile, per non dire quasi anacronistica. Eppure trovare artigiani che abbiano la volontà di specializzare i propri prodotti alle diverse esigenze dei clienti è ancora possibile. Questa è, infatti, la sfida che la famiglia Pianegonda, titolare di Gamma Cucine, vuole vincere con professionalità ed entusiasmo. Gamma Cucine nasce negli anni Ottanta a Vicenza, territorio con alle spalle una solida tradizione nel settore della lavorazione del legno, proprio dal desiderio di «offrire – come dichiarano i titolari – qualcosa che potesse rappresentare appieno il gusto e lo stile del cliente», anche a costo di andare contro corrente. In quegli anni il settore del mobile poteva offrire quasi esclusivamente modelli regolari e moduli ripetitivi, e le poche varianti di colori e materiali non bastavano a conferire alle cucine qualcosa che andasse oltre la semplice funzionalità e che abbracciasse quello che Pianegonda definisce «il gusto e lo stile del padrone di casa». Attualmente Gamma Cucine, è un nuovo tipo di laboratorio artigianale dedito alla creazione di cucine made in Italy dalle più differenti caratteristiche e finiture, senza rinunciare alla «totale artigianalità del processo di produzione». «Le cucine Gamma – continuano i titolari – sono realizzate interamente nei nostri laboratori, curando con particolare attenzione tutte le fasi della produzione. Si parte da un progetto iniziale in cui s’identificano gli elementi da realizzare e poi si compie una ricerca a tutto tondo che coinvolge la progettazione, il design, la scelta del legno, privilegiando le essenze di pregio, e dei materiali complementari, per arrivare, in fine, a offrire al cliente un prodotto tecnologicamente avanzato ma dal cuore ancora artigiano». Una realtà made in Italy, quindi, capace di portare il valore del tempo e della tradizione nuovamente dentro gli oggetti della nostra

I

il verde a dominare gli spazi. Tra i prodotti più inte-

Cucine tailor made La strada verso l’eccellenza passa soprattutto attraverso le mani di quegli artigiani che hanno reso grande la tradizione italiana. La famiglia Pianegonda di Vicenza porta avanti un concetto di cucine su misura tecnologicamente avanzate

FACCIAMO UN USO ASSAI LIMITATO DI COLLE E DI COMPONENTI CHIMICI, MOTIVO PER CUI LE NOSTRE CUCINE, A DIFFERENZA DI ALTRE, PROFUMANO DI LEGNO

QUANDO L’ARTIGIANATO INCONTRA LA PASSIONE Partendo dalla scelta di materiali eccellenti come il legno massello, gli artigiani di Gamma Cucine, realizzano preziosi telai attraverso processi manuali e meccanici, in cui ogni componente è studiato per garantire durabilità e resa nel tempo. Tutta la componentistica tecnica è esclusivamente di alto livello e realizzata dalle migliori aziende a livello mondiale, senza distinzioni tra ferramenta a vista o di supporto. Tutte le scocche dei mobili, così come le ante lisce, sono realizzate sempre in legno massello, ma questa volta listellare, per offrire la massima garanzia riguardo l’assorbenza e la resistenza agli urti. Inoltre, il cliente ha la possibilità di scegliere tra un’infinità di accessori a completamento e arricchimento dei mobili. Questa particolare attenzione a ogni passaggio del processo produttivo fa sì che le cucine Gamma siano un prodotto costruito intorno alle reali esigenze della famiglia per cui sono state realizzate.

quotidianità, e che nasce dal desiderio di rispettare sia le persone, sia il territorio: infatti, tutti i materiali che interessano il processo produttivo delle cucine Gamma provengono da vivai controllati e per questo non danneggiano l’ecosistema del territorio che li ospita. Inoltre, «Gamma Cucine cerca di fare un uso assai limitato di colle e di componenti chimici, motivo per cui le nostre cucine, a differenza di altre, profumano di legno». Quello che contraddistingue l’attività della famiglia Pianegonda, è proprio la volontà di I laboratori e gli showroom di Gamma Cucine si trovano a Cornedo Vicentino (Vi) - www.gammacucine.com

realizzare cucine che siano per prima cosa un progetto di vita, un luogo costruito sulle aspirazioni della famiglia che ne fruirà, con materiali solidi, capaci di sfidare il tempo e i cambiamenti, in una raffinata forma di continuità. «Tutto nasce dall’ascolto – racconta Pianegonda –, attraverso un colloquio per estrapolare le direzioni più vicine ai desideri del cliente. Il sopralluogo, le misurazioni, il rendering archittetonico e le eventuali modifiche, per quanto importanti, verranno affrontati solo successivamente». Un atteggiamento completamente diverso rispetto la direzione intrapresa dall’attuale mercato del mobile, dove tutto è veloce, sostituibile e molto spesso acquistato per distrazione. Con la sua esperienza quarantennale, Gamma Cucine non si limita alla sola zona da pranzo ma realizza anche arredamenti completi, dove l’esclusività è sempre accompagnata dal rispetto verso i tempi, le persone e l’ambiente circostante. All’interno dello showroom situato nel Vicentino, infatti, è possibile trovare consulenti preparati e disponibili, che guideranno i clienti lungo una strada di gusti e aspettative, per realizzare al meglio un prodotto unico costruito intorno alla loro storia. Un ritorno all’artigianalità che ha contraddistinto la nostra tradizione, quindi, e che ha fatto della creatività e della passione italiana un’eccellenza nel mondo.• Andrea Mazzoli


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ABITARE

Design e arredo

Salone, un diamante a cinque punte

© SLV Courtesy Salone del Mobile.Milano

Una vetrina per il mobile, una per il complemento d’arredo e altre tre per il bagno, la cucina e i designer più giovani. Sono le manifestazioni che compongono il mosaico della fiera milanese, al via dal 17 fino al 22 aprile

C © DR Courtesy Salone del Mobile.Milano

inque manifestazioni, di cui due biennali, racchiuse in un unico contenitore che dal 1961 rende Milano la capitale mondiale dell’arredamento e del design. Sale il sipario sulla 57esima edizione del Salone del Mobile.Milano, rassegna regina dell’innovazione e della creatività che da martedì 17 a domenica 22 aprile offrirà una ribalta di 205 mila metri quadri di superficie espositiva a più di 2000 espositori accolti all’interno del quartiere Rho Fiera. «Il Salone continua a rinnovarsi e a consolidare il suo legame con Milano – spiega il presidente Claudio Luti – riscuotendo un successo dovuto prima di tutto all’instanca-

bile rete industriale alla sua base: un sistema produttivo nato dall’incontro tra imprenditori di piccole e grandi aziende da un lato, designer e architetti dall’altro, che insieme lavorano per creare e mostrare l’eccellenza». MOBILI E OGGETTI D’ARREDO, UNA PROPOSTA COMPLEMENTARE Partendo dal Salone del Mobile e il Salone internazionale del Complemento d’arredo, le due piattaforme principali che si svolgono in contemporanea e che si suddividono in tre sezioni stilistiche: Classico: Tradizione nel Futuro, che attinge ai valori di tradizione, artigianalità e maestria nell’arte di realizzare mobili e oggetti in stile classico; Design, con prodotti funzionali, innovativi e dall'estetica impeccabile; xLux, focalizzata sul lusso interpretato in chiave contemporanea. Una proposta complementare nella quale il secondo salone correda l’offerta del salone “ammiraglia” con un’ampia varietà di prodotti quali complementi d’arredo, oggettistica, elementi di decoro e tessili. «Il Salone è fantastico – sostiene Emanuele Orsini, presidente di Federlegno Arredo Eventi - perché riesce a mettere a sistema la città, la cultura l’arte e il prodotto. Quest’anno poi, attraverso i due saloni cucina e bagno, si rafforzeranno le presenze estere, perché non ci dobbiamo dimenticare da dove veniamo: l’anno scorso è stato un anno eccezionale, con circa

160mila presenze e 165 Paesi ospitati, ma questo non deve farci dimenticare che dietro ci sono le nostre imprese». CUCINA E BAGNO, IN PASSERELLA LE NUOVE TENDENZE Di queste, circa 120 di cui il 23 per cento straniere scenderanno in campo nei padiglioni 9-11 e 1315 per la biennale EuroCucina, con l’obiettivo di rispondere in maniera sempre più precisa e innovatrice al grande interesse che questo comparto continua a suscitare. Efficienza ed evocazione le parole chiave su cui hanno lavorato le maison espositrici, riaffermando un’idea di cucina vista non più solo come un’area funzionale, ma come

centro domestico di eccellenza, luogo di relazioni e socializzazione. A condividere i padiglioni con il nutrito schieramento targato EuroCucina ci saranno i 47 espositori di FTK - Technology For the Kitchen, evento collaterale dedicato agli elettrodomestici da incasso che attraverso modelli, prototipi e concept progettati da aziende che fanno della ricerca il punto di forza misurerà, ancora una volta, lo stato dell’arte della tecnologia legata a questo segmento. Presso i padiglioni 22 e 24 invece, luci accese sul Salone internazionale del bagno, la più giovane tra le manifestazioni della fiera milanese che offrirà una panoramica suggestiva e davvero completa sulle tendenze del settore. Nato nel 2003 e rassegna autonoma dal 2006, questo salone riflette l’evoluzione del locale da bagno all’interno delle abitazioni, da spazio esclusivamente di servizio ad ambiente per il relax e il benessere tout court. Ben 228 gli espositori che si potranno visitare in questo spazio, ammirando le soluzioni più ingegnose in tema di efficienza idrica, massima allerta contro l’inquinamento indoor e protezione della salute. Senza naturalmente rinunciare a ergonomia, colori e accessori in grado di emozionare. SALONE SATELLITE, LA PIATTAFORMA CHE SCOPRE I TALENTI Quinto evento, ma primo per volontà di proiettarsi nel futuro dell’arredo e del design, è il SaloneSatellite. Luogo di incontro per eccellenza tra imprenditori-talent scout e i più promettenti progettisti, questo appuntamento accompagna da vent’anni il Salone del Mobile.Milano, investendo sulle potenzialità creative degli under 35. Tanto che molto dei prototipi presentati nelle edizioni precedenti sono stati messi in produzione e diversi designer dei 10 mila totali che vi hanno partecipato finora insieme alle 270 scuole internazionali di design, sono ora nomi importanti del panorama del design. Circa 650 quelli presenti nell’edizione di quest’anno, che riproporrà per il nono anno anche il concorso SaloneSatellite Award. Un’iniziativa che vedrà riunirsi una giuria, anch’essa composta da personalità di spicco attive nel mondo del progetto, per scegliere i tre progetti migliori e consegnare ai loro autori uno speciale gettone di presenza. • Giacomo Govoni


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La natura dell’abitare

ranno integrati in copertura, fornendo l’energia necessaria per

Il padiglione, alto 5 metri, sarà coperto da una membrana in

energia, grazie a un sistema di scambio di calore, sarà possi-

Crystal responsiva, dotata cioè di sensori capaci di reagire alle

bile riscaldare l’area estiva. «Con Living Nature vogliamo por-

condizioni di luce, consentendo un’accurata regolazione

tare nel cuore di Milano uno spazio nel quale soddisfare il no-

delle condizioni climatiche al suo interno. Una serie di pan-

stro istintivo amore per la natura, quella “biofilia”- ha com-

nelli fotovoltaici organici, ossia dotati di celle solari di ultima

mentato Carlo Ratti, ideatore del progetto- che ci fa sentire tut-

generazione ispirate al processo di fotosintesi clorofilliana, sa-

ti meglio quando siamo immersi negli elementi naturali».

raffrescare l’area invernale. A partire da questa produzione di

Il classico nel moderno Design week, La collaborazione tra aziende specializzate nel settore le mostre più belle dell’arredamento e designer internazionali dà vita a collezioni in grado di rivitalizzare materiali consueti conferendo loro interpretazioni innovative

F

orme tonde e fluide, quasi liquide. Porta la firma del noto designer egiziano naturalizzato canadese, Karim Rashid, la nuova collezione dell’azienda Venetian Gold, nata da una costola della Ca’ D’Oro, e specializzata nella lavorazione e nella fornitura di tutte le tipologie di pietre. La presentazione avverrà in occasione del Fuorisalone della Design Week che si terrà dal 17 al 22 aprile a Milano. «Si tratta di una nuova Marble Collection che si caratterizza per le forme curve e moderne» precisa Margherita Andreola, amministratore delegato dell’azienda veronese con sede a San Giorgio Nogaro. Situata nel cuore del distretto italiano del marmo, la società offre un servizio di affiancamento per la progettazione, il taglio e la posa avvalendosi di figure di alto livello professionale come artigiani specializzati, arredatori e interior designer. «La collaborazione con uno dei più prolifici designer a livello mondiale – spiega Margherita Andreaola – coniuga la creatività dell’artista alla vocazione tecnologica di Venetian Gold. È grazie all’impiego di macchinari altamente innovativi che siamo riusciti a dare vita alle creazioni visionarie di Karim Rashid». Complementi d’arredo realizzati in marmo che conservano la regalità intrinseca del materiale ma sono reinterpretati in una chiave moderna e dalle forme organiche. Trovano spazio in ogni angolo della casa le creazioni dall’azienda veronese: «Le tendenze nel settore dell’arredamento – sottolinea l’amministratore delegato - confermano una predilezione

verso materiali di provenienza prevalentemente italiana, spagnola o iraniana privilegiando le tonalità neutre». Dal bianco al beige fino al nero, le creazioni firmate Venetian Gold arredano bagni, cucine e salotti delle abitazioni italiane ma non solo. «Generalmente ci uniformiamo alle richieste dei clienti - aggiunge ancora Margherita Andreola - che nella maggior parte dei casi condensano gli stili in voga sul mercato con i gusti personali. Acquistiamo i materiali grezzi direttamente dalla nostra azienda madre, la Ca’ D’Oro, che li importa dalle cave di tutto il mondo. Possiamo quindi contare su una gamma assai variegata di pietre che poi lavoriamo sfruttando la collaborazione di marmisti locali dotati di tecnologie all’avanguardia». Il risultato è un servizio flessibile in grado di adattarsi alle specifiche richieste del cliente ma con un’attenzione sempre rivolta alla qualità del prodotto e alle tendenze predominanti nel settore dell’arredamento. Non è un caso, infatti, se le creazioni Venetian Gold sono molto apprezzate non solo in Italia ma anche in Inghilterra e negli Stati Uniti. • Luana Costa Venetian Gold ha sede a San Giorgio di Nogaro (Ud) www.venetiangold.it

L

a riconciliazione possibile tra l’uomo e lo spazio domestico, racchiusa in un ambiente di 500 metri quadrati. Si ispirerà ai paradigmi dell’abitare sostenibile “Living Nature. La natura dell’abitare” il più importante progetto-mostra che dal 17 al 25 aprile sorgerà in Piazza del Duomo a Milano, davanti a Palazzo Reale. Firmata dallo studio internazionale di design e innovazione guidato da Carlo Ratti, questa installazione dal grande valore iconico permetterà ai visitatori di immergersi in quattro microcosmi naturali e climatici dove inverno, primavera, estate e autunno coesisteranno nello stesso momento, l’una accanto all’altra. Concepito secondo criteri di risparmio energetico, il progetto metterà in mostra soluzioni sostenibili e realmente applicabili, proponendo un radicale cambio di prospettiva sul fronte della tecnologia per la regolazione climatica. Dall’uso delle celle fotovoltaiche agli accumulatori energetici, l’opera di Ratti darà lo spunto per riflettere sulla possibilità di ricreare contesti domestici e urbani più a misura d’uomo e più rispettosi dell’ecosistema. Altro happening espositivo da non perdere riguarda il col-

laudato Space&Interiors presso The Mall Porta Nuova, che quest’anno affida la curatela della mostra promossa da Made Expo all’architetto Stefano Boeri. Il quale firmerà un allestimento ispirato a il Pianeta Rosso con videoinstallazioni di Davide Rapp e Giorgio Zangrandi. Tra le tante mostre che si potranno apprezzare durante la Design week in giro per Milano, una segnalazione particolare per il focus sul design brasiliano che avrà luogo in via Maroncelli, con un doppio evento in collaborazione con il Consolato generale del Brasile a Milano e Apex-Brasil, l’agenzia brasiliana per il commercio e la promozione. Declinato nella rassegna Modern brazilian masters presso lo spazio Etel e in una mostra monografica su Sergio Rodrigues presso Lin Brasil. Da tenere d’occhio, infine, le sorprese che stanno bollendo nel pentolone di Superstudio in via Tortona, dove è già certa la presenza del pluridecorato studio giapponese Nendo, con una spettacolare mostra dal titolo “Nendo: forms of movement” che condurrà lo spettatore attraverso un labirinto misterioso di oltre 800 mq esponendo non solo i prodotti finali, ma anche modelli e bozze, in un affascinante viaggio nelle viscere creative del design. • Giacomo Govoni


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OSSERVATORIO

ABITARE

Design e arredo

Tramandare lo spirito della Brianza

C

ostruire il designer di domani, a immagine e somiglianza dell’artigiano di ieri. Sintetizzando all’osso, è sostanzialmente questo l’obiettivo primario che si prefigge il corso “Dalle idee alle cose: progettare nel segno della differenza” partito a metà marzo presso il Centro culturale europeo di Cesano Maderno e promosso dall’Università Vita Salute San Raffaele. Un ciclo di otto incontri diretti dal filosofo e storico dell’arte Aldo Colonetti, che focalizza l’attenzione di studenti, progettisti e uomini d’impresa sulla necessità di ricollocare l’essenza del fare. Sia nel mondo artigianale che culturale. «Fare – spiega Colonetti - significa pensare, disegnare, produrre: un tratto caratteristico del nostro Paese e in particolare della Brianza». Brianza, tempio storico del mobile italiano, che nel corso lei prende a modello di laboratorio progettuale e produttivo. Quali competenze e buone pratiche le valgono questa qualifica?

«La Brianza è importante nel mobile italiano già dal secolo scorso, perché era il luogo in cui la borghesia milanese e non andava a comprare i propri oggetti di arredo. Questa buona pratica è rimasta, anche se oggi l’orizzonte è chiaramente internazionale. Questo richiede nuove competenze in grado di assorbire i processi tecnologici e di guardare non solo ai materiali tradizionali come il legno, ma a tutti quelli che concorrono alla definizione dell’abitare. E la Brianza già li accoglie. Non si dimentichi inoltre che qui nel 1923 è nata la Triennale di Milano e tuttora a Monza presso Villa Reale esiste un’attività espositiva e di ricerca. I nostri produttori continuino pure a parlare dialetto che è perfetto, ma con la testa proiettata al mondo». Torniamo al focus del corso e a questa esigenza, che lei avverte, di “ricollocare l’essenza del fare”. Quali tessere ci sono da riordinare, prima di tutto? «Il corso nasce all’interno di un’attività di ricerca presso il Palazzo Borromeo che fa riferimento al piano formativo curato da me e Massimo Cacciari con l’Università San Raffaele. Gli incontri si propongono di rafforzare il concetto del “fare”, per non far perdere di vista al mondo artigianale e produttivo che il futuro è nelle loro mani. E il design è lo strumento principale per fare questo. Da ricollocare ci sono da un lato le consapevolezze teoriche, che sono parte del corso, per far capire che non si sta parlando di cronaca, ma di una tradizione radicata del nostro Paese, dalle botteghe rinascimentali in avanti. Questa si può rinnovare a condizione che si riqualifichi

SLV Courtesy Salone del Mobile.Milano

SLV Courtesy Salone del Mobile.Milano

È il modello artigianale e produttivo a cui si ispira il corso diretto da Aldo Colonetti presso il Centro culturale europeo di Cesano Maderno. Un viaggio formativo «dalle idee alle cose», nel segno delle differenze e di Gillo Dorfles

sul piano culturale e, questa è l’altra tessera, delle nuove generazioni». In questa sfida di ridefinizione del linguaggio espressivo applicato alla produzione, lei attribuisce un ruolo centrale al progetto. In quali contesti la sua funzione risulta fondamentale? «Mettere al centro il progetto, termine magari un po’ abusato e accademico, significa semplicemente rispondere in modo sistemico alle domande attuali, che non devono essere per forza tutte legate al contemporaneo. Possono essere anche rimandi a stili ottocenteschi, ma la condizione è sapere che si sta facendo un’operazione dove la scelta del designer e dell’artigiano è coerente. Bisogna che questa vocazione progettuale si conservi, ascoltando anche ipotesi più avanzate di design, altrimenti perderemmo la nostra identità anche a livello economico. Il progetto al centro significa essere consapevoli che vengono da noi da tutto il mondo

perché abbiamo questa connessione tra le idee e le cose. Nel segno della differenza, appunto». Tra i pilastri culturali che sorreggono il corpus teorico del suo corso c’è anche Gillo Dorfles, da poco scomparso. Quale eredità ci ha lasciato, specialmente nella visione del rapporto tra architettura e qualità urbana dell’abitare? «Con Dorfles mi sono laureato in estetica nei primi anni Settanta e da allora siamo rimasti amici. Tutte le idee di Gillo avevano un impianto teorico forte e immediatamente collegate a fatti concreti, a esperienze anche della cronaca. A dimostrazione che la teoria entra in gioco anche quando fai le cose. Nel famoso saggio “L’intervallo perduto”, ad esempio, Gillo non fa solo una riflessione filosofica quando afferma che abbiamo perso il vuoto tra una cosa e l’altra, ma la accompagna con dimostrazioni in architettura, in pubblicità e in design. Questa è la ragione, non solo affettiva, per cui il corso è legato alla figura di Dorfles. Senza contare che anche lui aveva frequentato la Brianza, collaborando con molte aziende come storico e progettista». In ultima analisi, per quali aspetti il design italiano sarà ancora in grado in futuro di “fare la differenza”? «ll nostro è un Paese unito, ma mantiene le sue differenze. Da Nord a Sud, basti pensare al cibo. Questo, che all’orizzonte politico appare un limite, in realtà è la nostra forza. Sul piano delle arti applicate abbiamo un’identità forte, ma ogni borgo rappresenta un’esperienza unica. Come la Brianza, infatti, ci sono decine di altri territori: il Nordest, l’area della moda attorno a Firenze, le migliori aziende di capospalla al mondo sono a Napoli, le scarpe nelle Marche e così via. Poi è vero che le differenze espressive dovrebbero diventare capitale unitario nella rappresentazione, tuttavia la qualità del made in Italy risiede proprio qui. E il design si fonda su questa logica della diversità, tipica della nostra cultura». • Giacomo Govoni

Aldo Colonetti, filosofo, storico dell’arte e direttore del corso presso il Centro culturale europeo di Cesano Maderno


Aprile 2018 | 9

The Litta Variations

rama internazionale. Nel cortile dell’orologio sarà presentata la

Dal 17 al 22 aprile 2018, in occasione del Salone del Mobile, a Pa-

marchi per De Castelli. «Si tratta di una moto- spiega il designer-

lazzo Litta va in scena il design contemporaneo con il progetto

basata su un’importante novità: l’utilizzo del rame mutuato dal-

curato da Damn e MoscaPartners. «Dalla musica al design, la

l’architettura con cui ho provato a innescare un cortocircuito tra

sfida è indagare il processo creativo, nelle modalità e variazioni

le case e le cose che sono nella città. Il rame a poco a poco si os-

di lavoro degli studi e delle aziende». Protagonisti dell’esposi-

siderà e solo dopo 50 anni la moto avrà raggiunto il suo tra-

zione una ricca selezione di designer, aziende e brand del pano-

guardo estetico».

prima motocicletta in rame Samotracia, disegnata da Mario Tri-

P

© Fabio Gambina

rendere un oggetto sacro dell’italian way of life come la caffettiera, considerato quasi “intoccabile” per storia e tradizione, e trasformarlo in un’icona di design. Sembrava una di quelle scommesse nelle quali c’è tutto da perdere, eppure tre anni fa Mario Trimarchi non solo l’ha accettata, ma l’ha vinta su tutta la linea. Aggiudicandosi il premio Compasso d’Oro Adi per l’innovazione, nella sezione “Design per l’abitare”, grazie alla sua Ossidiana progettata per Alessi. «Questo suo stare in equilibrio tra tradizione e innovazione – rivela il designer - le è valso oltre al Compasso d’Oro, il Red Dot award, l’International design award silver e il marchio DfA-Quality Design for All». Quali elementi peculiari hanno permesso a un oggetto di uso domestico di vedersi assegnare un così ambito rinascimento? «La caffettiera è un oggetto attorno al quale sembra non ci sia più niente da inventare. Desideravo realizzare una piccola scultura, prendendo un volume pieno e togliendo scaglie di materiale dall’alto e dal basso, esattamente come facevano gli uomini primitivi con le selci, per renderle strumenti utili e funzionali. Così è nata Ossidiana, una caffettiera che sembra vivere da sempre nell’immaginario domestico, ma che presenta in realtà geometrie nuove, bellissime al tatto». Geometrie nuove e belle che sono l’essenza del design, da lei definito «una via ingenua per sentirsi un po’ più vicini al segreto della bellezza». A quali strumenti ricorre per scoprirlo e, soprattutto, cosa intende con “ingenua”? «Cosa significa la bellezza oggi non lo sa nessuno. Alcuni la cercano nelle persone, alcuni nell’arte, altri ancora in un tramonto arancione. A me piace pensare che gli oggetti che ci circondano possano farci interrogare sulla loro bellezza e spingerci a desiderare di toccarli, di averne cura, di pulirli e lucidarli attentamente, magari di tanto in tanto di lasciarli da soli a parlare

Mario Trimarchi, architetto e designer

La via ingenua della bellezza È la funzione sublime che Mario Trimarchi attribuisce al design, improntando il suo lavoro sui concetti della durata e dell’autenticità espressiva. Come quelli che sono contenuti nella sua “pluridecorata” Ossidiana

tra loro nel silenzio della casa». Nella prima parte del suo percorso artistico lei ha viaggiato molto, in particolare in Giappone. Come hanno inciso quelle esperienze sulla sua evoluzione professionale e, in generale, come sta mutando la sensibilità al prodotto di design nel mondo asiatico? «Ho cominciato a viaggiare per il Giappone quando il destino del design sembrava legato all’espressione della tecnologia, dai televisori agli walkman, dai computer alle macchine fotografiche. Il Giappone sembrava aver centrato i migliori prodotti per il mercato internazionale. In questo momento, invece, è molto vivo l’interesse per il Kogei, la concezione di unità tra artigianato, arte e design, con la nuova rivalutazione espressiva dei materiali antichi e delle tecniche tradizionali». I prodotti di uso quotidiano si prestano tra l’altro a un design povero o accessibile, che da Ikea in avanti sta trovando sempre più cittadinanza. Come valuta questo trend e, nel suo

caso, preferisce assecondarlo o muoversi in senso inverso? «I prodotti di uso quotidiano devono semplicemente essere bellissimi e, possibilmente, esprimere una poetica ottimista che ogni mattina ci faccia sorridere. Si può vivere anche con pochi oggetti; non importa quanto costino o quanto siano nuovi o vecchi, importa solo che abbiano per noi un significato vero». Sostenibilità e tecnologia: che importanza riserva a questi due ingredienti nel suo processo creativo e come li dosa nei suoi lavori? «Il mondo non ha più bisogno di oggetti e siamo tutti spaventati dai limiti della sostenibilità. Io provo a lavorare in modo estremo sul concetto della durata: vorrei che i miei oggetti fossero così belli che a nessuno venga in mente di buttarli. Ad aprile presenterò a Milano una motocicletta di nuova concezione, completamente in rame. La sua bellezza sta nel

fatto che dopo cinquant’anni, lasciata alla pioggia, si ossiderà totalmente, diventando verde e bellissima. Un oggetto che diventa perfetto dopo cinquant’anni è chiaramente un oggetto da tramandare». Tornando al Compasso d’Oro, il suo impegno primario è quello di valorizzare la qualità del design italiano. In un’offerta creativa sempre più contaminata, ritiene esista ancora un made in Italy del progettare? E se sì, quali tratti distintivi lo connotano? «Il sistema del design italiano resiste bene ai cambiamenti perché si rinnova in continuazione ed è un polo d’attrazione ineguagliabile per molti progettisti internazionali. La sua peculiarità è quella di interrogarsi in continuazione sul ruolo del progetto, che, come diciamo di frequente, non è solo uno strumento utile per dare risposte, ma molto spesso deve essere usato per formulare nuove domande». • Giacomo Govoni

I PRODOTTI DI USO QUOTIDIANO DEVONO, POSSIBILMENTE, ESPRIMERE UNA POETICA OTTIMISTA CHE OGNI MATTINA CI FACCIA SORRIDERE


10 | Aprile 2018

OSSERVATORIO

ABITARE

Design e arredo A sinistra, OVERSIZE LUX, design Marc Sadler Sotto, FLAP, design Alberto e Francesco Meda, Premio XXIV Compasso d'Oro

Innovazione, senza preconcetti Caimi Brevetti è puro design industriale: realizza oggetti belli e capaci di rispondere ai bisogni delle persone. Lorenzo Caimi racconta il percorso di crescita dell’azienda che, inventando la tecnologia Snowsound, ha fatto la differenza

C’

è un fil rouge che lega i quasi 70 anni di storia di Caimi Brevetti, l’azienda brianzola di Nova Milanese fondata nel 1949 da Renato Caimi, leader nel settore dell’arredamento e negli oggetti fonoassorbenti di design: «l’approccio tecnologico e la ricerca dell’innovazione, che convergono in prodotti belli e dalla caratteristiche innovative percepite dal consumatore»,

SNOWSOUND FIBER TEXTILES, design Caimi Lab

spiega l’amministratore delegato Lorenzo Caimi che gestisce insieme ai fratelli Gianni, Franco e Giorgio l’azienda proiettata sui mercati internazionali, consolidati ed emergenti. «Il nostro è un design da sempre sobrio ed elegante, che non è pensato per stupire ma per risolvere le esigenze di fruitori e utilizzatori». Due Compassi d’Oro e tanti riconoscimenti ottenuti nel corso degli anni. Dalla schiscetta all’International Ces Innovation Design and Engineering Award per la fonoassorbenza. Quali realizzazioni rappresentano al meglio lo spirito di Caimi Brevetti? «I prodotti sono stati tanti, guardiamo sempre avanti, alla produzione attuale che conta 3500 articoli realizzati con 35mila componenti, una produzione sia vasta che profonda. Certo, come dimenticare il sistema di libreria Socrate; il sistema di libreria Big con cui abbiamo vinto il Compasso d’Oro; il sistema di sedute Kaleidos di Michele De Lucchi; i diversi

sistemi di sedute con cui siamo presenti negli aeroporti in tutto il mondo; le famiglie di complementi d’arredo fino ad arrivare, negli ultimi anni, alla fonoassorbenza che ci ha dato superiore visibilità». Caimi Lab identifica il costante investimento in ricerca e sviluppo dell’azienda. Quanto è importante “coltivare” l’innovazione dall’interno e quali filoni state sviluppando? «Le aziende hanno un ufficio tecnico, noi abbiamo il Caimi Lab, di cui siamo particolarmente orgogliosi. È un crogiuolo di idee, punto di incontro tra tecnici, designer, filosofi, artisti e maître à penser per capire e anticipare le tendenze del mercato, che è la vera sfida. Chi ci riesce ha una posizione privilegiata e noi fortunatamente ci siamo riusciti molto spesso nel corso degli anni, soprattutto con i nostri oggetti fonoassorbenti non solo estremamente tecnologici ma anche belli, che si distinguono decisamente dagli esemplari presenti prima sul mercato. Abbiamo scoperto una tecnologia, le abbiamo dato una forma grazie alla collaborazione con i designer e l’abbiamo declinata in prodotti facilmente fruibili; grazie a questi abbiamo ottenuto un grande successo sul mercato e quasi trenta premi nel mondo». Il settore dell’acustica non apparteneva ai settori core business di Caimi Brevetti. Dove nasce l’idea dei pannelli fonoassorbenti brevettati Snowsound? «Questa idea nasce all’interno del Caimi Lab dall’incontro di tante personalità diverse. Il nostro principale settore di appartenenza, quello del mobile per ufficio, ha subito dal 2008 in avanti una decimazione di aziende, perdendo dal 60 al 65 per cento del mercato. È stato quindi necessario cercare un nuovo ambito di crescita e abbiamo cercato di capire le esigenze future in considerazione di alcuni parametri: l’architettura degli interni dell’ufficio è andata verso il minimalismo, con un utilizzo preponderante di materiali nobili come vetro, cemento e acciaio, belli da vedere ma nemici del suono. Con un utilizzo sempre più importante di open space e spazi comuni, abbiamo ritenuto che il settore dell’acustica in generale potesse essere interessante da approfondire. Abbiamo iniziato le prime ricerche partendo da zero in termini di conoscenze sull’argomento, ma con il vantaggio di affrontare gli argomenti senza preconcetti, come abbiamo del resto sempre fatto in Caimi Brevetti. È nata così Snowsound, una tecnologia nuovissima che ha permesso di ottenere performance acu-

stiche più performanti dando ai prodotti forme di design. Grazie a noi la fonoassorbenza è un settore popolare, capace di evolversi moltissimo negli ultimi anni». Come l’azienda instaura la collaborazione con designer italiani e internazionali, ma anche con quelli emergenti? «Uno degli elementi che ci contraddistingue è proprio lo stretto rapporto con le scuole di design e le università in Italia e all’estero; collaboriamo con designer totalmente sconosciuti e anche con studenti. A questi si aggiungono le collaborazioni con designer affermati come De Lucchi, Meda, Sadler, Mendini, Bellini e quella, di cui siamo particolarmente orgogliosi, con il compianto Gillo Dorfles. Questi contatti nascono in funzione della bontà e della validità del progetto senza preconcetti; un approccio che ha garantito il nostro successo in questi anni. Se il progetto è valido si procede, le scelte non si basano sul nome. Il mercato è diventato sempre più selettivo: non si vende più un prodotto solo perché è realizzato da un designer famoso o da un’archistar ma perché possiede qualità di innovazione e design». In vista anche del Salone del Mobile, quali tendenze dobbiamo attenderci per l’arredamento e il design? «Le tendenze vanno nella direzione che abbiamo fino ad ora seguito: avere prodotti fruibili e al contempo eleganti. Il design fatto solamente per stupire non funziona più già da tempo, l’aspetto estetico coniugato a quello tecnologico e alla facilità di utilizzo sono le ricette migliori per affrontare il mercato. La tecnologia digitale avrà un ruolo sempre maggiore. I nostri pannelli e tessuti fonoassorbenti - la vera novità su cui stiamo spingendo sempre più la ricerca - hanno un’alta quantità tecnologica intrinseca ma anche collaterale nei software, che consentono di determinare quanto e quale materiale è più idoneo per risolvere le esigenze acustiche di ogni singolo ambiente. Caimi ha di recente vinto due premi proprio grazie ai suoi software che riescono a fornire soluzioni di design nell’ambito dell’acustica». • Francesca Druidi

Lorenzo Caimi, amministratore delegato Caimi Brevetti


Mercanteinfiera 29 settembre- 7 ottobre 2018 Attesi a Parma un gran numero di espositori e operatori provenienti da tutte le più note piazze antiquarie europee, che presenteranno opere di modernariato, antichità e collezionismo a un vasto pubblico di appassionati del settore. «Al netto del gusto personale o del desiderio di possedere l’oggetto individuato ha sottolineato la brand manager Ilaria Dazzi nelle giornate conclusive dell’edizione primaverile di Mercanteinfiera - si è registrata una sensibile crescita della consapevolezza di cosa si acquista sia in termini di valore economico sia in termini di storia che il singolo pezzo racconta».

Riscoprire la tarsia rolese Professionisti in grado di dare forma all’ambiente ideale per ogni committente, proprio così come lo immagina. E che sono tra i pochi a tenere in vita tradizioni storiche di alto artigianato

V

endita di mobili e complementi d’arredo selezionati dalle migliori marche attualmente in commercio. Ma soprattutto realizzazione di mobili e arredi su misura, per la zona giorno e notte, utilizzando anche tecniche artigianali di tradizione storica. È la proposta di Gatti Arredamenti, azienda di Parma, capace di soddisfare tutti i gusti e gli stili. «Nel nostro showroom potete trovare cucine classiche oppure moderne, completamente personalizzabili in base alle esigenze del cliente – spiega Stefania Gatti -. Siamo specializzati nella vendita al dettaglio di armadi guardaroba, mobili su misura, letti, divani. In più, proponiamo una vasta scelta di complementi d’arredo. Ci appoggiamo a fidati collaboratori - fabbri, tappezzieri, elettricisti, marmisti e muratori -, offrendo la nostra professionalità a 360 gradi, per una progettazione e consulenza sempre personalizzati. Ai nostri clienti garantiamo un risultato finale funzionale, pratico ed esteticamente gradevole». Gatti Arredamenti propone solo mobili di altissima qualità: le materie prime utilizzate e i prodotti venduti garantiscono al cliente solo il meglio. Il mobilificio collabora con i migliori marchi attualmente presenti sul mercato, quali Colombini, Tonin Casa, MAB Home Furniture, Calligaris. «L’azienda, oltre a svolgere un ruolo

Gatti Arredamenti ha sede a Parma www.gattiarredamenti.biz

convenzionale di distribuzione e produzione di mobili, tiene viva, grazie alla maestria di mio fratello Marco, una tradizione di assoluto rilievo, utilizzando la tecnica ortodossa della “tarsia rolese”, vera rarità professionale» spiega Stefania Gatti, rievocando una storia che affonda le radici nel diciottesimo secolo. Grazie a un documento del 1777 si apprende infatti che già a quell’epoca a Rolo, comune reggiano, erano attive dieci botteghe di intarsiatori che, su ordine di famiglie benestanti ed enti religiosi provenienti non solo dal ducato di Modena e Reggio ma anche dall’area bolognese, producevano ribalte, cassettoni e tavoli decorati con intarsio. Capolavori destinati a diffondersi in tutti il mondo e ad arrivare fino a noi, grazie anche a chi, come Gatti, ancora oggi si riallaccia a questa tradizione artigiana. «Ogni oggetto che produciamo utilizzando questa tecnica rappresenta un pezzo unico, in quanto la lavorazione è personalizzata e viene svolta rigorosamente a mano - chiarisce Stefania Gatti -. Vengono utilizzati i vari legni nella loro essenza naturale e gli intarsi vengono impreziositi da particolari in madreperla». • Viola Leone


12 | Aprile 2018

OSSERVATORIO

ABITARE

Design e arredo

Progettazione in rete Con Adolfo Forcione di Alba Contract, rete di impresa specializzata in sviluppo di progetti di interior design, analizziamo punti di forza e novità di questa visione professionale ed etica del lavoro tra artigiani

L

a via italiana all’interior design in Molise passa dall’associazione tra artigiani altamente professionalizzati, con esperienze ultradecennali, che scelgono di far fronte comune per valorizzare i loro punti di forza e fornire un servizio chiavi in mano a clienti provenienti dal settore privato, ma anche dell’hospitality e retail. Perché ormai la via d’accesso a mercati high level è la professionalità, il custom made ma soprattutto il made in Italy di qualità, quello capace di interpretare al meglio lo stile di vita italiano, che fa dell’accoglienza, della bellezza, dell’eleganza vivibile i tre valori indispensabili per vivere appieno ogni ambiente. Lungo questa strada ha mosso i primi passi Alba Contract, rete d’impresa specializzata in progettazione e sviluppo di progetti di interior design per appartamenti, loft, ville, dimore storiche, oltre che per negozi, alberghi e strutture turistiche. «La rete d’impresa, una delle poche del Sud Italia (16.2 per cento) a fronte delle 4318 create nel Nord, nasce nel giugno 2016 – racconta l’amministratore delegato di Alba Contract Adolfo Forcione – dalla volontà di un gruppo di artigiani e aziende, con all’attivo tra i dieci e i trent’anni di attività nella stessa filiera produttiva, di fornire un servizio completo ai clienti. Incrociandosi sugli stessi cantieri e analizzando le tendenze del mercato, fin dal 2015 abbiamo cominciato a lavorare insieme su questa che per il nostro territorio è una scommessa, che ha richiesto il coraggio e la lungimiranza di guardare oltre la propria nicchia di mercato. Molti dei nostri associati erano subfornitori di grandi general contractor con commesse internazionali, avevano già esperienza di lavori all’estero e di loAlba Contract ha sede a Campobasso commerciale@albacontract.com

LA NOSTRA FORZA IN QUANTO RETE D’IMPRESA È L’ASSOLUTO RISPETTO DELLE PROFESSIONALITÀ E DELLE COMPETENZE ALTRUI, CHE NON VENGONO SCELTE IN BASE AL MINOR PREZZO MA ALLA CURA CHE DEDICANO A OGNI SINGOLO HOLISTIC VISION La visione olistica applicata all’interior design si traduce nel dedicare particolare attenzione alle esigenze di tutti, soprattutto bambini, anziani e diversamente abili. «Interpretare con una visione olistica l’arredamento d’interni significa per noi realizzare idee e aspettative del cliente aggiungendo valore a un’opera unica. Una visione che impegna tutta la filiera – sottolinea il manager di rete di Alba Contract Adolfo Forcione – nella realizzazione di prodotti distinguibili per originalità e creatività dello stile italiano. Materiali classici come vetro, marmo, legno, acciaio e tessuti, prendono forma in un design in grado di unire cultura e tradizione alle intuizioni più innovative, giocando con colori, disegni, idee e lasciando libera espressione creativa ai designer del gruppo che ogni giorno studiano per coniugare  comfort con funzionalità ed estetica in ambienti che rifuggono l’anonimato nei vari Paesi con cui collaboriamo. Da Germania, Francia e Svizzera fino a Emirati Arabi e Russia».

gistica cantieristica. Di mio ci ho messo l’esperienza cooperativistica acquisita all’interno di Confcooperative Molise con il ruolo di presidente di Feder produzione - lavoro». Il valore aggiunto della Rete Alba Contract sta nell’associazione tra figure e professionalità di una filiera verticale, che parte dallo studio tecnico di progettazione di interior design per finire in tendaggi e rifiniture. Tra i due poli ci sono un’impresa edile specializzata in ristrutturazioni di interni; artigiani della posa in

opera di pavimentazione e di rivestimenti, elettricisti, idraulici e falegnami esperti in arredi su misura, oltre a una rete di fornitori di primo livello, che seleziona il meglio delle produzioni rigorosamente made in Italy. Una filiera professionale ma, soprattutto, etica, della gestione del cantiere e della forza lavoro. «Mentre i general contractor si affidano a subfornitori da cui cercano di trarre il massimo vantaggio economico, la nostra forza in quanto rete d’impresa – spiega l’amministratore delegato Forcione – è l’assoluto rispetto delle professionalità e delle competenze altrui, che non vengono scelte in base al minor prezzo ma alla cura che dedicano a ogni singolo passaggio e al rispetto del lavoro di chi le precede e le segue. Se un artigiano sa che dopo di lui dovrà intervenire un altro professionista che stima, con cui ha scelto di collaborare, lavorerà a regola d’arte per consentire al suo socio di continuare nei tempi e alle condizioni stabilite. Così si riducono i tempi e il prodotto avrà una qualità ottimale. Non a caso, in tutti i progetti che abbiamo seguito con questo processo standardizzato e socialmente evoluto, non siamo mai dovuti risalire indietro per capire di chi avesse causato l’errore». Il risultato è la cura maniacale di ogni dettaglio in tutte le fasi della lavorazione: dal progetto iniziale alla scelta dei materiali e delle tecniche produttive, fino al prototipo e alla consegna delle chiavi, per ottenere un risultato in linea con le aspettative del cliente, che desidera un ambiente che sia espressione del suo stile di vita, della sua personalità e delle sue attività quotidiane. Nel prossimo futuro, questa visione evoluta dell’artigianato 4.0 punta ancora più in alto. «Nei prossimi due anni saremo impegnati in un progetto di ricerca con il Centro di Ricerca per le Aree interne e gli Appennini Centrali, l’Università Federico II di Napoli – Dipartimento di Agraria, l’Ordine degli architetti e un Comune molisano – conclude Forcione – per realizzare un modulo abitativo passivo interno per il recupero degli edifici dei centri murattiani, per consentire ristrutturazioni veloci, poco invasive, economiche con l’utilizzo di biotecnologie, a partire dalla prototipazione di pannelli in fibre naturali con caratteristiche di fonoassorbenza ed efficientamento energetico». • Alessia Cotroneo


14 | Aprile 2018

OSSERVATORIO

ABITARE

Design e arredo

Alla conquista dell’Oriente

L’

arredamento di lusso made in Italy diventa internazionale. Si moltiplicano, infatti, le richieste, provenienti soprattutto dal mercato Middle East e Far East, di creazione di progetti che si richiamano a una competenza tutta italiana. Materiali e strategie di arredamento divengono, infatti, pratiche da esportare oltreconfine. In particolare, sono i paesi del Medio Oriente e i paesi Asiatici ad amare e apprezzare l’artigianalità made in Italy e, attraverso la nascita di società di contract, si è riuscito con il tempo a soddisfare le loro richieste. In questo contesto, Bliss Contract ha realizzato diversi progetti, tutti molto apprezzati, che hanno spinto l’azienda ad intraprendere proprio questa strada. Una realtà che si appresta oggi a muovere i primi passi in questo senso ma i cui titolari hanno alle spalle più di trenta anni nel mondo dell’arredo. Dopo un attento studio relativo alle esigenze di mercato estere, hanno deciso di lavorare alla creazione di un contract con lo scopo di curare progetti che vengono commissionati in Italia e all’estero. Attualmente Bliss Contract si occupa della realizzazione di vari ambienti utilizzando solo materiali prodotti nel Veneto. Ha, infatti, stretto una collaborazione con diverse aziende operanti sul territorio finalizzata a ottenere la fornitura di prodotti impiegati nella realizzazione del progetto finale e, quindi, per soddisfare le esigenze abitative o commerciali dei clienti. Progetti dal respiro internazionale necessitano naturalmente di materiali e di risposte d’eccellenza e il

Cresce la richiesta estera di progetti di arredamento chiavi in mano made in Italy. Soprattutto da parte dei paesi orientali. L’esperienza della Bliss Contract

L’EVOLUZIONE DELLA DOMANDA NEGLI ULTIMI ANNI RIGUARDA RICHIESTE DIVERSE IN TERMINI DI AMBIENTI DA REALIZZARE: “CIGAR ROOM”, CANTINE, PICCOLI CINEMA O STANZE ADIBITE AL GIOCO made in Italy, si sa, è un patrimonio di importante valore economico  e  culturale. Non sempre, però le  piccole imprese  italiane riescono a far conoscere i loro prodotti, con il risultato che la maggior parte delle nostre eccellenze sono rappresentate da marchi più noti a discapito dei meno noti. In Veneto ci sono tanti piccoli produttori che trattano materie di alta qualità e che lavorano con dedi-

UN SERVIZIO SU MISURA Bliss Contract con sede a Bassano del Grappa è specializzata nella progettazione, produzione e allestimento di ambienti e spazi in Italia e all’estero. L’azienda si propone come referente unico, al fine di fornire un servizio chiavi in mano e che sia realizzato e personalizzato in ogni minimo dettaglio in base alle esigenze del cliente. L’azienda realizza progetti ex novo o fornisce un servizio di restyle “chiavi in mano” di strutture abitative, commerciali e alberghiere. Ogni nostro lavoro è concepito in termini di unicità, creando una soluzione sartoriale per ogni esigenza.

zione fornendo un prodotto eccellente. Le attività di Bliss Contract riguardanti la selezione sulle materie prime si limitano a verificare se la qualità di un determinato prodotto soddisfa i requisiti necessari. L’azienda utilizza legni certificati, marmi attentamente selezionati e di qualità pregiata, così come gli acciai, le pelli e i tessuti degli imbottiti. Una realtà molto selettiva che collabora con una stretta cerchia di aziende, riuscendo a soddisfare ogni specifica esigenza del committente. Il network Bliss Contract comprende un’ampia selezione di materiali e di arredi con i quali riesce a coprire ogni progetto, dall’ambiente domestico al professionale. Ma quali sono i principali clienti e come vengono commissionati i

progetti? In linea di massima l’azienda viene contattata da studi di architettura e/o contract esteri e, attualmente è operativa in Qatar. Lì il mercato dell’arredamento è particolarmente fiorente e gli Bliss Contract ha sede a Bassano del Grappa (Vi) - www.bliss-contract.com

sceicchi avanzano spesso richieste di soluzioni abitative molto complesse. Da qui prende il via un’attività di ricerca sui migliori materiali e prodotti per curare il progetto così come richiesto per soddisfare al meglio le esigenze del cliente. Quella che i titolari amano definire “una soluzione no stress”. Tanti sono i progetti in cui Bliss Contract è stata impegnata fino a oggi, ognuno diverso e con le proprie peculiarità. Per fare qualche esempio: diverse ville in Medio Oriente hanno rappresentato un lavoro sfidante ma che ha portato grandi soddisfazioni. Un progetto sicuramente degno di nota è la fornitura di arredi per un casinò in Georgia. I lavori spaziano dalla soluzione commerciale alla soluzione abitativa. Le tendenze degli ultimi anni riguardano delle richieste diverse in termini di ambienti da realizzare. Hanno preso piede le stanze dedicate ai vizi note come “cigar room”, la realizzazione di cantine, o ancora il settore entertainment e quindi piccoli cinema o stanze adibite al gioco: una vera e propria evoluzione della domanda. Per offrire alti standard qualitativi e risposte efficienti, il segreto di Bliss Contract risiede nella possibilità di offrire al cliente un prodotto su misura, cucito sulle sue esigenze e che per questo sia unico nel suo genere. Ogni realizzazione è diversa dall’altra e per questo ha ancora più valore. Nel momento in cui viene commissionato un progetto, il team effettua delle valutazioni e se si rende conto che potrebbero insorgere complicanze o difficoltà propone soluzioni alternative ma sempre nel solco della qualità. L’unico obiettivo fondamentale è sempre la piena soddisfazione del cliente. • Luana Costa


16 | Aprile 2018

OSSERVATORIO

ABITARE

Design e arredo

Tra tradizione e originalità onsulenza, progettazione e realizzazione di arredamenti per abitazioni e spazi commerciali. Di questo si occupa la Work Design nella sede industriale di Sant’Agapito, in provincia di Isernia, nel cuore del Molise. Lo stabilimento ospita sia il settore amministrativo, con gli uffici tecnici e di segreteria, sia i locali adibiti alla produzione e alla finitura, al magazzino e all’imballaggio. L’azienda si avvale di validi studi di architettura, soddisfacendo i clienti con la genialità artigianale che la contraddistingue. Alta qualità, originalità, innovazione ed estrema cura dei particolari: sono queste le parole chiave di una produzione che utilizza materie prime di pregio, una clientela selezionata e raffinata e un mercato di nicchia ha consentito alla Work Design di mantenere una posizione di leadership dando vita a pezzi di arredamento assolutamente unici. La famiglia Ferretti, titolare della Work Design, porta avanti una tradizione familiare tramandata di generazione in generazione fin dal 1615, coniugando una lavorazione artigianale e appassionata con una visione innovativa, attenta alle tecniche di lavorazione più attuali. Si può proprio dire in questo caso che ci troviamo davanti a una tradizione che traghetta i suoi segreti di generazione in generazione, con un padre e un figlio che lavorano ogni giorno fianco a fianco. Oggi al timone dell’azienda ci sono Alfonso Ferretti, responsabile di produzione, e Gaetano Ferretti, responsabile dell’ufficio tecnico e commerciale. È quest’ultimo a illustrarci obiettivi e sfide di un’azienda italiana alla quale non sono mancati riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, come la Medaglia d’oro al Salone internazionale delle invenzioni di Ginevra e vari premi ottenute in diverse trasmissioni televisive, una tra tutte “I Cervelloni”. Come si sono evolute nel tempo le esigenze della clientela? Oggi a chi vi rivolgete principalmente? «Lavorando in questo settore da secoli, l’attività si è ovviamente adattata ai diversi momenti storici. Oggi gran parte della nostra produzione è orientata alle soluzioni di arredo per negozi, hotel, uffici, ville private, ristoranti, bar,

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Quando la maestria e il sapere dell’artigianato di un tempo si sposano con le tecniche e gli stili del presente, nascono storie aziendali di successo. L’esperienza della Work Design raccontata da Gaetano Ferretti

LA CREATIVITÀ ITALIANA HA RADICI ANTICHE La famiglia Ferretti è attiva nell’arredamento addirittura dal 1615. La famiglia era formata in origine da tre fratelli, Alfonso, Michelangelo e Antonio, che provenivano dalla Toscana. Si stabilirono a Monteroduni, un piccolo paesino del Molise, dove Alfonso, abile artigliano del legno, ricevette l’incarico dal Principe Pignatelli di effettuare i lavori di arredo del Castello di Monteroduni, arredi ancora esistenti. Tra i numerosi pregevoli lavori di Alfonso anche una sedia papale, per il Vaticano. Da metà ottocento l’attività di famiglia è sempre stata condotta di padre in figlio, da Alfonso a Gaetano, nel susseguirsi delle generazioni. Nel 1944 Gaetano si trasferì a Isernia, continuando a realizzare prestigiosi lavori per le chiese e i nobili locali. L’azienda oggi è guidata da Alfonso e dal figlio Gaetano, e volge il suo sguardo al futuro con l’adolescente Alfonso.

yacht. Adottiamo la miglior risposta alle diverse esigenze di spazi, senza mai rinunciare allo stile e alla qualità. Ma soprattutto diamo forma alle idee dei nostri clienti, attraverso sopralluoghi meticolosi e progettazioni accurate, partendo sempre dalle indicazioni e dalle necessità del committente, ogni arredo può considerarsi un’esperienza irripetibile».

Uno dei vostri prodotti, la casa armadio denominata James, è un marchio registrato: ce lo descrive? «È un mobile compatto, maneggevole e funzionale, che nel pieno delle sue funzioni occupa solo uno spazio di 8 metri quadrati. All’apparenza sembra un armadio, ma può trasformarsi in uno studio, in un angolo cottura con tavolo e sedie, tagliere e asse da stiro, o

addirittura in una camera da letto. Si tratta di un prodotto progettato nei minimi particolari per sfruttare al massimo ogni possibilità, anche in spazi estremamente ridotti». La vostra produzione vanta altri pezzi di arredamento particolarmente originali? «L’originalità e l’inventiva non sono mai mancate all’interno della nostra azienda. Abbiamo creato diversi arredi innovativi e salva-spazio, come, ad esempio, un tavolo che chiuso misura 90 per 90 centimetri, ma che una volta aperto occupa uno spazio di 250 metri quadrati. Comprensivo di sedie e vani per stoviglie, e può ospitare fino a 128 persone». Tra gli ambienti che avete arredato ce ne sono alcuni dalle caratteristiche sfidanti, per i quali avete dovuto elaborare soluzioni delle quali le piacerebbe parlarci?

«Una sfida bella e affascinante è stata quella degli arredamenti per le imbarcazioni private, dove ogni scelta deve tenere conto delle particolari esigenze di spazio, funzionalità e qualità. Anche l’utilizzo dei materiali è stato totalmente innovativo. Tutto questo ci ha permesso di creare soluzioni efficaci ed efficienti, e di rendere la nostra una esperienza di valore e crescita nel settore». In che direzione va il mercato? Quali sono le vostre prospettive per il prossimo futuro? «Il mercato è sempre alla ricerca di soluzioni nuove e originali. Il nostro impegno è costante nel rispondere a queste esigenze a tutti i livelli, sia nell’arredamento per privati, sia nell’arredamento per il settore commerciale. La nostra particolare cura si pone nel coniugare lo stile, il design e la funzionalità con l’utilizzo dei materiali più all’avanguardia. Il nostro futuro è sicuramente orientato verso una continua crescita ed evoluzione».•Viola Leone Alfonso e Gaetano Ferretti, responsabili della Work Design Srl che si trova a Sant’Agapito (Is) - www.workdesignsrl.it workdesignsrl@gmail.com

UNA CLIENTELA SELEZIONATA E RAFFINATA E UN MERCATO DI NICCHIA HANNO CONSENTITO ALLA WORK DESIGN DI MANTENERE UNA POSIZIONE DI LEADERSHIP DANDO VITA A PEZZI DI ARREDAMENTO ASSOLUTAMENTE UNICI


18 | Aprile 2018

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ABITARE dall’attenzione ai dettagli e dalla ricerca di materiali innovativi che nascono porte capaci di arredare con gusto e eleganza. “La porta che arreda” è la punta di diamante della collezione ideata da Bluinterni, azienda consolidata nel settore della componentistica per il mobile, da sempre attenta alla cura del dettaglio quale elemento da elaborare in stretta sinergia con lo stile e il design. Questo brand fa della porta un vero e proprio caposaldo dell’ambiente casa. «In un’ottica di filomuro sono realizzate porte sia a battente che scorrevoli, che possono tranquillamente raggiungere i 3,40 metri di altezza con finiture esclusive e di impatto - spiega Sabina Campion, responsabile marketing dell’azienda che nasce dall’esperienza trentennale di Fiam -. I punti di forza delle nostre collezioni sono le misure a filo soffitto e le strutture a raso muro, oltre ai materiali innovativi. Tali realizzazioni aprono straordinarie possibilità in armonia con ogni architettura». Sono numerose e variegate le tipologie di finiture che l’azienda è in grado di offrire. Vi è, ad esempio, quella realizzata in pietra ardesia di 1,5 millimetri di spessore, quindi leggera, e realizzata in tre trame: multicolor, ocean, nei toni del nero del silver shine dall’effetto brillante. «L’ardesia è un materiale naturale – precisa Sabina Campion – e in quanto tale sottoposto a divisioni geometriche in settori. In generale prediligiamo materiali tattili, finiture materiche e superfici riflettenti che dettano lo stile della casa moderna e forniscono unicità ad ogni ambiente». In linea con la scelta dei materiali naturali, nelle collezioni Bluinterni non poteva mancare il legno, nelle declinazioni del noce e del rovere: «Si tratta di due essenze fondamentali nell’arredo contemporaneo – racconta Sabina Campion -. Sono legni che trasmettono design e che si abbinano perfettamente a qualsiasi parete. Nelle porte Bluinterni il rovere è a poro aperto, una lavorazione che permette di

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Design e arredo

Finiture di alta gamma Anche la porta è diventata elemento d’arredo fornendo alla casa un tocco di unicità e di classe. Sabina Campion descrive le collezioni Bluinterni. Realizzate in pietra, legno o materiali innovativi, si contraddistinguono per le finiture particolari

Bluinterni ha sede a Cimadolmo (Tv) - www. bluinterni.it

riscoprire una sensazione tattile tutta naturale. La collezione lo propone verniciato trasparente, laccato in colori standard o, a richiesta, e tinto in quattro toni, per trovare abbinamento con qualsiasi arredo. È, inoltre, disponibile il rovere antico - naturale o grigio con nodi e crepe che ne richiamano la provenienza. Una finitura più moderna e particolare è data sicuramente dal frassino matè, un legno materico per eccezione, dove fitte venature e sei tonalità portano in casa la sensazione del legno appena tagliato. Una reinterpretazione del classico frassino, con una doppia trama scavata in profondità, realizza un intreccio di segni che rende la superficie della porta come una tela disegnata dalla natura». La collezione in laccato si contraddistingue, invece, a partire da una realizzazione grezza al fine di offrire non solo la porta bensì una vera e propria parte di parete, passando per i colori laccati, lucidi o opachi. «Questi modelli – continua la responsabile -si presentano come un punto luce e un

tocco di colore. Dodici sono i laccati standard offerti ma possono essere realizzate tutte le tonalità della scala Ral, Ncs o campioni forniti direttamente dal cliente». Mai come oggi l’importanza della porta raggiunge lo stesso grado di attrattiva espresso da tutto ciò che la circonda. Quella a specchio diventa così l’elemento principale sia della parete che della stanza nella sua complessità. Specchi argento, bronzo o grigio, con la possibilità di essere sostituiti con un vetro retrolaccato coprente colorato: questa tipologia di porta moltiplica lo spazio e amplifica la luce. Un materiale nuovo, originale dotato di performance tecniche ed estetiche che esprime il valore della materia e la ricchezza dello stile è poi l’alutes. «Si tratta di un particolare tessuto spalmato su una lamina di alluminio che crea delle porte d’élite, un vero e proprio gioiello nell’arredamento. Riflessi di seta, fiori in rilievo e motivi geometrici materializzano l’idea della luce, diventando raffinati effetti

UNA REINTERPRETAZIONE DEL CLASSICO FRASSINO, CON UNA DOPPIA TRAMA SCAVATA IN PROFONDITÀ, REALIZZA UN INTRECCIO DI SEGNI CHE RENDE LA SUPERFICIE DELLA PORTA COME UNA TELA DISEGNATA DALLA NATURA

decorativi che permettono alla stanza di illuminarsi di una splendida luce che valorizza qualsiasi ambiente». L’eleganza senza tempo si esprime, invece, nell’ecocuoio: «La porta si veste con un materiale protagonista in qualsiasi arredamento, valorizzando l’atmosfera con un raffinato effetto decorativo. Una sensazione piacevole anche al tatto e disponibile in molteplici finiture. Le cuciture tono su tono o a contrasto, esprimono la cura sartoriale anche nelle grandi altezze. Queste porte couture - conclude Sabina Campion - sono come una seconda pelle per la casa e uniscono eleganza e stile alla funzionalità». • Luana Costa

L’AZIENDA E IL MARCHIO Bluinterni nasce dall’esperienza di Fiam, azienda veneta che dal 1983 produce complementi per l’arredo, la casa, il bagno, l’ufficio, la comunità, il contract. Grazie a un’ampia conoscenza delle tecniche di lavorazione e dei materiali, unita all’utilizzo di macchinari all’avanguardia, nel 2008 l’azienda ha deciso di specializzarsi ulteriormente, andando ad ampliare la gamma di prodotti realizzati. Prende vita così il nuovo marchio Bluinterni, oggi diventato sinonimo di design e professionalità per quanto riguarda la produzione di porte da interni. La carta vincente di Bluinterni è l’attenzione particolare verso il cliente, che le permette di rispondere a ogni tipo di esigenza e di creare un prodotto personalizzato e che soddisfi al meglio in termini di qualità ed efficienza.


20 | Aprile 2018

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Il significato profondo delle cose

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n quadro strano ma perfettamente centrato in una parete bianca diventa spunto di profonde riflessioni. Uno specchio in fondo a un corridoio trasporta chi vi si riflette in mondi lontani. Una piastrella in terracotta ruvida e porosa sotto i piedi nudi restituisce alla mente il ricordo di un bambino che corre spensierato in campagna, sul terriccio tra i filari di un vigneto. Un tappeto alto e folto fa affondare i piedi come l’erba in piena estate, morbida, riscaldata dai roventi raggi del sole. Immagini poetiche che trasmettono calore, una sorta di benessere, e da cui Diana Varlamova, fondatrice del brand DiVaDesignStudio, si lascia ispirare per riuscire a realizzare arredi e complementi d’arredo unici e inimitabili. «Le cose semplici e apparentemente comuni della nostra vita quotidiana, come i mobili e le decorazioni di casa nostra, rappresentano in realtà qualcosa di molto simile a un rifugio. Le nostre cose, infatti, ci fanno sentire bene, ci rimandano sensazioni di tranquillità, di appartenenza, capaci di placare lo stress e i pensieri negativi. Ecco allora che quella che per tutti gli altri è una semplice poltrona, per noi è un abbraccio di morbido e corposo velluto; un piano di marmo liscio e brillante ci fa immaginare un meraviglioso lago calmo, senza vento; un qualsiasi cuscino si trasforma nel perfetto sostegno per la nostra testa o il nostro braccio offrendoci finalmente un po’ di meritato riposo». È una filosofia del benessere che si esprime attraverso il design, dunque, quella di Diana Varlamova, che da sei anni si impegna con passione e competenze nella creazione di spazi dove la mente possa riposare e ricari-

Il segreto per vivere al meglio ogni giorno e apprezzare la vita è racchiuso, anche, nel valore e nell’essenza degli arredi delle nostre abitazioni. Come questo sia possibile lo spiega Diana Varlamova NON SOLO ABITAZIONI Diana Varlamova con il suo DiVaDesignStudio si occupa principalmente di case private, ma anche di ambienti destinati a uso pubblico, in particolare di alberghi. Ogni viaggiatore, infatti, deve sentirsi come a casa propria in ogni struttura in cui alloggia. Deve potersi riposare, riorganizzare le idee e le proprie cose, dormire bene e trarre calore e relax dall’ambiente che seppur brevemente si trova a vivere. Deve poter socializzare e interagire con gli altri ospiti sentendosi appagato e ispirato dagli spazi comuni, beandosi di comode sedute e di arredi piacevoli alla vista e al tatto. Solo un hotel dove design, qualità e comfort si sposano in un perfetto equilibrio può donare benessere a chi vi soggiorna.

L’azienda DSolutions, che produce il brand DiVaDesignStudio, si trova a Udine - www.divadesign.it

carsi. «Tra le attività di cui ci occupiamo con il nostro brand ci sono la progettazione d’interni – a cui viene poi data una forma da esperti artigiani italiani, a garanzia di un prodotto completamente made in Italy – il product design, il forniture design, la produzione e vendita di arredi e componenti d’interni. Tutti i nostri arredi e complementi portano dentro di sé la necessità di donare serenità e piacere mentale a chi li andrà a vivere, motivo per il quale nascono in seguito a un processo creativo che parte dall’ascolto attento delle singole esigenze del committente, da una valutazione individuale della persona e dal consumo di quell’arredo durante la vita quotidiana. Si continua, poi, con la ricerca di materie prime di nuova generazione che sappiano però conservare i tratti della tradizione e rispettare l’ambiente

che ci circonda». Tutti fattori che concorrono a valorizzare il prodotto finale, migliorandone l’aspetto esteriore, la funzionalità e la durata nel tempo, coniugando così alla perfezione due caratteristiche fondamentali per qualsiasi arredo: bellezza e comfort. DiVaDesignStudio punta su prodotti personalizzati, creati su misura del cliente, proprio come un sarto intento a realizzare un vestito in cui sentirsi se stessi, attraverso il quale mostrare il proprio carattere e il proprio stile. «Nel caos della vita frenetica dei nostri tempi – continua ancora Varlamova – stiamo perdendo il nostro personale valore spirituale e individuale, trascinati lontano dalla corrente del consumismo e della standardizzazione in serie di oggetti che non ci rispecchiano. Ci dimentichiamo di ciò che ci fa stare bene

ARREDI E COMPLEMENTI D’INTERNO DIVERSI, ORIGINALI E UNICI SONO I PRODOTTI CHE REALIZZIAMO CON PERIZIA E MAESTRIA

davvero, di ciò che è in grado di trasmetterci le energie necessarie ad affrontare un nuovo giorno e le sfide che ci si presenteranno. Siamo fortemente convinti che le energie positive si ricavino anche immergendosi nelle sensazioni di benessere e relax che un ambiente studiato ad hoc sa trasmetterci, con le quali sa avvolgerci e coccolarci. I nostri arredi e complementi sono, quindi, studiati a fondo anche nelle essenze e nei colori». Forte di collaborazioni sia con aziende italiane che con realtà estere, il brand DiVaDesignStudio vuole dunque realizzare delle vere e proprie opere d’arte e per farlo si avvale di moderne tecnologie e innovazioni. «Gli strumenti odierni permettono di sviluppare qualsiasi tipo di oggetto personalizzato. Impieghiamo programmi avanzati per progettare, per realizzare disegni tecnici, per modellare e stampare in 3d o rendering foto-realistici. Questo modo di lavorare non agevola soltanto noi, ma anche gli artigiani che realizzano i prototipi e i clienti, che possono osservare in anteprima il risultato che otterranno». • Emanuela Caruso


22 | Aprile 2018

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uando si parla di arredamenti e complementi d’arredo, la qualità del lavoro artigianale fa la differenza». Ha le idee chiare Barbara Zanini, e anche l’esperienza e le competenze per sostenere la sua affermazione. Da ormai vari anni, infatti, si occupa della gestione amministrativa della Fab Arredamenti, l’azienda fondata dal marito, Fabio Bressan, nel 2001. «La nostra storia è relativamente breve, ma molto intensa. Nel periodo in cui mio marito è stato montatore di arredi conto terzi ha studiato i mobili, ascol-

Fab Arredamenti ha sede ad Arcole (Vr) - www.fab-arredamenti.com

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L’eccellenza dell’artigianalità Comprendere l’anima di un mobile e le necessità di chi lo commissiona. È questa la vera sfida di chi realizza arredi artigianali su misura. Lo conferma Barbara Zanini tato e compreso le esigenze dei clienti, cercato soluzioni ai piccoli e grandi problemi pratici che i mobili standard non riescono a offrire. Abbiamo deciso di cominciare con una falegnameria e piano piano il nostro sogno di realizzare arredi su misura ha preso vita, incontrando subito l’approvazione della committenza». A oggi, Fab vanta collaborazioni con importanti studi di architettura del nord e centro Italia e progetta e produce mobili personalizzati e artigianali, verificando ogni passaggio con scrupolosa attenzione, dalla creazione alla consegna fino all’installazione dei mobili. «La nostra attività – continua – spazia dagli arredi residenziali a quelli per negozi, attività di ristorazione e uffici. Tra i lavori più recenti posiamo citare le 18 camere per l’hotel Soave della catena Best Western di San Bonifacio ispirate al tema del vino. Il nostro team interno è altamente qualificato ed è in grado di progettare anche con rendering 3d. Ci avvaliamo, inoltre, di collaborazioni esterne con artigiani dalla grande esperienza per la fornitura e posa di parquet, tendaggi, tinteggiature e lavorazioni in ferro battuto». Anima portante della Fab Arredamenti, la realizzazione di mobili e arredi in legno e affini non è però l’unica attività di cui si occupa l’azienda di Fabio e Barbara – aiutati anche dai loro due figli Omar e Ilaria. Nuovo fiore all’occhiello della società di fami-

glia è, infatti, la certificazione per la lavorazione del Krion. «L’aver ottenuto questo riconoscimento – conclude – è per noi un grande successo, poiché il Krion è un materiale che consente di personalizzare in modo esclusivo e altamente caratterizzante mobili, complementi di arredo e decorazioni. Conferisce, quindi, un ulteriore valore aggiunto alle nostre realizzazioni, che possono così distinguersi ancor più da quelle standardizzate o da quelle dei nostri competitor». • Emanuela Caruso


24 | Aprile 2018

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ABITARE a fornitura d’interni made in Italy continua a essere un settore di eccellenza nel mondo. Ci sono esempi che hanno segnato la storia produttiva del paese. Uno di questi è il cosiddetto “triangolo della sedia” situato in Friuli Venezia Giulia. In origine i comuni del distretto erano tre: Corno di Rosazzo, Manzano e San Giovanni al Natisone, da qui la forma triangolare. Negli anni ’50, in piena fase di espansione, da triangolo a vero e proprio distretto, il passo è breve. Le aziende sono cresciute e oggi il distretto comprende undici comuni della provincia di Udine: Aiello del Friuli, Buttrio, Chiopris Viscone, Moimacco, Pavia di Udine, Premariacco, San Vito al Torre e Trivignano Udinese, per un’estensione totale di quasi 220 chilometri quadrati. Nonostante la crisi degli ultimi decenni, sono tante le aziende che continuano a produrre e ad esportare. Ne è un esempio la P&P Chairs, guidata da Giorgio Passoni. Com’è nata la sua azienda? «L’azienda, fondata da mio padre, conta almeno 40 anni di esperienza. Nel corso di tutto questo tempo, l’impresa ha variato denominazione sociale ma alle redini del complesso produttivo c’è sempre stato il signor Passoni Domenico in prima persona fino al mio arrivo. Terminati gli studi e a seguito di una breve esperienza all’estero, circa 18 anni fa, mi sono affiancato a lui continuando la sua opera con impegno e dedizione. Nel nostro territorio sono nate le prime sedie e da lì si è avviata la produzione aziendale che ha dato vita al distretto. Noi, del triangolo della sedia, siamo stati tra i primi produttori di sedie al mondo e oggi lavoriamo soprattutto per il settore contract. Creare sedie per hotel, ristoranti, bar, centri di comunità e altre attività commerciali rappresenta una grande opportunità». Lo stile dei vostri arredi è molto vario spaziando dai modelli classici, legati alla tradizione, a quelli più moderni. Come è cambiato il gusto della vostra clientela in questi anni? «Elaboriamo diversi modelli: dal classico al rustico, dallo stile “arte povera” a quello più ricercato, più moderno. Una gamma completa

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Un mondo di sedie Il distretto della sedia friulano è un esempio positivo di tessuto produttivo del design italiano. Giorgio Passoni racconta la storia e l’esperienza della sua azienda, la P&P Chairs, la cui produzione è apprezzata sia in Italia che all’estero

perché il mercato è sempre in continua evoluzione. Le richieste sono sempre più elaborate e specifiche, i gusti diventano più esigenti. Nonostante la nostra ricca collezione, i clienti chiedono sempre qualcosa di nuovo. Lavoriamo quindi elaborando i nostri modelli da catalogo, Giorgio Passoni, titolare della P&PChairs di San Giovanni al Natisone (Ud) www.ppchairs.com

ma restando sempre pronti a modificare i modelli esistenti o a crearne di nuovi in base alle richieste del cliente, con l’obiettivo di creare prodotti unici e personalizzati. L’impegno nella ricerca è alla base della capacità della P&P Chairs di rinnovare costantemente la sua modellistica». La maggior parte delle aziende esternalizza parte della produzione e affida a imprese terze alcune fasi, per abbassare i costi, spesso a scapito della qualità. Cosa significa oggi per un’azienda italiana gestire la produzione quasi per intero internamente? «Abbiamo una struttura di medie dimensioni e una selezione di manodopera specializzata. L’insieme di questi due elementi ci permette di gestire tutte le fasi di produzione all’interno dell’azienda. Un esempio può essere quello della verniciatura: per ogni modello riusciamo a produrre fusti in qualsiasi tinta anche per pochi pezzi. In

questo modo la gamma si espande e il cliente può scegliere il colore più adatto alle sue esigenze. Questo è un po’ il nostro “punto di forza”, una rarità di questi tempi che ci permette di distinguerci, controllando la qualità di ogni fase del processo produttivo, fino alla consegna diretta dei prodotti».

Consegnate i vostri prodotti praticamente in tutto il mondo. Da dove arriva la maggior parte degli ordini? «Lavoriamo molto con la Germania che occupa quasi il 70 per cento della nostra esportazione. Seguono la Francia, poi l’Inghilterra, Olanda e la Scozia. Recentemente siamo arrivati a esportare i nostri prodotti fino in Australia». Qual è l’obiettivo della P&P Chairs? «Il nostro obiettivo costante è la qualità: la cura del design e la scelta dei materiali, pelli, varie essenze di legno, stoffe e imbottiture, le lavorazioni e i montaggi, attività accomunate all’assoluto rispetto delle normative. Altro obiettivo primario dell’azienda è la continua ricerca di nuovi mercati, nuovi canali da esplorare e conquistare con professionalità e flessibilità. Nonostante le continue sfide poste da un mercato sempre più competitivo, tante aziende della nostra regione continuano a tenere vivo il tessuto produttivo mantenendo alti livelli di esportazione per un made in Italy sempre in evoluzione». • Patrizia Riso

OFFRIAMO UNA GAMMA COMPLETA PERCHÉ IL MERCATO È IN CONTINUA EVOLUZIONE. LE RICHIESTE SONO SEMPRE PIÙ SPECIFICHE E I GUSTI PIÙ RICERCATI


26 | Aprile 2018

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Il tempo dell’home wellness

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opo il cinema, che con il maxischermo e il dolby surround si è accomodato davanti al divano del salotto, la cucina professionale e la palestra, adesso anche l’area benessere si sposta all’interno delle mura di casa. Prendersi cura di sé per distendere i nervi e le tensioni accumulate durante la vita frenetica di ogni giorno è ormai una necessità per l’uomo e la donna contemporanei, che scelgono di non rinunciare alle coccole quotidiane né di delegarle ad ambienti esterni al nido domestico. Perché casa è dove ci sentiamo protetti, accolti, noi stessi. Il luogo ideale in cui declinare il wellness secondo la nostra personale concezione, trasformando ambienti tradizionalmente destinati a funzioni di servizio, come il bagno, in oasi di relax. «Quelle che prima erano prerogative delle spa e delle strutture alberghiere, ora, nel privato, si stanno estendendo verso la ricerca di spazi da dedicare a se stessi - spiega Giorgio Scaduto, 30 anni di esperienza nel settore delle ceramiche e dell’arredo bagno e patron di Akua -. L’home wellness rappresenta a tutti i livelli la risposta a questa domanda di benessere interiore e individuale. Non è nemmeno una questione di budget, è un’istanza culturale: la gente ha bisogno di prendersi cura di sé e la casa sta diventando il luogo ideale per farlo». Akua dal gennaio 2013 a Udine fornisce collezioni esclusive e inediti complementi d’arredo per l’home wellness e si qualifica come un laboratorio progettuale in grado di gestire tutte le fasi, dal progetto all’assistenza post vendita, con un portfolio di realizzazioni per residenze private e hotel esclusivi, country club e spa in Italia e all’estero, in particolare in Slovenia, Croazia, Austria, Costa Azzurra e Dubai, come racconta Giorgio Scaduto.

Giorgio Scaduto, titolare di Akua. L’azienda ha sede a Udine - www.akuaonline.com

Si sposta sempre più spesso all’interno delle mura domestiche, fuori dalle spa e dagli alberghi, la ricerca di spazi per il benessere. Una tendenza che Giorgio Scaduto, patron di Akua, analizza da anni nel mercato italiano ed estero

Come si è evoluta negli anni la mission di Akua e come si è chiuso il 2017? «Akua è nata con la vision di fornire a privati e aziende un interlocutore unico, in grado di tradurre esigenze abitative in risposte concrete e di alto profilo. Per essere unici però bisogna rappresentare un’alternativa ai molti. L’alternativa sta nella capacità di ascolto, nella concretezza, nell’esperienza che ci consentiva e ci consente di gestire l’intero processo: dalla progettazione al coordinamento delle risorse umane e delle competenze, fino all’assistenza post vendita o post realizzazione. Il cliente con noi non si sente mai solo: si fida e delega, ma può farlo

perché ha le prove concrete di essere in buone mani. Nel 2017 il personale in azienda è raddoppiato, un sintomo di andamento molto incoraggiante che conferma il nostro successo commerciale e comporta un impegno manageriale ancora maggiore». Com’è cambiata negli anni l’idea di home wellness? «C’è questo spostamento della ricerca del benessere nel privato ma c’è anche una richiesta di bellezza durevole, in un mondo dove le certezze sembrano svanire, evaporare. La consistenza della domanda è data da questo rapporto stretto fra forma e funzione, che ora riemerge in modo evidentissimo. Quello che si cerca è una reale corrispondenza fra bellezza

intrinseca all’oggetto o allo spazio e bellezza esterna. È terminato il tempo dell’edonismo fine a se stesso: Narciso è morto da un pezzo». C’è un progetto che più degli altri rappresenta il vostro fiore all’occhiello? «Me ne vengono in mente due. L’intervento che abbiamo fatto al Golf Club Udine, sulle colline di Fagagna, dove abbiamo dato una dimensione speciale all’accoglienza e al relax. Quella è davvero l’espressione di una contemporaneità senza tempo. Ma mi piace anche pensare all’interior design di Palazzo Piani, premiato dalla stampa di settore come uno dei 100 progetti più rappresentativi del 2017. Se nel caso del Golf Club c’è un dialogo continuo fra spazio interno e spazio esterno, fra design e natura, in Palazzo Piani emerge la relazione fra la casa e la città, fra spazio privato e spazio pubblico. In entrambi i casi è stato funzionale l’allineamento fra chi progetta e chi arreda. Quando questo avviene, il committente è il primo a beneficiarne. Così è stato in entrambi i casi. Ma per ottenere un applauso, devi realizzare lo spettacolo». • Alessia Cotroneo

MADE IN ITALY CONTEMPORANEO Chiedono il meglio, in rapporto a ogni progetto e a ogni budget, ma anche un investimento durevole e rigorosamente Made in Italy, i clienti che si affacciano nell'home wellness. Un settore in cui la forza evocativa e la potenza commerciale del tricolore è molto forte, all’estero più ancora che nel Belpaese, come sottolinea il fondatore di Akua Giorgio Scaduto: «Il made in Italy è una delle cose più preziose che abbiamo. A volte sembra che lo abbia capito il mondo intero, meglio degli italiani. Per noi di Akua è una bandiera. E lo è in quanto garanzia di qualità, di originalità ed espressione di cultura. Molti lo ritengono un fenomeno degli anni Ottanta ma è un abbaglio. La cultura della bellezza in Italia ha le sue radici nel Rinascimento. Sono 500 anni che esiste il made in Italy e si rinnova ogni giorno, interpretando la contemporaneità e capitalizzando la tradizione, come i marchi che selezioniamo, in cui convivono sostenibilità, basso impatto ambientale, durevolezza, esperienza sensoriale delle superfici e dei materiali».


28 | Aprile 2018

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Design e arredo

Quando il lusso è estremo La progettazione di imbarcazioni customizzate è la frontiera di un lusso che non è ostentazione ma ricerca della massima qualità dei materiali e degli arredi più esclusivi. Ne parliamo con Luca Dini

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n lusso che non fa rima con ostentazione ma piuttosto con la ricerca della massima qualità e del massimo comfort. È un settore di nicchia “estremizzato” quello della creazione di imbarcazioni ritagliate su misura. Come in una sorta di attività sartoriale ogni elemento d’arredo viene scelto con cura al fine di garantire un prodotto unico e irripetibile. «Ci occupiamo di disegnare imbarcazioni altamente customizzate, quasi mai oggetti standardizzati o seriali» precisa Luca Dini, titolare dell’omonimo studio di architettura e design con sede a Firenze, il cui core business è radicato nel settore del lusso estremo. «Si rivolgono a noi clienti che non hanno limiti di budget - continua - e che richiedono oggetti esclusivi, nuovi e unici. Si tratta per lo più di importanti imprenditori e personaggi del jet set internazionale che amano possedere un’imbarcazione arredandola assecondando gusti spesso sfarzosi o di lusso estremo. A titolo d’esempio, non si accontentano di marmi comuni ma richiedono onici che rientrano quasi nel campo delle pietre preziose. Esigono lenzuola della massima qualità da acquistare presso il Setificio Fiorentino che lavora la seta su telai del Settecento e che produce un metro di tessuto al giorno. Non dobbiamo, però, ritenere di trovarci di fronte ad un lusso ostentato ma, al contrario, a un’estrema ricerca della qualità dei materiali e degli arredi che si riflette in ogni aspetto decorativo dell’imbarcazione. Possedere uno yacht per un armatore non è una necessità ma un modo per scatenare fantasia e gusto». Da qui l’importanza strategica rivestita dai breafing e dal concept iniziale con il cliente per ogni tipologia di progettazione che ha lo scopo di trovare soluzioni che funzionino nel tempo. Ecco dunque che lavorare a stretto contatto con il cantiere e occuparsi quotidianamente del cliente diventano il biglietto da visita dello studio di architettura Dini, affermato ormai in campo internazionale. Amels, Benetti, Cantieri di Pisa, Mondo-

bisogni della committenza. Ad oggi lo studio non è solo impegnato nella progettazione e nella costruzione di vari yacht e di due importanti refitting di yacht di oltre settanta metri ma ha ampliato la sua attenzione anche alla terra ferma. «Palazzi, ville di lusso, grandi residenze e aerei privati – precisa Luca Dini - sono la sfida che da qualche tempo impegnano tutta la mia squadra. Il progetto strutturale di un’abitazione è ben diverso da quello di uno yacht ma lo studio ha al suo interno collaboratori e professionisti del settore in grado di offrire un servizio unico, flessibile e specializzato sempre a livelli di eccellenza». Negli ultimi anni della sua attività inoltre, Luca Dini si è assiduamente dedicato alla sperimentazione di materiali e di forme spingendosi talvolta alla rivisitazione di immagini evocative e tendenze del passato che l’hanno spesso portato, come nel caso del Sea Force One – Admiral 54 al futurismo più intenso. Un’esigenza di sperimentazione che egli stesso considera determinante per chi, come lui, designer italiano, è attorniato da stimoli e suggestioni storiche, artistiche e culturali uniche e tipiche soprattutto della città da cui tutto prende vita: Firenze. • Luana Costa

GLI YACHT PROGETTATI NELLO STUDIO SUPERIORI AI QUARANTA METRI SONO TUTTI OGGETTI UNICI E DIFFICILMENTE RIPETIBILI marine, Rossi Navi, Tecnomar, Admiral, Isa Yacht, Mariotti, Palumbo Yacht sono solo alcuni dei più facoltosi clienti per cui Luca Dini si è pregiato di lavorare. L’ecletticità è alla base dello studio che ha saputo fare della diversificazione progettuale per quanto riguarda sia le linee esterne che le interne, il suo vero punto di forza. «Le nostre attività si concentrano in una nicchia di mercato estremamente piccola ma altamente esigente. Le imbarcazioni vengono disegnate su misura e al momento della sottoscrizione del contratto, i clienti spesso ci impongono una clausola che ci impedisce la riproduzione. Gli yacht progettati nello studio superiori ai quaranta metri sono tutti oggetti unici e difficilmente ripetibili. L’uso di oggetti come lampade, tessuti preziosi, cuoio, marmi e accessori dalle qualità e dallo stile ineguagliabili contribuisce a creare ambientazioni uniche dal sapore made in Tuscany. Ogni yacht diventa così un pezzo unico, che non si trova in consegna e la cui esclusiva eleganza è garantita dal marchio Luca Dini Design. L’architetto, infatti, pur di-

stinguendosi per la ricerca perfezionista del particolare e l’impattante gusto sofisticato, ama confrontarsi da sempre con i cantieri e gli stessi armatori i quali riscontrano in lui la grande capacità di soddisfare i sogni e le esigenze del cliente a trecentosessanta gradi. Questo fa del professionista un attento osservatore dei

LO STUDIO

Lo studio di architettura Dini ha sede a Firenze www.lucadinidesign.com

Dopo dieci anni di gavetta, nel 1996 si concretizza per Luca Dini il sogno di iniziare un nuovo percorso da solista nel mondo della nautica. Nasce così lo studio Luca Dini Design che dopo ventidue anni di attività vanta enormi successi e premi conseguiti nel tempo. Lo Studio si avvale di una ventina di collaboratori, fra questi gli “storici” Carlotta Malatesta interior designer, Marco Bucciarelli exterior stylist e Max Caselli graphic designer che con Luca Dini condividono impegno, successo e soddisfazioni professionali. Le abilità maturate dagli esperti professionisti vengono impiegate anche negli arredi interni, con l’obiettivo di perseguire un’idea di eccellenza che si rivela anche nella cura dei minimi dettagli e si concretizza grazie alla collaborazione con aziende fiorentine depositarie dell’antica maestria delle botteghe artigiane.


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OSSERVATORIO

ABITARE

Le potenzialità delle materie acriliche La grande versatilità di questi materiali non è una novità e ormai da anni sono impiegati per i più diversi complementi d’arredo, che possono risultare anche molto preziosi. «Dipende dalla qualità della lavorazione»

I

l mercato si è sempre diviso in due: tra chi preferisce spendere poco e chi, invece, non vuole rinunciare alla qualità. È una legge fondamentale su cui oggi si stabiliscono infinite sfumature, con produzioni che tentano di soddisfare le esigenze più disparate. Per quanto riguarda le lavorazioni delle materie acriliche, soprattutto in ambito d’arredo, il principio rimane lo stesso, come spiega Marco Lombardo, contitolare della milanese Ahtoplex. «Fin dalla fondazione dell’impresa – dice Lombardo – l’obiettivo è stato di raggiungere i massimi standard di settore. Quindi, per nostra fortuna c’è anche chi vuole prodotti migliori e non solo quelli pensati appositamente per risparmiare. Il nostro core business si può dire che coincida con i complementi d’arredo, come carrelli o tavolini da salotto, in plexiglass e altri arti-

coli in policarbonato: con le nostre lavorazioni, che per lo più si concentrano su questi due materiali, serviamo più di cento negozi in Italia e all’estero, oltre a parecchie industrie. Più in dettaglio, Ahtoplex è specializzata nella lavorazione in

Design e arredo lastre di Plexiglas, Perspex, Altuglas, barre, tubi, blocchi e policarbonato: materiali che utilizziamo per la produzione di espositori, complementi d’arredo, oggettistica, articoli da regalo, protezioni antinfortunistiche in policarbonato». E le richieste dei clienti negli ultimi anni si stanno evolvendo sempre più verso la qualità del prodotto «per risaltare la lucentezza e i dettagli – continua Lombardo –: ci richiedono accessori e complementi di qualità superiore, con rifiniture brillanti. In realtà, pur essendo artigiani, seguiamo anche lavorazioni industriali, creando protezioni antinfortunistiche ed espositori per negozi e industrie. Anche in questo campo, bisogna dire che non mancano i clienti alla ricerca di standard superiori con un grado di tolleranza molto bassa nelle lavorazioni meccaniche». In questo contesto, dove l’estetica e le ultime tendenze fanno da ago della bilancia per un intero settore, l’innovazione tecnologica gioca un ruolo essenziale. «Siamo sempre al passo con le nuove tecnologie – spiega Lombardo –, oggi abbiamo praticamente tutti i macchinari per la lavorazione diretta del materiale e lucidatura, facendo vari corsi dai fornitori per dare un prodotto sempre migliore. Un esempio sta nell’esperienza che abbiamo maturato, oltre alla relativa certificazione, per gli incollaggi con i raggi UV, cosa che usiamo per la realizzazione di teche e tavoli da salotto. Dalla fase di progettazione alla lavorazione in plexiglas o qualsiasi altro materiale metacrilato, passando per la prototipazione, i nostri esperti altamente qualificati sanno trasformare l’idea iniziale in un prodotto esclusivo. L’utilizzo di tecnologie all’avanguardia ci permette di soddisfare qualsiasi esigenza dei nostri clienti grazie alla versatilità dei materiali utilizzati. In particolare, le nostre lavorazioni spaziano da incisioni laser/pantografo, lucidatura, personalizzazione (serigrafia, incisione, pellicole adesive, stampa digitale), a pieAhtoplex si trova a Sesto San Giovanni (Mi) www.ahtoplex.com

gatura a caldo, modellazione col forno, taglio a fresa e a laser, termoformatura e lavorazioni meccaniche del metacrilato, lavorazioni meccaniche del policarbonato, incollaggio e tornitura. I nostri servizi, poi, comprendono consulenza professionale per progettazione e realizzazione, controllo qualità, imballaggio e spedizione o consegna su tutto il territorio nazionale e verso l’estero. Spesso lavoriamo conto terzi, tramite disegni tecnici forniti dal cliente o studiati dal nostro staff per qualsiasi richiesta. Diamo soluzioni di comunicazione visiva come espositori semplici o personalizzati, pannelli, totem e targhe pubblicitarie, teche espositive, insegne semplici o luminose». La Ahtoplex è sul mercato dal 1988, sempre con uno stile sobrio e molto elegante. «Anche se i progetti sono dettati dalla richiesta di mercato. C’è il periodo in cui si richiede uno stile classico, e il periodo in cui pretendono uno stile più giovanile. In ogni caso, non c’è problema: il risultato sarà di una qualità superiore». • Remo Monreale

FLESSIBILITÀ PRODUTTIVA Marco Lombardo, contitolare della milanese Ahtoplex, si sofferma su alcuni fattori importanti che contraddistinguono l’impresa milanese. «Flessibilità produttiva, articoli su disegno e tutto il supporto tecnico per soddisfare la clientela più esigente – dice Lombardo –. Dagli anni ottanta Ahtoplex è il marchio rinomato in tutto il settore della lavorazione delle materie acriliche. Gradualmente ci siamo distinti per l’elevata qualità dei prodotti offerti e la grande versatilità. Abbiamo avuto collaborazioni con Versace, Prada, Creative, Morellato, D&G, Ford, Philp Morris, Faema Cimbali, Fratelli Cavallin e Combipel, Pernod Richard, Hilton hotel, e molti altri. Tutti i prodotti sono realizzati con macchinari di ultima generazione e rifiniti abilmente a mano. La nostra flessibilità ci permette di soddisfare esigenze specifiche, realizzando articoli su disegno con il necessario supporto tecnico».


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OSSERVATORIO

ABITARE esign italiano a un prezzo competitivo. Questa la proposta della Friulana Accessori, azienda italiana di riferimento nel settore degli articoli tecnici per l’arredo, specializzata nella produzione di prodotti ornamentali dedicati agli ambienti cucina e bagno. Il punto di forza dell'azienda è la lavorazione dei metalli, dell’alluminio e di materiali polimerici, così come le loro finiture. Il risultato sono articoli innovativi, di alta qualità, dalle linee estetiche sempre all’avanguardia, testati e certificati dai più accreditati laboratori di analisi. «La Friulana Accessori nasce nel 1986 da una costola della Metaldomus, che dal 1955 produce accessori tecnici per il mobile, come i reggipensili e la barra reggipensile – spiega Nicoletta Fazzolari -. Nel 2004 mio padre, Piero Fazzolari, ha acquisito entrambe le ditte e io me ne occupo dal 2008. Fin da subito abbiamo puntato sull’introduzione di articoli ornamentali per l’arredo cucina, allargando notevolmente la gamma di prodotti offerti e facendo sempre più attenzione ai materiali e al design. Nel 2011 abbiamo introdotto anche una linea dedicata al bagno, accessori da interno cassetto e articoli tecnici per mobili sospesi. L’obiettivo è fornire ai nostri clienti una varietà di prodotti adatti a tutti gli stili, dal classico al moderno». A quale clientela vi rivolgete? «Ci rivolgiamo, come sempre, all’industria. Molti produttori di cucine per far fronte alla crisi del comparto, intorno al 2012, hanno diversificato la produzione, iniziando a proporre un arredo unico per cucina, bagno e living. Noi, di conseguenza, abbiamo risposto alle loro esigenze, offrendo prodotti adatti a questi ambienti». Quali sfide vi trovate ad affrontare? «La sfida quotidiana è quella di proporre articoli realizzati con materie prime di qualità, dal design semplice e attuale, ma nello stesso tempo infinitamente declinabile. Prediligiamo l’allu-

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Nicoletta Fazzolari, titolare della Friulana Accessori di Pasian di Prato (Ud) - www.friulanaaccessori.it

Design e arredo

Dettagli che fanno la differenza Diversificare i prodotti, investire nella ricerca e nell’innovazione, puntare su un organico giovane e dinamico. Nicoletta Fazzolari ci svela la ricetta del successo nel tempo della Friulana Accessori MODULAR: UN SOLO PRODOTTO, MASSIMA PERSONALIZZAZIONE Modular è un sistema di raccordo in alluminio tra base e pensile, dalle infinite possibilità di personalizzazione. «È la naturale evoluzione di un nostro precedente prodotto, il Pratik, che aveva la stessa funzione, ma diversi limiti per quanto riguarda il posizionamento – illustra Fazzolari -. Abbiamo risposto alla richiesta del mercato, che vuole sempre più strutture aperte in alluminio, che si adattino sia allo spazio cucina che al living. Ci sono diversi prodotti simili sul mercato, ma nessuno completo come il Modular. Siamo arrivati a realizzare una miglioria tecnica, coperta da brevetto, che permette di inserire il Modular indipendentemente dallo spessore del piano che si va a scegliere. Con una vasta linea di accessori abbinabili, tre possibili finiture e l’elemento colonna posizionabile da terra, il Modular ha centinaia di combinazioni realizzabili».

minio per realizzare articoli ornamentali belli e funzionali. I nostri clienti hanno bisogno di rendere unica la loro cucina con un dettaglio, qualcosa che faccia la differenza e che dia la possibilità al cliente finale di personalizzare la propria cucina o il proprio bagno. La nostra sfida più grande è proprio quella di ideare prodotti che permettano questa personalizzazione, ma che rispondano a un’ottica di produzione industriale, per poter contenere il prezzo finale e i tempi di realizzazione». Siete stati premiati nel 2011 dalla camera di commercio di Udine perchè, nonostante la profonda crisi che ha investito il settore, siete riusciti a mantenere invariato il fatturato e il numero di addetti. Qual è la vostra strategia? «Negli ultimi due anni abbiamo addirittura aumentato il fatturato del 22 per cento. Questo grazie alla diversificazione della gamma di prodotti, agli investimenti nella ricerca e nell’innovazione e all’introduzione in organico di persone giovani e dinamiche. La nostra struttura aziendale snella è volta alla riduzione degli spre-

chi e all’efficienza dei processi produttivi industriali: questo ci permette di dare un servizio veloce e preciso, quello che vogliono i nostri clienti». L’accessorio Modular e il complemento d’arredo per bagni e zone di servizio BeMini sono solamente gli ultimi due articoli brevettati e depositati dalla Friulana Accessori, presentati durante il Sicam 2017. Come nascono i vostri brevetti e cosa li accomuna? «Un prodotto nuovo nasce dalla collaborazione tra ufficio tecnico e commerciale, in seguito ad una attenta analisi di mercato. La figura del signor Mirco Tulisso, amministratore delegato, è indispensabile in questa fase per determinare il “valore” del prodotto per l’azienda; è proprio in questa fase iniziale che valutiamo anche se ci sono i presupposti per un brevetto. Cerchiamo di dare una risposta alle richieste che ci vengono fatte, ideando soluzioni che possano accontentare anche i clienti più esigenti. Direi che la praticità è la caratteristica che accomuna tutti i nostri prodotti. Solu-

zioni semplici per azioni quotidiane, questo è il risultato a cui aspiriamo ogni qualvolta ci accingiamo a pensare o ripensare un articolo. Il nostro punto di forza è proprio quello di progettare ogni nuovo prodotto tenendo sempre a mente chi lo deve utilizzare». In che direzione va il mercato? «Il mercato chiede sempre più personalizzazione. Noi italiani siamo famosi, nel bene e nel male, per questo aspetto: vogliamo sempre differenziarci, vogliamo che quello che ci appartiene rispecchi chi siamo e quindi che sia unico. Il Salone del Mobile di Milano è l’espressione massima del nostro amore per la casa, l’ho imparato anno dopo anno durante le ultime 16 edizioni a cui ho partecipato. Nonostante questi anni di crisi del comparto arredo, per noi Italiani la casa è rimasta sempre un rifugio, non solo dal punto di vista economico, ma anche emotivo. E oggi il bisogno di esternare la propria emotività passa anche attraverso la scelta degli arredi. Inoltre la nostra idea di casa ha sempre affascinato i mercati internazionali ed è quello che vogliamo che traspaia dei nostri prodotti». • Viola Leone


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ABITARE

L

e sue possibilità espressive aumentano con il progresso tecnologico, lasciando libero spazio alla creatività. Parliamo di materiale acrilico e lo facciamo con un professionista del settore, Henry Adamo, titolare dell’anconetana Adamo. «Non solo acrilico monocromatico ma giochi di trasparenza e sfumature, realizzate con stampaggio bimateriale, con il quale è possibile ottenere sia effetti cromatici sia generosi spessori, a tutto vantaggio di un prodotto di alto impatto visivo. In effetti, il mercato è fortemente indirizzato verso prodotti esteticamente interessanti. Con l’acrilico, in questo senso, riusciamo a ottenere ottimi risultati anche grazie alle possibili declinazioni cromatiche e sfumature. La doppia iniezione e il co-stampaggio bimateria e bicolore, inoltre, ci aiutano quando le richieste virano sugli alti spessori». Adamo spiega quali sono le nuove tendenze che ha visto affermarsi nell’ultimo periodo. «Le tendenze nell’ambito dei termoplastici – afferma l’imprenditore marchigiano – rispecchiano quelle del fashion e del design: dalla prima traggono spunto per i colori e le combinazioni degli stessi, righe, pois, quadri e quant’altro, dal secondo le indicazioni sulle forme, i materiali e gli inevitabili richiami storici. Nel nostro caso, dovendo e volendo spaziare sui molteplici fronti e utilizzi dei termoplastici, cerchiamo comunque di suggerire ai nostri clienti l’utilizzo della doppia iniezione spingendoci anche sull’IML (In-Mould Labelling), è questo che caratterizza quasi tutti i progetti quando siamo coinvolti anche nello sviluppo dell’idea embrionale. In altri casi, la doppia o tripla iniezione e l’IML devono lasciare il passo a una più marcata identità del cliente stesso: essendo un’azienda di servizio, anche se offriamo il

Materiali e filati

High tech a sostegno

dell’home design Il punto di vista di Henry Adamo sull’utilizzo dell’acrilico e di altri materiali ad alto impatto visivo, che sfruttano le ultime innovazioni tecnologiche per ottenere risultati sorprendenti

pacchetto completo, dobbiamo essere in grado di sostenere gli sforzi dei clienti nel raggiungere il loro obiettivo. I designer e gli architetti con cui si relaziona il nostro dipartimento tecnico, spesso hanno già in mente dove arrivare e, in quel caso, mettiamo a disposizione tutta la nostra esperienza tecnica sia nella progettazione degli stampi sia nello stampaggio che ne deriva». Non resta che soffermarsi sulla produzione della Adamo. «Prodotti ne nascono praticamente tutti i giorni – continua l’imprenditore – si spazia dalla linea tavola con le sue trasparenze, i forti spessori e in molti casi appunto l’utilizzo di stampaggio in coiniezione per effetti bicolore, che attraversano gli ambiti fashion con connotati di luminosità cromatiche e Adamo ha sede a Castelfidardo (An) - ww.adamo.it

IMPEGNO GREEN «Il futuro non può prescindere dalla ricerca del minor impatto possibile sull’ambiente – dice Henry Adamo, titolare dell’anconetana Adamo –. Quindi, i materiali che abbiamo già ampiamente sperimentato vanno in quella direzione, sono sempre più riciclabili e hanno, in alcuni casi, composizioni a base di fibre naturali. Vetro e legno, per esempio, oltre a ottenere altissime percentuali di riciclabilità, apportano in alcuni casi resistenza e quel richiamo agli elementi dell’immaginario collettivo contrapposti alla serialità e all’industria, per una dimensione più umana. In ogni progetto che affrontiamo cerchiamo di mettere a frutto le esperienze e gli esperimenti portati avanti a volte con grande fatica, quindi è probabile che il futuro ci permetta di allargare la gamma dei particolari che andranno ad adottare questi componenti rispettosi dell’ambiente. Non è un caso se i designer puntano molto sulle forme, i materiali naturali e la memoria collettiva: di idee in tal senso siamo sicuri che se ne vedranno molte in diversi ambiti. Noi siamo pronti a metter in campo le nostre esperienze e a stimolarne l’utilizzo».

alti spessori, per poi passare al settore delle utilities, con parti in cui la bimateria ha uno scopo funzionale oltre che estetico, con abbinamenti di superfici gommate soft-touch per maniglie, utensili, antiscivolo e altro. Ultimo, ma solo di questa brevissima lista, il settore sicurezza, per il quale inglobiamo etichette e schemi esplicativi all’interno di strutture in materiali auto-estinguenti trasparenti: l’IML in questo modo viene usato nelle comunicazioni di sicurezza in ambienti pubblici interni ed esterni con indicazioni che non subiscano l’invecchiamento dato dagli agenti atmosferici o da cause esterne: si parla di stazioni, aereoporti, grandi navi da crociera attrezzature automotive o a corredo della mobilità. I campi

sono veramente tanti e per ogni settore cerchiamo di utilizzare tutte le tecnologie più adatte, ci siamo dotati per questo di laser, saldatura a ultrasuoni e altri strumenti. E continueremo a investire nei macchinari sempre più efficienti e sempre più green». Il progresso tecnologico è, quindi, un aspetto centrale di tutto il settore e produttori come la Adamo non possono che guardare con molta attenzione ai nuovi strumenti che si impongono sul mercato. «Per quanto riguarda le innovazioni che si affermeranno nel prossimo futuro, oltre all’incremento dell’iniezione e passando attraverso la terza iniezione diretta, ci saranno sempre più automatismi e inserimenti di ulteriori materiali, come etichette e pellicole al di sotto degli strati superficiali, con notevoli ricadute nei comparti dell’elettronica e della domotica». • Remo Monreale

CON L’ACRILICO RIUSCIAMO A OTTENERE OTTIMI RISULTATI ANCHE GRAZIE ALLE POSSIBILI DECLINAZIONI CROMATICHE E SFUMATURE


Aprile 2018 | 35

Proposte 2018

della collaborazione con l’architetto Mario Bellini, scelto per la sua im-

Si svolgerà dal 2 al 4 Maggio a Villa Erba di Cernobbio

portanza nel mondo del design e dell’architettura e per il suo legame

la ventiseiesima edizione dell’evento che coinvolge i

con il centro espositivo, da lui progettato nel 1987. «Ho accettato que-

più importanti attori del tessile d’arredamento ita-

sta collaborazione- ha commentato l’architetto- per sottolineare l’im-

liano. Nata nel 1993, con soli 44 espositori, a oggi ne

portanza dell’uso del tessuto nel design e nell’architettura, tema di cui

accoglie 89, tra produttori di tessuti d’arredamento e

non si parla mai abbastanza; ma è al contempo anche un’opportunità

di tendaggio. Per questa edizione la fiera si arricchisce

per tornare in una delle mie architetture più care».

Tecnologia applicata ai tessuti L’attenzione all’ambiente investe anche il settore tessile. Vi sono aziende che investono per individuare tecnologie quanto più possibile ecologiche, capaci di rendere ignifughi i filati di origine naturale. L’esempio di Abitex Abitex ha sede a Manzano (Ud) - www.abitex.eu

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olori e finiture che resistono alle mode e alle contingenze e che non possono che avere come approdo e punto di arrivo la durata nel tempo. È da queste premesse che nascono le sobrie collezioni ideate da Abitex, azienda specializzata nella produzione e nella commercializzazione di tessuti ed eco-pelli fire retardant, che l’hanno resa a ragione una realtà emergente nel settore contract e navale. «Il nostro obiettivo è realizzare collezioni, le cui applicazioni sono capaci di resistere anche per decenni» specifica Bortolossi, direttore commerciale della realtà solo apparentemente giovane nel settore ma, nei fatti, dotata di uno spirito temprato da un’esperienza e da una tecnica ben radicata nel suo nucleo operativo. La società è, infatti, coordinata da persone che vantano più di quarant’anni di esperienza nel settore dell’arredamento e risulta ultima nata di un grosso gruppo operante nel settore tessile. Abitex è specializzata nell’esecuzione di attività che spaziano dalla lavorazione del filato fino alla nobilitazione finale del prodotto e alle relative certificazioni garantendo, al contempo, costi di produzione contenuti e servizi di elevata qualità. L’azienda ha sede a Manzano, nel cuore del famoso triangolo della sedia, distretto industriale che da oltre sessant’anni distribuisce in tutto il mondo sedie e poltrone imbottite. «Le collezioni che consideriamo rappresentative del marchio sono certamente gli “Angel” aggiunge Bortolossi -. Si tratta di prodotti realizzati in polipropilene 100 per cento e sui quali l’azienda ha effettuato enormi investimenti. Creiamo il tessuto a partire dal granulo materico, quindi filandolo, tessendolo, rifinendolo e commercializzandolo. Siamo convinti che seguendo e ponendo particolare attenzione ad ogni fase della lavorazione, siamo in grado di offrire ai nostri clienti articoli made in Italy dai prezzi competitivi. L’obiettivo è farli desistere dall’acquistare

gli allettanti articoli d’importazione e al contempo mantenere viva la filiera, vero valore aggiunto del made in Italy tanto invidiato in tutto il mondo». Da sempre specializzata nella lavorazione delle ecopelli, Abitex è sensibile ai temi ambientali e alle richieste ecologiche provenienti dal mercato. Proprio per questa ragione ha deciso di proporre sul mercato finte pelli con plastificanti phthalate free, che riescono comunque a mantenere i requisiti di resistenza al fuoco, ma anche le caratteristiche fisice e meccaniche necessarie per rendere i prodotti appetibili a specifici segmenti di mercato, quali il contract. «Questo è il principale settore in cui operiamo – specifica il direttore commerciale di Abitex – ed è un mondo che si contraddistingue per la particolare tecnicità delle sue richieste. Non è un caso, dunque, se acquistiamo le materie prime privilegiando, dove possibile i fornitori italiani o, al massimo, quelli europei. Questa scelta ci consente di ottenere una garanzia di qualità e di realizzare produzioni rapide in grado di soddisfare le esigenze della clientela». La società ha effettuato ingenti investimenti finalizzati alla creazione di specifiche collezioni di tessuti, finte pelli, lane e velluti ignifughi indirizzati ai più svariati settori: dal contract alberghiero al navale, dall’ospitalità al medicale fino

all’outdoor. «Le nostre collezioni seppure destinate ad un mercato altamente specializzato non possono non accogliere gli stili e le tendenze dettate dal mercato. In questi ultimi anni, ad esempio, si è decisamente riaffermato il velluto. Abbiamo, quindi, messo a punto Aida, un velluto in poliestere a pelo corto, con aspetto cotoniero, pluri-testato, in grado di superare i test di resistenza al fuoco più selettivi e con ben 150mila cicli martindale. Proprio questi elementi lo rendono adatto ad essere utilizzato negli ambienti pubblici anche più animati. In occasione della fiera di Milano abbiamo, inoltre, avviato collaborazioni con numerose aziende che hanno certamente contribuito a rendere più fruibile il trapuntato. In fiera saranno, infatti, presenti ditte che hanno deciso di puntare su questo tipo di decoro applicandolo a divani, letti, sedie e poltroncine». Le evoluzioni tecnologiche hanno scalfito ben poco questa nicchia di settore: «Certamente l’esigenza di consegne sempre più rapide - prosegue Bortolossi - ha portato Abitex a investire sul magazzino e su macchine da taglio per poter offrire tempi di consegna sempre più veloci, oltre a un celere servizio di spedizione di campioni colore Din A4 ad architetti e professionisti. Con più di cinquecentomila metri in stock service, siamo in grado di garantire consegne rapidissime e una vasta scelta di prodotti, fattori or-

mai indispensabili e determinanti per essere competitivi sul mercato. Stiamo, inoltre, effettuando ingenti investimenti nella divisione di sviluppo e ricerca al fine di individuare nuove tecnologie al cento per cento ecologiche, capaci di rendere ignifughi i filati naturali, sia di origine vegetale che animale, senza però intaccare la morbidezza e le caratteristiche intrinseche della fibra. Questo per offrire prodotti resistenti al fuoco in grado di distanziarsi completamente dalla chimica moderna. Tutto ciò sarà possibile con l’attenta osservazione di fenomeni naturali che da sempre ci indicano la strada giusta da pecorrere». Anche se in possesso di tecnologie di ultima generazione, in Abitex resistono ancora componenti artigianali: «La manualità è fondamentale per i lavori più accurati – conclude Bortolossi - non ultima la legatura dei fili negli orditi e delle rocche». • Luana Costa

NOVITÀ SUL WEB Proprio nel mese di aprile, Abitex presenterà il nuovo sito che include schede tecniche, test di resistenza al fuoco, immagini ad alta definizione ma anche immagini texture per agevolare il lavoro di architetti, designers e contractors, agevolando la collaborazione. L’azienda è già provvista di un sistema di scambio di informazioni on line tra il gestionale e un’interfaccia web denominata “weborders” dove è possibile avere accesso alle disponibilità di magazzino. «Offriamo anche la possibilità di inserire commenti su ogni riga di ordine in modo da fare arrivare sia al terzista che all’amministrazione chiari riferimenti a “modelli” o “specifiche” e quindi avere un monitoraggio semplice ed efficiente».

ABBIAMO MESSO A PUNTO AIDA, UN VELLUTO IN POLIESTERE A PELO CORTO DA 150MILA CICLI MARTINDALE, CON ASPETTO COTONIERO, PLURI-TESTATO, IN GRADO DI SUPERARE I TEST DI RESISTENZA AL FUOCO PIÙ SELETTIVI


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ABITARE

Materiali

Il legno su misura Luca ed Emanuele Venuto con Daniele Tiburzio ci parlano della grande flessibilità e della necessaria esperienza di chi crea arredamenti ad hoc. Un’arte complessa che permette, a chi la domina, di offrire «il giusto insieme di prodotto, servizi e sensazioni»

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uando si pensa all’arredamento su misura, l’ideale che viene in mente è la possibilità di creare da zero la soluzione più vicina alla propria casa dei sogni. Per arrivare a tanto bisogna affidarsi a una realtà aziendale in grado di essere molto elastica, pur garantendo elevatissimi standard qualitativi e di affidabilità. Ma, com’è facile immaginare, si tratta di una scelta difficile che impone una grande esperienza e che in pochi possono permettersi di offrire. Tra questi c’è la Design Legno, impresa udinese presente nel settore da più di vent’anni. «L’azienda nasce nel 1996 – dice uno dei fondatori, Daniele Tiburzio – come produttrice di scale. Da allora ci siamo evoluti moltissimo anche dal punto di vista della strumentazione, soprattutto con l’introduzione dell’ufficio 3d design: lo studio degli spazi e la progettazione con render dei locali ci ha permesso non solo di entrare nel settore architettonico, ma anche di superare i vari periodi di crisi che si sono verificati in questi anni. Lo standard qualitativo è molto alto, il laboratorio è aggiornato con macchinari di ultima generazione (2

Design Legno ha sede a Codroipo (Ud) www.designlegno.com

centri a controllo numerico, 1 spazzolatrice che permette l’anticatura del legno e molti altri) ma, nonostante questo, ogni prodotto è rifinito a mano garantendo un risultato eccellente. Lavoriamo qualsiasi materiale ligneo, dal legno massiccio fino ai nobilitati di ultima generazione come Cleaf, laminati e cartelle di legno». Attenti non solo alla capacità industriale dei

DA UN PICCOLO LABORATORIO Daniele Tiburzio, uno dei soci fondatori della Design Legno, ripercorre alcune delle tappe fondamentali nella storia dell’azienda friulana. «L’impresa nasce nel 1996 – dice Tiburzio – quando con Luca Venuto abbiamo avviato un piccolo laboratorio artigianale. Da allora è andata progressivamente evolvendosi sia nella struttura che nella tecnologia e qualità dei materiali. Nel 2000, con l’ingresso in società di Emanuele Venuto, l’azienda subisce un ulteriore trasformazione e successivamente l’attività si trasferisce a Codroipo. Nella nuova sede è installato un innovativo impianto di spazzolatura e rusticatura, per ottenere effetti di finitura particolare nell’anticatura del legno e ampliare ulteriormente la clientela. Inoltre, acquistiamo il centro Omnia a controllo numerico, il primo passo di una evoluzione continua. Nel 2009 arriva il secondo centro di lavoro a controllo numerico computerizzato e decidiamo di passare da una lavorazione tipicamente manuale a quella gestita da macchine di ultima generazione, senza mai rinunciare alla cura, finitura e amore di un tempo. L’azienda completa poi il laboratorio con l’acquisto dell’ultimo nuovo macchinario, una bordatrice in grado di ultimare e rifinire mobili e complementi di arredo interno».

propri macchinari, l’azienda pone una grande attenzione verso i propri collaboratori, vantando un organico di 8 persone, composto da cinque dipendenti oltre ai tre soci fondatori. «Ogni dipendente è seguito con attenzione e cura – spiega Emanuele Venuto – e la formazione per la sicurezza sul lavoro assume una posizione di prima importanza: ogni collaboratore segue un percorso di crescita studiato e strutturato, in modo tale da trovare un ambiente di lavoro ottimale e garantire una produzione continua e puntale. Il nostro sviluppo, non solo mirato all’espansione utensile, guarda oggi all’evoluzione informatica, interior design, studio dell’immagine tecnica e disegno in 3d, comunicazione basata su strumenti informatici ed espansione sulla rete internet, grazie alla creazione del nuovo sito». In particolare, l’ambito interior design sviluppato dall’impresa friulana «è volto a rappresentare il proprio lavoro in anteprima – precisa Luca Venuto -. Il servizio si svolge in fasi ben definite, la creazione di un progetto tecnico, l’anteprima di un file 3d e il rendering finale dell’arredamento su misura. Questo è un altro tassello che ci permette di creare qualcosa di nuovo, di unico nello stile e che ha origine nella mente del committente, nelle emozioni che vuole esprimere. L’obiettivo è offrire il giusto insieme di prodotto, che sia fatto non solo di elementi materiali ma da una molteplicità di servizi e sensazioni. Grazie anche a questo riusciamo a rispondere alle esigenze più ampie, dallo studio professionista di architettura al geometra e all’impresa che cerca un partner affidabile, fino al singolo cliente che vuole un professionista al suo fianco che lo guidi nel processo completo di arredo, costruzioni e ristrutturazione della sua casa». L’elasticità, quindi, è uno dei grandi tratti distintivi su cui Venuto e gli altri soci hanno puntato maggiormente. «In ogni modello ci sono diverse varianti, dalla finitura del legno al tipo di anticatura, spazzolatura e tinta a campione. Attraiamo una clientela trasversale che cerca prodotti garantiti, possibilmente con un’alta componente artigianale e un rapporto diretto con il titolare dell’azienda. Evidentemente tutto ciò ci costringe a un lavoro di ricerca incessante e di evoluzione che non conosce limiti. Non a caso, da novembre abbiamo avviato un intenso lavoro che si pone l’obiettivo di rivoluzionare l’immagine, avviato con il nuovo logo verso la direzione di restyling completo azienda (sala espositiva, ecc). Infine, nei prossimi mesi verrà avviato anche il progetto e-commerce con un marchio nuovo: con questo porteremo grandi novità nell’ambito del design d'autore, una novità che rivoluzionerà completamente il settore. Ma altro non possiamo anticipare troppo, sarà una sorpresa incredibile». • Elena Ricci


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SICAM 2018

cam- le vere protagoniste di questo successo: hanno dato confer-

In programma a Pordenone dal 16-19 ottobre la decima edizione del

il vero momento di aggregazione di tutti i player della filiera del-

Salone internazionale dei componenti, accessori e semilavorati per

l’arredamento. È grazie alla loro partecipazione numerosa e di alto

l’industria del mobile. 8.000 le aziende presenti, di cui il 28 per cen-

profilo che possiamo riconoscere il successo della manifestazione».

to estere, in visita in fiera per conoscere i prodotti delle circa 583

Tra i settori merceologici esposti pavimenti, pannelli, elettrodo-

aziende partecipanti a Sicam 2017. «Sono le stesse imprese che ven-

mestici, cappe, sistemi di illuminazione, rubinetteria, ferramenta

gono a Pordenone- ha precisato Carlo Giobbi, organizzatore di Si-

e molto altro ancora.

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ome un abito, il legno diventa una superficie da trasformare su misura in base alle esigenze del cliente. È da un’esperienza ultratrentennale che nasce nel 2010 l’azienda Domoveneta, specializzata nella produzione di pavimenti in legno a decoro e a intarsio. Le idee nascono dalla rivisitazione in chiave moderna di disegni e decori dell’antica tradizione lombarda e veneta ma la caratteristica che rende unica l’azienda è la flessibilità e la capacità di adattarsi alle esigenze del cliente. «Seguiamo il cliente dalla progettazione su misura fino all’assistenza nella posa in opera spiega Giovanni Salvador, titolare della società -. Ogni attività ha origine da un’accurata selezione dei materiali da utilizzare, con impiego di manodopera specializzata che conosce l’utilizzo di attrezzi artigianali per tagli laser fino all’uso di pantografi sia manuali che automatici. La massima espressione della nostra precisione e artigianalità sono i quadrotti in massello, da sempre i nostri cavalli di battaglia». Quali generi di lavorazioni effettua l’azienda? Sono tutte su richiesta del cliente? «Non disponiamo di disegni a nostro marchio o brevettati. Tutte le lavorazioni avvengono in maniera artigianale e su commissione. L’80/90 per cento del materiale ci viene, infatti, richiesto dal cliente o dal progettista che ci affida lo sviluppo e la progettazione da realizzare su legno massello o prefinito». Le attività aziendali mirano, dunque, a una personalizzazione del prodotto al fine di assecondare le richieste del cliente? «Possiamo ben affermare che il nostro è un

ma anche per il 2017 di come la manifestazione sia, sempre di più,

Il comfort naturale Prende sempre più piede l’impiego del legno per uso abitativo. I vantaggi sono molteplici: oltre alla versatilità e al risparmio, è un materiale realmente confortevole

lavoro equiparabile a quello sartoriale. Ad esempio, creiamo il pavimento in legno con le relative finiture e i decori solo ed esclusivamente su misura e in base alle richieste del cliente». Si possono individuare linee di tendenza, ad esempio per quanto riguarda disegni o materiali, o quello dell’arredamento è un mercato variegato? «È un mercato variegato, direi. Ovviamente ogni attività si gioca sulla qualità delle finiture. Si può affermare però che già da due anni le tonalità più naturali e quelle più fredde sono quelle più di moda. In particolare, i cromatismi del grigio e le sue sfumature, ma la vera partita si gioca sulle finiture, non tanto sulla tipologia di disegno». Le pavimentazioni vengono eseguite tutte in legno? «Realizziamo ogni pavimentazione sia in le-

UN PAVIMENTO IN LEGNO TRATTIENE MOLTO DI PIÙ IL CALORE, HA UN’ELEVATA DURATA PERCHÉ PUÒ ESSERE RILEVIGATO DOPO ANNI ED È RICICLABILE. INOLTRE CAMMINARE A PIEDI NUDI SUL LEGNO È MOLTO PIÙ CONFORTEVOLE CHE SU UNA PIASTRELLA

gno massello che prefinito, utilizzando le cartelle e il multistrato. Siamo, inoltre, in grado di fornire quadri con inserti metallici o inserti in marmo affiancando il legno a un’altra tipologia di materiale per essere sempre al passo con i tempi e offrire novità ai nostri clienti». Per garantire alti standard qualitativi, l’azienda procede a una selezione dei materiali: come avviene? «Cerchiamo già a monte di acquistare materie prima di qualità all’estero ma anche in Italia. Certamente la scelta dipende molto dalla tipologia di essenza di cui siamo alla ricerca. Ad esempio, se per realizzare un quadro o un disegno è necessario utilizzare il noce, siamo costretti a rivolgerci all’estero non essendoci in Italia produttori di questa essenza. Mentre per essenze quali ad esempio il rovere, ci rivolgiamo anche ad aziende italiane. Selezioniamo i produttori attenendoci a un rigoroso standard di qualità per ottenere il miglior risultato finale». Perché chi è in procinto di costruire una casa dovrebbe scegliere un pavimento in legno, quali sono i vantaggi? «Innanzitutto, un pavimento in legno trattiene molto di più il calore all’interno dell’ambiente. È, inoltre, un materiale dall’elevata durata perché ha il vantaggio di poter essere rilevigato dopo anni senza la scomodità di dover rinnovare tutta la pavimentazione. È un materiale riciclabile, quindi a

basso impatto ambientale, e garantisce un considerevole risparmio economico. Vi è anche un aspetto intimo da considerare: camminare a piedi nudi su un pavimento in legno è molto più confortevole che su una piastrella. Il legno vanta davvero molti vantaggi». Quello ambientale-ecologico è un tema cui si presta sempre più attenzione, sono molti i clienti che scelgono pavimenti in legno preferendoli ad altri materiali? «In questi ultimi anni c’è stata una crescita dell’uso di materiali ecocompatibili, anche il legno rientra in questa categoria. Non è un laminato, non è una fredda piastrella ma un materiale molto più naturale ed è apprezzato per la sua versatilità. L’avvento delle case clima e la particolare attenzione che il consumatore finale ha verso i pavimenti in legno ci indica che vi è sempre più interesse verso questo settore». • Luana Costa Giovanni Salvador, titolare della Domoveneta di San Fior (Tv) - www.domoveneta.it

I MERCATI I mercati a cui si rivolge l’azienda Domoveneta sono prettamente nazionali. «I nostri materiali – spiega Giovanni Salvador – vengono anche impiegati all’estero, non con una nostra fornitura ma attraverso progettisti e architetti. Per il futuro prevediamo di ampliare il nostro radicamento sui mercati aprendoci anche a quelli stranieri. L’artigianalità italiana è ben apprezzata fuori dai confini nazionale mantenendo sempre alti gli standard qualitativi della nostra produzione».


38 | Aprile 2018

OSSERVATORIO

ABITARE

Materiali

Marmi dal gusto contemporaneo Con Pamela Perinot, rappresentante della terza generazione della famiglia alla guida dell’omonima azienda veneta, alla scoperta delle applicazioni più innovative di questa pietra naturale preziosa, che non è morta ma conosce una nuova primavera

P

rezioso, senza tempo, simbolo di bellezza e lusso in ogni era. Il marmo non è morto, piuttosto si è trasformato nelle applicazioni dell’interior design contemporaneo, per inseguire i trend del mercato del lusso, sperimentare le contaminazioni rese possibili dall’innovazione tecnologica e star dietro alla vena artistica di designer sempre più creativi. Perché la perfezione di quel capolavoro naturale che è il minerale allo stato grezzo da sola non basta. Occorre che la pietra incontri la mano dell’artigiano che smussa, l’occhio futuristico del designer che immagina le sue possibili applicazioni e la solida progettualità dell’architetto affinché possa diventare una soluzione d’arredo raffinata ed esclusiva. E quest’incontro non è mai casuale. Lo sa bene Perinot Marmi, azienda veneta che da sessant’anni a Conegliano, in provincia di Treviso, porta avanti l’attività di selezione dei materiali più pregiati (marmi, graniti e pietre), la maestria esecutiva e la flessibilità indispensabile per lavorare in collaborazione con progettisti e architetti, realizzare manufatti a regola d’arte e proporre

Perinot Marmi si trova a Conegliano (Tv) www.perinotmarmi.it

idee e soluzioni innovative e personalizzate a seconda delle esigenze del cliente. «Era il 1958 quando mio nonno Camillo apriva insieme ai suoi fratelli un piccolo laboratorio per lavorare il marmo. Da allora – racconta l’architetto Pamela Perinot, rappresentante della terza generazione della famiglia alla guida dell’azienda – sono trascorsi 60 anni durante i quali l’attività è cre-

sciuta specializzandosi nella realizzazione di elementi per l’arredo. La passione per la pietra naturale e la voglia di mettersi in gioco mi sono state trasmesse da mio padre Graziano, che dal 1985 gestisce con successo l’attività. Fin da giovanissima mi sono interessata al mondo del marmo e sono parte attiva in azienda da oltre dieci anni. Mi occupo sia dello sviluppo dei progetti, sia di seguire la produzione in tutte le sue fasi. Fortunatamente le dimensioni aziendali ci consentono di seguire con cura ogni incarico, ma allo stesso tempo ci permettono di affrontare progetti importanti dove la scelta dei materiali e l’attenzione per le finiture sono determinanti per un risultato di

qualità». La volontà di accettare sempre nuove sfide e la determinazione nel portarle a termine hanno permesso a Graziano Perinot di realizzare progetti per ambienti in tutto il mondo, portando il gusto e il saper fare del made in Italy dalla Cina alla California, passando per la Turchia, gli Emirati Arabi e in lungo e in largo per la vecchia Europa. Ogni progetto è frutto dell’equilibrio fra artigianalità e innovazione, perché il marmo è un materiale senza tempo, da sempre considerato pregiato e impiegato per impreziosire gli ambienti più importanti che oggi viene riscoperto e rivalutato in un’ottica innovativa. Se prima veniva considerato un materiale pesante, freddo e adatto solo a uno stile classico, ora il marmo è leggero e trasparente, capace di adattarsi alle esigenze del design contemporaneo. «Negli ultimi anni lo sviluppo della tecnologia nei processi di lavorazione ha permesso di aprire nuovi scenari di applicazione. Fra tutte – spiega Pamela Perinot – la leggerezza è sicuramente l’innovazione che più di altre ha consentito al marmo di essere reinventato e proposto con sempre maggior successo da architetti e designer di tutto il mondo. Il marmo alleggerito si può realizzare attraverso l’incollaggio di una lastra molto sottile a un pannello in alluminio alveolare. La struttura a nido d’ape del pannello sandwich permette, infatti, di diminuire notevolmente il peso del marmo, il cui spessore si può ridurre fino a pochi millimetri, e di garantire allo stesso tempo un supporto resistente. Le lastre così ottenute risultano estremamente leggere e maneggevoli, facilitando la posa e permettendo la realizzazione di pezzi di grande formato. Inoltre, alcuni marmi, in particolar modo gli onici, presentano delle caratteristiche di traslucenza e trasparenza tali per cui è possibile creare interessanti effetti scenici, in cui la materia cambia aspetto e colore grazie alla retroilluminazione». • Alessia Cotroneo

IL FASCINO DEL RETROILLUMINATO Il marmo retroilluminato è applicato sia nell’ambito del rivestimento di pareti sia nella realizzazione di elementi di arredo. Perinot Marmi si avvale di queste tecnologie per la realizzazione di arredi interni per negozi, hotel e residenze di lusso. Qui il marmo viene applicato a frontali di cassetti, ante di cucine, porte a scomparsa, mensole, tavoli e rivestimenti di mobili, come sottolinea l’architetto Pamela Perinot: «La nuova tecnologia apre ai designer la possibilità di progettare nuovi elementi, sperimentando forme innovative senza essere limitati dalle difficoltà di realizzazione. Ma non è solo la tecnologia a rendere la pietra naturale uno dei materiali più ricercati. La varietà di marmi, pietre, onici, graniti e quarziti che la natura ci offre è infinita, proponendo così un ventaglio di possibilità di scelta esclusivo che spazia dallo stile classico, con materiali ormai conosciuti e familiari, a contesti contemporanei con colori e venature pulite e lineari».


MARMOMAC 2018

contraddistinto l’evento, come ha precisato il diretto-

A Verona dal 26 al 29 settembre l’appuntamento in-

l’edizione 2017. «Ancora una volta la presenza di ope-

ternazionale più atteso dal settore litico, luogo ideale per

ratori esteri, con il crescente interesse dei Paesi africa-

la promozione b2b dei prodotti dell’industria lapidea,

ni, è stata superiore al 60 per cento del totale, rispec-

per conoscere le ultime tecnologie nella lavorazione del-

chiando l’evoluzione dei mercati internazionali e con-

la pietra naturale e le sue possibili applicazioni nell’ar-

fermando Marmomac piattaforma globale per l’inter-

chitettura e nel design. L’internazionalità ha da sempre

scambio e la promozione dell’intera filiera lapidea».

re di Veronafiere Giovanni Mantovani a margine del-

Dalla progettazione alla posa in opera Rendere più accattivante un appartamento o realizzare pavimenti in gres tecnico per l’industria. Qualsiasi sia la sfida, i fratelli Motti curano ogni passaggio, assicurando qualità e design

D

are o restituire il giusto valore alle abitazioni e agli immobili, accompagnando il cliente dalla progettazione fino alla realizzazione delle opere. Questo l’obiettivo della Motti pavimenti e rivestimenti. «Il nostro slogan è “sapremo darti il consiglio giusto”. Dal sottofondo, passando per la posa in opera fino alla pulizia e al trattamento delle superfici, saremo noi a curare ogni passaggio». Alla guida dell’azienda ci sono Paolo e Nicola Motti, fratelli e ultima generazione di una famiglia di posatori. Raccogliendo l’eredità del nonno e del padre, da oltre trent’anni, con dedizione, portano avanti la tradizione della professionalità nella posa in opera. «Circa dieci anni fa abbiamo aperto anche una sala espositiva a Felino, nella provincia sud di Parma, per poter ricevere e accompagnare i clienti nella realizzazione dei loro progetti – precisa Paolo Motti -. Siamo il punto di riferimento per imprese, professionisti, progettisti (architetti, ingegneri, geometri), privati e chiunque voglia rivestire o trattare superfici interne ed esterne in marmo, legno, gres porcellanato, ceramica artigianale, mosaico, cotto, klinker, pietra naturale, decking, LVT e laminato». Una fetta importante dell’attività del gruppo di lavoro riguarda le ristruttura-

Motti Paolo & Nicola ha sede a Felino (Pr) www.mottipavimenti.it

zioni di abitazioni. «Tra le sfide che più spesso ci troviamo ad affrontare c’è quella di “rinfrescare” un appartamento, rendendolo più accattivante. Ci troviamo quindi di fronte a circa 90/100 metri quadrati da suddividere con gres effetto cemento, resina o pietra nelle zone giorno ed effetto legno nelle zone notte. Nei bagni siamo soliti proporre delle piastrelle in ceramica dal taglio minimale con colori tenui, oppure piastrelle colorate e, perché no, anche decorate a mano, per una soluzione unica e ricercata». In campo industriale lo staff si è invece specializzato nella fornitura e posa in opera di pavimentazioni in gres tecnico, o klinker, per l’industria alimentare. Creato con la miscelazione di acqua e di argille pregiate, come la caolinite e l’illite, ricche di allumina e di quarzo e provenienti dai grandi giacimenti della Germania, il klinker risulta essere uno dei prodotti ceramici per pavimenti più solidi e resistenti. «Sia che si tratti di appartamenti che di strutture industriali, di interni o di esterni, siamo sempre alla ricerca dell'eccellenza – conclude Nicola Motti -. Selezioniamo scrupolosamente i fornitori e puntiamo su aziende che ci garantiscano processi di lavorazione certificati e il 100 per cento di made in Italy. Tutto questo, nel nostro settore, è assicurazione di qualità e design». • Viola Leone


40 | Aprile 2018

OSSERVATORIO

ABITARE oggia coi piedi saldamente per terra il settore edile italiano per l’importanza che la pavimentazione e i rivestimenti hanno assunto nel mercato su scala nazionale e globale. Se in generale per il settore dei pavimenti nel 2017 la crescita stimata è stata del 23 per cento, per quel che riguarda più nello specifico le piastrelle di ceramica, secondo i dati diffusi da Confindustria Ceramica ed Eurostat, in questo specifico segmento di mercato le vendite nazionali, che nel 2015 avevano registrato una crescita del +1,1 per cento, nel 2016 sono aumentate dell’8,3 per cento. Numeri interessanti, soprattutto in un contesto caratterizzato da una sostanziale crisi, in parte ancora irrisolta, dell’edilizia italiana. Opera dal 2003 nel settore della fornitura e posa in opera di pavimenti e rivestimenti nel settore navale, alberghiero e da qualche tempo anche nel settore delle costruzioni per privati l’azienda Sculac pavimenti, con sede a Villa Vicentina, in provincia di Udine. «Dopo 40 anni di esperienza nel settore degli allestimenti navali come ditta artigiana familiare, ho scelto di fondare Sculac Pavimenti, dapprima come azienda operante nel settore navale, poi nel 2011, viste le numerose richieste di commesse private – spiega il proprietario e fondatore Luca Sculac – abbiamo aperto un piccolo showroom a Fiumicello, in provincia di Udine, dove veniva inserita la vendita

P

Luca Sculac proprietario e fondatore dell’omonima azienda insieme ad un

Rivestimenti

Pavimenti su acqua e terra L’impresa friulana Sculac Pavimenti opera dal 2003 nel settore dei cantieri navali, progettando e ponendo in opera pavimentazioni e rivestimenti per navi da crociera. Ma da qualche tempo guarda anche al settore privato

SHOW ROOM A MISURA DI CLIENTE Nel 2017 Sculac Pavimenti ha spostato il suo show room in uno spazio più ampio sulla statale a Villa Vicentina, in provincia di Udine, aggiungendo il settore della ceramica e dell’arredo bagno. «Oggi il mio impegno principale e�rivolto all’ambiente in cui accogliere il cliente e alla formazione del personale. Ho deciso di realizzare uno show room con molti spazi liberi – sottolinea Luca Sculac – accogliente, luminoso che esalti i prodotti. Un ambiente dove ci si possa sentire coccolati e a proprio agio nel momento in cui si scelgono finiture, piastrelle e quant’altro, dove concedersi il lusso di fermarsi e valutare bene le qualità del prodotto, illustrato nel dettaglio dal personale. La professionalità e conoscenza di un prodotto al giorno d’oggi sono fondamentali per dare un servizio in più al cliente e marcare la differenza con la grande distribuzione, dove spesso chi vende non sa quasi nulla di quello che propone, vuoi per l’eccessiva mole di prodotti in vendita, vuoi per la scarsa formazione del personale».

rappresentante. Sculac Pavimenti è a Villa Vicentina (Ud) - www.sculac.it

di pavimentazioni in legno, laminato, Pvc, rivestimenti tessili e resilienti, riscontrando un aumento di richieste nel settore privato, nonostante la crisi dell’edilizia. All’ampliamento dell’offerta si è accompagnato un aumento degli investimenti e dei collaboratori, che a oggi sono circa 18. Il 2017 è stato un anno positivo, si è chiuso con una crescita del +10 per cento e per il 2018 il trend è in ulteriore crescita, almeno stando agli ordinativi del primo trimestre, con un aumento sensibile del settore privato rispetto al navale e all’al-

berghiero. Qualche strascico di crisi c’è ancora, ma va decisamente meglio rispetto agli ultimi due anni». Alla Sculac gli ordinativi provengono per lo più dal mercato nazionale e dalle famiglie interessate non tanto al risparmio, quanto alla qualità delle forniture e all’affidabilità di chi le propone e le installa, per quanto riguarda il settore privato, ma guarda all’Europa e ai grandi gruppi multinazionali per quanto riguarda i settori alberghiero e navale, che rappresentano il core business dell’impresa. L’azienda

LAMINATI, PAVIMENTI IN VINILICO E CERAMICHE DI GRANDE FORMATO MA BASSO SPESSORE SONO IL PRINCIPALE TREND DEL COMPARTO DELLE PAVIMENTAZIONI PER PRIVATI

friulana, collabora da anni con il gruppo Fincantieri, Marine Interiors, MSC crociere e altri armatori, sia per le nuove realizzazioni che per i DryDock navali. «Dal 2003 lavoriamo per Fincantieri e grandi armatori, abbiamo lavorato su tutte le navi uscite negli ultimi

anni dai cantieri di Monfalcone. La professionalità con cui operiamo in questo ambito è la stessa che mettiamo al servizio dei privati. Già l’anno scorso – aggiunge Luca Sculac – abbiamo cominciato a occuparci di ceramica a bordo delle navi da crociera e ceramica e arredo bagno per le abitazioni private. Dopo anni in cui abbiamo declinato e lasciato ad altri concorrenti locali questo tipo di commesse, dallo scorso anno abbiamo scelto di lavorare su questa ulteriore linea di sviluppo aziendale, puntando come sempre sulla qualità della formazione dei nostri collaboratori e di conseguenza delle informazioni che forniamo ai nostri clienti sui prodotti che proponiamo. Ma anche su tempistiche e modalità di realizzazione dei lavori». Uno dei punti di forza di Sculac Pavimenti è l’aver trasferito nel settore delle pavimentazioni e dei rivestimenti per abitazioni private l’organizzazione certosina del cantiere che contraddistingue i lavori sulle navi, con una gestione senza intermediari di tutte le fasi, dalla progettazione alla posa in opera di pavimenti e rivestimenti. Stesse modalità ma per prodotti differenti, in un mercato in cui la moquette è pressoché bandita, al contrario delle navi da crociera, mentre crescono le richieste per laminati e soprattutto pavimenti in vinilico e ceramiche di grande formato ma basso spessore, che rappresentano ad oggi il principale trend del comparto. • Alessia Cotroneo


42 | Aprile 2018

OSSERVATORIO

ABITARE

Elettrificazione

Tecnologie innovative per gli interni pine che si spostano. Da oggi è possibile grazie ai profili Eubiq Europe in grado di aggiungere, rimuovere e riposizionare ovunque gli adattatori in totale sicurezza. Il prodotto, specificamente indicato per applicazioni domestiche ma anche commerciali, può vantare innumerevoli vantaggi. La tecnologia nasce da un brevetto, il GSS System™, che consente di rimuovere, riposizionare e aggiungere gli adattatori di corrente in tutta semplicità in ogni angolo della casa. È soprattutto apprezzato per la sua versatilità dal momento che trova le più disparate applicazioni: è adatto nelle nuove costruzioni ma anche negli edifici sottoposti a ristrutturazione; indicato negli uffici o negli ospedali; nelle abitazioni o nei laboratori. La tecnologia, oltre che sicura, è anche facilmente integrabile in ogni ambiente: «Rispetto ai sistemi tradizionali, Eubiq riduce i tempi di installazione del 70 per cento - precisa Fabio Derossi, amministratore della Eubiq Europe, azienda produttrice della tecnologia Eubiq in tutta Europa -. Grazie all’innovativo GSS System™, questa tecnologia è in grado di risolvere tutti i problemi riguardanti il sistema elettrico tradizionale. Le vecchie prese di corrente fisse e scomode sono superate grazie a un sistema che rivoluziona l’idea della ciabatta elettrica insicura e per niente funzionale. Tutti i prodotti realizzati con questo marchio sono progettati e costruiti con materiali di altissima qualità, assecondando i principi della migliore tradizione italiana».

S

Eubiq rivoluziona l’idea della ciabatta elettrica insicura e antiestetica. La soluzione che offre è la gestione portatile della corrente elettrica. La descrive Fabio Derossi

I PRODOTTI EUBIQ SONO DOTATI DEL BREVETTO DI DISTRIBUZIONE DELLA CORRENTE GSS SYSTEM™ CHE ELIMINA QUALSIASI RISCHIO DI RICEVERE UNO SHOCK ELETTRICO, PERFINO SE ENTRA IN CONTATTO CON MANI UMIDE Come funziona il sistema Eubiq? «Eubiq è la prima gamma di profili in alluminio per l’elettrificazione di pareti, mobili e complementi d’arredo ad uso civile e industriale. Si tratta dell’unico e innovativo sistema che consente la gestione portatile della corrente elettrica. È assolutamente flessibile dove serve e decisamente pratico quando serve. Una semplice rotazione attiva l’adattatore in qualsiasi punto del profilo elettrificato scelto. Il sistema modulare permette di aggiungere a piacimento una serie di accessori dedicati come predisposizioni per cavi di rete, caricatori Usb e tante altre tipologie di connettori

multimediali. Le semplici forme lo rendono perfettamente adattabile sia ai più raffinati interni residenziali che ai moderni ambienti lavorativi. La particolare flessibilità del sistema

trova la sua perfetta integrazione nei piani di lavoro delle cucine più prestigiose». È un sistema sicuro e certificato? «Sì, è un prodotto sicuro sia per chi lo usa sia per le varie apparecchiature elettriche che ne traggono corrente elettrica. I prodotti Eubiq sono dotati del brevetto di distribuzione della corrente GSS System™ (Ground Safe System) il quale permette l’inserimento dell’adattatore direttamente “a massa” ed elimina qualsiasi rischio di ricevere uno shock elettrico, perfino se entra in contatto con mani umide». Quali sono i punti di forza di Eubiq? «Eubiq adotta un sistema modulare che lo rende straordinariamente dinamico. La sua funzionalità non cambia in base alle sue varie possibilità di configurazione. Recentemente, è stato introdotto un nuovo adattatore che completa la vasta gamma di accessori Eubiq: la cassa musicale. Con questo nuovo e rivoluzionario accessorio i profili Eubiq vengono ulteriormente perfezionati, integrando in un unico sistema, musica, illuminazione, caricatori Usb e prese elettriche internazionali». Dove sarà possibile visionare in anteprima la nuova cassa audio? «In anteprima mondiale, durante EuroCucina/FTK - Technology For the Kitchen 2018, sarà presentato il nuovo adattatore musicale presso lo stand di Valcucine (Pad 9, Stand B9C12). Valcucine, marchio innovativo dell’eccellenza italiana, progetta le proprie collezioni mettendo in primo piano il benessere dell’uomo e le sue

Fabio Derossi, amministratore della Eubiq Europe situata a Quaderni di Villafranca (Vr) - www.eubiqeurope.com

esigenze e distinguendosi da sempre nel migliorare ergonomia e fruibilità degli spazi. Per questo motivo ha scelto di utilizzare nelle sue cucine il sistema a profili elettrificati di Eubiq». Chi distribuisce Eubiq sul territorio italiano? «Eubiq è commercializzata in Italia da Caf Rambaldi, distributore dei più prestigiosi marchi di accessori ed articoli tecnici per il mobile del calibro di Kesseboehmer, Kesseboehmer Ergonomietechnik, Elektra, Lehmann locks, Fbs profilati. Grazie alla sua rete di agenti e distributori in tutta Italia permette che il sistema Eubiq sia accessibile a tutti nel mondo dell’arredo. Il prodotto è visibile durante tutto l’anno presso la sede di Mariano Comense, via ai Ferri 26, oppure presso gli showroom dei principali partner e distributori». • Luana Costa

L’APPLICAZIONE A CASTEL SANT’ANGELO Non sono pochi e nemmeno semplici i casi in cui Eubiq ha trovato applicazione. Spaziano da antichi edifici a studi medici, da abitazioni private fino ad attività commerciali. Forse la realizzazione più sorprendente è quella in cui la tecnologia ha trovato applicazione nel museo nazionale di Castel Sant’Angelo. L’edificio nato come sepolcro per l’imperatore Adriano e la sua famiglia, ha subito nel tempo molte trasformazioni. Dalla sua istituzione nel 1925, Castel Sant’Angelo dopo numerosi interventi si è imposto nella realtà culturale capitolina quale polo attrattivo di milioni di visitatori. In questo contesto sono state utilizzate tre diverse soluzioni tecnologiche.


44 | Aprile 2018

OSSERVATORIO

ABITARE

Efficienza energetica

si pensa a km 0

Risanamento edilizio, efficientamento energetico, interventi costruttivi di prossimità territoriale. Sono i concetti sostenibili che verranno promossi al Nelson Mandela Forum, con Bolzano e Firenze in veste di modelli virtuosi

V

L’archistar Boris Podrecca

zano e Firenze e proponendo un ricco calendario di appuntamenti formativi e informativi legato al grande tema della smart city. Esempi concreti di implementazione di politiche integrate verranno sottoposti all’attenzione dei visitatori, valorizzando le soluzioni costruttive a km zero e di prossimità territoriale. Una fattispecie progettuale in grado di trainare il mercato del risanamento edilizio a cominciare dalla selezione delle materie prime tipiche di un territorio arrivando sino ai processi produttivi, per favorire una riduzione ai minimi termini dell’impatto energetico e ambientale. Tra i fabbricati concepiti secondo questo metodo sostenibile si segnala il Bioagriturismo organic Farmhouse Poderaccio in provincia di Firenze, adibito ad attività agrituristica, aperto al pubblico per una visita guidata in occasione della tre giorni di Klimahouse Toscana. Un edificio rurale che promuove l’utilizzo del materiale locale abbattendo i costi ecologici e di trasporto del prodotto e che sperimenta un impianto elettrico e di climatizzazione completamente rinnovabile e autosufficiente, riducendo al minimo

la produzione di CO2. E, non meno importante, applica la filosofia della filiera corta anche in termini di manodopera, rappresentata dai qualificati artigiani Casaclima provenienti dal tessuto fiorentino. Sulla stesso binario tematico si pone anche un altro interessante progetto edilizio promosso dall’Università di Firenze che, nell’ambito della piattaforma espositiva, installerà una segheria mobile all’esterno del Nelson Mandela Forum per educare e fornire consulenza in merito alla lavorazione del legname.

© Marco Paris

IN PRIMO PIANO L’EDILIZIA A FILIERA CORTA Dedicata principalmente al risanamento e all’efficienza energetica in edilizia, la rassegna di quest’anno punta appunto i riflettori dall’arco appenninico in giù, partendo da due modelli urbani virtuosi come Bol-

© Marco Paris

olge lo sguardo al mercato green building del Centro Sud Italia l’edizione 2018 di Klimahouse Toscana, in programma dal 13 al 15 aprile a Firenze. Non più alla Stazione Leopolda, come era accaduto negli anni precedenti, ma al Nelson Mandela Forum, location ritenuta più funzionale dagli oltre cento espositori presenti e dallo staff di Fiera Bolzano che organizza la manifestazione fieristica, patrocinata da numerosi enti tra cui il Comune di Firenze, la Regione Toscana, Confindustria Toscana, gli Ordini territoriali degli architetti e degli ingegneri e l’Agenzia fiorentina per l’energia, che rappresenta l’Agenzia CasaClima a livello regionale.

© Marco Paris

A Klimahouse Toscana

I MIGLIORI ESEMPI DI CITTÀ INTELLIGENTI Tuttavia l’offerta fieristica di Klimahouse Toscana non si compone solo una carrellata di idee e costruzioni “intelligenti”, ma prevede anche un articolato palinsesto di workshop e convegni specializzati che avranno come focus il congresso “Smart cities, ci siamo: dalla teoria alla pratica”, concentrato prevalentemente nella prima giornata della kermesse fiorentina. Il progetto Sinfonia cofinanziato dall’Unione Europea con Bolzano città pilota e le politiche di turismo sostenibile e crescita digitale di Firenze saranno in primo piano durante il simposio che approfondirà diverse “arti efficienti” tra cui quella di illuminare meglio il contesto urbano e quella di risanare in profondità gli edifici pubblici. Portando tra l’altro esempi operativi di installazione di cosiddetti “smart point” in grado di monitorare clima, qualità dell'aria e traffico, consentendo ai cittadini di ricaricare i veicoli elettrici e accedere a molti altri servizi. Sempre in un’ottica di sviluppo delle città in chiave smart e di sensibilizzazione della Pa, verrà presentato il progetto di certificazione ComuneClima, un programma che accompagna passo dopo passo i Comuni nell’elaborazione e nell’implementazione di un piano per l’uso sostenibile dell’energia e per il clima. Un programma dettagliato, attraverso il quale vengono analizzati, valutati e ottimizzati i consumi energetici e idrici di edifici e strutture comunali, la produzione di energia a livello locale, il concetto di mobilità sostenibile e la gestione dei rifiuti. Il principale relatore di quest'edizione di Klimahouse Toscana è la geniale archistar mitteleuropea Boris Podrecca, che porterà i partecipanti del congresso in un "viaggio nello spazio pubblico" dal Danubio ad Adria, mettendo in luce progetti di città architettoniche che stanno trasformando le città in luoghi di benessere. Nato 78 anni fa a Belgrado e con il titolo di Chevalier des artes et des lettres in bacheca, Podrecca è vissuto a Trieste e poi a Vienna, città nella quale è ancora attivo nell’ambito della ristrutturazione di edifici moderni. • Giacomo Govoni


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OSSERVATORIO

ABITARE

Case green da vivere L’esperienza dell’azienda Gheri Costruzioni di San Casciano in Val di Pesa che sta realizzando il “Progetto Spedaletto” con i principi della bioedilizia, dimostrando quale è il valore aggiunto della tecnologia costruttiva in legno nell’edilizia sostenibile

L

a bioedilizia nasce in Germania negli anni Settanta e da allora ha conquistato i mercati immobiliari di tutto il mondo. Anche l’Italia non è rimasta a guardare e sono numerose le aziende che lavorano nel settore, spesso scegliendo di specializzarsi nell’utilizzo di materiali particolari. Un esempio è la scelta del legno: naturale, resistente, ignifugo e antisismico, rinnovabile e riciclabile, è perfetto per strutturare proposte edilizie coerenti con i principi della bioedilizia. Questo modo di costruire nasce infatti dalla volontà di pensare prima di tutto a ridur-

re gli impatti negativi sull’ambiente, grazie all’utilizzo di materiali eco sostenibili, con conseguente diminuzione dei consumi in bolletta. Secondo il portale statista.com, il mercato globale in bioedilizia raggiungerà i 255 miliardi di dollari entro il 2020. Il mercato degli ecoedifici è in crescita anche in Italia, dove non si può prescindere dalla messa in sicurezza dei territori. «La questione sismica di tutto il nostro paese, riproposta dai tragici eventi del 2016 in centro Italia, l’attenzione ai cambiamenti climatici e alle problematiche ambientali, ha dato grande impulso all’industria degli edifici

GLI EDIFICI SARANNO REALIZZATI DALLA SINERGIA DI PIÙ SISTEMI COSTRUTTIVI: QUELLO CONVENZIONALE IN CALCESTRUZZO ARMATO E LATERIZIO E QUELLO PREFABBRICATO IN LEGNO MASSICCIO INGEGNERIZZATO

Efficienza energetica in legno, sia per il residenziale che per le strutture ricettive pubbliche» spiegano alla Gheri Costruzioni Srl. Eppure, il potenziale delle case in legno resta ancora poco conosciuto, tanto che queste costruzioni vengono considerate spesso poco sicure e stabili, associate all’idea di case di basso valore. Chi pensa invece che un prefabbricato di legno non possa essere una casa di pregio? Abbiamo chiesto a Leonardo Gheri di parlarci del progetto principale dell’azienda: “Progetto Spedaletto”, dal nome della località dove sorgerà l’omonimo complesso residenziale di pregio, posto nel comune di San Casciano in Val di Pesa, a pochi chilometri da Firenze. «Gli edifici saranno costruiti dalla sinergia di più sistemi costruttivi: quello convenzionale in calcestruzzo armato e laterizio e quello prefabbricato in legno massiccio ingegnerizzato. Entrambi vanno a realizzare la struttura portante, con elevate caratteristiche di resistenza al sisma e al fuoco». L’azienda Gheri Costruzioni ha quindi deciso di proporre il modello di abitazione residenziale partendo dal materiale più naturale e sicuro di tutti: il legno. “Progetto Spedaletto” prevede quindi la costruzione di abitazioni moderne, sicure e performanti dal punto di vista energetico. Le abitazioni saranno nei fatti quasi del tutto autosufficienti grazie ad una vera e propria qualità certificata curata sia nella progettazione e in costruzione. «L’aspetto più apprezzabile è tutto ciò che va a completare la struttura portante: soluzioni per le pareti di tamponamento, isolamento termico e acustico, infissi, la scelta di sistemi di impianti per la produzione dell’acqua calda e la climatizzazione di ultima generazione fanno la differenza sulla salubrità, assicurando un elevato comfort interno, assenza di umidità, meno polveri e la solidità e durevolezza della casa in legno. Ogni abitazione sarà dotata di un impianto fotovoltaico per la produzione e l’integrazione di energia elettrica per il proprio fabbisogno. Il piano cottura per i cibi è ad induzione elettrica, e non è previsto l’allacciamento al gas metano» spiega ancora Leonardo Gheri. D’altronde l’efficienza energetica non è un piccolo dettaglio, tanto che è l’Europa stessa a chiedere il raggiungimento di standard sempre più alti che riducano il costo ambientale dei fabbricati. Costruire nuove case nel modo più ecologico possibile e con bassi consumi di gestione, non solo rende felici i proprietari nel tempo ma aiuta a migliorare la riduzione dell’impatto ambientale. “Progetto Spedaletto” prevede due tipologie di abitazione: simplex e duplex, rispettivamente di metratura più ridotta o più grande, entrambe a prezzo preventivato fisso. Chissà quale tipologia di casa avrebbe scelto Niccolò Machiavelli se avesse potuto. Il complesso sorgerà infatti a pochi passi dalla Casa di S. Andrea in Percussina, dove il grande politico e autore fiorentino scrisse “Il Principe”, durante il suo esilio nel 1512. Da allora se n’è fatta di strada nel set-

tore delle costruzioni e oggi, scegliere il legno in bioedilizia è una possibilità concreta che permette di distinguersi nell’affollato mercato edilizio, grazie ad una visione innovativa, attenta all’ambiente, alla sicurezza e all’efficienza energetica. • Patrizia Riso

IL PROGETTO NEL DETTAGLIO Il Progetto Spedaletto è composto da 6 edifici, per un totale di 21 abitazioni con le relative opere di urbanizzazione. La località Spedaletto si trova nel Comune di San Casciano Val di Pesa, a pochi chilometri da Firenze. Ogni corpo edilizio si sviluppa su due piani abitabili, oltre al piano seminterrato destinato a garage ed accessori. Due le tipologie di abitazioni possibili: Duplex (più grande) composta da soggiorno sul fronte valle, la cucina sul fronte a monte, tre camere da letto, ripostiglio, doppio servizio igienico, balconi, garage e accessori; Simplex (più piccola) composta da soggiorno e cucina sul fronte valle, due camere da letto, ripostiglio, un servizio igienico, balconi, garage e accessori; Oltre al giardino privato, le aree a verde esterne agli edifici sono improntate sulla massima naturalità, con arbusti ed essenze del territorio, secondo i dettami della bioedilizia.

L’azienda Gheri Costruzioni Srl si trova a San Casciano in Val di Pesa (Fi) www.ghericostruzioni.it - info@ghericostruzioni.it


Aprile 2018 | 49

Expo Security 2018

visitatori, dei quali 2248 professionisti di settore. Ricco il

A Pescara il 18 e il 19 Maggio la Fiera adriatica della Sicurezza, pronta

profondire i temi più attuali del settore, che conferma il più

ad accogliere tutti i professionisti del settore, installatori, operatori e sy-

che positivo momento di mercato e le sue prospettive di

stem integrator interessati a conoscere i prodotti più innovativi e il pro-

crescita. Tra i principali settori merceologici presenti in

gresso tecnologico della filiera. La direttrice della fiera Silvia Di Silvio

questa edizione videosorveglianza, antintrusione, con-

ci tiene a precisare come, a un mese dall’apertura, di possa già parlare

trollo accessi, perimetrali, automazioni e domotica, ca-

di overbooking per l’evento. Già l’edizione 2017 aveva visto circa 5000

bling e networking, antincendio e cybersecurity.

programma di seminari e workshop organizzati per ap-

Soluzioni antieffrazione Un vero vanto del made in Italy. CoMETA è un’azienda in piena crescita, specializzata nella sicurezza “fisica” di case, aziende, ambasciate e musei. La parola a Enzo Anselmi nvestimenti importanti, idee innovative e tanta qualità: questi sono gli aspetti con cui CoMETA ha impostato la propria crescita. Negli anni le richieste di sicurezza si sono fatte sempre più pressanti, CoMETA è riuscita a creare prodotti di alta qualità offrendo massima garanzia di protezione, elemento cruciale quando di mezzo c’è anche la vita delle persone. I furti nelle abitazioni aumentavano e CoMETA ha risposto ideando modelli di serrature speciali, certificate con Grado 7 (il massimo grado antieffrazione), tra le quali spiccano le Co301 e Co306 definite “serrature intelligenti”. Queste permettono la richiusura automatica della porta anche in mancanza di elettricità. Non è possibile dimenticarsi la serratura aperta (senza mandate) perché si richiude automaticamente ad ogni passaggio, inoltre è possibile controllarne lo stato anche a distanza, da ogni luogo e in qualsiasi momento (via PC, smartphone o tablet). CoMETA possiede una vasta gamma con oltre duecento versioni diverse di serrature professionali, ognuna creata per una necessità o un particolare utilizzo per essere installata su porte e portoni di casa, ma anche su cancelli, varchi automatici, portali blindati, uscite di emergenza, e integrate con i migliori sistemi di controllo accessi: lettura badge, tastiera numerica,

I

SERRATURE CON MASSIMO GRADO DI SICUREZZA CoMETA ha attualmente oltre duecento modelli di serrature. La Co306 oltre a essere certificata con il massimo grado antieffrazione permette il comando a diLa società CoMETA ha sede a Tavarnelle Val di Pesa (FI) – www.cometaspa.com stanza e il monitoraggio in tempo reale. «Si riarma automaticamente, non bisogna più preoccuparsi di inserire le mandate e se la signora delle pulizie si è scordata di chiavi elettroniche, impronte di- stemi biometrici evoluti, unicità chiudere la porta - afferma Anselmi - ogni volta che viene un dubbio si può verifigitali, ecc. «L’ottenimento di 10 di passaggio, contatore giger per care sul telefonino». CoMETA mette in sicurezza uffici, case, magazzini e negozi. brevetti conferisce alla gamma la radioattività e sistemi di moni- «Hai bisogno di un’uscita di emergenza? Vuoi equipaggiare la tua porta blindata delle serrature CoMETA un fat- toraggio in tempo reale di porte, con una serratura intelligente? Chiedi al tuo installatore i prodotti CoMETA».

tore esclusivo che garantisce un più alto livello di sicurezza» afferma Anselmi. CoMETA è oggi uno dei leader nel settore della sicurezza fisica grazie anche a reparti interni di ricerca & sviluppo volti alla creazione di soluzioni personalizzate che riguardano: sistemi interbloccanti, porte blindate, portali rototraslanti, revolving doors, ma anche sistemi automatici con controllo accessi individuali e filtri quali metal detector, si-

finestre e centinaia di serrature di un edificio da un unico punto di controllo. «Le nostre soluzioni - precisa Enzo Anselmi - vengono installate in aziende, case, grattacieli, centri commerciali, centri sportivi, ambasciate, ma anche in datacenter, musei, aeroporti e carceri. CoMETA si è specializzata progressivamente negli anni grazie a investimenti fatti su personale qualificato e ingegnerizzazione dei processi. L’obiettivo che ci siamo prefissati è quello di garantire al cliente la massima sicurezza con soluzioni personalizzate e realmente affidabili nel

LE NOSTRE SONO SERRATURE ANTIEFFRAZIONE, DOTATE DI MECCANISMI BREVETTATI PER RIARMO AUTOMATICO E MONITORAGGIO DELLA PORTA

lungo periodo. Non a caso affidabilità e qualità sono valori su cui da sempre abbiamo fondato il nostro lavoro. Ogni singola serratura ad esempio deve superare rigide procedure di test “prova di vita”, prima di ottenere il “passaporto” ed essere immessa sul mercato. Negli anni siamo riusciti a creare relazioni importanti con clienti e partner di tutto il mondo. Questo ci ha consentito di crescere, spingendoci in Africa, negli Stati Uniti e nel Centro-Sud America. Il nostro impegno

quotidiano è di offrire soluzioni sempre più evolute che sappiano proteggere locali e valori (security) ma soprattutto le persone (safety) e questo ci viene riconosciuto dai nostri importanti clienti del mondo bancario ma anche da certificazioni internazionali quali: Iso 9001, Iso 14001 e Iso 18001. Siamo alla continua ricerca di nuove sfide, idee e prodotti. La sicurezza affidabile prima di tutto». • Luana Costa


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OSSERVATORIO

ABITARE

Progettazione

N

on riorganizza un contesto, ma lo crea. Non cancella la memoria, ma la preserva. Non si isola dal territorio ma vi si radica, valorizzandone la storia e l’identità. Su questi principi si sviluppa l’idea di architettura di Mario Botta, nel pieno rispetto di un Genius Loci che, in chiave urbana, considera la stratificazione storica delle nostre città come «un baluardo di qualità» in un mondo globalizzato che ci spinge all’anonimato. «Il sito sul quale sorge un manufatto - aggiunge Botta - è sempre un unicum sull’intera superficie terrestre che custodisce realtà geografiche, storiche e culturali con cui il nuovo intervento deve confrontarsi e che diventa parte dell’opera». Cosa può fare l’architettura per non disperdere gli antichi modelli di aggregazione urbana? «Troppo spesso oggi si tende a interpretare l’opera di architettura come se fosse un oggetto autonomo e non una realtà che interagisce costantemente con l’intorno. È parte attiva del paesaggio, dell’ambiente, del nostro vivere: non esiste un’architettura che non abbia un proprio territorio. Si può parlare di un processo osmotico dove l’opera di

Credit foto Enrico Cano

«Un processo osmotico in cui opera e paesaggio agiscono in un interscambio reciproco». Così Mario Botta spiega l’origine di ogni manufatto, considerandolo non un oggetto autonomo, ma una parte attiva dell’ambiente e del nostro vivere

Mario Botta, architetto e designer

architettura e il paesaggio interagiscono in un rapporto di interscambio reciproco che, di volta in volta, modella gli equilibri spaziali esistenti. L’intensità e la qualità di questo rapporto determina la capacità dell’opera di essere per o contro la città». Ordine geometrico e luce sono tra i capisaldi concettuali del suo linguaggio architettonico. Quali spazi collettivi oggi andrebbero maggiormente rinnovati da

Credit foto Enrico Cano

questi punti di vista? «La luce e la geometria sono strumenti attraverso i quali l’architetto modella gli spazi. All’interno dei singoli programmi architettonici, oggi più che mai sento la necessità di ritrovare un ordine e una gerarchia degli spazi. Qualità che sembrano essere messe in secondo piano dalla tendenza architettonica dilagante a ricercare forme labirintiche, indifferenti alla qualità della vita». Nella sua ricerca architettonica un posto speciale è riservato ai luoghi sacri. Quanto incidono ancora nella definizione di un’identità comunitaria e come possono essere riattualizzati? «I luoghi di culto portano con sé una storia millenaria che attende di essere declinata nelle forme espressive del contemporaneo. Si tratta di temi relativamente semplici, lontani dalla complessità indotta dal gran correre della vita moderna, nei quali mi sembra di aver riconosciuto i valori primigeni del fatto architettonico: l’idea di gravità, la luce come generatrice di spazi, la soglia come passaggio fra interno ed esterno, le mura come valore di limite. La perdita di questi valori equivale anche all’appiattimento degli spazi collettivi. E sebbene questi spazi incidano solo relativamente nella definizione di un’identità del luogo, non per questo devono essere dimenticati». Da quasi un anno in cima al Monte Generoso si staglia il suo Fiore di Pietra, che lei ha descritto come un segno etico nel paesaggio. Qual è il messaggio sociale contenuto in quell’opera? «Più che di “segno etico” preferisco parlare di segno iconico. Da un punto di vista antropologico, la montagna rappresenta ai miei occhi il luogo dove si svolge la lotta ancestrale tra l’uomo e la natura. Una lotta impari, in cui la montagna, con i suoi scoscendimenti, le valanghe, le alluvioni, ha sempre prevalso sull’uomo. Costruire in montagna rappresenta un atto di resistenza verso la banalizzazione e l’appiattimento dell’imperante globalizzazione. La diversità dei paesaggi, le sue condizioni difficili e

Credit foto Pino Musi

Non c’è architettura senza territorio

spesso ostili sono l’opposto dell’omologazione. La missione sociale e collettiva, intrinseca all’architettura, viene quindi valorizzata dalla qualità e dall’immensità del paesaggio che la circonda». Un filone importante della sua attività è dedicato all’architettura del vino. Cos’hanno in comune questi due mondi e di quali elementi occorre tener conto per dare un’immagine a una cantina? «In realtà mi sono occupato in maniera aneddotica di questa tipologia, che ha riscosso grande interesse negli ultimi decenni. La cantina, intesa come spazio per la lavorazione e l’invecchiamento del vino, risale a tradizioni antichissime radicate nella nostra cultura. Il prodotto “vino” è una sintesi fra la terra e il lavoro di cui l’architettura di una cantina deve essere testimone, ponendo attenzione nella ricerca di un equilibrio fra l’uomo e il territorio che diventa parte della nostra storia e della nostra identità». Tra le cantine che ha progettato fino-

ra, con quale pensa di avere ottenuto l’impatto più “virtuoso” sul territorio circostante e perché? «Non si tratta di ricercare un impatto virtuoso ma di intervenire in modo adeguato. La fonte di ispirazione deve sempre essere l’osservazione del paesaggio. Vi è qualcosa di sorprendente ogni qualvolta l’ingegno umano riesce a imprimere un equilibrio alla condizione incolta della natura: l’ordine rigoroso dei filari e le trame geometriche dei vitigni configurano nuovi disegni che si contrappongono e al contempo si integrano all’andamento irregolare e sconnesso del terreno. La cantina Petra a Suvereto, con la sua straordinaria dimensione, diviene l’occasione per ridisegnare un intero territorio; la cantina di Château Faugères rappresenta un piccolo segno nella molteplicità dei vigneti del Bordeaux mentre la cantina Moncucchetto a Lugano è una presenza “rurale” all’interno di un tessuto urbano». • Giacomo Govoni


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OSSERVATORIO

ABITARE

Cantine d’autore

Una giostra di luci sul vino Le grandi vetrate, il riflesso della copertura metallica, un sistema a led che alterna i colori nella barricaia. Sono i giochi cromatici che caratterizzano la Cantina Pieve Vecchia, disegnata nella parte fuori terra da Cini Boeri

D

ue grandi vele, sinuosamente inserite all’interno della trama collinare, che assecondano il ritmo ondulato del paesaggio maremmano. Sono i primi elementi che catturano lo sguardo osservando dalla strada la Cantina Pieve Vecchia nei pressi di Campagnatico. Concepita inizialmente dall’architetto Enrico Sartori partendo dagli spazi ipogei funzionali alla lavorazione delle uve, la cantina è stata poi sviluppata nella parte fuori terra dalla mano e dall’estro di Cini Boeri, grande firma del design italiano che già anni prima aveva lavorato in quella zona. «Per lo stesso cliente – spiega Boeri – avevo rinnovato

Cini Boeri, architetto e designer

un edificio antico nella piazza comunale del paese, trasformandolo nell’attuale “Locanda del Glicine”. Inoltre avevo ristrutturato una bellissima pieve sulla collina, trasformandola in abitazione». Finché non è scoccata l’ora della cantina. Come si è approcciata a questa sfida architettonica legata al vino? «Il sito di progetto della cantina si trovava poco fuori il paese, in campagna. Prima del nostro intervento era già stata costruita un’area interrata adibita alla lavorazione del vino, oltre a degli uffici, su progetto dell’architetto Enrico Sartori. Da sempre astemia, ho comunque rispettosamente prestato attenzione a un argomento interessante, anche se per me nuovo». Da quali aspetti è partita per studiare il progetto? «Abbiamo cercato di lavorare su un’immagine che trasmettesse leggerezza e movimento pur integrandosi nell’ambiente naturale circostante e mostrandosi dalla strada come una leggera striscia metallica flessuosa, data dal profilo delle due “vele” che compongono la copertura metallica». Uno degli elementi cardine della struttura è la luce, non solo per le grandi vetrate ma per come “gioca” all’interno della barricaia. Attraverso quali tecniche ed effetti ha cercato di valorizzare questa zona sacra della cantina? «La luce pervade gli spazi tramite grandi vetrate e illumina silenziosamente alcuni spazi ipogei con piccole e misurate aper-

ture. La porzione di edificio fuori terra di notte illumina, come una lampada, lo spazio circostante. La barricaia è uno spazio ipogeo, pensato come un luogo protetto dove conservare i vini, al riparo dall’eccessiva luce o dai cambiamenti repentini di umidità e temperatura: lo si può considerare quasi uno scrigno dove custodire qualcosa di prezioso, il vino appunto. Questo può far pensare a un ambiente interdetto alle persone, invece è uno spazio accessibile, vivibile e scenografico, parte integrante del percorso di degustazione. L’illuminazione artificiale è affidata a un sistema a led che può variare il colore della luce». Il rispetto del paesaggio e il basso impatto ambientale sono fondamentali in costruzioni come queste. Secondo quali criteri ha operato per salvaguardare entrambi questi aspetti? «Abbiamo lavorato soprattutto sul rispetto del paesaggio naturale, integrando, quasi nascondendo, l’architettura nell’ambiente e valorizzando il bel panorama che si può godere dal sito di progetto, la collina maremmana. Abbiamo curato molto la trasparenza verso l’esterno, disegnando vetrate con profili sottili. Le coperture metalliche proteggono gli spazi vetrati dall’eccessiva luce solare durante i mesi estivi, mentre gli spazi ipogei sono naturalmente protetti e isolati dalle variazioni di temperatura e dalla radiazione solare. Ciò consente di mantenere facilmente il microclima interno, minimizzando il consumo di energia».

Una cantina firmata da un grande architetto diventa anche un luogo di attrazione turistica. Quali sono le parti più “visitor-oriented” di quella di Pieve Vecchia? «Sicuramente la barricaia, ma anche il ristorante e la zona degustazione. Inoltre la cantina si propone come centro polifunzionale, con la presenza di una sala convegni, affacciata sulla natura toscana». Disegnare una cantina significa curarne la resa estetica, ma senza perdere di vista le esigenze produttive. Come vengono assecondate a Pieve Vecchia, anche sul piano della dotazione tecnologica? «Abbiamo lavorato a stretto contatto con il committente ma anche con gli enologi e i lavoratori che ogni giorno si occupano della produzione, in questo modo abbiamo potuto integrare saperi ed esigenze proprie del mondo vitivinicolo. Gli aspetti tecnologici sono poi stati curati dall’architetto Sartori che si è occupato della parte produttiva della cantina, collaborando con gli esperti del settore». Negli ultimi anni la wine architecture si sta affermando in maniera importante, specie in Toscana dove è nato anche un circuito di cantine d’autore. Grazie a quali fattori ritiene che il binomio architettura-vino funzioni così bene? «Negli ultimi anni il mondo del vino si sta spostando sempre di più dal mero consumo a un’esperienza che ruota attorno a vari temi: il luogo, la vendemmia, la produzione, la gastronomia, l’enologia, gli eventi. Questi aspetti hanno trovato applicazione attraverso i progetti d’architettura che rappresentano anche un forte elemento di identità e riconoscibilità per la cantina di produzione, diversificando i modi per coinvolgere i visitatori». • Giacomo Govoni


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Enoturismo e mobilità sostenibile

tivare queste esperienze organizzando visite

È il titolo della tavola rotonda che è stata l’oc-

cellenze gastronomiche e mobilità green, il 52

contemporanea, itinerari tra cantine di design,

casione per presentare il Primo Rapporto sul tu-

per cento è interessato alla presenza di prodotti

luoghi della tradizione vitivinicola italiana,

rismo enogastronomico italiano realizzato dal-

agroalimentari e vinicoli di qualità e a prodotti

come castelli medievali o dimore d’epoca, che

l’Osservatorio nazionale del turismo enoga-

biologici e il 42 per cento alle strutture ecoso-

rappresentano un grande patrimonio culturale

stronomico. Dai dati emerge che sempre più tu-

stenibili. L’autrice del Rapporto ha ricordato ai

oltre che un’attrazione unica soprattutto per i tu-

risti italiani, circa il 63 per cento, ricercano ec-

presenti quanto sia importante dunque incen-

risti d’oltreoceano».

U

n’ex area industriale, nota come “triangolo maledetto” per via del suo impatto ostile per non dire violento sull’ambiente, trasformata in un luogo in sintonia con il territorio e il paesaggio circostante. È la magia architettonica riuscita quasi 30 anni fa ad Alberto Cecchetto, che nella verde Piana Rotaliana in provincia di Trento ha estratto dal suo cilindro creativo la Cittadella del Vino di Mezzacorona, winery multifunzionale tra le più grandi in Europa. «È stata la prima cantina contemporanea – spiega l’architetto – presentata anche in Biennale di Architettura attraverso un fascicolo che si chiamava “Paesaggio in bottiglia”. L’abbiamo realizzata senza modelli di riferimento perché fino ad allora a chi disegnava una cantina si chiedevano solo ragnatele sui muri e muffa e sulle botti». Cosa l’ha spinta a lanciarsi in questa pioneristica avventura progettuale? «Ci fu un concorso per riunificare le cantine in un sito industriale effettivamente ritenuto “maledetto” all’interno dei vigneti, ma interessante perché si trattava di quasi 12 ettari di superficie. Un intervento di grande dimensione che abbiamo fatto in tre fasi: prima lo spumantificio Rotari, poi la cantina di vinificazione e la cantina di imbottigliamento nella terza fase, assieme a un auditorium di un migliaio di posti più tutta una parte di vendita». Da cosa siete partiti e in base a quale filosofia avete sviluppato il progetto? «Siamo partiti dal paesaggio, facendo una sopraelevazione del terreno in cui la copertura era l’elemento fondamentale. Il nostro riferimento è stata la trama dei vigneti, messa in copertura con materiali come legno e alluminio. Volevamo dimostrare che verde, alberi, cantina potevano convivere e creare una dialettica interessante. Un progetto ambizioso che abbiamo costruito sin dall’inizio su un percorso di visita, sospeso, dal quale si potesse ammirare il paesaggio all’esterno dei vigneti e seguire dall’alto tutte le fasi di lavorazione senza disturbare chi lavorava».

«alla scoperta di musei o esposizioni d’arte

Sperimentare tra i vigneti Con questo spirito Alberto Cecchetto ha concepito il complesso enologico di Mezzacorona. Un’opera di architettura contemporanea tra uve e botti, dove le più moderne tecnologie e il tema del riuso si integrano alla perfezione

La cantina Mezzacorona offre un’immagine moderna e innovativa. Quali sono le zone a più alto contenuto tecnologico della struttura? «Sotto la copertura, immaginata come una grande mamma dominante, abbiamo studiato nel dettaglio l’arrivo dei carri, la raccolta delle uve e dei raspi. Tutto il sistema tecnologico avviene un po’ come in un’autostrada, con la porta per i bianchi, la porta per i rossi che conducono nel piano interrato a caduta dove si effettua la fermentazione. È stata una sperimentazione molto bella, noi per primi abbiamo imparato molto. Non abbiamo organizzato solo la raccolta, ma i movimenti, la gestione del personale per ottimizzare tempo e spazio». Dai suoi lavori emerge una grande passione al tema del riuso. Come trova applicazione nella cantina da lei firmata e, in generale, come può essere speso sul versante dell’architettura enologica? «Io sono nato professionalmente in anni in cui il riuso era la piattaforma culturale al centro dei laboratori internazionali. È un tema connaturato all’architettura, anzi per certi versi sono sinonimi. Questo non piace a chi predilige l’architettura fatta di oggetti, che invece credo appartengano al mondo del design. Chi progetta un edificio progetta un luogo, quindi l’architetto deve abi-

tuarsi a lavorare con i materiali che quel posto offre. Tutti gli edifici storici e rurali sopravvivono oggi perché chi li ha costruiti ha saputo usare le risorse del luogo. Ad esempio in Trentino dovevamo lavorare con il porfido, il terreno, le pendenze, con le ombre delle montagne circostanti e con una certa inclinazione del sole. Tutto si può riusare, una riva di un fiume come un edificio antico». Funzionalità, estetica, valorizzazione qualitativa del prodotto. Come ha modulato questi tre elementi nel processo creativo che ha portato alla nascita della cantina? «A Mezzacorona abbiamo fatto innanzitutto una sperimentazione sui materiali. Ad esempio usando per la prima volta il policarbonato, meno pericoloso del vetro, ma abbastanza traslucido e opalino da garantire luce a chi lavorava dentro e trasparenza per chi osservava da fuori. La funzionalità è nella capacità di ottimizzare i movimenti e nella parte interrata, ottimizzata per le temperature e lo stoccaggio delle bottiglie. Dell’estetica invece non mi sono mai preoccupato molto, perché sono convinto che sia connaturata a un rapporto etico con i materiali. Se li usi per quello che possono darti e dirti, come facevano i contadini, poi l’estetica viene da sé». In Toscana esiste già un circuito di

cantine d’autore. In quali altri territori italiani pensa si possa replicare in futuro questa idea di fusione tra architettura e paesaggio? «Dappertutto, non c’è problema. La Toscana ha una spiccata vocazione territoriale in questo senso, ma anche in Trentino sarebbe semplicissimo farlo, piuttosto che nell’area del Prosecco di Montebelluna, di Conegliano. Il vigneto è per sua natura un luogo di aggregazione e un paesaggio da mettere in risalto. Una rete territoriale di questo tipo richiede solo qualcuno che vi si applichi, ma per il resto la trovo una cosa quasi naturale e dovuta: territorio e vino non sono separabili». • Giacomo Govoni

Alberto Cecchetto, architetto e designer


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OSSERVATORIO

ABITARE

Cantine d’autore

Ammiraglia, dentro la collina Così si mostra la Tenuta del Marchesi de Frescobaldi, progettata in perfetta simbiosi con il contesto maremmano. Paolo Sartogo ci descrive i passaggi chiave che hanno portato al concepimento di questo gioiello architettonico

C

ome un occhio socchiuso lungo 130 metri, che dalle pieghe dei prati scruta il magnifico paesaggio maremmano. È un’immagine quasi da grembo materno quella con cui si presenta la Tenuta dell’Ammiraglia appena fuori dal centro abitato di Magliano, in Toscana. colline maremmane. Un tempio del design moderno a servizio della qualità enologica e dell’ambiente, che risolve il problema della sottrazione di terreno sollevando «un lembo di terra per aprire una sottile e longilinea fessura nel declivio collinare». A spiegare la genesi di questa splendida cantina del Marchesi de Frescobaldi è Piero Sartogo, che ne ha firmato il progetto assieme a Nathalie Grenon. A quali esigenze, stilistiche e della committenza, risponde questa scelta architettonica? «Per raggiungere la miglior integrazione fra la nuova cantina e il territorio circostante, abbiamo seguito l’andamento curvilineo delle curve di livello. Le esigenze della committenza erano quelle di realizzare il tutto in otto mesi: a ottobre abbiamo iniziato gli scavi di fondazione e a maggio il montaggio delle apparecchiature per la vinificazione, in tempo per la vendemmia nei 150 ettari di vigneti dell’azienda». Il rispetto del Genius loci è una regola aurea nel progettare costruzioni a contatto così diretto con la natura. Secondo quali criteri avete operato per salvaguardarlo al massimo? «Tutti i nostri progetti si basano su una stretta e coerente interpretazione del Genius

Piero Sartogo Nathalie Grenon che hanno firmato il progetto della Tenuta dell’Ammiraglia

loci inteso non solo per gli elementi percettivi, ma anche e soprattutto per quelli materici, ambientali e culturali. Viste le condizioni climatiche della Maremma e l’esposizione a Sud della nuova cantina, è stato possibile realizzare una struttura

aperta, una “visiera” affacciata sui vigneti e sul paesaggio, che mette anche in risalto l’assoluta straordinarietà di tale posizione». Tra gli espedienti creativi che destano più interesse c’è la copertura, completamente coltivata come fosse un giardino. Attraverso quali passaggi progettuali si è giunti a questa soluzione? «La copertura è stata realizzata con il terreno dello scavo nel quale è inserita la struttura produttiva della cantina. Non è un giardino pensile, ma tende piuttosto ad avere la stessa morfologia naturalistica di quello che la circonda. Non è quindi un caso vi sia un’assoluta continuità visiva, morfologica, ambientale, al punto sviluppata che non si percepisce dove finisce la cantina e dove inizia il territorio circostante. Per noi questo era un obiettivo importante, non per fare un’architettura mimetica ma per realizzare un’architettura ecosostenibile». Al di là dell’effetto visivo, è fondamentale che una cantina di design segua anche le fasi produttive del vino garantendone la conservazione. Quale attenzione, anche in termini tecnologici, avete riposto su questo aspetto? «La sequenza delle fasi produttive inizia dal piazzale ricevimento uve in alto e per caduta arriva nell’area di lavorazione, terminando il suo percorso nei grandi tini di acciaio fasciati dalla camicia tecnologica per controllare le temperature della fermentazione. La pro-

gettazione di questo processo è stata impostata seguendo le indicazioni dell’enologo e della committenza. La grande scala che collega tutti i livelli del processo produttivo, dalle uve all’invecchiamento in barrique è, non a caso, disegnata in prospettiva riducendone la sua dimensione man mano che si sale. In questo modo il disegno della scala riflette la funzione d’uso e fa da collegamento fra il piazzale ricevimento uve in alto e la grande superficie di stoccaggio e invecchiamento in basso». Alla wine architecture si chiede anche di veicolare un brand, che nel caso dell’Ammiraglia Frescobaldi significa trasmettere i valori di una famiglia storica. In quali punti della cantina questo messaggio si coglie al meglio? «La casata Frescobaldi si può ritrovare nel colore rosso vinaccia dato alla barricaia che caratterizza il brand, il soffitto a onde e la pittura del logo sulle barrique. La barricaia è l’unica parte della cantina realizzata con struttura muraria, a cui si sovrappone la foresteria incassata nel terreno di copertura con un nastro di vetrate proiettate verso il mare dell’Argentario. La loro filosofia si esprime nei vini in relazione al territorio, ma anche quali committenti di cantine firmate. Noi stessi ne abbiamo firmato una ipogea con un bacino d’acqua che la copre nella loro tenuta CastelGiocondo a Montalcino. Nel libro Un paesaggio un’architettura una cantina, edito da The Plan, si trova

lo stemma Frescobaldi del 1460 di Andrea Della Robbia che testimonia la secolare storia della famiglia». La cantina prevede un ampio spazio pensato in un’ottica di accoglienza turistica. Quali sono gli ambienti che declinano in maniera più compiuta il concetto di ospitalità? «Nell’organizzazione del territorio che circonda la nuova cantina è stato privilegiato un sistema di parcheggi incassati tra muri ricavati con grossi blocchi di pietra recuperati nello scavo, onde ottenere il massimo di integrazione ambientale. Un cortile interno circolare, tutto vetrato, con un grande ulivo, fa da perno visivo e funzionale all’area uffici, al wine and bookshop, al ristorante e ai servizi». • Giacomo Govoni


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Abitare-Aprile 2018  

Abitare-Aprile 2018