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ANNO V • N. 3 • NOVEMBRE 2012 • Quadrimestrale di aggiornamento per diabetici e non €2,50 • copia omaggio

Lo sci e la preparazione.

Focus Sport e insulina.

Alimentazione Alimentazione e sport.

Attualità Idoneità all’attività sportiva.


Sommario EDITORIALE

pag. 3

FOCUS

pag. 4

Sport e insulina.

ALIMENTAZIONE

pag. 10

Alimentazione e sport.

LA POSTA DEI LETTORI

pag. 15

SPORT

pag. 16

Lo sci e la preparazione.

ATTUALITÀ

pag. 20

Idoneità all’attività sportiva.

CAPIRE LE ANALISI

pag. 24

Emocromo.

STRUMENTI DI MISURAZIONE

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Conoscere i chetoni.

DIABETENIGMISTICA

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DOLCI CURIOSITÀ

pag. 30

GLUNews • ANNO V • N. 3 • NOVEMBRE 2012 Quadrimestrale di aggiornamento per diabetici e non Uscite: Marzo, Luglio, Novembre | Tiratura: 50.000 copie Direttore Responsabile Maria Margherita Rossetti Coordinamento Scientifico Prof. Andrea Giaccari Professore di Endocrinologia, Docente di diabetologia Policlinico Gemelli Roma giaccari@glunews.it

con la collaborazione di: Dott.ssa Annamaria Prioletta Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio Centro Diabetologico ACISMOM Camillo Negro Roma Edizione, Redazione & Progetto Grafico CARISM S.r.l. - Torino Stampa AGES ARTI GRAFICHE -Torino Registrato al Tribunale di Torino, N. 44 - 28 Maggio 2008.

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Editoriale Le novità in ambito diabetologico previste per il 2013 sembrano essere notevoli. Mentre scriviamo queste righe è in corso la riforma sulla spending review anche sul diabete, suscitando molte preoccupazioni fra la classe medica e le associazioni di pazienti. Si paventa infatti la possibilità che il tentativo di risparmio possa costringere tutte le persone con diabete ad utilizzare lo stesso apparecchio per automisurazione della glicemia; indipendentemente dalle proprie necessità, dalla prescrizione del medico, dagli obiettivi, dal processo educativo. L’educazione terapeutica, e gli strumenti per eseguirla, sono la base della terapia del diabete, e il principio ispiratore di questa rivista. Per questo GLUNews aderisce e sostiene la campagna di sensibilizzazione di DIABETE ITALIA (per saperne di più segui www.glunews.net) volta a far comprendere a chi intende modificare questo processo di cura che l’automisurazione è uno strumento indispensabile. Noi ci auguriamo che le novità non siano solo negative, che dalla ricerca scientifica giungano presto nuove soluzioni terapeutiche, che dalle strutture pubbliche si possa essere accompagnati in modo sempre più efficace, che le Aziende farmaceutiche riescano a proporre strumenti e farmaci in grado di rendere più autonomo chi ha a che fare col diabete e meno impegnativo e invasivo possibile il trattamento di questa importante patologia. Da parte nostra, di tutta la redazione e dei professionisti che operano a questo progetto editoriale, metteremo a disposizione quanti più mezzi e strumenti di dialogo, interazione e consultazione possibile, per tenervi informati ed aggiornati sulle novità in ambito medico-scientifico e dare risposte chiare e semplici per gestire la quotidianità di una vita col diabete, perché nulla è più importante della salute e di una gestione consapevole della propria vita. In questo numero, incentrato sull'attività fisica, troverete informazioni ed utili consigli per affrontare la stagione fredda e scoprire la bellezza degli sport invernali, con una particolare attenzione alla preparazione e all'iter da seguire per ottenere l'idoneità sportiva in caso decidiate di praticare sport in maniera agonistica o amatoriale...o anche solo per iscrivervi in palestra. Buona lettura.

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FOCUS

A. Giaccari

Sport e insulina. L’attività fisica, soprattutto se unita ad una alimentazione corretta, è in grado di ridurre lo sviluppo del diabete mellito di tipo 2 in soggetti a rischio. È per questo che negli ultimi anni si stanno sempre più diffondendo programmi di prevenzione basati sull’educazione a stili di vita più attivi. Non solo, l’attività fisica è considerata un vero e proprio strumento di cura delle persone con diabete ed è per questo fortemente raccomandata da tutte le linee guida. Fare movimento ha notevoli effetti positivi e numerosi studi hanno chiaramente dimostrato che l’attività fisica migliora il controllo glicemico, riducendo i valori dell’emoglobina glicosilata, anche se non si perde peso. Il motivo è semplice. L’attività fisica permette di consumare energia (vedremo poi sotto che forma); per fare attività fisica i nostri muscoli devono prendere l’energia dal sangue e quindi fanno aumentare l’ingresso delle fonti di energia dentro le loro cellule. Anche l’insulina funziona spingendo il glucosio ad entrare nelle cellule del muscolo, con un meccanismo molto simile. Fare attività fisica, dunque, è come fare l’insulina, ma senza gli effetti deleteri dell’insulina stessa. Tuttavia fare attività fisica espone la persona con diabete a variazioni, spesso apparen4


temente imprevedibili, della glicemia e questo perché il movimento mette in moto una serie di meccanismi fisiologici, molto complessi e molto diversi rispetto alla condizione di riposo, che hanno come risultato delle modifiche anche importanti dei valori glicemici, soprattutto se non adeguatamente compensati da variazioni della terapia e/o dell’alimentazione. Cominciamo dall’inizio. Normalmente già pochi minuti dopo l’inizio di un’attività fisica il pancreas di una persona senza diabete riduce la secrezione di insulina per far fronte alla maggiore richiesta di glucosio da parte dei muscoli e quindi per far evitare brusche riduzioni dei valori della glicemia. La riduzione dell’insulina, insieme alla secrezione di alcuni ormoni, inoltre, determinano una maggiore produzione di glucosio da parte del fegato con lo scopo di mantenere i valori della glicemia costanti, nonostante l’aumentato utilizzo di zucchero dai parte dei muscoli in movimento; questo anche in caso di movimenti molto prolungati nel tempo quale può essere per esempio la maratona. L’attività fisica, quindi, è in grado di migliorare l’azione dell’insulina da parte dell’organismo, rendendolo pertanto più sensibile ai suoi effetti. In sostanza è come se la stessa quantità di insulina diventasse più efficace. Chi ha il diabete e fa insulina (in particolare chi ha il diabete di tipo 1) dovendo somministrare l’insulina dall’esterno, manca di alcuni dei meccanismi di compenso che abbiamo menzionato in precedenza e pertanto l’attività fisica, se non adeguatamente compensata da modifiche della terapia insulinica e dell’alimentazione, può potenzialmente provocare variazioni glicemiche sia verso l’iper che verso l’ipoglicemia. Come già detto, infatti, l’attività fisica agisce sul glucosio come l’insulina; insulina ed attività fisica si sommano,

L’attività fisica è in grado di migliorare l’azione dell’insulina da parte dell’organismo, rendendolo più sensibile ai suoi effetti.

con il rischio di ipoglicemia. Al tempo stesso l’attività fisica stimola ormoni che fanno produrre più glucosio dal fegato (per permettergli poi di entrare nel muscolo); se questi prevalgono, si può avere iperglicemia. Questo non significa che chi ha il diabete di tipo 1 non può svolgere attività fisica in maniera sicura, ma solo che essa va pianificata e ne vanno attentamente valutati i possibili (e molto probabili) effetti sui valori della glicemia, in modo da poter affrontare in maniera sicura o meglio ancora prevenire eventuali emergenze. I fattori coinvolti e che devono essere attentamente considerati quando si imposta la terapia con insulina ad una persona con diabete che pratica sport (o che ha intenzione di iniziare uno sport), sono numerosi e tutti singolarmente e in combinazione possono condizionare in maniera significativa i valori della glicemia e la risposta della glicemia all’attività fisica. 5


FOCUS Nella tabella seguente sono elencate le principali variabili. Variabili che condizionano la risposta della glicemia all’esercizio fisico 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

tipo di schema insulinico aumento sensibilità insulinica successiva all’esercizio fisico condizioni fisiche (allenamento) tempo intercorso tra la somministrazione di insulina e l’esercizio fisico assorbimento dell’insulina dai siti di iniezione tipo di attività fisica durata dell’attività fisica valori glicemici precedenti l’esercizio

Si tratta di una varietà di fattori che rendono quindi complesso stabilire con esattezza delle indicazioni generali valide per tutti e delineare rigidamente delle schematiche linee guida, come avviene al contrario per molti altri aspetti della gestione delle terapia del diabete. La gestione della terapia insulinica nella persona con diabete che fa sport rappresenta una sfida importante anche per il diabetologo e talora (soprattutto all’inizio) potrebbe scoraggiare la persona con diabete che si trova di fronte a delle situazioni che non sa ancora gestire. Un’importanza fondamentale riveste il rapporto che si ha col proprio diabetologo, una adeguata conoscenza dell’argomento e un po’ di esperienza. Fermo restando il concetto che, alla luce della complessità dei fattori coinvolti è impossibile stabilire delle indicazioni generali che vadano bene per tutti (molto spazio viene occupato anche dalla personale risposta dell’organismo all’esercizio, che pertanto è una variabile che non può 6

essere corretta se non sulla singola persona), cercheremo di chiarire alcuni degli aspetti maggiormente responsabili delle variazioni della glicemia che si possono frequentemente verificare in corso di esercizio fisico. Per poter adeguare la terapia insulinica sulla base dell’attività fisica è necessario che vi sia un corretto schema di insulina che consenta di controllare in maniera efficace sia i pasti che i periodi tra un pasto e l’altro che il digiuno. Naturalmente se non vi è un buon controllo glicemico di partenza (che significa un ottimale schema di terapia insulinica), non sarà possibile impostare in maniera sicura l’attività fisica. Lo schema maggiormente utilizzato prevede 3 somministrazioni di insulina ai pasti principali (in genere un analogo rapido) e una o due somministrazioni di insulina basale (solitamente la sera) che copra la notte e i periodi fra un pasto e l’altro. Questo schema (noto come schema di insulina basal-bolus), oltre ad essere quello maggiormente raccomandato, consente anche, rispetto ad altri schemi insulinici, di comprendere con maggiore semplicità a cosa è dovuto quel valore glicemico in un determinato momento e di conseguenza sarà più immediata la correzione anche quando si inserisca la variabile dell’esercizio fisico. Una delle problematiche maggiormente frequenti in chi pratica questo tipo di schema insulinico è la possibilità che, se l’insulina basale non è sufficientemente “lunga” da arrivare a coprire il tardo pomeriggio, in chi pratica sport a quell’ora del giorno si può verificare una iperglicemia. In questo caso può essere utile una som-


ministrazione di poche unità di un analogo rapido per correggere questo fenomeno e adeguare (solitamente riducendo) l’analogo rapido che poi si somministra prima di cena per evitare una ipoglicemia. Oppure, se si prevede un esercizio fisico, ad esempio nel primo pomeriggio, e si vuole consumare un pranzo più “leggero”, lo schema basal-bolus permette di adeguare l’insulina da somministrarsi in funzione del ridotto apporto calorico e successivo esercizio fisico. Più semplice è l’adeguamento della dose insulinica in chi pratica terapia con microinfusore dal momento che questo dispositivo consente l’adattamento della velocità di infusione anche minuto per minuto. Come detto in precedenza l’attività fisica provoca un aumento della sensibilità all’insulina. Naturalmente questo effetto si verifica sia che l’ormone sia prodotto dal pancreas, sia che venga somministrato dall’esterno (quindi sia nel diabete di tipo 2 che nel diabete di tipo 1). Ogni singola seduta di attività fisica (anche un solo esercizio sporadico), determina un aumento della sensibilità all’insulina, più spiccato nelle ore successive, che recede entro le 24-36 ore; tuttavia se l’attività fisica viene praticata con regolarità, praticando un piano di allenamento, questo aumento della sensibilità all’insulina diventerà stabile. Pertanto, se chi ha il diabete fa solo sporadiche sedute di esercizio fisico, o nei primi tempi dell’inizio di uno sport, sarà necessario adeguare la terapia insulinica in rapporto ad ogni singola seduta (in particolare sarà necessario ridurre le dosi di insulina). In questo caso si potranno osservare frequenti oscillazioni della glicemia legate a variazioni

diverse della dose di insulina, al contrario, se le sedute di attività fisica si susseguono con regolarità, si potrà impostare una dose più stabile di insulina, sulla base della migliorata sensibilità insulinica, e si eviteranno le oscillazioni glicemiche. Della aumentata sensibilità all’insulina va tenuto conto non solo nel programmare il dosaggio di insulina rapida che precede un esercizio, ma anche il dosaggio dell’insulina basale (generalmente somministrata la sera). I muscoli di un soggetto che inizia una attività fisica utilizzano a scopo energetico principalmente le scorte di glucosio nel muscolo (il glicogeno) e nelle ore successive all’esercizio, per ripristinare queste scorte, il muscolo sottrae glucosio dal sangue esponendo la persona con diabete ad un rischio importante di ipoglicemia, che può proseguire anche fino a 12 ore dopo la fine dell’esercizio fisico. È quindi molto importante tenere presente questo aspetto quando si imposta la terapia insulinica basale ed istruire la persona con diabete a correggere (e prevenire) eventuali ipoglicemie mangiando o bevendo alimenti contenenti carboidrati, anche durante l’esercizio (quante volte avete visto farlo durante le ultime olimpiadi, anche in chi non ha il diabete). Questo aspetto, come detto può essere affrontato più facilmente in chi pratica la terapia insulinica con il microinfusore perché avendo la possibilità di regolare anche minuto per minuto la velocità di infusione, sarà possibile ridurre la velocità dopo un esercizio fisico per evitare il verificarsi dell’ipoglicemia. 7


FOCUS L’attività fisica di tipo aerobico è la più consigliata, perché il muscolo utilizza a scopo energetico più i grassi che glucosio, esponendo meno la persona con diabete al rischio di ipoglicemie.

In base a quanto detto finora, il momento in cui viene svolta una attività fisica potrà condizionare l’andamento della glicemia. Tale effetto si potrà osservare sia nella fase che segue il pasto (per l’effetto dell’insulina rapida), sia tra un pasto e l’altro o a digiuno (per effetto dell’insulina basale). Sulla base dei diversi tempi di azione delle insuline, le diverse linee guida consigliano di effettuare l’esercizio fisico dopo almeno 2-3 ore dalla somministrazione di una insulina rapida (anche 4 ore se l’insulina rapida utilizzata è una insulina umana regolare) e dopo circa 8 ore dalla somministrazione di una insulina basale. Ovviamente non si tratta di una regola, ma piuttosto di consigli; qualora, 8

per motivi pratici, non sia possibile rispettare questi tempi, bisogna tenere presente il rischio di episodi ipoglicemici e prevenirli aumentando l’apporto di carboidrati sia durante che dopo l’esercizio (circa 25-50 gr. di glucosio per ogni ora di attività fisica). Un altro aspetto da tenere in considerazione è la possibilità che l’attività fisica possa determinare una variazione nella velocità di assorbimento dell’insulina dal sito di iniezione. Infatti, l’aumentato afflusso di sangue e il conseguente calore provocato dall’esercizio fisico, un trauma, l’esposizione ad un caldo umido (per esempio una sauna) possono determinare una accelerazione dell’assorbimento dell’insulina dal sito di iniezione. Per evitare questo è utile somministrare l’insulina in un sito del corpo non coinvolto in maniera diretta nell’esercizio fisico, evitando per esempio le cosce e le braccia e preferendo l’addome. Tutti i tessuti, tuttavia, subiscono un aumento della circolazione, una modesta accelerazione dell’assorbimento può essere presente anche se l’insulina viene somministrata sull’addome. Altra variabile è il tipo di sport. La risposta della glicemia sarà diversa in base al tipo di esercizio fisico fondamentalmente perché i diversi tipi di esercizi utilizzano sostanze diverse a scopo energetico. L’attività fisica di tipo aerobico è in assoluto la più consigliata, perché (soprattutto se si è allenati) il muscolo utilizza a scopo energetico più i grassi che glucosio, esponendo meno la persona con diabete al rischio di ipoglicemie; inoltre è il tipo di esercizio con maggiori effetti sulla sensibilità insulinica. Gli eser-


cizi fisici di tipo anaerobico, al contrario, sono generalmente di breve durata e utilizzano principalmente glucosio a scopo energetico. Facciamo anche un confronto di “aspetto fisico” degli stessi sportivi: preferireste essere un mezzofondista o un lanciatore di peso? Ovviamente più sarà lunga l’attività fisica che si svolge, maggiore sarà il consumo energetico e potenzialmente aumentato il rischio di ipoglicemia. Parliamo di attività fisiche aerobiche di lunga durata, come per esempio la corsa o il ciclismo. In questo caso, come già accennato in precedenza, sarà necessario adeguare anche il dosaggio dell’insulina basale (oltre che di quella rapida) oppure intervallare l’attività fisica con piccoli spuntini o sorsi di una bevanda zuccherata (anche mentre si corre, senza fermarsi). Importanti sono anche i valori glicemici delle ore precedenti l’esercizio fisico, che naturalmente influenzeranno la scelta del dosaggio dell’insulina. Si consiglia solitamente a chi fa sport di misurare frequentemente i valori della glicemia precedenti l’esercizio fisico (2 ore prima, 1 ora prima e immediatamente prima) in modo da poter valutare l’andamento della glicemia, perché esso rispecchia in maniera indiretta la quantità di insulina e la sua efficacia prima di iniziare l’attività fisica. In sostanza se la glicemia prima dello sforzo è tendente al basso, significa che si ha in circolo una quantità sufficiente (forse eccessiva) di insulina, se la glicemia tende all’alto significa che la quantità di insulina in circolo è insufficiente. Come accennato in precedenza una buona parte degli effetti sulla glicemia dell’esercizio fisico si devono ascrivere ad una pura “risposta individuale” e, come facilmente intuibile, è questo l’aspetto meno standardizzabile e talora più complesso da gestire. Ciò che si intende con questo è che ogni persona con diabete ha una risposta perso-

nale alla terapia insulinica e all’esercizio fisico. Ci sono soggetti che tendono più di altri ad avere ipoglicemie, anche per esercizi di piccola entità e altri che al contrario manifestano delle iperglicemie dopo l’esercizio fisico, solitamente per una reazione legata allo stress dell’attività fisica in sé. Lungi dal voler generalizzare, viste le complesse dinamiche che entrano in gioco, vorremmo concludere con qualche consiglio pratico. Tutte le persone con diabete (anche chi pratica terapia insulinica) possono fare sport e l’attività fisica è fortemente raccomandata perché rientra tra le strategie di cura. Prima di iniziare un’attività fisica è necessario essere preparati alle possibili risposte che la glicemia potrà subire e per essere preparati è consigliabile seguire dei programmi di educazione mirati. Non bisogna scoraggiarsi se i primi tempi sarà necessario fare delle “prove”, perché sarà solo sperimentando diverse soluzioni che si imparerà a gestire con precisione la terapia. Ognuna delle variabili descritte sopra ha un effetto sulla risposta della glicemia all’attività fisica, non da ultima la risposta individuale, che è assolutamente personale. Affidatevi ad un team diabetologico con esperienza nella gestione del diabete e dello sport e ricordate che l’attività fisica aiuta, ma non sostituisce la terapia insulinica. Consigli per pazienti con diabete di tipo 1 (o con diabete di tipo 2 in terapia insulinica) che fanno esercizio fisico. • Evitare l’attività fisica se i valori a digiuno sono >250 mg/dL e se presenti chetoni nel sangue (se non disponibile la misurazione dei chetoni nel sangue, misurare almeno i chetoni nelle urine). Usare cautela se la glicemia è >300 anche in assenza di chetoni. •

Se la glicemia a digiuno è <100 prima dell’esercizio fisico, mangiare una quota extra di carboidrati

Misurare la glicemia prima, durante e dopo l’attività fisica

Imparare a conoscere la quantità di carboidrati necessari per correggere l’ipoglicemia

Avere sempre con sé alimenti ricchi di carboidrati per correggere un’ipoglicemia

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ALIMENTAZIONE

Alimentazione e sport.

A. Prioletta

L’attività fisica è fondamentale per favorire e mantenere un buono stato di salute e un’alimentazione corretta rappresenta un requisito indispensabile per chi pratica uno sport, sia esso a livello amatoriale che agonistico, perché con il cibo si introducono i nutrienti che l’organismo trasforma non solo in energia, ma anche in elementi strutturali del corpo (come i muscoli). Molto spesso gli sportivi vanno alla ricerca di alimenti o sostanze miracolose, ma in realtà non esistono alimenti particolari in grado di migliorare la preparazione o la prestazione atletica, bensì solo buone o cattive abitudini alimentari che possono condizionare il rendimento fisico ed atletico. L’alimentazione dello sportivo non è molto diversa dall’alimentazione corretta che segue un soggetto che non fa sport; a prescindere dal tipo di attività fisi10


ca, infatti, il cibo deve far fronte ai bisogni energetici richiesti (cioè alle calorie che si consumano) e l’alimentazione deve essere completa da un punto di vista nutrizionale (cioè deve contenere la giusta proporzione di nutrienti: carboidrati, proteine e grassi). La differenza principale tra la dieta di un soggetto che fa sport e di uno sedentario sta fondamentalmente nella quantità di calorie, perché la dieta di uno sportivo deve far fronte alla maggiore richiesta di energia derivante dal lavoro muscolare. Ogni individuo ha un fabbisogno calorico a riposo, che è indipendente dall’attività fisica e che è rappresentato dalle calorie che l’organismo consuma per svolgere le proprie attività di base (respirare, digerire, ecc.). A questo fabbisogno calorico vanno aggiunte le calorie che si consumano per svolgere un’attività fisica, che

CONSUMO

ovviamente saranno diverse a seconda del tipo di sport e non solo. La quantità di calorie necessarie per uno sportivo può variare dalle 2.000 alle 5.000 kcal al giorno. La tabella seguente rappresenta un esempio di quale sia il consumo energetico medio per ogni attività sportiva. In questo caso il consumo calorico espresso in calorie per minuto ci consente, con dei semplici calcoli, di quantificare quante calorie riusciamo a consumare svolgendo una determinata attività fisica. Naturalmente i valori sono approssimativi perché essi risentono anche di altre variabili che sono l'intensità con cui si pratica quel determinato sport, le caratteristiche fisiche di chi lo svolge come il peso, l’altezza ecc., ma ci forniscono in linea di massima una idea di quali tipi di sport sono a maggiore dispendio energetico (cioè fanno consumare di più) rispetto ad altri.

ENERGETICO PER SPORT

Tipo di attività

Kcal/kg/min

Tipo di attività

Kcal/kg/min

Alpinismo Ballo dinamico Baseball Canottaggio ricreativo Calcio Canoa ricreativa Cavalcare al trotto Ciclismo ricreativo Ciclismo competizione Corsa ricreativa Corsa maratona Ginnastica

9,8 11,3 4,6 9,1 11,7 8,5 8,5 5,9 26,0 10,4 20,0 5,9

Golf Nuoto Pallacanestro Pallavolo Pattinaggio ricreativo Pesca Sci discesa ricreativo Sci fondo ricreativo Scherma Sollevamento pesi Tennis singolo Tennis doppio

5,2 10 14,3 8,5 5,2 3,9 12,0 12,0 9,8 127,0 11,1 9,1 11


ALIMENTAZIONE Per introdurre maggiori calorie è necessario mangiare di più e in questo modo, se si rispettano le proporzioni dei diversi alimenti, cioè le regole di una corretta alimentazione, sarà anche possibile introdurre, nelle giuste proporzioni, tutti gli elementi necessari per l’attività fisica senza il bisogno di ricorrere a supplementazioni di altro genere (in particolare ad integratori alimentari). Una corretta alimentazione, anche per uno sportivo, significa una dieta varia, caratterizzata da una buona combinazione di alimenti che consenta di ottenere la giusta percentuale di calorie derivante dai diversi elementi, carboidrati, proteine e grassi, oltre al corretto apporto di sali minerali, di vitamine e di acqua. Come abbiamo avuto modo di dire in altre occasioni, il nostro organismo ha bisogno di una miscela di macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi) che devono essere introdotti secondo dei rapporti percentuali prestabiliti per essere utilizzati nella maniera migliore possibile. Questi rapporti percentuali non sono molto diversi per un soggetto che fa una vita sedentaria e per uno sportivo, se non per piccole preferenze di un elemento rispetto all’altro in base alla tipologia di attività fisica che si svolga. Quindi almeno il 50-60% delle calorie che si introducono deve provenire dai carboidrati, non più del 30% dai grassi ed il restante 10-20% dalle proteine. A questi macronutrienti vanno poi aggiunti gli elementi protettivi che non forniscono ener12

Durante l’esercizio fisico i muscoli consumano una miscela di macronutrienti in percentuale diversa a seconda del tipo di sport e dell’intensità con cui viene praticato.

gia e che sono indispensabili per la salute, tra cui le vitamine, i sali minerali e l’acqua. Durante l’esercizio fisico i muscoli consumano una miscela di questi macronutrienti in percentuale diversa a seconda del tipo di sport e dell’intensità con cui viene praticato e di conseguenza la dieta dovrà subire degli aggiustamenti per far fronte a queste diverse richieste energetiche. Negli sport di resistenza (la classica attività aerobica), caratterizzati da esercizi di bassa intensità che si protraggono per un lungo periodo di tempo (anche ore), come per


esempio la maratona, il ciclismo, lo sci di fondo ecc., i muscoli utilizzano a scopo energetico principalmente una miscela di zuccheri e grassi. Le fonti di zuccheri provengono dalle “scorte” depositate all’interno dei muscoli sotto forma di glicogeno e forniscono energia nel primo periodo dell’attività sportiva quando l’intensità dell’esercizio è ancora piuttosto alta. Quando l’esercizio si fa più prolungato e l’intensità si riduce, la principale fonte energetica diventano i grassi. Le scorte di glicogeno muscolare sono una fonte esauribile di energia ed è pertanto necessario reintegrarle con un’alimentazione strutturata in modo tale da garantire un adeguato rimpiazzo. Per fare ciò la loro dieta sarà caratterizzata da un aumento della percentuale di carboidrati e l’apporto calorico giornaliero sarà all’incirca distribuito in questo modo: 60% dai carboidrati, 25% dai grassi e 15% dalle proteine. Percentuali molto simili saranno quelle che caratterizzeranno la dieta di un atleta che pratica uno sport di velocità e di scatto, come lo sprint, il salto in lungo ecc., in cui il principale carburante è rappresentato dai carboidrati che sono in grado di fornire energia immediata senza eccessivo consumo di ossigeno. Le proporzioni saranno quindi circa il 60 % carboidrati, il 15-20 % proteine e il 20-25 % grassi. Negli sport di forza è importantissimo l’apporto di proteine che rappresentano il supporto per la massa muscolare, ma sempre associate a un’adeguata percentuale di carboidrati che ne garantiscano un buon utilizzo. La proporzione corretta in questo caso dovrebbe essere circa il 55 % carboidrati, 20 % proteine, 25 % grassi.

Carbonara con zucchine

INGREDIENTI PER 4 PERSONE • 400 g di penne rigate • 400 g zucchine piccole e verdi, spuntate, lavate, asciugate e tagliate a striscioline sottili • 2 cipolle bianche medie • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva • 1 etto di parmigiano grattugiato • 2 uova • 2 foglie di basilico • sale fino e pepe q.s.

PREPARAZIONE: In una padella capiente far imbiondire nell’olio di oliva le cipolle tagliate sottili, unire le zucchine, salare e fare cuocere a fuoco vivace per circa 10 minuti. A parte, in una ciotola, sbattere le uova con sale e pepe nero. Cuocere la pasta e scolarla pochi minuti prima della fine cottura, versare nella padella con le zucchine le uova sbattute, la pasta con un pò di acqua della sua cottura, il parmigiano e il basilico spezzettato.

Valori nutrizionali (approssimativi) a porzione: Calorie: 390 Kcal Carboidrati: 81 g Proteine: 17 g Grassi: 9 g 13


ALIMENTAZIONE Contrariamente a quanto solitamente molti sportivi pensano, aumentare in maniera eccessiva l’apporto di proteine non ha alcun vantaggio in termini di forza muscolare e di prestazione fisica, ma al contrario espone a diversi rischi per la salute.

questo riguardo dovrebbero essere individualizzate e i tempi sono diversi anche in base al tipo di alimento che si è consumato. Per esempio i tempi di digestione si allungano se si sono consumati cibi grassi (circa 4 ore), i pasti leggeri contenenti carboidrati

L'apporto proteico per una persona che pratica attività fisica moderata dovrebbe essere di circa 1 grammo per ogni kg di

complessi e pochi grassi necessitano di tempi di digestione di circa 2-3 ore, mentre le bevande zuccherate sono quelle più facilmente digeribili (in circa 20 minuti). In ogni caso, tra la fine del pasto e l’esercizio fisico (sia esso l’allenamento o la gara), dovrebbero intercorrere almeno 2-3 ore. Inoltre è buona regola consumare un pasto ricco in carboidrati e proteine, ma povero di grassi, quindi più facilmente digeribile, dopo l’attività fisica, anche per reintegrare prontamente il glicogeno muscolare consumato.

peso corporeo (di poco superiore a quello di una persona che fa una vita sedentaria) e per gli sportivi che svolgono attività agonistica si sale al massimo a 1,7 grammi per ogni kg di peso corporeo. L’acqua è un elemento che non deve mai mancare, a prescindere dal tipo di sport, perché rappresenta un elemento essenziale dell’organismo e una fonte preziosa di sali minerali, importante per tutti, ma soprattutto per chi fa sport che con la sudorazione perde elementi preziosi. Oltre alle considerazioni sul corretto apporto di calorie e di nutrienti, un aspetto importante e da non sottovalutare quando si parla di alimentazione e sport sono i tempi tra il pasto e l’attività fisica e questo per almeno due motivi: il primo è che mangiare quando si è molto prossimi ad un allenamento o alla gara potrebbe appesantire e non consentire una adeguata performance atletica, il secondo motivo è che la digestione di per sé richiede delle energie che quindi verrebbero sottratte al lavoro muscolare. Naturalmente le considerazioni da fare a 14

Per quanto riguarda inoltre gli integratori alimentari, che molti sportivi utilizzano allo scopo di migliorare la propria performance sportiva, il consiglio è utilizzarli solo in caso di effettiva necessità (in caso di accertate carenze di alcune sostanze) e per periodi di tempo limitati. Gli alimenti contengono già tutto ciò di cui l’organismo ha bisogno, nelle giuste quantità e in combinazione con sostanze che ne favoriscono e ne modulano l’assorbimento. Assumere sostanze, che siano anche semplici sali minerali (come il calcio, il potassio ecc.), quando non ve ne è una reale necessità, oltre ad interferire con l’assorbimento di altre sostanze, potrebbe creare anche pericolosi squilibri.


CHIEDI AL

PROFESSORE

È vero che l’aria della Liguria tiene il diabete sotto controllo?

Certamente sì! Ma anche l’aria del Trentino, della Romagna, della Sicilia, della Campania… Per fortuna viviamo in un bel Paese. Spesso, aprendo la finestra, vediamo una bella giornata fra i monti o in riva al mare, spingendoci a fare una bella passeggiata. E certamente una bella passeggiata aiuta a tenere il diabete sotto controllo. Sarà che in Liguria c’è sia il mare che la montagna?

È vero che esiste un vaccino per il diabete, ma i medici, per interesse di categoria, non lo vogliono far sapere?

Cara amica, certamente sono in fase di sviluppo molti “vaccini” per il diabete, ma i risultati sono ancora davvero preliminari e, spesso, assai deludenti. Ma stia tranquilla, chiunque scoprirà un “vaccino” efficace per il diabete diventerà molto famoso e molto, molto ricco; tutti lo verrebbero a sapere. Ma Le assicuro, siamo purtroppo ancora lontani.

Mi hanno dato un’altra macchinetta per la glicemia, ed i risultati sono molto diversi, anche di 5 – 10 punti. Come faccio a fidarmi?

Gran parte dei glucometri (così si chiamano) sono attendibili. I glucometri servono a monitorare la glicemia, ma non sono un laboratorio. Così, differenze apparentemente elevate, anche di 10 mg/dL, non sono significative. Se ad esempio una misura 100 e l’altra 110 mg/dL, non ha importanza, in ogni caso la glicemia va bene. Se invece i valori fossero 200 o 210 mg/dL, anche questo non ha importanza, la glicemia è comunque alta. Ne parli con il Suo diabetologo, certamente saprà suggerirLe il glucometro più adatto a Lei.

Chiedi al Professore è un servizio di GLUNews offerto a tutti i suoi abbonati, che possono porre i loro quesiti alla nostra Redazione Scientifica tramite il sito www.glunews.net. Le domande più cliccate verranno riportate sulla rivista in forma anonima in modo da essere un utile supporto su problematiche condivise.

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SPORT

Lo sci e la preparazione.

M. Daghero

Per molti lo sci è uno sport praticato e vissuto più come un divertimento da fine settimana invernale che come un'attività fisica. Tutti gli anni arriva la tanto attesa stagione sciistica e la maggior parte degli sciatori si lancia sulle piste a godersi il sole e la neve in continue discese, spesso badando più all'abbigliamento ed al modello di sci e scarponi, accontentandosi di aver imparato quel tanto che basta di tecnica per poter stare in equilibrio e saper gestire così velocità e direzione senza un'adeguata ginnastica preparatoria. Va però ricordato che i maggiori rischi dello sci, al di là di quelli imputabili alla spericolatezza, sono proprio determinati dalla scarsa preparazione fisica. Eppure, tra tutti gli sport, è proprio quello che non richiede un allenamento vincolato a particolari strutture sportive ma, tranne un po’ di corsa per il fiato, sono sufficienti semplici esercizi praticabili comodamente anche a 16


casa, esercizi adatti per raggiungere un'adeguata preparazione riguardante tanto la muscolatura quanto la resistenza. A questo proposito, tutti quelli che si dedicano a questo sport, ed in particolare gli sciatori con diabete, dovrebbero prestare interesse ed attenzione per raggiungere un’adeguata preparazione fisica e poter affrontare una giornata sulle piste da sci con la maggior sicurezza possibile. È noto che per chi ha il diabete non ben controllato, un qualunque trauma fisico diventa un serio problema che può sfociare in complicazioni anche di carattere cronico, quindi, oltre alle solite regole di autocontrollo glicemico e ad una attenta gestione della dieta alimentare, è importante raggiungere una adeguata preparazione fisica per non incorrere in spiacevoli e seri rischi.

RIDURRE

mente e rovinare così una bella giornata in montagna quando, per evitarlo, può essere sufficiente dedicare una minima parte del proprio tempo andando a fare un po’ di corsa o fare a casa qualche semplice esercizio di ginnastica per tonificare ed allenare i muscoli di gambe e braccia, preparare le articolazioni a movimenti bruschi e repentini, a torsioni e tensioni muscolari, così da poter sopportare una giornata sugli sci senza correre il rischio di terminarla sfiancati dalla fatica o, peggio ancora, sdraiati in barella! Quindi, per sciare tutto il giorno in modo più agevole e sicuro, senza sentire la stanchezza e correre il rischio di essere così distratto e più esposto all'errore, è bene per tutti e soprattutto per chi ha il diabete, essere allenati e poter contare su un'adeguata resistenza fisica.

IL RISCHIO INFORTUNI.

Sciare dal mattino fino al tardo pomeriggio mette a dura prova lo sciatore, tanto quello giovane quanto e soprattutto quello meno giovane. Un soggetto giovane, anche se non adeguatamente ben preparato ed allenato, grazie all'elasticità delle articolazioni, riesce forse ad attutire meglio una caduta determinata dalla stanchezza, mentre un soggetto più avanti con gli anni, ma quasi sempre lo sciatore con diabete, è sicuramente più esposto alla fatica con conseguenti crampi, indolenzimenti, debolezza e le cadute che ne possono derivare sono spesso causa di traumi e fratture. È statisticamente provato che gli incidenti sulle piste da sci sono decisamente più frequenti nella tarda mattinata ed ancor più nel pomeriggio, quando la mancata preparazione si manifesta con un drastico calo delle funzioni e delle prestazioni fisiche. Ma perché rischiare di farsi male anche seria-

I maggiori rischi dello sci, al di là di quelli imputabili alla spericolatezza, sono proprio determinati dalla scarsa preparazione fisica.

Sciare è divertente, salutare e può lasciare il ricordo di una bella giornata passata in montagna, sulla neve, con gli amici, ma non bisogna dimenticare che per farlo bisogna essere preparati, allenati e soprattutto consapevoli che il rischio di incidenti è elevato, quindi seguire regole e precauzioni non è mai di troppo per tutti, soprattutto per lo sciatore con diabete.

17


SPORT 6 ESERCIZI DI GINNASTICA PRESCIISTICA SENZA DOVER ANDARE IN PALESTRA

1

tenza Per aumentare la po

2

Piegare le ginocchia mantenendo dritta la schiena e saltare in alto distendendo gambe e braccia. Fare cosĂŹ 3 salti consecutivi e poi fare un minuto di riposo. Ripetre l'esercizio per 4 volte, aumentando poi nei giorni tanto i salti quanto le ripetizioni.

3

ali Per sviluppare i pettor

In alternativa alle classiche flessioni, mettere le gambe unite leggermente arretrate e flettere le braccia fino a sfiorare con la faccia il muro. Fare 4 serie da 10 flessioni l'una con un'intervallo di 30 secondi, aumentando poi a 11, 12, 13, 14 ecc...

18

ltezza Per aumentare la scio

Piegarsi sulle ginocchia mantenendo la schiena dritta fino a toccare quasi i glutei e poi risalire lentamente. Fare 3 serie di dieci piegamenti da aumentare gradualmente come per l'esercizio 1.

4

Per migliorare be la flessione delle gam Mettere a terra una bacchetta (o un qualsiasi altro oggetto simile come ad es. una scopa), posizionarsi a lato con le gambe parallele, fletterle fino ad avere le cosce parallele al terreno e poi saltare a gambe unite l'ostacolo, di quĂ e di lĂ  per 10 volte, fare 30 secondi di riposo e poi ripetere per un totale di 30 volte. Aumentare i salti a 11, 12, 13 ecc. nei giorni successivi.


5

minali Per rafforzare gli addo

Distendersi a terra supino, incrociare le mani dietro la testa, sollevare il busto e le gambe avvicinando il gomito destro al ginocchio sinistro e poi viceversa per almeno 10 volte, riposare per 30 secondi e poi ripetere, aumentando gradualmente nei giorni a seguire.

6

Per rafforzare gambe e caviglie

Avanzare a gambe semipiegate con i piedi leggermente divaricati. Fare cosĂŹ 20 passi per almeno 3 volte consecutive. Aumentare la serie di passi nei giorni successivi.

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ATTUALITÀ

Idoneità all’attività sportiva.

B. Perotti

Lo sport può costituire un importante elemento nella terapia del diabete ma, essendo un'attività che impegna fisicamente muscoli ed organi attraverso un ciclo fisico-metabolico dispendioso di energie, è utile nel privato, ma obbligatorio nel sociale, sottoporsi a visite mediche ed accertamenti che permettano di poterlo praticare con la massima sicurezza. L'Italia è uno dei pochi paesi che da quasi 35 anni si è dotato di una legge, nel tempo aggiornata e perfezionata con vari decreti ministeriali, al fine di poter garantire al meglio l'idoneità dei singoli per la pratica sportiva agonistica. 20


ATTIVITÀ

SPORTIVA NON AGONISTICA.

Non vi è alcuna legge che imponga la presentazione di un certificato medico per praticare attività sportiva di tipo non agonistico. È tuttavia un’abitudine che palestre o altre strutture sportive chiedano un generico certificato medico di sana e robusta costituzione. Trattandosi di un certificato abbastanza generico e non regolamentato, può essere preparato da qualsiasi medico. In questo caso, tanto per la popolazione in generale quanto nello specifico per le persone

con diabete, la certificazione può essere effettuata dal medico curante previa una semplice visita medica, in quanto, recita la legge 115, "...la malattia diabetica priva di complicanze invalidanti non costituisce motivo ostativo al rilascio del certificato di idoneità fisica per lo svolgimento di attività sportive". È comunque consigliabile rivolgersi direttamente al proprio diabetologo. Potrebbe non avere la specifica competenza sul tipo di attività sportiva che si intende praticare, ma certamente sarà in grado di individuare eventuali difficoltà dovute alla presenza del diabete e suggerire l’attività sportiva più indicata.

"...la malattia diabetica priva di complicanze invalidanti non costituisce motivo ostativo al rilascio del certificato di idoneità fisica per lo svolgimento di attività sportive". Legge 115

21


ATTUALITÀ ELEMENTI DI GIUDIZIO PER L'IDONEITA' SPORTIVA AGONISTICA CRITERI GENERALI:

ATTIVITÀ SPORTIVA AGONISTICA. Ovviamente, per quanto riguarda la pratica sportiva agonistica di un atleta con diabete, il percorso per la certificazione di idoneità si fa più serio ed impegnativo. In questo caso il "Certificato di Idoneità" viene rilasciato dal medico dello sport (federazioni o società sportive) a seguito di visita medica ed accertamenti clinici e di laboratorio, previa una fondamentale certificazione del diabetologo attestante lo stato di malattia diabetica compensata, nonché la condizione ottimale di autocontrollo e di terapia da parte del soggetto con diabete. Il certificato è specifico, con stretta relazione allo sport per cui è stato rilasciato e nel caso in cui l'atleta pratichi più discipline sportive saranno rilasciati più certificati, tanti quanti sono gli sport praticati. Per quanto riguarda invece la validità, sono state create due specifiche tabelle, A e B, per gli sport relativi alla tabella A la validità è biennale, mentre per quelli della tabella B è di un anno dalla sua emissione. Per quanto riguarda l'età degli atleti a partire dalla quale è concessa l'attività sportiva e quindi di conseguenza è obbligatoria la visita di idoneità, viene stabilita dalle singole Federazioni che inquadrano in modo differente i vari settori agonistici. 22

• Controllo metabolico specifico • Assenza di complicazioni invalidanti quali retinopatia diabetica, cardiopatia, ischemia, vasculopatia ed ipertensione arteriosa, nefropatia, neuropatia autonomica • Valutazione del rischio all'ipoglicemia DOCUMENTAZIONE DI VALORE MEDICO LEGALE: • Attestazione dello specialista diabetologo od endocrinologo delle condizioni ottimali di autocontrollo e di terapia da parte dell'atleta • Dichiarazione di responsabilità dell'atleta ACCERTAMENTI CLINICI E DI LABORATORIO:

Metabolici: monitoraggio glicemico e capacità dell'atleta di gestire la posologia insulinica e la dieta in funzione del dispendio energetico richiesto dall'attività sportiva praticata. Neurologici: valutazione neurologica per neuropatia autonomica Oculistici: fundus oculi, fluoro angiografia (esclusivamente per gli sport da contatto) Accertamenti cardiovascolari di II livello: visita specialistica cardiologica, ECG, TE, ECO, Doppler dei tronchi sovraortici, Doppler artero-venoso dei quattro arti, Holter TABELLA A – VALIDITÀ BIENNALE: • Automobilismo (Velocità e regolarità) • Motociclismo (Cross, Enduro, Trial, Velocità) • Motonautica • BobSlittino • Tuffi • Bocce • Golf • Karting • Tiro con l'Arco • Tamburello • Tennis da Tavolo TABELLA B – VALIDITÀ ANNUALE: • Atletica Leggera • Baseball e Softball • Basket • Calcio • Canoa e Kajak • Canottaggio • Ciclismo • Ginnastica • Hockey • Judo • Lotta • Nuoto • Pallamano • Pallanuoto • Pallavolo • Pesistica • Pugilato • Rugby • Scherma • Sci • Vela • Sport Equestri • Sport Subacquei • Tennis


CAPIRE LE ANALISI

Emocromo.

A. Giaccari

L'emocromo (noto anche come esame emocitometrico) è uno degli esami di laboratorio maggiormente richiesti ed è considerato il test di base per tutte le indagini ematologiche. È in grado di fornire molte informazioni sullo stato di salute determinando la quantità delle cellule del sangue (i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine) e numerosi altri parametri importanti, tra cui i più noti sono l’emoglobina e l’ematocrito. È un esame semplice da effettuare, poco costoso, ma è una fonte preziosa di informazione ed importante anche per chi pratica un'attività sportiva. Leggendo un referto di un emocromo vi sarete trovati di fronte ad una serie di sigle sconosciute, di seguito cercheremo di fare un po’ di chiarezza. 24

I globuli rossi, chiamati anche eritrociti, e presenti su un referto con la sigla GR o RBC (Red Blood Cells), sono le cellule del sangue deputate al trasporto dell’ossigeno. Hanno una vita media di circa 120 giorni e i valori normali sono per i maschi 4,4-5,9 milioni/mL e per le femmine 3,8-5,3 milioni/mL. Le situazioni in cui vi è un aumento del numero dei globuli rossi oltre questi valori si indicano con il termine di poliglobulia o policitemia e possono essere espressione di patologie più o meno severe del sangue. I globuli bianchi, chiamati anche leucociti, e individuabili con la sigla GB o WBC, White Blood Cells, sono le cellule del sangue deputate alla risposta immunitaria. I valori normali vanno da 4,3 a 10 mila/mL e se ne


distinguono 5 tipi, presenti in concentrazioni diverse che vanno a costituire la cosiddetta “formula leucocitaria”: granulociti neutrofili (1800-7700/mL), granulociti eosinofili (0450/mL), granulociti basofili (0-200/mL), linfociti (1000-4800/mL), monociti (0-800/mL). Un aumento del numero dei globuli bianchi viene indicato con il termine di leucocitosi, mentre una riduzione si chiama leucopenia. Le piastrine, solitamente indicate con la sigla PLT (in inglese platelets), sono le cellule più piccole del sangue e sono deputate ai processi di coagulazione. I valori normali vanno da 150.000 a 400.000 per dL. Un aumento del numero delle piastrine si indica con il termine di piastrinosi, e si può osservare in caso di malattie ematologiche o come conseguenza di emorragie, anemia ecc. Una diminuzione si indica con il termine di piastrinopenia e si può osservare in caso di malattie ematologiche, infezioni, alcuni farmaci ecc. Oltre a fornire il numero delle cellule del sangue l’emocromo ci fornisce altri parametri importanti tra cui: L’emoglobina (indicata con la sigla Hb), che è una proteina presente nei globuli rossi che svolge la funzione di trasporto dell'ossigeno.

I valori normali sono nei maschi 13-17 g/dL e nelle femmine 12-16 g/dL. Una riduzione dei valori dell’emoglobina si definisce anemia. L’ematocrito che misura la parte corpuscolata (costituita principalmente da globuli rossi) del sangue, in percentuale rispetto al volume totale del sangue. Altri parametri meno noti, ma importanti che troverete su un emocromo sono: MCV (Mean Corpuscolar Volume) che indica il volume corpuscolare medio dei globuli rossi (valore normale 80-99 FL (femtolitri) nell’uomo e 80100 FL nella donna) e in base al valore discrimina le anemie in normocitiche (con volume dei globuli rossi normale), microcitiche (con volume dei globuli rossi ridotto) e macrocitiche (con volume dei globuli rossi aumentato). MCH (Mean Corpuscolar Hemoglobin) e che indica contenuto medio di emoglobina dei globuli rossi e distingue le anemie in ipocromiche (con ridotto contenuto di emoglobina) e normocromiche (con normale contenuto di emoglobina). MCHC (Mean Corpuscolar Hemoglobin Concentration) indica la concentrazione media di emoglobina nei globuli rossi. Valori normali: 27-34 pg (psicogrammi). RDW (Red Cell Distribution Width) indica l’ampiezza di distribuzione dei volumi dei globuli rossi, cioè quanto sono uguali tra di loro i volumi dei globuli rossi e quanto più è alto, tanto maggiore è la disomogeneità. I valori normali vanno tra l'11 e il 17%. 25


STRUMENTI DI

MISURAZIONE

Conoscere i

chetoni.

M. Guarini

L’automonitoraggio della glicemia (SMBG) è una metodica diagnostica molto utilizzata sia dai pazienti che fanno uso di insulina che da quelli che non la usano. È grazie a questo tipo di controllo infatti, che un paziente diabetico è in grado di prevenire o individuare ed eventualmente trattare un’ipoglicemia e di fornire agli operatori sanitari informazioni su trattamenti farmacologici in atto o meramente su cambiamenti dello stile di vita. Questa metodica è stata introdotta a partire dal 1980 ed è in continua evoluzione, (basti vedere appunto i primi strumenti in commercio, alcuni di essi simpaticamente conservati in qualche struttura ospedaliera) per accuratezza e per velocità di analisi. Non solo, alcuni strumenti da poco in commercio, sono in grado di eseguire sia i test della glicemia che della chetone26


mia e, sebbene il controllo glicemico rimanga un cardine di massima importanza per il trattamento e la cura del diabete, anche il controllo dei chetoni nel sangue costituisce specialmente per alcuni pazienti un test di massima importanza per permettere di adottare le misure preventive e/o terapeutiche opportune in caso di valori elevati. La determinazione dei chetoni nel sangue è una metodica recente ed ha portato notevoli vantaggi al paziente utilizzatore come velocità di esecuzione, maggiore accuratezza e soprattutto facilità di prelievo. Basti pensare infatti che fino a non molto tempo fa, si ricorreva all’immersione delle striscette nell’urina e si attendeva il viraggio, il cambiamento del colore. Tale tecnica diagnostica era meramente di tipo qualitativo, poco sensibile, unicamente basata sulla personale interpretazione e non dava nessuna informazione sulla reale quantità. Le raccomandazioni dell’American Diabetes Association indicano chiaramente che la determinazione del beta-idrossibutirrato nel sangue è fondamentale per la diagnosi e la gestione dell’iperchetonemia e della DKA ed è da preferire alla determinazione della chetonuria. Glucometri di nuova generazione disponibili sul mercato, come abbiamo precedentemente detto, sono in grado variando le strisce reattive, sia di determinare livelli di glucosio che del beta idrossi butirrato (principale chetone nel sangue). In caso di alta glicemia (maggiore di 250 mg/dL), è lo stesso glucometro ad invitare tramite segnalazioni acustiche accompagnate da simboli specifici, di eseguire il test dei chetoni (la chetonemia è sempre associata all’iperglicemia). Sono evidenti quali possono essere i vantaggi nell’utilizzo di strumenti come questi, specialmente in alcune categorie di pazienti come bambini, persone con diabete instabile, donne

in gravidanza e pazienti che usano il micro infusore, basti pensare che il 50% dei ricoveri ospedalieri per chetoacidosi diabetica può essere prevenuto migliorando il trattamento domiciliare e l’autogestione dell’iperglicemia. Alla luce di queste evidenze scientifiche, l’automonitoraggio della chetonemia è fondamentale nella prevenzione, nella diagnosi e nel trattamento della chetoacidosi sia in ambito ambulatoriale sia ospedaliero. Ovviamente, come in tutte le nuove tecniche diagnostiche di automonitoraggio, si deve fare cultura, il personale sanitario deve educare il paziente ad una corretta interpretazione dei dati ed essere messo in condizione conseguentemente di saper autonomamente intervenire in modo appropriato ed opportuno.

L’automonitoraggio della chetonemia, soprattutto nei bambini e nelle donne in gravidanza, è fondamentale nella prevenzione, nella diagnosi e nel trattamento della chetoacidosi.

27


DIABETENIGMISTICA

Statunitense di Cincinnati, è un nuotatore che ha vinto cinque volte la medaglia d'oro olimpica: 2 volte nei 50 metri stile libero e tre volte nella staffetta 4x100 sl. Dopo le Olimpiadi di Atlanta (1996) dove vinse due medaglie d’oro e due d’argento, scoprì di avere il diabete. Passato un breve periodo di scoraggiamento, riprese gli allenamenti e le competizioni e alle successive Olimpiadi fu nuovamente protagonista: prima a Sydney (2000) vincendo un oro, un argento e un bronzo e poi ad Atene (2004) con un oro e un bronzo. Risolvete lo schema di parole crociate: nelle caselle colorate potrete leggere il suo nome e cognome.

ORIZZONTALI 1 Una lacerazione... che va ricucita - 10 Edith, indimenticata cantante - 13 Ballo da Moulin Rouge - 14 Le forcelle che si infilano dietro il dado per evitare lo sfilamento delle viti - 18 Medio Termine - 19 L’”in onda” che lampeggia nelle redazioni radiofoniche quando si sta trasmettendo - 20 Fu moglie di Abramo - 21 Uccelli... cinerini - 23 Rettangolare nel mezzo 24 Impedisce al calcare di sedimentarsi - 27 Arnoldo del teatro - 29 La seconda consonante - 30 Iniziali di Paganini - 32 Religiosi giapponesi che credono all’origine divina dell’Imperatore - 34 Hermann, autore del romanzo “Siddharta” - 36 L’attrice Stone (iniziali) - 38 Solenni feste dell’antica Grecia - 39 Il primo satellite artificiale sovietico mandato in orbita nel 1957 - 41 Contengono il mosto - 42 Uccello corridore dal piumaggio grigio - 45 La fine degli addii - 46 Segue il “Kyrie” nell’invocazione latina - 48 Stradine veneziane - 49 Componimenti poetici - 51 Insieme... di attori - 54 Il Natale che si augura - 56 Bevanda degli dèi, ambrosia - 60 Lo stato degli U.S.A. con capitale Columbus - 61 Guadagno, profitto - 62 Lo sono i componimenti come “La secchia rapita” - 63 Non la perde chi ha un forte autocontrollo. VERTICALI 1 Disapprovazione o non riconoscimento di altrui affermazioni - 2 Danza argentina - 3 La sigla dell’acido ribonucleico - 4 Una “music” dalle sonorità particolarmente dure - 5 La capitale sulla Senna - 6 Il Noiret di “Nuovo Cinema Paradiso” (iniz.) - 7 Spremuto con una eccessiva pressione fiscale - 8 La città veneta con il Teatro Olimpico del Palladio (sigla) - 9 Insetticida usato per nebulizzazione - 10 Piante della Ranuncolacee dai bei fiori ornamentali - 11 Città della Francia settentrionale - 12 Sono doppie nell’affetto - 14 Valle stretta e profonda tipica del Colorado - 15 Proteggono le tibie dello sportivo - 16 Ospedale genovese dell’infanzia - 17 Nativa di Baghdad - 20 Tipico ballo greco - 22 Centro in centro - 25 La Basilica vaticana - 26 Città svizzera attraversata dall’Aar - 28 L’arsenico (simb.) - 31 Lo stato con Lima - 33 La pelle... per il dermatologo - 35 A lui è intitolato il santuario bolognese posto sul Colle della Guardia - 37 Automobile a due posti - 40 L’Olanda in sigla - 43 Raccoglitore per francobolli - 44 Christian, grande sarto francese - 47 Sud Ovest - 48 La provincia di Acireale (sigla) - 50 Andato... in breve - 52 Son pari nei dadi - 53 Viene gestita dagli azionisti (abbrev.) - 55 Valle del Trentino famosa per la coltivazione delle mele - 57 Così cominciano i timori - 58 Iniziali di Celentano - 59 Ente Morale - 60 L”oui” di tanto tempo fa... - 61 Ligabue, noto cantautore (iniziali).

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Una dieta...confusa Il medico della signora qui accanto ha dato alla sua paziente utili indicazioni per un’alimentazione corretta; in particolare le ha descritto quelle sostanze che forniscono circa il 60% delle calorie introdotte e costituiscono la fonte principale di energia per l’organismo, comprendendo tra l’altro glucosio e saccarosio. Ma forse la nostra amica ha fatto un po’ di confusione con le parole ed è uscita dallo studio medico ricordando soltanto l’improbabile termine: TORBA IDRICA. Se volete aiutarla a ricordare il vero nome delle sostanze in questione, provate ad anagrammare proprio queste due parole.

Sudoku

Diabetici famosi Imprenditore statunitense (1847 – 1931) è stato uno dei più grandi inventori della storia. A lui si devono alcune delle più grandi invenzioni del XIX secolo, come la lampada a incandescenza e la registrazione del suono. Registrò a suo nome oltre mille brevetti. Inserite orizzontalmente nello schema le otto parole definite, utilizzando le sillabe elencate sotto. Al termine nelle caselle gialle leggerete nome e cognome di questo diabetico famoso. A AU BRA DA DRA FOR FU LA LE LIA MAN MAZ ME MEN NO NO PIA POS PRO RAM RE RE RI SA SCHIA SES SI SI TE TO VO VO ZI 1 Lo è la persona che gode di grande prestigio - 2 Fastidiosi frastuoni ad opera di maleducati - 3 Un negozio che vende essenze e cosmetici - 4 Ricucire... calzini col buco - 5 Nativo di Rio de Janeiro o di Belo Horizonte - 6 Pronome... egoista - 7 Uno strumento musicale che può avere... la coda - 8 Anfibio dal corpo allungato.

4 5 7

2 1 6 5 9 8 7 6 2 2 3 5 6 1 7 2 4 8 4 7 2 6

9 7 6 3 1 2 5 4 8

29

4 3 2 8 9 5 1 6 7

5 8 1 7 4 6 3 9 2

7 1 3 4 2 9 8 5 6

8 6 4 5 3 7 9 2 1

2 5 9 6 8 1 7 3 4

6 9 8 1 5 4 2 7 3

1 2 7 9 6 3 4 8 5

3 4 5 2 7 8 6 1 9

Soluzione “Una dieta...confusa”: Carboidrati.


DOLCI CURIOSITÀ Hamburger e patatine fritte avvelenano il cervello Una cattiva alimentazione oltre ad aumentare il rischio all'obesità ed a quello di poter contrarre il diabete di tipo 2, può portare anche ad una maggiore possibilità di sviluppare i sintomi dell'Alzheimer. I cibi ricchi di grassi aumentano infatti la pressione, aumentano il colesterolo e interrompono l'afflusso di sangue al cervello. Studi recenti concretizzano la teoria secondo la quale l'assunzione a dosi elevate di alimenti grassi e zuccherati danneggi il cervello interrompendo il suo approvvigionamento di insulina, la cui funzione fondamentale è quella di trasformare lo zucchero in energia e regolare le sostanze chimiche del cervello responsabili della memoria e dell'apprendimento, rafforzando le connessioni tra le cellule garantendo così un'adeguata ossigenazione attraverso i vasi sanguigni. È comunque ormai assodato quanto gli alimenti calorici siano noti per la loro capacità di alterare la risposta del nostro corpo all'insulina. Quindi, sottolinea l'autorevole New Scientist, si può affermare che "mangiando hamburger e patatine fritte avveleniamo il cervello." FONTE: DAILY MAIL

Più muscoli per combattere il diabete Alcuni scienziati australiani hanno fatto una scoperta che potrebbe aiutare le terapie di sblocco per il diabete di tipo 2 e le malattie come la distrofia muscolare, patologie in cui i muscoli sono indeboliti e danneggiati. La dottoressa Lowenna Holt, Greg Cooney e il professor Roger Daly del Sydney Garvan Institute, nel tentativo di riuscire a scoprire come poter migliorare la risposta dei muscoli all'insulina, hanno identificato il gene che regola la massa muscolare. La scoperta è che il gene Grb10 gioca un ruolo importante nella regolazione della dimensione dei muscoli durante lo sviluppo embrionale, in particolare aumentando il numero di fibre muscolari nel muscolo, cosa insolita, in quanto normalmente i muscoli diventano più grandi aumentando la dimensione di ogni singola fibra. Ne consegue quindi che un farmaco in grado di ridurre l'espressione del Grb10 potrebbe avere il potenziale per aumentare la massa muscolare, aumentando conseguentemente la capacità di spostare il glucosio dal sangue alle cellule, un obiettivo significativamente importante per la terapia del diabete. FONTE: GARVAN INSTITUTE

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Elvis Presley Elvis Aaron Presley è senza dubbio il cantante più popolare e più famoso di tutti i tempi, ma molti non sanno che fosse anche affetto da diabete. Elvis Presley nacque l'8 gennaio 1935 a Tupelo, Mississippi. La musica gospel che ascoltava da bambino nella sua chiesa locale fu molto influente su di lui e sul suo stile musicale. Mise le mani sulla sua prima chitarra all'età di dieci anni e, dopo essersi diplomato, venne scoperto da Sam Phillips, il proprietario dei leggendari Sun Records, che lo guidò verso il suo primo singolo di successo: "That’s All Right". Lo stile di Elvis si distinse da subito come un originale e favoloso intreccio di correnti musicali diverse: dal pop al gospel, dal blues al R & B. Nel 1956, con la RCA Records, produsse il suo primo campione d'incassi "Love Me Tender". Presley divenne così sinonimo di record di vendite per tutta la fine degli anni 50, con successi come "All Shook Up", "Teddy Bear" e "Too Much". Per compensare le crisi di ansia provocate dal successo iniziò a mangiare quantità abnormi di junk-food, il cosiddetto cibo-spazzatura (hamburger, patatine, burro d'arachidi, merendine…). Questo stile di vita complicò anche il suo diabete che, accentuandogli lo stimolo della fame, contribuì a farlo ingrassare ulteriormente. In più iniziò ad assumere dosi spropositate di psicofarmaci (barbiturici, sedativi, oppioidi e anche cocaina) nel tentativo (vano) di gestire l'ansia. Nel 1967 si sposò ed ebbe una figlia, Lisa Marie, ma dopo pochi anni, nel 1973, si separò. Il suo ultimo concerto si tenne nel 1977 e, successivamente, si ritirò nella sua casa a Memphis dove morì il 16 agosto all'età di 42 anni a causa di insufficienza cardiaca. Immediatamente dopo la morte del cantante si diffusero voci sulla sua effettiva scomparsa: la leggenda metropolitana, che ancora oggi non ha cessato di esistere, sostiene che egli sia ancora vivo e che la sua morte sia stata una trovata per permettergli di cambiare vita uscendo dalla scena pubblica (sono numerosi anche ai giorni nostri i presunti avvistamenti di Elvis). Elvis Presley è considerato una figura emblematica nel settore dello spettacolo e rimane tutt'oggi uno degli artisti più influenti della storia della musica. Ha recitato in oltre 30 film di successo, si è esibito in oltre 500 apparizioni dal vivo, ha venduto oltre un miliardo di dischi ed è stato nominato per 14 premi Grammy, vincendone tre. Elvis fece molto per l'American Diabetes Association ma fu anche un esempio concreto di come il diabete non può e non deve prendere in consegna la vita.

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GLUNews 13  

In questo numero: Lo sci e la preparazione presciistica, Insulina e diabete, Idoneità all'attività sportiva, conoscere i chetoni e L'Emocrom...

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