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BIANCHI

ROSSI

Milano, xx gennaio 2011 Ns. Rif. 2011/0001

Spett. Compagnia Assicurazioni

RELAZIONE DI PERIZIA Assicurato Numero sinistro Data denuncia Data sinistro

BIANCHI Non agli atti Dicembre 2004

DESCRIZIONE DELL’EVENTO In base alla documentazione esaminata, l’evento che ha dato origine alla richiesta di risarcimento formulata dalla Società Cliente (ROSSI S.r.l.) nei confronti dell’Assicurata (Rag. BIANCHI) può essere ricostruito nei seguenti termini. Dalle informazioni in atti emerge che in data 3 dicembre 2004 la Società PINCO S.r.l., a seguito di accordo sindacale, provvedeva a porre in mobilità tutti i 18 lavoratori ancora in forza i quali, in data 6 dicembre 2004, presentavano la domanda per usufruire dei trattamenti di disoccupazione (Doc. n. 1). Con atto del 9 dicembre 2004 (Doc. n. 2), così come risulta anche dalle visure camerali delle società interessate (Doc. n. 3), la Società PINCO S.r.l. cedeva in affitto la propria azienda alla ROSSI S.r.l.; quest’ultima, nella medesima data, avrebbe incaricato l’Assicurata di provvedere all’assunzione, a tempo determinato, di tutti i 18 dipendenti posti in mobilità dalla stessa Società PINCO S.r.l. in data 3 dicembre 2004, con la fruizione dei benefici previsti dalla L. 223/1991. Si precisa, che, per tali assunzioni, l’Assicurata ha prodotto n. 15 comunicazioni al Centro per l’impiego (Doc. n. 4). In data 29 settembre 2008 gli Ispettori di Vigilanza dell’INPS, a seguito degli accertamenti amministrativi iniziati il 5 settembre 2008, predisponevano il verbale di accertamento n. 503 Isp.; con tale atto gli ispettori riscontravano l’indebita fruizione dei benefici contributivi in merito ai predetti dipendenti, in quanto “non si giustifica l’attribuzione dei benefici di cui agli art. 8, comma, 2 in quanto la costituzione dei rapporti di lavoro in esame non è la manifestazione di una libera opzione del datore di lavoro, ma l’effetto di un preciso obbligo previsto dalla legge, più precisamente dall’art. 2112 del c.c. che prevede che in caso di trasferimento di aziende i rapporti di lavoro continuano con il GL.EX.A. - Global Executive Advisors S.r.l. C.F. / P.I. 04006100962 R.E.A. 1718853 - Capitale Sociale 10.000€ Sede Legale: Via del Carroccio, 12 - 20123 MILANO Tel: 02.36707613 - Fax: 02.36707614 Email: mail@glexa.com - Web: www.glexa.com


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cessionario ed i lavoratori conservano tutti i diritti che ne derivano”. Nel verbale veniva chiesto il pagamento di € 123.892,00 a titolo di contributi ed € 38.227,00 a titolo di somme aggiuntive (Doc. n. 5). Con ricorso agli organi istituzionali dell’INPS, predisposto in data 29 ottobre 2008, la Società Cliente provvedeva a chiedere l’annullamento del verbale di accertamento impugnato per la carenza dei presupposti di applicabilità dell’art. 2112 c.c. (Doc. n. 6). Con ricorso al Direttore Regionale INPS del Piemonte presentato in data 28 aprile 2009, la Società Cliente chiedeva la riduzione delle sanzioni civili irrogate nel verbale di accertamento del 29 settembre 2008 sino alla misura degli interessi legali (Doc. n. 7). In data 17 marzo 2009 l’INPS comunicava che il comitato Amministratore del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, nella seduta del 13 marzo 2009, aveva respinto il ricorso presentato dalla Società Cliente in data 30 ottobre 2008 (Doc. n. 8). Con comunicazione del 4 luglio 2009 l’Avv. Elisabetta XXXX, in nome e per conto della Società Cliente, formulava, nei confronti dell’Assicurata, una richiesta di risarcimento di € 162.119,00 relativa agli importi dovuti dalla Società Cliente all’INPS a seguito del verbale di accertamento (Doc. n. 9). L’agente della riscossione Equitalia Nomos S.p.A. notificava alla Società Cliente la cartella di pagamento n. 1101 1020090082585561000 di € 137.033,56, di cui € 122.457,96 a titolo di contributi aziende per il periodo dicembre 2004 – dicembre 2006, € 8.481,04 a titolo di interessi di dilazione ed € 6.088,68 a titolo di compensi di riscossione (Doc. n. 10). Con comunicazione del 3 dicembre 2009 inviata all’Assicurata, l’Avv. XXXX quantificava il danno patito dalla propria assistita in € 153.446,56 (Doc. n. 11). Non è presente agli atti la denuncia di sinistro dell’Assicurata. In data 10 settembre 2009 (Doc. n. 12), 26 febbraio 2010 (Doc. n. 13) e 29 aprile 2010 (Doc. n. 14) l’Assicurata forniva alla scrivente precisazioni estremamente sintetiche e alquanto contraddittorie. Infatti, nella comunicazione predisposta in data 10 settembre 2009 l’Assicurata comunicava che “dall’analisi dei documenti e delle circostanze che determinavano l’urgenza non ritenevo esservi alcuna difficoltà che ostacolasse l’applicazione delle riduzione contributive previste” (Doc. n. 12); mentre nella successiva comunicazione precisava che “come già anticipato nella precedente lettera non è documentabile alcun carteggio intercorso con la ditta in quanto non esistente” (Doc. n. 13).

GARANZIE DI POLIZZA Polizza n.

80202

Effetto

03 marzo 2005 2


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Attività garantita

L’assicurazione è prestata per la responsabilità civile derivante all’Assicurato per perdite patrimoniali involontariamente cagionate a terzi, compresi i Clienti, nell’esercizio dell’attività professionale di ragioniere.

Inizio e termine

L’assicurazione è valida per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta all’Assicurato nel corso del periodo di efficacia dell’assicurazione, purché riferite a fatti colposi risalenti ad un periodo, non superiore a cinque anni, antecedente la data di effetto della polizza.

Massimale

€ 250.000,00

Franchigia

Scoperto pari al 10% dell’importo di ogni sinistro, col minimo assoluto di € 250,00.

Comportamento colposo

Asseritamente posto in essere nel mese di dicembre 2004, in occasione delle assunzioni dei dipendenti della Società Cliente.

RAPPORTO PROFESSIONALE Conferimento incarico

Non Prodotto

Fatture

Prodotte n. 4 fatture (Doc. n. 15)

Registro IVA

Prodotto (Doc. n. 16)

Considerazioni in ordine a Allo stato degli atti, risulta dimostrata l'esistenza del rapporto sussistenza del rapporto professionale fra la Società Cliente e l’Assicurata. professionale

PROFILI DI RESPONSABILITA’ Principi normativi di riferimento

In materia di assunzioni, la legge prevede agevolazioni di carattere contributivo, il cui beneficio deve avvenire nel rispetto dei CCNL, della normativa in materia di lavoro e dell’attestata regolarità contributiva, per il reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità ai sensi dall’art. 4 della L. 223/1991. Il successivo art. 8 della L. 223/1991 introduce determinati 3


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benefici contributivi per le Società che provvedono al collocamento dei lavoratori posti in mobilità tramite assunzioni a tempo determinato, così come previsto dal comma 2, o a tempo indeterminato, secondo il comma 4. Nel caso in cui il datore di lavoro provveda all’assunzione dei lavoratori con contratto a tempo determinato, l’art. 8, comma 2, della L. 223/1991 stabilisce che tali lavoratori possano essere assunti con contratto di lavoro di durata massima non superiore a 12 mesi. In tal caso, il datore di lavoro beneficia, per la durata del contratto, della riduzione delle aliquote contributive a suo carico nella misura prevista per gli apprendisti dipendenti da aziende che occupano più di nove dipendenti. Qualora, nel corso del suo svolgimento, il predetto contratto venga trasformato a tempo indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori dodici mesi in aggiunta a quello previsto dal comma 4. I benefici sopra descritti non spettano, al datore di lavoro, nelle seguenti circostanze: - qualora assuma nuovamente, nel rispetto del diritto di precedenza, il lavoratore collocato in mobilità negli ultimi sei mesi, ex art. 8, comma 1, L. 233/1991; - qualora assuma un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità, nei sei mesi precedenti, da parte di un datore di lavoro che presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa che assume, o esiste un rapporto di controllo o di collegamento, ex art. 8, comma 4 bis, L. 223/1991; - quando non si realizza un effettivo incremento occupazionale. Nell’ipotesi di trasferimento d’azienda, l’art. 2112, così come modificato dall’art. 47 L. 428/1990, prevede, al comma 1, che il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano; il comma 4, precisa che per trasferimento d'azienda si intende qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un'attività economica organizzata preesistente al trasferimento, e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato, ivi compresi l'usufrutto o l'affitto di azienda. Pertanto, anche nell’ipotesi di affitto d’azienda, si trasferiscono all’affittuario tutti i diritti e i doveri connessi ai rapporti di lavoro, ivi compresi i diritti di precedenza indicati dall’art. 8, comma 1, della L. 223/1991 e disciplinati dall’art. 15 della legge 4


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29 aprile 1949, n. 264, il quale prevede che i lavoratori licenziati da un'azienda per riduzione di personale hanno la precedenza nella riassunzione presso la medesima azienda entro sei mesi. In tal caso il concetto di “medesima azienda” viene inteso, alla luce dell’art. 2112 c.c., quale complesso dei beni organizzati dall’imprenditore, non importando né se il titolare sia lo stesso imprenditore o altro subentrante né lo strumento negoziale attraverso cui si sia verificata la cessione dell'azienda. Si evidenzia come, secondo l’orientamento costante della Suprema Corte, “Ne consegue che ove l'azienda - intesa come complesso organizzato non solo di mezzi ma anche di lavoratori stabilmente addetti ad essa - abbia continuato o riprenda ad operare (non importando nè se titolare sia lo stesso imprenditore o altro subentrante nè lo strumento negoziale attraverso cui si sia verificata la cessione totale o parziale di azienda) la prosecuzione o la riattivazione del rapporto di lavoro presso il nuovo datore di lavoro costituiscono non la manifestazione di una libera opzione del datore di lavoro, ma l'effetto di un preciso obbligo previsto dalla legge (art. 2112 c.c., come modificato dall'art. 47 l. n. 428 del 1990 e dal d.lgs. n. 18 del 2001) il cui adempimento non giustifica l'attribuzione dei benefici contributivi in argomento non traducendosi in un reale incremento occupazionale” (ex multis, Cass. Civ., Sez. Lavoro, n. 15652 del 12.12.2001, Cass. civ., Sez. lavoro, 03/08/2007, n.17071). Ne consegue che la riattivazione del rapporto di lavoro, operata dall’affittuario, di dipendenti iscritti nelle liste di mobilità dall’azienda cedente è l'effetto di un obbligo previsto dalla legge, con la conseguente impossibilità di beneficiare delle agevolazioni contributive previste dall’art. 8 della L. 223/1991. Infatti l’affittuario, nell’ipotesi in cui intenda assumere nuovo personale dipendente, ha l’obbligo di rispettare il diritto di precedenza spettante ai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità dalla Società cedente. Tale interpretazione è confermata da altre pronunce della Suprema Corte, secondo cui “Il datore di lavoro il quale essendo affittuario dell'azienda del precedente datore di lavoro che abbia collocato in mobilità i propri dipendenti - proceda, nel termine di un anno, alla riassunzione di questi ultimi non ha diritto al beneficio del contributo mensile previsto dall'art. 8 comma 4 l. n. 223 del 1991 per essere la riassunzione avvenuta nella "medesima azienda" e per aver essa riguardato, quindi, 5


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lavoratori che avevano diritto alla precedenza, come previsto dall'art. 15 comma 6 l. n. 264 del 1949. (Cass. civ., Sez. lavoro, 09/01/2002, n.182). Si precisa, inoltre, che la ratio della predetta normativa è volta a favorire la ripresa dell’occupazione, attraverso l’incentivazione di iniziative imprenditoriali rivolte a creare nuovi posti di lavoro e, in particolare, a rimettere nel ciclo produttivo lavoratori collocati in mobilità, disoccupati, o in cassa integrazione guadagni. In tal senso, l’orientamento costante della Cassazione (Doc. n. 17) ha previsto che il riconoscimento dei benefici contributivi previsti dall'art. 8 comma 2 l. n. 223 del 1991, in favore delle imprese che assumono personale dipendente già licenziato a seguito della procedura di mobilità ex art. 4 e 24 della stessa legge, presuppone che venga accertato che la situazione di esubero del personale posto in mobilità sia effettivamente sussistente e che l'assunzione di detto personale da parte di una nuova impresa risponda a reali esigenze economiche e non concretizzi invece condotte elusive degli scopi legislativi finalizzate ai solo godimento degli incentivi, mediante fittizie e preordinate interruzioni dei rapporti lavorativi. (ex multis, Cass. Civ. Sez. Lavoro n. 15652 del 12 dicembre 2001). Pertanto, va escluso il diritto alle agevolazioni contributive ex art. 8 della L. 223/1991 per le assunzioni che non si traducono in un effettivo incremento occupazionale. Comportamento colposo

Nella fattispecie in esame, il comportamento colposo attribuito all'Assicurata concerne l’asserita erronea consulenza professionale prestata in merito alle assunzioni curate per conto della Società Cliente, che ha comportato un’indebita fruizione delle agevolazioni contributive previste dall’art. 8 della L. 223/1991. Dalla documentazione prodotta e sulla base delle precedenti considerazioni, emerge che la Società Cliente ha provveduto a stipulare con la PINCO S.r.l. un contratto d’affitto d’azienda in data 9 dicembre 2004 e, nella stessa data, ha provveduto ad assumere tutti i 18 dipendenti posti in mobilità dalla PINCO S.r.l., usufruendo delle agevolazioni contributive sopra descritte senza, tuttavia, averne diritto. Preliminarmente è opportuno evidenziare che, in assenza di specifica documentazione di supporto, non è stato possibile verificare se l’Assicurata fosse stata informata della precedente stipulazione del contratto d’affitto o se, il mandato a Lei conferito, 6


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verteva sulla semplice assunzione dei dipendenti iscritti nelle liste di mobilità, indicati dalla Società Cliente. Infatti, le informazioni fornite all’Assicurata in sede di conferimento del mandato hanno, nel caso di specie, un ruolo di fondamentale importanza per circoscrivere la responsabilità dell’Assicurata, la quale, se non fosse stata precedentemente informata della stipulazione del predetto contratto, non avrebbe potuto correttamente consigliare la Società Cliente. Pertanto, sulla base delle precedenti considerazioni, e stante l’assenza di documentazione e precisazioni in tal senso, è opportuno valutare, in via ipotetica ed alternativa, la condotta professionale tenuta dall’Assicurata a seconda delle informazioni ricevute in sede di conferimento del mandato. Se l’Assicurata, in sede di assunzione dei dipendenti, fosse stata informata della precedente stipulazione del contratto d’affitto, la responsabilità professionale dell’Assicurata risulterebbe impegnata, in quanto avrebbe dovuto comunicare alla Società Cliente dell’impossibilità di usufruire dei benefici contributivi così come esposto nella sezione “principi normativi di riferimento”. In caso contrario, non sarebbe ravvisabile alcun comportamento colposo, in quanto l’Assicurata, nell’ipotesi di mancata conoscenza della stipulazione del precedente contratto d’affitto, non sarebbe stata messa a conoscenza della causa ostativa alla fruizione dei benefici contributivi; in tal caso, il comportamento dell’Assicurata risulterebbe immune da censure, in quanto volto alla semplice assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. Nesso Causale

In merito alla sussistenza del nesso causale tra il danno patito dalla Società Cliente e l’asserita condotta colposa posta in essere dall’Assicurata è opportuno precisare quanto segue. Sulla base delle precedenti considerazioni emerge che la Società Cliente, anche in assenza dell’asserito errore professionale, non avrebbe potuto usufruire dei benefici contributivi. Infatti la Società Cliente, nell’ipotesi in cui fosse stata correttamente consigliata dall’Assicurata, avrebbe in ogni caso dovuto assumere i medesimi dipendenti posti in mobilità dalla ditta PINCO S.r.l. in osservanza del diritto di precedenza previsto dall’art. 15, comma 6° della L 264/1949. Anche nell’ipotesi in cui la Società Cliente non avesse voluto o potuto rispettare il diritto di precedenza, tali assunzioni non 7


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avrebbero in ogni caso comportato un effettivo incremento occupazionale, così come richiesto dall’orientamento della Cassazione sopra riportato; di conseguenza tali assunzioni sarebbero presumibilmente state considerate condotte elusive della normativa sopra descritta. Di conseguenza, allo stato degli atti, non sussiste il nesso causale fra la condotta colposa attribuita all’Assicurata e i maggiori contributi richiesti dall’INPS alla Società Cliente. Tuttavia, è opportuno evidenziare che l’Assicurata, nell’ipotesi in cui fosse stata informata della stipulazione del contratto d’affitto d’azienda, avrebbe dovuto comunicare alla Società Cliente dell’impossibilità di usufruire dei benefici contributivi; in tal caso, quest’ultima, sarebbe stata informata dell’obbligo di versare alle naturali scadenze i contributi richiesti dall’INPS. A seguito della notifica del verbale di accertamento, la Società Cliente, stante l’elevato ammontare dei contributi richiesti dall’INPS in un'unica soluzione, ha dovuto optare per una forma di corresponsione rateizzata dell’importo richiesto, che rappresenta, allo stato, l’unica modalità ipotizzabile di pagamento. Pertanto, in via puramente residuale, si potrebbe ipotizzare la sussistenza del nesso causale, tra il danno patito dalla Società Cliente e la condotta colposa posta in essere dall’Assicurata, nei limiti degli importi che la Società Cliente ha dovuto corrispondere in sede di definizione della controversia (corrispondenti ai compensi di riscossione, agli interessi di dilazione, ed alle spese per accedere ed usufruire della rateazione, come meglio quantificati nella sezione “quantificazione del danno”), i quali sarebbero stati evitati nell’ipotesi di corretta consulenza professionale. Si ribadisce che, in base a quanto esposto nella sezione “comportamento colposo”, ove l’Assicurata affermi di non essere stata informata della stipulazione del contratto d’affitto d’azienda prima di effettuare le assunzioni in oggetto, il nesso di causalità non risulterebbe dimostrato neanche per gli importi residui. Si rimette, sul punto, ogni valutazione a codesto Ufficio Sinistri. Definitività dell'evento dannoso

Allo stato si ritiene che il danno possa considerarsi definitivo. La Società Cliente ha, infatti, dichiarato di aver ottenuto la dilazione del debito nelle rate così come indicate nella cartella di pagamento prodotta (Doc. n. 10). 8


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QUANTIFICAZIONE DEL DANNO E’ presente agli atti una richiesta di risarcimento formulata dall’Avv. XXX (Doc. n. 8) , per conto della Società Cliente per complessivi € 153.446,56 così come riassunto nella Tabella 1). Tabella 1) Voci Contributi dovuti Interessi di dilazione Compensi di riscossione Spese di notifica Importi versati per usufruire della rateazione oltre interessi Totale

Importi 122.457,96 8.481,04 6.088,68 5,88 16.433,00 153.466.56

Sulla base delle precedenti considerazioni, si evidenzia che, allo stato degli atti, non sussiste il nesso di causalità fra la condotta colposa attribuita all’Assicurata e i maggiori contributi richiesti dall’INPS alla Società Cliente i quali, di conseguenza, non possono in alcun modo costituire danno, essendo importi dovuti ab origine dal contribuente, indipendentemente dall’errore professionale. Pertanto, la quantificazione del danno viene operata nell’ipotesi in cui codesto Ufficio Sinistri ritenga impegnata la responsabilità professionale dell’Assicurata e valuti la sussistenza del nesso causale nei limiti degli importi che la Società Cliente ha dovuto corrispondere in sede di definizione della controversia. Infatti, è opportuno evidenziare che l’errore professionale attribuito all’Assicurato, seppur non causalmente connesso con la perdita dei benefici contributivi, ha ingenerato, nei confronti della Società Cliente, l’errato convincimento di poter destinare i predetti importi secondo le esigenze organizzativa e/o produttive più opportune per migliorare la propria attività di impresa. Inoltre è ragionevole presumere che la Società Cliente, qualora fosse stata opportunamente informata dall’Assicurata, non avrebbe usufruito dei relativi benefici contributi e avrebbe versato, alle naturali scadenze gli importi richiesti successivamente dall’INPS in un'unica soluzione e corrisposti, stante l’elevato ammontare dell’importo richiesto, in misura rateizzata. Pertanto la Società Cliente, stante il presumibile utilizzo e l’elevato ammontare dei contributi evasi, ha dovuto optare per una forma di corresponsione rateizzata dell’importo richiesto. Di conseguenza anche i compensi di riscossione, chiesti alla Società Cliente a seguito della richiesta di rateazione e dei ricorsi presentati agli organi competenti (che hanno comportato l’annullamento delle sanzioni irrogate), rappresentano voce di danno causalmente connessa con la condotta colposa dell’Assicurata.

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Riepilogando le precedenti argomentazioni, possono essere considerate voce di danno risarcibile: -

gli interessi di dilazione indicati nella cartella di pagamento;

-

i compensi di riscossione chiesti nella cartella di pagamento;

-

gli importi versati per usufruire della rateazione, pari ad € 16.433,00, il cui importo, tuttavia, deve essere depurato dell’ammontare degli interessi legali maturati sui contributi omessi dalla originaria scadenza sino alla data dell’accoglimento della domanda di rateazione della Società Cliente (15 settembre 2009). Tali somme, esposte nella Tabella 2), in quanto non versate alle naturali scadenze, sono rimaste medio tempore nell’illegittima disponibilità del debitore. Tabella 2)

A) Periodo 2004 2005 2006 Totale

B) Contributi 8.285,00 101.305,00 14.302,00 123.892,00

C) Data iniziale 31.12.2004 31.12.2005 31.12.2006

D) Data finale 15.09.2009 15.09.2009 15.09.2009

E) interessi 1.046,18 10.259,56 1.090,87 12.396,61

Pertanto gli importi per accedere ed usufruire della rateazione del dovuto sono quantificabili in € 4.036,39 (corrispondente alla differenza tra gli importi versati dalla Società Cliente, pari ad € 16.433,00, e gli interessi calcolati sui contributi evasi per complessivi € 12.396,61). Di conseguenza, il danno patrimoniale della Società Cliente può essere quantificato in base agli importi esposti nella Tabella 3). Tabella 3) Voci Interessi di dilazione Compensi di riscossione Spese di notifica Importo versati per accedere alla rateazione Totale

Importi 8.481,04 6.088,68 5,88 4.036,39 18.611,99

In definitiva, fatte salve le considerazioni svolte in ordine al nesso causale, il danno patrimoniale patito dalla Società Cliente può essere quantificato in € 18.611,99, al lordo dello scoperto di polizza contrattualmente previsto (€ 1.861,20).

CONSIDERAZIONI FINALI Il sinistro si riferisce ad un’erronea consulenza professionale prestata dall’Assicurata nei confronti della Società Cliente, che avrebbe comportato un’indebita fruizione delle agevolazioni contributive previste dall’art. 8 della L 223/1991 in merito a 18 assunzioni curate per conto della Società Cliente.

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In base ai documenti esaminati, l’asserito comportamento colposo è stato posto in essere nel mese di dicembre 2004, periodo ricompreso nei 5 anni anteriori alla data di effetto della presente polizza; a parere della scrivente non emergono elementi per contestare l’operatività temporale della garanzia. Risulta provata l’esistenza del rapporto professionale tra l’Assicurata e la Società Cliente. In base alla ricostruzione dei fatti operata, si precisa che le informazioni estremamente sintetiche e contraddittorie fornite dall’Assicurata hanno impedito di formulare considerazioni definitive in merito alla sussistenza della condotta colposa attribuita a quest’ultima. Pertanto, a seconda delle informazioni fornite all’Assicurata in sede di conferimento del mandato, sono ipotizzabili due distinte considerazioni alternative: - Se l’Assicurata, in sede di assunzione dei dipendenti, sia stata informata della precedente stipulazione del contratto d’affitto, la responsabilità professionale dell’Assicurata risulterebbe impegnata; - In caso contrario, non sarebbe ravvisabile alcun comportamento colposo, in quanto l’Assicurata, nell’ipotesi di mancata conoscenza della stipulazione del precedente contratto d’affitto, non sarebbe stata messa a conoscenza della causa ostativa alla fruizione dei benefici contributivi. In ogni caso, allo stato degli atti, non sussiste il nesso causale fra la condotta colposa attribuita all’Assicurata e i contributi richiesti dall’INPS alla Società Cliente. Tuttavia, è opportuno evidenziare che l’Assicurata, nell’ipotesi in cui fosse stata informata della stipulazione del contratto d’affitto d’azienda, avrebbe dovuto comunicare alla Società Cliente dell’impossibilità di usufruire dei benefici contributivi; in tal caso, quest’ultima, avrebbe potuto versare alle naturali scadenze i contributi richiesti dall’INPS. Pertanto, in via puramente residuale, si potrebbe ipotizzare la sussistenza del nesso causale, tra il danno patito dalla Società Cliente e la condotta colposa posta in essere dall’Assicurata, nei limiti degli importi ulteriori che la Società Cliente ha dovuto corrispondere in sede di definizione della controversia (corrispondenti ai compensi di riscossione, agli interessi di dilazione, ed alle spese per accedere ed usufruire della rateazione, come meglio quantificati nella sezione “quantificazione del danno”), i quali sarebbero stati evitati nell’ipotesi di corretta consulenza professionale. E’ presente agli atti una richiesta di risarcimento formulata dall’Avv. XXXX, per conto della Società Cliente per complessivi € 153.446,56. Nell’ipotesi in cui codesto Ufficio Sinistri ritenga impegnata la responsabilità professionale dell’Assicurata e valuti la sussistenza del nesso causale, dai conteggi elaborati dalla scrivente, il danno patito dalla Società Cliente può essere quantificato in € 18.611,99, al lordo dello scoperto di polizza contrattualmente previsto, corrispondenti agli importi che la Società Cliente ha dovuto corrispondere in sede di definizione della controversia.

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Allegati In allegato si trasmette copia dei seguenti documenti, ritenuti rilevanti tra quelli inviati dall’Assicurata anche a seguito della Richieste formulate il 16.07.2009, 26.02.2010 e 30.03.2010:

1. Richiesta di trattamento di disoccupazione presentata dai dipendenti in data 6 dicembre 2004; 2. Contratto d’affitto d’azienda del 9 dicembre 2004; 3. Visure camerali; 4. N. 15 comunicazioni al centro per l’impiego; 5. Verbale di accertamento N. 503 Isp. del 29 settembre 2008; 6. Ricorso agli organi istituzionali dell’INPS, predisposto in data 29 ottobre 2008; 7. Ricorso al Direttore Regionale INPS del Piemonte presentato in data 28 aprile 2009; 8. Comunicazione di rigetto del ricorso predisposta dall’INPS in data 17 marzo 2009; 9. Richiesta di risarcimento datata 4 luglio 2009; 10. Cartella di pagamento n. 1101 1020090082585561000 di € 137.033,56; 11. Ulteriore richiesta di risarcimento del 2 febbraio 2010; 12. Relazione predisposta dall’Assicurata il 10 settembre 2009; 13. Relazione predisposta dall’Assicurata il 26 febbraio 2010; 14. Relazione predisposta dall’Assicurata il 29 aprile 2010; 15. N. 4 fatture emesse dall’Assicurata nei confronti della Società Cliente; 16. Registro IVA vendite Assicurata; 17. Sentenze Cassazione Civile.

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