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notiziario

PERIODICO del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia

Poste Italiane s.p.a. - Spediz. in abb. post. - d.l. 353/2003/ (conv. in L. 27-02-2004 n. 46) art. 1 - comma 1- DCB - Filiale R.E. - Tassa pagata taxe perçue - Anno XLIV - N. 5-6 di giu-lug 2013 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio P.T. di Reggio Emilia detentore del conto per restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Germano Nicolini

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giugno luglio

ai giovani: «Salvate il Paese, salvate l’Italia»

03 l© editoriale Antifascismo e riforma dello Stato Antonio Zambonelli 04 l© politica I neo parlamentari reggiani Bertani, Zambonelli 07 l©25 Aprile Un 25 Aprile aperto alla speranza, festeggiato in tutta la provincia 12 l© cultura Le mafie al nord Anna Fava


sommario Editoriale

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03 L’Antifascismo ancora contro populismi e strane ipotesi di riforma dello Stato, di A. Zambonelli

Sosteniamo il NOTIZIARIO Con il corrente anno 2013 inizieranno le commemorazioni dei settantesimi di eventi salienti della Resistenza, sia a livello nazionale che locale. Il nostro “Notiziario” sarà particolarmente impegnato su questi temi, anche come rilancio di quella cultura antifascista di cui il Paese ha più che mai bisogno nelle presenti circostanze. Contiamo che il nostro periodico, che non viene venduto e non fa abbonamenti, possa ottenere il sostegno necessario a far fronte alle crescenti spese. Allo scopo, oltre a farci visita in Via Farini, 1, si può ricorrere al versamento postale o bancario, come da indicazioni in questa stessa pagina.

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05-06 2013

giugno luglio

Politica 04 I reggiani nuovi eletti su Antifascismo in Parlamento e nella Scuola, interviste a cura di G. Bertani e A. Zambonelli 06 La Costituzione, bussola del popolo italiano, di Presidenza ANPI Reggio Emilia Ancora senza colpevoli la strage di Piazza della Loggia a Brescia, di A. Fontanesi 25 Aprile 07 Un 25 Aprile aperto alla speranza. Festeggiato in tutta la provincia il 68° anniversario della Liberazione Estero 10 Scenari futuri per un Venezuela senza Hugo Chavez, di B. Bertolaso Cultura 11 A proposito del libro di Ione Bartoli La mela sbucciata, di E. Bertani 12 Le mafie al Nord. “Senza far troppo rumore sono diventate anche un nostro problema!”, di A. Fava 13 La marcia su Roma, mito fondativo del fascismo. Una mostra a Guastalla, di F. Ferrarini 14 Olanda, una nazione in bicicletta, A. Bariani 15 ERA: Resistenti, testimoni, musicisti, scrittori, di A. Arati 16 La propaganda fascista e le donne. Parole chiave, a cura di E. Bertani 17 Finché le stelle saranno in cielo. Un viaggio dall’America all’Europa per ritrovare la memoria dell’Olocausto, l’amore e la speranza, di G. Guidotti

Società 22 L’Altra Città del Tricolore. Gli invisibili, i “senza tetto” a Reggio Emilia, di Glauco Bertani Memoria 23 Cercare una via per dare giustizia ai Martiri del 7 luglio 1960, di Maino Marchi 24 Due intitolazioni a Castelnovo Monti per i partigiani montanari Falce e Geppe, di A. Zambonelli 25 Partigiano Massari Leo, nome di battaglia Bulin 26 Gina Pifferi, Con coraggio e garbata ironia lungo le tragedie del Novecento, di a.z. Maria Cervi sei anni dopo, di A. Fontanesi 27 Dorina Storchi, una partigiana da proclamare Giusta fra le Nazioni, di A. Zambonelli Cura dei cippi, un esempio da seguire, di L. Galaverni 28 I Settantesimi della Resistenza. Dalla ripresa cospirativa antifascista (comunista) all’eccidio delle Reggiane (1942-28 luglio 1943) 29 Lettere 30 Lutti 31 Anniversari 35 I sostenitori 37 Turismo culturale Le rubriche 18 Cittadini-democrazia-potere, di Claudio Ghiretti 19 Segnali di Pace, di Saverio Morselli 20 Opinion leder, di Fabrizio “Taver” Tavernelli 21 La finestra sul cortile, di Sandra Campanini

Cercare una via per dare giustizia ai Martiri del 7 luglio 1960, di Maino Marchi, pag. 23 Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III - 70% Periodico del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia Via Farini, 1 - Reggio Emilia - Tel. 0522 432991 C.F. 80010450353 e-mail: notiziario@anpireggioemilia.it; presidente@anpireggioemilia.it sito web: www.anpireggioemilia.it Proprietario: Giacomo Notari Direttore: Antonio Zambonelli Caporedattore: Glauco Bertani Comitato di redazione: Eletta Bertani, Ireo Lusuardi Collaboratori: Paolo Attolini (fotografo), Angelo Bariani (fotografo), Massimo Becchi, dott. Giuliano Bedogni, dott. Carlo Menozzi, Bruno Bertolaso, Sandra Campanini, Anna

Fava, Nicoletta Gemmi, Claudio Ghiretti, Enrico Lelli, Saverio Morselli, Fabrizio Tavernelli Registrazione Tribunale di Reggio Emilia n. 276 del 2-03-1970 Questo numero è stato chiuso in tipografia il 30 maggio 2013 E. Lui Tipografia Reggiolo (RE) Impaginazione e grafica Glauco Bertani Per sostenere il “Notiziario”: UNICREDIT, piazza del Monte (già Cesare Battisti) Reggio Emilia IBAN: IT75F0200812834000100280840 CCP N. 3482109 intestato a: Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale ANPI


editoriale di Antonio Zambonelli L’Antifascismo ancora contro populismi e strane ipotesi di riforma dello Stato

ci si siamo lasciati nel numero precedente chiedendoci “se

al prossimo 25 aprile ci saremo liberati dalle pesanti incertezze in cui galleggia la società nazionale”. Ebbene, giunti a giugno, possiamo purtroppo affermare che le incertezze sono ancora lì, e ci sfidano. Anche se ci consolano, per così dire, i cambiamenti prodotti dalle elezioni amministrative.

Sul piano nazionale, dai “tre cantoni incomunicanti”, frutto delle elezioni politiche di febbraio, si è passati ad una forzata “comunicazione” tra due dei cantoni : quello a cui fa capo il PD e quello a cui fa capo il PdL. Nato con l’impegno di far fronte ad alcune urgenze (modifica della legge elettorale porcata; provvedimenti per far fronte alla drammatica situazione socio-economica) il Governo Letta si sta ora incamminando per confusi sentieri di modifiche costituzionali (in deroga all’art. 138 della Carta) lasciando in secondo piano le urgenze da cui si era partiti. Gli interventi di politici e studiosi sul tema riforma dello Stato, della forma di Governo, ormai sono una folla. Ma il clima culturale di cui è intriso il dibattito si fa sempre più preoccupante quanto a solidità dei fondamenti. Tocca di leggere, su l’Unità, per mano di Michele Ciliberto, che “Le culture dell’antifascismo sono tramontate, e sono venute meno anche alcune delle principali preoccupazioni che avevano animato i costituenti formatisi nel fuoco della lotta al fascismo”. Se, circa le preoccupazioni, si allude al “complesso del tiranno”, credo che siamo ben lontani dal doverlo abbandonare, viste le esplicite mire del sig. B per uscire dai suoi personalissimi casini personali. Un sig. B che si vanta di essere l’artefice del Governo attuale e con ciò stesso il realizzatore della “pacificazione”. Un sig. B che tiene sotto costante ricatto il Governo medesimo e che fa dire a quelli del suo cerchio magico quanto sarebbe bello averlo come Presidente della

Repubblica eletto dal popolo. Quanto al tramonto dell’antifascismo, è certamente vero per l’attuale destra berlusconiana, realizzatrice finale di un pluridecennale auspicio di “farla finita col paradigma antifascista”.(Ricordiamo il De Felice 1975, e il Pansa anni Novanta e inizio terzo millennio?). Anche Grillo e qualche suo parlamentare hanno avuto uscite che paiono collocarsi sulla stessa linea. Per fortuna alcuni esponenti di M5S si esprimono in modo diverso. Rimandiamo per questo alla articolata risposta, sul tema della cultura dell’antifascismo, della senatrice Maria Mussini, che compare in queste pagine accanto a quella della sua collega Leana Pignedoli (PD) . Con tutti, lo ribadiamo, come ANPI (che non è cinghia di trasmissione di alcun partito), intendiamo mantenere aperto un dialogo mirato possibilmente alla ricomposizione di schieramenti che fondino la loro azione sull’antifascismo. Un antifascismo che non è nostalgia di

cose vecchie ed ammuffite ma, proprio come scrive la sen. Mussini, si realizza “oggi nella lotta contro il silenzio omertoso e l’indifferenza ignorante e passiva di fronte a qualunque forma di negazione dei valori su cui si basa la convivenza così come la descrive la Costituzione”. O come, quasi contrappunto armonioso, scrive la sen. Leana Pignedoli: “Non vi può essere consapevolezza reale se non si conosce ciò che è stato. Per questo apprendere la “profondità” della storia è indispensabile, conoscere cosa ha significato il fascismo, la dittatura, o la cultura stragista degli anni di piombo...”. Sono concetti che condividiamo. Spetta ai politici, comprese le senatrici nostre concittadine appena citate, trarne qualche conseguenza operativa nel presente e per un futuro di reale cambiamento, per un’alternativa diversa da quella in atto con un governo che molti sentono di “costrizione” anziché di coalizione.

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politica

I reggiani nuovi eletti su ANTIFASCISMO in Parlamento e nella Scuola a cura di Glauco Bertani e Antonio Zambonelli

La domanda che segue – nata dal documento ANPI-Istituto Cervi presentato l’estate scorsa – l’abbiamo rivolta ai sette parlamentari reggiani eletti nelle elezioni del febbraio scorso. Ora pubblichiamo le risposte delle sentarici Maria Mussini e Leana Pignedoli, giunte in redazione quando il precedente numero era già chiuso. Nel numero scorso abbiamo pubblicato le risposte di Maria Edera Spadoni, Maino Marchi e Paolo Gandolfi. L’Italia avrebbe bisogno di un’iniezione antifascista. La Costituzione è antifascista in ogni suo principio, non solo nella XII disposizione transitoria. Educare alla democrazia, alla legalità, ad una formazione antifascista sono le parole d’ordine che dovrebbero informare tutta l’azione politico-amministrativa e giudiziaria dello Stato. C’è una legge firmata da Scelba del 1952: all’articolo 9 dispone che sia diffusa, nei programmi scolastici, la conoscenza di ciò che era stato il fascismo. E’ una legge inapplicata. La Costituzione inserendo nel suo primo articolo la parola “lavoro” gli riconosce il fondamento della Repubblica stessa e la base per la dignità delle persone. A partire dal documento sulla diffusione della cultura antifascista, che qui alleghiamo in sintesi, dell’ANPI e dell’Istituto Cervi del luglio scorso, Le chiediamo come si potrebbe delineare tale impegno nel nuovo Parlamento in particolare su due temi sopra accennati: la scuola e il lavoro con relativo tema ambientale.

Maria Mussini M5S

Il tema dell’antifascismo ha una duplice

valenza: da un lato è collocato storicamente e rappresenta uno snodo fondamentale per la storia del nostro paese, sia come risposta a un regime oppressivo sia come stimolo per la nascita della Repubblica; dall’altro rappresenta un modo di concepire le relazioni tra popolo e potere (δημος / démos e κρατος / kràtos), radici che costituiscono il nome stesso di democrazia. Dunque antifascismo e demo-

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crazia sono affiancati, in quanto il primo si configura come fonte e baluardo della seconda e tutto ciò trova una sua declinazione puntuale in tutte le pieghe della vita dei cittadini all’interno della Carta Costituzionale. Così il lavoro, l’istruzione e la tutela dell’ambiente sono il primo terreno in cui questo binomio viene realizzato, ma anche messo alla prova. Il fatto che il lavoro sia proposto come fondamento della Repubblica si spiega con il principio che l’individuo nella sua attività quotidiana non trova soltanto gli strumenti necessari alla sua sopravvivenza o al suo benessere, ma molto di più: trova la realizzazione della sua libertà; così come l’istruzione pubblica offre non solo le conoscenze perché il giovane metta a frutto le sue capacità e dia il proprio contributo allo sviluppo della comunità, ma di più: costruisce consapevolezza e senso critico. La libertà di fare delle scelte, la consapevolezza e il senso critico, la responsabilità e il rispetto per l’alterità sono tutti elementi che nutrono l’antifascismo, sia quello collocato nella storia del nostro Paese, sia quello che deve continuare a operare e a dare forma al profilo stesso del cittadino. A questo proposito vorrei sottolineare che l’affermazione di com-

portamenti antidemocratici si alimenta di ogni forma di indifferenza e di omertà. Anzi, io credo che l’antifascismo si realizzi oggi nella lotta contro il silenzio omertoso e l’indifferenza ignorante e passiva di fronte a qualunque forma di negazione dei valori su cui si basa la convivenza così come la descrive la Costituzione. Sarebbe sbagliatissimo pensare dunque che la Resistenza sia solo un capitolo del libro della nostra storia, così come è sbagliato supporre che la democrazia sia un dato acquisto una tantum: sono valori che vanno costantemente difesi e salvaguardati e il terreno su cui si gioca questa partita è prima di tutto la scuola pubblica. Se c’è un luogo dedicato alla costruzione della conoscenza, allo sviluppo della coscienza critica e aperto al confronto con “l’altro” in tutte le sue declinazioni - fino anche all’alterità etnica o linguistica o religiosa o culturale questo è la scuola. Per quanto attiene ai programmi scolastici, ormai da molti anni il programma di storia delle classi terminali della scuola secondaria si occupa del ’900, delle sue apocalissi – e dunque delle guerre, delle tragedie umane e culturali e politiche loro connesse – e dei suoi successi, quali la rivoluzione femminile, la diffusione della


politica democrazia, dell’istruzione, dell’equità politica e giudiziaria in porzioni sempre più ampie del nostro pianeta. I valori della Costituzione si riflettono, oggi, anche nella didattica di discipline quali la storia e la geografia nel primo biennio della scuola secondaria: tutti i testi scolastici di queste materie affrontano lo sviluppo storico dei paesi asiatici ed africani e le peculiarità culturali ed antropologiche non solo delle altre nazioni europee ma anche dei più importanti paesi del globo, correggendo una tradizionale prospettiva eurocentrica e focalizzando l’attenzione ai temi della giustizia, o meglio dell’ingiustizia, delle distribuzione delle risorse e delle opportunità economiche nel mondo e sollecitando così una visione critica e vigile.

Leana Pignedoli PD

Cultura civica e spirito critico vivono

e crescono dentro di noi solo se supportati da una salda ed adeguata formazione nella scuola e nella nostra vita, nel suo complesso. Sono necessari, se non vogliamo essere travolti dalla complessità del mondo contemporaneo, protagonisti attivi e non attori passivi, consapevoli e non manipolabili. Nelle nostre scuole l’educazione civica è attività spesso troppo marginale Serve, invece, una formazione specifica per sviluppare i concetti di diritto e di giustizia, di doveri e di forme di partecipazione. La società della comunicazione che stiamo vivendo al contrario ci propo-

Nello stesso spirito in questi anni gli insegnanti del ciclo primario hanno fatto fronte con un impegno, spesso gratuito, all’ondata di immigrazione che ha cambiato i connotati di questo Paese: maestre e maestri elementari hanno supplito alla funzione che in paesi a noi molto vicini quali la Francia o l’Austria spettano a mediatori culturali retribuiti; e così hanno fatto i docenti della scuola secondaria di primo grado; sono stati gli insegnanti a risolvere spesso problemi di integrazione, di collaborazione fra bambini dalla diversa provenienza che in altre strutture amministrative nazionali vengono gestiti con personale specializzato. Alla luce di queste considerazioni credo che sia evidente che il Parlamento dovrà impegnarsi e impegnare qualunque go-

verno a recuperare alla pubblica istruzione in tutti i suoi segmenti (dall’infanzia fino all’università) le risorse che negli ultimi 30 anni sono state deviate su altri obiettivi. Le Camere dovranno riappropriarsi del potere legislativo che è loro proprio, per affrontare in modo organico le esigenze di un mondo che ha, in certi contesti anche eroicamente, fatto la sua Resistenza a un degrado generale, senza arrendersi di fronte allo svilimento anche pubblico dei valori della conoscenza, del rispetto delle regole, della collaborazione e dell’integrazione delle alterità: tutti fattori costitutivi di una educazione antifascista e segno della pratica dei valori di civiltà e di democrazia che hanno dettato ai Costituenti la nostra Carta.

ne messaggi rapidi, spot, comunicazioni di superficie ad effetto immediato. Si preoccupa dei livelli di audience, studia i sondaggi. Ha in mente spettatori passivi e non interlocutori consapevoli. La sfida di questo tempo, per chi vuole onorare la Costituzione negli anni 2000, deve essere proprio la lotta alla superficialità, al populismo dilagante. La RESISTENZA deve essere alle lusinghe degli effetti solo mediatici, all’individualismo spinto, allo spregio di ciò che è pubblico. “Tanto la barca non è mia...” diceva la storiella di quel ragazzo che stava con indifferenza affondando in mare. Ma non vi può essere consapevolezza reale se non si conosce CIO’ CHE E’ STATO. Per questo apprendere la “profondità” della storia è indispensabile, conoscere cosa ha significato il fascismo, la dittatura, o la cultura stragista degli anni di piombo. Sapere che vi è già stato un tempo in cui i partiti e le istituzioni erano disconosciuti, paesi ingovernabili, sapere che in un caso questo portò diritto alla Repubblica di Weimar. Fu nel secolo scorso, ma vi è una analogia inquietante con l’attuale situazione italiana, un mix di fattori preoccupanti, crisi economica, sfiducia nelle istituzioni e nella politica, disperazioni individuali, violenza in un escalation spietata. Del resto Piero Calamandrei, all’assemblea costituente il 5 settembre

del ’46 disse “le dittature sorgono non dai governi che governano e che durano, ma dall’impossibilita di governare dei governi democratici”. Dobbiamo fornire ai nostri ragazzi tutti gli strumenti di lettura degli avvenimenti, che non devono rimanere solo atti di cronaca, ma fatti importanti, dei quali è necessario leggere i significati e le culture che li hanno mossi. Ecco, questo secolo, ha ancor più bisogno di cittadini maturi, poco vulnerabili, ma molto dialoganti, perché i problemi da affrontare sono colossali. Solo da un approccio completamente nuovo può ripartire la speranza, il futuro, una nuova storia delle giovani generazioni. Una scuola, motivata e motivante e’ la precondizione perché questo avvenga. Dalla ripresa della crescita, da nuovi tipi di sviluppo, da settori con nuove potenzialità si può invertire la spirale della disoccupazione dilagante. Da nuove visioni, che credono nelle vocazioni reali del nostro paese. Dall’“attivarsi” più che dall’“attendere” misure assistenziali è legata la ripresa . Il premier Enrico Letta ne ha fatto la propria bandiera. La priorità è dare lavoro ai giovani. Questo l’impegno unanime di tutte le forze politiche, nessuna esclusa come impone la gravità della situazione. Ancora una volta tocca a chi ha più senso di responsabilità.

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politica

La Costituzione, bussola del popolo italiano In relazione ai diversi progetti che si

vanno formulando, anche in sede governativa, in merito ad un sistema di riforme costituzionali, l’ANPI ribadisce la più ferma contrarietà ad ogni modifica, legislativa o di fatto, dell’art. 138 della Costituzione, il quale semmai dovrebbe essere rafforzato e del quale in ogni caso, si impone la più rigorosa applicazione. Siamo convinti che il procedimento da seguire non può che essere quello parlamentare, attraverso gli strumenti e le commissioni ordinarie, non essendovi ragione alcuna per eventuali nuove formule e strutture, essendo più che sufficiente quanto già previsto dai regolamenti parlamentari. E’ inoltre quanto mai inopportuno il ricorso ad apporti esterni che in qualche modo incidano sul lavoro parlamentare e che non siano quelli già previsti mediante pareri o consultazioni; in quanto come da noi più volte espresso, le sole riforme pos-

sibili ed auspicabili sono solo quelle che risultano in piena coerenza con i princìpi della prima parte della Costituzione e con la stessa concezione che è alla base della struttura fondamentale della seconda. Tuttavia ribadendo che la Costituzione è una soltanto, eventuali pesanti modifiche alla sua seconda parte, ricadrebbero pesantemente con l’alterarne anche la prima. Pertanto l’ANPI si opporrà ad ogni riforma che introduca il presidenzialismo o il semipresidenzialismo, poiché non risultano ragioni evidenti per stravolgere il delicato e complesso sistema delineato dal legislatore costituente. L’assoluta e prioritaria necessità è quella procedere alla modifica della legge elettorale vigente, da tutti ritenuta inadeguata e dannosa, a ben vedere uno dei principali ostacoli al cambiamento preteso dai cittadini in fase di voto e quindi intralcio che impedisce l’attuazione della Costituzione stessa. Con questo non si tratta di restare ancora-

ti a tutti i costi ad un sistema immodificabile, ma in modo chiaro va detto che prima di qualsiasi e non urgenti modifiche della Costituzione, occorre la sua messa in pratica, impedendo pertanto ingiustificate alterazioni, assicurando che non vengano poste in atto misure pericolose, suscettibili di scardinare la profonda ed intima coerenza del sistema costituzionale, senza alcun vantaggio per la democrazia e per i cittadini stessi. Anche nel corso della manifestazione indetta dalla FIOM, sabato 18 maggio a Roma, alla quale ha aderito la nostra Associazione, salutata con calore dal palco, è stato ribadito con forza che la Costituzione non deve essere modificata, un appello sottoscritto da molti artisti fra i quali Stefano Rodotà e Gino Strada. Presidenza ANPI Reggio Emilia (comunicato stampa del maggio 2013)

28 maggio 1974-28 maggio 2013

Ancora senza colpevoli la strage di Piazza della Loggia

Brescia, una bomba fascista uccise 8 persone e ne ferì 102 L’ANPI di Reggio, con la propria bandiera, era presente alla commemorazione di Alessandro Fontanesi

Anche quest’anno l’ANPI di Reggio

ha partecipato alle celebrazioni per il 39° anniversario della strage fascista in Piazza Loggia a Brescia, con la propria bandiera, a testimoniare la necessità di mantenere viva la memoria di un fatto criminoso e per il quale non esistono colpevoli. Quella del 28 maggio 1974 in Piazza Loggia, che provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre 102, resta una strage impunita compiuta con le altrettanto chiare complicità di ambienti deviati dello Stato e che per almeno due decenni operarono per sovvertire l’ordinamento democratico sorto con il 25 aprile ’45. Le Istituzioni, oggi, devono non solo operare affinché sia fatta giustizia ed emerga la verità su quei fatti, ma devono anche farsi carico concretamente che la memoria di quella tragedia non sia dispersa. E tutto questo potrà avvenire soltanto abolendo una volta per tutte il segreto di Stato per le stragi di terrorismo e di mafia, per le stragi proprio come quella di 6

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Piazza Loggia. Il progredire di uno Stato e di un Paese che si reputi civile e democratico non può prescindere da tutto questo. Bologna, Reggio Emilia, Piazza Fontana, Brescia, Capaci, Ustica, attendono da troppo tempo giustizia, perché per troppo tempo si è preferito produrre una anomalia, tutta italiana, per cui le bombe causavano morti e feriti ma non avevano un responsabile. L’ ANPI reggiana ha voluto partecipare alla commemorazione di Brescia per testimoniare l’urgenza di verità e giustizia, che è lo stesso popolo italiano a pretendere e che non può assolutamente più essere rimandata. E’ intervenuto il presidente del Senato Grasso che ha portato il suo saluto ai famigliari delle vittime del 28 maggio ’74. Nella foto in alto il presidente dell’ANPI di Brescia Giulio Ghidotti (a sinistra) con accanto Lino Pedroni, partigiano della 122a Brigata Garibaldi e presidente onorario dell’ANPI


25 Aprile

Un 25 aprile aperto alla speranza

Festeggiato in tutta la provincia il 68° anniversario della Liberazione E’ stato un grande 25 aprile dalle piaz-

ze di tutta la provincia agli spazi affollatissimi dei Campi Rossi di Gattatico. Era stato il nostro auspicio ed anche un sole luminoso ne ha favorito la realizzazione. Nel capoluogo, in piazza della Vittoria, hanno risuonato le parole di allarme e di speranza di Germano Nicolini, parole che hanno entusiasmato e commosso giovani e anziani. Con i suoi 94 anni fra pochi mesi, il “Diavolo” ha tra l’altro affermato che “L’Italia sta vivendo un momento difficilissimo, un momento nel quale il Paese è sprofondato in una crisi che potrebbe mettere a rischio la democrazia”. Nell’appello finale del suo discorso ripetutamente e calorosamente applaudito, Nicolini lancia un vibrante appello ai giovani:”Salvate voi l’Italia!”. Dallo stesso palco hanno parlato il sindaco Delrio e la Presidente della Provincia Sonia Masini. L’on. Pier Luigi Castagnetti ha svolto l’orazione ufficiale. Decisamente il Presidente Notari non si è sbagliato quando ha proposto che Nicolini parlasse alla manifestazione centrale del 25 aprile a nome delle associazioni partigiane. Lo stesso Notari, nel pomeriggio, ha ri-

Il 25 aprile 2013 a Reggio Emilia è stato “colorato”. Il tradizionale corteo della Liberazione, infatti, è stato aperto da una ventina di mezzi dell’epoca, guidati e accompagnati da alcune decine di “rievocatori” in uniforme ed è sfilato lungo via Emilia San Pietro, percorrendo lo stesso tracciato d’ingresso dei Liberatori di 68 anni fa. Nella foto un momento del passaggio in via Emilia della colonna storica (foto Angelo Bariani)

volto parole toccanti alle centinaia di giovani accorsi a Casa Cervi e che lo hanno applaudito con affetto: “Nel 1945 il Paese era alla fame – ha detto Notari – ma uomini e donne, soprattutto giovani, si misero al lavoro per ricostruire. Oggi vedo tanti giovani che faticano a trovare il percorso ... a loro voglio dare un messaggio di speranza e fiducia. Oggi serve ancora una grande Resistenza”.

Uno scorcio parziale delle migliaia di persone, soprattutto giovani, che affollavano i prati e i cortili di Casa Cervi all’insegna di una speranza che parte dalla memoria della Resistenza.

Ipartigiani Giacomo Notari e Giacomina Castagnet-

ti hanno hanno toccato con le loro parole le menti e i cuori del pubblico. Dallo stesso palco hanno parlato la Presidente della Provincia Sonia Masini, del Cervi Rossella Cantoni, Carla Cantone (SPI-CGIL) e il giornalista Giovanni Tizian. giugno/luglio 2013

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25 Aprile

Continua l’esperienza del ricordare insieme studenti e anziani nelle case protette di RETE di Antonio Zambonelli

Ripetuta anche quest’anno dall’ANPI,

come nel 2012, la serie di “Riflessioni e testimonianze sulla Resistenza e la Liberazione” in vista del 25 aprile, d’intesa con RETE (Reggio Terza Età), in quattro strutture che ospitano gli anziani, coivolgendo gli utenti delle Case protette e dei Centri diurni del Comune di Reggio. In ognuna delle strutture esponenti e partigiani della nostra associazione hanno dialogato con gli anziani ospiti, loro familiari, ragazzi delle scuole vicine. Particolarmente significative le presenze degli studenti che hanno contribuito a valorizzare le relazioni intergenerazionali.

Venerdì 12 aprile alla Casa protetta LE MIMOSE, a Baragalla, coprotagonisti il partigiano Giglio Mazzi, Alì, ed i ragazzi delle terze A e C, della Media Don Pasquino Borghi. Lunedì 15, a LE MAGNOLIE, zona Orologio, ha presenziato Antonio Zambonelli con allievi della 3a F della media “M.E. Lepido”. Martedì 16 a VILLA ERICA, Via Samoggia (San Prospero) Giacomo Notari ha interloquito con anziani e studenti di 5a H del Liceo “M. di Canossa”. A richiesta di un’altra classe, l’incontro è stato ripetuto il 17 maggio.

16 aprile,Villa Erica. Da sinistra Raffaele Leoni, presidente RETE, Giacomo Notari, presidente ANPI Reggio, Silvano Consolini, ex operaio delle Reggiane e segretario FIOM provinciale (foto Angelo Bariani)

Mercoledì 17 Ireo Lusuardi a VILLA MARGHETA (Villa Cella) ha portato la sua esperienza di partigiano e di ex professore agli anziani e ai ragazzi della 5a A della scuola primaria.

Ed ora qualche nota circa l’esperienza che ho vissuto a LE MAGNOLIE Ho introdotto l’incontro con gli anziani ricoverati e una trentina di studenti di 3a media: valore dell’ascolto di anziani. Ognuno una biblioteca. Spiegato cosa fu Resistenza. Non solo armata. Partecipazione popolare da immediato post 8 settembre, per aiuto a sbandati, ecc. Resistenza – Costituzione: principi fon.li, diritti uguaglianza, ecc. Fascismo sopraffazione, razzismo: primo e secondo Libro del fascista, catechismo razzista, con domande e risposte da imparare a memoria. Tra gli anziani ospiti la prima a reagire è OLGA di Rolo, 93 anni. Racconta del marito Internato militare in Germania, della mancanza di sue notizie, poi di una lettera giunta non capiva da dove. Chiese 8

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a soldato tedesco che le risponde: dalla Germania. Dove tuo marito è internato. EMILIA, 99 ANNI, originaria di Bologna, commossa mentre raccontavo di bombardamenti, torture. Lei racconta delle bombe sulla stazione di Bologna, dei vagoni piombati alla sottostazione per Brennero, con soldati nostri prigionieri, bigliettini dai finestrini, recapitati a famigliari. Poi profuga a Scandiano, da Bologna a piedi, con carrettino per robe da portare . Da allora a Scandiano, col marito. Dai ragazzi domande: tutti i partigiani avevano un nome di battaglia? Paura di morire? Sparato contro il nemico? Perché decisione di farsi partigiani?

Non essendoci apparentemente partigiani presenti, do io le risposte, citando interviste fatte. Altra anziana mi fa cenno e riesce a dire: Io sono la sorella di Jak; spiego ai ragazzi chi era Jak: Erio Camellini, partigiano medaglia d’argento al v.m. E’ visibilmente contenta. Al suo fianco, in carrozzina, il marito, FRANCO di Castelbaldo, fu alla battaglia del Ghiardo (Quaresimo). Lavorò alla Coop Muratori con mio padre. Poi un BAROZZI di Baiso, dice: io sono stato stato partigiano nelle FF.VV. Una delle 3 prof. che accompagnano gli studenti invita a parlare una sua allieva, 13 anni, Kossovara. Nome Skelqesa Pa-


25 Aprile lughi. I serbi hanno preso nonno e altro parente li hanno picchiati, chiusi in una casa, poi incendiata con loro dentro. Miei familiari hanno poi raccolto i resti inceneriti per la sepoltura. Mio padre ha combattuto contro i serbi. Abbiamo ancora il suo cappello con un buco prodotto da pallottola serba. E’ un racconto forte, emozionante nella bocca di una ragazzina. Ci dice che il sonno della ragione continua a generare mostri. Cerco di concludere nello spirito dell’art. 11 della Costituzione. Non è finito. Un signore, familiare di un ricoverato, si alza e dice che bisogna parlare anche delle foibe, che quei fatti tenuti nascosti, ecc. Nonostante l’orario rispondo: vero, foibe fatto atroce, bisogna parlarne e parlare di tanti fatti accaduti nell’ex Jugoslavia dal 1919 alla 2a guerra mondiale.

17 aprile,Villa Margherita. Ireo Lusuardi (foto Angelo Bariani)

Il ricordo del 25 Aprile a Poviglio

Il via alle celebrazioni a Povglio è stato dato mercoledì 24 aprile con la visita ai cippi commemorativi dei caduti povigliesi, situati

al di fuori del territorio comunale. Nella mattinata del 25 una grande folla di persone si è raccolta in Piazza Umberto I da dove è partito il corteo per fare visita ai monumenti dei caduti delle due guerre mondiali. Il percorso, terminato in Piazza Umberto I, è stato chiuso dall’intervento del sindaco Giammaria Manghi che nel suo discorso ha invitato tutti “a non cadere nell’arrendevolezza. Non si tratta di una raccomandazione rituale o di maniera, fondata sulla convinzione piena che possiamo avere speranza di cambiare lo stato delle cose. Si, è la dimensione della speranza che dobbiamo contrapporre all’avanzata della crisi, che pare dilagare in modo diffuso. Fare memoria del 25 aprile e della liberazione è un modo per generare concretamente la speranza”. A seguire, protagonisti della giornata sono stati i bambini delle classi quinte della Scuola Primaria che, accompagnati dagli insegnanti e dagli educatori, hanno effettuato recitazioni e canzoni sul tema della Liberazione. Nelle foto alcuni momenti della manifestazione (foto Bacchi)

Rinnovato a Roteglia di Castellarano il ricordo di Elgina Pifferi

Il 28 aprile u.s., nella sua natia Roteglia

di Castellarano, è stata ricordata la straordinaria figura di donna e partigiana di Gina Pifferi, Mireille nella Resistenza francese, per anni, nel dopoguerra, presidente della Fratellanza reggiana di Parigi. La sua vicenda umana è stata rievocata in un incontro a Roteglia, promosso dalla FILEF, con il patrocinio del Comune di Castellarano, a cui hanno partecipato

il sindaco Rivi, la figlia Mirella, appositamente venuta da Parigi, Stefano Morselli (per la FILEF) e la presidente della provincia Sonia Masini. Nell’occasione è stata inaugurata l’intitolazione di una strada nella frazione di Tressano. (a.z.)

link memoria pag. 26

Il Sindaco Rivi scopre la targa dedicata a Gina. Alla sua sinistra Sonia Masini. Alla destra Stefano Morselli, Mirella Ugolini, figlia di Gina, Alessandro Carri giugno/luglio 2013

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Estero

di Bruno Bertolaso

I cambiamenti politico-sociali del con-

tinente sudamericano, dovute al carisma e al radicamento nell’anima del popolo venezuelano di Hugo Chavez, non hanno mai trovato una parola di condivisione tra i media occidentali. Il “New York Times”, dopo avere stappato lo champagne per festeggiare “la scomparsa di un demagogo” titolava in prima pagina Il piccolo ras venezuelano Chavez è morto. Su “Le Point” parigino, Bernard-Henry Levy concentrava la sua critica “sull’antisemitismo malato” dell’ex presidente venezuelano. Superava tutti i media il premio Nobel Mario Vargas Llosa, che su “El Pais”, dopo avere collocato Chavez tra i caudillos latinoamericani scriveva “questi orripilanti clown dalle mani sporche di sangue, gonfi di vanità grazie al servilismo ed all’adulazione di chi li circonda”. Il vastissimo coro dei media, senza eccezione alcuna, non concedeva nessuna grazia a Chavez accusandolo, innanzi tutto, di avere cercato di instaurare nel Paese un forma di censura e forme di autoritarismo in un cotesto, peraltro, in cui la stampa di opposizione, risultava libera e robusta. Il “volgare mascalzone”, come veniva etichettato da Nancy Pelosi, capogruppo dei democratici, in un suo intervento alla Camera USA, terrorizzava il capitalismo monopolista, faceva paura ai magnati del petrolio per la sua forza carismatica, il suo coraggio, la sua popolarità in Venezuela ed in tutta l’America latina, che con lui si è, di fatto, svincolata dai padroni “dell’orto di casa”. Il 14 aprile i venezuelani si sono recati al voto per eleggere il nuovo presidente, con la presenza di un’oppposizione forte, che stentava, peraltro, a rimanere unita, capeggiata senza entusiasmo da Henrique Capriles da contrapporre a Nicolas Moduro, candidato dal PSUV (Partito socialista unificato del Venezuela) formazione maggioritaria all’Assemblea, successore designato di Chavez. La vittoria di misura di Moduro con il 50,66 percento dei suffragi contro il 49,07 percento di Capriles, ha spinto quest’ultimo a richiedere una verifica al CNE (Centro nazionale elettorale) che Moduro ha accettato, convinto di avere vinto le elezioni, pur avendo disatteso l’obiettivo 10

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Hugo Chavez

dei dieci milioni di voti (ne ha avuti 7,5 milioni), propagandato dal candidato socialista prima del turno elettorale. I dubbi sui brogli ed il malcontento dei cosidetti “caprilistas” ha scatenato nel Paese una lunga serie di violenze di piazza, che hanno visto la distruzione di vari CDI (Centri di salute e di cure primarie) gestiti da medici cubani, di PDVAL (Centri popolari di vendite alimentari), di case del partito, del governo e di alti funzionari pubblici. I disordini e le proteste hanno lasciato dietro di sé il tragico bilancio di otto morti, tra i quali un bambino di otto anni. La situazione del Paese nel dopo voto si è fatta molto difficile. E’ in crisi la distribuzione di alcuni generi di prima necessità, dell’energia elettrica, dell’acqua, mentre la criminalità ha subito un preoccupante incremento. Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che l’inflazione si attesta ormai intorno al 40 percento si ha un quadro negativo dell’economia, con il bolivar in attesa di quasi certa svalutazione, dopo la supervalutazione datale da Chavez, e la svalutazione di tre volte del valore reale del dollaro americano. Pur godendo di una netta maggioranza parlamentare, Moduro si troverà costretto a cercare il costante appoggio delle forze armate, attraverso il presidente dell’Assemblea nazionale Diosdado Cabello, visto che undici governatorati contro i venti ottenuti dal partito di governo sono in mano a ex militari. Il controllo di tale situazione sarà un punto fermo della strategia governativa di Moduro per tutti i sei anni del suo mandato.

Nel caso di crisi economiche, del prezzo altalenante del petrolio, della destabilizzazione del Paese, che sarà sicuramente tentata dai partiti dell’opposizione e dagli Stati Uniti, Maduro avrà un vitale bisogno della fedeltà delle forze armate, che Chavez inserì decisamente nella vita politica del Paese, ma che ora rischiano di diventare un boomerang per il suo destino politico. Pur mantenendo in vita il modello Chavez, che prevedeva il controllo statale di tutte le risorse, l’uso strategico della leva petrolifera, i programmi popolari contro la povertà, in stretta compartecipazione con l’Alleanza bolivariana per le Americhe e l’Unione nazioni sudamericane, Maduro avrà un continuo bisogno di dare una valida tenuta economica al sistemapaese ed ai prezzi del petrolio, tenendo nella dovuta considerazione il fatto che Diosdado Cabello (che partecipò con Chavez al tentativo di golpe del 1992), sta cominciando a costruirsi una candidatura per le presidenziali del 2019, cercando di mettere in ombra, logorandola progressivamente, la figura di Maduro, tentando di sfaldare la coalizione di governo a livello parlamentare, polarizzando così i settori della “destra chavista”, onde mettere fine al “progetto bolivariano” di Chavez, al sogno cioè di instaurare per il Venezuela la democrazia partecipativa del XXI secolo.

Nancy Pelosi


cultura A proposito del libro La di Ione Bartoli La mela sbucciata di Eletta Bertani

Ione Bartoli, prima donna assessore re-

gionale ai Servizi sociali dal momento della istituzione delle Regioni nel 1970 fino al 1980, ha scelto finalmente di raccontare quella appassionante esperienza in un libro: La mela sbucciata: Quando la politica è fatta con il cuore. Il titolo rimanda ad un episodio vissuto dall’autrice, che ci auguriamo siano in molti a volere scoprire, e riassume felicemente l’anima e il senso della narrazione: restituire ai lettori di oggi non solo i nudi fatti, ma lo spirito con cui sono stati vissuti, il senso del proprio agire nelle istituzioni, il clima di quegli anni, per molte e molti di noi indimenticabili e profondamente interiorizzati. Anche per questa felice sintesi tra cuore e ragione, il libro è non solo di grande interesse ma di agevole lettura anche per i “non addetti ai lavori” e costituisce nel contempo un prezioso contributo alla ricostruzione di un periodo fondamentale della storia dell’Emilia Romagna e in particolare delle sue istituzioni: un periodo in cui era fortissima la spinta al cambiamento, la voglia di migliorare la vita di tutti e ancora dominavano speranza e la fiducia nel futuro e viva era la partecipazione dei cittadini. Come giustamente ricorda Flavia Franzoni Prodi nella sua prefazione, questo libro non è “la storia di una esperienza personale, ma la storia di un pezzo di una istituzione e di una amministrazione, l’Assessorato ai servizi sociali della regione Emilia Romagna”. E in questa organicità sta la sua novità rispetto ad altri contributi. Alla ricostruzione del modo come l’Assessorato è nato ed è via via cresciuto nel decennio ’70-80, che vede Ione protagonista per la forza della sua personalità e la lucidità della sua visione, si affiancano infatti i preziosi contributi dei suoi collaboratori nei vari settori, che ne descrivono e illuminano i vari aspetti e rendono la complessità, la fatica e la bellezza del processo innovativo innescato. Ione, non a caso, ha volutamente insistito nella sua premessa sulla “coralità” della esperienza vissuta, sui suoi tanti protagonisti e per questo ha voluto un libro “corale”. E’ una esperienza che ha letteralmente rivoluzionato l’ottica assistenzialista, caritativa e corporativa con cui allora era impostato il campo dei servizi sociali alle persone. Si può davvero

storia dell’assessorato ai Servizi sociali della Regione Emilia Romagna

IONE BARTOLI, La mela sbucciata. Quando la politica è fatta anche con il cuore, con CD-ROM, Consulta editrice, Reggio Emilia, 2013, pp. 348, euro 10,00

parlare di una vera e propria “rivoluzione culturale”, direi di “ un salto di civiltà”, che ha fatto della Regione la protagonista e la promotrice di una visione che pone al centro dei servizi sociali le persone nelle loro specificità, nei loro diritti, nella loro dignità. E’ una rivoluzione nata da un lavoro paziente e rigoroso di studio e conoscenza della realtà, dei soggetti sociali e dei bisogni, e da un costante confronto tra la Regione, i cittadini, ( le donne in primis protagoniste), I Comuni e le Provincie, le altre forze politiche del Consiglio regionale, le IPAB ed i vari enti gestori, la Chiesa, il Parlamento e lo stato centrale. Un processo politico e culturale profondamento democratico, in cui via via si afferma l’autorevolezza e il ruolo della Regione come istituzione pubblica, come effettivo punto di riferimento delle esigenze e delle aspirazioni dei cittadini e “guida” della comunità che rappresenta in quanto ne esprime i valori e garantisce in concreto i diritti dei cittadini attraverso risposte ed interventi che cambiano le loro condizioni e la loro vita sollecitando la loro partecipazione attiva. Particolarmente efficaci e toccanti nel rendere la forza dei cambiamenti introdotti e il loro

impatto sulla vita delle persone alcuni capitoli del libro, ad esempio, quelli dedicate ai portatori di disabilità, ai minori in istituto, agli anziani, all’infanzia. Non è stato facile affermare questa visione, per la pluralità degli interlocutori, dei diversi enti e soggetti gestori dei servizi e le loro diverse idee e pratiche, per la resistenze culturali e gli interessi in gioco. E’ stato un processo complesso, in cui forti ed accesi sono stati gli scontri, oltre che i confronti. La Bartoli si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe, accennando, ad esempio, alla sufficienza sussiegosa con cui il settore sociale era visto dai “ cugini nobili” dell’Assessorato alla Sanità e alle battaglie condotte nella Giunta per conquistare pari dignità e una corretta impostazione di integrazione tra sociale e sanitario negli interventi.. Nell’insieme e per tutto questo il libro è un testo fortemente “politico” e l’esperienza che vi è raccontata parla all’oggi. In un momento di grave crisi delle istituzioni, della politica, di smarrimento, rabbia e disillusione dei cittadini, offre spunti ed elementi di riflessione, fiducia e speranza nel cambiamento possibile. Nella consapevolezza delle mutate condizioni, rappresenta, come ha teso a sottolineare l’autrice, non un “modello” statico da imitare, ma uno stimolo a recuperare il rigore morale, la passione e la determinazione indispensabili se si vuole costruire davvero un rapporto nuovo e più costruttivo tra la società civile, la politica e le istituzioni. Nel libro è fortemente sottolineato il ruolo che ebbero, nel sollecitare i cambiamenti e nella costruzione del sistema di welfare emiliano, le associazioni femminili, in particolare l’UDI, e i movimenti delle donne, allora molto forti e sempre concreti ispiratori ed interlocutori della Regione. A ben vedere, infatti, le donne, Il loro peculiare punto di vista, la loro “scienza” della vita quotidiana e della vita delle persone, la loro concretezza, determinazione e passione per il bene comune sono il “cuore” vivo di questo libro, il filo rosso che percorre le varie parti. Del resto Ione Bartoli ha voluto sottolineare sempre che la sua autorevolezza e forza nella Giunta regionale, in cui giugno/luglio 2013

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cultura era l’unica donna, è venuta proprio dal sostegno e dall’incoraggiamento delle donne. E delle loro esperienze e competenze si è avvalsa circondandosi di valenti collaboratrici nell’assessorato, senza rinunciare ovviamente anche a uomini capaci. Tuttavia, a proposito del movimento femminista, che allora iniziava ad affermarsi, non nasconde anche difficoltà e contrasti, relativi alla diversa visione sul ruolo delle istituzioni, per esempio riguardo alla gestione dei consultori e al rapporto con i medici negli ospedali. In conclusione un libro prezioso, che potrà interessare ed anche appassionare e che costituisce, come ricorda Flavia Franzoni Prodi, un testo importante anche per arricchire la formazione delle ragazze nelle Scuole superiori e nelle università, per le operatrici e gli operatori nel campo dei servizi, per le famiglie utenti dei servizi. La presentazione del libro si è tenuta alla Libreria Feltrinelli di Bologna il 13 aprile con gli interventi di Patrizia Ghedini, Adriana Lodi, dell’attuale assessore Teresa Marzocchi, di Vittorio Saltini, di Lanfranco Turci, con le conclusioni di Flavia Franzoni Prodi e a Reggio Emilia l’11maggio scorso all’Hotel Astoria con gli interventi dell’assessore Natalia Maramotti, del prof. di Unimore Nicola Barbieri, la conduzione della prof. Mineo e le conclusioni di Flavia Franzoni Prodi. Entrambi gli incontri si sono tenuti, e non è un caso, in un clima da vero e proprio

La presentazione del libro a Reggio Emilia nella sala dell’hotel Astoria, sabato 11 maggio. I relatori, da sinistra, Natalia Maramotti, assessore alla Cura della comunità del Comune di Reggio Emilia, Roberta Mineo, Università di Modena e Reggio Emilia, Ione Bartoli e Flavia Franzoni Prodi (Foto Livio Nicolini)

“evento”, con un vastissimo pubblico, non solo composto dalle protagoniste di quegli anni. Nella nostra città sono state le studentesse del Dipartimento di Scienze dell’educazione di Unimore ad interrogare l’autrice con varie domande. Domande che confermano come la generazione di Ione Bartoli costituisce ancora un riferimento imprescindibile per le più giovani, ma anche la loro difficoltà a trovare nelle istituzioni e nella politica di oggi punti concreti e credibili di riferimento e a sentirsi protagoniste di

un movimento collettivo, di un “noi” da costruire. Per non tornare indietro, tuttavia, non c’è un’altra possibilità, come ha sostenuto Ione e ribadito con la consueta franchezza Loretta Giaroni: come quella generazione ha saputo fare allora, spetta ora a loro darsi un pensiero, degli obiettivi concreti, forme di organizzazione: insomma scrivere una storia nuova, la “loro”storia. E in questa ricerca avranno sempre non solo lo stimolo critico, ma anche il sostegno e l’ incoraggiamento di quelle che “hanno aperto la strada”.

“Senza far troppo rumore sono diventate anche un nostro problema!”

Le mafie al Nord

Presentato a Boretto il libro di Giuseppe Gennari Le fondamenta della città di Anna Fava

Quasi

una chiacchierata informale, quella di venerdì sera, 17 maggio al Teatro del Fiume di Boretto. Due sedie, un po’ di acqua, il bravo caporedattore di una radio locale (Radio Bruno) Pier Luigi Senatore, e il dottor Giuseppe Gennari, magistrato del Pool di Milano. Il pretesto, la presentazione del libro di Gennari, appunto, Le fondamenta della città, l’argomento, strettamente attuale, l’ndrangheta nel nord Italia, in particolare in Lombardia. L’occasione, le iniziative della terza festa della legalità “Noi contro le mafie” promossa dalla Provincia di Reggio Emi12

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lia ed organizzata dal Consorzio Oscar Romero. In sala anche Antonio Nicaso, giornalista ed esperto di ‘ndrangheta a livello internazionale e il magistrato Nicola Gratteri. Tante cose da dire, da dirsi. Parole in libertà. Parole che fanno rumore, che rompono il silenzio. Dolorose. Tanto. Significative. Attuali. Forse troppo. Anticorpi, omertà, silenzi, indifferenza, cultura e giustizia. Si è cercato di dare un volto ad una società, la nostra, che, in questi ultimi anni, è cambiata. Una società fatta di gente lavoratrice che ha

creato un’economia solida, ricca di servizi, una società che ha sempre pensato che la mafia, l’ndrangheta e la camorra, fossero problemi del sud … “perché noi non siamo come loro”… tuttavia, senza far troppo rumore, le organizzazioni criminali sono diventate anche un nostro problema! Anticorpi. Perché per contrastare una “malattia” gli anticorpi servono. Ma noi non li abbiamo. Il nostro è terreno fertile per la criminalità organizzata, è un’economia solida e forte ed è esattamente quello che cercano


cultura le organizzazioni criminali. Perché loro offrono servizi. E qui da noi, c’è mercato per loro servizi. Oggi più che mai, in questo momento di crisi, i loro favori sono utili. Le sicurezze dei cittadini non vengono intaccate e la convivenza diventa quasi mutualistica. E senza rendercene conto diventiamo omertosi. Omertà. “Per paura, per opportunità, per calcolo, per quieto vivere […] diverse le motivazioni ma il risultato non cambia mai: ed è il silenzio”. Le organizzazioni criminali lavorano senza creare allarme sociale. Quindi il fenomeno non esiste? I mass media si occupano di criminalità comune. Reati minori, il resto è relegato in second’ordine. Non ce ne rendiamo conto, o non vogliamo rendercene conto, ma questi reati, sono controllati dalla ‘ndrangheta. Indifferenza e silenzio. Non denunciare significa solo tutelare la malavita e non la collettività. Difendere la nostra società, il nostro territorio, vuol dire prendere coscienza coraggiosamente

Giuseppe Gennari, Le fondamenta della città. Come il Nord Italia ha aperto le porte alla ‘ndrangheta, Mondadori, 2013, euro 17,00

del fenomeno ‘ndranghetista. Vuol dire farci portatori di una cultura della legalità. Partendo dalle piccole cose di tutti i giorni. E non assolviamoci delegando il lavoro solo ai giudici e alle forze dell’ordine. Perché coloro che commettono reati ndranghetisti lo fanno per una scelta di vita. Una giustizia lenta e qualche anno di carcere non farà loro cambiare idea. Siamo noi che dobbiamo reagire. E denunciare. E aver coraggio. Che non può essere imposto per legge. Ma nemmeno deve appartenere a pochi uomini. Non abbiamo bisogno di eroi. Ma di persone. Di tutti noi. Perché siamo noi, le fondamenta della città. La solidità o la debolezza di esse dipende da noi. Una solidità che parte dal rispetto della legalità. Il bene della collettività viene prima degli interessi personali. E’ questo l’insegnamento che dobbiamo trasmettere. E’ un nostro dovere verso le generazioni future. E a quelle dei nostri nonni.

Guastalla

La marcia su Roma, mito fondativo del fascismo Una mostra inaugurata all’Istituto Carrara il 21 maggio scorso di Fiorella Ferrarini

Dimenticare è mentire:

de-mente, ci ricorda l’attore Paolini: è uscire dalla mente e anche dal consesso civile. Da alcuni studi presso l’Università di Salerno su un modello matematico del cervello, risulta che la memoria è intimamente legata alla verità. Pensate che in greco antico la stessa parola verità, aleteia, significa anche memoria, ciò che non si può dimenticare! Ricordo questa etimologia per rallegrarmi come ANPI provinciale di questa interessante iniziativa di mostra didattica sul mito scolastico della marcia su Roma, sulla ricerca del “no” di Mario Carrara al giuramento richiesto dal fascismo, insieme ad altri 12 docenti, e per le modalità attraverso le quali il lavoro è stato strutturato, con la ricerca degli studenti che si è allarga anche al significato dell’obbedienza come valore non assoluto. (“L’obbedienza non è più una virtù”, scriveva don Milani). Insomma, una interessante e feconda operazione storica e didattica! Don Ciotti dice che occorre “ricordare per cambiare” e nella parola ricordo c’è la parola cuore. La marcia su Roma fu la prova di forza usata dal fascismo per giungere al potere,

Il flyer della mostra

al culmine di tre anni di violenza squadrista. Una volta al governo, il regime costruì sulla Marcia un’articolata narrazione, propagandata come mito fondativo per tutto il ventennio. Il 28 ottobre divenne presto festa nazionale e subito la sua celebrazione entrò nelle scuole. Così tra i banchi l’epopea della marcia su Roma divenne il pane quotidiano per scolari ed insegnanti, impegnati nella sacralizzazione scolastica del regime.

La mostra si sviluppa su due percorsi paralleli: quello storico fattuale della conquista del potere e quello didattico della trasmissione del mito a scuola. Nel primo percorso viene ricostruita a grandi linee la violenza squadrista che portò alla marcia su Roma: le violenze contro gli uomini e le cose, gli interessi e le connivenze che ne facilitarono la vittoria, le resistenze, gli sviluppi del fascismo al giugno/luglio 2013

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cultura potere. Nella seconda parte sono esposti i materiali didattici con cui fu insegnata la trasfigurazione scolastica della Marcia, un vero ABC del fascismo per l’educazione dei “balilla” e delle “giovani italiane”: l’epopea e la festa, la costruzione del nemico, la celebrazione dei martiri, l’idea dell’inizio di una nuova era di ordine e di prosperità. Fu diffusa allora l’immagine della Madonna del manganello, una vergognosa rappresentazione iconografica della figura cristiana della Madonna, diffusasi inizialmente a Monteleone (la futura Vibo Valentia) e a Nicastro. Una statua con tale rappresentazione, da cui vennero tratti dei santini, era presente a Monteleone. Il fascismo fu un abile creatore di miti e il popolo italiano una platea ben contenta di assorbire messaggi semplicistici e consolatori. Per il sistema dittatoriale fascista che fece della violenza un elemento fondante la sua identità, era decisiva l’organizzazione sistematica di un consenso totalizzante, in tutti gli ambiti; “ciò che era violenza, sopraffazione e delitto venne,subdolamente e sapientemente, trasformato in epopea”(dal Manifesto). Nel giugno 1935 fu creato per questo il ministero per la Stampa e la Propaganda. Aveva l’incarico di controllare ogni pubblicazione, sequestrando tutti quei documenti ritenuti pericolosi o contrari al regime e diffondendo i cosiddetti ordini di stampa (o veline) con i quali s’impartivano precise disposizioni circa il contenuto degli articoli, l’importanza dei titoli e la

loro grandezza. Un regime non può consentire il dissenso! Infatti le leggi razziali nel ’38 furono votate dal Parlamento con 351 voti su 351! Lo Stato fu fascistizzato, inglobando tutte le forme dell’organizzazione dei cittadini, si disse “dalla culla alla bara”: lavoro, dopolavoro, cinema, radio, sport, tempo libero; l’attenzione fu molto forte verso il mondo della cultura, della scuola e dell’Università, attraverso il controllo dei libri di testo (usati per fare propaganda al fascismo anche attraverso la matematica), l’introduzione del libro unico alle elementari, edito dalla Libreria dello Stato, e del giuramento di fedeltà. Con l’adozione del testo unico ogni possibilità di scelta didattica sul libro di testo viene negata. Il libro unico, inoltre, è in gran parte dedicato alla propaganda fascista. Una propaganda che si esprime attraverso un’enfasi particolare su alcuni momenti storici (in particolare la marcia su Roma, la “rivoluzione fascista”, il culto della guerra, di alcune figure eccezionali (e in particolare il Duce, che “ha sempre ragione” e attraverso un’esemplificazione che tende a “catechizzare” e a trasmettere ai bambini in modo falsato la vita del “buon fascista”. “Via tutti i cattivi Italiani che non sanno fare le cose per bene. Ora ci penso io e metto tutto a posto! Viva l’Italia!” proclamava il duce nel libro per la I classe elementare, 1931). Oggi il neofascismo passa dal web, ma il fenomeno è sottovalutato (tanti i movimenti di estrema destra: Casa Pound,

Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Alba Dorata). C’è da interrogarsi con sgomento sulla circolazione, tra giovani tra i 18 e i 25 anni, di una miserabile paccottiglia ideologica apertamente neonazista, croci celtiche e slogan violenti diffusi in molti siti e social network, che riscontrano altissimi consensi. Anche questa è una forma, molto subdola, di pericolosa propaganda attraverso l’efficacissimo strumento del web. Ragazzi, giovani e giovanissimi si dicono sostenitori di ideologie razziste contro gli ebrei e gli immigrati. Recentemente il sito Stormfront è stato per questo oscurato dalla Polizia. Il lavoro di ricerca svolto nelle scuole, in particolare è un piccolo grande antidoto alla diffusione acritica di miti, slogan e proclami che disattendono principi e valori della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza. Far conoscere le devastanti forme di propaganda con cui il regime fascista modellò tante giovani menti, e le atrocità commesse in suo nome sono un presupposto fondamentale per far sì che non si abbiano mai più le diffuse “zone grigie” dell’indifferenza e la negazione del pensiero critico con tutte le sue tragiche conseguenze. La figura e la storia della coraggiosa e rischiosa disobbedienza di Mario Carrara devono rendere i ragazzi nuovi testimoni, persone capaci di dire la loro parola e testimoniare la loro responsabilità contro l’ingiustizia e per la difesa dei diritti di ciascuno e di tutti.

Olanda, una nazione in bicicletta di Angelo Bariani Se dici Olanda o Amsterdam, vengono subito in mente i mulini a vento, i tulipani, ma soprattutto le biciclette... il muoversi in bicicletta. Tutta la viabilità, urbana ed extraurbana, è conformata in funzione della bicicletta. In Olanda ci sono più biciclette che abitanti: 18 milioni di bici per 16,5 milioni di abitanti. La configurazione piatta del territorio, i chilometri di canali attraversati da ponticelli, le piste ciclabili ben tracciate e la circolazione ben regolamentata, fanno si che la bicicletta sia il mezzo più usato. Il turista che noleggia la bici deve per forza entrare in sintonia con il modo olandese di andare in bici, per evitare di creare ingorghi, e cioè pedalare veloce, soprattutto in Amsterdam. Se poi si vuole fare i temerari con una bicicletta originale olandese...le cose si complicano ancora di più: manubrio alto, sella alta e contropedale! Quindi pedalata vigorosa e senza interruzioni (anche perchè se si smette di pedalare la bici si inchioda). Insomma,l’ideale per visitare bene Amsterdam è muoversi a piedi. La città non è grandissima, si arriva facilmente dappertutto (cartina alla mano) e si ha così modo di apprezzare meglio i vicoletti, i ponticelli, le vetrine e le case che sembra ti cadano addosso. Come ho detto, in città con la bici sei costretto a correre troppo veloce. 14

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Una strada di Amsterdam

Cosa diversa per visitare i paesini nei dintorni di Amsterdam, la bicicletta è l’ideale, proprio per la garantita sicurezza delle piste ciclabili, e puoi ammirare il panorama pedalando con calma. Se invece si vogliono visitare luoghi più distanti, treni e autobus sono perfetti: non sono cari, arrivano dappertutto e soprattutto sono puntualissimi.


cultura

Resistenti, testimoni, musicisti, scrittori

A Correggio la seconda edizione di ERA (European resistance assembly), organizzata, dal 26 al 28 aprile, da Istoreco, Comune di Correggio, ANPI Correggio e ANPI Provinciale di Reggio Emilia, Materiale Resistente di Adriano Arati

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esistenti, testimoni, musicisti, scrittori. E soprattutto tante persone dall’Europa, unite dalla voglia di confrontarsi sulla Resistenza, quella di ieri come quella di oggi. Si sono ritrovati in centinaia, alla fine di aprile a Correggio per la seconda edizione di ERA (European Resistance Assembly), la tre giorni (dal 26 al 28 aprile) organizzata da Istoreco, Comune di Correggio, ANPI Correggio e ANPI Provinciale di Reggio Emilia, Materiale Resistente assieme ad altri partner. ERA rappresenta l’atto conclusivo del Viaggio della Memoria 2013 di Istoreco Reggio Emilia, che ha portato 1100 reggiani, in gran parte studenti delle superiori, in visita a Praga, al campo di prigionia e di transito di Terezin e al villaggio di Lidice, annientato dai nazisti nel 1942 come rappresaglia per l’uccisione di Reinhard Heydrich. La manifestazione ha visto la partecipazione di ospiti internazionali, fra cui testimoni diretti della Resistenza, come l’olandese Mirjam Ohringer e l’italiana Lidia Menapance, oltre ad Hans Coppi, figli di due resistenti tedeschi uccisi dalla Gestapo. Ma sono arrivati anche scrittori, fra cui il collettivo Wu Ming, e musicisti, con apice nella serata del 27 aprile, che ha visto esibisirsi prima il padrone di casa Fabrizio Tavernelli, correggese doc, e poi Massimo Zamboni, con lo spettacolo “30 anni di Ortodossia” assieme ad Angela Baraldi, Giorgio Canali e Fatur, per un concerto dedicato alla carriera di Zamboni, e concentrato quindi sugli storici brani di CCCP e CSI. Sia l’incontro con Wu Ming che l’esibizione di Zamboni sono stati affollatissimi, con centinaia di spettatori ad assistere ai due eventi. Nemmeno il maltempo ha bloccato ERA, capace di attirare tantissime persone, arrivate dalla Germania, dalla Svizzera e dalla Francia così come da buona parte d’Italia per gli eventi. Molto apprezzata la visita dei ragazzi del Moto Tour Partigiano, appassionati di moto e tesserati ANPI nel genovese, che ogni anno – fra la fine di aprile e l’inizio di maggio – intraprendono un viaggio in mete resistenti. Il programma prevedeva di ospitare tut-

ti gli eventi in corso Mazzini, nel cuore del centro storico di Correggio, ma a causa del maltempo alcuni momenti sono stati spostati altrove, garantendo però lo svolgimento completo del calendario, grazie alla collaborazione del Comune, che ha messo a disposizione Palazzo dei Principi e il centro sociale 25 Aprile. La partenza, nella mattinata del 26 aprile, è stata affidata a Mirjam Ohringer, ebrea olandese classe 1924 di enorme vitalità e simpatia, che ha raccontato la sua esperienza nella Resistenza ad Amsterdam (dove erano andati a vivere i genitori, originari della Galizia). Mirjam, giovanissima, ha lavorato per anni come staffetta, come informatrice e come organizzatrice di rifugi e di fughe per gli ebrei rifugiati in Olanda dopo l’occupazione nazista dell’Europa dell’Est. Molto intensa anche la partecipazione di Hans Coppi, studioso di Berlino, figlio di Hilde Coppi, resistente tedesca ghigliottinata durante la guerra dai nazisti. Il padre e la madre erano componenti dell’Orchestra Rossa, organizzazione che per anni ha passato informazioni sui nazisti all’Unione tedesca, prima di venire smantellata. Hilde, catturata incinta, ha potuto partorire e svezzare Hans in carcere, prima di venire ghigliottinata, come il marito, giustiziato quasi un anno prima. Hans è professore di storia contemporanea, massimo esperto della Rote Kapelle (l’Orchestra Rossa), lavora al Museo della resistenza tedesca a Berlino. A chiudere il ciclo delle testimonianze, un grande nome

Mirjam Ohringer

italiano, quello di Lidia Menapace, volto storico della Resistenza e del femminismo in Italia. Giovanissima (è del 1924) ha combattuto nella Resistenza come staffetta. Nel 1969 è stata fra le fondatrici del Manifesto e per decenni ha rappresentato una delle voci più importanti del femminismo italiano e ha pubblicato numerosi libri. A Correggio ha incantato i presenti con la sua energia e la sua simpatia, strappando tantissimi applausi dal pubblico italiano e tedesco.

Il pubblico di domenica 28 aprile in Piazza Mazzini a Correggio, sul palco Lidia Menapace giugno/luglio 2013

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cultura

La propaganda fascista e le donne

La violenza e il coraggio: Donne, Fascismo, Antifascismo, Resistenza ieri e oggi Convegno nazionale dell’ANPI a Milano il 16 marzo 2013 PAROLE CHIAVE a cura di Eletta Bertani

Credere – Obbedire – Combattere

24 maggio di ogni anno – Giornata della leva femminile fascista:

Mussolini ha sempre ragione

decalogo delle piccole italiane

- “Inconciliabile con la fisiologia e la psicologia femminile il genio è soltanto maschile”, Mussolini. - “Nel nostro Stato la donna non deve contare, essa deve ubbidire: è analitica, non sintetica”, Mussolini colloquio con Ludwig. - “Il vero posto della donna nella società moderna è, come nel passato, nella casa”, da una intervista di Mussolini alla giornalista Elena Gosset. - “Come donne italiane fasciste, voi avete particolari doveri da compiere: voi dovete essere le custodi del focolare”, Mussolini. - “Fate figli, molti figli, il numero è potenza”. - “La donna italiana non fa politica : come se fare figli non fosse una grande politica: la demografia è alla base della potenza dei popoli”, Wanda Gorjux, 1932. - “Se all’uomo spetta il combattimento, la donna sarà madre d’eroi; la natura la patria, la Chiesa, tutto nel regime la chiama ad uno stesso compito, perciò dare eguali diritti sarebbe il colmo dell’innaturalezza”, Farinacci, 1940. - “Le fanciulle devono essere preparate ad assolvere degnamente alla loro missione di spose e di madri”, “Patria”, libro di lettura V elementare, 1940.

- Servire la patria come la mamma più grande / Amare il Duce che ha reso la Patria/ più forte e più grande/Obbedire con gioia ai superiori/Educare il proprio corpo a vincere la fatica/ E l’anima a non temere il dolore/Fuggire le stupide vanità/ Ma amare le cose belle/ LA PATRIA SI SERVE ANCHE SCOPANDO LA PROPRIA CASA. - A Sanremo, nel 1941, I Littoriali al femminile l’universitaria Milena Milani esalta la femminilità armata, la guerra che la donna fascista combatte, non nelle retrovie, ma maneggiando il moschetto, ordigno che distrugge e rinnova, nuovo stile di coraggio, fierezza, energia.

La delegazione al Convegno nazionale di Milano

Donne felici, perché fattrici di prole sana e robusta per la Nazione - “La maternità come meta suprema”. Da qui, nel codice Rocco: pene contro la contraccezione; l’aborto, delitto contro la stirpe. - “1933-Rivista del Comune di Bologna”, una foto di tre signore con la didascalia: Gruppo di nutrici di massima produzione lattifera. Al centro Girolometto Antonietta, la regina del latte, la cui secrezione lattea giornaliera è di kg. 2,500. Alcune canzoni dell’epoca: - C’è una casetta, amor, nascosta in mezzo ai fior… - Voglio darti una bambola rosa piccolina come te, è il regalo che si offre a una sposa, piccolina come te, Iaccio Cavallo. “Vincere, vincere”… 16

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notiziario anpi

Da sinistra in seconda fila: Laura Bartoli (SPI CIGL), Claudia Andreoli (SNOP), Giulia Cocconi (ISTORECO), Fiorella Ferrarini (ANPI), Vera Romiti (Forum donne Provincia), Loredana Cavazzini (ANPI), Anna Appari (storica), Eletta Bertani (ANPI), Marina Notari (ANPI). Della delegazione vi faceva parte anche Adriana Zoboletti che qui non compare perché impegnata a scattare la fotografia.


cultura Finché le stelle saranno in cielo un libro di Kristin Harmel

Un viaggio dall’America all’Europa per ritrovare la memoria dell’Olocausto, l’amore e la speranza di Giovanni Guidotti

c

ome si può parlare dell’Olocausto oggi? Molti, fra i sopravvissuti, ne hanno diffuso la testimonianza, ma le generazioni successive come interpretano quei fatti? Quale messaggio può arrivare da una storia ormai lontana? Questo ed altro, insieme a colpi di scena, emozioni, qualche lacrimuccia per i lettori più emotivi, si potrà trovare in Finché le stelle saranno in cielo (Garzanti, 2012), di Kristin Harmel, e nelle vicende dei protagonisti: Hope, Rose, Alain, Jacob Annie e Gavin. Ogni sera l’anziana Rose, nonna di Hope, guarda il cielo della piccola città americana di Cape Cod cercando la prima stella del crepuscolo, che le ricorda un grande amore e un passato in Francia ormai svanito nelle nebbie della malattia, l’alzheimer. Il difficile compito di recuperare quel passato viene affidato alla nipote, ma con pochissimi indizi: un elenco di nomi insieme a una ricetta di dolce preparato nella pasticceria di famiglia. L’aspetto più sconcertante, però, è rappresentato dalla rivelazione che Rose è un’ebrea sopravvissuta alla Shoah. Hope ha conosciuto l’Olocausto solo attraverso i libri, tuttavia, con coraggio e determinazione, cerca di utilizzare l’insolita occasione per dare un senso alla propria vita, segnata dal fallimento matrimoniale, da problemi finanziari e da un rapporto spesso conflittuale con la figlia Annie. Parte per Parigi e insegue la promessa della nonna: un giuramento d’amore fatto per durare, nonostante violenze e distruzioni, ‘finché le stelle saranno in cielo’. Alla fine Hope rintraccerà le persone più importanti per Rose: Jacob, l’uomo amato, e il fratello, Alain. Riuscirà pure a trovare la fiducia in se stessa e nella vita, quella medesima fiducia suggerita dal nome, Hope, che significa speranza. Il racconto della Harmel, inquadrabile nel genere del bildungsroman (romanzo di formazione), si sviluppa su tre nuclei tematici: il tempo, la spiritualità, l’amore. Il tempo, visto come memoria riflessa nello specchio della Shoah, giunge dal passato al presente attraverso le parole della stessa autrice: “È stupefacente pensare che, dopo la terrificante perdita

di sei milioni di persone nell’Olocausto, quel genere di sistematica distruzione del nostro prossimo continui a essere perseguito in altri luoghi del pianeta”. La spiritualità, quale personale ricerca di Dio attraverso il dialogo tra esperienza e coscienza, trova in Rose la migliore espressione: “Sì, sono ebrea, ma sono anche cattolica. E anche musulmana…Non è la stessa cosa? È l’umanità a creare le differenze. Ma questo non significa che non sia sempre lo stesso Dio”. Infine l’amore vero, vincolo indissolubile e fonte di speranza: lo riscoprirà anche la delusa Hope, perché come sostiene l’autrice “esiste sempre la possibilità di amare e …se hai il coraggio di amare e di lasciarti amare, puoi sopportare quasi qualsiasi cosa”. Il nuovo amore di Hope arriverà nelle ultime pagine, e sarà Gavin. In “Finché le stelle saranno in cielo” i tre nuclei tematici sono strettamente connessi tra loro in un’abile intreccio, nel quale gli eventi si trascinano inizialmente nella stanchezza della vita di Hope; poi, con la progressiva scoperta del passato di Rose, il ritmo degli accadimenti e della narrazione diviene serrato, coinvolgente, sino

Kristin Harmel, Finché le stelle saranno in cielo”, Garzanti, 2012. Pagine 363, euro 16,40

alle parti finali, nelle quali gli incontri di Jacob e Alain suscitano forti emozioni. Quale messaggio dunque può giungere, come si diceva all’inizio, da questa storia? Sulla copertina del libro appare una citazione: “Anche nei tempi più bui si nasconde una luce inattesa”. La risposta è lì, e si chiama Hope: speranza.

Nella basilica della Ghiara la tonaca di don Pasquino? E’ stato ultimato il restauro della tonaca che don Pasquino Borghi indossava quando cadde sotto il plotone d’esecuzione fascista, a fianco di altri otto patrioti, il 30 gennaio 1944. Eseguito nella sartoria del Teatro “Valli”, il lavoro è stato realizzato col contributo di ANPI, ALPIAPC, ISTORECO. Probabilmente il prezioso e toccante cimelio, recante i fori delle pallottole che provocarono

La lapide posata in memoria di don Pasquino sul muro dell’ostello, lato Vicolo dei Servi, Reggio Emilia (foto Glauco Bertani)

la morte del Sacerdote Medaglia d’Oro per la Resistenza, verrà esposto prossimamente nei chiostri della Basilica della Ghiara. giugno/luglio 2013

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le rubriche

Cittadini-democrazia-potere/

di Claudio Ghiretti, www.governareggio.it

UN SINDACO REGGENTE E TRE URGENZE PER LA CITTA’

L

e elezioni del 24-25 febbraio hanno avuto conseguenze inaspettate per Reggio Emilia. La città ha perso il Sindaco Delrio e l’assessore alla mobilità Gandolfi. Il primo è diventato ministro degli Affari regionali nel governo Letta, il secondo è stato eletto al Parlamento. Su questo “effetto collaterale” vogliamo esprimere qualche considerazione. Com’è noto, c’è incompatibilità fra la carica di Sindaco e quella di Ministro. Le dimissione del Sindaco, avrebbero provocato la caduta della Giunta municipale, lo scioglimento del Consiglio comunale e il commissariamento fino alle prossime elezioni. Condividiamo, pertanto, la scelta dell’altro percorso possibile, quello di scegliere l’istituto della “decadenza”, il quale ha il vantaggio, per la città di poter sostituire il Sindaco con il vice-Sindaco e dare continuità al governo della città con la stessa maggioranza democraticamente scelta dai cittadini con il voto del 2009. Per questo motivo, il sindaco Delrio ha nominato come vice-sindaco e futuro sindaco reggente, l’assessore Ugo Ferrari, al quale formuliamo i migliori auguri di buon lavoro in un momento di grave crisi economica del Paese e che sta sottraendo quote rilevantissime di finanza locale. Il vice-sindaco Ferrari ha già fatto sapere che buona parte del lavoro che manca alla conclusione del mandato amministrativo, che si concluderà fra meno di un anno, è già stato pianificato, pertanto si impegnerà per dare continuità e coerenza all’azione di governo impostata dal sindaco Delrio. Ci sembra un impegno giusto che va perseguito. Tuttavia, l’esperienza insegna che la realtà urbana cambia rapidamente e non mancano segnali negativi da parte dei cittadini che non possono essere ignorati e debbono essere affrontati con opportune azioni correttive. Non ci riferiamo ai macro fenomeni, quali la crisi economica, la disoccupazione, le nuove povertà che aumentano e la lotta alla criminalità organizzata e mafiosa, che da tempo vede Comune, Provincia, Regione e istituzioni locali dello Stato, alleate e fortemente impegnate. Ci riferiamo a fenomeni che, in taluni casi, sono conseguenze di quelli elencati, ma turbano ugualmente la serenità dei cittadini mi18

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nandone la qualità della vita civica. Per questo motivo appare urgente intraprendere azioni in grado di migliorare almeno tre situazioni. La prima riguarda la promozione del commercio di qualità in centro storico e la tutela del decoro urbano. Vi sono strade e pezzi di città che sono trascurati, talvolta, deturpati da imbrattamenti e degrado anche nei comportamenti delle persone. Aprono negozi senza alcuna cura per la bellezza delle vetrine e degli spazi e senza preoccuparsi per l’impatto sui luoghi circostanti. C’è stata, forse, qualche tolleranza di troppo nei confronti di esercizi commerciali che sono divenuti fonte abituale di degrado, luoghi d’abuso nel consumo di bevande alcooliche e di occupazione inappropriata degli spazi pubblici. Occorre correggere questa situazione. La seconda necessità è un’azione in grado di assicurare serenità urbana ai cittadini. Occorre liberare alcune zone della città da spacciatori e ubriachi. Come la zona dei Teatri, per esempio. Occorre un regolamento di polizia urbana efficace

e moderno e occorrono nuove direttive alla Polizia municipale in materia di sicurezza urbana, a partire dalla lotta alla maleducazione nei luoghi pubblici e promozione dell’educazione civica. Si tratta, in sostanza di rendere evidente che l’alto livello di convivenza e civismo conquistato a Reggio è un diritto di tutti e a nessuno dev’essere concesso di deturparlo o abbassarlo. La terza azione, fortemente necessaria è quella di aprire una nuova stagione di vicinanza ai cittadini promuovendo nuove forme di partecipazione. Soprattutto in questo momento di grave difficoltà per molti nostri concittadini, occorre sperimentare, nuove forme di partecipazione attiva, più diretta e meno burocratica, rispetto all’esperienza delle attuali Circoscrizioni, su temi importanti per la vita dei quartieri. Provare a disegnare un nuovo modello di democrazia partecipativa, da realizzare nei prossimi anni, in grado di dare un futuro alla grande tradizione di democrazia partecipata di Reggio Emilia.


Segnali di pace/

di Saverio Morselli www.segnalidipace.wordpress.com

NUMERI

I numeri possono essere crudi e impietosi, oppure positivi e pregni di speranza. Possono incoraggiare e confortare, oppure deprimere ed avvilire. Sono la componente essenziale della statistica e del dato percentuale, scandiscono inesorabilmente i tempi della nostra vita, li quantificano e addirittura li qualificano in una scala condivisa di valori. I numeri, se non manipolati, non mentono: oggettivi, certi, indiscutibili. Danno quella che si dice “una dimensione”. Ma dietro alla fissità dei numeri ci sono le parole, le storie non raccontate, le verità

da svelare, le esperienze di vita, le vicende che richiedono una interpretazione. L’invasione dell’Afghanistan era già avvenuta nel 2001 e la guerra dichiarata dagli Stati Uniti al terrorismo internazionale seguita all’attacco alle torri gemelle “doveva” trovare una sua tragica continuazione, con o senza (e sarà senza) mandato delle Nazioni Unite. In soli 21 giorni il regime fu spazzato via e l’opinione pubblica internazionale pensò che fosse l’epilogo. In realtà, il peggio doveva ancora arrivare e la guerra sarebbe durata 8 anni, 8 mesi e 3 settimane: il

completamento del ritiro delle forze militari USA dal Paese avvenne il 18 dicembre 2011. Secondo un sondaggio della CNN, oggi il 59 percento degli americani è convinto che infilarsi in quella avventura fu “un’idiozia” e pensa che l’opinione pubblica fu metodicamente ingannata da George W. Bush.

– 154. Sono i Paesi, tra cui il nostro, che alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno votato a favore del Trattato internazionale sulla compravendita delle armi. Solo 3 i contrari (Iran, Corea del Nord e Siria) e 23 gli astenuti. Si tratta del primo accordo in assoluto che intende regolare la compravendita delle armi, dai blindati alla artiglieria, dai velivoli da combattimento alle navi da guerra e tanto altro, per arrivare alle armi di piccolo calibro, legandola al rispetto dei diritti umani. In particolare, viene fatto divieto di trasferire armamenti in caso di embargo, atti di genocidio, di crimini contro l’umanità. Risulta effettivamente arduo credere in una sorta di limite “morale” del commercio delle armi, considerato l’impressionante volume di denaro che è in grado di muovere (80 miliardi di dollari l’anno) e tenuto anche conto che l’accordo non prevede alcuna sanzione che non sia la pubblica denuncia di chi lo viola. Ma, quanto meno, formalmente impegna i governi nazionali a riferire ogni anno in parlamento sui contratti statali per l’acquisto delle armi e sulle commesse belliche ricevute dalle aziende del Paese. “La voce della ragione ha trionfato sugli scettici”, ha affermato esultando Amnesty International. Speriamo sia così.

che ben 100 di loro da due mesi stanno facendo lo sciopero della fame e subendo l’alimentazione forzata. Shamir Naji al Hassan Moqbel è uno di loro ed è riuscito a raccontare la sua tragica storia ai legali dell’ente no profit di assistenza legale Reprieve e, tramite loro, al New York Times. La storia di chi non sa darsi un solo motivo per la condizione a cui è costretto e che non smette di lottare per il proprio diritto alla vita: “Quando vengono a legarmi alla sedia, se mi rifiuto di essere legato chiamano la squadra:posso esercitare il mio diritto di protestare per la mia detenzione ed essere picchiato, o posso sottomettermi al doloroso trattamento di alimentazione forzata”. Vale davvero la pena, se sia ha un po’ di stomaco, di leggere integralmente l’intervista.

carico dell’ex dittatore venga rivisto per risolvere diverse questioni “poco chiare”.

– 11. Sono gli anni trascorsi da quando fu istituito il lager di Guantanamo, nel quale restano ancora oggi rinchiusi 166 “nemici combattenti”, sospettati dal governo americano di appartenenza ad Al Qaeda. 11 anni di carcere senza una accusa formale e un processo, 11 anni di isolamento, 11 anni umiliazioni, di torture fisiche e psicologiche. I proclami di Obama all’indomani sia del primo che del secondo mandato presidenziale si sono persi nei meandri dell’ipocrisia e della burocrazia, letteralmente sopraffatti dalla insopportabile disputa giuridica sullo status da attribuire ai detenuti. Per i quali, probabilmente, il limite di sopportazione è arrivato alla fine, se è vero

– 200.000. Sono i contadini della popolazione Maya Ixil ed altri sventurati definiti genericamente “comunisti” massacrati in Guatemala dal 1954 al 1996 dalla dittatura che in questo modo ha inteso risolvere la ribellione seguita al colpo di stato sostenuto dalla CIA che depose, nel 1954, il legittimo presidente del Guatemala Arbenz Guzmàn e bandì tutti i partiti politici. Questa terribile storia di genocidio viene riscoperta oggi, in occasione della condanna a 80 anni di carcere del dittatore Efrain Rìoss Montt per la sua (grande) parte di responsabilità. Un ex generale di 86 anni che in nome della lotta al comunismo non ha esitato a porre in essere le più spregevoli rappresaglie: interi villaggi rasi al suolo, stragi, deportazioni, violenze sessuali e mutilazioni. Forse nessuno, in Guatemala, ci sperava più. E l’urlo assordante che si è levato dalla folla in attesa della sentenza è apparso come una liberazione dell’anima da un peso troppo grande da sopportare. Un urlo che pochi giorni dopo è stato ricacciato in gola dalla Corte Costituzionale guatemalteca, la quale ha ribaltato la condanna per genocidio nei confronti di Rios Montt, ordinando che il processo a

– 30.000. Sono i “desaparecidos”, sindacalisti, dissidenti, studenti, politici, intellettuali sulla coscienza del generale Jorge Videla, il famigerato dittatore argentino che prese il potere con un golpe nel 1976 e guidò il genocidio di una intera generazione. Anche in questo caso (ma praticamente ovunque, in America Latina) la lotta al comunismo ha costituito il pretesto per un feroce sistema repressivo sostenuto dai servizi segreti americani con il fine di bloccare non solo ogni infiltrazione di tipo marxista-leninista, ma anche e più semplicemente ogni aspirazione a un modello sociale ed economico più equo. Jorge Videla, condannato all’ergastolo, è morto in carcere a 87 senza mai pentirsi, ma convinto che la morte di migliaia di persone fosse il giusto prezzo da pagare per vincere la guerra contro la sovversione. Di lui è stato detto: “Ci sono uomini buoni e uomini cattivi. Lui era spregevole”. – 84. Sono gli anni vissuti coraggiosamente da Don Andrea Gallo, recentemente scomparso. Di lui, del suo modo estroso e rivoluzionario di interpretare la sua vocazione, ovvero accanto agli ultimi e agli emarginati, a favore della pace, della legalità e della solidarietà è stato detto davvero tutto, rendendo giustizia ad un uomo e a un prete speciale. Ci piace allora ricordarlo qui con alcune sue parole, che più di ogni altra analisi contribuiscono a rappresentarne la sensibilità. “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia. Pensate oggi a come è ridotta la dignità dei lavoratori condannati al precariato, pensate all’indifferenza per i disoccupati e, per contrasto, alla difesa dei privilegi, mentre l’illegalità avanza perché il capitalismo non ha più argini”.

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le rubriche

Ladro di opinioni-Opinion leder/

di Fabrizio “Taver” Tavernelli, presidente ANPI Correggio

D’aDDio Records

Q

uest’oggi voglio segnalarvi l’attivazione di una cellula impazzita che ha cominciato a costruire tessuti epiteliali per sostituire la pelle ustionata dagli incendi dei grandi eventi markettari d’immagine politico-elettorale. Voglio segnalarvi la marcia dei Troll nella sonnolenta scena arty-party reggiana. Voglio farvi una panoramica sfocata di quello che succede nelle fognature, che scava nelle fondamenta dei progetti faraonici di ponti osceni e vele veleggianti nei mari di letame fertilizzanti. E’ nata la D’aDDio Records e altri progettini deliranti attigui (tipo le fanze petting “sputo” e “troia” o il festival OFF della FOTOCOPIA EUROPEA, sì fotocopia!) Era dai tempi di Metal Machine Music, degli Stooges, degli Einsturzende, dei Butthole Surfers che non si sentiva un tale sfoggio di merda rumorosa, di fuffa avanguardista, di sebo urticante. In questi tempi in cui è naufragata la discografia, majors o indies che siano, nella fase di trapasso dei vari supporti musicali che ormai sopravvivono soltanto in quanto feticci collezionistici, nel disintegrarsi della fisicità della musica, sorge il bisogno del rifare da capo, dell’artigianato surrealista, del caos organizzato, dell’anarchia cialtrona. Nel mutamento antropologico dell’utente, spaesato e sbattuto nei tornado dell’advertising terminale, risorge fiero il “do it yourdelf”, il fare, nonostante tutto e con estrosa incoscienza. C’è il bisogno di un radicale intervento di altri “Geniali Dilettanti”: la D’aDDio Records colma questa lacuna, si incunea nel sistema (ironicamente minacciosa), stumpa i buchi, prospera tra le macerie. Non si tratta di una ennesima etichetta discografica indipendente, no, la D’aDDio è un guazzabuglio cospirazionista, un Merzbau, una cattedrale della miseria erotica, una reliquia, un’opera che non si potrà mai concludere. L’azione è quella del rilevamento di scorie tossiche, del trashing aleatorio nelle discariche sonore, i CD masterizzati sono object trouvé, l’arte è quella povera, l’art-brut, l’arte dei devianti, dubuffet e la anti accademia. Ci sono due coincidenze temporali che sono entrate in crash da ‘hard-disk, proprio mentre pasteggiavo a caviale scaduto e uova di lompo inacidite: la visione della mo20

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stra “Borderline” a Ravenna e la tardiva ma necessaria lettura del libro del sommo critico musicale Lester Bangs “Guida ragionevole al frastuono più atroce”. Ecco la d’aDDio si muove in questi territori tra arte e follia, tra ingenuità in odore di santità e devianza . La prima uscita, tanto per tentare una cronologia inutile, è stata “ass in the Wind” del I.G.B Group, una sorta di piano-bar da autoanalisi, una seduta di psicanalisi in cui il paziente si innamora della psichiatra, canzoni come macchie di diarrea di un crooner con problemi di protesi dentaria che sfugge dal palato mentre parte l’acuto tenorile. E’ una raccolta di sempreverdi da cantare sulle rive di un mare totalmente eutrofizzato. Poi c’è stata la prima uscita di Claudiano, il nome di punta della label instabile. Il primo è un lavoro che dura dieci minuti, giusto il tempo per l’autoerotismo o per un aperitivo glamour con bollicine che scoppiano dentro come mine antiuomo. Ma è con l’ultima uscita che si compie il miracolo, la moltiplicazioni dei pani e dei pesci, il cammino sulle acque, è tutta qui la scommessa con il destino. Qui si gioca tutto e si rilancia senza ritegno, buttando sul tavolo il capolavoro agognato, il tesoro luccicante sepolto nella grande discarica. Un disco unto, grasso, catalizzato, inquinante degno della città dei motori, Detroit, denso come i fumi dell’Ilva. Claudiano Sid Vicious non faceva la differenziata è n disco di apocalissi, di turbe sublimate dall’espressione artistica, un

DO IT! disco che lo stesso Lester Bangs avrebbe incensato dopo essersi fatto di codeina, valium e sciroppo per la tosse. E’ un disco garage-punk, nella diverse accezioni però: “garage” visto che usa il zozzo programmino digitale omonimo ma con un piglio alla Jackson Pollock sgoggiolando qua e là scarti, quarti di bue, frattaglie, scolature e deiezioni assortite. Garage come quel suono selvaggio, primitivo, disperato e senza compromessi che dagli anni 50/60 ha abbozzato una propria emarginata storia della musica. Garage, perché i suoni non possono che avere quei riverberi, quelle risonanze industriali, da civiltà in decadenza, alla deriva, come la nostra Emilia (un tempo paranoica) poi exotica e oggi definitivamente autistica. E mentre l’obesità psicogena della nostra terra vomita e si tramuta in mortale anoressia da default economico, nei cieli si avvistano le torme di locuste. Sono le piaghe da decubito di un sistema al tramonto, sono le urla e i linguaggi di uno schizofrenico, sono il ritorno al lato selvaggio, quando torneremo a sbranarci e colpirci a suon di ossa femorali per mangiare-bere-copulare, ri-occupare i territori e il ritorno delle giungle spontanee. Laibach, no-wave, anarco-punk, Stockhausen, Wild Man Fisher, swans, Cromagnon, the Godz e i dischi della ESP... e un mio amico, originale, che indossa Space-Booooooooooots ai piedi e vola come Mercurio... ehh sììì, si chiama Yuri Degola.


La Finestra sul cortile/

di Sandra Campanini

Piazza PRAMPOLINI ESTATE 2013 Cinema in Piazza

I

l viaggio trasforma chi lo fa. Il cinema ha spesso trattato il tema del viaggio, favorito dal poter trasmettere attraverso le immagini il senso dello straniamento e dell’altrove. Parlare di cinema è parlare di viaggio. Sin dalla sua nascita il cinema infatti ci ha regalato svariate occasioni di viaggio in cui attraversare luoghi e situazioni e farsi attraversare da sensazioni, domande, pensieri sul proprio mondo interiore e sui mondi fuori da sé. E se alcune pellicole raccontano veri e propri itinerari, erranze, fughe, corse, attraversamenti, esplorazioni; altre evocano in maniera tanto suggestiva i luoghi in cui sono state girate, che le atmosfere e i paesaggi diventano un elemento portante della struttura stessa del film. Il viaggio rivela quasi sempre un paesaggio attraverso lo spostamento che il personaggio compie nel suo difficile percorso che lo porterà verso una identità nuova di sé del mondo. In piazza Prampolini a partire dal 25 giugno (ore 21,45) una straordinaria selezioni di stupefacenti film di viaggi. Si partirà con DUE PER LA STRADA di S. Donen (1967) Un architetto inglese e sua moglie rievocano, durante un viaggio in auto verso il Sud della Francia, i dodici anni del loro matrimonio. Schermaglie, incomprensioni, conflitti e la tristezza del tempo che passa. In luglio e agosto le proiezioni inizieranno alle ore 21,30. Il 2 luglio in programma BASILICATA COAST TO COAST di R. Papaleo, un viaggio in Basilicata seguendo le av-

venture di un quartetto di musicisti. Il 9 luglio MARIGOLD HOTEL di J. Madden: un film assolutamente british, quindi ben fatto, sufficientemente ironico, con grandi attori. Il 16 luglio ore 21,30 – IL CONCERTO di R. Mihaileanu: Andreï Filipov è un direttore d’orchestra che si è rifiutato di licenziare la sua orchestra, composta principalmente da musicisti ebrei, è costretto da trent’anni a spolverare e a lucidare la scrivania del nuovo e ottuso direttore del Bolshoi. Un fax indirizzato alla direzione del teatro è destinato a cambiare le loro vite. Il 23 luglio I DIARI DELLA MOTOCICLETTA di W. Salles: 1952. Due giovani studenti universitari, Alberto Granado ed Ernesto Guevara partono per un viaggio in moto che li deve portare ad attraversare diversi paesi del continente latinoamericano. Il 30 luglio PARADISO AMARO di A. Payne: Le Hawaii non sono esattamente il paradiso in terra che tutti crediamo: almeno non lo sono più per uno dei suoi

abitanti, Matt King. Quando sua moglie entra in coma in seguito ad un incidente in barca, Matt, padre di due figlie, si troverà a fare i conti con il proprio passato. Il 6 agosto INTO THE WILD – NELLE TERRE SELVAGGE di S. Penn, il film sembra celebrare il mito americano nella sua essenza, dalla frontiera all’epica on the road, al culto della wilderness, ma in realtà racconta la necessità dell’antagonismo. Il 13 agosto FRATELLO DOVE SEI? di J. E. Coen (2000): rileggere l’Odissea focalizzandola sulle peregrinazioni di un terzetto di evasi in fuga (con tanto di divise a strisce orizzontali e catene) nel Mississippi degli anni Trenta è un’intuizione che forse solo i fratelli Coen potevano finalizzare sul grande schermo. Il 20 AMERICAN LIFE di S. Mendes concluderà la rassegna.

Trasformare le spade in falci… Questa

singolare macchina è un “filarino”, attrezzo un tempo presente in molte case reggiane, soprattutto in campagna. Serviva per filare fibre tessili come la canapa o animali come la lana. La sua singolarità consiste nel fatto di essere costruita con vari pezzi di alluminio prelevati da un aereo caduto durante la seconda guerra mondiale sulle colline al confine tra Banzola di Casina e Paderna di

Vezzano. L’attrezzo, conservato (e fotografato) da Loris Tonino Paròli ci appare come una concretizzazione del biblico “trasformeremo le spade in vomeri” (Isaia, 21, 1-5). Analoga trasformazione veniva compiuta nell’immediato dopoguerra con gli “elmi d’acciaio” (Stahlhelm) della Wehrmacht hitleriana che con l’aggiunta di un manico servivano per spandere liquame e fertilizzare la terra.

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società

L’Altra città del Tricolore

Gli invisibili, i “senza tetto” a Reggio Emilia di Glauco Bertani

Non tutte le città sono come Reggio

Emilia, lo so. Qui a Reggio Emilia, il freddo inizia sempre il 1° dicembre e finisce sempre il 31 marzo; la priorità di chi è ai vertici è il benessere delle persone, di tutte le persone, e i servizi funzionano così bene che la gente viene da altre città per poter usufruirne […] e la crisi economica? C’è, certo. Ma si sente molto poco rispetto ad altri luoghi. Io queste cose le so, ovviamente, come lo sa chiunque viva qui. Per questo, i cittadini reggiani saranno stupiti e indignati nel leggere di come funzionano le cose in un’altra città, non molto lontana. Il nome di questo luogo ci è ignoto, poiché molti dei suoi abitanti, certamente qualunquisti, populisti e distruttivi, gli hanno affibbiato un soprannome tanto assurdo quanto tendenzioso: “l’Altra Città del Tricolore”». Comincia così il lungo racconto di Chiara Casoli (pubblicato integralmente dal sito www.partecipazione.eu/author/chiaracasoli/) che con (tragica) leggerezza racconta una realtà “ai margini”, una realtà che fa male, una realtà fatta di uomini e donne che vivono ai margini, di persone che non si possono liquidare dicendo semplicemente: “non hanno voglia di lavorare”. Di che cosa stiamo parlando? Di quelli che non riescono “a mantenere economicamente il passo”, che scivolano nello status di ‘senzatetto’ o ‘senza fissa dimora’ loro malgrado, di uomini e donne (di ogni età e provenienza geografica) che “lottano per la sopravvivenza contro freddo e per organizzare ogni dettaglio della propria vita quotidiana”. In altra epoca li avremmo definiti dropout. È una realta che si presenta ogni inverno a Reggio. E l’ultimo inverno con una convenzione tra il Comune di Reggio Emilia, la Caritas Diocesana e il Centro

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Papa Giovanni XXIII in collaborazione con l’ASL, 25 persone sono state ospitate a Villa Rossi, un edificio compreso all’interno dell’ex Istituto psichiatrico San Lazzaro. E il racconto di Chiara Casoli si riferisce, specificamente, a una polemica nata sull’opportunità di prolungare o meno oltre la scadenza del 31 marzo l’ospitalità ai senza tetto. Come si sa non si è andati oltre la prima settimana di aprile. Ora, però, sarebbe necessario guardare al prossimo inverno e organizzarsi per tempo, come hanno sottolineato i consiglieri comunali Andrea Capelli e Matteo Olivieri, dopo aver visitato la mostra “l’Altra Città del Tricolore” allestita all’interno del fabbricato di proprietà dell’ASL, che non sarà più disponibile in futuro, come ha fatto sapere la direzione dell’azienda sanitaria. L’Altra città del Tricolore era una mostra non di sole fotografie, ma era fatta anche di installazioni e testimonianze di persone ospitate sia al dormitorio di Villa Rossi sia in altre strutture del reggiano durante l’emergenza freddo dell’inverno scorso. Una mostra “multimediale” allestita sugli “invisibili”, i senza tetto, curata dall’Associazione culturale Partecipazione associazione centro sociale “Papa Giovanni XXIII” Onlus, che si apriva con uno striscione bilingue in italiano e arabo dedicato alla memoria di Zakaria Tibari, il senzatetto ucciso la notte della Vigilia di Natale, proprio lì davanti alla porta del salone-dormitorio. Chi l’ha visitata ha potuto rendersi conto di una realtà che non sembra compatibile con Reggio Emilia, eppure esiste un’altra Città del Tricolore fatta di cartoni, di baracche e di auto divenute case, di capannoni dismessi trasformati in ricoveri di fortuna. Una mostra che andrebbe riproposta. (foto di Glauco Bertani)


memoria

Cercare una via per dare giustizia ai Martiri del 7 luglio 1960 di Maino Marchi

In tutti gli ultimi anniversari del 7 luglio

1960 si sottolinea che i morti e le loro famiglie non hanno avuto giustizia. Nel processo svoltosi negli anni ’60 furono tutti assolti, le vittime, chi commise e ordinò l’eccidio. In questa condizione di “assolti” non si è mai avuta la possibilità di una revisione del processo. Per valutare se potevano esservi fatti nuovi idonei per la revisione del processo si è cercato di conoscere se su qualche atto di quella vicenda fosse stato apposto il segreto di Stato. In caso affermativo, si sarebbero potuti chiedere tali atti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e valutarli. Nella scorsa legislatura, quasi alla fine – il 28 settembre 2012 – il ministero dell’Interno ha risposto ad un’interrogazione scritta presentata ben quattro anni prima – l’8 ottobre 2008 – da tutti i deputati reggiani (Marchi, Alessandri, Barbieri e Castagnetti), sull’esistenza o meno dell’apposizione del segreto di Stato su atti relativi ai fatti del 7 luglio 1960. Va innanzitutto sottolineato come vi sia stato un ben diverso atteggiamento dei due ministri – Maroni e Cancellieri – che si sono succeduti all’Interno. Maroni non ha trovato tempo per rispondere in tutti gli anni del suo mandato, giunto

fino al novembre 2011, nonostante tra gli interroganti vi fosse anche un deputato leghista. Anna Maria Cancellieri, oggi ministro della Giustizia, attraverso il sottosegretario prefetto Carlo De Stefano, ha invece risposto entro dieci mesi dall’insediamento. Al di là di questo aspetto, veniamo al contenuto della risposta. Nel ricordare che l’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 124 “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto” prevede che l’apposizione del segreto di Stato sia attribuita dal Presidente del Consiglio dei Ministri, il sottosegretario De Stefano sottolinea che, a suo tempo, sulla questione posta nell’interrogazione, è stato interessato il Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, il quale ha segnalato che “la documentazione pertinente all’interrogazione di cui è in possesso l’AISE, non reca evidenza di pregresse apposizioni del Segreto di Stato”. L’AISE è l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna presso la Presidenza del Consiglio del Ministri. Nella risposta si fa inoltre presente che il ministero ha anche disposto accertamenti per il tramite della Prefettura di Reggio Emilia, dai quali è emerso che agli atti della locale Questura “non risultano do-

cumenti sui fatti accaduti a Reggio Emilia il 7 luglio 1960, sui quali sia stato apposto il Segreto di Stato”. Come dicevo il 5 ottobre 2012, nel commentare quanto affermato dal ministero dell’Interno, questa risposta fa venir meno una pista di lavoro per cercare di riaprire il processo sui fatti del 7 luglio 1960 per dare giustizia ai martiri ed ai loro familiari. Occorrerà ora valutare come proseguire l’azione da parte di tutti coloro che operano per dare risposta a una giusta richiesta dei familiari dei martiri, delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni reggiane. Vi sono varie tracce di lavoro da valutare: proposte di interventi legislativi, proposte di azioni parlamentari, iniziative sul piano della ricerca storica. Penso di invitare presto tutte le persone che hanno avanzato proposte e i soggetti istituzionali e sociali, a partire dall’ANPI, ad un incontro per valutare le proposte in campo, esaminarle e cercare di individuare un percorso per raggiungere l’obiettivo. Bisogna avere la consapevolezza che è estremamente difficile, insieme alla convinzione che occorre provarci.

I 5 reggiani caduti il 7 luglio 1960

Lauro Farioli 22 anni, San Bartolomeo (RE), operaio, orfano di padre lascia la moglie e un figlio. Colpito a morte davanti la chiesa di San Francesco.

Marino Serri 41 anni, Rondinara (Scandiano, RE), operaio, ex partigiano della 76a Brigata SAP, lascia la moglie e due figli. Militare a 20 anni, era stato in Jugoslavia. Colpito a morte sul sagrato della chiesa di San Francesco.

Ovidio Franchi 19 anni, da Gavassa (RE), perito tecnico, è la vittima più giovane, figlio di un operaio delle Officine Meccaniche Reggiane. Colpito a morte sotto il portico del palazzo d’angolo tra Via Crispi e Via San Rocco.

Emilio Reverberi 39 anni, Reggio Emilia, operaio tornitore, ex partigiano, lascia la moglie e due figli. Garibaldino nella 144a Brigata Garibaldi. Colpito a morte sotto i portici dell’Isolato San Rocco.

Afro Todelli 36 anni, di Due Maestà (RE), dipendente dell’ospedale Santa Maria Nuova, ex partigiano della 76a SAP, lascia la moglie. È segretario locale dell’ANPI. Colpito a morte all’interno dei Giardini pubblici. giugno/luglio 2013

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Due intitolazioni a Castelnovo Monti per i partigiani montanari Falce e Geppe Falce 1922-2001

gliere comunale a Castelnovo, funzionario del PCI, presidente della cooperativa carburanti. Fin presso la morte, che lo colse nel febbraio 2001, Falce, da pensionato, presterà opera di volontariato presso quella CdL che giustamente ha voluto onorarne la memoria il Primo Maggio 2013.

Geppe 1925-2013

Il 1° maggio u.s. la Camera del lavoro di Castelnovo Monti ha intitolato la piazzetta antistante la sua sede, in Via Monzani, 1, al partigiano Silvio Bonsaver, Falce . La cerimonia, alla presenza delle autorità comunali e del Presidente provinciale dell’ANPI Giacomo Notari, ha avuto momenti di toccante commozione nel ricordo ancora ben vivo, a 12 anni dalla sua scomparsa, di un uomo apprezzato anche per l’impegno politico sindacale sul territorio montano. Nato a Genova nel 1922 da padre friulano e da madre originaria Ramiseto, sulle montagne reggiane Silvio ci arrivò nei primi mesi del ’44. Militare dal 1942, dopo l’8 settembre ’43 aveva abbandonato la caserma di Forlì per sfuggire all’arresto e alla deportazione. Giunto a Reggio in treno con l’intento di unirsi ai familiari già sfollati da Genova a Ramiseto, venne invece bloccato in stazione e portato alla Caserma Taddei (Distretto militare) da dove poi riuscì ad evadere passando, via sottotetti, nell’attigua chiesa di San Pietro. Finalmente arrivato a Ramiseto, si unì alle formazioni partigiane raggiungendo ruoli di comando nella 144a Garibaldi. Il 23 aprile 1945 venne nominato segretario della CdL di Castelnovo Monti. Negli anni Cinquanta viene mandato a dirigere CCdL a Brindisi, Cuneo e Pordenone. Tornato nel reggiano, lo troviamo consi24

giugno/luglio 2013

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Il 31 maggio u.s., in vista del 2 giugno, Festa della Repubblica, nella sala del Consiglio comunale di Castelnovo si è svolta la cerimonia di intitolazione della sala medesima a Giuseppe Battistessa (a due mesi dalla sua scomparsa), che del Comune fu stimatissimo Sindaco dal 1964 al 1976. Dopo l’introduzione dell’attuale primo cittadino, Gian Luca Marconi, la prof.ssa Clementina Santi ha parlato di Battistessa: l’impegno per la libertà, i valori della Costituzione. E’ seguita la consegna del testo della Costituzione ai diciottenni. Geppe era nato a Castelnovo Monti il 25.10.1925. A 14 anni, nel ’39, scese in pianura, ospite della nonna, diventando giovanissimo operaio alle Reggiane, dove venne in contatto con diversi operai antifascisti, diversi dei quali vennero arrestati per attività cospirativa. Il 27 luglio ’43 ebbe la sua prima esperienza resistenziale, uscendo dalla grande fabbrica con centinaia di compagni per festeggiare la caduta di Mussolini. Il 28 fu testimone del tentativo degli operai di uscire ancora a manifestare per la pace, e della sanguinosa repressione, davanti alla porteria nuova, che provocò la morte di nove operai e il ferimento di svariate decine. In seguito al primo bombardamento su Reggio, la nonna dovette sfollare e Giuseppe fu costretto a ritornare in montagna. Qui gli eventi (compreso blocco delle corriere) dell’8 settembre ’43 lo colsero a Cinquecerri, dove si era recato con la madre per la fiera. Tornò a Castelnuovo a piedi. Dopo essere stato nascosto per qualche tempo, per non obbedire alla cartolina precetto della RSI, entrò nelle formazioni partigiane partecipando a varie azioni, fino alla difesa della Centrale di Ligonchio e alla liberazione di Reggio. Ed eccolo impegnato fino al 1946, nella polizia partigiana. Fece poi, come

altri partigiani, domanda per entrare nella polizia stradale. Superò con successo l’esame scritto ma fu poi considerato “non idoneo”. Eccolo allora funzionario del PCI nella zona montana, nella difficile situazione causata dai riflessi nazionali (e locali) della spaccatura del mondo nei due blocchi contrapposti. Nel 1964, dopo anni di gestione del Comune da parte della DC, ecco la vittoria del PCI alle amministrative e l’elezione di Geppe a Sindaco. E Sindaco del suo paese lo rimase fino al 1976, avendo conquistato il crescente apprezzamento, per le sue qualità umane e di amministratore, dei concittadini. Per i vari altri incarichi che ebbe nel territorio montano, Geppe si conquistò anche la fiducia della gente di Villa Minozzo, che lo ebbe come Sindaco dal 1979 al 1981. Anche quando gli acciacchi della salute lo allontanarono da incarichi formali non rinunciò al suo impegno di cittadino sensibile ai problemi della sua montagna, come ha ricordato Giacomo Notari in occasione della scomparsa di Geppe. “Amico e compagno di una vita – sono le parole del nostro Presidente – dalla Resistenza alla Ricostruzione democratica, agli anni in cui fummo entrambi impegnati nella gestione della cosa pubblica. Impegno che è continuato per lui fino all’ultimo, con i periodici incontri per formulare insieme ipotesi di lavoro sul rilancio della nostra montagna e per organizzare iniziative dell’ANPI con particolare attenzione ai giovani”. (a.z.)


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Partigiano Massari Leo nome di battaglia Bulin Bulin 1921-2013

Sono nato a Cognento di Campagnola il 21 gennaio 1924 in una famiglia numerosa di contadini. Dopo la morte del nonno c’è stata la divisione dei figli: mio padre è venuto ad abitare a San Michele di Bagnolo. Eravamo in 5 fratelli, 3 maschi e 2 femmine. C’era una miseria spaventosa, non avevamo neanche la bicicletta. Io il 24 maggio 1943 sono stato mandato a Bolzaneto di Genova, VIII reggimento fanteria divisione Cosseria (in realtà: 5a Divisione Cosseria, 89° reggimento fanteria, NdR). Dopo venne l’8 settembre: eravamo in tremila soldati. I tedeschi al mattino hanno disarmato le guardie, il comandante ha dato l’ordine di sparare, io ero di guardia ed ho sparato ai tedeschi con la mitraglia 8 millimetri. I tedeschi hanno risposto con il mortaio, con lo spostamento d’aria ho fatto un volo di due metri. Dopo la battaglia ci hanno catturato e dopo ci hanno fatto raccogliere armi, morti e feriti. Noi eravamo in tremila, loro erano in cento. Eravamo terrorizzati. Adesso siamo prigionieri. Ci portano in Germania. Fortuna vuole che si sono visti sopraffatti. Gli abbiamo chiesto dove ci portano, loro ci hanno risposto: “tutti a casa”. Come siamo usciti, la popolazione a darci vestiti in borghese. Ho preso il treno a Bolzaneto e sono venuto direttamente a casa. Per i miei geni-

tori è stata una sorpresa pensando che a Reggio vi erano i tedeschi alla caserma Zucchi che catturavano i soldati scappati. Così viene che i tedeschi hanno occupato tutta l’Italia. I fascisti hanno formato l’esercito repubblichino. Hanno messo fuori i manifesti di presentarsi sotto le armi con d’ordine che chi non si presenta saranno fucilati e allora noi, giovani della classe ’24-25, ci siamo presentati per la paura della rappresaglia ai genitori e siamo andati alla caserma Zucchi. Andavamo al mattino e alla sera si veniva a casa. Dopo finito la sosta ci hanno presi all’improvviso, eravamo in molti reggiani. Siamo scappati e siamo venuti a contatto con i partigiani: ci hanno chiesto se volevamo andare in montagna, io e un romano abbiamo accettato. Ci hanno portati al comando dei partigiani, a Castel San Giovanni, Piacenza. Eravamo in novembre. E cominciano così i rastrellamenti. Abbiamo iniziato a combattere contro fascisti e tedeschi. Un mattino, hanno cominciato a sparare. Noi abbiamo risposto. E’ andata bene. Per 25 giorni siamo stati perseguitati, abbiamo scavalcato tutto l’Appennino piacentino e siamo arrivati a Santo Stefano Ligure. Dopo la ritirata siamo ritornati nei vecchi posti. Ho trovato due compaesani di Novellara, Marzi Ivo e Foroni Osvaldo, è stata una gioia. Ci siamo affiatati come fratelli. Poi è venuto l’inverno e lo sbandamento, perché Alexander aveva ordinato di deporre le armi e di andare a casa. Io e i miei amici abbiamo deciso di tornare a Reggio. Purtroppo è venuta molta neve. Il percorso era: Val Tidone, Piacenza, Reggio Emilia. Abbiamo impiegato otto giorni. Abbiamo avuto difficoltà con la neve, posti di blocco dei fascisti. In più attraversare i fiumi. Sono arrivato di sera, per i miei famigliari è stata una sorpresa perché erano mesi che non sapevano dove ero. Mi hanno trovato con i capelli lunghi e pieno di pidocchi. Mio fratello era già nelle formazioni partigiane. Io non potevo resistere a casa perché ero perseguitato ed ho scelto di andare in distaccamento volante la 77a brigata SAP. Il comandante era Mauro (in realtà Sergio, nome di battaglia Mauser, Ndr) Fontanesi, abbiamo fatto molte azioni. Gli

americani hanno fatto dei lanci di armi. Noi avevamo l’appuntamento a Fosdondo, ma è successo che le brigate nere erano sulla torre della chiesa e hanno invaso la zona. In quel tratto arrivano le armi su un camioncino e un furgone e la staffetta in moto condotta da Pratissoli Giacomo Aldo e Fontanesi Mauser. Purtroppo c’è stata una imboscata e sono rimasti uccisi tutti e due, ma le armi sono riuscite a fuggire. Era il 15 aprile, una domenica. Noi, del nostro distaccamento, eravamo a Massenzatico e così abbiamo avuto l’ordine di andare a Fosdondo: è stato un fatto commovente a vedere la popolazione a darci le sue biciclette per andare a Fosdondo. Io con la mitraglia sono arrivato alle case vecchie di San Prospero: abbiamo bloccato la strada di Correggio, in quel tratto stava arrivando una colonna di brigate nere e tedeschi, avevamo il comandante Cocconcelli D’Artagnan che ordinava di aprire il fuoco. Io avevo la mitragliatrice, che si chiamava Fernanda, e così ho aperto il fuoco fermando il camion carico di fascisti, altrimenti andavano a Fosdondo e facevano una strage tra i quali c’era il distaccamento di Nicolini il Diavolo. Purtroppo c’è rimasto un partigiano. Io con la mia mitragliatrice, ha collaborato Ferretti Ello Fanfulla, ero rimasto senza munizioni, avevo la mitraglia bruciata, avevo le mani bruciate. Dopo la battaglia ci siamo ritirati. Avevamo ferito il Boia e il comandante D’Artagnan. Alla notte ci siamo ritirati nei Ronchi di Massenzatico e così abbiamo avuto la brutta notizia che abbiamo avuto delle perdite, cinque o sei compagni. Questo è il ricordo di 65 anni fa, questi sono ricordi che non si dimenticano. […] Il 24 aprile eravamo entrati in città: la popolazione ci accolse con gioia, tutta una grande festa perché eravamo liberi. Questi sono ricordi che non si dimenticano mai. (25 aprile 1945) Leo Massari

lutti, pag. 30 giugno/luglio 2013

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memoria Gina Pifferi

Con coraggio e garbata ironia lungo le tragedie del ’ 900 di Antonio Zambonelli Gina Pifferi era nata a Roteglia di Castellarano nel 1907 e nel cimitero locale riposa dal 1994. Aderente al Pcd’I dal 1928, col padre Girolamo ed il fratello Giuseppe (condannati a 9 anni di reclusione nel 1937 per attività in favore della Spagna repubblicana) espatriò in Francia nel 1936 continuando la sua militanza in contatto con i maggiori dirigenti del PCI nell’emigrazione. Lì si unì con un altro comunista fuoruscito, Amedeo Ugolini, giornalista e scrittore. Entrambi militanti nella Resistenza durante l’occupazione nazista, insieme rientrarono in Italia, dopo la Liberazione, a Torino, dove Ugolini fu tra l’altro direttore dell’edizione torinese de “l’Unità” e dove nel 1946 nacque la loro figlia Mirella. Dopo la morte di Ugolini, nel 1954, Gina ritornò in Francia dove sposò Shmuel Weissberg,Gilbert, ebreo comunista originario della Bessarabia, già militante nel 1° distaccamento dei FTP di Parigi, deceduto nel 1985. Gina rimase a Parigi e fu negli anni Settanta Presidente della gloriosa Fratellanza reggiana fondata nel 1936 da Cesare Campioli e Paolo Davoli. Fino all’ultimo animatrice della FILEF, partecipò a vari convegni sui temi dell’emigrazione, sia

in Francia che in Italia, dove tornava ogni estate nella natia casa di Roteglia. Il suo appartamentino al 7° piano di Rue Saint Laurent è stato per anni punto di riferimento anche per tanti reggiani come per tante personalità della politica e della cultura viventi od operanti a Parigi. Particolare il suo legame con l’Associazione degli ex resistenti ebrei di Francia, della quale era stato tra i fondatori il marito Gilbert. Un 9 maggio dei primi anni Ottanta ebbi il piacere e l’onore, al suo fianco, di tenere la commemorazione della vittoria contro il nazifascismo nella sede dell’AJAR (Anciens Résistants Juifs de France) in Rue Paradis. In una saletta affollata di ex partigiani, sopravvissuti alla Shoah e loro familiari, ci fu un emozionante intrecciarsi di canti della Resistenza e del folklore Ostjuden in russo in ebraico e in Yddish. Forte e coraggiosa, a Parigi Gina scarpinava ogni giorno per la cigolante scala a chiocciola di legno fino al 7° piano. Sul pianerottolo la cyclette con cui si teneva allenata. Quando a Castellarano venne festeggiata per il suo 80° compleanno prese la parola

Maria Cervi sei anni dopo

ed affermò che il segreto sta in questo: il faut mettre de la vie dans les années, pas des années dans la vie (riempire gli anni di vita anziché la vita di anni). 25 Aprile, pag. 9

10 giugno 2007-10 giugno 2013

di Alessandro Fontanesi

E’ vivo più che mai il profondo sentimento che ci lega ancora oggi a Maria Cervi, testimone inesauribile della tragica ed esemplare storia della sua famiglia. Gli occhi di una piccola bimba – che videro un padre incomprensibilmente “strappato”, con gli zii e con l’amato nonno, dalla sua casa – non hanno mai dimenticato. In Maria sono rimasti impressi fino all’ultimo giorno quei principi e quegli inse26

giugno/luglio 2013

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gnamenti antifascisti che furono alla base della lotta del padre Antenore e dei suoi fratelli, in un cammino di testimonianza e di memoria. Una lungimiranza la sua sempre rivolta al futuro e alle nuove generazioni; infatti, Maria, con i giovani, aveva una sensibilità particolare, sapeva cogliere in essi il meglio ed è per questo che ha saputo trasmettere tutta la sua tradizione famigliare in modo mai dogmatico ed i ragazzi tutto questo lo sapevano cogliere e comprendere. Dopo sei anni è quasi inutile dire che avremmo ancora bisogno del sostegno di Maria, di quella sua opera intelligente di divulgazione e narrazione, della compagna e dell’amica che, come una mamma, non ti abbandonava mai e, soprattutto, di quel suo modo intelligente, persino innovativo, del fare memoria, di tracciare infaticabilmente il solco di una storia famigliare luminosa e di una vita dedicata a costruire il processo perenne dell’uguaglianza sociale, della democrazia, della

libertà di pensiero. Così come avevano fatto il padre ed i suoi fratelli, così come le aveva insegnato nonno Alcide.

Il Museo Cervi prima della ristrutturazione

anniversari, pag. 34


memoria Dorina Storchi, Lina

Una partigiana da proclamare Giusta fra le Nazioni di Antonio Zambonelli Nella mia ricerca Ebrei reggiani tra leggi razziali e Shoah, pubblicata su “Ricerche storiche” n. 91-92, 2001, compare un sintetico accenno, a pag. 62, all’aiuto fornito dalla partigiana Dorina Storchi, che abitava a Reggio in Via del Portone n.8, a due ebrei. Dorina è deceduta il 13.12.2003, in età di 93 anni. Una sua ampia biografia, basata prevalentemente su quanto pubblicato da AVVENIRE PATERLINI in Partigiane e Patriote della provincia di R.E., 1977, è comparsa sul “Notiziario”, n.3, 2003. Rispetto a ciò che si è fin qui pubblicato, siamo in grado di fornire più ampie informazioni su di una azione, quella dell’aiuto a due ebrei, che meriterebbe a Dorina, sia pure post-mortem, il titolo di Giusta fra le Nazioni. Informazioni che ho raccolto intervistando al telefono, anni addietro, la figlia di Dorina, l’architetto Simona Ganassi, all’epoca residente a Venezia. Va detto che Dorina, nelle sue dichiarazioni autobiografiche, afferma quanto segue, nel contesto dell’aiuto prestato subito dopo l’8 settembre ’43 a “gente reduci dai campi di concentramento o dagli eserciti”. “Proprio in quei giorni – affermò Dorina – giunse a casa nostra una mia cugina che abitava a San Remo […]. Ella mi portò i coniugi Modiano; erano ebrei, nativi di Parigi e si trovavano a San Remo per cure, perché lui aveva subìto un grosso intervento chirurgico. Compì senza esitazione il viaggio, sicura che io li avrei ospitati. Essi rimasero infatti a casa mia,

nonostante i bandi con minacce di fucilazione per chi avesse nascosto ebrei”. E questo è tutto. Dai ricordi della figlia, che all’epoca aveva poco più di tre anni, e di altri familiari, i Modiano si chiamavano Felix e Mimì, e fra loro parlavano francese. Felix intratteneva la piccola Simona cantandole “Sur le pont d’Avignon...” e “Alouette, ma belle alouette...”. E diceva talvolta: “Quando sarà tutto finito ti darò tutto ciò di cui avrai bisogno”. Era “industriale”. I Modiano rimasero in casa di Dorina circa 5 mesi, da settembre ‘43 a febbraio 1945. Si noti che in gennaio Dorina venne arrestata e imprigionata ai Servi, a due passi da casa sua, in quanto denunciata dal famigerato Nikolaj Ashenko, come partigiana. Poté poi salvarsi nel quadro di uno scambio con il capitano medico tedesco “Buek”, catturato dai partigiani nel parmense. Il marito di Dorina, Giovanni Ganassi, era già internato militare in un lager tedesco dove troverà la morte. Quando venne arrestata Dorina era in casa della madre, e i fascisti non scoprirono la presenza dei Modiano che erano invece in casa di Dorina stessa. Dei due coniugi continuò ad aver cura una sorella di Dorina che, accompagnò Felix, su richiesta del medesimo, a Milano, mentre Mimì andò a Torino, da dove raggiunse Felix nel frattempo passato in Svizzera, dove morirà per le conseguenza della malattia di cui soffriva.

Dopo la guerra Mimi scrisse dalla Francia a Dorina. In quella lettera, andata perduta, probabilmente Mimi fornì le informazioni appena sopra riferite. Poi più nulla. Io stesso scrissi in Francia attorno al 1990, credo di ricordare all’ Institut pour l’Histoire du Temps present (IHTP), ma non ebbi nessuna informazione circa i Modiano. La vicenda merita di essere ripresa in considerazione per possibili ulteriori approfondimenti. Anche in memoria di una valorosa partigiana, come Dorina, che nel suo impegno antifascista e di solidarietà umana portava la memoria delle violenze subìte negli anni Venti dal padre Medardo, socialista e irriducibile antifascista, e della madre, capolega dei braccianti a Villa Rivalta nel 1919.

Cura dei cippi partigiani, un esempio da seguire

Dalla Sezione ANPI Cavazzoli, riceviamo la seguente comunicazione relativa alla cura del monumento in onore di sette partigiani reggiani sito sulla sponda sinistra dell’Enza, in comune di Palanzano (Parma). Lunedì 13 maggio u.s., Davide Zamboni e moglie si sono recati al Monumento di Selvanizza, comune di Palanzano, per togliere incrostazioni dalla scultura opera del compianto Giacomo Fontanesi, incrostazioni prodotte, per la vicinanza con la strada, da polveri e scarichi delle auto in transito, da foglie che cadono dalle piante sovrastanti. Il monumento ha bisogno di ricorrente protezione. Abbiamo coperto le spese del viaggio e dei materiali impiegati come Sezione ANPI e grazie al volontariato. Luigi Galaverni

Ringraziamo l’amico Galaverni per la segnalazione, che costituisce un esempio da seguire, in carenza di doverose attenzioni da parte delle amministrazioni competenti. Un particolare ringraziamento a Davide, da anni prezioso attivista dell’ANPI nonché curatore, con Galaverni, di vari cippi partigiani. Cogliamo l’occasione per ricordare che nel monumento di Selvanizza si onorano i partigiani reggiani caduti sul Monte Caio nel novembre 1944: Ivo Bigi, Adolfo, Alviso Carpi, Mosé, Daniele Fontana, Smit, Camillo Pezzarossa, Golbert, Alberto Tondelli, Grove, Benvenuto Tondelli, Folgore, Gianbattista Trolli, Fifa. (a.z.) giugno/luglio 2013

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memoria I Settantesimi della Resistenza, 1943-2013

Dalla Ripresa cospirativa antifascista (comunista) all’eccidio delle Reggiane (1942-28 luglio 1943) di Antonio Zambonelli

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’è stata in Italia, in particolare in provincia di Reggio, una “resistenza lunga” contro il fascismo, prima di quella dei 20 mesi 1943-1945. E’ cominciata fin dai primi anni Venti, contro lo squadrismo nero ed è continuata per tutto il ventennio, soprattutto ad opera dell’organizzazione clandestina del PCI, ripetutamente colpita da dure repressioni ma continuamente rinnovata da nuove adesioni. Una resistenza che, tra il 1930 e il 1938, assunse caratteri di massa, anche in forza dell’innesto comunista sulla tradizione socialista prampoliniana. A guerra iniziata l’antifascismo militante animato dai comunisti, in provincia di Reggio, aveva perso però capacità operativa: i ripetuti, processi davanti al Tribunale speciale, in particolare i due “processoni” del 1939, avevano decimato i “quadri”; circa 140 militanti attivi erano finiti in carcere o al confino. I richiami sotto le armi andavano facendo il resto, soprattutto nell’ambiente contadino. Rimanevano nuclei operai, alle Reggiane e alla Lombardini, ma piuttosto scollegati fra di loro. Il Centro estero (in Francia) del PCI, decise sul finire del 1940 il rientro in Italia, sia clandestinamente che legalmente, di “fuorusciti” per ricomporre la rete clandestina. Paolo Davoli, esule dal 1924, poté rientrare legalmente nel 1941 e nel 1942 abbandonò il mestiere di provetto sarto parigino per farsi assumere quale manovale alla Lombardini, dove ebbe modo di diventare rapidamente agente di collegamento per decine di operai sia della sua fabbrica che delle “Reggiane”. In quella stessa fase, anche nuclei di intellettuali cattolici operavano nel reggiano per passare dal “collateralismo”, in qualche momento “conflittuale”, col fascismo, a posizioni culturali mirate al superamento di una dittatura che aveva anche prodotto la ferita del razzismo antisemita ed ora la tragedia dell’entrata in guerra a fianco di Hitler. Paolo Davoli, che poi cadrà eroicamente nel febbraio ’45, diffondeva tra gli operai stampa antifascista, teneva riunioni e incontri con operai delle Reggiane in osterie cittadine, riuscendo a costruire una rete organizzata su di un vasto territorio, in ragione del fatto che gran parte degli operai vivevano nel forese, spesso in famiglie contadine. Si consolidava così un 28

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intreccio città campagna, operai contadini, che costituirà dopo l’8 settembre ’43 una caratteristica particolare della Resistenza reggiana . Ma la vigilanza congiunta di questura e OVRA, con l’infiltrazione di un informatore nell’organizzazione comunista reggiana, portò all’individuazione di un sempre maggior numero dei “cospiratori”. Le carte di Polizia reperite presso l’Archivio centrale dello Stato, documentano passo a passo l’attività di vigilanza e di repressione della rete tra gennaio e giugno 1943. Recano le date del 14 giugno e del 14 luglio1943 due documenti PS e OVRA che annunciano il risultato della “Operazione anticomunista a carico di Davoli Paolo ed altri”. Vi compaiono i nomi di 35 arrestati e il loro deferimento al Tribunale speciale o al confino. Si tratta in gran parte di operai delle Reggiane e della Lombardini, nonché di alcuni dell’Officina Greco. Vengono per il momento trattenuti nel carcere cittadino di San Tomaso. Ma il 25 luglio, con la caduta di Mussolini, è vicino. E il 26 luglio, la grande manifestazione di giubilo che percorse le vie cittadine, ebbe anche un’imponente coda davanti alle carceri riuscendo ad ottenere la liberazione di tutti i detenuti politici. Un gruppo di comunisti delle Reggiane lanciò immediatamente l’idea dello sciopero e insieme le parole d’ordine “Basta con la guerra!”, “I tedeschi in Germania”. Manifestazioni e cortei festosi si ebbero in tutte le località della provincia. Ovunque le sedi del PNF vennero messe a soqquadro. I fascisti erano scomparsi; la loro ventennale protervia si era squagliata come neve al sole. Festosi falò divoravano le icòne del regime. Ma nulla di cruento si verificò, nonostante la violenza omicida da cui era nato e con cui si era mantenuto il fascismo reggiano. La pastasciuttata dei Cervi, a Campegine, rimane il simbolo della prevalente speranza che, col fascismo, ora finisse anche la guerra. Era un’illusione. Se ne resero tragicamente conto gli operai delle Reggiane il 28 luglio quando, accingendosi ad uscire in massa dal grande stabilimento per una nuova manifestazione invocante la pace, vennero affrontati da un reparto militare, in ottemperanza alla circolare Roatta, e colpiti dalle raffiche di una mitragliatrice azionata personalmente dal comandante

del reparto stesso. Nove operai, tra cui una donna, furono uccisi. Una cinquantina riportarono ferite. Il messaggio di Badoglio, nuovo capo del governo, “la guerra continua a fianco dell’alleato germanico”, ebbe a Reggio una sanguinosa sottolineatura. Ma gli eventi erano in movimento. Oltre agli arrestati del giugno ’43 rilasciati il 26 luglio, altre decine di antifascisti reggiani carcerati o confinati tornarono liberi verso la metà di agosto. I comunisti ripresero ad organizzarsi ma senza troppo esporsi, intuendo che i conti col fascismo non erano conclusi col 25 luglio ed anche in ragione del perdurante divieto dell’attività dei partiti lungo lo “strano interludio” dei 45 giorni badogliani. Oltretutto si capiva che le truppe germaniche non sarebbero state a lungo inerti. Anche altri movimenti politici cominciarono a riprendersi dopo la lunga “parentesi” fascista: così i socialisti (molti dei quali èsuli dai primi anni venti) tennero alcune riunioni; così gli intellettuali cattolici che con Giuseppe Dossetti ed altri si andavano da qualche mese raccogliendo nelle Conferenze alla Biblioteca capitolare e che ora davano vita ad un “Centro studi sociale cristiano” premessa alla fututra Democrazia cristiana nella nostra provincia; così l’avvocato Pellizzi ed un cenacolo di professionisti amici suoi, che daranno vita al Partito d’Azione. Le fondamentali componenti politiche della resistenza reggiana si andavano già strutturando prima ancora dell’8 settembre 1943.

Un aspetto delle manifestazioni che si svolsero Reggio il 26 luglio 1943 per festeggiare la caduta di Mussolini e per chiedere la fine della guerra


Lettere “Storia di artigianato in selleria e tappezzeria, in una bottega che ha raggiunto i 106 anni e che ancora continua con mio nipote Paolo” Amici dell’ANPI di RE, unisco una copia di una mia lettera alla Sig.ra Annita Garibaldi Jallet [pronipote di Giuseppe, NDR], dalla quale ho già ricevuto la cartolina di ritorno da Firenze, con il resto attestante la mia attività. Vi chiedo di mandarmi la tessera ANPI, che credo di meritare. Ho deciso di non mantenere il tutto dentro di me e di metterlo a giudizio a tutti voi. Abito di fronte alla banca popolare dell’Emilia Romagna, come da foto inviatavi, se mi portate la tessera richiesta, la pagherò credo abbastanza bene, tengo esposto in casa, una foto e documenti,che non posso descriverli ed è meglio venirli a vederli, mentre mi portate la tessera, se non chiedo troppo. Invio a tutti voi auguri di buona salute, siamo vecchi io e la Olivetti lettera 32, che la usavo per le fatture ed nostri clienti. Qui è tutto vecchio. L’importante è esserci arrivati. (24 Aprile 2013) Con questa premessa, seguo rivolgendo mi a Lei sig.ra Annita, col congratularmi per il suo impegno dimostrato nel recente suo articolo sul periodico “Camicie rosse”, facendole in breve il mio passato. Il 30 novembre del 1938, mio fratello Enzo partiva militare di leva; io, 12 anni, dovetti prendere il suo posto nel portare e prendere finimenti a tutti quelli che tenevano il cavallo e fra questi c’era la famiglia dei Cervi. Li vedevo sempre molto attivi contro la dittatura e da loro ho imparato a non aver paura, da loro c’era sempre anche qualcosa da mangiare. Arriviamo al 10 di agosto del 1942 quando Enzo viene a casa in licenza di dieci

I valori della Resistenza

Cari amici, oggi domenica 12 maggio un piccolo gruppo formato da aderenti al Partito dei Comunisti italiani, dell’ANPI, dell’Associazione reggiana per la Costituzione, e da un coraggioso vice segretario del Circolo PD del centro storico, con bandiere al seguito, ha reso omaggio ai cippi dei caduti partigiani del centro città, ai caduti del 7 luglio, alla lapide in memoria di Falcone e Borsellino. Il gruppo non superava le venti persone compresi i Carabinieri di scorta, ma ha voluto significare il rispetto per i valori su cui si fonda la nostra Repubblica. Valori presenti finché non verranno definitivamente offuscati. Appena ieri una diversa e più numerosa assemblea a Brescia ha venerato un imputato appena condannato in Appello, mentre veniva oltraggiata

giorni, andammo subito a salutare i Cervi, da sempre nostri clienti, fu un felice incontro. Entrammo in casa (che era più bassa e più corta di come si vede adesso) e subito nella camera dove tenevano un mappamondo, per vedere il viaggio che Enzo aveva fatto per arrivare e gli dissero che erano al corrente che i Greci erano contro a chi li occupava e che odiavano e tramavano contro i tedeschi, i fascisti e i carabinieri, ma consideravano gli italiani brava gente. Enzo disse loro che aveva scambiato con una brava famiglia una latta di benzina da venti litri con una lattina di olio da cinque litri che così verdino e buono non lo aveva più sentito. Quelle famiglie dissero a Enzo di restare con loro, ma Enzo non si sentiva di diventare un disertore, nel rientrare non smetteva di ripetersi quella proposta. In agosto del 1944, io ero renitente alla leva e mio fratello Ebert era da poco rientrato dalla Russia, fu salvato dai contadini che lo aiutarono a rientrare oltre la linea del confine, passando da diverse famiglie che gli indicavano la via da seguire e gli davano da mangiare patate che tenevano sotto il pavimento. In agosto del ’44 fu ucciso un milite della brigata nera un certo Uccelli Bruno e ci fu un grande rastrellamento in tutto il paese, con due autocarri stracolmi di militi; quando Ebert vide che stavano per arrivare da noi, andò di corsa sul solaio con un fucile e una rivoltella. Arrivati in casa, i militi avevano i nostri nomi scritti e, non vedendo Ebert, chiesero a mia madre dove fosse, mia madre disse che era tanto spaventato dalla Russia. Subito dopo Ebert rientrava, ci

presero con una cattiveria che mia madre cadde seduta su una sedia (e per fortuna che la sedia era proprio lì). Ci portarono nella piazza principale per fucilarci, ma in quel momento intervenne il Segretario comunale sig. Adolfo Calzolari, tengo ancora in casa una foto di lui con scritta a ricordo. Ci fu salva la vita, ma non il carcere, che si trovava dove ora è stato eretto il palazzo dello sport a Reggio Emilia: avevamo un po’ di paglia in terra, mentre ora i carcerati sembrano in una pensione, anche se sono molto stretti. Finita la guerra, mi sono subito abbonato ai giornali: “Giorni-Vie Nuove”, il “Calendario del popolo”, fino a quando non furono più stampati. Poi li ho tutti rilegati in circa cento volumi, il lavoro è durato qualche settimana, e li ho uniti nella grande biblioteca di Emilio Sereni, come da foto allegata: di meglio non pensavo. Sono arrivato a 87 anni, nonostante sia stato colpito da un ematoma in testa (mi è rimasto un buco che mi porterò nella tomba) e da un tumore nel sangue, con molti mesi in lunga degenza. Ora riesco a camminare appoggiato a un girello in casa. Auguri di buona salute per lei. Tengo il telegramma che Alcide mi mandò per il mio matrimonio, il 26 ottobre 1951, con ampia documentazione sulla storia di bottega e tanto collezionismo per il mio paese. Gradirei un suo riscontro da questa lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. Eugenio Gabrielli

la Magistratura italiana per la sentenza emessa. In quella numerosa assemblea di Brescia, dove l’imputato ha esternato le sue solite lamentele, erano presenti e plaudenti il Vice presidente del Consiglio in carica, i ministri Lupi e Quagliariello, quest’ultimo a capo del Ministero per le Riforme Costituzionali. Questo è il pauroso equivoco su cui si regge l’attuale Governo del Paese. Il piccolo gruppo reggiano dimostra invece che il rispetto e l’attuazione dei valori della Costituzione e della Repubblica non può essere praticato mediante un osceno abbraccio con chi vuole lo Stato-padrone e la Magistratura in ginocchio. Per questo il giovane vicesegretario del Circolo PD del centro storico di Reggio rappresenta un seme di speranza e insieme di coraggio, non ap-

parendo il PD reggiano per ora disponibile a collaborazioni di questo tenore. Cordiali saluti. Mauro Bortolani

(A Gabrielli abbiamo subito consegnato la tessera ANPI)

Un momento dell’iniziativa promossa dal PDCI reggiano il 12 maggio scorso (foto di Alessandro Fontanesi) giugno/luglio 2013

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Lutti ENZO IORI (ANDREA)

SERGIO RUBERTELLI

16/06/1927-15/05/2013 Caro prof. Iori, come un guerriero la sua vita, spesa per la salute degli altri e per un ideale, portando in segreto i segni sulla pelle, testimoni di ciò che lei ha dato. Noi siamo a ricordare dopo 50 anni il nostro medico di famiglia, con stima e riconoscenza. Lina e Ines Costi Il saluto dell’ANPI provinciale al Partigiano Enzo Iori Andrea

6/10/1925-07/06/2013 E’ deceduto giovedì 6 giugno, nella Casa di riposo di Bagnolo, Sergio Rubertelli, per anni dirigente e prezioso collaboratore dell’ANPI provinciale di Reggio Emilia. Nato il 6 ottobre 1925 a Pieve Modolena, dove abitò (fino al momento del ricovero, in Via Oberdan, 12), fu giovanissimo operaio alle OMI Reggiane. Dopo il bombardamento del grande complesso industriale (8 gennaio 1944) fu trasferito, con altri operai, nello stabilimento distaccato di Gemonio, in provincia di Varese; lì entrò in contatto con le forze della Resistenza locale e fece parte della 121a BGT Garibaldi “Walter Marcobi”, col ruolo di Capo squadra. Il funerale si è svolto sabato 8 giugno, a Cadelbosco. Il corteo si è formato alle ore 16 davanti alla Chiesa parrocchiale per dirigersi al cimitero locale dove è avvenuta l’inumazione. I compagni dell’ANPI gli hanno reso omaggio con le bandiere abbrunate. Antonio Zambonelli ha tenuto l’orazione di commiato.

Come suoi amici e compagni dell’ANPI siamo stati, nel pomeriggio del 17 maggio, con le bandiere partigiane abbrunate, a recare l’ultimo saluto al prof. Enzo Iori, il partigiano Andrea, studente diciottenne, della 76a Brigata SAP. Enzo fu per tanti anni dirigente della nostra Associazione nonché apprezzato collaboratore del “Notiziario ANPI” con la rubrica “L’informazione sanitaria”. Ci mancheranno le sue qualità umane e politiche, la sua allegria e disponibilità. Tra le varie specializzazioni aveva anche quella in medicina dello sport. E da sportivo praticante, molti di noi lo ricordano quando, primario di Geriatria all’Ospedale di Albinea, pedalava ogni mattina da Villa Ospizio al paese pedecollinare, per raggiungere il posto di lavoro, anche quando pioveva. La laurea in medicina la ottenne nel 1951, con grandi sacrifici essendo di famiglia povera, o proletaria, come non usa più dire. E ai “poveri” ai proletari, Enzo fu fino all’ultimo vicino anche come militante di sinistra. Rinnoviamo alla moglie Rosita, che talvolta lo accompagnava nelle sue capatine all’ANPI, alla figlia Nicoletta e alle nipotine Clarissa e Lucrezia, le commosse condoglianze dei “vecchi” e dei giovani dell’ANPI provinciale.

LEO MASSARI (BULIN) 6/10/1925-07/06/2013 In memoria del Partigiano Leo Massari Bulin, appartente alla 77a BGT SAP, il figlio Marco sottoscrive a sostegno del Notiziario.

memoria, pag. 25

IN MEMORIA

ABBO BARIGAZZI MARISA LANCIANO 30

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Anniversari

La memoria storica è la chiave del futuro. Ed è in questi giorni di festeggiamenti del 25 Aprile e del 1° Maggio che arde in me, prepotentemente, il desiderio di una vicinanza fisica non più attingibile. I miei genitori – Abbo Barigazzi e Marisa Lanciano – dei quali ricorrono, quest’anno, rispettivamente 9 e 2 anni dalla loro scomparsa. Un atto d’amore, un riconoscimento per l’impegno che hanno entrambi profuso nei valori della Resistenza e che in me si sono radicati. L’incarico nell’ANPI di Correggio, il Volontariato, sotto varie forme, li hanno sempre caratterizzati, avvicinandoli a gran parte della popolazione correggese. Sempre viva e costante la loro presenza, che assume un moto di concretezza in questi An-

niversari e nelle Manifestazioni che hanno segnato e tuttora rappresentano punti fermi dei grandi cambiamenti epocali. Che le nuove generazioni sappiano cogliere questi messaggi, in una fase politica dove il nostro Paese, dilaniato da troppi conflitti ideologici, stenta in una ripresa che tutti noi ci auguriamo, per non soccombere all’arretratezza e a quelle forze ostili che si contrappongono ad ogni forma di rinnovamento. Ringrazio l’ANPI per questa opportunità e per l’azione che continua a svolgere; un contributo davvero prezioso. la figlia Chiara


Anniversari GIUSEPPE CARBONI

13° ANNIVERSARIO

Nel 13° anniversario della scomparsa del Partigiano Giuseppe Carboni, lo ricordano con immutato affetto la moglie Lina, le figlie Rossella e Daniela, le nipoti Giulia ed Elena e il genero Ermanno sottoscrivendo pro Notiziario.

MERCEDE CIGARINI CISMO TIRABASSI (ENRICO)

IN MEMORIA

CISMO TIRABASSI (ENRICO)

In memoria del padre Partigiano Cismo Tirabassi Enrico, della 77a BGT SAP, caduto in combattimento a Fosdondo il 27 aprile 1945, il figlio Oscar sottoscrive a sostegno del Notiziario.

PRIMO MAREGGINI (BOMBA) MALVINA BENEVENTI

Per ricordare il padre partigiano Cismo e la madre Mercede Cigarini, i figli Anno e Silvio sottoscrivono pro Notiziario.

IN MEMORIA

CARLO ROCCHI

La Famiglia Rocchi, per ricordare il padre Carlo, scomparso il 29 gennaio 2000, offre a sostegno del Notiziario.

EROS RIVI (LÈON)

1° ANNIVERSARIO

Il 16 aprile scorso riocorreva il 1° anniversario della scomparsa del Partigiano Eros Rivi Lèon, ispettore prima della 26a BGT Garibaldi e successivamente della 145a. Lo ricordano con immenso affetto la moglie Franca e i figli Nadia e Marco sottoscrivendo per il Notiziario.

68° ANNIVERSARIO

IN MEMORIA

Per ricordare il Partigiano Primo Mareggini Bomba e la moglie Malvina Beneventi, i figli Ivo, Ferruccio e Anna, il genero, le nuore e i nipoti offrono a sostegno del Notiziario.

GIANNI MARTINELLI (CINO)

7° ANNIVERSARIO

Ricorreva il 5 maggio scorso il 7° anniversario della scomparsa di Gianni Martinelli “Cino”. La sorella Nelda Maria, nel ricordarlo, sottoscrive per il Notiziario.

LINO BERTANI VINA CAMPANINI

IN MEMORIA Per commemorare la memoria dei genitori Lino Bertani e Vina Campanini, le figlie Carla e Vera, ricordandoli con immutato affetto, offrono pro Notiziario.

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Anniversari IN MEMORIA

LINO FONTANESI (UBER)

Per ricordare il Partigiano Lino Fontanesi Uber, appartenente alla 145a BGT Garibaldi, deceduto il 30 settembre 2012, la famiglia Fontanesi sottoscrive pro Notiziario.

ORLANDO ROSSI

8° ANNIVERSARIO

Il 19 marzo scorso ricorreva l’8° anniversario della scomparsa di Orlando Rossi. La moglie Giovanna Musi, unitamente alla famiglia, nel ricordarlo con immutato affetto, sottoscrive pro Notiziario.

NELLO LUSOLI (GEO)

6° ANNIVERSARIO

Il 22 giugno ricorreva il 6° anniversario della morte del Partigiano Nello Lusoli Geo. La moglie Liduina, le figlie Zita e Valeria, i nipoti e i generi lo ricordano con immenso affetto e offrono al Notiziario.

IN MEMORIA

ADRIANO CATELLANI, QUARTO CAMURRI, FRANCO SPAGGIARI

In memoria dei tre Partigiani Adriano Catellani, Quarto Camurri e Franco Spaggiari Anselmo Morsiani offre a sostegno del Notiziario.

Cippo all’ingresso del Villaggio Catellani, Reggio Emilia

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ULISSE GILIOLI (ORAZIO)

6° ANNIVERSARIO

Il 22 marzo scorso ricorreva il 6° anniversario della scomparsa di Ulisse Gilioli, il Partigiano Orazio, giornalista e assiduo collaboratore del “Notiziario”, dopo essere stato tra i redattori dei giornaletti partigiani sull’appennino nonché, dal 1945 al 1955, del settimanale “Il Volontario della libertà/Nuovo Risorgimento”. La moglie Simona e la figlia Simonetta lo ricordano con immutato affetto e grande rimpianto a tutte le persone che gli hanno voluto bene. Per onorarne la memoria sottoscrivono pro Notiziario. 4° ANNIVERSARIO

WALTER BORCIANI (PACAGNONE)

Nel 4° anniversario della scomparsa del Partigiano Walter Borciani Pacagnone, appartenente alla 76a brigata SAP “A. Zanti”, lo ricordano con immutato affetto i familiari Enzo, Rina e Marco, insieme al fratello Paolo e in sua memoria sottoscrivono pro Notiziario. Anche il fratello Teobaldo, in suo onore, offre per il gionale dell’ANPI provinciale.

ENNIO MONCIGOLI

7° ANNIVERSARIO

A 7 anni dalla scomparsa di Ennio Moncigoli, lo ricordano con amore e affetto la moglie Maria, i figli Libero e Gina, la nuora Paola, il genero Ivan, i nipoti Lucilla, Stefano, Alessandro e Matteo. In sua memoria offrono pro Notiziario.

MARINO BERTANI (MASSA)

10° ANNIVERSARIO

Per onorare la memoria del Partigiano Marino Bertani Massa, appartente alla 76a BGT SAP, nel 10° anniversario della scomparsa, avvenuta il 5 gugno 2003, la moglie Teresa Giovanardi e i figli Delfino e Marinella lo ricordano con immutato affetto sottoscrivendo pro Notiziario.


Anniversari ADRIANO PEDRONI (ROBIN)

1° ANNIVERSARIO

Il 15 giugno ricorreva il 1° anniversario della scomparsa del Partigiano Adriano Pedroni Robin, appartenente alla 144a BGT Garibaldi. La sua voglia di lottare, il suo ottimismo e la fiducia in un mondo migliore ci mancano tanto, ma li portiamo dentro di noi oggi più che mai. Lo ricordano con amore i figli Rossella e Fulvio, la compagna Franca, la nipote Silvia e la nuora Ivetta.

RENZO ZULIANI (SILENZIO)

IN MEMORIA

In ricordo di Renzo Zuliani, partigiano combattente arruolato nella 145a Brigata Garibaldi, distaccamento “Vergai”, col nome di battaglia di Silenzio, scomparso il 10 luglio 2009 a 85 anni, il figlio Ivan con la moglie Maria Concetta, ai quali si unisce l’Amministrazione comunale di Casalgrande, sottoscrivono pro Notiziario. Silenzio partecipò a tante missioni tra cui, quella più cruenta, della difesa della centrale elettrica di Ligonchio nei giorni 10, 11 e 12 aprile 1945. Renzo come uomo e come Presidente della sezione ANPI di Casalgrande si è sempre impegnato con la mente e con il cuore perché nulla dei valori della Resistenza andasse dimenticato.

NELLO AGUZZOLI

In memoria dei cari genitori Idea Bonacini e Geminiano Beltrami, la figlia Valeria offre pro Notiziario.

EMILIO GROSSI (OBRAI)

4° ANNIVERSARIO

Il 28 agosto ricorre il 4° anniversario della morte del Partigiano Emilio Grossi Obrai, appartenente alla 76a BGT. SAP “Fratelli Manfredi”. La figlia Laila, per ricordarlo, offre a sostegno del Notiziario.

PIETRO CANEPARI (CARTOQUE)

IN MEMORIA

In memoria del marito Pietro Canepari Cartoque a 20 anni dalla morte, lo ricordano la moglie Angiolina Casotti, la figlia Mirna, le nipoti Giulia e Anna.

5° ANNIVERSARIO

Il 4 giugno ricorreva il 5° anniversario della scomparsa di Nello Aguzzoli di Correggio. Nel ricordarlo con tanto affetto, la moglie, i figli e le sorelle sottoscrivono pro Notiziario.

REMO GIAMPIETRI (GIOVE)

IN MEMORIA

IDEA BONACINI GEMINIANO BELTRAMI

IN MEMORIA

In memoria di Remo Giampietri Giove, la moglie Nenelle, le figlie, Lorena e Daniela offrono pro Notiziario.

LIDIA BELLESIA LINO FERRETTI

IN MEMORIA

Ai Partigiani Lino Ferretti e Lidia Bellesia che hanno trasmesso valori di democrazia e libertà e che hanno combattuto per un mondo più giusto e migliore il ricordo più affettuoso di Lorena, Matteo e Tiziano. In loro memoria sottoscrivono pro Notiziario.

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Anniversari 1° ANNIVERSARIO

ERMES BERTANI

Il 3 luglio ricorre il 1° anniversario della scomparso di Ermes Bertani, dirigente del Fronte della gioventù durante la Resistenza. La figlia Elsa in sua memoria sottoscrive a sostegno del Notiziario.

MARIA BARBANTINI

12° ANNIVERSARIO

Il 5 luglio ricorre il 12° anniversario della scomparsa di Maria Barbantini di Ligonchio. La ricordano con affetto il marito Ennio Felici, i figli Giuseppe e Maria Grazia, i nipoti Roberto e Marco, la nuora Carla e il genero Tommaso. In sua memoria sottoscrivono pro Notiziario. 1° ANNIVERSARIO

LINO FERRARI

Il 13 agosto ricorre il 1° anniversario della scomparsa di Lino Ferrari, di Pieve Modolena, per anni collaboratore dell’ANPI. Nel ricordarlo, la moglie Edmea, il figlio Sisto, i nipoti Riccardo, Silvia e Nilla sottoscrivono pro Notiziario.

La famiglia dei fratelli Alfredo e Luigi Galaverni ricorda con affetto il cugino Bruno Bertozzi, scomparso il 29 maggio 2012. Un caloroso pensiero a tutta la famiglia Bertozzi, Luigi

6° ANNIVERSARIO

MARIA CERVI

Il 10 giugno ricorreva il 6° anniversario della scomparsa di Maria Cervi. La ricordano il marito Giovanni, le figlie Anna e Silvia, i generi Albino e Paolo, i nipoti Alice e Elia.

memoria, pag. 26

PIERALDO CAMPANI

IN MEMORIA

Nel ricordo dell’indimenticabile Partigiano Rino Soragni, Athos, Libero, detto familiarmente “Muso”, vicecomandante della 37a BGT “Vittorio Saltini”, medaglia d’argento al valor militare, scomparso tragicamente il 18 marzo 1961, la moglie Enza Gemmi offre a sostegno del Notiziario. Gappista della prima ora (nov. 1943), Soragni venne arrestato, assieme ad altri due partigiani, Tarasconi e Ghinolfi, nella zona di Casa Roma di Grassano e rinchiuso prima nel campo di concentramento di Bibbiano e successivamente nelle carceri di Parma. Dopo difficili e tribolate trattive con i nazifascisti, fu liberato nel dicembre 1944 scambiamdolo con un ufficiale tedesco catturato dai Partigiani. Riprese la lotta fino alla Liberazione. 34

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2° ANNIVERSARIO

Il 4 luglio ricorre il 2° anniversario della scomparsa di Pieraldo Campani. Ci manchi tanto, la moglie Antonietta, i figli Giovanni e Daniele, la sorella Giovanna e i parenti tutti. In sua memoria sottoscrivono pro Notiziario.

ANSELMO BISAGNI RINO SORAGNI (ATHOS)

IN MEMORIA

BRUNO BERTOZZI

4° ANNIVERSARIO

Per ricordare Anselmo Bisagni, deceduto il 29 giugno 2009, la moglie, i figli, il genero, le nuore e i nipoti sottoscrivono pro Notiziario.

BRUNA MANZOTTI

IN MEMORIA

In ricordo di Bruna Manzotti i figli Silla e Osvaldo offrono pro Notiziario. Bruna il 15 giugno scorso avrebbe compiuto 101 anni.


notiziario

i sostenitori euro - FRANCESCO BARTOLI – sostegno ................................... 40,00 - LORENA FERRETTI – in memoria dei genitori Lino e Lidia . 200,00 - FRANCA CERLINI – in ricordo del marito Eros Rivi “Leon” .... 50,00 - LUIGI FERRARINI – sostegno ......................................... 25,00 - VERA e CARLA BERTANI – in memoria dei genitori Lino e Vina 60,00 - ANNO e SILVIO TIRABASSI – in ricordo di Cismo e Mercede 25,00 - MARCO MASSARI – in memoria di Leo Massari “Bulin” .....100,00 - NELDA MARIA MARTINELLI – in ricordo del fratello Gianni 50,00 - FAM.VALDO MARGINI – sostegno ................................... 50,00 - FAM. CREMA – sottoscrizione .......................................... 50,00 - GIOVANNA MUSI – in memoria del marito Orlando Rossi 30,00 - IVO MAREGGINI e fratelli – per ricordare i genitori Primo e Malvina ................................................................. 30,00 - GIANNI CATELLANI – sostegno ....................................... 50,00 - ANTONIO PANCIROLI – sostegno .................................... 40,00 - SIMONA COCCHI e SIMONETTA GILIOLI – in memoria di Ulisse Gilioli ..................................................................... 100,00 - DANIELA SIGHICELLI – sostegno ................................... 30,00 - NEDDA FERRARI – in ricordo del partigiano Giovanardi Olimpio ........................................................... 20,00 - LUIGI GALAVERNI – sostegno ........................................ 20,00 - GRUPPO DONNE LE QUERCIE – sostegno .................. 50,00 - FRANCESCO BERTACCHINI – sostegno ........................ 50,00 - ENZA GEMMI – in memoria del marito Rino Soragni “Muso” 50,00 - ENZO BORCIANI – in ricordo del padre Walter “Pacagnone” 50,00 - OSCAR TIRABASSI – in memoria del padre Cismo ........ 150,00 - RENATO FANTINI – sostegno ............................................ 40,00 - VILIO FERRETTI – sostegno ................................................ 30,00 - LILIANA FONTANESI – in ricordo del partigiano Lino Fontanesi 100,00 - GIANCARLO RUGGIERI – sostegno ................................ 50,00 - PAOLINA IOTTI – in memoria di Iginia Masoni partigiana ... 20,00 - IONE BARTOLI – sostegno .............................................. 50,00 - ELSA BERTANI – sostegno .............................................. 50,00 - ORNELLA FERRETTI – sostegno .................................... 10,00 - GIANCARLO MONTANARI – sostegno ............................ 50,00 - DAVIDE ZAMBONI – sostegno .......................................... 80,00 - LICINIO MARASTONI – sostegno ..................................... 20,00 - FRANCO CASINI – sostegno ............................................. 20,00 - LINA RUOZI – in ricordo di Carboni Giuseppe ................... 70,00 - MARCO ROCCHI – in memoria del padre Carlo ............... 30,00 - BRUNO MANFREDI – sostegno ........................................... 200,00 - IRMES TEDESCHI – sostegno .......................................... 20,00 - PAOLA MASSELLI – sostegno ............................................. 20,00 - NINO BACCARINI – a ricordo di Giuseppe Battistessa ........ 20,00 - CLAUDIO dr.GHIRETTI – sostegno ................................... 50,00 - STEFANO BAISI – sostegno ............................................. 20,00 - IRIA ALBERTI – sostegno ................................................. 20,00 - FERNANDO CAVAZZINI – sostegno ................................... 50,00 - SEZ. ANPI CASTELNOVO MONTI – in memoria di Giuseppe Battistessa ......................................................... 50,00 - LEA FRANCIA – sostegno ................................................ 30,00 - PAOLO BORCIANI – a ricordo del fratello Walter .............. 20,00 - LORENA, DANIELA, NENETTE – per ricordare Remo Giampietri “Giove” .................................................... 50,00 - SISTO FERRARI – in memoria di Lino Ferrari ........................ 40,00 - CLAUDIO MALAGUTI – sostegno ........................................ 50,00

euro - CLAUDIO FORNACIARI – sostegno ..................................... 50,00 - ERIO PATERLINI – sostegno ................................................ 30,00 - ELDA ZAFFERRI – sostegno ................................................ 30,00 - FRANCESCO MARCONI – sostegno ................................... 50,00 - GIULIANA SALSI – sostegno ............................................... 50,00 - GIULIANA VIANI – sostegno ............................................... 20,00 - VALENTINA VALENTINI, Gattatico – sostegno .................... 20,00 - GIUSTINA SPADONI, Albinea – sostegno ........................... 100,00 - NEMESIO CROTTI, Scandiano – sostegno ......................... 100,00 - GIORGIO GUERRA, Reggio Emilia – sostegno ................... 40,00 - ANNA LUSUARDI – in memoria di Adani Athos “Gricci” ........ 30,00 - ERMANNO REDEGHIERI, Brescia – sostegno ................... 30,00 - AGIDE BERTOLOTTI – in ricordo dei genitori Camillo e Nella Gualdi 50,00 - ROSA MALAGUTI, Novellara – sostegno ............................ 50,00 - GIUSEPPE RINALDINI, Reggio Emilia – sostegno .............. 50,00 - IVO CORRADI – sostegno .................................................... 30,00 - SEZ. ANPI BAGNOLO IN PIANO – sostegno ....................... 500,00 - ALFONSO TEDESCHI – sostegno ...................................... 50,00 - ROSSELLA PEDRONI – in memoria di Adriano Pedroni ....... 200,00 - NILDE RINALDI PAINI – in ricordo del marito ...................... 20,00 - ERIO LELLI – sostegno – 100,00 - TERESA GIOVANARDI – in memoria di Marino Bertani “Massa” 100,00 - GINA MONCIGOLI e fam. – in ricordo del padre Ennio ....... 60,00 - SERGIO DELLA DORA – sostegno ..................................... 30,00 - MARIA VILDE MISELLI – sostegno ..................................... 20,00 - BRUNA MENOZZI – sostegno ............................................. 50,00 - LEA MENOZZI – sostegno ................................................... 30,00 - IAMES MANICARDI – sostegno ........................................... 30,00 - ALBERTINA BAGNACANI – sostegno .................................. 10,00 - BRUNA SONCINI GANAPINI – sostegno ............................. 50,00 - IVAN LODESANI – sostegno ................................................. 30,00 - ILIANA MONTANARI – sostegno .......................................... 20,00 - CIRCOLO ARCI “PABLO NERUDA – sostegno .................... 100,00 - VANNI CODELUPPI – sostegno .......................................... 15,00 - BRUNA COSTI – Carpineti – sostegno ................................ 25,00 - MARCELLO GUIDETTI – sostegno ..................................... 20,00 - GIANNI CARETTA – sostegno ............................................. 20,00 - ANNALISA STORCHI – sostegno ........................................ 20,00 - LAILA GROSSI – per ricordare il padre Emilio Grossi “Obrai” . 50,00 - LIDUINA TINCANI e fam. – in ricordo del marito Nello Lusoli 300,00 - ADRIANA ROVACCHI – in memoria di Adriano Pedroni “Robin” 50,00 - GIUSEPPE CODELUPPI – sostegno .................................. 25,00 - OSCAR CORRADINI – sostegno ......................................... 50,00 - ANNA, EGIDIO e ALESSANDRO FONTANESI – in ricordo di Maria Cervi ....................................................................... 20,00 - SEZ. ANPI FABBRICO – sostegno ........................................ 100,00 - ADELE FERRARI – in memoria del Prof. Enzo Iori .............. 10,00 - LINA e INES COSTI – per ricordare il Prof. Enzo Iori .......... – - NEREO GRASSI – sostegno ............................................... 20,00 - VALTER CROVEGLI – sostegno ........................................... 30,00 - LUCIANO BONACINI – sostegno .......................................... 30,00 - SERGIO GIAMMARCHI – sostegno .................................... 25,00 - CARLO ROSSI – sostegno .................................................. 20,00 - IVAN ZULIANI – in memoria del padre Renzo ...................... 100,00 - FAM. RUSPAGGIARI – in memoria del padre Gino e della madre Mezzani Bruna .......................................................... 30,00 giugno/luglio2013

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i sostenitori euro - SEZ. ANPI CAMPEGINE – pro notiziario ........................... 100,00 - MARISA FERRARINI INCERTI – pro notiziario ............... 25,00 - CARLO E STEFANIA GOVI – pro notiziario ...................... 30,00 - FAM BIGI GIOVANNI – 6° anniversario di Maria Cervi ..... 40,00 - ANSELMO MORSIANI – in memoria caduti Vill. Catellani ..... 30,00 - CHIARA BARIGAZZI – per ricordare i genitori Abbo e Marisa ....................................................................... 100,00 - VALERIA BELTRAMI – per ricordare i genitori Geminiano e Idea ............................................................... 30,00 - SILVIA AGUZZOLI – per ricordare Nello Aguzzoli ............... 50,00 - ALCESTE BASSI – pro notiziario .......................................... 20,00 - ANNA ROSA MANFREDI – pro notiziario ............................ 20,00 - GIOVANNI CASTELLI – pro notiziario ................................ 10,00 - IVAN ZULIANI – in memoria di Renzo Zuliani ........................ 100,00 - GIULIANO ROCCHI – pro notiziario ..................................... 50,00 - OLGA MANNI – pro notiziario ................................................ 25,00 - GIOVANNI MAESTRI – sostegno .......................................... 20,00 - ANNA BONACINI, ved. Munari – sostegno ................................ 20,00

euro - ARRIGO RIVI – sostegno ................................................... 20,00 - CARMEN ALTARE, Milano – sostegno ................................ 100,00 - DIMER LANFREDI – in memoria del partigiano Rino Soragni “Muso” ........................................................... 50,00 - ANGIOLINA CASOTTI – in ricordo di Pietro Canepari “Cartoque” .................................................. 100,00 - TEOBALDO BORCIANI – per ricordare il fratello Walter ..... 25,00 - SALIH GULALA – sostegno .............................................. 20,00 - RUFFINO GHINOI – sostegno ............................................. 20,00 - LUIGI BACCHIAVINI – sostegno ......................................... 20,00 - COMUNE DI COLLAGNA – sostegno ................................ 20,00 - ELSA BERTANI – in memoria del padre Ermes ................ 20,00 - SILLA e OSVALDO CASELLI – in memoria della madre Bruna Manzotti .................................................................... 50,00 - ANGIOLINA BERTANI – in memoria del marito Anselmo Bisagni 50,00 - LIDIA FRANCHI e FAM. – nel 2° anniversario di Vincenzo Branchetti “Argo” ................................................. 70,00

Quando palazzo Ancini era sede della Camera del lavoro (1902-1923) di Antonio Zambonelli

L

a sede dell’ANPI provinciale, e della redazione di questo periodico, sono da anni ospitate nel Palazzo che fu della nobile famiglia Ancini, in Via Farini n.1. Noi stiamo in alcuni locali del mezzanino, tutto il resto è occupato da uffici del Comune di Reggio. Non tutti però sanno che questo Palazzo fu sede, dal 1902 al 1923, della gloriosa Camera del lavoro prampoliniana. Il 24 aprile 1901, in occasione del Congresso provinciale dei lavoratori, si deliberò di costituire una Camera del lavoro che, in un’unica sede, raccogliesse tutte le organizzazioni proletarie, cioè le varie “leghe” (braccianti, muratori, calzettaie, ecc.). Tale sede, all’epoca di proprietà della Congregazione di carità (poi ECA, cioè Ente comunale di assistenza), venne appunto fissata nel Palazzo Ancini. Foto degli uffici camerali, e di personaggi che vi lavoravano nel primo ventennio del secolo (Antonio Vergnanini, Arturo Bellelli, ecc) sono pubblicate nel libro di Ragazzi e Bonaccioli, Resistenza cooperazione e previdenza nella provincia di Reggio Emilia (1925). Qui accanto, pubblichiamo invece la foto Sevardi, risalente circa al 1915, dove si vede il grande tabellone con la scritta CAMERA DEL LAVORO. Al piano terra, si intravede un gruppeto di persone davanti a quella che dal 1917 al 1924 fu la libreria della “Società anonima 36

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per la diffusione della stampa socialista”. Vi lavorò come commesso, poi come direttore, Giacomo Nino Prandi, fondatore poi della famosa libreria Nironi e Prandi di Via Crispi. Contro quel palazzo, così come contro persone e sedi del movimento operaio di tutta la provincia, si scatenò la violenza brutale dello squadrismo fascista. L’8 aprile 1921 una banda fascista invase i locali della CdL, manganellò diversi degli addetti, devastò gli uffici gettando in strada mobili e carte facendone un falò. Stessa sorte toccò al negozio della stampa socialista. Un’altra e definitiva devastazione ci fu il 28 giugno 1923, quando fascisti si introdussero di notte nella sede camerale incendiando i mobili. C’era già stata la Marcia su Roma (28 ottobre 1922), Mussolini era già capo del governo. Tra il 1925 e il 1926 l’occupazione totale del potere e l’instaurazione della dittatura divennero un fatto compiuto. L’imponente rete organizzativa del socialismo reggiano veniva spazzata via dallo squadrismo con la connivenza degli apparati dello Stato. Centinaia di esuli, più di trenta assassinati impunemente, comuni socialisti espugnati a mano armata. Ciò che fu Palazzo Ancini nel primo ventennio del secolo XX meriterebbe di essere segnalato con una apposita targa. Magari togliendo quella che da decenni

Ecco la facciata di palazzo Ancini nella foto Sevardi del 1915

si trova sul lato destro del portone recante la ridicola dicitura “facciata del Settecento”. Come si vede bene dalla foto che pubblichiamo, le decorazioni pseudosettecentesche della facciata nel 1915 non c’erano. Vi furono in effetti apposte negli anni Venti del Novecento.


turismo culturale

Calabria Diamante la perla del Tirreno I 100 Murales e la memoria di Otello Sarzi e Dante Castellucci Facio Cari amici,

L’ ANPI provinciale con l’Agenzia Robintour propone una nuova tipologia di turismo, che abbina alla bellezza dei luoghi la possibilità di scoprirne le tante risorse storico/culturali e i legami con la Resistenza. Impegnamoci tutti per far sì che la partecipazione sia ampia e si rinnovi la tradizione delle vacanze reggiane nella “perla del Tirreneo”. A presto. Cordiali saluti. Il presidente Giacomo Notari

Uno dei cento murales che colorano le case di Diamante

Oltre 100 murales, opera del pittore israeliano Baruch Kadmon, illustrano momenti di vita di contadini, braccianti e pe-

scatori sui muri delle case.del centro storico. Uno dei murales riproduce una famosa foto con cui Paul Strand immortalò nel 1954 una famiglia di braccianti di Luzzara. A 25 km da Diamante, verso l’interno, il paese di Sant’Agata d’Esaro, dove nel 1940 fu confinato Otello Sarzi, che lì conobbe Dante Castellucci e ricevette pacchi viveri dalla Famiglia Cervi. Il Sindaco di Sant’Agata è anche presidente dell’ANPI provinciale di Cosenza

Hotel Cristina 3*** soggiorno di 10 giorni dal 15 al 24/09/2013 Di fronte all’isola di Cirella, e ai pie-

di dei sovrastanti suggestivi ruderi del borgo omonimo, nel cuore della Riviera dei Cedri, è un complesso alberghiero ideale per qualunque tipo di vacanza. Da anni rabbini ortodossi vengono in zona per scegliere i cedri kasher per l’uso rituale in occasione della festa di Sukkot. L’Hotel offre dunque possibilità di relax, divertimento, svago e cultura. Escursionismo, trekking, rafting, diving, sport nautici. Insieme, naturalmente, ai servizi e alle strutture indispensabili per un soggiorno davvero indimenticabile. con servizi privati, balconi affacciati direttamente sul mare, telefono e TV, bar, giardino, campo da tennis, ampio parcheggio, salone ristorante e caratteristico ristorante all’aperto. Spiaggia privata e attrezzata, doccia e chiosco bar. Ci si trova davanti ad uno splendido scenario naturale dove posare lo sguardo, il profumo dei fiorie delle piante della macchia mediterranea, il gusto pieno e ricco della cucina calabrese, ecco perché un soggiorno all’Hotel Cristina… è una vacanza in tutti i sensi… Una vacanza che si rispetti deve soddisfare tutte le esigenze, comprese quelle del palato. Il menu, curato direttamente

A.N.P.I. REGGIO EMILIA via Farini, 1 tel. 0522/432991 – 453689 e.mail: presidente@anpireggioemilia.it RISERVATO AI SOCI soggiorno di 10 giorni dal 15/09/2013 AL 24/09/2013 Quotazione individuale minimo 30 paganti € 655,00 Quotazione individuale minimo 40 paganti € 585,00 Quotazione individuale minimo 50 paganti € 545,00 Supplemento Camera Singola € 100,00 da donna Cristina vi proporrà ogni giorno una rassegna di piatti tipici di una cucina tradizionale, a base di prodotti genuini, frutto e vanto della generosa terra calabrese. Non manca per chi ama gustare i sapori del mare, il pesce fresco che giornalmente arriva nelle cucine dell’hotel dai mercati vicini.


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