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notiziario

PERIODICO del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia

Poste Italiane s.p.a. - Spediz. in abb. post. - d.l. 353/2003/ (conv. in L. 27-02-2004 n. 46) art. 1 - comma 1- DCB - Filiale R.E. - Tassa pagata taxe perçue - Anno XLVI - N. 04 di aprile 2014 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio P.T. di Reggio Emilia detentore del conto per restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Dal 25 Aprile al 25 maggio

Per un’Europa antifascista 04

2014

aprile 03 l© editoriale L’ANPI nazionale sulle elezioni europee e amministrative 05 l© politica CGIL,CISL e UIL sul decreto-lavoro 12 l© cultura Berlino, Viaggio della Memoria 2014 Adriano Arati 15 l© 70esimi Quel 1° maggio del 1944 e i sapisti della Lombardini Giannetto Magnanini


sommario Editoriale 03 L’appello dell’ANPI nazionale per un’Europa realmente democratica Politica 04 Antidoti antifascisti 05 Il lavoro al centro dell’attenzione del governo Renzi: flessibilità è la formula magica? Intervista ai segretari provinciali di CGIL, CISL e UIL 07 Sull’unificazione dei Comuni di Busana, Ligonchio, Collagna e Ramiseto, G. Notari Una ragazza al termine della visita al campo femminile di Ravensbrück (foto di Adriano Arati)

Cultura 09 La Grande Guerra, A. Zambonelli 10 Reggio Emilia, febbraio 1915: l’uccisione di Fermo Angioletti e Mario Baricchi 11 Alberto Vigevani e il romanzo partigiano, G. Guidotti 12 Berlino, Viaggio della memoria 2014, A. Arati

18 I bambini di Sciesopoli di Selvino (BG), g.b. - Il 70° della strage di Cervarolo 19 La via della montagna, G. Veroni 21 Il 1° maggio 1944 e i sapisti della Lombardini, G. Magnanini 22 Bibbiano, ANPI e SPI-CGIL nelle scuole tra memoria e storia 23 San Polo quell’8 settembre 1943 - 69° dell’assalto a Villa Rossi e Villa Calvi 24 Castellarano 24 aprile, serata partigiana 25 Martino Bartoli: ti onorerà l’ombra del noce Società 42 Il bambino, cittadino a pieno diritto, A. Parigi 25 Lettere 26 Lutti 30 Anniversari

Estero 14 Ucraina, una rivolta tinta di nero, B. Bertolaso Memoria-i 70esimi 08 Il primo lancio, maggio 1944, Guerrino Franzini 17 Oltre il 70°, le donne nella Resistenza e nella Liberazione

39 I sostenitori Le rubriche 15 Segnali di pace, Saverio Morselli 16 Cittadini-democrazia-potere, Claudio Ghiretti

Quel che resta del lager nazista di Bolzano, (foto G. Strappazzon)

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Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III - 70% Periodico del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia Via Farini, 1 - Reggio Emilia - Tel. 0522 432991 C.F. 80010450353 e-mail: notiziario@anpireggioemilia.it; presidente@anpireggioemilia.it sito web: www.anpireggioemilia.it Proprietario: Giacomo Notari Direttore: Antonio Zambonelli Caporedattore: Glauco Bertani Comitato di redazione: Eletta Bertani, Ireo Lusuardi Collaboratori: Paolo Attolini (fotografo), Angelo Bariani (fotografo), Massimo Becchi, dott. Giuliano Bedogni, dott. Carlo Menozzi, Bruno Bertolaso, Sandra Campanini,

Anna Fava, Nicoletta Gemmi, Claudio Ghiretti, Saverio Morselli, Fabrizio Tavernelli Registrazione Tribunale di Reggio Emilia n. 276 del 2-03-1970 Aprile 2014 Solo formato elettronico chiuso il 28 marzo 2014 Impaginazione e grafica Glauco Bertani Per sostenere il “Notiziario”: UNICREDIT, piazza del Monte (già Cesare Battisti) Reggio Emilia IBAN: IT75F0200812834000100280840 CCP N. 3482109 intestato a: Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale ANPI


editoriale Votazioni europee e amministrative

L’appello dell’ANPI nazionale

per un’Europa realmente democratica Il voto per l’Europa

Il 25 maggio si voterà, in Italia e in al-

tri Paesi, per le istituzioni dell’Unione europea. Si tratta di un voto di straordinaria importanza, prima di tutto per il particolare momento politico in cui si svolge; in secondo luogo perché recenti vicende, come quelle della Francia, dove l’avanzamento della destra (anche se meno vistoso e uniforme di quanto si creda), rappresenta comunque un segnale rilevante, assieme al diffondersi di manifestazioni nazifasciste e razziste a livello europeo e di incontri tra esponenti della destra più nera, a livello europeo, devono indurre tutti a particolare attenzione e allarme e a valide scelte per contrastare un pericolo attuale e reale; infine perché è l’occasione per cambiare l’Europa, dando alle sue istituzioni un volto nuovo, davvero unitario ed efficace e un indirizzo sociale diverso da quel liberismo sfrenato che ha costituito finora la base dell’azione dell’Unione europea, in tutti i suoi organismi. Si tratta di dar vita ad un Parlamento con più ampi poteri, compreso quello di eleggere il Presidente della Commissione; si tratta altresì di riordinare gli altri organismi, rendendo più efficace ed unitaria l’azione dell’Unione Europea. Ma soprattutto si impone una svolta nella politica, che deve essere forte, unitaria, ma anche sociale, senza rigorismi inutili e dannosi e proiettata, anziché alla semplice difesa contro la crisi, al rilancio, allo sviluppo, all’incoraggiamento della crescita ed alla creazione di nuovi posti di lavoro “dignitoso”. Contro questa Europa ci sono tendenze centrifughe e negative; cresce anche la spinta, in diversi Paesi, verso una destra non tanto liberale, quanto e soprattutto conservatrice, autoritaria e, spesso, razzista. Queste tendenze, che minerebbero alla base la stessa unione fra gli Stati europei e la sua forza, vanno respinte, perché, se riuscissero a prevalere, non solo produrrebbero la disgregazione dell’Europa, ma farebbero rinascere, in vari Paesi, pericolose forme di nazionalismo. Questa è l’occasione giusta per rafforzare l’unità con lo strumento fondamentale: il voto. In una fase così delicata e comples-

sa della vita del nostro Paese e dell’Europa sarebbe davvero assurdo rinunciare all’esercizio di un diritto fondamentale, in cui si esprime la sovranità popolare. L’esigenza, tutta politica, di rinnovamento e di svolta anche di carattere economicosociale, che ridia al lavoro il suo vero valore e la sua dignità, come elemento fondamentale per lo sviluppo della persona, deve essere dunque colta dalle cittadine e dai cittadini, esprimendo un voto fortemente partecipato ed orientato al cambiamento nel senso suindicato, perché l’Europa possa contare di più, sul piano economico e sul piano politico, in un mondo attraversato da venti di guerra e colpito da violente spinte discriminatorie, nel quale prosperano ed aumentano le disuguaglianze, le privazioni di libertà, la perdita della dignità umana. L’ANPI chiede fin d’ora un cambio di indirizzo del Governo europeo, soprattutto nei confronti di Governi nazionali (come l’Ungheria) apertamente filo-fascisti; nonché una politica estera nei confronti dell’Ucraina, che pretenda il rispetto delle regole democratiche e il rifiuto delle forme risorgenti di fascismo e nazismo. L’ANPI chiede altresì l’impegno dell’Europa per una politica di accoglienza per quanti fuggono da guerre, dittature e carestie. L’ANPI, insomma, invita tutti i cittadini a partecipare attivamente e consapevolmente al voto; invita altresì tutti a privilegiare le tendenze innovatrici nella politica e nell’economia, nell’intento di dare vita ad un’Europa unita, sociale e antifascista. L’ANPI si rivolge ai partiti perché mettano da parte gli interessi particolari e pensino soprattutto all’interesse collettivo, creando, in una nuova Europa politica e sociale, la fondamentale garanzia della pace, del superamento delle disuguaglianze e del rigetto di ogni spinta populista ed antiunitaria. A questi princìpi ed indirizzi dovrà ispirarsi la formazione delle liste, con candidati noti per la loro probità e preparazione, privi di precedenti penali e di pendenze giudiziarie, disposti concretamente a dedicarsi appieno alla realizzazione degli obiettivi sopraindicati. Si rivolge, infine, ai candidati, perché accettino le prospettive di cui sopra e le

facciano proprie, impegnandosi a realizzarle, se eletti, nelle istituzioni europee e nelle proprie sedi, nella convinzione che solo una nuova politica, un nuovo rigore morale ed un impegno effettivo, potranno creare le condizioni per la sconfitta di tanti che, più o meno in silenzio, stanno lavorando per la disgregazione dell’Europa, per l’uscita dalle sue istituzioni e dall’euro e di tutti coloro che cercano di favorire una svolta a destra, che ci ricondurrebbe ad anni bui e tristi, che vogliamo che siano superati per sempre. Insomma, le votazioni europee devono svolgersi all’insegna dell’antifascismo e della democrazia; e per questo fine devono impegnarsi non solo i partiti, ma anche i cittadini che aspirano ad un futuro civile, sociale, democratico e di pace.

Il voto amministrativo Per un’Italia rinnovata nei valori della Costituzione dell’antifascismo e della democrazia L’ANPI in assoluta indipendenza ed autonomia rispetto ai programmi ed alle persone che ognuno dei partiti riterrà di presentare agli elettori – ritiene doveroso, in primo luogo, invitare tutte le cittadine e i cittadini a partecipare al voto. aprile 2014

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politica La sovranità popolare si esprime – prima di tutto – votando; e non è accettabile che, proprio in un momento così complesso e difficile della vita del Paese, delle istituzioni, degli enti locali, si rinunci a questo diritto, che – nel contempo – è anche assunzione di responsabilità e condizione per esigere dagli eletti il rispetto degli impegni assunti. Chiediamo ai partiti di privilegiare, nella formazione delle liste (paritarie) candidati che accettino questa impostazione e questi impegni, che siano non solo incensurati, ma anche privi di condanne giudiziarie, che non abbiano conflitti di interesse attuali o potenziali con le Amministrazioni che dovrebbero guidare e che, per le loro qualità di indipendenza, preparazione, autonomia, probità, correttezza possano riscuotere la fiducia dei cittadini; che infine si impegnino a praticare concretamente l’antifascismo e la democrazia, adempiendo anche al dovere della memoria.

Queste

votazioni devono costi-

tuire la prima dimostrazione di una nuova politica e di un nuovo

impegno personale dei candida-

ti, improntati al rigore morale, alla trasparenza, alla corret-

tezza, al rispetto delle esigenze delle cittadine e dei cittadini, al rispetto di una

Costituzione,

che è profondamente e intrinsecamente democratica e antifascista; è dunque dovere primario di chi riveste cariche elettive di far rispettare i valori fondamentali

della nostra convivenza civile,

Carta Costituzionale, respingendo – nell’azione quotidiana di governo – ogni tentativo di metterli in discussione con iniziative che richiamino al fascismo di qualunque tipo ed al nazismo. così come espressi nella

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ANTIDOTI ANTIFASCISTI Per una cultura della cittadinanza e della coesione

L

a natura fascista di Forza Nuova è stata sentenziata dalla Corte di Cassazione, e una importante sentenza della stessa Corte

sulla natura di Casa Pound recita: “Il significato delle condotte tenute, che non possono essere circoscritte a occasionali episo-

di di violenza, esprimono una strategia ideologicamente orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema” … Si diffonde in Italia la falsa idea di un fascismo “buono” e “mite”, contro la verità e la realtà … Occorre che le forze politiche antifasciste sappiano fornire corrette risposte al grave disagio economico e sociale, che rischia di diventare brodo di coltura di ogni pericoloso fermento eversivo di destra sotto spoglie “rivoluzionarie” …. Occorre una mobilitazione diffusa … Occorre delineare un percorso politico e culturale di denuncia, di monitoraggio, di difesa democratica e di sviluppo dell’antifascismo e della cultura dei valori e dei princìpi costituzionali che sia fortemente impegnato e partecipato. … Occorrono prese di posizione delle associazioni e delle istituzioni, interventi degli organi preposti all’ordine pubblico soprattutto sotto il profilo della non compatibilità di tali manifestazioni con l’intero complesso dei princìpi della COSTITUZIONE e delle sue disposizioni normative ... cosiddetta “legge Mancino” offre potenon ANTIDOTI ANTIFASCISTI zialità di intervento in tutti i casi in cui si l’ANPI provinciale vuole: manifesti apologia del regime fascista e/o - sollecitare le istituzioni a una presa di si esprimano odio razziale e incitamenti posizione più netta sulla questione del alla xenofobia, o attacchi ad ogni tipo di neo-fascismo a partire dal non concedere diversità. spazi pubblici alle iniziative ad esso ispi- L’iniziativa ANTIDOTI ANTIFASCIrate, o razziste, o xenofobe, ed in ogni STI vuole essere, quindi, l’antivirus ai caso quando contrastano con i diritti del- venti di conservazione, di populismo e in alcuni casi di autoritarismo che soffiale persone; - denunciare la diffusione di materiale re- no in tutta Europa e per questo l’ANPI promuoverà e solleciterà presìdi non viocante contenuti di tale natura; - promuovere iniziative pubbliche col- lenti, per contrapporre una forte presenza lettive o rivolte a specifiche fasce di antifascista alla “cultura” dell’intollerancittadini per favorire una corretta infor- za che rispunta pericolosamente anche in mazione sulla responsabilità dei fascisti Italia. nella persecuzione degli ebrei, degli anti- L’ANPI di Reggio Emilia propone fascisti, dei partigiani e delle popolazio- la sottoscrizione del presente doni civili, soprattutto negli anni dal ’43 al cumento, scaricabile dal sito w w w. ’45, quando si scatenò la barbarie nazista anpireggioemilia . it , a tutte le Assoe fornendo gli elementi per sviluppare ciazioni democratiche reggiane, ai l’attenzione e la sensibilità della opinio- sindacati, alle Istituzioni, ai partiti, ne pubblica verso i segni di ripresa delle ai movimenti, alla Scuola, all’Università, a singoli cittadini… ideologie neo-fasciste; - costituirsi in giudizio verso quei sogget- Hanno Aderito: ARCI, CGIL, ISTIti che dovessero rendersi responsabili di TUTO “CERVI”, ISTORECO, PD, atti o comportamenti in contrasto con le PDCI, PRC, SEL, M5S, ASS.NE REGnorme di legge che vietano l’apologia del GIANA PER LA COSTITUZIONE, FILEF, INIZIATIVA LAICA fascismo. - sollecitare la Magistratura a prestare Per adesioni contattare l’anpi di Regparticolare attenzione ai fenomeni sudgio Emilia al numero di telefono 0522 detti e al loro significato, tenendo pre432991 oppure sull’indirizzo e-mail info@anpireggioemilia.it sente che la legge n. 205 del 1993, la

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politica

Il lavoro al centro dell’attenzione del governo Renzi: flessibilità è la formula magica?

Abbiamo girato il quesito ai rappresentati sindacali delle tre confederazioni storiche CGIL, CISL e UIL rivolgendogli la seguente domanda: Qual è il vostro giudizio sulle misure del governo Renzi per il rilancio dell’economia? Margherita Salvioli Mariani Segretario CISL-Reggio Emilia

“Le soluzioni sono da costruire assieme: politica, sindacati, forze sociali e imprenditoriali”

dove l’85 percento delle nuove assunzioni sono “flessibili” (per non dire “precarie”), la cura può essere rappresentata da una maggiore flessibilità? Se la domanda è spontanea la risposta pare ovvia. Non solo, ma togliere la percentuale obbligatoria per la stabilizzazione dei contratti di apprendistato, eliminare l’obbligo del progetto di formazione individuale … sono misure che in realtà snaturano, degenerano, quella che a nostro avviso rappresenta una soluzione positiva per l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro, rischiando di farlo diventare una forma in più di tipologia di permanenza nel mercato del lavoro. Vale a dire, un’altra forma di precariato. La scommessa sarebbe invece quella di rendere più flessibile il mercato del la-

voro, non i rapporti di lavoro: negli Stati Uniti e in altri Paesi Europei se si perde un posto di lavoro vi è la possibilità reale di trovarne un altro. In Italia risulta quasi impossibile, a causa di un mercato del lavoro ingessato e di una cultura imprenditoriale poco “propensa” a considerare i propri dipendenti come risorse da valorizzare. Mancano posti di lavoro, non possibilità di assumere in modo flessibile. E’ la sfida vera della politica: una sfida che non può affrontare da sola. Le soluzioni, se possibili, sono da costruire assieme: politica, sindacati, forze sociali e imprenditoriali. Ma fino ad oggi Renzi sembra più propenso ad agire in totale solitudine e autoreferenzialità.

Luigi Tollari

eletto dai cittadini , il cui Presidente del consiglio è Matteo Renzi e non possiamo certamente dire che le enunciazioni su provvedimenti più volte reiterati e mai legiferati pare vadano in porto, vedi legge elettorale, riforma fiscale, tagli ai costi della politica, di cui la UIL ne ha fatto una vera e propria campagna nazionale ecc. Tuttavia la UIL , pur esprimendo un giudizio sostanzialmente positivo sui primi interventi, compreso la restituzione dal 1° maggio ai lavoratori dipendenti in busta paga di un beneficio economico, pone alcuni interrogativi che potrebbero modificare tale giudizio. Mi riferisco in primo luogo al risanamento dei conti pubblici che, notoriamente è stato posto a carico in larghissima misura sui lavoratori e sui pensionati e se i primi da maggio vedranno un ritorno economico , i pensionati sono stati dimenticati completamente e questa è una decisione che critichiamo fortemente , in quanto non hanno altri livelli di contrattazione se non la misera rivalutazione della perequazione automatica a gennaio e non per tutti. In secondo luogo, la riforma del mercato del lavoro, auspichiamo non sia l’ennesimo intervento che produce precarietà,

Segretario generale UIL Modena-Reggio Emilia

“Un giudizio sostanzialmente positivo ma…”

Che i tempi che stiamo vivendo richie-

dano un ripensamento delle norme che regolano il mercato del lavoro appare evidente, così come diventa necessario ripensare e ridefinire l’utilizzo di quegli strumenti di sostegno al reddito che, se da una parte hanno dato risposta a tante situazioni di crisi aziendali, oggi rischiano di non essere più efficaci. Una crisi che dura sei anni non è più una crisi, e quindi transitoria, ma rappresenta una situazione strutturale. Il governo Renzi, e altri prima di lui, hanno fatto alcuni tentativi, ma senza grandi risultati. Lo dicono i numeri: una disoccupazione del 13 percento e una disoccupazione giovanile ormai oltre il 40 percento (a Reggio i valori non sono molto diversi).E sono numeri che non tendono a diminuire. Il motivo? Anche nelle sue proposte, Renzi pare suggerire una cura senza aver fatto un’indagine accurata delle cause che hanno creato una situazione così grave. E la prima domanda che viene spontanea è… ma in un mercato del lavoro

Negli

ultimi quattro anni alla guida del nostro Paese, si sono succeduti ben quattro governi. Degli ultimi tre abbiamo conoscenza di come hanno operato e in nome del risanamento dei conti economici per evitare il baratro, si è fatto cassa intervenendo con nuove imposte, limitazioni dei diritti acquisiti, riforme pensionistiche scellerate, in particolare nei confronti di lavoratori e pensionati. Oggi abbiamo l’ennesimo governo non

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politica di questa ne abbiamo in abbondanza, chiediamo buona occupazione, stabile, che dia finalmente risposta a tutti coloro che da tempo cercano lavoro. Solo così può ripartire l’economia, i consumi, gli investimenti e sopra tutto la speranza e la fiducia nel futuro, cosa dimenticata da tanti causa il perdurare di una crisi che ha assunto una configurazione drammatica.

Guido Mora

Segretario Camera del Lavoro-Reggio Emilia

“Il governo si ponga l’obiettivo prioritario di una vera “guerra” all’evasione fiscale”

Dopo i primi provvedimenti governa-

tivi in materia economica non è certo possibile pensare ad un nuovo corso sul tema più drammatico della crisi economico-sociale che vive il paese: quello del lavoro e dell’occupazione. Dopo tanti anni in cui abbiamo chiesto di mettere mano ad una manovra di redistribuzione attraverso la leva fiscale a favore dei redditi medio bassi, in primis per rilanciare i consumi interni, quindi dare un po’ di fiato alla ripresa, cogliamo con favore il mettere 80 euro circa in busta paga in modo strutturale. Con altrettanta schiettezza non ci piace che questo intervento escluda fasce deboli di popolazione come pensionati e ancor più i precari. L’ennesima riforma sul lavoro a termine e il testo del cosidetto jobs act permangono dentro il concetto neoliberista per cui ulteriori dosi di precarizzazione del lavoro dovrebbero generare nuova occupazione e quindi generare aumento di PIL. Siamo alla solita ricetta che in questi anni di crisi, ma anche prima del 2008, ha dimostrato di non funzionare e i numeri impietosi di oggi lo dimostrano: 13 percento disoccupati, metà giovani senza un lavoro, un quarto di produzione industriale persa, ecc. Dal punto di vista del lavoratore significa cercare ogni tre anni un diverso datore di lavoro, e cioè all’infinito, rassegnandosi ad una totale sottomissione a ricatti di ogni tipo in cambio di una potenziale 6

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conferma nel lavoro. D’altronde sono di fatto sfumate le proposte di un nuovo “contratto unico” a tutele crescenti in parallelo ad una riduzione delle più esasperate tipologie di contratti precari: nel DDL del jobs act non c’è nessuna indicazione strategica in tale senso. Ma anche sul versante del creare lavoro con una qualche politica industriale e di investimenti pubblici nulla si intravede, anzi la famosa spending review si profila già come un gigantesco taglio alla spesa pubblica pari a circa 30 milioni in qualche anno che più sugli sprechi, pur da combattere, sarà un ulteriore taglio ai servizi pubblici e prestazioni sociali e che ricadrà di nuovo negativamente sui conti pubblici. Esattamente il contrario di ciò che servirebbe: un grande piano di investimenti pubblici anche in deficit per creare occupazione affrontando le emergenze del paese che si ripetono (dissesto idrogeologico, ambiente, banda larga, ecc.) e per

questa via far ripartire l’economia: è il nuovo lavoro che fa crescita e non viceversa. Il governo Renzi non potrà in altre parole “cambiare verso” in politica economica se non avrà il coraggio di rimettere in discussione i vincoli assunti in Europa con Maastricht e con il Fiscal compact e che dal prossimo anno imporranno ulteriori 50 miliardi di taglio alla spesa o di aumento delle entrate nel bilancio statale. Così come siamo convinti sia impossibile “cambiare verso” senza che il Governo si ponga l’obiettivo prioritario di una vera “guerra” all’evasione fiscale come primo atto di redistribuzione solidale a favore della parte più ingiustamente offesa dai tagli allo stato sociale, all’istruzione, alla sanità, alla previdenza, ecc.. L’indisponibilità sbandierata con arroganza al confronto con il sindacato e le altre parti sociali fa tutt’uno con una politica che concepisce il mercato come quasi unico regolatore in economia: su questo non si potranno misurare altro che ulteriori fallimenti.

UNA STORIA ANTIFASCISTA L’ANPI CITTADINA INTITOLA LA SEZIONE ALLA PARTIGIANA DORINA STORCHI “LINA”

di Alessandro Fontanesi

Giornata

densa di emozioni quella dell’8 marzo scorso, il salone dell’ANPI in via Farini non riusciva a contenere tutti i compagni e gli amici simpatizzanti, giunti per celebrare la partigiana Dorina Storchi Lina a cui è stata intitolata la sezione cittadina. E chi meglio di Lina, reggiana del Centro storico, partigiana, antifascista e comunista, poteva rappresentare la Sezione, avere il proprio nome sulla bandiera, ricamata a mano per l’occasione, avere riconosciuta la sua storia, che è anche la storia di migliaia di donne e di uomini che con il loro impegno antifascista, nel ventennio fascista e nei venti mesi della Lotta di Liberazione, dando tutto e senza nulla pretendere per se stessi, hanno saputo darci la conquista più grande, la libertà e una Costituzione tra le più avanzate al mondo. La festa internazionale della donna, non casualmente concomitante, ha reso il contesto della giornata ancor più denso di contenuto e significato, con la presenza della figlia di Dorina, Simona Ganassi, Simona tra l’altro è stata la più piccola partigiana iscritta all’ANPI nell’immediato postLiberazione, quando a soli cin-

que anni, entrando e uscendo dal carcere di Reggio, portava nelle pieghe del cappottino e tra i capelli, i messaggi da e per i partigiani. Una storia autentica, di antifascismo autentico, che ha trovato finalmente l’attenzione che meritava grazie alla perseveranza della presidente dell’ANPI cittadina Anna Ferrari e delle altre donne della sezione, Anna Parigi, Gemma Bigi e Alessandra Fontanesi di Istoreco. Nell’occasione il pittore e artista reggiano Attilio Braglia ha donato una delle sue opere a Simona: proprio il ritratto della madre partigiana Dorina. L’intervista a Simona, che si può leggere nel piccolo volumetto edito dall’Anpi per l’intitolazione della sezione a Dorina Storchi, così dice della mamma: “Dorina è morta il 13 dicembre 2003 a Reggio Emilia, all’età di 93 anni. La sua vita è emblematica, lo è tutta la famiglia Storchi-Corradini, fieramente e umilmente comunista e antifascista. Dorina ha lottato tutta la vita ma con passo leggero quanto deciso... Dorina non è mai stata vecchia”. E nemmeno la sua storia lo è.


politica

Sull’unificazione dei 4 comuni: Busana Ligonchio Collagna e Ramiseto di Giacomo Notari

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e avevo qualche dubbio sulla necessità di giungere all’unione dei quattro comuni del nostro Appennino, guardando i bassi dati anagrafici, rispetto alla vastità del territorio, oggi lo giudico una necessità. Al di sotto di un certo numero di abitanti, specie se l’età media è molto elevata, qualsiasi iniziativa di sviluppo economico diventa più difficile. Abbiamo la necessità di rivolgere lo sguardo allo sviluppo economico: perciò all’occupazione e alle fonti di reddito. Una delle potenzialità deriva dal territorio. Le quattro montagne più alte dell’Appennino sono in questi comuni; perciò neve e sport invernali, sorgenti di acqua abbondanti e di qualità eccellenti. Territorio totalmente inserito nel Parco Nazionale con tre valichi (Cerreto, Pradarena, Lagastrello) che lo collegava al turismo della Regione Liguria e alle altre città dell’alta Toscana. La moltitudine di seconde case nei quattro comuni, oltre a pensioni, campeggi, alberghi e agriturismi, sono già una garanzia per crescere ancora. Ulteriore attenzione va messa in campo nei riguardi di un piano serio per l’energia rinnovabile, soprattutto fiumi, torrenti e sole, trascurando l’eolico poiché compromette il paesaggio. In questo territorio esistono alcune migliaia di ettari di mirtillo nero, con una potenzialità produttiva di almeno 6/7 mila quintali di prodotto l’anno, con un investimento pari a zero. Si tratta di un prodotto di alta qualità, che in altre zone montane è fonte di reddito, occupazione e richiamo turistico. Assieme a questa risorsa, bisogna coltivare il lampone ed il ribes poiché abbiamo centinaia di ettari improduttivi, anche vicini ai centri abitati. Si tratta di prodotti ben pagati e ricercati sia dai turisti che dal mercato. Va disciplinata meglio la raccolta dei funghi e del tartufo, prodotti - in spe-

cial modo il porcino, che conta migliaia di cercatori - che a loro volta diventano utenti della ristorazione locale. In questo territorio occorre un vasto progetto esecutivo, che disciplini la cura puntuale del territorio, fiumi, torrenti, canali e sentieri, nulla deve essere trascurato, come avviene normalmente in Baviera in Austria e nella montuosa Svizzera. Anche questa sarebbe una buona fonte di occupazione nell’edilizia Deve diventare un territorio che sia il visitatore che l’abitante sente proprio e rispetta. Attenzione va posta anche alla produzione di latte bovino, per consolidare l’impianto di Gazzolo; altrettanto dicasi della pastorizia, scarsamente presente in tutto il territorio. Io non ho la ricetta, ma avverto il problema di un territorio come il nostro, con

migliaia di particelle di terreni agricoli, boschi e castagneti, molti dei quali i proprietari non sanno nemmeno dove si trovano. Demanio o Regione dovrebbero acquistare tutti questi lembi, e successivamente fare dei progetti a sostegno della pastorizia, forestazione oppure riserva di caccia, poiché così come si trovano ora offrono solamente una visione di degrado. Il nuovo comune oltre a produrre energie rinnovabili, deve adottare la rete del gas metano, presente solo in parte del territorio. Il nuovo Comune non nascerà contro altri

ma per i figli dei nostri figli e ancora più avanti. Non possiamo lasciare in eredità solo il nome dei vecchi cari Comuni.

I 90 anni del Partigiano Giacomo Barbieri Nemo

Il 6 ottobre scorso il nostro associato

il Partigiano Giacomo Barbieri Nemo appartenente alla 145a BGT Garibaldi, ha compiuto 90 anni. Il nostro Presidente, Giacomo Notari, a nome della Associazione, gli esprime i più cari e sinceri auguri per i suoi 90 anni, portati con fierezza come quei valori che ha saputo difendere 70 anni fa contro la barbarie nazifascista.

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70esimi della Resistenza

Il primo lancio-maggio 1944 racconto di Guerrino Franzini Frigio

Si parla di tanto in tanto di lanci. Questa speranza nell’aiuto degli alleati, delusa per tanti mesi, si concreta finalmente proprio in questi giorni di maggio. Una notte, il rombo di un quadrimotore che gira insistentemente intorno alla val d’Asta, attrae l’attenzione delle guardie. Il rumore aumenta con l’abbassarsi dell’apparecchio, fino a riempire tutta la vallata. In breve, siamo tutti in piedi, agitati, emozionati. In pochi secondi, la nostra capanna è vuotata dalla paglia (addio materassi) e con quella si improvvisa un falò. Un altro ne compare più in là, vicino alla capanna grande, un terzo viene acceso prontamente accanto al primo. Gli aviatori hanno visto e rispondono con segnalazioni luminose.

Guerrino Franzini 1916-1983

Poi l’apparecchio si abbassa sempre più, si avvicina ... Siamo sbalorditi dal rumore e dall’emozione ... E’ passato. Ma ai nostri occhi allucinati e fissi nel buio, sembra di scorgere qualche disco oscillante nello spazio. Non ci siamo ingannati; i dischi nascenti dal buio profondo del cielo si allargano e biancheggiano sempre più. Siamo pazzi di gioia; gridiamo e corriamo qua e là per il prato cercando di seguire la direzione dei paracadute. Le nostre ombre vaganti freneticamente nel bosco e nei prati al riflesso dei fuochi, fan pensare a una danza di streghe invasate. Li contiamo dieci volte in un minuto: sono cinque. Schianti di rami, tonfi sull’erba, ricerca affannosa nei boschi circostanti. Intanto l’apparecchio si avvicina ancora e ripete il lancio. Sono ancora cinque. Cerchiamo di indovinare dove cadono, corriamo col viso rivolto per aria. Urtiamo e inciampiamo dappertutto come ubriachi. Fossi, siepi, assi sono superati in un baleno, malgrado il buio. Ci interessa soltanto quel biancore appeso a un albero o disteso del prato. Le mani lavorano febbrilmente a districare i lacci e le cinghie che avvolgono le casse e i bidoni. L’apparecchio passa ancora e lascia cade8

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re in cinque volte il suo carico prezioso, poi scompare inghiottito dall’oscurità. La curiosità ci divora. Le viti e i legami cedono finalmente e asciamo intravedere il contenuto. Sono munizioni, sono armi di tipo nuovo che noi cerchiamo invano di capire; è buio e abbiamo troppa fretta. Trasciniamo i pesanti carichi entro la capanna e al fioco lume della candela, esaminiamo i vari pezzi smontati delle armi, che cerchiamo subito di mettere insieme senza riuscirvi. Siamo in uno stato di esaltazione tale che non ci permette di capire bene di che cosa si tratta. Ognuno dice la sua e intanto le mani tremano e non combinano nulla. Poi qualcuno mostra un’arma già pronta; è un mitra e ce ne sono tanti. Non si perde tempo; in breve tutti sono armati di mitra e mentre due distaccamenti continuano il lavoro di ricerca del materiale, il nostro si reca sui passi di Coriano. Occorre evitare che il presidio di Villa Minozzo, udito del lancio, possa tentare una puntata al fine di sbandarci e catturare il materiale. Armati delle vecchie armi e delle nuove cominciamo la scalata al buio, su per le mulattiere sassose e fangose di Roncopianigi. Sappiamo che se riusciremo a mettere al sicuro le armi, saremo temuti, e non a torto, dai presidi fascisti. Ormai ci sentiamo appoggiati, aiutati, incoraggiati dalle grandi potenze. Stiamo per raggiungere le cime brulle della catena, quando notiamo, proprio in direzione del nostro accampamento, un fuoco che sembra di paglia. Siamo stupiti dell’imprudenza e ci domandiamo come mai non capiscano che si fanno troppo notare: non vi è certo bisogno di accendere fuochi ora che l’aeroplano se n’è andato. Vediamo la fiamma svilupparsi, crescere sempre più poi, d’improvviso, una fiammata più grande e uno scoppio. Ci fermiamo di botto ed anche il nostro cuore dà un tonfo e si ferma. Il colpo è seguito da un altro, da molti altri. Non

v’è dubbio: brucia la capanna con il contenuto del lancio. Restiamo pietrificati lì sulla mulattiera. Sui nostri visi illuminati dall’incendio, qualche occhio luccica; bestemmie, in sordina alle labbra di qualcuno. Le munizioni crepitano e il fuoco continua ancora a lungo. Ci avviamo lentamente verso la cima. Che andiamo a fare lassù ora che tutto il materiale è perduto? Ci disponiamo tuttavia per la difesa, benché accasciati e ammutoliti da questa terribile prova. La notte è fredda e triste; ma quando al mattino, il sole comincia a scaldarci le ossa intirizzite, giunge anche una staffetta a ridarci un poco di serenità. E’ bruciata solo la capanna piccola, che per fortuna conteneva un piccolo quantitativo di munizioni e di bombe a mano. Ora siamo rassicurati e, mentre i nostri compagni stanno nascondendo nei magazzini segreti il materiale esuberante, guardiamo fiduciosi la lunga vallata del Secchiello semi rischiarata dal sole nascente e la bianca strada deserta che serpeggia verso Villa Minozzo. Siamo ora ben decisi a difendere i passi. Le nuove armi, significano altrettanti compagni che ci raggiungeranno presto sui monti, significano potenziamento della nostra lotta per il bene del popolo.


cultura 100 anni or sono

La Grande Guerra incubatrice degli orrori del secolo breve di Antonio Zambonelli

Fin dall’inizio del secolo XX manife-

stazioni pacifiste, o comunque contro le guerre, in terra reggiana ce ne sono state diverse, promosse dal Partito socialista. Già a partire dal 1911 vennero diffuse le cartoline contro la guerra colonialisa alla Libia: mostravano due madri, una bianca l’altra di colore, che alzavano ciascuna il suo bambino perché si abracciasse con l’altro. Poiché quella guerra durò alcuni anni, una grande manifestazione di piazza contro il suo protrarsi ebbe luogo a Reggio tre anni dopo, nel 1914, con un corteo che attraversò la città e si concluse nel cortile delle scuole “della Concezione” (zona Borgo Emilio) , dove parlarono alla folla Camillo Prampolini, Massimo Samoggia e l’avv. Borciani. Ma proprio mentre le truppe italiane continuavano l’opera di repressione della guerriglia libica, in Europa, in quel 1914, scoppiava la Prima Guerra Mondiale. Fu “l’inutile strage” secondo le parole di Papa Benedetto XV. Fu l’inizio di quella spaventosa “guerra civile” europea che produsse frutti velenosi e sanguinosi: i fascismi (e noi italiani fummo precursori e maestri) la curvatura totalitaria staliniana della Rivoluzione dei Soviet, fino alla seconda guerra mondiale e ai fasti spaventosi dei campi di sterminio. Mentre la guerra divampava nel cuore dell’Europa, in Italia spinte interventiste provenivano da più parti. Erano spinte “di destra” (e protofasciste) ma anche “di sinistra”, col fenomeno del cosiddetto interventismo democratico . Anche se diversi degli intellettuali democratici interventisti, una volta vissuta l’esperienza del fronte e della trincea, muteranno totalmente opinione. Tra gli interventisti democratici, era anche il socialista trentino Cesare Battisti, che il 25 febbraio 1915 venne a Reggio per tenere un comizio a favore della guerra contro l’Austria in nome della unione all’Italia delle cosiddette “terre irredente” (Trento e Trieste) ancora sotto l’Impero asburgico. La sua tragica e “spettacolarizzata” impiccagione nel castello di Trento (12 luglio 1916) consegnò per sempre l’intellettuale e politico trentino all’empireo dei martiri. Non sappiamo se, sopravvissuto, avrebe mutato giudizio sulla guerra, come capitò a tanti altri “interventisti democratici”, a

Cesare Battisti, Palazzo scaligero Verona

cominciare da Emilio Lussu (leggere Un anno sull’altipiano). Quel 25 febbraio 1915 molti lavoratori reggiani accorsero in Piazza d’Armi, davanti al Teatro Ariosto, per protestare contro la guerra e contro il comizio di Battisti. Il pesante intervento repressivo della forza pubblica (reparti dell’eserci-

to, carabinieri e polizia) provocò 2 morti e 13 feriti. A perdere la vita furono due ragazzi di 18 anni: Fermo Angioletti, muratore e Mario Baricchi. Le loro troppo brevi biografie andranno approfondite. La loro memoria tramandata, magari con le pietre d’inciampo che negli stessi luoghi ricordano i cinque martiri del 7 luglio 1960. Questi ultimi caduti per protestare contro rigurgiti fascisti. I primi contro una guerra che avrebbe prodotto 600.000 morti italiani e che sarebbe stata alla base della violenta esplosione del fascismo. Per prepararci alle necessarie riflessioni sul 100° anniversario dell’entrata dell’Italia in guerra (maggio 1915), suggerirei di cominciare dalla lettura del pamphlet di don Giuseppe Dossetti jr: reca un titolo di amara constatazione: 2014. Cento anni non sono bastati. Qui accanto un brano dalla introduzione dell’Autore. L’ intensa interrogazione di un credente sul passato ma che non perde di attualità . Per credenti e non.

2014. Cento anni non sono bastati don Giuseppe Dossetti jr. La domanda che mi faccio e che vorrei trasmettere ai lettori riguarda il senso di questa guerra. Non intendo le ragioni storiche, la concatenazione degli eventi, lo sfondo culturale che ha alimentato l’idea della guerra come grande medicina di un mondo malato. Tutto questo, e altro, è noto ed è stato studiato. Quello che manca è una riflessione morale e, aggiungo, religiosa, su questo conflitto, vera svolta nella storia del mondo e della Chiesa. Ciò che è grave, è che non si abbia avuto finora il coraggio di fare i conti con questa domanda: come è stato possibile che le nazioni di un’Europa cristiana si scannassero tra loro, invocando lo stesso Dio? E come è stato possibile che, di fronte alle immani sofferenze causate dalla guerra, non ci sia stato lo sforzo per identificare i germi della violenza, impedendo cosi un secondo e ancora più cruento conflitto? E come è possibile che ancor oggi non si ponga la domanda se quella guerra era ‘’giusta”; alla luce della stessa dottrina vigente a quei tempi? (dall’introduzione di don Giuseppe Dossetti jr.)

la copertina del libro aprile 2014

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cultura

Fermo Angioletti e Mario Baricchi La Scuola di pace ha avviato la riflessione sul centenario della prima guerra mondiale

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abato 22 marzo, si è svolto a Villa Cougnet, a Reggio Emilia, il seminario “Gli antimilitarismi reggiani alla vigilia della Grande Guerra”, organizzato dalla Scuola di Pace di Reggio Emilia, in collaborazione con l’Istoreco, l’ANPI provinciale, il Centro di documentazione sorica Villa Cougnet e la rivista “Pollicino gnus”. Un seminario nel quale giovani ricercatori e studiosi reggiani – insieme a figure storiche dell’impegno civile cittadino – hanno approfondito il tema dell’opposizione popolare a quella guerra che papa Benedetto XV definì “l’inutile strage”, avviando di fatto le iniziative cittadine per il centenario della prima guerra mondiale. Il Seminario si inserisce nel percorso di ricerca storica sulla tragica vicenda tragica di Fermo Angioletti e Mario Baricchi, le giovanissime vittime reggiane cadute sotto il fuoco dei carabinieri il 25 febbraio dei 1915, di fronte al Teatro Ariosto, mentre manifestavano contro il comizio interventista di Cesare Battisti. Martiri per la pace, oggi dimenticati. Un progetto avviato nel 2012 che si svilupperà (almeno) fino al 2015, a cento anni dal sacrificio di Mario e Fermo. Il primo seminario, del 2012 (“L’epica dimenticata di Mario e Fermo”), ha affrontato le ragioni della rimozione storiografica e civile di quella vicenda che accadde la sera del 25 febbraio del 1915 in quella che oggi è denominata “piazza della Vittoria”. Il secondo seminario, del 2013 (“Non un uomo né un soldo: l’opposizione popolare alle prime guerre dell’Italia unita”), l’attenzione si è incentrata sulle culture politiche e sociali presenti nel territorio reggiano, per ricostruire le ripercussioni locali alle guerre coloniali – Eritrea, Abissinia, Libia – che avrebbero preparato il terreno dell’adesione italiana alla “grande guerra”. Il seminario di quest’anno è stato aperto da Pasquale Pugliese, che ne è il curatore per la Scuola di Pace, il quale ha ricordato come, tra le tante prospettive possibili per ricordare la tragedia della Grande Guerra, il Seminario storico permanente vuole privilegiare quei barlumi di lucidità, all’interno della follia collettiva, che si manifestarono nelle tante obiezioni, renitenze e diserzioni dei giovani che si rifiutarono di uccidere e morire nelle trincee 10

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d’Europa, pagando spesso ugualmente con la vita. Il giovane storico Marco Marzi, collaboratore di Istoreco, inquadrando il periodo, ha ricordato che quella guerra sconvolse l’Europa per il grado di violenza inusitato, che andò oltre qualunque guerra precedente, facendo – solo tra i militari – oltre 10 milioni di morti. Per la prima volta, e da allora per sempre, la tecnologia venne massicciamente applicata agli strumenti di distruzione di massa. Eletta Bertani dell’ANPI provinciale, ha ricordato che mentre gli uomini morivano nelle trincee, le donne li sostituirono temporaneamente sui luoghi di lavoro, ma non fu riconosciuto ad esse il nuovo ruolo acquisito. Una parte del movimento delle donne si oppose alla guerra, in particolare le donne socialiste, anche a Reggio Emilia e nei comuni limitrofi, dove organizzarono scioperi, comizi, manifestazioni e blocchi dei treni che conducevano gli uomini al fronte. Tra le donne più attive Adalgisa Fochi, madre di Camillo Berneri, apostolo dell’anarchismo. Anche il giovane socialista Berneri, ha raccontato Gemma Bigi esperta di storia dell’anarchismo, si trovava in piazza il 25 febbraio del 1915, quando furono uccisi i coetanei Baricchi e Angioletti, da allora maturò la scelta anarchica. Gli anarchici reggiani, molto presenti nelle Officine Reggiane e nel quartiere di Santa Croce, oltre che in provincia, di fronte alla guerra furono tra i più attivi antimilitaristi. La ricerca della storica della giovane studiosa Francesca Campani si è rivolta

Gemma Bigi e Pasquale Pugliese

alle “diserzioni mentali” e agli “antimilitarismi corporei”, ossia alle decine di migliaia di soldati disadattati alla follia della guerra, ospedalizzati nelle strutture psichiatriche perché “pazzi di guerra”, per i quali San Lazzaro a Reggio Emilia diventò il campo di prima raccolta. Un’umanità dolente che dalle cartelle cliniche emerge come intimamente riluttante alla logica bellica, ma che doveva essere “guarita” per tornare a uccidere e morire. Infine, Mirco Carrattieri, presidente di Istoreco, ha ricordato il “dramma nella tragedia” dei prigionieri di guerra, la cui vicende dolorose sono ricordi “scomodi” perché le guerre mondiali, che hanno costruito la cultura del ’900, hanno esaltato la figura del combattente. Tra tutti, i prigionieri italiani – prima abbandonati dal governo durante la guerra e dopo reinternatati (anche nei campi di Correggio, Guastalla e Scandiano) per sospetta diserzione (quelli che riuscirono a tornare) – furono scomodi fin da subito. Il Seminario storico permanente, che continua i suoi lavori, si è dato appuntamento a dopo le elezioni per incontrare il prossimo sindaco e chidere formalmente che il 25 febbraio del prossimo anno Mario Baricchi e Fermo Angioletti, ad un secolo dall’eccidio, possano avere il giusto riconoscimento pubblico affinché il loro sacrifio, anziché rimosso, sia da monito alla presente e future generazioni, perchè non bisogna mai stancarsi di opporsi alla guerra ed alla sua preparazione.


di Giovanni Guidotti

Alberto Vigevani e il romanzo partigiano

“I compagni di settembre” di Alberto Vigevani. Endemunde Editore, 2013, pagine 159, € 11.90

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tabilire quale sia il primo romanzo partigiano può apparire una questione di lana caprina, ma non la è. Non si tratta di affrontare semplicemente l’argomento dal punto di vista cronologico, bensì da quello storico-letterario, per individuare le componenti essenziali (morali, emotive, politiche, culturali) che hanno determinato la scelta di combattere, il momento in cui si sono manifestate nella loro immediatezza e autenticità, la loro rappresentazione in forma narrativa. Sino ad ora la primogenitura del romanzo partigiano è stata attribuita ad Elio Vittorini, con Uomini e no, libro stampato nel 1945 ed ambientato nella Milano del ’44; tuttavia la recente pubblicazione dei Compagni di settembre di Alberto Vigevani ne ha anticipato la nascita all’ottobre 1944, trasferendo sul lago di Como, all’indomani dell’8 settembre 1943, la collocazione spazio-temporale delle vicende. La “purezza” della decisione che condurrà migliaia di persone ad iniziare una guerra di liberazione definita poi da Franco Fortini “un corso accelerato di storia del secolo, di etica, di estetica”, si manifesta in quel momento, con la tragica disso-

luzione dello Stato, nel caos di tensioni, smarrimenti e conflitti, ma nel pieno di passioni, ideali, speranze. Ed è proprio nei giorni del settembre ’43 che Vigevani coglie, come in una fotografia istantanea, l’alba della Resistenza, mediante la figura di Filippo, artista, d’estrazione borghese ed origine ebraica (come l’autore). Privo di esperienza bellica e consapevole della propria condizione elitaria, il protagonista è tuttavia convinto che l’unica opzione possibile sia quella di salire sui monti per unirsi alle bande armate. La sincerità dei suoi dubbi e paure, ma pure la sua ingenuità d’artista attribuiranno al testo un valore sia storico che letterario, qualificandolo come prima memoria resistenziale per la stringente attualità dell’argomento trattato (l’ingresso, nello stesso periodo, di molti intellettuali nelle formazioni partigiane) e al medesimo tempo come anticipatore, dal punto di vista stilistico e tematico, del Neorealismo. In proposito, un’ulteriore emblematica dimostrazione è offerta dallo stesso Vigevani, che dal settembre 1943 muta radicalmente la propria visione della realtà scegliendo la strada dell’impegno politico e culturale, con l’adesione al par-

cultura

tito socialista e la pratica di una scrittura militante. La storia narrata non è soltanto un fedele resoconto dell’inizio della guerra partigiana, con l’avvio dei contatti, la ricerca delle armi, gli scontri a fuoco, le prime vittime, le fughe; contiene pure gli elementi umani e poetici sui quali si strutturerà la futura letteratura partigiana. Le descrizioni dei partigiani come “gente cacciata senza tregua nei boschi e per la montagna o allineati lungo il muro di una caserma, con in faccia la morte e l’odio che fa tenere lo sguardo alto”, della paura “che s’insinua nella mente a strozzare l’entusiasmo e lentamente si dilata nel corpo”, del combattente per la libertà come “un uomo che ha buttato tutto dietro le spalle” ed è solo dinnanzi alla propria scelta, saranno i motivi ricorrenti dei grandi racconti che giungeranno nel dopoguerra attraverso Fenoglio, Meneghello, Fortini, Calvino ed altri ancora. L’aver riportato alla luce I compagni di settembre”, afferma giustamente Marco Fumagalli, “dopo 70 anni di silenzio, consente al lettore di far riemergere la forza e la passione di quei giorni, che oggi più d’uno rimpiange”.

La mostra su don Borghi a Correggio

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cultura

BERLIN0 VIAGGIO Il cammino del Viaggio 2014 L’ultimo atto dall’8 all’11

di Adriano Arati

Una ragazza deposita un fiore, come omaggio alle vittime, nel campo di Sachsenhausen, la visita al museo della Resistenza tedesca a Berlino con Ugo Fazio e, sotto, gli studenti in visita al campo di prigionia di Sachsenhausen

Più di mille studenti reggiani a Berli-

no, e prima ancora a contatto diretto con testimoni della Resistenza e della deportazione. Si è conclusa la fase principale del Viaggio della Memoria di Istoreco, realizzato con la collaborazione di ANPI e di altre realtà reggiane. Un’iniziativa, il Viaggio della Memoria, che ogni anno coinvolge centinaia di alunni delle scuole superiori reggiane e che fra febbraio e marzo ha appunto portato più di mille persone in visita a Berlino e ai campi di concentramento di Ravensbrück, il principale campo di prigionia femminile nazista, e Sachsenhausen, uno dei primi luoghi di detenzione voluti dal regime hitleriano. Nei tre turni distinti fra febbraio e marzo i ragazzi reggiani hanno potuto approfondire tanti temi, visitando i luoghi al centro della seconda guerra mondiale, con un focus sulla persecuzione “dimenticata” di Sinti e Rom, ricordati nel percorso preparatorio e nella commemorazione conclusiva di ogni settimana, sempre svolta al nuovo memoriale nazionale che la Germania ha edificato proprio di fronte al Parlamento. Fra gli argomenti discussi, le forme del terrore nazista, la pianificazione dello sterminio ebraico, la vita ai tem12

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pi del Muro, la Berlino capitale della diversità. E la Resistenza tedesca nelle sue varie forme. Dai singoli attivisti, come George Elser, che cercarono di uccidere Hitler “perché volevo fermare la guerra”, ai giovani militanti della Rosa Bianca e ai

militari che il 20 luglio 1944 organizzarono un attentato fallito per un soffio, in quella poi conosciuta come Operazione Valchiria. Nel luogo dove questi soldati vennero giustiziati, sorge oggi il museo della Resistenza tedesca, visitato da tanti


cultura

DELLA MEMORIA 2014 non è ancora concluso maggio a Correggio con ERA studenti accolti dallo storico Ugo Fazio, che li ha invitati a riflettere sui motivi per cui si decide di schierarsi contro qualcosa di sbagliato, anche a costo della propria vita. Si è parlato poi di altre forme di Resistenza, come quelle messe in atto da Papa Weidt e dalle donne di Rosenstrasse. Otto Weidt era un imprenditore tedesco che durante la guerra diede da lavorare nel suo laboratorio di scope a tantissimi giovani ebrei ipovedenti, altrimenti destinati ai campi di sterminio. A Rosenstrasse, invece, centinaia di mogli e fidanzate tedesche si radunarono per protestare contro l’arresto dei loro compagni di origine ebraica. Anche grazie alla manifestazione, la maggioranza di questi uomini venne liberata. Un pieno di informazioni e di emozioni, preparato da dicembre a febbraio con una serie di incontri formativi nelle varie classi e con degli affollatissimi momenti pubblici, le testimonianze di due straordinarie figure femminili, Fania Brancovskaya e Mirella Stanzione. Fania è una 92enne partigiana lituana di origine ebraica, sfuggita alla distruzione del ghetto di Vilnius e unitasi ai resistenti sovietici, con cui ha combattuto sino al termine del conflitto. Oggi, ancora piena di energia, lavora nel campo della memoria. Mirella Stanzione, originaria di La

Il memoriale per gli ebrei europei sterminati dai nazisti, nel cuore di Berlino

Spezia, di famiglia antifascista, è stata deportata a Ravensbrück assieme alla madre dopo essere stata catturata dai nazisti come ostaggio per snidare il padre e i fratelli, impegnati nella lotta partigiana. Il cammino del Viaggio 2014 non è ancora concluso. L’ultimo atto si terrà dall’8 all’11 maggio a Correggio con ERA – European Resi-

stance Assembly, il raduno della Resistenza Europea. Saranno quattro giorni dedicati alla Resistenza di ieri e di oggi, con partigiani di tutta Europa, centinaia di partecipanti stranieri, in buona parte tedeschi, ed ospiti di spessore, fra cui – nel 2014 – Wu Ming e Paolo Nori.

La commemorazione conclusiva davanti al memoriale dedicato ai Sinti e ai Rom sterminati dal nazismo, di fronte al Reichstag, il Parlamento tedesco e, a destra, l’ingresso al campo di concentramento di Sachsenhausen aprile 2014

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estero

di Bruno Bertolaso

Ucraina una rivolta tinta di nero

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ravij Sektor, Svoboda, Trizub e altri movimenti di estrema destra, hanno giocato un ruolo determinante nel fare prevalere la violenza in una rivolta popolare, nata prima spontaneamente contro il sistema di potere corrotto del presidente Victor Yanukovich, sistema, peraltro, legittimamente al potere, avallato dal voto della maggioranza degli ucraini. Vestiti con nere tute mimetiche, con fiammanti ginocchiere protettive, con zaini colmi di bottiglie molotov, spranghe metalliche, qualche carabina di precisione, pronti a scontri violenti con la polizia, hanno giocato un ruolo determinante nel fare prevalere le frangie estreme della rivolta, restando nell’ombra, ma intervenendo velocemente quando era necessario attivare quelle provocazioni, in grado di far alzare i toni della rivolta stessa. La gente comune, le famiglie, i giovani democratici, che erano scesi in piazza, per dare vita ad una rivoluzione democratica e incruenta, non hanno palesemente apprezzato l’attività di questi gruppi paramilitari, ma non si sono a loro opposti, hanno finto di non vederli, ma hanno compreso benissimo che con le loro azioni, tutte le manifestazioni in atto, avrebbero preso da subito l’etichetta di fasciste. Un fatto peralto è certo: senza di loro, senza la violenza da loro scatenata, la gente non sarebbe riuscita a far scappare Yanukovich. Perfino Yiulia Tymoshenko, appena uscita dal carcere, mentre giocava abilmente il ruolo di martire “della dittatura filo-russa”, invocando libertà e diritti umani, ha capito bene che non era possibile farne a meno, tanto da assicurarne una riabilitazione, che ha consentito loro di controllare legalmente la piazza. Il nuovo Parlamento nato dai violenti scontri di piazza, ha visto un evidente aumento numerico degli esponenti della destra più estrema, che affiancati ai 37 deputati di Svoboda, eletti alle elezioni parlamentari del 2012, sono andati a costituire una componente importante della Rada, in grado, quindi, di condizionare le scelte del presidente ad interim Turchinov. L’attuale governo ucraino è nato quindi da un vero e proprio colpo di Stato, che ha detronizzato con la violenza il legittimo presidente Janukovich e che ha assunto una veste estrema, simile a quella della vicina Ungheria, veste, che può 14

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Miliziani paramilitari neo-nazisti di Pravij Sektor in una manifestazione anti-Yanukovich

definirsi di orientamento fascista, sorretta com’è da un certo numero di oligarchi dell’Ovest del Paese, ai quali interessa che l’Ucraina entri in Europa, non tanto per sentimentalismi ideologici, quanto per incrementare i propri affari diretti verso la Germania e la Polonia. A fronte di una situazione generata dal colpo di Stato, definito dalla popolazione russofona, senza incertezze, fascista, avallata anche dal fatto che una delle prime decisioni del nuovo parlamento ucraino è stata l’eliminazione dal Paese della lingua russa, era logico aspettarsi un rigetto nei riguardi di un governo illegittimo e decisamente contrario ai diritti delle minoranze russe. La rivolta, diretta contro una situazione politica divenuta inaccettabile, da parte della popolazione della Crimea, di un intero popolo, privato con un golpe della propria identità storica, ha prodotto una serie di vicende decisamente fuori dai normali comportamenti di politica internazionale e, per alcuni versi, da considerare anche illegittime: a) l’avvio di un referendom per l’indipendenza della penisola, vinto con percentuali di oltre il 93 percento, che ha sancito l’annessione delle Crimea alla Russia; b) l’invasione morbida del Paese da parte dell’esercito russo a protezione della popolazione russofona; c) la nazionalizzazione dei beni e delle aziende energetiche di Kiev e l’adozione del ru-

blo come moneta nazionale; d) l’adozione delle leggi civili e penali di Mosca. La situazione, che si è venuta a creare, ha provocato una serie di avverse reazioni da parte dell’ONU, che attraverso il Consiglio di sicurezza ha tentato, senza riuscirci, di inficiare la validità del referendum e da parte degli USA e della UE, che, dopo tentativi di dissuasione diplomatica, hanno dato il via ad una serie di sanzioni che prevedono: - il blocco dei visti, il congelamento dei beni di alcuni magnati russi, l’espulsione della Russia dal G8 (che diviene così G7), la sospensione delle previste manovre militari congiunte, l’isolamento del Paese nella platea internazionale, il riavvio inevitabile, di forme di guerra fredda. Le sanzioni avviate dalla comunità internazionale non hanno minimamente preoccupoato la Russia, che è andata avanti indifferente, giudicando le stesse assolutamente prive di qualsivoglia conseguenza. La questione, che potrebbe dare fuoco ad una situazione già di per sé difficile, è stata l’associazione della “nuova Ucraina” nel consesso della UE, attuata senza garanzie di tutela per le minoranze, ma come misura di semplice ritorsione nei riguardi di Putin, decisione questa, che potrebbe innescare forme di ribellione violenta nei territori russofoni delle regioni orientali del Paese, con grave rischio per la Pace.


Segnali di pace/

E’

di Saverio Morselli www.segnalidipace.wordpress.com

“Chi semina fame raccoglie la collera”

la scritta apparsa su numerosi muri della Bosnia, incendiata dagli inizi di febbraio da manifestazioni di piazza spesso degenerate in tumulti, vandalismi e razzie. Quella Bosnia resa tristemente famosa dai tanti luoghi (Sarayevo, Mostar, Tuzla, Srebrenica) simbolo di una terribile guerra fratricida che ha trovato una sua conclusione con gli accordi di Dayton del dicembre 1995. A distanza di 19 anni, le contraddizioni presenti in quegli accordi e una crisi politica, economica ed istituzionale senza precedenti hanno portato ad una esplosione di violenza spontanea, non pilotata e/o strumentalizzata da sindacati o forze politiche organizzate, ma dettata unicamente da una esasperazione popolare dilagante. Per comprendere ciò che sta accadendo in queste settimane, occorre partire dalla complessa architettura politico-istituzionale uscita dagli accordi di Dayton, frutto di contrapposizioni etniche mai sopite e di una sorta di consacrazione dei nazionalismi che ha impedito a questo Paese un graduale percorso verso la normalità. Infatti, la Bosnia Erzegovina nasce sulle fondamenta di una frammentazione etnica, linguistica e religiosa che ne ha determinato una struttura statuale sconcertante: lo Stato centrale ha competenze esclusivamente in materia di politica estera, diplomatica e finanziaria, mentre tutto il resto viene gestito dalle due entità in cui è stata suddivisa: la Federazione della Bosnia Erzegovina (a maggioranza musulmana) e la Repubblica Srpska (Serba). La prima è a sua volta suddivisa in dieci cantoni, di cui quattro abitati prevalentemente dalla minoranza croata. Ogni cantone dispone di un proprio governo e di una assemblea legislativa. A sua volta, la Repubblica Srpska può contare su ze di una guerra distruttiva e spietata non palazzi del potere come risposta esaspepoteri legislativo, esecutivo e giudiziari è sufficiente per capire il perché di una rata di chi ha toccato con mano l’inaffidarivolta popolare così violenta. A questa bilità e l’autoreferenzialità della politica. autonomi. Queste due macro-identità hanno infi- incapacità va infatti aggiunta la diffusio- E se le autorità e l’Unione Europea inne la gestione congiunta del distretto di ne della corruzione, del clientelismo e del vitano alla moderazione e condannano Brcko (80.000 abitanti nel nord est del nepotismo, diffusi in maniera sistematica le violenze (naturalmente, senza alcuna Paese), sotto la supervisione della c.d. a tutti i livelli del potere politico ed ammi- autocritica), a chi ha occhi per vedere comunità internazionale (ONU e poi nistrativo, nonché l’aumento esponenziale appare chiaro che la rabbia della gente NATO), ancora presente sotto forma di della criminalità organizzata. richiede, seppur confusamente, l’aboliun Alto Rappresentante, che più in gene- Ma, soprattutto, va aggiunto il prezzo che zione di un assetto istituzionale che non rale ha il compito di vigilare sul rispetto il Paese deve pagare per fare fronte ai ha creato né integrazione né sviluppo, degli accordi di Dayton come in una sorta prestiti avuti dalle istituzioni economiche l’uscita di scena di una intera classe pointernazionali (FMI e Banca Mondiale in litica che ha portato il Paese al disastro di “Protettorato moderno”*. In più, amministrazione della giusti- primis), ovvero politiche di austerità che economico e che ha scelto le privatizzazia suddivisa in quattro giurisdizioni, si sostanziano nella riduzione dei salari e zioni e la conseguente espulsione di forza programmi scolastici differenti, servizi nella selvaggia privatizzazione di azien- lavoro come prezzo da (far) pagare per la postali distinti, enfatizzazione delle di- de statali tradottasi spesso nel loro rapido transizione al capitalismo nella sua forma versità linguistiche e religiose (bosniaci- fallimento e nel licenziamento di migliaia più brutale. musulmani, serbi cristiano-ortodossi e di lavoratori. Il modello uscito da Dayton ha fallito, La conseguenza di ciò è presto detta, ed è così come hanno fallito le “riforme” necroati-cattolici) Questo “mostro” istituzionale, caratteriz- sconvolgente: il tasso di disoccupazione oliberiste richieste tassativamente come zato dalla debolezza dello Stato centrale si avvicina al 40 percento, per arrivare al condizioni di ingresso della Bosnia e dalla esasperata suddivisione dei poteri, 63 percento per gli under 24. nell’Unione Europea. spesso produce una vera e propria ingo- Come in un film già visto, in Bosnia po- Se non vi sarà un cambio di rotta, la provernabilità (non a caso nel 2010 per ben chi si arricchiscono e molti patiscono, la spettiva è quella di una nuova spirale di 16 mesi il Paese non riuscì ad avere un classe media tende a scomparire, quella violenza dagli esiti imprevedibili. Primo ministro!), dovuta soprattutto al operaia è ridotta in povertà e i giovani mancato coordinamento tra istituzioni non hanno futuro. L’indigenza e la fame, la mancanza di lavoro e di prospettive *Maggiori dettagli: A.Demurtas, Le decentrali e organi di autogoverno. Tuttavia, l’incapacità dell’assetto istitu- hanno generato una bomba sociale che bolezze strutturali della Bosnia Erzegozionale descritto nel portare la Bosnia Er- non ha un preciso connotato politico ma vina e la stabilità nei Balcani” zegovina fuori dal tunnel delle conseguen- semplicemente si traduce nell’assalto ai www.equilibri.net aprile 2014

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Cittadini-democrazia-potere/

di Claudio Ghiretti, www.governareggio.it

Reggio e il grande melting pot Una forte componente straniera formata da cento diverse nazionalità è entrata in una comunità sostanzialmente “omogenea”,

trasformandola in una “comunità delle diversità”, nuova e complessa, che bisogna imparare a governare. Negli Stati Uniti d’America lo hanno distribuzione sul territorio è molto di- cioè del grande mescolamento. In altre chiamato “melting pot”, cioè il grande somogenea. Scende al 16 percento nella parole, occorre imparare a governare miscuglio di nazionalità che era diven- Circoscrizione Ovest e al 10,6 percento una “comunità delle diversità”. In taluni tata la società americana, dopo un seco- nella Sud. Sale, invece al 21 percento aspetti le diversità saranno profonde e lo d’immigrazione. Un grande crogiolo nella Nordest e ben al 29,4 percento nel- irriducibili. Si porranno in competiziodentro il quale tutto si mescola e dove la Città storica. Nel Centro storico vero ne fra di loro per conquistare un proprio anche i discendenti dei primi coloniz- e proprio gli stranieri residenti salgono spazio d’espressione e per ridefinire nuozatori inglesi ed irlandesi sono diventati ancora ed oggi sono il 34,5 percento con- vi equilibri culturali e di convivenza più minoranza. Anche Reggio sta entrando tro il 18,9 percento di appena 10 anni pri- soddisfacenti. nell’era del “melting pot”, ma tutto que- ma. Non solo. Se si considerano le classi Chi governa, soprattutto se saranno esposto non è accaduto in un secolo, bensì in d’età più giovani, quelle cioè che vanno nenti del centro sinistra a farlo, dovrà sameno di 20 anni. da meno di 1 a 39 anni, gli stranieri in per guidare questa nuova comunità, tanto Se un emigrante reggiano tornasse a casa centro sono il 48,2 percento. Ma se vo- differenziata, verso il punto d’equilibrio dopo 20 anni trascorsi all’estero forse gliamo renderci conto del cambiamento più alto di convivenza civile e reciproca troverebbe una Reggio più bella. Se da radicale che è avvenuto e che è ancora comprensione. Dovrà saper attraversare Piazza del Monte ripercorresse la corta in atto, dobbiamo scavare di più. Facen- tempeste di razzismo e ostracismo vervia Crispi, non ritroverebbe il parcheg- do una comparazione fra le classi d’età so gli stranieri. Dovrà resistere anche ai gio asfaltato pieno zeppo di auto in sosta, più dinamiche che vanno da 25 a 34 anni troppo semplicistici richiami all’accoma vedrebbe la splendida prospettiva del che abitavano in Centro storico nel 2003 glienza o alla tolleranza acritica. Se RegTeatro municipale che si affaccia su una e quelli che vi abitano nel 2013 scopria- gio vuol continuare ad essere la città delle grande piazza interamente pedonalizzata mo che nel 2003 gli italiani rappresenta- persone, dovrà favorire la crescita della adornata di pietra di luserna e panchine. vano quasi il 70 percento della popola- cultura del diritto e della partecipazione Forse ne rimarrebbe ammirato. Ma, in re- zione. Soltanto 11 anni dopo gli italiani democratica. Compito, quest’ultimo, che altà la vita che scorre nelle sue vie e so- sono dimezzati ed ora sono soltanto il assume grande rilevanza, se si considepra le sue piazze gli apparirebbe del tutto 44 percento. Gli stranieri sono saliti al ra che anche la cultura del diritto e della diversa, quasi completamente estranea. 56 percento. La crescita della popolazio- democrazia vanno apprese e molti nuovi Sono le persone che la vivono che sono ne straniera è stata rapida ed impetuosa. cittadini o semplicemente nuovi residencambiate. Uomini e donne che parlano Mercato e speculazione abitativa hanno ti, provengono da paesi in cui non ci sono lingue incomprensibili, che hanno abitu- fatto sì che alcune zone, come quelle di diritti, né democrazia. dini e comportamenti strani, che vedono via Turri/stazione, del quartiere Santa Scegliere di accrescere la cultura del la realtà con occhi completamente diversi Croce o la parte finale di via Roma, siano diritto e della democrazia significa predai nostri. I reggiani erano una comunità state oggetto d’insediamento intensivo e tendere, soprattutto a protezione dei più sostanzialmente omogenea. Al suo inter- gli italiani sono divenuti netta minoran- deboli, l’adempimento dei doveri e il rino dialogavano e si scontravano pensieri za. Non solo. Fino a vent’anni fa l’im- spetto delle regole che le nostre istituziodiversi, ma tutti provenivano dalle stesse migrazione a Reggio era un fenomeno ni hanno stabilito. radici culturali. Si poteva essere a favo- sostanzialmente italiano, caratterizzato Al diritto deve corrispondere il dovere, re o contro i partigiani, ma tutti sapeva- da popolazione proveniente dalle regioni alla democrazia deve corrispondere il rino cosa ha significato la resistenza e la meridionali. Oggi sono presenti a Reggio spetto delle regole. Queste due coppie di riconquista della democrazia. Si poteva quasi 100 nazionalità diverse provenienti valori vanno tenute in equilibrio insieme, credere o non credere in Dio, ma tutti sa- da ogni continente. pena il verificarsi di tre conseguenze grapevano cos’era la chiesa cattolica e cosa Un fatto di cambiamento di tale portata vi e rovinose: o la perdita della credibilità significava per il comportamento delle non può non avere conseguenze sul piano di chi governa, o la perdita della propria persone e delle istituzioni. Oggi, no. Non politico e sul modo di governare la città. identità politica, o la crescita di un senè più così. Oggi quella comunità omoge- I partiti del centro sinistra hanno assicu- so d’estraneità e d’ingiustizia nell’intera nea è dissolta e al suo posto sta sorgendo rato anni di buon governo, perché cono- comunità. una comunità con caratteristiche molto scevano a fondo una società reggiana, Chi governa dovrà percorrere la strada diverse: una comunità, appunto delle “di- sostanzialmente “omogenea” ed hanno impervia della ricerca e dell’affermazioversità”. Alcuni dati ci possono aiutare saputo prendere decisioni appropriate ai ne di una nuova identità reggiana capace a comprendere il fenomeno. 20 anni fa bisogni. Ora, però, quella società è cam- di germogliare sulla proprie radici cultula presenza degli stranieri era margina- biata in profondità ed è necessario un rali, ma allo stesso tempo di aprirsi, ad le. Oggi, ha raggiunto il 18,2 percento nuovo apprendimento. Occorre imparare una “comunità delle diversità”, per creare dell’intera popolazione cittadina, ma la a governare la società del melting pot, una nuova e più elevata coscienza civile. 16

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Oltre il 70°

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Le donne nella Resistenza e nella Liberazione

In questi ultimi anni non sono manca-

te nella nostra provincia iniziative pubbliche, ricerche storiche, autobiografie, tesi di laurea, anche opere di narrativa dedicate a figure di donne protagoniste dell’Antifascismo e della Resistenza. Tuttavia, è ancora troppo forte il divario tra l’ampiezza e la qualità che tale partecipazione ha avuto, specie in Emilia Romagna e nella nostra provincia, e la conoscenza effettiva e la consapevolezza collettiva della portata, del valore, delle motivazioni della scelta che in quegli anni bui tante donne hanno compiuto, entrando in massa nella storia per la prima volta come protagoniste e rompendo con una storica subalternità, in particolare con il modello femminile di “fattrici di figli per la patria” loro imposto dalla dittatura fascista. Le Celebrazioni del 70mo della Resistenza possono essere un’occasione preziosa per colmare questo divario e noi abbiamo voluto coglierla. Riprendendo il percorso iniziato col progetto “Oltre il 60o: le donne protagoniste consapevoli”, promosso dalla Provincia di Reggio Emilia, ANPI, ALPI-APC, ISTORECO, Istituto Cervi, CGIL-CISLUIL, intendiamo dare il nostro contributo con un programma di iniziative che

dia voce, volto e visibilità alle donne protagoniste nell’ Antifascismo e nella Resistenza, utilizzando sia strumenti di comunicazione tradizionali che modalità innovative e coinvolgendo a diversi livelli tutto il territorio provinciale. Questo fascicolo si propone di ricostruire una prima mappatura di tale partecipazione, di riscoprire e portare alla luce in modo semplice e sintetico le date più rilevanti, i luoghi, le azioni, le figure della “Resistenza delle donne”, di raccontare il percorso che esse, tante e sempre di più, hanno compiuto nella nostra provincia, dagli anni dell’opposizione al fascismo durante il regime alla vera e propria Resistenza. Non intende essere una ricerca esaustiva e completa: consideriamo questa dispensa un work in progress, un punto di partenza che ha bisogno di altri contributi ed apporti per rendere più ricca, condivisa e compiuta la mappa della partecipazione femminile. Abbiamo incluso date e fatti salienti, abbiamo ricordato figure di donne che in qualche modo potessero rappresentare le diverse forme e modalità che la partecipazione femminile all’antifascismo e alla Resistenza ha avuto nel reggiano. Tante e tante altre donne avremmo voluto nominare e ricordare e tutte sono nel nostro pensiero e nel nostrocuore. Ci auguriamo ora che, a partire da questo nostro lavoro e con l’aiuto e la collaborazione di tanti, ciascuna delle “invisibili protagoniste” possa trovare il proprio posto nella

memoria collettiva e ricevere il doveroso riconoscimento della nostra comunità Costruire questa “mappa” è stato emozionante, coinvolgente è stato ripercorrere il cammino compiuto dalle donne in quel periodo drammatico, un cammino di dolore, di coraggio e di riscatto: dalle prime antifasciste che hanno avuto la forza di opporsi e ne hanno pagato il prezzo, agli scioperi delle mondine, dalla “Adunata sediziosa” delle donne di Cadelbosco nel 1941, all’entrata in campo spontanea e diffusa delle donne 1’otto settembre del 1943, alle prime iniziali forme di Resistenza, alla costituzione della rete capillare sul territorio dei Gruppi di difesa della Donna e dal “Soccorso Rosso”, alle manifestazioni di massa dell’8 marzo e alla Prova Insurrezionale dell’aprile del 1945, non a caso affidata dal CLN di Reggio Emilia alle donne. Un crescendo trascinante di partecipazione attiva e di protagonismo femminile, con proprie motivazioni, valori, aspirazioni e tante diverse modalità di azione. Oltre ad offrire le prime informazioni di base, ci auguriamo ora che questo lavoro solleciti - in particolare nei giovani, nelle scuole, nei comuni della provincia e nei quartieri del capoluogo - il bisogno di scoprire e di conoscere meglio, più in profondità, questa bellissima storia corale e le tante storie individuali che la compongono. Una storia di “invisibili protagoniste”, che ha ancora tanto da dirci e da insegnarci.

Nella Sala del Consiglio provinciale, il 15 marzo scorso, è stata presentata, davanti a una folta platea, la ricerca “Oltre il 70°. Le donne nella resistenza e nella Liberazione”. Da sinistra Gina Pedroni, Vera Romiti, Sonia Masini, Roberta Mori e Gemma Bigi (foto G. Bertani) aprile 2014

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I bambini di Sciesopoli di Selvino (BG)

Ci pare importante segnalare l’inizia-

tiva di Marco Cavallarin che ha lanciato con successo on line una petizione al Presidente della Regione Lombardia, al Presidente della Provincia di Bergamo, al Sindaco della Città di Selvino per salvare la Memoria degli anni 1945-1948 di Sciesopoli di Selvino (BG). “Non fatti cruenti – scrive – ma ritorno alla vita per ottocento bambini orfani reduci dai campi di sterminio di mezza Europa. E’ una pagina di bella storia di persone civili che si sono adoperate per ridare vita a bambini spiritualmente e fisicamente devastati. E questo avvenne grazie alla voglia di riprendere le proprie vite sotto il segno della solidarietà: ex partigiani, ebrei, soldati della compagnia Solel Boneh dell’esercito britannico, la popolazione civile di Selvino e dei dintorni, CLN, brigata ebraica, autorità milanesi, comunità ebraica e molti altri an-

cora di buona volontà, hanno collaborato intessendo sforzi comuni e progetti per dare speranza a quegli 800 bambini ebrei, che lì furono ospitati, curati ed educati. Ce l’hanno fatta, e se oggi molti di quei bambini non sono più in vita è per cause anagrafiche, non per la violenza disumana che li aveva perseguitati”. Quel luogo delle Prealpi bergamasche, la Sciesopoli di Selvino, oggi in totale abbandono, corre il rischio di scomparire senza lasciare traccia di un passato degno di Memoria collettiva. La petizione popolare ha conseguito importanti risultati: il Comune di Selvino e la Provincia di Bergamo hanno aderito all’appello, consiglieri regionali e deputati nazionali stanno sostenendo l’iniziativa, il ministero dei Beni Culturali ha sollecitato le Soprintendenze del territorio a prendersi cura dell’argomento. “Abbiamo ottenuto – prosegure Caval-

larin – di essere ‘auditi’ dalla VII Commissione (Cultura) della Regione Lombardia, inoltre il Presidente della Regione Lombardia ha preso l’impegno di sollecitare la Giunta regionale a occuparsene e, significativamente, è stata depositata in Parlamento un’interrogazione”. Da sottolienare che si è celebrato il Giorno della Memoria di Sciesopoli al Museo Storico di Bergamo con un incontro, affollatissimo, di eccellente livello di ricerca storica e di impegno politico. “Infine – conclude Cavallarin – l’assessorato alla Cultura del Comune di Milano è fortemente interessato a promuovere la ricerca storica negli archivi milanesi e alcune iniziative; e i media hanno riservato all’iniziativa un’attenzione straordinaria riassunta in circa ottanta pagine di rassegna stampa/media”. (g.b.)

Solenne Commemorazione del 70° della strage di Cervarolo

Ferdinando Imposimato

Nonostante il maltempo, folta e commossa partecipazione,

domenica 24 marzo, alla commemorazione della strage nazifascista di Cervarolo del 20 marzo 1944,quando 24 civili, compreso il parroco di Battista Pigozzi, vennero massacrati dai nazisti della Hermann Goering, coadiuvati dai fascisti della G.N.R. Nella chiesetta del piccolo borgo montano, accanto ai familiari delle vittime, diverse autorità compreso il Prefetto di Reggio Antonella De Miro, nonché rappresentanti dell’ANPI e di Istoreco, hanno ascoltato il forte intervento del Presidente della Cassazione dott. Ferdinando Imposimato, che ha affermato come 18

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“su questi monti si incontrino le radici della Costituzione”. Imposimato ha tra l’altro spiegato come le operazioni terroristiche condotte dalle SS nell’Appennino tosco-emiliano dal 18 al 20 marzo del ’44, da Vellucciole a Cervaròlo, vennero falsamente definite dai tedeschi “azioni di rappresaglia” per gli attacchi subiti dai “ribelli”. In realtà quelle barbare uccisioni di persone inermi non erano state precedute da azioni partigiane. Ne consegue la legittimità della richiesta di un risarcimento per danni di guerra da parte dei familiari delle vittime. Introdotta dalle parole del Sindaco di Villa Minozzo Luigi Fiocchi, la toccante cerimonia è poi stata conclusa con la presentazione della canzone che Gaudio Catellani ha dedicato alla tragedia di Cervarolo e la rievocazione storica dell’eccidio da parte degli alunni delle scuole medie di Villa Minozzo, con il saluto della preside Giusi Gentili. Da segnalare che quest’anno la commemorazione è avvenuta all’indomani della conferma della condanna all’ergastolo del capitano Karl Stark, colui che diede l’ordine di effettuare il massacro, e unico ancora in vita dei nazisti individuati come responsabili della strage.All’udienza del 19 marzo, presso la Corte di cassazione di Roma, era presente l’avv. Ernesto D’Andrea, in qualità di legale dell’ANPI, della Provincia di Reggio e del Comune di Villa Minozzo.


memoria Settantesimi MARZO 1944

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La via della montagna

opo la scelta di diventare partigiani nei distaccamenti della montagna, come facevano i giovani reggiani a raggiungere le zone del nostro Appennino? Ce lo narra da protagonista Gismondo Veroni Bortesi (1912-1985) in alcune pagine, che qui riassumiamo, del suo libro Azione partigiana (1975).

La casa del Lungo (Nicola Rozzi) presso il greto del Crostolo, tra Rivalta e Puianello. Fu una base partigiana. Negli anni trenta vi si celebrò talvolta il Primo Maggio con i “cappelletti antifascisti”.

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rano le 20 di una sera dei primi di marzo dell’anno 1944. I giovani dovevano trovarsi al “Fornello, nelle vicinanze del torrente Crostolo a Rivalta: arrivarono tutti puntuali e alle 20:30 come stabilito, si iniziò la marcia. Io, d’accordo con Amos (Angelo Zanti), sarò per tutto il tragitto uno dei tanti, seguirò le stesse istruzioni, mi assoggetterò agli stessi ordini, compirò gli stessi sacrifici delle giovani reclute. Li osservai bene, tutti erano un po’ pensierosi, l’euforia dei giorni dell’attesa aveva lasciato posto a una certa preoccupazione e si comprendeva che erano turbati. Erano vestiti bene. Avevano il pastrano, uno zaino e un sacco con indumenti di lana, ma le scarpe lasciavano a desiderare perché, pur essendo buone, non erano adatte per la montagna. Molti di questi giovani non avevano ancora un nome di battaglia. Si partì pian pianino e, cercando di fare il meno rumore possibile, ci si avviò lungo il corso d’acqua, sfruttando il letto transitabile del torrente. La guida, di nome Lungo (Nicola Rozzi),

era di queste zone, e conosceva bene ogni insenatura, ogni buco d’acqua, ogni banco di sabbia, ogni siepe e ogni cespuglio o passaggio obbligato. Il passo divenne rapido. Eravamo in vista del ponte di Puianello che, disse il Lungo, era presidiato dai tedeschi; perciò, dovendovi passare sotto, occorreva fare poco rumore e usare prontezza di spirito e sangue freddo. I ragazzi non dicevano nulla, erano muti; l’ignoto li teneva col fiato sospeso. Seguendo l’argine del torrente gli uomini proseguivano in fila indiana, a gruppi di tre. Camminando cautamente, ci portammo sempre più vicino al ponte. Amos e il Lungo, che erano in testa, arrivati a un boschetto, si fermarono e ci attesero. Amos, che doveva tornare indietro, venne sostituito da un partigiano del luogo di nome Massimo (Belino Iori); prima di andarsene, però, avrebbe atteso che noi tutti fossimo sotto il ponte. Guadando la foce di un piccolo affluente del Crostolo, uno dei giovani scivolò e cadde nell’acqua, provocando un notevole rumore.

Si videro le sentinelle tedesche affacciarsi al parapetto del ponte e scrutare il fondo del corso d’acqua con una grossa lampada tascabile. Avevano notato qualcosa, perché vociavano forte e continuavano a camminare di qua e di là, guardando ora a valle ora a monte del ponte. Finalmente, dopo mezz’ora circa, Massimo guidò la maggior parte di noi fino sotto una delle arcate, dove una folta vegetazione nascondeva con facilità gli uomini. Noi eravamo già sotto il ponte, fuori dal raggio visivo delle sentinelle nemiche, Athos Bonacini invece era ancora con le gambe immerse nell’acqua del ruscello e abbisognava dell’aiuto di Luigi Cantagalli per potersi tirare fuori e riprendere il cammino. Vedendo una luce proiettata su di loro, essi furono costretti a sdraiarsi lungo il fosso, per metà immersi nell’acqua. Solamente così sfuggirono alla perlustrazione dei tedeschi. Alcuni minuti dopo, strisciando lentamente ventre a terra, compirono l’ultimo tratto e arrivarono a noi. Erano bagnati e sporchi di fango da capo a piedi, Athos Bonacini si lamentava perché gli si erano conficcate alcune spine in una mano, e continuava a dire: «Abbiamo cominciato bene! Accidenti, ma chi me lo ha fatto fare!». Athos Bonacini era amico di Borghin (Franco Grassi), non aveva alcun conto da regolare coi nazi-fascisti, veniva in montagna perché tale era la strada che aveva scelto il suo amico. Intanto i soldati tedeschi di guardia al ponte borbottavano nella loro aspra lingua. Era evidente che avevano udito i rumori e forse, pur non rendendosi conto di quanto stava accadendo attorno a loro, erano in allarme. Lungo l’argine del Crostolo soffiava un vento freddo. Cominciò a piovere. L’acqua del torrente correva lenta e silenziosa, solamente il rumore dei nostri passi si udiva distintamente nel silenzio della notte. Ideo Cappellini era nato a Puianello e questi luoghi li aveva percorsi da ragazzo e da giovane; comprese che era pericoloso rimanere allo scoperto e cercò di imprimere al passo rapidità e scioltezza. Tutto sembrava tranquillo: alle nostre aprile 2014

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memoria spalle i tedeschi di guardia erano ancora fermi sul ponte. Quando passammo vicino a una vecchia e disabitata baracca, un cane cominciò ad abbaiare portando una nota di preoccupazione in tutti noi. Vincenzo Terenziani, un giovane studente, era già pronto, col suo nuovo coltello a pugnale, a buttarsi sull’animale; lo presi per un braccio e gli feci comprendere che peggio sarebbero stati per noi i guaiti del cane che non i suoi latrati. Ci fermammo nuovamente per alcuni minuti nel letto del torrente in attesa che Ideo Cappellini potesse compiere la perlustrazione sulla Statale 63, che dovevamo attraversare all’inizio dell’abitato di Vezzano sul Crostolo. Di fronte a noi vi era un fossato oltre il quale una fitta siepe biancospino, rinforzata da reticolato, ci creò alcune difficoltà. La nostra guida era ritornata. Ora sapevamo che i fascisti del presidio erano chiusi nella loro caserma, intenti a banchettare, a bere e a cantare. Il passaggio della strada diventò una lotta fra noi e gli sterpi, :i fili spinati e i fossi. Si ebbero pantaloni strappati, graffi e paurose cadute alle quali i giovani, già un po’ stanchi (complici il buio fitto e il terreno scivoloso) dovettero assoggettarsi. […] Ormai eravamo in collina. Il tragitto diventava sempre più difficile. Sempre più alta era la neve, che aveva cominciato a cadere assieme alla pioggia. Arrivammo nelle vicinanze di Pecorile, dopo due ore di faticoso e difficile cammino. Ci venne incontro una staffetta di nome Enrica, che prese il posto del Lungo. Era una giovane donna, vestita come un uomo e che portava un mitra a tracolla. Ce ne accorgemmo mentre ci riposavamo nell’ampia stalla che essa in precedenza aveva fatto tenere a nostra disposizione. Eravamo tutti bagnati e stanchi; alcuni si sdraiarono sulla paglia che era distesa anche in uno scompartimento vuoto della stalla. Alcuni minuti dopo arrivò Enrica, che si era allontanata. Portava fra le braccia un cesto pieno di gnocco e dietro di lei una donna anziana teneva per il manico un secchio di caffélatte bollente. Entrambe le donne iniziarono la distribuzione e in breve l’umore cambiò: tutti sembravano rivivere, e sui volti, che pochi minuti prima erano neri e sofferenti, apparve una placida tranquillità, in breve l’atmosfera divenne allegra. Questa fu una sosta voluta da Enrica, che conosceva perfettamente le nostre esigenze; ma per non portare ritardi sulla ta20

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bella di marcia, dopo mezz’ora si riprese il cammino. Nel buio della notte la guida più valida era il chiarore della neve, ma il terreno era accidentato e la nostra impreparazione alle marce ci costrinse a frequenti fermate. Ormai eravamo a 1000 metri di altitudine e il monte “Strella” ci veniva incontro col suo manto di 30 cm. di neve. Qui era la sosta preparata da William (Massimiliano Vi11a) e dai suoi partigiani: “Sosta di due ore”, ci venne detto allorché entrammo nella grande baracca, adibita nell’autunno a essiccatoio delle castagne, e completamente nascosta nel fitto bosco. William ci onorò di una sua visita (dico onorò perché era già un leggendario comandante partigiano) e questo contribuì a rialzare il morale delle giovani reclute partigiane. Caffé, carne, pane fresco e vino furono serviti da alcune staffette che fecero festa a Enrica, appena la videro. Alcuni partigiani si erano tolte le scarpe: i loro piedi erano coperti di vesciche e sangue. Altri maledicevano i tedeschi. In breve tutti ci addormentammo e, due ore dopo, alle 3,15 i partigiani, che ci guideranno poi sino oltre il Secchia, ci diedero la sveglia. Enrica venne a salutare me e tutti gli altri. Riprendemmo il cammino con difficoltà, perché molti erano stati assaliti da una stanchezza paralizzante e alle 4:30 precise giungemmo a Felina. Ripassare la Statale 63 con due guide come Cervo, il partigiano parmense, e Bull, il montanaro, non fu difficile. Essi ci condussero oltre il paese. A noi si aggregò una staffetta che dichiarò di chiamarsi Caterina. Camminando lentamente ebbi il tempo di contare i miei compagni di viaggio: eravamo in 16, compresi i due partigiani staffette e Caterina. La neve era soffice e attutiva il dolore che provavo quando appoggiavo i piedi: le vesciche si erano rotte e sentivo il male aumentare. Cominciava ad albeggiare, il cielo si era fatto in parte sereno, eravamo giunti nelle adiacenze di Gatta, piccolo borgo di case sul fiume Secchia. Nelle vicinanze vi era un presidio fascista. Seguimmo a destra un piccolo sentiero, superammo una collinetta e di lassù, alle prime luci dell’alba, vedemmo le sentinelle poste a guardia del ponte sul fiume. La neve era alta oltre 20 cm., i campi erano recintati da siepi e da muretti e così bisognava scavalcare gli steccati; il vento soffiava con molta violenza e il gelido nevischio ci sferzava il viso. Non avevamo i “passamontagna”!

I due giovani che erano a capo scoperto dovettero ripararsi dal freddo annodandosi in testa dei fazzoletti. Scendemmo dalla parte opposta della collina, dove non soffiava vento, la neve però era alta fino alle ginocchia, entrava nelle scarpe e fra i calzettoni e ci bagnava completamente le gambe. Qualcuno si lamentava, altri sbuffavano, pensai che per questi giovani il primo contatto con la vita partigiana non avveniva certo nel modo più confortevole e facile. Ci pensò Bull, uno dei due partigiani di guida, in un momento di sosta, a sollevare il morale: tolse dalla cintola una borraccia e la porse, uno dopo l’altro, a tutti i partigiani: era piena di grappa e tutti ne approfittarono per “rimettere in calore il motore”, come disse Cervo. “Non avvilitevi, non stancatevi. Non siete più in via Emilia o nelle osterie di campagna, siete in montagna per combattere, per vincere ed anche per morire, se sarà necessario”. Così disse la staffetta Caterina. Quei giovani ripresero coraggio; tanto che mi costrinsero a fermarmi al Secchia. Fu Tanino che mi disse: “Tito, torna indietro. Ormai siamo arrivati …”. Oltre il fiume c’erano le squadre partigiane che attendevano le nuove reclute. Avevano costruito una passerella tra le due sponde per permettere ai ragazzi di passare dall’altra parte e al di là del fiume, in una casa di contadini, era già stato predisposto tutto: ognuno avrebbe potuto riposarsi e poi dormire nella stalla e nel fienile. Ero felice per i miei compagni, essi erano stanchissimi. Durante il viaggio avevano dato fondo a tutte le loro energie fisiche e morali e perciò avevano estremo bisogno di caldo, di cibo e di riposo. Li salutai e li abbracciai uno per uno, particolarmente commosso ero quando Diego - che è mio fratello - mi baciò con affetto. Qualcuno piangeva. Purtroppo, per alcuni di essi, quello fu il mio ultimo saluto: non li rividi mai più, infatti, perché morirono da eroi, a vent’anni, nel fiore della giovinezza. Morirono per noi, perché un domani noi fossimo liberi e felici. Così fu per Tanino e per Vincenzo Terenziani, ad esempio, miei cari amici e compagni, che vidi e lasciai per l’ultima volta in un travagliato viaggio verso la montagna.


Quel Primo maggio del ’44 e sapisti della Lombardini

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Lo racconta Giannetto Magnanini nel suo libro Ricordi di un comunista emiliano (1979)

Nella classica foto della Liberazione di Reggio compaiono alcuni sapisti dellla Lombardini da sinistra, con il fucile, Cesare Melia, sulla destra William Rossi in tuta e, alle sue spalle, Alberto Sezzi

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l 30 aprile, domenica, nel primo pomeriggio in via Bengasi 4, nella casa dove abitavo con i miei zii, temporaneamente sfollati a Novellara, tenemmo la riunione della cellula dei giovani comunisti. Ci fece un discorso il compagno Paolo Davoli che celebrò la giornata del primo maggio; brindammo con un unico bicchiere, bevendo una bottiglia di vino. La riunione, in realtà, era stata indetta per organizzare lo sciopero del primo maggio. Al termine Paolo Davoli ci disse che avremmo dovuto diffondere dei volantini che si trovavano a casa di Ariello Bonetti in via Fabio Filzi. Quello stesso giorno, poco prima il nostro appuntamento, aerei inglesi lanciarono spezzoni. Fu colpita la zona di S. Pellegrino a sud della città. Lo spezzonamento improvviso delle ore 13 provocò 86 morti e 114 feriti. Il primo marzo del 1944 grandi scioperi scossero le città del triangolo industriale (Torino, Genova e Milano). L’offensiva operaia diede un tremendo colpo al fascismo repubblichino; gli tolse molte illusioni e ne seguì il principio della fine. Ma qui, alla Lombardini, il primo marzo del ‘44 noi non ci fermammo. Ci fu impreparazione e indecisione, nonostante il forte fermento che circolava tra gli operai. Vi furono nel reggiano proteste a Montecavolo ed alcuni altri episodici momenti di lotta in altre località.

Questa inazione bruciava molto a noi giovani che, da tempo, scalpitavamo. Nei nostri quotidiani appuntamenti volanti nelle latrine delle fabbriche ci proponevamo sempre di fare qualcosa, di fare sentire la nostra protesta. Il lunedì mattina arrivai con il treno locale da Novellara, imbottito di volantini. Pensavo, con determinazione, allo sciopero ed ero intenzionato ad agireperché non si ripetessero le incertezze del primo marzo. Al sottopassaggio di S. Croce c’era un blocco dei fascisti che perquisiva gli operai che si stavano recando al lavoro. Restai calmo e non mi accadde nulla. Alla fine d’aprile la federazione reggiana del PCI diffuse un volantino che non invitava direttamente a scioperare ma faceva appello all’“unione per l’azione» e affermava che: “L’Italia, nella futura società, avrà il posto che le appartiene a condizione che essa porti alla lotta il proprio contributo ed è in misura dei nostri sforzi e dei nostri sacrifici che noi potremo rivendicare con dignità i nostri diritti”. Al mattino tra le nove e le dieci si coglievano nei reparti sguardi e mormorii tra gli operai. Giuseppe Cattabiani «Napa », che aveva la funzione di cronometrista, aveva cioè l’incarico di misurare il tempo esatto delle operazioni di lavoro necessarie degli operai, faceva la spola tra gli uffici ed i reparti e a

qualcuno mostrò di essere armato di una rivoltella. Alle ore lO in punto salii su una scala a muro e staccai i coltelli della forza motrice e in tutti i reparti vi fu un gridare « ferma, ferma! ». Tutta la fabbrica si bloccò. Poi mi recai subito nel reparto fonderia per eseguire la stessa operazione. Adelmo Lombardini, appena informato della sospensione dal lavoro, corse giù in officina, convocò i capi reparto che, a eccezione di Antonio Grisendi, non sapevano il motivo di quanto stava accadendo. Voleva a tutti i costi sapere il perché della fermata. Fu a questo punto che giunse a proposito la Pattacini che tolse a noi l’imbarazzo della risposta affermando che si erano fermati perché volevano l’aumento del cottimo e della paga. Si discusse un po’, ma a un certo punto Lombardini disse: « qua c’è qualcosa che non va» e manifestò l’idea di telefonare in questura. Grisendi e la Pattacini gli presero il telefono di mano. Insorse una vivace discussione per le possibili conseguenze che ne sarebbero derivate. Intervenne d’autorità Manzini, sempre in divisa da ufficiale, che telefonò in questura. Nell’ufficio della direzione arrivarono per primi due funzionari, uno dei quali pare fosse lo stesso questore. Entrarono subito nel merito della questione tentando di redigere un verbale conciliante, volto cioè a mitigare il carattere sovversivo della fermata aprile 2014

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memoria sul quale insisteva il Manzini. Dopo venti minuti arrivarono molti fascisti in divisa e in borghese armati di tutto punto; piazzarono una mitraglia pesante davanti alla portineria degli operai. Entrarono nei reparti, ma in torneria li accogliemmo con la «baia». Un brigatista nero individuò Remo Radeghieri e gli diede due ceffoni. Cominciarono gli interrogatori, le minacce, le botte. Un gruppo di operai fu portato in questura, un gruppo più consistente fu portato, al pomeriggio, alle carceri dei Servi dove c’era il famigerato Sidoli. Infine presero un gruppo di ragazzi dai 14 ai 16 anni, sperando di farli parlare. Ma questi passarono al contrattacco protestando per le loro condizioni di lavoro e di vita. Mentre avveniva tutto ciò la sirena segnalò l’allarme aereo, fu l’occasione per fuggire fuori dalla fabbrica. Sulla strada trovammo dei fascisti armati che ci gridavano “vigliacchi, traditori, sono vent’anni che lavoriamo per salvare

l’Italia e voi la rovinate!”. Un altro gridò “comandassi io, con questa mitraglia vi metterei tutti in posizione orizzontale!”. Nella stessa giornata del primo maggio, furono portati in questura i membri della commissione interna (Ganassi, Nino Zini e Salati). Salati disse che se la questura avesse insistito egli avrebbe detto che fra gli organizzatori dello sciopero vi era Giannetto Magnanini, il quale era andato nel reparto fonderia per fare fermare il lavoro. Zittito da Ganassi per le conseguenze che potevano esserci, questi non ha più fatto parola. Sempre al mattino, ai Servi furono portati Simonazzi, Bibbiano, Grasselli e Fieni. Ganassi e i tre Boni furono interrogati dai fascisti di Sidoli, dal capitano Pila ti e da un certo Tarasconi. Alla fine, davanti a tanta combattività e compattezza operaia, furono i fascisti a impaurirsi, e abbandonarono il campo. Lo sciopero fu l’espressione del crescente fermento, dell’agitazione, della collera operaia,

contro la razione alimentare, la fame, le molte ore giornaliere.di lavoro, gli allarmi, le rappresaglie, lo stato di repressione contro i traditori fascisti contro l’occupante tedesco contro la guerra. […] In giugno o luglio si fece una riunione ristretta della cellulla dei giovani comunisti nella quale si parlò di superare il semplice lavoro di propaganda, di reclutamento, di raccolta della quota mensile di adesione del PCI, di raccolta di soldi e di sigarette per i partigiani della montagna e di iniziare un lavoro paramilitare di organizzazione delle SAP. Il nome di battaglia che mi ero dati era Mirko, Alberto Sezzi si faceva chiamare Tigellini. Ricordo tre azioni che feci: una con Tarzan, Melia e la Debora che ci faceva da copertura, a Codemondo; una a Lungo Crostolo da un signore di nome Ferretti che aveva un calzificio e una sulla strada di Sesso, da una famiglia di nome Davoli. […]

ANPI e SPI-CGIL nelle scuole tra memoria e storia

contro già finito, quella di una ragazzina di 13 anni: “Come era la personalità di Hitler dal punto di vista psicologico?... Sì, perché io sto cercando di leggere qualche libro sull’argomento”.

Riconoscimento a Gaetano Cavazzoni Garibaldi

Bibbiano, 11.03.2014. Zambonelli al primo approccio con l’affollata platea di scolari delle quattro 5.e elementari nella palestra della scuola. Poi si toglierà la giacca

Si è avviato nel mese di marzo, e conti-

nuerà fin verso maggio inoltrato, un rapporto tra l’ANPI e il Sindacato pensionati CGIL per interventi nelle scuole su Resistenza e Costituzione. Dopo un primo intervento nelle quinte classi elementari di Bibbiano, avvenuto l’11 marzo u.s., un secondo c’è stato in una 3a della scuola media L. Ariosto di Albinea nella giornata di giovedì 27. In entrambe le occasioni Antonio Zambonelli ha dialogato con i ragazzi affian22

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cato da Bonacini dello SPI. Negli incontri vivacissimi si sono manifestati gli interventi sia dei bambini di quinta che dei ragazzi di terza media, che hanno tempestato di domande rivelatrici anche di una buona preparazione preventiva da parte delle insegnanti: “Com’erano visti partigiani da parte della popolazione?”, “Ma perché Hitler odiava così tanto gli ebrei?”, “Come è cominciata la resistenza, e come era organizzata?”. Sorprendente, e posta timidamente ad in-

L’ ANPI e l’Amministrazione Comunale ringraziano GAETANO CAVAZZONI “Garibaldi” per l’impegno costante nella salvaguardia dei valori della Resistenza antifascista, nella memoria dei genitori Angiolina e Enzo (partigiani combattenti nella Brigata Costrignano) e di tutti i Partigiani di Castellarano, continuando così la lotta in difesa della democrazia. Castellarano, 25 Aprile 2014 Il Presidente dell’Anpi Provinciale Giacomo Notari Il Sindaco di Castellarano Gian Luca Rivi


memoria

San Polo quell’8 settembre del ’43

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el pomeriggio di domenica 16 marzo, nella sala civica Ida Ragni Ghielmi di San Polo, si è tenuto il Convegno dedicato al Settantesimo della Scelta resistenziale, all’indomani dell’8 settembre 1943. Organizzato dalla sezione ANPI locale, in collaborazione con il Comune, il convegno è stato introdotto dal vice sindaco Edmondo Grasselli, che ha segnalato la necessità di diffondere la conoscenza della vicenda del fascismo e dell’antifascismo rispetto ad usi politici della storia. Antonio Zambonelli ha sostenuto che l’8 settembre 43 non fu “morte della Patria”, ma scoperta di una nuova patria, come mostrano, tra i tanti, gli esempi del Sanpolese Odino Marastoni (partigiano in Jugoslavia) e del suo compagno Tonino Montanarini, di Poviglio, caduto il 23 ottobre ’43 combattendo contro i tedeschi. Giglio Mazzi, Alì, partigiano del distaccamento Katiuscia, ha raccontato la sua esperienza di combattente. Hanno fatto seguito testimonianze sulla vicenda del padre Odino da parte di William Marastoni, di Giacomo Sulpizio e

Da destra Eugenio D’Ecclesiis, Edmondo Grasselli, Giacomo Sulpizio, Antonio Zambonelli, Ivo Mareggini

Nelson Iotti su Giovanni Iotti, Aldo Togni e Luigi Curti. Il presidente ANPI locale Ivo Mareggini e il vice Eugenio D’Ecclesiis hanno concluso con l’impegno di trasmettere alle scuole le testimonianze emerse dall’incontro a l’invito a partecipare alle iniziative ulteriori sui settantesimi, a partire da quella del prossimo 25 Aprile.

69° anniversario

dell’assalto a Villa Rossi e Villa Calvi Il 69° anniversario dell’assalto a Villa

Rossi e Villa Calvi in Botteghe di Albinea è stato commemorato sabato 29 marzo con una intera giornata di manifestazioni. In mattinata, dopo i saluti del vice sindaco di Albinea Luca Poletti e di Oliver Igel sindaco della gemellata Treptow-Köpenick (Berlino), hanno preso la parola la dirigente scolastica Antonella Cattani e l’onorevole Paolo Bolognesi, presidente associazione vittima delle stragi. Ha fatto seguito l’inaugurazione della mostra didattica sulla Resistenza a cura degli allievi della scuola media locale. Nel pomeriggio presentazione del libro di Matteo Incerti Il paradiso dei folli. In serata la rappresentazione teatrale di Nani e giganti.

Nella foto fra le varie autorità: la staffetta Quadreri, Luca Poletti e Oliver Igel aprile 2014

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memoria Castellarano 24 aprile ore 20.00 Serata Partigiana La Sezione ANPI “Angiolina Ravazzini” di Castellarano CIRCOLO ARCI - SPI/ CGIL - AUSER, con il Patrocinio del COMUNE di Castellarano INVITANO LA CITTADINANZA ALLA “SERATA PARTIGIANA” Giovedì 24 Aprile alle ore 20,00 CIRCOLO ARCI Via Chiaviche n. 59, Castellarano (Re) Il cuoco Riccardo Mussi e il suo Staff propongono un menù speciale antipasto del “Partigiano” (pane formaggio e ciccioli) tagliatelle alla “Totati” penne dal “Dievel” bocconcini alla “Angiolina” • contorni tricolore • dolce “Armando” Adulti € 15 Bambini fino a 5 anni gratis - Dai 6 ai 13 anni € 5 - Dai 14 ai 17 anni € 10 CANTI DELLA RESISTENZA DEDICATI ALLA “BRIGATA COSTRIGNANO” con il cantautore “Rocco Rosignoli” SARANNO PRESENTI IL SINDACO E I RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI PROMOTRICI L’incasso della serata, al netto delle spese sostenute, verrà utilizzato per la ristampa del libro di Antonio Zambonelli: CASTELLARANO dal fascismo alla Resistenza (1919-1945) e a completamento del progetto 2013 dedicato agli studenti delle scuole medie del Comune. SI RACCOMANDA DI PRENOTARE ENTRO IL 20 APRILE CIRCOLO ARCI: 0536 859059 (pomeriggio) AUSER: Maria Ferretti 393 3788048 ANPI: Riccardo Mussi 329 0758602 - Ivan Medici 339 3528784-SPI / CGIL: Marina Pozzi 334 3230878 Luigi Pifferi 333 4516665

28/11/1953-28/11/2014

“E’ bello camminare insieme, superare le difficoltà del quotidiano…” I 60 anni di matrimonio del Partigiano Gino Cocconi e Rosina Marchetti

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ono trascorsi esattamente 60 anni da quando mio padre Gino Cocconi (ex Partigiano della 26a BGT Garibaldi, distaccamento “Cugini Miglioli” 1944-45, Villa Minozzo Case Zobbi) si è unito inmatrimonio con la Sig.na Rosina Marchetti. In un periodo in cui fragilità e incoerenze sembrano diffondersi a macchia d’olio, raggiungere un traguardo tanto importante ci riempie il cuore di gioia e di gratitudine. Sì, per tutti noi, mamma e papà sono stati (e lo sono tuttora) un esempio di vita familiare e di disponibilità al servizio e alla generosità. Già, a meno di vent’anni, partecipare volontariamente all’attività di partigiano rivela buoni principi, grandi valori, altruismo e disponibilità completa. Insomma papà, insieme ad altri 120.000 partigiani, non è rimsato in attesa degli americani. Nella sua vita, ha sempre continuato a prendere posizione (insieme alla mamma) infavore dei più deboli e ha sempre creduto nel lavoro. Anche ora, a quasi 89 anni, si prodiga tanto per il suo vigneto… Visto che, quasi quotidianamente, papà ricorda il periodo in cui era partigiano, io e mio fratello abbiamo pensato 24

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di condividere questo bel momento con la vostra associazione. Scusateci! Maurizia Cocconi Scusateci, scrive Maurizia, ma di cosa? Lettere come la sua ci fanno solo piacere e siamo ben contenti di riceverle. Un caro saluti ai suoi genitori.


Martino Bartoli

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Ti onorerà l’ombra del noce

embra una tomba, in realtà è un memoriale che la figlia di Martino Bartoli fece collocare a Pieve Modolena, nel luogo in cui suo padre fu ucciso e sommariamente sepolto il 23 aprile 1945, da alcuni tedeschi in fuga verso il Nord. Nel libro dei morti della Parrocchia locale non compare alcuna notizia al riguardo (nonostante che il luogo dell’uccisione si trovi a non più di trecento metri dal cimitero e dalla chiesa di Pieve) alle date del 23 aprile 45 e seguenti, così come non compaiono notizie, lungo il mese di novembre 1944, relative ai quattro di Pieve massacrati dalle Brigate nere il 19 novembre. Su tutti e cinque (Martino Bartoloi, Adalgiso Guardasoni, Giuseppe Carri, Fausto Franchini, Prospero Bertani) si trova soltanto un’annotazione a biro nel 1966, dove si segnala che le loro salme sono inumate nel cimitero di Pieve. I familiari di Martino sostengono che al loro congiunto fu fatta scavare la fossa prima di venire ucciso. Ciò di cui si ha traccia nella poesia collocata presso il memoriale ed il cui testo recita:

SCAVA SCAVA PARTIGIANO / LA FOSSA DEL TUO DESTINO / NELLA TERRA DEL TUO PIANTO /NELLA POLVERE DEL TUO SANGUE / DIMORA DI VITA / DIMORA DI MORTE / . TI ONORERA’ L’OMBRA DEL NOCE / IL VENTO TI SUSSURRERA’ LA PACE / TI RICORDERANNO LE LACRIME DI TUA FIGLIA./ TRE UOMINI VENUTI DAL NORD / TRE UOMINI INFAMI / EMPI D’IRA D’ORGOGLIO SCONFITTO / CON MOSCHETTO E MITRAGLIA./ SCAVA SCAVA PARTIGIANO!/ SCAVA LA TOMBA DELLA TUA OMBRA / TI UCCIDEREMO / QUANDO DA VIVO LA TERRA TI AVRA’ SEPOLTO / TI UCCIDEREMO PER VENDETTA / LA TUA GIOVANE VITA IN CAMBIO D’UN’IDEA / CHE LA MITRAGLIA NON HA MAI SCONFITTO

SUL PARCHEGGIO DI PIAZZA DELLA VITTORIA

Vogliamo intervenire dopo la intervista

all’Assessore Spadoni sulle ragioni per le quali siamo in netto disaccordo sul previsto parcheggio di Piazza della Vittoria. Pensiamo che sia un intervento antistorico perché da decenni si è capito, ed è anche stato prescritto da numerose direttive della Commissione europea, che occorre allontanare le auto dai centri storici, costruire alternative con servizi pubblici efficienti, piste ciclabili…..E qui le incongruenze della Giunta sono tali da lasciare esterrefatti perché gran parte delle piste ciclabili sono state costruite, sono stati attuati i parcheggi scambiatori, ed è anche possibile l’affitto di bici per chi entra in centro storico! Perché non continuare su questo cammino virtuoso? Che sia pericoloso perché lo scavo del parcheggio comporta di sostituire ad una situazione di “pieno” fatta di terreni assestati, una realtà “vuota”. Questo può mettere in pericolo la staticità degli edifici che vi gravitano attorno: Isolato S. Rocco, Teatro Ariosto, Cavallerizza, Teatro Valli. Tanto più ora dopo la scoperta che il nostro territorio è soggetto a forti scosse sismiche. Che sia inutile perché a poche decine di metri c’è il parcheggio della Zucchi sot-

toutilizzato e perciò non può rivestire nessuna utilità pubblica. Una parte pregiata della città storica sarà “regalata” a pochi privati. Che sia un intervento violento e “demenziale” come ha scritto Ugo Pellini: sacrificherà i tre superstiti cedri del Libano che hanno visto sfilare le brigate partigiane il 25 Aprile e ben cinque grandi platani di Viale Allegri. Il pensiero va a Paride Allegri che dal ’58 al ’78, Capo della Serra comunale, curò amorevolmente anche i Giardini pubblici rispettandone l’antico impianto, intensificando le piantumazioni e facendone un polmone di ossigeno efficiente per la città. Paride certamente si opporrebbe al progetto che metterà in seria difficoltà anche le grandi sofore adiacenti il parcheggio progettato e vedrà la Scuola materna “più bella del mondo” circondata dal carosello dei camion. E’ sorprendente come la Sovrintendenza ai Beni Archeologici abbia potuto dare il suo permesso agli scavi, quando si sa per certo che in quel luogo si troveranno reperti dell’ antica Cittadella del ’300 e mosaici e strutture abitative della città romana come ha riferito lo stesso dott. Podini della Sovrintendenza già nell’Agosto del 2012. Allora lo scavo dovrà essere stra-

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(Foto A. Zambonelli)

Lettere tigrafico e manuale, con lievitazione dei costi e allungamento dei tempi. Tutta questa vicenda ha causato forte opposizione fra i cittadini, dissensi in diverse Circoscrizioni, fra gli Assessori e nel Consiglio Comunale, nelle associazioni ambientaliste che sono stati inascoltati. Pensiamo che una Giunta che non ascolta la città non sia rappresentativa dei cittadini. Non dovrebbe essere Reggio “la città delle persone”? Sarebbe opportuno che la Giunta riflettesse anche su quanto questa vicenda peserà sulla prossima scadenza elettorale e abbandonasse il protagonismo di chi pare voglia lasciare il proprio segno indelebile sulla città, intervenendo ancora una volta in modo così pesante e irreversibile sul centro storico. Suggeriamo perciò di sostituire al progetto sul parcheggio altri e più necessari interventi sul territorio, di vera e maggiore utilità e di lavorare per ricercare lo sblocco del “patto di stabilità” al fine di reperire quelle risorse indispensabili alle Amministrazioni locali. Centro per la riconciliazione dei popoli, il disarmo universale e la difesa del creato (fondato da Paride Allegri) Reggio Emilia, 15 gennaio 2014

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Lutti ENRICO LELLI 13/11/1922-15/03/2014 Il 15 marzo u.s. è scomparso, all’età di 91 anni, Enrico Lelli, partigiano e dirigente scolastico, Consigliere comunale e Assessore nel Comune di Reggio tra il 1951 e il 1976. Nato il 13.11 1922 a Reggio, in una famiglia operaia, diplomato maestro, intraprese la professione di insegnante elementare già nell’anteguerra. Nel luglio 1942, superato l’esame di maturità al Liceo scientifico e avendo vinto il concorso magistrale, si iscrisse alla facoltà di Matematica e Fisica all’Università di Parma. Nel febbraio 1943, fu chiamato alle armi nel reparto Allievi ufficiali del 4° Rgt di Artiglieria di Piacenza col quale, luglio 1943, fu trasferito tra Terracina e il Monte Circeo, dove lo colse l’Armistizio dell’8 settembre. Dopo varie vicissitudini, Lelli si trovò a fare il partigiano nel cuneese, Prima Divisione Garibaldi, Brigata “Enrico Carandino”. Di seguito una sintesi dell’orazione funebre pronunciata da Antonio Zambonelli, a nome dell’ANPI provinciale, nella Stanza del Commiato del Cimitero di Coviolo. Enrico è stato per me un collega, un amico, un compagno. Fin dal 1959, quando vinsi il concorso magistrale in provincia di Bologna, mi mise in contatto con un dirigente bolognese dello SNASE, il Sindacato laico della scuola elementare.Insieme poi, a Reggio, nella sede SNASE locale, in un seminterrato delle scuole elementari di Viale Montegrappa, redigemmo per alcuni mesi il giornaletto sindacale “Scuola aperta”, con Giorgio e Romano Valeriani. Insieme poi aderimmo al Sindacato Scuola CGIL dalla sua fondazione, con il prof. Eugenio Capitani.Fui ancora ancora al suo fianco essendo entrambi consiglieri comunali nel gruppo del PCI. Ricordo la determinazione con cui affrontò e vinse il concorso da Direttore didattico, credo attorno al 1972.In tutti questi anni Enrico è stato, come giustamente affermato dall’ Assessore Iuna Sassi, “un importante trait d’union tra la scuola reggiana e l’amministrazione comunale” , in anni in cui, “essere maestro elementare e poi direttore didattico iscritto e impegnato nel PCI non era facile , ma seppe essere coerente con le su idee ed ugualmente apprezzato da tutti”.In effetti il comunista Enrico Lelli seppe sempre essere alieno da estremismi ed aperto all’ascolto. Ricordo peraltro la fermezza con cui, il 7 luglio 1960, fu a fianco del Sindaco Campioli in piazza e poi di fronte al Prefetto, per protestare contro la sanguinosa repressione.Con Enrico se ne va uno di quei personaggi, come Loris Malaguzzi, come Sergio Masini, che hanno fatto di Reggio Emilia, in particolare in campo educativo, un punto alto nel panorama nazionale ed internazionale.Ho un vivo ricordo (anche perché ne scrivemmo su “Reggio 15”), dell’impegno con cui, contro molte pigrizie intellettuali e molte resistenze, si batté da direttore didattico per il superamento delle scuole differenziali e per l’inserimento dei bambini handicappati, nei primi anni Settanta, quando reggeva ,”a scavalco” le direzioni di Correggio e Rio Saliceto. Oggi però siamo qui, con le bandiere dell’ANPI, per l’ultimo saluto al partigiano garibaldino, al dirigente dell’ANPI che fino all’ultimo ci fu vicino con i suoi consigli le sue critiche costruttive, in particolare vicino ad Anna Ferrari, che gli era succeduta nella Presidenza dell’ANPI comunale. Per l’ultimo saluto al collaboratore del “Notiziario” ANPI, sul quale introdusse e tenne per anni la rubrìca CITTA’ E DEMOCRAZIA, con interventi in cui si evidenziava , ha ricordato il Cir26

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colo PD del Centro storico, come Lelli amasse la nostra città e la guardasse con gli occhi di chi è stato amministratore, ma anche con gli occhi di un maestro e di un residente attento ai cambiamenti del tessuto cittadino.Rinnoviamo qui le commosse condoglianze ai familiari: alla vedova Iole, a sua volta per anni impegnata nella scuola, alla figlia Lelia, al fratello Erio, che 14enne diffondeva i “Fogli Tricolore” contro i fascisti rispuntati e contro gli occupanti nazisti, alla sorella Eliana, ai nipoti ai parenti tutti.Caro Enrico, anche per noi è motivo di orgoglio avere compiuto con te un tratto di strada, per me un tratto lungo oltre mezzo secolo. A volte sei stato anche puntiglioso e abbiamo fraternamente litigato. Continueremo a camminare anche nel ricordo della tua presenza. Antonio Zambonelli

CESARINA VASCONI 25/8/1922-19/2/ 2014 L’ultimo impegno politico di Cesarina vedova del partigiano Attilio Curti Criso è del 25 gennaio scorso a Gualtieri dove ha ricevuto un attestato di riconoscenza. Non stava bene, ma ancora una volta, come tante, ha voluto raccontare, seppur con il fiato corto, quello che era stato parte importante della sua vita: un passato che non aveva dimenticato, l’esperienza del suo impegno nella lotta di Liberazione come staffetta partigiana. Ci teneva a tramandare il ricordo di quel periodo tragico, di miseria, violenza e libertà negata. Ne parlava ancora con stupore, quasi a meravigliarsi della sua prontezza di riflessi dimostrata, quando le cadde dalla bicicletta una cassetta di munizioni davanti ad un fascista “galantuomo”... e la paura di una denuncia deve essere stata tanta se questo fatto era diventato il più ricorrente della sua narrazione. Sì, lei procurava e trasportava armi e munizioni ai partigiani. Fino in ultimo, ha sentito il bisogno di portare con fiera tenacia alle giovani generazioni la sua testimonianza carica di ironia con la quale riusciva a catturarne l’attenzione. Questa esperienza è stata fondante per la formazione della sua identità, e per questo possiamo dire che Cesarina dalla Resistenza non è mai tornata a casa, ha continuato, come tante ex staffette partigiane, ad essere impegnata nel movimento delle donne, nel movimento cooperativo e nel partito comunista nel quale credeva, come strumento democratico di cambiamento per i diritti sociali di uguaglianza, di democrazia e libertà per tutti, riuscendo contemporaneamente ad occuparsi in primo luogo della sua famiglia. Con la scomparsa di Cesarina, l’ANPI della Bassa perde una preziosa testimone. Le operatrici della casa protetta “F.Carri” di Gualtieri, i volontari ed amici, Giovanni ed Edoardo, le amiche Anna,Teresa, Velia e Lina, la responsabile della animazione Lara Giovanelli perdono una amica coraggiosa e piena di stimoli, sempre pronta ad uscire per sodalizzare, per raccontare e raccontarsi, per tramandare la memoria, per non dimenticare. La sezioni ANPl di Guastalla e Luzzara rappresentate dai loro Presidenti Primo Benatti e Simone Lasagna e gli amici dell’ANP1 di Gualtieri si stringono al dolore della famiglia. Primo Benatti


Lutti EDGARDO FERRETTI 24/04/1934-21/02/2014 Ho ritrovato Edgardo Ferretti, il vigile “veleno” com’era soprannominato, qui all’ANPI oltre vent’anni fa, alla fine del 1992, quando iniziai a collaborare con l’Associazione dei partigiani. Allora c’era Carretti alla presidenza, Liliana, Alice, Laila e poi Mara in segreteria, Rubertelli e Ferretti al turismo e Mario Catellani in amministrazione poi la Marisa. E Antonio Canovi. Forse dimentico qualcuno… Ferretti l’ho conosciuto nel 1980 quando entrai nel corpo dei vigili urbani di Reggio Emilia. Lui era nell’ufficio di coordinamento, l’organo di comando dei vigili, che affiancava il comandante, il maggiore Giuseppe Grassi. Un’organizzazione del lavoro molto particolare, infatti le cariche di comando erano elettive. Un’esperienza unica in Italia. Edgardo lo definirei un uomo “quadrato”, una persona che eseguiva diligentemente e coscienzosamente il proprio lavoro. Spesso, ricordo, mi “sgridava” perché portavo i capelli lunghi e le “clarks”, scarpe non proprio di ordinanza. Quando scrivevo i rapporti di servizio in coordinamento mettevo tre “ooo”, perché in quell’ufficio erano in tre. Ma Edgardo non credo apprezzasse… Erano anni, i primi anni Ottanta, ancora percorsi dai fremiti estremistici della politica dei ’70 e pure a Reggio era attivo qualche gruppo vicino alla cosiddetta autonomia operaia. Noi li monitoravamo… fuori servizio. In pensione, insieme a Sergio Rubertelli, fino a pochi anni fa, seguiva, con la sua proverbiale scrupolisità, l’ufficio “turismo” dell’ANPI, battendo fragorosamente su una macchina da scrivere, ancora oggi appoggiata su un tavolo nell’ufficio occupato ora dalla redazione del Notiziario. Lo vedo ancora battere con due dita piegato sui tasti. Poi la salute ha cominciato a cedere, soffriva di cuore. A un certo momento, suo malgrado, è dovuto restare a casa. Le sue visite nella sede dell’Associazione si sono sempre più diradate. Ogni tanto ci incontravamo, casualmente, dalle parti del cinema Rosebud, lui andava al circolo poco distante, il Noce nero, io ciondolavo fumando. Aveva il passo stanco, Edgardo. Ci scambiavamo due parole sulla sua salute. Poi all’ANPI, un venerdì mattina, il 21 febbrai un addetto della Croce verde ha consegnato un manifesto funebre. Ferretti se ne era andato. Glauco Bertani

BRUNO SALSI Alpino nella 7a Brigata alpina “CERRI”, ha combattuto nell’alessandrino opponendosi alle brigate nazi-mongole della Divisione “TURCKESTAN” e alla Brigata “NETTUNO” delle SS italiane. Ricevette dal Comune di Bobbio la Medaglia d’oro con diploma di Benemerenza per il contributo dato nella a lotta Partigiana di liberazione. (s.l.)

LUCIANO GUIDOTTI 18-01-1925/29-03-2014

OPERAIO, PARTIGIANO E SCRITTORE Con Luciano Guidotti, il partigiano garibaldino Spartaco, se n’è andato un caro nostro compagno , per tanti anni immancabile presenza alle commemorazioni della Resistenza, con il tavolino che esponeva libri sulla lotta di liberazione, compresi diversi che lui stesso aveva scritto a partire dal 1983 :L’uomo delle “Reggiane”, èdito dal Voltone, fu il primo. Apprendista alle “Reggiane” all’età di 14 anni, visse il dramma del 28 luglio ’43, quando 8 lavoratori furono uccisi, una cinquantina feriti ,“colpevoli” di voler manifestare per la pace. Dopo il bombardamento del grande complesso industriale, gennaio ’44, si diede alla macchia, come tanti altri operai, raggiungendo poi le prime formazioni partigiane sull’Appennino. Di nuovo operaio alle Reggiane dopo la Liberazione, fu tra i protagonisti della occupazione della fabbrica e tra i redattori del periodico “Voce operaia”, con Giordano Canova ed altri sotto la direzione di Renato Nicolai e Giuseppe Soncini. Suoi racconti vennero pubblicati su vari giornali di sinistra. Redattore dell’Unità di Milano dal 1950 al 1953, dal 1954 al 1978 fu ispettore alle vendite dello stesso quotidiano. Una volta in pensione, scrisse una decina di volumi in cui la memoria delle Reggiane si intrecciava a quella della Resistenza. Possiamo ben dire che il Nigher, il ragazzo che faceva lo “scaldachiodi” alle Reggiane nel 1939, è riuscito, in centinaia di pagine, a dare calore e spessore umano a pagine fondamentali della nostra storia novecentesca. Accanto a Guerrino Franzini, che della lotta contro il nazifascismo fu storico attento e filologicamente scrupoloso, Guidotti ha ripercorso molte delle stesse vicende esplorando, anziché i documenti cartacei, pensieri e sentimenti di tante persone che in quella lotta vissero forse la stagione più intensa della propria vita. I compagni dell’ANPI e del PD lo hanno accompagnato con le loro bandiere, lunedì 1° aprile, fino alla stanza del commiato, nel cimitero di Coviolo, dove Antonio Zambonelli, esprimendo ai familiari le affettuose condoglianze a nome dei vecchi e nuovi resistenti , ha reso l’ultimo saluto all’ amico, al partigiano e scrittore, che ha mirabilmente saputo intrecciare, nei suoi libri, squarci autobiografici e racconti di tanti che gli furono compagni nella Resistenza e nelle lotte per la giustizia sociale.

AGIDE VERONI 18/10/1925-29/11/2013

In ricordo dello zio Partigiano Agide Veroni, di Correggio, appartenente alla 37a BGT GAP, i nipoti Carmelina ed Emilia Panisi sottoscrivono pro Notiziario. aprile 2014

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Lutti

MARIO BELTRAMI (MARCO) IRIDE SILVI ved. Bartoli 24/09/1923-13/01/2014 (Pubblichiamo l’orazione di commiato tenuta da Alì) Amici e Cittadini presenti a questa triste cerimonia, per chi non mi conosce, io sono Gigli Mazzi, classe 1927, Partigiano Alì della 37a BGT. GAP, la brigata in cui militava Marco durante la Lotta di Liberazione. Ho voluto e mi onoro di partecipare a questa cerimonia per i legami di amicizia e di fraternità che ho sempre avuto – durante e dopo la guerra – con questo stimato e prestigioso Comandante Partigiano. La prima volta che vidi e conobbi Marco fu nel gennaio ’45 quando Lui – in bicicletta assieme a Tancredi, Robinson, Ribin e Gonda (la nostra staffetta) e sfidando le insidie ed i pericoli che quei tempi comportavano – venne a portarmi l’aiuto, il conforto e la solidarietà di tutto il Comando di brigata. In quel momento io ero ricoverato in uno sperduto casolare di Marmirolo, gravemente ferito dai colpi di pistola ricevuti nel corso di un sanguinoso scontro con un ufficiale delle SS italiane. Incontrai per la seconda volta Marco durante gli esaltanti giorni della Liberazione, all’atto dell’insediamento della Brigata GAP nel “Casone” sulle vecchie mura di Porta Castello. In quei radiosi giorni, Marco era, per noi più giovani, il mito, era il forte ed audace combattente che noi tutti avremmo voluto essere. Bel giovane, alto e slanciato e con quel suo giubbone di pelle scura che lo rendeva imponente, rappresentava anche il ragazzo idealizzato da tutte le ragazze combattenti e dalle staffette in particolare. Inoltre Marco, allora studente in medicina, all’occorrenza era anche il “dottore”, colui che in caso di necessità poteva assisterti, curarti e salvarti la vita. Insomma un mito su tutta la linea! Più avanti negli anni, ebbi modo di incontrarlo parecchie volte, quando Lui, veterinario capo del Comune di Reggio Emilia,e io dirigente delle Farmacie comunali riunite – ci riunivamo coi relativi staff per cercare di risolvere i vari problemi di comune interesse per i due Enti. Negli ultimi anni, in virtù della forte amicizia che ci legava ed in compagnia delle nostre mogli, avemmo modo di trascorrere liete e rilassanti serate nella sua residenza di Ca’ Bertacchi. Purtroppo, passando gli anni, anche le cose più belle volgono alla fine. Ciò però non toglie né può cancellare i sentimenti più cari verso le persone conosciute e stimate durante gli anni verdi della nostra esistenza. Ciao, caro Marco! A nome dei Combattenti e dei Partigiani caduti, di quelli scomparsi o ancora in vita – e a nome anche dell’ANPI, l’Associazione che tutti ci riunisce e ci rappresenta – vogliamo esprimerti ancora una volta il nostro vivo e caloroso ringraziamento per quanto hai fatto e dato per la causa della Libertà e della Giustizia sociale del nostro Paese e per tutto il popolo italiano. Ciao ancora, caro Marco! Un saluto grato e riconoscente ti accompagni in questo tuo ultimo ed estremo viaggio. Un cordiale saluto e un augurio sincero anche a tutti i tuoi cari, a tuo figlio Massimo, ai nipoti Stefano e Andrea ed a tutti gli altri che non ci è dato di conoscere. 28

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14.08.1923-19.08.2013 IIl 19 agosto 2013 è mancata, dopo breve malattia, Iride Silvi ved. Bartoli, partigiana combattente, staffetta del CU di Reggio Emilia “Bruna” . Iride nasce a Castelnuovo né Monti in famiglia contadina e antifascista, seconda di sei figli. Della sua attività di staffetta e dell’attiva partecipazione alla guerra di Liberazione Iride ha raccontato nel capitolo a lei dedicato nel libro “Partigiane e patriote della provincia di Reggio nell’Emilia” di Avvenire Paterlini (Nino) e al giornalista della Gazzetta di Reggio Emilia che l’ha intervistata alla manifestazione del 25 aprile 2011. Dopo la guerra si è dedicata alla UDI e alla famiglia. Il destino ha voluto che Iride dovesse prendere in mano molte volte le sorti della propria famiglia, ricominciano ogni volta con coraggio e determinazione una nuova vita all’estero e nel proprio paese. Dal 1960 Iride viveva a Parma, ma il legame con Reggio Emilia è rimasto costante, fino a quando le forze glielo hanno consentito, si recava personalmente alla sede dell’ANPI a versare i contibuti pro Notiziario raccolti tra i partigiani parmensi con i quali era in costante contatto. La salma di Iride è stata tumulata al cimitero Monumentale di Reggio nell’Emilia, accompagnata dalla breve orazione funebre del nipote Luigi Benzi, Sindaco di Quargnento (AL), dalle parole di stima ed affetto di coloro che l’hanno conosciuta e stimata e dalle note di Bella Ciao. Ora riposa accanto al marito Armando deceduto nel 1986. In loro onore e ricordo i figli sottoscrivono per il Notiziario.

REGINA DALLAI Il giorno 9 febbraio scorso avrebbe compiuto 90 anni la Partigiana Regina Dallai, appartenente alla 77a BGT SAP “F.lli Manfredi” residente a Fosdondo di Correggio, deceduta l’undici ottobre 2013. La ricordano con immenso rimpianto il marito Aristodemo Incerti (Nino), la figlia Tullia e il genero Lino Dallaglio. In memoria della cara Regina sottoscrivono pro Notiziario.

MANSUETO FONTANESI (JOHN) 08/08/1918-21/02/2014

Il 21 febbraio scorso, s’è spento, all’età di 95 anni, Mansueto Fontanesi John di Cadelbosco Sopra; capo squadra del distaccamento “B. Casini” della 144a BRG Garibaldi “A.Gramsci”. Operò sull’appennino tosco-emiliano contro le forze nazifasciste fra il 1944 e il 1945. In sua memoria i fratelli Fontanesi offrono pro Notiziario.


MARIO GRADELLINI 06/06/1926-30/10/2013

Mario Gradellini ci ha lasciati il 30 ottobre 2013. Sindaco di San Martino in Rio per oltre 13 anni, militante antifascista per tutta la vita, protagonista dello sviluppo economico e sociale del paese, Mario è stato un punto di riferimento politico e morale per molte generazioni di uomini e donne. La moglie Lucia e la figlia Lorena, nel ricordarlo con immutato affetto, devolvono al giornale dei Partigiani.

ENNIO SCAINI (SETTIMO) Ennio, partigiano combattente Settimo fino alla Liberazione, apparteneva alla 77a SAP. Di umili origini, entrò nel movimento antifascista luzzarese insieme agli altri ragazzi che furono poi assassinati a Reggiolo nel 1945. Gli fu consegnata, in quel momento, una tessera di colore giallo, che ha conservato gelosamente, mangiucchiata dal tempo, con la scritta: ANTIFASCISTA. Con orgoglio la mostrò al padre che con sorpresa e gioia gli mostrò la sua. “Eravamo una famiglia antifascista”, dirà in una testimonianza successiva. Ennio raccontò: “Mi resi conto che la parola antifascista, ancor prima che mi capitasse tra le mani quella tessera, mi aveva silenziosamente accompagnato dal giorno della nascita, marchiando a fuoco vivo il mio cuore”. Così una sera Arnoldo Avanzi lo convocò in golena a Po, insieme a tutti gli altri decisero che la clandestinità e la lotta armata era l’unica soluzione per combattere il nazifascismo e per riconquistare quella libertà obiettivo di ogni individuo. (s.l.)

SIRIO VERONESI (TARZAN) 08/02/1921-14/08/2013 Il 14 agosto 2013, a 92 anni, è venuto a mancare il Partigiano Sirio Veronesi Tarzan, appartenente alla76a BGR SAP “Angelo Zanti”. Il fratello Bruno, in sua memoria, offre pro Notiziario.

RENZO MISELLI 08/10/1926-11/01/2014 In memoria del Partigiano Renzo Miselli, appartenente alla 144a BGT Garibaldi, scomparso l’undici gennaio 2014, la cognata Norma e la nipote Fulvia Ballabeni offrono a sostegno del Notiziario.

Lutti

LUCIANA MORGOTTI Staffetta in bicicletta

Nel mese di Novembre è venuta a mancare Luciana Morgotti da anni impegnata nella sezione ANPI di Correggio, figura di riferimento e componente del direttivo. Da circa un anno Luciana lottava con la malattia ma non faceva mai mancare la sua presenza negli avvenimenti importanti: per il 25 Aprile in piazza o in occasione del festival Europea della Resistenza (ERA). L’ultima volta che ho visto Luciana è stata l’estate scorsa durante una serata organizzata dalla Fondazione Fossoli di Carpi per raccogliere fondi da destinare a lavori di recupero dell’ex Campo di Concentramento. Nonostante la sofferenza, sembrava che quel giorno potesse guardare con speranza al futuro. In un certo modo quel suo futuro negato è diventato per tutti noi dell’ANPI un presente da conservare. Una immagine in particolare si materializza e credo possa essere condivisa dai nuovi e dai vecchi partigiani: Luciana rimarrà nella nostra memoria in sella alla sua bicicletta mentre in testa guida le biciclettate resistenti. Lei che conduce decisa i partecipanti lungo i percorsi che conducono ai cippi sparsi nel nostro territorio. Due elementi imprescindibili nella sua vita: la bicicletta e la Resistenza. Due elementi che danno l’idea dell’impegno, dell’agire, del partecipare, del muoversi per raggiungere mete e obiettivi. Un segnare direzioni verso utopie e liberazioni. Ricordi e immagini che moltiplicano le scene di una staffetta che apre lunghe file di ciclisti con nel cuore la lotta partigiana. In testa alla delegazione proveniente da Carpi attraverso Budrione con arrivo a Correggio, ancora lei a condurre lungo le strade ghiaiate il corteo su due ruote che si incontra con i ragazzi tedeschi (ultima tappa dei Sentieri Partigiani di Istoreco) in cammino verso la nostra città lungo il sentiero della vecchia ferrovia. Quello dei percorsi della memoria era diventata una sua specializzazione e insieme all’ex partigiano Artullo Beltrami studiava minuziosamente il migliore tragitto da compiere organizzando sicurezza stradale, rifocillamenti, soste e logistica. Proprio grazie a questa collaborazione nel progettare percorsi su cippi e monumenti tra Luciana e Artullo c’era un reciproco affetto che simbolicamente affermava il legame tra generazioni di resistenti. Una sinergia che assicurava una squadra organizzativa infallibile nell’ANPI, sia che si trattasse di presenziare nei giorni in cui l’ufficio doveva rimanere aperto al pubblico, sia che si dovesse garantire turni presso il nostro stand per fiere e eventi cittadini. Un affetto e una stima verso i nostri partigiani che Luciana dimostrava con una vicinanza ideale e con un supporto anche fisico nel momento in cui gli anni hanno reso sempre più difficile il semplice camminare. Quante volte Luciana ha sostenuto, accompagnato, preso per mano Artullo, Avio, Germano. Inutile aggiungere che la sua mancanza per la nostra sezione sarà un vuoto incolmabile, il suo essere sempre disponibile con entusiasmo e trasporto per la riuscita delle iniziative nel corso degli anni erano per tutti un punto fermo, una certezza. Ma non solo di questioni materiali è fatto questo vuoto incolmabile ma è la perdita di una amica, di una resistente convinta. Allora possiamo dire che come i partigiani, anche Luciana ci lascia una eredità, un insegnamento, un dono prezioso: la ricerca di giustizia e libertà, la passione, la presenza nonostante tutto, nonostante le sorti della vita. Nostro compito, come antifascisti, sarà quello di continuare a “odiare gli indifferenti”, sarà quello di mettere a disposizione noi stessi per un ideale comune. Proprio come faceva Luciana. Fabrizio Tavernelli aprile 2014

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Lutti

ALFIO VENTURI 06/06/1926-30/10/2013 Alfio era il più giovane partigiano del distaccamento “Vergai”, della 145a Brigata Garibaldi, composto da 36 elementi, compresi il comandante Nello Venturi ed il Commissario Mauro Zigni, tutti residenti a Ligonchio. Il “Vergai” fu uno dei primi distaccamenti ad opporsi al proclama di Eisenower che intimava di deporre le armi nell’autunno del ’44.

Canna e i suoi compagni di distaccamento furono i più strenui difensori delle Centrali elettriche di Ligonchio durante la battaglia contro i tedeschi del 12,13,14 aprile del ’45. Durante quella battaglia il commissario venne ferito e per Alfio Venturi le conseguenze portarono all’invalidità. A Ligonchio i partigiani viventi sono ancora soltanto quattro uttavia l’eredità di tutti è stata raccolta dei familiari e da tanti amici antifascisti che curano una sezione ANPI che conta oltre cinquanta associati. Il sottoscritto e tutti i compagni partigiani della Provincia salutano Alfio Venturi verso il suo silenzioso riposo e continuano il cammino affinché l’antifascismo non conosca il tramonto. Giacomo Notari

Anniversari ALDO CERVI VERINA CASTAGNETTI ved. CERVI PAOLO DAVOLI (SERTORIO)

69° ANNIVERSARIO

Il 28 febbriao scorso ricorreva il 69° anniversario della morte del Partigiano Paolo Davoli Sertorio. Nato a Villa Cavazzoli (Reggio Emilia) nel 1900, Paolo Davoli aderì alla federazione giovanile socialista poi, fin dalla sua fondazione, al PCd’I. Perseguitato dai fascisti, nel 1924 dovette emigrare in Francia, dove continuò la sua attività all’interno delle organizzazione politiche degli esuli, mentre lavorava come sarto. Rientrato in Italia nell’estate del 1936, approfittando di un’amnistia per i “fuorisciti incensurati”, vi rimase solo 15 giorni. Rientrò in Italia, nel 1941, su incarico del partito comunista. Dall’ottobre 1942, abbandonato il mestiere di sarto, entrò come manovale alla Lombardini. In seguito a delazione, fu arrestato nell’aprile del 1943 e, ancora in stato di detenzione, deferito al Tribunale speciale. Liberato dopo il 25 luglio ’43 entrò subito in contatto con il suo partito. Dopo l’8 settembre 1943 fu tra i primi organizzatori della Resistenza nel Reggiano, con il nome di copertura Sertorio, dirigente del CLN e Intendente del Comando piazza. Il 30 novembre 1944 fu catturato assieme agli altri membri dell CLN e sottoposto a tortura. Tre mesi dopo venne fucilato nei pressi di cimitero di Cadelbosco Sotto assieme ad altri 9 ostaggi. Gli è stata conferita la medaglia d’argento al valor militare alla memoria. Raccontano testimoni che Paolo Davoli fu fatto sedere su un fornello elettrico acceso, fu frustato e straziato con un ferro rovente. Approfittando di una breve distrazione dei suoi aguzzini si gettò da una finestra, ma non rimase ucciso come avrebbe voluto: si fratturò solamente una gamba. Lasciato per 48 ore senza cure, fu poi condotto alla caserma della “Muti”, dove un chirurgo gli amputò l’arto ferito. Dopo una ventina di giorni i fascisti lo riportarono alla “Villetta”, il carcere della Brigata nera, e ripresero a torturarlo. Coloro che gli diedero sepoltura constatarono le orribili mutilazioni provocate dalla ferocia fascista. In suo ricordo la figlia Paola offre pro Notiziario.

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IN MEMORIA

Il 28 dicembre scorso ricorreva il 70° anniversario della fucilazione del Partigiano Aldo Cervi. Catturato dai fascisti repubblicani il 25 novembre 1943 insieme agli altri fratelli all’alba del 28 dicembre 1943 fu condotto al poligono di tiro di Reggio Emilia e fucilato. Il 5 febbraio scorso ricorreva il 16 anniversario della scomparsa di Verina Castagnetti, moglie di Aldo. Il figlio Adelmo nel ricordare con affetto i genitori sottoscrive pro Notiziario

ULISSE GILIOLI (ORAZIO)

7° ANNIVERSARIO

Il 22 marzo scorso ricorreva il 7° anniversario della scomparsa di Ulisse Gilioli, il Partigiano Orazio, giornalista e assiduo collaboratore del “Notiziario”, dopo essere stato tra i redattori dei giornaletti partigiani sull’appennino nonché, dal 1945 al 1955, del settimanale “Il Volontario della libertà/Nuovo Risorgimento”. La moglie Simona e la figlia Simonetta lo ricordano con immutato affetto e grande rimpianto a tutte le persone che gli hanno voluto bene. Per onorarne la memoria sottoscrivono pro Notiziario.


Anniversari

10° ANNIVERSARIO

EDMONDO FONTANESI (PRECIS)

Il 13 marzo ricorrerà il 10° anniversario dalla scomparsa del partigiano rivaltese Edmondo Fontanesi, Precis e lo scorso 9 novembre è ricorso il 3° anniversario della scomparsa della moglie Emma. La figlia Lorena, il genero Fabrizio e i nipoti Giulia ed Enrico li ricordano con immutato affetto e sottoscrivono in loro memoria.

AMELIA, ARTEMIO, ITALO, REGINA E ALBERTO ROZZI

IN MEMORIA

In memoria dei Partigiani Amelia, Artemio, Italo, Regina e Alberto Rozzi, le famiglie Rozzi e Paglia offrono pro Notiziario. Foto: La vecchia casa dei Rozzi, posto tappa partigiano nella valle del Crostolo a Rivalta.

LEO MASSARI (BULIN)

1° ANNIVERSARIO

ADOLFO TONDELLI

Per onorare la memoria di Adolfo Tondelli, nel 4° anniversario della morte, il figlio Attilio offre a sostegno del Notiziario

AMUS FONTANESI

1° ANNIVERSARIO

SERGIO MOSCARDINI (SCABROSO)

Sergio Scabroso, Partigiano sulle montagne reggiane, faceva parte della 145a BGT Garibaldi. Ha lavorato all’ufficio Igiene e Polizia mortuaria del Comune di Correggio, distiguendosi per onestà e laboriosità. Di carattere socievole, era cordiale con i cittadini e con la sua famiglia.Dopo il pensionamento, ha fatto tanto volontariato nelle feste dell’Unità, diffondendo anche il giornale (“l’Unità”) al mattino presto della

domenica. Si è impegnato come volontariato per la Coop nordest. A un anno dalla sua morte, avvenuta il 3 febbraio 2103, manca tanto alla sua Famiglia. Lo ricordano la moglie Eles Franceschini, i figli Mirco e Mara, il fratello Giorgio e il nipote Marco e offrono pro Notiziario.

14° ANNIVERSARIO

Il 16 marzo ricorre il 14° anniversario della morte di Amus Fontanesi, eminente personaggio della provincia di Reggio Emilia, noto per la sua intensa attività politica e sociale. Dedicò il suo impegno nel campo amministrativo, sia nel settore della pubblica amministrazione sia nella cooperazione, operando con intelligenza in molti e delicati processi di ristrutturazione. Fu anche apprezzato ricercatore storico e autore di libri sul mondo della cooperazione. La sua memoria, oltre che nella famiglia, rimarrà sempre viva in tutti coloro che coltivano ideali di democrazia e di pace. Il figlio Massimo, per onorare la sua memoria, offre pro Notiziario.

ELIO TROLLI (SERGIO)

Il 21 febbraio scorso ricorreva il 1° annivesario della scomparsa del Partigiano Leo Massari Bulin, il figlio Marco, per onorarne la memoria, offre a sostegno del Notiziario.

4° ANNIVERSARIO

16° ANNIVERSARIO

Sono passati 16 anni dalla scomparsa del Partigiano Elio Trolli Sergio, ma il ricordo di lui, della sua passione, del suo impegno per il turismo amatoriale sono più vivi che mai in coloro che hanno avuto la possibilità di verificare la sua instancabile opera organizzativa in occasione dei tornei e dei raduni sui sentieri partigiani. Per onorane la memoria, le figlie Laila e Lilia, il genero e i nipoti, nel ricordarlo sempre con immutato affetto, sottoscrivono pro Notiziario.

CESARE CARLINI

4° ANNIVERSARIO

Il 15 febbraio ricorreva il 4° anniversario della scomparsa del nostro carissimo Cesare, Partigiano della 285a BGT SAP. Nonostante sia passato tutto questo tempo, io ti vedo sempre in prima fila a qualsiasi manifestazione dell’ANPI con la tua bandiera. La portavi con orgoglio in onore di quei poveri ragazzi partigiani scomparsi e soprattutto anche per te, perché appena diciassettenne ti presero senza nessuna colpa e ti torturarono portandone le conseguenze fino alla fine dei tuoi giorni. Mio Cesare, noi continueremo sempre a seguire i tuoi consigli con orgoglio.Non ti scorderemo mai. Con tanto affetto tua moglie Velia, i figli, i nipoti e le nuore. In tuo onore sottoscriviamo pro Notiziario. aprile 2014

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Anniversari

WALTER BORCIANI (PACAGNONE)

IN MEMORIA

In ricordo del PartigianoWalter Borciani Pacagnone, della 76a BGT “Angelo Zanti”, il fratello Teobaldo offre pro Notiziario.

GENOEFFA RICCÓ

5° ANNIVERSARIO

Il 29 gennaio ricorreva il 5° anniversario della scomparsa di Genoeffa Riccò (Nèna), da sempre sostenitrice della Resistenza ed esempio di volontariato sociale presso il CTL di Bagnolo in Piano. I parenti sottoscrivono pro Notiziario.

PRIMO MONTECCHI

5° ANNIVERSARIO

In memoria del marito Primo Montecchi nel 5° anniversario della scomparsa, avvenuta il 6 febbraio 2009, Angiolina Lelli offre pro Notiziario.

VANDO BARICCHI (CARLO)

IN MEMORIA

GIUSEPPE FERRETTI - ILDE PASTURINI

In memoria di Giuseppe Ferretti e di Ilde Pasturini, in occasione del 25 Aprile, li ricordano i consuoceri Clara e Umberto, la figlia Ileana e il nipote Riccardo offrendo pro Notiziario. aprile 2014

notiziario anpi

In memoria di Bruna Colli, deceduta il 7 gennaio 2009, il marito Secondo Menozzi insieme alla famiglia sottoscrive pro Notiziario.

GIANFRANCO SARATI

4° ANNIVERSARIO

Il 17 marzo ricorre il 4° anniversario della morte di Gianfranco Sarati. Nel ricordarlo con tanto affetto, la moglie Orianna Santini, il figlio Fabrizio, la nuora Tiziana e la nipotina Marianna sottoscrivono pro Notiziario.

LUIGI MAIOLI (GIGI)

4° ANNIVERSARIO

Il 26 ottobre ricorreva il 4° anniversario della morte del caro Luigi Maioli Gigi protagonista della lotta di Liberazione ed attore del nuovo rinascimento democratico. Nel ricordarlo con affetto e rimpianto, la moglie Orelei Incerti, le figlie, i generi e i nipoti Letizia e Lorenzo devolvono pro Notiziario, indispensabile periodico.

8° ANNIVERSARIO

Il 20 gennaio scorso ricorreva l’ottavo anniversario della scomparsa del Partigiano Vando Baricchi Carlo. Decorato con la Croce al merito di guerra in seguito ad attività partigiana, la moglie Bruna, i figli Stefano e Roberto lo ricordano con immutato affetto come esempio di marito, padre du famiglia e amante degli ideali di libertà nei quali ha sempre creduto, nella speranza di contribuire a fare del nostro Paese un Paese migliore.

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5° ANNIVERSARIO

BRUNA COLLI

ATHOS BRUGNOLI (ALVARO)

13° ANNIVERSARIO

Il 14 febbraio ricorreva il 13° anniversario della scomparsa del Partigiano Athos Brugnoli Alvaro, della 144a BGT Garibaldi. Il figlio Giuseppe lo ricorda e sottoscrive pro Notiziario.

RENATO ORLANDINI

5° ANNIVERSARIO

In occasione del 5° anniversario della scomparsa di Renato Orlandini, lo ricorda con grande rimpianto la moglie Rosanna Castellari e sottoscrive pro Notiziario.


Anniversari

SELVINO LANZONI

69° ANNIVERSARIO

Il 23 marzo ricorre il 69° anniversario della morte del Partigiano Selvino Lanzoni della 77a Bgt. SAP ucciso dai tedeschi a Casoni di Luzzara. Sono passati tanti anni, ma le sorelle Delcisa e Franca con il marito Nino lo ricordano sempre con tanto affetto. Per mantenere vivo il suo ricordo sottoscrivono pro Notiziario.

24° ANNIVERSARIO

ERO BENEDUSI

FULVIO BARBIERI (GOR)

12° ANNIVERSARIO

Il 27 gennaio ricorreva il 12° anniversario della scomparsa del Partigiano Fulvio Barbieri Gor, comandante di distaccamento della 144a Bgt Garibaldi. La moglie Pierina Castellani, il figlio Aldo e famiglia, nel ricordarlo con immutato affetto, sottoscrivono pro Notiziario.

4° ANNIVERSARIO

OLIMPIO GIOVANARDI (BRENNO)

Nel 24° anniversario della scomparsa del compagno Ero Benedusi, la moglie Franca e la figlia Lorena lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro Notiziario

LILIANA CORRADINI (MARA)

20° ANNIVERSARIO

Il 22 gennaio scorso ricorreva il 4° anniversario della scomparsa del Partigiano Olimpio Giovanardi Brenno, della 77a BGT SAP “F.lli Manfredi”. La moglie e le figlie in sua memoria offrono pro Notiziario.

1° ANNIVERSARIO

GIUSEPPE BATTISTESSA (GEPPE) In memoria della Partigiana Liliana Corradini Mara, della 37a BGT GAP, nel 20° anniversario della scomparsa, avvenuta il 2 marzo 1994, le figlie, le nipoti e i generi offrono pro Notiziario.

REDEO PECCHINI

7° ANNIVERSARIO

La moglie Ada Borgonovi, il figlio Nicola e la nuora Lariana ricordano, con immutato affetto, il Partigiano e sindacalista Redeo Pecchini deceduto il 4 febbraio 2007.

ENZO POLI

IN MEMORIA

La famiglia e la sezione ANPI di Cadelbosco Sopra ricordanlo la figura e l’opera di Enzo Poli, antifascista, fotografo, persona sempre disponibile in tutte le occasioni. In sua memoria sottoscrivono pro Notiziario.

Il 10 marzo ricorre il 1° anniversario della scomparsa del nostro Geppe, Giuseppe Battistessa, partigiano e poi dirigente dell’ANPI oltre che apprezzato amministratore pubblico. Sindaco di Castelnovo (dove era nato il 25.10.1925) dal 1964 al 1976, ricoprì poi diversi altri incarichi. “Amico e compagno di una vita – ha detto di lui Giacomo Notari – dalla Resistenza alla Ricostruzione democratica agli anni durante i quali fummo entrambi impegnati nella gestione della cosa pubblica. Un impegno che è continuato per lui fino all’ultimo, con i periodici incontri per formulare insieme ipotesi di lavoro sul rilancio della nostra montagna oltre che per organizzare iniziative dell’ANPI, con particolare attenzione ai giovani e alle scuole”. In suo ricordo la moglie Irene Campi sottoscrive pro Notiziario.

LINO BERTANI - VINA CAMPANINI

IN MEMORIA

Per commemorare la memoria dei genitori Lino Bertani e Vina Campanini, le figlie Carla e Vera, ricordandoli con immutato affetto, offrono pro Notiziario. aprile 2014

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Anniversari WALTER REVERBERI (FRESA)

20° ANNIVERSARIO

Il 7 aprile ricorreva il 20° anniversario della scomparsa del Partigiano Walter Reverberi Fresa, ispettore di battaglione con il grado di sottotenente, appartenente alla 145a BGT Garibaldi. La moglie Laura Cavazzoni, nel ricordarlo con immutato affetto, sottoscrive pro Notiziario.

27° ANNIVERSARIO

PIERINO PONTI

Il 25 maggio prossimo ricorre il 27° anniversario della scomparsa del Partigiano Pierino Ponti della Divisione Garibaldi in Jugoslavia. Nel ricordarlo con infinito affetto la moglie Ave, il figlio Vanni sottoscrivono pro Notiziario.

FRANCESCO NERONI

RINO SORAGNI (ATHOS)

IN MEMORIA

Nel ricordo dell’indimenticabile Partigiano Rino Soragni, Athos, Libero, detto familiarmente “Muso”, vicecomandante della 37a BGT “Vittorio Saltini”, medaglia d’argento al valor militare, scomparso tragicamente il 18 marzo 1961, la moglie Enza Gemmi offre a sostegno del Notiziario. Gappista della prima ora (nov. 1943), Soragni venne arrestato, assieme ad altri due partigiani, Tarasconi e Ghinolfi, nella zona di Casa Roma di Grassano e rinchiuso prima nel campo di concentramento di Bibbiano e successivamente nelle carceri di Parma. Dopo difficili e tribolate trattive con i nazifascisti, fu liberato nel dicembre 1944 scambiandolo con un ufficiale tedesco catturato dai Partigiani. Riprese la lotta fino alla Liberazione.

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In ricordo di Bruna Mammi, il marito Bruno Menozzi e i figli Nerio e Marina sottoscrivono pro Notiziario.

EZZELINO TORREGGIANI

3° ANNIVERSARIO

Il 24 maggio ricorre il 3° anniversario della scomparsa del Partigiano Ezzelino Torreggiani, appartenente alla 76a brigata SAP “Angelo Zanti”. Lo ricordano con immutato affetto la moglie Adelma e la figlia Mirella che in sua memoria sottoscrivono pro Notiziario.

12° ANNIVERSARIO

SERGIO FERRARINI (SPARTACO)

17° ANNIVERSARIO

A 17 anni dalla morte del caro Francesco Neroni, la moglie Pompilia Ferrari, le figlie Gilda e Giuliana, i nipoti Andrea e Francesco lo ricordano con immutato affetto e, in sua memoria, offrono pro Notiziario.

IN MEMORIA

BRUNA MAMMI ved. MENOZZI

“Il tuo cammino è il percorso dell’universo, per questo per te brilla ogni stella, per questo risuona per te… l’armonia degli astri” (Johann G. Herder) Anna, Linda e Vittoria in memoria di Gechi offrono pro Notiziario

ALDO POLI

13° ANNIVERSARIO

A 13 anni dalla scomparsa di Aldo Poli di Rio Saliceto, la figlia Ombretta assieme al marito Danilo, lo vogliono ricordare agli amici di ANPI, ai partigiani e a quanti lo conobbero. “Ti mandano un bacio grande i nipotini Massimiliano, Alessandro, Filippo e Ilaria, che non hai conosciuto, ma quando si lascia una grande eredità morale, non si muore mai”. “Mio papà era molto affezionato all’ANPI e a tutto ciò che lo ricollegava al periodo della lotta di Liberazione, ci teneva tanto al Giornalino dell’ANPI, quindi penso sia giusto sostenerlo. Grazie, a nome mio per tutto ciò che state facendo per mantenere vivo il ricordo e gli ideali di ciò che fu la Resistenza, di ciò che è la Costituzione e dell’impegno che state mettendo per difenderla. Avrete sempre tutto il mio appoggio, condivido in pieno le idee dell’ANPI e mi prodigo (nel mio piccolo) per divulgarle. Ombretta Poli


Anniversari JAMES MALAGUTI - IDA DONELLI

ANNIVERSARI

Ricorrono rispettivamente diciassette e sette anni dalla scomparsa dei coniugi James Malaguti e Ida Donelli. Lui falegname, comandante partigiano ed uomo politico nel dopoguerra e lei staffetta partigiana, stimati da tutti; papà e mamma carissimi, sempre impegnati a donare il loro amore ed a testimoniare i valori della Resistenza, dell’Antifascismo, della Democrazia e della solidarietà fra tutti i popoli. Li ricordano con l’affetto di sempre il figlio Claudio, i parenti e tutti coloro che ne condivisero l’impegno per un mondo migliore, certi che il loro esempio non sarà dimenticato e nell’occasione offrono un contributo per il Notiziario dell’ANPI.

ANNIVERSARI

GIULIO GUIDOTTI (MARIA) - SELENE GUIDOTTI

Il 16 aprile ricorreva l’11° anniversario della scomparsa di Giulio Guidotti Maria, Partigiano nella Divisione Eplj Dalmazia (Jugoslavia), mentre il 15 marzo era il 2° anniversario della morte di Selene Guidotti. Nel ricordarli con infinito affetto il figlio Gianni, la nuora Donatella e i nipoti Elisa e Marco sottoscrivono pro Notiziario.

PIERINO (LUPO) ed EZIO CARETTA

IN MEMORIA

La moglie Wanda Diacci ha sempre presente il ricordo del marito Pierino Caretta detto “Lupo” e il suo carissimo figliolo il barbiere Ezio.

SEVERINO CASOLI

1° ANNIVERSARIO

A un anno dalla scomparsa di Severino Casali la famiglia, per onorarne la memoria, offre pro Notiziario.

NANDO CORRADINI - ROSA MERCATI

IN MEMORIA

La figlia Elena, nel ricordare con affetto ed amore i genitori Nando Corradini e Rosa Mercati – deceduti rispettivamente il 24 ottobre 2005 e l’8 giugno 1987 – a quanti li hanno conosciuti e stimati per le loro idee di giustizia sociale e di onestà durante la loro vita lavorativa, sottoscrive pro Notiziario. Nando, classe 1917, chiamato alle armi nel 1938, fu nel corpo degli Alpini. Dopo l’8 settembre 1943, aderì alle formazioni partigiane e dopo la Liberazione fu assunto come dipendente al Comune di Carpineti con mansioni diverse (cantoniere, aiuto guardia, necroforo) meritandosi riconoscimenti ed elogi nei compiti di istituto svolti con impegno ed abnegazione sino al collocamento a riposo per raggiunti limiti di età. Li ricordano con affetto anche gli amici Alpini e gli ex Partigiani.

LIDIA BELLESIA - LINO FERRETTI

IN MEMORIA

Ai Partigiani Lino Ferretti e Lidia Bellesia che hanno trasmesso valori di democrazia e libertà e che hanno combattuto per un mondo più giusto e migliore il ricordo più affettuoso di Lorena, Matteo e Tiziano. In loro memoria sottoscrivono pro Notiziario.

GEMELLO ROSSINI (WALTER)

26° ANNIVERSARIO

Ricorre in questi giorni il 26° anniversario della scomparsa di Gemello Rossini Walter antifascista perseguitato di Bagnolo in Piano. La famiglia nel ricordarlo sottoscrive per il Notiziario.

AUGUSTINA FERRARINI (TINA)

9° ANNIVERSARIO

Il 25 aprile di 9 anni fa ci ha lasciato Augustina Ferrarini (Tina) della 76a BGT SAP. La figlia, il figlio, la nipote, il genero e la nuora ricordano che il suo primo valore fu la libertà. Per onorarne la memoria sottoscrivono pro Notiziario. aprile 2014

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Anniversari 20° ANNIVERSARIO

DINO SASSI

VINCENZO BRANCHETTI (ARGO)

A ricordo del Partigiano Vincenzo Branchetti Argo, appartenente alla 145a BGT Garibaldi, scomparso il 21 luglio 2011, la moglie Lidia Franchi insieme alla famiglia, i nipoti Franco, Paola e Valter offrono pro Notiziario.

Il 15 aprile ricorreva il 20° anniversario della scomparsa del Combattente Dino Sassi. Lo ricordano con affetto la moglie Iris Sassi e figli con le loro famiglie. In suo onore offrono a sostegno del Notiziario.

GIORGIO FRANZONI

1° ANNIVERSARIO

Il 17 febbraio scorso ricorreva il 5° anniversario della perdita del caro Partigiano Afro Crema, comandante di distaccamento della 37a BGT GAP, operante in pianura. Lo vogliono ricordare come uomo stimato e benvoluto da tutto il paese, per l’impegno sociale disinteressatamente profuso, per tutta la sua vita, a favore dei più deboli. La moglie Luciana Pallicelli e i figli Claudio e Luciano offrono a favore del Notiziario.

14° ANNIVERSARIO

ELENA RICCO’ (NELLA)

Nel 14° anniversario della scomparsa del Partigiano Giuseppe Carboni, lo ricordano con immutato affetto la moglie Lina, le figlie Rosella e Daniela, le nipoti Giulia ed Elena e il genero Ermanno sottoscrivendo pro Notiziario.

ARISTIDE BRUGNOLI

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ANNIVERSARIO

ALDO MUSSINI

In occasione del 25 Aprile, nell’anniversario della scomparsa di Aldo Mussini, il partigiano Eros del distaccamento “Rolando lotti” di Roncocesi, appartenente alla 76a BGT SAP, e in ricordo del suo impegno politico e del suo attivismo sociale, la moglie Velia Verzelloni, la figlia Maela, il genero Rino e i nipoti Marco e Sofia, con affetto e rimpianto, sottoscrivono pro “Notiziario”.

12° ANNIVERSARIO

Il 12 aprile ricorreva il 12° anniversario della scomparsa del Partigiano Oldano Paterlini Enos. Lo ricorda con immutato affetto la moglie Iones e sottoscrive pro Notiziario.

12° ANNIVERSARIO

Il 4 aprile ricorreva il 9° anniversario della scomparsa di Elena Riccò “Nella”. Il figlio Marco, la nuora Marina e la carissima nipote Roberta la ricordano con immutato affetto e amore sottoscrivendo pro Notiziario.

IN MEMORIA

A quasi 29 anni dalla scomparsa, avvenuta l’11 settembre 1985, del Partigiano Aristide Brugnoli Baderone, della 77a BGT SAP, la moglie Pierina Righi e il figlio Gianni lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro Notiziario.

OLDANO PATERLINI (ENOS)

5° ANNIVERSARIO

AFRO CREMA

I compagni Valter, Ottavio ed Edda, nel 1° anniversario della scomparsa di Giorgio Franzoni, per onorarne la memoria, offrono a sostegno del Notiziario.

GIUSEPPE CARBONI

IN MEMORIA

VINCENZO GANASSI

IN MEMORIA

In memoria dell zio Adolfo Ganassi il nipote Vincenzo sottoscrive pro Notiziario. Vincenzo, antifascista fin dal 1928 quando aveva 22 anni, operaio alla Lombardini, fu attivo nell’organizzazione clandestina del PCI e nelle fila della 76a BGT SAP.


Anniversari IN MEMORIA

MARIA SCHIATTI- ATTILIO BAGNACANI

IN MEMORIA

WALTER SPAGGIARI - ISIDE VIANI (GONDA)

In memoria della mamma Maria Schiatti e del padre Attilio Bagnancani, i figli Albertina e Romeo sottoscrivono pro Notiziario.

ESTER BEDOGNI-BRENNO GALLONI

IN MEMORIA

loro onore offrono pro Notiziario.

In occasione del centesimo anniversario dalla nascita di Walter Spaggiari, nato il 25 aprile 1914, e del 34° anniversario dalla morte, e di Iside Viani, staffetta partigiana, scomparsa 12 anni fa, il figlio Enrico, la nuora e le nipoti in

IN MEMORIA

Per onorare la memoria della madre Ester Bedogni, deceduta il 19 maggio 2003, e del fratello Brenno, Marisa Galloni offre pro Notiziario.

WOLMER VERZELLONI - WILMA GALAVERNI

Per onorare la memoria dei coniugi Wolmer Verzelloni e Wilma Galaverni in occasione del 25 Aprile, Velia Verzelloni, Maela Mussini e famiglia, ricordando li con tanto affetto, sottoscrivono

IN MEMORIA

AMARENZIO MONTANARI (MIRCO)-MARINA NOTARI

I figli Mirco e Rino con le rispettive famiglie e i nipoti Marco, Sofia e Francesca, in occasione del 25 Aprile, ricordano Amarenzio Montanari Mirco comandante del distaccamento “Rolando Iotti” di Roncocesi della 76a Brigata SAP, insieme alla moglie Notari Marina sottoscrivono pro “Notiziario”.

8° ANNIVERSARIO

GIOVANBATTISTA MARTINELLI (CINO)

pro “Notiziario”.

MARIO BAGNACANI

7° ANNIVERSARIO

Il 3 maggio ricorre il 7° anniversario della scomparsa di Mario Bagnacani. Nell’occasione, la moglie Dimma, i figli Claudio e Silvia lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro Notiziario.

11° ANNIVERSARIO

Ricorreva il 5 maggio scorso l’8° anniversario della scomparsa di Giovanbattista Martinelli Cino. La sorella Nelda Maria, nel ricordarlo, sottoscrive per il Notiziario.

ISIDORO CORGINI

3° ANNIVERSARIO

Il 13 ottobre 2013 ricorre il 3° anniversario della scomparsa di Isidoro Corgini. La moglie per onorarne la memoria, sottoscrive euro pro Notiziario.

BRUNO MANZOTTI - BRUNA PECCHINI

In occasione dell’undicesimo anniversario della scomparsa del padre Bruno Manzotti, antifascista, deportato dopo l’otto settembre 1943 in un campo di prigionia in Germania, e del 3° anniversario della madre Bruna Pecchini, staffetta partigiana, i figli Marzia e Flavio con le loro famiglie li ricordano con tanto affetto, unitamente agli zii Zorè, Jofre e Bruna, e sottoscrivono pro Notiziario. aprile 2014

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Anniversari IN MEMORIA

ANDREA BIGI - ILDE BIGI

Andrea Bigi è nato a Pratofontana, frazione di Reggio Emilia, il 25 aprile 1922, certamente la personalità sicura e decisa della madre Rosalinda, che ha sempre partecipato alla lotta contro il fascismo, ha trasmesso al figlio Andrea i valori e gli ideali di pace e libertà. Infatti, Andrea partecipa alla lotta partigiana con il nome di battaglia Vecchio, diventando prima tenente e poi comandante dei sappisti nelle Ville di Pratofontana, Massenzatico, Gavassa, Mancasale e Sesso.Anche la moglie Ilde ha partecipato alla vita partigiana come staffetta. “Per tutti siete ancora qui con noi!”. Il figlio Ivan, la nuora Luciana, la sorella Elena, il fratello Rino, le nipoti Silvia e Claudia li ricordano con tanto affetto.

CISMO TIRABASSI (ENRICO)

69° ANNIVERSARIO

In memoria del padre Partigiano Cismo Tirabassi Enrico, della 77a BGT SAP, caduto in combattimento a Fosdondo il 15 aprile 1945, il figlio Oscar sottoscrive a sostegno del Notiziario.

MAURA FERRARI

16° ANNIVERSARIO

FIORINDA CANTONI ved. Ferrari

Il 10 aprile ricorreva il 15° anniversario della scomparsa di Fiorinda Cantoni vedova di Didimo Ferrari Eros. Con tutto l’affetto che conservano nel cuore i nipoti Riccardo e Valerio Braglia, la figlia Anna, il genero Attilio Braglia la ricordano. aprile 2014

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IN MEMORIA

In occasione del 25 aprile, per ricordare il Partigiano Williamo Caprati Dante e la Partigiana Albertina Ferrari Binda, le figlie Vanna e Catia, assieme ai loro famigliari, sottoscrivono pro Notiziario

ARRIGO RIVI (ASKAR)

1° ANNIVERSARIO

Il 22 giugno 2014 ricorre il 1° anniversario della morte di Arrigo Rivi Askar, un uomo che hatto dell’onestà, della generosità il suo ideale di vita e, soprattutto, fedele alle sue idee politiche. Il suo ricordo è così vivo in noi da rendere il dolore della sua assenza ancora più incessante. La moglie, la figlia, il genero, i nipoti e i pronipoti Chiara e Federico, il fratello lo ricordano sottoscrivendo pro Notiziario. Inoltre la famiglia Rivi ricorda l’amico partigiano Argenzio Bini Moro con un offerta al Notiziario.

9° ANNIVERSARIO

Il 1° maggio ricorre il 9° anniversario della scomparsa di Maura Ferrari, figlia di Didimo Ferrari Eros commissario partigiano. Il marito Mario Peca, la sorella Anna con Attilio, i nipoti Riccardo e Valerio Braglia non dimenticheranno mai il suo altruismo, i valori di onestà, il suo sorriso e ottimismo, la speranza di un mondo migliore affinché gli obbiettivi di giustizia e di pace rimangano come obiettivi per i suoi cari e per tutti.

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WILLIAM CAPRATI (DANTE) ALBERTINA FERRARI (BINDA)

IN MEMORIA

SPARTO (DEMOS), ARMANDO (CAIO), COLORNO (D’ARTAGNAN), EMMA (KIRA) COCCONCELLI

In ricordo dei Partigiani, padre e zii, Sparto Demos, vice commissario, BGT. Garibaldi; Armando Caio, commissario distaccamento della 145a BGT. Garibaldi, caduto a Ligonchio il 21 aprile 1945; Colorno D’Artagnan, della 77a Bgt SAP, ed Emma Kira, della 77a BGT SAP, Armanda offre a sostegno del Notiziario.


notiziario

i sostenitori euro - LEA FRANCIA – sostegno ............................................ 35,00 - NEALDA e ALICE DONELLI – in memoria di Scolari Lauro 50,00 - NEALDA DONELLI – in memoria del marito Dazzi Otello .. 30,00 - DANIELA BARTOLI e FRATELLO – in memoria di Silvi Iride “Bruna” e Bartoli Armando .............................................. 100,00 - OLIVIA COLLI – sostegno ............................................ 30,00 - ELENA CORRADINI – in memoria del padre Nando e della madre Rosa ........................................................... 25,00 - SVENO MEGLIOLI – sostegno ...................................... 20,00 - TEOBALDO BORCIANI – in memoria del fratello Walter 50,00 - ALDO BARBIERI e PIERINA CATELLANI - in memoria di Fulvio Barbieri ................................................................ 100,00 - PAOLO ATTOLINI – sostegno ........................................ 20,00 - SECONDO MENOZZI – in memoria della moglie Bruna Colli 30,00 - CARMELINA PANISI e EMILIO - in memoria dello zio Agide Veroni di Correggio .............................................. 50,00 - OSTILIANA PIPERI – sostegno ..................................... 30,00 - MARZIA MAIOLI – in memoria di Luigi Maioli ................. 30,00 - FERDINANDO GUALANDRINI – sostegno ................... 20,00 - PAOLO ROZZI - in memoria dei familiari ...................... 250,00 - ROSANNA OLIVI – sostegno – 20,00 - ENZO BORCIANI – in memoria del padre Walter........... 30,00 - EREDI RICCO’ GENOEFFA - in memoria di Genoeffa .. 50,00 - BRUNO GRULLI – sostegno .......................................... 30,00 - GIOVANNI MARIOTTI – sostegno ................................. 50,00 - LALLA e LILIA TROLLI – in memoria del padre Elio ..... 110,00 - ORIANNA SANTINI – in memoria di Gianfranco Sarati ... 100,00 - ANGIOLINA LELLI - in memoria del marito Primo Montecchi 50,00 - IVAN LEONI - in memoria del padre Virgilio ................. 100,00 - AMABILE SERGIO - in memoria di Paride Allegri ......... 50,00 - SEZ. CADELBOSCO SOPRA – sostegno ..................... 200,00 - NICOLA PECCHINI e fam. – in memoria di Redeo Pecchini ............................................................. 150,00 - GIACOMO BARBIERI – per celebrare 90° compleanno 50,00 - GIUSEPPE BRUGNOLI - in memoria del padre Athos .. 50,00 - CARLA VERONI – sostegno .......................................... 50,00 - ROSANNA CASTELLARI – in memoria del marito Renato Orlandini ............................................................ 100,00 - GIANCARLO SIMONINI – sostegno .............................. 30,00 - ROBERTO LUGLI – sostegno ....................................... 50,00 - ORIO VERGALLI – sostegno ......................................... 50,00 - IRENE CAMPI – in memoria di Giuseppe Battistessa .... 50,00 - LAILA GROSSI – sostegno ............................................ 45,00 - ERNESTO avv. D’Andrea – sostegno ............................. 50,00 - LUCIANO CATTINI – sostegno ...................................... 50,00 - GIUSEPPE CAMPIOLI – sostegno ................................ 30,00 - GAETANO CAVAZZONI – sostegno .............................. 20,00 - ZORA MUSSINI – sostegno ......................................... 100,00 - GAUDENZIO MONTANARI – sostegno ........................ 50,00 - GERMANO NICOLINI – sostegno ................................ . 50,00 - ANNA ROSA MANFREDI – sostegno ........................... 20,00 - FLAVIA MARCONI – sostegno ...................................... 10,00 - SERIGLIO MONTANARI – sostegno ............................. 50,00 - LUIGI BEGGI – sostegno ............................................... 25,00 - IDRO LAMBRUSCHI – sostegno ................................... 20,00 - COMUNE DI COLLAGNA – sostegno ............................ 20,00 - AGOSTINO PALUAN – sostegno ................................... 50,00 - MARIO MONTI – sostegno ............................................ 30,00 - EROS avv. MATTIOLI – sostegno .................................. 50,00 - ELDA CASALI di Casina – in memoria del fratello ........ 100,00 - SILVANO SCHIATTI – sostegno .................................... 50,00 - VELIA INCERTI – in memoria di Carlini Cesare ............ 50,00 - GAUDENZIO MONTANARI – sostegno ......................... 50,00

euro - REMO MUZZI – sostegno .............................................. 20,00 - ADELMO CERVI - in memoria dei genitori .................... . 50,00 - PAOLA BARILLI – sostegno ........................................... 20,00 - AGOSTINO NASI di Reggiolo – sostegno ...................... 30,00 - NERINA e DELCISA LANZONI – in memoria del fratello Selvino Lanzoni .............................................................. 50,00 - AVE GIAROLI e figlio – in memoria di Pierino Ponti ....... 25,00 - ODDINO CAMPANI – sostegno ..................................... 10,00 - TELEMACO ARLEONI – sostegno ................................ 15,00 - LORENA FONTANESI e madre – in ricordo di Edmondo Fontanesi “Precis” ......................................................... 150,00 - ATTILIO TONDELLI – in memoria del padre Adolfo ....... 25,00 - GINO TARTAGLIA – contributo ...................................... 50,00 - VIVALDO MARGINI – contributo .................................... 10,00 - ANSELMO COSTI – contributo ...................................... 25,00 - CLAUDIO CREMA e fam. – in memoria del padre Afro .. 50,00 - MASSIMO FONTANESI – in memoria del padre Amus .. 50,00 - AGIDE BENIGNO BERTOLOTTI – sostegno ................. 50,00 - ALFIERO ACERBI – contributo ...................................... 30,00 - CARLO GOVI – sottoscrizione ....................................... 25,00 - ANTONIO TIRELLI – Correggio – sostegno ................... 25,00 - ELES FRANCESCHINI e fam. – In ricordo di Sergio Moscardini ........................................................... 50,00 - Sez. PIEVE MODOLENA – sostegno .............................200,00 - MARCO MASSARI – in memoria del padre Leo .............. 200,00 - IVANO TARASCONI – contributo ................................... 50,00 - LIDIA GRISANTI – in memoria del marito Fortunato Pisi ... 50,00 - FAM. ROMOLO FIORONI - sostegno ............................ 40,00 - DIMER LANFREDI – in memoria di Rino Soragni “Muso” .. 50,00 - NATASCIA FERRARI – sostegno ................................... 30,00 - ODOARDO VERGNANI – sostegno .............................. 20,00 - GIANNI CARETTA – sostegno ....................................... 20,00 - MERI MONTALI – sostegno ........................................... 25,00 - BRUNA GANAPINI SONCINI – sostegno ...................... 50,00 - LUCIANO VECCHI – sostegno ...................................... 50,00 - VALENTINA VALENTINI – sostegno .............................. 20,00 - ERMANNO LAZZARETTI – sostegno ............................ 50,00 - ILIANA MONTANARI – sostegno ................................... 20,00 - DUNA FERRETTI- sostegno .......................................... 20,00 - ERMES BOLONDI – sostegno ....................................... 50,00 - EDA MAURA RINALDI – sostegno ................................ 20,00 - DILVA DAOLI – sostegno ............................................... 50,00 - PIETRO BRENNO SARTORI e VITTORINA SASSI – sostegno ....................................... 80,00 - MARCO PILLAI – sostegno ........................................... 10,00 - DEA MONTANARI e GIGLIO MAZZI – in memoria del dr. Mario Beltrami ........................................................... 250,00 - MARISTELLA OLIVA e MIRCO TURRINI - in memoria di Turrini Mari ..................................................................... 100,00 - BRUNA BELLESIA e PIERFEDERICO - in memoria di Tonino Munari ............................................................................ 50,00 - CARLO GREGORI – sostegno ...................................... 30,00 - SEZ. PD GAVASSA – sostegno ..................................... 100,00 - SIMONA COCCHI e SIMONETTA GILIOLI – in memoria di Ulisse Gilioli “Orazio” ..................................................... 100,00 - ILEANA FERRETTI – in memoria di Ferretti Giuseppe e Pasturini Ilde ................................................................ 50,00 - ERIO PATERLINI – sostegno ......................................... 30,00 - FRANCA BENADUSI CUCCHI – in memoria di Ero Benadusi. 50,00 - BRUNA CATTANI e FAM. – in memoria di Vando Baricchi “Carlo” ............................................................................ 60,00 - FAM. POLI di Cadelbosco – in memoria di Enzo Poli ..... 20,00 - PAOLA DAVOLI – in memoria del padre Paolo Davoli ... 50,00 aprile 2014

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i sostenitori euro - NEDDA FERRARI – in memoria di Olimpio Giovanardi . 20,00 - FRANCESCA FANTINI – sostegno ................................ 30,00 - LUIGI GALAVERNI e NORMA ROCCHI – sostegno ..... 50,00 - FULVIA e NORMA BALLABENI – in memoria di Renzo Miselli ................................................................. 100,00 - ALICE DONELLI – in memoria del cognato Otello Dazzi ................................................................... 30,00 - ARISTODEMO INCERTI – in memoria di Dallai Regina 50,00 - LORENA GRADELLINI – in memoria di Mario Gradellini ....100,00 - AVIO PINOTTI – sostegno ................................................... 100,00 - CARLA e VERA BERTANI – in memoria dei genitori Lino Bertani e Campanini Vina ............................................. 60,00 - GIOVANNI MARIOTTI – sostegno ................................. 50,00 - GIANNI GUIDOTTI – in memoria di Giulio e Selene Guidotti .............................................................. 100,00 - PAOLO BORCIANI – sostegno ...................................... 5,00 - CORRADO COLI – sostegno ............................................ 10,00 - LINA CURTI – sostegno ................................................ 20,00 - ANNA PARIGI – sostegno ............................................. 20,00 - POMPILIA FERRARI e FIGLIE – in memoria di Neroni Francesco ............................................................... 50,00 - FAM. BERTANI – in memoria di Corradini Liliana ......... 100,00 - VALTER CROVEGLI – sostegno ................................... 50,00 - ALFREDO CERIOLI – sostegno .................................. 25,00 - LAURA CAVAZZONI – in memoria di Reverberi Walter ... 100,00 - ILEANA e MAURO CONFETTI – per Loris e Enermere Beggi . 150,00 - BRUNO MENOZZI – in memoria di Mammi Bruna ....... 50,00 - MIRELLA TORREGGIANI – in memoria di Erzellino Torreggiani ...................................................... 50,00 - CORO SELVATICO POPOLARE – sostegno ................ 25,00 - ALESSANDRO CARRI – sostegno ............................... 50,00 - F.LLI FONTANESI – in memoria di Mansueto Fontanesi 20,00 - IRIS NOTARI – in memoria del marito Dino Sassi ......... 25,00 - FAM. CORGINI di Fabbrico – in memoria di Isidoro Corgini ... 50,00 - MAX SONCINI – sostegno ............................................ 5,00 - IAMES MANICARDI – sostegno .................................... 30,00 - CLAUDIO MALAGUTI – in memoria di James Malaguti e Ida Donelli ................................................................... 150,00 - ENIO PISTONI – sostegno ..................................................... 20,00 - VINCENZO GANASSI – in memoria di Adolfo Ganassi ....... 50,00 - ANNA FIORANI – in memoria di Sergio Ferrarini “Spartaco” 100,00 - SEZ.ANPI PISTELLI – sostegno .................................. 200,00 - ERMANNO MENOZZI e ADRIANA – 50°anniversario matrimonio ............................................................................. 100,00 - BRUNA AGUZZOLI – sostegno ............................................. 25,00 - MARIA ROSSI – sostegno ..................................................... 30,00 - ZENO BORGHI – sostegno ................................................... 20,00 - DIACCI VANDO – in memoria di Pierino Carretta “Lupo” ..... 50,00 - VALTER MONTECCHI – in memoria di Vincenzo Branchetti e di Franzoni Giorgio ........................ 110,00 - WILLIAM Ing.GORINI – sostegno .......................................... 30,00 - IVANO SASSI – sostegno ...................................................... 30,00 - RAFFAELE CAMPIOLI – sostegno ....................................... 35,00 - MARIA FONTANESI – sostegno ........................................... 30,00 - CARLO GRASSELLI – sostegno ........................................... 30,00 - SILVIA BONEZZI – sostegno ................................................. 30,00 - LICINIO MARASTONI – sostegno ......................................... 30,00 - BRUNO MONTANARI – sostegno ........................................ 50,00 - LAURA CAVAZZONI – sostegno ........................................... 40,00 - BRUNA MENOZZI – sostegno .............................................. 40,00 - DAVIDE ZAMBONI – sostegno ............................................. 20,00 - ADOLFINA BUSSEI – sostegno ........................................... 50,00 - BRUNA GRASSELLI – sostegno .......................................... 40,00 - IRIA ALBERTI – sostegno ...................................................... 30,00 - ORELEI INCERTI – sostegno ............................................... 25,00 - SEZ.Cavazzoli-Betonica – sostegno Patria ........................... 40,00 - GIANPAOLO ARTIOLI (BO) - in memoria della madre Tina Ferrarini ........................................................................... 150,00 - IONES BASCHIERI – in memoria del marito Paterlini Oldano ...................................................................... 50,00 40

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euro - SALVATORE RUSSO – sostegno .......................................... 50,00 - S.P.I. Scandiano – sostegno ................................................... 20,00 - ESTELLI ENZA – sostegno ................................................... 20,00 - LORENA FERRETTI – in memoria dei genitori Lino e Lidia Bellesia Lidia .......................................................................... 200,00 - NEREO GRASSI – sostegno ................................................ 20,00 - SEZ.ANPI CARPINETI – sostegno ....................................... 20,00 - ALBERTINA,ROMEO e REMIGIO BAGNACANI in memoria dei genitori ........................................................... 60,00 - ALBERTINA BAGNACANI – sostegno ................................. 10,00 - OMBRETTA POLI – in memoria del padre Aldo .................. 50,00 - IVO CORRADI – sostegno .................................................... 30,00 - ENZA GEMMI – in memoria del marito Rino Soragni “Athos” ............................................................... 50,00 - MARCO FERRATI – in memoria della madre Elena Riccò .. 25,00 - ANGIOLINA, ARTURO, ROSANNA, FOSCA – in memoria di Enrico Lelli ........................................................................... 100,00 - VIVALDO COSTETTI Castelnovo Monti – sostegno ............ 30,00 - EDDA ROMEI – sostegno ..................................................... 30,00 - ADRIANO RIVOLVECCHI – sostegno .................................. 20,00 - EMO GHIRELLI – sostegno .................................................. 30,00 - UGO GUIDETTI – sostegno .................................................. 20,00 - ANNA FERRARI e fam. BRAGLIA – in memoria della madre e della sorella Maura .............................................................. 100,00 - LUCIANO RONDINI - sostegno – 20,00 - MAELE MUSSINI – in memoria di Amerenzio Montanari, Marina Notari, Aldo Mussini, Wolmer Verzelloni e Vilma Galaverni ....................................................................... 250,00 - C.S.R.C. “OROLOGIO” – sostegno attività ............................ 500,00 - ROBERTA VENTURI – in memoria del padre Alfio .............. 100,00 - PIERINA RIGHI – in memoria del marito Aristide Brugnoli .. 50,00 - GIOVANNI ROSSINI – per Gemello W. Caprati e Albertina Ferrari ...................................................................... 150,00 - MARISA GALLONI - in memoria di Brenno Galloni ed Ester Bedogni ......................................................................... 20,00 - CATIA CASOLI in memoria del padre Severino ................... 100,00 - BRUNA COSTI – sostegno ................................................... 20,00 - RINA CATELLANI ved.Sassi – sostegno ............................. 30,00 - NELDA MARIA MARTINELLI – in memoria di Giovanbattista “Ciro” ............................................................... 50,00 - SEZ. ANPI SCANDIANO – sostegno ................................... 277,00 - SILVIA BAGNACANI e fam. - in memoria di Mario Bagnacani .................................................................... 100,00 - IVAN RABITTI – sostegno .................................................... 20,00 - PAOLO BELLONI – in memoria del padre Ermes, recentemente scomparso ....................................................... 100,00 - PATRIZIA RIVI – in memoria di Arrigo Rivi e Argenzio Bini .. 65,00 - ANNO e SILVIO TIRABASSI – in memoria del padre Cismo e della madre Mercede .......................................................... 25,00 - ARMANDA COCCONCELLI – in memoria del padre Sparto e degli zii Armando Colorno ed Emma ................. 200,00

22 APRILE ORE 21 Circolo ricreativo Catomes Tôt Rivoluzione nel sociale: un welfare d’avanguardia 13 MAGGIO ORE 21 Circolo ricreativo Catomes Tôt Produzione culturale e sviluppo economico: quale relazione? Il ruolo delle cooperative e della piccola e media impresa 27 MAGGIO ORE 21 Circolo ricreativo Catomes Tôt Reggio Emilia nel III millennio Ciò che è vivo e ciò che è morto nel “modello emiliano”


società “Gruppo dialoghi sulla scuola” di Reggio Emilia

Il bambino, cittadino a pieno diritto

“Dal 2011 il gruppo inizia a pensare ad una legge 0/6, una legge che parla di diritto dei bambini ad un’educazione di qualità, normata a livello nazionale, che promuova l’idea di un bambino che gode del diritto all’educazione, con potenzialità, competenze e saperi, cittadino a pieno diritto della società civile, ribadendo la necessità che ciò avvenga in un luogo educativo pubblico...” di Anna Parigi

Incontro il “Gruppo dialoghi sulla scuo-

la” in una sera piovosa di gennaio, c’è l’allerta meteo per la neve. Il pomeriggio ho modo di parlare con Lucia (una delle insegnanti del gruppo) che mi rassicura dicendomi che il nostro appuntamento non salta, la neve non li spaventa, qualsiasi condizione meteo non gli impedirà di incontrarsi quella sera per discutere dei loro progetti. Questa sua affermazione mi consola, sento nelle sue parole lo stesso entusiasmo che avverto quando parlo con i “miei” Partigiani, che non hanno temuto il freddo e la neve nei lunghi mesi in montagna. Raggiungo il Centro Internazionale Loris Malaguzzi e incontro Andrea, Angela, Francesca, Giuseppe, Lucia, Onofrio, Sara e Veronica; sono una piccola parte del “Gruppo dialoghi sulla scuola” – gruppo composto da genitori di bambini di nidi, scuole dell’infanzia comunali, scuole elementari e medie, insegnanti e pedagogisti – formatosi nel 2004 a partire da un proposta del Consiglio Infanzia Città della scuola dell’infanzia comunale Bruno Munari. Il 2004 è un anno cruciale poiché in città è in corso la campagna elettorale per le amministrative della città, le prime alle quali si presentano sette candidati. Con il prezioso contributo del compianto prof. Ettore Borghi, di Eletta e dell’associazione Amici di Reggio Children (oggi parte della Fondazione Loris Malaguzzi) si organizza un incontro con i candidati sindaco per discutere dei loro punti di vista in merito alle politiche dell’infanzia, educative e scolastiche della città. Dopo questa esperienza il gruppo decide di non sciogliersi, ma di continuare con questo impegno, ognuno con il proprio compito e le proprie competenze, per testimoniare quanto le politiche educative siano un argomento di fondamentale importanza per la vita pubblica, non solo perché gestite dal pubblico, ma perché di tutti. Negli anni il gruppo si è consolidato, attorno allo “zoccolo duro” come lo chiamano scherzosamente i miei interlocutori, crescendo numericamente e pro42

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Da sinistra: Andrea, Onofrio, Sara, Giuseppe, Francesca, Veronica e Lucia (foto Anna Parigi

ponendosi di diventare il punto di congiunzione tra i genitori, gli insegnanti e la politica, per non far mai scendere l’attenzione sull’argomento, che ovviamente non è un tema di massa e non ricopre i primi posti nelle agende politiche nazionali. Poiché il rischio non è solo quello di non poter aprire nuove scuole, ma anche quello di perdere terreno dove l’eccellenza esiste già. Già dal 2011 il gruppo inizia a pensare ad una legge per i servizi educativi 0/6, una legge che parla di diritto dei bambini ad un’educazione di qualità, normata a livello nazionale, che promuova l’idea di un bambino che gode del diritto all’educazione, con potenzialità, competenze e saperi, cittadino a pieno diritto della società civile, ribadendo la necessità che ciò avvenga in un luogo educativo pubblico, di collettività. La legge sui nidi di infanzia vigente è datata 1971, all’avanguardia per l’epoca ma disattesa nella sua applicazione, questa colloca i nidi tra i “servizi sociali di interesse pubblico” di fatto cogliendo solo la sua funzione assistenzialistica senza fare alcun riferimento al carattere educativo. Questa legge demandava alle regioni l’applicazione, si è provocato così a livello nazionale un panorama assolutamente eterogeneo. Con la nuova legge si vuole normare a li-

vello nazionale la situazione dei nidi d’infanzia, confermandone l’importanza educativa e cancellando l’idea che si tratti di solo servizio assistenziale, collocandolo in un ottica di percorso educativo da 0 a 6 anni in continuità con la scuola dell’infanzia. Le ricerche scientifiche di quest’ultima decade hanno inoltre evidenziato un ulteriore aspetto positivo derivante dalla promozione dei servizi educativi 0-6: in particolare, gli studi condotti dal premio Nobel per l’economia (2010) James Heckman hanno dimostrato come gli investimenti sulla prima infanzia presentino sostanziali vantaggi economici rispetto a qualsiasi altra forma di finanziamento in ambito educativo. Nonostante l’importanza riconosciuta ai primi anni di vita, l’infanzia è tradizionalmente trascurata dagli interventi pubblici in materia di istruzione e politiche sociali, spesso concentrati nei periodi scolastici più avanzati, con interventi per recuperare o aumentare le abilità scolastiche o lavorative di ragazzi già in forte difficoltà. Ma a quel punto, come mostrano le ricerche di Heckman, è già tardi per colmare il divario creatosi nell’infanzia, che permane sostanzialmente invariato tra i 5 e i 18 anni d’età. In queste fasi così avanzate occorrono interventi più intensivi, che comportano da un lato risultati di minore efficacia, dall’altro costi molto più ele-


società vati. Oltretutto, anche nei casi in cui tali interventi riescono a migliorare le prestazioni scolastiche, raramente permettono un recupero delle abilità non-cognitive (i cosiddetti “soft skills”), ovvero la capacità di relazionarsi agli altri, di gestire e controllare le proprie reazioni emotive e la fiducia in se stessi. Gli stessi studi sono confermati dalla Fondazione Giovanni Agnelli, indipendentemente dall’appartenenza sociale, culturale ed economica di un bambino, la formazione in fascia d’età prescolare riduce in maniera significativa le differenze scaturite da condizioni di partenza sfavorevoli, compensando le disuguaglianze. I componenti del gruppo mi raccontano delle difficoltà incontrate nella scrittura della legge, mi spiegano che scrivendola si corre il rischio di fare l’ennesima normativa che tenga conto solo delle esigenze dei genitori, non considerando il punto di vista del bambino. Per redigerla sono stati prediletti dei termini semplici, delle parole importanti e piene di significato per i bimbi e per i genitori. Le due parole chiave di cui mi parlano sono DIRITTI e BISOGNI. I bisogni dei genitori che sentono la necessità di servizi educativi capaci di rispettare il diritto dei bambini ad avere nidi e scuole dell’infanzia di qualità, attuando una vera e propria politica dei diritti dei più piccoli. Mi colpisce molto un ragionamento sul quale arriviamo, sempre citando alcune parole importanti, CONCILIAZIONE, non conciliazione tra il datore di lavoro e la mamma lavoratrice, ma tra i diritti dei bambini ed il mondo del lavoro dei genitori, pensando ad un servizio educativo che tenga conto dei tempi di vita del bambino, delle sue esigenze, che salvaguardi parte della sua giornata. La legge non deve solo regolamentare il percorso educativo ma anche immaginare una flessibilità del mondo del lavoro che tenga in considerazione il diritto alla maternità e alla paternità. L’idea della legge 0/6 ha trovato confronto e condivisione nei Consigli Infanzia Città dei nidi e delle scuole dell’infanzia, che nell’ultimo anno e mezzo hanno incontrato per ben cinque volte il Gruppo, per conoscere gli sviluppi del lavoro. Nel febbraio dello scorso anno sono stati convocati i canditati reggiani alle politiche, dopo questo delicato passaggio la proposta di legge ha subito una battuta d’arresto, anche a causa dell’instabilità del governo nazionale. Ovviamente il dialogo interno non si è fermato, è continuato per chiarire i passaggi più difficili alimentato dagli addetti ai lavori e dalle amministrazioni pubbliche. Tra i punti più delicati c’è la necessità di modificare

il Titolo V della Costituzione che regolamenta i rapporti tra Stato, Regioni, Province e Comuni, sul quale si è discusso a lungo con costituzionalisti e politici. Si è fatto tardi, e so che dopo la mia visita il Gruppo deve continuare a lavorare, per il 21-22-23 febbraio è in programma un grande evento, in concomitanza con il compleanno di Loris Malaguzzi, si tratta del XIX Convegno nazionale dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia – Educazione e/è politica – promosso dal gruppo nazionale nidi e infanzia e dal centro internazionale Loris Malaguzzi (di cui vi darò notizia sul prossimo Notiziario), ma prima di lasciarli voglio sapere cosa c’è di Loris dentro questo progetto, la risposta è unanime, la legge è la prosecuzione di un cammino iniziato da lui: la politica che incontra la società, che incontra i bambini ed i loro diritti, il gruppo che accoglie, che rende partecipe e che rende cittadino. Gli insegnamenti di Loris Malaguzzi continuano a vivere, grazie all’impegno di tante persone (come le nostre care Loretta Giaroni, Ione Bartoli ed Eletta Bertani) di tante mamme e papà, insegnanti, pedagogisti e cittadini partecipi. Ancora grazie ad Andrea, Angela, Francesca, Giuseppe, Lucia, Onofrio, Sara e Veronica e TUTTO il Gruppo dialoghi sulla scuola, per il tempo dedicato a me e alla nostra Associazione e per l’impegno profuso nel raggiungimento di un traguardo così importante come sarà quello della legge 0/6.

Adriana Fontanesi ed Ermanno Menozzi 50 anni insieme

Era il 12 aprile di 50 anni fa, il 1964, e Adriana Fontanesi ed Ermanno Menozzi si sposavano. Questa bella foto ritrae Adriana ed Erammno mentre festeggiano le loro nozze d’oro. La Redazione del Notiziario si unisce alle felicitazioni.

Una nuova stagione di ricerca Papà Cervi e i suoi 7 figli Il 28 dicembre del 1943 al poligono di Reggio Emilia i fascisti fucilavano i sette fratelli Cervi. Dal momento immediatamente successivo alla loro morte fino ai nostri giorni la loro storia è stata narrata da romanzi, saggi storici, opere teatrali, articoli giornalistici, discorsi commemorativi, poesie, epigrafi, canzoni, fotografie, dipinti, sculture, opere cinematografiche e documenti filmati. Questo testo è una ricerca storico-filologica delle parole, delle metafore, delle immagini attraverso le quali è stata raccontata la loro vicenda ed è stato descritto il vecchio padre Alcide, unico maschio adulto della famiglia sopravissuto e destinato all’innaturale ruolo di testimone della memoria dei figli. Le parole della storia e le figure del mito si sono nel corso del tempo sovrapposte e contaminate, rendendo labili e incerti i confini tra reale e immaginario, concretezza materiale e simbolo, referenza storica e costruzione mitologica. E hanno accompagnato rituali collettivi, veri e propri pellegrinaggi laici che hanno reso omaggio all’esemplarità della storia dei Cervi e ne hanno alimentato la leggenda. aprile 2014

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Notiziario aprile 2014 low  

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