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notiziario

PERIODICO del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia

Poste Italiane s.p.a. - Spediz. in abb. post. - d.l. 353/2003/ (conv. in L. 27-02-2004 n. 46) art. 1 - comma 1- DCB - Filiale R.E. - Tassa pagata taxe perçue - Anno XLIV - N. 04 di aprile 2013 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio P.T. di Reggio Emilia detentore del conto per restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Per un futuro di rinascita e accoglienza

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aprile 03 l© editoriale Un 25 aprile di cambiamento Antonio Zambonelli

Riempiamo le piazze il

25 Aprile

04 l© politica I neo parlamentari reggiani Bertani, Zambonelli 15 l© memoria I monumenti Commemorativi Riccardo Braglia 18 l© rubriche Internet e la democrazia Claudio Ghiretti


sommario editoriale 03 Un 25 Aprile che riempia le piazze e Casa Cervi, di Antonio Zambonelli politica 04 I reggiani nuovi eletti su Antifascismo in Parlamento e nella Scuola, a cura di Glauco Bertani e Antonio Zambonelli 07 Il crack “Mariella Burani”: dov’era la politica?, di Glauco Bertani

fo Si to m co on pe e rti Te na rz i

estero 09Mali: L’indeterminatezza degli obiettivi della Francia, di Bruno Bertolaso

Sosteniamo il NOTIZIARIO Con il corrente anno 2013 inizieranno le commemorazioni dei settantesimi di eventi salienti della Resistenza, sia a livello nazionale che locale. Il nostro “Notiziario” sarà particolarmente impegnato su questi temi, anche come rilancio di quella cultura antifascista di cui il Paese ha più che mai bisogno nelle presenti circostanze. Contiamo che il nostro periodico, che non viene venduto e non fa abbonamenti, possa ottenere il sostegno necessario a far fronte alle crescenti spese. Allo scopo, oltre a farci visita in Via Farini, 1, si può ricorrere al versamento postale o bancario, come da indicazioni in questa stessa pagina.

notiziario

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2013 aprile

cultura 10 Germano Nicolini, Al dievel, di Davide Folloni 11 Ampia e documentata riflessione di Giannoccolo sulla Resistenza, di Antonio Zambonelli - Partigiani d’Europa in provincia di Reggio Emilia 12 Di 600 anni fa il primo documento sulla presenza ebraica a Reggio, di Antonio Zambonelli 13 “Il rivoluzionario” di Varesi, di Giovanni Guidotti

commemorazioni 22 68° anniversario della Battaglia di Fabbrico - 68° anniversario dell’attacco tedesco a Villa Rossi 23 Ricordato a Montecavolo lo sciopero del 1° marzo 1944, di Gianfranco Romani 24 Commemorazione dei Martiri di Cervarolo 25 lettere 36 lutti 37 anniversari 42 offerte le rubriche 18 Cittadini-democrazia-potere, di Claudio Ghiretti 19 Segnali di Pace, di Saverio Morselli 20 Opinion leder, di Fabrizio “Taver” Tavernelli 20 Intro-outro, di Ganni Monti 21 Primavera Silenziosa, di Massimo Becchi

memoria 14 Casoni di Luzzara: il violino di Luigi Freddi, di a.z 34 Luzzara: un’inutile polemica, di a.z. 15 La banca informatizizzata dei munumenti commemorativi reggiani, di Riccardo Braglia 16 Ricordare oggi Anna Frank, di Fiorella Ferrarini 17 Cosetta Altare, partigiana bella e coraggiosa, di Anna Fava

Il crack “Burani”, G. Bertani, pag. 7

Sosteniamo il NOTIZIARIO Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III - 70% Periodico del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia Via Farini, 1 - Reggio Emilia - Tel. 0522 432991 C.F. 80010450353 e-mail: notiziario@anpireggioemilia.it; presidente@anpireggioemilia.it sito web: www.anpireggioemilia.it Proprietario: Giacomo Notari Direttore: Antonio Zambonelli Caporedattore: Glauco Bertani Comitato di redazione: Eletta Bertani, Ireo Lusuardi Collaboratori: Paolo Attolini (fotografo), Angelo Bariani (fotografo), Massimo Becchi, dott. Giuliano Bedogni, dott. Carlo Menozzi, Bruno Bertolaso, Sandra Campanini,

Nicoletta Gemmi, Claudio Ghiretti, prof. Enzo Iori, Enrico Lelli, Saverio Morselli, Fabrizio Tavernelli Registrazione Tribunale di Reggio Emilia n. 276 del 2 Marzo 1970 Questo numero è stato chiuso in tipografia il 23 marzo 2013 Per sostenere il “Notiziario”: UNICREDIT, piazza del Monte (già Cesare Battisti) Reggio Emilia IBAN: IT75F0200812834000100280840 CCP N. 3482109 intestato a: Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale ANPI


editoriale di Antonio Zambonelli

In attesa di un governo del cambiamento

UN 25 APRILE CHE RIEMPIA LE PIAZZE E CASA CERVI

c i sono state le elezioni politiche, ma mentre scriviamo, in un’atmosfera grigia anche per la pioggia inces-

Come a tutti dovrebbe essere da tempo chiaro, l’ANPI, sia a livello nazionale che a quello locale nostro, non ha sposato nessuno dei partiti in lizza anche se ad alcuni, schierati su di una destra neopopulista, non ci sentiamo particolarmente simpatetici. L’ANPI di Reggio ha affrontato la campagna elettorale con un appello al voto per un’Italia rinnovata coi valori dell’antifascismo, della Resistenza e della Costituzione. In particolare, d’intesa col Comitato per la difesa della Costituzione, abbiamo invitato tutti i candidati alle elezioni per Camera e Senato per le circoscrizioni della provincia di Reggio ad un incontro incentrato sulla necessità di un programma di legislatura non solo di difesa democratica ma anche di sviluppo di una cultura dell’antifascismo , dei valori e dei principi costituzionali. A tale incontro, svoltosi il 18 febbraio nella Sala Europa di Via Turri e condotto da Fiorella Ferrarini, nostra vice presidente e Rina Zardetto, presidente Comitato difesa Costituzione, hanno partecipato con interventi di risposta ai nostri quesiti, i seguenti candidati: Maino Marchi e Antonella Incerti (PD), Claudio Grassi (Rivoluzione civile), Erica Beltrami (Lista Monti), Maria Mussini (M5Stelle). Tutti hanno sostenuto, con ovvie accentuazioni su questo o quel punto, posizioni di adesione ai valori e alla cultura dell’antifascismo, proprio in rapporto col documento ANPI nazionale-Istituto Cervi, del luglio 2012, che era stato inviato a ciascuno degli

sante, ancora non sappiamo se al prossimo 25 aprile, Festa della Liberazione, ci saremo liberati dalle pesanti incertezze in cui galleggia la società nazionale.

invitati. In particolare la prof. Maria Mussini ha auspicato la realizzazione, nella città di Reggio Medaglia d’Oro della Resistenza, di un Museo che documenti la storia antifascista. Ad elezioni avvenute, col preoccupante risultato dei “tre cantoni” incomunicanti, abbiamo sentito il bisogno di interpellare i sette parlamentari reggiani eletti (alcuni dei quali presenti al confronto del 18 febbraio) per una verifica delle posizioni di ciascuno ora che ha la responsabilità di far parte dei corpi legislativi della Repubblica. Nelle pagine che seguono trovate le risposte di Maria Edera Spadoni (Deputato M5Stelle), Maino Marchi e Paolo Gandolfi (deputati PD). Con tutti gli eletti, anche con quelli che per ragioni tecniche non hanno fatto in tempo a rispondere alle domande del “Notiziario”, come ANPI intendiamo mantenere aperto il dialogo per sollecitare l’impegno di ciascuno sui temi che ci stanno a cuore e per fare

appello al senso di responsabilità degli eletti affinché ci sia coerenza tra gli ideali antifascisti professati e gli sbocchi possibili a livello nazionale per la formazione di un governo che di tali ideali sia concreta espressione sul piano dei diritti, della giustizia sociale, della rinascita anche morale del Paese. Infine, da queste pagine, un appello affinché le piazze reggiane siano piene gente, di giovani, per un 25 aprile di speranza nel futuro e di rilancio dei nostri ideali. Dal corrente anno 2013 al 2015 si dovrà dispiegare il nostro impegno nelle iniziative per i Settantesimi della Resistenza. Il primo grosso appuntamento di quest’anno sarà centrato su iniziative diffuse relative ad un “blocco” di date: dalla caduta del fascismo all’8 settembre (la scelta) alla tragedia dei Cervi. Proprio a Casa Cervi, ai Campi Rossi di Gattatico, contiamo che il prossimo 25 aprile ci incontreremo in tanti.

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politica

I reggiani nuovi eletti su ANTIFASCISMO in Parlamento e nella Scuola a cura di Glauco Bertani e Antonio Zambonelli

La domanda che segue – nata dal documento ANPI-Istituto Cervi presentato l’estate scorsa – l’abbiamo rivolta ai sette parlamentari reggiani eletti il 24 e il 25 febbraio scorso. Solo Maria Edera Spadoni, Maino Marchi e Paolo Gandolfi hanno risposto L’Italia avrebbe bisogno di un’iniezione antifascista. La Costituzione è antifascista in ogni suo principio, non solo nella XII disposizione transitoria. Educare alla democrazia, alla legalità, ad una formazione antifascista sono le parole d’ordine che dovrebbero informare tutta l’azione politico-amministrativa e giudiziaria dello Stato. C’è una legge firmata da Scelba del 1952: all’articolo 9 dispone che sia diffusa, nei programmi scolastici, la conoscenza di ciò che era stato il fascismo. E’ una legge inapplicata. La Costituzione inserendo nel suo primo articolo la parola “lavoro” gli riconosce il fondamento della Repubblica stessa e la base per la dignità delle persone. A partire dal documento sulla diffusione della cultura antifascista, che qui alleghiamo in sintesi, dell’ANPI e dell’Istituto Cervi del luglio scorso, Le chiediamo come si potrebbe delineare tale impegno nel nuovo Parlamento in particolare su due temi sopra accennati: la scuola e il lavoro con relativo tema ambientale.

Maria Edera Spadoni M5S

“Il fascismo Sotto forme diverse, sotto diversi nomi, con maggiore o minore virulenza, ha serpeggiato in tutte le nazioni, come un’infezione diffusa in tutto l’organismo e che si localizza qua e là” (Carlo Levi)

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Carlo Levi identifica con grande luci-

dità la complessità di un fenomeno che, attraverso un modo più o meno palese di manifestarsi, ha contagiato buona parte dell’Europa e del mondo: il fascismo. Nel corso del secolo scorso, il fascismo ha operato con soprusi e violenze esautorando governi e istituzioni, relegando a pochi il potere, e identificandosi in un’ideologia propagandistica di basso contenuto morale e intellettuale. L’apologia al fascismo quindi non è un fatto folklorisitco, come alcuni media minimizzano e fanno credere, è un fatto semantico complesso, che nasconde intenti e convinzioni tutt’altro che bonarie: il razzismo, l’antisemitismo, la disuguaglianza sociale, il conflitto di genere, l’abiura per diversi stili di vita non conformi ad un rigorismo di facciata falso e retrogrado. Per questo motivo, la condanna al fascismo, e a qualsiasi altro tipo di totalitarismo che ha limitato o limita un’azione democratica di governi e paesi è netta e inequivocabile. Ci sono diritti ineludibili a riguardo della scuola e della formazione didattica dei nostri giovani. Il percorso

formativo dei nostri ragazzi ha subito una mortificazione progressiva senza uguali, attraverso tagli camuffati da riforme della scuola. Una scuola di formazione deve riconoscersi come laica e libera da dogmi, dove un’attenta lettura del passato possa permettere la costruzione di un futuro libero da qualsiasi ideologia totalitaria e che si identifichi nei valori della nostra democrazia e nel creare persone attente e determinate a preservarne i valori. Una scuola pubblica che abbia come valore assoluto quello di formare individui e cittadini consapevoli, che permetta loro di poter sviluppare le proprie capacità al fine di agevolare l’entrata nel mondo del lavoro sempre più complesso e dinamico. Il lavoro quindi non solo come diritto, ma come interpretazione della propria esistenza, e della costruzione del proprio futuro, per formare cittadini consapevoli e orgogliosi nel dare il proprio contributo professionale. Questa è l’Italia che sogno, un paese dove le risorse non vengano sprecate, dove parole come arte e cultura non vengano svilite, dove la bellezza, possa essere uno dei concetti più preziosi per identificare il


politica nostro paese. Il mio dovere civico di parlamentare, attraverso il mandato che ho ricevuto dai cittadini, sarà quello di dare il mio contributo per affrontare temi e dare risposte chiare ai molti problemi che affliggono il nostro paese, un contributo, che mi auguro possa essere condiviso e apprezzato da tutti.

Maino Marchi PD

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a questione posta dall’ANPI è di fondamentale importanza. Senza una cultura e una coscienza nettamente antifasciste è impossibile difendere, consolidare e rafforzare la democrazia. Di fronte alle manifestazioni esplicite di neofascismo una prima valutazione da compiere è sul piano legislativo. L’ANPI, insieme a parlamentari con competenza specifica, dovrebbero se la legislatura vigente è sufficiente e adeguata – e in tal senso si deve chiedere con forza alla Magistratura e a tutte le istituzioni coinvolte di darne piena attuazione – oppure se va rafforzata e aggiornata. Sul piano scolastico occorre una prima scelta di fondo: la scuola non deve più

subire tagli, ma vanno adeguate le risorse. Una scelta prioritaria, un’esigenza da concretizzare per la scuola prima di ogni altro settore. In questo modo si può chiedere e anche disporre normativamente, che storia del Novecento ed educazione civica (e quindi concezione della democrazia) abbiano il dovuto spazio nella programmazione didattica. Su bambini, ragazzi e giovani va fatta un’opera educativa per il rispetto delle persone, per il riconoscimento dei diritti e la consapevolezza dei doveri. Tutto ciò è in relazione con la democrazia, la legalità e l’antifascismo. La scelta di assumere il lavoro come elemento fondativo della Repubblica va oggi ribadita, avendo presente la condizione nuova, di recessione e aumento della disoccupazione, che colpisce l’Italia e l’Europa. Vanno cambiate le politiche europee, politiche volute in particolare dalle destre al governo in molti Paesi europei, coniugando il rigore con azioni per la crescita, lo sviluppo sostenibile e l’occupazione. In Italia il lavoro deve essere al primo posto dell’attenzione parlamentare e governativa. Innanzitutto per fare in modo che il lavoro ci sia. Quindi sostegno alle imprese, in particolare con l’accelerazione dei pagamenti della pubblica amministrazione, e politiche industriali, che sappiano guardare al futuro. Se il lavoro c’è, diventa più possibile tutelarlo. Un’ora di lavoro stabile deve essere più conveniente per le imprese di un’ora di lavoro precario, per contrastare la precarietà. Ammortizzatori universali, salario minimo e diritti di cittadinanza (reddito, malattia, infortuni, riposo, maternità) per tutte le forme di lavoro, legge sulla rappresentanza sono alcune delle azioni fondamentali per dare attuazione al primo art. della nostra Costituzione.

Paolo Gandolfi PD

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a democrazia in Italia e in genere in Europa è certamente più solida di quanto non sia stata nei secoli scorsi, ma il fascismo ha trovato nuove forme per insinuarsi nella società e nelle istituzioni. La cultura fascista, col suo carico di presunte supremazie e la contorsione dei diritti e delle libertà, riemerge in questo periodo di scontento, anche lontano dalla sua esplicita espressione politica, anche nel diffondersi della violenza verbale e del discredito delle istituzioni. La scuola è l’istituzione madre della democrazia, vive di libertà e di conoscenza e deve essere sostenuta soprattutto nei momenti di crisi. Quando immaginiamo una società ai limiti della sopravvivenza, come nei paesi più poveri, la scuola è sempre il simbolo della rinascita, perché attraverso la conoscenza offre strumenti di emancipazione e libertà, così come nei paesi totalitari, seppur sostenuta, la scuola diventa strumento di omologazione e costrizione della coscienza ed è infatti dalle scuole che partono i primi movimenti di liberazione. Per queste ragioni va rafforzata nei piani formativi, in particolare nell’insegnamento della storia contem-

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politica poranea, l’analisi dei fattori storici che hanno prodotto la nascita del fascismo. Ma non basta. Vanno rafforzati gli elementi di consapevolezza del ruolo della scuola nella società aumentando gli strumenti di coinvolgimento delle comunità locali nella gestione delle scuole, come per esempio avviene a Reggio per le scuole dell’infanzia. Le famiglie devono essere coinvolte nelle attività formative e non solo nella comunicazione degli esiti scolastici. Le scuole dovrebbero essere aperte anche nel pomeriggio, dovrebbero usare alcuni spazi per ospitare la vita delle comunità, le riunioni, le feste, lo

studio, lo spettacolo. Non sono forse il presidio più diffuso dello Stato? In un piccolo comune la scuola può essere molto più importante del municipio e nella periferia di una grande città può essere l’unico luogo a rappresentare l’esistenza di una comunità, fatta di regole e valori, di diritti e doveri. Infine occorre gestire con più intelligenza lo sviluppo delle capacità individuali. L’idea insana, insita nella riforma Gelmini, che il merito sia misurabile solo attraverso la standardizzazione delle prestazioni, ha esasperato nell’ambiente scolastico e tra le famiglie la competizione individuale. Fondare

la propria affermazione personale sulla misura della distanza dagli altri, magari attraverso l’accondiscendenza al “gioco sporco” è esattamente il manifestarsi di quella supremazia con cui la cultura fascista tiene viva la propria fiamma nella società. Abbiamo a lungo tollerato che questo fosse il modello dominante nella società adulta, rendiamone almeno immune la scuola. Dobbiamo cambiare la scuola, valorizzarne il ruolo nella società ed esaltarne la funzione formativa. Il Parlamento può farlo.

Diffamato il partigiano Nemesio Crotti:

rivisitazioni della storia troppo frettolose e scorrette di Alessandro Fontanesi

Con grande soddisfazione che abbia-

mo appreso che all’amico e compagno partigiano Nemesio Crotti è stata resa giustizia e parte di quell’onorabilità che era stata offuscata con quanto contenuto nel libro I lunghi mesi del ‘45, dove gli veniva imputato falsamente di aver preso parte a “l’organizzazione della morte di don Carlo Terenziani” avvenuta il 29 aprile 1945. Certo non era attraverso un libro che si sarebbe potuto mettere in discussione la condotta morale e politica, del partigiano e dell’uomo Nemesio Crotti, figura la sua di provata rettitudine. Tuttavia come al solito, quella che dovrebbe essere una

ricerca storica corretta, finisce il più delle volte ed ultimamente accade spesso, per degenerare nella solità volontà politica di attaccare la Resistenza ed i suoi protagonisti. Rivisitazioni troppo frettolose, scorrette e faziose, che non tengono conto del contesto storico, ma che hanno l’unico obiettivo di voler riscrivere a settant’anni di distanza una storia completamente differente, con l’aggravante di muovere accuse false verso persone innocenti, in questo caso come Nemesio, la cui unica colpa fu quella di essere stato partigiano e per giunta comunista e di non aver mai sconfessato quell’idea politica. Sempre qui si gira attorno, cercando di dividere

Il 25 aprile, rimPatria

Regalati e regala un abbonamento a “Patria Indipendente”, la rivista nazionale dell’antifascismo e della Resistenza Questo vuole diventare “Patria Indipendente”: non solo il luogo da cui si comunica e si informa, ma anche la sede di discussione e riflessione tra la cultura “interna” dell’ANPI e la cultura diffusa del nostro Paese. Una rivista agile, snella, ricca; una rivista la cui uscita sia attesa, ogni volta. Per riuscire nell’obiettivo, però, bisognerà ottenere una collaborazione ed una partecipazione straordinarie: per continuare in questa nostra sfida, abbiamo bisogno dell’aiuto di tanti cittadini e cittadine...

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la Resistenza tra buoni e cattivi, dove i cattivi furono i comunisti, ma come ben si vede, la storia sa rendere giustizia ai suoi interpreti. Tuttavia è piuttosto penoso che occorra passare da un aula di tribunale per vedere confermato quanto già emesso dalla storia. Per cui è doppiamente giusto quanto affermato dall’avvocato di Nemesio, Alfredo Gianolio, e cioè che la sentenza del Tribunale di Ravenna “costituisce un ulteriore passo verso il riconoscimento della necessità di utilizzare metodi storiograficamente corretti nella ricostruzione dei fatti riguardanti il periodo bellico e post bellico”. (a.f.)

Per conoscere “Patria Indipendente” Si può consultare l’archivio on-line: http://www.anpi.it/patria-indipendente/2013/

Abbonamenti: Annuo euro 25 (estero euro 40) sostenitori da euro 45 in su - Versamenti in c/c postale n. 609008 intestato a: “PATRIA indipendente”. Arretrati 5 euro a copia. - Bonifico: IBAN IT 97 D076 0103 2000 0000 0609 008

(con preghiera di inserire nella causale gli estremi dell’intestatario dell’abbonamento - nome, cognome, indirizzo)


società

Il crack “Mariella Burani”: dov’era la politica?

L’amarezza di 132 lavoratori senza lavoro, un indotto che impiegava quasi 2.000 persone Dal 28 febbraio la fabbrica è chiusa Il 13 febbraio siamo andati a intervistarli e a fotografarli di Glauco Bertani

Dopo aver incontrato le lavoratrici e i

lavoratori di “Mariella Burani Fashion Group”, la storica casa di moda cavriaghese, chiusa per fallimento il 28 febbraio scorso, impossibile non pensare alle tante ingiustizie che regnano sovrane, e apparentemente intangibili, nella nostra società. “E mentre tutto andava a rotoli – scriveva Tatiana Salsi ricostruendo la vicenda dell’azienda di Cavriago sull’”Unità” del 10 luglio 2010 – mentre il crack si avvicinava, Walter e Giovanni [Burani] pensavano al tesoretto (capitali, immobili all’estero e automobili d’epoca) e a continuare i giochi a Piazza affari, senza preoccuparsi del resto, di chi aveva investito nei titoli, dei lavoratori, dei creditori, dell’azienda di Cavriago, della legge”. “Noi – dice Giovanna, una dei 132 lavoratori rimasti in azienda dal 2009, anno del crack – abbiamo fatto l’impossibile in questi tre anni, facendo anche delle ore in più che non ci venivano pagate. Ciabbiamo messo l’anima per cercare di salvare il nostro lavoro”. “Ho creduto che l’azienda si salvasse – interviene Maria Pia – e in qualche modo ricominciare per i numeri che avevamo, riprendere la produzione perché fino alla primavera [scorsa] la produzione c’era, le copie di campionario c’erano, i negozi compravano, quindi ci credevamo. Io ci ho creduto! e invece poi ci hanno buttato...”. “Prima di andare in amministrazione straordinaria – dice Giovanna – c’è stato un consiglio comunale a Cavriago, in cui hanno partecipato anche gli assessori di Reggio Emilia e tutti hanno fatto promesse, c’erano le elezioni [amministrative 28-29 marzo 2010, NdR) a breve ma nessuno, poi, ha fatto niente”. C’è un senso di rassegnata disperazione e scoramento se non di rimpianto per essere stati troppo civili ed educati nella protesta. “Vedi – continua ancora Giovanna – come abbiamo gestito noi la cosa, anche i nostri scioperi, ne abbiamo fatti due o tre... ma ecco eravamo quattro gatti senza fare del casino”. Salire su una torre? Sopra una gru? Sopra qualcosa di alto, molto alto... ma è “abbandonati” è la parola

che risuona monotona e accusatoria nelle voci dei lavoratori. “Purtroppo – dice Alberto – siamo arrivati a questa situazione nel silenzio più assoluto delle istituzioni delle autorità se non le solite manifestazione di solidarietà generiche in occasione di un paio di scioperi che abbiamo fatto. Forse proprio per questo, perché non abbiamo fatto confusione. Non lo so quale sia il motivo, ma non abbiamo destato indignazione quanto meno nella popolazione di Cavriago, del territorio, nella città di Reggio, nel sindaco. Ci siamo sentiti soli in questa nostra battaglia. Abbiamo fatto tutto nel silenzio più assoluto”. Giovanna un’idea se l’è fatta sulla mancata solidarietà: “La gente non so... forse perché la proprietà abita qui a Cavriago... forse sono stati più solidali verso di loro che verso di noi, ma la gente doveva essere dalla nostra parte perché è un danno anche per sé...”. “Solo il sindacato – sottolinea Manuela – ci è stato vicino, non il sindaco di Cavriago, di Reggio, il prefetto, sono venuti due volte qui davanti e poi non si sono più visti”. Qui, al sindacato, alla CGIL in particolare, i lavoratori riconoscono di aver fatto la sua parte, non così le Istituzioni, quelle

con la I maiuscola. “Le istituzioni sarebbero quelle là…” chiede, infatti, Maria Pia, 12 anni in azienda. “Il sindaco, la provincia, il prefetto...”, risponde una voce anonima alle nostre spalle. “Io penso solo al mio mestiere – dice con calore, e una risata, Maria Pia – perché io ci ho creduto fino alla fine. Quando ci ha chiamate la Provincia, io ci ho creduto. Ho pensato: ‘Ci danno una mano per risolvere questo problema’ e invece la Provincia diceva: ‘Vai a fare la cuoca, vai a fare altro”. Io che faccio il mestiere… riciclarmi e buttare via trent’anni del tuo mestiere per andare per andare a fare trenta ore in cucina… un abisso! Non ci potevo credere! quindi, non ho mai creduto a niente... cioè ho creduto nella nostra professionalità, nella mia professionalità”. Manuela, invece, la carta della formazione se la vuole giocare: “Sì, però, con il Centro per l’impiego al momento non si sa ancora assolutamente niente e io mi sono rivolta anche a delle agenzie private dove partiranno dei corsì, ne farò uno non certo grazie al Centro per l’impiego né alla Provincia, tante tante chiacchiere e pochi fatti”. aprile 2013

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società Uomini e donne di cinquant’anni senza apparente futuro, cassa integrazione fino a dicembre, e poi? “Prospettive – dice Cinzia – non proprio delle più rosee: a 50 anni sono carne da macello”. Da questa incognita ci è nata la domanda: “Non avete pensato ad acquistare in cooperativa la fabbrica o il marchio?”. “Sì – risponde Lidia – ci abbiamo pensato ma siamo in troppi, 132 persone, ma è una cosa che non è nata”. “Una soluzione – conferma Giovanna – che non abbiamo ritenuto concretizzabile perché in un periodo di crisi come questo la moda non è un bene primario, e poi non eravamo tutti d’accordo…”. E i commissari fallimentari nominati dallo Stato? “Strapagati dal ministero – dice Cinzia quasi sovrastata dall’abbaiare rabbioso di un cane – non hanno fatto niente, hanno promesso: vendiamo l’aziendasalviamo l’azienda-salviamo i dipendenti, invece hanno fatto solo la pubblicità con la Cucinotta. E dopo i curatori chia-

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ramente hanno fatto quello che han potuto, perché ormai la frittata era fatta per cui loro si sono interessati per cercare un nuovo acquirente o riprendere le trattative che avevano fatto i commissari… che cosa è successo dopo non lo sappiamo e ci piacerebbe anche saperlo, scoprirlo”. Ma al di là di tutto, quello che chiedono alla politica i lavoratori di Mariella Burani, come le migliaia di uomini e donne che stanno viven-

do un dramma simile, lo dice con piglio deciso ancora Giovanna: “Tutti parlano di guardare ai giovani, ed è giusto perché loro sono il nostro futuro, io però chiederei anche al governo di fare qualcosa non per noi nello specifico, ma per la gente come me, io ho 51 anni e mi piacerebbe reinserimi nel mondo del lavoro”. E la politica dov’era (e, soprattutto, dov’è)? (g.b.) (interviste raccolte da Anna Parigi, fotografie di Angelo Bariani)


estero

Mali:

l’indeterminatezza degli obiettivi della

Francia

di Bruno Bertolaso

Qualche commentatore politico ha de-

finito “un singulto strategico” la strategia militare della Francia, che ha visto nel Mali, dopo Costa d’Avorio, Iraq, Afganistan e Libia, l’ennesimo tentennamento per un intervento militare, conseguente ai discutibili esiti dei precedenti conflitti, che hanno spesso contribuito ad armare le fazioni più radicali del Sahel, con un’acquisita supremazia dei salafiti e di Al Qaeda nel Maghreb islamico, provocando in Mali la ribellione dei tuareg e la disfatta delle forze militari governative del Paese. Sullo sfondo delle esitazioni, che hanno rallentato il via all’intervento militare francese in Mali, c’è indubbiamente il pantano afgano, che ha provocato l’immobilizzo di centomila militari in un teatro di guerra, a causa di un indefinito e non ancora individuato obiettivo finale. Obiettivo che, come regola di strategia, doveva essere pianificato in tutti i suoi aspetti e definito prima dell’avvio dell’operazione militare e non dopo, con la contemporanea ed acquisita garanzia dell’appoggio di alleati, che rivendichino specifici interessi nella zona del conflitto. Per quanto attiene al Mali, la partecipazione militare della Francia, da considerarsi legittima, visto che la stabilità in Africa per il Paese belligerante, poggia su argomenti concreti come quello della prossimità linguistica, culturale e geografica, ha visto ricorrenti “fluttuazioni” nelle decisioni e negli obiettivi strategici del governo francese, almeno fino alla definizione degli accordi militari, stipulati con i paesi africani, aderenti all’accordo Recamp. Per l’intervento militare in Mali la Francia ha, in effetti, dato pratica applicazione all’accordo stipulato con l’Unione africana nel 1997, recepito a livello europeo nel 2004, (Recamp e Eurocamp, che prevedono il rafforzamento della capacità africane per il mantenimento della pace nel Continente nero), che ha coinvolto tutti quei paesi, che, nel quadro di relazioni bilaterali, si sono dichiarati favorevoli al progetto. Su tale base il 19 gennaio ad Abidjan, che ha visto riuniti in un vertice straordinario gli stati membri interessati, si è cercato di

2 marzo 2013. Bandiera francese vicino alla moschea di Boré nei pressi di Mopti, Mali

accelerare il dispiegamento della missione internazionale di sostegno al Mali in appoggio alla Francia. Nove paesi: Ciad, Togo, Benin, Senegal, Niger, Guinea, Burkina Faso, Nigeria e Ghana si sono impegnati. su mandato ONU, ad inviare forze militari di sostegno, composte da 3.600 uomini (operazione denominata Serval). Per quanto si riferisce ai limiti degli obiettivi militari, fissati per l’intervento francese, questi risultano piuttosto contraddittori, se si prende in esame la dichiarazione di Hollande che confermava: “La Francia rimarrà sul posto il tempo necessario a vincere il terrorismo”. Il non fissare un limite di tempo alla presenza francese in Mali, risulta, infatti, una contraddizione col primo obiettivo, reso antecedentemente ufficiale, a mezzo l’annuncio che la Francia non sarebbe stata coinvolta nel conflitto. Si sta soffrendo ancora di “singulti strategici?”. Sconcertante, inoltre, è applicare ai radicali combattenti saheliani, decisamente irregolari, l’etichetta di terroristi, cosa questa che una volta vinti sul terreno non renderà possibile un accordo politico, con i vecchi ed i nuovi combattenti, che Hollande, nel suo acclamato discorso

a Bamako, ha definito terroristi, contro i quali la guerra deve continuare. Come definire in tale caos gli estremi politici e pratici per una “lotta contro il terrorismo globale” invocata da Hollande? La confusa situazione del Mali esigerebbe un obiettivo strategico di una portata decisamente diversa, più compatibile, in effetti, con le possibilità reali di operatività da parte di un esercito francese – decidendo anche il tempo del ritiro delle proprie truppe – sul quale si stanno abbattendo tagli di bilancio, che risultano i più drastici degli ultimi dieci anni. La dura posizione, adottata dal ministero della Difesa, è talmente chiara, da mettere in forse le capacità operative future dell’apparato militare francese e mettendo sicuramente in crisi il Libro bianco per il governo del Paese, da presentare tra poco all’opinione pubblica, specie nel caso in cui si faccia cenno all’onerosissima operazione “Serval”, lanciata dalla Francia in Mali, che prevede, tra l’altro, il coordinamento francese della forza multinazionale di intervento. I “singulti strategici” sono destinati a continuare! (b.b.)

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cultura

Germano Nicolini Al dievel,“il diavolo”

Un uomo con un carisma che accende l’interesse del pubblico come una rock star

di Davide Folloni

La copertina

Io non so come si faccia a scrivere un

articolo su di lui. Potrei sapere come si scrive una recensione su di un libro, ma in una recensione su un libro scritto da lui e che nel nostro caso è stato presentato alla libreria Ligabue di Correggio, domenica 17 febbraio davanti a un centinaio di persone che la riempivano, non credo si riesca ad esulare dallo scrivere di Germano Nicolini, nome di battaglia da partigiano Al dievel, il “diavolo”. Il libro s’intitola Noi sognavamo un mondo diverso, ed è la trascrizione di una lunga intervista fatta a Germano da Massimo Storchi responsabile scientifico del Polo Archivistico del Comune di Reggio Emilia. Dicevamo di una sala gremita, giovani e anziani, lì seduti e in piedi, occhi sgranati a sentire ancora una volta cosa aveva da dire Germano Nicolini. Non so se avete presente Casa Cervi in occasione del 25 aprile dell’anno scorso, oppure il concertone per la Fondazione Fossoli in centro a Carpi di qualche anno fa. Gli sguardi sono gli stessi di quelle persone, di quei ragazzi che in tante occasioni, tantissime occasioni ormai a partire dal 1994, lo seguono quasi come fan di una rockstar. 8 Giugno 1994. Era l’8 Giugno quando la corte di Appello del tribunale di Perugia

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ha assolto Al dievel, dall’accusa di omicidio. Tutta la fatica fatta per farlo condannare nonostante gli indizi e le prove andassero in un’altra direzione ormai è storia. Ma tant’è. La storia è così, la ripercorri all’indietro e ti racconta tante cose e io ora, alla fine, sto raccontando quella di Germano Nicolini di storie, e non volevo farlo. C’è un bel libro che ripercorre questa vicenda, l’ha scritto di sua mano. Cercatelo se vi capita. Nessuno vuole la verità Il processo don Pessina, ed. Dea Cagna, 1993. Ma torniamo a noi, alla sala piena, agli occhi sgranati che guardano un 93enne, classe 1919, vestito elegante, capelli bianchi, sopracciglia bianche un portamento da signore, che si siede, prende il microfono ascolta la domanda e inizia a parlare. E quello che dice guarda a domani, analizza l’oggi e non rimpiange il passato. Lo analizza. Io non so voi, ma ne conosco poche di persone che lo sanno fare. Ne conosco non tantissimi di signori o signore che arrivati a una certa età non rimpiangono, non pensano che ormai il loro compito è finito e tocca ai loro eredi migliorare il futuro. A dire il vero, ne conosco pochi anche di giovani che lo sanno fare. Che lo conoscono il passato. E allora capisci il perché degli occhi sgranati ad ascoltare Germano Nicolini con così tanto interesse. Sono lì perché rappresenta non soltanto Germano Nicolini – nome di battaglia da partigiano Al dievel, il “diavolo” – ma perché porta con sé, come tanti strati una serie di valori, di ideali che ti colpiscono senza venire espressi. Giustizia, libertà, onestà, coerenza, coraggio, indipendenza, equità, passione, clemenza, compassione... sono tutti lì, uno sopra l’altro, li riesci quasi a vedere che si sovrappongono. Lui li porta a spasso con la sua figura, con la sua bicicletta e la borsa della spesa, un vestito da fare invidia, che si mostra e si è mostrato nello scorrere di una vita, nelle azioni quotidiane ben prima che nelle Germano Nicolini

parole. A parole potremmo essere capaci tutti, ma avere la coerenza di indossarlo quel vestito, è tutta un’altra cosa. E allora Germano Nicolini quando si siede, anche quando sta in piedi a dire il vero, quelle cose lì se le porta appresso, te le trasmette, ti investono in pieno perché non riesci ad evitarle, non riesci a nasconderti. Puoi provare a usare qualche scusa di maniera – “Eh sai, io avrei voluto essere onesto, ma in questo mondo, cosa vuoi mai” – ma ti accorgi che non regge, che l’esempio che Germano si porta appresso non ti permette scampo, non ti concede scuse. Lui è lì davanti a te, alla sua età, al supermercato a comprare la frutta, in edicola a prendere “l’Unità”, da Guido in libreria a raccontarsi, sul palco di Casa Cervi a parlare, e lo fa sempre con gentilezza, con modestia, come ad aver paura di disturbare, con i suoi mille vestiti, i suoi strati di passato. È lì davanti a te, dicevo, e anche se non lo dice sai quello che ha passato, sai la sua storia e allora ti senti nudo e indifeso. Capisci che l’unica cosa da fare è provare a indossare qualcosa anche tu. E dimostrare che riesci a portarlo a spasso. Con la stessa modestia. Non è facile, sai. (d.f.)


cultura

Ampia di Giannoccolo

riflessione

di Antonio Zambonelli

Sul numero di dicembre 2012 abbia-

mo fatto in tempo a pubblicare soltanto una sintetica segnalazione del libro di Giannoccolo, che avevamo appena ricevuto. Avendo poi avuto tempo e modo di leggerlo, dichiaro subito che si tratta di un’opera di straordinario interesse, in grado di contribuire ad una profonda riflessione sul sempre ritornante dibattito circa i fondamenti dell’Italia repubblicana e della sua Costituzione. Ricordate la Historikerstreit, la polemica fra gli storici che divampò or è un quarto di secolo in Germania, con ampi riflessi anche a livello internazionale? Oggi pare che in Germania il giudizio negativo sul nazismo non sia più messo in discussione, almeno a livello storiografico e istituzionale. Invece nel nostro travagliato Paese, sono ricorrenti (a vari livelli) i tentativi di riabilitazione del fascismo da un lato e di svalutazione, quando non di demonizzazione, della resistenza 1943-1945 dall’altra. Dopo aver dato alle stampe diverse opere sull’occupazione nazista e sui campi di internamento, Giannoccolo ci sottopone ora una documentatissima riflessione mirata a dimostrare che la lotta partigiana, in Italia, fu una guerra giusta, come recita il sottotitolo, in quanto guerra, essenzialmente, di liberazione nazionale. Contesta perciò gli ultimi due termini della “tripartizione” pavoniana (guerra patriottica, di classe, civile). E lo fa con vasti excursus sui sentieri delle convenzioni e

GIANNI GIANNOCCOLO, Resistenza: guerra civile o guerra giusta? Il carattere della guerra di Liberazione contro il nazifascismo, Edizioni Grifo, Lecce, 2012, pp. 371, Euro 25

del diritto internazionale, del pensiero filosofico e financo religioso, con rimandi a precedenti storici e comparazioni che spaziano pure in dimensione europea. Anche se non sempre si può condividere la sua polemica verso il Claudio Pavone di Una guerra civile (1991), va rilevato che le forti e ricche argomentazioni di cui sostanzia le sue tesi, pongono il lettore

attento nella condizione di non dare nulla per scontato, di rimettere in discussione proprie convinzioni precedenti, magari per poi riconfermarle depurate dalle incrostazioni di consolidate abitudini. Straordinaria è in Giannoccolo l’attenzione alla ricostruzione dei fatti che deve precedere la formulazione delle opinioni. Interessante, al riguardo, la contestazione di giudizi a volte pigramente ripetuti anche da una storiografia di quella sinistra alla quale pure è fiero di appartenere. Così per la distinzione tra un “basso clero” che sarebbe stato più vicino alla resistenza di quanto non lo fosse quello “alto”. Distinzione che l’A. smonta ricorrendo appunto a precisi documenti e testimonianze relativi a vari casi (pag. 324 e segg.), compreso quello dell’arcivescovo Idelfonso Schuster. Del suo modo di procedere nella ricerca storica, Giannoccolo ci aveva del resto offerto un esempio nel suo bel libro autobiografico L’elogio della coerenza. Tra Salento ed Emilia, quando scrive “Chi si accinge a fare ricerca su avvenimenti storici […] ha il dovere di avvalersi di idonei mezzi per ottenere un risultato sempre perfettibile […]. Per raggiungere lo scopo occorre anche passione e, talvolta, è necessario alzare i tacchi e scarpinare”. Di questa sua passione, ancora viva nella sua fervida senectute di novantenne, gli siamo grati. (a.z.)

Partigiani d’Europa in provincia di Reggio Emilia

Per il programma vedi il sito www.resistance-assembly.org

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Correggio 26-28 aprile

artigiani d’Europa riuniti in Italia. dopo il buon successo del debutto l’anno passato, torna anche nel 2013 ERA (European Resistance Assembly), tre giorni di festa e incontri in programma a Correggio di Reggio Emilia. L’appuntamento è da venerdì 26 a domenica 28 aprile, quando testimoni della Resistenza europea si ritroveranno per incontrare gli studenti del Viaggio della Memoria Istoreco 2013, che ha portato 1100 giovani in visita a Praga e Terezin, oltre ad antifascisti provenienti da tutta Europa. Promossa da Istoreco, Comune di Correggio, ANPI Correggio e Anpi Provinciale di Reggio Emilia, Materiale Resistente assieme ad altri partner, la festa affiancherà ai momenti principali, che vedranno protagonisti questi testimoni d’eccezione, dj set, proiezioni cinematografiche, dibattiti, spettacoli teatrali. aprile 2013

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cultura

Di 600 anni fa il primo documento sulla presenza ebraica a Reggio di Antonio Zambonelli

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el Libro delle Provigioni del Senato di Reggio Emilia, sotto la data del 30 luglio 1413, è registrata la richiesta – accolta – dell’ebreo “Muso, fiolo che fu di Luguzo”, di potersi insediare nella nostra città, con la famiglia (comprendente anche persone al suo servizio), per esercitare il prestito su pegno, ad interesse di sei denari per lira. Non è documentata, anche se non la si può escludere, l’eventuale presenza di ebrei qui da noi prima di tale data. Resta il fatto che dall’inizio del 1400 l’arrivo e l’insediamento di ebrei a Reggio, ma poi anche in vari centri della provincia, andò facendosi sempre più intenso. Fu uno dei primi fenomeni di “globalizzazione” e di incontro tra diverse culture qui dalle nostre parti. Fenomeno particolarmente gradito e favorito dalle autorità civili, per i vantaggi che ne derivavano all’economia: Gli Ebrei rappresentano un utile pubblico dunque non siano molestati (Grida ducale del 1662). Non altrettanto gradito dalle autorità religiose (Vescovo, Inquisitore, ecc.) che ricorrentemente chiedevano misure restrittive nei confronti dei figli d’Israele onde evitare “contaminazioni” con la popolazione cristiana. La famosa Bolla di Papa Paolo IV del 1555 ingiungeva ai sovrani cristiani di rinchiudere gli ebrei nei ghetti. Ma sarà solo 114 anni dopo che gli Estensi, nella persona della Reggente Laura Martinozzi (sollecitata dal suo confessore), istituiranno a Reggio il Ghetto, onde evitare “disordini e scandali per la vicinanza delle case e abitazioni degli Ebrei di Reggio con li Cristiani”. E quando entrarono in Ghetto, nel quadrilatero compreso tra Via Emilia e Via San Rocco (da Nord a Sud) e da Via Caggiati a Via Monzermone (da Ovest a Est), nel 1671, gli ebrei erano stimabili in 885 persone, all’incirca un quindicesimo di tutta la popolazione residente entro le mura cittadine. Il “multiculturalismo” vissuto per secoli dai reggiani, non era soltanto tra ebrei e cristiani ma comprendeva anche le diverse provenienze degli ebrei medesimi, tant’è che in Ghetto funzionarono a lungo 12

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tre sinagoghe (Italiana, Spagnola o Sefardita, Tedesca o Ashkenazita). Emancipati una prima volta nel 1797, con la venuta di Napoleone, gli ebrei reggiani furono definitivamente resi cittadini come gli altri con l’annessione degli antichi domini estensi al Piemonte (1859). Sarà con le leggi razziali fasciste (1938) che tale situazione subirà una stretta drammatica conclusa con la tragedia dello Sterminio. Il 600° anniversario dell’insediamento di ebrei a Reggio, meriterà di essere oggetto di iniziative lungo questo 2013, anche come riflessione comparativa su di un multiculturalismo che oggi ci interpella. Peccato che nella Sinagoga di Via dell’ Aquila, decorosamente restaurata dopo decenni di abbandono e di degrado, non sia più presente, come lo fu dall’aprile del 2000 fino alla misteriosa scomparsa pochi anni dopo, la mostra Ebraismo memoria del tempo presente. Storia di una Comunità 1413-1945. Mostre simili sono presenti in varie sinagoghe dei dintorni. Basti citare quella di Soragna. La nostra mostra, voluta da Istoreco e corredata di documenti reperiti (e fatti riprodurre) dal sottoscritto nell’Archivio della Comunità ebraica, conservati presso l’Archivio di Stato, è ora in qualche modo “visibile” (ma in bianco e nero) soltanto nella Antologia pubblicata sul n. 91/92 di “Ricerche storiche”, dicembre 2001. Nel gran parlare (e filosofeggiare) che si va facendo di musei, funghi d’acciaio, capodogli d’asfalto, non sarebbe il caso di rimediare al vuoto lasciato dall’inspiegabile smarrimento della citata mostra? Con dieci pannelli essa ripercorreva sinteticamente quasi sei secoli di presenza ebraica nella nostra città e in alcuni paesi della provincia. Le citazioni, in ogni pannello, da Autori quali Leo Beck, J.L. Ska, G. Scholem, Raul Hillberg, V. Jankelevitch, ecc. connettevano la microstoria degli ebrei reggiani ad una dimensione temporalmente e spazialmente più vasta. Ciò che tendeva a rendere la mostra stessa strumento di riflessione, tra storia, memoria e contemporaneità. Oltretutto didascalie e citazioni erano trilingui (ita-

Frammento di rotolo della Torà (Sefer Torà) appartenuto alla Sinagoga di Reggio (ora di proprietà privata). Attorno alla impugnatura il nome del defunto Baruch Avraham Camerino e l’anno 5536 (= 1776 e.v.). Sulla pergamena compare Dt. 32, da vs 28 alla fine

liano, inglese, tedesco), ciò che rendeva la mostra fruibile anche da visitatori stranieri (a.z.)

Il ghetto di Reggio nella pianta G.A. Banzoli (1720)


cultura

Il rivoluzionario di Valerio Varesi:

una storia italiana tra delusioni e speranze di Giovanni Guidotti

Il

rivoluzionario (Frassinelli, 2013) è il titolo dell’ultimo romanzo di Valerio Varesi, giornalista e scrittore di origine parmense, autore impegnato da tempo ad interrogare le coscienze individuali e collettive. In questa sua opera fresca di stampa lo fa proseguendo idealmente la storia avviata con La sentenza (Frassinelli, 2011), il precedente romanzo che attraversava la Resistenza e si concludeva con la Liberazione. Dalla guerra partigiana sull’Appennino parmense il racconto si trasferisce nella Bologna capitale rossa ed inizia all’indomani del 25 aprile, in uno dei luoghi più emblematici per declinare la storia dell’Italia e le tante storie dei militanti del PCI (di quello che era il più potente partito comunista dell’Europa occidentale) racchiuse nel vissuto dei tre personaggi principali: il protagonista, Oscar, ex partigiano iscritto al partito, “rivoluzionario” per antonomasia, irriducibile sognatore di un mondo più giusto; Italina, la moglie e compagna di militanza, voce attenta e sensibile di una coscienza politica e morale; Dalmazio, il figlio, che raccoglie l’eredità ideale paterna e diviene interprete dei bisogni e delle contraddizioni della generazione maturata negli anni Settanta. Intorno ad essi ruotano figure minori dotate però di grande spessore, come i compagni Sandoni e Tansini, che contribuiscono ad evidenziare i tratti dei protagonisti e a rafforzare l’intreccio. Con un ritmo narrativo serrato e coinvolgente il racconto si apre con le note di Bandiera rossa e percorre trentacinque anni di storia italiana: dai ‘regolamenti di conti’ del dopo Liberazione alla guerra fredda, dal Sessantotto agli anni di piombo, dall’uccisione di due figure emblematiche, Pasolini e Moro, alle bombe di piazza Fontana e della stazione di Bologna. Il filo che lega le vicende storiche a quelle individuali di Oscar, Italina e Dalmazio è quello della tensione ideale, misurata attraverso un impatto tra utopia e storia, speranza e realtà, che alla fine lascia ai personaggi e agli stessi lettori un sapore amaro di sconfitta, compensato tuttavia dalla necessità di credere in una prospettiva migliore. Se da un lato, infatti, si ammette tragicamente: “Già

Il rivoluzionario è stato presentato dall’autore in un incontro pubblico promosso dal sindacato SPI CGIL, svoltosi nel febbraio scorso nella sede della Camera del lavoro di Reggio Emilia. All’incontro, condotto da Paola Guidetti (Ufficio stampa SPI CGIL), hanno partecipato Massimo Storchi (Istoreco), Gianfranco Riccò (ex segretario della Camera del lavoro di Reggio Emilia) e l’attrice Maria Antonietta Centoducati, che ha letto alcuni significativi passi tratti dal libro.

agonizzante, la rivoluzione morì suicida”, dall’altro si afferma illusoriamente: “Verrà il tempo che gli uomini da cani torneranno lupi. Liberi e padroni di sé”. Nel racconto si ritrovano anche luoghi e personaggi che appartengono alla nostra terra, da Giuseppe Dossetti a Valdo Magnani, dal Mozambico di Samora Machel, impegnato in una battaglia di indipendenza e progresso alla quale anche Reggio diede il proprio contributo, alla piazza dei martiri del 7 luglio ’60, dove il protagonista, Oscar, in un immaginario ed emozionante incontro parla con Afro Tondelli, ucciso poco dopo, e con il giovane Prospero Gallinari, futuro brigatista. In questo Rivoluzionario, che strizza l’occhio al romanzo storico (sebbene il periodo di riferimento sia molto vicino al nostro), i fatti, insieme ai personaggi reali nella loro collocazione temporale, si sommano all’invenzione suggerendo associazioni, riflessioni e interrogativi strettamente legati all’attualità. E dopo aver completato il lungo percorso tracciato dall’autore, dalla primavera del ’45 all’estate dell’80, girata l’ultima pagina dove Italina afferma: “A nostro modo continuiamo a tener viva la fiammella e arriverà un giorno che verrà buona per appiccare di nuovo l’incendio…”, torna alla mente la riga finale di Sinistrati, la storia sentimentale di una catastrofe politica scritta da Edmondo Berselli, che

offre un delicato, ironico omaggio alla sinistra e modificando una famosa citazione di Totò conclude: “Sinistri si nasce. E anch’io, modestamente, lo nacqui”. A Varesi spetta il merito di aver proposto un originale, suggestivo viaggio tra i “Sinistri” e di aver lasciato, tra le righe, quel qualcosa di necessario che, dopo la caduta della speranza in un’ideologia, potrebbe essere definito come l’irrinunciabile speranza in un ideale. (g.g.)

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memoria

silenzio ha risuonato il violino del partigiano Luigi Freddi Dopo 68 anni di di Antonio Zambonelli

1 - Don Attilio al microfono. Alla sua sinistra il giovane presidente ANPI di Luzzara Simone Lasagna. In seconda riga, da sinistra, il sindaco Andrea Costa, Giacomo Notari, e la vice sindaco di Villa Erica Beltrami. 2 e 4 - Gli allievi della scuola media “E. Fermi” cantano l’Inno di Mameli. Sullo sfondo il lampione a cui furono appesi i due partigiani. 3 - L’omaggio. 4 - Edda Freddi.

Grande

emozione sabato mattina 23 u.s. a Casoni di Luzzara, nella piazzetta dove 68 anni prima erano stati appesi ad un lampione i due partigiani diciannovenni Luigi Freddi e Selvino Lanzoni. Di fronte ad un pubblico commosso, tra cui gli studenti delle scuole medie “Fermi” di Luzzara, il violino che fu del giovane Luigi Freddi è stato per la prima volta suonato in pubblico, dopo il suo ritrovamento dell’estate scorsa, dal musicista Alberto Campagnano. Vi si è affiancato il suono del violino di Cervarolo, per mano di Emanuele Reverberi. Un suono “Come il pianto di una madre che ci fa vibrare

il cuore”, ha detto il parroco don Attilio Sarzi Sartori, che si è proclamato a sua volta un “resistente”, come i due giovani martiri, resistente come tutti dovremmo essere “contro il male, la violenza e l’oppressione che ancora sono presenti nel mondo”. Parole altrettanto toccanti in apertura da parte del Presidente ANPI provinciale Giacomo Notari che ha fra l’altro ricordato che in queste terre generose, nell’immediato post liberazione, furono ospitati bambini dell’Appennino, restituzione alle genti montanare della generosità con cui avevano sostenuto le forma-

Antonio Zambonelli e Andrea Costa

zioni partigiane e come risarcimento per le sofferenze patite con le rappresaglie nazifasciste. Citando il Papa Francesco, Notari ha invitato i giovani a non perdere la speranza. “Nel 1943-44 – ha aggiunto Notari – noi non perdemmo la speranza nonostante la tragedia della guerra e sapemmo batterci da partigiani per la libertà e la giustizia”. A nome dei due comuni idealmente gemellati nei due “violini della Resistenza”, hanno portato un sentito saluto il sindaco di Luzzara Andrea Costa e la vice sindaco di Villa Minozzo Erica Beltrami. (a.z.) Cervarolo, pag. 24

Alberto Campagnano con Edda Freddi, che accarezza il violino del cugino Luigi (Foto di Simone Terzi)

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memoria

“La memoria batte nel cuore del futuro” Banca dati informatizzata dei monumenti commemorativi della provincia di Reggio Emilia

di Riccardo Braglia

Quante volte, lungo la strada, ci siamo

trovati davanti a un Monumento Commemorativo, commentando con dispiacere lo stato di conservazione in cui versava, chiedendoci se qualcuno si dovesse occupare della sua manutenzione e perché, invece, nessuno lo facesse. L’idea iniziale di creare una banca dati per censire, gestire e manutenere i Monumenti Commemorativi (ad esempio lapidi, cippi, ecc.) nasce nel 2010, in occasione della ristrutturazione del sito web dell’ANPI provinciale, da Anna Ferrari che ha predisposto la consultazione cartografica interattiva delle commemorazioni che annualmente si celebrano sul territorio. Successivamente, nel giugno 2012, in occasione della 3a Festa nazionale dell’ANPI a Marzabotto, nell’interscambio di informazioni tra le diverse sezioni è emersa l’emergenza legata allo stato di conservazione dei monumenti commemorativi sparsi sui territori di appartenenza (fatta eccezione per quelli presenti nei capoluoghi), in larga parte lasciati all’incuria del tempo o degli atti vandalici, senza che nessuno si prenda cura della loro manutenzione. Il problema principale risultava però essere la raccolta di informazioni a seguito di un censimento di tali monumenti, che, per portare ad un risultato quanto più completo ed omogeneo sul territorio, doveva essere dettagliata ed esaustiva delle svariate tipologie degli stessi. Naturalmente ciò significava un notevole impegno in termini di tempo e utilizzo di risorse, per quanto volontarie e volonterose, per poter arrivare a costruire un archivio aggiornato di quanto presente sul territorio provinciale. Un ulteriore problema era rappresentato dalla raccolta di informazioni storiche relative agli stessi monumenti. Tutto questo nell’ottica di una sistematizzazione dell’esistente all’interno di una architettura informatica che permettesse di gestire un archivio (database) aggiornato, collegato alle commemorazioni principali già presenti e cartografate sul sito web dell’ANPI, oltre che orientato alle attività manutentive dei monumenti

Report monumenti

e del loro stato. Tali difficoltà non hanno però intaccato la volontà di dare seguito a questa idea, inizialmente considerata troppo impegnativa con le reali forze a disposizione. Rimaneva da definire un “piano d’azione”, come, quando e con chi: – raccogliere le informazioni, storiche ed attuali, necessarie; – strutturare la banca dati informatizzata; – manutenere nel tempo i monumenti censiti. Nella biblioteca dell’ANPI Provinciale è risultata fondamentale la presenza del libro Le Pietre Dolenti di Antonio Canovi e Nicola Brugnoli. Tale raccolta non è risultata esaustiva, infatti, tramite confronti con le Sezioni territoriali, sono stati riscontrati ulteriori monumenti, non censiti all’epoca, oltre ad alcuni nuovi, di cui pochi conoscevano l’esistenza. Basandosi sull’assunto di utilizzare tecnologie informatiche del “futuro” per mantenere viva la “memoria del passato”, nel settembre 2012 è nato il progetto di avviare un censimento relativo allo stato di conservazione dei monumenti commemorativi presenti nella Provincia di Reggio Emilia:

– nell’ottica di una loro migliore conservazione; – come potenziale risorsa e contributo storico per percorsi delle memoria. La prima positiva sorpresa è stata quella di scoprire che, autonomamente, Massimo e Patrizia Vaccari e Livio Nicolini stavano già percorrendo in lungo ed in largo il territorio provinciale, fotografando i monumenti commemorativi per i propri archivi personali. A questo punto è risultato semplice mettere insieme le diverse esperienze, partendo da una iniziale raccolta di documentazioni sullo stato attuale di tali monumenti, da integrare con quanto non ancora censito. Con questo patrimonio di informazioni iniziali, chi scrive ha iniziato a strutturare un database relazionale specifico, con la contestuale creazione di schede informatizzate per ogni monumento commemorativo, con inserite informazioni quali: – Localizzazione monumento; – Tipologia (stele, lapide, cippo, ...); – Descrizione Monumento (Fonte: Le Pietre Dolenti); – Iscrizione sul Monumento (Fonte: Le Pietre Dolenti); – Sezione ANPI di competenza e relativi referenti; – Stato di conservazione del Monumento – Fotografia storica (Fonte: Le Pietre Dolenti); – Fotografie dello stato attuale del Monumento. Durante le fasi di sopralluogo, è stato anche determinato l’esatto posizionamento geografico di ogni Monumento, mediante l’acquisizione delle coordinate GPS, così da permettere al sistema creato di collegarsi a mappe cartografiche. Questo nell’ottica, già citata, di creare dei percorsi della memoria interattivi. Ad ogni “marker cartografico” creato, corrispondente ad un monumento commemorativo, sarà collegata, direttamente all’interno del sito web dell’ANPI, la scheda monografica dello stesso, dando modo ad ogni utente di poter accedere a questo patrimonio documentale di grande importanza storica e di valore “morale” inestimabile. aprile 2013

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memoria Ultimo passo del progetto, in fase di realizzazione con completamento previsto a fine anno 2013, consisterà nell’affidare ad ogni Sezione ANPI il controllo periodico dello stato dei Monumenti presenti sul territorio di competenza, all’insegna di “Adotta un monumento” per la loro manutenzione, affinché si conservino nel tempo, consentendo contestualmente ad altri soggetti, ad esempio scuole e turismo, di conoscere fatti e accedere a luoghi della memoria reggiani che, altrimenti, rischierebbero di cadere nell’oblio. Come già accennato in precedenza, l’intero sviluppo del progetto, sia dal punto di vista ricognitivo sul territorio, sia dal punto di vista dello sviluppo informatico, è basato su prestazioni volontarie dei soggetti citati nell’articolo e tesserati ANPI, come restituzione del debito di riconoscenza che ognuno di noi ha nei confronti di persone che hanno strenua-

mente combattuto per la libertà del nostro paese, oltre che per garantire un futuro di democrazia alle generazioni successive a venire. (r.b.)

Ricordare oggi Anna Frank di Fiorella Ferrarini

Chiamata

dalla scuola primaria “R. Pezzani” per fare memoria della Shoah attraverso la narrazione della vita e il diario di Anna Frank in due quinte classi, il 4 febbraio mi sono recata in via Wibicky, accompagnata da alcuni interrogativi e un bel po’ di dubbi. Il programma dell’ultimo anno prevede lo studio delle civiltà: come proporre un tema considerato “indicibile” e “inenarrabile” a una cinquantina di ragazzi e ragazze che semmai stavano affrontando con i loro insegnanti la storia degli Etruschi o degli Egizi? Ma se la Shoah è un “prodotto della ragione umana” che, in modo totalitario e assurdo, si sgancia completamente dall’etica ed è mossa da uno smisurato potere assoluto sull’uomo, su milioni di uomini, provocandone consapevolmente l’abbruttimento e poi la morte, deve poter essere spiegata! Altrimenti si rischia di contribuire a perpetuare l’orrore. Non si può dunque liquidare come “barbarie” ma individuare i meccanismo del consenso, la tragica deriva del pensiero e dell’agire di centinaia di migliaia di persone (non 16

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pazze, non folli!), che hanno obbedito ciecamente ed eseguito consapevolmente dis-umane disposizioni, si tratta dunque della “banalità del male”e della quotidianità del male. Occorre cercare di individuare le motivazioni dell’indifferenza di quell’ampia “zona grigia”, “il mondo degli spettatori” che, pur consapevoli di quanto stava accadendo, hanno deciso di tacere e di non vedere. Secondo Raffaele Mantegazza in “Nessuna notte è infinita” solamente la storia ci può aiutare a capire che la Shoah non è un “unicum” ma un “primum”; certamente prima di Auschwitz “non ci fu nulla di paragonabile a un campo di sterminio ma altrettanto certamente oggi è possibile concepire qualcosa di ancora peggiore di Auschwitz”, proprio a partire da Auschwitz. Sostenuta da questa ed altre letture, da antifascista dell’ANPI, figlia di un partigiano, mi chiedevo e mi chiedo come riuscire ad attivare una pedagogia della Shoah che cerchi di “penetrare e inter-

rogare le coscienze dei ragazzi e delle ragazze, parlando loro in prima persona, toccandoli in quelli che sono i loro desideri, le paure, le speranze che essi portano con sé” ma senza per questo ridursi a fare solo una lezione sui diritti dell’uomo e sulla violenza politica. Dopo una contenuta premessa storica che consentisse di contestualizzare la tragica vicenda di Anna Frank e del genocidio di sei milioni di Ebrei (avevo a disposizione un’ora e mezzo!), ci siamo soffermati sulla categoria del “diverso”, che legittima, anche oggi, le emarginazioni, le persecuzioni, che si alimenta con la diffusione della paura, della necessità di individuare capri espiatori: gli ebrei, i disabili, i nomadi, gli omosessuali, gli asociali, e oggi gli immigrati e ancora gli ebrei e ancora i nomadi e gli omosessuali. Parlando di questo e interpellando continuamente i ragazzi, che dimostravano di aver letto ampie parti del Diario e che ponevano domande e intervenivano


memoria con una selva di mani sempre alzate, mi sono resa conto con soddisfazione che in realtà erano stati ben preparati dalle loro insegnanti. Il vivo desiderio di capire e di farsi ascoltare consentiva di poter leggere le pagine più significative scritte da Anna Frank suscitando emozioni che non restavano tali ma si trasformavano in sentimenti, in riflessione, in determinazione. Anna era una ragazzina come loro, che viveva gioiosamente ad Amsterdam andando in bicicletta, mangiando gelati, flirtando con i compagni e studiando la mitologia greca. E improvvisamente, in quanto ebrea, si è trovata a dover stare nascosta in un rifugio con la famiglia e altre quattro persone, in una situazione di restrizioni sempre più pesanti, nella paura di essere scoperti quando già si cominciava a sapere dei campi di concentramento e di sterminio. Malgrado tutto, è riuscita a ritagliare una sua “normalità” negli studi, nell’attività quotidiana, nel vivere una delicata storia d’amore adolescenziale con Peter. Nell’ orrore che dal rifugio si percepiva, Anna ha mantenuto viva la fede, perché “Dio vuole vedere gli uomini felici nella semplice bellezza del-

la natura”. Mentre fuori ci si interrogava sulla morte di Dio nei campi di sterminio, Anna è riuscita a parlare di felicità e di speranza e ha continuato a credere “nell’intima bontà dell’uomo”. E nella responsabilità di questa speranza. I ragazzi seguivano dunque, si sentivano quasi “dentro” la storia e così abbiamo potuto insieme, recitare i versi di “Auschwitz” di Francesco Guccini: “Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà”. E ponendo loro domande sull’oggi, riflettevano con grande serietà sul pericolo dell’indifferenza di fronte alle ingiustizie e alle discriminazioni, sull’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza e la pari dignità sociale di tutti i cittadini, sul razzismo ancora presente e pericoloso.

Dunque siamo chiamati a fare storia, a studiare la storia “perché il passato non è passato” e perché sono “i sommersi che ci convocano a fare storia attorno ad Auschwitz […] non per farli tornare in vita ma per far sì che le loro morti non siano state inutili, che essi non siano morti per niente. E’ sempre la voce dei senza voce, dei dimenticati a dire la più profonda verità sulle cose”. (R. Mantegazza) Dopo aver ringraziato le insegnanti che hanno saputo far vivere la Giornata della memoria in modo vivo e interessante, sono tornata a casa arricchita da quest’incontro ; qualche giorno appresso ho ricevuto alcune riflessioni sui temi che avevo posto ai ragazzi, riflessioni che hanno dimostrato che quella data non è il giorno della commemorazione dei morti ma del ricordo dei vivi! (f. f.)

Cosetta Altare, partigiana bella e coraggiosa… di Anna Fava

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i ha lasciato Serafina, staffetta partigiana appartenente alla 77a Bgt. SAP “Fratelli Manfredi”. Cosetta Altare, questo il suo vero nome, era nata a Dogliano Cuneo il 2 giugno 1920. La sua famiglia, antifascista, si trasferì a Castelnuovo Sotto. Speravano di vivere tranquillamente, ma la guerra, con le sue

lutti p. 27

leggi spietate e crudeli, la portarono a far determinate scelte, quelle di stare dalla “parte giusta”. Di professione sarta, dopo l’8 settembre, insieme alla sorella Carmen, organizzò i Gruppi di Difesa della Donna nella nostra provincia dando aiuto morale e materiale alle forze della Resistenza, lottando per la libertà e opponendosi alla cieca violenza dei nazifascisti. La sua partecipazione, attiva e coraggiosa, alla lotta partigiana, la portò ad impegnarsi nelle zone tra Castelnuovo Sotto, Boretto e Poviglio dove, una domenica del febbraio 1945, mentre, ben vestita ed in pelliccia, passeggiava come tante giovani ragazze, venne arrestata e insieme alla sorella, portata prima nella caserma della Brigata nera del comune, poi a Villa Lombardini: interrogatori e torture erano all’ordine del giorno in questo luogo tristemente famoso. Poi il trasferimento a San Tomaso “ci fecero attraversare a piedi Piazza d’Armi, per condurci alle carceri di San Tomaso. Di sfuggita vidi mia sorella e gli altri (arrestati con lei, ndr) e non potendole parlare, mi accontentai di serrare bene le labbra, cosa che anche lei fece: ci eravamo intese meglio che a parole”. Giorni dopo capì che la sorella era ancora viva quando, trasferita in questura, nella sua cella, vide, tra le scritte sul muro, “C. A. innocente”, “compresi che mia sorella, passando in quella cella, aveva voluto lasciarmi un segno di riconoscimento”. Nonostante le torture fisiche “io ho avuto sempre la fortuna di essere molto robusta e naturalmente mi dibattei con tutte le mie forze, tanto che non riuscirono a farmi quanto desideravano” e psicologiche “il Dott. Fontana … pensò di mandare uno dei suoi aguzzini … al fine di indagare con diplomazia” non riuscirono a farla parlare. Così la rimandarono a casa, con la speranza di trovare qualcosa di compromettente per poterla incarcerare ancora, ma anche questo si rivelò inutile: questa ragazza in pelliccia aveva coraggio da vendere. Il 23 aprile fu liberata anche la sorella, “il giorno della Liberazione fu un grande giorno, non solo per l’Italia liberata dal fascismo, ma perché la nostra famiglia era di nuovo unita”. La guerra è finita, ma non l’impegno: dopo la liberazione svolge un ruolo attivo tra le organizzazioni femminili. Poi il trasferimento a Milano con la famiglia, successivamente il matrimonio ed un figlio. Negli ultimi anni viveva a Nizza con il figlio. Il 18 febbraio scorso ci ha lasciato. La ricordano il figlio, la sorella, i nipoti. La voglio ricordare anch’io. Così, com’è nella foto. Bella e coraggiosa, avvolta nella sua pelliccia, che passeggia sotto i portici del mio paese. (a.f.) aprile 2013

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CittadinidemocraziaPotere di Claudio Ghiretti www.governareggio.it

Internet e democrazia diretta Il ritorno di una pericolosa illusione L ’uomo è nato libero e ovunque è in catene. E’ difficile sfuggire al fascino e

alla forza di queste parole, con cui Jean Jacques Rousseau iniziava il suo Contrat social, un libro destinato a scardinare le secolari certezze dell’“Ancien regime” e ad aprire la strada alla lunga e sofferta affermazione della democrazia. “La sovranità appartiene al popolo”, proclamava Rousseau, anzi, “il sovrano è il popolo” e se il sovrano è il popolo, allora il suo potere non potrà conoscere separazioni, né condivisioni, perché è il solo a perseguire il bene comune. Sarà “governato dalla volontà generale che il popolo stesso esprimerà direttamente attraverso le leggi”. Apparivano deboli e interessate le insistenze di Voltaire sulla inalienabilità dei diritti individuali. Anche Montesquieu, con le sue distinzioni fra i poteri dello Stato e le sue raccomandazioni affinché nessuno di questi prevalga sull’altro, sembrava mostrare un eccesso di prudenza . Si dia tutto il potere al popolo, incalzava Rousseau, direttamente, senza organismi intermedi che possano distorcere, a favore delle élites, la libera elisione degli egoismi individuali, soltanto così si potrà essere certi che prevarrà sempre il bene comune. Sfortunatamente, Rousseau non ha mai spiegato e, dopo di lui, nessun altro ha saputo farlo, come la volontà generale, direttamente espressa dal popolo, possa prendere corpo, al di fuori da organismi intermedi di rapprensentanza. Una riflessione più attenta, quindi, sulle conseguenze di una tale teoria s’impone. A 250 anni di distanza, la storia ci ha dato ampia prova che, al di fuori di una rigorosa ed equilibrata divisione dei poteri e di precise regole per la rappresentanza, come sosteneva Montesquieu, o del riconoscimento formale dei diritti inalienabili dell’uomo e del rispetto nei confronti delle minoranze, come predicava Voltaire, si apre uno spazio ambiguo in cui gruppi di devoti e interpreti del bene comune possono esercitare il potere senza un reale controllo. Lo svuotamento rousseauiano dei diritti individuali o, come hanno fatto più tardi i movimenti di ideologia marxista e fascista, a favore della volontà collettiva, ha sempre aperto la strada a soluzioni 18

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politiche populiste e antidemocratiche o, addirittura dittatoriali o totalitarie. Tuttavia, con alti e bassi, il mito della democrazia diretta, cioè una forma di governo senza filtri e senza l’intermediazione di organizzazioni di rapprensentanza, non ha cessato di esercitare il proprio fascino, soprattutto sulle generazioni più giovani, più sensibili alle sirene dell’utopia. Oggi la tecnologia sembra rendere possibile la sperimentazione di forme di democrazia diretta, anche in società complesse e popolose come quelle contemporanee. Oggi c’è internet, la grande rete che, teoricamente, con un clic può consentire ad ogni individuo di esprimersi direttamente e, secondo alcuni neo-populisti, di sbarazzarsi di ogni forma di rappresentanza. Il mito della democrazia diretta, per mezzo del nuovo “totem”, la “rete”, sta ritornando più rinvigorito che mai e nuovi demagoghi sono pronti ad illudere nuovamente il popolo con semplicistiche soluzioni salvifiche. Secondo questi neo interpreti della “volontà generale”, il bene comune viene stabilito direttamente dalla rete. I partiti, il Parlamento, i sindacati, le associazioni economiche e culturali, sono diventati arnesi inutili e obsoleti. Anzi, sono ormai un ostacolo alla libera espressione del popolo. Sono dedite a compromessi che imbrogliano il popolo e rendono inutilmente complicata la politica. Invece, al loro dire, la politica è semplice e con la rete, ognuno può decidere del proprio presente e del proprio futuro. Non si può negare che fra qualche decennio, la tecnologia potrebbe consentire la consultazione pressoché immediata del corpo elettorale e quindi possa divenire realistico il frequente coinvolgimento dei cittadini su questioni attinenti le scelte politiche delle comunità locali e nazionali. Ma questa possibilità tecnologica, che implica un aumento considerevole della responsabilità civica individuale, ha bisogno, per poter diventare un fattore di progresso e non di regresso, di robusti argini di protezione democratica, a partire dalle regole di rappresentanza, dalle istituzioni e delle loro prerogative nell’ambito di una chiara e bilanciata

separazione dei poteri, dai diritti individuali e inalienabili della persona umana e dei cittadini. Ma, anche quando queste misure di salvaguardia democratica fossero approntate e rispettate, una società politica, privata di corpi intermedi di rappresentanza rimarrebbe ugualmente non auspicabile, per molti buoni motivi. Vediamone alcuni. Qualsiasi proposta, non mediata dal confronto fra corpi intermedi rappresentativi d’interessi divergenti, porterebbe le maggioranze a schiacciare sempre i diritti delle minoranze. Il secondo motivo è che il susseguirsi continuo di maggioranze variabili e fluttuanti porterebbe a decisioni incoerenti e contraddittorie dannose per il benessere del popolo e impedirebbe allo Stato di darsi strategie di lungo periodo. Il terzo è che la politica e il governo di uno Stato, al netto di tutti gli avventurieri che se ne sono temporaneamente impossessati, sono materie complesse che richiedono competenza e informazione. Due capacità che, per loro natura, non possono essere detenute da tutti. Decidere di leggi e di politiche in campo economico, sociale, giuridico, finanziario, militare, internazionale, istituzionale, richiede approfondimento e competenza, senso di responsabilità e informazioni adeguate. La storia ha già ampiamente dimostrato, anche nel corso del ’900, che la democrazia diretta come modo per rigenerare una democrazia debole e malata si è rivelata una pericolosa illusione. L’avversione per i corpi intermedi, a partire dai partiti politici e dalla indipendenza dei poteri istituzionali, ha sempre spianato la strada a populisti e dittatori che hanno portato al popolo grandi sofferenze e tragedie. La cura contro la corruzione, l’ingiustizia e il cattivo funzionamento della società e dei suoi corpi intermedi non è il populismo e la democrazia diretta, ma una riforma seria dello Stato e dei partiti politici, che dia piena attuazione al disegno e ai principi della Costituzione della Repubblica Italiana, democratica e saldamente antifascista. E poi, in un sistema di democrazia diretta, chi decide quel che il popolo deve decidere?


di Saverio Morselli www.segnalidipace.wordpress.com

Iraq: dieci anni fa Nella notte tra il 19 e il 20 marzo 2003 ebbe inizio l’operazione militare “Iraqi Freedom”: bombardamenti aerei su Baghdad e sulle principale città dell’Iraq, invasione di terra dal Sud e blitz delle forze speciali anglo-americane contro obbiettivi sensibili del regime di Saddam Hussein. George W.Bush jr. si apprestava così a portare a termine l’opera che il padre, 12 anni prima, aveva lasciato incompiuta con la prima Guerra del Golfo, ovvero deporre il dittatore iracheno ed “esportare” la democrazia in quel martoriato Paese. L’invasione dell’Afghanistan era già avvenuta nel 2001 e la guerra dichiarata dagli Stati Uniti al terrorismo internazionale seguita all’attacco alle torri gemelle “doveva” trovare una sua tragica continuazione, con o senza (e sarà senza) mandato delle Nazioni Unite. In soli 21 giorni il regime fu spazzato via e l’opinione pubblica internazionale pensò che fosse l’epilogo. In realtà, il peggio doveva ancora arrivare e la guerra sarebbe durata 8 anni, 8 mesi e 3 settimane: il completamento del ritiro delle forze militari USA dal Paese avvenne il 18 dicembre 2011. Secondo un sondaggio della CNN, oggi il 59 percento degli americani è convinto che infilarsi in quella avventura fu “un’idiozia” e pensa che l’opinione pubblica fu metodicamente ingannata da George W. Bush.

Il 10° anniversario dell’inizio della guerra è stato ricordato in modo diverso negli Stati Uniti e in Iraq. Da una parte, in modo un po’ defilato e senza tanta enfasi, con la gratitudine espressa da Barack Obama al “coraggio di quei tanti militari che si sono sacrificati in uno dei conflitti più lunghi che l’America abbia mai sostenuto”, dall’altra con il linguaggio drammaticamente eloquente di 15 autobombe e il loro carico di 60 morti e svariate decine di feriti. A distanza di dieci anni, è utile fare un bilancio complessivo di ciò che accadde, perché accadde di che cosa ne resta. Se è noto a tutti che l’accusa principale rivolta a Saddam Hussein fu non tanto (e non solo) quella di esser un tiranno, quanto di detenere veri e propri arsenali di armi di distruzione di massa, forse non è altrettanto noto che gli ispettori dell’ONU di quelle armi non trovarono traccia e che non fu concessa la possibilità di concludere il mandato a loro affidato dalla Risoluzione n. 1441. La scena dell’allora Segretario di Stato Colin Powell che agita la fialetta di antrace fece il giro del mondo e probabilmente fu l’ultima di una serie di operazioni mediatiche dirette ad avvalorare la tesi della pericolosità planetaria del regime iracheno. In realtà, per il governo americano la guerra doveva essere dichiarata comunque: l’esigenza di definitivo riscatto rispetto all’attacco terroristico subito, il bisogno di riaffermare il primato militare ed economico degli Stati Uniti e, non ultima, la necessità di imporsi nell’unica area mediorientale ricca di petrolio nella quale ancora non erano presenti furono i veri motivi dell’intervento militare. Pensare che a Bush importasse davvero

qualcosa del regime tirannico e sanguinario di Saddam Hussein è una barzelletta alla quale ormai nessuno è più disposto a credere. Il giudizio che, a riguardo, ha pubblicato la nota rivista inglese “The Economist” fotografa impietosamente la realtà: a) l’Iraq non era agente e diffusore del terrorismo islamico; b) il terrorismo islamico non è alimentato da dittature fasciste come quella di Saddam Hussein; c) il terrorismo islamico è semmai alimentato da entità statali fallite come l’Afghanistan e la Somalia; d) il conflitto, invece di stroncare il terrorismo, lo ha nei fatti favorito. In tutti gli anni di questa guerra stragi, attentati suicidi, rapimenti, violenze interreligiose e nei confronti dei civili rappresenteranno la terribile quotidianità e l’oggetto di bollettini tragicamente monotoni. Il prezzo pagato è a dir poco spaventoso: i morti americani ammontano a 4.487, quelli di altri contingenti europei a 315 (33 italiani), mentre il tributo iracheno ondeggia da 110.000 a 176.000 vittime, a seconda delle stime. 10.000 i feriti gravi, in gran parte amputati. I costi economici degli USA sono stati calcolati dal Congressional Budget Office in 767 miliardi di dollari, ma altre fonti li fissano in 1.700. L’assetto politico-economico dell’Iraq è andato distrutto, unitamente alle principali infrastrutture, mentre i 60 miliardi di dollari stanziati per la ricostruzione sono in gran parte andati perduti tra malagestione e corruzione. Di fronte all’enormità di tali costi, quali risultati sono stati ottenuti?

L’Iraq rimane un Paese instabile e diviso, che non conosce la parola pace. Un Paese in cui è irrisolta la contrapposizione religiosa tra Sciiti e Sunniti che si sostanzia in una sorta di feroce guerriglia tra bande (450 vittime solo nei mesi di gennaio e febbraio di quest’anno) e che vede aumentare la presenza del gruppo “Stato islamico dell’Iraq”, affiliato ad Al Qaeda. Un Paese considerato tra i più corrotti al mondo, nel quale la grande produzione di petrolio non si traduce in ricchezza (oltre il 15 percento la disoccupazione, più del doppio quella giovanile), nel quale il 23 percento della popolazione è quasi alla fame e in vaste zone del quale mancano o sono razionate energia elettrica e acqua potabile. Un Paese nel quale i Contractors, ovvero le milizie private delle aziende occidentali là operanti, hanno mano libera e impunità. Un Paese, infine, che vive il paradosso di una classe dirigente gradita agli Stati Uniti ma che più che a Washington guarda a Teheran. Ma, in fondo, tutto questo a chi può interessare? Le più importanti compagnie petrolifere occidentali hanno ormai salde radici in Iraq, a cominciare dalle americane Exxon Mobil e Chevron. Come disse Robert Ebel, ex agente CIA e consigliere del Dipartimento di Stato USA, “Non siamo andati in Iraq per la sabbia”. Già.

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inioni Ladro di op di Fabrizio “Taver” Tavernelli, presidente ANPI Correggio

In territorio nemico,

un romanzo di scrittura collettiva

G

iovedì 25 aprile alle ore 16,30 a Correggio all’interno delle iniziative del 68° anniversario della Liberazione, presso il Palazzo dei Principi, verrà presentato il romanzo di scrittura collettiva In territorio nemico. A illustrare la singolare operazione editoriale la giovane scrittrice Elisa Massari che ha preso parte all’iniziativa. Il libro stampato da Minimum Fax, uscirà simbolicamente proprio il 25 aprile e verrà contemporaneamente presentato in altre città d’Italia. In Territorio Nemico è un romanzo storico ambientato nell’Italia occupata dai tedeschi. Il romanzo è stato scritto da 115 persone attraverso il Metodo SIC (Scrittura Industriale Collettiva). Il metodo SIC nasce dalla volontà di superare la scrittura collettiva “a staffetta” (dove ognuno scrive un pezzetto e poi passa ad un altro) e dare vita invece un metodo di scrittura effettivamente collettivo, che permettesse la produzione di opere coerenti e la partecipazione di tutti gli scrittori a tutte le parti delle stesse. Inizialmente le mani avrebbero dovuto essere cento (cinquanta autori), poi, grazie alla visibilità ottenuta dal progetto sulla stampa nazionale, si è giunti a centoquindici scrittori e dunque 230 mani, cosa che ne fa anche il libro con più autori al mondo. I lavori sono cominciati nel febbraio 2009 (la scrittura è iniziata ufficialmente il 25 aprile 2009)

e si sono conclusi nel luglio 2012. I partecipanti al progetto sono 115, il che permette di affermare che In territorio nemico è il romanzo col maggior numero di autori mai pubblicato. Per ruoli, si dividono così: due direttori di produzione e compositori, otto compositori, 71 scrittori, 26 revisori, 14 traduttori (per i dialoghi in dialetto), 42 “aneddotisti” (cioè partecipanti che hanno inviato aneddoti per la costruzione del soggetto). La somma non è 115 perché molti hanno avuto più ruoli. Non hanno certo lavorato tutti a tempo pieno, perché i lavori sono stati dilazionati al ritmo di un calendario in cui ognuno poteva scegliere piuttosto liberamente la quantità e l’intensità del lavoro che intendeva svolgere.Vale anche spendere qualche parola sul soggetto che non si basa su un’idea di storia decisa da uno dei coordinatori, ma su un soggetto originale stabilito collettivamente dai partecipanti. E’ stato chiesto agli scrittori di inviare storie e aneddoti di fatti accaduti a loro parenti o conoscenti durante la seconda guerra mondiale in Italia. E’ stato possibile inviare quello che ognuno desiderava, l’importante era che si trattasse di storie tramandate per via orale. L’iniziativa ha avuto successo, visto che sono stati inviati dagli iscritti oltre duecento pagine di materiali di ogni genere, con

The Messenger Johnny Marr

un’ampia distribuzione geografica. Storie di partigiani, tedeschi, fascisti e alleati in primis ma c’era di tutto: storie di bombardamenti, di salvataggi rocamboleschi, di viaggi disperati, di incontri fortuiti, di lavoro nelle fabbriche di armamenti, e poi francesi, gallesi, marocchini, indiani, anarchici, monarchici, preti, massoni, anziani, bambini… Sulla base di questi aneddoti è stato elaborato il soggetto: si tratta di un romanzo storico che racconta le tre storie parallele di un ufficiale di marina sbandato dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, che sceglierà di unirsi alla Resistenza, di sua sorella, rimasta sola e in gravi difficoltà in una Milano bombardata, e del marito di lei, che trascorre tutta la guerra imboscato in un solaio in campagna, dove perde progressivamente la ragione.

intro outro di Gianni Monti

E’ paradossale che uno dei più grandi songwriter di questo secolo abbia at-

teso così tanti anni prima di pubblicare un disco solista interamente a suo nome. Eppure Johnny Marr, che assieme a Morrisey ha dato vita agli Smiths e ha fatto parte della più coppia di autori musicali dai tempi di Lennon/McCartney, al traguardo dell’album solista non era ancora arrivato. Paradossale anche pensando al fatto che il suo illustre collega, che è sempre stato quello che le idee le sviluppava, non quello da cui scaturivano, si è 20

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imbarcato da anni in un’avventura di tutto rispetto, pur tra inevitabili alti e bassi. Marr, viceversa, (uno che senza il suo modo di suonare la chiatarra, gente come Blur e Oasis non ci sarebbe stata),dopo lo scioglimento degli Smiths si è sempre barcamenato in mille progetti, ma non è mai riuscito ad intraprendere qualcosa che fosse costruito per durare. Al di là delle numerose collaborazioni (Pet Shop Boys, Talking Heads, Beck, Brian Ferry, tanto per citare i più blasonati), il suo curriculum musicale post 1987

è denso di tentativi abortiti. Alcuni interessanti (su tutti il progetto “Electronic” messo su con Bernard Summer dei New Order nei primi anni ‘90), altri parecchio deludenti (Modest Mouse, ma anche le cose realizzate sotto il nome “Johnny Marr and the Healers”). Oggi, quando stiamo per celebrare il trentennale dell’uscita di Hand in Glove, ecco che il chitarrista si presenta sul mercato con un disco nuovo di zecca: un disco che in copertina porta il suo nome e cognome (oltre al titolo). Tanti anni di


di Massimo Becchi www.legambientereggioemilia.it.

I cambiamenti climatici in Emilia Romagna E’ cambiato il clima nella nostra re-

gione negli ultimi anni ? I detti popolari direbbero di sì, ma soprattutto questa conferma ci arriva da ARPA Emilia-Romagna che ha raccolto ed analizzato i dati che giornalmente decine di stazioni di rilevamento fanno confluire in regione. Mettendo a confronto i dati di temperatura e piovosità del trentennio ’60-90 con quelli degli anni successivi, emerge un quadro chiaro dell’andamento climatico. Se analizziamo l’anomalia della temperatura massima dei mesi estivi di giugno, luglio e agosto dal 1961 ad oggi (l’anomalia è quando il dato medio mensile si discosta dalla media degli anni precedenti), dagli anni ’80 in poi si assiste ad un aumento medio di 0,5° C ogni dieci anni e dal 1985 in poi questo valore non è mai

sceso sotto il valore climatico di riferimento. Non va meglio per le precipitazioni, il cui scarto rispetto alla media dal 1951 al 2011 è stato spesso positivo fino al 1984, con ben 18 anni con più pioggia del previsto e 14 al di sotto, mentre da metà degli anni ’80 in poi sono solo otto gli anni con più pioggia del normale, fra cui il 2010, che ci ha letteralmente salvato da un lungo periodo di siccità. Una percezione particolare arriva dalle onde di calore, che hanno avuto l’apice nel 2003 (19 giorni), seguito dal 2000 e dal 2006, con un incremento medio di due giorni ogni dieci anni. L’aumento di temperatura e il calo della piovosità sono stati alcuni dei motivi che hanno anche provocato una diminuzione della portata del Po, che mediamente dal ’74 ad oggi è

Tratto da Arpa Emilia Romagna, Carlo Cacciamani servizio IdroMeteoClima

attesa, per dire che forse questa è la cosa migliore che abbia fatto. Il rock nervoso di The right thing right ci avvolge immediatamente, facendo partire il viaggio con il piede pigiato sull’acceleratore. La sua voce calda e solida, da cantante navigato, anche se forse il mix deifnitivo l’ha tenuta un pò troppo dentro gli strumenti. Per il resto, il lavoro di chitarra è grandioso come sempre e va ad impreziosire canzoni ben scritte, che hanno nell’immediatezza il loro punto di forza. E’ proprio la combinazione vincente tra

i suoi celebri fraseggi di chitarra e delle linee vocali azzeccatissime, a dare la spinta decisiva ad un lavoro che è bello dalla prima all’ultima nota. Musicalmente parlando nulla di nuovo. Le dodici canzoni parlano il linguaggio del rock inglese degli ultimi decenni. Non è però un lavoro malinconico e a parte The Messenger e la soffusa Say Demesme, gli up-tempo la fanno da padrone. Il fantasma degli Smiths affiora qua e là e a conti fatti l’unico punto debole sono i testi: impressionisti e frammentari in-

calata del 45-50 percento, anche a causa dei maggiori emungimenti a scopo irriguo causati proprio dal calo delle piogge estive. Le attività maggiormente responsabili di questo riscaldamento sono quelle del consumo e della produzione di energia che rappresentano da sole il 43 percento delle emissioni di gas serra (tolti i trasporti), settore che è anche molto vulnerabile, più di quanto si creda, ai cambiamenti climatici: a causa delle minori risorse idriche (es: Pianura Padana), tra il 2001 e il 2006 la produzione lorda di energia idroelettrica si è ridotta del 21 percento. Le previsione è che nel Mediterraneo i consumi per riscaldamento diminuiranno, mentre cresceranno quelli per raffreddamento rispetto al 19611990. Si stima che nel 2050 avremo due-tre settimane in meno di ricorso al riscaldamento, due-tre settimane in più sulla costa e cinque nelle zone interne per raffreddamento. Conseguentemente i consumi per il riscaldamento potrebbero ridursi del 10 percento mentre quelli per raffreddamento crescere fino al 30 percento al 2030 con un aumento notevole sul consumo di elettricità. L’estate appena trascorsa non ha fatto eccezione a quanto sopra detto: è stata, infatti, caratterizzata da un record di anomalia negativa di precipitazioni, con anomalie anche dell’ordine di -90 percento. Tale situazione di siccità si è sommata al deficit del 2011. Le altissime temperature hanno determinato elevate evaporazioni

frammezzati da luoghi comuni, fanno rimpiangere la pungente inventiva di Morrissey. Non c’è nulla di nuovo in questo The Messenger, nulla che non sia già stato detto, eppure da settimane non riesco a sentire altro.

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commemorazioni e quindi un deficit molto elevato nel bilancio idrologico. Si sono verificate sette punte di caldo, di cui tre con altre 37° C, peggio di quanto accaduto nel 2003. La falda freatica in alcuni punti della pianura è scesa a livelli record, come mai se ne erano registrati da quando si raccolgono questi dati. A Boretto si sono registrati 37 giorni consecutivi senza pioggia, dato che ripete ogni 13,2 anni, a Reggio 35 con un tempo di ritorno di 6,4 anni. Le nevicate di quest’inverno vanno quindi viste con occhio benevolo, anzi sono una manna, visto che proprio la neve permette un’in-

filtrazione lenta e distribuita nel tempo dell’acqua nel suolo, cosa che pioggia non è sempre in grado di garantire. Questa serie di numeri è per dare un’idea oggettiva di cosa significhi il cambiamento climatico nella nostra regione: chi ha commissionato questi studi lo ha fatto anche per valutare gli scenari futuri e quanto costeranno alle casse regionali in termini economici: mancati raccolti agricoli (in alcune zone della pianura nell’estate 2012 la resa del mais è stata inferiore del 50 percento), aumento del disagio nella popolazione, variazione nella domanda

turistica, calo produttivo nelle industrie e in zootecnica, ecc. Non è più quindi solo un problema dei poli del nostro pianeta o dello scioglimento dei ghiacciai, ma la riduzione dei gas serra e del cambiamento/ riscaldamento climatico è una questione che ci vede già tutti in prima fila da alcuni anni (forse lo percepiamo con difficoltà nel quotidiano per la lentezza del fenomeno ed anche per la nostra scarsa memoria) e che solo un cambiamento di coscienza e di abitudini, per fortuna già iniziato, può contrastarlo.

68° anniversario A

conclusione di una mese di film, spettacoli, presentazione di libri, incontri pubblici e nelle scuole sul tema “Memoria e legalità”, a Fabbrico si è celebrato, il 27 febbraio scorso, il 68° anniversario della Battaglia. Alle 10,30 è partito da via Roma il corteo con inesta la banda, i gonfaloni di numerosi comuni, le autorità, il parroco, per rendere omaggio al monumento ai caduti di tutte le guerre in piazza Vittorio Veneto e, due chilometri fuori dal paese sulla strada per Campagnola, al monumento a chi nella battaglia di Fabbrico ha perso la vita combattendo per la libertà: i partigiani Piero Foroni, Leo Morellini, Luigi Bosatelli, e l’ostaggio civile Genesio Corgini. Sono quindi intervenuti il sindaco Luca Parmiggiani, l’assessore regionale alla Scuola Patrizio Bianchi, la presidente della Provincia Sonia Masini. L’orazione ufficiale è stata tenuta da Cecilia Strada, presidente di Emergency.

della battaglia di Fabbrico

Il corteo (foto di Alessandro Fontanesi)

68° anniversario dell’attacco al comando

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abato 24 marzo 2013, alla cerimonia in ricordo della battaglia di Villa Rossi e Villa Calvi la nostra Associazione era rappresentata con la nostra bandiera da Luciano Cattini e Anna Ferrari della presidenza. Dopo la deposizione della corona davanti al monumento di Botteghe di Albinea, con la presenza della comunità albinetana e della municipalità tedesca di Treptow-Köpenick, si è formato un corteo fino a Villa Rossi ricevuto all’ingresso dal suono delle cornamuse e dal coro dagli studenti della quinta classe della scuola primaria dell’Istituto comprensorio di Albinea-Borzano che si è esibita negli inni nazionali italiano e tedesco e con le canzoni Generale e C’era un ragazzo che come me... Canzoni scelte per ricordare i tanti ragazzi che ancora oggi sono costretti ad andare in guerra, loro malgrado, senza conoscerne le ragione e capire gli obiettivi. 22

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tedesco di Villa Rossi

Sono intervenuti: il vice sindaco Luca Poletti, il sindaco di Treptow-Köpenich, la dirigente scolastica Antonella Cattani,

il partigiano Livio Piccinini e l’on Antonella Incerti.


commemorazioni

Ricordato a Montecavolo lo sciopero del 1° marzo 1944

69° anniversario di Gianfranco Romani

Come ogni anno, puntualmente, il 1°

marzo la nostra comunità, le autorità, la nostra associazione, celebriamo un avvenimento che consideriamo importantissimo nel quadro della lotta di Resistenza e del movimento antifascista di quei decenni. Ricordare, onorare, fare memoria, educare sono questi gli obbiettivi che soprattutto in occasioni come queste cerchiamo di proporre non solo alla popolazione adulta o a coloro che sono ancora con noi e che hanno vissuto quei momenti, ma soprattutto cerchiamo di rivolgersi alle generazioni più giovani in particolare verso i bambini che già sono in grado di capire e di provare emozioni. La nostra gente scioperò contro i nazisti già presenti sul nostro territorio, con le camicie nere che vive tra di noi. La nostra comunità scioperò per avere la libertà, per avere più pane, per avere più speranze nel futuro. Decine di cittadini antifascisti scioperarono per dimostrare al resto della nostra comunità che anche nei momenti più bui, la speranza, la possibilità di riscatto e di scelte esistono sempre. Trasmettere questi valori ai nostri ragazzi è il dovere etico non solo ma anche civile che compete tanto alla nostra associazione quanto alla Scuola, alle Amministrazioni del territorio, alla società civile tutta. Siamo stati felici di aver registrato come ogni anno la partecipazione attiva delle scuole: ogni volta questi bambini hanno la facoltà di sorprenderci entrando con fantasia e freschezza dentro al tema che noi proponiamo loro, tutto questo ci rende speranzosi per il lungo e difficile lavoro che ci attende. Siamo chiamati a lavorare nell’immediato futuro in un tessuto sociale molto difficile, grande è la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni, verso i partiti. Ancora più grande è la paura per le prospettive economiche e sociali. Abbiamo dunque un compito molto importante: riportare i cittadini verso i valori della Resistenza quale strada maestra. Quante volte ci siamo chiesti e ci chiederemo se il nostro fare memoria possa essere sufficiente a ridare la fiducia verso lo Stato. Credo che in parte sia così, ma credo anche che dovremo unire il fare memoria al fare storia. Raccontare

Pagine tratte da: Massimo Montanari, La Costituzione… che soddisfazione!, disegni di Antonella Battilani, Incontri Editrice, Sassuolo (MO) 2011

le vicende della Resistenza diventa sempre più difficile, diversità di linguaggio, provenienze culturali diverse, stacco generazionale, quindi occorre cominciare a fare storia, occorre legare i valori della Resistenza alla lotta contro la corruzione, le mafie; contro coloro che vedono la Co-

stituzione come un limite allo sviluppo e non un importante strumento di guida e orientamento. Facciamo bene a celebrare il 1° marzo 1944, poiché là ritroviamo tutti i valori che ci necessari, tutti i valori che vogliamo trasmettere. (g.r.)

Durante la cerimonia, l’Amministrazione comunale unitamente all’ANPI ha consegnato a Federica Viani un attestato di riconoscimento per Lidia Valeriani, medaglia d’argento al valor militare, la nonna di Federica, che ha presentato il bellissimo video Il filo rosso, da lei fatto per onorarla. Dopo l’intervento del sindaco Andrea Tagliavini e di Fiorella Ferrarini, hanno portato la loro commossa testimonianza alcuni protagonisti dello sciopero del 1° marzo tra cui una figlia Romeo Ghidoni, ucciso dai fascisti in quella circostanza.

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commemorazioni 24 marzo 2013

Luigi Freddi, pag. 14

Commemorazione dei Martiri di Cervarolo

Domenica 24 marzo, l’ex magistrato Giancarlo Ruggieri, a nome dell’ANPI provinciale, ha svolto l’orazione ufficiale. Ne riportiamo alcuni stralci. Nel corso della cerimonia Alberto Campagnano ha suonato il “violino di Luzzara” ed Emanuele Reverberi quello di Cervarolo. Sono intervenuti anche Andrea Costa sindaco di Luzzara, la vice sindaco di Villa Minozzo Erica Beltrami, e Vincenzo Santoro, presidente della 1a Sezione del tribunale militare di Verona.

S

i tenta finanche di individuare un “fascismo buono” da parte di alcuni esponenti politici, del tutto digiuni di conoscenza storica ovvero spudoratamente in mala fede. Perché non esiste, non è mai esistito un fascismo buono. Il fascismo altro non è, come icasticamente disse Ernest Hemingway, “una menzogna detta da prepotenti”. A tali eversioni culturali e politiche occorre opporsi con fermezza e resistere senza alcun cedimento compromissorio, fallacemente contrabbandato per pacificazione sociale: Resistenza sempre! La verità è, dunque, che qui, in quest’aia, è stato compiuto un eccidio di persone inermi, anche anziani e adolescenti nel fiore degli anni con i loro sogni e speranze di vita, qui si è dispiegata un’inaudita e crudele violenza, la cui denominazione tecnico-giuridica è crimine di guerra. E finalmente, dopo tanti anni, dopo che le carte delle iniziali indagini erano state occultate per una malintesa ragion di stato e per supposte esigenze di politica internazionale nel c.d. armadio della vergogna, un tribunale della Repubblica ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti di taluni responsabili dell’eccidio. Infatti, la storia è anche impellente postulazione di giustizia, risposta giurisdizionale a ogni commessa atrocità. Altre strade, tentate in consimili situazioni, sono risultate del tutto improduttive, inappaganti e non risolutive. Così la strada dell’oblio, che non sopisce i rancori, vanamente percorsa nella Spagna postfranchista e abbandonata poi in favore dell’affermazione della verità storica. Quanto alla strada della vendetta, essa genera nuovi sentimenti di odio in una catena infinita di sangue. […] Infatti, le sentenze sono, per definizione, affermazioni di verità e di giustizia, aspetto volutamente ignorato da esponenti politici, coinvolti in plurimi procedimenti penali a cagione delle loro molteplici malefatte, che evocano improbabili complotti e ardiscono finanche mobilitare le piazze contro coloro che con fatica e sacrificio sono chiamati a esercitare il magistero penale. Atteggiamento eversivo ed estremamente pericoloso, perché se viene meno la giustizia, crolla lo Stato, come saggiamente ammonivano gli antichi Romani. Così, come non c’è giustizia senza veri24

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Sopra, i violini nella nebbia: Alberto Campagnano ed Emanuele Reverberi: sotto alcuni degli intervenuti (foto di Matthias Durchfeld)

tà, non c’è pace senza giustizia: questo dobbiamo ai morti, questo reclamano i vivi. E concludo, ancora evocando l’insegnamento di uno dei padri della Costituzione, Piero Calamandrei, secondo cui

l’esempio dei morti – anche di questi morti di Cervarolo – indica ai vivi la strada da percorrere.


Lettere Il calvario di un elettore

ll calvario burocratico di un’elettrice per esprimere il proprio voto, diritto e dovere sancito dalla Costituzione. In sintesi questo il percorso burocratico di un’elettrice infortunatasi sul lavoro e costretta a letto dopo avere subito un intervento chirurgico e la degenza in ospedale per 12 gg. con referto d’immobilità per circa sessanta giorni. Volendo esprimere il proprio voto, si è attivata, tramite un amico di famiglia, per conoscere ed espletare le procedure previste per l’espressione del voto a domicilio tramite un “seggio volante”. Dopo varie peripezie telefoniche (il telefono squilla ma nessuno risponde) e ricerche su internet ha intrapreso la “Via Crucis”: Si è recato (l’amico di famiglia) presso l’ufficio elettorale del Comune di RE Apprendendo che ci voleva prima l’autorizzazione scritta dell’Ufficio Medicina Legale che confermasse, dopo visita fiscale la reale impossibilità a recarsi ai seggi, ai fini di concedere l’autorizzazione a richiedere il servizio elettorale a domicilio; la visita fiscale del Medico Legale, sarebbe avvenuta solo dopo la presentazione di certificato del Medico di Base attestante l’inamovibilità del Paziente Elettore, da presentare all’Ufficio di Medicina Legale. Ciò fatto,certificato del Medico di Base

portato a mano all’Ufficio di Medicina Legale in Via Amendola, il medico designato si è recato presso l’Infortunata e ha rilasciato il certificato attestante l’effettiva impossibilità dell’elettrice a recarsi ai seggi. Il solito amico servizievole ha consegnato, a mano, questo secondo certificato all’Ufficio Elettorale del Comune che, per tutta risposta, gli ha messo sotto il naso un altro modulo da compilare e riconsegnare, firmato dall’infortunata immobile nel suo letto, in cui si richiede l’esercizio del voto a domicilio. Compilato il modulo e, corredato di fotocopie di altri vari documenti, riconsegnato all’Ufficio Elettorale, ecco il seguito della procedura: un messo comunale avrebbe consegnato, a domicilio, un documento del Comune attestante l’avvenuto accoglimento della richiesta e l’assicurazione che il Presidente del seggio a ciò deputato si sarebbe premurato di comunicare telefonicamente l’ora e il giorno in cui si sarebbero recati nell’abitazione per raccogliere il voto. A margine di questa procedura “Calvario” alcune osservazioni: 1) Perché la certificazione di due medici? (medico di base e medico legale), uno dei due non ha valore? 2) Contattato domenica 24/02/2013, il

presidente del seggio in cui l’elettrice è iscritta, ci ha detto che non era a conoscenza del fatto; l’Ufficio elettorale, dopo telefonata, ha chiarito che l’incarico del seggio per il voto a domicilio era stato affidato ad altro presidente; contattato telefonicamente il presidente del seggio per il voto a domicilio confermava di non avere ricevuto nessuna comunicazione al riguardo; dopo altre telefonate il problema si è finalmente risolto. 3) La nostra è una società che invecchia ed è sempre più longeva con tutte le problematiche motorie. Chissà quante persone anziane non hanno avuto la possibilità di votare, impedite nella possibilità di recarsi alle urne dalle loro infermità, complici la complessità delle procedure e il ritardo con cui si recepiscono alcune tecnologie telematiche che consentirebbero di acquisire dati, richieste e tutte le documentazioni necessarie con un semplice click e a costo zero. Riflettiamoci e affrontiamo i problemi per tempo usando al meglio le tecnologie già oggi a disposizione! Ugo Cassano

Cosa si può proporre per aiutare un elettore in difficoltà Per aiutare chi ha difficoltà a recarsi al proprio seggio elettorale, per esercitare il diritto/dovere del voto, sancito dalla costituzione penso che i comuni con il proprio ufficio elettorale dovrebbero organizzare uno “sportello unico” tramite la collaborazione degli uffici sanitari territoriali; INPS, ecc. allo scopo di predisporre un elenco di tutti i cittadini con difficoltà motorie temporanee e/o permanenti. Ogni famiglia, con una telefonata sola, presenta quindi richiesta a questo ufficio, il quale dovrà provvedere a tutte le incombenze burocratiche in modo da istituire un servizio veloce per la creazione di un seggio volante/mobile. Oggi non è più accettabile che la Pubblica amministrazione e la politica in primis non risolvino i problemi relativi alle difficoltà motorie per l’esercizio del diritto al voto di quelle persone che momentaneamente e/o permanente hanno le difficoltà indicate. Livio Nicolini

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Clarice Menozzi Alice, Partigiana per sempre

Nella foto, Cleonice Menozzi la Partigiana Alice è quella seduta a sinistra, a destra invece è Eletta Bigi la Partigiana Sonia.

L’avevamo lasciata così, in quel lungo ed intenso abbraccio, dopo ben 63 anni, con la vecchia compagna di lotta, al pranzo dell’ANPI di Campegine lo scorso 25 aprile e con tristezza oggi dobbiamo salutarla per l’ultima volta. Clarice Menozzi, classe 1924, Alice aderì alla Resistenza già nei primi giorni di novembre del lontano 1944, partigiana del Comando Unico di Reggio Emilia. Alice era una partigiana a tutti gli effetti, anche se oggi era forse un po’ schiva nel definirsi tale e come lei lo sono state tantissime donne che, con semplici gesti di solidarietà, hanno sostenuto la lotta di Liberazione al pari di chi ha imbracciato un fucile, rischiando ugualmente la propria vita e quella dei famigliari. Un rischio da correre per la libertà e Alice quella responabilità seppe prenderla fino in fondo. Clarice Menozzi era nativa di Campegine, anche se ormai risiedeva da oltre mezzo secolo a Noceto di Parma e quell’ immenso abbraccio lungo 63 anni, gli anni trascorsi dall’ultima volta che incontrò l’amica e compagna Eletta Bigi, suggellato proprio nella terra di nascita e salutato dagli applausi dei presenti a quella giornata, è l’immagine che vogliamo imprimere per non dimenticare questa valorosa partigiana. Con Alice se ne va un altro pezzetto di una storia della nostra comunità, una storia esemplare, quella della Resistenza e nell’Italia di queste ore, è una storia che avrebbe ancora molto da insegnare, perché la lotta per la giustizia sociale, per la pace, per l’uguaglianza, resta in modo immutato una ragione che riempie una vita e per la quale continuare a impegnarsi.

Sergio Moscardini (Scabroso) 26/08/1919-03/02/2013

I compagni associati all’ANPI di Correggio vogliono ricordare il Partigiano Sergio Moscardini della 145a brigata Garibaldi (nome di battaglia: Scabroso), nato il 26/08/1919 e deceduto in data 03/02/2013. Si tratta di un personaggio che ha vissuto per il nostro paese con onestà e generosità, di cardttere buono e allegro. Lascia un vuoto nella società e tanto dolore ai suoi famigliari: la moglie Eles Franceschini, i figli Mara e Mirco, il fratello Giorgio e i nipoti. Noi dell’ANPI non dimenticheremo il tuo contributo nell’assidua lotta che abbiamo fatto insieme per far vivere la continuità della Resistenza e dei suoi valori di pace nella libertà e nella giustizia oltre al tuo valore nel lavoro svolto alle Reggiane e presso l’Ufficio di stato civile del Comune di Correggio. Credo che sarebbe auspicabile che le nuove generazioni prendano esempio da te e facciano avanzare la democrazia nel Paese. Un sicuro saluto dagli Associati. Ciao Sergio Il Presidente Onorario dell’Anpi di Correggio Avio Pinotti Athos

BRUNA LEONI 21/11/1922-27/02/2013

In ricordo della madre Bruna Leoni, Manuela Grossi sottoscrive a sostegno del Notiziario. “Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radici in altri” (L. Tolstoj) TU hai messo radici in noi.

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Addio a Giuseppe Battistessa Geppe 25/10/1925-10/03/2013

Il 10 marzo u.s. si è spento a Castelnovo Monti il nostro Geppe, Giuseppe Battistessa, partigiano e poi dirigente dell’ANPI oltre che apprezzato amministratore pubblico. Sindaco di Castelnovo (dove era nato il 25.10.1925) dal 1964 al 1976, ricoprì poi diversi altri incarichi. “Amico e compagno di una vita – ha detto di lui Giacomo Notari – dalla Resistenza alla Ricostruzione democratica agli anni durante i quali fummo entrambi impegnati nella gestione della cosa pubblica. Un impegno che è continuato per lui fino all’ultimo, con i periodici incontri per formulare insieme ipotesi di lavoro sul rilancio della nostra montagna oltre che per organizzare iniziative dell’ANPI, con particolare attenzione ai giovani e alle scuole”. Sul prossimo numero pubblicheremo un’ampia biografia di una Persona, come Geppe, la cui vita si intreccia con le vicende più drammatiche ma anche esaltanti del Novecento. A cominciare dalla esperienza vissuta da adolescente come operaio delle “Reggiane” e protagonista della manifestazione per la pace del 28 luglio ’43 stroncata nel sangue. Rinnoviamo le fraterne condoglianze dell’ANPI e della nostra redazione alla moglie Irene e alle figlie Rita e Mimma.

Cosetta Altare Serafina 02/06/1920-18/02/2013

memoria p. 17

Cosetta Altare, nata il 2 Giugno 1920 è deceduta il 18 Febbraio 2013, apparteneva alla 77a Bgt. SAP “Fratelli Manfredi”. Dopo l’8 Settembre partecipò attivamente e coraggiosamente alla lotta partigiana. Fu staffetta nelle zone di Castelnuovo Sotto, Poviglio, Boretto e dintorni. Organizzò i Gruppi di Difesa della Donna nella nostra provincia. Diede aiuto morale e materiale alle forze della Resistenza, lottando per la libertà e opponendosi alla cieca violenza dei nazifascisti. Fu arrestata nel febbraio del 1945 con la sorella Carmen e portata a Villa Lombardini, dove venne rinchiusa in una cantina piena di topi. Poi fu trasferita al carcere di San Tommaso, dove, nonostante le torture fisiche e psicologiche, non riuscirono a farla parlare. Dopo la liberazione svolse un ruolo attivo tra le organizzazioni femminili. La ricordano il figlio, la sorella Carmen e i nipoti. Il nipote Giancarlo Soffici

PARIDE CATELLANI 12/11/1925-01/03/2013

In ricordo di Paride Catellani, scomparso il 1° marzo scorso, i famigliari e Lidio Borciani offrono pro Notiziario.

GIUSEPPE FERRARI 23/05/1919-24/02/2013

E’ deceduto il 24 febbraio, il partigiano Giuseppe Ferrari, residente a Bagnolo in Piano, ma originario di Toano, dove era nato nel lontano 1919. Per vari anni aveva retto la carica di Presidente dell’ANPI di Bagnolo. Come molti montanari della zona Est dell’Appennino reggiano, si era arruolato con le formazioni partigiane del Modenese e aveva fatto parte della Brigata garibaldina “Bigi” dall’estate 1944.

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MAURA FERRARI

8° ANNIVERSARIO

Il 1° maggio ricorre l’8° anniversario della scomparsa di Maura Ferrari, figlia di Didimo Ferrari Eros commissario partigiano. Il marito Mario Peca, la sorella Anna con Attilio, i nipoti Riccardo e Valerio Braglia non dimenticheranno mai il suo altruismo, i valori di onestà, il suo sorriso e ottimismo, la speranza di un mondo migliore affinché gli obbiettivi di giustizia, di pace e di benessere… verso una meta dove splende perennemente il sole… rimangano come obiettivi per i suoi cari e per tutti.

JAMES MALAGUTI (SMITH) IDA DONELLI

ANNIVERSARI

15° ANNIVERSARIO

FIORINDA CANTONI ved. FERRARI

Il 10 aprile ricorreva il 15° anniversario della scomparsa di Fiorinda Cantoni ved di Didimo Ferrari Eros. Con tutto l’affetto che conservano nel cuore i nipoti Riccardo e Valerio Braglia, la figlia anna, il genero Attilio Braglia la ricordano. Grazie per averci insegnato i reali valori della vita.

EZZELINO TORREGGIANI

2° ANNIVERSARIO

Il 24 maggio ricorre il 2° anniversario della scomparsa del Partigiano Ezzelino Torreggiani, appartenente alla 76a brigata SAP “Angelo Zanti”. Lo ricordano con immutato affetto la moglie Adelma e la figlia Mirella che in sua memoria sottoscrivono pro Notiziario.

Ricorrono rispettivamente il 16° e il 6° anniversario della scomparsa dei coniugi James ANNIVERSARI Malaguti e Ida BRUNO MANZOTTI Donelli. Si conobBRUNA PECCHINI bero quando JaIn occasione mes, comandante del 10° annipartigiano, combatteva nella Bassa reggiana contro la versario della tirannide nazifascista e Ida era staffetta partigiana. Citscomparsa del tadini sempre guidati dai valori della solidarietà e della padre Bruno amicizia, si impegnarono anche nel dopoguerra per gli Manzotti, anideali della Resistenza e della Liberazione, non dimentitifascista, decando mai di essere genitori affettuosi. portato dopo Li ricordano con immutato affetto il figlio Claudio Mal’8 settembre laguti e i parenti tutti e, nell’anniversario della loro scomparsa, offrono per il Notiziario. 1943 in un campo di prigionia in Germania, e del 2° anniversario della madre Bruna Pecchini, staffetta partigiana, i 4° ANNIVERSARIO figli Marzia e Flavio con le loro famiglie li ricordano con AFRO CREMA tanto affetto e sottoscrivono pro Notiziario. Il 17 febbraio scorso ricorreva il 4° anniversario della perdita del caro Partigiano Afro Crema di Rio Saliceto, comandante di distaccamento della 37a BGT GAP, operante in pianura. Lo vogliono ricordare come uomo stimato e benvoluto da tutto il paese, per l’impegno sociale disinteressatamente profuso, per tutta la sua vita, a favore dei più deboli. La moglie Luciana Pallicelli e i figli Claudio e Luciano offrono a favore del Notiziario.

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ADORNO BACCARINI (SINGHER)

IN MEMORIA

Per onorare la memoria del marito Adorno Baccarini Singher, Partigiano della 77a BGT SAP, Franca Messori, a sua volta Partigiana della 77a, col nome di Marisa, e i figli offrono pro Notiziario.


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IN MEMORIA

SPARTO (DEMOS), ARMANDO (CAIO), COLORNO (D’ARTAGNAN), EMMA (KIRA) COCCONCELLI

In ricordo dei Partigiani, padre e zii, Sparto Demos, vice commissario, BGT. Garibaldi; Armando Caio, commissario distaccamento della 145a BGT. Garibaldi, caduto a Ligonchio il 21 aprile 1945; Colorno D’Artagnan, della 77a Bgt SAP, ed Emma Kira, della 77a BGT SAP, Armanda offre a sostegno del Notiziario.

ARISTIDE BRUGNOLI (BADERONE)

IN MEMORIA

A quasi 28 anni dalla scomparsa, avvenuta l’11 settembre 1985, del Partigiano Aristide Brugnoli Baderone, della 77a BGT SAP, la moglie Pierina Righi e ilfiglio Gianni lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro Notiziario.

ANDREA BIGI (VECCHIO)

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13° ANNIVERSARIO

Il 16 marzo ricorre il 13° anniversario della morte di Amus Fontanesi, eminente personaggio della provincia di Reggio Emilia, noto per la sua intensa attività politica e sociale. Dedicò il suo impegno nel campo amministrativo, sia nel settore della pubblica amministrazione sia nella cooperazione, operando con intelligenza in molti e delicati processi di ristrutturazione. Fu anche apprezzato ricercatore storico e autore di libri sul mondo della cooperazione. La sua memoria, oltre che nella famiglia, rimarrà sempre viva in tutti coloro che coltivano ideali di democrazia e di pace. Il figlio Massimo, per onorare la sua memoria, offre pro Notiziario. 8° ANNIVERSARIO

AUGUSTINA FERRARINI (TINA)

Il 25 aprile di 8 anni fa ci ha lasciato Augustina Ferrarini (Tina) della 76a BGT SAP. La figlia, il figlio, la nipote, il genero e la nuora ricordano che il suo primo valore fu la libertà. Per onorarne la memoria sottoscrivono pro Notiziario.

15° ANNIVERSARIO

II Partigiano nato il 25 aprile, poi storico fornaio a San Prospero Strinati quest’anno avrebbe compiuto 91 anni. Mio padre Andrea è nato a Pratofontana, frazione di Reggio Emilia, il 25 aprile 1922. Certamente la personalità sicura e decisa della madre Rosalinda, che da sempre aveva avversato il fascismo, dando anche il suo contributo nella lotta di Liberazione, ha trasmesso al figlio Andrea quei valori e quegli ideali di pace, di progresso e di libertà, che matureranno con l’adesione di mio padre alla Resistenza con il nome di battaglia Vecchio. Andrea diventerà prima tenente e poi comandante dei sapppisti nelle Ville di Pratofontana, Massenzatico, Gavassa, Mancasale e Sesso. Anche la moglie, mia madre Ilde, ha partecipato alla vita partigiana collaborando come staffetta. Il figlio Ivan, la nuora Luciana, la sorella Elena, le nipoti Silvia e Claudia, in occasione del 25 aprile, giorno in cui nacque lo stesso Bigi Andrea, li ricordano entrambi con sincero ed immutato affetto. Per tutti siete ancora qui con noi! 30

AMUS FONTANESI

WILLIAM CAPRATI (DANTE) ALBERTINA FERRARI (BINDA)

IN MEMORIA In occasione del 25 aprile, per ricordare il Partigiano Williamo Caprati Dante e la Partigiana Albertina Ferrari Binda, le figlie Vanna e Catia, assieme ai loro

famigliari, sottoscrivono a sostegno del Notiziario.

LEO MASSARI (BULIN)

IN MEMORIA

Adriana Catelli, con i figli Roberto, Cinza, e Sabrina, in memoria del Partigiano Leo Massari Bulin, esprimendo le più sentite condoglianze al figlio Marco, offre a sostegno del Notiziario.


ANGIOLINO MORSELLI (PIPPO) AVE MORSELLI FONTANESI

IN MEMORIA

ESTER BEDOGNI BRENNO GALLONI

Per onorare la memoria della madre Ester Bedogni e del fratello Brenno, Marisa Galloni offre pro Notiziario.

In memoria di Angiolino Morselli, medaglia d’argento al valor militare, caduto nella battaglia di Fosdondo (Correggio) il 15 aprile 1945, e della sorella Ave Morselli in Fontanesi, il marito Franco, i figli, la sorella Dina offrono pro Notiziario. 25° ANNIVERSARIO

GEMELLO ROSSINI (WALTER)

Ricorre in questi giorni il 25° anniversario della scomparsa di Gemello Rossini Walter antifascista perseguitato di Bagnolo in Piano. La famiglia nel ricordarlo sottoscrive per il Notiziario.

ELENA RICCO’ (NELLA)

12° ANNIVERSARIO

A 12 anni dalla morte del caro Francesco Neroni, la moglie Pompilia Ferrari, le figlie Gilda e Giuliana, i nipoti Andrea e Francesco lo ricordano con immutato affetto e, in sua memoria, offrono pro Notiziario.

ILDE PASTURINI GIUSEPPE FERRETTI

IN MEMORIA In memoria di Giuseppe Ferretti e di Ilde Pasturini, in occasione del 25 Aprile, li ricordano i consuoceri Clara e Umberto, la figlia Ileana e il nipote

Riccardo offrendo pro Notiziario.

8° ANNIVERSARIO

Il 4 aprile ricorreva l’8° anniversario della scomparsa di Elena Riccò Nella. Il figlio Marco, la nuora Marina e la carissima nipote Roberta la ricordano con immutato affetto e amore sottoscrivendo pro Notiziario.

BRUNA MAMMI in MENOZZI FRANCESCO NERONI

IN MEMORIA

IN MEMORIA

In ricordo di Bruna Mammi, il marito Bruno Menozzi e i figli Nerio e Marina sottoscrivono pro Notiziario.

MARIA SCHIATTI ATTILIO BAGNACANI

IN MEMORIA In memoria della mamma Maria Schiatti e del padre Attilio Bagnancani, i figli Albertina, Romeo e Remigio (Arto) sottoscrivono pro Notiziario.

ENNORE CAMPARI

1° ANNIVESARIO

L’8 marzo 2012 ci lasciava Ennore Campari. La moglie Lella e il figlio Ginetto lo ricordano nel 1° anniversario della sua scomparsa. aprile 2013

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ADORNO CURTI (FRANCO)

4 ° ANNIVERSARIO

Per ricordare con infinito affetto il Partigiano Adorno Curti Franco, del distaccamento “Piccinini”, la figlia Tiziana e il nipote Davide Azzali offrono pro Notiziario.

15° ANNIVERSARIO

ROMUALDO SBERVEGLIERI (ALDO)

Il 7 febbraio scorso ricorreva il 15° anniversario della scomparsa di Romualdo Sberveglieri, il Partigiano Vipera, della 144a BGT Garibaldi. Per onorare la sua memoria, la figlia Ciria, insieme alla famiglia, sottoscrive pro Notiziario.

EVIARDO BRUNAZZI

IN MEMORIA

In memoria di Eviardo Brunazzi, deceduto il 5 ottobre scorso, Luisa Brunazzi e Federica Ferrari, Elis Notari, Angela Brunazzi e Gianni Benassi, e Andrea Brunazzi sottoscrivono a sostegno del Notiziario.

LORIS CONFETTI (GIULIO) ENERMERE BEGGI

ANNIVERSARI Per ricordare i genitori Loris Confetti Giulio, Partigiano della 76a BGT SAP, ed Enermere Beggi, i figli Ileana e Mauro sottoscrivono pro Notiziario.

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SELVINO LANZONI

68° ANNIVERSARIO

Il 23 marzo ricorre il 67° anniversario del Partigiano Selvino Lanzoni della 77a Bgt. SAP ucciso dai tedeschi a Casoni di Luzzara. Sono passati tanti anni, ma le sorelle Delcisa e Franca con il marito Nino lo ricordano sempre con tanto affetto. Per mantenere vivo il suo ricordo sottoscrivono pro Notiziario. 19° ANNIVERSARIO

WALTER REVERBERI (FRESA)

Il 7 aprile ricorreva il 19° anniversario della scomparsa del Partigiano Walter Reverberi Fresa, ispettore di battaglione con il grado di sottotenente, appartenente alla 145a BGT Garibaldi. La moglie Laura Cavazzoni, nel ricordarlo con immutato affetto, sottoscrive pro Notiziario.

BRUNA MANZOTTI

IN MEMORIA

In ricordo della zia Bruna Manzotti, Marzia e Flavio Manzotti sottoscrivono pro Notiziario.

GIULIO GUIDOTTI (MARIA) SELENE GUIDOTTI

ANNIVERSARI Il 16 aprile ricorreva il 10° anniversario della scomparsa di Giulio Guidotti Maria, Partigiano nella Divisione Eplj Dalmazia (Juguslavia), mentre il 15 marzo era l’l 1° anniversa-

rio della morte di Selene Guidotti. Nel ricordarli con infinito affetto il figlio Gianni, la nuora Donatella e i nipoti Lisa e Marco sottoscrivono pro Notiziario.


VINCENZO BRANCHETTI (ARGO)

IN MEMORIA

MARINO BOCCONI (LAMPO)

Il 23 aprile ricorre il 68° anniversario della morte in combattimento contro i tedeschi, nei pressi della Lora di Campegine, del sergente partigiano Marino Bocconi Lampo. Lo ricordano con tanto affetto il fratello Denis e la nipote Marina sottoscrivendo pro Notiziario.

A ricordo del Partigiano Vincenzo Branchetti Argo, appartenente alla 145a BGT Garibaldi, scomparso il 21 luglio 2011, la moglie Lidia Franchi insieme alla famiglia, i nipoti Franco, Paola e Valter offrono pro Notiziario.

IN MEMORIA

BRUNO BERTOZZI

In memoria di Bruno Bertozzi, i fratelli Galaverni offrono pro Notiziario.

19° ANNIVERSARIO

DINO SASSI

Il 15 aprile ricorre il 19° anniversario della scomparsa del Combattente Dino Sassi. Lo ricordano con affetto la moglie Iris Sassi e figli con le loro famiglie. In suo onore offrono a sostegno del Notiziario.

IN MEMORIA

IVO GUIDETTI (FERMO)

IN MEMORIA

IDIMO LUSETTI (IVANO)

La famiglia Guidetti in memoria del Partigiano, della 26a BGT. Garibaldi, Ivo Guidetti Fermo, sottoscrive a sostegno del Notiziario.

PIERINO CARRETTA EZIO CARRETTA

68° ANNIVERSARIO

(LUPO)

In memoria del padre, Partigiano della 144a Bgt Garibaldi, Idimo Lusetti Ivano, di Roncocesi, la figlia Ermelinda offre a sostegno del Notiziario.

ANNIVERSARI 11° ANNIVERSARIO

In memoria del Partigiano di Correggio Pierino Carretta Lupo e del figlio Ezio la famiglia, nel ricordarli sempre con affetto e per

SERGIO FERRARINI (SPARTACO)

Gechi sono 11 lunghissimi anni che ci manchi. Nei nostri cuori e nei nostri pensieri sei sempre presente. Anna, Linda e Vittoria

tenere sempre viva la memoria a chi ha avuto il piacere di conoscerli, sottoscrive pro Notiziario.

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23° ANNIVERSARIO

ERO BENEDUSI

MARIO BAGNACANI

Il 3 maggio ricorre il 6° anniversario della scomparsa di Mario Bagnacani. Nell’occasione, la figlia Silvia lo ricorda con immutato affetto e sottoscrive pro Notiziario.

Nel 23° anniversario della scomparsa del compagno Ero Benadusi, la moglie Franca e la figlia Lorena lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro Notiziario.

I6° ANNIVERSARIO

FRINA BASTOLI

6° ANNIVERSARIO

ODDINO CATTINI (SBAFI)

Per ricordare Frina Bastoli, grande amica dell’ANPI, scomparsa il 16 gennaio 2007, il marito Telemaco Arleoni Lampo offre pro Notiziario.

8° ANNIVERSARIO

Il 14 maggio ricorre l’8° anniversario della scomparsa del Partigiano Oddino Cattini Sbafi. Lo ricordano con affetto insieme alla moglie Rosa Fermina Malagoli scomparsa due anni fa, il figlio Luciano, la nuora Anna, le nipoti e i pronipoti sottoscrivono pro Notiziario.

Luzzara: un’inutile polemica di Antonio Zambonelli

Il parroco di Luzzara, con il sostegno del Consiglio pastorale, ha organizzato una Via Crucis che ha fatto tappa in molte strade intitolate a Martiri partigiani. Una signora del posto ha contestato il fatto come risulta da un articolo su “Carlino Reggio” del 02.04.13. Sulla questione è intervenuto Antonio Zambonelli con il seguente comunicato cortesemente pubblicato, con qualche piccolo aggiustamento, su “Carlino Reggio” del 3 aprile. Questo è comunque il testo integrale.

Sono

rimasto colpito dalla posizione critica assunta da tale signora Paola Castagnoli in polemica con il parroco di Luzzara per avere inserito Nella Via Crucis i martiri partigiani. Sotto tale titolo, del tutto corrispondente (e che condivido) al carattere di quella Via Crucis, compaiono parole non altrettanto condivisibili. A cominciare dall’incipit dell’articolo di Paolo Patria dove si legge :”Il parroco don Piergiorgio Torreggiani ha intrecciato le tappe della Passione di Cristo alle vittime della Resistenza e ai partigiani comunisti (sic, NdR)”. Personalmente non saprei dire se i quindici partigiani luzzaresi caduti in combattimento o massacrati fossero tutti o in parte comunisti. E quandanche non vedrei lo scandalo. Forse né Paolo Patria né la signora Castagnoli 34

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hanno mai letto le parole del teologo Dietrich Bonhoeffer sui “cristiani inconsapevoli”, comunisti suoi compagni di sofferenza nel carcere nazista di Tegel. Non so, per esempio, se Luigi Freddi e Selvino Lanzoni, uccisi e impiccati ad un lampione a Casoni di Luzzara quando avevano 19 anni, il 23 marzo 1945, fossero comunisti. Ho però ascoltato con commozione le parole di don Attilio Sarzi Sartori quando ha parlato, il 23 marzo u.s., di quei due ragazzi come di “martiri” spiegando anche il senso etimologico (dal greco) di tale parola, cioè “testimoni della propria fede fino all’effusione del sangue”. Nel caso specifico fede nella libertà. Parlando poi, anche in ragione della Pasqua prossima, di Uno che come loro due fu appeso.

Forse la signora Castagnoli non ha ascoltato il suono dei violini di Luigi Freddi e di Ròvali, che insieme hanno suonato sotto il lampione dei due appesi a Codisotto, sicché non ha sentito “vibrare il cuore come per il pianto di una madre”, come ha invece sentito don Attilio. Ma poi, perché si vuol scrivere di “inèdito legame tra la fede in Cristo e resistenza rossa”? Qualche lettura in più farebbe capire a chi ha così scritto che la Resistenza ebbe molti colori e che ne furono protagonisti anche tanti cattolici, a cominciare da don Pasquino Borghi per finire con Giuseppe Dossetti Sr. (a.z.)


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i sostenitori euro - ANNA FERRARI – in ricordo della sorella Maura e della madre Fiora .............................................................. 100,00 - CLAUDIO MALAGUTI – in memoria dei genitori James e Ida .... 150,00 - SIMONA COCCHI GILIOLI – in memoria del marito Ulisse Gilioli “Orazio” ......................................................... 100,00 - MAURO POLETTI – in memoria di Bruno Manzotti e Bruna Pecchini .................................................................. 50,00 - MARZIA e FLAVIO MANZOTTI – in ricordo della zia Bruna Manzotti .................................................................. 50,00 - SALVATORE RUSSO – sostegno ..................................... 20,00 - ADRIANA CATELLI e i figli ROBERTO, CINZIA e SABRINA in memoria di Leo Massari ................................................ 50,00 - ILEANA FERRETTI – in ricordo dei genitori Giuseppe e Ilde Pasturino .................................................................... 50,00 - IOSE’ FAUSTO TALMONTI – sostegno ............................. 25,00 - FAM. MARZIANO BIZZOCCOLI – in memoria di Leo Massari ....................................................................... 20,00 - GIANNI FERRETTI – per conto dei PARENTI di Leo Massari ...................................................................... 140,00 - SEZIONE ANPI “PISTELLI” – sostegno ............................ 200,00 - LORETTA GIARONI – sostegno ....................................... 50,00 - FRANCA e DELCISA LANZONI – in ricordo del fratello Selvino .................................................................. 50,00 - GIUSEPPINA NEGRI – sostegno ..................................... 10,00 - BRUNA BALDO – sostegno .............................................. 30,00 - PIERINA RIGHI e GIANNI – in memoria del partigiano Aristide Brugnoli ............................................................... 50,00 - ANDREA BENASSI, Castelnovo Sotto – sostegno ........... 200,00 - ELIS NOTARI, ANGELA BRUNAZZI, GIANNI BENASSI in ricordo di Eviardo ................................... .............................100,00 - LUISA BRUNAZZI, FEDERICA FERRARI – sostegno ...... 50,00 - MIRELLA TORREGGIANI – in ricordo di Erzellino Torreggiani .......................................................... 50,00 - NEALDA, ALICE, DELEDDA DONELLI – in memoria di Lauro Scolari ..................................................................... 40,00 - ALBERTINA, ARTO, ROMEO – in ricordo dei genitori Attilio e Maria Schiatti ........................................................ 60,00 - ALBERTINA BAGNACANI – in memoria di Bruno Fani .... 10,00 - FAM ROSSINI e CAPRATI – in ricordo di Gemello “Valter” William e Ferrari Albertina ...................... 150,00 - SEZIONE ANPI, Guastalla – sostegno ............................. 50,00 - TIZIANA CURTI – in ricordo del padre Adorno “Franco” ... 30,00 - BRUNO MENOZZI e FAM. – in memoria della moglie Bruna Mammi .................................................................... 50,00 - ELETTA BERTANI – sostegno .......................................... 50,00 - ELENA CORRADINI – in ricordo dei genitori Nando e Rosa ex partigiani ............................................... 20,00 - ALMA MORSIANI – in memoria del marito Mario Borselli .. 50,00 - MANUELA GROSSI – in ricordo della madre Bruna Leoni . 30,00 - MARISA GALLONI – in memoria di Ester Bedogni e Brenno Galloni ................................................................ 20,00 - MARCO FERRATI – in ricordo della madre Elena Riccò “Nella” ............................................................ 20,00 - ILEANA CONFETTI – in memoria di Loris Confetti ed Enermere Beggi ...........................................................150,00 - LAURA CAVAZZONI – in ricordo di Valter Riverberi “Fresa” ..100,00 - ULDERICO FERRARI – sostegno .................................... 30,00 - GIANNI GUIDOTTI – in memoria dei Genitori .................. 100,00

euro - CIRIA SBERVEGLIERI – in memoria del padre Romualdo. 50,00 - EGIDIO FONTANESI – in ricordo dei bisnonni Cèchi, Mario e Vitto ........................................................... 20,00 - FRANCA CUCCHI – in memoria del marito Ero Benadusi .. 50,00 - MASSIMO FONTANESI – in ricordo del padre Amus ....... 50,00 - VALTER MONTECCHI – in memoria di Vincenzo Branchetti .......................................................... 60,00 - DENIS BOCCONI e MARIA – in ricordo di Marino Bocconi .. 30,00 - GIORGIO CAMPANINI – sostegno ................................... 20,00 - CARLA MAZZIERI – sostegno ......................................... 15,00 - LEA FRANCIA – sostegno ............................................... 30,00 - ANNAMARIA VILLA, AMOS CONTI – sostegno .............. 100,00 - ANNA SIMONAZZI – in memoria di Leo Massari “Bulin” .. 25,00 - SILVIA BAGNACANI – in ricordo del padre Mario ............ 100,00 - IRIS NOTARI – in ricordo del marito Dino Sassi ............... 25,00 - GIAN PAOLO ARTIOLI – in memoria della madre Tina Ferrarini .................................................................... 150,00 - GERMANO RIGHI – sostegno ......................................... 30,00 - GIOVANNI ROSSINI – sostegno ...................................... 50,00 - ERMELINDA LUSETTI – in ricordo del padre Idimo Lucenti “Ivano” ......................................................... 50,00 - FAM.GUIDETTI – in memoria di Ivo Guidetti “Fermo” ...... 200,00 - ARMANDA COCCONCELLI- in onore del padre e degli zii .. 200,00 - F.LLI GALAVERNI – per ricordare il cugino Bruno Bertozzi .................................................................... 60,00 - POMPILIA FERRARI – in memoria del marito Neroni Francesco .............................................................. 50,00 - BRUNA AGUZZOLI – sostegno ........................................ 25,00 - REDENTO BERNI – sostegno .......................................... 25,00 - LILIA LANETTI – sostegno ............................................... 20,00 - GIANNA DIACCI – in memoria di Pierino e Ezio Carretta ...... 50,00 - ELES FRANCESCHINI – in ricordo del marito Sergio Moscardini ............................................................. 100,00 - FAM. VALTER, ENRICO CATELLANI E LIDIO BORCIANI per Paride Castellani ........................................................ 100,00 - IVAN BIGI e FAMIGLIA – in memoria dei genitori Andrea ed Ilde ............................................................................... 40,00 - FRANCO FONTANESI e F.LLI – in ricordo di Angiolino e Ave Morselli ...................................................................... 100,00 - BRUNO MENOZZI – sostegno ......................................... 70,00 - EDDA ROMEI, Castelnovo Monti – sostegno ................... 30,00 - VIVALDO COSTETTI – sostegno ..................................... 10,00 - UGO GUIDETTI – sostegno ............................................. 20,00 - ADRIANO RIVOLVECCHI – sostegno .............................. 20,00 - TELEMACO ARLEONI – in memoria della moglie Frina Bastoli ...................................................................... 150,00 - LUCIANO CATTINI – in ricordo dei genitori ...................... 60,00 - FRANCA MESSORI, S.Martino in Rio – per ricordare Adorno Baccarini “Singher” .............................................. 50,00 - SEZ.di S.MARTINO IN RIO – in memoria di Ennore Campari ................................................................ 30,00 - ANNA FIORANI, LINDA e VITTORIA in ricordo di Sergio Ferrarini “Spartaco” ................................................ 100,00 - RENZO prof. BARAZZONI in memoria dell’amico Ulisse Gilioli ...................................................................... 30,00

aprile 2013

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