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SHOWROOM & PR Via Visconti di Modrone, 6 - MILANO www.it-elite.it


n.02

2019/03.04 READ ON

glamouraffair.vision RIVISTA BIMESTRALE DI FOTOGRAFIA, ARTE E DESIGN BIMONTHLY REVIEW OF PHOTOGRAPHY, ART AND DESIGN

Registrazione al Tribunale di Milano n° 27 del 14/02/2019 Registration at the Law Court of Milan n° 27 of 14/02/2019

Cover Credits © ANDREA PIZZAL

Editorial Staff Direttore responsabile | Editor in Chief ALESSIO GILARDI Direttore artistico | Art Director FLAVIO TORRE - satisfystudio photo Direttore digitale | Digital Director STEFANO GILARDI

Contact WEBSITE | www.glamouraffair.vision E-MAIL | info@glamouraffair.vision FACEBOOK | www.facebook.com/glamouraffairpage INSTAGRAM | www.instagram.com/glamouraffair

Publisher QUADRIFOLIUM GROUP Srl P.zza XX Settembre, 40 23900 Lecco - Italy www.quadrifoliumgroup.com info@quadrifoliumgroup.com © 2019 - All rights reserved

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ANDREA PIZZAL Portfolio PECA’S ART Fine art HUB ONDA ROSSA Museum JUSTIN COOK Street fashion CLODI Fine art CHIODI LATINI Vegetarian food MISS SORRY Alternative images FEDERICA FABBIAN Illustrator UGO RICCIARDI Light project RICCARDO DE MARCHI Artist BENJAMIN BERNHEIM Opera singer HOFMANN HOUSE Architecture OLGA-MARIA VEIDE Model SWALLOW - F. CITTERIO Forniture design DAGMAR JIHLAVCOVÁ Graphic Designer #GADDICTED The Instagram selection


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model: MONICA STRIULI - make up & hair: DANIEL VATRI

portfolio

Andrea Pizzal, fotografo di settore glamour e nude art, è un versatile professionista che piega il concetto fotografico a servizio della femminilità, verso i più disparati ambiti e progetti. Le meravigliose modelle di Pizzal presentano sempre la caratteristica di assecondare e reinterpretare, a seconda delle necessità, il suo dominio del mezzo tecnico, specialmente in lavori in studio. Per le ambientazioni in esterni, la modella è lasciata ad una maggiore libertà espressiva, integrandosi perfettamente con l’ambiente e lo spazio. Le curatissime foto di Pizzal esistono solo nel meticoloso modo in cui vengono mostrate, che si sostanzino in un bianco/nero sempre brillantissimo con gamme di una profondità notevole, o che si presentino in una veste di colore a forte contrasto. La donna che rappresenta il “Pizzal pensiero” è una donna di forte personalità, sempre protagonista del luogo, dell’atmosfera seduttiva, della situazione creata o della sensualità mostrata. Pizzal, nel suo genere fotografico, è un sensibile ed indiscusso artista. Andrea Feliziani

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Andrea Feliziani

ANDREA PIZZA

Andrea Pizzal, a glamour and nude art photographer, is a versatile professional who folds the photographic concept at the service of femininity, with a view to the most diverse spheres and projects. The wonderful models of Pizzal always have the characteristic of supporting and reinterpreting, as needed, its domination of the technique, especially in studio work. For outdoor settings, the model is left more to a greater freedom of expression, integrating perfectly with the environment and space. The well-kept photos of Pizzal exist only in the meticulous way in which they are shown, which are essential in a very bright black & white with ranges of considerable depth, or that present themselves in a garment of strong contrasting color. The woman who represents the “Pizzalmind� is a woman with a strong personality, always the protagonist of the place, of the seductive atmosphere, of the created situation or of the sensuality shown. Pizzal, in his photographic genre, is a sensitive and undisputed artist.

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7 model: MARTINA MENEGHINI - make up: MARTINA MENEGHINI MAKE UP


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model: MARTINA MASOLINO - make up & hair: SARA PARASOLE

model: PAOLA ALPAGO


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model: CHIARA SILVESTRI - make up & hair: VALENTINA PETRIS


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model: CarolaMente


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model: CarolaMente


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model: ANNA ROSE PICCINI - make up & hair: FEDERICA MARINO


WEBSITE | www.andreapizzal.it FACEBOOK | andrea.pizzal.photography INSTAGRAM | andrea_pizzal

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model: PAOLA ALPAGO


ASTRAL PINK

fine art

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PECA’S ART


SATURNALIA, 2016 - Oil on canvas

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Artista nata in Argentina e con sede a Barcellona, è ​​ pittrice, illustratrice e stop motion movie maker. Si è laureata con licenza in Arti visive presso l’Università di Belle Arti di La Plata, Buenos Aires, Argentina “L’arte di Peca ci trasporta in un cosmo popolato da esseri mistici, che agiscono come guide e mentori attraverso il suo enigmatico terreno esistenziale. I pacifici residenti antropomorfi nell’universo di Peca portano grande saggezza e ci trasmettono la loro conoscenza nel momento in cui siamo disposti a guardare abbastanza attentamente. Peca stessa, è una maestra nel condividere la conoscenza e l’esperienza della propria vita. Trasforma abilmente le immagini che le appaiono attraverso i suoi sogni e le sue meditazioni, trasformandole in narrazioni visive meravigliosamente coinvolgenti, piene della lingua nativa dei simboli universali del mondo dei sogni. Ciò che ci è rimasto da fare, è aprire le nostre menti e i nostri cuori alla meraviglia magica di tutto ciò.“ Tim Mclean, W0WxW0W “Le sue creazioni sono la porta di un universo onirico e misterioso, che hai già visitato prima, forse nei sogni o nei viaggi astrali. Con numerose individuali e collettive alle spalle, dopo aver lavorato per importanti pubblicazioni come Rolling Stone e con la fiducia che deriva dal credere di portare l’arte di un’altra vita, Peca ci invita in un mondo magico in cui la fantasia si riposa sui campi di fragole. Benvenuti nella versione spirituale di Wonderland.” Lamono magazine SOLAR MIND, 2017 - Oil on canvas Artist born in Argentina and based in Barcelona, she is painter, illustrator and stop motion movie maker. She was graduated with a Licensed degree in Visual Arts at the University of Fine Arts of La Plata, Buenos Aires, Argentina “Peca’s art transports us to a cosmos inhabited by mystical beings who act as our guides and mentors through it’s enigmatic existential terrain. The peaceful anthropomorphic residents of Peca’s universe carry great wisdom and impart their knowledge, when we are willing to look hard enough. Peca herself, is a master at sharing her own life’s knowledge and experience. She skillfully translates the images which appear to her through her dreams and meditations, and turns them into wonderfully engaging visual narratives filled with her dream world’s native language of universal symbols. All that is left, is for us to open our minds and hearts to the magical wonder of it all.” Tim Mclean, W0WxW0W “Her creations are a door to a dreamy, and mystery universe, that you have visited before, perhaps in dreams, or astral travel. With several solo and group behind her, having worked for major publications such as Rolling Stone and with the confidence that comes from believing that bring the art of another life, Peca invites us to a magical world where fantasy repose on fields strawberries. Welcome to the spiritual version of Wonderland.” Lamono magazine NOCTURNAL CHICHIJAL, 2017 - Oil on woodenboard

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BUCOLIC, 2017 - Oil on canvas


dorothycircusgallery.com

www.artbypeca.com 21


ROYALTY, 2015 - Acrylic on woodenboard

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GRAVITY IS IN THEAPPLE MIND, 2016 - Oil on woodenboard

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UNIVERSAL MOTHER, 2016 - Oil on canvas

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THIKING FLOWER, 2017 - Oil on canvas

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museum

Caronno Pertusella - Varese

HUB ONDA ROSSA 26


<< Questo piccolo museo è dedicato al lavoro e all’Ing. Carlo Chiti, che di quel lavoro è stato non soltanto la bandiera ma anche il cuore pulsante, cuore di un lavoro italiano che ancora non appartiene al passato, ma è soltanto sopito in attesa di risvegliarsi. A questo è dedicato il museo al lavoro con cui è stata inventata “l’arte di creare arte”. Al lavoro fatto di fatica, sudore delusioni e mal di testa. Al lavoro fatto di soddisfazioni, a volte condivise. Amico visitatore, tu che stai entrando vedrai capolavori italiani che non hanno eguali al mondo. Ti raccomando, però: ammirali in silenzio, con umiltà e stupore, senza dimenticare mai che il metallo, il legno, il vetro e tutti gli altri materiali usati non sono stati modellati dal caso, ma dalla forza e dall’intelligenza di persone che hanno creduto fin in fondo in quello che stavano facendo, persone che, come Carlo Chiti, sono entrate nella leggenda attraversando la storia. >>

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INTERVISTA ALL’AVVOCATO PIERANTONIO GIUSSANI G.A. L’Hub Onda Rossa è un centro di eccellenza italiana. Com’è nato questo progetto e quali sono i sui obiettivi principali? P.G. Il progetto è nato da un’idea che covavo dentro di me da diverso tempo. Mi sono accorto che, con il passare degli anni, era diventato importante ringraziare questa zona e l’Italia per quello che mi hanno dato, creando un luogo dove non si focalizzi l’attenzione soltanto sul prodotto italiano, ma anche sui valori degli uomini che lo hanno realizzato. Mi riferisco al lavoro, prima di tutto, alla famiglia, alla solidarietà, alla comprensione. Serviva un posto in cui questi valori, che hanno fatto la storia d’Italia e che dovrebbero ancora farla, trovassero rifugio. Il lavoro oggi viene considerato da molti come la pausa noiosa fra due momenti di divertimento, ma è invece il modo vero che una persona ha di realizzare se stesso all’interno del mondo in cui vive. Non importa quale lavoro sia, ma che si sia consci di cosa si stia facendo in quel momento. Lì fai una cosa che è incredibile, cioè tu crei! Il creare ti fa essere un po’ vicino a Dio perché crea Lui e crei tu. La cappella Sistina, dove ci sono le due dita che si avvicinano, richiama forse proprio quel concetto. Anche la famiglia, che è un’istituzione fondamentale ed incredibile, oggi è bistrattata a causa dell’egoismo. La famiglia è quella cosa per la quale una ragazza diventa donna e un ragazzo diventa uomo nel momento in cui lo scopo della loro vita è quello di rendere felice la persona che hanno accanto. Tutto questo porta poi a una serie di responsabilità e ad un cambiamento del modo di essere che è importante e fondamentale. Così la solidarietà e la comprensione hanno trovato in questo centro un’attuazione concreta con la realizzazione della Fondazione Felpi, rivolta ai piccoli imprenditori che affrontano problemi a volte più grandi di loro. Anche se non se ne parla più molto, capita ancora che imprenditori onesti e seri si tolgano la vita schiacciati dalla solitudine. G.A. The Onda Rossa Hub is an Italian center of excellence. How did this project come about and what are its main objectives? P.G. The project was born from an idea that I had been harboring inside me for some time. I realized that, over the years, it had become important to thank this area and Italy for what they gave me, creating a place where attention is not focused only on the Italian product, but also on the values of the men who did it. I refer to work, first of all, to family, to solidarity, to sympathy. A place was needed, where these values, which made the history of Italy and which should still do it, found refuge. Work today is considered by many to be the boring pause between two moments of fun, but it is instead the true way that a person has to realize himself within the world in which he lives. It doesn’t matter what job it is, but that you are aware of what you are doing at that time. There, you do something that is incredible, that is, you create! Creating makes you be a little close to God because He creates and you create. The Sistine Chapel, where there are two fingers approaching, perhaps recalls that very concept. Even the family, which is a fundamental and incredible institution, is today mistreated due to selfishness. The family is the thing for which a girl becomes a woman and a boy becomes a man when the purpose of their life is to make the person next to them happy. All this then leads to a series of responsibilities and a change in the way of being that is important and fundamental. Thus solidarity and understanding have found concrete implementation in this center with the creation of the Felpi Foundation, aimed at small entrepreneurs who face problems that are sometimes bigger than them. Even if we don’t talk about it much anymore, it still happens that honest and serious entrepreneurs take their lives crushed by loneliness. G.A. Essendo lei un avvocato venuto a contatto con tante realtà sociali, cosa l’ha spinta a credere nella fondazione? P.G. Non so rispondere bene a questa domanda. Le dico che l’ho avvertita come esigenza. C’è stato anche un momento nella mia vita, che ancora non è passato, in cui ho incontrato grandi difficoltà, perché l’investimento del Museo è stato importante

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ed autofinanziato. Ho capito cosa voleva dire la solitudine, cosa voleva dire prendere delle decisioni che coinvolgono persone che ti stanno vicine, ed ho proprio avvertito l’esigenza di avere qualcuno con cui confrontarmi. Ho pensato che se ci fossero stati un’istituzione e dei professionisti amici con cui parlarne, sarebbe stata un’esperienza meravigliosa. È un aiuto vero che potevo dare alla gente. G.A. Being a lawyer who came into contact with so many social realities, what led you to believe in the foundation? P.G. I cannot answer this question well. I felt it as a requirement. There was also a moment in my life, which has not yet passed, in which I encountered great difficulties, because the Museum’s investment was important and self-financed. I understood what solitude meant, what it meant to make decisions that involve people who are close to you, and I really felt the need to have someone to confront. I thought that if there had been an institution and professional friends to talk to about it, it would have been a wonderful experience. It is a real help that I could give to people. G.A. È quindi un’esigenza che parte anche da una sua esperienza personale? P.G. Certo, è così. Perché se un’esperienza la vivi ed in prima persona avverti quali sono le esigenze di quei momenti, diventa ancora più facile trasmettere agli altri tutto questo. Ho avuto la fortuna di trovare dei bravi professionisti della zona e di Milano che hanno creduto anche loro in questa iniziativa. Adesso abbiamo un grandissimo problema nella comunicazione del messaggio della fondazione, perché è operativa ma dobbiamo far sapere alla gente che esiste. Non è semplice, anzi, per me è complicatissimo e vedremo pian piano come riuscire a realizzare tutto ciò. G.A. Is it therefore a requirement that also starts from your personal experience? P.G. Of course, it is so. Because if you experience it and feel firsthand what the needs of those moments are, it becomes even easier to pass this on to others. I was lucky enough to find good professionals from the area and from Milan who also believed in this initiative. Now we have a huge problem in communicating the message of the foundation, because it is operational but we need to let people know that it exists. It is not easy, on the contrary, for me it is very complicated and we will see gradually how to achieve this. G.A. Come mai ha scelto Caronno Pertusella per lo sviluppo di questa realtà anziché poli di maggiore attrazione come ad esempio Milano? P.G. Perché quando ero un bambino di 8 anni mio papà, che era un costruttore edile, venne per lavoro a Caronno Pertusella. Qui si è svolta la mia vita professionale e sociale, ho trovato mia moglie e qui ho delle persone che mi sono care. Mi sembrava bello il fatto di restare a Caronno Pertusella per realizzare l’Hub Onda Rossa. Poi consideriamo che, prima che arrivasse la Ferrari a Maranello, Maranello non era nulla. Magari la presenza del Museo portrà rivalutare il nome Pertusella! G.A. Why did you choose Caronno Pertusella for the development of this reality rather than poles of greater attraction such as Milan? P.G. Because when I was an 8-year-old boy my dad, who was a builder, came to work at Caronno Pertusella. Here my professional and social life took place, I found my wife and here I have people that I love. It seemed nice to stay in Caronno Pertusella to build the Onda Rossa Hub. Then we consider that, before Ferrari arrived in Maranello, Maranello was nothing. Perhaps the presence of the Museum will bring about the re-evaluation of the name Pertusella! G.A. La punta di diamante o la sua auto preferita all’interno del museo? Può raccontarci un aneddoto legato a questa macchina? P.G. Il Duetto Alfa Romeo è, secondo me, se non la più bella macchina del mondo, una cosa che va dritta al cuore, perché è un disegno pulito, lineare. È una macchina che ha 50 anni,

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forse di più e non invecchia mai! Tutte le volte che la vedo provo molta emozione. È una macchina che mi era sempre piaciuta. Ricordo che una sera, ascoltando il telegiornale, sentii la notizia che a partire dal giorno dopo avrebbero sospeso in Alfa Romeo la produzione del Duetto. Non avevo il Duetto e non avevo mai neanche pensato di comprarlo, però sentire che ne avrebbero sospeso la produzione, è una cosa che mi ha sconvolto. Il giorno dopo sono andato in concessionaria e ho comprato il Duetto 1600! Poi gli altri sono arrivati dopo, ma il primo è stato preso per questa ragione. G.A. The spearhead or your favorite car in the museum? Can you tell us an anecdote related to this machine? P.G. The Alfa Romeo Duetto is, in my opinion, if not the most beautiful car in the world, something that goes straight to the heart, because it is a clean, linear design. It is a machine that is 50 years old, maybe more and it never get sold! Whenever I see it I feel a lot of emotion. It’s a machine I always liked. I remember one evening, listening to the news, I heard the news that starting from the next day they would suspend the production of the Duetto in Alfa Romeo. I didn’t have the Duetto and I never even thought of buying it, but feeling that they would suspend production, is something that upset me. The nextday I went to the dealership and bought the Duetto 1600! Then the others arrived later, but the first was taken for this reason. G.A. Ci ha mostrato che il museo è diviso in quattro sale. Come nasce questa suddivisione e cosa vuole trasmettere ai visitatori durante il percorso? P.G. La suddivisione nasce dal fatto che ho voluto mantenere l’originaria impostazione del calzificio che c’era qui (Calza Hélène ndr). Il messaggio che voglio trasmettere, che è la ragione vera per cui è stato realizzato, è quel messaggio educativo improntato su quei valori che ho detto prima. Il museo non fa tanta pubblicità ed ha soltanto un sito internet. Ma tutti coloro che vengono a visitare il museo privatamente, che siano scolaresche, gruppi di persone, famiglie o ragazzi, non pagano nulla! L’ingresso è gratuito ed hanno me come guida e come persona che trasmette questo messaggio, soprattutto ai ragazzi. Il museo può avere anche altri utilizzi e, ad esempio, diventare il luogo in cui un’azienda può presentare un suo prodotto. G.A. You showed us that the museum is divided into four rooms. How does this subdivision come about and what does it want to convey to visitors during the journey? P.G. The subdivision arises from the fact that I wanted to maintain the original setting of the hosiery that was here (Calza Hélène). The message I want to convey, which is the real reason for which it was created, is that educational message based on those values that I have said before. The museum does not advertise so much and has only one website. But all those who come to visit the museum privately, whether they are school groups, groups of people, families or children, pay nothing! Admission is free and they have me as a guide and as a person who transmits this message, especially to boys. The museum can also have other uses and, for example, become the place where a company can present its own product. G.A. I valori su cui pone attenzione sono famiglia, lavoro, solidarietà, italianità. Come applica questi principi nella sua vita privata e nei sui progetti? P.G. Devo dire da questo punto di vista sono stato davvero fortunato, sposando una ragazza con cui festeggerò quest’anno quaranta anni di matrimonio. Tutte le volte che la vedo mi dà, oggi, la stessa emozione che mi dava la prima volta. Non è difficile in questo caso credere nella famiglia, perché ho avuto una donna meravigliosa ed ho avuto dei figli molto bravi. Una ragazza, Elena, è avvocato e lavorava con me. Luigi, che ha 38 anni, è nato con la Sindrome di Down. In quel momento ho pensato che mi stesse crollando il mondo addosso, perché non ero pronto ad una cosa di questo genere. Invece pian piano, grazie anche a lui, ho capito che ero molto

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www.museondarossa.it


stupido. Oggi ha un ruolo fondamentale all’interno della famiglia, perché quello che lui ci dà è una cosa difficilissima da trovare: ti dà affetto mediato da nulla. Un suo “ti voglio bene” è una frase che non si è abituati a sentire, una cosa che ti stordisce. Io credo nel lavoro come cosa importante perché mi realizza. Oggi faccio sempre meno il lavoro di avvocato perché lo fa mia figlia, curando più il discorso del museo e gli interessi immobiliari della mia famiglia. Poi gli altri valori, come la solidarietà, sono un’esigenza che è venuta nel tempo. Mi piacerebbe riuscire a trasmettere ancora di più quel discorso dell’italianità, perché io sono convinto che i primi a non sapere bene cosa voglia dire essere italiani sono proprio gli italiani. Dobbiamo trovarla, perché altri la trovano e noi, che davvero insegnamo come si vive sotto ogni profilo, ci sentiamo sostanzialmente dei provinciali. Secondo me dovrebbe essere il contrario! Stiamo buttando via tutto per non so cosa e mi dà molto fastidio. G.A. The values you pay attention to are family, work, solidarity, Italianness. How do you apply these principles in your private life and in your projects? P.G. I must say from this point of view I was really lucky, marrying a girl with whom I will celebrate this year forty years of marriage. Every time I see her she gives me, today, the same emotion that she gave me the first time. It is not difficult in this case to believe in the family, because I had a wonderful woman and I had very good children. A girl, Elena, is a lawyer and worked with me. Luigi, who is 38 yearsold, was born with Down Syndrome. At that moment I thought that the world was collapsing on me, because I wasn’t ready for something like this. Instead, slowly, thanks also to him, I realized that I was very stupid. Today it has a fundamental role within the family, because what he gives us is a very difficult thing to find: it gives you affection mediated by nothing. A “I love you” is a phrase that you are not used to hearing, something that stuns you. I believe in work as an important thing because it realizes me. Today I work less and less as a lawyer because my daughter does it, taking care of the museum’s discourse and my family’s real estate interests. Then the other values, such as solidarity, are a need that has come over time. I would like to be able to convey even more that Italian discourse, because I am convinced that the first to not really know what it means to be Italian are the Italians. We must find it, because others findit and we, who really teach as we live in every respect, feel essentially provincial. I think it should be the other way around! We are throwing everything away for no reason and it pisses me off. G.A. Cosa può anticiparci riguardo al prossimo evento che avrà luogo in primavera? P.G. È un evento che sto organizzando come presidente di scuderia Ferrari Club di Saronno e richiamerà dalle 60 alle 70 Ferrari da tutta Europa, anche modelli particolari. Le Ferrari sfileranno in tre comuni: Caronno Pertusella, Saronno e Ceriano Laghetto. Il discorso è sempre quello: queste vetture richiamano i nostri valori! L’evento avrà inoltre dei momenti importanti, ad esempio i piloti faranno il giro delle chiese di Saronno (come il Santuario e la Chiesa di S. Francesco). È un modo per fermarsi, nella nostra vita frenetica, a riflettere un attimo su noi stessi. G.A. What can you tell us about the next event in Spring? P.G. It is an event that I am organizing as the president of the Ferrari Club of Saronno and will call from 60 to 70 Ferraris from all over Europe, even particular models. The Ferraris will parade in three municipalities: Caronno Pertusella, Saronno and Ceriano Laghetto. That is always the case: these cars recall our values! The event will also have important moments, for example the pilots will tour the churches of Saronno (such as the Sanctuary and the Church of St. Francis). It is a way to stop, in our hectic life, to reflect for a moment on ourselves.

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street fashion Mi chiamo Justin Cook e sono un fotografo di lifestyle, editoriali e ritrattista con sede a Los Angeles, in California. Essendo cresciuto nella campagna boschiva di Central New York, l’avventura mi è stata instillata in tenera età. Se avessi saputo di partire per un viaggio, mi sarei assicurato di portare con me numerose fotocamere usa e getta per catturare momenti lungo la strada. Ancora oggi, la cosa che preferisco fare è viaggiare per il mondo, fotografando le persone e le esperienze che condividiamo. La fotografia è la mia passione e mi sento fortunato nel dedicarmi come professione a qualcosa che amo. Mi rallegro della sfida di raccontare una storia esclusivamente attraverso immagini fisse e ho una grande gioia nel dare al messaggio di una marca la giusta e corretta rappresentazione visiva che merita. Una fotografia può essere interpretata in innumerevoli modi, ma l’unica cosa che conta è se ti fa sentire qualcosa.

My name is Justin Cook and I’m a lifestyle, editorial and portrait photographer based in Los Angeles, CA. Having grown up in the woodsy countryside of Central New York, adventure was instilled in me at an early age. If I knew I was going on a road trip, I would make sure to take multiple disposable cameras with me to capture moments along the way. Still today, my favorite thing to do is to travel the world taking pictures of people and the experiences we share. Photography is my passion and I feel so lucky that I get to pursue something that I love as a profession. I revel in the challenge of telling a story solely through still imagery and I find great joy in giving a brand’s message the proper and honest visual representation that it deserves. A photograph may be interpreted in countless ways but the only thing that matters is if it makes you feel something.

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WEBSITE | www.justincookcamera.com FACEBOOK | cookcamera INSTAGRAM | cookcamera

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Moth, 2009 - Mixed technique

CLODI


fine art

Tyutyunnikova Olesya, pseudonimo artistico “Clodi”, nata il 31 marzo 1980 in Russia nella provincia di Kursk. Lì ha ricevuto un’educazione artistica, diplomandosi con lode nalla facoltà con specializzazione in Interior Design. Poi si è trasferita a Mosca, dove è riuscita a cimentarsi in varie professioni creative. Al momento, è il capo progettista di una piccola azienda per la produzione di congratulatory products. Combina con successo il lavoro d’ufficio e creativo, ma come molti sogna di diventare un’artista libera. Fin dall’infanzia, l’artista ha sentito un legame speciale e intuitivo con la natura. Disegnare per lei era un modo per viaggiare nei mondi inesplorati del suo universo interiore. Nel corso del tempo, è riuscita a sviluppare il suo stile riconoscibile. Nelle sue opere, cerca di mostrare l’armonia dell’uomo e della natura da sola con se stessa. Le piace sperimentare materiali e tecniche. Crede che nell’arte non ci si possa soffermare su una cosa, è sempre una ricerca di qualcosa di nuovo, questo è lo sviluppo di se stessi come artista. Durante la sua attività artistica ha vinto ripetutamente in concorsi d’arte e maratone online. Sogna di illustrare un libro.

Tyutyunnikova Olesya, creative pseudonym “Clodi”, Born March 31, 1980 in Russia in the Kursk province. There she received an art education, graduating with honors from the faculty of the specialty Interior Design. Then she moved to Moscow, where she managed to try herself in various creative professions. At the moment, is the chief designer in a small company for the production of congratulatory products. She successfully combines office work and creativity, but like many, she dreams of becoming a free artist. Since childhood, the artist felt a special, intuitive connection with nature. Drawing for her was a means of traveling to the uncharted worlds of her inner universe. Over time, she managed to develop her own recognizable style. In her works, she seeks to show the harmony of man and nature alone with herself. She likes to experiment with materials and techniques. He believes that in art one cannot dwell on onething, it is always a search for something new, this is the development of one self as an artist. During her creative activity she has repeatedly won in art competitions and online marathons. Dreams to illustrate a book.

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March, 2017 - Markers, ink

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February, 2017 - Markers, ink


November, 2017 - Markers, ink

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October, 2017 - Markers, ink


Happiness up to the sky, 2019 - Digital graphics

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Equilibrium, 2008 - Watercolor, ink

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You came, 2018 - Acrylic on canvas

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Lake House, 2019 - Digital graphics

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INSTAGRAM | clodi_z

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To the dream towards, 2018 - Acrylic on paper

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vegetarian food

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CAFFETTERIA & RISTORANTE

CHIODI LATINI


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CHIODI LATINI NEW FOOD INCONTRA IL MONDO DEL CAFFÈ

CHIODI LATINI NEW FOOD MEETS THE WORLD OF COFFEE

A un anno dal successo dell’apertura in via San Quintino 33, Chiodi Latini New Food porta il movimento vegetale-integrale a un livello successivo, con l’apertura di un nuovo locale, in cui la proposta CLNF incontrerà la contemporaneità del rituale del caffè e delle tendenze di consumo.

A year after the success of the opening in Via San Quintino 33, ChiodiLatini New Food brings the plant-integral movement to a next level, with the opening of a new room, where the CLNF proposal will meet the contemporary coffee ritual and consumption trends.

Nasce Chiodi Latini New Food - Caffetteria vegetale integrale Un’estensione naturale del primo Chiodi Latini New Food che ne amplifica la filosofia, grazie anche all’orario prolungato. Stesso approccio semplice e familiare, stesse materie prime, stessa attenzione agli ingredienti vegetali, utilizzati nella loro forma più integra per costruire una nuova forma di gusto. La nuova caffetteria di Chiodi Latini New Food è pensata per essere uno spazio nuovo, dinamico, in continuo movimento, con un approccio a tutto tondo sull’alimentazione quotidiana e una combinazione di formule che permettono di sperimentare aspetti nuovi della cucina vegetale-integrale.

ChiodiLatini New Food is born - integral vegetable cafeteria A natural extension of the first ChiodiLatini that amplifies the philosophy, thanks also to the extended time. The same simple and familiar approach, same raw materials, same attention to the vegetable ingredients, used in their most integral form to build a new form of taste. The new ChiodiLatini New Food coffee shop is designed to be a new, dynamic, continuously moving space, with an all-round approach to daily nutrition and a combination of formulas that allow you to experiment with new aspects of plant-wholeness cuisine.

Il caffè - uno spazio di cultura La proposta quotidiana di Chiodi Latini New Food – Caffetteria sarà incentrata sulla scoperta di nuovi prodotti vegetali, come il caffè. Ingrediente fondamentale nella nostra alimentazione, il caffè merita di essere protagonista di una riscoperta culturale, di una fase di approfondimento, di una nuova attenzione. Il caffè è la materia prima intorno alla quale da sempre si svolgono le nostre relazioni, le chiacchiere più autentiche, la

Coffee - a space of culture The daily proposal of ChiodiLatini New Food - Cafeteria will focus on the discovery of new plant products, such as coffee. A fundamental ingredient in our diet, coffee deserves to be the protagonist of a cultural rediscovery, a phase of deepening, a new focus. Coffee is the raw material around which our relationships, the most authentic chatter, our daily life have always taken place.


nostra vita quotidiana. Per questo la Caffetteria di Chiodi Latini New Food proporrà un approccio approfondito e attento al mondo del caffè, visto come ingrediente centrale intorno al quale costruire una nuova esperienza di gusto e sensoriale.

This is why the Caffetteria of ChiodiLatini New Food will propose a thorough and attentive approach to the world of coffee, seen as a central ingredient around which build a new taste and sensory experience.

La colazione - nuove frontiere del vegetale integrale Fin dalle prime ore del mattino, la Caffetteria di Chiodi Latini New Food proporrà ai suoi clienti un modello nuovo di colazione, servendo creazioni che superano il concetto di dolce e salato e che non prevedono l’utilizzo di materie prime di origine animale. Come sempre, non una cucina “vegana”, ma una proposta che riponga al centro il vegetale, anche nella colazione, da sempre considerata il pasto più importante della giornata. Non una proposta che imiti l’esistente, ma ricette totalmente nuove, sperimentali, innovative, che cresceranno e si evolveranno anche grazie al dialogo con i nostri clienti, che sono da sempre la nostra prima guida. Una declinazione di bevande vegetali e una proposta di food vegetale integrale, pensata per coprire nuovi orari della giornata.

Breakfast - new frontiers of whole vegetables From the early hours of the morning, the ChiodiLatini New Food’s Caffetteria will offer its customers a new model of breakfast, serving creations that exceed the concept of sweet and savory and that do not include the use of raw materials of animal origin. As always, not a “vegan” kitchen, but a proposal that puts the vegetable in the center, even in breakfast, always considered the most important meal of the day. Not a proposal that imitates the existing, but totally new, experimental, innovative recipes that will grow and evolve thanks to the dialogue with our customers, who have always been our first guide. A declination of vegetable drinks and a proposal of integral vegetable food, designed to cover new times of the day.

Il bistrot - una formula light a pranzo e a cena La formula bistrot di Chiodi Latini New Food, quella che ha conquistato tanti clienti nel locale di via San Quintino e li ha avvicinati al mondo della cucina vegetale-integrale, verrà riproposta anche nella nuova Caffetteria di Chiodi Latini New Food. A pranzo e a cena si potrà scegliere tra quattro diversi menu stagionali, gli stessi proposti nella formula pranzo del ristorante Chiodi Latini New Food di via San Quintino: Business 12 €, Whole 14 €, Premium 15 €, Image 18 €

The bistro - a light formula for lunch and dinner The bistro formula of ChiodiLatini New Food, the one that has won so many customers in the local street of San Quintino and has brought them closer to the world of plant-integral cuisine, will be revived also in the new ChiodiLatini New Food’s Caffetteria. For lunch and dinner you can choose from four different seasonal menus, the same ones proposed in the lunch formula of the ChiodiLatini New Food’s Restaurant in Via San Quintino (Business 12 €, Whole 14 €, Premium 15 €, Image 18 €).

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La squadra A guidare la squadra della Caffetteria di Chiodi Latini New Food saranno i volti più “POP” del movimento vegetaleintegrale, le fresche verdi foglie dell’albero che ha radici profonde in San Quintino 33/C. Marco, vent’anni di esperienza nel mondo del caffè, ha lavorato con le più importanti aziende italiane del settore e oggi fatica ad addormentarsi. Stefano, figlio d’arte, con studi di giurisprudenza, cresciuto in pentola come un buon riso. Alessia, la nostra pasticcera, una competenza in fuga dall’Italia ripescata a Londra. Veronica, all’accoglienza della clientela. Poliglotta con la passione del teatro, farà della caffetteria il suo nuovo palco. Massimiliano, il nostro “millenial” con lo skateboard, il nostro sguardo più giovane sul mondo, deciso a riscattare e valorizzare la figura del cameriere, costruendo un servizio di sala attento, gentile e professionale.

The team Leading the team of ChiodiLatini New Food’s Caffetteria will be the most “POP” faces of the plant-integral movement, the fresh green leaves of the tree that has deep roots in San Quintino 33/C. Marco, twenty years of experience in the world of coffee, has worked with the most important Italian companies in the sector and today finds it hard to fall asleep. Stefano, son of art, with studies inlaw school, grew up in the pot like a good Risotto. Alessia, our confectioner, a competency on the run from Italy fished out in London. Veronica, welcoming customers. Polyglot with the passion of the theater, will make the café its new stage. Massimiliano, our “millenial” with the skateboard, our youngest look on the world, determined to redeem and enhance the figure of the waiter, building a careful, kind and professional service.

www.chiodilatininewfood.com

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MISS SORRY NOT S*RRY AT ALL

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alternative images

Chi è Miss Sorry? Miss Sorry è una fotografa e stylist italiana, fondatrice dello studio omonimo. Dopo anni di professionisti e colleghi che cercavano di “indirizzarla” verso una strada più conformista e di “indiscutibile successo”, ha scelto di essere solo se stessa. Colorata, pop e quando vuole provocatoria. Dimostrando a tutti che ha fatto bene.

model: LOREDANA CARP

Who is Miss Sorry? Miss Sorry is an italian photographer and stylist, founder of the namesake studio. After years of professionals and collegues trying to “adress” her towards a more conformist and “undoubted success” road, she gained the choice to be just herself. Colorful, pop, and whenever she wants, provocative. Proving to everyone she did well.

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model: EDEN LE MAL


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model: VALENTINA TAFFERINI


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model: CRYSTAL VERSACE


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model: ANDY FLUON


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model: ISO


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model: BLOOMA BLOSSOM


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model: ANGELA ROBUSTI


WEBSITE | www.miss-sorry.com INSTAGRAM | ilovemisssorry

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illustrator

Federica Fabbian vive e lavora a Strasburgo (Francia). Nata in Italia, in provincia di Vicenza, si è formata come designer grafica e web. Dopo aver lavorato per diverse agenzie di comunicazione e come designer indipendente sia in Italia che in Francia, ha deciso di dare sempre più spazio all’illustrazione, passione che la accompagna da quando era bambina. Nel 2018, Federica ha illustrato la campagna “everyday love” di Swarovski (Tribe Communication), è stata selezionata al concorso internazionale “That’s a Mole” di Torino ed è stata coinvolta in un ambizioso progetto della Calmonte Textile solutions, illustrando una nuova linea di prodotti hi-tech mirata al mercato dei più piccoli. L’esperienza nel mondo del graphic design, l’interesse per la comunicazione e la curiosità verso il nuovo hanno giocato ruoli importanti nell’evoluzione del suo stile. Non stupisce quindi che Federica usi le sue illustrazioni per comunicare in maniera diretta, unendo linee pulite e texture a palette di colori limitati, scelti di volta in volta per mettere in risalto tanto i soggetti quanto il messaggio che ci portano. Da un lato, sono le esperienze personali e la vita di tutti i giorni a fornire lo spunto per nuovi lavori, come in tutte le sue illustrazioni ambientate in maniera più o meno evidente nella regione alsaziana della Francia. Dall’altro, queste emozioni sono filtrate dalla sua voglia di prendere la vita con leggerezza e condite con un pizzico di ironia e romanticismo, come nella serie delle “donne in rosa” in cui ogni illustrazione declina al femminile un’emozione. Federica Fabbian è rappresentata da Lemonade Illustration Agency (Londra) Federica Fabbian lives and works in Strasbourg (France). She was born near Vicenza, in Italy, and studied graphics and web design. After working in various communication agencies and as a freelance designer, both in Italy and France, her career started leaning more and more towards illustration, her true passion since childhood. In 2018, Federica has illustrated Swarovski’s “everyday love” campaign (Tribe Communication), she was selected at the international competition “That’s a Mole” in Turin and she was involved in a new, ambitious project by Calmonte Textile solutions, illustrating a new line of hi-tech products for children. Her long-standing experience in graphic design, along with her interest in communication and her curiosity towards anything new, played important roles in her stylistic evolution. It’s no surprise, therefore, that Federica uses her illustrations to communicate in a direct manner, bringing together clear-cut lines, textures and limited patterns of colours, carefully chosen to highlight her subjects as well as the message they convey. On one side, it’s personal experiences and everyday life that offer new ideas, as in the illustrations set in a more or less obvious way in the alsacian region of France; on the other, her emotions are filtered by her desire to live carefree, with a touch of humour and romance, as in the series “women in rose” where every illustration declines an emotion to the feminine. Federica Fabbian is represented by Lemonade Illustration Agency (London)

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FEDERICA FABBIAN 75


Women in rose, I canâ&#x20AC;&#x2122;t fly

Women in rose, Heron

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Women in rose, Hair

Women in rose, Flower

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Modern couple

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Caos


Spring

Me and You

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Letâ&#x20AC;&#x2122;s dance


Never ending story

WEBSITE | www.federicafabbian.com FACEBOOK | federicafabbianillustrazione INSTAGRAM | federica.fabbian

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light project

Ugo Ricciardi

NIGHTSCAPES 82


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Ugo Ricciardi, di origine italo-svizzera, vive e lavora a Torino. Dopo aver conseguito due Master in Fotografia di Moda presso la Kaverdash School di Milano, avvia la sua carriera di fotografo lavorando per l’agenzia di fotogiornalismo La Presse e come assistente del fotografo Giuseppe Pino. Negli stessi anni, tra il 1998 e il 2003, è stato assistente presso il Superstudio Industria di Fabrizio Ferri, dove ha collaborato con professionisti internazionali come Andreas Bitesnich e Bruno Bisang. Dopo la parentesi milanese, nel 2004 rientra a Torino e si concentra professionalmente nel campo della fotografia di moda e di pubblicità, avviando collaborazioni in tutta Italia per importanti brand nazionali tra cui Roncato, Mondadori, Keramine H, Lisap. Lo stesso anno nello spazio Photoikon di Torino espone la serie Angeli di Pietra. Nel 2007 prende parte a una mostra collettiva della collezione di opere del pittore Enrico Colombotto Rosso. Tra il 2008 e il 2012 è stato docente di fotografia di ritratto presso l’associazione PH Libero a Torino e, parallelamente, avvia la produzione di progetti personali, con cui affronta i temi della caducità dell’esistenza e della trasformazione. Dal 2015 collabora con la galleria Alidem di Milano. Nel 2015 inizia il progetto “Nighscapes”, tuttora in essere, esposto in diverse mostre e gallerie in Italia e all’estero. Nightscapes – Luci e ombre dello spirito Incantati, silenziosi, rarefatti. Sono questi gli ambienti in cui il fotografo Ugo Ricciardi libera un immaginario buio e luminoso in perfetto equilibrio. Un’ idea nata per caso, giocando con le luci di Natale dei figli, e sostenuta dalla necessità di solitudine, silenzio e natura. Il principio è fondamentale: applicare l’idea al paesaggio, evidenziando l’intervento del fotografo. L’ ispirazione è unica: l’ inconscio. Così l’autore trasforma luoghi a lui familiari in visioni magiche in cui l’oscurità e la luce della luna

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fanno da sfondo a misteriose entità lucenti. Essenziale è l’uso del bianco e nero che aiuta ad uscire dal realismo del colore, portando lo sguardo al di là della superficie in un piano in cui lo spazio e il momento sono assoluti. Il metodo di lavoro è lungo e impegnativo. Di giorno la scelta delle inquadrature, gli alberi, le radici e i sassi, fantasticando su quello che potrebbe succedere durante il plenilunio, quando il chiarore della luna crea ombre lunghe e silenti. Di notte la sperimentazione con i cerchi di luce artificiale che nella penombra si animano di nuova vita, prendendo contorni diversi, sfuggevoli, mentre tutto il resto è ammantato dalle tenebre. Il risultato è “Nightscapes”, un mondo sospeso tra realtà e sogno, caratterizzato da ombre di luce fumosa, in cui la messa in scena regna sovrana, mentre la simmetria e la geometria degli spazi rendono saldo il concetto. Un percorso spirituale e artistico per cercare la propria strada, annunciato in apertura dalle scie di luce che accompagnano l’osservatore ad addentrarsi nell’inconscio senza cercare un senso se non alla fine. Ed ecco il primo passo, ci troviamo faccia a faccia con una simbolica porta di ingresso sormontata dall’unica vera musa di Ugo, la luce. Una guida in un’atmosfera irreale, dove i momenti di transizione e osservazione coesistono in una pace quasi ultraterrena. Un luogo di passaggio, abitato da anime luminose in perfetta simbiosi con la natura, che avvolgono l’ osservatore facendolo diventare parte stessa di quel mondo. Una realtà che ci viene svelata appena e che lascia spazio all’immaginazione e al significato personale. E’ proprio questo l’obiettivo finale di Ugo Ricciardi, riscoprire l’ importanza di una visione individuale e soggettiva, facendo di “Nightscapes” un’ ascesa onirica alla creazione artistica. “È di notte che è bello credere alla luce.” Edmond Rostand


Ugo Ricciardi, of Italian-Swiss origin, lives and works in Turin. After obtaining a Master in Fashion Photography at the Kaverdash School in Milan, he began his career as a photographer for the photojournalism agency La Presse and as an assistant to the photographer Giuseppe Pino. In the past years, between 1998 and 2003, he was assistant at the SuperstudioIndustria of FabrizioFerri, where he collaborated with international professionals such as Andreas Bitesnich and Bruno Bisang. After the Milanese period, in 2004 he returned to Turin and focused professionally in the field of photography and advertising, starting collaborations throughout Italy for major national brands including Roncato, Mondadori, Keramine H, Lisap. The same year in the Photoikon space in Turin he exhibited the series of Stone Angels. In 2007 he took part in a group exhibition of the collection of works by the painter Enrico Colombotto Rosso. Between 2008 and 2012 he was led by a group of professionals, with whom he addressed the themes of the cadence of existence and transformation. From 2015 collaboration with the Alidem gallery in Milan. In 2015 he started the “Nighscapes” project, still in progress, exhibited in several exhibitions and galleries in Italy and abroad. Nightscapes - Light and shade of the spirit. Enchanted, silent, subtle. These are the environments in which the photographer Ugo Ricciardi frees an imaginary darkness and light in perfect balance. An idea that came about by accident, playing with his son’s Christmas lights, and supported by the necessity of solitude, silence and nature. The fundamental principle: apply the idea to the landscape, showing the intervention of the photographer.

There is a unique inspiration: the subconscious. So the author transforms familiar places into magic visions in which the obscurity and the light of the moon create a background to mysterious light images. The use of black and white is essential, it helps to escape from the realism of colour, taking your eye beyond the surface onto a plane where space and the moment are absolute. The process is laborious. By day, the selection of the frames, the trees, the roots and the stones, wondering about what could happen during the full moon, when the light of the moon creates long and silent shadows. By night, experimenting with the circles of light that animate new life among the shadows, considering different fleeting contours, while everything else is covered by darkness. The result is “Nightscapes”, a world suspended between reality and dream, characterized by shadows of vague light, in which the scene reigns absolute, while the symmetry and the geometry of the spaces solidify the concept. An artistic and spiritual journey to find the way, expressed in the beginning by the wakes eddies of light that accompany the observer moving into the subconscious, without searching for a sense until the end. So, this is the first step, we are in front of a symbolic door to discover Ugo’s only muse: The light. A guide to an unreal atmosphere where moments of transition and observation coexist in an otherworldly peace. This is a place of passage, inhabited by luminous souls in complete symbiosis with nature, that makes you part of this world. A reality that is unveiled and leaves space to your imagination. And this is Ugo Ricciardi’s final objective: to uncover the importance of an individual’s subjective vision though artistic creation. “It is at night that faith in light is admirable.” Edmond Rostand

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www.ugoricciardi.it 90


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LETTER TO JACKSON POLLOCK, 2011. Aluminium, painting and holes, 600 x 150 cm (Photo: Claudio Marcon, Udine)

RICCARDO DE MARCHI 92


artist

la vertigine del vuoto di Angela Faravelli

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UNTITLED, 2019. Stainless steel and holes, 96 x 12 x 5 cm (Photo: Primastudio, Udine

Il lavoro di Riccardo De Marchi prende avvio all’inizio degli anni Ottanta; in un contesto in cui l’affermazione della Transavanguardia era sempre più in crescita, l’artista ricerca la sua poetica in un ritorno al “grado zero” della pittura, agendo sulla materia tramite la sottrazione, generando segni e tracce simili a costellazioni. Infatti le opere di De Marchi racchiudono mondi all’interno di altri mondi, proprio come l’Universo: praticando dei fori sulla superficie trasparente, specchiante o opaca – a seconda del materiale scelto di volta in volta tra plexiglass, acciaio e polietilene) – ottiene un’eco che si ripercuote sulla profondità dell’opera stessa, espandendone fisicamente e concettualmente il volume, il quale dilatandosi ingloba la realtà circostante. La complessità dell’opera è data dalla risultante del processo che l’ha generata e dall’interazione che instaura con lo spazio circostante; da un lato vi è l’azione manuale ritmata, precisa e decisa – quasi tantrica – dell’artista che traccia il suo alfabeto come coordinate per ordinare lo spazio, dall’altro l’incidenza della luce sulla superficie percorsa e attraversata dai solchi combinata con il movimento dell’osservatore nello spazio, le quali originano trame, proiezioni e letture disattese, sempre differenti. Dunque il vuoto, la parte mancante, diventa per Riccardo De Marchi il “materiale” eletto, protagonista di una serie di contraddizioni e binomi che si risolvono poi nell’opera stessa: buco come traccia e vuoto, come mancanza e fisicità, come espansione e limite. L’opera non è mai “finita” e disgiunta dal contesto, bensì diventa completa quando il reale la attraversa e ne diviene parte integrante espandendola così potenzialmente all’infinito. Il mondo di De Marchi si compone di alfabeti inconoscibili e indecifrabili, dove la comunicazione avviene in maniera empatica e primaria; se ad una iniziale e superficiale osservazione a prevalere sono il senso della vista e la tattilità dei fori, sul piano concettuale la lettura delle disseminazioni segniche acquisisce un senso profondo, che va oltre e trascende i concetti di “finito” e “infinito”, portando con sé implicazioni che si evincono anche dai titoli scelti per le opere quali Tracce, Testo ritrovato, Spazio bianco… tracce dell’anima. Riccardo De Marchi attraverso le sue opere definisce un personale sistema di coordinate relazionali, dei tunnel spazio-temporali da attraversare lasciandosi guidare dal gesto di invito dell’artista per seguire le voragini della mente e accedere finalmente a mondi altri.

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The work of Riccardo De Marchi starts at the beginning of the eighties; in a context in which the affirmation of the Transavantgarde was increasingly growing, the artist sought his poetics in a return to the “zero degree” of painting, acting on matter through subtraction, generating signs and traces similar to constellations. In fact, the works of De Marchi enclose worlds within other worlds, just like the Universe: by drilling holes on the transparent, mirroring or opaque surface - depending on the material chosen from time to time between plexiglass, steel and polyethylene - obtains an echo that affects the depth of the work itself, physically and conceptually expanding the volume, which expands the surrounding reality. The complexity of the work is given by the resultant of the process that generated it and by the interaction that establishes with the surrounding space; on one hand there is the rhythmic, precise and decisive manual action - almost tantric - of the artist who traces his alphabet as coordinates to order the space, on the other the incidence of light on the surface transverse and crossed by the furrows combined with the movement of the observer in space, which originate disjointed plots, projections and readings, always different. So the void, the missing part, becomes for Riccardo De Marchi the chosen “material”, protagonist of a series of contradictions and binomials that are then resolved in the work itself: hole as trace and emptiness, as lack and physicality, as expansion and limit. The work is never “finished” and separated from the context, but becomes complete when the real crosses it and becomes an integral part, thus potentially extending it to infinity. De Marchi’s world consists of unknowable and indecipherable alphabets, where communication takes place in an empathic and primary way; if an initial and superficial observation prevails over the sense of sight and the tactility of the holes, on a conceptual level the reading of the sign dissemination acquires a profound sense, which goes beyond and transcends the concepts of “finite” and “infinite”, leading with implications that are also evident from the titles chosen for the works such as “Tracce”, “Testoritrovato”, “Spazio bianco… tracce dell’anima”. Through his works Riccardo De Marchi defines a personal system of relational coordinates, of the space-time tunnels to be crossed letting himself be guided by the artist’s invitation to follow the chasms of the mind and finally access other worlds.


RICCARDO DE MARCHI (Photo: Riccardo Toffoletti)

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UNTITLED, 2017. Plexiglas, stainless steel and holes. (Photo: Primastudio, Udine)


Riccardo De Marchi, Mereto di Tomba (Ud), 1964. Può contare al suo attivo la partecipazione a numerose esposizioni collettive in prestigiosi contesti istituzionali, tra i quali si ricordano la XLV Esposizione Internazionale d’arte La Biennale di Venezia (1993), la DuMontKunsthalle di Colonia (1997); a Venezia la Fondazione Bevilacqua La Masa (1994 e 2001), la collezione Peggy Guggenheim (2009 e 2011) e il Museo Fortuny di Venezia (2009, 2011 e 2016); il MART di Rovereto (2005 e 2011). Le più recenti esposizioni collettive sono presso la Fondazione Atchugarry, Manantiales (Punta del Este, 2017) e Miami (2018). Diverse sono anche le sue personali, sia in istituzioni pubbliche che in importanti gallerie e spazi privati: la rassegna a Villa Pisani-Bonetti di Bagnolo di Lonigo (2009, con Alan Charlton) e al MACRO, museo d’arte contemporanea di Roma (2011). Nel 2015 espone a Casa Cavazzini, Museo d’arte moderna e contemporanea di Udine.

APPUNTI, 1994-2019. Disk cover. (Photo: Primastudio, Udine)

Riccardo De Marchi, Mereto di Tomba (Ud), 1964. He participated in numerous collective exhibitions in prestigious institutional contexts, including the XLV International Art Exhibition The Biennale di Venezia (1993), the DuMontKunsthalle of Cologne (1997); in Venice the Bevilacqua La Masa Foundation (1994 and 2001), the Peggy Guggenheim collection (2009 and 2011) and the Fortuny Museum in Venice (2009, 2011 and 2016); the MART of Rovereto (2005 and 2011). The most recent group exhibitions are at the Atchugarry Foundation, Manantiales (Punta del Este, 2017) and Miami (2018). Several are also his personal exhibitions, both in public institutions and in important galleries and private spaces: the review at Villa Pisani-Bonetti of Bagnolo di Lonigo (2009, with Alan Charlton) and at MACRO, contemporary art museum in Rome (2011 ). In 2015 he exhibited at Casa Cavazzini, Museum of modern and contemporary art of Udine.

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LETTURA, 2011. Stainless steel, newspaper page, pencil and holes (Photo: Primastudio, Udine)


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INCOMPLETO CAPOVOLTO, 2018. Polyethylene, aluminium and holes, 100 x 200 cm (Photo: Primastudio, Udine)


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opera singer

BENJAMIN BERNHEIM Interview by Tabata Caldironi

Abbiamo intervistato il tenore francese Benjamin Bernheim mentre era impegnato al Teatro Alla Scala nel ruolo di Alfredo ne La Traviata di Verdi. Acclamato dal pubblico e dalla critica, Bernheim ha iniziato la stagione 2018/19 all’Opernhaus di Zurigo, dove ha cantato nel ruolo di Rodolfo ne La Bohème di Puccini. Successivamente si è esibito nel Requiem di Verdi e ne La Traviata alla Royal Opera House Covent Garden, diretto da Antonio Pappano. We interviewed the French tenor Benjamin Bernheim whilst he was engaged at Teatro Alla Scala singing Alfredo in Verdi’s La Traviata. Acclaimed from the audience and critics, Mr Bernheim’s 2018/19 season began at the Opernhaus Zürich, where he sang the role of Rodolfo in Puccini’s La Bohème. Then, at the Royal Opera House Covent Garden, he performed in Verdi’s Requiem and La Traviata, under the baton of Antonio Pappano.

T.C. Stiamo bevendo un caffè al Biffi in Galleria. Come noi, molte personalità del passato, si sedevano in questo locale e parlavano… Ad esempio, Arturo Toscanini o Maria Callas. Lei aveva sempre un tavolo riservato ed ogni volta che non era impegnata con le prove alla Scala la si poteva trovare qui. Se potessi prendere un caffè con qualcuno del passato, chi sarebbe? B.B. Penso che mi piacerebbe essere con Jules Massenet, che ha composto Werther e Manon perché avrei moltissime domande da fargli! Ma quello che mi piacerebbe davvero non è stare seduto al tavolo con qualcuno, ma essere seduto al tavolo accanto a quello in cui Giuseppe Verdi o Giacomo Puccini stanno pranzando mentre parlano con i loro librettisti per sentire tutto ciò che dicono! Mi piacerebbe capire da dove prendevano tutta quella immaginazione, tutte quelle abilità straordinarie per comporre così bene per la voce. Vivevano in un’epoca in cui viaggiare non era facile e frequente come oggi, mi piacerebbe davvero sapere dove prendevano tutta quell’ispirazione.

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Benjamin Bernheim, Tabata Caldironi (shoes Manfredi Manara - location: Biffi, Milano)

T.C. We are having coffee at Biffi in Galleria. Like us, many personalities from the past, would sit in this place and talk, like Arturo Toscanini or Maria Callas. She used to have a table always reserved for her for whenever she was not engaged with rehearsals at La Scala. If you could have coffee with someone from the past, who would it be? B.B. I think I would like to sit with Jules Massenet, who composed Werther and Manon because I would have a lot of questions for him! But what I would really love is not to sit at the table with someone but to be sitting next to the table where Giuseppe Verdi or Giacomo Puccini are having lunch whilst talking to their librettists and hear everything they say! I would love to witness from where they would take all this imagination, all those amazing skills to compose so well for the voice. They lived in a time where travelling was not as easy and common as today, I would really love to know where they took all that inspiration.

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T.C. Qual è il tuo rapporto con Verdi e la sua musica? B.B. Penso che il rapporto con questo compositore sia molto importante per ogni cantante, specialmente per un tenore lirico. Nella mia carriera Verdi ha una particolare importanza perché mi sto concentrando sul cantare in italiano e in francese. Per me, La Traviata è molto speciale, perché il ruolo di Alfredo si adatta molto bene ad un giovane tenore lirico. Verdi è un compositore che può accompagnare un cantante per tutta la sua carriera; i suoi ruoli da tenore variano da molto leggeri a molto drammatici, come in Otello. T.C. What is your relationship with Verdi and his music? B.B. I think the relationship with this composer is very important for every singer, especially for a lyric tenor. He has particular importance in my career as I am concentrating on singing in Italian and French. For me, La Traviata is very special, because the role of Alfredo in Traviata suits very well a young lyrical tenor. Verdi is a composer that can accompany a singer throughout his entire career; tenor roles vary from very light to very heavy in Otello. T.C. Cosa ti ha portato a decidere di fare il cantante? B.B. Non ho deciso! Non volevo essere un cantante d’opera! Sono cresciuto con genitori che volevano essere cantanti d’opera e musicisti. Li ho seguiti ovunque. Masterclasses, corsi di canto, concorsi e produzioni. Da bambino, studiavo violino e pianoforte, ma non mi piaceva l’idea di essere un musicista. Sono entrato nel coro dei bambini del Grand Théâtre, a Ginevra e neanche questo mi piaceva! Direi che il mio “primo amore” per l’Opera è arrivato quando abbiamo realizzato una fantastica produzione di Cavalleria Rusticana e Pagliacci. Penso che più che dal canto, ero affascinato dal mondo dell’Opera; il primo contatto con il palco, con l’orchestra, essere in un teatro d’Opera, all’interno di quelle mura, è stato qualcosa di veramente incredibile per me! Ma non ho dato seguito a tutto ciò, perché da adolescente cantare l’Opera in un coro non era davvero considerato figo! Ho iniziato a pensare di fare il cantante lirico quando avevo 17 o 18 anni. Ogni volta che cantavo per piacere o con i miei genitori, le persone mi dicevano che ero dotato di un raro talento e che c’era qualcosa in cui credere e perseguire. A quel punto, avevo la scelta di studiare canto oppure di andare all’università e studiare psicologia o relazioni internazionali. A quel tempo, volevo essere un diplomatico. Era davvero la vita che volevo vivere, mi immaginavo di lavorare per la Croce Rossa o per l’UNESCO. Non posso dire di essermi imbattuto nel percorso più semplice perché essere un artista non è facile, ma le persone riconoscevano in me qualcosa che chiameremmo talento e ho pensato, perché no? A quel punto tutto è andato molto velocemente, ho fatto un’audizione presso un professore americano che stava a Losanna e che precedentemente era all’AVA di Philadelphia e alla Juilliard School di New York, che poi è diventato direttore dell’Opera Studio a Lione. È stato il mio professore per quattro anni. All’inizio, è stato molto difficile per me perché avevo vissuto il passato della mia famiglia. Essere un artista, qualsiasi tipo di artista, un pittore, uno scultore, un cantante, un musicista nell’orchestra, è un lavoro basato sul rifiuto. Il più delle volte ti senti


T.C. Spesso sentiamo dire che l’Opera non è apprezzata dai giovani. Credi che questo sia vero? B.B. Penso che l’Opera sia sempre stata un’arte molto raffinata, ma in passato era molto più popolare. Insieme al teatro, era una delle poche opportunità di intrattenimento. Non c’erano smartphone, tablet, TV, cinema, radio ... ora abbiamo così tanta scelta che ovviamente l’Opera occupa uno spazio minore nelle nostre vite. Oggi abbiamo la fortuna e la sfortuna di fare l’Opera in un era innovativa, con produzioni molto moderne. Le nuove produzioni a volte vengono giudicate molto male. Ci sono teatri in cui puoi fare innovazioni e teatri dove non puoi. Ho cantato in una nuova produzione de La Bohème all’Opéra di Parigi, la scorsa stagione che era ambientata su una navicella spaziale! Non è stata accolta bene dal pubblico, ma ha fatto

Benjamin Bernheim,Marina Rebeka - Teatro Alla Scala Benjamin Bernheim, Leo Nucci - La Traviata, Teatro Alla Scala

T.C. Why did you decide to become an opera singer? B.B. I didn’t decide! I didn’t want to be an opera singer! I grew up with parents who wanted to be opera singers and musicians. I followed them a lot. Masterclasses, singing classes, competitions and productions. As a child, I used to study violin and piano but I didn’t really like the idea of being a musician. I entered the kids’ choir in the Grand Théâtre, in Geneva and I didn’t really like it either! I would say my “first love” for Opera came when we did a fantastic production of Cavalleria Rusticana and Pagliacci. I think that more than the singing, I was fascinated by the world of Opera; the first touch with the stage, with the orchestra, being in an Opera House, within those walls, was something really amazing for me! But I let it go because as a teenager, singing Opera in a choir was not really considered cool! Considering singing as a career for life came to me when I was 17 or 18. Whenever I would be singing for pleasure or with my parents, people began suggesting that I was gifted with a rare talent and that there was something to believe in and pursue. At that point, I had the option of pursuing singing or going to University and study Psychology or High International Studies. At the time, I wanted to be a Diplomat. It was really the life I wanted to live, working for the Red Cross or for the UNESCO. I can’t say I went for the easiest path because being an artist is not easy, but people recognised I had something they would call talent and I thought, why not? At that point everything went very quickly, I auditioned to an American professor in Lausanne who used to be at the AVA in Philadelphia and at the Juilliard School in New York. Then he became head of the Opera Studio in Lyon. He was my professor for four years. In the beginning, it was very hard for me because I had experienced my family’s past. Being an artist, any kind of artist, a painter, a sculptor, a singer, a musician in the orchestra, it’s a job about rejection. Most of the time you feel rejected… It’s like during castings for an actress or an actor for the movies or for theatre, sometimes you are too blonde, too dark, too tall, not fit enough, whatever, sometimes it’s just a feeling: yes, it works or not! As a singer, you carry your own talent, your own print. Every singer has a different vocal identity and because we are all so different we all have something unique to bring to the stage and most of the time we are rejected. This is a great part of the life of a singer. Even someone who is very successful in his business has gone through rejection and hard critiques. When I realised that I was ready to go through all of this I realised I was ready for this career. It was a big jump in the unknown, but I did it and here I am!

Benjamin Bernheim - La Traviata, Teatro Alla Scala

rifiutato ... È come durante i casting per un’attrice o un attore per il cinema o per il teatro, a volte sei troppo biondo, troppo scuro, troppo alto, non abbastanza in forma, qualsiasi cosa, a volte è solo una sensazione: sì, funzioni o no! Come cantante, porti il tuo talento, il tuo timbro. Ogni cantante ha una diversa identità vocale e poiché siamo tutti così diversi abbiamo tutti qualcosa di unico da portare sul palco, e il più delle volte siamo respinti. Questa è una grande parte della vita di un cantante. Persino chi ha avuto molto successo nella sua attività ha attraversato il rifiuto e le dure critiche. Quando ho capito che ero pronto per affrontare tutto ciò, mi sono reso conto di essere pronto per questa carriera. È stato un grande salto nell’ignoto, ma l’ho fatto ed eccomi qui!

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www. benjaminbernheim.com 104


riflettere. Ha fatto reagire le persone. Ha fatto reagire le persone in modo molto aggressivo, in realtà! Durante l’intero spettacolo, la gente fischiava nella sala, fischiava gli attori e la messa in scena. Ovunque La Bohème è La Bohème, ma a Parigi, alla Bastille, sei a due isolati dal Quartiere Latino, dove è ambientata Bohème! Quando si è aperto il sipario, il pubblico ha visto due astronauti euforici in una navicella spaziale. Era aderente alla storia originale? No. Ma il più grande successo di questa produzione è stato il modo in cui è stata venduta alle nuove generazioni: Star Wars e Star Trek incontrano l’Opera! Che piaccia o no, è stato un enorme successo di marketing. La Bastille era piena ogni sera. La gente ne ha parlato. I giovani che non sarebbero mai venuti ad una produzione tradizionale perché l’avrebbero considerata ”polverosa”, sono arrivati! Si sono aperti a qualcosa che era nuovo per loro, ma ciò è successo grazie all’estetica moderna di questa messa in scena che era simile a quella che di solito avrebbero visto al cinema. Hanno visto qualcosa che non aveva niente a che fare con La Bohème, ma l’hanno sentita! La musica era lì. Le voci erano lì. L’orchestra era lì... Quindi per portare nuove persone all’Opera, le nuove produzioni possono essere davvero di successo. Penso che l’Opera non sia una cosa vecchia, ma dovrebbe essere riproposta al giorno d’oggi in modo intelligente. A volte è troppo brutale, a volte non lo è abbastanza, ma il punto è provarci. T.C. Oftentimes we hear people saying Opera is not appreciated by young people. Do you believe this to be true? B.B. I think Opera has always been a very fine art, but in the past, it was far more popular. Together with Theatre, it was one of the few entertainment opportunities. There were no smartphones, tablets, TVs, cinemas, radios… now we have so much choice that obviously Opera takes a smaller space in our lives. Today we have the good and the bad luck of making Opera in a modern time, with very modern productions. New productions sometimes are judged very badly. There are theatres where you can make new productions and others where you cannot.

I did a new production of La Bohème at the Opéra de Paris, last season that was set in a space ship! It was not well received by the audience, but it made people think. It made people react. It made people very aggressively react, actually! During the whole show, people were booing in the room, booing the actors and the staging. Everywhere La Bohème is La Bohème, but in Paris, at the Bastille, you are two blocks away from the Quartier Latin, where Bohème happens! When the curtains went up, the audience saw two astronauts in a spaceship getting totally crazy about being in space. Was it true to the story? No. But the greatest success of this production was how it was sold to the young generation - Star Wars and Star Trek meets Opera! Whether you like it or not it was a huge marketing success. The Bastille was full every night. People talked about it. Young people who would have never come to a traditional production because they would have considered it “dusty”, came! They opened up to something that was new for them, but what made that happen was that this modern production had a similar aesthetic to what they would usually see in cinemas. They saw something that had nothing to do with La Bohème, but they heard it! The music was there. The voices were there. The orchestra was there… So to bring new people to Opera, new productions can be really successful. I think Opera is not an old thing, but it should be brought to the day of today in a smart way. Sometimes it’s too brutal, sometimes it’s not enough, but the point is trying. I 10 preferiti di Benjamin Bernheim: Compositore preferito? Puccini Ruolo preferito che hai cantato? Rodolfo de La Bohème Ruolo preferito che non hai ancora cantato? Hoffmann di Les Contes d’Hoffmann Genere musicale preferiro (al di fuori dell’opera)? Musica pop Cibo preferito? Italiano Momento preferito del giorno? Tutto il giorno! Stagione preferita? Primavera estate Film preferito di tutti i tempi? Sangue Blu, è un fantastico vecchio film (1949) di Robert Harmer con Sir Alec Guinness e Big Fish di Tim Burton che mi ha segnato molto emotivamente. Libro preferito? Dance Dance Dance di Haruki Murakami Cosa preferita nel mondo? Tranne il cibo? ...le donne! Mr Bernheim’s 10 favourites: Favourite composer? Puccini Favourite role you have sung? Rodolfo from La Bohème Favourite role you haven’t sung yet? Hoffmann from Les Contes d’Hoffmann Favourite music genre (outside opera)? Pop Music Favourite food? Italian Favourite time of the day? All day long! Favourite season? Spring-Summer Favourite movie of all times? Kind Hearts and Coronets, it’s a fantastic old movie (1949) by Robert Harmer with Sir Alec Guinness and Big Fish by Tim Burton that marked me a lot emotionally. Favourite book? Dance Dance Dance by Haruki Murakami Favourite thing in the world? Except for food?… Women! T.C. Quali sono i tuoi prossimi impegni? B.B. A marzo sarò a Londra per la Messa di Gloria di Puccini alla Barbican Hall diretta da Sir Antonio Pappano, ad aprile interpreterò Le Chevalier des Grieux di Manon con Nadine Sierra, all’Opéra national Bordeaux diretta da Marc Minkowski. Poi a giugno e luglio debutterò nel ruolo di Ismaele in Nabucco all’Opernhaus di Zurigo, diretto da Fabio Luisi. T.C. What are your next engagements? B.B. In March I will be in London for Puccini’s Messa di Gloria at Barbican Hall conducted by Sir Antonio Pappano, in April I will be singing the Le Chevalier des Grieux in Manon with Nadine Sierra, at the Opéra national Bordeaux conducted by Marc Minkowski. Then in June and July, I will debut in the role of Ismaele in Nabucco at the Opernhaus Zurich, conducted by Fabio Luisi.

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Fran Silvestre Arquitectos

HOFMANN HOUSE 106


architecture

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Un paesaggio consolidato circondato da giardini, una trama grande e allungata con una vista in lontananza sul mare e una piacevole brezza. Questo è il punto di partenza cercato e fortunato di questa storia. Tre elementi compongono il progetto. Una copertura estrusa nella direzione longitudinale del terreno con una forma a “T” è la struttura in cui lo spazio è abitato. Questa geometria ci fa sentire il mare, proteggendo da occhi indiscreti, avendo la sensazione di vivere senza vicini. Aiuta a controllare il sole da sud durante l’estate, lasciandolo passare in inverno. Il tetto calpestabile diventa una sorta di belvedere che gode di tutta la superficie del territorio. A consolidated landscape surrounded by gardens, a large and elongated plot with a distant view of the sea and a pleasant breeze. This is the searched and lucky starting point trigger of this story. Three elements make up the project. An extruded cover in the longitudinal direction of the ground with a “T” shape is the framework in which space is inhabited. This geometry let us feel the sea, protecting from prying eyes, having the sense of living without neighbors. It helps control the southern sun during summer and lets it pass in winter. The walkable roof becomes a sort of belvedere enjoying the entire surface of the plot.

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Un armadio libero ospita la struttura, distribuisce gli spazi e filtra la privacy, aprendo possibilità nel modo di muoversi e nell’uso dello spazio. La stanza principale, ombreggiata dalla trave a sbalzo, è organizzata in continuità con l’esterno. L’interno dell’unità include le zone umide e limita la scala della zona notte, che si trova nella parte più tranquilla del giardino. Lo studio si apre all’angolo con la migliore vista. Questi due elementi, copertura e armadio, sono depositati sulla base di pietra dove sono scavati il ​​livello dell’acqua e altre funzioni della casa. Questi spazi sono adattati al pendio naturale che esiste nel territorio.

An exempt cabinet houses the structure, distributes spaces and filters privacy, opening up possibilities in the way of movement and use of space. The main room, shaded by the cantilever is arranged in continuity with the outside. The interior of the unit includes wetted parts and limits the scale of overnight areas that are located in the quiet part of the garden. The study opens on the corner with the best views. These two elements, cover and cabinet, are deposited on the stone base where the water level and other uses of the house are dug. These spaces are adapted to the natural slope that exists in the plot.

La scala della casa è mediata dall’interpretazione della zona giorno come base da cui emerge con la stessa pietra naturale che urbanizza parte del territorio. In questa base si trova la zona notte, che crea terrazze ombreggiate dove godersi l’aria aperta. Viene disegnato un piano notevolmente regolare, che copre una vasta gamma di usi in un’area compatta. La scala e l’atrio interno distribuiscono gli spazi, dando priorità agli usi, con tutti gli spazi aperti sul giardino.

The scale of the house is moderated by understanding the living area as a base to emerge with the same natural stone which urbanizes part of the plot. On this base the sleeping area is deposited, creating shaded terraces where enjoying the outdoors. A noticeably square plan, which covers an extensive range of uses in a compact area, is drawn. The staircase and the inner atrium distribute the spaces, prioritizing uses, with all spaces opened to the garden.

www.fransilvestrearquitectos.com 112


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Photos: FG + SG. Ultimas Reportagens. Fernando Guerra


Photo: ARTofCKphoto.com

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OLGA-MARIA VEIDE

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Photos: Jan Hammerstad


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Photos: danhecho.com


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Photos: Chris Hammer Art


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Sono nata in Ucraina il 19 agosto 1997. Ho iniziato a fare la modella a 18 anni. Il mio primo successo è stata la mia partecipazione al concorso di bellezza Miss Princess in Ucraina nel 2016. Sono stata presentata sule riviste Volo, Furore, Ellements, The Cube. Inoltre, mi sto cimentando nellâ&#x20AC;&#x2122;industria cinematografica e ho giĂ lavorato con la famosa attrice Gernan Caroline Ferfurth nel suo film. Ad oggi lavoro con i migliori fotografi e designer a Berlino ed in tutta la Germania.

I was born in Ukraine on the 19th of August 1997. I have started modeling since 18 y.o. My first success was my participation in beauty contest Miss Princess in Ukraine in 2016. I was featured on Volo, Furore, Ellements, The Cube magazines. Also, I am trying myself in film industry and have already worked with famous Gernan actress Caroline Ferfurth in her movie. Now I am working with the best photographers and designers in Berlin and all around Germany. WEBSITE | www.olgamaria.pb.gallery INSTAGRAM | @olgamaria_veide

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Photo: ARTofCKphoto.com


forniture design

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Francesco Citterio Designer

SWALLOW

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Un progetto fondato su tecniche antiche e moderne modularità. Il particolare incastro a coda di rondine, tipico dell’ebanisteria più ricercata, è elaborato ed espresso alla sua massima potenza.

This is a project based on ancient techniques but with modern applications. Dovetail joint, typical of most sought cabinetmakers, is powerfully elaborated and expressed.

Il tutto è realizzato con materiali pregiati e naturali, quali il legno massiccio di frassino e faggio. Swallow infatti è composto da due legni sagomati in modo differente, replicati ed uniti fra loro per creare infinite combinazioni di arredamento. Il frassino è utilizzato per la sezione “femmina” più grossa, mentre il faggio per la sezione “maschio” più piccola. Swallow può essere composto, manualmente ad incastro, solamente infilando i listelli l’uno nell’altro.

Everything is made out of the most prized natural materials: hardwoods ash and beech. Swallow is in fact made up of two pieces of wood processed in different ways, alternated and put together in order to create an infinite number of furniture combinations. Ash is used for the female section and the beech for the smaller male section Swallow can be manually assembled by simply slotting it together.

Come nei giochi per bambini, il cliente potrà creare con le proprie mani la declinazione preferita, senza alcuna colla o vite.

Like in childrens games, the customers can easily create the shape they want with their own hands without the need of any glue or screws.

Photos: Daniele Cortese

www.francescocitterio.it

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DAGMAR JIHLAVCOVÁ 130


www.painter.dagmar-jihlavcova.com

artist interview

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È stato un piacere per me intervistare la famosa artista Dagmar Jihlavcová, titolare di Dagi Jay Esthetic, che ringrazio vivamente per questa intervista.

It’s been a pleasure to interview the famous artist Dagmar Jihlavcová , owner of Dagi Esthetic Jay , thank you very much for this interview.

Come ti definiresti personalmente ed artisticamente? Io sono un’artista pittrice che dipinge principalmente in acrilico e su tela. Tre anni fa ho iniziato a trasferire le mie riproduzioni di immagini a diversi tipi di tessuti e poi a disegnare abiti per Essi. Il mio scopo era quello di fare la mia presentazione personale per la possibile collaborazione con designer, designer di appartamenti, architetti, ecc. Vorrei estendere il campo anche al design degli appartamenti, quindi suggerisco e preparo la pittura a mano per mobili, pareti ed un numero di letti, soprattutto satinata. Il mio stile pittorico è un realismo geometrico con elementi tecnici (alcune immagini hanno materiali diversi, come filo, legno, plastica e 3D, che sono ricoperti con lo stesso materiale). Il cubismo è anche proiettato negli ultimi 3 anni.

How would you define yourself personally and artistically? I am a painter artist who primarily paints on acrylic and canvas. Three years ago I started to transfer my reproductions of images in different types of fabrics and then to design clothes for Them. My aim was to make my personal presentation for possible collaboration with designers, apartment designers, architects, etc. I would like to extend this field to the design of the apartments, so I suggest and prepare the hand painting furniture, walls and a number of beds, especially satin. My painting style is a geometric realism with technical elements (some images have different materials, such as wire, wood, plastic and 3D, which are coated with the same material). Cubism is also screened in the last three years.

Quando e com’è nata la tua passione per l’Arte? Nel 2005 ho avuto l’opportunità di viaggiare in Nigeria, dove ho vissuto la malaria e dove il mio desiderio di dipingere si è risvegliato; e propriamente li sono nati i miei primi dipinti, allo stesso tempo il realismo. Dopo il ritorno, ho dipinto fino al 2006 per poi prendermi una pausa quando ho lavorato principalmente come modella. Successivamente sono tornata alla pittura e con mia sorpresa ho istintivamente portato il mio stile all’astrazione ed alla geometria. Ho iniziato a dipingere quadri dal 2012.

When and how did your passion for art? In 2005 I had the opportunity to travel to Nigeria where I lived malaria and where my desire to paint has awakened; and properly they were born my first paintings at the same time realism. After returning, I painted until 2006 and then there was a break when I worked mainly as a fashion model. Then I went back to painting and to my surprise I instinctively brought my style abstraction and geometry. I started to paint the paintings from 2012.


TREASURE FROM SPACE - Acryl, 100 x 100 cm

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Potresti descrivere il tuo profilo artistico? Principalmente pittrice e progettista. Puoi darci una breve introduzione sul tuo “Dagi Jay Esthetic Sro”? Dagi Jay Esthetic è uno studio di bellezza che si concentra sul ringiovanimento, dimagrimento, ecc. Attualmente stiamo cercando altri locali e personale adatti, perché le altre attività che svolgo con mia sorella non ci consentono di esprimerci a pieno. Lo studio è stato e sarà, ovviamente, nello stile dei miei dipinti, perché ci piace e vogliamo essere “diverse” nel design. In breve, l’arte della bellezza promette. www.dagijay.cz Cosa ti piace mostrare nei tuoi disegni e che significa per te un buon disegno? Nei miei dipinti mostro i miei pensieri e sentimenti, impulsi, incontri con nuove persone, tutto intorno a me. Un buon design per me è l’originalità, l’autostima e la sensibilità che, per ogni immagine, può attrarre il maggior numero di persone e lasciare qualsiasi sentimento. Come combini perfettamente l’arte con la moda nel tuo lavoro? Ho iniziato già in gioventù a pensare all’idea che mi sarebbe piaciuto avere una mia collezione di vestiti che nessun altro avrà. Ho realizzato 3 cataloghi di successo ed ora mi piacerebbe entrare in contatto con progettisti o designer di appartamenti per una possibile collaborazione ed espandere la mia collezione verso clienti esteri. Ho creato i cataloghi come presentazione personale e ho creato solo un pezzo per ogni modello. La riproduzione dei miei dipinti può essere utilizzata con innumerevoli mobili ed art deco, tappeti, divani, sacchi, tende, ecc. Qual è il tuo motto personale di lavoro? Come motto personale lavorativo uso “Finché vivi, hai tempo per lavorare”. Dove possono trovare i lettori tutte le tue esclusive opere d’arte? Su painter.dagmar-jihlavcova.com (è in preparazione un nuovo sito). Una volta all’anno, organizzo un vernissage a Praga, inclusa una presentazione di vestiti ,ed anche un vernissage fuori dalla Repubblica Ceca. Qual è stata la tua migliore esperienza professionale? La migliore esperienza è la soddisfazione dei clienti e l’interesse crescente. Ogni cliente e immagine mi spingono oltre. In termini di dipinti, molti di essi viaggiano fuori dalla Repubblica Ceca (Italia, Sicilia, Svizzera, Las Vegas, California). Qual è stato il più grande successo della tua vita? Il più grande successo sono le mie scelte e decisioni su dove andrà la mia vita; ringrazio per ogni esperienza che mi ha portato dove sono ora e cosa faccio. Come successo di vita, persevero la scelta di persone buone e positive intorno a me. È bello quando vendi l’immagine a prezzi da sogno, sei raffinato, rispettato e così via. Quante lingue straniere parli? Parlo fluentemente Ceco ed Inglese e parlo Italiano e Russo in modo elementare. Hai qualche progetto per il futuro? I progetti sono molti, ma vado avanti per la mia strada e afferro quello che viene! Comunque dico, anche se suona come cliché, salute; benessere psicologico e fisico personale è l’inizio di tutto. Per concludere: ringrazio ancora la tua gentilezza e disponibilità per questa stupenda intervista, augurandoti tutto il meglio. Avv. Mg. Alejandro Di Noto

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Could you describe your artistic profile? Primarily a painter and designer. Can you give us a brief introduction to your â&#x20AC;&#x153;Dagi Jay Esthetic SROâ&#x20AC;?? Dagi Jay Esthetic is a beauty studio that focuses on rejuvenation, slimming, etc. Currently we are looking for other suitable premises and staff because our other activities with my sister will not allow us to do so completely. The study was and will of course in the style of my paintings, because I like to be different and we want to be â&#x20AC;&#x153;differentâ&#x20AC;? from the design. In short, the art of beauty promise. www.dagijay.cz What do you like to show in your drawings and meaning for you a good design? In my paintings, my thoughts and feelings, impulses, meetings with new people, everything around me. A good design for me is originality and self-esteem and sensitivity in every image that can attract the most people and let every feeling. How perfectly combines art with fashion in your work? I started thinking about the idea in his youth that I would love to have my collection and the clothes that no one else will. I have a 3 catalogs of success, and now Iâ&#x20AC;&#x2122;d like to get in touch with designers or designer apartments for a possible collaboration and expand my collection among customers abroad. I set up the catalogs as a personal presentation and I created only one piece for each model. The reproduction of my paintings can be used with countless pieces of furniture and art deco, carpets, sofas, bags, tents, etc. What is your personal motto work? As staff and working â&#x20AC;&#x153;As long as you live, you have time to work.â&#x20AC;? Where can readers find all of your exclusive works of art? On painter.dagmar-jihlavcova.com (is preparing a new site). Once a year, I have a vernissage in Prague, including a presentation of clothes and also have openings outside the Czech Republic. What was your best professional experience? The best experience is customer satisfaction and increasing interest. Each customer image and pushes me over. In terms of paintings, many of them traveling outside the Czech Republic (Italy, Sicily, Switzerland, Las Vegas, California). What was the greatest achievement of your life? The greatest success are my choices and decisions about where will my life, whom I thank for every experience that led me to where I am now and what I do. As a successful life even I perceive the choice of good and positive people around me. Itâ&#x20AC;&#x2122;s nice when you sell the picture to dream prices, youâ&#x20AC;&#x2122;re refined, respected, and so on. How many foreign languages â&#x20AC;&#x2039;â&#x20AC;&#x2039;do you speak? I speak fluent Czech and English; and basically I speak Italian and Russian. Do you have any plans for the future? The projects are many, but Iâ&#x20AC;&#x2122;m leaving again for myself and grab the wood! But what we say, even if it sounds like clichĂŠ, health; psychological well-being and personal physique is the beginning of everythingđ&#x;&#x2122;&#x201A; To conclude, I thank your kindness and availability for this wonderful interview, wishing you all the best. Avv. Mg. Alejandro Di Noto

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PLANETARIUM - Acryl, 100 x 150 cm

COCOON, 2011 - Acryl, 100 x 150 cm

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