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perché tanta assenza di te non è più possibile

“Questa bestia apparentemente usuale che è l’immagine-con-il-testo, mi pare in te un’accorpatura mai vista e persa come in una sua vocazione di ideogramma. Le tue foto hanno una nostalgia triste e cicatrizzata di quando scrivevano, è come se se ne ricordassero, che prima, o poi, erano saranno scritte.”

Lucia Chemello

“La grazia della poesia è esistere e così, per questo solo, aiutare a resistere… La poesia di queste fotografie abita questo orizzonte con la leggerezza consapevole di chi lo sceglie e anche lo cerca ad ogni scatto, perché sa che è necessario, un’altra vita non ci è data, qui.” Mariapia Veladiano

“La mattina, prima di iniziare la giornata, in silenzio si può aprire una pagina, osservare con attenzione un’immagine, può iniziare così un vertiginoso viaggio di intuizione, si spalancano mondi, si acutizza la percezione fino a stupirsi e a gioire di sé…” Paola Cortelazzo

“Un détournement di situazioni e scenari, di ricordi e immersioni nella poesia e nella vertigine di creare un mondo lo conduce attraverso istantanee vigili o trasognate che trascorrono attimi ritrovati, archeologie del pensiero, colorismi folgoranti virati in toni di narrazione e memoria.” Stefania Portinari

perché tanta assenza di te non è più possibile

“Ciò che mi muove e commuove è l’autentico viaggio dell’autore che è vero come sono vere le parole scelte e unite al ritmo incalzante delle immagini che non sono solo immagini di un qualcosa che ci si aspetta di vedere, ma è un entrare in un mondo conscio/inconscio, reale/irreale, concreto e illusorio che porta altrove e che richiama contemporaneamente al presente, perché non è solo lontano ma è anche molto vicino e intimo.”

a cura di giustino chemello

Alessandra Saugo

Euro 29,00 RUNAEDITORE


Nota del curatore Questa è un’opera d’arte in forma di libro, composta da 99 singole opere d’arte. Ogni opera è a sua volta composta da parole e immagini. In un’operazione di remix, le parole sono state estrapolate da testi differenti, decontestualizzate e accostate in una sequenza che le libera da ogni significato esegetico. L’autore non ha voluto indicare i nomi degli autori letterari o i titoli delle immagini perché è suo fondamentale intento obbligare il fruitore a confrontarsi con l’opera e non con la prosopopea di un nominativo. Questa realizzazione è numerata e autenticata dal curatore. Giustino Chemello

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Andavo a cercare delle immagini, ecco tutto.

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Vuote sono le strade di questa terra dove Ione Un tempo camminava, e ora non cammina Ma pare simile a persona appena partita. Il grigio è più crudele del nero, diceva, perché consente la speranza. E in te infonderò un’anima E tu vivrai per sempre.

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Io, cantore di inezie, linee rotte, assurdità. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo. Suggerire, ecco il sogno. Non ho mai prestato fede alle mie convinzioni. Ho riempito le mie mani di sabbia, l’ho chiamata oro, e ho aperto le mani facendola scorrere via.

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La condizione stessa di qualunque arte è lo stile. Rappresento me stesso nel mondo e attraverso il mondo per capirmi meglio. O per confondermi nel mondo? O per nascondermi nel mondo? E nascondermi da chi? Non si ha che se stessi.

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Tu te ne (baciami) andrai.


Nessun chiavistello per chiudere l’assenza. Ogni fotografia è prima di tutto l’eco di un’immagine dimenticata. Acedia, tristizia, taedium vitae, desidia genera innanzitutto malizia, rancor, pusillamitas, desperatio, torpor, evagatio mentis (l’inquieto discorrere di fantasia in fantasia). Che si manifesta in verbositas, curiositas, instabilitas loci vel propositis, importunitas mentis. Diceva: non troverai mai i limiti dell’oblio, per quanto lontano tu ricordi.

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All’immensa folla anonima di cui siam fatti. Si dice che la ragion d’essere delle foto di famiglia è di conservare dei ricordi, ma esse creano immagini che si sostituiscono al ricordo. La verità di un’immagine è il silenzio che l’avvolge. Una porta di cespuglio, E per serratura Questa lumaca.

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Tu mi cercherai: ma io non esisterò più. Ciò che attendi da sempre ti scruta. Lo sapevi? I miei sogni come me vivono passando. Se esistesse la verità, diceva, essa sarebbe il nostro unico avversario. Per fortuna non esiste, e così possiamo inventarci dei nemici.

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Ti parlo tacendo, come una nuvola o un albero… La Bellezza rivela ogni cosa, perché non esprime niente. Quando ci mostra se stessa, ci mostra l’intero mondo. Finché è passata. Cosa è passata? La vita. Ti mando nella notte questi enigmi di civetta.

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Ci si accorgerà , un giorno, che la bellezza aveva il tuo viso, le tue nubi e il tuo cielo grigio. L’uomo cerca corrispondenze, relazioni, nessi, sensi. Una tregua: il sogno. Lascia tutto - ritorna a me; lascia l’inverno riposare sul suo letto di fiume secco; lascia tutto, e ritorna alla notte delicata delle mie mani.

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Solo con gli occhi della mente io vedo. Lascia alla luce raccogliere ciò che l’occhio non vede. E le ombre? Trattar l’ombre come cosa salda. La consapevolezza di parlare al silenzio. Di ciò che abbiam sofferto di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore non rimarrà il più piccolo ricordo.

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Oh, crepuscolo. Era dunque questo il giorno? La simmetria è una somiglianza, diceva. Non sarete capaci di vedere, amare, sentire che il bello, null’altro che il bello.

E, forse, la vittoria vera su Tempo e gravitĂ : passare senza lasciare tracce, senza proiettare ombra sui muri.

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La mia allegria è un paese distante. Come fare a non voltarsi indietro in una vita in cui tutto passa? Tutto ciò che è veramente prodigioso e pauroso nell’uomo, diceva, non è sinora stato mai posto in parole o in libri. Sono quello che vuole sempre partire, e resta sempre, resta sempre, resta sempre, fino alla morte resta, anche se parte resta, resta, resta.

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Quando nel mondo esterno è come se si aprisse una porta e, senza che nulla si alteri, tutto si rivela diverso. Se mi chiedi come ho fatto questa opera significa che non l’hai ancora vista. Mi dicevi: lo stile è severa obbedienza alla fascinazione e la fascinazione è lo spazio della solitudine estatica. Tutto dimorava nell’attesa del Nulla e il Nulla precedette l’attesa.

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Non m’abbandonare mai nelle mie tristezze. Mi sono sforzato di essere tuo piÚ che di questo mondo o di me stesso. Diceva: il silenzio è inaggirabile. Possiamo solo attraversarlo.

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L’Essere è. Il non Essere non è.


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Sto in un angolo con la benda sugli occhi per non vedere che non sei dove sono. Tutte le cose che più esasperano e offendono i mortali, diceva, tutte sono incorporee. Si tenta di affogare con le parole ciò che risale sempre alla superficie. Nell’azzurro delle sere d’estate me ne andrò per sentieri tra i pizzicotti delle spighe, a far frusciare l’erba molle.

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L’imprevedibilità dei percorsi della memoria. Che cos’è la vita, se non una sensazione? dicesti. Che l’opera sia splendida di certezze fraintese. Sono stato educato dall’immaginazione, ho viaggiato dandole sempre la mano.

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Che vuoi che metta sotto il tuo ritratto Il mio cuore, il mio braccio, le mie mani o il mio piede?


L’informe mondo dove c’è la vita. Dove tutte le attese logiche vengono deluse. Come fare per trasferire in fotografia il concetto di rima? Le mie abitudini appartengono alla solitudine e non agli uomini, diceva. Il mondo esterno esiste come un attore su di un palco: sta lì, ma è un’altra cosa.

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Perché tanta assenza di te non è più possibile  

Ci sono parole che spiegano e altre che accarezzano e ci sono immagini che mostrano e altre che solleticano. Preparati perché non sarà un in...

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