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VOLUME 1, NUMERO 1

GIUGNO 2017

classe 3b

Gli italiani e... l’italiano “Troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano ad esprimersi oralmente. “ Questo è quello che sostengono i 600 docenti universitari nella lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Istruzione e al Parlamento In questa lettera i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti e si “ritrovano a correggere una tesi di laurea con la matita rossa e blu come alle scuole elementari”. Secondo alcuni insegnanti, questo problema ce lo portiamo dietro da trent’anni ed è stato sottovalutato dalla politica, che si impegna piuttosto a portare avanti delle riforme che non fanno altro che danneggiare la scuola.

scrivevano dal fronte ai propri familiari, errori accettabili per il periodo e le condizioni che stavano vivendo

Non solo nelle tesi universitarie ma anche nella messaggistica dei social troviamo errori che a malapena sono accettabili in terza elementare: mancanza delle “h” dove necessita e utilizzo di essa dove invece non occorre, l’accorpamento di alcune parole che dovrebbero rimanere separate, una conoscenza limitata della sintassi, ecc....ecc...

Scrivevano per trovare conforto, scrivevano per non restare soli: insomma scrivere lettere era l’unico legame che riusciva a tener saldo il rapporto familiare impoverito dalla guerra, era l’unico modo per restare legati alla realtà e non impazzire.

Gli stessi errori venivano commessi dai soldati semianalfabeti o analfabeti nelle lettere che

Inoltre quei soldati partivano da una situazione completamente diversa da quella dei giovani d’oggi: il diritto all’ istruzione era pressoché inesistente con ricadute negative sulla conoscenza della lingua italiana, il tutto aggravato dalla guerra. Nonostante non sapessero scrivere, i soldati in guerra cercavano di comunicare con i propri familiari nel modo più semplice possibile: scrivendo. Ebbene sì! Si sforzavano di mettere insieme una breve e sensata frase che potesse rassicurare i familiari circa la propria situazione in guerra.

Oggi, nonostante i giovani hanno la garanzia di ricevere un’istruzione che gli permetta di acquisire le competenze di base come leggere e scrivere, continuano a commettere gli stessi

errori, in parte dovuti anche alla poca lettura e all’utilizzo dei dialetti come prima lingua di comunicazione in famiglia e tra gli amici, che porta ad un uso scorretto dell’italiano sia nel parlato che nello scritto. Inoltre non è sbagliato pensare che questi errori siano legati alla fretta con cui si scrive, spinti anche dall’immediatezza con cui bisogna comunicare, caratteristica questa della società attuale dominata da un uso, in certi casi, spropositato e non responsabile da parte dei più giovani. I ragazzi non sanno scrivere perché non sanno parlare; non sanno parlare perché vengono spinti a pensare solo a ciò che c'è di futile, perché la società che ci circonda sta rendendo tutti imbambolati, come automi interessati alle cose poco importanti, che hanno lo scopo proprio di allontanarli da ogni forma di cultura. Aurora Benedetti

La redazione Sommario: Gli italiani e... l’italiano 1 Convegno Rotary sulle dipendenze: i 2 vincitori Tutti in scena

Incontro... Con la storia: lettere dal 4-5 fronte La storia siamo noi: Un incontro un po’... particolare: il Visconte dimezzato 8 Il film: “Il giovane favoloso” 9 Pensieri e parole

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Un giro in America

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Indovina chi...

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Soluzioni

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Saverio Ferrieri Alessia Loretoni Nicolò Scarabottini

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Agnese Troiani

1914-1918, Lettere di giovani soldati semi-analfabeti dal fronte: libro di antologia

2017, Messaggio su social network


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Convegno Rotary sulle dipendenze: I vincitori stupefacenti.

A distanza di alcuni mesi, il 31 maggio 2017, si è tenuta presso l’hotel Albornoz di Spoleto la premiazione del concorso

Per la categoria dei video la vittoria è stata ottenuta dalla classe 3 A della Pianciani.

La premiazione si è aperta con i discorsi dei membri del Rotary Club di Spoleto: Ada Spadoni Urbani, presidente del Rotary; Giulio Nulli, rappresentante del Baby Rotary; l’assessore alla cultura Laureti e il nostro Dirigente scolastico, Manuela Dominici, in qualità di responsabile del progetto. In particolare il dirigente Dominici ha espresso il suo orgoglio nei confronti di noi ragazzi delle scuole medie e ci ha invitato a diventare ragazzi forti di fronte a scenari orribili come l’abuso delle sostanze

Subito dopo i discorsi un componente della giuria, che ha scelto gli elaborati vincitori, ha proiettato in sala un video che riassumeva in maniera molto efficace il messaggio del Rotary Club: “tutto ciò che pensi, disponi o fai serve agli altri?”, “differenziati dalle altre persone...”, “l’unico tuo limite sei tu...”. A seguire sono state premiate le tre categorie stabilite: video, disegni e slogan.

Per la categoria dei disegni sono stati premiati quattro elaborati: il primo classificato è stato quello della nostra compagna di classe, Gemma Volpetti, è stata riconosciuta l’originalità nella scelta della birra, che molto spesso non viene considerata tra quelle sostanze che possono dare dipendenza, ma che in realtà può anch’essa provocare dei danni se assunta in maniera continua e costante.

riva al mare guardando il tramonto, momento di cui non potrebbero godere se scegliessero di stare con le droghe. Il terzo classificato è stato il disegno di Cecilia Montano, che ha disegnato un bivio dove una strada porta in un mondo di adulazione e divertimento, l’altra in un mondo sano ed equilibrato.

Logo Rotary club

Il giorno 29 ottobre 2016 la nostra classe, insieme ad altre classi di diversi plessi e gradi, ha partecipato alla fase iniziale del concorso“Alcol e droga: non ti mangiare il cervello”. In quello occasione si parlò degli effetti che provocano le sostanze stupefacenti sulle persone e sul cervello, successivamente si discusse dei metodi per capire se una persona ha abusato di sostanze stupefacenti. La partecipazione al concorso prevedeva, inoltre, la realizzazione di un elaborato grafico.

Il quarto posto è spettato alla classe 3 B della Manzoni, il cui dipinto lanciava un messaggio molto semplice ma efficace: “Spegni lo spinello e accendi i sogni”. Per la categoria degli slogan il premio è stato attribuito a Gabriel Marku della 3 B Pianciani, anche il messaggio che lanciava il suo slogan era molto diretto e altrettanto efficace:“Non farti di droga fatti di vita” La premiazione si è conclusa con il discorso sulla droga, sull’alcol e sul gioco d’azzardo pronunciato dal giudice Federico Bonacalbagno. Saverio Ferrieri Matteo Mancini

Il disegno primo classificato

Il secondo classificato è stato il disegno di Mattia Paulello, della classe 3 A di Campello, l’elaborato rappresentava due ragazzi che trascorrono felicemente un momento in Premiazione della vincitrice per la categoria disegni


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V O L U M E 1 , NU M E R O 1

Tutti in scena

E’ iniziato tutto come un gioco, quando un nostro compagno di classe ha proposto alla prof. di italiano di portare in scena “Gatta mociona”, una commedia in dialetto spoletino tratta dall’operetta “Acqua cheta” di Augusto Novelli .

La madre di Annita ostacola in ogni modo i loro incontri, ma deve ricredersi sul conto della figlia maggiore quando Ida fugge con Alfredo, gettando la famiglia nella disperazione; tutto però si risolverà con un lieto fine.

L'azione della commedia si svolge a Spoleto. La trama vede la “solita buona famiglia di estrazione sociale bassa, con il capofamiglia di professione cocchiere e la consorte casalinga. Padre dal piglio autoritario ma che vede più in là della moglie e che spalleggia la figlia più grande”.

Il tutto avrà come sfondo una scenografia sapientemente realizzata dai ragazzi delle due terze di San Giacomo sotto l’abile direzione dei professori di arte: Scarabottini Daniele e Pasqualoni Franco, durante il laboratorio di arte che si è svolto alla “Pianciani” il mercoledì pomeriggio.

Ulisse, il padre, non prende le parti contro i socialisti che in fondo sono i paladini dei ceti inferiori. La moglie, brontolona, invece li detesta perché nemici della chiesa e non sa riconoscere tra le due figlie “qual è la malerba e quale no, coccolando quella sbagliata a scapito dell'altra”. In mezzo lo spasimante di Annita: Francesco detto Checco, falegname dalle idee socialiste.

Inoltre i diversi atti della commedia saranno intervallati da due balletti curati dalla Prof. di motoria: Borghesi Oria. A chiudere lo spettacolo sarà la canzone “What A Wonderful World” di Frank Sinatra cantata dai ragazzi sotto la direzione della prof. Ottavi Carla. La preparazione alla commedia ha richiesto diversi incontri, alcuni di questi si sono tenuti presso la sede centrale “Pianciani”, altri presso

la “Pascoli” di San Giacomo”in orario scolastico. Questa collaborazione tra docenti e ragazzi è stata bella e gratificante e ci ha fatto capire che nella vita non esistono ostacoli insormontabili se li si affronta tutti insieme. Ci siamo divertiti tantissimo e speriamo di divertire anche coloro i quali assisteranno allo spettacolo. Ma “questa è un’altra storia” e ve la racconteremo nel prossimo numero! Alessio Martini

Momento di relax durante le prove


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Incontro... con la storia Quest’anno, nell’ambito di un laboratorio di storia, abbiamo avuto la possibilità di conoscere, attraverso la lettura di alcune lettere e la visione di documenti e filmati, le emozioni e gli stati d’animo dei soldati che si scrivevano dal fronte. Ci siamo immedesimati nei soldati al fronte che scrivevano per tranquillizzare ed Soldati in trincea leggono la corriessere tranquillizzati e abbiamo scritto le nostre lettere “dal fronte” liberando la no- spondenza da casa: immagine stra creatività. E questo è il risultato... tratta da internet ( dal giornale “Brescia Oggi”)

Cara Elena,

“ Mi sento come se fossi fango che si posa su delle lenzuola bianche...”

non potete immaginare quanto mi mancate, quanto vorrei risentire la vostra voce, quanto vorrei stringervi tra le mie braccia e stare con la testa appoggiata al vostro viso, mentre le vostre mani mi sfiorano i capelli … In realtà non so se lo voglio veramente! Dopo tutto quello che le mie mani hanno fatto con quel futile oggetto, dopo che i miei occhi hanno visto così tanto orrore e dopo aver fatto cose che non sapevo di poter fare … mi sento troppo sporco dentro, così tanto da avere il terrore che, con un mio semplice sguardo o con lo sfiorarvi delle mie dita, io possa danneggiare la vostra innocenza e la vostra purezza. Mi sento come se fossi fango che si posa su delle lenzuola bianche. Mi piacerebbe dirvi che va tutto bene, che non ho mai provato la vera paura, che me la caverò e che so quello che faccio, ma sarebbe la più grande bugia che un uomo possa dire e, ahimè! Io non riesco a mentirvi.

Militare accompagnato da moglie e due figli alla tradotta (Di Touring Club Italiano http://www.touringclub.it/, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org /w/index.php?curid=419385 51)

Non so perché sono qua e perché sto facendo tutto quello che faccio. Mi continuano a dire che è per la nostra libertà e più lo ripetono più la loro credibilità svanisce e la mia con la loro … A che serve lottare per la libertà se poi siamo destinati a morire? E perché per avere la libertà i nostri occhi devono vedere tali cose?

Ma la domanda più importante che mi pongo è: ci vedono come eroi che lottano per avere un mondo migliore o come pedine di uno stupido gioco? A dire la verità non voglio saperlo, anzi, non mi serve saperlo, perché la risposta l’ho trovata quando mi hanno messo nel ruolo di sentinella e ho visto un ragazzo verso il quale ho puntato il mirino del mio fucile. In quel momento lui era consapevole che la sua vita era nelle mie mani e bastava solo spingere una semplice levetta per farla finita, finché non l’ho visto in volto e ho sentito la paura che sprigionavano i suoi occhi e non sono riuscito ad ucciderlo. Lì, in quel preciso istante, ho capito che tra una trincea all’altra, in realtà c’era uno specchio di cui non mi ero mai accorto: ciò che provavamo noi lo provavano loro, le nostre condizioni erano le loro condizioni e ad un nostro colpo corrispondeva un loro colpo … l’unica cosa che ci rendeva diversi era una divisa … per il resto eravamo il riflesso l’uno dell’altro (due parti di uno stesso specchio). Mi sorse un dubbio: Ma se loro sono come noi, significa che anche loro non vogliono la guerra e quindi … perché io, noi, loro stiamo qui? Semplice, siamo delle pedine di un gioco da cui non possiamo uscire. L’altro giorno abbiamo sferrato un attacco contro i nemici (contro la nostra

volontà) e, mentre correvamo da una parte all’altra, cercando di fuggire alla morte, ho visto i miei amici uno dopo l’altro cadere a terra tra una pozza di fango e l’altra, senza che io potessi fare nulla per aiutarli, mentre vedevo altre persone passargli sopra come se fossero parte del terreno … non ce la faccio più a vivere nella quotidianità di questa guerra. Prima mi svegliavo tra i vostri baci, ora tra gli spari e le bombe! Prima di partire vi avevo promesso che sarei tornato da voi e sapete bene che di solito mantengo sempre la parola data, ma ormai non credo di potervi promettere più niente. So che questo vi spezzerà il cuore, ma domani partiremo per attaccare il campo nemico e non so se ne farò ritorno! … Voglio che sappiate che ogni passo che farò, ogni volta che tenterò di salvarmi sarà solo per voi e farò di tutto per tornare da voi. Con tutto il cuore … Stefano Sara Napoletano


Pagina 5- sezione storia VOLUME 1, NUMERO 1

Madre,

Cartolina Postale del 25 marzo 1916 : la Grande Guerra 19141918, l’Espresso

“ Oggi ho visto morire una persona: un sodato, un uomo con un'altra divisa, un fucile in mano e le parole congelate nel tempo…”

Oggi ho visto morire una persona: un sodato, un uomo con un'altra divisa, un fucile in mano e le parole congelate nel tempo, nonostante il caldo di questa primavera, che tanto avrei voluto passare con te e il resto della famiglia. È un anno che sono al fronte, sono fortunato ad essere ancora vivo, anche se spesso da un lato vorrei essere colpito dai cannoni che uccidono persone davanti ai miei occhi; dall'altra parte lotto per vivere, perchè se c'è solo una minma possibilità di tornare a stringervi tra le mie braccia io voglio esserci. Credo sia questo che mandi avanti la guerra: ognuno lotta per la propria vita, tra la paura della morte e la voglia di tornare a casa e avere alle spalle “un'esperienza” a cui puoi dire di essere sopravvissuto. Oggi ho ucciso io quell'uomo, ne ho uccisi molti in realtà e ogni volta conto quanti ne sono, perchè ogni persona che muore sotto il colpo del mio fucile è una possibilità in più per me di tornare a casa. Oggi però è stato diverso: negli occhi di quell'uomo ho rivisto me stesso, nel suo volto ho intravisto stupore e tristezza, la sua bocca, invece, si è leggermente aperta come se volesse dire qualcosa che non saprà mai nessuno. Ho visto un uomo, un soldato, forse un padre, un marito, un figlio, un amico e l'ho visto morire, spegnersi mano a mano

che il suo cuore perdeva un colpo e il suo corpo energia; è stato in quel momento che non ho pensato a lui, bensì alle persone a lui care che si sveglieranno ogni mattina sperando di vederlo entrare dalla porta, sognandolo, invece gli arriverà solo una chiamata o una lettera per informarli che lui in realtà non entrerà più da quella porta. È stato così che ho deciso di non contare più le persone che vedo spegnersi per mano mia. Da quel momento ho deciso di mettere un petalo di rosa nella canna del fucile, è così che voglio ricordare queste persone, voglio pensare che la loro morte significhi vita e che ogni petalo sia una persona che gli è cara e che gli è vicina anche dopo la morte. Voglio che tu non pianga per me, che tu sappia con certezza che sarò morto pensandovi e io vi ricorderò felici, sorridenti, non in lacrime come probabilmente leggendo queste parole, ma guardiamo in faccia la realtà: più io spero in meglio, più la mia morte si avvicina, più ho pietà, più so che non tornerò. Adesso pensa, ti prego! Se io tornassi da te non sarei più lo stesso, non riderei più, mi sveglierei di notte da un incubo, avrei quel senso di nausea e fame ogni giorno, avrei delle visioni di uomini che si inginocchiano pesantemente e che cadono in avanti coprendo il loro stesso sangue, sarei violento, mi

guarderei sempre alle spalle e ad ogni movimento brusco reagirei d'istinto: che esempio sarei per i miei figli? Quanto soffrirei nel vedere la pietà che proveresti nei miei confronti? La mia vita non sarebbe più la stessa, io non sarei più lo stesso. La trincea uccide, io uccido, io vengo ucciso. Non interessa a nessuno la nostra fame, sete e paura, siamo tutti numeri, e così come io contavo chi uccidevo, chi comanda conta me. Sarò solo un numero impresso nell'aria che nessuno ricorderà e che sarà come qualunque altro numero. Sappi sempre che ti voglio bene. Sempre tuo, Marco Gemma Volpetti

Soldati intenti a scrivere una lettera: immagine tratta da internet.


Pagina 6- sezione storia

La storia siamo noi: intervista ad un partigiano Nell’ ottobre del 1922 Benito Mussolini sale al governo dopo la marcia su Roma; cerca di instaurare un regime totalitario limitato in parte dalla monarchia e dalla chiesa. Nel 1933 prende piede la dittatura di Hitler e Mussolini si allea con il dittatore tedesco. Dopo quest’alleanza il mondo cade in una spirale di dolore, odio, sangue da cui si pensava essere usciti con l’armistizio dell’8 settembre ma non fu così! La guerra non era finita! I tedeschi da alleati erano diventati occupanti, fu allora che gli italiani, e in generale gli europei, presero in mano il loro destino e cominciarono a lottare contro l’invasore. Si organizzarono nuclei di lotta armata che avevano come protagonisti i partigiani. Ed è proprio uno di loro che abbiamo avuto la fortuna di conoscere e di rivolgergli delle domande. Dicevamo quindi che i

principali protagonisti della Resistenza furono i partigiani, la loro storia ce la racconta Gian Paolo Loreti, presidente dell’ANPI di Spoleto. “durante uno scontro, mentre stavamo per perdere, fui costretto a gettare via il mio portafogli che conteneva le foto della mia famiglia, gli unici ricordi che avevo di loro...”

Sig. Loreti, è nato in un contesto storico molto particolare, tra la prima e la seconda guerra mondiale, oggi, mettendo a confronto le due diverse situazioni storiche e politiche, cosa pensa? Penso che la differenza più grande tra il mondo di oggi e quello del periodo della guerra sia il fatto che non c'era libertà durante la dittatura, mentre con la democrazia si hanno molte più possibilità di esprimersi liberamente. Ci sa dire qualcosa riguardo la sua adolescenza?

Partigiani italiani sfilano per le strade di Milano appena liberata nel 1945 ( Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index. php?curid=18653)

All'età di 13 anni ho avuto l'occasione di incontrare Hitler e marciare per Mussolini in Piazza San Marco. Mi distinguevo dagli altri perché ero già

alto 1.80 m, perciò saltai un anno con i balilla e il 28 ottobre 1935 passai direttamente agli avanguardisti. Quando si e’ trasferito a Spoleto? Di quale brigata è entrato a far parte? Mi sono trasferito a Spoleto nel 1937. Sono entrato a far parte nella brigata Melis, che nacque in Valnerina come un gruppo di ragazzi ribelli. Quali motivazioni l’ hanno spinta a partecipare alla resistenza? I miei genitori furono semplici contadini e la mia famiglia fu sempre religiosa. La nostra avversione al fascismo era molto forte, eravamo stanchi delle continue guerre portate avanti dalla dittatura fascista. Come hanno reagito i suoi genitori quando ha deciso di entrare a far parte della Resistenza?

ANPI tessera terzo congresso nazionale (https://it.wikipedia.org/w/index.ph p?curid=2445227)

L'hanno presa molto bene e mi hanno pienamente appoggiato nella mia scelta. La sua condizione di partigiano metteva in pericolo la sua famiglia, cosa provava? Si, infatti durante uno scontro, mentre stavamo per perdere, fui costretto a gettare via il mio portafogli che conteneva le foto della mia famiglia, tra l'altro gli unici ricordi che avevo di loro, per paura che potessero rintracciarli e fargli del male. Ha mai ucciso qualcuno? Ha mai usato armi? Una volta passò un camion tedesco, a bordo c’erano quattro uomini, noi sparammo e li uccidemmo tutti. Dopo quella volta non uccidemmo più nessuno, anche perché il prezzo da pagare era alto: per ogni tedesco ucciso, dieci italiani venivano catturati come ostaggi e successivamente veniva-


Pagina 7- sezione storia VOLUME 1, NUMERO 1

no giustiziati. C’erano donne sua brigata?

nella

sono stati dei litigi? C'è mai stato qualcuno che ha tradito la brigata?

Le donne hanno avuto un ruolo molto importante soprattutto in quel periodo: 10.000 erano partigiane, alcune sono state portate in campi di concentramento e uccise, altre fucilate, altre ancora assassinate. Nella mia brigata, non ci sono mai state donne ma, durante gli ultimi 40 giorni, la mia brigata si è unita ad un’atra brigata tra i cui membri c’era una donna polacca di nome Marta.

Si, non tutti andavano sempre d'accordo. Per quanto riguarda il tradimento una volta c'è stato un ragazzo che ha fatto la spia riguardo i nostri spostamenti e siamo stati costretti ad ucciderlo.

Dove dormivate? Cosa mangiavate?

Si, ce ne sono stati! La maggior parte di essi erano legati al alla convinzione da parte dei tedeschi che alcuni partigiani si nascondessero tra la popolazione.

Noi mangiavamo quello che i contadini riuscivano a portarci, questi ultimi hanno avuto un ruolo fondamentale per noi, oltre a quello delle donne. Dormivamo all’aperto senza coperte, a volte quando trovavamo un mulino aperto o un pagliaio ci rifugiavamo lì: era la nostra salvezza. Ci sono mai state collaborazioni tra voi e altre persone esterne alla brigata? Si, noi ci affidavamo ad esempio a ciò che diceva Rosina Colacetti che era di famiglia antifascista e i cui genitori e fratelli erano comunisti. Quest’ultima ha collaborato con la nostra brigata, dandoci delle informazioni su dove dovevamo andare per non incontrare i tedeschi. Nella vostra brigata ci

Ci sono stati in Valnerina episodi di rappresaglie da parte dei tedeschi nei confronti della popolazione civile?

C'è stato un momento in cui ha avuto tanto paura?

la sensazione che ho provato quando ho perso un compagno sul campo, perché quando si combatte insieme con i compagni stringi un legame più profondo di quello che si potrebbe avere con un familiare. Il Signor Loreti ha concluso l’intervista con un invito ad amare la democrazia e ad apprezzare la libertà, che ci permette di votare, di esprimere opinioni personali e contrarie e di decidere della propria vita liberamente I giovani di allora, tra cui il partigiano, ci “passano il testimone” invitandoci ad aprire gli occhi, a non dimenticare, ricordando sempre ciò che è successo. Questo invito si chiude sulle note di “Bella ciao” intonate dal partigiano..

Donne: protagoniste della Resistenza (Di Valentino " Tino" Petrelli - Web, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index. php?curid=3657919)

“Ci affidavamo, ad esempio, a ciò che diceva Rosina Colacetti, che era di famiglia antifascista e i cui genitori e fratelli erano comunisti...”

Classe 3B

Uno dei momenti in cui ho avuto tanta paura e’ stato quando sono arrivati i tedeschi di notte, li vedevamo scendere dalle montagne. Siamo scappati nella notte in mezzo ai campi strisciando e così siamo riusciti a raggiungere un rifugio sotterraneo che avevamo preparato sotto una casa in paese. Quella notte si sentivano i passi dei tedeschi sopra le nostre teste ed io avevo molta paura. Qual e' l'immagine più dura che pensa di portarsi dietro per tutta la vita? Non e' un immagine, ma

Logo per la festa nazionale dell’ANPI ( Associazione Nazionale Partigiani italiani) del 2012.


Pagina 8-sezione spettacoli e cultura

Un incontro un po’... particolare: il Visconte dimezzato “Il visconte dimezzato”, edito da Mondatori, è un romanzo che è stato letto da tutta la classe in occasione della gara di lettura del 30 marzo 2017. Scritto nel 1951, è la prima parte della trilogia I nostri antenati, che comprende anche Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959). Il racconto appartiene al genere fantastico, ma può essere considerato anche un romanzo di formazione ed è uno dei libri più entusiasmanti e coinvolgenti di Italo Calvino. I fatti narrati si svolgono in luoghi in parte reali ed in parte immaginari, ma non sono sempre gli stessi, infatti le vicende si svolgono sempre in luoghi differenti descritti sommariamente. A raccontare la storia è il nipote del visconte, che è anche il narratore interno

ed onnisciente. Quest’ultimo è un ragazzo orfano, infatti fin da bimbo lo aveva accudito la balia Sebastiana che aveva preso il posto della madre. Era un bambino libero: non aveva regole né orari e faceva sempre ciò che voleva senza mai chiedere il permesso a nessuno. Nel racconto ci sono altri personaggi molto importanti come il visconte che è rappresentato dimezzato: una parte buona e l’altra cattiva. Un altro personaggio è il Dottor Trelanwney, personaggio molto stravagante e che secondo l’autore nella sua vita ha fatto di tutto tranne che il medico. Il romanzo parla del visconte Medardo di Terralba che va in guerra per combattere contro i turchi, ma una cannonata lo colpisce in pieno petto e torna a casa dimezzato. La parte cattiva, che

compie opere malvagie, è la prima a tornare. Dopo qualche tempo anche la parte buona torna a Terralba e compie molte opere di beneficienza. Entrambe le metà si contendono Pamela, ma alla fine lei sposerà un solo visconte: quello ricomposto dal dottore.

Italo Calvino, Il visconte dimezzato. Einaudi 1957. i coralli 78. Copertina (i coralli Einaudi / FNkitkit )

La storia mette in evidenza proprio l’incompletezza umana, infatti Medardo si sentirà sempre incompleto, un po’ come tutti noi. Il racconto si pone come “una parabola che sotto la veste di una favola divertente ci parla dell’alienazione moderna” e di quanto sia difficile per l’uomo di oggi vivere, nel bene e nel male, come una persona intera e di come sia difficile raggiungere una “parvenza di felicità”. Tutto ciò è espresso da Calvino con uno stile semplice e scorrevole, ogni parola si lega all’altra conferendo al testo una certa musicalità ed eleganza, è come se le sue frasi prendessero vita: corressero nei momenti di agitazione e si fermassero nei momenti di calma.

Questo romanzo è visto dai ragazzi come una cosa da evitare, come una perdita di tempo, in verità trasmette un messaggio molto significativo e cioè che il troppo storpia e che ci deve essere un equilibrio in ogni cosa: essere troppo buono può, a volte, avere degli effetti negativi, così come l’essere troppo cattivi. Saverio Ferrieri, Alessia Loretoni, Andrea Micanti, Agnese Troiani, Gemma Volpetti

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Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l'altra...(I.Calvino)


Pagina 9- sezione spettacolo e cultura

V O L U M E 1 , NU M E R O 1

Il film: “ Il giovane favoloso” Il giovane favoloso è un film del 2014 diretto da Mario Martone incentrato sulla vita del poeta Giacomo Leopardi interpretato da Elio Germano. Il genere di questo film è storico-biografico. Il film racconta del piccolo Giacomo dotato di una grande intelligenza, ma costretto a crescere dentro quattro mura cioè quelle della sua casa a Recanati.

Locandina del film “ Il giovane favoloso” di Mario Martone (ComingSoon.it )

“Non vivono fino alla morte, se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita”

Purtroppo la sua infanzia fu molto dura perché i suoi genitori, soprattutto la madre, gli diedero pochissimo affetto. Leopardi si rinchiuse nel suo mondo fatto di uno studio “matto e disperatissimo”, che con l’andare del tempo gli procurerà molti danni fisici. Il suo primo tentativo di fuga da Recati, per vedere qualcosa al di fuori della sua casa, fu un fallimento perché scoperto dal padre. Rimase particolarmente turbato dalla morte di Teresa Fattorini, sua vicina di casa, a lei dedicò una poesia intitolata a ‘’Silvia’’.

A 24 anni, con il consenso del padre, finalmente lascia Recanati, ma nel frattempo la sua salute peggiora. A Firenze conosce Antonio Ranieri un nobile napoletano che diventerà il suo migliore amico. Giacomo si sposta a Roma e poi a Napoli, sempre con l’amico Ranieri,. Mentre a Napoli scoppia il colera: Giacomo e Ranieri si trasferiscono in una delle ville di campagna che sorgono alle pendici del Vesuvio. In questa parte finale della sua vita, dopo aver assistito a un'eruzione del vulcano, sofferente e ormai vicino alla morte per il “decadimento fisico”, Giacomo trova ispirazione per la celebre poesia “La Ginestra”.

È’ un uomo che parla a chiunque senta la necessità di rompere tutte quelle gabbie che dall'adolescenza in poi costruiamo intorno a noi: la famiglia, la scuola, la politica, la società, la cultura, ecc. Le ipocrisie, che fanno parte della vita e con cui siamo costretti a fare i conti, lui non le tollerava e finiva per rompere quelle gabbie una ad una rendendosi la vita, inevitabilmente, molto scomoda. Ciò che rende Leopardi quanto mai attuale è la sua capacità di parlare a chiunque si senta giovane proprio per quella spinta verso la libertà che lo caratterizzava. Sara Favaroni Melissa Massari

Il Leopardi presentato da Mario Martone è un ribelle, un uomo nato alla fine del Settecento e che non si sentiva parte del suo tempo.

Alcune scene tratte dal film “ Il giovane favoloso” di Mario Martone. Foto Marco Spada ( ComingSoon.it )


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Pensieri e parole sull’adolescenza... La Giovinezza Hai perso il bimbo che eri, non sei più quello di ieri.

Quando a casa non ascolti. Quando a dirtelo sono in molti. Quando grande vuoi sembrare. “Ragazzino dove credi di andare?”

L’Adolescenza Il vento scompiglia i capelli...

Non sei grande e non sei bambino, sei sospeso come un burattino e quei fili vuoi tagliare, ma ti trattengono per non farti sbagliare.

riccioli, biondi e ribelli. Con gli occhi velati di pianto e nel cuore un dolce rimpianto. Il passo lento, lieve, soffice come un fiocco di neve;

Ma ammettiamolo, troppo male non è, se avrai al tuo fianco tanti amici come te,

una canzone cantata col cuore pensando a chissà quale amore.

con cui inventare mille storie,

Anni di sogni, di fantasticherie,

con cui scoprire pure l’amore,

di assalti nelle pasticcerie... di crisi d’identità...

con cui fare infiniti progetti

di tanta voglia di libertà.

e ridere dei vostri mille dispetti

Gli anni passano in fretta,

e diventare adulti insieme,

faticoso è raggiungere la vetta,

perché saremo noi il mondo che viene.

cercando di non perdere mai di vista la strada giusta, quella maestra.

Noi non siamo bambini e adulti nemmeno,

Chi mai può dire se è stata quella giusta?

ma il nostro entusiasmo sarà il giusto terreno,

Giusta o no, che volete che sia,

per costruire un mondo migliore,

resta sempre quella della fantasia che, bene o male, ti fa buona compagnia.

per far fiorire la pace nel cuore. Sara Napoletano

Alessia Loretoni


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V O L U M E 1 , NU M E R O 1

Pensieri e parole sull’adolescenza... L’Essere Adolescente Un adolescente vorrebbe volare, ma se non ha le ali come può fare? Un adolescente cerca speranza, anche se in realtà non ne avrà mai abbastanza,. Un adolescente vuole essere grande, anche se ha tante domande. Sembriamo impigliati in un mondo di incertezze, in cui regnano ancora tante fanciullezze.

Ci innamoriamo, balliamo e cantiamo, e speriamo che il mondo ci accetti per ciò che siamo. Dai nostri genitori cerchiamo solo attenzioni, anche se in fondo nascondiamo tante emozioni. Vogliamo essere compresi ed aiutati, ma in realtà ci sentiamo piccoli ed isolati. Pensiamo perciò ai ragazzi africani che soffrono e vivono in paesi lontani. Sono sempre felici e gioiosi e non gli resta che essere speranzosi. Pensiamo invece all’ottocento, quando l’adolescenza esisteva a stento. Negli anni novanta la scuola elementare era fin troppo superficiale, ora si cresce troppo in fretta e la vita stessa diventa una scommessa Agnese Troiani


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Facciamo un giro... in America 1

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Classe 3b

Orizzontali 3. 4. 7. 9. 10. 13. 15. 17. 19. 22.

Al centro della bandiera canadese Calciatore di origini argentine La " Frontera" che non può essere attraversata Tanti sono gli oceani che bagnano l'America Così si chiama la foresta pluviale Ha dato il nome all'America Immensa distesa d'erba Il centro del mondo E' molto diffuso in Brasile E' bianca a Washington

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Il Cristo brasiliano Nel 2016 si sono svolte le Olimpiadi Il mare di Jack Sparrow Così venivano chiamati i nativi americani Scoprì per primo l'America Un'isola delle Grandi Antille Tra Alaska e Stati Uniti Capitale cubana Tante sono le stelle nella bandiera americana Provengono dal golfo del Messico Vi si trova Hollywood


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Verticali 1. 2. 5. 6. 8. 11. 12. 14. 16. 18. 20. 21. 23. 25. 27. 30. 31. 35. 36. 39.

E' l'isola dei famosi Quelli messicani sono buonissimi Ne era presidente Obama L'isola di una festività La città variopinta del Cile La patria del tango Lo professano a Cuba Esiste sia quella occidentale che quella orientale Capitale della Colombia Lo è la bandiera americana Capitale del Canada Storica capitale dell'Impero Inca Ne è ricco il Cile La dittatura di Castro Piaga sociale in Venezuela Primo presidente di colore degli Stati Uniti E' il deserto più vasto d'America Cascate canadesi Quartieri popolari in Brasile Si parla in Canada e negli Stati Uniti

Indovina chi... Indovinello n°1 Do sempre i numeri e lo sai, ma son preciso come no mai. Al braccio io ti prendo e di certo non mi arrendo

Indovinello n°3 Di lingue ne ha tante, soprattutto nell’Inferno di Dante Saverio Ferrieri

Sara Napoletano

Indovinello n°2 Son piccoli e son rossi, come fossero tulipani grossi. Quando li vuoi mangiare, nell’orto li puoi trovare. Nicolò Scarabottini

Indovinello n°4 E’ dappertutto ma non si muove, ci passano sopra vecchie e nuove Gemma Volpetti Indovinello °5 Ha il collo ma non la testa, se ne abusi ti manda fuori di testa. Gemma Volpetti

Indovinello n°6 Veste di bianco, ma non è una sposa, si mostra sempre molto premurosa. Quando hai lei accanto, in te si calmano dolore e pianto. Michele Bevilacqua


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Soluzioni Indovinello n°1: l’orologio

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Indovinello n°2: il pomodoro

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Indovinello n°4: la strada

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Indovinello n°3: il fuoco

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Indovinello n°5: la bottiglia

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Indovinello n°6: l’infermiera

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Indirizzo ufficio : Scuola media “Giovanni Pascoli” di San Giacomo di Spoleto Indirizzo 2: casa nostra

Tel.: sempre libero Fax: sempre presente E-mail: amiciper sempre@uniti.it

La classe 3 b na sce tre anni fa, da allora siamo cresciuti e maturati sia co me persone che come espert i nelle diverse di scipline. Ogni anno che pass maggiori compe ava acquisivamo sempre tenze ed abilità fino ad arrivare alla squa dra che siamo ad es Stiamo bene in sieme e lavoriam so. o in armonia, questo prim o numero del gi ornalino ne è la dimostrazio ne! GRAZIE A TUTTI!

CLASSE 3B

IL Giacomino della 3b San Giacomo giugno 2017  
IL Giacomino della 3b San Giacomo giugno 2017  
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