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ASSOCIAZIONE NAZIONALE

Guida Nazionale 2012

L’Italia delle Ciliegie un Territorio... tira l’altro

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Guida Nazionale 2012 L’Italia delle Ciliegie un Territorio... tira l’altro Redazione: Associazione Nazionale “Città delle Ciliegie” Via Cairoli, 4 - 36063 Marostica (VI) Tel. 0424.479276 Fax 0424.73549 carloconticchio@tiscali.it www.cittadelleciliegie.it Coordinamento editoriale, grafico e testi: Carlo Conticchio Stampa: Tipografia “Silvio Pellico” di Marroni e C. Via Paternocchio, 35 - 01027 Montefiascone (VT) Tel. Fax 0761.826297 - 0761.364761 info@pellico.it - anita@pellico.it Si ringraziano le Amministrazioni Comunali per i testi e le foto relativi ai territori cerasicoli. L’Associazione Nazionale “Città delle Ciliegie” non è responsabile di eventuali disguidi derivanti da informazioni turistiche errate per i viaggiatori, in quanto soggette a variazioni non dipendenti dalla propria volontà. Si ringrazia la famiglia Benni di Raiano (AQ) per aver concesso la pubblicazione del disegno in 4ª di copertina a firma di Eugenio Benni.

Tutti i diritti riservati

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Introduzione Le "Città delle Ciliegie" si sono costituite in associazione con la precisa volontà di creare un circuito di territori ed esperienze comuni "cogliendo" la secolare presenza nelle nostre verdi campagne, di quel miracolo della natura che sono le ciliegie. Il lavoro svolto negli anni, spazia dal mondo strettamente connesso alla pubblica amministrazione, con scambio di notizie ed esperienze di gestione della vita pubblica, fino ad allargarsi nelle attività volte alla promozione dei territori cerasicoli; la valorizzazione della nostra produzione di qualità per eccellenza "le Ciliegie"; la salvaguardia dei territori collinari che caratterizzano in tutta Italia la coltivazione del ciliegio; la comunicazione e pubblicizzazione dell'offerta recettiva per far conoscere ed apprezzare piatti e tradizioni enogastronomiche nei nostri ristoranti, alberghi, bed & breakfast, agriturismi, gastronomie tipiche ed aziende agricole. L'Associazione, che oggi conta 53 Enti ed Istituzioni pubbliche, abbraccia ormai una popolazione che supera il milione e trecentomila abitanti i quali sono ben consapevoli dell'alternarsi delle stagioni e dei lavori agricoli che caratterizzano la coltura del ciliegio; i tempi e le modalità che consentono di produrre una delle tipicità nazionali apprezzate nel mondo; attività, usi e lavori che si tramandano negli anni, pur nel rinnovamento di tecniche e miglioramenti varietali. Ci unisce una storia comune, facilmente apprezzabile nei nostri centri storici; un territorio similmente di collina, spesso ancora sano e legato ai ritmi stagionali; tecniche di coltivazione volte alla qualità di filiera, anche grazie agli innumerevoli corsi e convegni sul tema cerasicolo svolti ogni anno a carattere nazionale; ma soprattutto ci unisce la consapevolezza che in un mondo che evolve in velocità, le nostre produzioni di ciliegie rappresentano un punto fermo di bellezza e sapore, freschezza e fascino, colore e simpatia; in poche parole un affascinante esempio di " Made in Italy" org oglio e fiore all'occhiello del mondo agricolo nazionale. Questa Guida intende sposare appieno tali caratteristiche; leggendola potrete già assaporare i succosi frutti delle nostre terre; conoscere e quindi visitare le nostre feste cerasicole, sempre allegre, divertenti, culturalmente interessanti, diverrà una logica conseguenza; immedesimarsi nei concorsi di assaggio accrescerà la Vostra cultura sulle percezioni gustative; partecipare ai nostri convegni accrescerà le nozioni e la professionalità degli operatori agricoli; provare le iniziative e le proposte enogastronomiche rimarrà un'esperienza nuova e di sicuro effetto. "Tuffatevi" quindi nei cesti di ciliegie durante la bella stagione ed apprezzerete i nostri borghi e le nostre campagne; rinfrescate le membra sotto i ciliegi dalle verdi chiome; riempite gli occhi con il manto bianco della fioritura; fate felice la bocca con le polpose ciliegie rosse e capirete che il vero frutto nazionale è la Ciliegia !!! Il Presidente dell'Associazione Nazionale "Città delle Ciliegie" Dr. Ferdinando Albano Sindaco del Comune di Bracigliano (SA) 5


Res Tipica: la rete delle identità territoriali italiane L’Associazione Res Tipica, che nasce nel 2003 per dare vita ad un progetto di salvaguardia e valorizzazione delle identità territoriali, diffonde, all’interno della sua rete, cultura e strumenti per l’adozione di politiche volte a favorire uno sviluppo sostenibile. Promuove iniziative e politiche di network tra le Associazioni d’Identità aderenti al progetto Res Tipica e favorisce la crescita sui mercati interni ed esteri dei territori attraverso azioni di supporto alla costruzione e alla promozione dei sistemi locali di offerta. Accresce la visibilità dei piccoli Comuni con politiche di internazionalizzazione mirate e la valorizzazione del patrimonio ambientale, storico, culturale, dei saperi e delle produzioni tipiche e tradizionali. Le Associazioni che fanno parte di Res Tipica si attivano, con la collaborazione dei produttori locali, per l’individuazione, il riconoscimento e la promozione dei marchi d’origine protetti; incentivano la ricerca e la sperimentazione per la valorizzazione delle varietà locali e la produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti; organizzano seminari, incontri e dibattiti su studi e analisi nel campo; elaborano, insieme con le altre città ed istituzioni, norme capaci di tutelare e valorizzare le aree interessate dalle produzioni di qualità; realizzano carte turistiche, guide, percorsi didattici e gastronomici, raccolte museali, mostre, eventi fieristici nazionali e internazionali e attività editoriali volte a favorire la conoscenza dei territori e lo scambio di esperienze; stimolano gli enti locali nella tutela del patrimonio paesaggistico, ambientale e culturale dei territori. Un’attenzione particolare è posta alle iniziative riservate all’informazione del consumatore, alle campagne di educazione al gusto e ad una corretta alimentazione nell’ambito delle istituzioni scolastiche e delle attività rivolte ai giovani, ai momenti formativi dedicati ad artigiani, ristoratori, operatori dell’accoglienza e commercianti affinché possano trovare nella tipicità locale uno strumento per il miglioramento della propria posizione. Res Tipica è, inoltre, da tempo impegnata in azioni di assistenza e monitoraggio dei farmer’s market operativi nelle città di identità, ovvero i mercati contadini sostenuti dalle Associazioni di Identità che offrono non solo prodotti di qualità, ma anche servizi culturali legati all’arte ed alla tradizione enogastronomica del territorio. Per raggiungere questi obiettivi è stato, tra l’altro, realizzato un sito - www.mercatipico.it - che offre a consumatori, amministrazioni e produttori servizi di informazione e consulenza sui temi della filiera corta, della qualità agroalimentare, dell’agricoltura biologica, dell’educazione ad una sana e corretta alimentazione. Il Presidente Valentino Valentini

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Presentazione “La vita è una ciliegia. La morte il suo nocciolo. L’amore il ciliegio”. Lo scriveva Jacques Prévert. Il ‘frutto del Paradiso’, come lo ha definito un antico cantore, ha avuto l’onore di citazioni importanti come in poesie di Neruda e Garcia Lorca e cresce su terre generose, come le nostre. Per anni le ciliegie hanno dipinto di rosso le tavole dei nobili e dei contadini, al punto che proprio a questo frutto si inspirano anche alcuni proverbi popolari. Anche oggi, la ciliegia è uno dei prodotti della terra prediletti dagli italiani. La saresa, come si chiama in lingua veneta, viene coltivata in tutta la penisola, secondo le tecniche più varie e innovative. Ed è apprezzata per le sue qualità nutrizionali e per il suo gusto, diverso per quante sono le varietà di questo frutto primaverile. E' stato bello leggere la così diffusa presenza, su tutto il territorio nazionale, di eventi culturali, folkloristici, sportivi e scientifici legati alle ciliegie così come sarà magnifico visitare i territori rurali ed i borghi che vivono, lavorano, proteggono e promozionano gli austeri ceraseti. Va dato atto all’Associazione Nazionale "Città delle Ciliegie" di aver svolto un importante servizio di sostegno e supporto ai ciliegicoltori; di aver saputo cogliere l’importanza di valorizzare e promuovere questo prodotto della terra sinonimo di tradizioni, storie e culture che ci appartengono e che sono alla base dello sviluppo futuro dell’agroalimentare. Va riconosciuta inoltre la lungimiranza di tutti i soggetti coinvolti, dalle Istituzioni alle Associazioni di produttori per aver scelto di fare gioco di squadra. Perché se da soli si corre più veloci, insieme si fa sempre più strada.

On. Luca Zaia Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

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Indice Introduzione Res Tipica Presentazione

Nord

Centro

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LAZIO

14 18

Celleno Palombara Sabina Pastena S. Angelo di Viterbo

Giuliano Teatino Raiano

24 28

Sud e Isole

VENETO Castegnero Chiampo Marostica Banca Popolare di Marostica Maser Mason Vicentino Molvena O.P.O. Venèto Pianezze

122 126 130

SARDEGNA

34 38 42 46 50 54 58 62 66

Bonnanaro Lanusei

134 138

CAMPANIA Bracigliano Castel S. Giorgio Siano

144 148 152

PUGLIA Casamassima Conversano Turi Giuliano s.r.l.

FRIULI Tarcento

104 108 112 116

ABRUZZO

LOMBARDIA Bagnaria Bareggio

98

Lari 10

PIEMONTE Garbagna Rivarone

94

TOSCANA

72

158 162 166 170

EMILIA ROMAGNA SICILIA Civitella di Romagna Savignano sul Panaro Mercato Ortofrutt. Vignola Vignola

78 82 86 90

Montagnareale

176

PARTNERS Inserzionisti 9

181


CITTĂ€ DELLE CILIEGIE

Bareggio

Bagnaria

Rivarone

Garbagna

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NORD

Mason Vicentino

Pianezze Molvena Marostica Banca Popolare di Marostica Tarcento

Maser O.P.O. Veneto Chiampo Castegnero

Civitella di Romagna Savignano sul Panaro

Vignola

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Mercato Ortofrutticolo di Vignola


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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PIEMONTE

Rivarone

ALESSANDRIA

Garbagna

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Garbagna Abitanti: 735 garbagnoli Altitudine: 298 m. s.l.m. Patrono: S. Giov. Battista Decollato 29 agosto Informazioni: Comune - tel. 0131.877745 Pro Loco www.prolocogarbagna.al.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Alessandria

I caselli autostradali consigliati sono: Tortona per chi proviene da Milano o dall’autostrada A21 Torino-Piacenza-Brescia. Usciti dal casello si svolta a sinistra dir. Voghera, alla rotonda del centro commerciale Oasi, si prosegue diritti in direzione Viguzzolo per circa 2 Km dove si trova sulla destra l’indicazione per Garbagna; ci si immette quindi sulla SP 120 e dopo aver percorso 18 Km si entra nell’abitato di Garbagna. Vignole Borbera per chi proviene da Genova. Usciti dal casello si svolta a destra, si attraversano gli abitati di Vignole e Borghetto Borbera, 2 Km dopo aver superato quest’ultimo si svolta sulla sinistra sulla SP120 e dopo 9 Km si arriva a Garbagna.

LE ORIGINI Garbagna risale al basso medioevo quando si ritiene che sia sorto il primo nucleo costruito intorno al castello difensivo di Libarna. Da allora Garbagna ha subito l’avvicendarsi di diversi potentati, quali l’arcivescovato di Tortona, lo stato di Milano, i Fieschi ed i Doria di Genova. Questo susseguirsi di domini ha notevolmente influenzato la cultura del paese ma soprattutto la sua urbanistica rendendola pregevole ed LO STEMMA D'azzurro, al leone d'oro, allumato di rosso, con le fauci chiuse, coronato con corona all'antica di tre punte visibili, d'oro, afferrante con le zampe anteriori lo scudo appuntato e troncato, nel primo, d'oro all'aquila di nero, allumata e linguata di rosso; nel secondo, di azzurro con la bordatura di argento, con la croce d'argento sull'azzurro. Ornamenti esteriori da Comune LA STORIA Per quanto riguarda la storia più recente, Garbagna, come molti altri paesi dell’appennino ligure piemontese, è stata luogo di feroci combattimenti ed efferate rappresaglie durante la resistenza partigiana sul finire della seconda guerra mondiale. Il nostro paese è tristemente noto per la omonima battaglia conclusasi il 14 Marzo 1945 con l’uccisione del partigiano Argo (Ravetta Aldo) e la cattura di numerosi soldati tedeschi ed appartenenti alle brigate

nere. Su tale fatto le testimonianze sono state raccolte e commentate in numerose opere dai molti scrittori e storici che si sono occupati di questo tragico periodo della nostra comunità. IL PERSONAGGIO I personaggi Garbagnoli che hanno avuto modo di lasciare un segno nella storia del nostro Paese sono: - Giacinto Maria Bajardi,vicario generale della Sacra Inquisizione,

Panorama 14


PIEMONTE

GARBAGNA nacque a Garbagna nel 1605, visse nel monastero dei Domenicani di Tortona dove Pubblicò nel 1663 “Spiritualis officina”. Nel 1640 aveva fatto pubblicare a Milano un sermone in onore a San Baudolino, Vescovo di Alessandria. Morì intorno al 1675. - Don Antonio Gatti, abate amico del Muratori, nacque a Garbagna nel 1672 e ivi morì il 31 dicembre del 1752. Pubblicò a Milano nel 1704 la “Storia dell’Ateneo di Pavia“ di cui fu professore dal 1701 al 1712; in seguito si dedicò all’avvocatura per trattare importanti e speciali cause legali a Voghera. - Carlo Pannicelli nacque a Garbagna nel 1578 e qui morì il 16 maggio 1676; sottilissimo ingegno nelle filosofiche questioni e medico di lunga esperienza pubblicò opuscoli di medicina tra cui il trattato degli effetti magnifici delle carni delle vipere per conservare il corpo sano. - Virginio Mogliazza nacque a Garbagna il 14 settembre 1853, frequentò a Torino la facoltà di Giurisprudenza, studiò il progetto di un lago artificiale in Val Borbera e un progetto alternativo alla linea ferroviaria Genova-Gottardo. Si laureò a Roma a 22 anni ove lavorò allo studio dell’avvocato Scaparro. Suo il trattato “Del risarcimento dei danni di guerra”(riferito alla guerra di indipendenza). Divenne direttore capo consulente della Banca Generale e morì il 24 giugno del 1885.

Esposizione artigianato locale

ti mobili antichi o ne vengono realizzati nuovi, anche su misura, utilizzando le antiche tecniche che si sono tramandate fin ad oggi. DA VISITARE Il centro storico di Garbagna è caratterizzato dall'architettura ligure, fatta di strade e vicoli molto stretti che convergono nella piazza Principe Doria al cui centro troviamo il pozzo contornato da quattro secolari ippocastani. La Chiesa parrocchiale intitolata a San Giovanni Battista Decollato risale al 1 giugno 1704¸il progetto era dell’architetto genovese Giovanni Battista Storace ed accanto a lui troviamo altri nomi di scalpellini, decoratori e pittori genovesi. I capomastri erano del luogo e precisamente Andrea Fantone e Bartolomeo Alvigini. Il coro fu ultimato nel 1715 ed il resto dell’edificio nel 1718, nel 1743 fu consacrata con rito solenne il 5 agosto dal Vescovo monsignor Andujar. Negli anni seguenti fu completato l’arredo: 1750 il coro ligneo in barocco piemontese, 1757 l’altare maggiore , la balaustra ed il pulpito marmoreo, opera di notevole valore per gli intarsi e la forma. Nel 1777 vi fu collocato l’organo della precedente chiesa e la nuova cassa armonica costruita da Anastasio Rovelli,artigiano locale. Nel 1828 il terremoto causò notevoli danni che indussero l’ingegnere del Real Corpo del Genio Civile A. Matteis a prospettarne la demolizione che suscitò l’indignata protesa dei garbagnoli e fu evitata grazie all’intuizione ingegnosa e all’abilità di due capomasti del luogo: Biagio

LE CURIOSITÀ Il paese di Garbagna può vantare una notevole tradizione nell’artigianato del mobile, nel nostro comune infatti troviamo ben otto botteghe artigianali del legno dove nei laboratori vengono restaura-

Santuario Madonna del Lago 15


CITTÀ DELLE CILIEGIE co della diocesi di Tortona, è stato recentemente restaurato dalla famiglia Mascioni di Cuvio (VA). Il Santuario della Madonna del Lago si trova sulle colline che circondano il paese nel luogo in cui si tramanda sia apparsa la madonna ad una pastorella muta. Questa apparizione la si fa risalire ad un periodo non ben precisato del 1341; di ciò si trova infatti traccia nello studio del Legé sul castello di Sorli dove viene collegato alla pace fra Guelfi e Ghibellini stipulata il 7 giugno 1341. Si tramanda infatti che la Beata Vergine sia apparsa alla pastorella muta e le abbia detto: “Va, ritorna a Garbagna e annunzia a quel popolo, che se qui, dove io sono, farà edificare una chiesuola in mio onore, io prenderò tutti questi luoghi sotto la mia protezione, cesseranno gli odi le risse, i ferimenti e gli omicidi; metterò in fuga il demonio e ritornerà subito in mezzo a loro la carità, la sicurezza e la pace.”. La pastorella ridiscese in paese raggiante di gioia ed annunziò i voleri della Madonna. La guarigione miracolosa della fanciulla, che tutti conoscevano muta dalla nascita, aumentò il credito delle sue parole e da li a poco venne eretta una modesta cappella che ricordasse l’evento.

Sagra delle castagne

LA CUCINA

Cartasegna e Gervasio Fantone. Essi ebbero il merito di aver conservato questo insigne monumento, così originale nel suo disegno architettonico. Al suo interno sono conservate alcune opere di discreto valore quali una Madonna ed un Crocefisso lignei del Maragliano e tele del 1600 e del 1700. L’organo seicentesco più anti-

Piatti Tipici “il Montebore” un formaggio di latte ovino e vaccino, riscoperto negli ultimi anni e riportato agli antichi fasti della cucina locale che si rifà alla tradizione piemontese e genovese. “il Salame Nobile del Giarolo” nobile in quanto prodotto anche con le parti più nobili del maiale e non solo con carni di seconda scelta. Entrambi questi prodotti sono tutelati da due presidi Slow Food. Prodotti Tipici Il Formaggio Cmudò, le Castagnette di mandorle, il miele ed il Timorasso un antico vino recentemente riscoperto per la gioia dei garbagnoli e non solo.

LE CILIEGIE Le qualità storiche locali sono fondamentalmente tre, in ordine di maturazione: la Pistoiese, la bella di Garbagna, il Grafione. La Pistioese di buona pezzatura, con il picciolo corto, ha un sapore intenso e molto dolce, matura all’inizio di giugno; La Bella di Garbagna è una ciliegia dalla pezzatura importante, utilizzata soprattutto per la conservazione sotto alcool a causa della sua elevata

croccantezza, matura intorno alla metà del mese di giugno; questa ciliegia per le sue caratteristiche è tutelata da un presidio Slow Food; Il Grafione o Grigione, è la ciliegia che un tempo era destinata alla industria della trasformazione per produrre confetture o Boeri, oggi viene commercializzata anche per il consumo da tavola a causa delle sue notevoli qualità gustative, che raggiungono l’apice quando il frutto è completamente nero cioè giunto a completa maturazione verso la fine di giugno. 16


EVENTI

tenne anche nei suoi vari passaggi, dall’impero all’Arcivescovato di Tortona, allo Stato di Milano, ai Fieschi e ai Doria. L’oratorio di San Rocco che si affaccia sulla Piazza Principe Doria, la cui costruzione ebbe inizio il 17 agosto 1686 e terminò circa nel 1699. La facciata riporta affreschi con la raffigurazione della santissima trinità e con ai lati genuflessi in adorazione San Rocco e Sant’Antonio. Tale affresco di pregevole fattura è attribuito a pittore Giovanni Battista Carlone o ad altri artisti cresciuti nella sua bottega. IN CAMPAGNA L’attività agricola maggiormente diffusa nel territorio del comune di Garbagna, oltre alla coltivazione del foraggio e del frumento, è la frutticoltura con produzione di ciliegie, albicocche pesche, prugne, mele, pere oltre alle patate per cui Garbagna è rinomata. Inoltre nei boschi della valle si possono raccogliere gustosi funghi ed i preziosissimi tartufi bianchi e neri.

Gli eventi di maggiore rilievo a Garbagna elencandoli nel loro susseguirsi cronologico nel corso dell’anno sono: - Passeggiata con Merenda nel Bosco a fine di aprile primi di maggio; rappresenta la proposta di una domenica alternativa a contatto con la natura, i partecipanti infatti vengono accompagnati in una passeggiata panoramica sui colli che circondano Garbagna proprio nel momento in cui la natura offre uno spettacolo mirabile di sé. - Garbagna Bike a fine aprile (in base ai calendari regionali); questa manifestazione sportiva ha conosciuto negli anni uno sviluppo notevole giungendo ad essere una delle prove del campionato nazionale a squadre giovanile. - Sagra delle Ciliegie nella seconda domenica di Giugno; questa manifestazione detiene una tradizione ormai consolidata nel tempo e porta a Garbagna migliaia di persone che vengono a degustare il prelibato frutto. La festa propone un programma vario, intrattenimenti musicali, proposte ludiche per i più piccoli, stand gastronomici, mostra mercato di prodotti tipici ed artigianali. - Concerto d’Organo nell’ultima domenica del mese di agosto; nella Chiesa Parrocchiale l’organista inglese di fama internazionale Miss Jennifer Bate si esibisce nell’ormai tradizionale concerto della festa Patronale. - Sagra delle Castagne nella seconda domenica di Ottobre; anche questa manifestazione come la Sagra delle Ciliegie può vantare una notevole tradizione, e propone un offerta completa per trascorrere una domenica alla riscoperta dei sapori autunnali.

I GEMELLAGGI La pro loco di Garbagna è gemellata con la pro loco di Garbagna Novarese.

Bella di Garbagna 17

PIEMONTE

GARBAGNA Negli statuti di Garbagna risalenti al 1545 al capitolo 77 “De Festivitatibus celebrandis” si prescrive l’astinenza dal lavoro in tutti i venerdì del mese di maggio in onore della Madonna del Lago. Ancora oggi la devozione alla Madonna porta al Santuario moltissimi fedeli soprattutto nei venerdì del mese di maggio ed in particolar modo il terzo venerdì di questo mese quando, al termine della Santa Messa, la statua della Vergine viene portata in processione sul piazzale circostante il Santuario. La Torre del IX secolo. Il paese di Garbagna è dominato dalla torre che si erge sulla collina che circonda l’abitato dal lato orientale. Oggi sono visibili solamente la torre ed i resti di una parte delle mura difensive che risalgono al IX secolo. Il paese di Garbagna, a causa della sua collocazione geografica, è sempre stata zona di confine e quindi luogo di avvistamento e di difesa, la sua origine, che si fa risalire al basso medioevo, sembra infatti legata alla difesa di Libarna dalle invasioni barbariche.Lo stesso compito lo man-


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Rivarone Abitanti: 381 rivaronesi Altitudine: 103 m. s.l.m. Patrono: Natività di Maria Municipio-Via Bassignara, 35 cap 15040 Tel. 0131.976127 Fax 0131.976001 www.comune.rivarone.al.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Alessandria

Dall’Autostrada A21 Torino-Piacenza uscire ad Alessandria Est, prendere la S.P. AlessandriaSale e, nei pressi di Grava, si incontra una rotonda dalla quale si svolta a sinistra per entrare in Rivarone. Provenendo dall’Autostrada A7 Milano-Genova, uscire a Castelnuovo Scrivia e proseguire per Sale, Grava e quindi entrare in Rivarone.

LE ORIGINI Le Origini dell'esistenza, o meglio dello stanziamento di un gruppo di abitanti nella zona attuale di Rivarone, si perdono in tempi remotissimi. Infatti si hanno tracce dello stanziamento, precedente di gran lunga la dominazione romana, dell'antichissima popolazione dei Marici-Liguri. Le Prime notizie certe, in epoca storica, riferite a Rivarone, si trovano in un Diploma (Atto di concessione di un beneficio da parte dell'Imperatore) datato 21 Novembre 977, con cui l'Imperatore Ottone I investe il Vescovo di Pavia della proprieta' del luogo di Bassignana e di Rivarone, un unicum sulla sponda sinistra del Tanaro sulla direttrice al Po delle grandi vie Romane Emilia e Emilia-Scauri, di fondamentale importanza nei collegamenti e nel traffico di panni e di sale per l'Europa del Nord

LO STEMMA Un leone azzurro coronato d'oro su sfondo a bande argento e nero LA STORIA C'era una volta -ma non è una fiaba- un primitivo insediamento, piccolo piccolo, con una continuità abitativa favorita da un'ottima ubicazione geografica.

Questo borghetto posto sul Poggio della località dei Rivassi (ruscelli) fu fondato agli albori del V° secolo a.C. da alcuni componenti della tribù ligure-marica (in seguito 'celtizzata'), e veniva chiamato Riparius, ad indicare

Panorama 18


i nostri avi, costruendo case, strade, chiese e quant'altro, riuscirono a far sopravvivere la Comunità del "Burgus Plebis di Riparonium" (Rivarone). Le difficoltà di conservazione dei documenti e la loro reperibilità con l'esatta interpretazione hanno concorso a provocare non pochi ostacoli ai lavori di ricostruzione di questa affascinante storia tutta monferrina, ma voglio ugualmente riferirne esponendo il contenuto di un documento molto importante. Il Monferrato è intessuto di microstorie ben conosciute e seguite da studiosi, ma sono convinto che ancora molti abitanti ignorino che la culla originaria di questa prosperosa subregione è pro-

Municipio

prio il paese di Rivarone con le sue fertili colline. Questa certezza è fornita dalla testimonianza resa dal più antico documento in assoluto, in cui appare per la prima volta nella storia il toponimo "Monsferratus". Tale denominazione viene citata all'inizio del X° secolo in un Diploma Regio a favore della Reale Basilica Sanctii Iohannis Domnarum di Pavia. Con questo atto, che veniva siglato nel giorno antecedente la festa di S. Giovanni Battista (23 giugno 909), si confermavano i beni già in possesso del Monastero nominando prima quelli esistenti in Pavia, poi quelli "in loco qui dicitur Terra Arsa" (oggi Siccomario) e quindi prosegue "in Monte Ferrato, in loco dicitur Rivassi (oggi Rivarone) monsos quinque com insula infra Padum" (cinque poderi e 19

PIEMONTE

RIVARONE re il luogo in cui sorgeva, in prossimità della riva sinistra del fiume Tanaro. E' ormai chiaro e accettato da tutti che inizialmente gli abitanti fossero dediti alla pastorizia, con uno stile di vita modesto, e fu solo dopo aver dissodato la terra e cominciato a coltivarla che riuscirono a migliorare le loro condizioni di vita. Ma poi calò il silenzio dei secoli... Possiamo comunque dire che il villaggio si è potuto sviluppare nell'antichità grazie alle vie di transito sia di terra che d'acqua che sono presenti nel suo territorio, e fu così che diventò un importante punto di sosta e di scambio di merci per le carovane che trasportavano sale e grano tra la costa Ligure e la pianura Padana. Purtroppo i guai cominciarono con le continue invasioni: prima i Romani, che dopo aver conquistato queste terre vi imposero le loro leggi, ma anche come nota positiva- ne compirono l'evangelizzazione, ad opera di San Siro. Quindi arrivarono i Longobardi, che unirono le terre della "coda del Monferrato" al Pavese, seguendone le stesse sorti per mille anni, sino a quando nel 1714 i Savoie si impadronirono abusivamente del comprensorio del basso Tanaro -che aveva subito per anni le vessazioni imposte dalle scorrerie Piemontesi- e in particolare occuparono le cosiddette "Quattro Terre" dell'Oltrepò Pavese. Per quanto riguarda il Sacro Romano Impero, tolte le barbarie, non c'è davvero nulla da segnalare, mentre nell'età di Mezzo Cristiana, questo antico sito monferrino doveva essere ben poca cosa se la "gens" nel XIII° secolo abbandonò il vecchio agglomerato di case e la Chiesetta di San Giorgio posta sul poggio per spostarsi di pochi passi e stanziarsi nelle vicinanze della parte ancora esistente dell'antico castello Longobardo e della sua Cappella dedicata alla Madonna Bambina. Questo complesso faceva parte del feudo donato dall'Imperatore Ottone I°, e poi confermato da suo figlio Ottone II°, al Vescovo di Pavia Pietro II°, e condotto dalla Nobile Famiglia Bellingeriis in qualità di valvassori, sin quando nel 1441 ne ottennero l'investitura. Fu quindi con quello spostamento che


CITTÀ DELLE CILIEGIE l'elenco di tante altre località in cui si estendeva il Beneficio religioso. Oggi Rivarone è un luogo felicemente amministrato e, nonostante lo spopolamento tipico dei nostri tempi, la vita è ugualmente intensa e le tradizioni sono molto vive. Il mondo agricolo è ancora attivo e le colline offrono come sempre i tipici prodotti, sui quali primeggia la ciliegia precoce, vanto della popolazione locale. E' doveroso esprimere gratitudine verso gli abitanti di Rivarone che, nonostante abbiano compiuto le dovute modifiche strutturali di ammodernamento, non hanno con ciò minimamente deturpato l'aspetto ricco di memorie del Borgo. IL PERSONAGGIO Mons. Giacinto Stanchi: La sera del 10 febbraio 1939 un laconico telegramma ripreso integralmente dalla prima pagina de "L'Angelo della Famiglia", bollettino parrocchiale di Rivarone, diceva: Telegramma annunzia morte per

Chiesa parrocchiale

LA CUCINA

un cascinale nell'Oltrepò Pavese); la scrittura viene poi conclusa con

Piatti Tipici Il "bagnet", bagna cauda, la "paniscia" e la "cisrà", a base di riso e di ceci, gli agnolotti, i krumiri, il bonet e le torte rustiche. Prodotti Tipici Funghi e tartufi, salumi, Barbera del Monferrato, Barbera d'Asti, Grignolino del Monferrato Casalese, Grignolino d'Asti, Rubino di Cantavenna, Gabiano, Malvasia di Casorzo, tutti D.O.C., Bonarda, Freisa e Moscato e Ciliegie "Precoce di Rivarone" a volontà.

LE CILIEGIE L'emblema di Rivarone, centro collinare a pochi chilometri da Alessandria, è una pianta di ciliegio, piantata negli anni trenta. Ha una circonferenza di oltre 2,5 metri ed in alcuni casi sfiora i 15. Dal censimento cerasicolo, effettuato nel 1999 su iniziativa della Soms, risultano 2544 le piante contate apparteneti a 97 conduttori perciò, facendo il conto della serva, risultano otto piante per ogni abitante. Anche se è scomparso il mercato della ciliegia, che richiamava i grossisti della Liguria e Lombardia, i migliori negozi espongono le cassette della " tipica di Rivarone ", che non ha nulla da invidiare alle sorelle più famose. L'avvento dell'agricoltura intensiva e l'abnorme aumento dei costi, ha provocato la decimazione

delle vecchie coltivazioni fino a ridurre la produzione quasi unicamente ad uso personale e privato. Grazie alla volontà di pochi, oggi i ciliegi hanno avuto un rilancio considerevole con apprezzamenti nazionali e regionali che attestano la qualità e la tipicità della " ciliegia precoce di Rivarone ". Tra Febbraio e Marzo del 2000, sono state messe a dimora 650 piante in 9 appezzamenti, utilizzando varietà locali ( precoce, bella di Pistoia ) ed altre che fruttificano prima: Burlat, Moreau, Giorgia, Isabella che si raccolgono nell'ultima decade di Maggio. La ciliegia offre il pretesto per la tradizionale "festa delle ciliege" che si tiene a Maggio, giorni di allegria all'insegna del dolce e succoso frutto che da sempre annuncia l'arrivo dell'estate. 20


so. Molti ricordano ancora bene il suo viso teso e severo, dietro al quale si celava però un prete mite e sempre disponibile, circondato per questo dall’affetto e dalla stima dei parrocchiani. La Sua figura di Sacerdote impersonava splendidamente colui che faceva da tramite tra le mancanze dei fedeli e la bontà di Cristo. Nei lunghi anni di Apostolato è stato un Parroco d’ascolto e di consiglio per tutti. Per apprezzare il dono della Provvidenza che mandò quell’ineguagliabile uomo di preghiera a compiere la sua missione presso la comunità di Rivarone è utile ricordare alle giovani generazioni quanto Egli non si è stancato mai di ripetere agli abitanti di Rivarone della prima metà del Novecento "Dio non si trova solo nel Tempio, ma ovunque tu lo cerchi".

EVENTI

G i o v a n n i B a t t i s t a P r i g i o n e: Castellazzo Bormida 1877 - Rivarone 1954 Parroco di Rivarone dal 1908 al 1954, figura autorevole di ministro della Chiesa che per quasi cinquant'anni fu padre e amico di tutti i Rivaronesi, assistendoli e confortandoli nei duri anni della prima metà del secolo scorCarnevale dei Bambini

Febbraio

Festa della Ciliegia Precoce

Ultima domenica di Maggio

Festa Patronale

8 Settembre

Concerto di Natale

Dicembre

LE CURIOSITA' Dal censimento cerasicolo, effettuato nel 1999 su iniziativa della Soms, risultano 2544 le piante contate apparteneti a 97 conduttori perciò, facendo il conto della serva, risultano otto piante per ogni abitante.

IN CAMPAGNA Lo sguardo è subito attirato dalle maestose moli dei numerosi manieri, torri e ruderi che ancora coronano quasi tutte le alture e costituiscono un prezioso patrimonio di interesse storico ed artistico, offrendo al turista un quadro suggestivo di antica potenza guerriera e di incomparabile bellezza. Da non tralasciare però il fascino mistico, oltre che architettonico, che traspare dalle innumerevoli abbazie, chiese e cappelle che costellano i percorsi di ogni contrada dei dintorni di Rivarone.

DA VISITARE Dalle propaggini collinari di Rivarone, si può ammirare il suggestivo aspetto del paesaggio solcato dal sinuoso percorso del Tanaro e della pianura cerealicola e della coltivazione dei pioppi per la cellulosa che assume, ai riflessi del sole, quel particolare effetto a "perdita d'occhio" che dà al visitatore la senzazione di essere lontano dal mondo moderno. Il canto degli uccelli, l'aria pulita e salubre, la vista di ciliegi e viti fa il resto per un soggiorno in piena tranquillità. In inverno par quasi di toccare le maestose Alpi innevate. Una zona appunto incontaminata e che sta assistendo a un intelligente rilancio agrituristico e di valorizzazione dei prodotti tipici.

Sponde del Tanaro 21

PIEMONTE

RIVARONE malattia Monsignor Stanchi. Sua scomparsa precipita nel lutto la famiglia, il paese, e l'intera Provincia Francescana di Torino. Nell'inverno del '39, dunque, a soli 53 anni, si spegneva, lontano dalla terra natale che continuamente ricordava e con cui erano vivissimi i legami di fraterna carità, padre Giacinto, francescano minore, missionario in Cina dal 1912 e Vescovo della provincia del Hunan dal 1933: al secolo Gaudenzio Stanchi.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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LOMBARDIA

Bareggio

MILANO

PAVIA

Bagnaria

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Bagnaria Abitanti: 639 bagnaresi Altitudine: 333 m. s.l.m. Patrono: San Bartolomeo - 24 agosto Informazioni: Comune - Via IV Novembre, 6 tel. 0383.572001 - fax 0383.572201 Pro Loco - tel. 0383.572001 www.comune.bagnaria.pv.it info@comune.bagnaria.pv.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Pavia

Da Milano: Autostrada A7 Mi-Ge uscita Casei Gerola. Proseguire per Voghera, Rivanazzano, Salice Terme, Bagnaria. Da Torino, Brescia, Bologna: Autostrada A21 To-Pc uscita Voghera. Proseguire per Rivanazzano, Salice Terme, Bagnaria.

LE ORIGINI Dai primi documenti ove si riscontra il nome del Comune esso compare come “Bagnara”, ma le origini sono incerte. E’ possibile che derivi da "balneum", in italiano "bagno", e che quindi Bagnaria fosse un luogo ove i Romani venivano a prendere i bagni. Ma, non ci sono prove documentate di "Balnearia", quindi risulta più probabile che il nome derivi da "bagnato", cioè sorte di terreno acquitrinoso e soggetto ad inondazioni. LO STEMMA Banda d’Azzurro su campo d’Argento. Castello torrito su campo di Rosso. LA STORIA Bagnaria fece parte del marchesato dei Malaspina fin dall'investitura imperiale del 1164; passò al ramo dello Spino Fiorito e, nell'ulteriore divisione della famiglia nei tre rami di Varzi, Godiasco e Pizzocorno (vedi Ponte Nizza), toccò a quest'ultimo. Esso fu bruscamente troncato nel 1413 con l'assassinio di tutti i membri nel castello di Olivola in Lunigiana: nella dispersione dei loro beni, Bagnaria fu acquistata dai nobili

Busseti di Tortona, e quando i feudi di valle Staffora, ormai sottomessi dai duchi di Milano, furono aggregati alle province del ducato, Bagnaria non toccò a Pavia ma a Tortona. E del Tortonese fece sempre parte fino all'inizio del XIX secolo. Nel 1485 il feudo di Bagnaria passò ai Fieschi di Genova, e dopo la loro ribellione fu confiscato e dato ai principi Doria. Questi riuscirono a far riconoscere questo feudo come imperiale o esente: questo significa che si trovava in una condizione ancor più

Panorama 24


LOMBARDIA

BAGNARIA privilegiata rispetto alle giurisdizioni separate dell'Oltrepò (vedi Oltrepò Pavese), godendo della totale autonomia giudiziaria e fiscale, in pratica uno staterello indipendente. Tra l'altro, mentre negli altri feudi c'era il diritto d'appello alla magistratura di Stato contro i giudizi dei giudici feudali, qui il diritto di appello era al tribunale del Principe Doria. Il feudo imperiale fu abolito con l'arrivo di Napoleone; nel 1801 Bagnaria fu staccata dal Tortonese e unita al Bobbiese, con cui entrò poi (1859) nella provincia di Pavia. Il vecchio nome era Bagnara, solo nel 1863 prese il nome attuale. Nel 1929 venne aggregata al comune di Varzi, ma nel 1946 riacquistò l'autonomia comunale.

Durone di Spagna

Staffora. - Aldo Ravetta (Argo) (1920-1945) Accanto a Don Rino, la cui figura appartiene anche alla storia della Resistenza, è doveroso ricordare un'altro figlio di Bagnaria che agli ideali della guerra partigiana ha dato la vita. Si tratta di Aldo Ravetta detto "Argo", partigiano della Divisione "Pinin-Cichero" brigata "Arzani" nato a Bagnaria il 29 marzo 1920. "Argo" con il suo distaccamento partecipa a numerose azioni militari e il suo sarà un importante contributo dato al movimento di Liberazione. Il 14 marzo 1945 la Brigata "Arzani" e il Battaglione "Po" accerchiano a Garbagna in Val Grue un comando di nazifascisti composto da 180 soldati fascisti e 44 tedeschi comandati dal Colonnello Gianelli. I nazifascisti ormai chiusi in una trappola senza uscita dapprima ingaggiano un violento scambio di fuoco, poi chiedono la resa. Mentre sono in corso le trattative, un plotone di tedeschi tenta disperatamente a colpi d'arma da fuoco di rompere l'accerchiamento, si riaccende la battaglia e nello scontro "Argo" viene colpito mortalmente. - Alfredo Felix Cristiani Figlio di Felice Cristiani, Bagnarese. Nasce in Salvador il 22 novembre 1947. Il 19 marzo 1989 sono fissate le elezioni presidenziali in Salvador e il partito Arena candida Cristiani, preferendolo al Maggiore D'Aubisson, esponente dell'ala dura del partito e complice di efferate azioni punitive, compiute dagli squadroni della morte. Alle elezioni Alfredo Cristiani ottiene una schiacciante vittoria e si insedia ufficialmente il 1° giugno 1989. Durante il suo mandato, portato alla sua scadenza naturale (1994), il Presidente

IL PERSONAGGIO - Don Pierino Cristiani (Don Rino) (1912-1995) è stato senza dubbio uomo di eccezionale coraggio e prete di grande sensibilità e carità cristiana e nello stesso tempo testimone e protagonista della Resistenza. Don Pierino Cristiani, cappellano della Resistenza dell'Oltrepo Pavese svolge la sua missione sacerdotale dapprima con i partigiani della 51ª brigata garibaldina “Arturo Capettini” e poi con la Divisione "Diego Aliotta". La sua opera in quel periodo non è solo religiosa, preziosi si rivelano molti suoi interventi di mediazione che salvano numerose vite umane. Nel 1976 Don Pierino Cristiani in un libro dal titolo "Ricordi di un cappellano della Resistenza nell'Oltrepo pavese" racconta la storia della Resistenza combattuta tra i monti dell'alta Valle

Portale 25


CITTÀ DELLE CILIEGIE Cristiani riuscirà ad imporsi per la sua credibilità e moderazione. A livello nazionale, firmando un accordo storico con la parte più intransigente della guerriglia di sinistra, il fronte "Farabundo Martì" crea così i presupposti di una pacificazione nazionale e internazionale riacquistando la fiducia e la solidarietà di tutti i Paesi Americani.

d’accesso nella parte inferiore del borgo stesso. Nel centro abitato si distingue la Chiesa parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo, con un bel soffitto a capriate, un altare maggiore in marmo con balaustra del XVIII sec., una pregevole tela, una statua della Madonna in legno dorato e una “Via Crucis” francese, dipinta su seta. Per le strade del Paese spicca Palazzo Malaspina, con un celebre portale in pietra ad architrave trabeato con stemma e, nella parte alta, l’antica rocca, di cui si conserva solo uno spezzone in pietra. Nella frazione Livelli si erge una pregevole Chiesa di epoca medioevale dedicata ai SS. Pietro e Paolo al cui interno si conserva una pala datata 1759 ad opera di G. Paolo Muratore, raffigurante S. Carlo Borromeo e S. Francesco in adorazione della Madonna. In località Coriola si trova un Oratorio dedicato alla Madonna di Caravaggio, citato per la prima volta nel corso della visita pastorale di Mons. Giulio Resta, vescovo di

LE CURIOSITÀ La credenza popolare vuole che sul Guardamonte (Sito archeologico in vicinanza di Bagnaria) sia nascosto il tesoro di Edoardo II Re d’Inghilterra. Secondo la leggenda il Re inglese, dopo lungo peregrinare in vari paesi europei giunse sul Guardamonte, dove fu raggiunto e ucciso dai sicari della moglie

LA CUCINA

DA VISITARE Il nucleo storico è costituito da un antico borgo, ad impianto medioevale, con vecchie case addossate sul promontorio e mura di cinta. Significativo il portale

Piatti Tipici Risotto ai funghi porcini o al tartufo. Ravioli al brasato, pasta ripiena di carne stufata, uno dei primi piatti più tipici dell'Oltrepò Pavese. La ricetta classica li vede conditi con lo stesso stufato usato per il ripieno. Bollito Misto altro piatto di origine piemontese. Si utilizzano dal garretto di bue, biancostato di bue, codino di vitello e, a volte, il ginocchietto e la testina di vitello. Si sposa bene, o tradizionalmente, con la mostarda, oppure con il bagnetto verde. Torta di mandorle: Un impasto simile alla ben più famosa sbrisolona, la torta di mandorle è una specialità dell'Oltrepò Pavese, in particolare famosa quella di Varzi. Prodotti Tipici Il salame di Varzi è un insaccato di antica tradizione. E' stato il primo ad ottenere il marchio DOC negli anni '80 che si è concretizzato recentemente in DOP. Il sapore è intenso ed inconfondibile: è considerato il migliore salame nazionale. Si ottiene dalle carni della coscia, lonza, pancetta e coppa del suino.

LE CILIEGIE Le qualità più diffuse nel territorio sono il Durone Ferrovia Canada, il Durone tradizionale, il Durone di Spagna, il Durone di Moglie, il Durone di Vignola, la Bigarreau, e il Napoleon, reperibili nel Mercato Coperto Comunale inaugurato il giorno 24 ottobre 1982 dall'allora Assessore regionale all'agricoltura Ernesto Vercesi, per la vendita diretta dei prodotti agricoli, "dal produttore al consumatore". Dal 1967, normalmente la seconda o

la terza domenica di giugno, si tiene una vendita promozionale denominata “Sagra della Ciliegia”, nata da un’idea del Parroco di allora Don Dario Sforzini. Dal 2007 è stato istituito il premio "Ciliegia d'oro", onorificienza che andrà ad una personalità che si è distinta nell'ambito cerasicolo e che verrà consegnata il giorno della sagra durante l'inaugurazione ufficiale. La prima edizione il premio è andato alla memoria dell’ideatore della Sagra Don Dario Sforzini. 26


IN CAMPAGNA Bagnaria è circondata da campi di frutta e di stradine che portano verso i boschi lungo le quali è possibile incontrare campi in valli nascoste ideali per i pic-nic con un salame di Varzi e una bottiglia di buon vino d’Oltrepò. Guardamonte

EVENTI

ITINERARI La Costa della Mula: Da Bagnaria a Oramala Da P.zza Aldo Moro, si avanza in direzione Ovest, per imboccare una stradina chiamata “I tre sassi”. Si prosegue sempre in salita inizialmente in mezzo a boschi di castagno, rovere e conifere, successivamente il percorso diventa più agevole percorrendo un lungo tratto di strada quasi pianeggiante detto “La Costa della Mula” che ci conduce a Case Panzini (745 m s.l.m.) nei pressi dell’Abbazia di Sant’Alberto di Butrio. Si continua in discesa su strada asfaltata, fino a raggiungere la frazione di Case Fontanella (718 m s.l.m.), superata la quale di circa 100 metri in direzione Poggio Ferrato il tragitto piega verso destra, abbandonando la strada asfaltata per proseguire tra coltivi e casta-

gneti. Il percorso raggiunge in discesa il greto del Torrente Crenna. Sopraggiunti ad un incrocio, si svolta a sinistra seguendo per un tratto il Torrente e risalendo il versante alla destra fino ad arrivare ad un crinale sul quale si avanza in direzione Ovest per arrivare al castello di Oramala in circa 40 minuti. In tempi passati questo percorso era una delle numerose vie di comunicazione che portavano in Valle Staffora e collegava alcuni punti strategici ora scomparsi. È il caso del castello di Zucchi che si trovava esattamente sul monte Succo 715 m s.l.m. di questo maniero rimane solo un cumulo di macerie, forse una torre di avvistamento al servizio del più importante castello di Oramala.

2° Domenica di Giugno: Sagra della Ciliegia 3° domenica di agosto: Festa Patronale 2° Domenica di Ottobre: Giornata della mela

IL DIALETTO Bagnaria, comune di lunga tradizione contadina ha proverbi che sono legati alle condizioni atmosferiche o al variare delle stagioni: “Temp e cü i fân cme ch' i vö lü” (Tempo e culo fanno come vogliono loro) “A la candelora de l’inveren suma fòra, ma sa piöva e tira vent’ en l’inveren suma drent” (Alla Candelora siamo fuori dall’Inverno ma se piove e tira vento nell’inverno siamo dentro)

Il borgo 27

LOMBARDIA

BAGNARIA Tortona il 15 ottobre 1709. I manufatti neolitici e i reperti archeologici di Guardamonte costituiscono lo spunto per interessanti percorsi naturalistici, archeologici e paleontologici.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Bareggio Abitanti: 17.049 bareggiesi Altitudine: 138 m. s.l.m. Patrono: Ss. Nazario e Celso 1ª domenica di ottobre Informazioni: Municipio - Piazza Cavour - cap 20010 tel. 02.902581 fax 02.90361596 comune.bareggio@pec.regione.lombardia.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Milano

Provenendo dall'Autostrada A4 Torino-Milano uscita Arluno, poi seguire le indicazioni per Milano e, attraverso la ex Strada Statale n. 11, si arriva a Bareggio.

LE ORIGINI I primi nuclei abitativi di Bareggio sono da ritenersi antecedenti alla colonizzazione romana e risalgono probabilmente a invasori emigrati d'oltralpe, i Galli Insubri, che prevalendo sugli Etruschi tra il VI e il V secolo avanti Cristo si stanziarono nella zona tra il Ticino e l'Adda, fino a quell'epoca abitata da radi insediamenti di popolazioni Liguri successive alla coltura di Polada. La comunità cristiana di Bareggio dipese per molti secoli dalla pieve di San Vittore di Corbetta, la seconda pieve per importanza e per numero di chiese dell'intera diocesi di Milano. LO STEMMA Il segno raffigurativo più efficace dello stemma comunale è la sferza di S. Ambrogio, raffigurata nella fascia che attraversa il campo del gonfalone del Comune, a ricordare l’appartenenza del territorio bareggese al Monastero Benedettino di S. Ambrogio. Sul lato sinistro un campo con spighe di grano quale simbolo della terra colta, mentre sul lato destro dello stemma un campo con un albero che rappresenta la terra incolta, il termine "baraggia" infatti, di uso comune in queste zone, sta a significare area incolta. LA STORIA In tarda epoca Carolingia, pare con Carlo il Grosso nell'880 d.C. questo territorio fu donato agli abati del Monastero Benedettino di S. Ambrogio di Milano che ne esercitarono il potere temporale per un lunghissimo perio-

do: dall'880 al 1300. La chiesa situata su piazza Cavour venne costruita in due diverse epoche: la chiesa ottagonale venne inaugurata nel 1727, il prolungamento si concluse nel 1893. E' dedicata ai Santi Nazaro e Celso che, vissuti in un periodo ancora pagano, subirono il martirio nel 69

Parco L’Arcadia 28


“Un albero per ogni nato”

brati eventi e feste accompagnate da spettacoli, mangiate e musica, organizzate spontaneamente dai residenti e riservate agli abitanti della via. Spesso giornali locali riportano notizie sugli avvenimenti legati a queste feste. Sul palo più alto svetta la bandiera della via, costituita semplicemente dall'accostamento dei due colori rappresentativi della zona: il verde della pianura e l'azzurro dell'acqua del fontanile Barona. Da molti anni, in prossimità del Natale, due maestri presepisti della Via allestiscono con la collaborazione degli altri residenti un tradizionale presepe che rimane visibile alla cittadinanza per tutto il periodo natalizio.

IL PERSONAGGIO Alessandro Maggiolini, Vescovo di Como Umberto Rotondi, musicista e compositore Mario Tessuto, cantautore Giuseppe Parazzini, Pres. Ass. Naz.le Alpini - Lombardia Felice Belloli, Presidente FIGC Lombardia LE CURIOSITA' A c c a d e m i a dell'Arcadia: Un dato poco conosciuto risale al XVII secolo quando gli aristocratici del luogo come i Visconti, i Sormani, gli Arconati fondarono a Bareggio un movimento letterario con un'Arcadia che romanticamente aveva sede sulle sponde di una chiara sorgente, in campagna. All’Accademia è dedicato il principale parco cittadino. Via Fiume: Caratteristica via, affacciata sul fontanile Barona, dove in occasione delle maggiori feste come il Natale o la Pasqua, vengono cele-

DA VISITARE P a l a z z o Vi s c o n t i d i Modro n e: Attuale sede del municipio di Bareggio. Il palazzo fu acquistato dal Conte Melchiosse Gerra nel 1647, il quale nel 1640 era divenuto feudatario di Modrone ed aveva sposato una discendente della ricca prosapie milanese dei Visconti. Nel 1836, il palazzo passò alla famiglia Radice Fossati. L'ingresso di questa interessante costruzione era anticamente sotto un arco monumentale, inserito nella cinta delimitante la proprietà, sovrastato dallo stemma dei Visconti di Vimodrone, costituito da due leoni addossati ad una torre, che ancora oggi è possibile vedere all'interno, nell'ingresso. Nella parte interna un grandioso scalone barocco, con balaustra e colonnine di granito, conduceva alla dimora dei proprietari, contraddistinto sul soffitto da un grandioso dipinto ad affresco (uno dei migliori conservati del com-

Scuola dell’Infanzia Bruno Munari 29

LOMBARDIA

BAREGGIO d.C. a Milano. La loro memoria si celebra il 28 luglio: in quell'occasione sopra l'altare viene bruciato un globo di ovatta bianco con una croce rossa, simbolo del martirio e segno della caducità della vita terrena perchè hic transit gloria mundi (così passa la gloria di questo mondo). Per favorire la partecipazione della popolazione, la festa patronale viene tuttavia celebrata il 4 ottobre. La maggior parte della documentazione storica, del periodo Comunale e Visconteo venne purtroppo arsa nell'archivio di S. Nazzaro durante la peste dell'anno 1630.


CITTÀ DELLE CILIEGIE costruzione, ma essa era sicuramente presente già nel XIII secolo quando viene menzionata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolanensis di Goffredo da Bussero. Anticamente si sa che la chiesa era direttamente sottoposta all'amministrazione della Collegiata di San Vittore di Corbetta nell'ambito dell'omonima pieve, dalla quale si sarebbe staccata come parrocchia già a partire dal XII secolo, conservando però il privilegio di godere dell'influenza della giurisdizione della Basilica di Sant'Ambrogio di Milano che qui possedeva diversi fondi agricoli e terreni. Questa predominanza è oggi ricordata anche dalla frusta di Sant'Ambrogio che è possibile ammirare trasversalmente allo stemma comunale di Bareggio. La chiesa subì notevoli variazioni nel corso dei secoli, ed in particolare ottenne l'aspetto attuale dopo i lavori di ammodernamento eseguiti nel 1727, che si conclusero ufficialmente solo nel 1893. Dell'antica chiesa romanica oggi si trovano solo alcune tracce nella torre campanaria. Esternamente, la facciata presenta una struttura tipicamente barocca, tripartita, sormontata da un grande timpano ricongiunto ai lati della chiesa con

“Sciresdesù”

LA CUCINA

plesso) raffigurante due puttini che sostengono lo stemma dei Visconti di Modrone. Sono giunte a noi solo tracce di affreschi e decorazioni risalenti allo stesso periodo nell'atrio ed alle finestre. La facciata, ancora originale, è oggi contraddistinta da un portico a tre arcate, chiuso su quelle laterali da due piccole balaustre barocche di marmo. Trovandosi in pessimo stato di degrado, nel 1977 lo stabile venne acquistato dal comune di Bareggio che si occupò delle operazioni di restauro, adibendo la struttura ad accogliere gli uffici comunali. Chiesa Parrocchiale dei Santi Nazaro e C e l s o: non è stata trovata con esattezza una precisa data di

Piatti Tipici - Sciresdesù: originale tiramisù destrutturato alle ciliegie (Cafè del Dom) - Tagliata alla crema di ciliegie e crostini con crema inglese (Trattoria “Sapori di Maremma) - La Bareggina: semifreddo alla ciliegia (Gelateria Letizia) - La Sciresa e Dolce di Bareggio alle ciliegie (Pasticceria Bonfiglio)

LE CILIEGIE La festa delle ciliegie è l'occasione per riaccendere la vitalità nelle nostre strade con il prezioso contributo dei commercianti, e che ci porta a fare amicizia aprendo le porte della nostra cittadina a coloro che con noi condividono questo segno quale parte della nostra origine contadina. Bareggio fa infatti parte dall'anno 2008 ha aderito all'Associazione Nazionale Città delle Ciliegie. Grazie alla collaborazione con l'Associazione ogni anno alla Festa delle Ciliegie l’Assessorato alla Cultura e Identità Locale in collaborazione con l’Assessorato al Commercio invita i Gruppi

Folcloristici ed i produttori di altri Comuni cerasicoli d'Italia. La Festa delle Ciliegie di Bareggio è stata premiata nell’ambito della Manifestazione Golosaria a cura del Club di Papillon come esempio di marketing territoriale.

Ciliegi di Bareggio 30


“La Sciresa”

Nel tempo i ciliegi, capaci di resistere al clima umido della Pianura Padana, non sono stati più coltivati, solo alcuni agricoltori hanno conservato questa tradizione. Questo patrimonio storico-culturale è una ricchezza che non deve essere dispersa e che l’Amministrazione Comunale vuole tramandare alle nuove generazioni. Ecco perché ogni anno in occasione della Festa delle Ciliegie il Sindaco promuove l'iniziativa "Un albero per ogni nato": per ogni bimbo nato viene piantumato un nuovo albero, ovviamente un ciliegio nel pieno rispetto della nostra tradizione.

EVENTI

IN CAMPAGNA La raccolta delle ciliegie è sempre stata un momento di festa e di aggregazione, ma soprattutto è sempre stata l'occasione per stringere nuove amicizie tra le famiglie bareggesi e quelle che invece avevano scelto di vivere fuori Bareggio.

• Fiera di San Giuseppe (o "di Primavera") la domenica più vicina al 19 marzo • Festa delle Ciliegie 1^ domenica di giugno • Festa di SS Nazaro e Celso 28 luglio • Festa Parrocchiale Madonna Pellegrina la 3^ domenica di settembre • Festa Parrocchiale Madonna del Rosario 1^ domenica di ottobre • Fiera di novembre 1 novembre

IL DIALETTO "Quond i milanes evan tucc a Barecc e scires" di Romano Oldani Par tütt al paés, su stras e santé(r) Per tutto il paese, su strade e sentieri gh'éva un gro(nd) mu(v)imènt dinons e indrè: c'era un grande movimento avanti e indietro un viavai da fioeù, da giuin e vécc; un via vai di bambini, giovani e vecchi sa poeù dì che Milon l'éva tütt a Barecc" si può dire che Milano era tutta a Bareggio

"Ogni ànn, quond 'riva stó mument, Ogni anno quando arrivava questo momento quanti ricòrd nüm sa tirum in mènt! quanti ricordi ci vengono in mente Rivédum ammó al travi di scirés rivediamo ancora il carretto delle ciliegie e tütt quèll ch'a par lur sa creava in paés. e tutto quello che per loro si organizzava 31

LOMBARDIA

BAREGGIO due volute terminate da angeli annuncianti con trombe. Due nicchie accolgono le statue dei Santi Nazaro e Celso, inframezzati da una lapide con la dedicazione della chiesa. L'interno, anch'esso di stampo puramente barocco, presenta un complesso di tre navate di cui la maggiore di grandezza quasi doppia rispetto alle laterali. Le pareti sono perlopiù bianche, mentre il tripudio di stucchi e colori si identifica all'altezza del cornicione e dei capitelli corinzi che decorano le lesene e la parte superiore della chiesa. A perpendicolo dell'altare, sul soffitto, un affresco settecentesco realizzato in un riquadro stuccato, rappresenta "Il martirio dei Santi Nazaro e Celso".


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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VENETO Marostica Molvena

Banca Popolare di Marostica

Mason V. Pianezze

Maser Chiampo TREVISO

VICENZA

O.P.O. Veneto

Castegnero

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Castegnero Vicenza

COME RAGGIUNGERCI

Abitanti: 2744 castegneresi

INFORMAZIONI

Altitudine: 445 m. s.l.m. Patrono: San Giorgio - 24 aprile Informazioni: Pro Loco - Via Pilastrini, 8 Tel. 0444.638221 www.prolococastegnero.it Municipio: Via Ponte, 64 Tel. 0444.639013 Fax 0444.639979 www.comune.castegnero.vi.it

Dal centro di Vicenza lungo la Riviera Berica circa 15 km; Dall’autostrada A4 uscita Vicenza-est direzione Riviera Berica verso Noventa circa 10 km.

LE ORIGINI Il nome Castegnero deriva con molta probabilità dalla ricca presenza di piante di castagno, nome di derivazione latina usanza romana di far derivare il nome di un luogo da un tipo di flora della zona. Non manca comunque riferimento alla terminologia militare germanica “Castegnendum” deriverebbe da “Castrum nedum” un germanesimo indicante opere difensive e in un documento del 1219 appare il nome “Castelniero” e di via Castellaro chiaro riferimento ad una fortezza militare. LO STEMMA lo stemma comunale riporta nella parte superiore dello scudo la riproduzione del tempio della Fortuna Virile di Roma e vuol rappresentare la radice antichissima di questo paese, la parte inferiore raffigura un classico tempio greco e vuol significare simbolicamente l’ideale di democrazia del comune; lo scudo è contornato da un ramo d’olivo e un ramo di quercia legati da un nastro rosso simboleggianti la pace e la forza che scaturisce dal diritto della gente. Lo stemma è stato adottato il 21 dicembre 1967. LA STORIA il territorio venne occupato fin dalla preistoria, come testimoniano i molti reperti trovati e già dai tempi dell’epoca

imperiale si godette di una certa floridezza testimoniata dell’iscrizione latina alla dea Fortuna. Con la calata dei Longobardi, anche Castegnero, vista la sua posizione strategica, subì il loro insediamento confermato dalla dedicazione della chiesa a san Giorgio, tipico santo del culto longobardo. Con la benefica presenza dei monaci benedettini a partire dalla seconda metà del XIV secolo il territorio subì una progressiva bonificazione agraria e si insediarono ospedali per i poveri e i pellegrini, come da documenti del 1400. Con il passaggio degli scaligeri a Vicenza i padovani distrussero i territori limitrofi ad eccezione del Ponte sul canale Bisatto, strategicamente importante,

Ceraseto sperimentale 34


nel secoli subì varie trasformazioni e nel 1652 venne costruita la vicina cappella gentilizia dedicata all’Assunzione di Maria recentemente ristrutturata e ora visitabile nel suo completo splendore. Poi proseguendo si può visitare l’Antica Parrocchiale di Nanto di origine molto antica attestata già da documenti del 1219, la chiesa conserva importanti opere scultoree e affreschi attribuiti a Michelino da Besozzo. Inoltre vi è la Chiesa Parrocchiale di san Giorgio del ‘400 con interessanti tele e pale all’altare maggiore dipinte

LE CURIOSITÀ A due passi dal Centro Abitato, si può visitare un importante Ceraseto Sperimentale quì realizzato nel 2004 nell’ambito di un Progetto finalizzato al rilancio e allo sviluppo della cerasicoltura nella provincia di Vicenza. Questo impianto sostenuto dall'Amministrazione Provinciale, CCIAA e dal Comune di Castegnero ha una valenza tecnica di assoluto rilievo e si propone come modello costruttivo ideale e di riferimento per i produttori più innovativi. Come un moderno giardino, grazie anche ai proprietari, responsabili del progetto, si può passeggiare e godere della bellezza di magnifiche ciliegie dislocate per varietà e portinnesto diversi, inserite in un contesto di grande organizzazione professionale.

Sentiero dei Colli Berici

nel 1729 da Cristoforo Menarola. Proseguendo per via Castellaro si giunge a Villa Sermondi con oratorio del 1738 visitabile all’esterno. Ritornando in direzione Ponte di Castegnero si può ammirare Villa Clementi sempre restaurata e abbellita nel ‘700. Lungo la strada Provinciale di Villaganzerla si può scorgere Villa Bonomo Carretta costruita verso il 1760 manifestazione del neoclassicismo vicentino ispirata ai modelli palladiani. A Villaganzerla di particolare interesse vi si trova Villa Maule con attiguo il complesso dedicato alla filanda attività lavorativa particolarmente importante. Si può trovare ancora la Ca’ Decima vivo esempio di semplice villa di campagna di fine ‘400 e la Ca’ Rossa di difficile collocazione temporale ma ricca di storia del paese.

DA VISITARE Dal centro di Castegnero si può raggiungere la quattrocentesca villa Maffei Costalunga che

IN CAMPAGNA Tra antichi e moderni ceraseti, tra oliveti e vigneti di nuovo impianto si può beneficiare di un territorio bellissimo dal punto di vista rurale, ancora integro e produttivo. Dopo le sperimentazioni sulle ciliegie, in questi anni si sta lavoran-

Chiesa 35

VENETO

CASTEGNERO che fu fortificato. Con il passaggio alla Signoria della Serenissima Repubblica anche Castegnero godette di un periodo di prosperità, interrotto solo da guerre e calamità naturali. In questa epoca Villaganzerla e Castegnero costituirono due comuni indipendenti, ma nel 1816 Villaganzerla venne aggregata amministrativamente a Castegnero. Il comune successivamente seguì le sorti storiche della vicina Vicenza senza registrare episodi di particolare importanza.


CITTÀ DELLE CILIEGIE percorso un breve tratto di via Fontana Fozze si devia a destra salendo via Fontana Coperta fino all'incrocio con via Villavecchia. Per questa, in direzione ovest si continua fino al capitello di S. Antonio dove deviando a sinistra, si imbocca via Fontecchio che si allontana dal paese. Tralasciando via Chiesavecchia, che conduce alla vecchia Chiesa di Nanto, dedicata all'Annunciazione di Maria, visibile verso sud, e ogni altra deviazione, si giunge poi al Covolo di Fontecchio, dove sorge una vecchia fontana, luogo nel quale si può effettuare una sosta. Si prosegue a sinistra salendo una vecchia campestre che non essendo più utilizzata è diventata un sentiero. Nel bosco si trovano oltre che al Carpino Nero (Ostrya Carpinifolia / "Carpano") ed alla Roverella (Quescus pubescens / "Rovare") anche l'albero di Giuda (Cercis Siliquastrum / "Bacara") ed un fitto tappeto di pungitopo, e si notano inoltre alcuni oliveti presso Cà Babo, ultima abitazione del costone montuoso. Ci si alza di quota e dopo due tornanti, ignorando tutte le deviazioni, si sbuca sulla vecchia strada comunale dei Carri. Con una deviazione a sinistra di pochi minuti, si può visitare Villa Sermondi del XVIII° secolo, recentemente riattata, con annessa chiesetta

Sentiero dei Colli Berici

do sulle varietà olivicole mentre i vitigni sono ancora quelli di un tempo e tra questi segnaliamo il "Tocai"; si narra che in occasione della 1^ guerra mondiale, in queste aree l'esercito austro-ungarico aveva inviato soldati della zona del Mar Nero i quali, appassionati di vino, avevano negli zaini delle "barbatelle" del vitigno Tocai, da impiantare in loco nel caso di vittoria ed occupazione delle terre. I poveri soldati fuggirono in ritirata o perirono nelle battaglie, ci rimangono però gli eredi dei loro vitigni … e l'ottimo vino che ancora producono.

LA CUCINA

ESCURSIONI Sentiero del monte delle rose L'escursione ha inizio dalla piazza mercato di Castegnero e dopo aver

Piatti tipici crostata di ciliegie, ciliegie sciroppate o sotto grappa, marmellate varie. Pro d o t t i t i p i c i

LE CILIEGIE La presenza varietale è molto ampia e spazia dalle nuove precocissime Early Bigi e Sweet Early alle tardive Kordia e Regina con una netta predominanza delle affermate Bigarreau, Giorgia, Durone di Vignola e Ferrovia. Bandiera e immagine della produzione locale è però la tipica Mora di Castegnero, ciliegia medio precoce dall’elevato tenore zuccherino, assieme alla antica Pollaio. 36


CASTEGNERO

EVENTI

VENETO

dei 1738 dedicata alla SS. Trinità. Il cammino prosegue snodandosi sul piacevole falsopiano dei sentiero della Salute (variante n. 1); si giunge ad un bivio dove a sinistra si trova l'azienda di agricoltura biologica "La Sorgente", (punto quotato 338,50 m.); questo è un antico complesso rurale che conserva ancora la sua struttura originaria ed è posto in posizione sopraelevata nel cuore dei Monti Berici. Ritornati sul sentiero dopo pochi minuti si trova un ex "rocolo" visitabile, attualmente adibito ad osservatorio naturalistico, chiamato "aula verde". Tornati al bivio e fatti pochi metri a sinistra e poi a sinistra ancora, si continua per il sentiero di Cà Gasperi, bell'esempio di edilizia rurale tipica dei Berici. Il sentiero ora, in lieve discesa, giunge ad un incrocio dove a destra si imbocca la strada asfaltata del Castellaro. Percorsi circa 100 m. si trova un capitello presso Cà Balbi; in questa azienda viene prodotto il miele vergine integrale. Proseguendo lungo la strada, dopo

Panorama

circa 30 minuti di cammino, si arriva ad un bivio, e qui svoltando a sinistra si giunge alla croce di pietra di Castegnero (interamente ricostruita nel 2000). Ritornando sulla strada asfaltata, continuando la discesa, si giunge alla chiesa di Castegnero dedicata a S. Giorgio, sorta sul luogo dove si ergeva il tempio romano dedicato alla dea Fortuna. Dal piazzale della chiesa scendendo la scalinata detta dei "Piastrini", si conclude la passeggiata giungendo al punto di partenza.

- Festa di san Giuseppe a Villaganzerla tra i due week end a cavallo del 19 marzo; - Festa dea Siaresa a Castegnero nell'ultimo week end di maggio; - Marcia delle Castagne sui Colli Berici nella prima domenica di Novembre; - Filò in Baita a Castegnero a dicembre . - Altri eventi e manifestazioni vengono organizzati annualmente senza un calendario fisso.

IL DIALETTO Particolarmente importanti e ferme nel cuore di ognuno sono le poesie del compianto concittadino Adriano de Zotti eccone un esempio:

fasea meraveja e chi non lo savea, restava incantà. Le tante siaresare svejà dala natura le n’dava in fioritura. E desso ghe xe i fruti belli mauri e rimirà da tuti. Le par rubini tondi fate come balete con sfumature varie ste siarese rosse sarese benedete, parché chi che le magna el resta sodisfato ma più coel che le vende pensando al ricavato.

Le siarese: Xe gnanca on par de mesi che sora a Castegnero pareà nevegà. Tutto sto bianco

Ceraseto sperimentale 37


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Chiampo Vicenza

COME RAGGIUNGERCI

Abitanti: 12.620 chiampesi

INFORMAZIONI

Altitudine: 175 m. s.l.m. Patrono: San Martino Santa Maria Assunta Informazioni: Pro Loco - Via Stazione, 8 Tel. e Fax 0444.625874 info@prolocochiampo.it Municipio: Piazza G. Zanella, 42 Tel. 0444.475211 Fax 0444.624416 www.comune.chiampo.vi.it

Il Comune di Chiampo è situato ad Ovest del Capoluogo Vicentino, lungo il confine con la Provincia di Verona. Il paese si colloca al centro della Valle omonima, attraversato dalla strada provinciale “Valchiampo “ che è arteria di collegamento con l’Alta Valle e con le Vallate d’Alpone ( Verona ) e dell’Agno . Autostrada A4 uscite Montebello / Montecchio/ Vicenza Ovest. Da Vicenza 30 minuti (35 km) uscita casello di alte /Montecchio prendere statale 11 (11 km da Vicenza, 40 km da Verona), si prende la S.S. 246 per Valdagno, Recoaro, seguendola fino al bivio di S. Vitale. Qui si devia a sinistra e si arriva ad Arzignano

LE ORIGINI Il nome “Chiampo” potrebbe derivare dal sostantivo latino CAMPUS, cioè pianura” o “campo coltivato“. Secondo altri ricercatori, il termine potrebbe essere di origine gotica, KLAM PO ( villaggio situato a fianco di acque torrentizie ) oppure KLAM-POSITUS ( posto in luogo nascosto tra boscaglie e vallette ). Esiste una terza ipotesi, che si avvale di alcuni residui linguistici presente ancora oggi nella vallata chiampese. La contrazione Ciampo per Campo potrebbe alludere ai Goti che tennero “ campo “ proprio come dei fuggiaschi. Tuttavia il nome “ Chiampo “ venne citato ufficialmente per la prima volta in un documento del 1091, ovvero in una donazione effettuata da Enrico IV al Monastero di San Felice di Vicenza. LO STEMMA Lo stemma attuale rappresenta una capra rampante di colore naturale su fondo verde e venne approvata con Regio Decreto il 14 dicembre 1933. LA STORIA Grazie agli scavi di Padre Aurelio Menin si sono potuti scoprire alcuni insediamenti Paleoveneti. Recentemente, inoltre, sono stati effettuati degli scavi nel centro storico di Chiampo, che hanno portato alla scoperta di vasellame paleove-

neto risalente a circa 500 anni A.C. L’origine della popolazione chiampese potrebbe essere di stampo gotico, dal momento che la Valle del Chiampo è uno dei luoghi in cui i Goti si sono rifugiati alla fine del secolo. Ciò nonostante è probabile che questa cittadina risalga all’epoca romana poiché, secondo le testimonianze archeologiche, il suo marmo era conosciuto fin da quei tempi antichi. Durante il periodo feudale, Chiampo cadde sotto il dominio dei conti da Chiampo che avrebbero risieduto nel castello di San Biagio. Nel 1311 Chiampo finì nelle mani dei Signori di Verona e prese parte ai contrasti tra scaligeri e padovani; nel 1338 il territorio chiampese passò ai Visconti e nel 1404 fu incluso nella Repubblica Veneta.

Panorama 38


CHIAMPO

VENETO

Il 29 maggio 1797 fu eretto a Chiampo l’albero della Libertà. I domini francesi durarono fino al trattato di Campoformio, quando la Francia cedette i territori ex veneti in cambio della Lombardia; così l’albero della Libertà venne abbattuto nel 1798. Nel 1799 a Chiampo alloggiarono gli eserciti ungheresi e, un anno dopo, quelli tedeschi. Nel 1806 Napoleone aggregò il territorio veneto al nuovo regno d’Italia fino al 1813, anno in cui, con la sconfitta di Bonaparte a Lipsia, il Vicentino ritornò sotto il dominio austriaco e venne incluso nel regno Lombardo Veneto. Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, sorsero i primi stabilimenti della lavorazione del marmo, si affermò anche l’industria della lana e della seta. Nel 1903 arrivò la ferrovia e dopo la seconda guerra mondiale iniziò la grande crescita industriale con l’affermarsi dell’attività conciaria.

La Parrocchia

Silvio Negro ( 1897-1959 ) Giornalista. Si ricordano tra le sue opere : “Vaticano minore" (1936) vincitore del Premio Bagutta; "L'Ordinamento della Chiesa Cattolica" (1940); "Seconda Roma, 1850-1870" (1943); "Album Romano, fotografie di un secolo" (1956); "Roma, non basta una vita" (1962); "La stella boara" (1964).

I PERSONAGGI Giacomo Zanella ( 18201888 ) Poeta e professore di lettere dell’Università di Padova e poi Rettore Magnifico del medesimo Ateneo. Tra le sue opere più importanti : "Milton e Galileo", "Sopra una conchiglia fossile nel mio studio", "A mia madre", "La religione", "La sveglia", l'idillio agreste "Astichello" e la "Storia della letteratura italiana dalla metà del settecento ai giorni nostri”.

Tommaso Dal Molin ( 1902 – 1930 ) Pilota nell’Arma Aeronautica si distinse durante la grande impresa a Calshot per la Coppa Schneider che gli valse la Medaglia d’argento al Valor Aeronautico. Alessandro Faedo (1913 - 2001) Laureato in Matematica nel 1936, componente del CSCE, fece parte del gruppo scientifico inventore della “Calcolatrice Elettronica Pisana”, rettore dell’Università “Normale” di Pisa, nel 1976 per due mandati consecutivi eletto Senatore della Repubblica, dal 1991 al 1994 presidente dell’Accademia Olimpica di Vicenza, morto a Pisa il 16.06.2001. LE CURIOSITÀ Beato Claudio Granzotto (1900-1947) Nacque a Santa Lucia di Piave (TV). Diplomato in scultura all’Accademia di Venezia entrò nel 1933 nell’Ordine dei Francescani Minori di Chiampo. Nel 1994 Papa Giovanni Paolo II lo elevò agli onori degli altari con il titolo di Beato e lo indicò quale scultore della luce e dell’anima. A Chiampo costruì la magnifica Grotta di Lourdes di proporzione identica a quella dei Pirenei in Francia e vi pose la Statua dell’Immacolata che scolpì utilizzando il

Giacomo Zanella 39


CITTÀ DELLE CILIEGIE minerali, di animali imbalsamati, di fossili e arti figurative sud. Nuova Chiesa del Beato Claudio Granzotto - Il progetto, dell’architetto francescano P. Angelo Polesello e dell’Ingegnere Ferruccio Zecchin, sviluppa l’idea, familiare in questa valle dei fossili, d’una conchiglia. E' composta da due piani: Cripta, con sale e cappelle, Aula per le assemblee liturgiche Grotta Pieve

Chiesa Parrocchiale di San Martino e S.Maria Assunta - Edificata intorno alla metà del ‘400 e poi restaurata e rifinita fra il ‘700 e l’800, l’attuale chiesa fu costruita su progetto dell’architetto Antonio Piovene e fu ultimata nel 1845.

marmo di Carrara. Le sue spoglie attualmente riposano a Chiampo presso la Grotta meta di continui e ferventi pellegrinaggi. DA VISITARE Pieve - Era un’antica chiesetta, sorta verso il mille, dalla quale prese inizio l’evangelizzazione della Valchiampo. Abbattuta verso il 1240, venne quasi subito ricostruita e ampliata. Nel decennio 16401650 fu restaurata e l’attuale risale al 1962. Da allora, la presenza francescana si è ampliamente sviluppata con il Seminario (1876-1996) e l’attuale complesso santuaristico.

Chiesetta della “Madonna delle Grazie” - Di origini antichissime, un tempo conosciuta col nome di San Lorenzo Martire, ma oggi viene dedicata alla Santa Vergine per la devozione che il popolo ha verso questa figura, venerata sotto questo titolo. Le origini della chiesetta risalgono alla fine del 1300 e gli inizi del 1400. Nel territorio di Chiampo sono presenti antiche ville e casolari. Casa Zanella presenta una struttura quattrocentesca, ma è stata sicuramente manomessa nel corso del 1800. Importante perché è stato il luogo di nascita del poeta Giacomo Zanella. Villa Capra - Avallone Pugliesi, appartenente alla famiglia Cazzavillani dal 1700 e dei Mistrorighi dal 1861. Di stile quattrocentesco, la Casa è stata rimaneggiata durante il 1500, soprattutto nella zona residenziale. Villa Chiericati Complesso architettonico del XIV secolo, ampliato nel 1600 e nel secolo successivo. Casa Purgato, altro elegante palazzo, si presenta all’esterno, con un cornicione sostenuto da modiglioni a foglia di cardo del 1400.

Via Crucis - Fiancheggiante il viale di alti e maestosi cipressi che porta alla Grotta di Lourdes e al bianco monumento dell’Incoronata ha un percorso a serpentina di 560 mt., è costituita da gruppi statuari di bronzo in altezza naturale, opera di sette scultori, ed è inserita in un parco botanico incantevole con oltre 350 specie di piante, punteggiato da macigni geologici e incorniciato dentro le colline circostanti.

LA CUCINA

Museo Francescano "Padre Aurelio Menin" - Inaugurato nel 1972 dal suo appassionato e benemerito fondatore, P. Aurelio Menin, contiene oggi un prezioso patrimonio culturale con interessanti raccolte di strumenti musicali, di

Piatti tipici - Polenta e cincionella con la rava (salsiccia di carne di maiale mista con la rapa gialla). - La "trippa" (zuppa con interiora di animali), la pasta e fagioli, "i pasticci" (le lasagne) e varie minestre quali la "mosa","la panà", la "polenta con sparagagna" (costine di maiale), “ polenta e baccalà ” o " polenta e salsiccia " ed in particolare la "soppressa" (salame) che si mangia sia cruda che arrostita, sia con la polenta che con il pane; "pane secco cotto nel forno a legna". Trota al forno; Funghi chiodini con aglio, prezzemolo ecc.; Lasagne con tartufo; Miele e derivati; Ciliegia Durona di Chiampo sotto grappa. Meritano anche essere ricordati i dolci come "La putana" torta di pane e latte e le "fritole con la maresina". 40


CHIAMPO

VENETO

IN CAMPAGNA Apprezzabili e caratteristiche le contrade sparse: Mistrorighi, Vignaga, Zonati, Cischi, Baggiarella sviluppate sulle ridenti colline dei Monti Lessini ai piedi delle Piccole Dolomiti.

EVENTI

LE CILIEGIE Le colline di Chiampo in primavera si colorano di bianco grazie alle centinaia di ciliegi in fiore che sbocciano annunciando l’arrivo della buona stagione. E’ un momento atteso in cui la protagonista è la ciliegia “ durona di Chiampo “ , una varietà di ciliegia pregiata tipica della produzione locale che si caratterizza per il colore intenso e la polpa croccante e squisita. La tradizionale Mostra Provinciale delle Ciliegie che si tiene a Chiampo il terzo fine settimana del mese di Giugno è la celebrazione di questo prodotto che ben si colloca nel mercato per la sua

qualità e perché si presta ad essere lavorata nelle industrie conserviere. L’appuntamento con la Mostra rappresenta per la nostra zona una preziosa occasione per riscoprire le nostre tradizioni, la nostra cultura e i valori del mondo agricolo. Al centro della kermesse c’è proprio la ciliegia durona, un frutto unico per le sue qualità organolettiche, che sta riscuotendo sempre maggiori consensi nel mercato, a dimostrazione del valore del lavoro svolto dagli agricoltori nel nostro territorio.

- Terzo fine settimana del mese di giugno “Mostra provinciale delle ciliegie” - Ferragosto “Sagra dell’Assunta” organizzata dal Convento Francescano alla Pieve - Terzo fine settimana di settembre “Marcia tra le visele” organizzata dall’Associazione Marciatori Arnold’s - Terzo fine settimana di ottobre “Festa Madonna delle Grazie” - Fiaccolata 8 dicembre per le colline di Chiampo. - 2ª domenica di novembre festa della “Cincionela con la rava”

I GEMELLAGGI Nel maggio 1988 un accordo di gemellaggio tra il Comune di Chiampo e quello di Mondelange (F) sigla ufficialmente quel rapporto di amicizia che, oramai da tempo, animava le due cittadine. La consistente presenza di emigrati vicentini nella zona aveva già dato vita ad Associazioni come “Vicentini nel mondo” e “Fogolar Furlan”, nonché ad una serie di iniziative culturali e sociali volte a riproporre le tradizioni italiane. Il legame si è poi ulteriormente rafforzato grazie alle periodiche visite del Coro “El Vajo”, noto gruppo di Chiampo, a partire dall'anno 1977. Dal 2002 Chiampo è gemellato con il Comune di Galtellì ( NU) ed è stata firmata la Carta dell’Amicizia con la quale i due Sindaci hanno suggellato il rapporto di gemellaggio. Ciò che avvicina i due paesi è il fatto che entrambi hanno dato i natali od ospitato scrittori illustri come Giacomo Zanella per Chiampo e Grazia Deledda per Galtellì. In tale senso lo scambio è rivolto ad organizzare iniziative ed attività per approfon-

dire la conoscenza delle produzioni letterarie dei due autori. Il Comune di Chiampo e il Comune di Santa Lucia di Piave ( Treviso ) nel gennaio 2007 hanno approvato un protocollo d’intesa con l’intento di divulgare la memoria della vita e delle opere del Beato Fra Claudio e tenere vive le testimonianze della sua singolare vicenda umana, artistica e religiosa. Fra Claudio nacque a Santa Lucia di Piave nel 1900 e entrò nel Convento dell’Ordine dei Francescani Minori di Chiampo dove vi restò sino alla morte. Tutt’oggi è una figura molto conosciuta e venerata. Nel 1994 è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II. Nel Giugno 2007 è stata stipulata la Carta dell’Amicizia fra Chiampo e il Comune Filippa di Mesoraca , ( Crotone ). Mesoraca e Chiampo avevano già da 55 anni fa una conoscenza in comune: Padre Reginaldo Tonin, frate chiampese che a quell’epoca venne assegnato alla Parrocchia del comune calabrese e che durante il suo servizio pastorale fece rinascere la parrocchia di San Michele Arcangelo. 41


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Marostica

INFORMAZIONI

Vicenza

Abitanti: 13.645 marosticensi Altitudine: 400 m. s.l.m. Patrono: San Simeone - ultima ottobre Informazioni: Uff. Cultura - Tel. 0424.479120 cultura.comune@infomarostica.it Uff. Turismo - Tel. 0424.479128 Biblioteca civica - Tel. 0424.479101 biblioteca.comune@infomarostica.it Ass. Pro Marostica - Tel. 0424.72127 info@marosticascacchi.it Municipio - Tel. 0424.479200 www.comune.marostica.vi.it comune.marostica@infomarostica.it

LE ORIGINI Marostica ha origini molto antiche, come confermano alcuni reperti di epoca preromana ritrovati sul colle Pauso verso est dove sorgeva un fortilizio per il controllo del territorio; le invasioni barbariche, delle quali la più importante fu l’invasione longobarda del 568 d.c. durarono oltre due secoli; sempre sul Pauso fu eretto un castelliere difensivo che fu esteso con altre fortificazioni sugli altri colli durante l’invasione degli Ungari. LO STEMMA Lo stemma di Marostica è rappresentato da un “leone che sale il monte e con le zampe anteriori tiene un vessillo d’argento crociato di azzurro e di rosso”, raffigurato nel primo documento notarile conservato negli archivi storici del Comune di Marostica, come riporta anche lo storico Muraro nel secondo tomo del libro “Sotto le insegne di Vienna Marostica austriaca”. LA STORIA Con il periodo Carolingio, IX sec. D.C., abbiamo l’insediamento nel territorio di comunità religiose benedettine che fondano le “curtes”. Dopo la costituzione del Sacro Romano Impero Germanico, al seguito di Corrado II giunse nel Veneto il nobile Ecelo che dette origine alla dinastia degli Ezzelini cui Marostica appartenne dal 1140. Dopo il periodo ezzeliniano, Marostica passa alla signoria dei Della Scala (1311- 1387). Con Cangrande Della Scala (1311-1329) furono costruiti il Castello Superiore e il Mastio, con il figlio Mastino II (1329-1351) fu eretto il Castello-recinto e fu creata la piazza come nuovo centro urbano laico; con Cansignorio (1359-1375) fu realizzata la totale fortificazione della cittadella (oppidum) con la completa cortina delle mura. Poi fu la volta dei milanesi Visconti

(1387-1404) che conquistarono Marostica con Gian Galeazzo conte di Virtù finchè Marostica, assieme alla Marca Trevigiana nel 1390 e Bassano nel 1402, decise di porsi sotto il dominio della Serenissima. Con la dominazione veneziana (14041797) Marostica ha il privilegio di essere governata da un Podestà scelto ed inviato direttamente dal Doge ma assistito dai Notai, dal Tesoriere e da un Consiglio dei Trenta formato da 21 nobili e 9 mercanti e risiedeva nel Castello Superiore mentre il Castellano nel Castello inferiore. La Lega di Cambrai (1502) costituita dal Papa Giulio II con gli Imperiali, Francesi e Spagnoli, conquistò Marostica distruggendo il Castello superiore, il Podestà si trasferì nel Castello Inferiore che assunse sempre più importanza residenziale ed amministrativa e venne arricchito di decorazioni. Con l’arrivo di Napoleone (1797-1815) e 42


MAROSTICA

VENETO

la caduta della Serenissima anche a Marostica si alterna l’occupazione austriaca e quella francese fino al Congresso di Vienna (1815) con il quale il Veneto viene assegnato agli Asburgo. Nel 1866 con la terza guerra d’indipendenza finalmente anche il Veneto entra nel Regno d’Italia. Nel 1894, in seguito alla creazione dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti del Veneto, le Mura e i Castelli vengono assoggettati a Notifica per la loro conservazione preservando la città dai tentativi di abbattimento delle mura o di aperture verso est. La nuova coscienza preservatrice dei beni Culturali portò al primo vero e proprio restauro del Castello Inferiore, delle Mura e ad un parziale recupero del Castello Superiore tra il 1930 e il 1935.

Mostra provinciale delle Ciliegie

dell’Imperiale Accademia delle Scienze di Siena per la sua Memoria sull’aumento secolare delle piogge, pubblicata nel tomo VI delle Memorie dell’Accademia, nel 1783 ottenne quello dell’Accademia Teodoro-Palatina di Manheim con la Memoria sull’Igrometro, pubblicata nel 1785 nel «Giornale Enciclopedico» di Vicenza. In campo astronomico Chiminello fu osservatore assiduo, preciso ed accurato, inventò e semplificò numerosi metodi analitici per calcolare posizioni di stelle e pianeti.

I PERSONAGGI Natale Dalle Laste, 1707 1792. Grande educatore attento e sensibile con una innata predisposizione a comporre versi in latino. Fu nominato dalla Repubblica di Venezia Consultore “in iure”, e poi storiografo dell’Università di Padova. L’abate Jacopo Morelli, suo biografo così ricorda il Dalle Laste: «[…]Probo, ingenuo, leale, modesto, affettuoso a' suoi , esatto e costante nelle amicizie, sollecito e assiduo nelle sue incombenze, l'amore, de' buoni, e il rispetto de’ tristi si conciliava. Non era facile trovare chi più vivace e gioviale di lui fosse nella conversazione, più arguto, più spiritoso, e che con grazia maggiore il dialogo sostenesse: […] Copiosa e molteplice erudizione egli aveva, massimamente di cose Greche e Romane, che tanto legano con le umane lettere. Ma queste erano di speciale suo possedimento, in queste stava il valore suo principale, e quanto alla Latinità in tutta la sua pienezza considerata era impareggiabile affatto». Vincenzo Chiminello, 1741-1815 Professore di astronomia all’Università, fu secondo direttore dell’Osservatorio astronomico di Padova. Nel 1779 ottenne il premio

Arpalice Cuman Pertile, 1876 - 1958 Fu la prima donna marosticense che raggiunse la Laurea al Magistero Superiore di Firenze. Il suo insegnamento fu sempre ispirato ai nobili ideali di libertà, di giustizia, di pace e di fratellanza umana. Per questi ideali sostenne lotte e manifestazioni popolari producendo prose e armoniose poesie, raccolte in circa 70 libri. Allo scatenarsi della “grande guerra” si schierò dalla parte dei “neutralisti”. La professoressa tenne, nel gennaio del 1915, a sostegno delle sue idee, una pubblica conferenza, che causò l’immediata reazione delle opposte fazioni. Prima conseguenza fu il trasferimento. Col marito fu in esilio a Novara e poi a Genova. Con l’avvento del fascismo ricominciarono le persecuzioni, perché non aderì all’imperante regime. Nel 1923 lo Stato le tolse l’insegnamento; nel 1929 furono ritirati tutti i suoi libri dalle scuole dopo l’introduzione del testo di Stato.

Loggiato del Castello

LE CURIOSITÀ Prospero Alpini, 1553 – 1616 All'illustre marosticense gli storici conferiscono il merito di aver per primo in Europa descritto e disegnato l'iconografia della pianta del caffè e di aver per primo reso noto l'uso che veniva fatto dei suoi semi tostati. Le osservazioni da lui compiute durante la sua permenza in Egitto dal 1580 al 1584 sono contenute in numerose opere, alcune postume, De medicina 43


CITTÀ DELLE CILIEGIE della guerra della Lega di Cambrai (1510c.), fu fissata la residenza nel Castello Inferiore. Al 1666 risalgono le decorazioni pittoriche delle sale sia con motivi tipicamente rinascimentali, sia con gli stemmi dei podestà che si succedettero nel governo della città, affreschi che si possono ancora oggi ammirare. - Piazza Castello Ancora oggi è un luogo di incontro molto amato dai marosticensi e dai turisti. Vi si svolge ancora il mercato, ma è diventata anche scenografia unica per spettacoli teatrali, musicali, e per la nota “Partita a Scacchi a personaggi viventi”, ideata da un gruppo di studenti, nel 1923, e più tardi ripresa e trasformato dal regista-artista Mirco Vucetich, che ambientò la leggenda nel lontano 1454, quando Marostica era dominata dalla Repubblica di Venezia.

Castello inferiore e Piazza Castello

Aegyptiorum (1591), De plantis Aegypti (1592), De plantis exoticis (1629) e Rerum Aegyptiarum libri IV (1735). Nel De plantis Aegypti per la prima volta descrisse e delineò la pianta del caffè (Coffea arabica L.), sottolineando gli impieghi terapeutici della bevanda ottenuta dai semi tostati.

- Palazzo del Doglione Edificio medioevale collocato a nord della piazza, realizzato da Ezzelino II come posto daziario sulla via principale verso est. Modificato dagli Scaligeri, ebbe importanza durante il dominio veneziano in cui furono collocati la Cancelleria, l’Archivio Protocolli , l’Armeria. Nel 1452 vi fu istituita la Camera dei Pegni che nel 1676 fu trasformata nell’importante istituzione del Sacro Monte di Pietà.

LA CUCINA

DA VISITARE - Castello Inferiore Il processo di riedificazione urbanistica e di fortificazione del territorio iniziato da Cangrande della Scala viene organicamente continuato dal successore Mastino II della Scala (13291351) che costruisce il Castello Inferiore addossato al Torrione o Mastio. Inizialmente inteso come fortezza guarnigione e non come edificio residenziale, subì nel tempo notevoli trasformazioni, alterazioni e restauri. Fu trasformato da Rocca in Palazzo Residenziale durante la dominazione veneziana quando, gravemente danneggiato il Castello Superiore sede del Podestà veneto dalle scorrerie

- Castello Superiore Imponente costruzione scaligera, iniziato da Cangrande della Scala dal 1314 sul colle Pausolino, dominante il borg o antico e diroccato durante la guerra della Lega di Cambrai (1510) Già fortificazione precedente, la struttura scaligera aveva forma quadrata con quattro torresini agli angoli e torre centrale; era dotato di due cortili, pozzo, di un mulino a vento, di

Piatti tipici - pasta e fagioli, bigoli con il sugo d’anatra, baccalà alla vicentina, sbrisolona (dolce secco con le mandorle), galani (dolce di carnevale). Pro d o t t i t i p i c i - ciliegia igp, olio extravergine d’oliva, asparago di Bassano

LE CILIEGIE Il Disciplinare di produzione della Ciliegia di Marostica IGP è stato approvato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, in data 8 Maggio 2000, e sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee n. 113, il 19 Aprile 2001. 44

Valle San Floriano


d i Cazzano”, “Ulster”. La zona di produzione d e l l a “Ciliegia di Marostica IGP” comprende i territori di: Salcedo, F a r a Vicentino, Breganze, Mason, Molvena, Pianezze, Marostica e Bassano del Grappa, limitatamente al territorio che si estende alla destra idrografica del fiume Brenta ed infine la parte del Comune di Schiavon così delimitata: a est della statale per Vicenza, la porzione a nord di via Olmi fino all’altezza di via Vegra; ad ovest della statale per Vicenza, la porzione a nord di via Roncaglia Vecchia. Il marchio è gestito dal Consorzio di tutela della ciliegia di Marostica IGP istituito nel 2006, con sede a Breganze.

EVENTI

IN CAMPAGNA Marostica accoppia le vaghezze del piano a quelle del colle, la pianura con le distese di ciliegi ai rigori settentrionali dei monti non troppo lontani. Un paesaggio collinare, contraddistinto dalla presenza antropica e da colture peculiari che ne abbelliscono la morfologia con il bianco della fioritura del ciliegio, nella tarda primavera, ed il verde intenso delle foglie dell’ulivo. La denominazione “Ciliegia di Marostica IGP” designa i frutti ottenuti dalla coltivazione delle seguenti varietà: Precocissime: “Sandra” e “Francese”, quest’ultima ascrivibile alla varietà “Bigarreaux”, “Moreaux” e “Burlat”; Medio precoce: “Roana” e il durone precoce “Romana”; Tardive duracine: “Milanese”, “Durone Rosso”, “Bella Italia”; “Sandra Tardiva” ed inoltre le varietà: “Van”, “Giorgia”, “Ferrovia”, “Durone Nero I”, “Durone Nero II”, “Mora

- Mercatino dell’antiquariato e dell’usato, 1^ domenica del mese - Alfiere d’Argento, premio dedicato allo Sport, 6 gennaio - Mostra Provinciale della Ciliegie, ultima domenica di maggio - Marostica Estate: concerti e teatro, luglio e agosto - Partita a Scacchi a personaggi viventi, 2° week-end di settembre negli anni pari - Marostica Caffè, ultima domenica di settembre - “Autunno Musicale” e “I concerti della domenica”, da ottobre a marzo - Festa di S. Simeone, ultima domenica di ottobre - Premio Nazionale Arpalice Cuman Pertile per la letteratura, poesia e teatro per l’infanzia e la prima adolescenza, ultimo sabato di novembre - Premio Città di Marostica, seconda domenica di dicembre

I GEMELLAGGI: Tendo, Giappone, dal 1990. La Città e il suo territorio sono rinomati per la produzione di ciliegie, ben rappresentate dalla specie denominata "Satonishiki" e per la produzione delle pedine dello shogi, un antico gioco cosiddetto degli "scacchi giapponesi".

Bretonneux a Marostica, pur avendo origini storiche diverse. Il desiderio di contribuire ad una Europa dei popoli e delle culture unisce le nostre due Città.

Saõ Bernardo do Campo, Brasile, dal 1987. Nella seconda metà dell’Ottocento molti italiani, soprattutto veneti, emigrarono a Saõ Bernardo do Campo dove intrapresero attività agricole e artigianali, tra le quali la lavorazione della paglia su usanze note nel territorio di Marostica. Montigny-le-Bretonneux, Francia, dal 2007. La caratterizzazione culturale e dinamica unisce Montigny-le-

Cinta muraria, camminamento est 45

VENETO

MAROSTICA una chiesa e abitazioni per la guarnigione.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

47Corso Mazzini, 84 Te l . 0 4 2 4 . 4 8 8 8 11

36063 Marostica (VI) Fax. 0424.488919 info: info@bpmaro -

LA STORIA La Banca Popolare di Marostica affonda le sue origini in una Società di Risparmio, o meglio Cassa Privata di Risparmio, costituita nel 1888 con lo scopo precipuo di preparare il terreno per la nascita di una futura Banca Mutua Popolare di Marostica. Il 2 ottobre 1892 viene rogato l'atto notarile che costituisce ufficialmente la Banca Popolare di Marostica. In tale documento leggiamo testualmente "... di voler costituire una Società anonima cooperativa denominata "Banca Popolare di Marostica" con sede in Marostica, la quale avrà la durata di anni 50 e datare dal 1 gennaio 1893 ed avrà lo scopo di procurare ai propri soci il credito col mezzo della mutualità e del risparmio...". La Banca Popolare di Marostica iniziò quindi a funzionare il 1° gennaio 1893 con un patrimonio sociale di 44.160. Nel 1915, con l'inizio delle ostilità fra Italia e l'Impero Asburgico di Austria-Ungheria, Marostica ed il suo territorio vengono a trovarsi nelle immediate retrovie del fronte. In tale contesto, il 22 novembre 1917, alcuni giorni dopo lo sfondamento a Caporetto, la Banca Popolare di Marostica si trasferisce temporaneamente a Mantova presso il Monte di Pietà della città lombarda. Nel periodo fra i due conflitti mondiali la Banca Popolare di Marostica prosegue nella sua costante crescita. E' però l'immediato secondo dopoguerra a segnare l'inizio del vero sviluppo dell'Istituto, in piena sinergia con quello economico del territorio di elezione, con la progressiva apertura di nuove Filiali e l'ampliamento dei servizi alla clientela. Oggi la Banca Popolare di Marostica conta oltre trecento dipendenti e 47 Filiali dislocate nell'area pedemontana (vicentina, trevigiana e padovana). La Sede Sociale e la Direzione Generale sono a Marostica in Corso Mazzini, 84. 46


Collegio Sindacale Presidente Effettivi Supplenti Collegio Probiviri Effettivi Supplenti Direzione Generale Direttore Generale Vice Direttori

Rizzato Gabriele Ferrazzi Franco, Guidolin Giovanni Busnardo Amedeo, Lazzarotto Francesco Ceron Antonio, Marcato Giuseppe, Maturo Antonio Coppotelli Luigi, Menegotto Luigi Gasparotto Gianfranco Polloniato Giovanni Maria, Tartaglia Adriano

Jacopo Bassano (Bassano del Grappa 1515 circa -1592) e Studio "LA COSTRUZIONE DELL'ARCA" (olio su tela - cm 119,5 x 170) Provenienza: Collezione privata, Austria; da cui è stato acquistato intorno al 1980 e passato in linea diretta di successione agli attuali eredi. Nel dicembre 2009 acquistato dalla Banca Popolare di Marostica. La tela sviluppa nel formato orizzontale, notevole per singolare imponenza, il tema biblico della costruzione dell’arca (Genesi, 6, 14-22). Adirato per la malvagità degli uomini, Dio decise di punirli inondando con il diluvio le terre emerse. Fu misericordioso solo con Noè, che viveva rettamente, e la sua famiglia. Ordinò al patriarca che in quel tempo aveva seicento anni, di costruire un’arca e gli diede istruzioni sulla sua dimensione: lunga 165 metri, larga 27,5 metri e alta 16,5 metri. Nel dipinto dei Bassano i figli vengono raffigurati intenti a segare il legname per la sua costruzione. Noè fece “tutto quello che Dio gli comandò”. Così sette giorni prima che iniziasse la pioggia, Dio ordinò a Noè di andare nell’arca con tutta la sua famiglia e gli animali. La composizione appartiene alla serie delle quattro tele dedicate alla storia di Noè: la ‘Costruzione dell’arca’, l’’Entrata degli animali’, il ‘Diluvio universale’ ed il ‘Sacrificio di Noè’. 47

VENETO

BANCA POPOLARE DI MAROSTICA

CARICHE SOCIALI

Consiglio di Amministrazione Presidente Cecchetto Giovanni Vice Presidenti Rubbo Gianfranco, Zuech Giuseppe Consiglieri Berton Maurizio, Bertoncello Giovanni, Brugnaro Augusto, Gasparotto Gianfranco, Meneghini Mario, Pigato Romano


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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VENETO

BANCA POPOLARE DI MAROSTICA

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Maser Treviso

COME RAGGIUNGERCI

Abitanti: 4892 maserini

INFORMAZIONI

Altitudine: 147/496 m. s.l.m. Patrono: San Paolo - 25 gennaio Informazioni: Pro Loco - Piazzale Municipio, 12 Tel. 339.8989101 Mostra delle ciliegie di Maser www.mostradellaciliegia.it Villa di Maser www.villadimaser.it

L’abitato si dipana sulla provinciale n° 84 “di Villa Barbaro” e, a sud, sulla statale “Marosticana”. Oltre a Maser capoluogo, conta le frazioni di Crespignaga, Coste, Madonna della Salute e la località Muliparte.

LE ORIGINI Le origini della località e del nome di Maser provengono da “maceries”, ossia muriccioli posti sui colli o nel piano per riparo di vigne, oliveti e frutteti, oppure da “maso”, per la presenza di poderi articolati in terreno coltivato con annessa casa agricola. LO STEMMA Lo stemma, adottato dal Consiglio Comunale in data 18 giugno 1928, riassume le caratteristiche salienti del territorio: tre colli portano due alberi di olivo carichi di frutti, intrecciati nel mezzo da un tralcio di vite con grappoli d’oro. difensivi dove la popolazione, terrorizzata dalle incursioni barbariche, trovava protezione e rifugio. Dal 1184 al 1221 la giurisdizione del potere temporale di Maser passò dal Vescovo di Treviso a quello di Feltre, fino all’acquisto (conquista o imposizione del diritto di proprietà) da parte dei noti fratelli Ezzelino e Alberico da Romano. Dopo gli anni drammatici e di sofferenza del periodo di dominio dei fratelli Da Romano nel quale Maser fu terreno di continui scontri, saccheggi, distruzioni, dal 1260 nel nostro territorio vi fu un ventennio di pace e serenità. Dal 1338 l’intero territorio di Maser venne assegnato alla Serenissima, alla quale rimase pressoché ininterrottamente fino al 1797 (governo dei dogi). Dal XIV secolo a Maser vennero ad insediarsi varie nobili famiglie veneziane. La più nota - i Barbaro - lasciò un segno imperituro in Maser erigendo la famosissima villa, eretta su progetto di Andrea Palladio a partire dal 1549. Altri momenti di storia meritevoli di essere almeno citati sono quelli riferiti alla grande

LA STORIA Ville, chiese e palazzi segnano la storia di questo Comune, già urbanizzato in epoca romana dalla centuriazione che interessò questa parte di alta pianura trevigiana compresa tra Castelfranco, Asolo e Montebelluna. Fra il II e il I sec. a.C., tutto il Trevigiano subì l’influenza della cultura, della civiltà e delle tradizione romane. Dall’inizio del V secolo Maser fu area di transito di vari popoli barbari. Con l’avvento del Sacro Romano Impero, vennero costruiti castelli e insediati vari fortilizi

La Villa di Maser 50


MASER

VENETO

guerra (1915-18): sulla sommità dei colli maserini, lunghe trincee collegavano varie postazioni di artiglieria, gallerie-rifugio e osservatori. Da qui venivano osservate e controllate le mosse del nemico sulle sottostanti vallate di Cavaso, Pederobba e del Piave; da qui si sparava soprattutto in direzione del Piave e del monte Tomba. I PERSONAGGI Andrea di Pietro della Gondola meglio noto con il nome di Andrea Palladio fu il più noto architetto italiano del tardo Rinascimento. Molte notizie della sua vita non sono certe, ma pare con ogni probabilità che sia morto il 19 agosto 1580 proprio a Maser, in tempo per vedere gettate le basi della sua ultima opera: il Tempietto di Villa Barbaro. Infatti, insieme al Teatro Olimpico di Vicenza, il Tempietto può considerarsi l’ultima opera di Palladio. Egli è una delle figure più celebri della storia dell'architettura. Di umili origini, nato nel 1508, iniziò la sua carriera come semplice scalpellino. Pur non ricevendo mai un'educazione regolare, fu avviato agli studi dall'umanista Gian Giorgio Trissino, che lo ribattezzò con il nome classicheggiante di Palladio (da Pallade Atena), e condotto da lui a Roma, dove si dedicò allo studio dei monumenti dell'antichità e dell'architettura del Bramante e del Michelangelo. Numerose le ville e i palazzi costruiti nel Veneto, tra cui spicca la Villa costruita per i fratelli Barbaro a Maser.

Villa Nani - Municipio

Statua che sormonta il campanile di Caerano di San Marco. Nato nel 1886, studiò a Venezia e Firenze. Nel 1915 fu in prima linea nella Grande Guerra. Sempre alle prese con problemi economici, appassionato studioso dell’arte dei grandi, condusse una vita d’artista, tesa tra grandi ideali e piccoli espedienti. A Firenze certo riscuote un certo successo: produsse numerose opere, marmi, terrecotte e bronzi, moltissime attualmente di ignota collocazione. Morì alla giovane età di 41 anni, all’ospedale di Asolo, fra le sue amate colline. LE CURIOSITÀ Nascosta nel verde delle colline di Maser, raggiungibile da via San Marcuola in frazione di Crespignaga, zampilla ancora rigogliosa la “Sorgente della Regina”. Racconta la tradizione che qui, nelle più afose giornate estive, venisse a rinfrescarsi, al riparo da sguardi indiscreti, Caterina Cornaro (1454-1510) sposa di Giacomo II Lusignano, re di Cipro e d'Armenia. Caterina nel 1489 abdicò in favore delle repubblica veneta e salpò da Cipro alla volta di Venezia. Dopo aver abdicato dal trono di Cipro fu creata domina Aceli, signora di Asolo, conservando tuttavia anche negli atti ufficiali il titolo e il rango di regina. Fu proprio in questo territorio, a pochi chilometri da Asolo, che Caterina Cornaro volle edificare una splendida dimora su terreni di proprietà familiare. Del Barco (così ancora si chiama la costruzione) rimane oggi un lungo edificio a varie destinazioni d'uso, ancora riccamente decorato a fresco, a testimonianza dell'importanza e della raffinatezza di quello che fu, con molta probabilità, il tentativo di ricreare in terra veneta un luogo di svago e piacevolezze simile ad altre aree di matrice araba e persiana, lasciate forzatamente dalla Cornaro nel suo rientro da Cipro.

Abate Angelo Dalmistro Nacque a Murano nel 1754. Compì gli studi superiori presso i Gesuiti, e qui ebbe occasione di conoscere Gaspare Gozzi. Già a 27 anni lo troviamo insegnante nelle scuole pubbliche di Asolo, e a 33 anni ottiene la cattedra di lettere nel collegio di San Cipriano a Murano, avendo, tra i suoi discepoli, anche Ugo Foscolo. Dal 1813 fu arciprete della Pieve di Coste di Maser, e fu veramente contento dell’assegnazione, tanto che scrisse ad un amico: “…cambio una pieve di quattro mila anime con una di sette cento; sicchè vedete che io sono in grado di godere quella quiete, nel cui seno io bramava di terminare i miei giorni…”. Da allora in poi si diede ai piaceri della mensa, e ai suoi studi diletti, più che alla cura delle anime. Fu poeta arcadico, attivo nei più prestigiosi circoli letterari dell’epoca, fine traduttore dall’inglese e dal greco, accademico, impegnato in politica.

DA VISITARE VILLA BARBARO E TEMPIETTO PALLADIANO Seconda per magnificenza ed eleganza solo alla “Rotonda” di Vicenza tra quelle del

Angelo Rossetto da Maser Scultore di buona mano, è l’autore del Munomento ai Caduti di Maser e della 51


CITTÀ DELLE CILIEGIE cheggiante del Pantheon, è ornato di statue di Orazio Marinali e stucchi del Vittoria. - CA' NANI (Municipio) L’edificio, attuale sede del Municipio di Maser, fu in origine residenza della nobile famiglia veneziana dei Nani. Al piano terra sono visibili i profili di quattro archi a tutto sesto che anticamente si aprivano forse a formare un portico, una bella meridiana settecentesca misura ancor’oggi il tempo. Annesso alla villa è il piccolo oratorio di San Giovanni Battista, le cui prime notizie risalgono al 1686. - CHIESA di SAN PAOLO A MASER La chiesa, probabilmente risalente al Cinquecento, conserva alcune tele, tra cui un Martirio di santa Caterina d’Alessandria, della Scuola del Veronese e una Vergine col bambino, di Leandro da ponte. All’altar maggiore, due pregiate statue in pietra tenera raffiguranti san Paolo e sant’Andrea. Sul soffitto, pittura ottocentesca rappresentante la conversione di san Paolo. - CHIESA DI SAN TOMMASO APOSTOLO A COSTE Conserva alcune opere d’arte di una certa rilevanza, tra cui ricordiamo una bella croce astile in rame di fattura gotico-bizantina e una statua professionale di san Tommaso in legno cesellato e dorato, risalente al XV secolo. Tra le pitture, spiccano una “Deposizione” attribuita a Jacopo Palma il Giovane (15441628), altre tele di scuola veneta (raffiguranti san Tommaso d’Aquino, la Vergine, Cristo e la Veronica, S. Luigi Gonzaga) e mediocri affreschi di Noè Bordignon. Nella statuaria, pregevolissimi sono il lavori di Giuseppe Bernardi detto il Torretto (16941773) e della sua scuola, tra cui ricordiamo la Crocifissione posta nella navata destra e il Sudario del paliotto. - CHIESA PARROCCHIALE DI CRESPIGNAGA Alcuni pellegrini o crociati, all’inizio del Mille, eressero presso il castello di Crespignaga un ospizio dedicato a san Giacomo, che più tardi divenne monastero. All’interno, affreschi neoclassici di Gianbattista Canal: al presbiterio:

La mostra della ciliegia

LA CUCINA

Palladio, LA VILLA DI MASER si offre oggi al turista in tutta la sua bellezza. Committenti dell’opera furono i nobili fratelli veneziani Daniele e Marcantonio Barbaro. Ai lati del corpo principale ci sono i tipici portici rurali, caratteristica delle barchesse destinate all’agricoltura. Come scrisse lo stesso Palladio, questi ampi passaggi porticati permettono che ...”per tutto si può andare al coperto”. Alle estremità si trovano le cosiddette colombare, destinate ad accogliere i prodotti e gli arnesi agricoli, e la cacciagione per la mensa del signore. Su quella di destra è collocata una meridiana solare, simbolo di unione tra l’uomo e gli astri. Esternamente, a nord della villa si apre l’elegante e imponente NINFEO, opera dello scultore Alessandro Vittoria. Il genio di questo artista è presente anche all’interno della villa in numerosi stucchi caratterizzati da un vibrante pittoricismo in armonioso accostamento con il talento dell’amico Veronese. Ad est della villa sorge il TEMPIETTO, destinato un tempo ad assolvere la doppia funzione di cappella di Villa e chiesa parrocchiale per il borgo di Maser. Progettato dal Palladio sullo stile classi-

Piatti Ti p i c i - A Maser, di stagione in stagione, le tenere erbe primaverili, sparasine, gaetti, s-ciopeti, radicee, rustegot, lasciano il posto ai sontuosi frutti dell’estate, e poi ai funghi, alla cacciagione, il tutto accompagnato dal vino locale. - I chiodini del Montello, i marroni del Monfenera, il biso di Borso accompagnano la gastronomia tradizionale: i piatti sono quelli della migliore tradizione trevigiana, famosa per il radicchio rosso gustato in mille modi, per la pasta e fasioi, per gli insaccati come la soppressa, la polenta, il tiramisù e così via. Fra i formaggi, si può gustare il saporito morlach, ancora preparato come una volta dai casari del Monte Grappa. 52


LE CILIEGIE Nel 1961 nasce a Maser la Cooperativa Frutticola Asolana, cui parteciparono moltissimi produttori: all’epoca, l’80% della frutta raccolta a Maser era costituito da ciliegie. Attualmente il territorio di Maser può contare su una produzione annua di circa 1.500 quintali. Quanto alle cultivar, Maser poteva vantare una cultivar tipica, la Mora di Maser, che ha avuto un grande incremento fino agli anni ’60. Tuttavia, è stata progressivamente abbandonata, a causa della sua particolare sensibilità alla mosca della ciliegia. Le altre varietà indicate per ordine di maturazione sono:la Sandra, la Roana, Burlat, Giorgia, Adriana, Durone della Marca, Mora di Cazzano, Ferrovia.

EVENTI

IN CAMPAGNA Lasciata la strada, potete inoltrarvi nel verde delle nostre colline in tanti modi: a piedi, in mountain-bike, a cavallo: su e giù per sentieri che parlano di storia e di natura. Sul crinale dei colli, da Asolo e da Cornuda, comodi percorsi segnalati permettono di gustare il piacere di una bella passeggiata tra i boschi. Aree attrezzate di sosta consentono una comoda pausa. Attorno alla sommità dei colli Sùlder e Collalto sono state riportate in vita le trincee - SENTIERI DI PRIMAVERA, Passeggiata in compagnia sulle colline di Maser - primi di marzo - PROCESSO A LA VECIA, Simpatico appuntamento di metà Quaresima. - MOSTRA DEL VINO, assaggio vini e specialità gastronomiche a Crespignaga, - fine aprile/primi maggio - MOSTRA DELLA CILIEGIA, Ultima domenica di maggio – www.mostradellaciliegia.it - FESTA DELLO SPORT - primi di giugno - FESTA DI SAN GIOVANNI - fine giugno - FESTA DELLA BIRRA, Presso impianti sportivi di Coste per tutta l'Estate - CONCERTI e CINEMA IN VILLA, Corte antica di ca’ Nani - mese di luglio - FESTA DEL REDENTORE - metà luglio - FESTA DEL MORLACH, formaggio del Monte Grappa, - metà agosto - FESTA DI SAN BARTOLOMEO - fine agosto / inizio settembre - FESTA DEL SACRO CUORE - inizio settembre - FESTA DI SAN GRAZIANO - inizio /metà ottobre - FILO’ D’AUTUNNO, Antichi mestieri e tradizioni - fine ottobre - FESTA DI MADONNA DELLA SALUTE, Rassegna del baccalà - novembre - MOSTRA DEL VINO, Assaggio dei vini novelli - fine novembre – inizio dicembre - CONCERTO DI NATALE - 26 dicembre - MUSEO DELLE CARROZZE presso Villa Barbaro 53

VENETO

MASER e gli osservatori bellici della Grande Guerra. Da Forcella Mostaccin si può percorrere il sentiero didattico "Col de Spin", con interessanti spunti paesaggistici, naturalistici e geologici, tutti segnalati. Il Colle di San Giorgio è punto privilegiato per gli amanti del bird-watching, con interessantissimi passaggi stagionali di uccelli migratori.

“Maddalena e Simone”, “Resurrezione di san Lazzaro” e “SS. Trinità in gloria”; sul soffitto centrale: “Martirio e gloria di San Bartolomeo” e 3 medaglioni in chiaroscuro raffiguranti fede, speranza e carità, le 3 virtù teologali. Conserva inoltre un pregiatissimo olio su tavola della scuola di Cima da Conegliano, raffigurante la Madonna col bambino e Santi, sullo sfondo di un paesaggio giorgionesco. La pittura è rara, tipicamente veneta del primo ‘500, forse attribuibile a Girolamo Santacroce da Vittorio Veneto. In sacrestia, una preziosa croce astile e un tabernacolo in legno dipinto. - CHIESETTA DI SAN GIORGIO Bianco e ridente, questo Oratorio è stato probabilmente costruito molto anticamente, tra l’VIII e il X secolo. Nel corso dei secoli ha subito varie vicende, vedendo l’alternarsi di momenti di grande attenzione devozionale ad altri di completo abbandono. Venne ricostruito una prima volta intorno al 1536 e successivamente, ridotto ormai ad un rudere, completamente demolito e ricostruito nelle forme attuali nel 1906. Il colle ha anche un’importanza storica, dal momento che si ha certezza che fosse un posto di vedetta capace di controllare una vasta estensione della pianura sottostante.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Mason Vicentino Vicenza

COME RAGGIUNGERCI

Abitanti: 3433 masonesi INFORMAZIONI

Altitudine: 98,22 m. s.l.m. Patrono: S. Andrea Ap. - 30 novembre Informazioni: Municipio: Via G. Marconi, 56 Tel. 0424.708120 Fax 0424.418350 www.comune.mason.vi.it segreteria@comune.mason.vi.it

Con la A/4 raggiunta Vicenza si prende la deviazione per “Valdastico” e si esce al Casello di “Dueville”; si prende la direzione per Bassano e, attraversato il Ponte sul torrente Astico, alla prima rotonda si prende la seconda a destra; si prosegue per Breganze e dopo tre Km. circa, alla rotonda si prende la prima a destra; si prosegue per circa tre Km. e si gira a sinistra in direzione Mason Vicentino.

LE ORIGINI Secondo alcune fonti il toponimo MASON deriverebbe dall’usanza romana di denominare torri e castelli con il nome della più potente famiglia romana del luogo, in questo caso la famiglia Masone; in particolare un certo Papirio Masone fu console nell’anno di Roma 522. Secondo altri invece potrebbe provenire da “mansiones”, luogo di sosta e di cambio cavalli in epoca romana. In effetti la “mansio” di Mason era situata lungo la Pista dei Veneti, strada che da Sovizzo, costeggiando i monti, congiungeva poi il Torrente Astico al fiume Brenta per proseguire fino al Piave. LO STEMMA Riproduce quello della antica famiglia Angaran Delle Stelle che aveva nel territorio vasti possedimenti, torri e castelli. Questa casata venne iscritta nell’Ordine dei Patrizi veneziani nel 1655 in seguito al pagamento di 140.000 ducati al Senato veneto per sostenere la guerra di Candia. Nel 1817 furono nominati Conti dell’Impero Austriaco. LA STORIA Dopo la costruzione della via Postumia (da Genova ad Aquileia), la Pista dei Veneti diminuì di importanza. Attorno ai fortilizi di difesa situati lungo il percorso, si svilupparono allora villaggi rurali. Anche Mason ebbe queste analoghe

origini. Il nome di “corte di Maxone” appare per la prima volta nel 1038, citato in un documento come bene dell’Abbazia di Nonantola, nel modenese . 1300 - Nei registri dei monaci di S. Giustina di Padova, si parla di “Comune et uomini di Mason”, il che fa supporre che Mason si fosse costituito Comune autonomo. 1312-1339 - Dominazione Scaligera Nel 1314 Mason fu devastata dai Padovani desiderosi di fiaccare gli Scaligeri e di riprendersi il territorio vicentino. 1404-1797 - Dominazione Veneziana - In questo periodo di pace sorsero ville e palazzi ispirati al modelli classici voluti dalle potenti famiglie Angaran, Cerato e Chiericati. 1806 -1813 - Pesante occupazione

Municipio 54


MASON VICENTINO

VENETO

napoleonica . Nel 1809 avviene nelle vicinanze di Mason uno scontro tra truppe napoleoniche e villici , stanchi di dazi, tasse e ruberie. 1815 - Costituzione del Regno del Lombardo-Veneto assegnato all’Austria. Pur efficiente nell’azione amministrativa, il regime si rivelò illiberale. Alcuni cittadini di Mason si arruolarono nel Battaglione Volontari Vicentini e combatterono nelle guerre di indipendenza. 1866 - III^ Guerra d’ Indipendenza: il Veneto diventa Italiano. Nel decennio successivo ci fu una grave crisi economica, anche per effetto della rivoluzione industriale che provocò una forte emigrazione verso Brasile, Argentina e America del Nord. 1915 - I^ Guerra Mondiale: Mason si trovò nelle immediate retrovie del Fronte. Accolse centinaia di profughi dell’Altopiano , ospitò due Ospedali da campo e numerose truppe, italiane e francesi. 1940-1945 - II^ Guerra Mondiale: La popolazione si trovò tra i due fronti contrapposti, i partigiani da una parte ed i difficili momenti dell’occupazione nazista dall'altra, subendo anche rovinosi bombardamenti. Dopo la guerra riprese il flusso migratorio che durò fino al rifiorire economico degli anni ’60 .

Panorama

Università di Padova. Proprietario di alcuni fondi a Mason, “Tomaso iudex de Mazone” si trova citato in più documenti dell’epoca. Domenico Cerato - Abate (17201792) : figlio di un fattore di Mason, fu adottato dal Conte Francesco Cerato, banchiere a Vicenza, che nel 1451 acquistò dai Benedettini il Convento e l’Oratorio di S. Biagio. Ordinato sacerdote, potendo disporre di un ingente patrimonio, si dedicò all’architettura acquistando una notevole fama. Istituì una Scuola gratuita di disegno per gli artigiani, progettò l’Osservatorio astronomico di Padova e, ordinato professore di architettura civile dell’Università di Padova, disegnò e sistemò “Il Prato della Valle”, una delle più belle piazze d’Europa. LE CURIOSITÀ La produzione della ciliegia è documentata già nel lontano 1200, quando il Regestum parla della Cerexarolam, terreno che produceva ciliegie, e pure di Cersarola, toponimi che si ritrovano in documenti del 1500: contrà delle Ceresare e di Ceresarolla. Parlano di ciliegie Filippo Pigafetta nella “Descrizione manoscritta del Territorio e del Contado di Vicenza del 1586” e Andrea Scoto nel suo “Itinerarium Italiae” del 1655. La produzione ha raggiunto la sua massima espansione negli anni ’60 poi è diminuita per la progressiva specializzazione degli impianti e per la eliminazione di varietà di scarso pregio commerciale.

IL PERSONAGGIO Tommaso Di Mason : Nel 1200 fu personaggio di grande prestigio per la sua professione di esperto nella scienza del Diritto. Fu professore di Diritto nella

DA VISITARE - Chiesa di S. Andrea : Ricostruita nel 1841 in forme classicheggianti presenta lungo la navata tele del Maganza ed

Chiesa di S. Andrea Apostolo 55


CITTÀ DELLE CILIEGIE padronale del 1600 e barchesse, colombara, Oratorio di S. Biagio e resti di un Monastero benedettino del XII sec. fondato dai monaci di S. Giustina di Padova. Ben restaurato è attualmente sede di convegni e agriturismo. - Villa Gasparotto (Via Rivaro) : exproprietà degli Angaran, nelle attuali forme risale al 1600. Presenta una elegante facciata verso il giardino. L’Oratorio di S. Francesco, un tempo annesso alla villa, ora è di diversa proprietà e in stato di abbandono. - Villa Scaroni (Piazza della Chiesa) : Edificio del 1700, nel periodo tra le due guerre ha subìto nello spazio esterno, anteriore e posteriore, manomissioni che ne hanno alterato la signorilità. Ex-Municipio è stato appena restaurato e destinato a sede di rappresentanza del Comune. - Villa Riello (Via Riello) : Antica residenza di campagna del ‘600‘700. Vicino sorge l’Oratorio di S. Gaetano eretto nel 1722 dalla famiglia Guazzo. - Villa Chiericati ( Via Palazzon ) : Denominata “Il Palazzon”, si trova lungo la strada statale marosticana che porta a Schiavon. Eretta nel 1600, non fu mai terminata. Presenta eleganti particolari costruttivi ma si trova in stato di abbandono e di degrado. - La Colombara (Via Colombare) : Torre a tre piani già presente negli estimi catastali del 1525. Segnava i confini tra i territori vicentini e bassanesi, aveva lo scopo di affermare il prestigio dei grandi proprietari terrieri e nel contempo era usata per l’allevamento dei piccioni (torresani) . All’interno presenta un affresco con un corteo di dame e cortigiani a cavallo, forse il seguito di Carlo V quando venne a Sandrigo. - Palazzo Viero (Villaraspa) : Palazzotto signorile del 1600, conserva parte della facciata originale

Villa Angaran delle Stelle

LA CUCINA

altri pittori veneti del 1600-1700. - Chiesa di S. Francesco (frazione Villaraspa) : Riedificata nel 1722 presenta una elegante facciata a vela tripartita. - Chiesa di S. Pietro (Via Costa d’Olio) : Fondata prima dell’anno 1000 sulle colline tra ulivi e ciliegi. Fu meta di eremiti ed ora, affidata ai frati francescani, è un punto di riferimento per chi vuol vivere un’esperienza di vita spirituale e di preghiera. - Oratorio di S. Antonio (Via Turra) : Edificato nel 1600 dai signori Turra, della cui famiglia è presente all’interno lo stemma, sorge ai confini con il Comune di Breganze. - Villa Angaran Delle Stelle Bottecchia (Via Tarquinia) : Edificata nel 1486 è l’edificio più antico della zona . La facciata sud presenta un pregevole portico e una elegante bifora. - Villa Angaran Delle Stelle Cattaneo (Via Braglio) : Raffinata espressione del ‘700. Progettata nel 1718, forse dall’arch. Muttoni, è parte di un complesso comprendente la casa del custode, dei fittavoli, il parco con laghetto e l’antico Oratorio della Trasfigurazione. Il frontone è decorato con statue, probabilmente del Marinali, come pure l’interno dell’Oratorio del XV-XVI sec. - Attualmente sede di convegni e manifestazioni. - Villa Cerato - Gualtiero : Complesso antico composto da casa

Piatti Ti p i c i Risotto al radicchio rosso o ciliegie Baccalà alla vicentina, Sbrisolona Pro d o t t i Ti p i c i - Olio di collina - Vino Vespaiolo - Asparagi di pianura - Ciliegia IGP di Marostica 56


MASON VICENTINO

VENETO

sul fronte strada, con uno stemma signorile. In stato di abbandono.

EVENTI

LE CILIEGIE Le Ciliegie spesso hanno nomi che le riconducono alle loro specifiche prerogative estetiche o organico-funzionali: si ricordano la Siaresa dell’Assensa , la Cagarola, la Campanona , la Pissona, la Moretona, la Marasca, la Marinela, la Marostegana, el Duron e altre. Oggi restano le ciliegie a polpa soda meno deperibili e più commerciabili che nel 2001 hanno ottenuto il marchio di qualità " Ciliegia di Marostica IGP" nel quale disciplinare è inserito il territorio di Mason Vicentino.

Campanile di Mason Vicentino

- Pasquetta : Marcia del Ciliegio in fiore ( Km. 6-12-20 ). - Prima domenica di Giugno : Sagra del Durone rosso. - Percorsi attrezzati lungo sentieri collinari tra vecchi casali, mulini, ciliegeti, oliveti.

IL DIALETTO “Na siaresa tira l’altra” “Chi magna le siarese coi siori, ciucia i maneghi” “Da San Piero le siarese ga el puliero”

appena ; quattrocento col piè battono il piano svelti di spalle quadre e larga schiena ; han ronche in mano e a fianco il costoliere per lor vettovaglie han pome e pere. Seicento le ciriege aven lasciato Che allor pendeano dolci, e colorite….”

FILASTROCCA DI MASON Din, den, don, le campane de Mason, che le sona tanto forte, che le bate xo le porte; ma le porte xe de fero volta la carta ghe xe on poliero, on poliero da ligare, volta la carta ghe xe na mare na mare e na marina volta na carta ghe xe na gaina, na gaina che fa cocodè, volta la carta ghe xe on re ….. on re gran sapiente, volta la carta ghe xe on dente on dente masselaro , volta la carta ghe xe on peraro on peraro pien de piri volta la carta ghe xe du sbiri du sbiri che copa tuti, volta la carta ghe xe du puti,… du putei che fa ostaria volta la carta la xe finia.

I GEMELLAGGI Mason Vicentino è gemellato dal 2002 con il Comune di Saint Germain Le Blanche Herbe, una cittadina situata in Normandia (Francia del Nord) alla periferia di Caen. Ogni anno avvengono interscambi culturali soprattutto tra i giovani delle rispettive Scuole.

Carlo Dottori (1618-1685) nel poema “ L’Asino” dice : “Le genti di Masone e d’Angarano, di Mure, di San Giorgio e di Molvena conduce il capriccioso Galliano sovra un destrier che segna l’orme 57


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Molvena Abitanti: 2615 INFORMAZIONI

Altitudine: 181 m. s.l.m. Patrono: S. Zenone - 1ª domenica di luglio Informazioni: Municipio - Via Roma, 86 Tel. 0424.410911 Fax 0424.410920 www.comune.molvena.vi.it Biblioteca Civica biblioteca@comune.molvena.vi.it

COME RAGGIUNGERCI

Vicenza

In auto: dal Brennero - A22 uscita Nord-Interporto. Prendere la S.S. 47 per Padova. A Bassano prendere direzione Vicenza arrivando a Marostica. Dalla A4 Milano-Venezia: Prendere la A31 VALDASTICO. Uscire a Dueville e andare in direzione Marostica Bassano arrivando a Marostica. Arrivati a Marostica centro, dal Castello proseguire per 4 km in direzione Thiene - Breganze, rimanendo sempre sulla provinciale.

LE ORIGINI Incerta è l'origine del nome. Probabilmente deriva da "Fundus Molvenius", cioè possesso, terreno di Molvious. Secondo un'altra interpretazione, invece, sembra che il nome derivi dal latino "Multae venae" riferendosi alle molte vene d'acqua che alimentavano un tempo le sorgenti di questa zona.Il nome del paese compare però solo nel XII secolo. LO STEMMA D'azzurro alla fontana d'argento, di un bacile, zampillante acqua al naturale, e accompagnata in capo da tre stelle di sei raggi d'argento ordinate in fascia. GONFALONE: drappo partito di bianco e d'azzurro, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in argento: COMUNE DI MOLVENA. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dai colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento. Dato a Roma addì 29 ottobre 1958 Firmato: Gronchi Controfirmato: Fanfani LA STORIA Prima dell'anno mille si ergeva un castello ubicato al confine con Pianezze che si chiamava "Peola" dal nome della famiglia dei Pedolla di Marostica. Legata a Marostica sia amministrativamente

che politicamente, ne fu staccata nel 1606, quando poté ottenere un consiglio comunale suo proprio. Tre sono i "borghi" che caratterizzano il paese: Molvena, Mure e Villa. "Mure" indica attualmente una località-frazione del Comune di Molvena ed il suo nome è certamente derivato da un antico sistema di mura di recinzione e difesa ora scomparso. La prima volta si trova nominato nel Codice della Città di Vicenza nell'anno 1262. L'Unità territoriale ed amministrativa dei due centri risale al 1889 (decreto del 30.06.1889) quando Mure si disgiunse da Salcedo per aggregarsi a Molvena. "Villa" designa una località-frazione del Comune di Molvena chiamata sal-

Panorama primaverile 58


MOLVENA

VENETO

tuariamente nei secoli scorsi anche Pianezze San Cristoforo. Pare che un tempo si chiamasse "Villa del Doglione delle Signore". E' nominata sin dal 1262 nel Codice Adella città di Vicenza. IL PERSONAGGIO Ha dato i natali a Giovanni Battista Canale (secolo XVII), professore di storia ecclesiastica e geografo, e a Francesco Canale (secolo XVII), profondo conoscitore di lingue europee e orientali. L'abate astronomo Toaldo prof. Giuseppe, fondatore della Specola di Padova ( 1719-1797).

Località Villa

Zenone. Fu eretta tra il 1761 e il 1784. Conserva un altare barocco e una tela attribuita a Leandro Bassano (1557-1622). - Chiesa parrocchiale di Mure dedicata a S. Stefano. Settecentesca, conserva tele, fregi e tombe non prive di valore. Chiesa parrocchiale di Villa dedicata a S. Cristoforo. Ombreggiata da cedri, è un piccolo gioiello settecentesco. - In quel di Villa, sorge in splendida posizione Villa Mastai Ferretti antica residenza del Cardinale omonimo, oggi adibita ad albergo di grande qualità e squisita ospitalità. - Antica Via dei Sassi, ristrutturata dal gruppo Alpini di Molvena, sorta verso il 1200 come breve strada comunale, collegava varie contrade al centro del paese. Ristrutturata nel 1926, distrutta negli anni sessanta per il passaggio di un acquedotto divenne impraticabile. Il Gruppo Alpini di Molvena terminò l’opera di ristrutturazione nel 1991.

LE CURIOSITÀ Da alcuni anni, in collaborazione con l'Associazione Nazionale "Città delle Ciliegie", si svolge a Molvena la manifestazione "La Ciliegia nell'Arte e Gastronomia" con la volontà di coniugare il "Bello" dell'arte veneta con il "Buono" delle ciliegie applicate alla gastronomia. E' un appuntamento di qualità che si materializza al termine della stagione cerasicola di metà giugno. Vi aspettiamo con simpatia !!! DA VISITARE - Chiesa parrocchiale di Molvena dedicata a S.

IN CAMPAGNA Il Comune di Molvena è sistemato in parte in collina ed in parte in pianura ai piedi delle prealpi vicentine. Il territorio è fertile di uva, frutta, granoturco e foraggi. Di grande pregio sono le ciliegie, in particolare le primizie (sandre, francesi, roane) ma anche duroni e more. Al momento della fioritura nel mese di aprile, Molvena diventa un luogo di incanto, uno spettacolo offerto gratuitamente a tutti e da non perdere. Alla splendida natura, alle valli

L’arte a Molvena 59


CITTÀ DELLE CILIEGIE amene, ai ruscelli limpidi e freschi, ai sentieri silenziosi, alle borgate a misura d'uomo, Molvena unisce, con un perfetto intreccio, un ricco e prospero artigianato. Il turista, spostandosi a piedi per le dolci strade collinari, potrà ammirare il paesaggio e trovare anche delle buone possibilità di ristoro con menù tradizionali.

LA CUCINA

Località Villa

Piatti Ti p i c i - Nei vari agriturismi locali potrete gustare i piatti legati alla nostra tradizione cerasicola: “Risotto con ciliegie morette” e “dolce di ciliegie” Pro d o t t i Ti p i c i Molvena si contraddistingue nel circondario per le numerose aziende artigianali che realizzano oggetti di grande qualità e impatto estetico, tra queste segnaliamo: - Lavorazione del Ferro Battuto, delle Ceramiche artistiche, Mobili d’Arte, Lavorazione del Vetro.

LE CILIEGIE L’evoluzione tecnico economica maturata negli anni ha determinato una selezione delle varietà coltivate restringendo la coltivazione a quelle riconosciute di maggiore pregio commerciale. Sono state così quasi abbandonate alcune varietà tradizionali, tra queste soprattutto quelle caratterizzate da scarsa conservabilità o eccessivamente ridotta resistenza alla manipolazione, quali ad esempio la Marosticana, la Padovana, la Pissona, la Morettina. Quest’ultima trova ancora una relativa diffusione soprattutto

come impollinatore di altre varietà ma il suo impiego, stante l’eccessiva delicatezza del frutto, risulta in prevalenza destinato all’industria per la produzione di marmellate o per la produzione di coloranti naturali. Tra le varietà tradizionali di maggior pregio commerciale, in ordine di precocità risultano invece diffusamente coltivate le seguenti varietà: Sandra; Francesi (Bigarreaux Moreau e Burlat); Roana, Romana; Durone Rosso (la varietà locale è detta “Duron dal mango longo” oppure “Duron di Ciappa”); Milanese; Sandra tardiva e Roana tardiva.

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IL DIALETTO Al momento di creare il nome di un luogo, la comunità contadina usava lo strumento linguistico del proprio tempo, quello che essa quotidianamente utilizzava e che, per l'isolamento in cui viveva, era spesso impregnato di caratteri arcaici. Dai primi documenti, che risalgono al 1025, 1189, 1262, emergono toponimi ancora formulati in un latino molto tardo e disarticolato, o in un veneto antico altrettanto incerto. Nel corso dei secoli l'evoluzione delle loro forme linguistiche si accompagna e segue lo stesso sviluppo e la formalizzazione del dialetto veneto e della lingua italiana. Essi si fanno perciò più trasparenti nel significato, man mano che la loro nascita si avvicina al nostro tempo. Ma quelli più antichi sono quasi sempre chiusi a una immediata comprensione, come fossili linguistici che racchiudono e nascondono l'originario significato, al quale è possibile accedere soltanto con un paziente lavoro di interpretazione e comparazione linguistica e a volte con un largo margine di incertezza. Quello antico di Molvena fu un territorio assai più vasto dell'attuale. Quando, nei primi secoli dopo il Mille, vennero lentamente bonificate le paludi della pianura antistante le colline di Molvena, furono con ogni probabilità gli abitanti degli antichi villaggi collinari a mettere a coltura i terreni recuperati; sicché tutto il territorio dell'attuale frazione di Villaraspa, oggi appartenente al comune di Mason, fece parte per molti secoli, fino al 1889, del comune di Molvena. Anche la montagna sovrastante le colline molvenesi, quella di San Luca, fu nel versante meridionale e occidentale disboscata e messa a coltura in buona parte dagli abitanti dei medesimi villaggi, a partire dallo stesso lontano periodo medioevale. Anch'essa

appartenne perciò, dopo essere stata dominio feudale della famiglia signorile dei Pedaola, al comune di Molvena, che vi ebbe per molti secoli ampie proprietà demaniali, fino al distacco avvenuto nel 1797 con la formazione del comune di San Luca. Gli estimi dei comuni di Molvena e di Mure inclusero fino alla caduta della repubblica di Venezia, nel 1797, tutti i toponimi delle località comprese nel rispettivo territorio, quelli della pianura, delle colline, della montagna, tutti ugualmente legati alle vicende delle due comunità. Il ricchissimo patrimonio dei nomi di luogo creato in tanti secoli sta rapidamente scomparendo. Molti furono già perduti in passato, fin dal Medioevo. Altri ebbero una vita incredibilmente lunga e arrivarono fino a noi. Gran parte di essi sta cadendo in un inarrestabile oblio, alcuni vivi soltanto nel ricordo delle generazioni anziane, altri conservati dalla memoria comune e dalla toponomastica ufficiale, non si sa però ancora per quanto tempo. Ma nella maggioranza i microtoponimi sono definitivamente perduti, vittime della grande rivoluzione socio-industriale dell'ultimo quarantennio e della conseguente scomparsa della millenaria civiltà contadina. ALCUNI TOPONIMI albaredo biscotta campedelli angarana bragi cavicchia becàra broli dancian I GEMELLAGGI Il Comune di Molvena è gemellato con il Comune francese di Louvigny situato nella regione Normandia. Da oltre 10 anni il gemellaggio, alimentato da scambi reciproci di cittadini e ragazzi, ha rinforzato il legame di amicizia tra i nostri comuni in un contesto di appartenenza europea. 61

VENETO

EVENTI

MOLVENA - PASSEGGIATA A CAVALLO LUNGO I SENTIERI DI MOLVENA un itinerario per gli amanti della natura e degli animali alla scoperta di angoli suggestivi del territorio molvenese - Mese di Maggio - PRIMAVERA MUSICALE MOLVENESE manifestazione canora curata dal Gruppo Corale Harmonia Nova di Molvena, patrocinata dall'Amministrazione Comunale, che vede la partecipazione di importanti formazioni corali anche dall'estero. Si svolge nello splendido contesto di Villa Mastai Ferretti - 2° settimana di Giugno - MERCATINO DEL LIBRO mostra e vendita di libri di tutti i generi e per tutte le età, organizzata dal Comitato Genitori degli allievi della Scuola Elementare di Molvena, in collaborazione con gli insegnanti e con il Comitato della Biblioteca Civica. Si tiene nei locali della Biblioteca - Mese di Giugno - SAGRA DEL PREZIOSO sagra paesana con stands gastronomici, serata musicale e parco divertimenti - 1° domenica di Luglio - SAGRA DEL CARMINE sagra paesana con stands gastronomici, serata musicale e parco divertimenti - 2° domenica di Luglio - AUTUNNO MUSICALE MOLVENESE manifestazione canora curata dal Gruppo Corale Harmonia Nova di Molvena, patrocinata dall'Amministrazione Comunale, che vede la partecipazione di importanti formazioni corali anche dall'estero. Si svolge solitamente nella Chiesa Parrocchiale del capoluogo - 2° settimana di Ottobre .


CITTÀ DELLE CILIEGIE

O.P. O . VENETO sca Sede legale Via Bellini, 2 - 31059 S. Alberto di Zero Branco (TV) Sede operativa Via Alessandrini, 107/A - 31059 S. Alberto di Zero Branco (TV) Tel. +39 0422 345101 / 345164 - Fax +39 0422 345312 E-mail: info@ortoveneto.it Internet: www.ortoveneto.it

LA STORIA L’Organizzazione Produttori Ortofrutticoli "Veneto" s.c.a. (OPO "Veneto") è una moderna realtà del mondo ortofrutticolo veneto che ha alle spalle l’esperienza di due storiche cooperative nate negli anni ’60 e da molti anni presenti sui mercati italiani ed esteri. OPO "Veneto" è nata il 27 luglio 2001 per volontà dei C.d.A. dell’ "Associazione Ortofrutticoltori Marca Trevigiana S.Bovo" di S. Alberto di Zero Branco (TV) e della "Cooperativa Ortolani Sottomarina" di Sottomarina di Chioggia (VE). Successivamente hanno aderito altre realtà associative: • la cooperativa "La Nuova di Sottomarina" di Sottomarina di Chioggia (VE) • il "Consorzio Nord Est Funghi" di Zero Branco (TV) • il "Consorzio Freschissimi" di Campagna Lupia (VE) • la cooperativa "Corte Veneta" di Cologna Veneta (VR) • la cooperativa "Produttori Agricoli del Fucino" di Luco dei Marsi (AQ) Il 30/11/ 2005 la cooperativa A.O.M.T. S.Bovo è stata incorporata in OPO "Veneto". Con il 31/12/2008 le aziende del "Consorzio Nord Est Funghi" hanno aderito direttamente a OPO "Veneto". Alla data dell’ultimo C.d.A. (31/03/2010) OPO "Veneto" ha una base sociale di 384 soci diretti singoli e 86 soci indiretti tramite le strutture associate per un totale quindi di 470 iscrizioni all’Albo Sociale. Quasi tutte le aziende associate sono dislocate nel Veneto ed in particolare nelle province di Treviso, Venezia, Padova, Vicenza, Rovigo e Verona; significativa però anche la presenza di aziende singole od associate del Centro/Sud Italia. Nel 2008 OPO "Veneto" è stata la promotrice e capofila della costituzione della Associazione di Organizzazioni di Produttori "Veneto Ortofrutta" prima AOP del Veneto.

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VENETO

O.P.O. VENETO

Il Consiglio di Amministrazione di OPO VENETO Daminato Francesco Presidente Boscolo Arduino "Meneguolo" Vicepresidente Quaggio Luciano Vicepresidente Boscolo Renzo "Bragadin" Amministratore Boscolo Vincenzo "Stornellon" Amministratore Bragagia Giovanni Amministratore Braggion Alessandro Amministratore Brognera Mauro Amministratore Corradin Federico Amministratore Daminato Adriano Amministratore Gasparin Giampaolo Amministratore Lora Gianni Amministratore Mancon Francesco Amministratore Manfrin Giampietro Amministratore Mion Giampaolo Amministratore Segato Sandro Amministratore Sgnaolin Paolo Amministratore Tempesta Luigi Amministratore Mattesco Armando Perini Mario Zanellato Mara

Pres. Collegio Sindacale Sindaco Effettivo Sindaco Effettivo

Bellò Cesare

Direttore

LA MISSION Ogni attività di OPO "VENETO" è indirizzata a: • garantire reddito e futuro alle aziende agricole associate "assistendole" in tutte le loro esigenze tecniche, economiche, sociali e culturali; • "educare" il mondo agricolo al rispetto della salute umana, propria e degli altri, e dell’ambiente; • indirizzare la spesa alimentare delle famiglie italiane verso un’alimentazione ricca di ortaggi e di frutta quale garanzia per prevenire e curare molte patologie del corpo umano. In particolare le "azioni" principali sono: 1. orientare e programmare le produzioni verso le esigenze del mercato; 2. promuovere la concentrazione dell’offerta; 63


CITTÀ DELLE CILIEGIE 3. commercializzare e valorizzare le produzioni ortofrutticole; 4. ridurre i costi di produzione e regolarizzare i prezzi; 5. promuovere tecniche di produzione rispettose della salute umana e dell’ambiente ed, in particolare, indirizzate a tutelare la qualità dell’acqua, del suolo, del paesaggio e per preservare e/o favorire la biodiversità e che prevedono l’applicazione delle migliori pratiche agronomiche finalizzate all’ottenimento di prodotti sicuri dal punto di vista igienico-sanitario e di alto valore organolettico; 6. attuare un’intensa e particolareggiata attività di formazione / aggiornamento a favore dei soci, del personale e, in generale, del mondo agricolo veneto; 7. assicurare ai soci mezzi tecnici appropriati tramite un proprio Magazzino Mezzi Tecnici; 8. promuovere l’educazione al consumo dei prodotti ortofrutticoli; 9. collaborare con tutte le "realtà" (Comunità Europea, Ministero, Regioni, Province, Comuni, Consorzi di Tutela, Pro Loco, Mostre, Fiere, ecc.) coinvolte, a vario titolo, nel Settore Primario; 10. svolgere tutti gli altri compiti previsti per le OP dalla normativa CE e dalle legislazioni nazionali e regionali.

LA QUALITÀ Produciamo oltre 25.000 tonnellate di ortofrutticoli freschi. L’85% dei nostri prodotti sono raccolti dal campo e proposti al consumatore (tramite GDO, Mercati Ortofrutticoli, HORECA, ristorazione, ambulantato e vendita diretta) in sole 24 ore. Ortaggi: la nostra specializzazione • Radicchio Rosso di Treviso I.G.P. • Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P. • Radicchio di Chioggia I.G.P. • Radicchio di Verona I.G.P. • Asparago Bianco di Bassano D.O.P. • Aglio Bianco Polesano D.O.P. • Asparago di Badoere I.G.P. • Insalata di Lusia I.G.P. • Carota di Chioggia (prodotto tradizionale) • Patata dolce di Anguillara e Stroppare (prodotto tradizionale) • Patata dolce di Zero Branco (prodotto tradizionale) • Patata del Quartier del Piave (prodotto tradizionale) • Patata Cornetta (prodotto tradizionale) • Peperone di Zero Branco (prodotto tradizionale) • Pomodoro del Cavallino (prodotto tradizionale) • Radicchio bianco o variegato di Lusia (prodotto tradizionale) • Zucca Marina di Chioggia (prodotto tradizionale) • Cetriolo, Fagiolo, Melanzana, Porro, Sedano, Funghi coltivati, ecc. • Una vasta scelta di “prodotto” orticolo fresh-cut e IVa gamma. Frutta: tipica e di grande nome • Ciliegia di Marostica I.G.P. • Marroni di Monfenera I.G.P. • Figo Moro da Caneva. (prodotto tradizionale) Tecniche di coltivazione Tutti i nostri prodotti sono coltivati adottando tecniche specifiche che, a seconda della tipologia del prodotto, possono essere: • Disciplinari di Produzione approvati CE per i prodotti ad I.G.P. e a D.O.P. ; • Linee Tecniche di Difesa Integrata (n. 51 disciplinari) • Disciplinari di Produzione Integrata (n. 15 ortaggi ) 64


GARANZIE 1998-2004 Certificato n° 75 – Sistema di qualità conforme alla norma UNI EN ISO 9002:1994 per la "Lavorazione e commercializzazione di ortaggi conferiti dai soci”. 2004-2007 Certificato n° 075 - Sistema di qualità conforme alla norma UNI EN ISO 9001:2000 per “Lavorazione e vendita di ortaggi conferiti dai soci”. 2001-2006 Certificato n° 417 – Certificazione di Prodotto conforme allo standard DTP 035 (cetriolo,lattuga, melanzana, peperone, pomodoro, zucchino e radicchio) “Rintracciabilità dalla fase di semina/trapianto alla fase di consegna del prodotto finito al cliente”. 2005-2009 Certificato n° 4132 – Sistema di gestione per la qualità conforme alla norma UNI EN ISO 9001:2000 per l’attività EA:03-35 “Approvvigionamento di prodotti ortofrutticoli conferiti dai soci. Erogazione di servizi finalizzati all’organizzazione e alla valorizzazione delle produzioni sociali ed all’assistenza all’accesso delle risorse OCM da parte dei soci giuridici”. 2010 ISO 9001:2008

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V E N E TO

O.P.O. VENETO Norme di commercializzazione Tutti i prodotti di OPO “Veneto” sono posti in vendita nel rispetto delle Norme di Commercializzazione Specifiche o Generali imposte dal 1° luglio 2009 dalla Comunità Europea (Reg.CE n. 1234/2007) e successive modifiche.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Pianezze Vicenza

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Abitanti: 1877 pianezzesi Altitudine: 184 m. s.l.m. Patrono: S. Lorenzo - 10 agosto Informazioni: Municipio: Via Roma, 1 - cap 36060 Tel. 0424.72323 Fax 0424.470387 www.comune.pianezze.vi.it

Da Milano:Autostrada Valdastico, uscita Dueville, direzione Bassano del Grappa Da Bolzano: SS47 direzione Bassano del Grappa poi Marostica, S.P. Gasparona ad 1 Km Da Padova: SS47 direzione Bassano, giunti a Rosà prendere direzione Nove, Marostica In Treno: Stazione di Bassano del Grappa, pullman di linea direzione Thiene.

LE ORIGINI Il nome originario di Pianezze è "Planicia" dal latino planities "superficie piana" come il territorio comunale. Da indizi rinvenuti in occasione del restauro della Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo del periodo franco-longobardo, l'area collinare fu abitata fin da epoca protostorica. LO STEMMA Scudo suddiviso in due parti: a sinistra, sullo sfondo azzurrodel cielo, sopra una roccia, si staglia un trimastio (tre torri affiancate) rosso merlato alla guelfa, con tre finestre e tre porte attraverso le quali si intravede il cielo. Sulla destra sono raffigurate tre verdi colline: su quella centrale, più alta, spicca, su sfondo argentato, un alto ciliegio con i suoi rossi frutti. LA STORIA All'inizio Pianezze era considerata una semplice località inserita nel territorio marosticense. Poi, nel XIII secolo, diventò un "colmello" o " colonello" ovvero una frazione di Marostica: un territorio fertile che sorgeva sui colli vulcanici, ricco di sorgenti e che abbondava di colture, in particolare di frutti. In questo periodo risultano esserci

state opere fortificate. Cronologia delle date più significative: anno 1025 Leggiamo la prima citazione del territorio di Pianezze anno 1262 atto di "battesimo" di Pianezze come frazione abitativa. Nel manoscritto in cui il Comune di Vicenza fece trascrivere tutti i beni di sua proprietà incamerati alla morte di Ezzelino III, Pianezze è citato come

Panorama 66


PIANEZZE

VENETO

uno dei cinque colmelli di Marostica. anno 1297 nelle "rationes decimarum" sono citate le tre chiese di Pianezze: San Lorenzo, San Nicolò e San Giacomo. anno 1796 Autonomia amministrativa da Marostica: Pianezze diventa Comune. anno 1866 Pianezze elegge il suo primo Consiglio Comunale dopo l'annessione del Veneto all'Italia. Per quanto riguarda le successive vicende storiche, Pianezze segue le sorti di Marostica

Chiesa Parrocchiale

quistarsi la fiducia e la stima di tutti, indistintamente. Con l'intento di recuperare le radici della primitiva comunità cristiana, a Vicenza, si dedicò al recupero della basilica paleocristiana dei santi Felice e Fortunato con opere di scavo e di restauro di cui dava esatte informazioni con puntuali interventi e pubblicazioni ai parrocchiani e agli studiosi. Così si è espresso, alla sua morte, il noto maestro di archeologia cristiana, il prof. mons. Paolo Lino Zovatto dell'Università di Padova: "i competenti sono concordi nell'affermare che la chiesa dei santi Felice e Fortunato di Vicenza è uno dei complessi monumentali meglio conservati e meglio restaurati in Italia, per le cure pronte, assidue e intelligenti del suo parroco". Socio effettivo dell'Accademia Olimpica, riposa per volontà della Giunta Comunale di Vicenza nel Famedio del Cimitero Maggiore: "un doveroso riconoscimento ad un uomo che ha onorato la città con i suoi studi e la sua opera infaticabile".

IL PERSONAGGIO Mons. Giuseppe Lore n z o n, nato a Pianezze il 27 settembre 1883, è una delle figure più significative della storia vicentina dagli anni '20 al 1968. Ordinato sacerdote nel 1908, iniziò la sua missione pastorale a Camisano. Subito dopo la prima guerra mondiale, a cui partecipò come cappellano militare, fu incaricato, con altri sacerdoti, dal Vescovo Mons. Rodolfi, all'organizzazione delle "Leghe bianche", attività che segnò in modo indelebile la sua vita. Nel 1920 gli fu affidata, in Vicenza, la vasta e difficile parrocchia dei SS. Felice e Fortunato a cui riservò tutte le sue energie. Con entusiasmo ed ottimismo si prodigò per ben 48 anni nell'educazione dei giovani, nel sostegno ai deboli, nella diffusione della parola di Dio, sempre pronto ad aiutare chi era in difficoltà, disponibile e aperto al dialogo, tanto da con-

Ten. Bernardo Lore n z o n (19161943). L' 8 settembre 1943, divenuto comandante effettivo della decima compagnia della Divisione Acqui, Lorenzon si trova nell'isola di Cefalonia. Eroicamente, da grande "uomo dell'onore", l'ufficiale di origine pianezzese affronta la morte: viene fucilato e massacrato il 24 settembre 1943, assieme ad altre migliaia di soldati italiani, dalle forze militari tedesche, dopo avere rifiutato la resa incondizionata e la consegna delle armi. Bernardo Lorenzon lega dunque il suo nome ad un episodio bellico della guerra di liberazione noto con il nome di "eccidio di Cefalonia". Decorato con medaglia di bronzo al

Raccolta delle ciliegie “sandra” 67


CITTÀ DELLE CILIEGIE vite e dell'ulivo. Il progetto, a cura del Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta, riguarda un ambito territoriale che comprende i Comuni di Bassano, Marostica, Pianezze, Molvena e Mason Vic., ed è finanziato dalla Regione, con il sostegno e la partecipazione delle Amministrazioni Comunali. La presenza costante dell'acqua concorrerà alla valorizzazione della produzione agricola e alla salvaguardia delle nostre colline, mettendole al riparo dal rischio di abbandono.

Mosaici

valor militare, il Ten. Bernardo Lorenzon nel 1964 ha ricevuto il riconoscimento del suo valore anche dal Comune di Pianezze, che gli ha intitolato una strada.

DA VISITARE

LA CUCINA

LE CURIOSITÀ Irrigare le Colline: Il progetto certamente più significativo ed ardito, realizzato a Pianezze è quello dell'irrigazione collinare. Si tratta di un imponente intervento per portare l'acqua ad una zona di circa 230 ettari, di cui 200 in collina, con sistemi irrigui a pioggia e a spruzzo. Tale progetto prevede la salvaguardia di un ambiente che presenta caratteristiche paesaggistiche di notevole bellezza, oltre che di importanza economica, poiché vi si praticano colture altamente specializzate come quella della ciliegia IGP, della

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN LORENZO Piazza IV Novembre CHIESA DI SAN NICOLO' Via San Nicolò ORATORIO DEI SS. FILIPPO E GIACOMO ORATORIO DI SAN LEONARDO Via Gazzo SC. MATERNA DON ZAMPIERI Via Roma CASA RIGO Via Oldelle VILLA MAROSO Via Gazzo

Piatti Ti p i c i I famosi Risi e Bisi (risotto con i piselli), i Fagioli in Salsa, il Pollo in Umido, piatto che si gustava in occasione della Sagra di San Lorenzo, il Coniglio Disossato, cotto secondo antiche ricette. Pro d o t t i Ti p i c i Dal mondo della produzione agricola ci giungono insuperabili prodotti tipici: l'olio extravergine di oliva, i salumi, in particolare la "sopressa" ed il miele.

LE CILIEGIE Quelle tipiche del territorio di Pianezze sono la "Sandra" e la "Francese" ("Bigarreaux Moreaux" e "Bigarreaux Burlat"), entrambe estremamente precoci, sono le prime ad essere commercializzate. La varietà "Sandra" è stata scoperta casualmente proprio a Pianezze, come racconta Luigi Bertollo, figlio dello scopritore: "Nel lontano maggio del 1920 mio padre, Alessandro Bertollo, detto Germanio Sandro, quando aveva 12

anni e abitava a Pianezze, passeggiando nel bosco di mio nonno, si accorse che tra i cespugli c'era un alberello, alto poco più di un metro, con alcune ciliegie già belle mature, mentre i frutti degli altri ciliegi erano ancora molto acerbi. Ne mangiò un paio e raccolse le altre per portarle a casa. Invece non riuscì a mostrare ai familiari quelle primizie, perché, spinto dalla gola, se le mangiò tutte cammin facendo. Dopo un paio d'anni, mio nonno decise di disboscare del terreno per realizzare un nuovo ciliegeto. 68


PIANEZZE

EVENTI

Carnevale dei ragazzi Festa della Ciliegia Sandra Teatro in Collina Festa dello Sport Sagra di S.Lorenzo Premio "Comune di Pianezze"

VENETO

Mio padre, che lo stava aiutando in quel lavoro, riconosciuto l'alberello di quelle ciliegie precoci, lo convinse a non tagliarlo. Siccome per alcuni anni non diede frutti, qualcuno in famiglia pensava di innestarlo, ma mio padre si oppose. Quando finalmente l'albero produsse un bel cesto di ciliegie che lui raccolse e andò a vendere al mercato di Bassano del Grappa, tutti i commercianti rimasero sbalorditi nel vedere questo frutto già maturo: si chiedevano da dove venisse e soprattutto di quale varietà fosse. Mio padre allora raccontò la sua scoperta. Uno dei commercianti ad un certo punto, sentendo che il soprannome della mia famiglia era "Sandri" esclamò: "Bene, vuol dire che queste ciliegie le chiameremo Sandre!". Il nome piacque a tutti. Ritornato a casa dal mercato Alessandro consegnò ai genitori i soldi guadagnati e raccontò la meraviglia che quelle ciliegie avevano suscitato. In seguito, mio padre venne insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana il 27/12/1969 dall'allora Presidente Giuseppe Saragat. Inoltre, su iniziativa del locale Circolo A.C.L.I. il 23 maggio

Mostra delle ciliegie

1971, mentre era sindaco di Pianezze la maestra Edvige Gera, e con la collaborazione del Club 3P (dal motto dei Giovani Agricoltori Italiani: "Provare, Produrre e Progredire") venne inaugurata la "1° Mostra della Ciliegia Sandra", proprio allo scopo di far conoscere e diffondere questa varietà. (…) Devo dire che nella mia famiglia la coltivazione del ciliegio è una vera passione. Mio zio Camillo Bertollo per esempio, assieme ad altri del paese come Lino e Giovanni Bertollo e Amedeo Baron Toaldo, pure emigrati in Francia, portò da quelle zone altre varietà precoci assai pregiate e ora diffuse: le "Bigarreaux Moreaux" e le "Bigarreaux Burlat"."

Ultimo sabato di Carnevale Terza domenica di maggio Fine giugno - Inizio luglio Terza domenica di luglio Dieci agosto Notte del 24 dicembre

IN CAMPAGNA Pianezze è una tappa della "Strada della Ciliegia" che da Marostica porta a Molvena, Villa, Mure, Mason Vicentino, S. Giorgio e Breganze. Il percorso ideato dalla Comunità Montana Dall'Astico al Brenta, mostra al turista le dolci colline che nel mese di aprile, momento della fioritura dei ciliegi, diventano uno spettacolo della natura. Da metà maggio il bianco dei fiori viene sostituito dal rosso delle ciliegie esposte nei numerosi chioschi lungo le vie e nelle tradizionali Feste, Mostre e Manifestazioni di Pianezze, Marostica, Mason Vicentino, Molvena, Crosara.

Chiesa e ciliegi in fiore 69


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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FRIULI Tarcento

UDINE

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Tarcento Abitanti: 9000 tarcentini Altitudine: 230 m. s.l.m. Patrono: San Pietro - 29 giugno Informazioni: Ufficio IAT (Informazione Accoglienza Turistica) Piazza Roma - 33017 Tarcento tel. 0432.780674 www.tarcento.it www.tomats.org Municipio: Piazza Roma, 7 tel. 0432.780630 Ass. Turismo e Cultura tel. 0432.780642

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Udine

Da Udine, o dalla A23 (uscita Udine Nord) - Statale 13 Pontebbana in direzione Tarvisio, superato Tricesimo, dopo 4 Km si svolta a destra, proseguendo lungo la provinciale "Tarcentina" per 3 Km fino al centro città. Da Tarvisio, o dalla A23 (uscita Gemona) - Statale 13 Pontebbana in direziono Udine, superata Gemona, dopo 7 Km si svolta a sinistra, proseguendo lungo la Statale 356 per Cividale e si giunge in città dopo 2 Km. Da Cividale - per Tarvisio, dopo 25 km, superato Nimis e Molinis, si arriva in centro. Dalla Slovenia, per il valico di Uccea (confine di Stato), percorrendo la Statale 646, dopo 25 Km, superato il Comune di Lusevera. Servizio treno ed autocorriere. 50 Km Aeroporto FVG Ronchi dei Legionari

LE ORIGINI La storia di Tarcento inizia molto prima dei più antichi documenti che ne riportano il nome nel XII secolo. Gli studiosi parlano, infatti, di popolazioni paleolitiche alle quali si sono succeduti insediamenti preistorici, quindi celtici, e poi, naturalmente, la colonizzazione dei romani. LO STEMMA D'azzurro, al castello d'argento, torricellato di tremerlato alla ghibellina, aperto e finestrato del campo, murato di nero, col fiume al naturale in punta. Ornamenti esteriori da Comune. quello di San Lorenzo, o superiore, i cui resti non sono più visibili, e quello inferiore di Coìa, di cui si è conservato l'angolo del torrione, noto come Cjscjelàt (Castellaccio). Nel 1219 i Signori di Machland furono sostituiti dai di Caporiacco. Nel 1281, Raimondo della Torre, patriarca di Aquileia, assegnò il feudo al nobile Artico di Castel Porpetto. Tarcento rimase così sotto la giurisdizione dei di Castel Porpetto sino all'avvento di Napoleone. I di

LA STORIA In epoca romana Tarcento, per la sua posizione geograficamente strategica tra gli insediamenti di Cividale e Gemona, fu probabilmente sede di fortificazioni. Per trovare la prima citazione del nome dobbiamo però attendere il XII secolo, e più precisamente il 1126, quando Tarcento era un feudo dei Machland, provenienti da Perg (Austria). Di quel periodo restano testimonianze di ben due castelli,

Panorama 72


TARCENTO

FRIULI

Castello furono spesso in guerra contro i Signori del tempo e Tarcento dovette subire più volte le conseguenze di tale bellicosità. Gianfranco di Castello, per aver partecipato all'uccisione del patriarca di Aquileia, Bertrando, fu condannato a morte e decapitato. Nel 1352 fu demolito il castello inferiore, che venne più tardi ricostruito usando anche materiale recuperato da quello a sua volta distrutto di San Lorenzo, o superiore. Nel 1420 anche il territorio di Tarcento venne occupato dai Veneziani. Il 1511 fu un anno particolarmente funesto per la futura "perla del Friuli": infatti, a seguito della sommossa popolare che venne poi ricordata come la "rivolta del giovedì grasso", il castello fu incendiato dai contadini e, come se non bastasse, successivamente semidistrutto da un rovinoso terremoto, che arrecò gravi danni a molte altre costruzioni della zona. I di Castello, che nel frattempo avevano assunto il nome di Frangipane, si stabilirono definitivamente a valle, realizzando quelle dimore che si sono rivelate determinanti per l'assetto urbanistico di Tarcento. Tra esse il palazzo di Cornelio Frangipane, oggi villa Pontoni, il palazzo Frangipane, ora sede di rappresentanza del Comune, l'edificio Cristofoli-Mosca, posto di fronte a palazzo Frangipane, l'edificio della vecchia Pretura e quello delle Carceri, demoliti successivamente al catastrofico terremoto del 1976. Quest'ultimo era anticipato a levante dal grande portale di pietra, ricostruito dopo il sisma sulla salita che porta a villa Pontoni (via Frangipane). Nel contesto delle dimore storiche dei Frangipane restano parzialmente escluse villa De Rubeis, oggi Florit, e villa Angeli, che non sono attribuibili con certezza alla proprietà della nobile casata tarcentina.

Cascata di Crosis

Con un passo indietro fino al XV secolo troviamo che fin dal 1356 la comunità tarcentina si autogestiva tramite l'Assemblea dei capifamiglia (Vicinìa) con regole comunitarie approvate dal giurisdicente Frangipane e da Venezia. Nel XVII secolo la Vicinìa venne sostituita da un Consiglio di Credenza, composto da 12 mèmbri, che in seguito saliranno a 30. Giungiamo quindi al 700 ed all'arrivo, verso la fine del secolo illuminista, delle truppe napoleoniche. Nel 1797 i Francesi inclusero Tarcento nel distretto di Gemona, ma con sede della Pretura. Con il dominio austriaco il paese riebbe il ruolo di capoluogo, divenendo anche sede di Commissariato distrettuale. Nel 1866 la cittadina fu annessa al Regno d'Italia, diventando capoluogo mandamentale. È ascrivibile a quel periodo un notevole sviluppo economico e culturale. Durante la prima guerra mondiale Tarcento ebbe una notevole importanza logistica, vista la sua posizione alle spalle del fronte. Dopo la rotta di Caporetto anche Tarcento fu occupata, nonostante la vana resistenza di reparti alpini sul sovrastante Passo di Tanamea. Tra le due guerre, per oltre trent'anni, il paese ha continuato ad esercitare una notevole attrattiva turistica, favorita dalla costruzione della linea tramviaria Udine-Tarcento, percorsa dal famoso "tram bianco". IL PERSONAGGIO Chino Ermacora, (18941957) scrittore, giornalista, editore, sceneggiatore ma prima di tutto promotore della friulanità nel mondo. Creò nel 1924 la prima rivista friulana di arte e cultura: “La Panarie” (italiano La Madia), contenitore culturale rivolto a tutti e non solo alla classe borghese come soli-

Borgo fortificato di Villafredda 73


CITTÀ DELLE CILIEGIE mente accadeva a quei tempi. Voleva con questa pubblicazione rendere coscienti i friulani di quello che sono e del proprio valore e poi far conoscere queste capacità anche al di fuori dei confini regionali. Intendeva anche mantenere saldi i legami tra i friulani rimasti nella Piccola Patria e coloro i quali avevano dovuto emigrare in terre lontane.

LA CUCINA

LE CURIOSITÀ I “tomàts”, tipiche maschere lignee del carnevale tarcentino. Nei paesi posti nella parte alta del nostro paese, da Billerio a Zucchia, da Coia a Sammardenchia a Zomeais, un tempo il carnevale veniva vissuto intensamente. pur senza precise “figure” che caratterizzano la tradizione di molte località delle Alpi Orientali un elemento ha identificato il carnevale locale: i “tomàts”. Molti nei paesi si dedicavano all’intaglio delle maschere quando la pausa del lavoro nei campi ne lasciava il tempo. Più o meno rudimentali, colorate efficacemente o in legno naturale, con denti o peli animali, i “tomàts” venivano usati per un solo anno, per non far riconoscere chi li aveva indossati. Con il volto così celato il gruppo mascherato improvvisava gli “strîts”, scenette satiriche che consentivano, abitualmente, di prendersi gioco delle autorità o di qualche personaggio di spicco locale. In questi ultimi anni c’è un risveglio del carnevale tradizionale con alcuni

Tomats, maschere lignee

gruppi impegnati negli “strîts” e parecchi mascherai che con passione realizzano le maschere usate dai gruppi. DA VISITARE “Il Troi de memorie” (Il sentiero della memoria). Nel ventesimo anniversario del sisma del 1976 la comunità di Sammardenchia, frazione montana di Tarcento, si rese conto che la loro realtà risultava ancora sconvolta, le case erano state ricostruite persino più grandi e più solide e comode. Ma in quel loro paese rifatto lo sconvol-

Piatti Tipici Il frico, formaggio fuso con le patate, con cipolla, speck o radicchio. “Bruade e muset”, rape che vengono cotte e servite con il cotechino. Prodotti Tipici La pinza, caratteristico dolce epifanico, prodotto con la farina di mais, fichi secchi, pinoli noci e uvetta. Vino Ramandolo, ideale per la meditazione e la contemplazione. I Trudi, migliaia e migliaia di grandi e piccoli animali di peluches finiti nelle mani di tanti bambini nel mondo.

un importante mercato soprattutto agricolo. L’importanza di questa fiera era mandamentale infatti vi affluivano persone dall’Alta Val Torre ma anche dai paesi circostanti, occasione di scambi ed acquisti con il denaro ricavato dalle ciliegie e da altri prodotti agricoli. Le ciliegie erano vendute anche sui mercati extra comunali e anche nella distilleria Candolini, che a Tarcento aveva la sede originaria.

LE CILIEGIE La duracina di Tarcento: di pezzatura medio piccola, colore della buccia e della polpa rosso scuro, di sapore dolce ed elevata succosità. L’epoca di fioritura nella seconda metà di aprile mentre la raccolta avveniva nella terza decade di giugno in prossimità della festa patronale di San Pietro a Tarcento ove aveva luogo 74


TARCENTO

FRIULI

gimento del tessuto di relazioni umane e sociali e la mancanza dei vecchi punti di riferimento la immergeva in una realtà disorientante. Da questo stato d’animo naque il “Troi de memorie”, un percorso per immagini che, attraverso la realizzazione di un centinaio di bassorilievi in ceramica, presenta i vecchi borghi del paese, le usanze, le tradizioni ed il vissuto presente e passato del paese e dei suoi abitanti e poi si allarga alle comunità limitrofe ed ai passaggi fondanti della Storia del Friuli. Realizzato da alcuni volontari della comunità stessa fa bella mostra di sé nella via principale del paese.

“Troi de memorie”

Concilio del 1409 a papa Gregorio XII. In questi ultimi anni alcuni giovani tarcentini si sono avvicinati, seppur non numerosi, all’agricoltura dedicandosi anche alla coltura dell’olivo. Esso infatti è presente sulle nostre colline con le stazioni più settentrionali di tutto il bacino del Mediterraneo, qui trova l’habitat idoneo alla sua fruttificazione. La coltivazione dell’olivo sta prendendo maggiormente piede perché più redditizia e meno esposta ai rischi meteorologici e malattie stesse delle piante.

EVENTI

IN CAMPAGNA Oltre alle ciliegie la zona si presta, soprattutto nella parte collinare, alla coltura della vite che sta riscuotendo successo favorito in questo anche dal fatto che parte del territorio comunale rientra nella zona DOCG del Ramandolo, ove il consorzio Ramandolo è attento promotore di questo ottimo vino che ultimamente viene proposto non solo come vino da dessert ma in abbinamento al prosciutto di San Daniele e anche ai formaggi nostrani. Prodotto da uno dei più antichi vitigni del Friuli è presente nella lista dei vini serviti nel

Epifania friulana, segni di una storia millenaria - 5 e 6 gennaio La fiamma del Pignarûl Grant, irradiandosi dalla collina di Coia, è cuore e simbolo e continua ad animare una tradizione millenaria. La vigilia è caratterizzata dal “palio dei Pignarulârs”, corsa che si disputa per le vie del centro tra i carri infuocati condotti dai pignarulârs, ovvero coloro che accenderanno i tradizionali falò della sera successiva. “Su la maschera! domani è carnevale” - primi di gennaio Motoraduno sul monte Bernadia - terza domenica di febbraio Carnevale tarcentino - l’ultimo sabato di carnevale Sagra di San Pietro - Sagra delle Ciliegie - 29 giugno La sagra è caratterizzata dal mercato mattutino che ha luogo nella piazza e nelle vie del centro, e dagli appuntamenti enogastronomici nel Parco del Torre, coincide con la maturazione delle rinomate “duraccine” o “tarcentine”, le prelibate ciliegie che vengono ampiamente coltivate sulla riviera tarcentina. Festa della Pace - prima domenica di agosto Festival dei Cuori, Grande Festa del Folklore - seconda metà di agosto Raduno alpino nazionale sul monte Bernadia - prima domenica di settembre Grande Festa delle Birra Bavarese - terza domenica di settembre

IL DIALETTO In casa si parla soprattutto il friulano, lingua caratteristica della nostra regione particolarmente nelle province di Udine, Pordenone e Gorizia. Lingua ricca di abbondante produzione letteraria, tutelata quale lingua minoritaria. Riportiamo un estratto delle poesia Gnot de Pifanie scritta dal poeta friulano Enrico Fruch nel 1930 per celebrare la più impor-

tante festa epifanica del Friuli che si svolge a Tarcento da più di 80 anni. S’impîn i fucs de Pifanie lontan pes monz, pai ciamps, par dut. Contìn usgnot l’antighe storie plene di lûs e di ligrie. Si accendono i fuochi dell’Epifania, lontano, sui monti, nei campi, dappertutto. Raccontiamo questa sera l’antica storia piena di luce e di allegria. 75


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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EMILIA ROMAGNA Vignola Mercato Ortofrutticolo di Vignola

Savignano sul Panaro

MODENA

FORLĂŒ CESENA

Civitella di Romagna

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Civitella di Romagna Abitanti: 3.794 civitellesi Altitudine: 219 m. s.l.m. Patrono: S. Michele - 29 settembre Municipio - Via Roma, 19 cap 47012 tel. 0543.984311 fax 0543.983810 www.comune.civitella-di-romagna.fo.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Forlì - Cesena

Dall'Umbria si può percorrere la Superstrada E45, si esce a S.Pietro in Bagno e percorrendo la S.P. 26 dopo Gamberoni, Ospedaletto, Galeata si entra in Civitella di Romagna. Dall'Autostrada A14 Adriatica, si esce a Cesena Nord, si imbocca la E45 direzione sud per poi uscire nuovamente a S.Pietro in Bagno.

LE ORIGINI Civitella è un piccolo paese situato nella valle del Bidente. La data di fondazione è ignota e potrebbe risalire agli Etruschi o ai Romani, ma le prime citazioni del nome risalgono a documenti dell'anno 757. Compaiono i primi documenti dove viene citato anche il nome del paese. Nel 963 vi sono documenti che attestano che il paese era formato da case di contadini, diversi casati di monaci e il castello in possesso dell'abate. Negli anni seguenti, soprattutto nel 1204 si susseguirono scosse di terremoto molto forti che compromettono la sopravvivenza sociale del borgo appenninico. LO STEMMA Rappresenta la forte influenza che ha avuto fin dall’epoca medioevale l’antico castello di Civitella di Romagna, oggetto di numerose battaglie tra Guelfi e Ghibellini, tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio. LA STORIA La graziosa località di Civitella, fino al 1891 era capoluogo di tre comuni: Civitella, Mortano e Predappio. Essa s'eleva a 238 metri sul livello del mare e dista circa trenta chilometri da Forlì, sulla provinciale della vallata del Ronco che percorrendo la foresta di Campigna, conduce a Santa Sofia, Mortano. Sorge a destra del fiume RoncoBidente e alle falde del colle Girone.

Scriveva Emilio Rossetti alla fine dell'ottocento: "Dove questo fa una rapida rivolta e dove riceve il torrente Filippo, che si attraversa sopra un arditissimo ponte prima di entrare in paese dalla parte di Forlì". Dell'antico castello di Civitella rimangono pochi resti: la torre, ricostruita in stile gotico, ha l'orologio installato nel 1842 che sostituisce l'altro ricordato fin dal 1554. Questa località è menzionata nel 996 quale possedimento della Chiesa di

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primo fascismo. Si potrebbe dire che la storia recente della nostra Nazione con la lotta politica fra fascisti e comunisti è nata a Civitella di Romagna. LE CURIOSITA' Il 1 aprile 1556 avvenne una presunta apparizione della Beata Vergine della Suasia ad un abitante di Civitella, Pasquino da Vignale. Per celebrare l'evento si diede il via alla costruzione di un santuario, iniziato con la posa della prima pietra il 27 luglio e giunto a conclusione dopo circa 7 mesi. Esso fu dato in custodia all'ordine dei Servi di Maria, esistenti fino al 1797

DA VISITARE Il santuario della Beata Vergine della Suasia Chiesa di Santa Maria in Borg o Chiesa del Castello o di Sant’Antonio Oratorio di San Filippo IN CAMPAGNA A pochi chilometri da Civitella di Romagna, attraversando fiumiciattoli, monti e territori angusti si giunge a Predappio terra natia di Benito Mussolini il quale, negli anni '20, edificò il nuovo centro abitato. Cogliendo anche l'occasione fornita da una frana che aveva colpito Predappio e aveva lasciato numerosi abitanti senza tetto, decise la fondazione, in Dovia e nelle aree circostanti, di un nuovo paese che fosse costruito seguendo i nuovi dettami architettonici del nascente regime, anche per meglio celebrare il paese natale del Duce, ormai divenu-

I PERSONAGGI A fine '800 questo piccolo paese ha dato i natali a due grandi personaggi storici che andarono a scrivere pagine importanti della storia d'Italia: Nicola Bombacci che nel 1921 fondò il Partito Comunista e Leandro Arpinati che insieme a Benito Mussolini fu fra i fondatori del 79

EMILIA ROMAGNA

CIVITELLA DI ROMAGNA Ravenna, poi divenne feudo dei conti di Giaggiolo che persero nella battaglia di Civitella (1276). Passò ai Manfredi di Faenza e poi a Malatesta (1462) e, dopo alterne vicende, a Napoleone Orsini e ai veneziani del duca d'Urbino. Nel '500 subì il saccheggio da parte della soldataglia del Conestabile di Borbone, in marcia verso Roma; altro saccheggio ebbe luogo nel 1642 da parte dei soldati di Odoardo Farnese, che transitavano per questi luoghi diretti a Castro, in Toscana, che volevano conquistare. Al centro della vallata del Bidente, dove il corso del fiume si restringe, s'incontra Civitella, il cui nome deriva dal latino Civitatula (cittadella piccola città). Ancor oggi è cittadina piccola di nome e di fatto, ma di estremo interesse storico (il castello) e religioso (il Santuario della Madonna della Suasia). La zona più interna del paese è il cuore antico del paese che affonda i propri ricordi fin nel X secolo. L'abitato iniziale di Civitella era compreso infatti entro la cinta muraria castellare bastionata. Vissuta per lungo tempo all'ombra della potente Abbazia di S.Ellero di Galeata e contesa fra le signorie che si disputavano i castelli, anche Civitella subì assedi e distruzioni, dovute, queste ultime, anche a terribili terremoti. Nel XV sec., con l'estinguersi delle signorie, Civitella, città di confine tra Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, venne assorbita dalla Chiesa. Il 14 marzo 1785, il Granducato di Toscana si rivolse alla Santa sede per ottenere la soppressione del Nullius di S.Ellero di Galeata e la consegna delle parrocchie situate nei terreni dello Stato Pontificio, 12 compresa Civitella, furono aggregate alla diocesi di Bertinoro.


CITTÀ DELLE CILIEGIE to, insieme alla vicina Forlì, la "Città del Duce", meta ancora oggi di folkloristici pellegrinaggi dei fascisti. LE CILIEGIE La ciliegia di Civitella di Romagna per antonomasia è la Moretta di Civitella di Romagna, tipica tenerina italiana dal gusto dolce e persistente; altra classica della produzione civitellese è la Stella di dimensioni maggiori e di più solida consistenza della polpa; è in corso una notevole ripresa dell'attenzione commerciale nei confronti di una varietà storica del luogo: la Corniola, ciliegia dalla forma schiacciata, cuoriforme, dal sapore tendente leggermente all'amarognolo ma di grande fascino ed estetica.

Fiori di “morandina” di Civitella

LA CUCINA

Piatti Tipici La Minestra, antica regina della tavola, suona qua un po' ovunque le note e gli accordi più armonici per il palato: cappelletti, in brodo o asciutti, tagliatelle, lasagne al forno, passatelli, e tortelli con ricotta ed erbe. Da ricordare, fra i secondi piatti, le varie specialità di Cacciagione: Cinghiali, Fagiani, Caprioli e Lepri. Civitella offre il Pancion, un dolce di incerte origini di cui potreste chieder invano per giorni la ricetta alle massaie e i classici Tortelli Fritti in olio d'oliva toscano e ripieni di marmellata (la marmellata civitellese per antonomasia è quella di ciliegie ricavata dalle storiche e prelibate "morette" in onore delle quali il paese organizza una sagra e numerosi mercati durante l'anno). Prodotti Tipici Fra le attività peculiari dell'agricoltura rurale si confermano la raccolta delle Ciliegie, destinate ai mercati ortofrutticoli romagnoli ed alle industrie di trasformazione. Fra le tante varietà, che si possono vedere e gustare l'ultima domenica di Giugno alla "Sagra della ciliegia", sono di particolare pregio la "Stella" e la storica "moretta" di Civitella. A metà maggio a Cusercoli si svolge la Sagra del Prugnolo dedicata al caratteristico fungo primaverile dal particolare profumo. Dalle ceste (rigorosamente di vimini e acquistate da qualche abile artigiano della zona) alle padelle di casa, largo alla fantasia del cuoco o della cuoca di turno: i funghi, bolliti, possono essere prezioso condimento nei ragù, ad impreziosire qualsiasi pasta asciutta o risotto, mentre crudi esaltano il sapore di un'insalata e, se fritti, infine, possono sublimarsi in un'originale frittata. I Vini: Albana, Sangiovese, Trebbiano, Pagadebit rigorosamente di Romagna. L'intreccio dei vimini: l'attività artigianale dell'intreccio dei vimini è ancora oggi diffusa, ma soltanto per la produzione di manufatti artistici e souvenirs. Fino a pochi decenni fa nel periodo invernale i contadini erano soliti intrecciare grandi panieri per il fieno e piccoli canestri ad uso domestico. La lavorazione tradizionale consiste nell'intrecciare con abilità i flussi flessibili e resistenti dai vimini selvatici.

tra cui spiccano le qualità "a stella" e "moretta". Altrettanto interessanti per il palato sono gli stridoli o strigoli, erbe spontanee che prendono il nome dal rumore che producono per sfregamento. Le loro foglie offrono un sapore inconfondibile a insalate crude, frittate, zuppe, risotti e sughi, prodotti tipici primaverili ed estivi.

ITINERARIO 1 IL TEMPO DELLA DELICATEZZA Prodotti tipici primaverili Anche se è meraviglioso vedere gli alberi in fiore, il vero piacere è quello di cui godono le papille gustative quando assaporano la dolcezza e la freschezza delle Ciliegie di Civitella 80


Da Civorio a Civitella di Romagna il paesaggio assume caratteristiche alpine. La foresta si alterna ad alpeggi dai prati sconfinati. Non di rado si possono incontrare mucche al pascolo che ostruiscono il passaggio e questi luoghi non hanno nulla da invidiare alle nostre belle Alpi. Tutto intorno, boschi di faggeti, castagni e aghifoglie. Le curve si addentrano nel fitto e umido sottobosco. La foresta inghiotte strada e motocicletta. Nel casco penetrano profumi di bacche, tartufo e funghi. I secchi tornantini dalla sconvolgente pendenza sono famigerati tra i ciclisti della zona. Solo i più temerari e forti riescono nell'impresa di percorrere questa strada. Si narra che il mitico Pantani, durante i suoi allenamenti, percorresse fino a cinque volte nella stessa giornata questo tremendo percorso.

Arrivo a Civitella di Romagna. Passeggiata fra le viuzze del suo borgo medievale. Sosta al Santuario della Madonna della Suasia dove si narra sia apparsa la Beata Vergine. Alla scoperta del castello di Cusercoli che da secoli domina la vallata sul suo sperone roccioso. Uscita al piccolo borgo di Voltre con i resti dell'antica Abbazia camaldolese di Santa Maria in Gloria. Sulle tracce degli sfortunati amanti danteschi Paolo e Francesca: visita al castello di Giaggiolo. Arrivo a Galeata. Visita all'autorevole Palazzo del Podestà. Passeggiata nel centro storico e visita alla chiesa neogotica di San Pietro in Bosco. Giornata archeologica a Pianetto e ai resti dell'antica città di Mevaniola. Approfondimento con i ritrovamenti posti nel Museo Archeologico Mambrini (Pianetto). Visita alla Rocca di Pianetto.

EVENTI

ITINERARIO 2 UNA STRADA NEL BOSCO Civorio è un piccolo borgo montano, lontano anni luce dallo sfruttamento turistico. Legato alla terra e alle tradizioni si presenta al mototurista come meta ideale per una pausa gastronomica. Qui domina il re dei boschi, il "Signor" tartufo, spesso accompagnato da prelibati funghi freschi. La chiesetta azzurra dedicata a Sant'Apollinare in Classe, indugia al centro del borgo dal 1899, quasi ad accogliere le anime dei viandanti. Carnevale con carri allegorici - Febbraio Via Crucis - Venerdi Santo Sagra del Prugnolo Seconda domenica di Maggio Sagra della Ciliegia Ultima domenica di Giugno Fiera dei Santi 1 Novembre Sagra del Tartufo - Cusercoli - prime due domeniche di Novembre 81

EMILIA ROMAGNA

CIVITELLA DI ROMAGNA Tutto ciò che offre il bosco viene sapientemente utilizzato dalle genti di questi borghi. Dalle tante varietà di funghi, tra cui spicca il prugnolo (che qui ha anche una sagra tutta sua), vengono ricavati deliziosi sughi e condimenti freschi, oltre a preziose scorte secche per l'inverno. I frutti del sottobosco come more, lamponi e mirtilli fanno la loro comparsa sui dolci, offrono ristoro a chi passeggia nei boschi e ben si prestano alla produzione di marmellate e confetture.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Savignano sul Panaro Abitanti: 9.334 savignanesi Altitudine: 102 m. s.l.m. Patrono: Maria SS. Assunta - 15 agosto Municipio: Via Doccia, 64 - cap 41056 tel. 059.759911 fax 059.730160 comune.savignano@cert.unione.terredicastelli.mo.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Modena

Dall'Autostrada A1 uscire a Modena Sud per Spilamberto sulla S.P. 623, imboccare a Sinistra per Bazzano sulla S.P. 569 dopo la Frazione Molino si entra in Savignano sul Panaro. Scendendo da Zocca lungo la S.P. 623 dopo vari tornanti tutti in discesa si raggiunge la pianura alle Frazioni Garofano e Formica e sempre lungo Via Claudia si entra in Savignano.

LE ORIGINI Le origini di Savignano sul Panaro sono certamente riconducibili al periodo paleolitico, come chiaramente dimostra il ritrovamento della Venere di Savignano. Si tratta di una piccola scultura di cm 22,5 che stupisce per il sapiente naturalismo anatomico ed affascina per il mistero della sua testimonianza. E’ entrata nella storia per merito dell’insigne prof. Giuseppe Graziosi al quale fu consegnata in cambio di due quintali di uva. Il ritrovamento avvenne per opera del sig. Olindo Zambelli in località Prà Martin in frazione Mulino di Savignano sul Panaro nell’anno 1925 durante lavori all’esterno di una stalla, scavando in terreni Pleistocenici ad una profondità di circa 1,50 mt. Lo stesso Graziosi operò per donarla al Museo Pigorini in Roma dove tuttora è conservata. “La Venere non è soltanto un reperto archeologico; è una testimonianza diretta di uno dei più appassionati misteri della storia umana: la nascita dell’arte” (B.Benedetti). LO STEMMA d’argento al mastio di rosso, aperto del campo, fondato sulla campagna erbosa al naturale e torricellato di tre pezzi, quello di mezzo più alto, merlati [alla ghibellina] di tre pezzi quelli laterali e l’altro di cinque. LA STRADA DEI VINI E DEI SAPORI "CITTA' CASTELLI CILIEGI" -139 aziende private (Aziende agricole e vitivinicole, alberghi e ristoranti, acetaie ecc...) -19 comuni tra cui 9 della provincia di Modena (Castelnuovo Rangone,

Castelvetro, Marano sul Panaro, Pavullo, Savignano sul Panaro, Serramazzoni, Spilamberto, Vignola e Zocca) e 10 della provincia di Bologna -23 associazioni e consorzi -2 istituti scolastici agraria -2 comunità montane

Panorama 82


Ceraseti di Savignano

Durone dell'Anella, Anellone, Ciliegione. Nino e Marisa Quartieri hanno visto l'aggiudicazione di numerosi premi del Concorso Nazionale "Ciliegie d'Italia" premio Claudio Locchi. LE CURIOSITA' Museo dell'Elefante: Il Museo dell'Elefante ha tratto origine dal ritrovamento dei resti di un elefante- una femmina appartenente al genere Mammuthus, progenitore della specie "meridionalis" che comparve in Europa alla fine del Pliocene (circa 2 milioni di anni fa)-sul greto del vicino fiume Panaro nel 1980. Questo imponente reperto fossile è una delle prersenze paleontologiche più importanti a livello regionale e costituisce l'unico reperto di pachiderma rinvenuto nella valle padana. Attorno allo scheletro dell'elefante si articola un percorso museale sulla filogenesi dei proboscidati; l'elefante è infatti collocato nell'albero evolutivo dei proboscidati, composto da 17 esempalri delle specie più significative. Per completezza didattica, sono esposti anche una copia di elefante nano della sicilia (Elephas Falconeri), una copia di scheletro di ghiro gigante, al fine di illustrare i fenomeni del gigantismo e del nanismo negli animali.

IL PERSONAGGIO In uno dei più bei tratti di campagna lungo il Panaro, nel Comune di Savignano, si può visitare l'Azienda Agricola di Nino e Marisa Quartieri. Appassionati coltivatori non soltanto della loro terra, ma delle antiche tradizioni contadine del luogo, testimoniate dalla realizzazione del loro piccolo Museo Aziendale che custodisce macchine ed arnesi legate alla lavorazione delle ciliegie e della frutta in generale. I coniugi Quartieri sperimentano da anni le nuove varietà cerasicole della moderna ricerca scientifica come le Samba, Brux, Star e per questo collaborano con l'Università di Bologna, senza però abbandonare le varietà storiche delle colline modenesi: Mora di Vignola, Durone Nero I, II, III;

DA VISITARE L’antico borgo medievale: Di grande interesse storico e architettonico, situato a Savignano alto, è testimonianza di un passato importante e denso di storia. Al suo interno spicca il Castello di Savignano, noto fin dal 1026, la cui struttura è dominata da una torre in 83

EMILIA ROMAGNA

SAVIGNANO SUL PANARO -2 parchi regionali -1 scuola alberghiera L'associazione non ha fini di lucro e persegue l'affermazione dell' identità storica, culturale, ambientale, economica e sociale dell'area di riferimento, con molteplici scopi tra i quali: -incentivare lo sviluppo economico mediante la promozione di un'offerta turistica integrata, costruita sulla qualità dei prodotti e servizi -valorizzare sui territori della Strada le produzioni vitivinicole ed agricole, le attività agro-alimentari e le specialità eno-gastronomiche, le produzioni ed i servizi nel quadro di un'economia eco-compatibile -valorizzare le attrattive naturalistiche, storiche, culturali ed ambientali presenti sui percorsi -promuovere la ricerca storica delle tecniche eno-gastronomiche del turismo -definire gli standard minimi di qualità delle aziende e delle imprese aderenti dei diversi settori produttivi -promuovere lo sviluppo di una moderna imprenditorialità -esercitare una funzione di controllo diretta o indiretta, alla rispondenza delle situazioni aziendali e produttive agli standard -svolgere attività di studio e ricerca -diffondere l'immagine e la conoscenza della Strada attraverso iniziative promozionali, tra cui la pubblicazione di materiale promozionale e divulgativo.


CITTÀ DELLE CILIEGIE costruita e dedicata alla Madonna Assunta. L'esterno presenta una facciata piuttosto sobria e disadorna, mentre nell'interno, caratterizzato da una sola navata sovrastata da una volta a botte, si aprono cinque cappelle e la tribuna al livello del presbiterio. Le pareti mostrano decorazioni ad affresco del modenese Pietro Vilo (1858) oltre che opere dei pittori Celeste e Angelo Bergamini e Ugo Lucerni da Parma. E' qui conservata anche una copia in gesso eseguita dal pittore e scultore locale Giuseppe Graziosi (1879-1942) della Pietà del Lucerni. Nella Cappella della Madonna del Rosario si trova un dipinto del XVIII del bolognese Paolo Varrotti raffigurante i SS. Caterina da Siena e Domenico, mentre nella Cappella del SS. Crocifisso è custodita una tela del modenese Francesco Vellani (1688-1766) rappresentante i SS. Antonio Abate, Francesco d'Assisi, Antonio da Padova e Biagio Martire.

Ciliegie di Savignano

LA CUCINA

sasso sotto la quale si apre un arco sormontato da un affresco raffigurante la Madonna col Bambino. Secondo alcuni studi la struttura originaria, a pianta romboidale, sorgeva sulla sommità del colle, poi ampliato e fortificato con tre ordini di mura e torri. La Chiesa Parrocchiale: Della Chiesa Parrocchiale di Savignano si ha notizia in documenti del 1027 e del 1033. L'impianto odierno risale però ad un rifacimento del 1746, quando venne

Piatti Tipici Il territorio collinare tra Bologna e Modena ha molte ricchezze da offrire al gusto. Per questo è nata la Strada dei Vini e dei Sapori Città Castelli Ciliegi, il primo itinerario enogastronomico dell’Emilia Romagna che permette di fare un viaggio alla scoperta dei sapori più autentici di questi luoghi. La tradizione gastronomica di Savignano trae le sue origini dalla collocazione di confine tra Modena e Bologna da una parte, e fra montagna e pianura dall’altra. I prodotti tipici della montagna, crescentine e borlenghi, convivono con i prodotti tipicamente modenesi, come l’aceto balsamico e il nocino, e bolognesi, come le paste fresche e ripiene. Prodotti Tipici Gran parte del territorio è caratterizzato da una spiccata vocazione agricola orientata sui frutteti (ciliegi, susini, peri, albicocchi, meli) e vigneti con ben 11 vini DOC (Pinot, Montuni, Lambrusco Grasparossa, Barbera, Pignoletto, Bianco, Cabernet Sauvignon, Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Riesling Italico). Il territorio comunale è inoltre compreso nei prestigiosi Consorzi per la tutela del Parmigiano Reggiano, del Prosciutto di Modena e della Ciliegia e Susina tipica di Vignola.

IN CAMPAGNA La natura del suolo argilloso e marmoso dà origine ad uno dei fenomeni più vistosi di tutto l’Appennino settentrionale, quello dei calanchi, pendii brulli che si presentano erosi in modo caratteristico, del tutto privi di vegetazione; a Savignano sono presenti nelle località di Spazzavento e Mandria. Via delle Querce: La zona collinare che fiancheggia a sud-est la statale Bazzanese nasconde una rigogliosa concentrazione di querce dalle gigantesche dimensioni, tanto che alcuni esemplari possono essere considerati

LE CILIEGIE I ciliegeti di Savignano sul Panaro non hanno pari non soltanto in Italia, ma in confronto all'Europa. Favoriti da una condizione pedoclimatica eccellente per la coltivazione del ciliegio, su queste terre si può visionare quanto di meglio ha potuto realizzare la ricerca scientifica sul tema della cerasicoltura: tecniche di impianto; teli antipioggia e reti antigrandine; moderne varietà e valorizzazione delle cultivar tradizionali; insomma questo è il Tempio delle Ciliegie e dei ciliegicoltori italiani. 84


Corteo storico

dei veri e propri monumenti vegetali. Esistono almeno 300 specie di querce ma le più comuni nella zona sono il Cerro, la Roverella, la Farnia e la Rovere che hanno un’altezza oscillante tra i 20 e i 40 metri. Nonostante le macchie boschive si siano notevolmente ridotte sono tuttora presenti numerosi uccelli e mammiferi fra cui lo scoiattolo. Affinché si venisse a conoscenza di questo patrimonio naturale sono stati creati due itinerari verdi denominati “La via delle querce”.

Da qualche anno, poi, si battono anche i bambini delle contrade per la conquista dello Spadino (il vincitore del 2007 è la contrada del Garofano). Ma il divertimento non finisce qui, anzi, qui comincia: la Festa trasforma per due giorni il borgo medioevale di Savignano sul Panaro in un luogo incantato dove ogni visitatore, ogni viandante, mescolandosi a centinaia di personaggi, uomini donne e bambini, vestiti con preziosissimi costumi d'epoca, può godere gratuitamente di tutto questo e dei numerosi spettacoli fissi ed itineranti che allietano la manifestazione. Aggirandosi poi per il borgo, con modica spesa, si può accedere ad innumerevoli locande grandi e piccole tutte (o quasi) caratterizzate da cibi locali e, per la garanzia dei costi e dei cibi, gestite dalle locali Associazioni di volontariato; il ricavato serve per organizzare la festa dell'anno seguente, per altre iniziative e per beneficenza.

EVENTI

ASSOCIAZIONE BORGO CASTELLO Nel 1991 si costituisce in Savignano il "gruppo Borg o Castello" che nel giro di pochi anni diventerà l'Associazione Borg o Castello. Nell'associazione confluiscono di diritto le rappresentante di tutto il volontariato del paese con lo scopo primario di valorizzare e far conoscere l'antico borgo medioevale e ciò è stato possibile mediante la realizzazione di una grande festa legata al Giornata della Memoria Musica a Teatro Festa dello Sport e Volontariato Miss Contrada Festa di LIBERA Moda nel Parco di Formica Concerti al Borgo Modena Medina PoesiaFestival Savignano a Natale

Gennaio Maggio Maggio Giugno Giugno Giugno Luglio Giugno e Luglio Settembre Dicembre 85

EMILIA ROMAGNA

SAVIGNANO SUL PANARO fatto della spada. Così nel 1991 nasce la prima edizione della Lotta per la Spada dei Contrari. I giovani delle sei contrade del paese, Castello, Doccia, Formica, Garofano, Magazzeno e Mulino, si battono in giochi di forza ed abilità per la conquista dell'ambito trofeo "la Spada dei Contrari". La contrada Magazzeno si aggiudica la spada della 1a edizione ed inseguito vincono, nell'ordine: 1992 Mulino - 1993 Mulino - 1994 Mulino - 1995 Castello - 1996 Castello - 1997 Mulino - 1998 Castello - 1999 Mulino - 2000 Castello - 2001 Garofano - 2002 Garofano - 2003 Doccia - 2004 Garofano - 2005 Magazzeno - 2006 Garofano - 2007 Garofano - 2008 Garofano - 2009 Formica.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Via dell’Agricoltura, 1 - Te l . 0 5 9 . 7 7 7 5 5 6 www. c o m u n e . v i g n o l a . m o . i t / m e rc a t o LA STORIA Vignola è da sempre legata alle sue ciliegie e ad un territorio ricco di storia e tradizioni agricole: la natura e l’uomo, ovvero, l’unione di ideali condizioni pedoclimatiche e la profonda conoscenza delle tecniche di coltivazione unita ad una innata propensione all’innovazione, hanno portato questo comprensorio a livelli di assoluta eccellenza. In tale contesto, fin dal 1929, si inserisce il Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso di Vignola, uno dei più “antichi” d’Italia: prima in pieno centro cittadino, e poi dal 1992, in posizione più periferica e consona alla moderna logistica. Inserito dal 2006 dalla Regione Emilia Romagna nella rete dei Mercati di importanza regionale, è uno dei pochi “veri” Mercati alla produzione, nel senso che al suo interno transitano esclusivamente produzioni frutticole di provenienza locale, principalmente ciliegie, ma anche susine, albicocche, pesche, pere, mele e kaki. LA PROPRIETÀ Il Mercato è di proprietà del Comune di Vignola, il quale ha sempre mantenuto le funzioni di Ente Gestore demandando ai privati (tramite concessioni pubbliche), l’esercizio della vendita dei prodotti: questo perché si è profondamente convinti della insostituibile funzione pubblica e del valore sociale dei Mercati all’Ingrosso, in quanto unico luogo (normato e strutturato) in cui avviene, tramite l’incontro della domanda e dell’offerta, la cosiddetta “scoperta” del prezzo, a garanzia della massima trasparenza. Solamente nel 1992, allorché ci fu il trasferimento dalla vecchia alla nuova sede (costruita grazie ai fondi della legge n.41/86), si sperimentò una gestione diretta anche della parte commerciale, tramite una Società Consortile (in attuazione della legge n.142/90) con capitale maggioritario pubblico dato dai Comuni del comprensorio, dalla Camera di Commercio, ecc: purtroppo questa fu un esperienza negativa, e portò già l’anno successivo, al ritorno al sistema precedente ovvero ad una nuova concessione per la vendita dei prodotti ortofrutticoli all’interno del Mercato a favore di una società privata. VIGNOLA PATRIMONIO s.r. l . Il mercato di Vignola rappresenta inoltre un esempio di come possa realizzarsi positivamente il trasferimento di un attività con finalità pubbliche dall'ente pubblico ad un soggetto privato: dal 2009 la gestione è infatti affidata alla società Vignola Patrimonio srl (controllata per il 100% dal Comune). La responsabilità della parte commerciale è affidata a tre società concessionarie: Ortomercato Vignola s.r.l., Solignani Giorgio srl e Magni Imelde Di Paganelli 86


IL SISTEMA DI VENDITA Il sistema di vendita prevalente rimane quello dell’Asta, e anche se indebolito dalla contemporanea presenza di quello “alla voce”, resta comunque il punto di riferimento per la formazione del prezzo. Le società Concessionarie, a dimostrazione del buon lavoro svolto da questa Direzione, hanno accresciuto costantemente il proprio fatturato: dai 12 miliardi del 1999 ai 10 milioni di euro per il 2008. Nel 2009 si è registrata una flessione dovuta all’annata eccezionalmente negativa dal punto di vista meteorologico che si è ripercossa sui dati produttivi dell'intero comprensorio vignolese. I PROGETTI I progetti portati avanti in questi ultimi anni allo scopo di realizzare una azione di promozione e valorizzazione dei prodotti commercializzati del nostro Mercato, sono stati numerosi e costanti nel tempo. Le Regole d'Oro Nel 2001, per primi in Italia, è stato avviato questo progetto in convenzione con l’Azienda U.S.L. di Modena . Il progetto "Le Regole d'Oro", nasce da due semplici constatazioni: la prima riguarda la carenza di informazione sui prodotti agricoli in generale e sulle produzioni frutticole di qualità come le nostre, in particolare; la seconda è la sempre più pressante richiesta di garanzie sui prodotti alimentari da parte del consumatore. Il Sistema di Autocontro l l o Per rispondere alle esigenze di garanzia e salubrità del prodotto, abbiamo voluto dare visibilità all’applicazione del Sistema di Autocontrollo (ai sensi del D.Lgs. N. 155 del 26/5/97 e definito con un acronimo inglese H.A.C.C.P.) per gestire la sicurezza di tutte le fasi della produzione di alimenti: un gruppo di Agricoltori conferenti al Mercato, ha voluto anticipare quella che sarebbe stato obbligatorio a partire dal 2004, ovvero l’adozione anche per i produttori primari del sistema Haccp. A questo impegno si è associato quello del Mercato Agroalimentare di Vignola, che fornisce le garanzie di propria competenza, prima fra tutte quelle igenico-sanitarie (tramite i prelievi operati dall’USL e analizzati dall’ARPA), quelle legate alla qualità “gustativa” (grado di maturazione ottimale), e infine quelle relative alla identificazione e rintracciabilità dei prodotti venduti (la “carta di identità” della frutta). Da questa esperienza è scaturito il Convegno Internazionale sulla Rintracciabilità, svoltosi a Vignola nella primavera del 2002. S i t o Web e Invio listini via SMS Dal 1999 è attivo il sito web www.comune.vignola.mo.it/mercato/ dedicato al 87

EMILIA ROMAGNA

MERCATO ORTOFRUTTICOLO DI VIGNOLA Romano & C. Questo nuovo assetto ha fatto si che si realizzasse uno degli obiettivi prioritari fissati alla partenza del nuovo mercato, ovvero un maggiore e più proficuo concentramento della produzione. Oggi, grazie alla costruzione di 3 nuove celle frigo, il Mercato può rispondere anche alle richieste di frutta invernale, quali kaki, pere e mele.


CITTÀ DELLE CILIEGIE Mercato, in cui gli operatori possono trovare le statistiche aggiornate relative alle produzioni e ai prezzi. Dal 2002 è stato attivato, primo in Italia, anche un servizio di invio dei listini via SMS. Run 5.30 Nel 2008 si è voluto sponsorizzare la prima edizione di Run5.30, una manifestazione podistica “sui generis”, che aveva come principale obbiettivo, oltre quello di far conoscere la città (Modena) in un ora del giorno molto particolare (le 5.30 appunto), anche quello di valorizzare, tramite un punto ristoro ad hoc, la nostra frutta tipica. Ecco quindi che il Mercato ha fornito appunto la “materia prima” che è poi stata distribuita ai 500 partecipanti. Una "Attività Condominiale" L’Amministrazione comunale ha sempre mantenuto la funzione di controllo, indirizzo e valorizzazione del Mercato e delle produzioni tipiche del territorio, lasciando agli operatori economici la funzione commerciale e la gestione dei servizi accessori (facchinaggio, conservazione e trasporti). Una tale organizzazione ha dimostrato la sua convenienza economica (il bilancio, dal 1998, prevede come obiettivo di minima il pareggio) e la positiva influenza sia sui grossisti che sui produttori conferenti al Mercato: da sempre è prevalsa infatti non una logica dirigistica ma uno spirito di sano “condominio”, che ha valorizzato la specificità degli apporti Pubblici e dei Privati, consentendo una profonda immedesimazione nella intrapresa comune. IL “MERCATO CONTADINO” Siamo voluti andare ancora avanti nel rapporto di confronto tra la produzione, la commercializzazione ed il consumatore. E' così che nel 2007 è stato istituito a Vignola il "Mercato Contadino", nell'ottica dell'azzeramento della filiera tra la produzione ed il consumatore finale, togliendo così ogni possibile intermediazione che storicamente si trasforma in una costante lievitazione dei prezzi finali di acquisto; il mercato a Km 0 ha trovato la sua funzione. In Piazza Maestri del Lavoro in loc. Brodano è stata realizzata una semplice ma funzionale tensostruttura che ospita 7 produttori vignolesi che garantiscono con la loro esperienza, serietà e professionalità, i prodotti agricoli esposti.

Mercato Contadino 88


IL PRESIDIO DELLE CILIEGIE TRADIZIONAGli associati a Slow Food nel Comune di Vignola assieme a coltivatori, Consorzio di Tutela della Ciliegia ed altri enti locali, hanno promosso la nascita di un presidio della ciliegia tradizionale di Vignola. Questo per cercare di mantenere in vita storiche varietà che pian piano stanno scomparendo. In attesa della creazione del presidio vero e proprio nell’aprile del 2007 è stata costituita da una ventina di agricoltori l’Associazione per il presidio della ciliegia tradizionale di Vignola. Le varietà presidiate Mora di Vignola, Durone nero I, Durone nero II, Durone nero III, Durone dell’anella, Durone dell’anella tardivo, Durone della marca, Ciliegia duronata. Le varietà sopra descritte hanno elevato interesse storico e botanico ma per motivi industriali rischiano l’estinzione. Occorre quindi ricostruire una filiera produttiva e commerciale che garantisca il loro valore e permetta di sostenere quegli agricoltori che per il solo amore della qualità e della biodiversità non hanno estirpato o abbandonato queste varietà. IL TEMPO PASSA... IL MERCATO L'attuale mercato pur avendo cambiato struttura e sistema di vendita, ha mantenuto e migliorato l'immagine positiva ereditata dal passato: la garanzia di trasparenza del prezzo propria di un sistema ad asta e la qualità delle produzioni data dalla centralità della sua posizione rispetto ad una delle più importanti aree frutticole del paese, sono i punti di forza su cui si è basato il rilancio di questi ultimi anni.La sua caratteristica principale resta quella di essere un mercato alla produzione, che deve quindi soddisfare le esigenze commerciali della frutta di produzione locale: ciliegie, susine, albicocche, pesche, mele, pere e kaki, sono i prodotti commercializzati durante l'anno e sono ancora il settore trainante. Confezioni di ciliegie 89

EMILIA ROMAGNA

MERCATO ORTOFRUTTICOLO DI VIGNOLA IL GUSTO PER LA SALULa direzione del Mercato Agroalimentare, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Vignola e con l'Associazione Nazionale "Città delle Ciliegie", al fine di educare e proporre con sempre maggiore e costante attenzione il tema dell'importanza del consumo di frutta tipica dei territori e quello di adottare uno stile di vita sostenibile, sfida del nuovo millennio, ha organizzato un incontro/conferenza pubblica sul Tema: Il Gusto per la Salute, divulgazione di tematiche inerenti i sani stili di vita, lo sport e la sana alimentazione, grazie ad una comunicazione piacevole ed efficace che fa perno sul “gusto”. La manifestazione si è svolta presso la Fattoria Didattica “I Toschi” in via Canova 4 “Basse” di Vignola, per un evento che ha unito la divulgazione scientifica (con una relazione del Dott. Tripi, Direttore Servizio Medicina dello Sport USL MO), alla teatralizzazione più innovativa fornita dal gruppo teatrale KOINE' e la sua “degustazione di Ciliegia Moretta”.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Vignola Abitanti: 21.178 vignolesi Altitudine: 125 m. s.l.m. Patroni: Ss. Nazario e Celso - 13 ottobre Municipio: Via Bellucci, 1 - cap 41058 tel. 059.777511 fax 059.764129 www.comune.vignola.mo.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Modena

Dall'Autostrada A1 uscire a Modena Sud e voltare a destra per Spilamberto sulla S.P. 623 e proseguire sulla stessa statale, dopo pochi Km si entra in Vignola. Da Zocca lungo la S.P. 623 si giunge a Formica, girare a sinistra per entrare in Vignola. In treno dalla Stazione di Bologna Centrale si può prendere un trenino diretto per Vignola.

LE ORIGINI I toponimi locali, nonché i reperti archeologici offrono una testimonianza, se pure non sempre sicura, dell'avvicendarsi di varie popolazioni sul territorio, dagli Etruschi, ai Liguri, ai Galli ed ai Romani. La stessa denominazione "Vignola" deriva dal latino "vineola", piccola vigna, ad indicare la coltivazione della vite, in epoca romana largamente praticata sui terreni alluvionali del Panaro. Si ha testimonianza di un borgo (pagus) Sabinianum e di un Feronianum, e l'attuale pedemontana (antica via Claudia) ricalca una via etrusca che, proveniente dalla Toscana, collegava Bologna a Parma, attraversando il Panaro all'altezza dell'odierna Pieve. LO STEMMA Di rosso, al tronco secco di gelso, con due rami recisi, d'oro, nutrito nella campagna diminuita, di verde, con la vite al naturale, nutrita a destra, accollante in quattro spire il tronco di gelso, pampinosa di quattro, di verde, un pampino a destra, due a sinistra, il quarto centrale in campo, fruttata di tre, d'oro, un grappolo d'uva a destra, gli altri due a sinistra. LA STORIA Si ignora la data di costruzione del primitivo castello, che un'antica tradizione vuole edificato da S.Anselmo abate di Nonantola, a difesa dei beni del monastero della zona. Per tutto il periodo di dominio vescovile durato sino al 1247, il castello si configura sempre più come importante "senti-

nella del Panaro", a controllo del fiume e dell'antica via Claudia. La transazione del territorio vignolese al Comune di Modena causò numerosi scontri tra le opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini e il comune di Bologna. Della crisi politica seppe approfittare Gherardo Grassoni che instaurò a Vignola la signoria della sua fami-

Castello dei Contrari 90


Scala elicoidale di Palazzo Barozzi

venne posata la prima pietra del ponte intitolato al Muratori, inaugurato nel 1876 e sul quale transitò poi la nuova tramvia Vignola - Bazzano Bologna. Reso inagibile in seguito al bombardamento del 1945, il ponte fu ricostruito per essere poi distrutto dall'alluvione del 1966 e sostituito definitivamente con quello attuale, in cemento armato, inaugurato nel 1969. La tramvia fu sostituita nel 1938 dalla ferrovia elettrica Casalecchio Vignola il cui servizio, sospeso in seguito ai gravi danni subiti nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, fu ripreso dopo la riparazione del ponte sul Panaro, per interrompersi alla fine degli anni '70 (il collegamento ferroviario Vignola-Bologna è stato riavviato come metropolitana di superficie). La ferrovia Modena - Vignola inaugurata nel 1888 ha cessato definitivamente la sua attività nel 1970 e sulla ex sede ferroviaria troverà definitiva attuazione una pista ciclabile. Nel dopoguerra, Vignola ha continuato l'attività di valorizzazione della tradizionale vocazione agricola basata sulla produzione della tipica frutta rossa e ha iniziato la sua crescita artigianale e industriale. Insignita del titolo di "Città" dall'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per le sue caratteristiche storiche, sociali ed economiche, Vignola si offre oggi ai visitatori con un paesaggio naturale ed un ambiente pressochè intatti, con uno sviluppo ben equilibrato dei settori economici ed un'ottima qualità delle produzioni agricole conosciute in tutto il mondo.

Chiesa dei Ss. Nazario e Celso 91

EMILIA ROMAGNA

VIGNOLA glia, affermando un dominio che durò quasi un secolo, fino a quando gli Estensi si riappropriarono del feudo e, con la nomina di un podestà, iniziarono ad esercitare la loro signoria diretta (1399). Nel 1401 Niccolò III d'Este donò ad Uguccione dei Contrari di Ferrara il castello e le sue adiacenze e il feudo di Vignola divenne contea con sedici comunità. La signoria, che durò quasi due secoli, coincise con il periodo di massima prosperità del paese: venne ristrutturata la Rocca, fu innalzata una nuova cinta muraria e con Ercole Contrari nel 1557 venne fatto erigere, su progetto dell'architetto Jacopo Barozzi, il Palazzo antistante la Rocca oggi conosciuto come Palazzo Boncompagni. Con la morte di Ercole nel 1575, per mancanza di eredi, il marchesato di Vignola tornò agli Este che, su richiesta del Papa Gregorio XIII, lo cedettero a Giacomo Boncompagni, suo figlio naturale. La conquista napoleonica fece decadere definitivamente il dominio della famiglia Boncompagni e Vignola, in virtù della nuova costituzione repubblicana, divenne capoluogo di Cantone del Dipartimento del Panaro. Con la Restaurazione (1814) Vignola entrò a far parte dei domini del duca di Modena Francesco IV d'Austria - Este di cui subì il governo autoritario e dispotico; diversi vignolesi parteciparono ai moti del 1831, alle guerre d'indipendenza ed alle imprese garibaldine fino al compimento dell'Unità Nazionale. L'episodio più significativo della storia del nuovo Comune è legato alla celebrazione solenne svoltasi il 20 ottobre 1872 del bicentenario della nascita dello storico Ludovico Antonio Muratori (1672-1750): in questa occasione


CITTÀ DELLE CILIEGIE IL PERSONAGGIO Jacopo Barozzi da Vignola, detto comunemente Il Vignola (Vignola, 1507 – Roma 1573), è stato un architetto, teorico dell'architettura e trattatista italiano. Fu uno degli esponenti più importanti del Manierismo, in un'epoca di importanti cambiamenti di cui fu protagonista. La sua importanza storica è dovuta sia alla realizzazione di edifici innovativi, sia all’opera di trattatista dell'architettura soprattutto per la teorizzazione degli ordini che rappresentò un momento importante nella definizione del canone classicista.

Comunale si trova presso la Residenza Municipale di Via Bellucci, 1 con prenotazione visite presso Ufficio Sport e Turismo tel. 059.777606 non è da tutti avere l'Acetaia in Comune !!! DA VISITARE Percorso Naturalistico verso Marano sul Panaro: Partendo dal Centro Nuoto ci si avvia sul percorso Sole che costeggia il fiume, per circa 2 km, sino ad incontrare sulla destra una strada che conduce alla via che collega Vignola a Marano, percorrendo la quale si giunge alla Pieve Romanica. L'itinerario è pianeggiante, facile e mostra il fiume nei meandri larghi e sassosi che costituiscono un richiamo per i pescatori e una spiaggia naturale durante l'estate. Per gli amanti della fotografia si segnalano i campi di ciliegi della Bassa Vignolese che si attraversano lungo il percorso, magnifico spettacolo durante il periodo della fioritura (fine marzo-aprile).

LA CUCINA

LE CURIOSITA' L'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è frutto delle particolari caratteristiche pedoclimatiche e della varietà delle uve tipicamente coltivate nel Modenese, unitamente all'arte della cottura dei mosti e delle amorevoli procedure dei travasi annuali fra le botticelle delle acetaie. L'Acetaia

Piatti Tipici A Vignola dal 1999 si è visto concretizzarsi il primo itinerario eno-gastronomico dell’Emilia Romagna “La Strada dei Vini e dei Sapori del Territorio Città Castelli Ciliegi” volto a promuovere tra l'altro i piatti tipici del nostro territorio quali: Risotto all'aceto balsamico, crespelle, tortelloni burro e salvia, Borlenghi, Crescentine. Prodotti Tipici Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, Tartufo Bianco Pregiato, Prosciutto di Modena, Mortadella di Bologna, Torta Barozzi, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro

LE CILIEGIE La produzione cerasicola classica inizia normalmente nella seconda metà del mese di maggio con la maturazione delle "Bigarreaux” e prosegue con la ciliegia tipica di Vignola, la “Mora di Vignola” , una varietà che presenta le migliori caratteristiche dal punto di vista organolettico, tanto da essere inserita come "Presidio Slow Food". Con il mese di giugno maturano i duroni di colore scuro come il “Nero I”, famoso per le sue caratteristiche di polpa intensa e gustosa e l'“Anella”, un durone color rosso fuoco dalla polpa particolarmente

consistente. Tra le varietà tardive sono da annoverare il durone “Nero II” e il “Ciliegione”, particolarmente gustosi e ricchi di qualità nutritive. Il Consorzio della Ciliegia, della Susina e della Frutta Tipica di Vignola è nato nel 1964 per promuovere e tutelare la ciliegia di Vignola. Nel 1992 ha esteso la sua azione di tutela alla susina e alla frutta tipica del comprensorio . Il Consorzio rilascia gli appositi marchi attestanti l’origine e la qualità dei prodotti, a seguito delle verifiche sul rispetto dei disciplinari di produzione su tutte le fasi della filiera produttiva. 92


EVENTI

Strada dei Vini e dei Sapori

cio e di pista per l'atletica leggera. Dal borgo di Campiglio ci si immette sulla via Romea Nonantolana, un lungo percorso di 115 km da Nonantola al Passo della Calanca, di cui Vignola-Coscogno costituisce la quarta tappa di 22 km da percorrere a piedi o in mountain-bike (tempo di percorrenza 5 h ca.). I sentieri sono indicati da segnali a vernice e tabellati con frecce direzionali metalliche bianco-rosse. Dal Percorso Sole, costeggiando il fiume fino a Marano e a Casona (12 km), c'è poi la possibilità, per chi è più allenato, di proseguire fino a Pieve di Trebbio ed ai Sassi di Rocca Malatina, immettendosi sul percorso Belvedere.

Giornata del ricordo per le Vittime delle Foibe Febbraio Giornata della memoria in ricordo delle vittime delle mafie Marzo Festa dei ciliegi in fiore Aprile Vignola è Tempo di Ciliegie Giugno Estate a Vignola Luglio Festa del Ciclismo e della Bicicletta Popolare Settembre Autunno a Vignola Ottobre Natale a Vignola Dicembre interlocutrice con la quale sono in atto rapporti meritevoli di ulteriori sviluppi. Una proficua collaborazione unisce Vignola ad un paese della Val Rendena, Pinzolo (Tn) che ogni anno offre in dono alla città gli alberi di Natale; Sant'Oreste (Roma) è idealmente legata a Vignola per la ricca presenza di testimonianze architettoniche ivi lasciate dall'illustre cittadino vignolese Jacopo Barozzi. Vignola ha instaurato rapporti di scambi sportivi e culturali anche con le città dell'Est europeo di Jablonec e Rychnov n.Nisou (Rep. Ceka), di Zabrze e Opole in Polonia e la città cretese di Kofina.

I GEMELLAGGI Vignola è gemellata sin dal 1982 con la cittadina francese di Barbezieux St. Hilaire (Charente) terra di cognac ed ostriche, e con la cittadina universitaria tedesca di Witzenhausen (WerraMeissner), in cui è diffusa la coltivazione del ciliegio. Un nuovo patto di gemellaggio è stato sancito con il Comune di Angol (Cile), capoluogo di una provincia nella quale agli inizi del '900 si è verificata una forte emigrazione di modenesi dell'alta e media valle del Panaro. Rientrano tra le città amiche la cittadina di Westhoffen, capitale delle ciliegie d'Alsazia (Francia) e vivace 93

EMILIA ROMAGNA

VIGNOLA IN CAMPAGNA Dalla Pieve Romanica appena fuori Vignola sulla strada per Marano, uno stradello inghiaiato sale in dolce passeggiata, tra querce secolari ed un boschetto che ospita un centro di osservazione della LIPU, per giungere a Villa Martuzzi, sul crinale della collina. Imboccando la strada asfaltata a sinistra, lasciata alle spalle la centrale ENEL, si giunge rapidamente al borgo di Campiglio, che conserva le vestigia di un'antica fortezza. Per chi volesse scendere verso il Panaro, una stretta stradina asfaltata porta con ripida discesa alla località di Tavernelle dove si incontra l'antico mulino divenuto, poi, sede della centrale idroelettrica, oggi chiuso e inutilizzato. Per chi volesse, invece, salire in collina, una stradina asfaltata porta da Campiglio ai cipressi di Santa Croce da cui si può godere un incantevole panorama. Attraversando una zona alta con scorci panoramici sulle colline circostanti, la strada prosegue verso Villa Bianca, giungendo al termine della discesa a Marano, al nuovissimo impianto sportivo del Fornacione, dotato di campo di cal-


CITTĂ€ DELLE CILIEGIE

Lari

S. Angelo

Celleno

Palombara Sabina

94


CENTRO

Raiano

Giuliano Teatino

Pastena 95


CITTÀ DELLE CILIEGIE

96


TOSCANA PISA

Lari

97


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Lari Pisa

COME RAGGIUNGERCI

Abitanti: 8525 larigiani INFORMAZIONI

Altitudine: 130 m. s.l.m. Patrono: Santa M. Assunta S. Leonardo - 8 settembre Informazioni: Municipio: P.zza V. Emanuele II, 2 Tel. 0587.687533 - Fax 0587.687575 www.lari.it turismo@comune.lari.pi.it www.ciliegiadilari.it www.castellodilari.it www.prolocolari.it

Dall’autostrada A1 uscita Firenze Signa, proseguire sulla S.G.C. Fi Pi Li direzione Pisa, uscita Ponsacco, seguire indicazioni per Perignano-Lari. Dall’autostrada A12 uscita Collesalvetti, seguire indicazioni per Cenaia-Lari. In treno: stazione di PontederaCasciana Terme In aereo: aeroporto G. Galilei Pisa Pisa: km 35 Firenze: km 75 Volterra: km 45

LE ORIGINI Il nome Lari deriva dal latino (Lares, dèi protettori della casa) o più anticamente dalla lingua etrusca (Lars era uno dei nomi più diffusi tra i Rasenna) e la parola aveva un significato analogo a quello ripreso successivamente dai romani. Castrum Lari è il nome altomedievale del paese e, probabilmente, denota la vicinanza di questa fortificazione a un’asse viaria longobarda. LO STEMMA Lo stemma comunale ha la seguente blasonatura: sfondo azzurro con torre merlata alla Guelfa poggiata su una terrazza di verde. Il significato araldico degli elementi raffigurati è il seguente: la torre è contrassegno d’antica e cospicua nobiltà. L’azzurro è il colore distintivo della parte Guelfa. La terrazza di verde serve di sostegno alla torre che solitamente poggia sopra un terreno. LA STORIA Secondo la descrizione di Giovanni Mariti (Firenze 1736-1806) il topononimo Lari è di origine etrusca “…perché appunto nei tempi etruschi avesse stabilita lì la sua sede e il suo soggiorno, o che avesse lì la sua villa alcun Lucumone o dittatore, già governatore di qualche popolo della nostra Toscana…”. La rocca sorge su

quella che probabilmente era un’antica fortezza altomedievale distrutta dai Pisani nel 1194. Tra il 1230 e il 1289 cadde in mano alla famiglia Upezzinghi, ma nel 1289 Guido da Montefeltro la riconquistò ai Pisani che ne fecero un Capitanato della Repubblica. Il Burgum di Lari è menzionato nei documenti pisani della metà del XII secolo periodo dal quale Lari

Panorama 98


IL PERSONAGGIO - Eusebio Va l l i (Lari 1755 – l’Avana Cuba 1816) Nato a Casciana Alta (comune di Lari) Valli, medico e fisico, seguendo le orme di Luigi Galvani e Alessandro Volta, fu attratto dal fenomeno della bioelettricità. Nel 1793 pubblicò in Inghilterra il volume “Esperimenti sull’elettricità animale” considerato all’epoca l’opera più esaustiva sulle

Chiesa di Lari

teorie legate al galvanismo. Valli fu anche un precursore nel campo delle vaccinazioni e condusse in questo settore alcuni esperimenti testando su se stesso il vaccino contro la rabbia che gli fu letale. Morì a Cuba e fu sepolto nel cimitero monumentale di l’Avana. - Filippo Baldinucci (1624 –1696) letterato e scrittore di arte. Nato in una delle famiglie più ricche e influenti di Firenze, educato dai Gesuiti, dal 1664 fu direttore delle collezioni dei regnanti di Toscana, divenendo uno dei più importanti esperti di arte del mondo occidentale. Consulente del Cardinale Leopoldo de’ Medici, ordinò la collezione di disegni ora agli Uffizi. Scrisse una serie di biografie di artisti Notizie dei professori di disegno in 6 voll.(1681–1728), prima storia generale delle arti figurative; un’opera sull’incisione Cominciamento e progresso dell’arte di intagliare in rame, (1686), una vita del Brunelleschi e una del Bernini. Compilò il Vocabolario toscano dell’arte del disegno (1681).Tra le varie

Campagna in fiore 99

TOSCANA

LARI rimase sotto l’influenza di Pisa: divenne Capitanìa, ovvero sede amministrativa e militare alle dirette dipendenze della Repubblica. Con la prima conquista di Pisa da parte dei Fiorentini, nel 1406, Lari passò sotto il dominio di Firenze, ebbe riformati i suoi statuti e mantenne la stessa giurisdizione già affidatale dai Pisani: il Vicariato aveva giurisdizione in gran parte dell’area delle Colline Pisane, fino ad arrivare alla costa del Tirreno. Pisa tentò più volte la riconquista del castello servendosi di eserciti amici. Nel 1431 le truppe di Niccolò Piccinino cacciarono i Fiorentini che nel 1433 ripresero ai Pisani il castello. Sempre su ordine dei Pisani, prima Guidobaldo Duca di Urbino (1494) poi il Veneziano Giustiniano Morosini con i suoi Stradiotti, accerchiarono Lari ma furono sconfitti. Nel 1509 Pisa conquistata definitivamente dai Fiorentini rinunciò alle sue pretese su Lari che rimase Podesteria e Vicariato fino al 1776 anno della riforma amministrativa di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana. Con le riforme asburgo-lorenesi dell’800 e l’annessione al Piemonte, Lari perse progressivamente importanza amministrativo-giudiziaria, mantenendo però, fino alla metà del ‘900, dal punto di vista commerciale e agricolo un ruolo di primo piano grazie al mercato settimanale nel quale venivano venduti prodotti di qualità quali olio, vino, ortaggi e frutta . In epoca fascista (1927) Lari vide ridimensionato il suo territorio e alcune frazioni andarono a costituire il comune di “Bagni di Casciana” (Casciana Terme).


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Castello

che pubbliche, Baldinucci ricoprì anche quella di Vicario granducale di Lari, allora capoluogo delle Colline Pisane. Fu anche incisore e collezionista, di lui rimangono alcuni disegni, non privi di qualità (conservati al Louvre). A trecento anni dalla sua morte, nel 1996 a Baldinucci è stato intitolato il Museo del Castello dei Vicari di Lari LE CURIOSITÀ Il castello di Lari magico luogo dal glorioso passato cela tra le sue mura inquietanti segreti. Enigmatica è la storia di Giovanni Princi detto il Rosso della Paola, recluso nel carcere del castello il 15 dicembre 1922 per aver oltraggiato un gerarca fascista. Il mistero della sua morte non fu mai chiarito, il suo corpo miseramente straziato e riconsegnato alla famiglia il 16 dicembre, presentava inequivocabili segni di percosse e fu ipotizzato che dopo essere stato torturato e ucciso fosse stato appeso alle inferriate della sua cella simulando il suicidio per impiccagione. Si dice che il fantasma del Rosso della Paola continui a farsi sentire tra le stanze del maniero forse per reclamare quella giustizia che gli fu negata in vita.

LA CUCINA

DA VISITARE Per tre Porte si ha l’ingresso

a Lari: la Porta Fiorentina che sopra l’arco reca scolpiti in marmo lo stemma Mediceo al centro, quello dei Salviati a sinistra e quello della Podesteria di Lari a destra; la Porta Maremmana costituita da un’antiporta detta Porticciola e dalla porta vera e propria oggetto di numerosi interventi di restauro nel corso dei secoli e la Porta Volterrana che originariamente munita di ponte levatoio, fu demolita nel 1780 per consentire ai carriaggi un più agevole transito. Nella piazza principale si possono ammirare le Logge del mercato realizzate, su richiesta dei larigiani, da Cosimo I de’ Medici, con lo scopo di creare un’area commerciale coperta. Al centro del paese, cinto da possenti mura di mattoni rossi, si erge l’imponente Castello accessibile da un’ampia scalinata in pietra. Novantadue gradini per raggiungere il camminamento di ronda che corre intorno alla fortezza. Notevoli sono gli Stemmi dei Vicari che ornano le pareti del cortile interno che conserva il pavimento originario in cotto e una bella cisterna centrale utilizzata per raccogliere le acque piovane. Interessante è la visita alla Sala del Tribunale e a quella dei Tormenti abbellita da affreschi emersi nel corso dei recenti lavori di restauro, suggestiva la visita delle carceri e il percorso dei sotterranei. Tra i luoghi di culto degni di nota spiccano la Propositura di S.Maria Assunta e S. Leonardo che ospita due statue in marmo, opere di Andrea di Francesco Guardi, raffiguranti l’Angelo e l’Annunciata. L’Oratorio della Madonna della Neve caratterizzato dal bel porticato monumentale in stile barocco, l’Oratorio della Madonna del Carmine sede, in passato, di una Confraternita Carmelitana. A Casciana Alta si trova l’Oratorio della Madonna della Cava, piccola chiesa a pianta ottagonale circondata da un caratteristico loggiato.

Piatti Tipici - Lari rivendica la paternità dei " Fagioli al Fiasco" tipico piatto della cucina povera toscana realizzato con i fagioli cannellini. - Le frittelle di Nonna Rosa, morbidi dolcetti dal cuore caldo alle ciliegie. Prodotti Tipici - olio extra verdine d'oliva, vino delle colline pisane, confettura extra di ciliegie, pasta 100


EVENTI

Ciliegie marchiane

TOSCANA

LARI IN CAMPAGNA Ancora oggi si possono ammirare i caratteristici borghi rurali disseminati di pregevoli ville signorili e di case coloniche, le generose distese di olivi, vigneti e alberi da frutto che rendono mutevole, in un susseguirsi di giochi cromatici, la rigogliosa campagna. Dal 2003 Lari si fregia del marchio di qualità turistico-ambientale Bandiera Arancione attribuito dal Touring Club Italiano alle località dell’entroterra che soddisfano criteri legati alla valorizzazione del patrimonio culturale e alla tutela del territorio.

Scalinata del Castello

LE CILIEGIE La produzione di ciliegie a Lari vanta una tradizione secolare, numerose le qualità locali tutelate dalla Banca Regionale del Germoplasma come varietà a rischio di estinzione e presenti nel Cesto Pisano che raccoglie i prodotti enogastronomici di eccellenza. Straordinaria la Marchiana, ciliegia dalla polpa soda, croccante e nello stesso tempo sugosa, gentile e saporita, indiscussa regina della Sagra delle Ciliegie che dal 1957 è l’evento che ogni anno, l’ultima domenica di maggio, rallegra l’antico borgo con i caratteristici banchi del mercato allestiti per la degustazione e la vendita delle ciliegie e dei loro derivati. Ambitissimo il premio della ciliegia d’oro assegnato al miglior produttore.

- Sagra delle Ciliegie: ultima domenica di maggio, 1ª domenica di giugno - 26 dicembre: Presepe Vivente - 2° e 3° domenica di settembre: Palio delle Contrade (Perignano)

IL DIALETTO Lari tra i colli che gli stan d’intorno Libero s’erge tra vetuste mura E l’occhio spazia sovr’ampia pianura Insino al mar di Spezia e di Livorno Spingi il guardo da oriente a mezzogiorno Verso i monti che gli fan cintura Ove ancor fama agli Upezzinghi dura E al pisano e fiorentin soggiorno L’Appennin di Pistoia e L’Apuano Hai contro a tramontana e il popolato A piè del Pisan Monte industrie Piano Quivi natura ha sua beltà nascosta Limpido è il ciel e l’aer profumato E in bel verde l’animo riposa. Dott. Alfredo Masoni

Porta Maremmana 101


CITTÀ DELLE CILIEGIE

102


LAZIO S. Angelo

Palombara Sabina

VITERBO

Celleno

ROMA

FROSINONE

Pastena

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Celleno Abitanti: 1320 cellenesi.

INFORMAZIONI

Altitudine: 420 m. s.l.m. Patrono: San Donato - 7 agosto. Informazioni: Pro Loco - Piazza della Repubblica, 8 Tel. 0761.912002 www.arpiacellenese.it www.festadelleciliegie.com www.comune.celleno.it Municipio: P.zza della Repubblica, 8 Tel. 0761.912002

COME RAGGIUNGERCI

Viterbo

da nord: percorrere verso sud la A1 e uscire al casello di Orvieto. Proseguire a sinistra e, dopo circa 4 km, prendere a destra verso Lubriano, Bagnoregio, Celleno. da sud: percorrere verso nord la A1 e uscire al casello di Attigliano. Proseguire a sinistra e dopo circa 2 km prendere a destra verso Grotte Santo Stefano, Celleno. da Viterbo: 15 km verso nord da Orvieto: 30 km verso sud da Roma: 100 km verso nord

LE ORIGINI Il nome Celleno ha origini antichissime. Cilenia, nella mitologia greca, era una delle tre arpie figlie di Taumante ed Elettra (l’arpia è presente sullo stemma). In dialetto Celleno è “Cellano”, il toponimo può derivare da “cella” nel senso di grotta incavata nel tufo vulcanico che contraddistingue le colline della Tuscia. LO STEMMA Lo stemma comunale raffigura un’arpia al naturale su un campo azzurro. In basso una scritta: Keva Coniuv Apkalume, ovvero “Cittadino coniuge delle arpie”. LA STORIA Celleno deriva certamente dagli Etruschi. Numerosi ritrovamenti etruschi provenienti da Celleno sono conservati al Museo di Villa Giulia a Roma. Il più antico documento che menziona località situate nell’attuale territorio di Celleno è dell’838 e riguarda l’acquisizione di terreni da parte del monastero del Monte Amiata in Toscana.

La cronologia delle date più significative per Celleno si sviluppa lungo il seguente itinerario storico: 1026: inizia la costruzione del Castello da parte dei conti di Bagnoregio; 1172: in aiuto ai viterbesi, Celleno partecipa alla distruzione di Ferento, importante insediamento di origini romane; 1172: Celleno si eregge a libero comune;

il “Torracchio”

Castello Orsini - veduta aerea 104


IL PERSONAGGIO Giulio Bart o l o c c i (1613-1687) Abate cistercense appassionato di studi ebraici, il Bartolocci costituisce una figura di spicco per i suoi studi sulla lingua e sulla letteratura ebraica. La sua opera Biblioteca Magna Rabbinica, riunisce tutte le opere ebraiche redatte dopo la Bibbia e rap-

La “crostatona”

presenta un punto di riferimento per tutti gli studiosi della letteratura ebraica. Giovanni Panzadoro (fine ‘700) Letterato, poeta, commediografo, autore del poemetto “Le battaglie di Celleno”. Pacifico Caprini (1820-1904) Patriota, garibaldino, fervente anticlericale, partecipò all’assedio di Roma papale; la sua biblioteca e raccolta di scritti e lettere è conservata presso Palazzo Caprini in Celleno Vecchio.

Borgo Antico - fuori le mura

LE CURIOSITÀ Benvenuto Cellini, orafo, scultore e scrittore fiorentino (1500-1571) nella sua autobiografia vanta di discendere da un militare di Celleno. Scrive infatti il Cellini “Aveva Iulio Cesare - un suo primo e valoroso capitano, il quali si domandava Fiorino da Cellino, che è un castello il quale è presso a Monte Fiasconi a due miglia”. DA VISITARE Il nucleo abitativo è diviso in “Celleno Vecchio” e “Celleno Nuovo”. L’antico abitato era, fino alla metà del secolo scorso, racchiuso nelle mura medievali di “Castello Orsini”. Si può accedere al Castello dalla via del Ponte, che immette nella piazza principale da porta Maggiore, oppure, attraversando la piazza del Mercato, si può entrare dall’arco di Port a Vecchia sulla destra. Tratti di mura, spezzati segmenti di antichi percorsi si accavallano sotto l’imponente scarpa del castello e la sua torre Piccola, e introducono, girato l’angolo, alla sorprendente vista del ponte sul fossato. La Rocca del castello è l’unica parte

105

LAZIO

CELLENO 1316: le truppe orvietane assaltano e depredano Celleno; 1580: termine del dominio su Celleno della famiglia Orsini; 1608: con il permesso del pontefice Paolo V si avvia la costruzione del convento dedicato a San Giovanni Battista; 1695: un disastroso terremoto devasta Celleno e i borghi della Teverina; 1936: posa della prima pietra del Borgo Luigi Razza, che avvierà lo sviluppo del paese nuovo; 1951: un D.P.R. del 24 dicembre decreta lo sgombero permanente di tutti gli abitanti della rocca castellana; 1997: dopo una sospensione durata 25 anni riprende la Festa delle Ciliegie, la seconda domenica di giugno; 1999: viene rimosso il decreto di sgombero e si dà avvio ai lavori di consolidamento del Castello Orsini; 2003: il 7 giugno presso il Convento San Giovanni Battista i 19 comuni fondatori sottoscrivono l’atto costitutivo dell’Associazione Nazionale Città delle Ciliegie.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

LA CUCINA

abitata di questo mondo sospeso nel vuoto e nel tempo, che porta i segni di un passato antico ma solo recentemente e improvvisamente abbandonato: il vecchio forno, le cantine, gli orti, le vecchie abitazioni sventrate e quella che era un tempo la piazza principale. La piccola chiesa di San Carlo fu fondata nel 1625, ma ben più antica l’antistante chiesa di San Donato, il cui campanile è costituito dall’alta torre che oggi rappresenta uno degli elementi più visibili da lontano del panorama di Celleno Vecchio al di sotto del quale è ben evidente un bel portale medievale del XIII secol o, parzialmente murato, che mostra un sesto intero con ampi e ricchi stipiti scolpiti a dentelli e punte di diamante. Nel XVIII secolo l’originario asse della chiesa fu ruotato e l’edificio sacro fu ampliato e organizzato in tre navate. Fuori dalle mura castellane si può visitare la chiesa di S. Rocco con il mirabile altare barocco ed il Cro c i f i s s o l i g n e o del 1500. Salendo verso “Celleno Nuovo” si percorre la Via Crucis in una salita detta dei “Misteri” che fa da sponda alla

meravigliosa Valle di Celleno, tappezzata di olivi e ciliegi, fino ad arrivare al Convento di S. Giovanni Battista del 1600, con il suo bellissimo chiostro affrescato con scene della vita di Francesco di Assisi e la cappella di epoca romanica. Celleno nuovo si distingue in modo particolare per l’attenta pianificazione urbanistica data da piazze, marciapiedi, percorsi natura e giardini, tra questi il Giardino dei Ciliegi che ospita varietà cerasicole provenienti da tutto il mondo. Il “Palazzo della Cultura”, con la sua architettura moderna, ospita tutte le associazioni culturali di Celleno, conferenze e tutte le iniziative di carattere sociale. IN CAMPAGNA Il territorio di Celleno è costellato di f o n t a n i l i rurali: Fontana vecchia, Monte Levio, Acquaforte, Acquarella, La Chiusa sono soltanto alcuni luoghi dove bere acque minerali e mangiare la famosa “panzanella” nel fresco dei boschi di quercia.

Piatti tipici - lombrichelli, pasta fresca di sola farina, acqua e sale, con sughetto piccante - ficarelli, fichi giovani fritti in padella con aglio, olio e sale - acqua cotta, zuppa contadina con verdure selvatiche e uova lesse - maccheroni con le noci, dolce natalizio Prodotto Tipico - Maraschino di Celleno, liquore dolce ottenuto da marasche, visciole e spezie, è il risultato di un’antica ricetta unica in Italia

LE CILIEGIE La produzione di ciliegie nel territorio di Celleno ha radici molto antiche. Nello Statuto Comunale del 1457, allorché vengono stabilite le pene per chi danneggia frutti negli altrui terreni, fra i frutti vengono menzionate anche le “cerase”. Le varietà tipiche del territorio cellenese sono la M a g g i o l i n a, di piccole dimensioni, varietà “tenerina” molto produttiva, con polpa rosso porpora e buccia tendente al nero, matura intorno alla metà di maggio, è il frutto ideale per confetture e crostate; Ravenna a Gambo Cort o e a Gambo Lungo,

entrambi “duroni”, che maturano nella prima quindicina del mese di giugno e rappresentano la proposta cellenese per il mercato del “fresco”; Vi s c i o l a, ciliegia acidula molto produttiva, utilizzata per la realizzazione del famoso

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“Ravenna a gambo corto”


EVENTI

LAZIO

CELLENO “Maraschino di Celleno”. Al rinnovato interesse verso la ciliegicoltura ha senza dubbio contribuito il rilancio della Festa delle Ciliegie, ripresa nel 1997 dopo un lungo periodo di silenzio, e che costituisce ormai un appuntamento che va ben oltre i confini locali. Culmine dei festeggiamenti è la sfilata dei Carri allegoric i realizzati dai cittadini del paese per una festosa competizione al carro più bello; la sfilata si conclude con la “Crostatona”, una crostata di marmellata di ciliegie lunga oltre 15 metri. Dal 1998 è stato istituito il concorso nazionale “Ciliegie d’Italia”,

Sfilata di carri allegorici

Premio Claudio Locchi, che sottopone campioni di ciliegie provenienti da varie regioni italiane all’assaggio da parte di una Commissione di degustatori qualificati.

- 1 Maggio: festa dei lavoratori c/o zona artigianale - 9 maggio: festa di San Nicola - 2ª domenica di giugno: festa delle Ciliegie - 3ª domenica di luglio: festa della Trebbiatura - 7 agosto: festa di San Donato, patrono di Celleno - ultima domenica di agosto: festa del Borgo Antico - 14 settembre: celebrazione del SS. Crocifisso - ultima domenica di settembre: festa in onore di Padre Pio - 1ª domenica di ottobre: festa della Chiesola

IL DIALETTO LE FRASI CURIOSE Una consolidata tradizione cellenese è quella di attribuire originali soprannomi ai suoi cittadini. Ne citiamo alcuni del passato e del presente: Animatonta, Barbabietola, Bistecca, Boncristiano, Capirai, Cillettino, Faciolino, Fanale, Rabbietta, L’Ontengolo, La Marchesa del Grillo, Lancia Bombe, Lumacone, Miserere, Procoletto, Sciuttabotte, Sor Capanna, Tiralamartinicchia, Trusco. Le tradizioni orali cellenesi sono ricche di racconti, cantilene e filastrocche in ‘dialetto’ locale, come la seguente filastrocca: Sega, segaccia, chi ffila, chi ‘nnacqua, chi ffa li bom boccone, ci ffa le maccherone, chi ffa zzico zzico l’aspetta ‘l zu’ marito: è ‘nnato a Rroma ch’aspetta la corona, la corona adè d’argento, che ppesa cinquecento, cento e ccinquanta, la Carolina canta,

lasciatala canta’, che sse vole marita’. I proverbi, si sa, non sempre sono piacevoli: “Celleno antico, ci stai cent’anni e non ci fai un amico”

Convento S. Giovanni Battista

I GEMELLAGGI Dal 1997 Celleno è gemellata con Sero c k una cittadina polacca situata a pochi chilometri da Varsavia. È tradizione realizzare ogni anno uno scambio di visite tra cittadini delle due comunità per consolidarne i legami di reciproco rispetto e di amicizia.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Palombara Sabina Roma

COME RAGGIUNGERCI

Abitanti: 11.186 palombaresi

INFORMAZIONI

Altitudine: 372 m. s.l.m. Patrono: San Biagio - 3 febbraio Informazioni: Municipio: Via Piave, 35 tel. 0774.63641 fax 0774.636443 www.comune.palombarasabina.rm.it Parco Naturale Reg. Monti lucretii tel. 0774.637027

con la macchina: Via Salaria poi indicazioni per Palombara S., Via Nomentana poi Via Palombarese fino a Palombara S., Via Tiburtina poi indicazioni per Palombara S. con i mezzi pubblici: Autolinee Co.Tra.l.: partenze da Roma Staz. Tiburtina e Ponte Mammolo Treno: Linea FM1 Fiumicino aeroporto- Orte fermata di Pianabella di Montelibretti. Si prosegue con la circolare interna Linea S.a.P. da Viterbo: 37 km da via Salaria e Tiburtina: 15 km

LE ORIGINI Non si hanno notizie certe sull'origine di Palombara Sabina. Menzionato per la prima volta nel 1209, il Castrum Palombarum può essere nato alla fine del secolo X o all' inizio dell'XI. Un ramo dei Crescenzi di Sabina ebbe nel secolo XI il titolo di "Conti di Palombara". LO STEMMA Lo stemma comunale raffigura tre monti stilizzati con al centro una colomba che tiene in bocca un ramoscello di ulivo. LA STORIA Il paese sorge su un colle ai piedi di monte Gennaro e per la sua particolare forma urbana (letteralmente a cono) è stato conteso per tutto il Medioevo e sono innumerevoli i tentativi di assedio alle mura del borgo rurale sabino. Nel 1276 il feudo passò ai Savelli. Sottoposto a numerose battaglie e tentativi di "breccia" delle mura, cambiò più volte di mano tra gli Orsini e i Savelli, che ne reclamava-

no il possesso per la posizione strategica. Nel 1556 la città subì un nuovo saccheggio e una parte del castello venne distrutta dall' incendio appiccato dal duca d' Alba, nella guerra tra Paolo IV e gli Spagnoli. Tuttavia il castrum non fu mai abbandonato e vide crescere la sua popolazione fino a diventare, in epoca moderna, un capoluogo di governo dello Stato Pontificio. Palombara si costituì come comune nel 1870.

Panorama 108


PALOMBARA SABINA

Papa Onorio IV Onorio IV, nato Giacomo Savelli (Roma, 1210 – Roma, 3 aprile 1287), fu il 190° papa della Chiesa cattolica dal 1285 alla sua morte.Nacque e morì a Roma, membro della ricca e influente famiglia dei Savelli. Era un pronipote di Papa Onorio III. Giacomo Savelli venne eletto il 2 aprile e prese il nome di Onorio IV. La sua elezione fu una delle più rapide nella storia del papato. Il 20 maggio venne consacrato vescovo e incoronato papa nella basilica di San Pietro a Roma. Onorio era già in età avanzata e così gravemente affetto dalla gotta che non poteva né stare in piedi né camminare. Quando recitava messa era obbligato a sedere su uno sgabello e, al momento dell'elevazione, le sue mani dovevano essere sollevate con l'aiuto di un sistema meccanico. Soggiornò spesso a Palombara Sabina ed instaurò l’usanza di ricevere ogni anno, nel mese di giugno, le prelibate ciliegie (dette Ravenne di Palombara) che gli venivano offerte dai contadini palombaresi; questa usanza, persa poi negli anni, è stata ripristinata quest’anno (2009) su iniziativa del Vice Sindaco Com.te Massimo Massimi, con gioioso consenso di Papa Benedetto XVI. LE CURIOSITÀ - L'Olivone : In una località non lontana dall'attuale cimitero si può trovare " l'Olivone ", una enor-

LAZIO

IL PERSONAGGIO Papa Onorio III Fu il 177° papa della Chiesa cattolica dal 1216 al 1227. Appartenente alla famiglia Savelli, Onorio III, fu anche detto Cencio camerarius, per avere ricoperto dal 1188 la carica di camerlengo. Scrittore fecondo, redasse una raccolta di Decretali, la Compilatio Quinta, considerata il primo testo ufficiale di diritto canonico, e il Liber Censuum. Come il suo predecessore Innocenzo III, si era prefisso di raggiungere due grandi obiettivi: la riconquista della Terra Santa con la Quinta Crociata e una riforma spirituale dell'intera Chiesa. Onorio diede l'approvazione pontificia alla Regola di san Domenico il 22 dicembre 1216, con la bolla "Religiosam vitam", e alla Regola di san Francesco il 29 novembre 1223, con la bolla "Solet annuere". Sempre nel 1216 istituì, su richiesta del santo francescano, la solennità del perdono d'Assisi.

Carro allegorico

me pianta di olivo considerata tra le più vecchie del Pianeta. Viene stimata un'età intorno ai 2500 anni. Esemplari di questa vetustà si possono visitare nell'Orto dei Getsemani in Israele. Vista la sua vicinanza al Campo Santo, per i Palombaresi è usanza dire per le persone decedute: " è arrivato all'olivone ". DA VISITARE IL CASTELLO SAVELLI Dalla Piazza principale, Vittorio Veneto dove si trovano la chiesa di S. Egidio, il Palazzo Comunale e il Torrione difesa avanzata del Castello, si sale, attraverso viuzze strette e tortuose che conservano il calore dell’antico borgo medievale, al Castello Savelli (sec. XIII) massiccio e severo, che prende l’avvio cingendo la torre. Si possono ancora ammirare ampi saloni con affreschi della scuola di Raffaello. Gli OTTAVIANI costruirono il primo nucleo, poi continuarono i SAVELLI nei secoli successivi. Il Castello venduto ai Borghese nel 1637, passò per contratto ai Torlonia.Nel 1949 diventò proprietà dei Cesarini-Sforza, e negli ultimi anni è stato acquistato dall’Ammistrazione Comunale. Scendendo dal Castello si può visitare la collegiata di S. Biagio, patrono di Palombara Sabina. S. GIOVANNI IN ARGENTELLA La visita d’obbligo per ogni turista è

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CITTÀ DELLE CILIEGIE all’Abbazia di San Giovanni in Argentella, monumento nazionale, centro benedettino di grande prestigio e spiritualità fino al 1300. La denominazione “Argentella” si presume derivi dalle acque che scendevano dalle colline circostanti e brillavano come argento alla luce del sole. Inoltre la cripta della chiesa nasconde ancora oggi una sorgente d’acqua un tempo ritenuta miracolosa. Una piccola fraternità ecunemica laica vive attualmente nel Convento collegato all’Abbazia e monumento nazionale dal 1895. S. NICOLA Antico Convento costruito sui resti di una costruzione di epoca repubblicana. Sorge sul versante che guarda il centro abitato di Palombara, dove il manto boschivo di Monte Gennaro finisce ed iniziano gli annosi e vegeti olivi. S. FRANCESCO Fondato nel 1459 da Padre Filippo da Massa con “BREVE PONTIFICIO” di Papa pio II°. Il Convento fu eretto con la munificenza dei Savelli che inoltre donarono per la Chiesa del Convento il quadro della Madonna della Neve di Antonio da Viterbo ora nell’altare maggiore di San Biagio. All’inizio del 1700 il Priore del Convento fu per molti anni, San Tommaso da Cori. All’interno sono conservati, tra l’altro, 43 affreschi del XVIII secolo che narrano la vita di San Francesco e S. Antonio.

LA CUCINA

CASTIGLIONE Sul versante nord-ovest del Monte Gennaro si trovano i resti di castiglione, antico abitato fortificato del IX-X sec., di grande interesse archeologico, abbandonato dal 350.

PARCO REGIONALE DEI MONTI LUCRETILI Lungo la catena montuosa appenninica s’innanzano i Monti Lucretili. Il Parco, istituito nel 1989, è inserito nel sistema dei parchi e delle riserve naturali della Regione Lazio. Il suo territorio ha una superficie di circa 18.000 ettari ed è situato a nord-est di Roma, tra la valle del Tevere e quella dell’Aniene. Il territorio del Parco interessa 13 Comuni compresi nella Provincia di Roma e quella di Rieti e Palombara S. è il Comune più grande. Le vette più elevate del Parco sono Monte pellecchia (1368 m.) e Monte Gennaro (1271 m.). Dal punto di vista floristico il Parco riveste un’importanza fondamentale con numerose specie protette come l’Agrifoglio ed una grande varietà di Orchidee. La posizione geografica consente un popolamento animale quanto mai ricco e di grande interesse naturalistico: l’Istrice, il Cinghiale, la Volpe, la Martora, la Faina, la Donnola e tra gli uccelli l’Aquila Reale. IN CAMPAGNA Il paesaggio rurale della "Sabina" è quanto di più bello si possa immaginare in tema di territorio collinare. Distese chilometriche di oliveti molti dei quali secolari, frutteti a distesa, vigneti che producono vino buono e sincero, questo è lo scenario che prepara tutta la produzione agricola allo scopo di rifornire Roma "la città eterna" di ogni prodotto e conforto dal punto di vista alimentare. E' una vera fortuna che tutto ciò, dopo millenni di storia, sia ancora possibile e che il nostro territorio sia ancora conservato e integro come un tempo.

Piatti tipici - Gnocchetti, impasto di farina acqua e sale con sugo al pomodoro piccante - Polenta con lumache e spuntature di maiale - Panammullu coi fagioli, pane raffermo a mollo con fagioli verdure e uova - Pizza a soleca, torta pasquale né dolce né salata da gustare con salumi - Morsellitti, dolci natalizi con miele, farina e pepe

LE CILIEGIE L’amore per la terra e le antiche tradizioni contadine è ancora molto forte nella popolazione, questo ha permesso di mantenere in vita una festa che, dopo un breve periodo di declino, sta tornando agli antichi splendori, richiamando

un grandissimo numero di visitatori provenienti dai Comuni della bassa Sabina, dalla Capitale e da ogni parte del territorio Nazionale. La Sagra è dunque un ritorno alle tradizioni del passato, un tuffo in un mondo dimenticato, ma ricco di fascino e buoni valori da recuperare.

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E V E N T I

LAZIO

PALOMBARA SABINA La Sagra non è solo folklore, ma anche sport, cultura e arte, un carnet ricco di appuntamenti in cui ognuno può ritrovare un pezzetto del suo mondo. Bande musicali, ragazze in costume, fanno da degno contorno al vero “motore trainante” di tutta la festa: la sflilata dei carri allegorici, unici nel loro genere. I carri sono autentici gioielli di inventiva, un’esplosione di colori in cui è racchiusa l’anima della festa. Il loro allestimento richiede il coinvolgimento e l’impegno di centinaia di giovani che per giorni e notti lavorano incessantemente alla

Castello Savelli

progettazione e alla realizzazione di questi autentici capolavori che vengono completamente decorati con margherite, fiori di cardo e ciliegie.

- 17 Gennaio Festa di S. Antonio - 3 Febbraio Festa di S. Biagio - Marzo Rassegna nazionale dell’Olio Extra Vergine della Sabina - 1ª o 2ª domenica di Giugno Sagra delle Cerase - 3ª o 4ª domenica di Giugno a Cretone Sagra della Perzica - Giugno Festival del Cinema Italiano - Giugno Processione del Corpus Domini - 5 Agosto Festa della Madonna della Neve - 29 Agosto Stazzano Festa di S. Giovanni Battista - 1ª domenica di Settembre Festa di S. Egidio - Dicembre Magico Natale al Castello Savelli – Concerto di Natale e Presepe Vivente

IL DIALETTO Dimà è festa se magna ‘a minestra ‘a minestra non me piace se magna pà e brace

a brace è troppu nera se magna pà e pera a pera è troppu bianca se magna pà e panca a panca è troppu dura sa va a lettu addirittura

80ª Sagra delle Cerase 111


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Pastena Frosinone

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Abitanti: 1590 pastenesi Altitudine: 318 m. s.l.m. Patrono: Santa Elena e San Sinforo Informazioni: Municipio: Piazza Porta Napoli tel. 0776.546531 - fax 0776.546261 www.comune.pastena.fr.it comunedipastena@libero.it

Percorrere verso sud la A1 e uscire al casello di Ceprano, prendere per Falvaterra per circa 12 km. Da sud: percorrere verso nord la A1 uscire al casello di Ceprano, proseguire verso Falvaterra per circa 12 Km. Da Napoli 136 km 1 ora e 36 min. Da Roma 119 Km. 1ora e 23 min.

LE ORIGINI Pastena, delizioso paese della provincia di Frosinone, si erge pittorescamente su una collina, a 318 metri sul livello del mare tra due pianure che in tempi antichi si presume fossero laghi. Il nome “Pastena” pare che derivi dal latino “pastinatum”( terreno smosso dalla zappa e quindi, terreno agricolo) o da “pastinum” indicante una marra (utensile agricolo che equivale ad una grossa zappa). LO STEMMA Lo stemma comunale raffigura due chiavi decussate, con gli ingegni all’insù ed esterni una d’oro e una d’argento, gli anelli trifogliati uniti da un cordoncino d’oro ornato all’ingiù da un fiocco. Tra le due chiavi è posta una croce d’argento, il tutto è disposto su uno sfondo azzurro. LA STORIA Le origini della popolazione Pastenese sono senza dubbio Volsche, anche se a tal riguardo non abbiamo nessuna testimonianza certa. Pastena per la sua importante ubicazione geografica, fu possedimento pontificio di Marittima e Campagna e del Regno delle due Sicilie; dopo l’unità d’Italia fu provincia di Terra di Lavoro. Nel secolo X il territorio di Pastena fu

compreso tra i possedimenti che formarono il Ducato di Fondi. Nel 1153 Pastena divenne contea di Riccardo dell’Aquila. Seguirono i Caetani nel secolo XIII, i Colonna nel XV secolo e, dal 1591 il paese divenne feudo dei baroni Patriarca. Nel XVIII secolo Pastena divenne possedimento dei marchesi Casali del Drago, appartenne al Regno delle due Sicilie fino al 1861, anno in cui fu annessa al Regno d’Italia.

Giardini di Pastena 112


LAZIO

PASTENA IL PERSONAGGIO - Ernesto Trani (9 settembre 1871 -20 gennaio 1947) Sindaco e Podestà di Pastena fu tra i primi a valorizzare le Grotte di Pastena. - Nino Manfredi propriamente Saturnino Manfredi ( 22 marzo 1921 – 4 giugno 2004) famoso attore, regista e sceneggiatore italiano, visse la sua infanzia a Pastena nella casa paterna, situata in P. zza Municipio. - Capitano Gregorio De Lellis (13 marzo 1894 – 29 aprile 1922) decorato con Medaglia d’argento al V.M. nelle guerra di Agilat el Mekmen anno 1917, Medaglia di bronzo al V.M. nella battaglia di Gargusa anno 1919, Medaglia d’oro al V.M. nella guerra Libica anno 1922. - Vincenzo Trani ( 19 maggio 1863 22 marzo 1931) Ispettore Generale di Pubblica Sicurezza, Questore di Roma e di Palermo, fu insignito nel 1905 del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia, gli fu conferita nel 1908 una Medaglia d’oro per i soccorsi prestati alle vittime del territorio di Messina, infine nel 1920 fu insignito del titolo di Commendatore d’Italia.

Museo della Civiltà Contadina e dell’Ulivo

LE CURIOSITÀ Le Grotte di Pastena: Aperte tutto l’anno, con orario continuato, vanno annoverate

tra le risorse naturali più suggestive e caratteristiche del Lazio, sia per la maestosità ed il mistero degli scenari, sia per l’estensione delle diramazioni. Il visitatore, nell’accedere all’ingresso delle Grotte, si trova di fronte un imponente inghiottitoio che si divide in due rami: uno attivo, per la presenza delle acque del Fosso Mastro, di una lunghezza pari a 2217m., attrezzato turisticamente per i primi 200 metri e percorribile interamente solo dagli speleologi; l’altro fossile, lungo 880 m., ricco di concrezioni stalattitiche e stalagmitiche, interamente visitabile.

Grotte

DA VISITARE - Il Museo della Civiltà Contadina e dell’Ulivo, sito in un antico frantoio al di sotto della Casa Comunale, rappresenta il legame con il passato del Nostro Paese con forti e radicate tradizioni agricole. Al suo interno sono esposti la macina e il torchio per la produzione dell’olio e molti attrezzi agricoli e domestici. - Il Centro storico di Pastena è circondato da una solida cinta muraria in pietra calcarea locale, lunga 650 m. e composta di quindici torri tonde e quadrate, presenta ancora oggi due porte d’accesso all’antico borg o, 113


CITTÀ DELLE CILIEGIE Porta Roma e Porta Napoli, che prendono il loro nome dalla loro posizione geografica. - Collegiata di Santa Maria Maggiore sita in P. zza Municipio, originariamente dedicata a Maria SS. Assunta in cielo, si chiamò S. Maria Maggiore dal 25 Maggio 1591 in seguito all’aggregazione di altre chiese parrocchiali soppresse. - Casa paterna di Nino Manfredi, ubicata in P .zza Municipio fu il luogo dove il famoso attore trascorse la sua infanzia, ora di proprietà comunale, completamente ristrutturata ospiterà in futuro un ricco archivio delle opere cinematografiche del Nostro e pubblicazioni scientifiche del fratello Medico prof. Dante Manfredi.

LA CUCINA

IN CAMPAGNA Sono presenti sul territorio Pastenese due fontanili dai quali sgorga tutto l’anno acqua freschissima: il Fontanile delle Cavatelle ed il Fontanile del Monte Calvilli, ambedue in passato sono stati usati dai Briganti e dai pastori presenti sul nostro territorio per l’approvvigionamento dell’acqua.

Torre dell’antica cinta muraria

I PRODOTTI TIPICI Ciambelle, ciambelle lievitate e cotte al forno a legna. Marzolina, formaggio tipicamente prodotto in primavera con latte di capra. Pigna, dolce tipico Pasquale, a lievitazione lenta cotto al forno a legna

Piatti tipici - Fettuccine alla ciociara, pasta fatta a mano con uova, acqua e farina di grano tenero, condita con ragù di carne e piselli. - Ciammotte alla Pastenese, lumache raccolte in campagna e cucinate al sugo con menta selvatica e peperoncino.

LE CILIEGIE La produzione di ciliegie nel territorio Pastenese è molto antica. Per quanto riguarda la commercializzazione il 9 maggio del 1936, con decreto Prefettizio venne istituita una fiera di merci e bestiami, da svolgersi la prima domenica di giugno. All’annuale fiera venne unita dal Comune una simpatica manifestazione folkloristica, che è oggi divenuta la famosa “Sagra delle ciliegie”. Durante la Sagra vengono distribuite le ciliegie e vi è la sfilata dei Carri allegorici, realizzati da contrade diverse, in competizione tra loro per la creazione del carro più bello.

Su ogni carro vi sono giovani e meno giovani, in costume tipico Ciociaro, che cantano e ballano.

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E V E N T I

- 30 Aprile: taglio del “ Maggio” e trasporto verso il Paese di Pastena - 1 Maggio: pulitura e innalzamento del “Maggio” - 3 Maggio S. Elena Patrona di Pastena : solenne processione e nel pomeriggio ascesa del “Maggio” - Prima domenica di giugno: Sagra delle ciliegie - 13 giugno: S. Antonio da Padova - Agosto Pastenese: durante tutto il mese serate musicali, manifestazioni enogastronomiche, giochi popolari - Festa di S. Sinforo M. Compatrono di Pastena: ultima domenica di settembre

IL DIALETTO Una tipica filastrocca, cantata in tempi ormai lontani, in onore del capodanno da un gruppo di persone che allegramente riempivano di canti le vie del paese è la seguente: Buininne e buonanne! Nu buon Capuranne! Na bona festa ranna! Nu buon principie d’anne!

Nui sam gli povr – povre Che menam da Casorie; Casorie e Messina Sam gli povr pellegrin! Pellegrin e pellegrinaggi: ‘ncopp’ a palazz ce sta na palummella d’succhere e d’cannella Ohi madama, dacce gliù sciusce Ananz ch’s’ammoscia; annanz ch’s’ secca ràcce quatt perasecch! Se ‘n tiè le perasecch, racc le meloccia; Se ‘n tiè le meloccia racc glù prusutt! Se n’ tiè glù curtieglie daccgl tutt tutt! Na bona festa ranna! Nu buon princip d’anne!

Sagra delle ciliegie

Un tipico proverbio Pastenese collega il 14 Settembre, giorno di Santa Croce, alla maturazione delle noci e recita: A Santa Croce ogni pertca va per noce 115

LAZIO

PASTENA Una volta premiato il carro più bello vengono distribuiti gratuitamente cestini di ciliegie a tutti i visitatori intervenuti, così che tutti possano deliziarsi con il gustoso frutto. Le varietà tipiche di ciliegie coltivate nel territorio Pastenese sono la Maggiolina o Burlat C1, varietà “tenerina”, di colore rosso scuro con succo colorato. Durone Nero II con drupe di colore rosso intenso, la polpa rossa, nocciolo medio piccolo. Il Durone nero III, con drupe di colore giallo e arrossata nella parte assolata, la polpa di color bianco.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

S. Angelo di Viterbo Viterbo

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Abitanti: 270 santangiolesi 230 rocchiggiani Altitudine: 280 m. s.l.m. Patrono: S. Michele A. - 29 setembre S. Paolo - 25 gennaio Informazioni: Ass. Turistica Pro-Loco S. Angelo Ass. Pro-Loco Roccalvecce www.roccalvecce.vt.it www.sagradelleciliegie.it

da nord: percorrere verso sud la A1 ed uscire al casello di Orvieto. Proseguire a sinistra e, dopo circa 4 km prendere a destra per Castiglione in Teverina, Graffignano, S.Angelo. da sud: percorrere verso nord la A1 ed uscire al casello di Attigliano. Proseguire a sinistra e dopo circa 2 km prendere a destra per Graffignano, S.Angelo. da Viterbo: 22 Km. verso nord, seguendo Strada Teverina per Celleno, Roccalvecce e S.Angelo. da Orvieto: 30 Km. verso sud da Roma: 100 Km. verso nord da Attigliano:18 Km. verso nord

LE ORIGINI Il nome Roccalvecce ha una etimologia ancora non definita con certezza. L’ipotesi più accreditata si ricollega alla denominazione Rocca del Veccio o Veccia, una specie di leguminosa presente in questo territorio, coltivata come foraggio. Intorno alla metà del 1700 fu costruita una chiesa in onore di S.Michele Arcangelo ed all’abitato limitrofo fu dato il nome di S.Angelo. LO STEMMA Lo stemma attuale è quello di Viterbo e viene descritto schematicamente in questo modo: 1) LEONE: antico stemma guelfo della città (sec. XI). 2) PALMA: emblema della città di Ferento, appropriatosi dai Viterbesi dopo la distruzione della medesima nel 1172. 3) ASTA: sormontata dall’aquila bicipite, donata alla città dall'Imperatore Federico I, Barbarossa, nel 1167. 4) BANDIERA DELLA CHIESA: croce bianca in campo rosso colle chiavi decussate. Donata alla città nel 1315 perché la desse al suo leone.

LA STORIA Le prime notizie del castello risalgono al 1199, anno in cui si narra che Rinaldo del Veccio fu ucciso nel corso della battaglia tra viterbesi e romani; difficile dire se si trattasse del feudatario di Roccalvecce. Ciò che è certo è che Roccalvecce fu nel Medioevo un sito importante ed ambito e che ricoprì questo ruolo almeno fino a tutto il XVII secolo. Nel 1579 i Baglioni divennero pro-

prietari di 5/6 di Roccalvecce, mentre la parte rimanente era posseduta dai Chigi per effetto del matrimonio di Battistina Gatti con Francesco Gatti di Siena. Nel 1642, i Baglioni vendettero la loro parte di Roccalvecce a Prospero Costaguti con il consenso del pontefice Urbano VIII, per 61.500 scudi; in questo stesso anno il popolo del Comune giurava fedeltà al nuovo proprietario del castello. Nel 1685 il rimanente territorio fu acquistato da Giovanni Giorgio Costaguti da

Roccalvecce, panorama

Via delle Ripe 116


Via delle campane

LAZIO

S. ANGELO DI VITERBO Lorenzo Chigi, fratello di Francesco. S.Angelo, invece, è stato fondato intorno al 1700 da alcuni pastori provenienti dalla vicina Umbria, dalle Marche e dagli Abruzzi, che hanno costruito le prime case servendosi dei resti di mura saracene ed etrusche, ancora oggi visibili nella zona. Le prime scuole pubbliche furono costruite nel 1930 e nello stesso anno fu inaugurata la pubblica illuminazione. Anche dal punto di vista amministrativa questo territorio ha subito varie vicissitudini. Fino al 1929 Roccalvecce rimane Comune autonomo, estendendo il proprio comprensorio fino a Sipicciano; ancora oggi esiste una iscrizione nella piazza principale di questo paese, che ricorda come il Comune di Roccalvecce lo avesse dotato di acqua potabile. Dopo di che S.Angelo e Roccalvecce furono annesse al Comune di Celleno fino al 1946. L’atto finale fu quello di accorpare il nostro territorio al Comune di Viterbo. Dal 1979, anno di istituzione delle Circoscrizioni Amministrative, S.Angelo e Roccalvecce costituiscono la X^ Circoscrizione della Città di Viterbo. Nel 1980 per celebrare la ciliegia santangiolese si inaugura la 1^ Sagra

Chiesa di S. Michele Arcangelo

delle Ciliegie, che ancora oggi si festeggia il primo fine settimana di giugno. Dal 2006 il Comune di Viterbo aderisce all’Associazione nazionale Città delle Ciliegie, delegando la X^ Circoscrizione a rappresentarlo nelle diverse iniziative organizzate dall’Associazione stessa. IL PERSONAGGIO Majocchi Domenico, medico, Roccalvecce 1849 – Bologna 1929. Insegnò dermosifilopatia all’Università di Bologna; eminente studioso delle malattie della pelle, ha lasciato notevoli studi inerenti alla sua specialità. LA CURIOSITÀ E' nota la devozione per la Madonna del Nespolo da parte dei Rocchigiani e Santangiolesi. La tradizione narra che nel 1428 apparve ad alcuni pastori sopra un nespolo una tegola con incisa la figura della Madonna con un bambino in braccio. Portarono questo oggetto nella loro abitazione, ma all’indomani non lo trovarono più e senza indugio tornarono nel luogo della scoperta ed effettivamente la ritrovarono proprio lì, sull’albero, come il giorno precedente. Si dice che la pregarono come meglio seppero e al tramonto la portarono di nuovo a casa. Ma anche

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CITTÀ DELLE CILIEGIE questa volta, nonostante le precauzioni prese l’immagine tornò sul nespolo. Episodio che poi si verificò per la terza volta. Decisero allora di costruire proprio in quel luogo una chiesa di culto e preghiera, e la tegola fu collocata in una nicchia sopra l’altare. Sul finire del 1800, fu la solerzia dell’Arcipprete Parroco di Roccalvecce, don Giovanni Sonni, che formò una Deputazione di cittadini per erigere un nuovo tempio alla Madonna. Iniziarono i lavori e con il concorso del popolo di S.Angelo e Roccalvecce, si realizzò il Santuario in cui tutti oggi ci si raccoglie in preghiera e si festeggia la Madonna del Nespolo l’8 settembre di ogni anno.

LA CUCINA

IN CAMPAGNA La X^ Circoscrizione del Comune di Viterbo è circondata dalla presenza di fontanili rurali, alcuni dei quali recentemente restaurati, per rinverdire le nostre tradizioni, anche attraverso feste nel periodo primaverile. E’ possibile effettuare bellissime escursioni nel meraviglioso saliscen-

Palazzo Costaguti

di naturale, che caratterizza questo territorio. La macchia mediterranea fa da cornice a tutto il nostro comprensorio. IL PRODOTTO TIPICO Maccheroni con le noci, dolce tipico natalizio

Piatti tipici - umbrichelli, pasta fresca di farina, acqua e sale con sugo piccante - pizza povera, con pomodoro, aglio, erbetta - acqua cotta, zuppa contadina con verdure, patate, baccalà e pane bruscato

LE CILIEGIE La produzione di ciliegie è preminente nella campagna santangiolese, che confina con il territorio del Comune di Celleno e Graffignano. Le varietà tipiche che da noi si riscontrano sono la Maggiolina, che matura intorno alla metà di maggio, con polpa rosso porpora e buccia tendente al nero, è ideale per confetture e crostate. Ravenna a gambo corto e a gambo lungo, che cominciano a maturare la prima settimana di giugno e la loro produzione si protrae fino alla metà del mese. Entrambe rientrano nella famiglia delle “durone”, ma senza dubbio la regina è la Ravenna a gambo corto, fiore all’occhiello della 118

Via delle scuole


S. ANGELO DI VITERBO

E V E N T I

LAZIO

produzione santangiolese. Esistono altre varietà, ma meno importanti dal punto di vista della produzione, tra le quali ricordiamo la Bella di Pistoia e le cosiddette “Poro (Povero) Titta”. La Sagra delle Ciliegie ha senza dubbio contribuito al rilancio ed ad un maggiore interesse verso la ciliegicoltura. Nell’ambito dei festeggiamenti da ricordare la sfilata di carri allegorici, la distribuzione di una maxi torta a forma di cuore a base di ciliegie, che prende appunto il nome di “Ciliegia nel Cuore” e la passeggiata nelle nostre campagne, denominata “Marcialonga delle Cerase”.

Palazzo Costaguti e Chiesa di S. Paolo

- 3° sabato di aprile: festa di primavera - 1° fine settimana di giugno: sagra delle Ciliegie - 1^ domenica di giugno: marcialonga delle cerase. - dal 15 giugno al 21 settembre: estate santangiolese - dal 15 luglio al 10 settembre: estate rocchiggiana - 8 settembre: celebrazione della S.S. Madonna del Nespolo - 29 settembre: celebrazione S. Michele Arcangelo - 26 dicembre: presepe vivente

IL DIALETTO La tradizione rocchigiana e santangiolese vuole che siano attribuiti originali soprannomi a propri cittadini. Alcuni sono particolarmente curiosi e riguardano sia il passato che il presente: Pettiere, Bombetta, Brutto de Gallese, Rozzetta, Raspi, Minelli, Pallino, Mecocci, Navarro, Pirino,

Lallo, Pennello, Cupini, Barbabietola, Tubetto, Mazzafionca e molti altri. Tra le varie filastrocche, che si possono ricordare, ce ne una che mette in luce un po’ i “difetti” dei tre paesi “cerasicoli” viterbesi: Alla Rocca meno ce tocca, a Celleno ce tocca de’ meno e a S.Angelo tutti piagnono.

Campagna dell’alta Tuscia 119


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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ABRUZZO Giuliano Teatino

CHIETI L’AQUILA

Raiano

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Giuliano Teatino Abitanti: 1330 giulianesi Altitudine: 289 m. s.l.m. Patrono: San Cataldo - 10 maggio Informazioni: Comune - P.zza Don Ferdinando Cocco tel. 0871.718251/61 fax 0871.710583 www.comune.giulianoteatino.ch.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Chieti

Autostrada A14, uscita Pescara SudFrancavilla, direzione Tollo, dopo 6 km direzione Giuliano Teatino, dopo 9 km si arriva al centro del paese

LE ORIGINI Su una splendida collina, a metà distanza tra la Maiella e l’Adriatico, tra i torrenti Venna e Dedalo, affluenti del Foro, sorge questo piccolo borgo di origini medioevali. Le prime notizie sulla sua esistenza risalgono infatti all’anno 1320 quando si chiamava Tullianum; successivamente prese il nome di Julianum, indottovi forse, secondo l’Antinori, dalla pronuncia dialettale dei cittadini. Dal Medio Evo fino al 1802 Giuliano passò da Feudo e da Signore in Signore cambiando diverse volte nome, forse per errori di trascrizione, fino all’attuale denominazione. LO STEMMA D’oro, alle tre torri, di rosso, chiuse a mattonate di nero, merlate alla guelfa di tre, la centrale più alta e più larga, fondate sulla pianura erbosa di verde. LA STORIA 1173 Guglielmo II il Buono (1166-1189) ereditò Giuliano che apparteneva a Giordano di Rivello (era un feudo che dava, per le spedizioni in Terra Santa, fino a sei soldati e dodici serventi insieme ad Ari). 1279 Re Carlo d'Angiò (1266-1285) donò Giuliano a Bertrando di Poget. 1406 Durante il regno Latislao, di Carlo III di Durazzo (1400-1414) e poi sotto il regno della sorella Giovanna II D'Angiò-Durazzo (1414-

1435) Giuliano si ritrova in mano a Francesco De Riccardi di Ortona a Mare. 1421 Braccio da Montone portato ad armi contro la Regina Giovanna, conquista i castelli che passano sotto Casa Orsini. 1425 Bartolomeo de Riccardis, figlio di Francesco De Riccardi, rivendica le terre perché facevano parte del suo patrimonio, Regina Giovanna ne riconobbe il diritto e in data 2 giugno ne ordinò la restituzione. 1440 Giuliano si ritrova sotto la

Carro delle ciliegie

Carro di S. Antonio 122


LE CURIOSITÀ Catastrofe a Giuliano Teatino il 18 marzo 1843. Gran parte del caseggiato del centro antico fu ingoiato dalla terra quasi interamente. Il terreno della parte orientale si era abbassato di 200 metri per una lunghezza di 600 metri, i due terzi delle case scomparvero, non perirono né uomini né bestie. DA VISITARE - La Chiesa della Madonna della Neve sorge nell’omo-

Chiesa Madonna della Neve

ABRUZZO

GIULIANO TEATINO Contea di Manoppello della quale aveva Signoria Casa Orsini. 1454 Morto Giovanni Orsini (1453) il Re Alfonso D'Aragona concesse il feudo al figlio di lui Giacomoantonio, poi però essendo i fratelli OrsiniCola e Orso schierati contro la Casa Aragonese fu incorporato nel patrimonio della Regia Corte. 1507 L'otto marzo la Contea di Manoppello venne donata dal Re Ferdinando II il Cattolico (15051516) a Bartolomeo di Alviano, e, costui per ricompensare Giovanni di Leono (per alcuni servizi che gli aveva prestato) gli concesse Giuliano ed un assegno di trecento ducati annui. 1541 Era signore di Giuliano un tal Camillo Caracciolo. 1550 Con provvedimento del Regio Consiglio, Giuliano fu acquistato per la somma di settemila ducati, dal Magnifico Francesco di Palma. 1586 Il paese di Giuliano era posseduto da Giovanni di Palma che portava il titolo di Barone di Giuliano. 1669 Un altro Giovanni di Palma aveva il Feudo di Giuliano. 1802 Giuliano apparteneva al Duca Celaia di Canosa Sannita.

Antico Calvario

nima via. La sua costruzione si fa risalire ai primi anni del 900. Vi si conserva una statua in pietra della Madonna, opera di “scultura popolare” del 13° secolo. Recentemente è stata ristrutturata ed abbellita con stucchi: sulla sua facciata è stato installato un bell’orologio. - La Chiesa della Madonna della Confraternita sorge nell’omonima contrada. Fu edificata sotto la dominazione francese: è una gran bella Chiesa ad una navata, ricca di stucchi e dipinti che rappresentano scene dell’Antico Testamento. Pregevole è l’affresco posto dietro l’Altare maggiore: un bellissimo medaglione che rappresenta l’episodio biblico Giuditta ed Oloferno”. I primi documenti rinvenuti risalgono al 1689. - La Chiesa di San Giovanni Battista, era strutturata in due livelli: ora rimangono solo alcuni resti dell’abside, visibili in via Valera (oggi via Roma), nel “centro storico”. L’epoca di fondazione ed installazione del legato risale al 14 giugno 1669. - La Cappella di San Rocco era situata nel “centro storico”, in quel locale che, dopo la frana, era stata la sede del Municipio. Sulla facciata c’è una lapide per onorare la memoria dei Caduti del Conflitto Mondiale del 1915-18 e un’altra a ricordo delle sanzioni economiche imposte all’Italia durante la guerra per la conquista dell’Etiopia. Il 1° maggio 1995, la statua di San Rocco, solennemente accompagnata da tutta la popolazione giulianese, fu trasferita nell’omonima contrada dove fu accolta in una decorosa “Cappella” ed esposta alla venerazione dei fedeli. - La Chiesa della Madonna del Carmine, sorgeva laddove la strada – che nasce dal vecchio centro abitato –

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CITTÀ DELLE CILIEGIE incrocia quella provinciale che, dall’innesto, porta ad Ari, Orsogna, Guardiagrele… Ogni anno il 16 luglio, tutta la popolazione si ritrovava nella piccola chiesetta per festeggiare la Madonna del Carmine. Dopo il secondo conflitto mondiale, di detta chiesa restava solamente un rudere: perciò, nel ricostruire la “Chiesa Parrocchiale” – già dedicata a “Maria Assunta” – da allora fu detta: di “Maria Assunta e del Carmine”.

LA CUCINA

IN CAMPAGNA Il territorio di Giuliano Teatino si estende per quasi 10 Kmq., confinando con i comuni di Miglianico, Tollo, Ari e Canosa Sannita, in un contesto geografico tipico delle zone collinari abruzzesi. Giuliano Teatino deve la sua fama e la sua principale fonte di reddito alla produzione che ruota intorno alle ciliegie e alle tante

manifestazioni che le rendono omaggio. Da sempre, la risorsa economica più importante del paese è stata l’attività agricola che ha consentito il nascere e permanere di aziende agricole del settore vinicolo, oleario e delle confetture. Giuliano Teatino è inserita in una delle zone più rinomate dell’Abruzzo per la produzione di vino e per la piantagione delle ciliegie delle quali a primavera si notano da lontano i candidi fiori che ornano l'intero territorio rurale. Grande importanza riceve la sagra delle ciliegie che si svolge annualmente all’inizio dell’estate e che costituisce un richiamo per il turismo non solo locale che apprezza così il naturale connubio tra la campagna, il tempo libero ed il folklore. Accanto all’attività agricola vi è anche una significativa presenza di piccole aziende artigianali nel settore delle confezioni che utilizzano manodopera locale.

Piatti Tipici - Sagne e ceci: 500 g di farina, 1 uovo, un pizzico di sale, 200 g di ceci, pancetta a dadini. - Pizz’ e fuje: verdure di campo miste, farina di mais, acqua, sale. - Pallotte cace e ove: 8 uova, 500 g formaggio grattugiato (pecorino e di mucca), prezzemolo, sale, olio, ragù. - Virrajne: farina, sale, acqua, foglie di borragine. - Pizza scimje: farina, bicchiere olio di oliva, sale, acqua, olio. - Pizza post: 1 kg farina, acqua q.b., sale, 1 cubetto di lievito di birra

LE CILIEGIE Il ciliegio proviene da tenitori compresi fra il mar Caspio e il Mar Nero e da quelli situati a sud di questi mari. Da tali luoghi il ciliegio è giunto fino in Europa. La coltura prese piede probabilmente nell’Asia Minore e in seguito si diffuse in Grecia, è accertato che il ciliegio fosse coltivato in Egitto tra il VI e II secolo a.C. Il delizioso frutto è citato per la prima volta da Teofrasto , poi dal greco Ateneo e dai latini Marrone, Properzio, Ovidio e Plinio. Non si sa con certezza quando sia cominciata la coltivazione del ciliegio a Giuliano Teatino, risorsa da affiancare alle coltivazioni tradizionali come l’olivicoltura e la viticoltura. In particolare durante gli anni ’50 gli introiti ricavati dalla vendita delle ciliegie erano visti dai concittadini come una “manna dal cielo”. Solo negli ultimi decenni c’è stato un vero e proprio salto di qualità, segnato dal pas-

saggio ad una coltura specializzata, caratterizzata dalla messa a dimora di ciliegi con fitti impianti. Nelle campagne di Giuliano Teatino, favorite da un microclima particolare e adattissimo alla coltivazione del frutto, le principali varietà di ciliegie che si coltivano sono le seguenti: Durone

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Miracolo del Giglio


EVENTI

ABRUZZO

GIULIANO TEATINO Rosato, tipica ciliegia di Giuliano Teatino; Bigarreau Moreau, tipica varietà di ciliegia francese, molto importante a Giuliano Teatino, precoce nella maturazione; Bigarreau Burlat, possiede le medesime caratteristiche del “Bigarreau Moreau”; Durone 1 e 2, varietà tardiva della maturazione, originaria della zona di Modena; Ferrovia, di maturazione intermedia , tipica della Puglia; Van, varietà di origine canadese, caratterizzata da un frutto molto grande; Isabella, di maturazione intermedia, frutto italiano; Giorgia, anch’essa di origine italiana, tipica per l’alta produttività; New Star, varietà ricavata dalla combinazione di ciliegie italiane e canadesi di maturazione intermedia; Adriana, ciliegia di probabile provenienza veneta, si distingue per

Antico pozzo di S. Rocco

la sua polpa consistente e per la grande distribuzione nei mercati; Celeste di origine canadese, di grossa pezzatura.

- 1° Maggio. Festa di San Rocco - Prima domenica di Giugno: sagra delle ciliegie - Prima domenica di Giugno: premio naz.le estemporanea “la collina dei ciliegi” - Prima domenica di giugno: fiaccolata della pace - Terza domenica di luglio: festa del vino - 4 Agosto: festa di Sant’Emidio - 5 Agosto: festa della Madonna della neve - 18 Agosto: festa di San Cataldo - 19 Agosto: festa di Sant’Antonio con rievocazione del miracolo del Giglio - 8 Dicembre: festa e pranzo con gli anziani e i neo-maggiorenni - 26 Dicembre: concerto natalizio - Miracolo del Giglio & Carro di S. Antonio

IL DIALETTO La storia bella di Lidia Pronio Lallallà ... lallallà ... lallarallà ... 'sta storia bbella •.. singulare, ve la tinghe prubbet'arcundà!.. 'nghi la misate 'n saccocce, belle belle, felice e cundende, l'avtra sera, mi n'arijieve a la casa me: ma, a la ruelle, so 'ncundrate Micchele, In fijie di "mezzacocce", che, tire e molle ••. molle e tire, m'ha trascinete dendr' a la puteca de za' Rosa, la frastire di mmonde ••. Simpatiche è za' Rosa e sola essa te' lu vine bbone: e dàijie a bbeve ••• e ridàijie a candà •.. E Pasquale, 'mbrijiache e cundende, 'gne lu foche rosee 'n faccia, nghi la ddu bbotte, a nu pizze, a sunà!

LaUaUà ••. lallallà ••• laDarallà ..• 'sta storia bbella, tutta quanda, ve la tinghe prubbet' arcundà! Chi bbella serata ... e che mèijia nuttata: alme e core mi so' 'rdicriateL .• 'mbè, cnma fu e cuma nin fu, a nu certe mumende mi so' 'rtrùuate dendre a nu lette addurose: e... tire e molle .•• moDe e tire, abbirrutate 'mmezz' a li Iinzole belI 'azziccate 'nghi In "paradise" !... Ma, DÌ era ... nì era la "dolce amata Sabbittella me" !... Fore la porte mi stateijia 'spittà Sabbittelle, tutta 'ndiàulata : h· l ti ' , e, ng l u rtore romane .... 'tz" " , bb"·' , a.... gne na pazze m a IJle a mena ... lallallà ••• laUallà .•. lallaraIlà .•. 'gna ijiè a finì 'sta storia bbella la putete bene 'mmaginà!. .. Tutt' ammustate, senza quatrine e SabbittelJ' gnè nu can'arraijate ... Quanda pacijnze ci vo' pi' campà

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Raiano L’Aquila

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Abitanti: 2.830 raianesi Altitudine: 380 m. s.l.m. Patrono: San Venanzio - 18 maggio Informazioni: Comune - P.zza S. Onofrio tel. 0864.721691 Fax 0864.726133 www.comuneraiano.com

da nord e da sud: A14 (Adriatica) uscita direzione Roma all’altezza di Pescara, proseguire lungo la A25 fino all’uscita Paratola Peligna; svoltare a destra in direzione Raiano che dista 4 km. da ovest (Roma): attraverso la A24 e poi la A25 fino all’uscita Pratola Peligna; svoltare a destra e percorrere circa 4 km in direzione Raiano. da Roma: 120 Km verso est da Pescara: 50 Km verso ovest da L’Aquila: 50 Km verso sud

LE ORIGINI La più antica attestazione del nome di Raiano risale all’anno 872. Nel Catalogus baronum (anni 1150-1168) si ha la forma Raianum, ma la grafìa subì non poche oscillazioni nel corso dei secoli. Comunemente si suol ripetere che il nome Raiano derivi da Ara Iani, Ara di Giano. Però si suppone che inizialmente il paese si chiamasse Rhodianum, dal verbo rodere per via della corrosione che l’Aterno esercita nella zona. Un’altra gustosa etimologia chiama in causa il verbo, radere perché all’epoca di Corfinium, Raiano era un pagus o vicus di questa città, e qui avevano dimora i barbitonsori. LO STEMMA Lo stemma comunale raffigura un leone rampante sotto una quercia con una banda orizzontale con le sigle sovrapposte V.D.R., il tutto racchiuso in uno scudo su fondo azzurro. LA STORIA Le origini del primo nucleo abitato risalgono al IX secolo, ma ricche testimonianze documentano la presenza di insediamenti umani nelle zone circostanti in epoca romana e preromana. Dell’Eneolitico sono le industrie litiche rinvenute presso il lago La Quaglia mentre al Neolitico appartengono i reperti rinvenuti sul Colle “La

Civita”. La cronologia delle date più significative per Raiano si sviluppa lungo il seguente itinerario storico. 872: sorge Castrum Radiani, sulla cima del “Castellone”. 1047: Raiano appartiene ai castelli confermati dall’imperatore Enrico III quali possesso dell’Abbazia di San Giovanni in Venere. 1162: Roberto di Bassavilla, già

Panorama

Chiesa di Santa Maria Maggiore 126


Eremo di San Venanzio

ABRUZZO

RAIANO padrone di Raiano, viene dichiarato ribelle e sostituito da Gilberto, conte di Gravina. 1294: transita il corteo di Pietro da Morrone che si reca a L’Aquila per essere incoronato papa col nome di Celestino V. 1308: saccheggi e uccissioni, da parte di Raimondo di Sangro, ai danni della popolazione. 1337: Gemma Sansonesco porta in dote il paese a un Cantelmo. 1495: durante i sovvertimenti dovuti alla presenza di Carlo VIII in Italia, gli Aquilani occupano il paese ma, dopo varie vicissitudini Raiano torna ai Cantelmo. 1610: il feudo, in possesso di Andreana di Sangro, viene venduto al capitano Domenico Antonio de Sanctis e successivamente espropriato a favore dei Melucci. 1706: Raiano subisce i danni del catastrofico terremoto che interessa tutta la Valle Peligna. 1715: dai Melucci, il feudo, passa ai Recupito che furono gli ultimi feudatari del paese. 1848: inizia la ricostruzione della chiesa Parrocchiale che costituisce anche lo sviluppo del paese fuori dalle mura. 1900: il fenomeno dell’emigrazione, che prosegue fino al primo dopoguerra, condiziona l’incremento edilizio. 1977: viene stilato il primo Piano Regolatore e la sua prima variante negli anni ‘80. 1998: viene istituita la Riserva Naturale Guidata “Gole di San Venanzio”.

Fontana Piazza

IL PERSONAGGIO Umberto Postiglione (1893-1924) Il poeta dialettale, dopo aver fatto i suoi studi in regione e a Roma, parte a dicissette anni per le Americhe. Questo periodo vissuto lontano dalla patria è decisivo per la sua formazione ma soprattutto il vivere tra i compatrioti rappresenta un’esperienza umana che resterà fondamentale nella sua breve esistenza. Da questa vocazione e dall’amore per la sua terra nasce il manuale regionale dal titolo: La terra d’Abruzzo e la sua gente, pubblicato postumo nel 1925. LE CURIOSITÀ Il filosofo Benedetto Croce (1866-1952) per molti anni scelse come meta delle sue vacanze Raiano. La sua, però, non fu una scelta casuale; infatti, qui viveva una sua cugina, Teresa Rossi Petroni, molto cara al Croce tanto da rilevarle confessioni sincere in diverse occasioni. DA VISITARE Raiano si estende nell’estrema parte occidentale della Valle Peligna fino alle Gole di San Venanzio. È piacevole passeggiare per il paese alla ricerca di particolari architettonici o più semplicemente immergersi in caratteristiche atmosfere. La piazza principale, intotolata al poeta Umberto Postiglione, ospita la parrocchiale di Santa Maria Maggiore. La chiesa, innalzata intorno al 1848, è in realtà il risultato di una ricostruzione resasi necessaria per poter accogliere una popolazione sempre

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

LA CUCINA

più numerosa. Su piazza De Michele, quasi una continuazione di piazza Postiglione, si affaccia il neorinascimentale Palazzo omonimo, posto sullo sfondo della monumentale fontana di San Giorgio che uccide il drago, realizzata agli inizi del Novecento. Altra architettura caratteristica di piazza Postiglione è la Torre dell’Orologio probabilmente il bastione della scomparsa Porta d’ingresso al centro storico, oggi quartiere Sant’Antonio. Passeggiando per i vicoli di “Raiano vecchio” si scoprono splendidi palazzi nobiliari, piccole chiese, ricchi portali e suggestivi scorci. Gli edifici più interessanti e meglio conservati dell’antico borgo sono il settecentesco Palazzo Muzi, il monumentale Palazzo Lepore, la chiesa di Sant’Antonio Abate, Palazzo Graziani, Palazzo Fantasia, che ospita uno storico frantoio, Palazzo Sagaria Rossi e la chiesetta dedicata a San Giovanni. Lungo il “viale dei pini” sorge la chiesa della Madonna delle Grazie, l’origine medievale del piccolo edificio è confermata da una bolla di Lucio III datata 1183. Proseguendo per via Madonna delle Grazie si arriva al piazzale Sant’Onofrio dove, nel XVII secolo, i “Minori Riformati” edificarono il convento degli Zoccolanti unitamente alla chiesa di Sant’Onofrio. Il convento, a lungo adibito a scuola elementare, è oggi sede degli uffici del Comune e nel chiostro interno è possibile ammirare un ciclo di affreschi raffiguranti la vita di San Francesco.

Sulla via Tiburtina, che collega il paese alla vicina Corfinio, si giunge all’altro monastero seicentesco, il convento dei Cappuccini con annessa chiesa di Sant’Andrea: al suo interno interessanti sono l’altare maggiore in noce completato dal pregevole ciborio a forma di tempietto, la Pala centrale e le tele laterali. In mezzo alla natura, invece, non lontano dal centro abitato, si trovano i monumenti simbolo della ricchezza storica di Raiano: i resti del Canale Corfinio, l’acquedotto romano; l’antica chiesa della Madonna de Contra che sorge sulla sponda sinistra del fiume Aterno e all’interno delle Gole di San Venanzio, scavate dal fiume Aterno, a cavallo delle vertiginose pareti rocciose che cadono a strapiombo sul fiume sorge l’eremo di San Venanzio. Al suo interno si conserva un Compianto cinquecentesco in terracotta policroma; mentre dalla loggia sospesa sul fiume si accede alla Scala Santa, dove è visibile l’impronta del corpo di San Venanzio impressa nella pietra, luogo di devozione e di rituali litoterapici. IN CAMPAGNA Vista dall’alto, la campagna di Raiano si presenta come un’interminabile connessione di “campi aperti”, senza delimitazione di proprietà. La fertilità del territorio è dovuta all’abbondanza delle acque, al Canale Corfinio vanno aggiunte le numerose altre sorgenti, i fontanili e gli abbeveratoi che seguono il percorso dell’antico Tratturo.

Piatti Tipici - Chitarra con sugo di agnello, spaghetti all’uovo lavorati con lo strumento tradizionale detto “chitarra” - Taccuzzelle e fagioli, pasta acqua e farina condita con sugo di fagioli - verdure ripassate, verdure lesse ripassate in padella con olio, aglio e peperoncino

LE CILIEGIE La coltivazione del ciliegio ha da sempre avuto un ampio sviluppo nel territorio di Raiano. Essendo il primo frutto che matura dopo i rigidi inverni, nella civiltà contadina di Raiano se ne producevano in grande quantità; tutte le famiglie avevano le loro piante e, 0

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Circonvallazione


EVENTI

ABRUZZO

RAIANO all’inizio del secolo passato, il raccolto veniva venduto nella Piazza del paese, in un grande e unico mercato. Questa usanza ha dato origine alla “Maggiolata” divenuta nel corso degli anni Sagra delle Ciliegie. Le cultivar prodotte erano esclusivamente di due tipi: i cosiddetti "Raffajëueje", ciliegia molle ma indicata per la lavorazione, visto il suo alto contenuto zuccherino; e la famosa "Cerascia a Spirete" che invece era un durone, dall’aspetto più grande e allettante, con le caratteristiche della frutta da tavola. Questo fino alla fine degli anni Settanta; con l’arrivo delle fabbriche, i contadini a tempo pieno divennero molto meno e, con la richiesta di mercato sempre più esigente, si introdussero altre specie non autoctone, dall’aspetto sicuramente più invitante che sostituirono pian piano le produzioni precedenti. Da qualche anno il Comune di Raiano, in collaborazione con la Riserva Naturale Gole di San Venanzio, ha

Fiume Aterno

reintrodotto alcune varietà che meglio si adattano a questi tipi di terreni e climi: il durone di Vignola, la Ferrovia, la Bigarreau Moreau e la Giorgia. I PRODOTTI TIPICI Duroni sotto spirito, ciliegie in barattolo con alcool, grappa o rhum.

- 17 gennaio: Sant’Antonio - 18 maggio: San Venanzio - 2º domenica di giugno: Sagra delle Ciliegie - 24 giugno: San Giovanni - agosto: Impressioni d’estate - 21 agosto: Madonna de Contra - novembre: FrantOlio

IL DIALETTO Ruscegneule che chénte pe’ sa fratte famme ne’ piaceire, statte zitte. Na frenescie mmente tu me mitte, aje paure che me fì scì matte. Ma se na’ grazia rossa me vu’ fa, fatte je nèite dentr’a je core meje; St’alma mèje la dienghe speusa a téje, i campèime auscì: sempr’à cantà. Umberto Postiglione

Torre dell’orologio

Chiostro degli Zoccolanti

I GEMELLAGGI Sono in itinere due gemellaggi: uno con la città di Kerteminde in Danimarca, dove si svolge la Festa delle Ciliegie da tre anni; l’altro con la città di Famek in Francia, dove è presente una comunità di raianesi che ha esportato alcune delle tradizioni legate alla ciliegia. 129


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Bonnanaro

Siano

Lanusei

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SUD E ISOLE

Bracigliano Casamassima Conversano

Castel S. Giorgio

Turi

Giuliano s.r.l.

Montagnareale

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

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SARDEGNA SASSARI

Bonnanaro

Lanusei

OGLIASTRA

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Bonnanaro COME RAGGIUNGERCI

Sassari

Abitanti: 1200 bonnanaresi INFORMAZIONI

Altitudine: 405 m. s.l.m. Patrono: San Giorgio - 23 aprile Informazioni: Pro Loco - Piazza della Regione Tel. 079.845454 www.bonnanaro.ss.it www.comunas.it/bonnanaro Municipio: Via Garibaldi, 6 Tel. 079.845003 - 845008

Dall’aeroporto Alghero-Fertilia: percorrere la Strada Statale in direzione Sassari, proseguire in direzione Cagliari per imboccare la Statale 131, da percorrere sino allo svincolo per Bonnanaro. Dall’aeroporto Olbia-Costa Smeralda e dal porto di Olbia: percorrere la Strada Statale OlbiaSassari fino a Chilivani, poi in direzione Cagliari fino alla intersezione con la S.S. 131 . Da Porto Torres: percorrere la Statale 131 in direzione Cagliari fino allo svincolo per Bonnanaro. Da Cagliari: percorrere la Statale 131 fino alllo svincolo per Torralba e proseguire per Bonnanaro. Da Sassari: 35 km. verso sud. Da Cagliari: 180 km. verso nord Da Olbia: 65 Km. verso sud-ovest

LE ORIGINI I primi insediamenti umani nella località risalgono alla prima Età del Bronzo (1800 – 1600 A.C.). L’etimo di Bonnanaro è riferibile alla radice “gonno”, diffusa in Sardegna, di probabile derivazione greca (goinos=collina), ed al suffisso “-annor/ennor” (probabilm. luoghi abitati-nuraghi), anch’esso abbastanza diffuso, comune a parlate prelatine di area mediterranea. LO STEMMA Inizialmente legato alla Corona d'Aragona, stava a rappresentare la Reconquista spagnola contro i Mori, è composto dalla croce di San Giorgio; le quattro teste mozzate rappresentavano quattro importanti vittorie conseguite dai catalano-aragonesi a Saragozza, Valencia, Murcia e le Baleari. Successivamente divenne il simbolo del Regnum Sardiniae et Corsicae. Da notare che il simbolo dei sardi che combattevano contro l'invasione catalano-aragonese era l'Albero sradicato della bandiera Arborense. I sardi combatterono un esercito straniero che portava uno stemma che paradossalmente in futuro diventerà loro. Nei moti nel 1794 Giovanni Maria Angioy e i suoi sostenitori non lo utilizzarono come stemma della loro lotta antifeudale e indipendentista perché allora rappresentava il loro nemico, il Regno di Sardegna dei Savoia, e non dei sardi. LA STORIA Bonnanaro è il paese eponimo della civiltà del Bronzo Antico in Sardegna: Nella necropoli preistorica di Corona Moltana, situata nelle vicinanze del paese, vi sono sei o

sette ipogei di tipo semplice (domus de janas), entro cui si trovarono ossa, stoviglie e due pezzi di un anello di bronzo. I vasi costituirono il primo nucleo omogeneo di corredo funerario caratterizzante la prima Età del Bronzo in

Panorama

Ciliegieto 134


Fontana di cantaru

SARDEGNA

BONNANARO Sardegna. Essi divennero un utile elemento di confronto per lo studio dei materiali provenienti dagli scavi condotti nelle necropoli algheresi. Per questo motivo il sito di Corona Moltana venne considerato di grande importanza per l’archeologia sarda. Così il Bronzo Antico assunse in Sardegna il nome di Cultura di Bonnanaro (1800-1300 A.C.), fase storica immediatamente antecedente l’età dei nuraghi. Scodelle, scodellini, tazze, vasi tripodi costituiscono l’insieme più frequente, come mostrano chiaramente i reperti della domus di Corona Moltana, ma compaiono anche forme più insolite, come i vasetti a calamaio e i grandi vasi a collo. Una delle forme più diffuse è quella del vaso tripode, cioè del ciotolone che all’incontro del fondo con la parete presenta dei piedi di forma trapezoidale. Mancano invece reperti in pietra, mentre si conoscono una decina di pugnali attribuiti alla Cultura Bonnanaro. La frequentazione del territorio in epoca romana è testimoniata da numerosi reperti presenti in superficie nelle vicinanze di sepolture e di “ mansio”, segnalati in diverse località del territorio attraversate dal tracciato della strada “a Karalibus-Turrem” . La secolare influenza bizantina è testimoniata dai santuari di chiara origine orientale sparsi nel territorio (S. Barbara, S. Basilio, S.Elia e Enoch, lo stesso patrono S. Giorgio). Le prime tracce documentali testimoniano l’esistenza in epoca medievale di un villaggio denominato “Gunanor” o “Bunanor”; nel territorio erano presenti altri villaggi di cui sono visibili le tracce archeologiche e la cui presenza è ulte-

Varietà “bonnanaro”

riormente attestata da documenti storici . La villa medievale, sorvegliata dal castello di Capula sul Monte Sant’Antonio (non più visibile), fu inglobata nei possedimenti dalla famiglia genovese dei Doria che la controllarono ancora per quasi un secolo anche dopo il crollo del Giudicato del Logudoro. Occupata dalle truppe del Giudicato di Arborea nel 1364, la villa di Bunanor passò definitivamente sotto i catalano-aragonesi dopo la fine del Giudicato d’Arborea nel 1420: seguì così le sorti del feudo del Mejlogu (Bonnanaro, Torralba, Borutta), al centro della regione storica del Logudoro, che fu assegnato come “incontrada” a partire dal 1445 . Il feudo sopravisse per quasi quattro secoli; sotto la dominazione spagnola divenne baronia, contea (1631) e marchesato (1635) e fu più volte sequestrato dal Fisco regio, passando ripetutamente di mano a varie famiglie nobili di origine catalano-aragonese. Nei moti antifeudali del 1796, guidati da Giovanni Maria Angioy, il paese aderì alla rivolta e distrusse palazzo feudale costruito dalla famiglia Carrillo nel ‘500. La fine del feudo (Marchesato di Valdecalzana) si data al 1840, quando fu definitivamente riscattato ed il paese iniziò a godere di una sostanziale autonomia all’interno della provincia di Alghero e poi di Sassari. IL PERSONAGGIO Francesco Carboni (17461817) Poeta e letterato gesuita, latinista, cattedratico di eloquenza e retorica a Genova, Torino, Imola, Bologna e Cagliari; membro della Accademia Italiana che lo considerò “fra i primi latinisti del secolo e tra i più emendati e tersi scrittori dell’età nostra”.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE pochi centri dell’Isola: è costituita da un coro a quattro voci “a Cuncordu” che accompagna sia le occasioni conviviali con i canti profani, sia le funzioni religiose con i canti sacri tradizionali. L’associazione “Tradizioni Popolari” partecipa alle manifestazioni folcloristiche (prima fra tutte la Cavalcata Sarda a fine Maggio a Sassari) e alle processioni con gli abiti della tradizione paesana, e si occupa di mantenere viva la tradizione del ballo sardo.

Vie del centro storico

LA CUCINA

LE CURIOSITÀ Nel paese è ancora viva la tradizione del canto tradizionale accompagnato dalla chitarra : come in altri centri del Logudoro, i “cantadores” si esibiscono sul palco e si alternano per ore; al termine della esibizione una giuria premia il “cantadore” migliore; la serata spesso continua nelle cantine del paese, in compagnia degli amici. Un’altra antica arte, a Bonnanaro detta “Filonzana”, ormai è patrimonio di

DA VISITARE Meritano una visita la parrocchiale di San Giorgio, l’oratorio di S. Croce, la fonte pubblica, i santuari campestri di S. Maria Iscalas e N. S. di Monte Arana, da cui si può godere il caratteristico panorama del Logudoro-Mejlogu, e le domus de janas di Corona Moltana. La campagna è caratterizzata da vari rilievi vulcanici e dai piccoli altopiani di M. Pelau e M. Santo, ed è agevolmente visitabile: si può percorrere una rete di sentieri segnalata a attrezzata per l’utilizzazione dal parte degli appassionati di trekking (a piedi, a cavallo o in bici), che costituisce una trama che permette di percorrere il Logudoro raggiungendo la Planargia (Bosa). Nel Mejlogu, i siti

Piatti tipici: “ pan’a fittas” (sformato di pane raffermo con brodo e legumi), ravioli con ripieno di ricotta, “ciccioneddos” (gnocchi al ragù di carne), “suppa ‘e fenuju” (pane “poddine” raffermo con brodo e finocchietti selvatici), “fae e laldhu” (fave bollite con lardo, salsiccia e finocchietti selvatici), i vari arrosti di porcetto, agnello e pecora, la pecora bollita, “sa cordha” e “su ziminu” (interiora di agnello e vitello arrosto), “su pane untinadu” (focaccia scaldata al fuoco insaporita con salsiccia e lardo), il formaggio fresco allo spiedo, la “fresa” (pane carasau), “su poddine” (spianata) e i dolci : “tiriccas” (pasta sottile ripiena di “saba”, un concentrato di mosto aromatizzato), “casadinas” (dolce ripieno di formaggio fresco); “seadas” (dolce fritto ripieno di formaggio e ricoperto di zucchero o miele), “papassinos” (dolce con mandorle, noci, uva passa, scorze di agrumi), “cotzulas de ‘elda” (focaccia dolce con uva passa, noci e strutto) e tanto altro.

LE CILIEGIE La varietà tipica del territorio è la “Bonnanaro” , acidula, di piccole dimensioni, tenerina, con polpa chiara e buccia rosso chiaro, molto produttiva, che matura a fine maggio. Dagli anni ottanta sono state introdotte varie altre cultivar sarde e non. Nel 1986 l’Amministrazione Comunale e la Pro Loco hanno voluto riproporre la Fiera delle Ciliegie, che è diventata cosi un appuntamento fisso nel panorama delle fiere in Sardegna, con la degustazione e la vendita delle ciliegie e tutta una serie di

manifestazioni enogastronomiche, esposizioni e mostre di artisti e artigiani locali, convegni, spettacoli musicali, folcloristici e sportivi, oltre al mercatino di contorno.

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Fiera delle ciliegie


SARDEGNA

BONNANARO turistici più importanti sono la Valle dei Nuraghi del Logudoro-Mejlogu, l’Abbazia romanico-pisana di S. Pietro di Sorres, l’autodromo Franco di Suni, oltre ai musei e alle mostre nei vari centri.

EVENTI

I PRODOTTI TIPICI In Sardegna Bonnanaro è conosciuto, oltre che per le ciliegie, anche per le cipolle, seppure le superfici coltivate con questo ortaggio non siano più come una volta, e per i vini (vermentino, moscato, torbato per i bianchi e rossi di Pascale, Monica,

La campagna

Cannonau). C’è una discreta produzione di olive, per lo più per il fabbisogno familiare.

- 5 gennaio : Sos tres Res: durante la notte dell’Epifania i cori tradizionali vanno di casa in casa. - 21 gennaio : Sant’Agnese: la festa delle ragazze - 28 gennaio: San Sebastiano: la festa dei pastori - Febbraio – Marzo: Carnevale con sfilate di carri allegorici, frittelle e vino. - Settimana Santa : processioni e sacre rappresentazioni, curate dalla Confraternita di Santa Croce col coro tradizionale, la rappresentazione della deposizione del Cristo dalla Croce (S’Iscravamentu), la cerimonia de S’Incontru il giorno di Pasqua. - 22-25 aprile: festa del patrono San Giorgio - 3 maggio: Invenzione della Santa Croce - 31 maggio: Santa Maria Iscalas : Festa campestre - Ultima settimana di maggio-primi di giugno: Fiera delle ciliegie - Giugno: Concorso di poesia “Giuseppe Raga” in sardo logudorese . - Estate Bonnanarese: Manifestazioni musicali, teatrali, proiezione di film in piazza, gare sportive, spettacoli folcloristici e degustazioni enogastronomiche in vari rioni (Cantende in sas carrelas organizzata dal Gruppo tradizioni popolari) - Luglio: Sagra della cipolla Bonnanarese - Luglio-agosto: Santa Barbara: festa organizzata dai giovani - 7-8 settembre: Beata Vergine delle Grazie di Monte Àrana - festa campestre - Dicembre: “Sa cariasa de oro”: manifestazione dedicata al canto tradizionale sardo-logudorese

IN CAMPAGNA L’età dei nuraghi non ha lasciato sul territorio le imponenti testimonianze archeologiche osservabili in altri comuni della Sardegna: i diciotto nuraghi individuati sono semidistrutti e difficilmente individuabili, seppure di grande importanza per l’archeologia. DIALETTO Lettera a Battista Mele da Pizzente Bocchinu (Porcheddu) in guerra in Africa (1942) Caru Battista in sa terra africana Appu intesu chi b’azzis pagu inu Pro palte tua Pizzente Bocchinu Nde buffat bolthas meda a mala gana. Fradile tou b’èst cun Pizzentinu Paren buffende dae perenne funtana. Dae mesu de carradellos, fiaschos e imbudos Ti mandant cordiales sos saludos

Chiesa di S. Croce

Caro Battista in terra africana ho sentito che lì avete poco vino. Al posto tuo qui “Pizzente Bocchinu” ne beve molte volte anche quando non ne ha voglia. C’è tuo cugino con “Pizzentinu” che sembra che bevano ad una perenne fontana. Tra botti, fiaschi e imbuti ti mandano cordiali saluti.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Lanusei Abitanti: 6010 lanuseini Altitudine: 600 m. s.l.m. Patrono: S.ta M. Maddalena - 22 luglio Informazioni: Pro Loco - Via Umberto, 30 Tel. 0782.40217 - 3405522689 prolocolanusei@tiscali.it www.comunedilanusei.it Coop. La Nuova Luna - Inf. Turistiche Tel. 0782.41051 - lanuovaluna@tiscali.it Municipio - Via Roma, 98 Tel. 0782.473154 comunedilanusei@tiscali.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Ogliastra

Dall’aeroporto di Elmas –Cagliari percorrendo la strada statale 125 direzione Arbatax Dall’aeroporto Olbia–Costa Smeralda percorrendo la strada statale 131 bis direzione Nuoro –dove ci si immette nella SS 389 e poi si prosegue sulla SS 198 fino a Lanusei. Dall’aeroporto di Alghero-Fertilia percorrere la Strada Statale in direzione Sassari, proseguire in direzione Cagliari fino all’altezza di Macomer e prendere Trasversale Sarda verso Nuoro dove ci si immette nella SS 389 e poi si prosegue sulla SS 198 fino a Lanusei. Dal porto di Arbatax si imbocca la SS 198 per circa 22 Km e si arriva a Lanusei. Da Olbia 180 Km verso Sud. Da Cagliari 120 Km verso Nord-Est. Da Sassari 210 Km verso Sud

LE ORIGINI Il nome Lanusei ha origini antichissime, deriva dal Latino Laneus in dialetto Lanusè. Il primo documento scritto che riporta con certezza il nome di Lanusei: “Lanusè de montibus Judicatus Ullastre” risale al 1316. Secondo lo storico Angelino Usai, le origini di Lanusei risalgono al secondo millennio avanti Cristo.

LO STEMMA Lo stemma comunale raffigura un grande ulivo in mezzo a due promontori rocciosi uscenti dal mare azzurro e in primo piano una collina con 5 pecore al pascolo, il tutto all’interno di uno scudo circondato da due rami uno di ulivo e uno di vite, sormontato dalla corona di Città turrita. In sintesi lo stemma rappresenta l’anfiteatro naturale su cui sorge Lanusei e che si affaccia al mare. LA STORIA Esistono testimonianze di un primo insediamento umano nella zona del Rio de Janas, oggi più noto come Rio Mesu Idda, fiume che attraversa il paese. Sono state ritrovate in tale luogo, ancora centralissimo nell’abitato dell’odierna Lanusei, diverse sepolture dei popoli prenuragici: le “domus de janas”. Numerosi ritrovamenti, riportati da numerosi studiosi, testimoniano come il sito ove sorge Lanusei oggi, fino alla

Panorama

piana del Bosco di Selene, fosse comunque densamente popolato. Risalgono al periodo nuragico anche alcuni altri importanti siti dedicati al culto, come ad esempio il pozzo sacro di Padenti, ormai perduto. La dimensione del villaggio nuragico di Selene testimonia del probabile esodo da Lanusei a detto sito, attorno al primo millennio A.C., probabilmente per la sua posizione strategica. A Lanusei sono stati rinvenuti reperti che dimostrano contatti con i Fenici, i Cartaginesi, con i Greci ed, ovviamente, la presenza di un insediamento Romano. All’Usai si deve anche lo schema della storia cronologica di Lanusei, riprodotto in una lapide posta sulla parete di un palazzotto storico prospiciente la Piazza Vittorio Emanuele, che, tra l’altro, riporta tra le tappe più importanti, le seguenti: - Lanusei ha origini dal II –I millennio A.C. con un primo insediamento umano nel rione Domus de Janas ; - X e VI secolo a.c. è sotto controllo Fenicio;

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Panorama con ponte Funtanedda

SARDEGNA

LANUSEI - VI-III secolo a.c. e Cartaginese; - III secolo a.c. V secolo d.c. è romanizzata; - II secolo d.c. è abitata dai Rubrensens ed è sede di guarnigione militare; - V secolo conosce i primi evangelizzatori cristiani; - 455-533 è dominata da vandali e goti; - VI –IX secolo appartiene a Bisanzio; - X-XIII secolo è compresa nel giudicato di Cagliari; - XI secolo è occupata dai Pisani e diventa sede di Curatoria; - XI-XV secolo è inclusa nella diocesi di Suelli; - XII secolo fa parte della Barbagia De Subra; - 1324 diventa aragonese e Feudo del Conte di Quirra; - 1497 con l’Unione dei Regni di Aragona e di Castiglia diventa Spagnola; - Nel 1654 conta 163 fuochi - 1713-1714 passa all’Austria ; - 1718 con il trattato di Londra è assegnata alla casa Savoia; - 1821-1859 è capoluogo di provincia con giurisdizione di 29 comuni - 1836 cessa di essere feudo del marchesato di Quirra; - 1838 diventa sede di tribunale collegiale; - 1848 è unita costituzionalmente al Piemonte; - 1849 Il Deputato Cristoforo Mameli, lanuseino di nascita, è il primo sardo nominato Ministro dell’Istruzione Pubblica nel Governo del Regno di Sardegna;

Fontana di Niususu

- 1874 L’ex Convento Francescano è trasformato in carcere Giudiziario - 1894 si inaugura la Ferrovia per Cagliari - 1927 cessa di essere capoluogo circondario e passa alla Provincia di Nuoro. Altre tappe importanti della storia recente di Lanusei, sono costituite da: - l’acquisto del titolo di Città, con decreto del Presidente Ciampi del 10 Dicembre 2002; - la creazione della Provincia dell’Ogliastra avvenuta nell’anno 2005, di cui Lanusei, insieme a Tortolì, diventa capoluogo. I PERSONAGGI - Cristoforo Mameli: lanuseino, Giurista, Senatore del Regno di Sardegna e del Regno d’Italia, Ministro della Pubblica Istruzione del Regno di Sardegna, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato , - Goffredo Mameli, anche l’autore dell’Inno Nazionale portava sangue Lanuseino nelle proprie vene; - Anselmo Contu avvocato, primo presidente del Consiglio Regionale della Sardegna che visse a Lanusei per oltre 25 anni; - Marcello Serra nato a Lanusei nel 1913, scrittore e giornalista di fama nazionale. - Angelino Usai – Scrittore nato a Lanusei nel 1906. Ufficiale di carriera, combattente e pluridecorato, arrivò al grado di generale e fu chiamato a dirigere per sette anni la polizia stradale della Sardegna, primo storiografo dell’Ogliastra. - Tonio Dei, lanuseino doc, autore di numerose commedie in lingua sarda; - Giuseppe Pilia Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, si deve a lui la nascita a Lanusei di un importante laboratorio di Ricerca sulla genetica legata all’invecchiamento dell’ uomo.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Ciliegi

LA CURIOSITA’ A Lanusei tra le anziane donne è ancora viva l’usanza dell’utilizzo del Costume tipico. Questo è costituito da 6 pezzi: Su colori (copricapo), Sa camisa (camicia), Su cossu (corpetto), Su gipponi (giacca), Sa Fardetta (gonna), S’antaleni (grembiule).

LA CUCINA

DA VISITARE Lanusei è storicamente meta di soggiorni climatici, nei suoi alberghi e presso l’ospitalità di privati, soprattutto in periodo estivo, per il suo clima temperato, ma anche per la sua centralità e vicinanza alle località balneari, alla montagna ed al lago Flumendosa. Il nucleo abitativo antico è diviso in piccoli rioni che ancora oggi mantengono il nome dialettale Niugiossu, Niususu, Mesuidda, Barigau, Piriorgiu, Genelui. Inoltrandosi nelle viuzze del centro storico è possibile osservare splendidi scorci panoramici sul mare. Questa, decantata da diversi insigni viaggiatori e scrittori tra cui Marcello Serra e Max Leopold Wagner, è una caratteristica particolare di Lanusei, che sorge in montagna e in un anfiteatro naturale che si affaccia sul mare, dal quale dista massimo 20 minuti. Su “Sardegna quasi un Continente”, Marcello Serra scrive “Ma da Lanusei lo scenario è più vasto e più aperto. E anche

più variato. Perché da questo paese potete abbracciare in una sola volta e senza schermi la vallata più ampia affacciandovi ad un balcone o una terrazza, o soffermandovi sul ciglio delle vie e delle piazzette rivolte verso il mare ............... Nel centro storico sono visitabili alcuni importanti siti culturali, quali la Cattedrale S. Maria Maddalena. Al suo interno, è possibile ammirare diverse tele, affreschi e decori realizzati nel 1927 dal grande pittore Mario Delitala e diverse sculture di pregio, alcune risalenti al XVIII secolo. Sono invece visitabili previa prenotazione il Museo e la Biblioteca Diocesana, mentre aprirà presto al pubblico il Museo Civico Franco Ferrai, fabbricato storico, con collezioni pittoriche di pregio. Il visitatore potrà essere coinvolto in un breve percorso d’arte che, partendo dal Museo Franco Ferrai, prosegua per la via Cristoforo Mameli, dove è situato il Palazzo Piroddi, edificato tra il 1870 e il 1880 e di recente restaurato, la cui facciata, del Cima, è completamente dipinta con simboli della massoneria e che si risolve con la Piazza Vittorio Emanuele e la citata Cattedrale di S. Maria Maddalena. Voluto dal Vescovo Mons. Lorenzo Basoli, che svolse il suo ministero episcopale per oltre trent’anni, dal 1937 al 1970, sorge “....nel luogo più incantevole e più centrale di tutta la Diocesi......”“ il Santuario dedicato alla Madonna d’Ogliastra, luogo di profonda devozione religiosa e meta di pellegrinaggi di fedeli provenienti da tutta l’Isola, è effettivamente luogo di grande interesse anche per il visitatore. Dalla piazza antistante egli potrà godere di uno dei più bei scenari naturali su buona parte dell’Ogliastra, mentre al suo interno potrà ammirare i preziosi affreschi del Mariani. Se ci si sposta verso la collina, si arriva al Parco di Selene autentico polmone verde caratterizzato dalla presenza di querce secolari e lecci. Le bellezze del patrimonio naturalistico-ambientale, i boschi, la montagna, le acque sorgive, sono associate anche ad importanti vestigia del passa-

Piatti Tipici Il segreto dei gusti e dei sapori della Sardegna e di Lanusei in particolare, è tutto nella qualità delle materie prime. I prodotti della nostra terra, dell’allevamento, grazie anche alla sempre viva attenzione ai metodi provenienti da una scienza antica, sono quanto di più vicino a quelli che possono definirsi “biologici”. I piatti più tipici come Culurgiones, Maccarrones de Ungra, Anguli e Cipudda, Pistoccu, Modissosu de Patata, Porceddu Orrostiu, Pane e conciu, Pabassinas, sono preparati con cura antica e rispetto delle tradizioni. 140


SARDEGNA

LANUSEI to, in particolare è possibile visitare gli insediamenti nuragici caratterizzati sia da tombe di giganti che da nuraghi e capanne, in uno dei siti più estesi dell’intera Sardegna. Particolare curiosità mostrano le chiese campestri dislocate nella zona boschiva. Nella campagna, altra caratteristica peculiare è rappresentata dagli orti realizzati con muretti a secco granitici, che cingono il centro abitato. Non mancano, ovviamente i frutteti, tra i quali i ciliegieti in fiore costituiscono uno spettacolo di rara bellezza, come anche i castagneti di alberi secolari. Infine, tra le diverse opportunità offerte ai visitatori vi è quella di poter usufruire, nel periodo estivo, del suggestivo percorso dell’ormai celebre ”Trenino Verde”, che partendo dalla Stazione di Lanusei attraversa luoghi di bellezza selvaggia, con scenari mozzafiato.

EVENTI

LE CILIEGIE Le ciliegie: sono presenti in gustosissime varietà, dai 500 ai 1000 m. slm. Si trovano ancora cultivar tradizionali, anche se in minore misura rispetto a quelle più diffuse sul territorio nazionale. Tra le prime ricordiamo le specie “Comuna, Cordoffali, De Baunei, De Ispiritu o Barracocca”, tra le seconde le specie “Ferrovia, Van, Burlat (varie), Durone -

Tomba dei Giganti - bosco Selene

Nero, gruppo Bigarreaux, Lapins, gruppo Starking. Le condizioni microclimatiche e la maturazione tardiva conferiscono alle ciliegie di Lanusei un gusto particolarmente ricco.

Prima domenica di maggio: Camminatura; 3 domenica di maggio. Festa della Madonna d’Ogliastra; 1 domenica di giugno: Festa di Don Bosco; ultima settimana di giugno: Fiera delle Ciliegie; 22 Luglio: Festa di Maria Maddalena; ultima domenica di Luglio: Festa di Maria Ausiliatrice; seconda domenica di agosto e ultima domenica di Settembre: Festa di S.S. Cosma e Damiano. Lanusei è anche e soprattutto attivo centro culturale, con eventi letterari, musicali e teatrali di valenza nazionale, che si svolgono durante tutto l’anno.

IL DIALETTO Come in gran parte dell’Italia meridionale anche a Lanusei si usa attribuire dei soprannomi ai nuclei familiari: Sa morti, Peirladus, Cagorrosu,...... Nel dialetto ricorrono numerosi proverbi, cantilene e racconti. “Dilliri stuppa, dilliri stuppa, Eu non portu ni ossu ni purpa Eu non portu ni purpa ni ossu, Calaiminci a su calabossu”

Cattedrale S. Maria Maddalena 141


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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C A M PA N I A Bracigliano

SALERNO

Siano

Castel S. Giorgio

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Bracigliano Abitanti: 5.230 braciglianesi Altitudine: 327 m. slm Patrono: S. Giovanni Battista - 24 giugno Informazioni: Comune - P.zza L. Angrisani, 1 tel. 081.5184211 fax 081.5184205 www.comune.bracigliano.sa.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Salerno

Dall’Autostrada A30 Caserta-Salerno uscire a Castel S. Giorgio, proseguire in direzione Siano e dopo 10 km. si entra in Bracigliano. Dall’Autostrada E841 SalernoAvellino uscire a Montoro Inferiore e proseguire in direzione Mercato S. Severino per Priscoli, Canfi Torello, Ciorani, S. Nazario, Bracigliano.

LE ORIGINI Bracigliano risale a tempi assai remoti. Vari reperti archeologici, dovuti all'opera di sbancamento per la costruzione di edifici o a quella di sterro causale e sporadica, testimoniano che la nostra conca fu abitata più o meno stabilmente, e in ogni caso conosciuta e attraversata, vari secoli prima dell'era volgare. I reperti archeologici, dei quali abbiamo avuto conoscenza diretta o indiretta, rappresentato un punto di grande rilevanza per la determinazione delle origini del nostro paese. LO STEMMA Lo stemma è di colore rosso con il leone d'argento addestrato da due rami di palma al naturale divergenti e accompagnato in punta da otto bisanti, anch’essi d'argento, ordinati in fascia (4 - 4). Gli ornamenti esteriori, rami di quercia, ulivo, nastro e corona, sono stati disposti e ordinati dal Comune. Il Bisante è un termine utilizzato in araldica per indicare un tondino di metallo. Il nome deriva dal bisante, moneta d'oro coniata a Bisanzio e introdotta in Europa, si dice, dopo che i crociati presero Costantinopoli. Nelle armi il bisante simboleggia ricchezza e talvolta indica la funzione di Tesoriere o Maggiordomo. LA STORIA Elementi decisivi per una presenza attiva, commerciale e civile di Fenici e Pelasgi, di Etruschi e Sanniti possono essere forniti dal materiale archeologico del Museo di Napoli del VII sec. a.C. A documentare la vita politica e civile, l'economia, il commercio, la flori-

dezza delle contrade sarnesi e vesuviane, non restano che le pesanti elencazioni di battaglie e di guerre che le hanno avute come teatro. Dalla prima guerra sannitica (343-341 a.C.) con le battaglie del Monte Gauro e di Suessola, per andare alla grande guerra latina (340-338 a.C.) con le famose battaglie del Vesuvio e di Trifano.

Bracigliano in fiore

Monte Piesco 144


IL PERSONAGGIO Giovanni De Falco è il personaggio di maggior rilievo espresso da Bracigliano, una delle figure più significative del Mezzogiorno d'Italia, uno dei protagonisti del Risorgimento. Giovanni De Falco nacque il 28 maggio 1815 dal notaio Nicola e da Agnese Amato; fu battezzato nello stesso giorno con i nomi di Giovanni, Raffaele e Francesco dal Parroco Anzalone. Frequentò il corso elementare e i primi studi umanistici sotto la direzione dei Frati del locale Convento di S. Francesco d'Assisi. Nel 1830 si portò a Napoli dove completò gli studi umanistici e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza presso la locale Università. A giudicare dagli scritti che conserviamo, De Falco manifestò una acuta e precoce sensibilità letteraria e giuridica, coltivò con passione le lingue, particolarmente la francese, si aprì ad ogni interesse culturale e a 23 anni, nel luglio 1836, conseguì il licenziato in diritto. Prende così l'avvio la luminosa carriera che porterà De Falco a essere membro di varie commissioni legislative, a raggiungere i supremi gradi della magistratura e a diventare infine Ministro Guardasigilli. Tra il 1860 e il 1865, De Falco fu membro delle commissioni legislative istituite per la revisione e il miglioramento della legislazione italiana.

Per molti anni, De Falco fu membro delle commissioni istituite fin dal 1861 per gli esami alle cariche della magistratura e sostenne pressoché solo l'ufficio del pubblico ministero presso la Camera della Corte di Cassazione. De Falco fu anche uomo di governo, ricoprendo per due volte la carica di Ministro Segretario di Stato di Grazia e Giustizia e dei Culti: la prima volta nel Ministero Lamarmora Ricasoli dal 31 dicembre 1865 al 20 giugno 1866, quando si dimise per ragioni di salute, la seconda volta nel Ministero Lanza dal 24 febbraio 1871 al 9 luglio 1873. Fu pertanto il primo Ministro Guardasigilli del Regno con Roma capitale.

Municipio

Inoltre: fu insignito dei seguenti onori: Sovrintendente del Regio Convitto Carminiello di Napoli (D. R. del 10 aprile 1862), Commendatore dell'Ordine Mauriziano (D. R. del 6 giugno 1863), Senatore del Regno (D. R. dell'8 ottobre 1865), Grande Ufficiale dei Santi Maurizio e Lazzaro (R. D. del 20 giugno 1866), Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell'Ordine Equestre dei Santi Maurizio e Lazzaro (R. D. del 5 giugno 1871) e Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell'Ordine Equestre della Corona d'Italia (R. D. del primo giugno 1872). Ebbe anche le onorificenze di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di S. Marino il 10 agosto 1871; di Cittadino Romano il 16 agosto 1871; di Gran Croce dell'Ordine della Rosa del Brasile l'anno 1873. Infine, con decreto di Umberto I

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C A M PA N I A

BRACIGLIANO Seguono, la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.) e la terza guerra sannitica (298-290 a.C.) che diede luogo al saccheggio del Sannio. Le stesse guerre puniche che ebbero per teatro l'Italia meridionale e soprattutto la vicina Nocera, non potevano non coinvolgere la sorte delle nostre contrade. E' assai verosimile che Bracigliano abbia subito i contraccolpi della vita civile e militare che si svolgeva nella Valle del Sarno. Ma la località come tale è avvolta nel più fitto mistero. Il velo del silenzio sarà sollevato solo molti secoli più tardi, quando la Valle del Sarno e in generale la gens italica avrà attraversato tutta la terribile esperienza delle invasioni barbariche e dei primi tempi altomedievali.


CITTÀ DELLE CILIEGIE onoranze funebri nella sontuosa cappella, fatta costruire nel frattempo nel cimitero di Bracigliano dal fratello Giuseppe, in esecuzione di espressa disposizione testamentaria.

Chiosco del Pettegolezzo

LA CUCINA

dell'11 giugno 1885, fu chiamato a far parte del Consiglio del Contenzioso Diplomatico al posto resosi vacante per la morte del Senatore Conte Terenzio Mamiani della Rovere. Per le sue qualità, godeva della stima e dell'amicizia delle più eminenti personalità, specialmente del giurista Giuseppe Pisanelli, dell'economista Antonio Scialoja, dell'avvocato Giuseppe Marini Serra, del diplomatico Carlo Cadorna, dello statista Giovanni Lanza e del Re Vittorio Emanuele lI, che gli affidò delicati uffici da svolgere presso il governo inglese. Vanto e decoro del paese, Giovanni De Falco è celebrato come la più eminente personalità di tutta la storia di Bracigliano. Morì a Napoli il 25 febbraio 1886 e fu sepolto nel cimitero di quella città. Il 6 giugno 1889, il suo corpo mummificato venne trasferito con solenni

LE CURIOSITÀ E' ancora in atto la discussione sulle origini del nome del nostro Comune. In una pergamena del Codex Diplomaticus Cavensis, che è il più antico documento scritto in nostro possesso, si legge « Bracilianu »; in un documento del 1308 è scritto « Bratiliano » e «Brasiliano» ; in una carta aragonese del 1452 è detto « Bricillani » ; nella tavola geografica dell'Italia nella Galleria delle carte geografiche in Vaticano si legge « Bracciglia no » ; in una scrittura del 1654 è scritto «Bricigliano » ; intorno allo stemma del Comune si legge « Bracilianum »; verso la fine del secolo XVIII veniva scritto finanche « Brascígliano » . Secondo il Lamberti, il nome di Bracigliano deriverebbe da «Acilianus». Scrive infatti: «L'etimologia dovrebbe essere ager acilianus o pagus acilianus dal nome aggettivato Acilius, nome di personaggi romani, e quindi Acilia gens (T. Livìo), gente acilia, discendente dai Troiani .. . » . Per il Palmieri, il nome di Bracigliano deriva da « Virgilianus ». Nel suo lavoro Il Ducato di Siano,

Piatti Tipici O Mascuott: pane raffermo, fagioli, pomodori freschi, basilico, olio e sale La Braciola di Capra Prodotti Tipici Il Pane di Bracigliano, la famosa “Soppressata”, i Taralli, il "Tortano"

LE CILIEGIE Nella prima metà del '700, sul territorio del comune di Bracigliano, era già fiorente la produzione di ciliegie. Una produzione locale che non ha mai avuto interruzioni, neanche durante la carestia dei 1764. Un atto notarile di Bracigliano redatto nel 1766, fa riferimento, infatti, alla cessione di un terreno che presentava rigogliose piantagioni di "cerase e ficoni" di speciale qualità e sapore. Dopo il 1811, le leggi eversive della feudalità favorirono l'estensione della coltivazione del ciliegio come risulta

dalle riunioni dei Consigli Decurionali del 14 agosto 1812 e del 25 maggio 1813. Infatti i due terzi del terreno demaniale fu diviso in quote, che vennero assegnate, mediante sorteggio, tra i piccoli proprietari locali. Le varietà autoctone coltivate nel territorio comunale sono: Spernocchia, Sciazza, Don Carmelo, Pagliaccia o Pallaccia, Principe Le ciliegie si consumano fresche oppure trasformate in marmellata o ancora conservate nell'alcool. Ma il frutto viene impiegato anche per la produzione di liquori dal sapore dolce e delicato.

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C A M PA N I A

BRACIGLIANO parlando dei prodotti del (suo) paese, a proposito dei vini, egli osserva « ... che i latini chiamavano aminex vinum, onde Virgilio Marone, che ebbe larghe proprietà in Bracigliano (da Virgilianus): sunt et aminex vitis finissima vina, conosciuti nell'antica Roma, ora terra feconda anche di frutteti stupendi, al primo posto le famose pesche, tanto rinomate e ricercate». Chiesa di S. Giovanni

EVENTI

DA VISITARE IL CONVENTO DI S. FRANCESCO D'ASSISI Su di un poggetto alle propaggini del monte Piesco, sorge maestoso nella sua imponente struttura il convento di S. Francesco d'Assisi con la chiesa. Il complesso fabbricato terriero ha l'aspetto di una piccola abbazia. Fu fondato nel 1618 dai pii coniugi Alessandro e Francesca dei Piccolomini d'Aragona, marchesi di Bracigliano. IL PALAZZO DE SIMONE Vassalluzzo lo annovera tra i 15 castelli che intorno al Mille da Castellammare di Stabia a Serino formavano una cortina di ferro per la difesa della zona: Pimonte, Lettere, Gragnano, Castellammare di Stabia, Angri, Sarno, Nocera, S. Maria a

Castello, Castel San Giorg i o , Bracigliano, Forino, S. Severino, Montoro, Solofra, Serino. IN CAMPAGNA Il ciliegio in fiore, nel periodo primaverile, connota il territorio in modo caratteristico stendendo un vero e proprio "lenzuolo candido". In estate con i ciliegi in maturazione si possono ammirare le preziose drupe a polpa scura per la presenza degli antociani, caratteristica che non sfuggì ai medici della Scuola Medica Salernitana, così come è ricordato nel Regimen Sanitatis: Se mangerai ciliegie, tre doni ne avrai. la ciliegia monda lo stomaco, il nocciuolo toglie la pietra, e la sua polpa genera abbondante sangue.

I MISTERI DEL VENERDÌ SANTO Sono 18 composizioni scolpite: 1) Croce di legno con panno bianco; 2) Addio di Gesù alla mamma; 3) Ultima cena; 4) Gesù nell'orto degli ulivi; 5) Tradimento e cattura di Gesù; 6) Gesù davanti a Pilato Processo; 7) Gesù flagellato; 8) Gesù coronato di spine; 9) Ecce Homo; 10) Condanna di Gesù Pilato si lava le mani; 11) Viaggío al Calvario Gesù cade sotto la Croce; 12) Gesù inchiodato alla Croce; 13) Gesù in Croce La Madonna, S. Giovanni e la Maddalena; 14) Gesù ferito da Longino; 15) Gesù deposto dalla Croce Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo; 16) Gesù in grembo alla madre La pietà; 17) Gesù Morto; 18) L'Addolorata. Il Cataletto, esposto sin dalle prime ore del mattino nella chiesa parrocchiale, oggetto di venerazione devota dei fedeli anche di paesi vicini, viene portato in processione per tutte le vie del paese. È uno spettacolo indimenticabile: i declivi intorno intorno si ammantano di luci tremolanti alimentate da lampade a petrolio, accese dai proprietari delle terre. In questo scenario, accompagnato dalle meste note della banda musicale, si snoda il corteo al quale partecipa con le Autorità religiose, civili e militari una vera fiumana di popolo, compresa dall'alto significato religioso del momento.

IL DIALETTO “T'accumpagno vico vico, sulo a te ca si' n'amico...” La lingua napoletana (napulitano) è un idioma romanzo, per oltre un secolo anche lingua ufficializzata del regno di Napoli. Il napoletano, come l'italiano, è una lingua derivata dal latino e possiede una ricchissima tradizione letteraria. Si hanno testimonianze scritte di napoletano già nel 960 con il famoso Placito di Capua. 147

Località Vado


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Castel S. Giorgio Abitanti: 13.490 sangiorgiesi Altitudine: 90 m. s.l.m. Patrono: S. Rocco - 16 agosto Informazioni: Comune - P.zza Municipio cap 84083 tel. 081.5163111 fax 081.5161900

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Salerno

Il comune è attraversato dalla strada statale 266 Nocerina, che lo collega al centro di Nocera Inferiore e all'Autostrada A3 (Napoli-Reggio Calabria). Uscita dell'Autostrada A30 (Caserta-Salerno). Dista da Salerno 18 Km. In treno: Castel San GiorgioRoccapiemonte, Lanzara-Fimiani (fraz. Fimiani) e Codola (fraz.Trivio Codola).

LE ORIGINI Il territorio si impone all'attenzione della storia perché è stato percorso da vicende belliche che partono dalle imprese di Annibale in Campania. Quest'ultimo, comandante dell'esercito di Cartagine in lotta con Roma nelle Guerre puniche, attraversò la "Montagna Spaccata" (da allora ridenominato "Passo dell'Orco", dal soprannome che fu affibiato al sanguinoso Annibale) con i suoi soldati e coi suoi elefanti, e si riposò brevemente nella zona di Campomanfoli, attuale frazione di Castel San Giorgio, prima di mettere a ferro e fuoco Nuceria Alfaterna. LO STEMMA troncato di azzurro e di rosso, alla effigie di San Giorgio, il viso di carnagione, armato di tutto punto di acciaio al naturale, sul fianco la spada di argento, l'elmo ornato dal pennacchio di rosso, ammantellato dello stesso, cavalcante il cavallo inalberato, di argento, sellato di rosso, i finimenti di nero, Santo e cavallo posti a destra e attraversanti, il Santo afferrante con la mano destra la lancia di nero, posta in sbarra alzata, in atto di colpire le fauci fiammeggianti di rosso del drago di quattro zampe di verde, con la testa alzata in sbarra, con la coda desinente nel canton sinistro della punta; il tutto accompagnato nell'azzurro a sinistra dal castello d'oro, murato di nero, merlato alla guelfa, la torre di cinque, il corpo del castello di otto, chiuso di nero, finestrato di due, dello stesso, una nella torre, l'altra sopra la porta, esso castello sostenuto dalla linea di partizione. Ornamenti esteriori da Comune. LA STORIA Prima dell'Unità d'Italia si chiamava Comune di San Giorgio, e fu fondato nel 1810. L'attuale territorio comunale era anticamente parte integrante della città di

Nuceria Alfaterna. Nella sua antichissima unità territoriale ha visto, nel corso dei secoli momenti di grandissimo interesse storico e sociale Castel San Giorgio ha vissuto in maniera brillante il periodo romano (grazie

Parco

Arco della Chiesa del Salvatore 148


IL PERSONAGGIO Barone Giro l a m o S a r n e l l i ministro del governo Vicereale del Duca Cardinale Zapata dal 1619 al 1622 Jean-Claude Izzo Autore e Sceneggiatore. Renato Lombardi Giornalista Andrea Amabile Medico Condotto di Castel S.Giorgio, filantropo e benefattore, gli è stata dedicata una piazza nel paese nei pressi della stazione.

C A M PA N I A

CASTEL S. GIORGIO alla riconoscenza del Senato romano per aver tentato stoicamente di arrestare Annibale),il medioevo,ed il rinascimento. La Chiesa di San Salvatore, di Santa Barbara, il Castello, Santa Maria a Castello e tutta una serie di edifici antichi, provano lo splendore culturale e la storia di Castel San Giorgio. Dal 1641 fu feudo della famiglia Sarnelli (in cui era confluita l'altra casata dei Prignano in quanto estintasi). Si ricorda la figura del Barone Girolamo Sarnelli intimo amico dell'allora viceré Cardinale Antonio Zapata e convinto sostenitore della indipendenza del Reame di Napoli dalle potenze europee del tempo e grazie anche al suo fare si riusci nel 1734 ad ottenere la sognata indipendenza con Carlo III. L'ultima intestazione di tale feudo risale al 9 settembre 1771 in persona del barone Antonio Sarnelli. Oggigiorno la famiglia il cui ultimo discendente il Cav. Girolamo Sarnelli deceduto nel 2000 risiede a Chiaiano. Castel San Giorgio è stato al centro di ogni avvenimento che ha riguardato il territorio nocerino sarnese, proprio a causa della sua posizione "cerniera" tra l'Agro e l'Irno. Passato il periodo fascista ed il terribile passaggio dell'esercito nazista, Castel San Giorgio ha affrontato con umiltà il periodo post bellico, ricostruendo ponti,ferrovie,strade e facendo ripartire quell'economia locale basata prodotti agricolo-conservieri e artigianato. Non si può dimenticare infatti che da Castel San Giorgio alla fine dell'Ottocento e alla fine del Secolo partirono non pochi scalpellini (soprattutto di Lanzara) e fabbri che hanno contribuito alla costruzione della diga di Assuan in Egitto.

Villa Calvanese - Cortile interno

Prof. Luigi Postiglione scienziato nel mondo dell’agricoltura LA CURIOSITA' Non solo nel centro storico, Castel San Giorgio è caratterizzata da vicoli, stradine, salite a gradoni (i cosiddetti pendini) abbarbicati fino alla montagna. Particolarmente interessante è il "1° pendino Lombardi", dominato da un tempietto con un realistico Crocifisso, il quale conduce sino ad una sorta di "cittadella religiosa" formata dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dalla Congrega dell'Immacolata Concezione" e dal "Monastero delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucarestia". Sempre nel centro storico, sono di rilievo i "Vicoli di Casa Izzo". Caratteristici vicoli poi si trovano soprattutto nella frazione di Lanzara ("vicolo degli Scalpellini" e "vicolo Setteventi"), ma anche in altre frazioni. DA VISITARE Eremo di Santa Maria a C a s t e l l o: L'eremo di Santa Maria a Castello si trova sulla collina di Sant'Apollinare nella frazione di Trivio-Codola. Si trova in posizione panoramica, dominando l'intero agro nocerino sarnese, con una vista che arriva fino a Pompei e all'Isola d'Ischia. Si tratta di una fortezza di origine longobarda, all'interno della quale venne costruita una chiesa intorno al 1300. Oggetto di varie contese politico-religiose, la fortezza è di proprietà della Parrocchia di Lanzara ed è mantenuto in ottimo stato. È da visitare. Palazzo Conforti ex Sarnelli: Il Palazzo Conforti è una antica residen-

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Particolare della Cappella

LA CUCINA

za nobiliare appartenuta alla famiglia baronale Sarnelli in cui confluì per parentela l'estintasi famiglia SarnoPrignano, difatti la famiglia Sarnelli aggiunse al proprio stemma quello dei Prignano oggi trasformata in albergo. È circondato da circa tre ettari di parco su tre livelli, e si trova nella zona di Cortedomini. Vi l l a C a l v a n e s e: La Villa Calvanese è situata nella zona pedemontana della frazione di Lanzara. Realizzata da architetti di scuola vanvitelliana, è stata acquistata dal Comune ed è oggi sede culturale. Essa è circondata da un ettaro e mezzo di parco "all'inglese", ed in passato era frequentata dalla aristocrazia partenopea. Dal 1968 al 1992-93 l'edificio storico ha funto da Scuola media inferiore. Altra caratteristica rilevante è la fontana che si trova all'entrata del parco che fu scoperta per caso o per volere divino perché di fatto fu scavata da alcune galline. Da quel momento le Autorità ordinarono il recupero dell'incantevole scultura dal terreno che la sovrastava da anni.

Galleria Borbonica: La Galleria borbonica è il primo tunnel ferroviario d'Italia e fu voluto dai Borbone nei pressi della "Montagna spaccata" (o "Passo dell'Orco") per collegare la via pedemontana nella valle del Sarno con quella di San Severino. Fu inaugurata nel 1861, e si trova nella frazione di Trivio-Codola. Chiesa del Salvatore: La chiesa del Salvatore nella frazione di Aiello, è menzionata in un documento del 986. Essa è di semplice fattura, chiusa da una corte e posizionata su di una collinetta. Più volte distrutta e sempre ricostruita, conserva una tavola raffigurante la Madonna di Loreto, attribuita all'artista partenopeo Leonardo Castellano e datata al 1588. Vi si tiene la "Festa d'agosto". Chiesa di Santa Barbara: La Chiesa di Santa Barbara risale all'XI secolo ed è stata recentemente restaurata. Essa si trova nella frazione di Torello, alle pendici del Monte Lungo. Appartata, è preceduta da una lunga scala, circondata dalle montagne ed affiancata da una vasta radura. Monastero delle Suore : Il Monastero delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucarestia è l'originaria dimora del faudatario poi trasformata in Convento per volontà del barone de Sanctis nel 1712. Composto da circa 40 stanze, è protetto da elevati muri in pietra che lo circondano. Nella sua storia ha ospitato dapprima religiose provenienti perlopiù dalle famiglie nobili del circondario, prima di essere chiuso dalle anti-cattoliche Leggi di soppressione del 1866. Passò al Demanio prima di essere acquistato da Madre Maria

Piatti Tipici Pizza e Mallone, Braciola di Capra in Padella con pomodoro ed odori Prodotti Tipici Olio Extravergine di Oliva, Mozzarella Campana, Pomodorini, Ciliegie

LE CILIEGIE Come in tutti i territori dell'Agro Nocerino Sarnese, sono presenti le varietà cerasicole della tradizione salernitana: Sciazza, Spernocchia, Don Carmelo, Pagliaccia, Principe che rappresentano il fiore all'occhiello ed il vanto della produzione campana. 150

Ciliegie varietà “Sciazza”


EVENTI

IN CAMPAGNA Il territorio di Castel San Giorgio risulta a tutt'oggi tra i più curati dal punto di vista pae-

C A M PA N I A

CASTEL S. GIORGIO Pia della Croce-Notari che fu fondatrice delle Crocifisse Adoratrici dell'Eucarestia per essere adibito anche e per qualche tempo ad "educandato" per "giovinette di civile condizione". Nel complesso ha adempiuto all'ufficio religioso anche la Beata Suor Maria della Passione che proprio a Castel San Giorgio ebbe i primi fenomeni mistici. Il Monastero è adiacente alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie e alla Congrega dell'Immacolata Concezione. C a s t e l l o: Il Castello, detto anche Castello di San Giorgio, si trova in vetta alla montagna pietrosa (Montecastello) che ne accoglie i ruderi. Edificato probabilmente intorno al XII secolo, è circondato da tre cinte murarie scandite da torrette quadrangolari d'epoca normanna. Una torre tonda e gli spazi annessi, invece, testimoniano i rifacimenti successivi. Esso "veglia" sul Monastero delle suore e su quella sorta di "cittadella religiosa" che concerne il centro storico sangiorgese, anche se il Castello è raggiungibile con minori difficoltà dalla frazione di Torello mediante Via Cupa delle Selve, un antico sentiero.

Vialetti del Parco

saggistico ed ecologico con una fauna selvatica che ancora ospita cinghiali, lepri, fagiani, falchetti ed una flora che va dagli agrumeti, vigneti, abbondanti ceraseti e frutteti, pini, querce, mirtilli ed una vasta vegetazione arborea. Il Comune adotta dal 2001 la "raccolta differenziata" dei rifiuti, ed è insieme a Mercato San Severino uno dei Comuni cosiddetti "ricicloni" della Provincia di Salerno e non solo, grazie all'alta percentuale raggiunta in particolar modo negli ultimi anni. Tale politica ambientalista ha fatto si che Castel San Giorgio rimanesse quasi "immune" nella famigerata "emergenza rifiuti" che ha colpito la Campania nel 2008. I GEMELLAGGI Il Comune di Castel S.Giorgio è gemellato con il Comune di Mella della Provincia di Santiago, Cuba

Sagra della polpetta di San Biagio, Sapori di montagna e dolci tradizionali , Sagra della Sfogliatella , Sagra della Polpetta di Baccalà , Festa dell’Orto , Sagra dei Porcini, Frutti di Bosco e Tartufo , Sagra della Trippa e del Prosciutto , Sagra del Cavatiello e dello Stoccafisso , Sagra della Pasta e Fagioli e della Pannocchia, Sagra d’e Vruoccoli Scupptiati , Sagra della Trachiulella “Vivi il Carnevale”: sfilata di carri allegorici. , Festa Popolare con Palio del Drago: 23 aprile “Vivi l’Estate”: Degustazione prodotti tipici e spettacoli vari, tra giugno e settembre “Viaggio Oltre le Note”: rassegna musicale con la partecipazione di ospiti di fama mondiale c/o villa Calvanese da Luglio a Settembre “Vivi il Teatro” – Rassegna teatrale città di Castel San Giorgio - periodo estivo “Vivi il Natale”: per festeggiare il periodo natalizio.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Siano Abitanti: 10.343 sianesi Altitudine: 126 m. s.l.m. Patrono: S. Rocco - 16 agosto Municipio: Piazza Municipio, 1 tel. 081.5181266 fax 081.5181133 www.comune.siano.sa.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Salerno

Strada Provinciale 22 Castel San Giorgio-Siano-Bracigliano Strada Provinciale 73 Siano-Sella di Siano Strada Provinciale 7/b Località Tre Valloni-Siano

LE ORIGINI La felice situazione geografica della zona in cui si trova Siano favorì l'insediamento umano in tutta l'area dell'attuale Agro Nocerino Sarnese fin dalla Preistoria, a partire dalla tarda Età della Pietra, dando inizio ad un passato storico multimillenario fatto di cultura ed azioni che si articola quasi senza soluzione di continuità da circa settemila anni. L'area cominciò ad essere frequentata con il Neolitico Medio (5000-3100 a.C.) e Recente (3000-2000 a.C.), e ciò è documentato dai reperti litici ritrovati in diverse località poste alle pendici delle montagne che cingono l'intera valle del fiume Sarno. LO STEMMA Fasciato di oro e di rosso da destra a scendere verso sinistra. I colori sono quelli della provincia di Salerno, ma anche di Napoli, città capoluogo di Regione. Ornamenti esteriori da Comune. LA STORIA Il primo documento che riporta il nome di una località della valle di Siano, "San Vito", risale all'848, mentre la prima apparizione scritta del toponimo Sianum è dell'852, citato in un atto nel frammento XXXV A.D.852 del “Codex Diplomaticus Cavensis”, una raccolta in otto volumi dei documenti integrali più antichi conservati presso l'archivio della Abbazia territoriale della Santissima Trinità in Cava de' Tirreni, e inerenti a vicende del territorio del

periodo longobardo che va dal 792 al 1065 d.C.[51]. Nelle continue lotte territoriali tra i due principati di Benevento e Salerno la vallata di Siano, trovandosi ai margini di una delle vie di comunicazione più comode tra i due regni, venne sovente battuta dai due eserciti in lotta. In tali occasioni, le montagne circostanti funsero da naturali rifugi della popolazione della vallata che cercava scampo alle angherie delle truppe. Il nome Siano appare chiaramente in

Panorama 152


C A M PA N I A

SIANO un successivo atto del 1528 quando il Viceré Filiberto di Chalons, Principe d'Orange, confiscò in nome del suo re Carlo V il Casalis Siani vendendolo al nobile Don Ferdinando Pandone. La comunità sianese rimase completamente immune al morbo delle pestilenze che flagellarono l'Italia e l'Europa nella prima metà del XVII secolo: questo incrementò il culto popolare di San Rocco, ritenuto il preservatore dalla peste. Da ricordare l'oculata gestione dell'emergenza da parte dei duchi che fecero piantonare minuziosamente per anni ogni via d'entrata ed uscita dal paese per prevenire il contagio con la restante parte del regno. Verso la fine del secolo, nel 1692, la comunità sianese contava circa 670 persone. Alla fine del Settecento vi era già un discreto numero di case allineate ai lati delle principali arterie cittadine dell'epoca, confluenti nelle odierne piazze di San Rocco, Municipio e IV novembre. Il solo Palazzo Ducale risultava isolato rispetto agli agglomerati abitativi ed immediatamente a ridosso dei terreni agricoli. Agli inizi dell’Ottocento i tessuti insediativi tendono a concentrarsi lungo gli assi stradali corrispondenti alle attuali via Garibaldi e via Marconi/via Vittoria e si riconosce la prima articolazione nei tre quartieri storici di Siano: "Casa Leo""Chivano", "Casa d'Andrea" e "Pie' del Pozzo". Dalle carte topografiche dell'epoca si nota che il paese è collegato a Sarno da una mulattiera che parte dalla zona detta "Cortemeola" in direzione de "La Cappella" e a Bracigliano attraverso un preciso tracciato viario. Si evince anche la presenza di un canalone sul tracciato di quella che diventerà via Botta e di un cimitero alle spalle della Chiesa di San Rocco oltre a quello in località

Chiesa Madre di S. Sebastiano e S. Rocco

"San Vito" (nucleo di quello attuale).Nel 1806 Giuseppe Bonaparte re di Napoli e fratello di Napoleone abolì la feudalità e gli antichi regimenti municipali. Nacque così il comune di Siano. Il 5 maggio 1998 una catastrofe determinata da colate rapide di fango interessò l'intero comprensorio dei comuni attorno al blocco montuoso del Pizzo d'Alvano; da 5 punti principali di innesco distinti sul monte sovrastante, incanalandosi nei valloni pre-esistenti e con picchi di velocità stimati in 15 m/s, le frane si riversarono in rapida successione sulla parte Nord dell'abitato di Siano provocando 5 vittime, 14 feriti, oltre 500 sfollati, 5 edifici completamente distrutti, 34 edifici dichiarati inagibili e 10 parzialmente agibili. IL PERSONAGGIO Lucio Cornelio Silla: Intorno al 90 a.C. i Romani penetrarono in maniera definitiva nelle valli interne del Sarno e dell'Irno dopo aver domato Pompei e si stabilirono nella vallata di Siano presumibilmente intorno all'88 a.C., allorché Lucio Cornelio Silla prevalse nella Guerra Sociale e decise di elarg ire terre ai veterani che avevano combattuto al suo fianco. Le terre del circondario vennero così divise tra le centurie romane ed affidate alla cura delle famiglie che vi si trasferirono. Da ricordare di questo periodo anche la costruzione da parte dei Romani della via Popilia, intorno al 132 a.C., la prima della zona con tracciato in basalto, che favorì lo sviluppo economico e il commercio di tutta la parte dell'agro nocerino da essa attraversata, lungo un percorso il cui terreno fu

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CITTÀ DELLE CILIEGIE via via fortemente caratterizzato dalle centuriazioni. LE CURIOSITA' Particolarità del territorio sianese è costituita dai "Valloni", incanalamenti delle acque dalle circostanti montagne che hanno determinato tali depressioni geologiche; sono molteplici e tutte ricollegabili a particolari zone agricole. I principali valloni del lato sianese del monte le Porche sono, guardando la montagna da sinistra verso destra:Vallone Donice;Vallone Fosso Le Porche Vallone Montagnelle; Vallone Chivano. Guardando il monte Iulio, sempre da sinistra verso destra, troviamo il: Vallone Colle Petraro; Vallone Lavinara.

LA CUCINA

DA VISITARE Palazzo Ducale, sito nel quartiere di "Chivano" e noto anche come Palazzo del Marchese, per secoli è stata l'unica abitazione su due livelli del paese; con l'abolizione della feudalità è stato venduto e diviso in diverse unità abitative tra vari proprietari. Le singole abitazioni sono andate soggette successivamente a diverse ristrutturazioni. La facciata è ormai andata irrimediabilmente perduta e il cortile è stato ridimensionato rispetto alla pianta originale; resta solo la scalinata, addossata a quello che era il muro di cinta, che si presenta in una foggia aperta, tipica di epoca settecentesca.

Palazzo Di Benedetto (1773), ubicato in via Sole, presenta una portale detto "testa d'ariete" per la caratteristica decorazione nella chiave di volta con un protome animale rappresentante la testa di un caprone o ariete, risalente al 1774, dall'evidente significato apotropaico; Palazzo Iennaco (1774), ubicato in via Garibaldi, presenta un portale detto "nano dotato" per la figura riprodotta in basso a sinistra, risalente anch'esso al 1774.; Palazzo Donnarumma (1845)(noto anche come palazzo Palmieri, dal nome di due facoltose famiglie sianesi nel passato) si trova in via Aia e presenta una struttura storica tipica della metà dell'Ottocento. Alle origini l'edificio sorgeva in mezzo ad una distesa di terreno coltivato ed aveva annessa una grande aia (da cui il nome attuale della via ad esso prospiciente) utilizzata per la sarchiatura del frumento, alcune stalle per gli animali e un pozzo per l'approvvigionamento idrico e l'intero complesso era circondato da un'alta muratura in tufo; attualmente rimangono solo la struttura principale del palazzo e un piccolo cortile, innestati nel tessuto urbano che nel frattempo si è sviluppato tutto intorno nel corso del XX secolo. Il palazzo si snoda su due livelli e in precedenza è stato sede dell'ufficio sanitario, della guardia medica, di una scuola materna fino a quando è diventato sede della biblioteca comunale e del centro studi

Piatti Tipici Braciola di Capra, Pizza e Mallone, 'a Farenata, Ammisca. Prodotti Tipici Ciliegie, Miele di Ciliegio, Spumone, Olio Extravergine d'Oliva, Percoche.

LE CILIEGIE Siano è famosa nell'Associazione Nazionale "Città delle Ciliegie" per aver ospitato la 1^ Festa Nazionale dell'Associazione. Non a caso le ciliegie della vallata e dei monti circostanti sono conosciute come le migliori del salernitano. Assieme ai vicini Comuni di Bracigliano e Castel S.Giorgio, vengono coltivate le varietà Spernocchia, Sciazza, Principe, Don Carmelo 154

Carnevale


C A M PA N I A

SIANO che prepara la manifestazione annuale "Fantasilandia".

EVENTI

IN CAMPAGNA I monti terrazzati che circondano Siano e punteggiati di ciliegi che determinano le stagioni agricole, fanno parte della catena appenninica meridionale la quale, secondo gli studi geologici, emerse dal mare nell'epoca del Pliocene, intorno ai 5 milioni di anni fa. Ad avvalorare ciò, i ritrovamenti di fossili di scheletri di pesci alla sommità della sella montana tra Siano e Sarno avvenuti durante i lavori di rottura della roccia per costruirvi la strada provinciale. Non tutte le montagne della valle emersero dalle acque nello stessa epoca: ipotesi basate sulla osservazione della tipologia delle rocce inducono a supporre che dapprima emerse il gruppo di monti posti a

Festa degli anziani

Sud di Siano, di cui fa parte il monte Bosco Borbone, e poi quello a Nord e Est del territorio comunale, di cui fanno parte il monte Le Porche e il monte Iulio, catena quest'ultima che comincia da Sarno e, passando per La Cappella di Siano, arriva alle spalle della frazione Campomanfoli di Castel San Giorgio

"Fantasilandia", premio letteratura dell'infanzia patrocinato dal Presidente della Repubblica Italiana che si svolge annualmente a maggio. Esso si ispira alla metodologia e alla didattica che furono di Gianni Rodari. Il centro studi che lo organizza è impegnato anche nella diffusione dell'opera fiabesca di Giambattista Basile. Attualmente il centro studi ha sede presso l'antico palazzo Donnarumma in via Aia, ma un nuovo polo ludico-educativo è in via di costruzione. Festa della ciliegia, giugno. Convegni, dibattiti, mostre e degustazioni si dipanano su una tre giorni volta ad omaggiare questo frutto tipico della vallata e rendere visibile l'alta qualità del prodotto locale. Siano è comune associato dell'associazione nazionale "Città delle Ciliegie". "GustaSiano", giugno; gara podistica interregionale e degustazione dei prodotti tipici locali. Sagra della percoca nel vino e della braciola di capra, prima decade di agosto. L'allevamento delle capre è di antica tradizione a Siano e la sagra dà l'opportunità di gustarne la carne, secondo la tradizionale ricetta delle braciole. È un piatto semplice ma di lunga elaborazione: la carne deve essere prima marinata nell'aceto per diverso tempo e poi trasformata in saporiti involtini al ragù. Al centro della piazza in cui si svolge la manifestazione troneggia un contenitore pieno di percoche immerse nel vino (piedirosso) che vengono offerte generosamente a tutti i visitatori nello spazio antistante la Villa Santa Maria delle Grazie. "Giornata della Solidarietà" - Raduno Regionale delle Misericordie d'Italia, settembre.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

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PUGLIA Conversano

BARI

Casamassima

Turi

Giuliano srl

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Casamassima Abitanti: 16.734 casamassimesi Altitudine: 254 s.l.m. Patrono: Madonna del Carmelo - 26 luglio Municipio: Via Roma, 1 - cap 70010 tel. 080.4522222 - fax 080.671222 www.comune.casamassima.ba.it

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Bari

In auto: Autostrada A14 Bari-Taranto, uscita al Casello di Acquaviva delle Fonti,uscita al Casello di Bari Nord e Bari Sud Superstrada SS. 100 Bari - Taranto, km. 18 Statale n. 172 dei Trulli per Putignano ed Alberobello. In aereo: Novo Aeroporto Internazionale Bari – Palese. Informazioni: 080 5800200 - Biglietteria SEAP: tel. 080 5800204 - Ufficio Lost & Found SEAP: Tel. 080 5800224 - Info tel. 080 5835200, www.seap-puglia.it. In treno - Ferrovie SudEst: Bari-Putignano e viceversa. Info tel. 080 671122

LE ORIGINI Fino al X sec. non vi sono fonti storiche accertate, purtuttavia esistono ritrovamenti preistorici dell'età neolitica e successivamente dell'epoca romanica. LO STEMMA D'azzurro, alta torre d'argento aperta e finestrata. Ornamenti esteriori da Comune

LA STORIA Il primo documento è del 962 e testimonia una compravendita di una vigna da i coniugi Sikeprando ed Eregarda a Kaloiahanne, fratello di Sikeprando (al prezzo di 5 costantini). Tale documento testimonia l'esistenza dei LONGOBARDI a Casamassima. Caratteristica di tale documento è il termine MORGINCAP (dono del mattino) che altro non è che una dote data da Sikeprando alla moglie, successivamente alla prima notte di nozze... Il toponimo Casa Maxima (casa molto grande) ricorda il toponimo Caserta (casa erta). Sappiamo che Caserta fu fondata dai Longobardi intorno all'VIII - IX sec. inoltre sappiamo per certo che il primo documento di Casamassima risale al 962 ed è di natura Longobarda. Per tanto visto i toponimi e visti i documenti possiamo avvalorare l'ipotesi che entrambi le località siano state fondate con certezza dai LONGOBARDI. L'imperatore Enrico VI (padre di Federico II) nel 1195 concesse il feudo alla famiglia Massimi o

Massimo con il vincolo di cambiare il proprio cognome in quello di Casamassima. Sucessivamente Federico II tolse ai Casamassima il feudo. Nel 1252 con Corrado IV di Svevia, (figlio di Federico II) il feudo viene restituito ai Casamassima.. Nel 1384 Casamassima faceva parte del principato di Taranto. Nel 1455 la figlia del principe Orsini di Taranto, Caterina Orsini Del Balzo, sposò Antonio Acquaviva, figlio di Giosa duca d’Atri, e portò in dote il contado di Conversano che comprendeva anche Casamassima. Gli Acquaviva divennero gli Acquaviva d’Aragona per un privilegio acquisito a causa dei loro servigi dai monarchi aragonesi (Re Ferrante, con Diploma del 30 aprile 1479). Nel 1608 fu comprata da Michele Vaaz, conte di Mola, che fondò il Casale di San Michele, nella zona del quattrocentesco castello del Centurione. Dai Vaaz passò ai De Ponte di Napoli, imparentati a fine ‘700 con i Caracciolo di Vietri di Potenza e da questi tenuta fino agli inizi dell’800,

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CASAMASSIMA

I PERSONAGGI - TOMMASO FRANCESCO MORGESE Pittore Nacque a Casamassima il 27/5/1726. Prima ecclesiastico e poi valido pittore. Nel suo soggiorno a Napoli divenne artista di rilievo. Dipinse nel 1786 per conto della Duchessa M. Giuseppina De Ponte di Casamassima in onore del Duca Nicola Caracciolo, il dipinto di San Nicola esistente nella Chiesa del Purgatorio. - ANGELO MICHELE PESCE Architetto (1800-1878) Il più bel ricordo lasciatoci da questo concittadino è stato il progetto dell'attuale Porta Orologio, inaugurata il 1841 e sino ad oggi originale simbolo di Casamassima. Fu autore di diverse opere in stile neoclassico, tra cui il prospetto a dodici colonne doriche e parte del portico del Camposanto. - ASCANIO AMENDONI Architetto (1833-1920) Ascanio ebbe variato il nome in AMENDUNI con Decreto Reale del 7/7/1905. Laureatosi a Napoli in ingegneria ed architettura nel 1856 lasciò una sua notevole impronta sull'urbanistica di Casamassima. Disegnò estramurali, strade interne, quartieri, progettò il Palazzo Municipale, case e ville residenziali, ampliò il Camposanto e ristrutturò l'ex Convento dei Frati Francescani. Fu anche sindaco di Casamassima dal 1875 al 1879.

Corteo storico Corrado IV di Svevia

PUGLIA

quando nel 1806 Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, abolisce la feudalità in tutto il Reame.

Museo

- NAZARIANTZ HARAND Poeta Armeno (1886-1962) Di origine Armena, nato ad Istanbul. Poco prima dell'ultima persecuzione turca contro gli Armeni si era rifugiato in Italia. A Casamasima sposa, il 10/2/1913, con rito della Chiesa Apostolica Armena, Maddalena de Cosmis. Dalla nostalgia per la patria nacque il dolore universale espresso nella sua poetica. Divenne capo spirituale degli armeni, fondò a Bari un piccolo villaggio “Nor Arax” (Nuova Patria). Ebbe inoltre occasione di promuovere la Pubblicazione della rivista letteraria “Graal”. Fra i suoi numerosi poemi si ricordano “Sogni Crocifissi”, “Il ritorno dei poeti” e “Il grande canto della cosmica tragedia”, con il quale concorse al premio Nobel per la Letteratura nel 1953, vinto invece da Wiston Churchill. VINCENZO FIERMONTE Campione di Pugilato ed Attore Nato a Bari da genitori Casamassimesi, lascia giovanissimo la famiglia per dedicarsi alla carriera pugilistica. Divenuto professionista nel 1925 ottiene numerose vittorie in diverse parti del mondo sino a strappare nel 1931, alla presenza di Mussolini, il titolo di Campione nazionale dei Pesi Medi a Mario Bosisio. Continua a combattere negli Stati Uniti, mirando alla corona mondiale. Ma il matrimonio con la miliardaria Madeleine Aster nel 1933 e la vita mondana gli bloccarono la carriera. Dopo la separazione coniugale rincorre infelicemente il titolo mondiale dei Pesi massimi. Rientrato in Italia , si dedica con ottimo successo alla carriera cinematografica. Alcuni dei suoi Film da protagonista tra il 1939 e il 1943: “L'ultimo combattimento”, “Il mercante di schiave” e “Il brigante Musolino”.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE LE CURIOSITÀ LE PUPE DELLA QUARANTANA Nel periodo pre Pasquale vi è l’usanza di esporre ai balconi 7 pupe di stoffa, una per ogni domenica di Quaresima. Queste, una per volta, vengono tolte ogni domenica sino all’arrivo della Pasqua.

LA CUCINA

DA VISITARE Sino all’arrivo dei Signori de Ponte, il Borgo aveva solo due Porte: Porta della Piazza o del Molino (attuale Porta dell’Orologio) e Porta del Lago. Nel XVIII sec. con i De Ponte fu decisa l’apertura di un’ulteriore ingresso, posto nelle Mura di tramontana. Per eseguire ciò, fu demolita un’antica abitazione che permise la costruzione di codesto ingresso, detto Porta Nuova. Delle tre porte dell’antico Borgo oggi giorno rimane traccia solo della Porta della Piazza che dava sul Larg o demaniale: nel 1841 le fu sovrapposta una torre (arch. A. M. Pesce) con annesso orologio cittadino. La Porta del Lago (perché zona di impluvio) fu distrutta verso gli inizi del XIX sec. per dar luogo a nuove costruzioni a ridosso della Muraglia. Porta Nuova fu demolita a fine ‘800 allorché il sig. Don Mariano Azzone,

che aveva ereditato l’antica casa palazzata del centro storico sita sul limite del giardino della Muraglia nord, edificò un nuovo palazzo attaccato alla vecchia struttura, ma con il prospetto verso l’attuale Corso Garibaldi. Per tutto l’‘800 l’intera Muraglia seguì la stessa sorte: furono aperte nuove strade di collegamento tra il Nuovo e l’Antico Borgo (via Chiesa, via Sirena, via Scesciola, ecc.) e sulle rovine delle mura e delle torri abbattute furono costruite abitazioni con le facciate rivolte verso il Borg o Nuovo. All’interno del Borgo hanno avuto un ruolo importante il Castello o Palazzo Ducale, il Convento di Santa Chiara, la Chiesa Matrice e il Palazzo De Bellis, poi trasformato in Convento delle Monacelle. Suggestive sono le viuzze medievali, i chiassi (vicoli stretti senza uscita) e le corti. La costruzione popolare tipica, risalente al XV sec., viene detta ‘Soprano’. E’ un unico edificio elevato interamente in pietra, di piccole dimensioni, composto da un locale inferiore detto ‘sottano’ (dallo spagnolo sòtano) e da uno superiore detto ‘soprano’, questi erano collegati da una scala esterna detta ‘vignale’ l’intero

Piatti Tipici Calzone di Cipolla e di Ricotta, Melanzane Abbracciate, 'Re Czzlicchiè' (I calzoncini), Pasta Reale, Cicorie Fritte, 'Re Calzngedderè con Semola (Piccoli calzoni con semola), E 'Carteddatè con il Vincotto (Le cartellate con il vincotto), Prodotti Tipici - 'U Resoglje di Limonè (Rosolio di limone) - 'Re Mestazzuelè (I mostaccioli) - La 'Sfegghjatè (La sfogliata) - Paste di Mandorla

LE CILIEGIE La ciliegicoltura nel nostro territorio ha quasi definitivamente soppiantato l'olivicoltura grazie al maggior reddito garantito ed alla particolare capacità di adattamento della varietà Ferrovia, vera regina delle nostre campagne. Altre varietà di ciliegie sono presenti e vengono coltivate con passione, ma una soltanto rappresenta il nostro orgoglio di produttori agricoli, la "Ferrovia della Terra di Bari" riconosciuta nel 2008 con il marchio IGP. 160


EVENTI

IN CAMPAGNA Il territorio di Casamassima si estende per una superficie totale di Ha 7.745.00. La superficie coltivata a ciliegeti è di Ha 2.108.00, la produzione di ciliegie ha radici molto antiche, le prime piante di ciliegie ferrovia sono state trovate nel lontano 1880. Oggi la produzione di “ferrovia” supe-

ra i 50.000 q.li ogni anno e viene utilizzata principalmente per la commercializzazione all’estero, è la regina delle nostre produzioni. La Flora presente è di notevole interesse naturalistico, ci sono querce, roverelle e fragno. Consistente è la presenza del cisto di Montpeltier, dalle bianche fioriture primaverili. Le Masserie di notevole interesse architettonico sono numerose, ne ricordiamo alcune: “Masseria Uaceduzze”, le Monacelle, Masseria Reggio, Petrizza Del Duca, Donna Mattia, Laforgia, Masseria Azzone.

- CORTEO STORICO DI CORRADO IV DI SVEVIA: I domenica di luglio - S. GIUSEPPE: 19 marzo - PENTOLACCIA: sabato e I domenica di Quaresima - PROCESSIONE DEI MISTERI: venerdì Santo - SAN MICHELE ARCANGELO: 8 maggio - S. ANTONIO: Festa rionale 13 giugno - SS. VERGINE DEL CARMELO: Festa Patronale seconda quindicina di luglio - SAN LORENZO: 10 agosto - S. ROCCO: Festa patronale II domenica di settembre - SANTA LUCIA: 13 dicembre - FIERA DI SANTA CROCE: 3 maggio - FIERA DI SAN ROCCO: 16 agosto - Luglio “IL VINO è FESTA” - Settembre Sagra enogastronomica.

IL DIALETTO Ce uè jènghje re vutte, zappe affunne e pute a curte; e ce uè jèngje u ceddare, zappe e pute jind'a scennare. Se vuoi riempire le botti, zappa profondo e pota corto; e se vuoi riempire il paniere, zappa e pota in gennaio. A l'Anganelòre, ce nà nèvech'e nà chjòve, la vernate nan é fòre; ce jésse nu picche de sòle fòrte, n'alde quaranta dì de sòle fòrte; ce jesse nu picche de sòlecjedde, n'alde quaranta dì è vernecjedde. Alla Candelora, se non nevica e non piove, l'inverno non è fuori; se esce un po di sole forte, altri quaranta giorni di sole forte; se esce un po' di solicello, ancora quaranta giorni di mite inverno. A marze la ruzze a la zappe. A marze disce: “Fa chjòve!”? A marzo la ruggine alla zappa. A marzo dici: “FA piovere!”? L'acque d'abbrile ògne 'nzidde jé 'na lire. Abbrile luénghe e settile. Acqua ad aprile, ogni goccia una lira. Aprile lungo e sottile. A S. Geuanne picchje chelumme e mine 'nganne. A San Giovanni prendi i fioroni e mena in gola. A S. Vite, o vèrde, o seccate, metìte. Ce arésce tèrra bagnate pe tré anne l'é semenate. Monumento ai Caduti A San Vito, o verde o secco, mietete. Chi ara terra bagnata per tre anni l'ha seminata Tjembe bianghe, fusce 'nnande; tjembe russe, tutte 'mbusse; tjembe gnure, nan avé paure. Tempo bianco scappa avanti; tempo rosso tutto bagnato; tempo nero non aver paura. A S. Larjenze u nòsce jé mjenze. Zappe la vigne ò mése d'aguste ce ué jénghje u tine de mmuste. A San Lorenzo la noce è mezza matura. Zappa la vigna nel mese di agosto se vuoi riempire il tino di mosto. 161

PUGLIA

CASAMASSIMA edificio era corredato daun’unica finestra con mensole laterali, di tipica influenza dalmata, unica fonte di luce del ‘Soprano’.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

Conversano Bari

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Abitanti: 25.655 conversanesi Altitudine: 219 m. s.l.m. Patrono: Maria SS. della Fonte - maggio Municipio - Piazza XX Settembre tel. 080.4094111 www.comune.conversano.ba.it

La ex strada statale 634 congiunge la cittadina con Rutigliano e Castellana Grotte; diverse strade provinciali la collegano ai comuni di Casamassima, Turi, Putignano, Monopoli, Polignano a Mare, e a Cozze, frazione di Mola di Bari dalla quale è possibile immettersi sulla strada statale 16 Adriatica. Conversano dispone inoltre di una stazione delle Ferrovie del Sud Est lungo la linea Bari-Putignano-Martina Franca.

LE ORIGINI Le origini della città risalgono quanto meno all'età del ferro, quando le popolazioni indigene, iapige o peucezie, fondarono su una collina più alta del territorio circostante una città di nome Norba e la dotarono di possenti mura in pietra (il toponimo infatti significherebbe "città fortificata"). La felice ubicazione di Norba, sita lungo un importante asse viario [1], la rese sin dall'inizio un abitato fiorente, al centro dei traffici tra le colonie magnogreche della costa e le popolazioni indigene dell'interno. L'ampia necropoli risalente al VI secolo a.C. ha restituito infatti decine di tombe con ricchi corredi funerari, in parte di matrice ellenica. LO STEMMA Torre troncoconica con una porta centrale e sopra una finestra circolare di colore marrone, sovrastata da una corona merlata a cinque punte e cinque aperture in marrone, tutta ricamata in oro su fondo dipinto in azzurro a base verde agreste. Sopra il fondo azzurro è sospesa altra corona su base rossa a tre piani, il primo con tre aperture, il secondo con nove aperture in azzurro e il terzo con nove merlature in oro. Nel riquadro azzurro, ai fianchi della torre, sono ricamati in argento cinque dadi, due a sinistra e tre a destra. LA STORIA Già a partire dal V secolo d.C., non molto tempo dopo la presumibile scomparsa di Norba, e nello stesso luogo, le fonti attestano l'esistenza del toponimo Casale Cupersanem, che probabilmente fu sede vescovile sin dall'VII secolo. L'ultimo conte Orsini del Balzo era Giovanni Antonio, figlio di Raimondo principe di Taranto e di Maria d'Enghien (che poi avrebbe sposato in seconde nozze Ladislao I d'Angiò). Giovanni Antonio diede in dote l'intera contea di Conversano che comprendeva i centri di 162

Veduta aerea


Giangirolamo II

PUGLIA

CONVERSANO Castellana, Casamassima, Castiglione (centro abitato poi scomparso, tra Conversano e Castellana), Noci e Turi - a sua figlia Caterina, sposa del duca d'Atri Giulio Antonio Acquaviva. Iniziava così nel 1455 il lungo possesso del feudo di Conversano da parte della casata degli Acquaviva che, salvo una parentesi di quattro anni, lo avrebbe detenuto ininterrottamente sino all'abolizione dei diritti feudali del 1806. Dal 1849 fu il vescovo locale, Giuseppe Maria Mucedola, di radicate idee giobertiane, a diventare il più acceso sostenitore a Conversano dell'unità d'Italia, tanto che sollecitò alcuni dei discepoli, tra i quali Pietro de Bellis, della diocesi a partecipare ai moti insurrezionali del 1859 contro il governo borbonico. Durante il suo episcopato (18491865) promosse il locale seminario, che divenne in breve punto di riferimento per alcuni tra i più brillanti docenti del Mezzogiorno tanto da attrarre studenti da tutta la Puglia, talvolta più per amore degli studi che per effettiva vocazione. Per tale ragione, nel 1876 fu aperto un convitto per i laici che ne avessero voluto frequentare le lezioni. Dopo l'unità d'Italia, alcune vicende hanno contraddistinto la storia di Conversano: nel 1877 vi si costituì una delle prime società operaie di mutuo soccorso italiane. Nel 1886 una rivolta della popolazione nei confronti dei soprusi del mai sopito notabilato locale sfociò nel-

Monastero di S. Benedetto

l'incendio del municipio e del suo prezioso archivio. Nel 1911 le fiamme distrussero accidentalmente la cattedrale, che ne risultò gravemente danneggiata nei decori e nelle strutture portanti; la ricostruzione fu completata nel 1926. Nel 1921, prima quindi della marcia su Roma, il giovane deputato socialista locale Giuseppe Di Vagno fu assassinato da una squadra fascista al termine di un comizio nel vicino comune di Mola di Bari. Nel 1959 Maria Marangelli fu tra le prime donne sindaco d'Italia. IL PERSONAGGIO Giangirolamo II "il Guercio delle Puglie": Alla casata degli Acquaviva d'Aragona apparteneva anche il celebre Guercio delle Puglie, il conte Giangirolamo II (1600-1665), che amministrò il feudo dal 1626 al 1665 circondato da enorme potere, molti nemici e molte leggende. Le cronache lo descrivono come un feudatario dispotico e senza scrupoli, avvezzo alla violenza gratuita e in grado di sfruttare ogni circostanza per accrescere il suo potere. Così fu in occasione dell'effimera repubblica napoletana di Masaniello (1647) che si propagò anche in Puglia: benché la corona spagnola si fosse rivolta a Giangirolamo perché riportasse all'ordine le terre pugliesi sollevatesi contro i signori locali (cosa che avvenne ad esempio in Terra d'Otranto a San Cesario e Nardò), quando i rivoltosi di Martina ripara-

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CITTÀ DELLE CILIEGIE logia a pianta cilindrica delle altre più piccole torri addossate alle mura quattrocentesche di Conversano. Torre Poligonale: Anche questa Torre rappresenta un'aggiunta alle fabbriche più antiche del Castello, edificata quando le nuove tecniche ed i nuovi mezzi militari rendevano poco adeguate le antiche strutture.

Il Castello di Conversano

rono nel territorio di Conversano, il conte accordò loro protezione per servirsene più avanti come esecutori delle azioni più efferate nei confronti dei suoi sudditi meno docili, come accadde a Locorotondo in occasione del sacco del 1648.

LA CUCINA

LE CURIOSITA' Il Pozzo della Torre Maestra: Nella prima stanza della Torre Maestra, la parte più antica del Castello (alta 25 metri, la sua terrazza domina il panorama) c'è un pozzo dove secondo la leggenda il Guercio gettava le donne che rifiutavano lo Ius Primae Noctis. Torre Cilindrica: È l'unica Torre del Castello costruita, sebbene in dimensioni più imponenti, secondo la tipo-

DA VISITARE Mura Megalitiche: Al VI secolo a.C., quando l'abitato di Norba raggiunse l'apice della potenza e della ricchezza, si fa risalire un'importante opera di fortificazione attorno alla collina dove sorgeva la città. Tale cinta muraria, in buona parte inglobata nelle costruzioni successive ma talvolta visibile sul tessuto murario ordinario, era formata da enormi massi parallelepipedi aventi sezione media di 0,60 metri e lunghezza di 1,60, sovrapposti con tecnica a secco così da formare muri spessi fino a 4 metri. Lunghe 790 metri, le mura megalitiche racchiudono un'area di 4,75 ettari. Tuttora sono presenti tratti delle mura in alcune zone del centro storico. Presentano tutti i caratteri delle costruzioni proprie dei Pelasgi, e ci dicono che Conversano sorta su quelle mura è da

Piatti Tipici Pasta Reale, Tronere di carne, Calzoni fritti. Prodotti Tipici Faldacchee, Rosolio, Olio Extravergine di Oliva, Pasta di Mandorle

LE CILIEGIE Svetta fra tutte la magnifica varietà "Ferrovia", vanto della ciliegicoltura pugliese e classica durona della storica produzione italiana, presente in tutta Europa. Il Comune di Conversano nel corso del 2009 ha portato le proprie ciliegie a promuovere il territorio di Puglia presso la Camera dei Deputati in Roma. Il 2010 ha visto la stessa manifestazione a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica Italiana; nel 2011 le Ciliegie di Conversano potranno essere presentate e degustate al Parlamento Europeo di Bruxelles. 164

Ciliegie “ferrovia”


EVENTI

PUGLIA

CONVERSANO ritenersi una riedificazione di una città distrutta, molto più antica e fondata dai Pelasgi 18 secoli a.C.; epoca in cui emigrarono dall'oriente nella nostra Puglia. Il Castello di Conversano sorge sul punto più alto della collina, in una posizione in grado di dominare l'intero territorio circostante fino al mare, e delimita l'antico largo della Corte, un'ampia piazza dalla forma irregolare da sempre fulcro della vita cittadina. Basilica Cattedrale: è un riuscito esempio di romanico pugliese. La facciata è di stile trecentesco, cuspidata e tripartita da lesene; ha un coronamento ad archetti, un rosone centrale, due occhi nei corpi laterali e tre portali; di questi il portale maggiore, con baldacchino e leoni stilofori, presenta le cornici riccamente scolpite a foggia di fogliame e, nella lunetta, presenta un bassorilievo raffigurante la Madonna tra due angeli, mentre i laterali presentano lunette ogivali. Monastero di S. Benedetto: risalente al VI secolo. Goffredo d'Altavilla concesse i diritti fiscali sui vicini centri di Casamassima e Castellana essendo da sempre punto di riferimento religioso ed architettonico.

Madonna della Fonte

IN CAMPAGNA Il nome di Conversano è adottato per definire una razza equina, ottenuta dal conte Andrea Matteo Acquaviva incrociando le sue giumente olandesi con degli stalloni provenienti dall'oriente. Questa razza dal manto nero si distingue per velocità e forza e ha dato origine a numerose altre razze. Nel 1774 uno stallone di razza Conversano fu importato a Lipizza, presso Trieste, e lì incrociato così da ottenere la razza nota come Lipizzano. Si ritiene che il Conversano abbia dato origine anche al cavallo murgiano.

Sant'Antonio Abate 17 gennaio Madonna della Fonte quarta domenica di maggio Sagra delle ciliegie giugno Sant'Antonio di Padova 13 giugno Madonna del Carmine 16 luglio San Rocco 16 agosto Immacolata 8 dicembre Santa Lucia 13 dicembre

I GEMELLAGGI Cascia, (PG), dal 22 maggio 1998. A Conversano nel 1877 si verificò il miracolo ritenuto decisivo per la canonizzazione di Santa Rita da Cascia. Nardò, (LE), dal 29 marzo 2008. Le cittadine furono infatti entrambe feudo della casata Acquaviva d'Aragona. Fratta Polesine (RO), dall'8 giugno 2008. Vi nacque Giacomo Matteotti, socialista vittima del fascismo come il conversanese Giuseppe Di Vagno. Recanati, (MC), dall'8 giugno 2008, città natale di Nicola Badaloni, altro socialista come Di Vagno. Trecenta, (RO), dall'8 giugno 2008. In questo comune morì Nicola Badaloni. Betlemme, dall'13 agosto 2009.

Torre cilindrica o dei Lussemburgo

Conversano citta della Pace. Atri (TE), dal 17 Giugno 2010. Atri e Conversano ebbero il lungo dominio degli Acquaviva d'Aragona.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Turi Bari

COME RAGGIUNGERCI

INFORMAZIONI

Abitanti: 12.000 turesi Altitudine: 254 m. s.l.m. Patrono: San Oronzo - 26 agosto. Informazioni: Comune - Via XX Settembre, 5 tel. 080.4514217 fax 080.8915009 www.comune.turi.ba.it

da Bari con la ss 100 proseguendo per la SS 172 dei Trulli

LE ORIGINI Nel territorio di Turi la presenza dell’uomo è documentata a partire dal neolitico. Insediamenti preistorici sono stati rinvenuti in località Frassineto, Monteferraro, in via Laquacquera. I numerosi reperti archeologici sono depositati o esposti presso i musei di bari e Taranto e in altri della Provincia. Il Borgo antico è una propaggine della Thuriae peuceta di cui scrisse lo storico latino Tito Livio quando narrò delle scorrerie in Puglia del Condottiero spartano Cleonimo, nel 303 a.C. LO STEMMA Rappresenta un toro nero sotto una quercia: indica la fecondità della nostra terra e la forza, il coraggio della nostra gente. Lo stemma è accompagnato dalla iscrizione “Ex tauro civium fertilitas”- dal toro la fertilità dei cittadini. La leggenda racconta che il paese fu fondato da pastori nomadi e fuggiaschi provenienti da una città della Calabria, nei pressi di Sibari. LA STORIA Durante il Medio Evo, Turi seguì le vicissitudini della vicina Città di Conversano; la popolazione turese fu dapprima sotto la giurisdizione del Vescovo di Conversano, poi sotto il dominio dei Normanni: Roberto Guiscardo, Duca di Puglia e suo nipote Goffredo. Aquesto periodo risale la costruzione del primo nucleo storico sorto intorno al Palazzo Marchesale.

Piazza dei Caduti e Torre dell’orologio

IL PERSONAGGIO - Giovanni Maria Sabino (1588-1648) Famoso maestro di cappella a Napoli, geniale innovatore della musica barocca, originale autore e compositore di musica sacra. - Vitantonio Colapinto Servo di Dio, ricoprì la carica di Superiore degli Scolopi; visse in odore di santità. - Vincenzo Maria D’Addiego (17551830) Preposto Generale dei Padri Scolopi. Filosofo e matematico geniale. - Giuseppe Del Re (1806-1861) Letterarato, patriota, uomo politico. Nel 1848 fu eletto Deputato al Parlamento del Regno di Napoli e nel 1861 a quello del Regno d’Italia. - Francesco Curzio (1822-1901) Patriota garibaldino, partecipò alla

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CURIOSITÀ Il nome di Turi è legato alla presenza del Carcere e degli illustri personaggi che vi furono rinchiusi negli anni Trenta per la dissidenza la regime fascista. Tra questi spicca il nome di Antonio Gramsci che, fu recluso nel Carcere di Turi, tra il 1929 e il 1933, dove scrisse la maggior parte dei “Quaderni”. Accanto a Gramsci si ricorda Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, anche lui perseguitato dal Regime di Mussolini e rinchiuso nello stesso Carcere di Turi, città che nel corso di una storica visita presidenziale nel 1980 conferì a Sandro Pertini la citta-

Centro storico

PUGLIA

TURI Spedizione Dei Mille; fu eletto Deputato al Parlamento Italiano dal 1862 al 1884. - Pietro De Donato Giannini (1843-1912) Intellettuale, poeta e patriota, conosciuto ad apprezzato dai protagonisti dell’Italia post risorg imentale. - Raffaele Resta (1876-1961) Filosofo tra i maggiori esponenti della Pedagogia Italiana. - Raffaele Resta (1906-1951) Insigne studioso di diritto. Preside a Roma della Facoltà di Economia e Commercio, Rettore dell’Università di Bari, più volte nominato Sottosegretario. - Oronzo Pugliese (1911-1990) Allenatore di calcio degli anni '50 e '60. Nella sua carriera ha allenato diverse squadre tra cui si ricordano Foggia, Bari, Roma, Bologna e Fiorentina.

Festa patronale

dinanza onoraria, dedicandogli dopo la sua morte la principale piazza antistante il luogo dove fu rinchiuso. DA VISITARE Testimonianze archeologiche di notevole interesse e pregio legate al periodo medioevale sono state rinvenute in Turi. Centinaia di reperti provengono dall’area del Palazzo Marchesale. Il Palazzo infatti conserva nelle strutture murarie tutte le fasi della sua quasi millenaria esistenza: dal Castello di età normanna fino all’attuale Palazzo settecentesco dei Marchesi Venusio. Nel corso dei lavori di ristrutturazione, sono stati rinvenuti frammenti in ceramica dipinta a fasce larghe, di tradizione bizantina, databili al periodo che dal VII al X sec. d.c. Alle attestazioni archeologiche dell’XI-XII sec. Corrisponde la Chiesetta di San Rocco, mentre alla Turi più propriamente medievale devono riferirsi alcuni portali ad arco lunato a sesto acuto, databile al XIVXV sec., presenti in Via S. Andrea e in Via Arco Palmisano. Gli altri edifici sacri più importanti presenti nel territorio di Turi risalgono al periodo rinascimentale e barocco. L’impianto della Chiesa Madre risale al Rinascimento, mentre alla fine del ’500 si completa l’ampliamento della Chiesa di San Giovanni Battista e la costruzione dell’annesso convento francescano. Il ‘600 vede a Turi la costruzione della Chiesa di Santa Chiara, terminata nel 1623, alla quale venne affiancandosi, probabilmente in fasi diverse, il Convento delle Chiariste. Vent’anni dopo viene edificata la Chiesa di San Domenico e i Padri Scolopi prendono possesso dell’adiacente palazzo, attualmente sede

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Chiesa Madre

del Municipio. Numerosi gli esempi di pittura barocca a Turi, che si dislocano nelle quattro Chiese storiche: Chiesa Matrice, San Domenico, San Giovanni Battista e Santa Chiara. Importantissima è la Chiesa di S. Oronzo con annessa Grotta.

LA CUCINA

IN CAMPAGNA Turi è noto soprattutto come centro agricolo di primaria importanza, grazie all'intelligente lavoro dell'uomo ed all'indubbia facilitazione del territorio per gran parte pianeggiante, irriguo e con un clima particolarmente mite.

Le coltivazioni presenti sul territorio sono quelle del ciliegio, del mandorlo, dell’ulivo, del percoco e dell’uva. Il settore vitivinicolo, un tempo predominante (da qui partivano le cisterne per “tagliare” i nobili vini rossi francesi), oggi ha lasciato il passo alla più redditizia coltivazione d’uva da tavola. Non va però dimenticato il pregiato vitigno “Primitivo”, dal quale si produce un vino rosso che si fregia di un marchio D.O.C.: sono già molti anni che le case vinicole del territorio ricevono premi per la produzione di questo vino. Altro vitigno di origine autoctona è l’Aleatico, dal quale si ricava un vino rosso liquoroso che si fregia anch’esso di un marchio D.O.C. La pesca percoca, con nocciolo attaccato alla polpa gialla e particolarmente dolce e persistente nel gusto, rappresenta un'altra caratteristica produzione ortofrutticola del luogo. Infine il mandorlo, coltivato per centinaia di ettari con i suoi fiori velati che donano assieme al bianco del ciliegio ed al rosa dei pescheti un colore candido e romantico alle nostre campagne.

Piatti Tipici - Tronere: braciole di carne ripiene cotte con la cipolla nella tiella di creta nel forno a legna. Prodotti Tipici - Faldacchee: dolci di mandorla ricoperti con glassa, vengono confezionate come delle vere e proprie scatole di cioccolatini, esposte a forma di fiori e decorate candidamente.

LE CILIEGIE La produzione locale vede in primo piano la pregiata ciliegia autoctona chiamata "Ferrovia" nome che si rifà a quando nel passato la nostra ciliegie raggiungeva i mercati europei in vagoni ferroviari, grazie alla capacità di resistere ai lunghi trasporti su rotaia. La qualità della ciliegia proveniente da Turi è famosa in tutt’Italia, tanto che alle ciliegie di Turi è stato aggiudicato il Premio "Claudio Locchi" in varie competizioni della manifestazione "Ciliegie d'Italia" istituita dal Comune di Celleno (VT) quale migliore ciliegia nazionale. Il Comune di Turi è inoltre tra i soci 168

Processione di gala


TURI

EVENTI

PUGLIA

fondatori dell’Associazione Nazionale Città delle Ciliegie, nata nel giugno del 2003 con lo scopo di promuovere il territorio dei Comuni che si distinguono nella produzione delle ciliegie. Turi oggi presenta una superficie coltivata a ciliegio di circa 3.700 ettari, con una produzione annua di 80.000 quintali (il 13% della produzione nazionale di ciliegie) diversificata nelle varietà ferrovia, giorgia, bigarreau, van, lapins.

Percochi

- 17 gennaio: Festa di Sant’Antonio Abate- benedizione degli animali - 19 marzo: falò di San Giuseppe - 24 aprile: fiera di Santa Lucia - 25 aprile: “Passa passa”- Storica processione intorno alla Chiesa di S. Rocco - Maggio-Giugno: sagra della ciliegia - Giugno: premio nazionale per lo sport “Oronzo Pugliese” - Luglio-Agosto: Estate turese - 26 agosto: festa patronale di Sant’Oronzo - 8 settembre: festa del Borgo Antico - 18 Ottobre: Sant’Oronzo d’Ottobre

I GEMELLAGGI Dal 2004 Turi è gemellata con RoeserLussemburgo. Si realizzano scambi di visite per consolidare il rapporto di reciproca collaborazione e amicizia. IL DIALETTO di

Grotta S. Oronzo RAFFAELE VALENTINI

Fave e foglie (di verdura)

Fèv’e ffògghje Fasùle, cìcere e sajètte, mìtte fuèche a la sckeppètte. Trùvele de jòmene, uascèzze de chiàzze, jìnd’a la chèse nan arràzze. Tu sì rezzòne e ttjìne la spùrchje, t’assùppe gli òssere ch’i cecèrchje. Mèste bbàlle e màle mèste, tutt’i fjìrre ‘nd’a la cèste. Sànghe de Bàcche e spìrete de la tèrre, zùmb’all’àrje e bàtte ‘ndèrre. Aqquànne ’ndròne e càreche da rète, t’ègghj’ha pegghjè a bbòtte de pète. Frìdde ‘mbjìtte e scàmbel’a ppertjìre, jòsce fèsce chiù ccàlle d’ajjìre. Vòcca grànne e sckaniscke de pène, ‘nzaccachiànghe, chiitemmùurte e ualène. Scàrpa gròsse, mènda settìle, la zòche nàsce da ‘nu pìle. Da ddò pìgghje e po’ na’ mmìtte, père ‘u fùnne che tùtte ‘u tìtte. Spiterùsse e mmùurte de fème, che la chèpa lìsce e i mène mmène. Màle tjìmbe e ggìre de lùne, la nòtte jè llònghe a la desciùne.

Fagioli, ceci e saette, metti fuoco al tuo fucile. Sei sempre incazzato, ma allegro in piazza, non riesci mai a startene fermo dentro casa. Tu sei avaro, pieno di parassiti (spùrchje), ti asciughi le ossa con le cicerchie. Bravo a far festa e maestro (di bottega) fannullone, tutti i ferri (del mestiere) al loro posto. Sangue di Bacco e spirito della terra, salta in aria e sbatti per terra. Quando tuona e tuona da lontano, ti tirerò pietre addosso. Indolente e scampolo da niente, oggi fa più caldo di ieri. Bocca larga e mollica di pane, ‘schiacciachianghe’, chitemmùurte e villano. Scarpa grossa, cervello fino, la corda nasce solo da un pelo. Da dove prendi e poi non rimetti, si vede il fondo con tutto il tetto. Spiterùsse e morto di fame, i capelli lisci (ben pettinati) e le mani in mano. Brutto tempo e giro di luna, la notte è lunga a pancia vuota.

Tianèdde, tianeddòzze, callère, pegnète e cepòdde, perchjàzze, fev’e ffogghje, diavelìcchje e cecherèdde, chenzèrve, paparùle, malengène e pemmedòre, che na vèppete de mjìre t’assùppe tùtte ‘u sedòre. Frìttele, cavatjìdde, pasta lònghe, paternnuèste e vermecjìdde, trònere, zambìne, brasciòle, maccarùne e recchietèdde, frascère, scarvaljìtte, veddìche, zzùle e vòtte, acciàffe la cannèdde Marìje, e sckàffete sòtte.

Tegame, tegamino, caldaia, pignatta e cipolle, perchiàzze, fave e foglie, peperoncino e cicorielle, conserva, peperoni, melanzane e pomodori, con un sorso di vino ti asciughi tutto il sudore. Frittelle, cavatelli, pasta lunga, paternostri e vermicelli, trònere, zampine, brasciole, maccheroni e orecchiette, braciere, scaldaletto, ombelico, brocca e botte, afferra la cannuccia, Maria, e mettiti sotto.

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Giuliano S.r. l . Sede legale: Via Zara, 41 70018 Rutigliano (BA) Sede operativa: S.P. 65 km 4,8 70010 Turi (BA) www. giulianosrl.it

COME RAGGIUNGERCI Da Bari o Taranto procedere su S.S. 100, prendere uscita CasamassimaConversano e proseguire in direzione Conversano

L’AZIENDA La Giuliano S.r.l. è un’azienda leader nella distribuzione di frutta di qualità. Nasce nell'anno 2000 con l'intento di proseguire e sviluppare l'impegno dei fratelli Giuliano nel settore ortofrutticolo, che in passato aveva in Puglia Fruit il riferimento societario e commerciale. E’ localizzata in una regione che gode dei favori di una natura fertile e ricca di sole, di una produzione ricca e florida, ed in particolare, in un territorio rinomato per la sua vocazione ortofrutticola. Nell’avanzato stabilimento in agro di Turi, a pochi chilometri da Bari, in una superficie complessiva di circa 50.000 mq., sono concentrate tutte le più recenti tecnologie che consentono ai migliori prodotti della terra, di restare giovani e freschi a lungo e di conservare con vigore le proprie qualità nutrizionali. La struttura manageriale è composta da un qualificato team di soci, tecnici e funzionari, impiegando numerosi operatori per la struttura produttiva.

MISSION e VALORI Due generazioni che da trent’anni operano nel mercato ortofrutticolo, compiono le scelte che sin dagli anni ’60 hanno determinato il successo dell’organizzazione. La Mission è quella di portare al consumatore un prodotto ortofrutticolo freschissimo e di qualità superiore. Controllo diretto dei frutteti, severa selezione di prodotto, tecnologia avanzata, alta formazione degli operatori, sono gli strumenti che ci consentono di raggiungerla. I Valori in cui crediamo sono l’affidabilità, il rispetto delle persone che lavorano con noi, clienti, fornitori e impiegati, e il rispetto della terra, che ci dona buoni frutti e prosperità per il nostro futuro.

PRODUZIONI A garanzia della qualità dei prodotti immessi sul mercato, la produzione ed il successivo confezionamento avvengono nel rigoroso rispetto di tutte le normative alimentari, selezionando accuratamente i prodotti attraverso severi criteri qualitativi. Parte della produzione commercializzata proviene dalle aziende agricole di famiglia, dislocate in aree vocate e strategiche della Puglia che consentono di avere disponibilità di prodotti a maturazione precoce e tardiva. Quasi 600 ettari di uva 170


CONTROLLO QUALITÀ A garanzia della qualità dei prodotti commercializzati la produzione avviene nel rigoroso rispetto di tutte le normative alimentari, selezionando accuratamente i prodotti attraverso severi criteri di selezione; il prodotto è confezionato fresco, entro massimo 5 ore dalla raccolta. Ciascuna partita di merce acquistata dalla Giuliano, viene seguita in ogni fase della crescita dallo staff tecnico aziendale. Inoltre, prima del confezionamento in magazzino, viene sottoposta ad analisi multiresiduale al fine di verificare il rispetto dei limiti europei e la conformità alle specifiche dei clienti per i prodotti a marchio del distributore. Giornalmente vengono valutati i seguenti aspetti: grado brix, calibro, ammaccature, aspetto e muffe, acidità, temperatura prodotto, etichettatura e peso.

APPROVVIGIONAMENTO E MERCATI L'approvvigionamento per la maggior parte dei prodotti avviene nella regione Puglia, una piccola percentuale è di origine estera (Egitto, Argentina, Turchia, Spagna) al fine di garantire al mercato una continuità dei prodotti nelle varie stagioni. I Principali Paesi/mercati serviti sono Italia, UE, USA, Canada, Russia.

CERTIFICAZIONI La Giuliano S.r.l. aderisce alle seguenti norme volontarie:

L'azienda fa parte, come socio fondatore, del Consorzio spagnolo “SanLucar Group” avente lo scopo di promuovere e commercializzare i prodotti ortofrutticoli, effettuare ricerche di mercato e pubblicizzare i prodotti commercializzati in paesi nuovi. La Giuliano S.r.l. è altresì associata, dall'anno 2002, al Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici di Bologna. 171

PUGLIA

GIULIANO s.r. l . da tavola, pesche, ciliegie, albicocche ed agrumi certificati secondo gli standard delle buone pratiche agricole “GlobalG.A.P.” e “Nature's Choice”. Il controllo diretto dei frutteti consente all'azienda di: • limitare al minimo l'uso di prodotti chimici; • offrire il prodotto che più soddisfa le esigenze del mercato; • programmare in anticipo i prezzi e bloccarli anche per lunghissimi periodi; • offrire sempre la tipologia di prodotto richiesta; • garantire realmente la qualità del prodotto.


CITTÀ DELLE CILIEGIE

PREMI E RICONOSCIMENTI Premio Internazionale “Grappolo d’Argento” - Febbraio 2007 Premio Nazionale “Carciofo d’Oro” - Novembre 2007

VOLUMI COMMERCIALIZZATI Volume (tonnellate)

2007

208

2009

Uva da tavola

27.000

33.000

28.000

Ciliegie

3.400

4.000

3.500

Pesche

3.400

4.000

4.000

Nettarine

3.500

4.500

4.500

Percoche

900

1.500

1.500

Carciofi

900

1.000

1.000

Agrumi

1.300

3.000

6.000

Totale

40.400

51.000

48.500

BRAND

DATI SINTETICI • Percentuale produzione diretta sul commercializzato: 25% • Quota di biologico: 1% (riferita alle sole ciliegie) • Quota destinata all'industria: 1 % • Quota di export 2009: 50% • Fatturato 2007: Euro 62.000.000 • Fatturato 2008: Euro 70.500.000 • Fatturato 2009: Euro 60.000.000

GIULIANO NEL MONDO

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LE NOSTRE CILIEGIE

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PUGLIA

GIULIANO s.r. l .


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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SICILIA Montagnareale

MESSINA

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CITTÀ DELLE CILIEGIE

Montagnareale COME RAGGIUNGERCI

Messina

INFORMAZIONI

Abitanti: 1787 montagnarealesi Altitudine: 420 m. s.l.m. Patrono: S. Antonio Ab. - 17 gennaio Municipio - Via V. Emanuele - 98060 Tel. 0941.315252 Fax 0941.315235 www.comunedimontagnareale.it

IN AUTOMOBILE Autostrada A20 uscita Patti Statale 113 sino al bivio per Montagnareale Strada provinciale fino al Km. 4 IN TRENO Linea Messina - Palermo Stazione ferroviaria di Patti/S. Piero Patti Autobus cittadino sino a Piazza Marconi (Patti) Pullman AST per Montagnareale IN PULLMAN Autolinee sino a Patti Pullman AST per Montagnareale

LE ORIGINI Il nome Montagna Reale (nella sintassi odierna “Montagnareale”) risale all'ottobre del 1636, quando il territorio, che in origine si chiamava Casale della Montagna, si liberò dal dominio di Patti per dipendere direttamente dal Regio Demanio.

LO STEMMA Lo stemma comunale raffigura una montagna verde sostenente un’aquila d’oro con il volo abbassato, sormontata da una corona, su sfondo azzurro. LA STORIA Sebbene i primi insediamenti abitativi risalgano quasi certamente al periodo greco, il primo consistente nucleo urbano sorge agli inizi del XVII secolo: in origine si chiamava Casale della Montagna ed era alle dipendenze di Patti. Successivamente, grazie all'aiuto di un nobile messinese, Don Ascanio Anzalone, pagando un riscatto di

4000 ducati, il Casale della Montagna otteneva, intorno al 1636, l'emancipazione ed assumeva il nome di Montagna Regia o Reale ad indicare la diretta discendenza dal regio demanio. Poco più tardi lo stesso Don Ascanio Anzalone si impossessò del borgo con il titolo di Duca. Sotto il governo degli Anzalone e successivamente dei Vianisi, Montagnareale si sviluppò economicamente e demograficamente.

Panorama 176


MONTAGNAREALE

LE CURIOSITÀ Offre uno spunto affascinante la processione in onore della Madonna delle Grazie (ogni 15 di agosto): il simulacro della Vergine viene portato a spalla dai "flagellati", i devoti, che vestono rigorosamente di bianco, sono a piedi scalzi e si battono la schiena con una catenella, "il flagello". DA VISITARE Il Paese si sviluppa lungo il versante est dell’omonimo torrente. L’antico abitato si concentrava lungo la valle definita “dei mulini” che rappresentava il nucleo economico del territorio. Chiesa Madre Maria SS. delle Grazie La Chiesa è dedicata alla Madonna

SICILIA

IL PERSONAGGIO Nino Palmeri è l’erede di un’antica e laboriosa famiglia di mugnai. Collabora con l’Amministrazione comunale nel mantenere viva la memoria legata al Mulino di Capo, di cui conosce perfettamente la storia e la struttura, mettendo a disposizione dei visitatori la sua esperienza e le sue conoscenze, intrattenendo i curiosi di storia locale con rievocazioni nostalgiche e racconti popolari, con cordialità e vero amore per la propria terra.

Mulino di Capo

delle Grazie. L'attuale struttura è diversa da quella originaria, distrutta dal terremoto del 1908. Presenta una semplice facciata di tipo neoclassico con alto timpano, tre portali e sei lesene corinzie. Il portale centrale introduce all'unica navata oggi esistente. All'interno si trovano la Statua della Madonna delle Grazie, di scuola gaginiana, una statua in legno dell'Ecce Homo e la statua di S. Antonio Abate, Patrono del paese. Chiesa di Santa Caterina La Chiesa sorge in Piazza della Vittoria. La facciata semplice e lineare è sovrastata da due campanili all'interno dei quali sono collocate due campane di bronzo. Chiesa di San Sebastiano Sorge su un'altura e domina il paese. Presenta una facciata in muratura e un piccolo campanile allineato al rosone in mattoni e al portale in legno. All'interno si conserva un solo altare con la Statua lignea di San Sebastiano.

Torrente di Montagnareale

Mulino di Capo Bene acquistato dal comune negli anni ’80 e restaurato, è diventato meta di turisti, scolaresche e studiosi. A differenza di tutti gli altri mulini che 177


CITTÀ DELLE CILIEGIE

LA CUCINA

sono presenti lungo il corso del torrente Montagnareale, questo è l’unico ancora perfettamente funzionante; l’alimentazione avviene con l’acqua del torrente che, dopo essere stata raccolta nel grande recipiente in muratura facente parte del fabbricato e nella vasca che si trova a monte, una volta aperta la saracinesca (grosso rubinetto), và ad azionare una ruota orizzontale, con pale in legno che a sua volta tramite apposite cinghie aziona il mulino in pietra. Nel mese di agosto ospita serate danzanti e di piano bar durante le quali è permesso l’accesso al suo interno dove si trova anche il museo.

IN CAMPAGNA Il territorio di Montagnareale si caratterizza per la presenza di un immenso patrimonio naturalistico: Rocca saracena, la sorgente dell’usignolo e le numerose fontane, che costellano alcune vie e piazze del centro urbano e le contrade Zappuneri e Laurello. Montagnareale continua ad arricchire il suo percorso storico-turistico-culturale per valorizzare quello che è “suo” per tradizione, per cultura “vecchio” ma di grande attualità per far sì che questo paese possa rappresentare un osservatorio e laboratorio privilegiato per le zone limitrofe.

Piatti Ti p i c i Maccheroni con sugo di maiale e polpette di carne. Frittole, cotenne di maiale bollite. Pane condito con olio. “Stigghiulata”, budella di capretto o agnellino avvolti attorno ad erbe aromatiche e cotte alla brace. Sfince, pastella soda di acqua, farina e lievito con all’interno acciughe salate. “Palummeddi”, dolci tipici pasquali. Zeppole, dolci ricoperti di miele. Pro d o t t i Ti p i c i Olio di olive “verdelli”, castagne e nocciole. Amarena, sciroppo ottenuto dal frutto dall’omonima varietà di ciliegie. Grappa di Montagnareale, liquore ottenuto dalle gustosissime ciliegie coltivate in numerose varietà sul territorio comunale.

LE CILIEGIE Le varietà più diffuse nel territorio di Montagnareale sono: la Maiolina, la Capuccia, la Ciliegia di Paradiso, la Limona o Moscatella, la Vignola. Il periodo di maturazione inizia il mese di maggio per terminare a fine giugno. Tipica anche la produzione di Amarena, utilizzata per confetture, sciroppi e dolci. La Sagra della Ciliegia fa da sfondo ad una serie di spettacoli finalizzati alla promozione delle tradizioni popolari siciliane, dei nostri prodotti tipici, bellezze paesaggistiche e naturalistiche. La ciliegicoltura rappresenta un’antica tradizione a Montagnareale. L’albero dal maestoso ed elegante portamento è diffuso su tutto il territorio nelle sue diverse qualità. La Festa della

ciliegia, la cui prima edizione si è svolta il 21 giugno 2009, vanta un enorme successo a livello locale ed oltre i confini territoriali. Sfilate in abiti folkloristici a tema, convegni e grandi quantità del delizioso frutto, al naturale e lavorato, accompagnano la giornata dedicata alla promozione di una risorsa che ha trainato in passato l’economia agricola della comunità di Montagnareale.

178


SICILIA

MONTAGNAREALE

EVEN-

Piscina comunale

- 17 Gennaio: Festa del Santo Patrono; - 3ª domenica di Giugno: Festa della Ciliegia. - Agosto: “Estate a Montagnareale” - Ultima domenica del mese di ottobre: Sagra della castagna - Festeggiamenti folkloristici di Natale

IL DIALETTO Una tradizione consolidata a Montagnareale è quella di attribuire originali soprannomi ai cittadini, molti dei quali richiamano nomi di animali. Ne riportiamo alcuni del passato e del presente: “Sulici”, “vurpi”, “Barrancu”, “vipiricchi”, “crastu”, “sceccu”, “mulu”. LA NOSTRA CANZONE Oggi è festa e la Sicilia ancor più bella ti sembrerà sulla costa tutta in fiore che sussurra pace nell'aria mentre un canto spensierato su per aria si perderà da Palermo e Taormina, Patti e Tindari giungerà … ma poi si sale sulle colline tutte in fiore da dove vedi tutto il mare a Montagnareale. E' una visione che riempie il cuore d'emozione e Ti fa dire: "Solo Tu, Sicilia Bedda, niente più" !!! … ma poi si sale sulle colline tutte in fiore tu sei la perla del tuo mare o Montagnareale.

Chiesa di San Sebastiano

Pineta Rocca Saracena 179


CITTÀ DELLE CILIEGIE

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PA R T N E R S

Partners Commerciali

181


PA R T N E R S


PA R T N E R S Via IV Novembre, 19 BAGNARIA (PV)

-

Produzione e vendita di ciliegie e prodotti tipici larigiani Via delle Colline Casciana Alta Lari (PI) Tel. 0587 689140


PA R T N E R S


eleganza, stile e comfort...


PA R T N E R S


PA R T N E R S

Guida Associazione Nazionale Città delle Ciliege  

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