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Quattro serie Giuseppe Cassi Febbraio 2011


A casa di Giuseppe: Frammenti Foto di Marco Pejrolo


*

I testi che accompagnano le opere, salvo dove indicato, sono dell’autore.


Indice

07

Icone

27

Ostensioni

33

Trame

37

Immagini in offerta - volume I - volume II

55

Cenni biografici

A casa di Giuseppe: Frammenti Foto di Marco Pejrolo


Icona 04 Olio su compensato (60 x 80 cm)


Icone Novembre 2010 - Febbraio 2011

In piedi, ma anche sedute o coricate, raccolgono i colori avvolgendoli o legandoli al proprio corpo. Chi non li vuole sorride al cielo salendo o scendendo da una scala bianca d’argento. Alcune si fanno accarezzare dal bleu de sèvres, un’altra scosta con le dita il nero avorio per poter vedere. Una si copre di rosso di cadmio il petto o si vela di rosa antico trasparente gambe e seno od avvolge i capelli nel violetto. C’è chi si inarca su un divano trascinando l’ocra d’oro schiarita sulla schiena. Tutte si mettono in mostra, com’è naturale che faccia la bellezza. Sono un esercito, accampato ed a volte in ozio. Un esercito senza divisa, perché l’unica divisa concepibile e quindi ammessa, come ordinatogli dal loro comandante, è il colore della pelle, con concessioni solo per l’utilizzo di scarpe e stivali possibilmente dai tacchi alti. In dotazione c’è il nero antracite, ma è tollerato anche il bianco di zinco o di titanio e qualsivoglia non colore. Una delle ultime arrivate ha fermato la terra verde sotto i glutei mentre un’altra si è coperta i glutei trascinando una lacca di garanza con la mano sinistra. E’ la loro libertà, conta solo che esistano. Sono più di cento, nessuno ne conosce il numero. Io sono il loro comandante. Fanno tutto ciò che io desidero. E’ normale che lo facciano per me. Io sono il colore.

Icona 021 - La Maestra d’asilo Olio su tela (50 x 70 cm)


Dipingerò tutta la vita perchè sono nato vestito da Arlecchino Io non ho nome parole o sentimenti di pietà perché credo nell’arte Riempo il mio bicchiere per poter parlare con chi Calpesta la terra e non conosce il canto muto dei ruscelli Con chi parla d’amore mentre il segreto è in colui che distrugge la sua mente in un campo di grano Sono nato vestito d’arlecchino Per questo si ride e si desidera un mondo Che ha età ed un tempo definito Nel quale bisogna prendere un tram Mangiare polenta secca e fare l’amore Comprare un cane e bastonarlo Ma io penso a voi che avete le mani e date le vostre mani per il mio grano Per l’amore di una donna E date il vostro respiro per chi è nato dalla vostra ombra Io che non ho nome Mi inginocchio Bacio i vostri piedi Amo il vostro amore amo la mia maledizione mentre ascolto orazioni funebri


Icona 012 Olio su compensato (51 x 92,5 cm)


Icona 026 Olio su tela (60 x 80 cm)

Icona 01 Olio su tela (60 x 80 cm)


Icona 027 Olio su tela (60 x 80 cm)

Icona 09 Olio su tela ( 60x80 cm)


Icona 05 Olio su tela (60 x 80 cm)

Icona 014 Olio su tela (60 x 80 cm)


Icona 015 Olio su tela (50 x 70 cm)

Icona 014 Olio su tela (50 x 70 cm)


Orazione funebre Dove la polvere delle rose saprà costruire altari ed are sconfinate per sconfinati geni Dove la terra bruciata intonerà canzoni di morte per uomini non più uomini Per donne dai lunghi capelli neri senza sesso senza vita Per cavalieri che intrecciano piume azzurre per le puttane di Avignone Dove suonatori di chitarra pisciano su di un mondo a forma di cubo Dove vedremo un uomo tremante Le sue mani tremanti La sua gola tremante Le sue gambe tremanti Chiedere un sorso di vino Lì seppelliremo Pablo Picasso Cantano orazioni funebri ed hanno paura della morte Sono mercanti innamorati e suonatori di arpa ad alta tensione Sanno raccogliere perché hanno grandi cappelli e scimmie ballerine Ma tu, giovane Émile Bernard, tu che hai visto i signori della terra danzare sui sentieri della luce e poi morire come cani assetati alla fonte del colore tu che hai vissuto per trovare il coraggio di unire due verità per far scaturire i segreti delle porte della natura tu, giovane Émile, sai che io non sono nato e per questo non potrò mai morire e come te potrò gridare al sole anch’io ero là, con loro Dove si è nascosto il sole di cui tu parlavi Vincent che hai amato che ti ha ucciso ? Come posso guardare i fiori al mattino se continuo a parlare di ricordi ?


Icona 013 Olio su tela (60 x 100cm)


Icona 035 Olio su tela (60 x 80 cm)

Icona 028 Olio su tela (60 x 80 cm)


Icona 025 Olio su tela (70 x 100 cm)


Vincent

Accordi strampalati ed armonie stridenti in nome della terra e dei cipressi grandi amori e sensazioni per occhi troppo piccoli e ciechi per carne troppo misera e vuota la creazione in peli da pochi soldi Amo questo colore perché era la tua vita il giallo Ora non esistono più i campi di grano I corvi volano sul cemento Ti abbiamo rinchiuso in stanze polverose dove solo le ragnatele parlano ancora di vita e amore amore amore per intere generazioni bruciate come rami secchi antri infernali e tetti di cristallo Ho cercato le colline dove le vigne producono nebbia ed i campanili sono bianchi ma cannoni roventi sono diventate le campane ed i fiumi acquitrini di inutili parole per popoli senza volontà Ho visto emblemi di cartapesta riprendere antiche ballate Un orlando furioso atomico si era messo in testa di creare Portava nel sangue residui di ferro e gommapiuma analitica Portava nel cuore soluzioni di gelatina cubica Portava nelle mani freschi coralli elettrici Ora è morto e forse è vicino a te Ora le porte sono chiuse Ora non basterà un colpo di pistola


Icona 02 Olio su truciolato (84,5 x 86 cm)


Icona 019 Olio su tela (60 x 60 cm)

Icona 024 Olio su tela (40 x 50 cm)


Icona 028 Olio su tela (70 x 50 cm)


Icòna 017 Olio su tela (70 x 50 cm)


Icona 03 Olio su tela (80 x 60 cm)


Cher ami, “ (…) La tonalità della tua pittura è malinconica, una malinconia d’Europa centrale che si basa su dei blu, dei grigi, dei neri. Vertice anche di uno sguardo sul mondo che si mette senza tregua a distanza, si offre al suo stesso spettacolo nel processo della “messa in rovina”. L’angoscia è dipinta sulla tela delle bambole dove queste si fondono in una pasta grigia e bianca, informe; non offrono più che le loro teste, decapitate, ma sempre civette, con una vena d’ironia negli occhi. Ombre di donne che non si possono capire? L’atonia, la perdita di sostanza si esprime in questo bianco grigiastro della materia che invade il campo intero del quadro. La donna non ha corpo, come la più “amata” da Casanova fu quella bambola articolata meccanica e fragile (...) Questa è la nascita della donna ocra che si stacca dalla creta, dalla profondità della terra. Donna d’argilla, donna geologica, donna archeologica, lei è l’archetipo di un inizio del mondo, di un sogno senza fine dell’uomo e della donna e dell’origine della vita (...) ” Paris, le dimanche 27 aout 1980 Gabrielle


Icona 022 Olio su tela (60 x 60 cm)


L’uovo dentro al nido Sul finire del novembre 1995, sulle peste dei cinghiali nella neve, sotto i rami senza foglie di un cespuglio, ho trovato un nido con all’interno un piccolo uovo maculato di verde. L’ho raccolto pensando alla bellezza del nido con l’ uovo all’interno ed alla madre che per qualche ragione, forse il vento, non ha potuto portare a termine la covata. Ripostolo nello zaino con mille precauzioni, è finito sulla libreria di Andrea a far bella e rara mostra di sé fra animali in legno ed in ceramica, libri e giornalini. “Fai attenzione all’uovo – dissi – è vuoto e delicato, è da guardare non da toccare”. Un giorno un compagno di scuola di Andrea prese l’uovo fra le mani e lo sbriciolò. Andrea aveva le lacrime agli occhi. “Glielo avevo detto di non toccarlo !” “Non preoccuparti, troverò un altro uovo e lo metteremo nel nido”. “Non sarà la stessa cosa” rispose. Sulla libreria c’è sempre il nido con l’uovo sbriciolato.


Ostensioni Autunno 2010

Il pane è sempre un’offerta. Di solito è sopra un tavolo di legno. Spezzarlo con le mani è l’atto dell’uomo. Come scolpire un pezzo di legno per farne un giocattolo per un bimbo, un cavallo con le ruote, da tirare, anatomicamente perfetto, bianco con la criniera, la coda e gli zoccoli grigi. Trovato e raccolto in una baita di montagna, per la sua armonia ed ingegno nella costruzione. E’ l’abbandono ma ora recupero del ricordo, della memoria, quindi della vita. Un tavolo è un piano. Anche un muro è un piano. La differenza sta tra verticalità ed orizzontalità. Un muro scorre e potrebbe non avere un inizio ed una fine mentre un tavolo ha un inizio ed una fine ma non se ne conosce la lunghezza. Sul muro colano colori che cambiano con le stagioni, scendono o si arrampicano. Il muro è un elemento fisso. Le immagini passano. Come le nuvole, i temporali, il giorno e la notte. Sul tavolo si può appoggiare un oggetto. O non appoggiare nulla. Un tavolo è un espositore ed un canestro colmo di frutta è sempre un’offerta.

Ostensioni Pane Olio su tela (50 x 80 cm)


Tavolo n. 6 pezzi Olio su truciolato (86,5 x 85,5 cm)


Muro di pietra n. 4 pezzi (60 x 60 cm)


Lù Nelle labbra del sogno Il fiore senza tempo Guidava la mano nel campo infinito Ma venne la melodia dei due nomi a rilanciare il sapore degli anni Ed i ricordi “Amore che raccogli io non sogno” L’angelo sussurrò Ti credevi rapita SONO LA PERFEZIONE DEL SORRISO E DELLA CARNE Ti sentivo cantare Vidi nel buio le finestre rosse E non vidi altro Vidi la pioggia sui vetri e nella stanza E non vidi altro Mentre nelle mani il fumo saliva E potevo abbracciarlo Lo feci E’ rimasto con me


Trame Novembre 2010 - Febbraio 2011

La muleta non è rossa per il toro, è rossa per gli uomini, perché il rosso è il colore della storia. L’uomo non conosce altri colori, è monocromatico ed anche monotematico.

Trame - muleta Olio su tela (50 x 50 cm)


Trame - motocicletta Olio su tela (50 x 50 cm)


Trame - tessere Olio su tela (60 x 60 cm)


Immagini in offerta Volume I e II Giugno 2000 - Ottobre 2010

Hanno vestiti eleganti, anche i baffi sono eleganti, con bastoni nelle mani, monocoli od occhiali e guanti. In doppiopetto, cappotti o no, dipende dal clima, scarpe sempre lucide, con pantaloni a volte a righe. Tutti hanno lo stesso atteggiamento, guardano, le teste rivolte verso un punto. E’ l’attimo della vita, ma ora non più. In ogni caso gli occhi si sono fermati e saranno lì per sempre, fin quando io ci sarò, e qualcuno dopo di me. E’ normale, addirittura obbligatorio, quel qualcuno dopo di me. Di solito è un attimo di festa, di gioia. Non guardi il punto e non stai fermo, se non hai la consapevolezza del punto da guardare. Ho dimenticato i cappelli, in testa o fra le dita, così la scena è completa, chiusa. Di solito è una ricorrenza, i fazzoletti della stessa età o gli strumenti della musica od i bicchieri colmi con il braccio alzato. Alla salute di ciò che non potremo mai essere per sempre da viventi, ma che una immagine ci garantisce. L’eternità è un pacco di patatine o di giornalini od un oggetto qualsiasi. C’è perché ci siamo noi ma così non sarà mai eternità. E’ solo un passaggio da uno all’altro. La dama, le amiche, il cacciatore, i soldati, i notabili, non esistono. Tutti spenti. Ma non è ricordo, certo è rinascita. E’ confronto. Sono belli perché non parlano e non respirano. Non producono influenze umane. Sono belli perchè l’immagine di per sé non può avere odore, non può avere sapore ne voce per le orecchie. Le cravatte sono di norma nere, quasi mai mancano, risaltando sulle camicie bianche. Non può esserci altro che il bianco per le camicie. Sono monotoni, ma è l’atteggiamento per il punto da guardare. Appare ciò che non hanno mai visto ed allora sorridono o sono seri. L’immagine del punto si mostra, posta tra loro e noi, noi che siamo dalla parte di chi guarda camminando e si ferma per un attimo. E’ una sostituzione, chiunque può capirlo. La potenza del sogno, dell’immagine di un sogno, di un privilegio offerto. Noi siamo loro o saremo loro. Ma solo se ci sarà quel qualcuno dopo di me. E’ l’offerta di un corpo, che esiste adesso e che obbligo a mostrarsi. Io sono il tempo e sono contro la bellezza, contro me stesso, sono abituato a distruggere, a rovinare. Non potrò mai, e non ci penso neanche per un attimo, combattere contro l’arte. I pantaloni in genere hanno il risvolto e dal panciotto molte volte ciondola la catena. Di un orologio.

Fumetti (particolare) Tecnica mista, gesso acrilico, olio, carta e grafite su faesite (244 x 121 cm)


Immagini in offerta Volume I Giugno - Dicembre 2000

Uomo con bicchiere Tecnica mista, gesso acrilico, olio, carta e grafite su faesite (132,5 x 121,5 cm)


Mio padre Lui mi parlava delle colline e del vigneto che aveva piantato con le sue mani. Della casa che aveva costruito con i suoi fratelli. Della terra grassa dell’Oltrepò. Di suo padre che era tornato paralizzato dalla guerra e di quel giorno che si era fatto portare nei campi per impedire a quelle bande di bruciarli. Neanche della sua condizione ebbero pietà e gli fecero bere l’olio e lo fecero ruzzolare per il campo. Mi parlava della guerra, della campagna di Grecia ed Albania, della divisione Acqui e di quando fu fatto prigioniero. Dei maltrattamenti degli albanesi, dello scambio dei prigionieri, dell’ospedale e dell’amputazione dei piedi congelati. Della visita della regina e di come la mandò a quel paese. Del suo ritorno e di quanti non sono tornati. “ Vedi quel vigneto? Quello dalla strada sino al Tidone? L’ho piantato con le mie mani.” Mi raccontava le storie del paese, della sua gioventù. Di quel tale che sui trampoli ed avvolto in un pastrano, si metteva davanti all’ingresso del piccolo cimitero, che era posto tra il paese e l’osteria, e spaventava, di notte, i passanti tanto che più nessuno osava andare all’osteria. Fin che l’oste, nascosto dietro ad un muro con un bastone in mano, una notte lo aspettò e gli diede una montagna di legnate gridando in dialetto: “ Te lo dò io il fantasma! “ Di quell’altro che per scommessa mangiò dieci saracche senza bere, di quelle che si vendevano in barattoli, intere sotto sale. Stette male come un cane ma vinse la scommessa. Mi raccontava del posto da Direttore del Consorzio Agrario e dell’impiegata che quando dovette lasciare il posto aveva le lacrime agli occhi. Del trasloco ad Oulx nel 1954 e del mobile troppo alto che per poco non riusciva a passare sotto il ponte tra Gravere e Chiomonte. Della sua intenzione di fermarsi poco “…fa troppo freddo e quanta neve…”, per ritornare alle sue colline. La casa di Oulx era piena di buchi e ci si scaldava con una stufa a legna. Quel primo inverno Mauro prese l’otite e stette davvero molto male. Per Natale ci regalò una corriera di legno, molto grande, costruita da lui. Ci si poteva sedere sopra e farsi tirare con un cordino. Allora io ero troppo giovane, non sapevo ascoltare e non sapevo fare domande.


Mio padre Tecnica mista, gesso acrilico, olio, carta e grafite su faesite (121,5 x 110 cm)


Uomo con cappello Tecnica mista, gesso acrilico, olio, carta e grafite su faesite (74,5 x 63 cm)


Patatine Tecnica mista, gesso acrilico, olio, carta e grafite su faesite ( 67 x 61 cm)


E voi che vi rimpinzate con il cadavere di questa arte, non siete già forse pieni di vermi ? Camminavo per strade piene di luce, strade senza asfalto. dove la gente poteva ridere o piangere qualcuno moriva, non lo so, erano cose mie, problemi di luce di colore di vita e d’improvviso una voce veniva dalle pietre o dalle fontane forse era nell’aria non lo so ed urlava come urla una donna quando vede un topo “Picasso è morto” Voi inutili ombre voi assassini che non siete riusciti ad uccidere Picasso voi incerte paure e verità per voi una sola verità piena di paura Picasso è morto da solo e non troverà colori per commuovere i vermi non troverà le lacrime dell’uomo i gemiti delle donne ma seppellitori di morti e distributori di reliquie e ricordini per la pace dei porci Per te, per la tua morte, io ho brindato a lungo

Mani (particolare) Tecnica mista, gesso acrilico, olio, carta e grafite su faesite (244 x 121 cm)


Immagini in offerta Volume II Maggio 2009 - Ottobre 2010

Immagini in offerta China e tempera su carta (70 x 50 cm)

Immagini in offerta China e tempera su carta (30 x 50 cm)


Immagini in offerta Tecnica mista su carta (tempera e fotografia) (70 x 50 cm)


Immagini in offerta Viva la guerra! China e tempera su carta (50 x 70 cm)


Immagini in offerta Olio su truciolato (120 x 99,5 cm)


Immagini in offerta Olio su truciolato (119 x 100 cm)


Brindavo ed ero solo bevevo ed ero forse triste il mio unico amico era lontano da me Ora non cammino piÚ per strade piene di sole ma striscio per oscure scale mobili dove anime amiche urlano la disperazione della terra distrutta calpestata umiliata e suicidi di popoli e massacri E’ ritornato cosÏ nella mia mente il ricordo del male Avessi saputo cantare avessi saputo sognare o bere fino alla morte ma la morte è venuta senza che io abbia imparato a cantare a sognare a bere ho ricordato allora la fine di Julius Pascin ed ho maledetto la tua Pablo Picasso


Immagini in offerta Tempera su carta (35 x 50 cm)


Cenni biografici Giuseppe Cassi nasce il 18 Marzo 1952 a Pianello Val Tidone. Vive e lavora a Oulx, sulle alpi cozie, a pochi chilometri dal confine francese. e-mail: giuseppe.cassi@tin.it tel: 0039 338 36 28 424



Giuseppe Cassi - Portfolio