Issuu on Google+

a zonzo nel web

NENIE PER SONNI D'ANGELI E partiremo infine di nobiltà vestiti sereni nello sguardo e dentro noi la pace il mondo osserveremo dall'alto divertiti. Soli, ma forti e liberi, belli di sdegno al tutto indifferenti. Arriveremo al regno degli Angeli perduti: calma la vita giace su un letto d'aria azzurra e per cuscini ha nuvole e intorno fili d'oro,gemme di luce, il giorno vedi, chè danzan l'ore immobili il Ritorno. Squillan le trombe,un alito sussurra NENIE PER SONNI D'ANGELI, dolcezze inenarrabili si posson qui soffrire in sogni interminabili....

Marziale Un tale, l'altro giorno, o Rufo, attentamente mi osservò come un esperto compratore di schiavi od un allenatore di gladiatori; e dopo avermi sbirciato con un cenno del suo volto e avermi indicato di soppiatto col dito, << Sei tu >> disse << proprio tu, Marziale, quello famoso, i cui maligni scherzi son noti a chi non ha l'orecchio barbaro? >> Sorrisi un poco e con un lieve cenno


confermai che ero quello che egli diceva. << Come mai >> disse << indossi un così misero mantello?>> Risposi: << Perché sono un povero poeta >>. Perché ciò non capiti molto spesso al tuo poeta, mandami, o Rufo, un mantello nuovo. (Marziale)

Il conto è chiuso Che ne faremo di quel picciol conto Che teniamo in banca? Una cassa da morto con lo sconto… Dunque carcassa mia, arranca arranca.. Traffica e suda, corri su per la salita.. Ruba se puoi.. se puoi ancora inganna. Ancora qualche soldo per consumar la vita E Morte aspetta calma e non si affanna!

La storia. Conosci la mia storia? E' così breve Che appena la cominci è già finita! Provo a disegnarla: il segno è lieve, così che non appare. Do un nome alla mia vita: Alito.Sospiro d'Angelo.Smorfia di demonio. Fantasma addormentato.Silenzio.Grido. In sogni ho sperperato un patrimonio Di idee; dico per questo: FAVOLA e sorrido; ma anche Cielo Nero o Notte Azzurra,


Stella Spenta, Astro Immobile nel Nulla… Giocattolo (una voce lo sussurra) Un Bambino potente così si trastulla. (ananim)

Alessandria ..è qui, sul rigo della sventura che potrei cominciare la marcia verso la gioia. Come a tratti da una muraglia di nuvole si fa largo e irrompe prepotente il sole, così a volte prorompe l'anima dalla coltre nerissima del sonno. Sventura e gioia, adorabili sorelle! a volo mi riportate per le strade polverose e sporche di Alessandria. Fatidico nome, città scolpita nel marmo del Destino. Provengono da Te i fantasmi che affollano il mio cuore, da Te provengono le voci da sempre inascoltate, da Te, da Te, allegra città di Morte i sogni premonitori, la gioia sepolta che risorge al canto lamentoso degli Angeli cenciosi! Da Te tutti i momenti di follia celeste. Quando ritornerò a perdermi vagando senza meta per le tue strade, se mai questo avverrà, so che stavolta dall'alto minareto non potrò ignorare, mai più ignorare, la Verità che il cielo mi trasmette.

CATULLO e RIMBAUD Da Catullo: Non credere più che l'affetto meriti qualcosa o che qualcuno possa mai esserti grato. L'ingratitudine è di tutti; e il bene fatto nulla, anzi fonte di amarezze e di mali peggiori.


Nessuno ora mi odia con più crudele accanimento Di chi ieri mi considerava l'unico amico.

DA RIMBAUD: Mi si affitti dunque questa tomba, imbiancata a calce con le righe di cemento in rilievo - molto lontano sotto terra. ...ad una distanza enorme al di sopra del mio salotto sotterraneo, sorgono le case, si accumulano le nebbie. Il fango è rosso e nero. Città mostruosa, notte senza fine! ... meno in alto ci sono le fogne. Ai lati nient'altro che lo spessore del globo. Forse abissi d'azzurro, pozzi di fuoco. Forse è su questi piani che si incontrano LUNE E COMETE, MARI E FAVOLE. Da "Orlando Furioso": Alcun non può saper da chi sia amato, quando felice in su la ruota siede; però c'ha i veri e i finti amici a lato, che mostran tutti una medesma fede. Se poi si cangia in tristo il lieto stato, volta la turba adulatrice il piede

Dipinto che sia una donna lo dicono i colori caldi, sensuali e sembra di vedere curve armoniose avvolte di vapori: certo sospiri; e quelle calze nere... trasuda ogni centimetro di tela ansia di orgasmo, bellezza inappagata!


Certo è una donna, un fuoco che ti gela; è una preghiera d'amore inascoltata. O forse è morte? In alto sta il Piacere: su quei seni bianchi, su quelle azzurre cosce, si stacca la materia, è lì, la puoi vedere la Verità, che ogni misero conosce.

...e la musica finì La musica finì... In una città d'un lontano Paese del Nord, la Poesia si addormentò. Senza più suoni, senza più parole, invase il silenzio l'anima del mondo. Fu quando il vecchio dai grandi occhi buoni, tale si vide, decise che era stanco e più non pensò. Da lui fuggì tutta la musica, per anni imprigionata, fuggirono tutte le parole, libere fuggirono la musica e le parole, via, su altri mondi. Solo una nota rimase nel suo cervello addormentato, solo una parola. I violini continuavano a suonare, cantavano le voci nelle città del mondo.. ma era sempre uno strano silenzio, più insopportabile ancora del silenzio vero. Perchè l'unica nota che vibrasse ancora nel mondo, l'ultima parola, stava lontano, in una città del nord, nel cervello del dormiente ancora.... - bisogna fare qualcosa per svegliarlo, molto di più di un urlo o uno scossone.. bisogna far rinascere il vegliardo! - disse qualcuno che poteva molto e ancora ricordava. E riportò costui il tempo del ricordo nel presente ancora.. E si tenne il concerto e fu la gioia, quella che vinse il giovane in quel tempo, tanto da trasformarlo in luce e suono. Fermati - disse il saggio del silenzio - condanni il Mondo al sonno del gran Vecchio! E la musica finì, di nuovo ancora finì la


Poesia e quella nota quella sola parola, più non si udì da allora, mai più ora.


a zonzo nel web