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Venerdì 14 agosto 2009

PORT CINCINNATI

Ormai ha innestato la“quinta marcia”la tennista brindisina determinata ad entrare nella storia del tennis femminile italiano Nessuna connazionale infatti è mai riuscita ad arrivare cosi’in alto nel ranking mondiale,basta solo una vittoria per essere in Top Ten

Anche la“Venere nera” si inchina alla potenza di gioco della Pennetta Flavia battein due set Venus Williams ed è pronta ad entrare fra le prime dieci giocatrici del mondo di GIANLUCA GRECO

BRINDISI- Inarrestabile Flavia Pennetta, negli ottavi del torneo americano di Cincinnati la tennista brindisina si è sbarazzata in due set della fortissima Venus Williams (7-6 6-4 il punteggio), riportando un altro storico successo che la proietta ad un soffio dalla top ten. Come negli ultimi match, Flavia ha dato una netta dimostrazione di superiorità sull’avversaria mostrando grande freschezza atletica. Il primo set però, non è stato una passeggiata. Dopo un grande avvio della Pennetta, segnato dalla conquista di un break, la Williams ha cominciato a giocare il suo tennis recuperando il servizio di svantaggio. Ma nel tiebreak la brindisina si è scatenata, lasciando solo due punti alla rivale (7-2 il punteggio). A questo punto il secondo è tutto in discesa. L’americana prova a sfruttare i continui errori di Flavia sul 5-3, ma arrivati al 5-4 la “Venere nera” non può più nulla. La nostra fuoriclasse è in stato di grazia e puntando con determinazione e aggressività sul suo proverbiale rovescio, porta a casa il game decisivo. Dalla compostezza con cui la Pennetta ha celebrato l’ennesima vittoria, emerge la consapevolezza nelle proprie forze in un atleta che si è definitivamente sbarazzata dei complessi di in-

Latennista americana Venus Wiliams,in alto la sorridente Flavia Pennetta

feriorità nei confronti delle big. Quello contro l’americana è il quarto successo negli ultimi sette incontri. Una vittoria che viene dopo l’inatteso trionfo nella semifinale di Los Angeles contro la russa Sharapova, alla quale è stata impartita un autentica lezione di tennis. Nel giro di una settimana la brindisina ha superato due vincitrici di Wimbledon, conseguendo dei risultati inimmaginabili fino a poco tempo fa, da una tennista entrata nel pieno della maturità agonistica. A 27 anni, un’età in cui numerose atlete imboccano un malinconico viale del tramonto, la Pennetta sta esprimendo il suo miglior tennis, entrando in campo con un carattere e personalità mai visti prima. Dopo annate fra alti e bassi, impreziositi dalla vittoria nella confederation cup ed alcun prestigiosi tornei del circuito Wta ( Acapulco, Palermo e Sopot su tutti) la brindisina ha trovato quella continuità tanto agognata in un 2009 cominciato subito sotto i migliori auspici. Il nove febbraio raggiunge la sua miglior posizione in classifica Wta, la 11. A Wimbledon, la più importante manifestazione tennistica mondiale, il 27 luglio arriva al terzo turno ma viene eliminata dalla francese Amelie Mauresmo in 2 set. Il 19 luglio vince il suo settimo torneo Wta battendo in finale la connazionale Sara Errani in due set col punteggio di 6-1 6-2. Con il trionfo nella notte fra domenica e lunedì sul cemento di Los Ange-

les, la brindisina sale definitivamente alla ribalta dei media nazionali: per la prima volta un’italiana può entrare in top ten. Manca ormai pochissimo per raggiungere un traguardo sognato da tutti i tennisti. Dopo la vittoria sulla Williams, Flavia si ritrova con gli stessi punti della Ivanovic alla decima posizione. La croata ha però accumulato più punti nei tornei dello slam e di categoria Premier, quindi per entrare nella top ten bisogna battere, ai quarti, la Hantuchova che ha sconfitto Zvonareva al tiebreak del terzo set. La speranza di realizzare quanto prima un sogno che sembrava irraggiungibile, emerge nelle dichiarazioni del dopo match:”Sto giocando bene e sono in fiducia. Le top-ten? Entrarci sarebbe un sogno!”. Aspettando che il torneo sul cemento di Cincinnati si concluda nel migliore dei modi, è logico pensare, a questo punto, che la Pennetta alzi l’asticella delle sue ambizioni. Dopo aver dimostrato pienamente la sua forza sui tornei del circuito Wta, alla brindisina manca un ulteriore passo per consacrarsi definitivamente a livello internazionale: la vittoria in un torneo del grande slam. Una ragazza che gioca così non dovrà più accontentarsi di raggiungere i quarti a New York, ma almeno all’avvio dovrà recarsi a Flushing Meadows (sede del torneo) con l’ambizione di arrivare in finale e addirittura di vin-

cere. E’ chiaro che Serena Williams è ancora, di gran lunga, la numero uno al mondo, ma se Flavia batte una Venus quattro volte su sette, può pensare di superare anche Serena. E’ ancora presto, comunque, per considerazioni di questo genere. Già da oggi Flavia è attesa da un difficile match. Nei quarti la brindisina affronterà la slovacca Daniela Hantuchova, che è dovuta stare in campo quasi 3 ore per superare la russa Vera Zvonareva. Dopo aver vinto il primo set al tie break per 8 punti a 6, la Hantuchova ha subito un pesantissimo 6-0 nel secondo set, ma è tornata prepotentemente alla ribalta nel terzo aggiudicandosi aggiudicandosi nuovamente il tie break per sette punti a cinque. Tra la pennetta e la Hantuchova c’è un solo precedente e risale ai quarti di finale di Filderstat del 2005. Allora s’impose la slovacca, numero 20 del mondo, per 6-3 6-4, sulla brindisina che era numero 30 del mondo. Oggi Flavia è, quasi, numero dieci e la Hantuchova è numero 27. A seguire con trepidazione le gesta della Pennetta, il circolo tennis di Brindisi; luogo in cui la tennista ha appreso i fondamentali di questo sport. Di fronte ad un maxischermo, i vecchi maestri e gli amici di sempre la spingeranno verso una nuova impresa.

PALLACANESTRO/L’INTERVISTA

Michelini:”Brindisi squadra compatta,con gli italiani davvero di prima fascia” Il notocommentatoretvdellepartitediLegadue,frescocoach in serieAfemminile,analizza il roster della NewBasketedelleavversarie di GIUSEPPE MAZZONE

BRINDISI-“Equilibrio: questa è la parola chiave del prossimo campionato di Lega Due”. Il concetto è di Stefano Michelini, allenatore di provata esperienza, nuova guida tecnica per i prossimi due anni del Lavezzini Parma, squadra militante nel massimo campionato nazionale femminile di pallacanestro e commentatore ufficiale in tv delle gare della seconda lega italiana di basket. Con schiettezza e chiarezza, tipica del suo carattere bolognese, ha esternato a ruota libera i suoi pensieri e le sue riflessioni, sul prossimo torneo di Lega Due e sulla situazione attuale del basket italiano. Brindisi rivoluzionata e in sostanza riplasmata dal suo allenatore è tra le favorite per il prossimo campionato: lei è d’accordo? “Certamente. Giovanni Perdichizzi ha svolto un buon lavoro di assemblaggio, costruendo una squadra compatta. Ha forgiato per bene l’asse playpivot: Joe Crispin è grande playmaker. Bryan è un giocatore di squadra. Il concetto dello scorso anno è stato completamente ribaltato: l’idea della passata stagione vedeva Killingsworth e Hatten come la punta dell’iceberg, di un gruppo, poco propenso a dialogare sul parquet. In aggiunta gli italiani di quest’anno sono davvero di prima fascia: Giuliano Maresca è mo-

Stefano Michelini

tivatissimo dopo aver disputato egregiamente con la Nazionale i giochi del mediterraneo. Mauro Pinton, che ho allenato a un mio camp estivo, ha dimostrato una determinazione davvero incredibile anche dal punto di vista della sua futura esperienza brindisina. Luca Infante non lo scopro io, è

un combattente. Poi il confermato Cardinali, ottimo difensore, e dulcis in fundo Nikola Radulovic con molti punti nelle mani e grande bagaglio tecnico. Davvero un’ottima formazione.” Questo gruppo è stato costruito anche per essere immune all’ansia da

prestazione, più comunemente conosciuta da queste parti come pressione della piazza: esiste una ricetta per esserne indifferente? “Sicuramente Giovanni Perdichizzi ha ben chiaro quali siano i caratteri dei suoi futuri giocatori. Non esiste comunque una ricetta universale: più la squadra è unita, meglio può utilizzare la pressione esterna come stimolo per far bene. Il segreto è tutto nella coesione.” Come giudica il mercato delle squadre che insieme a Brindisi concorreranno per il salto di categoria? “La Reyer Venezia ha speso tantissimo per assicurarsi i tre piccoli Garris, Boo Davis e Janicenoks: un tris di livello strepitoso. Forse ha speso più della Virtus Bologna (serie A), e non so se questo comunque alla lunga sarà un bene. La bontà di questo trio potrà essere dimostrata solo grazie alla maestria di Garris: la sua arguzia e le sue doti saranno fondamentali per le future fortune dei lagunari. Dovrà vestire i panni di metronomo affinché Davis possa rendere al meglio e il lettone fornire il suo utile apporto offensivo. Il pacchetto lunghi è di tutto rispetto: Rinaldi e Alegretti sono pivot atipici, giovani, atletici dotati anche di un

buon tiro. Di Giuliomaria potrà fornire la sua esperienza maturata nella massima serie. Meini, Rombaldoni e Causin completano la lista di una squadra che definirei pazzesca. Non è da sottovalutare chi è stato designato per guidare questo insieme di talento: Sandro Dell’Agnello è l’uomo giusto per gestire le attese di una piazza che vuole ritornare subito fra i giganti del basket italiano. Vedo bene anche Casale Monferrato che secondo il mio giudizio rimane la prima favorita: parte da una base eccezionale, ha lo stesso allenatore da cinque anni e inoltre è da più di una stagione che tenta il salto di categoria. Poi Udine, Sassari e Veroli. Attenti a Pistoia. Paolo Moretti ha lavorato bene: ha scelto gli uomini giusti nei posti giusti. Oltretutto in Toscana c’è un bell’atteggiamento di gruppo tra società e tifosi. Sono da valutare con il tempo Reggio Emilia, che ha un grande allenatore come Ramagli impegnato a far quadrare i conti del budget, la Fileni Jesi del post Maggioli e infine Rimini. Sarà di nuovo un campionato equilibrato: ne sono certo”. Casale Monferrato prima favorita: la programmazione quindi secondo lei ha ancora un senso? “Certo! Se fino a questo momento sono rimasto ai margini del basket che conta, uno dei motivi è proprio questo: manca la programmazione e senza di essa non si può riuscire a co-

struire un’identità definita. Mi riferisco a quell’identità che permetterebbe alle società, con il tempo, di firmare contratti importanti a lunga scadenza, con giocatori altrettanto importanti. Nella realtà non rimane che fare i conti con il conflitto d’interesse latente che vede in prima fila chi gestisce le procure degli atleti: le risorse economiche non fanno altro che uscire dal basket, piuttosto che rientrare. Il risultato è il seguente: si utilizza troppo questo sport come scopo e poco come nobile fine. Come se non bastasse c’è la smania, da parte di chi investe, di ottenere il risultato immediato. Dopo tanto tempo ho deciso di firmare un contratto triennale a Parma (A femminile), perché ho valutato che sia il modo migliore per rientrare a buoni livelli, lavorando programma alla mano. Mi chiedo perché nel curriculum degli allenatori siano inseriti solo vittorie e sconfitte e mai il numero di giocatori costruiti, oppure i risultati di ottimizzazione economica dovuti anche al loro lavoro. Questi sono elementi essenziali da tenere in considerazione per permettere alla pallacanestro italiana di riprendersi. Bisogna fermare i meccanismi che hanno ucciso il basket italiano. Questo è il mio pensiero, sicuramente scomodo per alcuni: sono fuori da qualche tempo da questi meccanismi. Sono riuscito comunque a tenere botta”.

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