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L’ETICA NEL LAVORO L’evoluzione sociale ha inevitabilmente comportato un mutamento della concezione del lavoro. Oggigiorno l’avere è il criterio con cui si classificano le persone; nel campo del lavoro è fondamentale il successo economico e dunque la massimizzazione del profitto, guardando solo al proprio interesse. L’avere al posto dell’essere! L’individuo, in quanto portatore di valori etici e morali, è fuori moda. I mass-media hanno contribuito fortemente alla valorizzazione dell’apparenza, facendo sì che molti giovani confondessero la figura dell’uomo di successo, che conquista una posizione di rilievo nella società grazie allo studio e alla cultura (come scienziati, medici, intellettuali…), con quella dell’uomo ricco e famoso che ha come unica qualità quella dello sfruttare i meccanismi dello spettacolo e delle relazioni personali. La società odierna è una società dell’”adesso” caratterizzata dalla bramosia di conquistare tutto e subito a discapito di una formazione culturale che richiede tempo, sacrificio e procrastinazione degli obiettivi. Piuttosto che privilegiare l’etica del lavoro che porta all’esecuzione di un lavoro ben fatto viene premiata la rapidità, giustificando anche mezzi poco morali pur di raggiungere il fine del guadagno. Il quadro della società italiana odierna è raccapricciante: ragazzi con alle spalle anni di studio, oggi sono ricercatori con stipendi irrisori, mentre i partecipanti ai reality per delle semplici “ospitate” nei locali guadagnano cifre esorbitanti; raramente chi non ha le conoscenze giuste anche se meritevole sale di classe sociale; si diviene ministre utilizzando la bellezza o passando direttamente dal mondo dello spettacolo, o persone con problemi giudiziari mantengano il loro posto di rilievo perché hanno denaro. E poi c’è il problema della corruzione: quante persone prive di responsabilità, di valori etici e che svolgono il proprio lavoro con qualità accettano di farsi corrompere per soldi o magari privilegi in altri ambiti. Tutto questo non sarebbe concepibile se le persone si ponessero l’obiettivo di lavorare bene e non quello di guadagnare molto. La mancanza di etica nel lavoro determina immancabilmente demotivazione e incompetenza. Chi è in grado di svolgere la propria professione si ritrova offuscato da colleghi incapaci, che nonostante tutto riescono a fare carriera. Inevitabilmente, si genera un circolo vizioso che coinvolge tutti gli ambiti sociali. La decadenza di valori morali, come il rispetto per l’altro e la solidarietà, provocano il crollo delle fondamenta di una società sana. Rinunciare a lavorare bene significa diffondere corruzione, indifferenza e … case che crollano. Forse è giunto il momento di riflettere che in un mondo dove l’interesse individuale prevale sui valori di verità, giustizia e bene collettivo è un mondo dove tutti vivono male, dove manca il cemento che tiene insieme, oltre che le case, le persone ed il loro vivere in comune.

L’ETICA NEL LAVORO  

Mammarella Letizia I.T.C.G. "Enrico Fermi", Lanciano 5 A ERICA

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