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SCILA LA MIA SORELLINA PELOSA

Nel mondo esistono due categorie di esseri viventi, l’uomo e l’animale, l’uno contraddistingue l’altro da un elemento che prende il nome di “ragione” (anche se a volte non è così). Secondo me, però, esiste un altro tipo di essere vivente che non è da accostare singolarmente né alla prima né alla seconda categoria precedentemente menzionate, esso prende il nome di “cane”. Il cane è il miglior amico dell’uomo, uno dei pochi esseri viventi di cui l’umanità non può fare a meno grazie alla sua intelligenza e al suo olfatto, infatti questo mammifero è in grado di aiutare a salvare le vite umane nel ritrovare le persone


disperse come né l’essere umano, né i robot sono in grado di fare. Infatti le loro oltre 100 milioni di cellule olfattive fanno del loro naso il senso più sviluppato, mentre il loro udito riesce a captare suoni di un’intensità vicina a quella degli ultrasuoni e sono forniti di una capacità extrasensoriale che riesce a percepire quello che sta per succedere nell’immediato. Il cane, inoltre, è un ottimo compagno di vita per l’uomo, cito le frasi finali molto toccanti del film di David Frankel “Io & Marley”: “Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente, a un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido, se gli dai il tuo cuore lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone ti fanno sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire straordinario?”


Detto questo, vi racconto la storia del mio cane, precisamente una cagnolina, Scila, un fantastico volpino che mi ha tenuto compagnia per oltre 16 anni ‌ Era il giorno 9 novembre del 1995 quando da una cucciolata nasceva una cagnolina molto bella di colore bianco-nero con due simmetriche macchie nere che partivano dagli occhi fino ad arrivare alle orecchie, veramente un’opera d’arte! Dopo venti giorni da questa meravigliosa venuta al mondo, mio padre, amante dei cani, si mette d’accordo col padrone di questa cagnetta madre per fare di noi membri della mia famiglia i padroni di questo piccolo essere. Io avevo solo cinque anni ed ero con mia madre e mia sorella ad una panetteria del mio paese quando il cellulare di mia madre squilla e veniamo colti dalla notizia che questa cucciola era a casa mia appena portata da quel signore solo per poterla vedere in quanto ancora troppo piccola per allontanarla dalla sua mamma. Ed ecco che allora torniamo di corsa a casa per non far aspettare troppo quel generoso signore: era


stupenda, sembrava un topolino, piccolissima, era dentro una busta ovviamente tenuta aperta. Arrivato il momento di riportarla a casa, io la accarezzai e la salutai per un arrivederci a quando fosse un po’ più grande, fino a quando ci accorgemmo che si agitava come non aveva mai fatto prima, era come se non se ne volesse andare da casa mia … così decidemmo di tenerla e provvedere a non farle mancare il latte come avrebbe fatto la sua mamma. Così eccola a casa mia, e, in quanto piccolissima, la tenemmo in casa dentro una cassetta di legno ribaltata, e per farle bere il latte, visto che non lo faceva in modo autonomo, ci dotammo di una siringa ovviamente senza ago, decidemmo di chiamarla Scila. I giorni passavano e Scila cresceva, le fecimo tutti i vaccini necessari e arrivò il primo Natale passato in cinque!


Scila diventava sempre di più un membro della mia famiglia, dopo qualche mese dalla sua nascita divenne grande raggiungendo la sua statura massima (circa 30 cm di altezza), così decidemmo di comprarle una cuccia di colore verde, un collare di colore rosso e una catena, e individuammo il posto dove metterla (davanti al portone di casa). Così iniziò per lei la dura vita da cani in cui stava sola e per noi iniziò la grande accoglienza festosa che ci faceva ogni volta che andavamo a trovarla o che soltanto tornavamo a casa. Tutte le volte ci saltava a dosso e si metteva sdraiata di schiena per farsi accarezzare la pancia, se ci abbassavamo non si sdegnava a leccarci e quando ce ne andavamo, ci seguiva con lo sguardo, guardando anche sotto le macchine pur di controllarci. Divenne una cagnolina sveltissima, ogni volta che qualcuno passava a piedi dalla strada di fianco lei abbaiava, era attenta a tutto, le sue orecchie sempre alzate facevano da parabole captando ogni minimo suono. In inverno, per proteggerla


dal freddo, le fornivamo delle copertine, alcune messe dentro la cuccia, alcune sul tetto della cuccia e altre fuori in modo da tenerla al caldo. Inoltre, per tenerla al riparo dalla pioggia, allargammo la tettoia del cortile di casa e aggiungemmo delle vetrate e delle piante cosÏ, in caso ci fosse stato anche del vento, non si sarebbe comunque bagnata. In estate le facevamo il bagno dentro una vaschetta, inizialmente era mia madre a farglielo aiutata da me, poi crescendo fui in grado di farglielo da solo (prima non ci riuscivo in quanto lei non era un’amante dell’acqua e cercava di continuo di scappare via). Inoltre in estate, per non farla soffrire troppo di caldo, le accorciavo il suo lungo pelo aiutandomi con un rasoio elettrico usato solo per lei e con delle forbici, non amava tanto il rumore del rasoio e non stava molto ferma ma dopo un po’ si arrendeva e si faceva rasare.


Qualche volta capitava che riusciva ad uscire in strada e, in quanto non abituata, ne se andava da sola correndo per le vie del quartiere. Quelle volte che successe io ero piccolo e, non pensando al fatto di rischiare di venire investito da qualche macchina, correvo per cercare di afferrarla dal collare e riportarla a casa (per fortuna ci sono sempre riuscito). Non dimentico quando, durante le feste di compleanno mio e di mia sorella, in quanto entrambi in estate e festeggiati fuori in cortile, spostavamo Scila nel terreno dietro casa e lei, in quanto non abituata a stare lÏ, abbaiava tutto il giorno. La cosa per cui non riusciva a intrattenersi dalla felicità era il suo guinzaglio, a vederlo capiva che sarebbe stata liberata dalla catena e non stava mai ferma un minuto, era persino difficile metterglielo! Mi ricordo che un giorno c’era il cancello aperto ed era entrato nel cortile un cane della vicina di casa che, appena è arrivato da lei, ha cercato di morderla e lei ha risposto ai morsi anche se per


fortuna non si sono feriti nessuno dei due cani però hanno ferito le mie mani che, in quanto ero piccolo e non sapevo cosa fare, ho messo in mezzo ai due cani per non far ferire la mia cagnolina. Un giorno andando in negozio le abbiamo comprato una carota giocattolo per animali che stringendola suona, lei ne è diventata gelosa e quando la toccavo, lei piangeva e con la zampa me la toglieva dalle mani e me la faceva buttare a terra. Inoltre la sera la lasciavamo libera nel cortile per farla correre e col tempo si era abituata, infatti ogni sera conosceva l’orario in cui eravamo soliti toglierle la catena e ci aspettava seduta fuori dalla cuccia.


Un giorno, quando aveva 10 anni, notai che nel fare l’urina le si vedevano delle gocce di sangue e allora allertai la mia famiglia che subito contattò il veterinario. Così la portammo a fare la visita e, dopo un’ecografia, ci il dottore ci disse che il suo problema era una ciste alla vescica e che doveva al più presto essere operata chirurgicamente anche se sarebbe stato un intervento il cui esisto positivo non era così scontato a causa della sua età, visto che i cani superati gli 8 anni iniziano ad avere delle difficoltà a sopportare l’anestesia totale. Ovviamente non c’erano altre soluzioni e decidemmo comunque di farle affrontare l’intervento. Nei giorni che precedevano l’operazione io ero molto triste, a scuola non riuscivo a concentrarmi sulle lezioni e a non pensare e pregare per la sorte della mia cagnolina. Arrivò il giorno tanto atteso e, dopo averla anestetizzata col mio aiuto nel tranquillizzarla, iniziarono con l’operazione. Io aspettai fuori camminando nervosamente quando di colpo la sentii abbaiare mentre ancora


l’intervento non era terminato: capii che era così tanta per lei la voglia di vivere che non riusciva ad aspettare la fine della cucitura dei punti per risvegliarsi. Dopo qualche minuto il veterinario aprii la porta della saletta operatoria e ci disse che era andato tutto bene anche se ci raccontò che più volte il suo cuore si era fermato per poi ripartire, l’aveva veramente vista brutta! Così eravamo felicissimi e la riportammo a casa, la tenemmo in cucina per qualche giorno e, con l’aiuto di un amico infermiere, le facemmo fare le cure necessarie.


Scila si riprese del tutto e ritornò nel posto in cui si trovava meglio in quanto abituata, ovvero fuori nel suo spazio e la sua cuccia! Io, quando capii che mancò poco per perderla, le volsi ancora più bene e uscivo fuori per accarezzarla ancora più volte al giorno, non c’era volta che io uscivo dal portone e prima di arrivare al cancello non le facessi almeno una carezza, o viceversa quando tornavo a casa. Lei si divertiva tantissimo a giocare con me e io ero felicissimo di vederla scodinzolare, così ho inventato alcuni giochi, come allontanarle i croccantini con la mano quando stava per afferrarli con la bocca e lei, facendo finta di guardare altrove, li afferrava con uno scatto e con la furbizia che la contraddistingueva. Un altro gioco che facevo con lei era nascondere la sua carota così lei la cercava, oppure mi nascondevo io dietro al muretto e lei mi cercava e mi trovava. Altre volte la seguivo e lei scappava oppure scappavo io e lei con la sua velocità mi veniva addosso e riusciva sempre a vincere.


Intanto il tempo passava per tutti ma non sembrava passare per lei, era sempre svelta, con le orecchie all’insù e attenta a tutto, anche se il suo udito diventava meno potente di prima (in qualcosa dovevano pur ricadere i suoi anni!). Un giorno vidi che fece l’urina a gocce, e, anche se non c’era il sangue, mi preoccupai e mi rivenne in mente quando qualche anno prima (circa 4 anni prima) ebbe quel problema alla vescica. Così contattammo un nuovo veterinario in quanto quell’altro non mi sembrava così amorevole con i cani (infatti lo odiava e per questo ad ogni visita le facevamo indossare la museruola, una museruola in miniatura). Fatta la visita, il veterinario mi disse che si trattava soltanto di una semplice incontinenza dovuta alla sua età, niente di che... così mi tranquillizzai e la riportai a casa. Spesso mi veniva in mente, rattristendomi molto, che un giorno sarebbe arrivato il momento di dirle addio, anche se era brutto pensarlo, ma i cani vivono molto meno dell’uomo e prima o poi bisogna dare loro l’ultimo saluto.


Un giorno, durante l’inverno del 2012, notai Scila non uscire dalla cuccia, e, una sera, dopo che mio padre l’aveva liberata per farle fare i soliti giri nel giardino, uscito fuori, notò che da sola era entrata nella cuccia, e chiamandola, lei per farsi vedere tirò fuori la testa. Questo mi fece riflettere molto visto che non lo aveva mai fatto prima e quando, tornato a casa la sera successiva, notai che uscì dalla cuccia per salutarmi stando con la testa un po’ abbassata, allora fu per me la conferma che c’era qualcosa che non andava, che non stava bene, e decisi di portarla dentro, nel garage, pensando inizialmente che tutto era dovuto al freddo. La mattina dopo notai che sotto aveva i peli sporchi di sangue, così presi appuntamento col veterinario e cercando su internet lessi che poteva trattarsi di un problema molto grave all’utero che colpisce le cagnette in età avanzata. Questo mi fece stare malissimo ma ovviamente l’unica cosa che potevo fare era aspettare che la guardasse il veterinario. Egli mi disse che poteva trattarsi di sangue dall’utero dovuto alla


sterilizzazione e alla vecchiaia visto che fino ad allora ne uscì solo qualche goccia e me la fece riportare a casa tranquillizzandomi. Ma io non ero per nulla tranquillo e il giorno dopo notai altre gocce di sangue per terra, la riportai dal medico che le fece qualche puntura dicendo di vedere se migliorasse, dall’ecografia non si capì nulla di certo e disse di riportarla tutti i giorni per tenerla sotto controllo e per fare delle cure. Così ogni giorno le mettevo museruola e guinzaglio e la portavo dal dottore, continuandogli a dire che poteva trattarsi di quel brutto problema che avevo letto al pc ma lui diceva di no e che forse si trattava di veleno per topi, cosa che per me non era possibile. Arrivato il venerdì mi disse che il giorno seguente, sabato, anche se era per lui lavorativo, ci saremmo visti lo stesso per le dovute punture ma la promessa non fu mantenuta, il suo cellulare era spento, così cercai e trovai un altro veterinario il quale, appena la vide, mi disse subito che poteva trattarsi di quel problema che pensavo anche io… finalmente


qualcuno che mi dava ragione!! Le fece una cura migliore e il giorno dopo (domenica) aprì apposta per lei il suo studio! Il lunedì mi disse che il giorno dopo sarebbe arrivato dall’università di Messina un ecografo di ultima generazione che avrebbe sicuramente scoperto di quale problema si trattasse, ma Scila aveva già perso molto sangue e, anche data la sua età, in ogni caso lei non avrebbe sopportato l’anestesia totale, ma comunque potevamo fare ugualmente l’anestesia. Io ero sicuro che lei non sarebbe arrivata al giorno dopo, così, tornato a casa, non volevo rimetterla subito nel garage e, accarezzandola sulle mie braccia, gridandolo l’ho ringraziata per essere stata con me per tutto questo tempo. Il giorno seguente dovevo alzarmi la mattina per andare a portarla dal veterinario, ma, arrivato in cucina, mia madre mi diede la triste notizia. Così, aprendo la porta del garage, la vidi a terra, era bellissima, sembrava che stesse dormendo, così tornai in cucina, e sul calendario, al giorno 13 Marzo 2012, scrissi la parola “FINE”.


Erano passati dieci giorni da quando mi accorsi del suo malessere. Mio padre mi disse che durante la notte la sentì abbaiare due volte, era il saluto che voleva farci. Così me ne feci una ragione e, anziché andare in clinica per la seconda ecografia come era stato programmato, andai nella mia campagna a sotterrarla insieme alla sua catena e al suo giocattolo, quella carota da cui non voleva allontanarsi, non me la sentivo di allontanarla da lei. Successivamente cercai un fiore e lo posai sopra la terra che la ricopriva. Uscito di casa notai subito una rosa che il vento aveva strappato tra quelle piantate nel mio giardino e posizionato davanti alla sua cuccia, veramente incredibile. Non sapendo cosa fare mi buttai sul letto e chiusi gli occhi. Una volta alzato, scrissi su Facebook quello che era appena accaduto perché avevo bisogno di essere rincuorato, il tutto fu nello stupore di tutti, perché non avevo voluto parlarne con nessuno per scaramanzia. Tra i tanti commenti ricevuti, lessi quelli di amici che mi conoscono da quando ero piccolo, abituati a


vedere Scila nel posto in cui è sempre stata e che sapevano quanto io le volevo bene. Tra questi messaggi ne lessi uno che riportava le seguenti parole: “Le emozioni e l'amore che sanno trasmettere queste creature sono più grandi e più forti di quelle che normalmente un essere umano è in grado di dare.. ed è per questo che quando le perdiamo è come se se ne andasse una parte d noi!!! Viva Scila e tutti gli animali che ci insegnano ad amare.” E’ proprio così, i cani ci insegnano ad amare e sono un ricordo indelebile nella nostra vita, soprattutto quando sono in tutti i tuoi ricordi e rappresentano tutta la tua infanzia (avevo solo cinque anni quando l’ho avuta) e le vedi e ci giochi per parecchio tempo (16 anni e 4 mesi). La cosa che mi rincuora è che ci ha lasciato da vecchia e lo ha fatto senza soffrire, inoltre fino all’ultimo minuto, vedendoci, batteva la coda e si avvicinava a noi! Non riesco a dimenticarmi inoltre come ci guardava con i suoi occhioni e come si stringeva alle mie braccia con le sue zampe anteriori quando eravamo dal veterinario per farsi forza e coraggio, era incredibile! Devo essere felice per la sua


vita e ringraziare Dio per averla avuta e non essere triste per la sua scomparsa! Infatti è proprio così che la sera di quella triste giornata andai con i miei amici a mangiare fuori una pizza per festeggiare e brindare alla sua vita! Dopo qualche giorno tornai dall’ultimo veterinario, quello che aveva aperto la clinica apposta per lei, lo ringraziai e, stringendogli la mano, gli feci i complimenti perché ho capito che il lavoro che fa, lo fa per il vero amore che ha per gli animali. In questo racconto mi sono soffermato di più sui momenti in cui Scila stava male che su quelli in cui stava bene, ma è ovvio che ho più ricordi di quando lei era in piena salute come è quasi sempre stata. Certo, adesso è duro sopportare il silenzio che c’è quando passa qualcuno nella strada davanti casa o quando si vede qualche gatto nel giardino o quando suona il citofono… Odio la gente che abbandona i cani o che, comunque, li tratta male e, ripeto, i cani non sono semplici animali, ma sono veramente i nostri migliori amici!


Giuseppe Romeo



Scila