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PARTE SECONDA L’area Italcementi


2.2 Area Italcementi Dati storici

Frontespizio pubblicazione promozionale del 1920

Nella pagina accanto: L’area Italcementi nel 1955

Nel 1855 Giacinto Guffanti, sfruttando precedenti esperienze imprenditoriali ed essendo riuscito ad individuare giacimenti marnosi idonei alla produzione di cemento Portland, decise di avviare la sua società di cementi e calci idraulici e di aprire il primo stabilimento ad Albino. Inizialmente poco più di un’officina, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento conobbe una grande espansione, grazie anche allo sviluppo generale che ebbe il settore cementizio a livello nazionale. Alla morte del patriarca nel 1907 la gestione passò ai figli, che per prima cosa ne cambiarono la ragione sociale, trasformandola da un’azienda tipicamente familiare ad una società in grado di competere sul mercato. Successivamente entrarono a far parte del consorzio denominato “Agenzia generale di vendita dei cementi Portland e delle calci idrauliche - Società anonima cooperativa”, nata nel 1915 a Bergamo. Nel 1921, viste le difficoltà economiche del periodo successivo alla Grande Guerra, costrinsero la famiglia Guffanti a vendere la maggior parte delle quote azionarie con la conseguente fusione della Società Guffanti nella Società Italiana dei cementi (Italcementi). L’acquisizione dei terreni della nuova società determinò un radicale cambiamento nel metodo estrattivo, dato dai nuovi macchinari tecnologici in dotazione e dal cambiamento della tipologia di estrazione. Infatti, se in precedenza la Società Guffanti prediligeva operare aprendo nella montagna delle fenditure che seguivano i filoni calcarei, ottenendo così il materiale più puro, in seguito il passaggio alla Società Italcementi avviò la prassi delle coltivazioni a cielo aperto, che pur non garantendo l’estrazione del materiale più puro permettevano l’asportazione di un quantitativo maggiore di materia. 3


2.2 Area Italcementi - Dati storici

Litografia che riproduce il primo stabilimento

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2.2 Area Italcementi - Dati storici

Lo stabilimento nel 1922

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2.3 Area Italcementi Rilievo territoriale

La scarsità di documentazione tecnica disponibile per l’area presa in esame ha reso necessario uno studio approfondito delle mappe orto fotogrammetriche, così da individuare i frammenti rimasti dall’attività di estrazione. Successivamente sono stati condotti diversi rilievi sul campo per mappare con precisione i lacerti sparsi nel territorio. Il risultato è ancora una geografia dello scarto, ristretta all’ambito dell’Italcementi di Albino, che si prefigge di evidenziare i singoli oggetti abbandonati che appaiono ormai privi di significato. La ricostruzione cronologica dei manufatti è stata resa ancor più difficile dal fatto che nel corso degli anni si sono insediate tre diverse società produttrici di cemento. Nonostante ciò è stato possibile individuare tre macrosistemi, nella fattispecie un luogo di estrazione, una linea di trasporto del materiale grezzo ed un edificio adibito alla trasformazione finale. I tre sistemi corrispondono alle fabbriche del Piccinelli e dei Guffanti, nate nello stesso periodo e poi inglobate dal terzo macrosistema, quello dell’Italcementi. Ad oggi non è più possibile distinguere le diverse stratificazioni storiche, tranne per quanto riguarda la fabbrica del Piccinelli, perché dislocata rispetto al grande impianto produttivo. Il risultato dell’analisi territoriale è quello di un grande palinsesto di segni e tracce sovrapposte di cui non è quasi più possibile rinvenire l’origine.

Nella pagina accanto: Rilievo dell’area Italcementi 7


STABILIMENTO PRODUTTIVO ex Piccinelli


2.3 Area Italcementi - Rilievo territoriale

Scheletri del cementificio Piccinelli

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STABILIMENTO PRODUTTIVO ex Guffanti poi Italcementi


2.2 Area Italcementi - Rilievo territoriale

Panoramica dal fiume Serio

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2.3 Area Italcementi - Rilievo territoriale

Vista del piano superiore

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2.3 Area Italcementi - Rilievo territoriale

Particolare delle valvole di pressione

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2.3 Area Italcementi - Rilievo territoriale

Doppio forno rotatorio

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2.3 Area Italcementi - Rilievo territoriale

Doppio forno rotatorio

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2.3 Area Italcementi - Rilievo territoriale

Magazzini di stoccaggio

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2.3 Area Italcementi - Rilievo territoriale

Capannone per l’insacchettamento

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2.4 Area di progetto Rilievo del frantoio

Dopo un’attenta analisi territoriale, la scelta dell’area di progetto è ricaduta sul luogo un tempo adibito alla frantumazione del materiale cavato. Il frantoio prende forma a ridosso di una rupe e ne segue tutto il profilo, creando un percorso a cascata di parziale distruzione del materiale grezzo. Il residuo assume un aspetto labirintico, generato dalla sovrapposizione di percorsi, scavi, lacerazioni, fratture, macchinari danneggiati e delocalizzati. Il risultato è il passaggio da uno stato di ordine votato alla produzione, anche se in questo caso si potrebbe usare il termine distruzione, tipicamente industriale, ad uno spazio entropico, caratterizzato dal disordine. La conseguenza di una situazione entropica è una concezione d’irreversibilità, di non ritorno allo stato originario, dell’impossibilità di restauri o di ripristini. Tuttavia, come disse il fisico tedesco Clausius, “abbandonato a se stesso, un sistema isolato tende verso uno stato di disordine, oppure, il che è la stessa cosa, verso uno stato di grande probabilità”. Il concetto viene poi ripreso da Gilles Clement per quelli che lui chiama paesaggi secondari6, che sono l’evoluzione dei residui. Questi paesaggi sono eterogenei, caotici e caratterizzati da una forte dinamicità, ma è proprio in questi che si riscontra una maggior proliferazione della biodiversità. Quindi la condizione ideale per una riscrittura del residuo è proprio nella situazione di massimo disordine, quando le possibilità sono molteplici. Nella pagina accanto: Assonometria di rilievo del frantoio

6 G. Clement, Manifesto del Terzo Paesaggio, Quodlibet, Macerata, 2005 19


2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Panoramica del frantoio

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Particolare delle bocche di scarico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Nastro per trasporto materiale frantumato

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Bocca di scarico del materiale frantumato

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Particolare del frantoio, livello intermedio

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Particolare del frantoio, livello intermedio

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Scarico e prima macinazione del materiale

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Struttura per lo scarico del materiale

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Cava a cielo aperto

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

Cava a cielo aperto in primo piano e in sotterraneo sullo sfondo

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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2.4 Area di progetto - Rilievo fotografico

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PARTE TERZA Il progetto


3.1 Progetto

La riscrittura dello scarto L’abbandono è una condizione di partenza. Una piattaforma su cui andare a edificare un paesaggio ulteriore con una sovrapposizione di piani preparati [pronti], a loro volta, a altri passaggi ancora. Beniamino Servino

Il progetto, senza la presunzione di ripristinare razionalmente l’assetto originario del luogo, si pone anzi come strumento di riscrittura dello scarto, per ricomporlo secondo un nuovo linguaggio. L’area di progetto diventa così un palinsesto che si arricchisce di segni, sovrapposizioni e significati, con l’aggiunta di elementi altri, apparentemente senza significato, ma che devono essere attivati, trasformati, completati e vissuti, nella speranza d’innescare un processo di evoluzione continua. Infatti, la nuova destinazione d’uso del frantoio e del sistema che lo circonda non è univoca, ed il progetto si pone l’obiettivo di creare collegamenti e passaggi in direzioni multiple, cercando assonanze e dissonanze con il contesto, con l’aspirazione di trovare sempre nuove letture e nuovi significati agli spazi e al paesaggio. Così il frammento si completa in alcune parti, come il volume orizzontale che si aggancia agli edifici esistenti ed ospita la biblioteca, ma lascia anche aperti degli spiragli entropici di disordine, come la struttura tubolare che riprende la memoria della direzione dello scarico del materiale grezzo. Allo stesso modo, anche gli spazi scavati all’interno della roccia assumono una doppia funzione, classificandosi come spazio definito,come nel caso dell’auditorium, oppure come fluttuanti spazi di collegamento, liberamente sottoponibili alle interpretazioni e trasformazioni dell’utente. Nella pagina accanto: assonometria di progetto 45


3.1 Progetto - Percorsi

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3.1 Progetto - Percorsi

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3.1 Progetto - Pianta

A

48


B

3.1 Progetto - Pianta

A

B

+ 51.00 m

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3.1 Progetto - Piante

A

A

+ 48.00 m

+ 40.00 m 50


3.1 Progetto - Piante

+ 30.00 m

A

+ 20.00 m

+ 1.80 m 51


A

SEZIONE A

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A

SEZIONE B

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BIBLIOGRAFIA AAVV., Cave e ambiente in Italia, Convegno Bassano del Grappa, 1976 AAVV., La risorsa mineraria e l’ambiente, Convegno Istituto Materiali Inerti, Bergamo, 1997 Belotti Alberto, Bravi Orazio e Soglian Pier Maria, Storia delle terre di Albino : dalle origini al 1945, Brescia, 1996 Cugini Flaviana, Le cave dell’Abbazia, Raccolte civiche di storia e arte, Albino 2004 Clément Gilles, Manifesto del Terzo Paesaggio, Quodlibet, 2003 Cafiero Gioconda, La biblioteca. Uno spazio generato da un arredo, Edizioni scientifiche italiane, 2012 Deleuze Gilles e Guattari Felix, L’antiedipo: capitalismo e schizofrenia, Einaudi, Torino, 1975 Friedman Yona, Utopie realizzabili, Quodlibet, 2003 Fumagalli Camillo, La Italcementi: origini e vicende storiche, Bergamo, 1964 Lynch Kevin, Wasting away, Sierra Club Books, NY, 1984 Marini Sara, Spazi bianchi: Progettare lo scarto, Ipertesto, Verona, 2008 Pignatelli Francesca, Il progetto dello scarto, Taranto Shrinking city, Maggioli Editori, 2003 Servino Beniamino, Obvius, Lettera Ventidue Edizioni, Palermo, 2013 Trasi Nicoletta, Paesaggi rifiutati, paesaggi riciclati, prospettive e approcci contemporanei, Librerie Dedalo, Roma, 2001

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Tesi architettura: La riscrittura dello scarto. Parte II  

La tesi di architettura si occupa della riqualificazione di un ex cementificio Italcementi ad Albino (BG). Lo studio concentra l'attenzione...

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