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Promo - I ragazzi geisha

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Valerio la Martire

Davide

Sono a Testaccio, questo è certo. Devo prendere un mezzo per rientrare e non ho tempo. Dietro gli occhiali che si appannano vedo facce sfocate e indistinte. Cammino per le strade e il silenzio mi attacca con forza. Accendo l’ipod e sembra sapere esattamente come mi sento. Un ragazzo con le mani in tasca e un cappotto di pelle mi guarda camminare. Quando lo supero e mi giro, lo vedo fermo a osservarmi. Torno indietro e gli piazzo le labbra sulle sue. La sua lingua è nella mia gola. Le sue mani frugano sotto la maglietta, sono fredde e secche. Mi strappano i peli del petto mentre me le strofina contro. Lo lascio fare e lo imito. Infilo le dita dentro i suoi pantaloni. Sono stretti e mi sbuccio una nocca sulla cinta di cuoio. Sento il calore dentro le sue mutande, i peli ricci e la pelle pulsante del cazzo. Poi l’umidità, il sudore, il fiotto caldo. Mi rantola addosso sporcandosi i pantaloni e bagnandomi le mani. L’ho a malapena toccato. Pena. Disgusto. Fastidio. Non sei tu che voglio. La commemorazione del corpo. L'umiliazione del corpo. Lo allontano e ricomincio a camminare. Strofino la mano su un 2


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muro per pulirla. Passo sotto un ponte buio, ho paura. Nessuno intorno a me, solo ombre proiettate dai lampioni. Una figura nera, qualcuno è nascosto e mi osserva. No, è solo un murale troppo realistico. Cammino quasi di corsa. Solo una parte di me sa dove sta andando. Giro una curva e un ambiente familiare mi accoglie. La piazza dei tram. Stazione Trastevere. Forse è un segno. Prendo il cellulare e lo chiamo. Silenzio. Richiamo e vedo il volto che conosco sotto il suo nome. Metto l'immagine dello schermo all’orecchio, ma non sento niente. Sullo schermo leggo: “Trasferimento in corso”. Chiamo l’altro numero. Una voce che non esiste mi dice: “Stiamo trasferendo la sua chiamata alla ...”. Attacco. Vedo l’autobus che mi porterebbe a casa sua partire e allontanarsi. Altro segno? Devo lasciare anche io? Corro verso la stazione per non perdere il treno in arrivo. Salgo mentre le porte si chiudono. Scrivo un sms sul cellulare. Glielo invio. Non credo di aver fatto bene, ma ho bisogno di scrivere. L'ipod è scarico. Non ho più altro rumore con me, se non il mio ansimare. I miei sensi si risvegliano un poco e sento il suo odore sui vestiti. Li ho presi puliti dall’armadio stamattina, ma il suo odore è ancora intriso nella stoffa. Un’altra voce che non esiste mi informa di essere a casa. Salto giù dal treno mentre sta per ripartire. Fuori tanta gente. Una folla mi accompagna per strada. Risate, fumo di sigarette, odore di canne. Ragazzi che strillano. Vengono da piazza San Giovanni, dal concerto. Continuano a portare il loro rumore con sé mentre gli passo in mezzo. Alcuni mi guardano. Uno mi spintona. Lo 3


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spintono anch’io e nessuno mi guarda più. Si allontanano come avessero paura. Guardo la mia ombra. È lunga e ha una forma strana. Sembro Medusa con i serpenti in testa. Il vento mi butta i capelli sul viso e risento il suo odore. Anche sui miei capelli c’è il suo odore. I serpenti mi sferzano la faccia, mi mordono, succhiano come vampiri il sangue dal mio viso. Cammino veloce. Un uomo mi sorride. Dice qualcosa, ma sono già lontano. Delle ragazze mi guardano e capisco che parlano di me. Perché questa gente mi guarda? Gli faccio schifo? Gli piaccio? Cosa vuole questa gente da me? Mi sento solo e voglio arrivare a casa. Mi metto a correre per non incontrare altri sguardi. Il cellulare suona e mi fermo a leggere. Luca mi contatta. Per un attimo mi sento meglio. Mi scrive. Gli rispondo. Forse gli dico qualcosa che non gli piace. Mi manda a fanculo e non risponde più. Un po’ di tristezza mi prende il petto. Riprendo a camminare verso casa e inizia a piovere. Almeno l’acqua porterà via le persone. Arrivo al portone di casa ma non riesco a cercare le chiavi. Non so più se voglio entrare, tornare nella tana e aspettare che passi il tempo. Mi poggio a un muro umido e sento l’acqua entrarmi nella maglietta, bagnarmi la schiena, scivolarmi sulla colonna vertebrale e sparire negli slip. Una mano mi tocca la spalla. Mi scosto e ribalto i serpenti che ho in testa verso la persona che mi si è avvicinata. È un ragazzino. Non avrà nemmeno quindici anni. Mi sorride e dice di chiamarsi Luigi. Dice di avere un posto dove rifugiarmi. Dalle sue labbra cadono parole strane. Parla di una mama-san da cui farmi proteggere. Una Casa Okiya dove abitare con altri ragazzi. Non capisco bene cosa intende ma mi prende la mano e decido di seguirlo. 4


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Forse questo ragazzino è in grado di proteggermi più di tutti i serpenti che posso inventare. Nome: Davide Età: 27 anni Altezza: 1,90 Peso: 80kg Colore degli occhi: verdi Capelli: castani, ricci, lunghi Incarnato: scuro Pratiche consentite: nessuna esclusa tranne S/M Categoria: Arab boy Costo a prestazione: 300€

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I ragazzi geisha - Davide  

Il racconto di Davide, un nuovo ragazzo della Casa-Okyia.

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