Teatro di Guerra

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TEATRO DI GUERRA





PROLOGO:

Quando cammino sul sentiero le trincee sono silenziose, inghiottite da una rigogliosa vegetazione. Le guide si premurano di dirmi che queste cime erano aride sassaie durante la guerra, stravolte dai soldati e dalle bombe. La bellezza del paesaggio naturale e il romanticismo delle rovine che vediamo oggi sono quindi molto distanti dallo scenario in cui hanno vissuto e combattuto dal 1915 al 1918 i soldati italiani e austriaci in Trentino. Mi dicono che questo sentiero permette di attraversare il tempo camminando, ma i segni di quello che è successo, seppur tanti, non bastano. La guerra di cento anni fa è irrappresentabile per la sua durezza, la sua smisurata atrocità e la sua lontananza da noi. Queste foto testimoniano il mio tentativo di avvicinarmi a quello che è successo, attraverso l’ascolto del paesaggio, le superfici che portano tracce del tempo, gli oggetti nei musei, le rievocazioni storiche, i recuperanti e gli storici nell’atto del ricordo. Mi viene in mente un’espressione: “teatro di guerra”. Con questo modo di dire comunemente si intendono i luoghi dove si svolgono degli scontri militari. Ma il teatro è anche racconto, performance e memoria. Il sentiero mi è apparso immobile ma attivabile attraverso la narrazione della sua storia e attraverso la mia immaginazione. Ho tentato di ridargli vita e renderlo visibile. Così una parola fragile e traballante come memoria diventa presenza.

Nausicaa Giulia Bianchi



INDICE:

Atto I: Ti ascolto, raccontami quello che hai visto Atto II: Segni, o anche del paesaggio artificiale Atto III: Desiderio, tentativi di attivazione Atto IV: Superfici e increduli guardiani della memoria





Provare a parlare la lingua dei morti






















Erano le cicatrici su una bocca sepolta, che riprende a parlare se non a rivivere la morte ha gli occhi rivoltati all’indietro e lo sguardo latteo Bubola












Trasformarono il paesaggio naturale in un paesaggio artificiale






















Avremmo finito d’ucciderci l’un l’altro, ogni giorno, senza odio. In guerra non si pensa al domani. - Ha preso lei parte a tutti i combattimenti della sua brigata? - A tutti. - Ai gatti neri? - Ai gatti neri. - Ai gatti rossi? - Ai gatti rossi, signor generale. - Molto strano. Per caso, sarebbe lei un timido? - Ama lei la guerra? - Ah, lei e’ per la pace? Per la pace! Come una donnetta qualsiasi, consacrata alla casa, alla cucina, all’alcova, ai fiori, ai suoi fiori,, ai suoi fiorellini! È così signor tenente? - Quelli stanno bene anche da morti. - Se morissero tutti, staremmo meglio anche noi. - Se morissero tutti, la guerra sarebbe finita. - Bisognerebbe ammazzarli tutti. A tratti, sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica, come l’acqua agitata in una bottiglia. Io non vedevo un uomo, vedevo solamente il nemico. Lussu

Vidi la dolina carsica, simile a un occhio dalle palpebre rovesce, arrossarsi di carne maciullata, per tutto l’orlo. D’Annunzio Orribile terreno nudo, battuto, indurito. Questa terra cattiva, pestata, indurita, con queste buche malfatte e questi sentieri a casaccio … e poi tutti i segni di uomini che lasciano il peggio di sè … Sul nastro liquido teso brilla svolgendosi il fumo denso delle nuvole, come inchiostro che si scioglie in luce Serra

I rappresentanti delle compagnie Schűtzen a Passo Paradiso, Val di Sole





































Tentativi di attivazione, evocazione, narrazione. come prendere un oggetto inerte morte e relazionarsi ad esso, riportarlo in vita?






Per i giovani la grande guerra è piÚ lontana della luna.

Mario Rigoni Stern






























Nella fredda luce della luna vanno Insieme sulle montagne i vivi e i morti ... Camminavano in silenzio assieme agli altri recuperanti: … Lì bastava rimuovere il suolo per trovare ferro, ghisa, piombo, rame, ottone. E resti umani. Il Signore è uno solo. Chi doveva ascoltare? A un certo punto si sarà seccato e avrà detto: Ammazzatevi pure, fate quello che volete. Arrangiatevi voi! Ora, facendo questo lavoro di recupero, rivedevano la loro guerra non più dal fondo di una trincea o da un buio ricovero scavato nella roccia o come l’avevano vissuta nel parossismo della battaglia o del bombardamento, ma all’aperto, dall’alto, in piedi e aveva tutt’altro aspetto: più vasto, più complesso, più drammatico anche. Mario Rigoni Stern
























Not only kids, primitives, and southern women love bright colors - war does too M.Taussig






















Ma quando un’altra generazione trascorse e Rabbi Israel di Rischin dovette anch’egli misurarsi con la stessa difficoltà, restò nel suo castello, si mise a sedere sulla sua sedia dorata e disse: << Non sappiamo più accendere il fuoco, non siamo capaci di recitare le preghiere e non conosciamo nemmeno il posto nel bosco: ma di tutto questo possiamo raccontare la storia.>> E, ancora una volta, questo bastò. Scholem






Ăˆ inimmaginabile, quindi devo immaginarlo nonostante tutto

Didi-Huberman




































LUOGHI:

20171208-_DSF3123 Entrata di una galleria che conduceva al Forte Dosso delle Somme, Serrada 20171208-_DSF3153 Resti di caserme austriache, dette “Casermette”, nei pressi di Forte Dosso delle Somme, Serrada 20171208-_DSF3160 Resti di caserme austriache, dette “Casermette”, nei pressi di Forte Dosso delle Somme, Serrada 20180101-_DSF3420 Veduta notturna del tetto di forte Garda sul Lago di Garda



PERSONAGGI:

Michele Comite, attore Cappello comandante italiano mod. 1915, numero C0156 Museo della Guerra Protesi del braccio del Gen. Ettore Bossi del 157° F.t.r. Liguria, ferito il 17/01/1917 sul Pasubio Camillo Zadra, direttore Museo della Guerra Laura Casarotto Romer, segreteria didattica Museo della Guerra Anna Pisetti, conservatrice servizi educativi Museo della Guerra Evelyn Consolati, guida Museo della Guerra Nicola Fontana, conservatore archivio storico Museo della Guerra Felice Longhi, responsabile forti Val di Sole Zoccolo di mulo Nino del Bianco, guida forte Pozzacchio Il guanto bianco di Davide Zendri, responsabile collezione Museo della Guerra L’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria Livio Bomba il recuperante Nausicaa Giulia Bianchi fotografa