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Parrocchia S. Maria del Carmine - via Emilia, 72 - 40060 Toscanella BO - tel 0542 672306 - www.parrocchiatoscanella.it

Preparariamoci alla Pasqua

Aprile 2011 - N° 5

Ecco cosa scrisse 2700 anni fa Isaia

(58,5-9)

«Grida a piena gola, non ti trattenere, alza la tua voce come una tromba;

...È forse questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l'uomo si umilia? Curvare la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è dunque questo ciò che chiami digiuno, giorno gradito al Signore? Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo? Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne? Allora la tua luce spunterà come l'aurora, la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, la gloria del SIGNORE sarà la tua retroguardia. Allora chiamerai e il SIGNORE ti risponderà; griderai, ed egli dirà: "Eccomi!"

Questo brano di Isaia, é la lettura di venerdì 11 marzo, il giorno del terremoto in Giappone. Stavamo facendo l’incontro della nostra piccolissima redazione e non avevamo ancora le informazioni sulla gravità del fatto, comunque questa lettura ci ha condizionato tutta la serata. Credo che tutti ci rendiamo conto che stiamo vivendo un periodo molto importante della storia dei popoli. I cataclismi naturali, le guerre per conquistare la dignità e le libertà, le ingiustizie dei potenti, la paura di non controllare forze più grandi noi, la povertà di molte nazioni, la fuga di popoli dai mali della povertà, la

distribuzione non equa delle risorse nel mondo, la consapevolezza che possiamo autodistruggerci, ci mostrano sempre di più il valore che diamo alla vita, e la nostra impotenza di fronte alla natura. La riflessione che la vita sia un dono, che quindi non sia nostra, e che ci sia stata affidata, non ci appartiene ancora, così come la consapevolezza di cosa sia la volontà di Dio su di noi. Spesso rendiamo Dio colpevole dei nostri errori e dei nostri limiti, senza cercarlo, senza nemmeno metterci nelle condizioni di poterlo ascoltare, o di poterlo sentire. Franco Caradossi

Raffigurazione di Isaia nella Cappella Sistina

SOMMARIO • Sinodo

Pag. 2

• Attività parrocchiali

Pag. 3

• Esperienze

Pag. 4

• Caritas

Pag. 5

• Testimonianze

Pag. 7

• Agenda

Pag. 8


Sinodo

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L’esperienza del sinodale più giovane

Cammino in Comunione Aspettando le conclusioni del nostro Vescovo Come molti di voi sapranno, si è conclusa lo scorso 20 febbraio, la quarta ed ultima sessione di lavori dell’Assemblea Sinodale, composta da circa duecento membri provenienti dalle diverse parrocchie ed esperienze della nostra diocesi. Il mio intento in questo articolo non è tanto quello di riportarvi i risultati scritti del Sinodo, ossia tutte le proposizioni elaborate durante le diverse sessioni, un lavoro troppo ampio per essere trattato in poche righe, quanto quello di raccontarvi il mio punto di vista su questa esperienza che ha coinvolto la diocesi nella sua totalità e ne ha impegnato la vita comunitaria per quasi quattro anni, di cui gli ultimi due con il lavoro dell’assemblea sinodale. Per prima cosa, io mi trovavo ad essere il sinodale più giovane e di conseguenza, consapevole del mio più breve cammino, ero, almeno inizialmente, intimorito nel discutere della vita della Chiesa con persone sicuramente più preparate ed esperte di me, ma ho presto imparato quello che è lo “stile sinodale”: non importa quanta strada si è percorsa, chiunque può avere qualcosa da dire! E il dovere di ascoltare ciò che lo Spirito può suscitare nei cuori di ciascuno di noi deve essere tenuto ben presente. Di conseguenza ho preso presto coraggio e dato il mio attivo contributo alla stesura delle proposizioni, esponendo le mie idee e instaurando un dialogo con gli altri sinodali, e nella terza sessione, riguardante la liturgia, ho anche svolto il compito di segretario nell’ambito di studio dei sacramenti della guarigione. Altrettanto importante è stato l’andare a fondo negli argomenti trattati, senza temere di mettersi in discussione, avendo anche il coraggio di affrontare tutte quelle tematiche più lontane dalla mia esperienza quotidiana, come la malattia, che si sono rivelate strumenti utili ad un esame personale riguardo a come

sto impiegando quello stupendo dono che mi è stato fatto: la Vita. Non vi nascondo le difficoltà che ci sono state, sia all’interno dell’assemblea, come sempre accade nei confronti fra diverse idee, soprattutto quando gli argomenti trattati sono particolarmente sentiti , sia dentro di me, dovendo spendere del tempo nella lettura dei testi proposti, nella stesura delle proposizioni in quanto segretario, come già detto, durante la terza sessione, e nella partecipazione alle stesse assemblee sinodali, privandomi di tanti pomeriggi domenicali, che mi hanno a volte portato, purtroppo, a vivere svogliatamente il compito che mi era stato affidato. Tuttavia il vedere tante persone di diverse età, formazioni, idee e professioni, confrontarsi e avere voglia di mettersi in gioco per la Chiesa, cioè per tutti noi, nonostante dissidi e incomprensioni, mi ha dato molte volte la spinta necessaria a vivere bene ciò che stavo facendo. Il bilancio, alla fine di tutto il percorso, quindi, è decisamente positivo: è stata un esperienza arricchente per me e così credo di poter dire per tutti i sinodali, con i quali ho condiviso non un freddo esercizio di “legislazione”, bensì un’esperienza di comunione e un vivo percorso di fede, che mi ha aiutato, e spero possa aiutare tutti gli abitanti della diocesi, a cui è rivolto il documento scaturito dai lavori sinodali che è ora sottoposto a lavori di rifinitura, a vivere nella quotidianità e nel mondo da cristiano. Mi preme sottolineare, infine, che ciò che si è concluso è soltanto il lavoro dell’Assemblea Sinodale, ma ora viene la parte più bella e importante, perché il Sinodo, come ci dice la parola stessa (σψν οδ∫σ, syn

odòs), “camminare insieme”, tocca noi realizzarlo! Gabriele Mongardi

Dalla redazione La redazione del giornalino “Lo Specchio”, chiede scusa per il ritardo nell’uscita di questo numero. Abbiamo avuto diversi problemi. Nei due incontri di preparazione abbiamo discusso di temi importanti, come per esempio quello dell’essere percepiti come il giornalino della parrocchia, perché non abbiamo avuto risposte dirette. Un altro tema è stato quello di avere una caratteristica, uno stile che ci distingua dai giornali, proprio perché non siamo giornalisti. Abbiamo quindi scelto di privilegiare le esperienze, quello che potremo chiamare il nostro incontro con Cristo, il desiderio di sentirlo, la gioia di averlo incontrato, anche nelle piccole cose, purchè autentiche. Lo Specchio, parlerà allora, dei nostri appuntamenti, dei nostri incontri, del nostro lavoro, della nostra preghiera attraverso il nostro vissuto. Manterremo anche testimonianze di altre persone, per conoscerle, per confrontarci, così come avranno spazio iniziative della parrocchia come occasioni per vivere meglio la fede. Dobbiamo ringraziare molti di voi, per gli articoli che mandate; spero che ci siano sempre più persone che collaborino, perché ciò che scriviamo rimane impresso come una fotografia, e servirà ad altre persone che verranno, per conoscerci meglio, per avere l’opportunità di crescere insieme. Ho due richieste da fare ai nostri lettori: La prima è che la redazione ha bisognio di più persone, per suddividere meglio i compiti, e per diventare un gruppo parrocchiale che si dedica alla circolazione delle informazioni e delle esperienze, con anche la possibilità di cambiare i diversi ruoli. La seconda quella economica; pur cosapevoli che ci sono cose più importanti, chiediamo un piccolo contributo, per aiutarci a pagare le spese di stampa. Basta veramente poco. Grazie comunque, e buona Pasqua!


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Attività parrocchiali

La scuola materna “Sacro Cuore” di Toscanella LA Scuola Materna “Sacro Cuore”, voluta 85 anni fa dal primo parroco Don Domenico Beltrandi, si pone come obiettivo quello di essere di aiuto alle famiglie nel loro compito di educare i figli. Non a caso all’ingresso della Scuola campeggia una riproduzione del dipinto di Van Gogh “Primi passi” nel quale mamma e papà aiutano la figlioletta a muovere i primi passi, ma non dicendole come si fa, bensì l’una accompagnandola e l’altro sollecitandola e attendendola a braccia aperte. Per aiutarci e aiutare tutti a capire meglio il ruolo della Scuola per una Comunità Parrocchiale riportiamo l’inizio di un intervento del Cardinal Caffarra, Vescovo di Bologna dal titolo:

Che cos'è l'educazione. Che cos'è l'educazione "E poi che la sua mano alla mia puose / con lieto volto, ond'io mi confortai, / mi mise dentro a le segrete cose."(D. ALIGHIERI, Inferno, III, vv. 1S-2I). Dante comincia così il viaggio che lo porta dalle profondità della tragedia umana fino alla suprema beatitudine dell'incontro con il volto di Dio. Una mano si è posta nella sua: questo lo ha confortato a iniziare un viaggio, e colui che ha posto la mano nella sua lo introduce "a le segrete cose", dentro al mistero. Questa è per me la migliore definizione che si possa dare dell'educazione, la più compiuta descrizione dell'atto educativo. Questo è ciò che fanno ogni giorno i nostri insegnanti nelle scuole materne. Ciò che Virgilio ha fatto con Dante essi fanno ogni giorno, con ciascun bambino. Mettono la loro mano nella mano del bambino, con lieto volto (anche quando i bambini li fanno arrabbiare!), così che il bambino ne resta confortato, e lo introducono dentro al mistero della vita. In questa situazione riconosciamo tre elementi fondamentali dell'atto educativo. 1) "Mi mise dentro a le segrete

cose": educare è introdurre il bambino dentro la realtà, introdurlo cioè dentro alla vita, anche nei suoi aspetti più enigmatici. 2) "La sua mano alla mia puose": ciò accade attraverso un rapporto di profonda amicizia, di compagnia, di condivisione dello stesso destino. Mano nella mano: è la compagnia educativa. 3) "Ond'io mi confortai: il rapporto educativo è una compagnia che genera sicurezza nel bambino, in colui che è appena arrivato dentro questa realtà. La Chiesa è sempre stata consapevole di avere una grande capacità educativa: questa consapevolezza emerge soprattutto nel grandi momenti di crisi delle civiltà. A questo proposito c'è un riferimento quasi d'obbligo, che si fa sempre perché risponde a verità: pensate alla grande proposta educativa di Benedetto da Norcia. Profondamente consapevole della propria capacità educativa, la Chiesa ha sentito il dovere di creare luoghi in cui questa capacità potesse essere messa a disposizione della persona umana. Uno di questi luoghi fondamentali è l'istituzione scolastica. La consapevolezza di saper educare e l'impegno a creare luoghi in cui questa capacità educativa fosse messa a disposizione delle persone hanno sempre accompagnato la Chiesa, che tuttavia non ha mai smesso di sentirsi, in quanto istituzione educativa, al servizio di un'altra istituzione della quale riconosce il primato nel campo dell'educa-

zione: la famiglia. La consapevolezza diventa particolarmente acuta, e l'impegno nel servizio si fa particolarmente urgente, quando si attraversano momenti di crisi. Noi oggi viviamo uno di questi momenti: stiamo infatti attraversando una crisi assolutamente unica, poiché sta accadendo un fatto che non era mai accaduto nella storia dell'Occidente. Si è interrotto e come spezzato il racconto della vita fra la generazione dei padri e la generazione dei figli. Dice il salmista rivolgendosi al Signore: "una generazione narra all'altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie" (Sai 145, 4). C'è quindi una narrazione della vita che viene fatta dalla generazione dei padri alla generazione del figli. Oggi è accaduta come una sorta di afasia: la generazione dei padri non è più capace, non si sente più in grado di continuare questa narrazione, con il risultato che la generazione dei figli si trova dispersa e disgregata in un deserto di senso che non ha precedenti nella storia dell'Occidente. La consapevolezza di questa situazione pone alla Chiesa un dovere gravissimo: quello di fare oggi dell'educazione il suo primario, fondamentale impegno. Ne va della stessa vita della persona umana in questa condizione. In fondo si tratta di un impegno che deriva dalla natura stessa della Chiesa, a prescindere dal tempo storico: ma oggi è reso drammaticamente urgente dalla spaccatura che è intervenuta, a livello educativo, tra la generazione dei padri e la generazione dei figli. A cura di Claudio Conti


Esperienze

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Una piccola storia vera.

Terzo figlio inaspettato…. Una donna, la sua gravidanza, e il mondo del lavoro... E’ arrivata nel nostro ufficio una nuova ragazza, proveniente da un altro reparto. Le colleghe sono come al solito piuttosto fredde e il loro primo obiettivo non è certo quello di farla sentire a suo agio. Per questo le chiedo se vuol fare una pausa e prendere un caffè. Le chiedo di lei e dell’ufficio in cui lavorava prima. Il giorno dopo la saluto per prima e le dico qualcosa. Le altre stanno parlando tra loro, ma non si rivolgono a lei. Strani meccanismi si innescano nei luoghi di lavoro e le possibilità sono queste: ignorare le persone; accoglierle disinteressatamente; accoglierle “interessatamente”. Tra noi si crea subito un buon rapporto, mi chiede quando c’è qualcosa che non sa, chiacchieriamo nei momenti di pausa, andiamo a pranzo insieme. Lei è comunque estroversa e trova il modo di parlare con tutti . Dopo un mese è ben inserita e io e lei stiamo molto insieme. Son passati circa tre mesi e un giorno mi dice che ha un problema: deve fare il test di gravidanza e ha paura perché questo sarebbe il terzo figlio e inoltre che figura farebbe sul lavoro, ha appena cambiato ufficio in sostituzione di altre ragazze in maternità. Le faccio coraggio, le dico che non è ancora detto e poi le cose bisogna affrontarle a mano a mano che si presentano, tutto è possibile se si vuole. Il test di gravidanza risulta positivo, sta pensando a che cosa fare e vedo che ha molti dubbi e la grossa tentazione di eliminare quell’incomodo. Le dico che anche a me è successa la stessa cosa, il terzo figlio inaspettato. Capisco che ha una famiglia cristiana alle spalle, ma lei non è praticante. Soprattutto questo numero tre è molto scomodo, ha paura di quello che pensa la gente, della brutta figura, di come possono considerarla al lavoro ecc. Con tutto il tatto che mi riesce di avere, le dico che è un figlio e non lo si può rifiutare solo perché è venuto per terzo e perché non è proprio il momento giusto. Le dico che poi sarà contenta di averlo tenuto, che dove ce ne stanno due ce ne stanno anche tre, le racconto cos’è successo a me, di come gli aiuti esterni sono diminuiti per me, ma dopo il primo periodo di maggior daffare, poi le cose sono andate per il meglio, anzi, essendo in tre si sono fatti compagnia, è stato più facile metterli a letto e anche tenerli occupati. Le racconto che la Provvidenza esiste, Dio mi ha aiutata mandandomi bimbi abbastanza tranquilli, che non si sono ammalati spesso e che adesso la piccola è proprio una ricchezza per la nostra famiglia. Un giorno mi dice che vuole fare l’amniocentesi anche se è giovane e non sarebbe nell’età in cui viene suggerito di farla. Io tremo perché si sa, solitamente chi fa questo esame lo fa per abortire nel caso si rilevasse qualche anomalia. Le dico che io non ho voluto fare l’amniocentesi perché non avevo intenzione di abortire in nessun caso e penso che forse, dopo questa, non avrà

più tanta voglia di stare con me, sono diventata una collega scomoda. In realtà invece, anche nei giorni seguenti mi cerca e mi dice che almeno io sono sempre positiva ( ….ed io rimango stupita di questa considerazione). Tempo dopo mi comunica che l’amniocentesi è negativa e che tutto procede bene: è un maschio. Mi confida che suo marito l’ha incoraggiata dicendole “vedrai che ce la faremo”. Arriva il momento in cui comunica ufficialmente la notizia ai colleghi e alle colleghe e lì si sprecano le parole ironiche e i risolini “ ma che cosa ti è saltato in mente”, “ ma non l’avete la televisione?”, “ lo sai che esistono anche certi metodi ?” , “ si insomma se uno non ne vuole più sa che cosa fare…..”. Mi pare che questo le faccia molto male; lei cerca di giustificarsi, dice che se non fosse stato sano non sarebbe andata avanti, se poi fossero stati due gemelli….. non ci avrebbe pensato due volte…… In un altro momento quando entriamo in argomento, le dico che non deve giustificare le sue scelte con gente che non può capire, di stare tranquilla e che questa ironia cattiva l’ho subita anch’io. Poi termina il suo periodo nel nostro ufficio e coincide più o meno col momento in cui rimarrà a casa per maternità. I dubbi sono tanti, la paura di ritorsioni sul lavoro, la paura di un’accoglienza ancor più fredda nell’ufficio in cui ritornerà, il timore di essere sepolta sotto un cumulo di pannolini e di vestitini da lavare…. Qualche giorno fa sono andata a trovarla. Il suo bimbo è bellissimo ed è talmente buono che fa sentire la sua voce solo quando ha fame. Gli altri due fratelli lo amano moltissimo. Per il futuro lavorativo, si è messa il cuore in pace, sarà quel che sarà, ma il responsabile è stato molto gentile e ha organizzato la sostituzione in modo da riaverla al suo posto non appena potrà rientrare. Carla Guerrini


Caritas

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Un aiuto concreto

Il tempo donato Essere volontari alla Caritas parrocchiale... Mi chiamo Marco Pittino e abito a Toscanella da poco tempo. Da circa un anno svolgo volontariato alla Caritas Parrocchiale collaborando nella distribuzione dei pacchi viveri alle persone bisognose; ho notato che le persone bisognose di aiuto sono in continuo aumento. Mi ha meravigliato il fatto che molti sono italiani, mentre un anno fa erano soprattutto stranieri. Purtroppo molti di loro hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione. Le richieste che riceviamo sono diverse, si va dalla richiesta di generi alimentari (il cosiddetto pacco viveri) alla richiesta di abbigliamento per grandi e piccoli, disponiamo infatti di abiti usati ma in buono stato che generosamente ci vengono donati, come pure alcuni mobili. Spesso ci viene richiesto un aiuto per pagare le bollette, ma le nostre riserve sono limitate e riusciamo a far fronte solo ad alcuni casi di emergenza. Molte persone ci offrono mobili in disuso (che noi andiamo a ritirare), abiti ed altri oggetti di uso comune; ciò che non viene distribuito per le esigenze immediate serve ad allestire un mercatino il cui ricavato va a beneficio di coloro che ci chiedono aiuto. So, per sentito dire, che qualcuno pensa che il ricavato vada da altre parti, ma non è così! Sono questi i soldi che vanno per pagare qualche bolletta, quelli della vendita dei mobili o degli oggetti del mercatino. Poi, visto che esiste anche la dignità personale, molti li restituiscono poco alla volta. Con i soldi comperiamo anche generi alimentari, in particolare il latte che facciamo in modo che non manchi mai, ma anche pasta e altri prodotti.

Il responsabile dell’attività caritativa è il nostro diacono Luciano, che coordina tutti i volontari. Siamo diversi volontari, Paolo, Stefano, Davide, e naturalmente io; noi uomini facciamo il lavoro più di forza fisica; poi ci sono le donne, che hanno un sorriso sempre per tutti, Alba, Alessandra, Annamaria, Carmela, Mimma Mirella, Sylvia, loro gestiscono il guardaroba; scelgono i vestiti, le scarpe perché tutto ciò che viene dato sia in buono stato. Il loro lavoro è molto importante perché chi si trova nel bisogno ha la nostra stessa dignità e non possiamo dare loro cose troppo usate o al limite rotte. Tuttavia nulla di quanto ci viene donato va buttato via, ciò che non serve a noi viene portato ai Cappuccini di Imola che a loro volta utilizzano per i loro progetti. Tra le nostre diverse attività c’è anche il corso di italiano per stranieri tenuto da Mariangela, a cui ora si è unita, con tanto entusia-

smo, Elena - una ragazza del gruppo giovanissimi. C’è poi l’aiuto prezioso di Valeriana che si occupa delle noiose pratiche della gestione dell’ufficio. Inoltre Ileana lavora intensamente, sia pur in modo nascosto, per produrre pane da distribuire fresco ogni volta che siamo presenti. Quando gli impegni di studio lo permetto possiamo contare sull’aiuto di Matilde e Silvia. Angelo e Francesco ci sono stati di grande aiuto e ci aspettiamo che lo siano ancora. Anche alcuni extracomunitari hanno collaborato generosamente e ancora si rendono disponibili per collaborare con noi. Donate col cuore, nulla va buttato; donate il tempo, non è tempo perso. Vi ringrazio a nome di tutti e vi saluto.

Marco Pittino


Caritas

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Nasce qualcosa di concreto

Progetto Vita Una iniziativa per un bisogno reale Per parlarvi del “PROGETTO VITA” non possiamo non parlare della storia di una persona che chiameremo convenzionalmente “M” utilizziamo volutamente una sigla di fantasia per non consentirne l’identificazione. Nasce dunque da una realtà concreta con cui ci siamo dovuti confrontare in questi ultimi mesi. La realtà di una giovane donna che

essendosi scoperta incinta è stata invitata dal fidanzato ad abortire, cosa che lei ha rifiutato, consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato, ma consapevole anche di non poter sopprimere quella vita che in lei aveva avuto inizio. A questo punto il rapporto tra di loro si è rotto lasciandola in un profondo stato di prostrazione, amarezza e delusione. La situazione di M è resa ancora più

difficile per il fatto che M qualche mese fa ha lasciato il suo lavoro per intraprendere una attività alle dipendenze del fidanzato. A questo punto, data la rottura del rapporto affettivo, anche l’attività lavorativa in comune non era più sostenibile ed ha perso il lavoro. M si è così trovata sola e senza reddito con una bambina, nata da un precedente matrimonio, ed una gravidanza da portare avanti. Come Caritas ci siamo trovati di fronte ad una drammatica alternativa:- o destinare a M tutte le nostre risorse, privando tanti altri di aiuti indispensabili, oppure darle un aiuto insignificante. È nato così il “PROGETTO VITA” che cercherò di presentare in modo sintetico. Chiediamo a tutti coloro che amano la vita e che hanno un cuore sensibile di sottoscrivere delle “quote”, ovvero impegnarsi per un periodo di dodici mesi a versare regolarmente ogni mese, una “quota” anche minima: 5 euro, oppure 10 euro, 20 euro o anche più quote se uno può e lo desidera. La nostra speranza è che molte persone, sensibili e generose accolgano questo nostro invito. Con il contributo di tanti contiamo di poter raggiungere una cifra con cui garantirle un minimo vitale. La Caritas si è impegnata a darle 250 euro ogni mese; contiamo con il vostro aiuto di raggiungere questo obiettivo. Grazie per esservi fermati a leggere questo invito, e un grazie doppio a quanti contribuiranno a sostenere una vita.

Diacono Luciano Mongardi coordinatore della Caritas


Testimonianze

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Cristiani nel mondo

Una famiglia cesenate in Pakistan La difficoltà di essere una minoranza

Sabato sera 19 febbraio 2011, la sala BCC, ex cinema centrale a Imola, ha ospitato una coppia cesenate – Serenella e Antonio Pacchierini - i quali sono stati invitati a parlare della loro esperienza in Pakistan durante la scorsa estate. Era stata richiesta la presenza in quella terra di una coppia cattolica che potesse dare la propria esperienza di famiglia e potesse aprire un dialogo e un confronto con le famiglie cristiano-cattoliche di quei luoghi, nei quali la vita è così difficile e l’essere cristiani una battaglia quotidiana. Hanno presentato, con le parole e con le immagini, come si svolge la vita in quei luoghi e come ci siano varie religioni che convivono, in particolare mussulmani, cattolici ed induisti. L’induismo è la religione originaria di quelle terre ed i cristiani si sono per lo più convertiti dalle caste più basse della religione indù, dalle quali non c’è possibilità di riscattarsi e per le quali non c’è speranza. E’ per questo motivo che i cristiani in quelle zone sono molto poveri e vivono in baracche più precarie di quelle delle favelas brasiliane.

Inoltre le tradizioni che ancora sussistono all’interno della famiglia sono di origine indù, come ad esempio i matrimoni combinati per i figli dai genitori, il rituale del matrimonio che dura una settimana con la cerimonia di abbandono della propria casa da parte della ragazza e l’entrata nella casa del marito (che già ospita le altre nuore), l’essere l’ultima e la serva di casa fino all’arrivo della nuora successiva ecc. Per tradizione mussulmana invece la società è basata sull’inferiorità della donna, la cui testimonianza vale la metà di quella dell’uomo. Pertanto in ogni caso di controversia tra un uomo ed una donna, l’uomo ha sempre la meglio. La gente tuttavia è molto accogliente ed hanno fatto di tutto per mettere a proprio agio gli italiani, considerandoli come fratelli maggiori nella fede. Tanto che Antonio e Serenella in Pakistan ci hanno davvero lasciato il cuore e ci torneranno probabilmente molto presto. Proprio nel periodo della loro permanenza, nel nord del Pakistan ci sono state delle alluvioni devastanti per le popolazioni. Si è colta l’occasione

perciò per smuovere la solidarietà dei cristiani nei confronti dei loro compatrioti del nord, con raccolte di vestiario e viveri e con altri gesti concreti di aiuto. E’ superfluo dire come i cristiani siano in Pakistan una minoranza maltrattata, soprattutto a causa di una legge pazzesca voluta dalla maggioranza mussulmana: la legge sulla blasfemia. Purtroppo questa legge si presta ad essere applicata in maniera del tutto sommaria ed arbitraria poiché, se qualcuno parla di Cristo o se magari è malvisto dai colleghi di lavoro o dai vicini per il fatto di essere cristiano, basta che qualcuno testimoni che quella persona ha parlato contro Maometto (e non importa ciò che può realmente aver detto) e quella persona viene arrestata e incarcerata, rischiando anche la pena di morte. La stessa cosa accaduta ad Asia Bibi, condannata per blasfemia per aver detto alle colleghe di raccolta del riso di essere cristiana e di credere in Gesù. Strano ma vero, il Pakistan ha un ministro per le minoranze e fino a qualche giorno fa la carica era occupata da Shahbaz Bhatti, un cristiano cattolico che si è dato molto da fare contro questa assurda legge sulla blasfemia. Con grande fede e spirito di servizio si è battuto per le minoranze, non solo cattoliche, presenti nel paese, ma qualche giorno fa vari colpi di pistola lo hanno messo a tacere mentre, sulla sua auto, se ne andava da casa di sua madre. Questa è la dura realtà del Pakistan, ma è proprio qui che i Pacchierini hanno trovato una fede semplice ma autentica. Qui hanno portato la loro testimonianza, ricevendone in cambio tanto entusiasmo e tanta speranza, tutto ciò di cui abbiamo così bisogno noi occidentali. C.Guerrini


Agenda

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Appuntamenti importanti martedì 12 aprile ore 20.30 Cinema teatro “Don Fiorentini”-Imola: “SOS ADOLESCENTI, la famiglia, luogo privilegiato dell’educazione incontro con la Dott. Luisa Leoni Bassani sabato 16 aprile ore 21.00 Imola: Veglia dei giovani per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù Benedizione dei rami di ulivo in piazza Matteotti Corteo dei giovani fino alla Cattedrale Testimonianze su Giovanni Paolo II Dialogo con il Vescovo Tommaso e Preghiera della Compieta

Domenica 17 aprile Ore 10.30

DOMENICA DELLE PALME

ritrovo in via Europa, in via Di Mezzo, in via Poggiaccio e al Cimitero; processione fino alla Chiesa con i rami di ulivo e benedizione dei rami di ulivo sul piazzale.

Ore 11.00

Ore 20.30

S. Messa

Via Crucis figurata per la vie di Dozza

Si raccoglie volentieri la potatura degli ulivi per la domenica 17 aprile, domenica delle Palme.

Si accettano fiori e piante per l’allestimento dell’altare della reposizione (sepolcro) il giovedì 21 aprile. Sabato 23 aprile VIGILIA DI PASQUA - DECORAZIONE DELLE UOVA PASQUALI COI BAMBINI ORE 15.00

nei locali del circolo

---------  Feste patronali Dozza e Toscanella Tema: BEATA COLEI CHE HA CREDUTO

Il significato dell’uovo di Pasqua ……..non so se sapete perché a Pasqua si regalano e si mangiano uova, di ogni tipo e colore…… è perché l’uovo è da tempi immemorabili simbolo della VITA. Un uovo è all’apparenza simile ad un sasso di fiume, quindi qualcosa di non vivo, perché non nasce, non cresce, non muore, resta sempre uguale ! In realtà dall’uovo può uscire all’improvviso un pulcino: una nuova vita ! L’uovo è quindi segno della nuova vita e quindi è simbolo della Pasqua, quando Cristo da morto che era è risorto ! Ecco perché l’uovo: il primo e più naturale, quello di gallina, ma anche quello di cioccolato, per la gioia dei bambini, o un contenitore a forma di uovo per nascondere….. un regalino inaspettato !

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grandedi questo: dare la sua vita per i propri amici. (Gv.15,12)


Lo Specchio n.5 - Aprile 2011