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Parrocchia S. Maria del Carmine - via Emilia, 72 - 40060 Toscanella BO - tel 0542 672306 - www.parrocchiatoscanella.it

Dicembre 2011 - N° 8

Dal vangelo secondo Matteo (2, 13-23) “In quel tempo, i Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano

presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: “Un grido è stato udito in Ra-

ma, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più.” Morto Erode, un angelo

del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele; per-

ché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».


Avvento

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“La famiglia vive la prova” Giornata comunitaria in preparazione al Natale Domenica 27 novembre. 1° di Avvento, la Parrocchia ha organizzato una giornata comunitaria a Tossignano, presso Villa S. Maria, per iniziare bene il nostro Avvento 2011. Il tema della giornata è stato tratto dalla 3° catechesi per la GIORNATA MONDIALE delle FAMIGLIE, indetta dal Papa per i giorni 30, 31 maggio e 1, 2 e 3 giugno 2012, a Milano. Tema della 3° catechesi: “La famiglia vive la prova” La giornata è stata brillantemente organizzata dal nostro don Andrea, con inizio alle ore 9.00 circa a Tossignano con recita delle lodi, anzi, quale recita, le lodi sono state cantate! Entrando nella bella e raccolta cappella di villa S. Maria, pareva di assistere al coro dei monaci in qualche monastero di clausura francese. Dopo le lodi, abbiamo letto il brano del Vangelo di Luca in cui Giuseppe ha la visione dell’angelo che gli chiede di portare via al più presto Maria e Gesù, scappando in Egitto, perché il re Erode voleva attentare alla vita del bambino. Don Andrea ha commentato il brano ponendo l’accento sull’importanza del “padre” nella vita di famiglia. Oggi pare che i padri molto spesso non trovino un loro ruolo nei confronti della famiglia e dei figli, come se la loro presenza fosse superflua o come fossero essi stessi ancora bambini, mentre invece il padre è proprio colui che VIGILA sulla famiglia, che SI ACCORGE dei bisogni e TROVA soluzioni per il bene di tutti. Perciò il padre deve essere attento ai cambiamenti e alle dinamiche della famiglia, pronto a difenderla dalle insidie, non tanto fisiche quanto morali e spirituali, che possano intaccarla. Ma come al padre è chiesto di VEGLIARE sulla famiglia, così ognuno di noi deve vegliare in particolare nell’attesa del Natale, perché il bene che il Signore ci manda non cada nel vuoto ma possa riempire il nostro cuore e la nostra vita. E il bene a volte, strano ma vero, ci viene ancor più dalle “prove” della vita, anche se lì è certamente più difficile vederlo.

Dopo la catechesi di don Andrea infatti, ci sono state 3 testimonianze di famiglie che hanno vissuto la prova, cioè situazioni di sofferenza o di difficoltà, per motivi diversi. Ognuno di noi vive momenti di fatica e di dolore ma ciò che ci aiuta è prima di tutto sapere che attraverso i momenti difficili, abbiamo la possibilità di crescere e di avvicinarci di più a Dio. Poi ci aiutano molto i fratelli nella fede: confrontarci con gli altri, scambiarci le esperienze, sentire come gli altri hanno vissuto la prova e soprattutto sapere di avere delle persone intorno che ci sono vicine e che ci tengono presenti pregando per noi. E’ stato bello poi dividerci in piccoli gruppi per confrontarci su alcune domande, che ci hanno fatto riflettere sulla nostra vita e su come viviamo le prove che ognuno di noi incontra, a partire dalle piccole fatiche di ogni giorno. Poi pranzo insieme, chiacchiere e un po’ di buon vino, una passeggiata e un caffè insieme. Alle 14.30 ci

siamo poi ritrovati per fare il punto di quanto scoperto nella bella e intensa mattinata e per prepararci alla Messa conclusiva delle 15.30. In parallelo, alcuni ragazzi tra i 14 e i 17 anni si sono occupati dei bambini facendoli giocare. Per i ragazzi delle medie il programma è stato in parte comune agli adulti e in parte separato, in modo che fosse più adeguato per loro. La Messa è stata poi celebrata nella bella chiesa moderna, in pietra a vista, di Tossignano, tutti insieme adulti, ragazzi e bambini. Questa giornata comunitaria viene organizzata ogni anno ed è veramente un bel momento di incontro con tante persone e una bella spinta per cominciare insieme una riflessione, che speriamo di interiorizzare sempre più in queste quattro settimane che ci separano dal Natale, arricchendola con la confessione e la preghiera personale.

Carla Guerrini


Chiesa

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27 ottobre 2011, giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo

Benedetto XVI pellegrino ad Assisi insieme ai leader religiosi del mondo La Chiesa sta facendo un grosso lavoro di avvicinamento e di dialogo con le altre religioni ed in particolare con le altre confessioni cristiane che per motivi storici vari si sono allontanate dalla Chiesa cattolica o non hanno più riconosciuto la figura del Papa come loro guida e pastore. Questo lavoro di incontro, di ricerca delle basi comuni sulle quali incontrarsi anziché scontrarsi, di confronto e di arricchimento reciproco ha avuto particolare impulso sotto il papato di Giovanni Paolo II, anche grazie all’apporto dei movimenti ecclesiali che hanno aiutato e sostenuto questo sforzo. Ad esempio, ricordo con affetto la foto di Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei focolari, deceduta lo stesso anno del Papa, vestita con gli abiti tipici ortodossi ad un incontro ecumenico col primate della Chiesa ortodossa o altre immagini di momenti simili, realizzati per incontrare i cristiani di altre confessioni e addirittura i mussulmani, perché, nonostante le differenze, anzi senza cancellare o ignorare tali differenze, è possibile trovare con tutti una base di dialogo e di collaborazione, finalizzata al bene dell’uomo e alla gloria di Dio. Non era infatti questa unità ciò che Gesù desiderava nell’orto degli ulivi, quando, prima della sua tremenda morte in croce pregava il Padre chiedendogli: “che tutti siano uno”. Già nel 1986 Papa Giovanni Paolo II aveva invitato i rappresentanti di tutte le confessioni a pregare insieme ad Assisi. Storico incontro poi ripetuto nel 2002 dopo il disastro delle torri gemelle. Quest’anno Benedetto XVI ha dato seguito a quegli incontri mostrando la ferma volontà di proseguire su questa strada di unità. “L’unione fa la forza” dice un famoso proverbio. Ed è proprio così. Di fronte

al dilagare, non solo della scristianizzazione ma anche di una corsa a screditare in generale la fede in Dio e i valori base dell’umanità, una tensione fanciullesca a fare e dire il contrario, a distruggere anziché costruire, possiamo davvero allearci con ogni uomo credente, per difendere l’umanità e il suo bene. Anche coi mussulmani, nonostante le differenze di modi di pensare, possiamo trovare una base comune ad esempio sulla difesa della famiglia fondata sul matrimonio, sulla difesa della vita, sulla libertà di professare apertamente la propria fede. In più, con le confessioni cristiane che non accettano la figura del Papa, possiamo allearci per difendere il patrimonio di fede ricevuto dalle mani di Cristo, degli apostoli e dei primi cristiani. A volte la paura delle differenze o il timore di essere sopraffatti in ciò che siamo e che crediamo, ci fa essere tanto diffidenti quanto non-accoglienti verso chi non la pensa come noi oppure al contrario accettiamo acriticamente ciò che ve-

diamo essere di tendenza, facendo convincere facilmente ad abbandonare i nostri ideali. La strada giusta è quella di Gesù che ha accolto addirittura i peccatori ed ha mangiato con loro, scandalizzando così i giudei. La strada giusta è accogliere e trovare punti di incontro, senza perdere la nostra identità cattolica, anzi chiarendocela sempre di più proprio nell’incontro con la diversità.

A cura della redazione


Attualità

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Vivere per il denaro o il denaro per vivere?

Storia di un Gigante dimenticato La crisi quella vera parte dal cuore dell' uomo Stiamo fallendo! Il mondo si ferma a guadare, tremando, se una nazione è in default, se le agenzie di rating la declassano da AA+ ad AA, che spread c’è tra i propri BTP e quelli tedeschi. Siamo già falliti!! Un fallimento non finanziario, ma morale ed etico. Abbiamo affidato le speranze dell' umanità ed il pianeta intero al dio danaro. Oggi conta solo lui e non essendo un dio di verità ci riempie le menti di abbagli facendoci perdere la via maestra. Sui media di tutto il mondo viene dato un risalto enorme all' attuale situazione economica di profonda crisi, spiegandoci con la dovuta esattezza in che modo siamo finiti in questo calderone. Ogni dio anche se falso e ipocrita ha i suoi templi e dai luoghi sacri del dio denaro è partita questa crisi: le banche. Hanno piano piano preso il potere assoluto sul mondo ed è bastato il crollo di un santuario per portarsi dietro tutto il pianeta. “ Le banche vanno salvate” ripetono tanti economisti, che sicuramente ne capiscono molto più di me, ma le persone? Quelle non vanno salvate? L’ essere umano che valore di mercato ha? Io non voglio far finta di capire di economia mondiale citando alcuni illustri economisti, ma vorrei solo parlare di persone e non di soldi.

“Lo brevettiamo, vero?” “Quanto ci vuole a brevettarlo?” “ Due o tre set-

timane, il tempo di sbrigare tutti i documenti!” “ Potrebbe ammalarsi qualche bambino, per l’ amor di Dio diamolo all’ umanità!!!”

Questo è un dialogo che ebbero Albert Sabin ed i suoi collaboratori quando scoprì e sperimentò con successo il miglior vaccino contro la poliomielite, malattia che nei casi più gravi faceva finire le persone dentro il cosiddetto “polmone d’ acciaio” dove si terminavano i propri giorni. Sarebbe potuto diventare miliardario legalmente ed invece morì nell’ indifferenza totale nel 1993; venne in Italia qualche volta ed oltre all’ interviste concesse al signore del giornalismo italiano, Enzo Biagi, andò in un famosissimo talk show dove venne preso in giro per queste affermazioni di denuncia: “Le case farmaceutiche devono smet-

terla di mandare dei flaconi pieni di liquido colorato in Africa, senza il principio attivo!” “ Ci preoccupiamo dell’AIDS, ma i bambini, in alcune parti del mondo, muoiono di malattie curabilissime!” Sulla prima afferma-

zione, dopo anni, si scoprì che era tutto vero; niente farmaco, solo un po’ di zuccheri per rendere la morte più dolce, sulla seconda non credo ci sia bisogno di una inchiesta per affermare che è vera. Quante vite vengono violentate, spezzate dall’ indifferenza. “Lei dovrà dare conto alla storia di quello che ha fatto!” disse con tono fermo un giudice al processo di Norimberga guardando negli occhi l’ amministratore delegato della casa farmaceutica che produsse la sostanza che serviva a “gasare” milioni di persone. “Devo dare conto solo ai nostri azionisti!” rispose con aria indifferente. Nelle vittime della pazzia nazista ci furono anche due nipotine del sopra citato Sabin, essendo una famiglia polacca di origine ebrea. Alla domanda del signor Biagi “Non a-

vrebbe voluto vendicarsi per la morte di quelle meravigliose bimbe?” rispose “Ma io mi sono vendicato! Le SS mi hanno ucciso due nipotine stupende ed io ho avuto la possibilità di salvare tutti i bambini del mondo! Non è una splendida vendetta?” ed alla domanda “Perché non ha brevettato il vaccino?” replicò “ Non volevo che il salvare delle vite fosse ripagato con moneta sonante!” Allora si può dare il

giusto spazio al denaro! Vivere una vita vera, senza mettere in cima il danaro, ma collocare sulla vetta più alta l’adorazione incondizionata del Tempio di Dio che è in ogni persona. Forse si dovrebbe investire di più sull’ uomo che sui prodotti finanziari che ci sviolinano le banche, offrendoci illusioni. L’ economia vera è fatta di persone che lavorano, si impegnano dando tutto se stessi per arrivare ad avere un rispetto che vada oltre il guadagno tangibile. Ogni persona è molto più del peso corporeo e della forza lavoro che può sviluppare.

Vincenzo Bambina


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Attività Parrocchiali

“Solo l’amore crea” con queste parole siamo tornati a casa la sera del 7 dicembre, vigilia della bella Festa Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, dal teatro parrocchiale di Sesto Imolese. Parole che risuonavano nella nostra mente insieme alle melodie dei canti e alle immagini della rappresentazione gioiosa di una trentina di Giovani di Toscanella che hanno inscenato per l’occasione mariana la vita di Padre Massimiliano Maria Kolbe, una figura luminosa della storia per certi versi oscura e terribile del XX secolo, un uomo di Dio, un santo tutto dedicato ad annunciare il Regno di Dio e l’Immacolata per la salvezza degli

uomini, che termina il suo pellegrinaggio terreno dando la sua vita al posto di un padre di famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz. Ho conosciuto sette anni fa questi ragazzi, quando ho fatto per due anni servizio pastorale a Toscanella come seminarista e poi diacono e sacerdo-

<NANNI’> nella lingua malayalam, che è la lingua locale della regione del Kerala, nell’India del sud, significa “grazie”. È l’espressione che più mi torna alla mente pensando a questo incontro con la Chiesa della Diocesi di Kanjirapally. Vorrei dire tante cose, ma non è facile condensarle in poche righe. L’esperienza vissuta in India è stata allo stesso tempo entusiasmante e traumatizzante. (...) La prima cosa che mi ha colpito arrivando è stata la cordialità dell’accoglienza che esprime ciò che poi don Giuseppe mi diceva:- “per noi l’ospite è il Signore che viene nelle nostre case perciò va accolto con tutti gli onori”. La seconda è il profondo senso religioso di questo Paese. Un senso religioso che è espresso anche dalla natura stessa. Palme altissime, ma anche altre piante che si protendono verso il cielo con una chioma leggera e che mi hanno fatto pensare alle nostre cattedrali gotiche che si protendono verso l’alto per richiamare il senso trascendentale della vita e indicare la via di Dio. (...) Terza considerazione è che quello indiano è un popolo che vive, oserei dire “in punta di piedi”. Entrando in Chiesa, entrando in casa, in un ufficio

ecc ci si tolgono le scarpe. Segno di rispetto e di ossequio che poi si esprime nella grande considerazione e rispetto per l’altro e per la natura. Credo che la commozione che ha suscitato in me questa esperienza sia data dall’aver sentito forte la presenza e la potenza dello Spirito che soffia su questa Chiesa. (…) Li dove si direbbe che ognuno abbia si e no il sufficiente per se … quando ogni giorno un furgoncino fa il giro del paese, da quello che ha cucinato per se e per la propria famiglia, da ciò che può. Chi una manciata di riso, chi un po’ di verdura, chi un po’ di carne cosicché dalla carità di tutti sono nutriti i più poveri tra i poveri. Credo che da questo esempio poteremmo trarre anche per noi una grande lezione di vita. Particolarmente in questo tempo di Avvento dovremmo riscoprire da esempi come questo cosa significa la parola “condivisione”. Qui si rende concreto il Vangelo. Proprio nella domenica del

te, e rivederli cresciuti e belli mi ha dato tanta gioia. Don Andrea che li ha accompagnati ha sottolineato il lavoro impegnativo di un anno, che certamente non è stato privo di perplessità sulla riuscita, ma che ha dato tanti frutti di comunione e di entusiasmo nella fede e nell’amicizia tra i componenti di questo gruppo eterogeneo di adulti e ragazzi. Un plauso particolare agli ideatori dell’opera, Vito e Miriana Furio, a Franco, Riccardo, Stefano che hanno presieduto ai testi, all’organizzazione tecnica, scenografica e musicale. Un grazie a tutti per questo dono stupendo che avete fatto alla comunità di Sesto e Balìa.

Don Francesco Gaetta

nostro ritorno dall’India, festa di Cristo Re, l’Evangelista Matteo ci riportava queste parole di Gesù:- Allora il re

dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. (…)

Luciano Mongardi


Esperienze

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Un viaggio che porta al cuore Medjugorje, un luogo di pace e di grazia Per la seconda volta partecipo al pellegrinaggio a Medjugorje e posso affermare che questo è davvero un luogo di grazia. Faccio fatica ad esternare in maniera efficace quello che veramente provo là in alcuni momenti, proprio perché io stesso non mi capacito di come possa avvenire una così chiara percezione della presenza di Dio. Innanzitutto mi preme precisare che entrambe le volte in cui dovevo partire per il viaggio, pur avendo liberamente accettato l'invito, ero maldisposto e svogliato, ritenendo che in fondo fosse tempo perso, dati gli altri miei impegni. Ed entrambe le volte a Medjugorje in un momento di preghiera, semplicissima preghiera, ho avvertito così vivo l'amore di Dio per me, che sono scoppiato in lacrime sia per la gioia, sia per l'amarezza. Anche amarezza, perché mi rendevo conto che la mia risposta ad un amore così vero era stata nulla o minima. La confessione che qui faccio non è facile per me e limitata rispetto alla complessità di quello che mi è accaduto, poiché rappresenta un momento particolarmente intimo del mio rapporto con il divino, ma è per dirvi come il cambiamento primo non dipende da noi! A noi è richiesta un'adesione all'iniziativa di Dio. Non sono così concentrato mentre prego da intuire certi aspetti della mia fede, e se anche fossi con-

centrato sarebbe impossibile percepire in maniera così profonda quello che in un attimo ho provato lì a Medjugorje, la prima volta sotto la "croce blu" (uno dei tanti luoghi delle apparizioni), la seconda volta nella cappellina dietro la chiesa. A Medjugorje l'importante non è che la Madonna semplicemente appare- fatto del quale noi usufruiamo solo in parte grazie ai messaggi- ma il fatto che Ella ci dona in qualche modo la Sua grazia e la Sua pace. Ognuno, credo, verifica questo a modo proprio, ma penso sia molto difficile (anzi, impossibile) che qualcuno torni a casa senza nemmeno una domanda nel cuore, un cambiamento. Maria appare ai veggenti e concede grazie più o meno singolari non per fare un po' di spettacolo nell'ambiente cristiano o per scandalizzare maggiormente coloro che non credono, ma per richiamarci con più sollecitudine a scegliere Cristo, a "metterLo al primo posto", come Lei stessa chiede. L'invito che porgo è quello di vivere l'esperienza a Medjugorje personalmente, con le proprie domande, i propri dubbi, le proprie incredulità... non importa credere alle apparizioni, credere ai segreti; importa solo andarvi. Non si è mai troppo poco pronti; io stesso non vi sono andato disposto, eppure sono tornato ricco di grazia, perché Maria ha guardato alla mia miseria e ha colmato Lei il vuoto, senza aspettare che lo facessi io. Se fossimo già perfetti non avremmo bisogno di tutto questo! Quello che Maria ripete nei suoi messaggi è proprio rispondere a questo amore infinito, rispondere

concretamente. Quanto spazio dedichiamo alla preghiera, alla meditazione, alla lettura attenta della Parola di Dio, ai sacramenti della Confessione e dell'Eucarestia? Ha detto Maria: "Se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia!" Ebbene, io ho pianto dalla gioia, pur vedendo un raggio solo dell'Amore di Dio! Rinnovo dunque l'invito a decidervi per andare a Medjugorje perché sono certo che ciascuno otterrà la propria grazia, quella giusta per lui!

Edoardo Zotti


Testimonianze

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“Una vita nascosta” Non racconterò tutta la storia di una vita, ma ricordandomi solo pochi episodi, posso farvi immaginare quanto ci possa essere dentro una persona di una certa età. Il babbo mi è morto quando avevo undici anni, aveva 36 anni. Mia madre, rimasta sola con tre figli, dei quali ero il più grande, ha cercato con tutte le sue energie di tenerci uniti e di restare, nonostante le avversità, una famiglia, lottando con i parenti, lavorando a tempo pieno per sfamarci e per educarci meglio che poteva. Dentro queste poche frasi, c’è tutta l’essenza di una vita, dalle sofferenze alle gioie. Ora mia madre ha ottantadue anni, e purtroppo non cammina più. Questa situazione che si è evoluta lentamente, mi ha messo in contatto con un mondo a me sconosciuto. Gli anziani. So che cosa sia la vecchiaia, immagino cosa sia la malattia, ma tutti quelle persone che ho visto all’ospedale, quasi tutte sopra i settanta anni, mi hanno aperto un nuovo mondo. Avete mai visto una “casa protetta”? Una RSA? Una casa per anziani? Spesso ci vie-

ne detto che gli adulti non danno spazio ai giovani, probabilmente nel mondo produttivo è vero, ma quando non riusciamo più a rientrare nei canoni dell’autosufficienza, soprattutto a causa dell’età, della malattia, o del basso reddito, come sarà considerata la nostra vita? Per chi non ha fede, per chi dice che la vita sia “una casualità”, penso sia normale far assistere un familiare da qualcuno, un istituto, per avere la possibilità di mantenere il lavoro, o la famiglia (piccolo nucleo), adeguandosi al modo comune di correre per guadagnare lo stipendio. E per noi cristiani, che abbiamo un unico Padre, che abbiamo Gesù come guida, come fratello, per noi che diciamo che la vita è un dono, ed ha un valore assoluto soltanto il fatto di essere vivi, perché accettiamo questo modo? E’ chiaro che se siamo un piccolo nucleo famigliare non riusciremo mai ad accudire un malato o una persona non autosufficiente. Per questo c’è bisogno di inventare un modo per dare valore alla vita di chi è malato. Credo che come trattiamo la vita di un anziano, così trattiamo la nostra. Se consideriamo ormai morta una persona non autosufficiente, come considereremo la nostra vita? Siamo abituati a nascondere ogni segno del nostro invecchiamento, c’è chi si tinge i capelli bianchi, chi se li trapianta, chi usa nascondere le rughe con il botulino, chi fa palestra per motivi estetici, lampade, depilazioni, ogni sorta di trucchi pur di non vedersi addosso gli anni che passano, forse che siano stati anni senza senso? Nel frattempo i nostri vecchi sono là, da soli, con i loro ricordi, con i loro dolori, con il tempo che non passa mai, con i pensieri che si rincorrono, con la loro solitudine riempita dalla tv, in compagnia di una badante, un’infermiera, un medico, che nulla hanno a che fare con la loro storia ormai dimenticata. Perché non riusciamo a vedere Cristo in chi ha bisogno di essere vestito, in chi ha bisogno di essere curato, accudito in ogni sua funzione vitale, eppure il vangelo è chiarissimo, quando l’avremo vestito, curato, assistito, l’avremo fatto a Lui.

Franco Caradossi

All Hallows’ Eve La vigilia di tutti i Santi 31 ottobre: per molti, anzi per quasi tutti, è Halloween, la notte delle streghe, o molto più semplicemente un secondo carnevale, un'altra occasione per fare festa, senza preoccuparsi di cosa si festeggia, per qual motivo dovrebbe essere un giorno diverso da tutti gli altri trecentosessantaquattro, accontentandosi del fatto che è un tassello che spezza la monotonia della vita. Per molti, certo, ma non per tutti. Almeno non per chi conosce bene il senso della gioia, il perché del trovarsi insieme, il motivo di essere felici. Così l’Ufficio diocesano per la Pastorale Giovanile ha

deciso di organizzare una festa in occasione della vigilia di Tutti i Santi, per richiamare al significato cristiano di questa ricorrenza che ci invita a guardare a chi è vissuto e ha creduto prima di noi, per avere un punto d’appoggio per la nostra fede. Per far risaltare ciò, la serata ha avuto inizio in chiesa, con un momento di preghiera e di adorazione eucaristica, ed è terminata allo stesso modo, con la benedizione eucaristica; durante tutto lo svolgimento della festa nei locali della parrocchia di Mezzocolle, addobbati con le immagini di alcuni grandi santi, in chiesa il

Santissimo è rimasto esposto, e don Andrea a disposizione per la confessione, per dare a chi la volesse l’occasione di incontrare personalmente Cristo nei sacramenti. Per il resto la nostra non si è discostata molto dal comune concetto di festa con musica, danze, cibo e bevande, salvo per una piccola e fondamentale differenza che, di fatto, ci contraddistingue: festeggiamo perché Dio è in mezzo a noi, nella vita dei santi come nella nostra personale storia!

Gabriele Mongardi


Natale

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E' Natale, è Natale, chi sta bene e chi sta male: c'è chi mangia il panettone, lo spumante ed il torrone: ed invece in qualche terra i bambini fan la guerra. Caro mio bel Bambinello fa' che il mondo sia più bello e con gli uomini in letizia tutti in pace ed amicizia. Ad ognuno fai trovare ogni giorno da mangiare. Della neve ogni fiocco tu trasformalo in balocco che poi cada lì vicino ad ogni piccolo bambino. Manda a tutti il proprio dono e fammi essere più buono.

Auguriamo a tutti i nostri lettori e a tutta la parrocchia tanti auguri di...

Buon Natale e di un sereno Anno Nuovo! Vi ricordiamo che aspettiamo con ansia vostre opinioni, pensieri, pareri, contributi, iniziative e ogni idea che vi frulla nella mente!! Scriveteci, scriveteci, scriveteci… Il nostro indirizzo e-mail è:

lospecchio.toscanella@gmail.com PER LA STAMPA DEL GIORNALINO SI RINGRAZIANO LE SEGUENTI AZIENDE: MERCATONE GERMANVOX - VB Carpenteria Metallica di Bambina V. Ciliegio Arredamenti di Caradossi F. - AGRIPIU’ di Dalpozzo A.


Lo Specchio n.8 - Dicembre 2011