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IN QUESTO PAESE.

DOCUMENTARI ITALIANI ALLA CASA DEL CINEMA

CASA DEL CINEMA DI ROMA

RASSEGNA CURATA DA MAURIZIO DI RIENZO

FOTO copyright 2012 Rosangela Mammola

NEL PAESE DI GIRALARUOTA Il grande inganno di Calciopoli un film di

STEFANO GROSSI

MERCOLEDI 20 FEBBRAIO H 19.30 Sala Deluxe Ingresso libero sino ad esaurimento posti

Il documentario sarà proiettato in replica nei giorni 21 Febbraio in sala Kodak h 18.00 23 Febbraio in sala Volontè h 18.00 24 Febbraio in sala Volontè h 16.30 L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. 1


CASA DEL CINEMA DI ROMA A destra L’attrice Tatiana Lepore

NEL PAESE DI GIRALARUOTA Il grande inganno di Calciopoli

Carraro, dei Della Valle, di Christian Vieri e di altri personaggi legati al mondo del calcio? Perché l’Inter di Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera era al corrente dell’imminente scoppio di Calciopoli? Perché la Gazzetta Dello Sport ha “previsto” le sentenze di Mario Sconcerti, Corriere della Sera Calciopoli un mese prima? Perché, 27-02-2012 nell’estate del 2006, alla vigilia della sentenza di Primo Grado, Mediaset ha Perché Calciopoli può essere considerata minacciato di sospendere il pagamento una truffa? Perché è difficile credere a dei diritti TV alla Lega Calcio? Moggi e Giraudo padroni incontrastati del calcio italiano? Perché la Juve ha E soprattutto: Dov’era Andrea Agnelli scelto come difensore l'avvocato nell’estate del 2006? Zaccone, per sua stessa ammissione non esperto di diritto sportivo? Perché Luca Questi e tanti altri “perché”, in un film Cordero di Montezemolo ha fatto documentario liberamente tratto dai libri pressioni affinché la nuova dirigenza La Juve nel paese di Giralaruota (2008) e della Juve ritirasse il ricorso al Tar? Calciopoli, il grande inganno (2010) di Perché si frequentavano l’ex arbitro Renato La Monica. Nucini e Giacinto Facchetti? Perché la Security Telecom controllava il traffico telefonico di Moggi, della Juventus, di “La Juve è convinta di essere stata truffata dal calcio. Il calcio è convinto di essere stato truffato dalla Juve. La Juve pretende la colpa degli altri. Gli altri vogliono solo la vergogna della Juve. Il problema è incancellabile come un dilemma religioso”


CASA DEL CINEMA DI ROMA

NEL PAESE DI GIRALARUOTA Il grande inganno di Calciopoli

Regia Stefano Grossi Italia, 2012, 99’, Digi Beta, colore, B/N Sceneggiatura Stefano Grossi Renato La Monica Fotografia e suono Felice D’Agostino Arturo Lavorato Mattia Colombo Roberto Rinalduzzi Montaggio Luca Mandrile Musica Francesco De Luca Alessandro Forti Interpreti Tatiana Lepore Partecipazioni Roberto Beccantini Oliviero Beha Tony Damascelli Alvaro Moretti

Camei Luciano Moggi Mario Sconcerti Produttori Stefano Grossi Enrico Carretta Produzione Vostok Film Via Caulonia, 9, 00183, Roma www.vostokfilm.com   Distribuzione Terre Sommerse Via del Podere Rosa, 13/a, Roma. Tel. & Fax +39 06 45426765 info@terresommerse.it www.terresommerse.it Distribuzione iVOD OwnAir www.ownair.it


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NEL PAESE DI GIRALARUOTA Il grande inganno di Calciopoli MARCO GIACINTI PointBlank

ROBERTO BECCANTINI

OLIVIERO BEHA

TONY DAMASCELLI

Estate 2006: il calcio italiano è percosso da quell’uragano d’abominio che fu lo scandalo – il cui nome di craxiana memoria si deve alla fine penna di Oliviero Beha – nato sotto colpi di intercettazioni telefoniche e arbitraggi manipolati nella stanza dei bottoni; c’è lo stesso giornalista fiorentino tra le voci – tante e diversificate quelle interpellate – che tentano una disamina che abbia i crismi di una più delineata saggezza, rispetto alle isteriche e faziose posizioni delle lunghe estati dei processi. Luciano Moggi, Guido Rossi, Francesco Saverio Borrelli, Innocenzo Mazzini, Antonio Giraudo, tutte minuscole parti di un enigma del quale probabilmente non si conoscerà mai la risposta, almeno non nella sua completezza. E ancora: Tony Damascelli, Adriano Galliani, John Elkann, Diego Della Valle. Un puzzle irrisolvibile, una farsa dai mille personaggi ognuno pronto a recitare la parte del capro espiatorio, dell’innocente raggirato, del ladro preso con la refurtiva in mano pronto a negare le sue colpe fino all’inverosimile, al grottesco. Questo e molto altro (e molto peggio) fu l’estate del 2006. Quella dei Mondiali di Germania anche, dei rigori contro la Francia e dei sigari di Lippi; eventi straordinari che contribuirono ad affinare quella nobilissima arte – in cui da sempre siamo sovrani – dell’occultare sporcizia sotto il tappeto dell’omertà, del tarallucci e vino. Qualcuno radiato – non senza motivo – e qualcun altro ancora oggi libero di imperversare tra stadi e salotti televisivi in cerca di un microfono nel quale riversare la propria arroganza; squadre penalizzate o retrocesse (una sola, la più nota) ed altre pronte a portarsi sul tetto d’Europa di lì a meno di un anno. Storie d’ordinaria follia vorremmo urlare,

ma ci sarà chi al nostro fianco ci inviterà alla calma, che lo scandalo legato al calcioscommesse è ancora in evoluzione, che – forse – di donchisciottesche battaglie questo nostro calcio ne avrebbe molto bisogno, ma in fondo non le merita.Ha quell’odore piacevole dell’erba smossa dal mulino questo documentario, di un’erba smossa ma che – comunque sia – tornerà al suo posto, perché fermare il vento che spira dalle parti della Federcalcio proprio non se ne parla. Ma quell’odore non cesserà di essere piacevole, ed allora ascoltare chi parla di famiglia Agnelli, di Saras (raffineria più importante in Italia, nonché azienda di casa Moratti), di movimenti occulti per bypassare quelle ingombranti figure che rispondono ai nomi di Moggi Luciano e Giraudo Antonio, non può che deliziare sensi abituati a vedere e sentire tesserati ed addetti ai lavori affermare con disinvoltura: “l’importante è fare bene”, “”“basta parlare male del calcio italiano, all’estero non stanno meglio di noi” La qualità migliore di questo lavoro è subito sotto gli occhi: portare lontano dalle deformazioni del pianeta calcio una vicenda che poco ha a che vedere con un pallone che rotola e molto più si avvicina a manovre politiche di reciproco clientelismo. La faziosità, se c’è – e chi scrive non l’ha percepita – è sepolta da un oceano di parole che arrivano dai punti più lontani della barricata: trincee opposte rispondono colpo su colpo mentre chi racconta tenta di guardare più in là della raffica di colpi. Il rischio è quello di farsi un’idea più precisa e provare disagio. Ma ben venga il ribrezzo di saper qualcosa di più, ben venga la nausea, ma che questa arrivi prima di esser costretti a sentire: “qualcuno comprava le partite a mia insaputa”.


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NEL PAESE DI GIRALARUOTA Il grande inganno di Calciopoli MAURIZIO MARTUCCI Il Fatto Quotidiano

ALVARO MORETTI

MARIO SCONCERTI

LUCIANO MOGGI

Quando a Milano l’odor di Cina non è solo ristoranti d’oriente, quando a Torino l’aumento di capitale diluisce quote libiche come carburante allungato postmortem (Gheddafi), ‘quelli che il calcio’ diventa Massimo Moratti contro presunte ricomposizioni del sistema in sonno: “Ho già vissuto queste situazioni e dopo tanti anni non vorrei ritrovarmi come allora”. Sibillino il sito Juventus.com: “No comment”, refurtiva già saldata. Gira la ruota, la giostra riparte. Si risale a bordo, in perfetto orario: gli intrecci e la spy story di Juve-Inter sono misteri all’italiana, leggasi Fiat, Saras e Telecom, cioè automobili, benzina e telecomunicazioni, dove Mediaset fa da spettatrice interessata, elargendo prebende nei diritti tv. Il risiko delle lobby risvegliate da Moratti è Nel paese di Giaralaruota (Vostok Film), film documentario di Stefano Grossi e Renato La Monica. Per alcuni dietrologia e complottismo juventino. Per altri (che poi è la stessa cosa) assoluzionismo da ‘così fa tutti’ e revisionismo d’accatto. Secondo me, invece, un’interessante chiave di lettura, un concentrato di analisi, legami e teoremi (bianco) neri (utili i commenti di Beha, Beccantini, Moretti e Sconcerti) per rileggere in 120 minuti smantellamento e rinascita del club più amato/odiato d’Italia. Sei anni dopo Calciopoli, non è mai tardi, vista l’aria che tira. Neo-realismo e cronaca in fila indiana, la trama è verosimile (anche se, detto del doping, manca il richiamo al filone Gea Word): 171.000 intercettazioni degli inquirenti (uguale, un universomondo non trascritto!!), processi sportivi (conosciuti) e penali (snobbati, vedi

security Tavaroli), tra condanne e assoluzioni, scambio di scudetti, funerali eccellenti (Agnelli, Gianni 2003 e Umberto 2004) e bare con giallo enigmatico (Adamo Bove, 2006), alta finanza e intrighi internazionali, bloccato l’espansionismo della Libyan Arab Foreign Investment Company e il flirt con la triade Giraudo-Moggi-Bettega, prima del bombardamento Nato su Tripoli e la salita al trono di Andrea Agnelli (Presidente, ramo umbertino), regia di JohnElkan (Ifil-Exor, proprietà, ramo ‘avvocato’). Almeno a chiacchere, la querelle infinita (non proprio in questi termini) riaffiora. Torna d’attualità. Ma la faida interna, riferiscono i ben informati, adesso è sul progetto di riqualificazione della Continassa, mentre Pinetina e Milanello guardano il sol dell’avvenire come un involtino primavera. Di là Marchionne, Usa, piccone e ruspa. Di qua yuan, China falce e martello globalizzata.  Per molti (quasi tutti) era solo il Sistema Moggi, già su traversine e  binari della stazione di Civitavecchia. Non proprio un film già visto, nello scontro tra titani …

IL DVD E’ possibile acquistare il DVD del film con bonifico o bollettino postale. Per informazioni scrivere a: nelpaesedigiralaruota@gmail.com

La versione DVD del film ha una durata di 120’ (21’ in più della versione sala)


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La Juventus ha tutto il diritto di sentirsi vittima di una sentenza sbagliata e cucirsi sulla maglia la terza stella. Poi però la Fgc dovrebbe chiudere, perché il suo operato e quello della giustizia sportiva sono giudicati carta straccia da una delle società più autorevoli del calcio italiano. Non ci sono terze vie, persino in un paese di pateracchi e ipocrisie. Michele Serra, La Repubblica, 9-05-2012

JUVENTINOVERO.com Un’altra di quelle testimonianze che contribuiscono, nel loro insieme, a far sì che la Grande Farsa non venga mai misconosciuta: si tratta del docu-film “Il grande inganno di Calciopoli”, un lungometraggio pubblicato dalla VOSTOK FILM e realizzato da Stefano Grossi (regista e sceneggiatore) e Renato La Monica (sceneggiatore, scrittore di diversi libri a tema). Va precisato, per evitare confusione in coloro che vorranno vederlo, che non si tratta di un lungometraggio che ripercorre tutte le telefonate, le singole partite, o i tantissimi tecnicismi dei processi sportivi del 2006. Si tratta piuttosto di un viaggio di due ore piene che si srotola come un manoscritto su un binario molto diverso. In sostanza è un lungo viaggio nel tempo (metaforicamente nel film viene usato l’ottimo strumento visivo del treno) che ripercorre le tante tappe e sviscera i tanti intrecci politico-economiciindustriali-finanziari-calcistici, che hanno portato al più grande scandalo della storia del calcio e che ha visto veramente soccombente solo un club e la sua dirigenza: la Juventus, Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Vi sono fatti, interviste con grandi firme del giornalismo, considerazioni, ricostruzioni, immagini, chicche, ricordi, e tanto altro. Va detto che generalmente il nostro occhio guarda questo tipo di pubblicazioni anche con un approccio di tipo documentale (ma anche molto riflessivo) a tutti i temi direttamente o indirettamente legati allo scandalo, a cui poi ognuno di noi lega anche molte

letture utili ad approfondire specifici argomenti/segmenti. Come molti sanno infatti, in particolare chi frequenta alcuni luoghi bianconeri del web, noi cerchiamo di dipanare e ricostruire quanto avvenuto prima e dopo il 2006, soprattutto guardando la situazione generale in cui lo scandalo è esploso, ossia il tappeto su cui si è appoggiato (famiglia Agnelli e affini, Moratti e affini, bilanci, alta finanza, intercettazioni, Telecom, ecc). Per queste ragioni guardiamo a questo film con grande interesse. Il nostro personale parere sul risultato finale ottenuto dagli autori è decisamente positivo e potremmo trovare diverse definizioni che rendano la descrizione fin qui espressa ancora più chiara, un po’ come quelle che si trovano sul retro delle cover dei dvd, o sulle “alette” o “bandelle” dei libri (risvolti di copertina), dove viene stampata solitamente una biografia essenziale dell’autore accompagnata da una breve introduzione al testo. Qualcosa del genere insomma… Ottimo riepilogo di tutto ciò che i tifosi juventini hanno capito su Calciopoli, ossia che è stata una vera e propria trappola creata appositamente per abbattere la Juventus e i suoi dirigenti, e nessun altro. Una mappa dei poteri e dei fatti così esaustiva da poter rappresentare un ottimo prologo, o un’introduzione, o un prequel; ossia il punto ideale di inizio per un’intera serie di film che possa approfondire e sviluppare ogni singolo capitolo del docu-film. Serie di film che ovviamente non vedremo mai, perché i costi di realizzazione sarebbero esorbitanti. Un’opera da far vedere anche a tutti coloro che non hanno le conoscenze tecniche per usare internet e che abbiano ancora le idee confuse su molti aspetti di quanto è accaduto dagli anni Novanta al 2012. Un film amaro nelle considerazioni finali degli autori, in particolare sugli attuali assetti del club dal punto di vista degli scudetti revocati e della giustizia futura. Ci auguriamo che questa definizione/introduzione sia abbastanza efficace, anche perché ora è arrivato il momento di parlare di qualche difetto. Un paio di difettucci in effetti ci sono. Piccoli piccoli però.

Diciamo pure che sugli aspetti politici delle tante vicende trattate l’impostazione è leggermente focalizzata su quello che è stato il Berlusconismo dilagante nel paese, e il titolo del lungometraggio forse un po’ già si espone in quella direzione, dimenticandosi un po’ della grande quantità di militanti (politici e non) dell’altro schieramento che si sono adoperati per buttare la Juventus in B. Sia chiaro, in realtà è solo un profumo che si sente leggermente qua e là, e che non è mai fastidioso, perché comunque il ‘vestito’ è sempre molto corretto e il film non affronta mai questioni direttamente politiche. A ciò va aggiunto che in effetti Silvio Berlusconi è stato per molto tempo Presidente del Consiglio negli ultimi vent’anni, quindi si tratta di un difetto molto trascurabile. Forse è più un’impressione che altro. Altra piccola pecca forse è la mancanza di un segmento sufficientemente esaustivo sulla Procura di Napoli e sulle indagini surreali svolte da alcuni membri delle forze dell’ordine dal passato “complicato”. Va detto che un lavoro di questo genere era sulla carta difficilissimo da realizzare, perché troppi sono i personaggi, i fatti, le storie incastonate dentro altre storie, e il rischio di realizzare un pasticcio era molto alto. Invece il risultato è, a nostro avviso s’intende, molto buono sia per la chiarezza e la semplicità espositiva, sia per la scorrevolezza, sia per l’esaustività e la correttezza dei contenuti, sia per gli aspetti prettamente estetici. Godibile. Complimenti dunque agli autori e alla lunga lista dei loro collaboratori.

PRENOTA IL DVD!

nelpaesedigiralaruota@gmail.com


STEFANO GROSSI

Fotografia scattata durante i sopralluoghi per il film Dall’altra parte

Stefano Grossi Biografia Regista e sceneggiatore, nato a Milano nel 1963, vive a Roma dal 1987. Ha diretto cortometraggi, lungometraggi e documentari, presentati in vari festival nazionali e internazionali (Venezia, Locarno, San Francisco, Denver, Med Film Festival, Las Palmas Film Festival, Europa Cinema, San Paolo, Angers, Annecy). Ha tradotto e curato vari libri d’argomento cinematografico per Gremese editore. Dal 1997 al 2000 ha tenuto vari seminari accademici all’Università di Genova, presso la Facoltà di Scienze della Formazione, come professore a contratto di Filmologia e Storia del Cinema. Nel 2005 ha fondato la società di produzione cinematografica Vostok Film. grossibizzarri2@alice.it http://facebook.com/19ottobre http://nepaesedigiralaruota.wordpress.com

COMUNICAZIONE E MEDIA Hanay Raja hy@ippolita.net

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Invito alla Casa del Cinema di Roma  

Il 20 Febbraio 2013 proiezione de Nel paese di Giralaruota un film documentario di Stefano Grossi

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