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A mio padre, a Silvana


Foto di Lucia Giacani e Ida Rosa Scotti Testi di Cinzia Bollino Bossi e Pier Luigi Senna Traduzione di Enrica Pagnozzi Progetto grafico e impaginazione Studio Grafico Giralacarta - info.giralacarta@fastwebnet.it


IDA ROSA SCOTTI sculture


“Sull’opera recente” di Cinzia Bollino Bossi (aprile 2007) Nel suo ciclo di opere più recenti, Ida Rosa Scotti prosegue l’indagine scultorea, approfondendo il tema degli incastri e dell’incontro/scontro di volumi. Accanto a quelle in argilla, compaiono opere in cellulosa, ma la superficie è sempre aspra e rugosa, come rappresa in un brivido, e le forme continuano ad avvolgersi, a richiudersi, ad aprirsi, a ingoiarsi. Sbocciano e si accasciano, fiori carnivori che si nutrono di ciò che generano e di ciò che avvicinano. Più che usarla, la cellulosa, Ida Rosa Scotti la indaga e la interroga. Forse mai come ora l’artista si è trovata in una fase di ricerca, di domanda, di sperimentazione. Da un lato ci sono i materiali, le possibilità che offrono e le sfide tecniche che pongono; dall’altro c’è il colore, retaggio della precedente attività pittorica e prassi mai abbandonata (ma gli ossidi nell’argilla sorprendono, si rivelano diversi dalle intenzioni, lasciano aperta la porta al caso). In mezzo, c’è il simbolico: come l’argilla, anche la cellulosa è un materiale di derivazione naturale, che in più riporta simbolicamente all’albero, ne contiene l’idea. Se prima la ricerca di Ida Rosa Scotti si configurava come qualcosa di assolutamente terragno, ancorato al suolo (e a sottolineare questa fisicità erano i colori, di bosco, di terramara, di humus, di linfa e di sugo di radice), ora avanza l’idea dell’aria. Si tratta per il momento di un anelito, è un primitivo abbozzo, un timido cercare di librarsi in volo. Ma è qualcosa di nuovo, che fa che si pongano domande differenti ai materiali e che si cerchino soluzioni diverse: gli abbracci fagocitanti, i baci cannibali, le pieghe umide degli anfratti di

cuori e di bocche cercano adesso una differente collocazione, un allestimento inedito a parete. Cercano la sospensione nell’aria, tentano di dimenticare di appartenere alla terra e si spingono in su, come rami di un albero, appunto. La leggerezza auspicata è forse un tentativo di coniugare passato e presente, di recuperare dalla pittura la diafana trasparenza della carta e la sua assenza di peso. Così come un passo verso qualcosa che sia al contempo pittorico e scultoreo, cromatico e plastico, è evidente nella serie di rilievi che giocano a nascondersi, a fondersi e a confondersi nel colore e col colore della tela. Sospesa così, tra pittura e materia, l’arte di Ida Rosa Scotti continua a essere evocativa piuttosto che assertiva, ed è aniconica perché troppo consapevole della qualità effimera e caduca dell’esistenza per bloccarla in un’immagine rappresentativa. E l’evocazione sospende tutto tra dramma e passione. Il dramma è il contrasto, la luce che genera l’ombra, la forma che ingoia l’altra, il triangolo che penetra il cerchio, la punta che lacera la superficie. Il dramma è la consapevolezza della dolente necessità del distacco, e la difficoltà di riconoscersi nell’altro, metafora anche sociale; la passione sta nel continuo e incessante parlare della vita e mimare l’amore, come sentimento che regge il mondo e talvolta anche lo capovolge. Tutto sempre e ancora nel segno dello stupore, dove si trovava e si trova la cifra più personale e caratteristica della poetica dell’artista. Stupore che la spinge ad ascoltare e assecondare le verità di un ossido, stupore che le fa venire voglia di guardare al cielo e che forse, un domani, introdurrà una nota di azzurro nelle sue opere.


“On Ida Rosa Scotti’s most recent works” by Cinzia Bollino Bossi (april 2007) In the cycle of her most recent works Ida Rosa Scotti continues her sculpturing surveying, deepening the topic of joining and that of encountering and crashing of volumes. Next to those in clay, now we find works made of cellulose, yet the surface is still sour and wrinkled, as if set in a shiver, and all the forms continue to wrap up in the themselves, to close up in themselves, to open up and swallow themselves up. They bloom and they lose heart; carnivorous flowers that feed themselves of that they generate and of that they approach. More than to use the cellulose, Ida Rosa Scotti inquires It, interrogates it. Perhaps never as now the artist has found herself in a phase of search, questioning and experimenting. On one side there are the materials, the possibilities that they offer and the technical challenges they give; in the other side there are the colours, inheritance of the previous pictorial activity and praxis never abandoned (but the oxides of the clay are surprising, and reveal themselves different from the initial intentions, leaving an open door to chance) .In the middle there is the symbolic part: like the clay, also the cellulose is a material of natural derivation, moreover symbolically it takes back to the tree, it contains the idea of it. If before the search of Ida Rosa Scotti was given shape absolutely like something earthly, berthed to the ground (and to emphasise this physicality were the colours of forest, of terramara, of humus, of lymph and gravy of root), now what get forward is the idea of the air. For the moment is about longing, it’ s a primordial first draft, a timid try to hover in flight. But it is something new, that arrange as for so that different questions are placed to materials and that different solutions are attempted: the devouring

embraces, the cannibals kisses, the humid folds of gorges of hearts and mouths search now for a different positioning, an unknown preparation to wall. They look for the suspension in the air, they try to forget to belong to the earth and they are pushed in on, exactly like branches of a tree. The auspicious lightness is perhaps an attempt to conjugate past and present, to recover from the painting the diaphanous transparency of the paper and its weightlessness. Thus like a step towards something that it is as the same time pictorial and sculptural, chromatic and plastic, it is obvious in the series of relieves that play to hide, to melt themselves and to get confused in the colour and with the colour of the canvas. Although suspended, between painting and matter, the art of Ida Rosa Scotti continues to be evocative rather than assertive, and is not iconic because very much aware of the ephemeral and short-lived quality of existence, to be frozen in a representative image. And the evocation suspends it all between drama and passion. The drama is the contrast, the light that generates the shadow, the form that swallows the other, the triangle that penetrates the circle, the tip that tears apart the surface. The drama is the hurting knowledge of the necessity of the separation, and the difficulty to acknowledge itself in the other, also a social metaphor; passion is in continuous and the unending speaking about life and to miming love, as a feeling that resists the world and sometimes it also turns it over. All always and still in the sign of astonishment, where it was and still is the more personal and characteristic figures of the poetics of the artist. Astonishment that pushes her to listen to and to favour the truth of an oxide, astonishment that makes her wish to watch to the sky and that perhaps, tomorrow, she will introduce a note of blue in her works.


“Preziosità della terra” di Pier Luigi Senna (luglio 2008) Rivelazione o mito che sia, il racconto biblico presenta il creatore intento a modellare nella creta il primo uomo. E’ un gesto arcaico, primigenio, presente in tutte le tradizioni culturali. La terra è il materiale più comune, universale, e il più umile (non a caso quest’aggettivo deriva da humus), ma esposto al fuoco, divenendo sintesi dei quattro elementi fondamentali, si solidifica e sfida il trascorrere dei millenni, pur conservando in sé la capacità di registrare il tempo, che ad altri materiali più nobili è preclusa. Anche per questo, pur nella sua semipietrificazione, continua ad apparirci una materia viva, tutt’altro che inerte. Ida Rosa Scotti ne ha sempre avvertito il fascino, fin dalle prime esperienze d’impasto e modellazione. Ed anche ora, dopo essersi cimentata con materiali d’ogni tipo, legno e pietra compresi, la sua preferenza continua ad inclinare verso la terra, refrattaria in particolare: grezza, porosa, irregolare, ruvida al tatto, ma anche massimamente affidabile nella cottura. E’ in essa un che di non-aulico, di primitivo e rustico, in antitesi alla magniloquenza solenne del bronzo, parente nobile nella modellazione. Ida apprezza l’atto del “levare”, dello scolpire vero e proprio, del far emergere di forza forme celate nella solidità compatta della materia. Ma il richiamo della madre terra è troppo forte, e non lo può ignorare che per delle parentesi. Partita nella sua formazione artistica da disegno e pittura, figura e nudo in particolare, fu presto attratta dai “paesaggi interiori”, piuttosto che dalle peculiarità fisionomiche: dall’insondabile estrema abissale complessità dell’animo umano e del groviglio di sentimenti spesso conflittuali che vi alberga. Paesaggi interiori era il titolo di un ciclo di dipinti dei primi anni Novanta, ad acrilici e collage: materici, con grumi frementi e prementi verso la superficie, ad affiorare sulla tormentata tessitura del foglio o della iuta, ad emergere, ad imporsi nel reale condiviso, dalla dimensione d’origine, mentale, immaginativa e fantastica. Si autoimponevano forme che reclamavano una concretezza tridimensionale. Durò l’intero decennio, il travaglio, alla fine del quale forme primarie, lacerate da tensioni interiori, fino a quel punto solo pensate, disegnate e dipinte, uscirono dalla piattezza, per concretarsi nel modellato della terracotta.

Il discorso continuò senza grandi svolte, e lacerazioni, strappi, ferite e intrusioni furono da subito protagonisti anche dei nuovi cicli, ancora dettati dall’urgenza di leggersi dentro e di estrapolare temi comuni a tutti, avvertiti come prioritari e ineludibili. Le schisi dell’animo, i confitti interiori, i legami e le difficoltà interpersonali, le coartazioni, le dialettiche tese e travolgenti... continuarono ad alimentare la creatività dell’artista, che nella scultura aveva trovato una strada espressiva per sé più idonea e congeniale. In un linguaggio spoglio ed essenziale ma non povero, senza rimandi espliciti a riferimenti iconici, le tematiche esistenziali permanevano, e persistono tuttora, a permeare di vissuto condiviso una ricerca apparentemente formale. Nodi e grovigli, volumi accostati e contrapposti che tentano talora di compenetrarsi, in un reciproco adattamento d’incastri, tra il possibile e il necessario, continuano a ricordare il diuturno “duro mestiere di vivere”, gli eterni drammi della condizione umana, separatività in primo luogo. Poetica e sintassi non mutano con l’utilizzo di materiali diversi, come cellulosa, cartapesta o resine espanse, variazioni al continuum dell’argilla. In comune, queste materie tutte conservano la possibilità d’impiego del colore, nelle gamme mutuate dalle precedenti esperienze pittoriche: colori di natura, ossidi o pigmenti che siano, in gamme calde ma spente, con una prevalenza di terre, bruni, ocre. Ad interrogarsi sulla linea di tendenza avvertibile nei lavori più recenti, si possono ipotizzare due piste. Da un lato, una ricerca di leggerezza, un desiderio di liberazione da gravami d’ogni sorta (“Oh, potesse questa troppo solida carne fondersi, dissolversi, liquefarsi in rugiada...”, sospira Amleto), un’aspirazione ad un decollo per ora solo sognato (si veda Tentativo di volo del 2007); dall’altro una deroga al tuttotondo praticato sinora, con un ritorno alla parete: in recenti studi di rilievi aggettano da plinti Abbracci ed altri soggetti ricorrenti da sempre nella tematica dell’artista. In più, occasionali ma sempre meno sporadici tentativi “per via di levare” sperimentano legno, pietra leccese, tenera e liscia, e pietra salentina, più dura e porosa, ricca d’inclusioni, a partire da fitte presenze di minuscoli fossili. Un dialogo con il tempo e la materia, oltre che, come sempre, con sé stessa e la condizione umana.


“Preciousness of the earth” by Pier Luigi Senna (July 2008) Revelation or myth that is, the Biblical story represents the creator in his attempt to model in the clay the first man. It is an archaic, primordial gesture, present in all the cultural traditions. The earth is the more common, universal material, and the humblest (it is not by chance that this adjective does derive from humus), but exposed to the fire, becoming synthesis of the four fundamental elements, it became solid and challenge the passing of the millennium, still keeping in itself the ability to record time, quality precluded to other nobler materials. It is also for this that in its half petrifaction, it continues to appear a matter to us alive, anything but inert. Ida Rosa Scotti has always perceived its fascination, since the first experiences of mixing and moulding. And also now, after to be tried with materials of every type: wood and stone include, her preference continues to tilt in particular towards the earth, refractory, particularly : crude, porous, irregular, rough to the tact, but also extremely reliable in the baking. It is in it something of not aulic, something of peasant and primitive, in antitheses to the solemn grandiloquence of the bronze, noble relative in the moulding. Ida appreciates the action of “subtracting”, of real carving, making to emerge by force, forms hidden in the compact solidity of the matter. But the draw back to mother earth is too much strong, and it cannot be ignored if not only for some parentheses. Having started her artistic formation from design and painting, figurative and nude in particular, soon she become attracted from the “inner landscapes”, rather than from the physiognomic peculiarities: from the unfathomable abysmal extreme complexity of the human mind and the tangle of often conflicting feelings that lodges in it. Inner landscapes were the title of a cycle of paintings of first years Ninety, in acrylic and collage: of matter, with lumps quivering and pressing towards the surface, to finally emerge on the tormented weaving of the sheet and of the cloth, to emerge, to impose itself in the real shared, from the dimension of origin, mental, imaginative and fantastic. Up to auto imposing shapes that demanded a three-dimensional concreteness. That suffering lasted the entire decade, at the end of which primary forms, torn from inner tensions, up to that point only thoughts, designed and painted, exited from its flatness in order to release itself in the moulding of terracotta.

The speech continued without real turning- point, lacerations, tears, wounds, hurt and intrusions were immediately protagonists also of the new cycles, still dictated from the urgency to read itself within and extrapolating common topics to all, perceived like fundamental and inescapable. The scission of the mind, interior conflicts, the interpersonal ties and difficulties, inhibition of expression, stiff and sweeping dialectic.... continued in feeding the creativity of the artist, that in the sculpture had found an expressive pathway more suitable and congenital to himself. In a perusal language yet not poor but essential, without explicit sends back to iconic references, existential thematic remained and still persist, to permeate of lived shared a apparently formal search. Approached knot and tangles, drown close and contrasted volumes that at times try to interpenetrate in a mutual adaptation of joints, between what is possible and the necessity of it, continue to remind “the hard trade to live”, the eternal dramas of the human condition, scission in the first instance. Poetics and syntax do not change with the use of different materials, like cellulose, papier màchè or expanded resins , variations to the continuum of the clay. These materials have in common the possibility of employment of the colour, in the derived range from the previous pictorial experiences: colours of nature, oxides or pigments that are, in warm but extinguished range , with the new revailing earthly, tawny, ochre range. To interrogate oneself on the perceptible line of tendency in the more recent works can be assumed two different tracks. On one side, a search of lightness, a desire of liberation from burden of every kind (“Oh, could this solid meat be melted, be dissolved, too much be liquefied in dew…”, yearns Hamlet), an aspiration to a takeoff for the time being only dreamed (looks at Attempt of flight of 2007); from the other side a derogate from the “allround” practiced up to now, with a return to the wall: in recent studies of leaning out relief from Embracing bases and other subjects recurrent since ever in the thematic of the artist. Moreover, occasional but less and less sporadic attempts “for via subtracting” they experiment wood, stone from Lecce, tender and smooth, and Salentine stone, harder and porous, rich of inclusions, beginning from driven on presences of small fossils. A dialogue with the time and the matter, beyond that, like always, with herself and the human condition.


Dischiuso, 2004 Pasta di carta, pigmenti cm. 37 x 48 x 20


Intrusione, 2004 Terra refrattaria, pigmenti cm. 39 x 69 x 35


Erotides Particolari


Erotides, 2004 Terre refrattarie policrome, ossidi, pigmenti cm. 53 x 75 x 41


Fagos, 2004 Terra refrattaria, ossidi, pigmenti cm. 46 x 50 x 17


Centrifugo, 2005 Terra refrattaria, ossidi, pigmenti cm. 34 x 68 x 33


Passato, 2005 Terra refrattaria, ossidi, smalto, pigmenti cm. 44 x 70 x 28


Lotta Particolare


Lotta, 2006 Terra refrattaria, ossidi, pigmenti cm. 41 x 82 x 38


Incontro, 2007 Pasta di carta, acrilici cm. 35 x 19 x 19


Compenetrazione, 2004 Terra refrattaria, ossidi, pigmenti cm. 47 x 49 x 25


Scontro, 2007 Terra refrattaria, ossidi, pigmenti cm. 34 x 66 x 47


Pensiero soffocato, 2006 Pasta di carta, acrilici cm. 21 x 52 x 30


Distacco, 2005 Pasta di carta, acrilici, pigmenti cm. 78 x 50 x 29


Tentativo di volo, 2007 Terra refrattaria, ossidi, pigmenti cm. 60 x 58 x 30


Abbraccio, 2007 Cellulosa, acrilici su juta cm. 30 x 30 x 12

Trattenuto, 2007 Cellulosa, acrilici su juta cm. 30 x 30 x 12

Accolto, 2007 Cellulosa, acrilici su juta cm. 30 x 30 x 12


Incastro, 2007 Cellulosa, acrilici su juta cm. 30 x 30 x 9

Guscio, 2007 Cellulosa, acrilici su juta cm. 30 x 30 x 9

Abbraccio n. 2, 2007 Cellulosa, acrilici su juta cm. 30 x 30 x 11


Tentativo di volo, 2007 Cellulosa, acrilici cm. 111 x 82 x 37


Scisso, 2008 Cellulosa, acrilici, pigmenti cm. 44 x 36 x 20


Incastro, 2008 Pietra leccese, cm. 27 x 28 x 28


Mostre personali e collettive: 1992 XXXII Premio Suzzara, Suzzara (MN) 1993 Premio Città di Nova Milanese, Nova Milanese (MI) (opera premiata) 1994 Ottantaquattro Endas, “Frammenti”, mostra personale , Giussano (MI) Premio Città di Nova Milanese, Nova Milanese (MI) 1995 Centro Lucania Arti Visive, “Artedonna ‘95”, a cura di Giancarlo Cerri, Milano 1996 Galleria d’Arte Cortina, “6 Giovani Artisti nell’Astrazione”, Milano Abazia di S.Egidio, “Filò in Paradiso”, recital di testi poetici in ricordo di Franco Fortini, Sotto il Monte (BG) (utilizzo scenografico delle opere) Comune di Solto in Collina , “Appuntamento con l’Arte”, Solto in Collina (BG) 1997 Centro Culturale San Michele, Milano II Concorso di Pittura Città di San Giuliano Milanese, San Giuliano Milanese (MI) (opera premiata) 1998 Sassetti Cultura, “Energia e Profondità”, mostra personale, Milano 1999 Sala delle Colonne, “Moti sotterranei”, mostra personale, Comune di Corbetta (MI) Villa Ghirlanda Silva, “Fuori Stagione”, Cinisello Balsamo (MI) 2000 Sassetti Cultura, “Cesare Pavese – tra mito e realtà”, a cura di Cinzia Bollino Bossi, Milano 2002 Centro Culturale Puskin, “Coesistenze”, mostra personale, Milano Centro Culturale Puskin, “Con la rete piena”, Milano 2003

Spazio Santabarbara, “Collezione”, Milano Centro Culturale Valmaggi, “Percorsi nell’Astrazione”, a cura del Prof. Giuliano Barbanti, Sesto San Giovanni (MI) Villa Pallavicini, “Distrazione”, Milano Spazio Santabarbara, “Le Gabbielibertà”, Milano Sassetti Cultura, “100 artisti per 10 anni”, Milano Spazio Santabarbara, “Chiarioscuri”, mostra personale, Milano

2004 Spazio Santabarbara, “Inside the Art”, Milano Starhotels Splendido, mostra personale a cura di Santabarbara Arte Contemporanea, Milano 2005 Certosa di Garegnano, “Sotto l’Egida dell’Ottagono”, Milano 2007

Villa Radaelli, “B.Art Experience”, Bussero (MI) Centro Culturale Zerologico, “Corpo a corpo”, mostra personale, Milano Scipione Castello, “Arte all’aperto”, a cura di Ludovico Calchi Novati, Salsomaggiore Terme (PR) Libreria Bocca, “Indagini neocostruttiviste 5”, Milano

2008 Centro Culturale Zerologico, “Anniversario Zero”, Milano Civico Museo Parisi-Valle, “Acquisizioni 2008”, a cura di Claudio Rizzi, Maccagno (VA) Centro Storico di Bussero, “Le Porte” , mostra collettiva di installazioni nell’ambito della rassegna “B Art Experience”, Bussero (MI) XXIV Rassegna Internazionale Giovanni Segantini, Nova Milanese (MI) (opera premiata) Scipione Castello, “Arte all’aperto”, a cura di Ludovico Calchi Novati, Salsomaggiore Terme (PR)


Bibliografia: Catalogo “XXXII Premio Suzzara”, 1992 Catalogo “Premio Città di Nova Milanese”, 1993 Presentazione di Giovanni Cerri per l’Associazione Culturale Cortina, Milano, 1997 Catalogo “Fuori Stagione” Villa Ghirlanda Silva, Cinisello Balsamo, 1999 Catalogo “Chiaroscuri” Sculture e dipinti, 2003 Catalogo “100 artisti per 10 anni” Associazione Sassetti Cultura, Milano, 2003 Catalogo “Le Gabbielibertà”, Spazio Santabarbara, Milano “52 Artisti e 12 Poeti per un’Agenda”, Spazio Santabarbara, Milano, 2004 L’Eco di Milano e Provincia “Le Creazioni di Ida Scotti”, di N. Sambataro - Luglio 2004 Catalogo “Il nuovo costruttivismo manifesto”, Libreria Bocca Editore, Milano, 2007 Catalogo “Acquisizioni 2008” Civico Museo Parisi-Valle, Comune di Maccagno, 2008 Catalogo “Libera Accademia di pittura Vittorio Viviani”, XXIV Rassegna nazionale di disegno Giovanni Segantini, Nova Milanese, 2008

Ida Rosa Scotti, nata a Milano nel 1955 dove vive e lavora, ha frequentato la “Scuola del Fumetto” di Via Savona a Milano e la “Scuola Libera del Nudo” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. idarosascotti@tiscali.it

Catalogo “Le Porte” , mostra collettiva di installazioni nell’ambito della rassegna “B.Art Experience”, Bussero, 2008.

In copertina: Scontro (particolare)


Ida Scotti  

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