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LA DIFESA DEL POPOLO 16 OTTOBRE 2011

CALVENE Dal 19 al 30 ottobre dieci francescani in paese per la missione al popolo

Dopo la festa, la fede al centro “Se tu conoscessi il dono di Dio”: dodici giorni per un nuovo protagonismo di adulti e famiglie. Ma è coinvolta tutta la comunità



«La missione al popolo è un’esigenza

forte che viene dal passato recente». È questa la definizione immediata che don Moreno Bagarella, parroco a Calvene da sei anni, dà dell’evento che sta per coinvolgere la sua comunità. «Negli ultimi sette anni – prosegue – abbiamo avuto due ordinazioni presbiterali, don Marco Pozza e don Roberto Balzan, il 150° anniversario della chiesa parrocchiale e l’inaugurazione dopo il suo restauro nel settembre del 2009. In queste occasioni di festa i gruppi e le associazioni si sono uniti, fortificati, ma adesso occorre rimettere al centro la fede che rischia di vivere a fasi alterne, con dei picchi di partecipazione e delle fasi di stasi e noia». La comunità di Calvene attende quindi l’arrivo dei missionari francescani, 7 frati e 3 suore per lo più ospitati in famiglia, per il risveglio di una fede che necessita di essere vissuta in pienezza e consapevolezza. «Abbiamo bisogno di ritrovare la nostra identità di credenti anche con piccoli gesti – puntualizza don Bagarella – riscoprendo i capitelli o le piccole chiesette sparse per le contrade». Il consiglio pastorale ha scelto di porre al centro un passo del vangelo tratto dall’incontro tra la samaritana e Gesù al pozzo di Sicar: “Se tu conoscessi il dono di Dio” (Gv 4, 10). «Si tratta di un incontro che avviene dentro la vita e ritorna alla vita– spiega Sandro Pozza, catechista di seconda media –

tutto si svolge nella quotidianità. È un brano che motiva alla ricerca e alla riscoperta del dono della fede all’interno della propria esperienza». L’inizio della missione è fissato per mercoledì 19 ottobre alle 20.30, quando mons. Renato Marangoni, vicario episcopale per l’apostolato dei laici, presiederà la messa in cui i missionari riceveranno il mandato. Sarà l’avvio di dodici giorni ricchi di incontri e momenti di preghiera, i francescani porteranno il messaggio del vangelo a tutti i componenti della comunità cristiana e civile. Alcuni appuntamenti forti: giovedì 20 in serata, i francescani si recheranno in municipio per il saluto all’ammini-

strazione comunale; domenica 23 alle 15 in palestra ci sarà la festa delle famiglie e alle 17 in sala parrocchiale la proiezione di Fireproof, film di Alex Kendrick che tratta il tema del divorzio in chiave cristiana; mercoledì 26 alle 20.30 in biblioteca, i missionari incontreranno gli immigrati, che oggi rappresentano il 10% della popolazione di Calvene. A tratteggiare il vero volto della missione saranno però le iniziative strutturali. Ogni giornata inizierà alle 6.40 con la preghiera dei giovani e dei lavoratori in chiesa, alle 7.45 in palestra ci sarà “Buongiorno Gesù” momento di preghiera per gli alunni delle scuole elementari prima delle lezioni.

Alle 8.30 ci saranno le lodi e la messa e quindi la chiesa rimarrà aperta per l’adorazione e le confessioni; alle 18.30 di ogni giorno, sul sagrato della chiesa, la preghiera serale aprirà le ricche serate. Ci saranno anche una convivenza per i ragazzi di 3° media, 1° e 2° superiore e una per i giovani dalla 3° alla 5° superiore. Il 21 e il 22 ottobre in sala polivalente prenderà vita il centro d’ascolto per giovani dai 18 ai 35 anni. Gli appuntamenti su cui don Moreno Bagarella e il consiglio pastorale puntano di più, tuttavia, sono le catechesi per coppie del 26 e 27, le catechesi per gli adulti dei giovedì 20 e 27 e i centri d’ascolto che vedranno i missionari sparsi per tutte le contrade del paese, da Monte a via dell’Emigrante, da via Grumale a via Pralunghi. «Dopo la missione giovani del seminario che abbiamo avuto nel 2008 – conclude il parroco – oggi è il momento che gli adulti riprendano un loro protagonismo in fatto di fede. Le famiglie poi sono le prime responsabili della formazione del tessuto sociale, non possono vacillare». Quattro oasi di preghiera stanno accompagnando questa missione: si tratta delle suore Minime del suffragio (presenti a Calvene dal 1922 al 2001) le suore Maestre di santa Dorotea del Farina di Vicenza, le Clarisse di Porto Viro oltre alle Clarisse terremotate di Paganica (AQ).  Luca Bortoli

INTERVISTA Padre Federico Righetti, in missione a tempo pieno

«Sempre in accordo con le comunità»

 chiesa



«I momenti più importanti a Calvene saranno quelli rivolti alla famiglia: la catechesi per le coppie e la festa in palestra di domenica 23 ottobre. Vorremmo che fosse l’occasione per far rinascere la sete di approfondire i legami, per rimettere i rapporti alla luce del vangelo». Padre Federico Righetti, frate minore, risiede nel convento che l’ordine possiede a Chiampo (Vi) e si appresta a vivere questa missione al popolo con l’esperienza di chi si occupa a tempo pieno di questo e negli anni ne ha programmate e concretizzate tante.  Quante missioni al popolo realizzate nel corso dell’anno? «Ne facciamo 4 all’incirca, di dieci o quindici giorni ciascuna. Nel tempo la consuetudine si era un po’ persa, ma, convinti della sua utilità, da qualche anno come frati minori del Veneto e del Friuli Venezia Giulia abbiamo ricreato un’équipe dedicata, con due frati a tempo pieno e alcuni, anche di altri istituti francescani, coinvolti a seconda delle necessità».  Sono le parrocchie che vi interpellano per la missione? «Funziona sempre così, perché è fondamentale la motivazione con cui si affronta l’esperienza. Abbiamo osservato che nei casi in cui questa viene calata dall’alto non è possibile ottenere gli stessi benefici per la comunità».  Diventa quindi importante la preparazione. «Certo, la preparazione è la fase più importante e delicata, necessità di attenzione e tempi distesi. Solo così si riesce a evitare che il momento preciso della missione, con tutto il carico di entusiasmo, non sfumi poi nel nulla. La missione è un evento e come tale deve essere ancorato alla vita della comunità. Per questo a Calvene, come in tutti gli altri casi, c’è stato tutto un lavoro previo con don Moreno

Bagarella e il consiglio pastorale. Occorre però fare delle scelte per il dopo missione, per far sì che i frutti sperati maturino».  Quali sono alcune strategie perché quanto vissuto si radichi? «Bisogna essere in sintonia con il consiglio pastorale, andare ad agire sugli obiettivi indicati da esso e preoccuparsi che dopo l’evento ci siano delle attenzioni per continuare a insistere su questi punti. Il mondo degli adulti e della famiglia ci sono stati indicati proprio dai responsabili parrocchiali di Calvene, su quelli porremo la maggior concentrazione noi frati durante la missione, e sul percorso del gruppo coppie che sta nascendo si concentreranno anche il parroco e chi sta seguendo la proposta».  Qual è lo stile con cui vi approcciate alle persone del posto? «C’è anzitutto il desiderio di un incontro, di condividere un tratto di strada con le persone della parrocchia, possibilmente con tutti, in semplicità. Poi c’è la voglia di parlare di vangelo, di stare su quei passi che possono accomunarci, o di parlare di quelle cose, profonde o problematiche che tendono a rimanere schiacciate dalla quotidianità. Prima però viene sempre l’incontro in sé, gratuito e senza secondi fini. È un’offerta: viene colta come no. I rifiuti non mancano, ma nemmeno le accoglienze più sorprendenti».  All’inizio della missione incontrerete l’amministrazione comunale, quale messaggio porterete? «Diremo solo che il vangelo è una via per raggiungere la piena umanizzazione dei rapporti, chi lo segue diventa una persona a tutto tondo. Certo, la missione è un’opera pastorale, ma ha ricadute sicure anche sulla società civile perché riporta alla bellezza dei legami e crea un clima di dialogo e di confronto».

FAMIGLIE In sette ospiteranno i missionari

Una presenza che apre al confronto e al dialogo



L’ospitalità non manca di certo in casa della famiglia Pellegrini in via dell’Emigrante. Qui, come in altre sette famiglie, un missionario francescano troverà accoglienza, per le notti e le colazioni, lungo tutto il periodo della sua permanenza a Calvene. «Già nel 2008 avevamo ospitato un seminarista per la missione giovani – spiega Roberta Dal Santo, moglie di Claudio e madre di due figli universitari – In altre occasioni abbiamo accolto anche bambini in affido dalla cooperativa Radicà di don Beppe Gobbo. Avendo lo spazio ci è venuto naturale dare la nostra disponibilità, però è vero che bisogna anche sentirsela». Sì, perché non capita tutti i giorni di avere un frate in casa, un fatto che Roberta Dal Santo coglie come un’opportunità: «Mi aspetto di poter avere un confronto sulla fede come su tutte le altre sfere più importanti della vita, anche se il lavoro, e l’università nel caso dei figli, non concederanno molto tempo». Un arricchimento che ricadrà su una famiglia già aperta alla comunità, attraverso l’Acr per i figli e la pro loco, come spazio di volontariato per i genitori. Eppure un’occasione come questa porterebbe giovamento anche a chi è meno impegnato: «So per esperienza – procede Dal Santo – che ospitare queste persone fa bene ai legami, anche a quelli familiari, credo che potrebbero aiutare specialmente chi ha figli più piccoli da educare, o adolescenti che tendono ad allontanarsi dalla chiesa». Non tutto però si giocherà sui grandi temi della vita, ci sarà spazio anche la festa: «Il valore aggiunto di incontri come questo – conclude – è scoprire di poter condividere sia i momenti seri, sia le occasioni di svago e di divertimento».


Missione popolare a Calvene