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RASTAL specialisti del beverage dal 1919

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RASTAL propone una serie di calici da vino professionali, dedicati alla degustazione e alla ristorazione. Calici studiati per sprigionare gli aromi, valorizzare il gusto, ed evidenziare il colore in tutte le sue sfumature. Personalizza il tuo bicchiere per rendere ancor più esclusivo il tuo calice da vino.

Periodico Trimestrale - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/03 conv. Legge n. 46 del 27/2/04 art. 1, comma 1, Aut. MBPA/CN/P/0006/2016

Cattura l’emozione, valorizza l’essenza e interpreta nuovi desideri

Rivista di enologia, gastronomia e turismo - Anno XXXV n. 2 - 2017

Anno XXXV - Numero 2 - 2017 - Dir. Resp. Roberto Rabachino - Reg. Trib. Pisa n. 21 del 15.11.1983 - Lg. 47/1948

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Premio Comunicazione FISAR 2017 a

Giuseppe Martelli

Presidente del Comitato Nazionale Vini del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali RASTAL Italia srl Via Angelo Calvi, 35 29015 Castel San Giovanni

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Anno XXXV - Numero 2 - 2017

Lettera del Presidente Nazionale F.I.S.A.R. di Graziella Cescon I giovani e l’agricoltura a cura del Direttore Responsabile Roberto Rabachino La Segreteria Nazionale comunica di Laura Maggi, Segretario Nazionale Testo Unico del Vino di Giuseppe Martelli Degustando selezionati, richiesti e provati dalla Redazione Centrale

parola all’esperto La Vernaccia di San Gimignano a braccetto con il Bourboulenc di La Clape di Emma Lami Cortona: l’altra Toscana di Lorena Lancia 5 Star Wines – The Book, il nuovo progetto di Vinitaly visto da dentro di Fiabio Ciarla Malbec, dall’Argentina alla conquista dell’Italia di Lara Loreti Chef Giuseppucci, dal terremoto ad Eataly di Lara Loreti “Cene Galeotte” nel carcere di Volterra: 10 anni con FISAR di Davide Amadei Italian sounding, una fiera degli orrori! a cura della Redazione Centrale Cavatappi, nei secoli fedele! di Stefano Borelli In vino vanitas di Germano Longo Il Prosecco invecchiando migliora! a cura della Redazione Centrale Il Sommelier Come cambia l’editoria del vino? di Alice Lupi Biblioteca a cura di Gladys Torres Urday

turismo nel mondo

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Anteprima Brunello di Montalcino di Nicola Masiello

48 56 61

Fisar in Rosa incontra le Langhe di Patrizia Lodola

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Tra i misteri delle Ande di Jimmy Pessina Chianti Classico Collection 2017: territorio e origine fanno qualità di Davide Amadei

il piatto

L’antica bontà del “Divin Porcello” di Enza Bettelli con l’abbinamento di Nicola Masiello Vinitaly 2017 chiude con 128.000 presenze da 142 nazioni di Gladys Torres Urday Speciale In FAMIGLIA - Le notizie dalle Delegazioni

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di Graziella Cescon, Presidente Nazionale F.I.S.A.R.

Una FISAR proiettata al futuro I

l vino ha una storia antica e strettamente intrecciata a quella dell’uomo, non solo per quanto riguarda il rapporto con la natura e l’evoluzione della tecnica, ma anche come specchio degli usi, delle tradizioni e dell’approccio a questo prodotto nelle varie epoche. Fin dalle origini Fisar ha voluto e saputo farsi portavoce di questo racconto, sensoriale, concettuale e sociale al tempo stesso, per custodirne il passato e contribuire a scriverne il futuro. È un compito non facile il nostro: implica un amore assoluto per il vino, una conoscenza approfondita della sua infinita unicità in perenne divenire, ma anche un’attenzione ai destinatari, al linguaggio più adatto per comunicare il mondo enoico e soddisfare l’interesse di un

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pubblico sempre più numeroso ed esigente. Per chi è capace però, la difficoltà non è un limite, è una sfida. E noi questa sfida, grazie all’impegno di tutti, la stiamo vincendo! Lo scorso novembre abbiamo creato un evento senza precedenti, in cui la poliedricità del vino è emersa in tutta la sua ricchezza, attestando l’eccellenza del made in Italy, ma anche la generosità di un prodotto che non ha preclusioni e, se spiegato nel modo giusto, emoziona gli esperti quanto i profani. Oggi, grazie ai risultati ottenuti, la seconda edizione di “ Vino è” è già stata confermata. La forza espressiva e la capacità comunicativa del narratore sono tuttavia, tanto fondamentali quanto la qualità del racconto. Stiamo dunque lavorando anche

per definire il nuovo Statuto, che contiamo di presentare ai Soci quanto prima, e perché la nostra Federazione sia il modello della sommellerie italiana sotto ogni aspetto. Abbiamo selezionato, tra le agenzie di comunicazione, la più adatta a mettere in luce la nostra identità e i nostri valori. In collaborazione con questi professionisti, stiamo creando una nuova immagine che reinterpreti le nostre caratteristiche distintive in una versione aggiornata, contemporanea e dinamica. E questa è solo una delle tante novità che abbiamo in programma. Ci attende un grande futuro e vogliamo accoglierlo con una Fisar rinnovata nella tradizione e, oggi più che mai, in grado di essere riferimento del settore vitivinicolo e di tutti coloro che, per mestiere o per passione, vi appartengono.


a cura di Roberto Rabachino direttore responsabile (dati e fonte ANSA – Photo CatadelVino)

I giovani e l’agricoltura Con più di 50.000 imprese condotte da under 35 l’Italia è leader in Europa nel numero di giovani in agricoltura.

L’

Italia è leader europea per l’interesse delle nuove generazioni per il lavoro in campagna. Gli under 35 hanno portato profonde innovazioni con attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche l’agricoltura sociale, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili. È quanto emerge da uno studio della Coldiretti divulgato in occasione della presentazione della Banca delle terre agricole. Secondo l’indagine le aziende agricole dei giovani possiedono una superficie superiore di oltre il 54 per cento alla media, un fatturato più elevato del 75 per cento della media e il 50 per cento di occupati per azienda in più. Ma insieme alla burocrazia e all’accesso al credito

Precisazione su articolo Degustazione Ferrari a Vinoè La verticale FERRARI presentata durante il Vinoè di Firenze ha visto la partecipazione attiva dell’Enologo della premiata azienda di Trento il Dottor Ruben Larentis non citato nel corpo del testo.

la disponibilità dei terreni rappresenta il principale ostacolo alle aspirazioni dei tanti giovani che vogliono lavorare in agricoltura con il 50 per cento delle imprese agricole già esistenti condotte da giovani ha bisogno di disponibilità di terra in affitto o acquisizione. In Italia il costo della terra è in media 20mila euro, un valore superiore a quello di Germania e Francia. Dietro il valore medio si nasconde però una forte variabilità, con valori che partono dai mille euro all’ettaro dei pascoli della provincia di Catanzaro con un ettaro di frutteto o vigneto nelle zone di produzione più celebri, dalla Toscana al Trentino Alto Adige, che può andare da 500mila a oltre un milione di euro ad ettaro. Oggi una impresa condotta da giovani su dieci in Italia opera in agricoltura (8,4%) con una interessante prevalenza del Mezzogiorno dove investe ben il 52 % dei giovani agricoltori per un totale di 26.587 le imprese condotte da under 35 nel 2016. Tra chi fa dell’agricoltura una scelta di vita accanto al numero crescente di quanti hanno scelto di raccogliere il testimone dei genitori, la vera novità rispetto al passato sono le new entry da altri settori o da diversi vissuti familiari che hanno deciso di scommettere sulla campagna con estro, passione, innovazione e professionalità,

i cosiddetti agricoltori di prima generazione. Tra queste new entry giovanili nelle campagne, ben la metà è laureata, il 57 per cento ha fatto innovazione, ma soprattutto il 74 per cento è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è più contento di prima. La scelta di diventare imprenditore agricolo è peraltro apprezzata per il 57 per cento anche dalle persone vicine, genitori, parenti, compagni o amici. Fonte dati Coldiretti.

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Registr. Tribunale di Pisa n° 21 del 15.11.1983 ®

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Rivista Ufficiale della F.I.S.A.R.

Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori Ric. di Pers. Giuridica PI. n.° 1070/01 Sett. 1 del 9.5.01 FEDERAZIONE ITALIANA SOMMELIER

Direttore Responsabile: Roberto Rabachino

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C.so Galileo Ferraris, 138 - 10129 Torino Tel. +39 011 5096123 - Fax +39 011 5087004 direttore@ilsommelier.com Redazione Centrale: Gladys Torres Urday

C.so Galileo Ferraris, 138 - 10129 Torino Tel. +39 011 5096123 - Fax +39 011 5087004 redazione@ilsommelier.com

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Editore: Pacini Editore S.r.l.

Via A. Gherardesca, 1 - 56121 Ospedaletto (PI) Tel. +39 050 313011 - Fax +39 050 3130300 info@pacinieditore.it Proprietà: F.I.S.A.R.

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Il Comitato Tecnico Nazionale F.I.S.A.R. ctn@fisar.com Comitato di Redazione e Controllo

Graziella Cescon, Filippo Franchini, Laura Maggi, Valerio Sisti, Luigi Terzago redazione@ilsommelier.com Hanno collaborato a questo numero

Giuseppe Martelli, Gladys Torres Urday, Jimmy Pessina, Enza Bettelli, Luisella Rubin, Nicola Masiello, Davide Amadei, Emma Lami, Lorena Lancia, Gennaro Longo, Alice Lupi, Stefano Borrelli, Fabio Ciarla, Patrizia Lodola, Marcello Carrabino, Silvia Parcianello, Luigi Terzago e e le Delegazioni della FISAR Per la fotografia

Jimmy Pessina, Davide Amadei, Gladys Torres Urday, Lorenzo Sieni, Massimo marchi, Luisella Rubin, Roberto Rabachino, Enza Bettelli e immagini di Redazione Fotografia di copertina di Jimmy Pessina

Finito di stampare nel mese di Maggio 2017 presso le Industrie Grafiche della Pacini Editore Srl Via A. Gherardesca • 56121 Ospedaletto • Pisa Telefono 050 313011 • Telefax 050 3130300 www.pacinieditore.it

Distribuzione della rivista La rivista viene inviata in abbonamento postale a tutti i Soci (abbonati) F.I.S.A.R., a tutti gli organi di informazione, a tutti i giornalisti dei gruppi di specializzazione di settore, a tutte le Istituzioni, a tutte le Associazioni di settore e a tutti gli IPSSAR che ne facciano richiesta. La rivista è associata al USPI Unione Stampa Periodica Italiana

Abbonamento alla Rivista € 25,00 per 4 numeri Segreteria di Redazione Il Sommelier: Via dei Condotti, 16 - 56017 Asciano (PI) - Tel. +39 050 857105 - Fax +39 050 856700 - segreteria.nazionale@fisar.com


di Laura Maggi, Segretario Nazionale FISAR, segretario.nazionale@fisar.com

La Segreteria Nazionale comunica La Segreteria Nazionale sta lavorando per l’organizzazione dei corsi di formazione superiore e degli esami che, per favorire i Soci partecipanti, saranno tenuti in città facilmente raggiungibili dalle principali vie di comunicazione. Questo il calendario: C&D – corso Comunicazione e Degustazione 13-14 maggio - Milano 17-18 giugno - Firenze 16-17 settembre - Roma 28-29 ottobre - Mestre

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Inoltre sono già iniziati i lavori per l’organizzazione del più importante appuntamento FISAR dell’anno: il Congresso Nazionale e VINOÈ confermati anche per quest’anno alla Stazione Leopolda di Firenze il 5-6 Novembre 2017. Tante altre le attività alle quali sta lavorando il Consiglio Nazionale con il supporto della Segreteria Nazionale che vi comunicheremo nei prossimi mesi con le circolari e con la FISAR News.

DCSF – corso per aspiranti Direttori di corso 10-11 giugno - Mestre 16-17 settembre - Milano 21-22 ottobre - Firenze Esami per aspiranti Relatori 17-18 giugno - Roma 23-24 settembre - Verona 25-26 novembre - Milano Per tutti i Sommelier che vogliono mettere alla prova le proprie capacità, sono aperte le selezioni territoriali del concorso Miglior Sommelier dell’Anno 2017 – Trofeo Rastal: 10 giugno - Coordinamento Italia Centro 11 giugno - Coordinamento Italia Nord Ovest A breve comunicheremo le date delle selezioni per i coordinamenti Nord Est e Sud Italia. il Sommelier | n. 2 - 2017

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di Giuseppe Martelli, Presidente Comitato Nazionale Vini - MiPAAF

Testo Unico del Vino La nuova legge di riferimento del settore vitivinicolo italiano.

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n novanta articoli, mira a razionalizzare le norme su produzione, commercializzazione, denominazioni di origine, etichettatura gestione e controlli, attraverso importanti novità, alcune delle quali già applicabili, per altre bisognerà attendere i relativi decreti applicativi che dovranno essere emanati entro il mese di febbraio 2018. In questi mesi si fa un grande parlare del Testo Unico del Vino, o meglio della legge sulla “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 302 del 28 dicembre 2016 ed entrata in vigore il 12 gennaio 2017, risultato di un processo virtuoso condiviso dalla filiera vitivinicola e frutto di un lavoro iniziato quattro anni fa. Ma perché è stata promulgata? Quali sono i suoi principali contenuti? In sostanza cosa cambia nel settore? Vediamo di capirne di più sintetizzandone gli aspetti essenziali. La nuova legge in novanta articoli Innanzitutto va detto che il Testo Unico riunisce, in 90

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articoli, le diverse normative precedentemente in essere, rappresentando quindi il nuovo punto di riferimento del settore vitivinicolo italiano. Un’operazione di semplificazione ed armonizzazione fatta con lo scopo di tagliare la burocrazia, migliorare il sistema dei controlli e dare informazioni più trasparenti ai consumatori. In pratica la nuova legge mira a razionalizzare le norme su produzione, commercializzazione, denominazioni di origine, etichettatura gestione e controlli, attraverso importanti novità, alcune delle quali già applicabili, per altre bisognerà attendere i relativi decreti applicativi che dovranno essere emanati entro il mese di febbraio 2018. Di seguito sintetizzerò alcuni dei riferimenti più salienti che la nuova normativa prevede. Spazio all’innovazione Il Testo Unico da la possibilità di introdurre in etichetta sistemi di informazione al consumatore che sfruttino le nuove tecnologie al fine di aumentare la trasparenza. Introduce anche un’importante innovazione contro le contraffazioni attraverso un sistema di controllo incrociato di tutto riguardo.

Inoltre le cantine e gli operatori vitivinicoli possono inserire direttamente i propri dati per via telematica, ossia procedere in forma dematerializzata alla tenuta dei registri previsti dalla legge. II provvedimento prevede anche che i Consorzi di tutela possano avvalersi di un sistema di controllo e tracciabilità attraverso l’apposizione di un codice alfanumerico in etichetta al fine di rendere possibile l’identificazione di ciascuna bottiglia immessa al consumo. Semplificazione Con il Testo Unico vengono abrogate due leggi e due decreti legislativi, nonché conglobare e armonizzare numerosi decreti tra cui quelli riferiti all’etichettatura, ai vini frizzanti, ai contrassegni, allo schedario viticolo, alle commissioni

Il Ministro Martina


di degustazione e ai concorsi enologici. In pratica permette un approccio chiaro e semplificato alla legislazione, dal vigneto alla canina, sino alla commercializzazione del vino, passando per controlli e certificazione. Novità in vigneto e cantina In vigneto, tra l’altro, introduce la salvaguardia dei vigneti eroici e storici, promuovendo interventi di ripristino e recupero, accentuando l’attenzione verso quelli ubicati in aree soggette a rischio idrogeologico, nonché a difesa di quelli con particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale. Viene eliminata l’eterogeneità, nel senso che il periodo vendemmiale e quello delle fermentazioni vengono unificati su tutto il territorio nazionale e fissati dal 1° agosto al 31 dicembre di ogni anno. La fermentazione e la rifermentazione dei vini Dop e Igp viene consentita anche fuori dal periodo vendemmiale, purché detta possibilità sia prevista dal relativo disciplinare di produzione.

Dai Trattati di Roma le basi per la normativa comunitaria Furono i Trattati di Roma del 1957, che nei mesi scorsi hanno festeggiato i primi 60 anni, a gettare le basi anche per la normativa europea del settore vitivinicolo, attraverso la norma comunitaria promulgata poi il 4 aprile 1962 che, sia pure riguardando solo marginalmente il vino, ebbe un forte impatto per il rinnovamento del comparto. In essa infatti, per la prima volta, si parlò di “Vini a denominazione di origine”, divenuti poi “Vini di qualità prodotti in regioni determinate” ossia Vqprd ed oggi Dop “Denominazioni di origine protette”. Inoltre gettò le basi della politica vitivinicola comunitaria, ipotizzando già d’allora: il catasto viticolo, la denuncia annuale della produzione e delle giacenze, la compilazione annuale di un bilancio delle disponibilità e del fabbisogno, nonché la costituzione di un Comitato di gestione comunitario al fine di dare attuazione a quanto sopra sintetizzato.

Regole e controlli per le Dop I 10 anni necessari per il passaggio da Doc a Docg per molti erano eccessivi, così il Testo Unico li riduce a 7. Mentre sarà più facile cancellare una denominazione che non viene rivendicata per tre campagne consecutive. I vini a denominazione di origine saranno controllati a campione sulla base del risk analisys, mentre gli esami organolettici rimangono sistemici per quelle Doc che hanno una produzione annuale certificata superiore a 10.000 ettolitri, sotto il Sommelier | n. 2 - 2017

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tale quantitativo saranno effettuati a campione. I controlli analitici ed organolettici rimango obbligatori per tutti i vini a denominazioni di origine controllata e garantita (Docg). Meno confusione tra categorie La nuova normativa impone anche più chiarezza e meno interpretazioni. In questo contesto ricordo ad esempio il divieto di indicare qualunque riferimento geografico per i vini comuni, in modo da non equivocare con quelli a Indicazione geografica tipica. Sempre su questo fronte è stata chiarita anche la corretta impostazione dell’etichetta dei prodotti generici per ciò che attiene l’indicazione dell’azienda produttrice quando ricade in un’area di produzione di vini Dop o Igp. Ricordo poi che per i vini a denominazione di origine e ad indicazione geografica etichettati con due o più varietà, d’ora in poi possono esse menzionate solo se presenti in percentuali non inferiori al 15%. Comitato Nazionale vini Con il Testo Unico il numero dei componenti del Comitato nazionale vini Dop e Igp varia. Ai 18 attuali, di cui 3 in rappresentanza del Dicastero dell’agricoltura, 3 esperti in materie vitivinicole, 2 in rappresentanza delle Regioni e Province autonome, 1 delle Camere di Commercio, 1 di Assoenologi, 1 dei Consorzi di tutela, 3 delle organizzazioni sindacali degli agricoltori, 2 delle cantine sociali, 1 degli industriali vitivinicoli e 1 dei commercianti vitivinicoli, si aggiunge un esperto designato dall’Ordine nazionale degli dottori agronomi e dottori forestali. 8

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Dallo storico Dpr 930/63 al Testo Unico del Vino Da qui l’impegno del Governo italiano a varare in tempi brevi un provvedimento sui vini a denominazione di origine, che vie la luce con lo storico Dpr 12 luglio n. 930, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 188 del 15 luglio 1963. Il “Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini”, oggi “Comitato nazionale vini Dop e Igp”, fu istituito un anno dopo e più precisamente il 24 aprile 1964 e costituì e costituisce l’organismo del Dicastero dell’Agricoltura, con mansioni consultive e propositive su tutti i vini designati con nome geografico. L’articolato del Dpr 930 venne riscritto nel 1992 secondo la legge n. 164. Normativa che, dopo diciotto anni, principalmente per l’entrata in vigore della nuova Organizzazione comune di mercato (Ocm vino) è stata emendata con il decreto legislativo n. 61, pubblicato sulla G.U. il 26 aprile 2010. Oggi confluita, con altre norme, nel cosiddetto Testo Unico entrato in essere il 12 gennaio 2017.

Inoltre l’incarico di membro effettivo del Comitato diventa incompatibile con incarichi dirigenziali o di responsabilità svolti presso organismi di certificazione o altre organizzazioni aventi analoghe competenze. Il che vuol dire che la nuova compagine non permetterà ad alcuni attuali componenti di divedersi rinnovato l’incarico.


Az. Agr. Conte Collalto

Susegnana (TV) - www.cantine-collalto.it Sono oltre mille anni che il nome dei Collalto viene associato alla terra trevigiana e ad uno dei suoi frutti più preziosi e universali: il vino. Invidiabile storia di antica nobiltà terriera, di indiscussa integrazione con il territorio, di infinito rispetto per la natura e per i suoi frutti, di tutela dell’ecosistema e del meraviglioso paesaggio che quest’antica terra ci ha donato. Una storia si rinnova nella splendida tenuta di Susegana, nel costante impegno profuso dall’erede della tradizione familiare – la Principessa Isabella Collalto de Croÿ – nell’indiscussa territorialità dei vini prodotti, nella mai appagata voglia di fare bene.

Collalto Rosè 2015 - Marca Trevigiana IGP Le uve sono quelle tipiche del territorio: Incrocio Manzoni 13.0.25 (Raboso Piave x Moscato d’Amburgo). Il metodo è quella della fermentazione in serbatoi d’acciaio termocondizionati per poi riposare 6 mesi in bottiglia prima della messa in commercio. Il suo colore rimanda alla rosa e si presenta con una spuma fitta e sottile. Al naso note di fiori bianchi e di rosa con una sensazione piacevoli di frutti rossi di sottobosco. In bocca si presenta elegante con un giusto equilibrio acido, fresco e con un sottile finale che si intreccia con le note floreali e fruttate percepite nel gustativo. Bottiglie prodotte: 50.000

Prezzo consigliato in enoteca: 14 euro

Castello Monaci

Salice Salentino (LE)- www.castellomonaci.it La bianca cantina vicina al Castello, edificata dalla famiglia Memmo negli anni ’70, offre nuovi sistemi refrigerati di pigiatura attraverso serbatoi termo-condizionati in acciaio. Attraverso la selezione delle uve e accurate tecniche di vinificazione Leonardo Sergio, l’enologo della cantina, firma la qualità di Castello Monaci. L’area dedicata all’invecchiamento dei vini è una barriccaia particolarmente scenografica scavata nella dura roccia che ospita 1000 barriques e 18 botti di rovere francese.

Charà 2015 - Salento IGT 100% Chardonnay. La vendemmia avviene in due epoche diverse. Il 70% delle uve viene raccolta intorno alla seconda decade di agosto ed il 30% nella seconda decade di settembre. Dopo una pressatura soffice, la prima selezione delle uve fermenta a basse temperatura in serbatoi di acciaio, mentre la seconda fermenta in barriques. Nei primi giorni di febbraio avviene il blend ed il vino resta poi ad affinarsi in bottiglia per circa 2 mesi. Colore giallo paglierino intenso. Al naso si presenta con un ampio profumo di frutta tropicale riconducibili alla banana e ananas e sensazione leggera di mandorle. In bocca è caldo, morbido ed avvolgente, con una piacevole nota di vaniglia. Bottiglie prodotte: 30.00

Prezzo consigliato in enoteca: 9 euro

Tenimenti Grieco Portocannone (CB) - www.tenimentigrieco.it Tenimenti Grieco è un’azienda dinamica e innovativa, frutto di una realtà imprenditoriale determinata a sfruttare appieno le straordinarie potenzialità del proprio territorio per una produzione vitivinicola di grande qualità. Vini di costa, dotati di uniche identità salmastre nutrite da flussi di iodio e salsedine, capaci di esprimere al meglio l’essenza di una terra sospesa tra il cielo e il mare.

“200 Metri” 2015 - Tintilia del Molise DOC 100% Tintilia. Raccolta manuale con accurata selezione dei grappoli. Diraspa-pigiatura con macerazione delle bucce per circa 15 giorni in serbatoi di acciaio ad una temperatura di 26°. Pressatura soffice e selezione delle differenti frazioni di mosto. Affinamento in acciaio per 4 mesi, imbottigliamento a marzo-aprile dell’anno successivo alla vendemmia. Rosso rubino intenso e vivace. Presenta un caratteristico profumo speziato anticipa note fragranti di ciliegia, prugna ed erbe aromatiche. In bocca è morbido con tannini delicati. Buona persistenza finale con gradevoli note pepate. Bottiglie prodotte: 70.00

Prezzo consigliato in enoteca: 7,50 euro il Sommelier | n. 2 - 2017

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Franz Haas

Montagna (BZ) - www.franz-haas.it Da sempre l’azienda Franz Haas lavora per esprimere al meglio la qualità dei vini che produce. Nasce nel 1880 e viene tramandata fino ad oggi sempre ad un Franz Haas. Vengono lavorati circa 55 ettari vitati, suddivisi tra proprietà, affitti e conferenti.  Franz Haas è riconosciuto da sempre come grande appassionato e cultore della qualità. Altro dettaglio che distingue Franz Haas, è il collegamento con l’artista Riccardo Schweizer, che collaborò anche con Picasso, Chagall, Cocteau, Paul Éluard e Le Corbusier e realizzò le etichette dei vini.

Manna 2014 - Vigneti delle Dolomiti IGT Assemblaggio di cinque uve, Riesling, una piccola parte di Kerner e Sauvignon, Chardonnay e Traminer Aromatico. Le uve, vengono raccolte e lavorate separatamente. A fermentazione ultimata i vini giovani vengono assemblati per favorire la combinazione e l’armonizzazione delle differenti componenti aromatiche. Dopo un periodo di permanenza sui lieviti fini di circa dieci mesi, il vino viene imbottigliato e ulteriormente affinato in bottiglia per qualche mese. Il colore si presenta con note giallo-dorate. Bouquet complesso che riporta a note di sambuco, pistacchi e petali di rose. In bocca ottima complessità e concentrazione combinate ad una eleganza morbida e ad una struttura minerale. È un vino che si presta a un’ottima evoluzione. Bottiglie prodotte: 50.000 Prezzo consigliato in enoteca: 22 euro

Tenuta Iuzzolini Cirò Marina (KR) - www.tenutaiuzzolini.it La tenuta sorge nel territorio di Cirò, sulle stesse colline che nel passato videro i Greci trasformare il vino da semplice prodotto alimentare a merce di scambio e di culto. Si estende su una superficie di circa 500 ettari di cui, 100 ettari coltivati a vigneto a coltura specializzata, 50 ettari in uliveto secolare, 100 ettari a seminativo e la restante parte composta da pascoli e boschi per il bestiame, allevato allo stato brado, come i bovini di razza Podolica e il suino nero di Calabria.

Principi Spinelli 2014 - Calabria IGT 100% Gaglioppo prodotto in Cirò Marina nella tipica località “Timpa Bianca”. Fermentazione tradizionale con macerazione per 8-12 giorni. Svinatura e pressatura soffice. Maturazione in barriques di rovere francese per 8 mesi con successivi due mesi in bottiglia. Vino dal colore rosso rubino. Al naso si presenta intenso con note caratteristiche di frutta rossa matura, cioccolato, tabacco e un fresco balsamico. In bocca i tannini sono morbidi con una buona vena acida. Bottiglie prodotte: 40.000

Prezzo consigliato in enoteca: 15 euro

Villa Corniole Verla di Giovo (TN) - www.villacorniole.com Villa Corniole nasce in Valle di Cembra, terra di “viticoltura eroica” del Trentino-Alto Adige. La storia della cantina di vini e spumanti “Villa Corniole” parte da lontano, da generazioni di viticoltori che con impegno e gratificazione hanno costruito e modellato uno dei panorami più suggestivi del Trentino: la Valle di Cembra, dove la viticoltura, definita “eroica” rappresenta anche la forma di tutela del paesaggio, valore inestimabile per il territorio.

Teroldego Rotaliano Petramontis 2013 - Calabria IGT Teroldego Rotaliano 100%. Le uve vengono raccolte manualmente e in maniera selettiva e vinificate in rosso. La fermentazione avviene con macerazioni sulle bucce di 8-15 gg., a temperatura controllata di 26/28°C. Il vino matura poi in acciaio e una piccola parte in barrique. A seguire ulteriore affinamento in bottiglia per alcuni mesi. Il colore è un rosso rubino intenso. Al naso è intenso, fruttato, con sentori di lamponi, ribes e frutti di bosco in generale. In bocca e molto lungo, ecco, di giusta sapidità e tannicità. Bottiglie prodotte: 10.000 10

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Prezzo consigliato in enoteca: 14 euro


Anna Maria Abbona Fraz. Moncucco di Farigliano (CN) - www.annamariaabbona.it L’azienda di Anna Maria Abbona e di suo marito Franco comprende nove ettari di vigneto situati nella zona più alta e più meridionale della denominazione del Dolcetto di Dogliani, al confine con l’alta Langa. Le altitudini delle vigne variano dai 490 metri del nebbiolo fino ai 570 metri sul livello del mare.

L’Alman 2014 - Langhe Riesling DOC Riesling Renano 100%. Vendemmia manuale, in cassette arieggiate, fine di settembre/inizio ottobre. Vinificazione in acciaio, senza bucce a temperatura controllata di 16/18° in assenza di malolattica. Affinamento in acciaio per 6 mesi. Di colore giallo paglierino con riflessi verdolini. L’esame olfattivo presenta note di idrocarburi e pietra focaia, agrumi ed erbe aromatiche. In bocca ottima freschezza e sapidità, finale minerale. Bottiglie prodotte: 3.300

Prezzo consigliato in enoteca: 11 euro

Cantine Santa Barbara San Pietro Vernotico (BR)- www.cantinesantabarbara.it Le Cantine Santa Barbara rappresentano un punto di riferimento non solo per la migliore tradizione enologica pugliese. La sede in San Pietro Vernotico, ampia e rimodernata nel 2004, ospita fra l’altro la Fondazione e il Museo Enologico Ercole Giorgiani.

Ursa Major 2010 - Salento IGP 20% Negroamaro e 80% di Primitivo. La raccolta viene fatta di notte. Dopo la pigiatura il mostro rimane con le bucce per 7/8 giorni. Alla fine della fermentazione malolattica viene posto in barrique per almeno 10 mesi. Di colore è un rosso rubino. Al naso una nota di balsamico mista a frutta rossa matura e vaniglia. In bocca una buona acidità e un tannino completamente polimerizzato. Bottiglie prodotte: 25.000

Prezzo consigliato in enoteca: 22 euro

L’Agricola Paglione di Almano & Figli

Lucera (FG) - www.agricolapaglione.com La storia de L’Agricola Paglione è la storia di una famiglia. Nel 1994 le famiglie Faccilongo e Albano, da sempre agricoltori, iniziano con Beniamino e Maria Costanza la conversione dell’azienda in biologico per poi dotarsi di un proprio laboratorio di trasformazione e fare propria la filosofia della “filiera corta”. Azienda agricola dinamica, pone al centro del proprio lavoro il rispetto per la terra e la storia e la cultura enogastronomica del proprio territorio, la Daunia, la regione più settentrionale della Puglia, valorizzandone le varietà autoctone.

Caporale 2014 - Cacc’e Mmitte DOC Le varietà presenti sono Nero di Troia, Montepulciano e Bombino Bianco, in quantità proporzionali a quanto richiesto dal disciplinare della Doc Cacc’e Mmitte di Lucera. Sei mesi in cisterna di acciaio con maturazione sulle bucce per 12/15 giorni per poi riposare 4 mesi in bottiglia. Si presenta un colore rosso rubino intenso con leggeri riflessi granati. Al naso è delicato, pulito e fruttato con sentori di lampone, prugna, mora e un finale speziato. In bocca è fresco, nonostante la sua nota alcolica, mediamente fruttato. Bottiglie prodotte: 4.600

Prezzo consigliato in enoteca: 10 euro il Sommelier | n. 2 - 2017

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Cantine Ceci

Torrile (PR) - www.lambrusco.it Alessandro, Maria Teresa, Maria Paola, Elisa e Chiara sono a rappresentare l’anima nuova dell’azienda e a contribuire a fornire un nuovo impulso a ciò che è stato fatto in precedenza, per costruire basi ancora più solide per chi verrà dopo di loro; per parlare attraverso il territorio ed esprimere ciò che questa terra è in grado di dare, senza mistificazioni, puntando sulla grande qualità di ciò che propongono sul mercato enologico, non trascurando l’innovazione dei prodotti, sia dal punto di vista organolettico che estetico.

Nàni Otello Brut Millesimato 2015 - Vino Spumante Brut 100% Chardonnay prodotto con il metodo Martinotti. Dalla pigiatura soffice delle uve, si ottiene il mosto dal quale dopo circa un’ora viene separata la vinaccia. La fermentazione è a temperatura controllata, il vino base riposa poi fino a dicembre-gennaio in modo che si pulisca naturalmente dalle sostanze impure. Seguono la maturazione in barrique di rovere francese e la rifermentazione che avviene grazie agli zuccheri naturali presenti nel mosto. Di colore giallo con riflessi verdognoli. Profumo di pesca bianca, mela, agrumi. Al gusto è intenso, persistente, minerale e con una buona equilibrata acidità. Bottiglie prodotte: 3.560 Prezzo consigliato in enoteca: 12,50 euro

Cantine Produttori San Paolo San Paolo (BZ) . www.stpauls.wine La loro ricerca costante mira all’armonia fra tradizione e progresso, che permetta di produrre vini di qualità e carattere. Perché il piacere del consumatore è il loro obiettivo. La cantina offre da un lato tradizione e cultura, dall’altro tecniche enologiche modernissime. Le nuove vasche di acciaio presso le vecchie mura sono il simbolo perfetto dell’interazione tra vecchio e nuovo all’interno della Cantina Produttori San Paolo. L’arte sta nell’armonia.

Gewurtztraminer Passion 2015 - Alto Adige DOC 100% Gewutztraminer con fermentazione e maturazione in acciaio per otto mesi. Allevamento Guyot – ceppi che hanno oltre 20 anni con una resa di 60 q.li /ha. È un vino di colore giallo dorato, con aromi tipici che ricordano i petali di rosa, noce moscata e chiodi di garofano. Al palato è un vino di lunga persistenza aromatica e dal finale vellutato. Ottima acidità. Bottiglie prodotte: 7.000

Prezzo consigliato in enoteca: 18 euro

Azienda agricola Villa Monticelli Brusati (BS) - www.villafranciacorta.it Villa Franciacorta, piccolo Borgo medievale risalente al XV secolo, sorge a Monticelli Brusati, a pochi chilometri dal Lago d’Iseo. La storia della frazione Villa è chiaramente leggibile ad ogni angolo, ad ogni scorcio che questo gioiello della Franciacorta sa offrire, dalla strada di epoca romana che lambisce il torrente e attraversa la proprietà, l’antico pozzo che si affaccia sul viale, alle cantine interrate risalenti ai secoli passati e ancora perfettamente conservate.

Boké Rosé Brut Millesimato 2012 - Franciacorta DOCG Chardonnay 50%, Pinot Nero 50%. Vinificazione in bianco per lo Chardonnay e per l’80% del Pinot Nero utilizzato. Il restante 20% viene macerato a 8°C per dieci ore. Fermentazione in contenitori in acciaio inox a temperatura controllata (18°) per venti giorni. Rifermentazione in bottiglia con lieviti selezionati e successivo affinamento sugli stessi per un minimo di 36 mesi nelle cantine interrate, ad una temperatura costante compresa tra 12° e 15°. Giallo con riflessi verdognoli. Netta percezioni di ciliegia, ribes e agrumi, equilibrato e sapido. Il retrogusto riflette le sensazioni simili all’olfattivo. Buona acidità, corpo e persistenza. Bottiglie prodotte: 28.336 Prezzo consigliato in enoteca: 23 euro 12

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di Emma Lami

La Vernaccia

di San Gimignano

a braccetto con il

Bourboulenc di La Clape Si potrebbe pensare ad un confronto un po’ forzato o quanto meno particolare quello che quest’anno si è svolto in Sala Dante del Palazzo Comunale di San Gimignano, che ha visto in degustazione comparativa di 2 vitigni bianchi: la Vernaccia di San Gimignano e il Bourboulenc di La Clape in Francia.

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l primo coltivato in un territorio completamente collinare con clima tipicamente continentale, situato nel cuore della Toscana e privo di influssi marini. Il secondo invece coltivato in un territorio con clima tipicamente mediterraneo su colline degradanti che vanno dalla costa oceanica della Languedoc- Roussillon fino ai piedi del Massiccio di La Clape, caratterizzato da una costante ventilazione che previene le malattie della vite e da una realtà di 200 giorni di sole. Il Bourboulenc è il vitigno principale di La Clape ma, a differenza della Vernaccia, che può vinificare anche in purezza, necessita della presenza anche di altri vitigni quali GRENACHE BLANC, ROUSSANNE, MARSANNE, VERMENTINO. Ma ecco che, messi a confronto,

entrambi i vitigni danno vini strutturati e con possibilità di invecchiamento. Altro elemento in comune è il mare. Ma come? Se oggi prendiamo atto che San Gimignano è situato geograficamente lontano dal mare, dobbiamo anche considerare che ciò non è stato milioni di anni fa e ne sono testimonianza i numerosi fossili, gusci di ostriche e altre conchiglie che affiorano durante la lavorazione dei terreni calcarei ed argillosi con presenza di pietre e ciottoli in alcune aree di entrambi i territori. La degustazione in oggetto è stata guidata da Rosemary George, prima donna Master of Wine nel 1979. Ella ci dice che, invitata a presentare un vitigno francese in degustazione comparata con la Vernaccia, non potendo optare per lo Chablis, già degustato in

precedenza, le è stato naturale spostarsi in Languedoc-Roussillon, la regione vinicola più stimolante e innovativa della Francia in cui si opera con lavoro di sperimentazione sulla creazione di vini nuovi che destano curiosità. In questa zona il ritmo di cambiamento non accenna a diminuire ed ogni anno si possono registrare nuovi viticoltori e nuovi vini. Note saline più o meno spiccate, profumi di frutta elegante, persistenza olfattiva e gustativa, solida struttura, freschezza, acidità bilanciata, questi gli aspetti comuni che permettono il confronto dei due vitigni nell’ambito del rispettivo terroir e che hanno regalato agli intervenuti un incontro insolito ma piacevole e interessante. La scelta è caduta su queste 2 batterie di vini! il Sommelier | n. 2 - 2017

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Le degustazioni di Bourboulenc di La Clape La Clape AC Le Marin 2016 Domaine Sarratde Goundy Giallo paglierino, brillante e scorrevole, naso schietto e complesso con fiori di acacia appassiti, frutta bianca acerba, note agrumate di lime e cedro, note iodate marcate. Caldo, di corpo, fresco, sapido, beva piacevole. La Clape AC La Brise Marine 2015 - Chateau la Nègly Giallo paglierino, scorrevole, naso schietto e complesso, si esaltano note agrumate e frutta a pasta bianca, sentori di grafite. Caldo, fresco vivo, secco, sapido, lunghezza di beva. La Clape AC Cuvée Aimée de Coigny 2015 - Chateau la Mire l’Etang Colore giallo con riflessi di paglia secca, naso fine, non molto persistente; note di pera e pesca in maturazione, leggero minerale. Caldo, morbido e rotondo, pienezza di beva. La Clape AC Cuvée Henry Lapierre de Coigny 2015 Chateau Rouquette sur Mer Giallo con riflessi appena dorati, scorrevole. Naso fine ed elegante con note di fiori bianchi, frutta in leggera maturazione, agrumato, note minerali di grafite, leggera tostatura. Caldo, rotondo ,fresco, sapido, ritornano le note di pompelmo maturo. La Clape AC La Centaurèee 2014 14

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- Chateau Pech-Redon Giallo paglierino carico, dorato all’unghia. Naso fine e schietto di buona complessità, in evidenza note vegetali di salvia, agrumato dolce, sentori floreali di oleandro, note di grassezza e minerale. Caldo, rotondo, richiama in bocca le note olfattive, secco, di piacevole beva. La Clape AC Grand Vin 2006 Chateau d’Anglès Giallo dorato carico, poco denso. Al naso intenso e complesso, floreale giallo appassito di camomilla, note vegetali di muschio e macchia resinosa, frutta bianca e gialla matura con richiamo all’albicocca, minerale di grafite. Caldo, rotondo, equilibrato, secco, piacevole mineralità e lungo di bocca.

Le degustazioni di Vernaccia di san Gimignano Vernaccia di San Gimignano DOCG 2015- Il Lebbio Giallo paglierino tenue, scorrevole. Naso schietto e fine, floreale di biancospino, fruttato acerbo di pesca bianca e pera, note agrumate dolci. Caldo, fresco vivo, poco morbido, buona sapidità. Vernaccia di San Gimignano DOCG Vigna a Solatio 2015-Casale Falchini Colore giallo paglierino carico, scorrevole. Naso fine e schietto, note floreali di tiglio ed acacia, frutto a pasta bianca acerbo, leggera nota agrumata e minerale.

Caldo, di corpo, fresco vivo, sapido, di buona beva. Vernaccia di San Gimignano DOCG Riserva 2014- La Lastra Giallo paglierino carico, scorrevole, naso fine e complesso con note di pietra focaia su fiore giallo appassito e frutta a pasta gialla in maturazione, vegetale secco di malva e salvia. Caldo, di corpo, rotondo, secco, buona sapidità, lungo di bocca. Vernaccia di San Gimignano DOCG Fiore 2014 – Montenidoli Giallo paglierino, leggermente dorato all’unghia, scorrevole. Naso fine e sottile con fiore giallo in evidenza, frutta gialla matura, richiami di salvia e note sulfuree. Caldo, rotondo, di corpo, buona sapidità. Vernaccia di San Gimignano DOCG Riserva Vigna ai Sassi 2010 –Tenuta Le Calcinaie Giallo dorato carico, poco denso. Naso intenso, fine e complesso, in evidenza ginestra appassita, frutto maturo giallo, note mature di pompelmo, muschio secco, sentori di grafite. Caldo, di corpo, rotondo, equilibrato, sapido, persistente. Vernaccia di San Gimignano DOCG Hydra 2009 – Il Palagione Giallo dorato carico con riflessi di paglia secca, poco denso. Naso fine, schietto e complesso, con note floreali di sambuco appassito e camomilla, frutto bianco e giallo maturo di pera e albicocca. Note vegetali amaricanti secche, note minerali di grafite. Caldo, di corpo, equilibrato, rotondo con evidente sapidità, lungo di bocca e piacevole di beva.


di Lorena Lancia – Miglior Sommelier FISAR 2016 Trofeo Rastal

Cortona: l’altra Toscana La collaborazione tra FISAR e il Consorzio Vini Cortona, anche quest’anno, ha dato la possibilità al vincitore del concorso annuale Miglior Sommelier dell’Anno di conoscere una delle più giovani denominazioni italiane: la Toscana Cortona DOC.

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iamo alla prima metà del mese di marzo quando accolgo con grande piacere l’invito del Consorzio Vini Cortona. Il programma prevede un tour di tre giorni, durante i quali incontro otto produttori e numerosi “uomini e donne del vino”, una costellazione di persone che con passione e tenacia aggiungono valore all’azienda per cui lavorano e alla regione che le ospita. Sono state giornate intense, a volte frenetiche perché la mia curiosità era tanta e perché ciascuno dei produttori incontrati aveva una storia da raccontare. È stato un percorso esplorativo articolato poiché accostarsi ai vini, conoscere i produttori e visitare le loro cantine è un’esperienza che si lega profondamente alle tradizioni, alla cultura e alla storia del territorio. A darmi il benvenuto è Marco

Giannoni, presidente del Consorzio Vini Cortona e titolare dell’azienda Giannoni-Fabbri. Mi attende sorridente davanti al grande portone di legno della tenuta, le sue braccia aperte in segno di saluto sembrano fondersi con il profilo del lungo muro di pietra da cui è circondata la tenuta. La proprietà Giannoni-Fabbri si trova a Cortona in località Montanare e si estende su una superficie di 20 ettari, per metà coltivati ad oliveto. La parte restante è vitata, suddivisa tra Chardonnay, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Syrah e Trebbiano, curati con tecniche manuali. La scelta di puntare su questi vitigni internazionali è maturata dopo attente considerazioni, risultato di studi e ricerche che hanno rilevato le interessanti potenzialità

del Syrah che qui si coltiva e che l’azienda vinifica nelle versioni Vinciluna Toscana IGT Rosato e Amato Cortona DOC Syrah. Di quest’ultimo l’annata 2014 si presenta con un rosso impenetrabile, accompagnato da evidenti riflessi violacei. Al naso avverto sentori di visciola, mora e mirtillo, sono le note del frutto polposo, maturo ma ancora turgido; note floreali svelano la loro presenza, simili a una lieve brezza marina intrisa di freschezza e sentori di iodio. In bocca ritrovo una delicata salinità; il sorso è equilibrato e la dolcezza del frutto bilanciata da lievi note di liquirizia induce un finale di pulizia e freschezza. La conversazione prosegue scandita dall’apertura delle bottiglie. Dalle uve di Trebbiano Toscano, il Sommelier | n. 2 - 2017

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Il Presidente Consorzio Cortona Marco Giannoni

dopo una sosta di sette anni nei caratelli, nasce il Vin Santo Cortona DOC. Nell’espressione 2007 mostra un calice ambrato che emana sentori di frutta secca, miele, amaretto e note agrumate. Un sorso denso e dolce ma mai stucchevole. Mi appaga questa combinazione di tipicità e pazienza, che è anche il simbolo del legame generazionale che prende le forme di questa proprietà del XVIII sec. e che ha il cuore della madre di questo Vin santo. Saluto Marco Giannoni, non prima di aver fatto un’ultima foto sotto una mimosa rigogliosa, e mi dirigo verso Chianacce: mi aspettano a Podere Il Fitto. In pochi minuti arrivo a destinazione, dal cancello aperto accedo ad un vialetto e, in breve, mi ritrovo nello spiazzo adiacente al rustico. Mi guardo intorno, sono in cima ad una collina piuttosto alta e il mio sguardo spazia sul paesaggio che da Cortona arriva fino a Montepulciano: spettacolare. Che fortuna poter soggiornare qui per queste due notti! Eccola! Mi viene incontro Edda 16

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Billi, titolare dell’azienda, una signora minuta, dal viso e dalla voce dolcissimi. Interrompe il suo lavoro in cucina, dove preparava con le sue mani le pappardelle per la nostra cena, per raccontarmi la sua storia e mostrarmi la cantina. Il Fitto inizia la sua attività come azienda agricola a conduzione familiare. Circa vent’anni fa Edda e il marito decidono di comprare questo podere con l’intento di sviluppare la superficie vitata e l’oliveto esistenti. Ben presto il progetto originario si amplia e la coppia decide di ristrutturare il rustico per offrire ai propri ospiti la possibilità di soggiornare in questo luogo immerso nella quiete del tipico paesaggio toscano. L’azienda si estende su una superficie di 15 ettari, otto dei quali vitati. Nel 2000, la scelta di coltivare in prevalenza Syrah, oltre a Sangiovese e Colorino, si traduce in un reimpianto di sei degli otto ettari originari. Così ha inizio la produzione di vini di qualità che rientrano nel disciplinare Cortona DOC Syrah e Sangiovese e Toscana IGT. Cortona DOC Syrah 2014 si veste di un porpora profondo e luminoso, dall’unghia decisa; si librano intensi sentori di marasca arricchiti dalla caratteristica speziatura del vitigno e di graffite, in sottofondo richiami boisè. L’ingresso pieno e succoso introduce una freschezza ben percettibile su note delicatamente citrine; il tannino è polveroso e ancora giovane. Il finale lungo, chiude con piacevoli sentori di liquirizia. La giornata si conclude con una cena “in famiglia” (questa è stata la sensazione che ho provato per tutto il tempo che sono stata ospite presso Podere Il Fitto), durante la quale ho avuto modo di provare

l’ottimo olio extravergine d’oliva e i salumi prodotti in azienda, oltre alla pasta fatta in casa da Edda. E che dire del brasato perfetto in abbinamento al Cortona DOC Sangiovese 2014: intessuto di ciliegia e lampone, di etereo, elicriso e ginepro; dal finale fresco capace di lasciare il palato pulito e pronto al boccone successivo. L’indomani mattina l’esplorazione prosegue, sono al secondo giorno di tour e la mia prima visita è presso La Braccesca. Incontro subito Marianna Della Fazia, una ragazza carica di entusiasmo. È lei a farmi da guida, a mostrarmi i vigneti e la cantina. L’azienda che dal 1990 fa parte delle Tenute Marchese Antinori si estende su 508 ettari dove un tempo sorgeva l’antica fattoria dei conti Bracci, da cui deriva il nome della tenuta e il suo stemma: un braccio coperto da armatura che regge una spada. Qui nulla è lasciato al caso, tutto è ordine e perfezione, dai vialetti alle aiuole e perfino i vigneti: 350 ettari di cui 330 ettari attivi, tutti reimpiantati e riconvertiti dal ’90, coltivati a Syrah, Sangiovese e, in piccolissima parte, a Viogner. Da queste vigne ammiro in lontananza la collina su cui sorge Cortona ma, per la parte restante, la vista non ha limiti e arriva più lontano che può fino a toccare l’orizzonte. Eppure La Braccesca è proprio una terra di confine poiché, da una parte si trova tra la Toscana e l’Umbria, dall’altra le proprietà aziendali rientrano per i due terzi nel Cortona DOC e per un terzo nel Montepulciano, classica e prestigiosa terra del “Nobile”. Accolgo con piacere l’invito a pranzo di Adriano Giuliarini, direttore generale della cantina,


che ci ha raggiunte nel frattempo. Ci spostiamo nell’ampia sala circondata da vetrate, è invasa dalla luce; ho l’impressione di stare ancora in mezzo al vigneto. Intorno al tavolo l’atmosfera è informale e divertita, si scherza e si parla di vino. Mi servo attingendo dalla selezione di formaggi ed affettati proposti in accompagnamento alla degustazione, gradevoli con il Sabazio Rosso di Montepulciano DOC 2015: un rubino chiaro dai delicati riflessi violacei; sentori di susina rossa matura ma ancora soda si alternano a lievi note speziate e pungenti; un vino di grande bevibilità del quale non riesco a stancarmi. La convivialità del pranzo è l’occasione per degustare anche altre etichette dell’azienda: due Syrah Cortona DOC (Achelo e Bramasole) e due Montepulciano (Vino Nobile di Montepulciano e Santa Pia Riserva). Ho nel calice Bramasole Cortona DOC 2011: un giovanotto che sfoggia riflessi violacei. Il naso intenso valorizza il frutto maturo, una marmellata dolce e concentrata di marasca, more e mirtillo; tra le onde di questo effluvio fruttato affiorano note di graffite, chiodi di garofano, vaniglia, oltre a quelle di tabacco, cuoio e cioccolato. Un bouquet ricchissimo ed estremamente elegante. Mi invade con il suo sorso grasso e avvolgente, il tannino polveroso è una presenza garbata e piacevole, la freschezza riequilibra la bocca e chiude la beva con sentori di liquirizia e un finale persistente. Mi accomiato dai padroni di casa e mi dirigo verso l’auto, mi giro a guardare ancora una volta il confine naturale che, tra i vigneti, separa Cortona e Montepulciano, le due “anime” di questa azienda.

Arrivo a Pianello di Centoia, cerco Leuta. Mi fermo di fianco alla dependance di un vecchio casale, intorno silenzio e quiete; una signora anziana esce per ritirare dei panni stesi, incurante della mia presenza: non mi sembra “gente di vino”, penso di essere nel posto sbagliato. Temporeggio, compare Enzo: altissimo, sorridente, si avvicina e ci stringiamo la mano. L’interno del locale è in penombra, il soffitto è altissimo, i muri spessi mantengono la temperatura interna piuttosto bassa. È tutto lì, quasi un microcosmo che racchiude la sala degustazione, la cantina, la barricaia e il deposito. Ascolto la storia di questa azienda che nasce dall’iniziativa di Denis Zeni, cui si affianca presto Enzo Berlanda. Entrambi trentini, s’innamorano della Toscana e nel 2004 decidono di acquistare un podere di 22 ettari in un corpo unico, con in mente l’idea di fare il vino che piace a loro. Per il loro progetto scelgono la zona di San Lorenzo di Cortona, vicino al lago Trasimeno e al comune di Montepulciano. Nel 2005 iniziano lo sviluppo dei vigneti, oggi la superficie vitata conta 11 ettari suddivisi tra Syrah, Sangiovese, Cabernet Franc e Merlot. Il concetto di microcosmo si riflette in vigna poiché nasce dal desiderio di questi due outsider di fare vino con rese minime, in totale assenza di concimazioni chimiche e con un utilizzo ridotto di prodotti fitosanitari. Si tratta di un approccio impegnativo, una scommessa che vale la pena di fare quando si crede nel proprio prodotto e nelle proprie potenzialità. Mi accomodo al tavolo delle degustazioni e mi accorgo che sulle etichette ricorre il numero 618, in particolare proprio il

Cortona DOC Syrah si chiama 0,618. Si tratta del cosiddetto “numero aureo”, conosciuto nelle arti figurative e nella matematica, un concetto richiamato da alcuni filosofi che hanno colto in questa proporzione un ideale di bellezza ed armonia. Ho nel calice l’annata 2013: mi colpisce l’eleganza della parte aromatica che evidenzia la tendenza dolce della frutta nera, impreziosita da note di pepe verde, ginepro e piacevoli sentori minerali. In bocca, il frutto diventa masticabile e apre ad una freschezza capace di equilibrare la beva; il tannino polveroso si percepisce con discrezione. La bocca chiude con sfumature piacevolmente amaricanti e pungenti. Gli altri vini che Enzo e Denis amano produrre si chiamano: Tau, Toscana IGT Rosso, Solitario Cortona DOC Sangiovese, 1,618 Cortona DOC Merlot, 2,618 Toscana IGT Cabernet Franc, Nautilus Toscana IGT Rosso e il Vin Santo Occhio di Pernice Cortona DOC: la vendemmia 2005 è un’ambrosia di notevole grassezza e straordinaria complessità aromatica. Un vino lunghissimo in bocca, unico e indimenticabile nel ricordo. Risalgo in auto e guido fino a I Viti. Faccio un po’ fatica a trovare questa azienda, la precisione non è la migliore amica del mio navigatore e non vedo insegne che mi aiutino a localizzarla. Fortunatamente Luca mi viene incontro, uscendo sul vialetto di casa. Luca è il titolare di questa azienda, è un ragazzo giovanissimo che ha nel cuore il sogno di coltivare la vigna e di produrre il vino, come il nonno. Avallato in questa scelta dal il Sommelier | n. 2 - 2017

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papà, nel 2014 vendemmia per la prima volta le sue uve di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc che si estendono per quasi 2 ettari nel terreno di fronte alla casa padronale. Con la vinificazione di queste varietà produce il Cortona DOC Cabernet Sauvignon, cui affianca il Vin Santo ottenuto con le poche piante di Malvasia e Trebbiano. La creatura di Luca, l’azienda I Viti che sta muovendo i suoi primi passi nella denominazione Cortona promette di ampliare presto la sua offerta con il Syrah. Il Cortona DOC Cabernet Sauvignon 2014 si presenta di un bel rosso rubino; al naso spicca la nota eterea, che lascia poi spazio al frutto maturo per virare verso note di noce moscata e pepe verde mentre sentori mentolati arricchiscono e danno brio al bouquet. Il sorso pieno evidenzia una grande freschezza; il tannino ben integrato e il finale ammandorlato completano il quadro di questo vino che potrebbe essere ancora più godibile tra un paio di anni. Ci trasferiamo nel centro di Cortona dove ho il piacere di conoscere Enrico Viti, papà di Luca, e dove la nostra conversazione prosegue alla Locanda Al Pozzo Antico. Concludiamo la cena con il Vin Santo I Viti: la tradizione lo vorrebbe in accompagnamento ai cantucci ma preferisco gustarlo da solo per poter godere appieno di quei profumi e quella freschezza. L’indomani la giornata inizia presto perché nel pomeriggio rientrerò e la mia agenda prevede la visita a tre produttori. Lasciata la tranquillità e il meraviglioso paesaggio di Podere Il Fitto, mi dirigo in località San Martino a Bocena, mi attendono da 18

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Baracchi. Questa azienda nasce dal desiderio di Riccardo e del figlio Benedetto di continuare la tradizione familiare di coltivare la vite e produrre il vino ma Baracchi non è solo questo. Si tratta, infatti, di una famiglia eclettica che declina il proprio concetto di accoglienza nella cornice del Relais Il Falconiere tra l’azienda agricola, il ristorante e la spa. Pierfrancesco mi viene incontro sorridente, camminata agile, piglio dinamico, modi eleganti e garbati. Mi spiega che i vigneti coprono una superficie di 30 ettari e hanno la particolarità di essere dislocati su quattro angoli intorno a Cortona: Pietraia a nord-ovest, Gabbiano a nord-est, Montanare e Valecchie a sud-ovest, Falconiere a sud-est. Questa geografia dei vigneti è stata pensata da Riccardo, che intenzionato a dare nuove forme alla sua creatività in materia di vino, ha voluto dedicare ciascuna delle quattro frazioni a specifiche varietà scelte tra Cabernet, Syrah, Sangiovese, Merlot, Pinot Nero e Trebbiano. Attraversando alcuni filari raggiungiamo la “sciampagneria” dove mi cimento nella sciabolata del Metodo Classico Brut 2011 da Trebbiano: sembra sia tradizione accogliere gli ospiti in questo modo! A proposito dello spumante…ho in mano un calice giallo paglierino dai riflessi dorati; dotato di un naso freschissimo con sentori di pera, agrumi ed erbe aromatiche; il corpo è sostenuto da una buona nota acida, le bollicine accarezzano il palato e lasciano risalire il sentore dei lieviti; la sensazione finale è armonica pur chiudendo con una nota lievemente amaricante. Ci spostiamo nel delizioso salottino di una delle dependance per

degustare le altre etichette dell’azienda. Tra queste Cortona DOC Syrah Riserva 2013: il calice di un porpora intenso è impreziosito da delicati riflessi granati. Sentori di mora, ciliegia sotto spirito e di viole essiccate mi invadono, inseguite dalle note di pepe nero, ginepro, chiodi di garofano e cioccolato che ben si integrano nell’ampio ventaglio aromatico. L’ingresso è polposo, masticabile; il tannino levigato si integra perfettamente nella struttura di questo vino; la freschezza mitiga la sensazione di pseudo-calore data dell’alcolicità e lascia la bocca pulita, desiderosa del sorso successivo e con ancora in bocca la percezione del lungo finale fruttato. Questa volta sono proprio in ritardo, devo volare…da Baldetti. A fare da guida è il giovane enologo Michele Cuto’ che si illumina non appena inizia a parlare del suo lavoro; percepisco la sua passione e l’orgoglio di essere parte di questa azienda. Dopo uno sguardo alle vigne, 15 ettari coltivati a Sangiovese, Syrah, Grechetto e Chardonnay, entro in cantina e guardandomi intorno mi colpisce la presenza di numerosi macchinari nuovi, tanto lucidi da sembrare appena usciti dalla fabbrica. Baldetti, oltre alla produzione di vino, si occupa da venticinque anni di tecnologia, prodotti e servizi per il settore enologico: ecco il motivo di tanta modernità. Vengo a sapere che negli anni ’70 con la nascita della DOC Bianco Vergine della Valdichiana Mario Baldetti, padre dell’attuale titolare, rinnova totalmente i vigneti esistenti ed è tra i primi della zona a decidere di imbottigliare i propri vini. In


seguito, a partire dal 2009 con la nascita della DOC Cortona, l’azienda decide ancora una volta di rinnovare i vigneti avvalendosi dalle più aggiornate tecnologie vinicole. Il tempo vola ed è ormai ora di pranzo. Mi accomodo nell’ariosa ed elegante sala degustazioni in compagnia di Alfonso Baldetti, del figlio Gianluca, dell’enologo Michele e del consulente enologico Andrea, ed ecco che l’arrivo delle pietanze viene scandito dalla presentazione delle sei etichette prodotte. Dal Baldo, spumante brut, al Marius, Cortona DOC Sangiovese, passando per il Chagrè, IGT Toscana Bianco, il Piet Rosè, Toscana IGT Rosato, e il Crano, DOC Cortona Syrah. Degusto quest’ultimo nella versione 2012: toni violacei e lievi riflessi granati. Percepisco chiaramente la viola, intensa, che si fa strada tra le note fruttate; delicati sentori balsamici e speziati, inseguiti da quelli di tabacco e cuoio si intrecciano nelle trame di questo bouquet. Il sorso di grande freschezza, rivela un tannino polveroso ed un finale che chiude lievemente amaricante. Il pranzo e la conversazione si concludono con Leopoldo Vin Santo Cortona DOC: un’ambra luminosa dai sentori di mallo di noce e miele, intessuti di etereo; note mentolate danno propulsione e freschezza al naso; in bocca percezioni dolci e amaricanti si inseguono in un moto quasi perpetuo. Ancora lo scambio dei biglietti da visita e risalgo in auto per ripartire alla volta dell’ultima tappa del mio itinerario: Cantine Faralli. Arrivo in Località Fasciano, mi intrufolo in un cortile nella speranza sia

quello giusto. Il tempo di scendere dell’auto ed ecco che Andrea Faralli mi viene incontro, sul viso un’espressione gioviale e affabile. Ci troviamo nel podere chiamato Poggio Martino Maggiore, sul quale si trovava in precedenza un seminario che aveva tra le varie attività quella di coltivare la vite. I signori Faralli divennero proprietari di questa terra negli anni ’50, dopo averla abitata come coloni per cinque generazioni. L’azienda possiede 70 ettari di terreno di cui 5 ettari sono vitati. Questo podere, mantenendo la sua tradizione vinicola, negli ultimi dieci anni ha visto l’impianto di nuovi vigneti e l’apporto di modifiche innovative alla cantina che hanno permesso un incremento della produzione del vino. Andrea produce le sue bottiglie di Cortona DOC dalle varietà Sangiovese, Syrah e Merlot. Tra questi degusto Cortona DOC Merlot 2013: una piacevole nota fruttata, cui si accompagnano sentori speziati e mentolati, introduce il sorso polposo quasi masticabile che pure con la sua alcolicità importante riesce a mantenere un buon equilibrio di bocca. Quasi a voler chiudere il

cerchio delle mie degustazioni iniziate proprio con un Cortona DOC Syrah, concludo con un Cortona DOC Syrah vendemmia 2011: un colore che tende al granato; nel quadro olfattivo la sensazione di alcolicità, che si accompagna a sentori di pepe verde e noce moscata, lascia inizialmente poco spazio alle pur presenti note fruttate; il sorso caldo è dotato di una buona struttura; fanno capolino sensazioni tanniche e acide non ancora perfettamente amalgamate; il finale richiama la pungenza e la speziatura percepite all’olfatto. Mi congedo da Andrea e salgo in macchina. Imposto Milano sul navigatore e parto ma all’altezza di Bettolle rallento e sterzo. Non è che non abbia voglia di tornare a casa ma…ormai ho deciso: è doverosa la visita al Ristorante Betulia dove troverò il nostro amico Nicola Masiello, storico promotore di questo territorio e Presidente Emerito FISAR. Una sosta non programmata a magnifica conclusione di questo viaggio speciale. il Sommelier | n. 2 - 2017

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di Fiabio Ciarla

5 Star Wines The Book, il nuovo progetto di Vinitaly visto da dentro Il racconto della partecipazione come componente della giuria della guida che ha preso il posto del concorso enologico di Vinitaly, la prestigiosa 5 Star Wines.

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L

a saletta del Crowne Plaza Hotel di Verona era affollata, inizia a pochi giorni dall’inizio il briefing con le istruzioni sui sistemi di votazione di 5 Star Wines - The Book 2017, il progetto che ha preso il posto del vecchio concorso di Vinitaly. Al tavolo Stevie Kim e Ian D’Agata, i due artefici del nuovo strumento messo a punto per la più grande fiera del vino italiana. Benvenuto, ringraziamenti e poi si va sul tecnico, con i dettagli dell’applicazione che dal mattino successivo useremo, sui tablet in dotazione, per registrare i voti dei vini degustati. Sì perché in quel panel di esperti, sommelier, Master of Wine, giornalisti ed enologi ci sono anche io, carico di emozioni contrastanti e felice di essere stato selezionato. Manca una settimana o poco più

all’apertura dell’edizione 51 di Vinitaly e ci aspettano 3 giorni di assaggi alla cieca, discussioni con professionisti di diversa estrazione e assegnazione di voti che faranno la gioia di alcuni e la delusione di altri. È normale che sia così, nessun concorso o selezione accontenterà mai tutti, le uniche cose fondamentali sono l’organizzazione (affinché non ci possano essere condizionamenti di sorta) e l’onestà con la quale si affronta il proprio compito. Al 5 Star Wines le due cose sono curate nei dettagli, travisamento adeguato delle bottiglie e nessuna indicazione “dall’alto” su cosa o come valutare i vini. La coerenza è assicurata invece dalla formazione dei tavoli, resi omogenei mescolando le varie figure per professioni e provenienza. Per quanto possibile

la dozzina di tavoli ospitati nello spazio Wine2Digital nel Palaexpo della Fiera di Verona erano formati ciascuno da enologi, sommelier, esperti e giornalisti con un buon mix tra italiani e stranieri. Ognuno aveva un “Panel Chairman”, che raccoglieva i voti di ciascun giurato, comunicava la media raggiunta dal campione degustato alla cieca del quale erano noti solo alcuni parametri fondamentali (tipologia, annata, nazione, regione, vitigno principale, denominazione, grado alcolico, residuo zuccherino, prezzo franco cantina) e apriva il dibattito, in seguito al quale si poteva decidere se confermare o rivedere le votazioni. Nel nostro caso su 6 sessioni con qualche centinaio di vini degustati, solo pochissimi campioni – 4 o 5 al massimo – hanno visto disparità il Sommelier | n. 2 - 2017

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Un po’ di numeri Quando: dal 31 marzo al 2 aprile Campioni degustati: 2.153 (+ 68 sezione Wine Without Walls) Aziende partecipanti: 578 (+37 WWW) Provenienza: Italia, Francia, Sudafrica, Ungheria, Slovenia, Croazia, Messico, Romania, Ucraina, Hong Kong, Turchia, Canada e Cina. • Vini che hanno raggiunto o superato quota 90 punti: 441 (+ 5 senza solfiti aggiunti, + 12 con solfiti in quantità totale inferiore a 40mg/l)* • Miglior cantina dell’anno: Banfi di Montalcino • Miglior Vino italiano: Barolo Docg Bussia 2013 dell’Agricola Gian Piero Marrone Snc - La Morra (CN) - Pt. 96 • Miglior vino bianco: Vermentino Di Gallura Docg Vendemmia Tardiva “Sciala” 2015 della Surrau Srl Società Agricola - Arzachena (OT) - Pt. 95 • Miglior vino rosato: Lazio Igp Rosato “Albiola” 2016 del Casale Del Giglio Azienda Agricola Srl - Le Ferriere (LT) - Pt. 92 • Miglior vino rosso: Barolo Docg Bussia 2013 dell’Agricola Gian Piero Marrone Snc - La Morra (CN) - Pt. 96 • Miglior vino dolce: Moscadello Di Montalcino Doc Vendemmia Tardiva “Florus” 2014 di Banfi Srl - Montalcino (SI) - Pt. 95 • Miglio vino frizzante: Colli Piacentini Doc Malvasia Frizzante 2016 della Cantina Sociale Di Vicobarone - Vicobarone Di Ziano (PC) - Pt. 93 • Miglior vino spumante: Vino Spumante Di Qualità Brut Rosé “Unique” 2014 di Medici Ermete & Figli Srl - Reggio Emilia - Pt. 94 • Gran premio della giuria: Vernaccia di Oristano Doc Superiore “Juighissa” 2008 della Cantina della Vernaccia Soc. Coop. Agr. - Oristano - Pt. 95 • Miglior prezzo/piacere (ex-aequo): Valdobbiadene Docg Superiore di Cartizze Spumante Dry 2016 de Le Bertole Di Bortolin G. & C. Soc. Agr. S.S. - Valdobbiadene (TV) - Pt. 93 e Marsala Doc Vergine Riserva Dry 2000 di Carlo Pellegrino & C. S.P.A. - Marsala (TP) - Pt. 90 * L’elenco dei vini selezionati è disponibile su http://www.vinitaly.com/globalassets/pdf/concorsi-enologici/5-stars/classifica-ita_definitiva.pdf

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importanti tra i 5 giurati. In queste occasioni il confronto è stato quanto mai positivo, spesso le differenze arrivavano dai punti di vista diversi che possono avere, per esempio, un enologo e un Master of Wine, più tecnico il primo e più commerciale (se possono permettermi la doppia semplificazione) per l’altro. Ad ogni modo quello che contava era la media del tavolo, salvo la richiesta di intervento di uno dei quattro General Chairman chiamati da Ian D’Agata a gestire con lui il progetto, che aiutava il tavolo ad arrivare ad una conclusione. Parliamo di Pedro Ballesteros Torres (Master of Wine spagnolo di innata simpatia), Paolo Basso (dalla Svizzera, World’s Best Sommelier nel 2013), Bernard Burtschy (giornalista francese, Le Figaro Vin) e Robert Joseph (dall’Inghilterra, collabora con Meininger’s Wine Business International ed è un esperto di concorsi enologici internazionali). L’evento prevedeva anche una sezione speciale, “Wine Without Walls”, dedicata ai vini senza solfiti aggiunti o con solfiti aggiunti ma con quantità complessiva (prodotti naturalmente + aggiunti) non superiore a 40 mg/l. In questo caso l’organizzazione si è affidata come Panel Chairman ad una esperta indiscussa del settore come la giornalista statunitense Alice Feiring. A rendere unico il progetto 5 Star Wines - The Book è sicuramente il fatto che si tratta della prima “guida” realizzata da una fiera internazionale, altrettanto importanti saranno poi i riscontri valutativi consegnati alle singole aziende su tutti i vini inviati (ed è stata forse la parte più difficile da completare come giurato) così da individuare eventuali aree


di miglioramento o comunque chiarire come è arrivato il voto. Innovativo, per il Vinitaly, anche il sistema in centesimi, eliminando le medaglie si è passati infatti a una valutazione di immediata comprensione per un pubblico più ampio. Infine grandi attese arrivano dalla traduzione della guida in strumento di marketing e visibilità, Vinitaly ha infatti in programma di realizzare una versione cartacea e una digitale di 5 StarWines - The Book, italiano e inglese, con i vini che hanno raggiunto la valutazione di almeno 90/100, dettagliate schede descrittive e una diffusione capillare negli eventi e negli appuntamenti che vedranno coinvolto Vinitaly nel prossimo anno in tutto il mondo. Si tratta praticamente della prima vera edizione, sicuramente cresceranno numeri e attenzioni, ma già così non mi sembra male come promozione. E che soddisfazione essere inserito in una giuria così prestigiosa! Ma cosa significa essere un “giurato” di un concorso così

importante? A parte l’orgoglio di rappresentare anche la FISAR in un contesto di primo piano per il vino italiano, di certo la prima considerazione è stata quella di capire fino a che punto il nostro mondo e il nostro modo di degustare siano in linea con la visione internazionale e tecnica di tanti esperti. Il risultato, voglio chiarirlo subito, è stato più che positivo. L’esperienza maturata nel mondo Fisar porta verso una visione del vino al passo con i tempi e aperta alle varie interpretazioni. Poi, certo, nel mio caso hanno avuto la loro importanza anche l’essere cresciuto in una famiglia di enologi (compreso quel Valentino Ciarla conosciuto come relatore in diverse delegazioni della Toscana e dintorni) e l’aver partecipato a diversi appuntamenti del Progetto Vino del festival Collisioni di Barolo. Anche in questo caso il panel di degustazione è misto, internazionale e di professionalità diverse, e in parte alcuni concetti sono stati sviscerati più volte.

In conclusione, senza dare giudizi singoli sui vini degustati (non conosco i nomi dei produttori ma qualcuno potrebbe riconoscersi), posso concludere con un “warning” per i produttori di tutto il mondo. La Cina non sarà per sempre solo un mercato da dissetare, i vini degustati in questo 5 Star Wines fanno pensare che a breve arriveranno sui nostri mercati etichette cinesi di tutto rispetto.

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di Lara Loreti

Malbec,

dall’Argentina alla conquista dell’Italia Intervista a Roberto Cipresso, uno dei winemaker più famosi del mondo, estimatore del vitigno di origine francese.

N

ella valigia un calice. Mettersi in viaggio e attraversare l’Argentina, da nord a sud, degustandone l’essenza senza limiti di altitudini e paralleli. A occhi chiusi. Lasciandosi guidare da profumi, sapori, consistenze. Mano nella mano con “Malbec”. Virgilio di latitudini australi. E Zelig dei tannini, attore dai mille volti, latore di raffinate metamorfosi in vigna e nel bicchiere. Eccolo manifestarsi nelle note balsamiche e schiette della regione settentrionale di Salta. Per poi immergersi nelle zolle fertili di Mendoza e diventare più ricco, grasso, animale. Infine trasformarsi in humus nel profondo e freddo sud della Patagonia. Il

nuovo mondo come non l’avete mai pensato né assaggiato. Un’esperienza unica. E per viverla non serve raggiungere l’altro lato del globo – anche se sarebbe meraviglioso – ma basta andare a Milano, dove ogni primavera, ormai da sei anni, si celebra il Malbec World Day. Una kermesse dedicata a questo particolare vitigno francese, che ha fatto fortuna in Argentina, nel corso della quale una giuria di esperti degusta alla cieca e vota una quarantina di etichette, incoronando così i migliori Malbec importati in Italia dal Paese di Maradona. Organizzata dalla società di importazione e distribuzione “Via dell’Abbondanza” di Federico

Bruera, la degustazione ha visto come ospite speciale nonché presidente di giuria Roberto Cipresso, enologo di fama internazionale, artefice di alcuni tra i migliori Malbec del mondo, innovatore nel panorama vitivinicolo, oltre che produttore, nonché Oscar del vino 2006. È stato lui, insieme a Bruera, ad annunciare l’etichetta vincitrice: Bacan Reserva Malbec 2012. A Cipresso abbiamo chiesto l’identikit di questo vitigno che oggi sta prendendo piede anche in Italia.

Qual è il segreto del successo del Malbec? “È un’uva plastica, fantastica, che attecchisce in posti differenti come un camaleonte, dando soddisfazioni diverse. Nell’emisfero australe si adatta alle latitudini più disparate: da Salta alla Patagonia passando per Mendoza. Praticamente è come se, sopra l’equatore, noi lo coltivassimo da Londra a Marrakech”.

Ci descriva i tre Malbec vincitori del festival di Milano. “Il primo classificato è Bacan – Reserva Malbec 2012. È un vino polputo, molto ricco e intenso, catramoso, denso, pieno e cioccolatoso, ma che ha anche un tono e una fragranza notevoli. 24

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Un vino armonico e concentrato, cosa che non è scontata perché le due qualità non sempre vanno a braccetto. Al secondo posto si è imposto Matervini - Alteza 2014. Le viti, antiche, crescono a 2200 metri di altitudine, in un vigneto chiuso alle spalle di una chiesa, in un paesetto antico che si chiama Pueblito di Yacochuya, sopra Cafayate, nella provincia di Salta. Achaval Ferrer - Finca Altamira 2013, invece, è il numero 3: stiamo parlando di un vino che ha cambiato la storia della viticoltura in Argentina. Prima, tutti pensavano a fare un Malbec sorprendente, con uno stile californiano. Invece questo vino ha segnato un nuovo passo, che è quello di tirare fuori lo spirito del vecchio mondo in un territorio nuovo. In una parola, ha fatto emergere il terroir. I vigneti americani tendono a esaltare il frutto e l’uva. Noi in Europa invece riusciamo a raccontare i luoghi. Ebbene, Altamira è il primo esempio che dimostra che il terroir in Argentina esiste. Aggiungo con una punta di orgoglio che il secondo e il terzo vino classificati li faccio io: sono molto soddisfatto”.

proprio dove milioni di anni ci fu un’importante eruzione. La Sicilia, dal canto suo, ha un clima, una condizione del suolo e una luce che la rendono la parte del vecchio mondo che più somiglia al nuovo. C’è chi la chiama la California di Europa. Ed è per questo che lì il Malbec risponde molto bene”.

Che cosa ci racconta invece delle esperienze in Toscana e Veneto?

“Il Malbec è un vitigno semiprecoce, cioè si vendemmia presto, non è tardivo come il Sangiovese. Quindi per quanto riguarda la Toscana, la sua riuscita dipende da dove viene piantato perché ha bisogno di essere gestito in equilibrio. Non è una varietà che se la stressi dà il meglio. Se la terra è fresca, la Toscana si presta bene. In Veneto invece il Malbec non ha dato

Quali sono i territori italiani dove il Malbec è più diffuso? “In Italia non abbiamo grandissimi espressioni né esperienze. C’è qualche vigneto in Veneto, altri sono stati piantati in Toscana. Ma è in Sicilia che il vitigno dà il meglio di sé, in particolare sull’Etna (a Santa Venerina, vicino a Linguaglossa). Quando l’ho assaggiato, mi ha subito colpito perché viene coltivato su suoli vulcanici simili alle terre nere argentine. Lì, sulla cordigliera delle Ande, a un’ora da Mendoza, ci sono terreni ricchi di gesso il Sommelier | n. 2 - 2017

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grandi risultati, ha bisogno di un clima più temperato”.

Attualmente, questo vitigno sta andando forte nel nostro Paese, perché secondo lei? “In questa fase sicuramente va di moda. Il fatto è che il mercato è saturo e molti produttori cercano strade originali per sorprendere il cliente. È così che qualcuno ha pensato di piantare Malbec

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sull’onda del successo che ha avuto in Argentina. Effettivamente è un vitigno strategicamente interessante per il mercato perché incuriosisce. Però bisogna anche avere gli argomenti...”.

C’è chi invece per sorprendere recupera varietà antiche, che cosa ne pensa? “È una cosa bella, legata alla cultura del luogo, e la trovo

intrigante. Preferisco un’Italia che privilegia i gusti riscoperti dal passato invece che un Paese che strizza l’occhio alle mode nuove come il Malbec. Tuttavia, bisogna capire perché molte varietà antiche sono state abbandonate. Non tutto quello che è autoctono è davvero autorevole. I vecchi piantavano vigne vicino alle strade e ai fiumi per poter lavorare meglio. Oggi, avendo la libertà e la conoscenza, quelle viti magari le avremmo messe in altri luoghi. Quindi è bello recuperare antichi vitigni, ma ci vorrebbe anche il coraggio di uscire dalla tradizione portando le varietà di un tempo in luoghi dove i nostri stessi avi le avrebbero piantate, se avessero avuto le conoscenze e le possibilità. Non sempre le varietà antiche sono adatte al luogo dove sono state scoperte. Ci sono vitigni autoctoni che avrebbero dato di più altrove. Quindi io dico sì anche ad avventurarsi in idee e pensieri nuovi, dopo aver studiato e ben analizzato le situazioni”.


di Lara Loreti – credit photo Andrea Moretti

Chef Giuseppucci, dal terremoto ad Eataly

Ha patito le sofferenze del terremoto. Ferite invisibili, ma profonde. Difficili da cicatrizzare. Ma non s’è lasciato intimidire. Anzi, ha trovato la forza e le risorse per ribaltare il risultato.

A

ndrea Giuseppucci, giovane promessa dei fornelli, marchigiano doc, ha lottato, anche quando lo scorso anno s’è trovato di fronte alle macerie in cui il sisma che ha devastato il centro Italia ha ridotto il suo ristorante la Gattabuia a Tolentino. Un colpo forte: il giovane chef era sul trampolino di lancio insieme alla sua squadra. “Venivano a mangiare da noi da tutta Italia”, racconta il cuoco 25enne. E unanimi erano gli apprezzamenti per la cucina sofisticata di Andrea e compagni, tutta basata su tecnica e ricerca. Ma dal dolore e dalla delusione, è nato qualcosa di molto bello. Che mai lo chef marchigiano si sarebbe aspettato: un’occasione da prendere al volo per crescere e farsi conoscere dal grande pubblico dei gourmet. Oscar Farinetti, patron di Eataly, ha preso per mano Giuseppucci e la sua valigia di progetti. E li ha accompagnati in un cammino unico, iniziato in inverno e destinato ad andare avanti fino all’estate 2017: portare in giro per l’Italia e non solo (da Roma a Milano, da Firenze a Torino fino a Monaco) la cucina di Andrea

nelle strutture del rinomato brand. Un ristorante itinerante dal nome inequivocabile: “Le mie Marche” per diffondere la cultura culinaria tradizionale di una regione ricca di sorprese. Per lo chef un’avventura unica e anche inedita proprio perché ad Eataly

Andrea è “costretto” a fare piatti della tradizione. Proprio lui, che fa della ricerca il suo cavallo di battaglia… E allora ecco un uovo al tartufo spruzzato con riduzione di Vernaccia di Serrapetrona; a seguire raviolo con pesto di cicoria e fonduta di pecorino,

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E della crema della nonna che cosa ci dice?

ma arricchito con bruschettine a base di Vernaccia per sgrassare il palato. E ancora tartare con tartufo e maionese al Varnelli per regalare al piatto quella una punta di acidità che conferisce equilibrio. Il tutto in attesa di aprire la nuova Gattabuia. Un’impresa riuscita? Il palato direbbe sì. Ma è lo stesso Giuseppucci a raccontarcelo.

Eh, stiamo parlando di un vero must. Chi non ha mai assaggiato questa leccornia tipica delle nonne… Solo che spesso questo dolce è monosapore o addirittura può diventare pesante con l’aggiunta di cioccolato. Se invece lo abbiniamo con del Varnelli, della Vernaccia o dell’Anisetta, il piatto acquista armonia e diventa più intrigante.

Come è iniziata la tua favola targata Eataly? Eravamo a Tolentino a contare i danni: io e la mia squadra eravamo a terra per tutto quello che era successo nei nostri luoghi. Ma non per questo ci davamo per vinti, anzi. Ci stavamo già rimboccando le maniche quando abbiamo cominciato a ricevere una pioggia di telefonate non solo di solidarietà, ma anche con proposte concrete di lavoro. Finché un giorno il telefono ha squillato, ma in modo diverso rispetto alle volte precedenti. A cercarci era stata Eataly: Farinetti ci voleva nella sua squadra. Non ho esitato a dire sì. Un’occasione così era imperdibile. E mi ha fatto troppo piacere essere selezionato da un gruppo così forte.

Che tipo di cucina fate ad Eataly? La nostra sfida è conciliare la cucina tradizionale con la ricerca.

Un matrimonio difficile, come si riesce a farlo funzionare? C’è dietro una strategia o lei si affida all’estro? La cucina è istinto, provocazione, illuminazione del momento. Un qualcosa che non si può descrivere in modo ordinario. In sintesi, il mio metodo è questo: prendo le parti tecniche che non mi piacciono di un piatto, per esempio la cottura. E le 28 il Sommelier | n. 2 - 2017

Un pasto che si rispetti deve poter trovare il suo completamento con il vino giusto. È un ingrediente che utilizza? Non nella cucina, ma sono molto attento agli abbinamenti.

modifico mettendo in campo le mie conoscenze scientifiche. Il segreto è non strafare, solo così si riesce a innovare anche le piccole cose. Un altro modo può essere quello di giocare sulla scelta degli ingredienti di accompagnamento e usare la tecnica per dare nuova vita a un prodotto tradizionale, realizzando qualcosa di molto buono e leggero.

Un esempio? Lo gnocco al ciauscolo o al ragù, con aggiunta di anice: siamo di fronte a un piatto molto semplice che però, arricchito con l’odore balsamico dato dall’anice, risulta molto meno banale e più originale. La spinta mentolata aiuta molto l’equilibrio del piatto. Questo tipo di rivisitazione è una cosa che facciamo molto spesso ad Eataly. Un piatto tradizionale, rilanciato con una piccola modifica, frutto però di un’attenta scelta, può offrire un risultato diverso e molto gustoso.


Qual è il suo vino preferito? Adoro i Riesling e in particolare ho una passione sfrenata per i tedeschi, il Trocken è quello che amo di più. È il vitigno che bevo più volentieri tra quelli stranieri; se si parla di italiani invece, degusto volentieri la Ribolla e il Verdicchio, che negli ultimi anni è esploso. Tra i rossi nel corso della mia esperienza ad Eataly Firenze mi ha colpito il Chianti. Ho scoperto aziende piccole che fanno cose molto interessanti ed estremamente godibili, con un rapporto qualità/ prezzo eccezionale. Devo ammettere che era un tipo di vino che non apprezzavo molto, ma grazie all’esperienza fiorentina ho avuto modo di rivalutarlo. E tra l’altro si abbina perfettamente con la vacca marchigiana - che ha bisogno di un vino che possa sostenere la sua lunga cottura e il gusto ferroso e prolungato in bocca - o con il maialino.

Negli ultimi tempi i vini marchigiani e del centro Italia hanno avuto un bel successo, soprattutto nell’export. Che cosa ne pensa? Il mio punto di vista sull’esportazione di questi prodotti è positivo, a patto però che vengano selezionati grandi prodotti. Purtroppo le Marche sono rimaste indietro nella comunicazione del vino. E il problema principale è che il brand “Marche” non è mai presente nel nome del vitigno (come accade ad esempio in Abruzzo con il Montepulciano e il Trebbiano): questo non aiuta. Molte volte quando mi trovo a mangiare fuori, su grandi tavole trovo dei vini marchigiani imbevibili. Ecco perché credo che nelle esportazioni sia fondamentale scegliere i prodotti giusti. E dovremmo cominciare dal far conoscere quali sono davvero i

nostri grandi vini, invece di lavorarli in silenzio. L’Abruzzo in questo senso sta facendo un gran lavoro da anni e ora sta raccogliendo i frutti. Un Trebbiano d’Abruzzo, ad esempio, è molto più venduto e godibile di una Passerina marchigiana. Il nostro vino più noto è il Verdicchio, ma non c’è solo quello. Abbiamo per esempio la Lacrima, che è eccellente e andrebbe sviluppato in termini di comunicazione. Poi c’è l’Incrocio Bruni, un bianco molto interessante che potrebbe diventare il nuovo Verdicchio. Le Marche hanno tutte le carte per  trasformarsi nella nuova Toscana, a cui non hanno nulla da individuare: la materia prima è al top, bisogna “solo” scoprirla e promuoverla. Quindi sì all’export, ma di vini buoni, non di quelli che costano 3 euro e non valgono quasi nulla.

A proposito di abbinamenti, qual è il suo preferito? Amo mangiare bene e in modo semplice: adoro lo spaghetto Cavalieri. Metterlo nell’acqua, scolarlo e metterci accanto un grandissimo olio: mi basta e mi avanza: se potessi lo farei tutti i giorni.

C’è uno chef a cui si ispira? Credo che bisogna distinguere il comunicatore dal cuoco. Il mio comunicatore preferito è Massimo Bottura: ha fatto un grandissimo percorso che lo ha portato ad essere il primo al mondo. Ma secondo me il migliore al livello tecnico è Enrico Crippa.

inclinazione per la cucina, poi s’è appassionata e ha anche iniziato a lavorare con i social nel mondo del food. Ora gestisce un blog che si chiama “Bacche di gusto”, in cui inserisce tutte le sue esperienze gastronomiche, comprese quelle che fa anche con me. Cucina bene, ma non sempre ci si dedica. Anzi, a dire la verità si lamenta spesso perché io invece cucino raramente per lei: le avrò preparato sì e no 4 piatti! A lei piace molto la materia prima buona, come a me del resto. La mia cuoca del cuore, però, è mia madre, è lei che mi ha trasmesso questa passione. Quando fa da mangiare per noi di famiglia, ci mette il cuore: è la nostra regina dei fornelli. Ma anche Chiara è diventata brava e quando riusciamo a mangiare insieme, mi dà grandi soddisfazioni. Lei abita a 15 minuti da casa mia nelle Marche, anche se ha viaggiato molto. E ora entrerà con e me e gli altri ragazzi dello staff nel mondo della Gattabuia: ci darà una mano nei settori commerciale e immagine, che sono il suo core business, avendo lavorato nel cinema e nello spettacolo (ha fatto la truccatrice per grandi set con importanti registi). E così ci darà una mano al livello estetico.

Chi cucina in casa?

Dove le piacerebbe riaprire la Gattabuia?

Spesso ai fornelli si mette la mia ragazza, Maria Chiara Compagnucci: tecnicamente è cresciuta molto da quando stiamo insieme. Quando ci siamo conosciuti, non aveva una grande

Non nelle Marche, vorrei fare un’esperienza altrove. Milano mi piace tanto, anche se ci sono già moltissimi locali; non mi dispiacerebbe puntare su Torino... Vedremo. il Sommelier | n. 2 - 2017

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di Davide Amadei

“Cene Galeotte” nel carcere di Volterra:

10 anni con FISAR “Nessun uomo è un’isola”: le parole del poeta inglese John Donne, riprese dal monaco trappista Thomas Merton per il suo libro sull’importanza della vita nella comunione delle diversità, non potrebbero essere più significative come sottotitolo delle “Cene Galeotte” del Carcere di Volterra.

S

i tratta del progetto, nato nel 2005 da un’idea lungimirante della Direttrice Maria Grazia Giampiccolo, volto a qualificare professionalmente alcuni detenuti e a raccogliere somme di denaro da

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devolvere in beneficenza. Una volta al mese, all’interno della casa di reclusione, inserita nella Fortezza Medicea della città, viene organizzata una cena preparata da un grande chef, che coordina

una squadra di cucina costituita da una ventina di detenuti, oltre a quelli che poi impiattano e servono ai tavoli. Sono circa 130 i commensali presenti ad ogni Cena Galeotta


(ma il 21 aprile erano quasi 150!).

gli chef si occupa il giornalista

Fondazione Il Cuore Si Scioglie

I costi per le materie prime e

enogastronomico Leonardo

Onlus: negli anni, sono stati raccolti

le prestazioni lavorative sono

Romanelli, e della comunicazione

piĂš di 120.000 Euro, destinati a

interamente sostenuti da Unicoop

lo Studio Umami. Le somme

varie iniziative. Ma soprattutto,

Firenze, da sempre partner

ricavate sono destinate a progetti

20 detenuti, finita la pena o in

dell’evento; dei rapporti con

di solidarietĂ a cura della

regime di semilibertĂ , sono stati

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assunti in esercizi locali (ristoranti), grazie alla formazione ricevuta ed all’esperienza maturata proprio durante le Cene Galeotte. Durante la Cena del 21 aprile 2017 è stato in particolare festeggiato il Decennale di collaborazione al progetto della FISAR di Volterra: grazie al costante impegno del Delegato Flavio Nuti, la Delegazione locale si è sempre occupata dei vini per le Cene Galeotte, curandone il reperimento presso aziende benefattrici e l’abbinamento con i piatti proposti, nonché il servizio mediante propri sommelier e detenuti appositamente istruiti. Infatti, sono stati anche organizzati corsi di avvicinamento al vino, di formazione e per sommelier all’interno del carcere, per dare una qualificazione professionale a numerosi detenuti in funzione del

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loro miglior inserimento nel mondo del lavoro. Per l’occasione era presente la Presidente Nazionale Graziella Cescon, la quale ha dichiarato la propria emozione nell’entrare in carcere, nel superare le sbarre all’ingresso, con le porte di sicurezza che si chiudono dietro le spalle, per scoprire un mondo quasi parallelo, per vedere i volti e l’umanità di chi tenta la propria redenzione. Insieme alla Presidente hanno partecipato il Vicepresidente Filippo Franchini, il Segretario Nazionale Laura Maggi, il Tesoriere Luigi Terzago, il Presidente di FISAR Servizi Giovanni Elce Fabbretti, il Responsabile Nazionale dei Sommelier Massimo Marchi. Al Delegato della FISAR Volterra la Presidente ha consegnato una targa per la Delegazione nonché


una sabre à champagne (subito “requisita” dall’Ispettore Capo del Carcere…) targata FISAR. Omaggi fisariani sono stati consegnati anche alla Direttrice del Carcere, già insignita in passato del titolo di Socio Onorario, ai responsabili interni dell’organizzazione delle Cene Galeotte e a tre detenuti che hanno frequentato i corsi FISAR svolti all’interno della struttura. Il menu della cena è stato ideato dalla chef del Ristorante “Konnubio” di Firenze, Beatrice Segoni, che ha coordinato il lavoro in cucina di numerosi detenuti, che hanno dato il meglio di sé tra i fornelli, nelle preparazioni e negli impiattamenti. Altri loro “colleghi” hanno servito i piatti a tavola, ed alcuni, che avevano frequentato in carcere il Corso FISAR, hanno curato la mescita dei vini insieme ai due sommelier della Delegazione di Volterra Lucia Pedrini e Renzo Nuti. I vini sono stati forniti dall’azienda veneta trevigiana Italo Cescon, di cui si occupa con i genitori ed i fratelli la stessa Graziella Cescon. Così, con l’antipasto (fiori di zucca ripieni di ricotta e spinaci) è stato servito il Valdobbiadene Prosecco Superiore, fine ed invitante; con i primi (risotto allo zafferano con pecorino noci e pere; lasagna di magro con piselli) lo “Svejo” 2016, Incrocio Manzoni in purezza, fresco ed incisivo; con il secondo, (agnello al vino rosso con zucchine marinate) il “Chieto” 2014, taglio bordolese di merlot e cabernet sauvignon di grande equilibrio e precisione; con il dessert (tortino di mele rovesciate e crema inglese alla cannella) il moscato giallo Amablé Dosé Dolce. Delle Cene Galeotte colpisce il grande affiatamento dei detenuti, che con il loro impegno e la

collaborazione tra di loro riescono a realizzare un menu sempre di alto livello. Ecco che davvero il progetto si inserisce nel solco di quello che il carcere deve essere: un luogo di rieducazione e non di reclusione, di reinserimento e non di punizione. Con il reato si sono incrinati i legami comunitari del vivere in società; con la pena si tenta di ripristinare il rispetto delle regole della convivenza: lavorare insieme per preparare una cena per 130 persone ha questo significato fondamentale, è una “palestra” per tornare a vivere

senza essere “isole” che possono vivere senza e contro gli altri, ma insieme, nel rispetto reciproco e nella libertà. “Nessun uomo è un’isola”, appunto, neppure colui che compie un reato, ed allora deve essere destinato a tornare a vivere e convivere nella società civile. La FISAR può davvero essere orgogliosa di fornire, con la Delegazione Storica di Volterra, il proprio contributo a questo progetto di solidarietà, nato per perseguire ed attuare la funzione rieducativa della pena.

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a cura della Redazione Centrale – fonte Coldiretti

Italian sounding, una fiera degli orrori!

Occorre fare sistema per difendere con la trasparenza dell’informazione, dalle etichette alle fiere, un patrimonio nazionale dell’Italia sotto attacco dell’agropirateria internazionale.

“S

alama Napoli”, “Salama Milano”, “Parmesan Salami”, mozzarella grattugiata, continue allusioni di italianità per prodotti che nulla hanno a che spartire con il Made in Italy sono state in bella mostra per giorni a Milano all’esposizione che doveva raccontare la grandezza alimentare nazionale magnificata pochi metri più in là addirittura dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Insieme Federalimentare e Coldiretti denunciano la gravità della presenza di prodotti di scarsa qualità e basso prezzo smascherati dal servizio di “Striscia la Notizia” che sembrava mostrare una di quelle “fiere degli orrori” che si stanno moltiplicando in giro per il mondo per proporre falso Made in Italy, piuttosto che la fiera milanese pensata per celebrare il cibo italiano e convincere i buyer mondiali a comprare il vero prodotto italiano. Un inaccettabile atto di autolesionismo a danno della filiera agroalimentare nazionale con la promozione di prodotti che non solo rubano mercato e posti di lavoro a tutta la filiera agroalimentare italiana, ma ingannano i consumatori di

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tutto il mondo, con un giro di affari illegittimi pari a tre volte il vero export alimentare italiano. “Occorre fare sistema per difendere con la trasparenza dell’informazione, dalle etichette alle fiere, un patrimonio nazionale dell’Italia sotto attacco dell’agropirateria internazionale che toglie al vero Made in Italy alimentare ogni anno 60 miliardi di euro e trecentomila posti di lavoro”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “operatori economici ed Istituzioni devono sostenere insieme il vero Made in Italy, dentro e fuori i confini nazionali, per contrastare la delocalizzazione e i suoi pesanti effetti sull’economia e sul lavoro”. È “surreale e incomprensibile”, secondo il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, “che si invitino espositori non italiani che, non solo sono tra i nostri principali concorrenti sul mercato mondiale con l’Italian sounding, ma che minano ogni giorno la reputazione dell’industria alimentare, solo per vendere qualche spazio in più”. E prosegue: “i conti economici delle fiere non possono vincere sulle

priorità del sistema. In passato, come federazione e come Paese, abbiamo concluso accordi con importanti fiere mondiali come quella di Colonia o con giganti dell’e-commerce come Alibaba. com per avere garanzie di contrasto alla vendita dell’Italian sounding ed oggi vanifichiamo gli sforzi incentivandone la diffusione o addirittura  promuovendo i brand verso i buyer arrivati da tutto il mondo per la food week di Milano”. E conclude: “la domanda, ora, è se è giusto che chi non risponde a semplici regole di buon senso, continui a ricevere finanziamenti pubblici”.


di Stefano Borelli

Cavatappi, nei secoli fedele! Considerato tra gli oggetti “simbolo” nel rito della stappatura, il più delle volte conservato nei cassetti della cucina, è oggi per molti anche un vero e proprio oggetto da collezione, con pezzi quotati con cifre a tre zeri.

È

un piccolo utensile utilizzato da secoli, antico quanto il tappo di sughero che sigilla

le bottiglie di vino e conosciuto con vari nomi: cavatappi, levatappi, tirabuscion in dialetto piemontese, tirabuscio in napoletano, stippabuttiglia in calabrese.

Considerato tra gli oggetti “simbolo” nel rito della stappatura, il più delle volte conservato nei cassetti della cucina, è oggi per molti anche un vero e proprio oggetto da collezione, con pezzi quotati con cifre a tre zeri. Cominciamo con un po’ di storia,

da lontano. Anche se non si sono trovati reperti archeologici, in alcune opere di Orazio si narra che anche gli antichi romani usassero tappi per le bottiglie di vino, consumate sulle tavole dei banchetti imperiali. Vino che nell’antica Roma veniva

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conservato, per lo più, in sacche di pelli di animali, botti di legno e anfore in terracotta, tappate con stoffa, canapa e pezzi di sughero del Quercus suber del Mediterraneo. Bisogna, però, aspettare molti secoli per trovare le prime tracce dei tappi in sughero e dei cavatappi. Agli inizi del 700 il vetro era usato per lo più per ampolle e flaconcini di profumo e di medicinali. E solo nel 1728 in Italia la vendita del vino, fino a quel momento conservato in botti, fu autorizzata con bottiglie di vetro scure introdotte sul mercato del grande consumo in Inghilterra. Da quel momento in poi nacque l’esigenza di tappare le bottiglie infilando il sughero nel collo della bottiglia per chiuderla, sia per trasportarle meglio che per permettere un migliore affinamento del vino, posizionandolo in cantina in senso orizzontale. L’uso del cavatappi si diffuse rapidamente e già Goldoni, nel 1750 parla nelle sue commedie del “tirabusson”, termine di derivazione francese (Tirebouchon) perché non era ancora stata inventata la parola italiana. Secondo quanto si può ricostruire, i primi modelli apparsero nel Regno Unito, anche se recenti studi 36

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parlano di un possibile interesse per qualcosa del genere da parte di Leonardo che nel Codice Atlantico riporta delle viti da estrazione. I paesi in cui si diffondono più in fretta, sono, e parrebbe un paradosso in quanto sono nazioni che non producevano vino (ma ai tempi ne erano grossi consumatori), l’Inghilterra e l’Olanda, proprio per la loro necessità di custodire al meglio quella bevanda che proveniva da lontano. Entrambi nel ‘700 erano delle vere e proprie super potenze economiche che con le loro flotte e i commerci avevano esteso il loro dominio su gran parte del mondo. Per i facoltosi mercanti di Amsterdam e le corti inglesi avere del buon vino in tavola e un utensile per la stappatura divenne così ben presto parte integrante della vita quotidiana. In un secondo momento i cavatappi si diffonderanno in Francia, in Italia e nel resto dell’Europa. La nascita dei primi esemplari è curiosa: si imita il cavapallottole usato per estrarre, infilandolo dentro la canna, pallottole inceppate di pistole e fucili. Poi i modelli vengono sempre più affinati e si arriva ai primi due

brevetti, inglesi, che risalgono al 1795 (di Samuel Henshall) e 1802 (Edward Thomason). Hensall si mise d’accordo con una fabbrica per iniziare la produzione in larga scala. Mente il reverendo Thomason ottiene il primo brevetto di cavaturaccioli a verme. Il suo meccanismo ingegnoso vantava filettature sia maschili e femminili. Inserendo il verme nel tappo e girando continuamente la maniglia in senso orario il tappo viene estratto in tempo rapido e semplice. La diffusione di questo nuovo utensile fu molta rapida e i pezzi industriali, spesso commissionati dalle distillerie e dai distributori di vino, vennero realizzati in grandi quantità in acciaio, ottone e bronzo. Ma accanto ai prodotti realizzati in larga scala vennero creati da artigiani di grande fama alcuni esemplari, commissionati dalle classi sociali più elavate: piccoli capolavori in oro, argento o altri materiali preziosi, oggi quasi introvabili sul mercato. Pezzi talmente raffinati e ricercati che le dame li appendevano in vita a quel gioiello che prese il nome di chatelaine, una catenella in oro con vari morsetti ai quali si appendevano gli accessori


considerati indispensabili per la vita di società. I gentiluomini, dal canto loro, li fissavano alla catena dell’orologio o li facevano inserire nel manico del bastone da passeggio. Altri, i più blasonati, fecero apporre sui cavatappi lo stemma del casato con fregi e decorazioni mitologiche e di animali, con materiali sempre più ricercati: madreperla, onice, pietre dure. Per i manici si usava il legno, soprattutto l’ebano, l’avorio, l’osso e il corno. Tra gli esemplari più curiosi: quelli a rubinetto che si inserivano nel collo della bottiglia e permettevano di spillare il vino, quelli a farfalla, quelli a doppia vite, quelli con incorporato sul manico uno scoppettino per togliere i residui di polvere e di ceralacca dal bordo e dal collo della bottiglia. In Inghilterra, verso la fine dell’800, vennero inventati quelli a campana con un struttura metallica che si appoggia sulla bottiglia per estrarre meglio il sughero e quelli tascabili che si ripiegano e si avvitano in una custodia, con il verme che rientrava nell’impugnatura come i coltelli a serramanico, protetti da raffinati astucci decorati. Oggi i collezionisti possono scegliere tra cavatappi con leva singola o doppia, con leva a pantografo con dente d’arresto o altre trovate per facilitare l’estrazione del tappo. Una rarità i cavatappi a telescopio e quelli ermafroditi, realizzati in Francia con sui due lati gli organi genitali di entrambi i sessi. I collezionisti valutano i cavatappi in base ad una graduatoria che considera prima di tutto il grado di complessità o la sua novità.

In secondo luogo l’articolo può aumentare di valore se reca il nome di un fabbricante o di un grossista di vini, che in questo modo si faceva pubblicità. Il terzo punto da prendere in considerazione per la valutazione è il materiale del manico: manici di legno hanno meno valore rispetto a quelli d’argento, d’avorio o d’osso. La febbre del collezionismo è più forte nel mondo anglosassone dove tra gli appassionati c’è una guerra feroce per impossessarsi delle meraviglie nazionali o

di quelle tedesche. E non è eccezionale che si arrivi a pagare fino a 2000 euro per un articolo raro in un’asta di settore. Ma anche se l’interesse per questi oggetti è abbastanza recente non mancano in circolazione i falsi. Il collezionista dovrà far attenzione che il verme non sia stato sostituito con uno nuovo e che non sembri troppo nuovo, soprattutto quelli in ottone, oggi finemente riprodotti in India.

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di Germano Longo

In vino vanitas Sono decine, le stelle del cinema, dello sport e della musica che hanno scelto di occuparsi di vino e liquori. Ecco un elenco con i nomi piĂš celebri e gettonati, conditi con qualche curiositĂ .

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I

l fenomeno è sempre più in voga nelle file di quelli che contano: prodursi il proprio vino. A Hollywood e periferie è ormai una piccola mania, ma a parte qualche rara eccezione, curiosamente nessuno ha scelto di utilizzare i terreni della Napa Valley, molto più comodi, preferendo la vecchia Europa, Italia e Francia in prima fila. C’entra sicuramente trovare forme d’investimento alternative ai broker di Wall Street, che hanno fatto il loro tempo bruciando le fortune di molti volti noti, ma all’appello delle motivazioni sono da inserire altre voci, cominciando da prestigio e guadagno: acquistare il vino di una star, che sia del rock, dello sport o del cinema, è un cimelio irresistibile. Anche se quella bottiglia, statisticamente, il piacere di essere toccata dal divo non l’ha avuta mai. Ma tant’è. L’elenco delle celebrità si allunga ogni giorno di più, anche se è quasi impossibile non iniziare dai Brangelina, l’ex coppia più bella del reame formata da Brad Pitt e Angelina Jolie, letteralmente scoppiati dopo un numero mai del tutto precisato di figli e proprietà. Fra i tanti possedimenti, i due hanno acquistato il principesco “Chateau Miraval” in Provenza, nel sud della Francia, dove finirono per celebrare un matrimonio iperprotetto, producendo il “Miraval Rose”, un rosato realizzato con la complicità del guru Marc Perrin le cui prime 6.000 bottiglie sono andate esaurite in poche ore con una semplice vendita online. Ma non finisce qui, perché Brad pare ormai convertito al vino in ogni sua forma, al punto da assoldare l’architetto Frank Gehry solo per dare un ordine e un aspetto di tutto rispetto alla sua cantina privata, dove custodisce un migliaio di bottiglie, molte

introvabili e tutte preziosissime, per un valore di circa 5 milioni di dollari. In realtà, fra i primi a credere nel potere del vino fu Francis Ford Coppola, regista pluripremiato con l’Oscar, che insieme alla moglie Eleanor, nel 1975, ha sganciato un bel po’ di dollari

per assicurarsi quella che oggi è conosciuta come la “NiebaumCoppola Estate Winery”: una tenuta principesca immersa fra i vigneti di Rutherford, Napa Valley, in cui si producono migliaia di bottiglie di Cabernet, Merlot, Pennino e Zinfandel, ma anche passate di

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pomodoro, olio e condimenti vari. Fra le ultime produzioni di Coppola il “Sofia Blanc de Blanes”: vino bianco frizzante venduto in lattina – accidenti – e dedicato alla figlia, anch’essa regista dotata di Oscar. L’enobusiness ha attirato da tempo anche le attenzioni di un’altra coppia, non meno famosa: Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones. I coniugi, in ognuna delle svariate dimore di cui dispongono, prestano massima attenzione alla cantina, che dev’essere ricca e piena d’ogni ben di dio. Il quartier generale 40

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della loro collezione si concentra però alle Bermude, dove Michael e Catherine possiedono una villa da cinque miliardi di dollari, che sommati ai 6,5 milioni di dollari degli incredibili vini custoditi, alzano di parecchio il valore finale. Fra gli ultimi enoentusiasti c’è anche Britney Spears, che per adesso “limita” la sua passione vinicola ad una collezione, anche se si mormora sia in arrivo il suo primo vino. Nella sua sontuosa villa, sulle colline di Beverly Hills, fervono i lavori per realizzare una cantina

che possa contenere tutte le delizie che Britney acquista a mani basse: durante l’ultimo viaggio italiano pare abbia immolato un milione di dollari per portarsi al di là dell’oceano quantitativi industriali di Amarone e Pomino, due fra i vini più amati dall’ex bambina prodigio. Accanto a lei, in senso lato, un’altra celebrità del calibro di Drew Barrymore ha scelto di produrre il “Pinot Grigio Delle Venezie I.G.T.” Quella che fu la piccola protagonista di “ET”, oggi potente produttrice cinematografica, ha scelto il nord est italiano per la sua avventura vinicola. Italia anche per Mick Hucknall, ex voce solista dei “Simply Red”, che in onore della tinta che gli ha portato fortuna, da anni imbottiglia il “Semplicemente Rosso”, un Nero d’Avola prodotto a Pachino. E ancora Italia per Carole Bouquet, che nella sua tenuta di Pantelleria produce un ottimo Passito. Da tempo è Italia anche per Sting: l’ex leader dei Police è il proprietario de “Il Palagio”, lussuosa tenuta a Figline Valdarno, nei dintorni di Firenze, dove si producono vini dai nomi musicali (Sister moon, When we dance, Casino delle vie), olio e miele. Ha preferito invece la nativa Spagna Antonio Banderas, che oltre a pubblicizzare merendine e parlare con le galline, dedica particolare attenzione ai 235 ettari della sua tenuta “Ante Banderas” di Tempranillo, nella Ribera del Duero, a sud di Madrid. Le vigne del Michigan per la “material girl” Veronica Ciccone, in arte Madonna: suo padre, Tony Ciccone, gestisce il “Vineyard and Winery Leelanau Peninsula” dove si producono ottimi Pinot, Cabernet, Chardonnay e Gewurztraminer. Ma l’elenco potrebbe continuare quasi all’infinito, toccando nomi


di celebrità folgorate sulla strada del mosto. E se è risaputo l’amore di Gerard Depardieu per tutto ciò che è possibile trangugiare, culminato in una vigna di proprietà nel Bordeaux, meno nota è la passione di Richard Gere, proprietario della Tenuta San Filippo di Montalcino, da cui iniziano a uscire le prime bottiglie di “Bedford Post”. I più accaniti fans e collezionisti sanno dell’esistenza di “Hells Bells” e “Highway to Hell”, rispettivamente un Cabernet Sauvignon e un Sauvignon Blanc prodotti dagli AC/DC, gruppo hard rock australiano, del “Ferguson” di Fergie, voce solista dei Black Eyed Peas, il “Viognier” di Emilio Estevez, il cabernet sauvignon di Kyle MacLahlan, l’agente speciale Dale Cooper di Twin Peaks e il “Calling all angels”, chardonnay dei Train. Si sono votati alla tequila George Clooney e Justin Timberlake, il primo creando “Casamigos”, la propria etichetta, destinata inizialmente ad uso e consumo privato di blanco, reposado e añejo, ma ben presto diventata l’ennesimo business del bel George, prossimo alla paternità. E non è da meno il biondo Timberlake, che si è messo a produrre la “Sauza 901”, una raffinata tequila prodotta con agave blu. Champagne per Mariah Carey, rigorosamente prodotto a Reims, in Francia, e in vendita a un prezzo molto elevato (si chiama “Angel of Hint”, occhio allo scontrino), limoncello d’autore per Danny De Vito, vincitore addirittura di un prestigioso concorso, e assenzio, il “Mansinthe”, per l’inquietante Marilyn Manson. E gli italiani? Gianna Nannini produce tre rossi in un ex monastero di Certosa di Belriguardo, a pochi km dalla sua Siena, Paolo Rossi, l’eroe dei Mondiali di Spagna del 1982 ha una tenuta a Bucine, in provincia di Arezzo e Andrea Pirlo, centrocampista della Juventus e della Nazionale, ha acquistato dieci ettari a Capriano del Colle, nel bresciano, sicuro che il suo futuro dopo il pallone sia quello, mentre Jarno Trulli ha scelto la tenuta di Alanno, in Abruzzo, per produrre Montepulciano, Trebbiano e grappa. Per chiudere in bellezza con Rocco Siffredi: la star dell’hard qualche tempo fa ha scelto Vinitaly per presentare il suo “Rocco”, un Moltepulciano d’Abruzzo piuttosto corposo. Ovviamente. il Sommelier | n. 2 - 2017

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a cura della Redazione Centrale Il Sommelier

Il Prosecco invecchiando migliora! “È un vino fragile, bisogna berlo giovane o per lo meno entro due anni dall’imbottigliamento….”! Niente di più sbagliato!

È

proprio vero che, a dirla banalmente con una frase fatta, non si finisce mai di imparare! E se per imparare si deve passare attraverso momenti di assoluta piacevolezza, allora l’esperienza che ne deriva rimarrà fortemente impressa nel cervello e nel bagaglio mentale e culturale di chi l’ha vissuta. L’esperienza provata ha demolito una classica convinzione di tanti (lo ammetto, io ero tra questi): il Prosecco è un vino fragile, bisogna berlo giovane o per lo meno entro due anni dall’imbottigliamento. Niente di più sbagliato! Il Prosecco, anzi… il Conegliano Valdobbiadene Docg di Col Vetoraz, testato nella sala 42

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degustazione panoramica con i soci Paolo De Bortoli, Francesco Miotto e l’enologo Loris Dall’Acqua costruita a 400 metri di altitudine sul colle da cui prende nome l’azienda, in una verticale storica che è partita da uno straordinario Millesimato 2006 per arrivare all’ottimo 2016, ha meravigliato tutti per l’evoluzione e l’integrità, per l’intensità e la raffinatezza. E a giudicare dalle espressioni di stupore, dagli occhi che esprimevano piacevole sorpresa, dalle affermazioni e dai commenti di chi stava assistendo e partecipando ad un evento fino a quel momento assolutamente unico, questo incontro ha fatto ricredere tutti i presenti che, sicuramente, nell’immediato futuro guarderanno con occhi diversi questo vino che ha donato tanti spunti di riflessione e grandi apprezzamenti.

Si parte con i millesimati 2006, 2007 e 2008, dal colore dorato intenso, leggermente ossidati ma con profumi evoluti di canditura, scorza d’agrumi appassiti, camomilla, miele di barena con ricordi salmastri, frutta secca e liquirizia, in bocca grande acidità, glicerina e mineralità ancora evidenti. Avvolgenti e vellutati, con una grassezza che può ricordare lo Sherry, pur mantenendo ancora un sottilissimo ed elegante perlage e una persistenza aromatica che lascia un costante ricordo di liquorosa pasticceria candita. Le annate successive ripresentano intensità olfattive che stupiscono, si ondeggia dalla dolcezza all’agrumato e man mano che si attenua il carico ossidativo del colore, avvicinandosi con le annate alla più recente, si sviluppano contemporaneamente i sentori floreali e fruttati, per arrivare al

grande millesimato 2016 con mela, pera, pesca bianca di vigna – quella piccolina e leggermente acidula – ai massimi livelli gustoolfattivi ma tutti, indistintamente, con il comun denominatore della piacevole acidità e del fin di bocca di lunga persistenza aromatica. Una nota sui pari anno in versione dry: le annate più vecchie presentano una morbida dolcezza, quasi una carezza, ma anche una leggerissima ed intrigante nota affumicata e un delicato sentore di incenso e artemisia, quelle più recenti sviluppano ricchezza di frutta e fiori ed anche in questa versione l’annata 2016 si conferma una delle migliori del decennio, con grande intensità, eleganza ed equilibrio. I complimenti nei confronti di Loris Dall’Acqua (nella fotografia), l’enologo dell’azienda che ha condotto la degustazione,

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fluiscono copiosi da tutti noi per questa emozionante esperienza e conducono ad una sequenza di commenti positivi sugli orientamenti produttivi di questa azienda che fin dai primi anni ’90, con la creazione del “Col Vetoraz project” – ossia la scelta di imbottigliare esclusivamente DOCG legandosi al territorio per non rinunciarvi – ha impostato la produzione su un livello qualitativo elevatissimo, il 20% con vigneti di proprietà e il rimanente grazie a 65 piccoli produttori seguiti direttamente dall’agronomo Paolo De Bortoli con linee guida per omogeneità di comportamento e con il 30% dei 16.000 hl. ricavati che viene rivenduto poiché non supera la rigida selezione per il raggiungimento del livello desiderato. Loris spiega che la sua filosofia ha carattere semplice, basta “… seguire scrupolosamente un metodo che preservi l’integrità espressiva del frutto di partenza. 44

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Questo è l’unico modo per riuscire ad ottenere gli equilibri e le armonie naturali che la vite ci ha donato” – e prosegue ricordando che – “…i vigneti della zona pedemontana, che poggiano sui suoli composti da arenarie calcareo-silicee, sono i più vocati ed anche quelli con un microclima migliore”.

Ed è da questo profondo rispetto del territorio, unito ad un sapiente utilizzo delle tecniche produttive, che nascono dei vini che, stravolgendo radicate convinzioni, ci hanno stupito per questa longevità inaspettata e per l’elegante fragranza che ci ha affascinato ed emozionato.


di Alice Lupi

Come cambia l’editoria del vino? Una recente analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori afferma che nel 2016 i lettori nostrani hanno ripreso ad acquistare libri (+2,3%) e il luogo prescelto dove comprarli sono in primis le librerie (72,8%). Di fronte a questi dati è curioso capire quale direzione abbia preso l’editoria del settore enoico.

L

a didattica si fa sempre più visuale tra iconografie, disegni, schemi e didascalie che lasciano sempre meno spazio alla narrazione classica. Attraverso i testi si cercano di rincorrere i bisogni di quei lettori pigri ma sempre più avvezzi alle immagini eloquenti, cercando di mettere su carta quella che potrebbe essere l’esperienza sensoriale che ciascun degustatore può vivere durante l’assaggio di un bicchiere di vino; una lettura sostanzialmente anticipatoria. Su questa stregua, già nel 2013, in Francia è stato pubblicato un libro di Ophélie Neiman edizioni Marabout dal titolo Le vin c’est pas sorcier – che poi in Italia diventa Vino. Manuale per aspiranti intenditori edito da Giunti Editori (2015) – nel quale, attraverso numerose illustrazioni, si punta ad un apprendimento non noioso, allegro e spensierato. L’assimilazione facilitata è tracciata anche dalla proposta offerta al lettore di esperienza plurisensoriale di tipo pratica, seppur palesemente limitata, n’è un esempio il libro Sommelier... ma non troppo di Fede & Tinto edito

da Rai Eri (2014). In appendice “Le pagine dei sensi” presentate ai lettori: aldilà dell’aspetto visivo dedicato ai colori del vino (che accomuna moltissimi testi del settore) vi sono degli spazi destinati all’olfatto e al tatto. Vi sono dei campi che si possono letteralmente annusare e toccare, con l’intento di completare gli insegnamenti divulgati. Ecco che per far comprendere nel concreto cosa vuol dire speziato si può portare il naso sullo spazio riservato e un odore di cannella,

ad esempio, pervade il lettore. Il principio è quello dei libri d’infanzia che da decenni utilizzano queste misure per l’apprendimento, un esempio notissimo è l’edizione Beccogiallo della Mursia. Altra tendenza editoriale del settore è quella di proporre, ai lettori più curiosi le biografie aziendali, offrendo loro una sorta di panorama conoscitivo di imprese brillanti, come ne Il grande viaggio nel vino italiano. Racconti inediti di vita, vigne, vini pubblicato da Slow Food Editore (2016) che prospetta

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alcune delle più significative storie di vignaioli, accompagnate al tanto amato abbinamento vino e ricette culinarie. Anche I Signori del vino, libro di Marcello Masi e Rocco Tolfa edito da Rai Eri (2016), parte da una breve introduzione alle aziende più note del settore per poi raccontare, attraverso un’intervista ai proprietari delle cantine, gli avvenimenti di imprese che hanno tracciato un percorso importante della storia dell’enologia italiana. Inoltre, sugli scaffali delle librerie si trovano libri che sono solidi testimoni di una realtà che ha bisogno sempre più di un approccio olistico per essere raccontata e di lettori che amano volumi copiosi ai quali va dedicato molto tempo. Un esempio è Storia moderna del vino italiano a cura di Walter Filiputti edito da Skira (2016). A concorrere alla realizzazione di tale volume intervengono numerosi nomi illustri del mondo enoico da Attilio Scienza ad Alberto Mattiacci, da Stefano Micelli a Mario Busso. Essi cercano, attraverso i loro contributi, di dare una visione globale del mondo del vino oggi in Italia, prendendo le mosse dalla storia enologica nostrana di oltre un secolo fino ad arrivare alle realtà più attuali. Un approccio, appunto, olistico che non include solo la storia, ma che ingloba anche l’economia, la legislazione, la comunicazione, l’architettura. Passando per focus dedicati alle scuole enologie, ai corsi per diventare sommelier (la Fisar è citata a pagina 168), alle associazioni, ai cuochi italiani nel mondo... in grado di spiegare, nelle oltre 400 pagine, le diverse dinamiche che sono intervenute (es. tecnologia di precisione) e 46

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che sono ancora in essere (es. la globalizzazione) che hanno contribuito a quella che gli autori definiscono “Il Rinascimento del vino italiano”. Altro libro di approfondimento, che vanta un approccio classico, è Il respiro del vino di Luigi Moio edito da Mondadori (2016). Un volume al contempo tecnico e piacevole. Un testo, dedicato soprattutto ad analizzare il tema degli odori nel vino,che fa riferimento a spiegazioni meramente chimiche utilizzando però un linguaggio adatto a tutti i lettori e metafore semplificative dei fenomeni che intervengono. A conti fatti dove va l’editoria del settore? Attualmente, sugli scaffali delle librerie dedicati al vino sono scarsamente presenti, se non addirittura assenti, generi come autobiografie, romanzi e saggistica. Moltissimi sono i libri i cui autori corrispondono a nomi prestigiosi del comparto, tecnici esperti; forse una tendenza volta a contrastare il dilagante fenomeno dell’autoreferenzialità che specie con gli strumenti telematici è resa disponibile. La

comunicazione visiva influenza prevalentemente la didattica che ha cercato di reinventarsi e proporsi più attraente. Rimane, in alcuni testi, il bisogno affannoso di offrire al lettore un’esperienza sensoriale sempre più vicina a quella realmente degustativa. Le storie di vita non sono più scritte dai protagonisti stessi ma raccontati da soggetti terzi, un po’ come fossero storici del settore. In grandi linee: se alle lettere si sostituiscono i segni grafici, alle recensioni si propongono le testimonianze rese dai protagonisti; se da una parte il testo narrativo si “accorcia” dall’altro si utilizza la narrazione classica per raccontare biografie aziendali. Sembra evidente che, dietro a tutto questo, l’editoria del comparto si trovi divisa come una mela, da una parte chi cerca lettori profani alla materia vino, con il tentativo non tanto di indottrinarli quanto almeno di incuriosirli, e chi rincorre coloro che sono interessati già a questo settore, coloro i quali sono sempre in cerca di approfondimenti.


di Gladys Torres Urday – gladys@torresurday.com

Vinology. Guida visuale ai vini d’Italia e del mondo

Alessandro Torcoli e Antonella Giardina - BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 19 tavole di “iniziazione al vino”, dalla temperatura, alla degustazione, all’abbinamento. 85 “carte di identità” con i più diffusi vitigni autoctoni e internazionali. 40 mappe delle principali regioni viticole del mondo. Come si sceglie, riconosce, gusta e abbina un buon vino: in un manuale innovativo e smart, interamente illustrato e strutturato attraverso sintetiche schede che guidano il lettore passo dopo passo alla conoscenza di vitigni e territori del Belpaese, l’universo del vino viene svelato con grande chiarezza divulgativa da uno dei più quotati esperti di vino, direttore della storica rivista “Civiltà del bere”. Torcoli “smonta” i pregiudizi culturali che riducono il vino a prodotto per pochi iniziati e lo riporta all’altezza dei consumatori.

Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente

Corrado Dottori - Editore Derive Approdi Corrado Dottori è un vignaiolo che produce Verdicchio e non solo sulle colline marchigiane. È approdato alla vigna dopo essersi licenziato da un posto garantito in una grande banca internazionale. E oggi fa il contadino. Cosa significa fare ed essere un agricoltore agli albori del Terzo millennio? Come si fa agricoltura? Cos’è un ambiente? Quali sono le relazioni tra un coltivatore e un sistema vivente quale la vigna? Quale vino produrre? Con quali tecnologie e per ottenere quale gusto? Questo lessico per un’altra “contadinità” ne è la risposta. Un viaggio dentro il mondo della vigna e dentro la vita di chi se ne prende cura. Che passa per la cantina e gli scaffali di vendita. Per la critica del gusto e la storia della produzione viti-vinicola nel Novecento. Per l’enologia e Luigi Veronelli. Per le grandi fiere del vino e i terroir. Una riflessione lungo i sentieri che partono dalla “natura” e sfociano in un prodotto di “artificio” quale una bottiglia di vino. Articolato nella forma di un lessico, questo libro è anche il racconto di ciò che definisce il mondo del vino ma che non trova spazio nelle guide o nei manuali sul bere. E per leggerlo, non serve essere esperti, conoscitori, bevitori o sommelier, basta lasciarsi andare alla linfa che scorre in queste pagine e che ci trascina da un tralcio di vite a una diversa visione dell’ambiente e della natura, a un’ecologia tutta da costruire.

L’invenzione della gioia. Educarsi al vino. Sogno, civiltà, linguaggio

di Sandro Sangiorgi - Porthos Edizioni La degustazione è continua scoperta, un atto che coinvolge per intero e richiede una mente duttile. Dopo le prefazioni di Giuseppe Rinaldi, Rocco Ronchi e Franco Marcoaldi, il libro si sviluppa in diverse sezioni. La prima Approccio al vino è dedicata all’assaggio, al riconoscimento e alla descrizione del vino buono ed è rivolta principalmente alle persone che hanno già scoperto una passione per il liquido odoroso. La seconda Le parole del vino nasce come risultato di un’intensa e appassionata indagine linguistica; vuole proporsi come una sorta di dizionario filosofico dei termini e degli aggettivi che si possono usare per qualificare il vino, evitando sterili tecnicismi e utilizzando appieno la ricchezza lessicale della lingua italiana. La terza parte del libro La Dispensa è rivolta soprattutto ai neofiti che necessitano di informazioni basilari sugli aspetti tecnico-produttivi e degustativi, che sono stati aggiornati grazie al contributo tecnico e scientifico di autorevoli rappresentanti del mondo della ricerca e della produzione vinicola. La quarta sezione infine Visioni e letture è una raccolta di quadri del pittore Marcello Spada associata a una piccola e molto personale antologia di poesie o estratti di prosa.

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di Jimmy Pessina

Tra i misteri delle Ande Perù, dalle città degli Incas all’enigma di Nazca: alla scoperta dei popoli precolombiani

A

lba grigia, strada deserta. Auto parcheggiate, ma non molte, vecchie e nuove, alcune decrepite. Cammino verso il mare, verso l’Oceano Pacifico, e pochi metri, uscito dall’albergo, mi sembra di sentirne già il profumo. O forse lo desidero soltanto. Mi guardo intorno: piccole case di inizio secolo dai colori pastello e alti palazzi moderni di vetro, tutti ben tenuti, alberi e fiori. Improvvisamente, nel silenzio assoluto, un rumore sordo, ripetuto, strascicato. È come un immenso respiro roco e profondo, lo scroscio di un gigantesco

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acciottolio, le onde lunghe di un grande mare, del mare più grande del mondo. Ma dov’è l’oceano? La mia strada termina incrociandone un’altra perpendicolare, proprio su una curva, tra i due palazzi altissimi. Di fronte a me c’è solo un muretto basso di mattoni e qualche cespuglio polveroso. Eccolo, l’oceano. A picco sotto di me, un salto di almeno 150 metri. Le onde fanno rotolare avanti e indietro milioni di grossi sassi neri. La costa ferita da calanchi ripidissimi è un’immensa mezzaluna che sfuma e si confonde in lontananza nella

tipica nebbiolina locale, la garua. Sui costoni grigi e terrosi. macchie di prati e sfolgoranti buganvillee. Mi tornano in mente le prime pagine di Storia di Mayrta, romanzo di Mario Vargas Losa: Lo spettacolo della miseria, un tempo appannaggio delle borgate, poi del centro, adesso appartiene a tutta la città inclusi i quartieri residenziali e privilegiati come Miraflores, Barranco, San Isidro. Lima è una megalopoli di oltre dieci milioni di abitanti, fondate nel 1535 sulle rive del fiume Rimac da Francisco Pizarro. Fino a buona parte dell’800 era stata la più


importante dell’America Latina e veniva chiamata la Ciudad de los Reyes. Le tracce dell’antico splendore ci sono ancora e la sua importanza la si avverte soprattutto nell’austera plaza de Armas (tutte le piazze principali di ogni città o paese si chiamano così), un grande rettangolo con la cattedrale, il Palazzo del Governo e quello municipale. Lima è stata distrutta più volte da incendi guerre e terremoti e i suoi monumenti più importanti sono stati ricostruiti. La cattedrale è della meta del ‘700. I monumenti più interessanti sono la chiesa e il convento di San Francisco, con una grande biblioteca del ‘600 e una profusione di ori accecanti. Cuzco, il centro quechua (quella degli Incas e degli Indios attuali) era la capitale dell’impero e l’ombelico del mondo. Finalmente, come il piccolo Ernesto, l’io narrante de I fiumi profondi di José Maria Arguedas, potrò toccare le famose mura arcaiche, seguire letteralmente la linea ondulata, imprevedibile, come quella dei fiumi. E lo faccio subito, appena arrivato nel bellissimo albergo accanto al convento di Santo Domingo, costruito sulle rovine imponenti del Coricancha, la Corte d’Oro. Era il tempio dedicato al sole, nonché osservatorio astronomico. Fanno impressione le sue enormi pietre scure, tagliate innumerevoli angoli (fino a 12), sovrapposte senza alcune amalgama e perfettamente combacianti. Proprio per il peso e la forma bizzarra hanno resistito agli innumerevoli terremoti, che non risparmiarono invece molti edifici spagnoli, nonostante la protezione del Senor de los Temblores, venerato crocefisso che si trova nella cattedrale, regalato il Sommelier | n. 2 - 2017

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alla città dell’Imperatore Carlo V. Plaza des Armas, centro e cuore di Cuzco, è un luogo magico: saranno la luce e l’aria limpidissima e tiepida, nonostante i suoi 3.400 metri d’altitudine della città, sarà la straordinaria armonia dei portici che circondano la piazza, sottolineata dal Barocco fastoso delle chiese, in particolare quello di La Compania (la presenza dei gesuiti è una

costante), sarà la sorridente gentilezza degli abitanti. A pochi chilometri dal centro della città e un poco più in alto si trovano le ciclopiche rovine della fortezza di Sacsayhuaman. Lasciamo Cuzco per avviarci in pullman al mitico Machu Picchu percorrendo la Valle Sacra degli Incas, in fondo alla quale scorre l’Urubamba, il fiume padre del Rio delle Amazzoni. La strada scende tra

monti altissimi, terrazzati fino a quasi 4.000 metri, dove da tempo memorabile si coltivano mais e soprattutto patate. In Perù si mangia bene: ottimo il pesce sulla costa, gamberi di fiume squisiti, gustosa anche la carne, saporite le verdure e frutta; il vino locale è buono, ma il vero re è sua Maestà il “Pisco”. La prima fermata è a Pisac, dove tutti i giorni c’è un mercato pieno di colori, dove si

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compra contrattando con allegra

ancora fino a Ollantaytombo,

alto, scalati ripidi pendii, la

fermezza oggetti di vario

villaggio fortificato costruito nel

fortezza e i luoghi sacri si

artigianato. Proseguiamo fino a

400 a 2.800 metri di quota. In

concedono al turista stremato. Qui

Yucay per il pranzo, ma ci

basso si attraversa il villaggio vero

il capo Manco Inca oppose

ritorneremo per dormire in un

e proprio, abitato dai contadini,

l’ultima, strenua resistenza agli

delizioso albergo ricavato da un

oggi come mezzo millennio fa, e la

invasori spagnoli. Lungo la Valle

convento. Dopo scendiamo

cosa fa davvero impressione. In

Sacra fino a Ollanta il trenino porta

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alla base del Machu Picchu, a

orchidee della foresta tropicale. Si

2.00 metri d’altitudine. La ferrovia

avverte il respiro verde della selva

corre lungo l’Urubamba sempre

amazzonica, che in linea d’aria

più impetuoso e tra una

dista poche centinaia di

vegetazione che cambia

chilometri. Finalmente, con un

rapidamente, passando dai

pullmino si scala la vertiginosa

cactus alle ginestre e alle

parete che porta alla Vecchia

Cima (questo significa Machu Picchu) e finalmente ecco la città perduta, che gli spagnoli non hanno mai nominato nei loro documenti e che lo storico americano Hiram Bingham scoprì il 24 luglio del 1911. Inutile tentare di descriverla, questa città celeberrima. Appartiene ormai alla cultura universale, come il Partenone o il Colosseo. Passarci una giornata intera, fino al tramonto, quando la folla degli altri turisti si è ormai diradata, è un’emozione immensa, sconvolgente, un senso di sospensione indicibile tra cielo e terra, di leggerezza e di mistero. Il lago Tititaca si raggiunge in autobus lungo l’altipiano, senza scendere mai sotto i 3.00 metri, in un paesaggio sterminato e maestoso tra cime altissime e innevate, dove tutto è luce e silenzio. Lama e vigogne guardano impassibili. A 4.200 il Sommelier | n. 2 - 2017

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metri, ad Aguas Calientes, dopo

stesse, è formata da strati di

Bianca”, è situata a 2.800 metri

una curva appare improvvisa una

canne aggiunti a quelli

d’altitudine, circondata vulcani di

striscia turchese, lontana. È il più

sedimentati; le capanne, che però

6.000 metri, e ha quasi un milione

alto lago navigabile del mondo. La

hanno pannelli solari per l’energia

mezzo di abitanti. È una città

visita alle “isole galleggianti” degli

e le loro classiche piroghe. Secoli

coloniale bellissima, piena di

indios Uros è breve. Tutto è di

fa queste tribù cominciarono la

verde, colta e animata, con

paglia, di una canna chiamata

loro insolita esistenza sulle acque,

monumenti straordinari come il

totora, che si può mangiare,

per sfuggire ai loro nemici. Oggi le

monastero di Santa Catalina (una

leggermente dolce e dissetante; la

isole hanno circa 300 abitanti.

cittadella con vita propria, in parte

soffice pavimentazione delle isole

Proseguo per Arequipa, la “Città

ancora di clausura, e con strade e

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case di suore di nobile famiglia

Panamericana Sur che costeggia

animale e disegni, lunghi anche

del XVI secolo) e con

l’oceano è piena di curve a

centinaia di metri, restano sempre

un’animazione notturna

strapiombo. Occorrono 600

misteriosi. Il viaggio prosegue

effervescente. Arequipa sembra

chilometri per raggiungere Nazca

verso nord. A Paracas ci fermiamo

quasi un’oasi, circondata da un

e le sue linee misteriose, enormi

per visitare le Ballestas, una sorta

deserto pietroso di lava bianca e

disegni geometrici e non, tracciati

di Galapagos in miniatura. Sono

grigia. Dopo un centinaio di

nel deserto e visibili solo dall’alto.

note anche come le “isole del

chilometri, il pullman raggiunge

Ci voliamo sopra, a bordo di

guano”, deposto in quantità

l’oceano e ricominciamo a salire

fragorosi aerei monomotore: “la

impressionante da innumerevoli

verso nord. La strada

scimmia”, “il colibrì”, gli altri

esemplari di foche, leoni marini, pinguini e da milioni di uccelli di ogni genere, soprattutto gabbiani, gallinelle di mare, sule, avvoltoi e pellicani. A Lima prendo l’aereo di ritorno, che volerà questa volta verso la notte, 11 ore di viaggio al buio. Un buio che mi ricorda come mi sono avvicinato, per un momento sfortunatamente troppo breve, a un mondo sconosciuto, oscuro e limpido al tempo stesso, duro e dolcissimo, un mondo di pietre e di acque cristallini, che andrebbe attraversato, come dice Arguedas, “con inesauribile lentezza”. il Sommelier | n. 2 - 2017

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di Davide Amadei

Chianti Classico Collection 2017: territorio e origine fanno qualità Alla Stazione Leopolda di Firenze, nella Chianti Classico Collection 2017 del 13 e 14 febbraio 2017, era attesa al varco soprattutto l’annata 2015, per i Chianti Classico ultimi “usciti”.

U

n’annata che ha visto condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli, con estrema regolarità di temperature, sole e pioggia, per cui le aspettative erano elevate; e non sono state affatto deluse. In generale, i vini frutto dell’annata 2015 hanno colore netto, vivace, bello; soprattutto hanno tanta polpa fruttata, struttura e grande equilibrio gustativo, tannini ben presenti ma piacevoli, levigati, maturi. L’equilibrio e la qualità dell’annata consentono ai vini anche di “leggere e tradurre”, meglio che

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in altri casi, le diversità territoriali delle varie zone del Chianti Classico: ecco che con i 2015 ben si percepiscono, ad esempio, le sfumature, i fiori, la freschezza acida, la golosa bevibilità dei vini di Radda; la struttura ed il più netto tannino dei prodotti dell’area di Barberino; il mix di freschezza, ricchezza olfattiva e corpo dei vini di Lamole, di grande equilibrio come quelli di Gaiole, caratterizzati da elevata finezza dei tannini e spiccata varietà dei profumi. In generale anche i Chianti Classico 2014 rispecchiano fedelmente l’annata, fresca, piovosa, con vini non

particolarmente strutturati, con scarso tannino (per fortuna: forse sarebbe stato verde, per non aver raggiunto la giusta maturazione), ma eleganti e spesso complessi all’olfatto, e in bocca molto freschi, succosi, piacevoli, di grande bevibilità. E in questa Collection sono stati presentati i 2014 dei produttori che hanno atteso qualche mese di più per imbottigliarli, ed i vini ne hanno molto beneficiato: rispetto ai 2014 dello scorso anno, questi sono più equilibrati, hanno meglio integrato le componenti. Della stessa annata 2014 sono inaspettatamente molto ricche le Riserve, conseguenti ad un accurato lavoro di selezione in vigna che ha dato i suoi buoni frutti. Certamente, poi, le Riserve e i Gran Selezione 2013 hanno un equilibrio rimarchevole, per vini normalmente completi, ricchi, piacevolissimi. Da segnalare che continua ad essere incerta, per molti assaggiatori di varia estrazione (enotecari, giornalisti, sommelier), la definizione della tipologia Gran Selezione: per tante aziende si tratta in effetti del vino di punta, del prodotto di maggior qualità e corrispondenza territoriale, magari anche di un singolo vigneto; per moltissime altre pare invece un prodotto costruito per certi mercati, ben confezionato, dove l’affinamento in legno rischia di soffocare le caratteristiche tipiche derivanti dalle uve del territorio chiantigiano. Alla comunicazione del territorio e della origine è stata dedicata la tavola rotonda organizzata nell’ambito della Collection: si è soprattutto discusso della recente “Dichiarazione congiunta per la protezione del luogo di produzione

e dell’origine dei vini”, alleanza tra venti prestigiose regioni vitivinicole mondiali (Borgogna, Champagne, Bordeaux, Barossa Valley, Napa Valley, Jerez, Rioja, Douro…), tra le quali il Consorzio Chianti Classico prima ed unica zona italiana, nata nel 2005 per la valorizzazione, promozione e riconoscibilità delle denominazioni d’eccellenza, e volta alla mappatura mondiale dei territori più vocati alla produzione di grandi vini. Infine, si deve rilevare un’accelerazione nel percorso, finora purtroppo lento e faticoso, di riconoscimento di una zonazione del Chianti Classico, con l’individuazione formale (di fatto in parte già esistente) di aree territoriali ben caratterizzate e distinte e la possibilità, da disciplinare, di indicarle in etichette come menzioni geografiche aggiuntive. Pesa in questo senso l’apertura del Marchese Piero Antinori, la cui importanza di produttore anche chiantigiano non occorre sottolineare, ed il Direttore del Consorzio Chianti Classico, Giuseppe Liberatore, ha precisato che la zonazione è ormai costante materia di discussione nelle riunioni recenti e prossime del consiglio di amministrazione. La crescita impetuosa che ha segnato il Consorzio ed il vino Chianti Classico negli ultimi anni, con una qualità media dei prodotti sempre maggiore ed uniforme, percepibile ad ogni Collection, non può più prescindere da questa ulteriore, e decisiva, facoltà nel senso della valorizzazione del territorio d’origine. A seguire i miei assaggi.

Chianti Classico 2015 Badia a Coltibuono: naso di grande finezza e territorialità, il Sommelier | n. 2 - 2017

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complesso, territoriale, con terra bagnata, frutto rosso, sensazioni di arbusti aromatici mediterranei; bocca di grande struttura, larga ma fresca, armonica, tannino finissimo, con tanta sapidità a creare contrasto; finale ricco, succoso, con frutto, roccia e fiori. Cigliano: naso intrigante con alloro, cenni minerali e cinerei, fiori rossi freschi; in bocca entra avvolgente e poi è ben rinfrescato da una notevole presenza sapida; il tannino è netto, di grana fitta; il finale è complesso, intenso nelle sue note di fiori, erbette, terra e frutto.

classicissimo, di sangiovese puro, con terra, cenere, vari fiori, ciliegia fresca, alloro; in bocca è tagliente, freschissimo di acidità, entra in punta di piedi e cresce, in bella progressione, con finale roccioso e floreale, non lunghissimo ma decisamente invitante, con una tipicità didattica. Le Miccine: naso originale, non complesso, marino e floreale; bocca equilibrata, bel tannino a

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creare movimento, netta sapidità, con finale piuttosto lungo e pulito, preciso sulle note di frutto rosso. Castellinuzza e Piuca: naso originale ma classico, con fiori rossi, cenere, erbette aromatiche, timo; bocca affusolata, con tannino di grana molto fine, carezzevole; centro bocca con bel frutto rosso, equilibratissimo, finale terroso, pulito, ben contrastato. San Giusto a Rentennano: naso

Chianti Classico 2014

Vallone di Cecione ha naso sfaccettato, fresco, con tanti fiori, pietra ed arbusti aromatici, melagrana e ciliegia appena colta; in bocca la beva è agile, scattante, territoriale, con finale marino, iodato e floreale; colpiscono anche la presenza e la pulizia del tannino, rare per l’annata. Isole e Olena è elegante all’olfatto, con erbette aromatiche, timo e alloro, fiori e frutta, anche arancia sanguinella; in bocca colpisce per la sapidità, è quasi salato, marino, con ritorni iodati nel finale molto rinfrescante; ha struttura inaspettata per l’annata, con finale succosissimo, goloso (tra i migliori anche il 2015 della stessa azienda). Lamole di Lamole ha naso con tante sfumature, alloro e fiori, cenni di cenere e terra; bocca di buona struttura, con freschezza acida invitante, tannino sfumato, leggero, pulito, buona sapidità marina, che crea nel finale un bel contrasto ed un notevole allungo succoso Fontodi – Filetta di Lamole si presenta con un olfatto elegante, con cenni marini, iodati, freschi,


fiori e piccoli frutti; bocca ficcante, tesa, freschissima, molto sapida al centro, con finale pieno di fiori e terra, invitante, succoso. Val delle Corti è una prosopopea di freschezza invitante sia al naso sia in bocca: un’alternanza di cenni minerali cinerei e fiori rossi freschi, rosa e viola, con ciliegia fresca e melagrana; al gusto è una lama, ha acidità viva che dona una piacevolezza che rapisce, con una scia sapida finale a completare il quadro.

Chianti Classico Riserva 2014 Di questa annata fredda hanno colpito, paradossalmente, le Riserve di tre vignaioli “veraci” dell’area alta di Radda: il Caparsino di Paolo Cianferoni (Caparsa), ha naso intenso, bellissimo frutto rosso centrato,

classico; la bocca è fresca, agile, dinamica, tannino molto fine e finale contrastato, sapido e succoso, invitante; il Campitello di Michele Braganti (Monteraponi), ha all’olfatto menta fresca e alloro, piccoli frutti e fiori rossi, note rocciose, davvero sfaccettato; in bocca è teso, ficcante, arioso, con finale succosissimo, tra pietra, piccoli frutti rossi ed erbette aromatiche fresche; Val delle Corti (uno dei migliori assaggi) di Roberto Bianchi si offre al naso con fiori freschi, vari e diversi, erbette aromatiche e balsamiche fresche, sensazioni gessose e marine, intrigante; in bocca ha una piacevolezza eccezionale, fuori norma; con tannino soffuso e salivazione abbondante, ha sapidità che determina un allungo notevole, succosissimo e floreale,

che pulisce ed invita, senza cedimenti.

Chianti Classico Riserva 2013 “Levigne” di Istine è la Riserva che Angela Fronti ricava dalla selezione dei migliori vini dalle singole vigne aziendali, in particolare Istine (tra i 480 e 550 m., una delle più alte del Chianti Classico) e Casanova dell’Aia (a 500 m.): all’olfatto ha tanti fiori in un contesto di netta mineralità, piccoli frutti di bosco, ribes e fragolina, fine; in bocca ha struttura e avvolgenza, subito contrastate da un tannino giovane, netto e fine, freschezza ma soprattutto tanta sapidità a centro bocca; finale con notevole allungo, sul frutto rosso e le erbe aromatiche; di gran carattere territoriale. “La Selvanella” di Melini è uno il Sommelier | n. 2 - 2017

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dei primi cru individuati e distinti in Chianti Classico, in cima alla collina tra Castellina e Radda a 400/480 m., e forse è stato il primo vino da singolo vigneto in Italia nel 1969: naso marino, con piccoli frutti rossi, non particolarmente complesso ma fine; bocca piacevolissima, terrosa, morbida ma verticale, molto fresca, con bella sapidità minerale e finale pulito, succoso, con ritorni di alloro, terra, fiori; classico sangiovese chiantigiano . Querciabella presenta un naso ricco, con spezie fini e toni balsamici freschi, frutto rosso maturo e arbusti mediterranei; in bocca colpisce l’equilibrio e l’integrazione delle componenti, tutte di alto livello e qualità; 60

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l’avvolgenza dell’attacco si armonizza con un tannino di grana fine ed una salivazione netta, e soprattutto ha una sapidità che allunga il finale a dismisura, pieno di succo, di frutto e terra.

che della stessa azienda sono risultati tra i migliori assaggi anche il “base” 2015, elegantissimo e goloso, e la Riserva Poggio a’ Frati 2013, estremamente ricca di sfumature (tra roccia e lamponi), arioso e di raro equilibrio. E si deve sottolineare anche la precisa capacità di lettura delle diversità territoriali: i Chianti Classico della Tenuta di Capraia (stessa proprietà e conduzione), da zona calda, nella parte bassa di Castellina ricca d’argilla, ne traducono fedelmente le caratteristiche nel bicchiere, con vini diversi, più larghi e tannici, com’è giusto che sia, rispetto a quelli di Rocca di Castagnoli. Il Vigneto Campolungo, cru di Lamole di Lamole, ha naso un po’ scuro, grafite e mora, cenni di tabacco, ma anche terra umida e fiori secchi; al gusto è potente ed elegante, ha energia e dinamica, con una sapidità netta, masticabile, che allunga il finale ricco e terroso. La Gran Selezione di Castello di Albola presenta note marine e legni pregiati al naso, viola e terra, melagrana e arancia rossa; ha una bocca splendida, succosa, di grande equilibrio, con tannino setoso e finale di fiori e pietra, coinvolgente, invitante.

Chianti Classico Gran Selezione 2013

Chianti Classico Gran Selezione 2012

La Gran Selezione Stielle di Rocca di Castagnoli è intrigante al naso, con sensazioni marine iodate, alloro ed altre erbe, anche officinali; in bocca il tannino è velluto, l’equilibrio è inarrivabile, pare salato, e la persistenza è profonda, non cede mai, sembra finire e poi riemerge, con frutto, spezie fini, arbusti e tanta terra, emozionante; coup de coeur della Collection 2017. Da segnalare

Il Vigneto San Marcellino di Rocca di Montegrossi è una bomba di territorialità: ha olfatto terroso e balsamico, frutto rosso pieno, netto; grande bocca, ricca, con tanta materia ed energia, tannino arrembante, tanto ma fine, giovanissimo; lunghissimo il finale, così come la vita che questo vino ha davanti a sé; da dimenticare in cantina e poi goderne, parecchio, tra qualche anno.


di Nicola Masiello

Anteprima Brunello di Montalcino Un 2016 con un pedoclima variabile che non ha alterato la qualità del prodotto.

È

stato questo 2016 con un andamento climatico in inverno piovoso, leggermente caldo rispetto alla media del periodo, segue una primavera fresca specialmente nel periodo di Aprile, germoglia mento anticipato, segue il Maggio/ Giugno con calo della temperatura ed un Luglio abbastanza caldo con buone escursioni termiche e isolati piovaschi; ad Agosto andamento regolare fino alla sua metà a cui seguono giornate piovose che in qualche caso hanno portato problemi di salubrità  in vigna, problemi

che si sono attenuati grazie alla successive giornate con buona ventilazione da Nord. La vendemmia posticipata per i vini rossi verso la prima decade di Settembre si è protratta sino ai primi di Ottobre a causa dell’instabilità di cui sopra  mettendo alla prova i viticoltori in modo impegnativo. Quindi  se la fase vegetativa non ha subito particolare stress, questa andamento ha  obbligato i produttori a delle scelte importanti sia in vigna che  in cantina per ottenere buoni risultati. il Sommelier | n. 2 - 2017

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Brunello di Montalcino Docg 2012 Le aspettative per questa annata calda ci riconducevano a vini carichi di colore, un po’ marmellatosi con alto grado alcolico, invece salvo alcuni casi ci siamo trovati di fronte a vini con colori vivi e brillanti, raramente aranciati all’unghia, di buona concentrazione cromatica ,al naso puliti, con sentori di frutti rossi piccoli e di sottobosco maturi; la mineralità è presente insieme a note di vegetale, speziatura elegante, leggermente balsamici. Caldi di alcol, freschi di acidità, con tannini puliti in evoluzione e marcati; elementi che spostano 62

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l’equilibrio verso il basso e che fanno ben sperare per la longevità del vino. Buona la sapidità. I nostri migliori assaggi:

CASTIGLION DEL BOSCO Colore rosso granato all’unghia, pulito; naso schietto, complesso, persistente con sentori di frutti rossi maturi e di spezie. Al gusto caldo rotondo, equilibrato, tannini dolci, persistente, pronto alla beva.

denso. Al naso schietto, fine, complesso con fruttato maturo e sentori terziari che riconducono a profumi balsamici leggero tabacco. Al gusto di buona struttura generale che difetta un po’ nella morbidezza per una leggera dominanza acida. Sapido, persistente, di sicura evoluzione.

FERRERO

Rosso rubino con riflessi granati; al naso schietto, fine, profumi di marasca matura , e viola. Sentori di liquerizia e pepe. Al gusto rotondo, elegante, equilibrato con note tanniche non eccessive. Buona sapidità.

Rosso rubino, appena aranciato all’unghia , poco scorrevole, limpido. Al naso complesso con profumi di frutti rossi maturi e vegetale di tabacco e  viola appassita, speziatura dolce e cacao. Al gusto, rotondo, equilibrato, armonico. Nota acida coperta ed in equilibrio con un tannino abbastanza elegante.

DONATELLA CINELLI COLOMBINI

IL MARRONETO

Rosso rubino, limpido , poco

Rosso rubino carico, limpido,

CERBAIA


denso; al naso fine e persistente con profumi di frutta rossa matura e sottobosconote balsamiche e iodate. Al gusto caldo, di corpo, con piacevole dominanza acida, tannino dinamico, sapido.

IL POGGIOLO “BRAMANTE”

Colore rosso rubino, limpido, scorrevole; al naso intenso, schietto, persistente, note fruttate e speziate ben legate al vegetale di tabacco e rosa appassita. Al gusto caldo e rotondo, fresco e giustamente tannico.

LA GERLA

Rosso rubino carico, poco trasparente; al naso intenso e persistente, fine, piacevole il frutto maturo di prugna e ribes maturo, minerale; al gusto caldo, di buona struttura, tannino ancora in evoluzione e piacevole sensazione di sapida.

LA PODERINA

Rosso rubino con riflessi aranciati, limpido, trasparente, al naso intenso e complesso con sentori di frutta matura rossa, sottobosco e vaniglia in evoluzione. In bocca di corpo, caldo, rotondo. Persistente equilibrato.

aranciato, denso; al naso intenso e fine con sentori di frutto rosso in surmaturazione, note balsamiche e sottobosco maturo, chiude la liquerizia; al gusto molto caldo, di corpo trama tannica pulita e battente, lungo di beva.

SASSO DI SOLE

Colore rosso rubino carico, riflesso aranciato, denso; al naso fine, complesso, note balsamiche

piacevoli su frutto piccolo maturo di fragoline e ribes, leggera liquerizia; al gusto caldo, di corpo, non ancora in equilibrio con le parti dure ancora presenti, fresco di beva.

CAPRILI

Colore rosso rubino, denso, poco scorrevole; naso fine e schietto con frutto pulito piacevoli note vegetali secche di macchia mediterranea, rosa appassita e tabacco, speziatura

PIETROSO

Colore rosso rubino, poco denso; al naso complesso, intenso, persistente con note di frutta surmatura e spezie eleganti e boise. Al gusto caldo, robusto, poco equilibrato per tannicità presente, sapido, persistente.

POGGIO ANTICO “ALTERO”

Colore rosso rubino intenso, limpido, scorrevole; al naso è fine schietto, con sentori in prevalenza di frutta matura e aromi terziari che conducono al vegetale secco, tabacco, caffè. Al gusto, caldo, di corpo, fresco, tannini puliti, sapido e persistente.

BELLARIA “ASSUNTO”

Colore rosso rubino, appena il Sommelier | n. 2 - 2017

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leggera di pepe bianco e cacao; al gusto è caldo, di corpo, robusto e rotondo con sapidità marcata.

Brunello di Montalcino Docg Riserva BANFI “POGGIO ALLE MURA” Ris. 2011 Colore rosso rubino tendente all’aranciato, poco denso; al naso complesso, fine, piacevole nelle note di frutto rosso  sottobosco legate al frutto candito di cedro, speziatura importante con vaniglia e pepe, legno pulito non invadente, note balsamiche; al gusto è caldo, rotondo, giustamente tannico, sapido.

SESTI “PHENOMENA” Ris. 2011 Colore rosso rubino aranciato 64

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all’unghia, poco denso; al naso è complesso ed intenso con floreale di viola e rosa appassita, erba amaricante secca, frutta surmatura

rossa e sottobosco, spezie dolci e dure, note iodate. Al gusto è molto caldo, di corpo, rotando, tannino setoso, lungo di bocca.


di Patrizia Lodola - Referente Fisar in Rosa Italia Nord Est

Fisar in Rosa incontra le Langhe È stato un affascinante viaggio nel cuore e nello spirito di una terra di nobili vigneti: le Langhe dove sono radicate secolari tradizioni, la cultura e le produzioni enogastronomiche tipiche.

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l 25 e 26 Marzo 2017 oltre 80 socie e soci Fisar hanno partecipato alla visita nel cuore delle Langhe, organizzata da Fisar in Rosa. Un incontro importante che ha visto riunite le sommelier provenienti dalle varie Delegazioni Fisar d’Italia. Presenti le referenti del territorio nazionale, in primis, Antonella Sessa per il Nord Ovest , deliziosa padrona di casa, Patrizia Loiola per il Nord Est, Emma Lami per il Centro, Anita Mercogliano per il Sud e la Coordinatrice Nazionale Luisella Rubin, instancabile punto di riferimento del Progetto Fisar in Rosa. È stato un affascinante viaggio nel cuore e nello spirito di una terra di nobili vigneti: le Langhe dove sono radicate secolari tradizioni, la cultura e le produzioni enogastronomiche tipiche. È quello delle Langhe un paesaggio unico al mondo, diventato patrimonio dell’Umanità e dichiarato il 50°sito italiano dell’Unesco. Un programma denso di appuntamenti che ha visto la partecipazione di alcune importanti produttrici langarole, nella cornice spettacolare del paesaggio, ma anche di luoghi ricchi di storia, di

cultura e di fascino, un’esperienza che rimarrà nel ricordo e nel cuore di quanti vi hanno aderito. Ma procediamo con ordine.

Ci siamo trovati come punto d’incontro a Barolo e già questo ha preannunciato che le due giornate sarebbero state all’insegna della

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bellezza: siamo veramente nella patria del grande vino famoso in tutto il mondo definito “il re dei vini, il vino dei re”, dove le colline e il paesaggio dei vigneti colpiscono al cuore, ma anche il Castello dei Marchesi Falletti che domina il paese, sede di avvenimenti importanti della storia d’Italia, suscita grandi emozioni. Da qui siamo partiti per il primo appuntamento ufficiale all’Oratorio di Sant’Agostino di Monforte d’Alba (CN), location molto suggestiva, dove si è svolta la tavola rotonda e la degustazione di vini e formaggi pregiati, con il coinvolgimento e la partecipazione di alcune appassionate produttrici. Sono intervenuti Livio Genesio, Sindaco del Comune di Monforte d’Alba (CN), Graziella Cescon Presidente Nazionale Fisar, Luisella Rubin Coordinatrice Nazionale Fisar in Rosa ed organizzatrice dell’evento. Significativa la presenza di Giuliana Cirio, Direttore di Confindustria Cuneo e poi le produttrici Sara Vezza, Az. Agricola Josetta Saffirio, Anna Maria Abbona, Az. Vinicola Anna Maria Abbona, Elena Bonelli, cantina Ettore Germano, Bruna Grimaldi, Az. Agricola Grimaldi Bruna e Anna Varaldo Az. Agricola Varaldo Rino, che ci hanno fatto degustare quattro vini Barolo e un Barbaresco, di alta qualità, vere espressioni delle differenti caratteristiche territoriali del vitigno nebbiolo.Al termine anche una preziosa degustazione di formaggi tipici tra cui un eccezionale Castelmagno prodotto da Elisa Fantino della famosa azienda Conterno Fantino di Monforte d’Alba(CN). Ha moderato l’incontro 66

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Monica Pisciella, giornalista ed esperta di comunicazione del vino, alla quale dobbiamo un grande riconoscimento per il supporto dato all’organizzazione dell’evento. Presente all’incontro anche Laura Maggi, Segretario Nazionale Fisar. All’uscita una leggera pioggia ha bagnato di fortuna l’incontro sotto gli ombrelli colorati delle sommelier, nel bel paesaggio di Langa. Un veloce rientro a Barolo per dedicarci alla vista di una delle cantine più prestigiose e dense di storia di tutta Italia: quella dei Marchesi di Barolo, che ha sede nel palazzo prospiciente il Castello dei Marchesi Falletti. La famiglia Abbona, alla quinta generazione, continua l’opera iniziata più di due secoli fa; produce vini di elevata qualità, destinati ad arricchire, anno per anno, la storia di una grande famiglia dove attualità e tradizione si incontrano e dove si tramanda un importante patrimonio di vigne e cantine. Molto emozionante trovarsi davanti alle grandi e antiche botti di legno decorate e fatte realizzare da Juliette Colbert di Maulévrier, pronipote del famoso ministro delle finanze del Re Sole: fu proprio lei, una donna, ad intuire le grandi potenzialità del vino prodotto a Barolo. Questa entusiasmante esperienza ha avuto il suo culmine nella cena di gala assieme alla produttrice Anna Maria Abbona presso il Ristorante Marchesi di Barolo, con menù tipico del territorio, abbinato a vini importanti, presentati con la consueta grazia e competenza da Karen Casagrande, Fisar Ambassador, anche con una versione in musica, con cui ha potuto deliziarci grazie al il Sommelier | n. 2 - 2017

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suo talento canoro, oltre che degustativo. In questa occasione è stata accompagnata alla chitarra dal musicista Daniel D’Andrea. Indimenticabili i vini in abbinamento ai piatti, dal Roero Arneis 2015 piacevole ed elegante, profumi di acacia evidenti, dotato di buona acidità, non banale, alla Barbera Peiragal 2014 dal carattere spiccato, sentori di ribes nero e nocciole, fusi in un’interessante nota boisè e di speziature, fino ad arrivare ad un maestoso Barolo Cannubi 2011, servito in una lunga ed originale bottiglia, tannino elegante e caratteristico, quasi austero, con note di mora intriganti, per poi chiudere con la piacevolezza del Moscato Zagara 2011. Chicca finale la presenza del maestro cioccolatiere Marco Vacchieri, che ha presentato una degustazione di cioccolati fondenti di grande qualità accompagnati da un sorso prezioso di Barolo Chinato dei Marchesi di Barolo. Da sottolineare il perfetto servizio dei sommelier della neonata Delegazione di Cuneo, guidati dal Delegato Claudio Leonardo Moretti, effettuato con grande professionalità, sia presso l’Oratorio durante il Wine Tasting/

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Tavola Rotonda, sia durante la cena di gala. La mattina successiva, svegliati dal sole che ci ha donato una fotografia diversa delle Langhe, della sua dolcezza e nei suoi colori primaverili, eccoci in visita a Ceretto Aziende Vitivinicole in località San Cassiano- Alba. Strepitosa azienda, che vanta una lunga tradizione vitivinicola, da molto tempo dedita alla viticoltura biologica e negli ultimi anni, su alcuni vigneti anche biodinamica. Il contesto è molto bello e particolare, ci si trova immersi nelle vigne in un ambiente dove storia e modernità si fondono in piena armonia. Dal Belvedere chiamato “Acino”, struttura architettonica moderna a forma di sfera, si può godere di una splendida vista sui vigneti che si estendono sulle dolci colline di Langa. Ad accoglierci Lisa Ceretto, una dei fratelli Ceretto e l’enologa Franca Ratti che ci ha raccontato il percorso di conversione a biologico della produzione e guidati nella degustazione del Nebbiolo d’Alba Doc Bernardina 2015 dal piacevole impatto di bocca, con tannino importante ma ben integrato nel sorso, franco e schietto e del

Barolo Docg 2013, le cui note di ciliegia e caffè si rincorrono tra naso e bocca. Alla fine, nello scenario fantastico, sospeso nel vuoto, sono partiti gli scatti fotografici, i selfie di rito! Ultima tappa, più di tipo culinario, quella per il pranzo, baciati dal sole a Diano d’Alba, presso la “Trattoria nelle Vigne”, locale immerso nelle magnifiche vigne di Langa, abbiamo assaporato piatti semplici e genuini della tradizione langarola, come gli gnocchetti al raschera e l’arrosto alle nocciole, accompagnati da vini di qualità del territorio. Che dire in chiusura? Le Langhe con Fisar in Rosa sono state due giornate all’insegna della degustazione di un blend unico nel suo genere, ricco delle diverse sfumature che solo le donne sanno dare, bionde e brune, rosse e viola, tostate e tanniche, eleganti e rustiche, sottili ma anche persistenti, setose e vellutate, intriganti e austere, giovani e mature. Le sommelier e i sommelier presenti a questo indimenticabile evento, vissuto con allegria e serenità, attendono ora impazienti l’appuntamento del prossimo anno.


di Enza Bettelli con l’abbinamento di Nicola Masiello Presidente Emerito F.I.S.A.R.

L’ANTICA BONTÀ DEL “DIVIN PORCELLO” La porchetta è un tipico piatto dell’Italia Centrale che si è poi diffuso come rustico street food dal gusto irresistibilmente appetitoso.

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l Porcus trojanus è l’antenato dell’attuale porchetta e risale al tempo dei Romani ma, pur essendo profumato con erbe selvatiche e aromi, era farcito con sostanziosi ripieni. Oggi sono molte le varianti regionali della porchetta, ma alla base c’è sempre un maialino svezzato, che non va confuso con il lattonzolo o maialino di latte che ha un’età compresa tra 6 e 8 settimane, non è ancora stato svezzato e ha un gusto più delicato di quello già svezzato impiegato per questa ricetta. La preparazione della porchetta è ancora quella tradizionale ed è eseguita quasi esclusivamente a mano poiché il maialino va disossato e ripulito, senza però togliere la cotenna che diventa una deliziosa crosta che contribuisce inoltre a mantenere morbida la carne che racchiude. La carne viene quindi salata massaggiandola con sale marino, poi aromatizzata con erbe e spezie, legata a cilindro attorno a un tubo o a un bastone e infine lasciata riposare. La cottura dura da 3 a 6 ore, in alcune zone ancora nel forno a legna. Segue il raffreddamento che esalta il gusto della porchetta e le conferisce la giusta compattezza. Nelle piazze dei mercati e lungo i

litorali del Centro Italia la porchetta è venduta in chioschi e bancarelle che la propongono affettata e racchiusa in un fragrante panino. Un’abitudine soprattutto estiva poiché la porchetta, ovviamente ottima anche in inverno, nella stagione calda può beneficiare di una temperatura ambiente ideale. Durante tutto l’anno, tagliata a cubetti, la porchetta rende particolarmente invitante l’aperitivo.

Tutti i profumi della porchetta Sono molti i paesi e le città che rivendicano l’origine della “vera” porchetta. Ad Ariccia, città immersa nel verde dei 7 Colli romani, è aromatizzata con pepe nero, aglio e rosmarino e ha avuto la denominazione IGP.

In Toscana, ad Arezzo, gli aromi sono pepe, aglio, alloro, rosmarino e cipolla. Il finocchietto selvatico caratterizza le porchette preparate nelle Marche e in Umbria. Campli, in provincia di Teramo, rivendica la ricetta più antica, mentre a Chieti si aggiunge il tocco dolce delle mandorle. Poi ci sono le porchette della Romagna e del Ferrarese, ma ottime varianti sono diffuse anche nel Veneto (soprattutto Treviso e Padova) e in Sardegna.

Abbinamento di Nicola Masiello La presentazione ci porta subito a riconoscere questo piatto come un contenitore di tradizioni regionali, condizionate in primis dalle componenti aromatiche, direttamente legate alle erbe il Sommelier | n. 2 - 2017

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ed alle materie di riferimento territoriale, che danno luogo a sensazione gustative differenti Quindi “la carne di maiale” ed il tipo di cottura “al forno”, quello che determina e sposta l’abbinamento è la componente aromatica/speziata con le relative sfaccettature. Se partiamo da riferimenti storico/territoriali l’abbinamento, che nel tempo è stato tramandato, viene fatto con vini bianchi quali il Frascati, l’Orvieto, il Trebbiano Spoletino, il Trebbiano Toscano e il Trebbiano Romagnolo; vini che, sicuramente diversi da quelli odierni, sono stati abbinati al piatto per la loro marcata acidità principalmente a causa di una poca conoscenza delle tecniche agronomiche e di cantina quali possono essere quelle odierne, così da rendere addomesticabili anche le parti grasse ed aromatiche del piatto. Oggi se andiamo alla ricerca dei vini ideali di abbinamento partiamo da dei “distinguo” importanti sulla loro tipologia. Cominciamo dai bianchi, questi dovranno presentare dei profumi non molto pronunciati, preferibilmente con tendenza dolce, richiami minerali, di buon corpo, freschi e con buona persistenza di bocca. Partiamo da un Verdicchio di Matelica Doc per passare ad un Trebbiano Spoletino che abbia avuto un contatto con le bucce importante, oppure 70

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ad un Soave doc, oggi più che mai “Veronese”, visto la recente normativa sul suo imbottigliamento, quindi ad un Frascati Superiore Docg, senza dimenticare un Cortese di Gavi Docg per arrivare ad un Vermentino Colli di Luni Doc. Per i Rosati prediligerei quelli del Sud italia, dalla Costa di Amalfi fino al Salento, vini solari con buon grado alcolico e che richiamano note floreali di rosa leggermente appassita, caldi e rotondi, freschi e sapidi a causa dell’esposizione alle brezze marine: un Costa di Amalfi Rosato Doc da uve Piedirosso e Aglianico o un Castel del Monte Rosato Doc da vitigno Bombino. Per i rossi la gamma si amplia da Nord a Sud in maniera consistente, vini fruttati di frutto a bacca rossa in maturazione, dalle note speziate dolci non invadenti, di corpo, con freschezza acida, con la parte tannica poco marcata e sapidi: Alto Adige Doc Pinot Nero, Teroldego Rotaliano Doc, Merlot Piave Doc. Spostandosi nella zona dell’Oltrepò Pavese, la Barbera e la Bonarda giovani, con note di viola e frutto rosso, leggera vivacità che aiuta alla pulizia di bocca. E poi i vini a base di Sangiovese, necessariamente giovani, di buona carica aromatica ed in bocca freschi e leggermente tannici quali un Chianti Docg, un Rosso di Montepulciano Doc, un Sangiovese di Romagna Doc, Rossi della

Costa Maremmana e del Nord laziale dove insieme al Sangiovese abbiamo vitigni quali il Violone o il Montepulciano. Anche un Merlot di Aprilia Doc può essere un compagno ideale di abbinamento. In questi ultimi tempi è diventato usuale abbinare vini spumanti alla porchetta ma, questo è il mio personale parere, non mi trovo concorde. Se poi la nostra scelta ricade su uno spumante necessita fare dei distinguo: con tenore zuccherino basso, la bocca tende ad asciugarsi velocemente lasciando sul palato le note amare del rosmarino e dell’aglio; con tenore zuccherino più alto il risultato sarà più piacevole e capace di legarsi alla componente grassa del piatto. In chiusura dobbiamo tener presente della parte esterna della porchetta, la croccante e saporita “crosta” con pochi aromi ma che si porta dentro la nota amarognola della cottura in forno a legna. Questo per i vini fermi non crea nessun problema mentre con l’anidride carbonica si alza il picco di amaro e quindi è doveroso un tenore zuccherino alto per bilanciare il gusto di bocca. In definitiva questo è un piatto che, per le sue caratteristiche organolettiche, ci consente di sperimentare e osare. A voi il proseguo della storia…..


di Gladys Torres Urday – fonte Ufficio Stampa Nazionale Veronafiere

Vinitaly 2017

chiude con 128.000 presenze da 142 nazioni A Veronafiere per quattro giorni presenti 4.270 aziende espositrici da 30 paesi, aumentate nel complesso del 4%, in particolare quelle estere, del 74 per cento.

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opo quattro giorni di business e promozione per il mondo vitivinicolo, il 51° Vinitaly chiude oggi a Verona registrando 128mila presenze da 142 nazioni. In crescita l’internazionalità del salone che quest’anno ha visto aumentare i top buyer stranieri accreditati che toccano quota 30.200 (+8% sul 2016), sul totale dei 48mila visitatori esteri. Un risultato ottenuto grazie agli investimenti nell’incoming da parte di Veronafiere, in collaborazione con il ministero dello Sviluppo Economico e ICE-Agenzia.

«Vinitaly 2017, che abbiamo simbolicamente battezzato come edizione “50+1” – commenta il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese –, rappresenta il primo e concreto passo del nuovo percorso di sviluppo che guarda al futuro dei prossimi 50 anni. I risultati premiamo la spinta verso una sempre più netta separazione tra il momento riservato al business in fiera e il fuori salone pensato per i wine lover in città. Proprio Vinitaly and the City quest’anno ha portato nel centro storico di Verona e nel comune di Bardolino oltre 35mila appassionati. L’obiettivo ora

è continuare in questa direzione, forti dei nuovi strumenti messi a disposizione con la trasformazione in Spa di Veronafiere e dal piano industriale collegato da 100 milioni di euro, con investimenti mirati sulla filiera wine e sulla digital transformation». «I numeri di questa edizione – spiega il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – testimoniano la crescita del ruolo b2b di Vinitaly a livello internazionale, con buyer sempre più qualificati da tutto il mondo. Basta guardare alla top ten delle presenze degli operatori stranieri il Sommelier | n. 2 - 2017

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che mostrano incrementi da quasi tutte le nazioni: Stati Uniti (+6%), Germania (+3%), Regno Unito (+4%), Cina (+12%), Francia e Canada (stabili), Russia (+42%), Giappone (+2%), Paesi del Nord Europa (+2%), Olanda e Belgio (+6 per cento). A questa lista si aggiunge la buona performance del Brasile (+29%), senza dimenticare il debutto assoluto a Vinitaly di Panama e Senegal. Per quanto riguarda invece l’Italia, assistiamo ad un consolidamento degli arrivi da tutte le regioni del Paese». Con più di 4.270 aziende espositrici da 30 paesi (aumentate nel complesso del 4% sul 2016, in particolare quelle estere, del 74%) Vinitaly si conferma il più importante salone internazionale per il vino e i distillati ma anche momento di riflessione fondamentale per il settore vitivinicolo nazionale ed europeo, come hanno sottolineato la presenza del ministro alle Politiche agricole Maurizio

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Martina, il commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan, i ministri dell’Agricoltura di Malta e Polonia e il viceministro all’Agricoltura russo. Nel corso della rassegna, i riflettori sono stati puntati sui mercati consolidati (ma non maturi) ed emergenti, con un’attenzione particolare agli sviluppi futuri della possibile svolta protezionista degli Stati Uniti e le ricadute della Brexit. Ma si è guardato molto ad Oriente, con Verona e Vinitaly punto di partenza di una nuova Via della seta per il vino italiano diretto in Cina che viaggia su e-commerce ed educational. A Vinitaly, 1919, il gigante cinese della distribuzione online to offline di wine&spirit, ha stretto un accordo con la Vinitaly International Academy e il fondatore Robert Yang ha promesso di aumentare entro il 2020 le vendite italiane nel Paese del dragone di oltre 2 milioni di bottiglie per almeno 68milioni di euro di fatturato. La Cina ha scelto Vinitaly come riferimento europeo per il vino,

come ha ribadito l’arrivo a Verona anche degli altri colossi commerciali come Alibaba, Cofco, Winehoo e Suning. Nei quattro giorni, oltre agli incontri b2b, si sono tenuti quasi 400 convegni, seminari, incontri di formazione sul mondo del vino. In primo piano, come sempre, il calendario delle degustazioni: più di 250 soltanto quelle organizzate direttamente da Vinitaly e dai consorzi delle Regioni, che hanno visto, tra le altre, una esclusiva per celebrare i 50 anni del Sassicaia. Ad integrare e ampliare l’offerta di Vinitaly, si sono svolte come ogni anno in contemporanea Sol&Agrifood, la manifestazione di Veronafiere sull’agroalimentare di qualità ed Enolitech, rassegna su accessori e tecnologie per la filiera oleicola e vitivinicola che ha tagliato il traguardo delle 20 edizioni. La 52ª edizione di Vinitaly è in programma dal 15 al 18 aprile 2018.


di Gladys Torres Urday

Speciale

A Giuseppe Martelli il Premio FISAR alla Comunicazione 2017 Redazione Centrale Il Sommelier Il Consiglio Nazionale FISAR ha deliberato per l’anno 2017 di conferire il Premio Fisar alla Comunicazione al Dr. Giuseppe Martelli - Presidente del Comitato Nazionale Vini del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

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l premio è stato consegnato dalla Giunta Nazionale FISAR durante il Vinitaly 2017 sul palco principale del MIPAAF nella giornata di Domenica 9 aprile, la prima giornata di apertura dell’importante manifestazione. Giuseppe Martelli, 66 anni, novarese, enologo e biologo, durante il periodo universitario ha lavorato in una delle più importanti aziende vitivinicole italiane, le “Tenute Sella & Mosca” di Alghero (Sassari). Nel 1974 ha avuto la cattedra di scienze all’Istituto superiore statale di enologia di Conegliano (Treviso), nel contempo ha operato presso l’Istituto sperimentale per la viticoltura e l’enologia, entità specifica di ricerca del Ministero dell’agricoltura. Assolti gli obblighi di leva come ufficiale di complemento degli Alpini, ha continuato ad insegnare scienze fino alla fine

del 1978, anno in cui è stato chiamato dall’enologo Ezio Rivella (Amministratore delegato del Gruppo Banfi) a dirigere l’Associazione Enologi Enotecnici Italiani – Organizzazione nazionale

di categoria dei tecnici vitivinicoli – Assoenologi che, fondata nel 1891, rappresenta l’entità più antica al mondo del suo genere. Incarico che ha ininterrottamente svolto fino al febbraio 2016 e lasciato per

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Speciale

limiti d’età. Dal 1979 al 2015 ha rappresenta l’Italia a Parigi, all’Union Internationale des Œenologues, ossia presso la Federazione che, a livello mondiale, rappresenta le associazioni nazionali dei tecnici vitivinicoli. Ente in cui, per nove anni, ha ricoperto la carica di Segretario Generale, per sei quella di Vicepresidente e, dal 2002 al 2008 quella di Presidente. Attualmente ne è

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Presidente Onorario. Per questa sua attività internazionale il ministro dell’Agricoltura della Repubblica Francese, Bruno Le Maire, gli ha conferito nel novembre 2011, l’onorificenza di Cavaliere all’ordine del merito agricolo. Nel 1984, è stato nominato componente del Comitato nazionale vini del Dicastero dell’Agricoltura, ossia del più importante organismo consultivo e propositivo per il settore vitivinicolo.

In questo contesto ha ricoperto tutti i più importanti incarichi. Per cinque anni ha avuto la presidenza della Commissione delegata per la Lombardia, per altri cinque quella del Piemonte. Dal 1994 al 2007 ha fatto parte dell’Ufficio di presidenza, prima come Presidente della Commissione affari generali poi, per due mandati, in qualità di Vicepresidente del Comitato stesso. Anche per questo il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, nell’ottobre 2008, gli ha conferito la presidenza che il 29 febbraio 2012 gli è stata riconfermata dal Ministro Mario Catania per il triennio 2012/2014 e il 18 febbraio 2015 dal Ministro Maurizio Martina fino al 2018. Giornalista pubblicista, dal 1996 al febbraio 2016 è stato direttore responsabile della rivista “l’Enologo”, organo ufficiale di stampa dell’Assoenologi. Giuseppe Martelli è coautore di due libri di legislazione vitivinicola e autore di oltre 600 note tecniche e di informazione. È relatore in numerosi simposi e congressi sia in Italia che all’estero, dove, solo negli ultimi anni, ha tenuto conferenze istituzionali sul vino italiano, oltre che nelle principali città europee, anche a Pechino, Shangai, Hong Kong, Nuova Delhi, Bombay, New York, San Francisco, Montreal, Toronto, Città del Messico, Guadalajara, Hanoi e Tokyo. Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1996 l’ha invitato al Quirinale per conferirgli, per meriti professionali, l’onorificenza di Commendatore e nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi per riconoscergli quella di Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana.


di Luigi Terzago – Fonte Veronafiere

Speciale

Vinitaly and the City, un grande happening con la FISAR protagonista

Un grande momento che Veronafiere organizza per i wine lover, nel centro storico di Verona e, per la prima volta, a Bardolino sul lago di Garda. La Fisar è nuovamente protagonista con i propri sommelier capitanati dal Responsabile Nazionale dei Servizi Massimo Marchi.

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erona e la sua provincia per cinque giorni si sono tinte del viola di Vinitaly: non solo wine&food di qualità, ma musica, letteratura, poesia,

spettacoli e incontri in compagnia di grandi ospiti che raccontano il mondo del vino attraverso la storia, l’arte, la moda, il design e il giornalismo.

Si tratta di un’iniziativa di promozione del territorio che rafforza il legame tra Fiera, istituzioni e tessuto economico, che diversifica al contempo l’offerta

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Speciale

rivolta agli operatori professionali presenti a Vinitaly da quella pensata per giovani e appassionati di vini. “Vinitaly and the City” è stato un evento diffuso, che ha il suo cuore in Piazza dei Signori e Cortile Mercato Vecchio dove sommelier di Fisar accompagnano i wine lover alla scoperta dei migliori vini italiani proposti da consorzi di tutela e cantine. Sono a cura di I love Italian Food, invece, le degustazioni food di eccellenze 76

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100% italiane, mentre la Loggia di Fra’ Giocondo e la Loggia Antica diventano esclusive lounge dove ascoltare racconti e storie legate alla tradizione e alla cultura enologica italiana. La Loggia di Fra’ Giocondo, in particolare, ospita “Sorsi d’Autore”, con narratori d’eccezione quali Bruno Vespa, Valerio Massimo Manfredi, Giuseppe Culicchia, Camila Raznovich e Marina Ripa di Meana che presentano al pubblico le loro ultime pubblicazioni. Sempre nella Loggia, vanno in scena

anche i reading dell’Accademia Mondiale delle Poesia, tra cui “Nell’incendio e oltre” che combina la poesia di Daniele Cundari, il contrabasso di Sasà calabrese con la degustazione di vini dell’Enoteca della Calabria. Nel vicino Cortile del Mercato Vecchio è la musica ad essere protagonista, con esibizioni live delle voci più in voga nel panorama musicale come Irene Grandi, Joe Bastianich e la sua band, Michele Bravi, Francesco Sarcina, Federico Zampaglione per citarne alcuni, senza dimenticare i


Speciale

dj set con Ringo di Virgin Radio e Luca Onere insieme a Davide Polettini di Radio Montecarlo, radio ufficiale dell’evento (concerti realizzati in partnership con FMedia). Spostandosi nella vicina Piazza delle Erbe, la cima della Torre dei Lamberti ci offre l’emozione di una degustazione unica affacciati sul panorama di Verona a più di 80 metri d’altezza. La Torre non è il solo monumento di Verona toccato da “Vinitaly and the City”. Grazie al “Tour Arte e Sapori” e a “Taste & Visit”, organizzati in collaborazione con Fuori-Fiera insieme ai ristoratori del centro storico, si possono conoscere le bellezze culturali e storiche di una città patrimonio dell’Unesco. Un vero e proprio evento enogastronomico itinerante, il Sommelier | n. 2 - 2017

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alla scoperta di luoghi suggestivi con l’aiuto di guide turistiche professionali (info point dedicato in Piazza Bra). Il fuori salone riserva un’attenzione speciale anche agli appassionati del vino bio – da prodotto di nicchia a vera e propria tendenza – con “Biologic, dalla Terra alla Strada”, nei padiglioni dell’Arsenale austriaco. Una rassegna realizzata insieme a Studioventisette dove al vino biologico, biodinamico e naturale si abbina il gusto dello street food in versione gourmet grazie ai migliori foodtruck da tutta Italia. Ad accompagnare le degustazioni di Biologic il ricco programma di concerti, talk e workshop dedicati a temi strettamente connessi al mondo del vino e del cibo: un vero e

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Speciale

proprio festival con intrattenimento e percorsi d’interesse che si svolgono all’interno dei padiglioni dell’Arsenale. Grande protagonista di questa seconda edizione è la musica con il Trio Fernandez, i Briganti del Folk, il Disperato Circo Musicale, il cantautore Alberto Molon, i Canova, Elli de Mon e gli Home. Sul palco anche Massimo Bubola, special guest

della selezione regionale per il Veneto del Premio De Andrè. A “Biologic” anche storie di viaggi enogastronomici raccontate da ospiti ed autori come Francesco Marras, Tiziano Gaia, Francesco Antonelli o la food-blogger Sara Porro. Per il pubblico non mancano showcooking e laboratori dove riscoprire le antiche ricette militari a base di gallette e broccoletto

di Custoza, oppure imparare a realizzare etichette di vino disegnate a mano. Tutti gli eventi riconducibili al vino hanno visto la professionalità dei nostri sommelier provenienti da molte delegazioni italiani che hanno versato migliaia di bicchieri di vino e raccontato le eccellenze dei nostri territori. il Sommelier | n. 2 - 2017

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a cura della Redazione

Speciale

Le attività dei Coordinamenti Territoriali FISAR COORDINAMENTO FISAR ITALIA NORD OVEST Vini e Vitigni: le eccellenze del territorio Lunedì 10 Aprile 2017 c/o Stand MIPAAF  Il Nebbiolo e il Piemonte Introduzione di Claudio Moretti della Delegazione Fisar Cuneo. La degustazione è affidata alla professionalità di Lorena Lancia – Miglior Sommelier FISAR 2016. Fotografia di Jimmy Pessina

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Speciale

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Speciale

COORDINAMENTO FISAR ITALIA NORD EST Vini e Vitigni: le eccellenze del territorio Martedì 11 Aprile 2017 c/o Stand MIPAAF  DOC Pinot Grigio delle Venezie Interverrà il suo Presidente Albino Armani. La degustazione è affidata alla professionalità di Lorena Lancia – Miglior Sommelier FISAR 2016. Fotografia di Jimmy Pessina

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COORDINAMENTO FISAR ITALIA CENTRO Vini e Vitigni: le eccellenze del territorio Lunedì 10 Aprile 2017 c/o Stand MIPAAF  Quattro province per un vino: il Montepulciano d’Abruzzo Relazionerà il Dr. Gianni Pasquale, enologo e vicepresidente Assoenologi Abruzzo La degustazione è affidata alla professionalità di Lorena Lancia – Miglior Sommelier FISAR 2016. Fotografia di Jimmy Pessina

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COORDINAMENTO FISAR ITALIA SUD E ISOLE Vini e Vitigni: le eccellenze del territorio Martedì 11 Aprile 2017 c/o Stand MIPAAF  La longevità dei bianchi del sud Introduzione di Gerardo Perillo e Mariano Penza. La degustazione è affidata alla professionalità di Lorena Lancia – Miglior Sommelier FISAR 2016. Fotografia di Jimmy Pessina 84

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d Silvia Parcianello e Luisella Rubin con le note di degustazione di Lorena Lancia - Miglior Sommelier dell’anno 2016.

Grandi vini d’Italia al Vinitaly 2017 Vinitaly porta con sé una classica degustazione organizzata dalla Fisar in Rosa, siamo già alla sesta puntata se la memoria non mi tradisce, in cui Luisella Rubin, coordinatrice nazionale, riunisce sei grandi produttrici sotto un filo conduttore che cambia di anno in anno.

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empre più spesso dietro una grande bottiglia si cela una grande donna. Negli ultimi anni stiamo assistendo alla nascita di una vera e propria passione tra il vino e le donne: sempre più produttrici, enologhe, sommelier, comunicatrici e appassionate a portare la propria esperienza, la propria indole e le proprie vedute arricchendo così un mondo nato e popolato in gran parte da maschi. Ci tengo a precisarlo, non è antagonismo, è collaborazione, in molti casi arricchimento. Vinitaly porta con sé una classica degustazione organizzata dalla Fisar in Rosa, siamo già alla sesta puntata se la memoria non mi tradisce, in cui Luisella Rubin, coordinatrice nazionale, riunisce sei grandi produttrici sotto un filo conduttore che cambia di anno in anno. Nel 2017 è toccato ai “Grandi vini bianchi d’Italia” animare un seminario moderato da Gladys Torres Urday, giornalista, in cui sei produttrici dislocate in varie parti

dello Stivale hanno presentato il proprio territorio tramite una bottiglia eccellente. A coadiuvarle per l’analisi sensoriale dei vini Lorena Lancia, Miglior Sommelier dell’anno Fisar 2016.

Dopo l’apertura e la presentazione da parte della Presidente Nazionale Fisar, Graziella Cescon, anch’ella produttrice appassionata, che ha ribadito come in una bottiglia si debba, sempre di più, cercare l’esaltazione del territorio

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da cui proviene, la parola è passata a Maria Cristina Ascheri, elegante signora langarola che ha presentato il suo Arneis raccontando un pezzo di storia delle Langhe. Quella che ora è una delle zone più ricche d’Italia lo è perché nel secolo scorso mentre gli uomini andavano in guerra, le donne tenevano viva la cultura della collina curando le case e le terre e ha sottolineato che l’Arneis è un’uva piuttosto difficile da coltivare. È poi la volta di Elena Walch, altoatesina, che ha presentato un Gewurztraminer che viene da una zona particolarmente calda situata 30 km a sud di Bolzano, su una collina di forma piramidale denominata Kastelaz. La signora Walch ha precisato che il suo Gewurztraminer deve essere speziato e asciutto, conservare 90

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tutta la mineralità del terreno da cui proviene, senza alcuna concessione a vendemmie tardive, che lo renderebbero barocco, di gusto alsaziano e pertanto non fedele al proprio territorio. Dall’Alto Adige alla Sicilia, una terra di cui non si è mai sazi, come ha dichiarato Mariangela Cambria, dell’Azienda Cottanera. Un luogo dove i vigneti di carricante stanno in montagna dagli 800 ai 1000 metri, sulle pendici dell’Etna a succhiarne il tessuto lavico da almeno 40 anni. Ci sono 25 operaie che si occupano delle vigne, come da tradizione locale di quella zona, per regalare dei vini potenti perché d’estate il sole picchia forte ma anche molto acidi e longevi grazie alle escursioni termiche marcate. Si torna a nord ma non si abbandona il suolo vulcanico con Valentina Tessari, enologa,

una delle 4 sorelle che lavorano nell’azienda di famiglia, Suavia, che ci ha presentato un Soave Classico che dà la massima espressione del territorio e del vitigno locale, la Garganega. Si chiama Monte Carbonare, già dal nome ricorda il carbone, le note terrose che il substrato vulcanico gli regala. Milena Pepe, concentrato di simpatia e di risolutezza, mamma belga e papà irpino, studi di agronomia ed enologia alle spalle, ha presentato un vino da coccolare in cantina, un Fiano di Avellino la cui uva viene vendemmiata alla fine di ottobre sulle colline a 400/500 m d’altitudine in Irpinia. Un Fiano che va aspettato, senza fretta, esercitando una femminilissima pazienza. Ha terminato Letizia Cesani, produttrice e Presidente del


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Consorzio della Denominazione San Gimignano, con un vino antico, la Vernaccia di San Gimignano, che lei ha definito un vino bianco femminile in un mondo molto maschile di vini rossi toscani. In realtà la Vernaccia di San Gimignano è lungi dall’avere caratteristiche che i luoghi comuni potrebbero rimandare al femminino, è austero e per nulla commerciale. Letizia però ha decantato l’amore con cui viene prodotto, solo da uva perfetta, e la pazienza di lasciarlo almeno 36 mesi in cantina prima di gustarlo. A questo punto possiamo solo immergere i sensi in questi territori.

Langhe Arneis Doc 2016 Cristina Ascheri- Cantine Ascheri Giacomo Screziature verdognole accennate e brillanti suggeriscono il riverbero delle Langhe. Una mela verde croccante introduce la leggiadria del biancospino e dei sentori di ananas e pesca bianca tra cui affiorano note di basilico ed elicrisio. All’ingresso ampio e pieno segue una freschezza evidente ma garbata, come in un gioco di armonie cui la nota sapida conferisce vivacità.

Un’eleganza che incanta con femminilità e carattere.

Alto Adige Gewurztraminer “Kastelaz” Doc 2016 - Elena Walch La lucentezza di questo calice giallo paglierino ricorda i filari posti sui ripidi pendii esposti a sud, sotto il sole delle Dolomiti. Sentori di rosa e lychee, mango e pesca bianca si presentano con garbo e senza indugio. Le note agrumate del chinotto e quelle speziate del pepe bianco danno brio ad un quadro olfattivo che lascia in sottofondo la dolcezza e la burrosità del cioccolato bianco. L’equilibrio tra la pienezza del sorso e la vibrante freschezza è scosso, appena, da una sapidità che sa di roccia e che avvalora la beva. Un vino raffinato capace di rapire tutti i sensi.

Etna Bianco Doc “Contrada Calderara” 2015 - Az. Agricola Cottanera C’è il sole tra le maglie della sua veste color giallo paglierino. Il naso esordisce con la fragranza floreale della ginestra e del limone. Sentori di pietra focaia rimandano alla vulcanicità del terreno, mentre sfumature iodate evocano la presenza del mare. A seguire le note agrumate del cedro e quelle

più dolci della pera si presentano nette ad arricchire l’interessante quadro olfattivo. La beva, sinuosa e sensuale, è un dialogo tra freschezza acida e calore alcolico, tra una mineralità elettrica e un finale che scalda come il respiro del vulcano. Un emblematico rappresentante della sua regione, capace di fondere in sé il profumo del mare, gli agrumi della terra e il cuore dell’Etna.

Soave Classico Doc “Monte Carbonare” 2015 - Az. Agricola Suavia Sembra voler racchiudere in sé “il tutto”, le due entità opposte e complementari che compongono l’universo: la terra nerissima (yin) e la luminosità del calice (yang). Al naso, compatto e intenso, esplode con sentori di pietra focaia, fumè e sulfurei che anticipano la freschezza delle note di acacia e di cedro, tra le quali si colgono delicate erbe aromatiche. L’ingresso cremoso e la buona struttura attenuano la percezione di acidità tagliente; la bocca, nel tentativo di ritrovare il suo equilibrio, alleggerisce percezioni sapide che trovano l’affondo in un finale lungo. Un vino che affascina per la schiettezza del suo carattere. il Sommelier | n. 2 - 2017

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Fiano d’Avellino “Brancato” Docg 2015 - Tenuta Cavalier Pepe Riflessi oro nobilitano il suo abito color giallo paglierino intenso. Note vegetali di fieno e fiori di campo si intrecciano armoniosamente ai sentori boisè dati dall’affinamento. La vaniglia e la pera kaiser aggiungono dolcezza al bouquet, mentre sullo sfondo note delicate di mallo di noce conferiscono un particolare brio al naso. All’assaggio è pieno e caldo. La freschezza si mantiene intatta e il tannino, come polvere d’oro, vela la bocca contribuendo a lasciare una sensazione di grande pulizia. Un Fiano che, pur con uno sguardo alla modernità, intende farsi custode della tradizione.

Vernaccia di San Gimignano Riserva “Sanice” Docg 2014 -

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Az. Cesani Vincenzo Nel calice la presenza di preziosi fili d’oro lascia intuire il suo legame col tempo che scorre. All’olfatto è intenso e ampio. Sentori dolci di vaniglia si intrecciano ad erbe officinali ed aromatiche. Di seguito avanzano le note floreali della ginestra e dei fiori di campo e quelle fruttate di pesca, nespola e albicocca. Sfumature minerali e di idrocarburi contribuiscono a dare profondità al naso. Il sorso polposo e ampio che invade la bocca è alleggerito da una sensazione di grande freschezza e dalla percezione dei tanniniche accarezzano delicatamente il palato. La nota sapida chiude la beva e l’accompagna in un finale lunghissimo. Un vino che vive del tempo che scorre e che ha tutte le carte per farsi ricordare.


di Marcello Carrabino

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L’Abruzzo e la Delegazione FISAR L’Aquila al Vinitaly 2017 L’Assessore alle Politiche Agricole della Regione Abruzzo Dino Pepe è Sommelier Onorario FISAR.

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l Consiglio Nazionale ha approvato la richiesta della Delegazione L’Aquila di concedere il titolo di Sommelier Onorario all’Assessore alle Politiche Agricole della Regione Abruzzo Dino Pepe a titolo di ringraziamento per l’attenzione e la considerazione mostrate nei confronti del lavoro e dell’impegno della FISAR in Abruzzo. Alla simpatica cerimonia svoltasi nell’Area Degustazioni dello stand Regione Abruzzo è intervenuta il Presidente Nazionale Graziella Cescon che ha consegnato il riconoscimento coadiuvata dal vice Presidente Filippo Franchini, dalla Segretaria Nazionale Laura Maggi e dal Tesoriere Luigi Terzago. Al termine ha avuto luogo la degustazione dal titolo “Vini Eroici d’Abruzzo: Storie di vigne e vignaioli” introdotta da una relazione dell’agronomo ed enologo Romano D’Amario e dal vice presidente FISAR Filippo Franchini che ha molto

bene degustato e illustrato le caratteristiche e le qualità organolettiche di questi 7 ottimi vini messi a disposizione dalle

Aziende Castelsimoni di Cese di Preturo, Feudo Antico Casa Donna di Castel di Sangro, Pasetti Vini di Francavilla al Mare. il Sommelier | n. 2 - 2017

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In FAMIGLIA - Le notizie dalle Delegazioni Notizia inviata da Patrizia Loiola - Referente Fisar in Rosa Nordest

VINI E PRODOTTI DEI PRESIDI SLOWFOOD VENETO-FRIULANI SI INCONTRANO A CAORLE

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n’interessante iniziativa di degustazione è stata organizzata nel Nord-Est domenica 5 marzo 2017 alla FIERA ALTO ADRIATICO di Caorle, dalla Delegazione di Portogruaro, sotto l’egida FISAR IN ROSA, con la partecipazione di Luisella Rubin, coordinatrice nazionale del Progetto FISAR IN ROSA: il wine tasting/tavola rotonda “Percorso enogastronomico: vini e prodotti dei presidi slowfood veneto-friulani si incontrano” che ha visto la presenza di alcune produttrici di vini presenti nella Guida Slowine e di produttrici di prodotti dei Presidi Slowfood. Grazie all’ottima organizzazione di Nadia Salvador, segretario della delegazione di Portogruaro, la degustazione è stata un successo: hanno partecipato le produttrici Lorella Pellizzari per il Presidio

Asiago Stravecchio, Federica Zerbato del Presidio Cipolla di Cavasso e Val Cosa (PN), Manuela Tessari referente del Presidio Oca in onto, Etelca Ridolfo referente del Presidio Pan di Sorc. Per i vini si sono avvicendate: la Presidente Nazionale Graziella Cescon, per una volta nella veste di produttrice, della Cescon Italo Storia e Vini Roncadelle di Ormelle (TV) che ha portato il “Madre” Manzoni Bianco Biologico Igt Veneto 2014; Anna Grillo dell’Azienda Agricola Grillo di Prepotto (UD) con il Rosso Due Donne 2013 presentato assieme a Susanna Grassi produttricie toscana dell’azienda “I Fabbri”; Luisa Menini dell’Azienda Borgo delle Oche di Valvasone (PN) che ha presentato il Traminer aromatico Igt Venezia Giulia 2015 ed, infine, la giovanissima

Noemi Pizzighella di Le Guaite di Noemi di Capovilla (VR) con il suo Valpolicella Superiore Doc 2008. Le degustazioni dei vini sono state condotte con passione e competenza dalla sommelier Karen Casagrande, ormai nota come la “poetessa” del vino e la tavola rotonda è stata gestita da Patrizia Loiola, in qualità di coordinatrice per il Veneto della Guida Slow Wine.

Notizia inviata da Patrizia Loiola - Referente Fisar in Rosa Nordest

INCANTA IL PUBBLICO FISAR IN ROSA ALLA FIERA CUCINARE DI PORDENONE

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omenica 12 febbraio 2017 ho avuto il piacere di condurre una degustazione organizzata dalla Delegazione FISAR di Pordenone, targata Fisar in Rosa, rappresentata in questo evento da Graziella De Anna, durante “CUCINARE per piacere, per mestiere” - Pordenone Fiere che ha visto un gran successo di pubblico, per il wine tasting ”VINI SPUMANTI DA VITIGNI AUTOCTONI VENETO-FRIULANI”.

Un percorso degustativo denso di sensazioni, che ha incantato il pubblico presente, grazie soprattutto a due elementi: la presenza di alcune appassionate produttrici che hanno portato le loro “creature” vitivinicole nella versione spumante e alla presentazione dei loro vini da parte di Karen Casagrande, eclettica sommelier, dotata di una sensibilità unica, quasi poetica, nel descrivere il vino. Hanno

partecipato le produttrici Jessica Pittaro della ”Pitars” Snc di Pittaro Paolo e F.lli di San Martino al Tagliamento (Pn) con la sua Ribolla Gialla Brut; Emanuela Bincoletto di Tessere Noventa di Piave (Ve) con

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il “Redentor” Spumante Rosato di Raboso; Margherita Bidoli della Bidoli Vini-Margherita & Arrigo srl di Rive D’Arcano(Ud) che ha

portato il Verduzzo Spumante Demi Sec e, infine, Martina Moreale azienda “Il Roncal” di Montebello di Cividale del Friuli (Ud) con lo

Schioppettino Spumante Rosè. Presente all’evento Luisella Rubin coordinatrice nazionale del Progetto Fisarinrosa.

Notizia inviata dalla Delegazione FISAR “Le due Valli” Cecina (LI)

LA DELEGAZIONE “LE DUE VALLI” FESTEGGIA I NUOVI SOMMELIER

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a Delegazione “Le due Valli”, nella nuova Cantina della Azienda vitivinicola Podere la Regola, immersa nei vigneti ed oliveti di Riparbella, (PISA), in collaborazione con l’Azienda stessa ha organizzato, mercoledì 8 febbraio 2017, una serata con una simpatica e piacevole “Apericena” per la consegna dei Diplomi ai neo Sommelier e gli Attestati agli allievi del Corso di 1° livello. I partecipanti all’evento, sono stati guidati nella visita alla nuova cantina dai Titolari dell’Azienda Flavio e Luca Nuti; il servizio di sommelier, naturalmente con i vini

Podere la Regola, è stato curato, con la competenza di sempre, dai sommelier Emanuele Costantini, Bruno Dattola, che nell’occasione sono stati insigniti rispettivamente del Tulipano d’oro e d’argento, e dal giovane Alberto Caroti. L’evento, che è stato ufficializzato dal Vice Presidente FISAR Filippo Franchini, con la consegna del Diploma e del Tastevin ha coronato lo splendido percorso formativo dei nostri 5 nuovi Sommelier: Chelini Cristiano, List Angelika, Marchetti Dario, Martelli Elisa, Salvini Serena. Si è poi proseguito con la consegna degli Attestati di partecipazione

al Corso di 1°Livello ai 29 Allievi che hanno iniziato il loro percorso formativo con passione ed ottimi risultati. Infine il Vice Presidente ha consegnato ad Emanuele Costantini il diploma di “Direttore di Corso”, un ulteriore tassello dell’impegno profuso da Emanuele.

Notizia inviata da Romena Brugnerotto della Delegazione FISAR di Venezia

GRADITO L’ABITO ROSSO A VENEZIA

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radito l’Abito Rosso è l’evento legato ai vini rossi di Friuli Venezia Giulia e Slovenia, organizzato dalla delegazione FISAR di Venezia, uno dei più attesi e amati appuntamenti della laguna legati alla scoperta del vino. La manifestazione è stata realizzata anche grazie alla collaborazione di Paolo Ianna, wine consultant. Quest’anno l’impegno dei soci e l’offerta di esperienze sono raddoppiate: oltre al consueto evento di domenica 12 marzo, sabato sera sono stati proposti tre “laboratori con i protagonisti”.

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A raccontare i propri prodotti sono stati produttori e consorzi legati al territorio e il pubblico ha risposto con il consueto entusiasmo. Domenica mattina la delegazione ha accolto presso l’Hotel Westin Europa & Regina, nel cuore di Venezia, più di 70 produttori, tantissimi visitatori tra curiosi, addetti ai lavori e blogger. Per tutta la giornata i visitatori hanno avuto la possibilità di degustare, confrontarsi, andando alla scoperta di questi straordinari prodotti del territorio. Difficilissimo scegliere tra le molte proposte ma

i più hanno preferito farsi guidare dalla curiosità, avvicinandosi timidamente ai produttori per lasciarsi sedurre dai vini rossi. Prodotti conosciuti e già entrati nel cuore delle persone si sono alternati con proposte nate da poco per intercettare i nuovi modi di degustare e di stare insieme, come la proposta del Terrano Spumante. In alternanza ai vini il pubblico ha potuto assaggiare altri prodotti alimentari del territorio dai prosciutti, ai salumi fino ai formaggi gustando così un’esperienza completa del territorio.


Notizia inviata da Leonardo Butini della Delegazione FISAR di Empoli

CHAMPAGNE E PARMIGIANO A EMPOLI

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uscitare emozioni, è questo l’obiettivo che la Fisar Empoli si pone nell’organizzare le proprie degustazioni. Un obiettivo ambizioso, certo, ma quando sulla tavola ci sono champagne e parmigiano reggiano tutto diventa, come per magia, più semplice. E così è stato anche lo scorso 4 marzo, quando – sotto la guida del solito Francesco Villa – siamo andati alla scoperta del millesimato di casa Laurent Perrier, una delle maison storicamente più importanti di Francia, un 50 e 50 di chardonnay e pinot noir a cui abbiamo abbinato cinque parmigiani di diverse

stagionature, dai 24 sino ai 72 mesi. Un abbinamento “classico” anche se spesso complicato, perché non sempre lo champagne riesce a tenere il passo del formaggio quando la stagionatura si fa così importante. La serata ha confermato quello che già sapevamo, ossia che l’impronta distintiva dello stile Laurent Perrier è la freschezza: acidità ancora ben viva nonostante gli anni sulle spalle e mineralità spiccate hanno fatto da filo conduttore di tutta la degustazione, con i cinque millesimi che, sin dal colore, rivelavano la loro dote per eccellenza, con quei loro riflessi

dorati sempre molto brillanti e vivi. A spiccare su tutte le annate 2000 e 2002, con elegantissime note di zafferano, tabacco e pan brioche al naso e miele suadente in bocca. E a fine serata i bicchieri erano inesorabilmente vuoti, in attesa del prossimo grande evento targato Fisar Empoli.

Notizia inviata della Delegazione FISAR ALESSANDRIA

CONSEGNA DEGLI ATTESTATI DA SOMMELIER

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l 16 marzo scorso la Delegazione di Alessandria succursale di Ovada ha festeggiato i suoi neo sommelier con una cena presso il Ristorante LA GRIMALDA di Rocca Grimalda. Lo Chef Amuso Paolo coadiuvato in sala dalla moglie Anzhelika e dai Sommelier Beatrice Fallabrini e Daniela Ferrari ha offerto un menù basato su piatti semplici ma rivisitati in modo moderno ed estroso: Foie Gras alla cipolla di Castellazzo gratinata, ragù di cinta senese, quaglie farcite, millefoglie con crema al pistacchio. Importanti i vini serviti dal metodo classico al passito. La serata si è conclusa con la consegna degli attestato ai 21 allievi che hanno terminato con successo il percorso dei tre livelli.

Hanno partecipato alla consegna il Direttore del Corso Brunello De Belath e il Delegato Maria Pia Gori. Complimenti vivissimi quindi a: Angiati Elisabetta, Banchero Giovanni, Barigione Laura, Bignone Franco Armando, Carrea Mattia, Cazzulo Elena, Erbetto Andrea, Fortunato Silvia, Leoncini Guido, Majan Fabrizio, Manis Valentina, Mezzaro Marco, Micheletto Roberta, Piana Chiara, Profumo Aldo, Scaglia Chiara, Soldatini Alessandro, Svistyelina Anzhelika, Ugo Giovanni, Veronese Alessandra, Zunino Fabio. Questo corso è stato solo il trampolino di lancio per un percorso più completo dove la passione deve essere al primo posto. Un profondo ringraziamento al responsabile del CTN Claudio

Genova e ai suoi Collaboratori Volpe Massimo (Presidente) e Barone Maurizio (Docente esterno) che hanno permesso agli esaminandi di trovarsi completamente a loro agio durante l’esame. Un plauso a tutti i docenti che con la loro professionalità hanno permesso il raggiungimento dei risultati ottenuti.

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Notizia inviata da Daniele Spezzamonte della Delegazione FISAR di Venezia

LA BIRRA D’INVERNO

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a birra d’inverno assolve un ruolo non meno importante di quello che svolge il suo consumo nel periodo estivo. Se sotto il solleone una bionda fresca può far passare l’arsura, le molte sfaccettature della birra più o meno scura in inverno ci possono scaldare e coccolare. Questo è ciò che abbiamo tentato di dimostrare, partendo con l’illustrare i passaggi che portano un mastro birraio, con l’aiuto di qualche milione di cellule di lievito, ad ottenere birra unendo acqua, malto e luppolo. A condurre la serata Daniele Spezzamonte e Nicola Sabbatini, hombrewer per passione il primo e degustatore ufficiale il secondo. Gli intervenuti hanno potuto capire come dall’orzo si possa arrivare ad ottenere birra

di un colore piuttosto che un altro, grazie alla concentrazione di malto scuro (più o meno tostato) impiegata. Questo il quintetto degustato: Black Isle Golden Eye Pale: Ale resinosa e agrumata, con aromi che sconfinano nella frutta matura e cotta, mela in prevalenza. Morbida e rotonda con un luppolo addomesticato da un setoso medio. Mastino Monaco: una bock senza infamia e senza lode. Non è una dopple, ma qualcosina in più ce lo aspettavamo. Resta una buona birra da consumare nelle serate autunnali lasciandosi coccolare dalle sue leggere note tostate e caramellate. Mikkeller Croocked Moon Double Ipa: un nome, una certezza. Alto grado alcolico ma non pesante

né stucchevole. Un esempio dell’abilità nel dosare qualsiasi ingrediente con cui ci si cimenti. Molto apprezzata grazie alla complessità aromatica dei luppoli inglesi e american. Black Isle Scotch Ale: equilibrata e piacevole. Un caldo corpo per una fredda notte invernale, ma un carattere un po’ più graffiante non guasterebbe. Qui sono le note di tostatura e torrefazione a soccorrerci. Retorto Daughter of Autumn: altra certezza. Forse la miglior birra tra quelle disponibili nel calderone del birrificio piacentino, ma lasciamo ad ognuno giudicare in base ai propri gusti. Alcolica e ben sostenuta. Appagante e saziante. Gli aromi tostati e affumicati qui prevalgono su tutto.

Notizia inviata dalla Delegazione FISAR Manziana Monti Sabatini

MANZIANA, I NUOVI SOMMELIER

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i è tenuta venerdì 13 gennaio, presso il Relais Villa Clodia, a Manziana, la Cerimonia di consegna degli attestati ai corsisti della Delegazione “Manziana Monti Sabatini” che hanno terminato con successo il proprio curriculum di studio.

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Durante i tre livelli del corso, i nuovi Sommelier hanno saputo compiere, con passione ed impegno, un passo importante per la propria crescita culturale e anche personale. Si tratta di un salto di qualità che, indipendentemente dalla professionalità acquisita, li vede oggi pronti ad affrontare con gli interlocutori un nuovo ambito di comunicazione, un nuovo e sempre più apprezzato argomento di conversazione. Competenze professionali quindi, ma unite sinergicamente a quelle relazionali, oggi sempre più importanti, che i corsisti hanno avuto modo di sviluppare e mettere in pratica durante il proprio percorso formativo. L’hanno fatto

in diretto contatto con i colleghi, i docenti, lo staff, sotto la guida attenta del Direttore di Corso, Fernando Iannozzi, e la costante collaborazione del Direttivo di Fisar Manziana, guidato dalla Delegata Silvia Zannetti. E la Delegazione ha certamente bisogno dell’iniezione di entusiasmo, di energie positive, prodotta da questi nuovi quattordici Sommelier: Pietro Bacci, Marco Calderini, Franco Carradori, Federico Ciomei, Maria Grazia De Lucia, Francesco Di Mario, Daniele Gensini, Davide Iannamorelli, Fabrizio Lucaroni, Walter Papi, Marzia Pieragostini, Caterina Priore, Fabio Sanna, Elisa Tavilli.


Notizia inviata da Laura Grossi della Delegazione FISAR MILANO

VIAGGIO IN UMBRIA ATTRAVERSO LE ECCELLENZE NEL CALICE

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na delle più pittoresche e suggestive regioni italiane caratterizzata da meravigliosi paesaggi e da un’incredibile ricchezza artistica e culturale, l’Umbria è anche patria di eccellenti vini: una cultura enoica che affonda le sue radici nei tempi degli Etruschi che vi si stabilirono più di 3.000 anni fa. A raccontarci l’itinerario enoico intrapreso nel cuore d’Italia sono stati due viaggiatori-sommelier d’eccezione, Emiliano Marelli e Federico Latta – rispettivamente segretario e consigliere di FISAR Milano – che lo scorso 2 marzo hanno organizzato un evento di degustazione durante il quale, ricalcando il loro viaggio, ci hanno presentato le migliori etichette

assaggiate e acquistate in loco. Si comincia dalla provincia di Terni alla scoperta della DOC Orvieto, terra dei preziosi muffati, con l’assaggio dell’Orvieto Classico Superiore Muffa Nobile Barberani 2013, per poi attraversare la zona di Perugia con le migliori espressioni del Grechetto quali il Colli Martani DOC 2015 di Adanti e il Grechetto IGT Fiorfiore 2015 di Roccafiore. Giunti a Torgiano, non poteva mancare la degustazione del Rosso Torgiano DOC Mirantico 2015 di Terre Margaritelli e del Torgiano Rosso Riserva DOCG Vigna Monticchio 1997 di Lungarotti. Il viaggio, e quindi la nostra serata, si è conclusa a Montefalco, dove è il Sagrantino a farla da padrone,

con degustazione del Montefalco Sagrantino DOCG Medeo 2011 di Romanelli e del Sagrantino Passito 2012 di Milziade Antano. L’evento è stato allietato dagli assaggi culinari, affettati e formaggi, della storica Norcineria Felici di Norcia e arricchito dalla collaborazione con UmbriaMI, community di ambasciatori del “made in Umbria” a Milano.

Notizia inviata dalla Delegazione Storica di Pisa

LABORATORIO IL SAGRANTINO - PISA

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a FISAR, Delegazione di Pisa e litorale, ha proposto un nuovo laboratorio ai propri soci, con ospite gradito il Sagrantino di Montefalco, un vitigno ed un vino che hanno reso famosa la regione Umbria tra gli estimatori dei grandi vini rossi, in Italia e nel mondo. La serata è stata resa possibile grazie alla preziosa collaborazione del Consorzio di Tutela dei vini di Montefalco, che si è fin da subito mostrato entusiasta nel collaborare all’organizzazione dell’evento. Organizzatore della serata il Sommelier Davide Mustaro condotta dall’enologo Emiliano Falsini che

opera nel territorio di Montefalco. Falsini ha illustrato ai circa 60 soci intervenuti, le caratteristiche peculiari di un territorio e del vino che ne nasce; colore, profumo, struttura del Sagrantino sono stati illustrati attraverso 12 etichette di questo straordinario vino. Annata 2012 di Moretti Omero; mentre il 2011 della azienda Lunelli; 2011 anche per Le Cimate dell’azienda omonima; il 25 anni di Caprai (2011), azienda storica del territorio; annata 2010 della Cantina Novelli così come per l’Alzatura dell’azienda della famiglia Cecchi; annata 2010 di Benedetti e Grigi e

per lo Scacciadiavoli; infine annata 2009 di Goretti. Tre le versioni di Sagrantino passito, annata 2012 per Colleallodole e Romanelli, mentre la 2011 delle Terre de La Custodia. Alto è stato il gradimento per la qualità dei vini: tutti prodotti ottimi le cui differenze esaltavano comunque le potenzialità del Sagrantino, anche nella versione passita. Al termine della serata ci sono stati i dovuti ringraziamenti da parte dei soci intervenuti, alla Fisar, al Consorzio e soprattutto agli organizzatori oltreché ai sommelier Luca Barsanti e Marco Polini intervenuti per il servizio. il Sommelier | n. 2 - 2017

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Notizia inviata da Laura Grossi della Delegazione FISAR MILANO

VISITA IN VALPOLICELLA, TERRA DELL’AMARONE

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erra dedita alla viticoltura fin dall’antichità (come ricorda l’etimologia del suo nome “val polis cellae”, valle delle molte cantine), la Valpolicella è una delle aree più prestigiose del panorama enologico italiano. L’itinerario organizzato da FISAR Milano lo scorso 25 marzo si è concentrato proprio nelle aree più vocate del Veronese con visita a due cantine rappresentative di questo territorio, culla di grandi rossi come

l’Amarone e il Valpolicella Classico Superiore. Attraversando uno straordinario paesaggio, abbiamo fatto tappa presso Cantine Bertani, icona del vino italiano nata nel 1857 a Grezzana nel cuore della Valpolicella Classica, e nella Tenuta Sant’Antonio, una realtà agricola più giovane ma decisamente interessante e già conosciuta in tutto il mondo, nata dalla passione di 4 fratelli nelle vigne paterne di San Zeno

di Colognola ai Colli. Grazie all’acquisizione di Tenuta Novare, Cantine Bertani segna l’inizio della storia dell’Amarone, la cui prima annata risale al 1958. Ancora oggi il loro Amarone Classico – di cui abbiamo degustato l’annata 2008 – è un vino di pura tradizione (Corvina 80% e Rondinella 20%), prodotto esattamente come a metà ‘900 con un sapiente uso del legno e un lungo affinamento di 6 anni in botti di rovere di Slavonia da 6 hl e uno in bottiglia. Tenuta Sant’Antonio ci ha presentato invece, tra gli altri, la sua punta di diamante: l’Amarone Campo dei Gigli, con affinamento di 3 anni in tonneaux nuovi, di cui abbiamo assaggiato l’annata 2012 (con note di frutti selvatici, boisé, liquirizia, pepe nero, tabacco, spezie) che, premiata con i Tre Bicchieri di Gambero Rosso, rispecchia perfettamente le caratteristiche di un vino da meditazione.

Notizia inviata da Germano Febo della Delegazione FISAR L’Aquila

CONSEGNATI GLI ATTESTATI DI 1° E 2° LIVELLO

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i è svolta nella Cantina “La Luna del Casale” di Lanuvio, la consegna degli attestati di primo livello di Chieti e secondo livello di Avezzano. Diversi i soci presenti, accompagnati da amici e parenti. La visita della cantina, guidata dall’Enologo e docente Fisar Paolo Peira, è stata molto stimolante e didattica. I soci hanno apprezzato il lavoro complesso e laborioso che viene fatto in cantina. 100

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Si è poi passati alla conviviale che si è conclusa con la consegna dei meritati attestati. A Teramo nel Ristorante “Gilda”, quindici corsisti hanno ricevuto l’attestato di primo livello dall’Assessore Regionale all’agricoltura Dino Pepe. Grande è stata la contentezza dei corsisti e di tutto lo staff organizzativo Fisar che accompagna la crescita

del gruppo, per la presenza dell’assessore che ha dichiarato la sua soddisfazione per il lavoro che la Fisar svolge nella regione per la conoscenza del vino abruzzese e non solo. Complimenti a tutti gli aspiranti sommelier e al direttivo che segue con esperienza e professionalità oramai da anni chi decide di far parte della grande famiglia Fisar.


Notizia inviata da Ester Mazzoni della Delegazione FISAR MILANO

IL VINO DELLE DONNE

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n occasione della Festa della donna, FISAR Milano ha organizzato lo scorso 10 marzo una serata dedicata alle produttrici, per sfatare i falsi miti che sminuiscono il ruolo femminile nel mondo del vino. È stata selezionata una decina di cantine guidate da donne, che si sono fatte notare per la qualità produttiva e l’impegno nella valorizzazione del territorio. È il caso di Franca di Tenuta Montecchio, che gestisce l’unica azienda vitivinicola IGT sulla sponda occidentale del lago di Como: una realtà al femminile, poiché si avvale dell’aiuto dell’enologa Rossana Carbonari. Le produttrici hanno raccontato la loro filosofia aziendale e hanno degustato con i partecipanti il vino che ritenevano più rappresentativo.

Valentina di Vigneto Faverzani ha scelto la Verdea, vitigno tipico della DOC San Colombano, dal quale ricava un vino frizzante e leggero, adatto a un aperitivo. Gloria di Cantina Dellabianca ha portato un Riesling da uve surmature, che viene prodotto solo nelle annate migliori e matura per dodici mesi in barrique di terzo passaggio. Federica di Tenuta Belvedere ha stupito con una Croatina vinificata senza solfiti, nel segno di un approccio naturale al vino. Patrizia di Cascina Montariolo ha puntato sul Barbera d’Asti 2015, per il quale l’artista Ilaria Bochicchio ha disegnato l’etichetta destinata a un’edizione limitata di bottiglie. Al termine della presentazione è stato aperto il banco di assaggio, con degustazione di tutti i vini

prodotti dalle cantine ospiti. I proventi della serata sono stati devoluti ai terremotati e abbiamo avuto il piacere di ospitare Luisa Pogliana dell’Associazione “Donne senza guscio” che promuove il ruolo manageriale delle donne in azienda.

Notizia inviata dalla Delegazione FISAR Valdichiana

IL “PARTICOLARE“ A SIENA

…E

d anche in questa occasione la FISAR c’era!!! Le delegazioni FISAR SienaValdelsa e Valdichiana si sono trovate ancora una volta insieme in occasione della serata di presentazione del nuovo Ristorante “Il Particolare” a Siena, un nome dato non a caso ma studiato nei minimi dettagli, vuoi per l’ambiente in cui il Ristorante è locato, questo infatti si incunea nella grotta tufacea sovrastata dalla Basilica di San Francesco, vuoi per i prodotti lavorati in cucina, interamente del territorio

ed a Km 0, vuoi per la carta dei vini ricercati ma essenziali e, cosa importante, curati nella scelta all’abbinamento dei piatti dal nostro socio Valdichiana Giglioni Gianluigi. Il tutto legato a quel valore turistico - culturale, proprio della città di Siena, che il visitatore ricerca dall’opera d’arte alla cucina. I piatti della serata sono stati presentati in chiave moderna e delicata ma sempre emblema di quella genuinità di cui abbiamo sopra parlato. E poi i vini, serviti in modo professionale dai sommelier FISAR Siena Valdelsa, il tutto

all’insegna del sano mangiare e dello stare insieme piacevolmente. Plauso sicuramente allo Chef, Francesco Fineo, firma di rilievo del panorama senese, che in questa occasione ha lavorato a 4 mani con la Chef Katia Maccari, 1 stella MICHELIN al Ristorante “I salotti di Chiusi”. Poteva mancare un brindisi? Certamente NO e quindi … Brindisi iniziale con un Prosecco Valdobbiadene!!! Brindisi finale con un Fior d’Arancio Moscato giallo Colli Euganei!!!

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Notizia inviata da Fabio Ciarla della Delegazione FISAR Roma e Catelli Romani

NON C’È DUE SENZA TRE, CONSEGNA ATTESTATI PER IL TERZO GRUPPO SOMMELIER FORMATO A VELLETRI

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finalmente, dopo i tre livelli di corso previsti e soprattutto gli esami finali, è arrivato il momento tanto atteso della consegna degli attestati e del tastevin a 21 nuovi sommelier FISAR formati a Velletri. Si tratta del terzo corso che arriva a conclusione nella sede di Velletri, parte integrante della Delegazione di Roma e Castelli Romani, che in questi anni ha dimostrato grande

vivacità, tanto che la “classe” formatasi a ottobre scorso e che si appresta ad iniziare il secondo livello ha raggiunto il numero record di oltre 40 iscritti. Il gruppo si è riunito nei saloni di Benito al Bosco con il Delegato e il Segretario della Delegazione, Filippo Terenzi e Antonio Mazzitelli, e il direttore dei corsi della sede cittadina Paolo Pietromarchi. La cena, arricchita da una pregiata

scelta dei vini, ha fatto da degna introduzione alla cerimonia di consegna effettuata dal Filippo Terenzi ai seguenti neo sommelier: Bernoni Elisa, Bertacchini Luca, Bravatà Salvatore, Calicchia Federica, Cappello Milly, Capuano Grazia Anna, Centrone Anastasia, Ciarcia Marilena, Ciccognani Marco, Cioeta Roberto, Deserti Giovanni, Farabullini Francesca, Giorgioni Maurizio, Leporoni Francesco, Lucidi Luana, Malaspina Francesca, Marzano Costantino, Renzi Giuliano, Rondoni Francesco, Sambucci Francesco, Servadio Valentina, Zarra Tiziano. Come sempre non è mancata l’allegria, ravvivata da un video proiettato in sala con i momenti più divertenti del corso di formazione, svoltosi come tutti gli altri nell’aula magna del CREA Enologia Viticoltura in via Cantina Sperimentale 1, e soprattutto delle serata di approfondimento e ripasso che hanno unito ancora di più il gruppo.

Notizia inviata da Fabio Ciarla della Delegazione FISAR Roma e Catelli Romani

PRIMI SOMMELIER ALLA FISAR DI ANZIO

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erata di consegna degli attestati preparata con grande cura quella di martedì 28 febbraio 2017 ad Anzio, con la Delegazione di Roma e Castelli Romani in festa per l’ingresso di 15 nuovi sommelier. L’occasione era particolarmente attesa perché si tratta del primo gruppo formato nella sede distaccata di Anzio, che continua a dare soddisfazioni e che

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a breve vedrà partire sicuramente un altro primo livello. La cena si è tenuta da “Al Turcotto”, uno dei ristoranti storici dell’intero litorale laziale, che ha festeggiato lo scorso anno i due secoli di attività. Piatti ricercati e grande attenzione nel servizio, con espressioni davvero intense del miglior pescato di zona. A fine serata il momento tanto atteso, la consegna degli

attestati e del tastevin, avvenuta per mano del Segretario della Delegazione Antonio Mazzitelli e del Direttore di Corso Paolo Pietromarchi, alla presenza delle consigliere Valeria Caponi, Romana Carletti e Angela Maglione, stante l’assenza giustificata del Delegato Filippo Terenzi. Sono così entrati ufficialmente come sommelier nella Fisar i seguenti candidati:


Ermelinda Garzia, Maria Garzia, Giorgio Caschetto, Valerio Garzia, Serena Di Federico, Tiziana Annichiarico, Fabrizio Rozzi, Chiara Sanna, Diana Alina Irimia, Veronica Folco, Michela Giammatteo, Stefano Ferrante, Marco Fischetti, Pinky Montermini e Valentina Volpi. A conclusione di serata per i presenti è stato servito un grande icewine valdostano, chiudendo ufficialmente i festeggiamenti mentre sono già partiti i lavori di preparazione di un nuovo corso di primo livello che partirà a settembre prossimo, ovviamente ad Anzio.

Notizia inviata da Laura Grossi dalle Delegazioni FISAR BAREGGIO e FISAR MILANO

GAMBERO ROSSO FESTEGGIA 30 ANNI

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anni di Vini d’Italia! Trent’anni che attraversano la storia vitivinicola moderna del nostro paese. La guida “Vini d’Italia del Gambero Rosso” con l’edizione 2017 ha compiuto 30 anni e li ha festeggiati facendo tappa a Milano con una serata di degustazione che è andata in scena lo scorso 23 febbraio presso l’Università IULM. Per celebrare questo importante traguardo, le delegazioni FISAR Bareggio e FISAR Milano sono state chiamate a partecipare all’evento con una corposa brigata di servizio composta da ben 30 sommelier appartenenti alle due delegazioni lombarde. I sommelier coinvolti hanno prestato il loro contributo professionale assistendo ai banchi di assaggio le oltre 80 Cantine presenti premiate con i celebri Tre Bicchieri, mettendo a disposizione le proprie competenze e abilità per promuovere e valorizzare le migliori etichette italiane. L’ultima edizione della Guida del Gambero Rosso,

riferimento in ambito nazionale ed internazionale nonché pubblicata in 5 diverse lingue per un totale di oltre 300mila copie diffuse nel mondo, conta la presenza di 22mila vini e di 2.400 produttori e ha premiato quest’anno 429 grandi vini, meritevoli di conquistare l’ambito riconoscimento dei Tre Bicchieri. Nel corso dell’evento il pubblico ha potuto scoprire i vini in assaggio delle migliori

cantine del Bel Paese selezionate dal Gambero Rosso nonché incontrare i produttori premiati. Per le Delegazioni di FISAR Bareggio e FISAR Milano si è trattato di una preziosa occasione per collaborare insieme nell’ambito di una degustazione di prestigio fornendo un servizio eccellente in linea con l’alto livello della rassegna e con la professionalità che contraddistingue FISAR.

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Articolo inviato dalla Delegazione Fisar di Volterra

NUOVI SOMMELIER

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opo ben due anni e tre livelli di corso ed un esame non proprio facile, che ha visto anche alcune bocciature, si sono qualificati sommelier i seguenti corsisti: Massimo Gazzarri, Paola Viti, Valentino Nuti, Edoardo Crecchi, Stefania Nuti, Katiuscia Montagnani, Alessandro Furiesi, Anna Chiodi, Alessandro Sozzi, Elena Nencini, Francesco Creatini e Giacomo Carlesi. La cerimonia di consegna degli attestati è avvenuta giovedì 27 marzo presso la Cantina Podere La Regola di Riparbella alla presenza del responsabile di Zona e commissario esaminatore Giampaolo Zuliani, ed i consiglieri nazionali Fabio

Baroncini e Massimo Marchi, quest’ultimo anche resp. nazionale dei sommelier Fisar. Il delegato avv. Flavio Nuti si è congratulato con i neo sommelier ai quali è stato consegnato l’attestato ed il tastevin invitandoli a collaborare in futuro con la delegazione. Coloro che non hanno superato l’esame, a cui è andato comunque l’elogio di avere tenuto duro fino in fondo, saranno accompagnati a sostenere di nuovo l’esame in altra delegazione. Hanno ricevuto l’attestato di partecipazione al terzo livello non avendo sostenuto l’esame Romina Gazzarri e Giorgio Gazzarri. La serata si è conclusa con la consegna di un premio speciale

a Stefania Nuti come qualificata con il miglior punteggio, a Renzo Bartolini per  l’attività fondamentale di responsabile dei sommelier ed a Lucia Pedrini come direttore del corso del terzo livello che è stata veramente fondamentale per la sua organizzazione; a  Renzo Nuti, è stato consegnato il calice d’argento per i 25 servizi raggiunti. Un encomio anche a Sonia Gallo per l’attività di coordinamento e segreteria ed a tutti i sommelier della squadra volterrana che hanno accompagnato tutte le lezioni: Simona Bruschi, Rita Salvadorini, Luciano Fiaschi, Anna Apicella, Paolo Gazzarri, Michele Senesi e Lino Acquafredda.

Articolo inviato da Patrizia Loiola Delegato Fisar San Donà di PIave

NUOVI SOMMELIER A SAN DONA’ DI PIAVE

È

un momento di grande emozione quello in cui si consegue il Diploma di Sommelier Fisar: così è stato nella serata del 21 febbraio 2017, nella splendida cornice di Villa Gorgo al Monticano, presente la Presidente Nazionale Graziella Cescon e la Consigliera Nazionale Luisella Rubin. Abbiamo avuto il piacere di avere come ospite anche il Delegato di Portogruaro Giuseppe Tonetto visto il conseguimento degli attestati anche di alcuni sommelier soci della Delegazione di Portogruaro. Emozionante serata arricchita da un menù particolare, elaborato per l’occasione, con ogni piatto abbinato ad un vino importante e

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un trittico di dolci indimenticabili. Durante la serata sono stati consegnati non solo gli attestati di Sommelier con il luccicante tastevin, ma anche alcuni riconoscimenti speciali, primo fra tutti una preziosa bottiglia di Barolo DOCG al neo sommelier Luca Agostinetto che ha conseguito l’attestato con il massimo dei voti possibile, un bel 100 di rara occasione: durante l’esame Luca aveva ricevuto i complimenti di tutta la Commissione di esame costituita da Vanino Negro, Luciano Cescon, Lucio Chiaranda e Giannantonio Puppin (che sostituiva nell’occasione il Direttore di Corso Bruno Grandin). Un encomio particolare anche al neo

sommelier Pier Paolo De Piccoli che ha conseguito un bel 96 di votazione finale. Inappuntabile, come sempre, il servizio dei nostri sommelier di Delegazione Maria Luisa Sessolo e Daniele Cavallari. Questi i 21 nuovi sommelier: Agostinetto Luca, Barbiero Manuela, Biancon Lisa, Cusin Matteo, Daniel Francesco, De Piccoli Pier Paolo, Ferrari Valentina, Giacomini Paolo, Lorenzon Gabriele, Marchesan Sara, Menazza Nicola, Paro Riccardo, Poletto Stefano, Puppin Marco, Schettino Andrea, Taviani Luca, Teso Mattia, Vallese Thomas, Zecchin Giulia, Zottis Francesca, Zumbo Elisabetta.


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Rivista di enologia, gastronomia e turismo - Anno XXXV n. 2 - 2017

Anno XXXV - Numero 2 - 2017 - Dir. Resp. Roberto Rabachino - Reg. Trib. Pisa n. 21 del 15.11.1983 - Lg. 47/1948

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