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FdC

Frati della Corda

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Notiziario della Custodia di Terra Santa MAGGIO | 2014

PAGINA 06 La data accettata dalle due parti è domenica di Pentecoste, nel pomeriggio, in Vaticano PAGINA 32 Mons. Lazzarotto: Il papa in Terra Santa suggerirà come costruire la pace PAGINA 34 Alla tomba vuota del Risorto, per ridarsi coraggio nel cammino ecumenico PAGINA 41 Papa Francesco: Al Cenacolo la sorgente della Chiesa missionaria


INDICE SANTA SEDE Cinquant’anni di dialogo con le religioni Pietro e Andrea ancora insieme Francesco chiede perdono per divisioni tra cristiani e invoca pace in Medio Oriente La data accettata dalle due parti è domenica di Pentecoste, nel pomeriggio, in Vaticano. Lo ha confermato padre Lombardi

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CURIA GENERALIZIA Congresso SGME 2014

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PATRIARCATO LATINO Conferenza interreligiosa a Gerusalemme sulla questione dei Luoghi Santi

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CURIA CUSTODIALE Uno di noi! Sintesi del Verbale del Discretorio, 15 Maggio Lettera a tutti i frati Giubilei Vita Consacrata Agenda del Custode

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REGIONE SAN PAOLO Insieme per la pace Lakhdar Brahimi, inviato Onu per la Siria, lascia la sua “missione impossibile” Siria. Oltre 162mila morti in tre anni Libano: entro il 2014, un terzo della popolazione saranno profughi siriani Suore del Santo Rosario, testimonianza cristiana delle donne nel mondo arabo musulmano

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IL PAPA IN TERRA SANTA Gerusalemme è la casa di Pietro Padre Pierbattista Pizzaballa invita i pellegrini a visitare la Terra Santa per pregare con Papa Francesco Bergoglio in Terra Santa, viaggio “breve e intenso” come Paolo VI Il card. Koch: Papa in Terra Santa, nuove speranze per l’ecumenismo Come i cattolici non latini attendono il Papa? Messaggio dei vescovi europei per il viaggio del Papa in Terra Santa Il Getsemani avrà un ulivo in più: quello di Papa Francesco Mons. Lazzarotto: Il papa in Terra Santa suggerirà come costruire la pace Papa Francesco ai ragazzi palestinesi: «Non lasciatevi schiacciare dal passato» Alla tomba vuota del Risorto, per ridarsi coraggio nel cammino ecumenico Del Santo Padre Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I Al Getsemani un esame di coscienza per il Papa e i religiosi Papa Francesco: Al Cenacolo la sorgente della Chiesa missionaria Rivivi i momenti più importanti del pellegrinaggio papale con i video del FMC Saluto al Santo Padre del Custode di Terra Santa

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Una nuova équipe di specialisti in soccorso alla grotta dell’Annunciazione Quando l’abito fa il monaco L’Annunciazione del De Mura farà da sfondo durante l’incontro tra il Papa e il Patriarca ecumenico Il Magnificat Custody Choir canta all’incontro ecumenico al Santo Sepolcro Sprint finale nei preparativi per la visita del Papa Fra Bustos: «Questo “Papa dell’incontro” è anche esigente e prudente» Visita del Papa al Convento di San Salvatore Incidente nella grotta della Natività, ma senza danni gravi Sua Beatitudine Bechara Rai, pastore maronita in Terra Santa Festa dell’Ascensione: insieme ai discepoli di Cristo! Il mistero della Visitazione. La fretta di annunciare il Cristo “In fretta” Il MOM 2014, Magnificat Open Music

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VARIE

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CRONACA DELLA CUSTODIA Festa della Santa Croce. Far brillare la luce di Pasqua Ritrovamento della Santa Croce

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Un abbraccio “terribilmente” paterno! Un regalo speciale per i miei 90 anni Intitolata una strada alla famiglia Cignelli Il Parlamento israeliano rende omaggio a papa Giovanni XXIII Non è un CD. È proprio un Coro QR CODE, come utilizzarlo

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FRATERNITAS

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Frati della Corda

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Notiziario della Custodia di Terra Santa FRATI DELLA CORDA Notiziario della Custodia di Terra Santa Edizione n. 05 Maggio 2014 CONTATTI Segreteria Custodia di Terra Santa St. Francis 1 Jerusalem - POBOX: 186 - Israel custodia@custodia.org STAMPA Franciscan Printing Press fpp@bezeqint.net

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Santa Sede Cinquant’anni di dialogo con le religioni CITTÀ DEL VATICANO, 20 MAGGIO 2014

È

un profondo “grazie” quello che Papa Francesco rivolge al cardinale Jean-Louis Tauran per il lavoro compiuto dal Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso in questi 50 anni dalla sua fondazione. Il Dicastero fu istituto il 19 maggio 1964 dal Servo di Dio Papa Paolo VI, con la Lettera Apostolica Progrediente Concilio, col nome di “Segretariato per i NonCristiani”. Nel suo messaggio per l’occasione, il Papa ricorda proprio la genesi del Pontificio Consiglio avvenuta nella bella stagione del Concilio Vaticano II “caratterizzata da grande apertura”. All’epoca - rammenta il Santo Padre - “la Chiesa si sentiva animata da un sincero desiderio di incontro e dialogo con l’umanità tutta”. Tale dialogo “è possibile solo a partire dalla propria identità”, sottolinea, perché, come dimostrato da Giovanni Paolo II, “dialogo ed annuncio non si escludono a vicenda, ma hanno un legame intimo”. Tuttavia essi - sottolinea il Pontefice - vanno mantenuti “distinti” e non devono essere “né confusi, né strumentalizzati, né giudicati equivalenti o intercambiabili”. In tal senso, la Chiesa “desidera farsi vicina e compagna

di strada di ogni uomo”, come Cristo con i discepoli di Emmaus. “Tale disponibilità a camminare insieme – evidenzia il Papa – è tanto più necessaria nel nostro tempo, segnato da profonde e mai prima conosciute interazioni tra popoli e culture diverse”. La Chiesa infatti “sarà sempre più impegnata a percorrere la strada del dialogo e ad intensificare la cooperazione, già fruttuosa, con tutti coloro che, appartenenti a differenti tradizioni religiose, condividono la volontà di costruire rapporti di amicizia e prendono parte alle numerose iniziative di dialogo”. Un dialogo che però - precisa Francesco - non significa “relativizzare la fede cristiana”. In quest’ottica è apprezzabile il lavoro svolto dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso nell’ultimo mezzo secolo. L’auspicio del Vescovo di Roma è che esso possa proseguire “con rinnovato slancio la propria missione, che potrà molto giovare anche alla causa della pace e all’autentico progresso dei popoli”. (S.C.) Zenit.org © Innovative Media Inc. www.osservatoreromano.va

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Santa Sede Pietro e Andrea ancora insieme CITTÀ DEL VATICANO, 21 MAGGIO 2014

A

ll’udienza generale il Papa chiede di pregare per i cattolici in Cina e per il viaggio in Terra Santa e dopo un forte richiamo alla custodia del creato lancia un appello per gli alluvionati nei Balcani Ecumenismo e pace: sono le due parole chiave del viaggio in Terra Santa che Papa Francesco inizierà sabato 24 maggio. Le ha indicate egli stesso al termine dell’udienza generale di mercoledì 21, invitando i fedeli presenti in piazza San Pietro a pregare per quello che ha definito un «viaggio strettamente religioso» nella «terra di Gesù». Soffermandosi sulla duplice motivazione del pellegrinaggio, il vescovo di Roma ha dapprima accennato all’incontro con «il mio fratello Bartolomeo i», nel cinquantesimo anniversario di quello fra Paolo vi e Atenagora i. «Pietro e Andrea si incontreranno un’altra volta e questo è molto bello», ha commentato, ricordando poi che la seconda finalità «è pregare per la pace in quella terra che soffre tanto».

Preghiere che il Papa ha chiesto anche per la comunità cattolica in Cina. In occasione della festa di Maria Ausiliatrice, molto venerata da quel popolo nel santuario di Sheshan, il vescovo di Roma ha infatti auspicato che i cattolici cinesi «continuino a credere, a sperare e ad amare e siano fermento di armoniosa convivenza tra i loro concittadini». In precedenza Papa Francesco, proseguendo le catechesi sui doni dello Spirito Santo, aveva parlato del dono della scienza, concludendo la propria riflessione con un forte richiamo alla custodia del creato. Il Pontefice ha messo in guardia dalla tentazione di considerare la natura «una proprietà, di cui possiamo spadroneggiare a nostro piacimento» e ha invitato a lodare e ringraziare Dio per «averci dato tanta bellezza». Perché, ha aggiunto ricordando le parole confidategli da una persona semplice che viveva in campagna, «Dio perdona sempre» ma «il creato non perdona mai e se tu non lo custodisci — ha ammonito — lui ti distruggerà». Parole che hanno trovato un’eco concreta nel successivo appello del Papa per le popolazioni di Bosnia ed Erzegovina e Serbia duramente colpite in questi giorni da allagamenti e inondazioni. L’appello è stato rilanciato anche sui socialnetwork attraverso un tweet di @Pontifex. www.osservatoreromano.va

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Francesco chiede perdono per divisioni tra cristiani e invoca pace in Medio Oriente CITTÀ DEL VATICANO, 28 MAGGIO 2014

P

apa Francesco, all’Udienza generale, rientrato dalla Terra Santa, chiede perdono per le divisioni che ancora oggi affliggono i fratelli in Cristo. E invoca preghiere per la pace in tutto il Medio Oriente e per chi in quella regione spera contro ogni speranza. Il servizio di Roberta Gisotti: Promuovere la piena unità dei cristiani e incoraggiare la pace, sono stati gli scopi del mio pellegrinaggio. “Ho voluto portare una parola di speranza ma l’ho ricevuta a mia volta!”, così Francesco raccontando il suo viaggio in Terra Santa alle decine di migliaia di fedeli raccolti in piazza San Pietro. Il Papa ha rievocato il suo abbraccio nel Santo Sepolcro con il Patriarca Bartolomeo, a 50 anni dallo storico incontro a Gerusalemme tra Paolo VI e Atenagora: “Abbiamo avvertito tutta l’amarezza e la sofferenza delle divisioni che ancora esistono tra i discepoli di Cristo; e davvero questo fa tanto male, male al cuore. Siamo divisi ancora”. Quindi, il proposito: “Abbiamo sentito il desiderio di sanare le ferite ancora aperte e proseguire con tenacia il cammino verso la piena comunione”. E la richiesta di perdono: “Una volta in più, come hanno fatto i Papi precedenti, io chiedo perdono per quello che noi abbiamo fatto per favorire questa divisione e chiedo allo Spirito Santo, ci aiuti a risanare le ferite che noi abbiamo fatto agli altri fratelli”. Con l’amico e fratello Bartolomeo, ha confidato Francesco, abbiamo condiviso la voglia di camminare insieme”: “Fare tutto quello che da oggi possiamo fare: pregare insieme, lavorare insieme per il gregge di Dio, cercare la pace, custodire il creato, tante cose che abbiamo in comune. E come fratelli dobbiamo andare avanti”. Andare avanti anche nel cammino verso la pace in Medio Oriente. Questo incoraggiamento – ha ricordato

il Papa – era anche fine del mio viaggio: “E l’ho fatto sempre come pellegrino, nel nome di Dio e dell’uomo, portando nel cuore una grande compassione per i figli di quella Terra che da troppo tempo convivono con la guerra e hanno il diritto di conoscere finalmente giorni di pace!”. Da qui l’esortazione ai fedeli cristiani a lasciarsi “ungere” con cuore aperto e docile dallo Spirito Santo... “...per essere sempre più capaci di gesti di umiltà, di fratellanza e di riconciliazione”. E diventare ‘artigiani’ della pace: “Eh, la pace si fa artigianalmente. Non ci sono industrie di pace, no. Si fa ogni giorno, artigianalmente e anche col cuore aperto perché venga il dono di Dio”. Ripercorrendo le tappe del suo viaggio, Francesco ha sottolineato l’impegno della Giordania nell’accogliere i profughi dalle zone di guerra, specie nella “martoriata Siria”, e l’importanza di ricercare di un’equa soluzione al conflitto israelo-palestinese: “Per questo ho invitato il presidente di Israele e il presidente della Palestina, uomini di pace e artefici di pace, a venire in Vaticano a pregare insieme con me per la pace”. Il pensiero è andato infine ai cristiani perseguitati in quella zona e in tutto il Medio Oriente, “coraggiosi testimoni di speranza e carità”. http://it.radiovaticana.va/

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Santa Sede La data accettata dalle due parti è domenica di Pentecoste, nel pomeriggio, in Vaticano. Lo ha confermato padre Lombardi CITTÀ DEL VATICANO, 29 MAGGIO 2014

«C

hiuderemo presto con la data e poi discuteremo del contenuto». È quanto aveva dichiarato ieri al SIR padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa che, per volere di Papa Francesco, sta organizzando l’incontro di preghiera in Vaticano annunciato domenica scorsa al termine della messa papale a Betlemme. Ora la data c’è, è stata accettata dalle parti ed è annunciata ufficialmente dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi: l’incontro si terrà nel pomeriggio di domenica 8 giugno in Vaticano, festa di Pentecoste. Com’è noto, il momento di preghiera con il Papa, il presidente palestinese Abu Mazen e quello israeliano Shimon Peres deve avvenire prima dell’ormai imminente scadenza del mandato di quest’ultimo. Non sarà un summit per tentare mediazioni o nuove road-map: Francesco vuole mantenere il carattere esclusivamente religioso dell’iniziativa. «Sarà un incontro di preghiera - ha detto Bergoglio nel colloquio con i giornalisti sul volo di ritorno da Tel Aviv

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a Roma - non sarà per fare una mediazione o cercare soluzioni, no. Ci riuniremo a pregare, soltanto. E poi, ognuno torna a casa. Ma io credo che la preghiera sia importante e pregare insieme senza fare discussioni di altro tipo, questo aiuta. Sarà un incontro di preghiera: ci sarà un rabbino, ci sarà un islamico e ci sarò io. Ho chiesto al Custode di Terra Santa di organizzare un po’ le cose pratiche». L’incontro, come ha confermato lo stesso Pontefice in un altro passaggio della stessa intervista, si sarebbe dovuto tenere in Terra Santa, ma problemi «logistici» l’hanno impedito. Annunciando a sorpresa l’invito ai due presidenti, Francesco domenica scorsa a Betlemme aveva detto: «In questo Luogo, dove è nato il principe della pace, desidero rivolgere un invito a lei, signor presidente Mahmoud Abbas, e al signor presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro». «Tutti desideriamo la pace», aveva aggiunto, e «specialmente coloro


che sono posti al servizio dei propri popoli, abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento». Il Papa aveva anche ricordato che «tutti gli uomini e le donne di questa terra e del mondo intero ci chiedono di portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione alla pace». Ieri, ripercorrendo le tappe del suo pellegrinaggio in Terra Santa, Francesco ha citato l’incontro di preghiera, definendo Abu Mazen e Peres «uomini ambedue di pace e artefici di pace». Il Papa si è quindi rivolto ai tanti fedeli presenti all’udienza generale: «Chiedo a voi di non lasciarci soli, pregate tanto perché il Signore ci dia la pace in quella Terra benedetta. Conto sulle vostre preghiere, pregate tanto perché venga la pace». Sul sito web del «Time», ieri Christopher J. Hale ha scritto: «L’apertura riuscita di Francesco è stata particolarmente rimarchevole se si considerano gli sforzi falliti degli Stati Uniti, all’inizio della primavera, per avvicinare le due parti al tavolo e dare inizio a discorsi di pace negoziati. A ogni modo, questa potrebbe essere la spinta di cui aveva bisogno il segretario di Stato John Kerry per ravvivare questo processo di pace, che è stato

largamente fermo negli ultimi quattro anni». «Quasi subito però - ha notato Hale - i commentatori hanno cercato di sminuire l’incontro. Daniel Levy ha detto a “The New York Times” che l’incontro non avrebbe “significato niente in termini di un quadro globale”. David Horovitz, editore del “Times” d’Israele, ha aggiunto che “sarebbe ingenuo pensare che vedere Peres, Abbas e il Papa fare qualcosa insieme cambierà il mondo”. Ha tuttavia ammesso che l’incontro aiuterebbe “lo sforzo per favorire un atteggiamento mentale differente tra israeliani e palestinesi”». «Ma ridurre l’incontro di giugno a un atto meramente simbolico - conclude il commentatore del “Time��� - significherebbe non comprendere il ruolo che la religione può e dovrebbe svolgere nell’affrontare questioni politiche ed etiche difficili. Nel corso dell’intera storia del mondo, profeti religiosi hanno indicato la strada in situazioni tese per fare avanzare pace e giustizia. Nel secolo scorso, Gandhi, Martin Luther King e san Giovanni Paolo II ci hanno mostrato che la testimonianza religiosa può vincere una guerra senza alzare un dito». http://vaticaninsider.lastampa.it/

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Curia Generalizia Congresso SGME 2014 ROMA, 28 MAGGIO 2014

Il

decimo e ultimo giorno del Congresso è stato il: GIORNO DELLA CONSEGNA. Andate e annunciate! La giornata è iniziata alle 8.30, con l’ultima assemblea del Congresso. Dopo la consueta preghiera, si è cominciato con la sessione moderata da Fr. Arturo Rios, Animatore Generale dell’Evangelizzazione, in cui è stata presentata la valutazione del Congresso, come risultato della riunione per Conferenze del giorno precedente. Successivamente, il Ministro generale ha indirizzato condiviso qualche parola di incoraggiamento che Papa Francesco, nel suo pellegrinaggio in Terra Santa gli aveva chiesto di trasmettere ai fratelli; alcune linee di azione evangelizzatrice: “Siate misericordiosi, vadano come minori tra i minori, generino comunione e siano sempre in cammino… ”. Poi Fr. Massimo Tedoldi ha indirizzato alcune parole all’Assemblea nelle quali ha ringraziato i fratelli e le sorelle. Grazie a Dio che ci ha convocati; al Ministro generale e al suo Definitorio; a tutti gli assistenti per la loro partecipazione, lavoro e suggerimenti; a Fr. Adriano Busatto per tutto il lavoro di segreteria del Congresso; a Fr. Antonio Herrera, della Pastorale educativa; a Fr. Ruben Tierrablanca, Delegato per l’Islam; ai relatori; traduttori per il loro eccellente lavoro; ai responsabili della Liturgia; a Fr. Vidal Rodriguez SGFS; a Fr. Joseph Magro Direttore dell’Ufficio delle Comunicazioni; ai Moderatori; ai fratelli della Famiglia Francescana; alla coppia dell’Ecuador Macor e Liliana; al tecnico; ai

fratelli della Curia; all’Ufficio di GPSC... e grazie “al futuro che è e rimane nelle mani di Dio”. Andiamo tutti con il desiderio di ” riparare la casa di Dio”. Si è conclusa l’Assemblea con queste parole di Fr. Arthuro: “Il Congresso inizia oggi con la celebrazione eucaristica in ringraziamento al Signore: Andate e annunciate! Portiamo i frutti del Congresso ai fratelli e alle fraternità“. Poi è seguita la celebrazione dell’Eucaristia presieduta da Fr. Michael A. Perry , Ministro generale. La liturgia è stata animata dal SGME. Alle 13.00 si è chiuso il “I CONGRESSO INTERNAZIONALE PER LA MISSIONE ED EVANGELIZZAZIONE” dell’Ordine. Dopo dieci giorni di presentazioni, preghiera, riflessioni, testimonianze… facciamo nostro l’invito del messaggio finale: “Andiamo Insieme a riparare la casa Signore”, in risposta alle parole del Cristo di San Damiano a San Francesco: ” Vai e ripara la mia casa ” con le quali abbiamo iniziato il Congresso. Andiamo insieme tutta la Famiglia francescana a “riparare la casa del Signore”, dopo avre pensato e riflettuto sulla nostra “Identità e novità nella missione evangelizzatrice dell’Ordine”, senza paura, perché il Signore cammina con noi e sentiamo la forza lo Spirito che ha spinto Francesco alla sequela di Cristo, essendo povero, minore , umile, semplice, sempre in comunione con la Chiesa e fedeli alla nostra Regola: “Il Vangelo ”. www.ofm.org

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Patriarcato Latino Conferenza interreligiosa a Gerusalemme sulla questione dei Luoghi Santi GERUSALEMME, 20 MAGGIO 2014

P

ochi giorni prima dell’imminente arrivo del Papa, a Gerusalemme si è tenuto un convegno dal titolo «Sulle orme di papa Francesco: i luoghi santi in Terra Santa».

Mons. Shomali è intervenuto sullo Status di Gerusalemme, città dalla vocazione universale in cui si confrontano due storie inconciliabili. L’evento è stato promosso da Search for Common Ground, organizzazione internazionale che mira a sostenere il dialogo e la convivenza pacifica tra diverse comunità. Cinquant’anni dopo l’incontro tra papa Paolo VI e il patriarca Atenagora, e in vista dell’incontro tra Francesco e Bartolomeo, sono stati discussi diversi temi: la questione dei luoghi santi cristiani di Gerusalemme; l’opportunità che questa visita rappresenta sia per la riconciliazione interreligiosa, sia anche per i fedeli di una stessa fede (la cristiana); e la condizione dei rapporti tra il Vaticano, Israele e la Palestina. La conferenza si è svolta nell’ambito di un progetto pilota per valutare l’efficacia pratica di un Codice universale di condotta sui Luoghi santi della Terra Santa. Il presente codice mira a proteggere i luoghi santi e a promuovere la riconciliazione tra le religioni in tutto il mondo. A questa riunione hanno partecipato Sharon Rosen, co-direttore del Search for Common Ground a Gerusalemme e Michael Mertes del Konrad-Adenauer-Stiftung Office. Erano presenti diverse personalità, tra cui il Custode di Terra Santa, p. Pierbattista Pizzaballa, il prof. Mohammad Dajani dell’Al-Quds University e Hana Bendcozsky del Centro per le relazioni ebraico-cristiane a Gerusalemme. Quest’ultimo ha presentato uno studio sul Monte Sion.

Un’altra presentazione è stata fatta sulla cerimonia del Fuoco consacrato al Santo Sepolcro, dal punto di vista greco-ortodosso. Il pomeriggio è stato dedicato allo studio delle relazioni diplomatiche tra il Vaticano, Israele e la Palestina. A tale proposito, Mons. Shomali, Vicario patriarcale latino per Gerusalemme, è intervenuto sulla questione di Gerusalemme per la Santa Sede, la città santa per le tre religioni. Dopo aver citato la Lettera Apostolica «Redemptoris Anno» del Santo Padre Giovanni Paolo II, in cui si fa riferimento all’amore che gli ebrei nutrono per Gerusalemme, città ricca di storia per il loro popolo, il Vescovo ha ricordato lo status unico di questa città per i cristiani perché è «la città di Gesù Salvatore». Allo stesso tempo Giovanni Paolo II aveva posto l’accento sulla santità della città anche per i musulmani. «Gerusalemme deve essere un crocevia di pace e d’incontro fra le tre religioni», aveva detto il Santo Padre nel 1982 a Yitwhak Shamir in Vaticano. Sulla sua scia Benedetto XVI aveva fatto riferimento alla vocazione universale e multiculturale della Città Santa, che «dovrebbe essere il luogo che riflette l’universalità, il rispetto per gli altri, il dialogo e la comprensione reciproca». Sulla questione di Gerusalemme, Mons. Shomali ha ricordato le «due versioni» della storia di Gerusalemme: «Per Israele, non si tratta di un territorio occupato,

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Patriarcato Latino la città appartiene a Israele sin dal re Davide. È la Città santa in cui fu costruito il Tempio. Per questo motivo, deve restare capitale sempre. Per i palestinesi, Gerusalemme Est è occupata dal 1967 e deve diventare la capitale di un futuro stato palestinese». Una situazione delicata che ha condotto la maggior parte dei paesi, ad avere due ambasciate in Israele, una a Gerusalemme e un’altra a Tel Aviv. Dopo il 1967 anche la Santa Sede ha seguito, dunque, lo stesso approccio. La Santa Sede ha sempre richiesto che Gerusalemme fosse rispettata per la sua vocazione universale e unica, ossia come «tesoro e patrimonio artistico del mondo intero», ha precisato mons. Shomali. Per quanto riguarda

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l’urgenza di trovare una soluzione per la città a livello internazionale, «la Santa Sede ha molte volte raccomandato per la città uno statuto speciale da salvaguardarsi a livello internazionale, affinché nessuna parte possa appropriarsene». Tuttavia, mons. Shomali è realista: «Il diritto internazionale non risolverà il problema di Gerusalemme senza una reale convivenza e una genuina riconciliazione tra coloro che vi abitano. In questo senso, i leader religiosi hanno un ruolo chiave nel promuovere la riconciliazione». Il Vescovo, a conclusione del suo intervento, ha aggiunto: «Israeliani e palestinesi che cercano una soluzione politica al conflitto che divide Gerusalemme, devono rendersi conto che questa città ha delle sfide che vanno ben oltre i loro interessi nazionali, per quanto legittimi possano essere». http://it.lpj.org


Curia Custodiale Uno di noi! GERUSALEMME, 8 MAGGIO 2014 Beatissimo Padre!

chiamati figli di Dio”(Mt 5,9).

Con semplicità francescana, insieme a tutti i Frati Minori della Custodia di Terra Santa, desidero porgerLe il nostro gioioso Benvenuto nella Terra di Gesù.

La Sua visita sarà una festa, sui volti di tante persone che La attendono.

Benvenuto a Gerusalemme Santità. La Casa di Pietro e la Sua casa! Conosciamo il Suo timore di diventare “una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del patire, globalizzati dall’indifferenza!”. Qui, noi tutti, attendiamo fiduciosi che la Sua visita, se pur così breve, porti con sé speranze nuove e infonda vigore alla piccola comunità cristiana che sta vivendo una situazione complicata e pericolosa, soprattutto nell’amata Siria. Grazie per la Sua vicinanza a chi abita in questa terra, cercando di mettere in pratica la beatitudine tramandata dal Vangelo “Beati i costruttori di pace, perché saranno

Nella liturgia: solenne e ricca di segni, carica del gusto di essere vissuta, senza preoccupazione alcuna del tempo che si prolunga. Nei canti preparati con cura e passione. Sarà la festa del raccolto e della semina, dei frutti e dei germogli, che si rinnoverà nelle generazioni future per raccontare l’amore fedele del buon Pastore in mezzo a questo Popolo ancora così provato da tante difficoltà, ma animato dalla speranza, dalla fede, da un senso profondo di appartenenza. Grazie, Beatissimo Padre. Fra Pierbattista Pizzaballa, ofm Custode di Terra Santa

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Curia Custodiale

     

Sintesi  del  verbale  del  Discretorio  del  15  Maggio  2014  

Il  Discretorio  si  è  riunito  nel  Convento  della  Promessa  Eucaristica  a  Cafarnao.   Nel  corso  dei  lavori,  tra  gli  altri,  sono   state  prese  le  seguenti  decisioni  e  trattati  i  seguenti  argomenti:     1. Il  Custode  ha  informato  il  Discretorio  sull’imminente  visita  del  Papa.  Si  è  discusso  dei  vari  accadimenti  degli  ultimi   giorni   e   di   qualche   polemica   all’interno   del   mondo   ebraico   ortodosso   e   musulmano,   legati,   in   particolare,   alla   celebrazione  eucaristica  al  Cenacolo.   2. Il   P.   Custode   ha   relazionato   riguardo   le   visite   presso   le   varie   comunità   di   Ain   Karem,   Monte   Tabor,   Cana,   Nazareth,  Tabgha,  Acco  e  Betlemme.   3. Il   P.   Ministro   della   regione   San   Paolo   ha   aggiornato   sulla   vita   nelle   fraternità   nella   Regione   e   in   particolare   riguardo   la   situazione   di   guerra   in   Siria,   della   mancanza   di   acqua   nella   città   di   Aleppo   e   di   non   essere   potuto   andare  ad  Aleppo  a  causa  delle  bombe.   4. Tavole   di   Famiglia.   Sono   state   prese   in   esame   varie   situazioni   personali,   le   diverse   richieste   pervenute   al   Discretorio  e  si  è  analizzata  la  situazione  procedendo  ai  seguenti  trasferimenti:   - Fra  Benjamin  OWUSU,  da  Cipro  -­‐  Larnaca  a  Betania,  addetto  al  Santuario  e  animatore  spirituale  dei  pellegrini.   - Fra  Michael  RAUM,  è  stato  ratificato  il  trasferimento  dal  Cenacolino  al  Commissariato  di  Washington.   - Fra   Theodorus   BEDA   HERDISTYAN,   nuovo   missionario   ad   Ain   Karem,   San   Giovanni   in   Montana,   addetto   al   Santuario,  confessore,  animatore  spirituale  dei  pellegrini.   - Fra  Casimiro  FRANKIEWICZ,  è  stata  accolta  la  sua  richiesta  di  prosecuzioone  del  servizio  in  T.S.   - Si  è  anche  deciso  delle  prospettive  possibili  di  altri  confratelli.     5. Formazione.  Il  Discretorio  è  stato  consultato  per  le  seguenti  richieste:   - Fra  Luai  BSHARAT  e  fra  Fadi  AZAR  per  il  secondo  grado  dell’Ordine  (presbiterato).   - Don  Jan  Josè  Segarra  Gomez,  sacerdote  diocesano  è  stato  ammesso  al  probandato.     6. Questioni  Economiche  –  Richieste  dai  conventi.  Si  è  venuti  incontro  alle  necessità  delle  comunità  di:   -­‐   San   Salvatore,   lavori   urgenti   al   tetto   della   chiesa   ed   al   terrazzo,   in   seguito   i   danni   causati   dalla   nevicata   dei   mesi  scorsi.;   -­‐   Nazareth,  costruzione  dei  servizi  igienici  delle  suore  a  servizio  del  convento;   -­‐   Aumento  del  finanziamento  mensile  alle  Scuole  di  Terra  Santa  Femminili  di  Gerusalemme  e  Betlemme;   -­‐   Per   evitare   abusi   delle   agenzie   di   viaggio   e   migliorare   il   servizio   del   F.P.O.   è   stato   rivisto   il   tariffario   delle   prenotazioni  delle  SS.  Messe,  prevedendo  una  penale  di  $  20  in  caso  di  cancellazione  senza  preavviso;   -­‐   Riguardo   il   C.I.C.   è   stato   approvato   il   progetto,   sia   di   rinnovamento   degli   ambienti,   sia   d’installazione   di   un’ascensore  che  permetterà  un  più  agevole  accesso  agli  spazi  espositivi,  alla  sala  audiovisiva  e  al  terrazzo,  il   tutto  a  spese  del  Christian  Information  Center;     Varia.     -­‐   Il  Discretorio  ha  poi  valutato  la  situazione  della  nostra  presenza  a  Giaffa.   - A.T.S.   viene   presentato   il   bilancio   sociale   del   2013   ed   il   bilancio   consuntivo   dell’anno   2014,   inclusivo   delle   prospettive  e  priorità  d’intervento.           Fra  Sergio  Galdi  ofm   Segretario  di  Terra  Santa    

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Synthesis  of  the  minutes  of  the  Discretorium   meeting  of  15  May  2014  

The  Discretorium  met  in  the  Convent  of  the  Eucharistic  Promise  at  Capernahum.  During  the  meeting,  among  other   things,  the  Discretorium  took  the  following  decisions  and  discusses  the  following  issues:     1. The  Custos  informed  the  Discretorium  regarding  the  imminent  visit  of  the  Pope.  A  discussion  ensued  regarding   the  events  of  these  last  days  and  the  polemic  within  the  Hebrew  and  Muslim  circles,  linked  in  a  particular  way  to   the  Eucharistic  celebration  at  the  Cenacle.   2. The   Custos   presented   a   report   regarding   his   visits   to   various   communities,   namely   Ain   Karem,   Mount   Tabor,   Cana,  Nazareth,  Tabgha,  Acco  and  Bethlehem.   3. The  Minister  of  the  Region  of  Saint  Paul  updated  the  Discretorium  on  the  life  of  the  fraternity  in  the  Region  and   particularly  regarding  the  situation  in  Syria,  including  the  problem  of  the  lack  of  water  in  the  city  of  Aleppo  and   regarding  the  fact  that  he  could  not  go  to  Aleppo  because  of  the  recent  bombardments.   4. Tabulae   Familiae.   The   Discretorium   took   under   consideration   various   personal   situations,   and   the   diverse   requests   that   it   received,   and   it   also   analysed   the   state   of   affairs   of   personnel   arriving   at   the   decision   of   the   following  transfers:   - Fr.   Benjamin   OWUSU,   from   Cyprus,   -­‐   Larnaca   to   Bethany,   in   service   in   the   Shrine   and   spiritual   animator   of   pilgrims.   - Fr.  Michael  RAUM,  has  been  transferred  from  the  Cenacolino  to  the  Commissariat  of  Washington.   - Fr.   Theodorus   BEDA   HERDISTYAN,   a   new   missionary,   to   Ain   Karem,   San   Giovanni   in   Montana,   in   service   in   the   Shrine,  confessor,  spiritual  animator  of  pilgrims.   - Fr.  Casimiro  FRANKIEWICZ,  his  request  to  proceed  with  his  service  to  the  Holy  Land  has  been  welcomed.   - The  Discretorium  also  discussed  possible  forthcoming  prospects  of  other  brothers.     5. Formation.  The  Discretorium  has  been  consulted  as  regards  the  following  requests:   - Fr.  Luai  BSHARAT  e  Fr.  Fadi  AZAR  for  the  second  grade  of  Orders  (priesthood).   - Don  Jan  Josè  SEGARRA  GOMEZ,  diocesan  priest,  has  been  admitted  to  postulancy.       6. Economic   Matters   –   Requests   from   the   friaries.  The  Discretorium  has  provided  for  the  needs  of  the  following   communities:   -­‐     Saint  Saviour,  urgent  repairs  to  the  roof  of  the  church  and  terrace,  as  a  result  of  the  damages  caused  by  the   snowfall  of  last  winter;     -­‐   Nazareth,  building  of  new  toilets  for  the  sisters  who  are  in  service  to  the  friary;   -­‐     Increase  of  the  monthly  allowance  to  the  Female  Terra  Sancta  Schools  of  Jerusalem  and  Bethlehem;   -­‐   In   order   to   avoid   abuses   on   the   part   of   the   travel   agencies   and   to   improve   the   service   of   the   F.P.O.   the   Discretorium  has  reviewed  the  tariffs  regarding  the  booking  of  Holy  Masses,  establishing  a  penalty  of  $  20  in   the  case  of  cancellations  without  prior  notice;   -­‐   Regarding   the   C.I.C.,   the   Discretorium   approved   the   project   of   the   renewal   of   the   building,   with   the   installation  of  a  lift  that  will  permit  an  easier  access  to  the  exhibition  halls,  to  the  audio-­‐visual  hall  and  to  the   terrace.  All  expenses  will  be  shouldered  by  the  Christian  Information  Centre;     Various.     -­‐   The  Discretorium  has  evaluated  the  situation  of  our  presence  in  Jaffa.   - A.T.S.  the  social  balance  of  2013  and  the  final  balance  of  2014  were  presented,  together  with  the  forthcoming   priorities  and  involvements.       Fr.  Sergio  GALDI  ofm   Secretary  of  the  Holy  Land  

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Curia Custodiale

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Curia Custodiale

   

GIUBILEI  VITA  CONSACRATA   GERUSAMEMME  -­‐  SAN  SALVATORE  15  GIUGNO  2014  

 

  25  anni         50  anni         60  anni       65  anni      

 

  25  anni                                 50  anni     65  anni     70  anni        

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Giubilei  di  vita  sacerdotale   fra  Paul  Luke  RUSH   fra  Marius  DESCHÊNES   fra  Yaakoub  Shehata  HANNA  SAID  

   3  Giugno   29  Giugno   28  Settembre  

fra  Victor  PEÑA   fra  Joseph  COSTANTIN   fra  Plácido  ROBAERT  

29  Giugno   29  Giugno   19  Giugno  

fra  Umberto  BARATO   fra  Pedro  BON  

26  Giugno   11  Luglio  

fra  Pedro  TOMÉ  

12  Marzo  

Giubilei  di  vita  religiosa   fra  Miron  SIKIRIC   fra  Michel  FAHIM   fra  Antonio  LOUXA   fra  John  Kwasi  BOMAH   fra  Raimondo  GIRGIS   fra  Giuseppe  PIGGIO   fra  François  Marie  SHAMIYEH   fra  Simon  Peitro  HERRO   fra  Sebastiano  MATTI   fra  Gabriel  VORMAWAH   fra  Rachid  MISTRIH   fra  Atef  EL-­‐FALAH   fra  Ibrahim  FALTAS   fra  Raffaello  TONELLO   fra  Gregor  GEIGER  

   9  Luglio   25  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto   27  Agosto      3  Settembre      8  Ottobre  

fra  Antonio  RAIMONDO  

   4  Novembre  

fra  Stanislao  LOFFREDA  

17  Settembre  

fra  Virginio  RAVANELLI   fra  Justo  ARTARAZ   fra  Mario  TANGORRA   fra  Eugenio  KAMAR  

   2  Agosto  

     2  Agosto  

12  Agosto   12  Agosto  


Agenda DEL CUSTODE 01/06

Gerusalemme-San Salvatore: Messa Festa Repubblica italiana

05/06

Acri: Graduation

08/06

Città del Vaticano: Incontro di preghiera

12/06

Gerusalemme-San Salvatore: Vespri solenni Festa di s. Antonio

13/06

Gerusalemme-San Salvatore: Festa di S. Antonio

13/06

Giaffa: Messa S. Antonio

15/06

Gerusalemme-San Salvatore: Giubilei Vita Consacrata

19/06

Gerusalemme-Santo Sepolcro: Vigilia Solennità del Corpus Domini

GIUGNO 2014 20-23/06 Armenia: Visita 24-26/06 Italia-Roma: R.O.A.C.O. 28/06

Giaffa: San Pietro

29/06

Gerusalemme-San Salvatore: Ordinazioni

Datebook OF THE CUSTODY 01/06 05/06 08/06 12/06

Jerusalem-St. Saviour’s: Mass for the Feast of the Italian Republic Acres: Graduation Vatican City: Prayer Meeting Jerusalem-St. Saviour’s: Solemn Vespers of the Feast of S. Anthony of Padua

13/06

Jerusalem-St. Saviour’s: Feast of St. Anthony of Padua 13/06 Jaffa: Mass St. Anthony of Padua 15/06 Jerusalem-St. Saviour’s: Jubilees of Consecrated Life 19/06 Jerusalem Holy Sepulchre: Vigil of the Solemnity of Corpus Christi

20-23/06 24-26/06 28/06 29/06

JUNE 2014 Armenia: Visit Italy-Rome: R.O.A.C.O. Jaffa St. Peter Jerusalem-St. Saviour’s: Ordinations

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Regione San Paolo Insieme per la pace AMMAN, 14 MAGGIO 2014

S

i è concluso con la sottoscrizione di una Dichiarazione comune l’incontro ad Amman tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il Royal Institute for Interfaith Studies, savoltosi ieri, mercoledì 14 maggio nella capitale giordana sul tema “Affrontare le sfide attuali attraverso l’educazione”. In una dichiarazione, siglata dal cardinale Jean Louis Tauran e dal principe reale El Hassan Bin Talal, “viene condannata “con forza ogni forma di violenza, nonché il recente rapimento delle studentesse nigeriane, chiedendo il loro immediato rilascio perché possano ritornare alle loro famiglie e alle loro scuole”. Ribadendo “che la causa dei conflitti non è la religione, ma piuttosto la disumanità e l’ignoranza”, i partecipanti all’incontro hanno sottolineato l’importanza di promuovere “un’educazione integrale”. E ai giovani, nelle cui mani è “il futuro dell’umanità”, hanno affidato dieci raccomandazioni: “Non rinunciate mai alla curiosità intellettuale; abbiate coraggio intellettuale piuttosto che viltà intellettuale; siate umili e non arroganti intellettualmente; praticate

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l’empatia intellettuale invece che la chiusura mentale; osservate l’integrità intellettuale; mantenete la vostra autonomia intellettuale; perseverate dinanzi alla superficialità circostante; fidatevi della ragione; siate imparziali e non intellettualmente ingiusti; considerate il pluralismo una ricchezza, non una minaccia”. www.osservatoreromano.va


Lakhdar Brahimi, inviato Onu per la Siria, lascia la sua “missione impossibile” NEW YORK, 14 MAGGIO

L’

algerino Lakhdar Brahimi, inviato dell’Onu e della Lega araba per cercare una via di pace alla guerra civile in Siria, ha terminato la sua missione, definita “impossibile” da molti.

Il segretario dell’Onu Ban Ki-moon, ne ha dato l’annuncio ieri “con grande dispiacere”, precisando che le dimissioni saranno effettive dal 31 maggio e che finora non è stato designato alcun successore. Nell’agosto 2012, Brahimi aveva preso il posto dell’ex capo dell’Onu, Kofi Annan, il quale non era riuscito a ottenere nemmeno un cessate-il-fuoco dalle parti in lotta, il regime di Bashar Assad e l’ opposizione, frazionata in diversi gruppi, spesso in guerra fra loro. Il diplomatico algerino ha ottenuto un inizio di colloqui lo scorso gennaio a Ginevra, dove le due parti hanno potuto per la prima volta guardarsi in faccia, ma i dialoghi sono franati dopo poche settimane, lasciando ancora spazio alla guerra civile che dal marzo 2011 ha fatto oltre 150mila morti e quasi 10 milioni di sfollati e profughi. Brahimi si è detto “dispiaciuto di ... lasciare la Siria in una situazione così cattiva”; Ban Ki-moon ha lodato la sua “grande pazienza” mettendo in luce “gli ostacoli quasi impossibili” che egli ha dovuto affrontare. Ban ha anche criticato il regime di Assad e l’opposizione per il fallimento dei dialoghi. Ed ha ammesso che anche l’Onu “è stata incapace di alcun progresso” e che la comunità internazionale è “disperatamente divisa”. I dialoghi di Ginevra hanno avuto luogo per volere degli Stati Uniti, sponsor dell’opposizione, e della Russia, principale sostenitore di Assad. Ma l’evoluzione di questi ultimi mesi rende sempre più difficile un accordo a livello internazionale e locale. Sul terreno, l’esercito siriano sta conseguendo diverse vittorie contro i ribelli e Damasco ha aperto la campagna per le elezioni presidenziali, boicottate come “un bluff” dall’opposizione. Brahimi aveva espresso diverse

volte la sua perplessità sulle elezioni, che potrebbero diventare uno scoglio capace di fermare qualunque tentativo di dialogo. Allo stesso tempo, l’opposizione è sempre più divisa fra “laici” e “islamici”; questi ultimi - soprattutto lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante e il fronte al Nousra - continuano a uccidersi a vicenda e a opprimere la popolazione con esecuzioni truculente e regole islamiche fondamentaliste. A livello internazionale, il rapporto fra Usa e Russia si va raffreddando, dopo la crisi ucraina, e a tutt’oggi appare difficile una loro collaborazione sullo scacchiere medio-orientale. Vittima di questa situazione rimane la popolazione siriana, sottoposta a bombardamenti e assedi da parte dell’esercito di Damasco, o costretta alla fame, alla sete e agli assassinii da parte dei ribelli. Anche la popolazione mondiale rimane inascoltata: nel settembre scorso, quando si era ad un passo da un attacco militare contro la Siria, i popoli di molte nazioni si erano espressi contro l’azione militare voluta dai loro capi politici, partecipando alla grande veglia di digiuno e preghiera lanciata da papa Francesco la sera del 7 settembre. www.asianews.it

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Regione San Paolo Siria. Oltre 162mila morti in tre anni ROMA, 19 MAGGIO 2014

N

on c’è via di uscita dalla crisi siriana senza un intervento delle potenze straniere, e dall’epoca della conferenza Ginevra 2 la cosa è ancora più evidente. È quanto sostiene il segretario generale della Coalizione nazionale siriana, Bader Jamous, che ieri ha partecipato al dibattito a Roma organizzato dall’Istituto Affari internazionali e oggi incontrerà il presidente francese Hollande. Intanto gli aggiornamenti sul bilancio delle vittime confermano l’orrore di un conflitto che non si placa da tre anni. Il conflitto in Siria ha raggiunto un altro devastante picco: oltre 162.000 morti, secondo l’Osservatorio Siriano per i diritti umani, un’organizzazione che ha sede a Londra e che combina i dati delle fonti militari e mediche. Il 30% dei morti si conta tra i civili, che non

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hanno imbracciato le armi, ma che subiscono questa guerra da oltre 3 anni. Lo stesso centro studi afferma che la metà della popolazione è sfollata, all’interno o all’esterno della Siria. A tutto questo si aggiunge poi l’emergenza fame. Gli effetti delle devastazioni e la siccità che ha colpito quest’anno il paese fanno prevedere un crollo della produzione di beni alimentari pari ad un terzo rispetto all’anno passato. Le panetterie sono vuote mentre l’inflazione ha raggiunto ormai il 115%. Intanto un gruppo di 58 paesi ha espresso il suo sostegno alla proposta francese di deferire tutti i crimini di guerra commessi in Siria alla Corte Penale Internazionale. http://it.radiovaticana.va


Libano: entro il 2014, un terzo della popolazione saranno profughi siriani BEIRUT, 21 MAGGIO 2014 Fonti delle Nazioni Unite riferiscono che già un milione di persone in fuga dalla guerra si è rifugiato nel Paese dei Cedri. Ogni mese vi sono almeno 50mila nuovi arrivi. Già visibili focolai di tensione fra le due comunità. In tre anni di conflitto fra Damasco e ribelli oltre 160mila vittime. Beirut (AsiaNews/Agenzie) - Decine di migliaia di profughi in fuga dalla guerra fra Damasco e i gruppi ribelli continuano a riversarsi in Libano, aumentando la pressione sul Paese dei Cedri che, entro la fine dell’anno, potrebbe ospitare fino a 1,5 milioni di rifugiati siriani. È quanto denunciano fonti ufficiali delle Nazioni Unite, che lanciano l’allarme per una possibile escalation della tensione in una nazione piccola e già sovraccaricata da un imponente numero di sfollati. Il dato fornito dall’ONU rappresenta un terzo dell’intera popolazione libanese, stimato sui 4,5 milioni di individui; a differenza di Turchia e Giordania, Beirut non dispone di campi profughi per accogliere gli esuli siriani in fuga dalle violenze. Essi sono radunati in accampamenti informali, vengono ospitati da parenti o prendono in affitto appartamenti. La portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric conferma che oltre un milione di rifugiati siriani sono stati registrati da agenzie Onu in Libano e, ogni mese, vi sono almeno 50mila nuovi arrivi. Un flusso costante che non tiene conto del milione di siriani che erano già presenti nel Paese dei Cedri prima della guerra e che non hanno mai chiesto aiuto alle agenzie internazionali. Analisti ed esperti di politica locale riferiscono che l’alto numero di rifugiati comporta un innalzamento della pressione sui servizi pubblici e sui costi in generale della spesa. Inoltre, si possono verificare tensioni e scontri fra le due comunità: “Sono già visibili focolai di tensione conferma Ross Mountain, capo della missione Onu in Libano - tra i siriani in arrivo e le comunità libanesi” nelle zone in cui vengono stanziati i profughi. Ma il timore maggiore, aggiunge, è che si possano unire “altri elementi” che potrebbero sfociare in un conflitto sociale.

La maggioranza dei profughi siriani si riversano nelle aree più povere del Libano, come la Valle della Beqāʿ e Akkar. Vi sono 225 località che contengono l’86% dei rifugiati e il 68% della fascia più povera della popolazione libanese. L’allerta lanciato dalle Nazioni Unite segue il bilancio aggiornato delle vittime del conflitto siriano, fornito dagli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (Gran Bretagna): in tre anni sono morte più di 160mila persone. Da tempo il conflitto siriano si è allargato all’intera regione Mediorientale, facendo registrare una situazione allarmante proprio in Libano, che attraversa nell’ultimo periodo un momento di crisi economica, acuito dai riflessi della guerra nel Paese vicino. Gli indicatori mostrano un deciso calo nei settori del commercio, del turismo e degli investimenti esteri, assieme a una crescita consistente della spesa pubblica per il governo di Beirut. Stime della Banca mondiale indicano che nel 2013 la crisi a Damasco è costata almeno 2,5 miliardi di dollari al Libano in perdita di attività economiche; si teme che, entro la fine dell’anno, almeno 170mila libanesi possano cadere nella povertà. “Sostenere il Libano - affermano fonti Onu - non è solo un imperativo morale, ma è un passo necessario per fermare un degrado continuo della pace e della sicurezza in questa società fragile, e in tutta la regione”. www.asianews.it

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Regione San Paolo Suore del Santo Rosario, testimonianza cristiana delle donne nel mondo arabo musulmano BEIRUT, 26 MAGGIO 2014

F

ondata a Gerusalemme nel 1880 dalla Beata Maria Alfonsina, di cui sabato 24 maggio il Patriarca dei Latini Fouad Twal ha chiesto la canonizzazione durante la messa celebrata da Papa Francesco ad Amman (Giordania), primo giorno della visita in Terra Santa, la congregazione delle Suore del Santo Rosario di Gerusalemme dei Latini è la più antica realtà femminile del Mashrek arabo (l’insieme dei Paesi che si trovano a est del Cairo e a nord della penisola arabica). La loro opera misericordiosa si estende da Gerusalemme al Cairo, da Beirut sino a Kuwait City. Nata il 4 ottobre 1843 a Gerusalemme col nome di battesimo di Danil Ghattas, la futura suor Maria Alfonsina - nonostante la fortissima opposizione iniziale di suo padre - ha indossato all’età di 14 anni gli abiti delle religiose di San Giuseppe dell’Apparizione. Nel corso delle numerose apparizioni la Madonna le ha più volte confidato il suo desiderio impellente e imperioso di fondare una congregazione, di origine palestinese, che portasse il nome di Suore del Rosario. Anche nei frequenti sogni le appaiono con chiarezza le immagini di suore rivestite da un manto blu, mentre la Vergine la rimprovera per la lentezza con la quale risponde alla sua richiesta. Le appa r izioni della Madonna la spingono ad affidarsi t ot a l me nt e alle mani e alla volontà di Dio. “Ero desiderosa di sopp or t a re ogni prova” ha scritto nel s uo d ia r io la religiosa. “Trovavo lieve tutto ciò

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che poteva sembrare amaro e doloroso. La solitudine era il paradiso del mio cuore e l’obbedienza era l’orizzonte del mio spirito. Trovavo gli ordini dei superiori facili da seguire”. La congregazione ha visto infine la luce nel 1880; erano sette le prime monache, una cifra che richiama la perfezione. Nella sua opera, suor Alfonsina è stata guidata e assistita da un sacerdote palestinese, p. Joseph Tannous, i cui avi erano legati a una importante famiglia della città di Eden, gli Yammine. Egli è morto poco dopo aver visto la nascita della congregazione femminile, assistito da suor Alfonsina. La vita della beata è stata caratterizzata dalla recita meditata del Rosario che, ad intervalli, veniva illustrata da apparizioni. Nel corso della sua vita, oltre alle apparizioni della Vergine la religiosa è stata capace di compiere gesti prodigiosi. Si racconta che nel 1885 una studentessa della scuola delle Suore di Jaffa di Galilea, vicino Nazareth, di nome Nazira Eid, cadde in una cisterna colma di acqua; suor Alfonsina riuscì a salvarla gettandole il proprio rosario. Il 25 marzo 1927, festa dell’Annunciazione, all’ora già annunciata in precedenza, madre Alfonsina si è lasciata andare fra le braccia del Signore. Le Suore del Rosario annoverano oggi 250 religiose e sono presenti in Terra Santa, in Giordania, in Libano, al Cairo (Egitto), in Kuwait, ad Abu Dhabi e a Roma. I loro centri comprendono anche orfanotrofi, case di riposo per anziani, scuole e ospedali. La maggior parte delle suore che qui decidono di prendere i loro voti provengono da Libano, Terra Santa e Giordania. In Libano, le Suore del Santo Rosario dispongono di dieci conventi e possiedono un ospedale (Gemmayzé). Inviate nel 1887 dal Patriarca maronita, le religiose hanno contribuito - sotto la guida di suor Rosalie Nasr e altre - alla fondazione delle religiose della Santa Famiglia libanese (Ibrine). www.asianews.it


il Papa in Terra Santa Gerusalemme è la casa di Pietro GERUSALEMME, 4 MAGGIO 2014

“G

erusalemme è la casa di Pietro: questa realtà deve essere compresa”. Ad affermarlo è Fra Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, in vista della visita di Papa Francesco, prevista dal 24 al 26 maggio. È da oltre sette secoli che i francescani sono presenti in Terra santa. La loro presenza è ispirata dal servizio alla Chiesa, a Dio e al prossimo. La Custodia dei luoghi santi, l’accoglienza dei pellegrini e la cura dei cristiani locali, sono le loro missioni principali. Il tema è trattato nell›intervista che segue, raccolta a Gerusalemme con padre Pizzaballa. Come vive la comunità cattolica l’arrivo del Santo Padre in Terra santa? Padre Pizzaballa: C’è molta effervescenza, molta attesa. La visita del Papa non è mai qualcosa di ordinario. Questo Pontefice, poi è molto popolare, tra tutti. Sarà una visita molto breve, quindi c’è anche un po’ di tristezza per il fatto che il Santo Padre non possa visitare molte delle realtà cristiane. I momenti di preghiera, di incontro, gli aspetti logistici sono nella loro piena attività…

Oltre a Gerusalemme il Santo Padre visiterà anche la Giordania, Betlemme e Palestina. Considerate le differenti realtà, qual è la situazione dei cristiani in queste terre? Padre Pizzaballa: Sono realtà molto differenti e quindi non conviene generalizzare. I cristiani nel Medio Oriente vivono in situazioni sociali diverse. In Giordania c’è una situazione economica molto difficile, che influenza tutti. Dal punto di vista delle garanzie, la casa reale è il punto di stabilità della comunità cristiana, un riferimento importante per la difesa dei diritti e delle garanzie della comunità cristiana. In Palestina la situazione è molto fragile per ovvie ragioni legate al conflitto palestinese e alla questione politica. Il problema principale dei cristiani in Terra santa è il numero: sono rimasti molto pochi, soprattutto a Gerusalemme dove non arrivano a undicimila. Ci sono i cosiddetti “cristiani arabi” e quelli che si trasferiscono dai paesi europei. Altri, però, decidono anche di emigrare. Perché molti cristiani emigrano?

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il Papa in Terra Santa

Padre Pizzaballa: I cristiani hanno, come tutti, una famiglia e sentono il desiderio di vivere tranquillamente, avere sbocchi professionali e una prospettiva di vita tranquilla. Il Medio Oriente non garantisce questo in maniera automatica. Basta guardarsi attorno: cosa per esempio sta accadendo in Egitto, le difficoltà economiche nell’autonomia palestinese, i problemi di identità in Israele… Tutti questi aspetti aiutano la riflessione, che, forse, è meglio avere una vita più tranquilla fuori di qui. Cosa fa la comunità cattolica per tutelare i suoi componenti? La visita del Santo Padre può anche essere una luce, per mostrare le difficoltà dei cristiani e della popolazione in Medio Oriente… Padre Pizzaballa: Innanzitutto va detto che noi non possiamo risolvere tutti i problemi: ci sono problematiche più grandi che vanno al di là delle nostre possibilità perché non siamo noi che prendiamo le decisioni. Per quanto possiamo essere ben inseriti nel territorio, siamo una realtà ancora molto piccola. Per questo bisogna lavorare su diversi ambiti: il primo è quello dell’educazione e della formazione. La presenza cristiana deve essere formata ed educata in modo che possa, per quanto piccola, dare un contributo positivo nelle realtà nella quale è calata. Poi, bisogna essere concreti, nella creazione delle job opportunities, per esempio, nel creare della possibilità per i cristiani di raggiungere abitazioni con costi sostenibili.

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Come ha vissuto i viaggi degli altri Pontefici in Terra Santa? Ha un ricordo in particolare, che vuole condividere con i lettori? Padre Pizzaballa: Ho dei ricordi sui viaggi degli ultimi tre papi. Quando venne Paolo VI ero troppo giovane. Sono stati appuntamenti molto diversi l’uno dall’altro. Molto impegnativi dal lato della preparazione e importanti perché hanno portato un’energia nuova all’interno della comunità. La visita di Giovanni Paolo II ha portato energia al dialogo ebraico-cattolico. Benedetto XVI ha portato un forte incoraggiamento, sia nel viaggio in Terra Santa che in Libano. Nei suoi discorsi, nei suoi gesti, ha messo in evidenza l’importanza dell’incontro con la comunità locale. Papa Francesco è molto popolare. Sappiamo che il suo incoraggiamento alla comunità cristiana si esprimerà in qualche altro modo. Cosa direbbe al Santo Padre e ai nostri lettori che forse non conoscono con precisione i problemi del Medio Oriente? Padre Pizzaballa: Gerusalemme è la casa di Pietro, da dove Pietro è partito.  Per cui dirò sicuramente al Santo Padre che è il benvenuto, che questa è anche casa sua. Gli dirò anche che questa è una realtà molto complessa, che non va giudicata, ma compresa. È importante venire a Gerusalemme non per scegliere, ma per stare. www.zenit.org


Padre Pierbattista Pizzaballa invita i pellegrini a visitare la Terra Santa per pregare con Papa Francesco GERUSALEMME, 14 MAGGIO 2014

I

n un video messaggio registrato appositamente e preparato in collaborazione con il Ministero del Turismo di Israele, il Custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa, incaricato dalla Santa Sede di coordinare e dirigere l’accoglienza dei pellegrini in Terra Santa, invita i pellegrini stessi a visitare la Terra Santa insieme a Papa Francesco. Sottolineando l’importanza della Terra Santa nella fede cristiana, padre Pizzaballa ricorda che Dio “si è manifestato nella storia, ma anche in un luogo geografico ben preciso, in questo caso in Terra Santa”. L’intervista è stata filmata e tradotta in 7 lingue: italiano, inglese, francese, portoghese, tedesco, polacco e spagnolo. Nell’intervista il Custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa ha detto che “la fede cristiana è una fede

rivelata. Si crede che Dio si è manifestato nella storia, ma anche in un luogo geografico particolare, nella fattispecie qui in Terra Santa. È quindi importante venire qui in Terra Santa per vivere questo incontro con Gesù, il Dio storico. Quest’anno abbiamo la gioia di avere in mezzo a noi Papa Francesco, come un pellegrino speciale che arriverà in un pellegrinaggio di preghiera e di pace, come egli stesso ha detto, dove incontrerà anche altri cristiani delle comunità e soprattutto con il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo. Pertanto è importante unirsi a lui nella preghiera, ma soprattutto è ancora più importante venire insieme a lui per vivere con lui questo incontro con Gesù, qui in Terra Santa “. (A.T.) www.news.va

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il Papa in Terra Santa Bergoglio in Terra Santa, viaggio “breve e intenso” come Paolo VI CITTÀ DEL VATICANO, 15 MAGGIO 2014

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ombardi sulla trasferta in Giordania, Palestina e Israele del 24-26 maggio: “Niente auto blindate e papamobile”. Con Francesco il rabbino Skorka e il musulmano Abboud

Il viaggio del Papa in Terra Santa (24-26 maggio) sarà “molto breve e molto intenso” come fu il viaggio di Paolo VI nel 1964. Lo ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, che nel corso di un briefing ha spiegato così la mancanza di alcune tappe tipiche dei viaggi papali dal programma e ha sottolineato invece una serie di punti in comune tra i due viaggi di Bergoglio e Montini, a partire dalla durata di tre giorni. Il primo a invitare il Papa in Giordania, Palestina e Israele, ha sottolineato il Gesuita, è stato il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, “che gli iniziò a parlare già all’inaugurazione del pontificato di un viaggio di commemorazione del 50esimo anniversario dell’incontro tra Paolo VI e il patriarca Atenagora” sempre in Terra Santa. Quattro, durante il viaggio, i momenti comuni di papa Francesco e del patriarca Bartolomeo: il primo incontro privato, che avviene la sera di domenica 25 nella delegazione apostolica a Gerusalemme (distinta dalla Nunziatura della Santa Sede che si trova a Tel Aviv), “stesso luogo, stessa stanza” in cui si incontrarono Papa Montini

e il Patriarca ortodosso, ha detto Lombardi. Dopo il colloquio privato e lo scambio di doni, i due firmeranno una “dichiarazione congiunta”. Successivamente il Papa e Bartolomeo si recheranno, separatamente, al Santo Sepolcro per un “incontro ecumenico”, durante il quale commemoreranno la morte e risurrezione di Gesù e reciteranno insieme il Padre Nostro: “Una preghiera comune in un luogo santo di Gerusalemme, in particolare nel Santo Sepolcro, è qualcosa che non c’è stata mai”, ha sottolineato il Portavoce vaticano, neppure Atenagora e Paolo VI ebbero un “momento pubblico di preghiera comune”. Bergoglio e Bartolomeo raggiungeranno poi a bordo della stessa auto - ed è il terzo appuntamento comune il patriarcato latino di Gerusalemme, dove ceneranno con i patriarchi, i vescovi e il seguito papale. Quarto e ultimo incontro, il giorno dopo, lunedì, quando il Papa si accomiaterà dal “primus inter pares” dell’ortodossia facendogli visita nell’edificio antistante la chiesa ortodossa di Viri Galilaei sul Monte degli Ulivi. Nel corso del viaggio, l’agenda sarà molto serrata: quattordici discorsi, compreso il Regina Coeli della domenica, tre Stati, molti spostamenti interni, incontri con tutte le rispettive autorità. Il Papa parlerà sempre in italiano. Nel corso del viaggio, ha spiegato Lombardi, papa Francesco non userà “né papamobile, né auto blindata”, ma si muoverà con “auto normale o jeep aperta”. In particolare, due i momenti previsti per la jeep scoperta: per salutare i fedeli presenti alla Messa del sabato pomeriggio all`International Stadium ad Amman, in Giordania, e, la mattina dopo, domenica, prima della messa nella piazza della Mangiatoia a Bethlehem, in Palestina. Proprio in ragione della intensità dell’agenda, non vi sono alcuni appuntamenti tipici dei viaggi papali. Non è previsto, per esempio, alcun incontro ufficiale con i rappresentanti delle altre religioni. Oltre al cardinale

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segretario di Stato, Pietro Parolin, e ai tre cardinali responsabili delle Chiese orientali, Leonardo Sandri, dell’ecumenismo, Kurt Koch, del dialogo interreligioso, Jean-Louis Tauran, fanno però parte della delegazione papale Abraham Skorka, rettore del Seminario rabbinico latinoamericano, e l’islamico Omar Abboud, exsegretario generale del Centro islamico dell’Argentina. Nessun discorso di commiato, poi, al momento di partire dagli aeroporti dei tre Paesi. Il Papa parlerà ai giornalisti presenti sul volo papale nel viaggio di ritorno, come fece sul volo da Rio de Janeiro a Roma l’estate scorsa? “Credo - ha risposto al briefing padre Lombardi - che possiamo aspettarci con una certa naturalezza che saluterà i giornalisti, se poi alla fine di tre giorni massacranti, alle 9 di sera, avrà la forza o il desiderio di avere una conversazione, sarà una prestazione quasi miracolosa… ma di certo non ci deluderà con la sua gentilezza e la sua attenzione”. Padre Lombardi ha riepilogato le tappe del viaggio. Tra le particolarità, papa Francesco non celebrerà nessuna messa all’aperto in Israele, bensì quella allo stadio di Amman, sabato 24, e quella nella piazza della Mangiatoia a Betlemme, domenica 25. In Israele, Jorge Mario Bergoglio celebrerà, lunedì 26, nella sala del Cenacolo. Nessuna messa pubblica a Gerusalemme (Benedetto

XVI, per esempio, la celebrò, nel 2009 nella Josafat Valley) o in Galilea. Papa Francesco, ha spiegato il Portavoce vaticano alle domande emerse su questo punto, “ha inteso questo viaggio nella prospettiva della commemorazione del viaggio di Paolo VI. Anche quel viaggio durò tre giorni. Per questo ha rinunciato alla Galilea, dove si recarono invece Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e dove ci sono molti cristiani”. Più in generale, “in tutti i viaggi del Papa ci sono moltissime richieste, ma non si può fare tutto”. Diverso dal passato anche la tappa, lunedì mattina, al monte Herzl, luogo che ricorda il fondatore del sionismo Theodor Herzl, dove il Papa deporrà dei fiori a differenza dei suoi predecessori “perché in passato – ha spiegato Lombardi – non faceva parte del cerimoniale”. Ai giornalisti che domandavano se ci sia preoccupazione per gli atti di vandalismo contro i luoghi cristiani, Lombardi ha espresso la “condanna” della Santa Sede, condivisa da “tutti, comprese le autorità israeliane”, ed ha aggiunto l’”auspicio che il viaggio si svolga in un clima sereno: non abbiamo motivo di dubitarne”. http://vaticaninsider.lastampa.it

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il Papa in Terra Santa Il card. Koch: Papa in Terra Santa, nuove speranze per l’ecumenismo CITTÀ DEL VATICANO, 16 MAGGIO 2014

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ancano ormai pochi giorni al viaggio di Papa Francesco in Terra Santa, in programma dal 24 al 26 maggio. Un pellegrinaggio denso di significati come spiega il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, al microfono di Radiovaticana. R. – Lo spunto per questa visita è stata la commemorazione del primo incontro tra il Patriarca Atenagora e Papa Paolo VI, nel gennaio di 50 anni fa, a Gerusalemme: fu il primo incontro dopo tanto, tanto tempo e fu l’inizio del dialogo. E con l’incontro tra gli attuali rappresentanti della Chiesa – Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo – io spero che i buoni rapporti che abbiamo potuto sperimentare in questi 50 anni possano essere ulteriormente approfonditi per compiere altri passi nel futuro. D. – Possiamo immaginare qualche passo concreto, oppure parliamo soprattutto di un piano ‘simbolico’? R. – Credo che si tratti sostanzialmente di piani simbolici, ma nel campo dell’ecumenismo i piani simbolici sono molto importanti! Facciamo una differenza tra il dialogo dell’amore e il dialogo della verità, e il dialogo della verità sulle questioni teologiche non è proprio semplicissimo; ma questo non funziona senza il dialogo

dell’amore e in questo senso, questo incontro rappresenta un evento molto importante! D. – Che cosa il Papa porta in Terra Santa, da un punto di vista ecumenico? R. – Innanzitutto, il Papa porta se stesso e il suo messaggio, e questo è un messaggio di pace e di riconciliazione e di fraternità nei rapporti ecumenici. D. – Lei è competente anche per il dialogo con gli Ebrei: quali, anche in questo campo, le speranze riposte in questa visita? R. – Gli incontri con gli Ebrei e con i rappresentanti di Israele si svolgono su due piani. Intanto, gli incontri con i rappresentanti dello Stato – il presidente, il primo ministro e le autorità dello Stato – che hanno lo scopo di consolidare e approfondire i rapporti tra il Vaticano e Israele; dall’altro canto, è previsto un incontro con il Gran Rabbino a Gerusalemme: questo è uno degli aspetti del dialogo curato dalla nostra Commissione per i rapporti religiosi con l’Ebraismo. Sicuramente anche questo contribuirà all’approfondimento dei rapporti con il Grande Rabbinato di Gerusalemme. D. – La visita del Papa durerà solo tre giorni, dunque un tempo breve ma molto intenso... R. – Il tempo è relativamente breve, tre giorni, ma in realtà tutto è molto importante e andrebbe sottolineato … Ci saranno tre dimensioni: quella ecumenica, nell’incontro con il Patriarca Bartolomeo e con la celebrazione ecumenica, nel corso della quale Papa Francesco incontrerà anche gli altri patriarchi: quello greco-ortodossi di Gerusalemme e il Patriarca della Chiesa armeno-apostolica; poi ci sarà l’accento posto sull’ebraismo con le visite ufficiali; e poi, naturalmente, la visita al Muro del Pianto, allo Yad Vashem, la visita alla tomba di Herzl … tutti incontri importanti. Poi, c’è anche l’incontro con il Gran Muftì di Gerusalemme, e così si aggiunge la dimensione interreligiosa, soprattutto con l’islam. http://it.radiovaticana.va

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Come i cattolici non latini attendono il Papa? GERUSALEMME, 21 MAGGIO 2014

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ome i cattolici di rito latino, allo stesso tempo anche i cattolici melchiti, maroniti, caldei, siriaci, copti e armeni si preparano ad accogliere in Terra Santa il Papa, capo della Chiesa cattolica. Una visita che comporta talvolta parecchie sfide, dato che i tanti vescovi approfitteranno di questo viaggio per visitare eccezionalmente i loro fedeli.

Sono molti i cattolici che, in Terra Santa, attendono la venuta del Papa: latini, maroniti, melchiti, caldei, siriaci, copti e armeni. E la loro presenza solleva anche molte domande. Sarà possibile per loro partecipare alla Messa a Betlemme? Avranno l’opportunità di vedere il Papa, anche da lontano? Vorranno trovare parole d’incoraggiamento nei vari discorsi di papa Francesco? Una cosa è certa : questa visita coinvolge tutti, e ciascuno vi mette la propria energia per preparare al meglio questo weekend breve ma intenso, durante il quale nessuno avrà davvero tempo di respirare. Per la Messa di Betlemme sono necessari biglietti, ricercati, proposti, dati… Questo è pressappoco l’unico momento in cui tutti i cattolici potranno ritrovarsi e pregare insieme, in una liturgia che sarà principalmente in rito latino, ma che integrerà elementi appartenenti a ciascun rito, come la lettura del Vangelo in greco o l’esecuzione dei canti da parte delle Corali che provengono da comunità delle differenti Chiese.

ce di produrre altri avvenimenti. Se i melchiti saranno interessati solo a papa Francesco, i maroniti riceveranno, per la prima volta dalla creazione dello Stato d’Israele, dal 1948, la visita del loro Patriarca, il cardinale Ra’i. Quale visita sembrerà loro più importante? Questa è una domanda che non ha nessuna risposta, se non un sorriso malizioso. Ma la gioia di accogliere il Primate della Chiesa maronita è molto grande e richiede di per sé un’importante preparazione a Gerusalemme e ad Haifa, dove il card. Ra’i ha previsto di incontrare famiglie e parrocchie. Anche altre chiese cattoliche aspettano la visita dei loro rispettivi patriarchi. Questi ultimi contano per la maggior parte di partecipare alla Messa di Betlemme e di stare affianco al Papa durante l’incontro con il Patriarca di Costantinopoli nella Basilica del Santo Sepolcro. Andranno anche a incontrare i loro fedeli che abitualmente vedono poco. I cattolici non latini troveranno il tempo di celebrare la venuta del Papa. Ma, appartenendo a riti minori nella Chiesa cattolica, la visita dei loro rispettivi patriarchi contiene probabilmente delle scommesse supplementari che assaporeranno più a lungo. http://it.lpj.org

I vescovi sono unanimi. Loro aspettano parole di conforto e di sostegno da parte del Papa. Desiderano che la voce dei cristiani si faccia sentire, affinché siano preservati dall’esclusione dalla società e dalla stretta tra ebrei e musulmani, ma anche per promuovere la pace in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente. Una pace che è allo stesso tempo politica e religiosa. Non c’è solo una visita La visita del Santo Padre è di per sé un evento che richiede una preparazione assai efficiente, ma che è capa-

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il Papa in Terra Santa Messaggio dei vescovi europei per il viaggio del Papa in Terra Santa CITTÀ DEL VATICANO, 22 MAGGIO 2014

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pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa “sia occasione per noi europei per testimoniare la nostra vicinanza a tutti i nostri fratelli cristiani e a quanti vivono in quella terra del Signore che hanno saputo preservare la fede nonostante le varie vicissitudini e tribolazioni della storia bi millenaria”: è quanto scrive in un messaggio la Presidenza del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. Ai cristiani di Terra Santa – prosegue il testo – “vogliamo dire il nostro grazie per la loro quotidiana testimonianza di vita secondo la fede e specialmente nel dare testimonianza di fede cristiana: siete per noi motivo di stimolo e di incoraggiamento per la nostra vita da cristiani”. “L’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, a ricordo dello storico abbraccio tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora (4-6 gennaio 1964), e l’incontro ecumenico con tutti i rappresen-

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tanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme nel Santo Sepolcro – si legge nel messaggio - si trasformi in un abbraccio universale dal quale trarre forza nel nostro cammino per l’unità visibile tra le chiese, che è anche parte dell’impegno del CCEE. Ricordiamo anche con riconoscenza i meriti delle Chiese orientali e specialmente della Chiesa ortodossa nel custodire i luoghi sacri della passione e morte di Cristo”. “Il saluto di Pace che Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo porteranno alle autorità politiche dei popoli visitati (Israele, Giordania, Palestina) – conclude il messaggio - diventi uno stimolo perché sia imboccata la via di trattative concrete per una convivenza pacifica e duratura tra le diverse popolazioni che gravitano in questa terra che da anni grida: Pace!”. http://it.radiovaticana.va


Il Getsemani avrà un ulivo in più: quello di Papa Francesco GERUSALEMME, 22 MAGGIO 2014

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nche Bergoglio, come già Montini nel suo pellegrinaggio del 1964, pianterà un ulivo nel giardino del Getsemani. Un gesto che è auspicio di pace e prosperità per la Terra Santa. I pellegrini che visitano la basilica dell’Agonia, da cinquant’anni possono osservare l’ulivo di Paolo VI nel recinto sacro che sorge accanto alla chiesa, dove si trovano anche gli otto ulivi millenari che ricordano la Passione di Cristo. Il pomeriggio di lunedì 26 maggio, dopo l’incontro riservato ai consacrati che si svolgerà dentro la basilica, Papa Francesco si recherà nel giardino del Getsemani dove, a pochi metri di distanza da quello di Montini, pianterà il suo ulivo. «Questo albero è un simbolo di pace e tutti ci auguriamo che il viaggio del Pontefice porti abbondanti frutti di pace», spiega fra Benito José Choque, il francescano della Custodia di Terra Santa responsabile del convento e della basilica e argentino come il Papa. «L’albero che il Papa pianterà - continua il frate argentino - è un dono delle Chiese di Terra Santa. Si tratta di un albero della Palestina». Questo ulivo non è il primo dono che il Papa riceve dal Getsemani: solo poche settimane fa, il Giovedì Santo, durante la messa crismale celebrata nella basilica di San Pietro, Francesco ha consacrato oli ottenuti dalla spremitura di olive degli alberi che si trovano vicino alla basilica dell’Agonia.

Basilica e del giardino annesso, avvenute di certo tra il 1150 e il 1170, ad opera dei crociati che avevano appena conquistato Gerusalemme. L’esame sull’impronta genetica ( fingerprinting) ha confermato inoltre che le otto piante hanno «profili genetici identici». Un fatto straordinario, spiegabile ipotizzando che probabilmente, nel dodicesimo secolo, il giardino venne risistemato dai crociati con la piantumazione di un certo numero di talee, ovvero di rami, presi però da un unico esemplare «padre», un albero più antico, portatore originario del Dna comune. Il motivo per cui i crociati scelsero un unico albero tra tanti per ripopolare proprio il giardino sacro del Getsemani rimane un mistero. Di certo consideravano l’ulivo «padre» una pianta di valore, forse anche per motivi religiosi. In questo caso potrebbe essersi trattato di un albero molto antico, considerato forse uno di quelli presenti nel giardino ai tempi di Gesù. L’ulivo che Papa Francesco pianterà il 26 maggio avrà dunque lo stesso Dna delle altre piante del giardino, garantendo così l’integrità e la continuità del patrimonio genetico del luogo. www.terrasanta.net

Per il gesto di Bergoglio non è stata scelta una pianta qualsiasi. L’ulivo che pianterà, infatti, è una talea presa da uno degli otto alberi millenari del giardino: ulivi «speciali» che sono stati oggetto, negli anni scorsi, di un’accurata indagine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) italiano, pubblicata nel 2012. Gli studiosi del Cnr hanno potuto appurare che gli antichi alberi sono tutti originari del dodicesimo secolo e hanno quindi un’età di circa 900 anni. Dato scientifico importante, confermato dal fatto storico della risistemazione della

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il Papa in Terra Santa Mons. Lazzarotto: Il papa in Terra Santa suggerirà come costruire la pace GERUSALEMME, 23 MAGGIO 2014

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ntervista a mons. Giuseppe Lazzarotto, nunzio in Israele e Delegato apostolico di Gerusalemme, alla vigilia del viaggio di Francesco in Giordania, Palestina, Israele. Giornali israeliani e arabi citano le difficoltà della visita, ma la Terra Santa è piena di esperienze di “ricchezza straordinaria”. Il messaggio del papa e il suo vero significato “politico”. Nonostante i problemi, le tensioni, le difficoltà, in Terra Santa vi è profonda attesa per la visita di papa Francesco, che porterà “una nuova carica di ottimismo e di speranza”. È quanto mons. Giuseppe Lazzarotto, nunzio di Israele afferma ad AsiaNews. Il diplomatico vaticano, che è anche Delegato apostolico di Gerusalemme e Palestina, sottolinea che è tempo di parlare della Terra Santa in modo positivo, mettendo in luce esperienze di una “ricchezza straordinaria”. Fra queste egli cita la testimonianza dei cristiani che in modo fraterno vivono ogni giorno fianco a fianco, “gomito a gomito con altri credenti”, musulmani ed ebrei. In questi giorni i giornali israeliani e arabi citano più le difficoltà del viaggio del papa: le “scritte dell’odio” degli estremisti ebrei; la sicurezza che frena la presenza di arabi alle cerimonie; gli appelli dei radicali israeliani contro il Vaticano e il Cenacolo; gli appelli dei palestinesi perché il papa difenda la patria palestinese e il ritorno dei terreni espropriati. Alcuni giornali arrivano a dire che questo viaggio di Francesco in Terra Santa “è insignificante”. Per mons. Lazzarotto, il viaggio di papa Francesco suggerisce che è urgente imparare a “camminare insieme”, nella condivisione e nel rispetto, quale unica via “su cui costruire la pace”. Il valore “politico” di questo viaggio sta nel sottolineare che senza “ dialogo e fiducia reciproca”, non si va “da nessuna parte”. Ecco l’intervista rilasciataci da mons. Lazzarotto. (BC)

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C’è attesa per questo viaggio del papa in Terra Santa? In Terra Santa viviamo sempre in una situazione carica di attese, di aspirazioni, di speranze. In questi giorni ancora di più, perché tutti sono sicuri che il Santo Padre porterà una nuova carica di ottimismo e di speranza. Quando si parla di Terra Santa, si elencano spesso solo i problemi e questo non è giusto. C’è una realtà complessa, certo, talvolta difficile, ma una realtà che porta in sé una ricchezza straordinaria: dobbiamo essere capaci di farla emergere e di metterla a frutto. Ci dia qualche esempio Guardi i tentativi di dialogo di pace fra Israele e Palestina, e soprattutto la vita quotidiana dei nostri fratelli cristiani, che vivono ogni giorno gomito a gomito con altri credenti. Dobbiamo imparare a camminare insieme, a capirci e rispettarci, a condividere la ricchezza che ognuno porta con sé, lasciando da parte quello che divide e che causa conflitto, che è sempre frutto dell’ignoranza, della non conoscenza corretta, della mancanza di rispetto. Noi siamo sicuri che il Santo Padre ci aiuterà davvero a capire meglio in che modo dobbiamo camminare su questo percorso che è l’unico su cui si può costruire la pace. Guardando i giornali ci sono tanti che esprimono delusione o frustrazione... Se si vuol fare del buon giornalismo, è necessario scovare tutte le cose buone che ci sono in Terra Santa. Non dobbiamo ignorare, ma non dobbiamo sempre e solo dare spazio ed evidenza a quello che non va, a coloro che manifestano posizioni critiche, ostilità, che sono negativi, che sono contro questo o contro quello.... In realtà, qui in Terra Santa ci sono tantissimi uomini e donne di buona volontà: a loro dobbiamo dare voce, perché sono loro che possono costruire il futuro, altrimenti non si va da nessuna parte. Alcuni parlano di un valore “politico” del viaggio... Il Santo Padre viene per aiutarci a capire qual è la strada da seguire, anche in senso politico, ma questa strada passa per il dialogo. Se non passiamo attraverso il dialogo e la fiducia reciproca - questo è un punto molto importante: la fiducia reciproca - se non facciamo questo, non andiamo da nessuna parte. www.asianews.it


Papa Francesco ai ragazzi palestinesi: «Non lasciatevi schiacciare dal passato» BETLEMME, 25 MAGGIO 2014

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utta nel «segno dei bambini», in loro difesa e in loro ascolto, la giornata di Papa Francesco a Betlemme. Perché se i grandi vogliono fare la pace, ha affermato oggi il Pontefice nella città del Dio-bambino, devono ripartire dai bisogni e dalla dignità dei bambini.

Il Vangelo della messa solenne è il racconto della natività di Luca («Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia», Lc 2,12). E su questo «segno» si è soffermato il Pontefice nell’omelia: «Il Bambino Gesù, nato a Betlemme, è il segno dato da Dio a chi attendeva la salvezza – ha spiegato il Papa. Anche oggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno “diagnostico” per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero. (…) Dio oggi ripete anche a noi, uomini e donne del XXI secolo: «Questo per voi il segno», cercate il bambino… Purtroppo, in questo mondo che ha sviluppato le tecnologie più sofisticate, ci sono ancora tanti bambini in condizioni disumane». Bambini sfruttati, umiliati, rifugiati, bambini-soldato e bambini-schiavi. «Siamo capaci di stare accanto a loro, di “perdere tempo” con loro? – chiede Francesco - Sappiamo ascoltarli, custodirli, pregare per loro e con loro? O li trascuriamo, per occuparci dei nostri interessi?». Anche il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, nel ringraziamento al Pontefice al termine dell’eucarestia ha parlato dei diritti negati dei bambini, pensando in particolare a quelli palestinesi: «Non c’è

più posto per i bambini nella legislazione e sono assenti nelle trattative. I nostri giovani hanno sperimentato, sulle orme del Divino Bambino, l’emigrazione, la fame, il freddo e spesso anche la demolizione delle proprie case». Proprio a quei bambini palestinesi Papa Francesco ha concesso tempo ed ascolto, prima di congedarsi da Betlemme e dallo Stato di Palestina. Nel campo profughi di Dheisheh, in un salone del Phoenix Center, Francesco ha incontrato cento bambini ascoltando le loro parole, scherzando e parlando con loro. «Caro Papa, Siamo i figli della Palestina, abbiamo visto la Naqba (la “catastrofe” del popolo palestinese nel 1948, che coincide con la nascita dello Stato di Israele e la prima guerra arabo-israeliana - ndr) negli occhi dei nostri nonni. – ha letto in italiano uno dei bimbi presenti -. Vogliamo dire basta a sofferenze e umiliazioni!». Papa Francesco gli ha risposto con poche parole semplici, quasi una lezione universale di speranza, su come disinnescare l’odio e la violenza e ricominciare sempre nella vita: «Non pensate mai – ha detto il Papa – che il passato determini la vita. Guardate sempre avanti, lavorate per ottenere quel che volete. La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace, il lavoro, la dignità. Chiedo a Dio che vi benedica e vi chiedo di pregare per me». www.terrasanta.net

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il Papa in Terra Santa Alla tomba vuota del Risorto, per ridarsi coraggio nel cammino ecumenico GERUSALEMME, 25 MAGGIO 2014

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li apostoli Pietro e Andrea si incontrano di nuovo. E lo fanno con lo stupore e con la gioia che solo le grandi anime sanno avere. Si incontrano di nuovo, come già 50 anni fa – quando Paolo VI e Atenagora si abbracciarono sul Monte degli Ulivi – nel luogo più significativo per ogni cristiano: il Santo Sepolcro. O, come amano dire i cristiani orientali: la basilica della Risurrezione (Anastasis). Perché qui l’evento della morte è stato sconfitto e la luce di Cristo ha vinto sulle tenebre del male. Pietro e Andrea – nelle persone dei loro successori: Francesco e Bartolomeo – sono arrivati da due strade diverse ma convergenti, le due porte che permettono l’accesso al sagrato della basilica del Sepolcro. Un simbolo nel simbolo: divisi per secoli, nemici, spesso astiosamente l’uno contro l’altro, il vescovo di Roma e il patriarca di Costantinopoli sembrano nuovamente indicare, come i predecessori, la via obbligata verso la comunione tra le Chiese. Si sono fraternamente abbracciati e hanno disceso sottobraccio i gradini scivolosi che conducono al portale d’ingresso dell’Anastasis. Sono entrati insieme nella basilica - con un’ora di ritardo sul programma, dopo essersi attardati presso la delegazione apostolica di Gerusalemme dove hanno firmato una Dichiarazione congiunta (clicca qui per il testo integrale) -, si sono inginocchiati e raccolti in preghiera alla Pietra dell’unzione che ricorda la deposizione del Cristo dal Calvario. Poi Papa Francesco – apparso a tratti in non piena forma fisica -e il patriarca Bartolomeo, accolti dai rappresentanti delle tre comunità che condividono la basilica: ortodossi, cattolici latini e armeni) si sono avviati all’edicola che custodisce la tomba vuota di Cristo, mettendo i loro passi su quelli di Paolo VI e di Atenagora, due uomini che seppero cogliere il soffio dello Spirito e aprire una pagina nuova nella storia delle relazioni ecumeniche. Dopo il saluto del patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Teofilo III e la proclamazione del Vangelo della Risurrezione in greco e in latino, è toccato a Bartolomeo pronunciare il suo discorso in un’ora che non è esagerato definire – nuovamente – storica.

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«È con timore, emozione e rispetto - ha affermato con voce ferma, in lingua inglese, il patriarca di Costantinopoli - che noi ci troviamo davanti al “luogo dove il Signore giacque”, la vivificante tomba dalla quale è emersa la vita. E noi rendiamo gloria a Dio misericordioso, che ha reso degni noi, Suoi indegni servi, della suprema benedizione di farci pellegrini nel luogo in cui si è rivelato il mistero della salvezza del mondo. “Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo” (Genesi 28,17) ». Tre i punti toccati dal discorso di Bartolomeo. Il primo: il Sepolcro vuoto ci comunica che la vita vince sulla morte e che essa non detiene la parola finale sulla nostra esistenza. Poi, soprattutto in relazione all’evento di stasera, la certezza che «la storia non può essere programmata, che l’ultima parola nella storia non appartiene all’uomo, ma a Dio. Le guardie del potere secolare hanno sorvegliato invano questa tomba. Invano hanno posto una gran pietra a chiusura dell’ingresso cosicché́ nessuno potesse farla rotolare via. Sono vane le strategie di lungo termine dei poteri mondani e a ben vedere, tutto è contingente di fronte al giudizio e alla volontà̀ di Dio. Qualsiasi sforzo dell’umanità̀ contemporanea di modellare il suo futuro autonomamente e senza Dio è una vana presunzione». E infine: «Questa tomba sacra ci invita a respingere un altro timore che forse è il più diffuso nella nostra era moderna, vale a dire la paura dell’altro, del diverso, la paura di chi aderisce ad un’altra fede, un’altra religione o un’altra confessione. (…) Il fanatismo religioso minaccia ormai la pace in molte regioni del globo, dove lo stesso dono della vita viene sacrificato sull’altare dell’odio religioso. Davanti a tale situazione, il messaggio che promana dalla tomba che dà la vita è urgente e chiaro: amare l’altro, l’altro con le sue differenze, chi segue altre fedi e confessioni». Papa Francesco - che non ha lesinato, ricambiato, nel corso della celebrazione, i gesti d’affetto verso Bartolomeo - ha iniziato a parlare con la voce velata dall’e-


mozione. Un tono che però si è fatto via via più sicuro mano a mano che toccava i punti più significativi del discorso. «In questa basilica, alla quale ogni cristiano guarda con profonda venerazione – ha detto Bergoglio - raggiunge il suo culmine il pellegrinaggio che sto compiendo insieme con il mio amato fratello in Cristo, Sua Santità Bartolomeo. (…) È una grazia straordinaria essere qui riuniti in preghiera. La Tomba vuota, quel sepolcro nuovo situato in un giardino, dove Giuseppe d’Arimatea aveva devotamente deposto il corpo di Gesù, è il luogo da cui parte l’annuncio della Risurrezione: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: ‘È risorto dai morti’” (Mt 28,57). Questo annuncio, confermato dalla testimonianza di coloro ai quali apparve il Signore Risorto, è il cuore del messaggio cristiano, trasmesso fedelmente di generazione in generazione (…) È il fondamento della fede che ci unisce, grazie alla quale insieme professiamo che Gesù Cristo, unigenito Figlio del Padre e nostro unico Signore». Nella basilica gremita, lo sguardo di Papa Francesco incontra spesso quello di Bartolomeo. Non si nascon-

de le difficoltà, Bergoglio, ma sa che le soprese sono possibili. Che la speranza e la fede sanno smuovere anche le montagne. «Certo – dice con convinzione - non possiamo negare le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù: questo sacro luogo ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma. Eppure, a cinquant’anni dall’abbraccio di quei due venerabili Padri, riconosciamo con gratitudine e rinnovato stupore come sia stato possibile, per impulso dello Spirito Santo, compiere passi davvero importanti verso l’unità. Siamo consapevoli che resta da percorrere ancora al tra strada per raggiungere quella pienezza di comunione che possa esprimersi anche nella condivisione della stessa Mensa eucaristica, che ardentemente desideriamo; ma le divergenze non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino». E ancora, sottolineando con forza le parole: «Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi. Sarà una grazia di risurrezione, che possiamo già oggi pregustare. Ogni volta che chiediamo perdono gli uni agli altri per i peccati commessi nei confronti di altri cristiani e ogni volta che abbiamo il coraggio di concedere e di ricevere questo perdono, noi facciamo esperienza della risurrezione!».

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il Papa in Terra Santa Papa Francesco - ponendosi in linea con l’impegno già dichiarato nell’enciclica Ut Unum Sint (del 1995) da san Giovanni Paolo II - si è anche detto disponibile a «trovare una forma di esercizio del ministero petrino proprio del vescovo di Roma che, in conformità con la sua missione, si apra ad una situazione nuova e possa essere, nel contesto attuale, un servizio d’amore e di comunione riconosciuto da tutti». E alla fine, un’esortazione: «Mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore (cfr Rm 5,5) e della Verità (cfr Gv 16,13), per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione». Un cammino che va posto sotto la protezione della Madre di Dio, a cui tutti i cristiani devono ricorrere quando manca il coraggio o le difficoltà sembrano insuperabili. La celebrazione ecumenica ha avuto altri momenti importanti: la recita comune del Padre nostro, poi l’ingres-

so di Papa Francesco e di Bartolomeo nel sacello della tomba, dove si sono inginocchiati in preghiera davanti alla pietra del Sepolcro. Un momento di grande forza e significato spirituale: Pietro e Andrea soli davanti a mistero della morte e risurrezione del loro Maestro. Che incessantemente invita, anche oggi, ad essere «una cosa sola perché il mondo creda». L’abbraccio d’amore di Gerusalemme, nel segno di Papa Montini e di Atenagora, è ora destinato a toccare il cuore dei credenti di tutto il mondo. E a contribuire a quel difficile esercizio che è la ricerca di ciò che unisce. Solo questa, quella dell’amore, appare la strada da percorrere. Lo ha ricordato Bartolomeo, guardando dritto negli occhi il suo amato amico Francesco: «Nessun altra via conduce alla vita eccetto la via dell’amore, della riconciliazione, della pace autentica e della fedeltà alla Verità». Terrasanta.net

Del Santo Padre Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I DELEGAZIONE APOSTOLICA (JERUSALEM)
DOMENICA, 25 MAGGIO 2014 1. Come i nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI ed il Patriarca Ecumenico Athenagoras, si incontrarono qui a Gerusalemme cinquant’anni fa, così anche noi, Papa Francesco e Bartolomeo, Patriarca Ecumenico, abbiamo voluto incontrarci nella Terra Santa, “dove il nostro comune Redentore, Cristo Signore, è vissuto, ha insegnato, è morto, è risuscitato ed è asceso al cielo, da dove ha inviato lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente” (Comunicato congiunto di Papa Paolo VI e del Patriarca Athenagoras, pubblicato dopo l’incontro del 6 gennaio 1964). Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei Vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, fondate rispettivamente dai due fratelli Apostoli Pietro e Andrea, è per noi fonte di intensa gioia spirituale e ci offre l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di

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un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa. 2. Il nostro incontro fraterno di oggi è un nuovo, necessario passo sul cammino verso l’unità alla quale soltanto lo Spirito Santo può guidarci: quella della comunione nella legittima diversità. Ricordiamo con viva gratitudine i passi che il Signore ci ha già concesso di compiere. L’abbraccio scambiato tra Papa Paolo VI ed il Patriarca Athenagoras qui a Gerusalemme, dopo molti secoli di silenzio, preparò la strada ad un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054. Seguirono scambi di visite nelle rispettive sedi di Roma e di Costantinopoli, frequenti contatti epistolari e, suc-


cessivamente, la decisone di Papa Giovanni Paolo II e del Patriarca Dimitrios, entrambi di venerata memoria, di avviare un dialogo teologico della verità tra Cattolici e Ortodossi. Lungo questi anni Dio, fonte di ogni pace e amore, ci ha insegnato a considerarci gli uni gli altri come membri della stessa famiglia cristiana, sotto un solo Signore e Salvatore, Cristo Gesù, e ad amarci gli uni gli altri, di modo che possiamo professare la nostra fede nello stesso Vangelo di Cristo, così come è stato ricevuto dagli Apostoli, espresso e trasmesso a noi dai Concili ecumenici e dai Padri della Chiesa. Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre, “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17,21). 3. Ben consapevoli che tale unità si manifesta nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo, aneliamo al giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico. Come cristiani, ci spetta il compito di pre-

pararci a ricevere questo dono della comunione eucaristica, secondo l’insegnamento di Sant’Ireneo di Lione, attraverso la professione dell’unica fede, la preghiera costante, la conversione interiore, il rinnovamento di vita e il dialogo fraterno (Adversus haereses, IV,18,5. PG 7, 1028). Nel raggiungere questo obiettivo verso cui orientiamo le nostre speranze, manifesteremo davanti al mondo l’amore di Dio e, in tal modo, saremo riconosciuti come veri discepoli di Gesù Cristo (cf Gv 13,35). 4. A tal fine, un contributo fondamentale alla ricerca della piena comunione tra Cattolici ed Ortodossi è offerto dal dialogo teologico condotto dalla Commissione mista internazionale. Durante il tempo successivo dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e del Patriarca Dimitrios, il progresso realizzato dai nostri incontri teologici è stato sostanziale. Oggi vogliamo esprimere il nostro sentito apprezzamento per i risultati raggiunti, così come per gli sforzi che attualmente si stanno compiendo. Non si tratta di un mero esercizio teorico, ma di un esercizio nella verità e nella carità, che richiede una

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il Papa in Terra Santa sempre più profonda conoscenza delle tradizioni gli uni degli altri, per comprenderle e per apprendere da esse. Per questo, affermiamo ancora una volta che il dialogo teologico non cerca un minimo comune denominatore teologico sul quale raggiungere un compromesso, ma si basa piuttosto sull’approfondimento della verità tutta intera, che Cristo ha donato alla sua Chiesa e che, mossi dallo Spirito Santo, non cessiamo mai di comprendere meglio. Affermiamo quindi insieme che la nostra fedeltà al Signore esige l’incontro fraterno ed il vero dialogo. Tale ricerca comune non ci allontana dalla verità, piuttosto, attraverso uno scambio di doni, ci condurrà, sotto la guida dello Spirito, a tutta la verità (cf Gv 16,13). 5. Pur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, abbiamo sin d’ora il dovere di offrire una testimonianza comune all’amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all’umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa della dignità della persona umana in ogni fase della vita e della santità della famiglia basata sul matrimonio, la promozione della pace e del bene comune, la risposta alle miserie che continuano ad affliggere il nostro mondo. Riconosciamo che devono essere costantemente affrontati la fame, l’indigenza, l’analfabetismo, la non equa distribuzione dei beni. È nostro dovere sforzarci di costruire insieme una società giusta ed umana, nella quale nessuno si senta escluso o emarginato. 6. Siamo profondamente convinti che il futuro della famiglia umana dipende anche da come sapremo custodire, in modo saggio ed amorevole, con giustizia ed equità, il dono della creazione affidatoci da Dio. Riconosciamo dunque pentiti l’ingiusto sfruttamento del nostro pianeta, che costituisce un peccato davanti agli occhi di Dio. Ribadiamo la nostra responsabilità e il dovere di alimentare un senso di umiltà e moderazione, perché tutti sentano la necessità di rispettare la creazione e salvaguardarla con cura. Insieme, affermiamo il nostro impegno a risvegliare le coscienze nei confronti della custodia del creato; facciamo appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà a cercare i modi in cui vivere con minore spreco e maggiore sobrietà, manifestando minore avidità e maggiore generosità per la protezione del mondo di Dio e per il bene del suo popolo. 7. Esiste altresì un urgente bisogno di cooperazione efficace e impegnata tra i cristiani, al fine di salvaguardare ovunque il diritto ad esprimere pubblicamente la propria fede e ad essere trattati con equità quando si

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intende promuovere il contributo che il Cristianesimo continua ad offrire alla società e alla cultura contemporanee. A questo proposito, esortiamo tutti i cristiani a promuovere un autentico dialogo con l’Ebraismo, con l’Islam e con le altre tradizioni religiose. L’indifferenza e la reciproca ignoranza possono soltanto condurre alla diffidenza e, purtroppo, persino al conflitto. 8. Da questa Città Santa di Gerusalemme, vogliamo esprimere la nostra comune profonda preoccupazione per la situazione dei cristiani in Medio Oriente e per il loro diritto a rimanere cittadini a pieno titolo delle loro patrie. Rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera al Dio onnipotente e misericordioso per la pace in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente. Preghiamo specialmente per le Chiese in Egitto, in Siria e in Iraq, che hanno sofferto molto duramente a causa di eventi recenti. Incoraggiamo tutte le parti, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, a continuare a lavorare per la riconciliazione e per il giusto riconoscimento dei diritti dei popoli. Siamo profondamente convinti che non le armi, ma il dialogo, il perdono e la riconciliazione sono gli unici strumenti possibili per conseguire la pace. 9. In un contesto storico segnato da violenza, indifferenza ed egoismo, tanti uomini e donne si sentono oggi smarriti. È proprio con la testimonianza comune della lieta notizia del Vangelo, che potremo aiutare l’uomo del nostro tempo a ritrovare la strada che lo conduce alla verità, alla giustizia e alla pace. In unione di intenti, e ricordando l’esempio offerto cinquant’anni fa qui a Gerusalemme da Papa Paolo VI e dal Patriarca Athenagoras, facciamo appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e a tutti gli uomini di buona volontà, a riconoscere l’urgenza dell’ora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e l’unità della famiglia umana, nel pieno rispetto delle legittime differenze, per il bene dell’umanità intera e delle generazioni future. 8. Mentre viviamo questo comune pellegrinaggio al luogo dove il nostro unico e medesimo Signore Gesù Cristo è stato crocifisso, è stato sepolto ed è risorto, affidiamo umilmente all’intercessione di Maria Santissima e Sempre Vergine i passi futuri del nostro cammino verso la piena unità e raccomandiamo all’amore infinito di Dio l’intera famiglia umana. “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6, 25-26).


Al Getsemani un esame di coscienza per il Papa e i religiosi GERUSALEMME, 26 MAGGIO 2014

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er ben due volte Papa Francesco ripete: «Chi sono io davanti al Signore che soffre?». La basilica del Getsemani è gremita di sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi e consacrati. All’esterno la calura di questa primavera inoltrata inizia a gradualmente a spegnersi. E le fronde degli ulivi dell’orto sono mossi dal vento che sale dall’Ophel.

All’interno della basilica – dove è stato accolto in modo molto affettuoso soprattutto dalle numerose suore presenti – Papa Francesco si inginocchia sulla pietra che ricorda l’Agonia di Gesù, la sua lotta nel momento in cui sta per assumere su di sé la croce di tutta l’umanità. L’incontro del Getsemani è prima di tutto un profondo esame di coscienza che il Papa propone a se stesso, ai consacrati, ma anche a tutti i cristiani, alle prese tutti i giorni con tradimenti e debolezze. Un invito a guardare in faccia la qualità della propria testimonianza cristiana. E a trovare la forza di superare le prove che la vita ci pone incessantemente davanti.

Nell’ora della prova «Gesù ha sentito la necessità di pregare e di avere accanto a sé i suoi discepoli, i suoi amici, che lo avevano seguito e avevano condiviso più da vicino la sua missione. Ma qui, al Getsemani, la sequela si fa difficile e incerta; c’è il sopravvento del dubbio, della stanchezza e del terrore. Nel succedersi incalzante della passione di Gesù, i discepoli assumeranno diversi atteggiamenti nei confronti del Maestro: di vicinanza, di allontanamento, di incertezza». Papa Francesco guarda i presenti, sembra interpellarli uno a uno. «Farà bene a tutti noi, vescovi, sacerdoti, persone consacrate, seminaristi, in questo luogo, domandarci: chi sono io davanti al mio Signore che soffre? Sono di quelli che, invitati da Gesù a vegliare con Lui, si addormentano, e invece di pregare cercano di evadere chiudendo gli occhi di fronte alla realtà? Mi riconosco in quelli che sono fuggiti per paura, abbandonando il Maestro nell’ora più tragica della sua vita terrena? C’è forse in me la doppiezza, la falsità di colui che lo ha venduto per trenta monete, che era stato chiamato

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amico, eppure ha tradito Gesù? Mi riconosco in quelli che sono stati deboli e lo hanno rinnegato, come Pietro? Egli poco prima aveva promesso a Gesù di seguirlo fino alla morte (cfr Lc 22,33); poi, messo alle strette e assalito dalla paura, giura di non conoscerlo. Assomiglio a quelli che ormai organizzavano la loro vita senza di Lui, come i due discepoli di Emmaus, stolti e lenti di cuore a credere nelle parole dei profeti (cfr Lc 24,25)?». Il Getsemani è il luogo della prova, dell’abbandono. Ma anche il posto in cui lo «stare accanto a Gesù» – come Maria e Giovanni –, condividendo la sua sorte e la soprattutto sopportando con lui il peso della croce, diventa la risposta. «Quando sul Golgota tutto diventa buio e ogni speranza sembra finita, solo l’amore è più forte della morte. L’amore della Madre e del discepolo prediletto li spinge a rimanere ai piedi della croce, per condividere fino in fondo il dolore di Gesù. Mi riconosco in quelli che hanno imitato il loro Maestro e Signore fino al martirio, testimoniando quanto Egli fosse tutto per loro, la forza incomparabile della loro missione e l’orizzonte ultimo della loro vita? L’amicizia di Gesù nei nostri confronti, la sua fedeltà e la sua misericordia sono il dono inestimabile che ci incoraggia a proseguire con fiducia la nostra sequela di Lui, nonostante le nostre cadute, i nostri errori e i nostri tradimenti».

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Ringraziando i tanti religiosi e religiose di Terra Santa, i sacerdoti e i consacrati per la loro presenza e il loro servizio in Terra Santa, il Papa ha invitato a «confidare sempre nella grande bontà e nella infinita misericordia» del Signore, che «ci prende sempre per mano, perché non affoghiamo nel mare dello sgomento. Egli è sempre al nostro fianco, non ci lascia mai soli. Dunque, non lasciamoci vincere dalla paura e dallo sconforto, ma con coraggio e fiducia andiamo avanti nel nostro cammino e nella nostra missione». Al termine, un pensiero ai cristiani di Gerusalemme (moltissimi dei quali non hanno potuto incontrare il Papa). «Conosco bene le vostre difficoltà- ha detto Francesco – e vi esorto ad essere nella vostra città testimoni di risurrezione». Prima di lasciare il Getsemani alla volta del Cenacolo per la celebrazione eucaristica che conclude il pellegrinaggio di Bergoglio in Terra Santa, il Papa ha piantato un ulivo nel giardino del Getsemani, come già fece Paolo VI. Un ulivo che racconterà nei secoli a venire le speranze di pace e la testimonianza di fede che Papa Francesco ha voluto seminare con la sua presenza in questa terra. www.terrasanta.net


Papa Francesco: Al Cenacolo la sorgente della Chiesa missionaria GERUSALEMME, 26 MAGGIO 2014

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uardando Papa Francesco al Cenacolo con in mano il pastorale di legno d’ulivo che gli è stato donato la domenica delle Palme dai carcerati di Sanremo, la memoria non può che andare allo sguardo stranito di Paolo VI, 50 anni fa, quando pose piede nella sala superiore dove Gesù consumò l’ultima cena e dove è nata la Chiesa. «Uno dei luoghi più feriti di Terra Santa, simbolo delle tante ferite della Chiesa», dirà il padre Custode Pierbattista Pizzaballa al termine del rito liturgico. Ma questo luogo è anche intimamente legato al risurrezione: qui il Signore apparve infatti agli apostoli dopo aver vinto la morte, qui mandò lo Spirito Santo sugli apostoli e Maria.

E nel ricordo di Paolo VI, ancora una volta, Papa Francesco pone un segno, usando per l’eucaristia il calice che Montini usò durante la messa al Sepolcro, a sottolineare anche in questo ultimo gesto del suo pellegrinaggio di preghiera, la continuità con quell’evento che ha segnato il corso delle relazioni tra Oriente ed Occidente. E a richiamare, come già detto al Sepolcro, l’ardente desiderio della condivisione della Mensa eucaristica. Nella sala del Cenacolo, che tante polemiche ha suscitato anche nelle scorse settimane ad opera dei gruppi dell’estremismo religioso ebraico, gli ordinari cattolici di Terra Santa si sono stretti attorno al successore di Pie-

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il Papa in Terra Santa tro in una celebrazione carica di emozione e significato. All’omelia, il Santo Padre ha rimarcato i messaggi che ci arrivano da questo luogo: «Qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore. Gesù risorto, inviato dal Padre, nel Cenacolo comunicò agli Apostoli il suo stesso Spirito e con questa forza li inviò a rinnovare la faccia della terra (cfr Sal 104,30). Uscire, partire, non vuol dire dimenticare. La Chiesa in uscita custodisce la memoria di ciò che qui è accaduto; lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso. Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto, come esempio per i suoi discepoli. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l’escluso». I temi della missionarietà, del servizio agli ultimi e agli esclusi, del sacrificio, dell’accoglienza, dell’amicizia tornano con prepotenza nelle parole di Papa Francesco. Temi toccati più volte in questi giorni trascorsi tra Giordania, Palestina e Israele, invocando la pace, la giustizia, il sostegno ai profughi, ai piccoli dimenticati

e agli oppressi. Ma che in questo luogo trovano il loro più alto significato nel sacrificio eucaristico, che è sacrificio d’amore che ci richiama alla condivisione, alla fraternità, alla pace e all’armonia tra gli uomini. «Tutti i santi – spiega Papa Bergoglio – hanno attinto da qui; il grande fiume della santità della Chiesa sempre prende origine da qui, sempre di nuovo, dal Cuore di Cristo, dall’Eucaristia, dal suo Santo Spirito». È toccato a padre Pierbattista Pizzaballa, porgere il saluto finale al Santo Padre (che non ha dimenticato di ringraziare anche i patriarchi cattolici orientali che lo hanno accompagnato durante questo pellegrinaggio). Il Custode di Terra Santa ha rinnovato davanti a Papa Francesco l’impegno dei frati minori francescani di «custodire» i luoghi della Redenzione, nello stile che San Francesco ha indicato: quello dell’umiltà, della condivisione, dei piccoli passi. Come chicco di grano, i figli di Francesco vogliono anche oggi vivere in questa terra con uno stile essenziale, propriamente evangelico, facendosi testimoni dell’umiltà di Dio. Papa Francesco, poggiato sul suo pastorale di legno d’ulivo, è parso a tratti sorridere. Terrasanta.net

Rivivi i momenti più importanti del pellegrinaggio papale con i video del FMC

Il

Franciscan Media Center (FMC), centro televisivo e multimediale della Custodia di terra Santa, fa rivivere i momenti più importanti del Pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa. Visita la pagina web creata durante le ultime settimane, vi troverai tutti i video realizzati in occasione di questo storico viaggio. scansire il codice QR (istruzioni a pag. 67) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/IDsuHf

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Saluto al Santo Padre del Custode di Terra Santa GERUSALEMME - CENACOLO, 26 MAGGIO 2014 Beatissimo Padre, è per noi - e per la Chiesa di terra Santa qui rappresentata dagli ordinari Cattolici di Terra Santa e dai Patriarchi delle Chiese d’Oriente - gioia grande essere stati con Lei in questo Luogo Santo, testimone dell’ardente desiderio di Gesù di amare i suoi fino alla fine. Questo luogo ha visto il compiersi di ogni promessa di Dio, e sa che nessuna infedeltà dell’uomo, nessun timore, e neppure il nostro tradimento, può impedire alla sua Alleanza di compiersi fino alla fine, fino alle profondità dove il suo Spirito dimora in noi, e noi in lui. Dal Cenacolo, acquistato per essere donato ai Francescani nel lontano 1333, i frati si muovevano per celebrare solennemente Messe cantate e Divini Uffici presso il Santo Sepolcro, raccontano le cronache. L’apertura all’evangelizzazione missionaria di san Francesco, infatti, ha portato i frati nella Terra della nostra redenzione e la Chiesa ha confermato la nostra missione di custodi dei Luoghi Santi.

Pace che è lui stesso, il Signore vittorioso del male e della morte. Beatissimo Padre, noi, la Chiesa, vogliamo custodire queste ferite. Ma, insieme, vogliamo custodire con tenacia un’immensa fiducia, una fiducia gioiosamente pasquale: la fiducia nell’umiltà di Dio, nello stile povero e semplice del suo Regno, nella pazienza del chicco di grano. Questo luogo ci costringe, in qualche modo, ai piccoli passi, ci riporta all’essenziale, ci fa vivere in umiltà e fiduciosi della verità; ci invita a credere che questa è l’unica via capace di seminare e costruire comunione e amicizia, anche lì dove comunione e amicizia sono da secoli smentite. Qui, oggi, con lei, ancor più vogliamo credere che nulla è impossibile a Dio. E vogliamo farlo per questa terra e per ogni terra; per questa Chiesa e per tutta la Chiesa, di cui il Cenacolo, così com’è, è simbolo eloquente.

Riuniti qui, a conclusione del suo pellegrinaggio in Terra Santa, rendiamo grazie a Dio per questa Eucaristia, segno di fraternità e comunione, sacramento di unità. La Chiesa una e indivisa che qui è nata fa risuonare nei nostri cuori il comandamento nuovo, segno distintivo della sequela di Cristo Signore. La cerimonia di ieri presso il Santo Sepolcro ci ha Non si celebra l’Eucaristia in questa stanza, anche commossi e il sogno dell’unità delle Chiese, di cui se oggi si fa eccezione, dove Gesù spezzò il pane e il Cenacolo è un simbolo ci è sembrato più vicino e diede ai suoi discepoli il calice del vino nuovo, dan- tangibile e ci ha fatto esultare. do loro il mandato di ripetere le sue stesse parole e i In unione a tutto il popolo di questa Terra, al termine gesti, rendendo la sua presenza reale per sempre in di questo suo pellegrinaggio, le porgiamo il nostro sincero e affettuoso ringraziamento per l’alta testimezzo a noi. monianza di pace e di unità che ci ha consegnato e È questo uno dei luoghi più feriti di tutta la Terra le assicuriamo la nostra preghiera costante e sincera Santa, testimone delle tante ferite nei popoli che la qui e in tutti i Luoghi della Redenzione. abitano. Ma noi vogliamo credere che queste ferite hanno un legame misterioso e reale con le stigmate Grazie. della Passione con cui il Risorto, qui, apparve ai suoi. Fra Pierbattista Pizzaballa, ofm E che questo legame è altrettanto misterioso e reale Custode di Terra Santa con quella Pace che Gesù ci ha dato e lasciato, la Come vede, non c’è una basilica a custodire il luogo dove Gesù ha celebrato la sua ultima Pasqua, dove ha pregato per i suoi, dove - Risorto - è apparso a donare la Pace, dove lo Spirito è sceso sugli Apostoli riuniti in preghiera con la Vergine Maria.

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Cronaca della Custodia Festa della Santa Croce. Far brillare la luce di Pasqua GERUSALEMME, 6-7 MAGGIO 2014

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artedì 6 maggio, si sono svolti al Santo Sepolcro l’ingresso solenne, i vespri e la veglia notturna. Il giorno seguente, mercoledì 7 maggio, si è celebrata la messa cui è seguita la processione in devozione alla Santa Croce. Nella grotta, chiamata “Cappella dell’invenzione della Santa Croce”, il Custode di Terra Santa, circondato dai frati e numerosi fedeli, ha ricordato il senso di questa scoperta. Il termine invenzione deriva dal latino invenire, che significa scoprire qualcosa che già esiste non nel senso di inventare o creare. Secondo le testimonianze storiche, fu Sant’Elena, madre di Costantino, a scoprire la Croce di Gesù durante un pellegrinaggio in Terra Santa, nel 326. L’importanza di quest’avvenimento diede origine alla festa. Più tardi, su ordine dell’imperatore Costantino, fu decretata la celebrazione annuale dell’Esaltazione della Croce, celebrata ancora oggi il 14 settembre. Questa seconda festa si è mantenuta in Europa, dimenticando la solennità dell’Invenzione della Santa Croce. Tuttavia in Terra Santa, nel luogo della sua scoperta, questa festa mantiene grande vitalità e devozione. «Anche nel periodo ottomano (XV secolo), durante il quale il Santo Sepolcro fu chiuso, le porte si riaprivano, eccezionalmente, per la festività della Santa Croce», spiega Fra Stéphane. È proprio in ricordo di questa solenne apertura che, martedì pomeriggio, la porta della basilica è stata aperta ai francescani.

Mentre molti pellegrini tentavano di ricostruire la storia di questa croce, confrontando le numerose reliquie disperse nel mondo, il Custode di Terra Santa, nell’omelia di mercoledì mattina, poneva l’accento sul senso di questa ricerca, invitando a seguire l’esempio di tenacia e fede di Sant’Elena. Di fronte a una folla numerosa e silenziosa, seduta sugli scalini che portano alla cappella, fra Pierbattista Pizzaballa ha spiegato: «Questa celebrazione ci ripete che il mistero di Dio va ricercato e ritrovato in maniera durevole. Il discepolo di Cristo è colui che accetta di entrare in questa dinamica di ricerca, di scoperta, di perdita…Perdersi per ritrovarsi e ricominciare». «Il verbo “cercare” è usato frequentemente nella Bibbia» ha aggiunto «E fa riferimento a un duplice movimento: quello dell’Uomo che cerca Dio e quello di Dio che non cessa di chiamare l’Uomo. D’altronde, l’uomo sarebbe ancora nascosto nel giardino dell’Eden, se Dio stesso non avesse interpellato Adamo chiedendogli: Dove sei ? ». Per questo motivo il cristiano è colui che accetta che il mistero di Dio non sia ridotto al solo Uomo, ma vada aldilà delle proprie comprensioni e dei propri limiti. In un secondo passaggio il Custode si è domandato quale significato abbia, oggi, la ricerca della Croce, mettendo in guardia contro il pericolo di ridurre «La spiritualità cristiana a una vita di sacrificio». Se, durante il Venerdì Santo, la Croce di Cristo è quella delle lacrime, da allora in poi è da vivere come la luce della Resurrezione. I frati, infatti, durante la messa hanno intonato a varie riprese: «Crucem sanctam subiit, qui infernum confregit, accinctus est potentia» ovvero «Si è sottoposto alla croce santa, ha distrutto l’inferno: si è rivestito di forza». «La Croce offre una lettura e un significato nuovi, invitandoci a fare della Pasqua l’elemento decisivo della nostra storia e della storia universale» ha concluso il Custode invitano ancora una volta i fedeli a lasciarsi trovare e attirare dal Signore. www.custodia.org

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Ritrovamento della Santa Croce GERUSALEMME, 7 MAGGIO 2014 - OMELIA DEL PADRE CUSTODE

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orrei cogliere la sottolineatura di questa celebrazione, che non è tanto sulla croce, quanto sul suo ritrovamento. La croce era stata smarrita. Una donna tenace, la regina Elena, non si disperò di cercarla. La sua ricerca fu benedetta e questo oggetto prezioso venne ritrovato nel modo che conosciamo bene dalle letture di questa notte. La sua tenacia nella ricerca rese possibili per generazioni di credenti di rendere onore a quel pezzo di legno che ci rimanda alla testimonianza suprema di Cristo. Questa celebrazione ci dice che la croce rientra in quella dinamica, propriamente cristiana, per la quale il mistero di Dio va sempre di nuovo cercato, sempre di nuovo trovato. Questo dinamismo non è mai finito, non è mai dato una volta per tutte. Ricomincia sempre…, e il discepolo è chi accetta di entrare in quest’ottica del cercare, del ri-trovare, del perdere, del perdersi, del ricominciare…

Cercare, trovare: sono due termini assai frequenti nella Bibbia. Si trovano riferiti all’uomo che cerca Dio: basta pensare a certe espressioni dei salmi, del Cantico dei cantici, a certi libri che sottolineano fortemente la ricerca di Dio, come in Giobbe, come la vita dei profeti. Le espressioni “cercare il volto del Signore”, “con tutto il cuore ti cerco”, “rispondimi Signore”, etc. risuonano nella nostra mente continuamente. Questi due termini, sono frequenti anche riferiti a Dio che cerca l’uomo; e forse non solo sono i più frequenti, ma anche i più “originari”. “In principio” è Dio che cerca l’uomo (Dove sei? Gen 3,9), e lo cerca proprio perché si è smarrito, l’uomo ha perso Dio e dunque se stesso, e si può ritrovare solo se si lascia cercare da Lui… Se non fosse per il desiderio di Dio, l’uomo sarebbe ancora nascosto nel giardino, per paura. E lungo tutto il corso dell’AT vediamo come sia proprio Dio a riprendere ogni volta il bandolo della matassa, che l’uomo perde continuamente, di questa relazione turbolenta. I patriarchi, la chiamata dei profeti, e così via, non sono altro che iniziative di Dio che vuole riprendere e ‘salvare’ questa relazione con Israele e con l’uomo. Dio continua insomma continuamente a chiedere: “Dove sei?”.

Per venire ai brani neotestamentari, pensiamo alla parabola della pecora smarrita (Mat 18, 12-14); all’incontro con Zaccheo, dove Gesù stesso dice di essere venuto proprio per cercare ciò che era perduto… (Lc 19, 1-10). La dracma perduta nel pavimento a Cafarnao… (Lc 15, 9). Gesù ragazzo “smarrito” al Tempio… “Figlio, io e tuo padre ti cercavamo…” (Lc 2, 48). Perfino Maria e Giuseppe devono “cercarlo”. E pensiamo al mistero che possiamo chiamare del Sabato Santo, in cui Gesù scende negli inferi per cercare l’uomo perduto, per riportarlo a casa, per ridonargli la vita piena (At 2, 3; simbolo apostolico). La relazione tra Dio e l’uomo, dunque, passa attraverso questo duplice movimento: da una parte l’uomo che cerca Dio, e dall’altra Dio che cerca l’uomo. Tutto questo ci ricorda che il mistero di Dio non è riducibile all’uomo stesso. Dio non sta semplicemente dentro le misure umane, ma in qualche modo lo eccede, lo supera. Sempre. L’incontro con Dio passa sempre attraverso una distanza che va colmata, e chiede un cammino, una conversione. Quando Dio non “eccede”, non è dio ma un idolo. L’idolo è un dio a misura d’uomo, un dio che risparmia la fatica del cercare perché ce lo siamo fatto noi, a nostra immagine. È la tentazione di sempre e che è oggi assai

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Cronaca della Custodia diffusa nei nostri ambienti sazi, che vogliono tutto a propria misura, perché hanno perso il senso del proprio limite e dell’essere creatura e con esso hanno perso il desiderio della ricerca che va oltre sé. Gesù stesso sottolinea questo aspetto quando chiede ai suoi, alla gente che lo incontra, di non dire a nessuno ciò che è accaduto in quell’incontro, o quando chiede ai demoni di non rivelare la sua identità. Il “segreto messianico” va inteso come uno spazio di sospensione, di silenzio, che diffida da una ricerca che trova subito l’oggetto del proprio cercare, che conosce la soluzione magicamente. Esso piuttosto si mette, umilmente, in uno spazio di attesa, nel quale ricevere il dono di una conoscenza che è grazia. Non si elegge Cristo come Re dopo il miracolo, insomma. Dopo l’evento che sazia la fame immediata dell’uomo, qualunque essa sia, non si acclama il Messia. Ma dopo la croce, si. È quello il momento in cui il Cristo si fa conoscere e trovare e che interpella l’uomo, chiamato a rispondere. E i modelli di risposta allo scandalo di un Messia e di un Dio sulla croce, li abbiamo proprio nel Vangelo: il centurione, i farisei, i discepoli fuggiaschi, i due ladroni, Giovanni, Maria… Vogliamo chiederci allora cosa significa, oggi, cercare la croce. Non significa certo cercare la sofferenza, e neppure riesumare una spiritualità che sottolinei il sacrificio, o pensare che una ricerca di Dio passi semplicemente attraverso l’identificazione con il mistero del dolore. Questo aspetto esiste, indubbiamente, ma non è il primo e immediato. La croce, intesa in questo senso, non è da cercare. S’impone da sola e per tutti, indistintamente. Per arrivare al punto, senza la pretesa di spiegare tutto, possiamo dire che parlare di croce in senso, cristiano significa parlare di compimento. La croce è il luogo dove tutto si compie (Gv 19, 30), dove il mistero della storia dell’uomo, dal suo principio, con tutti suoi smarrimenti, ritrova il suo fine, il suo senso: la croce è il consegnarsi di Cristo al Padre, e in questo sta il compimento a cui accennavo. E di conseguenza, per noi, cercare la croce significa, innanzitutto, cercare questa dinamica di compimento dentro gli eventi frammentati e dispersi della propria vita. Cercarne il senso, anche lì dove, apparentemente, questo sfugge al nostro sguardo, quando è nascosto. È ciò che abbiamo ascoltato domenica scorsa nel Vangelo dei discepoli di Emmaus, di questi uomini persi, perché non avevano la chiave di ciò che era accaduto. E la chiave era esattamente la croce come luogo

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di salvezza; era in quel “bisognava” detto da Gesù ai due discepoli, nel quale sta il compimento e la pienezza. Il richiamo di questa nostra celebrazione, dunque, è ancora attuale per la Chiesa di oggi, per la nostra terra. Ritrovare la croce non è solo per onorarla, per accrescere la nostra devozione. Cercare la croce è cercare il senso di ciò che accade, e cercarlo con la fede di chi sa che la Pasqua è l’evento determinante per la storia di ciascuno e per la storia universale, di tutti, di sempre. Questo significa rendere ragione della speranza che è stata posta in noi (1Pt 3, 15). Come è possibile questo? A quali condizioni ci è dato di entrare in questa lettura nuova della storia? Non per le nostre forze, non per le nostre capacità, ma per la nostra scelta umile di lasciarci semplicemente attrarre. “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”, dice Gesù in un altro passo del Vangelo (Gv 12, 32). Dove lasciarci attrarre significa mettersi semplicemente in ascolto, come - appunto - i discepoli di Emmaus. Significa orientare in quel senso la nostra attesa. Significa lasciarsi trovare. Significa passare dalla nostra abituale dis-trazione a quella at-trazione di cui parla Gesù, sapendo che il contrario di distrazione non è attenzione, ma attrazione. Non c’è possibilità per noi di essere attenti a Cristo, se non perché lui ci attrae, ci cerca. È in questo modo che la propria vita è unificata, ha una sintesi, un compimento, intorno al quale si ricompongono le storture, i fallimenti e tutte le morti della vita di ciascuno. Che rimangono, non scompaiono, ma hanno la possibilità di splendere della luce della Pasqua. I nostri problemi, dunque, non saranno risolti e probabilmente non staremo meglio. Non è questo lo scopo. Lo scopo è quello di trovare e risvegliare in noi l’affinità con la Pasqua, il desiderio della stessa consegna di Cristo, di tutto se stesso, della propria vita, al Padre. Pensiamo ora in particolare ai crocifissi – cristiani e musulmani – che abbiamo visto nelle immagini di questi giorni in Siria. Loro sono già entrati in questo mistero, nella consegna di sé al Padre. A noi forse non viene chiesto la stessa cruenta sorte. Ma la stessa testimonianza, si. È ciò che chiediamo in questa celebrazione, per noi qui presenti, per la nostra Chiesa, per la nostra terra. Fra Pierbattista Pizzaballa, ofm Custode di Terra Santa


Una nuova équipe di specialisti in soccorso alla grotta dell’Annunciazione NAZARET, 12 MAGGIO 2014

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a vari anni a Nazareth, francescani e specialisti si danno da fare per risolvere il problema spinoso dello sgretolamento nella grotta di Nazareth. Luogo di devozione fin dalla prima epoca cristiana, questa grotta in calcare tante volte accarezzata e toccata dai pellegrini, ha subìto pesanti trasformazioni del suo equilibrio chimico. La necessità di un intervento urgente, secondo le parole di Fra P. Kaswalder, che segue il cantiere, è dovuta al fatto che: « In un anno, la grotta si è ritirata di cinque cm e, a questa velocità, tra cinquant’anni non esisterà più!». Come per tutte le cavità rocciose, l’eco-sistema della grotta di Nazareth si basa sulla temperatura, la situazione igrometrica (misurazione umidità contenuta nell’aria) e le emissioni di gas. I diversi specialisti succedutisi sono concordi che lo sgretolamento della grotta è dovuto a un sovraccarico di umidità causato sia da un fattore esterno sia da uno interno. Il fattore esterno è causato dalla sudorazione e dalle esalazioni dei pellegrini, che provocano l’umidità satura di acido carbonico che intacca il calcare delle pareti, distruggendole in modo irreversibile. Per questo motivo, nel 2006, la grotta è stata chiusa da una grata di ferro e, per la stessa ragione, il sistema d’illuminazione è stato modificato adottando luci fredde. Ma, nonostante le innumerevoli riparazioni, puliture e rivestimenti palliativi della roccia: «Le tracce di umidità ritornano insistentemente, anche se nemmeno una goccia di pioggia penetra in questa grotta », spiega fra P. Kaswalder. Per risolvere i problemi di cause interne e geologiche del fenomeno, i frati della Custodia, hanno affidato un incarico di consulenza alla Società ACCO Solutions di Bolzano (Italia), esperta in deumidificazione. La Società ha prodotto un primo studio per documentare il fenomeno di risalita dell’umidità per effetto di capillarità. Concretamente, significa che in alcuni punti, più o meno profondi nel sottosuolo della grotta, parte dell’acqua non viene evacuata, generando « un’umidità ascensionale ». Avendo già studiato il problema di numerose ville, musei, castelli e chiese come la prestigiosa Basilica di

Santa Maria della Salute di Venezia, la società ACCO Solutions ha proposto alla Custodia una serie di lavori per creare una barriera orizzontale, persistente ed efficace, che impedirà all’acqua di penetrare nella struttura della parete. Uno staff composto da architetti, geologi, restauratori e specialisti in umidità ha iniziato i lavori qualche mese fa. In seguito, come spiega Fra Sinisha – sagrestano della Basilica – elettrodi e sensori sono stati inseriti in delle piccole fenditure che, durante la giornata, rilevano presenza e spostamenti dell’umidità. Così, evitando un intervento distruttivo, gli specialisti garantiscono di scoprire l’origine del fenomeno per poi bonificarlo: « un vero miracolo in cui non si credeva più», dichiara Fra P. Kaswalder. Al contempo, per un fenomeno elettrico e fisico, questi elettrodi collegati a una piccola centrale elettrica combattono letteralmente la potenza naturale dell’acqua. L’insieme funziona come una pila, in cui il sottosuolo rappresenta l’anodo (polo +) e le pareti della grotta, il catodo (polo -). Poiché l’acqua si sposta sempre dal polo positivo verso il polo negativo, le scariche elettriche invertiranno questo flusso. Se l’esperienza e la discrezione degli specialisti hanno convinto i frati, ciò che li ha maggiormente colpiti è stata la proposta di aiutare la Custodia nella ricerca di finanziamento per l’esecuzione dei lavori. Molti partner religiosi, privati e pubblici sono stati già trovati in Italia. Tanti segni positivi di buona volontà che permettono

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Cronaca Custodiale della Custodia di pensare all’avvenire della grotta con più serenità, anche se i frati sono consapevoli dell’irreversibilità delle degradazioni già avvenute. Fra Bruno, Guardiano della Basilica di Nazareth, in un’intervista recente ha affermato: « gli specialisti possono solo prometterci di riuscire a stabilizzare l’ecosistema, salvando ciò che resta della parte viva della grotta». Tra qualche mese si potranno misurare i risultati dei lavori e i francescani – che custodiscono questo luogo santo dal 1620 – sapranno se l’opera distruttrice dell’umidità potrà essere arrestata. www.custodia.org

Quando l’abito fa il monaco GERUSALEMME, 16 MAGGIO 2014

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el Convento francescano di San Salvatore a Gerusalemme, un dedalo di corridoi, nasconde numerosi uffici e laboratori; tra i quali la sartoria e la lavanderia. Incontriamo i numerosi operai, uomini e donne, che si occupano sia degli abiti dei frati, sia degli arredi liturgici utilizzatiti nei Santuari. Un lavoro svolto nell’ombra ma indispensabile e minuzioso. Una figura marrone, con un sacco bianco in mano, si affaccia su un cortiletto fiorito e inondato di luce. Il francescano, che conosce bene questi luoghi, apre una porta nera sulla quale, in italiano, è scritto: Sartoria.

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Rumore di macchine per cucire, unito al profumo di caffè arabo, danno il benvenuto nel laboratorio di Faraj, sarto Ufficiale della Custodia di Terra Santa. Questo palestinese dal sorriso accogliente, che parla perfettamente italiano, formato dai Salesiani, da sette anni cuce abiti su misura per i frati. Al centro del suo atelier, troneggia un largo bancone attrezzato con metri, rotoli di passamanerie, stoffe, bottoni e altro materiale: un vero tesoro di Ali babà! Il suo lavoro quotidiano consiste nel tagliare nuovi abiti per i frati, aggiustare quelli usati; scucire e ricucire… Ogni anno, in questo laboratorio sono confezionati circa 150 nuovi abiti francescani, un’abitudine che la Custodia di Terra Santa intende conservare. I frati residenti ricevono un abito nuovo ogni due anni. Per confezionare questo lungo vestito a forma di croce, servono pazienza e precisione. I tessuti, che arrivano in container dall’Italia, sono di tre diversi spessori. Uno più leggero, per l’abito estivo, due, più pesanti, per l’abito invernale e il mantello. Per cucire l’abito servono cinque/sei metri di stoffa (il tessuto costa circa 25 Euro al metro), cui si aggiunge una corda bianca di 4,20 metri per stringere l’abito in vita. I tre nodi di questa corda ricordano i tre consigli evangelici, fondamento della vita francescana: obbedienza, castità e povertà.


Fra Carlos Molina, responsabile dell’Ufficio Custodiale di Sartoria e di Casa Nova di Gerusalemme, struttura che accoglie i pellegrini in Città Vecchia, ha intessuto una bella amicizia con Faraj. «Nel 2010, quando mi è stata affidata questa responsabilità, non sapevo nulla dell’arte del cucito, stando al suo fianco ho imparato persino a stirare!», confessa fra Carlos ridendo. Tuttavia fra Carlos non è l’unico frate a imparare da Faraj. Lì vicino incontriamo fra Matipanha intento a imbastire un cappuccio. È uno studente del Seminario teologico francescano della Custodia, frate della Provincia del Mozambico. Ha chiesto di imparare a cucire e spiega: «Quando, in Mozambico, sono entrato in noviziato c’erano delle religiose che cucivano i nostri abiti, ma poi sono tornate in Portogallo. Qui, alla Custodia di Terra Santa, ho chiesto di sfruttare quest’opportunità, come altri imparano l’arabo. Quando ho informato il mio Provinciale, è stato felicissimo della mia iniziativa! Un giorno spero di poter trasmettere quest’arte ai miei confratelli africani ». Poi, fra Carlos ci invita a seguirlo al piano inferiore. Qualche scalino più in basso si sente il ronzio regolare delle lavatrici e di una piccola radio che diffonde canzoni di Fairouz, cantante libanese degli anni settanta. Siamo accolti da Suzanne e Rima. Suzanne lavora in tandem con Faraj; è lei incaricata di cucire e riparare gli ornamenti liturgici: camici per i futuri diaconi, stole per i sacerdoti, tovaglie per gli altari, oltre che aiutare nella Parrocchia di Gerusalemme, dove ogni cosa è di un candore impeccabile. Oggi Suzanne inizia una nuova opera: la realizzazione di una tovaglia per l’altare circolare di Tabga, su richiesta dei frati del Santuario in Galilea. Fra Carlos spiega: «Ci prendiamo cura di oltre sedici Conventi e Santuari. Vi lascio immaginare la gravosità del compito: è senza fine !». L’organizzazione della dozzina di operai che lavorano in lavanderia è ben collaudata, sia per le conoscenze sia per la loro esperienza. Ogni sacco di biancheria che arriva settimanalmente da lavare è aperto. La biancheria, segnata con un codice interno, permette ad ogni proprietario di essere ritrovata! Tra le numerose lavatrici industriali si sorprende la presenza di due operaie che, ancor oggi, lavano a mano la biancheria più delicata, che necessita premurosa attenzione. «Il progresso è una buona cosa, ma non deve alterare in niente ciò che è stato conservato durante secoli» aggiunge fra Carlos di fronte al nostro stupore.

viene incontro. Anche lei, palestinese di Gerusalemme, è incaricata di controllare che ogni settimana i collaboratori della lavanderia portino a termine il proprio lavoro; programmando e pianificando con metodo e sicurezza ogni fase. Ci mostra i registri in cui annota gli arrivi quotidiani di biancheria, dei frati, di Casa Nova e dei confratelli Cappuccini che abitano in Città Nuova. I registri sono poi consegnati a un responsabile dell’Economato custodiale, che invierà a ogni Convento o Santuario la propria fattura. Proseguiamo, avvolti nel vapore attraversando, rapidamente, le sale per l’asciugatura e la stiratura. Questa lavanderia è un vero e proprio labirinto, in cui Fra Carlos circola a suo agio. La visita termina nell’Ufficio di fra Carlos, dove troneggia un quadro in onore di San Omobono di Cremona, patrono dei sarti. Insieme sfogliamo l’ultimo catalogo di ornamenti liturgici ricevuto per rimanere aggiornato di quanto è creato e realizzato nel mondo. Fra Carlos ci descrive il piano della futura lavanderia custodiale, che comporterà un trasloco e un ampliamento, già all’ordine del giorno e che aspetta con impazienza. Il motivo per cui Fra Carlos, si sente così investito della sua missione, contrariamente al famoso proverbio (l’abito non fa il monaco): «Presso i francescani, l’abito, almeno in parte, fa il monaco! », conclude sorridendo. www.custodia.org

Rima, che lavora in Custodia dagli anni ottanta, ci

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Cronaca Custodiale della Custodia L’Annunciazione del De Mura farà da sfondo durante l’incontro tra il Papa e il Patriarca ecumenico GERUSALEMME, 22 MAGGIO 2014

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Annunciazione della Vergine di Francesco De Mura, di Scuola Napoletana del ‘700, una delle quattro tele facenti parte il cosiddetto Ciclo Mariano, esposto nella Chiesa di Santa Caterina ad Nativitatem, a Betlemme, farà da sfondo all’incontro che si terrà tra papa Francesco ed il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, presso le sale della Delegazione Apostolica a Gerusalemme, Domenica 25 Maggio.

Il Magnificat Custody Choir canta all’incontro ecumenico al Santo Sepolcro GERUSALEMME, 23 MAGGIO 2014

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arà il MAGNIFICAT CUSTODY CHOIR a cantare i canti della tradizione latina nella Basilica del Santo Sepolcro durante l’incontro ecumenico in occasione del 50° anniversario dell’incontro a Gerusalemme tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora. Durante la celebrazione verranno eseguiti quattro canti, tutti relativi alla liturgia pasquale e alla liturgia propria del Santo Sepolcro. La proclamazione del Vangelo verrà introdotta dall’Alleluia della Domenica di Pasqua e seguita dalla sequenza Victimae paschali laudes. Durante l’ingresso di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo I nella Sacra Tomba il coro intonerà l’inno Aurora caelum purpurat, che viene cantato ogni giorno dai frati minori della Custodia di Terra Santa quando la processione quotidiana raggiunge l’edicola dell’Anastasis.

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Dopo l’uscita dalla tomba e impartita la benedizione, Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo si recheranno al Calvario: in questo momento il coro intonerà l’antico inno del sesto secolo che sempre durante le processioni


CRONACA DALLE CASE DI FORMAZIONE viene cantato durante la salita al Calvario: Vexilla regis prodeunt. Il MAGNIFICAT CUSTODY CHOIR coro sarà posizionato nello spazio che sovrasta la cappella di Santa Maria Maddalena, dove si trova la consolle dell’organo, nel settore di competenza della Custodia di Terra Santa, i Frati Minori francescani che da otto secoli sono responsabili delle celebrazioni di rito latino nel Santo Sepolcro per mandato della Santa Sede. A causa dell’esiguità dello spazio disponibile e per motivi di sicurezza, il coro sarà composto da soli 30 elementi. Il MAGNIFICAT CUSTODY CHOIR sarà diretto dalla signora Hania Soudah Sabbara e accompagnato all’organo da P. Armando Pierucci, organista titolare del Santo Sepolcro e fondatore dell’Istituto

Magnificat, che presiede dal 1995. IL MAGNIFICAT CUSTODY CHOIR è il coro della Custodia di Terra Santa che canta nelle principali solennità officiate dai frati francescani, offrendo il proprio servizio anche alle altre realtà ecclesiali. I cantori provengono dalla comunità cristiana, composta sia da cristiani locali che da persone di altre nazionalità che vivono a Gerusalemme. La maggior parte dei cantori è cresciuta musicalmente nell’ambito dell’Istituto Magnificat, la scuola di musica della Custodia di Terra Santa che ne cura l’attività e la formazione. Contact: fra Riccardo Ceriani: cell. 054.282.37.59 – magnificatjerusalem@mail.com www.custodia.org

Sprint finale nei preparativi per la visita del Papa GERUSALEMME, 23 MAGGIO 2014

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a alcuni mesi la Chiesa di Terra Santa si prepara alla visita del Santo Padre e, con lei, anche la Custodia di Terra Santa, coinvolta a vari livelli nell’organizzazione. Dopo gli incontri, favoriti da un’atmosfera serena durante i sopraluoghi, è ormai giunta l’ora di finire gli ultimi lavori e passare alle grandi pulizie. Per dare il benvenuto al Papa in Terra Santa, tutte le strade, anche quelle dove il non Papa passerà, sono pavesate in bianco e giallo, i colori della Santa Sede. In alcune zone della città, sono appesi grandi posters del Santo Padre. Tuttavia, da dieci giorni la Custodia è al centro di una polemica mediatica, che ha per oggetto un grande poster appeso sulla facciata del Christian Information Center, alla Porta di Jaffa. Ma, ciò nonostante, il poster non è stato rimosso e, sulla terrazza del CIC, sventola anche la bandiera del Vaticano. I cerimonieri, con i frati, sono passati da un posto all’altro per le ultime prove che assicureranno il servizio liturgico durante la visita del Papa.

Nerwan, quello di Gerusalemme, Padre Feras (i cui parrocchiani hanno scritto al Santo Padre) e, infine, il Guardiano del Getsemani: tutti ugualmente stremati dall’incalzare delle domande fatte dai media per le interviste. Nel cortile del Convento di San Salvatore, Padre Sergey, responsabile dell’ufficio Tecnico, ha tolto l’abito francescano e, circondato dai collaboratori dell’Ufficio Tecnico, ha pulito circa 550 sedie per il Santo Sepolcro

Tra di loro anche il Padre Custode e il Guardiano della Natività, Padre Ricardo Bustos, argentino che conosce personalmente il Papa; il Parroco di Betlemme, Padre

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Cronaca Custodiale della Custodia e il Cenacolo. Padre Sergey ha precisato: “Queste sedie saranno trasportate oggi, venerdì, per la Santa Messa di domenica sera”. Un po’ più in là, s’intravedono altri operai, con scope e pennelli in mano. La sala dell’Immacolata sarà allestita per ospitare un centinaio d’invitati, che parteciperanno all’incontro nel Santo Sepolcro. Fra Amar e Fra Jad hanno affisso bandiere e striscioni sul tetto e sul campanile della chiesa di San Salvatore. Mentre il Coro della Custodia continuerà a esercitarsi fino all’ultimo minuto prima dell’Incontro Ecumenico del Santo Sepolcro. Il Coro, di ventotto elementi di provenienza palestinese e internazionale, guidato dalla Direttrice Hania Soudah-Sabbara, avrà l’onore di cantare per il Santo Padre. Per la sartoria il peggio è passato! Insieme al Patriarcato, la sartoria ha collaborato per preparare i paramenti liturgici per la Custodia, e il pa-

rato che ornerà il Cenacolo. Rimangono ancora molte cose da preparare, ma la Custodia ha mobilitato tutte le sue risorse per accogliere al meglio il Santo Padre in Terra Santo. www.custodia.org

Fra Bustos: «Questo “Papa dell’incontro” è anche esigente e prudente» BETLEMME, 24 MAGGIO 2014

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ulla piazza della Mangiatoria, adiacente alla basilica della Natività, è quasi tutto pronto: il palco con l’altare per la messa che Papa Francesco celebrerà domani 25

maggio alle 11 ora locale; la postazione per il coro; i maxischermi e le aree transennate, dove saranno ospitati circa 10 mila fedeli (di cui 4.200 provenienti dalla Galilea). Betlemme è vestita a festa per la visita di Papa Bergoglio. E lui, fra Ricardo Bustos, sta vivendo questa vigilia con grande trepidazione. «Gli incontri con Papa Francesco – dice – sono sempre una sorpresa. I suoi non sono gesti che puoi prevedere. Conoscendolo, non mi pongo il problema di cosa farà o cosa dirà. Solo desidero vederlo e poter state qualche momento con lui». Fra Ricardo è il superiore della comunità francescana di Betlemme, dove è arrivato qualche mese fa dopo un lungo periodo a Nazaret. Per lui, argentino, per molto tempo membro della fraternità della Custodia di Terra Santa a Buenos Aires, incontrare il Pontefice significa ritrovare un amico.

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«Fin da quando Bergoglio divenne arcivescovo di Buenos Aires – spiega fra Ricardo – mi sono preso l’impegno di pregare quotidianamente per lui e di far pregare per il suo magistero episcopale. Un impegno che è proseguito anche quando è diventato Papa. A Buenos Aires noi frati lo invitammo più volte a celebrare la messa nella nostra comunità e a partecipare a qualche evento della scuola annessa al convento, che ospita centinaia di studenti. È nata così una relazione, un’amicizia. Quando da Buenos Aires sono stato trasferito in Terra Santa, da Nazaret gli ho scritto varie volte. E il cardinal Bergoglio mi ha sempre risposto. È una persona molto alla mano». Un rapporto epistolare che è proseguito anche quando l’arcivescovo di Buenos Aires è diventato il Papa «arrivato dalla fine del mondo», come disse lui stesso presentandosi ai romani la sera dell’elezione. «Gli ho scritto quando da Nazaret sono stato trasferito a Betlemme. E mi ha risposto con la sua solita semplicità: “Sono contento. Vai in pace a Betlemme e dai una buona testimonianza”. Quando il padre Custode, a Roma, gli ha detto che il frate guardiano di Betlemme era argentino, il Papa gli ha subito risposto di salutare il suo amico Ricardo. Lui non dimentica le persone. Anzi, di ciascuno ricorda anche cose molto particolari, che fanno capire come per lui ogni persona sia speciale. E poi sa che può sempre contare sulla mia preghiera e su quella della comunità delle suore Adoratrici del Santissimo Sacramento (le claustrali sono presenti al santuario della Grotta del Latte, a pochi passi dalla basilica della Natività - ndr), che hanno fatto un voto: quello di pregare ogni giorno per le intenzioni di Papa Francesco».

Cosa aspettarsi per i cristiani locali, in particolare per quelli di Betlemme, da questa visita del Pontefice in Terra Santa? Fra Ricardo non ha dubbi: «Il Papa è preoccupato seriamente per la situazione dei cristiani in Terra Santa. Ma è anche una persona molto prudente; sa bene che la pace è un sottile filo di seta che si può spezzare da un momento all’altro. Non farà affermazioni azzardate che possono compromettere un equilibrio fragile. Detto questo, da parte nostra dovremo avere il cuore aperto a quello che il Papa ci vorrà suggerire, senza preconcetti. La questione non è tanto quello che noi ci aspettiamo da lui, ma quello che il suo cuore di padre suggerirà a noi cristiani di qui, per aiutarci a comprendere e a leggere la realtà nella quale ci troviamo». C’è un aspetto che fra Ricardo tiene a rimarcare: «Francesco è il Papa dell’incontro. Ma è anche un uomo esigente, che chiede un impegno serio per la fede e per il Vangelo. Credo che a noi cristiani di Terra Santa chiederà molto seriamente di essere lievito, di dare una buona testimonianza. E di cambiare il corso della storia a partire dalla nostra vocazione, iniziando cioè da quelle che lui ama chiamare le periferie. Che non sono solo quelle della povertà materiale, ma quelle della fragilità e delle solitudini esistenziali che resistono all’interno delle nostre famiglie e delle nostre comunità. Questa è la strada che credo ci indicherà per poter essere veramente sale che da sapore nella situazione concreta in cui viviamo». www.custodia.org

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Cronaca Custodiale della Custodia Visita del Papa al Convento di San Salvatore GERUSALEMME, 26 MAGGIO 2014 Cari Confratelli: Il Signore vi dia pace! Tutti siamo stati molto impegnati con la visita del Papa Francesco: preparando tutto il necessario, prendendo parte alle celebrazioni e, anche, aiutando i mezzi di comunicazione sociali (in un mese ho fatto 24 interviste con le televisioni, radio e altri mezzi). La lettera di ringraziamento del Padre Custode è molto significativa. Vi voglio commentare la visita papale che avrete condiviso visto che i mezzi di comunicazione ne hanno tanto parlato. Nonostante la brevità e le corse per andare da un posto all’altro, ci sono stati quattro temi molto importanti: il dialogo ecumenico con la celebrazione centrale al Santo Sepolcro; il dialogo interreligioso e gli incontri con gli ebrei e i musulmani; il tema della pace e gli incontri con palestinesi e israeliani; la celebrazione a Betlemme, con la preoccupazione e la chiamata del Papa in favore dei bambini e il rispetto verso di essi.

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A tutto questo bisogna aggiungere la celebrazione al Cenacolo, il secondo polmone del mondo cristiano dopo il Santo Sepolcro, così importante per i cristiani e che ingiustamente ci hanno portato via. In tutti questi momenti il Papa Francesco ha manifestato molto bene che Egli, come Gesù, Francesco e tutti i francescani bisogna essere amici e fratelli di tutti (questa è stata la dedica scritta sul mio libro “Con allegria francescana”, che gli ho regalato, insieme agli altri. Sono sicuro che avrà tempo per leggerli!). Qualcosa di speciale e storico (è la prima volta che succede) è stato il pranzo, cambiando il programma ufficiale, con tutti i francescani a San Salvatore. Nessun Papa lo aveva fatto prima, nonostante San Salvatore sia la casa centrale di tutti i francescani della Terra Santa e i Papi abbiano celebrato nei Santuari custoditi dai Figli di Francesco. Mi sembrava di ascoltare le parole di Gesù agli Apostoli: “Ho desiderato ardentemente di


mangiare… con voi” (Lc 22,15), ripetute adesso con emozione dal Papa Francesco. È stato un momento di felicità immensa. Gli applausi dei 95 frati presenti al refettorio, molti di questi giovani, si sono sentiti per tutta Gerusalemme. Il pranzo è stato molto semplice: spaghetti, purè di patate con carne un po’ dura, insalata e, per fare un po’ più felici tutti, un dolce e un gelato. Abbiamo potuto esperimentare la semplicità, la “minorità”, come ripete spesso Papa Francesco. Ci ha raccontato la differenza tra un prete e un frate quando camminano per la strada: al prete la gente spesso lo saluta, ma qualche volta anche lo insulta; ad un francescano gli baciano il cordone, gli chiedono la benedizione, sempre un con sorriso.

gioia del Papa diceva tutto. E mi sono sentito un po’ più francescano. Vi chiedo di pregare per le intenzioni del Papa Francesco. Un caro saluto in Cristo, nella Vergine Madre e nel Padre Francesco Fra Artemio Vítores, ofm

Ormai la felicità regnava nell’ambiente. All’uscita domandò con un gran sorriso a chi doveva pagare il pranzo. Gli abbiamo detto che più avanti stava “Santa Marta”, rappresentata dalle suore della cucina che lo aspettavano. E a me raccontò una barzelletta, in spagnolo, più precisamente in “castigliano vecchio”, nella cui lingua si sentiva più a suo agio che in italiano. Era questo: “Tanti mi domandano: Sua Santità, Lei che è dell’Argentina e visto che gli argentini hanno la tendenza ad apparire grandi, come mai ha scelto il nome di Francesco, che è “il poverello”, un frate minore? Lei avrebbe dovuto scegliere il nome di “GESÙ II”. Lei che è il più importante dopo Gesù”. E mi diceva: “Sai bene che essere al servizio di tutti è la mia missione e ciò è possibile se sei minore, come lo è stato Cristo “che non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mt 20,28). Nelle fotografie si può vedere l’amore del Papa per tutti e anche la sua semplicità e allegria. Cosa volete che vi dica? Per me è stato come se grande amico fosse venuto a visitarci. E con lui è arrivata la felicità. La

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Cronaca Custodiale della Custodia Incidente nella grotta della Natività, ma senza danni gravi GERUSALEMME, 26 MAGGIO 2014

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a mattina del 27 maggio, verso le tre e trenta, è avvenuto un incidente nella Grotta della Natività di Betlemme, per fortuna con danni superficiali. I pompieri della città di Betlemme sono intervenuti nella grotta, ma al loro arrivo l’incendio, di cui non sono ancora definite le cause, era già sotto controllo. Sembrerebbe che una lampada, caduta a terra durante

la notte abbia fatto divampare le fiamme, incendiando anche le tende intorno alla stella della Natività incastonata nel pavimento. Il fuoco si è rapidamente esteso verso le due scalinate laterali, anch’esse ricoperte da tendaggi. Questi tessuti si sono infiammati molto più velocemente perché, durante tutti questi anni, si erano impregnati con la cera e la fuliggine colate dalle lampade sovrastanti. Pare che il fuoco si sia spento da solo, perché le fiamme non ha raggiunto il legno circonstante. Purtroppo sono caduti alcuni strati d’intonaco sul pavimento. In conformità con lo Status Quo, le Comunità armene, greche e cattoliche si dovranno accordare per il restauro della grotta. Al momento stanno già lavorando con spirito di collaborazione insieme al Governo Palestinese. www.custodia.org

Sua Beatitudine Bechara Rai, pastore maronita in Terra Santa GERUSALEMME, 27 MAGGIO 2014

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artedì 27 maggio, dopo la visita a sorpresa del Santo Padre, anche Sua Beatitudine Béchara Rai, primo dignitario religioso del Libano venuto in Terra Santa dopo la creazione dello Stato di Israele, è stato accolto nella Curia del Convento di San Salvatore. Questa visita storica in Israele ha suscitato molte polemiche, poiché alcuni schieramenti politici hanno

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accusato il Patriarca di recarsi in territorio “nemico”. Infatti, le relazioni diplomatiche tra lo Stato d’Israele e il Libano sono in fase di stallo, nonostante un “armistizio”, firmato nel 1949. La Chiesa maronita conta due entità amministrative nel Territorio della Terra Santa. L’Eparchia di Haifa e di Terra Santa e l’Esarcato patriarcale di Gerusalemme,


di Giordania e dei Territori palestinesi che riuniscono circa diecimila fedeli. Sua Beatitudine ha ritenuto suo dovere accogliere il Santo Padre, approfittando della situazione per prolungare il suo soggiorno e compiere un’importante visita pastorale in Terra Santa. Il Patriarca maronita ha dedicherà più di una settimana ai fedeli di Gerusalemme, Giaffa, Haifa e Nazareth e i maroniti non sono i soli a rallegrarsi della sua venuta. Infatti, così come la Custodia di Terra Santa, molti arabi cristiani hanno testimoniato una calorosa a Sua Beatitudine, sia al Santo Sepolcro sia presso la sede del Patriarcato maronita. L’entusiasmo è genuino, come spiega Fra Feras, Parroco di Gerusalemme: «I cristiani lo conoscono bene poiché, per vari anni, Sua Beatitudine predicava, in diretta, sul canale televisivo Noursat TV che trasmette in Medio Oriente». Fra Najib, di origine libanese e Guardiano del Convento della Flagellazione, dichiara che il Patriarca libanese ricopre, in Oriente un “ruolo nazionale” e rappresenta una vera “autorità spirituale” cristiana. Un ruolo che il Custode ha rimarcato nel suo discorso di benvenuto: «Le relazioni tra maroniti e francescani sono antiche e profonde e la Sua presenza le consolida. Ma aldilà della continuità, la Sua visita arricchisce il messaggio di tutta la Terra Santa. Con la Sua presenza oggi, ci riavviciniamo alla nostra missione e al nostro sogno di unità della cristianità». Parole molto apprezzate da Sua Beatitudine che, ha risposto in italiano. «La nostra visita alla Custodia di Terra Santa in questo giorno è un Te Deum. Noi veniamo a ringraziare per la vostra presenza e per la stima che godete presso i cristiani che qui sostenete». Poi ha aggiunto con convinzione: «Resistiamo, abbiamo tante Chiese, tanti Cristiani. Non dobbiamo smettere di dire al mondo che questa Terra porta il segno dei Cristiani. Beati voi che vivete in questa Terra, dove noi non possiamo recarci così facilmente!». Sua Beatitudine, non si è solo fermato ai discorsi ufficiali, ma si è recato all’Infermeria per incontrare i francescani più anziani. Con un atto di grande tenerezza, ha benedetto ogni fratello, recitato con loro il Padre Nostro, dedicando tempo per conversare e salutare anche il personale dell’infermeria, i fotografi … Questa visita patriarcale è segno d’incoraggiamento per i maroniti di Terra Santa e per i numerosi libanesi che aspirano alla pace in Medio Oriente. Come ha scritto il giornalista libanese Bissane Al-Cheikh nel quotidiano pan-arabo Al Hayat, il 23 maggio: «Questa visita apre uno spiraglio nei nostri spiriti e nel muro, contro la normalizzazione con Israele, eretto da noi da decine di

anni e rinforzato con cemento armato. Questo muro ci ha allontanato dalla Palestina e dal suo popolo molto più che la barriera di separazione costruita da Israele. Che Sua Beatitudine reclami, per noi che amiamo Gerusalemme, lo stesso privilegio di poter visitare la Città Santa in cui, milioni di persone tra noi, vorrebbero recarsi». Dopo Betlemme, Beit Sahour e Gerusalemme, il Patriarca visiterà, fino al 31 maggio, i grandi centri maroniti in Israele: Acco, Jish, Nazareth, Issifya et Haifa. Il 28 maggio, ha celebrato la liturgia al Santuario di Cafàrnao, accolto dai francescani, custodi del luogo. La celebrazione è stata trasmessa in diretta su Noursat TV, grazie agli strumenti tecnici del Franciscan Media Center. Lo stesso giorno, il Patriarca si era recato al villaggio di Kfar Biriim, la cui popolazione era stata obbligata a trasferirsi nel 1948, senza poter mai più tornare nella terra dei propri antenati. La visita pastorale del Patriarca terminerà a Haifa dove, la numerosa comunità maronita, si unirà a lui per una grande processione nel tardo pomeriggio del 30 maggio. Émilie R.

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Cronaca della Custodia Festa dell’Ascensione: insieme ai discepoli di Cristo! GERUSALEMME, 28-29 MAGGIO 2014

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Ascensione, celebrata quaranta giorni dopo la Pasqua, a Gerusalemme è festeggiata sul Monte degli Ulivi, luogo in cui, secondo la tradizione, i discepoli hanno visto Gesù ascendere al cielo. Nel 1187, dopo la conquista di Gerusalemme, il santuario divenne proprietà musulmana e fu aggiunta una piccola moschea con il minareto. Nonostante ciò, i Francescani ottennero il diritto di potervi pregare una volta l’anno; un diritto esteso anche alle altre confessioni cristiane. Quest’anno i Francescani hanno piantato le loro tende intorno alla piccola cappella insieme ai Greci ortodossi, agli Armeni, ai Siriaci e ai Copti (coincidendo la data di Pasqua, è comune anche questa festa). Dall’alba del mercoledì 27 maggio, Fra Amar, Economo del Convento di San Salvatore, che ha lavorato all’installazione, esclama: «Abbiamo quattro tende. La tenda “sacrestia”, la tenda “refettorio”, la tenda “dei superiori ” e, infine, la tenda “dormitorio”!». Un’organizzazione efficace e funzionale nel rispetto della tradizione. Infatti, dopo l’ingresso solenne del Vicario Custodiale fino al Pontificale del giorno dopo alle 5:30 del mattino, preghiere e messe si susseguono

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in piccoli gruppi e intorno all’edicola dell’Ascensione. I cattolici, pur essendo i soli ad avere l’autorizzazione di celebrare la messa nell’edicola, hanno accolto i cristiani delle altre confessioni che hanno voluto anche loro raccogliersi in questo luogo dove si trova forse l’ultima impronta del piede di Gesù prima della sua ascensione verso il cielo. Incenso, lingue e liturgie si confondono, religiosi o fedeli si recano da una tenda all’altra, salutandosi, offrendosi il caffè e condividendo la dolcezza di questa veglia. Infatti, dopo i vespri e la compieta, il vicario Custodiale, Fra Dobromir Jasztal ha così invitato i presenti: «nella notte che c’è data, uniamo la nostra preghiera a quella di Cristo». I cattolici di Terra Santa si sono dati il cambio nella veglia; non è mancato all’appello Fra Karam con la sua parrocchia di Nazareth, né Padre David Neuhaus, vicario della parrocchia di espressione ebraica del Patriarcato Latino. Fedelmente all’esortazione letta nel vangelo di San Matteo: «Andate dunque! Di tutte le nazioni fate dei discepoli», questa festa, ancora una volta, rivela e forgia questo ecumenismo pratico che le comunità di Terra Santa vivono. Buona festa a tutti.


Il mistero della Visitazione. La fretta di annunciare il Cristo EIN KAREM, 31 MAGGIO 2014

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abato 31 maggio, numerosi fedeli si sono riuniti presso il Santuario francescano della Visitazione ad Ain Karem, villaggio natale di Elisabetta, cugina della Santa Vergine Maria. In questo luogo si è celebrato uno dei momenti più importanti del Mistero Divino. Qui, Maria, per la prima volta ha presentato Gesù al mondo. Questa celebrazione è molto cara alla Custodia di Terra Santa. Infatti, è grazie al fervore del nuovo Ordine di San Francesco, nel XIII secolo, che la festa della Visitazione è stata divulgata. L’immensa diffusione dell’Ordine e dei suoi libri liturgici nell’Europa medievale, sollecitò numerose diocesi ad adottare questa festa, celebrata per un lungo periodo in date diverse, secondo i vari Paesi. Durante la riforma liturgica del Vaticano II, per un desiderio di unità e conformità al testo evangelico, venne fissata per tutti la data del 31 maggio. Nell’omelia, il Custode di Terra Santa, che ha presieduto la messa, ha evidenziato il senso di ricchezza contenuto in questa festa, scegliendo un termine più volte ripetuto nel Vangelo del giorno (Lc 1,39) e nei testi della Bibbia: “In fretta”. Questa fretta è il segno di una reazione immediata. «Ma non tutte le sollecitudini hanno lo stesso valore: alcune sono segno di disordine, di ritardo o ancora di cattiva organizzazione» ha precisato Fra Pierbattista Pizzaballa. L’urgenza che spinge Maria a mettersi in cammino è di un altro ordine. Maria ha, infatti, trovato l’essenziale: il Cristo. «Lei ha vissuto un incontro che ha cambiato la sua vita e, cosciente di ciò, si affretta a partire per annunciarlo», ha spiegato poi. Spinta da questa nuova dinamica, Maria cambia anche il suo rapporto con gli altri e l’intensità e

la profondità dei suoi propositi. Il Custode ha invitato tutti ad accogliere questa trasformazione per superare quello che già sappiamo e viviamo con gli altri. Durante la celebrazione, cinque seminaristi, Fra Eliazar, Gilberto, Rodrigo Luis e Rodolfo, sono stati istituiti lettori e accoliti. Questi ministeri, chiamati “ministeri istituiti, preparano i seminaristi ai “ministeri dell’ordine”, ovvero al diaconato e al presbiterato. È quindi una tappa importante nel cammino dei cinque frati, che non nascondevano la loro gioia. Fra Rodrigo, brasiliano, che frequenta il primo anno di Teologia al Seminario, all’uscita della messa ha dichiarato: «Questo ministero è un primo passo, potrò adesso annunciare la Parola di Dio e nutrirmene. Devo continuare, ogni giorno di più, ad avvicinarmi a Dio e questa tappa m’incoraggia». L’“accolito”, secondo l’etimologia della parola, è colui che “accompagna”. Accompagna il celebrante nel servizio dell’altare, aiutando il sacerdote nelle funzioni liturgiche e, principalmente, nella celebrazione della messa. Alla fine della messa, su invito di Fra Władysław Brzeziński, Guardiano del Santuario, l’assemblea si è riunita per festeggiare gioiosamente questa giornata. Nel tardo pomeriggio, a Gerusalemme, dopo la messa presieduta dal Patriarca S.B. Fouad Twal, si è svolta la tradizionale processione della Visitazione, partita dal Convento di San Salvatore verso il Patriarcato latino e ritornata al Convento francescano. Una folla numerosa ha partecipato alla processione. www.custodia.org

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Cronaca della Custodia “In fretta” EIN KAREM, 31 MAGGIO 2014 - OMELIA DEL PADRE CUSTODE

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evento di cui oggi facciamo memoria, che è accaduto qui, in questo luogo, e che abbiamo ascoltato dal Vangelo di Luca, è un evento ricchissimo, che porta in sé tanti elementi della storia della salvezza. Come una sintesi. Ci mettiamo in ascolto, a partire da una parola chiave, che è “in fretta” (Lc 1,39).

“In fretta” è una parola preziosa, perché ricorre in momenti importanti della storia di Dio con l’umanità. • Ricorre in Gen 18, quando Abramo accoglie i tre angeli che lo visitano, e gli portano l’annunzio del prossimo adempimento della promessa di un figlio. Allora Abramo in fretta va a preparare l’agnello per gli ospiti (18, 6). • Ricorre in Esodo 12, quando si dice: “Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. E` la pasqua del Signore!” (12, 11) • Ricorre nell’episodio dell’incontro di Gesù con Zaccheo, quando Zaccheo scese “in fretta” (Lc 19,6) e accolse Gesù pieno di gioia (si affrettò a scendere) • E ricorre nelle parabole di Gesù sulla vigilanza, quando Gesù dice: “siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa” (Lc 12, 36). • E ricorre altre volte, specialmente nel Vangelo di Marco, quando Gesù entra in una casa, quando guarisce: poi accade sempre qualcosa, e accade subito, in fretta. • In fretta è quando i discepoli sono inviati in missione, e Gesù chiede loro di non perdersi in convenevoli, di non fermarsi a discutere con tutti. È la fretta di chi porta un messaggio che è questione di vita o di morte, e che rende questo viaggio urgente, assoluto. • E c’è la fretta delle donne, il mattino di Pasqua, che lasciano in fretta il sepolcro corrono ad annunziare che qualcosa di nuovo è accaduto (Mt 28,8). E ricorre qui, perché Maria, dopo aver accolto l’annunzio dell’angelo, parte, in fretta (1, 39). “In fretta”, in questo caso, dice allora la risposta dell’uomo che ha visto accadere qualcosa di importante nella propria vita, e parte, si mette in cammino, perché que-

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sto evento ha messo in moto un dinamismo nuovo, un bisogno di condivisione, di incarnazione, di ritrovare il mistero nella vita, nelle relazioni, di farlo germogliare. Quando uno riceve una bella notizia che gli da gioia, che fa? Mica se ne sta fermo e muto, ma sente il bisogno di correre in fretta a comunicarla e a condividerla. Non è di una fretta qualsiasi che stiamo parlando ora. C’è fretta e fretta! C’è la fretta di chi non ha ancora visto niente, di chi non ha ancora atteso niente, e allora va con fretta disordinata a cercare di costruire qualcosa, di far accadere qualcosa. E c’è la fretta di chi ha visto la Pasqua, e la sua vita cambia. C’è la nostra fretta, per cui noi abbiamo fretta perché abbiamo sempre qualcos’altro da fare, non sappiamo stare dove siamo, e non abbiamo mai tempo di fare niente, …non possiamo… siamo di fretta. La nostra fretta è la fretta agitata di chi non ha ancora trovato, e quindi non ha ancora capito che il Signore è lì, in quello che stai facendo ora. La nostra fretta è quella di chi si sente sempre lento, in ritardo, inconcludente; è la fretta di chi si misura rispetto alle proprio attese, alla propria perfezione. Di chi non ha qualcosa che lo spinge e che lo attrae, ma vaga, qua e là, e non interiorizza mai niente. La fretta di chi non ha trovato la mèta, e cerca a zonzo e senza criterio, un po’ qui e un po’ là. … invece: “L’amore di Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti” (2Cor 5,14). La fretta di Maria non è la fretta di chi cerca, ma di chi ha trovato; ha trovato l’essenziale, e lo fa. E qual è questa cosa essenziale? Lo dice Elisabetta, al termine di questo incontro: “Beata colei che ha creduto!” (Lc 1, 45). L’elemento essenziale, quello che ci spinge senza perdere tempo, senza perdersi, è semplicemente credere. Credere, cioè: acconsentire ad un evento, dare alla propria vita la forma di ciò che ci è accaduto. Maria crede perché ha vissuto un incontro, un’esperienza di salvezza, e questo è ciò che la spinge, questa è la consapevolezza su cui fonda la sua esistenza, tutto il viaggio della sua vita.


È questa consapevolezza che fa camminare, come dice proprio S. Paolo: “L’amore di Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti”: “al pensiero”, cioè se abbiamo la coscienza di avere sempre di fronte a noi stessi questo evento che è Cristo, la Pasqua, allora questa coscienza crea un dinamismo, mette in moto, spinge. Diventa la forza propulsiva e unificante della vita. Diventa la fretta sana che non ci permette più di perdere tempo in aspetti secondari, ma ci spinge ad andare all’essenziale e ad annunciarlo. Questa coscienza da forma alla nostra vita. Non è semplicemente un pensiero che torna in mente, ma un desiderio che brucia dentro, che chiede di essere vissuto, di diventare carne, di diventare espressione concreta di vita. Cosa accade quando è questa consapevolezza a spingerci e a metterci in cammino, lo vediamo ancora qui, nell’incontro tra Maria ed Elisabetta. Vorrei sottolineare solo una cosa, fra le tante. Quando un evento di fede che ti mette in cammino verso l’altro, allora l’incontro diventa una profezia. Cioè a determinare l’incontro, il riconoscimento dell’altro, non sono parole nostre, non sono i nostri pregiudizi, ma è la Parola di Dio che ti è stata data e che si è impressa nella tua coscienza. Maria ed Elisabetta si riconoscono a partire da una Pa-

rola altra che entrambe hanno ricevuto, e che ora forma non solo le loro vite, la loro vita di donne e di madri, ma anche le loro relazioni. Che diventano relazioni che obbediscono ad una Parola ascoltata, e permettono, quindi, di vedere nell’altra il mistero che non si vede, che viene da altrove, che viene dalla Parola stessa. Per noi: quando le nostre relazioni non vengono da lontano, da una parola ascoltata, ma sono relazioni superficiali, che nascono dall’ascolto di noi stessi e dei nostri pregiudizi e delle nostre paure, allora non incontriamo mai veramente l’altro, ma proiettiamo sull’altro qualcosa di noi stessi. E gli facciamo del male. È importante dunque saper scegliere, provare a fare questo passaggio pasquale, dal pregiudizio alla profezia, situando la relazione dentro una Parola che -se accolta- è la sola Parola capace di dire il mistero dell’altro. Chiediamo al Signore il dono della fretta di Maria, di questa urgenza di chi ha trovato l’essenziale, e costruisce tutta la vita attorno ad esso, al credere, all’affidarsi. Ma chiediamo anche al Signore di donarci lo Spirito che ci riconduca, ci spinga nuovamente a Cristo, la Sua Pasqua, e che su questa consapevolezza viva si basino la nostra fede e le nostre relazioni. Fra Pierbattista Pizzaballa, ofm Custode di Terra Santa

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Cronaca della Custodia Il MOM 2014, Magnificat Open Music GERUSALEMME, 31 MAGGIO 2014

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er il quarto anno consecutivo il mese di maggio è stato il mese della musica. Più di 200 le persone che sono entrate nell’onda musicale dei cinque concerti, impegnate nell’esecuzione di un centinaio di brani solistici, o in gruppi da camera, orchestrali o corali.

I momenti più suggestivi del MOM sono stati quelli in cui i professori suonavano insieme ai loro allievi: una cosa che riempiva di orgoglio gli studenti, felici di tenere il ritmo con i loro insegnanti; lieti, questi, per essere riusciti a guidare i loro ragazzi ad altezze, appena un anno fa, impensabili.

Il pubblico ha partecipato sempre con entusiasmo e ammirazione, riempiendo di applausi la sala dell’Immacolata o la chiesa di S. Salvatore.

Se poi si nota che si trattava di esecuzioni effettuate da Israeliani e Palestinesi, è difficile trattenere una gioiosa commozione: è come aver fatto pace in famiglia. A proposito di famiglia, quello che ha maggiormente stupito e rallegrato i genitori è stato quando hanno ascoltato il canto dei loro bambini nel coro Germogli di Gelsomino, o nel Coro Nido; oppure li hanno visti lanciare l’arco sulle corde del violino, della viola, del violoncello nelle tre orchestre del Magnificat. Si felicitavano molto di questo e, a volte, manifestavano la loro gratitudine al Magnificat: “Che bravi insegnanti date ai nostri figli!” Fra Armando Pierucci, ofm

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La Revista de los Santos Lugares

Segunda época Año III

Número 15 (828) mayo-junio 2014

ierra Santa ●

La Obra Pía de los Santos Lugares

ESPAñA en Tierra Santa

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Varie Un abbraccio “terribilmente” paterno! CAPPELLA SANTA MARTA IN VATICANO, 8 APRILE 2014 - ORE 7.00

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o celebrato la Santa Messa per il mio 60° di Ordinazione con Papa Francesco.

Mi sembra di aver vissuto momenti di visione celeste. Dopo un incontro con lui, ho visto Gesù. Ho preso le sue mani, l’ho guardato in viso, i suoi occhi attenti e amabili, il sorriso, l’abbraccio. Mi sono ricordato dell’abbraccio del Vescovo subito dopo l’unzione delle mani e quello di Papà Pasquale appena rientrato in sacrestia dopo la cerimonia: un abbraccio terribilmente paterno! Ma questo abbraccio mi ha stordito di gioia. Non avrei mai sognato di ricevere questo regalo. Ora ogni tanto mi guardo le mani, mi tocco il viso. Sento ancora le sue carezze. “Nunc dimittis...! Padre Pio D’Andola, ofm

Un regalo speciale per i miei 90 anni CAPPELLA SANTA MARTA IN VATICANO, 9 MAGGIO 2014

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aggiungere nella propria vita la tappa di 90 anni e in buona salute è un grande dono del Signore che va grandemente lodato-ringraziato sia degli anni come di tanti avvenimenti avvenuti. Ringrazio il Signore aver concesso ai miei genitori generosità per avermi lasciato partire a 13 anni in la Terra Santa per seguire la mia vocazione francescana. In questi lunghi anni di formazione francescana quanti difficili avvenimenti: la non buona salute iniziale, tre anni di concentramento nella seconda guerra mondiale- pericoli per le tante sparatoie nell’intifada in direzione del nostro seminario di Geru-

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salemme.Finalmente nel 1950 venivo Ordinato Sacerdote sul S.Calvario dal Patriarca latino di Gerusalemme e così dopo 15 anni di assenza dai genitori partivo per l’Italia a riabracciarli. Tornato in Terra Santa ho servito i Luoghi Santi o immmesso in tante attività custodiali di delicate importanza. “ in questo modo Santità - così scrivevo a Papa Francesco- sono trascorsi i miei 90 anni di vita- Grato al Signore per la sua generosità di servizio nella Terra del Signore, le chiedo per il mio compleanno- 90 anni il 6 Maggio -poter concelebrare con Sua Santità la Messa nella Domus Sanctae Martae-” La risposta è stata affermativa a mezzo di lettera del suo Segretario personale:”... mi premuro di confermare che sarà possibile per lei concelebrare la S.Messa nella Cappella della Domus Sanctae Martae il mattino del 9 Maggio alle ore 7.00” Ripieno di immensa gioia e gratitudine al Signore il mattino del 9 Maggio ero sull’Altare con Sua Santità a concelebrare”- Al termine della S.Messa , un saluto personale al Papa e un “Santità 50 anni fa ero a Geru-

salemme con Papa Paolo Vi, il 25 Maggio sarò ancora a Gerusalemme per il suo Pellegrinaggio”. “ Prega per me,” mi rispose sorridente il Papa-” e mi tracciò sulla fronte la sua Benedizione. FELICE AVVENIMNTO DI COMPLEANNO. Fra Mario Tangorra, ofm

Intitolata una strada alla famiglia Cignelli CASTIGLIONE IN TEVERINA, 1 MAGGIO 2014

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iovedì primo maggio 2014 in coincidenza con l’apertura della festa del SS. Crocifisso (1-3 maggio) a Castiglione in Teverina (Viterbo), è stata intitolata una strada alla famiglia Cignelli. Con questo gesto la comunità civile e religiosa ha inteso onorare la memoria di quattro membri della famiglia (Renato e la moglie Rosanna, Fiorenzo e la moglie Elisabetta) scomparsi il 6 febbraio 2008 a causa di un grave incidente nella fabbrica e deposito di fuochi di artificio in cui lavoravano.

Al loro ricordo è stato associato anche quello del concittadino padre Lino Cignelli ofm (1931-2010), per oltre trenta anni docente allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme e ben noto a tutta la cittadinanza. Nel suo discorso il Sindaco Mirco Luzi ha ricordato con elevate parole alla presenza dei famigliari e di una

folla commossa i Cignelli onorati con l’intitolazione della nuova strada. La delibera della Giunta comunale risale al 2 febbraio 2012; la Via Cignelli si trova su Via Orvietana dove il papà dei Cignelli aveva il laboratorio. (GCB 5 maggio 2014)

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Varie Il Parlamento israeliano rende omaggio a papa Giovanni XXIII GERUSALEMME, 13 MAGGIO 2014

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a Knesset (il Parlamento israeliano) ha dedicato una sessione speciale in onore di san Giovanni XXIII, per il ruolo umanitario che ha rivestito durante la Seconda Guerra mondiale a favore del popolo ebraico. In una sessione speciale, svoltasi proprio al parlamento israeliano – la Knesset – martedì 13 maggio, alcuni politici israeliani, per lo più deputati, si sono riuniti per rendere omaggio a papa Giovanni XXIII, canonizzato dalla Chiesa da appena due settimane. Per il popolo ebraico, papa Giovanni XXIII è stato soprattutto il Pontefice che ha segnato l’inizio di una nuova era nelle relazioni tra la Chiesa e l’ebraismo, e ancor prima con la Dichiarazione ufficiale del Concilio Vaticano II, Nostra Aetate.

Sotto il patrocinio del Presidente dell’Assemblea, il sig. Yuli Edelstein, sono intervenuti diversi parlamentari. Zenit nella sua versione francese scrive: «L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti della Fondazione Wallenberg, dello storico italiano Alberto Melloni, sotto la presidenza del sig. Amram Mitzna, e tra loro anche il sig. Tzachi Hanegbi, Presidente della Commissione per gli Affari esteri e Difesa del Knesset».

In questa occasione, il cardinale Loris Capovilla, che ha 99 anni e che fu segretario personale di papa Giovanni XXIII, ha inviato una lettera al sig. Yuli Edelstein, nella quale esprime la sua «gioia nell’aver appreso che il Parlamento ha deciso di dedicare questa sessione speciale», ricordando al tempo stesso come Angelo Giuseppe Roncalli, poi Giovanni XXIII, era «un uomo di incontro e di dialogo, un cittadino del mondo». Per il cardinale Capovilla, un evento decisivo per la storia contemporanea e per i rapporti tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico, fu «quella scena incomparabile del 17 marzo 1962, quando Giovanni XXIII si fermò davanti alla sinagoga di Roma e aprì le braccia con riverenza e amore, salutando la comunità ebraica, guidata da Elio Toaff». Egli ha anche espresso la sua ammirazione per «le due azioni che sono state suggerite dalla Fondazione (Wallenberg): una strada intitolata ad Angelo Giuseppe Roncalli in Israele, nella città di Ashdod»; e la proposta del sindaco di Nazareth di erigere una statua – un busto – in onore del Pontefice «per promuovere il rispetto e l’amicizia tra i credenti». Il Cardinale ha aggiunto: «Sento profondamente mia la responsabilità come socio onorario della Fondazione e lavoro con loro nella preghiera. Sono commosso e bacio la Terra Santa, stringo la mano di quelli che cercano l’unità nella famiglia umana, sotto lo sguardo misericordioso dell’Onnipotente, con la certezza che il numero di questi uomini e donne, che meritano il titolo di “Giusti tra le nazioni” continuerà a crescere». Ha infine ricordato che Angelo Giuseppe Roncalli è stato «amico del popolo ebraico, non solo durante il periodo tragico della Shoah, ma sin da ragazzo». Firas Abedrabbo http://it.lpj.org/

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Non è un CD. È proprio un Coro MAGDALA, 28 MAGGIO 2014 - INAUGURAZIONE DEL NUOVO CENTRO SPIRITUALE DI MAGDALA

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28 maggio 2014 S. B. Fouad Twal, insieme al Card. Pietro Parolin, a molti Vescovi e Sacerdoti, al Custode di Terra Santa, P. Pierbattista Pizzaballa, ha dedicato al culto il nuovo santuario di Magdala (Galilea del Nord): “Duc in altum”. I Legionari di Cristo del movimento Regnum Christi hanno intitolato Duc in Altum (prendi il largo) la nuova chiesa, citando quanto San Giovanni Paolo II scrisse nella Lettera Novo Millennio Ineunte: “Queste parole oggi risuonano con grande attualità per noi, e c’invitano a ricordare il passato con gratitudine, a vivere il presente con entusiasmo e a guardare il futuro con fiducia”. E veramente con entusiasmo e fiducia i Legionari di Cristo, che dal 2004 sono al Notre Dame Center di Gerusalemme, hanno iniziato il Magdala Center e ora sono arrivati alla consacrazione del nuovo santuario. Alla solenne consacrazione P. Juan Solana L.C., animatore delle iniziative, ha invitato il Coro Magnificat della CTS. Come suo solito, il Coro ha sostenuto il canto dell’assemblea e ha anche eseguito brani di Palestrina, Aichinger, Frapiccinni, Pierucci. L’esecuzione è stata molto apprezzata, ma il complimento migliore è venuto da un bambino. Il Coro era nascosto in un angolo della chiesa e il canto era così armonioso e bello che

il bambino aveva avuto l’impressione che si trattasse di musica registrata. Ma poi ha visto i cantori con la sciarpa d’oro, Hania Soudah Sabbara che dirigeva, P. Armando Pierucci che suonava; allora si è affrettato a dirlo alla mamma: “Non è un CD, mamma. È proprio un coro che canta”. Fra Armando Pierucci, ofm www.magdalacenter.com

QR CODE, come utilizzarlo Il QRCode è un codice a matrice sviluppato nel 1994 dalla giapponese Denso Wave, significa “Quick Response”, ovvero risposta rapida, in quanto consente una veloce decodifica del suo contenuto. Per accedere ai contenuti da QRCode, devi utilizzare un lettore QR. Trova il codice QR e inquadralo tramite la fotocamera digitale del tuo telefono. Il tuo cellulare aprirà l’indirizzo corrispondente. Se non hai un lettore QR installato sul tuo cellulare o smartphone, puoi trovarne molti gratuiti nei negozi/store di applicazioni per il tuo cellulare (iTunes, App store, Android market, Blackberry Appworld, Ovi store, etc).

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Fraternitas

Fraternitas

VOLUME XLVII • EDIZIONE 212

GIUGNO 2014

Notiziario Internazionale OFM

Il 27 Aprile Papa Francesco ha canonizzato due Papi, Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII che era anche terziario francescano. La Causa di Giovanni XXIII è stata affidata, infatti alla nostra Postulazione Generale. Nell’omelia, tra l’altro, ha detto: • “E questa è l’immagine di Chiesa che il Concilio Vaticano II ha tenuto davanti a sé. Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria, la >> 3

Incontro dei segretariati generali francescani di formazione e studi

W W W . O F M . O R G

Frati Minori, al 31 dicembre 2013, sono 13745. Qualche dettaglio: Postulanti, 655 (non entrano nel computo); Novizi, 383; Professi temporanei, 1386 (Fratres cum optione clericali: 1047; Fratres sine optione clericali: 126; Fratres sine optione: 211); Professi solenni, 11976 (sac.: 9393; diac. perm.: 59; Frati con opzione clericale: 424; Frati laici: 1985). I nostri Cardinali (6) e Arcivescovi/ Vescovi (109). I Frati defunti nel corso dell’anno sono stati 302. I Frati Minori, presenti in 120 Paesi, sono così distribuiti: Africa e Medio Oriente: 1141; America Latina: 3314; America settentrionale: 1321; Asia-Oceania: 1418; Europa occidentale: 4124; Europa orientale: 2427. La Fraternità universale è strutturata in 97 Province, 8 Custodie Autonome, 8 Entità dipendenti dal Ministro generale, 15 Custodie dip. dalle Province, 13 Fondazioni, 14 Conferenze dei Ministri provinciali e 3 Unioni di Conferenze (Asia/Oceania: FCAO; America Latina: UCLAF; Europa: UFME). I numeri non costituiscono l’elemento più importante, ma possono essere un’«occasione», per «rivedere seriamente la nostra missione e per osare sperimentare sentieri inesplorati di presenza e di testimonianza» (Fr. Michael Perry, OFM, Ministro Generale, Relazione al CPO 2013).

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F R A T E R N I T A S

La Fraternità OFM in cifre

Nella mattinata del 12 aprile 2014, presso il Collegio Internazionale S. Lorenzo da Brindisi, si è tenuto un incontro dei Segretariati Generali per la Formazione e gli Studi del I Ordine Francescano e del TOR: Fr. Tomeu Pastor TOR, Fr. Jaime Rey OFMCap e Fr. Charles Alphonse OFMcap, Fr. Roberto Carboni OFMconv Fr. Víctor Mora OFMConv, Fr. Vidal Rodríguez OFM, Fra Sergiusz Baldyga OFM. L’obiettivo era preparare l’incontro con la Conferenza dei Ministri generali del primo Ordine e del TOR: Fr. Michael A. Perry Ministro Generale OFM, Fr. Marco Tasca Min. Gen. OFMconv, Fr. Mauro Jöhri Min. Gen. OFMcap, Fr. Nicholas Polichnowski, TOR. I Ministri generali si sono incontrati nel Collegio dei Penitenzieri dei Frati Minori Conventuali, Città del Vaticano, il lunedì santo 14 aprile 2014. In entrambi gli incontri si è riflettuto sull’approccio formativo: la vocazione nell’identità francescana nelle espressioni, sacerdotale e laicale; le sfide della Vita Consacrata nell’era della comunicazione digitale. 1

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ALTRE NOTIZIE

F R A T E R N I T A S

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25° anniversario di Franciscans International Il 18 e il 19 marzo il Ministro generale e il Direttore dell’Ufficio di Giustizia, Pace e Integrità del Creato, si sono recati a Ginevra per partecipare alla celebrazione del 25° anniversario di Franciscans International.

Bonaventura a Quaracchi per volontà del Ministro generale OFM di allora, Fr. Bonaventura Marrani. La Commissione, che vive ed opera nel CISA ha completato il lavoro per cui è stata fondata ed è ora impegnata nella stesura degli indici dei volumi editati.

Capitolo delle Stuoie

Incontro dei ministri di lingua francese

Dal 24 al 27 di marzo 2014 la Provincia dell’Assunzione della BVM, in Argentina, ha celebrato il Capitolo delle Stuoie nel Convento di sant’Antonio di Arredondo. Gli scopi sono stati: crescere come Fraternità provinciale; creare comunione tra i membri della Custodia Fray Luis Bolaños del Paraguay e i Frati della Provincia.

Il 2 e 3 aprile, nel convento San Francesco di Parigi, si è svolto il secondo incontro, dei Ministri provinciali e Custodi di espressione francese. Lo scopo dell’incontro era di avere una conoscenza migliore tra i frati e di riflettere insieme come collaborare ancora di più nel futuro per il bene di tutti. [www.ofm.org]

Firmata la Convenzione della PUA con la Commissione Scotista

Incontro per il Master in formazione alla PUA

Master in Spiritualità e Francescanesimo. Nel dialogo sono stati condivisi alcune esperienze e indirizzi generali delle famiglie religiose, davanti alla necessità di rinnovamento continuo dell’azione formativa per tentare di accompagnare processi che rispondano evangelicamente alle non facili sfide attuali in vista di una Vita Consacrata rinnovata. Per quanto riguarda il rinnovamento, i responsabili della formazione e l’Equipe dei Moderatori del Master hanno concordato nel sottolineare il contributo positivo che il Master ha dato alla Famiglia Francescana, offrendo una specifica formazione per formatori, secondo la spiritualità e la pedagogia francescane.

NUOVO MIN. PROVINCIALE ILIJA VRDOLJAK SS. Cirillo e Metodio (Zagreb, Croazia)

Agenda del

Ministro generale Giugno:

1-2:

Fr. Martín Carbajo Núñez, Rettore Magnifico facente funzioni, e il Vice Presidente della Commissione, Fr. Josip Percan, il 1° aprile 2014 hanno firmato una convenzione tra la Pontificia Università Antonianum e la Commissione Scotista Internazionale, allo scopo di promuovere il pensiero e la dottrina del beato Giovanni Duns Scoto. La Commissione Scotista Internazionale è una équipe di specialisti impegnati nell’edizione critica delle opere del beato Giovanni Duns Scoto. Ebbe origine nel 1927, con l’istituzione della sezione scotista del Collegio S.

Il 14 aprile 2014 si è tenuto un incontro nella Pontificia Università Antonianum di Roma, organizzato dall’Istituto Francescano di Spiritualità, concernente il Master in Formazione Francescana. Hanno partecipato i responsabili generali della formazione del I Ordine Francescano e del TOR e degli Istituti delle Religiose Francescane. L’Equipe dei Moderatori del Master ha valutato positivamente l’andamento del corso attuale (2013-14) e ha stabilito dei criteri per il prossimo anno accademico (2014-15). È stato presentato anche il programma del

New York, USA – Capitolo della Provincia del Ss.mo Nome 3-6: Guadalajara, MEXICO – Incontro con i Professi Temporanei 7-12: Chicago, USA – Capitolo della Provincia del Sacro Cuore 13: S. Antonio, ROMA – S. Messa nella Solennità S. Antonio 14-27: Provincia S. Francesco, AFRICA: Visita fraterna 28: Porth Elizabeth, SUDAFRICA: Ordinazione episcopale di Mons. Vincent Mduduzi Zungu 29-30: Gormanston, IRLANDA: Inizio del Capitolo provinciale

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Fraternitas SEGNALIBRO FRANCESCANO Libri Francescani STACHERA SIMEON CZESLAW, Francescani e Sultani in Marocco (Rapporti tra il potere e l’opera religiosa e umanitaria dei Frati Minori), Edizione Dipartimento di Pubblicazioni Collezione BTG della Facoltà di Teologia da Granada, Granada 2013, pp. 276 con CD. Il volume raccoglie il frutto della tesi dottorale su i documenti inediti dei Dahiri imperiali dei sultani di Marocco a favore dei missionari francescani spagnoli (dal 1637 fino al 1794) che si fanno presenti nel mondo islamico in conformità alla regola di san Francesco: “qualsiasi fratello che voglie andare tra saraceni” per servire a i prigionieri cristiani che sono in carcere e nelle segrete nel regno marocchino. L’opera è un contributo alla teologia della missione e del dialogo interreligioso.

F R A T E R N I T A S

AAVV, Francesco e Chiara d’Assisi. Percorsi di ricerca sulle fonti. Atti delle giornate di studio Edizioni e Traduzioni: Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 28 ottobre 2011; Roma, Pontificia Università Antonianum, 9 marzo 2012. Editrici Francescane, Padova 2014, p. 520.

Dal 06 all’ 11 Aprile a Coyoacan, Città del Messico, si e’ tenuta la XXIII Assemblea Uclaf, con il tema: Verso il Capitolo Generale del 2015. Hanno partecipato i Ministri provinciali e Custodi delle quattro Conferenze dell’America Latina. Era presente anche il Ministro generale Fr. Anthony Michael Perry, OFM, che ha condiviso una bella riflessione su: Chiamati a risvegliare il mondo e illuminare il futuro. Erano Presenti anche Fr. Julio

Cesar Bunader, OFM, Vicario Generale; Fr. Nestor Schwerz, OFM, Definitore Generale. È stato confermato come nuovo Presidente della Uclaf Fr. Ignacio Cejas, Presidente della Conferenza Nostra Signora di Guadalupe. La Commissione ha valutato i progetti comuni assunti in precedenza. Si e’ deciso di continuare con alcuni e assumerne alcuni nuovi. Infine si e’ redatto un messaggio a tutti i Frati delle Entità.

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...docilità allo Spirito Santo

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XXIII Assemblea dell’UCLAF

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Le varie edizioni delle fonti francescane e clariane hanno conosciuto una straordinaria fortuna. Era opportuno, allora, procedere ad una riflessione sul significato e sugli scopi di tali opere, per cogliere, oltre agli elementi comuni, le impostazioni di fondo e le particolarità significative.

fisionomia che le hanno dato i santi nel corso dei secoli. Non dimentichiamo che sono proprio i santi che mandano avanti e fanno crescere la Chiesa. Nella convocazione del Concilio Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo, si è lasciato condurre ed è stato per la Chiesa un pastore, una guida-guidata dallo Spirito Santo. Questo è stato il suo grande servizio alla Chiesa; per cui mi piace ricordarlo come il Papa della docilità allo Spirito”. • “In questo servizio al Popolo di Dio, Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia. Così lui stesso, una volta, disse che avrebbe voluto essere ricordato, come il Papa della famiglia”. Mi piace sottolinearlo mentre stiamo vivendo un cammino sinodale sulla famiglia e con le famiglie, un cammino che sicuramente dal Cielo lui accompagna e sostiene”. 3

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PICCOLE NOTIZIE Corso di Canto Gregoriano - “Cantemus Domino” Basilica PaPale di s. Maria degli angeli in Porziuncola

Pontificio istituto di Musica sacra

associazione internazionale studi di canto gregoriano

antemus omino Corso di

Canto Gregoriano

alla Porziuncola – Assisi

dal

7 12 luglio 2014 al

con il patrocinio di:

di Musica sacracon L’OperaPontificio dellaistituto Porziuncola, il a.i.s.c.Gre a.Gi.Mus patrocinio del Pontificio Istituto di Musica Sacra e dell’Associazione Internazionale di Studi di canto Gregoriano, e dell’associazione Agimus, già da alcuni anni organizza un Corso triennale di Canto Gregoriano. Il corso si svolgerà anche quest’anno, dal 7 al 12 luglio. (sez. italiana) –

Pontificia Università antonianUm Facoltà di teologia

“La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, istitUto francescano di sPiritUalità gli si riservi principale”. annoilaposto ccademico 2013-2014

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Finalità: Conoscenza, analisi, interpretazione e direzione del repertorio gregoriano della Messa e dell’Ufficio attraverso lezioni teoriche e pratiche. Il corso include lezioni di Liturgia. Durata: Il Corso ha durata triennale (una settimana per ogni annualità).

Sede del Corso: Hotel Domus Pacis – Santa Maria degli Angeli, Assisi (Pg) – (adiacente alla Basilica) Destinatari: Maestri di coro, cantori e musicisti, animatori del canto sacro, liturgisti, sacerdoti, religiosi e religiose, cultori e amatori del canto gregoriano. Docenti: P. Maurizio Verde, OFM (teoria e pratica); P. Matteo Ferraldeschi, OFM (teoria e pratica); Prof. Giovanni Conti (teoria e pratica); P. Andrea Dall’Amico, OFM (liturgia).

Imparare la storia attraverso la città di Roma Iscrizioni: entro il 25 giugno 2014.

Al termine di ogni annualità sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

I M PA R A R E L A S TO R I A www.porziuncola.org A T T R A V Tel: E R075.80.51.430 S O L A – Fax: C–Icantemusdomino@libero.it T TÀ D I R O M A 075.80.51.418

Info e iscrizioni:

“Arte

(ore: 9.00-12.30/15.00-18.00 giorni feriali)

e

spiritualità”

Incontri di formazione sulla Storia L’Istituto Francescano di Chiesa Spiritualità della

della Pontificia Università Antonianum propone l’iniziativa Imparare la storiaa città attraverso la città di Roma: indi Roma costituisce una grandissima risorsa formativa dal punto di vista spirituale, culturale e storico. contri di formazione sulla storia Valorizzando tale risorsa, l’Istituto Francescano di Spiri-della tualità propone a tutti gli interessati una serie di inconChiesa. tri introduttivi ai passaggi fondamentali della storia della

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Dalla Curia Generale

Beato Ludovico da Casoria

Fr. Francisco Candray, OFM “Rientrando nella Provincia di Centroamerica, voglio rendere grazie di cuore al Signore e ai vari Ministri generali dell’Ordine, per il servizio che come autista mi hanno permesso di fare nella nostra Curia generalizia di Roma per ben 22 anni. Gratitudine che voglio stendere a tutti quei Frati che ho conosciuto e accompagnato in questo servizio (20.000 viaggi, circa 900.000 Km). In questo lavoro, ho avuto l’opportunità di conoscere, per mezzo il dialogo e la condivisione fraterna, molte delle vostre esperienze, con le quali mi avete tanto arricchito, aiutandomi a consolidare la mia vocazione nell’Ordine e nella Chiesa. Valeva la pena di fare questo servizio per conoscere tanta vita, testimonianza e missione. Grazie anche a tutti i fratelli con i quale ho vissuto insieme nella Fraternità della Curia generalizia.”

Il 15 aprile 2014 Papa Francesco ha ricevuto in Udienza privata il Card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione a promulgare il Decreto riguardante il miracolo operato da Dio per intercessione del BEATO LUDOVICO DA CASORIA (Arcangelo Palmentieri). Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, Fondatore delle Suore Francescane Elisabettine dette “Bigie”, Ludovico nasce a Casoria (Napoli) l’11 marzo 1814 e muore a Napoli il 30 marzo 1885.

Documento CPO

Chiesa. In ogni incontro, dopo la lezione introduttiva del docente verrà offerta una visita guidata di alcuni monumenti, chiese o musei della città di Roma, esemplificativi del tema preso in esame. In questa edizione, focalizzeremo la nostra attenzione sull’arte come significativa attestazione della spiritualità cristiana. Gli studenti che parteciperanno ad almeno 7 incontri e che prepareranno un elaborato scritto di approfondimento da concordare con il coordinatore del corso di almeno 10 pagine avranno la possibilità di acquisire 3 crediti formativi (ECTS).

Corso sul Dialogo ecumenico ed interreligioso

La Fraternità Internazionale d’Istanbul in collaborazione con la Segreteria generale per la Missione e l’Evangelizzazione, offre ai Frati Minori e ad altri interessati della Famiglia Francescana un Corso di Formazione permanente sul Dialogo ecumenico ed interreligioso ad Istanbul in inglese e in francese. Questo corso si svolgerà dal 13 al 28 ottobre 2014. I temi previsti sono: Formazione al dialogo nel carisma francescano; Dialogo ecumenico, islamo-cristiano e giudeo-cristiano. Nelle attività del corso ci sarà una visita di 3 giorni ai luoghi delle “chiese dell’Apocalisse”. Il costo del corso è di € 600,00. I Frati interessati possono inviare la richiesta di prenotazione al responsabile del corso Fr. Rubén Tierrablanca, ofm. rtierrablanca@ofm.org oppure via fax +90-212-2432791 entro e non oltre il 31 luglio 2014. I primi 20 Frati iscritti saranno confermati e riceveranno il programma dettagliato del corso. Lo stesso corso è previsto in italiano e spagnolo in ottobre 2015.

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Il Documento del Consigio Plenario dell’Ordine, che si è tenuto a Konstancin-Jeziorna in Polonia, è stato pubblicato in sette lingue: Inglese, Italiano, Spagnolo, Francese, Portughese, Polacco e Croato. Il Documento è sul sito dell’Ordine. Esiste pure una versione cartacea. Il Documento comprende tre parti: 1) Principi ispirazionali, 2) Decisioni e proposte, 3) Relazione del Ministro generale.

FRATERNITAS notiziario internazionale OFM - editore: Fr. Joseph Magro OFM eMail: fraternitas@ofm.org - tel: +39 0668491 339 - http://www.ofm.org/fraternitas - www.fb.com/ofm.org - @ofmdotorg

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www.custodia.org


Fdc05 maggio2014hi