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FdC PAGINA 14 Aiutare i cristiani a non andare via PAGINA 28 In Siria i bimbi vivono com seppelliti vivi per sfuggire alla guerra PAGINA 49 Esultiamo Cristo è risorto PAGINA 69 Presto Santi due francescani

Frati della Corda

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Notiziario della Custodia di Terra Santa APRILE | 2014


INDICE SANTA SEDE

Forum d’intellettuali cristiani siriani per una società fondata sui valori evangelici

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In Siria, i bimbi vivono come seppelliti vivi per sfuggire alla guerra

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Una suora: «In Siria cristiani crocifissi»

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CURIA GENERALIZIA

Siria, un milione di profughi in Turchia. Mons Audo: scelta della pace sia più forte d’interessi

Lettera e Messaggio del Ministro generale OFM per la Pasqua

Siria: è emergenza umanitaria. Cosa puoi fare tu.

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È la pace la prima emergenza per l’Oriente e per il mondo

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Messaggio Urbi et Orbi del Santo Padre Francesco - Pasqua 2014

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CRONACA DELLA CUSTODIA

PATRIARCATO LATINO Auguri di Pasqua dai Capi delle Chiese di Gerusalemme

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CURIA CUSTODIALE Aiutare i cristiani a non andare via

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Agenda del Custode

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Estratto del verbale del Discretorio - 5 aprile

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REGIONE SAN PAOLO

Riaperta la Casa Nova di Ain Karem

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Social Media Summary (pdf)

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L’essenza della Settimana Santa a Gerusalemme in video

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VARIE Paolo VI e Francesco artefici di riconciliazione

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Violenti scontri tra clan rivali nel Sud dell’Egitto

60

La Provincia francescana maltese celebra i 100 anni della fondazione

60

Shawarea Masr, una nuova voce per gli abitanti del Cairo

63

24 ore a Gerusalemme, sul canale Arte

64

Terra santa: la Pasqua dei cristiani che non possono oltrepassare il muro

66

Marta e Claudia, tre mesi in servizio a Betlemme

67

Jacopo e le medaglie della collezione Piccirillo

68

Presto Santi due francescani: Amato Ronconi e Ludovico da Casoria

69

Deserto in fiore

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La Lampada Magica compie 10 anni

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La tomba di Lazzaro a Betania: Non c’è posto per la disperazione

34

Ai piedi della croce con la Vergine Maria

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Il Santuario di Betfage rimesso a nuovo per celebrare le Palme

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Le Palme a Gerusalemme, un’esperienza da vivere

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L’Osanna di Gerusalemme

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Giovedì Santo a Gerusalemme, una giornata davvero intensa

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Al Sepolcro: inizia il Triduo pasquale

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Venerdì Santo, il trionfo della Croce

44

39° Corso di aggiornamento biblico-teologico

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La grande Veglia. È Pasqua a Gerusalemme

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I giusti Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II

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Sabato Santo, primizia dell’ottavo giorno

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Via Crucis Viviente 2014

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Oltre un milione di rifugiati siriani in Libano: un quarto della popolazione

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In Giordania una Chiesa vivace, fatta di famiglie solide

21

L’omicidio di p. Frans è una perdita per i musulmani della Siria

23

“Esultiamo”: Cristo è risorto!

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Due Papi, santi per la Chiesa universale

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Mi manchi, p. Frans. Hai ispirato tutti noi

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“Lo riconobbero allo spezzare del pane”

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2 Papi Santi

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Siria, arriva la siccità: 6,5 milioni di persone rischiano la carestia

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Auguri di Pasqua per festeggiare la Gerusalemme universale

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Nove giorni di preghiera a Gerusalemme

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Via Crucis al Monte Filerimo, Rodi

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FRATERNITAS

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Frati della Corda

Notiziario della Custodia di Terra Santa FRATI DELLA CORDA Notiziario della Custodia di Terra Santa Edizione n. 04 Aprile 2014 CONTATTI Segreteria Custodia di Terra Santa St. Francis 1 Jerusalem - POBOX: 186 - Israel custodia@custodia.org STAMPA Franciscan Printing Press fpp@bezeqint.net

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Santa Sede È la pace la prima emergenza per l’Oriente e per il mondo CITTÀ DEL VATICANO, 17 APRILE 2014 IL CARDINALE LEONARDO SANDRI SULLA COLLETTA PER LA TERRA SANTA

N

onostante il pesante tributo pagato dai cristiani, anche in questi anni più recenti come testimonia la Siria, «la vocazione di quella Terra — dice il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Oreintali, — è di essere il fulcro dell’incontro e della pace, tra Dio e l’umanità, e tra di noi al di là di ogni differenza e di ogni smentita della storia». Una caratteristica che Papa Francesco farà risaltare durante la sua prossima visita, dice il porporato, che spiega il significato della colletta per la Terra Santa che si raccoglie il Venerdì santo in tutte le Chiese. Qual è il significato di questa ormai consueta iniziativa? La colletta per i luoghi santi è una tra le più significative espressioni della sollecitudine del Papa a favore della Chiesa a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa. È il senso della condivisione tra le Chiese dei beni spirituali e materiali. Quando però si parla di Terra Santa si pensa più piuttosto a uno scambio: ci scambiamo la preghiera vicendevole e il patrimonio della memoria a sostegno della comune missione.

di 27 anni, armeno-cattolico e già nostro studente nel Pontificio collegio armeno. Sempre preghiamo per loro e per padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano di cui nulla si sa da tempo. Non vogliamo rassegnarci a ritenerli perduti! Cosa si fa concretamente per le popolazioni martoriate dalla guerra e dalla violenza? Le iniziative a favore della Siria sono veramente numerose e provengono da tutta la Chiesa, come pure dal mondo laico. Catene di volontari cercano di fare molto in una situazione spesso impossibile da gestire e che impedisce persino i soccorsi primari. La Congregazione per le Chiese orientali si è posta in stretta collaborazione con la nunziatura apostolica a Damasco per assicurare in occasione di questa Pasqua la vicinanza dei cattolici del mondo intero. www.news.va

Perché proprio il venerdì santo? Perché è il giorno del silenzio di Gesù. È il giorno che fa memoria della totalità del dono. Il giorno in cui si proclama che “tutto è compiuto”. E se tutto è compiuto, può parlare solo l’amore nella sua pienezza. Mai come quest’anno mi sono sembrati carichi di amore gli attimi di silenzio che in piazza San Pietro nella Domenica delle palme hanno confermato il momento della morte nella proclamazione della passione di Gesù. Ho pensato in quell’attimo a padre Frans van der Lugt, il gesuita olandese assassinato pochi giorni fa a Homs in Siria. E alle innumerevoli e, purtroppo dimenticate, vittime innocenti che continuano ad irrorare col sangue l’annuncio della pace che viene da Dio. Pensavo alla gioia delle religiose ortodosse della cittadina siriana di Maalula da poco liberate. Ma avvertivo angoscia nel cuore per il vescovo siro-ortodosso Youhanna Ibrahim, che conosco personalmente, e il metropolita greco-ortodosso Boulos Yazigi, rapiti mentre tentavano di liberare due sacerdoti, Maher Mahfouz, greco-ortodosso, e Michel Kayyal,

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Santa Sede Messaggio Urbi et Orbi
del Santo Padre Francesco Pasqua 2014 CITTÀ DEL VATICANO, 20 APRILE 2014

C

ari fratelli e sorelle, buona e santa Pasqua! Risuona nella Chiesa sparsa in tutto il mondo l’annuncio dell’angelo alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto … venite, guardate il luogo dove era stato deposto» (Mt 28,5-6). Questo è il culmine del Vangelo, è la Buona Notizia per eccellenza: Gesù, il crocifisso, è risorto! Questo avvenimento è alla base della nostra fede e della nostra speranza: se Cristo non fosse risorto, il Cristianesimo perderebbe il suo valore; tutta la missione della Chiesa esaurirebbe la sua spinta, perché è da lì che è partita e che sempre riparte. Il messaggio che i cristiani portano al mondo è questo: Gesù, l’Amore incarnato, è morto sulla croce per i nostri peccati, ma Dio Padre lo ha risuscitato e lo ha fatto Signore della vita e della morte. In Gesù, l’Amore ha vinto sull’odio, la misericordia sul peccato, il bene sul male, la verità sulla menzogna, la vita sulla morte. Per questo noi diciamo a tutti: «Venite e vedete!». In ogni situazione umana, segnata dalla fragilità, dal peccato e dalla morte, la Buona Notizia non è soltanto una parola, ma è una testimonianza di amore gratuito e fedele: è uscire da sé per andare incontro all’altro, è stare vicino a chi è ferito dalla vita, è condividere con chi manca del necessario, è rimanere accanto a chi è malato o vecchio o escluso… “Venite e vedete!”: l’Amore è più forte, l’Amore dona vita, l’Amore fa fiorire la speranza nel deserto. Con questa gioiosa certezza nel cuore, noi oggi ci rivolgiamo a te, Signore Risorto! Aiutaci a cercarti affinché tutti possiamo incontrarti, sapere che abbiamo un Padre e non ci sentiamo orfani; che possiamo amarti e adorarti. Aiutaci a sconfiggere la piaga della fame, aggravata dai conflitti e dagli immensi sprechi di cui spesso siamo complici. Rendici capaci di proteggere gli indifesi, soprattutto i bambini, le donne e gli anziani, a volte fatti oggetto di sfruttamento e di abbandono. Fa’ che possiamo curare i fratelli colpiti dall’epidemia di ebola in Guinea Conakry, Sierra Leone e Liberia, e

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quelli affetti da tante altre malattie, che si diffondono anche per l’incuria e la povertà estrema. Consola quanti oggi non possono celebrare la Pasqua con i propri cari perché strappati ingiustamente ai loro affetti, come le numerose persone, sacerdoti e laici, che in diverse parti del mondo sono state sequestrate. Conforta coloro che hanno lasciato le proprie terre per migrare in luoghi dove poter sperare in un futuro migliore, vivere la propria vita con dignità e, non di rado, professare liberamente la propria fede. Ti preghiamo, Gesù glorioso, fa’ cessare ogni guerra, ogni ostilità grande o piccola, antica o recente! Ti supplichiamo, in particolare, per la Siria, l’amata Siria, perché quanti soffrono le conseguenze del conflitto possano ricevere i necessari aiuti umanitari e le parti in causa non usino più la forza per seminare morte, soprattutto contro la popolazione inerme, ma abbiano l’audacia di negoziare la pace, ormai da troppo tempo attesa! Gesù glorioso, ti domandiamo di confortare le vittime delle violenze fratricide in Iraq e di sostenere le speranze suscitate dalla ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi. Ti imploriamo che venga posta fine agli scontri nella Repubblica Centroafricana e che si fermino gli efferati attentati terroristici in alcune zone della Nigeria e le violenze in Sud Sudan. Ti chiediamo che gli animi si volgano alla riconciliazione e alla concordia fraterna in Venezuela. Per la tua Risurrezione, che quest’anno celebriamo insieme con le Chiese che seguono il calendario giuliano, ti preghiamo di illuminare e ispirare iniziative di pacificazione in Ucraina, perché tutte le parti interessate, sostenute dalla Comunità internazionale, intraprendano ogni sforzo per impedire la violenza e costruire, in uno spirito di unità e di dialogo, il futuro del Paese. Che loro come fratelli possano oggi cantare Хрhctос Воскрес. Per tutti i popoli della Terra ti preghiamo, Signore: tu che hai vinto la morte, donaci la tua vita, donaci la tua pace! Cari fratelli e sorelle, buona Pasqua! www.vatican.va


Curia Generalizia DOMINICA PASCHÆ IN RESURRECTIONE DOMINI

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Curia Generalizia

Ho visto il Signore! Carissimi fratelli, Alleluia! Cristo è risorto!

S

an Bonaventura, al capitolo 20 del suo Commento al Vangelo di san Giovanni, ci presenta un’immagine del mattino della Risurrezione. Una figura chiave di questa narrazione è Maria Maddalena, che viene mostrata dal santo come modello «sia nella vigilanza della ricerca sia nella premura dell’annuncio» (20,2). La Maddalena è una ricercatrice vigile, che arriva alla tomba alle primissime luci dell’alba, «quando era ancora buio» (Gv 20,1). Secondo Bonaventura è come se Gesù pronunciasse le parole di «Proverbi 8,17: Quelli che avranno vegliato presso di me al mattino, mi troveranno» (Ibidem). Continua, poi, con il ritratto di Maria Maddalena, spiegando che, dopo il suo incontro con il Signore risorto, ella diventa una predicatrice premurosa, in quanto va ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose» (o.c., 20,27). Mentre celebriamo la grande festa di Pasqua, vi esorto, fratelli, a trovare in questa duplice immagine di Maria Maddalena, ricercatrice vigile e predicatrice premurosa, un esempio di come si possa testimoniare la vita nel Signore Gesù risorto. Anche noi siamo chiamati a essere vigilanti nella ricerca di Cristo in tutti gli ambiti della nostra vita, nelle situazioni quotidiane in cui ci ritroviamo, nelle molteplici culture che ci circondano a motivo della globalizzazione e nell’uso di internet o di altri mezzi di comunicazione. Come Maria Maddalena, siamo chiamati anche noi a essere premurosi nell’annunciare quanto abbiamo visto e sperimentato nella nostra vita, il Signore Gesù risorto, e nel condividere questa Buona Notizia con tutti coloro che incontriamo.

RiceRca vigile Come Maria Maddalena, siamo invitati a essere vigilanti nella nostra ricerca. Il nostro serafico pa-

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dre Francesco si offre come esempio per eccellenza di colui che, ben vigile, va in cerca del Signore risorto. Tommaso da Celano ci dice che «la sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo» (1Cel 30,84). Ma dove andiamo a cercare il Cristo risorto? Cosa comporta questa ricerca vigile? Se ci poniamo seriamente la domanda, ci renderemo conto che non si può in alcun modo delimitare tale ricerca. Circa cinquant’anni fa il Concilio Vaticano II ci ha sfidato a «scrutare i segni dei tempi» (GS 4), ricordandoci che alla nostra ricerca del Cristo risorto non viene precluso nessun luogo. In molte delle nostre culture la lettura dei segni dei tempi ci spingerà a incontrare altre grandi tradizioni di fede o culturali, grazie allo strumento del dialogo interreligioso e interculturale. In altri contesti, la ricerca potrebbe portarci a rinnovare un dialogo con la scienza in merito a questioni importanti per il nostro oggi. In altre situazioni ancora, la ricerca ci inviterà a entrare in dialogo con movimenti culturali nuovi ed emergenti. In ogni caso, la ricerca ci obbligherà a spingerci oltre quello che ci è confortevole: ci condurrà nelle periferie esistenziali, come è accaduto a san Francesco. Nella recente Esortazione apostolica Evangelii gaudium (= EG) Papa Francesco ci incoraggia a «uscire dalla nostra comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (EG 20). Come le donne alla tomba, continuiamo a sentire le parole dell’angelo: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6). La nostra ricerca desiderosa e attenta del Cristo risorto ci condurrà verso nuovi e inattesi orizzonti, se però apriamo il nostro cuore e la nostra mente a questa sfida così grande e al contempo così impegnativa.


Sorge anche una seconda domanda: come cercare il Cristo risorto? Forse la riposta più semplice è: un “ascolto rispettoso”. Il Capitolo generale straordinario del 2006 ha proposto a tutti i frati la cosiddetta metodologia di Emmaus, descritta come un incontro basato a sua volta sull’incontro dei discepoli con il Cristo risorto. Questa metodologia, ci ha ricordato il Capitolo, consiste nel «riunirsi; parlare di ciò che è successo; condividere il Vangelo, rileggere la Regola; pregare e lodare Dio “per tutti i suoi doni”; celebrare la comunione fraterna; tornare ai Frati delle nostre Fraternità, ai nostri fratelli e sorelle del mondo intero con la buona notizia che ha trasformato le nostre vite» (Spc 45). Pertanto, è essenzialmente un metodo di ascolto: ascolto dei fratelli nella comunità; ascolto di coloro che serviamo, specialmente i poveri e gli emarginati; soprattutto, ascolto della voce di Dio che ci parla, di un Dio che sempre esce da Se stesso per venirci a trovare e invitarci ad entrare in una relazione con lui. E quando ascoltiamo la voce di Dio, scegliamo ancora una volta la via della conversione, una conversione nei pensieri, negli atteggiamenti e nei comportamenti. Allora, la nostra vita viene trasformata grazie alla ricerca vigile e all’ascolto attento. Solo dopo aver incontrato il Signore Gesù risorto nell’ascolto orante, diventiamo testimoni ed evangelizzatori premurosi e audaci. Sappiamo bene che il cammino sarà segnato da ostacoli, i quali cercheranno di impedirci di cercare il Cristo risorto. Alcuni di questi ostacoli nascono dai nostri limiti personali. Lo stesso san Francesco ci ha messo in guardia «da ogni superbia, vana gloria, invidia, avarizia, cura e preoccupazione di questo mondo, dalla detrazione e dalla mormorazione» (Rb 10,7). Altri, sono dovuti al nostro permanere in luoghi vecchi e confortevoli, mentre cerchiamo risposte nuove. Papa Francesco, ancora, ci sfida: «La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”» (EG 33). La chiamata del Cristo risorto è una chiamata a una santa novità, ad abbracciare una visione radicalmente nuova e diversa della nostra vita, della dignità e bontà di coloro che ci circondano, i quali, come ci ricorda san Francesco, sono tutti nostri fratelli e nostre sorelle, e della bellezza e dignità di tutto il creato, con il quale siamo chiamati a rendere gloria a Dio. Le nostre Fraternità devono sempre guardare verso l’esterno, non essere gruppi chiusi su se stessi. La nostra missione consiste nel rendere noto a tutti il Regno di Dio (cf. Legper 37; Pr 03 p. 33), ossia la potenza del Cristo risorto. E questa missione la pos-

siamo realizzare innanzitutto con la testimonianza quotidiana di una vita vissuta nella grazia e nell’amore e, solo dopo, attraverso la testimonianza della nostra parola.

annuncio pRemuRoso Ciò che comincia con la ricerca e l’ascolto finisce nell’annuncio della realtà del Cristo risorto. Come Maria Maddalena diventiamo annunciatori premurosi che proclamano: «Abbiamo visto il Signore e ci ha detto queste cose». Da qualche tempo si parla molto di “nuova evangelizzazione”. Papa Francesco ha ulteriormente chiarificato questa nozione parlando di un’evangelizzazione missionaria e ricordando a tutta la Chiesa che ciascun battezzato è chiamato da Dio ad essere missionario, a dare testimonianza della potenza della risurrezione nella sua vita. Per noi Frati, questo non è una novità. Le Costituzioni generali definiscono la natura onnicomprensiva di una tale evangelizzazione: «I Frati, dovunque si trovino e qualunque attività esercitino, si dedichino al ministero dell’evangelizzazione: tanto nella Fraternità con la vita di contemplazione e di penitenza, nonché attraverso i vari lavori svolti per la Fraternità; quanto nella società umana mediante le attività intellettuali e materiali, e con l’esercizio del ministero pastorale nelle parrocchie e in altre istituzioni ecclesiali; e finalmente, annunziando l’avvento del Regno di Dio con la testimonianza della semplice presenza francescana» (CCGG 84).

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Curia Generalizia Ma gli stessi ambiti esistenziali e culturali, che ci conducono alla ricerca del Cristo risorto, spesso hanno bisogno della luce del Vangelo. Le nostre culture globalizzate e trasmesse su “YouTube”, come l’aria che respiriamo, permeano la nostra vita in modo così totalizzante che non riusciamo più a identificarle. Semplicemente le diamo per scontate. La cultura può, infatti, condurci a Cristo, ma anche impedirci di ascoltare il suo Vangelo. Se il Vangelo non viene annunciato in un modo consono alla nostra cultura, non può essere ascoltato. Allo stesso tempo, però, ogni tentativo di annunciare il Vangelo che non osi sfidare la nostra cultura rischia di impedire ai nostri fratelli e sorelle di accogliere pienamente il Cristo. Come Frati dobbiamo promuovere quegli aspetti culturali che rivelano la presenza del Cristo risorto in mezzo a noi e, inoltre, dobbiamo sfidare quegli aspetti che ci nascondono la Sua presenza o ci impediscono di sperimentare appieno la Sua presenza datrice di vita e di condividerla attraverso l’annuncio premuroso. Come possiamo realizzare questo annuncio con la dovuta premura? La risposta che san Francesco darebbe è quella di annunciare con umiltà, consapevoli dei nostri peccati e dei nostri limiti, in quanto portatori del Vangelo. Papa Francesco ha suggerito in maniera analoga che un cuore missionario è cosciente dei propri limiti e «mai si chiude, mai si ripiega sulle proprie sicurezze, mai opta per la rigidità autodifensiva. Sa che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada» (EG 45). È ovvio che tale annuncio inizi con un discernimento orante. Tommaso da Celano cita san Francesco che afferma: «Il predicatore deve prima attingere nel segreto della preghiera ciò che poi riverserà nei discorsi. Prima deve riscaldarsi interiormente, per non proferire all’esterno fredde parole» (2Cel 72, 163). Entrando in questo discernimento orante, sentiamo l’angelo che rivolge a noi le stesse parole dette

alle donne presso la tomba: «Egli vi precede» (Mc 16,7). E così si chiude il cerchio. Incoraggiati ad annunciare il Vangelo con premura, scopriamo nuovamente di aver bisogno di restare vigilanti nella nostra continua ricerca. Cari Fratelli, mentre ci immergiamo ancora una volta nel mistero pasquale, mi auguro che tutti possiamo dedicarci completamente e senza riserve a scrutare vigilanti i segni dei tempi mentre, come Maria Maddalena, cerchiamo in tutti gli ambiti della nostra vita e cultura il Cristo risuscitato. Compiamo questo santo compito come fratelli in fraternità, insieme a tutti i membri della Famiglia Francescana, con la Chiesa e con tutta la famiglia umana. Cerchiamo il Signore Gesù risorto non dentro le tombe vuote ma nelle realtà della nostra vita quotidiana. Questa ricerca ci porti, poi, ad approfondire la nostra amicizia con il Signore Gesù attraverso la preghiera e la contemplazione. Lasciamo che essa ci spinga fuori dalle nostre case confortevoli, dalla nostra routine, dai tradizionali modi di vivere la nostra vocazione cristiana e francescana. Sporchiamoci le mani e i piedi, mentre seguiamo il Signore risorto che si reca nelle periferie esistenziali, dove daremo testimonianza della compassione, della misericordia e dell’amore del Signore Gesù risorto, di cui abbiamo già fatto esperienza noi stessi! «Alleluia! Il Signore è veramente risorto!». Auguro a tutti voi, Fratelli, una Pasqua serena e colma di benedizioni!

Roma, 5 marzo 2014 Mercoledì delle ceneri

Fr. Michael Anthony Perry, OFM Ministro generale

Prot. 104603

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www.ofm.org


I Have seen the Lord! My dear Brothers, I wish all of you the blessings of this Easter season. Alleluia! He is risen!

C

hapter 20 of St. Bonaventure’s Commentary on the Gospel of John gives us a picture of the first Easter morning. A key figure in this account is Mary Magdalene, whom the saint describes as an example of “vigilant searching” and “diligent proclamation” (Jn 20:2). She is a vigilant searcher, arriving at the tomb very early in the morning “while it was still dark” (Jn 20:1). Bonaventure puts the words of Proverbs 8:17, into the mouth of Jesus: “Those who diligently watch for me in the morning will find me” (Ibidem). He continues his portrayal of Mary Magdalene by explaining that, after her encounter with the risen Lord, she became a diligent preacher, announcing to the disciples: “I have seen the Lord and he said these things to me!” (O.C. 20, 27). As we celebrate this great feast of Easter, I encourage you my brothers to find in this double image of Mary Magdalene, that of a vigilant searcher and diligent preacher, an example of how we are able to witness to life in the risen Lord Jesus. We too are called to be vigilant in searching for Christ in all areas of life, in the daily situations in which we find ourselves, in the multiple cultures that surround us, a consequence of globalization, through our use of the internet and other means of communication. Like Mary Magdalene, we also are called to be diligent in proclaiming what we ourselves have seen and experienced in our lives, the risen Lord Jesus, to share this good news with all whom we encounter.

Vigilant Searching Like Mary Magdalene, we are invited to be vigilant in our searching. Our Father Francis himself becomes the example par excellence of one who

searches for the risen Lord with vigilance. Thomas of Celano explains that “the highest aim of St. Francis, his greatest intention, was to pay heed to the holy gospel in all things and through all things, to follow the teaching of our Lord Jesus Christ and to retrace His footsteps completely with all vigilance and all zeal, all the desire of his soul and all the fervor of his heart” (1Cel 30,84). But where do we search for the risen Christ? What does such a vigilant search entail? If we ask this question seriously, we will discover there is no way to limit this search. Nearly fifty years ago, the Second Vatican Council challenged us “to scrutinize the signs of the times.” (GS 4). It reminded us that no place is “off limits” in our searching for the risen Christ. In many of our cultures, this reading of the signs of the times will move us to an encounter with other great faith or cultural traditions by means of interreligious and intercultural dialogue. For others of us, our searching may lead us to renew a dialogue with science regarding important issues of our day. For still others of us, our searching will invite us to enter into conversation with new and evolving cultural movements. In all cases, this searching will force us to move beyond what is comfortable; it will take us to the existential peripheries, like it did for St. Francis. In his recent Apostolic Exhortation, Evangelii gaudium (EG) Pope Francis himself encouraged us “to go forth from our own comfort zone in order to reach all the peripheries in need of the light of the Gospel” (EG 20). Like the women at the tomb, we continue to hear the words of the angel: “Why do you seek the living among the dead? He is not here; he has been raised!” (Lk 24:5-6). Our diligent searching for the risen Christ will take us to new and unexpected horizons, if we but open our hearts and our minds to this great but also very difficult challenge. A second question arises: How do we search for the risen Christ? Perhaps the simplest answer to

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Curia Generalizia this question is “by respectful listening.” In 2006, the Extraordinary General Chapter of the Order proposed to friars what it called the methodology of Emmaus. It described this method as one of encounter, itself based on an encounter of the disciples with the risen Christ. The method, the Chapter reminded us, consists of “meeting; speaking about what has happened; sharing the Gospel, re-reading the Rule; praying to and praising God ‘for all his gifts;’ celebrating fraternal communion; returning to our brothers of the fraternity and to our brothers and sisters of the entire world with the Good News which has transformed our lives” (LSR 45). It is thus essentially a method of listening – listening to our brothers in community; listening to those whom we serve, especially the poor and marginalized; listening to the many cultures where we friars find ourselves; but above all listening to the voice of God speaking to us, God who always goes out of Self in order to find us and to invite us into an abiding relationship of communion with him. When we listen to God’s voice, we embrace once again the way of conversion – a conversion of thought, attitude, behavior – our very lives are changed and transformed through this vigilant searching and thoughtful listening. Having encountered the risen Lord Jesus through our prayerful listening, we become diligent and bold witnesses and evangelizers. We know all to well that we will encounter obstacles that will seek to detract us from our search for the risen Christ. Some of these arise from our own limitations. St. Francis himself warned us to “beware of all pride, vainglory, envy, avarice, cares and worries of this world, detraction and complaint” (LR 10,7). Obstacles can also arise from our remaining in old and comfortable places as we search for new answers. Again, Pope Francis challenges us: “Pastoral ministry in a missionary key seeks to abandon the complacent attitude that says: ‘We have always done it this way’” (EG 33). The call of the risen Christ is a call to holy newness, to embrace a radically new and different vision of our lives, the dignity and goodness of those around us who, as St. Francis reminds us, are all our brothers and sisters, and beauty and dignity of all of creation with who we are called to give glory to God. Our fraternities are to become outward looking, not groups closed in on themselves. Our mission is to make the Kingdom of God – the power of the risen Christ – known to all (cf. LegPer 33; Followers of Christ for a Fraternal World p. 33). We carry out this mission first of all through our lived

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example, the daily testimony of our lives lived in grace and love, and only then through the testimony of our word.

Diligent Proclamation What begins with searching and listening thus ends in the proclamation of the reality of the risen Christ. Like Mary Magdalene, we become diligent preachers, announcing that “we have seen the Lord and he said these things to us.” Much has been spoken recently of the “new evangelization”. Pope Francis has further clarified this notion by speaking of a missionary evangelization and reminding the entire Church that every baptized person is called by God to be a missionary, giving witness to the power of the resurrection in his or her life. For us friars, this is nothing new. Our General Constitutions themselves describe the holistic nature of such evangelization: “Wherever they are and whatever they do, the friars are to dedicate themselves to the task of evangelization: in fraternal fellowship through their contemplative and penitential life and the various tasks they perform for the fraternity; in human society through their intellectual and material activities, through the exercise of a pastoral office in parishes and other ecclesiastical institutions; and finally by announcing the coming of God’s kingdom through their witness of a simple Franciscan presence” (GGCC 84).


There is an irony here. The same areas of life and culture that lead us to search for the risen Christ, those signs of the times that we are called to scrutinize, are the same areas of life and culture that are often still in need of the light of the Gospel. Our globalized and ‘You-tubed’ cultures, like the very air we breathe, permeate our lives so completely that we hardly notice them at all. We simply take them for granted. Yet culture can both lead us to Christ and keep us from hearing His Gospel completely. If the Gospel is not preached in a way that resonates with our culture, it cannot be heard. Yet any attempt to preach the Gospel that is afraid to challenge culture can keep our sisters and brothers from fully embracing Christ. As friars we must encourage those aspects of culture that reveal the presence of the risen Christ in our midst and also challenge those aspects that hide His presence or impede us from experiencing that life-giving presence to the full, and sharing it through diligent preaching. How are we able to accomplish this preaching with diligence? The answer St. Francis would give is that we preach with humility, aware of our own sinfulness and limitations as preachers of the Gospel. Pope Francis has similarly suggested that a missionary heart is aware of its own limits, and “never closes itself off, never retreats into its own security, never opts for rigidity and defensiveness. It realizes that it has to grow in its own understanding of the Gospel and in discerning the paths of the Spirit, and so it always does what good it can, even if in the process, its shoes get soiled by the mud of the street” (EG 45). It is obvious that such preaching begins with prayerful discernment. Thomas of Celano quotes St. Francis as saying: “The preacher must first secretly draw in by prayer what he later pours out in sacred preaching; he must first of all grow warm on the inside or he will speak frozen words on the outside”

(2 Cel CXXII, 163). As we enter into this prayerful discernment, we hear the angel speak to us the same words spoken to the women at the tomb: “He is going before you” (Mk 16:7). We thus come full circle. Encouraged to preach the Gospel with diligence, we again discover that we need to remain vigilant in our continuous searching. My dear brothers, as we enter into the paschal mystery once again this Easter, may we dedicate ourselves completely and unreservedly to vigilantly scrutinizing the signs of the times as we, like Mary Magdalene, search for the resurrected Christ in all areas of life and culture. May we undertake this sacred duty together as brothers in fraternity, together with all the members of our Franciscan family, with the Church and the entire human family. May we go in search of the risen Lord Jesus not in empty tombs but in the realities of our daily lives. May this search lead us to deepen our friendship with the Lord Jesus through prayer and contemplation. May we allow it to take us out of our comfortable houses, our routines, our habitual ways of living our Christian and Franciscan vocation, moving us to ‘dirty our hands and feet’ as we follow the risen Lord to the existential peripheries and there give witness to the compassion, mercy and love of the risen Lord Jesus, which we ourselves have already experienced! “Alleluia! The Lord is truly risen!” A very blessed and happy Easter to you all!

Rome, March 5, 2014 Ash Wednesday

Br. Michael Anthony Perry, OFM Minister General

Prot. 104603

www.ofm.org

Aprile 2014 | FdC | 11


Patriarcato Latino Auguri di Pasqua dai Capi delle Chiese di Gerusalemme  

 

   

Message de Pâques des chefs des Eglises de Jérusalem

Nous Patriarches et Chefs des Eglises de Jérusalem, vous adressons, depuis la ville de la Résurrection, nos plus joyeuses salutations au Nom de notre Seigneur ressuscité. C'est du cœur de cette ville que la fête de Pâques a été proclamée pour la première fois. Le Christ est ressuscité d'entre les morts ! C’est aussi depuis les hauteurs de Jérusalem que Jésus a demandé à ses disciples de répandre la Bonne Nouvelle jusqu’aux extrémités de la terre.

 

Ici, dans la ville sainte c'est notre tradition, notre privilège et notre appel que de partager la Bonne Nouvelle de notre Seigneur ressuscité à toute la famille humaine - et en particulier à ceux qui vivent dans l'oppression, la violence, les déplacements, l'occupation, l'injustice ou toute autre souffrance humaine. Nous prions pour que la puissance de la Résurrection puisse l’emporter sur toutes les souffrances humaines et que la lumière qui brille depuis le Tombeau vide vienne insuffler courage, persévérance, et espérance dans une victoire prochaine, afin que tous les peuples puissent jouir de la plénitude de la vie dont la Résurrection est l'avant-goût et la promesse.

 

Quand notre Sauveur est mort le vendredi saint, ce fut pour les disciples comme si le monde s’écroulait. La Résurrection de Jésus d'entre les morts par la puissance de Dieu le Père au matin de Pâques était l'assurance ultime que la transformation par la grâce de Dieu est toujours possible, même dans les situations humaines apparemment les plus insolubles. Ici, au Moyen-Orient, nous sommes parfaitement conscients des ravages de la violence dans des pays comme la Syrie, le Liban et ailleurs, ainsi que de la lutte quotidienne des milliers de réfugiés déplacés de leurs foyers. Nous sommes reconnaissants pour le soutien apporté par les différentes Eglises et organisations liées à l'Eglise, un soutien grandement apprécié.

 

Nous appelons tous les chrétiens, ainsi que tous les croyants d'autres religions, en réalité tous les hommes de bonne volonté - à prier avec ferveur pour une issue positive du processus de paix actuellement en cours en Terre Sainte, et ce conformément au droit international, et afin que la paix règne enfin dans notre monde troublé. Malgré les graves difficultés actuelles, nous exhortons toutes les parties à saisir cette opportunité historique pour la paix. Une paix qui ne cherche pas à abolir la discrimination entre les différentes communautés n’est pas une paix réelle pour tous. Pour que la paix soit réelle, elle doit embrasser la justice et un désir de réconciliation. La réconciliation entre Dieu et l'humanité, et entre peuples opposés, jaillit de la Croix et est rendue manifeste par la Résurrection.

 

Que ce temps de Pâques puisse apporter joie et paix à tous les peuples.

      12 | FdC   | Aprile 2014  


Le Christ est ressuscité : Il est vraiment ressuscité ! Alléluia!

+ Patriarche Théophile III, Patriarcat grec-orthodoxe + Patriarche Fouad Twal, Patriarcat latin + Patriarche Norhan Manougian, Patriarcat de l’Église apostolique arménienne orthodoxe + Fr . Pierbattista Pizzaballa, OFM, Custode de Terre Sainte + Mgr Anba Abraham, Patriarcat copte orthodoxe, Jérusalem + Archevêque Swerios Malki Mourad, Patriarcat syrien orthodoxe + Mgr Daniel Aba, Patriarcat orthodoxe éthiopien + Mgr Joseph- Jules Zerey, Patriarcat melkite + Archevêque Mosa El -Hage, Exarchat maronite + Mgr Souheil Dawani, Eglise épiscopale de Jérusalem et du Moyen-Orient + Mgr Munib Younan, Eglise évangélique luthérienne de Jordanie et de Terre Sainte + Mgr Pierre Malki, Exarchat syrien catholique + Mgr Joseph Antoine Kelekian, Exarchat arménien catholique

 

(Pâques 2014)

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Curia Custodiale Aiutare i cristiani a non andare via GERUSALEMME, 18 APRILE 2014 DI SEGUITO L’INTERVISTA RILASCIATA DAL PADRE CUSTODE A GIADA AQUILINO DI RADIO VATICANA

C

om’è tradizione del Venerdì Santo, la Chiesa è impegnata nella “Colletta per la Terra Santa”, raccolta che mantiene forte il legame tra i cristiani del mondo e i Luoghi Santi. Il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella lettera inviata ai pastori della Chiesa universale, ha sottolineato come “ancora oggi” la Colletta sia “fonte principale per il sostentamento” dei cristiani di Terra Santa, secondo la volontà dei Papi che “hanno sempre esortato a gesti di autentica carità fraterna”. Di seguito l’intervista rilasciata dal Padre Custode a Giada Aquilino-Radio Vaticana D. – Quale il significato della Colletta, alla vigilia del viaggio di Papa Francesco a maggio in Giordania, Territori palestinesi e Israele? R. – Un significato, rafforzato dalla visita del Papa, è quello del sostegno alla presenza cristiana in Terra Santa, che si esprime in due modi: per i luoghi di culto e soprattutto i Luoghi Santi, che sono testimonianza della storia della Rivelazione; e per la presenza cristiana, che il Papa con la sua visita verrà ad incoraggiare e a sostenere, anche fisicamente.

D. – Di fatto, la Colletta come viene impiegata? R. – Un terzo della colletta va per la manutenzione dei Luoghi Santi: ricordiamo infatti che l’iniziativa si chiama “Colletta dei Luoghi Santi”. Gran parte, comunque la maggioranza - quasi due terzi – della Colletta va poi a sostenere progetti di supporto alla presenza cristiana: la creazione di posti di lavoro; il restauro di case vec-

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chie, antiche, dei cristiani soprattutto a Gerusalemme, o scuole, principalmente nella zona di Betlemme e di Gerico. E una parte va anche per i cristiani di Siria. D. – Quindi, in un certo senso, aiuta anche i cristiani locali a lottare contro un esodo che continua… R. – Sì, uno dei problemi della presenza cristiana, in tutto il Medio Oriente e in particolare in Terra Santa, è proprio quello dell’emigrazione di queste persone, che preferiscono trovare condizioni di vita migliori, soprattutto in Occidente. La Colletta serve proprio a creare condizioni dignitose, perché i cristiani possano restare qui. D. – Il Papa nella tappa in Giordania incontrerà anche i piccoli profughi siriani. Lei ha detto che una parte della Colletta è a sostentamento anche dei cristiani di Siria... R. – Sì, una parte - soprattutto adesso che c’è la guerra - sempre più consistente viene inviata alle comunità parrocchiali di Siria, di Damasco, di Aleppo, di Latakia, in alcuni villaggi vicino alla Turchia. Questo serve proprio per cercare di aiutarli nel momento attuale, in cui non hanno grande possibilità di vita e non possono neanche emigrare. D. – Che Pasqua è questa, proprio in preparazione alla visita del Papa? R. – Qui a Gerusalemme, in modo particolare, la Pasqua ha i suoi ritmi. Quest’anno il calendario ortodosso e il calendario ‘occidentale’ coincidono. Quindi ci saranno tutte le celebrazioni negli stessi luoghi, per le diverse Chiese. Questo rende tutto, dal punto di vista spirituale e religioso, molto bello, ma anche più complicato da gestire. Inoltre siamo nella settimana della Pasqua ebraica, per cui Gerusalemme quest’anno è molto piena di pellegrini, di tutti i colori e di tutte le provenienze. Ciò rende tutto confusionario, ma anche bello e con un clima di festa. Il flusso dei pellegrini poi è ripreso, pure se è cambiata la provenienza. In passato erano prevalentemente occidentali, ma quest’anno gli occidentali sono molto meno rispetto agli anni precedenti. Sono aumentati i pellegrini dall’America Latina, dalla Russia e anche dall’Asia.


D. – A Pasqua, Papa Francesco chiede di accogliere la grazia della misericordia di Dio, lasciando che la potenza del suo amore trasformi l’odio in amore, appunto, la vendetta in perdono, la guerra in pace. Che significato ha in Terra Santa, che pace tra israeliani e palestinesi ancora non conosce? R. – Queste parole, che sono forti per chiunque, qui in Terra Santa acquistano un significato molto concreto, molto tangibile. “Misericordia”, “perdono”, “dialogo”

qui riportano subito alla situazione politica, di tensione tra israeliani e palestinesi, di una pace che da molto tempo è negoziata ma mai raggiunta. E indicano anche una situazione di grande sofferenza in tantissime famiglie, soprattutto quelle palestinesi. È un richiamo per noi cristiani a rendere concreti e tangibili, con la nostra testimonianza, questi valori che sono prioritari per la nostra vita.

Agenda DEL CUSTODE 05/05

Acri: Visita fraterna

Monte Tabor / Cana: Visita Fraterna

MAGGIO 2014 24-26/05 Amman-Betlemme-Gerusalemme Visita di Papa Francesco

13/05

Gerusalemme, Knesset d’Israele: Commemorazione dei Papi Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII

15/05

Cafarnao: Discretorio

16/05

Nazareth: Capitolo Zonale dei frati di Galilea

28/05 Magdala: Inaugurazione Centro Legionari di Cristo 31/05

Ain Karem (Visitazione): Celebrazione della Solennità della Visitazione

31/05

Betlemme (Grotta del Latte): Capitolo elettivo delle “Suore della Grotta del Latte”

06-7/05 Gerusalemme: Celebrazioni dell’Invenzione della Santa Croce 08/05

http://it.radiovaticana.va

09/05

Nazareth: Visita fraterna

09/05

Nazareth: Professione solenne Comunità Shalom

17/05

Emmaus: Capitolo Zonale dei frati di Giudea

10/05

Lago di Tiberiade: Visita alle fraternità

20/05

13/05

Gerusalemme: Incontro con il Ministro Israeliano del Turismo e visita al Getsemani e Sala dell’Ultima Cena

Gerusalemme: Jerusalem Institute: On the Trail of Pope Francis: Holy Sites in the Holy Land: Holy Sites case studies conflicts and solutions

21-23/05 Giordania: Visita alle fraternità

27/05

31/05 Gerusalemme: Conclusione del Mese Mariano

Datebook OF THE CUSTODY 05/ 05

Akko: Fraternal visit

13/ 05

Jerusalem , Israel’s Knesset: Commemoration of Popes John Paul II and Pope John XXIII

15/05

Capernaum: Discretorium

16/05

06-07/05 Jerusalem: Celebration of the Finding of the Holy Cross 08/05

Mount Tabor / Cana: Fraternal Visit

Gerusalemme, San Salvatore: Incontro con il Patriarca Maronita

MAY 2014

24-26/05 Amman - Jerusalem - Bethlehem Visit of Pope Francis 27/05

Jerusalem, St. Saviour: Meeting with Maronite Patriarch

Nazareth: Regional Chapter of the Friars of Galilee

28/05

Magdala: Inauguration Center of the Legionaries of Christ

31/05

Ain Karem (Visitation): Celebration of the Feast of the Visitation

31/05

Bethlehem (Milk Grotto): Elective Chapter of the “Sisters of the Milk Grotto”

09/05

Nazareth: Fraternal visit

09/05

Nazareth: Solemn Profession Shalom Community

17/05

Emmaus: Regional Chapter of the Friars of Judea

10/05

Sea of Galilee: Visit to the fraternities

20/05

13/05

Jerusalem: Meeting with Israeli Minister of Tourism and visit of the Room of the Last Supper and Gethsemane

Jerusalem: Jerusalem Institute: Symposium: On the Trail of Pope Francis: Holy Sites in the Holy Land: Holy Sites case studies conflicts and solutions

21-23/05 Jordan: Visit to the fraternities.

31/05 Jerusalem: Conclusion of the Marian Month

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Curia Custodiale

      Sintesi  del  verbale  del  Discretorio  del  5  Aprile  2014   Il Discretorio si è riunito a Betlemme presso il Casa Nova Palace. Di seguito si riporta la sintesi di alcuni degli argomenti trattati e delle decisioni prese:

1. Il P. Custode ha informato il Discretorio sulla situazione dei frati ammalati, in particolare per fra Pietro BON e fra Serafino GOMEZ è stato approvato il trasferimento presso l’infermeria di San Salvatore. 2. Si continuano ad illustrare le modalità di massima riguardo la futura visita del Papa e la sua preparazione. 3. Tavole di Famiglia. Sono state prese in esame varie situazioni personali e le diverse richieste pervenute al Discretorio. Oltre ai trasferimenti di fra Pietro e fra Serafin, si è proceduto come di seguito: -

Fra Vittorio BOSELLO , dal Monte Tabor alla Visitazione – Ain Karem. Fra Carmelo MANCUSO, dal Commissariato di Napoli a Betlemme. Don Francesco DI PALMA, fidei donum a San Salvatore, confessore al Santo Sepolcro.

Altre situazioni e richieste sono ancora allo studio. Si attende l’arrivo di nuovi missionari per risolvere altre situazioni.

4. Formazione Iniziale. La maggior parte del tempo è stata dedicata dal Discretorio al tema della formazione iniziale, in tutti i suoi aspetti e livelli. Si è preso atto dello sforzo, presentato da padre Aquilino Castillo, di organizzare il lavoro di equipes tra le Case di accoglienza a Betlemme e ad Harissa, con la pastorale giovanile e con la seguente tappa del postulato. Il Segretario Custodiale per la Formazione e Studi ha poi presentato le relazioni sul postulato a Montefalco, preparato dai rispettivi formatori, con una breve relazione sui singoli candidati. Il Maestro di noviziato ha inviato il programma e il piano della vita di Noviziato al Santuario della Verna e la relazione dei singoli novizi. Il Maestro dello studentato di filosofia di Ain Karem ha poi presentato l’altra novità decisa dal Capitolo e poi dal Congresso Capitolare, e cioè l’apertura appunto dello studentato di filosofia. Si prende atto che il clima è sereno, nonostante la comunità sia ridotta di numero e non vi sia ancora un vice-maestro. Il Discretorio si è impegnato ad affrontare la situazione per il prossimo anno accademico. Anche a San Salvatore il clima è sereno e non si riscontrano problemi particolari. I vari responsabili hanno presentato tutti i candidati nei vari gradi. Si è poi presa la decisione riguardo agli studenti che finiscono il biennio filosofico e che dovranno perciò fare un’esperienza francescana e studiare una lingua, e si è anche decisa la destinazione di chi lascerà il seminario di San Salvatore.

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Sono state anche esaminate le varie situazioni riguardo chi frequenta gli studi Superiori. Attualmente il quadro della formazione nelle sue varie tappe risulta composto come di seguito: Casa di accoglienza Betlemme: 2 statunitensi; 2 nicaraguensi; 1 brasiliano; 1 italiano; 2 messicani; 1 giordano; 1 portoghese. Casa di accoglienza Harissa: 5 ospiti in accoglienza temporanea. Casa di probandato – Montefalco: 8 postulanti, di cui: 4 italiani (Andrea Ingribello, Marcello Mangoni, Domenico Palmirotta, Marco Uras); 1 colombiano(Fabio Marales); 1 siriano (Kholaz Misrob); 1 panamense (Luigi Pezzotti Morales); 1 polacco (Lukasz Majchrzak); 1 postulante a Nazareth (Vicente Barrioso de La Lastra). Casa di noviziato – La Verna: 7 novizi: 2 argentini (Alfredo Emanuel Dìaz, Ernesto Lòpez Minoli); 1 siriano (George Jamal); 1 cileno (Javier Jubel), 1 brasiliano (Paolo Paulista); 1 cipriota (Kemal Kemal); 1 polacco (Don Dariusz Jaros). Ain Karem, casa degli studenti di filosofia - I anno: Marco Carrara, Italia; Jeries Ghatas, Israele; Marlon Mendez Pavon, Nicaragua; II Anno: Marco Baldacci, Italia; Clovis Bettinelli, Brasile; Domenico Diana, Italia; Edoardo Gutierrez Jimenez, Messico; Mark McPherson, USA; San Salvatore, Studentato teologico: David Grenier, Canada; Alberto Pari, Italia; Ulise Zarza, Argentina; più altri 17 studenti di altre Province ed altri 4 studenti di teologia residenti in altre fraternità. In Italia per l’Anno Francescano: fra Ayman Bathish e fra Pasquale Serappo. In Libano fra Emad Rofael. Inoltre il Discretorio è stato consultato per le seguenti richieste - Fra David GRENIER per la Professione solenne. - Fra Tomas DUBIEL, fra Alberto Joan PARI e fra Ulise ZARZA per il primo grado dell’Ordine (diaconato). - Fra Samhar ISHAK e fra Tony Habib CHOUCRY per il secondo grado dell’Ordine (presbiterato). 5. Regione San Paolo. Il Ministro regionale, che è riuscito ad entrare in Siria, ha aggiornato il Discretorio sulla situazione, sui problemi e sulle proposte da prendere in considerazione e sulle varie tematiche della Regione. 6. Questioni economiche. Si è venuti incontro a delle richieste sollevate dalle fraternità di Cafarnao, Emmaus e Santo Sepolcro. 7. FMC (Franciscan Media Center) E’ in corso un processo di riordino del FMC, con una suddivisione del centro in attività di produzione, che comprendano anche le produzioni in preparazione presso la Basilica di Nazareth, e due redazioni giornalistiche: una araba e una internazionale. Sta proseguendo la creazione di un ente giuridico preposto a tale attività. Nel corso della giornata, dopo il pasto comunitario, il Discretorio ha poi incontrato tutta la fraternità di Betlemme, ascoltando i responsabili delle diverse attività, le loro prospettive, le problematiche e le attese. Il Discretorio ha poi incontrato i dieci candidati che hanno da poco iniziato il periodo di accoglienza e provenienti da ben sette nazioni differenti, incoraggiandoli nel loro cammino in Terra Santa.

Fra Sergio Galdi ofm Segretario di Terra Santa

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Curia Custodiale

  Synthesis  of  the  Minutes  of  the  Discretorium  of  5  April  2014     The Discretorium met in Bethlehem at the Casa Nova Palace. The following is the synthesis of some of the themes discussed and the decisions taken:

1. The Father Custos informed the Discretorium regarding the condition of the sick brothers, particularly regarding fra Pedro BON and fra Serafin GOMEZ. The Discretorium approved the transfer of both friars to the infirmary at Saint Saviour. 2. The Custos continued to illustrate the general modalities regarding the future visit of the Pope and the preparations underway. 3. Tabulae Familiae. The Discretorium examined the various personal situations and the different requests that it has received. Besides the transfers of fra Pedro and fra Serafin, the Discretorium has agreed on the following transfers: -

Fra Vittorio BOSELLO, from Mount Tabor to the Visitation – Ain Karem. Fra Carmelo MANCUSO, from the Commissariat of Naples to Bethlehem. Don Francesco DI PALMA, fidei donum at Saint Saviour, confessor at the Holy Sepulchre.

Other situations and requests are still under study. We are waiting for the arrival of some new missionaries in order to solve other situations.

4. Initial Formation. The Discretorium dedicated the greater part of its time to the theme of initial formation, in all its aspects and levels. The Discretorium has taken note of the effort on the part of Fr. Aquilino CASTILLO, to organise the work of equipes between the Houses of welcome of Bethlehem and Harissa, together with the pastoral care of young people and the following stage of postulancy. The Custodial Secretary for Formation and Studies then presented the reports on the postulancy at Montefalco, prepared by the respective formators, with a brief report on the individual candidates. The Master of the Novitiate has sent the programme and plan of life of the Novitiate house at the Shrine of La Verna, together with the report on each one of the novices. The Master of the student house of philosophy at Ain Karem then presented the other new venture decided upon by the Chapter and the Capitular Congress, namely the opening of the student house of philosophy. The Discretorium has been informed that the climate in the house is serene, in spite of the fact that the community is small in number and there is still no vice-master. The Discretorium committed itself to face the situation for the next academic year. Even at Saint Saviour the climate is serene and there are no particular problems. The various responsible formators then presented all the candidates in the different stages of formation. The Discretorium then took the decisions regarding the students who conclude the philosophical biennium of studies and who therefore make a Franciscan experience and study a language. The Discretorium also decided the destination of those students who will leave the seminary of Saint Saviour. The Discretorium also examined the various situations regarding those brothers who are frequenting courses of specialisation. At present the picture of formation in its various stages results composed as follows:

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House of welcome Bethlehem: 2 USA; 2 Nicaragua 1 Brazil; 1 Italy; 2 Mexicans; 1 Jordanian; 1 Portuguese. House of welcome Harissa: 5 guests in temporary welcome. Postulancy house – Montefalco: 8 postulants, of whom: 4 Italians (Andrea INGRIBELLO, Marcello MANGONI, Domenico PALMIROTTA, Marco URAS); 1 Colombian (Fabio Marales); 1 Syrian (Kholaz MISROB); 1 Panamanian (Luigi PEZZOTTI MORALES); 1 Polish (Lukasz MAJCHRZAK); 1 Postulant in Nazareth (Vicente BARRIOSO DE LA LASTRA). Novitiate house – La Verna: 7 novices: 2 Argentinians (Alfredo Emanuel Dìaz, Ernesto LÒPEZ MINOLI); 1 Syrian (George JAMAL); 1 Chilean (Javier JUBEL), 1 Brazilian (Paolo PAULISTA); 1 Cypriot (Kemal KEMAL); 1 Polish (Don Dariusz JAROS). Ain Karem, house for students of philosophy - I year: Marco CARRARA, Italy; Jeries GHATAS, Israel; Marlon MENDEZ PAVON, Nicaragua; II Anno: Marco BALDACCI, Italy; Clovis BETTINELLI, Brazil; Domenico DIANA, Italy; Edoardo GUTIERREZ JIMENEZ, Mexico; Mark MCPHERSON, USA; Saint Saviour, Theological Seminary: David GRENIER, Canada; Alberto PARI, Italia; Ulise ZARZA, Argentina; plus another 17 students coming from other Provinces and another 4 theology students residing in other fraternities. In Italy for the Franciscan Year: fra Ayman BATHISH and fra Pasquale SERAPPO. In Lebanon fra Emad ROFAEL. Besides the Discretorium has been consulted regarding the following requests: - Fra David GRENIER for solemn Profession. - Fra Tomas DUBIEL, fra Alberto Joan PARI e fra Ulise ZARZA for the first grade of Orders (Diaconate). - Fra Samhar ISHAK and fra Tony Habib CHOUCRY for the second grade of Orders (Priesthood). 5. Region of Saint Paul. The Regional Minister, who has succeeded in going to Syria, has briefed the Discretorium regarding the situation, the problems and proposals to take into consideration, as well as regarding various themes pertaining to the Region. 6. Economical matters. The Discretorium has welcomed the requests arriving from the fraternities of Capernahum, Emmaus and Holy Sepulchre. 7. FMC (Franciscan Media Centre) The reorganisation of the FMC is currently underway, with the subdivision of the centre in activities of production, which also include productions in preparation at the Basilica of Nazareth, and two journalistic transmissions: one in Arabic and one international. We are making preparations for the creation of a juridical entity proposed for this activity. During the course of the day, after the community lunch, the Discretorium has met the entire fraternity of Bethlehem, and has listened to those who are responsible for various activities, regarding their plans, their problems and expectations. The Discretorium has then met the ten candidates who have recently began the period of welcome and who come from seven different nations, and has encouraged them in their formative journey in the Holy Land.

Fra Sergio GALDI ofm Secretary of the Holy Land

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Regione San Paolo Oltre un milione di rifugiati siriani in Libano: un quarto della popolazione BEIRUT, 3 APRILE 2014

L

a situazione è ancora più difficile per mancanza di risorse e per le tensioni createsi a Beirut e a Tripoli con gli scontri armati fra sunniti e sciiti di Hezbollah.

mondo per numero di rifugiati pro-capite”.

Il numero dei profughi della guerra siriana registrati in Libano sorpassa la cifra di un milione, pari a un quarto della popolazione libanese residente nel Paese. Lo afferma oggi l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), definendo le cifre “una pietra miliare devastante, resa ancora più acuta dalle risorse in esaurimento e da una popolazione ospitante che è sollecitata fino al limite di rottura”.

La guerra civile in Siria, che dura ormai da oltre tre anni, ha causato la fuga di milioni di profughi in Libano, ma anche in Turchia, Iraq e Giordania. Il Libano è anche scosso dal punto di vista politico e della sicurezza: gli Hezbollah, il partito militante sciita, è un alleato del presidente Bashar Assad e combatte al fianco dell’esercito regolare siriano contro i ribelli sunniti. A causa di ciò vi è soprattutto nelle periferie di Beirut e a Tripoli, scontri, attentati e violenze fra sunniti e sciiti libanesi.

Per l’Unhcr il Libano è divenuto “la prima nazione al

www.asianews.it

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In Giordania una Chiesa vivace, fatta di famiglie solide AMMAN, 4 APRILE 2014

«S

tiamo lavorando senza tregua per la visita di Papa Francesco: vuole incontrare poveri, disabili, malati, orfani, persone anziane. Farà un incontro con 400 di loro a Betania oltre il Giordano, sul luogo del battesimo di Gesù. E poi ci sarà una messa con 35 mila fedeli, nello stadio di Amman. Verrà certamente con il suo sorriso, la sua umiltà, la sua umanità. Nessuno può prevedere cosa dirà: ci farà le sue sorprese…».

L’arcivescovo Maroun Lahham, vicario per la Giordania del patriarca latino di Gerusalemme, attende il 24 maggio, giorno dell’arrivo del Papa in Giordania, con trepidazione. Qui i cristiani sono una piccola minoranza: circa 220 mila su poco più di 6 milioni di abitanti, il 2,8-3 per cento della popolazione totale. Di questi 220 mila, gli ortodossi sono la metà. Dell’altra metà, circa l’80 per cento è cattolico, in maggioranza di rito latino (accanto ad alcune decine di migliaia di fedeli melchiti). La storia personale di monsignor Lahham coincide per molti aspetti con quella del suo popolo: in Giordania metà della popolazione, cristiani compresi, è di origine palestinese e discende dai profughi del 1948 e del ’67. La famiglia Lahham viene da Haifa, nell’odierno Stato di Israele. Quando, nella primavera del ’48 scoppia la prima guerra tra israeliani e arabi, la mamma del vescovo è al sesto mese di gravidanza. Poche settimane dopo, trovato rifugio oltre Giordano, nasce Maroun. «I cristiani di Giordania sono una comunità piccola ma in crescita – spiega il vescovo –: un secolo fa, negli anni Venti, eravamo 15 mila; negli anni Cinquanta siamo diventati 150 mila; e oggi siamo più di 200 mila. Un numero che cresce in termini assoluti, pur diminuendo come valore percentuale, perché i nostri connazionali musulmani fanno più figli e crescono più rapidamente». Qual è l’identikit della Chiesa cattolica in Giordania? È una chiesa viva. La famiglia cristiana, ad esempio, è ancora solida, lontana dalla crisi che sta vivendo in Occidente: questa sera ad Amman incontro 59 coppie di giovani cristiani che si sposeranno presto; l’altra settimana a Madaba ho fatto un incontro simile con altre 15 coppie. Abbiamo il tribunale ecclesiastico, ovviamente;

anche qui ci sono coppie in crisi. Ma il divorzio rimane un fatto abbastanza raro. E il modello tradizionale di famiglia resiste. Ci sono vocazioni in Giordania? L’unico seminario per i sacerdoti diocesani è quello di Beit Jala, in Palestina, di cui sono stato rettore per dodici anni. Sui 32 seminaristi che oggi lo frequentano l’80 per cento viene proprio dalla Giordania. Questo capita, in effetti, perché tre quarti dei fedeli del patriarcato latino vivono in Giordania e qui abbiamo le parrocchie più vive e popolose. Le vocazioni femminili, invece, sono meno numerose. Com’è la vita delle parrocchie? Molto vivace, con gruppi e movimenti, ben 25, per cui abbiamo istituito un consiglio dei laici. Ci sono  neocatecumenali, focolarini, Comunione e Liberazione… Abbiamo gli scout, circa 3 mila ragazzi; l’Azione Cattolica: 4 mila giovani. La Caritas: 220 impiegati e 1.300 volontari dal nord al sud del Paese. In occasione della crisi siriana, la Caritas ha fatto così tanto e bene che il ministro degli Affari sociali ha espresso il desiderio di conferirle un’onorificenza. I centri Caritas distribuiscono vestiti, coperte, stufe… sono molto rispettati, lavorano con professionalità e attenzione cristiana. I profughi siriani sono in gran parte musulmani, ma dicono: qui ci sentiamo rispettati, c’è una sedia per chi aspetta, un turno, le persone ti sorridono… Tra gli altri gruppi ecclesiali non voglio dimenticare la Legio Mariae e il segretariato generale per le giovani coppie: più di 200,

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Regione San Paolo che si riuniscono in gruppi, ogni settimana, leggono il Vangelo e condividono la cena. C’è anche un segretariato generale per i chierichetti, che sono centinaia. Come ha influito la crisi siriana sui cristiani di Giordania? Come sul resto dei giordani: la Giordania è un Paese povero, non ha infrastrutture, siamo il quarto Paese più povero al mondo in fatto di risorse idriche. Solo dare da bere ad un milione di persone in più, tanti sono i siriani da noi, è un grande problema. Quelli venuti qui sono i siriani più bisognosi, quelli del Sud della Siria. Sono disposti a lavorare per un salario più basso del normale, in nero; così molti giordani vengono licenziati a favore dei lavoratori siriani. Questo crea tensione sociale. I giordani dicono: ci rubano il lavoro. La Chiesa fa di tutto per aiutare: abbiamo 24 scuole diocesane; le scuole del Nord del Paese aprono nel pomeriggio per i ragazzi siriani, in gran parte musulmani, per consentire loro di non perdere l’anno scolastico… In Libano e Palestina i cristiani emigrano in Occidente a causa della guerra. Capita anche qui? La tentazione c’è, qualcuno decide di partire, ma non è un fenomeno, un’emorragia come altrove. Il fatto è che la Giordania è un Paese stabile e sicuro. La polizia è forte, l’esercito è forte. E dunque il Paese vive tranquillo. Nella Evangelii Gaudium Papa Francesco invita i cristiani non solo ad aprire le porte, ma ad uscire per annunciare il Vangelo. È possibile in Giordania questo tipo di evangelizzazione? No. In Giordania abbiamo una libertà di culto, ma non una vera e propria libertà religiosa. Le conversioni sono

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rarissime, io stesso ne conosco due o tre. Sono fatte di nascosto. Rimanere nel segreto, se uno si converte, è dura. La fede qui è un fenomeno sociale più che personale. Quindi se cambi fede cambi pure famiglia, società, persone di riferimento... Noi non battezziamo coloro che desiderano la conversione, li mandiamo in Libano o in Europa. In Giordania è possibile, però, il dialogo con l’Islam, che facciamo in tre modi: il dialogo di vita, il dialogo intellettuale e il dialogo spirituale. Il dialogo di vita avviene ad esempio nelle scuole cattoliche, dove metà degli studenti sono musulmani: i ragazzi crescono insieme, si conoscono, si rispettano, diventano amici. Poi c’è il dialogo intellettuale, quello delle conferenze e degli studiosi: è un dialogo importante perché ti permette di scambiare idee, anche se generalmente si ferma ai complimenti reciproci… Talvolta, però, queste conferenze sono un bene perché puoi dire come stanno le cose. L’altro giorno, ad esempio, ho partecipato a una conferenza a Roma dove un musulmano ha detto: «L’Islam è molto aperto, noi rispettiamo i cristiani, possiamo pure sposare le ragazze cristiane». … «Aspetta! - gli ho replicato io - È vero che tu, musulmano, puoi sposare mia figlia, cristiana; ma per l’Islam tua figlia, musulmana, non può sposare mio figlio che è cristiano… Perché ci sia giustizia, deve essere possibile l’una e l’altra cosa». Gliel’ho potuto dire perché il contesto della conferenza mi garantiva una certa libertà. Infine c’è il dialogo spirituale che è il più bello perché tu parli della tua esperienza con Dio, dialogo della preghiera e della spiritualità. Qui in Giordania conosco qualche sceicco musulmano del quale direi che gli manca solo il battesimo… www.terrasanta.net


L’omicidio di p. Frans è una perdita per i musulmani della Siria HOMS, 7 APRILE 2014

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adre Frans è stato ucciso nel giardino del monastero. Gli hanno sparato due colpi alla testa, è stato un gesto deliberato”: lo afferma all’edizione in arabo della Radio Vaticana p. Said Ziad Hilal sj, gesuita che viveva con p. Frans Van der Lugt. Bimal Kerketta sj, sacerdote indiano che a Minya (Egitto) dirige una scuola gesuita, racconta la sua amicizia con il gesuita che da 50 anni viveva in Siria, cercando di tenere unita la comunità locale, composta da cristiani e musulmani. Di seguito, la testimonianza di p. Kerketta. (Traduzione a cura di AsiaNews) Prima che iniziasse la guerra in Siria, sono stato a Homs due volte e ho vissuto con p. Frans Van der Lugt per alcuni giorni, osservando il suo lavoro quotidiano e le sue attività. Egli era un uomo coraggioso, dedito al prossimo a prescindere dalla religione. Egli ha sempre cercato di fare del suo meglio per portare varie denominazioni di musulmani e cristiani insieme, in ogni sfera della vita. P. Frans era del tutto integrato nella vita e nella cultura del popolo siriano. Parlava molto bene l’arabo e aveva un’ottima conoscenza scientifica del Corano. La perdita più grande sarà sentita dalla comunità islamica in Siria: sotto la sua cura fino ad ora molti musulmani vivevano nel nostro monastero, e addirittura uno sceicco islamico vi aveva trovato rifugio con tutta la sua famiglia. Il gesuita Frans van der Lugt portava avanti programmi speciali per i disabili musulmani e cristiani, per i bisognosi, gli svantaggiati e gli emarginati della società. Egli aveva un progetto speciale riservato alle donne, che ogni giorno lo andavano a trovare: uno di alfabetizzazione, uno di formazione e uno di economia domestica. Alcune lavoravano nella vigna della comunità gesuita. La sua morte è stata un duro colpo per l’amorevole pace tra musulmani e cristiani, e adesso entrambi saranno ancora più spaventati. Persino tra le diverse denominazioni cristiane non sarà facile fare dei passi l’uno verso l’altro, per lavorare insieme. Nei Paesi islamici [noi sacerdoti] ci concentriamo molto sull’umanità e sullo stare insieme come fratelli e sorelle.

Tra due giorni p. Frans avrebbe compiuto 76 anni. Era nato il 10 aprile 1938. Quando ha ricevuto la notizia, la nostra comunità gesuita a Minya è rimasta sconvolta, anche perché fino alla sua morte egli è stato in grado di portare equilibrio tra le truppe dell’esercito e i ribelli, aiutando musulmani e cristiani a convivere. La vita della nostra comunità gesuita a Homs è estremamente difficile. Dei 10 sacerdoti che vivono in Siria nessuno di loro ha mai abbandonato il Paese, nonostante la vita sia faticosa e precaria da quando la guerra è iniziata. Questa è la nostra vocazione come gesuiti, servire Cristo e le persone con la nostra vita. Durante il

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Regione San Paolo conflitto la nostra vigna è stata attaccata, saccheggiata e sequestrata dai ribelli. È difficile raggiungere la zona e ogni cosa è stata distrutta. La zona in cui è stato ucciso è controllata dai ribelli. Questi usano le case e gli istituti dei cristiani per attaccare l’esercito siriano. L’area ha più di mille anni, sono strade strette: quando i militari entrano, i ribelli li attaccano con tattiche da guerriglia... grazie al forte sostegno di alcuni Paesi del Golfo. È triste che la religione anziché unire l’umanità la uccida, cancellando la

storia antichissima di unità di spirito e vita. Per quanto mi riguarda, sono pronto ad andare in Siria e lavorare lì, in qualunque momento. Ne sto parlando con i miei superiori. Dio salvi la Siria. *P. Bimal Kerketta è un sacerdote indiano che vive in Egitto da 10 anni. È preside della scuola dei Padri Gesuiti di Minya. www.asianews.it

Mi manchi, p. Frans. Hai ispirato tutti noi OMAHA, 14 APRILE 2014

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n giovane sacerdote della Compagnia ricorda la vita e l’operato di p. Frans van der Lugt, ucciso a Homs dopo aver rifiutato di abbandonare la popolazione piagata da fame e guerra: “Ha dato e continua a dare tutto per la Chiesa, per la Siria, per la pace. La sua testimonianza e le sue doti ne hanno fatto un missionario e un testimone del Vangelo eccezionale”. Quando mi sono svegliato, la mattina di lunedì 7 aprile, sono andato subito a controllare la mia mail: tutti i giornali parlavano dell’omicidio di p. Frans van der Lugt sj. Quella mattina era stato “rapito da uomini armati nella sua residenza di Homs in Siria, dove viveva, ed era stato ucciso a colpi di arma da fuoco. Nonostante i

pericoli, aveva deciso in maniera volontaria di rimanere nella città di Homs, in solidarietà con la popolazione che non poteva abbandonarla. Rimane nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere” [cfr. http://sjweb.info/news/ index.cfm?Tab=2&publang=1]. Fuori dalla Siria “Frans” - come preferiva essere chiamato - non era un nome familiare come p. Kolvenbach - un altro grande missionario olandese della mia Provincia nativa, quella mediorientale, che ha servito la Società di Gesù come Superiore generale. Tuttavia, chi lo conosceva sapeva bene che uomo semplice, generoso e amorevole egli fosse. Una parte di me ha cercato di celebrare Frans come un uomo che ha speso la sua vita per uno scopo, uno scopo che ha ora finalmente raggiunto. Ma un’altra parte di me piange per la perdita di un grande compagno, un gesuita che negli ultimi decenni ha ispirato tutti i gesuiti siriani. Negli ultimi anni, Frans era convolto in maniera profonda con il conflitto in corso in Siria. Il blog Erasmus dell’Economist ha riconosciuto la sua vita di servizio in un post del 10 febbraio, in cui sottolineava il desiderio di Frans di “scuotere l’opinione mondiale sul dramma della popolazione di Homs”. L’8 aprile, il giorno successivo all’omicidio di Frans, lo stesso Erasmus ha citato un altro gesuita, Jan Stuyt, che ha definito Frans “un martire del dialogo interreligioso”.

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Erasmus ha scritto in maniera splendida dell’impatto che p. Frans ha avuto, sia in vita che con la sua morte: “Rimanendo nel cuore di una Homs sotto assedio, durante il dominio di ribelli che includevano anche islamisti militanti e sotto l’offensiva del governo, ha offerto soccorso a tutte le vittime del conflitto. E una sorta di rimprovero a tutti i belligeranti. Sapeva di rischiare la propria vita rimanendo in un posto dove erano in attività dei ribelli islamisti; ma ha anche offerto una grande testimonianza delle crudeli conseguenze dell’assedio rifiutandosi di andare via quando sarebbe stato facile per lui farlo, tra l’altro senza poter essere biasimato da nessuno. Dalla prospettiva che ci ha offerto, tutte le vittime civili erano degne di compassione così come tutti i combattenti di entrambi i fronti erano da biasimare. Si tratta di una verità per la quale vale la pena morire, e che va leggermente oltre il dialogo religioso”. Ho avuto la grande benedizione di condividere lo stesso edificio con p. Kolvenbach, durante i miei due ultimi anni a Beirut. Ma con Frans ho condiviso molto di più. Il mio rapporto con lui è iniziato durante il mio cammino verso l’ingresso nella Compagnia di Gesù. E quando sono entrato, lui era il delegato del provinciale. Ma come è stato possibile per uno straniero - un olandese - conquistare i cuori di tutti i siriani, cristiani o musulmani, pro-regime o oppositori? Qualche membro della sua comunità, quando ha potuto lasciare la Città vecchia di Homs, ha detto di lui: “Non saremmo sopravvissuti senza abuna [padre] Frans”. Vi chiederete, come è possibile? Perché Frans conosceva le chiavi per essere un buon missionario. Dopo aver riflettuto sulla mia esperienza con Frans, ho individuato tre caratteristiche centrali che lo hanno aiutato a emergere sia come missionario che come ministro del Vangelo. La prima è la generosità: Frans si dava in maniera gratuita a chiunque incontrasse, ed era come un padre per tutti noi: gesuiti e laici. Donava al punto che ho sentito qualche gesuita mugugnare sul fatto che non si curava abbastanza di se stesso. Quando era in ritiro, passava tutta la notte ad ascoltare le confessioni, dando consigli spirituali o semplicemente ascoltando. Nonostante questo, si alzava presto al mattino per la sua meditazione zen. La seconda è l’amore. Molti gesuiti sono famosi per le omelie che pronunciano nelle chiese locali, e Frans non faceva eccezione. Ma c’era qualcosa di speciale nel

modo in cui lui lo faceva: dato che si era immerso nella cultura e nel linguaggio, e conosceva i fatti quotidiani della Siria, parlava con un’autentica voce di Amore. Avvicinava i giovani alla preghiera parlando proprio di Amore. Ma quello che ci attraeva tutti era la sua vita: una vita di amore. Questo Amore lo ha invitato a trovare la gioia nell’essere siriano... persino più che nell’essere olandese, come diceva lui. Non posso scordare il giorno in cui, volendo spiegargli una battuta che avevo fatto in accento siriano, mi ha interrotto: “Ragazzo, quanti anni hai?”; “Ne ho 23”; “Ecco, ho passato 19 anni più di te in Siria!”. La terza caratteristica è la semplicità. Chiunque si sia mai unito a Frans nelle escursioni che organizzava spesso - forse la cosa per la quale era più famoso, più che per essere un gesuita - ha visto come questo uomo anziano sopravvivesse con cibo semplice e basilare. Negli stessi momenti in cui Frans era felice di mangiare cose semplici, tutti noi altri sognavamo il momento in cui saremmo tornati a casa per gustare i deliziosi piatti siriani di mamma. Invece di girare in macchina, attraversava le affollate strade di Homs con la sua bici, proprio come molti cittadini locali (e forse persino in maniera migliore).

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Regione San Paolo Pochi giorni prima della sua morte, Frans ha pubblicato queste righe sulla pagina Facebook che usava per condividere notizie: “I cristiani della vecchia Homs si chiedono l’un l’altro: ‘Cosa possiamo fare? Non possiamo fare nulla!’. Ma Dio si prenderà cura di noi: siamo paralizzati, ma crediamo che Dio sia con noi in particolare durante queste dure circostanze. Dio non ci abbandonerà mai, ci conosce, conosce le nostre sofferenze: non ha mai voluto alcun male. Tutto quello che ha è uno sguardo compassionevole nei confronti di chi ama”. “La nostra fede - scriveva ancora - ci aiuta molto a superare questa situazione critica, e ci dà speranza e pazienza. Ma diventa sempre più difficile, e le nostre abilità diventano sempre più scarse. La carestia minaccia le nostre vite, ci mancano gli elementi base per sopravvivere: cibo e generi di prima necessità. Ma in qualche modo sopravviviamo, e continuiamo a spingere la vita più in là. Di più, facciamo esperienza della bontà di coloro che hanno bisogno. A volte, davanti alla porta si trovano delle lenticchie e del bulgur [focaccia di grano duro], e questo è ciò che si può mangiare dopo due anni. Quando siamo poveri e in difficoltà, allora riscopriamo la bontà degli esseri umani, quando riceviamo dai nostri fratelli e sorelle”. In questi giorni - concludeva - “vediamo che il male cerca di infiltrarsi fra di noi. Ma non può fare finta di non vedere la bontà, e abbiamo bisogno di combattere per tenere accesa questa fiamma nei nostri cuori. Stiamo aspettando i risultati dei negoziati, siamo ottimisti che si potrà trovare una soluzione per noi, ma il tempo ci ha insegnato a non credere alle voci... ci stiamo preparando per la Pasqua, riflettiamo sulla morte in croce che si trasforma nella resurrezione. Ci sentiamo come se vivessimo in una valle di ombre, ma possiamo vedere una

luce in lontananza che ci guida verso la vita... Speriamo che la Siria possa presto risorgere... Andiamo avanti”. Mi manchi, Frans. La scorsa notte ho cercato follemente in archivio una nostra foto insieme, e questo mi ha costretto a riguardare tutte le foto che ho scattato negli ultimi cinque anni nei vari eventi tenuti dai gesuiti. Eri sempre lì, con il tuo sorriso e il tuo sostegno. Ti ho rivisto mentre loro pronunciavano i voti definitivi, alla loro ordinazione, alle conferenze e ai compleanni. Ho rivisto le foto dei miei primi voti: tu eri lì, nelle sedie indietro, con la tua maglietta rossa. Non hai mai perso l’opportunità, una generazione dopo l’altra, di ispirare i gesuiti siriani a continuare il loro viaggio. Ho capito che tu rimarrai sempre con noi, esattamente come hai sempre fatto. Posso sentirti, ora nel mezzo del mio corso, che mi dici: “Vai avanti, Tony, e continua il lavoro della Chiesa in Siria”. Ci proverò Frans. Ma anche se sono giovane, ho solo una piccola parte della tua energia. *Tony Homsy è un gesuita siriano della Provincia mediorientale. Ha 28 anni ed è il webmaster del sito della Provincia. Dopo la laurea in bio-chimica presso l’università di Aleppo è entrato nella Compagnia, passando due anni al Cairo (in Egitto); dopo ha studiato filosofia e civilizzazione araba a Beirut, in Libano. Al momento studia presso la Creighton University di Omaha, dove segue i corsi di Giornalismo digitale e Computer Science. Per gentile concessione del “thejesuitpost” (traduzione a cura di AsiaNews) www.asianews.it

Siria, arriva la siccità: 6,5 milioni di persone rischiano la carestia

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econdo i dati registrati dalle Nazioni Unite, dal settembre 2013 a oggi è caduta meno della metà dell’acqua piovana necessaria per rendere fertili i campi

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di grano. E i Paesi donatori hanno tagliato del 20% il sostegno alimentare e sanitario alla popolazione.


A tre anni dall’inizio della guerra costata la vita a più di 100mila persone, la Siria rischia di vedere un’altra catastrofe aggiungersi alla lista dei drammi che l’ha colpita: la siccità, provocata da un calo nelle piogge, che mette a rischio carestia circa 6,5 milioni di persone. È l’allarme lanciato dal Programma alimentare mondiale, estensione delle Nazioni Unite, sulla base dei dati delle precipitazioni dal settembre 2013 a oggi. Secondo le statistiche, sul Paese è caduta meno della metà della pioggia necessaria per rendere fertili le coltivazioni di grano. Inoltre, il gruppo internazionale dei donatori - quei Paesi che sostengono la popolazione siriana con l’invio di aiuti alimentari e sanitari - ha tagliato del 20% il sostegno alla nazione mediorientale. La causa del taglio è la crisi economica mondiale e l’instabilità del Paese, ancora di fatto diviso in due da una

guerra che vede da una parte l’esercito regolare fedele al presidente Assad e dall’altra una serie di gruppi armati, che comprende sia ribelli che fondamentalisti islamici. www.asianews.it

Forum d’intellettuali cristiani siriani per una società fondata sui valori evangelici BEIRUT, 17 APRILE 2014

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n un messaggio per la Pasqua, il patriarca di Antiochia dei greci melchiti cattolici, torna a chiedere la fine della guerra in Siria e la conclusione di una “tregua per la vita”. Evocando infine il prossimo viaggio del Papa in Terra Santa, gli augura il benvenuto e lo ringrazia “della sua preghiera per la Siria”. Gregorio III Laham, patriarca di Antiochia dei greci melchiti cattolici, torna a chiedere la fine della guerra in Siria, la conclusione di una “tregua per la vita” e annuncia di voler creare un Forum di intellettuali cristiani siriani, per una società fondata sui valori evangelici. “Noi - si legge in un messaggio per la Pasqua diffuso ieri - dobbiamo ripudiare la logica della guerra e della forza: è una logica egoista e portatrice di morte. Lancio

questo appello al mondo intero, in nome dei poveri, dei deboli, delle vedove, delle vittime, dei morti, dei feriti, dei mutilati, di color che sono sfigurati, dei profughi,

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Regione San Paolo dei rifugiati, dei senza asilo, degli affamati, dei bambini, degli anziani, delle donne incinte, degli handicappati, di tutti coloro che sono nella disperazione, nel dolore e nello scoraggiamento, tante persone che incontro spesso alla frontiera siro-libanese, quando vado da Beirut a Damasco, in occasione delle mie visite alle famiglie delle vittime e ai danneggiati. Tutti sono sotto il peso della paura per il loro avvenire e il destino delle loro famiglie, dei loro bambini, dei giovani”. Nel messaggio, Gregorio III annuncia anche di “lavorare alla creazione di un Forum siriano di intellettuali, che riunirà una élite di pensatori cristiani, credenti e impegnati nei problemi della società siriana”. A esso il patriarca chiederà di “formulare principi, metodi e programmi fondati sui nostri valori nazionali e gli insegnamenti del Vangelo”. Essenziale di tale Forum, precisa il Patriarca, sarà la dimensione islamo-cristiana e contribuirà a “una società migliore, fondata sui valori del Vangelo e della fede, propri dei cristiani e dei musulmani.

Il Forum attingerà largamente nel Concilio Vaticano II, che incoraggia la Chiesa a combattere il pensiero secolarista, “presentando in modo chiaro i valori del Santo Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa”. Evocando infine il prossimo viaggio del Santo Padre in Terra Santa, Gregorio III gli augura il benvenuto e lo ringrazia “della sua preghiera per la Siria”. Nell’occasione egli cita il Patriarca Atenagora: “Bisogna arrivare a disarmarsi (...). Io sono disarmato. Non ho paura di niente, perché l’amore scaccia la paura. Sono disarmato dalla volontà di avere ragione, di giustificarmi squalificando gli altri (...). Accolgo e condivido (...). Ciò che è buono, vero e reale per me è sempre il meglio. E’ per questo che non ho paura (...). Se uno si priva delle armi, se si apre al Dio-Uomo che fa nuove tutte le cose, allora Lui cancella il male passato e ci offre un tempo nuovo nel quale tutto è possibile”. www.asianews.it

In Siria, i bimbi vivono come seppelliti vivi per sfuggire alla guerra ALEPPO, 18 APRILE 2014

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na squadra di “Sos Villaggi dei Bambini” si è recata nei giorni scorsi in uno dei quartieri di Aleppo più devastati dalla guerra civile in Siria. In un ambiente

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spettrale, i volontari dell’organizzazioni umanitaria hanno scoperto un’umanità sotteranea, composta da famiglie e soprattutto bambini costretti a vivere letteralmente come “sepolti viti”. Alessandro Gisotti ha raccolto la testimonianza di Elena Cranchi, portavoce in Italia di “Sos Villaggi dei Bambini”: R. – Dovete immaginare che, in questo quartiere di Aleppo, ci sono solo scheletri di palazzi. Sembra un quartiere assolutamente fantasma: in realtà, nei seminterrati vivono intere famiglie. Abbiamo incontrato questa bambina, Rayan, di 13 anni, che ha raccontato una storia veramente incredibile: ha portato la nostra squadra in un seminterrato dove, in una piccola stanza senza finestre, vivono 21 persone. E la bambina ha raccontato la vita che svolge all’interno di questa stanza:


bisogna pensare che gli scontri continuano e quindi l’infanzia è davvero seppellita. E’ difficile l’accesso alle scuole, è difficile uscire a giocare semplicemente con i compagni. La doccia non possono farla o perlomeno se la fanno è considerato un momento di grande pericolo. Infatti, lei raccontava alla squadra umanitaria: “Mia mamma dice sempre di fare poche volte la doccia, perché bisogna mettere una bobina elettrica in questo barile di acqua e quando si mette la bobina elettrica nessun bambino si può avvicinare, perché rischia di prendere la scossa”. E poi, racconti su che cosa mangiano. Lei diceva: “Io non chiedo più a mia mamma ‘che cosa mi fai questa sera?’, come facevo tanto tempo fa, perché so che mangerò sempre solo lenticchie”. “Nonostante tutto – dice – io continuo a giocare fuori con i miei amici, anche se poi non so perché, ma tutti noi diventiamo violenti, con i giochi”. Dice che la cosa più bella è poter andare a scuola, perché per lei, forse, la scuola rappresenta l’unico momento di normalità. Però, per me andare a scuola è un incubo, perché devo camminare a piedi 40 minuti per andare e 40 minuti per tornare e non ho una cartella e quindi i libri li metto in un sacchetto di plastica e quando piove, sono guai. D. – A questi bambini, come a queste famiglie – da questo racconto si capisce – è stata “rubata la norma-

lità”, quella normalità che a volte, invece, annoia noi, da quest’altra parte del mondo, magari anche i nostri bambini? R. – Io stessa – noi stessi – leggendo queste storie e vedendo i nostri figli, vedendo i nostri nipoti, non riusciamo neanche ad immaginare che questo possa veramente accadere. Io penso che leggere o raccontare queste storie ai nostri figli, probabilmente potrebbe essere utile per far capire che veramente, anche se ci sono bambini che soffrono dall’altra parte del mondo, siamo tutti uguali, sono tutti nostri figli, sono tutti nostri fratelli e sono tutti doni di Dio, no! Quindi, è una sensibilizzazione che voi, mass media, potete aiutarci a dare: altrimenti, diventano storie, diventa seppellire ulteriormente dei bambini che non hanno in questo momento né voce né la possibilità di evitare il dolore perché sembra che in questo caso – ahimé! – il dolore dei bambini della Siria non venga assolutamente considerato. Tanto che è una guerra che – hanno detto i giornali – ha compiuto tre anni; e già pensare di “festeggiare” il compleanno di una guerra è un ossimoro di per sé e probabilmente però questa guerra andrà avanti, perché non ci sono segnali, in questo momento, di accordi che possano portare gli scontri alla fine. http://it.radiovaticana.va

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Regione San Paolo Una suora: «In Siria cristiani crocifissi» 18 APRILE 2014

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ristiani siriani crocefissi se rifiutano di abiurare la loro religione e di abbracciare l’islam; jihadisti che giocano a pallone con le teste delle loro vittime fra cui dei bambini: a denunciarlo è una suora siriana in un’intervista a Radio Vaticana in francese, in cui racconta di atrocità commesse dai ribelli jihadisti nelle città e nei villaggi da loro occupati nel conflitto siriano. “Nelle città o nei villaggi occupati dagli uomini armati - si legge nell’intervista di suor Raghida, che vive in Francia -, i jihadisti e tutti i gruppi musulmani estremisti propongono ai cristiani la ‘shahada’ (la professione di fede musulmana, ndr) oppure la morte. Alcune volte chiedono solo un riscatto e in questi casi si offrono l’abiura, un riscatto o la morte. Ma è impossibile per loro rinnegare la loro fede, dunque subiscono il martirio. E si tratta di un martirio terribilmente disumano, di una violenza indicibile. Se volete degli esempi,a Maalula hanno crocefisso due ragazzi perché non hanno voluto recitare la shahada. Allora (i jihadisti) hanno detto ‘allora voi volete morire come il vostro maestro nel quale voi credete? A voi la scelta: o recitate l’abiura, oppure

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sarete crocefissi”. “Uno è stato crocefisso davanti al suo papà, che poi è stato ucciso a sua volta”. “E successo, per esempio ad Abra, nella zona industriale, alla periferia di Damasco: appena entrati in città, - aggiunge Raghida - hanno cominciato a uccidere gli uomini, le donne e i bambini. E dopo il massacro, prendevano le teste e ci giocavano a calcio. Per quanto riguarda le donne incinte, prendevano i loro feti e li impiccavano agli alberi con i cordoni ombelicali. Per fortuna la speranza e la vita sono più forti della morte: dopo che l’esercito ha ripreso la città, abbiamo celebrato messe di requiem e la preghiera si è fatta ancora più intensa”. www.avvenire.it Leggi il testo completo in francese di suor Raghida scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/f4t9XM


Siria, un milione di profughi in Turchia. Mons Audo: scelta della pace sia più forte d’interessi 22 APRILE 2014

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n Siria, continuano i combattimenti e si aggrava l’emergenza umanitaria per i profughi che fuggono dal Paese: nella sola Turchia, ha annunciato oggi il governo di Ankara, il loro numero ha ormai raggiunto il milione. Ricorre oggi, inoltre, il primo anniversario del rapimento dei due vescovi ortodossi di Aleppo, Boulos Yazigi e Yohanna Ibrahim. Davide Maggiore ha raggiunto telefonicamente il vescovo di Aleppo dei Caldei, mons. Antoine Audo, che racconta con quale stato d’animo la comunità cristiana sta vivendo queste ore: R. - Non ci sono notizie. Come sempre si aspettano con speranza da parte delle due chiese ortodosse. La gente è veramente molto triste per l’assenza dei loro vescovi; sono come orfani senza di loro. Ma malgrado tutto, per domani ad Aleppo è stata organizzata una preghiera ecumenica nella cattedrale dei greci ortodossi per ricordare questo rapimento. D. - Per quanto riguarda invece la situazione più generale come hanno celebrato la Pasqua i cristiani di Aleppo? R. - È stata una settimana dura, soprattutto giovedì. Ma malgrado tutto, le chiese erano piene di fedeli per partecipare alla testimonianza di fede e di solidarietà.

Possiamo dire che quando si perde tutto, la chiesa rimane l’unico luogo dove ci si può recare per radunarsi e pregare. C’è un senso dello stare insieme per vivere l’esperienza di Cristo che è in mezzo alla comunità. Viviamo la Parola del Vangelo quando dice: “Quando due o tre si radunano, Io sono in mezzo a loro”. D. - Anche Papa Francesco durante il Messaggio Urbi et Orbi ha manifestato la sua vicinanza alla Sira e ha fatto appello soprattutto perché gli aiuti umanitari possano arrivare nelle zone dove, ancora a causa del conflitto, non possono giungere. Com’è da questo punto di vista la situazione ad Aleppo? R. - Fino all’altro ieri era molto difficile, non c’era cibo. Tutto era bloccato. Da ieri le cose sono un po’ migliorate: le scorte alimentari possono entrare ad Aleppo. Ma non ci sono elettricità e acqua. È una cosa terribile! Si deve fare veramente un appello per trovare una soluzione a questo. Se non c’è una volontà internazionale per mettere fine a questo conflitto, penso sarà molto difficile uscire da questa situazione. Facciamo in modo che la scelta della pace sia più forte degli interessi personali e economici. http://it.radiovaticana.va

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Regione San Paolo Siria: è emergenza umanitaria. Cosa puoi fare tu. “S ono rimasti in pochi nel villaggio di Homs, ogni volta che passo davanti alla scuola mi sembra un miracolo che ci siano ancora dei bambini sui banchi e prego che anche oggi possano tornare a casa vivi. In Siria si esce di casa e si corre il rischio di non tornarci. Ma non posso fermarmi, tanti dei nostri assistiti sono già in fila per comprare qualcosa, fare la spesa è diventato un lavoro, devo andare da loro, si-

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curamente non avranno abbastanza soldi e mi aspettano. Staremo in fila per ore sperando di non dover scappare da qualche bombardamento.. e domani sarà la stessa cosa. Questa è la nostra quotidianità in Siria”. Fra Halim, ofm. http://www.proterrasancta.org


Cronaca della Custodia La Lampada Magica compie 10 anni GERUSALEMME, 30 MARZO 2014

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a Lampada Magica è il Festival della canzone araba per bambini organizzato dall’Istituto Magnificat di Gerusalemme. Domenica 30 marzo, presso l’Auditorium della Custodia di Terra Santa, si è svolta la decima edizione. Un traguardo a suo modo storico, per festeggiare il quale sono state riproposte le migliori canzoni degli anni precedenti. Il concerto della Magic Lamp è l’evento finale di una produzione complessa: le canzoni vengono composte, armonizzate, insegnate ed eseguite. La serata finale viene registrata e vengono prodotti Video e CD. Testi e musiche vengono pubblicati e gli spartiti vengono spediti a tutte le scuole della Palestina, ma anche in Israele, in Giordania, in Libano e in Siria. Infatti l’obbiettivo della Magic Lamp è anche quello di creare un repertorio di canzoni per bambini che possano essere insegnate ed eseguite nelle scuole arabe.

curato alcune piccole danze folcloriche palestinesi. Ad accompagnare i canti è stata la Magnificat Chamber Orchestra diretta dal maestro Robert Canetti. La giornalista Eman Al Qassem Suleiman ha presentato la serata, che si è conclusa con una bellissima canzone nuova intitolata “Pace su Gerusalemme” frc

Le canzoni toccano gli argomenti particolarmente vicini ai bambini come la scuola, il traffico, l’inquinamento, la mamma. Anche la situazione sociale è molto presente con canzoni sulla pace e sui problemi che affrontano le famiglie palestinesi: “Mi chiedono: come fai a vivere in questa situazione di povertà? Perché non emigri all’estero? Io sono un bambino palestinese e gli altri paesi non mi piacciono. La Palestina è la mia terra, nella quale voglio vivere” (dalla canzone “Io sono un bambino Palestinese”). Ad eseguire le canzoni sono stati gli allievi più piccoli dell’Istituto Magnificat, quelli dello Yasmeen Buds Choir diretto da Miriam Younan. Con loro ha partecipato anche il coro dello Schmidt’s College, che ha anche

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Cronaca della Custodia La tomba di Lazzaro a Betania: Non c’è posto per la disperazione GERUSALEMME, 2 APRILE 2014 | BETANIA, 3 APRILE2014

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urante questa Quarta Settimana di Quaresima, i frati della Custodia hanno celebrato due pellegrinazioni. La prima pellegrinazione si è svolta mercoledì pomeriggio a Gerusalemme, presso il Convento della Flagellazione, II stazione della Via Crucis. Padre Najib Ibrahim, Guardiano del Convento, ha presieduto la Messa. Padre Vincenzo Lopasso, Professore invitato di esegesi, ha tenuto l’omelia, ponendo l’accento come i profeti hanno saputo prefigurare la Passione di Gesù. La seconda lettura ha permesso di riscoprire il significato di essere, oggi, servi di Dio, insistendo su due qualità fondamentali: fedeltà e costanza. Ispirandosi al Vangelo padre Lopasso ha dichiarato che: «Anche se non siamo sosia di Cristo, il Vangelo ci invita a guardare, a provare e affrontare la sofferenza, violenta o no. Vivere o condividere la sofferenza diventa così l’occasione di mostrarci coerenti con le nostre convinzioni e darne testimonianza». Cristo ha vissuto la sofferenza e il dolore, compresi quelli di vedere i suoi amici nella pena e nello sconforto. Quest’aspetto è stato ricordato giovedì mattina a Betania, nella tomba di Lazzaro, durante la seconda pellegrinazione della settimana. Fra Sergio Galdi, Segretario di Terra Santa, ha avuto il privilegio di celebrare, alle 6,30 del mattino, la Messa nella tomba dell’amico di Gesù. Nel minuscolo spazio, solo pochi fortunati hanno potuto assistere alla messa celebrata sull’altare portatile,

montato per l’occasione. Nella breve omelia fra Sergio ha rimarcato che: «Davanti alla morte, per il cristiano non c’è posto per la disperazione. Sì, possiamo soffrire il dolore della separazione, la nostalgia di momenti vissuti con persone che amiamo, ma nello stesso tempo abbiamo la certezza che un padre, un papà, ci aspetta in Cielo con un progetto d’amore per ognuno di noi». Durante la messa delle 7,30 presieduta da fra Dobromir Jaztal, Vicario custodiale, don Luca Grassi ha predicato l’omelia. Al termine della celebrazione i frati si sono recati in processione verso l’ingresso della Tomba di Lazzaro. Da lì, sarebbero dovuti salire sul Monte degli Olivi, all’edicola dell’Ascensione, situata nella collina di fronte, ma la barriera di sicurezza israeliana chiudeva ermeticamente la strada. Così, invece che percorrere due chilometri, si è dovuto riprendere il pullman e farne una quindicina per raggiungere la cappella. Com’è tradizione, i francescani hanno concluso la mattinata itinerante al Carmelo del Pater Noster. Mentre gli altri frati ripartivano per Gerusalemme, fra Michael Sarquah e fra Eleazar Wroński rimanevano a Betania dove fra Michael è Guardiano del Santuario. Fra Michael, da sette anni accoglie i gruppi di pellegrini in visita in questo luogo: «È doveroso ammirare il loro desiderio di seguire i passi di Cristo anche quando il cammino diventa difficile … Infatti, Betania è rimasta isolata e bisogna veramente volere arrivare fin qui …».

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Secondo fra Marcelo Cichinelli, la presenza costante della Custodia nei luoghi a lei affidati è determinante. In certi periodi, alcuni villaggi come Betania, sono stati letteralmente disertati dai pellegrini, mentre i frati sono rimasti continuando a mantenere non soltanto gli edifici, cosa secondaria, ma soprattutto la memoria degli avvenimenti della vita di Cristo che qui si sono svolti. È sempre questa memoria di Cristo che viene in primo luogo e che conduce il nostro agire. Non c’è alcun rischio di venire a Betania; solo la scomodità di una deviazione. Anche se rischio e scomodità sono fattori integranti nella pratica del pellegrinaggio. La perseveranza dei frati porta frutto... La prova più clamorosa è il sito del Battesimo di Cristo al Giordano. Infatti, i frati hanno perseverato, recandosi in pellegrinaggio anche quando il luogo era chiuso e, oggi il sito è sempre aperto e visitato da un grande numero di pellegrini». Fra Michael ha rilasciato questa breve testimonianza:

«È difficile determinare il numero dei pellegrini che vengono in un anno o in un mese. Forse 5.000 pellegrini in un mese? Vengono da tantissimi luoghi rallegrando la vita del Santuario. Sono felice di accoglierli». Con una media di 5.000 persone durante l’alta stagione di pellegrinaggi, il Santuario accoglie probabilmente da 30.000 a 40.000 pellegrini l’anno. Decisamente inferiori a siti come Betlemme che attira quasi due milioni di pellegrini l’anno, ovvero una media superiore a 5.000 al giorno. Tuttavia, la Custodia rimarrà a disposizione anche per 30.000 o 40.000 pellegrini, perché a Al-Eizariya (il luogo di Lazzaro), nome arabo del villaggio biblico di Betania, non c’è posto per la disperazione, ma per ricevere Cristo. http://it.custodia.org

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Cronaca Custodiale della Custodia Ai piedi della croce con la Vergine Maria GERUSALEMME, 11 APRILE 2014

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a messa al Calvario di Nostra Signora dei Sette dolori è la prima celebrazione nel programma delle solennità pasquali. Alla vigilia delle Palme, la Chiesa cattolica di Terra Santa e, in particolare, la piccola comunità di Gerusalemme, si raccoglie ai piedi della Croce insieme alla Santissima Vergine Maria. Spetta al Vicario Custodiale presiedere l’Eucaristia all’altare della Vergine Addolorata, posto tra il luogo della Crocifissione, gestito dai cattolici e quello dell’Elevazione della Croce, gestito dagli ortodossi. Nell’omelia, Fra Dobrimir Jaztal, ha invitato l’assemblea a stare, come Maria, ai piedi della Croce. «Maria, partecipe fin dall’Annunciazione al disegno divino,

doveva condividere anche la Croce; poiché il mistero della Croce è intimamente legato al mistero dell’Incarnazione. Maria è presente quando il Verbo dice “sì” sulla Croce, Lei che con il suo “sì” ha saputo accogliere il Verbo nella carne. Maria rimane ai piedi della Croce, quella Croce innalzata sul mondo; segno dell’alleanza tra Dio e la Terra. Maria non ha bisogno di parlare ai piedi della Croce, perché appartiene interamente a Dio». Al termine della celebrazione, mentre i francescani raggiungevano i loro conventi, Fra Dobromir è ritornato sul senso di questa celebrazione che per la prima volta ha presieduto in veste di Vicario Custodiale. «Questa celebrazione – ha detto – è, come sacerdote, l’occasione di offrire a Dio Padre il sacrificio di Cristo, nel luogo stesso in cui la Croce, che attira ogni uomo a Cristo, è stata innalzata. La Croce ci introduce nel mistero di tutte le celebrazioni della Settimana Santa, della Passione, della morte e della resurrezione. La Croce ci ricorda che abbiamo una missione molto importante da compiere, anche se non facile. Una missione che ha bisogno di sostegno continuo, che ha bisogno della forza della Croce e dell’intercessione della Vergine Maria, per sempre unita alla croce di suo Figlio e che ci insegna come dobbiamo accogliere la Parola, obbedire alla Parola, per attraversare e superare le difficoltà. È nell’ascolto della Parola, nel nostro modo di viverla, che le nostre vite troveranno il loro pieno compimento». http://it.custodia.org

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Il Santuario di Betfage rimesso a nuovo per celebrare le Palme GERUSALEMME, 12 APRILE 2014

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abato 12 aprile, la Custodia di Terra Santa ha celebrato in anticipo l’ingresso di Gesù Cristo a Gerusalemme. Fedeli alla tradizione, i frati si sono dati appuntamento nella chiesa di Betfage sul Monte degli Ulivi. Al loro arrivo, hanno trovato le comunità cattoliche indiane e dello Sri Lanka accompagnate dai loro cappellani francescani e cappuccini. 1.500 lavoratori immigrati, approfittando del sabato, giorno di riposo in Israele, si sono riuniti nel cortile del piccolo convento, luogo di partenza per la processione delle Palme. Anche i parrocchiani di Betfage, che risiedono nel quartiere costruito dalla Custodia per circa sessanta famiglie cristiane, hanno accolto i francescani. Il Santuario francescano e il suo Convento hanno ritrovato nuova vitalità grazie alla presenza di questi cristiani palestinesi. Norma, una delle parrocchiane, spiega: «La nostra piccola comunità si riunisce in questa chiesa. La Custodia ci ha sempre sostenuto sia per l’alloggio sia per le attività parrocchiali, ma oggi noi la ringraziamo soprattutto per il sacerdote che ci ha inviato». Questo sacerdote è Fra Agustin, un messicano di trentasette anni, nominato Superiore del Convento dal settembre 2013. Un uomo molto attivo che dirige anche il Centro di Informazione Cristiana di Gerusalemme e il Franciscan Media Center, centro multimediale che diffonde quotidianamente le notizie di Terra Santa at-

traverso canali televisivi di tutto il mondo. Fra Agustin racconta che al suo arrivo: « La chiesa, i suoi affreschi, la sua sacrestia, il suo altare, ogni cosa aveva perso il suo splendore….Così, in pochi mesi ci siamo messi al lavoro: l’Ufficio Tecnico della Custodia e i suoi operai, ma anche i parrocchiani e i frati. Il materiale, invece, proviene tutto da Betlemme». In poco più di un mese, la chiesa era pronta ad accogliere la solennità delle Palme. In questa chiesa, restaurata soprattutto dallo scultore palestinese Fausto Nastas, don Luca Grassi ha tenuto l’omelia basandosi su due elementi essenziali per le nostre vite: l’altare e l’asino. Don Luca ha spiegato un parallelo sorprendente: « l’altare –come questo nuovo altare che ci accingiamo a benedire– è il segno che Dio ci invita alla liturgia, ci permette di entrare nella Sua vita e ci aiuta a fare della nostra, una lode di gioia. L’asino invece non è solo l’animale che ha portato Gesù verso Gerusalemme, ma è il simbolo del servizio. Non gli viene chiesto nulla e non sa nemmeno dove va. Solo Dio conosce la direzione delle nostre vite; Gesù è fiducioso e a nostra volta dobbiamo rimetterci a Dio per diventare quest’altare e quest’asino.» Prima di iniziare la liturgia eucaristica, il Custode di Terra Santa, Fra Pierbattista Pizzaballa, ha benedetto l’altare che sarà consacrato in ottobre alla presenza dell’Arcivescovo di Spoleto, che ha dato un importante contributo per realizzare i lavori.

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Cronaca Custodiale della Custodia ha saputo coinvolgere i fedeli in questo progetto. Fra Agustin a sua volta ha ringraziato i fedeli esemplari che ogni giorno accompagna. Questi ultimi, infatti, hanno contribuito finanziariamente ai lavori comprando, per esempio, i banchi. Una spesa che supera 4.000 dollari. Un atto forte che ne nasconde molti altri, più modesti, ma molto utili come la sistemazione delle strade di accesso intorno alla chiesa, l’addobbo floreale … Ora a Betfage grandi e piccoli aspettano con impazienza l’inizio della Settimana Santa e la loro festa: la processione delle Palme.

«Preghiamo affinché quest’altare sia un segno di vitalità e dinamismo per la comunità di Betfage» hanno pregato i frati. Prima della benedizione finale, il Padre Custode ha espresso la sua gratitudine a Fra Agustin perché

Prima di questa celebrazione, nello stesso pomeriggio, i francescani si erano ritrovati al Santo Sepolcro per l’ultimo ingresso solenne di Quaresima (vedi l’ultima galleria fotografica). http://it.custodia.org

Le Palme a Gerusalemme, un’esperienza da vivere GERUSALEMME, 13 APRILE 2014

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ono le sette del mattino quando il Patriarca di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, fa il suo ingresso nella Basilica del Santo Sepolcro. Nonostante la presenza di molte persone, la Basilica è ancora silenziosa, paragonata alle ore che seguiranno. Quest’anno, infatti, la Pasqua coincide per tutte le cinque Chiese che convivono al Santo Sepolcro che, una dopo l’altra, celebreranno la commemorazione

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dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Ciascuna nello spazio che le appartiene, secondo la propria tradizione liturgica e nella propria lingua. L’esigua presenza dei Copti e dei Siriaci, ha consentito ai Latini di benedire e distribuire con tranquillità le palme davanti alla Tomba vuota. Subito dopo si è svolta la processione con tre giri attorno alla Tomba, guidata dai sacerdoti, dai seminaristi e dai francescani e seguita dai fedeli presenti. «È il momento più emozionante e più bello», afferma Pierre Lou che vi ha partecipato per la prima volta. La processione è suggestiva. Ai ritornelli, accompagnati dal grande organo, fa eco il fruscio delle palme sventolate in alto dalla festosa assemblea. A ogni giro, quando la processione passa davanti alla cappella dei copti, le donne egiziane si uniscono alla festa, facendo risuonare il loro «youyou », come un Alleluia. La cerimonia dei latini prosegue con la celebrazione eucaristica all’altare dell’apparizione a Maria Maddalena, accompagnata dal canto della Passione. I tre frati francescani che cantano cercano di farsi sentire alzando il volume per sovrastare il rumore aumentato


CRONACA DALLE CASE DI FORMAZIONE considerevolmente nell’edificio. All’unisono si possono ascoltare i Greci ortodossi dal catholicon, i Copti dalla rotonda e gli Armeni che celebrano nella loro cappella della Croce: il carillon che suona nella loro galleria li rende ben presenti. «È una cacofonia incredibile – dichiara Silvio, un italiano di passaggio – nello stesso tempo, mi sembra magnifico. In questo caos apparente, c’è l’essenza della nostra unità nella fede». «Tutto sommato, siamo tutti qui per la stessa cosa» dichiara Javier, arrivato dalla Spagna. Ed è solo l’inizio: tutta la Settimana Santa sarà così. La maggior parte dei fedeli presenti questa mattina si ritroverà, nel pomeriggio, per la processione. E che processione! Sono le 14,30 e un’immensa folla si è radunata intorno alla piccola chiesa di Betfage, il villaggio da cui Gesù è disceso dal monte degli Ulivi per fare il suo ingresso a Gerusalemme. Dal IV secolo, ogni anno, i cristiani di Terra Santa si ritrovano per percorrere la lunga marcia sui passi del Messia, agitando palme e ramoscelli di olivo. Tra gli “Osanna” intonati dai vari gruppi che partecipano, ritroviamo Vijay, giovane indiano di venticinque anni. Dice di essere venuto a «Acclamare Gesù, suo modello di vita e di speranza». Anche i francescani di Terra Santa partecipano alla festa; davanti a tutti i seminaristi che, con la chitarra in mano, camminano danzando.

Marie-Paule, pellegrina di Avignone, esprime la sua sorpresa: «Se avessi solo immaginato che le Palme a Gerusalemme sono festeggiate così, non avrei certo atteso quarant’anni per venire! ». Più lontano, sotto lo stendardo della parrocchia di Nablus, incrociamo lo sguardo estasiato di Mariam. È la prima volta che questa palestinese partecipa alla processione delle Palme, pur avendone tanto sentito parlare. «È necessario un permesso speciale per venire a Gerusalemme e quest’anno faccio parte di quelli che hanno avuto la fortuna di ottenerlo. La festa sarebbe molto più bella se fossimo tutti presenti». Quando la giovane cristiana dice «Noi », intende parlare dei suoi fratelli di Gaza e Cisgiordania cui è stato negato l’ingresso a

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Cronaca Custodiale della Custodia Gerusalemme. In segno di sostegno altri credenti portano i loro stendardi su cui si può leggere: la Palestina reclama giustizia e vuole la pace. Un messaggio forte che sarà ripreso da Sua Beatitudine, il Patriarca Fouad Twal, che insieme al Custode di Terra Santa e Mons. Joseph-Jules Zerey, chiude la sfilata. Attraversata la Porta dei Leoni, il corteo arriva nel cortile della Chiesa di Sant’Anna. La folla si accalca e i canti di lode risuonano ancora più festosi. Sua Beatitudine si rivolge ai ventimila cristiani presenti (secondo Louba Samri, porta voce della polizia): «Non è perché non ci sono carri e soldati per le strade di Gerusalemme che possiamo rallegrarci della pace. I cristiani di Ge-

rusalemme e di altri luoghi non sono mai stati in pace. Abbiamo camminato tutto il pomeriggio a fianco di Gesù e la nostra marcia è un appello. Noi proclamiamo il nostro rifiuto di fronte a questa situazione di ansietà permanente e d’instabilità. All’inizio della Settimana Santa, preghiamo affinché possiamo essere fedeli a Cristo e non cedere alla disperazione». Dopo la benedizione finale, i tamburi e le cornamuse degli scout di Gerusalemme riprendono a suonare, in segno della vitalità e delle convinzioni per i cristiani di Terra Santa. http://it.custodia.org

L’Osanna di Gerusalemme

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Osanna che gli angeli cantano a Betlemme a Natale, la Domenica delle Palme lo cantano i discepoli per l’ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme. I discepoli di oggi arrivano da tutto il mondo per la grande processione che parte da Betfage.

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È uno dei momenti più partecipati di tutta la Settimana Santa. Sicuramente il più animato: di volti, voci, colori. Si calcola che quest’anno vi abbiano preso parte oltre ventimila pellegrini.


Giovedì Santo a Gerusalemme, una giornata davvero intensa GERUSALEMME, 17 APRILE 2014

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iovedì 17 aprile, dalle sette del mattino, il sagrato davanti alla Basilica del Santo Sepolcro è preso d’assalto. La polizia israeliana e transenne sono piazzate sul posto, così come giornalisti e telecamere. Il giovedì mattina, a Gerusalemme e nel mondo, inizia il Triduo pasquale. La delegazione del Patriarca latino di Gerusalemme fa il suo ingresso al Santo Sepolcro, dove avranno luogo la Lavanda dei piedi e la commemorazione della Santa Cena. Le prime note dell’organo risuonano e la Corale della Custodia, cui si è aggiunto il Coro ungherese di Sant’Angela (Budapest), intona l’antifona «Che i popoli tutti ti rendano grazie, o Dio!». Questa comunione è davvero reale. Infatti, sul sagrato della Basilica, i greci ortodossi celebrano nello stesso tempo la loro liturgia. All’interno, un mosaico umano si ritrova in piedi attorno alla Tomba in un devoto silenzio, che contrasta con la realtà quotidiana. Chi è riuscito a procurarsi il libretto liturgico può seguire le varie tappe della celebrazione: letture, omelia, lavanda dei piedi fatta dal Patriarca ai fedeli, lì davanti al Sepolcro, rinnovamento delle promesse recitate dai chierici, benedizione degli olî per gli infermi e i catecumeni e, infine, il Santo Crisma che verrà impresso in maniera indelebile sulla fronte dei nuovi battezzati, dei confermandi e dei sacerdoti. Mancando una buona acustica, bisogna tendere l’orecchio per ascoltare le voci che si succedono, durante questa cerimonia singolare, che i cristiani latini possono

celebrare il Giovedì Santo al Santo Sepolcro, grazie a un’antica tradizione, iniziata dai francescani. Fra Stéphane ricorda che, nonostante numerose persone continuino a pensare che ciò avvenga perché sia impossibile celebrare al Cenacolo: « I francescani hanno scelto di celebrare al Santo Sepolcro poiché il Giovedì Santo non è uno spettacolo in cui si mima l’Ultima Cena di Cristo al Cenacolo. No, il Giovedì Santo ha un significato ancora più forte: è come un dito teso verso il mistero pasquale, verso il Calvario. Con la nostra presenza, attualizziamo ciò che Cristo ha voluto testimoniare ai suoi amici». Qualche ora dopo, il clima religioso cede il posto alla tradizione. Ogni Giovedì Santo, dalla metà del XIX se-

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Cronaca Custodiale della Custodia

colo, i francescani hanno il privilegio di avere in affido la chiave del Santo Sepolcro per aprire le porte della basilica, poi chiuse per l’adorazione. Dalla conquista di Saladino, la chiave del Santo Sepolcro è affidata a due famiglie musulmane di Gerusalemme. Per la cerimonia di apertura, i rappresentanti di ogni famiglia si recano al Convento di San Salvatore per incontrare Fra Dobromir il Vicario custodiale, che li accoglie offrendo caffè e dolcetti. Oggi, attorno al tavolo sono presenti le diverse generazioni, compresa quella più giovane, che deve imparare i gesti di questo rituale e l’importanza della tradizione. L’atmosfera è calorosa, si discute tranquillamente delle ultime notizie del quartiere. « Questo gesto è veramente simbolico. È il segno delle buone relazioni e di rispetto tra le comunità», spiega Fra Dobromir. Poi, la piccola assemblea, si dirige al Santo Sepolcro. Quando il corteo arriva

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davanti alla Basilica, viene aperta una piccola finestra dell’imponente porta di legno per far passare una vecchia scala, su cui sale il portinaio per raggiungere la prima serratura. Poi apre la seconda. Con lentezza i due pesanti battenti si aprono davanti alle centinaia di pellegrini che, impazienti, aspettavano questo momento. Appena partita la delegazione, ecco che bisogna riavviarsi in processione, questa volta verso il Cenacolo. Nelle strade affollate da cristiani ed ebrei, la Polizia municipale dirige gli spostamenti. Giunti al Cenacolo immerso nell’oscurità, i francescani iniziano la preghiera e, dopo le letture, il Custode lava i piedi di dodici cresimandi della Parrocchia. Il luogo dove la tradizione situa l’ultima Cena è affollatissimo, ma senza confusione e in comunione si recita la preghiera in varie lingue. Da lì, secondo la tradizione, il gruppo dei francescani, si reca a buon passo verso il Convento di San Giacomo degli Armeni. I pellegrini devono seguire il loro ritmo per non farsi distanziare. La sosta presso gli Armeni vuole ricordare l’accoglienza offerta ai frati, dopo la loro espulsione dal Cenacolo nel XVI secolo. In un susseguirsi di cappelle ci si perde nel dedalo di strade. Quest’anno non c’è la visita alla Chiesa siriaca. Infatti, nel momento in cui i Francescani passano davanti al convento di San Marco, i Siriaci stanno celebrando la lavanda dei piedi. Alle 17,30 la Parrocchia di Gerusalemme raccoglie il testimone. Nella chiesa stracolma la preghiera è totalmente in arabo. Anche qui, il Custode lava i piedi dei parrocchiani: sei padri con i loro figli, in occasione dell’anno della famiglia. Terminata questa celebrazione, si prepara la prossima: la lunga notte al Getsemani. Al calar della notte, fedeli e pellegrini aff luiscono alla Basilica delle Nazioni, costruita accanto al Giardino del Getsemani. Sono venuti tutti per accompagnare Cristo, nell’ora santa di preghiera e raccoglimento, prima della sua Passione, che avverrà l’indomani. Sotto le volte dorate della chiesa, la cerimonia ha inizio. L’atmosfera è calma, ma vibrante di emozioni.


Quando la voce del coro si eleva, il Custode si avvicina alla pietra su cui Gesù, in preghiera sudò sangue, mentre i suoi discepoli non ebbero la forza di vegliare al suo fianco. Il Custode getta sulla pietra simbolici petali di rosa. Letture, preghiere e canti inondano per un’ora l’affollatissima chiesa. Al termine della cerimonia, i pellegrini si avvicinano per esprimere un’ultima preghiera sulla pietra dell’agonia. S’inginocchiano, la abbracciano, raccolgono qualche petalo. Fuori, sul piazzale, ai presenti vengono distribuite le candele per la processione fino alla chiesa di San Pietro in Gallicantu. Lentamente, ognuno avanza, ogni comunità intona canti e preghiere, salendo lungo le mura della Città Vecchia e, secondo i gruppi, cambia l’atmosfera. Alcuni cantano in modo vivace, accompagnati da chitarre o tamburi, altri rimangono in silenzio. Un gruppo

di etiopi intona un rosario con voce dolce e profonda. Le loro preghiere sono salmodiate, il ritmo è piacevole. Dopo la lunga giornata, in cui si sono susseguite cerimonie ben ordinate, anche la processione è caratterizzata dalla sobrietà. Gli sguardi dei fedeli, illuminati dalle candele, sono commossi dalla preghiera. Costeggiando le mura della Città Vecchia, la processione incontra decine di Ebrei ortodossi che ritornano dalla preghiera serale. Si fermano e osservano, silenziosi, rispettosi e stupiti, il lungo corteo di cristiani che risuona dei canti più vari. Questa scena rappresenta l’essenza stessa di Gerusalemme. Arrivati a San Pietro in Gallicantu, tutti si fermano per un’ultima preghiera recitata alla luce delle fiaccole. Poi, è tempo di partire. L’indomani bisognerà alzarsi all’alba per assistere alla Passione di Cristo. www.custodia.org

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Cronaca Custodiale della Custodia Al Sepolcro inizia il Triduo pasquale 18 APRILE 2014

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a messa pontificale della mattina del Giovedì Santo al Santo Sepolcro è una delle celebrazioni più dense di tutta la Settimana Santa a Gerusalemme. Di sicuro la più lunga. Apre i riti del Triduo pasquale e commemora l’Ultima cena di Gesù con gli apostoli e l’istituzione dell’Eucaristia www.fmc-terrasanta.org

Venerdì Santo, il trionfo della Croce GERUSALEMME, 18 APRILE 2014

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n questo Venerdì Santo, «le porte rimarranno aperte solo pochi minuti per chi desidera assistere alla celebrazione, ma non per la visita», annunciava Fra Athanasius, alle sette del mattino, sul piazzale del Santo Sepolcro. Il Patriarca Fouad Twal, con il corteo francescano, ha fatto il suo rapido ingresso; subito dopo le grandi porte della Basilica sono rimaste chiuse durante le tre della celebrazione del Passio Christi. Al Calvario, lo spazio troppo esiguo per accogliere i numerosi fedeli, è stato velocemente riempito dal clero, dal coro della Custodia e dai pochi fortunati che hanno potuto aprirsi un varco fin lì. Mentre iniziava la lettura cantata della Passione in latino, i fedeli si sono dispersi nella Basilica semivuota, cogliendo l’opportunità di sostare a lungo, inginocchiati davanti alla pietra dell’unzione. Nella Basilica risuonano soltanto, a volte all’unisono a volte in canone, le voci dei latini e dei copti ortodossi che celebrano anch’essi la Passione, seduti sui tappeti posti attorno alla loro piccola cappella, attigua al Sepolcro.

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Sotto le volte della cappella francescana della Crocifissione, in ginocchio, si venerano le reliquie della Santa Croce. Fra Antonio, seminarista originario della Croazia, spiega: «È un momento trionfante poiché Gesù nel Vangelo regna su questa croce. È stato elevato qui e, quando m’inchino, non sento solo la sofferenza del Cristo, ma anche una profonda consolazione per tutti gli uomini». Questa stessa consolazione i fedeli della Parrocchia di Gerusalemme e, più tardi i frati, la rivivranno uniti all’immensa folla che oggi percorre la Via Dolorosa. Mentre al Santo Sepolcro si sta ancora celebrando la Passione di Cristo, le strade di Gerusalemme, sono affollate dagli innumerevoli cortei che percorrono la Via Dolorosa fino alla Basilica. In questo Tempo Forte del Triduo pasquale, è difficile raccogliersi in preghie-

ra e ricordarsi delle sofferenze di Cristo. L’Esercito israeliano e la Polizia municipale bloccano le strade per regolare il flusso dei pellegrini; fa molto caldo e l’aria è soffocante. Bisogna fare molta attenzione a non lasciarsi calpestare, perché si è travolti da una ressa impossibile da controllare. In queste situazioni corpi e fervore si scontrano.

Francescani della Custodia di Terra Santa sembra più calma, almeno tra i frati. Dietro di loro, ognuno cerca di aprirsi un passaggio. «La smetta di sorpassarmi! Ero qui prima !», grida una turista a un giovane uomo. «E io sono uno Scout di Gerusalemme, qui sono a casa mia!» gli risponde il giovane, infastidito. Nel pomeriggio, si assiste a uno spettacolo grottesco. Un uomo panciuto, vestito con un pareo sporco e coperto di falso sangue, con una parrucca in testa, imita Gesù. È accompagnato da una folla variopinta: due guardie vestite da romani, con armatura ed elmo piumato, alcune donne indossano presunti vestiti «orientali», dai colori sgargianti e ciondoli di plastica. Una vera messinscena che sembra uscita da una cattiva produzione hollywoodiana. I Francescani, intanto, sono arrivati nella Basilica e si raccolgono in preghiera. Ma le celebrazioni continuano. La più suggestiva per questo Venerdì Santo sarà celebrata, la sera, nella Basilica del Santo Sepolcro, con i Funerali di Cristo.

Le processioni si susseguono, ma non si uniscono. Miriadi di croci invadono Gerusalemme, così come decine di abiti e riti diversi. La Città Santa diventa, più che mai, una torre di Babele, dove s’incontrano e si scontrano popoli e tradizioni. La coabitazione non è sempre pacifica, nemmeno in questo giorno. Nei pressi della Nona Stazione, i pellegrini ortodossi di due processioni vengono alle mani; la tensione sale più volte tra i militari israeliani e i Palestinesi di Gerusalemme. Verso mezzogiorno, la processione dei

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Cronaca della Custodia La folla è isterica, fa chiasso e cerca di toccare quel corpo che ricorda come Cristo ha dovuto conoscere la morte. I Francescani, imperterriti, continuano le loro preghiere; sono abituati al posto e sorridono di fronte a tali eccessi. «È così, è il Santo Sepolcro. Bisogna che ci sia Vita; se non c’è qui, non può esserci in alcun altro posto» commenta uno dei sacrestani, mentre sorveglia un gruppo di pellegrini che si sono messi in piedi, in equilibrio, sulle transenne di sicurezza! I pellegrini escono dalla

Una liturgia simile sarà celebrata, qualche ora prima, nell’affollata Parrocchia di San Salvatore, dove i fedeli pregheranno per i fratelli della Siria. Sono le venti e dieci, il corteo dei Francescani è pronto per partire da San Salvatore, ma la polizia, che deve fendere la folla, è stata informata del ritardo di un rito che si sta svolgendo al Santo Sepolcro. Pazienza ! Quando finalmente il corteo arriva, la Basilica è piena zeppa. Al momento della cerimonia, una croce con il Cristo è portata in processione fino al Calvario, poi alla pietra dell’unzione. Fedeli alla tradizione, il corpo è deposto, steso su un bianco lenzuolo, unto dal Custode e poi portato nella tomba.

Basilica; agitazione e promiscuità lasciano il posto alla dolcezza di questa serata d’aprile e, nel giro di poche ore, Gerusalemme ritrova la sua calma notturna. A mezzanotte, Porta Nuova viene chiusa dalla Polizia, già impegnata a fermare l’orda di pellegrini che cercheranno, con tutti i mezzi e attraverso tutti gli ingressi della città, di recarsi alla Basilica per il rito del Sacro Fuoco. www.custodia.org

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La grande Veglia. È Pasqua a Gerusalemme 19 APRILE 2014

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a grande veglia pasquale – «madre di tutte le veglie», recita la liturgia – si svolge il sabato mattina al Santo Sepolcro. Quest’anno addirittura all’alba, con i primi raggi di sole che penetrano nell’edicola, per la concomitanza con la Pasqua ortodossa, i cui riti si celebrano nella stessa basilica. www.fmc-terrasanta.org

Sabato Santo, primizia dell’ottavo giorno GERUSALEMME, 19 APRILE 2014

L’

alba di questo Sabato Santo spunta appena e i pellegrini sono già riuniti davanti al Convento di San Salvatore, preparandosi a celebrare la vigilia pasquale al Santo Sepolcro… Celebrata stranamente di buon mattino, secondo le regole di spartizione con le altre Chiese cristiane nei Luoghi Santi. La Basilica è quasi vuota. Nessun turista disturba la cerimonia celebrata in tutto il suo fasto dai francescani. Presieduta dal Patriarca latino, S.B. Fouad Twal, la liturgia è vissuta con grande serenità grazie alla calma inusuale della Basilica. I canti dei frati risuonano in ogni luogo, durante la processione, davanti alla pietra dell’unzione e durante la Messa. Forse c’è meno gente rispetto alle altre cerimonie pasquali, forse l’orario mattutino ha scoraggiato i pellegrini già esausti dal ritmo dei primi giorni di festa. Forse alcuni hanno esitato a venire per timore delle condizioni d’accesso alla Basilica in un anno in cui la Pasqua coincide con quella delle altre Chiese e, tra qualche ora, trentamila pellegrini cercheranno di entrare

al Santo Sepolcro per il Fuoco Sacro degli ortodossi. I pellegrini presenti seguono con attenzione le letture e le preghiere. Finalmente l’atmosfera è tranquilla dopo due giorni intensi, in una città presa d’assalto da pellegrini cristiani ed ebrei. Dalle prime ore del giorno, gli ortodossi sono già nel Santo Sepolcro per aspettare la celebrazione del Fuoco Nuovo, che si terrà nel pomeriggio. Molti sono in preghiera, altri sonnecchiano. Dietro la tomba del Cristo, si

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Cronaca della Custodia Mi sono ritrovata in mezzo a un gruppo di ragazzi in maglietta rossa, con impresso il volto di Cristo. Danzando e salendo sulle spalle gli uni degli altri, hanno cantato, o piuttosto urlato, in arabo: «Le persone cambiano, ma noi rimaniamo gli stessi, gli arabi del quartiere cristiano!» battendo il tempo sui “tabel” i tamburi locali.

assiste a una strana scena. Un gruppo di donne grecoortodosse, in grembiule, si danno da fare: impastano, mescolano, stendono. Dietro di loro è allestita una specie di cucina che dà direttamente sulla Basilica, in cui si riscalda cera mescolata poi a una sorta di pasta. Dalla sera precedente, fabbricano piccoli dischi di cera che serviranno a sigillare la tomba di Cristo. Nel frattempo, le candele s’illuminano nella parte dei Francescani, scambiato il segno della pace si procede alla benedizione dell’acqua. Nonostante la fatica, sui volti spunta un dolce sorriso di riappacificazione. La cerimonia finisce con la processione e l’Alleluia di Hendel, suonato all’organo, che risuona nella Basilica. Mentre i frati ritornano verso il Convento, i pellegrini ortodossi si accalcano contro le transenne in attesa di entrare nell’Anastasis, la Resurrezione, momento culminante per le feste di Pasqua a Gerusalemme. Mentre la liturgia dei Francescani termina e la Polizia sbarra tutte le strade, verso le dieci del mattino, i giovani arabi cristiani della Città Vecchia di Gerusalemme si riuniscono nelle strade vicine al Convento di San Salvatore. Reporter di un giorno per il sito della Custodia, mi sono unita a loro senza sapere cosa mi aspettava.

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È un tumulto di gente che spinge, gioiosa, felice e tesa verso ciò che deve ancora avvenire. Verso mezzogiorno, infatti, la folla, dopo essersi fatta strada tra gli scout del quartiere, cerca di penetrare nel Santo Sepolcro. Un vero faccia a faccia con la polizia israeliana che filtra l’ingresso al luogo Santo. Ora, la festa assume quasi il volto di una sommossa e non c’è nessuna pietà, da una parte né dall’altra. Tuttavia, i giovani arabi riescono sempre ad arrivare sul sagrato, poi nell’edificio di Cristo pieno zeppo, cantando di nuovo in arabo davanti alla folla. Poi, preferiscono riunirsi sul tetto del Patriarcato greco, piuttosto che rimanere dentro, in attesa del Fuoco Santo; è un posto più rilassante, secondo quanto dicono. Ed è vero, dopo tante emozioni, un po’ di riposo tra amici non fa male. Il suono grave delle impressionanti campane dell’Anastasis riempie di gioia le stradine della Città. Il “miracolo” si è riprodotto e il Fuoco, segno della Resurrezione, libera la gioia di Pasqua. Ci si congratula, ci si abbraccia, gli scout riprendono la loro parata portando il fuoco nuovo di casa in casa, nel quartiere cristiano. I canti risuonano dalle finestre: «Cristo è risorto dai morti; con la morte, ha vinto la morte e a coloro che sono nella tomba, ha donato la vita!». I Francescani celebreranno ancora la Resurrezione del Signore nella Basilica, durante l’ufficio notturno e poi, di nuovo, domenica mattina insieme al Patriarca. C’è stata la Settimana Santa, ci sono state le veglie, domani sarà l’Ottavo Giorno. www.custodia.org


“Esultiamo”: Cristo è risorto! GERUSALEMME, 20 APRILE 2014

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ome apoteosi del Triduo pasquale, la Basilica del Santo Sepolcro ha accolto questa domenica mattina la messa di Pasqua presieduta dal Patriarca latino, S.B. Fouad Twal. L’attesa è grande tra i fedeli venuti da tutto il mondo per assistere alla cerimonia. Ad esempio Joséphine della Costa d’Avorio che non nasconde la gioia di poter celebrare questa festa davanti alla tomba del Risorto. Oppure Kate, giovane ungherese del coro che animava la cerimonia: dopo un anno di prove, non le sembra ancor vero di essere finalmente a Gerusalemme, intonando l’Exultate Deo di Scarlatti. In questo giorno in cui i cristiani del mondo proclamano la loro fede, Sua Beatitudine ha invitato l’assemblea a prendere: «Il testimone al seguito dei discepoli, per annunciare e gridare senza complessi che Cristo è risorto!». Poi ha aggiunto: «Cari fratelli e sorelle, non possiamo tacere.». Un annuncio che può esser fatto solo nella fiducia, come Marta che, nonostante le sue lamentele, ci ricorda che tutto ciò che chiederemo a Dio, da Lui ci sarà concesso. Durante la celebrazione, moltissimi sacerdoti erano riuniti davanti all’altare montato davanti all’Edicola; mentre nel Sepolcro vuoto si susseguiva la celebrazione di quattro messe.

Fra Dobromir Jasztal, Vicario della Custodia, ha celebrato l’ultima, dopo il Nunzio apostolico. «È la prima volta che ho celebrato qui il giorno della Resurrezione. È una Messa del tutto particolare ed è stato un grande privilegio. Durante la celebrazione, sono stato preso dal mistero della vita nuova donata, oggi, a ciascuno e all’intera umanità; una vita nuova in Cristo. Da questo luogo, dalla Tomba vuota, dal mattino di Pasqua emana perennemente la Vita nuova». Le poche persone invitate a unirsi a queste messe, per la maggior parte religiose nel raccoglimento della cappella dell’Angelo, fanno pensare immancabilmente alle donne arrivate qui alle prime luci del mattino di Pasqua. Oltre la porta, si può ascoltare il Patriarca che, a sua volta, offre il sacrificio memoriale della Passione e della Resurrezione. Allo stesso tempo, attorno all’edicola e nella cappella dell’Apparizione a Maria, ognuno prega silenziosamente. Il tempo sembra fissare nella contemplazione tutto ciò che si vive qui e oggi. L’assemblea ha ripreso vita al momento della processione finale che ha concluso la celebrazione durata tre ore. Francescani e seminaristi hanno scortato il Patriarca attorno all’Edicola. Quattro volte la processione si è fermata per la proclamazione dei quattro vangeli che annunciano la Resurrezione e l’incontro di Simone e Cleofa con Gesù in cammino verso Emmaus.

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Cronaca della Custodia Dopo la benedizione, il Patriarca ha ricevuto gli auguri dei Consoli generali delle quattro Nazioni latine, protettrici delle comunità cristiane di Terra Santa (Italia, Francia, Belgio e Spagna), uscendo poi sulle note dell’Alleluia di Hendel. Nella Basilica, i pellegrini continuano ad affluire. Migliaia di persone ogni anno, obbediscono alla voce dell’angelo «Venite a vedere il luogo dove l’hanno deposto» … La tomba è vuota, «Al Massih Qam», «Cristo è risorto» ... «Hakan Qam», «È veramente risorto!». La Custodia di Terra Santa, insieme ai suoi frati, ai collaboratori e ai volontari augura che lo spirito di Pasqua possa irradiare, nelle anime e nei cuori, da Gerusalemme su tutto il Medio Oriente e in tutte le province francescane. Un episodio biblico che il Custode, accompagnato dai fedeli, celebrerà domani, lunedì di Pasqua, al Santuario di Emmaus Qubeybeh.

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E la gioia che riempie i nostri cuori possa raggiungere tutti i nostri lettori e amici. www.custodia.org


“Lo riconobbero allo spezzare del pane” EMMAUS, 21 APRILE 2014

I

frati della Custodia di Terra Santa insieme ai fedeli di Gerusalemme, quattro autobus della Parrocchia di Betlemme e i vicini di Birzeit si sono ritrovati, in un clima gioioso, a Emmaus Qubeybeh per festeggiare il Lunedì dell’Angelo. Alcuni volontari francesi, tedeschi e italiani, invece, sono arrivati a piedi come i due discepoli di Gesù che, dopo la Sua crocifissione, tornavano da Gerusalemme verso Emmaus, il loro villaggio. In questo giorno, la piccola comunità cristiana del paese, molto legata alla Parrocchia francescana di Fra Gérard e Fra Salem, manifesta la propria gioia nel vedere tante persone accorse per commemorare l’apparizione di Gesù Risorto ai suoi amici.

Gli scout musulmani di Emmaus Qubeybeh hanno accolto in parata gli invitati arrivati solo per un giorno nel loro villaggio, così vicino a Gerusalemme, ma ormai difficile da raggiungere. Durante la messa cantata e gioiosa, presieduta dal Custode di Terra Santa, si è reso grazie per la ricchezza delle festività pasquali vissute a Gerusalemme e altrove.

Tutta l’assemblea è stata poi invitata a condividere un abbondante pranzo, occasione d’incontro per volontari, famiglie palestinesi, religiosi e religiosi appartenenti alle diverse famiglie francescane. Nel pomeriggio, un piccolo gruppo di fedeli ha partecipato ai Vespri cantati e all’Adorazione del Santissimo Sacramento. Nel Santuario, una volta partita l’affollata assemblea, è ritornata la calma abituale. Dopo cinque giorni così intensi, sia spiritualmente sia fisicamente, i frati che saranno ordinati diaconi e sacerdoti, partiranno per il ritiro spirituale. Mentre la Custodia, a poco a poco, riprenderà il suo ritmo normale di vita. Alleluia! www.custodia.org

Fra Feras, Parroco di San Salvatore a Gerusalemme, ha invitato i fedeli a riconoscere il volto di Cristo nelle persone che s’incontrano quotidianamente. La celebrazione era incentrata sulla spartizione del pane, legata al momento in cui i due discepoli riconobbero Gesù. All’uscita della Messa, il Padre Custode ha rinnovato questo gesto distribuendo un migliaio di pani preparati per l’occasione.

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Cronaca della Custodia Auguri di Pasqua per festeggiare la Gerusalemme universale 22 APRILE 2014

È

con un gioioso «Christos Anesti» o «Buona Pasqua» che i frati della Custodia sono stati accolti al Patriarcato greco-ortodosso in questo martedì 22 aprile, iniziando così i tradizionali auguri di Pasqua che vengono scambiati tra i fratelli delle Chiese cattoliche e orientali. È un andirivieni di kawas e cortei nella città Santa, quando le comunità etiope, armena, copta, siriaca, latina e melchita, ognuna con turni cadenzati, rendono visita e accolgono nelle proprie sedi i loro fratelli nella fede. Davanti a una cioccolata o una tazza di caffè, si ringrazia per le feste vissute insieme, nonostante le “difficoltà logistiche”, come ricorda ironicamente il Custode di Terra Santa. «Le celebrazioni pasquali hanno significato un segno forte di condivisione, noi non siamo presenti soltanto per custodire i luoghi santi, ma per farli vivere nello spirito di Cristo. Gerusalemme è la Città universa-

le, non appartiene a nessuno e le nostre liturgie pasquali sono una testimonianza importante per mantenerne il carattere cristiano», ha dichiarato Théophilos III. La venuta del Santo Padre, che arriverà tra circa un mese, era sulle labbra di tutti. Il Custode ha colto l’occasione per ringraziare tutti per il «lavoro e la cooperazione nell’organizzare quest’avvenimento. Sono segni concreti dell’amicizia e del rispetto reciproco». Il Patriarca copto ha rimarcato tutta la speranza che nutre per l’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca di Costantinopoli. Tutti hanno condiviso spiritualmente la sofferenza dei cristiani del Medio Oriente manifestata dai Patriarchi armeni e siriaci ortodossi. «Esistono tra noi diversi punti di vista su argomenti teologici o liturgici, ma di

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fronte all’avversità ogni uomo è uguale all’altro e ogni cristiano è fratello», ha dichiarato il Patriarca armeno Nourhan Manougian. Gli armeni hanno approfittato della loro visita per salutare Fra Basilio Talatinian, ricoverato nell’Infermeria della Custodia; occasione, per questo francescano centenario, di scambiare alcune parole in armeno e ritrovare le sue radici. Mentre, il sordo martellare dei bastoni dei kawas si allontana da San Salvatore, giovedì 24 aprile Sua Eccellenza Giuseppe Lazzarotto, Nunzio apostolico, arriva in visita alla comunità francescana per pranzo. Ma non sono solo i religiosi cristiani a rendere visita alla Custodia. Quest’anno, infatti, sono state ricevute dai francescani anche una delegazione del Governo palestinese e la Polizia israeliana. www.custodia.org


Via Crucis al Monte Filerimo, Rodi PUBBLICHIAMO, DI SEGUITO ALCUNE IMMAGINI SCATTATE DURANTE LA VIA CRUCIS AL MONTE FILERIMO, RICEVUTE DAI CONFRATELLI DI RODI.

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Cronaca Custodiale della Custodia Riaperta la Casa Nova di Ain Karem 30 APRILE 2014

Il

villaggio di Ain Karem, situato sulle colline a una decina di chilometri a Ovest di Gerusalemme, ha un significato particolare per i pellegrini cristiani. È ricordato per essere luogo di nascita di Elisabetta (e del figlio San Giovanni il Battista); luogo in cui la Vergine Maria, sua cugina, andò a farle visita.

Questo paese di 2.000 abitanti ospita i Santuari della Visitazione (del IV°secolo) e di San Giovanni “In Montana” (del V° secolo), nella cui grotta si commemora il Battista. Oltre i due Santuari francescani, ad Ain Karem si trovano una chiesa greca ortodossa e il Monastero di Nostra Signora di Sion. Molti pellegrini, in cerca di tranquillità o che desiderano compiere escursioni diverse dai soliti itinerari, vanno a ritemprarsi al Monastero francescano di San Giovanni del Deserto, situato a pochi chilometri I francescani, che abitano in questo luogo dal XII° secolo, vivono una vita di preghiera e di servizio ai pellegrini. Nel Convento di Ain Karem vivono anche gli studenti del primo e secondo anno di filosofia del Seminario internazionale della Custodia di Terra Santa; una decina di studenti insieme a quattro frati, tra loro, Fra Leszek, responsabile del Santuario, meglio conosciuto come fra Severino. Dal settembre 2013, il frate polacco, già direttore della Casa Nova di Betlemme, ha iniziato e segue il lavoro di numerosi cantieri. «Nonostante la presenza discontinua di pellegrini alla Casa Nova di Ain Karem, l’atmosfera

di questo villaggio è, per certi aspetti, diversa da quella di Gerusalemme. Il nostro Convento e il nostro Santuario sono vere oasi di pace. Era necessario valorizzarli e permettere ai pellegrini di godere di questa atmosfera», spiega fra Severino. Così è nata l’idea di riaprire la casa di accoglienza francescana per pellegrini. Da sei mesi, operai e volontari si danno da fare, in questi grandi edifici del XIX° secolo e nei giardini in fiore, che hanno conservato tutto il loro fascino. Fra Severino è ottimista: «In sei mesi si notano grandi cambiamenti, i pellegrini diventano sempre più numerosi e amano il clima di accoglienza fraterna di questo luogo». Casa Nova, infatti, non è un hotel, sottolinea il francescano: «Qui tutto è vissuto in semplicità. Abbiamo il nostro pollaio, l’orto, gatti e cani e vorremo proporre ai pellegrini di condividere uno stile di vita e preghiera genuino». Alla Casa Nova di Ain Karem tutti si rimboccano le maniche, fra Severino per primo, mentre segue i volontari, per la maggioranza polacchi e italiani, pur aspettando a braccia aperte ogni persona di buona volontà. In cucina, incontriamo Giuseppe, cuoco siciliano, venuto qualche mese per aiutare nel ristorante. Nel menu del giorno una delle specialità della casa: l’oca! Ieri, pollo al rosmarino del giardino e tiramisù. Anche la pasta fatta in casa è molto apprezzata. Sia fra Severino che i volontari amano la buona cucina, non fanno certo invidia alle proposte culinarie di Gerusalemme.

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La voce si è già sparsa presso i frati della Custodia: da Fra Severino, si mangia bene! Gli aneddoti non mancano, come i mille chili di salsiccia, preparati con cura e tagliati in una giornata: «una vera operazione e un momento di amicizia» raccontano. A loro fianco Stawomir, giovane polacco dallo sguardo azzurro, divide il suo tempo tra il giardino e il servizio a tavola. «Tutto è stato pensato e organizzato, ogni cosa a suo tempo » dice sorridendo Fra Severino, mentre passeggia sotto il pergolato in fiore: « di recente abbiamo installato il wifi in tutta la Casa Nova e lanciato la nostra pagina su Facebook». A quest’attività molto dinamica si aggiunge una ricca vita comunitaria con i suoi frati. «Mi vedete adesso senza l’abito francescano perché sto lavorando all’esterno, ma tra qualche ora, sarò dietro una cattedra per insegnare filosofia ai nostri studenti». L’insegnante ringrazia: «La molteplice missione che mi è stata affidata dà tanta gioia e senso alla mia vita. Incontriamo numerosi pellegrini che hanno bisogno di ascolto, per capire cosa sono venuti a cercare in questa Terra Santa. Essere responsabile di una casa di accoglienza significa poter dedicare loro del tempo, anche se molto prezioso per me!». Infatti, non appena finito il delizioso cappuccino offerto da Giuseppe, incrociamo Fra Sergey e Ettore dell’Ufficio tecnico di Gerusalemme. Seguendoli

nel sotto suolo del Convento scopriamo il restauro di un’immensa sala a volte. «Abbiamo l’ambizione di portare il numero di coperti a 200 per accogliere grandi gruppi, per esempio durante i seminari. All’esterno, ci sarà una lunga terrazza soleggiata con vista sulla collina e le chiese della Visitazione». Qualità, semplicità e libertà, sono i sentimenti che emanano da questo luogo unico che invita alla spiritualità. Per maggiori informazioni su Casa Nova e prenotazioni, segui il link Casa Nova Ain Karem o la pagina Facebook dedicata a questo luogo. www.custodia .org

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Cronaca Custodiale della Custodia L’essenza della Settimana Santa a Gerusalemme in video

R

ivivi l’essenza della Settimana Santa, a Gerusalemme, con i video del Franciscan Media Center, il Centro multimediale della Custodia di Terra Santa. Durante tutto l’anno, il Franciscan Media Center permette a milioni di persone d’incontrare le realtà della Terra Santa perché, trasmettendo su molti canali televisivi del mondo, porta nelle case il messaggio del Quinto Vangelo, questa Terra scelta da Dio. Congratulazioni, specialmente in occasione delle feste di Pasqua, alla sua équipe, ai giornalisti, cameraman, tecnici, senza dimenticare traduttori e doppiatori. Collegati alle pagine Facebook di FMC per seguire in tempo reale la cronaca locale. La domenica delle Palme scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/jz9RjX

La notte della Passione scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/bkuUmU

L’Osanna di Gerusalemme scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/ttYcT2

Via Crucis scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/iNDqZr

Lunedì Santo alla V Stazione. Cirenei di Terra Santa scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/k2cAvd

La processione funebre di Cristo scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/4PNZBv

Le pietre bagnate dal sangue di Cristo scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/EYRUkx

La grande Veglia. È Pasqua a Gerusalemmeo scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/M19wBT

Giovedì Santo al Sepolcro: inizia il Triduo pasquale scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/euKlRb

Pasqua a Gerusalemme, Cristo è risorto scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/HeJ7te

Pellegrinaggio francescano al Cenacolo scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/UGYKph

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Varie Paolo VI e Francesco Artefici di riconciliazione BETLEMME, 2 APRILE 2014

«P

apa Paolo VI ci ha fatto vivere grandi segni dei tempi. Il primo di questi segni fu l’appello alla misericordia e al perdono. La nostra epoca ha bisogno di persone feconde come lo fu Paolo VI, capaci di agire quotidianamente per la riconciliazione». Lo ha detto il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, intervenuto nei giorni scorsi al simposio organizzato a Betlemme da Al-Liqa, centro di studi religiosi e del patrimonio in Terra Santa e intitolato «Cinquant’anni dopo la visita di Paolo VI: la visita di Papa Francesco in Terra Santa». Twal ha ricordato che lo scopo principale di questo viaggio apostolico (in programma dal 24 al 26 maggio) sarà la commemorazione dello storico incontro fra Papa Montini e il patriarca di Costantinopoli, Atenagora: «Francesco e Bartolomeo rinnoveranno quell’abbraccio fraterno». La Terra Santa — ha aggiunto il patriarca di Gerusalemme dei Latini — «è sempre desiderosa di quel che Paolo VI esclamò nel suo intervento alle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965: “Mai più la guerra”. Perché con la guerra nessuno guadagna e tutti perdono». Questo «è lo stesso appello che Papa Francesco ha lanciato per impedire la guerra in Siria. Egli ha ripreso le medesime parole di Paolo VI. Sì, il nostro mondo e la nostra regione hanno ancora bisogno quotidiano di amore, giustizia e riconciliazione fra i popoli e soprattutto nei cuori». Al simposio — si legge in una sintesi diffusa sul sito in rete del patriarcato di Gerusalemme dei Latini — è intervenuto anche il mufti di Betlemme, Abd Al-Majeed Ata, che ha reso testimonianza della gioia con la quale il Governo e il popolo palestinesi attendono la visita di Papa Francesco e ha ricordato i viaggi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, sottolineando le relazioni fraterne e i sentimenti di unità condivisi da musulmani e cristiani in Palestina. Dal canto suo il delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, arcivescovo Giuseppe Lazzarotto, ha posto l’accento sull’aspetto ecumenico del pellegrinaggio in Terra Santa, mettendo in evidenza che il Pontefice si recherà a Betlemme e a Gerusalemme per pregare per la pace nel mondo intero. Padre Rafiq Khoury, sacerdote del patriarcato, ha parlato invece delle circostanze storiche che caratterizzarono la visita di Paolo VI, nel 1964, «periodo politicamente assai de-

licato, soprattutto a livello mondiale con gli inizi della “guerra fredda”». Inoltre, ha spiegato, in quell’epoca i media erano meno presenti rispetto a oggi e si limitavano a una semplice trasmissione dei fatti. Al seminario di Betlemme hanno inoltre partecipato padre Rifaat Bader, direttore del centro cattolico di studi e formazione per i media in Giordania (che pubblicherà un libro sul viaggio di Francesco con contributi del re giordano Abdallah II e del presidente palestinese Mahmoud Abbas), e padre Jamal Kader, rettore del seminario di Beit Jala, il quale ha sottolineato l’importanza della visita da un punto di vista ecclesiale, ecumenico e religioso. Al-Liqa è un centro di studi e ricerche religiosi e culturali sul patrimonio del popolo palestinese, cristiano e musulmano in Terra Santa. L’istituto lavora per il dialogo tra le fedi. I differenti programmi che propone hanno come obiettivi di favorire gli incontri tra membri di religioni diverse, promuovere la carità tra i figli dello stesso popolo, operare per la comprensione tra musulmani e cristiani in Terra Santa e far sì che le due comunità convivano fraternamente nonostante le diversità culturali e religiose. (©L’Osservatore Romano 8 aprile 2014)

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Varie Violenti scontri tra clan rivali nel sud dell’Egitto IL CAIRO, 7 APRILE 2014

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di almeno altri due morti il bilancio di nuovi scontri tra clan tribali scoppiati ad Assuan, nel sud dell’Egitto, dopo l’ondata di violenze che nei giorni scorsi ha provocato ventitré vittime, tra le quali una bambina e alcune donne. Lo ha riferito oggi il quotidiano «Al Ahram», precisando che nei nuovi incidenti si sono registrati anche sedici feriti. Gli scontri sono scoppiati mercoledì tra il clan arabo dei Bani Helal e gli appartenenti alla tribù nubiana di Daboudiya.

All’origine della faida — ha precisato il giornale egiziano — le molestie subite da una ragazza e alcune scritte offensive apparse sul muro di una scuola. Non è chiaro però quale tra le due fazioni abbia la responsabilità di aver scatenato le violenze. I tentativi di mediazione sono finora tutti falliti, malgrado sabato il primo ministro ad interim, Ibrahim Mahlab, e il ministro dell’Interno, Mohamed Ibrahim, si siano recati ad Assuan per cercare di trovare una soluzione. Testimoni hanno riferito all’agenzia Ansa di una vera e propria battaglia con raffiche di mitragliatrice, case date alle fiamme e scene di efferata violenza. Inoltre — sempre secondo le stesse fonti — l’assenza di un adeguato dispiegamento di forze dell’ordine mentre esplodevano gli incidenti avrebbe notevolmente peggiorato la situazione. A causa della spirale di violenza che ha insanguinato una regione rurale molto povera del Paese sono stati interrotti i collegamenti ferroviari tra Il Cairo e Assuan e sono state chiuse scuole e università. © L’Osservatore Romano 8 aprile 2014

La Provincia francescana maltese celebra i 100 anni della fondazione MALTA, 12 APRILE 2014

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a Provincia Francescana Maltese dei Frati Minori, dedicata all’Apostolo San Paolo, quest’anno compie 100 anni. Era Domenica 12 aprile 1914, che era Domenica di Pasqua, quando il Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, fra Pacifico Monza ofm, dichiarò la Custodia Francescana Maltese di San Giovanni Battista una Provincia indipendente dell’Ordine, con il titolo di San Paolo Apostolo.

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I Francescani Maltesi avevano gia acquistato un certo grado di autonomia dalla Provincia madre Siciliana di Val di Noto nel 1838, quando divennero Custodia. Era stato un processo lungo e arduo. Dalla fondazione del primo convento Francescano Osservante a Rabat della città di Notabile (Mdina), dedicato a Santa Maria di Gesù, e conosciuto dalla popolazione locale con il nome Ta’ Ġieżu, una corruzione linguistica del dialetto


Siciliano Di Giesu, i Francescani Maltesi della famiglia dell’Osservanza avevano sempre formato parte della Provincia di Val di Noto, che copriva il sud della Sicilia. Questa Provincia aveva una lunga e antica tradizione di fedeltà al rinnovamento della vita Francescana, per mezzo del movimento dell’Osservanza, che si sparse per tutta l’Italia durante il secolo 15o. Uno dei discepoli di San Bernardino da Siena, che guidò il movimento dell’Osservanza, fu il Vescovo Matteo Giumarra di Agrigento. Era lui che divulgò la riforma Osservante in Sicilia, da dove questa raggiunse l’arcipelago Maltese verso la fine del secolo 15. Con la costruzione della Città Valletta, il Gran Maestro Pietro del Monte donò un terreno ai Francescani Osservanti per costruire la loro seconda chiesa e convento nella nuova città. La chiesa fu di nuovo dedicata a Santa Maria di Gesù, ed è una gemma di architettura rinascimentale e barocca, creata dall’ingeniere Maltese Girolamo Cassar, architetto della Chiesa Conventuale dell’Ordine di San Giovanni alla Valletta. Questi due conventi rimasero i centri dell’attività pastorale dei Francescani Osservanti Maltesi per tre secoli. Nel frattempo, tuttavia, l’interferenza inopportuna del Regno delle Due Sicilie negli affari interni dei religiosi

Maltesi, insieme con l’atteggiamento ambivalente del Gran Maestro Emanuel Pinto de Fonseca durante il secolo 18o, spinsero i Francescani Osservanti Maltesi a prendere l’iniziativa di staccarsi dalla Sicilia e appellarsi direttamente al governo della Curia Generale dell’Ordine a Roma. Sfortunatamente tale iniziativa finì tragicamente per due poveri Francescani Maltesi che coraggiosamente si erano imbarcati in questo tentativo. Erano fra Accursio Stuppia e fra Giovanni Nicola Falzon. Finirono esiliati dalle isole Maltesi e dal Regno di Napoli per ordine dello stesso Gran Maestro Pinto che li aveva ipocriticamente appoggiati nel loro tentativo! Tuttavia, i loro sforzi non furono senza frutto. Nel 1790 i due conventi Francescani Osservanti a Malta furono dichiarati una Custodia indipendente, ma soltanto per un breve periodo di tempo. Il Tribunale della Regia Monarchia del Regno di Napoli era ancora ferocemente contrario ad ogni tentativo separatista dei religiosi Maltesi. L’avvento della dominazione Britannica su Malta durante il secolo 19o cambiò il corso della storia per i religiosi Maltesi. Gli Inglesi avevano deciso di separare i religiosi dalle loro madri Provincie in Sicilia e a metterli direttamente sotto i governi dei loro rispettivi

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Varie Generali a Roma. Così, il 26 luglio 1838, i Francescani Osservanti Maltesi divennero una Custodia, scegliendo il titolo di San Giovanni Battista. Gli avvenimenti nell’Ordine Francescano alla fine del secolo 19o erano anche un’occasione di rinnovo per la vita religiosa Francescana a Malta. L’unificazione dell’Ordine dei Frati Minori nel 1897 e la figura provvidenziale di un Francescano Maltese, fra Anton Maria Cesal ofm, erano fattori chiavi che portarono al rinnovmento della Custodia Francescana Maltese. Cesal fondò altre due chiese e conventi, a Sliema (Madonna del Sacro Cuor) e nell’isola di Gozo (Sant’Antonio di Padova). I tempi erano maturi per una rinascita. L’Ordine Francescano poteva ora fondare una nuova entità, la Provincia Maltese dei Frati Minori, dedicata a San Paolo Apostolo. Erano esattamente 100 anni fa. Il Ministro Generale dell’Ordine in quel tempo era fra Pacifico Monza ofm (1911-1915). Nel 1914 venne a Malta per una visita generale. Il 7 aprile 1914 il Definitorio Generale aveva emanato il Decreto della fondazione della Provincia Francescana Maltese. Il Decreto originale fu pubblicato al convento di Santa Maria di Gesù

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della Valletta la Domenica di Pasqua, 12 aprile 1914. Il nuovo Ministro Provinciale, fra Anton Maria Cesal, convocò il Definitorio il 1 luglio 1914. Quando arrivò il tempo di convocare la seconda seduta il 16 dicembre, Anton Maria Cesal era morto due giorni prima, il 14 dicembre 1914, dopo soltanto 8 mesi in ufficio. Può giustamente essere considerato il padre della Provincia. Da quell’anno la Provincia dei Frati Minori a Malta ha continuato a espandersi, con nuove chiese e conventi a Ħamrun (San Francesco Stimmatizzato), Baħar iċĊagħaq (Casa dei Ritiri Porziuncola e Santa Maria degli Angeli) e altre presenze permanenti e temporanee nelle missioni e a Malta (Londra, Toronto, Adelaide, Honduras, Libia, Ħal Far, Birkirkara, Mellieħa, Marsaskala). I tempi non sono mai stati facili per la Provincia Francescana di Malta. Questa commemorazione non ha lo scopo di essere soltanto una celebrazione gioiosa di quello che i frati hanno compiuto in passato, ma dovrebbe anche essere un’occasione coraggiosa per far fronte al bisogno di rafforzare la nostra testomonianza Francescana in una società secolarizzata e postmoderna. www.ofm.org


Shawarea Masr, una nuova voce per gli abitanti del Cairo IL CAIRO, 12 APRILE 2014

«D

a tre anni sono senza lavoro, non c’è nessuna protezione sociale, nessun aiuto economico. Chi mi dà i soldi per vivere?» «Nel quartiere c›è il problema della sicurezza, quello della sporcizia. Perché nessuno fa niente?». «I bambini giocano per le strade, senza nessuna tutela, senza che nessuno organizzi attività per loro. Perché continuiamo ad accettare tutto questo?» A parlare sono gli abitanti di Abdeen, un’area centrale del Cairo, in un video realizzato da Abdeen Television e rivolto al nuovo consigliere del quartiere. Basta camminare per le strette vie di questa zona, a pochi minuti da piazza Tahrir, e osservare i loghi e i cartelloni sulle pareti delle case per rendersi conto che nell’area, questa televisione locale, è diventata estremamente popolare. In un piccolo salone, al primo piano di un’antica casa cairota, incontriamo l’ideatore e il direttore del progetto, Nader Naim. Mentre sorseggia un fumante tè alla menta, Nader ci racconta com’è riuscito a realizzare questo progetto di informazione dal basso. «Sono nato e cresciuto qui e mi sono sempre meravigliato di come la politica e l’informazione fossero lontane dalla gente, dai lavoratori, dagli studenti, dalle madri, dai malati. I politici locali cercavano voti senza davvero domandarsi quali fossero i bisogni della popolazione. I giornalisti scendevano per le strade solo per fare frettolose interviste che confermassero le loro idee. Non esisteva un canale di informazione che partisse dal basso».

e poi si va in giro per le strade del quartiere con una videocamera ad ascoltare i bisogni e le opinioni degli abitanti. Ogni video che facciamo viene messo sul canale di Youtube, rilanciato via Twitter e Facebook ed inviato alle organizzazioni locali e ai rappresentanti politici, in modo che vengano a conoscenza dei problemi reali della popolazione». Gli argomenti trattati sono sempre aggiornati e seguono i cambiamenti politici e sociali che sono avvenuti negli ultimi mesi in Egitto, dalla destituzione del presidente Mohamed Morsi alla candidatura del generale Abdel Fattah Al-Sisi alle elezioni presidenziali. Oltre ai temi di attualità politica, nei video viene dato ampio spazio agli aspetti culturali e sociali di Abdeen per far conoscere, tramite il racconto degli abitanti stessi, il ricco patrimonio storico e culturale di questo affascinante quartiere del Cairo. Inoltre è stato lanciato il programma specifico Ehna At-Talaba («Noi siamo gli studenti») per ascoltare i principali problemi che devono affrontare gli alunni, dalle scuole elementari alle superiori. Shawarea Masr non si limita ad essere un canale televisivo: secondo Nader e i ragazzi di Abdeen che lo stanno aiutando nella realizzazione di questo ambizioso progetto, per fare informazione e dare voce alla gente

Per questo Nader ha sentito la necessità di creare uno strumento che riuscisse a dare voce a chi non ne aveva e a coinvolgere la gente comune nel processo di costruzione sociale, politica e culturale del Paese. Il 10 maggio dell’anno scorso ha inaugurato il progetto Shawarea Masr («Le strade dell›Egitto»), dando vita ad Abdeen Television e organizzando attività ricreative per gli abitanti del quartiere. «Abdeen Television è un programma fatto dalla gente per la gente», spiega Nader. «Per ogni puntata, che non supera mai i 5 minuti, viene scelto un tema specifico

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Varie comune è necessario anche organizzare attività sociali e culturali «fatte dalla gente per la gente». «Da maggio scorso ad Abdeen abbiamo dato vita a laboratori ludici per bambini, serate culturali per adulti ed eventi artistici e musicali fatti dai ragazzi dell’area», continua Nader. «Abdeen è un quartiere molto grande dove vivono quasi 800 mila persone: c’è una parte moderna dove vive l’alta borghesia cairota degli intellettuali e una più povera, per i lavoratori, e queste due realtà rimangono troppo spesso separate». Scopo di questi eventi culturali, che si svolgono per le strade del quartiere, è quello di creare un ponte e un concreto luogo di dialogo e di conoscenza reciproca tra due componenti tanto diverse.

è rivelato un progetto popolare che sta pian piano facendosi conoscere al di fuori di Abdeen e attirando giovani di altri quartieri della città. Nonostante alcuni problemi economici dovuti principalmente alla mancanza di finanziatori a livello locale e istituzionale, le idee per il futuro non mancano: tra pochi mesi ci sarà l’inaugurazione di una biblioteca per adulti e per bambini e di uno spazio dove organizzare eventi e serate culturali. Inoltre la speranza di Nader è che presto Abdeen Television possa diventare anche un canale satellitare. «Bisogna partire dal basso per arrivare in alto», conclude Nader, sorridente. «Ed è proprio quello che stiamo facendo con Shawarea Masr. Raccogliamo le voci della strada e le facciamo sentire a chi si finge sordo». Terrasanta.net

A meno di un anno dalla sua nascita, Shawarea Masr si

24 ore a Gerusalemme, sul canale Arte GERUSALEMME, 12 APRILE 2014

Il

12 aprile, dalle 6 del mattino, l’emittente televisiva franco-tedesca Arte (in onda sul satellite) ha proposto ai suoi telespettatori un’escursione di 24 ore a Gerusalemme. Il programma è qualcosa di assolutamente speciale che snobba l’abituale palinsesto della rete e il modello d’informazione rapida e frammentata che va per la maggiore. Arte (in questo progetto condotto in collaborazione con l’emittente bavarese Bayerischer Rundfunk) si concede il lusso di stravolgere tutto, per un reportage monumentale che segue la vita quotidiana degli abitanti di Gerusalemme, per 24 ore di fila. All’origine del programma c’è il regista Volker Heise che aveva già realizzato qualcosa del genere nella capitale tedesca nel 2009: 24h Berlin. Heise ripete l’esperienza a Gerusalemme, città emblematica al centro di preoccupazioni di carattere geopolitico, strategico e religioso. «Gerusalemme è LA città per eccellenza», spiega il regista a Terrasanta.net. «Tutti siamo cresciuti leggendo racconti su Gerusalemme, ma nessuno sa veramente quello che accade qui».

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Il progetto ha richiesto tre anni di ricerche e preparativi. Alla fine tre squadre di venti tecnici palestinesi, israeliani ed europei hanno selezionato i protagonisti del programma e organizzato le riprese. Sono state prodotte 500 ore di girato che poi sono state trasformate in un documentario che dura un giorno e una notte. Per superare gli ostacoli posti dalla situazione eccezionale di questa città sono stati necessari immensi sforzi di negoziazione. Per due volte un boicottaggio palestinese ha rischiato di mandare tutto all’aria. Sotto l’influsso del movimento Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni (Bds, una campagna internazionale che prende di mira l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi - ndr), numerosi protagonisti palestinesi in un primo momento si rifiutavano di partecipare al documentario. Il progetto, secondo la loro accusa, era sbilanciato verso Israele e normalizzava l’occupazione israeliana. Per i palestinesi era fuori discussione l’idea di presentare Gerusalemme come una città unificata dove il conflitto non esiste. Heise spiega: «Mi sono sempre detto, e l’ho ripetuto alla mia squadra, che noi eravamo dei registi indipen-


denti e che il nostro scopo consisteva nel mostrare la vita quotidiana di Gerusalemme attraverso gli occhi di diverse persone. Eravamo consapevoli di volere punti di vista differenti e abbiamo cercato un equilibrio tra l’Est e l’Ovest (della città)». Sono quindi due le squadre – una palestinese, l’altra israeliana - che si sono incaricate di filmare la città. Ugualmente, due montatori di opposta appartenenza hanno lavorato in modo indipendente al montaggio del film. «Abbiamo discusso a lungo insieme per poter costruire un rapporto di fiducia», aggiunge Heise. «Io capisco che i palestinesi non vogliano collaborare con gli israeliani. Perciò ho chiesto loro se accettavano di lavorare per conto proprio, senza alcuna interazione con gli israeliani. Qualcuno ha accettato, altri hanno detto di no». In mezzo c’era il gruppo di lavoro europeo, sottoposto alla supervisione di Heise, che assicurava la coerenza del risultato finale. Una vera impresa da equilibristi che consentirà al pubblico europeo di ascoltare le due narrazioni e di provare a meglio comprendere la «Città tre volte santa». Agli amici della Custodia di Terra Santa segnaliamo che tra gli altri protagonisti c’è anche il frate minore italiano Armando Pierucci, organista alla basilica del Santo Sepolcro e fondatore della scuola di musica Magnificat. Il progetto «24 ore Gerusalemme» ha anche un sito internet dedicato (in inglese, francese e tedesco), ricco di trailer e dietro alle quinte del programma.

www.terrasanta.net www.24hjerusalem.tv

QR CODE, come utilizzarlo Il QRCode è un codice a matrice sviluppato nel 1994 dalla giapponese Denso Wave, significa “Quick Response”, ovvero risposta rapida, in quanto consente una veloce decodifica del suo contenuto. Per accedere ai contenuti da QRCode, devi utilizzare un lettore QR. Trova il codice QR e inquadralo tramite la fotocamera digitale del tuo telefono. Il tuo cellulare aprirà l’indirizzo corrispondente. Se non hai un lettore QR installato sul tuo cellulare o smartphone, puoi trovarne molti gratuiti nei negozi/store di applicazioni per il tuo cellulare (iTunes, App store, Android market, Blackberry Appworld, Ovi store, etc).

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Varie Terra santa: la Pasqua dei cristiani che non possono oltrepassare il muro

«A

volte credo sia più semplice andare in America che a Gerusalemme. Eppure è lontana soltanto sei miglia da casa nostra».  Così Marcelline, una giovane di Betlemme, descrive ad Aiuto alla Chiesa che Soffre le difficoltà di molti cristiani palestinesi che non possono recarsi nei luoghi sacri perché non hanno ottenuto dal governo israeliano l’autorizzazione necessaria a oltrepassare il muro. «Non dovrebbe servire un permesso per visitare i luoghi cari alla nostra fede», prosegue la ragazza che nella domenica delle Palme ha partecipato assieme alla sua famiglia alla processione commemorativa dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. È un’iniziativa a cui ogni anno prendono parte migliaia di cristiani da tutto il mondo. La scorsa domenica delle Palme però l’attenzione dei fedeli era tutta per la futura visita di Papa Francesco: un’occasione molto attesa dai cristiani di Terra Santa, che auspicano un intervento del pontefice per risolvere i loro problemi. «Papa Francesco, la Palestina vuole giustizia!», recitavano alcuni striscioni branditi dai fedeli durante la processione che da Bètfage, luogo da cui Gesù partì in groppa all’asina per raggiungere Gerusalemme, conduce alla Chiesa di Sant’Anna ubicata nella cuore della città sacra. «Aspettiamo con ansia la venuta di Francesco – confida ad ACS Susanne, giunta da Betlemme con figli e nipoti al seguito – Il Papa visiterà i cristiani di Palestina e racconterà al mondo il dramma di noi fedeli costretti a vivere aldilà dei muri e del filo spinato». Rifat Kassis, rappresentante dell’organizzazione interconfessionale cristiana Kairos Palestine, riferisce ad ACS che con la costruzione nel 2002 della barriera di

separazione israeliana è divenuto molto difficile per i palestinesi dei territori occupati entrare in Israele. Inoltre un numero crescente di cristiani lamenta disparità e irregolarità nel rilascio dei permessi da parte del governo di Israele. «Il sistema di assegnazione delle autorizzazioni sembra non rispondere ad alcuna logica – aggiunge Yusef Daher, del Centro interecclesiale di Gerusalemme – Perfino all’interno di una stessa famiglia è garantito l’accesso soltanto ad alcuni membri». Lo scorso 14 aprile un portavoce del governo israeliano ha respinto le accuse, riferendo ad ACS che dei 16mila permessi richiesti dai cristiani palestinesi in occasione della Settimana Santa, ne sono stati accordati oltre 14mila. «Continuiamo a valutare le altre domande – continua il funzionario – Dopotutto manca ancora qualche giorno alla Pasqua cristiana». Il vescovo ausiliare di Gerusalemme e vicario patriarcale per la Palestina, monsignor William Shomali, non concorda tuttavia con le stime fornite. «Sono stati concessi circa 10mila permessi – dichiara ad ACS – un numero nettamente inferiore alle richieste». “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2012 ha raccolto oltre 90 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 5.604 progetti in 140 nazioni. www.laperfettaletizia.com

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Marta e Claudia, tre mesi in servizio a Betlemme BETLEMME, APRILE 2014

L

e parole di Marta e Claudia, due giovani italiane al termine del loro servizio di volontariato, tra i bambini, i ragazzi, gli anziani e i disabili di Betlemme. Dopo aver conseguito il titolo di Laurea in Psicologia di Comunità è nato in noi il desiderio di intraprendere un’esperienza di volontariato con la speranza di poter donare agli altri ciò che siamo e che possiamo dare, e di ricevere altrettanto. Per questo è iniziata la nostra ricerca tra varie possibili associazioni che ci ha portato alla conoscenza di ATS pro Terra Sancta. Grazie a questa Associazione, che si occupa della protezione e cura delle comunità in Terra Santa e in tutto Medio Oriente, siamo quindi partite per Betlemme a fine gennaio, pronte e curiose, ma anche un po’ timorose di quello che avremmo visto e vissuto. Il nostro volontariato ha riguardato il dedicare le giornate all’asilo della Società Antoniana di Betlemme, alla scuola Terra Sancta College, saltuariamente al centro diurno per gli anziani presso la Società stessa, dove avevamo l’alloggio, e infine nella casa di accoglienza per bimbi disabili Hogar Niño Dios. In questi luoghi ci hanno accolto e abbiamo conosciuto molte persone fantastiche e con un cuore di una grandezza infinita… difficile, se non impossibile, da quantificare. Per quanto riguarda l’asilo ci siamo prefissate e occupate di realizzare un progetto di attività ludiche e ricreative riguardante il tema dei colori. Dopo un inizio un po’ scostante siamo riuscite a stabilire alcuni mo-

menti organizzati nella giornata, che sono ora entrati nella routine dei bambini e delle maestre stesse. La programmazione di attività educative per i bambini di questa età, non superiore ai tre anni, viene solitamente sottovalutata e non prevista prima dell’età elementare. Avendo noi svolto il corso di psicologia evolutiva nel percorso universitario triennale e avendo esperienza di campi estivi con bambini e ragazzi, abbiamo cercato di offrire il più possibile il nostro bagaglio di conoscenze. I bambini sono splendidi e con una grande capacità di apprendimento: questo è quello su cui abbiamo puntato! E non dimenticheremo il loro sguardo soddisfatto alla fine dei diversi lavoretti. Relativamente al nostro operare nella scuola Terra Sancta, che include le classi dalla prima elementare alla seconda liceo, abbiamo affiancato gli insegnanti della Lingua Italiana durante le loro lezioni. In particolare ci siamo concentrate sul lavoro dei ragazzi più grandi con i quali cercavamo di fare conversazione. La conoscenza di questa lingua può rappresentare per i ragazzi palestinesi un’opportunità per il loro futuro negli studi, nel lavoro e nella vita. Le ore passate al centro diurno con gli anziani ci hanno fatto capire quanto essi abbiano voglia di vivere, fare e chiacchierare. Seppur con problemi fisici e psicologici non è spenta in loro la gioia di stare in compagnia. La struttura è già ben avviata, ma non dovrebbe mai mancare l’impegno da parte di volontari al fine di dare

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Varie spunti per la realizzazione di nuove attività Infine siamo riuscite con piacere a ritagliare qualche pomeriggio per dare il nostro contributo all’ Hogar Niño Dios, casa di accoglienza per bambini e adulti con disabilità fisiche e mentali. L’assistenza in questa casa, ben curata, che ospita circa 20 persone, prevede

le cure e l’amore che si possono trovare all’interno di ogni famiglia, perchè quando si passa del tempo qui, si ha proprio la percezione di un ambiente familiare. In tutte queste strutture non manca la necessità di persone propositive e volenterose, che sappiano mettere in gioco e al servizio degli altri più bisognosi le proprie qualità, perchè ognuno di noi ha sempre qualcosa da donare. E poi ognuno può certamente contribuire, essere vicino, sostenendo anche da lontano queste opere preziose di carità. La solidarietà che proviene da tutto il mondo è fondamentale. Lungo il nostro percorso si sono stretti e consolidati dei legami di affetto, rispetto e gratitudine che porteremo per sempre con noi e che sono la ricompensa più importante. Non dimenticheremo mai questa esperienza e questa terra. www.proterrasancta.org

Jacopo e le medaglie della collezione Piccirillo GERUSALEMME, APRILE 2014

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acopo Gelmi, giovane laureato in Archeologia Classica presso l’Università degli Studi di Pavia, sta svolgendo un’esperienza di tre mesi come volontario presso il Museo Archeologico dello Studium Biblicum Franciscanum, a Gerusalemme. Così racconta: “Il museo possiede una nutrita collezione di medaglie di diverso tipo tra cui quelle militari, religiose (papali) e commemorative, provenienti da diverse parti del mondo.

Il mio lavoro, che era stato portato avanti da novembre a gennaio da Giorgio Lauretta e Beryl Chan, altri due volontari, consiste proprio nel catalogare queste medaglie, inserendo tutti i dati principali come le misure, la datazione e una sommaria descrizione all’interno di un database che comprende anche le fotografie di recto e verso. Molto importante è soprattutto l’aspetto della descrizione che deve essere molto precisa, infatti spesso è utile fare ricerche che permettono di reperire maggiori informazioni sul pezzo. Attualmente mi sto occupando delle medaglie che fanno parte della Collezione Piccirillo, così chiamata perché raccolte da Padre Michele Piccirillo, frate archeologo che è stato anche direttore di questo museo. Sono pezzi molto importanti, che spaziano dalle medaglie celebrative a quelle religiose. In conclusione ritengo sia fondamentale la collaborazione di volontari come noi che permette di portare a compimento e valorizzare tutta la collezione di questo museo. www.proterrasancta.org

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Presto Santi due francescani: Amato Ronconi e Ludovico da Casoria

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a Chiesa universale sarà presto arricchita di due nuovi Santi. Papa Francesco - che ha ricevuto ieri il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi - ha infatti autorizzato il dicastero a promulgare i decreti riguardanti i miracoli attribuiti alle intercessioni dei Beati Ludovico da Casoria ed Amato Ronconi. Inoltre, con il riconoscimento delle virtù eroiche, diventano Venerabili i Servi di Dio Alano Maria Guynot de Boismenu e Guglielmo Janauschek.

Due figure esemplari, seguaci di San Francesco, apostoli della carità, in tempi lontani e contesti diversi. Amato Ronconi, terziario francescano, nato a Saludecio, in Emilia Romagna, intorno al 1226, da una ricca famiglia, rimasto orfano trascorse la giovinezza con il fratello Giacomo, dedicando poi ogni energia ed avere ai poveri e pellegrini, per i quali fondò un Ospizio sul monte Orciale, ora Casa di riposo/Opera Pia a lui intitolata. La sua vita di penitente - che pure lo espose allo scherno di concittadini che lo ritennero pazzo – si concluse a Rimini all’età di 66 anni. In vita e morte fu accompagnato da fama di santità.

L u d ov i c o d a Casoria, local it à ca mpa n a dove nacque nel 1814, al secolo Arcangelo Palmentieri, entrato nell’Ordine dei Frati Minori, fondò la Congregazione delle Suore Francescane Elisabettine dette Bigie. Sacerdote a 23 anni, insegnò per 20 anni filosofia e matematica, dedicandosi ai confratelli poveri e malati per i quali istituì una farmaciainfermeria a Scudillo di Capodimonte; impegnatosi quindi per la nobile causa di riscattare i bambini africani venduti come schiavi e assicurare loro una vita dignitosa. Si adoperò fortemente per le missioni, usava ripetere “l’Africa deve convertire l’Africa”. Sostenuto da Pio IX e Leone XIII e dai re delle Due Sicilie Ferdinando II e Francesco II, riversò la sua carità su ogni sofferenza umana: orfani, disabili, malati, bisognosi; morì a Napoli nel 1885. Sono vissuti nel secolo scorso i due nuovi Venerabili Servi di Dio: il francese Alano Maria Guynot de Boismenu, nato a Saint-Malo nel 1870, missionario del Sacratissimo Cuore di Gesù, arcivescovo titolare di Claudiopoli, già vicario apostolico di Papua, morto a Kubuna nelle Isole Figi (Oceania) nel 1953; e l’austriaco Guglielmo Janauschek, nato a Vienna nel 1859, sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore, morto il 30 giugno 1926 nella città natia. http://it.radiovaticana.va

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Varie Deserto in fiore NELLA COMUNITÀ AGRICOLA DI SEKEM IN EGITTO

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ra il 1977 quando in Egitto Ibrahim Abouleish, una laurea in chimica e una in medicina, cominciò a realizzare la sua visione: una comunità agricola nel deserto dove persone di ogni Paese e cultura potessero vivere e lavorare insieme sulla base di un principio di sviluppo olistico. Oggi la sua visione è una realtà. Importante. E quella che prima era soltanto un’enorme area di sabbia e deserto nella provincia di Belbais — governatorato di Sherqeia — a circa settanta chilometri dal Cairo è diventata una piccola Svizzera in terra egiziana con alberi, campi verdi, fiori e giardini. Con il suo lavoro e la sua forza Abouleish ha dato vita a un’innovativa realtà economica e a una dinamica vita sociale e culturale. Si tratta di una realtà unica al mondo che Abouleish ha chiamato Sekem, che in egiziano antico significa “vitalità dal sole”. Un sogno diventato realtà quello di questo illuminato imprenditore sociale che dopo quasi venti anni trascorsi tra Austria e Germania, torna in Egitto e acquista dallo Stato settanta ettari di deserto a nord-est del Cairo e inizia a trasformarli, assieme ai suoi collaboratori, in terreni rigogliosi e fertili, seguendo i

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principi dell’agricoltura biodinamica fondata su sistemi sostenibili per la produzione e coinvolgendo nel progetto anche i beduini che vivevano nella zona vicina. Oggi a Sekem lavorano migliaia di persone — sia egiziani che europei — impegnate in diverse aziende che operano nei settori dell’orticoltura, dell’allevamento di bestiame, della coltivazione di cereali, cotone ed erbe officinali, della trasformazione di prodotti alimentari, del tessile e del farmaceutico. Demeter, la prima azienda agricola biologica di Sekem, festeggia quest’anno 37 anni di produzione biodinamica. Verdura, frutta, sia fresca che secca, spezie, tè e infusi, succhi di frutta, marmellate, cereali, olio, semi e prodotti di bellezza che vengono esportati in Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Usa. E l’imprenditore egiziano per la sua attività è stato insignito del Right Livelihood Award, il “Nobel alternativo”, assegnato ogni anno a persone e gruppi che si sono distinti nello sforzo per una società migliore e un’economia più giusta, e ha anche ricevuto il premio di “Imprenditore sociale dell’anno” dalla


Schwab Foundation (Klaus Schwab è il fondatore del World Economic Forum di Davos). I profitti di Sekem vengono in parte messi in un fondo pensione e in parte investiti nei settori dell’istruzione e della cultura. All’interno della comunità agricola ci sono anche un centro medico, scuole a pedagogia steineriana con allievi di cultura sia islamica che cristiana, centri di avviamento professionale e di alfabetizzazione per adulti, un’accademia per le arti applicate e le scienze e attività di servizio. Da qualche anno, Abouleish ha aperto un’università, la prima in Egitto che, pur essendo privata, reinveste tutti i suoi introiti nell’università stessa. Per rendere possibile questo è stato necessario introdurre una nuova regola nel codice civile egiziano. «La Heliopolis University — racconta Abouleish — ha tre facoltà, Ingegneria, Farmacia, Economia e commercio per lo sviluppo sostenibile. Qui possono studiare giovani provenienti da tutto il mondo e appartenenti a tutte le confessioni religiose».

Unica discriminante «la passione e la voglia di partecipare allo sviluppo della terra e degli esseri umani». Gli obiettivi di Sekem sono di recuperare e mantenere la vitalità del suolo e del cibo, così come la biodiversità della natura attraverso la sostenibilità e l’agricoltura biologica e il supporto dello sviluppo sociale e culturale. Nel 1990, Abouleish riesce a dare vita al Centro di Agricoltura Biologica in Egitto, che oggi controlla aziende anche in Iran e in Sudan. In quegli anni Sekem decide di produrre anche cotone biologico. La conversione comportò una riduzione nell’uso di pesticidi sintetici in Egitto di oltre il novanta per cento, e un aumento della resa media di cotone grezzo di quasi il trenta per cento. Sekem crea allora la società Conytex per la lavorazione di cotone biologico attraverso processi meccanici anziché chimici. Nel 2005 l’organizzazione, con una rete di oltre 2.000 agricoltori e organizzazioni associate in Egitto, ha iniziato a estendere la sua espe-

rienza ad altri Paesi come India, Senegal, Turchia e Sud Africa, quest’ultima in collaborazione con la Fountain Foundation. Anche il sultano dell’Emirato di Sharjah, Mohammed Al Qasimi, recentemente ha voluto incontrare Abouleish per una cooperazione con Sekem per sviluppare nell’emirato un’agricoltura biologica che non utilizzi fertilizzanti chimici o pesticidi come soluzione alle sfide ambientali, sociali e alimentari del nostro tempo e per costruire ponti tra le università di Sharjah e l’università americana di Heliopolis. Rossella Fabiani (©L’Osservatore Romano 19 aprile 2014)

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Varie STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM

39° Corso di aggiornamento biblico-teologico 22-25 Aprile 2014 LA GIOIA DEL VANGELO RIEMPIE IL CUORE E LA VITA INTERA… RIFLESSIONI SULLA CHIESA ALLA LUCE DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA “EVANGELII GAUDIUM” DI PAPA FRANCESCO

Gerusalemme, Convento di San Salvatore, Auditorium “Immacolata”

PROGRAMMA MARTEDÌ 22 APRILE 9.00

GIOVEDÌ 24 APRILE

La Chiesa intesa come la totalità del Popolo di Dio che evangelizza (G. Caputa)

9.00

10.00 L’opzione per i poveri (V. Lopasso)

10.00 Il pellegrinaggio di Paolo VI vissuto e raccontato dai “frati della corda”(M. Pazzini)

11.00 Per Cristo fungiamo da ambasciatori. L’omelia in At 13,15-43 e in Evangelii Gaudium 135-159 (A.M. Buscemi)

11.00

Pomeriggio: Con G. Urbani, Visita a S. Anna e proseguimento per la veduta panoramica della Città dalla terrazza della Flagellazione

MERCOLEDÌ 23 APRILE 9.00

Il pellegrinaggio di Paolo VI in Terra Santa a 50 anni di distanza (G.C. Bottini)

— Conclusione (M. Pazzini) Pomeriggio: Con Con G. Urbani, Un popolo dai molti volti (n. 115 EG), percorrendo e leggendo le mura di cinta di Gerusalemme e sentirsi pienamente cittadini: dalla porta di Giaffa al Muro Occidentale “del Pianto”

Le tentazioni degli operatori pastorali (F. Piazzolla)

10.00 Motivazioni per un rinnovato impulso missionario (N. Ibrahim) 11.00 Predicate il Vangelo (G. Bissoli) Pomeriggio: Con G. Urbani, Visita al plastico della Città di Gerusalemme e alla parte archeologica del Museo di Israele

Ritorno alle sorgenti, sul pellegrinaggio di Paolo VI

VENERDÌ 25 APRILE Escursione biblica: Con G. Urbani, Pellegrini di gioia per una stagione evangelizzatrice piena d’amore (n. 261 EG), l’esempio di S. Paolo, S. Pietro e di tanti altri pellegrini. Visita ad Aqua Bella (Ein Hemed), Cesarea Marittima e a Giaffa

Relatori:

Gianni Caputa sdb: prof. di teologia fondamentale, Studium Theologicum Salesianum “Santi Pietro e Paolo” Ratisbonne, Jerusalem Don Vincenzo Lopasso: prof. di introduzione biblica e esegesi dell’Antico Testamento, Istituto Teologico Calabro - prof. invitato SBF Don Francesco Piazzolla: prof. di introduzione alle Sacre Scritture e lingue bibliche, Istituto Teologico “Santa Fara” – Bari / prof. invitato SBF Giovanni Bissoli, Giovanni Claudio Bottini,

, Najib Ibrahim, Massimo Pazzini ofm: proff. SBF

Don Gianantonio Urbani: prof. invitato SBF Studium Biblicum Franciscanum, Flagellation Monastery (Via Dolorosa), P.O.B. 19424, 9119301 Jerusalem, Israel Tel. +972-2-6270404 / 6270490; Fax 6264519

Per leggerer i testi completi scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/wgWVUG

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I giusti Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II ELIO TOAFF E IL CENTRO SIMON WIESENTHAL SULLA CANONIZZAZIONE DEI DUE PONTEFICI

«I

l giusto delle nazioni Karol Wojtyla è certamente un uomo destinato da Dio ad assomigliare maggiormente alla sua immagine. Che il ricordo dei giusti sia di benedizione per tutti noi»: in un’intervista all’Adnkronos, il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff, parla della canonizzazione dell’amico Giovanni Paolo II, che si celebrerà, assieme a quella di Giovanni XXIII, domenica 27 aprile in piazza San Pietro. «Nella Pasqua ebraica del 1987 — ricorda Toaff — Papa Wojtyła mi scriveva perché mi facessi portavoce presso la mia comunità dei suoi voti, volti a proseguire insieme, ebrei e cristiani, nel cammino della libertà e della fede nella speranza, con la gioia che è nei cuori durante la grande solennità pasquale. “Ricordiamoci in ogni momento della nostra vita — sottolineava Papa Giovanni Paolo II — che l’uomo è fatto a immagine di Dio”». Nel Talmud «è scritto che ogni generazione conosce l’avvicendarsi di 36 uomini giusti, dalla cui condotta dipendono i destini dell’uomo. Sono questi i giusti delle nazioni, che portano in sé più degli altri — spiega il rabbino — la shekhinah, la presenza di Dio. Sono i giusti che ci indicano la via del bene, avendo dedicato la loro vita al servizio del prossimo e alla gloria dell’Eterno. Nell’ebraismo, come è noto, non ci sono santi, ma soltanto giusti, e la canonizzazione di un santo è un fatto interno della Chiesa cristiana. Ma noi ebrei in questo momento vogliamo sottolineare che niente si attaglia meglio alla figura di Giovanni Paolo II della qualifica di giusto». Per gli ebrei, ha sottolineato Toaff nell’intervista, le visite simboliche di Papa Wojtyla alla Sinagoga di Roma, al campo di sterminio di Auschwitz e al Muro occidentale del Tempio a Gerusalemme «hanno segnato come pietre miliari il percorso che egli con coraggio e fermezza ha inteso compiere come atto di sincero affetto e comprensione nei confronti del popolo di Israele e di riparazione per le sofferenze e i torti inflittigli nel corso della storia e culminati nella tragedia della Shoah». E Giovanni Paolo II, nel suo testamento, non ha potuto «non ricordare il rabbino di Roma e così numerosi rappresentanti delle religioni non cristiane».

grandi organizzazioni internazionali ebraiche per i diritti umani) che si unisce ai cattolici di tutto il mondo nel riconoscere il notevole contributo dato alla storia da Papa Roncalli e da Papa Wojtyla. «Gli ebrei ricorderanno sempre Giovanni XXIII come la forza animatrice del concilio Vaticano II, che ha cambiato il modo con cui i cattolici hanno guardato le altre fedi, specialmente l’ebraismo. Il documento Nostra Aetate che ne seguì — osserva il rabbino Yitzchok Adlerstein, direttore degli Affari interreligiosi del Centro Wiesenthal — ha “staccato la spina” su secoli di antisemitismo teologico e posto i rapporti tra cristiani ed ebrei su un piano di reciproco rispetto». Dal canto suo Giovanni Paolo II, commenta il rabbino Abraham Cooper, decano associato del Centro, «è diventato il primo Papa a visitare una casa di culto ebraico, abbracciando il rabbino capo di Roma Elio Toaff e chiamando gli ebrei “fratelli maggiori” dei cristiani». Cooper ricorda poi altri due fatti per i quali Papa Wojtyla ha «un posto speciale nel cuore del popolo ebraico»: la sua decisione di stabilire piene relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele e, durante la visita a Gerusalemme, il biglietto inserito nel Muro occidentale nel quale riconosceva il sangue ebraico di generazioni versato in nome del cristianesimo, pregando per il perdono. Un gesto che «non sarà mai dimenticato». © L’Osservatore Romano 19 aprile 2014

Alle canonizzazioni del 27 aprile dedica un articolo anche il «Simon Wiesenthal Center» (una delle più

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Varie Via Crucis Viviente 2014 IGLESIA NUESTRA SEÑORA DE LA MERCED DE SION, BUENOS AIRES - ARGENTINA

“A

PAGUEN SUS VELAS POR NO SABER DEFENDER LA VERDAD O POR TEMOR O POR INTERES, POR NO RECONOCER A JESUS COMO EL REY DE SUS VIDAS Y POR CONDENAR A LAS PERSONAS QUE NO PIENSAN COMO USTEDES, POR GUARDAR SILENCIO PARA QUEDAR BIEN ANTE LOS DEMAS…” Esas son las palabras que resonaron en los corazones de la multitud que asistió al Vía Crucis del Viernes Santo representado por alumnos del Instituto Tierra Santa, en la calle frente al colegio, para cumplir con el deseo del Papa Francisco de llevar a Jesús a la gente y a los barrios. Desde hace siglos, la Iglesia se reúne la tarde del Viernes Santo para recordar y revivir los acontecimientos de la última etapa del camino terreno del Hijo de Dios. Ese día, como cada año, la Comisaría de Buenos Aires congrega a los fieles del templo y a las familias del colegio para seguir las huellas de Jesús que, cargando con su cruz, salió hacia el Calvario. En este 2014 se realizó el mismo, conscientes de que el Vía Crucis de Cristo no fue simplemente el camino hacia el lugar del Sepulcro. Se hizo sabiendo que cada paso de Jesús, cada gesto o palabra suya, nos hablan continuamente.Se hizo con la convicción de que en su pasión y en su muerte se nos revela también la verdad sobre Dios y sobre el hombre.

Se trató de hacer reflexionar, con particular intensidad, sobre el contenido de aquellos acontecimientos, para que nos trasmitan, con renovada fuerza a la mente y al corazón, su verdadero significado y sean así origen de la gracia de una auténtica participación porque participar significa tener parte y quiere decir, en este caso, reconocer, y aceptar, con amor, la propia cruz. Todos los que asistieron, entendieron, claramente, que así como Jesús cae bajo el peso de la cruz y ello sucede tres veces durante el camino relativamente corto de la “Vía Dolorosa” caemos también nosotros en nuestra vida, por eso, y como señal, es que apagamos nuestras velas, por no haber podido ver el ejemplo del Maestro en nuestras vidas, por las veces que no confiamos en El y queremos darnos por vencidos en el camino. Quedó evidenciada con la actuación de los alumnos que representaron a Jesús y a quienes junto a Él protagonizaron la Pasión, que han sido nuestros pecados los que han aplastado contra la tierra al Buen Pastor. Han sido nuestros pecados los que determinan el peso de la cruz que él lleva a sus espaldas. Han sido nuestros pecados los que han ocasionado su caída. Jesús cae y se levanta. De este modo, el Redentor del mundo se dirige sin palabras a todos los que caen. Nos exhorta a levantarnos… “El mismo que, sobre el madero, llevó nuestros pecados en su cuerpo, a fin de que, muertos a nuestros pecados, viviéramos para la justicia; con cuyas heridas habéis sido curados” (1 Pe 2, 24).

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Las familias de los estudiantes, fieles de la iglesia y vecinos estuvieron presentes en esta puesta en escena escucharon y participaron con emoción de esta tarde de otoño, que tuvo la impronta de que la reflexión en cada estación hacía referencia a las actitudes cotidianas que debemos imitar de ese Jesús sufriente. La Pasión, ha sido y es, una de las obras más importantes que se enmarca dentro de la Pastoral de la Comisaría de Buenos Aires, y es un ejemplo de continuidad desde año 2009 que ha permitido a partir de lo religioso, fortalecer la fe de quienes lo presencian. Disponerse a recorrer, junto a Jesús, el camino de la cruz, el camino del dolor y su sufrimiento, no es fácil. Por ello, las meditaciones trasmitieron que es un camino de esperanza y de que en ese padecer, el Hijo de Dios daba la vida por nosotros y por ello a lo largo de la escenificación se fue invitando a los fieles a reconocer sus errores y sus faltas ya que nuestros nombres iban marcados en la Cruz de Cristo. Las caídas de Jesús, su encuentro con María, con La Verónica, con el Cireneo, con las mujeres de Jerusalén, los golpes de los soldados, su crucifixión, muerte y sepultura fueron momentos culmines en la escenificación presenciada por la multitud, por esa Vía Dolorosa, que es la vía del dolor, como oveja fue Cristo, Rey y Señor,

y fue El que quiso ir, por su amor a todos, por la Vía Dolorosa, al Calvario y a morir, cargando su cruz a cuestas y ahí su sangre vertió con profundo dolor para salvar al mundo de la condenación. Sin embargo, la Estación XV, la Resurrección de Nuestro Señor, su encuentro con María Magdalena, y la alegría de su Pascua fueron el final, gozoso y jubiloso, ya que como dice la canción todos tuvimos la certeza al mirar su cruz que es la más grande prueba de amor y entendimos que nadie nos ama como El. Rafael Sube, OFM

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Varie Due papi, santi per la Chiesa universale GERUSALEMME, 27 APRILE 2014

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opo che il Vaticano ha annunciato la loro canonizzazione, le immagini di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II si trovano ovunque. I cristiani si rallegrano di poter contare sull’intercessione dei due nuovi santi che hanno segnato la Chiesa e intere generazioni in tutto il mondo e in Terra Santa. In apparenza, poche sono le cose che accomunano i pontificati di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Questi salì al soglio di Pietro già vecchio. Il suo pontificato, che durò cinque anni dal 1958 al 1963, si inseriva nel solco di una tradizione che vedeva i papi lasciare poco il Vaticano e di un rigido protocollo che non dava spazio alla spontaneità e alla creatività. Al contrario, Giovanni Paolo II fu eletto papa a 58 anni e il suo fu uno pontificato lungo 26 anni, dal 1978 al 2005. Viaggia molto per il mondo, visitando un gran numero di paesi; beneficiando di una certa “modernizzazione nel modo di essere Papa”, spesso non si cura di certi protocolli.

Tuttavia, sullo sfondo, sono entrambi incredibili riformatori, uomini profondamente spirituali: due esempi di santità per il mondo. Giovanni XXIII è senza dubbio l’iniziatore del Concilio Vaticano II, che ha cambiato la Chiesa universale e il suo rapporto con il mondo contemporaneo, cercando di “riscrivere” la dottrina tradizionale in un linguaggio appropriato alla sensibilità moderna, nella prospettiva di uno “aggiornato collocamento” della vita della Chiesa.

Giovanni Paolo II, attivo nei lavori conciliari, ha continuato a fare riferimento al Vaticano II durante il suo pontificato, attraverso il dovere di attuarne le proposte e introducendo delle consone e numerose novità. Prime fra tutte l’edizione del Catechismo della Chiesa Cattolica e la Giornata Mondiale della Gioventù, che ha avuto seguito con i suoi successori. Queste due figure della Chiesa hanno lasciato il segno per la loro gioia, la loro semplicità, il loro parlare schietto e la libertà del tono. Un’impronta forte oggi sui fedeli che ritrovano tratti analoghi nel pontificato di papa Francesco. Memorie di Terra Santa Giovanni XXIII non è mai venuto in Terra Santa. Ma il Concilio ha avuto ripercussioni in questa terra. Il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, ricorda in particolare il cambiamento del messale, che è arrivato qui poco dopo. Con aria divertita, ha sottolineato che «il passaggio della Messa in arabo non ha segnato un gran cambiamento: quando il sacerdote celebrava in latino, qualcuno già traduceva in arabo e la gente rispondeva già in arabo…». Nel 2000 Giovanni Paolo II ha visitato la Giordania, la Palestina e Israele. Un viaggio lungo otto giorni, in cui fu il primo papa a pregare presso il Muro del Pianto.

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Molti cristiani in Terra Santa sono segnati dall’esempio di questi due papi, la cui devozione mariana è fonte di emozione. Conosciuto di più, Giovanni Paolo II ha aiutato numerosi cristiani a riavvicinarsi alla chiesa e a vedere nel suo seno una sorgente di unità. Anche per questo presso la Cocattedrale del Patriarcato latino, domenica 27 aprile 2014, numerosi religiosi, sacerdoti e fedeli erano presenti alla celebrazione di ringraziamento per la canonizzazione dei due papi, che

si era tenuta a Roma in mattina. All’intercessione dei due nuovi santi si è affidata la Chiesa, e soprattutto l’ormai prossimo viaggio di papa Francesco in Terra Santa, affinché incoraggi questa Terra e i suoi fedeli a intraprendere lo stesso cammino di santità sulla scia dei successori dell’apostolo Pietro. http://it.lpj.org

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Varie - 2 Papi Santi “Promuovere, favorire, accettare i dialoghi, a tutti i livelli e in ogni tempo, è una regola di saggezza e di prudenza che attira la benedizione del cielo e della terra”

IOANNES XXIII (1962)

Perché Giovanni XXIII è santo?

A

ngelo Roncalli era un uomo con una pazienza serena, capace di sopportare i disagi e le prove della vita. Fin da giovane fece il proposito di alimentare sempre la fede, non lasciarla invecchiare mai, cercando di rimanere sempre bambino di fronte a Dio, come insegna Gesù nel Vangelo. Fu un sacerdote libero da ambizioni di carriera e capace di cordiale collaborazione. Come Vescovo prima e come Romano Pontefice poi, seppe sempre curare una forma collegiale nell’esercizio dell’autorità, con una cura speciale per i sacerdoti e la loro formazione, come per i laici spronandoli a un apostolato responsabile. È a partire da questo costante desiderio di far crescere nella fede che si impegnò per

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favorire la partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia, così come ebbe sempre una spiccata sensibilità ecumenica. Visse la fede con una sensibilità vicina alle forme della pietà popolare: il culto eucaristico nelle sue diverse espressioni come la visita e l’adorazione del SS. Sacramento; la devozione al Cuore di Gesù, la devozione alla Madonna con la recita del Rosario e la visita a molti santuari, la venerazione dei Santi, la preghiera per i defunti, la pratica dei pellegrinaggi. Fu capace di comunicare prediligendo forme semplici e immediate, con immagini tratte dalla vita quotidiana, riuscendo a entrare subito nel cuore delle persone. La sua santità lo ha portato a indicare le vie del rinnovamento nel grande solco della tradizione.


Il lungo iter per giungere alla santità di Papa Giovanni XXIII

D

urante il Concilio Vaticano II molti vescovi avrebbero voluto proclamare Giovanni XXIII santo per acclamazione. Ma Paolo VI preferì percorrere la strada istituzionale e aprì nel 1965 la causa di beatificazione. Per il “Papa buono”, uno dei più amati nella storia della chiesa, non ci sono stati né sconti né scorciatoie. Il processo canonico ha preso in considerazione e ha risposto alle obiezioni di tutti coloro che manifestavano perplessità sulla beatificazione di Roncalli. Dal 1966 alla conclusione della fase processuale vennero raccolte più di 300 testimonianze nel corso di 18 processi informativi. Per la beatificazione è necessario un miracolo e nel caso del pontefice bergamasco fu ritenuta miracolosa la guarigione improvvisa, avvenuta a Napoli il 25 maggio 1966, di suor Caterina Capitani, delle Figlie della Carità, affetta da una gastrite ulcerosa emorragica gravissima, che l’aveva ridotta in fin di vita. La suora, dopo aver pregato papa Giovanni XXIII insieme alle consorelle, in una visione lo scorse mentre la rassicurava; a seguito di

tale evento straordinario riacquistò la salute; tale guarigione fu poi dichiarata scientificamente inspiegabile da parte della Consulta medica della Congregazione per le Cause dei Santi. I consultori teologi e i Padri, Cardinali e Vescovi della Congregazione hanno riconosciuto gli estremi del miracolo di III grado; Giovanni Paolo II lo ha approvato come tale con decreto del 27 gennaio 2000.

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Varie - 2 Papi Santi La canonizzazione del beato Giovanni XXIII

Il

concistoro convocato da papa Francesco il 30 settembre 2013 ha sancito la volontà di procedere alla canonizzazione di Giovanni XXIII secondo la procedura detta pro gratia. La legislazione canonica prevede che, per motivi di opportunità, si possa procedere alla canonizzazione di un beato anche senza la certificazione consueta di un nuovo miracolo. Papa Francesco ha voluto Giovanni XXIII santo per l’attualità del suo esempio e del suo insegnamento. La testimonianza di vita cristiana di Papa Roncalli, la coerenza tra quanto insegnò e quanto visse con fedeltà quotidiana alla propria vocazione, l’urgenza di un rinnovamento evangelico risvegliata nella Chiesa, le sue intuizioni pastorali e l’ampiezza degli orizzonti da lui abbracciati e proposti con la convocazione del Concilio Vaticano II «sono un faro luminoso per il cammino che ci attende» ha detto Francesco. Alcuni aspetti appaiono di essenziale importanza nel cammino presente e prossimo della vita della Chiesa: l’impegno profuso da Giovanni XXIII per la pace, per il dialogo, per l’ecumenismo, per la missionarietà della Chiesa. Tutte dimensioni nelle quali si riflettono le linee del magistero di Francesco. Anzitutto la predicazione della

pace, esposta in dottrina con l’enciclica Pacem in terris, che «ha portato in tutto il mondo l’eco delle materne sollecitudini della Chiesa per la costruzione di una duratura intesa fra i popoli». Poi l’apertura al dialogo, con i cristiani di altre Chiese, con esponenti del mondo ebraico e musulmano «e con molti altri uomini di buona volontà»: lì Roncalli dimostrò di essere un efficace tessitore di relazioni e un valido promotore di unità, dentro e fuori la comunità ecclesiale, aprendo una fase nuova nei rapporti interreligiosi. L’attenzione che papa Giovanni ebbe, in ogni istante del suo servizio ecclesiale, alla dimensione missionaria è un altro motivo di attualità e quindi di opportunità della sua canonizzazione. L’amore per la tradizione della Chiesa e la consapevolezza del suo costante bisogno di aggiornamento, realizzato nel Concilio Vaticano II da lui ideato, preparato e aperto, restano un’eredità viva del suo insegnamento, che può stimolare ancora i credenti a passare da un’idea di Chiesa separata dal mondo, chiusa sulla difensiva come cittadella fortificata contro i suoi avversari, a una Chiesa viva nella fede, amica degli uomini e desiderosa di contribuire al bene di tutti.

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“Il mondo attende con ansia la nostra testimonianza di amore, una testimonianza originata da una profonda convinzione personale e da un sincero atto di amore e di fede in Cristo risorto”

IOANNES PAULUS II (1986)

Perché Giovanni Paolo II è santo?

G

iovanni Paolo II era un “uomo di preghiera”. Il centro della sua vita era costituito dall’Eucaristia. La vita interiore era caratterizzata da un totale abbandono al materno aiuto della Beata Vergine Maria come si vide dopo il tragico attentato del 1981 o durante la dura prova dell’avanzamento della malattia. Ringraziava sempre e attribuiva a Dio i meriti di ogni dono ricevuto. L’infanzia non facile, segnata da tre lutti, e l’entrata in seminario proprio nel periodo in cui la guerra ne aveva imposto la chiusura, corroborarono il suo coraggio. Come Arcivescovo di Cracovia mai esitò davanti ai numerosi ostacoli posti dal regime comunista polacco al diritto di professare la propria fede. Con fortezza seppe intervenire a favore dei diritti delle persone, senza sommuovere tuttavia l’ordine pubblico. Il primo motto “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!” pronunciato durante la celebrazione di apertura del ministero segnò il programma del suo lungo Pontificato, rimanendo vivo nei cuori dei fedeli anche dopo la sua morte.

Il 13 maggio 1981, giorno dell’attentato, ebbe dal Signore la grazia di poter versare il proprio sangue in nome della fede, come egli stesso disse in riferimento all’ac-

caduto. Nelle numerose sofferenze morali e durante la malattia fisica Egli giunse ad annunziare il prezioso valore salvifico della sofferenza umana unita al mistero della Croce di Cristo. Ha sostenuto l’anelito alla libertà dei popoli oppressi da vari regimi e totalitarismi, affermando la dignità inviolabile di ogni essere umano. Ha promosso e rinvigorito il dialogo ecumenico, cercando l’unità e la pace nella viva speranza di una futura piena comunione coi fratelli separati. Un segno straordinario della sua speranza fu la fiducia che ripose nei giovani, speranza della Chiesa del domani. Diede da mangiare e da vestire ai bisognosi, si prese cura dei senza tetto, condivise il dolore dei sofferenti, destinò loro denaro di sua proprietà, visitò ammalati e prigionieri. Nondimeno, istruì, consigliò, consolò gli smarriti di cuore, offrì il proprio perdono all’attentatore e a quanti l’avevano offeso, sopportò con pazienza le persone a lui ostili. Verso la fine degli anni ’90, apparvero i primi sintomi del “morbo di Parkinson”, che piano piano lo ridusse ad esercitare il suo ministero da “una sedia a rotelle”. Tutti hanno vissuto con particolare partecipazione e ammirazione la forza con cui seppe affrontare, specie negli ultimi anni, gli impegni pastorali in quelle difficili condizioni.

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Varie - 2 Papi Santi Iter della Causa 01 Morte di Giovanni Paolo II: 2 aprile 2005 02 Il 3 maggio 2005, il cardinale Camillo Ruini (cardinale vicario della diocesi in cui è morto Giovanni Paolo II) presenta alla Congregazione delle Cause dei Santi. La missiva nella quale esprimeva la volontà della diocesi di Roma di costituirsi attore della causa di canonizzazione del Defunto Pontefice e chiedeva la dispensa dal termine stabilito di cinque anni dalla morte per l’apertura della inchiesta diocesana. 03 L’istanza del Cardinale Vicario, portata alla conoscenza del Santo Padre il Papa Benedetto XVI, trovò la sua accettazione e il 9 maggio la Congregazione per le Cause dei Santi emetteva il rescritto di dispensa concessa dal Papa. Motivo l’aura di santità che ha accompagnato la figura di Karol Wojtyla anche prima della morte e l’eccezionalità religiosa, storica e culturale del suo papato, universalmente riconosciuta da Chiesa e società civile. (3 giugno 2005, suor Marie Simon-Pierre Normand, dell’ordine delle Petites Soeur des Maternités Catholiques, guarisce inspiegabilmente dal morbo di Parkinson diagnosticatole 4 anni prima. L’8 giugno 2005 la superiora

generale dell’ordine segnala a Roma l’avvenimento riconducendolo all’intercessione di Giovanni Paolo II) 04 Inizio della causa di beatificazione, fase diocesana: 28 giugno 2005. Avvio dell’inchiesta con la raccolta presso il Tribunale di: documenti riguardanti il candidato; testimonianze circa fatti concreti sull’esercizio, ritenuto eroico, delle virtù cristiane (virtù teologali: fede, speranza e carità; virtù cardinali prudenza, giustizia, temperanza, fortezza; altre specifiche del proprio stato di vita). Da questo momento Giovanni Paolo II è servo di Dio. Il 2 aprile 2007, nella basilica di San Giovanni in Laterano in Roma, il cardinale Camillo Ruini dichiara conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, consegnando le risultanze alla Congregazione per le Cause dei Santi. 05 Inizio della fase vaticana: 4 maggio 2007. Trasmessi tutti gli atti alla Congregazione delle Cause dei Santi, e ottenuto il decreto di validità, il postulatore segue, sotto la direzione di un relatore, la preparazione della Positio (la sintesi della documentazione che prova l’esercizio eroico delle virtù) che viene poi sottoposta all’esame di nove teologi. Segue questa fase il promotore della fede (che ha lo stesso compito del promotore di giustizia - ossia studiare a fondo la causa e valutare eventuali questioni controverse - e che deve stendere le conclusioni). 06 Promulgazione del decreto che riconosce le virtù eroiche del servo di Dio Giovanni Paolo II: il 19 dicembre 2009 Benedetto XVI concede la sua approvazione all’iter della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II ed autorizza la Congregazione delle Cause dei Santi a redigere il decreto circa le virtù eroiche. Giovanni Paolo II da questo momento è venerabile. 07 Il 21 ottobre 2010 i 7 specialisti della commissione medica si esprimono a favore dell’inspiegabilità scientifica della guarigione di suor Marie SimonPierre Normand. Il 14 dicembre 2010 il Congresso dei teologi riconosce all’unanimità l’efficacia dell’intercessione di Giovanni Paolo II ai fini della

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guarigione di suor Marie Simon-Pierre Normand. L’11 gennaio 2011 cardinali e vescovi della congregazione emettono unanime sentenza affermativa ritenendo miracolosa la guarigione della religiosa francese. Il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI autorizza la promulgazione il decreto che attribuisce un miracolo all’intercessione di Giovanni Paolo II. Si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson (lo stesso di cui ha sofferto Giovanni Paolo II) della religiosa francese suor Marie Simon-Pierre Normand (delle Piccole Suore delle Maternità Cattoliche). La malattia le era stata diagnosticata nel 2001. Secondo la testimonianza della religiosa, la guarigione per intercessione del pontefice è avvenuta la notte tra il 2 e il 3 giugno 2005. 08 BEATIFICAZIONE: 1 maggio 2011. Durante la celebrazione del rito della beatificazione avviene la guarigione della donna costaricense Floribeth Mora Diaz dallo “aneurisma cerebrale fusiforme”. Il caso fu segnalato al postulatore il quale, dopo le dovute indagini preliminari, chiede al vescovo di San José di Costa Rica di Costituire il Tribunale Diocesano per avviare l’inchiesta diocesana. Questa si svolge dal 20 novembre al 2 dicembre 2012. La Congregazione delle Cause dei Santi ne ha riconosciuto la

validità con decreto del 12 febbraio 2013. La Consulta Medica, nella riunione del 28 febbraio 2013, ha espresso, all’unanimità, parere favorevole circa l’inspiegabilità scientifica della guarigione. Il caso è stato esaminato, con esito positivo all’unanimità, dai Consultori Teologi il 10 aprile 2013, e dai Cardinali e dai Vescovi il 2 luglio 2013. 09 Il 5 luglio 2013 Papa Francesco approva il miracolo attribuito all’intercessione del beato Giovanni Paolo II e autorizza la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare firma il decreto super miraculo, aprendo la strada per la canonizzazione. Il miracolo riguarda la guarigione di una donna del Costa Rica, Floribhet Mora, avvenuta la sera dell’1 maggio 2011, il giorno nel quale Giovanni Paolo II è stato proclamato beato. Proprio quel giorno, la donna, colpita da una grave lesione cerebrale, lo ha pregato ed è stata guarita. Grazie all’intercessione del beato Giovanni Paolo II l’intera famiglia della donna avrebbe ritrovato la fede: quasi un doppio miracolo. 10 Durante il Concistoro ordinario pubblico del 30 settembre 2013, la data per la canonizzazione è stata fissata per il 27 aprile 2014.

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Varie - 2 Papi Santi Papa Francesco: “Questi due sono bravi, sono bravi”

R

iportiamo il video in cui Papa Francesco racconta la santità di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II spiegando perché ha deciso di canonizzarli nella stessa cerimonia. «Giovanni XXIII è un po’ la figura del prete di campagna, che ama ognuno dei suoi fedeli e questo l’ha fatto anche come vescovo e come nunzio: pensate ai tanti certificati di battesimo falsi che ha fatto per salvare gli ebrei quando era in Turchia. Aveva un grande senso dell’umorismo. Da nunzio c’era chi in Vaticano non gli voleva molto bene e quando veniva a Roma lo facevano aspettare a lungo. Non si è mai lamentato, recitava il rosario, pregava il breviario. Era un mite. Venti giorni prima che Giovanni XXIII morisse, monsignor Agostino Casaroli era andato da lui per spiegargli com’era andata una sua missione in un Paese dell’Est, la Cecoslovacchia o l’Ungheria, non ricordo bene. E prima che se ne andasse, il Papa gli ha chiesto: “Lei continua ad

andare a trovare i giovani carcerati?”. Casaroli rispose di sì. “Non li abbandoni mai!”. E questo lo diceva a un diplomatico che era andato a riferirgli la sua missione. Giovanni XXIII è un grande, è stato un grande. Poi ha indetto il Concilio. Pio XII pensava di farlo, ma le circostanze non erano mature. Giovanni non ha pensato alle circostanze ma ha seguito lo Spirito Santo. Giovanni Paolo II è stato un grande missionario della Chiesa. Andava, sentiva questo fuoco, è stato un San Paolo. Per questo per me è grande. Canonizzarli insieme è un messaggio alla Chiesa: sono bravi, sono bravi». www.2papisanti.org scansire il codice QR (istruzioni a pag. 65) oppure andare all’indirizzo http://goo.gl/jtgLga

«Papa Giovanni patrono 
dell’unità di tutti i cristiani»

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a grande venerazione del mondo ortodosso verso Giovanni XXIII si espresse già all’indomani della sua morte, tanto da considerarlo un Prepadovnie, un santo e un patrono dell’ecumenismo. Il patriarca Atenagora fu il primo ad applicare alla sua persona il passo evangelico: «Venne un uomo, mandato da Dio, il cui nome era Giovanni». «Noi possiamo farci ispirare dal suo esempio,

affinché si continui il difficile e faticoso cammino per ritrovare l’unità dei cristiani», afferma oggi, in questa intervista, il successore di Atenagora, Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli. Bartolomeo è il primo patriarca nella storia delle Chiese sorelle ad aver assistito all’insediamento di un Papa e a partire dalla canonizzazione di Giovanni XXIII delinea anche il significato della prossima visita a Gerusalemme, che compirà insieme con papa Francesco. Papa Giovanni XXIII aveva suscitato anche nei fratelli ortodossi una autentica venerazione. Che cosa significa oggi per Lei, e per i cristiani ortodossi, il riconoscimento pieno della sua santità? Il compianto Papa Giovanni XXIII è stato davvero una grande figura spirituale nella storia della Chiesa Cattolica e del cristianesimo. Il mio beato predecessore, il Patriarca Ecumenico Atenagora, riconobbe pubblicamente la grande personalità di questo Papa, riservando

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proprio a lui le espressioni evangeliche che lo accostano a Giovanni Battista Pròdromos, precursore di nostro Signore. Difatti, Giovanni XXIII fece realizzare un passo decisivo nel cammino della Chiesa, grazie alla sua importante e coraggiosa decisione di convocare il Concilio Vaticano II, che tra l’altro, con le sue indicazioni, ha aperto la strada per la partecipazione della Chiesa cattolica al movimento ecumenico, in vista del ripristino dell’unità dei cristiani e con effetti particolarmente rilevanti nei rapporti tra cattolici e ortodossi. Tale evento, insieme alle virtù di dolcezza, bontà e amore che adornavano il carattere e la vita di quel grande uomo della Chiesa, giustifica pienamente l’onore della canonizzazione riservato a lui dalla Chiesa cattolica. Quanto ha influito sulla sensibilità ecumenica di Roncalli il lungo periodo da lui trascorso come rappresentante della Santa Sede in Grecia, Bulgaria e Turchia? La lunga esperienza di Angelo Giuseppe Roncalli come rappresentante della Santa Sede presso Paesi come la Grecia, la Bulgaria e la Turchia – dove è la sede del patriarcato ecumenico di Costantinopoli – offrì a lui l’opportunità di conoscere da vicino e amare i popoli ortodossi e di associarsi con legami particolari al patriarcato ecumenico. Il ricordo del suo soggiorno in questa città di Istanbul rimane tuttora vivo, perché la sua familiarità con gli ortodossi in questo contesto lasciò un’impronta indelebile nella sua personalità e contribuì non poco a suscitare lo spirito di apertura nei confronti dell’Ortodossia che lo animava. Negli anni del Concilio alcuni esponenti delle Chiese orientali avevano persino proposto Giovanni XXIII come ‘patrono’ dell’unità dei cristiani. È una prospettiva che può essere ripresa nell’attuale cammino ecumenico? Potremmo affermare che Giovanni XXIII fu il promotore del cammino della Chiesa cattolica verso l’unità dei cristiani e in questo senso ne rimane tutt’ora un patrono sia per il presente che per il futuro. Noi possiamo farci ispirare dal suo esempio, affinché si continui il difficile e faticoso cammino per ritrovare l’unità dei cristiani. Lei ha incontrato il vescovo di Roma Francesco già nel giorno del suo inizio di pontificato. A poco più di un anno dalla sua elezione che impressione prevale tra i fedeli ortodossi e tra i capi delle Chiese di Oriente riguardo al suo modo di esercitare il ministero di Vescovo di Roma?

Finora dalla diaconia pubblica del Papa Francesco sono rimasti impressionati persino i non cristiani. L’ethos di semplicità e di affetto nei confronti di ogni persona umana, soprattutto verso i sofferenti e i poveri, che distingue la predicazione e il modo di vivere del Papa Francesco, corrisponde allo spirito evangelico e quindi alle esigenze del tempo presente, e facilita enormemente il dialogo ecumenico. Gli ortodossi non percepiscono ora nell’istituzione papale nessun tratto di prepotenza, quella che in passato aveva molto ostacolato i rapporti tra cattolici e ortodossi. Pertanto, l’esempio di Papa Francesco pone su basi nuove l’intero cammino del dialogo ecumenico. Presto Lei, Santità, e Papa Francesco compirete insieme un pellegrinaggio comune in Terra Santa, la terra di Gesù. Che cosa suggerisce alla Chiesa Universale il fatto che questo vostro vostro incontro si svolga a Gerusalemme? Sarà solo la commemorazione di un evento passato? Attribuisco un gran rilievo all’incontro con Papa Francesco a Gerusalemme, che, peraltro, avevo personalmente proposto, nel nostro primo colloquio il giorno dell’inizio del suo pontificato. Il carattere di questo incontro sarà, innanzitutto, celebrativo, in quanto coincide con il 50° anniversario dello storico incontro tra il Papa Paolo VI e il mio compianto predecessore Atenagora, nella città

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Varie - 2 Papi Santi di Gerusalemme nel 1964. Non dobbiamo sottovalutare questo carattere celebrativo dell’incontro. La storia non deve essere dimenticata, perché può diventare maestra nel presente. Quell’incontro, allora, richiedeva non poca ispirazione e coraggio, e ciò va riconosciuto con gratitudine da noi successori. Alquanto significativa è la forza anche simbolica del luogo nel quale si realizzò quel incontro, che avvenne proprio lì dove il Nostro Signore pregò il Padre Suo per l’unità di tutti coloro che credono in Lui. La preghiera e il comandamento del Signore «che tutti siano una sola cosa», ci interroga sempre e ci ricorda un dovere che, purtroppo, spesso dimentichiamo. Pertanto, l’incontro del prossimo maggio darà un rinnovato impulso ai rapporti delle due Chiese, alla luce dei nuovi dati storici.Oggi il mondo affronta problemi, la cui soluzione impone la collaborazione fraterna e l’azione comune tra tutti i cristiani, sulla via verso la piena comunione, secondo la volontà di Nostro Signore. Per papa Giovanni, il fatto di guardare insieme al Vangelo rendeva possibile anche la speranza di veder riaffiorare all’orizzonte la piena unità ecclesiale e sacramentale tra ortodossi e cattolici. È così anche oggi? Di fatto, più ritorniamo alla fonte comune del Vangelo, più riscopriamo le nostre sorgenti comuni. Per i cattolici e gli ortodossi ciò rimanda anche al modo in cui fu compreso ed interpretato il Vangelo dai Padri della Chiesa. Non dimentichiamo che, per mille anni, la comprensione comune del Vangelo in Oriente e Occidente si esprimeva anche nella piena comunione sacramentale tra cattolici e ortodossi. In che modo la crisi che attraversa il mondo interpella anche il cammino verso l’unità dei cristiani?

La situazione odierna del mondo rende sempre più necessaria l’unità dei cristiani. La pressione oggi esercitata sui cristiani è duplice: da un lato, essa si manifesta nei territori in cui i cristiani subiscono persecuzioni e sono costretti ad abbandonare la terra dei loro padri; dall’altro lato, essa si esprime anche in ambiti sociali segnati da lunga tradizione cristiana, dove pure lo spirito secolarizzante tende a ‘corrodere’ le fondamenta della Chiesa. Davanti a tali problemi occorre che la solidarietà tra tutti i cristiani ispiri da parte loro una risposta comune. Alla recente Sinaxis è stata finalmente fissata per il 2016 la celebrazione del Grande Concilio delle Chiese ortodosse. Potrà essere l’equivalente ortodosso del Concilio Vaticano II? E verranno invitati i rappresentanti delle Chiese sorelle, a partire da quella cattolica? È vero che nell’ultima sinassi dei Capi delle Chiese ortodosse è stata presa la storica decisione che si realizzi, se Dio vuole, il Santo e Grande Sinodo Panortodosso nell’anno 2016. Tale Sinodo si occuperà, principalmente, di argomenti riguardanti la vita interna della Chiesa ortodossa e, sotto questo aspetto, sarà diverso del Concilio Vaticano II, che aveva incluso nei suoi lavori temi pertinenti alla fede e alla dottrina. Non mancherà, tuttavia, nell’orizzonte degli argomenti trattati dal Sinodo anche la questione dei rapporti dell’Ortodossia con i cristiani non appartenenti alla Chiesa ortodossa e con il mondo in generale. La questione della presenza al Sinodo di osservatori di altre Chiese e confessioni rimane aperta. Sarà certo affrontata con metodo sinodale e le decisioni in merito verranno certo prese con sollecitudine. (Si ringrazia per la collaborazione il Dr. Dimitrios Keramidas) Stefania Falasca © www.avvenire.it

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NINE DAYS OF PRAYER IN JERUSALEM 14 TO 22 MAY 2014

IN PREPARATION AND SPIRITUAL SUPPORT OF THE PILGRIMAGE TO THE HOLY LAND 24 - 26 MAY 2014 PATRIARCH BARTHOLOMEUS - POPE FRANCIS

THE CHURCHES OF JERUSALEM IN COMMUNION OF PRAYER TO SPIRITUALLY SUPPORT PATRIARCH BARTHOLOMEUS AND POPE FRANCIS AND ALL HEADS OF CHURCHES OF JERUSALEM INDIVIDUAL AND COMMUNITY PRAYER FASTING,WORSHIPPING AND GOOD DEEDS (see daily programme)

www.prayrup.info www.popefrancisholyland2014.lpj.org

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Fraternitas

Fraternitas

VOLUME XLVII • EDIZIONE 211

MAGGIO 2014

Notiziario Internazionale OFM

I

Seminario sul rapporto di ricerca sullo stato dell’Ordine marzo

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in un secondo momento dall’Istituto di Sociologia dell’Università Salesiana. Il risultato è stato un Rapporto di ricerca sullo stato dell’Ordine, che è stato presentato più volte e sul quale si attende una decisione sul modo in cui usarlo per l’utilità dell’Ordine. Poi, in stretta collaborazione con l’Università Antonianum (PUA), sono stati organizzati due Seminari. Come ultimo passo del lavoro all’interno della Commissione ciascun membro è stato invitato a formulare delle propo-

ste sintetiche nelle quali far “interagire” i risultati del Questionario con quelli dei due Seminari. In seguito, il Definitorio generale ha proposto questo Seminario con lo scopo di illuminare i risultati dello “studio dello Stato dell’Ordine”, insieme ai Frati della Curia generale. Al Seminario hanno partecipato il Definitorio generale, gli Uffici di animazione della Curia generale e i Professori della PUA, con l’obiettivo di: a) condividere lo studio fatto dai gruppi di lavoro; b) individuare delle priorità per la rivitalizzazione dell’Ordine nelle diverse dimensioni ed in particolare per l’evangelizzazione; c) stabilire una modalità per fare passare il risultato dell’indagine alle Entità.

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l 21 2014 nella Curia generalizia si è svolto un Seminario sul rapporto di ricerca voluto dal Capitolo generale 2009: uno studio interdisciplinare sulla situazione dell’Ordine, al fine di suggerire strategie di intervento sull’evangelizzazione (Mandato 14). La Commissione, formata da nove membri, si è riunita per la prima volta nel luglio 2010 e si è deciso di intraprendere due percorsi, complementari e necessari: una indagine che restituisse informazioni attendibili e “obiettive” sullo stato dell’Ordine; l’approfondimento dei temi relativi alla cultura del nostro tempo. La Commissione ha lavorato per enucleare le aree tematiche sulle quali effettuare una indagine, svolta

Il Ministro Generale visita alla Fraternità P. Allegra Il 2 aprile, 2014, il Ministro generale, Fr. Michael A. Perry, OFM, ha visitato la Fraternità Francescana Internazionale “Beato P. Gabriele Maria Allegra” di Roma per un incontro formativo con i Frati che frequentano studi di Master, Licenza o Dottorato in varie discipline, presso la Pontificia Università Antonianum e altri centri superiori romani. Il Ministro ha voluto condividere con i Frati alcune sfide che interpellano il presente dell’Ordine, in vista della preparazione del Capitolo generale 2015. Sfide alle quali siamo chiamati a dare risposte positive in un approfondimento della nostra identità carismatica spirituale, ricreando la fraternità, rafforzando la minorità e rinnovando la formazione in un orientamento missionario ed evangelizzatore più dinamico, proprio come chiede Papa Francesco nella «Evangelii Gaudium» anche di fronte al 2015, dedicato alla Vita Consacrata. Dopo il suo intervento si è aperto un interessante dialogo. Accompagnava il Ministro generale, il Segretario generale per la Formazione e gli Studi, Fr. Vidal Rodríguez, ofm. 1

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ALTRE NOTIZIE

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Roma, Italia – La cella romana di san Francesco sarà restaurata

La chiesa romana di San Francesco a Ripa custodisce la cella dove il poverello d’Assisi soggiornò, tra il 1209 e il 1223, nelle sue soste romane per incontrarsi con Innocenzo III. I Frati, per finanziarne il restauro, hanno lanciato una campagna di raccolta fondi in rete. Gli interventi prevedono: la pulitura delle pareti annerite dal fumo delle candele e delle lampade ad olio; la rimozione delle stuccature e il consolidamento degli intonaci; il rifacimento dell’impianto elettrico; il restauro del soffitto ligneo, a cassettoni; la pulitura del pavimento in cotto, dei dipinti murali all’ingresso della cella e delle targhe in marmo al suo interno. Si prevede che per il restauro ci vorranno circa cinque mesi.

Roma, PUA – Giornata di studio su Bianco da Siena Promossa dall’Istituto Francescano di Spiritualità e dal Centro Culturale Aracoeli il 10 aprile 1914 si è tenuta, presso la Pontificia Università Antonianum, una Giornata di Studio su «Le Laudi del Bianco da Siena e le clarisse dell’Osservanza». Sono intervenuti Carlo Delcorno, dell’Università di Bologna, e Renzo Rabboni, dell’Università di Udine. Alle relazioni ha fatto seguito una discussione con la presenza della curatrice, la dott. Silvia Serventi. Incontro di formazione formare per la missione

Il Santo Padre ha nominato Fr. Aurelio Pessoa Ribera, O.F.M., Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di La Paz, Bolivia (superficie: 10.975; popolazione: 1.031.525; cattolici: 825.220; sacerdoti: 161; religiosi: 472; diaconi permanenti: 1). Il Vescovo nominato è nato nel 1962 a Concepción, Vicariato Apostolico di Ñuflo de Chávez (Santa Cruz de la Sierra, Bolivia). È entrato nell’Ordine Francescano nel 1983, ha fatto la professione temporale nel 1984, quella solenne nel 1988 ed è stato ordinato presbitero nel 1989. NUOVO VISITATORE

Roma, PUA – Giornata di Studio

Il 26 marzo 2014 la Pontificia Università Antonianum ha promosso una giornata di Studio su «La misericordia, rivelazione del nome di Dio». Moderati da Marco Nobile OFM, sono intervenuti i seguenti Professori: Giovanni Cesare Pagazzi («“Il misericordioso e fedele”. Alla prova della paura»), Mario Cucca OFMCap («“La misericordia che accusa”. Il paradosso delle procedure giuridiche nel mondo biblico»), Johannes Baptist Freyer OFM («La misericordia “francescana”?»). [www.antonianum.eu]

Fr. Aurelio Pessoa Ribera, O.F.M, nuovo vescovo

Il 12 Marzo 2014 si è tenuto presso la Fraternità Francescana Internazionale “Beato P. Allegra OFM ” di Roma, l’incontro annuale di formazione sul tema “Formare per la missione”. All’incontro ha partecipato Fr. Massimo Tedoldi, ofm, Segretario generale per la Missione e l’Evangelizzazione e Fr. Vidal Rodríguez, ofm, Segretario generale per la Formazione e gli Studi, che hanno presentato il tema, seguendo la linea di collaborazione degli uffici di animazione della Curia generale. La presentazione si è svolta in tre parti: una prima carismatica, dal Vangelo alle Fonti Francescane; una seconda formativa, dalla Ratio Formationis Franciscanae; una terza, ecclesiale, dalla Evangelii gaudium di papa Francesco. [www.antoniano. org/fga]

Fr. Gregóire Kateta Bowa, della Prov. San Benedetto L’Africano, nella R.D. Congo, Visitatore della Fondazione Nostra Signora dell’Africa, in Congo-Brazzaville.

Agenda del

Ministro generale Maggio:

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5-16: 5-8: 19/28: 20-23: 24-27: 29-31:

SPAGNA – Capitolo delle Stuoie ROMA – Tempo Forte Incontro con i Presidenti delle Conferenze ROMA, Sassone – Primo Cong. Inter. per le Missioni e l’Evangelizzazione USA, Cincinnati – Capitolo provinciale TERRA SANTA – Visita del Papa USA – Incontri con le realtà del territorio

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Fraternitas SEGNALIBRO FRANCESCANO Libri Francescani Alexandri de Hales Quaestiones disputatae de peccato originali, critice editae a Hyacintho Matthaeo Wierzbicki OFM. Editiones Collegii S. Bonaventurae ad Claras Aquas - Grottaferrata (Roma) 2013, pp. 251. (Bibliotheca Franciscana Scholastica Medii Aevi - Tom. XXX. ISBN 978-88-7013- 292-2). Cinque quaestiones, tramandate in due forme redazionali, del primo maestro francescano Alessandro di Hales, che risalgono al periodo detto «Postquam fuit frater», ossia tra il 1236 e il 1245, vengono pubblicate per la prima volta in questo volume. Gli argomenti trattati riguardano l’esistenza, l’essenza e la quantità del peccato originale, la corruzione della natura umana, nonché le pene causate dal primo peccato. Questa edizione, potrà offrire un impulso allo studio critico che, sulla base delle fonti dirette, farà emergere l’apporto del Doctor Irrefragabilis alla storia della teologia. Ufficio vendita: quaracchi@ofm.org

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MARIA CHIARA RIVA, «Come quasi in uno specchio», Edizioni Biblioteca Francescana, Milano 2014, pp. 171. Il volume, scritto dalla Clarissa Maria Chiara, contiene: visione “de la mammilla de sancto Francisco” nel suo contesto (cap. 1°); lettura interpretativa della visione con l’ausilio dei numerosi studi storici e della psicologia (cap. 2°); maternità di Chiara come emerge dalla sua Benedizione e quella di Francesco espressa nella Lettera a frate Leone (cap. 3°); sintesi degli avvenimenti storici da cui scaturiscono la Regola di santa Chiara e la nascita dell’Ordo Sancti Damiani (cap. 4°).

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La Provincia francescana maltese dei Frati Minori compie quest’anno 100 anni. Infatti, il 12 aprile 1914 veniva reso pubblico il Decreto con il quale il Ministro generale, erigeva la Custodia francescana maltese di San Giovanni Battista, dipendente dalla Provincia dei Frati Minori di Sicilia, ad Entità autonoma, con il titolo di San Paolo Apostolo. Artefici di tale realizzazione sono stati: Fr. Pacifico Monza, Ministro generale, che nel 1914 visitò Malta; Fr. Anton Maria Cesal, primo Ministro

provinciale e “padre” della nuova Provincia. Da quell’anno la Provincia dei Frati Minori di Malta ha continuato a espandersi all’interno e fuori Malta come a Londra, Toronto, Adelaide, Honduras, Libia. La celebrazione dei 100 anni ha lo scopo di ricordare quello che i Frati hanno fatto nel passato, ma soprattutto vuole essere l’occasione per rinvigorire la testimonianza francescana in una evangelizzazione nuova in mezzo alla società postmoderna. [www.ofm.org.mt]

CONFERENZA BOLIVARIANA Responsabili dell’animazione

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La Provincia francescana maltese celebra i 100 anni della fondazione

Il 5 Aprile 2014, a Bogotá, sono stati eletti i nuovi Responsabili dell'animazione della Conferenza francescana bolivariana. Questi sono: • Fr. Mario Wilson Ramos, Prov. Santa Fede, Colombia (Presidente) • Fr. Enrique Segovia, Prov. XII Apóstoles, Perú (Vice Presidente) • Fr. José Alirio Urbina, Prov. Santa Fede, Colombia (Segretario FS) • Fr. Gabriel Gutiérrez, Prov. Santa Fede, Colombia (Segretario ME) • Fr Carmelo Galdos, Prov. San Antonio, Bolivia (Coord. di GPIC) • Fr. Jorge González, Prov. San Francisco de Quito, Ecuador (Anim. per la Pastorale Educativa) 3

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PICCOLE NOTIZIE

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Greccio, Italia – XII Convegno di Greccio

«Francesco plurale» è la titolazione scelta per la dodicesima edizione dell’annuale convegno di Greccio. Promosso dal Centro Culturale Aracœli, dalla Scuola superiore di Studi Medievali e Francescani, dall’Istituto di Spiritualità della PUA e dalle Province francescane di Roma e di Abruzzo, il convegno si terrà presso l’Oasi Gesù Bambino. Nei giorni 9-10

maggio 2014 si alterneranno vari Esperti: Grado Giovanni Merlo, Luigi Pellegrini, Elio Franzini, Rosa Giorgi, Tomaso Subini, Marco Della Sciucca, Sofia Boesch Gajano e Marco Bartoli. Assisi, Italia – Corso di francescanesimo 2014 Su richiesta delle Famiglie Francescane presenti in Umbria, l’Istituto Teologico di Assisi promuoverà un Corso di francescanesimo su «L’annuncio evangelico nella predicazione francescana», che si svolgerà nei giorni 22-26 settembre 2014. Il corso, che s’ispira alle parole di Papa Francesco sull’annuncio evangelico, ha lo scopo di illustrare e far conoscere le tematiche ricorrenti e i metodi della predicazione evangelica francescana, susseguitisi nel corso della sua secolare storia, offrendo così gli strumenti ed i criteri adeguati per un corretto approccio alla spiritualità ed alla antropologia francescana e clariana; viene proposto a tutti i religiosi francescani del post-noviziato in Umbria ed è aperto a sacerdoti, religiosi e laici interessati alla suddetta tematica.

Primo Congresso Internazionale Segretariato per le Missioni e l’Evangelizzazione 19-28 Maggio 2014 Segui in Diretta www.ofm.org/SGME2014

Formuliamo a tutti gli amici di Fraternitas, i migliori Auguri di Buona Pasqua

Serva di Dio Clara della Concezione

Martedì 3 aprile 2014, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza privata Sua Eminenza Reverendissima il Signor Card. Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza, il Santo Padre ha autorizzato la Congregazione a promulgare tra gli altri il Decreto riguardante le virtù eroiche della SERVA DI DIO CLARA DELLA CONCEZIONE (al secolo: Giovanna della Concezione Sánchez García), Monaca professa dell’Ordine di Santa Chiara; nata a Torre de Cameros (Logroño, Spagna) il 14 febbraio 1902 e morta a Soria (Spagna) il 22 gennaio 1973.

35° anniversario della nomina di S. Francesco come Patrono dell’Ecologia Il Roman VI (il gruppo dei sei animatori generali di GPIC per la Famiglia Francescana) ha considerato il modo migliore per celebrare questo evento, in particolare nel contesto della crisi ambientale a livello mondiale. Così, l’Ufficio di GPIC della Curia generale ha preparato del materiale per aiutare i nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo per celebrare tale evento. [ www.francis35.org ]

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FRATERNITAS notiziario internazionale OFM - editore: Fr. Joseph Magro OFM eMail: comgen@ofm.org tel: +39 0668491 339 - http://www.ofm.org/fraternitas - www.fb.com/ofm.org - @ofmdotorg

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