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La soluzione del mono-braccio anteriore in passato fu un vero e proprio fuoco di paglia. Si pensava infatti che surclassasse in tutto il sistema telescopico delle forcelle tradizionali ed invece, pur non lamentando eccessivi squilibri, risultò essere una via molto ardita da percorrere (vedi gli altalenanti risultati in ambito sportivo della famosissima Honda ELF X 500).

posizionato sotto al motore, i freni erano in carbonio (non si usavano ancora sulle 500 da GP) e i collettori di scarico correvano sopra la testata. Il mono-braccio posteriore fu un brevetto Elf, poi rilevato da Honda per le sue sportive.

La carenatura a copertura totale era senza soluzione di continuità e il pilota, isolato dall'aria di raffreddamento del motore, vi si inseriva formando un corpo unico con la moto. Non mancava il doppio faro rettangolare anteriore. Questa linea chiusa fu di ispirazione per le prime Honda CBR 600 e 1000, per la Ducati Paso, per le Bimota DB1 e Tesi 1D, e altri modelli meno noti. In basso un’immagine dell’affascinante Eppure in ambito stradale, nonostante le quanto avveniristica ELF X. nostre strade siano piene di buche e di avvallamenti, la GTS 1000 della Yamaha rimaneva ben piantata per terra (dichiarazioni di alcuni tester dell’epoca), esaltando proprio le doti di stabilità ma a discapito di pochissima reattività ed istintività della mezzo stesso. Parlando nello specifico della ELF X, che ricordiamo fu uno studio iniziato addirittura nel 1978, il motore aveva funzione portante per i due forcelloni a cura di Giovanni Yoyo Iodice mono-braccio e l'anteriore aveva quindi lo sterzo nel mozzo. Il serbatoio era

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