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amigliando RITIRO D’AVVENTO Fuori dalle frenesie consumistiche dei giorni precedenti il Natale

Seguendo il cammino di Maria A pochi giorni dall’arrivo del Natale, mentre tra il frastuono delle strade cittadine domina la corsa agli acquisti e il luccichio delle luminarie sembra ritmare freneticamente l’ingresso e l’uscita dai negozi, nel silenzio confortevole della Sala Congressi della cantina Due Palme di Cellino San Marco, l’Evento diviene occasione per riflettere sull’Avvento e favorisce un momento di meditazione recuperando l’autentica dimensione del Natale. Le famiglie, ivi riunite sotto la guida del delegato per la Pastorale familiare don Massimo Alemanno e dei responsabili Arturo ed Anna Maria Destino, hanno potuto godere di una vera e propria Lectio Magistralis, tenuta da don Piero Tundo. Questi, soffermandosi su tre episodi della vita della Madonna, l’Annunciazione, la visita a Santa Elisabetta e l’incontro col Santo Vecchio Simeone, ha guidato l’attenzione dei presenti sui momenti attraverso i quali si compie il cammino di Maria per aprirsi alla volontà di Dio, per diventare modello di condivisione e donna che non si sottrae alla sofferenza. Ha sottolineato come l’annuncio irrompe inaspettatamente nella vita di una donna, che vive progetti e speranze giovanili alla luce della sua fede in Dio, ma che rimane sconvolta dal timore di fronte alla novità del disegno annunciato dall’Angelo: Maria è una donna attenta, che vive nella storia del suo tempo e che, trepidante per la reazione di Giuseppe e della gente, si propone con la sua paura e i suoi timori, che alla fine, però, arricchiscono di fascino e di bellezza la sua risposta di adesione al progetto divino. Maria non è la donna dell’accoglienza passiva; è certamente sconvolta, ma diviene fiduciosa dopo le parole dell’angelo: diventa la donna del sì e si fida della promessa di Dio, perché profondamente convinta che nulla è impossibile a Lui. Timori e sconvolgimento diventano gioia, che trasformano Maria in fonte di luce, che non si compiace di sé stessa, ma si dona agli altri. Essa pervade della sua luce e della sua grazia la cugina Elisabetta e ne condivide la gioia. Diventa così modello di condivisione e di restituzione che si propone all’umanità di ogni tempo e che non si sottrae persino di fronte all’annuncio della sofferenza: la fiducia in un Dio che è fedele alle sue promesse dà a Maria la forza di accogliere anche il dolore nella profezia del vecchio Simeone, che annuncia la crocifissione del figlio. A conclusione della meditazione il relato-

re ha consegnato ai partecipanti alcune riflessioni con l’invito che ciascuno, ispirato al modello incarnato dalla Vergine, le ripercorra alla luce della propria esperienza, quale credente chiamato ad assumere una coerente posizione di fronte alle problematiche legate alla famiglia, al rispetto della vita, al riconoscimento dell’umanità come comunità di fratelli in Cristo. Quanto la vita di Maria entra nella vita dei cristiani, vivendo esperienze di affidamento alla volontà di Dio rinunciando a progetti ed aspirazioni personali? In quale misura la forza della condivisione e della restituzione riesce a plasmare la vita dei cristiani per superare invidie, gelosie e competizioni? Nella quotidianità quale atteggiamento si assume di fronte all’annuncio di un dolore, di un fallimento, di una delusione? Ognuno alla fine ha ricevuto uno stimolo per riconsiderare il messaggio dell’Avvento in relazione al proprio vissuto, sia come individuo che come componente di un gruppo, come elemento calato in una realtà che molto spesso è legata all’interesse individuale, che non sempre riconosce la fedeltà alla parola data, che si trincera in un miope edonismo, che spesso porta alla diffidenza e alla solitudine. La figura di Maria si propone al mondo quale sicura alternativa alle icone somministrate dai mezzi d’informazione e accolte nella mentalità corrente: Essa diventa nel vissuto di ciascuno ispiratrice dei valori della fedeltà e della lealtà, dell’affidamento e della condivisione, dell’accettazione della sofferenza come volontà di Dio. Il coinvolgimento e l’attenzione dei presenti sono stati continui e la relazione ha affascinato tutti sia per la chiarezza che per la capacità di innestare problematiche di natura teologica nell’esperienza concreta di ognuno. Giuseppe e Maria Carmela De Riccardis

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ell’incontro con le famiglie della diocesi tenutosi nell’ultima domenica di Avvento a Cellino S. Marco, ospiti della casa vinicola “Cantina due Palme”, siamo stati felici di ascoltare le preziose e stimolanti parole di don Piero Tundo, il quale commentando tre passi evangelici fondamentali, ci ha fatto un bel regalo di Natale parlandoci del tema dell’accoglienza in modo quanto mai concreto. La nostra esperienza è fatta di incontri di uno con l’altro, di accoglienza dell’altro; per questo ci dobbiamo ispirare a Maria che diventa icona dell’accoglienza, madre, maestra e modello per andare incontro a Cristo, modello della risposta, e dobbiamo vivere il tempo di Avvento come tempo vocazionale. Maria è anche icona del tempo della restituzione. Noi non dobbiamo solo essere destinatari, ma anche dare, ispirandoci a Maria la quale si propone, non si vanta di essere stata destinataria di un progetto divino; allo stesso modo, anche noi come Maria dobbiamo proporci, non vantarci, né nascondere la nostra vocazione, proporci agli altri secondo un progetto che non è nostro, ma che realizza il disegno di Dio. Noi, quando siamo chiamati a qualcosa di nuovo, siamo sempre stupiti o preoccupati, ma, come Maria, non dobbiamo temere: Dio ci chiama e ci garantisce di proteggerci, noi dobbiamo saper comunicare le meraviglie che Dio fa nella nostra famiglia ai nostri figli, nel gruppo famiglie, tra noi coniugi, in definitiva dobbiamo sapere pregare. Se impariamo a dialogare con la SS. Trinità impariamo a dialogare con la famiglia.

Analogamente, anche in parrocchia o nella società si presenta il tema dell’accoglienza e allora dobbiamo chiederci, ad esempio, se sappiamo essere accoglienti nella nostra comunità parrocchiale, senza provare invidia e senza rivalità nei confronti di chi riceve nuovi incarichi e responsabilità. Le nostre comunità parrocchiali come sono accoglienti? Quanto siamo capaci di gioire per i risultati positivi degli altri? Quanto siamo accoglienti con lo straniero? E nel campo professionale, per la progressione di carriera di un collega? Persino i sacerdoti cadono spesso nella debolezza di non partecipare alle gioie dell’altro per i successi ottenuti. Tutto ciò accade perche non sempre siamo pronti ad accogliere il progetto di Dio. Quante volte crediamo che Dio manifesta la sua volontà attraverso gli uomini? Quando gli annunci di Dio non sono esaltanti, quando le notizie che ci arrivano sono sconfortanti... malattie, impegni difficili, non sempre siamo pronti ad essere accoglienti verso il progetto di Dio. Il suo progetto non sempre è quello che noi ci aspettiamo ma è un progetto amaro, è allora che si vede e si misura la fedeltà dell’uomo, come invece fece Maria nell’accettare la volontà di Dio, la quale, anche se sentiva il gusto amaro della mirra, trovava la forza di accogliere il suo progetto. L’espressione “Non temere” le diede la forza di affrontare le difficoltà, sapere che non dobbiamo temere ci fa superare la paura e ci permette di non farci prendere dal panico. Spesso non riusciamo a dire grazie di fronte alla sofferenza. Persino i sacerdoti fanno fatica, c’è la paura di caricarsi la croce, da qui la necessità di raccontarci la sofferenza, di riuscire a dire le nostre sofferenze agli altri. Anche se camminiamo in una valle oscura, il Signore è con noi. Le coppie devono fare tesoro dell’esempio di Maria e Giuseppe. è per questo motivo che Gesù doveva nascere a Betlemme Perché doveva darci l’esempio della accoglienza, della condivisione, quello che deve fare la famiglia nell’accogliersi l’un l’altro. Nicola e Mirella Distante

esperienze Un messaggio che contrasta con l’opinione negativa del matrimonio

di Pelagio che sosteneva che la persona umana può salvarsi per forza propria, senza il soffio di Dio. E il soffio di Dio ha soffiato forte nel giorno del matrimonio, ma occorre che questo soffio lo respiriamo e lo accogliamo ogni giorno, proprio per questo Incontro Matrimoniale non fa teoria ma privilegia la testimonianza, il racconto di esperienze vere, un racconto realista, ma sempre aperto alla speranza. Al modo di dire del mondo: oramai contrappone d’ora in poi.» Incontro Matrimoniale si caratterizza anche come aiuto reciproco della vocazione matrimoniale e sacerdotale in un’ottica di integrazione ed interazione delle due vocazioni, perciò è un’esperienza rivolta anche ai sacerdoti e ai religiosi/e. In Puglia i Fine settimana di Incontro matrimoniale coppie, sacerdoti e i religiosi/e si svolgeranno i giorni 21/23 Gennaio 2011; 8/11 Aprile 2011; per i fidanzati il 20/22 Maggio 2011. Per ulteriori informazioni si può consultare il sito www.incontromatrimoniale.it o telefonare al n. 0831 339498.

Incontro matrimoniale, indicazioni per un percorso

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ncontro Matrimoniale, associazione internazionale diffusa da oltre trent’anni anche in Italia, compresa la Puglia, in un weekend esperienziale propone alle coppie di sposi e di fidanzati, un messaggio che contrasta con l’opinione negativa del matrimonio “fortezza assediata per cui chi è fuori vorrebbe entrarci e chi è dentro vorrebbe uscirne!” Il percorso formativo proposto dall’associazione vuole dimostrare che è bello starci dentro, in una casa aperta all’altro (il coniuge), agli altri (la comunità e la società) all’Altro (Dio). Lo stesso weekend viene proposto a preti e religiosi/e per la relazione con le rispettive comunità. Mons. Guido Fiancino, vescovo ausiliare di Torino, in un suo intervento al Consiglio europeo dell’associazione, disse che «la parola chiave che mi è rimasta nel cuore quando ho vissuto il weekend di Incontro Matrimoniale fu: migliorare, coltivare, curare la relazione; parola che ritrovai in una conferenza episcopale, quando il Vescovo… disse no ad una Chiesa fondata sull’organizzazione e sì ad una Chiesa fondata sulla relazione. Se siamo fatti ad immagine di Dio e Dio è relazione d’amore è solo nella relazione d’amore

che possiamo rendere visibile e trasparente l’immagine di Dio; Incontro Matrimoniale non indulge al lamento sterile, ma crede ostinatamente che è possibile ed è fonte di gioia un amore fedele, fecondo, per sempre. Ben sapendo che la gioia vera passa attraverso la croce ed è attraversata dalla croce, una croce che non dice anzitutto dolore ma dice amore. Cristo non ha scelto di soffrire, ma ha scelto di amare e quindi ha messo in conto che l’amore vero esalta e crocifigge nel medesimo tempo. Amici, sarà un caso, ma se io voglio abbracciare devo aprire le braccia a forma di croce». Con la parola di S. Paolo, il prelato evidenziò che «L’amore è prezioso perché viene da Dio ma è in vasi di creta perché noi siamo vasi di creta, ma investiti del soffio di Dio. È per questa visione biblica che Incontro Matrimoniale cerca di coniugare in maniera armonica, psicologia e fede, natura e soprannatura, uomo e Dio: equilibrio difficile ma necessario. Una fede che non valorizzi gli apporti delle scienze umane potrebbe trasformarsi in fideismo magico che porta al disimpegno. Ma un approccio psicologico che non tenga conto della fede, di Dio, potrebbe trasformarsi nell’eresia

Teresa e Pippo Vincenti


amigliando INCONTRI Celebrata in diocesi la Giornata della Vita con la partecipazione dei “Theorema group”

Riscoprire ogni giorno quell’immenso valore

© S.Maggiore

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a 33ª Giornata per la vita, celebrata domenica 6 febbraio, è stata l’occasione per le famiglie delle diverse Parrocchie della diocesi per condividere, nel teatro di San Vito martire, momenti di riflessione sul valore della vita e sul significato che ad essa deve essere riconosciuto specie in tempi, come quelli che noi viviamo, di confusione e di smarrimento, condizionati da messaggi, spesso poco edificanti, che quotidianamente si insinuano tra le mura domestiche e nelle menti ad opera dei mass media. L’incontro, presieduto da Sua EccellenzaMons. Talucci, in armonia con le linee racchiuse nel messaggio dei Vescovi italiani, ha registrato una partecipazione numerosa con un ascolto attento e con momenti di diffusa commozione di fronte alle esperienze

raccontate. L’incontro si è rivelato un vero e proprio inno alla vita, non solo per la presenza in sala dei rappresentanti di associazioni quali l’AIDO e l’AVIS o per la sensibile e sapiente scelta di brani musicali, eseguiti dal complesso “Theorema Group” di Mesagne ed integrati da letture di passi evangelici e del discorso di Benedetto XVI nella 26ª Giornata Mondiale della Gioventù, ma principalmente per la testimonianza di situazioni individuali e familiari, veramente singolari, vissute con dignità e senso di responsabilità, radicate nella fiducia in un Creatore che affida all’uomo il compito di concretizzare la Parola nelle scelte, se pur dolorose, di ogni giorno. Al di là della peculiarità dei singoli casi, le testimonianze hanno messo in risalto l’alto valore della vita, qualunque essa

© S.Maggiore

sia: una vita che chiunque deve accettare e custodire nella sua sacralità, anche quando la sofferenza fa di essa una realtà dalla quale sarebbe più comodo fuggire. I contrasti interni alla famiglia, che mettono a repentaglio la stabilità della promessa nuziale, la minaccia al diritto alla nascita e alla vita, l’incidenza della malattia invalidante o irresolubile, l’ingresso nella famiglia di un diversamente abile, sono state situazioni vissute e raccontate con dignitosa sofferenza, con la ferma convinzione che la vita è un dono divino che non può essere rifiutato. In questo modo la testimonianza è diventata messaggio carico di una profonda valenza educativa, esempio doloroso ma confortevole che, seguendo l’insegnamento evangelico, concretizza l’amore nell’esperienza di

ogni giorno, confida in un cammino di fede coerente col disegno predisposto da Dio per ognuno. Ha concluso l’incontro Sua Eccellenza l’Arcivescovo, il quale, dopo aver espresso sincero apprezzamento e viva riconoscenza per gli interventi, ha voluto riconoscere in quelle testimonianze, rievocando i lavori sinodali, la dimostrazione inconfutabile di come la Parola di Dio si fa storia: Essa entra nella vita di ogni giorno, conforma le relazioni personali, ripropone secondo i canoni evangelici le problematiche sociali e, con quel “come ho fatto io”, infonde alla sofferenza la forza generatrice di un amore totale, gratuito, modello per il faticoso cammino dell’uomo. Giuseppe e Maria Carmela De Riccardis

diritto e matrimonio Il richiamo del Papa alla dimensione giuridica

La pratica matrimoniale non va vissuta come una formalità

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ra gli impegni più gravosi, che spettano ad un parroco, c’è quello della preparazione al matrimonio dei fidanzati. Momento molto bello della vita pastorale, ma non facile. Spesso, si avvicinano persone che non hanno alcuna esperienza di vita comunitaria, sono credenti a modo loro, con l’unico desiderio di sposarsi. Chiedono, cioè, di esercitare il proprio “ius connubii”. A questo punto il pastore, giustamente, è preoccupato di accompagnare il meglio possibile i giovani al matrimonio, ma sa di dover compiere scelte prioritarie, tra cui la più importante è quella della formazione. Terminata questa, penserà a preparare con i fidanzati una bella celebrazione, che sia espressione della gioia di sposarsi. Tra la preparazione e la celebrazione del matrimonio, però, c’è un altro passo di rilievo: quello dell’istruzione della pratica matrimoniale. Quale posto si dà a questo momento? Talvolta, l’esperienza rivela che è vissuto come un peso! Sembra quasi una caduta di stile: dopo aver parlato a lungo del significato della scelta matrimoniale, si finisce a fare documenti, quasi non ci si fidasse delle intenzioni dei fidanzati. Dove è finito l’amore, che tutti muove? Così, la pratica matrimoniale è presentata e vissuta come una formalità per accontentare le istituzioni. Forse i toni sono un poco esagerati, ma qualcosa di simile avviene. Lo ha notato Benedetto XVI, incontrando il 23 gennaio i membri della Rota Romana in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario. In questa occasione, tra l’altro, ha parlato dell’esame dei nubendi, svolto dal parroco. Con chiarezza ha ricordato che lo scopo è giuridico: accertare che nulla si opponga alla valida e lecita celebrazione delle nozze. «Giuridico – ha precisato – non vuol dire però formalistico, come se fosse un passaggio burocratico consistente nel compilare un modulo sulla base di domande rituali». Invece, lo ha descritto come un’occasione pastorale unica – da valorizzare con tutta la serietà e l’attenzione che richiede – nella

quale, attraverso un dialogo pieno di rispetto e di cordialità, il pastore cerca di aiutare la persona a porsi seriamente dinanzi alla verità su se stessa e sulla propria vocazione umana e cristiana al matrimonio. In questo senso il dialogo, che deve essere condotto separatamente con ciascuno dei due fidanzati – senza sminuire la convenienza di altri colloqui con la coppia – richiede un clima di piena sincerità, nel quale si dovrebbe far leva sul fatto che gli stessi contraenti sono i primi interessati e i primi obbligati in coscienza a celebrare un matrimonio valido. La dimensione giuridica nella preparazione al matrimonio non è, dunque, una sovrastruttura rispetto all’esperienza unica dell’amore; non è una formalità senza significato. Certamente, è un momento faticoso, ma è anche un aiuto insostituibile. Talvolta, infatti, la scelta di sposarsi è intesa in termini meramente soggettivi, se non privatistici; ci si sposa perché ci si sente di farlo, si sceglie il modo in cui farlo e si inventa la vita matrimoniale. Spesso, la fantasia con-

duce alle soluzioni e ai progetti più originali. Il matrimonio cristiano, invece, è la scelta personale di accogliere il progetto di Dio, che precede ogni altro progetto di vita. La sfera giuridica è necessaria, in quanto aiuta i fidanzati a mettere da parte impulsi emotivi o ragioni superficiali, che non permetteranno loro di assumere responsabilità che non sapranno poi onorare. Aiuta a riconoscere che l’inclinazione naturale a sposarsi possiede contenuti oggettivi imprescindibili, quali l’unità, la fedeltà, l’indissolubilità. Contenuti, che danno garanzia di riuscita al progetto, perché costituiscono una soglia da non oltrepassare, pena lo scadimento dell’amore. In questo senso il diritto matrimoniale non è un ostacolo alla pastorale, ma è uno strumento indispensabile, di cui il parroco deve sapientemente avvalersi. In questa prospettiva deve essere adeguatamente compresa anche la domanda a sposarsi, che i fidanzati rivolgono. Questa, si dice, è espressione di un diritto naturale, che non dovrebbe essere contrastato. Ora, il diritto a sposarsi, o “ius connubii”, deve essere adeguatamente inteso. Non si tratta, cioè, di una pretesa soggettiva che debba essere soddisfatta dai pastori mediante un mero riconoscimento formale, indipendentemente dal contenuto effettivo dell’unione. «Il diritto a contrarre matrimonio – ha ricordato il Papa – presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale». Se mancano i requisiti necessari o non vi è la maturità sufficiente, non si dà diritto di sposarsi. «Lo ius connubii, infatti, si riferisce al diritto di celebrare un autentico matrimonio». Il diritto, se ben presentato, offre alla coscienza personale quei contenuti necessari, con i quali ciascuno può confrontarsi e giungere ad una decisione veramente matura, ponendo basi solide alla riuscita del progetto. Anche di queste la grazia ha bisogno! Marco Doldi


tribunale ecclesiastico Aperto l’anno giudiziario

Seguire il percorso coniugale

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o scorso 19 febbraio il Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, l’Arcivescovo di Bari Mons. Francesco Cacucci e Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Regionale, ha inaugurato l’Anno Giudiziario 2011. Il Presule, dopo aver espresso la personale gratitudine per i Giudici, i Difensori del Vincolo, gli Avvocati, i Notai, ha auspicato che «l’opera della giustizia risponda, con la sollecitudine consentita, alle legittime esigenze dei fedeli della nostra Regione». Richiamando, poi, l’Allocuzione che il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato al Tribunale della Rota Romana il 22 gennaio, l’Arcivescovo ha ribadito quanto sia importante la preparazione dei nubendi al matrimonio e non solo quella immediata, ma anche quella successiva alla stessa celebrazione delle nozze, così come saggiamente suggerito dal can. 1063 del Codice di Diritto Canonico. «Spesso - ha affermato Mons. Cacucci - ci si preoccupa lodevolmente di organizzare corsi di preparazione alle nozze, capaci di illustrare l’istituto matrimoniale in tutte le sue dimensioni, ma è prassi pressoché comune nelle nostre parrocchie non continuare a seguire gli sposi nel loro percorso di vita coniugale». All’inaugurazione era presente anche S. E. Mons. Angelo Massafra, Arcivescovo di Scutari e Moderatore del Tribunale Ecclesiastico di Albania, di cui il Tribunale Regionale è sede di Appello. Con spirito di servizio si offre questa collaborazione alla Chiesa sorella e frequenti sono i contatti con gli operatori di quel Tribunale. Il Vicario Giudiziale, Mons. Luca Murolo, ha presentato l’attività svolta nel Tribunale Regionale nell’anno 2010. Lo scorso anno sono stati introdotti 216 nuovi libelli (cinque in meno del 2009); sono state concluse con decisione 251 cause (tre in meno del 2009); ne sono state archiviate 23; al 31 dicembre 2010 risultano pendenti 517 cause (al 31 Dicembre 2009 risultavano pendenti 577 cause). Delle cause concluse con decisione, 196 si sono concluse affermativamente, cioè con la dichiarazione di nullità del matrimonio; 55 si sono concluse negativamente, cioè con il riconoscimento della validità del matrimonio. Nel decennio 2001-2010 c’è stata una graduale flessione di richiesta di nullità matrimoniale passando da 311 nel 2001, a 216 nel 2010. Tale fenomeno ri-

leva che, da un lato c’è maggiore consapevolezza di coloro che chiedono il sacramento del matrimonio, dall’altro, purtroppo, in un clima di secolarismo, tanti giovani non si sposano più in chiesa o preferiscono convivere. Mons. Luca Murolo ha, quindi, illustrato le motivazioni principali per cui sono state riconosciute le nullità. «È sempre alto – ha sottolineato il presidente del Tribunale regionale - il numero di matrimoni dichiarati nulli per simulazione totale (163), per difetto di discrezione di giudizio o per incapacità psichica (69), e pertanto occorre ancora insistere nella preparazione seria dei nubendi al sacramento e va considerato il fenomeno della immaturità psicologica». Questa affermazione è in continuità con quanto ha raccomandato il Papa Benedetto XVI nel discorso tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Rota Romana. Il Santo Padre ha sottolineato «che tra i mezzi per accertare che il progetto dei nubendi sia realmente coniugale, spicca l’esame prematrimoniale. Tale esame ha uno scopo principalmente giuridico: accertare che nulla si opponga alla valida e lecita celebrazione delle nozze. Si tratta di un’occasione pastorale unica da valorizzare con tutta la serietà e l’attenzione che richiede nella quale, attraverso un dialogo pieno di rispetto e di cordialità, il pastore cerca di aiutare la persona a porsi seriamente dinanzi alla verità su se stessa e sulla propria vocazione umana e cristiana del matrimonio». Pertanto questo particolare adempimento deve essere ispirato al criterio di una autentica pastoralità, nella quale si devono coniugare, in modo adatto ed adeguato, attenzione alle persone e rispetto delle norme canoniche. Soprattutto quando si tratta di giovani fidanzati che presentano insicurezze, fragilità affettive, che mancano di progetto coniugale, che rigettano la dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla procreazione, occorre che l’istruttoria matrimoniale sia accompagnata da altri momenti di confronto e di sostegno. Tante eventuali nullità matrimoniali potrebbero essere evitate se, durante il “processetto matrimoniale”, i fidanzati fossero sottoposti a indagini più approfondite. Don Pietro De Punzio Vicario Giudiziale

I numeri del Tribunale Ecclesiastico Regionale nel 2010 Le motivazioni principali dei Matrimoni dichiarati nulli sono:

82per esclusione della indissolubilità; 42per esclusione della prole; 69per mancanza di uso di ragione, difetto di discrezione di giudizio

e per incapacità ad assumere gli obblighi coniugali, (iuxta can. 1095, n.1, n. 2 e n. 3);

25 per simulazione totale del consenso; 13per timore; 12per esclusione della fedeltà 3per condizione; 2per esclusione del bonum coniugum ; 2per errore di qualità (iuxta can. 1097 § 2); 3per dolo; 4per impotenza; Durata della convivenza dopo la celebrazione: dai 216 libelli presentati nel 2010 risulta che 179 unioni matrimoniali sono durate tra 7 giorni e 10 anni. Delle 216 cause introdotte nell’anno 2010, 15 provengono dalla nostra Diocesi.

MOLFETTA L’incontro regionale della Pastorale della famiglia

“Accompagnare le giovani coppie”

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omenica 20 febbraio, presso il Pontificio Seminario Regionale di Molfetta, si è svolto l’ incontro regionale di Pastorale Familiare, alla presenza di Mons. Donato Negro, Arcivescovo di Otranto e delegato Cep per la Pastorale familiare, oltre che di don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale della Conferenza Episcopale Italiana. Dopo il momento iniziale, nel quale ogni diocesi di Puglia e le diverse associazioni hanno presentato le varie iniziative utili alla formazione delle famiglie cristiane, Mons. Negro, con parole chiarissime, ci ha introdotto al tema che don Paolo Gentili avrebbe sviluppato di lì a poco: “Accompagnare le giovani coppie”. Dalla nostra esperienza di accompagnatori dei nubendi, e in quella di molti altri, emerge come i giovani sposi, quelli più sensibili, se aiutati durante il percorso prematrimoniale, sentono il desiderio di voler costruire cristianamente la propria vita di coppia: compito della comunità, quindi, è quello di accogliere tali esigenze per costruire una vera “famiglia di famiglie”. Spesso, però, succede che gli sposi vengano “dimenticati” e allora è necessario che ci siano educatori più formati e incisivi. Mentre assistiamo alla fatica da parte dei giovani ad assumere decisioni definitive e stabili, l’educazione rimane il compito grande a cui siamo chiamati sia come singoli, che come coppia, e fondamentalmente come cristiani. È necessaria quindi una pastorale giovanile che metta in primo piano “l’educazione all’amore” per condurre verso un’adeguata e ben ponderata prospettiva di scelta di vita qual è il matrimonio. La scelta delle nozze, infatti, per dirsi autentica, deve essere fatta con volontà piena e libera. Di conseguenza il percorso prematrimoniale dovrebbe

servire, dopo la formazione giovanile, a verificare la reale volontà e maturità delle giovani coppie. Sono gli atteggiamenti adolescenziali, quelli egoistici, infatti, che mettono in dubbio la maturità della coppia. Così si rende necessario un accompagnamento ed un’accoglienza particolare da parte della comunità cristiana, anche perché la società non sostiene la coppia, ma ne mina, attraverso modelli non adeguati, la stessa esistenza. Bisogna sostenere le giovani coppie facendo riscoprire loro, con percorsi idonei, la bellezza del dono di sè, la santità della vita familiare. E ciò è possibile se si scopre essenzialmente quello che ci rende buoni, che non è sicuramente il benessere economico e fisico o la tecnologia avanzata. La santità nella vita familiare è fatta dall’intima comunità della vita stessa intessuta con l’impegno sociale, e rifinita con la quotidianità. In ogni comunità familiare ci può essere il “profumo del Vangelo”. Allora si può anche parlare di missione – ministerialità degli sposi cristiani quando questi sanno essere riferimento di comunione per gli altri, là dove il luogo della famiglia sa essere una comunità vera, aperta ad un dialogo che si trasmette e si amplia: tra gli sposi, tra genitori e figli, tra famiglia e comunità. E se in questa rete di dialogo possiamo inserire una corretta, stimolante, idonea relazione presbitero – coppia, questo non può che essere ancor più vivificante per la comunità, poiché può rendere gli sposi realmente soggetto e metodo dell’apostolato. Impostare un’ottima relazione comunità – famiglia può renderla feconda poiché l’aiuta ad aprire nuovi orizzonti, a riscoprire la Grazia del Matrimonio anche in chi non avverte più il “profumo nuziale” e ancora non riesce a scoprire la

figliolanza ricevuta col Battesimo. Occorre aiutare le giovani coppie con itinerari adeguati e diversificati per poter riaccompagnare a vivere cristianamente la figliolanza da cui giungere alla coniugalità, orientandole verso la Vita Buona vissuta nello stile cristiano che è in grado di far comprendere che: • prima di essere genitori si è coppia, • bastano pochi minuti al giorno…per dirsi grazie, • chiedersi scusa delle mancanze fa bene, avvicina, fa sentire sì fragili,deboli, ma fa sentire di essere persone. Concetta Rita e Franco Lanzillotti


INCONTRI Nella Chiesa di Santa Maria del Casale si rinnova una consuetudine

Festa della Promessa con i fidanzati T riangoli di luci si intrecciano, mentre giovani danzatrici agitano foulard sullo sfondo della canzone "Stay with me"...sulla sinistra un albero con tante foglie ma soprattutto con salde radici, rappresenta l'amore radicato bene ed assistito dalla fede in Dio e nello stesso tempo la continuità con la famiglia di origine e la prospettiva di una nuova famiglia cristiana. La V edizione della "Festa della promessa" ha come protagonisti decine di coppie di nubendi. Nei colori che vediamo risiede la risposta alla domanda: "Chi ci renderà capaci di amare?" L'icona della Trinità è la storia del nostro amore, essa ignora le ombre, trae la sua fonte dalla luce inesauribile. Giorno dopo giorno viviamo assistiti dalla speranza, i giorni a volte sono nitidi, altre volte ombreggiati, così come i colori, essi hanno un linguaggio che

esprime il trascendente. Molto coinvolgente e familiare è stato il saluto che Arturo ed Annamaria Destino hanno rivolto ai nubendi. Li hanno incoraggiati a non avere paura del matrimonio, perché non saranno mai soli e hanno detto loro che un amore perfetto, quello che è benedetto da Dio, non è un amore qualunque. Inoltre, hanno sottolineato che i colori dell'amore partono dall'alto, da Dio, per intrecciarsi sull'altare della famiglia, che il matrimonio cristiano è attuazione della Trinità, e l'amore, che tutto sopporta ed è paziente, è ciò di cui essi hanno bisogno. Sono seguiti la declamazione dell'Inno alla Carità (dalla lettera di Paolo ai Corinzi) fatta da una coppia di fidanzati, e una canzone di Nek interpretata da un giovanissimo cantante brindisino. Nicola e Mirella Distante

© Pamela Quarta

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omenica 13 febbraio, nella Chiesa di Santa Maria del Casale, seguendo una felice consuetudine, è stata celebrata la “Festa della Promessa”, organizzata dalla Commissione Famiglia della nostra Diocesi. L’evento è stato non solo un’occasione d’incontro gioioso tra coppie di fidanzati, ma principalmente, come è stato definito nel saluto di apertura dei responsabili Arturo e Anna Maria Destino, «un momento di riflessione sul rapporto di coppia in vista del matrimonio e dell’impegno nella vita coniugale». Gli stessi hanno rivolto un ringraziamento ai collaboratori che in tutte le Parrocchie hanno offerto il loro sostegno alla preparazione dei fidanzati, ai quali hanno augurato un percorso coniugale autenticamente cristiano, la costruzione di un nucleo familiare fondato su un amore paziente, consolidato dalla fiduciosa alleanza sacramentale con Dio. Canti, danze, letture di passi evangelici e momenti di preghiera hanno animato la celebrazione, che ha visto un numero quasi inatteso di giovani, una partecipazione veramente condivisa, che ha trovato il centro di riferimento nell’icona della Trinità collocata sull’altare, storia dell’Amore che si fa Uno, stimolo per l’uomo verso una comunione fiduciosa perchè intrecciata con l’amore di Dio. Immagini e colori dell’icona, infatti, sono stati il filo conduttore di tutta la cerimonia: sono serviti ad analizzare e ad approfondire il valore della “Promessa”, a metterne in rilievo tutte le implicazioni teologiche, sociali e psicologiche, utilizzando un simbolismo, collegato ai colori, che mai ha rischiato di cadere nell’intellettualismo o nella retorica, ma che è rimasto aggrappato consapevolmente e coraggiosamente alle problematiche dell’esperienza dei giovani, prima e durante la vita matrimoniale. La coreografia sicuramente ha aiutato a presentare con piacevolezza ed immediatezza la celebrazione dell’amore reciproco, considerato nelle sue molteplici sfaccettature: amore assoluto ed esclusivo, che riscalda col suo fuoco da tenere acceso anche a prezzo del sacrificio (rosso), amore prezioso, fondato sulla reciprocità del dono che dura un’esistenza e spinge all’unità con Dio (giallo), amore profondo capace di porsi coraggiosamente di fronte alle novità della vita e ai suoi problemi con la volontà di donarsi all’altro (azzurro), amore proiettato sempre in avanti, ravvivato dalla speranza in Dio (verde), improntato a comprensione, ascolto e tenerezza (rosa), robusto e luminoso, compenetrato dalla luce totalizzante e dallo splendore avvolgente di Dio (bianco), energia da cui nasce la forza per amare tutta l’umanità nella

molteplicità delle situazioni. Lo stesso tema è stato ripreso dall’intervento di Sua Eccellenza l’Arcivescovo, il quale si è soffermato in particolare sul significato e sul valore del colore bianco, quale luce divina che deve vivificare ed orientare tutte le scelte della coppia e che deve allontanare le ombre che spesso abitano i nostri giorni, alimentate dall’egoismo e dal relativismo o dalle illusioni allettanti, offerte dalla fabbrica dei miti del nostro tempo. A tutti i presenti ha proposto un modello di vita basato sul rispetto e sull’amore dell’altro, sull’ascolto paziente e l’amorevole comprensione, sulla ricerca di un rapporto di coppia esclusivo, fondato sulla tenerezza e sulla premura, sulla laboriosa ricerca della felicità con la radicalità di una vita vissuta come dono di sé sull’esempio della famiglia di Nazaret, amore confidente nella volontà di Dio, consapevole della fatica che accompagna il cammino da compiere nella storia. Un siffatto amore sponsale costituirà la base sicura per crescere come coppia e fondare i presupposti per l’educazione dei figli. Motivo di ulteriore approfondimento del significato della celebrazione è stata, sullo sfondo della scena, la presenza di un albero: la sua immagine non si è esaurita in una funzione puramente ornamentale, ma è diventata simbolo dell’«albero della vita», le cui radici affondano nel terreno fecondo della fede, capace di fortificare l’amore nuziale alla luce della Parola. Quest’ultima, ha ribadito Sua Eccellenza, alimenta «l’albero della vita» e gli consente di fruttificare benevolmente, perché radicato saldamente nel terreno dell’amore e preparato a superare la fatica della potatura, sofferenza gioiosa perché carica di buoni frutti. Successivamente, a voler consolidare nella memoria le tappe fondamentali della vita insieme, l’Arcivescovo ha consegnato ad ogni coppia un’elegante scheda, tipo album, con «l’albero della famiglia», che racchiude le “radici” ed i “rami”, carichi dei frutti dell’amore sponsale. Ha concluso la celebrazione don Massimo Alemanno, delegato per la Pastorale Familiare e coordinatore dei lavori della Giornata, riconfermando il ringraziamento a parroci ed operatori della Diocesi per l’impegno nella preparazione delle giovani coppie, alle quali poi ha augurato di vivere la loro unione all’insegna di una fede rinnovata e rafforzata nella fiducia dello Spirito, luce dalla quale nascono tutti “i colori della vita” e che avvolge amorevolmente il cammino di ogni coppia cristiana.

© Pamela Quarta

© Pamela Quarta

Giuseppe e Maria Carmela De Riccardis © Pamela Quarta


LORETO Tappa di spiritualità per tante coppie

LancianO Incontro nazionale nella città del miracolo

La sofferenza diventa speranza Eucaristia e matrimonio

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Nella foto il Santuario di Loreto

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l ritorno da Loreto abbiamo avuto come l’impressione che l’esperienza vissuta si fosse dissolta subito. Fortunatamente la sensazione è durata solo per un attimo, finchè la luce che vince la notte ci ha ridonato fiducia negli altri e speranza nel futuro. Ripensando a quanto abbiamo visto e ascoltato, ci vengono alla mente le parole pronunciate sulla via del ritorno da alcune coppie. Qualcuno ha detto che Loreto è stata una cura ricostituente dell’anima, altre che si tratta di un’esperienza unica perché si è stati a contatto con la fede e la spiritualità, ricaricandosi nella Santa Casa. Ripensando all’esperienza vissuta ci tornano alla mente le storie diverse di due persone di nome Matteo: uno è un bambino adottato da una giovane coppia che ha testimoniato la gioia per avere ricevuto questo grande dono della filiazione. L’altro è Matteo Farina, un ragazzo morto prematuramente a diciassette anni il quale, durante la sua malattia, ha trovato la forza di riflettere e lasciarci una serie di preghiere e di profonde meditazioni sul valore della Croce.

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i fronte a separazioni sempre più numerose, il problema dei minori coinvolti è ormai da considerare una vera e propria emergenza sociale». A dirlo è Costanza Marzotto, docente di mediazione familiare all’Università Cattolica di Milano. Una considerazione che arriva da un osservatorio privilegiato, quello dei “Gruppi di Parola” per i figli di genitori separati (info: www.serviziocoppiafamiglia.it), un’esperienza nata nel 2006 in alcune città del nord Italia: Milano, Assago (Mi), Treviso e Trento. «Si tratta di gruppi di mutuo-aiuto – spiega Marzotto – in cui i bambini, con l’aiuto di un adulto sono invitati a raccontare come stanno vivendo il periodo della separazione. Durante l’ultimo dei quattro incontri previsti chiediamo ai bambini di scrivere una lettera ai loro genitori. Questo si rivela spesso un momento magico di grande commozione perché i genitori aprono gli occhi su una realtà che, presi dai loro problemi, avevano completamente ignorato». L’esperienza portata avanti dai “Gruppi di Parola” in questi anni – grazie alla collaborazione con l’Università Cattolica – ha portato alla realizzazione di una ricerca che ha preso in esame 113 bambini dai 6 agli 11 anni. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia nel 2008 ci sono state oltre 65 mila separazioni e 26 mila divorzi che hanno coinvolto minori, il 56% aveva meno di 11 anni. Abbiamo rivolto alcune doman-

Vogliamo annunciare la gioia agli altri facendo nostre le parole di una giovane sposa la quale, nella Cappella della Casa di accoglienza “San Giuseppe”, durante l’Adorazione della Croce, ha esclamato “Ero in mezzo ai fratelli, ma sola con Cristo”. Oggi che molte coppie si separano poco dopo la celebrazione del Matrimonio, un messaggio di speranza e di fiducia che proviene dai giovani è quanto mai significativo. Esso dimostra che noi non siamo fuori dal tempo e che non siamo una specie di setta che si autodistrugge nell’esercizio della fedeltà, della pazienza, della tolleranza, ma che amiamo il coniuge nel senso pieno e completo del termine. Certamente occorre molta perseveranza, pazienza e misericordia. Ma non sono forse questi gli insegnamenti che ci ha lasciato Gesù? E allora, salviamo e custodiamo le nostre famiglie e accettiamo la croce, prendiamoci cura del coniuge e dei figli, attraverso la sofferenza diventiamo potenza di vita e strumento di consolazione per gli altri. Nicola e Mirella Distante

Ufficio per la Pastorale della Famiglia della Cei, in vista del Congresso Eucaristico nazionale che si svolgerà dal 4 all’11 settembre ad Ancona, ha promosso un Seminario di studio su “Eucaristia e matrimonio” svoltosi il 15 e 16 marzo a Lanciano. I lavori sono stati aperti dall’arcivescovo di Lanciano-Ortona, Emidio Cipollone, il quale nel salutare i membri della Consulta nazionale, ha detto che Lanciano «è città eucaristica per eccellenza, grazie a quel miracolo eucaristico da secoli presenza viva del Pane spezzato». Ha fatto seguito una relazione teologica tenuta da mons. Giuseppe Busani, Vicario per la Pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio, il quale ha messo in rilievo l’evento di Cristo Sposo, come emerge dall’Apocalisse, e quindi l’Eucaristia, banchetto di nozze dal quale la Chiesa-Sposa è generata. «L’Eucaristia scrive nella nostra carne l’identità della Sposa – ha detto mons. Busani –, secondo una relazione di vicinanza, di ospitalità e di obbedienza. Dall’Eucaristia impariamo a vivere la reciprocità, la prossimità all’altro senza invadenza che sia invadenza, la relazione unica ma non esclusiva, capace perfino di includere anche le ferite». «Proprio la vita donata di Cristo – ha aggiunto – permette di vivere anche in relazioni ferite: Gesù ha offerto se stesso “Questo è il mio corpo…” proprio nel momento in cui la comunità si stava sfaldando, se ne andava, lo abbandonava». Di qui la forza del Pane per la vita matrimoniale: «L’Eucaristia non è un precetto, ma una forma di vita, un incontro, un “luogo” dal quale siamo rigenerati ogni domenica». Ha spiegato Busani: «A fronte del rischio dell’insensatezza, possibile laddove si considera la Messa un’occasione per far appello ai valori, occorre tornare ad offrire una proposta generatrice,… ecco perché – ha aggiunto – contrariamente a quanto si pensa, l’Eucaristia non è un segno, ma una Presenza che lascia il segno in chi la riceve. La liturgia, per questo, rende sponsale la comunità mediante un comando dove ognuno, nell’obbedien-

fAmiglie in crisi Nel racconto dei bambini

I figli capiscono e soffrono de a Costanza Marzotto. Qual è l’importanza dei “Gruppi di parola”? «All’interno di ogni separazione i figli non sono quasi mai coinvolti, rimangono spettatori silenti e ignoranti di quelli che sono i cambiamenti in atto. Spesso i bambini hanno anche preoccupazioni molto concrete, come chi li porterà a scuola. Se non diamo loro spazio di parola, la testa resta ingombrata e questo porta ad un abbassamento dell’autostima, difficoltà scolastiche, e persino a forme di vero e proprio malessere personale». Com’è guardare alla separazione con gli occhi dei bambini? «Prima di tutto bisogna premettere che il desiderio di riconciliazione rimane vivo per anni nei figli. Dall’altra parte, ci sono due cose che colpiscono più di tutte. La prima è la grande capacità dei bambini di capire quello che sta succedendo. Spesso i genitori sottovalutano questa capacità e tendono a lasciare i figli all’oscuro. Questo crea grossi problemi ai bambini che finiscono per con-

siderarsi responsabili. A far soffrire i bambini non è solo la separazione, ma anche il clima di conflittualità che spesso accompagna, anche per anni, il rapporto tra gli ex coniugi. I bambini lo scrivono nelle lettere: chiedono ai genitori di abbassare i toni della comunicazione e di poter continuare a voler bene ad entrambi». Vivere questi traumi in età infantile quali conseguenze può avere sui giovani? «Se i minori non hanno l’opportunità di parlare e di elaborare quanto successo, la problematica non si risolve ma rischia di rimanere per anni sotto traccia. Questo porta alla formazione di individui fragili con poca autostima che spesso hanno difficoltà nella costituzione di nuove coppie e anche nella stabilità lavorativa o negli studi». Considerando questi problemi e guardando ai dati sulle separazioni, il rischio è quello di trovarsi di fronte ad una vera emergenza sociale? «L’emergenza esiste ed è, ormai, un’emergenza che tocca tutto il mondo. Dalle analisi condotte sul benessere delle persone

za, si ferma per lasciarsi formare come Lui ci vuole». Infine, S.E. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo, nel corso della celebrazione dei Vespri, ha richiamato la necessità di «costruire il percorso matrimoniale su quello eucaristico, visto che proprio nella celebrazione della Messa c’è la narrazione del progetto sponsale: l’offertorio richiama l’idea del dono e della reciprocità, l’immolazione parla di un amore smisurato fino alla morte, una morte che fa vivere, un amore crocifisso che diventa fedeltà di vita, e la comunione è amore che si fa mangiare per realizzare una nuova vita». Nella mattinata del 16 marzo, Ina Siviglia, docente di Antropologia teologica a Palermo, ha ripreso l’idea-forza contenuta nell’enciclica Deus Caritas est, per cui «non esiste che un solo amore che si manifesta in due volti, quello divino dell’Agape e quello umano dell’Eros: ambedue vanno messi in una intrinseca correlazione ed armonizzati». La relatrice ha spiegato come la cultura di matrice cristiana abbia «privilegiato l’Agape, relegando spesso l’Eros a cieca passione sessuale; di contro la cultura odierna ha fatto dell’Eros per lo più un vero e proprio idolo, sganciandolo sia dall’ambito religioso che da quello morale, procedendo nella direzione del relativismo etico in materia di sessualità». Ha quindi concluso: «Agli sposi cristiani, che con l’Eucarestia si uniscono a Cristo, è chiesto oggi di testimoniare la bellezza dell’amore umano e di educare le giovani generazioni ad una sapiente e illuminata concezione del corpo e della sessualità». A dare un segno di unità e comunione con il mistero contemplato e adorato, il seminario ha offerto una duplice proposta di lectio divina, curata dalla biblista suor Benedetta Rossi, che ha aiutato a rileggere le metafore del Cantico dei Cantici, come anche l’episodio evangelico dell’unzione di Betania, rispettivamente nella dimensione eucaristica e nella modalità familiare. don Massimo Alemanno

coinvolte nelle separazioni si è riscontrata una decadenza della salute non solo psicologica ma anche fisica dei soggetti coinvolti. Noi abbiamo sempre pensato che i figli si adattassero in fretta al cambiamento, ma non è così. I problemi possono durare per anni». Quali rimedi si potrebbero attuare? «È chiaro che la legge non può obbligare due persone a stare insieme, ma il fenomeno è stato preso con leggerezza specialmente di fronte all’aumento costante delle separazioni. È importante per i bambini poter mantenere il rapporto con entrambe le stirpi familiari. Non solo con i genitori ma anche con i nonni evitando, però, che gli uni parlino male degli altri». È necessario allora puntare ad una soluzione più organica, la separazione non può essere limitata ad una mera questione legale? «Da questo punto di vista, la giurisprudenza ci viene incontro, perché con la legge 54 del 2006 si è introdotto l’affido condiviso dei minori e si è dato spazio alla mediazione familiare. È importante che i genitori vengano coinvolti e responsabilizzati nel processo. Non bisogna ridurre la separazione a un problema di diritti ma a una riassunzione di doveri». Michele Luppi


famiglia e società Peggiora la condizione economica

famiglia e media Educare ad una libertà responsabile

Emergono segnali di stanchezza Alleati non avversari

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ncora una volta le famiglie italiane risultano in uno stato di sofferenza. I nuclei familiari percepiscono un declino della loro condizione economica e non si riscontrano politiche adeguate. Ci si chiede: fin quando le famiglie potranno continuare a essere una risorsa per il nostro tessuto sociale? La pressione subita è indicata da due rilevazioni, rese pubbliche nel giro di pochi giorni. Da una parte l’Istat mostra lo scoraggiamento dei nuclei familiari nei confronti della propria situazione economica. I consumatori, dice un’indagine periodica, esprimono giudizi negativi rispetto alla situazione attuale e la loro fiducia scende ancora più rapidamente quando guardano al futuro: il saldo tra quelli che rispondono in modo positivo e quelli che rispondono in modo negativo rispetto alla propria situazione economica infatti scende da – 43 a – 44 e la flessione è ancora più ampia per le prospettive future (da –13 a –17), senza contare che il saldo delle risposte sulle opportunità di risparmiare nei prossimi 12 mesi scende da –50 a –59. In sintesi l’Istituto di ricerca ribadisce le difficoltà per le famiglie di tirare avanti la carretta in una situazione di crisi che non accenna a terminare, ma ciò che risulta più grave è la visione pessimistica per il futuro. Dall’altra parte uno studio dell’Ocse rileva l’irrisorio investimento pubblico che l’Italia dedica alla famiglia: nel nostro Paese è appena l’1,4% del Pil, contro il 3,7 della Francia, il 3,6 della Gran Bretagna e il 2,8 della Germania. Nel rapporto si sottolinea come a subire le conseguenze maggiori della scarsa attenzione della politica siano i più deboli: i bambini che nascono appartengono spesso a famiglie

Verso l’Incontro Mondiale delle Famiglie

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n sito internet potenziato e rinnovato da parte del Pontificio Consiglio per la famiglia (www.familia.va), un secondo sito internet specifico per l'appuntamento mondiale di Milano (www.family2012. com), la diffusione a stampa e on-line di un volume "La famiglia: il lavoro e la festa" con le catechesi preparatorie in sette lingue da utilizzare in tutto il mondo, ol-

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monoreddito, più povere delle altre; inoltre le mamme di frequente sono costrette a rinunciare al lavoro perché in Italia ancora non attecchisce un’idea adeguata di flessibilità. Come si può notare è un cane che si morde la coda. Il sistema di welfare italiano spesso tesse le lodi delle nostre famiglie capaci di assistere gli anziani soli non autosufficienti, capaci di ammortizzare gli effetti della precarietà giovanile mantenendo le spese dei propri figli che continuano ad avere collaborazioni senza progetto, sovvenzionando le giovani coppie che altrimenti non riuscirebbero mai a dare un anticipo per acquistarsi una casa, oppure garantendo per loro nel contrarre un mutuo. Le stesse famiglie che poi aiutano i genitori ad accudire i figli, dato che la scuola non ha gli stessi orari degli altri posti lavorativi. Gli ultimi dati sembrano rilevare una stanchezza, perché mancano un orientamento per il futuro e un sostegno nel presente. Viene il dubbio, però, che le politiche per la famiglia, più che la logica della sussidiarietà, seguano la logica della deresponsabilizzazione. E purtroppo pare che ad un certo punto anche la famiglia inizi a sentire stanchezza. Andrea Casavecchia

tre a innumerevoli iniziative pubblicitarie e di sponsorizzazione a livello nazionale e internazionale: sono questi gli "ingredienti" del cammino preparatorio in vista del VII incontro mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012. La celebrazione dell’incontro mondiale metterà a fuoco tre modi di rinnovare la vita quotidiana: vivere le relazioni (la famiglia), abitare il mondo (il lavoro), umanizzare il tempo (la festa).

stituire una “Giornata nazionale della famiglia”, da celebrarsi il 15 maggio, in coincidenza con la Giornata internazionale della famiglia promossa dall’Onu. È la proposta del Forum delle associazioni familiari, formulata da Luisa Capitanio Santolini durante il convegno organizzato il 13 maggio, a Roma, presso la Biblioteca del Senato sul tema: “La famiglia esposta. Le relazioni familiari nel linguaggio comunicativo oggi”, promosso dal Forum delle famiglie. «Saranno le famiglie a salvare le famiglie, ma i politici devono fare la loro parte», ha affermato la relatrice, alla presenza del sottosegretario Carlo Giovanardi, che ha dato «l’assenso di massima» al disegno di legge «trasversale» presentato in materia. “Libertà responsabile” antidoto a “invasione”. «Famiglie in rovina, maltrattanti, in grave difficoltà», in cui «la molteplicità di condizioni, di modelli familiari e di storie familiari viene considerata un dato positivo, contro quel luogo di prevaricazione e di scandalo che è la famigerata “famiglia tradizionale”. A lanciare l’allarme su come la famiglia viene «ritratta» dai media è stato Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. Spesso, la denuncia del Forum, la famiglia in Italia è sottoposta ad «una vera e propria invasione, se non addirittura colonizzazione, della sfera privata da parte dei mass-media, che è una vera minaccia all’integrità della dignità della persona». «Oggi ha affermato il presidente del Forum - non possiamo governare la relazione con i mezzi di comunicazione solo con modalità di controllo preventivo, con la censura: non possiamo limitarci a dire la Rai o Mediaset devono programmare delle buone trasmissioni, perché dobbiamo governare una multimedialità infinita, la tv dei 1.000 canali, Internet». Il compito delle famiglie, per il Forum, è invece quello di «consentire ad una libertà fragile di esercitarsi responsabilmente»: «Nei confronti dei nostri figli - ha esemplificato Belletti - non possiamo pensare di spegnere il computer (e con esso i collegamenti con Internet), perché ormai fa parte della loro vita quotidiana, ci fanno i compiti, ci parlano con gli amici, ci leggono le notizie». Sono i nostri figli, in altri termini, a «governarsi»” nell’uso dei media, alle famiglie spetta il compito di «accompagnarli». Da qui l’invito del Forum ad «educare una libertà responsabile e non governare e controllare un cortile protetto». Per una “ecologia dei media”. I media oggi «non sono solo canali e linguaggi, ma degli ambienti culturali e simbolici», e quindi «non basta bloccare certi canali o scegliere quelli più compatibili con i valori familiari, né è sufficiente apprendere i linguaggi e maturare una competenza necessaria a decodificarli e a capirne le logiche e i mecca-

nismi interni». A teorizzare in questi termini la necessità di una «ecologia dei media», da tradursi in una «sostenibilità ambientale dell’ambiente mediatico» è stato Guido Gili, della Facoltà di scienze umane e sociali dell’Università del Molise. «Preservare la bio-diversità; contenere le specie infestanti o nocive; migliorare la qualità dell’ambiente»: questi, per il docente, gli imperativi più urgenti a cui rispondere per questa sorta di «bonifica» dei media, da condurre sulla scorta di quella ambientale. «Preservare la biodiversità», ha spiegato, significa garantire il «pluralismo del sistema comunicativo», che non è solo pluralità di canali, reti, fonti comunicative, ma anche «pluralismo dei soggetti e delle voci». Se per la tv, ha osservato Gili, «tenere sotto controllo e limitare il più possibile le specie nocive» significa evitare «certi talk show o reality show oppure a certi dibattiti irresponsabili in cui si manifesta una forma assai rilevante della violenza della televisione», nel mondo della rete, e del web «la propagazione di specie velenose è ancora più ampia»: basti pensare allo sviluppo «di siti che fomentano l’odio e l’intolleranza in rete o siti-esca che attirano soprattutto i più giovani». In questo contesto, «una strategia delle difese esterne da sola non basta: proprio perché l’offerta dei media è sempre più eterogenea e proteiforme, cambia continuamente forme, canali, generi, contenuti ha detto Gili - occorre affidarsi non solo ad una efficace tutela negativa, cioè contenere e contrastare le specie infestanti o nocive, ma occorre puntare su una promozione positiva, un innalzamento della qualità dei prodotti mediali sia dal punto di vista dei contenuti, sia dei linguaggi e delle forme espressive». Il “digital divide”. Tra i ragazzi i nuovi media «spopolano» rispetto ai media tradizionali - ad eccezione della televisione - ma nello stesso tempo «proprio questi nuovi media sono quelli il cui uso è meno controllato e governato dai genitori, anche dei giovanissimi». È uno dei dati salienti della ricerca del Forum delle associazioni familiari sull’uso dei media da parte dei minori. «Senza indulgere a sterili allarmismi - ha detto Pietro Boffi, ricercatore del progetto Fuoco e coordinatore per la comunicazione del Forum delle famiglie - non si può negare che tra i compiti più urgenti della nostra società ci sia quello di aiutare i nostri giovani e i loro educatori ad un utilizzo sano ed equilibrato delle nuove tecnologie». Anche qui, la ricerca dimostra come i giovani siano meno sprovveduti degli adulti: alla domanda “ritieni che Internet contenga dei pericoli”, il 92% ha risposto sì, così come che l’influenza dei media sia negativa (64,4%) o molto negativa (7,8%).


festa della famiglia Decine di coppie hanno raggiunto il Santuario della Madonna di Picciano

Una giornata vissuta tra preghiera, svago e riflessione

Nella foto il Santuario della Madonna di Picciano © F.Destino

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i è svolta lo scorso 2 giugno, presso il santuario della Madonna di Picciano (Matera) la Festa diocesana della Famiglia. L’incontro è stato vissuto in un clima di festa, ma anche di partecipazione e confronto sui temi dell’Iniziazione Cristiana. La giornata è iniziata con il raduno dei partecipanti e la partenza dai diversi paesi della Diocesi; giunti a Picciano abbiamo celebrato la S. Messa, al termine della quale, Lorenzo, uno dei ragazzi della comunità di Mater Domini di Mesagne che ha seguito l’itinerario formativo di cinque anni, ricevendo i sacramenti della Cresima e della Eucarestia, ci ha raccontato ciò che ha provato durante questo cammino, mostrando l’entusiasmo per quanto fatto insieme ai suoi compagni e all’intera comunità. Lorenzo ha raccontato di essersi sentito protagonista, specie durante il periodo della Quaresima di quest’anno quando ha ricevuto diversi segni, ognuno con il proprio significato; ad esempio la veste bianca, il piccolo cero da accendere durante la veglia pasquale e la celebrazione dei Sacramenti. Dopo aver consumato il pranzo al sacco, nel pomeriggio, i ragazzi e gli adulti, insieme agli animatori del Centro Sportivo, hanno organizzato dei giochi divertenti che hanno coinvolto grandi e piccoli.

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Successivamente tutte le comunità si sono trasferite all’interno della struttura dei Padri Benedettini presenti nel Santuario, per un confronto sul tema dell’Iniziazione Cristiana. Moderatori sono stati don Massimo Alemanno e don Angelo Ciccarese. Abbiamo ascoltato alcune testimonianze di mamme, della comunità di Mater Domini e della parrocchia Santa Rita di San Vito dei Normanni, che hanno fatto, o stanno ancora facendo insieme ai loro figli, questa nuova esperienza di cammino parallelo a quello dei ragazzi. È stata illustrata l’articolazione del percorsi attraverso le diverse tappe, Arare, Seminare, Irrigare, Germogliare, Portare Frutto, che vede i genitori parte attiva con la partecipazione mensile agli incontri su un tema che viene affrontato anche dai loro figli durante la catechesi settimanale. Don Angelo Ciccarese ha parlato proprio dell’importanza della famiglia come prima fonte di trasmissione della fede. Circa l’Iniziazione Cristiana, l’ha definita «come un tirocinio che ciascun credente deve compiere nella propria vita a partire dal segno della croce, segno distintivo di noi cristiani, quindi un processo di crescita continua che ci deve portare a conoscere sempre di più Gesù Cristo e la sua Parola; un processo in divenire che non ci deve far sentire arrivati una volta

Famiglie al loro arrivo al Santuario di Picciano © F.Destino

ricevuti i sacramenti». «Non basta più iniziare ai sacramenti – ha concluso con Ciccarese - ma attraverso i sacramenti». L’Iniziazione Cristiana vede impegnati non solo i ragazzi e i loro genitori ma l’intera comunità in un rapporto di collaborazione e fraternità che dovrà rafforzarsi sempre di più mediante la continuità del cammino intrapreso, attraverso la cosiddetta Mistagogia, che rappresenta la vera scommessa del dopo-Iniziazione. Proprio per questo nella comunità di Mater Domini, al termine dei tre “turni” di celebrazione dei Sacramenti, è stata fatta un’altra consegna, “la consegna della Domenica”, è stato sottolineato, cioè, ed è stato fatto prendere l’impegno ai ragazzi, di partecipare alla celebrazione dell’Eucarestia fonte e culmine della vita cristiana, e ad essere testimoni credibili dell’amore di Dio. La giornata di festa si è conclusa con la visita alla città di Matera. In un primo momento siamo andati a vedere i Sassi dalle colline che si trovano di fronte alla città, in seguito ci siamo spostati nel centro cittadino Verso sera abbiamo ripreso i pullman e siamo ritornati a casa felici di aver trascorso un giornata serena e anche ricca di esperienze e confronto. Angelo e Maria De Benedittis

i è svolto lo scorso 5 giugno, presso il i responsabili regionali della Pastorale Famatrimonio A Molfetta incontro con don Bonetti Pontificio Seminario Regionale di Molmiliare, hanno comunicato i prossimi apfetta, l’incontro regionale della Pastorapuntamenti per le Famiglie. le delle Famiglie. Relatore d’eccellenza mons. Subito dopo la celebrazione eucaristica Renzo Bonetti, attualmente parroco di Bovoe un frugale pranzo condiviso con i selone nel veronese, ma con un’esperienza ulminaristi, mons. Bonetti ci ha illuminato tra ventennale nella Pastorale familiare. riguardo Il Rinnovamento della Pastorale a partire dal Mons. Bonetti, che ha relazionato su La grazia del sacraSacramento, mettendo anzitutto in evidenza la soggettivimento: stupirsi del dono grande, ha esordito affermando tà della famiglia protagonista dell’azione pastorale perché che per capire a fondo il Sacramento del matrimonio oclo sposo-sposa, col sacramento nuziale, svelano il comcorre stupirsi del dono grande, ma soprattutto è indispenpimento della creazione. L’uomo-donna vengono posti al sabile la fede. centro della creazione, per questo gli sposi sono portati Senza la fede il matrimonio è vissuto solo come un aca contemplare il creato ed essi insieme diventano via per cordo, un contratto tra un uomo e una donna. La fede ci scoprire il Creatore. inserisce nel mistero grande del sacramento del matrimoIl secondo aspetto dell’identità degli sposi è dato dalla nio dove si esige grande umiltà per continuare ad imparare Grazia che gli sposi ricevono con il Sacramento. Essi sono sempre e non definirsi mai degli arrivati. Senza Gesù non coinvolti nell’alleanza d’amore con Cristo e con la Chiesa c’è piena comprensione del mistero delle nozze. Solo Lui per costruire la relazione. Il Sacramento del Matrimonio svela all’uomo-donna il mistero nascosto dell’immagine bensì quello di “fare famiglia qui” come germoglio di fa- come Alleanza dà concretezza a Cristo che vuole abbracdella somiglianza di Dio. Nella luce della croce si scopro- miglia dell’aldilà. È nell’Eucarestia domenicale che inizia a ciare ogni pecorella smarrita. no in pienezza le nozze; la croce altro non è che lo svela- trovare scopo la mia vita. Con l’Eucarestia gli sposi costruiIl terzo aspetto riguarda la forza del sacramento del mamento dell’amore totale, di un Cristo che ha tanto amato gli scono questa unità ora, per una unità più piena dopo. trimonio perché in virtù di esso viene costruita l’unità e la uomini fino a dare la sua vita. Solo in Gesù vivo e risorto, Gli sposi sono segno-sacramento, hanno il potere–possi- bellezza della distinzione. Unità e distinzione è il segreto con la forza che viene da Lui, si può realizzare tutta la pie- bilità di amarsi come Dio vuole. Nel sacramento del matri- della nostra famiglia. Uomo e donna uniti nel vincolo del nezza possibile delle nozze; pienezza intesa come amore monio viene consacrata la relazione. Gli sposi hanno rice- matrimonio fino a formare un solo corpo, una sola carne esclusivo, definitivo e gratuito (ci si dovrebbe sposarsi non vuto la grazia di amare tutto della propria moglie-marito, ma distinti perché maschio e femmina. per sistemarsi ma perché si ama). È in questo orizzonte che così come Cristo ha amato tutto dell’umanità, compresi i Il quarto aspetto è che il Sacramento conduce alla patersi scopre il significato vero dell’Eucarestia, Gesù che si fa suoi limiti. Nel sacramento del matrimonio si riceve questa nità e maternità grande: gli sposi sono chiamati a condurre pane diviene forza e fonte stessa del matrimonio cristia- forza che porta a vivere straordinariamente l’ordinario. C’è a Colui che è Padre. no. Nell’Eucarestia è resa possibile una unità alta con Dio; bisogno di valorizzare i gesti semplici e quotidiani, prestare Il sacramento del Matrimonio fa vivere alla famiglia la un’unità che non esiste nel mondo e che consente le noz- più attenzione all’altro. dimensione della Chiesa; si è Chiesa quando si è uniti nel ze di Dio con la sua Chiesa. È nell’Eucarestia che si realizza Solo con la fede si può avere una vera e propria carta nome del Signore. La famiglia è chiamata a riscoprire il suo la pienezza delle nozze, solo guardando ad essa si produce d’identità di sposi. Se come coppia ci si mette in ascolto di mandato di evangelizzazione, avendo come sua vocazione ricchezza nelle coppie. Allora ci si chiede: stiamo amando Dio, si scoprono le meraviglie operate da Gesù. la capacità di relazionarsi con tutti coloro che gli stanno intotalmente? Abbiamo seppellito qualcosa di noi per rendeFinchè non avremo coppie che parlano con competenza torno. Essa può realizzare una rete relazionale per formare re felice l’altro? Abbiamo cominciato a tirar fuori la capacità ed entusiasmo della grazia del sacramento del matrimonio, un corpo di persone e far passare il calore divino. di amare o ci siamo rassegnati a seppellire il vero amore? non avremo più matrimoni cristiani. Lo scopo della vita non è quello di “farsi una famiglia”, Al termine del primo intervento di mons. Renzo Bonetti, Claudio e Maria Carmela Martellotto

Riscoprire la grazia del sacramento


ESPERIENZE Campo diocesano a Casalguidi

ESPERIENZE Campo parrocchiale ad Assisi

La “qualità dell’amore”

Complessità di una chiamata

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antuario di Jaddico, ore 23 del 27 luglio: dopo un lungo periodo di intenso lavoro, alcune famiglie si concedono l’opportunità di interrompere le normali attività per incontrarsi in un posto lontano dalla quotidianità e partecipare al campo-famiglie estivo, organizzato dalla Commissione per la Pastorale della famiglia, presso il Centro comunitario di Casalguidi (Pistoia). Don Massimo Alemanno, Arturo e Anna Maria Destino accolgono tutti con l’abituale cordialità e persino quelle coppie che sono alla prima esperienza, si sentono subito coinvolte dall’accoglienza degli altri in un clima di famiglia percepibile con immediatezza. La città di Arezzo è la prima tappa di una serie di spostamenti che dal Centro comunitario nei giorni successivi portano le famiglie a visitare le bellezze di Pistoia, Lucca, Pisa e Firenze. L’itinerario tra le città non si esaurisce mai in un puro e semplice trasferimento fisico nello spazio, perché sin dai primi momenti lo si percepisce come una progressiva immersione in un’atmosfera di serena e sincera convivenza, affascinata dalla bellezza e dall’armonia di un patrimonio artistico, che non avrebbe potuto elevarsi a vette così sublimi, nel plasmare la materia e nel rappresentare il mondo, senza l’aiuto dell’ispirazione divina. Inoltre il vivere insieme i diversi momenti della giornata favoriscono la spontaneità nell’esprimere le sensazioni del momento, il raccontarsi le proprie esperienze di famiglia e di coppia, le fatiche quotidiane e lo sforzo di superarle in un modo coerente. I momenti di preghiera comunitaria ed il commento della Parola ripropongono poi la lettura di vicende individuali e sociali in una prospettiva di fiducia e di speranza, contribuiscono a rigenerare energie per affrontare con comprensione ed equilibrio le esperienze future. Così, sotto la sapiente guida di don Massimo Alemanno, l’esperienza del viaggio comunitario si arricchisce di meditazioni ed approfondimenti sul rapporto di coppia, con le sue fatiche e le sue gioie, sul senso profondo della promessa e del patto matrimoniale fondato sulla fedeltà, sul rispetto e la tenerezza, sul sostegno e la guida della Parola nella tensione di essere costruttori di una “piccola Chiesa domestica”. Come la bellezza e l’armonia dell’opera d’arte non possono risolversi nella genialità e nella tecnica, nell’uso e nella manipolazione della materia, in quanto a fondamento di ogni intervento dell’uomo vi è un’anima

che dà senso e valore alle cose, nello stesso modo la bellezza e l’armonia della coppia non si esauriscono nell’unione di due corpi, ma si sublimano nel trascinamento spirituale in una laboriosa gioia, fondata sulla forza dell’amore come dono totale di sé, comunione profonda costruita nel rispetto dei valori evangelici e col sostegno dello Spirito. La validità e la grandezza del progetto per la costruzione della comunità domestica non può ridursi in un semplice patto di fiducia garantito dalle norme umane, perché esso si fonda sulla volontà di arricchire il disegno umano con l’energia dello Spirito nelle gioie e nelle sofferenze quotidiane. Tale disponibilità d’animo, continua a sottolineare il responsabile e animatore spirituale don Massimo, fa superare i conflitti e le difficoltà, elimina le fratture minacciose dell’istituzione matrimoniale, alimenta un amore che non ha limiti, che supera le pochezze umane, che sperimenta la compartecipazione nelle scelte, nelle rinunce, nei modi d’essere, diventando sublime perché opera di costruzione dell’uomo sorretto dalla fiducia nello Spirito. L’armonia coniugale, quindi, diventa costruzione solida grazie all’ingresso dello spirito di Cristo nel percorso quotidiano della coppia e nella storia. La “qualità dell’amore”, che Gesù imprime nella realtà e nell’esperienza di ogni giorno, così conclude don Massimo, trasforma la coppia in un’opera d’arte, in un capolavoro, la cui dimensione pedagogica diventa non solo garanzia di serenità familiare, ma anche fermento per le nuove generazioni: la piccola chiesa domestica così edificata rivendica il diritto di risplendere nelle comunità parrocchiali e cittadine quale comunità educata ed educante, ispirata e sorretta dall’Artista, Artefice del Bello e del Giusto. Con la ricchezza nel cuore con cui si sono vissuti quei giorni, tutte le cose sono apparse in una luce diversa, sono emersi aspetti nuovi e tutto è apparso ancora più bello. A conclusione di questa esperienza comunitaria, fatta di meditazione, ma anche di momenti di festa e di gioco, si è rinsaldato il sentimento di famiglia fra tutti, si è acquistato la fiducia di poter trasferire nella vita di ogni giorno nel proprio ambiente lo spirito di simpatia e di collaborazione che ha animato il campo e la convinzione che con l’impegno di ognuno è possibile costruire una comunità più viva e coinvolgente. Giuseppe e Maria Carmela De Riccardis

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asciando le nostre assolate spiagge, siamo partiti, il 16 agosto scorso, alla volta di Assisi per dar vita al campo famiglie 2011 della parrocchia Santa Maria delle Grazie di Ostuni. Un’esperienza ricca di entusiasmo e di gioia sulle orme del grande Santo, san Francesco, che si è snodata attraverso tre tappe fondamentali, l’essere chiamati a: Costruire, Ricostruire, Generare a vita nuova. L’esperienza della chiamata per Francesco si è realizzata dinanzi al Crocefisso di San Damiano, dove il Signore lo ha invitato a “riparare” la sua casa. L’immagine del crocifisso ha parlato a lui e lo ha chiamato per nome, così come ha parlato al cuore di ognuno di noi, così come ha fatto sperimentare ad ognuno l’amore, quello vero, che fa superare le montagne, che non pensa ai troppi sacrifici, alla stanchezza….. quell’amore che ha permesso a Francesco, dapprima, di riparare quella piccola chiesa, e poi di volgere il suo sguardo alla grande Chiesa di Dio. Ciascuno di noi, pur comprendendo la propria piccolezza dinanzi all’amore di Dio, ha sentito di essere chiamato a costruire, che significa sporcarsi le mani nel mondo, sempre alla luce della fede, che significa mettersi in gioco per gli altri, che significa amare incondizionatamente i fratelli come Gesù ci ha insegnato. Certo un esperienza così totalizzante non è semplice, a volte le nostre debolezze e paure fanno da schermo a tanto amore, ci ritroviamo a vivere in realtà sempre più difficili da gestire ed affrontare con le braccia aperte; rese poi, tanto più difficili dalla nostra incapacità a perdonare. Per questo nella seconda tappa siamo stati chiamati a ricostruire, e a sperimentare il perdono. Nessun luogo poteva essere più adatto della piccola Porziuncola, un luogo dell’anima, che viene da molto lontano, dove Francesco ha risvegliato la nostalgia del Paradiso, quello vero, che comincia in terra con una

Politiche per la famiglia Con delibera n. 1125 del 24 maggio 2011 la giunta regionale pugliese ha approvato un Programma di intervento per le politiche familiari ai fini dell’utilizzo della quota del Fondo per le politiche della famiglia assegnata alla Puglia di € 6.976.912,00, in sede di Conferenza Unificata del 29 aprile 2010.

straordinaria tensione, cioè la santità. Entrare in questa piccolissima Chiesa romanica, collocata a sua volta nella maestosa Basilica di Santa Maria degli Angeli, è un incontro particolare con Dio e con l’essenza stessa del perdono, quell’amore che ci consente di andare oltre i limiti personali e relazionali, oltre le ferite che neppure un grande amore può risparmiare, ma che si possono perdonare. Nell’ultima tappa nella Basilica di San Francesco, siamo stati chiamati a generare a vita nuova e a sperimentare la dimensione del dono nella famiglia. Una famiglia arroccata sul proprio monte, chiusa agli altri è una famiglia che, non donandosi, nega la sua stessa natura e si nega la possibilità di ricevere il dono meraviglioso dell’incontro con gli altri. Questa capacità di apertura alla vita, in tutte le sue forme, non è cosa semplice, ma attingendo alla fonte, che è Cristo, il cuore di ciascun uomo si apre e si lascia pervadere dall’Amore. Sulla via del ritorno abbiamo sostato a Loreto e visitato la Santa Casa, primo esempio di Chiesa domestica. Non potevamo non terminare il nostro viaggio che con il bellissimo ricordo della Casa di Maria, perché il nostro era un pellegrinaggio che sicuramente doveva essere a misura di famiglia, che doveva aiutare a interrogarci sulle nostre scelte, prima su tutte il vivere la comunità di cui si fa parte e vivere la propria esperienza personale con uno sguardo nuovo. Questa esperienza, condivisa dalle famiglie della parrocchia, fatta di preghiera, canto, allegria e riflessione, ci ha caricati di gioia ed entusiasmo e ci ha posti di fronte al grande amore di Dio per ognuno di noi. Un amore che ci chiede rispetto per la persona dell’altro come mistero, comprensione per le ragioni dell’altro, impegno continuo al perdono e al dono. Gruppo Famiglie S. M. delle Grazie

Il Programma è articolato in due principali linee di intervento: - realizzazione di servizi integrativi e sperimentali per la prima infanzia; - interventi a favore delle famiglie numerose, in difficoltà. Ai fini della realizzazione del Programma la Regione sottoscriverà un accordo con l’ANCI regionale.


RETROUVAILLE Un’esperienza cristiana per matrimoni in difficoltà

Una speranza per le coppie in crisi o separate

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n Italia il numero delle separazioni e quello dei divorzi è in costante aumento ed il loro effetto negativo ricade inesorabilmente su tutti i membri della famiglia, in special modo sui figli vittime di scelte non loro, spettatori impotenti alla distruzione degli affetti più cari e che, in molti casi, diventano loro malgrado oggetto di scambio o ricatto. C’è una speranza a questo? Come far sì che la coppia venga messa in condizione di superarare con esito positivo le difficoltà che spesso incontra? Una risposta positiva a queste domande la si è data anche in Italia attraverso il programma RETROUVAILLE. Un programma che, come dice il suo nome (in francese perché nato nel 1977 nel Canada francofono), vuole portare le coppie a “ritrovarsi ” nel loro matrimonio. Questo programma è rivolto alle coppie che vivono un momento di grave crisi, che forse pensano alla separazione o che sono già separate, ma non ancora risposate, coppie che hanno smesso di discutere insieme i problemi e si sentono soli, freddi e distanti. Prevede un week-end e 12 incontri nei tre mesi successivi. Il programma di Retrouvaille non è gestito da esperti e non intende elargire ricette o so-

luzioni prefabbricate. Le coppie animatrici, coadiuvate da un sacerdote, nel condividere le loro vite con i momenti di grave crisi ed il superamento di questi, danno speranza alle coppie partecipanti. Una coppia dopo l’esperienza del week end di Retrouvaille commentò “Avevamo bisogno di sentire qualcuno che ha sperimentato ciò che noi abbiamo vissuto e che è sopravvissuto”. L’obiettivo è prima di tutto recuperare nelle coppie un dialogo autentico che permetta loro di affrontare i problemi che li hanno portati alla situazione di crisi o di separazione e da qui operare un’autentica riconciliazione. Le esperienze condivise desiderano

solo testimoniare che è possibile ricominciare una vita a due, che non sempre tutto è perduto, che la speranza collabora con la nostra volontà di fare nuovi passi verso il nostro coniuge che, come noi, è deluso o ferito. Sentendosi accolti e non giudicati, coloro che vivono in difficoltà riescono a poco a poco a riconquistare la fiducia e sperimentano che è possibile uscirne e soprattutto non solo… attraverso l’avvocato che legalizza la separazione! Per offrire questa possibilità, nel 2011 vengono offerti 12 programmi Retrouvaille che iniziano con un weekend in diverse città in tutta Italia, gli incontri successivi, invece,

RETROUVAILLE L’esperienza raccontata dai protagonisti

Ecco come ci siamo riusciti

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iamo Pina e Dario, sposati da 26 anni, viviamo a Taranto e abbiamo 3 figlie. Grazie a Dio e a Retrouvaille noi ce l’abbiamo fatta: abbiamo ricostruito un matrimonio in piena crisi. E come noi tante altre coppie che hanno deciso di dare ancora una possibilità alla loro relazione. Racconta Pina: “I primi tempi del matrimonio sono stati molto felici e coinvolgenti, ma col passare degli anni le piccole incomprensioni iniziali - dovute al rapporto con le nostre rispettive famiglie, alla crescita dei figli, all’esserci dedicati troppo al lavoro ed alla famiglia - si sono trasformate in incomprensioni sempre più grandi e le nostre strade a poco a poco si allontanavano. Il nostro matrimonio ha cominciato, così, a disgregarsi gradualmente fino a farci arrivare, dopo circa 20 anni di matrimonio, alle soglie della separazione. Dover convivere con la sensazione di essere chiusi nella nostra sofferenza e nella nostra solitudine è stata causa di forte stress nell’affrontare i momenti più difficili. Ricordo, come se fosse adesso, l’isolamento che sentivamo come risultato del vivere un matrimonio tribolato e conflittuale Ricorda Dario: “Mi sembrava di vivere su due binari tanto paralleli quanto distanti. Pina si occupava della casa e della crescita delle bambine, io mi impegnavo sul lavoro alla ricerca di soddisfazioni economiche per le necessità materiali della famiglia. Vedevo Pina spesso triste e chiusa in se stessa, ma non mi curavo di approfondire i motivi della sua malinconia, ero troppo concentrato su me stesso, vedevo soltanto la mia fatica. Non mi sentivo compreso da Pina. Non comunicavo a Pina i miei sentimenti di frustrazione. Mi chiudevo sempre più in me stesso. Mi sentivo fallito e frustrato. Non sopportavo più il peso delle responsabilità che mi sembrava dovessi portare da solo ed allora le fuggivo per non esserne schiacciato. Ho così ricercato spazi egoistici al di fuori della nostra vita matrimoniale e i problemi intorno sono diventati facili alibi per motivare, a me stesso, i miei tradimenti. Mi sono allontanato dai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia, che avevo, comunque, sempre vissuto in maniera formale e discontinua”.

Pina: Dopo la nascita della nostra seconda figlia ho cominciato lentamente a chiudermi in me stessa. Mi sentivo insoddisfatta nel mio ruolo di mamma e moglie, isolata dal mondo ed incapace di reagire, non riuscivo ad esprimere questi miei sentimenti neanche a Dario che sentivo sempre più distante. Sono entrata così nel tunnel della depressione, che ho affrontato e curato solo sul lato medico e non su quello relazionale di coppia. Provavo sentimenti di fallimento per il nostro progetto di vita e paura per il futuro. È stato allora che si è presentata la terza gravidanza: sono stata a un passo dall’aborto, ma grazie a Dio, nonostante quello che stavo vivendo, ho trovato il coraggio per evitarlo. Fra di noi nulla è cambiato anzi, il peso di questa nuova responsabilità ha ancor più aggravato la situazione: l’ascolto reciproco, la condivisione dei nostri bisogni, delle nostre aspettative e dei nostri ideali si sono così interrotti definitivamente. Non riconoscevo più Dario. Lo sentivo lontano anni luce e chiuso ad ogni tentativo di capire e cercare insieme soluzioni. Una lotta impari giocata su vari fronti giorno per giorno. Ogni mio tentativo giusto o sbagliato che fosse impattava sempre contro il muro di gomma che mi pareva che Dario alzasse per difendersi dal mio Amore. Mi sentivo rifiutata ed incapace ai suoi occhi. Ricordo la paura di apparire come dei falliti, di essere compatiti, ma segretamente dubitare che altri potessero veramente comprendere a che cosa si stava passando attraverso. Mi sono trovata spesso a scegliere di non andare a messa il sabato sera o la domenica mattina per evitare la comunità. La messa della domenica sera, meno frequentata nella nostra parrocchia, mi consentiva di evitare spiegazioni sull’assenza di Dario. Mi vedevo fingere che tutto fosse a posto e sotto controllo perché: “a chi gliene poteva importare della mia, della nostra situazione?. Quante volte siamo stati a un passo dalla separazione. Poi un sacerdote ci ha parlato di Retrouvaille. Ho accolto questa proposta ed ho chiesto a Dario di partecipare al pro-

vengono offerti nella regione d’appartenenza delle coppie iscritte. Il 70% delle coppie che accettano di partecipare a questa iniziativa, decide di tornare a vivere insieme e riesce a ricostruire il proprio matrimonio. Questa esperienza diventa perciò veramente un salvagente lanciato ai matrimoni in difficoltà. Retrouvaille è una risposta che vuol dimostrare come la Chiesa, come famiglia di Dio, prende a cuore le coppie che hanno difficoltà nel loro matrimonio. La sofferenza attraversata a suo tempo dalle coppie guida, superata, diventa speranza per altri. Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato da Benedetto XVI: “Nei momenti più bui, la speranza i coniugi l’hanno smarrita; allora c’è bisogno di altri che la custodiscono, di un noi, di una compagnia di veri amici che, nel massimo rispetto, ma anche con sincera volontà di bene, siano pronti a condividere un po’ della propria speranza con chi l’ha perduta. Non in modo sentimentale o velleitario, ma organizzato e realistico”. Il prossimo programma Retrouvaille si svolgerà in Puglia dal 28 al 30 ottobre 2011 a Ostuni: per chiedere maggiori informazioni sul programma www.retrouvaille.it

gramma. È stato difficile accettare la disponibilità di qualcuno che ci voleva aiutare. Ma per Grazia di Dio altri sono stati attenti a noi, altri che avevano provato quello che noi stavamo vivendo. Non ci hanno offerto soluzioni, ma solo la loro attenzione e la loro esperienza di vita. Nei nostri momenti neri, ci hanno incoraggiato, non solo a sopportare, ma a crescere. Ringraziamo Dio di averli incontrati. Da quel weekend tutto ci è sembrato possibile, insperabilmente possibile. Ci sentivamo tutti e due speranzosi e motivati all’impegno di dare ancora una possibilità al nostro matrimonio. Oggi possiamo sicuramente affermare che la nostra vita di coppia è migliorata anche rispetto ai periodi precedenti al deterioramento della nostra relazione. Abbiamo imparato a rispettare le nostre diversità ed abbiamo ripreso il cammino interrotto della conoscenza reciproca e prendiamo ogni giorno la decisione di amare e di perdonare. Non è facile perché ogni giorno ha la sua pena. Da questo cammino è nata in noi la consapevolezza che la grazia del sacramento del matrimonio è una fonte di forza a cui attingere nei momenti di difficoltà, una presenza viva dello Spirito Santo, che ci accompagna dal giorno della celebrazione delle nozze, e per rispetto a questa grazia non dobbiamo lasciare nulla di intentato per la salvezza dell’unione matrimoniale. Dario: Questa esperienza per me è sfociata anche in un percorso di conversione che si è concretizzato nel passaggio da una fede formale ad una spiritualità consapevole, sperimentando la forza della preghiera e dell’ascolto della Parola. In Retrouvaille abbiamo percepito l’immagine di una Chiesa fatta di famiglie che mette in luce il suo lato misericordioso. Non è stata una passeggiata. Non è facile. Ci vuole coraggio per decidere di andare controcorrente; affrontare con spirito costruttivo temi come il valore (direi la sacralità) del matrimonio, l’accettazione incondizionata ed il perdono dell’altro. L’esperienza Retrouvaille ci ha insegnato che impegnarsi per ri-costruire una felicità di coppia con spirito di sacrificio e concretezza è cosa possibile anche nei casi più difficili. Non c’è nessun peccato ad avere un matrimonio in crisi, siamo, però, responsabili della decisione di cercare delle soluzioni a questi problemi.


formazionE Nel teatro “Don Bosco” aperto l’anno pastorale con le famiglie della diocesi

L’accoglienza delle famiglie divise

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invadenza della comunicazione e la permeabilità delle istituzioni da parte di modelli imposti dai massmedia e dai falsi profeti del nostro tempo sottopongono frequentemente la famiglia ad attacchi che spesso rendono incerte e traballanti le sua fondamenta e provocano situazioni di disagio e di irregolarità. Nasce quindi l’urgenza di riflettere su queste trasformazioni preoccupanti e quindi, coerentemente con l’insegnamento cristiano, quando sostiene che nessuno può distruggere o degradare l’opera che Dio ha costruito, la Chiesa rivolge il suo sguardo attento sulle nuove realtà dei nostri tempi per comprenderle e risolverle secondo verità e carità. La famiglia, basata sulla reciprocità dell’amore di coppia, diviene terreno cristianamente fecondo con l’unione sacramentale, per cui l’amore umano, diventando riflesso di quello trinitario, dà vita e fondamento ad una comunità domestica, vivificata dall’amore divino: il vincolo del matrimonio diventa per il cristiano l’opera più alta della creazione divina e la coppia diviene “cooperatrice dell’amore di Dio Creatore”. In questo contesto, sostenute dalle direttive della Chiesa locale, nascono, come in altre Diocesi, iniziative non solo per costruire cammini di formazione per fidanzati e per giovani coppie, ma anche percorsi di avvicinamento per separati e divorziati, per famiglie che vivono situazioni “difficili” e per ricomporre famiglie “divise”. Proprio su questo problema, in concomitanza con l’apertura dell’anno pastorale con le famiglie, il 28 ottobre scorso nel teatro “Don Bosco” dei Salesiani in Brindisi si è tenuto un incontro sul tema “L’accoglienza delle famiglie divise” con la relazione di don Stefano Salucci, responsabile della Pastorale Familiare della Diocesi di Pescia, e con l’intervento del signor Piero Pierattini responsabile, insieme alla moglie Paola, della Pastorale Familiare della Diocesi di Pistoia. Nella sua introduzione il delegato, don Massimo Alemanno, ha auspicato un rilancio nella nostra Diocesi della Pastorale Familiare con una particolare attenzione quest’anno al disagio nella famiglia, anche se non è la prima volta che è stato rivolto l’interesse all’argomento: l’approccio al problema delle cosiddette coppie “ferite” non sarà di carattere giuridico o sociale, ma essenzialmente umano e cristiano. Ha posto in rilievo poi la problematicità, nei rapporti con la Chiesa e la vita cristiana, della situazione di coloro che vivono l’esperienza della separazione e si è chiesto provocatoriamente quale atteggiamento assumere verso quei fratelli e quelle sorelle che vivono una situazione di “irregolarità”. L’urgenza di tracciare itinerari formativi per quanti desiderano ravvivare la loro fede, pur trovandosi nella situazione di separati e di divorziati, è stata sottoposta all’attenzione dei presenti dal responsabile della Commissione Famiglie, Arturo Destino, il quale, richiamandosi anche alle linee pastorali di quest’anno, ha espresso la necessità di un impegno nelle nostre Parrocchie a “farsi prossimo” verso questi nostri fratelli che sono chiamati, i primi a rispettare l’indissolubilità del Sacramento e gli altri ad essere fiduciosi nell’amore accogliente della Chiesa. L’incontro è proseguito con l’intervento del signor Piero Pierattini, il quale, dopo aver ricordato le posizioni ufficiali della Chiesa sul problema, ha sostenuto essere doveroso guardare a separati e divorziati con lo spirito dell’ac-

coglienza in quanto sia gli uni che gli altri, pur nella loro diversità, non possono essere esclusi dalla comunità cristiana. E poiché il termine di irregolari non è piacevole a sentirsi, il relatore ha chiarito che il suo uso non implica un giudizio di condanna, ma esprime la definizione oggettiva di una condizione in cui si trova chi ha violato l’impegno sacramentale. Verso costoro la comunità parrocchiale, egli sostiene, deve assumere un atteggiamento di paziente ascolto e di discreta attesa, considerando con spirito di comunionalità queste persone parte viva della Chiesa e consentendo loro di mettere a servizio della comunità le proprie qualità umane e professionali, anche se non possono avere l’accesso ai Sacramenti. L’approccio al problema delle coppie irregolari è stato impostato dal punto di vista teologico da don Stefano Salucci, il quale, rifacendosi ad alcune pagine del Vangelo, spiega come la irregolarità è tipica della situazione di peccato nel rapporto dell’uomo con Dio nella Storia della Salvezza. Tuttavia, precisa il relatore, essa pur provocando un allontanamento da Dio, non può stabilire una separazione irreversibile, anzi diventa opportunità per un ritorno all’amore di Dio, il quale si apre alla vita dell’uomo peccatore per guidarlo alla salvezza. In questo senso la famiglia diventa “il luogo teologico della salvezza”, il luogo dove la salvezza acquista la sua concretezza tanto più evidente quando essa è segnata da situazioni di peccato e di irregolarità. “Gesù è venuto per fare nuove tutte le cose, tutto ciò che è vecchio, sofferente, malato, tutto ciò che è peccato; tutto ciò è fatto nuovo dal Vangelo, cioè da Cristo, Verbo Incarnato. Colui che non ha conosciuto peccato, l’Innocente per antonomasia, per

RETROUVAILLE L’esperienza raccontata dai protagonisti

Un weekend ad Ostuni per ritrovarsi

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i è svolto ad Ostuni, dal 28 al 30 ottobre, presso il Centro di Spiritualità “Madonna della Nova” un fine settimana per coppie in difficoltà organizzato da Retrouvaille. Al termine dell’esperienza la coppia che guida la due giorni, come da consuetudine, ha lasciato un questionario a cui i partecipanti hanno la possibilità di rispondere in forma anonima. Ecco alcune delle risonanze emerse al termi-

ne del weekend: “Siamo arrivati come ultima spiaggia per salvare il nostro matrimonio e siamo tornati sicuri di voler ricominciare”. “Dopo aver tanto girato e tentato, quella di Retrouvaille è stata l’esperienza di guarigione e ripartenza più efficace per noi”. “Le testimonianze di coppie che ce l’hanno fatta, hanno

noi fu fatto peccato ed ha consentito di essere giudicato come un malfattore vivendo le conseguenze del peccato perché noi vedessimo la giustizia di Dio in Lui”, e ritrovassimo la salvezza e l’innocenza perduta. Cristo crocifisso ha sperimentato la separazione radicale da Dio e l’essere abbandonato. Come Cristo sulla croce è visibilmente separato dal Padre pur non essendolo realmente, così i fedeli che vivono in situazioni matrimoniali irregolari possono essere nella Chiesa i segni della presenza salvifica della Croce. Non potranno separarli dall’amore di Cristo né l’impossibilità di ricevere la Comunione sacramentale o l’impossibilità a fare da padrini, né l’umiliazione radicata nel pregiudizio di qualcuno, perché sono uniti a Lui in maniera indelebile col Sacramento del Battesimo. Per queste persone che vivono situazioni di irregolarità è necessario individuare percorsi di avvicinamento e di accompagnamento non solo per farle sentire accettate, ma per fare un cammino con loro dietro Cristo, per riscoprire insieme la nostra vocazione alla salvezza in Lui, consapevoli anche della nostra debolezza. L’inserimento di questi fratelli nella vita della chiesa, conclude Don Stefano, non vuole offrire un “nido” protettivo contro gli attacchi e i pregiudizi, ma un modo per renderli capaci di affrontare nella loro stessa comunità la propria battaglia nella fede, per farli crescere e diventare, con la propria testimonianza, efficaci accompagnatori di altre coppie in difficoltà. Dopo le risposte dei relatori a domande ed osservazioni, che hanno ulteriormente arricchito la comprensione del problema, Sua Ecc. Mons. Talucci ha portato il suo autorevole contributo al tema preso in esame partendo dalla considerazione che l’incontro della serata non è la conclusione di un discorso su un problema così complesso, ma costituisce l’introduzione ad un nuovo cammino che si propone con urgenza all’attenzione della comunità diocesana. Le sue parole hanno concentrato l’attenzione sul fatto che molto spesso separati e divorziati avvertono la mancanza di un rapporto intimo con l’Eucarestia e sentono il peso del divieto, ma se questa limitazione, egli precisa, non si risolve in un semplice disagio psicologico di fronte ad un impedimento, ma contrasta effettivamente con una esigenza profonda di fede, essi comunque possono vivere una Comunione Spirituale nutrendosi alla Parola del Vangelo che è Gesù stesso, coltivando la preghiera e trovando conforto e forza nel riconoscere che in virtù del Battesimo rimarranno sempre figli di Dio. La Parrocchia, ha continuato Mons. Talucci, sarà il luogo più adatto per esercitare l’avvicinamento e l’accompagnamento favorendo comportamenti che coniughino Verità e Carità, evitando cioè il rischio di annullare le differenze negando la condizione di irregolarità di fronte alla legge del Vangelo, ma nello stesso tempo, mostrando comprensione e benevolenza per la situazione di disagio, aiutarli a crescere e a vivere un’esperienza di fraternità. Pur nella loro condizione di irregolari, saranno compenetrati dalla Parola del Vangelo e acquisteranno fiducia nell’amore divino: Verità indicherà loro il cammino per ristabilire la vicinanza a Dio e Carità assicurerà il perdono. Giuseppe e Maria Carmela De Riccardis

acceso in noi la speranza potercela fare”. “Ci è stata offerta la possibilità di imparare una metodologia per il dialogo in coppia veramente preziosa ed efficace. Qualcosa da cui ripartire per ricostruire su basi solide il proprio matrimonio”. “L’ascolto dell’esperienza delle coppie del team ci ha coinvolto in prima persona, mi sono sentita compresa e aiutata a superare alcune barriere”. “Il weekend mi ha aiutato a fare chiarezza dentro di me, offrendomi un metodo per migliorare la mia relazione”. “L’esperienza di sofferenza condivisa dalle coppie del team ci ha toccato profondamente perché è la nostra stessa sofferenza”.


TESTIMONIANZA La coerenza e l’esempio dei coniugi Beltrame Quattrocchi

Vita di coppia via alla santità

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on hanno fondato congregazioni. Non sono partiti missionari per terre lontane. Semplicemente hanno vissuto il loro matrimonio come un cammino verso Dio facendosi santi». Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese , presidenti di “A.Mar.Lui” (Associazione Maria e Luigi), riassumono così il convegno “Cristiani: cittadini autentici. Sulle orme di Luigi e Maria”, che si è svolto il 25 novembre - giorno del loro matrimonio celebrato in Santa Maria Maggiore nel 1905, e della loro memoria liturgica - in Campidoglio, sulla figura e l’eredità dei coniugi Beltrame Quattrocchi, beatificati da Giovanni Paolo II il 21 ottobre 2001, nel ventesimo anniversario della “Familiaris Consortio”. «In quell’occasione, per la prima volta nella storia della Chiesa - continuano i coniugi Danese - abbiamo visto elevata alla gloria degli altari una coppia di sposi, beati non ‘malgrado’ il matrimonio, ma proprio in virtù di esso», segnando così «una svolta storica sul modo comune di concepire la santità: non più soltanto appannaggio di suore, sacerdoti e singoli fedeli, ma un cammino aperto e praticabile da tutti gli sposi cristiani». Santi e cittadini. «Quando si parla dei miei genitori, si parla spesso del matrimonio, della famiglia, dell’educazione ai figli - ha dichiarato Enrichetta Beltrame Quattrocchi, quarta e ultima figlia dei due coniugi, ospite d’eccezione del convegno - mai però di quella che è stata la loro vita cittadina, altrettanto intensa». La coerenza di una testimonianza. Quella dei Beltrame

I coniugi beati Beltrame-Quattrocchi

incontri L’opera P. Mauri a Brindisi

Quattrocchi è stata una «profonda esperienza di cristiani, cioè di cittadini autentici». Lo ha detto Maria Voce , presidente del Movimento dei focolari, definendo la vita coniugale di Maria e Luigi una vita fatta di «fusione e condivisione». «I figli, più di due genitori che li amano, hanno bisogno di due genitori che si amano», ha aggiunto, sottolineando come i due beati hanno sempre tenuto presente che «i figli, prima di essere dei genitori, sono di Dio»: un «atteggiamento dell’anima», questo, che «assume concretezza nel sano distacco dalle aspettative dei genitori, per aiutarli a scoprire il disegno che Dio ha su ciascuno dei figli. Quando, in breve successione di tempo, tutti e tre i figli più grandi, in assoluta indipendenza, ad uno ad uno, manifestano la volontà di accogliere con giovanile entusiasmo la chiamata di Dio, i genitori d’accordo, all’unisono, acconsentono sereni, consci dell’onore che Dio fa loro». «Luigi Beltrame Quattrocchi propone un’immagine dell’avvocato forse poco comune oggi», ha detto Antonio Conte , presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma, secondo il quale «il ruolo di mediatore sociale dell’avvocato lo obbliga ad assumere un ruolo guida nella società», attraverso «competenza, attenzione, ma anche una grande umanità»: tutte doti presenti in Luigi, che ha dimostrato come l’avvocatura sia un’«istituzione a garanzia e in difesa della libertà», ma anche un’istituzione «fatta di uomini - come Luigi - che dovrebbero dare un’anima alla libertà, non solo circoscriverne l’esercizio».

benedetto xvi Discorso al Pontificio Consiglio

Sposi in Cristo dal centro sud

Vangelo della Chiesa domestica

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a nuova evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica. Nel nostro tempo, come già in epoche passate, l’eclissi di Dio, la diffusione di ideologie contrarie alla famiglia e il degrado dell’etica sessuale appaiono collegati tra loro. E come sono in relazione l’eclissi di Dio e la crisi della famiglia, così la nuova evangelizzazione è inseparabile dalla famiglia cristiana»: lo ha detto Benedetto XVI, ricevendo in udienza i partecipanti all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la famiglia in occasione del duplice 30° anniversario dell’Esortazione apostolica “Familiaris Consortio” di Giovanni Paolo II e dell’istituzione del dicastero stesso. Il Papa ha tenuto un ampio discorso nel quale ha anzitutto evidenziato gli aspetti teologici riferiti alla famiglia: «La famiglia fondata sul sacramento del Matrimonio – ha affermato - è attuazione particolare della Chiesa» ed «essa è chiamata ad accogliere, irradiare e manifestare nel mondo l’amore e la presenza di Cristo». La famiglia manifesta tale «amore divino» con la «dedizione reciproca dei coniugi», la «procreazione generosa e responsabile», la «cura ed educazione dei figli», ®nel lavoro e nelle relazioni sociali»,

associazione “Sposi in Cristo” appartenente all’Opera di Padre Mauri in Sestri Levante, ha avuto il primo incontro per gli sposi del centro-sud a Brindisi, presso il Santuario della Madonna di Jaddico. A condurre l’incontro sono stati il sacerdote Don Przemokwiatkowski, scelto dall’Opera come guida e pastore per gli sposi, e la coppia di giovani presidenti Davide e Nicoletta, sempre scelta dall’Opera. Anch’essi, come il sacerdote, si occupano di dare delle direttive spirituali e pratiche agli sposi. Il tema del convegno è stato “Trovate approdo nei vostri corpi, troverete approdo al vostro amore”. “Non è bene che l’uomo sia solo, i due saranno una sola carne”. “Accogliendo il Sacramento del matrimonio si accoglie Dio e la corporeità dell’altro”. “Il nostro corpo è un punto di incontro che ci permette di guardarci negli occhi.” Questa proposta formativa ci ha aiutati a capire l’importanza del corpo e dell’anima perché tutti e due ci sono stati dati in dono da Dio. Il nostro corpo, donato al coniuge attraverso tutti i nostri movimenti e gesti, per arrivare a quello totale del dono di sè

all’altro. È attraverso i nostri gesti, il nostro comportamento che noi lasciamo passare e comunichiamo l’amore di Dio al coniuge e agli altri. È da questo nostro cercarci, desiderarci, toccarci, che capiamo quanto Dio ci desidera; si dona con il suo Corpo e ci ama di un Amore totale ed infinito. Dio si è fatto carne per avere un contatto più diretto con la sua creatura. Perciò prendiamoci cura dei nostri corpi, dentro e fuori, affinché possiamo esprimere la divinità di Dio nell’umano. Le coppie che hanno partecipato, proveniente dalla nostra regione, sono state circa 25. Abbiamo avuto una nutrita adesione di coppie provenienti da Copertino accompagnate dal loro sacerdote don Salvatore. L’incontro si è svolto dal pomeriggio di sabato 12 novembre alla mattina della domenica 13. La presenza che più ci ha onorato, per noi coppie di Brindisi, è stata quella di don Massimo Alemanno che, come responsabile della Commissione diocesana, ha voluto dare a questa associazione un benvenuto per camminare insieme verso l’unica meta, “Cristo Sposo”.

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«nell’attenzione ai bisognosi», nelle «attività ecclesiali» e nell’ «impegno civile». Il Papa ha quindi messo in relazione la missione della famiglia con quella dei presbiteri, affermando che «i due Sacramenti detti ‘del servizio della comunione’, Ordine Sacro e Matrimonio, vanno ricondotti all’unica sorgente eucaristica». «Entrambi questi stati di vita hanno, infatti, nell’amore di Cristo, che dona se stesso per la salvezza dell’umanità, la medesima radice; sono chiamati ad una missione comune: quella di testimoniare e rendere presente questo amore a servizio della comunità per l’edificazione del popolo di Dio». A questo riguardo ha indicato alcuni «ambiti in cui è particolarmente urgente il protagonismo delle famiglie cristiane in collaborazione con i sacerdoti e sotto la guida dei Vescovi»: «educazione di bambini, adolescenti e giovani all’amore, inteso come dono di sé e comunione»; «preparazione dei fidanzati alla vita matrimoniale con un itinerario di fede»; «formazione dei coniugi, specialmente delle coppie giovani»; «esperienze associative con finalità caritative, educative e di impegno civile»; «pastorale delle famiglie per le famiglie, rivolta all’intero arco della vita».

celebrazione L’Associazione Familiari e Vittime della Strada ha ricordato i giovani morti

Il sacrificio, luce che riafferma il valore della vita

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l 20 novembre scorso è stata celebrata la Giornata Mondiale Vittime della strada con una celebrazione in tutte le cattedrali d’Europa in suffragio delle tante vittime di incidenti stradali. Una Giornata che, ogni anno, vuole essere un’occasione di riflessione ed un invito al rispetto, non solo, della propria vita, ma anche di quella degli altri. Ogni due ore in Italia una persona muore a causa di un incidente stradale che rappresenta la prima causa di decesso per i giovani al di sotto dei 30 anni. Nonostante gli incidenti stiano diminuendo, nel 2010 si sono registrate 4.090 vittime

ed oltre 20 mila persone sono diventate permanentemente invalide. L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada dedica, quindi, la terza domenica di novembre al coinvolgimento sociale e sceglie il simbolo di una candela che si consuma producendo luce “perché - come spiega il Presidente dell'AIFVS Giuseppa Cassaniti Mastrojeni - la strage non sia sottovalutata, venga illuminata e perché il sacrificio è luce che riafferma il valore della vita”. In occasione di questo annuale appuntamento anche la nostra Diocesi ha voluto esprimere la sua vicinanza alle famiglie col-

pite da questi gravi lutti, con la Santa Messa presieduta da Mons. Rocco Talucci, nella chiesa di San Benedetto in Brindisi, alla presenza di don Massimo Alemanno, delegato arcivescovile per la Pastorale della famiglia. Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato numerose famiglie rappresentate dall’Associazione Italiana Familiari e Vittime della strada, insieme alla Commissione Famiglia della diocesi e al Gruppo “Genitori in cammino”. L’Arcivescovo ha esortato i fedeli presenti a lasciarsi guidare da Dio che ci attende al termine del corso della vita guardando a

Maria che ha saputo sperimentare la gioia e, in seguito, il dolore per la morte del Figlio, certa, però, di incontrarlo nella risurrezione. «È grande il dolore per la scomparsa tragica di un figlio – ha detto Mons. Talucci nell’omelia – ma è grande anche la speranza perché i vostri figli hanno atteso l’incontro con il Signore, seppur in maniera così drammatica». Grande incoraggiamento da parte dell’Arcivescovo a tutti i genitori perché «la morte in realtà non ci separa da Dio e da chi amiamo, è nell’incontro con Lui che avviene l’incontro con i nostri cari». Daniela Negro


formazionePrimo incontro per gli accompagnatori delle famiglie che chiedono il Battesimo

Chiamati per nome. Alla riscoperta della propria identità

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isponetevi pure alla migliore preparazione perché è vero che possiamo essere bravi ad insegnare, ma se non siamo testimoni, il nostro insegnamento svanisce». Questa è l’esortazione di Mons. Arcivescovo rivolta ai fedeli laici nell’introduzione al primo incontro di formazione per le coppie accompagnatrici delle famiglie giovani che chiedono il Battesimo per i loro figli. La competenza, la conoscenza, la formazione che devono essere alla base dell’ azione educativa rivolta alle famiglie dei battesimandi, devono accompagnarsi alla gioia di essere cristiani coerenti e alla capacità di far acquisire la consapevolezza che col Battesimo l’uomo conquista una dignità vera e la capacità di amare in quanto figlio di Dio. “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla” sono le parole del Salmo con cui si è pregato all’inizio della presentazione del tema “Chiamati per nome”, introdotto da Mons. Massimo Alemanno e sviluppato dal dott. Luigi Russo, psicologo e ricercatore. Il Salmo esprime la fiducia e l’abbandono della creatura in Dio che ha donato la vita e si propone come un progetto di vita a tutti coloro che devono compiere un cammino per diventare figli di Dio nel mondo. Per questo, ha sostenuto don Massimo, è importante analizzare il rito del Battesimo, «non perché si vuole diventare maestri o nel senso di voler individuare un metodo su come condurre un incontro, ma perché vogliamo vivere bene la nostra fede sia nel contesto delle nostre comunità cristiane, sia come testimonianza nel contesto sociale in cui viviamo». È in questa prospettiva, ha continuato don Alemanno, che assume una funzione centrale il progetto dell’Iniziazione Cristiana che, lungi dal considerarsi qualcosa di formale, è un percorso che coinvolge tutta la vita aprendo alla fede e facendo crescere in essa. Sarà necessario aiutare i fedeli a riconoscere che il Sacramento del Battesimo è un dono e non un momento qualsiasi, è un dono come un dono è la vita: nessuno ha chiesto di nascere, nessuno di noi ha chiesto di vivere, ma tutto ci è stato donato. Al bambino, inconsapevole nel giorno del Battesimo, padrini e genitori glielo ricorderanno con la testimonianza della loro vita; in questo senso educare non significa tanto preparare ai Sacramenti, «quanto maturare la vita cristiana attraverso i Sacramenti». Per far comprendere il sacramento del Battesimo, sarà opportuno, ha precisato don Massimo, partire dal nuovo rito del matrimonio sin dalla fase della preparazione dei giovani che decidono di sposarsi nel nome del Signore: il primo momento della celebrazione, infatti, è proprio la memoria del Battesimo, cioè il riconoscersi in Dio e sentirsi amati sempre da Lui. Questo cammino, si è augurato Mons. Arcivescovo, saprà orientare le famiglie e farà scoprire loro la bellezza di appartenere ad una più grande famiglia, nella quale ognuno, riconoscendosi figlio di Dio, si apre alla civiltà dell’amore. Proprio in riferimento a quest’ultimo obiettivo ha preso

Fisco e famiglia Un peso ingiusto

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n Paese potrà continuare a definirsi civile solo quando la nascita di un figlio non costituirà un elemento di impoverimento per la sua famiglia, bensì di ricchezza per l’intero Paese”. Così Roberto Falcone, presidente dell’Associazione nazionale tributaristi (Lapet), al convegno “Se hai dei figli devi pagare meno. Il Fattore famiglia, strumento di equità fiscale e di rilancio dell’economia” promosso dalla stessa Lapet e dal Forum delle associazioni familiari. L’incontro è stato l’occasione per presentare la seconda parte di un’indagine condotta dall’associazione dei tributaristi in collaborazione con il Forum e l’Università Telma–La Sapienza di Roma, dedicata agli aspetti economici e all’impatto che l’introduzione del Fattore famiglia (criterio per quantificare l’effettiva capacità contributiva delle famiglie proposto dal Forum nel novembre 2010) avrebbe sulla ripresa dell’economia nazionale. «La famiglia – ha detto ancora Falcone – è un bene primario costituzionalmente riconosciuto; l’art. 32 stabilisce in maniera inequivocabile che lo Stato la sostenga». Di qui la logica conseguenza della necessità di una «riforma del sistema fiscale più equa in cui il prelievo fiscale sia commisurato ai carichi familiari». Il costo del provvedimento è stimato in 16,9 miliardi ma, sottolinea il presidente Lapet, «esistono i presupposti economici e finanziari per un suo autofinanziamento». «L’Ue non ci ha chiesto solo il pareggio di bilancio ma anche il rilancio dell’economia», rammenta Francesco Bel-

avvio l’intervento, centrale nella serata, del dott. Luigi Russo, articolato in quattro punti attraverso i quali egli ha voluto sottolineare il carattere relazionale del percorso formativo, in cui la responsabilità dell’educatore deve coniugarsi con la libertà di scelta dell’educando, in quanto l’obiettivo fondamentale del percorso educativo consiste nel mettere l’altro nelle condizioni di leggere un’alternativa, di comprenderla e di operare una scelta autonoma. Il processo formativo, secondo il relatore, comincia col «dare un nome», atto che assume una valenza differente man mano che avanza la crescita sotto la tensione relazionale fra educatore ed educando. Quest’ultimo viene descritto come il risultato «dell’incontro originario di due storie», capace però di generare una nuova creatura, con la quale si entra in relazione sin dal momento del suo concepimento, fortemente legata al mondo emozionale della famiglia che la accoglie e dalla quale è strettamente dipendente. L’attribuzione del nome, nella fase successiva, coincide con la scoperta di una nuova persona che diventa «altro da noi»: il bambino da educare assume una nuova identità pur conservandosi fedele a quella iniziale; in quanto “ha un nome” acquista il senso di sé, la percezione di essere amato e di potersi fidare delle persone che lo circondano. Il suo ingresso nel mondo sarà profondamente influenzato dalla qualità e dalla complessità del modo di vivere l’esperienza di relazione con l’ambiente familiare perchè il bambino è in grado di cogliere quanto valore egli ha per gli altri e quanto questi ne hanno per lui: rivela di conseguenza modalità di comportamento che lo portano a relazionarsi con gli altri negativamente o positivamente. «Dare il nome» per la famiglia e per l’educatore significa guardare la persona di cui si ha cura con responsabilità, che vuol dire mettersi nella condizione di continuare la relazione tra l’adulto e il bambino senza che la propria azione formativa diventi «un esercizio di potere o di dominio». Richiamandosi alla Scrittura il relatore ha ricordato che a conclusione della creazione Dio chiamò l’uomo per vedere come avrebbe chiamato tutti gli animali della terra: “dare il nome” a quelle creature significava averne cura, sentirne la responsabilità. Allo stesso modo, al Fonte Battesimale gli adulti sono chiamati a prendersi cura di chi è stato loro affidato, ad essere presenti giorno dopo giorno nel cammino che la nuova creatura deve compiere per arrivare ad essere matura e relazionarsi correttamente col mondo. Il relatore non ha riconosciuto alcuna validità all’atteggiamento pedagogico dello “stile esplicativo”, abusato ai nostri giorni, con il quale si da sempre e a tutto, una risposta risolutiva e vincolante. L’assunzione di responsabilità, ha continuato, deve invece inaugurare un modo d’essere ben diverso, uno stile di vita fortemente «esplorativo». Genitori ed educatori, proprio perché vedono in colui che è stato affidato una «persona altra da sé», hanno il dovere di esercitare la propria responsabilità semplicemente ponendosi nei con-

letti, presidente del Forum. Per soddisfare le richieste di Bruxelles «dobbiamo ricominciare ad investire sul tessuto produttivo ma anche sulla famiglia – sostiene -, e proprio su questo continueremo ad insistere in joint-venture con la Lapet sfidando non solo il governo ma anche le segreterie politiche per costruire un grande patto per la famiglia, luogo che custodisce l’umano e il bene comune, e intorno al quale ruota la questione sociale che è anzitutto antropologica». Di qui una precisazione: «Agire per un fisco a misura di famiglia non è richiesta di misure assistenziali, ma di uno strumento di sviluppo economico». Il Fattore famiglia prevede una no tax area sottratta all’imposizione fiscale che viene moltiplicata per un fattore (il Fattore famiglia, appunto) che tiene conto dei familiari a carico e delle situazioni che contribuiscono ad appesantire l’economia familiare (disabilità, monogenitorialità, vedovanza). Nuovo modello di sviluppo. «Dimmi qual è la tua idea di famiglia e ti dirò quale società vuoi costruire». Così mons. Lorenzo Leuzzi, rettore della chiesa di S. Gregorio Nazianzeno alla Camera dei deputati, sintetizza lo spirito che deve ispirare i decisori politici giacché «il tema della famiglia è direttamente collegato a quello del bene comune, impossibile da conseguire senza la promozione dell’istituzione familiare». Per mons. Leuzzi, proprio la «questione della famiglia, e della vita, costituisce la grande sfida culturale e antropologica odierna», e per la costruzione «di un nuovo modello di sviluppo occorre recuperare il rapporto fra famiglia e nuova prospettiva sociale». Concorda il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione, che si sofferma in particolare sulla crisi demografica legata all’impoverimento e all’insicurezza delle famiglie, e sulla riforma delle pen-

Il Papa amministra il Sacramento del Battesimo

fronti dell’altro come “esploratori” della sua storia e delle sue risposte, come soggetti capaci di sollecitare nell’altro l’autoconsapevolezza, con pazienza confidando sia sulla “qualità” del tempo, che si dedica alla relazione, sia sulla “quantità”. La relazione educativa, che a noi cristiani viene consigliata nelle Scritture, ha precisato il relatore, si propone un obiettivo importante e prioritario: il diritto e il dovere di far vivere ai nostri figli, tramite i nostri comportamenti, un’alternativa, dare cioè l’opportunità, a chi ha un’identità diversa dalla nostra, di effettuare liberamente le sue scelte. A conclusione dell’intervento del dott. Russo e dopo aver ascoltato l’esperienza di un ragazzo raccontata dai suoi genitori, don Massimo Alemanno ha illustrato le diverse fasi del Battesimo e il loro significato e si è augurato che genitori e padrini possano essere custodi coerenti ed attenti finchè colui che è stato loro affidato non sarà capace di volare con le proprie ali. Giuseppe e Maria Carmela De Riccardis

sioni. Tema, quest’ultimo, che «richiede un segnale forte da dare alle famiglie. Più di qualsiasi riforma si possa mettere in campo – afferma -, la ripresa della natalità è elemento di equilibrio del sistema pensionistico e va pertanto incoraggiata, anche se l’innalzamento dell’età pensionabile, quantunque duro, rimane un provvedimento necessario». Costo o investimento? Il Fattore famiglia rappresenta un costo o un investimento per lo Stato? Secondo Giancarlo Puddu, presidente del Centro studi Lapet, «la riduzione delle imposte» che il provvedimento comporta «non rappresenta un reale costo per lo Stato perché aumenta la ricchezza nazionale». Si tratta piuttosto di una sorta di «anticipazione di cassa». «In presenza di una riduzione delle imposte stimata in un valore di 16,9 miliardi di euro (il costo del Fattore famiglia) - spiega -, l’incremento della ricchezza sarebbe infatti pari a 17,6 miliardi». Ad illustrare l’indagine è Pasquale Sarnacchiaro, docente di statistica all’Università di Roma. In Italia, spiega, «le famiglie in condizioni di povertà assoluta sono 1.156mila, il 4,6% del totale. Il 44% si trova al sud». Diminuiti progressivamente negli ultimi anni, e anche nel secondo trimestre 2011 rispetto al primo, la propensione al risparmio e il potere d’acquisto della maggioranza delle famiglie. Sono proprio i nuclei con uno o più figli a ridurre anche i consumi di beni primari. Di qui l’importanza del Fattore famiglia


Famigliando 2011