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Copyright - PROPOSTE SONORE & gli Artisti, 2014


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PROGRAMMA: DAL 27 GENNAIO AL 4 MARZO 2014 DAVID MONACCHI (IT) FRAGMENTS TEATROINSCATOLA, 27-30 Gennaio

OF EXTINCTION

MIKE COOPER (GB) A WHITE SHADOW IN THE SOUTH SEAS TEATROINSCATOLA, 1-4 Febbraio

MAX EASTLEY (GB) INTERIOR LANDSCAPE TEATROINSCATOLA, 6-9 Febbraio

MIKE COOPER & MAX EASTLEY (GB) IN CONCERT BLUTOPIA, 8 Febbraio

MARCELLO LIBERATO (IT) E QUANTO AVREI GIA’ SCELTO DI NON RACCONTARVI... TEATROINSCATOLA, 11-14 Febbraio

GIANFRANCO PERNAIACHI (IT) VISITAZIONI TEATROINSCATOLA, 16-19 Febbraio

ALEX MENDIZABAL (EH) ‘A MOSECA E’ BELLA QUANNO DORMONO I MUSICI TEATROINSCATOLA, 24-27 Febbraio

MECHI CENA & FRANCESCO MICHI (IT) COMPOSIZIONE SILENZIOSA No. 2 TEATROINSCATOLA, 1-4 Marzo

SIMONE CARELLA & MARIO ROMANO (IT) IPERURANIA una ricostruzione di LORENZO CICCARELLI TEATROINSCATOLA, 30 Gennaio -2 Marzo

T EATROINSCATOLA , LUNGOTEVERE DEGLI ARTIGIANI, 12 B LUTOPIA , VIA DEL PIGNETO, 116


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QUAL’è la connessione ?

1. ARTE SONORA: UNA BREVE GUIDA

Sono ormai più di 100 anni che l'introduzione del rumore in musica ha proposto il dibattito su cosa sia la musica stessa e cosa possa essere ancora descritto come “puro suono”, laddove il suono stesso non sia prodotto inconsapevolmente e da elementi esterni. L'organizzazione degli eventi sonori da parte di un compositore, qualunque sia il metodo scelto per eseguire tale operazione, costituisce, per molti studiosi, il discrimine fra semplice “suono che avviene” e composizione o, per meglio dire, opera musicale. In realtà sappiamo (e la pratica dell'improvvisazione più che della composizione moderna lo ha ben evidenziato) che ormai è ampiamente accettato il concetto per cui “musica” è anche tutto ciò che non viene precedentemente preordinato ma che "avviene" in tale modo per il semplice fatto di avere “predisposto” un certo numero di musicisti in una determinata situazione. Se sostituiamo il termine “fonti sonore” a “musicisti” il risultato sostanzialmente non cambia se non a livello di “autodeterminazione”. In questo senso l'indeterminazione di parte della musica moderna post-Cageiana contestualizza ampiamente il concetto sulla base delle ricerche e degli esperimenti sonori condotti da almeno 70 anni a 4

questa parte. Oggi normalmente consideriamo “musica” ogni esperimento di ambito acustico/elettronico che sia concepito con carattere artistico. Pensiamo alle ricerche sulle onde cerebrali di Alvin Lucier o di David Rosenboom, all'ormai ultradecennale uso di tecniche non convenzionali applicate a strumenti tradizionali o di strumenti inventati ex novo o alla nascita di settori di espressione artistica musicale programmaticamente autodefinitisi “Noise”. Lo stesso discorso si può fare per le altre “Arti”. Ancora una volta è circa un secolo che, in direzione opposta, l'arte visiva (e per altri versi e con altri modi la Letteratura, la Poesia o il Teatro) hanno colloquiato sempre di più con la musica o col suono. Prendendo ad esempio le arti visive, spesso dei ready made di natura musicale sono divenuti opere da esporre (pensiamo alle partiture grafiche di John Cage, Cornelius Cardew o altri). Nello stesso tempo sono nate vere e proprie forme artistiche “ibride” che hanno riunito arti visive, teatro, poesia, musica ecc. come nel caso di Fluxus (George Maciunas, Wolf Wostell, Giuseppe Chiari) o di Zaj o dell'Azionismo viennese, oppure sono stati intrapresi nuovi percorsi in aree di ricerca specifiche come la Poesia Sonora o come tutte le

attività legate alle registrazioni “in sito” di elementi della natura e dell'ambiente, poi utilizzate nell'ambito della Musica Elettroacustica. Tutte queste attività hanno nel tempo notevolmente ampliato gli orizzonti delle rispettive aree di partenza, venendo a costituire, insieme alla Musica (intesa nel senso ampliato e polimorfo sopra descritto) un corpus complessivo che genericamente potremmo definire “Arte Sonora”. Oggigiorno i molteplici mezzi tecnologici (di produzione, registrazione, diffusione) hanno permesso l'ampliarsi delle direzioni e delle metodologie di approccio artistico, oltre che aumentare macroscopicamente le possibilità di proposta. E ridurre paradossalmente le possibilità di indagine sulla valenza di queste proposte. In questo panorama l'indagine sul suono ha assunto un rilievo fenomenale. Ad esempio tutta l'area di interesse nata sulla scorta delle ricerche sui Paesaggi Sonori di Raymond Murray Schaefer, ha oggi portato a molteplici evidenze artistiche (dalla creazione di mappe sonore, alla realizzazione di artefatti che indagano su di una nuova relazione suono/spazio/tempo, all'allargamento a settori come il Design Acustico), che investono più ampi


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segmenti della società. Ciò a dimostrazione che nell'attuale società globalizzata l'interesse per la “materia sonora” è particolarmente vivo. Penso quindi che sia ampiamente giunto il momento di accettare l'abbattimento delle categorie che l'evoluzione dei mezzi e la pratica artistica dell'ultimo secolo hanno, di fatto, già definito. La separazione delle espressioni artistiche è naturalmente ammessa (la Musica, la Pittura, la Poesia, la Fotografia e chi più ne ha….), ma la loro mescolanza è ormai anch'essa un dato assodato. Un mix che prova a definire una nuova forma d'arte che sia somma di tutte queste e di tutte le altre possibili. Una forma d'arte che potremmo definire “esperienziale”, all'interno della quale eventuali selezioni discriminanti possano essere basate, ad esempio, su concetti oggettivi quali “prevalenza” o “compresenza”. Quando la prevalenza è dell'ambito sonoro (ovvero “musicale”), abbiamo l'Arte Sonora. E quando l'Arte Sonora si estrinseca in una forma “dimostrativa”, per certi versi simile ad una mostra di sculture e dipinti, abbiamo le Installazioni Sonore. In esse l'elemento acustico è prevalente o è l'elemento chiave di riferimento. Tali opere vanno naturalmente distinte da quelle (come le “macchine” di Jean Tinguely o le sinfonie monocrome - tradotte in musica - di Yves Klein)

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che si presentano invece come esempi concreti di prevalenza opposta, dell'elemento visivo su quello acustico, laddove continuiamo ad essere in presenza di Arte Visiva. Tipologie diverse di Arte Sonora (come gli Ambienti Sonori o le Sculture Sonore) attengono principalmente al background degli artisti che le concepiscono ed alle modalità di realizzazione. Installazioni e Ambienti Sonori possono dipendere almeno parzialmente dalla partecipazione del pubblico, sia intenzionale che non, a volte offerta nella forma di uno strumento inusuale che il pubblico può suonare, o come uno spazio in cui i movimenti condizionano il suono. Le opere presentate in VISITAZIONI sono delle vere e proprie Installazioni Sonore e traggono spunto principale dall'elemento acustico/sonoro, per unire ad esso, di volta in volta e a seconda della sensibilità di ogni artista, tutti gli altri elementi. Anche quando, nel caso delle proposte più estreme, la rarefazione dell'elemento sonoro potrebbe far pensare al contrario. Si tratta di un vero e proprio fil rouge che collega tutte le opere presentate. Ed oltre a questo ci sono altri elementi comuni da indagare. Ad esempio il tema dell'ecologia che pervade tutte le installazioni presentate in VISITAZIONI. Dalle istanze di salvaguardia che emergono fortemente dall'opera

di David Monacchi, alle riflessioni sulla commistione fra culture e mondi di Mike Cooper, dalla “ecologia dell'ascolto” portata ai limiti della meditazione che traspare nei lavori di Max Eastley e Gianfranco Pernaiachi, all'ecologia dell'approccio naturale insito nelle opere “non elettriche” di Marcello Liberato e Alex Mendizabal, al concetto di “non invadenza” del lavoro in tandem di Mechi Cena e Francesco Michi. Va da se che le percezioni sensoriali vissute nelle Installazioni Sonore di VISITAZIONI non potranno mai essere riprodotte se non in forme semplificate e, soprattutto, incomplete. Più che nell'ascoltare un concerto dal vivo, più che nell'assistere ad una piece teatrale, ancor più che nel vedere una mostra di pittura, nelle Installazioni Sonore c'è necessità della presenza fisica dello spettatore, ché il riflesso dell'esperienza attraverso la documentazione della stessa mai potrà raggiungere l'effetto dell'originale. In definitiva questo modesto catalogo è stato pensato come semplice strumento per stimolare l'interesse per una forma d'arte…e come potenziale risposta alla domanda: Qual’è la connessione?

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2. INTERSEZIONI E SUGGESTIONI Che dire di fare esperienze su piani diversi? Ascoltare i suoni, cercare le immagini, aprendosi alla percezione / nel buio. Mescolare insieme tutto questo e avere una esperienza unica, è il gioco che stiamo giocando, ora più che mai. SUONI ESPERIENZE VISSUTE

/

REALI DI INSETTI E MAMMIFERI DALLE FORESTE , PORTATI IN UNO SPAZIO VUOTO NERO, SI SPOSTANO SUL PALCOSCENICO BAROCCO - HAWAIANO DI

IMMAGINARI VISIVI E SONORI .

RICORDI

DI LUNGHI VIAGGI E RINNOVO DEI SENTIMENTI .

I

NUOVI MONDI E QUELLI VECCHI SI SCONTRANO. E COLOGIA DEI SIGNIFICATI .

[Sto ascoltando allo stesso tempo dal lettore CD di casa e dagli altoparlanti del PC: John Cage / Four Walls - Act 1 (1) miscelato con una registrazione in sito effettuata a Place Jemaa El Fna, Marrakech, Marocco (2), soltanto pochi giorni fa (27 febbraio 2014)]. PUOI

"VECCHIO STILE" (MOTORI ELETTRICI AZIONATI DA CIRCUITI ELETTRICI), MA SUONANO COME TUONI L'ACQUA CADE E COSTRUISCE UNO STRUMENTO A PERCUSSIONE ANCESTRALE, SOGNATO. ARTIGIANATO.

CHIAMARLE MACCHINE

GESTISCE UNA RETE SPLENDENTE DI PICCOLI TUBI .

E SUSSURRI .

POI -

UN UOMO

[Mentre il pianista sta ancora suonando il pezzo di Cage, una nuova registrazione sul campo compare: la documentazione audio di una manifestazione a Taipei, Taiwan. Poi, quando Cage finisce, metto sù un CD di Cardew: "The Worker's Song" (3), suggerito dalla dimostrazione che è ancora in esecuzione].

La creazione di un nuovo paesaggio sonoro, esclusivo, personale, assolutamente inedita e imprevedibile, è una realtà formidabile a disposizione per l'indagine artistica. I SUONO.

CI

PERCORSI DI SUONO E SILENZIO DI UN PIANOFORTE , IN UNO SPAZIO BUIO, COSTITUISCONO L ' AMBIENTE PER UNA PERSONALE IMMERSIONE NELLA NATURA DEL

PENSO, I SUONI SI FERMANO, LO SCHERMO SI ILLUMINA E IL PENSIERO DIVENTA GRADUALMENTE REMINISCENZA .

MERAVIGLIA NEI GIOCHI DELL ' INFANZIA ; IL PICCOLO SOTTOMARINO NEL BAGNO.

MIA

UN

NUOVO INIZIO. S UONI DI ARIA E ACQUA

-

BOLLE . L A

MADRE CHE MI CHIAMA .

Sincronismi assolutamente impensabili soltanto pochi anni fa, sono sempre più destinati a permeare ogni singolo momento “sonoro” di ognuno di noi. [Ora ho attivato il "random player" di aporee.org che mischia due diverse sorgenti sonore (in particolare, la prima è "Serbatoio d'acqua: KODAMA, un documento creato da Michael Northam, 20.10.2009 13:05" e la seconda "Rue de Lille, Vincent Feutry, 18.07.2010 00:46"].

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L'Arte è ormai definibile su livelli assolutamente nuovi. Che si tratti del lavoro di un artista o dell'azione istantanea di un semplice "attivatore", come sono io in questo momento. L'artista è un nuovo tipo di compositore, contemporaneo e storico allo stesso tempo. Il pubblico è parte del gioco - attivatore/partecipante. Gli archivi diventano opere d'arte essi stessi.

POSSIBILMENTE VEDO È

IL SORPRENDENTE NON-SUONO PIENO DI SUONI DI UNA COMPOSIZIONE AD INFRASUONI. QUELLO CHE SENTO È SEMPRE UN PUNTO DI VISTA. QUELLO "UNA" IMMAGINE DEL SUONO. COME PUÒ UN ARTISTA PORRE DOMANDE SULLE CAPACITÀ UDITIVE DI UN VECCHIO UOMO E DI UN PICCOLO ELEFANTE?

CHE

[Ricordo che Mike e Maria mi hanno parlato di un gruppo di suonatori di clacson di autocarri registrati a suo tempo da Steven Feld . Cerco su internet e trovo che esiste anche un CD disponibile, ma mi accorgo che anch'io in realtà ho una testimonianza di questi incredibili suonatori di trombe da macchina o da bicicletta, su un altro precedente CD di Feld (5)]. (4)

Viviamo in un mondo permeato di altri mondi. Sentiamo suoni pieni di altri suoni. [Compilare queste note è in realtà velocissimo. Semplicemente cerco su un motore di ricerca e trovo subito quel che cerco. Adesso le due registrazioni che andavano da aporee.org sono sfumate e decido di tornare in Italia con il Parco dei Suoni di Marcello Liberato (6). La sua mappa sonora è ancora scarna rispetto ad alcune altre che si trovano ormai in giro sulla rete, ma ha un carattere particolare essendo totalmente aperta e free. Mi vado a posizionare all'estremo sud della mappa (7), quasi per vedere se ci può essere una connessione con il sud profondo della musica del Ghana che continua ad andare sul CD]. CHE QUAL’È

COSA SI PROVA A IMMERGERSI IN UN AUDITORIUM VUOTO E DIVENTARE I PROTAGONISTI DI UN NUOVO TEATRO DELL’ ASCOLTO ?

COSA

STIAMO ASCOLTANDO ?

LA CONNESSIONE ?

Giovanni Antognozzi - Roma, 2014

Note: 1. John Cage “A tribute”, pianista Joshua Pierce (Ants records, 2004) 2. registrazione reperibile su Internet: Chloé Despax, 27.02.2014 14:50 Africa/Casablanca (http://aporee.org/maps/) 3. Cornelius Cardew “Consciously” (Musicnow, 2006) 4. The La Drivers Union Por Por Group “Por Por: Honk Horn Music of Ghana”, curato da Steven Feld (Smithsonian Folkways) 5. Steven Feld “The Time of Bells, 3: Musical Bells of Accra” (Vox Lox records, 2005) 6. Parco dei Suoni: http://www.parcodeisuoni.net/ 7. Gaeta/Mare - registrazione effettuata all’alba sulla spiaggia. autore: ReBack/Maurizio data: 21/08/2011

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3. visitazioni: una mappa mentale

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James G. Ballard - The Drowned World

Yves Klein - Peinture de Feu

Mike Cooper

Robert L. Stevenson - Treasure Island William Shakespeare - The Tempest

Max Eastley Robert Smithson - Sites

Jacques Tati - Playtime

Alex Mendizabal Robert Smithson - Non Sites

Joseph Beuys - The Defense of Nature


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David Monacchi

Alfred Jarry - Gestes et opinions du Dr. Faustroll, pataphysicien

Mechi Cena & Francesco Michi Michael Snow - The Last LP

Gianfranco Pernaiachi John Cage - Silence

Simone Carella & Mario Romano Marcello Liberato

Yves Klein - Le Vide Pino Pascali - Il Mare R. Murray Schafer - The Tuning of the World


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DF RAA VG IMDE N MT SO NO FA CE XC THI NI C T I O N


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Un progetto musicale eco-acustico sulla biodiversità delle foreste pluviali primarie Fragments of Extinction (Frammenti di Estinzione) esplora la complessità eco-acustica delle residue foreste equatoriali ancora intatte. Varcando i confini tra bio-acustica, ecologia acustica, tecnologia elettroacustica e composizione musicale, il progetto mira a svelare le strutture ordinate di habitat sonori della natura, definire un possibile modello di integrazione compositivo e rendere il risultato accessibile al pubblico per promuovere la consapevolezza dell'attuale “sesta estinzione di massa”. L'installazione sonora presentata a VISITAZIONI è un'evoluzione dei concerti acusmatici presentati in Europa e negli Stati Uniti, fin dal primo debutto nel 2006 a New York nell'ambito della rassegna Ear to the Earth. Quella di VISITAZIONI ha costituito la prima e unica esibizione pubblica in piena-perifonia e completa oscurità, delle registrazioni raccolte in Borneo nel 2012 (nelle aree Ulu Temburong e Gunung Mulu) e in Africa nel 2008 (nell'area Dzanga-Sangha). Nel buio, tutti i partecipanti hanno potuto seguire un percorso fluorescente verso una zona centrale ellissoidale dove l'illusione del suono tridimensionale ha immerso il pubblico nel delicato ambiente sonoro di questi ecosistemi primordiali.

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ANTEFATTO Nel 1998, durante lo svolgimento di una campagna di ‘registrazioni sul campo’ di paesaggi sonori naturali italiani, ho avuto l'intuizione che la biofonia(1) degli ecosistemi forestali intatti avrebbe dovuto mostrare un funzionamento più strutturato, massimizzandone l'efficienza attraverso la diversità. Mi resi conto che, se adeguatamente riprodotte, le registrazioni dei paesaggi sonori di questi ecosistemi potrebbero costituire potenti mezzi di sensibilizzazione della biodiversità acustica e del suo patrimonio (2), ora in via di distruzione a causa della rapida deforestazione e del cambiamento climatico. << Quando nel 2002, con l'aiuto di Greenpeace, ho viaggiato nell'Amazzonia equatoriale per registrare in un'area indisturbata della foresta pluviale di più antico sviluppo, la mia ipotesi è stata immediatamente confermata dalla scoperta di sistemi acustici estremamente equilibrati prodotti da centinaia di specie di insetti, anfibi, uccelli e mammiferi che ordinatamente vocalizzano all'interno di cicli circadiani incredibilmente regolari. Da allora ho svolto attività di ricerca e di integrazione con queste configurazioni di 'paesaggi sonori', studiando il modo in cui esplorare, interagire e rendere disponibili al pubblico le loro caratteristiche estetiche. Consapevole del fatto che un intenso lavoro sul campo fosse essenziale, ho viaggiato per le grandi aree di foreste pluviali primarie rimaste al mondo (3) lungo l'equatore (dove, data la parità di lunghezza tra giorno e notte, i cicli vitali - ed i relativi


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comportamenti sonori - sono evolutivamente sintonizzati su schemi estremamente regolari) ed ho registrato ritratti sonori di 24 ore in diversi habitat all'interno di quelli che sono considerati gli ecosistemi più antichi e più diversificati della Terra. Se consideriamo che nel più recente rapporto dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) (4), le proiezioni indicano che la metà delle specie originali (la maggior parte di esse neanche conosciute dalla scienza) sarà estinta entro la fine di questo secolo, si comprende anche l'urgenza di registrare esempi sonori di questi ecosistemi così diversi e unici, e nel contempo fragili:

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i resti degli originali “paesaggi sonori organizzati” in natura. RICERCA SUL CAMPO Durante i miei viaggi ho posto particolare cura al processo di registrazione. Rispetto ad altri approcci scientifici, che per lo più si concentrano sui linguaggi sonori e sui comportamenti di singole specie, le strategie di registrazione che ho adottato hanno sollecitato una prospettiva ecologica più ampia, che ha comportato la raccolta di quante più componenti possibili, all'interno di un paesaggio sonoro complesso.

All'interno di questo approccio le informazioni spaziali di un determinato ambiente acustico diventano un elemento chiave per comprendere la complessità della sua organizzazione e renderlo disponibile al pubblico. In foreste di alto fusto “a tetto”, i suoni provengono da ogni direzione: dall'alto (ad esempio uccelli e scimmie) o dal basso (ad esempio anfibi e insetti) rispetto alla posizione d'ascolto. Il cervello umano rileva questa informazione tridimensionale (3D) nella sua interezza attraverso parecchi sottoparametri che concordano con la nostra percezione, naturalmente composita, di direzione, profondità e dimensione delle sorgenti sonore. Per registrare tutti questi attributi spaziali in campo, ho impiegato tecniche standard e sperimentali di registrazioni microfoniche “spazio-inclusive” e “spazio-conservative” (5), che hanno permesso di riprodurre pienamente questi ecosistemi su ordini di altoparlanti perifonici. L'indagine condotta su lunghi tratti temporali (oltre le 24 ore di registrazione continua) in tali habitat remoti e pericolosi, mi ha costretto a sviluppare strategie di registrazione idonee a condizioni estreme (umidità fino al 99%, temporali improvvisi, assenza di corrente elettrica) e sistemi autosufficienti per situazioni pericolose, che fossero in grado di regolare la prospettiva sonora, a diversi livelli (a terra, a metà altezza e alla sommità). Tener conto di tutte queste relazioni traendo il massimo dalle tecnologie d'avanguardia è stato un processo di anni di ricerca, che è risultato in vividi ritratti 13


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sonori di questo patrimonio biologico in via di estinzione, ora disponibili per i posteri. INTEGRARE IL PAESAGGIO SONORO ORGANIZZATO Ho usato analisi di laboratorio elettroacustiche ampiamente dettagliate, con strumenti di indagine visiva, per entrare nella struttura di questi paesaggi sonori e dimostrare la loro organizzazione equilibrata, che è intuitivamente comprensibile dall'orecchio di un musicista. Mentre i richiami intraspecifici (individui della stessa specie che vocalizzano da territori differenti) sono rintracciabili nelle registrazioni raccolte con tecniche microfoniche “spazio-conservative”, l'isolamento di dinamiche di nicchia interspecifiche diventa evidente solo attraverso un'analisi di spettrogramma. Seguendo una “ipotesi di nicchia” bioacustica, la mia ricerca mira principalmente a rivelare il significato estetico di tipologia/frequenza/tempo e le interazioni complesse all'interno di questi sistemi naturali incontaminati, altamente coordinati. Considerando la possibile resa artistica dei processi ecologici, sono stato guidato da due domande: E' possibile imparare da un ecosistema primario e comporre all'interno delle stesse leggi che hanno plasmato questi antichi ambienti acustici? E' possibile utilizzare rispettosamente gli strumenti compositivi per rivelare e valorizzare le configurazioni esistenti? Durante l'esplorazione della natura e cercando di decodificare le sue strategie sonore, ho sviluppato un approccio compositivo per integrare


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ambienti sonori all'interno di rappresentazioni che ho chiamato “composizioni eco-acustiche”. Un esempio, tra gli altri, è il brano Integrated Ecosystem (Ecosistemi Integrati) (6). In questo caso un intervallo temporale compresso, proporzionale e cronologico, di 9 ore di registrazione continua, seguito da un'esplorazione delle proprietà sonore di biofonie udibili e inudibili, è accompagnato da azioni gestuali elettroacustiche dell'esecutore, realizzate con sensori invisibili che guidano la sintesi del suono digitale. L'esecutore opera rigorosamente entro nicchie acustiche temporali e frequenziali disponibili, lasciate aperte dai 'linguaggi' sonori delle altre specie >>. David Monacchi Note: 1. Bernie Krause, Into a Wild Sanctuary (Berkeley, CA: Heyday, 1993) 2. R. Murray Schafer, The Tuning of the World (New York: Knopf, 1977) 3. Per un report completo vedi: David Monacchi, “Notes from Africa” Ear to the Earth Festival, New York (2009): www.eartotheearth.org/articles/090502_notesfromafrica.html 4. “IUCN Red List of Threatened Species”: www.iucnredlist.org/ about/red-list-overview 5. David Monacchi, “Recording and Representation in EcoAcoustic Composition” in J. Rudi, ed., Soundscape in the Arts (Oslo: NOTAM, 2011) pp. 227-250 6. David Monacchi, Eco-Acoustic Compositions, CD e libretto, EMF Media (2008). Il brano è stato il soggetto dell’analisi di Katharine Norman, “Listening Together, Making Place” Organised Sound 17, No. 3, 257-260 (2012) (la parte finale di questo testo è stata originariamente pubblicata in Leonardo Music Journal, Vol. 23, 2013 - MIT-Press)

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M IKE COOPER A WHITE SHADOW

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IN THE SOUTH SEAS


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WHITE SHADOWS IN THE SOUTH SEAS È IL TITOLO DI UN LIBRO SCRITTO DA FREDERICK O'BRIEN NEL 1919 Fa parte di una trilogia scritta basandosi sull'esperienza della vita nelle isole Polinesiane del Pacifico. Il suo libro fu utilizzato come punto di partenza per un film che inizialmente doveva essere diretto da Robert Flaherty, con l'assistenza di WS. Van Dyke. La ‘doppia vita’ del titolo originale di O'Brien (del libro come del film) si riflette nel mio uso: prima come titolo di un mio CD e quindi come titolo per questa installazione. Robert Flaherty lasciò la produzione del film dopo pochi mesi e Van Dyke lo terminò. Protagonisti erano gli attori Monte Blue e Raquel Torres. Il padre di Monte Blue era mezzo Francese e mezzo Indiano Cherokee e, nella sua vita, Monte fu giocatore di football, vigile del fuoco, lavoratore sulla ferrovia, minatore di carbone, cowboy, cavaliere circense, taglialegna e lavoratore a giornata presso gli studi cinematografici di DW. Griffith. White Shadow è considerato il suo miglior ruolo cinematografico. Raquel Torres, che in White Shadows interpreta una principessa Tahitiana, era mezza Tedesca e mezza Messicana, nata ad Hermosillo, in Messico. White Shadows in the South Seas fu il primo film realizzato con una colonna sonora pre-registrata ed effetti sonori aggiunti. In definitiva, a parte il titolo, il film non aveva nulla a che fare con il libro di O'Brien. Ho tuttora una fascinazione per tutto ciò

che concerne il Pacifico e quando ho scoperto il libro, in una libreria di seconda mano a Melbourne, in Australia e poi il film, ho cominciato a presentarlo come parte del mio repertorio di ‘Musica dal vivo / Film Muti’. ‘Tabu’ di Frederick Murnau, che casualmente aveva in origine anche Flaherty come co-regista, è stato il primo film per il quale abbia mai scritto / improvvisato e che abbia presentato in una proiezione/performance dal vivo. Tra i miei interessi artistici, eclettici e diversificati, c'è quello per le musiche ‘Exotica’ e ‘Ambient’. Ho registrato e prodotto diversi volumi di quella che chiamo ‘Electronic Ambient Exotica’ su CD e vinile; Kiribati, Globe Notes, Rayon Hula (sia in vinile che in formato digitale e CD), e più recentemente New Globe Notes su vinile, e White Shadows In The South Seas in CD, che comprendono musiche presentate nelle mie proiezioni dal vivo del film. Nel febbraio del 2014, con una leggera modifica nel nome, “Un'Ombra Bianca Nei Mari Del Sud” è divenuto il titolo di un'installazione audio/visiva, parte della serie di Installazioni Sonore internazionali intitolata VISITAZIONI, prodotta da Proposte Sonore e dal Teatroinscatola a Roma, in Italia. "Non siate impauriti, l'isola è piena di rumori, suoni e dolci arie che danno gioia e non feriscono. A volte un migliaio di strumenti vibranti faranno ronzare le mie orecchie, e a volte le voci ....” (La Tempesta-William Shakespeare). La musica che ho registrato per la mia serie di CD e dischi ‘Electronic Ambient Exotica’ era


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un tentativo di creare una versione tardo 20°-inizio 21° secolo, di uno stile di musica che ha preso vita nel 1950, per opera di compositori come Martin Denny, Arthur Lyman e Les Baxter, ma cercando di evitare il più possibile un riferimento stilistico e generico alla loro musica (nonostante il mio uso saltuario di campionamenti della stessa). Mi sforzo di raggiungere qualcosa di diverso; un suono più ‘moderno’, ottenuto usando strumenti acustici ed elettronici, con elaborazioni digitali e con l'uso delle registrazioni di ambienti tropicali ed esotici raccolte da me durante i miei numerosi viaggi. La mia musica è stata anche influenzata dall'antropologo/musicologo Steve Feld e dai suoi scritti sulla popolazione Kaluli della Papua Nuova Guinea e dalla loro percezione e partecipazione nell' ambiente sonoro che essi descrivono come “Elevatore Sonoro”; particolarmente nel mio uso di registrazioni sul campo di uccelli ed insetti e di piani asincroni di frasi musicali e campionamenti circolari di suoni e musica. “Parte del nucleo stilistico dell' 'Elevatore Sonoro' si trova in sfumature di densificazione testuale - gli attacchi e i suoni finali; decadimenti e dissolvenze; variazioni di intensità, profondità e presenza, colorazione voce e grana; interazione di suoni ripetitivi e casuali; accelerazioni giocose, allungamenti e accorciamenti e la fissione e la fusione di forme sonore e frasi in quella che il compositore elettroacustico Edgard Varese ha chiamato 'squamatura' di strati sonori attraverso il campo delle altezze. Di altrettanta primaria importanza nell'Elevatoro Sonoro è quella qualità

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che in acustica si chiama “tempo-fruscio”, l'intervallo di tempo medio tra clic, rumori o suoni non-intonati, ascoltato in modo ben visibile nelle densità sonore pulsanti dei sonagli e nei suoni ambientali dei Kaluli.” (Music Grooves di Charles Keil e Steve Feld). Nell'installazione ho tentato di tradurre alcune della qualità descritte in Music Grooves, in una rappresentazione sia visiva che sonora. Gli elementi sonori consistono in un ‘editing mix’ dei miei CD di ‘Electronic Ambient Exotica’, White Shadow in The South Seas e New Globe Notes, riprodotti utilizzando la funzione ‘casuale’ su un lettore CD e delle registrazioni effettuate ‘sul campo’ sull'isola di Pulau Ubin (vicino a Singapore), originariamente pensate per il mio progetto di ‘mappa sonora’ Walking in Ubin del 2013 e riprodotte con un piccolo altoparlante mono (lettore MP3) nascosto sotto un tavolo al centro della galleria. L'effetto dell'ascolto contemporaneo della registrazione stereo e di quella mono produce un ‘falso effetto surround’. UNA STORIA Nel 1767 la nave della marina britannica The Dolphin arrivò a Tahiti. Era la prima volta che il popolo di Tahiti vedeva gli europei. La nave britannica fu circondata da centinaia di piccole canoe. I britannici spararono contro di loro con i loro moschetti, temendo il peggio. Come risultato ancora più canoe, alcune più grandi, uscirono e circondarono The Dolphin. Su una delle più grandi un uomo con un rosso abito stazzonato diede un


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segnale e The Dolphin e il suo equipaggio furono sommersi da migliaia di pietre. Ci furono molti feriti ed ossa rotte quel giorno sulla nave. Sono andato a Tahiti nel 1994, la mia prima visita nell'Oceano Pacifico, ma il “benvenuto” fu diverso. Oltre a Tahiti quel viaggio comprese anche visite a Fiji, Nuova Zelanda, Australia e Hawaii, anche se non si trattava della mia prima visita ad un'isola tropicale. Avevo navigato attraverso l'Oceano Indiano da ragazzo undicenne, come immigrato, per vivere in Australia e mi ero fermato brevemente in quella che allora era conosciuta come Ceylon ed ora è chiamata Sri Lanka. Quella prima visita in Sri Lanka fu come un viaggio in un altro pianeta, che lasciò un'indelebile impressione di vedute, suoni e odori, che posso ricordare come fosse ieri. Sono tornato lì dopo 60 anni, appena prima di questa installazione. “A Tonga e Samoa la popolazione concepisce le proprie isole come un universo completo di mare e terra compreso dalla cupola celeste. Quando gli europei navigarono verso di loro attraversando l'oceano essi supposero fossero venuti dal cielo e avessero sfondato la cupola del loro paradiso. Li chiamarono 'Papalagi' o 'Caduti dal Cielo'. Un'esperienza equivalente, per noi occidentali, ad un incontro con gli extraterrestri.” (da Beach Crossings-Pacific Footprints) “Essere cresciuto sognando orizzonti oceanici inevitabilmente mi ha segnato. Aver a stento ereditato (anche se in pochi anni) la cultura degli abitanti di un'isola, una nazione di gente di mare, con un vasto impero d'oltremare, è un'ironica 20

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disgrazia” (James Hamilton Patterson - The Separate World Of Seaports) Tornando in Inghilterra dall'Australia dopo alcuni anni mi fu imposto di leggere “La Tempesta” di William Shakespeare e “La Spedizione del Kon Tiki” di Thor Heyerdahl, per i miei esami finali. Combinate con una precedente fascinazione che avevo per mappe e francobolli, divenni da allora vittima di quella che è nota come ‘Islomania’ (1). “Il primo amore, la prima alba, la prima isola del Mare del Sud, sono i ricordi lontani...” (Nei Mari del Sud - Robert Louis Stevenson). Venti anni e più di viaggi nel sud del mondo (il Pacifico, l'Emisfero del Sud, l'Asia) e, più recentemente (e precisamente), nelle isole vicine a Singapore (Pulau Ubin), Hong Kong (Lamma Island) e Sri Lanka, hanno contribuito a formare i luoghi, i suoni e perfino gli odori qui riuniti per costruire una stanza piena di 'canzoni dello spirito' ed un magico percorso attraverso il fogliame di alcune delle mie isole, reali e, a volte, immaginarie. I MODULI 1. Tre dipinti Tiki (2), da me realizzati, copiandoli da una foto di tre maschere Tiki, scattata in un bar di Città del Messico 2. Un tavolo con sacchetti di plastica di piccole dimensioni contenenti “oggetti per i rituali dimenticati di Blue Sealand” (un luogo immaginario) - semi, conchiglie, capelli umani, parti animali ed altre cose 3. Una collezione dei miei francobolli pitturati a mano dalla stessa località immaginaria Blue

Sealand, con copie di varie immagini di partenza 4. Tre brevi video (silenziosi): il primo una versione modificata dal mio film super-otto ‘Planet Pacific Pieces of Heaven ?’ proiettato su una zanzariera appesa. Altri due ‘Send Of The Sea’ e ‘Walking In Syros - Eco(u)stic’ trasmessi su una piccola tv posta all'interno di un'altra zanzariera appesa 5. Una piccola installazione ad angolo, di vecchi sandali da spiaggia e bottiglie di plastica e due manifesti con scene di spiaggia idealizzate con ‘hula girls’ e ‘surfer boys’, il tutto illuminato da una luce da discoteca “versione casalinga”, all'interno di un'altra zanzariera appesa 6. Una piccola tavola da surf decorata 7. 40 o 50 camicie hawaiane sospese al soffitto 8. Un tappeto di seta con una scena di spiaggia tahitiana, acquistato in un negozio Turco a Monaco di Baviera, in Germania 9. Fotografie di tre miei ukulele decorati, esposti in tre edizioni della mostra triennale Hula Dreams, tenutasi a Sydney, alla Gallery East a Clovelly, che io ho promosso - ora alla sua quarta edizione, più alcuni volantini pubblicitari 10. Foto dell'amico Brent Clough, produttore di arte radiofonica e DJ, al suo Tiki Bar sulla Surfside Avenue, Australia (ora chiuso) 11. Un'installazione a terra, costituita da una dozzina circa di grandi ventagli a forma di cuore, intrecciati a mano con foglie di palma, acquistati a Singapore 12. Piccoli mucchi di spezie asiatiche (per l'aroma) ed incenso 13. Una collezione di cartoline antiche che illustrano


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diversi tatuaggi umani da diverse isole 14. Decorazioni di fiori di plastica e fiori del tempio indù dallo Sri Lanka 15. Alcune piccole sculture e maschere Tiki 16. Una mappa a muro dell'Oceano Pacifico 17. Due grandi manifesti pubblicitari per i film ‘Tabu’ di FW.Murnau e ‘White Shadows In The South Seas’, per le proiezioni accompagnate dalle mie colonne sonore eseguite dal vivo 18. Un'installazione a parete di 40 copertine di dischi in vinile di musica Hawaiana ed ‘Exotica’ 19. Un'installazione audio stereo con estratti dai due miei dischi White Shadows In The South Seas e New Globe Notes, più registrazioni ambientali da Pulau Ubin, vicino Singapore 20. Alcune originali sculture intessute di foglie di palma 21. Tre set di luci natalizie dallo Sri Lanka Mike Cooper - Roma, 2014

1. Islomania / un entusiasmo o faziosità ossessiva per le isole (Dizionario Inglese Collins). 2. Con "Tiki" ci si riferisce a grandi sculture in legno e pietra, dalla forma umanoide, comuni alle culture polinesiane dell'Oceano Pacifico Il seguente saggio, così come la mia collezione di camicie Hawaiane e di dischi di Exotica e musica Hawaiana, sono state fonti di ispirazione per questa installazione.

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LA TEORIA ‘DA SPAZZATURA-A DUREVOLE’ ‘...

LA TRASFORMAZIONE E LA RICOSTITUZIONE DELLA MERCE

SOUVENIR COME FORMA INDIGENA ETNICA D'ARTE E RARA

HAWAI ...’ dal “Giornale di Ricerche su Abbigliamento e Materie Tessili - Dal Kitsch allo Chic” di Marcia A. Morgado.

RELIQUIA DEL PASSATO ROMANZATO DELLE

LA TEORIA (1979)

DELLA

SPAZZATURA

DI

MICHAEL THOMPSON

‘… un aspetto critico della cultura occidentale è la predisposizione di vedere gli oggetti in termini di due categorie evidenti: il transitorio ed il durevole. Gli oggetti identificati come transitori hanno una durata di vita definita e perdono valore nel tempo, mentre quelli identificati come durevoli hanno vita infinita ed inoltre aumentano di valore nel tempo... l'assegnazione della categoria è arbitraria ma, una volta assegnata, la categoria determina il valore relativo. L’abbigliamento di moda - per definizione - viene assegnato alla categoria transitoria; i dipinti comunemente sono designati come durevoli... è però possibile che oggetti designati come transitori… (ad esempio le camicie hawaiane e i dischi in vinile) a volte diventino beni durevoli. Thompson propone che tra le due categorie “evidenti” si trovi una categoria nascosta, che egli chiama “spazzatura”. Gli oggetti assegnati alla categoria dei rifiuti sono in gran parte invisibili,

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non hanno alcun valore e, idealmente, sono senza durata. L'abbigliamento alla moda, per esempio, non più indossato e relegato alla parte posteriore del guardaroba, cade nella categoria nascosta “spazzatura”. Ma i rifiuti possono essere salvati e trasformati. Thompson dice: ‘Quello che credo accada è che un oggetto transiente che gradualmente diminuisca in valore ed in durata di vita possa scivolare nella spazzatura. Qui esso esiste in un limbo senza tempo e senza valore, dove c’è la possibilità di essere ri-scoperto ed essere trasformato con successo in un bene durevole. Tali trasferimenti sono radicali: gli oggetti gradualmente scivolano dalla transitorietà alla spazzatura, ma la trasformazione da spazzatura ad oggetti durevoli comporta un salto tra due confini, quelli che separano l' inutile dal prezioso e l'occulto dal palese. Oggetti caduti nel dimenticatoio tornano alla ribalta. La deliziosa conseguenza di questa ipotesi è che, al fine di studiare il controllo sociale del valore, dobbiamo studiare la spazzatura. La trasformazione da rifiuto a bene durevole è accompagnata dallo sviluppo di conoscenze altamente specializzate derivate dalla scoperta di sottili variazioni e dettagli complessi che sono rimasti inosservati nella fase transitoria di questi oggetti. Tali scoperte portano ad un rinnovato interesse per l'oggetto ed il suo valore di mercato comincia a salire.

Mentre i prezzi salgono oltre la portata della gente comune, l'oggetto diventa disponibile solo nei mercati ad alto prezzo dei collezionisti. Inoltre, quando il valore di mercato aumenta, anche il valore estetico dell'oggetto subisce una rivalutazione e diventa sempre più evidente che la bellezza intrinseca dell'oggetto stesso è stata trascurata. In definitiva l'oggetto viene ricollocato come durevole e viene riconosciuto come un classico senza tempo’.

Ulteriori informazioni: . Beach Crossings - Pacific Footprints - www.cooparia.com/ projects/beach-crossings . Island - www.cooparia.com/island-an-audio-visual-installation . Hawaiian Shirts - www.cooparia.com/welcome/hawaiian-shirts . Listening Better by Mike Cooper - www.nochpublishing.com/ catalogue/whatmattersnow.html . Exotica/Ambience and Pacificism an interview with M.Cooper by Prof Phil Hayward - www.islandresearchph.com/uploads/ 6/4/0/0/6400760/exotica_ambience_pacificism.pdf . Magical Thinking, Spirit Songs e Walking On Leaves In Ubin www.neromagazine.it/magazine/index.php?c=articolo&idart=1 061&idnum=40&num=30 . Saggio su Mike Cooper e Rayon Hula in En Abime di Daniela Cascella - www.zero-books.net/books/en-abime-listeningreading-writing-an-archival-fiction . Francesco Adinolfi-Mondo Exotica-http://www.goodreads.com/ book/show/2746312-mondo-exotica

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M AX EASTLEY INTERIOR LANDSCAPE


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TUTTE LE MIE INSTALLAZIONI INIZIANO CON IL CONTESTO Gli eventi che accadono in un paesaggio dipendono dall'ambiente in cui si trovano: un uccello ha bisogno di un ramoscello, albero, roccia, su cui posarsi e un punto di osservazione da cui cantare; un coleottero ha bisogno della terra per corrervi velocemente di fessure in cui nascondersi; un coniglio ha bisogno di terra in cui costruire una tana. Proprio come gli attributi del paesaggio esterno governano la varietà e la collocazione degli eventi che avvengono all'interno di esso, così le mie installazioni dipendono dallo spazio in cui sono inserite, e quindi il mio processo di creazione di un impianto inizia sempre con la comprensione dello spazio che esse devono occupare. Ho bisogno di fotografie dello spazio e di piante che mi diano tutte le dimensioni e le posizioni della sua architettura. Ho bisogno di conoscere la luce: c'è luce del giorno e in quale periodo dell'anno ci troveremo? Se è inverno, la luce del giorno si dissolverà e si passerà alla luce artificiale mentre si osserva l'installazione? Come influenzerà l'aspetto visivo del mio lavoro il cambiamento di luce? Se ci sono luci artificiali, di che tipo sono? Di che colore è la loro luce e posso cambiarlo? Voglio visitare lo spazio: passeggiarci; ascoltarlo; sentire la sua atmosfera; guardare da ogni angolazione; riascoltarlo. A volte mi costruirò un modello in scala dello spazio. Voglio conoscere 26

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l'ambiente così bene da poterlo evocare nella mia testa e abitarlo a volontà nella mia immaginazione in modo che possa vedere ed ascoltare mentalmente le mie sculture al suo interno. E poi devo considerare la durata: quanti giorni e ore al giorno e per quanti mesi l'impianto e le sue componenti dureranno? Oppure sarà, come è stato a Roma, un'esperienza fugace che deve essere creata e smantellata in fretta? A Roma il mio contesto, il mio spazio di installazione, era un teatro - un luogo dove le cose accadono, ma in modo controllato e diretto, in un periodo di tempo specificato. In un teatro, il pubblico si siede e il centro dell’attenzione è diretta dal drammaturgo, dal regista e dal designer. Il pubblico spesso non cammina, esplora o scopre come invece accade nello spazio 'selvaggio' di un paesaggio. Lo spazio in sé era neutrale, una scatola nera progettata per non essere guardata, ma per essere il più invisibile possibile. Perciò sembrava pretendere che io disegnassi un impianto che fosse un lavoro teatrale, utilizzando tutti gli elementi disponibili nel teatro. L'invisibilità della cornice nera e l'impianto di illuminazione hanno dato la possibilità di utilizzare la luce per focalizzare l'attenzione dello spettatore sull'elemento che io, come artista, ho voluto fosse visto, nell'ordine e per la quantità di tempo che ho scelto. Il pubblico è entrato nello spazio con l'aspettativa che l'entrare in uno spazio teatrale produce: passare attraverso il

foyer e da qui nell'anticamera, per poi penetrare nel crepuscolo con la necessità di regolare la visione su livelli di luce più bassi. Ho fornito alcune sedie come invito agli individui a sedersi e prestare attenzione a ciò che gli si presentava di fronte. Non volevo che il mio pubblico chiudesse gli occhi e si 'rilassasse', volevo che si allertasse, mettesse a fuoco e seguisse con gli orecchi e gli occhi le luci e i suoni che si trasferivano da un evento all'altro, evidenziando e cambiando costantemente l'oggetto della visione e dell'ascolto, in un certo senso come quando si guarda un film. Il pubblico non è rimasto però passivo. Alcuni si sono seduti, alcuni sono rimasti in piedi, altri hanno preferito sdraiarsi sul pavimento in modo da guardare le sculture su uno stesso piano e scegliere la propria area di messa a fuoco. Così nel mio titolo, Interior Landscape (Paesaggio Interiore) ho cercato di evocare, attraverso questi mezzi, il senso degli esseri umani in natura, vigili e ancora sognanti. Max Eastley - Londra, 2014


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M IKE COOPER & MAX EASTLEY IN CONCERT


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M ARCELLO LIBERATO E QUANTO AVREI GIÀ SCELTO

DI NON RACCONTARVI...


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PRESENTE IN TUTTO L'UNIVERSO, IN CUI I FILI ORIZZONTALI PERCORRONO

LO

SPAZIO,

MENTRE

QUELLI

VERTICALI

PERCORRONO IL TEMPO.

Suono rotondo e liscio, morbido, ruvido, crespo e penetrante COME LE TUE MANI, A CHI TOCCA L'ODORE DI SUONI SOTTILI E TATTO LEGGERO, PROFUMANDO DI LUCI SOFFUSE ED ASSENTI, GOCCE DI UN BUIO SPESSO E MUTEVOLE VOLUME DI PASSI E TESSUTI APPENA… …SFIORANDO L'ARIA CON DITA CARICHE DI EMOZIONE, CERCANDO UN CAMMINO A LUME DI CANDELA, SUSSURRANDO CONCERTI E DOLCI RUMORI DI UN TREMOLIO DI PENSIERI.

"LO SGOCCIOLATOIO"

È UN'IMPROVVISAZIONE, PARTE DI UN

PIÙ AMPIO LAVORO DI MICRO-TEATRO, PROBABILMENTE DESTINATO A NON ESSERE COMPLETATO.

"LO SGOCCIOLATOIO" È IL SUONO DEI SEMI CHE, PROTETTI DAI FRUTTI DELL'ALBERO, VOLANO A TERRA PER GENERARE ALTRE PIANTE, E COSÌ VIA.

"LO SGOCCIOLATOIO" È MUSICA/IMMAGINE DI TANTI CIELI E STAGIONI, CONDENSATE IN UNA, VISIBILE NEL SUO INSIEME. "LO SGOCCIOLATOIO" È UNA FORMA DI GIOCO PURO, CON ACQUA E MUSICA, SENZA ALTRO SCOPO SE NON QUELLO DI RITROVARE L'INCANTO DI ASCOLTARE IL TEMPO SCORRERE IN EQUILIBRIO TRA SUONO E SILENZIO… …UN GIOCO CHE RACCONTA DI UNA RETE DI FILI INFINITA 34

AD OGNI INCROCIO DEI FILI C'È UN INDIVIDUO E OGNI INDIVIDUO È UNA PERLA DI CRISTALLO. LA LUCE DELLA VITA PENETRA ED ILLUMINA OGNI PERLA DI CRISTALLO. OGNI PERLA RIFLETTE NON SOLO LA LUCE PROVENIENTE DA OGNI ALTRO CRISTALLO, MA ANCHE TUTTI I RIFLESSI DELLA RETE INTERA, CHIAMATA RETE DI INDRA.

“Ci sono due componenti principali in ogni personalità: la mente cosciente e quella inconscia, e queste, nella maggior parte dei casi, sono divise e disperse in infiniti modi e direzioni. La funzione della musica, come quella di ogni altra salutare attività, è quella di aiutare a riportare ad una unità queste parti separate. (…) Ciascuno di noi deve ora guardare se stesso. Ciò che una volta ci teneva uniti e dava un senso alle nostre attività era la credenza in Dio. Quando trasferimmo questa credenza dapprima agli eroi, poi alle cose, cominciammo a percorrere sentieri separati. Quell'isola che abbiamo creduto non potesse più esistere e sulla quale ci saremmo potuti ritirare per sfuggire dall'impatto del mondo, giace, come sempre, nel cuore di ciascuno di noi. Ogni attività che porti ad una integrazione - e la musica, utilizzata in modo corretto, è una di esse può servire come guida nel percorso verso quella tranquillità finale, di cui oggi abbiamo così disperatamente bisogno." (John Cage) (1)


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Gli eroi di tutti i giorni non li riconosce nessuno, per il fatto che, proprio perché sono degli eroi, passano inosservati. Così possono depositare gli effetti delle loro azioni nel substrato della coscienza collettiva, e contribuire all'evoluzione del genere umano. Le personalità che lottano per affermare il proprio ego, e che ad oggi dilagano nel mondo permeato di pubblicità ed effimera visione del genere umano, tuttavia, permettono ad alcuni di risvegliare una determinata parte dentro se stessi, quando questa per caso viene a contatto con la sostanza degli eroi, con le parole che tali esseri riescono a destare. Non i finti ammaliatori mascherati da benevoli benefattori, non gli aggressivi sacerdoti della superficialità eretta a totem di un necessario finto governo temporaneo e temporale. Non la chiesa che soggioga, non lo stato che soggioga, non la banca che devitalizza la coscienza collettiva dell'umanità.

Così potrei scrivere di musiche ed ascolto, invece parlerò degli eroi. Gli eroi sono coloro che possiedono il Tempo per ascoltare gli altri mentre parlano a se stessi.

Come mia Madre. Colei che mi ha insegnato, senza volerlo o senza saperlo, la differenza tra sentire ed ascoltare. Ed è così che dopo aver studiato tanto Tempo la musica, ho iniziato a comprendere il Suono.

Donne sole, uomini soli, si ritrovano in ammassi indistinti fine-settimanali di quanto viene denominato tempo libero o "movida". La movida in cui molti si accalcano cercando di nascondere una profonda solitudine dalla quale sono affetti e costantemente tormentati, incapaci di trovare un senso per la propria esistenza, nutrendosi dei vari surrogati preparati e confezionati ad hoc da qualcuno che non è tra loro, e che a loro vende 35


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li ha abitati. Non sono le invettive, i proclami, le denunce, le dichiarazioni di intenti che fin troppo spesso soltanto intenti rimangono. Sono le voci che avete accanto, che incrociate ogni giorno, e delle quali non vi accorgete perchè non vengono urlate, ma sussurrano piano per chi è in grado di fermarsi ad ascoltare, per chi ha la fortuna o la capacità di riconoscere davvero la propria profondissima ignoranza rispetto a tutto quanto esiste, per chi sa poco e vuole sapere altro e non si accontenta di credere, poichè mai questo sarebbe sufficiente a saziarlo. Marcello Liberato - 2004-2014

peraltro a caro prezzo, una passeggera illusione di collettività e condivisione. Ma condividere la propria solitudine confondendola per socialità dove conduce? Mille e mille parole dette per essere dimenticate un istante dopo aver visto la luce, e sostituite da altrettante mille e mille parole che scivolano via nelle notti delle occasioni mondane, che cosa rimane? Da dove viene attinta l'energia necessaria per sostenerle? Da chi? Per fortuna, per la fortuna di chi può ascoltare, c'è chi prima di lasciare trova le parole necessarie e preziose che possono depositarsi come 36

semi nella terra fertile, per germogliare con la necessaria tranquillità e con la necessaria tranquillità generare imponenti alberi da piccoli semi che sembrano insignificanti ed informi, e che contengono forma e significato in quantità talmente enorme da aver bisogno di anni, a volte anche secoli per dare i frutti di cui sono portatori. Non sono le elaborate ed inutili parole che anche voi state leggendo qui, gettate a caso come merda in un prato; non è neanche questa merda che puzza e nutre la terra, come fanno anche i cadaveri, i corpi che finalmente diventano utili e nutrono piante ed animali dopo la morte fisica di chi

1. John Cage. ‘Confessioni di un compositore’, discorso tenuto alla National Inter-Collegiate Arts Conference, Vassar College, Poughkeepsie, New York, il 28 febbraio 1948- originalmente pubblicato in Musicworks n. 52, primavera 1992, trad. italiana in Riga n. 15, "John Cage", a cura di Gabriele Bonomo e Giuseppe Furghieri, novembre 1998.


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GV II SAI NT AFZ RI OANNI C O P E R N A I A C H I


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“Per un incontro: eccomi !” - recita il primo testo contenuto nella “scatola-libro” VISITAZIONI (1). Entra con me in questo ambiente… in questa stanza per meditare che, in verità, è l'ennesima strategia creata ancora una volta per avvicinarti. E' un invito… una corrispondenza sussurrata nell'orecchio… una traccia, affinché si accenda una prossimità. E' accompagnarti… accompagnarci a un'esperienza di graduale discesa in te… in noi. Poesia e musica - così - mezzi privilegiati per lo sbocciare di un colloquio segreto… di un intimo, progressivo disvelamento reciproco.

Gianfranco Pernaiachi - 2014

1. G. Pernaiachi “Visitazioni” (Ants records, 2014)

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ALEX MENDIZABAL

‘A MOSECA È BELLA QUANNO DORMONO I MUSICI


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sento cantare la pressione acustica RAPPRESENTAZIONE COMPLESSA DELL'ASSORBIMENTO DEL BASSO RENDIMENTO ONDE ONDE ONE ONDE STAZIONARIE POTERE POTERE POTERE POTERE FONOISOLANTE ATTITUDINE A RIDURRE LE VALLI DI ISOLAMENTO EFFETTI SORGENTI E MODALITÀ DI PROPAGAZIONE

Immagina un mondo senza percussione

‘A MOSECA È DECORAZIONE DELL'UDIRE

Nella geografia dell'udire la consequenzialità non conta

LA PAURA RENDE SORDI

[se non come linguaggio] IL SUONO NON ASCOLTA L'ascolto fatto mappa manca di pathos

Senza volume il rumore è quasi niente 46

Oh manca

Definizione d'identità musicale unisono fascino del battimento


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Il suono è paesaggio

Una frequenza è il paesaggio in sè NIENTE CAUSE, SOLO EFFETTI

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LA FONTE È SPASMO LO SPAZIO PER L'ASCOLTO E PER LA COMPRENSIONE È INVOLONTARIO

IL TEMPO SGORGA MOSECA

L'isolamento dialettico varia solo al variare il ciclo continuo del rumore modale trasmesso


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Travi nelle orecchie musica per le orecchie musica nei cieli travi nel naso boom di ascolti fioriture strumentali tecno in ovazioni boom di casa in cassa i filtri - che sono gli argini - non tengono più e il buon rumore sparato è la massa informe trasformata dal luogo e non più dalle regole del pastore

PSILENZIO

Alex Mendizabal - Roma, 2014


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M ECHI CENA & francesco MICHI COMPOSIZIONE SILENZIOSA N째2


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POSTFAZIONE A COMPOSIZIONE SILENZIOSA N° 2

Perché quello che facciamo con questa “Composizione silenziosa n° 2” è proprio questo.

Se un suono lo rallenti (parliamo ancora in analogico, pare, perché una volta per abbassare la frequenza fondamentale, cioè riportare il suono ad un registro più grave, bisognava, fisicamente, abbassare la velocità di scorrimento del nastro magnetico sul quale era registrato) diventa ritmo.

Sinusoidi. Non percettibili come suoni, ma come onde ritmiche. al di sotto della soglia di percezione acustica umana (ma non lo sarebbe per una balena, per un serpente e nemmeno per uno scorpione). Altoparlanti che vibrano senza emettere suono.

Secondo noi è ancora pregnante la metafora del “rallentamento”, perché un suono vive nel tempo, e riportare un suono nella gamma subaudio, per raccoglierne l'essudato ritmico, è come rallentare il tempo. Un quasi-esperimento scientifico e poetico. La creazione di un mondo sordo, al di sotto del nostro tipo di percezione, per amplificarne un altro.

Questo è la nostra composizione. Ma ci ha stupito. Se non ci stupissimo guardando o ascoltando ciò che facciamo, non faremmo questo mestiere, al giorno d'oggi così arido di soddisfazioni, o semplicemente di possibilità. Così stupido e banalizzato.

Se ci pensiamo, tutto è riconducibile ad un ritmo: dall'andirivieni delle nostre migrazioni circadiane e meccanicamente assistite, al semplice conversare; dal ritmo cardiaco e respiratorio, ai gesti della quotidianità; dai cicli della nostra vita al bioritmo delle piante e delle stagioni; dalle maree alle onde del mare, che in fondo, trattandosi di sinusoidi altro non sono che moto armonico. Un punto che procede a velocità costante su di una circonferenza, ma proiettato nel tempo. Una pedalata, press'a poco, in bici, insomma. 52

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Il fatto è proprio questo. Ogni cosa che metti in atto in un luogo, ha esiti imprevisti. Se li sai accogliere ed ascoltare, è bello. Se no prova a fare il direttore dell'orchestra della Scala. Lungo prologo per dire che, osservando questi oggetti vibranti, la sensazione/tentazione di antropizzare l'oggetto è immediata. Quelli (quelli mostrati, per chi l'ha visto) non sono altoparlanti, ma esseri che dialogano. Ognuno col proprio carattere, pure. E di una certa bellezza.

Perché se per un attimo consideri il mondo come la manifestazione essenziale del meccanismo ritmico della natura, quasi la tua esistenza ti sembra bella.

Francesco Michi & Mechi Cena - Firenze, 2014


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SI PI EMR OU RNA EN I CA A R UEN LA RLI CAO S T &R U Z IMO N AE DRI IL OOR E NRZ O OC IMC C AA R NE L LOI


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visitazioni festival internazionale di arte sonora, roma 2014 Il festival VISITAZIONI è stato coprodotto dall’associazione culturale PROPOSTE SONORE e dal TEATROINSCATOLA, con la collaborazione di BLUTOPIA ed il Patrocinio di Roma Capitale - Assessorato alla Cultura Creatività e Promozione Artistica, della Regione Lazio e del Consiglio Regionale del Lazio. Media Partner: Urban Experience, Diaforia. Partner Tecnico Audio: Orange Srl

Direzione Artistica: Giovanni Antognozzi Organizzazione: Giovanni Antognozzi (Proposte Sonore), Lorenzo Ciccarelli, Elisabetta Longone (Teatroinscatola), Fabrizio Spera (Blutopia) Design Grafico: Alice Antognozzi Relazioni Esterne: Lorenzo Antognozzi Consulente Audio: Gianni Tredici Disegno Luci: Danilo Facco

Grazie per il supporto (e per le discussioni, il cibo, le bevande ecc.): Sabina, Alice, Lorenzo, Marco & Chiara, Lorenzo & Elisabetta (e Sofia & Emanuele) al Teatroinscatola, Fabrizio, Sergio & Ettore a Blutopia, Cristina Coppi, Mike Cooper, Maria Galante, Simone Carella, Mario Romano, Areta Gambaro, Francesco Cuoghi, Gabriel Maldonado, Alvin Curran, Susan Levenstein, Domenico Gloriani, Aldo Codan, Luigi Rigoni, Enzo Masci, Carlo Infante, Arthur Bull (per quella sera di musica che non è qui, ma che c’è stata) a tutto il pubblico che è venuto...e alla pioggia.

Fotografie: Marco Minciarelli (tutte, a parte quelle indicate qui sotto) Ghani, guida in Borneo (pag. 12) David Monacchi (pag. 13, 14) Leila Buongiorno (pag. 25, 28/1, 29) Giovanni Antognozzi (pag. 30, 31, 47, 48/2) fotografo sconosciuto (pag. 56, 57) per ulteriori informazioni, bio ecc. visitate: www.propostesonore.org www.teatroinscatola.it www.antsrecords.com

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VISITAZIONI 2014 / il catalogo  

Catalogo della prima edizione del Festival Internazionale di Arte Sonora VISITAZIONI, Roma 2014