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alfa0beta1 relazione di progetto


...sistema La nostra proposta è un nuovo atto fondativo per la città di L’Aquila: un intervento forte che si relazioni alla città ed alla sua storia, che funga da elemento di raccordo con il passato ma che possa al tempo stesso fornire alla città e ai suoi cittadini un modello inedito di sviluppo futuro. Un intervento che sappia parlare linguaggi diversi per porsi in comunicazione con le diverse scale che una realtà urbana di queste dimensioni comporta; un progetto di interazione tra pubblico e privato, per permettere la fattibilità dell’opera e la sua piena usufruibilità da parte della popolazione locale. Un dispositivo nuovo che si ponga al servizio della città di L’Aquila per diventarne insieme nuovo polo attrattivo e nuovo centro urbano. Per ottemperare a questo programma abbiamo provveduto a scindere l’intervento in due ambiti distinti ma intimamente correlati uno all’altro: il suolo e l’edificio. Un castello e le sue mura spesso sono visti come elemento unico, anche se in realtà non lo sono: il castello, dimora, rifugio e luogo di rappresentanza, è un contenitore di funzioni: stalle, cucine, camere, sale da ballo. Ma anche le mura lo sono: al suo interno la popolazione trova rifugio, svolge la sua vita quotidiana, instaura quelle relazioni che danno forma alla città futura. Ciò che distingue le mura dal castello è la scala di queste relazioni: il castello raffigura l’ambito privato, nascosto ma radicato nella città: le mura racchiudono lo spazio pubblico, le piazze, le strade, i luoghi di relazione e quelli dello svago. Allo stesso modo il nostro intento è di creare due spazi diversi, uno pubblico, di attraversamento, di sosta e di connessione tra segmenti autonomi di una periferia disordinata, e uno più privato, composto da spazi aperti alla comunità quali sale espositive e teatro, spazi lavorativi e di rappresentanza. Il castello sulla rupe, sorto in epoca remota come elemento pianificatore di un contesto non ancora formato, ha permesso per lungo tempo alla città di svilupparsi entro le sue mura, attraverso una griglia regolare giudicata funzionale alle esigenze da soddisfare. Il nostro intervento va invece a posizionarsi in un contesto frammentato, nato dall’assenza di un disegno comune di sviluppo, con l’intento di far nascere un nuovo fulcro che sia motore di sviluppo e riqualificazione urbana.

Il castello che proponiamo è un volume a scala urbana che simboleggia una nuova centralità nella città. Non si contrappone al castello originario ma ad esso si relaziona, diventando elemento significativo per la sua massa uniforme in una periferia caotica: diventa luogo dalle molteplici funzioni e dalle innumerevoli aspirazioni, volume nella città per la città. Si posiziona al centro di un grande spazio vuoto come una cattedrale nel deserto, accollandosi il peso di rendere meno visibile mancanze pianificatorie del passato: icona di una nuova città che punta sul terziario e sui servizi ai cittadini per svilupparsi, non più luogo di un singolo padrone ma rappresentanza di molteplici realtà produttive sparse nel territorio, incubatore d’imprese che si mostrano nel luogo a loro più congeniale e funzionale, in una sorta di limbo geografico tra le grandi reti di collegamento del nostro tempo, le autostrade, e la città storica. La relazione formale con la realtà circostante è forte, vuole fare chiarezza nella lettura immediata del territorio: la sua presenza dona maggior forza al castello in cima alla collina, finalmente relazionabile con nuovo segno: dall’autostrada rende chiara l’identificazione della città nuova da quella vecchia, non per questo sminuendone il ruolo. Non assume relazioni con il contesto immediato, in quanto segno che si pone a scala altra. Come un castello antico, si comporta da elemento autoreferenziale nei confronti delle adiacenze, cercando interazioni con i luoghi e gli eventi a lui paragonabili. Se così non fosse, se si relazionasse con i segni a piccola scala leggibili nelle vicinanze, diventerebbe facilmente appendice di altre situazioni, perdendosi negli anfratti di una tipica periferia italiana.


Se il volume è il castello, le sue mura sono il parco: non un parco verde, o meglio non solo, ma un parco urbano che si prefigge il compito di instaurare relazioni dove prima non c’erano, di agire tramite la creazione di spazi e non di percorsi. Un’ambiente che sia a disposizione della città e che con essa interagisca, collegandone segmenti prima separati: un vuoto urbano che sia contenitore di funzioni necessarie allo sviluppo del sistema-L’Aquila. Esso si pone non più come le mura antiche elemento fisico di divisione e protezione di un nuovo intervento insediativo, ma dipositivo capace di creare connessioni in un ambiente già fortemente strutturato: come una rete egli accoglie al suo interno le preesistenze che il contesto gli porge, legando in maniera indissolubile nuovo e vecchio, e radicando in tal modo l’intervento al territorio.


...episodio I Il parco è l’elemento che connette il nostro intervento alla città già costruita che gli sta intorno: come un magma versato su un piano egli si espande al di fuori dell’area assegnatagli da progetto, ingloba ciò che incontra fino a fermarsi a ridosso di barriere invalicabili o quando esaurisce la sua forza propositiva. Diventa tabula rasa con emergenze date dal passato. E’ fusione tra movimento e pausa, tra volume e superfice, episodi separati ma riconoscibili uniti perchè appartenenti ad un sistema comune: ha spigoli duri perchè la città con i suoi volumi e i suoi usi non gli permette diversamente, ma al suo interno ha un cuore molle, un prato libero di cui L’Aquila possa godere come meglio ritiene. Ha un disegno informe, causato da una sovrapposizione di linee calate dall’alto, ma non è nel disegno che si realizza il suo compito: lui intende essere un grande spazio aperto a disposizione della popolazione, non fa distinzioni. Pedoni, auto, bici, persone che fanno sport, gente che lavora, amanti dell’arte piuttosto che singoli impiegati, tutti sono ugualmente rappresentati e nessuno è nascosto all’altro, in un’interazione continua e costante che è segno di civiltà e di rispetto: così il confine tra strada e marciapiede è labile, il parcheggio può esser piazza e la piazza foresta, i percorsi spariscono e tutto diventa spazio utile. Gli impianti sportivi riacquistano valore e al tempo stesso riescono a imporsi come elemento autonomo in un disegno comune, l’edicio totem diventa calamità da cui tutto parte e a cui tutto torna.

preesistenze

totem

verde

sistema

...99 Come l’edificio intende relazionarsi con la memoria storica oggettiva di L’Aquila, visivamente radicata nel territorio tramite il castello e le sue mura, segni fisici di un passato lontano, così il parco vuole essere elemento labile di recupero di memorie arcaiche paesane. Come nel centro storico la fontana ricorda il momento della fondazione della città, la nascita della comunità unica aquilegna data dall’unione di 99 borghi sparsi tra le montagne, così anche il nuovo fulcro periferico avrà un riferimento fisico per ricordare il momento in cui realtà diverse si sono unite per far nascere un unico soggetto: 99 ombrelloni saranno sparsi nel parco, elemento artificiale facilmente identificabile, che aggiunge relazioni ad un posto nato per relazionare. In questo gesto ciò che è importante non sono gli ombrelloni, ma la volontà di accentuare lo spirito di appartenenza ad una comunità: con il passare del tempo quelli che noi proponiamo come ombrelloni potrebbero diventare sculture d’artisti nativi, strutture ludiche disegnate da bambini, pietre portate dalle montagne circostanti, qualsiasi cosa. La storia di un luogo è data da mille stratificazioni, alcune restano e creano negli uomini un senso di appartenenza: 99 è il numero di L’Aquila, ed è giusto che continui ad esserlo. ...traffico Il disegno del suolo cerca contemporaneamente di rendere la viabilità più fluida ed al tempo stesso meno invasiva sull’uso dello spazio aperto. Tutte le strade vengono riportate a doppio senso di marcia, allargandone il sedime: l’edificio verrà servito da due ingressi, posti rispettivamente lungo via Beato Cesidio e via Piccinini. Il disegno della sede stradadale intende essere parte integrante del parco, tramite un trattamento che faccia percepire agli automobilisti il fatto di trovarsi in un luogo a forte interazione macchina-pedone, come un centro storico antico: esperienze realizzate in diverse sedi europee (woonerf olandesi, Bruxelles, ...) hanno mostrato come il non avere un disegno abituale della via di percorrenza induca gli automobilisti a moderare la velocità ed ad innalzare la soglia di attenzione permettendo il calo degli incidenti stradali. Il disegno della sede stradale risulta in ogni caso essere risulta dello spazio pedonale: non ponendo nette distinzioni tra l’uno e l’altro si vuole dare priorità alla vivibilità del luogo. La corsa dell’autobus si svilupperà entro il sedime del parco, con una singola fermata posta a margine degli impianti sportivi, ricavata mediante una modellazione del terreno che sfrutta il dislivello presente nel sito. L’area è inoltre servita da più di 400 parcheggi a livello stradale, disposti per servire sia l’edificio principale che le aree sportive: i posti auto necessari per quanti lavorano all’interno sono invece ricavati in un piano interrato che si sviluppa sotto l’edificio stesso.


...episodio 1I Il manufatto proposto è un connubio tra pubblico e privato, necessario alla fattibilità dell’intervento nonchè volano di un utilizzo costante: tale interazione non è settorializzata, ma elemento compositivo del sistema distributivo stesso. Per rendere chiara la distinzione tra il nuovo castello e il suo parco si è deciso di sollevare il primo da terra. La volumetria si costruisce per sottrazione di vuoti: da una figura regolare di 100 x 100 x 30 metri vengono sotratte masse che permettono l’illuminazione in profondità degli ambienti interni: un grande vuoto centrale, di dimensioni maggiori rispetto alle altre aperture, diventa corte interna del sistema nonchè fulcro fisico dell’edificio stesso e dello spazio aperto sottostante. Al suo interno la distinzione tra pubblico e privato consiste nel trattare il primo come elemento unitario appendice e sviluppo del parco esterno, ed il secondo come galassia dispersa di spazi individuali collegati tra loro, con diverse possibilità di composizione e aggregazione. Le sale espositive pubbliche si srotolano mediante un percorso continuo che gira su se stesso intorno al grande foro centrale, generando un continuo contatto tra esterno e interno per i visitatori. Al termine del percorso, all’ultimo piano dell’edificio, si trova un ristorante da cui si può godere del panorama circostante.

pubblico

privato

Il teatro/sala conferenze, elemento significativo nella massa, può accogliere più di 600 persone, e potrà essere utilizzato da tutte le realtà cittadine, sia come spazio di rappresentazione che come luogo per conferenze e dibattiti: le sue quinte sono la città stessa de L’Aquila, di notte il suo palcoscenico è visibile fin dall’autostrada: spazio contemporaneo per progettazione si presta ad ospitare numerose varianti di utilizzo con ampi spazi di servizio utilizzabili a seconda dell’occasione: diventa luogo d’incontro al coperto tra l’utilizzo pubblico del progetto e le molteplici realtà private cittadine o forestiere che necessitano di visibilità e luoghi moderni di rappresentanza. Il sistema distributivo degli uffici viene eleborato intorno a dei pozzi di luce disseminati tramite una griglia regolare all’interno dell’edificio: è composto da una serie di singoli spazi di circa 10 x 5 metri, aggregabili tra loro e costituiti da pareti mobili e leggere, per permettere una costante evoluzione nella disposizione in base alle necessità delle singole imprese. Il loro numero va sempre più diradandosi con il passaggio da un piano ad un altro salendo verso l’alto, in maniera inversa all’accrescere dello spazio pubblico. Dall’esterno tutto ciò non si vede: come un castello che costudisce gelosamente i suoi segreti, allo stesso modo nulla dell’interno trapela a chi gli passerà nelle vicinanze: l’immagine regalata alla città è quella di un monolite compatto, gesto forte, che offre ombra e riparo a chi vorrà sostare sotto di esso. Al calar della sera inizierà a diventar percepibile il pulsare di attività presenti nelle sue viscere, che sia una riunione, una mostra, un ritardatario fermatosi in ufficio piuttosto che un evento di grosse dimensioni come una pièce teatrale.

vuoti

1666 mq

1520 mq

1520 mq

1520 mq

area privata

6023 mq

5225 mq

4853 mq

2845 mq

area pubblica

2311 mq

3282 mq

3627 mq

5747 mq volume pubblico = 46 % volume privato = 54 %


...accessi e risalite Il sistema degli accessi e delle risalite viene gestito in maniera separata per le due destinazioni d’uso principali, per permettere lo svolgimento delle singole attività in maniera autonoma una dall’altra. Il circuito della distibuzione pubblica è costituito da un grande spazio d’accesso comune al piano terra, punto principale di connessione tra parco ed edificio, dove gli utenti possono decidere a quale livello accedere mediante risalite verticali veloci, scale mobili, scale tradizionali o rampe. Tale spazio ovoidale, connessione tra fuori e dentro, aperto e chiuso, assorbe le linee morbide del parco, luogo pubblico per antonomasia, e le accompagna nella trasformazione formale che le attende ai piani superiori. L’area degli uffici è invece servita tramite diversi punti di risalita: il principale, posto nelle adiacenze del parcheggio, funziona anche da reception per lo smistamento dei visitatori.

accessi pubblici

accessi privati

...struttura Il sistema strutturale dell’edificio funziona come una trave reticolare spaziale formata dall’unione di travi reticolari piane distribuite negli elementi strutturali del volume, che lavora nelle tre dimensioni per distribuire i carichi e gli sforzi: i solai, le facciate esterne e le pareti dei pozzi di luce. Alcune di queste ultime arrivano fino a terra, ospitando ascensori o scale di sicurezza, diventando appoggio dell’edificio. Questo sistema ci permette di lavorare con grandi luci libere e di mantenere un distributivo interno labile da poter modellare secondo necessità: il sistema dei pozzi e degli appoggi è comunque inscrivibile dentro una griglia che lo rende figura propria non secondaria nell’aspetto dell’edificio.


AQUILA_2007