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Parco Archeologico : che cosa è? Il Parco Archeologico di Botromagno è una grande area archeologica di 400 Ha circa, appena fuori dal centro abitato, sull’altro costone della Gravina di Gravina in Puglia. Si erge sulla collina di Botromagno, da cui prende il nome. Per la sua notevole estensione, è la più grande area archeologica della Puglia. L’area archeologica gravinese ha donato testimonianze della presenza umana a partire dal Neolitico Medio: rinvenute testimonianze dell'Età del Ferro con capanne e frammenti di ceramica dipinti nello stile iapigio. Alla fine dell' VIII sec. a.C. si datano le prime importazioni di ceramica greca che diventano più frequenti a partire dalla metà del VII sec. a.C. fino ad essere soppiantate, nel corso del VI sec. a.C., da imitazioni di officine locali e magno greche. Questa fase culturale é detta Peuceta dal nome che i Greci diedero agli antichi abitanti della zona, appunto, Peuceti. Dalla fine del VII e durante tutto il VI sec. a.C. alle capanne si sostituiscono abitazioni a pianta quadrata o rettangolare. Gli scavi presenti nel parco hanno messo in luce, oltre ad abitazioni, numerose sepolture che denotano, dalla qualità degli oggetti del corredo, una ricchezza ed un benessere diffuso. Nel V sec. a.C. si affermano le importazioni di ceramica attica a figure rosse, successivamente soppiantate da produzioni magno greca ricercate per la raffinatezza delle decorazioni. Col IV sec. a.C. la città si estende fino ad occupare l'area dell'attuale abitato, come testimoniano i rinvenimenti in via S. Vito Vecchio e in altre zone della città.

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Parco Archeologico : che cosa è? A questo periodo si datano la poderosa cinta muraria che circonda il parco archeologico e le prime emissioni monetali di Sidinon (dall'antico nome di Gravina) coniate da una zecca locale. Probabilmente in questa fase inizia romanizzazione. E' probabile che l'abitato di Botromagno non abbia perso la sua autonomia e che nella stazione di Silvium, lungo la via Appia, sopravviva il nome di Sidion l'antico centro Apulo. Sul colle di Botromagno sono visibili tombe a semicamera dipinte databili al V sec. a.C., a camera scavata nella roccia con dromos d'accesso databili al IV e al III sec. A.C. e resti di abitazioni tra cui si segnala una grossa villa del II I sec. a. C.. Lungo il torrente Gravina é possibile visitare l’area “Padre Eterno” dove sono presenti numerose sepolture a fossa databili dalla fine del VII alla fine del IV a. C. ed un'area occupata da fornaci per la produzione di vasi e laterizi. Particolarmente interessante è la raccolta di oggetti provenienti dagli scavi di Botromagno in esposizione permanente presso il Museo Fondazione Ettore Pomarici-Santomasi e il Museo Civico Comunale. (Fonte mybestapulia.com)

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Parco Archeologico : come nasce? Il Parco Archeologico “Botromagno” viene istituito il 4 Maggio del 1985, tramite delibera di Consiglio Comunale del Comune di Gravina in Puglia(n°171/1985). Con successivo provvedimento (n°114/1986), lo stesso comune approvava un primo progetto esecutivo di realizzazione, ottenendo un finanziamento iniziale della Regione Puglia pari a 855 milioni di vecchie lire. Questo primo progetto riguardava solo 22 ettari del parco, sulla sommità della collina di Botromagno; lavori consistenti essenzialmente a recintare le aree interessanti con muretti a secco che rendono ancora più caratteristica l’area archeologico. Questi lavori vengono realizzati e completati. I provvedimenti iniziali del Comune e della Regione, non comprendevano un intervento complessivo che riguardasse anche le zone adiacenti alla Gravina e il suo habitat rupestre nel suo complesso. Queste opere si configuravano come interventi preparatori ad un progetto molto più complesso e vasto, che necessitava di finanziamenti ben più corposi.

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Parco Archeologico: Come nasce? Per ottenere finanziamenti corposi (unico erogatore non poteva che essere il Ministero dei Beni Culturali ), si necessitava di un vero e proprio Piano di Riqualificazione complessivo dell’area archeologica. Per la fase preparatoria del progetto, la Regione Puglia stanzia altri 300 milioni circa per il “Censimento generale delle grotte e delle chiese costituenti l’habitat rupestre”. Per il realizzare il tanto agognato progetto, il Comune di Gravina decide di avvalersi della collaborazione del Consorzio di Bonifica e di alcune imprese private, con la finalità di costituire un Consorzio per la presentazione, la realizzazione e la seguente gestione del Piano di Riqualificazione del Parco. Il Consorzio costituito è denominato SIDIN (nome dell’antica città greca alle pendici della collina Botromagno), e si configura come un consorzio a partecipazione pubblica e privata: il 51 % delle quote in mano al Comune di Gravina in Puglia, e il restante 49% in parti eque divise tra Consorzio di Bonifica ed alcune imprese private.

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Parco Archeologico : come nasce? Il progetto presentato al Ministero dei Beni Culturali prevede <<..la ricerca, la valorizzazione e la fruibilità dell’area archeologica “Sidin” in agro di Gravina in Puglia..>> e si poteva riassumere nei seguenti punti: 1. Acquisire a patrimonio regionale, e quindi pubblico, un territorio di notevole valenza culturale, paesaggistica e archeologica; 2. Ripristinare lo stato originario dei luoghi deturpati dall’uso improprio del territorio; 3. Ottenere la facile fruibilità del bene patrimoniale; 4. Creazione di un polo ricettivo di tipo integrato tra turismo culturale e turismo vacanziero capace di innescare un processo di trasformazione produttiva dell’intero territorio dell’Alta Murgia.

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Parco Archeologico : come nasce? Il progetto, usufruendo dei finanziamenti stanziati dalla Legge 64/1986 (Intervento straordinario, programma triennale per lo sviluppo del Mezzogiorno e piani annuali di attuazione), riesce ad ottenere la prima tranche di 20 miliardi da parte del Ministero dei Beni culturali Copia della Gazzetta Ufficiale del 14 Maggio del 1990

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Parco Archeologico: Inchiesta Stargate Il parco archeologico, il più grande della Puglia, sarebbe dovuto sorgere nel 1999, ma in realtà i finanziamenti pubblici stanziati per la sua completa realizzazione sono spariti nel nulla. Nel gennaio 2004 scatta l’operazione “Stargate”: la Procura di Bari mette sotto sequestro l’intera area, iscrivendo nel registro degli indagati ben 17 persone coinvolte a vario titolo nella vicenda. Le accuse, dal falso in atto pubblico alla truffa alla frode in pubbliche forniture, disegnano uno scenario sconfortante e spiegano le ragioni di un sogno di sviluppo turistico mai realizzato: il consorzio Sidin, infatti, affidando i lavori alle proprie imprese, avrebbe fatto certificare che il progetto era stato realizzato, ottenendo anche un regolare collaudo, nonostante le tombe non erano state restaurate, la strada appena asfaltata, la fogna non completata, e alcuni terreni che avrebbero dovuto essere espropriati risultavano ancora di proprietà privata. “Bruciati” almeno 9 miliardi delle vecchie lire, giustificati nelle carte anche in base a inesistenti quanto costosissime attività di divulgazione e promozione di Botromagno, mentre lo spettacolo reale offerto agli occhi dei cittadini e dei turisti era (ed è tuttora) quello di una discarica a cielo aperto. Tra gli accusati il soprintendente archeologico della Puglia Giuseppe Andreassi.

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Parco Archeologico: Inchiesta Stargate Nel marzo 2005 il pm Roberto Rossi chiese il rinvio a giudizio degli indagati, iniziando l’iter processuale (che non vide né il Comune di Gravina né il Ministero per i beni culturali costituirsi parte civile). Secondo il magistrato, il Progetto di valorizzazione, realizzazione e fruibilità dell' area archeologica "Sidin“, sarebbe stato appena incominciato. La Gravina, innanzitutto, non sarebbe stata pulita, le tombe più famose (Lattanzi, Capitolo, Cattedrali) non sarebbero state restaurate, l' area archeologica non sarebbe stata sistemata in modo da renderla fruibile al pubblico né sarebbero state redatte opere di divulgazione scientifica. Incompleti gli impianti della fogna, insufficiente la viabilità stradale a causa del mancato ammodernamento della strada "Santo Stefano" e della realizzazione di muretti in tufo anziché a secco come invece previsto nei piani. Secondo l' accusa, per ottenere il pagamento dei lavori mai finiti i titolari delle imprese consorziate del Sidin avrebbero anche effettuato nei giorni precedenti al collaudo lavori cosiddetti "di facciata". (dall’articolo della Repubblica, 30 gennaio 2004) 10


Parco Archeologico: da dove ripartire? A fine Novembre del 2005, la Procura della Repubblica di Bari accoglie le richieste del Comune di Gravina relative il dissequestro di parte della superficie del Parco archeologico di Botromagno. La Procura ha, inoltre, autorizzato il Comune ad insediare la Soprintendenza archeologica negli immobili esistenti nelle aree del parco e, precisamente, Parco di Bruno. Il Comune è pure autorizzato a compiere ogni attività amministrativa necessaria al recupero dell’area o di trasformazione dell’area stessa, previa comunicazione alla Procura. E’ un primo passo per arrivare alla definitiva restituzione alla città del parco, in modo che l’Amministrazione comunale possa cominciare a programmare una serie di iniziative finalizzate al rilancio del patrimonio archeologico della città. (fonte: Gravinaonline, 28 Novembre 2005 ) 11


L'Incredibile Storia del Parco Archeologico "Botromagno"