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Da “Agenda del Propagandista” a “ProPop” Eccoci qui a presentare la nuova veste de “L’Agenda del Propagandista” che da questo numero prenderà il nome di ProPop. Questo perché dopo RiseUp, che, per chi se lo fosse perso è stato l’evento di partenza del nuovo corso dei Giovani Democratici dell’Umbria, abbiamo sentito la necessità di allargare a tutti i ragazzi gli strumenti che stiamo mettendo in campo per arrivare lontano. Ecco perché da questo numero ci saranno molte più firme, molti più volti, per dare forza a quel concetto di classe militante che ultimamente è stato troppe volte accantonato, a favore del concetto più ristretto di classe dirigente. Vogliamo quindi presentare tutti quei progetti che stiamo portando avanti, sentendo le testimonianze dirette di chi vi partecipa. Prendiamo ad esempio la Summer School di Bruxelles, alla quale abbiamo aderito con una folta delegazione di ragazzi. Ci piace pensare che RiseUp ci abbia dato una nuova spinta e che da tutte le belle idee uscite fuori dall’Assemblea Regionale dei Giovani Democratici dell’Umbria, si possa prendere spunto per tanti lavori che, anche in questi mesi, stiamo provando a mettere in campo. ProPop diventerà dunque lo strumento che tutti i GD potranno usare per parlare, condividere idee e raccontare le loro esperienze. Aspettiamo anche un contributo da tutti quei ragazzi che si stanno mettendo in campo per organizzare le iniziative dei GD Umbria a favore del SI al Referendum Costituzionale. Chiaramente come ogni cosa che facciamo, questa è solo una bozza, perché noi siamo sperimentatori e ci piace provare, ci piace cambiare e rinnovarci ogni volta che ne sentiamo il bisogno. Facciamo un appello a tutti i tesserati GD: se avete voglia di mettervi in gioco, contattateci; siamo sicuri che il prossimo numero sarà ancora più bello! Il Segretario: Andrea Zingarelli La Segreteria: Ruben Carletti, Giulia Cirica, Giulia Falcinelli, Tommaso Feliziani, Luca Marinacci, Francesco Pacioselli, Federico Rondoni, Paolino Sfurio, Vanessa Stufera, Sara Taglioni, Giulia Titta, Matteo Ventanni


La Summerschool a Bruxelles dei GD Umbri Nella piena notte del 29 giugno, immersi nel sonno più profondo, i membri della delegazione umbra si apprestano a partire per Bruxelles. Dopo aver dormito durante il volo e superato i primi problemi all’ arrivo dell’Hotel inizia la ricerca per il pranzo. Alle ore 15:30 comincia la visita istituzionale, il primo passo all’ interno del mondo europeo. All’ interno del Palazzo, dedicato ad Altiero Spinelli, un responsabile della comunicazione parlamentare ci spiega il funzionamento dei tre principali organi: la commissione europea, il parlamento europeo, ed il consiglio europeo. Bastano solo quei primi 30m per capire la bellezza e l’importanza dell’UE. Finita la spiegazione e risposto alle numerose domande, il responsabile ci porta nella sala plenaria del Parlamento Europeo. Lì ad accoglierci c’è il MEP Patrizia Toia, capodelegazione Partito Democratico, che ci mostra tutto il suo entusiasmo nel raccontare il lavoro svolto ogni giorno dal PD e da tutto il gruppo parlamentare Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici (S&D). La parola passa al MEP Massimo Paolucci, che anche lui sottolinea la voglia di fare di ogni eurodeputato del PD e la serenità dei lavori del Parlamento. La sera passa tra una birra ed un piatto di cozze, cibo stranamente tipico di Bruxelles. Alle ore 9:00 del 30 giugno ci troviamo nell’aula in cui si riunisce la plenaria tutti i 181 componenti del S&D, ad attenderci c’ è buona parte della delegazione italiana PD, tra cui Brando Benifei, Silvia Costa, Roberto Gualtieri, Gianni Pittella (Presidente del gruppo parlamentare S&D), David-Maria Sassoli, Daniele Viotti, Cecile Kyenge e Patrizia Toia. Ognuno di loro offre un interessante punto di vista sull’ UE, spaziando tra questioni locali fino ad arrivare alla Brexit. Dall’ altra parte troviamo una platea molto attenta ed interessata agli spunti proposti dai MEP’s. Viene a portarci un saluto anche il presidente del Partito Socialista Europea (PSE) Sergej Stanišev, che alla fine del suo discorsi viene inondato da domande. Per ultimo intervengo anche due rappresentanti della Commissione europea. La giornata prosegue con la suddivisione in tre gruppi: Affari Economici e Politiche Sociali, Sviluppo Sostenibile, Europa dei Cittadini. La seconda parte del pomeriggio prosegue con l’incontro“I Giovani incontrano i Giovani- Report delle priorità emerse durante i workshop e priorità di lavoro per il gruppo S&D”, intervengono Brando Benifei insieme ad altri ragazzi eurodeputati stranieri. La riunione si conclude con l’intervento di Moreno Sanchez, Segretario Generale del S&D. La giornata finisce con un aperitivo, a base di verdure crude, offerto dalla delegazione PD, un momento in cui i vari ragazzi hanno avuto la possibilità di parlare direttamente con alcuni eurodeputati e senatori. L’ ultimo giorno nella mattinata di venerdì 1 luglio, si sono tenute due conferenze: “Riscopriamo la vera Europa” –“Scommesse Europee nei settori strategici” e “Prospettive di riforma dell’architettura istituzionale Europea”.La fine dei lavori si è conclusa con un bellissimo applauso, segno di un’esperienza molto positiva che ha permesso ad ognuno dei presenti di vedere l’UE da un'altra prospettiva, di conoscere a pieno le potenzialità e i limiti di questa istituzione, sempre con la consapevolezza dell’importanza che ha nella vita di tutti i giorni. Riccardo Colangeli - GD Spoleto


La Regione Umbria a Bruxelles, prove tecniche di macroregione Per essere maggiormente visibile e riuscire a governare i cambiamenti dettati dalle istituzioni europee, molte delle regioni italiane hanno deciso di aprire un piccolo ufficio distaccato nel cuore istituzionale dell’Unione europea. Così anche la Regione Umbria ha deciso, dall’ormai lontano 1999, di far nascere il proprio ufficio di collegamento con le istituzioni europee a Bruxelles, promuovendo in questo modoil sistema regionale. Ma quali sono i compiti di questa sede distaccata? La sede distaccata della Regione a Rond Point Schumanha il compito di costruire e tenere rapporti regolari con le Istituzioni, gli Organi e le Agenzie dell’UE; deve quindi rappresentare gli interessi politico-istituzionali della Regione presso l’Unione europea e creare un networking e scambi con le altre regioni europee. Aspetto non di secondo piano è la costante attività di informazione sulle politiche e sugli strumenti finanziari dell’Unione e l’assistenza tecnica ed amministrativa sui progetti europei (e molto altro ancora), trasformandosi così da ponte tra la Regione e gli altri livelli istituzionali e l’UE. La particolarità. Mercoledì 15 giugno 2016 Regione Marche, Regione Toscana e Regione Umbria hanno firmato un protocollo di intesa fondamentale per la costruzione della macroregione dell’Italia centrale, come confermato dai 3 Presidenti di Regione. Il protocollo firmato riguarda aspetti gestionali fondamentali quali la cooperazione nel settore sanitario, il sostegno alle imprese, la promozione e l’ufficio unico a Bruxelles. Da sottolineare che l’accordo è stato firmato proprio a Bruxelles, a testimonianza che ormai ogni processo che riguarda l’assetto nazionale e regionale del nostro Paese non può prescindere dai meccanismi europei. Difatti proprio questo ultimo punto dell’accordo deve farci riflettere sulla vitale importanza che le istituzioni europee hanno assunto nel governo degli assetti regionali. Una macroregione centrale sarà sicuramente più forte ed attrattiva e saprà certamente offrire servizi di qualità maggiore ai cittadini, avviando così un percorso virtuoso e di esempio, sempre però seguendo il faro delle peculiarità territoriali che inevitabilmente si sono consolidate negli anni sino ad arrivare a politiche omogenee e coerenti con gli obiettivi fissati. L’ufficio unificato di Bruxelles è laboratorio e luogo di studio per la macroregione dell’Italia centrale in quanto non è solo una sede fisica, ma un punto di incontro costante dove personale qualificato si confronta su tutti i settori. Le tre Regioni hanno quindi tracciato un percorso chiaro e condiviso su cui si dovrà lavorare nei prossimi mesi perché le opportunità che si aprono da questo progetto sono solo positive. Paolino Sfurio - Segretario GD Marsciano


Europa: tra difficoltà e speranze Negli ultimi mesi l’Europa è stata scenario di molti eventi traumatici che l’hanno profondamente scossa, come profondamente è stata intaccata la coscienza europeista, soprattutto dei tanti giovani che con convinzione contribuiscono alla difesa e alla riscoperta dei valori su cui essa è fondata. Oggi demagogie e urla populistiche stanno facendo da padrone nella politica, contribuendo ad inasprire il clima già di per sé teso ed instabile. A prova di ciò le manovre anticomunitarie che stanno demolendo il percorso politico verso gli Stati Uniti d’Europa, prima tra tutte la Brexit. Di questo e tanto altro si è ampliamente discusso alla Summer School Europea, la tre giorni organizzata dal gruppo PD al Parlamento europeo di Bruxelles dal 29 Giugno al 1 Luglio. Novità rispetto agli anni passati è stata la decisione di tutti gli europarlamentari italiani del Partito Socialista Europeo di mettere insieme le quote partecipative, così da permettere ai Giovani Democratici di tutta Italia di organizzare una delegazione unita e rappresentativa di ogni territorio, guidata dal nostro neosegretario Mattia Zunino. E non potevamo di certo mancare noi GD umbri, che assieme ai compagni delle altre regioni abbiamo convintamente espresso e difeso la nostra concezione di Europa, partecipando ai diversi tavoli tematici e cercando di essere fedeli testimoni della nostra piccola realtà regionale. Inevitabile sottolineare che gli argomenti più caldi sono appunto stati l’uscita della Gran Bretagna dalla UE, che sta provocando forte ripercussioni anche per la nostra economia locale, e il tema dell’immigrazione. Insieme a questi la precarietà del lavoro e lo snellimento della burocrazia istituzionale, le altre due questioni che sicuramente hanno spinto molti cittadini europei alla diffidenza verso la classe politica in tutti gli Stati. Durante gli incontri si è detto che proprio in risposta a questo malessere diffuso i Giovani Democratici devono fare gioco forte. Ciò non significa prendere parte al solito botta e risposta con le altre forze politiche, che vorrebbero vedere la disintegrazione della UE domani stesso, ma occorre saper interpretare le istanze dei nostri coetanei e dare risposte concrete, tenendo sempre puntato l’ago della bussola verso la coesione e l’unità. Quello che ci viene chiesto è infatti più Europa, ma un’Europa diversa, riformata, sostegno per i tanti giovani studenti e lavoratori che trovano in essa opportunità per accrescere la propria cultura e per realizzare le proprie aspirazioni. L’obiettivo conclusivo che come Giovani Democratici ci siamo posti è di riscoprire la vera dimensione sociale e collettiva per dare all’Europa quell’anima della quale necessita, che è stata per troppo tempo soppiantata dalle rigide politiche di austerità e che rischia oggi di essere compromessa e annichilita dall’odio e dalla violenza. Matteo Ventanni - Segretario GD Umbertide


Giovani idee in comune per una città viva Cosa possono fare i giovani democratici per la propria città? Sicuramente un buon esempio può essere la formula proposta dai GD Perugia. Un pacchetto di idee e progetti a 360 gradi per la città, per il centro storico, per rendere “Perugia Viva”. È proprio questo il nome scelto per le proposte elaborate dal giovane consigliere Tommaso Bori (Pd) assieme alla giovanile perugina. La ricetta dovrebbe servire per ridare vitalità ad un centro storico che troppo spesso fatica a star dietro alla categoria di città universitaria e a misura di giovane. Nello specifico il pacchetto di proposte comprende: licenze di pubblico spettacolo per i locali del centro storico e revisione della zonizzazione acustica; divisione in aree e riduzione della tassa di occupazione del suolo pubblico; Card unica per accesso ai musei, trasposto pubblico e mobilità alternativa; applicazione della mobilità notturna, proposta alla quale le associazioni studentesche lavorano da anni ma non è mai stata realizzata. Quindi meno tasse, più locali, e mobilità notturna, questi i pilastri per far ripartire Perugia. Ovviamente, tornando al tema, il ruolo della giovanile sul territorio non si esaurisce qui. Ma piuttosto il suo spazio d’azione è molto più ampio. Sia nei piccoli che nei grandi comuni, la giovanile deve poter svolgere il ruolo di aggregatore sociale, un “luogo” di incontro per giovani e per quella generazione senza rappresentanza che però condivide la passione per la politica, senza però tralasciare momenti ludici e di divertimento. Importante è anche lavorare sempre in sinergia innanzitutto con il partito, costruttivamente ma anche in opposizione quando necessario; e con le associazioni, la società civile e le altre forze politiche per creare e progettare insieme una visione nuova di città. I Gd sul territorio possono e devono innanzitutto svolgere una duplice funzione: dare la spinta propulsiva a proposte, come quelle appena descritte, che vuol dire essere la fucina di sperimentazioni e di nuovi modi di vedere la città, ma anche essere quell’ embrione di nuova classe dirigente che indica la strada e la percorre senza paura coniugando nuovi e vecchi ideali, ma senza dimenticare lo spirito critico che la contraddistingue. Ruben Carletti - Segretario GD Perugia


A Bruxelles la parte migliore del PD: gli Europarlamentari Durante la summer school tenutasi nell’europarlamento di Bruxelles, abbiamo avuto l’occasione di partecipare ad un corposo programma costituito da tutta una serie di incontri e lezioni frontali con gli europarlamentari a tema Europa e di come questa, anche se non ce ne accorgiamo, entra molto nella nostra quotidianità. L’intento principale del percorso formativo era infatti quello di renderci capaci di riportare con competenza sul territorio la lungimiranza e bellezza del progetto Europeo. Prima di cominciare gli incontri e i workshop un funzionario italiano ci ha spiegato la chiave di lettura del percorso formativo e del progetto politico dell’UE. Dopo un breve excursus sulla storia dell’istituzione e sul suo funzionamento, il funzionario ha preso come pretesto per spiegare tutto, poiché questo è stato al centro della campagna per il “Brexit, il tanto discusso bilancio Europeo e di come a questo, Paesi come l’Italia, “prendano meno di quello che danno” (1% del PIL). Ci ha spiegato come in realtà nel bilancio che ogni Paese fa nei confronti dell’UE non è corretto scrivere uscite ed entrate liquide, poiché cosi non si tiene conto delle cose più importanti che l’UE garantisce. Ad esempio, tramite l’accesso al libero mercato Europeo tantissime aziende Italiane hanno avuto modo di lavorare all’estero, ingrandire il proprio mercato, le occasioni di lavoro, aumentare i profitti e, quindi, il benessere del proprio territorio. Un altro aspetto rilevante, ma impossibile da determinare in termini meramente economici, è la stabilità politica e l’assenza di conflitti che l’UE ha garantito aumentando sensibilmente il benessere di ogni cittadino dei Paesi membri. Dopo questa introduzione ogni europarlamentare ha fatto un workshop per la propria area di competenza, permettendoci di capire come l’attività dell’Europarlamento ha molto influenza sui cittadini dei Paesi membri e di come sia necessario tenere alta l’attenzione su questi temi vista l’immediata valenza del diritto e delle normative Europee negli stati membri. Personalmente, oltre alle competenze specifiche che ogni Europarlamentare ci ha lasciato, sono stato molto colpito dalla sinergia che c’era tra i vari deputati: ci hanno dato testimonianza della parte migliore del PD. “In casa” siamo purtroppo abituati a vedere continui attacchi, delegittimazioni e scontri interni che non ci permettono di dare una bella immagine di noi al Paese, ne di contribuire al massimo delle nostre possibilità al suo sviluppo. A Bruxelles invece non posso dire di aver visto attacchi o “frecciatine” tra deputati che so essere di due aree diverse del Partito. La stessa Toia (capo delegazione PD) durante la sua presentazione ha detto “qui non esistono correnti, il peso della responsabilità toglie inevitabilmente spazio alle discussioni inutili”. Credo che questo messaggio così prezioso debba essere d’esempio per tutti i GD per insegnarci a puntare tutti insieme agli obbiettivi che la giovanile si pone: lasciamo le lotte interne a chi non è in grado di guardare oltre il proprio naso. Tommaso Feliziani - Segretario GD Foligno


Brexit 1º gennaio 1973, esattamente in questo giorno, ben 46 anni fa, si intrecciarono i destini dell'allora sedicenne Unione Europea e quello dell'assai più anziana Gran Bretagna. In seguito a tale ingresso, l'Europa, oltre ad impegnarsi per garantire progresso e pace, ha anche tentato di proporre una situazione di equilibrio, sempre maggiore, fra i diversi paesi della Comunità e proprio a tal fine fu proposta e messa in circolazione quella che doveva essere la moneta unica di tutte le nazioni interne alla UE: l'Euro. Questa decisione ha rappresentato la prima vera “crepa” fra gli interessi britannici e quelli dell'intera Unione Europea... Una crepa che, affiancata dalla sempre maggiore crescita sia economica sia di potere dell'intera UK, ma soprattutto della City, ha spinto i politici di tale nazione a far sempre più leva sulla necessità di uscire dalla Comunità Europea, principalmente, con lo scopo, non di migliorare la condizione del proprio Paese, ma, unicamente, al fine di acquisire potere e, in tal modo, ottenere un indebolimento degli avversari politici: questa situazione ha spinto Cameron a concedere, commettendo un grave errore politico, il referendum per l'uscita dalla UE, mettendo a rischio, come si è potuto osservare, la propria posizione ed ha portato alla successiva decisione del 51,9% della popolazione britannica di lasciare, a partire dal 2018, l'Unione Europea. In un clima di caos caratterizzato dal crollo del valore della Sterlina, che si è assestata ad un valore di poco superiore a quello dell'Euro, il Premier Cameron ha rassegnato le proprie dimissioni ed i mercati hanno subito delle gravi variazioni al ribasso, a tutto ciò si è affiancata anche la decisione di molti istituti bancari, quali JP Morgan e Goldman Sachs, di trasferire i propri dipendenti dalla City ad altre capitali europee quali, ad esempio, Madrid e Francoforte. Negli anni a seguire, si andranno a verificare molteplici variazioni dal punto di vista degli accordi internazionali, sia sotto l'aspetto economico sia circa il mondo del lavoro (con la presenza in Gran Bretagna di molte persone provenienti da Paesi appartenenti all'Unione Europea), sia del commercio, settore in cui sarà necessario ridiscutere gli accordi che sono ora in vigore. Al termine di questo periodo, la UK potrebbe divenire una sorta di Stato terzo nei confronti dell'UE, al pari di USA e Cina, oppure potrebbe unirsi ad Islanda e Norvegia come membro dello Spazio Economico europeo o ancora, seguendo l'esempio della Svizzera, potrebbe concludere differenti accordi di settore con l'Unione Europea. Osserveremo l'evolversi della situazione, ricordando comunque che la decisione di lasciare la Comunità è stata principalmente presa dai cittadini over 65 che, di certo, in quest'occasione, purtroppo, non hanno confermato l'idea comune di lungimiranza e saggezza di solito loro attribuite. Gianmaria Bartoccioni - GD Terni

Valfabbrica: tanti giovani amministratori Amministrare nel 2016 è sicuramente una sfida importante, soprattutto se sugli scranni del consiglio comunale e della giunta ci sono dei giovani amministratori. Sicuramente la preparazione giornaliera è fondamentale per trattare i tanti temi dell’agenda politica di un comune. Ambiente, agricoltura, sociale, politiche giovanili, fondi europei, commercio, bilancio. Sono queste le deleghe che nel comune di Valfabbrica sono state affidate a giovani politici. L’Assessore Marco Dell’Orso pone l’attenzione su Ambiente, Fondi europei e commercio, deleghe sicuramente impegnative dal punto di vista degli obiettivi da raggiungere. Sensibilizzare i cittadini ad una corretta raccolta differenziata, attuare politiche ambientali virtuose magari attraverso fondi comunitari è la strategia da attuare nei prossimi anni. Avere una visione d’insieme è la strada per costruire progetti che portino benefici alla comunità. L’Assessore Sara Bazzucchi con deleghe bilancio e sociale sta portando avanti progetti che intervengono sulle fasce più deboli della popolazione e in particolare sugli anziani al fine di promuovere l'inclusione sociale e la valorizzazione degli stessi. Con le scuole


partirà un progetto per sensibilizzare gli alunni, gli insegnanti e i genitori sul tema del bullismo e cyberbullismo. L'obiettivo di questo mandato in ambito sociale è inoltre quello di utilizzare lo strumento del bilancio sociale quale strumento di dialogo ma anche di consapevolezza e di gestione al fine di confrontare gli obiettivi prefissati con i risultati raggiunti. Il Consigliere delegato Joonas Sotgia si occupa di agricoltura e politiche giovanili , uno degli aspetti su cui questa amministrazione vuole puntare. Il progetto che si vuole portare avanti nei restanti 4 anni di mandato ha come obiettivo generale quello di contribuire ad abilitare i giovani ad affrontare le sfide del presente, e di “aprire una finestra sul futuro” superando i limiti e l’accettazione passiva dello status-quo. In particolare, i risultati attesi del progetto fanno riferimento alla possibilità di creare spazi comuni per il confronto e la condivisione, all’attivazione di percorsi di riflessione e alimentazione degli interessi, nonché di stimolazione reciproca in relazione agli interessi personali di ciascuno a partire dalla ricerca del lavoro e di una occupazione. Insomma l’ amministrazione che vorremmo è formata da politici che dialogano costantemente con il cittadino, un'amministrazione che vede la partecipazione attiva dei cittadini di ogni fascia di età ed in particolare dei giovani, concludono i 3 amministratori. Marco Dell’Orso - PD Valfabbrica

Amatrice e Accumuli: il terremoto in casa nostra La solidità e la staticità con le quali concepiamo le nostre vite, troppo spesso, ci fa dimenticare una costante nella storia umana: che tutto può cambiare, e peggiorare, in poco tempo. Amatrice era una cittadina piccola, ma dove d’estate si stava bene: si riempiva di gente, spesso discendenti di paesani emigrati – io stesso, per dire, sono uno di loro: mio nonno paterno era originario di un paesino poco distante da Amatrice, in provincia de L’Aquila – , negozi, iniziative culturali, feste, ristoranti: Amatrice e la zona circostante rappresentavano, nel Lazio, l’area delle vacanze, tranquilla e rassicurante, lontane dal caldo, dal caos e dalle faticose routine di tutti i giorni. Tutto è cambiato. È stato difficile accettare che la tranquilla Amatrice fosse diventata, nel giro di pochi minuti, la devastata Amatrice, il “paese distrutto” di cui parlò il sindaco quella notte: eppure è stato così. Tutto il Lazio ha sentito molto forte la scossa, sentendosi epicentro di un sisma in realtà molto circoscritto. Si è sentita epicentro Roma, soprattutto, scoprendosi vulnerabile ai terremoti e non solo agli scandali di corruzione; si sono sentite epicentro le tranquille province di Roma, Rieti, Frosinone, scoprendo che, in realtà, i loro bellissimi borghi medievali potevano rischiare di crollare come era successo ad Accumoli. La campana, quella notte, aveva suonato per noi. Nel suo Dialogo di un islandese con la Natura, Leopardi ci parla di una natura matrigna, che provoca sventure agli uomini senza curarsi delle conseguenti sofferenze che derivano dalle sue azioni: sono però quelle sciagure e quei disastri naturali a ricordarci la vera entità dell’essere umano, la sua condizione di componente, e non di padrone assoluto, di ciò che esiste sul pianeta e la sua conseguente fragilità. È per questi motivi che ritengo inutili e anche fastidiose le polemiche che, ogni volta, seguono i terremoti: sulla sicurezza delle case e dei terreni, delle scuole, degli ospedali, etc. Suonano, queste polemiche, come delle isteriche recriminazioni sul perché la razza umana non abbia imparato a controllare la Terra e di come sia possibile che ancora nel 2016 si muoia per il terremoto. Quella di Accumoli, Amatrice, Arquata, è la storia di L’Aquila, di Foligno, dell’Irpinia, di Avezzano con i suo trentamila morti e di Messina e Reggio Calabria con i loro centomila: è la storia di chi deve accettare che la sua vita è stata distrutta in pochi istanti ma che, malgrado tutto, non può evitare di ricominciare a lottare il giorno dopo. Daniele Di Stefano - Segretario GD Lazio


Lacrime e calcetto “Sarà difficile tornare a giocare qui dentro”, mi dice un carissimo amico visibilmente commosso, non appena ci incrociamo dentro alla palestra di Monticelli, la mattina dei funerali di Stato. A partire da quel momento la frase mi ritorna prepotentemente in testa ogni volta che, in questi giorni convulsi e concitati, mi siedo a riflettere o più semplicemente a riposare. Per noi di Monticelli – quartiere in tutti i sensi “periferico” di Ascoli, cresciuto enormemente di popolazione, specie giovane, negli anni ’90 – quella palestra ha significato un importante, seppur tardivo, luogo di svago e di sport. L’eccezionalità di quel palazzetto è sempre stata per me soprattutto la posizione: ogni volta che parto da casa con il borsone – saranno tre, forse quattro minuti a piedi – e comincio la breve salita verso la palestra, supero rapidamente l’ingresso dell’ospedale civile. Ma il passaggio di fronte all’obitorio, leggermente prima dell’ingresso della palestra, non sempre è così agevole e “meccanico”. Non è difficile incrociare, infatti, la presenza o lo sguardo di persone colpite da un lutto. Loro sono lì a consolare un amico, un parente o a piangere un affetto che non è più, mentre tu, stronzetto apparentemente insensibile, passi davanti a loro pregustando la grande lezione di calcetto che (non) impartirai ai tuoi amici. È un momento di colpevolezza imbarazzante, ma passa via subito. C’è una partita, anche se tra amici, da vincere; in mezzo al campo non c’è spazio per la tenerezza o per i sentimentalismi, anzi non mancherai di far notare all’avversario più di altri in difficoltà fisica che non si deve preoccupare perché “se succede qualcosa, qui sotto ci sono l’ospedale e l’obitorio a due passi”. La sensazione di sabato mattina invece è tutt’altro che passeggera. Essere vivo tra i morti, estraneo tra i parenti, sicuro tra gli sfollati: tutte condizioni che non seguono il filo logico di un merito o di una colpa. È andata così, così è e indietro non si può tornare. Anzi, è probabile che questa tragedia segni quella che gli storici chiamano una “cesura”, un prima e un dopo tra loro, sotto alcuni aspetti, diversissimi e non conciliabili. Lo è per me, perfetto estraneo e testimone suo malgrado di qualcosa di tremendo e annichilente; lo è soprattutto per i sopravvissuti, ai quali la Protezione Civile ha provveduto tempestivamente. Per loro l’esistenza, speriamo il meno a lungo possibile, ha riservato una curva improvvisa che spetta a noi – nelle nostre “tiepide case” – provare a raddrizzare con piccoli gesti che devono continuare anche dopo l’esaurirsi della spinta emotiva scatenatasi nell’opinione pubblica. Sarà difficile tornare a giocare a calcetto nella palestra di Monticelli, verissimo. Sarà doloroso e necessario. Lo dobbiamo ai morti, ai sopravvissuti e a noi tutti che abbiamo avuto prova della devastazione fisica e spirituale che porta con sé un terremoto: perché quel maledetto 24 agosto può averci scoperto più fragili, più nudi, più impauriti; può forse aver significato la fine di un certo momento storico e l’inizio di un altro; probabilmente può aver cambiato per sempre alcuni aspetti, antropomorfici e non, del paesaggio. Il ricordo di quello che è successo non può e non deve in nessun modo essere affievolito dallo scorrere del tempo. Ma in nessun modo il ricordo di quello che è successo – e la lezione, seppure sfaccettata, che ne possiamo trarre – deve lasciare spazio alla paura. Permettere alla paura di paralizzare le nostre vite significa darla vinta al terremoto e condannarci a una sopravvivenza triste e desolante. Ma questo sì, è un timore passeggero. Torneremo, con la nostra laboriosità generosa e instancabile, a lasciare il nostro segno su questa terra, sulle nostre splendide montagne. Questa terrà rinascerà. Feriti ma mai sconfitti. Francesco Di Vita - Segretario GD Marche


La Turchia, tra fallito golpe e dittatura 15 Luglio. Sono circa le 22 quando i militari chiudono i ponti sul Bosforo che collegano le due parti, occidentale ed orientale, di Istanbul, tra lo stupore generale della popolazione che dopo un susseguirsi di attentati pensava di potersi tornare a godere un po’ di tranquillità. Passano pochi minuti perché sia il mondo intero ad apprendere la notizia del tentativo di golpe in atto in Turchia,lasciando con il fiato sospeso molteplici governi,in primis quello russo e statunitense. E’ una notte drammatica quella di metà luglio, chiunque è attaccato alla tv o ad internet per seguire la vicenda e le notizie si susseguono senza tregua: tentativo di golpe da parte di militari insurrezionisti, aerei F7 che sorvolano Ankara, occupazione dell’aeroporto Ataturk di Istanbul, sospensione delle trasmissioni tv dello Stato ed alle 22.49 la notizia che sciocca il mondo intero: i militari affermano di aver preso il potere in nome della democrazia e che verrà ristabilito “l’ordine costituzionale”. Le notizie continuano ad arrivare come un fiume in piena, come il rifiuto da parte della Germania della richiesta di asilo di Erdogan, che aveva lasciato il paese su un jet privato all’inizio del colpo di stato,fino ad una notizia che cambierà le sorti di questa notte di paura: il “sultano” chiama la CNN turca,usando l’applicazione Facetime, invitando i suoi sostenitori a scendere in piazza. Ci sono sparatorie tra i militari e le forze pro-Erdogan ,esplosioni di bombe vicino al Parlamento ad Ankara, abbattimenti di elicotteri dei golpisti, finchè non si arriva ad una notizia inimmaginabile:il jet del Presidente è atterrato ad Istanbul,trionfante e dichiarando che “il golpe è fallito” e che “il governo eletto e la democrazia hanno trionfato”,lasciando tutto il mondo nello stupore generale. Seguono le dichiarazioni di Erdogan e del suo Primo Ministro, Binali Yildirim, dicendo che gli insurrezionisti “la pagheranno cara” mentre tutti noi apprendiamo l’ammontare delle vite umane andate perdute in queste ore,cifre che continuano a salire di minuto in minuto,fino a raggiungere il numero confermato di 200 morti e 1.150 feriti. Alle dichiarazioni del post-golpe il sultano fa seguire i fatti ed è qui, per chi scrive questo articolo almeno, che inizia il vero terrore: il Presidente è ora più forte che mai, ha resistito ad un colpo di stato ed ora può eliminare ogni ostacolo che si pone tra lui e la dittatura, perchè è questo sta diventando, della Turchia. Inizia naturalmente individuando e catturando tutti i militari responsabili del golpe,che ci dicono essere poco più di 1.500; successivamente il Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri (Hsyk) presieduto da Bekir Bozdag emette un ordine d’arresto per 9 giudici della Corte Suprema turca. Successivamente vengono arrestati 10 giudici del Danistay,il Consiglio di Stato turco e come se non bastasse,sempre l’Hsyk,rimuove 2.745 giudici dal loro incarico e anche 5 dei sui 22 stessi membri; come se non bastasse, fa arrestare 42 giornalisti e proclama lo stato d’emergenza,cercando anche di rendere di nuovo legale la pena di morte.Il sultano ha subito individuato quello che secondo lui è la vera mente del tentato golpe,ossia il leader religioso Fethullah Gulen, prima suo alleato ed ora suo più acerrimo nemico; Gulen è in esilio volontario negli Stati Uniti d’America dal 1999 e si è detto subito estraneo alle vicende accadute e ha subito dichiarato la sua innocenza in risposta alle accuse lanciategli da Erdogan, il quale ha subito chiesto l’estradizione. Quello che sta succedendo in Turchia ha veramente dell’incredibile,ma ciò che colpisce di più è sicuramente la totale indifferenza che c’è da parte dell’Europa dinanzi alla dittatura di un sultano, ora più forte che mai, che sta piano piano trasformando uno stato laico, liberale e democratico in una nazione di diritto islamico, dove non esiste più la libertà di espressione, come già scritto in precedenza si sta cercando di reintrodurre la pena di morte e sicuramente verranno perpetrate torture, che ricordiamo essere vietate dal diritto internazionale umanitario, contro i golpisti e i loro alleati. La speranza è che tutto l’Occidente apra gli occhi ed inizi a prendere contromisure serie in nome della vera democrazia e libertà che ogni popolo si merita, ponendo un freno a questa spietata dittatura, che con il tempo può solo peggiorare. Michele Di Girolamo - GD Terni


Lasciatemi la mia festa de “Eppure il vento soffia ancora spruzza l'acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie e bacia i fiori, li bacia e non li coglie…” Dal 9 all’11 settembre si è svolta a Catania,nel bellissimo parco della Villa Bellini, la Festa Nazionale dei Giovani Democratici, all’interno della Festa Nazionale de l’Unità. Anche se ormai l’appuntamento in questione è arrivato alla sua ottava edizione, per me è stata la prima Festa Nazionale: non vi nascondo che ero molto in ansia per essere lì, da sola, a rappresentare la mia verde Umbria. Eppure… Eppure vi devo dire la verità. Sono arrivata a Catania il giorno prima dell’inizio della festa GD, l’8 settembre, e non si respirava affatto un clima “festaiolo” benché la Festa de l’Unità fosse già in piedi da giorni. Vuoi perché era un giorno infrasettimanale? Forse. Vuoi perché il tempo non era stato dei migliori? Anche. Ma la Festa Nazionale del PD festa non era: ristorante semivuoto, palcoscenico semideserto, stand pieni di soli volontari. E allora vedendo questo scenario apocalittico mi sono subito chiesta: per quale motivo continuiamo a “festeggiare”? La risposta l’ho trovata salendo il parco Bellini fino al Palco Sicilia, davanti al quale si ergeva “maestoso” il bar Zobeide gestito dai Giovani Democratici Catania. Qui, ragazzi dai 14 ai 30 anni tutte le sere per 8 sere - hanno lavorato senza sosta davanti a piastre improvvisate, in spazi ristretti, affrontando milioni di imprevisti e l’hanno fatto ogni giorno a testa bassa con il sorriso sulle labbra. Guardando l’impegno di questi ragazzi ho capito “perché”continuiamo a festeggiare: il vento soffierà ancora finché ci saranno giovani capaci di navigare con il vento in poppa e risalire la risacca.William Shakespeare nel Giulio Cesare diceva “C'è nelle cose umane una marea che colta al flusso mena alla fortuna: perduta, l'intero viaggio della nostra vita si arena su fondali di miserie. Ora noi navighiamo in un mare aperto. Dobbiamo dunque prendere la corrente finché è a favore, oppure fallire l'impresa avanti a noi”. Ecco è proprio questo il punto, ma ci arriverò più avanti. Ora andiamo per gradi. Venerdì 9 settembre la giornata si è aperta con l’arrivo delle delegazioni e lasuddivisione nei tavoli di lavoro; io sono stata, ahimè, la capodelegazione di me stessa (compagni umbri sfaticati!)ed ho partecipato al tavolo “Innovazione, Partecipazione ed Associazionismo” tenuto da Eleonora Cardogna e Mario Taurino della Segreteria Nazionale GD. Il confronto è stato molto istruttivo edho avuto modo di descrivere il “modello associativo Perugia”, ovvero la sana collaborazione esistente in Umbria tra tutte (o quasi) le realtà associative giovanili del territorio. Sabato 10 settembre, dopo aver concluso i lavori dei tavoli del giorno prima, nel pomeriggio abbiamo partecipato all’iniziativa organizzata da Alice Arena, giovane amministratrice del comune di Torino, grazie alla quale si sono gettate le basi di un percorso fondativo che porterà alla costituzione delle Giovani Democratiche. Durante questa iniziativa si è discusso di violenza di genere, parità di diritti, discriminazioni nel mondo del lavoro, maternità e aborto. Importantissimo è stato il contributo portato al dibattito dai Giovani Democratici Federazione Ancona che hanno presentato una loro proposta riguardo la Legge 194/78, poi approvata l’indomani come ordine del giorno durante la Direzione Nazionale. Troppo spesso infatti si rimanda un serio dibattito sul tema dell’aborto e dell’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) e troppe volte si fa finta di non ascoltare le richieste delle tante donne che incontrano estreme difficoltà nell’accedere alle pratiche abortive. Non si può più nascondere il problema, occorre dunque affrontarlo e i Giovani Democratici hanno deciso che porteranno avanti anche questa battaglia di civiltà. Ne sono profondamente orgogliosa. La giornata di domenica 11 settembre si è aperta con un bagno in mare insieme ad altri compagni. Piccolo excursus: la cosa davvero bella di questa Festa Nazionale sono stati i rapporti interpersonali che si sono creati tra di noi. Alla fine della fiera ci conoscevamo quasi tutti e si era ormai costituito in quel Camping Jonio una sorta di “macrocosmo” che potrei definire, forse, una famiglia? Non saprei, ma sicuramente c’era un’atmosfera rilassata e casalinga incantevole. Nella giornata conclusiva si è tenuta la Direzione Nazionale dei GD, aperta, come di norma,dalla relazione del Segretario Nazionale Mattia Zunino. Tanti i temi trattati: dagli argomenti di più stretta attualità come il referendum costituzionale e la prevenzione del rischio sismico e del disseto


idrogeologico alla lotta contro la violenza di genere e, come anticipavo, la Legge 194/78. Direzione appassionata e partecipata, che ha portato all’approvazione di tutti gli ordini del giorno presentati.Bene, ora che in soldoni ho descritto la “Tre Giorni” della festa, torno sul punto lasciato con la citazione di Shakespeare. Quello che mi rimane di questa Festa Nazionale GD non sono solo le parole dette ai tavoli di lavoro o quelle ascoltate durante le iniziative politiche. Se penso a Catania mi vengono subito in mente le chiacchierate con i militanti siciliani, le risate fatte con i compagni da tutta Italia la sera in campeggio, che facevano passare di colpo tutta la stanchezza accumulata durante la giornata e ci facevano tirare avanti, a scherzare insieme, fino le 4 di notte;gli arancini mangiati da Savia e le granite al pistacchio con cui facevamo colazione. Se penso a Catania penso alla Comunità di Giovani Democratici che si è costruita e si sta costruendo. “Ora noi navighiamo in un mare aperto. Dobbiamo dunque prendere la corrente finché è a favore, oppure fallire l'impresa avanti a noi”. Mi riferivo proprio a questo: noi siamo quei giovani capaci di navigare con il vento in poppa e risalire la risacca di cui parlavo poco sopra, noi siamo il futuro di questo Partito Democratico. Sappiamo lavorare, sappiamo fare gruppo e abbiamo tante idee per cambiare il paese; lasciateci provare, lasciateci tentare, sbagliare se necessario, ma dateci responsabilità perché stiamo dimostrando di essere pronti a fare seriamente la nostra parte e possiamo contribuire anche noi a far ripartire questo partito. Una volta il partito era un atleta, ora - non nascondiamocelo - fatica a correre, eppure sono convinta che noi potremmo essere quelle giovani gambe con le quali il PD può ricominciare a camminare. Dateci la possibilità di dimostrarvi che sapremo prendere la corrente a favore e cogliere al flusso quella fortuna che oggi sembra sfuggirci. “Veniamo da molto lontano e andiamo molto lontano”… Una volta capito tutto questo, che si può ricominciare da noi, dalla militanza quella bella, pura, fatta per e con passione, riusciremo anche a capire “perché” è ancora così importante continuare a festeggiare: perché sparite le sezioni, sparita quell’ideologia che un tempo era l’identità fondante questo partito, sparito anche il “pubblico naturale” che frequentava le Feste de l’Unità per abitudine, oggi possiamodavvero essere Comunità solo all’interno di questo spazio.E allora continuiamo a festeggiare, ma lasciateci collaborare e organizzare insieme a voi questefeste in ogni territorio: perchéin un momento in cui non tutti sembrano in grado di costruire soffitte, noi potremo riappropriarci della nostra funzione storica di Costruttori di Fondamenta e far rinascere, tutti insieme, la NOSTRA Festa de l’Unità. Giulia Titta - GD Umbria

ProPop 2.0  

Ecco finalmente il "Foglio Due" della nostra "Agenda del Propagandista" che da questo numero cambia nome. Non vi anticipiamo altro... Buona...

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