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IVANCAPOTORTO La nuda zattera di plastica


24 febbraio | 11 marzo 2012 Polarexpo – via Polaresco, 15 Bergamo


Per quanto riguarda me, credo di essere il frutto di un grosso vortice di circostanze, che mi hanno permesso di essere qui, e di scrivere queste 2 righe. Il resto è inutile e meravigliosa aggiunta: « Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi. La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto. » C.S. (Pale Blue Dot)


IL RE DEI SOGNI Il re dei sogni, era un tempo un grande re. Un re generoso e cordiale, faC’èva il suo mestiere di re volentieri, e tutti i suoi sudditi erano contenti del sue essere re. C’è da dire però, che il re dei sogni era un re silenzioso, tanto che nessuno lo sentiva passeggiare tra le nuvole, nonostante fosse più alto della montagna più alta della terra. C’è da dire anche che, il re dei sogni era un re invisibile, tanto che, se guardavi in cielo mentre lui era sopra di te, vedevi solo le stelle. Il re dei sogni era un tempo un grande e FeliC’è re, e governava sui sogni degli uomini con piaC’ère e fermezza: se durante il giorno gli uomini e le donne agivano seguendo le sue leggi, avrebbero sognato, se qualcuno le disubbidiva, ecco che quella notte avrebbe fatto un incubo. Questo era il suo mestiere. Il re dei sogni dispensava sogni meravigliosi e incubi, a seconda di come gli uomini erano fedeli alle sue leggi. C’è da dire però che, il re dei sogni non scriveva le sue leggi, e nemmeno sapeva quali fossero, così come non ne erano a conoscienza i suoi sudditi. Bisogna precisare, che re e sudditi, non si conosC’èvano molto bene. Il re dei sogni sapeva di regnare su qualcuno che sognava, e gli uomini sapevano che qualcuno regnava sui loro sogni.nessuno sapeva molto, e molti non sapevano affatto: anche gli altri animali sognavano come gli uomini, e meno di loro si faC’èvano domande.

Solo le piante pareva non sognassero, perché tutta la loro vita era un sogno. Vigeva così un tacito accordo da anni, e per anni ogni cosa seguì il suo corso. Finchè, una sera, mentre il re spostava qualche nuvola per coricarsi un poco, non si accorse di aver usato come coperta una grossa nuvola di smog, e li si addormentò. Passarono le ore, ed il grande re dei sogni non si svegliava, anzi! Sognò di svegliarsi di soprassalto da un brutto incubo, nel cuore della notte, e di andare a sciacquarsi il viso nel mare più vicino. Appoggiato il suo copricapo sogno di guardare quella grande pozza d’acqua, e di vederci dentro la luna. Caduta dal cielo! Gridò nel sonno, aiuto aiuto! La luna è caduta dal cielo! Gridò di nuovo.A quelleurla, molti uomini uscirono dalle loro case, altri si fermarono per strada, uscirono dalle loro auto. Nel frattempo, il re dei sogni si era svegliato di soprassalto, tutto sudato e tremante: non aveva mai avuto un tale incubo. Anzi, a dir la verità non ne ebbe mai! Così decise di andare a sciacquarsi il viso nel mare più vicino. Tolto il copricapo, allungò le mani per prendere dell’acqua, e.. La luna! La luna é sul fondo del mare! Disgrazia! C’è da dire, che il re dei sogni era molto affezionato alla luna, essa fu infatti la culla su cui arrivò, da fanciullo, su questo pianeta colorato. C’è da dire anche che, il re dei sogni non aveva mai guardato sotto alle nuvole, pensando non ci fosse nulla, o al massimo un po di polvere di nuvola.


Fu così che, mentre guardava disperato la luna, vide la sua figura incresparsi, distorC’èrsi, modificarsi. Con grande sollievo, alzando gli occhi la vide al suo posto, pallida e placida come sempre. Eppure c’era qualcosa che lo incuriosiva. Una intuizione, un dubbio. Fu così che si mise ad osservare meglio la terra. Intanto, dal basso, uomini e donne stavano con il naso all’insù, C’èrcando di capire cosa accadesse, ma senza vedere altro che le grosse pieghe di stoffa del vestito del re dei sogni. Il re dei sogni, dal canto suo, poteva vedere solo tanti piccoli puntini, nulla più. Vi fu un attimo di totale silenzio.ogni creatura della terra, era protesa nel tentativo di vedere o sentire qualcosa che svelasse il mistero, ma non riuscivano, il re dei sogni era troppo grande. Il re dei sogni, intanto, provava a distinguere qualche figura, ma non riusciva, erano troppo piccole. Fu in quell’istante, che le porte del sogno, e quelle Della realtà, si aprirono simultaneamente. In quello sforzo di comprensione, in quell’enorme strappo alla regola, dentro quel sentimento, quell’intuizione, si liberò una potente forza, che unì l’intera terra in un grande limbo onirico. Fu così che ai piedi degli uomini si materializzarono delle scale, e davanti agli occhi increduli del re, una immensa piazza sospesa tra le stelle, iniziò a riempirsi, mano a mano che gli uomini vi confluivano dalle scale incantate. Fu un grande momento. L’intera specie divenne un’unica coscienza, tramutandosi in un grande occhio, in grado di vedere qualsiasi cosa. Fu nell’istante in cui il re e l’uomo si videro che le porte si chiusero, ed ogni uomo tornò alla sua vita, come nulla fosse.


QUESTA È LA STORIA DELLA SIGNORA DEL NIENTE La signora del niente, nata e vissuta senza mai possedere nulla, ebbe fortuna quando ormai era su di età.Non possedendo nulla però, non faceva caso alle rughe.

va vita: le pareti coperte di abili architetture divennero tonde, e la grossa stanza del letto, delle candele, delle ghiande e del pescatore si trasformarono in un grande nido.

La signora del niente viveva in una piccola barca, abbandonata ai flutti molti anni prima da un pescatore, che non aveva più niente a che fare con il fiume, il fiume Po.

Gli uccelli furono una vera rivoluzione. Essi volavano in cerca di bacche nei dintorni, e di vermi nei pressi della piccola palude. Nel corso delle generazioni tanti impararono a volare e nacquero nel grande nido, ove 100 uova erano covate assieme, ed altrettante specie ne mischiavano i gusci.

Arenatasi un giorno in una pozza di fango, la barca iniziò ad essere frequentata da occasionali passanti, che la arredarono gran bene: Vi portarono un materasso e delle candele, e tanto amore fu speso in quel legno.

Nel frattempo, la signora del nulla camminava, esistendo come quella casa: non possedeva nulla, ma il mondo si posava su di lei, e in cambio della sua modestia, le regalava la vita.

Vi costruirono una passerella in legno, per non sporcarsi i piedi con il fango tutto attorno. Vi portarono persino vivande, quando si vollero fare delle feste.

Passarono gli anni, e il bosco attorno alla vecchia ansa del fiume stava mutando.

Alcune creature del vicino bosco, vedendo la zona assai ricca di cibo a zampe dispari e nel legno un buon riparo, vi si trasferirono in via quasi definitiva, cacciando così i vecchi inquilini. Fu un grande passo: grandi battaglie portarono ghiande e noci, cesti di paglia e uova rotte. Chi vi strisciava ai margini, chi gracidava in amore. Fu un grande periodo. Poi arrivarono i nuovi inquilini, corvi e cornacchie da chissà dove seppero del paradiso, che si animò come mai aveva fatto di piume penne rami e ramoscelli. Ecco che la barca venne allestita di nuo

Gli uccelli, con tutto quel mangiare bacche, avevano finito per cacare tutto attorno al vecchio legno una quantità infinita di semi, che non digerivano. Una piccola parte di questi crebbe nel fango, e una piccola parte di questi resistette alle lumache ed agli insetti, e crebbe ancora, bevendo dalla terra tutta l’acqua in eccesso. Nel corso delle stagioni la vita esplose attorno alla casa degli uccelli, e tutte le creature che scapparono un tempo ebbero modo di tornare, riparate chi dalle foglie chi dalle radici o dai tronchi. Furono anni felici. Felici anche per la signora del niente, che passeggiava per il mondo,


senza aver mai pensato di fermarsi e posseder tetto. Fu tuttavia in un periodo molto tetro che la signora del niente, incontrò la barca, e decise di stabilirvisi. Si deve sapere infatti, che non solo il bosco e gli inquilini erano cambiati, ma anche l’uomo lo era. Nel corso degli anni, per qualche strano male, l’essere umano iniziò ad accumulare oggetti, ed a volerne sempre più, e sempre più grandi. A fare sempre più figli, e a volere per loro, sempre più. Con tutto quel possedere, iniziarono a servire posti dove mettere le cose. Vennero quindi costruite case, sempre di più e sempre più grandi, tanto che il bosco, che un tempo dominava la valle, venne sopraffatto diventando tetro e spigoloso per sopravvivere, e per sopravvivere i sui rami divennero infestanti e avidi, come l’uomo. Era un periodo difficile per gli uccelli, gli alberi facevano frutti sempre più piccoli, e in minor abbondanza. Inoltre, alcuni uomini per diletto acchiappavano alcuni padri o figli, e attiravano famiglie con le loro grida, per poi sterminarle sul posto, senza distinzione tra volatili, volpi o serpenti. Anche la sinora del nulla era più triste del solito: tutto quel cemento la stancava, e per la prima volta si era sentita rifiutata, buttata, messa da parte, nascosta agli occhi di chi non voleva accettare che qualcosa di vecchio vivesse di nuova energia da cosi lungo tempo. Fuggita nel bosco, camminò attraverso le spine, ormai fittissime ad impedire ogni passaggio, le strapparono via i vestiti, cosi come dovette togliersi le scarpe e tagliarsi i capelli, per passare tra le radici ed i rami intricati. Le sembrava oramai di non aver più nulla di cui alleggerirsi, quando ad un tratto, colta dal pensiero che li sarebbe

morta, decise di lasciare la sua umiltà, e disse: io vi possiedo, alberi, perché nulla ci distingue! Io vi possiedo creature del bosco, perché nulla ci distingue! Cosi detto, trovò la forza di liberare le gambe dai rovi, e continuò il cammino, finché la terra le mancò sotto i piedi, e la signora del nulla cadde, rotolando fuori da un grosso cespuglio, parte di una grande corona attorno ad un prato, al cui centro, ormai indistinguibile, si ergeva il peschereccio. Tra il buio ed il freddo trovò l’entrata, e si accoccolò nel grande nido, ormai vuoto da anni, ma ancora caldo ed accogliente. La mattina seguente, di tardo sole la signora del nulla si svegliò. A gambe incrociate, vide infinite specie di volatili attorno al suo corpo, che per la notte intera le avevano covato il sonno. Li guardò tutti negli occhi. Poi si alzò, raggiunse l’uscita e vide la radura. Vide la vita che vi resisteva. Vide la vita che vi fu e vide ciò che sarebbe stato. Non abbiate paura. Non è così che andranno le cose. Finche avrete vita e saprete rifiutare il destino che vi è imposto dai fantasmi del cemento, allora arriverà di nuovo il vostro tempo. Detto questo, la signora del niente si sedette alle radici di un albero, e smise di essere. Fatto questo, in questo immenso vuoto che aveva creato alla vita, essa si nutrì di lei. Passarono poco meno di 8 lune, e la signora del nulla era in tutti coloro che la ascoltarono quella mattina. La sua volontà era ora energia pura, e brillava negli occhi delle creature, che presero impegno di portarla con se, senza nulla chieder in cambio, se non la morte, e la vittoria.


DISEGNI China su carta telata

Incubo Dal letto, sceso senza pretese di vittoria, scendo per non essere divorato dal presente: che dietro di me cresce, un'ombra nera e pesante, che al sole degli anni dovrĂ  seccare, che con senno di poi dovrĂ  accettare.


Ingranaggi Ingranaggi, stantuffi, vapore, benzina e sassi, corrono le ore di un tempo immenso e fermo, che a forza centrifuga l’uomo, freno dell’esistenza.

Comunicare Distingui, il nostro io, imponiti, oltre i limiti tra noi, e infiamma la mia mente. Ogni cosa non esiste, lottiamo per sopravvivere.


SCULTURE, omini, spazzatura?

Abbattuto. Prima di raccontare di come il seme, dopo uno scossone cade a terra e vi marcisce. E come dalla morte di migliaia di cellule,mondi,nasca un seme,uccidendo gli altri pretendenti. Rubando risorse alla polpa ormai marcia,per affrontare e affondare nel terreno,radici che serviranno ad uccidere. Abbattuto? Non ricordo nemmeno pi첫 di cosa.


Se fossimo anche solo parte di un sistema di galssie e universi  paralleli, che uniti sono lo scarto di una minuscola scintilla di  energia, tra miliardi a formare una sola frazione di un pixel in una  televisione, e solo un millesimo di secondo rimanemmo vivi, prima che  l’immagine cambi e nuova energia distrugga tutto,se quella persona  davanti al monitor, fossi io, voi? L’infinito crea possibilità.


Andavo all’agrario e l’arte era il motorino. Frequentavo le magistrali ed era l’arte degli appunti. Ora sto finendo di pedalare all’artistico e l’arte ha perso qualsiasi senso, se non nell’accezione di un utile e tendenzioso giardinaggio autocratico, libero anarchico e guerrilloso.


Catalogo "La nuda zattera di plastica"