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100 libri Giovane Holden Edizioni

in versione e-book

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Dal

Giovane Holden Edizioni www.giovaneholden.it

1 marzo 14 marzo al

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Lo specchio di oKram di Laura Del Veneziano Abstract Sul treno che da Milano, dove vive e lavora, la riporta nel piccolo borgo toscano di Sant’Anna, Giulia ripercorre il sentiero dei ricordi. In paese ha trascorso le estati più spensierate e felici della sua giovinezza in compagnia degli inseparabili amici Leonardo e Andrea, di poco più grandi. Figlia di genitori molto impegnati, è stata la nonna Elena ad allevarla e a lei è molto affezionata. Per questo la telefonata della madre che la sera prima l’ha informata sbrigativamente del suo decesso ha fatto sentire Giulia in colpa verso quella donna straordinaria che non vedeva ormai da molto tempo. Il testamento di Elena assegna alla nipote un oggetto speciale per entrambe, nelle sue intenzioni la speranza che possa aiutare la giovane ad affrontare le ferite ancora aperte: lo specchio di oKram, che prende il nome dal suo antico costruttore, è un manufatto raro di cui si narra in alcuni testi storici antichi; attraverso un piccolo cerchietto magico parrebbe essere in grado di far rivivere episodi della vita già accaduti e di mostrare esiti alternativi. L’eredità della nonna mette di fronte Giulia al suo passato irrisolto e la conduce per mano verso nuovi orizzonti, a lei decidere come comporli. Un romanzo spietato nella sua dolce melodia che si srotola sul filo dei ricordi, dei rimpianti, delle speranze e delle aspettative che sempre risorgono dalla cenere del dolore.


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Morbide impronte di Anna Chiara Venturini Abstract Marta, rimasta sola, nel corso di un sopralluogo nel sotterraneo di una scuola che il preside vuol trasformare in archivio comincia a osservare gli scaffali dove sono appoggiati di traverso faldoni pieni di vecchi documenti e pile di quotidiani ormai sbiaditi. Si accorge, nel frattempo, che dietro una scatola di cartone spunta un volumetto bianco con la copertina bordeaux: si tratta di un numero della selezione del Reader’s Digest, la stessa collana a cui anche suo padre era abbonato negli anni Sessanta. In famiglia erano in sette, cinque figli in dieci anni, papà Nanni medico e mamma Lilia casalinga. Oltre ai panini con la marmellata, i libri di favole, il Corriere dei Piccoli, Diabolik e Topolino, c’erano anche i numeri di questa pubblicazione. Apre il volumetto e ne legge il sommario, tra i racconti uno in particolare attira la sua attenzione “Che noia un medico in famiglia!” Così si siede sui gradini del seminterrato, sotto il neon, e comincia a leggere l’articolo sul medico e sulla sua famiglia. E quello che legge fa pattinare indietro i suoi ricordi: la scuola, le maestre, le penne bic, gli erbari e le ricerche fatte sfogliando l’enciclopedia Conoscere, le marmellate della tata Rosella che raccontava le avventure di Pirinpinpin mentre stirava, i pigiami riscaldati nelle sere d’inverno sulla stufa a kerosene, le gite al mare e le conchiglie, le estati in montagna, la prima comunione con il vestito da sposa, la macchina da scrivere a cui affidare il suo futuro di scrittrice, le straordinarie frittelle della mamma… Una storia deliziosa, un inno alla famiglia e ai ricordi che come morbide impronte tracciano un sentiero fatto di immagini, luoghi ed emozioni.


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Il calcolo della nonna. Le mie vacanze tra Sardegna e Polesine di Paola Ranzani Abstract Paola è una bambina di dieci anni, che vive in Sardegna negli anni Sessanta. Essendo, però, figlia di genitori continentali è obbligata a trascorrere parte delle vacanze estive dai nonni nel Polesine (a Stienta) con una delle sorelle. Si tratta di un paese afoso e desolato, infestato da zanzare che lei odia. Detesta anche gli abitanti che spesso, scherzando, la chiamano la marocchina. La bambina preferirebbe restare in Sardegna e trascorrere le vacanze con qualche parente spesso ospite nell’isola. Racconta le sue gite preferite e divertenti a Caprera e Bosa Marina, con il trenino delle ferrovie secondarie e un folto gruppo di amici e conoscenti. Ma arriva il momento della partenza per Stienta, il viaggio in nave è sempre avventuroso, e prosegue poi fino al desolato paese dove i nonni abitano in aperta campagna tra afa e coltivazioni di barbabietola. Si susseguono giorni monotoni con rari contatti umani e l’insofferenza per la cucina della nonna che quasi cieca mischia tra loro improbabili ingredienti. L’incontro e l’amicizia con un cane randagio, però, portano la bambina a riconsiderare positivamente quelle vacanze che odia. Un romanzo delizioso che offre uno scorcio sognante e nostalgico di un periodo particolarmente significativo e sereno dell’autrice, quello della sua fanciullezza, il cui titolo cela un piccolo mistero, un indovinello per il lettore più smaliziato che subito partirà alla conquista della soluzione del calcolo della nonna…


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Le parole del silenzio di Benito Apollo Abstract Robert è nato e cresciuto tra gli ultimi nella periferia londinese di Tottenham Hale dove suo padre, Tristan Harel, un marinaio mercantile francese, sindacalista dei marittimi legato all’ambiente anarchico, si è stabilito nascondendosi con la giovane sposa incinta, dopo essere stato accusato dell’omicidio di un gendarme durante gli scioperi e le occupazioni nel 1969 dei cantieri navali di Saint-Nazaire. Dopo poco tempo dall’arrivo in Inghilterra, Tristan è costretto a fuggire di nuovo, questa volta da solo, e Robert, che non è ancora nato, non lo conoscerà mai. La giovanissima madre, Catherine Vrac, muore suicida e al diciassettenne Robert resta solo un vecchio diario del padre, le cui ripetute letture negli anni alimenteranno la sua speranza di potersi ricongiungere un giorno con il genitore. Raggiunta una certa solidità economica, Robert matura l’idea di far trasportare le ceneri di sua madre nella sua città d’origine, Saint-Nazaire, e parte con l’intenzione di conoscere i suoi parenti e di rintracciare suo padre. Al suo arrivo, però, scopre con costernazione che nessuno si ricorda di suo padre. Chi era, dunque, Tristan Harel? Quali verità la madre gli ha taciuto? E, ancora, in che modo le strade dei suoi genitori si sono incrociate con quelle della dolce e inquieta Rose e del tormentato medico in pensione Alain Rodriguéz scomparso nello stesso periodo in cui i suoi genitori scappavano in Inghilterra? Benito Apollo esordisce nella narrativa con un romanzo breve intenso e appassionante.


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Antichi misteri e piccole manie di Rosa Galli Pellegrini Abstract Una variopinta carrellata di situazioni paradossali, amare considerazioni e tragici eventi che si trasformano nella rivincita degli ultimi. In bilico tra uno scomodo passato, una delusione d’amore e un segno del destino si dipanano le storie dei ventiquattro racconti, in cui sapientemente l’autrice alterna momenti comici ad altri più intensi e toccanti, sempre nell’ottica di una narrazione piacevole e mai scontata. Arricchisce il nutrito ventaglio di episodi nel susseguirsi di vicende scabrose, omicidi mai risolti e misteriose leggende mitologiche, contrapponendo figure insignificanti, mediocri e ingenue descritte nei loro piccoli affanni, a personaggi senza scrupoli privilegiati dalla vita nel godere più di quanto si fossero onestamente meritati. Così Firmino benedirà il terremoto, Giovanni avrà esaudito il suo ultimo desiderio, l’aspirante scrittore vivrà di vana gloria e qualche altro avrà visto la sirena nel pozzo. A ciascuno il suo motto. Una sana ironia pervade i racconti, riportando i temi trattati sul filo della memoria costellata da un vissuto ricco di esperienze proprie dell’autrice, la quale affronta con uno spiccato senso critico episodi e personaggi diffidando il lettore dal credere vi sia una verità assoluta e immutabile. Nella semplicità della saggezza popolare sta la formula magica per scacciare vizi e manie figlie di quella vanità, cupidigia, lussuria e falsità che in piccoli dosi ognuno di noi, dentro di sé, possiede. Riconoscibile l’impronta eclettica della scrittrice sempre alla ricerca di nuove sfide di stile da affrontare.


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Lucifer’s legacy. Attraverso i miei occhi di Aurelio Ardaldino Abstract All’alba di un mondo nuovo in cui la civiltà come noi la conosciamo si è destabilizzata, vampiri, licantropi e maghi organizzati in congreghe convivono con gli umani ignari delle lotte di potere che agitano le razze immortali. In particolare, lord Novak, capo della fazione dei licantropi, complotta contro il principe Vlad che sovraintende l’organizzazione dei Guardiani. Nell’ombra si muove anche un’altra organizzazione che risponde a lord Aurelius, leggendario vampiro centenario. In questo clima di intrighi e passioni la giovane vampira Rose Salinger, capitano dell’unità anticrimini paranormali, dà la caccia a uno spietato killer, risultato forse di una manipolazione genetica. Chi si cela e perché dietro a tale esperimento? Mentre Rose viene addestrata da Aurelius in persona in vista di un prossimo e inevitabile scontro tra le razze immortali, un altro vampiro in compagnia di un mago bianco partono alla ricerca di una spada magica capace di contrastare perfino i poteri di Vlad. Un romanzo appassionante, che cattura pagina dopo pagina e fa riflettere.


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La Rosa Nera di Silvia Colonna Abstract A Vissia, venticinquenne impiegata, piace acquistare materiale scolastico. Colpita dalla rosa nera in copertina, decide di regalarsi un diario da usare come agenda. Da quel momento è tormentata dallo stesso incubo, ogni notte sogna il nulla. Tutto cambia grazie a una webserie dove vede un ragazzo scrivere in un diario identico al suo e tutto ciò che lui scrive diventa realtà. Vissia, dopo aver scritto per tanto tempo del suo incubo nel diario, per la prima volta scrive del ragazzo. Quella notte lo sogna: si chiama Davide e anche lui possiede un diario con la rosa nera sul frontespizio. Inizia così per Vissia una doppia vita mentre crea il suo “mondo”, di giorno scrive, di notte sogna ciò che ha scritto. Quando inizia ad avere i primi dubbi sulla veridicità di quello che sta facendo, riceve un invito a cura del Sodalizio della Rosa Nera. L’invito promette importanti rivelazioni e soprattutto risposte alle domande che l’assillano. Un romanzo breve cadenzato e visionario. Nulla sarà mai più come ci hanno sempre fatto credere.


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Cristincardo di Gianni Raugi Abstract Due storie che scorrono su binari paralleli lungo l’asse del tempo e dello spazio, storie in bilico destinate a sfiorarsi. Un viaggio attraverso le anse del cambiamento che porta con sé timori e curiosità, un percorso di formazione e di crescita. Marino e Isabella hanno una famiglia tradizionale, di quelle dove lavora solo il babbo: un artigiano che prosegue la tradizione della conoscenza tramandata. Ma sullo sfondo, lentamente si avverte che il Mondo cambia e Marino prova disagio senza riuscire a capirne le ragioni e si sente inadeguato. Anche Isabella è smarrita e la famiglia entra in crisi. Marino reagisce: risponde a una chiamata interiore. È il momento di partire: per ritrovarsi, per capire. Lui che vive su un’isola, le risposte pensa di trovarle in un’altra isola: più piccola, più semplice. Da un albero comincia a costruire una barca. E nel farlo si riappacifica con la natura, dando nuova vita a Cristincardo, splendida, possente quercia che fu abbattuta allo scopo di fare di lei effimeri oggetti di consumo. Il nome nasce dall’unione di quello dei due figli: Cristina e Riccardo. Poi, con la sua piccola famiglia, comincia il viaggio. Ci si mette alla prova. Si affrontano le paure. Si superano i propri limiti. Si fanno nuovi incontri. Passano gli anni. Angela è a capo di una grande azienda tecnologica. Il ritmo accelera. Il Mondo sta cambiando ancora più velocemente. E lei ne è l’artefice, nel rincorrere il suo sogno di conquista. Ma un incontro casuale cambierà il corso delle cose e il nuovo e il vecchio troveranno il modo di convivere. Un esordio narrativo sorprendente per la leggerezza calibrata parola su parola con cui l’autore costruisce l’intreccio delle storie tessendolo come una tela caleidoscopica.


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Anisha di Marino Julo Cosentino Abstract Anisha studia in Italia dove vive col nonno, Madhaw, un ex soldato Gurkha, che ormai conduce una vita sempre più ascetica, oppresso dai rimorsi per le azioni commesse nel suo passato violento di soldato e dal rimpianto per la morte della sua amata moglie, Sarika. Anisha è una giovane indipendente, vuole studiare e realizzarsi nel lavoro. Ben presto però questo suo desiderio di emancipazione la porterà a scontrarsi con i genitori, nepalesi trapiantati a Parigi, i quali tentano di combinarle il matrimonio con il figlio del socio d’affari del padre. Attraverso le vicende dei protagonisti, che si snodano e si intrecciano tra l’Italia, Parigi, Londra e il Nepal tra gli anni successivi alla Seconda guerra mondiale e la fine degli anni Settanta, si osserva lo sviluppo delle relazioni sociali e più in generale gli effetti di queste interrelazioni nel contrasto tra i valori tradizionali della vecchia generazione e i nuovi costumi della generazione postbellica e come la tolleranza possa essere la chiave necessaria per rendere possibile la loro integrazione. Romanzo coraggioso, impeccabilmente costruito, che affronta con garbo una problematica che continua a essere di stretta attualità.


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La Bolla di Onar. I Guardiani dei Sogni di Elisabetta Carovani Abstract In questo preciso momento milioni di bambini sulla Terra stanno per chiudere i loro occhi e abbandonarsi al suono dolce del consueto augurio “Sogni d’oro!”, sussurrato con affetto dai genitori pochi istanti prima dell’accogliente abbraccio della notte. Rabdos, il Folletto Pennaio, sta per rivelare l’esistenza del suo popolo e le verità legate al suo mondo: la Bolla di Onar. Non tutti, infatti, sanno che dietro al semplice augurio notturno espresso dai genitori si nasconde l’infaticabile lavoro dei folletti della Bolla di Onar, che con i loro fedeli cavalli alati Burak sono pronti a intervenire per garantire a tutti i bambini di vivere nei loro sogni fantastiche avventure, proteggendoli da un temibile e acerrimo nemico: Efialtes, la cui presenza sul pianeta Terra sta mettendo in pericolo l’innocenza, la spensieratezza e l’incanto dell’immaginazione nei più piccoli. È questa un’opportunità per i giovani lettori di scoprire una realtà finora inesplorata e misteriosa, capace di coinvolgere anche i grandi in una sfida che stimola la loro fantasia e la loro immaginazione. Siete pronti a vivere la magia che avvolge il mondo dei sogni?


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Akram Salim, come il Dio… di Sabrina Guglielmi Abstract Nabil e Halima sono una giovane coppia di sposi sudanesi. Il loro sogno è quello di lasciare il paese alla volta dell’Italia dove sperano di costruirsi una vita e di dare un futuro al figlio che aspettano. Grazie alla generosità dei parenti riescono a mettere insieme un po’ di denaro e si aggregano a un gruppo per tentare, attraverso la Libia, di imbarcarsi e affrontare la traversata del Mediterraneo. Purtroppo i soldi racimolati con tanta fatica non sono sufficienti per entrambi, così Halima è costretta a restare in stallo al campo base in attesa che Nabil mandi il denaro necessario. Il giovane sudanese si confronta ben presto con una realtà che poco ha a che vedere coi suoi sogni, ma non dispera e si adatta a condizioni di lavoro disperate pur di riscattare la moglie e il figlio che deve nascere. Una storia appassionante, agrodolce.


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In utile di Ilaria Cipriani Abstract Leggere le poesie di Ilaria Cipriani è come bere, o meglio gustare, un vino di qualità, forte, invecchiato al punto giusto, da servire in un calice trasparente per valorizzarne la cromia, da assaporare lentamente, a piccoli sorsi, per apprezzarne le molteplici sfumature di odore, di sapore, di colore... Guai a berlo tutto d’un fiato! Guai a perdere l’intensità del suo profumo variamente speziato, il gusto severo e complesso dal finale imprevedibile, dolce e persistente! Poesia inebriante, complessa, ricca di corpo, poesia dove le parole hanno il potere, proprio come i sorsi di un buon vino, di far dialogare i sensi, di esaltarli, di cambiarne i ruoli tradizionali. Poesia come un frutto sapiente di parole selezionate da vitigni autoctoni, esperienza sinestetica da servire alla giusta temperatura emotiva.


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Lungo il cammino di Matteo Gemignani Abstract Delizioso romanzo di formazione, caratterizzato da un linguaggio fresco e ironico, ottima opera prima di un giovane scrittore viareggino. Apparentemente destinato a un pubblico giovane almeno quanto il suo autore, in realtà descrive, con disarmante semplicità, dinamiche relazionali che non sono proprie solo dell’adolescenza: le conoscenze scambiate per amicizia, la fragilità e l’egoismo emozionale che caratterizzano alcuni rapporti, ad esempio. Tutto ha inizio a Viareggio nell’estate Duemiladodici. Un narratore divertito e partecipe, che svelerà la sua identità solo alla fine della storia, racconta le avventure-disavventure di Francesco, sedicenne alle prese con la brusca fine di un’amicizia con la ragazza di cui pensa di essere innamorato. È luglio, l’estate viareggina vive il suo massimo splendore e Francesco stanco di restare in casa a piangersi addosso, una sera accetta di uscire con un suo compagno di classe che, a sua insaputa, ha invitato anche due ragazze. L’uscita segna una svolta nella vita di Francesco, grazie soprattutto al legame che si crea con una delle ragazze, Martina, la quale anima la quotidianità di Francesco con i suoi problemi in primis quelli che ruotano intorno alle sue amicizie. Con il trascorrere dei mesi, le gioie e le delusioni si alternano come le stagioni e così tra feste e compleanni, corsi di Carnevale e assemblee di istituto, perché la vita non si può mettere in pausa, Francesco cerca quell’equilibrio a cui ognuno di noi aspira.


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Simpatia di Raffaele Pepere Abstract Sette racconti brevi volti a esplorare, utilizzando un registro stilistico e narrativo modulato, la differenza, intesa come capovolgimento della ripetizione di ruoli e tempi, come sostanza attiva e pulsante sotto le più variegate forme d’identità. L’altro si fa elemento essenziale per liberare dal vaso di Pandora, nelle recondite profondità dell’animo umano, l’universo emozionale di cui ogni individuo, in quanto tale, si fa portatore. Emblematico in tal senso, il racconto “Prima colazione” strutturato in modo tale che il lettore ha la sensazione di cogliere al volo una conversazione al bar, un dialogo ai limiti del monologo tra il proprietario cieco e i suoi compagni di vecchia data, un sordo e un muto; si assiste a un processo dialettico di ricerca, durante il quale la debolezza si fa forza e la pena, frustrazione. Per altro verso molto interessante è il racconto “Il regno dei Vuoti”, apparentemente una favola della buonanotte che un nonno molto premuroso racconta al nipotino. In questo regno, posizione sociale e relativi privilegi derivano dal numero di facce di cui ognuno dispone, finzione e apparire sono viatici della potenza, è nelle bettole della decadente periferia che si possono ascoltare le tristi storie delle vittime dei Vuoti; la portata della differenza consiste nell’obiettivo del nonno ovvero non di illudere la nipotina per assicurarle un sonno incantato bensì quello di disilluderla, aiutandola a rimanere sveglia e vigile in futuro. Ai limiti estremi della tematica generale è il racconto “Illudopatia” che affronta il problema attualissimo della ludopatia. Una vecchietta investe la gran parte della pensione nelle slot, si assiste in questo caso a un duplice processo, umanizzazione della macchina e disumanizzazione dell’anziana signora che non riuscendo più a distinguere il demoniaco apparecchio dalla nipote, perderà il senno cercando d’inserire, al posto delle monete, lumachelle…


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Il patto terapeutico di Daniele Mangiola Abstract Sorprendente romanzo di esordio, tanto lo stile quanto il contenuto appaiono inquieti, spesso inquietanti, turbolenti, glaciali, stupefacenti anche, la prosa è netta e schietta fino al paradosso, un lessico puro ma anche sporcato, pieno di sfumature psicoanalitiche, e infatti i sogni sono uno degli aspetti più presenti nella storia; il protagonista si muove quasi fuori dal mondo reale, per rifugiarsi in una realtà parallela, in un dentro riflessivo, molto più vero delle vicende quotidiane che lui, quasi in uno stato allucinatorio, attraversa: in sintesi, gli eventi sono filtrati dal suo inconscio e il risultato di questa alchimia è il venir fuori della sua sincera realtà. Questo è il motivo che giustifica l’assenza di un ordine cronologico convenzionale. Il protagonista, un giovane avvocato, ha appena iniziato a seguire una terapia psicoanalitica quando viene informato che lo studio legale per cui lavora ha intenzione di mandarlo a Milano per uno stage della durata di qualche mese. Il terapeuta allora gli consiglia di tenere un diario sul quale appunterà tutto ciò che gli succede di modo che, una volta rientrato, sarà materiale su cui incardinare la ripresa delle sedute di psicoterapia: un diario che fungerà da trampolino per scandagliare al meglio le dinamiche mentali e comportamentali del paziente. Questo l’espediente letterario da cui si innesca la storia, che si presenta come una libera compilazione, una stesura senza censure né limiti, un luogo non luogo in cui prenderanno forma eventi, riflessioni, sogni, incontri, personaggi, fatti reali o più frequentemente eventi interiori: la vita interiore, infatti, prevale sulla vita vissuta in queste pagine, essendo un racconto di eventi psichici, di descrizioni degli effetti che la quotidianità produce dentro la personalità del protagonista.


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La notte ha i tuoi occhi di Tania Bacchiega Abstract Sergio Accardi lavora come guardia notturna presso una società privata. Ha richiesto di svolgere le sue mansioni solo durante le ore notturne a causa di una forte fotosensibilità, che gli rende difficile esporsi alla luce del sole e lo obbliga a condurre una vita con pochi contatti sociali. Una notte, mentre si trova solo, piantonato davanti al deposito di un vecchio magazzino viene avvertito dai colleghi della centrale di alcuni movimenti sospetti all’interno dell’edificio, identificati dalle telecamere. È così che recatosi per scrupolo anche sul retro dell’edificio, tra l’erba umida della notte estiva, inciampa in qualcosa. Si tratta del corpo senza vita della giovane Alice Zamboni, poco più che adolescente. Da quel momento la vita del protagonista cambia. Avverte il bisogno di conoscere Alice, di scoprire la verità sulla sua morte. Decide così di condurre una sua personale indagine, parallela a quella ufficiale della polizia, nel corso della quale si imbatte nella migliore amica di Alice, Lara, anche lei in pericolo di vita che gli rivela i retroscena di un grosso giro di prostituzione minorile di alto borgo in cui entrambe erano rimaste coinvolte. Sergio, miracolosamente, inizia a tollerare la luce del giorno e ad apprezzarne l’esperienza ma allo stesso tempo si trova a dovere fronteggiare una insolita paura della notte, che lo costringe a prendere dei calmanti. Nel suo percorso verso la verità, Sergio dovrà confrontarsi con personaggi grotteschi e luoghi degradati fino a degradare e corrompere se stesso. Un romanzo appassionante, un personaggio indimenticabile che vive nel contrasto tra luce e buio, tra verità e illusione.


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Ernesto e Bondìo di Tiziana Angilletta Abstract Ernesto Mara è un uomo vecchio e determinato, legato nel profondo a una piccola borgata di valle, un angolo di mondo in cui la gallina Cica è sua fedele amica e gli ricorda ogni giorno di più l’importanza delle piccole cose. Sostenitore attivo del movimento no tav, cerca di difendere la sua casa dall’esproprio forzato. Luigi Bondìo fa il portinaio in un condominio nella parte alta di quella stessa valle. È emigrato dal sud Italia negli anni Settanta per scappare dalle complessità della sua terra d’origine. Curiosare nelle vite e nelle case degli altri, fare dispetti e creare piccole esplosioni nelle sicurezze dei ricchi turisti, è la distrazione che gli permette di scappare dalla noia, dalla quotidianità dei suoi gesti e dalla scure di prepotenza di Finto, uno dei condomini. Quello delle ripicche nascoste è dunque un buon rifugio. Poi, però, il portinaio incontra Ernesto e trova in lui uno spavaldo alleato. L’incrocio di forze di Ernesto e Luigi susciterà uno strano connubio di fantasie contro giochi di potere e ingiustizie grandi e minute. Tra loro ancora la presenza fatata di una gallina metterà a nudo la loro umanità. E il coraggio si farà strada per le vie più irrazionali. Un grande esordio narrativo. Un romanzo apparentemente semplice e lineare che cela un sofferto gioco di piani di lettura a partire dalla scelta basica del titolo – i nomi dei due protagonisti.


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Il cannocchiale di Ang di Davide Nervo Abstract Romanzo breve elegante, eclettico e versatile. Una modulata contaminazione di genere si amalgama, nel corso della narrazione, alla storia rivelandosi parte integrante della stessa. Sostanzialmente diviso in due parti, racconta la vita di Jeremy Ang, psichiatra di stampo junghiano. È nella prima parte che impariamo a conoscere il professionista attraverso estratti dalle sue opere e dai suoi interventi ai convegni e parallelamente ascoltiamo la sua storia di bambino e adolescente in una casa troppo silenziosa accanto a una madre-vestale e a un padre assente, sfogliamo il diario di una bipolare e respiriamo versi che tanto assomigliano a un bozzetto di Chagall. Jeremy Ang si applica con puntiglio e serietà per capire la propria esistenza, elaborando teorie che sperimenta su di sé e che trovano una assonanza dolce e inquietante con le esistenze che incontra nel corso della sua professione. Jeremy si rapporta al mondo secondo lo strumento delle vite a cannocchiale che consiste nel far scorrere la vita, mettendo a fuoco via via dettagli o visioni di insieme di alcuni aspetti del mondo, mentre esso scorre parallelo all’esistenza. Nell’insieme un racconto intessuto di passione, ironia, mistero e dolore. Il ritorno alla casa avita segna il passaggio alla seconda parte, che assume i toni di una ghost story non convenzionale avvincente, in forma di ricordi e di lettere, per una destinataria inquietante ed enigmatica: Irene. Di lei, Jeremy, comincia a ricordarsi lavorando nel giardino consegnato alle erbacce. Spetterà a lei a mettere a fuoco il cannocchiale?


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Vento di primavera sul lago di Nelly Morini Abstract Adriana lavora come hostess su una linea aerea svizzera. Sulla linea Lugano-Roma conosce un misterioso e affascinante uomo d’affari romano e se ne innamora perdutamente. I due vivono una appassionata storia d’amore, quando però resta incinta il riserbo di cui l’uomo si è circondato si rivela essere un castello di bugie. Con il supporto dell’amica e collega Marianne, la giovane porta a termine la gravidanza, appoggiata anche dai genitori suoi e dell’amica. Tuttavia Anna, sua madre, ritiene che il padre di Marianne riservi troppe attenzioni ad Adriana e ciò la inquieta molto soprattutto perché solo lei è a conoscenza di un segreto capace di sconvolgere la vita di tutti. Nel frattempo, Eliana, la madre di Marianne, trascurata dal marito si innamora perdutamente di un gigolò, bellissimo quanto ambiguo, che la porterà sull’orlo del baratro. Ripicche, fragili affetti e forti passioni si combinano fra loro come in un cocktail dal sapore agrodolce. L’autrice tesse con maestria mantenendo il tono della narrazione sempre pacato lucido e impeccabile, il terzo capitolo di una saga familiare, che può essere letto in modo completamente autonomo.


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Per stasera chiamami Eva di Domingo Fabris Abstract Luciano Pavesi è un giovane architetto che, dopo la separazione dalla moglie, decide di tentare un’esperienza professionale all’estero per lasciarsi alle spalle ricordi e delusioni. La società tedesca a cui si è rivolto, lo invia a Punta Nera dove si sta costruendo un ponte sul fiume Congo che nelle intenzioni dovrebbe unire Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo e Angola. Un progetto da milioni di euro in parte finanziato da multinazionali che controllano petrolio, miniere e legname pregiato. A Berlino, dove è invitato a presentarsi per unirsi ai colleghi che lo affiancheranno, incontra una bellissima ragazza e trascorre con lei una notte di passione. La giovane però si rivelerà un pericoloso intermediario in un gioco di potere che vede coinvolto anche il consolato tedesco. Nel frattempo, al campo base, i lavori procedono con lentezza e i sabotaggi sono all’ordine del giorno. La situazione si fa molto tesa poiché i rapporti con la popolazione locale si destabilizzano a causa del comportamento violento del responsabile della sicurezza della spedizione. Deciso a chiarire il mistero che si nasconde dietro la morte sospetta di un collega, Luciano si troverà coinvolto in un traffico internazionale di rifiuti radioattivi e per scagionarsi dalle accuse montate ad arte contro di lui è costretto a fare i conti con il suo passato e le sue certezze. Un romanzo breve dal ritmo veloce che non indulge in descrizioni superflue e mira dritto alla mente del Lettore spronandolo a interrogarsi sulle motivazioni che possono spingere chiunque a oltrepassare i propri limiti.


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Un insolito grigio di Massimiliano Di Saba Abstract Fabrizio Giuliani è un uomo di sessant’anni, anonimo e abitudinario, che vive in un signorile appartamento nel centro storico di Torino. La moglie lo ha lasciato cinque anni prima, lo stesso giorno in cui si presentava a casa con un gattino di cui avrebbe voluto farle dono. Oggi il gatto, cui non è riuscito a dare un nome, è il suo coinquilino. Un bel soriano grigio che lo osserva appartarsi e dedicarsi alla scrittura nei momenti in cui si sente più solo. Le lettere che Fabrizio scrive non raggiungono mai i destinatari, ma finiscono fra i giochi del gatto il quale le porta, all’insaputa dell’uomo, a un suo vicino di casa. A seguito di un acceso diverbio sul posto di lavoro, scatenatosi per difendere l’onore di una giovane stagista, Andrea, a cui si è molto affezionato, l’uomo decide di tornare al suo paese natale dove ritrova il cugino con cui ha un rapporto contraddittorio. Pur costretto a fare i conti con un difficile passato tra cui la morte del padre avvenuta in seguito a uno strano incidente, riscopre la voglia di vivere anche grazie ad Andrea che sempre di più gli appare come la figlia che non ha avuto. È proprio Andrea a dare finalmente non solo un nome ma anche un cognome al gatto: Grigio Insolito. Un inaspettato finale spariglia le carte in tavola e mostra sotto una luce diversa le più innocue manie. Un romanzo breve che scorre brillantemente sul filo dell’analisi psicologica e amalgama una scrittura limpida e fluida a un pizzico di mistero rendendone la lettura ancora più appassionante.


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Figlia degli Inferi di Arianna Petracin Abstract Rebecca è in apparenza una ragazza normale. Ha dei genitori affezionati, una sorella che conta su di lei, un amico del cuore con cui condivide sogni e inquietudini. Eppure, nei suoi sogni, da che ha memoria, compaiono esseri che hanno i suoi stessi occhi di ghiaccio. Chi sono? Esistono o sono frutto di suggestioni? E, se esistono, che intenzioni hanno? Senza alcun preavviso, viene catapultata in un mondo che riteneva frutto di sceneggiatori e romanzieri: gli Inferi. Qui, le saranno rivelate le sue vere origini e il mistero che ha accompagnato la sua nascita. Una nuova famiglia, una nuova cerchia di conoscenze, differenti equilibri relazionali e un amore impossibile da combattere. Sullo sfondo, un gruppo di ribelli - che annovera angeli caduti, licantropi, streghe e demoni - si prepara a contrastare il potere di Lucifero. Arianna Petracin, nel suo romanzo di esordio, raffigura un immaginario infernale assai scomposto rispetto al canone tradizionale affidandosi a uno stile ironico e leggero e a una protagonista che anche all’inferno non dimentica di seguire la moda e di civettare con i ragazzi che saranno pure demoni ma restano maschi e come tali molto sensibili alle sue grazie. Apprezzabile la scelta di dare voce ai vari personaggi sÏ da poter leggere gli eventi dal punto di vista di tutti i protagonisti.


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Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo Abstract Jacopo Ortis, giovane patriota costretto dopo il trattato di Campoformio all’esilio sui colli Euganei, conosce Teresa e se ne innamora, timidamente ricambiato: ma la giovane è stata promessa dal padre al ricco Odoardo, perfetto esemplare, col suo perbenismo, di una società mediocre e priva di ideali. Allo strazio per la patria perduta si aggiunge la disperazione per l’amore irrealizzabile: la vicenda di Ortis patriota corre parallelamente a quella di Ortis amante. Comincia così la fuga di Jacopo per l’Italia: a Milano (dove incontra Parini ormai vecchio e dove, lamentando le sorti della patria, esprime Alfieriani propositi di suicidio) a Ravenna, ad Arquà, a Firenze, in Santa Croce, presso le tombe dei grandi; infine a Ventimiglia, al confine con la Francia, dove si abbandona a una cupa meditazione sull’inesorabile ruinare del tempo e delle cose. Gli giunge intanto la notizia del matrimonio di Teresa, e allora, preso dalla disperazione, torna sui colli Euganei e si uccide. Rimane di lui un carteggio con l’amico Lorenzo Alderani, che quest’ultimo, nella finzione narrativa, afferma di essersi deciso a pubblicare per erigere un monumento alla virtù sconosciuta. Romanzo dalla complessa elaborazione, attraverso varie stesure (Bologna 1798, Milano 1802, Zurigo 1816 e Londra 1817) conformi allo stratificarsi di successivi stati d’animo; altrettanto complessa la genesi la quale partendo dalla matrice del romanzo epistolare settecentesco approda a un autobiografismo in cui è da rinvenirsi la vera chiave di lettura dell’opera, che non a caso Foscolo definì come il diario delle proprie angosciose passioni.


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L’ultima dei Bastardi di Nadia De Stefano Abstract Sofia, orfana dei genitori perduti in giovane età a causa di un incidente stradale dalla dinamica controversa, è restauratore agli Uffizi di Firenze, lavoro che pare creato su misura per lei innamorata della sua città e del patrimonio artistico che custodisce. Il decesso dello zio materno e la conseguente inaspettata eredità di un casale nella campagna fiorentina la costringe a fare i conti con il proprio passato. Il testamento dello zio la nomina erede universale e le assegna insieme alla proprietà immobiliare anche un’ingente fortuna in opere d’arte: quadri, sculture, libri e manoscritti. Mentre si dedica in compagnia del suo avvocato, amico d’infanzia e occasionalmente amante, alla catalogazione dei beni rinvenuti nelle numerose teche, un misterioso individuo spia le sue mosse. Poco dopo il suo arrivo al casale, un amico dello zio, il parroco del paese che condivideva con lui la passione per le ragazzine, consegna a Sofia una lettera e un diario confidandole di essere molto spaventato e di temere ripercussioni. Nella lettera lo zio invita la nipote a non fidarsi di nessuno e a proteggere il contenuto del diario redatto da una gentildonna fiorentina nel 1478 appartenente alla famiglia Pazzi. Sulla copertina il Giglio, simbolo dei Medici e di Firenze. Perché sul diario di una Pazzi c’è il simbolo dei Medici? E cosa significa lo strano codice riportato nella lettera dello zio 8-4-blu? Un romanzo breve dal ritmo incalzante, una storia intrigante e un mistero appassionante. Nadia De Stefano, abilissima nell’utilizzo della scrittura cinematografica, tiene avvinto il lettore dalla prima all’ultima pagina dosando parola dopo parola la narrazione.


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Il Matto con gli Stivali di Marco Miele Abstract Franco Danzi, soprannominato Nero, commissario di polizia, dopo l’indagine sull’omicidio della bella Kim Chiu che lo aveva riportato da Roma a Ginepre, paese nel cuore della Maremma tra Piombino e San Vincenzo, si ferma a casa del padre, Gino, per partecipare al funerale dell’amico Leonardo Gnocchi, detto Legno. Gli ex compagni del magistrale, sebbene ognuno abbia preso la propria strada, sono ancora molto uniti e partecipano in gruppo alle esequie di Legno. Quasi in contemporanea al funerale, due eventi tragici segnano la cronaca di Ginepre: il primo è il decesso per affogamento, sulla spiaggia di Baratti, di un turista austriaco nel tentativo di salvare i suoi tre figli dalla furia delle onde; il secondo è l’omicidio dell’avvocato Marco Tavano, padre di Carla, detta Katia, che fa parte del gruppo degli amici di Nero. Eventi fortuiti indicano lei come parricida e costringono Nero a impegnarsi come non mai per trovare il vero colpevole assistendo il commissario locale. In paese è tornato anche, nel frattempo, un faccendiere locale, tale Giovanni Bisleri detto Ferro, implicato in un caso di scorie radioattive e ricercato dalla polizia che si è deciso a tornare per organizzare l’evasione dal carcere delle Sughere di Livorno del suo giovane braccio destro Massimo Giacalone, soprannominato Han Solo, reo confesso di parecchi reati. Come se non bastasse, a complicare la situazione, quello che si era presentato come un sicuro incidente rivela aspetti poco chiari su cui è d’obbligo indagare. Marco Miele usa come pretesto la vicenda gialla per raccontare la storia di un gruppo di amici che faticano a diventare adulti. Fa da sfondo ancora una volta l’uso del dialetto livornese e un’ironia bonaria e simpaticamente birichina.


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Se un giorno ritornerete, sorridendo piangeremo di Enzo Di Gregorio Abstract Raul Priori, detto il Tenebroso, è un giovane filosofo-filantropo che si nutre di classici greci e latini, dei filosofi che nei loro monologhi disquisivano sulle teorie dell’universo. Due donne regolano il suo sistema d’amore: Ludovica e Paola, la sua prediletta. Accade che una notte sogna una vita parallela in cui le due giovani incontrano un destino amaro e parallelo: Paola si ammala di SLA e Ludovica si lascia morire di inedia. Il Tenebroso, in realtà un giovane timido e dolcissimo, narra il sogno in un libro, con dovizia di particolari e riflessioni sul tema dell’amore, della morte e dell’abbandono. Enzo Di Gregorio adotta una sorta di flusso di coscienza per riversare su carta i demoni e le meraviglie di un mondo bizzarro e sincronico. E quando il Lettore, direttamente chiamato in causa nel corso della narrazione, si convince di avere compreso il dramma esistenziale di Raul e parteggia con lui contro medici meschini, avvocati cinici e destino avverso ecco che si accorge di essere stato incantato da un uso sapiente ed elegante delle parole. Una storia in cui il tutto e il suo contrario sono sostenuti da una medesima dialettica, da una medesima dichiarazione di intenti. Labile è il confine tra sogno e realtà. E un testamento spirituale può dare inizio alla storia piuttosto che determinarne la conclusione. Perché per usare le parole di Arthur Rimbaud Sappiamo donare ogni giorno tutta intera la nostra vita.


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Stivali blu di Alfredo Nepi Abstract La vita spesso è ingiusta, perfida e fa male. Soprattutto quando Pietro si accorge che il proprio corpo non è come egli vorrebbe. La sua individualità, scialba e poco attraente, persa nel grigio dei giorni, vacilla sotto il disprezzo della gente e dei colleghi a lavoro. Inizia così un suo personale voyage à l’enfer del dolore che lo inabisserà nell’infinito delle notti dove si cela dietro a qualche nickname per illudersi di una parvenza di rapporti sociali. Stanco della sua misera esistenza nulla pare però potergli donare sollievo. Ha fame di vita. E per sopperire a questo bisogno si sfoga con il cibo mangiando fino a stare male. Anche Silvia spera che la sua vita possa cambiare. La famiglia la vorrebbe occupata nello studio del padre, immersa in una rassicurante routine, invece, lei ha necessità di un’impellente libertà per costruire il futuro con le proprie forze. Volontaria in un gattile che accoglie gatti randagi, guarda alla vita con occhi innocenti e puri. Accanto a loro si muovono Ciro e Anna. Lui, collega di Pietro e volontario al gattile, giovane napoletano alle prese con i propri tormenti interiori legati a una doppia dipendenza e a una relazione complicata. Lei, responsabile del gattile con alle spalle una sfortunata relazione sentimentale che l’ha segnata. Sarà proprio un’effrazione al gattile a dare il là a un susseguirsi di eventi drammatici che cambierà per sempre le esistenze di tutti. Un romanzo agrodolce, sofferto e intenso. Per certi versi spietato come i pregiudizi che avvelenano la vita delle persone.


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L’ultima rosa di aprile Simonetta Cattaneo Vespucci, la Venere di Botticelli di Simona Bertocchi Abstract Simonetta Cattaneo, Musa di Botticelli che la immortalò nella sua Venere, fu il simbolo della bellezza rinascimentale. Se però tutti conoscono, grazie al genio del pittore fiorentino, le sue sembianze, poche sono le fonti storiche a cui attingere per tratteggiarne il profilo. Andò in sposa a sedici anni al nobile Marco Vespucci, che ben presto perse interesse verso di lei, segnò un’epoca e una corte, quella della prima signoria d’Italia: Firenze. La sua grazia, la sua volontà a ribellarsi a un matrimonio infelice, la sua natura anticonformista le conquistarono l’ammirazione di Lorenzo il Magnifico che la definì la sans par e l’amore di Giuliano de’ Medici ma le attirarono anche l’antipatia delle dame fiorentine sì come la sua personalità inquieta incantò poeti e artisti. Fu al centro di intrighi, scandali, alleanze strategiche; oggetto e soggetto di passioni divoranti e di espressioni d’amore cortese. Morì giovanissima a soli ventitré anni forse per tisi o forse vittima di avvelenamento. Ed entrò nel mito, lei che in vita non aveva mai cercato la fama. Simona Bertocchi, in perfetto equilibrio tra Storia e narrazione, ne traccia una sorta di biografia lirica in cui misteri e colpi di scena si susseguono al ritmo di una danza rinascimentale in cui si muovono le tre anime del racconto: la splendida Simonetta, il giovane e colto Giuliano, il genio artistico di Botticelli.


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Una splendida giornata di Tommaso Banti Abstract Il giovanissimo Tommaso Banti esordisce con un romanzo breve dai ritmi claustrofobici. Una narrazione intrisa di consapevole e misterica percezione della realtà. Uno stile già originale che attinge a piene mani dalla narrativa e dalla filmografia horror. Una splendida giornata è una sorta di mosaico grottesco in cui si susseguono episodi in apparenza paralleli che confluiscono ben presto in un sempre più evidente disegno d’insieme fatto di luoghi, di ambienti e di tematiche comuni. La storia si svolge, appunto, nel corso di una giornata, e alterna analisi psicologica dei vari personaggi a sequenze apocalittiche dal sapore splatter che, mano a mano che il tempo fluisce, li travolgono senza lasciar loro una via di fuga. Implacabilmente scandita dal progredire delle ore, si risolverà in un finale aperto che, come nel peggiore degli incubi, ripropone ancora una volta il gioco.


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L’altra parte della luna di Lidia Mingrone Abstract È un abile gioco di specchi la struttura narrativa del romanzo di esordio di Lidia Mingrone. Sofia a seguito dell’abbandono da parte della compagna ripercorre tutta la sua vita in una sorta di flusso di coscienza, affidando l’elaborazione della perdita e del senso di vuoto e di solitudine che ne sono scaturiti alle parole. Parole da assaporare lentamente. Parole per ritrovarsi lungo un cammino accidentato e inquieto. Parole di un animo ferito e disorientato. Riflettendo sulla sua vita, sulle esperienze passate, sulle scelte fatte, Sofia si mette in discussione e nel farlo si confronta con il suo alter-ego: Albert, voce spudorata, ma intelligentemente ironica. Albert, che le appare attraverso lo specchio nel quale Sofia cerca i suoi stessi occhi, assume il ruolo di tutore, mentore e confidente. Albert/Sofia, Sofia/Albert sono il Giano bifronte, il volto in luce e in ombra della Luna, simbolo binario di vita e morte, infanzia e vecchiezza, sonno e veglia, respiro e immobilismo. Sofia e Albert sono il recto e il verso della stessa medaglia, ma con una differenza. Albert è la parte matura, un burbero benefico, Sofia è la parte spirituale rimasta infante, la bambina che si è persa, timorosa di diventare adulta. In queste due anime che albergano nello stesso petto, come diceva Goethe, vi sono le tracce di una sola anima, quella di una donna che sta raggiungendo se stessa in una e mille voci, nella spasmodica e struggente ricerca di un’infanzia perduta.


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Quello di cui non vogliamo parlare di Gian-Luca Baldi Abstract Una breve introduzione, il tempo dell’orazione funebre e poi il ritorno a casa, Quello di cui non vogliamo parlare si svolge tutto nell’arco di una mattinata, ma in realtà spazia, attraverso la memoria, lungo i quarant’anni della vita di una famiglia. Il funerale di un padre, regista e produttore, è l’occasione per un lungo flusso di coscienza che, apparentemente senza ordine, così come la marea si distende velocemente su di una spiaggia, tocca tutta una serie di temi difficili, che spesso cerchiamo di evitare, partendo prima di tutto da quello della morte: tanto la morte dei nostri cari quanto la paura della nostra morte. E poi le nostre fobie, la memoria e l’oblio, l’amore e la fine dell’amore, l’omosessualità e i pregiudizi, il ruolo della creatività e della fantasia nella nostra vita: ecco alcuni dei temi toccati che confluiscono come epifanie in una narrazione dal ritmo fluido e incalzante, all’interno della quale, verso la fine, si intrecciano brevi visioni poetiche e oniriche, i mondi fantastici. Un arco narrativo che si legge in un respiro come un unico verso… Un gesto coraggioso di verità a oltranza, che non risparmia per primo il suo autore. Romanzo vincitore del Premio Letterario Nazionale Bukowski 2016.


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L’innocenza del germoglio di Irene Paoluzzi Abstract Greta, quarantenne di origine toscana trapiantata a Milano, in seguito alla morte del padre, torna in Maremma, ospite nella tenuta di proprietà della famiglia. Nei luoghi in cui il genitore, mosso da un viscerale amore per la terra, aveva trascorso tutta la sua vita il senso di perdita si acuisce e, nell’attesa del funerale, Greta è costretta a confrontarsi con la dignitosa sofferenza della nonna paterna e con l’indifferenza della madre. Tre generazioni di donne che silenziosamente, e ognuna a modo proprio, saranno costrette a fare i conti con il passato. La scoperta di un evento traumatico accaduto prima della sua nascita segna profondamente Greta inducendola a mettere in discussione la sua stessa esistenza. Nel suo romanzo di esordio, Irene Paoluzzi tesse una storia a tratti claustrofobica, in cui vittime e carnefici mescolano il proprio sangue ai sogni e alle speranze della giovinezza. L’autrice riserva un’attenzione melanconica e sofferta ai suoi personaggi, soprattutto a quelli femminili, e ne esplora con pacatezza e stile lineare le emozioni cristallizzando nel tempo quel senso di lontananza da sé e dagli eventi che inevitabilmente provoca un dolore troppo grande.


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Imperfetti di Matteo Tripepi Abstract Due vicende parallele, apparentemente disconnesse tra loro. Una lirica precede ogni coppia di capitoli. Una struttura narrativa che procede su doppio binario, a tratti spiazzante. La prima vicenda è incentrata sull’efferato omicidio di due fidanzati, Ashley Boots e Luke Kirsten, avvenuto in una piccola cittadina. A indagare è chiamato il commissario Hoffman che sarà affiancato da una squadra volenterosa ma inesperta. La seconda vicenda ha come protagonista il giovane Jeff Kavrak, che si risveglia una mattina insanguinato e senza memoria di quanto accaduto. Consapevole del problema imputabile all’amnesia, tenta comunque di ritornare a vivere normalmente con l’aiuto dei suoi amici, con i quali ha formato da anni una band, e di Christopher Horn. Questi è un vecchio professore ormai caduto in disgrazia, a causa di guai con la giustizia, che gira per il paese raccontando strambe storie sulla sua vita. Riuscirà Jeff, stordito dalle apparizioni in sogno di un bambino con i lineamenti nordici e da eventi imprevisti, a ritrovare se stesso e a ricordare? Qual è il mistero che accomuna le due storie? Qual è la connessione? E ancora, c’è davvero una connessione? Il commissario Hoffman si ritrova alle prese con un groviglio di sospetti, tradimenti, rancori e motivi di risentimento passati e presenti; attraverso lande inesplorate del cuore umano la narrazione incalza e il lettore viene trascinato dalla suspence.


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Il cammino della Fenice di Diana Mars Abstract Pisa, 2200. Il progresso tecnologico ha subito una battuta di arresto. Qualcuno ha ancora voglia di sognare. Tre giovani universitari appassionati di letteratura si ritrovano ogni mercoledì in un circolo letterario a discutere di arte e a scrivere poesie. Una sera un editore decide di sfidarli: dovranno scrivere un romanzo che ha come tema il mito della Fenice, il migliore riceverà in premio la pubblicazione dell’opera. Il romanzo d’esordio della giovanissima Diana Mars è un viaggio nella memoria e nell’inconscio. Protagonista è un vecchio scrittore di successo che decide di raccontare una delle esperienze più incredibili della sua vita ovvero il tentativo non riuscito di scrivere un romanzo sulla Fenice. La rievocazione del passato è il pretesto per aprire un varco verso un mondo suggestivo, sospeso, nel quale le coordinate spazio-temporali perdono consistenza e aprono all’ignoto. Tra anime speciali che si impossessano dei corpi di persone comuni, tra sedute d’ipnosi regressiva e visioni improvvise che mischiano realtà, sogni e allucinazioni, Il cammino della Fenice si muove al confine del tangibile e smaschera la labilità dell’ordinario, la relatività delle nostre sensazioni e il mistero che alberga nell’intimo umano. C’è un filo che lega passato e presente, epoche storiche lontane e irraggiungibili: il viaggio di un’anima all’interno di corpi diversi, alla ricerca dell’amore e della purezza.


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Il mondo nelle mani di Chumb di Barbara Scattini Abstract Chumb è un gigante a cui la mamma, in occasione del suo decimo compleanno, affida il ruolo di custode del pianeta Terra. Tutto preso dal suo compito, osserva volentieri gli esseri umani mentre svolgono le loro incombenze quotidiane anche perché se è vero che a volte gli appaiono incomprensibili, restano pur sempre uno spasso! Ben presto però Chumb matura un sogno: diventare amico di una bambina di nome Mary, buona, curiosa, studiosa e allegra. Ci riuscirà? Come? Una storia che racconta l’amicizia tra diversi che, sebbene apparentemente impossibile, rende la fantasia un mondo dove tutto è fattibile. Un’opportunità per piccoli e grandi di riflettere insieme su alcuni aspetti della vita: l’amore e l’accettazione del prossimo e di se stessi, la riscoperta della bellezza del nostro pianeta, la semplicità dei sentimenti e la voglia di credere e sperare sempre, in ogni circostanza.


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Dark ice di Vittoria Silviana Iorio Abstract In una Philadelphia notturna e disinibita, i coniugi Hill, Michelle psicologa e Alexander imprenditore, vivono un’esistenza apparentemente felice passando da un successo mondano all’altro. In realtà i loro rapporti sono tesi e rischiano di rompersi definitivamente quando in città fa ritorno l’ex di Michelle, Cristian Ghilbert, con l’attuale fidanzata. Ghilbert e Hill nutrono vecchi rancori e Michelle è una pedina nella sfida tra i due uomini. Sebbene prossimo alle nozze, Ghilbert è ancora molto attratto dalla ex compagna, attrazione ricambiata dalla giovane che non esita a intrecciare con lui una nuova relazione. Ma i giochi si fanno complessi, perché il rapporto tra i coniugi Hill è fatto anche di tradimenti plateali e Alexander seduce la promessa sposa dell’amante della moglie, Denise. Il gioco si interrompe proprio con l’omicidio di Denise, di cui parrebbe essere responsabile un motociclista visto fuggire dal luogo del delitto a bordo di una moto nera. Il commissario Wollace, incaricato delle indagini, fa i conti con l’attrazione per la sensuale e scaltra Michelle e i sospetti sugli stessi coniugi Hill, possibili omicidi e forse complici. Alexander e Michelle in questo difficile frangente possono contare sul sostegno di un giovane e affascinante avvocato, Dominic Hughes. Quando la situazione pare avviarsi alla sua naturale conclusione, le carte si sparigliano e nessuno si rivela per quello che dice di essere. Un gioco di specchi, una scrittrice che abilmente manipola gli indizi disseminati lungo il percorso di una storia la cui protagonista si impone per la personalità fragile e complessa a un tempo, una donna che utilizza il sesso per gestire il progetto di una vita futura accanto all’uomo che ama.


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Assurdità di Nicolò Ferrari Abstract Il diciassettenne Nicolò Ferrari esordisce con una silloge di racconti in cui fotografa le piccole e grandi bizzarrie che animano la nostra realtà, rivelando un istinto narrativo e una spiccata propensione all’affabulazione. Dodici storie declinate in argomenti e personaggi diversi, tematiche parallele e divergenti, stili e generi rielaborati o classici. Un registro espressivo caleidoscopico. La sua giovane età, lungi dall’essergli da ostacolo nell’affrontare le imperfezioni o assurdità che il quotidiano ci pone davanti agli occhi, lo sorregge nell’esame disincantato e divertito. Il mondo, il nostro mondo, è un’accozzaglia di furbetti, meraviglie della natura, speranze, desideri, sognatori, piccole cattiverie, pregiudizi, codardi e bravi ragazzi. Ecco dunque la giovane siriana che indossa l’abito tipico del suo paese per andare a scuola il giorno del suo compleanno, due pescatori in cerca di una ragione per vivere, un innamorato folle d’amore, una ragazza troppo ossessionata dalla propria bellezza, un ragazzino vittima di bullismo, una donna impantanata in un matrimonio che le va stretto, un insegnante di ginnastica che aizza gli studenti l’uno contro l’altro, due alieni che guardano alle nostre miserie quotidiane con rammarico e così via. L’autore riflette sulle varie situazioni, fa sue le assurdità che incrocia nel suo faccia a faccia con la vita e ne sorride attraverso un gioco di parole talvolta caustico.


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Le parole del pettirosso di Anna Maria D’ambrosio Abstract Anna Maria D’Ambrosio dopo il genere lirico e il romanzo si cimenta nel racconto breve, tratteggiando una silloge composita e multiforme in cui sono soprattutto le donne che danno voce al loro vissuto. Quindici storie dal sapore agro, delicate o spietate, tristi e melanconiche. Una contrapposizione di grande impatto figurativo quella tra la voce melodiosa del pettirosso, la sua spavalderia, l’indole battagliera e la struttura narrativa che restituisce il quadro di una bambina che si confronta con il complicato mondo degli adulti, di donne deboli alle prese con una realtà troppo grande per loro, di solitudine, di violenza, di annullamento di se stesse. Ma anche di ricordi cristallizzati, di lutti da elaborare, di scelte da compiere. E di fede nel valore salvifico della scrittura. Un universo immaginifico fosco, a tratti grottesco se non fosse rischiarato dalla dignità che l’autrice conferisce a ogni storia, accompagnando i personaggi verso il loro destino, quasi carezzando le loro anime piagate e facendo della loro sofferenza un canto sospeso tra sogno e realtà. Una dicotomia tra luce e ombra, tra dolore e speranza. Un conflitto intimo che acuisce la consapevolezza di quanto la vita potrebbe offrire. Se solo…


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Il Tempo e l’Attesa di Pierluigi Gronchi Abstract Nelle liriche di Pierluigi Gronchi colpisce la musicalità del dettato, il canto disteso, il ritmo e il respiro di un’anima pura. E su tutto una vena di melanconia pervasa di pensosa riflessione che placa nel verso piano e lineare l’intensità delle emozioni. L’attesa, intesa come vibrazione dell’ansia sottesa all’esistenza stessa, si trasfigura in sommessa osservazione del passare del tempo, spiragli su una realtà intravista più che posseduta, perché non si può trattenere ciò che continuamente si ridefinisce quale pennellata su pennellata come in un dipinto impressionista. L’esperienza, la memoria prima ancora di cristallizzarsi si abbandona sulla pagina, spazio ideale e reale in cui il Poeta raccoglie le inquietudini e trasforma la sofferenza in speranza. La poesia, in questo senso epifania dell’esistenza, si fa espressione della pluralità dei sensi che l’essere umano coglie nello scorrere del suo tempo e consente di rileggere il senso del nostro cammino restituendo a ogni passo il senso di un ritorno a se stessi.


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Le terre sognate di Massimo Vecoli Abstract Il viaggio è memoria, racconto, affabulazione, percezione di realtà e di sogno, nascita, trasmigrazione di parole. Di rara intensità pittorico-espressionista le singole liriche che si ricompongono in una sorta di preludio visivo-musicale in cui la natura riesplode ogni volta in visioni interiorizzate. La modulazione ritmica dei versi precisa il senso musicale dell’intera composizione e ne riassorbe le tensioni, le apparenti interne lacerazioni. La poesia di Massimo Vecoli ci consegna un tempo reso eterno nell’attimo, nei singoli accadimenti, parole appena pronunciate a fior di labbra, in un monologo interiore di cui la vera chiave di lettura non è l’oggettività, il reale, ma il sogno, la musica del sogno. Per vivere pienamente la vita è necessaria la fascinazione del gioco linguistico e la fonica espressiva della poesia che ha, appunto, la stessa funzione di un sogno che si realizza, dove ogni parola esercita su quelle contigue una forza di attrazione irresistibile. Le terre sognate è una silloge composta da coordinate emozionali e razionali che si intrecciano in una relazione indissolubile e, talvolta, inconsapevole, attraverso un reticolato in versi di alto ed elegante livello stilistico e linguistico.


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Petali di donna di Donatella Pardini Abstract Viatico emozionale, la silloge di esordio di Donatella Pardini. Un mosaico di epifanie sull’amore, il tradimento, la fiducia che vacilla, l’eros, la non arrendevolezza, struggente come la tempra inesauribile delle donne, che dopo le cadute diventano più forti come figlie e come amanti, come compagne e come amiche, mantenendo e rafforzando la dolcezza che, mista alla sensualità, crea un connubio vincente. La musicalità di versi coglie l’essenza di ogni straordinario aspetto dell’essere donna, il significato che sottende a ogni più lieve sfumatura. Un florilegio di eleganza e raffinatezza stilistica nella sua apparente linearità. La Poetessa traccia una sorta di labirinto emozionale raccontandosi, svelandosi con candido pudore eppure con fermezza, trascendendo l’esperienza personale e arrivando al cuore del lettore. E… adesso/ comincerò a raccontarmi./ Io non sono che una silente/ parola che batte contro i denti./ Non ho voce per gridare,/ i miei pensieri, gridano per me./ Li scrivo su carta, sono indelebili/ come inchiostro di fuoco. Quando arriva il momento di chiedere alla vita qualcosa per se stessi, quando si è dato tutto e tanto si è avuto ma… Una sensazione di appartenenza, un alito di freddo desiderio, la melanconia che abbraccia come una danza di specchi. Mettere nero su bianco la propria determinazione a rispettarsi di più, a darsi spazio e tempo, a perdersi nel profumo di una notte d’autunno. Essere donna. Petali di donna: infiniti adesso dell’anima.


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Pietre e amarene di Chiara Nobilia Abstract Le pietre -massicce, dure, taglienti- e le amarene -intense, agrodolci, rotonde- sono le due anime di questa silloge, che spazia tra tematiche intimiste e sociali, rivolge lo sguardo alla storia del recente passato così come agli eventi del presente, racconta la passione amorosa fotografandola sia nella potenza che i piccoli momenti di ogni giorno hanno, sia attingendo a immaginari favolistici e rarefatti che suscitano una gamma emozionale più impalpabile. Il coraggio dei singoli alle prese con difficoltà di vario genere, le patologie e le contraddizioni della società contemporanea, l’affascinante varietà delle dinamiche interiori, e poi i tracolli esistenziali, il disagio e i tentativi di superarlo, lo straordinario che si sprigiona nel quotidiano, il tutto nell’imprescindibilità di una contestualizzazione storica: su questi argomenti si soffermano le liriche della silloge: pietre scagliate per denunciare e offrire un punto di vista netto; amarene porte nella semplicità e nella particolarità del loro sapore.


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Questa non te l’aspettavi, ispettore! di Rosa Galli Pellegrini Abstract Giovanni Battista Rossi è un giovane ispettore genovese. Trent’anni circa, una mamma che lo accudisce con sollecitudine, un mentore affetto da emiplegia, un capo con la vocazione di stargli costantemente alle costole. E una giovane fidanzata, Elena, che ha deciso, malgrado i suoi mugugni, di fare la guida turistica e di partire alla volta dell’Uzbekistan. Mentre l’ispettore fa i conti con sospetti messaggi in cui Elena gli canta le lodi di un prestante collega di nome Keymal, il suo capo, al solito, lo convoca per affidargli un incarico abbastanza sui generis. Si tratta di infiltrarsi a un funerale per quella che viene definita una ispezione informale sì da accertare se c’è qualcosa di poco chiaro nel suicidio di un commerciante di biancheria intima. Rossi, in effetti, appura che ci sono elementi sospetti e si appresta a fare una relazione dettagliata al suo capo quando la fidanzata lo chiama da Bukhara dove è rimasta insieme al suo gruppo di turisti vittima di un presunto attentato terrorista e lo supplica di raggiungerla. Tra presunti suicidi e presunti attentati, come sempre è il capo di Rossi a stabilire le priorità inviando il giovane ispettore in missione con il compito di riportare a casa i turisti genovesi. Come al solito Rossi si troverà a far fronte a una situazione molto più complicata del previsto, senza sapere che sarà al suo rientro a Genova che lo aspetterà la prova più difficile. Un giallo ben scritto, a tratti malizioso e intrigante, che scorre veloce, un mistero doppio da risolvere questa volta per l’ispettore più lontano dallo stereotipo del detective di certa letteratura poliziesca, ma che cattura per la simpatia e la spontaneità.


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Un tesoro di ragazza di Maria Teresa Landi e Luciana Tola Abstract 2024. La tecnologia ha influito su alcuni aspetti della realtà quotidiana. Enormi display ovunque per restare sempre connessi, tram e metro rigorosamente green, prime auto intelligenti a combattere lo smog e gli ingorghi perenni, driverless-car. In sostanza, però, la vita non è cambiata molto se non negli aspetti più esteriori, appunto. A Lubecca, un giovane scienziato di origini italiane sta segretamente lavorando a un progetto di meccatronica, nello specifico lo sviluppo delle funzioni autonome di un robot. Convinto di essere spiato, a corto di fondi per portare avanti quella che ritiene una scoperta rivoluzionaria, cerca avidamente una soluzione ai suoi problemi. A Roma, una anziana vedova, amorevolmente accudita da una giovane badante, è vittima dei raggiri del nipote sfaccendato, fin troppo ansioso di entrare in possesso dell’eredità. Nel corso di un’estate afosa la tranquillità del signorile quartiere romano, in cui abitano le due donne, sfuma a causa di una serie di omicidi destinati a mettere a dura prova le capacità del tenente Gargiulo, integerrimo poliziotto di origini siciliane. Tutti hanno qualcosa da nascondere e verità e giustizia appaiono mete indistinte quanto mai difficili da raggiungere. Un giallo breve in cui si avverte autorevolezza e ritmo narrativo. Una trama incalzante, ricca di suspense per una storia in cui nulla si rivelerà essere come appare.


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Silvestra folia di Fabio Dri Abstract Fabio Dri esordisce con una silloge di racconti potente e raffinata. Concepita come una sorta di composizione musicale, in cui due ostinati dal ritmo serrato ribadiscono i concetti e il file rouge che sottende all’intera raccolta. Il mondo progredisce, la tecnologia avviluppa ogni aspetto della vita dell’uomo il quale tende ad allontanarsi da ogni entità divina per ripiegare sulla scienza come unica depositaria di verità assoluta, diviene schiavo della Rete, una realtà in cui si può essere finalmente ciò che gli altri vogliono, mantenendosi in contatto con tutti, senza nulla dover spartire con loro né essere costretti a conoscerli davvero: un mondo in cui ogni accenno all’unicità è bandito. In città le persone restano incastrate nella materialità dei palazzi di vetro, ignare di cosa sia una vita. Indaffarate e ipnotizzate dalle vetrine tutte uguali, dai corpi seminudi delle donne, dalle belle auto e dai cellulari ultimo modello. Dimentiche della fatica del lavoro a mani nude nel fango, dell’odore delle stagioni, della stessa voglia di giocare di quando eravamo bambini, delle relazioni autentiche. Dimentiche dell’amore, dell’amicizia. Nei suoi racconti Fabio Dri mette in risalto la ribellione di una natura schiavizzata nei confronti della tecnica e dell’uomo. Il punto di partenza rimane la purezza della vita rurale, contrapposta alla scelleratezza della vita cittadina ingannatrice, fondata sui suoi falsi idoli materiali. La ricerca di Dio e dell’amore per una donna o per un amico sono ciò a cui aspirano tutti i personaggi dei racconti e ciò a cui aspira, del resto, ognuno di noi.


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Un calice di rosso AA. VV. A cura di Marisa Cecchetti Abstract Tra fantasia, realtà, storia e immaginazione si collocano i racconti di Marisa Cecchetti, Sara Landucci, Massimo Cecchetti. Ogni autore vi porta il proprio linguaggio con la propria visione e interpretazione delle cose. L’uva, la vendemmia, il vino, la campagna, hanno la centralità dell’attenzione, con i riti che si ripetono, uguali nel tempo. Cambiano le tecnologie ma la festa dell’uva non cambia, occasione di incontro, di socializzazione, di giochi, di emozioni. La Toscana è il contesto più o meno evidente, ma comunque trasversale ai racconti e alle curiosità. Il lettore può scegliere da dove iniziare: può lasciarsi trasportare dalla delicata creatività di Sara, che si rivolge ai bambini; può scoprire con Massimo le cantine buie della trascorsa società contadina; può scoprire con Marisa storie verisimili del presente e del passato. Se preferisce togliersi qualche curiosità, lo faccia con un bel calice di vino a portata di mano!


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L’ultima primavera senza te di Marco Mastrilli Abstract Una silloge potente, intensa che canta un amore vissuto ogni minuto, ogni secondo come se fosse l’ultimo. Un amore che palpita di passione, dolore e ricongiungimenti. In un misterico dualismo che alterna il sarà per sempre al perdersi per sempre: melanconica consapevolezza che la forza dell’amore sta (forse?) nella sua inevitabile finitudine. L’amore fagocita tutte le nostre energie, le scartavetra e le ricompone nella tempesta perfetta dei sensi, in uno stato euforico del vivere. L’innamoramento è una delle circostanze della vita in cui perdiamo stabilità, smarriamo anche un po’ noi stessi per interessarci follemente a un altro. Che alla fine ci possiede, prende residenza nella nostra testa, nella nostra vita e non riusciamo più a sfrattare. Innamorati diventiamo un po’ fissati, ossessionati, euforici, incantati, ansiosi. In questo sentimento mettiamo tanto di noi, le parti più intime, le nostre fragilità, fratture, esigenze. Senza rendercene conto, attraverso questo sentimento, evochiamo le prime relazioni affettive. E il terreno dell’attaccamento è sempre scivoloso, denso di imprevisti e complicazioni. L’amore è una meravigliosa dipendenza quando è ricambiato, un tormento se non lo è. Si dice che l’amore confini con la follia. Ma la follia positiva, quella che stimola le parti creative di noi, lontano dalla piattezza delle solite abitudini mentali nel modo di pensare se stessi. È un sentimento che ci fa perdere la testa, il controllo, le inibizioni. E meno male. Per farci trovare un po’ di libertà, sciogliere parti di noi altrimenti inaccessibili. L’amore è una delle più potenti sensazioni della vita che ci fa sentire intensamente vivi.


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Il Ponte di Revery di Monica Silvestrini Abstract La poesia, secondo alcuni, si riconduce a una scepsi. L’istinto che si perde nella notte dei tempi, per alienarsi e ricomporsi in frammentarie bramosie liriche. Ricostituendo quindi uno stato enigmatico doppio condotto dal sentimento che diffonde interrogazioni a ogni verso, il plausibile contiguo fittizio, il desiderio equiparato alla ragione. Dualità pregnante. Un’anima come vergine d’esca, che prestandole adito in scomposte acque occulte, descrive alla fine discinti misteri umani orecchianti, retinici e consci. Le poesie sono schizzi suggestivi, per i quali non servono autorevoli e ragionevoli garanzie estetiche. Già in prima ed estemporanea lettura, la loro potenzialità inespressa, è da amare con i sensi, da accarezzare con occhi e dita genuflesse affinché ci parlino. E il silenzio dura poco. La pagina è sempre generosa e selvaggia percorrendo tutte le vene visibili del foglio. Il verso si adagia piano e ricopre di un fitto strato di tinte forti e suggestive. Una convulsa fascia sonora intessuta in un filo di perle che di lemmi e di cuore prendono forma. La poesia è l’esito cicatriziale di un ideogramma d’emozione, nell’appuntamento Principe con il Grande Sentimento. Una silloge impegnativa, ammaliante, capace di annullare il qui e ora per tessersi in un altrove immaginifico in cui la realtà diventa il controcanto della vita.


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Traditi e traditori di Guglielmo Mariani Abstract È l’8 aprile 1945, mancano alcune settimane alla fine del III Reich. Kristine riceve un messaggio da suo marito, generale delle SS di stanza in Polonia: lei e i loro tre figli devono salire in macchina e fuggire verso ovest fino a che non raggiungeranno la Baviera, invasa dagli americani. Attorno a loro è in atto la migrazione biblica di milioni di persone in fuga dall’Armata Rossa incalzante. Dopo tre notti all’addiaccio, sfiniti e affamati, i fuggitivi scoprono una casa disabitata nella foresta e lì finalmente possono recuperare le forze dimentichi del dramma che si svolge non distante da loro. Finché non irrompe nelle loro vite Vladislav anche lui in fuga, in realtà in missione per la Resistenza Polacca. Il giovane si unisce alla compagnia e, improvviso, nasce un amore impossibile, tumultuoso e contrastato per la differenza di età con Kristine e per il vissuto di entrambi. Non lontano, al di fuori della foresta, avvengono eventi drammatici mentre quattro eserciti si stanno dispiegando sul territorio tedesco sbaragliando quello che resta di uno degli eserciti più forti di tutti i tempi, in rotta rovinosa. L’incontro e la fuga dalla casa nel bosco sono caratterizzati da contrasti interiori e da colpi di scena che coinvolgono Kristine e Vladislav consci del fatto che il loro rapporto non possa andare oltre il contingente della fuga stessa. Il futuro riserverà ad ambedue sorprese che segneranno profondamente le loro vite. Romanzo di grande intensità emotiva, agrodolce e sincero si dipana come una contaminazione di note su uno spartito di Bach.


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La forma dell’aria di Annalinda Buffetti Abstract Il romanzo, ambientato nel 1967 tra la Brianza lecchese e la Toscana, conclude la trilogia dedicata alla famiglia livornese Castiglioni dal Fiume. Personaggi vecchi e nuovi animano le storie di paese che fanno da sfondo alle vicende della famiglia, ormai affermata nel campo dell’industria calzaturiera e della pelletteria. Augustino, il bambino delle fate, diventato adulto, è riuscito a mettere a frutto la propria unicità nel lavoro al calzaturificio, ma è fortemente limitato dall’autismo nei rapporti con le persone. La famiglia ha creato intorno a lui un mondo sicuro e protetto e il nonno Amilcare e la sorella Federica cercano di guidarlo verso l’autonomia. La ragazza parte per Firenze con i nonni, per conoscere la famiglia del fidanzato, combattuta tra il senso del dovere verso Augustino e il desiderio di indipendenza e di affermazione personale. A casa, intanto, Eugenia deve affrontare da sola il ricovero improvviso di Rodolfo all’ospedale e la gestione delle due aziende. Le viene in aiuto Salvo, dipendente fedele, amico fraterno di Augustino e, da sempre, innamorato di Federica. In questo terzo capitolo della trilogia, perfettamente godibile anche a sé stante, l’autrice riallaccia tutti i fili dipanati nei precedenti episodi e fa calare il sipario sulle vicende di una famiglia che unita ha saputo affrontare ogni difficoltà.


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Piotr e i treni di Oscar Simonetti Abstract Vi sono luoghi, dove la realtà è generata dai sogni di coloro che in quel luogo vivono. Reves, Drimmoli, Traumlich, Dulcimer sono alcuni di questi, uniti da una fratellanza che si rinnova due volte l’anno, in occasione dell’equinozio di primavera e di quello d’autunno, con una festa che dura parecchi giorni e che ognuno di essi ospita a turno. È durante un equinozio di primavera, a Dulcimer, che ha inizio questa storia. Su un palcoscenico visionario e immaginifico si muovono personaggi mistici: i suonatori di gocce, capaci di rendere liquide e musicali le emozioni; il Narratore, che un’antica leggenda vuole destinato a raccontare le vicende di quanto sta per accadere; la scogliluna, sorta di sciamana unita da un profondo legame alla terra; Piotr, un ragazzino che osserva i treni passare perché per poter andare qualcuno li deve guardare; e ancora la seminatrice di sogni, gli incantatori di ricordi, i danzatori temporali. Mentre fervono i preparativi per la festa, la seminatrice di sogni ha un oscuro presagio: un’ombra si sta addensando intorno, un’ombra pesante che minaccia di distruggere la serenità di Dulcimer. L’autore dipinge una Realtà del sogno, approdando a un finale, non scontato, in cui ribadisce, appunto, l’importanza che ha il sognare, anche, e soprattutto, in un mondo che sembra avere smarrito la capacità di farlo. Anzi, è proprio in un mondo del genere che il Sogno può evolversi, sino a trasformarsi nel più potente strumento che abbiamo per ridefinire la realtà.


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La confessione di Tommaso di Aniello Milo Abstract Il 15 aprile 1927, in pieno ventennio fascista, a Napoli viene ritrovato il cadavere di Francesco Gaetani, scrittore e poeta amico di Gabriele D’Annunzio. Il commissario incaricato del caso accredita la versione del suicidio: Francesco è riverso sul letto, due flaconi di Veronal aperti, di cui uno completamente vuoto, qualche compressa sparsa sul pavimento e accanto al corpo. Quarantenne, di famiglia facoltosa, orfano di padre, nessuna intesa col serioso fratello, addolorato per la recentissima scomparsa della madre cui era molto affezionato, reduce, stando ai pettegolezzi dei vicini da una delusione d’amore. Caso chiuso. Passa inosservata la presenza, sul comò, di un pastore in terracotta raffigurante una vecchia al telaio nell’atto di recidere il filo della tessitura. Cinquantacinque anni dopo, al termine di una cerimonia massonica, un giornalista napoletano riceve da un fratello ancora incappucciato un misterioso biglietto firmato dalla contessa Maria D’Algran in cui lo si invita a farle visita il giorno successivo. Nell’occasione la donna dopo avere rievocato alcuni dei fatti a sua conoscenza in merito alla morte di Francesco Gaetani, gli consegna un plico di documenti pregandolo di fare finalmente luce sulla vicenda. Le carte e i racconti della contessa lo conducono nella Napoli del ventennio fascista, tra bordelli e società segrete, alla ricerca della verità su un inspiegabile suicidio. La vicenda si dipana coniugando abilmente storia e fantasia, e l’intreccio, antico e attuale, fra politica e malavita. La tremenda confessione dell’omicida chiosa, con sapiente alchimia psicoanalitica, la trama di un romanzo intenso per colpi di scena e ricchezza di personaggi e situazioni.


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La donna che sei di Anita Rusciadelli Abstract Galeotta fu la lirica “La voce a te dovuta” di Pedro Salinas. Dare la propria voce ad altri è un dovere morale e non solo l’unico modo per capirsi e per capire. Anita Rusciadelli ha tradotto in vocazione professionale il suo desiderio di aiutare le persone a prendere consapevolezza di sé e nella sua silloge di esordio si fa tramite delle voci, delle parole, delle confidenze delle donne che ha incontrato, della loro danza con una vita difficile, costellata di solitudini, illusioni, abbandoni, violenze e travagli senza parto. Ogni storia è una poesia, anche la più crudele e aberrante perché è attraverso la poesia che si può entrare nel tempio dell’umana comprensione per la via metrica di un’umile empatia.


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Illusia di Angelica Benedetti Abstract Nel magico e pacifico regno di Illusia vivono tre principesse: Tara e Samara, sorelle, e Angelique figlia della seconda. Nell’ombra trama però la perfida strega Colomba che, dopo aver lanciato un maleficio sulla piccola Angelique sì da asservirla al Male, scatena una guerra senza esclusione di colpi contro Illusia. Ma un potente talismano preserverà la bimba dal suo triste destino fino a quando, ormai adulta, dovrà imparare a gestire il potere che il Male imbrigliato al Bene le assicura e salvare i suoi cari. Una novella incantevole che attinge alle antiche tradizioni popolari, in cui elementi magici e irreali invadono la vita di ogni giorno dimostrando che non solo si può vivere felici e contenti ma soprattutto che il confine tra oscurità e luce spesso è solo una questione di volontà. Angelica Benedetti riversa streghe e malefici, tritoni e sirene, principi e principesse, draghi, lupi ed epiche battaglie, in una interessante struttura letteraria ancorata alla rima e affida a un linguaggio mai banale, spruzzato qua e là di termini difficili volti a suscitare domande e curiosità, il compito di far sorridere e riflettere. Una storia fantastica concepita per intrattenere e affascinare non solo i più giovani.


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I Kodici delle Illusioni di Carlo Chinellato Abstract Un magma di lemmi e sensazioni in divenire: passato, presente, futuro, modellabile e senza struttura. Innocenza non ancora foggiata. Questo è il codice delle illusioni: inusuali prospettive, utopia, serici intendimenti, respiri nei respiri, stupori… Ed è di questi contrasti che si nutre la raccolta, composta da sessanta componimenti a verso libero, senza rima: un incedere di versi che non rispondono a nessuna metrica, se non a quella dell’anima, in cui l’autore si immerge per far scaturire il malessere della società e delle angosce umane con una lingua poetica desueta, fatta di termini ricercati ed eleganti. L’abbrivio d’ogni lirica può nascere da qualsiasi spunto o termine che ispiri un suono o che tinga un pensiero purché se ne ricavi brivido. L’accurata forma lessicale si plasma per valorizzare l’astrazione enigmatica del concetto, le analisi inquiete, per dar voce alle rievocazioni, alle grida sottaciute, alle esistenze trascorse o da trascorrere. Un misterico getto di parole e versi in cui si coglie, nello spazio sconfinato della scrittura ermetica, una passione tragica e introspettiva, quasi decadente, tesa verso un destino inesorabile. Anche i termini onomatopeici, spesso usati dal poeta, aiutano a entrare nel canto, a volte lamentoso della lirica, e ci cullano nella lettura con un effetto quasi consolatorio.


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Chilometro 53 di Roberto Capocristi Abstract Chilometro 53 è un vecchio bar sperduto in mezzo al nulla, un tempo al servizio di un distributore di carburante oggi abbandonato. Sopravvive nell’attesa dei soliti clienti e di qualche turista finito fuori strada. La cifra indica l’esatta distanza del posto dal capoluogo. Lo gestiscono Giovanna ed Edoardo, compagni di scuola diventati amanti. Insieme si leccano le ferite di due vite naufragate; lei in costante crisi economica e con alle spalle un matrimonio disastroso, lui ex attore di successo, senza più un ingaggio e legato alla flebile speranza di rimediarne uno. Una sera, al momento della chiusura, un corriere della malavita si ferma al bar e muore, lasciando una misteriosa valigia che i due decidono di tenere. Sarà l’inizio di una caccia senza esclusione di colpi, con banditi armati fino ai denti, persone senza scrupoli, traditori e killer prezzolati. Il prezzo da pagare sarà alto e per sopravvivere non sarà sufficiente la volontà di farcela. Con uno stile serrato e asciutto Roberto Capocristi riesce a delineare i contorni di una storia appassionante per i meccanismi psicologici che sono in gioco.


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La memoria e l’inconscio di Loretta De March Abstract La storia di Giulia, sensibile e romantica sognatrice, si avvia sullo sfondo del primo dopoguerra italiano, bambina troppo presto sradicata dall’infanzia, vittima di un terribile segreto che segnerà tutta la sua vita. Allontanata da casa per ragioni di salute e mandata in montagna dai nonni paterni, Giulia, nei racconti della nonna e nel vivace rapporto con la zia vive un periodo di serenità lontana da una madre insoddisfatta della sua vita e da un padre adorato ma che mette la moglie sempre al primo posto nei suoi affetti. Il rientro in famiglia, più difficile del previsto, costringe però di nuovo Giulia a fare i conti con una realtà decisa a non regalarle nulla. Pagina dopo pagina, con la lievità propria dei poeti, Loretta De March tratteggia un personaggio indimenticabile, capace di sfiorare in punta di piedi le peggiori avversità e ancora trovare la voglia di tenersi stretto un sogno. Un romanzo breve che dipinge con tratto sobrio e raffinato la disperata realtà del dopoguerra e l’animo di coloro che la attraversarono.


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La quiete e la tempesta di Simone Raffaelli Abstract Per essere chiamate poesia le parole debbono essere incatenate insieme dal ritmo e dalla scansione ma al tempo stesso richiedono pause improvvise, troncature, sospensioni; le frasi poetiche, legate tra loro come i ritornelli delle canzoni, sono continuamente interrotte per l’esigenza di consentire a chi legge le soste necessarie per percepire – e gustare – le emozioni e le sensazioni che le pieghe dei versi contengono e custodiscono, che altrimenti resterebbero celate nella foga della lettura. Le parole di Simone Raffaelli sono piene di anfratti, di rifugi per la riflessione, di nascondigli ricchi di tesori poetici: ne è un esempio la reiterazione di una stessa parola o di una frase, usata con dolce scaltrezza per comunicare un’immagine e al tempo stesso imprimerla e consolidarne la robusta presenza nella narrazione lirica (in cima al vecchio molo, proprio in cima). Stupisce e ammalia, in questi versi in cui non è raro scorgere qualche accenno di rima ben intessuta nel contesto o qualche allitterazione, la presenza omnipervasiva, fin al titolo, dei temi della natura: il trascorrere del tempo è cadenzato dalle stagioni, vive nel tripudio dei colori autunnali la sua esistenza più vistosa ma poi sonnecchia il torpore dell’esistere che pare quasi preludere con serena fatalità all’ineluttabile scadenza (il tempo della neve e della perplessità). dalla prefazione della dott.ssa Marcella Malfatti


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Lessico proibito d’amore di Gülsüm Cengiz Abstract Gülsüm Cengiz è una delle figure più importanti della poesia turca contemporanea, per la prima volta tradotta in italiano. Si è detto di lei che è una donna che disturba la quiete della gente assopita nell’incoscienza, che porta una voce nuova, cha ha raccolto il testimone da Nazim Hikmet. Il suo linguaggio poetico evita l’iperbole, l’arte oratoria, l’aggettivazione preziosa e preferisce il tono narrato. Lessico proibito d’amore è il suo libro più recente, e raccoglie le poesie che vanno dal 1990 al 2012. La silloge si divide in sei parti di cui l’ultima le dà il titolo. La prima consiste in un lungo poema dedicato alla figlia in un giorno della Festa della Donna; nella seconda parte, Gülsüm Cengiz entra nel vivo della sua poetica: il poeta è la coscienza della comunità, è lui che può parlare quando tutte le voci sono messe a tacere; nella terza parte della raccolta affronta temi sociali; uno scorcio di vita e di poesia impregna le quartine della quarta parte, mentre nella quinta il tema della protesta si incentra sulla voce dei bimbi, sulla violenza e la menzogna; infine l’ultima parte si apre con la lirica che comprende tutta la tematica insita nel titolo della raccolta, rievocando nella poesia iniziale l’amore e lo struggimento di una donna curda che visita il suo uomo in carcere e a cui è vietato esprimere ogni sentimento verso colui che ama. La sua voce si eleva con coraggio per conto di un’umanità dolente, afflitta dalle difficili condizioni sociali e politiche turche. La parola negata si trasforma così in un canto lirico, dove l’amore e la speranza brillano comunque e sempre all’orizzonte.


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Lo zoo in piazza delle Fogne di Mattia Cancro Abstract Moso e Mattia, che è anche la voce narrante delle loro esperienze, sono due giovani fiorentini amanti della vita notturna, tanto che quasi ogni sera escono in cerca di avventura e vagano per locali da quelli più alla moda a quelli trash. Il loro preferito è il Manifesto gestito da Otello, un caratteristico barman attento alle chiacchiere degli avventori. Qui Moso, professore di matematica in un liceo, va a correggere i compiti dei suoi alunni ché a casa le continue chiacchiere dei genitori lo distraggono e Mattia, dopo avere tentato uno stage come cameriere prontamente licenziato, espone i suoi quadri. Dei due è Mattia quello più sfrontato e concreto, così mentre l’amico discetta di hamburger vegetariani ai funghi e di libri Mattia tenta di rimorchiare le belle ragazze che incontrano nei loro giri notturni. Ed è proprio il popolo della notte a essere co-protagonista della silloge, popolo variegato fatto di signore âgé in cerca di divertimento, di uomini maturi al braccio di ragazze giovanissime, di bellezze in tacco quindici concentrate su se stesse e qualche mosca bianca. Una raccolta di racconti anomala perché in realtà si tratta di bozzetti tutti realizzati in stile diverso – si va dall’ibrido monologo interiore-flusso di coscienza al dialogato stretto – i cui protagonisti sono però sempre loro: Maso e Mattia. L’autore attinge all’espressione gergale giovanile, al dialetto fiorentino con i suoi modi di dire, porta il colloquiale sulla pagina scritta e dà freschezza e tono a un narrato che fa del suo punto di forza la fotografia di una generazione, quella dei trentenni, alle prese con il desiderio di andare a vivere da soli, di trovare un lavoro che li soddisfi, una ragazza o magari anche tante in attesa di quella giusta, di sbronze, di chiacchiere. Non per questo una generazione vuota, solo un po’ più fragile e confusa.


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Strade inverse di Marco Martinenghi Abstract La silloge di esordio di Marco Martinenghi è elegante, raffinata eppure distante dagli schemi tradizionali, versi brevissimi talora note appassionate su un pentagramma d’autunno, talaltre secchi, disincantati come ciottoli scheggiati sul greto di un fiume abbandonato. Sottende una melodia tagliata, un ritmo cadenzato che apparentemente si risolve in una lettura semplice, immediata. In realtà, ogni lirica racchiude un universo di sensazioni e riflessioni, il desiderio del desiderio di andare oltre l’apparenza delle cose, controvento impavidi, lucidi e consapevoli. Avvicinandosi, sotto certi aspetti, alla street poetry soprattutto nella ricerca costante di un modo per esprimere il pensiero in libertà e in modo accessibile. Se però i poeti di strada hanno bisogno di liberarsi dalla schiavitù della carta sì da entrare in contatto con gli innumerevoli passanti scrivendo sui muri, Martinenghi il suo muro di anima e carta lo plasma con sorprendente empatia. Quale street (paper) poetry, sia pure anomalo, non lavora molto sull’aspetto estetico quasi assente la retorica, funzionale ma libera la metrica - quanto a quello rappresentativo: il suo unico fine è trasmettere il messaggio e il suo valore. Da qui la priorità e l’importanza assegnata alle parole. Si avverte la cura con cui sono state scelte e assemblate, nella convinzione che un uso impreciso possa manipolare le coscienze e le menti. Il poeta sviluppa un flusso verbale che orchestra i temi della vita quotidiana, un soffio leggero con la forza di un vento impetuoso. Attraversa l’amarezza delle cose umane nella loro vicissitudine di violenza, malattia, depressione, morte, ma incontra anche il demone erotico, e con esso il sogno, la fantasia, e i libri e le figure del passato che illuminano il presente. Con un’attenzione costante alle pieghe infinite e alle corrispondenze sotterranee dell’esistenza.


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Tra di noi Central Park di Giuseppe Iacolino Abstract James Reed, giovane scrittore newyorkese in ascesa, sta ultimando il suo ultimo libro, quello che secondo la sua agente gli assicurerà il meritato successo. Separato e con un figlio, Liam, quattordicenne affettuoso, riflessivo e brillante, dietro le apparenze di padre attento e artista ambizioso, James cela un inconfessabile segreto: la passione per Nicole, l’affascinante fidanzata di Travis, suo amico fraterno. È proprio la notizia improvvisa dell’imminente matrimonio tra i due a sconvolgere il delicato equilibrio che James era riuscito a organizzare nella sua vita: sente infatti di non poter più fare a meno di rivelare ciò che prova e a tal fine inizia a elaborare un piano diabolico che porti alla rottura tra i due. Ma una serie di complicazioni e coincidenze di lì a poco lo investiranno come il vento gelido che soffia a Central Park in inverno. In un susseguirsi di colpi di scena dipanati tra incontri travolgenti, passioni irresistibili e opportunità inaspettate, James sarà costretto a ridefinire più volte non solo i suoi orizzonti personali, ma anche il significato dell’amicizia e dell’amore. Romanzo piacevole e intrigante, che amalgama con eleganza, erotismo e ironia. L’autore scandaglia con irriverenza i ruoli e le aspettative di una generazione, tracciando un quadro in cui la città che non dorme mai è assoluta protagonista.


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Il senso della vita di un uomo qualunque di Lenio Morganti Abstract Lasciandoci trasportare dalla corrente della vita, possiamo inconsapevolmente abbandonarci a essa oppure chiederci cos’è questa cosa che ci trasporta via. Lenio Morganti indaga sul senso dell’esistenza di un uomo qualunque, quale egli si considera, di per sé destinata a essere dimenticata da tutti nel rapido svolgersi del tempo. Nel far ciò, esamina temi che solitamente rimangono nascosti dentro l’animo umano, poco adatti per abituali conversazioni, sfocati anche alla chiara consapevolezza di ognuno. Tra questi: la religione, la libertà, la felicità, il libero arbitrio, la sofferenza, il tempo, la bellezza, l’economia, la giustizia, l’amore. Con linguaggio semplice e tono colloquiale, senza alcuna pretesa di essere depositario di un’unica verità, rivolge le proprie osservazioni a un pubblico di lettori anch’essi uomini qualunque, sollecitandoli alla riflessione, nel tentativo di fare emergere in essi una loro personale considerazione sul senso dell’esistenza. Dalle sue parole, emerge l’opinione secondo cui sotto l’essenza di ciò che si discute, si celi un fine recondito che la Natura ci istiga inconsapevolmente a perseguire. È puntando l’attenzione verso quest’ultimo che diventa possibile scorgere il senso della vita. Tuttavia, non è sufficiente alzare il primo velo, perché ciò che affiora nasconde a sua volta un fine ancora più recondito, e questo un altro ancora. Un saggio divulgativo elegante, aperto alla dialettica, una sorta di testamento spirituale.


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Gocce d’ambra di Franco Pulzone Abstract La poesia di Franco Pulzone si caratterizza per un’intonazione post-ermetica con la presenza di un forte simbolismo molto simile a quello dei poeti decadenti; tali presupposti non inficiano l’apertura alla concretezza della realtà quotidiana che si approfondisce nella riflessione sul senso della vita, del dolore, dell’etica che sottende ai rapporti umani. Una scrittura sottile, quasi aristocratica, sempre in bilico tra reale ed effettuale, tra apparenza e sostanza, tra visionarietà e astrattezza, nella quale il poeta introduce la logica del sogno nei nessi più consueti del linguaggio, rendendone sorprendentemente inscindibili i legami e le articolazioni, violandone i domini rispettivi e scegliendo di rivelarsi in autentica purezza. Una poesia fresca, carica e palpitante di motivi simbolici, dunque, che attorno al senso fluttua ambiguamente senza sosta, come aggirandosi nella misterica schiuma di un nulla musicale in perfetta armonia con l’intimo, esigente meccanismo conversale che gli fa tendere l’anima in bilico sull’abisso delle sue sensazioni. Dalla prefazione di Manrico Testi: “Ne sgorga un nastro di vivide, coinvolgenti risonanze liriche, capace di dar luce, voce e anima, ora acuta e tagliente, ora morbidamente vellutata, alle fertili aree del pensiero, agli appassionati bisogni d’amore, alle infuocate pulsioni, alle struggenti e tenere rimembranze nella fuga inarrestabili del tempo, alle generose, irrinunciabili aspettazioni del cuore nella fremente tensione verso un mondo migliore, pellicola poetica in cui ciascuno troverà riscontri sintonici, empatici, indicazioni, consolazioni e rivelazioni”.


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Una rivoluzione quasi perfetta di Gaetano Cinque Abstract Una rivoluzione è il mutamento radicale di un ordine statuale e sociale, nei suoi aspetti economici e politici ed è perfetta, quando raggiunge il suo obiettivo senza alcuna violenza e coerentemente con gli ideali prefigurati. Ma può una rivoluzione essere non violenta? Può realizzarsi senza alcuna forma di oppressione e sofferenza? E durante il suo svolgimento, i rapporti umani, sia nella dimensione pubblica, politica, collettiva che in quella privata, familiare, individuale possono essere improntati al rispetto reciproco, alla solidarietà, alla comprensione, all’amore disinteressato? Oppure non c’è alcuna speranza e la violenza domina, come una radice inestirpabile, nella vita politica e nella convivenza umana, sempre e comunque? E inoltre può l’ideologia, la fede rivoluzionaria, essere più forte dell’amore, dell’attrazione fisica, della passione? È a queste domande che cerca di dare una risposta Paolo S., il singolare protagonista di questo romanzo, che a settant’anni, intende fare i conti col suo passato per una verifica dei suoi giovanili ideali non violenti. L’occasione per questo particolare esame di coscienza gli è offerta dal suo tentativo di scrivere un romanzo su Gesù, inteso soprattutto nella sua dimensione di profeta dell’amore e della non violenza. La costruzione della trama narrativa lo costringe a guardarsi dentro e attorno, a cogliere i risvolti umani e politici dei grandi eventi storici, in cui si è trovato a vivere (il Sessantotto e l’antimilitarismo, il referendum sul divorzio, la strage di Piazza Loggia, la caduta del muro di Berlino). Contemporaneamente, il presente gli riserva ulteriori sorprese, che mettono a dura prova il suo equilibrio psichico e la sua serenità intellettuale. Romanzo politico, ma anche visionario, dove gli elementi di sogno e immaginazione si intrecciano con il marasma di una vita che sfugge a ogni possibile catalogazione.


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Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello Abstract Del romanzo Uno, nessuno e centomila uscito a puntate nel 1926 sul settimanale La fiera letteraria, quando lo scrittore era già famoso in tutto il mondo, soprattutto per le sue opere teatrali, lo stesso Pirandello disse: “Avrebbe dovuto essere il proemio alla mia produzione teatrale e invece finirà per essere un riepilogo. È il romanzo della scomposizione della personalità. Esso giunge alle conclusioni più estreme, alle conseguenze più lontane”. Per questo, pur non mancando di una trama, il romanzo ha in moltissime pagine la struttura di un incalzante dialogo col lettore nel corso del quale l’autore espone i capisaldi della sua concezione ideologica: l’inesistenza di una realtà oggettiva valida per tutti, col conseguente scontro, ora paradossale ora drammatico, del modo mio di sentire e giudicare che non può coincidere col modo tuo; la perenne mutabilità della coscienza col conseguente crollo della unità, della compattezza dell’io.


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La Casa di Amin di Romano Bavastro Abstract Milioni di bambine, ragazze, donne nel mondo subiscono violenza. Di ogni tipo. Che lo si appelli donnicidio o femminicidio, la realtà dei fatti non cambia: un essere umano, quasi sempre di sesso maschile, compie un atto violento con la volontà di degradare un altro essere umano, di sesso femminile dotato di personalità, intelligenza, diritti etc., ad animale da macello. La lista è lunga e va dalle fustigazioni, all’acidificazione, all’infibulazione, allo stupro legalizzato fino alla riduzione in stato di schiavitù. Nessun continente ne è immune. Romano Bavastro, giornalista di professione, scrive un romanzo che ricorda nel taglio un reportage cadenzato da lanci d’agenzia in cui affondano come lame di coltelli le infami vicessitudini di esseri umani che hanno avuto il solo torto di nascere femmine. Quattro giovani agiati, di diversa nazionalità, a cui se ne aggiungeranno altri tre nel corso della storia si riuniscono in una sorta di confraternita segreta. Essi, mettendo a repentaglio la propria vita, decidono di punire, a solo titolo dimostrativo, appiccando incendi controllati coloro che materialmente usano violenza alle donne o fiancheggiano e applicano leggi inique contro di loro. Determinante in questa risoluzione l’apporto di Athina Shastri, già membro della Gulabi Gang, che istituirà in Svizzera un centro di ricovero per donne vittime di gravi violenze. Ma anche i piani meglio congegnati sulla carta devono scontrarsi con la realtà dei fatti che solitamente si ribella al bilancino della logica astratta. Un romanzo di respiro internazionale, ambientato tra il Cinquale, Londra, la Svizzera e i territori di confine arabo-israeliano, in cui il ritmo cadenzato del thriller ben si amalgama a toni più lirici quando la battaglia per una giustizia senza frontiere si acquieta e sono la famiglia, gli affetti dei combattenti a prevalere.


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Creature selvatiche di Matteo Bianchi Abstract Non è mai una sola la vita che viviamo. Da bambini ci costruiamo mondi alternativi in cui di volta in volta ricopriamo ruoli diversi a seconda del momento e dell’umore, ci tuffiamo nei primi libri d’avventura e solchiamo mari aperti alla ricerca del mitico tesoro del capitano Kidd, facciamo finta di essere appassionati di ballo per sospirare sulle piroette del primo amore. E impariamo la nostalgia, il senso di vuoto quando se ne va per seguire la famiglia. Ma c’hanno già scritto una canzone o forse persino più di una. Da adulti ci immedesimiamo nel protagonista di un film, di una soap opera, con lui piangiamo, ridiamo e inviamo poco caritatevoli commenti allo sceneggiatore se questi si azzarda a ipotizzare filoni di storia che non condividiamo. Aspettiamo con ansia l’uscita dell’ultimo libro del nostro autore preferito, chiedendoci sotto sotto un po’ infastiditi in caso questa ritardi che altro abbia da fare di più importante che rifornire di storie, di mondi e di vite da esplorare noi avidi lettori. E poi, e poi ci capita tra le mani una storia da raccontare, tra i ritagli di tempo che il lavoro ci concede, che l’amico giramondo non fagocita, che la famiglia non reclama. E tutto accade a Forte dei Marmi o giù di lì, in spiaggia mentre la mente è in libera uscita, il cuore si ferma di fronte all’Angelo Volteggiante. L’ha già scritta qualcuno la sua storia? Una bellissima creatura danza con il mare improvvisando figure sul bagnasciuga. Ed è difficile capire se siamo i lettori o lo scrittore perché in fondo, nell’abisso più intimo di ciascuno di noi, riluce l’ambigua consapevolezza che ciò che appare forse è solo un impalpabile fantasma, un rebus, un enigma: quale frammento od oggetto della mia realtà interna corrisponde a quello che vedo fuori di me? Un romanzo di esordio che non si dimentica.


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I fiori del male di Charles Baudelaire Abstract

Provato da una vita travagliata e disordinata, Charles Baudelaire tende a realizzare una poesia che dell’uomo, delle sue cadute e dei suoi disperati tentativi di rialzarsi, della sua sublimità e delle sue bassezze, della ininterrotta altalena tra ennui e idéal, tra disgusto di sé, noia esistenziale da un lato e aspirazioni ideali dall’altro, sia la cronaca e l’epos insieme, l’analisi inclemente e la celebrazione commossa e pietosa. Diviso tra il bisogno di elevarsi e il bisogno di assaporare i forti liquori del peccato; attratto di volta in volta, talora al tempo stesso, e respinto dagli estremi – l’amore che invoca l’odio e se ne nutre – Baudelaire era in preda a una crudele ambivalenza affettiva. Il punto di partenza dal quale muovono tanti atteggiamenti del Poeta è la sua coscienza di esiliato, di angelo caduto e quindi di estraneità al mondo in cui vive. Questa coscienza di diversità ed estraneità approda o alla cupa accidia, a una stanchezza che è insieme disgusto o a un atteggiamento di rivolta cui subentra la frustrazione. Le plaghe da cui si è esiliati (l’infanzia e l’immagine della madre, la fede cattolica nella quale era stato educato, la realizzazione di una ideale integrità e pienezza del vivere) non sono però raggiungibili benché continuamente sentite e cercate: non restano che l’aspirazione alla bellezza e all’arte perseguita con religiosa dedizione, l’oblio disperata condizione, il sogno di nuovi paradisi che ripaghino almeno di ciò da cui si è esiliati. E quindi i paradisi artificiali della droga o di qualsiasi altra sollecitazione che permetta di abbandonarsi a nuove sensazioni di colori, di musiche, di profumi. Oppure – altra soluzione – il vagheggiamento di partire (in senso proprio sì come simbolico, allusivo) di andare verso ciò che è diverso, insolito, sottraendosi così alla triste trama dei giorni già scontati in partenza. Un mondo interiore così complesso necessita di una poesia ricca di nuances, cioè di sfumature, di suggestioni, di accordi più suggeriti che definiti, la parola cercata più in base al potenziale di musicalità che alla sua capacità definitoria e di classificazione. Queste suggestioni e questi accordi, questo crollo dei confini dei cinque sensi per cui un suono può evocare un colore o un profumo suggerire un paesaggio: compito del poeta è scoprire il senso riposto, l’essenza che si cela oltre l’apparenza: un invito a servirsi liberamente delle parole e delle immagini e ad associarle non tanto secondo l’uso della logica pura, quanto a seconda della loro risonanza psicologica e della legge misteriosa dell’analogia universale.


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Skyping di Giorgio Ronco Abstract Armelie Bernardi, rientrata in polizia e assunta la conduzione dell’Anticrimine, riapre il cold case di Guido Terriani, uno scrittore misteriosamente scomparso otto anni prima. A innescarne la riapertura è il doppio omicidio della stessa moglie dello scrittore, Michela, e a distanza di poche ore di quello della figlia Anna: due crimini a sangue freddo, resi ancor più feroci dalla brutale tortura subita dall’anziana professoressa. Cosa voleva disperatamente l’assassino da loro dopo otto anni? Sia Guido che Michela prima di morire avevano appuntamento con Gianni Goiro scrittore vezzeggiato dalla critica e dallo star system nonché titolare della Crimedit, una piccola casa editrice specializzata nelle crime-stories, conosciuta in tutto il mondo. Per gli inquirenti è un particolare degno di nota e si concentrano fin da subito sull’ambiente editoriale. Terriani era uno scrittore mediocre, pubblicato per mera amicizia da Goiro. Su questo tutti concordano. Eppure, dopo otto anni dalla sua scomparsa, riceve una lettera da parte di una società francese che si occupa di tutela del diritto d’autore: perché Terriani ha sentito la necessità per la prima volta nella sua carriera di scrittore di depositare il suo manoscritto? Comincia a prendere corpo l’idea che avesse finalmente per le mani un best-seller. Ma in questo caso dov’è? È questo che cercava l’assassino delle due donne? E perché solo ora? Un caso complesso per il neo capo dell’Anticrimine che si appoggia al fiuto investigativo del suo ex socio e amante, Giorgio Romani, questa volta in collegamento via Skype con il Madagascar. Un giallo dal ritmo incalzante, che sfoglia impietosamente i retroscena non sempre limpidi del mercato editoriale.


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Dentro la bestia di Massimo Martino Abstract Scott Edward è un giornalista inglese che si occupa di reportage da zone di guerra. Inviato a Istanbul, la porta d’Oriente, città avvolgente e misteriosa prende vita il progetto di scrivere di guerra, antica e moderna. Troade e Kurdistan. Ieri e oggi. Un’idea arrivata all’improvviso, che conferma il suo interesse per Troia e per i protagonisti che ne decretarono la leggenda. Sulla scia di uno studio antropologico forense che ritiene di avere individuato i resti di Ettore durante uno scavo recente, Edwars, stimolato dalla lettura di Troilo e Cressida di Shakespeare, si interroga sulla fine di Ettore e sul destino di Elena. Tra oggi e ieri, tra passato e presente, tra leggenda e finzione, è Menelao ad assumere il comando della seconda campagna troiana. Insoddisfatto dei resoconti che i vincitori, di cui egli fa parte, tramandano, ossessionato dal bisogno di sapere, con puntigliosa insistenza, tornato in patria, sollecita la lega greca a investigare e ottiene, nonostante le resistenze, pieno mandato per la nomina di uomini giusti ai quali affidare il compito di indagare. E un testimone viene rintracciato, è un sopravvissuto troiano: Glauco racconta dei tempi dell’assedio, di quando era il custode del dio Apaliunas. Un romanzo breve, appassionato e intenso che ci restituisce una storia di Troia lontana dalle spire del mito, se possibile ancora più immortale.


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Morgellons di Paolo Macoratti Abstract Diego Leclerque è un ricercatore scientifico che studia l’effetto dei composti metallici presenti sul terreno delle aree agricole coltivate. Convinto che individuare la provenienza dell’enorme quantità di minuscole particelle di tali metalli consenta di intervenire in via preventiva sull’inquinamento ambientale, responsabile di generare nuove malattie di tipo allergico tra cui il Morgellons, lavora a una formula in grado di neutralizzare l’effetto deleterio del pulviscolo e sconfiggere così il morbo. Le sue ricerche, più tollerate che apprezzate dalla società farmaceutica per cui lavora, sono invece di grande interesse per una multinazionale del farmaco coinvolta nella sperimentazione di alcune sostanze irrorate per via aerea. Tale irrorazione rilascia inevitabilmente quelle che da più fonti sono chiamate scie chimiche. Che correlazione esiste, se esiste, tra inquinamento e irrorazioni a bassa quota? E ancora, perché nelle zone sorvolate si registra un aumento sensibile di malattie e di azioni violente compiute da soggetti che assumono psicofarmaci? Leclerque non può fare a meno di chiederselo, ma ben presto si accorge di non poterne parlare ad alcuno perché, all’alba di una possibile epidemia incontrollata, nessuno è davvero chi dice di essere. Un bel thriller, dai ritmi moderni, che si dipana come una ragnatela.


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Nascosto al cuore di Ada Tufano Abstract Quando parte per un viaggio di lavoro, la vita di Kate cambia radicalmente. Fino ad allora, era rimasta in sospeso tra il tormento per la tragica morte della madre, di cui si sente parzialmente responsabile, la paura di vivere l’amore per il suo collega Daniel e il desiderio inspiegabile di coltivare l’amicizia di Gena, donna ambigua e solitaria. Durante quel viaggio, fortuitamente, salva la vita a una strana donna. Quest’ultima la ospita per la notte in una casa dalla cupa atmosfera e la turba con discorsi inquietanti, quasi la conoscesse. Kate è così confusa, che accetterà un’assurda proposta che la donna le fa per sdebitarsi. Da qui in poi la ragazza precipiterà in un inferno che mai avrebbe sospettato, che la metterà a dura prova, ma che potrà, forse, farle ritrovare la pace svelando al suo cuore ciò che fino ad allora gli aveva nascosto. Sul filo del paradosso temporale, si snodano vicende inaspettate, si stringono improbabili alleanze e si rimette a fuoco con gli occhi di oggi quanto è accaduto allora. Un romanzo intrigante, che alterna momenti drammatici e leggeri, in cui misteriche coincidenze e colpi di scena ben si amalgamano. L’Autrice sfiora i sentimenti con pudore e affronta senza censura episodi forti.


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Puoi avere una parte di me di Luca Centoni Abstract Una silloge atipica per Luca Centoni, artista poliedrico in costante evoluzione. In alcuni poeti il confine espressivo tra poesia, riflessione poetica e prosa lirica è molto sottile, per altri è sinonimo di crescita contaminare il proprio stile con inflessioni diverse, come un musicista pop che assorbe ritmi jazz e country disarticolando generi e aspettative. Per Centoni appare una necessità il passo compiuto in direzione della prosa sotto forma di intuizioni, monologhi e flussi di coscienza che disattendono spesso la versificazione e si riversano in una struttura più narrativa. Non c’è una dimensione intimista e solitaria nella silloge, qualunque sia la forma espressiva adottata di volta in volta, il Poeta ha sempre un altro cuore a cui rivolgersi – un amore, un amico, un familiare – cuore che non fugge mai il confronto, soggetto attivo anche nel silenzio o nell’assenza. Un costrutto relazionale intessuto di fili sottilissimi, fragili come la speranza, l’amore e l’amicizia. Che non disdegna di mettersi in discussione, di osservare la realtà effettuale minata da disastri naturali, avidità, interessi personali. Dov’è allora la dimensione affettiva, la memoria, il rispetto per l’altro? Forse la risposta non è nelle pieghe di un verso, di un pensiero o nelle pennellate di un dipinto scolpito di lemmi ma soffermarsi su di essi può essere un inizio. Musica che scalpita, che batte sorda, parole che si rincorrono come purosangue, epifanie sensuali, ricordi agrodolci, certezze che danno respiro alla mutevolezza del pensiero. Una silloge che si rinnova e si arricchisce a ogni scorrere di pagina.


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Diversamente animali di Ariel Carrapa Abstract Ogni giorno l’uomo si macchia di crudeltà nei confronti degli animali. Molti vengono uccisi, spesso in modo barbaro, negli allevamenti intensivi per soddisfare il suo consumo di carne, molti altri portati via dal loro habitat naturale per il suo divertimento, altri ancora privati di ogni dignità e usati come cavie da laboratorio. Lottare per i diritti degli animali e per l’ambiente è fondamentale anche per garantire migliori rapporti tra gli stessi esseri umani. Il matematico greco Pitagora già nel 400 a. C. avvisava: “Fintanto che l’uomo continuerà a distruggere gli esseri viventi inferiori, non conoscerà mai né la salute né la pace. Fintanto che massacreranno gli animali, gli uomini si uccideranno tra di loro. Perché chi semina delitto e dolore non può mietere gioia”. Ariel Carrapa, vegana e salutista, dà vita a una silloge di sette racconti i cui protagonisti sono animali vergognosamente vessati dall’uomo, e li lascia raccontare a ruota libera le proprie esperienze. Un cucciolo di beagle narra della sua prigionia in laboratorio, una delfina bianca dello sterminio della sua famiglia, un toro del suo destino a combattere in una corrida, una lupacchiotta della volontà di salvare un essere di specie diversa, un leoncino, Simba, di come si vive in cattività in attesa di esibirsi in un circo, una volpe della sua cattura per poterne utilizzare la pelliccia e un orso di come sopravvive in attesa che gli venga prelevata la bile. Ma ci sono anche esseri umani buoni nel mondo, solo che restano nell’ombra e fanno meno rumore, come sostiene Simba. Esseri umani decisi a riequilibrare le forze in campo. Che sia finalmente venuto il momento di farlo rumore? Una silloge di grande impatto sia narrativo che umano.


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Vento, muschio e conchiglie di Emanuela Lello Abstract Una silloge di esordio sorprendente per la purezza di dettato e costruzione poetica. Esiste un luogo dentro al nostro cuore da cui le parole sgorgano come timidi ruscelli e lentamente si fanno spazio fino a ricomporsi in versi: ponte tra diverse solitudini. È il nostro mondo interiore che reclama di essere ascoltato, di disancorarsi dalla meschinità, dalle piccole miserie dell’animo umano e innalzarsi verso Dio. Aspira a toccare un animo nobile che lo sappia consolare e lo renda luminoso di virtù. Rimane sospeso a nutrirsi d’amore. E osserva quanto intorno a lui si muove e vive. Ecco allora le stelle, avvinghiati al nostro dolore, bramiamo un barlume di gioia per cui brillare e osare speranza. Ecco i girasoli, alla ricerca della felicità e del calore del sole. Ecco le foglie, tanto verdi e rigogliose d’estate, accese di rosso fuoco in autunno, cadono d’inverno ai piedi dell’albero, riparandone le radici dal gelo: come le nostre rinunce che conservano intatta la vera essenza. Siamo farfalle dalle ali tenere e fragili, che guardano al mondo con occhi puri. Timide prima e poi d’un tratto coraggiose, sfioriamo le acque placide del fiume: la vita. I nostri ricordi, le nostre esperienze che ci hanno fatto ciò che siamo oggi. Una sinfonia di emozioni liberamente catturata tra i lemmi di uno spartito d’amore.


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L’esistenza è il male di vivere di Maria Cristiana Di Prospero Abstract Silloge di esordio essenziale, inquieta e nostalgica. La Poetessa dichiara fin dai primi versi il suo amore per la Natura, l’appassionato sguardo al paesaggio su cui riversa e proietta il proprio stato d’animo in una sorta di panismo ingenuo e seducente. Anela alla serenità, alla trasparenza dei sensi e al contempo soffre un amore che le impregna l’anima e il cuore e da cui non sa fuggire. O non vuole. Abbracciata a questo amore che non si sofferma prende atto della transitorietà d’affetto con un’eleganza emozionale spiazzante. E ancora, la Poetessa osserva disincantata ma mai rassegnata l’umanità che la circonda, ne vede gli spigoli più biechi e sente se stessa tuffarsi nell’abisso della solitudine consapevole però che l’epifania è già scolorata. Maria Cristiana Di Prospero danza sulle sue afflizioni con la lievità di chi riesce a illuminare il buio affidandosi a una parola dopo l’altra ricombinandole più per la loro intrinseca musicalità che per il loro significato contestuale. Proprio per questo talvolta le sue liriche appaiono incompiute, perché c’è sempre un qualcosa oltre e altrove da inseguire, fosse solo un’eclissi luminosa e melanconicamente irresistibile.


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Lungo il sentiero della nostalgia di Mario Stefani Abstract Romanzo breve, ingannevolmente semplice a prima lettura si rivela, al fluire delle pagine, un abile espediente letterario per ripercorrere le esperienze, le sensazioni, gli affanni della vita che si è deposta alle nostre spalle, per centellinarla come un vino dall’aroma intenso e profumato a lungo custodito con rispetto. Mario e Berenice si conoscono negli anni Sessanta, giovanissimi, subito si sentono attratti l’uno verso l’altro ma la vita, come spesso accade, li conduce su strade parallele: il primo studia legge e diventerà insegnante in un Istituto Tecnico Commerciale lucchese; la seconda si sposa ed emigra in Argentina. Destini diversissimi. Mentre Mario può affiancare allo studio prima e al lavoro poi le partite di pesca sul fiume, le gite in montagna con gli amici e le cene del sabato sera nella cantina di Pietrino, Berenice fa i conti con un Paese straziato dalla povertà e dalla dittatura militare. Molti anni dopo, la donna rientra a Lucca e suona alla porta di Mario. Entrambi hanno alle spalle un’esistenza di cui l’altro ha voglia di sapere, per ricostruire quel legame abortito troppo presto, troppo in fretta. E così, in una convivenza all’inizio un po’ impacciata poi via via più naturale si raccontano le esperienze vissute e approcciano il quotidiano fatto di bellissimi e semplici eventi – apparecchiare la tavola, preparare la cena, curare i fiori – per imparare a conoscersi di nuovo. Una narrazione intessuta come bozzetti, talora appena accennati, continuamente in bilico tra oggi e ieri, sempre lieve, sospesa e garbata.


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Bancha di Micaela Giambanco Abstract Fine anni Novanta. Roma. Una giovane donna decisa e indipendente vive in una splendida proprietà di trenta ettari, ha davanti a sé la prospettiva di un futuro da dirigente in una delle più famose e importanti aziende import-export italiane ed è sentimentalmente legata a un ragazzo di buona famiglia. Cresciuta con il nonno paterno, manager d’assalto e poco incline alle effusioni, non ha comunque particolare curiosità di conoscere la storia dei suoi genitori: sa solo che il padre è deceduto in Giappone quando lei era molto piccola. A destabilizzare lo status quo è l’arrivo di una lettera inviatale dal nonno materno: una sola grande bugia e tutto il suo passato e il suo futuro sono compromessi. Decisa a conoscerlo, intraprende un viaggio in Giappone. Avrà modo di conoscersi come una donna diversa e, come nel kintsugi della tradizione giapponese, dove la ceramica in frantumi viene ricomposta e impreziosita con l’oro, sarà lei a dover rimettere insieme i frammenti della sua vita rendendola più ricca di quella finora vissuta. Un romanzo d’esordio che fonde il fascino millenario della cultura giapponese con uno stile originale che fa dell’attenzione ai dettagli, sia descrittivi sia psicologici, un innegabile punto di forza. Micaela Giambanco pennella le parole come in un dipinto, vellutato e avvolgente, che si svela nella combinazione di incenso e tè.


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Di luce e di oscurità di Alessandro Chiesurin Abstract Una silloge di esordio dalle atmosfere rarefatte, elegante e raffinata. Quaranta liriche scandiscono il percorso del poeta, dall’alba al tramonto, affidando l’esigenza di confrontarsi con la realtà sia effettuale sia atemporale, a versi cupi e malinconici. Quattro le sezioni. In “Poesie albeggianti” il poeta inizia la ricerca di se stesso; vive intense passioni in “Poesie canicolari”; mentre in “Poesie del crepuscolo serale” entra nella fase discendente fino a trascinarsi nel periodo oscuro, caratterizzato dalle “Poesie di nera luce”. Ma se la vita compie un andamento circolare, e da ogni fine sorge un nuovo cominciamento, allo stesso modo le poesie tracciano un ipotetico viaggio destinato a proseguire oltre le apparenze. Luce e oscurità sono elementi complementari, sì come le liriche che trascendono la sezione in cui idealmente si collocano.


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Il complesso di Abramo di Giuseppe De Concini Abstract Il finanziere Daniel Pitteri e l’affascinante orafo Marco Cristante hanno lavorato insieme, concludendo affari non sempre puliti. Le loro strade si sono separate dopo l’acquisizione di una proprietà immobiliare strappata, con metodi discutibili, a un’anziana signora. In una situazione di esiziale difficoltà economica, Cristante è costretto a rivolgersi al vecchio socio per un prestito. Concepito come un prolungato gioco di specchi tra le figure (e le personalità) dei due protagonisti principali il romanzo si dipana sulla scia della figura biblica di Abramo. Una figura inconcepibile per la cieca fiducia nel suo Dio, un essere talmente arcaico e incomprensibile da costituire l’archetipo di qualcosa (o di qualcuno) che oggi non esiste. Chi sacrificherebbe infatti suo figlio per il volere di un Dio? Chi sacrificherebbe suo figlio per qualcosa o qualcuno? Nessuno, almeno nessuno qui, in occidente. Eppure sarà questa la prova/penitenza che verrà chiesta a Cristante. Il suo dibattersi nel possibile/impossibile della risposta è già una colpa di per sé? Due figure legate e confliggenti. E in fondo chi può dire quale sia tra i due protagonisti la parte demoniaca e quale quella angelica? Un noir a tratti claustrofobico, potente.


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Fuori di me di Antonio Bini Abstract Una silloge garbata e intensa, di ingannevole semplicità. Esperienze, ricordi, paesaggi trascendono il vissuto individuale per assumere un respiro più ampio e sottolineare il ruolo del non detto, delle pause, del silenzio. Dove (ri)trovare se stessi e gli altri. Da una posizione quasi defilata, il Poeta emerge dall’incertezza del presente e si riappropria in un moto, dal sapore epifanico, della realtà effettuale in cui principi e valori acquistano un significato originario. Nella ricerca di nuovi equilibri, destabilizza il certo per l’incerto. Versi liberi resi in un linguaggio di pacata armonia. Voce originale, che ingloba e scavalca esperienze poetiche contemporanee.


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Il mondo sommerso di Michele Visconti Abstract Il 10 maggio 1987 il Napoli vince il suo primo scudetto e in città esplode una gioia incontenibile di cui è emblema lo striscione apposto a un cimitero Non sapete cosa vi siete persi! Diego Armando Maradona, il più grande calciatore al mondo, ha guidato la squadra a un risultato storico. Nel mondo sommerso della piccola criminalità, un altro Maradona, nello stesso giorno condanna a morte un giovane reo di avergli disubbidito. A eseguire la condanna è Gennaro, suo amico. Ma questo non conta nel mondo in cui entrambi sono stati fagocitati da ragazzini. Un errore e il corpo bruciato del giovane viene identificato grazie a un orologio: Maradona, il boss non il calciatore campione d’Italia, ordina a Gennaro di lasciare Napoli e di tacere su quanto accaduto pena la morte. Gennaro si reca allora a Frascati ed entra al servizio di un altro potente boss locale: che altro può fare? Ma una sera, passeggiando per il parco accorre in aiuto di due ragazzini, Cesare e Chiara, vittime di una banda di balordi che vuole rapinarli e violentare Chiara. Da quel momento la sua vita si intreccia inconsapevolmente alla loro. Un romanzo breve cadenzato dall’uso del dialetto, piacevole e ricco di spunti di riflessione, non ultimo il gesto cortese e semplice della madre di Chiara che decide di guardare oltre l’apparenza e dare una possibilità anche a chi parrebbe averle sprecate tutte.


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Intermundia di Salvatore Santamaria Abstract Dove nascono l’odio, la violenza, il sadismo? Qual è l’origine del male? Non esiste una risposta facile al più antico dei quesiti teologici e morali. Gli intermundia sono le dimensioni alternative che si aprono nell’universo della coscienza umana. Le chiavi per accedervi sono i pensieri malvagi inespressi, negati, le preghiere inascoltate e quelle male indirizzate. Una volta aperta l’anima a tali piani del reale, in cosa rischiamo di imbatterci? Ma, soprattutto, cosa potrebbe uscirne, trovando un varco nella nostra quotidianità per annientarla? Ognuno dei dieci racconti che compongono la silloge di esordio di Salvatore Santamaria è un tentativo di dissezionare i meccanismi e le cause dietro le più torbide passioni umane, uno squarcio aperto su questi intermundia.


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La ragazza che sapeva leggere nel pensiero di Rossella Seu Abstract Leggere il pensiero è davvero possibile? Oppure si tratta di un’astuta manipolazione? Non c’è spettacolo di magia che si rispetti che non l’annoveri tra le attrazioni. D’altra parte la ricerca ha dedicato ampie risorse allo studio del cervello umano e alle sue potenzialità nella convinzione che la farmacologia possa essere decisiva. Tutte le obiezioni, le riserve, i test medici si infrangono però di fronte a chi ha il dono. E Sofia ce l’ha. Da sempre. L’omicidio di un suo caro amico la costringe a rifugiarsi in una pensione a Nizza. Dove, in solitudine, consapevole che l’assassino la sta braccando, scrive la sua storia, nella speranza che possa essere d’aiuto al detective che si occupa delle indagini e che, al momento, ha posto in stato di fermo un medico amico della vittima. Sofia conosce molto bene l’indiziato perché con lui condivide un progetto che potrebbe cambiare molte vite. Un romanzo fresco, veloce, dai ritmi serrati che apre scenari inquietanti.


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L’abbraccio dell’arcobaleno di Amalia Barbara Di Bartolo Abstract Il destino di Chantal inizia ancora prima che lei nasca. Nel 1944 sua nonna è costretta a lasciare la Spagna rea di avere dato alla luce il figlio della colpa. Il trasferimento a Bologna non è scevro di preoccupazioni. Nella bella città universitaria degli anni Sessanta cresce Blanca, sua madre, bella e intelligente ma poco fortunata nelle sue scelte. Chantal, solare e piena di vita, cresce invece a Roma ma fin da piccola, insieme ai genitori, viaggia molto. Tre generazioni di donne a confronto che sembrano accomunate da un unico destino e dalla paura di essere abbandonate. Ma chi non ha mai sbagliato? E soprattutto chi non vorrebbe riscrivere la propria storia? La chiave di volta è nella fede perché la vita può svoltare da un momento all’altro, basta credere che sia possibile. Un romanzo elegante, agrodolce a tratti, che scorre fluido come un buon bicchiere di Armagnac. Piacevole e intrigante la scelta dell’autrice di attribuire a ogni capitolo un colore che rimanda allo stato d’animo e alle vicende intime ed effettuali della protagonista.


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Le buone novelle di Emanuele Verzotti Abstract Una silloge breve, dieci racconti ciascuno di poche pagine, una sorta di caleidoscopio in cui personaggi e vicende si susseguono rendendo varia e modulata la fruizione dei testi, sempre sorretti da uno stile accurato e scorrevole. Un viaggio attraverso situazioni diverse, talvolta paradossali, poetiche e assurde. Ingannevolmente semplici, caratterizzate da un tocco di lievità che ne ammorbidisce il lato agrodolce. Ecco allora l’imprevisto che scardina la routine di una banca, l’amarezza di un rigore mancato, il confronto amaro con chi vive una vita più dura della nostra, ai margini della società, il primo appuntamento a Ferragosto e il fascino intrigante di chi è semplicemente se stesso, le tradizioni di famiglia, i cibi che ci ricordano eventi passati, i racconti padre-figlio e così via. La scelta del racconto breve è felice e risponde all’esigenza di chi ha poco tempo da dedicare alla lettura.


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L’incredibile settimana di Lillo il coccodrillo di Barbara Scattini Abstract Lillo è un giovane coccodrillo curioso e intraprendente. Cerca continuamente risposta ai tanti perché gli frullano nella testolina e tampina mamma e papà che a volte faticano a stargli dietro. Una mattina, pone l’ennesima domanda: “Perché i giorni della settimana si chiamano così?” La mamma, allora, lo accompagna in biblioteca, assicurandogli che lì troverà le risposte a tutti i suoi perché. Lillo, dapprima un po’ incerto, alla vista di tutti quei libri che lo aspettano per soddisfare la sua curiosità non sta più nella pelle dalla felicità! E trovata risposta alla sua domanda, decide di vivere una settimana secondo il significato dei giorni! Lo attendono avventure incredibili.


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Pendolum - La trilogia del tempo di Francesco Rollone Abstract Davide è un ragazzino vivace e curioso, costretto a passare il weekend in campagna a casa di parenti. Annoiato, comincia a guardarsi intorno. Così, una stanza chiusa a chiave e una vecchia pendola gelosamente custodita dal prozio Andrea risvegliano il suo interesse. Deciso a scoprirne i misteri, nel corso della notte, in silenzio, scende in esplorazione. Mentre si balocca cercando di scoprire cosa abbia di tanto speciale la pendola, allo scoccare delle tre in punto, è trasportato magicamente al suo interno. Qui scoprirà un intero mondo in miniatura, abitato da ingranaggi parlanti e comandato dal temibile Chrono, il gigantesco pendolo. Inseguito dai Tarli che vogliono farlo prigioniero, con l’aiuto del piccolo Zefiro tenterà di tornare alla sua realtà scapicollandosi nei meandri della pendola e lungo il vertiginoso Trottolodotto. Qual è il segreto che custodisce il prozio? E chi sono gli abitanti della vecchia pendola? Dietro alla loro esistenza si cela un’anomalia spazio-temporale? E, ancora e soprattutto, che cosa c’entra il numero tre? Un romanzo che ha il sapore di un puzzle, colorato fresco e intrigante.


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Rated R - Il Palazzo dell’Amore di Nick Ragazzoni Abstract In un palazzo insospettabile, giovani donne esercitano l’antica arte del meretricio in una sorta di casa chiusa. Tra gli assidui frequentatori ci sono quattro amici: Rocket che ha da poco chiuso e in malo modo una storia importante, Dr. Feelgood sessuomane e ricco erotomane, Gun il più abitudinario del gruppo e Slime spirito libero avventuroso e inquieto. Perché quattro ragazzi normali senza grossi problemi, con un buon lavoro o ricchi di famiglia, simpatici e intelligenti preferiscono le escort? Per ognuno di loro il motivo è diverso, anche se fanno sempre capolino la solitudine e il timore di doversi misurare con una realtà che avvertono estranea. Non li preoccupa dover pagare per avere compagnia perché in fondo si paga per ogni cosa. E allora via libera a night club, sballo chimico, alcool a volontà e sesso confuso per alcuni di loro a rapporti interpersonali sia pure di anomala natura. Eppure sarà proprio al Palazzo dell’Amore che ognuno di loro troverà la forza e la volontà per riequilibrare la propria vita. Un romanzo irriverente da gustare oltre la superficie, specchio di una generazione e delle sue fragilità.


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Sotto il fiume di Marisa Piccioli Abstract Nina, Lisa e Andrea sono tre amici affiatati e curiosi come veri esploratori. In vacanza sulle coste del Mare del Nord in Germania, conoscono Anna, una loro coetanea che li guida nel Parco Naturale del Wattenmeer. Qui vivono giornate spensierate e intense nell’esplorazione del watt, il fondale del mare, alla ricerca di stelle marine, conchiglie, piccoli granchi; si divertono sulla diga con gli aquiloni o in giro con le biciclette. Tra un’avventura e l’altra, si impegnano nel salvataggio di un cucciolo di foca. Poi, il ritrovamento di una lettera scritta da un ingegnere olandese riporta alla luce il Burchardi Flood, una terribile mareggiata che, nel 1632 in un paese vicino, a dove i tre ragazzi stanno soggiornando, portò alla distruzione della diga, del palazzo e del territorio circostante. Le parole del sopravvissuto li fa riflettere sui cambiamenti ambientali prodotti dal clima e sul rapporto con la Natura. Purtroppo le vacanze stanno per finire e allora il trio decide di… Una bella storia di avventura e di amicizia.


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La signora dei leoni di Maria Teresa Landi e Luciana Tola Abstract Donna coraggiosa e determinata, Toni, la protagonista del romanzo, è costretta dalle circostanze ad abbandonare la comoda esistenza nella Viareggio spensierata degli anni Trenta per seguire il marito in Africa. Lì, prima in Etiopia e poi in Uganda, dove lui dirige una miniera, abbandona l’abito della borghese benestante per costruire un’immagine di sé affatto diversa: esperta di caccia grossa, direttrice di piantagioni, per approdare finalmente nella sua isoletta fluviale tra le acque turbinose del fiume Kagera, che trasformerà in un piccolo paradiso naturale ricercato da cineasti e turisti. Tra realtà e fantasia, il romanzo ricalca le orme della vera Toni sulla scorta di lettere, fotografie, testimonianze orali. Ne risulta uno spaccato illuminante sull’avventura coloniale italiana negli anni del regime e sulle sorti di una donna grintosa e amante della vita, che ha fatto dell’Africa la terra dell’anima e non ha permesso a niente e nessuno, nemmeno all’amore, di rubarle la sua libertà. In questo senso, la signora dei leoni si inserisce a pieno titolo nel novero di quelle giovani donne che negli anni della belle époque hanno fatto parlare di sé per imprese straordinarie.


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Di luoghi di cose di case di Olga Rita Rovai Abstract La poesia vera è quella che si fa riconoscere per due attributi fondamentali: la sincerità emotiva e l’armonia interna. Sincerità e armonia nella forma e nel contenuto. Basta, dunque, scrivere poesie per essere poeti? Ovviamente no. Il poeta è colui che coglie la poesia del quotidiano e la traduce in parole per tutti. Colui che sa trovare per me le parole che io da solo non troverei, per descrivere il mio mondo interiore. Proprio per questo Olga Rita Rovai è una poetessa. Lo è integralmente, perché è costantemente in contatto con il proprio mondo emotivo, abbarbicata alle emozioni, che fluiscono nei suoi versi, (versi che peraltro, seppure scritti benissimo, non hanno mai la prepotente pretesa di essere tali, ma che si presentano sempre come un semplice diario dell’anima), quasi senza la mediazione di quella mente che, con le sue trappole, troppo spesso inquina la nostra percezione, come un cucchiaio sporco modifica il sapore del cibo nella bocca. È la poesia delle cose semplici quella di Olga Rita, e lo è spudoratamente, fin dal titolo di questa deliziosa raccolta. Senza finzioni. È la poesia dei suoi giorni e dei suoi posti, semplicemente. La poesia di Olga Rita, a ben vedere è come lei (e d’altronde come potrebbe essere altrimenti?): appassionata, intelligente; eppure sempre sotto voce. E qui il cerchio si chiude, perché la poesia di Olga Rita è autentica e armonica, nella forma e nel contenuto. (dalla prefazione di Gian Paolo Del Bianco)


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Era l’anno 1996 di Christian Fucilli Abstract Cosa serve per essere un poeta? Scrivere parole dal significato incerto, mescolarle in modo epidermico e attribuirgli un qualche misterico significato? Ovviamente no. Poeta è colui che coglie la poesia del quotidiano e la traduce nel rispetto della propria esperienza, della propria età. Un ventenne non potrà mai approcciarsi alle sensazioni con il bagaglio sensoriale di un quarantenne. Non senza minare la sincerità del dettato. Proprio per questo Christian Fucilli è un poeta e lo è in modo disarmante, in costante contatto con il proprio mondo emotivo che fluisce immediato nei suoi versi. Scevri da qualsiasi orpello metrico, retorico e letterario si riversano come un torrente di acqua fresca, ammiccanti e fiduciosi. La sua è una poesia dedicata alle cose semplici, alle persone che ama. A quella ragazza che è la più bella del mondo, fulcro di ogni pensiero, di ogni desiderio. Limpida, genuina, sempre sottovoce. Con l’ambizione di evocare, suggerire, raccontare in pochi versi un’emozione.


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Quell’estate del ’69 all’ombra della Torre Eiffel di Claudio Minoia Abstract Sarebbe ingannevolmente semplice definire il romanzo una storia d’amore, l’epifania di un incontro inevitabilmente destinato a cambiare le vite dei due protagonisti. Perché è anche una storia di scoperta, di accettazione di sé. C’è nella narrativa di Claudio Minoia una tale carica di fiducia nella vita da costituire già di per sé – in tempi di afflizione e di apocalissi proclamate – una notevole peculiarità di tratto. Francisca è una pittrice che ha paura di credere nell’amore. Maschera la propria insicurezza con piglio sbarazzino e un pizzico di spregiudicatezza. Gerard è un viticoltore intraprendente e sicuro di sé. L’incontro è galeotto per entrambi, sposi a tempo di record, si stabiliscono in Aquitania nella tenuta di famiglia di lui. Le loro anime devono imparare a conoscersi, a lasciarsi andare con la parte più intima di sé prima ancora che con il compagno. Un percorso che si dipana attraverso un’analisi introspettiva attenta e garbata. Intanto, mentre alla tenuta si organizza la vendemmia, un personaggio reale e surreale al contempo irrompe nella trama e ci conduce verso un finale degno dei più classici film hollywoodiani. Un romanzo emozionante.


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Una nota stonata di Santo Triolo Abstract Al taciturno e ostinato ispettore Iarach viene affidata, mesi dopo l’efferato omicidio, l’indagine sulla morte del professor Bertoni. Uomo solitario, poco amato, sospetto di avere una predilezione per i ragazzi. Riesaminando gli indizi, l’ispettore si convince di avere scoperto chi è l’assassino, ma come riuscire a provarlo quando il malcostume imperante gli sbarra la strada? Quando impunità e omertà regnano sovrane? Nel silenzio dei suoi pensieri, nel gorgo del suo monologo interiore il poliziotto ci irretisce in un’appassionante caccia alla prova. Attraverso le strade e le piazze di una torbida Bologna ci conduce alla inaspettata soluzione finale. Un giallo d’atmosfera, una perfetta ricostruzione di indagine. Il talento di Santo Triolo sta soprattutto nella sua indomita vocazione a penetrare nel cuore della natura umana, riuscendo a vedere con spietata chiarezza i risvolti più intimi e nascosti degli uomini, a catturare i vizi, istinti segreti e morbosi, a trasformare resoconti di polizia in avventure, non c’è pagina in cui non si avverta, non si intuisca, la vita, con le stagioni, i sapori, gli odori. Sa costruire il clima giusto, l’atmosfera che il lettore non dimenticherà più: piova o tiri vento, o ci sia nebbia, non c’è possibilità che chi legge sia sopraffatto dalla noia o colto dalla distrazione. Triolo lo conduce per mano dove vuole, anzi lo tiene in pugno, sino alla fine.


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Ventenne casalinga disperata - II ed. di Elena Torta Silvestri Abstract Ormai da un anno Giorgia si è addossata tutti gli impegni familiari in quanto, dopo la morte del padre, sua madre, molto provata dalla disgrazia, deve anche lavorare a tempo pieno per mantenere la famiglia. Questa incombenza però è molto frustante per la ragazza in quanto le impedisce di proseguire nei suoi progetti universitari. Inoltre i rimproveri della madre la fanno sentire poco apprezzata così si rifugia nell’amicizia di Amalia, anziana vicina che conosce fin da piccola e che la incoraggia sempre. Nelle pagine del diario che decide di scrivere per tenere traccia della sua infelicità, incontriamo Laila, una bella egiziana, moglie di un nipote di Amalia, apprendiamo del ritorno a Venezia dell’amica Angela, del soggiorno presso la famiglia di Nina, un’amica della madre, e seguiamo gli eventi più o meno tragici che accadono nel mondo. Finalmente, la routine di Giorgia si interrompe quando durante una gita sull’isola lagunare di S. Erasmo conosce Daniel, un fotografo di origine ebrea… Un romanzo spigliato, una sorta di lettera aperta al lettore. L’autrice dipinge con garbo, senza esprimere alcun giudizio morale, la situazione in cui molte ragazze più o meno giovani si trovano quando devono sacrificare la propria vita a favore dell’equilibrio familiare.


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La luna sull’acqua di Domingo Fabris Abstract Durante le vacanze di Natale del 1947, sette ragazzini, cinque maschi e due femmine, della maremma toscana, progettano una gita alla vecchia cava sul monte Amiata in cerca di rame da rivendere e tirare su due soldini con cui contribuire alle finanze delle rispettive famiglie. Poiché la cava gode di cattiva fama, i ragazzi decidono di tenere i genitori all’oscuro del loro proposito. Si racconta, infatti, che nel sottosuolo vi sia imprigionato il giovane amante della moglie di un nobile fiorentino, la cui voce nelle notti d’inverno è ancora possibile udire. Non solo, ma fu anche teatro della fucilazione di donne e bambini da parte dei tedeschi. Fenomeni paranormali, difficilmente ascrivibili a semplice suggestione, e il ritrovamento di un misterioso bracciale che reca incisi strani e incomprensibili segni sono l’inizio di una grande avventura. Niente è come sembra e Remo, detto Barca, voce narrante del gruppo ne farà le spese in prima persona. Un romanzo breve destinato a incantare la fantasia di tutti quei lettori che almeno una volta nella vita hanno sognato di battersi per una nobile e misteriosa causa.


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Ombre di Franco Pulzone Abstract Sono gli anni Sessanta. Alessandro Lopez è un progettista viareggino di software, separato con un figlio, carattere inquieto, alla costante ricerca di un qualcosa che dissipi le ombre dei ricordi, degli affetti mancati o perduti. Elena è una giovane donna dinamica, bellissima e intelligente. La loro intesa è immediata, quasi scontata, una sapiente alchimia di sensazioni. Ma non è destinata a durare. Attraverso i ricordi di Alessandro prima e di Elena poi, l’incanto della vita, al tempo stesso desiderata repressa agognata schiaffeggiata, si schiude come una rosa impavida al primo freddo d’autunno. Scorrono, così, in parallelo le loro vite segnate da scelte difficili, in bilico tra fantasia e inquietudine, incanto e disperazione, gioia e solitudine. Una fragile dicotomia di luce e ombra, che si rivela lungo una linea temporale scomposta dal vago sapore onirico. Un romanzo originale, non sempre immediato, capace di regalare grandi emozioni.


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Occhi di marrone di Iacopo Maccioni Abstract Terezín, città dell’illusione, accoglie, nella prima metà degli anni Quaranta del secolo breve, insieme a vecchi politici e pluridecorati militari, molti degli intellettuali dell’Europa occupata dal Terzo Reich che non potevano, per ovvie ragioni, scomparire tutti contemporaneamente agli occhi del mondo. Elemento comune: l’essere ebrei. In quest’ambiente, tra persone reali che aspettano un trasferimento a Est e avvenimenti documentati da testimonianze, si intrecciano le storie di vita di quattro personaggi verosimili: Tsvi, Dvora, suo padre e Zeev. L’inizio della storia fotografa Tsvi che cerca gli occhi di Dvora tra gli uomini e le donne che fanno parte di uno degli ultimi convogli che lasciano Terezín, prima della liberazione. Tsvi, a Terezín, non ha preso, due anni prima, il treno per Auschwitz, salvato da altri occhi. Dvora è giunta in quella che subito percepisce come falsa città ideale con il padre convinto invece di essere diventato proprietario di un appartamento in un’amena località di vacanza. Ragazza colta e dotata di una splendida voce, entra a far parte del coro che, sotto la guida autorevole del direttore Rafael Schächter, sta preparando il Requiem di Verdi, da rappresentare in occasione di una visita ufficiale di gerarchi. La loro storia di amicizia e di amore si intreccia inesorabilmente con la Storia. Romanzo emotivamente potente.

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Catalogo dei 100 titoli e-book Giovane Holden Edizioni a 1,99 € cad. L'intero ricavato andrà alla Fodazione Time4life International.

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