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FRA MARSINE E SBERLEFFI

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In questo numero: Editoriale di D. Tacchino

pag. 1

Diversamente vivi di M. Centini

pag. 2

Artinvest di G. Giorgio Massara

pag. 2

La poesia di Parodi

pag. 3

Recensioni in libreria di F. Legger

pag. 4

Due artisti al mese di D. Tacchino

pag. 5

Il sapere umiliato Di Mario Bruni

pag. 5

Prossimi appuntamenti

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l titolo di questo editoriale, è una storpiatura del titolo di un libro: “Fra Marsine e Merlettiâ€?, presentato il 12 novembre nella sala associativa, per introdurre un tema che a mio avviso sta divenendo importante e scottante per una associazione che sta acquisendo sempre piĂš credito e sempre piĂš importanza nel quadro culturale e artistico torinese: Il tema delle presenze dei soci alle conferenze programmate durante l’anno sociale. Nella serata che ho citato, inerente al tema risorgimentale della vita sociale e degli intrighi amorosi del periodo del trattato di Plombieres (1858), i tre relatori presenti, due di un’associazione importante come “Immagine per il Piemonteâ€? e la responsabile delle Edizioni Neos, si sono trovati di fronte un pubblico effettivo, (senza contare il sottoscritto e i componenti della presidenza dell’associazione), poche persone. Ecco perchĂŠ il titolo dell’editoriale. Uno “sberleffoâ€? senz’altro non voluto ma purtroppo effettivo, ad un contenuto culturale che, dopo la conferenza effettuata impeccabilmente dai relatori, e risultata molto interessante e sfiziosa nei temi presentati, ha dimostrato come, a detta dei pochi presenti, la serata avrebbe meritato senz’altro molto piĂš interessamento da parte del corpo associativo. Quando io e Raffaella decidemmo di inserire oltre allo zoccolo duro delle attivitĂ artistiche, anche una programmazione annuale di conferenze e presentazioni, pensammo di offrire ai soci un’ulteriore elemento di crescita culturale come servizio verso una maggiore visione di argomenti di interesse culturale di piĂš ampio respiro al servizio, ripeto, dei soci dell’associazione. Forse stiamo sbagliando linea, forse dovremmo chiedere piĂš interesse a voi tutti, forse dovremmo interpellarvi prima nel programmare gli eventi annuali per riuscire ad ottenere un coinvolgimento globale piĂš nutrito e sentito. Ho avuto diverse opinioni in merito a questo tema, come ad esempio la programmazione di elementi culturali inerenti espressamente argomenti di arte in simbiosi con quelli letterari. Effettivamente, quando le conferenze affrontano temi in cui

l’arte è particolarmente presente nell’argomento presentato, qualche presenza in piÚ c’è, ma quando gli argomenti si innestano in presentazioni prettamente legate a libri di letteratura od argomenti affini come la storia o altro, l’attenzione associativa decade. Ritengo quindi, anche per il buon nome dell’associazione che si vorrebbe sempre piÚ presente come autorevolezza nell’attenzione della cultura piemontese, che sia inutile una programmazione di eventi culturali fuori dal tema classico dell’arte, non supportata dalla presenza dei soci, fulcro fondamentale dell’associazione stessa. Questo perchÊ il risultato dimostra che questa programmazione è inutile, e porta via soltanto un dispendio di energie che potrebbero essere utilizzate per fini piÚ produttivi per l’associazione stessa. Probabilmente nelle programmazioni ho sbagliato qualcosa, non ho compreso a fondo gli interessi e le particolarità di voi soci e me ne scuso, ma credo di avere ancora tempo per rimediare. Vi chiedo quindi con passione e volontà, di intervenire nelle programmazioni future di argomenti che possono essere di vostro gradimento. Per l’anno in corso abbiamo però già preso impegni per eventi legati a presentazioni letterarie che non possiamo piÚ recedere e che potete visionare nel programma che si trova sul sito associativo: www.artecittaamica.it Vi chiedo quindi con molta umiltà di supportarci ancora per questi mesi che ci portano alla chiusura dell’anno sociale 2010 – 2011, attraverso la vostra presenza per gli eventi già programmati, prendendo in considerazione per il prossimo anno sociale, un cambio programmatico, e cioè l’attenzione primaria a temi che VOI soci ci consiglierete e ci proporrete, altrimenti, credo sia inutile continuare, anche se il blocco di conferenze e presentazioni porterà a mio avviso un impoverimento verso la crescita che l’associazione sta ottenendo attraverso non pochi sacrifici in particolare della presidenza e del direttivo.

U

n caro ed affettuoso saluto a tutti i soci e simpatizzanti della nostra bella Associazione. Il direttore letterario


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DIVERSAMENTE VIVI Al museo del cinema il mito dei morti viventi

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colpire è subito il fatto quantitativo: infatti, il non addetto ai lavori non immagina neppure la grande quantitĂ di film, ma anche di fumetti, gadget, oltre naturalmente a tutta una letteratura in cui soggetti sono i “diversamente viviâ€?. A questa singolare categoria, dolente e terrificante, il Museo del Cinema di Torino dedica la singolare mostra: “Diversamente vivi. Zombi, vampiri, mummie, fantasmiâ€?. Curata da Peppino Ortoleva, la mostra ripercorre, attraverso manifesti, fotografie, oggetti, materiali pubblicitari e rassegne cinematografiche, alcuni dei temi principali che alimentano il mito dei morti viventi specificatamente nel cinema, anche se la sua origine è naturalmente piĂš antica e forse è addirittura da ricercare nella preistoria. Come è ben noto, lo stereotipo del morto vivente ha dato vita a tutta una genia di figure mitiche che si conformano in mille modelli di spettri, nel vampiro, nella mummia assetata da vendetta, fino al post-moderno zombi che codifica in chiave sociologica la tradizione del voodoo afro-amerindo. Inutile dire che il cinema ci è andato a nozze con queste figure: dai primi esperimenti di MĂŠliès fino al successo mondiale della saga di Twilight, la giovane musa, soprattutto con la complicitĂ  degli effetti speciali sempre piĂš sofisticati, è riuscita a creare un mondo parallelo, impossibile, spaventoso, che conta

milioni di appassionati, soprattutto tra giovani e giovanissimi. Dalle “archeologicheâ€? ricostruzioni di Friedrich W. Murnau con il suo “Nosferatu il vampiroâ€? (1922), passando per le interpretazioni di Boris Karloff e di Bela Lugosi, per arrivare agli allucinanti zombi di George Romero, il cinema ha enfatizzato fino all’esasperazione il disfacimento dell’umano, proponendo un’antropologia anomala, in cui il “diversamente vivoâ€? è portatore di un’inquietudine che si fa odio per il “normalmente vivoâ€?. Sta in questa distorsione, che ha la sua germinazione spettacolare nazionalpopolare nel noto La notte dei morti di viventi (1968), sempre di Romero, l’anomalia culturale che, dal nostro punto di vista, ha sorretto l’idea che esista uno scontro tra vivi e morti, e non un fisiologico senso di continuitĂ , di naturale metamorfosi. Da qui a mistificazioni e ipotesi trasgressive che danno sostanza alle performance di halloween, il passo è breve. La mostra di Torino, senza nulla togliere al suo indubbio valore storico, costituisce un’occasione importante per riflettere su quella sorta di decadimento etico che contrassegna la morte. Forse, direbbe Freud, tutto nasce dall’inconscio senso di colpa dei vivi nei confronti dei morti, che alimenta l’immagine del non-morto (sia esso vampiro, zombi o semplice fantasma) nelle mitologie di popoli diversi e lontani. Figure che sono state origi-

nate dai giochi perversi della ragione, che ritornano, quando il sole cede al peso della tenebra e crolla oltre l’orizzonte: allora le creature della notte scivolano nei corridoi delle nostre ansie e banchettano un’altra volta ancora sulle nostre angosce. Senza fermarsi mai. Massimo Centini

Diversamente vivi. Zombi, vampiri, mummie, fantasmi. Museo Nazionale del Cinema Torino - Mole Antonelliana Orari: Da martedĂŹ a venerdĂŹ : 9.00 - 20.00 Sabato: 9.00 - 23.00 Domenica: 9.00 - 20.00 Fino al 9 gennaio 2011

ARTINVEST; mostre e cataloghi Di Gian Giorgio Massara

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n via Castello 8 a Rivoli, nell’antica Torre della Filanda, ha sede la Galleria-Casa d’Aste Artinvest che ha ospitato di recente, fino al 30 ottobre, la mostra di GIAMMARINARO. Abbiamo sul nostro tavolo da lavoro tre pubblicazioni; la prima è dedicata a Martino BISSACCO (prefazione di P. Levi, R. Girardi, C. Girand) e accoglie opere di timbro impressionista dense di colore. Le medesime che ammiriamo presso la galleria che ha sede in Torino, in palazzo Birago di Vische. La seconda monografia è rivolta a FLIS (prefazione di C. Tesio e G. Barberis) con opere condotte con le tecniche dell’olio e dello smalto, bilanciate fra immagine e colore, con paesaggi trasfigurati nella forma e ridotti a memoria. L’ultimo catalogo è per Manuela Raimondo (testo di Roberto Girardi), autore che esordisce nel 2006 a Buttigliera Alta e che ama creare giochi di immagini, inserire simboli e

lettere, ancorare talvolta il proprio lavoro a piĂš severi elementi geometrici. Ma la mostra di cui ci occupiamo è dedicata a Giammarinaro, l’artista che ha vinto, nel 2008, il I premio “Cesare Paveseâ€? a Santo Stefano Belbo, che è membro della giuria per la selezione di artisti (Giovane Arte Italiana) alla biennale di Venezia 2003. Dopo la serie di opere, realizzate intorno al 2005, nelle quali pallidi azzurri e ocra costituivano paesaggi toccati dalla marea nera, oppure legati alla terre fossile, l’attuale rassegna presentata da Giovanni Cordero, comprende dipinti pressochĂŠ monocromi nei quali la materia in sĂŠ diviene protagonista dell’opera: resine, materiali vari, colori, legni si traducono in indiscussa suggestione. Fra le opere figura altresĂŹ la grande composizione giĂ presentata a Torino, in Palazzo Barolo, in occasione dell’esposizione della sindone: simbolici eppure veritieri pesci abbandonati a terra; sullo sfondo, una grande tela in

cui l’orizzonte è lontano, grigie nuvolaglie e rami che simboleggiano la catastrofe ecologica. Una mostra che convince, che “narraâ€? visivamente il quotidiano insulto che viene rivolto al paesaggio; opere che pongono al visitatore interrogativi circa il ruolo occupato dall’uomo nel contesto della natura.

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La Poesia di Mario Parodi interpreta i nostri Artisti J. J. JOHNSON

“L

ament” è il capolavoro di J.J. Johnson, il più importante trombonista del be-bop. L’ho ascoltata nella versione di quel monumento del jazz che è Miles Davis (1926-2001), fondatore del cool, con la direzione di Gil Evans nel 1957. Miles Davis venne soprannominato “principe delle tenebre” per la matrice “notturna” della sua musica. Ecco che un brano come “Lament” acquista tutta la sua connotazione di profonda malinconia e tristezza (lament in inglese significa anche lamento funebre). Ben si addice a scrivere una poesia sui campi di sterminio nazisti. Lo spunto, emotivamente fortissimo, è venuto dalla visione del quadro “Shoah” di Graziella Giurovich. La tela rappresenta in uno stile figurativo stilizzato quattro corpi umani indistinti che stan-

no per morire in una camera a gas. Le figure sono allungate fra un rosso vivace alla base e un blu violento nella parte superiore. Per quanto riguarda Miles Davis, bisogna ricordare le sue trasformazioni artistiche durante la sua carriera. Divenne una star dell’industria musicale, caso unico fra i jazzisti di eccelso valore, ricorse alla musica elettronica e sposò le tendenze della moda “in” vestendo Versace. Collezionista di cuori femminili, importante fu per lui la relazione con Juliette Greco.

PERCHE’ C’E’ IL MONDO E NON IL NULLA? La ragazza è seduta sulla sua scatola gialla di oggetti infantili, stelle filanti del pensiero. Certo si domanda: ma questo mondo è troppo grande, è confusa, una solitudine robusta, quella che abbatte montagne tetre di paura a sera. Ma chi sono io? Richiami enigmatici, ma riprenderà il cammino sul sentiero dorato della speranza. Un sentiero che si dipana fra cattedrali e sequoie, fra campi di grano e laghi silenziosi. Corpo e anima sempre in bilico, sempre in fraterna tensione. Ma si cammina. La spirale di Archimede si involve verso l’estrema offerta del possibile, dove ogni domanda trova risposta nella fortunata fisicità dove soffia il vento leggero della rarefazione assoluta.

“P

LAMENT

LA STANZA DELL’ORRORE Eccoci nella stanza dell’orrore. Il viaggio prometteva l’apocalisse. Non era uno sferragliare di treno. Era un cigolare sinistro e cupo, era tanfo di urine e di salive secche di speranza, era l’Europa spettrale senz’anima, attonito anche l’occhio misericordioso di Dio. E qui nella stanza grigia, dalle docce subdole e assassine, entrano a decine donne e uomini, un numero sulla pelle, senza identità. Svuotati di tutto, ma con un’anima che balena ancora fantasia. I corpi si stirano verso la morte, la morte ormai discende nei corpi. E sognano nella nebbia soffocante il rosso, il rosso vivo del sangue, assente dal loro sacrificio, il rosso scarlatto che purifica il dolore, e sognano, in un estremo battito di ciglia, il blu cobalto, dove possa alimentarsi l’anima, la nobile azzurrità, la promessa del Padre, l’ultimo appello per un Dio amaramente assente.

erché c’è il mondo e non c’è il nulla?” E’ un celebre aforisma di Albert Einstein. E’ anche un interessante quadro del pittore torinese Antonio Robella. Appena ammirai il lavoro del mio amico artista, subito gli espressi il mio desiderio di scrivere una poesia sulla tela. Una tela di impronta metafisica divisa latitudinamente a sinistra in viola, a destra in nero. Nella parte viola c’è una spirale basata sui quadrati rotanti di Archimede di colore verde con all’interno un parallelepipedo giallo. A destra una ragazza seduta su un altro parallelepipedo giallo è in solitudine pensierosa. Altri tre parallelepipedi gialli intorno alla ragazza con in alto, sul fondo nero, su nuvole blu e grigie la frase di Einstein da cui prende il titolo il quadro. L’opera di Robella invita alla meditazione sulle domande fondamentali dell’esistenza, con in prospettiva una risposta positiva, fornitaci come postulato fenomenico. Di sicuro il mondo esiste. Il nulla è dunque frutto delle ansie del uomo, ma qui la traccia verde del cammino nel contingente

limitato è foriera di speranza. Insomma l’eterno connubio fra corpo e anima che accompagna da sempre l’avventura umana. Vado a casa e ascolto “Body and soul”, una popolare ballata americana scritta nel 1930 da Edward Heyman e da Johnny Green. La ascolto nella versione del trombonista texano Jack Teagarden, incisa a New York il 1° marzo 1947. Teagarden è una figura di primo piano nel panorama jazz di ogni tempo. Fu una delle colonne delle celebri “All Stars” di Louis Amstrong. In “Body and soul” emerge tutto il suo dna texano, terra di frontiera, di fortunata complicità con gli arabeschi messicani, per cui il suo blues si accompagna a un struggente languore, aiutato qui dal pianoforte di Nigg. Teagarden morì il 15 gennaio 1964 per complicazioni polmonari. La sera prima diede il suo ultimo concerto al “The Dream Room” di New Orleans.


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Recens ioni in L ib reria A cura di Fabrizio Legger Il romanzo fiorentino di Gianluca Polastri La Venere di Botticelli e la signora Martha Gianluca Polastri è un giovane avvocato torinese con la passione per la poesia, la storia e la letteratura. Collabora con case editrici, si occupa di filosofia e ha pubblicato un saggio filosofico su Platone. In questo bel romanzo, intitolato “In viaggio con Martha”, pubblicato dalla torinese Edizioni Ananke (pagine 257, Euro 13,50), Polastri conduce il lettore attraverso una intricata e affascinante vicenda che si svolge tra Torino, Firenze e Londra. Protagonista del romanzo è Leo, un giovane simpatico e loquace, che fa la guida turistica al museo fiorentino degli Uffizi e che, testimone di uno scippo, accorre in soccorso della vittima: una signora inglese, cinquantenne, di nome Martha. Tra i due nasce una particolare amicizia, la quale si sviluppa nella storia unitamente ad una serie di vicende molto intriganti. Un mistero legato alla celebre “Nascita di Venere” del Botticelli, una incredibile truffa internazionale che vede coinvolta anche l’azienda vinicola per cui lavora Martha, viaggi da Firenze a Londra e l’incontro con Jack e Simone (coppia gay in crisi) che infondono nuova linfa alla già di per sé accattivante vicenda, fanno di “In viaggio con Martha” un romanzo che si legge d’un fiato e che cattura il lettore dalla prima all’ultima pagina. Molto interessanti le “Appendici” illustrate che concludono il volume. Il libro è reperibile in tutte le librerie. Se amate l’intrigo e il ritmo narrativo incalzante e ricco di sviluppi, questo è il romanzo che fa per voi.

Il drammatico diario di un alpino della Divisione Julia Prigioniero nella terribile Russia di Stalin

Vincenzo Di Michele ha curato la pubblicazione del diario di suo padre, Alfonso Di Michele, pubblicato con il titolo di “Io, prigioniero in Russia” (pagine 139, Euro 12,00) dalle edizioni L’Autore Libri Firenze. Un romanzo drammatico, che ha già venduto 30.000 copie e che si basa, appunto, sul diario di prigionia di un alpino della Divisione Julia, Battaglione L’Aquila, Alfonso Di Michele, il quale, nel 1942, all’età di vent’ani fu costretto a partire per il fronte russo, in quanto l’Italia mussoliniana aveva sciaguratamente deciso di partecipare alla disastrosa invasione nazista dell’Urss, che Hitler, stoltamente, volle a tutti i costi. Il libro ha pagine davvero sconvolgenti ed è una vera e propria testimonianza di vita vissuta e sofferta. Al fronte, l’alpino Di Michele, insieme a decine di migliaia di italiani, tedeschi, romeni, ungheresi, viene a contatto con la tragedia immane della guerra. Una guerra di sterminio, ma anche una guerra in un ambiente ostile, caratterizzato da un freddo infernale. L’alpino Di Michele viene catturato dai sovietici e conosce gli orrori della Russia di Stalin: finisce nel campo di concentramento di Tambov, poi all’ospedale di Bravoja e, quindi, a lavorare come uno schiavo nei campi di cotone di Taskent, nel lontanissimo Kazakhstan. Quattro anni di prigionia terribile, privazioni e sofferenze disumane: ma la voglia di sopravvivere e di tornare a casa, in Abruzzo, è più forte della malvagità umana. E infatti Di Michele riuscirà a tornare in patria, dove è poi mancato nel 1993, a Roma, all’età di settantuno anni. Un libro di testimonianza, un libro che dà voce editoriale al diario di un uomo che tutti dovrebbero leggere, soprattutto i giovani, per imparare, conoscere e, soprattutto, per non

La conoscenza è ormai storia di pensiero in quest'Italia del "FARE". Anche i poeti, genia sempre ritenuta al di sopra delle cose fatte di materia "cruda", se ne sono accorti......

dimenticare… Vistabile il www.vincenzodimichele.it

sito

internet

Il mondo fantastico di Tarrenika La tremenda guerra del Vrahandorf Guerra di magia tra la Luce e le Tenebre “Ravenferre. La leggenda del Vrahandorf” (pagine 369, Euro 16,50) è il titolo dell’ottimo romanzo di Flavio Verna, edito da Il Filo (Roma), recentemente premiato al concorso nazionale di Arti Letterarie bandito dall’associazione Arte Città Amica, di Torino. Un romanzo fantasy opera di un giovane autore barese, che si rivela molto originale e capace di attrarre il lettore. Lo stile è scorrevole e brioso, le capacità di immaginazione e di resa letteraria sono davvero sorprendenti. Inoltre, il romanzo è ricco di immaginazione macabra e fantastica, pullula di personaggi propri dell’immaginario fantasy come orchi, mezzi demoni, elfi, ed è caratterizzato da un ritmo narrativo davvero impetuoso. Incentrato sulla storia di Nawar e di Aine, che vivono nel regno di Tarrenika, il romanzo vede però svilupparsi al suo interno al vicenda del demone Vrahandorf, terrificante, che giunge dalel Lande di Xard e che intende assoggettare il mondo ai suoi poteri infernali. Tra battaglie, inseguimenti, avventure, duelli, scuole di magia, lotte con mostri e combattimenti tra maghi, il romanzo scorre con grande potere di seduzione, sino all’epilogo finale. Per gli appassionati del genere fantasy, il romanzo di Flavio Verna è assolutamente un libro da non perdere. Lo potete richiedere in tutte le librerie, sito della casa editrice: www.ilfilonline.it

Il sapere umiliato L'Italia non premia ma umilia chi studia sul serio e ricerca gli manca un sostegno e uno status le cattedre in mano a cordate docenza vuol dir frustrazione i luoghi di scienza son rari in fuga i cervelli o isolati si perde in sviluppo e cultura vogliamo investire in sapere?

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Antonio Bruni


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“Essere Artisti di Arte Città Amica significa essere uniti nella produzione artistica e nelle emozioni che essa offre, per determinare un messaggio creativo nel segno di una qualità mirata a far conoscere e conoscersi”

A cura di Danilo Tacchino

Due Artisti al Mese

Gianni Sesia della Merla

hanno ospitato le sue opere, come la galleria Salambò di Parigi, e la “Fine Art Collection” di Sausalito in California.

Uomo di grande modestia e genuina profondità d’animo, Gianni Sesia della Merla ha percorso i più significativi sentieri esperienziali dell’arte torinese, sino a giungere a più che eccellenti livelli di autorevolezza e di riconoscimento per la sua opera che dura da più di sessant’anni! ,el suo segno, nei suoi colori e nei suoi soggetti, vi ci si ritrova la storia della vita nel quotidiano, nel sociale dell’uomo attuale, che sconfina in una soggettività dell’interpretazione segnica, che può essere soltanto di Gianni Sesia della Merla. La semplicità e la coerenza, la passione per il messaggio della forma e la narrazione dei quotidiani fatti della vita del semplice, dell’intimità, dell’incedere di ogni cosa che in qualche modo ci fa vivere, soffrire, penare o gioire, sono gli elementi fondanti del pensiero di Gianni Sesia, riscontrabili nella sua opera ricca ormai di un’esperienza evolutiva che ha superato di gran lunga il mezzo secolo di esperienza artistica e di messaggio del segno che diviene messaggio di vita. E’ nato a Torino nel 1934 ed all’età di 14 anni cominciò già a dipingere e ad avere la passione per la pittura. Si diploma al Liceo Artistico dell’Accademia Albertina, si perfeziona seguendo le indicazioni dei Maestri Ghivarello, Gribaudo, Merlo, ma non si lascia condizionare, la sua ricerca libera ed ancor oggi continua, lo ha portato senza remore e indecisioni ad uno stile personale e ad un tecnica inconfondibile e nello stesso tempo variegata per stile, forma e contenuto. Ha insegnato pittura all’Istituto Moderno di Cultura Artistica e poi allo Studio Sperimentale d’Arte di Torino. Ha pure insegnato pittura e disegno agli ex- allievi Fiat di Torino ed a Moncalieri. Ha ricevuto parecchi e importanti riconoscimenti ed ha partecipato a più di 200 collettive ed ha tenuto più di 50 mostre personali. Molte gallerie internazionali di prestigio

Loredana Zucca Loredana ho avuto modo di conoscerla alcuni anni fa, prima che “sposasse la causa di Arte Città Amica” associandosi, ed aveva già da tempo quella forte concezione del desiderio armonico dell’arte, nello spirito del bello che si fa immagine dell’anima e dello spirito oltre l’immanente per incontrare il divino. Ella crede fermamente nella capacità universale dell’amore, che sa trasformare ogni incomprensione e indifferenza in energia per crescere, unire, creare. ,on a caso mi ha detto tempo fa confidenzialmente, che voleva rimettersi in gioco volendo acquisire il diploma all’accademia delle Belle Arti e mi sembra di capire che ci stia riuscendo con ottimi risultati! Brava Loredana! Allieva di Gianni Sesia della Merla, Giovanni Cravanzola e Lia La Terza, utilizza tecniche come la matita acquerellata, l’acquarello, il carboncino, l’olio, l’acrilico la matita sanguigna e contè. Ultimamente preferisce utilizzare con maggior perizia l’acrilico su tela. Dal 1992 al 2009 ha partecipato con le sue opere a molte mostre e e manifestazioni in italia e nel mondo, ed ha conseguito parecchi

premi e riconoscimenti per il suo messaggio visivo colmo di poesia e di un trascendente che sa armonizzarsi nello spirito dell’anima. Di Lei e della sua opera molti hanno scritto, dicendo come: “Sia romantica , sognatrice nelle sue rievocazioni ancestrali, offrendoci un linguaggio capace di comunicare le proprie emozioni e pensieri, facendoci meditare sui valori profondi dell’esistenza umana (Genevini). L’utilizzo degli elementi pittorici della Zucca sono, a detta di Sergio Innocenti: “Un uso della luce, sicuro, una dote naturale per il colore, una continua ricerca verso il miglioramento…”. Lo stesso suo primevo Maestro Gianni Sesia della Merla, di lei dice: “(…) talora la sua rievocazione è come una musica delicata che suscita una serena e beata pace ed aiuta a meditare sui profondi valori dell’umana esistenza. (…) La sua anima racchiude una incancellabile fiducia nella bontà e nella grazia, nonché un intenso desiderio di vita e di amore per l’arte.”

COMU+ICATO SOCIALE A seguito di una proposta spontanea di alcuni soci, si è deciso di organizzare un evento espositivo a ricordo del nostro socio Antonio Giannetta, purtroppo non più tra noi. I soci presenti al momento della proposta hanno creduto opportuno dare la possibilità a tutti di partecipare agli oneri relativi, visto l’amicizia di Giannetta con tutti. Il primo periodo disponibile per l’evento è risultato essere tra il 21 al 30 gennaio, per cui la mostra è fissata per tale data. Inaugurazione il 21, ore 18.00. Coloro che, liberamente vorranno partecipare alle spese troveranno in sede un apposito cestino in cui poter donare in forma riservata. Grazie a tutti.

Anticipiamo che il 4 marzo, ore 18.00, inaugureremo la collettiva dal titolo “+el segno e la parola” (pittura e letteratura si incontrano), con esposizione sino al 13 dello stesso mese. Le opere si dovranno ispirare ad una delle opere letterarie premiate nel nostro concorso appena concluso. Pertanto i soci pittori che vorranno partecipare all’evento potranno chiedere di visionare e scegliere l’opera a loro congeniale.

La redazione


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Arte Città Amica P

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Per quanto riguarda gli appuntamenti con la pittura di questo bimestre abbiamo:

+IKOLI+KA +IKOLOVA GIUSEPPE FARETI+A GAETA+O LA+ATÀ In mostra dal 3 al 13 novembre. Inaugurazione alle ore 18.00 di mercoledì 13. Mentre il 17 dello stesso mese, sempre alle ore 18.00, avremo l’inaugurazione della seconda mostra dedicata ai vincitori del nostro Premio Internazionale di Pittura, Disegno e Grafica. Infatti, dopo aver apprezzato, nel mese scorso, le opere di G. Giurovich, vincitrice della sezione pittura, la successiva sarà dedicata a:

A+TO+IO MARIA PERUCHETTI (I° classificato per la sezione grafica)

MARTI+O BISSACCO (II° classificato per la sezione pittura)

GIOVA++A D’AVE+IA (IIIa classificata per la sezione pittura)

COMPAGNIA DELLE INDIE: Un'avventura entusiasmante che dura da oltre 400 anni. Un marchio ricco di

Sarà possibile visitare la mostra fino al 27 novembre.

suggestioni positive, che attrae i giova-

A chiudere nel modo migliore il 2010, la collettiva dei soci di Arte Città Amica

ni. Uno stile che identifica il loro bisogno di libertà e di evasione.

ARTE I+ LIBERTÀ La mostra, la cui inaugurazione è fissata per il 4 dicembre, sarà fruibile dal 4 al 22 dicembre.

***

Riscoprire il piacere di vivere in armonia con se stessi e con la natura. I prodotti di COMPAGNIA DELLE INDIE ripropongono in chiave moderna i valori di una cultura millenaria.

Per quanto riguarda gli impegni letterari abbiamo: 12 novembre, ore 21.00, presentazione del libro FRA MARSI+E E MERLETTI

Direttore: Danilo Tacchino.

A cura di Vittorio G. Cardinali - edizioni +EOS Il 28 novembre, ore 16.00, presentazione del calendario STORIE DI PIETRA per il progetto storie d'Italia

T u t t e l e m o s t r e d i A r t e C i t t à a m i c a possono essere visitate nei seguenti orari: Dal martedì al sabato: ore 16.00 - 19.00 domenica: ore 10.00 - 12.00 lunedì: chiuso

In redazione: Egidio Albanese, Fabrizio Legger, G. Giorgio Massara, Mario Parodi, Danilo Tacchino.

Impaginazione e grafica: Egidio Albanese

anno VI°, n° 6; nov. - dic. 2010

News Arte Città Amica  

Giornale news dell'associazione Arte Città Amica

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