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Il GIORNALOTTO The DAYALOT Le JOURNALOT El HYORÑALOTO Ιλ ΓΙΟΡΝΑΛΟΤΤΟ DIESLOTTUS Dedicato al Preside Giordano Liceo Volta _ Dicembre 2012 Anno 13° _ Numero 2_ € 0,00 in Italia (€ 500,99 all’estero) Facebook page: Il Giornalotto - giornalotto.volta@gmail.com

Il ritorno di Mister B. Io non avrei voluto parlarne. Sono le circostanze, malede e circostanze, ad avermi obbligato. È lui, per primo a far parlare di sé, della propria par colare personalità e della proprie apparizioni , che si ripetono negli anni, puntuali e certe. Spesso accade di no e, meglio se nera e fredda, durante la quale, infa!, egli lavora più duramente, lassù al nord, affannandosi, a causa dell’età sempre più avanzata, per cercare di dare a tu! quello che vogliono e desiderano. Per soddisfare tu! e tu e. Ma questo suo proposito è sempre più difficile da raggiungere, il volto è sempre più stanco e teso, dicono quelli che l’hanno visto da vicino, la sua apparizione assomiglia sempre più a una farsa, per ingenui o bambini. Ma la finzione acquista veridicità se ci si inizia a credere. Quindi, con la forza dell’immaginazione tu o diventa festoso e gaio. Beata ignoranza! Se, invece, si osserva il puro susseguirsi dei fa!, esso appare per quello che è, squallido e monotono. Infa!, tragicamente, ogni volta che egli si ripresenta, con prevedibile sorpresa, sul suo carro da vincitore trainato da cornu destrieri, si crea un’atmosfera di a esa e giocosità. In tan , troppi, iniziano a presagire tempi più rosei e felici, fra balocchi e dolciumi, magari. Questa volta, in par colare, dopo un intero anno di lacrime e sangue, in mol si faranno ancora abbindolare da promesse di regali mirabolan ra fuori gratuitamente da quel suo sacco colmo, che egli è così generoso da svuotare su di noi, anche se, ormai, queste finzioni non dovrebbero ingannare più nessuno. O alme-

QUESTO È IL GIORNALOTTO CHE È LA FINE DEL MONDO Scopritelo all’interno del numero...

no così ci sarebbe da augurarsi. E poi, bisogna amme ere, anche il personaggio è ormai divenuto vetusto e scontato. Spremuto all’inverosimile di tu o quello che poteva dare, ora assomiglia a un fantoccio gro esco, che però, anche se abbandonato da alcuni dei suoi più fidi servitori e da mol che ancora credevano in lui, non sembra voler lasciare il trono supremo di Cavaliere o paladino degli sfortuna e dei poveri. Al suo ritorno, ogni volta, si trasforma da padre (o padrone?) a erede di se stesso, sperando, forse, con l’impedimento di una naturale successione, di occupare quel suo posto in eterno. Dietro ai salu ar ficiosi, lancia dalla pres giosa ve ura in corsa in mezzo al suo popolo, dietro al volto stanco, maschera che divulga parole ridicole, se fossero un delirio, ma terrifican , se assunte con serietà, si cela un vecchio stanco che vuole con nuare, imperterrito, nel suo mes ere, per il bene di sé ma sopra u o, egli così ancora crede, per quello degli altri. Di chi credete che io s a parlando? Di Babbo Natale, naturalmente. Buon Natale a tu!!

re o t t e r ni I l di

F V I a z n A se e n g A


Primarie sì, Primarie no Scrivere di attualità per questi quattro fogli pinzati che con orgoglio chiamiamo giornale è sempre una sfida… tra scadenze che si spostano, ciclostili che scioperano e problemi vari si finisce sempre come minimo una settimana dopo, e in pratica mi trovo a scrivere saggi storici. Salta agli occhi in queste settimane la questione “Primarie”. Dopo anni e anni di una politica in cui i candidati premier erano automaticamente designati dal partito, è scoppiata la febbre della consultazione popolare, all’americana. Il centrosinistra ha ottenuto forse il suo scopo: portando alle urne circa tre milioni di persone al primo turno ha probabilmente recuperato gran parte degli sfiduciati che in caso di imposizione dall’alto dello stesso Bersani avrebbero riversato il proprio voto nel bacino del politico–antipolitico Beppe Grillo. Il movimento del suddetto invece sembra andare incontro a una gran quantità di problemi proprio a causa di quella democrazia diretta, partecipazione e apertura della politica che è la sua bandiera. Alle primarie online del M5S (sembra la sigla di un servizio segreto!) hanno partecipato BEN 32.000 persone. In pratica con 1400 candidati è stimabile che ognuno di essi abbia avuto come elettori amici e vicini di casa, una trentina a testa. Il partito dell’antipartitismo ha perso la sua occasione di dimostrare all’Italia di proporre un modello validamente alternativo all’attuale sistema politico. E così, considerando anche i risultati ben differenti ottenuti alle comunali, due analisi sorgono quasi automatiche. Forse Grillo coi suoi proclami e il suo becero populismo (perché è di questo che il più delle volte si tratta) sta stancando gli italiani, avendo perso il suo iniziale carattere di novità, e tutto questo oscura il resto del movimento, magari con ottime idee e programmi ma succube di un ingombrante padre-padrone. O forse il modello di democrazia direttamente partecipata proposto dai grillini è efficace sulla piccola scala, prendendo il posto delle già presenti liste civiche, ma fallimentare in un ottica nazionale. Guardando in contemporanea alle primarie del centrosinistra ci si accorge che la maggior parte dei votanti ha (già al primo turno) votato il candidato che tra i

5 più rappresentava una politica d’altri tempi, quasi “professionale”, pacata, che va piano ma lontano, caratterizzata da moderazione ma allo stesso tempo intransigenza. Sinceramente propendo per quest’ultima. È innegabile (se non si è in malafede o stupidi) che una politica in mano a dilettanti, o gente con la minima esperienza nell’ambito della cosa pubblica, eletti per la loro capacità di parlare alla pancia delle persone e non per le loro idee, è assai pericolosa per l’intero paese. Abbiamo già avuto un comico, dilettante, al governo, e abbiamo visto tutti com’è andata… questo è il più evidente e importante risultato delle primarie. Gli italiani hanno dato un segnale alla politica. Basta tecnici, basta populismo. È forse il segnale di un ritorno alla politica seria, dei grandi partiti, delle scuole di formazione politica, della sostanza dietro alle parole e dei grandi ideali? Non avremo un ritorno del PC, questo è vero (anche se il compagno BR1 è sempre pronto a prendere il timone della nazione e a condurci fuori da questa tempesta). Ma un ritorno a quel tipo di politica non sarebbe deprecabile.

Daniele Florean 5° F

(per eventuali risposte, complimenti, abbracci, baci, sputi, s t r e t t e d i m a n o , s c h i a f fi s c r i v e t e a giornalotto.volta@gmail.com)


Due pesantissime pagine DI... ...filosofia (e) politica Avventuratevi solo se siete in vena di farvi spremere entrambi gli emisferi. "Ma non sta né in cielo né in terra!". "Invece si, pensaci: il comunismo condivide le fondamenta del capitalismo. Perchè? Perchè, come il capitalismo, dà valore alla ricchezza, affiancando il concetto di felicità a quello di status sociale e culturale. Per quale motivo si dovrebbero abolire le classi se la classe di appartenenza non influenzasse la felicità dei suoi componenti? Ebbene, il comunismo parte da un postulato: la ricchezza e la posizione sociale influenzano la felicità; in particolare, appartenere ad una classe inferiore è svantaggioso al perseguimento della stessa, mentre il contrario è vero per le classi alte". "Non mi suona tanto bene, ma supponiamo che tu abbia ragione. Io ti dico allora: tu mi parli di felicità, quasi con la F maiuscola. La politica non tratta forse qualcos'altro?" "Bravissimo! Hai centrato il punto. La politica è materiale, la filosofia non sempre, la felicità nemmeno. Cosa intravedi dunque? E' evidente: che, per la nostra discussione, la politica da sola non basta! Dobbiamo parlare anche di filosofia. Bene, partendo dall'idea che la politica si riferisce sempre, in un modo o nell'altro, alla materia, più in particolare ai possedimenti (che siano privati o statali) e ai contratti tra individui, ora ti dirò la mia: l'assunto che la ricchezza o lo status sociale o quello culturale favoriscano la felicità è essenzialmente sbagliato. E' sbagliato perché ha la presunzione di essere deduttivo, mentre ci sono numerosi esempi che provano il contrario. Credi davvero che la povertà precluda la felicità o la ricchezza vieti l'infelicità? Credi davvero che alla cultura consegua la felicità e la saggezza e che all'ignoranza segua sempre la tristezza e l'idiozia? Se lo credi, appartieni al "sistema", a prescindere dal tuo schieramento politico: che tu sia comunista, capitalista o pastafariano." "Veramente...". "Si, perdonami se non ho incluso tra le confessioni la Setta del Kinder Delice Piumato. Ora proseguiamo: la mia idea, caro mio, è che la filosofia non vada fatta coincidere con la politica. Ciò, in termini pratici, significa scindere dalla politica la ricerca della felicità, e vedere la propria vita come tessuta da due fili: uno importante ed essenziale, la filosofia, ed uno accessorio, quasi un pizzo, la "politica", termine che qui uso come insieme di status sociale, vita materiale, possedimenti, carriera, cultura, etc. Ciò non significa però astenersi dalla riflessione e magari anche dall’azione politica, che sono tra i migliori passatempo." "Va bene, ve bene, caro Platistotele dei miei stivali. Ma dimmi: perchè, se proprio la politica non influenza la

felicità, non si dovrebbe optare per un modello politico simile a quello comunista, più "etico" e giusto, secondo me? "Perchè il comunismo applicato è stato un fallimento storico. Non funziona. Voleva giustizia ed equità e ha portato milioni di morti e un controllo statale totalitario ("Lo stato, sei tu!" Seh...) con pochi precedenti. Il capitalismo ben moderato e regolamentato, per fare l'esempio opposto, è un compromesso che funziona. Genera comodità, porta lo sviluppo tecnologico e (in parte) anche il progresso culturale (meglio “stipendiare” gli intellettuali che ucciderli). E la disuguaglianza? La disuguaglianza è una necessità del capitalismo moderato più che una sua conseguenza. Se non ci fossero classi, non ci sarebbe un vero e proprio movente, un istinto di sopravvivenza e di promozione sociale che spinga le persone a lavorare. Ma è giusto ed importantissimo che tutti abbiano le stesse opportunità di scalare il "sistema", c'è quindi bisogno di molta mobilità sociale, o sarebbe oligarchia. Per quello sì che vale la pena combattere, almeno nel tempo libero! Insomma, il capitalismo moderato non è male, anche se bisogna sempre stare attenti alle sue armi peggiori: quelle di Distrazione di Massa. E qui entrerebbe in gioco la filosofia, quella a portata di tutti però, non solo quella acculturata: la filosofia del buon senso, che spesso rischiamo di perdere quasi subconsciamente. Ma eccoti un altro pro per il capitalismo moderato: che si basa non tanto sul concetto di "possedere" quanto su quello di "ambire a". Il successo, infatti, è proporzionale alla propria condizione iniziale (anche in termini di "valore" reale dell'impresa) e questo genera pari “ricompense” (non materiali, questa volta, ma oserei dire psicologico-morali) a prescindere dal livello sociale di appartenenza. Un esempio banalissimo: io, borghesotto milanese, se voglio una pala eolica per la mia casa in campagna alzo la cornetta, chiamo un operaio e me la faccio costruire, dato che c'ho i dindi. Che valore ha la mia azione? Ben poco, se per fare quell'ordinazione non ho sudato sette camicie! C'è invece un poverissimo ragazzo africano, William Kamkwamba, che guardando le figure del libro di fisica presente alla biblioteca del villaggio vicino al suo, e raccogliendo poi i pezzi necessari da una discarica, si è costruito da solo una pala eolica, grazie alla quale ha fornito elettricità al suo villaggio ed irrigazione agli aridi campi davanti a casa sua. Quello si che ha valore! Nel suo caso


la pala eolica rappresenta lo sforzo per estrarre dalla miseria se stesso e il suo villaggio. Un traguardo equivalente per un borghesotto milanese potrebbe essere, chessò, dare una casa ad ogni senzatetto del suo quartiere! Un altro esempio, culturale questa volta. Poniamo che io sia un secchione, con una vivace inclinazione per l'insegnamento. E' scontato che io debba fare un po' di sostegno tra pari qui al Volta! Non dico sia un dovere, ma sicuramente non è né un sacrificio né qualcosa che mi renda eccezionalmente magnanimo. E' semplicemente un gesto umano, che nasce spontaneo dalla montagna della mia cultura come i torrenti dalle montagne di roccia e di ghiaccio. Quali sono allora i veri gesti buoni? Ecco finalmente una domanda importante! Secondo me, sono quelli sentiti, quelli che nascono dal sacrificio e dall'amore, semplicemente. Ma vabbuò, torniamo ai successi". "E' un successo che io sia a riuscito a seguirti fin qui, ad esempio." "E di questo mi complimento con te, bravo! Dicevo però, successi, o traguardi. Se il ritorno in "valore" dipende dalla condizione da cui partiamo, non c'è nulla di troppo negativo neanche nella povertà materiale, e qui assumo che 1) questa povertà non intacchi le funzioni

vitali (che non porti cioè fame vera, o malattie) e 2) che una condizione sociale in generale possa avere dei legami con la felicità, cosa falsa, come abbiamo discusso prima. Che ne sai tu di quant'è felice William Kamkwamba o i suoi amici che sono in Africa? La tua idea di povertà deriva probabilmente solo dalle lacrimevoli fotografie che ti propinano le associazioni no profit, trovando in quella pratica una forma di pubblicità eccezionale. E benvenga! Stammi bene a sentire: qui non dico "In Africa si sta bene quindi… di che si lamentano!? Non aiutiamoli" ma dico "Sono convinto, ma non sicuro perché non sono mai stato povero, che la povertà materiale come condizione di partenza non precluda la felicità, e anche nel campo politico/sociale, non precluda la soddisfazione di raggiungere dei traguardi". "Allora vai, molla tutto, parti, spogliati del tuo golfino firmato, togliti le scarpe e vai a fare il povero, tanto, come dici tu, è uguale!" "Eccoci giunti a ciò che mi aspettavo. Ti farò una premessa: in ciò che ti sto per dire potrei sembrare molto utilitarista, ma tenterò di essere franco e di non voler semplicemente difendere il mio golfino firmato arancione. Non vado a fare il povero perché non ho le basi filosofiche per farlo. Hai idea di cosa vuol dire riconoscere (e non solo teorizzare, come da bravo professorone ho fatto fin ora) che l'essenza dell'uomo non è legata ai possedimenti, allo status sociale, alla cultura, ma a qualcosa di più, ad un’anima forse? Hai idea di cosa significa assimilare queste verità e prenderne coscienza, abbandonando le limitazioni che ogni volta le suddette "condizioni per la felicità" (e qui, per i meno intenditori, uso dell'ironia) ci impongono? Vuol dire essere quasi liberi, quasi felici e quasi santi, forse, ma non sono certo che basti. Comunque sia, è un bel salto. Ma è un salto che ci dovrebbe essere da entrambi i lati. Anche il povero dovrebbe riconoscere che la sua povertà non gli impone infelicità, e questa dovrebbe essere una missione della sua vita. Io credo che dedicare la propria esistenza esclusivamente alla vita in società, senza riflettere sulla propria essenza, sia una grandissima scusa, un triste e sentito pretesto, per sostituire alla ricerca della vera felicità la ricerca delle cose che, secondo noi, ci impediscono di essere felici, nel vano tentativo di cambiarle. Ma nulla, come ci insegnano i grandi della storia, tantomeno uno status sociale, ci preclude la felicità. E se per quello status sociale si è usata violenza, si sono fatte guerre e uccise persone, è meglio abbandonare l'impresa, o almeno trattarla, in futuro, con più… Umanità.”

Alessandro Luciano 4G


In risposta a Paci Scrive Simone Paci sull’ul•mo numero del Giornalo•o: “il più piccolo dei par•colari di questo mondo non sembrerà che una grandiosa combinazione! Come la più meravigliosa cosa sulla quale abbiate mai posato gli occhi, perché se una tale stru•ura si è creata dal nulla allora deve davvero esser degna di tanta ammirazione da finirci sopra una giornata intera”. Paci proponeva l’esempio della casa. Io vorrei suffragare questa sua considerazione con altri tre esempi. Si può ipo•zzare che l’Universo contenga 1022 stelle, e che una su dieci abbia un pianeta abitabile. Quindi 1021 piane• ada• a ospitare la vita. Supponiamo che ognuno di ques• piane• sia grande circa quanto la Terra e abbia uno strato abitabile spesso 10 km, cioè uno strato di un volume di 5x1024cm3. Koonin, che s•amo seguendo nel ragionamento, considera che la sintesi dell’RNA avvenga nell’1% del volume dello strato abitabile; cioè in un volume di 5x1022cm3. Si amme•a che in ogni cen•metro cubo di questo volume avvenga ogni secondo la sintesi di una catena di RNA formata da n nucleo•di, e si consideri tu•o il tempo del mondo, vale a dire quello trascorso dal Big Bang, circa 3x1017sec. Mol•plicando si o•ene il numero di catene provate 1021x5x1022x3x1017=1,5x1061. Quante sono le catene possibili? Ossia valu•amo la possibilità che compaia una proteina in qualche parte dell’universo in tu•o il tempo dal Big Bag? Le possibili catene differen• sono infa• 4n quindi il rapporto tra i casi prova• e i casi possibili è (1,5x1061)/ 4n. Koonin considera che n dovrebbe essere almeno 1800, il che corrisponde a una probabilità di 10-1018. [Koonin E. V., “The cosmological model of eternal infla•on and the transi•on from chance to biological evolu•on in the history of life”, Biology Direct, vol. 2, n. 15 (2007)]-

Alcune proteine funzionano come materiale di stru•ura e altre come enzimi. Queste ul•me sono coinvolte nelle reazioni chimiche della cellula. Senza di esse la cellula muore. Per le a•vità di una cellula di un ba•erio molto semplificato servono 2000 proteine con funzione di enzimi. Che possibilità ci sono di o•enerle casualmente? Sir Frederick Hoyle calcolò tale probabilità di autocomposizione o•enendo il valore di P ≈ 10-40.000 „an outrageously small probability!” [Fred Hoyle and N. Chandra Wickramasinghe, Evolu"on from Space (London: J.M. Dent & Sons, 1981)] J.Craig Venter considera che nel genoma umano ci sia informazione per 3200 Mbyte. Quanto è la parte dedicata alle funzioni astra•e della mente •piche dell’uomo? Lo “Chimpanzee Menome Project” (che compara i genomi umani con quelli delle scimmie) riferisce che pur non essendo ancora stata eseguita l’intera scansione del DNA degli scimpanzè, riferendosi ai campioni esamina• la distanza tra uomo e scimmia corrisponde a circa 17 Mbyte. Consideriamo che un gene richiede a una stringa di 900 bit (il peso delle funzioni astra•e della mente è veramente molto basso rispe•o all’intero genoma). Quindi le stringhe possibili sono 2900=10271. Considerando una popolazione di 1010 individui (nel corso della storia), la probabilità di formazione di questa so•ostru•ura •picamente umana del genoma è 10-261. [Interna•onal Human Genome Sequencing Consor•um Finishing the euchroma•c sequence of the human genome (2004)] Riusciamo a immaginarci queste probabilità? Se lanciando una moneta scomme•essimo su testa: - 10-1018=2-3381 cioè la probabilità che casualmente compaia una proteina in qualche parte dell’universo in tu•o il tempo dal Big Bag è la stessa di vincere 3381 volte di seguito; - 10-40000 =2-132877 che significa che la probabilità che ha di crearsi casualmente un organismo unicellulare è la stessa di vincere 132 mila volte di seguito; - 10-261=2-867 ossia la probabilità che casualmente si origini il gene •picamente umano delle funzioni astra•e della mente è la stessa di o•enere 867 volte di seguito testa. Tu•o ciò è accaduto: “grandiosità, crea•vità e stupore”! Ecco l’improbabile giusta combinazione, “creata dal caos e dal caos solo”, che gli an•chi, con una parola curiosamente simile, chiamavano caso. E che si dimostra così grande, potente e intelligente da meritarsi certamente l’iniziale maiuscola. Dio.

i z z i n r e v n Chiara I


Qualcosa di normalmente insolito E di colpo spalancò gli occhi. Sapeva che era lì. Solo per lui, naturalmente. Aveva spesso provato a immaginarsi quel momento, non senza provare un brivido lungo la schiena. Non è che ne avesse paura, sia chiaro. Pensarci faceva più parte delle sue abitudini. Come ogni mattino si alzava dal letto, si preparava il tè, si vestiva, si abbottonava la camicia sopra la quale con un gesto sinuoso si infilava la giacca, così pensava a come sarebbe morto. Ma, invece di diventare un’azione semplicemente meccanica come tutte le abitudini, il maledetto brivido gelido continuava a percorrergli la schiena ogniqualvolta la sua mente si arenasse in quella zona neppure così remota dei suoi pensieri. Forse perchè si era semplicemente immaginato qualcosa di più teatrale o disperatamente commuovente. E invece era lì, solo con se stesso e con il buio tetro della sua camera da letto che lo avvolgeva più della stessa coperta in cui era infagottato sino al naso. Forse fu proprio per questo che lei non si accorse che era sveglio, intabarrato com’era. Ma lui, beh lui la vide subito e un solo sguardo gli fece capire che quella sarebbe stata la sua fine. Lei aveva la testa leggermente reclinata, i capelli corvini raccolti che lasciavano nudo il collo di un pallore innaturalmente ammaliante. Era girata di spalle. E l’uomo la osservava, intensamente. Le mani, dalle dita bianche e lunghe ma allo stesso tempo forti e consumate dall’eterno fluire del sangue attraverso le gonfie vene verdognole che le solcavano, scorrevano lentamente le coste dei libri sugli scaffali grigi e impolverati. Forse voleva carpire i suoi gusti letterari, così, per sussurrargli una buona e apprezzata citazione nel momento dell’addio. Ma in quel momento all’uomo non importava granché di tutto ciò. Era perso nella curva sinuosa e perfetta di quel collo e nel tocco delicato ma terribilmente deciso delle sue mani arcuate. Ne era semplicemente incantato, ammaliato ma allo stesso tempo era pervaso da un folle terrore, perché voleva cercare disperatamente di sottrarsi a quello che invece, tragicamente, era già accaduto. E infine, in un lunghissimo istante, lei si voltò, quasi avesse percepito la sua tangibile paura. Occhi sfuggenti da gatto, verdi o azzurri non l’avrebbe mai capito, si posarono su di lui. E anche lei si accorse che qualcosa di ormai

irreparabile era avvenuto. Dal vetro sporco della finestra (o forse era il cielo a essere così sudicio e grigio) si intravedeva la città. Ma ciò che si poteva udire e addirittura odorare era la frenesia di quei piccoli individui che si agitavano sotto di essa, mare tempestoso che non trova mai tregua e che mai, quasi una condanna divina, potrà fermarsi a riposare. Il verde spento dei pochi alberelli destinati a marcire in breve tempo si stagliava sulle grigie facciate della case di fronte. Gli occhi dell’uomo sembravano guardare con interesse questo desolato paesaggio ma in realtà non vedevano niente. Egli stava scrutando dentro di sé, per cercare risposte che già conosceva. Una densa nuvola di fumo uscì dalla sua bocca e l’uomo appoggiò di nuovo la pipa, ormai spenta, sul tavolino. Sapeva perfettamente cos’aveva provato quella notte di così tanti anni prima. Era molto invecchiato. Non è tanto triste vedere avvizzire una persona, quanto riconoscere la mesta rassegnazione che questo processo porta con sé. Così si sentiva l’uomo, rassegnato e indicibilmente vuoto ma allo stesso tempo gonfio di rabbia e di odio. Insomma, l’amava ancora. L’amava terribilmente e così tanto intensamente da sentirsi annientato. Ma non poteva fare proprio nulla, se non aspettare che arrivasse finalmente la sua ora, che il suo maledetto cuore si fermasse, per poterla vedere una seconda e ultima volta, ultima visione prima di cadere nell’oblio. Stranamente non era più invecchiato. Continuava a dimostrare circa cinquant’anni, malgrado ne avesse molti di più. Tenebroso, barba tendente al grigio attraverso la quale ormai sempre più raramente faceva capolino un sorriso, di denti leggermente ingialliti dalla nicotina. Aveva iniziato un lento processo di autodistruggi mento, ma lei non era ancora arrivata. Probabilmente avrebbe deliziato qualsiasi medico nel farsi visitare, poiché, malgrado conducesse una vita decisamente oltre la sregolatezza, aveva una forma fisica smagliante. Un’esistenza si eccessi e di terribile solitudine. Aveva avuto molte, moltissime relazioni che però l’avevano tutte lasciato nell’indifferenza più totale. Per carità, sul momento si era anche divertito, ma


ora cercando di riportare alla mente i volti delle donne che aveva frequentato, non riusciva a far emergere nulla dal grigio della sua mente spenta, come la cenere inerte che si adagia a terra cadendo dalla sua sigaretta perennemente accesa. E poi finalmente capì. Anche lei aveva paura. Nessuno l`aveva mai vista. Era semplicemente fuggita via, da lui e dal proprio terrore. E quindi l’uomo intuì cosa doveva fare. Questa era l’unica strada da percorrere, l’ultimo volo che poteva tentare di spiccare per lasciarsi alle spalle quel tetro ed estenuante dolore. Decise di farlo al tramonto, di sicuro molto romantico, anche se non sapeva se lei avrebbe apprezzato. Si preparò meticolosamente: camicia linda, giacca e pantaloni eleganti ma non troppo e clarks nere, un vecchio vizio che gli era rimasto dai rivoluzionari anni del liceo. Si sistemò in soffitta, dove i raggi rossi del sole morente infuocavano le pareti di legno. Sembrava proprio che l’inferno lo stesse aspettando. Si accese un’ultima sigaretta, la più dolce che avesse mai fumato. Stava per rivederla, alla fine. Quando il sole si spense all’orizzonte, lui spinse la cicca sul fondo del posacenere e salì sulla sedia. La corda si

tese con uno scricchiolio inquietante. Ma per lui era come la migliore delle sinfonie. “Eccomi”. Era in uno stato di pietosa disperazione. Ci aveva riprovato altre cinque volte: pistola, veleno, gas, annegamento, incidente d’auto…quando si era buttato giù da un grattacielo di dieci piani era incredibilmente atterrato su un camion che trasportava materassi ad acqua, casualmente parcheggiato proprio sulla sua traiettoria di caduta. Gli sguardi attoniti dei fattorini non l’avevano nemmeno più stupito, ormai ci era abituato. Le altre volte non era andata meglio. Il veleno gli aveva procurato solo una lieve alitosi, l’auto su cui si trovava, sparata a duecento all’ora giù da un dirupo era rimbalzata dolcemente su collinette degradanti di morbida erba verde prima di fermarsi a soli tre metri dal vuoto; quando si era buttato dal ponte nel fiume con venti chili di sassi nelle tasche e mani e piedi legati era stato afferrato poco prima dell’impatto da un parapendio, portato lì da un’insolita corrente d’aria. Il gas, invece, aveva fatto saltare in aria tutto il palazzo tranne il suo appartamento, cuore pulsante in uno scheletro di calcestruzzo devastato; e beffa delle beffe, quando si era puntato quella colt alla tempia ne era uscita una bandierina rossa con un ironico “BANG”.


A quel punto era completamente impazzito. Nulla poteva più farlo tornare in sé. Ma il tentativo con il gas gli aveva fatto venire una geniale e macabra idea.

“…era disumano. Reggeva la mitragliatrice che stava stermi-

nando tutti gli avventori del mio locale con una naturalezza e con un…disinteresse impressionante. Era lì, ritto in piedi, ma sembrava essere da tutt’altra parte. Gli occhi mi hanno fulmiSi era scelto con cura la vittima. Era una vecchina, che ispirava nato. Erano vuoti, velati e vuoti. Sembrava cieco, non so se di una struggente compassione per la sua solitudine, compensata rabbia o di follia.” solo dagli ornitorinchi, due per la precisione, che teneva in casa “Grazie per la deposizione. Può tornare al suo posto, signore.” come animali da compagnia. Viveva in uno di quei grigi palazzi che, dietro agli alberi (ormai completamente defunti), si vedevano dalla finestra dell’uomo. Con una fredda e bramosa determinazione egli salì dalla scala antincendio sino alla camera da letto della donna (dove poteva rivederla un’altra volta se non nello stesso luogo, dove l’aveva incontrata così tanti anni prima?), forzò la vecchia finestra di legno ed entrò. Il cuscino che teneva ancora in mano era soffice al tatto e odorava vagamente di sapone di Marsiglia, come tutto ciò che appartiene a una brava vecchina. La sigaretta bruciava lentamente, senza che l’uomo accennasse a portarsela alla bocca. Era invischiato nei suoi pensieri e il solo e unico oggetto del suo ossessivo rimuginare era sempre lo stesso. Sedeva vicino al letto, su una vecchia sedia in legno, con le gambe accavallate, una mano sul bracciolo e l’altra appoggiata con disinvoltura sul ginocchio. Non se ne capacitava ancora. Lei non era venuta, aveva mancato anche questo ennesimo appuntamento. Un’amante terribilmente poco affidabile, pensò. La scia di fumo della sigaretta quasi spenta raggiunse il viso grinzoso del cadavere steso sul letto. Evidentemente lei desiderava qualcosa di più teatrale, e l’avrebbe avuto. Ormai tutto il senno dell’uomo era sparito. Purtroppo non sulla luna ma in un luogo molto più remoto e lontano. Quel giorno era più che mai perdutamente perso nell’unico ricordo di lei. Si tormentava cercando di ricordare invano se quegli occhi, i suoi occhi, fossero verdi o azzurri. Al momento questo era il dilemma più grande per lui. In quel momento, malgrado tenesse in una mano una scura mitragliatrice, la sua mente era tutta assorta nel rispondere a questa vitale domanda. I proiettili perforavano brutalmente petti, teste, gambe e braccia di uomini e donne, di persone, della cui esistenza evidentemente egli non si curava più. Aveva solo quei due colori nella testa e il folle desiderio di rivederla. Sperava che con la morte di così tanti, lei sarebbe sopraggiunta subito per portarsi le loro anime con sé.

Aveva perso la vista ben prima della sua…impresa in quel bar. Gliel’aveva rubata lei. Come tanto altro, troppo altro nella sua misera esistenza. Era consumato ormai, tanto da aver persino dimenticato quante primavere avesse attraversato. Ormai era passato davvero troppo tempo ed era per quello che lei gli aveva velato eternamente gli occhi, almeno non l’avrebbe più potuta vedere. Troppo pericoloso. I semplici mortali non avevano il diritto e lui l’aveva già fatto una volta. E finalmente lei decise di porre fine a quel dolore. Marciva nella cella 124 dal giorno della sparatoria. Invocava la Morte e i prigionieri delle celle adiacenti lo credevano un vigliacco come tanti altri. Ma erano lontani anni luce dal capire veramente i suoi spasimi angosciati. L’uomo stava spesso steso sul letto, quel lugubre fascino non l’aveva ancora abbandonato, quasi stesse aspettando che lei lo potesse contemplare prima di andarsene per sempre dalle sue membra. Aveva dipinto, con la complicità di una guardia un po’ burbera ma che aveva colto quel velo di tristezza di cui era impregnato costantemente il volto del prigioniero, una parete di azzurro e una di verde, anche se l´uomo ovviamente non poteva più cogliere la differenza. L’aveva fatto per lei, un ultimo tributo per lei, che, lo sapeva, sarebbe presto arrivata. Era completamente corroso e devastato. L’ultima sigaretta si stava per spegnere. Ormai era tempo, lo sapevano entrambi. Era notte e lui spalancò gli occhi. Sapeva perfettamente che era di nuovo lì. Il cuore vacillò. Iniziò a rallentare sempre di più, sempre più debole e stanco, il sangue cominciava a smettere di compiere il suo perpetuo viaggio, gli organi si assopivano, il cuore rallentava ancora. Una sensazione meravigliosa di pace, finalmente, avvolse l’uomo in un abbraccio, quello era il suo abbraccio. L’abbraccio della Morte. Con l’ultimo filo di voce rauca sussurrò “gli occhi…azzurri o verdi…?”. Il cuore fece con incredibile sforzo l’ultimo battito. Una singola lacrima scese dall’occhio azzurrissimo di lei.

AGNESE ANZANI 4F


Premio Mario Santi 2012-2013 VII Edizione REGOLAMENTO 1. 2. 3. 4. 5.

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Il Premio è rivolto a tutti gli attuali studenti (anno scolastico 2012-2013, qualunque classe) del Liceo Scientifico Alessandro Volta di Milano. Si può partecipare al Premio presentando opere letterarie (racconti, poesie, articoli, saggi, brani di scrittura creativa, ...) della lunghezza massima di 5 fogli A4. Sono ammessi al Premio esclusivamente lavori originali ed inediti. Nel presentare le proprie opere, l’Autore si fa garante in tal senso. La partecipazione al Premio è gratuita. In questa settima edizione, il Premio prevede due sezioni: · prima sezione - tema libero · seconda sezione - “domani” Ogni Autore potrà partecipare con un massimo di due opere, una per ciascuna sezione. La Giuria, a suo insindacabile giudizio, selezionerà le opere ritenute migliori. Agli Autori delle opere vincitrici saranno assegnati dei premi in buoni acquisto libri/CD/DVD (del valore di 300 € al primo classificato, 200 € al secondo, 100 € al terzo). Il Premio sarà considerato valido (e quindi si procederà alla selezione e premiazione dei vincitori) se saranno state presentate almeno 10 opere. Entro la data di scadenza del Premio, gli Autori dovranno inviare le proprie opere in formato elettronico all’indirizzo PremioMarioSanti@fastwebnet.it indicando: · nome e cognome dell’Autore · classe e sezione di appartenenza al Liceo Volta · titolo dell’opera e sezione del concorso a cui partecipa. Per comunicazioni, l’organizzazione del Premio contatterà gli Autori all’indirizzo di posta elettronica utilizzato per inviare le opere (se non diversamente richiesto dall’Autore stesso nella mail di trasmissione). Le opere saranno sottoposte al giudizio della Giuria in forma anonima. Le opere dovranno essere presentate entro il 10 maggio 2013. La comunicazione delle opere vincitrici e l’assegnazione dei premi avverrà presumibilmente nel mese di ottobre 2013. Tutti gli Autori conservano la proprietà delle loro opere, pur consentendone la pubblicazione all'interno del sito www.liceovolta.it e la distribuzione nell’ambito del Premio stesso. La partecipazione al Premio implica l'accettazione del presente regolamento.

Per informazioni, potete contattarci all’indirizzo PremioMarioSanti@fastwebnet.it . I dati personali saranno trattati in conformità alla legge 196/03.

copia del presente bando si trova sul sito del liceo: www.liceovolta.it e può essere richiesta via mail all’indirizzo: PremioMaroSanti@fastwebnet.it


Il cagnolino - E il mio cagnolino? Dov'è il mio cagnetto bello? Io avevo un cagnolino e l'ho perso... Ecco l'unica domanda, insistente richiesta vana della dolce e canuta vecchietta, corpo minuto su una sedia in soggiorno, ormai parte integrante dell'arredamento di casa Rossi. Angelina era stata una bella donna, una madre amorosa e una zia affettuosa. Amavo la sua compagnia, i suoi scrosci di risa gioviale, il luccichio nei suoi occhi giocosi. Angelina ha cominciato a perdere le facoltà uditive all'età di quarantacinque anni; all'inizio i suoni cominciarono ad arrivare attenuati al suo orecchio, poi sempre più fievoli, col passare degli anni scomparvero del tutto e la lettura delle labbra resta l'unico appiglio al mondo delle parole e della conversazione. La sordità di Angelina irrita i suoi interlocutori, il marito inquieto e i figli già grandi perdono presto la pazienza dopo aver ripetuto le cose mille volte prima che lei riesca a capire, il tempo trascorso con lei è tedioso e sofferto. Per tenerle compagnia, che loro non hanno più voglia di darle, fa il suo ingresso nella dimora dei Rossi un nuovo e presto importante membro familiare: Pippo, il cane; un simpatico maltese dal pelo candido e cotonoso. I pomeriggi di Angelina trascorrono gradevoli, Pippo la avvisa se chiamano alla porta, se suona il telefono. Lei gioca con lui, parla con lui, passeggia con lui. Pippo diventa il suo fedele compagno, sempre presente, non l'abbandona mai come hanno invece fatto quegli altri che le erano cari. Ora l'essere a lei più caro, letteralmente il suo migliore amico, è un tenero maltese dal pelo bianco. Il cane nutre tra l'altro forte antipatia per Ruggero, il marito, contro cui abbaia ostile quando questi cerca di avvicinarsi alla moglie

per baciarla quando torna la sera dopo una giornata frenetica in città, tra i suoi affari e impegni vari. Il trascorrere del tempo e l'avanzare incessante della vecchiaia privano Angelina, cui già avevano sottratto l'udito, anche della memoria. La capacità di ricordare dell'anziana è sempre più debole, la sua cognizione delle ore e dei minuti e dei giorni, la distinzione tra l'oggi e il domani si fanno sempre più vaghi: è l'Alzheimer, piaga che tormenta molti. Lo sguardo di Angelina si fissa spesso nel vuoto, i suoi occhi sembrano vagare lungo perimetri invisibili e percorrere sentieri sconosciuti a colui la cui mente è ancora sveglia. La demenza progredisce e divora le sue capacità, presto fa fatica a riconoscere le persone che ha davanti come suoi figli, non riconosce nemmeno più il marito. Nel frattempo Pippo viene mandato in un canile poiché Ruggero, costretto a trascorrere più tempo in casa per accudire la malata, non poteva sopportare la sua invadente presenza. Quando vado a trovare Angelina dopo anni che non la vedevo è dunque questo lo stato in cui la trovo: - Chi sei? - mi chiede – Mi pare di averti visto in televisione.. - Sono Cristina, Angelina! Non ti ricordi di me? - Oh sì Cristina… - la sua voce confusa e incrinata. - Io ho molti figli, non è vero, Cristina? Sì, sono molti e faccio confusione, mi devi perdonare! - E il mio cagnolino? Dov'è il mio cagnetto bello? Io avevo un cagnolino e l'ho perso...

AURORA SERVADIO 5F


Gli Alfieri Censori

film, web series e tutto ciò che muove la pellicola Uno spettro si aggira per l’Europa: l’egocentrismo cinemattografico! Abbasso quindi il re censore e via alla democrazia della critica. In questo slancio di spassionato amore per la condivisione la rubrica che ha conquistato i vostri cuori si trasforma, abbandonando la bieca autarchia anarchica, e dividendosi tra due autori. Due penne, due pensieri, due malati di cinema vi porteranno d’ora innanzi le recensioni dei film più attesi nelle sale, dei film che hanno fatto storia e (se vale la pena) di quello che passa sul web. I nomi sono Lorenzo Giacomel, 5 D, e Simone Paci, 5G. Giusto perchè sappiate chi andare a picchiare!

Lo Hobbit 8.5/10

Cesare deve morire 8/10

Due cose devono piacere, per veramente apprezzare questo film: l’immaginario di Tolkien, l’immaginario di Peter Jackson. A 12 anni dall’indimenticabile saga, il regista cult Neozelandese ci riporta nella terra di mezzo a seguire storie di nani, stregoni, elfi e, immancabilmente, di hobbit! Inevitabile quindi il confronto, che tanto ha fatto parlare in questi ultimi giorni. I critici criticano e il pubblico plaude. La materia su cui lavora Jackson ora è però essenzialmente differente da quella della trilogia. I toni sono più leggeri, spesso il comico vince sull’epico fantasy. Il racconto scritto da Tolkien era in fin dei conti nato come storia della buonanotte per i suoi bambini, quindi anche i troll e i goblin, oltre a spaventare, devono far ridere. “Lo Hobbit” risulta comunque degno di vita propria, a prescindere dal “fratello maggiore”. Buona anche la colonna sonora che riesce a reggere dignitosamente il confronto con quella del “Signore degli Anelli”, una nota di merito va alla versione Italiana della canzone dei nani (e in generale al doppiaggio, che nelle ultime grandi produzioni aveva lasciato a desiderare - vedi 007: Skyfall). Punti deboli invece il 3D, quasi completamente inutile se non fastidioso (e forse ancora da perfezionare in combinazione con la tecnologia 48 fps per l’effetto “sfarfallio” nelle scene di movimento), e le cadute di stile nei tentativi un po’ forzati di esplicitare la “morale” (discorso di Gandalf con l’elfa a Granburrone).

L’ultima fatica di una coppia di registi, i fratelli Taviani, che assieme battono in età la nostra Italia (81 uno e 83 l’altro!). Fatica che, nonostante gli anni, ha vinto e stravinto, dai prestigiosi premi Italiani (David di Donatello e Nastro d’Argento) all’orso d’oro di Berlino! Il film ripropone Shakespeare come non lo avete mai visto, attraverso gli occhi e la voce dei detenuti del carcere romano di Rebibbia. La pellicola è grezza, le inquadrature sono spesso sporche ma, superati i dubbi iniziali, questo non fa che aiutare ad entrare anima e corpo tra le spoglie mura della prigione e rivivere il dramma con una leggerezza e una naturalezza che forse non sarebbe stata raggiunta altrimenti. La scelta del bianco e nero, la rilettura dialettale delle battute, l’utilizzo di veri e propri detenuti nel cast sono tutte scelte coraggiose che fanno di questo film forse il migliore Italiano del 2012. Detto questo, le uniche stonature stanno forse nella forzatura in alcune sequenze del parallellismo tra le storie personali e le parole Shakespeariane e nel grezzo che, a mio parere, diventa grossolano in alcune scelte di regia. Comunque un grande plauso ai due registi toscani; come ho letto in giro sul web, cosa che mi ha fatto sorridere, “più giovani dei giovani”. Migliore frase: “Guardatori di soffitti, no carcerati, dovrebbero chiamarci. Metà del giorno sul letto, con gli occhi all’insù. Simone Paci

Per concludere, un SÍ a caratteri cubitali per i fan del genere, per un film che può però parlare anche ad un pubblico più ampio. Frase Migliore: “Buongiorno? Cosa vuoi dire? Mi auguri un buon giorno? O forse intendi dire che è una buona giornata, che io lo voglia o no? O magari che ti senti bene questo giorno? O che questo è un giorno in cui bisogna essere buoni?” - Gandalf, al primo incontro con Bilbo

FILM NELLE SALE

Viva L’Italia 5,5/10 stelle Un’Italia descritta secondo i toni dei peggiori comizi politici. Un onorevole che non può più fare altro se non dire la verità. Una famiglia allo sbando. “Viva L’Italia” mixa questi tre elementi per dare vita ad una critica alla società italiana che, pur descritta con connotazioni fin troppo caricaturali, rispecchia la realtà dei fatti.


L’onorevole Michele Spagnolo, durante una notte di fuoco con una donna, che non è esattamente sua moglie, è colto da un malore (storia già sentita ehm). Niente paura: si salva. L’unico inconveniente per il politico è che, a causa di alcuni danni subiti al cervello, da quel giorno in poi, non sarà più in grado porsi freni inibitori. Le conseguenze appaiono tragiche. La famiglia dell’onorevole attraversa una durissima crisi: i suoi tre figli scoprono che i successi della loro vita sono stati condizionati dalla figura del padre, il quale, grazie alla sua posizione, può dettare legge in ospedali, aziende e persino provini teatrali; il rapporto tra l’onorevole e sua moglie (sembra scontato), già in crisi, termina e la signora abbandona il marito; l’onorevole vaga per la città (non specificata) senza meta. Quando la vicenda sembra troppo complicata perchè si ricomponga l’unità familiare, i tre fratelli Spagnolo decidono di cercare di dimostrare di meritare le posizioni acquisite grazie all’influenza dell’onorevole. Il film si chiude con la formulazione di un possibile articolo 140 della Costituzione Italiana: “Tutti i cittadini hanno il diritto di conoscere la verità”.Il film risulta è veloce e facile da seguire. Le interpretazioni degli attori, però, lasciano a desiderare, in quanto piatte e monotone, nonstante i “grandi nomi” che compongono il cast (Ambra Angiolini, Raoul Bova e Alessandro Gassman fra tutti).Il tono del film è esasperatamente moraleggiante al punto da risultare sgradevole. Il tentativo di utilizzare la satira per mettere in luce i difetti del bel paese non funziona come dovrebbe. Frase migliore (o quantomeno embelmatica), pronunciata dall’onorevole: “Siamo in Italia, io sono ricco, passo davanti, lei è povera e s’attacca al cazzo!”

SCENE DI VITA VITTORIANA

L’Importanza Di Chiamarsi Ernest 8/10 stelle Benvenuti nell’Inghilterra del diciannovesimo secolo, dove, per sembrare rispettosi della rigida morale vittoriana e, al contempo, potersi fidanzare e sfidanzare a proprio piacimento, i giovani aristocratici sono costretti a scambiarsi i nomi o a inventarsi l’esistenza di amici invalidi. La trama fondamentalmente è quella dell’omonimo libro di Oscar Wilde. Algy e Jack aspirano a conquistare rispettivamente i cuori di Cecily, il cui tutore è Jack, e di Gwendolen, cugina di Algy. Entrambe le ragazze, però, ambiscono ad un marito che si chiami Ernest - i buoni intenditori dell’inglese solgono al volo il gioco di parole tra la parola “earnest” (serio, coscienzioso) e il nome Ernest- ma per i complicati sviluppi della vicenda i due non possono fingere un caso di omonimia presntandosi entrambi contemporaneamente con il suddetto nome. Le complicazioni che sorgono arriveranno addirittura a far luce sull’oscuro passato di Jack, portando ad un clamoroso colpo di scena nel finale che, tra l’altro, risolve l’intera vicenda.Il regista, anche se deve ringraziare più di una volta Oscar Wilde per la geniale trama che gli offre, realizza

un film veramente divertente. Molto belle sono le ambientazioni all’aperto, nella campagna inglese, ma anche quelle al chiuso, nelle case della Londra vittoriana. Grande valore è dato alla luce che è sempre candida e intensa. Ottima performance di tutto il cast: la recitazione è coinvolgente al 100%. Frase migliore: “Perdere un genitore, signor Worthing, può essere considerata una disgrazia, ma perderli entrambi è sbadataggine!”

IL BUON VECCHIO RISORGIMENTO

Senso 9/10 stelle Venezia, anno 1866, piena dominazone austriaca. Durante la rappresentazione del Trovatore di Verdi al teatro La Fenice, i Veneziani insorgono e, in segno di protesta, riempiono il teatro di volantini che inneggiano alla liberazione di Venezia. Il tenente austriaco Franz Mahler, in questo contesto, viene sfidato a duello dal patriota Conte Ussoni che, per questo, viene arrestato. Livia Serpieri, sua cugina, per fare in modo che al Conte non sia fatto del male, intesse una relazione inizialmente di puro interesse con il Tenente. Come spesso capita però l’interesse si trasforma in amore e la relazione tra Livia e il tenente si fa cosa seria. L’amore tra Livia e Franz, però, avrà dei risvolti tragici. La vicenda si svolge durante la terza guerra di indipendenza italiana e sono presenti chiari riferimenti al conflitto italo-austriaco, uno fra tutti la scenda che rappresenta la battaglia di Custoza, che viene molto curata dal regista e ha una buona valenza storica. Il film, come la maggior parte delle produzioni di Visconti, è piuttosto lento e difficile da seguire. La durata (117 minuti) mette in difficoltà la pazienza e l’attenzione degli spettatori. D’altra parte però è chiaro che ci si trova di fronte ad uno dei capolavori della cinematografia del novecento. Visconti non si pone in un’ottica estremamente filologica e mette in luce solo alcuni dei temi trattati nell’omonimo romanzo da cui è tratta la trama del film, facendo passare in secondo piano la vicenda amorosa rispetto ai temi storici. Nei dialoghi tra i personaggi (soprattutto tra Livia e Franza) si può chiaramente vedere la grande passione di Visconti per il melodramma che traspone le caratteristiche di questo genere in varie parti del film. Le recitazioni, quindi, sono curate perfettamente e la resa drammatica è massima. Frase migliore: “Non credevo che certe cose accadessero. Ma dopo tutto noi della nostra generazione siamo stati viziati, come bambini: ci piacciono le uniformi eleganti perché ci stanno bene... e i galloni d’oro, le mostrine, il suono della banda che accompagna il nostro incedere da eroi... C’è anche il rovescio della medaglia, però: la lontananza dalle donne, la fame, il freddo, le fatiche. Sì, finché si tratta di brindare alle future vittorie siamo tutti pronti, ma non ci sentiamo di pagare quello che spesso costa la vittoria a cui brindiamo: la perdita di un braccio... una gamba tagliata alla coscia... un viso sfigurato...” Lorenzo Giacomel


Gangnam Style Come dicono in molti, è veramente assurdo che una canzone orecchiabile, incomprensibile e accompagnata da un video strambo sia la più cliccata nel web, ormai prossima al miliardo di visualizzazioni su Youtube. Il mondo è stato conquistato da PSY, ovvero il rapper strapazzo che appare con occhialini da sole nel MV dove non fa altro che ballare imitando una cavalcata di un equino. Il 24 novembre 2012 si aggiudica al video più visto della storia di Youtube, sbaragliando così (senza offesa) il video del nitrito celeberrimo di Justin Bieber che molti conoscono: “Baby”. La canzone francamente non ha un senso, racconta delle ragazze modaiole di Gangnam, quartiere più chic di Seoul. Dopo tre mesi di fatica imposta dai professori, finalmente si avvicinano le vacanze di Natale. Lascia perdere le frottole della fine del mondo e pensa invece come trascorrere le 2 settimane bonus. Ignora i libri attorno a te e sfogati! Come regalo di Natale, una traduzione italiana della canzone, poiché temevo che la raccapricciante versione in coreano non potesse esser letta (salvi i coreani).

Oppa è lo stile di Gangnam lo stile di Gangnam Una ragazza che si sente calda e umana di giorno Una ragazza di classe che sa godere della libertà di una tazza di caffè Una ragazza il cui cuore diventa più caldo quando viene la notte Una ragazza con quel tipo di torsione Sono un ragazzo Un ragazzo che è caldo come te durante il giorno Un ragazzo che beve d'un fiato il suo caffè prima che si raffreddi Un ragazzo il cui cuore esplode quando arriva la notte Quel tipo di ragazzo Bellissima, amabile Sì tu, ehi, sì tu, hey Bellissima, amabile Sì tu, ehi, sì tu, hey Ora andiamo avanti fino alla fine Oppa è lo stile di Gangnam, lo stile di Gangnam Oppa è lo stile di Gangnam, lo stile di Gangnam Oppa è lo stile di Gangnam Ehi, Sexy Lady, Oppa è lo stile di Gangnam Hey Sexy Lady-oh oh oh oh Una ragazza che sembra tranquilla ma che si diverte quando si gioca Una ragazza che porta i capelli sciolti quando arriva il momento giusto Una ragazza che si copre, ma è più sexy di

una ragazza che mostra tutto Una ragazza così sensibile Sono un ragazzo Un ragazzo che sembra calmo, ma che si diverte quando si gioca Un ragazzo che va completamente pazzo quando arriva il momento giusto Un ragazzo che ha idee che si gonfiano più dei muscoli Quel tipo di ragazzo Bellissima, amabile Sì tu, ehi, sì tu, hey Bellissima, amabile Sì tu, ehi, sì tu, hey Ora andiamo avanti fino alla fine Oppa è lo stile di Gangnam, lo stile di Gangnam Oppa è lo stile di Gangnam, lo stile di Gangnam Oppa è lo stile di Gangnam Ehi, Sexy Lady, Oppa è lo stile di Gangnam Hey Sexy Lady-oh oh oh oh Sopra l'uomo che corre c'è l'uomo che vola, baby baby Sono un uomo che conosce una cosa o due Sopra l'uomo che corre c'è l'uomo che vola, baby baby Sono un uomo che conosce una cosa o due Tu sai cosa sto dicendo Oppa è lo stile di Gangnam Ehi, Sexy Lady, Oppa è lo stile di Gangnam Hey Sexy Lady-oh oh oh oh

Rui WU 2^D


Com e Sop rav vive re alla Cen a di Na tale Sta arrivando il periodo natalizio. E con esso arrivano anche regali, profumi di panettoni, neve, facce sorridenti e ciccioni vestiti di rosso. Ma una cosa è imminente e che temo, ogni benedetto anno. Le cene e i pranzi con tutta, ma proprio tutta la famiglia. Eggià, quei cenoni allegri e divertenti dove partono sempre insulti, morsi e discorsi politici, dove si insulta sempre l'attuale premier. Beh, questa volta basandomi sulla mia esperienza, vi insegno come a sopravvivere a queste, buonissime e divertenti cene. Un tradizionale cenone si divide in 7 passi. Dato che non ho tanta voglia di scrivere e la scadenza è passata da un pezzo ne scrivo solo 4.

Occorrente: - Vestiti di ricambio - Costume da Babbo Natale Caramelline Ombrello - Foto di ragazzeragazzi

Primo passo, Comprare i Regali

Non vorrete mica farvi trovare senza regali, giusto? Non sono mai stato una cima a fare i regali, ma ci sono un paio di cose da fare e non fare in queste situazioni:

COSE DA NON COMPRARE/FARE:

-Gadget del calcio (soprattutto non la maglietta di Ibrahimovic a un tifoso milanista. Anzi, nulla del Milan quest'anno) -Qualsiasi libro della Saga di Twilight. -Un abbonamento annuale a Novella 2000 -Un maglione di lana a vostro zio. Soprattutto se è il maglione che questo zio vi ha comprato l'anno scorso -FIFA o PES degli anni precedenti. Specialmente se la persona a cui volete regalarlo non ha nessuna consolle.

COSE DA COMPRARE/FARE: -Togliere l'etichetta del prezzo (Anche se fa molto figo far vedere quanto si ha speso, per i regali la gente non spende mai più di 20 euro. Non è piacevole vedere la scritta 19,90 sul proprio regalo) -Delle carte regalo di iTunes. Fanno sempre comodo, indipendentemente dal fatto che si abiba o no un iPod. -Scrivere un biglietto di auguri tenero e simpatico Okay, ora che avete comprato i regali, potrete mangiare a sbafo senza sentirvi in colpa.

Secondo passo, il Viaggio.

Vi siete imbottiti di profumo, speso millanta euro per i regali e messo addirittura la camicia. Ecco, ora siete pronti per andare. Anche se in macchina si sente tantissimo il vostro pungente profumo, non cambiatevi con i vestiti di ricambio! Vi serviranno quando vostro cuginetto vi vomiterà addosso (a meno che adoriate il profumo di vomito durante le cene, in questo caso cambiatevi pure ora). Probabilmente in macchina ci saranno un sacco di canzoncine di Natale di Michael Bublé o Mariah Carey, nel caso non vi piacesse, prendete un paio di piatti e una forchetta e iniziate a sbatterle contro la finestra (Musica Dubstep fai-da-te)

Terzo passo, l’Arrivo (tuo e dei tuoi parenti).

Questo è il passo più nauseante (dopo lo sbocco di tutto il cibo). Infatti ogni volta che dalla porta entrerà un parente dovrete salutarlo con un abbraccio e/o bacio. Non sarebbe un problema se tutti questi parenti

Il tacchino di Natale che nessuno vuole, ma che tutti ci ritroveremo. Era meglio quello sul tetto...


non si mettessero così tanto profumo da poter abbeverare la Burkina Faso, la Svervegia e la Padania messe assieme. Per resistere a questo mettetevi un costume da Babbo Natale e iniziate ad urlare: “Oh oh oh, ma come cavolo fanno i giovani d'oggi ad ascoltare Gangnam Style?”

Quarto passo, Cena e conclusione.

Inizierà tutto con un piatto vuoto e gli affettati che girano per il lungo tavolo pieno di cibo. Questo è il segnale che scatenerà l'inferno, che manderà al diavolo i vostri anni di palestra e che farà arricchire dietologi e potentissimi kraken venditori di cibo. Dopo gli affettati gireranno lasagne, pollo, tacchino, vitelli, manzi, pecore e tutta l'Arcà di Noè, cucinata dolcemente dalla nonna e dalle zie. Ovviamente in queste occasioni non mancheranno i soliti argomenti di attualità (che sebbene siano di “attualità” si ripetono ogni anno): Il Governo che puzza, la crisi che sta colpendo tutti (la scusa che usano gli zii per averti fatto un regalo di cacca), il nuovo cellulare super figo grosso quanto un frigorifero che prepara anche il caffè e infine parleranno di te. “Caro, e la fidanzatina? E da lì sei nei guai. Potrai cercare qualsiasi scusa per cambiare argomento, come parlare del neo figlio della zia in Svervegia o della spassosissima corsa dei babbi natale a cui hai partecipato e che hai vinto. Ma comunque si tornerà sempre al tuo argomento. Qui potete mostrare orgogliosi la vostra foto portata appositamente di qualche modello famoso come Platinette o Lele Mora. Dopo aver superato questo argomento, invece si tornerà a parlare di politica alternando un po' al calcio. Ci saranno le zuffe con gli zii leghisti e gli zii fascisti che continueranno ad urlare: “gli stranieri rubano il lavoro!” mettendo in imbarazzo la ragazza multietnica di un vostro avuncolo (zio, in latino), o quelle con i “Milanesi” da una parte e i Gobbi dall'altra, dove si urlerà a squarciagola la supremazia della propria squadra e dei propri eroi, ma soprattutto si parlerà della nuova stella del calcio italiano: Juan Jesus (che tra l'altro, in questa cena, state festeggiando il suo compleanno). Vi ricordo che tutto questo accadrà mentre state mangiando, quindi per evitare gli sputacchi per il tavolo avete due opzioni: -fare movimenti alla Matrix per schivare i pezzi di pollo volante -aprire un ombrello durante la cena.   Assieme a ciò si presenterà qualche zio ciccione vestito da Babbo Natale per far felice i tuoi cuginetti. Lì sarà l'occasione perfetta per vendicarti su di loro urlando: “TI SEI COMPORTATO BENE PER NIENTE QUEST'ANNO, TANTO QUEL CICCIONE DI BABBO NATALE NON ESISTE!”

Dopocena: Dopo aver finito la cena, non pensiate che sia finita. Infatti nel dopocena ci sarà più cibo della cena stessa e per resistere a ciò dovrete fagocitare il cibo, oppure tenere tutto nella bocca e sputare quando nessuno guarda (un'alternativa valida sta nel mettere tutto il cibo nel piatto del vicino). Beh, comunque sia alla fine vomiterete come non mai, quindi è inutile che proviate a non mangiare.

Conclusione: Dopo il dopo cena ci saranno i vari saluti vari. Puzzeranno un po' tutti di vomito, per questo all'inizio vi ho consigliato di procurarvi delle caramelle. Tornate a casa e dormite, che dopo la vigilia vi aspetta il pranzo il giorno dopo! Se siete riusciti a sopravvivere al 21 dicembre, stiate pronti a tutto questo. 

“I miei zii a Natale facevano il tacchino. Un'imitazione terribile.” cit. Barack Obama

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Il GIORNALOTTO The DAYALOT Le JOURNALOT El HYORÑALOTO  DIESLOTTUS Dedicato al Preside Giordano Liceo Volta _ Dicembre 2012 Anno 13° _ INSERTO_ € 0,00 in Italia (€ 500,99 all’estero) Facebook page: Il Giornalotto - giornalotto.volta@gmail.com

INSERTO SPECIALE - NUMERO DA COLLEZIONE

L’Armageddon è arrivato Ecco cosa ne pensa il mondo

NEW YORK (DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)— Come sempre le catastrofi si sono abbattute solo sulla Grande Mela, gettando i newyorkesi nell’ira a causa della loro sconvolta routine. Sulla città sono piovute meteore infuocate e si è abbattuto un enorme tsunami. Intanto gli Zombie prendono piede nella campagna. ARCORE— Berlusconi torna in politica e crediamo non c’è altro da dire CITTÀ DEL VATICANO— Il Santo Padre afferma: “Il vero disastro è stata la mia iscrizione a Twitter” FACEBOOK– Il 50% dei membri del popolare Social Network ha deciso di non salvarsi e commentare in diretta i terremoti della giornata


Ebbene compagni, la fine è vicina! Il fatidico 21/12/2012 è arrivato. Ma non disperate, perché noi redattori del Giornalotto, avendo già analizzato la situazione, abbiamo scoperto come sopravvivere e poiché siamo persone altruiste (se non lo fossimo non avreste in mano questo Giornalotto) abbiamo preparato una guida anche per voi. Occorrente: -Tanti Giornalotti presi all’estero, mi raccomando (utili per qualsiasi esigenza) -Forbici dalla punta arrotondata -Colla vinilica diluita con acqua -Macchinetta delle bibite fredde -Viveri -Bunker anti-atomico (se non ne avete uno, cercate le istruzioni su come costruirlo nell'archivio di Art-Attack) -Molta acqua santa (o, in mancanza, della fontana) da usare contro i non morti (zombie, vampiri, mostri del Volta….) -Tirapugni Posti da non frequentare il 21: -Cimiteri di ogni tipo (se avete un funerale o dovete commemorare un defunto, aspettate un giorno) -Le macchinette, specie quelle del lato Settala (fidatevi che di sicuro non vorrete essere sorpresi dall'Apocalisse mentre la macchinetta ha appena iniziato a farvi il caffè dopo 20 minuti di coda. Ah no, quella è la prof che hai a quell’ora, ma le confonderai lo stesso). Se proprio volete arrischiarvi ricordate che la folla inferocita reclamerà l’ultima merenda della vita, e che quindi sarà pronta a tutto pur di averla. Stesso ragionamento vale per un qualunque supermercato Posti dove trovarsi il 21 o prima: -La Svizzera (alle 23.59.59 del 20 dicembre la Svizzera innalzerà la sua

barriera della neutralità, approfittando del conto in banca dell'Apocalisse) -Amsterdam (non è più sicuro di altri luoghi, ma è un bel posto per passare quello che può essere l'ultimo giorno della vostra vita) -La biblioteca del Volta (se riuscite a trovarla sarete al sicuro per sempre) -La Stazione Spaziale Internazionale (per gli amici ISS) In caso di lotta con creature apocalittiche (principalmente zombie): -Confondete i nemici con problemi, dimostrazioni o versioni (preferibilmente di Cicerone) -Raccontate battute che non capiranno mai (prof. C. docet) o usate i bei vecchi nonsense -Usate il tirapugni sui denti (senza questi zombie e vampiri sono pressoché innocui,) o impastate la bocca della creatura di torno con la colla vinilica

Come si può vedere in questo grafico la settimana del 21 ci sarà un picco altissimo di morti. Ergo, non fare come la massa! Continua a leggere e salva la pelle!


Cose da non fare in generale: -Indossare abiti poco adatti alla fuga -Ascoltare musica a palla mentre vi state nascondendo (usate le cuffie e moderate il volume, ma se state ascoltando gli One Direction fateci un favore: smettete di leggere e fatevi catturare) -Dire no al colesterolo -Morire

fonti attendibili al 100%, la nostra Guida SuperEsclusiva Speciale Redattori Giornalotto Limited Edition autografata da ogni singolo redattore (contenenti scene eliminate, dietro le quinte e i commenti dei redattori, il tutto al modico prezzo della vostra anima) o una maratona non-stop di Voyager. (anima o Voyager, questo è il dilemma)

Di cosa potreste morire oltre all'Apocalisse (m o anche dopo): -Astinenza da Giornalotto (è stato scientificamente testato su studenti vari del Gonzaga che quest’astinenza è una delle maggiori e peggiori cause di morte durante le Apocalissi) -Astinenza da tutte quelle piccole gioie che necessitano dell'elettricità -Mancanza di viveri (ma a quel punto realizzerete che in realtà il Giornalotto ha il sapore del prodotto tipico della nazione in cui l’avete comprato, perciò occhio a quelli olandesi e giamaicani) -Dipendenza da droga o povertà se vi trovate ad Amsterdam

Se seguirete questa guida vi ritroverete in un mondo post-apocalittico, con tutti i problemi ad esso legati, e scoprirete che tutti i vostri professori sono sopravvissuti (come dimostrato precedentemente), pertanto non dimenticatevi di ripassare per verifiche e/o interrogazioni, nonché di prendere appunti durante l’Apocalisse, ‘ché i prof chiederanno un resoconto dettagliato.

Consigli ed Informazioni utili: -Salvate il 20 sera prima di andare a letto (attenti quando sovrascrivete i dati di gioco) -I prof hanno l’immunità diplomatica (non chiedeteci come l’hanno ottenuta) -Alle ragazze è consentito pungersi con un fuso (se lo trovate), ma i nostri sondaggi ci riferiscono che, a causa dell'Apocalisse, tutti i regni diventeranno repubbliche, perciò niente principe. -Avete finito di leggere la nostra guida ma non vi sentite del tutto preparati o più semplicemente siete dei secchioni che vogliono sapere sempre tutto? Vi consigliamo altre due

Anna Valsecchi 2L & Andrea Piazza 2F

Grafico di Alessandro De Gennaro 5C e vignetta di Anna Valsecchi 2L


IL 21-12-2012 Dopo anni di attesa, dopo false speranze su date sbagliate, dopo Millennium Bug mancati, dopo le macchinette spaziali, siamo finalmente giunti al 21 dicembre 2012. Ponendo che non siate già morti carbonizzati dalle fiamme dell'Inferno (non disperate, è meglio del Paradiso, tanto per cominciare non c'è Dante che si inventa una cosmologia improbabile), vi starete chiedendo di cosa morirete oggi. La risposta, ovviamente, non la posso sapere io, perché io non sono voi e perché scrivo con largo anticipo (nulla di paragonabile comunque alle profezie formulate anche millenni fa). Ma siccome un articolo così sarebbe troppo corto, ecco a voi un elenco delle predizioni da parte di popoli, santi e scienziati che ci hanno gufati fino a oggi. Male che vada non li sentiremo più (a parte Nostradamus, lui c'è sempre).

I maya, ovviamente. Visto che dire tutto quello che questo popolo ci ha maledetto occuperebbe tre pagine da sé, mi limiterò all'essenziale: dopo quattro ere di cinquemila anni ciascuna (chiamate con estrema fantasia dell'Acqua, dell'Aria, del Fuoco e della Terra) giungiamo a quella dell'Oro, iniziata nel 3114 a.C. e terminante proprio oggi. Siccome i maya non erano molto allegri, anziché celebrare una nuova era con feste varie hanno invece deciso che oggi finirà il mondo (per inciso, anche le quattro ere precedenti si sarebbero chiuse con catastrofi passate stranamente inosservate). Come debba finire tutto non è chiaro, ma quando leggerete questo articolo probabilmente già lo saprete, quindi che lo scrivo a fare? Gli egizi: ebbene sì, anche loro. Questa volta c'entra il Libro dei Morti, che per gli ignoranti è un opuscolo informativo che gli Egizi si divertivano a porre nelle tombe dei parenti che tra le altre cose affermava che il defunto dovesse viaggiare sul Sole per arrivare nell'aldilà. Nuovi studi hanno però evidenziato sul retro, accanto alla scritta "Made in Giza", un'inconfutabile profezia che condanna la costellazione dei Pesci, ovvero quella in cui il Sole è transitato nel giorno dell'equinozio di primavera degli ultimi duemila anni, a una dolorosa fine non meglio precisata. Data la nostra profonda e meticolosa conoscenza del linguaggio egizio non penso qualcuno abbia da obiettare. Profezia di Malachia: premonizione di San Malachia di Armagh che decise di elencare tutti i papi da lì alla fine dei tempi associandovi un motto, che a posteriori si può poi adattare al pontefice in questione con la precisione con cui sono interpretate le quarti-

De Gennaro

ne di Nostradamus. Dato che teoricamente dopo Benedetto XVI dovrebbe esserci l'ultimo, Pietro II, ciò significa che nel momento in cui starete leggendo questo articolo Ratzinger dovrebbe essere già morto. In caso contrario, beh, c'è sempre tempo fino a stasera. I babilonesi e Zecharia Sicthin, ma soprattutto la loro astronomia dubbia. Riassunto delle puntate precedenti: in un non meglio precisato periodo il pianeta Tiamat orbitava tra Marte e Giove, finché non fu affondato dal pianeta bullo Nibiru, che lo smembrò nella cintura di asteroidi attuale, nonché nella Luna e (colpo di scena) nella Terra stessa. Per dovere di cronaca, l'unica colpa dei babilonesi in tutto ciò fu inventarsi Nibiru, il resto è tutto genio dello scrittore (tossisce vistosamente) Zecharia Sichtin, noto anche per altre teorie simili. Non basta: Nibiru nel 2012 transiterà di nuovo nel Sistema Solare collidendo (ovviamente) con la Terra, o in alternativa provocando un'invasione alinea. Ah, Nibiru è anche abitato, non l'ho detto? Tempeste solari. Eh, già, nel caso Nibiru si rivelasse un'invenzione (impossibile, ma assumiamo per assurdo) ci penserà il Sole a darci la lezione della nostra vita. Per chi non lo sapesse, le tempeste solari sono flussi di particelle che vanno a impattare con il campo magnetico terrestre e che pertanto, mediante falle nel suddetto, possono mettere fuori uso localmente delle apparecchiature elettroniche: stando ad autorevoli studi di mio cugino, nel 2012 dovrebbe arrivarne una di “eccezionale potenza”. Come porti ciò all'Apocalisse? E cosa dovrei saperne io? Onda quantica... No, no, mi rifiuto di parlarne, ho una dignità anche io, cercatevela. Nostradamus, che dopo aver predetto con scarsi risultati la fine nel 1732 e nel 1999 ci riprova annunciando maremoti, terremoti, asteroidi, Kinder Delice che piovono dal cielo, eccetera, eccetera. Cioè, non è molto chiaro, ho già menzionato l'affidabilità delle sue interpretazioni, però mi hanno detto così, quindi sarà vero. Comunque non c'è da preoccuparsi, il nostro Michel ha pronte già due date di riserva: 2038 (Millennium Bug 2.0) e 3797 (perché gli piaceva il numero). I teschi di cristallo: “All’inizio della nuova era, quando gli uomini saranno abbastanza evoluti e integri nella loro morale, i tredici teschi di cristallo saranno ritrovati e, una volta riuniti, trasmetteranno agli uomini tutta la loro conoscenza”. No, che cosa ridete, non l'ho preso da Indiana Jones, è una profezia seria! A proposito, indovinate chi l'ha formulata? I soliti maya! Parola


legga le lettere equidistanti un dato intervallo, si può individuare l'anno 5772, corrispondente alla fine del 2012 nel calendario ebraico, accostato alla frase “Terra distrutta”, il che suggerisce inequivocabilmente che il 21 dicembre il nostro pianeta sarà distrutto da una pioggia di comete. Cosa sono quelle facce dubbie, è documentato! Concludiamo su una nota scientifica con l'LHC (Large Hadron Collider), ovvero l'acceleratore di particelle del CERN che il 21 ottobre 2008 è stato malauguratamente attivato, producendo un buco nero che in 50 mesi (fate un po' il conto e sconvolgetevi) porterà alla distruzione totale della Terra. Aggiornamento: mi dicono che non è successo niente. Peccato, morire risucchiato da un buco nero non sarebbe stato male.

Il codice Genesi, ultima frontiera. In poche parole, analizzando la Torah (i primi cinque libri dell'Antico Testamento, ma confido lo sapeste già o i professori di religione vi avrebbero già soppressi) senza spazi né punteggiatura e impostando un computer perché

2012 Siamo ormai giunti alla fine del mondo ragazzi, il fatidico 21-12-2012 è arrivato ! In questo numero ho voluto catturare la vostra attenzione con il commento del film catastrofico “2012” di Roland Emmerich (il regista di “Indipendence day” e di “The day after tomorrow”).

Infine, prima di lasciarvi alle vostre mansioni, volevo proporvi una mia personale visione di quello che accadrà oggi: dopo aver attentamente confrontato le svariate profezie e tenuto in debito conto le maggiori religioni mondiali, sono giunto all'inattaccabile conclusione che il 21 dicembre 2012 un enorme sasso calpesterà il mondo. Linea allo studio.

di Alessandro Caldani IB del nuovo fidanzato dell’ex moglie Kate (un’indecisa Amanda Peet), chirurgo plastico e poi all’evenienza valoroso pilota di aerei (un’invidioso Thomas McCarthy) . Intanto lo scienziato che aveva scoperto la fine imminente del pianeta azzurro vive un sofferto esodo verso l’unica via di salvezza, tecnologiche Arche nelle quali i posti sono esclusivamente riservati a quelli che sulla terra sono “qualcuno” e vengono venduti a suon di miliardi (di euro !). Emmerich non delude neanche in questa occasione e cura davvero molto bene l’aspetto catastrofico del film e gli effetti speciali: le inquadrature sono davvero impressionanti. Il ritmo si mantiene alto per tutta la durata del film grazie anche ad improvvisi colpi di scena che movimentano una trama per il resto abbastanza prevedibile, punteggiata da dettagli a volte non impeccabili (il Presidente del Consiglio italiano ribattezzato per l’occasione Primo Ministro) e da qualche battuta gustosa. La seconda metà del la narrazione cede però a frequenti moralismi e ad alcune ovvietà che sono spesso ospiti fissi in film di questo genere. Non manca nemmeno il “lieto” fine.

Tra profezie Maya, tempeste solari e surriscaldamento della Terra, il film racconta le emozionanti ed improbabili avventure di Jackson Curtis (un’inafferrabile John Cusak), uno scrittore di scarso successo, che tenta di salvare sé e la sua famiglia dall’imminente fine del mondo. Jackson, grazie alle informazioni ricevute da Charlie Frost (uno scatenato Woody Harrelson), “folle profeta” radiofonico, vive pazzesche avventure aeree in compagnia della famiglia e

Il film garantisce comunque oltre due ore di azione e di ricostruzioni mozzafiato ed in fondo abbandonarsi al puro spettacolo non è poi la fine del mondo... La Frase: Kate, la California, sta affondando! Mio Dio, il Governatore ha appena detto che va tutto bene. Quello è

un attore, sta recitando ! (Schwarzenegger, ndr)


OH SWEET SANDY Sono le 18, o almeno così segna la sveglia sul comodino. Il sole è tramontato da un po’. È tutto buio. Che succede? Qualcuno urla dall’ascensore bloccato. Un altro black out. Almeno il quarto della giornata. Non si può andare avanti così. Di nuovo grida di aiuto. Le ignoro. Non posso fare nulla per loro. 19:53. Perché non c’è luce? 20:18. C’è qualcosa che non va. Cerco di stare calmo ma non ci riesco. Apro le tende e lo scenario che mi si presenta è assurdo. Non le aprivo da giorni le tende; volevo tenere fuori quell’orrore. Il palazzo del mio appartamento nel centro di Manhattan è stato risparmiato da quel mostro. Quello davanti alla mia finestra, quello che sto guardando, a quanto pare no. Era la sede di una banca. Ora è tranciato di netto ed è rimasta solo una punta che si innalza al celo. Una fetta di palazzo. La potenza degli elementi. Non si sentono più grida, ma la luce non torna. Cosa succede? Ansia; ecco cosa provo. Ormai è una settimana che questa storia continua. Provo ad aprire la porta ma i pianerottolo è scomparso. È crollato insieme a tutte le scale. Ecco perché nessuno più urlava. Tutti morti. Mi restano solo le scale antincendio. L’unica salvezza. I rifornimenti arrivano dal tetto. Sto per chiudere quella porta sul vuoto quando nel silenzio sento un rumore chiaro e distinto: acqua. Ho capito. Sta riempiendo di acqua il palazzo. Ma perché? Ci penserò dopo. Ora raduno in fretta il necessario e mi fiondo

sulle scale antincendio. Sul tetto. La città è buia. Pazzesco. Sembra di essere in un limbo tra vita e morte e… incredibile! Si vedono le stelle! Resto un po’ imbambolato a fissarle poi mi accorgo di una massa convulsa di luci che si muovono. Elicotteri. Illuminano Sandy. Quel gigantesco uragano dalla quale è iniziato questo casino. Cercano quel mostro tra i suoi venti, ma possono poco perché devono tenersi a distanza per via del vento. Poi vedo dei fumogeni segnalatori sui tetti dei palazzi. Sta allagando i più alti. Mostro, attacca pure i civili ora. Si fa chiamare il vendicatore, anche se è l’esatto opposto di quelli dei fumetti. Quel mostro che fino a qualche giorno fa era un semplicissimo studente universitario di nome Jack Morrison impegnato a far valere i suoi diritti in una lotta contro il capitalismo moderno che lo stava rovinando. Poi si è trasformato, mentre era in viaggio verso cuba, di ritorno dall’africa. Quelli sul suo aereo sono tutti morti quando questo è precipitato. Poco tempo dopo si è formato Sandy e quando è arrivato qui a New York è spuntato fuori pure lui. Sembra che controlli alcuni elementi con la mente: acqua, aria e elettricità. Gli scienziati dicono che qualcosa si è im-


possessato di lui. Qualcuno penso io. Un elicottero sta facendo il giro a raccogliere i superstiti. È ancora lontanissimo. Accendo con calma il mio segnalatore. Lo zolfo mi fa tossire. Perché non arriva nessuno? Nel palazzo c’era ancora un po’ di gente. Strano. Non si saranno accorti. L’acqua sale lentamente. Poi un cigolio. La porta delle scale interne. Com’è possibile? Le scale sono crollate. Poi capisco. È lui.La porta si apre. Avanza verso di me. Quando è ormai a pochi metri la luce rossa del segnalatore lo illumina. È terrificante. Pallido all’inverosimile, calvo e con gli occhi completamente bianchi eccetto due piccole pupille rosse. Improvvisamente mi domando perché agisca solo di notte. Strana domanda da farti quando hai di fronte la morte in persona. Poi succede una cosa strana. Un elicottero sale dalla strada di sotto e punta i sui mitragliatori sul vendicatore. Un semplice battito di ciglia e dell’elicottero non rimane traccia. Scomparso. Travolto da una colonna d’acqua. Poi mi sono rigirato verso di lui. Poi buio e un dolore acuto dentro il cranio. Mi risveglio in una camera male illuminata e semidistrutta. Non sono morto. Provo ad alzarmi ma la testa fa ancora male. Shock elettrico credo. Dopo un po’ riesco a guardarmi attorno. Lui è seduto in un angolo e mi fissa. Mi alzo. -sai perché sei vivo?mi chiede -no -Perché lui non ti ha reputato una minaccia. Non sei scappato come tuttiÈ diverso. È normale. Non è chi mi ha rapito. È un altro. Mi porge una sedia e inizia a raccontarmi. -Sai, mi sono sentito solo fino ad ora ma non lo sono più. Ora ci sei tu- mi dice. -io so cosa è accaduto su quell’aereo. Il governo l’ha coperto ma l’aereo e saltato in aria perché un altro aereo identico si è materializzato al suo interno ma ovviamente un aereo non può stare dentro un aereo identico. Lui era lì. Mi ha visto, identico a lui e mi ha portato via. È assurdo. Riesce a cambiare il proprio corpo e i corpi che vuole in un flusso elettrico da lui comandato. In pochi secondi siamo arrivati qui e mi ha tenuto chiuso qui chiuso da allora. All’inizio è restato qui con

me poi appena arrivato Sandy è uscito e torna solo ogni tanto per portarmi del cibo. Ha preso il controllo dell’uragano e del mare vero? Penso riesca a controllare tutti i nostri elementi.Ma come è possibile tutto questo? Cos’è quel mostro? perché uccide e distrugge tutto? Da dove viene? Troppi interrogativi per la mia testa dolorante. -C’è qualcosa da mangiare?- chiedo Mi passa un sacchetto pieno di cibo di ogni genere. Mangio qualcosa poi mi riaddormento. Socchiudo gli occhi. Luce accecante. Bianco, l’unica cosa che vedo. Qualcosa non va, di nuovo. Dopo qualche istante riesco ad aprire gli occhi. È giorno, ma non sono più nella stanza dove mi trovavo prima. Mi trovo sul ponte di Brooklyn, davanti all’enorme voragine aperta qualche giorno fa dall’uragano. Mi alzo e mi guardo intorno intontito. Della città rimane ben poco, o almeno di quello che mi ricordavo. La metà dei grattaceli è distrutta e la figura dell’Empire State Building manca dal panorama, rendendolo surreale. Provo a muovermi ma al primo passo che faccio una mano gelida mi tocca la spalla e tutto scompare di colpo. È lui. Lo sento. Mi giro e mi rendo conto di essere di fronte alla figura infernale nella stanza in cui mi ero addormentato. – tu non te ne andrai più capito?- mi sussurra. Poi scompare di colpo. Cerco di ragionare ma di nuovo il dolore alla testa mi prende e cado svenuto. Luce. Abbagliante bianca e potente luce. Di nuovo. Poi una sensazione di vuoto e un vento pazzesco che mi impedisce di muovermi. Apro gli occhi. Sto precipitando! Sotto di me vedo i grattacieli. Nessun aereo sopra di me né nei dintorni. Come ci sono finito quassù? I secondi passano veloci e il terreno si avvicina. È la fine. Sono ormai a pochi metri da terra. Chiudo gli occhi. È la fine. O forse no?

C ° 2 j a T o c s ce n a r F i s s o R


QUANDO ARRIVERA’ LA FINE DEL MONDO... 20-12-2012 Caro diario Oggi è il 20 dicembre e siamo nell’anno 2012. Ti ricorda qualcosa? Niente? Proprio niente, sicuro? Permettimi di rinfrescarti la memoria. Oggi è il giorno precedente a quello che secondo molti è detto il giorno della fine del mondo, dell’Armageddon, del giudizio universale ecc.; insomma chiamalo come ti pare, ma domani finirà il mondo... o almeno così si pensa. Questo tema, che viene preso in considerazione con una certa costanza ultimamente, mi sembra che sia venuto fuori da una profezia. Subito il dato di fatto che tutta questa storia sia saltata fuori da una predizione, mi sta lasciando un po’ così, ma questo solo perché io sono quel genere di persona che dice che se non lo vede, non ci crede o almeno solo in certi ambiti quali questo. Comunque io penso che sta storia sia una grande baggianata perché non

una volta tutti si prendevano a insulti e invece ora non lo fanno più perché si cagano in mano per via di tutto questo film.

Non

ne

posso

più!

Tutta questa ansia che ci sta prendendo è una cosa a mio parere anche frustrante. Ma non ci siamo rotti di parlare sempre della solita questione!? Va bene che abbiano paura, ce l’ho anch’io, ci può stare, insomma in teoria creperemo tutti domani, però cazzarola diamoci una calmata! Fortunatamente,

o

sfortunatamente

(dipende da come andrà a finire), a partire da dopodomani si smetterà di parlarne, anche perché se crepiamo tutti nessuno potrà parlarne. Logico no! Vabbè io andrò a vedermi un po’ di tv e conterò quante volte sentirò uno spot di un film o una canzone che parla della fine del mondo. Io stimo sui 20 ascolti di robe del genere (di solito sono più di trenta).

credo che la fine del mondo accadrà

Siccome questa volta forse è l’ultima

tutta in poco tempo senza che ci accor-

che ti scrivo volevo lasciarti un saluto

giamo di qualcosa che succede prima.

e una mia personale opinione su tutta

Comunque andrà a finire sarò contento

sta storia, che sta assillando le mie

di una cosa: non si parlerà più di que-

orecchie da ormai tre settimane. Vab-

sto argomento perché mi ha stufato.

bè… come si dice? Ah sì.. Prima s’ini-

Questa preoccupazione mi sta rompen-

zia, prima si finisce (o in questo caso si

do le scatole, perché ormai è diventata

finisce male. Dipende dai punti di vi-

peggio di un tormentone, cioè senti

sta). Ciao!!!!!!!!!

questa storia ovunque: in tv, ascoltando musica, vedendo quei dibattiti dove

Roberto Mazza 2D


The Apocalyptic Playlist CONSIGLI D’ASCOLTO PER LA FINE DEL MONDO di Giorgio Bondì 4H - It’s the End of the World As We Know It - R.E.M Save yourself, serve yourself World serves its own needs, listen to your heart bleed Tell me with the rapture and the reverent in the right (right) You vitriolic, patrio•c, slam, fight, bright light, feeling pre•y psyched. It’s the end of the world as we know it It’s the end of the world as we know it and I feel fine. - London Calling - The Clash The ice age is coming, the sun is zooming in Engines stop running and the wheat is growing thin A nuclear error, but I have no fear London is drowning-and I live by the river London calling to the imita•on zone Forget it, brother, an’ go it alone London calling upon the zombies of death Quit holding out-and draw another breath - The 2nd Law: Unsustainable - Muse New energy cannot be created and high grade energy is being destroyed. An economy based on endless growth is… Unsustainable You’re unsustainable

- The End - The Doors This is the end Beau•ful friend This is the end My only friend, the end Of our elaborate plans, the end Of everything that stands, the end.

- The Final Countdown - Europe We’re leaving together, But s•ll it’s farewell And maybe we’ll come back, To earth, who can tell ? I guess there is no one to blame We’re leaving ground Will things ever be the same again? It’s the final countdown... TA-TA-TA-TAAAAA TATATA-TA-TAAAAA TA-TA-TA-TAAAAA TATATATATA-TA-TAAAAAA - Wai!ng For The End Of The World - Elvis Costello We were wai•ng for the end of the world, wai•ng for the end of the world, wai•ng for the end of the world. Dear Lord I sincerely hope you’re coming ‘cause you really started something.


Amalia Castoldi & Arianna Pellicciotta Sono liete di

presentarvi: il primo (ed ultimo) oroscopo !

Ariete (21.3-19.4) Voi non dovetre preoccuparvi. Verrete prelevati dagli alieni e acclamati come “ i Re”. I posteri vi ricorderanno come “coloro che portarono allegria l’Ultimo Giorno”. Che incontentabili… non vi va bene? Roccie e sassi hanno una lunga memoria. Se poi contate anche i detriti delle navicelle…ah quelli! Hanno priprio una memoria…di ferro.

Gemelli (21.5-20.6) Eccoci alla Fine: datevi alla pazza gioia! C’è qualcosa che avete sempre voluto fare e che non avete mai fatto? Oggi potete! Rubate! Amate! Festeggiate! Uccidete! Depredate! Assassinate! Pugnalate! Sfogatevi! Nessuno potrà dirvi nulla…! (Del resto, chi potrebbe?!)

Toro (20.4-20.5) Le complicate e indecifrabili congiunzioni astrali che abbiamo consultato, ci hanno rivelato che Siete stati scelti dagli alieni per annunciare la Fine. Dunque: alzatievi ed esultate! Sono liete di presentarvi: il primo (ed ultimo) oroscopo !

Cancro (21.6-22.7) Per voi solo buone notizie. A iniziare dalla pagella: per avere un anticipino su lla vostra, che vi verrà consegnata certamente DOPO oggi, vi basterà dare una sbirciatina alle temperature del Polo Nord. Esultate.


Leone (23.7-22.8) ROAR! Oggi , finalmente, potete permettervi di saltare scuola. Tanto, siete sempre stati diligenti, se saltate un giorno non è mica la fine del mondo.

Sagittario (22.11-21.12) Complimenti a chi è nato oggi!! Vi abbiamo mai detto che il vostro compleanno è la fine del mondo?!?!! Questo era l’ultimo giorno disponibile per nascere sagittario, per diventare uno di Voi, insomma. Sentitevi onorati e vivetelo… come se fosse l’ultimo.

Vergine (23.8-22.9) Avrete fortuna in amore e …Oh! , ve l’hanno già detto? Mah, strano. Bè, comunque noi sappiamo che progettini si annidano in quelle menti perverse! Riuscirete a realizzare tutto prima che il mondo faccia “STUD!!”.

Capricorco (22.12-19.1) Ma che fortunelli!! Sapete che, secondo gli astri, il 2013 è addirittura il vostro anno?? La dea bendata ha deciso di iniziare ORA! Vincerete alla lotteria molti ma MOLTI bei bigliettoni… festeggiate come se fosse l’ultima cosa che fate!!

Bilancia (23.9-22.10) Siamo sicuri e molto lieti nell’annunciarvi che, dopo un lungo colloquio con Babbo Natale (che ci ha detto di dirvi “oh oh oh” ), riceverete tanti giochi , visto che siete sempre stati … equilibrati, e passerete un buon Natale. Sempre che riusciate a farlo.

Acquario (20.1-18.2) Sperate che finendo il mondo, la temperatura non salga sopra i 100°, cari nostri ACQUAri. Che rimanga tra noi, sappiamo cosa avete fatto ieri…l’abbiamo fatto anche noi (con voi)! Mi raccomando, ACQUA in bocca.

Scorpione (23.10-21.11) Siete caratterizzati da una pungente tenacia, che alcuni definirebbero anche un’ esperienza …avvelenante. Domani mattina, sotto casa vostra troverete una navicella pronta per portarvi in salvo con tutti i comfort possibili. Ma come, non siete felici?!

Pesci (19.2-20.3) La fine del mondo si avvicina e voi che fate, dormite?? Sapete meglio di noi che chi dorme non piglia… Vi vogliamo presentare delle nostre amiche, le patate. Non vorrete morire soli, vero?! (Che senso ha il pesce fritto se non ha qualche patatina di contorno?!)


Bacheca Io dico la verità: se fossi la funzione B mi offenderei! Profsa Fauci

La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre. A. Einstein

f Poc vedete c chetto: “Ragaz zi he avete una bell , andate a pagin che poi, a ri a3 è uguale all’alun produzione di P 59 e no B.! ompeo.. .

Le idee sono come le tette: se non sono abbastanza grandi si possono sempre gonfiare - Stefano Benni A: Io sto impazzendo con tutti questi Enrico, Clemente, Celestino... Domani inventerò un papa di nome Osvaldo ne sono sicura. N: Il ben noto Osvaldo I conosciuto per la sua bolla de carbonaribus in cui afferma la superiorità della nota pietanza romana sopra la nouvelle cuisine del re francese Filippo il Cuoco.

LE ELEZIONI USA spinoza.it

In ritardo i risultati dalla Florida. Per il momento è in vantaggio Al Gore. Determinanti le donne e gli immigrati. Nessuno aveva detto a Romney che potevano votare. I repubblicani non hanno convinto l’elettorato di colore. E hanno sprecato un sacco di banane.

Il Papa: “Con Gesù non c’erano il bue e l’asinello”. Dubbi anche sulla stagnola.

i angoli zzi, non è che gl ga ra no Eh i: n e l’amProf Len• sono congruen• li go an li G li. ua sono ug gliano... Le misure si ugua . le ua ug è za ez pi no! goli si congruisco Alunno: E gli an Pro sa sa

Iniziamo con il contestalizzare, cos’ anche lo studente che crede che Pitagora fosse un giocatore del PSG si rimette in carreggiata... Prof. Catalano


Bacheca a...

wiN

La m un’o atemati c p tort inione a non è . u . . r a è una

Primarie, vince Bersani. Ora possiamo tornare a smacchiare gattopardi.

fest No a l o i no n g accio he Campa e f a l n l e i fe n r Ora vsa ntini dopo c ubblicizPr ce s e eb esta of sa uic be va ti a p f Le o a r s s P a i p o Ga dar il c che ris son del Volta a or tto e l a S s ag ui su Festa gio cid a l e r a Ne e p arsi z ro , er m ne ciò a si

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Il Ballo degli Scienziati

Quando furono diramati gli inviti per il Gran Ballo degli Scienziati, Pierre e Marie Curie irradiarono entusiasmo; Einstein pensò che sarebbe stato relativamente facile parteciparvi; Volta si sentì elettrizzato. Ampere non ne fu messo al corrente; Ohm al principio oppose resistenza; Edison pensò che sarebbe stata un’esperienza illuminante; Morse avrebbe preso la linea 2 e sarebbe arrivato alle 8 in punto; Meucci avrebbe telefonato per conferma; Fermi disse che era una notizia atomica. Gauss era tutto magnetizzato; Hertz si sentì sulla cresta dell’onda. Joule dovette rinunciare per problemi di lavoro; Nobel esplose di gioia per la notizia; Kelvin disse che era in grado di partecipare. Fourier aveva già una serie di impegni; Avogadro non fu avvisato: nessuno si ricordava il suo numero mentre Mendeleev non era elemento gradito

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bells jingle smells ht twilig ran away d edwar a dies Bell cries jacob l the way rs al a w r sta


REDAZIONE le catastrofi Quinta discesa in ca mpo di Berlusconi Agnese Anzani 4F

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im dr a u G La scri"a “3 minu! l q ni 5 ... In arrivo... RIe i CALCOLO... 15 min a d ar n u!” M a m ico Daniele Florean 5F # e ov a s Lud !m Ul

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Debito in religione Renzo Averia 3B ! OM i 2C BO oss jR Ta

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Far arrabbiare la Ga"o Anna Valsecchi 2L

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Caduta del Muro di Berlino Mauro Albera

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Finire su un albergo a Monopoly Costanza Ballerio 1D

Il Ciclos!le ro"o La Signora delle Fotocopie

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Do ma Pie ndina tro Fas del Co ola z 5H zi a t che salt e n r e t in ione Conness Nasi 3H Alberto

Tagliarsi la barba Andrea Piazza 2F

ad ip Sim olli in on cen eP aci diari 5G (Ao

Len!ni Compito della 4H Giorgio Bondì

Il Giornalo"o con 32 pagine Il Ciclos!le

Giornalotto N°2 A.S. 2012/2013  

Il secondo numero del Giornalotto, il giornale degli studenti del Liceo A.Volta di Milano, dell'anno scolastico 2012/2013... All'interno un...

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