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Il GIORNALOTTO presenta

PRIMA VOLTA AL

VOLTA


Volta "Per me si avrà una forbita mente Per me si va con sorrisi e sudore Per me si va tra la cresciuta gente Dir molto non posso del mio creatore: fecemi l'uomo, in remota etate perchè il saper serbasse sapore. Ma v'è una domanda che più e più fiate m'è posta: come passare? Io dico: Prendete ogni speranza voi ch'entrate." Tali parole sul portale antico eran scritte, e tal tremor mi colse, ch'io pensai d'essere in loco nimico "Perchè vacilli? Qual cosa ti dolse?" Disse 'l maestro mio che'l cor conforta "Non temer via ch'ancora non gnosci. Questa, è dell'avvenire la porta. Mira il buio dietro all'ingresso, cogli un lume, e va ove'l sentier ti porta." Troppo il portone era di buio spesso, e troppe poche dolci luci in terra ch'io pensai ch'ei volesse farmi fesso! Ahi, in che falsità l'animo erra! Farsi fermare da vana favella e crear nella mente inutil guerra. Ma poi intrai, e sonò una campanella: così capì d'essere giunto al Volta. Mirai intorno, ed era cosa bella.


S

eni un trillo in lontananza: DRIIIIIIINNNN!!!! “Diamine” pensai “non posso essere già in ritardo! E’ solo il primo giorno di scuola… Deve essere la campana dei pompieri!”. Mi misi subito a correre a perdifiato lungo Via Benede"o Marcello perché sapevo che nonostante il mio orologio segnasse ancora le o"o meno cinque, era quasi sicuro che fossero già passate le o"o e dieci. L’ansia che avevo per il primo giorno di scuola lievitò notevolmente dopo quel pensiero. Eccomi, finalmente! Notai la facciata: l’avevo già vista all’open day… Mannaggia quan graffi! Ma non ebbi tempo per pensarci, mi fiondai deciso tra le porte metalliche sperando che il prof della prima ora non fosse ancora arrivato. SBAM! Un mocio zuppo mi a"raversò il mio campo visivo bloccandomi la strada… “Ma che cavolo?!?” “Aha, eccone uno in ritardo!” disse l’uomo che impugnava il mocio. Io lo guardai spaventassimo: era gigantesco, con una voce tuonante, ma aveva un viso simpaco ed un sorrise"o che gli andava da guancia a guancia. “Ritardo o meno,  tocca fare il test dello studente: scoprirai che po di studente sei. Io sono Ciro, e  do il benvenuto qui al Volta. Muovi, fai ‘sto test… Ma prima, leva quel grugno spaventato e alza lo sguardo! Sei al liceo caro mio!”. Indicò con la mano destra un poster appeso ad uno dei pilastri dell’atrio. Sul foglio c’era un intricassimo disegno con frecce che spuntavano qua e là. Mi toccò compilarlo…

CHE TIPO DI STUDENTE SEI?? (Renzo Averia, 3°B, si spera ) Ormai ci sei dentro, amico. Per i prossimi 5 anni rimarrai intrappolato dentro il Volta, triste e indifeso, armato solo di penne e di calcolatrice scienfica. Sopravviveres? Scoprilo con questo test!

1) È suonata la campanella, è l’intervallo e si sentono grida ovunque, cosa fai? A: Vado a far la fila alle macchine"e sperando non mi picchino B: Mostro la mia super-calcolatrice scienfica dalle molteplici funzioni al mio compagno di banco C: Rimango in classe perché là fuori tutto mi fa paura D: “Sono già fuori a fumare, zioooo!

2)È entrata la nuova professoressa di Matema!ca, cosa fai? A: “Prof, siccome vedo che lei mangia tanto, con 80 cent, mi consiglia un Kinder Bueno o delle Croc Canyon + caffè?” B: “Egregia Professoressa, volevo reperire informazioni sul programma scolasco del sudde"o anno. Affronteremo in prima i valori esponenziali?” C: “Occavolo, è arrivato Majin Bu!” D: “BELLLAAAAAAAA!”

3) Degli studen! più grandi si offrono per darvi ripe!zioni gratuite. A: “No, grazie, non offritemi delle ripezioni, piu"osto offritemi un Kinder Delice” B: Inizia a ridere fragorosamente (wow, ho usato una parola che non avrei mai


pensato di usare!) e a lacrimare, non ridi così da quando sui giornali girava la no!zia che i neutrini fossero più veloci della luce. C: “Occavolo, ques! mi vogliono picchiare!” D: Si mee a ridere, come quello della risposta B, ma senza un apparente mo!vo.

4) Compito di Geografia, devi analizzare uno stato. Quale scegli? A: America B: Cina, Sud Corea o Giappone C: La Padania D: Giamaica 5) Qual è per te una figura di riferimento? A: Gordon Ramsey o Ronald McDonald B: Stephen Hawking C: James Holmes D: Bob Marley 6) Cosa c’è nel tuo portafoglio? A: 3,70 €, quello che serve per un tramezzino, la Coca Cola, un Kinder Bueno e un caffè B: La tavola periodica C: Il san!no di Batman D: “Ohhh, delle car!ne, zioooooooooooooo!” 7) Durante la lezione un telefono suona, è il tuo. Qual è la tua suoneria? A: “Gelato al cioccolato, dolce e un po’ salato” B: “Ci son due equazioni, ed un esponenziale, due piccole frazioni, un valor reale, un insieme vuoto e un esponente, non manca più nessuno, solo non si vedono i due fra$ zero!” C: Il Pulcino Pio o Call Me Maybe D: Jammin di Bob Marley

8) La tua Home Page è: A: benedeaparodiblog.corriere.it/ B: www.wired.it/ C: 4chan o 9gag D: hp://weedfarmer.com/ 9) Se tu fossi un personaggio dei cartoni sares!: A: Majin Bu B: Dexter (quello del laboratorio, non l’assassino) C: Timmy dei Fantagenitori D: Dora l’Esploratrice 10) Tu e i tuoi amici dovete mangiare fuori, proponi: A: MacDonald o un ristorante All You Can Eat B: Si mangia a scuola con un tramezzino, che si risparmiano i soldi e abbiamo più tempo per ripassare assieme. C: Un ristorante di Via Benedeo Marcello che serve carne di dubbia provenienza D: Pizzeria MARIAAAA Maggioranza di risposte A: Ciccio Pas!ccio. Sei un obeso. Forse hai confuso il Volta per un Alberghiero e le lezioni di Astronomia per Gastronomia. Sappiamo già come morirai, non per il troppo stress o per il troppo studio. Morirai di diabete, infarto, indiges!one di Kinder Bueno o per un tarallo di traverso.

Maggioranza di risposte B: Stefano Lavori. Sicuramente sei uscito dalle medie con un voto al!ssimo, hai vinto concorsi di matema!ca e qualche borsa di studio perché anche tu hai scoperto la teoria della rela!vità. Probabilmente avrai pochi amici e poche


ragazze. Stai tranquillo, appena uscirai da qui, sarai ricco e verranno da se. Morirai di tumore al pancreas.

Maggioranza di risposte C: Babbo Natale. Sì, Babbo Natale, perché non esis! per nessuno. Non perché non ! considero, ma la tua vita sociale è così a"va che non hai bisogno di uscire dalla classe; dopotuo l’amica penna nera e la ma!ta lapis sono simpa!cissime. Ti dico una cosa, i 5 anni al Volta non sono facilissimi da affrontare, soprauo senza amici, quindi cercateli! Morirai perché non appena ! sen!rai male, nessuno verrà a soccorrer!. (Oppure non appena andrai al cinema da

L’ATRIO “Guarda”, accennò Ciro mentre stavo finendo il test, “non vale la pena entrare adesso in classe: sono già le oo e mezzo. Entra alla seconda ora che ! conviene, non vorrai far! subito nemico il prof della prima ora!” “Per me andrebbe bene ma… credi che si possa fare? Insomma cosa faccio adesso per mezz’ora, mi giro i pollici? E se mi becca qualcuno?” Ciro abbassò lo sguardo e si portò una mano al mento, come per rifleere meglio… “Hmm… Te lo dico io cosa facciamo.”. La sua faccia si illuminò: “Ti faccio fare un giro per il Volta!”. Restai sorpreso dall’offerta, che privilegio! Avrei avuto protezione diploma!ca ed un giro gra!s nel mio nuovo liceo... Come rifiutare! “Allora” iniziò il bidello spalancando le braccia , e quasi mi aspeavo che dicesse: “Un

solo, sparerai in mezzo agli speatori)

Maggioranza di risposte D: Scacco Mao. Ti sei integrato benissimo nel Volta. Hai già capito le sue meccaniche, del fao che gli studen! siano quasi tu" maoni (sì, proprio dei ma" grandi). Mentre i tuoi compagni di classe si lamentavano del fao che sen!vano odore di plas!ca bruciata, tu avevi già capito cosa fosse. Ti piacerà così tanto il Volta che lo rifares! un sacco di volte. Morirai di vecchiaia dentro il Volta.

giorno tuo questo sarà tuo.”, “Questo è l’atrio,” si limitò a dire, “c’è un po’ di via vai all’intervallo e, ovviamente, ad inizio e fine giornata ma di altro non saprei che dir!...”. Si incamminò verso l’ascensore. “Ah, ecco, se ! fai vedere da ques! par!, è chiaro che stai balzando”. Si fermò. “In effe"” aggiunse dandomi un’occhiata, “In generale se ! fai vedere in giro è chiaro stai balzando”. Siamo arriva! davan! all’ascensore. “È meglio


insomma che non  fai vedere proprio”. “Alla tua sinistra” connuò implacabile il mio cicerone “Le macchinee del piano terra, dove capirai la fulità di: “Te li riporto domani ques 50 centesimi, giuro”. Mentre a destra la bacheca dove trovare ripezioni in inglese, matemaca, fisica o le molto più uli striscee di carta bianca gras. Fida di me: se mai avrai difficoltà in qualche materia, rivolgi al Sostegno tra Pari. I ragazzi di quarta e quinta  faranno ripezioni in ciò che vorrai, qui a scuola, GRATIS!”. Devo dire che quella parola, “gras”, mi faceva scorrere un brivido di gusto tue le volte che la senvo pronunciare. Seguii Ciro: scendemmo per le scale accanto all’ascensore e ci ritrovammo nel corle.

IL CORTILE Le scalee ci avevano portato alla prima ala del corle, lunga e strea, le grige pare incombevano alte; Ciro iniziò a camminare. “Se  viene mai il dubbio che questo non sia in realtà un carcere, puoi venire qua. Solo una scuola può avere uno spazio così per il quarto d’ora d’aria.” Arrivammo alla seconda parte del corle, svoltato l’angolo, “Qui, è dove viene il grosso della scuola: come ogni buona fabbrica, anche il Volta, in questo giardino, ha la sua canna fumaria! E lì”, indicò un punto vicino alle scale per il campo da basket, “è dove si riuniscono quei piduis manca del DeltaV. Se hai un golpe, un colpo di stato da progeare, un uomo da gambizzare, non c’è posto migliore dove presentare il tuo problema. Raccontano che

se nell’aula di filosofia dici abbastanza volte una bugia diventa realtà, beh, se la dici lì diventa polica. Già che siamo qui: dall’altra parte”, mi indicò l’edificio di fronte, “dietro quello c’è l’altro corle, quello piccolo. Che però è chiuso, per calcinacci e tegole volan. Tua colpa di una regola di qualche anno fa che lo ha proibito ai fumatori, lui è rimasto solo, e allora cosa ha fao? Devi capirlo, no?, già prima viene poca gente, poi di boo nessuno. Ha iniziato a fumare anche lui. E dopo un anno, bum, calcinacci giù dal teo. Questo posto va alla malora, ma sarà il tuo più ardente desiderio.”. Non scendemmo nel campo da basket, “Ha piovuto, ci vuole una barca a remi per superare quelle pozze,” e ritornammo per un’altra strada all’atrio. “Mi sono dimencato di mostrar una cosa”.


L’AULA DI FILOSOFIA “T’avevo accennato all’aula di filosofia? In pochi sanno che esiste ‘sto posto qui”, mi disse Ciro mentre ci avvicinavamo a una porcina proprio alla destra delle porte per uscire. “E’ un posto misterioso: se vuoi entrare, fallo ora! Avrai poche occasioni di ritornarci durante il tuo soggiorno qui...” concluse con un filo di voce. Appena entrato, la porta si richiuse con un sonoro scao dietro di me. L’aula era male illuminata, e la poca luce che filtrava veniva intrappolata dalle ragnatele. Mi avvicinai al tavolo di cristallo nel centro della stanza: c’era un grosso volume rilegato in pelle con su scrio “Storia del Volta”. Aprii il volume che magicamente si librò nell’aria e iniziò a parlare: “Da Storia di Voltawarts, libro I capitolo I.”. Fece una pausa. Non potevo crederci. “Più di mille anni fa quaro tra i maghi più brillan della loro epoca decisero di fondare una scuola e costruirono un palazzo lontano dagli occhi dei babbani: a pochi passi dalla Stazione Centrale di Milano. Ques quaro maghi si chiamavano: Godric Pni, Tosca Tradizionale, Priscilla Parlalingue e Salazar Scienfico Riformato. Nacquero così quaro case, ognuna recante il cognome del suo fondatore: P.N.I., Tradizionale, Parlalingue e Scienfico Riformato. Infinite leggende si tramandano tra gli studen ma c’è una cosa, oh fortunato, che devi sapere: sono tue vere. Capita spesso, girando per i soer... ehm, le palestre, di incontrare anime vagan che si lamentano: sono le vime dell’ulma

Peste! La Peste che studierai nei Promessi Sposi, sì, proprio quella. Il palazzo sorgeva su una fosse comune... Evita di studiare i Promessi sposi nelle fondamenta di questa scuola, o potres subire una maledizione e diventare come loro!”. Feci per avvicinarmi e chiudere il libro quando questo si scostò e riprese: “C’è un’ulma cosa che devi sapere...!” iniziò con tono solenne “L’Aulea che trovi in fondo, dall’altra parte dell’atrio beh... è un luogo di perdizione! Da: Storia di Voltawarts, libro XXVII capitolo XXXIV.”. Un’altra pausa. “Per secoli nell’Aulea si erano radunate le men più policamente impegnate del liceo dando vita al Collevo. Poi, pian piano, per strani movi, esso è deceduto. Pochi anni fa, all’alba della sua caduta, successe un evento straordinario che infa su codesto tomo annoveriamo: un incendio! Il primo in-


cendio reale, non una semplice esercitazione. Successe a Maggio. I professori si indignarono per quella che sembrava un’esercitazione, le facce terrorizzate dei bidelli però chiarirono la situazione: era un incendio doloso. Tu gli studen furono fa uscire araversando la corna di fumo ma mai si seppe la reale causa dell’incendio: si narra che sia stato un incantesimo incendio lanciato per sbaglio su un vecchio divano invece che sulla sigarea rollata da uno dei rimanen fancazzis... ehm, avis, del Collevo!” Il libro cadde sul tavolo e si richiuse, sollevando una piccola nuvolea di polvere. Ciro aprì la porta dicendomi “vieni, devo mostrar la ‘Sala Grande’, l’Aula Magna!”

L’AULA MAGNA Non feci tempo a riprendermi dal magico avvenimento che già ci trovavamo in corle. Ciro camminava con passo rilassato verso l’entrata di via Seala, accanto alla quale vi è l’ingresso per l’Aula Magna. Quando arrivammo soo il passo carrabile, Ciro mi fece un cenno verso l’alto “Guarda lì,”, disse, indicando il soffio, “in TV parlano di effeo serra ed inquinamento globale, e io  dico: purtroppo puoi trovare entrambi al Volta.”. Il soffio era incrostato da quella che sembrava una spessa pana nero catrame. “Se vuoi sperimentare un po’ di inquinamento, questo è il posto adao. Qui sopra all’intervallo si forma una cappa di fumo che è peggio di un camino intasato… Per fortuna che voi primini non siete tu giraffe, sennò schiaereste giovani! Al classico quan-

do parli di passivo  riferisci alla grammaca lana, o magari al greco; qui di passivo c’è solo il fumo!” “Vabbè,” dissi io, un po’ turbato “mi ci abituerò, son sicuro che si può sopravvivere”, “Ma certo!” concluse veemente Ciro “detto fra noi,  volevo solo meere in guardia, sai, riceverò una parcella in più per ques miei ammonimen, ma shhhhh!”. Mi condusse all’interno, fino alle grosse porte a spinta dell’Aula Magna. Dopo qualche amo di difficoltà nell’aprire la porta chiusa a chiave, entrammo… Ciro incominciò: “Benvenuto nell’Aula Magna. Qui si tengono assemblee d’Istuto, riunioni dei vari comita - quello studentesco, quello dei genitori - e speacoli di ogni genere e varietà. E’ anche un posto noto per le ome saune -  dicevo, effeo serra - che offre, soprauo durante le suddee assemblee d’Istuto. Insomma, niente male, sono pure gras! Comunque sia, se te lo devo dire anche qui c’è un piccolo problemino…” ci pensò un amo, poi sentenziò, guardandomi seriamente “la tecnologia è un po’ anquata.” Proprio in quel momento udimmo un forte rumore di ingranaggi ed uno stridio di par metalliche; fumo e scinlle sprizzavano dal proieore agganciato al soffio all’altezza delle prime file. Io e Ciro ci guardammo, e notai che lui stava per avventarsi sull’esntore. Ma improvvisamente, dopo gracchi, stridii ed altre cacofonie, dal proieore uscì una fasdiosissima voce roboca “Ben-venu.”. Ci guardammo increduli. “Ci-ro, an--qua-to a ch-i???”. Il proieore animato emise un forssimo ruggito e una scinlla ben mirata colpì la mia guida privata (e gras!) sulla fronte, e lo stor-


dì per un amo. “Calma calma!” gridai “Veniamo in pace!” “In pa-ce ma sen-za buo-ne ma-nie-re!” “Ci perdoni, la prego… E la prego, niente più fuochi d’arficio…” “Va-be-ne. Per-do-na-te l’i-ra. E’ che so-no bloc-ca-to da trop-po tempo. Mi an-no-io. Non c’è più nien-te da ve-de-re. Po-che as-sem-blee. Vor-rei di più. Op-pu-re sa-rò cos-tret-to a da-re io uno spet-ta-co-lo… Di fuo-chi d’ar-fi-cio!!!!” Emise una risata gracchiante e malvagia, più fasdiosa di un gesseo che riga la lavagna mentre un coltello sfrega un piao di ceramica. “Basta, la prego!!! Glielo promeo, glielo prometto io, troveremo una soluzione alla sua solitudine.” Lui non rispose. “Organizzeremo più assemblee.”. Ancora silenzio. “Signor proieore? E’ connesso?” dissi leeralmente. “Omo,”, pensai, “un amo di tregua finalmente. Ne

devo approfiare: ora o mai più!” Mi diressi verso il proieore saltando le file di sedie, mi arrampicai sullo schienale di una di queste e saltando riuscì a staccare la spina del povero marchingegno. “Solitudine risolta.” affermai soddisfao. Ciro era ancora stordito dal zzone che lo aveva colpito, e non notò la mia impresa. Si fece strada barcollando e chiamandomi con voce incerta e rauca; io lo seguì subito. “Guarda,” riuscì a dirmi “Io l’ho sempre deo che ques apparecchi, questa tecnologia finirà per ucciderci! Diamine! Dopo andrò a dargli una lezione.” “Non  preoccupare” replicai subito “ci ho già pensato io…” “Bene” fece noncurante - non credo che mi stesse nemmeno ascoltando - “Vieni per di qui, andiamo in aula prove, magari un po’ di musica guarirà questa mia boa in testa!”. E ci dirigemmo verso una porta più piccola ma proprio accanto alla tecnologicissima Aula Magna. Entrando un pensiero fugace mi passo per la mente: forse non avrei dovuto traare così quel proieore, forse dovrei davvero tentare di “intraenerlo” organizzando qualche assemblea in più. Ma veloce quanto mi giunse, quel pensiero svanì, mentre invece una dolce melodia pervase la mia mente…

CORO E ORCHESTRA Spalancata la porta, la musica si interruppe subito, “Nonono, cosa ci fate voialtri qui dentro? Abbiamo già deo ce l’abbiamo noi l’aula la prima ora! NOI!” Io rimasi di stucco, un ragazzo dagli oc-


chiali squadra e la camicia a righe mi stava puntando addosso un archeo da violino! “Ma no, veramente... io...” mi girai per cercare aiuto da Ciro, ma lui non c’era! “No veramente, un corno! Ora tu torni da dove sei venuto e vai a dire a quei tuoi amici canarini stona che l’aula ce l’abbiamo noi! E se la vogliono, che vengano a prenderla!” - Tum-tum-tum! - Un ragazzo al piano baé sui tas. Quello che mi puntava lo guardo storto, “Cosa? Pensavo di renderlo più drammaco...”,“Aaargh!” urlò questo e agitando come un fioreo l’archeo da violino mi spinse fuori dalla porta, sbattendola chiusa. “E poi  domandi perché ci danno tu degli sfiga!” Lo seni urlare mentre mi allontanavo. Ciro mi si accostò, “Beh? Cosa dici della musica del Volta? Guarda che arrivano anche

gli altri, il coro”. Un gruppo di ragazzi si faceva strada verso di noi, Ciro mi fece segno di indietreggiare. Arriva davan alla porta della stanzea, uno o due entrarono. Si sen un po’ di baccano. Intanto uno del coro decisamente più rilassato venne dalla nostra parte “Ehi Ciro, por in giro il primino?” “Precisamente”, intanto dall’aula senvamo gridare “L’idea di un’orchestra della scuola è così triste che non siamo nemmeno riusci a trovarci delle baute sopra su internet!”.Il ragazzo con noi disse a bassa voce “In realtà ne cercavamo sui cori scolasci, e non trovandone abbiamo dato un’occhiata se se ne fossero invece guadagnata qualcuna loro... Bah, comunque se vuoi andare al piano presidenza questo è il momento, ho visto la Gao, la vicepreside, giù in palestra che parlava, ne avrà per un po’”.

IL PIANO PRESIDENZA Dall’atrio della Aula Magna, Ciro mi condusse su per le scale, poi araverso tuo un piano e di nuovo su per le scale. “Più facile perdersi qui che nel castello di Browser in Supermario.” pensai. Arrivammo al piano presidenza. E man mano che ci avvicinavamo i passi si facevano silenziosi, gli sguardi bassi. Se anche non è mai stato provato alcun rapimento di una principessa, lo studente davan alle due porte PRESIDENZA e VICEPRESIDENZA si sente un po’ come l’idraulico Italiano davan al dragone. “Che cosa ci fate in giro durante la prima ora?” fece da dietro il vetro del gabbioo una voce. Ciro, facendomi da scudo, mosse un passo verso l’apertura


del vetro, “ Il ragazzo è in ritardo, entra alla seconda e intanto gli faccio fare un giro”. “Ah ma ci vuole il foglieo verde per entrare!”, Ciro si diede un colpo alla fronte “Me ne stavo dimencando!”, si girò verso di me “Devi andare dal Preside a prendere il foglieo verde!”. Il foglieo verde! Quan cadu soo la sua falce che non conosce pietà! “Il Preside è nell’ufficio, vai pure!” Aggiunse la voce del gabbioo. Come Fantozzi che entra nell’ufficio del magadireore galaco, mi accinsi a bussare appena soo la targa “PRESIDENZA”. “Avan. Buongiorno, ah il primo ritardatario!” il Preside dal trono in legno scuro mi guardava. “Ma... salve... scusi, ho sbagliato a mettere... il tram... la strada...”, risposi, fedele alla figura di Fantozzi. “Eh già, il tram, la strada, la sveglia, le cavallee! Dammi qua da firmare” “Beh... grazie, starò più aento, arrivederci” “Arrivederci” disse mentre già chiudevo la porta. Avevo i sudori freddi. Ciro mi diede una pacca sulla spalla, “Hai visto che Preside che abbiamo! Immagino tu voglia evitare di fare figure anche nella sala professori”. Non me lo feci ripetere due volte e rai drio verso le scale. Ciro però mi bloccò per la colloola, facendomi quasi cascare come un sacco di patate “Dove credi di andare?” “Effevamente”, dissi abbassando lo sguardo “non lo so! E’ più semplice girare per un labirinto che per questa scuola!” “Appunto,”, fece lui “ora  mostrerò dove andare nei prossimi giorni quando, inevitabilmente,  perderai.” e mi condusse, senza baer becco, verso una porta alla sinistra del gabbioo, la

Segreteria.

LA SEGRETERIA Ci fermammo davan all’entrata, Ciro si voltò verso di me e mi disse “Ora tocca a te amico mio. Entra come se  fossi perso, e vedrai come 3 minu di conversazione con la Segreteria  possono salvare! Insomma, dar direzioni non è l’unica cosa a cui serve, ma diciamo che forse, per te, è la più ule. “Non feci altro che annuire rapidamente due volte e, morso dalla curiosità, entrai. Mi guardai subito aorno: sembrava un posto tranquillo, rilassato, ma forse era solo in occasione del primo giorno di scuola. Venni accolto da una signo-


ra genlissima, che si accostò al vetro e disse: “Ti serve qualcosa, caro?”. Da come mi stava guardando sembrava che già conoscesse la risposta: “Haha, un primino smarrito!”, potevo quasi leggerglielo nel pensiero. Mi avvicinai e le dissi, simulando l’ansia di chi ha perso la strada: “Beh, guardi, non so se sia il posto giusto ma stavo andando al bagno e non ritrovo più la via per tornare in classe... Sono di prima M, non è che potrebbe darmi indicazioni?” “Certo!” affermò compiaciussima. La vidi rovistare in tuo l’ufficio, aprire casse, armadie, e perfino una porta laterale che esponeva l’insegna “Primini smarri, Lost and Found”. La cosa mi turbò un pochino, soprauo perché nel breve amo in cui la aprì io riuscì a senr uscire dei gemi soffoca provenien dallo stanzino. Non osai domandare. “Solo un secondo e sarò da te!” cingueò la segretaria. Finalmente arrivò, portando un gigantesco foglio o meglio, collage di fogli aacca con lo scotch - ripiegato in mille modi, e lo sbaé sul bancone. “Beeeeene! Ecco la mappa del Volta!” La aprì e il cartame sbuffò un mucchio di polvere. Io osservavo esterrefao. “Allora,” proseguì la signora “tu sei qui.”. Indicò un minuscolo pallino d’inchiostro nel mezzo di un’intricassma rete di linee e lineette, frecce, scarabocchi, curve, disegni pseudo-geometrici, nastrini d’ogni sorta, modellini pop-up che s’alzavano qua e la e chissà quali altre diavolerie. “Segui il mio dito,  indicherò il percorso!”. Non credevo ai miei occhi: avevo visto di peggio solo nella mia immaginazione dopo aver preso quella terribile boa in testa due anni fa. Il suo agile e sot-

le dito volteggiava tra il plasco-libromappa-foglio del Volta, destreggiandosi tra tue le bizzarre forme che ho prima descrio. Mi andò in pappa il cervello. “...E poi svol di qua a sinistra poi su e di nuovo a destra, poi di qua e un po’ a sinistra, e sei arrivato!” esclamò soddisfaa guardandomi con un viso araversato dal sorriso più ampio che abbia visto. Io ovviamente non c’avevo capito niente; comprendevo meglio la meccanica quansca di quella roba lì! A quei disegni non sapevo nemmeno dare un nome! Ritrovai la compostezza, pensando che fosse l’unico modo per uscire sano e salvo: “La ringrazio, sono sicuro che troverò la strada.” Quindi mi voltai e mi diressi muto verso la porta di uscita. “Meglio questa pazzia che ritrovarmi tra i Primini Smarri!” pensai, consolandomi un pochino. Fuori trovai Ciro: aveva sento tuo, e si stava sganasciando dalle risate. Ancora ridendo mi disse a mezza voce: “Sai... tue ‘ste


risate m’hanno fao venire un languorino di quelli... Ti andrebbe uno snack alle macchinee?” Seguii fedelmente la mia guida.

LE MACCHINETTE La macchinea emeeva un incantevole splendore nel piano semibuio. Ciro si fermò, mi guardò e disse, guardandomi con aria altezzosa: “Qui vigono due regole per il dirio di precedenza: una per gli uomini ed una per il gen!l sesso. La prima è lo iuris aeta!s, la seconda è lo iuris primae noc!s.”Mi ritrovai spaesato e dissi !midamente: “Io il la!no non lo capisco”. “Abitua!ci.” rispose Ciro addentando avidamente un Crunch. Ripercorremmo un lungo corridoio, poi guardai fuori dalla vetrata e vidi solo una densa e grigiastra nebbia. “Strano” dissi alla mia guida “non c’era nebbia stama"na”. Ciro quasi in segno di sfida aprì la porta: mi ritrovai immerso in una nuvola di fumo e cominciai a tossire. Finalmente il fumo si dileguò, mi rimisi in sesto con la gola che ancora mi bruciava e riguardando fuori dalla vetrata scorsi diverse sagome, tue uguali, tue nere. Ciro si sen$ chiamato in causa e si avviò a spiegare: “ Quelli sono e non sono, il fumo li ha consuma! e talmente assuefa" che neanche la presenza della Gao riuscirebbe più a farli smuovere. Vieni e non preoccupar! di loro, sono innocui, preoccupa! piuosto di dove me" i piedi”. Guardai giù e feci un sussulto: ci reggevamo in piedi su nient’altro che un vero e proprio ponte costruito con mozziconi di sigaree. “Sososo... soffro di ver!gini”

balbeai. Ciro grugnì e rispose: “ Vedremo se ne soffrirai ancora quando inizierai a fumare”. “Ma io non inizi...” provai a ribaere, ma Ciro intervenne sulla mia voce: “Grandissima cazzata”. Poi ingollando l’ul!mo pezzo di Crunch mi prese soo braccio e disse “Ti porterò in un posto di mille faville. L’aula delle fotocopie.”

L’AULA DELLE FOTOCOPIE Percorremmo corridoi e corridoi, scale e scale, e ancora corridoi, e ancora scale. Alla fine raggiungemmo il secondo piano Seala. Ciro mi spinse dentro una porta, seguendomi e quasi rimanendo incastrato. L’aula era piccola, ingombra di vecchi macchinari, su uno si potevano leggere ammantate dalla polvere le leere “Breveo dell’onorevolissimo signor Johann Gutenber...” Da dietro il suddeo uscì un’arcigna donna che mi squadrò sospeosa: “Che vuoi? Guarda che la carta è finita, a parte gli A3... Se ! mandano quei deboscia! del Giornaloo, digli che il ciclos!le ha finito l’inchiostro. A metà stampa. Se invece ! manda una prof, riferisci che se le faccia fare in segreteria che qui abbiamo finito tuo e non funziona niente... cosa faiiiiiiii!!” strillò quando incuriosito cercai di afferrare una pagina del Giornaloo fresca di stampa. Sobbalzai facendo cadere tuo a terra. “Fuori! FUORI! E io che spendo ore per stare dietro a voi! INGRATI!”. Il mio massiccio angelo custode mi sorasse in tempo dall’aacco della Furia e mi pilotò lungo il corridoio ridendo soo i baffi.


L’AULA 331 “Il Volta è all’avanguardia anche in campo tecnologico, come vedi, sempre pieni di fondi per sostenerla! Per esempio nell’aula 331, sopra quelle scale - vai a vedere se vuoi. Io non le faccio, tue le scale... - c’è la misteriosa lavagna intera#va. L’hanno posizionata tra la catasta di tubi catodici ro# e quella degli oscilloscopi che non oscillano più. Ma è spenta. Nessuno è ancora riuscito a farla andare, dicono ci sia un codice o una password... Insomma è lì, vai tu, su, su, sciò.” “Certo che il lato di Via Seala, ha proprio tan piani...” pensai avvicinandomi all’aula 331 e vedendo che le scale ancora salivano... Un ululato venne dalla stanza, “Svelami i tuoi segre stupida macchina!”, mi fermai, indeciso se connuare. Mossi qualche passo, la voce connuava disperatamente “F4, F7, F13!”, “Ctrl-alt-canc”, “Perché non funziona!!”. Arrivai quasi alla porta “Chi c’è la fuori?!?! Sto lavorando, non si sen-

te! Via di qui, ci sono quasi!!!” Non me lo feci ripetere due volte, e molto più decisamente di come ero salito corsi di soo. Dietro di me la voce connuava, “Control-Z, Control-X, Apri sesamo!” Tornai da Ciro. Araversammo mezzo Volta arrivando al secondo piano di Benedeo Marcello. “Guarda qua!” disse Ciro, “Altro che Umberto Eco, ce l’abbiamo noi un pendolo come si deve!” Dal soffio dell’ulmo piano pendeva un filo che araverso la tromba delle scale arrivava fino a terra, aaccato ad un pendolo. “Strafig....” iniziai io quanto Ciro mi interruppe bruscamente, “È roo. Da quanto non si sa... alcuni dicono di no, altri di sì, è il pendolo dei cachi!”

LA BIBLIOTECA Ciro salì per le scale di fronte a noi, dopo due brevi rampe ci ritrovammo in un ambiente quadrato racchiuso da finestre. La luce irrompeva forte e davan a noi c’erano tre scalini e una semplice porta... Sembrava stessimo avendo un’esperienza misca, forse quella roba alle macchinee... Ciro aprì la porta. Entrammo in una stanza di medie dimensioni: sulla destra erano presen diversi scaffali metallici colmi di libri vecchi, sulla sinistra invece c’erano tavoli di legno dove decine di ragazzi giocavano con il loro smartphone... c’era addiriura qualcuno che faceva i compi! “La Biblioteca!” esclamò soddisfao Ciro col suo vocione mentre un uomo mingherlino e con degli occhiali dalle spesse len si alzava dalla sua vetusta


postazione PC. “Stavi cercando qualcosa?” mi chiese volenteroso. Stavo per iniziare a rispondere quando Ciro mi interruppe bruscamente: “In biblioteca non si trovano solo tan libri ma anche i cosidde ‘ignavi’. Li vedi, lì sedu” mi indicava con la mano i ragazzi ai tavoli lignei “ce ne sono di due pi. Ci son quelli che non fanno né religione, né la materia alternava ad essa, ma videogaming intensivo per un’ora, e poi ci sono i ritardatari cronici, ma proprio cronici, che vengono qui per punizione. Guarda.” Mi indicò un gruppeo di ragazzi in un tavolo non troppo distante da noi. “Antonio!” disse Ciro, rivolgendosi ad uno di quelli. Passarono due buoni minu e poi Antonio fece “Si?”. Non ci potevo credere... “Te l’avevo deo,” mi disse Ciro, “Sono proprio ritardatari, ritardatari cronici.”. Non osai chiedere come facessero ad essere già puni per i ritardi il primo giorno di scuola. Percorremmo in lungo la sala prima di fermarci in un cantuccio dove erano riuni alcuni ragazzi immersi nella lettura... “Shhh” fece Ciro, “ques sono i ragazzi della Società di Leura!” “E chi sono, e cosa fanno qui?”, “Beh, come dice il nome, leggono. Si trovano più volte al mese per organizzare speacoli e incontri sui libri le... Non so se tu sia il po, ma secondo me sono cose interessan!”. Mi venne in mente una curiosità: non pensavo che Ciro si interessasse troppo di leura. “Ciro, ho una curiosità, ma tu...” - scelsi il primo libro che mi venne in mente “tu hai mai leo la Bibbia?” “No, la Bibbia no... ma ho visto il film!” disse Ciro, “Secondo me il personaggio principale non è molto credibile...” guardandomi tuo serio.

Dopo un amo scoppiammo entrambi a ridere.“Vieni, vieni, ora  porto a vedere il vero cuore del Liceo Scienfico, i laboratori...”. E ci incamminammo di nuovo giù per le scale e araverso innumerevoli passaggi e corridoi, finché giungemmo ai laboratori!

IL LABORATORIO Appena superata la massiccia porta anncendio, ci ritrovammo in un mini museo di scienze naturali. Ciro mi spiegò “Nella vita di uno studente liceali ci sono tre momen principali: la praca, ovvero quando la prof spiega in classe, quando tuo funziona e nessuno sa perché. La teoria, i compi a casa, quando sai tuo ma non funziona niente. E poi ci sono i laboratori, che combinano teoria e praca: non funziona niente e nessuno sa perché!” Teschi e fossili vari si profilavano negli armadi di quell’ingresso, e piccole ampolle contenen chissà quali organismi scinllavano quando colpite dal sole. “Finalmente un po’ di Scienza!” dissi tra


me. “Eccoci... Benvenuto.”. Ciro prese un’aria solenne e, allargando le braccia, proclamò: “Questa è l’ala scienfica, questo il Magno Laboratorium, questo lo scrigno di ogni scoperta! Qui potrai produrre anche tu,” e la voce  Ciro si fece tuonante “la tua Pietra Filosof...” “Aaaaahhh, buongiorno!” Un grido acuto e dal lieve accento russo interruppe la nostra conversazione: proveniva da una signora appoggiata alla soglia dell’Aula Scienorum, o come diamine si chiama. “Un primino! Benvenuto...” disse la donna facendomi segno di avvicinarmi. Ciro mi diede un’occhiata come per dire “vai, vai!”, e io andai. Stavo per araversare la porta quando un saccheo bianco mi piombò in testa. Era la signora! Non ebbi tempo di battere ciglio che già m’aveva infilato un camice che pareva una tuta da sub, dei guan, dei copriscarpe talmente ermeci da far diventare le mie scarpe delle saune in miniatura, degli occhiali a prova di proiele, acido, e qualsiasi po di logorazione chimica. “Questa è la prima regola dell’aula di scienze: sem-

pre entrare prote” disse la signora. “La seconda regola è: non chiedermi se sono del KGB, perché non lo sono!”. Ero così “proteo” che non potevo nemmeno aprire la mascella per risponderle. Annuì. “Benvenuto,” ripetee lei, “questo è fiero di essere il secondo luogo più tecnologico del Volta.” e mi indicò una lavagna digitale e un gruppo di microscopi che evidentemente stava aggiustando. “Qui, se sei fortunato, e abbastanza proteo, potrai venire più volte l’anno. Sai, la protezione è importante da, qui si usano sostanze chimiche potenzialmente nocive, roba che non vorres  sfiorasse la pelle, da.” Imbacuccato com’ero, stavo già grondando di sudore, e annuì. “Comunque sia, è un omo posto per tuo ciò che concerne le scienze. Come hai visto fuori abbiamo scheletri, inse, piccoli animali, e pezzi di uman... cioè, di reli soo spirito.” Il cuore mi saltò in gola. Ancora oggi spero di non aver capito bene. Non potendo parlare, le indicai l’uscita, volevo andarmene! Lei capì e mi accompagnò alla porta. “Hai avuto solo un piccolo assaggio dell’aula di scienze, e spero che tu la possa visitare in futuro,” disse la signora, slacciandomi il camice, la maschera, i guan e tutte le altre protezioni. “A presto, e ricorda le protezioni!”. Finalmente potevo respirare, mi asciugai il sudore e riuscì a far uscire un “Grazie” da quelle mascelle compresse dalle “protezioni”. Ciro allungò un braccio chinandosi un poco in avan, come farebbe una guida, e disse “per di qua!”. Non osai avvicinarmi alle ampollee... Ciro mi rò per la maglietta e mi disse per l’ennesima volta di seguirlo.


LA FONTANA Per mia somma sorpresa, tornammo in Atrio, e Ciro si diresse verso le porte di ingresso. “Dove samo andando?” chiesi io midamente. “Il Volta non è solo quello che c’è dentro.” rispose la mia misteriosa guida. Uscimmo e attraversammo Via Benedeo Marcello, passammo soo gli alberi e ci fermammo davan ad una fontana dall’acqua verdognola e costellata di foglie e piume di piccione. “Ammirala in tuo il suo splendore, poche volte riuscirai a vederla così pulita!” disse Ciro, “La Fontana del Volta!” esclamò quindi. Non sapevo se prenderlo sul serio quando iniziò a dire: “Non è proprio del Volta, ma è come se fosse del Liceo... Sai, abbiamo una tradizione che scoprirai fra nove mesi circa: il bagno in fontana!” “In...in... quest’acqua?” chiesi schifato io... “Esao!” disse Ciro mentre mi prendeva per la magliea e mi portava il naso a pochi millimetri da quel sudiciume... “A volte la puliscono pure!” esclamò lui, ironico... “Non farò MAI il bagno in quella schifezza.” dichiarai fermo e convinto. “Si si, dicono tu così; così come lo dicono finita la scuola, sotto la doccia dopo aver fao un bel tuffo proprio qui... Ci finisci dentro e basta! Ah, stai aento ai ragazzi di quinta, sono veloci, devi sempre tenere il contao visivo: non baere le palpebre, non chiudere gli occhi fino a quando non  stanno per cacciare la testa in acqua!”. Sembrava un racconto di guerra. “Pensa che quelli del Giornaloo hanno anche fao uno studio al microsco-

pio per sapere che cosa c’è dentro veramente... non lo vuoi sapere, fida.” mi disse lui mentre rientravamo a scuola. “Il Giornaloo????” chiesi perplesso, ma senza risposta.

IL GIORNALOTTO “Qua si conclude il giro!” Ciro, rientra a scuola, mi aveva portato davan a una porta che non conoscevo. “Ci si vede”, girò i tacchi e tornò al gabbiotto. Davan a me la porta, accanto ad essa un vecchio cartello di quelli che si vedevano nei distributori di benzina anni fa ‘APERTO’. Sulla porta un foglio “Alcol, Donne, Fumo e Rock and Roll, ma soprauo tanta tanta caveria nei confron di tu. Lo sguardo cinico e di cava ironia del Giornaloo sarà anche quest’anno presente, nel vostro soobanco un mese sì e l’altro forse (dipende da quanto siamo bravi), nelle vostre ore di matemaca, inglese e lano, e nei vostri incubi la noe! Se pensi che ne “La Casa dei 1000 Corpi” ai protagonis poteva andare peggio, allora


hai un biglieo di sola andata per questa annata del G8!”. Avvicinai la mano alla maniglia, non avevo mai visto “La Casa dei 1000 Corpi”, però... La porta di spalancò prima che la potessi toccare. “Io sono il Direore! Tu devi essere il primino.”, “Sì mi chiamo...” “No, niente nomi, sei Il Primino, io sono Il Direore, e quelli sono I Redaori”. Mi indicò il gruppo di studen che stavano sparpaglia per l’aula. “Ma scusa, non avete nomi?”, “Sì ovvio, però non abbiamo ancora iniziato, quindi Il Direore non è ancora stato eleo. Quindi non ho un nome. Tu sei Il Primino, non è ancora stato deciso che primini entreranno a far parte del Giornaloo, quindi non hai un nome.” Non ero sicuro di star seguendo il discorso, però non dissi nulla. “Vedi, la scuola non è ancora iniziata veramente, queste non sono altre che

le nostre scapestrate proiezioni. Devi capire che una scuola è più dell’insieme dei nomi che la compongono, una scuola è costuita da idee. L’idea del laboratorio, l’idea della presidenza, l’idea del Giornaloo, l’idea del primino. Noi siamo solo passeggeri, noi prendiamo in presto queste idee. Un anno primini, poi secondini, terzini, etc., e poi puf, sei già fuori. L’importante però è capire queste idee, capire queste idee che sono le fondamenta del nostro Liceo. Noi del Giornaloo siamo la Stampa Studentesca, noi vogliamo essere quell’opportunità di veder pubblicato quello che scrivi, per quanto a livello di Liceo. Il nostro scopo è quello di fornir un movo di scrivere, se vuoi scrivere, un’a"vità semi-giornalisca, se sei interessato. Ci facciamo schermo con la nostra stupida ironia, tenamo di far ridere chi ci legge, scriviamo cartelli di quel genere alla porta. La Sara e l’Ironia sono la nostra bandiera, abbiamo deciso che sia così tra noi. Ma l’idea che sta dietro a questa accozzaglia di maldestri scriori, fume"s, impaginatori, è quello che conta davvero. Noi poramo avan quello che pensiamo essere un’a"vità che è importante che ci sia in un liceo, esisamo perché è giusto che sia così. Il Giornaloo è un luogo dove trovarsi con altra gente simpaca (almeno di solito), dove poter portare i tuoi raccon, i tuoi arcoli o le tue vignee, dove andare per confrontarsi e diverrsi. Sto cadendo nella retorica, però questo è quanto, più o meno, c’è da dire a proposito.”


EPILOGO Vi abbiamo parlato del nostro liceo, forse vi abbiamo spaventato, ma sicuramente lo abbiamo colorato un po’ troppo. È vero, magari alcune cose non funzionano nei laboratori, in corle si respira più fumo che ossigeno, e le pare non sono esaamente come nuove. Però il Volta è un gran liceo, in pochi altre scuole di Milano troverete un ambiente così aperto e pieno di avità. Non siamo neanche riusci ad elencarle (e prenderle in giro) tue da quante sono. Giornaloo, Teatro, DeltaV, Collevo (forse), Coro, Orchestra, Fotografia, Torneo di Calcio (il Farronato!), Società di leura, Concorso Leerario Mario San, feste del Volta e la lista va avan. Questo è quello che definisce un gran liceo, un liceo vivo dove si possano passare cinque anni fantasci e mai noiosi. Vivo grazie a noi studen. Non sarà facile, ve lo dico da subito, ma ne varrà la pena. Vi abbiamo già tenuto abbastanza impegna con tue queste presentazioni quindi pensiamo bas questo. Speriamo abbiate cinque anni da non dimencare, buona fortuna e... Benvenu al Volta!

CONCLUSIONE (Alessandro Luciano, il direttore uscente, 4°G) Il mio primo giorno di scuola al Volta fu segnato da due episodi che ricordo con affeo: il primo, quando fummo accompagna ed introdo informalmente al Volta dai ragazzi di quinta, ed il secondo, quando riceve un libreo creato dagli studen, come questo. Lo conservo ancora. Prima che finisse l’anno scolasco passato mi venne l’idea di rifare un libreo simile, in sle Giornaloo. Lo abbiamo reso volutamente informale ed ironico ma forse apprezzerai appieno il nostro sarcasmo solo quando avrai vissuto davvero il Volta. Abbiamo deciso di tenere la presentazione molto informale e simpaca, evitando così di diventare una “guida turisca”. Ciò che vogliamo invece lasciar è una sensazione, una sensazione di accoglienza. Vogliamo – e qui sfioriamo l’utopia – far senre parte del nostro liceo, nel bene e nel male. In più, tramite l’umorismo e il tono dissacrante, siamo sicuri d’aver alleviato l’ansia che molto probabilmente  ha roso oggi. E questo - l’ansia - è il terzo ricordo che serbo del mio primo giorno: oggi spero che tra tue queste risate non trovi lo spazio per depositarsi nella tua memoria!

Il Giornalotto si riunisce tutti i giovedì alle 14:00


GLI 8 COMANDAMENTI DEL PRIMINO 1. Da grandi poteri derivano grandi seccature. 2. L’alcol non risolve problemi... però insomma... neanche il latte. 3. I soldi non fanno la felicità, ma è molto meglio piangere su una porsche che su una bici. 4. Meglio tenere la bocca chiusa e dare l’impressione di non sapere niente, che parlare e togliere ogni dubbio. 5. Per superare il liceo scientifico con ottimi risultati è necessario avere un sogno a cui tendere. Quindi basta studiare, e fila a dormire! 6. La realtà è quello strano stato derivato dall’assenza di birra, o di paradigmi latini da memorizzare. 7. Il Giornalotto non è niente, ma in fondo niente è perfetto... quindi il Giornalotto è perfetto. 8. L’unica cosa che interferisce al mio apprendimento è l’istruzione. (A. Einstein)

REDAZIONE Il Giornaloo ha una tradizione. Tra voi primini è conosciuta solo da coloro a cui la prima è piaciuta così tanto che hanno deciso di ripeterla quest’anno. I nomi dei membri della Redazione sono sempre parodisci, diverten o nonsense. Per questa volta invece, non per mancanza di invenva, per darvi l’idea di chi ha fao cosa, ecco quanto possiamo essere seri, se vogliamo. Alessandro Luciano 4G: idea, ideazione, progeazione e stesura storia, impaginazione Giorgio Bondì 4H: idea, stesura storia, progeo grafico, impaginazione Simone Paci 5G: ideazione, progeazione e stesura storia, “Gli 8 Comandamen"” Ludovico Marini 5G: progeo grafico e impaginazione Daniele Florean 5F: progeazione e stesura storia Agnese Anzani 4F: progeazione storia e intreccio Lorenzo Miano 5H: vignee Renzo Averia 3B: “Che Studente Sei?” Alessandro De Gennaro 5C: stesura storia Pietro Fasola 5H: stesura storia Giada Cario! 4E: bacheca e consigli Andrea Piazza 2F: stesura storia Robert Ballante 4A (ora all’estero): “Canguro” Prof.sa Pocche"o (Accoglienza): che ci ha dato gli OK necessari al progeo Mauro Albera: responsabile del progeo “Il Giornaloo” La Signora della Fotocopie Il Ciclos!le

Il Giornalotto presenta "Prima volta al Volta"  

Un numero speciale in eidzione limitata solo per i nuovi studenti del Liceo Volta per l'A.S. 2012-2013