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NUMERO 7 – Mercoledi 9 Maggio 2012

Rivista online dell’Associazione Giovani Per il Lazio www.giovaniperillazio.it

A cura di Giuseppe Montagnese, Silvia Coccia e Andrea Podestà

Pagina 1 Intervista al Dott. Pier Luigi Celli Pagina 3 L'Unione Europea Pagina 4 Arriva la concorrenza nel trasporto ferroviario Pagina 6 Gli immigranti Pagina 7 Bobby Sands, Eroe per la Libertà

Intervista al Dott. Pier Luigi Celli Dall’alto della sua grande esperienza manageriale, qual è la sua personale “ricetta del successo”? Dico subito che non ho alcuna ricetta da offrire, e se devo essere sincero non credo alla possibilità di ridurre la riuscita sociale ad un percorso standard e replicabile da chiunque. Se le qualità personali e le origini familiari sono determinanti ma non decisive, così come non sufficienti sono le competenze e le conoscenze acquisite, gli incontri, le esperienze, anche e soprattutto di insuccesso, solo i luoghi giocano un ruolo non indifferente. Se dovessi riguardare la mia vita professionale, ormai

quarantennale, direi che gli avanzamenti più significativi sono avvenuti sempre come “imprevisti”,mai ricercati o Aspettati. Probabilmente, e questi restituisco come “ingredienti” Da Tener sempre in conto, hanno segnato la mia carriera: il Prendersi dei tempi Supplementari e il fare larghe “esperienze”

Politica, istituzioni e consigli di amministrazione. Lei ha Spesso criticato i top-manager e la classe dirigente italianaSi può limitare tutto il discorso a un’assenza di meritocrazia, come grossa falla strutturale nel sistema italiano, o c’è dell Altro? Mi permetta di richiamare il concetto di “successo”, rispetto a cui nella precedente domanda si è fatto riferimento (segue a Pag.2)


Giornale Giovani Successo e merito sono, infatti, spesso accomunati, per quanto invece essi andrebbero considerati separatamente. Esistono successi senza alcun merito, o peggio ancora costruiti su premesse riprovevoli; e situazioni e condizioni di merito che non hanno alcun riconoscimento pubblico. Nel chiarimento di questa distinzione c’è la risposta, anche, alla sua domanda: il merito, se non lo si vuole ridurre ad una retorica, oppure a a valore discriminante, chiede una equilibrata uguaglianza delle chanches; e richiede, pertanto, impegni e contributi corali, non attribuibili ad una sola categoria.

dovremo impegnarci – anche, qualche volta, sconfessando impegnarci radicati pregiudizi o distorte percezioni -, come Paese, a rendere possibili quelle condizioni (culturali, sociali, civili, politiche ed economiche) che mancano, e che sono spesso all’origine della decisione di vivere altrove, senza far ritorno più nella terra d’origine. (continua a pag.3)

I giovani in Italia: partendo dalla data di pubblicazione del suo testo “La generazione tradita”, al giorno d’oggi, qualcosa sta cambiando? Credo di sì, nonostante le statistiche restituiscano ancora un quadro di forte difficoltà per i giovani italiani. La mia risposta positiva si fonda sul cambiamento, quantomeno culturale, che il tema giovani ha conosciuto, in questi mesi, nell’opinione pubblica. Oggi, nel dibattito pubblico, si è tornati a parlare di giovani, quando invece all’indomani della pubblicazione del mio libro si tentava di nascondere, o addirittura negare, la questione stessa. Le convocazioni del Forum nazionale dei giovani, da parte del presidente Monti, confermano questa inversione di tendenza. Naturalmente a voi giovani, spetta il difficile compito di non deludere questa rinnovata apertura di credito, sperimentando il coraggio di distinguersi da quanti vi hanno preceduto in termini di comportamenti e contenuti.

Fuga di cervelli: cosa dovrebbe fare l’Italia per arginarla? Si è detto di tutto sui giovani italiani negli ultimi anni: che sono “bamboccioni”, mammoni, che trovano più difficoltà rispetto ai giovani degli altri paesi a intraprendere sfide come andare a lavorare all’estero. Eppure secondo il Rapporto Eurispes 2012 il 60% dei giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 34 anni sono disposti a lasciare l’Italia e rispondere a offerte di lavoro all’estero. L’estero non può essere una fuga, ma una possibilità. Vorrei, poi, evidenziare l’esistenza di una fuga di cervelli tutta nazionale, tra Nord e Sud, che in qualche modo è ancora più grave di quella maggiormente considerata. . Se vogliamo favorire il controesodo

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Pier Luigi Celli (Verucchio, 8 luglio 1942) è un imprenditore, dirigente d'azienda, saggista e scrittore italiano. È direttore generale dell'università Luiss Guido Carli di Roma e membro dei consigli di amministrazione di Illy, Unipol, BAT e Demoskopea. Laureatosi in Sociologia all’Università di Trento, ha maturato significative esperienze come responsabile della gestione, organizzazione e formazione delle risorse umane in grandi gruppi, quali Eni, Rai, Omnitel, Olivetti ed Enel. Il bagaglio manageriale acquisito nella gestione di grandi aziende con business così complessi e diversificati, gli ha permesso nel 1998 di tornare in Rai come Direttore Generale. Dopo aver ricoperto ruoli fondamentali nello start up di nuove attività per la telefonia mobile – Wind e Omnitel - è stato, per un breve periodo, alla guida di Ipse 2000, società di telefonia per l’UMTS. Dal 2002 ad Aprile 2005 in Unicredito Italiano, come Responsabile della Direzione Corporate Identity, con la missione di dare un’identità ad un Gruppo che negli ultimi anni ha aggregato 7 realtà in Italia e 5 all’estero. Tale Direzione comprende le relazioni esterne, il coordinamento brand, le relazioni istituzionali, il rapporto con la stampa, il rapporto con il territorio, il bilancio sociale e ambientale e la Fondazione Unidea (Fondazione del Gruppo Unicredit). Ora all’Università LUISS Guido Carli come Amministratore Delegato-Direttore Generale. Celli ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra le quali: “L’impresa”,”il manager avveduto”, “L’illusione manageriale”, “Passioni fuori corso”, “Breviario di cinismo ben temperato”, “Nascita e morte di un’impresa in 42 lettere”, “Impresa e classi dirigenti” ,“Un anno nella vita”, “Virtù Deboli” , “Altri esercizi di pentimento”, “Comandare è fottere” e “Coraggio, Don Abbondio” di dicembre 2009.

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Giornale Giovani Le università italiane sono competitive quanto quelle estere? L’affermazione del team Luiss nella competizione del Rotman International Trading Competition ha confermato quanto nel nostro Paese esistano esperienze di eccellenza didattica e di ricerca all’altezza delle più blasonate Università internazionali. Non confondiamo l’istituzione universitaria, ancora deficitaria rispetto agli standard internazionali, con gli uomini (studenti e professori) che la animano, che se chiamati a giocare in campo aperto dimostrano l’inconsistenza di autorevoli rating. Luca Priolo

L' Unione Europea Ogni Stato si alimenta del nazionalismo dei propri cittadini, senza il quale si riduce a semplice contenitore di persone e cose privo di personalità. Il problema più grande che l’Europa si trova ad affrontare e’ proprio questo; mancanza di personalità, di carattere e di un popolo che si riconosca nei suoi valori. Non per questo l’Europa non esiste con il suo ingente bagaglio culturale nato dall’unione di popoli e culture, ma, ad oggi, chi può dire di sentirsi europeo? Sposando gli ideali emanati dalle varie Commissioni? Approvando i vari trattati firmati dagli attuali 27 Stati UE? Riconoscendosi in una bandiera blu con le dodici stelle? O riconoscendo come Inno la IX sinfonia di Beethoven? Forse solo qualche burocrate europeo può riconoscersi in tutto questo! Non sono contro l’Europa e non sono contro tutto quello che si è provato a fare fino ad ora, ma se si vuole creare un Soggetto politico vero, che assomigli più agli Stati Uniti d’America che non all’Onu, e’ necessario uno sforzo maggiore o meglio e’ necessario cambiare rotta su determinate questioni. Nessuno si riconosce con sentimenti di profonda appartenenza verso Strutture economiche che sono distanti e poco comprensibili. Come scrive il Professore Indelicato nel suo libro Eurolandia , “si e’ patrioti perché si sente l’amore per la propria terra, per la sua cultura, per la sua storia, per le sue tradizioni, vale a dire tutto ciò che in Eurolandia è

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negato o ignorato”. E’ proprio questo il punto. Non si può avere il timore di manifestare le proprie radici cristiane soffocandole in un perbenismo inutile e poi avere la pretesa di avere un senso di appartenenza verso queste istituzioni. Altro pericolo per l’Europa, sono spesso le azioni individualiste che accompagnano a fasi alterne i vari leader europei, spingendoli, per amor del proprio nazionalismo, a compiere azioni autonome che invece potrebbero essere concertate ed attuate con una sola voce dall’Europa. Leader di questa politica e’ senza dubbio il Presidente Francese Sarkozy. Tra i recenti casi ritroviamo lo scontro Georgiano e la guerra in Libia, esempi di azioni individualiste che danneggiano l’unità europea nel suo spirito. Spesso questi atteggiamenti vengono sottovalutati, ma e’ proprio con essi che si crea nella popolazione una coscienza di quanto poco unita sia l’Europa. Ma perché l’Europa si trova in questa situazione? Questa cultura millenaria e’ stata sopraffatta dal modello americano importato e adottato in seguito all’imponente presenza degli USA dopo la seconda guerra mondiale. Tale scelta deriva da un lato dal volere degli USA di divenire leader mondiale, e dall’altro dal tentativo europeo di mantenere la propria centralità all’interno dei rapporti di potere mondiali . (continua alla pagina seguente...)

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Giornale Giovani Durante la Guerra Fredda, gli stati Europei hanno sfruttato la protezione e il sostegno americano, mantenendosi al centro degli equilibri mondiali. Tutto è cambiato una volta finita la guerra, quando gli Stati Uniti d’America hanno vinto, divenendo superpotenza incontrastata, mentre l’Europa ha assolto il proprio compito di risorsa fondamentale per la rivalsa americana. Ora il baricentro e’ nel Pacifico e l’Europa deve arrangiarsi da sola se vuole continuare ad avere un ruolo dominante nel contesto mondiale. Ma il vero problema è un altro. Prima di proiettarci nel mondo e affrontare molteplici sfide, sarebbe opportuno riuscire a trovare la nostra personalità. Nessun cittadino europeo sarà mai pronto ad affrontare sacrifici per essa, almeno fino a quanto non riconoscerà l’Europa come patria, e questo dipende in gran parte dalla capacità europea di farsi riconoscere come tale. Riccardo Nucci

Arriva la concorrenza nel trasporto ferroviario L’innovazione più rilevante degli ultimi anni nella mobilità del nostro paese è avvenuta nel settore ferroviario. Dal 2009 i treni veloci hanno cambiato la realtà della mobilità per molti lavoratori in Italia, in particolare su alcune tratte arrivando ad essere una valida alternativa agli aerei. Ma la vera rivoluzione è scoppiata il 28 Aprile scorso, quando la società privata NTV ha lanciato i nuovi treni Italo interrompendo l’annoso monopolio di Trenitalia. La concorrenza sarà forte e vera con Trenitalia che negli ultimi anni, nell’alta velocità, ha già investito per migliorare il proprio servizio. Questa è una svolta radicale in quanto per la prima volta si potranno scegliere dei servizi offerti da un altro operatore con i derivanti auspicabili benefici anche per i consumatori. I treni Italo, sfornati dagli stabilimenti campani di Nola, nascono anche dalla progettazione della società francese Alstom AGV, che partecipa con il 20% al capitale nella società NTV fondata nel 2006 da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone. Dal 2008 vi fa parte con un altro 20% anche il gruppo Intesa SanPaolo. L’Italia è così tra i primi paesi europei a liberalizzare un settore storicamente caratterizzato dalla presenza di controllate dello Stato. Ma quale è lo scenario nel resto d’Europa ? La legislazione europea distingue due modalità di concorrenza:

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la concorrenza NEL mercato: più imprese fanno i loro treni e il cliente decide se viaggiare con l'impresa A o l'impresa B. Questo si applica con i servizi merci e i servizi viaggiatori a lunga percorrenza, che, di norma, non sono sussidiati con soldi pubblici. la concorrenza PER IL mercato: si applica al trasporto regionale, che è sempre sussidiato ovunque in Europa: l'ente pubblico sussidiante fa una gara per scegliere l'impresa ferroviaria a cui affidare il servizio. Poi il cliente troverà solo i treni di quell'impresa. La concorrenza nel mercato è obbligatoria e già attuabile, nel senso che chiunque può fare un servizio non sussidiato. La concorrenza per il mercato è invece facoltativa: i singoli enti possono scegliere se fare le gare o meno. Il panorama europeo è piuttosto variegato, la liberalizzazione nei trasporti ha avuto per ora la massima diffusione nei paesi scandinavi ed in Gran Bretagna. In Germania ha avuto una buona diffusione la messa a gara dei trasporti regionali e alcuni operatori sono riusciti a far coesistere servizi regionali vinti a gara, mentre la liberalizzazione della lunga percorrenza è praticamente nulla. In Francia sostanzialmente non si ha ancora alcuna liberalizzazione nel settore. In Italia per ora la linea dove vi sono più operatori è una sola, e collega Milano a Napoli,(continua alla pag.5) www.giovaniperillazio.it 4


Giornale Giovani con cambio a Roma: fermate intermedie saranno Bologna e Firenze. Da fine Agosto Italo raggiungerà anche Salerno, da fine Ottobre saranno collegate anche Padova e Venezia, e da Dicembre anche Torino. In Italia per ora la linea dove vi sono più operatori è una sola, e collega Milano a Napoli, con cambio a Roma: fermate intermedie saranno Bologna e Firenze. Da fine Agosto Italo raggiungerà anche Salerno, da fine Ottobre saranno collegate anche Padova e Venezia, e da Dicembre anche Torino. Certo la concorrenza è concentrata e agguerrita sulla tratta Roma-Milano. La vera sfida davanti a NTV quindi dovrebbe essere ora quella di ampliare i suoi servizi anche alle tratte regionali in modo da aumentare l’efficienza di quelle reti e portare benefici ad un numero maggiore di cittadini e pendolari. In questo ambito i contratti esistenti sono stati firmati tra le Regioni e Trenitalia, senza un processo di gara. Infatti per quanto riguarda il trasporto regionale l’affidamento alle varie società di trasporto ferroviario,

pubbliche o private, è di competenza della Regione e non dello Stato: la distribuzione del mercato sulla Rete Ferroviaria Italiana avviene mediante pubblica gara, che però è facoltativa e a discrezione della Regione. Nei prossimi anni è pertanto auspicabile l’estensione capillare della concorrenza anche alle tratte di competenza regionale. Da un ottica di ampio respiro è assolutamente incoraggiante il lancio di queste importanti iniziative imprenditoriali anche se certamente la realtà dei piccoli e medi imprenditori, il vero tessuto sociale italiano, è ben diversa soprattutto a causa dell’attuale eccessiva tassazione. Comunque nell’attesa che si renda più praticabile una maggiore partecipazione generale delle piccole e medie imprese alla crescita del Paese, il lancio dei nuovi treni arriva come un segnale di innovazione positivo in un periodo difficile per la crescita economica.

Valerio Palombaro

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Giornale Giovani L’ANGOLO AUSTRIALIANO Gli Immigranti “Vale,ma ti rendi conto di quanto siamo state brave e quanto dovremmo essere orgogliose di noi stesse!?”. E’ sabato pomeriggio e siamo sdraiate sotto un bellissimo sole a goderci il meritato weekend e…non so….mi viene in mente! Mi viene in mente la successione di eventi che ho attraversato durante questo lungo anno ed il fatto che non avevo mai pensato davvero di vivere così lontana dalla mia nazione, senza la mia famiglia, i miei amici, a parlare un’altra lingua, a SOGNARE in un’altra lingua, ma poi penso: non sono sola! Si, perché qui a Perth di giovani connazionali ne arrivano davvero tantissimi! Secondo l’ultimo sondaggio sarebbero addirittura 50mila i ragazzi emigrati nell’anno 2010 e circa 60mila,se non di più, nel 2011. Molti di loro partono con l’idea dell’avventura, prendendosi uno o due anni per scoprire il mondo e crescere, altri invece lasciano l’Italia con la voglia di cambiare decisamente e definitivamente vita ed è arrivati a Perth che questo diverso spirito fa prendere alle loro vite una piega completamente diversa rispetto agli altri! I ragazzi che lasciano casa con il solo desiderio della scoperta, hanno spesso già un biglietto di ritorno e vivono fondamentalmente una lunga vacanza, seguendo il corso degli eventi, vivendo di backpackers party (versione australiana dei nostri cari ostelli, ma molto, molto più cool!!), lavorando nei bar o nei ristoranti per qualche mese per avere poi i soldi per viaggiare ed inseguire una nuova avventura in un’altra città. La loro vita si distingue, e di tanto, da coloro che invece scelgono di cambiare nazione per trovare il loro lavoro qui ed inserirsi nella vita australiana….insomma…che lo vogliamo o no, siamo IMMIGRANTI! A volte è difficile realizzarlo, ma alcuni stickers sulle macchine australiane ci ricordano che lo siamo eccome e che a volte non siamo nemmeno tanto i benvenuti!! Uno su tutti (diciamo anche il più educato,) “Australia, love it or leave it”, un po’ uno scherzo, un po’ un’intimidazione per coloro che arrivano qui non rispettando questa terra e non sapendo parlare inglese, e avrebbero anche ragione se non fosse che il loro paese va avanti in gran parte grazie a noi, grazie agli europei che con le loro buone qualità hanno portato avanti questa grande isola. Come la mettiamo??

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Una cosa che ho realizzato lavorando qui, e confermata anche dai miei amici “immigrati” italiani, è quanto il nostro livello di competenza sia diverso da quello australiano. Ok, non voglio dire che questo paese sia indietro anni luce rispetto all’Europa, ma diciamo che la differenza c’è e si vede…eccome! Forse abbiamo avuto una preparazione migliore? Forse la difficoltà nel trovare lavoro in Italia ci ha forgiati e preparati ad essere guerrieri? Forse si , e lo posso dire: abbiamo capacità e qualità che vengono apprezzate in tutto il mondo e siamo vincenti, non per il fatto di aver avuto il coraggio di lasciare l’Italia con un salto nel buio, all’avventura, ma per il fatto di essere riusciti a farci valere da soli, inserendoci nel meccanismo di un altro paese, facendo vedere quello che siamo. Ma se c’è una vera differenza, e questa volta positiva, è che qui si lavora in modo più rilassato, ma più efficiente. Non esistono pause pranzo decennali e abbuffate al ristorante, qui spesso e volentieri si mangia davanti al pc, un po’ triste lo ammetto, ma in compenso si esce prima per fare un tuffo al mare e passare più tempo con famiglia ed amici… che abbiano trovato la ricetta per godersi la vita meglio di noi…? Federica Nucci

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Giornale Giovani Bobby Sands, Eroe per la Libertà Trentuno anni fa moriva Robert Gerard Sands, detto Bobby, dopo uno sciopero dello fame durato ben sessantasei giorni. Era il primo: nei mesi successivi lo seguirono altri giovani: Francis Hughes, Raymond MacCreesh, Patsy O'Hara, Joe MacDonnel, Martin Hurson, Kevin Lynch, Kieran Doherty, Micky Devine e Thomas MacIlwee. Tutto ciò perchè voleva che fossero riconosciuti ai prigionieri politici i diritti fondamentali dell' uomo, e ancor prima perchè desiderava la libertà e l'indipendenza del suo Popolo.

Un giovane cristiano che, mosso da un puro istinto d'amore, si è sacrificato in nome della Pace. Se dopo tanti anni di sangue l'Irlanda oggi è una terra pacificata e sgombra di odio lo si deve anche a Bobby Sands che mostrò come non si poteva restare sulla strada dello scontro e di una violenza così feroce. Giuseppe Montagnese

“Non c'è nulla nell'intero arsenale militare inglese che riesca ad annientare la resistenza di un prigioniero politico repubblicano che non vuole cedere; non possono e non potranno mai uccidere il nostro spirito.” Bobby Sands

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GIORNALE GIOVANI NUMERO 7 - GIOVEDI 10 MAGGIO 2012  

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