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L’inchiesta di InCittàPalermo

Un posto per una spiaggia sotto casa P

al ermo e s t , periferia, quartiere S. Erasmo, percorro via Messina Marine superando la foce del fiume Oreto, oramai ridotto ad una latrina a cielo aperto. Penso sempre che Palermo sia una città di forte contrasto, il contrasto in questo caso è rappresentato dal tanfo di fogna proveniente dalla foce, dagli orrendi Palazzi di case popolari scorticati dal tempo sul lato opposto della strada e dall'ex deposito locomotive completamente ristrutturato ed adibito a padiglione culturale, ma solo nella storica occasione del Kals'Art 2004. Tutto ciò per me è assurdo. Continuo superando il S. Paolo Palace Hotel e le numerose costruzioni abusive, catapecchie di cemento dai tetti in lamiera oggetto spesso di numerosi sequestri da parte dell'autorità giudiziaria e confinanti con lo storico Stand Florio di Ernesto Basile, altro gioiello dell'architettura liberty palermitana ed altro esempio di totale disinteresse delle amministrazioni comunali; a rischio crollo è diventato discarica a cielo aperto, ritrovo di zingari e tossicodipendenti. Ma è solo dopo l'ospedale Buccheri la

Ferla che si riesce a vedere quel che resta della oramai dimenticata spiaggia di Romagnolo. Lasciata nel più totale abbandono è diventata durante gli anni una gigantesca discarica, la più grande di tutte le discariche disseminate nel tratto che da S. Erasmo va a Ficarazzi. Vi troviamo scarti di materiali edile, rifiuti ingombranti e carcasse di ciclomotori rubati; l'assenza poi di un adeguato sistema fognario obbliga ancora oggi le acque bianche a sfociare direttamente sulla battigia, il tutto a pochi metri da un ristorante che propone pesce fresco. L'intera area è stata chiusa al pubblico per mezzo di una recinzione collocata sulla strada, un altro ostacolo all'accesso al mare, costruito nel corso della precedente amministrazione, quando si credeva ancora che sarebbe nato un progetto di recupero del litorale. Ovviamente non è accaduto nulla. Durante la stagione estiva qualcuno fa ancora il bagno in questo specchio d'acqua dove fino a qualche anno fa erano stati affissi appositi cartelli di divieto di balneazione, cartelli opportunamente vandalizzati nel giro un trimestre. Ma come reagiscono i palermitani?

Nel totale disinteresse, non sembrano porsi il problema, sono chiusi nella quotidianità della loro vita e dopotutto chi ha tempo di preoccuparsi per la spiaggia. Molti tra i più anziani però ricordano, ricordano la loro giovinezza ai bagni Virzì quando ancora il mare non era inquinato, i tempi degli storici stabilimenti Petrucci e dei bagni Italia non li hanno dimenticati. Ma del resto forse il problema è proprio questo, spesso abbiamo ciò di cui abbiamo bisogno davanti i nostri occhi e non vi facciamo caso, abbiamo dimenticato il rapporto che avevamo con questo tratto di costa Palermitana. Ma allora cosa succederebbe se anche i più giovani, che preferiscono recarsi a Mondello pur avendo il mare sotto casa, capissero che la spiaggia può rappresentare una risorsa per il quartiere? Cambierebbe qualcosa? Difficile dare una risposta. Palermo è una città dove prevale disinteresse, anche fra i più giovani, che preferiscono cercare la scorciatoia di Mondello anziché porsi il problema della spiaggia che hanno sotto casa. Ultimamente alcuni privati hanno ristrutturando alcuni dei vecchi locali sul litorale, indubbiamente questo porta dei benefici, molti guardano alla privatizzazione come una possibile soluzione al problema della costa. Ma possibile che privatizzare debba essere per forza l'alternativa? Quale scelta 'certa e durevole nel tempo' ha intenzione di intraprendere l'amministrazione comunale a proposito del tratto di costa che va da Sant'Erasmo alla Bandita? Non è assurdo che in una città come Palermo la cui storia è indissolubilmente legata al mare non vi sia posto neanche per una spiaggia? dani el e Bi o ndo (Liceo Regina Margherita)

M

adre natura ha donato alla nostra isola,coste e paesaggi invidiati in tutto il mondo. Poi Dio ha donato il libero arbitrio, e così ci ritroviamo con un mare splendido ma con degli abitanti che di renderlo ancora piú bello non ne vogliono sapere. (lo redana lo mb i no , Liceo Regina Margherita)

I

n fondo il mare ha sempre detto cosa fare. Richiamando l'attenzione dell'uomo... Lo ha fatto mangiare, lo ha fatto sognare, lo ha fatto partire, lo ha fatto dimenticare, lo ha fatto allontanare e poi ritornare creando uno spazio che è intimo quanto comunitario dove tutti hanno la libertà di immergersi e rifugiarsi lontano dalla terra, lontano dagli uomini. Un luogo e un non luogo che non abbiamo costruito noi. Oggi sembra lontano, estraneo, invalicabile, forse perché in molti hanno smesso di sperare, di sognare, tenendo i piedi solo per terra. Suole nel suolo. In fondo alla terra. Che trema… (a l e s s i o c as t i g l i o n e , Liceo Regina Margherita) Mare come ossigeno Mare come infinito Mare come gioia di vivere Mare come paradiso e Soprattutto mare come LIBERTA. Rendiamo le nostre coste una delle meraviglie del mondo…invece di dimenticarcene, diamo la luce che meritano. Abbiamo una grande ricchezza e invece di usufruirne in maniera positiva la danneggiamo sempre di più. Non ci preoccupiamo dell'ambiente che ci circonda e soprattutto della nostra TERRA. Svegliamoci e cerchiamo di migliorarci, trovando persone realmente motivate a lavorare per la gestione e la tutela delle risorse, soprattutto cerchiamo di cambiare la nostra mentalità, che negli anni e' rimasta immutata. (Gi ul i a ro mag no l i , Liceo Regina Margherita)

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