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L’inchiesta di InCittàPalermo

LA SPIAggIA FANTASMA un progetto cinematografico e sociale Intervistiamo Emilio Orofino e Anikò Gal, i registi del mediometraggio sul litorale sud est di Palermo. Denuncia, speranze e riflessioni condotte dai giovani di Brancaccio

L

a Spiaggia fantasma (le prima uscita il 19 gennaio 2013 a Palermo, Cinema Dante, ndr) è un Mediometraggio di 60' realizzato a Palermo da Emilio Orofino ( regia e direzione artistica) e Aniko' Gal (direzione artistica). Ha coinvolto 12 giovani dei quartieri Brancaccio, Sperone, Settecannoli e Romagnolo ed è stato realizzato in collaborazione con la Regione Siciliana Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro e nell'ambito dell'APQ Giovani, Governo Italiano - Ministero della Gioventù , l'Associazione Centro Studi Agorá, l'Associazione Cuore che Vede, i Gruppi Artistici Indipendenti Il Pavone Sperimentazioni e Rediromastudio. Il progetto inizia a Palermo nella primavera del 2011 con l'obiettivo primario di coinvolgere ragazzi e ragazze residenti nella 2° Circoscrizione all'interno di un laboratorio che prevede un percorso di sensibilizzazione alle problematiche ambientali della loro città. Tra i luoghi rappresentativi del territorio in cui il film é stato girato, oltre che le strade di Brancaccio e Sperone, la costa di Romagnolo, il giardino

della chiesa e del castello di Maredolce, la Parrocchia di S. Giovanni Bosco di Romagnolo, la villetta-pineta adiacente al mare in Via Messina Marine di fronte al civico 449. Tanto era il degrado in alcune aree che per riuscire a realizzare le riprese è stato indispensabile organizzare un bonifica estemporanea con i ragazzi e i collaboratori. I Luoghi sono stati scelti dai ragazzi stessi, sono i luoghi della loro quotidianità, nascosti allo sguardo del turista e del palermitano stesso. Il lavoro ha costituito l'occasione per ripensare la costa est della città, riqualificare questa lunga spiaggia innanzitutto sul piano percettivo. Guardare e riguardare quel luogo, ormai condannato all'incuria, come ad uno spazio fertile per una progettazione partecipata partendo proprio dalle loro idee. La trama è stata totalmente elaborata dai ragazzi, è sganciata dalla retoriche dei messaggi sociali e diventa una confessione che mette in luce la criticità del recupero della spiaggia. Ne parliamo con Emilio Orofino (Palermitano) e con Aniko' Gal (Ungheria Budapest). ch e c o s a ri man e de l rap p o r t o co n lo s p az i o e co n il mare In questi ragazzi che ab b i amo conosciuto e con i q u a l i ab b i amo l av o rat o fianco a fianco sentiamo un Mare estraneo, la scelta del t e m a , l'obiettivo del progetto è proprio far loro attraversare via Messina Marine e dir loro g ua r da cosa c'è, non si scende sul mare, loro non ci vanno.

perche? Perché i loro genitori hanno smesso di andarci ed è stato talmente doloroso che se ne sono dimenticati. Non c'è un reale rapporto con il mare, ma anche una totale mancanza di rapporto vero con gli spazi pubblici, è troppo triste, loro stessi, i ragazzi hanno fatto delle riflessioni su questo. E' talmente assurdo quel quartiere (Brancaccio) che non si può fare a meno di pensare di migliorarlo…. co s a ti po rti dentro co n l a s pi ag g i a fantas ma? Aniko': Per me che sono del nord e' stata un'esperienza commovente, mi piacciono moltissimo i valori che ci sono, l'entusiasmo sincero e puro, una priorità umana in cui si può fare tutto. Palermo e' una città particolare, in una zona come quella di brancaccio non esistono gradi più o meno gravi di povertà se si trova una cosa da fare insieme. C'e' una rete sociale che in altre città non trovi. Con la spiaggia fantasma non stiamo dicendo cose nuove, la novità sta nella forma, si sa che la spiaggia necessita di interventi immediati, ma questo lavoro e' servito ai ragazzi che lo hanno partorito (i testi sono interamente scritti da loro, ndr) come stimolo ad altri tipi di ragionamento che in teoria è il ruolo predominante che dovrebbe avere la scuola. Per me è la prima esperienza a livello sociale, vedere un cosi grande entusiasmo nonostante una grande sofferenza, una vita difficilissima, qui i valori umani sono una cosa che funzionano. Emilio: A proposito di ragionamenti, ribadisco l'importanza di questo lavoro come stimolo al ragionamento..si puo' addirittura ipotizzare una sorta di psicologia di quartiere, dipende dalle persistenza del messaggio che si vuole trasmettere, io stesso l'ho sperimentato direttamente con questi ragazzi, se i messaggi utilizzati ed il linguaggio sono comuni il ragionamento diventa una conseguenza semplice. Sono stato fuori Palermo per 11 anni, sono ritornato per questo lavoro,che mi ha riagganciato ad una dimensione palermitana che non conoscevo, anche se da adolescente in città sono stato un attivista..in realtà non mi ero mai spinto fino a queste zone dove abbiamo lavorato. Non c'e' nessun ricordo dei miei coetanei del cep, di borgo nuovo, che io ai tempi dei miei 15-16 anni frequentavo, di questo tipo di ragionamenti che invece ho ritrovato in queste nuovi generazioni, discussioni, curiosità, comprensione del loro territorio rispetto anche ad altri posti, riuscire a condividere un dibattito su cose che non sono avvenute necessari mante nel posto in cui vivono.

Ci siamo infilati in questo quartiere e ci siamo ritrovati in un situazione in cui a macchia d'olio, non ci rendevamo più conto, non sapevamo più chi eravamo noi e chi erano loro, un gruppo che si muoveva e si espandeva nello spazio, perdendo le proprie identità per un lavoro comune e questa è una cosa bellissima, quella di inglobare, che io non avevo sentito prima di allora. co s a è i l mare per ques ti rag azzi co n i qual i av ete l av o rato ? Loro non vivono il mare se non dal punto di vista del ricordo, la percezione di qualcosa che e' stato ma non e' presente, che non significa che non ci vanno… co ns i deri l a spi ag g i a fantas ma uno s tep di un l av o ro che può e s s e re c o n t i n uat o a l i v e l l o ci nemato g rafi co o anche co me i mpeg no s o ci al e? Le cose sono collegate, quando parliamo e ci vediamo parliamo di lavoro da fare, di come continuare a parlare anche attraverso un audiovisivo e che abbia riscontro sul territorio, per me è stato un gran lavoro di indagine su di loro e sulla spiaggia, per loro un lavoro sulla spiaggia e sul mondo cinematografico. Un reportage, un vero progetto sociale attraverso canali diversi rispetto al sistema scolastico. Il messaggio di questa opera cinematografica rappresenta un modo assolutamente interessante di impegno civile nei confronti della citta', attraverso un canale che è il reportage; il finale se da un lato rattrista perché si legge e la sente anche lo spettatore impegnato, questa grandissima difficoltà a fare, a smuovere la coscienza, l'indifferenza, la paura, gli ostacoli, dall'altro e' un grandissimo messaggio di speranza nell'abbraccio dei due amici che si dicono che bisogna provarci a cambiare le cose. Anche se si e' in pochi, se si hanno coscienze sane non bisogna arrendersi ma coinvolgere, inglobare le altre coscienze, come dice Orofino, lottare con azioni semplici, con intelligenza, con costanza per contribuire a migliorare il proprio territorio . lo rel l a ai o s a

giornale degli annunci ed 194  

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