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L’inchiesta di inCittàPalermo

PalerMo e Il Mare. asPettando Il rIsanaMento

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Viaggio tra le promesse di riqualificazione del litorale della 2° Circoscrizione. Tra i progetti faraonici come il Sailem e i piccoli Contratti di Quartiere il mare è stato dimenticato

A

lcuni anni fa dopo una lunga stagione di promesse sul mare di Palermo il comune istituì l'ufficio Costa, una delega specifica per una tematica che richiedeva, a detta dei tecnici e dei consulenti di nomina politica, una progettualità particolare. Un impegno formale, privo di sostanza, che avviò solo una serie di procedimenti burocratici senza che un granello di sabbia degli arenili della costa sud-est conoscesse un minimo di intervento. Sono passati tredici anni e il risanamento del litorale della seconda circoscrizione (ben dieci chilometri di costa), non rappresenta ancora una priorità programmatica. Dall'approdo di S. Erasmo, attraverso lo storico Bagni Virzì e il porticciolo di Bandita, sino a Ficarazzi si sviluppa il mare della città e i palermitani con fatica hanno dovuto dimenticare il rapporto che la comunità da sempre intrattiene con questo elemento naturale e straordinario. Una semplice vocazione geografica quella di Palermo che, come accade in tutte le

città costiere del mondo, dovrebbe favorire la propensione a prendere il sole, fare il bagno o una semplice passeggiata. Nella carrellata malefica dei progetti di sistema promossi per cambiare il litorale cittadino, diversi sono stati i momenti bui, tentativi non riusciti di creare un'altra occasione di ricchezza per gli edili, un nuovo 'sacco', complementare a quello dei palazzoni dell'asse Lazio-Strasburgo. Prima si cercò di sviluppare sui dieci chilometri di costa un'opera faraonica, la si ricorda alla fine degli anni ottanta con il nome di progetto Sailem, una vera e propria cementificazione del litorale, che prevedeva la trasformazione di via Messina Marine in una autostrada del mare, con doppia corsia e aree di servizio. La proposta, ratificata in consiglio comunale con le pressioni esercitate dalle imprese dei prestanome mafiosi, fu recuperata più tardi dal Comitato per il Recupero della costa, realtà associativa poco aderente al territorio e molto radicata nel sistema degli

interessi commerciali della zona. Per un decennio il silenzio, sino al progetto Posidonia, presentato tredici anni fa (Maggio 2000) in un altro contesto amministrativo, all'hotel Villa d'Amato di via Messina Marine, un'impresa turistica che ancora sperava in un litorale riqualificato in tempi utili, per dare senso e contesto ad un intervento migliorativo che aveva sostenuto a proprie spese per sistemare a verde l'area a ridosso del mare su sui si affacciavano le stanze dell'albergo. Gli interventi previsti nel Posidonia erano diversificati: sistemazione e ampliamento dei porti turistici di S. Erasmo e Bandita, bonifica e sistemazione della foce del fiume Oreto, riorganizzazione della viabilità, risanamento della discarica di Acqua dei Corsari, istituzione del mercato ittico sempre alla Bandita e dei cantieri ambientali a S. Erasmo. Gli strumenti di finanziamento delle opere afferivano ai fondi strutturali, gli stessi sostanzialmente che avrebbero permesso di realizzare più tardi il pratone del foro italico e le piste

ciclabili. C'era tra queste risorse progettuali anche il Contratto di quartiere, uno strumento straordinario di partecipazione dal basso che aveva trovato fortuna a Lisbona, un'altra città marinara, più volte tirata in ballo dai progettisti durante la presentazione di Posidonia, quale esempio di buone prassi da imitare. Una delegazione era stata anche in Portogallo, per toccare con mano il modello e l'intervento di riqualificazione che le amministrazioni portoghesi avevano in breve realizzato spendendo bene i fondi della comunità europea. In pochi anni la riqualificazione della costa aveva favorito il boom turistico e le scorpacciate di baccalà, in tutte le salse. Il Contratto di Quartiere prevedeva un intervento di recupero a 360 gradi nell'area territoriale di Bandita, di conversione turistica delle attività economiche della piccola pesca,

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