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Gamberale Anno 4 - N. 1/2 Aprile - Luglio 2009

Periodico quadrimestrale Poste Italiane S.P.A. Spedizione in abbonamento Postale -70% CB BERGAMO Registrato presso il tribunale di Bergamo n.14 del 07/04/2006 Editore: Isidoro Sciulli, Via Torretta 15 - 24125 Bergamo Direttore Responsabile: Isidoro Sciulli Stampa: Edicom S.r.l. - Via Madonna della Neve, 24 Bergamo

Il Castello Rimane ben poco dell’originario castello. Solo una piccola lapide in marmo risalente agli inizi dell’Ottocento ci parla dei tempi antichi. Sulla lapide c’è la seguente scritta in latino con delle abbreviazioni che si usavano per le iscrizioni: D. O. M. D. PASCALIS BUCCI QUAESTOR RESTAURARE CURAVIT A.D. MDCCCI Scrivendo per intero le parole, viene il seguente testo: Deo Optimo Maximo Dominus Pascalis Bucci Quaestor Restaurare Curavit Anno Domini MDCCCI M ,D, C e I sono numeri romani: M sta per 1000, D sta per 500, C sta per 100 (tre C sta per 300) perciò DCCC sta per 800 [D=500+(CCC=300)800], I sta per 1. La scritta in latino, tradotta, dice: A DIO OTTIMO MASSIMO IL SIGNOR PASQUALE BUCCI QUESTORE PROVVIDE A FAR RESTAURARE NELL’ANNO DEL SIGNORE 1801 Fino a quella data il castello doveva essere in condizioni pessime, se dovette essere

restaurato e il responsabile dei lavori, a giudicare dal cognome, era di Gamberale. Originariamente sulla cima c’era una chiesetta dedicata a San Michele, l’Arcangelo, rappresentato come un cavaliere che trafigge il diavolo rappresentato da un drago. La chiesetta di San Michele è un segnale storico, perché il santo era il protettore dei Longobardi. Il castello attuale, quindi, faceva parte dei tanti castelli dei Longobardi con funzione di difesa e di avvistamento. Il catalogo dei Baroni, che risale agli anni intorno al Mille, 1097, al tempo dei Normanni, nomina Gamberale e il suo castrum, cioè un luogo fortificato e non può che trattarsi del castello: è la prima

volta che il nome del nostro paese appare nei documenti scritti. Nel 1308 in un documento scritto nel quale si parla delle decime che dovevano essere pagate alla chiesa si parla di “clerici castri Gamerarii” (uomini di chiesa del castello di Gamberale). Agli inizi del 1500, quando il regno di Napoli era sotto la dominazione SpagnolaAragonese, in un documento sono riportati i “castelli” dell’Aquila e si parla: “El castillo de Gamarano… està situando al piè de mas montaynas; està XV milias de la ciudad de Lanchano…” (Il castello di Gamberale…è situato ai piedi di molte montagne; dista quindici miglia dalla città di Lanciano…) (continua…) 1


Gamberale n.1-2 - anno 4

L’armadio della vergogna Come abbiamo scritto ripetutamente nei numeri precedenti a Gamberale nel periodo che va dall’ottobre del 1943 alla fine della guerra ci furono: 36 persone trucidate 41 morte per cause belliche 30 morte per disagi e malattie: Per un totale di 107. Questa situazione si verificò in tanti altri paesi italiani dal Nord al Sud, basti pensare a Pietransieri dove i soldati tedeschi massacrarono in una sola notte in contrada Limmari 127 persone ed erano donne, vecchi e bambini. Il massacro a sangue freddo di nostri concittadini è un crimine di guerra e alla fine della guerra furono fatte indagini e dagli alleati e da organi giudiziarii italiani. Alla sede della procura generale militare, a Roma, alla fine della guerra cominciarono ad affluire i fascicoli degli eccidi fatti dai tedeschi. C’erano annotati i nomi delle vittime, i nomi degli assassini, le località dove erano stati commessi i crimini. Nell’archivio dei servizi militari inglesi esiste un promemoria Atrocities in Italy-Atrocità in Italia. Sul primo foglio c’è stampigliato il timbro SECRET. Il documento contiene una rassegna sintetica dei crimini di guerra, di cui i servizi britannici ebbero notizia. Il documento è diviso in tre colonne. Nella prima è riportato il luogo, nella seconda la data e nella terza una sintesi dei fatti. 2

I nomi delle località sono riportati in ordine alfabetico e alla lettera G compare quanto segue: Gamberale [CH]. Paese raso al suolo, un centinaio di italiani uccisi dai tedeschi. Malgrado tutto questo materiale, poi non ci furono istruttorie e non ci furono processi. Solo nel 1994 e per caso vennero scoperte 695 fascicoli processuali sui crimini di guerra nazisti, in particolare contenevano la descrizione dei misfatti, le prove e le testimonianze. Erano nascosti negli scantinati della procura generale militare a Roma, in un armadio rifilato in un vano poco accessibile, protetto da un cancello con tanto di lucchetto, le ante chiuse a chiave, rivolte verso il muro. L’Armadio della Vergogna, cosi è intitolato anche un libro che parla di questo (Franco Giustolisi, L’Armadio della vergogna, Nutrimenti Edizioni). Nei prossimi numeri pubblicheremo il materiale che riguarda il nostro paese. I morti per cause belliche sono molti e soprattutto si trattava di giovanissimi che trovavano materiale bellico lasciato dai soldati. I ragazzi e i giovani cercavano di manipolarli e questo causava scoppi improvvisi e la morte. Ecco alcune testimonianze orali. “Mio fratello è morto insieme ad un altro, che si chiamava Fioravanti. Eravamo nell’aprile del 1944. Stavano zappando nell’orto, dentro

l’orto non so che cosa hanno trovato, come una bottigliuccia, qualcosa e hanno iniziato a pulirla. Come hanno iniziato a pulirla…lo scoppio… Se lo vedevi…questo è un racconto ma ti fa…Fiore era lontano, era più piccolo…Mio fratello era più vicino. Ed è morto. Non è durato niente. Prima io avevo chiamato mio fratello, e mi aveva risposto:”Vado a zappare l’orto,dove dobbiamo mettere l’ fogl’ “ Ma lui già aveva “le cose” in mano…. Ne erano quattro, erano certe cose con delle cordicelle… Le avevano trovate e raccolte per togliere le cordicelle da utilizzare per legare fasci di “ cepp’ ”. Se ne sono andate due persone in un attimo… La mano destra era stata staccata e la parte anteriore del corpo era tutta dilaniata. …Fiore, però, non è morto, è stato ferito tutto nella parte davanti. Le ferite erano profonde, ma gli organi interni non si erano rotti… Furono recuperate due “sacchette”, quelle che si usavano per metterci dentro la roba della campagna, il grano, la farina e poterla trasportare con i muli…Furono cucite insieme, poi hanno fatto quattro buchi agli angoli, ci hanno infilato due bastoni, uno in testa e uno in coda e hanno sistemato in mezzo Fiore. Lo portarono a Roio. Fu portato da sei uomini. Si diceva che lì c’era qualche Ospedale…. E’ morto il giorno dopo verso le tre di pomeriggio.”


Gamberale n.1-2 - anno 4

Le terre demaniali di Gamberale Le Cascerie

Negli anni 1954-1955 il comune di Gamberale acquistò parte del feudo delle Cascerie dal Barone Carlo Bozzelli Manieri, l’altra parte fu acquistata dal comune di Pizzoferrato. La quota spettante a Gamberale era di duecento ettari circa per un valore di 23 milioni e centomila, somma acquisita con il ricavato di tagli di zone boschive. Il consiglio comunale deliberò in data 9 gennaio 1954 (delibera n.2/276). Il prefetto della provincia di Chieti emise un Decreto che autorizzava l’acquisto dei terreni in data 21 maggio 1955. Il parere favorevole all’acquisto fu così motivato dal prefetto: “…Il prefetto ha espresso parere favorevole per l’acquisto; ritenuta la convenienza per i comuni interessati, di accrescere il patrimonio boschivo e pascolivo al fine di migliorarne ed aumentarne la produttività in connessione con l’aumento dell’estensione disponibile che consente un razionale e continuativo sfruttamento dell’intero patrimonio; tenute presente, inoltre, le preminenti necessità di sviluppo della pastorizia locale, di ampio interesse collettivo in relazione alle scarse possibilità di diverse proficue attività per molti cittadini dei due Comuni;

Considerato infine che ambedue i Comuni dispongono delle somme necessarie”…. Erano altri tempi, quando il Sindaco provvedeva ad aumentare il patrimonio comune, non a svendere quello che si aveva.

Le terre demaniali di Gamberale

Nei numeri precedenti abbiamo parlato delle leggi che i Francesi avevano fatto dopo l’occupazione del Regno di Napoli, le leggi che abolivano la feudalità. Queste leggi avevano l’intento di diffondere la proprietà privata soprattutto tra le classi più deboli scardinando la concentrazione dei possedimenti terrieri nelle mani dei latifondisti e dei feudatari e sono alla base delle attuali proprietà private e delle proprietà comunali. Dopo l’emanazione di queste leggi furono predisposte le operazioni di sistemazione e di divisione dei demani di Gamberale. Giuseppe De Thomasis di Montenerodomo, nominato Commissario del Re per la Divisione dei Demani, fu incaricato di dividere e assegnare le proprietà feudali, ecclessiastiche e demaniali per l’Abruzzo. Il De Thomasis incaricò Pasquale Croce, pure di Montenerodomo, di fare una ricognizione dello stato delle terre demaniali di Gamberale. Pasquale Croce fece il suo lavoro e poi inviò una relazione al Commissario, il 9

ottobre 1810. Nel verbale Croce dice che nel Comune di Gamberale c’è un demanio universale civico, costituito da cinque corpi distinti, indicati con i toponimi di Montagna, Le Fratte, Castigo, Morricini, Le Scosse o Difesa Bovara o Defense. Alcuni di questi nomi ormai non si usano più. Il demanio Fratte, ubicato nella zona sud-est del territorio comunale, indica la parte del territorio comunale posta a confine del suddetto ex feudo Dell’Asinella e il fiume Sangro: Per capirci meglio e quella fascia di territorio del nostro paese che parte dalla diga C.I.S. fin verso la stazione ferroviaria. E’ una zona a prevalente vocazione agricola, coltivata sin dai tempi antichi, nella quale i gamberalesi esercitavano i diritti di uso civico di semina e di pascolo. (Nei prossimi numeri parleremo più diffusamente di questo).

Sono andati avanti.

Emidio Bellisario, 9 ottobre 2008 Nino Giampaolo, 1 gennaio 2009 Lorenzo Conicella, 7 gennaio 2009 Gabriele Sciulli, 6 marzo 2009 Aniceto Sciulli, aprile 2009 Angelo Sciulli, giugno 2009

CRONACHE CITTADINE La sciovia della Forcella A- Scaduta la concessione dei terreni alla società Hotel la Fonte, il Sindaco poteva far rientrare il Comune in possesso dei suoi terreni, invece nell’estate del 2006 predisponeva un nuovo schema di concessione dei terreni della Forcella alla stessa società, l’Hotel La Fonte. La concessione ha una durata di trenta anni, i terreni concessi ammontano a 21 ettari, 84 are e 20 centiare, il canone di affitto è di 516 euro. B- Dopo un anno il Sindaco pensa bene di coinvolgere il consiglio comunale nella faccenda, perché la società Hotel La Fonte non aveva sottoscritto la lettera della concessione. Nella seduta del 25-11-2007 il Sindaco fa approvare dal Consiglio Comunale (Delibera N° 28) lo schema di concessione, e si fa dare mandato per invitare e diffidare la società Hotel La Fonte a sottoscriverlo.

C- Arriviamo all’aprile del 2008. - La società Hotel La Fonte il 4 aprile 2008 fa presente al Sindaco che per “per gravi difficoltà finanziarie” non può sottoscrivere la concessione. Il 24-04-2008 il Sindaco fa convocare nuovamente il Consiglio Comunale e fa delibarare (Delibera N° 12) che entro il 30 aprile la società deve sottoscrivere la concessione. - Il 2 maggio 2008 la Società Hotel La fonte firma la concessione e si impegna a riattivare l’impianto di sciovia entro l’8 dicembre 2008. - L’1-12-2008 la società scrive al Sindaco, facendo presente le difficoltà economiche che non permettono la riattivazione dell’impianto. Nella stessa lettera la società chiede: - una proroga del termine di attivazione degli impianti e - di poter cedere questo ramo di attività, la sciovia, ad impresa locale in grado di addossarsi gli oneri degli investimenti necessari”, la SICET.

- Il Sindaco fa convocare il Consiglio comunale, che delibera di autorizzare la cessione alla SICET della concessione (Delibera N° 26 del 21-12-2008). - In quella stessa seduta il Consiglio Comunale approva un progetto preliminare di ristrutturazione e ripristino dell’impianto di sciovia di un importo previsto di 750 mila euro. Il Sindaco assicura che al finanziamento dell’opera si farà fronte con un contributo regionale o statale. In tutta questa storia assistiamo ad una scena di questo tipo: il Sindaco offre 22 ettari di proprietà comunale alla società Hotel La fonte che è restia ad accettare. Alla fine della storia la società Hotel La Fonte (i soci sono Saverio De Juliis e Maddalena Caizzi ) propone al Sindaco di vendere la concessione alla SICET (i soci sono Saverio De Juliis e Remo Bucci), come a dire: siccome non possiamo comprare io e mia moglie, ti

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Gamberale n.1-2 - anno 4

CRONACHE CITTADINE propongo di comprare la stessa cosa io e un mio socio in affari. Il Sindaco accetta e anzi assicura che la Sicet non pagherà nemmeno le opere di riattivazione dell’impianto, perché queste saranno fatte con finanziamenti pubblici. Ma le promesse del nostro Sindaco le conosciamo: già nel 2006 aveva dato per certo il finanziamento per la riattivazione degli impianti (intervista a “Il Centro del 3 gennaio 2007). Siamo nel 2009 e si sta ancora aspettando. Questo quadrimestrale aveva già parlato della questione nel N°1, Anno 2, Aprile 2007. Il Comune poteva rientrare in possesso, e invece ci troviamo ormai da trenta anni sempre con gli stessi personaggi e i loro eredi che condizionano la vita del Comune e ne limitano negativamente lo sviluppo, anzi le loro scelte amministrative lo hanno portato al declino. Usavano e tentano di usare le istituzioni comunali come strumenti per curare i loro interessi personali. E si sentono molto offesi e per di più vogliono convincerci che i loro interessi personali sono gli interessi di tutti. Ma quello che fa la differenza, purtroppo, è che ci sentiamo ancora figli di una società dove prevale il timore e il rispetto per chi ha il potere, invece di far prevalere il diritto ad avere un rapporto paritetico tra noi cittadini e chi è al potere e ci rappresenta. Ma non per questo ci arrendiamo. Ultimi atti relativi alla Forcella. Il 10 febbraio 2009, dopo le vicende narrate sopra, davanti al notaio Patrizio D’Angiolella, a Castel di Sangro vengono fatte due scritture private. La prima scrittura privata è fatta tra Maddalena Caizzi, socio accomandatario della società “Hotel La Fonte Sas” e Remo Bucci , socio e amministratore unico della “SICET Srl”. In questo atto Maddalena Caizzi vende a Remo Bucci una parte della società “Hotel La Fonte” e precisamente la concessione comunale per la sciovia e tutte le attrezzature e i fabbricati che vi si trovano. Il costo dell’operazione è di 15 mila euro. La seconda scrittura privata avviene tra Saverio De Juliis,Remo Bucci e Lina Sciulli. Saverio De Juliis, socio al 50 % della “SICET srl”, con il consenso dell’altro socio, Remo Bucci, cede la propria quota di 10 mila euro a Lina Sciulli. In questo modo Saverio De Juliis esce dalla “SICET srl”, che risulta ora formata dai seguenti soci: Remo Bucci e Lina Sciulli. Alla fine di tutta questa storia la “Sicet srl” e cioè Remo Sciulli e sua moglie Lina Sciulli, si ritrovano: - 22 ettari di terreno comunale concessi per trent’anni, a 516 euro all’anno e - il controllo completo della “Sicet srl”.

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Il costo complessivo delle operazioni è pari a 25 mila euro. Saverio De Juliis si ritrova 25 mila euro per aver ceduto la concessione della Forcella e la sua quota di partecipazione alla “Sicet srl”. Ma in tutta questa storia dov’è l’interesse comunale? Perché svendere ad un prezzo irrisorio 22 ettari di proprietà comunali? Perché impegnare risorse, denaro ed energie in un impianto di risalita che non ha futuro? Per finire un’ultima osservazione. Alla seduta del Consiglio Comunale del 2112-2008 il consigliere comunale Maurizio Bucci era assente. E’ strano perché si sono prese decisioni che lo interessavano molto. O forse proprio per questo non era presente? In altri tempi per molto meno si risultava inelegibili. Perché il consigliere comunale Maurizio Bucci non si dimette? Si dice che sarà uno dei prossimi candidati alla poltrona di Sindaco. Ma se è vero, è per curare gli interessi pubblici o quelli personali e familiari? Curare, per esempio, gli interessi del ristorante “Il Tetto d’Abruzzo”, di cui è socio, e che utilizza gratis i locali dell’ex ambulatorio comunale o quelli della “Sicet srl” che ha in concessione terreni comunali a una cifra irrisoria. O magari per abbassarsi la cifra che paga per utilizzare spazi di proprietà comunale usati come studio professionale, anche se dispone di immobili di proprietà familiare.

Il pulmino di trasporto degli studenti.

E’ uno dei servizi a domanda individuale e può essere richiesta la compartecipazione degli utenti. Il Sindaco in altri tempi, quando non era ancora Sindaco, si era opposto a che questa ci fosse. Nell’agosto del 2008, prima dell’inizio dell’anno scolastico il Sindaco ha

riunito i genitori degli studenti che usano lo Scuolabus e ha chiesto un contributo mensile per pagare le spese del pulmino, la cifra era uguale per tutti e non si teneva conto del reddito delle famiglie. Ha preso la sua decisione senza coinvolgere il Consiglio comunale, nè tantomeno preparando un regolamento. Agli inizi di giugno, quando sono state chiuse le scuole elementari e medie, ha pensato bene di sospendere il servizio e di lasciare a piedi i genitori dei bambini che frequentano l’asilo. Ma c’era una strada più semplice e meno onerosa per tutti. Il Sindaco percepisce indennità mensile di circa 1160 euro, perché non ha rinunciato ad una parte? Sarebbe stata un’opera meritoria.

Ultime notizie.

*Il nostro Sindaco si è presentato come candidato per il consiglio provinciale per il collegio del quale fa parte il nostro comune. Ha preso 1316 voti, pari al 19,36 %. Ma non sono bastati per essere eletto, anzi risulta ventisettesimo, il terzultimo, nella graduatoria dei trenta candidati della sua lista. E così finì la brillante carriera politica del nostro! Credete che sia stato un guaio? *Per chi alla fine di aprile e ai primi di maggio voleva girare per le nostre montagne in cerca di funghi aveva la spiacevole sorpresa di incontrare nella zone delle Morrecine carogne di animali morti, per la precisione di cavalli. Non era un bell’incontro e per la vista e per l’odorato. Questo è la conseguenza del lasciar fare del Sindaco.

Riconoscete i luoghi di questa foto? Alla prossima…


Giornale Gamberale - n° 1-2 Aprile-Luglio 2009