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CORSI E RICORSI Stavolta la teoria vichiana dei ritorni storici riconferma la sua legge nella fattispecie di un capo d’abbigliamento niente affatto trascurabile: le mutande. Ai sans-culottes della rivoluzione francese, smutandati per l’impossibilità economica di aspirare a quella protezione igienica, fa da contraltare lo sbandieramento dell’indumento intimo nelle manifestazioni antiberlusconiane. Il vessillo, nella versione femminile, non ha solo il compito di rimproverare al premier l’oggetto delle sue fisse quotidiane, ma esprime, in genere, una povertà dichiarata senza speranza. Nella sua valenza etimologica di cosa, cioè, che deve essere mutata, l’agitare al vento degli slip vuole essere un invito al Capo del governo a cambiare, a farsi da parte, ad alternarsi, al pari di quanto conviene si faccia con l’indumento in questione, senza attendere i cinque anni della durata in carica. Per certi aspetti, esse rappresentano un’estrema protezione; non solo fisica, ma morale. E’ noto il biglietto di Napoleone III, indirizzato alla Contessa di Castiglione, che accompagnava il dono di un paio di braghe lunghe fino alla caviglia : le mutande sono una virtù elastica; prima di abbassarle bisogna riflettere. Non sarà per questo che oggi abbiamo a che fare solo con tanga dai laccetti interdentali? “IN MUTANDE MA VIVI” Al Teatro dal Verme, Giulianone Ferrara si è fatto promotore di una testimonianza pro-berlusconiana tardiva e disperata. Sotto lo slogan dalle sfumature plurime “In mutande ma vivi”, il direttore de Il Foglio ha preteso di rispondere con la stessa moneta al raduno di sinistra al Palasharp, dove parteciparono Eco, Saviano, Ginsborg, Zagrebelsky ecc, proponendo Sallusti, Ignazio La Russa, Formigoni, se stesso (altro, poverino, non aveva). Tema di fondo è stato il puritanesimo, atteggiamento colpevole della sinistra bacchettona, che spia dal buco della serratura, sempre pronta a cavalcare la tigre contro i porcaccioni prestati alla politica. Sullo sfondo del palcoscenico un filo con mutande di colori e forme diverse, stese ad asciugare. A nessuno è sfuggito che mancavano quelle di Ferrara. Le inquietanti striature emerse nel richiamo all’indumento intimo, non hanno potuto produrre alcuna credibilità alla manifestazione, né purtroppo ai partecipanti, più morti che vivi, sulla cui fronte è apparsa una comune linea rossa, come una profonda ruga, che la sinistra malevola ha individuato come il segno lasciato dall’elastico. CHE TRISTEZZA…. Se le TV di Stato e private non accennano alle percentuali di gradimento del governo e di Berlusconi, significa che la situazione è incasinata. Perché un conto è comprare qui e là deputati e senatori per racimolare uno straccio di maggioranza, altro è spostare, insieme al ‘politico venduto’, i consensi di chi lo ha eletto, con la conseguenza che oggi esiste una rappresentanza parlamentare che non corrisponde all’orientamento popolare. Persino la titolare dell’agenzia di sondaggi vicina al Premier ha dovuto ammettere che le cose stanno precipitando. La faccenda Ruby, aldilà dei risvolti giudiziari, ha obbligato il clero a prendere le opportune distanze dalle maialate meneghine e con la chiesa s’è schierata inorridita un’infinità di cattolici, più o meno bacchettoni. Il tracollo è impietoso e urgente s’è fatto il ricorso ai correttivi. Ingraziarsi Bagnasco e impietosire chi per scelta religiosa è sempre pronto a perdonare, sono stati i primi passi. Con la sfrontatezza degna dell’impenitente senza speranza di recupero, ecco apparire in pubblico il camaleontico premier nostrano fare disquisizioni (udite, udite!) sulla famiglia, difenderne i valori, additarla come elemento essenziale dell’equilibrio sociale. Ha precisato, inoltre, che non intende rinunciare alla difesa della vita, intesa come dono divino; no all’eutanasia, no alle nozze gay, no alle adozioni per le coppie di fatto. Tutto quello che Ratzinger va predicando e che si vuol sentir dire da chi ha goduto, e vorrebbe continuare a farlo, del suo supporto elettorale. Ma, oltre all’esercizio estremo di ideali etici e religiosi, da profondo conoscitore delle debolezze umane, condizione alla quale non si sottrae neppure chi si nutre di ostie e vangelo, il Cavaliere ha voluto mettere mano al portafoglio, con l’elogio della scuola privata. Un regalino in cambio di un po’ di comprensione. Ha cominciato a (s)parlare dei limiti della scuola pubblica, a suo dire covo di insegnanti comunisti impegnati a tirar su generazioni di tanti piccoli Stalin, chiarendo che solo alla privata si poteva guardare in funzione formativa per il futuro dei nostri figli. La gravità delle affermazioni, azzera gli sforzi riformistici della Gelmini, sputa in faccia al governo colpevole dell’unica riforma promessa e realizzata, offende il sacrificio di docenti, studenti e famiglie, ridicolizza la figura di un capo di stato ridotto a vendere logica e dignità per elemosinare qualche voto. Che tristezza, onorevole Berlusconi!. Speriamo che ci sia ancora poco da attendere per vedere la fine dello scempio morale, politico e istituzionale in cui è ora il Paese

SICUREZZA SUL LAVORO Ricordiamo che dall'inizio dell'anno ad oggi, si contano per lavoro: 208 morti, 208.474 infortuni, 5.211 invalidi (fonte www.articolo21.it). Per tutti un invito a rispettare rigorosamente le regole che il testo unico indica in materia di sicurezza per consentire a ciascun lavoratore una normale vita quotidiana. Insieme ce la possiamo fare.

Gruppo Consiliare Comune di Terni Federazione della Sinistra Periodico del Gruppo Consiliare F.d.S. di Terni. Redazione e Amministrazione Vico Politeama n. 1 tel. e fax: 0744549574 Direttore Responsabile: Alberto Tomassi. Fondatore e Direttore Giocondo Talamonti. Redazione Luzio Luzzi, Mauro Nannini. Stampa: Tipolitografia Nobili Grafiche— Divulgazione: in proprio. Autorizzazione del Tribunale di Terni n.17/’09 del 23/12/’09 Registro Periodici Anno II N.14 “LA SCOSSA” può essere richiesta per e-mail all’indirizzo giocondo.talamonti@email.it

14 marzo 2011

di Giocondo Talamonti*

I pur incoraggianti dati che la regione Umbria ha fatto registrare in materia di gestione del servizio sanitario non consentono di vivere sugli allori, dal momento che l’ottimizzazione è ancora lontana, se l’intendiamo come capace di rispondere appieno alle esigenze dei cittadini. Parlare di “servizio” può essere fuorviante rispetto alle finalità che persegue il comparto dell’assistenza sanitaria. Meglio sarebbe se vedessimo, tutti, le prestazioni offerte nella prospettiva imprenditoriale. In questa ottica, appare più facile individuare soluzioni alle liste di attesa, quasi sempre connesse a problemi di disponibilità operative e quasi mai a carenze di strumenti e macchinari. Una logica utilitaristica pretenderebbe di lavorare su due o tre turni giornalieri in presenza di richieste prestazionali; cosa troppo spesso trascurata nella gestione ospedaliera. La piena utilizzazione dei macchinari, in specie i più costosi, oltre che a questi principi d’ordine economico, si impone per la rapidità con cui essi diventano obsoleti, a volte molto prima che il costo sia stato ammortizzato, traducendo il “servizio” in uno sperpero di danaro pubblico e preclusione di maggiore occupazione all’interno della struttura. Non ha senso aspettare tempi biblici per una risonanza o un ecodoppler solo perché le attrezzature vengono utilizzate nei tempi e periodi sindacalmente rispondenti al contratto collettivo di lavoro, mentre si darebbe una risposta concreta al cittadino e alla società se si potesse evadere le richieste in modo rapido ed esaustivo. Capita che i cittadini di una regione, e noi siamo fra questi, debbano ricorrere ad altre strutture extraregionali o provinciali per ottenere analisi o assistenza in tempi che diventano basilari per il superamento di una malattia, innestando fenomeni di “mobilità passiva” che sono, oltre che un costo per l’amministrazione locale, la rinuncia a rendere anche il “servizio”. La mobilità, i cui effetti meritano un approfondito studio, può essere un’opportunità economica, specie in considerazione del fenomeno che vede una immigrazione dall’alto Lazio di un numero crescente di pazienti. (segue)

Tempi duri per le finanze degli enti locali, in special modo a Terni. Il rapporto credito investimenti, mutui, spese, bilanci diventa sempre più complicato. Il Comune, per esempio, ha scelto la politica della lesina: ha stretto la cinghia. Così molti uffici sono al gelo, dato che si è stabilito che al massimo si può stare a 19 gradi (ma sembra che Palazzo Spada faccia eccezione). Ciò comporta un risparmio di quella sostanza utilizzata per far andare le caldaie (è un olio combustibile che costa un terzo in meno rispetto al gasolio). E’ stato notato però un aumento del consumo di elettricità perché invece di battere i denti alcuni impiegati si arrangiano con le stufe elettriche. E, come diceva quello, alla fine “un tazzo è tutt’uno”. La politica del risparmio coinvolge anche la pulizia degli uffici che vengono spazzati un giorno si e uno no. Però non c’è altro da fare: hanno provato con i fondi derivati a rimpolpare le casse, ma adesso il rischio è che si asciughino i portafogli degli amministratori, quelli personali, quelli che tengono nella tasca posteriore dei pantaloni. Perché lì è andata a bussare la Corte dei Conti. Qualcuno degli assessori ha anche suggerito di provare con megapuntate al superenalotto: è stato lapidato sul posto. E pensare che non sarebbe poi tanto difficile risolvere la questione. Basterebbe rivolgersi a qualcuno che ne capisce, ad un esperto della finanza. Oltretutto il Comune ce lo avrebbe praticamente a disposizione. Chi è? Ma il presidente Furmine Polli, ovviamente. Intervenendo ad una riunione con i sindacalisti del settore per una disamina sullo stato attuale del sistema creditizio e finanziario nel territorio della provincia di Terni, ha lasciato tutti di stucco sciabolando una delle sue famose intuizioni da premio Nobel: « Il sistema creditizio – ha detto – in questi anni è andato concentrandosi su grandi banche di livello nazionale e internazionale». E vai!


Sanità: gli umbri ci giudicheranno per quanto sapremo realizzare di Damiano Stufara*

La necessità di superare doppioni ed inefficienze nelle attività sanitarie integrate con l'Università di Perugia nelle aziende ospedaliere di Perugia e di Terni è talmente condivisibile da apparire scontata. Doppioni ed inefficienze sono state le ragioni per le quali criticai e mi opposi, nella precedente legislatura, la vigente convenzione, arrivando a non votarla in Giunta Regionale. Meno facile invece è capire come conseguire questo obiettivo, soprattutto quando la discussione sul merito viene contaminata, da parte di alcuni, da ragioni che hanno a che fare piuttosto con la ricerca di posti al sole o con la volontà di modificare i parametri con cui viene ripartito il fondo sanitario. Chiariamolo da subito: il bisogno di mantenere l'autonomia dell'azienda ospedaliera di Terni non si basa su motivi campanilistici, bensì sui presupposti stessi della programmazione territoriale dell'assistenza, in un quadro di maggiore integrazione reciproca fra i centri di cura e di equa ripartizione delle risorse. In secondo luogo i conflitti aperti nel Partito Democratico non possono ripercuotersi sulle politiche per la salute pubblica, che oltre ad essere di gran lunga la maggiore voce di spesa nei bilanci regionali, costituiscono una delle maggiori preoccupazioni della popolazione; le indagini in corso sulla gestione dell'ASL 3 avrebbe dovuto suggerire a tutti una maggiore sobrietà. Se si vuole intervenire sugli sprechi allora si guardino piuttosto i protocolli d’intesa che la Regione e la Facoltà di Medicina hanno periodicamente sottoscritto nel corso di questi anni; certo non vi si troverà una strategia per la riduzione delle liste d'attesa. Occorre ottimizzare la gestione delle risorse, non un'azienda ospedaliera integrata in cui l'Università fa il bello e il cattivo tempo; ne va della stessa capacità di governo da parte della Giunta delle politiche sanitarie e socio-sanitarie, rispetto alle quali in una fase di crisi è chiamata a rispondere in misura ancora maggiore. Il gruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra tutta si sono appellate, in questi mesi, al dettato del piano sanitario regionale, in cui si parla di messa in rete delle aziende ospedaliere e di sviluppo delle cure preventive e socio-sanitarie, anche la fine di compensare i pesanti tagli fatti dal governo Berlusconi allo stato sociale. Sul merito delle questioni noi siamo sempre pronti al confronto, che oggi è reso più sereno da posizioni più chiare e disponibilità più nette a ricercare soluzioni adeguate. Crediamo che, per le posizioni espresse e le azioni compiute, possiamo rivendicare almeno una parte del merito di aver tolto la pistola che qualcuno voleva mettere sul tavolo della discussione. * (Presidente Gruppo Consiliare Partito della Rifondazione Comunista per la Federazione della Sinistra)

LA LUNGA MARCIA DEGLI OPERAI BASELL: Terni-Roma per il lavoro Cento chilometri a piedi all’insegna di: “CAMMINIAMO INSIEME VERSO LA SOLUZIONE”. Una vertenza che si spera possa vedere la fine con l’accordo tra Novamont e Basell. 35 i lavoratori in marcia, ma a fianco a loro l’intera città a sostegno del futuro di tutto il polo chimico. La Federazione della Sinistra è schierata in prima fila per il superamento dell’attuale crisi. (segue dalla copertina) Ci deve essere la volontà di non considerare il comparto come un’attività inevitabilmente in perdita e, quindi, immeritevole di attenzioni che ne limitino o annullino il peso finanziario gestionale. A questi obiettivi di base può collegarsi la riorganizzazione territoriale che vede Ospedale, ASL e Università partecipare, come filiera, al più vasto programma che include, scuola, ricerca, innovazione e imprese. Ma il presupposto è quello teorizzato sopra: un “servizio” non necessariamente passivo, ma aggiornato e connesso alle esigenze dei cittadini tramite il ricorso a principi di “economicità produttiva” in grado di esaltare qualità professionali e avanzamento tecnologico. *Presidente del Gruppo Consiliare Federazione della Sinistra

MOZIONE: presenza italiana in Afghanistan Premesso che il nostro contingente in missione in Afghanistan conta con la morte dell’ultimo soldato, Matteo Miotto (caporal maggiore degli alpini), la trentaseisima vittima, appena preceduta dalla morte in settembre di un tenente del reggimento del col Moschin, deceduto in uno scontro a fuoco con insorti. Preso atto che anche il giovane soldato, Miotto, sarebbe stato ucciso "da un gruppo di insorti" in un "vero e proprio scontro a fuoco, e non da un cecchino isolato". Tenuto conto che non si parla più di terroristi, ma di insorti il che indica che siamo in presenza di atti di guerra e non più in “Missione di pace” Considerato che, correttamente si dovrebbe ormai definire la nostra missione come missione di “Peace Enforcing”, cioè IMPOSIZIONE della pace e come tale nei fatti si tratterebbe di una vera e propria GUERRA, dalla quale dovremmo ritirarci subito in base all’art.11 della costituzione italiana. Il Gruppo della Federazione della Sinistra chiede al Sindaco se intende: 1) intraprendere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica ternana sul tema; 2) far partecipe di eventuali azioni il Consiglio comunale; 3) far sapere al Governo italiano che: • la città di Terni è contraria alla guerra, prima si va via dall’Afghanistan e meglio è per tutti; • il terrorismo internazionale non lo si combatte partecipando all'occupazione dell'Afghanistan; • la cittadinanza, in onore di tutti i caduti ( sia quelli che cadono compiendo il proprio dovere in missioni all’estero, sia quelli morti sul lavoro) condivide il senso di vicinanza alle famiglie e il proprio cordoglio, ma, alla commovente retorica nazional-militarista dell’eroe morto per la patria che ci propina spesso la TV, chiede il rispetto della Costituzione. Terni, 10 gennaio 2011

FdS Talamonti Giocondo, Nannini Mauro, Luzzi Luzio

MOZIONE: Polo Chimico( Basell, Meraklon e indotto) Premesso che l’eventuale decisione della Lyondell Basell di chiudere lo stabilimento di Terni, produce un effetto domino sulle altre aziende del sito, Meraklon, Treofan, la centrale termoelettrica della Edison, strettamente collegate alla filiera produttiva. Considerato che a tutt’oggi non si intravede una soluzione che porti serenità ai lavoratori, alle loro famiglie ed al territorio, già in sofferenza per la perdita giornaliera di posti di lavoro e assillato dalla scomparsa, nel settore chimico, di quelle professionalità che hanno dato lustro alla nostra città; Preso atto che fino ad oggi la discussione è ferma ad un difficile accordo tra i due soggetti privati Lyondell Basell e Novamont, con un atteggiamento incomprensibile della multinazionale americana-olandese. Temuto che la Lyondell Basell sia in procinto di lasciare senza pagare nessun prezzo, senza impegnarsi direttamente o indirettamente, in nessun progetto alternativo volto al mantenimento del Polo chimico ternano; Visto che l’eventuale adeguamento della trasformazione impiantistica- tecnologica dei processi produttivi, compresa la conversione formativa delle maestranze, richiede, per rendere il sito competitivo e funzionale al nuovo piano chimico industriale, tempi strutturali non brevi e quindi il prolungamento delle incertezze salariali per i lavoratori; Ritenuto che in questi casi l’unitarietà di tutte le forze politiche, sindacali e istituzionali a fianco dei lavoratori costituisce elemento di forza per la salvaguardia dei posti di lavoro; Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta a: continuare a sostenere con più forza e determinazione la lotta degli operai con gesti concreti (adesione e partecipazione a tutte le iniziative di pressione messe in atto, ivi compresa la recente “maratona” Terni-Roma organizzata all’insegna del «camminiamo tutti verso la soluzione»); condividere con tutte le altre istituzioni , le forze sindacali, i partiti e i parlamentari umbri che il Polo ternano è strategico per l’Umbria e per l’intera chimica italiana; esortare il Governo, perchè solleciti la Lyondell Basell, ad una forte assunzione di responsabilità e perché avvii, subito, un tavolo istituzionale ( dove si individuano compiti e responsabilità) ove affrontare il problema della chimica, Polo di Terni, come problema nazionale; sollecitare un nuovo Patto di territorio ( liberando risorse nazionali e regionali- fondi FAS-Fondo per le Aree Sottoutilizzate per la riqualificazione e la valorizzazione dell’area del Polo chimico) finalizzato ad uno sviluppo basato sull’attività delle aziende siderurgiche e chimiche e che veda nell’istruzione e nell’università i capisaldi di una nuova strategia vincente per l’occupazione, per la qualità della proposta e per la competitività delle imprese. Terni, 7 marzo 2011 FdS Talamonti Giocondo Luzzi Luzio Nannini Mauro IdV Campili Claudio

LA SCOSSA... N°14/2011  

Periodico del Gruppo Consiliare F.d.S. di Terni

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