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Poste italiane Spa - spedizione in abb. postale - DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n.46) art.1 comma 2 e 3 NE/TN - taxe perçue

Trimestrale dell’associazione Il Gioco degli Specchi ANNO I NUMERO 3 - OTTOBRE 2010

FiLi D’ORO

2-6 NOVEMBRE

TRENTO 2010

> ALL’INTERNO IL PROGRAMMA COMPLETO

Registrazione Tribunale di Trento n. 2/2010 del 18/02/2010


Il venditore di ombrelli di Fulvio Gardumi

Ero a Venezia con amici qualche giorno fa. Al mo-

mento dell’ attracco del vaporetto sull’isola di Burano, un violento temporale costrinse tutti i passeggeri sbarcati a sostare sotto la tettoia della stazione. Un venditore ambulante di ombrelli che si trovava sulla piazza fu chiamato da un uomo che voleva comprarne uno. Lui si avvicinò, lasciando in mezzo alla piazza un grande pacco di ombrelli. Fu in quel momento che qualcuno approfittò della situazione e fu come un segnale: una dopo l’altra molte persone si precipitarono in mezzo alla piazza e si presero gli ombrelli, li aprirono e si allontanarono di corsa. L’ambulante li rincorse, gridando che gli ombrelli erano suoi, ma per tutta risposta fu spintonato da una signora, che se ne andò con l’ultimo ombrello rimasto. L’uomo, sconsolato, allargò le braccia e rimase interdetto a guardare il guadagno di una giornata disperdersi per le calli di Burano. Io e i miei amici ci avvicinammo a lui per capire che cosa era successo. Ci disse che era la prima volta che si verificava una cosa del genere. Era un nordafricano, da molti anni residente a Burano, tanto che parlava in veneziano. Con gli ombrelli – una ventina – se n’era andato non solo il guadagno ma anche il denaro che lui aveva speso per comprarli. Gli offrimmo del denaro per aiutarlo, ma lui rifiutò risoluto. Alla fine gli mettemmo in tasca dieci euro, ma lui volle darci in cambio a tutti i costi l’unico ombrello che gli era rimasto in mano.

E poi diciamo che i disonesti sono gli immigrati… *** Mi rendo conto che anziché scrivere un editoriale, come mi ero riproposto, ho raccontato una storia. Una storia vera, che ha lasciato in me e nei miei amici tanta tristezza. Ma sono proprio le storie vere a raccontare, meglio di tante analisi, la realtà di tutti i giorni, quella dei rapporti tra ‘noi’ e ‘gli altri’. E questo quarto numero del ‘Gioco degli Specchi’ riporta molte storie, che si intrecciano tra di loro come i ‘fili d’oro’ che danno il titolo alla settimana di iniziative prevista dal 2 al 6 novembre e di cui nelle pagine centrali pubblichiamo il ricco programma. Invitando tutti a partecipare.

CHI SEI? Una riflessione sull’identità. Manda un tuo pensiero o una riflessione letta che possano spiegare cosa intendi per ‘identità’: anche se abbiamo lanciato la richiesta in piena estate hanno risposto in molti all’invito, inviando 75 messaggi. Una selezione del materiale pervenuto, tenendo presenti il luogo di esposizione e la necessità di comunicare con chiarezza il pensiero a persone di ogni età e cultura, è appesa nel mese di ottobre sugli autobus di Trento e Rovereto. Tutti i testi sono leggibili nel sito: www.ilgiocodeglispecchi.org. 2 - Il Gioco degli Specchi

IL GIOCO DEGLI SPECCHI periodico dell’Associazione “Il Gioco degli Specchi” Reg. trib. Trento num. 2/2010 del 18/02/2010 direttore responsabile: Fulvio Gardumi direttore editoriale: Mirza Latiful Haque

redazione: via San Pio X, 48 - 38122 Trento info: tel 0461-916251, fax 0461-397472 info@ilgiocodeglispecchi.org www.ilgiocodeglispecchi.org stampa: Effe e Erre litografia snc, via E. Sestan 29 - 38121 Trento logo e copertina: Sonia Lunardelli per Mugrafik progetto grafico e realizzazione: Associazione Culturale Progetti Rizoma www.progettirizoma.it info@progettirizoma.it

Si ringraziano per la partecipazione e collaborazione: La Biblioteca comunale di Trento, il Forum per la Pace e i Diritti umani, la Trentini nel mondo Onlus, l'Associazione Mani altri Sguardi, Il Funambolo, la compagnia La Quarta Parete, la libreria universitaria Drake, InFusione, Curcu&Genovese. Per il sostegno dato: Il Comune di Trento, la Provincia Autonoma di Trento, la Regione Autonoma Trentino -Alto Adige/Südtirol, l'Azienda per il Turismo Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

LEGGERE LE IDENTITÀ Il programma radiofonico ideato da Il Gioco degli Specchi, Leggere le identità è iniziato il 21 settembre e continua fino al 28 dicembre 2010, ogni martedì alle ore 21.00, con replica la domenica alle ore 10.00 sulle frequenze di Radio Trentino inBlu (già Radio Studio7). Il programma offre una panoramica sul tema tramite alcuni testi letterari contemporanei: ad ogni trasmissione una lettura, a cura di Bruno Vanzo o Giuliana Germani, un libro, uno scrittore presentato o intervistato da Silvia Camilotti, mentre in studio conduce Francesca Re. Podcast attivo su w w w.trentinoinblu.it


primo piano

È blu e non è più blu. È rosso e non è più rosso. È viola Oltre l’eredità verso nuovi spazi tanguera75

di Maria Rosa Mura

I

l Gioco degli Specchi propone nel corso di questi mesi una continua riflessione sul tema dell’identità.

P

erchè tanta attenzione? Ci pare un tema particolarmente importante, su cui vale la pena di fermarsi a pensare se vogliamo lavorare ad una felice crescita delle persone e della società. Non c’è dubbio che in un’epoca di omologazione planetaria ci sia un profondo bisogno di radici e della sicurezza di appartenere ad un gruppo ben identificabile; per questo la parola ‘identità’ appare di continuo e sulle labbra di tutti. Nella quasi totalità dei casi però questo concetto viene usato ‘contro’ qualcuno: la mia identità cristiana ‘contro’ quella mussulmana, la mia italianità ‘contro’ l’identità tedesca, la mia casuale nascita trentina ‘contro’ “quei da ‘nzo”.

Q

uesti sono modi pericolosi di concepire l’identità. Amin Maalouf le chiama senza mezzi termini “identità assassine” e non pensiamo che esageri. Quando nella storia ci si è concentrati su un aspetto del gruppo e lo si è letto contro altri gruppi, gli esiti sono sempre stati esiziali. Ariani - ebrei, tutsi - hutu, le guerre libanesi e quelle jugoslave, fino alle contemporanee azioni contro gli zingari come gruppo indistinto. Il ‘noi contro loro’ ha portato sempre e solo inimmaginabile dolore, ci ha degradati nella disumanità, ci ha immiseriti.

A

nche a livello di persona si crea dolore, si muore in gabbia, quando non si permette la libera fioritura e la libera espressione di tutte le nostre appartenenze, genere, lingua, religione, minoranza etnica ecc.

L’

identità - che ciascuno esamini se stesso per averne la prova - non è un blocco monolitico. Infiniti fili collegano ciascuno di noi a gruppi di volta in volta diversi. La combinazione di questi legami, con gli uomini che sono alle sue spalle, nel passato, e con quelli che vivono insieme a lui nel presente, costituiscono la sua personale identità, unica e irripetibile.

N

essuno appartiene interamente alle sue radici e ciascuno è partecipe di molte identità. Non si tratta di un possesso stabile, statico, acquisito una volta per tutte: l’identità personale come quella dei gruppi, é un processo in continua crescita, fatto di confronti, scontri, scambi, incontri tra culture.

FILI D’ORO

FILI D’ORO è il tema scelto per Il Gioco degli Specchi 2010 • Giovedì 4 novembre ore 21: Si parla ancora di identità con lo spettacolo della compagnia La Quarta Parete • Venerdì 5 novembre ore 21: Si ricorda il tessuto di fili diversi che costituiscono persone e popoli. Sono i legami che gli emigrati italiani hanno stabilito in passato con il Marocco e di cui ci parla Roberta Yasmine Catalano, le peregrinazioni dall’Atlante agli Appennini di Maria Attanasio, i passaggi tra lingue e culture operati dalla poeta Vera Lúcia de Oliveira, brasiliana che vive in Italia, le culture degli immigrati presentate con amorevole cura dalla casa editrice Sinnos (Della Passarelli). Entrambi gli incontri si terranno nella Sala Conferenze della FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI TRENTO E ROVERETO, via Calepina 1, Trento.

GLI ACCESSORI DELLE IDENTITÀ “Gli accessori delle identità” è una mostra-laboratorio ideata da Roberta Bonetti, antropologa all’università di Bologna. Fornisce strumenti per cogliere il significato molteplice e complesso del concetto di “identità”. Si tiene in Sala Thun di Torre Mirana, in via Belenzani 3 a Trento, da lunedì 25 ottobre fino a sabato 6 novembre 2010. È gratuita la visita guidata, su prenotazione, per gruppi di ogni età. A cura dell’Associazione Mani Altri Sguardi, con Roberta Bonetti ed Elisa Rossignoli. Il Gioco degli Specchi - 3


primo piano

Inviati d’eccezione La curiosità di conoscere terre e culture lontane è alla base di molte attività del Gioco degli Specchi. Che cosa c’è di meglio che farsi raccontare notizie su queste terre e queste culture lontane dai diretti protagonisti, cioè dalle persone nate là e che oggi si trovano qui da noi per lavoro o per studio? di Fulvio Gardumi

E

cco le città, le regioni e le culture presenti in piazza Battisti a Trento il 5 giugno per l’iniziativa “Inviati d’eccezione” promossa dal Gioco nell’ambito del Festival dell’Economia: Bengala

occidentale (città di Calcutta, Stato di Kerala); le Isole Galapagos; le attrazioni turistiche etiopi e gli alfabeti; il Regno del Buganda; la lingua Guarani in Paraguay; la città di Aleppo in Siria; le piramidi d’Egitto; Hanoi e i suoi

nella Repubblica dominicana; Stivor, immigrati trentini in Bosnia; Kiev; Maramures in Romania; il lago Ciad; l’ “Infancia negada en America Latina”, i casi di Messico, Nicaragua e Uruguay; Algeria; Mozambico.

intero di dialoghi racconti... Une giorno

...Pakistan... in luglio questo popolosissimo stato asiatico è stato colpito da una catastrofica alluvione che ha causato oltre 1.700 vittime e messo sotto acqua un quinto del territorio, coinvolgendo 21 milioni di persone, molte delle quali vivono ancor oggi in condizioni disperate…

T

ra le zone del Pakistan che non hanno subito danni diretti vi è il distretto di Gujrat, quello che è stato presentato in piazza a Trento da una studentessa di lingue, Missbah Noreen, assieme alla sorella, diplomatasi quest’estate al Tambosi.

L

foto di Hugo Muñoz

1.000 anni di storia; il monte Rila in Bulgaria e le sue risorse; la provincia di Jiangsu in Cina; la città di Ńis in Serbia; Pakistan e la città di Gujrat; Nepal; la festa del tempio scintoista; immagini dall’India; Stavropol (Russia); Pechino; Meknès in Marocco; Durazzo; Higuey, 4 - Il Gioco degli Specchi

e due sorelle sono in Trentino da 8 anni assieme ai genitori, il papà artigiano e la mamma casalinga. Si trovano bene qui, anche se all’inizio hanno avuto qualche problema di lingua e di integrazione. Ma la nostalgia del loro paese è grande e si sente da come lo raccontano. La loro famiglia proviene dalla etnia Mogol, la dinastia che ha dominato per due secoli Gujrat, antica città a nord del Paese, vicino al confine con l’India.


primo piano

I

l clima è mite, ma in estate si arriva fino ai 45°, anche se per breve tempo, grazie alla vicinanza delle montagne di Azad Kashmir. Gujrat è famosa per la ceramica e l’artigianato artistico ( “Changairian”, a base di foglie di palma), e ospita una grande fabbrica di ventilatori elettrici e una delle due maggiori fabbriche di scarpe del Paese, proprietà di Ahmed Mukhtar, ministro della Difesa del Pakistan. Si coltiva e si esporta riso e canna da zucchero.

I

l distretto sta richiamando investitori dall’estero per il fatto che gran parte degli immigrati pakistani in Europa proviene da questa zona...

...La cosa che attira di più al tavolo degli indiani del Punjab sono dei dolcetti che assomigliano a torroncini

ma sono rivestiti di lamine d’argento. Le persone che siedono al tavolo, con i loro vestiti lunghi bianchi e il turbante in testa – sono sikh - spiegano che è un dolce tipico, chiamato “Kajukatlj” (“diamante”) ed è fatto di anacardi cotti e sciolti nel latte e zucchero, aromatizzato con cardamomo. L’aggiunta di fogli d’argento, commestibili, è tipica della medicina ayurvedica, che usa oro e argento come medicinali.

S

i usano poi molte spezie: il cardamomo verde si mastica come un chewing-gum ed è digestivo; quello nero si usa come calmante per il mal di denti; il cumino viene dato alle puerpere e poi ci sono tantissimi tipi di pepe, di vari colori, ognuno con le sue proprietà, e lenticchie di ogni specie, grandezza e colore… E tutto è mostrato in piccoli contenitori sul tavolo in piazza. “In India siamo molto vegetariani – ci dicono – e nella nostra regione il clima tropicale favorisce la produzione di frutta e verdura tutto l’anno”.

L

A

Trento c’è una quarantina di persone di questa cultura e sta nascendo un’associazione...

…Natalia è originaria di Stavropol’, una città della Russia meridionale

tra il Mar Nero e il Mar Caspio. La natura è molto bella, racconta Natalia, la città è circondata di colline e c’è molto verde: è la città più verde della Russia. La città è stata fondata nel 1777 come fortezza per difendere le frontiere contro la Turchia. Ora ha perso il suo ruolo militare ed è diventata una città che vive sul terziario, sull’industria dell’auto (rimorchi) e dei mobili, sull’edilizia e sull’agricoltura (frutta e verdura).

P

urtroppo in una città così bella e tranquilla, ricorda Natalia, il 26 maggio scorso c’è stato un attentato dinamitardo in centro che ha causato 7 morti, tra cui una bambina, e 45 feriti. E’ la prima volta ed è stato uno shock. Si pensa al terrorismo, ma non è esclusa la mafia. Stavropol’ è vicino all’Ossezia e alla Cecenia, due aree da anni in stato di guerra.

N

atalia è arrivata a Trento nel 2001: ha conosciuto un trentino che poi è diventato suo marito. Ha due bambini di 5 e 7 anni. A Stavropol’ insegnava lingua e letteratura russa ed era psicologa dell’infanzia. A Trento collabora con l’associazione AMIC (Mediatori culturali) e aiuta i suoi connazionali a integrarsi nella società trentina. Quest’anno ha tenuto un corso di lingua e cultura russa alle Medie di Cognola ed ha trovato molto interesse. “Non ho rimpianti ma nostalgia della mia città”, dice Natalia. “Nostalgia dei genitori, dei parenti, degli amici. Ma ogni tanto ci si vede: si può andare noi da loro o loro venire da noi”…

Appena un assaggio di quello che la città offre.

a famiglia sikh che si presenta al tavolo in piazza è in Trentino da 5 anni. Vengono dalla città di Ujjain, antica di 4 mila anni, importante per gli indù perché vi sorge un tempio che ogni indù deve visitare una volta nella vita. Vi scorre il fiume sacro Shipra, nelle cui acque ogni 12 anni milioni di persone vengono ad immergersi per una grandissima festa di purificazione. Nel Punjab indiano convivono quattro religioni: indu, mufoto di A. Kostin - www.russiatrek.com sulmani, cristiani e sikh, che sono la maggioranza.

Il Gioco degli Specchi - 5


società

Parlare la propria lingua, un diritto che va rispettato L’idioma nativo è un prezioso strumento di conservazione del patrimonio culturale di ogni popolo di Mirza Latiful Haque i rattrista sempre che vada persa una lin“M gua, perché le lingue sono il pedigree delle nazioTMAB2003

ni”: così, secondo il biografo e diarista scozzese James Boswell, disse Samuel Johnson, saggista e critico inglese. Sono in molti a pensarla così e sono in molti ad impegnarsi per il mantenimento e la difesa della propria e delle altrui lingue. C’è chi ha

persino, per tale difesa, sacrificato la propria vita: è successo il 21 febbraio 1952, quando un gruppo di studenti protestarono nel campus universitario di Dhaka contro le autorità pakistane che cercavano di imporre l’urdu, già lingua ufficiale del Pakistan, ai 70 milioni di parlanti il bengali del Bangladesh (allora Pakistan orientale). Si giunse così ai tragici fatti del 1952, che seminarono nel cuore di milioni di bangladesi il desiderio di una nazione. Gli studenti uccisi furono ritenuti dei martiri per la loro causa e ciò risultò essere l’inizio della lotta del Bangladesh per l’indipendenza, che conseguì nel 1971. La lotta per il diritto di parlare in bengali è riconosciuta ora in tutto il mondo come Giornata Internazionale della Lingua Madre.

C

osì comincia l’inno che si canta in Bangladesh in quella giornata: “Amar Bhaiyer Rakte Rangano Ekusey February Ami Ki Bhulite Pari”. Che in italiano suona più o meno: “21 febbraio bagnato dal sangue di mio fratello: come posso dimenticare questo giorno?”. Amar Ekushay è noto anche come il Shahhed Day (la giornata dei Martiri).

N

el 1999, su proposta del Bangladesh e con il sostegno degli altri 28 paesi partecipanti, in occasione della XXIX Conferenza Generale dell’UNESCO, il 21 febbraio è stato proclamato “Giornata Internazionale della Lingua Madre”. L’UNESCO propone di celebrare ogni anno la lingua come strumento di conservazione del patrimonio culturale di ogni popolo. I dati sono infatti preoccupanti: più del 50% delle 6 mila lingue mondiali è in pericolo; il 96% delle 6 mila lingue mondiali è parlato dal 4% della popolazione mondiale; il 90% delle lingue mondiali non 6 - Il Gioco degli Specchi

Monumento nazionale per commemorare i martiri del 1952

è rappresentato su Internet; una lingua scompare mediamente ogni 2 settimane; l’80% delle lingue africane non ha l’ortografia; la metà di tutte le lingue mondiali risiede in solo 8 paesi: Papua Nuova Guinea (832), Indonesia (731), Nigeria (515), India (400), Messico (295), Camerun (286), Australia (268) e Brasile (234); i contenuti presenti sulla rete Internet sono per il 68% in inglese, seguito dal giapponese (5,9), dal tedesco (5,8%) e dal cinese (3,9%).

E

cco perché ogni anno, il 21 febbraio in Bangladesh e altrove nel mondo in cui è presente un gruppo considerevole di bangladesi, si commemora la Giornata Internazionale della Lingua Madre. E in Italia? Se ne è parlato lo scorso 2 ottobre a Bari, nei giardini di Largo Due Giugno, in occasione della inaugurazione del Monumento agli Eroi del Bangladesh. Ho avuto l’onore e il piacere di fare da moderatore della manifestazione. L’evento, reso possibile grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale di Bari, ha costituito un punto di orgoglio per tutta la nostra Nazione; si è inserito nella “Giornata Internazionale della Lingua Madre”. Alla cerimonia, organizzata da Amin Mohammad Ruhul, Presidente della Consulta Immigrati Bari, e da Kader Abdul, Presidente dell’Associazione Bangladesh Bari, hanno partecipato, oltre al sindaco e agli assessori di Bari, autorità in rappresentanza di Stato, Regione, Provincia.

O

spite d’onore è stato Shawkat Ali, Vicepresidente del Parlamento del Bangladesh, accompagnato da Masud Bin Momen, Ambasciatore accreditato presso il Governo Italiano. Oltre all’inaugurazione del monumento e all’intervento degli ospiti e dei rappresentanti della Comunità barese, la manifestazione prevedeva rinfresco, interventi musicali con cantanti provenienti dal Bangladesh e dall’Inghilterra, nonché degustazione di cibi tradizionali.


società

Papà, perché si vendono pistole e sigarette se uccidono? Dialogo tra un giornalista e la figlia di sei anni di Abdelazim Adam Koko

ia figlia mi chiede: “Papà…come mai si vendono le pistole e le sigarette se danneg- “G M giano le persone?”.

Subito ho sentito tanta difficoltà a dare una risposta adatta a una bambina che ha solo sei anni non ancora compiuti. Tra il resto sono partito a dialogare con lei, con l’intenzione di intervistarla, ma è stata brava a rubarmi l’idea senza sapere di avermi sconfitto questa volta. Di gare di divertimento ne facciamo tante e diverse.

H

o raccolto le mie forze mentali per dire: “Figliola! Le sigarette sono una ossessione, le persone cominciano per gioco a fumare, specialmente quando sono ancora giovani e poi non sanno come smettere quando il fumo diventa un’abitudine noiosa. La nicotina è una sostanza che attacca sangue e cervello e si nasconde dentro il corpo umano per chiamare al seguito altra quantità di nicotina per farle compagnia. Così trovi sempre che fumano una sigaretta dopo l’altra. Essere dipendente del fumo è una malattia vera e spero che tu in futuro non la avrai mai!” Subito mi risponde: “Io, ma io non fumerò mai, papà”. “Allora darai qualche aiuto alle persone a non fumare o smettere di fumare?” Lei risponde: “Come posso aiutarli?”. Questa è ancora una domanda da giornalista che non si arrende alle risposte dell’intervistato. Mia figlia ormai mi ha rubato idee e mestiere.

“D

evi saperlo tu” le dico. “Allora, diventerò il presidente della città e chiuderò tutte le tabaccherie, così non ci saranno sigarette da fumare“.

“P

residente?” Lei si corregge dicendo: “..no, sindaco.. sindaco. Non sarà così facile diventare sindaco!” “Vuoi diventare sindaco sul serio?” “Sì, perché no!” “No... no, puoi farlo se ti candidi e quando sei grande abbastanza”. Poi ho aggiunto che bisogna convincere le persone a curarsi dal male delle sigarette, e poi, il buon sindaco deve convincere le persone, ma non obbligarle a fare le cose. Loro troveranno sempre altri modi per acquistare sigarette, tipo andare in altre città a comprare le sigarette.

iusto papà, però le persone sono tanto grandi e devono capire da sole che il fumo uccide. E’ scritto anche sui pacchetti di Marlboro. Alcune sigarette le chiamano Diana, è un bel nome e deve essere dato solo alle ragazze, non alle sigarette. “ La piccola continua a fare il suo monologo mentre io ascolto molto incuriosito, aspettando una conclusione. Alla fine aggiunge: “…intanto ognuno fa come vuole, ma io non fumerò mai”. “Brava amore, tu sei intelligente!” le rispondo. Dentro di me spero tanto che sia così a diciotto anni. Non abbiamo parlato della droga, la mia piccola bambina non sa ancora dell’esistenza del peggio. Mi sono ricordato dell’altra parte della sua domanda: “perché si vendono le pistole?” Tocca a me rispondere a questa tua domanda, figliola. Le armi sono un male enorme, specialmente quelle che si usano in guerra. “Sai che io da piccolo ho sempre cambiato città a causa della guerra!” “E tu papà, sai usare la pistola?” “No, non so usarla e non ho mai avuto voglia di sparare”.

“I

ntanto eri piccolo e non sapevi neanche come si spara, vero?” Le dico: “Sai che in Africa tanti bambini erano costretti ad imparare e fare la guerra. Io invece ho scelto di scappare con tutta la mia famiglia, neanche mio padre voleva fare la guerra. Siamo una famiglia pacifica che odia la guerra e la polvere da sparo”. “Chi ha inventato la polvere da sparo, lo sai? No, forse gli africani?” “No, bambina mia, non siamo stati noi, era qualcuno dall’Europa, proprio da qui dove sono arrivato io a trovare pace e rifugio”.

“P

otevi comprarti una pistola e stare con i nonni”. “Ma figlia mia, mi stai dicendo che dovevo fare la guerra e uccidere altre persone?” “Però - un attimo di silenzio - .. potevi solo tenerla e se veniva qualcuno lo facevi andare via senza ucciderlo”. Noto che mia figlia sta facendo il ragionamento della difesa strategica che adottano individui, comunità intere e anche tutti gli stati. E le ribadisco: “Tutti tengono le armi per difendersi, il meglio è che tutti partano dal pensiero pacifico e cercare di amare, collaborare e fare amicizia e non pensare che ci sono nemici “. La piccola aggiunge: “Anche le armi non dovrebbero essere fatte e venfoto di Alessio Coser dute”. “Giusto, figlia”. Il Gioco degli Specchi - 7


appuntamenti Fili d’oro

IL GIOCO DEGLI SPECCHI Migranti Cultura Società

FILI D’ORO

2-6 novembre 2010 TRENTO FILI D’ORO: sono i legami che ci uniscono agli emigrati italiani ed ai loro discendenti, i legami che mantengono gli immigrati ed i loro figli con i paesi d’origine. Entrambi costituiscono per lo Stato in cui viviamo un arricchimento culturale ed anche di grande rilievo economico. FILI D’ORO: ogni singola persona è intessuta di molteplici fili che vanno a costruire una identità multipla e in divenire. FILI D’ORO per valorizzare questa possibilità di affrontare la vita – nascere crescere morire – profittando di risposte culturalmente diverse, di differenti punti di vista. FILI D’ORO sono gli emigrati, gli immigrati ed i loro figli che non si sentono e non sono considerati né italiani né stranieri. Se i legami persistono, se queste persone hanno l’opportunità di fiorire liberamente, senza restare schiacciati da indiscriminate paure, sono il futuro più ricco della nostra comune società.

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ottobre, martedì • h. 11 SALA THUN di TORRE MIRANA, via Belenzani 3, Trento. Conferenza stampa nella sede della mostra “Gli accessori delle identità”. novembre, martedì • h. 18.30 sala Manzoni BIBLIOTECA COMUNALE CENTRALE, via Roma 55, Trento. INAUGURAZIONE de La fabbrica delle storie. novembre, giovedì • h. 11 AULA MAGNA della Fondazione Bruno Kessler, via S.Croce 77, Trento. INAUGURAZIONE della Mostra mercato del libro. Il respiro dei libri, letture a cura di Claudia Michelotti. A seguire Happy book, un brindisi insieme, curato da InFusione. • h. 14.30 AULA MAGNA della Fondazione Bruno Kessler, via S.Croce 77, Trento. Letture a dondolo.Per piccoli, piccolissimi, grandi e grandetti. • h. 18 AULA MAGNA della Fondazione Bruno Kessler, via S.Croce 77, Trento.

2 4

anteprime 15 e 22 ottobre - PrimaRadio Piemonte In diretta interviste alle 18.30 e alle 19.30 agli ospiti del Gioco degli Specchi 2010 nel corso del programma “Simply Book. La libreria alla radio” dalle 18.15 alle 20. www.primaradio.it. Podcast attivo A cura del libraio Davide Ruffinengo (www.profumiperlamente.net)

Centro; Davide Zoletto, ricercatore di pedagogia interculturale - Università di Udine; Bozidar Stanisić, scrittore; suor Marina e un gruppo di ospiti del Centro a cura del Centro di accoglienza e di promozione culturale Ernesto Balducci

21 ottobre - BERGAMO ore 18.30, presso la libreria Il Caffè Letterario, Via San Bernardino 53. Presentazione del libro “Roba da donne”, con l’autrice Silvia Camilotti e Cecilia Edelstein (ass. Shinui)

29 ottobre - Messina ore 18.30, via Catania 62 “In altri luoghi, in altre parole: raccontare la migrazione” a cura della casa editrice Mesogea e Circolo Arci Thomas Sankara

26 ottobre - LIMA (PERù) ore 19, Casa Museo Ricardo Palma. Miraflores “Inmigración y Emigración” Mirella Bacchioni: Antonio Raimondi de los Apeninos a los Andes William Zanatta: fotografías de los Andes y de los Alpes Nino Rocco: Italianos que hacen la diferencia Adriana Alarco de Zadra: “El Juego de Espejos”

29 ottobre - RIVA DEL GARDA ore 17.30, Biblioteca civica, P.zza 3 Novembre 5 “Il tè delle letture” a cura della Biblioteca civica 30 ottobre - FORLì ore 16.30, Biblioteca Comunale “A. Saffi” - Biblioteca Ragazzi, Corso della Repubblica 78 “Zuppa di storie da tutto il mondo”. Lettura animata a cura di Alfonso Cuccurullo

26 ottobre - ZUGLIANO (UD) ore. 20.30, Centro di accoglienza “Ernesto Balducci” “Ricchezza delle culture incrociate” Partecipano: don Pierluigi Di Piazza, responsabile del

4 novembre - BRESSANONE (BZ) ore15.00, presso il Centro Giovani Kassianeum, via V. Bruno, 2 “Testimonianze di culture altre” a cura del Centro di Ricerca e Formazione sull’Intercultura

8 - Il Gioco degli Specchi


appuntamenti IL PROGR A M M A

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è un’iniziativa di:

- www.mugroup.it © Eric Isselée - Fotolia.com

Da questa parte del mare, con Federica Marzili, Alessio Dalla Costa e Claudia Michelotti. Sono presenti Della Passarelli e Vera Lucia de Oliveira. • h. 21 SALA CONFERENZE della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, via Calepina 1, Trento. Il viaggio di Ulisse e le sue molte identità. Siamo fatti tutti della stessa materia. Compagnia La Quarta Parete. novembre, venerdì • h. 10 AULA MAGNA, della Fondazione Bruno Kessler, via S.Croce, 77, Trento. Trovare la propria rotta in un mare di libri, a cura di Stefano Zangrando. • h. 12.30 Happy book, un brindisi con gli ospiti de Il Gioco degli Specchi, curato da InFusione. • h. 14.30 AULA MAGNA, della Fondazione Bruno Kessler, via S.Croce 77, Trento. Letture a dondolo. Per piccoli, piccolissimi, grandi e grandetti. • h. 17.30 sala MANZONI, BIBLIOTECA COMUNALE CENTRALE, via Roma 55, Trento. Biscotti al cardamomo, incontro con lo scrittore Antonio Umberto Riccò. • h. 21 SALA CONFERENZE della FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI TRENTO E ROVERETO, via Calepina 1, Trento. Persone e popoli: un tessuto di molti fili. Vera Lucia de Oliveira, Roberta Yasmine Catalano, Maria Attanasio, Della Passarelli. Conduce Marco Pontoni. novembre, sabato • h. 10 AULA MAGNA della Fondazione Bruno Kessler, via S.Croce, 77, Trento. “Le piazze di dentro”, proiezione del video ambientato a Scampìa. Con la partecipazione del regista Giuseppe Cembalo.

CHI SEI?

Il futuro dell’Italia poggia sui legami con il resto del mondo. I fili che ci uniscono sono gli emigrati italiani e gli immigrati.

FiLi D’ORO 2-6 NOVEMBRE TRENTO 2010

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INCONTRI Vera Lucia de Oliveira, Roberta Yasmine Catalano, Maria Attanasio, Antonio U. Riccò, Helena Janeczek, Della Passarelli

Partecipazione libera e gratuita

0461-916251 - Cell 340.2412552 • h.SPETTACOLO 10.30 >Della Passarelli, Storie ricche pertelconvivere La Quarta parete LABORATORIO Gli accessori delle identità www.ilgiocodeglispecchi.org meglio. L’avventura culturale della Sinnos. > mercato del libro > Mostra • h.MOSTRA 12.30 Happy book, un brindisi con gli ospiti de Il e molto ancora... Gioco degli Specchi. • h. 13 SALE UPIPA, via Sighele 7. Il pane condiviso. Festa dei soci. • h. 16 AULA MAGNA della Fondazione Bruno Kessler, via S.Croce 77, Trento. Storie in movimento, laboratorio per bambini a cura di Rosa Tapia. • h. 18 AULA MAGNA della Fondazione Bruno Kessler, via S.Croce 77, Trento. Da questa parte del mare, con Federica Marzili, Alessio Dalla Costa e Claudia Michelotti. È presente Maria Attanasio. Con il contributo di:

COMUNE DI ROVERETO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Presidenza del Consiglio Regionale

Assessorato ai servizi alla persona e politiche familiari

mostre 25 ottobre - 6 novembre Gli accessori delle identità SALA THUN di TORRE MIRANA, via Belenzani 3, Trento a cura dell’Associazione Mani Altri Sguardi visita guidata su prenotazione 2 novembre - 6 novembre La fabbrica delle storie BIBLIOTECA COMUNALE CENTRALE, via Roma 55, Trento sala Manzoni a cura dell’Associazione Il Funambolo

4 novembre - 6 novembre Mostra mercato del libro “Biblioteca errante”, saggio del lavoro artistico di Petra Giacomelli AULA MAGNA, della FBK, via S.Croce 77, Trento orario: 10 – 19; a cura della Libreria universitaria Drake Collegamenti in audio-video della Trentini nel Mondo Onlus con i suoi circoli, programmati per le scuole. Prenotazioni: info@trentininelmondo.it, 0461 234379 Il Gioco degli Specchi - 9


in prima persona

Natalija: un tempo jugoslava, poi bosniaca, ora anche italiana Non sono certo le definizioni imposte dalla burocrazia a determinare il senso di appartenenza e di partecipazione di una persona ad una comunità di Natalija Tomić Ilić ggi non devo domandare dove si trova l’ufficio del signor Antonio; me lo ricordo, ci sono stata O due volte. Faccio le scale e penso a quanto sia complicato, quasi sempre, tutto quello che riguarda la parte burocratica e la mia provenienza.

percezione del signor Antonio, io sono stata trattata così in quanto qualcuno non sapeva che sono cittadina italiana? A parte che nessuno è stato scorretto con me. Gli impiegati sono sempre gli impiegati, secondo me si comportano con tutti quelli che hanno di fronte nello stesso modo.

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usso, apro la porta dell’ufficio, il signor Antonio è occupato, di fronte a lui è seduto un uomo, mi pare di provenienza africana. Aspetto nel corridoio. Penso cosa gli dirò, mi sento come una scolara che ripassa la lezione prima di essere interrogata dal professore: “Ecco, c’è un problema. Nella mia carta d’identitа è scritto che sono nata a Kakanj, in Jugoslavia, mentre nel codice fiscale è scritto che sono nata a Kakanj in Bosnia-Erzegovina, e nell’ufficio anagrafe non sanno che fare.” dire il vero, siccome rientro nella categoria chiamata “nostalgici della Jugoslavia”, mi piacerebbe avere almeno un documento dove si vede che sono nata in uno stato la cui esistenza può comparire soltanto nei libri di storia oppure nelle memorie delle persone, ma non nei documenti anagrafici.

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poi cosa significa essere cittadina italiana? Da quanto tempo mi sento così? Da anni. Non mi ricordo che esistesse un tempo in cui non sentivo questa appartenenza. Mi ricordo l’invidia che provavo nei confronti delle persone che vedevo leggere i giornali, i quotidiani, mentre aspettavo le mie figlie a scuola di musica, e io con uno dei libri in serbocroato o in russo. La mia invidia era più il dispiacere di non poter sapere cosa accade nel paese dove abito, e con questo anche essere partecipe.

on mi ricordo quando ho iniziato a leggere i giornali e sentirmi partecipe. Non mi ricordo che esisteva un tempo in cui non volevo bene a questa cittа, anche se, a volte, la chiamo ‘la nostra, ricca, piccola provincia’ mentre parlo con Dunja e Sasa. Nelle sue vie e vicoli ho depositato molte mie gioie e tristezze, ho depositato gli incontri casuali con le persone care e le parole. Ho depositato i ricordi.

Cosa significa essere cittadina italiana? Non mi ricordo un tempo in sisteva veramente un E tempo in cui non sentiil profumo del caffè matcui non sentivo questa votutino appena uscito dalla moka? Esisteva un tempo in appartenenza cui assaporando pian piano

i pare che sia successo in un tempo remoto, quando in Serbia, dopo la disgregazione della Jugoslavia, dove ho vissuto 11 anni, ci siamo trovati davanti allo sportello per rinnovare i passaporti. Ho provato una sensazione di sorpresa, rabbia e spaesamento quando mi dissero di andare all’ufficio per gli stranieri poiché sono nata in Bosnia e non in Jugoslavia.

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sce il signor Antonio con le carte in mano. Lo saluto. Mi riconosce, sorride. Gli espongo il problema, come una scolara un po’ confusa. Mi guarda e fa: ”Loro forse non sanno che lei è cittadina italiana, deve dirglielo, ha fatto la carta d’identitа? Non possono trattarla così. Gli dica che lei è cittadina italiana di origine bosniaca”.

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accio le scale, sono un po’ stupita dalla frase: “Loro forse non sanno che lei è cittadina italiana...” Perché, nella 10 - Il Gioco degli Specchi

quel caffè profumato riordinavo i primi pensieri giornalieri? Non mi ricordo che esisteva un tempo in cui non mi coinvolgeva la scena politica e la mia grande ammirazione per il professor Prodi e il suo modo di governare, con il quale trasmetteva un grande amore e voler bene al suo paese. Guardandolo e ascoltandolo non era possibile, per me, non iniziare a voler bene allo stesso paese.

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poi sapevo che il mio senso di appartenenza doveva trovare l’equilibrio con il non appartenere in termini burocratici, in quanto dovevo rinnovare il permesso di soggiorno, la tessera sanitaria, andare negli uffici per gli immigrati.


Blhphotography

in prima persona

Sapevo che dovevo trovare l’equilibrio con un senso di partecipare alla vita politica del Paese anche attraverso una partecipazione passiva, poiché, a causa della non appartenenza burocratica, non potevo votare.

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so che se uno si impegna riesce bene a gestire questo equilibrio. E se la frase del signor Antonio: “Loro forse non sanno che lei è cittadina italiana...” fosse stato in un certo senso un monito? E se il gentile signor Antonio inconsciamente mi stesse mandando un messaggio? Cosa poteva significare? Forse la risposta sta nella sua frase: “Gli dica che è cittadina italiana di origine bosniaca”... e se il monito sta a indicare che mi devo di nuovo impegnare a gestire un nuovo equilibrio?

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l professore animato di buone intenzioni, voleva valorizzare le sue origini, la vedeva come albanese e non come cittadina italiana. Forse il monito sta nel fatto che quando qualcuno verrà a casa mia a prendere il caffé si aspetterà il caffé turco, viste le mie origini, e invece si troverà stupito dal caffè della moka.

Quando qualcuno verrà a casa mia a prendere il caffè si aspetterа un caffè turco, invece si troverà stupito dal caffé della moka...

ittadina italiana di origine bosniaca. Non cambierà sicuramente il mio senso di appartenenza ad un paese che c’è già, cambierà il mio senso di partecipazione, diventerà attivo e non più passivo.

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opo aver parlato con le ragazze, una in particolare insisteva nel dire che le sarebbe piaciuto essere vista come Laura e non come una ragazza albanese, perché lei è Laura. Avevo scoperto che lei, Laura, è cittadina italiana.

i viene in mente un episodio avvenuto nel liceo dove lavoravo l’anno scorso. In una classe si sono manifestati problemi di ‘integrazione’, in mezzo c’erano tre ragazze ‘straniere’. Il professore era preoccupato, diceva che aveva fatto tutto per valorizzare la loro cultura, gli stranieri, ma la classe non le accettava e pure loro avevano difficoltà con la loro identità.

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orno dalla signora allo sportello. Non è mai semplice sistemare la parte burocratica. Le riferisco cosa dice il signor Antonio: “Cittadina italiana di origine bosniaca” e si trova la soluzione.

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er l’ufficio delle entrate sono nata in Bosnia, all’anagrafe in Jugoslavia. Come suona?

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ittadina italiana d’origine bosniaca nata in Jugoslavia. Da qualche parte ancora compare il nome del Paese dove sono nata. Il tempo,sicuramente, mi farà capire cosa significava la frase del signor Antonio:“Gli dica che è cittadina italiana...” Il Gioco degli Specchi - 11


appuntamenti immi emi

Eugenio Mattiato, da minatore a scrittore coraggioso Figlio di emigrati trentini in Belgio, la sua opera, in lingua francese, comprende novelle, romanzi e testi per il teatro di Maurizio Tomasi uando nel 1958 uscì “La legione del sottosuolo”, il libro ebbe un grande successo. Ma per il suo Q autore quel riscontro di pubblico non fu del tutto positivo. «Con quello che avete scritto, il vostro posto non è

più qui», fu la secca frase con la quale l’ingegnere della miniera dove lavorava gli comunicò che era stato licenziato.

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l coraggioso scrittore cacciato dalla miniera belga aveva origini trentine, si chiamava Eugenio Mattiato ed il 26 giugno scorso avrebbe compiuto cento anni. Era nato ad Essen in Germania nel 1910 dove suo padre Vittorio, oriundo di Bieno (in Valsugana), lavorava nelle miniere di carbone. Risospinto in patria con la famiglia dall’arrivo della prima guerra mondiale, Vittorio emigrò di nuovo qualche anno dopo la fine del conflitto con una doppia motivazione: sovve nire ai bisogni della sua famiglia e fuggire dal regime fascista nascente. Vittorio era un militante socialista.

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uesta volta la destinazione è il Belgio. Nel 1924, due anni più tardi, Eugenio lo raggiunge e scende nella miniera all’età di quattordici anni. ella stessa tempra del padre, si impegna come sindacalista e nel 1932 è fra i promotori di un grande sciopero dei minatori, che costerà il licenziamento a suo padre. uando non è in miniera Eugenio dedica il tempo alla sua istruzione: da autodidatta segue corsi serali e legge molto, approfondisce la conoscenza della lingua france12 - Il Gioco degli Specchi

se e poi, appassionato di lettura, si cimenta lui stesso nella scrittura di novelle.

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a sua bibliografia comprende i seguenti titoli: La Légion du sous-sol (La Legione del sottosuolo), ristampato nel 2005, è l’unico romanzo pubblicato quando Mattiato era ancora vivo; Fils de Houilleur (Figlio di Minatore), La Babel des Ténèbres (La Babele delle Tenebre), La Baiser à la morte (Il Bacio alla morta), Les Fils de la Louve (I Figli della Lupa), Journal d’un Parkinsonien (Giornale di un Parkinsoniano).

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uando si è trovato senza il lavoro in miniera a causa della pubblicazione del suo primo romanzo, ha fatto diversi mestieri (cameriere, barelliere, autista), ha insegnato anche le lingue italiana e tedesca, ha fatto il giornalista collaborando con numerose riviste ed ha continuato a scrivere romanzi e testi per il teatro, raccontando la vita dei minatori e degli emigrati.

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li “affreschi” che arriva a dipingere pagina dopo pagina – ha detto Giuseppe Filippi, trentino emigrato in Belgio, già presidente del Circolo trentino di Charleroi - sono immagini che ha registrato fedelmente nella sua memoria per quello che avevano di impressionante, di sconvolgente, di ingiusto, a volte di inumano. Il merito di Eugenio Mattiato – continua Filippi - è di avere tramandato ai posteri non tanto la sua autobiografia ma la vita di tutti coloro che, come lui, hanno vissuto e sofferto l’emigrazione come una speranza di un futuro diverso».

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uesti giudizi su Mattiato sono stati espressi da Giuseppe Filippi il 25 giugno scorso durante la cerimonia che si è svolta presso l’auditorium della Miniera du Bois du Cazier di Marcinelle (Belgio), in occasione dei cento anni dalla nascita. Durante quella serata interamente dedicata alla sua memoria, si sono susseguiti ben nove relatori che hanno descritto - attraverso le loro testimonianze ed i loro ricordi – il profilo umano e letterario di Mattiato.

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n tutti gli interventi è stato ribadito che gli scritti di Eugenio Mattiato meriterebbero molta più attenzione, quella che si deve a tutto ciò che ha valore ma corre il rischio di essere cancellato dalla memoria collettiva.


associazioni

A Cles è nata l’associazione Intrecci Risultato del progetto “Donne straniere con sé e con gli altri” di Morelea Perez * Associazione di Promozione Sociale “Intrecci” nasce il 30 luglio 2010. È il risultato del L’ progetto sperimentale “Donne straniere con sé e

con gli altri” promosso dal Comprensorio della Val di Non, oggi Comunità, in collaborazione con l’Assessorato alla Solidarietà Internazionale e alla Convivenza, la Consigliera di Parità e Cinformi. Il progetto, nato nell’ambito delle azioni previste dal Piano Convivenza, si proponeva di accompagnare le donne straniere alla conoscenza del mondo del lavoro, per sostenerle - al contempo - nella definizione di un proprio progetto lavorativo.

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l lavoro, lo sappiamo, è senza dubbio una dimensione fondamentale per tutti noi, attorno al lavoro costruiamo la nostra identità adulta, la nostra autonomia personale, il nostro progetto familiare e sociale. In rapporto al lavoro essere donne straniere non è facile. Anche quando nel proprio paese si è conseguito un buon titolo di studio e si è occupato un posto di responsabilità. Quando ci si trova a vivere da “straniere” la relazione con il lavoro si azzera. Sembra che tutto ciò che è scritto nel tuo curriculum vitae svanisca. Si fa spazio la delusione, la solitudine, la paura per il futuro. Così quando abbiamo saputo di questo progetto abbiamo aderito – incredule – ma con entusiasmo. Molti sono stati i momenti di condivisione delle esperienze, di confronto delle aspettative, di formazione sul mercato del lavoro. Incontro dopo incontro, partendo da noi, dalla nostra storia di donne lavoratrici, provenienti da diversi paesi del mondo, di persone contente di abitare in questa bella terra ha preso forma il nostro sogno.

comunità. L’Associazione si attiverà così per promuovere iniziative a favore del dialogo e della conoscenza tra le persone e le culture, al fine di rafforzare la comprensione e il rispetto di sè stessi, degli altri e del bene comune.

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n’attenzione particolare sarà rivolta alle donne straniere per combatterne l’isolamento culturale, sociale, religioso e lavorativo, attraverso iniziative finalizzate a incoraggiarne il progressivo apprendimento della lingua italiana, la socialità tra donne di diverse culture, la consapevolezza e l’esercizio del ruolo genitoriale, la ricerca mirata di impiego, la relazione matura con la società e il coinvolgimento attivo nel volontariato.

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n questi primi due mesi dalla nascita l’Associazione è impegnata nella ricerca di una sede e nella costruzione di relazione fattive. Al momento, oltre alla presidente Morelea Perez, venezuelana, vi fanno parte Dolly (India), Francesca (Venezuela), Alexandra (Serbia), Mariana (Romania), Ilham e Sarah (Marocco). Molta è la voglia di fare e di fare bene quindi… a presto. * presidente dell’Associazione “Intrecci”

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Associazione di Promozione Sociale “Intrecci” è stata costituita da 7 donne straniere residenti in Val di Non e provenienti dall’India, dal Venezuela, dal Marocco, dalla Romania, dalla Serbia, unite dal desiderio di operare per la valorizzazione delle differenze e la convivenza sociale. Una scommessa difficile, nei confronti della quale nessuna società e nessun modello di sviluppo può chiamarsi fuori. Solo attraverso la conoscenza diretta è possibile abbattere i pregiudizi, per non allontanare ciò che è diverso da noi, ma per imparare a fare del diverso una ricchezza a vantaggio dell’intera

Cles, le donne coinvolte nel progetto CONVIVENZA E PARI OPPORTUNITA’. Al centro in basso la Consigliera di parità Eleonora Stenico, a sinistra Rolando Valentini, presidente della Comunità Val di Non, e l’assessore provinciale Lia Giovanazzi Beltrami. Foto gentilmente concessa dal quotidiano “L’Adige”

Il Gioco degli Specchi - 13


culture in gioco

L’identità? Non sta tra i fornelli In cucina tutti gli ingredienti si mescolano

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a cucina italiana gode di una incredibile varietà e ricchezza ormai ampiamente testimoniata e valorizzata. Nell’immaginario collettivo mondiale resta però saldamente ancorata a due prodotti: la pizza e la pasta. Siamo per il mondo ancora dei mangiaspaghetti o dei maccheronì e in effetti siamo saldamente al primo posto per consumo e produzione di pasta.

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ntrambi questi nostri piatti nazionali, una pizza napoletana con pomodoro e mozzarella, una pastasciutta con pomodoro e formaggio grattugiato, sposano nella ricetta un prodotto che certo italiano lo è da poco tempo: il pomodoro.

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ortato in Europa nella seconda metà del 1500 il pomodoro del Perù e del Messico e quella salsa tipica della cucina azteca hanno impiegato più di un secolo per diffondersi, trasformarsi nell’attuale meraviglia rossa ed essere accettati. Un altro secolo ancora e più per sposarsi alla pasta e diventare poi sinonimo di italianità.

UN LIBRO, UN FILM “Serafino divenne l’invidia di tutti i suoi compagni di lavoro per le pizze appena sfornate e i panini fatti in casa [...] Presto chiesero a Serafino di portare anche a loro la roba che mangiava lui – avrebbero pagato”. Nasce così la fortuna economica di Umbertina, la protagonista dell’omonimo romanzo di Helen Barolini, Avagliano editore, Cava de’ Tirreni, 2001. foto di Adam Kuban

Trentinità in dubbio

“a mi no me pias ‘ste robe foreste, ‘sti cuscus. Mì voi magnar roba de noialtri, patate e polenta” Ma patate e mais sono davvero trentini? E da quando? 14 - Il Gioco degli Specchi

Allo stesso modo trionfa il timballo di pasta che conclude “Big night”, film di Stanley Tucci e Campbell Scott (commedia, USA, 1996, 110’), storia di due fratelli italiani che negli anni ‘50 gestiscono un ristorante nel New Jersey.


storie

Aza il coraggioso Racconto e illustrazione di Bruno Zaffoni

ggi 23 settembre Aza compie undici anni, ma lui non lo sa che è il 23 settembre perché ha A O perso il conto. Però festeggia lo stesso.

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esteggia il suo primo viaggio in mare, quello che lo porta ad Ancona. In Italia, dopo otto mesi di viaggio via terra e tre mesi ad aspettare la grande occasione dietro il reticolato del porto di Patrasso che ce ne vorrebbero tre uno sull’altro, di Aza, per toccare il filo spinato che c’è in cima.

za si addormenta, un buon sonno fa passare la fame. Aza scivola sull’asfalto e lascia una lunga scia rossa che si confonde con le altre. Aza adesso sogna. Sogna suo padre che non ha mai conosciuto. Sa che è lui, perchè ha mezza faccia devastata dalla granata dei miliziani del governo e un fiore rosso di sangue sul fianco destro. Aza nei suoi pensieri lo ha sempre visto così, come lo raccontava sua madre. Si sorridono.

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za è coraggioso, è così che si dice coraggioso nella sua lingua. E ieri notte ce l’ha fatta e lo ha scavalcato, quel maledetto reticolato. Adesso Aza finalmente sbarca, aggrappato alle viscere di ferro sotto il camion.

el camion ha visto solo il colore del telone rosso, una scritta incomprensibile e una D sulla targa. Sa che D vuol dire Germania, sa che suo cugino ci vive, anche se non sa il nome della città. Ma Aza ha pazienza, è sicuro che lo troverà.

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za è stanco, ha le mani che gli fanno male, la schiena irrigidita, gli è anche venuto un crampo al polpaccio. Ma soprattutto ha fame. Il camion corre. Aza vede l’asfalto sotto di sé, linee bianche, linee grige, linee nere che si muovono come serpenti, si accavallano e si distanziano in una danza ipnotica.

ogna sua madre come l’ha vista l’ultima volta, gli abiti a brandelli, la faccia tumefatta, gli occhi fissi, come se avesse avuto il tempo di vedere la bomba americana caderle a venti metri. Ma anche lei sorride e gli apre le braccia.Gli sembra quasi che i due gli dicano buon compleanno, ad Aza. Li abbraccia stretti, è tanto che nessuno lo tocca. za sa che non troverà più la città dove vive suo cugino. Ma non gliene importa niente. Adesso ha capito che oggi è il 23 settembre e vuole festeggiarlo con i suoi.

abbonati al Gioco degli Specchi Il periodico de Il Gioco degli Specchi viene inviato ai soci. Chi desidera riceverlo può aderire all’associazione o inviare un’offerta indirizzata a IL GIOCO DEGLI SPECCHI Cassa rurale di Trento IBAN 28 T 08304 01807 000007317074 Il Gioco degli Specchi - 15


Gene Luen Yang, “American born chinese”, traduzione P. Di Giampietro e M. Schiavone Guanda Graphic, 2008, Parma . Per gentile concessione dell’editore l fumetto segue la storia di Jin Wang, figlio di immigrati cinesi in America. Prima è un bambino che in famiglia è immerso nella tradizionale dei genitori e che si trova in difficoltà a scuola per i pregiudizi, ma soprattutto per l’ignoranza di compagni Iedcultura insegnanti. Poi sarà l’adolescente, ormai integrato nella sua nuova realtà, che vede i suoi rapporti sociali rovinati da un odioso cugino cinese, le cui visite hanno travolgenti effetti comici.

questo racconto vivace e ricco, si intrecciano pagine di fantasia ispirate ad una leggenda cinese, la favola del re scimmia: “Sai, Jin, mi sarei risparmiato cinquecento anni di prigionia sotto una montagna di roccia se solo avessi capito quanto era bello A essere una scimmia”. Una delicata, profonda e insieme godibilissima riflessione sull’identità.

appunti di lettura Muñoz & Sampayo Carlos Gardel Nuages, Milano, 2010 uesto fumetto, opera d’arte in bianco e nero, racconta la vita di un mito argentino, Carlos Gardel, il cantante di tango vissuto a Buenos Aires all’inizio del ‘900, la Q cui voce è patrimonio dell’umanità, per decisione presa dall’UNESCO nel 2003. I due autori lavorano spesso in coppia: Josè Muñoz disegna con un inconfondibile tratto, Carlos Sampayo, scrittore e saggista, stende la sceneggiatura.

Il Gioco degli Specchi INFO: tel 0461.916251 fax 0461.397472 cell. 340.2412552 info@ilgiocodeglispecchi.org www.ilgiocodeglispecchi.org


Numero 3_Riflettiamoci